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CORTE DI CASSAZIONE. SEZ. VI - SENTENZA 16 ottobre 2013, n.

2342

MASSIMA
Non ogni aspettativa, come quella di essere inseriti nelle liste elettorali di un
determinato partito, poi disattesa, d luogo a diritti risarcitori, bens solo le promesse
che siano oggettivamente idonee - per le modalit con cui sono formulate, per i
soggetti da cui provengono e per ogni altra circostanza rilevante - a giustificare il
legittimo affidamento del promissario ed il fatto che egli si sia indotto ad affrontate
peculiari oneri e spese in vista del loro adempimento.

CASUS DECISUS
Il Comune di Roma propone ricorso per cassazione, affidato ad un motivo, nei
confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio che, nel
giudizio promosso dalla RB Pubblicit srl avverso numerosi avvisi di accertamento
relativi ad imposta di pubblicit per l'anno 2000, ha dichiarato l'inammissibilit
dell'appello dell'ente locale, risalente al 13 maggio del 2005, per nullit del mandato,
essendo stato il Comune rappresentato e difeso dalla dirigente dell'ufficio affissioni e
pubblicit in forza dello statuto comunale, laddove la legittimazione a promuovere
giudizi in rappresentanza del comune compete al sindaco, ai sensi del D.Lgs. 18
agosto
2000,
n.
267,
art.
50,
comma
2.
La societ contribuente resiste con controricorso.

TESTO DELLA SENTENZA


CORTE DI CASSAZIONE. SEZ. VI - SENTENZA 16 ottobre 2013, n.2342 - Pres.
Merone est. Greco
MOTIVI DELLA DECISIONE
Con l'unico motivo l'amministrazione ricorrente denuncia contraddittoriet ed illogicit
della motivazione della sentenza nonch violazione e falsa applicazione delle norme in
tema di rappresentanza in giudizio, ed in particolare del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n.
546, art. 11, come modificato dalla L. 31 maggio 2005, n. 88, art. 3-bis.
Il ricorso fondato.
Questa Corte ha pi volte affermato che 'il D.L. 31 marzo 2005, n. 44, art. 3 bis,
comma 1, convertito con modificazioni nella L. 31 maggio 2005, n. 88, in vigore dal 1
giugno 2005, sostituendo il D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 11, comma 3, sul
contenzioso tributario, dispone che l'ente locale, nei cui confronti preposto il ricorso,
pu stare in giudizio anche mediante il dirigente dell'ufficio tributi, o, in mancanza di
tale figura dirigenziale, mediante il titolare della posizione organizzativa
comprendente l'ufficio tributi; mentre il comma 2 dell'art. 3 bis citato estende ai
processi in corso la suddetta disposizione, relativa alla legittimazione processuale dei
dirigenti locali: nella fattispecie, la S.C. ha ritenuto ammissibile l'appello proposto dal
dirigente del servizio affissioni e pubblicit del Comune di Roma' (Cass. n. 14637 del
2007, n. 6807 del 2009, n. 10832 del 2012).
Il ricorso va pertanto accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata,
anche per le spese, ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio.
P.Q.M.
La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese,

ad altra sezione della Commissione tributaria regionale del Lazio.