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INDICE

INDICE
1.

INQUADRAMENTO GENERALE SU VIBRAZIONI E


AMBIENTE DI LAVORO..................................................................
1.1 Introduzione: vibrazioni negli ambienti di lavoro........................
1.2 Metodi di misura per lesposizione a vibrazione.........................
1.3 Danni professionali da rumore e vibrazione nel periodo 1989
1999..............................................................................................

2.

APPROCCIO TEORICO SULLE VIBRAZIONI...........................


2.1 Misura delle vibrazioni.................................................................
2.2 Cos la vibrazione.......................................................................
2.3 Parametri di vibrazione................................................................
2.3.1

Scelta del parametro.......................................................

2.4 Quantificazione del livello di vibrazione...................................10


2.5 Laccelerometro piezoelettrico...................................................10
2.5.1

Piezoelettricit...............................................................11

2.5.2

Schema e caratteristiche costruttive..............................12

2.5.3

Montaggio degli accelerometri.....................................13

2.5.4

Influenza del cavo accelerometrico..............................14

2.5.5

Influenza delle condizioni ambientali...........................14

2.5.6

Carta di calibratura.......................................................15

2.5.7

Perch usare un preamplificatore per laccelerometro?


15

2.5.8

La catena di misura ad alta impedenza.........................16

2.5.9

La catena di misura a bassa impedenza........................16

2.6 Classificazione dei moti oscillatori............................................17


3.

DISTINZIONE: WHOLE BODY E HANDTRANSMITTED.............................................................................

INDICE

3.1 Metodiche di valutazione dei rischi: principi generali...............17

4.

3.1.1

Vibrazioni trasmesse al sistema mano braccio..........17

3.1.2

Vibrazioni trasmesse al corpo intero.............................18

APPROCCIO TEORICO SULLA RISPOSTA DEL CORPO


UMANO ALLE VIBRAZIONI........................................................

5.

RIFERIMENTI NORMATIVI........................................................
5.1 Direttiva 2002/44/CE.................................................................19
5.1.1

Liter della Direttiva......................................................19

5.1.2

I contenuti della Direttiva.............................................20

5.2 Decreto Legislativo di recepimento italiano N.187 del 19


Agosto 2005...............................................................................23
5.2.1

Criticit del Decreto......................................................23

5.2.2

Dalla valutazione del rischio agli adempimenti


conseguenti nel nuovo quadro legislativo.....................27

5.3 Un confronto delle valutazioni e delle stime ottenute


utilizzando norme alternative per prevedere i rischi delle
vibrazioni whole body e degli shock ripetuti..........................28
5.3.1

Metodologia..................................................................28

5.3.2

Risultati.........................................................................31

5.3.3

Conclusioni...................................................................34

6.

CONSIDERAZIONI DI MIGLIORAMENTO..............................

7.

(CASE STUDY) CON EVENTUALE


SPERIMENTAZIONE..................................................................

BIBLIOGRAFIA..........................................................................................
Decreto Legislativo 626/94...............................................................36
Direttiva 2002/44/CE.........................................................................36
Decreto Legislativo di recepimento italiano N.187 del 19 Agosto
2005............................................................................................36

II

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

1.

1.1

INQUADRAMENTO GENERALE SU VIBRAZIONI E AMBIENTE DI


LAVORO

Introduzione: vibrazioni negli ambienti di lavoro

Nonostante i continui progressi della tecnologia tesi a garantire sempre pi


comfort e sicurezza per i lavoratori, lambiente di lavoro offre ancora molteplici
minacce nei confronti della salute delluomo che vi opera. Tra le varie forme di rischio,
quella che almeno fino a qualche tempo fa sembrava essere sottovalutata lesposizione
alle vibrazioni meccaniche forse perch queste ultime non comportano linsorgere
immediato di danni manifesti come invece pu capitare nel caso di incidenti quali
schiacciamenti, tagli, ustioni, cadute, ecc. . Tuttavia molti studi epidemiologici, condotti
a partire dagli anni settanta, hanno evidenziato che lampio utilizzo in campo industriale
(nonch agricolo e forestale) di utensili vibranti, luso di veicoli e macchine varie sul
posto di lavoro, il continuo spostamento con i comuni mezzi di trasporto comportano
linsorgenza di disturbi o laccentuazione di sintomatologie preesistenti.
Lo scopo di questo studio innanzitutto quello di evidenziare la relazione causale
esistente tra lesposizione alle vibrazioni con riferimento sia alla vibrazione del
corpo intero (WBV: whole body vibration) che alla vibrazione del sistema mano
braccio (HTV: hand transmitted vibration) e la manifestazione di disturbi muscolo
scheletrici.
In secondo luogo si vuole presentare lo stato attuale della normativa italiana ed
europea sottolineando i principali riferimenti ai due tipi di vibrazioni sopraccitate e
osservando le cosiddette Linee Guida che permettono alle aziende o ai loro
rappresentanti di rispondere adeguatamente ai rischi da vibrazione.
1.2

Metodi di misura per lesposizione a vibrazione

Le vibrazioni vengono rilevate direttamente sullelemento vibrante da trasduttori


collegati ad un sistema digitale che fornisce in uscita dei valori numerici.
Per poter accertare in modo sufficientemente esauriente lesposizione alle
vibrazioni necessario misurare laccelerazione in ben definite direzioni, la frequenza e
la durata di esposizione. Molte giurisdizioni e agenzie utilizzano soprattutto
laccelerazione come misura dellesposizione, per i seguenti motivi:
1.
2.
3.

la rilevazione dellaccelerazione pu fornire informazioni sulla velocit e


sullampiezza di vibrazione;
sono disponibili molti tipi di strumenti per la misurazione dellaccelerazione
che rappresenta landamento della variazione della velocit in termini di
direzione per unit di tempo (e.g. per secondi);
il grado del danno legato allampiezza di accelerazione.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

In riferimento al punto (2) va detto che loutput di svariati trasduttori di vibrazione


legato allaccelerazione in quanto esso dipende dalla forza agente sulla massa (alla
quale applicato il trasduttore) e, come sicuramente noto, per una massa fissa, forza e
accelerazione sono direttamente collegate tramite la seconda legge della dinamica:
Forza = massa x accelerazione
Industria
Agricoltura
Costruzione
Taglio del
diamante
Silvicoltura
Fabbricazione
della mobilia
Legname
Macchine
utensili
Estrazione
mineraria

Tipo di
vibrazione
Corpo Interno
Corpo Interno
Mano - braccio
Mano - braccio
Corpo Interno
Mano - braccio
Mano - braccio
Mano - braccio
Mano - braccio
Corpo Interno
Mano - braccio

Rivettamento
Gomma

Mano - braccio
Mano - braccio

Cantieri navali
Tessile
Trasporto

Mano - braccio
Mano - braccio
Corpo Interno

(5)

Fonte comune della


vibrazione
Trattori
Veicoli pesanti
Attrezzi pneumatici
Attrezzi di vibrazione
della mano
Trattori
Troncatrici a catena
Scalpelli pneumatici
Troncatrici a catena
Attrezzi di vibrazione
della mano
Funzionamento del
veicolo
Perforatrici da roccia
Attrezzi per la mano
Attrezzi per
pneumatici
Attrezzi pneumatici
Macchine per cucire
Veicoli

Tabella 1.I: esempi di esposizione professionale alle vibrazioni


Un tipico sistema di misurazione della vibrazione include un dispositivo (figura 1.4) per
rilevare la vibrazione (accelerometro), un registratore, un analizzatore di frequenza, un
filtro per la ponderazione in frequenza e un display cos come un contatore, una
stampante o un registratore.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Figura 1.4: strumentazione sul sedile di guida


Laccelerometro produce un segnale elettrico (di bassa potenza): il valore di questo
segnale, come detto, proporzionale allaccelerazione applicata. Siccome il trasduttore
di vibrazione misura laccelerazione solo in una direzione, per poter meglio quantificare
la vibrazione su di una superficie, sono necessari almeno tre accelerometri: uno per ogni
asse del sistema di riferimento ortogonale come illustrato in figura 1.5 . Lanalizzatore
di frequenza determina la distribuzione di accelerazione nelle diverse bande di
frequenza; il filtro per la ponderazione della frequenza esprime la sensibilit umana alle
diverse frequenze della vibrazione: luso di questi filtri permette di ottenere un singolo
valore numerico come misura dellaccelerazione.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Figura 1.5: assi di misurazione per la vibrazione


I misuratori di vibrazione forniti con gli accelerometri possono essere utilizzati per la
misurazione di vibrazioni istantanee; anche alcuni tipi di misuratori del livello sonoro
possono essere utilizzati per misurare la vibrazione (in acustica i segnali vengono
scomposti secondo frequenze note fissate da norme ISO: bande di ottava o di terzi di
ottava).
Lutilizzo degli accelerometri piezoelettrici con amplificatore integrato pu consentire la
riduzione di problematiche legate alle induttanze dei cavi che condizionano le misure
eseguite da normali accelerometri capacitivi.
Tuttavia essi presentano anche difetti non trascurabili: quello principale che
lanalizzatore di spettro comporta una complicazione di impiego legato alla necessit di
operare con un comune notebook e ad altre delicate componenti elettroniche in
posizioni scomode o pericolose.
1.3

Danni professionali da rumore e vibrazione nel periodo 1989 1999

Le malattie professionali da rumore e vibrazioni svolgono materialmente un ruolo


che da molti anni predominante, da quando, cio, la silicosi ha perso il suo triste
primato intorno alla met degli anni 70. I dati indicano come ipoacusia ed angioneurosi
- ma molto pi la prima che la seconda - si siano fortemente sviluppate fino a
rappresentare quasi i tre quarti di tutta la casistica, raggiungendo un massimo di
frequenza tra la fine degli anni 70 e la met degli anni 80 (INAIL, 2000).
Gi alla fine degli anni 80 entrambe le tecnopatie erano per in declino, con un
andamento vistosamente decrescente un anno dopo laltro. Cos, tra il 1989 ed il 1998, i

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

casi di angioneurosi indennizzati annualmente si sono contratti di oltre 10 volte,


passando da 421 a 41, quelli di ipoacusia di oltre nove volte, passando da 7234 a 784.
Sono stati considerati fattori diversi, quali gli anni di accadimento, il grado di
invalidit, let, il sesso, per constatare che le due tecnopatie sono in forte riduzione (di
9-10 volte nel corso del periodo), riguardando in assoluta prevalenza lavoratori maschi
(97-98%), con addensamento dei casi tra i circa sessantenni e delle invalidit nei gradi
bassi, inferiori al 21%.
stata pure considerata la distribuzione in dieci macrosettori produttivi, tra i quali
assumono per entrambe le tecnopatie principale importanza il comparto
metalmeccanico, quello edile e quello estrattivo.
Per lipoacusia sono stati anche suddivisi i casi secondo i principali cicli o gruppi
di cicli tecnologici, evidenziando la loro frequenza nei diversi cicli e le fonti presumibili
dei principali rischi.
2.

2.1

APPROCCIO TEORICO SULLE VIBRAZIONI

Misura delle vibrazioni

Il problema della riduzione e dellisolamento delle vibrazioni sorto fin da quando


sono state costruite le prime macchine industriali ed i motori necessari al loro
azionamento.
Le vibrazioni sono prodotte da:
-

effetti dinamici delle tolleranze e delle imprecisioni di fabbricazione


attrito volvente o radente di organi di macchina
forze squilibrate in rotazione
elementi soggetti a moto alternativo

In alcuni casi le vibrazioni svolgono per contro un lavoro utile (dispositivi di


alimentazione, costipatori di cemento, perforatrici di roccia, etc.).
FIGURA
2.2

Cos la vibrazione

Un corpo vibra quando descrive un moto oscillante intorno ad una posizione di


riferimento.
Il numero di cicli completi compiuti in un secondo detto frequenza [Hz].
Il moto pu interessare:
-

un unico componente ed un'unica frequenza (diapason)


parecchi componenti e diverse frequenze simultaneamente (moto del pistone in
um m.c.i.)

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

In pratica i segnali di vibrazione si compongono solitamente di moltissime


frequenze che si manifestano simultaneamente; pertanto, il profilo ampiezza tempo
risulta inadatto a stabilire le componenti di vibrazione e le loro frequenze.
FIGURA
La scomposizione dei segnali di vibrazione nelle singole componenti di frequenza
detta analisi di frequenza.
Il grafico che mostra il livello di vibrazione in funzione della frequenza detto
spettrogramma in frequenza.
2.3

Parametri di vibrazione

Oltre allo spostamento, anche possibile descrivere il movimento di un elemento


che vibra in termini di velocit e accelerazione. Qualunque sia il parametro considerato,
rimangono inalterati forma e periodo della vibrazione, mentre si verifica uno
spostamento di fase fra le curve ampiezza tempo.
FIGURA
Quando si eseguono misure mediate nel tempo, si trascura la fase e le relazioni tra
i tre parametri vengono stabilite unicamente dalla pulsazione =2f.
Se viene misurata laccelerazione, con gli integratori elettronici si pu convertire il
segnale in velocit e in spostamento.
2.3.1
Scelta del parametro
La figura mostra un grafico della velocit ad andamento costante per tutto lo
spettro di frequenze, con le corrispondenti curve di spostamento e accelerazione.
FIGURA
Lampiezza di vibrazione in termini di spostamento accentua le componenti a
bassa frequenza rispetto a quelle ad alta frequenza. Viceversa, laccelerazione enfatizza
le componenti ad alta frequenza. Si nota che le tre curve coprono un intervallo di
frequenza da 10 a 1000 Hz, che coincide con il range di interesse delle vibrazioni
meccaniche.
Si deduce che:
-

per misure a bassa frequenza conviene rilevare gli spostamenti


per misure ad alta frequenza (>100 Hz) conviene rilevare le accelerazioni

Un esempio esplicativo mostrato nelle seguenti figure, che rappresentano lo


stesso fenomeno vibratorio in termini di spostamento, velocit e accelerazione,
rispettivamente.
Si noti la variazione dellampiezza dei picchi a 30 e a 120 Hz; alcuni picchi sopra i
120 Hz non visibili nel diagramma degli spostamenti compaiono in quello delle
accelerazioni. Il picco a 60 Hz ha approssimativamente la stessa ampiezza in tutti i
diagrammi e pu quindi essere assunto come riferimento nello spettro di frequenza.
FIGURA (3)

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

2.4

Quantificazione del livello di vibrazione

Lintensit di vibrazione pu essere quantificata mediante i valori:


-

picco picco, indica lescursione massima dellonda (sollecitazione massima,


gioco meccanico)
picco, indica lescursione massima positiva o negativa della vibrazione (urti di
breve durata)
RMS (Root Mean Square = valore medio efficace), la misura pi
significativa di ampiezza in quanto tiene conto della storia dellonda nel tempo
e da un valore di ampiezza direttamente correlata al contenuto energetico
(distruttivo) della vibrazione
valore medio rettificato (Average), tiene conto della storia dellonda nel tempo,
ma ha scarso interesse pratico, non essendo correlato ad alcuna grandezza
fisica

FIGURA
I livelli di vibrazione possono essere espressi in grandezze logaritmiche (dB).
Il decibel (dB) una grandezza adimensionale:
dB = 20 Log (x/xrif)
x = livello misurato
x = livello di riferimento
Livelli di riferimento in decibel (ISO/DIS1683.2)
Quantit
Accelerazione
Velocit
Forza

Livelli di riferimento
arif=10-6m/s2
vrif=10-9m/s
Frif=10-6N

La logaritmizzazione della scala delle ampiezze o delle frequenze sortisce


leffetto di dilatare sul grafico i valori pi bassi e di comprimere quelli pi elevati,
dando la stessa percentuale di risoluzione e mantenendo ragionevoli dimensioni.
2.5

Laccelerometro piezoelettrico

Il disegno mostra lelemento base di un qualunque strumento per la misura delle


vibrazioni.
FIGURA
Lequazione del moto del tipo:
mz rz kz my
Assumendo uno spostamento armonico del vincolo y=Ysint si ottiene una
soluzione a regime di tipo armonico:

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

z Z sin t
Z

k m r

arctan
a

m 2Y

2 2

a 2Y

1 a 2ah
2 2

r
2ah
arctan
2
k m
1 a2

k
m
r
h
2 m 0

a = parametro adimensionale di frequenza


0 = frequenza propria dello strumento
h = parametro adimensionale di smorzamento
FIGURA
Se 0<< il rapporto Z/Y tende allunit indipendentemente da h. Lampiezza
dello spostamento della massa sismica uguale a quello del corpo. Uno strumento
siffatto chiamato vibrometro o sismografo. Dovendo risultare 0<< la massa dello
strumento deve essere considerevole, ci comporta un errore di inserzione inaccettabile.
Se 0>> segue che:

2Y accelerazione

02
02

Z proporzionale allaccelerazione del corpo e tale strumento viene chiamato


accelerometro. Se si vuole un accelerometro con grande banda passante necessario
utilizzare una massa molto piccola ed una rigidezza molto elevata, rendendo difficoltoso
il rilevamento di Z.
Questo importante problema stato risolto utilizzando il fenomeno della
piezoelettricit.
2.5.1
Piezoelettricit
Consideriamo un cristallo di quarzo e operiamo un taglio in direzione opportuna.
Sollecitando il cristallo con due forze F di trazione, compressione o taglio, sulle facce
maggiori nascono cariche elettriche proporzionali alla sollecitazione:
Q = d 0F
d0 = costante piezoelettrica
FIGURA

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

In pratica, il cristallo si comporta come un condensatore con le due cariche +Q e


Q affacciate:
Q = CV
essendo la capacit del condensatore uguale a:

C 0 r

S
d

0 = costante dielettrica del vuoto


r = costante dielettrica relativa del quarzo
S = superficie delle facce
d = distanza tra le facce
Pertanto tra le due facce la differenza di potenziale vale:

V d y

F
d
d y
F
C
0 r S

2.5.2
Schema e caratteristiche costruttive
Lelemento piezoelettrico disposto in modo che quando il gruppo viene fatto
vibrare la massa m applica allelemento piezoelettrico una forza proporzionale
allaccelerazione di vibrazione. Dunque, la d.d.p. in uscita dallaccelerometro
proporzionale allaccelerazione del corpo sul quale montato laccelerometro:

V d y

d
my
0 r S

FIGURA
Vengono comunemente usate due configurazioni:
-

il tipo a compressione: la massa esercita una forza di compressione


sullelemento piezoelettrico
il tipo a taglio: la massa esercita una forza di taglio sullelemento piezoelettrico

Laccelerometro piezoelettrico:
-

sufficientemente robusto e affidabile, con caratteristiche stabili per lunghi


periodi di tempo;
autonomo e non necessita di alimentazione;
non contiene parti mobili soggette ad usura;
ha solitamente come elemento piezoelettrico una ceramica ferroelettrica
polarizzata artificialmente.

Le caratteristiche sono:
-

sensibilit [pC/ms-2]: un elevato livello duscita comporterebbe un gruppo


piezoelettrico relativamente grande (strumento piuttosto pesante e
ingombrante); per ovviare a ci il segnale in uscita viene inviato ad un

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

preamplificatore. Nei tipi per impiego generico la sensibilit varia tra 1 e 10


pC/ms-2;
- massa: non deve superare 1 decimo della massa dinamica della parte vibrante
sulla quale montato laccelerometro, per non variare i livelli e le frequenze di
vibrazione sul punto di misura;
- gamma dinamica: laccelerometro fornisce in uscita un segnale elettrico
direttamente proporzionale allaccelerazione in un campo dinamico molto
ampio (1:108). Il limite inferiore (LI) imposto dal rumore elettrico introdotto
dai cavi e dal circuito amplificatore (LI = 1/100 m/s 2 negli strumenti per
impiego generico). Il limite superiore (LS) determinato dalla resistenza
strutturale dellaccelerometro (LS = 50000 100000 m/s 2 negli strumenti per
impiego generico);
FIGURA
- sensibilit trasversa: la massima sensibilit di un accelerometro si ha
perpendicolarmente alla sua base di appoggio (asse di sensibilit). Anche
trasversalmente un accelerometro presenta una certa sensibilit che per
sempre inferiore al 4% della sensibilit massima. La direzione di minima
sensibilit traversa viene indicata sullaccelerometro con un punto di vernice
rossa;
FIGURA
- gamma in frequenza: il segnale in uscita si mantiene costante al variare della
frequenza, a partire da frequenze molto basse fino ad un limite imposto dalla
risonanza dellaccelerometro, in corrispondenza della quale si ha un aumento
del segnale. Come regola pratica un accelerometro si pu utilizzare fino ad un
terzo della sua frequenza di risonanza, in tal caso lerrore inferiore al 12%
circa (fris =20 30 kHz, per impiego generico).
FIGURA
Limpiego alle basse frequenze limitato dal taglio operato dal successivo
amplificatore e dalleffetto delle fluttuazioni della temperatura ambiente; generalmente,
solo con i tipi a taglio si scende al di sotto di 1 Hz.
Se la vibrazione da misurare contiene delle componenti nella zona intorno alla
frequenza risonante, si otterr una misura non corretta. Questo problema viene superato
scegliendo un accelerometro che abbia una gamma di frequenza pi ampia possibile e
utilizzando un filtro passa basso (compreso nel preamplificatore) per tagliare i segnali
indesiderati provocati dal picco di risonanza dello strumento.
FIGURA
2.5.3
Montaggio degli accelerometri
Laccelerometro deve essere montato in modo tale che la direzione desiderata di
misura coincida con il suo asse principale di sensibilit. Il requisito principale per un
corretto montaggio costituito da un perfetto accoppiamento meccanico tra la base
dellaccelerometro e la superficie sulla quale attaccato.
I principali metodi di montaggio sono:
-

con perno filettato: il miglior montaggio in assoluto poich la frequenza


risonante raggiunta quasi pari a quella misurata durante la calibratura.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

con cera dapi: applicandone un sottile strato per incollare la base


dellaccelerometro; utile per montaggi rapidi, abbassa maggiormente la
frequenza di risonanza, permette misure in un certo campo di accelerazione e
temperatura (amax= 100 m/s2, Tmax= 40C).

FIGURA
-

con perno incollato: si utilizza un dischetto metallico munito di perno da


incollare con colla epossidica o cianoacrilica.
con perno isolato e rondella di mica: si ricorre a tale metodo quando
laccelerometro deve essere isolato elettricamente.
con magnete permanente: un metodo veloce e di facile realizzazione che per
limita il campo utile di frequenza a circa 2,5 kHz e il campo dinamico a circa
1000 2000 m/s2 per la limitata forza di attrazione del magnete.
sonda impugnata manualmente: un metodo grossolano, ma comodo per una
rapida indagine.

FIGURA
2.5.4
Influenza del cavo accelerometrico
Gli accelerometri piezoelettrici che presentano unelevata impedenza duscita
possono presentare dei problemi legati al rumore indotto nel cavo di collegamento.
Questi disturbi possono dare luogo a:
-

correnti verso terra: sono presenti in quanto laccelerometro e lapparato di


misura sono collegati a terra separatamente; si evitano isolando elettricamente
la base dellaccelerometro (perno isolante e rondella di mica);
- rumore triboelettrico: viene indotto nel cavo dal movimento meccanico del
cavo stesso, si evita nastrando e incollando il cavo il pi vicino possibile
allaccelerometro;
- rumore elettromagnetico: viene indotto nel cavo quando questo viene posto in
prossimit di un macchinario in movimento; sono di notevole aiuto i cavi con
doppia schermatura.
FIGURA
2.5.5
Influenza delle condizioni ambientali
temperatura: gli accelerometri per impiego generico possono tollerare
temperature fino a 250C, oltre tale limite si riscontrano alterazioni permanenti
della sensibilit. Gli accelerometri sono corredati di una curva di calibratura
sensibilit/temperatura, per correggere i valori misurati a temperature superiori
o inferiori a 20C;
FIGURA
- transitori di temperatura: si possono avere variazioni del segnale di uscita per
piccole variazioni della Tamb; ci pu rappresentare un problema solo per
piccole ampiezze o basse frequenze;
- deformazioni della base: in caso di elevate deformazioni occorre utilizzare
accelerometri con basi rigide e spesse;
-

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

umidit: gli accelerometri sono a tenuta stagna, lumidit pu entrare solo nel
connettore; in presenza di forte umidit, questultimo deve essere sigillato con
silicone;
- rumore acustico: la sua influenza sul segnale in uscita trascurabile;
- sostanze corrosive: tutti gli accelerometri sono costruiti con materiali resistenti
alla maggior parte delle sostanze corrosive.
FIGURA
2.5.6
Carta di calibratura
Ogni accelerometro corredato della propria carta di calibratura in cui vengono
riportate le caratteristiche dello strumento e la curva di risposta in frequenza. La
calibratura viene ottenuta inizialmente per confronto con un accelerometro campione.
opportuno effettuare un periodico controllo della calibratura di sensibilit, anche se le
variazioni di caratteristiche sono inferiori al 2% dopo alcuni anni di funzionamento.
FIGURA
2.5.7
Perch usare un preamplificatore per laccelerometro?
Affinch sia possibile misurare la d.d.p., e quindi laccelerazione, alluscita
dellaccelerometro, necessaria la presenza delle cariche. Qualora le cariche
abbandonano gli elettrodi si riduce la sensibilit dellaccelerometro e si commette un
rilevante errore nella misura.
Quindi lamplificatore che deve rilevare la piccola d.d.p. deve avere una
impedenza dingresso del primo stadio dello stesso ordine do grandezza dellimpedenza
di uscita del cristallo (>10 G).
Dette rispettivamente Cq, Cc, Ca e Rq, Rc, Ra le capacit e le resistenze
dellelemento piezoelettrico, del cavo di collegamento e dingresso dellamplificatore, il
circuito reale rappresentato in figura:
FIGURA
Assumendo:
C C q Cc C a

1
1
1
1

R R q Rc R a
si ottiene il seguente circuito equivalente:
FIGURA
La tensione V alluscita dellaccelerometro allistante t, detta V 0 la d.d.p.
allistante iniziale, vale:

V V0 e

t
RC

Se RC non molto maggiore del periodo del segnale da misurare (t), il


condensatore si scarica, rendendo impossibile la misura. Poich il cavo ed i suoi
connettori hanno una capacit finita, piccola e variabile con la lunghezza del cavo
stesso, indispensabile che limpedenza dingresso dellamplificatore sia la pi elevata
possibile.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Pertanto, il segnale di uscita dellaccelerometro viene portato ad un


preamplificatore di carica, che ne riduce limpedenza, rendendolo adatto al
collegamento allingresso, ad impedenza relativamente bassa, della strumentazione di
misura e di analisi (es.:analizzatori di spettro).
La maggior parte dei preamplificatori hanno una o pi funzioni ausiliarie:
-

possibilit di selezionare su di essi la sensibilit del trasduttore;


integratore elettronico, per convertire luscita proporzionale allaccelerazione
in segnali di velocit o di spostamento;
- filtro passa basso o passa alto per selezionare i limiti inferiore e superiore
di frequenza;
- indicatori di sovraccarico e delle condizioni della batteria.
FIGURA
Gli accelerometri ad elettronica integrata possiedono un amplificatore integrato al
loro interno e non necessitano di preamplificatore esterno, ma solo di un alimentatore
esterno a corrente continua.
2.5.8
La catena di misura ad alta impedenza
La strumentazione per la misura delle vibrazioni, alimentata da rete, costituita
da:
-

accelerometro piezoelettrico funzionante da sorgente di carica;


preamplificatore di carica: converte in tensione il segnale in uscita
dallaccelerometro;
analizzatore di spettro: munito di monitor ed interfacciabile con lesterno per la
registrazione dei risultati.

2.5.9
La catena di misura a bassa impedenza
costituita da:
-

accelerometro piezoelettrico funzionante da sorgente di tensione e dotato di


preamplificatore di carica incorporato;
alimentatore esterno a corrente continua (accoppiatore);
analizzatore di spettro.

FIGURA

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

2.6

3.

3.1

Classificazione dei moti oscillatori

DISTINZIONE: WHOLE BODY E HAND-TRANSMITTED

Metodiche di valutazione dei rischi: principi generali

3.1.1
Vibrazioni trasmesse al sistema mano braccio
La valutazione del livello di esposizione alle vibrazioni trasmesse al sistema mano
braccio si basa principalmente sulla determinazione del valore di esposizione
giornaliera normalizzato ad 8 ore di lavoro, A(8) (m/s2), calcolato sulla base della radice
quadrata della somma dei quadrati (A(w)sum) dei valori quadratici medi delle
accelerazioni ponderate in frequenza, determinati sui tre assi ortogonali x, y, z, in
accordo con quanto prescritto dallo standard ISO 5349-1: 2001. Lespressione
matematica per il calcolo do A(8) di seguito riportata.
A(8) = A(w)sum(Te/8)1/2
Te
: Durata complessiva giornaliera di esposizione a vibrazioni (ore)
A(w)sum
: (a2wx + a2wy + a2wz)1/2
awx awy awz : Valori r.m.s. dellaccelerazione ponderata in frequenza (in m/s 2)
lungo gli assi x, y, z (ISO 5349-1: 2001)
Calcolo di A(8) per esposizione a vibrazioni prodotte da differenti tipologie di
utensili e/o condizioni operative
Nel caso in cui il lavoratore sia esposto a differenti valori di vibrazioni, come nel
caso di impiego di pi utensili vibranti nellarco della giornata lavorativa, o nel caso
dellimpiego di uno stesso macchinario in differenti condizioni operative, lesposizione
quotidiana a vibrazioni A(8), m/s2, sar ottenuta mediante lespressione:

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

A 8

A8

i 1

1/ 2

2
i

m / s
2

dove:
A8i : A(8) parziale relativo alloperazione i-esima

Tei
8

A8i = A(wsumi)
Tei : Tempo di esposizione relativo alla operazione i-esima (ore)
A(wsumi) : A(wsum) associata alloperazione i-esima
3.1.2
Vibrazioni trasmesse al corpo intero
La valutazione del livello di esposizione alle vibrazioni trasmesse al corpo intero si
basa principalmente sulla determinazione del valore di esposizione giornaliera
normalizzato ad 8 ore di lavoro, A(8) (m/s2), calcolato sulla base del maggiore dei valori
numerici dei valori quadratici medi delle accelerazioni ponderate in frequenza,
determinati sui tre assi ortogonali:
1.4 x awx , 1.4 x awy , awz
secondo la formula di seguito riportata:
A(8) = A(wmax) x (Te/8)1/2
Te : Durata complessiva giornaliera di esposizione a vibrazioni (ore)
A(wmax) : Valore massimo tra 1.4 x awx ; 1.4 x awy ; awz (per una persona seduta)
awx ; awy ; awz : Valori r.m.s. dellaccelerazione ponderata in frequenza (in m/s 2)
lungo gli assi x, y, z (ISO 2631-1: 1997)
Calcolo di A(8) per esposizione a vibrazioni prodotte da differenti tipologie di
macchine e/o condizioni operative
Nel caso in cui il lavoratore sia esposto a differenti valori di vibrazioni, come nel
caso di impiego di pi macchinari nellarco della giornata lavorativa, o nel caso
dellimpiego di uno stesso macchinario in differenti condizioni operative, lesposizione
quotidiana a vibrazioni A(8), in m/s2, sar ottenuta mediante lespressione:

A 8

A8

i 1

2
i

1/ 2

m / s
2

A8i : A(8) parziale relativo alloperazione i-esima


A8i = A(wmaxi)

Tei
8

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Tei : Tempo di esposizione relativo alla operazione i-esima (ore)


A(wmaxi) : A(wmax) associata alloperazione i-esima
4.

APPROCCIO TEORICO SULLA RISPOSTA DEL CORPO UMANO


ALLE VIBRAZIONI

5.

RIFERIMENTI NORMATIVI

5.1

Direttiva 2002/44/CE

5.1.1
Liter della Direttiva
La Direttiva 2002/44/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative
allesposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (vibrazioni)
(sedicesima direttiva particolare ai sensi dellarticolo 16, paragrafo 1, della Direttiva
89/391/CEE) aggiunge un altro elemento al quadro normativo europeo sulla
prevenzione dei rischi nei luoghi di lavoro.
Questo testo inizi il suo percorso con la pubblicazione da parte del Consiglio
della Comunit Europea, nel 1993, della proposta di Direttiva 93/C77/02
(successivamente modificata dalla 94/C230/03) relativa ai cosiddetti agenti fisici. Tale
proposta includeva i quattro principali agenti fisici tra i quali le vibrazioni meccaniche,
tanto quelle trasmesse al sistema mano-braccio quanto quelle relative al corpo intero.
Dopo una lunga fase di stallo, dalla direttiva agenti fisici fu stralciata la parte
relativa alle vibrazioni che divent una direttiva autonoma ancorch inquadrata nel
contesto della Direttiva 89/391/CEE (la cosiddetta direttiva madre, recepita in Italia
dal D.Lgs. 626/94).
La Direttiva 2002/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio stata
definitivamente approvata il 25 giugno 2002 e pubblicata sulla G.U.C.E. L n. 177 del 6
luglio 2002.
In ambito italiano, il percorso dellinserimento della Direttiva 2002/44/CE nella
legislazione nazionale fino a tutto aprile stato strettamente collegato allemanazione
del cosiddetto Testo Unico sulle leggi per la tutela della salute e della sicurezza negli
ambienti di lavoro. In detto impianto legislativo, allinterno del Titolo XI dedicato alla
prevenzione e protezione dagli agenti fisici, era infatti previsto il Capo III con un testo
che, come espressamente dichiarato, costituiva il recepimento della direttiva vibrazioni
e sarebbe dovuto entrare in vigore il 6 luglio 2005. Tuttavia, come noto, il 28 aprile
scorso, al termine di un sofferto dibattito con le parti sociali, anche a seguito di alcuni
importanti pareri negativi di carattere istituzionale (particolarmente quello del Consiglio
di Stato e quello delle Regioni), il cosiddetto Testo Unico stato ritirato dal Governo.
Nel frattempo, con lemanazione della Legge comunitaria 2004 del 18 aprile 2005,
n. 62, il Governo italiano stato comunque delegato ad adottare una serie di decreti

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

legislativi recanti norme occorrenti per dare attuazione ad una serie di direttive tra cui,
appunto, la Direttiva 2002/44/CE e, a seguito di tale delega, il 25 maggio il Governo ha
approvato lo Schema di decreto legislativo di attuazione della Direttiva 2002/44/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 giugno 2002, sulle prescrizioni minime
di sicurezza e salute relativa allesposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti
fisici (vibrazioni).
Tale schema di decreto legislativo andato alla valutazione della Conferenza
Stato-Regioni (che, nella seduta del 30 giugno u.s. ha espresso parere negativo) ed poi
passato al vaglio delle Commissioni Lavoro e Affari Sociali (che nella seduta del 12
luglio hanno dato invece parere favorevole con condizioni ed osservazioni).
Infine, il Consiglio dei Ministri n. 15 del 29 luglio scorso ha approvato
definitivamente il D.Lgs. 187 del 19/08/2005 che recepisce la Direttiva 2002/44/CE sui
rischi derivanti da vibrazioni meccaniche e il decreto stato pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale n. 220 del 21 settembre 2005 di modo che dal 6 ottobre esso ha iniziato ad
essere vincolante sui principali precetti.
5.1.2
I contenuti della Direttiva
La 2002/44/CE organizzata in quattro sezioni e 16 articoli.
Nella prima sezione (Disposizioni generali) vengono indicati gli obiettivi, lambito
di applicazione, le definizioni dei termini di riferimento e vengono fissati i valori limite
di esposizione ed i cosiddetti valori di azione.
Nella seconda sezione, la pi pregnante, sono definiti gli obblighi dei datori di
lavoro.
Nella terza sezione (Disposizioni varie) sono fissate regole riguardanti la
sorveglianza sanitaria, le deroghe ed alcune indicazioni su aspetti gestionali e
regolamentari, mentre nella quarta ed ultima sezione (Disposizioni finali) compaiono
specifiche sul recepimento, i destinatari e lentrata in vigore.
Larticolazione relativamente semplice di questa direttiva riprende quella degli
analoghi provvedimenti emanati per il rumore e per gli altri fattori di rischio finora
oggetto di normativa specifica; il fine dichiarato di stabilire gli obiettivi minimi da
raggiungere sullintero territorio della UE, lasciando un certo margine di libert agli
stati membri sulle modalit con cui raggiungerli.
Affermato che lobiettivo la protezione dei lavoratori dalle vibrazioni
meccaniche, nel testo dellarticolato si stabilisce innanzitutto che lambito di
applicazione comprende tutte ... le attivit in cui i lavoratori sono esposti o possono
essere esposti a rischi derivanti da vibrazioni meccaniche durante il lavoro senza
eccezione alcuna e si ribadisce che la direttiva vibrazioni una delle direttive
applicative specifiche della 89/391/CEE.
Dopo aver fornito le definizioni dei principali termini usati, allart. 3 sono fissati i
valori di riferimento (valori limite e valori di esposizione che fanno scattare lazione),
riportati nella Tabella 1.
Tabella 1: Valori limite e di azione della Direttiva 2002/44/CE
Vibrazioni mano-braccio
Vibrazioni corpo intero
HAV:A(8)
WBV:A(8)
valori limite
5,0 m/s2
1,15 m/s2

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

valori di azione

2,5 m/s2

0,50 m/s2

Le grandezze fisiche cui si riferiscono questi limiti sono definite negli Allegati A e
B della direttiva, rispettivamente per il sistema mano-braccio e per il corpo intero, e
fanno riferimento alle norme ISO 5349-1 e 2631-1.
La valutazione dellesposizione a vibrazioni per il sistema mano-braccio prevede
di valutare (utilizzando dati misurati dai produttori o misurando in proprio) il valore
dellaccelerazione equivalente ponderata in frequenza lungo i tre assi spaziali (x, y, z)
riportati in Figura 1 e quindi di calcolare il modulo del vettore accelerazione con un
apposito algoritmo. Il valore A(8) viene poi calcolato riportando ad otto ore lavorative il
valore cos calcolato.
La valutazione per il corpo intero prevede anchessa la valutazione
dellaccelerazione equivalente ponderata in frequenza sui tre assi ortogonali (vedi
Figura 1); su tali valori misurati, dopo aver applicato specifici fattori moltiplicativi
differenti per i tre assi (1,4 per gli assi x e y ed 1 per lasse z) si prende il valore
dellasse maggiormente sollecitato e lo si rapporta alle otto ore lavorative.

In entrambi i casi si possono effettuare valutazioni senza misurazioni quando sia


nota per misure effettuate da altri (la direttiva si riferisce unicamente ai valori forniti dai
produttori, ma altre fonti utilizzabili sono le banche dati) laccelerazione emessa dalla
sorgente.
Sulla base della lettura complessiva dellart. 4 il datore di lavoro, che deve
comunque valutare se vi sia o meno unesposizione a vibrazioni, a seconda del contesto
espositivo e della disponibilit di informazioni, pu:
1) giustificare lassenza di ulteriori approfondimenti;
2) effettuare o far effettuare la valutazione con dati misurati da altri;
3) far effettuare idonee misurazioni.
La valutazione del rischio va eseguita da servizi/persone competenti e dovr essere
ripetuta ad intervalli idonei; la valutazione andr aggiornata anche qualora
intervenissero significative variazioni ovvero quando i risultati della sorveglianza
sanitaria lo rendessero necessario.
Nelleffettuare la valutazione il datore di lavoro deve prestare particolare
attenzione ai vari aspetti che caratterizzano lesposizione, tra i quali spiccano le

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

interazioni con lambiente di lavoro; ci consente di tenere conto degli effetti di


sovrapposizione fra diversi fattori di rischio, come ad esempio il freddo, che gioca un
ruolo rilevante nel determinare linsorgenza della patologia da vibrazioni per il sistema
mano-braccio.
Un altro importante elemento di cui deve tenere conto il datore di lavoro
lesistenza di attrezzature alternative che riducano, o escludano, lesposizione alle
vibrazioni; la scelta delle attrezzature di lavoro viene infatti identificata come momento
fondamentale nella riduzione dellesposizione. Sulle attrezzature di lavoro va poi
previsto un adeguato programma di manutenzione volto a mantenere efficienti gli
attrezzi di lavoro ed una specifica formazione dei lavoratori.
I risultati della valutazione devono essere conservati in forma idonea alla
consultazione e devono anche precisare le misure identificate per ridurre/controllare
lesposizione e le modalit per linformazione e la formazione dei lavoratori.
Ovviamente le disposizioni per ridurre lesposizione propongono lusuale priorit degli
interventi alla fonte rispetto a quelli sullindividuo esposto. La fornitura di adeguati DPI
viene prevista essenzialmente per la protezione contro le basse temperature e lumidit.
I lavoratori devono essere consultati e devono partecipare tanto alla valutazione
dellesposizione quanto alla definizione dei programmi per la prevenzione e protezione
dal rischio secondo le regole generali fissate dalla Direttiva 89/391/CEE (in Italia: il
D.Lgs. 626/94).
Lart. 6 declina le regole della formazione ed informazione dei lavoratori esposti.
In particolare tale formazione deve soffermarsi sulle misure adottate per ridurre
lesposizione, sui valori limite, sui risultati della valutazione, sul riconoscimento
precoce del danno e sulle procedure per segnalare i sintomi, sulla sorveglianza sanitaria
e sulle procedure di lavoro volte a rendere minime lesposizione alle vibrazioni.
Il divieto, sancito dallart. 5, di superare i valori limite associato allobbligo di
riportare immediatamente lesposizione al di sotto dei valori limite non appena questi
vengano superati.
Lart. 8 dedicato alla sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti che deve essere
volta ad individuare segni precoci di danno. Quando lesposizione dei lavoratori alle
vibrazioni tale da rendere possibile lindividuazione di un nesso tra esposizione e
patologie o effetti nocivi per la salute, quando probabile che la malattia o gli effetti si
manifestino nelle particolari condizioni di lavoro, quando esistono tecniche
sperimentate che consentono di individuare la malattia o gli effetti nocivi per la salute e,
in ogni caso, quando i lavoratori esposti a livelli superiori ai valori di azione occorre
attivare la sorveglianza sanitaria, a resoconto della quale deve essere redatta una
documentazione individuale cui il lavoratore ha accesso.
In caso di individuazione di un danno il medico lo comunica al lavoratore e, tenuto
conto del segreto professionale, al datore di lavoro, il quale tenuto a rivedere la
valutazione dei rischi.
Rispetto alla data di entrata in vigore delle disposizioni legislative, regolamentari
ed amministrative dei Paesi membri (data fissata dallart. 14 nel 6 luglio del 2005) gli
articoli 9 e 10 introducono periodi transitori e deroghe su aspetti non secondari.
Lart. 9 prevede la possibilit, relativamente al solo superamento dei limiti di
esposizione, di ritardare lentrata in vigore degli effetti della direttiva per un massimo di
5 anni nel caso in cui le attrezzature di lavoro che pur siano realizzate secondo i pi

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

recenti progressi tecnici (!) e/o dellapplicazione delle misure organizzative (?)
comportino un superamento dei limiti. Tale periodo transitorio si applica alle sole
attrezzature di lavoro vibranti messe a disposizione prima del 6 luglio 2007; per le
attrezzature impiegate nei settori agricolo e forestale tale periodo pu per essere
allungato di ulteriori 4 anni.
Le deroghe introdotte dallarticolo 10 hanno come destinatari i settori della
navigazione marittima ed aerea: si prevede che in circostanze debitamente giustificate si
possa derogare dai limiti di esposizione al corpo intero qualora non sia possibile
introdurre alcuna misura tecnica e/o organizzativa atta a portare lesposizione al di sotto
di detti limiti.
Per particolari lavoratori la cui esposizione varia molto nellarco della giornata,
viene anche introdotta la possibilit di valutare lesposizione su 40 ore lavorative
anzich su 8. Il valore medio di esposizione settimanale dovr essere inferiore ai limiti
fissati dalla direttiva, sempre che la situazione non introduca maggiori rischi per la
salute dei lavoratori.
5.2

Decreto Legislativo di recepimento italiano N.187 del 19 Agosto 2005

5.2.1
Criticit del Decreto
Ad una prima lettura, il testo del D.Lgs. 187/05 Attuazione della direttiva
2002/44/CE sulle prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei
lavoratori ai rischi derivanti da vibrazioni meccaniche potrebbe apparire ben allineato
con i contenuti della direttiva recepita. In realt, ad una analisi pi attenta, le pur non
moltissime differenze riscontrabili si dimostrano di importante ricaduta operativa e tutte
sostanzialmente orientate ad una minor tutela del lavoratore.
Due sono i temi cui possono essere associate le principali criticit.
Innanzitutto laccentuata impostazione del ricorso ai dati provenienti da misure
altrui (dai produttori/da banche dati) che indirizzer le aziende ed i loro consulenti
allutilizzo generalizzato (e quindi acritico) di dati relativi a condizioni di esposizione
anche quando molto dissimili da quelli di effettiva esposizione, con levidente
conseguenza di sottovalutare le misure di prevenzione.
Il testo del DLgs. 187/05 recita infatti:
D.Lgs. 187/05; Art. 4 Valutazione dei rischi
1. Nell'assolvere gli obblighi stabiliti dall'articolo 4 del decreto legislativo 19
settembre 1994, n. 626, il datore di lavoro valuta e, nel caso non siano
disponibili informazioni relative ai livelli di vibrazione presso banche dati
dell'ISPESL, delle regioni o del CNR o direttamente presso i produttori o
fornitori, misura i livelli di vibrazioni meccaniche a cui i lavoratori sono
esposti.
2.
In pratica, la valutazione con misurazioni viene relegata ad una scelta terminale,
subordinata alla mancanza di ogni altro tipo di valori di riferimento e senza porre in
alcun rilievo lesigenza di una correttezza delle fonti della valutazione: il testo diramato

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

ha infatti ignorato sistematicamente i richiami a subordinare la valutazione tramite dati


misurati da altri alla loro rappresentativit della condizione espositiva.
Si consideri che, al riguardo, in modo pi pragmatico la direttiva sosteneva che:
il datore di lavoro valuta e, se necessario, misura .
Nel D.Lgs. 187/05 si invece voluto sottacere lesigenza del ricorso alle
misurazioni non solo nel caso di fonti non attendibili, ma anche nel caso in cui i
controlli sanitari, evidenziando una patologia professionale da vibrazioni, impongono la
rivalutazione dellesposizione!
E si anche voluto sottacere levidenza, vale a dire che nel contenzioso la
misurazione costituir il metodo di riferimento!
Sullopportunit o meno che la stima dellentit delle esposizioni a vibrazioni sia
basata sul ricorso a rilievi effettuati da altri e sullattendibilit dei dati disponibili si
molto discusso ed ancora si continua a farlo. Si ritiene quindi opportuno soffermarsi
sullargomento per sollecitare le dovute attenzioni soprattutto perch lerrata
valutazione del rischio si traduce in mancata prevenzione per i lavoratori esposti e nei
problemi penali indotti dallinsorgenza di malattie professionali per il datore di lavoro.
In generale il ricorso a rilievi effettuati da altri accettabile se:

la legislazione non richiede esplicitamente rilievi propri;.


le misurazioni effettuate in proprio sono sufficientemente complesse, vuoi per
la strumentazione che per lesecuzione delle misure stesse;
i dati rilevati dagli altri soggetti descrivono le attrezzature e le modalit duso
presenti nella propria realt produttiva.

Queste affermazioni, che appaiono sostanzialmente scontate e che per le vibrazioni


sono certamente vere nei primi 2 punti, si scontrano con la situazione attuale
relativamente al terzo punto, vale a dire con la qualit e la pertinenza dei dati forniti dai
cosiddetti altri.
Per un complesso insieme di situazioni, che vede la presenza tanto di motivazioni
oggettive quanto i meccanismi di deresponsabilizzazione, raramente i produttori, che
debbono produrre valori vibrometrici ex DPR 459/96 (recepimento italiano della
cosiddetta direttiva macchine), forniscono valori affidabili (con valori ricavati in
condizioni operative sovrapponibili a quelle di effettivo utilizzo) ai fini della
valutazione del rischio e ci purtroppo riduce di molto le disponibilit informative per le
aziende. Ed anche nelle banche-dati sperimentali, vuoi per la limitatezza delle
attrezzature indagate, vuoi per la difficolt a prevederne le svariate modalit di utilizzo,
spesso difficile riscontrare le proprie macchine valutate nelle proprie condizioni duso.
Non si pu poi dimenticare che attingendo a dati valutati dai produttori o da
tecnici, alle proprie macchine saranno attribuiti gli stessi livelli indipendentemente dalla
loro condizione manutentiva, dal degrado dei sistemi di smorzamento e isolamento delle
vibrazioni, ecc. La valutazione del rischio mediante dati forniti da altri non
permetter quindi di acquisire informazioni per la (fondamentale) finalit
dellidentificazione delle cause del rischio ai fini della sua bonifica e controllo.
Con le dovute chiarezze e cautele, tuttavia, il ricorso a banche-dati pu essere una
risposta realistica (economicamente e igienisticamente accettabile) per la conoscenza
orientativa dei rischi per il lavoratore in tutti i casi in cui si possa con chiarezza

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

classificarli rispetto ai valori di riferimento (livelli di azione / livelli limite /) e gi si


conoscano le modalit di intervento adottabili per la riduzione del rischio.
Il ricorso alle banche dati nulla toglie poi al valore della misurazione che,
ovviamente, non pu che restare il metodo di riferimento per la soluzione di dubbi circa
la presenza o meno del rischio o la sua classificazione o per il dimensionamento degli
interventi di bonifica.
Il secondo livello di criticit presente nel D.Lgs. 187/05 appare dalla mancata
ripresa di passaggi che nella direttiva esplicitano e rendono sequenziale alla valutazione
ladozione delle necessarie misure di bonifica. Ci ulteriormente amplificato dalla
mancata previsione di sanzioni per il datore di lavoro che omettesse lapplicazione delle
misure di prevenzione e protezione dai rischi al di sotto dei livelli di azione e, pi in
generale, che omettesse lapplicazione delle conseguenti misure di prevenzione e
protezione (in particolare: informazione/formazione e controllo sanitario) anche a livelli
di rischio elevati.
Al riguardo, i passi pi critici del D.Lgs. 187/05 sono:
D.Lgs. 187/05; Art. 4 Valutazione dei rischi

7. La valutazione dei rischi deve essere documentata conformemente all'articolo


4 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626 ( ???), e include la
giustificazione che la natura e l'entit dei rischi connessi con le vibrazioni
meccaniche rendono non necessaria una valutazione maggiormente
dettagliata dei rischi.

D.Lgs. 187/05; Art.12 Sanzioni


1. Il datore di lavoro punito con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da
euro 1.500 a euro 4.000 per la violazione dell'articolo 4, commi 1, 7 e 8, e
dell'articolo 7, comma 4, lettere a) e b).
2. Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l'arresto da tre a sei mesi o
con l'ammenda da euro 1.500 a euro 4.000 per la violazione dell'articolo 4,
commi 2, 3, 5 e 6, e dell'articolo 5,comma 2.

Allart. 4, comma 7, si eliminato il riferimento, presente invece nella Direttiva


2002/44/CE (qui allart. 4, comma 5), che la valutazione, qualora non si esaurisca nella
giustificazione del rischio, deve precisare quali misure devono essere adottate a
norma degli articoli 5 (Disposizioni miranti ad escludere o a ridurre lesposizione) e 6
(Informazione e formazione dei lavoratori) della presente direttiva . Pare quindi
evidente che si sia voluto sottacere che la valutazione non un atto burocratico fine a s
stesso, ma vada invece volta allidentificazione delle cause del rischio per la sua
eliminazione o controllo.
Allart. 12 poi si sanzionato, a carico del datore di lavoro, solo lart. 4 (quello
della valutazione del rischio, qui addirittura con pignoleria: commi 1, 2, 3, 5, 6, 7 e 8) e
lart. 5, comma 2 (redazione e applicazione di un piano di bonifica al superamento dei
livelli dazione) e non invece lart. 5, comma 1 (obbligo a ridurre il rischio al minimo) e
lart. 5, comma 3 (obbligo a non superare i valori limite). Nessuna sanzione inoltre al

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

datore di lavoro o al dirigente che non attivassero la formazione, linformazione ed il


controllo sanitario.
Pare particolarmente preoccupante la mancata possibilit di perseguire chi, al di
sotto dei valori di azione, omettesse di attuare misure di controllo del rischio. Si va cos
a modificare (o a tentare di modificare) un consolidato orientamento legislativo e
giudiziario volto ad evitare una inerzia di fronte al rischio lavorativo che di fatto induce
lallineamento dello stesso verso lalto. E circa il significato dei valori dazione si
consideri anche che questi non sono affatto un valore di demarcazione tra una situazione
rischiosa ed una no: sulla base degli studi epidemiologici disponibili (quelli che hanno
portato allemanazione della ISO 5349) si dimostra infatti che un livello di esposizione
a vibrazioni al sistema mano-braccio pari al valore di azione per un tempo di 12 anni
comporta linsorgenza di danni nel 10% degli esposti.
Da notare comunque che le situazioni che sfuggono alla sanzionabilit ex D.Lgs.
187/05 potranno essere contrastate sulla base dellimpianto del D.Lgs. 626/94.
Infine, altri aspetti del D.Lgs. 187/05 che segnalano ulteriormente una volont di
ridimensionare le tutele previste dalla Direttiva 2002/44/CE e dalla legislazione
comunitaria vigente sono:

nellart. 7, sulla sorveglianza sanitaria, dove stato cassato lesplicito


riferimento fornito dalla Direttiva 2002/44/CE che una delle modalit con le
quali il datore di lavoro tenuto ad intervenire sui casi di lavoratori che hanno
mostrato problemi alla salute dovuti alle vibrazioni quella di assegnare il
lavoratore stesso ad attivit alternative che non comportano rischio di ulteriore
esposizione;.
la formulazione dellart. 13, comma 2, che non permette bene di cogliere come
la deroga (al 6 luglio 2010) sul rispetto ei valori limite di esposizione si
dovrebbe ragionevolmente applicare solo a quelle attrezzature per le quali
tanto il progresso tecnico (per confronto con le altre attrezzature sul mercato)
quanto ladozione delle misure organizzative (concretamente attuabili e non
gi quelle messe in atto!) non consentono.

A suffragio dellipotesi di un momento non particolarmente attento alle esigenze di


tutela della salute dei lavoratori si osservi che in questo paragrafo sono stati analizzati
solamente quegli aspetti del decreto di recepimento che riducono le tutele previste dalla
Direttiva 2002/44/CE e dalla legislazione vigente a fronte dellindicazione presente gi
nel titolo della direttiva stessa che essa definisce le prescrizioni minime di sicurezza e
salute e, infine, che lattuazione della direttiva non pu giustificare un regresso
rispetto alla situazione esistente .
5.2.2

Dalla valutazione del rischio agli adempimenti conseguenti nel nuovo


quadro legislativo
Le note che seguono propongono una prima ipotesi attuativa della valutazione del
rischio vibrazioni compatibile con il D.Lgs. 187/05 ed alla luce delle sue criticit prima
discusse, nella convinzione che in tale procedura risieda un momento fondamentale
nellimpostazione della politica aziendale di prevenzione.
Il quadro legislativo e normativo italiano riferibile alla tutela della salute dei
lavoratori rispetto al rischio vibrazioni, oltre che sui principi del D.Lgs. 626/94, si basa

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

oggi in primo luogo sul D.Lgs. 187/05 (provvedimento di recepimento della Direttiva
2002/44/CE) e sulle norme UNI EN ISO 5349-1 e 2 (desunte dalla ISO 5349, per HAV)
e ISO 2631-1 (per WBV). Esistono poi tutta una serie di norme UNI, alcune di
derivazione internazionale ed altre a valenza specificamente italiana, nelle quali sono
affrontate tematiche riguardanti la strumentazione o le specifiche di misure per
macchine particolari o in condizioni specifiche.
Con il recepimento della Direttiva 2002/44/CE sono stati fatti decadere i
riferimenti al DPR 303/56.
Con il D.Lgs. 187/05 lesposizione a vibrazioni divenuta oggetto di alcune
specifiche indicazioni sulle modalit alle quali attenersi in fase di valutazione del
rischio e che comunque non ne superano il significato primario della ricerca delle cause
dei rischi per la salute nellambiente di lavoro, finalizzata al loro superamento.
Nel caso in cui dalla valutazione emergano potenziali cause di danno alla salute, la
valutazione si dovr pertanto cimentare nella ricerca delle possibili soluzioni e della
loro praticabilit.
Sotto la propria responsabilit il datore di lavoro, assunte le risultanze della
valutazione, indicher nel programma degli interventi le azioni che metter in campo
per eliminare o contenere i rischi evidenziati e la loro tempistica di attuazione.
Da una prima lettura del D.Lgs.187/05 si pu osservare come questo (similmente a
quanto previsto dalla Direttiva 2002/44/CE, per lesecuzione della valutazione dei rischi
da vibrazioni, prefiguri tre successivi livelli di approfondimento (o di analisi):
1) losservazione delle modalit di lavoro e delle tecnologie utilizzate e la
conoscenza del giudizio degli altri attori aziendali della sicurezza;.
2) la ricostruzione dei presumibili livelli espositivi sulla base di dati forniti da
altri (tipicamente: da banche-dati sperimentali o dai costruttori/rivenditori);
3) la misurazione dei livelli di rischio con attrezzature specifiche, modalit
appropriate e personale competente.
In maniera assolutamente schematica possiamo definire il primo livello
dapprofondimento come quello che consente di decidere sullesistenza o meno di un
rischio sostanzialmente trascurabile, vale a dire di un rischio certamente tanto basso da
consentire di concludere la valutazione con quella che la Direttiva stessa definisce una
giustificazione di mancati ulteriori approfondimenti.
In presenza di un rischio i cui effetti sono apprezzati dai sensi degli individui e la
cui origine normalmente dovuta a tecnologie o attrezzature di lavoro volutamente
introdotte, questo primo livello di analisi pu basarsi su di un approccio estremamente
snello.
Mediante semplicissime liste di primo controllo, il valutatore potr accertare la
presenza o lassenza del rischio, di conseguenza verificando lesigenza di provvedere a
quegli ulteriori approfondimenti tecnici che tipicamente consistono nel ricorso a dati
rilevati da altri (dalle cosiddette banche-dati o dai produttori) o a rilevazioni
strumentali.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

5.3

Un confronto delle valutazioni e delle stime ottenute utilizzando norme


alternative per prevedere i rischi delle vibrazioni whole body e degli
shock ripetuti

Le norme a cui si fa riferimento per valutare i possibili rischi per la salute causati
dalle vibrazioni e dagli shock ripetuti sono: (i) la vecchia norma internazionale (ISO
2631/1:1985) [1]; (ii) la cosiddetta British Standard (BS 6841:1987) [2]; (iii) e la
nuova International Standard (ISO 2631-1: 1997) [3]. Tali norme forniscono le
procedure per misurare la vibrazione, valutarne lintensit e stimare se lesposizione alla
vibrazione pu causare danni. Ogni norma fornisce le procedure per pesare in frequenza
e calcolare la media, procedure che possono essere applicate alle accelerazioni misurate
nelle interfacce tra un sedile e il corpo umano.
Ci sono differenze tra le pesature in frequenza, le procedure per calcolare la media
e i metodi di stima descritti nelle tre norme. Nel caso della ISO 2631-1 [3] ci sono
alternative procedure per calcolare la media ed alternativi metodi di stima allinterno
della stessa norma. auspicabile capire gli effetti delle differenze nelle procedure di
valutazione e di stima quando si applicano tali norme per prevedere se un particolare
movimento pu provocare danni.
Qui di seguito sono riportati confronti tra le vibrazioni misurate sui sedili di diversi
mezzi di trasporto valutate e stimate secondo le suddette norme. Lo scopo di tale studio
determinare il range delle diverse stime delle durate di esposizione accettabili per ogni
ambiente, e mostrare come le differenze tra le procedure di valutazione sono influenzate
dallintensit, dalla frequenza e dalla direzione delle accelerazioni relative al sedile.
5.3.1
Metodologia
Le valutazioni sono effettuate in riferimento alle accelerazioni misurate sul sedile
di nove differenti mezzi di trasporto. Le nove diverse condizioni ambientali sono
descritte nella Tabella XXX.
Tabella xxx
Le accelerazioni del sedile sono state pesate in frequenza seguendo le disposizioni
di ogni norma. La ISO 2631/1 [1] definisce gli aumenti di pesatura in frequenza
dellaccelerazione, applicabili agli assi x, y e z, sulla superficie del sedile rispetto al
range di frequenza 1-80 Hz. Queste pesature sono state realizzati mediante una rapida
circonvoluzione nel dominio della frequenza. La BS 6841 [2] e lISO 2631-1 [3]
definiscono equazioni s-plane che possono essere utilizzate per determinare filtri di
pesatura che possono essere applicati nel dominio del tempo. Queste sono state
implementate utilizzando filtri digitali IIR bilineari progettati.
Sono stati sviluppati per ogni norma metodi alternativi per implementare i filtri di
pesatura in modo da cercare le differenze nei risultati provocate dalle differenze nel
metodo di pesatura. Per la ISO 2631/1 [1] le approssimazioni alle misure standard sono
state definite dalle s-plane equazioni date nelle corrispondenti strumentazioni standard,
ISO 8041:1990. Per la BS 6841 e la ISO 2631-1, le pesature alternative sono state
effettuate da una rapida circonvoluzione, con la medesima importanza risposta come i
filtri standard, ma con una netta fase di risposta sopra tutte le frequenze. Lincremento e
la fase delle risposte dei filtri di pesatura per laccelerazione del sedile in direzione
verticale sono mostrati in figura 1.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Il valore r.m.s. pesato dellaccelerazione, aw, stato calcolato come segue:

1
aw
T

1/ 2

a w2 t dt

dove T la durata della misurazione. Il valore della dose di vibrazione pesata in


frequenza, VDV, stato calcolato secondo la BS 6841 e la ISO 2631-1 [3]:

VDV

1/ 4

a w4 t dt

Il valore stimato della dose di vibrazione, eVDV, stato calcolato secondo la BS


6841 e la ISO 2631-1:

eVDV 1.4a wT 1 / 4 .
Laccelerazione verticale misurata sul sedile del guidatore o del passeggero stata
valutata per ogni tipo di trasporto. Dovera presente anche laccelerazione orizzontale
(assi x e y) la vibrazione multi asse stata valutata secondo i requisiti di ogni
norma. Un valore massimo della vibrazione a carattere transitorio (MTVV) stato
calcolato per laccelerazione lungo lasse z, secondo la ISO 2631-1 [3], nel seguente
modo:

1 t0

MTVV max a w2 t dt
t

1/ 2

dove t0 il tempo di osservazione e il tempo di integrazione. La ISO 2631 1


definisce anche un metodo alternativo per calcolare MTVV sulla base della media
esponenziale, utilizzato per calcolare le stime di MTVV:

1 t0
t t0
MTVVe max a w2 t exp
dt

1/ 2

Tutte e tre le norme presentano metodi per stimare lintensit della vibrazione
come una funzione dellaccelerazione pesata in frequenza e della durata
dellesposizione. La ISO 2631/1 [1] fornisce i limiti di esposizione per la radice
quadrata dellaccelerazione che diminuisce con laumento della durata di esposizione
secondo una funzione che non matematicamente definita. Ad ogni modo definita
unapprossimazione a tale funzione: valori della radice quadrata dellaccelerazione di 5
6 ms-2 per esposizioni di 1 10 min e valori che si abbassano in modo inversamente
proporzionale alla radice quadrata della durata dellesposizione per esposizioni che
vanno dai 10 minuti alle 8 ore.

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

La BS 6841 [2] definisce ci che, in alcuni casi, viene chiamato livello di


azione determinato da un valore della dose di vibrazione pari a 15 ms -1.75; per
esposizioni alle vibrazioni giornaliere che superano questo valore si suggerisce di
assumere delle misure di precauzione per la sicurezza delle persone esposte e il
controllo della loro salute.
La ISO 2631-1 [3] definisce due diverse zone suggerite per la cautela della salute
per le esposizioni giornaliere alle vibrazioni. La zona di cautela r.m.s. non definita
matematicamente ma si assume data da un range di 2:1 di accelerazione per durate tra 1
minuto e 10 minuti, e la radice quadrata dellaccelerazione diminuisce in modo
inversamente proporzionale alla radice quadrata della durata di esposizione per
esposizioni tra i 10 minuti e le 24 ore. In questo studio si assume che i limiti della radice
quadrata della zona di cautela siano 2.8 e 5.6 ms -2 per durate di esposizione comprese
tra 1 e 10 minuti, ma sono possibili altre interpretazioni. Una zona di cautela VDV
definita dal valore della dose di vibrazione compreso tra 8.5 e 17 ms-1.75 (figura 2).
I limiti per le durate di esposizione sono stati stimati mediante la aw , secondo la
vecchia ISO 2631/1 [1] calcolando le equivalenti durate di esposizione, Tc, che
sarebbero richieste per raggiungere il limite di esposizione,

Tc T5.6 5.6 / a w ,
2

per

a w 5.6ms 2 ,

in cui T5.6 = 10 min. Le esposizioni limite secondo la zona di cautela r.m.s. nella
nuova ISO 2631-1 [3] sono state determinate assumendo il livello del limite superiore
di questa zona di cautela, anche mediante lequazione precedente.
Le durate delle esposizioni limite possono essere calcolate utilizzando i valori
delle dosi di vibrazione seguendo sia la BS 6841 [2] che la ISO 2631-1 [3]. Nel caso
della BS 6841, le esposizioni limite sono state determinate dal valore della dose di
vibrazione pesata in frequenza, VDV, valore misurato su un periodo, T, calcolando il
tempo di esposizione equivalente, Tc, richiesto per raggiungere un valore della dose di
vibrazione di 15 ms-1.75:

Tc T 15 / VDV .
4

Figura 2
Nel caso della ISO 2631-1 [3], le esposizioni limite sono state determinate dal
valore della dose di vibrazione pesata in frequenza, VDV, valore misurato su un periodo,
T, calcolando il tempo di esposizione equivalente, Tc, richiesto per raggiungere il limite
superiore della zona di cautela VDV a 17 ms-175:

Tc T 17 / VDV .
4

5.3.2
Risultati
Sette delle nove situazioni analizzate si sono rilevate gravi, con durate di
esposizione accettabili di meno di 8 h, indicate da tutte e tre i metodi di valutazione.
Accelerazione r.m.s .pesata Leffetto dellespressione della pesatura

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

Il metodo di valutazione della vibrazione whole body nel rispetto della salute
nella vecchia ISO 2631/1 [1] ha implicato il confronto tra la vibrazione in ogni terzo
di banda dottava direttamente e il corrispondente limite per la banda. Soltanto la banda
pi alta nel rispetto dei limiti stata inclusa in questa raccomandata procedura di
valutazione. Unapprossimazione accettabile, la procedura di pesatura, stata
definita per semplificare le misurazioni dove non stata richiesta lanalisi spettrale.
Questo metodo ha comportato il calcolo delle accelerazioni r.m.s. pesate in frequenza
sul sedile lungo gli assi x, y, e z. In questo lavoro stato utilizzato solo il metodo di
pesatura, con le pesature implementate nel dominio della frequenza secondo la ISO
2631/1 [1] e nel dominio del tempo secondo la ISO 8041. Una stima del rischio per la
salute quindi basata sullaccelerazione r.m.s. pesata in frequenza lungo lasse dando la
pi severa valutazione. Il metodo della valutazione di base nella nuova ISO 2631-1
[3] similare, tranne che per il fatto che vengono utilizzate diverse pesature in
frequenza. La BS 6841 raccomanda che la valutazione della vibrazione nel rispetto della
salute sia basato sui valori della dose di vibrazione pi che sulla radice quadrata
dellaccelerazione; ad ogni modo, il valore della dose di vibrazione stimato, eVDV, pu
essere calcolato mediante laccelerazione r.m.s. pesata in frequenza quando il fattore di
cresta basso. La tabella 2 mette a confronto le accelerazioni r.m.s. pesate in frequenze
lungo gli assi peggiori relativi al sedile, dopo la pesatura in frequenza secondo la ISO
2631/1, la ISO 8041, la BS 6841 e la ISO 2631-1.
tabella 2
Le differenze tra le accelerazioni r.m.s. pesate in frequenza mostrate in tabella 2
per ogni forma di trasporto dipendono dalla forma degli spettri dellaccelerazione. La
figura 3 mostra la densit spettrale della potenza dellaccelerazione non pesata lungo
lasse z per ognuno dei nove sedili. Per otto dei sedili laccelerazione r.m.s. pesata
maggiore lungo lasse z; leccezione rappresentata dalla tank per la quale la nuova
ISO 2631-1 ha dato unaccelerazione del sedile pesata lungo lasse x pi grande del 9%
rispetto allaccelerazione del sedile pesata lungo lasse z. Si pu osservare che risultati
simili sono stati ottenuti quando sono stati utilizzate le pesature straight line nella
vecchia ISO 2631/1 e quando sono state utilizzate le equazioni filtro della ISO 8041,
eccetto per il gommone per cui la radice quadrata dellaccelerazione stata il 15%
maggiore con i filtri di pesatura della ISO 8041 a causa della grande quantit di energia
al di sotto di 1 Hz;
figura 3
il moto alle frequenze al di sotto di 1 Hz stato attenuato utilizzando le pesature
straight line (figura 1). Dove si verificata unelevata porzione di energia con
frequenze maggiori di 8 Hz (es. la mountain bike), le accelerazioni pesate in frequenza
sono state maggiori utilizzando le pesature della nuova ISO 2631-1 di quando si sono
utilizzate le pesature della vecchia norma. Dove stata rilevata unelevata porzione di
energia alle frequenze comprese tra 1 Hz e 4 Hz (es. la macchina e il bus), le
accelerazioni pesate in frequenza con la nuova norma sono state leggermente inferiori di
quelle ottenute con la vecchia norma. Nei casi in cui la vibrazione stata
prevalentemente alle alte frequenze le accelerazioni pesate in frequenza sono state pi
elevate utilizzando la BS 6841 che utilizzando la nuova ISO 2631-1; al contrario,
quando la vibrazione stata prevalentemente alle basse frequenze le accelerazioni
pesate in frequenza sono state pi basse facendo riferimento alla BS 6841 che alla

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

nuova norma ISO. Ad ogni modo, in molti casi le differenze tra i valori ottenuti con le
diverse misurazioni lungo gli assi verticali si sono rivelate abbastanza piccole.
La tabella 3 mostra le durate delle esposizioni limite stimate, Tc, per ognuno dei
metodi di stima. Per i moti dei nove esempi, le durate dellesposizione richieste per
raggiungere il limite superiore della zona di cautela r.m.s. nella ISO 2631-1 [3]
comprese tra il 70% e il 120% delle durate fornite dai limiti di esposizione nella ISO
2631-1 [1] (laddove le seconde sono state valutate utilizzando i filtri di pesatura della
ISO 8041).
Valori della dose di vibrazione e valori della dose di vibrazione stimati
La BS 6841 richiede che tutte le valutazioni per il rispetto della salute siano basate
sulla quarta potenza VDV. Se il fattore di cresta dellaccelerazione pesata in frequenza
vale meno di sei, pu essere utilizzato il valore della dose di vibrazione stimato (eVDV).
Anche la ISO 2631-1 permette valutazioni sulla base di entrambi i parametri, e
raccomanda che il VDV reale sia determinato quando il fattore di cresta
dellaccelerazione maggiore di nove, o il VDV sia maggiore dell eVDV di un fattore di
1.25.
La tabella 4 mostra i valori della dose di vibrazione e i valori della dose di
vibrazione stimati per le nove forme di trasporto valutati secondo la BS 6841 e la ISO
2631-1. Il valore assoluto di un valore della dose di vibrazione dipende dalla durata
della misurazione oltre che dallintensit, dalla frequenza e dalla direzione della
vibrazione. In tabella 4 mostrato un confronto tra i valori misurati come valori
equivalenti per lesposizione di 1 minuto. Essi sono stati calcolati moltiplicando la dose
di vibrazione misurata su un periodo di t secondi per (60/t) 1/4. I valori mostrati in tabella
4 possono perci essere confrontati attraverso diversi ambienti e con i diversi metodi di
valutazione.
Com prevedibile, per alcune delle misurazioni ci sono grandi differenze tra i
valori della dose di vibrazione stimati e quelli reali. Per il fork lift truck il VDV
risultato il 71% pi elevato delleVDV secondo la ISO 2631-1 e l 83% secondo la BS
6841.
Facendo riferimento alla ISO 2631-1, lautomobile su una strada dissestata
richiede 27 minuti per raggiungere un valore di VDV pari a 17 ms-1.75; facendo
riferimento alleVDV, per raggiungere 17 ms-1.75 sarebbe richiesta unesposizione di 44
minuti (tabella 3). Dovrebbe essere suggerita unesposizione limite di 109 minuti
quando si valuta lo stesso moto utilizzando laccelerazione r.m.s. pesata in frequenza e
comparando il valore con il limite superiore della zona di cautela r.m.s.. Per il moto
della tank, il VDV dovrebbe superare 17 ms-1.75 in meno di 9 minuti, ma ci vorrebbero 49
minuti perch la radice quadrata dellaccelerazione superi il limite superiore della zona
di cautela r.m.s.. Per questi due esempi, il fattore di cresta risultato pi basso di nove
e il VDV non ha superato leVDV di un fattore di 1.25, per cui la r.m.s., leVDV o il
VDV possono ragionevolmente essere applicati per valutare tali moti secondo la
nuova ISO 2631-1, conducendo alle stime delle durate delle esposizioni giornaliere
limite variando fino a un fattore di 5.5, anche quando si valuta con la stessa norma. La
valutazione sulla mountain bike stata molto severa, raggiungendo un VDV di 17 ms-1.75
in solamente 1.1 min, ma impiegando 35 minuti per arrivare alla radice quadrata del
limite di cautela. Questo moto ha superato i criteri per le valutazioni raccomandate sulla

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

base del VDV, cos si potrebbe assumere che in questo caso potrebbe essere utilizzato il
limite pi basso. Comunque, la postura del ciclista e le forze applicate al corpo in
corrispondenza del sedile possono far s che lapplicazione di tale norma risulti
inappropriata.
tabella 3
tabella 4
La BS 6841 richiede che tutte le valutazioni nel rispetto della salute siano basate
sulla quarta potenza VDV. I VDV calcolato lungo lasse peggiore secondo la BS 6841
risultato compreso tra il 18% pi basso e il 3% pi alto di quelli calcolati secondo la
ISO 2631-1 [3], a causa delle differenze nella pesatura in frequenza. Ad ogni modo, sin
da quando la BS 6841 specifica un valore di cautela pi basso di quello specificato dalla
ISO 2631-1 [3], le durate delle esposizioni giornaliere limite indicate dalla BS 6841 per
la vibrazione lungo lasse peggiore sono risultate molto pi basse (tra il 45% e il 120%)
di quelle indicate dalla ISO 2631-1.
La BS 6841 richiede che le stime siano basate sulla somma dei VDV lungo gli assi
x, y e z sul sedile e lungo lasse x sul sedile posteriore (calcolata mediante la quarta
radice della somma delle quarte potenze dei VDV su ogni asse). La tabella 5 mette a
confronto soprattutto i VDV calcolati dalla radice quadrata della somma dei VDV in ogni
asse con il VDV lungo lasse peggiore. La tabella mostra solo i VDV per i cinque esempi
in cui le misurazioni sono state disponibili lungo gli assi x, y e z sul sedile e lungo lasse
x sul sedile posteriore.
La nuova ISO 2631-1 suggerisce che se nessun asse risulta chiaramente
predominante il vettore somma delle accelerazioni pesate lungo gli assi x, y e z del
sedile potrebbero essere calcolati mediante la radice quadrata delle accelerazioni in ogni
direzione, ma non chiaro come dovrebbe essere calcolato il vettore somma quando
si valutano i moti nel rispetto dei valori della dose di vibrazione.
Valori del massimo transitorio della vibrazione
La nuova ISO 2631-1 [3] raccomanda che l MTVV pu essere determinato sia se il
fattore di cresta dellaccelerazione maggiore di nove, sia se l MTVV supera la radice
quadrata globale dellaccelerazione di 15. La British Standard 6841 non appoggia luso
dell MTVV.
tabella 5
La norma ISO raccomanda un tempo dintegrazione, , di 1 secondo, quando si
calcola l MTVV, ma tale valore non obbligatorio. La tabella 6 mostra che variando il
tempo dintegrazione tra 0.125 s e 8.0 s pu risultare in variazioni di un fattore tra due e
quattro nel valore dell MTVV per i moti verticali considerati qui.
Dalla tabella 6 si evince anche che quando si usa un tempo di integrazione di 1 s,
la condizione per decidere di determinare l MTVV oltre al valore della radice quadrata
(per es., MTVV/aw >15) soddisfatta in tutti i nove casi. Comunque, il valore di
MTVV/aw fortemente dipendente dal tempo di integrazione scelto: la condizione non
stata sempre soddisfatta quando il tempo di integrazione ha raggiunto gli 8 secondi.
I valori MTVV ottenuti con un tempo di integrazione esponenziale di 1 s sono
risultati tra l87% e il 100% dei valori calcolati con una media rettangolare (tabella 6).
tabella 6
tabella 7

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

La nuova ISO 2631 non stabilisce come pu essere utilizzato un MTVV per stimare
il rischio del danno. Perci non possibile qui comparare le conseguenze dellutilizzo
degli MTVV con le conseguenze dellutilizzo dei VDV.
Effetti della fase di risposta dei filtri di misura
La tabella 7 mostra che i valori della dose di vibrazione calcolati secondo la BS
6841 e la ISO 2631-1 sono risultati, in qualche misura, sensibili alla fase dei filtri di
pesatura in frequenza. Alcune valutazioni non sono state influenzate, ma il VDV ha
raggiunto variazioni di circa l11% per altre. Una variazione dell11% nel VDV
risulterebbe in una variazione di circa il 50% nei tempi indicati per raggiungere un VDV
limite di azione o zona di cautela per la salute.
5.3.3
Conclusioni
Utilizzando i metodi descritti nelle tre norme si possono, quindi, ottenere diverse
stime delle durate di esposizione giornaliera limite alla vibrazione whole body e agli
shock ripetuti. Sono possibili grandi differenze anche utilizzando i diversi metodi
presenti nella stessa norma.
Le differenze nella forma dei filtri di pesatura tra le tre norme risultata in
variazioni nelle durate delle esposizione giornaliera limite fino al 75% per i nove moti
presi ad esempio. Considerando il moto rappresentato in diversi assi sulla base dei
valori della dose di vibrazione risultata una riduzione nelle durate dellesposizione
giornaliera limite che pu raggiungere l85% se paragonata con le stime basate solo
sullasse peggiore.
La pi grande variazione nelle durate dellesposizione giornaliera limite derivata
dalle differenze tra le valutazioni basate sulla radice quadrata dellaccelerazione e quelle
basate sulla quarta potenza dei valori della dose di vibrazione. Le differenze derivano
parzialmente dalla forma delle onde del moto e, nella nuova ISO 2631, dal differente
metodo di stima delle misure della radice quadrata e del VDV. Quando si sono
confrontati i valori della dose di vibrazione stimati (calcolati mediante le misure della
radice quadrata) con quelli reali, le differenze sono variate fino a circa il 70%. Le
differenze maggiori si sono verificate per i moti pi pesanti. Tali differenze tra le
misure relative alleVDV e quelle relative al VDV si sono trasformate in differenze
ancora pi grandi nellesposizione giornaliera limite, ma questo non un problema se la
norma chiarisce che il valore della dose di vibrazione reale dovrebbe essere utilizzato
laddove sussiste il dubbio o i due valori differiscono (come nella BS 6841). La ISO
2631-1 [3] non specifica chiaramente quando dovrebbero essere utilizzate le misure
relative alla radice quadrata, alleVDV o al VDV. Questo pu comportare grandi
differenze nellesposizione giornaliera limite. Il valore della dose di vibrazione reale
fornisce la stima maggiormente cautelativa per durate di esposizione sicure.
Nella nuova ISO 2631-1, le grandi differenze tra la zona di cautela r.m.s. e la
zona di cautela VDV pu spesso essere associata alla scelta del metodo di
misurazione: le misure relative alla radice quadrata possono essere confrontate con la
zona di cautela r.m.s. e le misure relative al VDV possono essere comparate con la
zona di cautela VDV, come nella tabella 3. Ad ogni modo, le misure relative alla
redice quadrata possono anche essere comparate direttamente con la zona di cautela
VDV, sia utilizzando il grafico presente nella norma, sia calcolando il valore della dose

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

di vibrazione stimato. Le differenze tra i due metodi sar minima quando le esposizioni
giornaliere limite si trovano nella regione di 4 8 ore. Con esposizioni pi brevi le
durate delle esposizioni giornaliere limite possono essere differenti per un fattore
maggiore o uguale a 10.
I metodi per implementare i filtri di pesatura in frequenza tali che gli incrementi
sono stati corretti ma le fasi differenziate, hanno implicato variazioni fino al 11% nel
valore della dose di vibrazione e fino al 50% nelle durate delle esposizioni giornaliere
limite. Questa forma do variabilit verr eliminata se le pesature in frequenza saranno
effettuate in accordo con le definizioni riportate nelle norme.
6.

CONSIDERAZIONI DI MIGLIORAMENTO

7.

(CASE STUDY) CON EVENTUALE SPERIMENTAZIONE

LE VIBRAZIONI NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

BIBLIOGRAFIA
Xu, P., Brissaud, F., Fazio, A., (2001), Non steady- state modelling of faecal coliform
removal in deep tertiary lagoons, Water Research, Vol. 36, pp 3074 3082, Elsevier
Science.
APPENDICE
Decreto Legislativo 626/94

Direttiva 2002/44/CE

Decreto Legislativo di recepimento italiano N.187 del 19 Agosto 2005