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Luigi XVI re di Francia

Luigi XVI re di Francia. - Figlio (Versailles 1754 - Parigi 1793) del delfino Luigi e di
Maria Giuseppina di Sassonia. Nipote di Luigi XV, fu il suo successore (1774). Il fallimento
della politica finanziaria attuata da R.-J. Turgot e J. Necker per ridurre il deficit pubblico, a cui
manc un deciso sostegno da parte del sovrano, aggrav la crisi finanziaria e costrinse L. a
convocare gli Stati generali (maggio 1789). Da allora la storia del suo regno coincise con quella
della Rivoluzione, durante la quale egli cerc dapprima di convivere con il nuovo regime
costituzionale per poi passare decisamente nel campo controrivoluzionario. Il suo tentativo di
fuga con la moglie Maria Antonietta e la famiglia reale (giugno 1791) compromise in maniera
definitiva la monarchia, che il 21 sett. 1792 fu proclamata decaduta dalla Convenzione. Dopo
pochi mesi L. fu ghigliottinato.
VITA E ATTIVIT
Divenuto delfino alla morte del padre (1765), spos (1770) Maria Antonietta d'Austria.
La semplicit di vita, l'onest dei costumi, suscitarono le migliori speranze al suo avvento al
trono (1774), ma la mancanza di energia di L. si scorse gi nei suoi primi atti di governo, con
l'imprudente restaurazione dei parlamenti e il debole appoggio che concesse a Turgot e a Necker,
permettendo in tal modo che essi fossero rovesciati dalla coalizione degli interessi danneggiati
dalle tentate riforme, e sostituiti da uomini che non riuscirono a ottenere la fiducia dei ceti
privilegiati come Calonne (nov.1783) e Lomnie de Brienne (maggio 1787). Il debole
atteggiamento del re durante il conflitto coi parlamenti (1787) scosse gravemente il prestigio
della monarchia. Una nuova ondata di fiducia parve investirla con il richiamo di Necker
(agosto 1788) e la convocazione degli Stati Generali (maggio 1789): ma nel conflitto presto
delineatosi fra i privilegiati e il Terzo stato, il re svolse un'azione quanto mai incerta,
opponendosi al Terzo stato che reclamava il voto individuale, e non pi per ordine, come
conseguenza logica del raddoppio della sua rappresentanza, deciso dallo stesso L. pochi mesi
prima. Il licenziamento di Necker (11 luglio) fu una delle cause dell'assalto alla Bastiglia; il
rifiuto di sanzionare la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e l'abolizione del regime feudale
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provoc una nuova esplosione di collera popolare (5e 6 ott. 1789). I tentativi di uomini come
Mirabeau e La Fayette di consolidare la monarchia su basi liberali non trovarono presso L.
efficace appoggio. La legislazione antiecclesiastica spinse il re definitivamente nel campo
controrivoluzionario. Matur cos il proposito della fuga all'estero (fuga di Varennes, 2025 giugno 1791) che, scoperta e impedita, diede l'ultimo colpo al prestigio della monarchia. Il re,
sospeso dalle sue funzioni, non le riprese che dopo il giuramento alla Costituzione
(13 sett. 1791); appoggi quindi i girondini, favorevoli alla guerra contro l'Austria, nella
speranza che la sconfitta della Francia aprisse la strada alla completa restaurazione della sua
autorit. Incoraggiato dai primi rovesci subiti dagli eserciti rivoluzionari, si oppose alle misure
eccezionali deliberate dall'Assemblea legislativa; ma il suo veto alle leggi contro gli emigrati e i
preti refrattari condusse ai fatti del 20 giugno 1792; il manifesto di Coblenza, in cui il duca
di Brunswick minacciava la distruzione di Parigi in caso di nuovi attentati alla sicurezza del re
(23 luglio), determin poi l'insurrezione del 10 ag. che port la famiglia reale alla prigione del
Tempio; il 21 sett. la Convenzione proclamava la caduta della monarchia. Si arriv cos al
processo: il 13 nov. si apr la discussione alla Convenzione; l'11 dic. ebbe luogo l'interrogatorio
del re, che in genere si difese abilmente. Ma il dibattimento si concluse con una votazione che
diede 387 voti per la morte contro 334 per la detenzione o la morte condizionale (18genn.).
Il 21 seguiva l'esecuzione, affrontata da L. con dignitosa fermezza.

Mara Antonitta d'Asburgo-Lorena regina di Francia


Mara Antonitta (fr. Marie Antoinette) d'Asburgo-Lorena regina di Francia. - Figlia
(Vienna 1755 - Parigi 1793) dell'imperatrice Maria Teresa e di Francesco I di Lorena. Nel
maggio 1770 spos a Versailles il delfino, poi re Luigi XVI. Popolarissima all'inizio per
l'avversione dimostrata verso la favorita di Luigi XV, la contessa Du Barry, dopo l'ascesa al trono
(1774), con la sua prodigalit, la leggerezza di atteggiamenti e soprattutto l'incauto invischiarsi
nelle contese tra le varie cricche di corte, si procur nemici implacabili, assai prima che nel
popolo, nelle grandi famiglie aristocratiche, che contribuirono a diffondere pettegolezzi e dicerie
contro l'"austriaca". Allo scoppio della Rivoluzione, M. A. spinse il re a osteggiare qualsiasi
programma di riforme e a rifiutare l'appoggio dei moderati Lafayette e Mirabeau, fautori di una
monarchia costituzionale. I suoi contatti con gli aristocratici emigrati e con la corte di Vienna,
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per favorire un intervento delle monarchie europee contro la Francia rivoluzionaria, proseguirono
anche dopo il tentativo di fuga della famiglia reale, scoperto a Varennes (giugno 1791).
Imprigionata il 13 agosto 1792 nel Tempio, poi alla Conciergerie, sottoposta a processo
nell'ott. 1793, fu condannata a morte e ghigliottinata.

Rivoluzione francese
Complesso degli eventi politici e sociali avvenuti in Francia tra il 1789 e il 1799, con la
formazione della monarchia costituzionale e l'instaurazione della Repubblica, fino all'ascesa di
Napoleone Bonaparte.
LA FRANCIA DEL SETTECENTO
Nella seconda met del 18 sec., durante il regno di Luigi XVI e di Maria Antonietta, la
Francia viveva un periodo di crisi, dovuta al crescente indebitamento statale e alla perdita di
prestigio della monarchia. Le resistenze dei ceti nobiliari ad accettare una riduzione dei loro
privilegi alimentavano un diffuso malcontento dell'opinione pubblica, che cominciava a mettere
in discussione il sistema sociale dell'ancien rgime, avanzando richieste di rappresentanza
politica, sull'esempio della Rivoluzione americana.
L'INIZIO DELLA RIVOLUZIONE
Spinto da diversi settori della societ, Luigi XVI si decise a convocare gli Stati generali,
un organismo di consultazione della nazione eletto sulla base delle tre classi (chiamate 'stati'
oppure 'ordini') in cui era divisa la societ francese: clero, nobilt, terzo stato. A questa ultima
categoria apparteneva la stragrande maggioranza della popolazione. Sin dal giorno della
convocazione, il 5 maggio 1789, i delegati del terzo stato si riunirono separatamente, per definire
le richieste da sottoporre al sovrano. Poco dopo si autoproclamarono Assemblea nazionale (17
giugno 1789), dichiarando di essere gli unici rappresentanti della nazione. A essi si unirono molti
deputati del clero e della nobilt e gli Stati generali cambiarono il nome assumendo quello di
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Assemblea nazionale costituente (9 luglio 1789). Fu l'atto d'inizio della rivoluzione politica: i
deputati dei tre ordini si attribuirono il compito di dare al paese una Costituzione. Il re tent di
bloccare l'azione dell'Assemblea, ma in seguito alla ribellione di Parigi del 14 luglio 1789
(assalto alla Bastiglia, prigione e fortezza, simbolo del dispotismo regio) fu costretto a scendere a
patti: ritir le truppe e concesse una Guardia nazionale, ossia un corpo armato che rispondeva
agli ordini della municipalit di Parigi. Intanto nelle campagne francesi divamp una rivolta di
carattere antifeudale, dettata dalla fame e dalla paura. I nobili presenti nell'Assemblea
accettarono le rivendicazioni dei contadini pur di riportare l'ordine. Il 4 ag. 1789 l'Assemblea
adott provvedimenti che sopprimevano i privilegi fiscali della nobilt e consentivano ai
contadini di liberarsi dai vincoli feudali. Pochi giorni pi tardi (il 26 ag.), l'Assemblea eman la
Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, che fissava i diritti di libert politica, religiosa,
di pensiero, di propriet e la parit delle garanzie giuridiche per tutti i cittadini e che, ispirandosi
ai concetti di libert, uguaglianza e sovranit popolare, aboliva la monarchia assoluta.
LA COSTITUZIONE
L'Assemblea riform l'amministrazione dello Stato, dividendone il territorio in 83
dipartimenti, suddivisi in distretti, cantoni e comuni. La giustizia divenne gratuita ed eguale per
tutti e fu introdotto un sistema di tassazione proporzionale ai redditi. Per far fronte al debito
pubblico, le propriet della Chiesa vennero messe a disposizione del paese, quindi fu approvata
la cd. costituzione civile del clero, in base alla quale parroci e vescovi erano eletti dai fedeli e
stipendiati dallo Stato e dovevano giurare fedelt alla Costituzione. Nel 1791 fu infine approvata
la Costituzione, che sanc la nascita della prima monarchia costituzionale francese, fondata sulla
separazione dei poteri. Il potere di fare le leggi e di dirigere la politica generale del paese pass
all'Assemblea legislativa, composta di 745 deputati eletti ogni due anni. Al re spettava la nomina
dei ministri e il diritto di sospendere una legge approvata dall'Assemblea, ma per non pi di
quattro anni. Il sovrano non poteva sciogliere l'Assemblea, n dichiarare guerra, n firmare
trattati di pace. Il potere giudiziario fu affidato alla magistratura, indipendente in quanto eletta. Il
diritto di voto fu riservato solo agli uomini al di sopra dei 25 anni che pagassero tasse elevate,
una soluzione che accontentava la borghesia mentre lasciava insoddisfatti i ceti popolari.

LO SCOPPIO DELLA GUERRA E LA CONDANNA DEL RE


Intanto, mentre a Parigi infuriava la protesta dei sanculotti contro il carovita e il re
tentava senza successo la fuga, Austria, Prussia e Russia si erano alleate contro la Francia
rivoluzionaria, che reag alla sfida dichiarando la guerra (1792). Fu in questo contesto che il 10
ag. 1792 i sanculotti s'impadronirono del Palazzo Reale, mentre l'Assemblea ordinava di
imprigionare il re con l'accusa di tradimento della patria. Dopo la vittoria francese di Valmy (20
sett. 1792) contro l'esercito prussiano, fu proclamata la Repubblica. Il re, processato per alto
tradimento e condannato a morte, fu decapitato il 21 genn. 1793; in ottobre la stessa sorte tocc
alla regina.
GLI SCHIERAMENTI
Mentre violenti scontri politici si verificavano in tutta la Francia (anche a seguito di
un'insurrezione propagatasi in Vandea e suscitata dall'odio per la Rivoluzione nutrito dai nobili di
sentimenti cattolici e monarchici e dai contadini da essi influenzati), alla Convenzione, la nuova
assemblea di deputati eletti a suffragio universale maschile, insorgevano profondi contrasti tra i
vari gruppi. I montagnardi, di orientamento egualitario e antimonarchico, maggioritari nei club
rivoluzionari di giacobini e cordiglieri, guidati da Robespierre, Danton, Desmoulins e Marat, si
contrapponevano ai girondini, moderati, rappresentanti della borghesia degli affari, mentre i
deputati di centro ('palude') appoggiavano ora l'uno ora l'altro gruppo.
DAL TERRORE AL TERMIDORO
Per

fronteggiare

l'emergenza

causata

dalla

crisi

economica,

dall'insurrezione

controrivoluzionaria in Vandea e dalla minaccia dagli eserciti stranieri alleati, i poteri furono
affidati a un Comitato di salute pubblica (1793) guidato da Robespierre, che pose il calmiere sul
prezzo di grano e generi alimentari, arruol un nuovo esercito e invi soldati in Vandea. I metodi
autoritari adottati dal Comitato portarono alla repressione degli avversari politici e di diversi
esponenti giacobini contrari ai metodi di Robespierre. Alcune migliaia di oppositori vennero
ghigliottinati dopo processi sommari. Per questo motivo il periodo dall'autunno 1793 all'estate
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1794 fu definito il Terrore. L'esercito rivoluzionario riusc a sconfiggere a Fleurus i nemici


(giugno 1794), a riconquistare le citt ribelli al governo di Parigi e a controllare la Vandea. A
quel punto la politica del Terrore non poteva pi essere giustificata con lo stato d'emergenza e
molti deputati si accordarono per destituire il Comitato. Il 27 luglio 1794 Robespierre e i suoi
collaboratori vennero arrestati e il giorno successivo ghigliottinati senza processo. Nel nuovo
ciclo che si apr, chiamato Termidoro, prevalse una linea politica moderata, anche se sanguinose
vendette furono compiute ai danni dei giacobini. La svolta fu sancita da una nuova Costituzione
(1795), che affidava il governo a un Direttorio, composto di cinque membri, e il potere
legislativo a un'Assemblea divisa in due Camere.
LA FINE DELLA RIVOLUZIONE
Negli anni successivi il governo di Parigi decise di sferrare un'offensiva volta ad ampliare
i confini della Francia e ad abbattere le monarchie assolute in Europa, in cui si erano diffuse le
idee rivoluzionarie. Il comando della campagna d'Italia fu affidato al generale Napoleone
Bonaparte, che invase la penisola, dove furono instaurati (1797-99) vari governi repubblicani sul
modello della Repubblica francese. Napoleone, rientrato in Francia, con un colpo di Stato
militare (18-19 brumaio 1799) abol il governo e trasfer il potere a un Consolato (in cui sedeva
con due collaboratori). L'emanazione della Costituzione dell'anno VIII (1799), con la quale gli
furono attribuiti pieni poteri, sanc la fine della vicenda rivoluzionaria, ma contemporaneamente
apr il periodo della diffusione in tutta Europa delle idee rivoluzionarie.

Trattato di Campoformio
Campoformio, Trattato di Concordato di pace tra l'Austria e la Francia (17 ott. 1797), che
segn la fine della Repubblica di Venezia. Il trattato previde la cessione di Venezia con i suoi
domini all'Austria; i francesi, oltre ad alcuni possessi veneti, ottennero il riconoscimento
dell'assetto dato da Napoleone alle regioni conquistate in Italia.

Repubblica Cisalpina
Fondata da Bonaparte nel 1797, comprese gran parte dellantico Ducato di Milano, del
Bergamasco, del Cremonese e del Modenese. Con lassorbimento della Repubblica
Cispadana (1797), si accrebbe del territorio di Bologna, Ferrara, Reggio e del restante Modenese;
infine, con il Trattato di Campoformio, ebbe il Bresciano, il Mantovano e la Valtellina. Dotata di
una Costituzione modellata su quella francese del 1795, ebbe vita difficile e, nel 1799, si scaten
la reazione. Ripristinata da Bonaparte nel 1800, entr a far parte della Repubblica italiana nel
1802.

Repubblica Cispadana
Costituita

nel

1796,

comprendeva

Bologna, Ferrara, Modena e

Reggio,

citt

cheBonaparte rese indipendenti dagli antichi governi. Ad essa fu annessa, per il trattato
di Tolentino, la Romagna e successivamente la Garfagnana, Massa e Carrara. La sua
Costituzione, modellata su quella francese del 1795, fu pubblicata nel 1797. Pochi mesi dopo,
per volont di Napoleone, si fuse con la Repubblica Cisalpina.

Robespierre
Uomo politico (Arras 1758 - Parigi 1794). Fu tra le maggiori personalit della
Rivoluzione francese. Divenuto capo del club dei giacobini, si oppose con intransigenza alle
forze rivoluzionarie moderate. Riusc a prevalere, ma inevitabilmente fin per assumere un potere
dittatoriale. Figura al centro di giudizi radicali, prima condannata come emblema dell'estremismo
rivoluzionario, poi rivalutata da pensatori come A. Mathieze dalla storiografia di orientamento
marxista, R. stato successivamente oggetto di una valutazione pi equilibrata, che ha collocato
la sua politica all'interno di una emergenza rivoluzionaria che richiedeva atti estremi.
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VITA E ATTIVIT
Studente borsista (1769-81) del collegio Louis-le Grand, terminati gli studi, esercit
l'avvocatura ad Arras. Nel 1789 fu eletto deputato agli Stati Generali; intransigente nei suoi
principi democratici, si mise in luce alla Costituente, dove si espresse su tutte le maggiori
questioni dibattute e i suoi interventi gli valsero grande popolarit presso il popoloparigino;
contemporaneamente crebbe la sua influenza nel club dei giacobini, di cui divenne presidente nel
marzo 1790.
Dopo la tentata fuga del re (20 giugno 1791), attacc la propaganda bellicosa condotta
dai brissottini nell'Assemblea legislativa, temendo una coalizione europea antirivoluzionaria
all'esterno e la dittatura all'interno. Iniziate le ostilit (20apr. 1792), i primi insuccessi militari e il
veto del re ai decreti dell'Assemblea volti a rafforzare le difese del paese diedero fondamento alle
sue critiche. Il 10 ag. 1792 entr nel Consiglio generale del Comune parigino, insorto il
giornostesso; di questo fu l'anima fino al suo ingresso alla Convenzione nazionale, che si riun
il 20 sett. 1792; eletto deputato di Parigi, sedette nelle file della Montagna, guidando l'aspra lotta,
politica e ideologica, contro i girondini. Dopo la condanna di Luigi XVI, di cui aveva chiesto il
pronto giudizio motivato da ragioni di salute pubblica, avvi, con le denunce contro la Gironda
portate alla Convenzione (10 apr. 1793) e al club giacobino (26 maggio), l'insurrezione popolare
(31 maggio - 2 giugno) che abbatt la fazione girondina.
Il 27 luglio entr nel Comitato di salute pubblica, imprimendovi una rigidissima pratica
di governo; soffocate le sommosse girondine e realiste nel paese, elimin (marzo1794) la fazione
hebertista (alle cui tendenze opponeva una concezione di democrazia fondata sulla piccola
propriet), sacrificando poi alla sinistra i dantonisti, fautori di una politica moderata. Contrario
alla campagna di scristianizzazione avviata da J.-R. Hbert, contro il rischio della caduta del
controllo morale esercitato dalla religione sostenne e impose (maggio 1794) il culto laico
dell'Ente Supremo. Gi minato il consenso popolare dall'adozione della legge del Maximum
generale, l'intensificazione della repressione e l'allontanamento della minaccia esterna (vittoria di
Fleurus, 26 giugno) saldarono nella Convenzione le diverse componenti avverse a R.; nella
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seduta del 9 termidoro (27 luglio) venne posto sotto accusa e arrestato. Liberato dai suoi
sostenitori, fu catturato dalle milizie della Convenzione nell'Htel de Ville e giustiziato il giorno
successivo.

Convenzione nazionale
Assemblea legislativa francese, durata dal 1792 al 1795. Chiamata a dotare la nuova
repubblica di una Costituzione, votata nel 1793, dovette fronteggiare le lotte tra le diverse
correnti, che provocarono la dittatura dei due comitati di Salute pubblica e di Sicurezza generale.
Caduto Robespierre (1794), la C. riprese in mano il potere ed elabor la nuova Costituzione
repubblicano-moderata.

Danton, Georges-Jacques
Uomo politico (Arcis-sur-Aube 1759 - Parigi 1794), fu uno dei protagonisti della
rivoluzione francese.
VITA E ATTIVIT
Di famiglia borghese di provincia, fece l'avvocato a Parigi dal 1787 e sin dall'estate
del 1789 fu tra gli agitatori pi popolari nel club dei Cordiglieri e tra i primi a parlare di
repubblica dopo la fuga del re a Varennes. Secondo sostituto procuratore della Comune
dal 7 dic. 1791, fu l'artefice del moto del 10 ag. 1792 e, nominato ministro della Giustizia, unico
montagnardo in un governo girondino, guard con favore agli episod di giustizia sommaria nei
confronti dei prigionieri politici avvenuti nelle carceri parigine. Sostenne altres la necessit di
respingere con la leva in massa l'invasione del nemico esterno alla frontiera e di paralizzare con
la minaccia del terrore i nemici interni. Membro della Convenzione dal 6 sett. 1792, modific
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radicalmente le sue posizioni cercando in quell'anno di mettersi a capo di una maggioranza


moderata che concludesse la rivoluzione e perseguisse a fondo le trattative diplomatiche per la
pace, ma i girondini respinsero le sue proposte. D. fu cos risospinto verso la Montagna e
nel 1793 cooper alla rovina dei girondini. Ma, in seno al Comitato di salute pubblica di cui
entr a far parte nell'apr. 1793, tra lui e Robespierre permaneva un profondo contrasto; avversato
dagli hbertisti e dai robespierristi, screditato dall'affarismo e arrivismo suo e dei suoi immediati
collaboratori, fu arrestato il 31 marzo 1794, nell'ambito della repressione giacobina contro il
gruppo degli "indulgenti", sotto l'accusa di cospirazione, processato e ghigliottinato
(6 apr. 1794).

Girondini
Girondini (fr. Girondins) Durante la Rivoluzione francese, appartenenti al gruppo politico
formatosi allAssemblea legislativa (1791) attorno alla frazione dei deputati del dipartimento
della Gironda, quali P.-V. Vergniaud, M.-. Guadet,M. Isnard, A. Gensonn e soprattutto J.-M.
Roland de la Platire, J. Ption, A.-N. Condorcet, con a capo J.-P. Brissot. NellAssemblea il
gruppo assunse atteggiamento radicale e antimonarchico e impose a Luigi XVI la dichiarazione
di guerra alle potenze europee (24 aprile 1792). Ma le posizioni girondine furono superate dalla
grande crisi del giugno-agosto 1792 e alla Convenzione, dopo una iniziale prevalenza, i
Girondini si trovarono contro i montagnardi guidati daG. Danton e da M. Robespierre. Il 2
giugno 1793 la lunga lotta si chiuse con la sconfitta e la proscrizione dei Girondini, che invano
tentarono la riscossa provocando uninsurrezione federalista nei dipartimenti; i pi salirono il
patibolo. Solo con la reazione termidoriana (1794) i pochi superstiti ritornarono alla
Convenzione.

Giacobini
Durante la Rivoluzione francese, gli appartenenti a unassociazione politica (club dei g.),
cos detta perch aveva sede nellex convento parigino dei domenicani (Jacobins) nella via SaintHonor. Sorto nel maggio 1789 come Club breton, divenuto poi Socit des amis de la
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constitution, il club dei g., prevalentemente monarchico-costituzionale fino alla met del 1790, si
orient rapidamente verso concezioni di repubblicanesimo intransigente. Mentre i girondini si
appoggiavano alla borghesia provinciale, i g. potevano contare sui sanculotti parigini che
dominavano la Comune, ma anche sul ceto operaio-artigianale di alcune province. Forti di questo
appoggio, rovesciarono nel 1793 il governo girondino. Il club appariva per diviso dietro alcune
personalit dominanti: G.-J. Danton riteneva di poter trattare coi girondini, mentre M.F.I.
Robespierre giudicava inevitabile la guerra civile; la posizione estrema era rappresentata da J.-R.
Hbert che, sebbene membro del club dei cordiglieri, nellagosto 1793 godeva anche fra i g. di
un vasto seguito. Durante il Terrore i g. furono il sostegno del Comitato di salute pubblica, che
aveva praticamente esautorato la Convenzione (luglio 1793-luglio 1794), ma con la reazione
termidoriana persero gradualmente la loro influenza. Il 19 novembre 1794 fu decisa la chiusura
del club.
In Italia, il termine giacobinismo adoperato per designare il movimento rivoluzionario
del triennio 1796-99.

Terrore
Il periodo della Rivoluzione francese che va dallespulsione dei Girondini dalla
Convenzione (2 giugno 1793) alla caduta del capo del partito giacobino M.-F.-I. de Robespierre
(9 termidoro, 27 luglio 1794). Il potere fu accentrato nelle mani di Robespierre e dei suoi pi
immediati collaboratori, come L.-A.-L. Saint-Just, e fu esercitato mediante il ricorso alla
violenza sistematica contro i nemici: sospesa lapplicazione della Costituzione del 1793, il
regime fu retto dal Comitato di salute pubblica, che dirigeva la diplomazia, la guerra e la vita
economica, e dal Comitato di sicurezza generale, che applicava le nuove leggi sui sospetti e
regolava lattivit dei tribunali straordinari. Labolizione dellistruttoria e degli avvocati
difensori, la rapidit del giudizio e la pubblicit del voto dei giurati, lelevatissimo numero delle
condanne capitali, qualificarono il T. soprattutto dal punto di vista giudiziario. T. bianco Il
periodo della furiosa reazione monarchica che si ebbe in Francia nel 1815, con la seconda
Restaurazione, dopo i Cento giorni. Si disse bianco, dal colore della bandiera dei Borbone di
Francia.

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Montagnardi
Appartenenti al gruppo politico radicale detto della Montagna che, durante la Rivoluzione
francese, nella Convenzione nazionale (1792-95) sedeva a sinistra e, materialmente, sui seggi pi
in alto. Minoranza nell'assemblea, i m. - attraverso il predominio sui club e le sezioni giacobine si impadronirono del potere nel 1793, eliminando i girondini. Ebbero parte di rilievo durante il
Terrore, ma la reazione termidoriana segn la loro fine.

Le Marais
Durante la Rivoluzione francese, il gruppo parlamentare (chiamato anche La Plaine la
pianura) seduto al centro della Convenzione nazionale (1792-95); dal voto dei suoi membri
dipendeva il prevalere delle proposte dei girondini o dei montagnardi.

Marchese di La Fayette
Generale e uomo politico (Saint-Roch de Chavagnac, Alvernia, 1757 - Parigi 1834).
Deputato della nobilt agli Stati generali (1789), cerc un accordo con il Terzo Stato. Scoppiata
la rivoluzione, ebbe il comando della Guardia nazionale e sostenne l'instaurazione di una
monarchia costituzionale. Fu tra gli organizzatori del club dei foglianti, espressione dei moderati.
Lasciata la Francia (1792), vi torn all'avvento di Napoleone ma non ricopr incarichi politici.
Dopo la Restaurazione fu a capo dell'opposizione liberale e appoggi l'ascesa di Luigi Filippo
d'Orlans.
VITA E ATTIVIT
Ufficiale nel reggimento di Noailles, ricco aristocratico, La F. fu colpito dalla
dichiarazione di indipendenza americana del 1776 e si adoper per indurre il governo francese a
inviare una spedizione in soccorso dei coloni. Non riuscendo nell'intento, si imbarc per
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l'America (1777), ove ottenne il comando di una divisione e divenne amico di G. Washington.
Tornato in patria nel febbr. 1779, il 27 apr. 1780 era di nuovo a Boston, incaricato di
preannunciare l'arrivo del corpo di spedizione inviato dalla Francia, dichiaratasi apertamente
contro la Gran Bretagna. Rappresentante ufficioso degli interessi statunitensi rientr in Francia
(1782) per poi compiere un ultimo, trionfale viaggio in America (1784). Membro dell'Assemblea
dei notabili (1787), deputato agli Stati generali (1789), fu contro gli ordini privilegiati e per il
Terzo Stato: l'11 luglio 1789 propose un primo progetto di Dichiarazione dei diritti e dopo
il 14 luglio organizz la Guardia nazionale, alla quale fece adottare la coccarda tricolore. Le
giornate versagliesi dell'ott. 1789 assicurarono a La F. una grande popolarit e un notevole grado
di potenza, che egli esercit merc la Societ de 1789 (poi Club dei foglianti) da lui istituita.
Il programma politico di La F. aveva il proprio perno in una monarchia costituzionale e in
un regime liberale coincidente con il predominio della borghesia alta; esso era quindi esposto al
duplice attacco della corte (soprattutto della regina Maria Antonietta) e, pi tardi, anche delle
forze democratiche. La festa della Federazione (14 luglio 1790) segn il culmine della sua
popolarit. Successivamente La F. si preoccup di controllare il movimento popolare;
comandante di un esercito nella guerra contro l'Austria (1792), solo l'ostilit di Luigi XVI gli
imped di attuare un colpo di stato militare nel giugno di quell'anno e, caduta la monarchia, lasci
la Francia (20 ag. 1792). Arrestato dagli Austriaci, rimase prigioniero a Olmutz per tre anni;
rientr in patria dopo il 18 brumaio, ma non ader al regime napoleonico.
La prima Restaurazione e i Cento giorni lo videro convinto sostenitore dei princip
liberali. Vicepresidente della Camera dei rappresentanti dopo Waterloo, patrocin quella mozione
di difesa nazionale, con cui la borghesia liberale volle separare gli interessi dell'imperatore da
quelli della Francia. Con la seconda Restaurazione, fu deputato nel 1818 e 1827, e fu
all'opposizione della politica reazionaria, accoppiando all'attivit parlamentare una non minore
attivit come capo di tutte le societ segrete a sfondo massonico e carbonaro. Scoppiata la
rivoluzione parigina del luglio 1830, il vecchio generale, comandante della Guardia nazionale,
patrocin l'avvento della "migliore delle repubbliche", intendendo la monarchia costituzionale di
Luigi Filippo. Questi, invece, ebbe cura di sconfessare subito l'azione europea che La F. andava
svolgendo (solidariet con la rivoluzione italiana del 1831 e con quella polacca, tentata

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spedizione in Spagna nel 1830, ecc.), e poco dopo si liber dalla tutela di La F., che alla sua
morte era ormai un isolato.

Jean-Paul Marat
Uomo politico francese (Boudry, Neuchtel, 1743 - Parigi 1793). Tra i protagonisti della
Rivoluzione francese e direttore dell'Ami du peuple, nel 1792 fu eletto alla Convenzione. Fautore
della dittatura rivoluzionaria, gli fu imputata dai girondini la responsabilit dei massacri del sett.
1792, ma venne assolto. Fu tra gli artefici della caduta dei girondini (giugno 1793) e poco dopo
venne assassinato da C. Corday.
VITA E ATTIVIT.
Di umili origini, studi a Bordeaux e Parigi; trasferitosi in Gran Bretagna (1765), esercit
la professione medica, interessandosi anche di questioni scientifiche, filosofiche e politiche.
Tornato in Francia come medico delle guardie del corpo del conte d'Artois (1777), svolse
parallelamente un'intensa attivit sperimentale (Dcouvertes sur la lumire,1780; Recherches sur
l'lectricit, 1782). Lo scarso successo che arrise a questi lavori, la mancata elezione alla
Accademia delle scienze e il ritiro dalla circolazione di un suo Plan de lgislation
criminelle (1780), bollato come sovversivo dalle autorit francesi, lo indussero a dedicarsi
completamente alla politica. Alla vigilia della Rivoluzione pubblic il pamphlet Offrand la
patrie (1789), in cui sosteneva che la monarchia era ancora in grado di risolvere i problemi del
paese. Dello stesso periodo il Tableau des vices de la constitution d'Angleterre, polemica
contro quanti proponevano il sistema di governo britannico come modello per la Francia. Dal
sett. 1789 M. inizi a pubblicare l'Ami du peuple, giornale che si distinse nel denunciare i
tentativi controrivoluzionar dell'aristocrazia e quelli dei ricchi borghesi di trarre profitto dai
cambiamenti della Rivoluzione a scapito delle classi popolari. Nel genn. 1790 i suoi violenti
attacchi a Necker lo portarono in tribunale; costretto a rifugiarsi a Londra per evitare il carcere,
torn a Parigi in maggio, indirizzando le sue invettive dapprima contro i moderati Mirabeau e
Lafayette, quindi contro l'Assemblea nazionale e la stessa monarchia; ci gli valse la sospensione
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delle pubblicazioni e un nuovo esilio londinese (dic. 1790 - maggio 1792), ma anche un'enorme
popolarit presso i sanculotti parigini. Membro del comitato di sorveglianza del Comune
rivoluzionario, con i suoi articoli contribu a creare il clima di sospetto in cui maturarono i
massacri di settembre. Eletto alla Convenzione, M. sedette tra i montagnardi; in aula e sul suo
giornale (che dal sett. 1792 si chiam Journal de la Rpublique franaise e dal marzo 1793 Le
publiciste de la Rpublique franaise) sostenne la necessit di subordinare il rispetto delle leggi
alle superiori esigenze della Rivoluzione e invoc misure terroristiche contro i nemici interni
della repubblica. Trascinato dai girondini davanti al tribunale rivoluzionario con l'accusa di aver
istigato il popolo all'insurrezione, venne trionfalmente assolto (apr. 1793). Tra gli artefici
dell'espulsione dei girondini dalla Convenzione (giugno 1793), fu assassinato un mese dopo da
Carlotta Corday.

Napolene I Bonaparte imperatore dei Francesi


Napolene I (fr. Napolon -le) Bonaparte (fino al 1796 Buonaparte) imperatore dei
Francesi. - Nacque ad Ajaccio il 15 ag. 1769, mor a Longwood, nell'isola di S. Elena, il 5
maggio 1821; figlio di Carlo e Letizia Ramolino. Collegiale ad Autun, Brienne, Parigi, fu poi
luogotenente d'artiglieria (1785) e tent in seguito la fortuna politica e militare in Corsica (nel
1791 era capo-battaglione della guardia nazionale ad Ajaccio, nel febbr. 1793 condusse il suo
battaglione di guardie nazionali nella spedizione della Maddalena, miseramente fallita, nell'apr.maggio 1793 prese posizione, con il fratello Luciano, contro P. Paoli, per cui dovette fuggire
in Francia). Comandante subalterno nel blocco di Tolone (ott. 1793), si acquist il grado di
generale e quindi il comando dell'artiglieria dell'esercito d'Italia. Sospettato di giacobinismo per
l'amicizia con A. Robespierre, sub un breve arresto; destinato a un comando in Vandea, rifiut e
fu radiato dai quadri (apr. 1795).
Divenuto amico di P. Barras conobbe presso di lui Giuseppina de Beauharnais (che spos
il 9 marzo 1796); e per incarico di Barras difese energicamente la Convenzione contro i realisti
(13 vendemmiale). Ottenne cos il comando dell'esercito dell'interno, poi di quello d'Italia. Presa
l'offensiva (9 apr. 1796), batt separatamente (Montenotte, Millesimo e Dego) gli Austro-Sardi,
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costringendo questi ultimi all'armistizio di Cherasco (28 apr. 1796), quelli, dopo le vittorie di
Lonato, Arcole, Rivoli, e la resa di Mantova, ai preliminari di pace di Leoben (18 apr. 1797).
Occupata la Lombardia, ricostituisce sul modello francese le repubbliche di Genova e
di Venezia e toglie al papa la Romagna (armistizio di Bologna, 23 giugno 1796; trattato
di Tolentino, 18 febbr. 1797). Poi, col trattato di Campoformio (17 ott. 1797), conferma alla
Francia il Belgio e le annette le Isole Ionie, ponendo fine all'indipendenza di Venezia, il cui
territorio

passava

all'Austria (ad

eccezione

di Bergamo e Brescia incorporate

nella

nuova Repubblica Cisalpina). Preposto, a Parigi, a una spedizione contro le isole britanniche, la
devia verso l'Egitto, ove sbarca il 2 luglio 1798 e vince alle Piramidi, in Siria (ma fermato a S.
Giovanni d'Acri), ad Abukir (dove la sua flotta era stata, il 1 ag., distrutta da Nelson).
Tornato in Francia con pochi seguaci (9 ott. 1799), vi compie, un mese dopo (18
brumaio), un colpo di stato, con la dispersione del Consiglio dei Cinquecento e la sostituzione
del Direttorio con un collegio di tre consoli, assumendo egli stesso il titolo di primo console.
Ripresa la guerra contro i coalizzati, valica le Alpi (primavera 1800), vince a Marengo (14
giugno 1800) gli Austriaci costringendoli alla pace di Lunville (9 febbr. 1801), cui seguono
profonde modificazioni territoriali in Italia (annessione alla Francia di Piemonte, Elba, Piombino,
Parma e Piacenza; costituzione del regno di Etruria); conclude con l'Inghilterra la pace
di Amiens (25 marzo 1802). Console a vita (maggio 1802), sfuggito alla congiura di G.
Cadoudal (1803), assume su proposta del senato la corona d'imperatore dei Francesi (NotreDame, 2 dic. 1804) e poi quella di re d'Italia (duomo di Milano, 26 maggio 1805). Nei tre anni di
pace (rotta, per, con l'Inghilterra gi nel maggio 1803), spiega una grande attivit ricostruttiva:
strade, industrie, banche; ordinamento amministrativo, giudiziario, finanziario accentrato;
pubblicazione del codice civile (21 marzo 1804; seguirono poi gli altri); creazione di una nuova
nobilt di spada e di toga; concordato con la S. Sede (16 luglio 1801). Formatasi, per ispirazione
britannica, la 3 coalizione (Inghilterra, Austria, Russia,Svezia, Napoli), la flotta franco-spagnola
battuta a Trafalgar (21 ott. 1805) da quella inglese comandata da Nelson, ma N. assedia e batte
gli Austriaci a Ulma (15-20 ott.), gli Austro-Russi ad Austerlitz (2 dic.) e impone la pace
di Presburgo (26 dic. 1805: cessione di Venezia e altre terre austriache alla Francia e ai suoi
alleati tedeschi).

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Assegna il Regno di Napoli (senza la Sicilia) al fratello Giuseppe, quello di Olanda al


fratello Luigi, e forma la Confederazione del Reno (luglio 1806). Alla 4 coalizione
(Russia, Prussia, Inghilterra, Svezia) oppone le vittorie di Jena e Auerstedt (14 ott. 1806) sui
Prussiani, l'occupazione di Berlino e Varsavia, le vittorie sui Russi a Eylau (od. Bagrationovsk, 8
febbr. 1807) e Friedland (14 giugno) cui segue la pace di Tilsit(8 luglio 1807), vera divisione
dell'Europa in sfere d'influenza tra Francia e Russia con l'adesione della Russia al blocco
continentale contro l'Inghilterra (bandito il 21 nov. 1806), e con la formazione del granducato di
Varsavia (al re di Sassonia) e del regno di Vestfalia (al fratello Girolamo). Messo in sospetto
dall'atteggiamento della Spagna, la occupa (dal maggio 1808) e ne nomina re il fratello Giuseppe
(sostituendolo a Napoli col cognato Gioacchino Murat); ma la guerriglia degli Spagnoli,
indomabile, logora lentamente le sue forze militari, mentre la lotta contro la Chiesa (occupazione
di Roma, febbr. 1808; imprigionamento del papa Pio VII, 5 luglio 1809) gli sottrae popolarit
presso amp settori sociali. Debella quindi, non senza fatica, in Baviera (19-23 apr. 1809) e
a Wagram (6 luglio) la 5 coalizione, capeggiata dall'Austria, e impone la pace di Schnbrunn
(14 ott. 1809), che segna l'apogeo della potenza napoleonica, per gli ampliamenti territoriali che
il trattato e i successivi provvedimenti portano all'Impero francese e ai suoi satelliti.
Coronamento della pace, dopo il ripudio della prima moglie, sono le nozze (1 apr. 1810)
con Maria Luisa d'Austria e la nascita (20 marzo 1811) del "re di Roma". La Russia, allarmata
per le mire napoleoniche, aderisce alla 6 coalizione: N. la invade (24 giugno 1812), vince
aBorodino (7 sett.), occupa Mosca (14 sett.); ma la citt in preda alle fiamme e N. costretto a
iniziare verso la Beresina una ritirata disastrosa, poi vera fuga, mentre governi e popoli di Russia,
Prussia e infine d'Austria (10 ag. 1813) si sollevano contro di lui. N l'offensiva ripresa nella
Sassonia (maggio 1813), n le trattative con i coalizzati gli giovano; la sconfitta di Lipsia (16-19
ott. 1813) lo costringe a sgombrare la Germania e a difendersi sul suolo francese (inverno 181314). Il 31 marzo 1814 gli Alleati occupano Parigi e il 6 aprile N. abdica senza condizioni
accettando il minuscolo dominio dell'isola d'Elba, ove giunge il 4 maggio 1814. Ma, sospettando
che lo si voglia relegare pi lontano dall'Italia e dall'Europa, sbarca con poco seguito
presso Cannes (1 marzo 1815) e senza colpo ferire riconquista il potere a Parigi (20 marzo). Il
tentativo dura solo cento giorni e crolla a Waterloo (18 giugno 1815).

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Dopo l'abdicazione (22 giugno), N. si rifugia su una nave inglese: considerato


prigioniero, confinato, con pochi seguaci volontar, nell'isola di S. Elena, dove a Longwood,
sotto la dura sorveglianza di Hudson Lowe, trascorre gli ultimi anni, minato dal cancro, dettando
le sue memorie. Le sue ceneri furono riportate nel 1840 a Parigi, sotto la cupola degli Invalidi.
La sconfitta definitiva di N. ebbe per la Francia gravi conseguenze: occupata per tre anni dalle
potenze nemiche, fu obbligata a pagare esose indennit di guerra; dopo un periodo di relativa
pace sociale visse lo scoppio del malumore e della vendetta del mondo cattolico.L'arte
militareNelle campagne militari N., per l'attuazione dei suoi piani, si ispirava a quello che fu
detto il senso dello spazio geografico "concreto", cio vagliato secondo le effettive mutevoli
esigenze del momento (anzich allo "spazio astratto", secondo la tradizione della strategia del
sec. 18, che tendeva a uniformarsi a princip teorici fissi). Connesse a questa intuizione
fondamentale le altre caratteristiche delle campagne di N.: segretezza, rapidit di manovra,
pronto e preciso calcolo della velocit di marcia e dello spiegamento delle colonne proprie e
altrui, allo scopo ultimo di riunire grandi forze sopra un punto, e qui agire risolutamente. Da
queste premesse si configur la nuova tattica di N., definita appunto da H. Delbrck "la tattica
senza schemi". "On s'engage partout (diceva N. stesso) et aprs on voit". N. faceva, cio,
precedere un "tasteggiamento" su tutta la linea del fronte, cui seguiva l'azione decisiva, condotta
con mezzi e con uomini raccolti nel punto prescelto per la fase risolutiva della battaglia.
L'azione di sfruttamento veniva spesso impegnata dalla cavalleria e condotta fino alla
distruzione del nemico.La figura storicaN. stesso cerc nel suo Mmorial de SainteHlne (pubblicato nel 1823 a cura del conte di Las Cases) di collocare la sua azione in una
prospettiva storica: ormai escluso da ogni possibilit di agire, nella riflessione degli ultimi anni
volle presentare la sua opera come intesa alla liberazione delle forze nazionali oppresse. Ma una
certa storiografia ha respinto questa interpretazione, scorgendo nella figura di N. i caratteri del
dispotismo illuminato settecentesco (cfr. soprattutto G. Lefebvre). Anche per quanto riguarda la
funzione di N. quale diffusore in Europa dei princip rivoluzionar, stato rilevato il suo duplice
atteggiamento di fronte alla rivoluzione dell'89; da una parte egli ne realizz alcune istanze (si
pensi all'opera legislativa), dall'altra ne contraddisse alcuni postulati fondamentali: restaur
infatti le forme della monarchia e avvi la costituzione di un nuovo ceto privilegiato, innalzando
alla nobilt gli elementi, soprattutto militari, a lui fedeli. La funzione storica di N. va individuata,
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pertanto, nella rottura del vecchio equilibrio europeo, cio di quell'assetto internazionale che il
sistema della Santa Alleanza non riusc a preservare dall'urto rivoluzionario del sec. 19; e,
altrettanto, nella rottura dell'antico equilibrio sociale, avviata in Francia gi nel decennio
rivoluzionario, che si approfond in seguito all'espansionismo napoleonico, anch'esso suscitatore
di nuove energie e forze sociali.

Jacques-Louis David
Il pittore della Storia. Osservare i quadri dipinti da David fra la fine del Settecento e il
1825, anno della sua morte, vuol dire assistere a un pezzo di storia dell'Europa moderna.
Guardando le sue opere, non rimpiangiamo che la fotografia non fosse ancora stata inventata,
perch queste immagini ci mettono di fronte agli occhi in modo vivido i personaggi e gli
avvenimenti di quel periodo. Attraverso di esse conosciamo i volti di celebri rivoluzionari come
Jean-Paul Marat, ucciso a tradimento; quello del giovane tamburino Barra, morto per gli ideali
della rivoluzione; vediamo la regina Maria Antonietta portata verso la ghigliottina; il volto
di Napoleone prima generale e poi imperatore. Possiamo incontrare il chimico Antoine-Laurent
Lavoisier, con i suoi strumenti di ricerca, e tanti altri contemporanei del pittore, uomini e donne
che hanno attraversato quegli anni pieni di cambiamenti e di lotte.
David affronta tutti i soggetti con uno stile chiaro e comunicativo. I personaggi dipinti
hanno una presenza e una solidit che li fa assomigliare a eroi antichi anche se si tratta di uomini
e donne del Settecento. Ed proprio questo che lo rende un artista apprezzato e ricercato nella
sua epoca: la capacit di mettere in scena il presente usando uno stile classico, di rendere eroici e
duraturi, con la sua pittura, avvenimenti contemporanei.
Una pittura seria. David era nato nel 1748, durante il cosiddetto antico Regime dominato
dal monarca assoluto e dagli aristocratici, che conducevano una vita di lussi a spese del popolo.
In quegli stessi anni si diffonde l'Illuminismo, un movimento che, con i mezzi della cultura per
esempio la pubblicazione della prima enciclopedia: l'Encyclopdie di Denis Diderot e JeanBaptiste d'Alembert , cerca di diffondere un nuovo modo di pensare, ispirato alla razionalit e
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alla scienza. Si prepara cos il terreno perch la borghesia concepisca il progetto di sostituire il
regime monarchico con forme di governo popolari e democratiche. Anche nell'arte si fanno
strada idee innovative. Mentre lo stile artistico preferito dai nobili ilrococ, un nome bizzarro
che indica preziose e costose opere decorative per ville e giardini, un nuovo movimento si
diffonde, pi serio e composto, sia per i soggetti trattati sia per la maniera di dipingerli. Questo
movimento prende il nome di neoclassicismo, perch gli artisti che lo seguono si ispirano alla
perfezione delle statue classiche e agli ideali morali e filosofici del mondo antico.
Un esempio di stile neoclassico proprio un grande quadro di David, il Giuramento degli
Orazi, dipinto nel 1784, pochi anni prima dello scoppio della Rivoluzione. Gli Orazi sono i tre
leggendari fratelli dell'antica Roma, scelti per affrontare in duello i Curiazi, campioni della citt
avversaria di Alba. David li raffigura mentre giurano nella mani del padre di lottare fino alla
morte per la supremazia di Roma. Non solo il tema molto serio e impegnato, ma anche
l'ambiente in cui David lo mette in scena severo, molto lontano dai lussi e dall'agiatezza
dell'antico regime. Per dipingere quest'opera, David studia con attenzione i modelli della scultura
antica, visitati durante un soggiorno a Roma, e fa riferimento a grandi maestri del Seicento, come
Nicolas Poussin, altro esempio di pittore che vuole comunicare pensieri profondi attraverso le
immagini. Il Giuramento degli Orazi un quadro che ancora attrae per la sua forza. Piace molto
anche ai contemporanei di David, che fanno la fila per ammirarlo, e in particolare agli altri pittori
che da questo quadro vogliono imparare il nuovo stile. In quegli anni David dipinge altri soggetti
severi, ispirati alla storia antica, comeLa morte di Socrate e I littori riportano a Bruto i corpi dei
figli.
Arte e rivoluzione. Allo scoppio della Rivoluzione francese, nel 1789, David si trova
coinvolto in prima persona negli eventi. Partecipa alle riunioni dei gruppi rivoluzionari, appoggia
l'uomo politico Robespierre, del partito dei Giacobini, riceve numerosi incarichi ufficiali che lo
portano a occuparsi della riforma dell'insegnamento dell'arte e della gestione del patrimonio
artistico. Ma, soprattutto, a David viene affidato il compito di rappresentare episodi e personaggi
della Rivoluzione. I soggetti ispirati al mondo antico lasciano cos il posto alla storia
contemporanea. Uno dei momenti simbolici del rovesciamento del vecchio regime monarchico
assolutista era stato il Giuramento della pallacorda, quando i deputati del Terzo stato, riuniti a
Versailles in una sala adibita al gioco, appunto della pallacorda, giurarono di non sciogliere
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l'assemblea finch non fosse stata scritta la nuova costituzione. un momento memorabile e
l'artista chiamato a fissarlo con un'immagine che doveva poi essere riprodotta attraverso la
tecnica dell'incisione in molti esemplari. Di questo progetto rimangono molti disegni e una
grande tela non finita, anche a causa dei rivolgimenti politici che si susseguono in quegli anni. In
poco tempo infatti viene proclamata la repubblica, il re Luigi XVI arrestato e poi decapitato, le
diverse fazioni rivoluzionarie lottano tra loro per affermarsi, scatenando un clima di terrore,
mentre le nazioni europee si alleano contro la Francia rivoluzionaria. Nel 1793 David invitato a
commemorare l'uomo politico e suo amico Marat, assassinato nella sua stanza da bagno e
venerato come un eroe. Nel quadro La morte di Marat David rappresenta l'episodio con grande
realismo, che fa pensare alla pittura di Caravaggio per il fondo scuro, per la luce che colpisce il
corpo del morto e per le semplici cose che ha intorno.
Napoleone e oltre. Al principio dell'Ottocento, David si lega alla carriera politica di
Napoleone Bonaparte, in cui vede, come tanti Francesi e non solo, una guida per la Francia e un
mito moderno. Da parte sua, Napoleone incarica David di immortalare lui e le sue imprese,
considerando il suo stile il pi adatto a questo scopo. E cos David dipinge ripetutamente
Napoleone, come generale, come primo console e poi come imperatore. Nel ritratto a cavallo sul
valico del Gran San Bernardo, Napoleone rappresentato come un condottiero che sfida anche la
natura, mentre nella grande tela che commemora la sua incoronazione a imperatore, avvenuta nel
1804, la pittura di David ha la funzione di registrare un momento della storia in tutti i particolari.
Quando Napoleone sconfitto a Waterloo ed esiliato a Sant'Elena e il Congresso di Vienna
riporta sui rispettivi troni le vecchie famiglie regnanti (Restaurazione), David sceglie di andare in
esilio in Belgio. Il suo stile prosegue nei tanti allievi che hanno imparato da lui e rimane un
grande esempio di sintesi fra ideali politici e morali e capacit di comunicare con le immagini.
Il presente travestito da passato. Molti quadri di David rappresentano episodi ed eroi della
storia greca e romana: i fratelli Orazi prima del duello con i Curiazi, la lotta fra Sabini e Romani,
il console Bruto che sacrifica i suoi figli per la repubblica, la morte del filosofo Socrate. Questi
quadri prendono in prestito dal mondo antico personaggi e situazioni esemplari che sono dette,
per questo, exempla virtutis ("esempi di valore"). Lo scopo quello di esortare i contemporanei a
comportarsi in modo altrettanto valoroso di fronte alle prove che li attendono.
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David regista delle nuove festivit rivoluzionarie. La Rivoluzione del 1789 modific non
solo la struttura dello Stato, ma anche la religione e la vita quotidiana dei Francesi. I nomi dei
mesi furono cambiati (brumaio, termidoro, ventoso, ) e il culto dei santi sostituito da quello di
concetti filosofici, come la Dea Ragione o l'Essere Supremo. In occasione di queste nuove
festivit, David fu chiamato a organizzare grandi cerimonie-spettacolo, disegnando scenografie e
costumi e dirigendo come un regista i percorsi e i movimenti del popolo che vi prendeva parte.

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