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FILOLOGIA ROMANZA.
Facolt di Lingue e Letterature Straniere (e, per mutuazione, Beni Culturali e Lettere).
A.A. 2008-2009
Prof.ssa Rosa Anna Greco
Schema delle lezioni del Modulo:

Fondamenti di filologia e linguistica romanza.

N.B. I rinvii alle pagine si riferiscono al manuale di L.RENZI.-A.ANDREOSE,


Manuale di linguistica e filologia romanza, Bologna, il Mulino, 2003 e successive edizioni
(=R) e al testo di S.ASPERTI, Origini romanze, Roma, Viella, 2006 (= A). Gli schemi non
sono sostitutivi del manuale, ma costituiscono una guida allo studio.
La Filologia romanza una scienza storico-comparativa, sorta, come disciplina
sistematica, nella prima met dellOttocento (Romanticismo; R, cap. 3).
Filologia parola di origine greca (l'etimologia per noi costante strumento di
indagine, R, p. 100) e significa amore della parola; inizialmente il termine ha un
significato ironico, ad es. 'ciarliero' in Platone; per Cicerone la filologia non cosa seria.
La situazione cambia nel Rinascimento, che l'epoca in cui la parola entra nella lingua
italiana ed frutto dell'enorme lavoro di scavo e di ricerca dei testi (in particolare letterari)
iniziato dagli umanisti. Al giorno doggi il termine assume in s il riferimento a due settori
delle scienze umane: la linguistica e lo studio delle letterature (nella doppia accezione di
storia letteraria e critica testuale; R, pp. 22-26).
Romanza deriva dallavverbio latino ROMNICE > fr. romanz > it. romanzo.
Fenomeni fonetici rilevanti: sincope della vocale postonica in una parola proparossitona
(R, p. 99) e formazione di un nesso consonantico secondario; caduta della vocale finale; la
C si trasforma nellaffricata z.
Romanz passa dall'originale condizione avverbiale latina alla condizione nominale
(sostantivo ed aggettivo). Il termine veniva usato nellespressione romanice parabolare
parlare alla maniera dei romani, che sostituisce latine loqui (= parlare latino); significa
dunque relativo alle lingue discese dal latino (suo sinonimo neolatino). Per letimologia
di romanzo cfr. la proposta etimologica del DELI = M.CORTELAZZO - P.ZOLLI,

Dizionario Etimologico della Lingua Italiana, Bologna, Zanichelli, 1979-1987, 5 voll;


1999 IIa ed. con CD, a cura di Manlio e Michele CORTELAZZO.
Quindi la filologia romanza ha come oggetto lo studio delle lingue derivate dal latino e
delle letterature scritte in queste lingue, con particolare riferimento alla fase delle loro
origini. La lingua madre, il latino, considerata nella sua espressione parlata (da tutti), il
latino volgare, nella misura in cui la si pu ricostruire in base ai documenti scritti, gli
unici disponibili (le fonti del latino volgare; R, pp. 171-179).
Per Asperti (p. 9; pp. 33-34) il punto di partenza costituito dalla latinit intesa pi
globalmente come antico fattore culturale unificante del mondo antico occidentale.
Concetto di diasistema (A, p. 19): somma delle varianti, sui diversi livelli di analisi
linguistica e per distinti livelli sociolinguistici, che compongono linsieme di una stessa
lingua; cfr. ancora A, p. 20.
Classificazione delle lingue romanze (R, cap.1).
Romnia perduta (o submersa) e Romnia nuova (R, pp. 34-36). Codici semplificati:
lingue creole; antesignana delle odierne lingue creole stata la lingua franca parlata per
molti secoli da popolazioni diverse che navigavano nel bacino del Mediterraneo; la sua
base stata, inizialmente, l'italiano (veneziano), R, pp. 36-37.
Romnia occidentale e Romnia orientale: il confine segnato dalla linea La Spezia
Rimini, o, meglio, Massa Senigallia (R, p. 59); a nord di questa linea si verificano i
seguenti fenomeni: 1) lenizione (o sonorizzazione) delle consonanti sorde intervocaliche
(ad es. amiga, vida, R, p. 59 con esempi relativi soltanto ai dialetti italiani settentrionali e
R, p. 229; cfr. per unesemplificazione pi dettagliata anche A. VARVARO, Linguistica
Romanza, Napoli, Liguori, 2001, pp. 135-137); 2) conservazione di -s finale (R, pp. 226228; cfr. VARVARO, p. 138); 3) scempiamento delle consonanti geminate (ad es. toile
'stella'; R, p. 59 cita esempi italiani.
Criteri di classificazione delle lingue romanze: inizialmente criterio filologico, con Diez
che riconosceva dignit di lingua soltanto a quelle (in tutto sei) che avevano una tradizione
letteraria, in seguito glottologico (con questo criterio Ascoli individu il ladino nel 1873 e
il francoprovenzale nel 1878); attualmente prevale una distribuzione per aree geografiche.
Opposizione lingua-dialetto: non una categoria linguistica, ma di natura psicologica e
sociale; tra le due variet si pu stabilire una gerarchia sociolinguistica; i dialetti
rappresentano stati locali di lingua direttamente derivati dal latino. Alla radice le lingue

nazionali non sono altro che dialetti ai quali condizioni politiche e storico-culturali
favorevoli hanno consentito di avvantaggiarsi sugli altri (R, pp. 19-20 e 138-143). Per la
definizione di lingua e dialetto utile anche il DISC = Dizionario Italiano SabatiniColetti, Firenze, Giunti, 1997 (e successive edizioni).
Definizione di variazione linguistica come condizione naturale della lingua, limitata
soltanto dalla necessit della comunicazione (R, pp. 129-135). Le politiche linguistiche
hanno in alcuni casi tentato di imporre una norma unitaria, giungendo persino a legiferare
in materia (=centralismo linguistico in Francia, a partire dal 1539 sino ai giorni nostri, cfr.
R, p. 52). A tal proposito la situazione pi avanzata attualmente quella spagnola che
riconosce come nazionali tutte le lingue parlate sul territorio (castigliano, catalano, basco,
galiziano).
Con Franz Bopp e la sua analisi (1816) del sistema di coniugazione del sanscrito
comparato con quello della lingua greca, latina, persiana e germanica (= lingue
indoeuropee) si afferma il metodo storico-comparativo (R, cap.3, par. 5 e segg.): tecnica
dello studio storico (genealogico) della lingua, basato sul confronto sistematico delle
lingue. Ad es.: il nesso consonantico latino CT ha esiti costanti in ogni lingua romanza:
assimilazione in tt in italiano, passaggio a it in francese portoghese e catalano,
palatalizzazione in ch in spagnolo, dissimilazione in pt in rumeno:
OCTO

it. otto

fr. huit

port. oito

cat. uyt

sp. ocho

rum. opt

Franois Raynouard tenta di applicare i nuovi metodi allo studio delle lingue romanze,
compilando uno schizzo di grammatica storica di tutte le lingue romanze (1821), basata
per sull'equivoco di considerare il provenzale (o occitano/occitanico, secondo la
terminologia oggi preferita) come la fase intermedia tra il latino e le lingue romanze
moderne. L'opera fondamentale di questi anni la Grammatik der romanischen Sprachen
(Bonn 1836-1843) di Friedrich Diez (1794-1876), considerato il fondatore della filologia
romanza. Leggi fonetiche (esigenza di attribuire carattere regolare ai cambiamenti
fonetici) e i Neogrammatici: oggi si preferisce parlare di tendenze.
Cultismi (o latinismi): parole che non hanno seguito la regolare evoluzione fonetica;
allotropi: due parole di una lingua che, pur essendo riconducibili allo stesso etimo, si
presentano differenziate formalmente (e semanticamente); un termine di tradizione

diretta, patrimoniale, l'altro un latinismo (cosa e causa, vezzo e vizio, angoscia e angustia,
R, p. 96).
Analogia: meccanismo imitativo che presuppone l'adesione formale ad un modello
preesistente (R, pp. 95-96). Per eventuali definizioni dei fenomeni generali di linguistica,
utile consultare G.L. BECCARIA (a cura di), Dizionario di linguistica e di filologia,
metrica, retorica, Torino, Einaudi, 1994 o R. SIMONE, Fondamenti di linguistica, RomaBari, Laterza, 1990.
Karl Lachmann (1793-1851) considerato il fondatore della filologia moderna, che
assegna al filologo un triplice compito: a) preservazione dei testi dalla distruzione
materiale; b) ristabilimento della esatta lezione dei testi; c) interpretazione dei testi (R, pp.
104-107; A).
Trascrizione fonetica. La pronuncia delle lingue non rispecchiata in modo coerente
nella loro grafia; ad esempio il francese nota graficamente una quantit di segni a cui non
corrisponde alcun suono (a causa dell'intervento di alcuni eruditi francesi, che, nel XVI
sec., volevano ricollegare le parole alle loro basi latine, reintroducendo vocali e consonanti
non pi pronunciate e che hanno trasformato la grafia fonetica dell'antico francese, ad es.
tans < TEMPUS, nell'attuale grafia etimologica temps); non pertanto possibile ricavare
dalla grafia tradizionale delle lingue la loro pronuncia in modo sistematico e regolare. I
linguisti si servono di alfabeti fonetici, sistemi di trascrizione artificiali, fatti in modo tale
che a ciascun segno corrisponda un'articolazione fonica precisa. Il pi usato l'Alfabeto
Fonetico Internazionale (= IPA, o API, cfr. R, pp. 11-13). La trascrizione fonetica viene
indicata tra parentesi quadre: [kane].
La fonetica la disciplina che studia la natura dei suoni linguistici visti nella loro
fisicit, considerando il modo in cui sono prodotti dall'apparato fonatorio (= fonetica
articolatoria) ed il modo in cui si propagano nell'aria (= fonetica acustica).
I suoni, prodotti da un' emissione d'aria che attraversa gli organi fonatori, sono distinti
in due categorie principali: le vocali e le consonanti.
Le vocali, sonore e caratterizzate dal libero passaggio dell'aria, si classificano
generalmente

sulla

base

di

tre

dimensioni:

apertura/chiusura

della

bocca;

anteriorit/posteriorit (posizione della lingua verso la parte anteriore o posteriore del


palato); arrotondamento delle labbra: si costituisce in tal modo il triangolo vocalico.
Quando l'aria, nel fuoriuscire, passa attraverso le fosse nasali, si hanno le vocali nasali

(tipiche del francese, che possiede quindi una doppia serie vocalica), altrimenti sono dette
orali.
Esempio del sistema vocalico dell'italiano standard:

u
e

Le consonanti sono prodotte da un flusso d'aria che fuoriesce dal tratto fonatorio
completamente chiuso (momentaneo) oppure fortemente ristretto. Le consonanti sono
classificate secondo il loro modo di articolazione e il loro punto di articolazione ed in base
al comportamento delle corde vocali (in tal modo si distinguono le sonore, prodotte con
vibrazione delle corde vocali e le sorde prodotte in assenza della loro vibrazione). Il modo
di articolazione si riferisce al tipo di chiusura che viene opposto al passaggio dell'aria: ad
es. chiusura totale = occlusive; parziale = fricative (o spiranti). Il punto di articolazione
indica il luogo del tratto fonatorio in cui la chiusura viene operata: ad es. bilabiali
(chiusura delle labbra).
La fonologia (o fonematica) studia i suoni nella loro funzionalit e procede
all'identificazione dei fonemi di una lingua mediante la prova di commutazione (se,
sostituendo un segmento in una parola si ottiene una parola distinta dalla precedente, si
individuata una coppia minima, che dimostra l'esistenza di un'opposizione fonologica, alla
quale corrisponde una variazione semantica: ad es. cane ~ pane; lima ~ lama; mano ~
meno).
L' analisi fonologica per la linguistica contemporanea un'acquisizione irrinunciabile,
perch permette di cogliere e isolare la costanza degli elementi costitutivi essenziali al
funzionamento della lingua.
Il fonema (che va indicato tra barrette oblique: /a/, /p/ ) l'unit minima di un sistema
linguistico, ossia un segmento fonico-acustico non suscettibile di ulteriore segmentazione,
dotato di capacit distintiva e oppositiva rispetto alle altre unit; il fonema di per s non ha

significato, ma combinandosi con altre unit minime forma unit con significato; il fonema
, quindi, la minima unit del significante, riprendendo la terminologia di F. de Saussure
(1857-1913;

R,

pp.

109-119)

delle

sue

dicotomie

(=

opposizioni):

significante/significato, langue (=istituzione sociale) /parole (=uso individuale),


diacronico (=storico) / sincronico (=descrittivo), asse sintagmatico (=in praesentia) / asse
paradigmatico (=in absentia). Il morfema l'elemento formale che conferisce aspetto e
funzionalit alle parole, definendone la categoria grammaticale (ad es. amico, amica; amo,
ami, ama). Il lessema l'unit minima significativa di un lessico e che viene assunta come
forma di base (ad es. l'infinito per un verbo; il maschile sing. per un aggettivo).
Le trasformazioni dei suoni sono dovute, attraverso alcune tendenze generali
(assimilazioni, palatalizzazioni, velarizzazioni etc., R, pp. 98-100), scaturite dall'esigenza
di economia fonetica a un gioco di squilibrio e riequilibrio: lo squilibrio causato dalla
tendenza all'uso illimitato e quindi a sfuggire al sistema, alla struttura che l'istituzione
sociale cui affidata la comunicazione linguistica, basata sulla reciproca comprensione.
Anche l'accento ha, almeno in molte lingue, funzione fonologica; serve cio a
distinguere al pari dei fonemi: ancora e angora si distinguono per / k / ~ / g /; ncora e
ancora si distinguono per il diverso posto dell'accento.
Elenco delle condizioni e dei fattori esterni alla lingua che hanno contribuito al processo
di differenziazione linguistica del latino e frammentazione romanza: un unico e solo
processo storico, un equilibrio di forze centrifughe e centripete:
1) sostrato (R, p. 169; quando due lingue sono giunte in contatto sullo stesso territorio
in epoche differenti, per lingua di sostrato s'intende la lingua preesistente, che decade, ma
lascia tracce nella lingua che ha avuto il sopravvento; la lingua di sostrato costituisce lo
strato geologico sotterraneo. Ad es. nel territorio galloromanzo c' un diverso sostrato
prelatino: al nord i Galli, popolazione celtica di stipite indeuropeo immigrata tra il IX e il
VI sec. a.C.; al sud popolazioni preindeuropee, i Liguri nel sud-est, gli Ibri (o Aquitani)
nel sud-ovest; inoltre alcune colonie greche (Marsiglia, Antibes).
2) epoca e durata della colonizzazione romana: dal III secolo a.C. al II sec. d.C. Nel
212 d.C. la concessione del diritto di cittadinanza a tutti i 'provinciali' (editto di Caracalla)
un evento socialmente sintomatico, che contribuisce a spostare il centro di gravit
dell'Impero e a rafforzare le differenziazioni linguistiche regionali originarie (causate

anche dalla composizione sociale dei coloni, dal rapporto citt-campagna). Nel III sec.
d.C. il centro dell'Impero non pi Roma, ma Lione e Treviri. La Gallia fu romanizzata a
partire dagli anni 123-118 a.C. (la Provincia Narbonensis); la romanizzazione fu portata a
termine da G.Cesare nel 51a.C. I Celti erano gi in contatto con la cultura latina e greca e
non si opposero a tale processo di assimilazione. L'abbandono della loro lingua avvenne
per gradi, attraverso una progressiva contrazione del suo valore sociale (N.B. Bisogna
sempre supporre, in tutto il complesso processo di differenziazione linguistica romanza,
fasi di bilinguismo; per la definizione di bilinguismo e diglossia cfr. anche VARVARO,
pp. 75-77). In effetti sostrato e superstrato sono due etichette per il fenomeno del cambio
di lingua che implica sempre che la lingua abbandonata, nel luogo e nel momento in cui
viene abbandonata goda di minor prestigio.
3) isolamento relativo delle province (VI-VIII sec.d.C.) in cui l'istruzione latina e le
correnti di scambio raggiungono il punto minimo e le lingue parlate regionali,
consolidandosi, penetrano a poco a poco anche nei testi un tempo composti in latino
letterario (cfr. A, pp. 120-121). Un termine di riferimento per questa situazione offerto
dalla famosa decisione del Concilio di Tours (813 d.C.), che indicava luso del volgare
per le omelie. Per limportanza della Chiesa cfr. A, pp. 91-92.
Testo della XVII deliberazione (= presa d'atto dell'esistenza delle lingue romanze, cfr.
A, pp. 124-127).
Visum est unanimitati nostrae, ut quilibet episcopus habeat omelias continentes necessarias
admonitiones, quibus subiecti erudiantur: id est de fide catholica, prout capere possint, de perpetua
retributione bonorum et aeterna damnatione malorum, de resurrectione quoque futura et ultimo
iudicio, et quibis operibus possit promereri beata vita, quibusve excludi. ET UT EASDEM
OMELIAS QUISQUE APERTE TRANSFERRE STUDEAT IN RUSTICAM ROMANAM
LINGUAM AUT THIOTISCAM, QUO FACILIUS CUNCTI POSSINT INTELLIGERE QUAE
DICUNTUR (ciascun [ vescovo] procuri di tradurre le omelie in lingua rustica romana o tedesca
perch pi facilmente si possa capire ci che dicono).

4) possibile influenza di superstrato: per fenomeno di superstrato (R, p. 236) s'intende


l'azione della lingua sopraggiunta, che per non si sostituisce alla precedente; mentre
l'influsso del sostrato riguarda dati fonetici, morfosintattici e lessicali, quello del
superstrato riguarda essenzialmente dati lessicali. Nella Gallia meridionale giunsero nel V
sec. i Visigoti con capitale a Tolosa; nel bacino del Medio Rodano e del lago di Ginevra si
installarono nel 443 i Burgundi; nel 486 a nord della Loira giunsero i Franchi. Differenze

linguistiche notevoli tra gli invasori: i Visigoti ed i Burgundi appartengono al ramo


orientale del ceppo germanico, i Franchi al ramo occidentale. I Franchi sconfissero nel 507
i Visigoti e nel 534 i Burgundi che si sottomisero, mentre i Visigoti emigrarono in
territorio iberico dove resistettero sino all'invasione araba (711). La Francia meridionale
conobbe anche uninvasione araba respinta da Carlo Martello (Poitiers, 732). Per la
Rinascita carolingia cfr. A, pp. 122-124.
Per quanto riguarda il superstrato germanico bisogna sottolineare che le popolazioni
germaniche parlavano dialetti, appartenenti a gruppi diversi con specifiche caratteristiche
fonetiche e morfologiche: germanico occidentale (Svevi, Longobardi, Franchi, Bvari),
germanico orientale (Goti), germanico settentrionale (Normanni). Criteri generali per la
stratificazione del superstrato germanico nel dominio romanzo (ci si basa sempre su dati
fonetici):
1) prestito gi avvenuto nel latino volgare; ad es. abbandono di BELLUM debole per
la collisione con BELLUS (aggett. = grazioso, che si sostituisce a PULCHER) in
favore di werra; la debolezza di BELLUM confermata dal rumeno, che pur non
avendo superstrato germanico, ha sostituito il termine con lo slavo razboi;
2) prestiti indipendenti; ad es. le voci longobarde nell'italiano (cfr. C. TAGLIAVINI,
Le origini delle lingue neolatine, Bologna, Ptron 1969, pp. 293-298);
3) prestito in una singola lingua romanza e successivamente esteso all' intero dominio,
ad es. la voce giardino entrata nell'italiano e nello spagnolo attraverso il francese
(dal francone *gard, cfr. TAGLIAVINI, p. 286). La palatalizzazione di C+A e G+A
appartiene, infatti, al francese.
Per il superstrato arabo, importante notare che spesso, soprattutto nello spagnolo
(azucar, alcachofa), i prestiti arabi vengono ripresi con larticolo determinativo al-, non
riconosciuto dai parlanti e quindi agglutinato al sostantivo. Nei prestiti colti questo non
avviene: chimica si oppone a alchimia. Altri esempi di arabismi: algebra, alfiere,
almanacco, elisir, magazzino, darsena, fondaco, taccuino; ancora, molta terminologia
della scienza: zenit, nadir, etc.
Una lingua che vive in contatto eterogeneo con un'altra detta lingua di adstrato. Ad
esempio il greco pu essere, in situazioni diverse, lingua di adstrato, di sostrato, di
superstrato (cfr.VARVARO, pp. 157-159).

Sistemi vocalici delle lingue romanze (R, pp. 193-197).


Latino classico: elemento di valore fonologico (= differenziazione semantica) la durata
o quantit: vocale breve ~ vocale lunga.
Esempi di opposizione fonologica basata sulla quantit:
VNIT 'viene' ~ VNIT 'venne'
FDIT 'scava' ~ FDIT 'scav'
SLUM 'suolo' ~ SLUM 'solo'
S 'osso' ~ S 'bocca'
MLUM 'male' ~ MLUM 'melo'
Le distinzioni di quantit in et classica dovevano essere realizzate e percepite dai
parlanti in modo netto: secondo la testimonianza di Cicerone un attore che fosse incorso in
occasionale errore, scambiando una lunga con una breve, suscitava la reazione del
pubblico.
Latino

lingue romanze. Radicale travolgimento del sistema quantitativo in

concomitanza con una trasformazione qualitativa dell'accento, che diviene intensivo (= la


sillaba accentata emessa con forza sonora maggiore, dovuta a un incremento di energia
espiratoria). Si perdono cos nelle strutture del latino le caratteristiche opposizioni
quantitative e si affacciano nuove distinzioni di carattere qualitativo (= vocale aperta ~
vocale chiusa) destinate ad affermarsi nelle lingue romanze: psca (frutto)

~ pesca

(azione di pescare), c lto 'raccolto' ~ colto 'dotto' . Si tratta di mutamenti lenti e graduali,
legati anche a condizioni di sostrato, conseguenze del fatto che il latino, nella sua
espansione, si era sovrapposto ad altre lingue che non conoscevano distinzioni quantitative

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ed avevano abitudini articolatorie diverse (cfr. la testimonianza di sant'Agostino sugli


africani che confondevano S 'osso' con S 'bocca', cfr. TAGLIAVINI, p. 237).
I. Tipo comune diffuso in Iberoromanzo, Galloromanzo, Italia settentrionale, centrale e
parte superiore dell'Italia meridionale, Rezia, Istria, Dalmazia.

o
i

u
u

Si tratta di un sistema eptavocalico a quattro gradi di apertura timbrica. Da questo


schema muove l'ulteriore evoluzione del vocalismo tonico nelle lingue suddette. La
perfetta simmetria di questo schema evolutivo prescinde per dalla cronologia (cfr.
schema III del balcanoromanzo).
Esempi:
FLU > it. filo

fr. fil

sp. hilo

PLU >

pelo

poil

pelo

[pwal]

TLA >

tela

toile

tela

[twal]

PDE >

piede

pied

pi

FSTA > fsta

fete

fiesta

MRE > mare

mer

mar

NVU > nuovo afr. nuef*

nuevo

PRTA > p rta

puerta

porte

cfr. dittongazione
*fr.mod. neuf [noef]
cfr. dittongazione

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FLRE > fiore

fleur

flor

GLA >

gueule

gola

[gl]

muro

[myr]

gola

MRU > muro

mur

[floer]

II. Tipo sardo. Diffuso in Sardegna (tranne il sassarese), Corsica meridionale ed una
zona calabro-lucana (da Maratea al golfo di Taranto; linea Diamante-Cassano).

u
e

o
a

Sistema pentavocalico a tre gradi d' apertura.


La perdita della quantit dev'essere stata precoce, anteriore allo sviluppo della
differenziazione timbrica, per cui la fusione di e di , ed non ha avuto modo di
effettuarsi.

Sardo:
FLU > filu
PLU > pilu
CATNA > catena
PDE > pede
NVA > nova
VCE > boghe
FRCA > furca

[boge]

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MRU > muru

III. Tipo asimmetrico balcanoromanzo.

u
e

Si tratta di un sistema asimmetrico a sei vocali con tre gradi d'apertura nella serie
vocalica posteriore e quattro in quella anteriore. L'oriente balcanico conosce quindi
soltanto la fusione delle vocali anteriori , > /e/, che deve essersi verificata prima di
quella delle posteriori , > /o/ .

Rumeno:
STE > sete
CRDO > crede
TLA > teara
NEPTE > nepot
CTO > opt
GLA > gura
MRU > mur

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IV. Tipo siciliano e parte dell'Italia meridionale (penisola salentina e Calabria


centromeridionale).

u
e

o
a

Sistema pentavocalico a tre gradi d'apertura.


Esempi:
FLU > filu
NVE > nive
RTE > rite
PDE > pede
NVU > novu
SUDRE > suduri
CRCE > cruci
LNA > luna
Dittongo: unione di due vocali in una sola sillaba; una ha durata e intensit maggiore e
riceve l'accento, mentre l'altra pi ridotta per durata e intensit e non accentabile

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(avviene solo in presenza di -i ed -u, definite semivocali / semiconsonanti; -i detto anche


yod e -u detto anche wau: ieri, uomo). Si ha lo iato (= pronuncia distinta delle due
vocali) quando la -i o la -u sono toniche: spia, paura. I dittonghi, nei quali la semivocale
precede la vocale, sono dittonghi ascendenti: piede, buono; nei dittonghi discendenti la
vocale a precedere la semivocale: faida, cauto, ant. fr. teile.
Importante fenomeno che interviene a modificare il sistema vocalico di base delle
lingue romanze la dittongazione: le vocali toniche //, / / a causa dell'accento intensivo
dovettero suonare allungate, come sdoppiate (peede, boono) e poi per dissimilazione
diventarono piede, buono, bueno.
Nello spagnolo il dittongamento si verifica incondizionatamente, sia in sillaba libera
(che termina cio con vocale) che in sillaba chiusa (che termina con consonante): PDE >
pi; PRDE > pierde; BNU > bueno; PRTU > puerto.
In quasi tutta la Romnia sono le vocali in sillaba libera che tendono spontaneamente a
dittongarsi:
PDE > it. piede
FRRU > frro
NVU > nuovo
PRTU > p rto

fr. pied
fer
afr. nuef > fr. mod. neuf

[noef]

port

Per quanto riguarda la situazione italiana, dal dittongamento spontaneo toscano va


distinto il dittongamento dei dialetti centromeridionali (escluse le zone a sistema
siciliano), condizionato dalla metafonia (o metafonesi = alterazione di una vocale tonica
per influenza di una vocale seguente, normalmente finale di parola, R, p. 97. Secondo
alcuni linguisti la dittongazione metafonetica rappresenta la fase pi antica della
dittongazione romanza). In questi dialetti la dittongazione causata dalle finali -i, -u:
PTRA > petra
VNTU > vientu
PDE > pede

PDES > piedi

DNTE > dente

DNTES > dienti

BNA > bona

BNU > buenu

NSTRA > nostra

NSTRU > nuestru

Assume cos funzione morfologica di distinzione di genere e di numero.

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La metafonia provoca, inoltre, la chiusura di /e/ in /i/ e di /o/ in /u/ nei dialetti
centromeridionali per influsso di -i, -u finali:
RSSA > rossa

RSSU > russu

SLA > sola

SLU > sulu

SCCA > secca

SCCU > siccu

MNSE > mese

MNSES> misi

Funzione morfologica di genere e di numero.


Nei dialetti settentrionali la metafonia si verifica soltanto per influsso di -i finale:
CAPLLU > kavel

CAPLLI > kavil

Funzione morfologica di distinzione di numero.

Francese. In francese il dittongamento spontaneo investe, oltre //, / / in sillaba libera,


anche /e/, /o/ in sillaba libera che danno luogo a dittonghi discendenti, tipici dell'antico
francese:
TLA > afr. tile > fr.mod. toile

[twal]

FLRE > afr. flour > fr.mod. fleur

[flr]

Consonantismo. Palatalizzazione delle occlusive velari latine /k/, /g/+ E,I (R, pp. 155156): si distinguono due fasi, di cui nella prima, comune a tutto il dominio romanzo
(tranne il sardo che continua ancora oggi la pronuncia velare; altre tracce dell'originaria
pronuncia velare nel latino classico sono rinvenibili nei prestiti latini alle lingue
germaniche e nel basco) si avuto, dal V secolo in poi, un graduale spostamento verso le
palatali /t/, /dz/; ad es. CAELU > it. cielo, CIVITATE > it. citt, GELU > it.gelo. Una
seconda fase ha interessato il dominio romanzo occidentale, in cui si verificato uno
spostamento verso le affricate dentali /ts/, /dz/; ad es. ant. francese /tsiel/, /tsit/, /dzel/ e
successivamente verso le fricative: sibilanti nel galloromanzo, /siel/, /sit/, /zel/;
interdentali nello spagnolo / iel/.

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Morfologia. Scomparsa del genere neutro (R, pp. 213-214) e sua ridistribuzione nel
maschile e nel femminile (ad es. PCORA, neutro plurale diviene in italiano femminile
singolare; FOLIA, neutro plurale diviene in francese la feuille). Nomi ambigeneri, ad es. il
braccio, le braccia, diffusi in italiano ed in rumeno, cos come la formazione del plurale in
-ora, desinenza originaria della III declinazione: it. focora, rum. timpuri (R, pp. 152-153).
Declinazione romanza: l'evoluzione della flessione nominale avviene secondo una linea
di semplificazione, livellamento e risoluzione analitica; nel latino classico le funzioni
sintattiche erano rappresentate mediante le desinenze; nelle lingue romanze mediante l'uso
dell'articolo e delle preposizioni. La crisi delle desinenze (riduzione delle declinazioni: la
V > I, la IV > II; parificazione della III, R, p. 186), ancora una volta, si manifesta nel
latino volgare e termina con la vittoria delle preposizioni sulle desinenze: struttura
analitica su struttura sintetica. I casi, per motivi fonetici ed economici, si restringono e
vanno verso il grado zero, attraverso una fase medievale di flessione bicasuale.
Esempi di conservazione di casi: nominativo HOMO > fr. on, it. uomo (ma sardo omine
< HOMINEM); nom. REX > re; genit. ILLORUM > loro; dat. CUI > cui, *ILLUI > lui; la
serie di avverbi in -mente deriva da ablativi di aggettivi accompagnati al sostantivo
MENTE, fermamente < FIRMAMENTE (R, pp. 153; 214).
Il numero dei casi del latino classico viene ridotto nel latino volgare (R, pp. 187-190); e
precisamente, nella maggior parte della Romnia, in maniera tale che rimangono solo, da
un lato, il nominativo come caso soggetto (o caso retto), dall'altro lato, l'accusativo come
caso obliquo (o caso regime, in cui confluiscono gli altri casi). Questa declinazione
bicasuale ha pieno vigore nell'antico francese e nell'antico occitano; a partire dal XIII
secolo essa progressivamente scomparsa, cosicch nel francese e occitano moderni si
conservato un unico caso, l'obliquo, e, come flessione, rimasta solo la distinzione di
numero. Per le altre lingue romanze, tranne il rumeno, non si hanno tracce della
declinazione bicasuale. Attualmente il rumeno conserva, oltre al nominativo-accusativo, il
genitivo-dativo -AE , cui bisogna aggiungere un vocativo in -o di probabile origine slava;
si ha cos una declinazione tricasuale.
Esempi di declinazione bicasuale in ant. fr.:
I Declin. nom. sing. AMICA >

amie

nom. pl. *AMICAS> amies

acc. sing. AMICA(M) > amie

acc. pl. AMICAS> amies

(lenizione dellocclusiva sorda intervocalica e dileguo delle vocali atone finali).

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Va sottolineato che la desinenza -AS del nominativo plurale (che sostituisce -AE del
latino clas.) forse un osco-umbrismo.

II Declin. nom. sing. MURUS

> murs

acc. sing. MURU(M) > mur

nom. pl. MURI > mur


acc. pl.

MUROS> murs

(dileguo delle vocali atone finali).


Articolo (R, pp. 190-192). Le pi antiche forme dell'articolo determ. sono quelle
derivate da IPSUM > su e IPSA > sa e sono conservate nel sardo e nel catalano (es, sa). Le
forme pi recenti derivano da ILLUM, ILLAM. Il rumeno pospone l'articolo, per cui d
luogo ad una declinazione articolata che si differenzia da quella inarticolata: fratele 'il
fratello', fratelui 'del/al fratello', frate 'fratello' (R, p.213).
Dimostrativi: prevalgono forme rafforzate. It. quello < ECCUM + ILLUM.
Comparativo. In latino il comparativo si formava con laggiunta alla radice del suffisso
IOR (ALTUS, ALTIOR). Esisteva anche una perifrasi con MAGIS, che prende il
sopravvento (restano per alcune forme, migliore, peggiore ecc.), affiancata dalla forma
pi recente PLUS: si crea pertanto una divisione della Romnia tra centro e periferia.
MAGIS ALTUS > sp. mas alto, rum. mai nalt.
PLUS ALTUS > it. pi alto, fr. plus haut, occ. plus alt.
La distribuzione del comparativo illustra chiaramente la teoria della linguistica spaziale
di M. Bartoli (1873-1946), che mira a ricostruire la storia delle parole e quindi delle lingue
mediante l'analisi della distribuzione geografica dei singoli fenomeni; ad esempio le aree
laterali ed isolate conservano caratteristiche arcaiche; l'innovazione linguistica si irradia
dal centro verso la periferia.
Forme verbali. Principale innovazione il futuro perifrastico romanzo (R, pp. 153-154 e
il condizionale, R, p.182; pp.215-216), presente gi nel testo francese dei Giuramenti di
Strasburgo (salvarai, prindrai, R, p. 239-241).
Ordine sintattico: la libert e variet del latino si riducono e nelle lingue romanze
prevale la sequenza: soggetto-verbo-oggetto (R, pp. 220-222); la maggiore rigidit si
verifica nel francese.
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