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Economia Aziendale (Airoldi, Brunetti, Coda)

Capitolo 1
- Lattivit economica
Le persone perseguono molteplici fini; il perseguimento dei fini suscita bisogni: per soddisfarei bisogni le persone
svolgono lattivit economica, ossia lattivit per produrre e per consumare i beni economici.
[lattivit economica si manifesta prioritariamente nel lavoro]
Lattivit economica svolta dalle persone per le persone, che si uniscono in societ umane. La persona umana quindi il
centro degli studi che si occupano di economia. Le societ umane, o anche gli istituti, sono per esempio: le famiglie, le
imprese, lo Stato, gli istituti nonprofit.
- I bisogni e i beni
Lattivit economica svolta, insieme ad attivit di altra natura, per il soddisfacimento dei bisogni = esigenza (senso di
mancanza) di un bene necessario agli scopi della vita che provoca insoddisfazione dovuta appunto ad una mancanza.
I bisogni si distinguono in naturali e sociali:

: sono i bisogni biologici delle persone, ad esempio i bisogni di alimentazione, di riposo, di protezione . . .
: indicano una vasta gamma di bisogni come quelli etici, estetici, religiosi. Si tratta di bisogni suscitati

dalla sfera

spirituale delle persone e dal fatto che le singole persone interagiscono con vari insiemi di altre persone che formano le
societ umane. I bisogni sociali si distinguono in radicali (informazione, giustizia, libert, uguaglianza) e non-radicali
(amicizia, sicurezza, identificazione. . . )
Sia i bisogni naturali che sociali possono essere distinti in bisogni essenziali e voluttuari: i primi sono anche detti primari,
mentre i secondi sono detti secondari. Questi ultimi bisogni sono fortemente influenzati dai processi imitativi e
dimostrativi connessi al fenomeno delle mode e al formarsi di gruppi; sono anche i bisogni pi facilmente suscitabili e
modificabili da specifiche strategie di comunicazione attuate da imprese o da associazioni e movimenti di varia natura.
I bisogni si pongono in gerarchia (in relazione ai redditi disponibili, ai gusti, alle preferenze).
Il soddisfacimento dei bisogni richiede la disponibilit di beni: si distinguono due grandi classi di beni: i beni economici e i
beni non-economici:

: sono le merci ed i servizi utili per il soddisfacimento dei bisogni e scarsi rispetto alle esigenze espresse dalle persone;
: sono detti anche beni liberi. Sono beni non soggetti al limite di scarsit, ossia sono liberamente disponibili in quantit e
qualit pi che sufficienti rispetto alle esigenze delle persone.
[Le persone per soddisfare i propri bisogni consumano sia beni economici che non-economici.]
Per quanto riguarda i beni economici ci sono varie classificazioni :
Beni complementari: bisogni soddisfatti dal concorso necessario di pi beni.
Beni fungibili: uno stesso bisogno pu essere soddisfatto da beni differenti alternativi.
Beni differenziabili: beni progettati, prodotti e venduti, da una certa impresa, con caratteristiche particolari
differenti rispetto a quelle di analoghi prodotti offerti dalle imprese concorrenti.
Beni non-differenziabili: beni in cui la caratteristica rilevante una sola, uniforme e costante; quel bene offerto da
tutte le imprese con caratteristiche uguali detti anche commodities.
Beni di consumo: beni utilizzati direttamente dalle persone per soddisfare i proprio bisogni.
Beni strumentali: beni utilizzati per produrre altri beni.
sia i beni strumentali che di consumo possono essere beni ad utilizzo singolo oppure beni durevoli a seconda
che cedano la loro utilit a favore di un singolo impiego o in impieghi ripetitivi (per tempi anche lunghi).

Beni a consumo individuale e beni a consumo collettivo.


Beni privati e beni pubblici: i primi sono beni prodotti da soggetti privati (imprese, famiglie, istituti non profit), mentre i
secondi sono beni prodotti da soggetti pubblici (lo Stato, i suoi aggregati . . .)

Lattivit economica di produzione e di consumo


{Lattivit economica consiste nelle operazioni di produzione e di consumo dei beni economici}
Lattivit economica di produzione e di consumo dei beni si svolge mediante varie classi di operazioni:
1) Operazioni di trasformazione tecnica : si svolgono sia per la produzione che per il consumo in tutti gli ordini di
istituti (famiglie, imprese . . ). Le operazioni di trasformazione tecnica sono: trasformazione fisica, spaziale, logica
delle materie prime, degli impianti, dei dati, delle conoscenze. . .
2) Operazioni di negoziazione : le negoziazioni si classificano essenzialmente in ragione alloggetto scambiato: beni
privati e beni pubblici, lavoro, capitali, coperture di rischi.
Le negoziazioni si svolgono secondo una molteplicit di condizioni di scambio e di forme contrattuali.
Alle condizioni di scambio spesso si sovrappongono relazioni di cooperazione e competizione tra istituti
coinvolti. Insiemi omogenei di scambi formano i mercati.
3) Operazioni di configurazione : si distinguono in configurazione dellassetto istituzionale, organizzazione,
rilevazione e informazione.
- Produzione economica di beni e redditi
Tutte le imprese svolgono attivit di produzione economica. Per non tutte le imprese producono beni (merci o servizi): le
merci vengono prodotte da imprese manifatturiere, agricole ed estrattive, mentre i servizi vengono prodotti da imprese di
trasporto, turistiche, di consulenza, dellistruzione, della salute ecc. .. Ci sono imprese invece, come quelle commerciali, di
credito, di assicurazione, che non producono n merci n servizi: la loro caratteristica di produzione consiste nello
svolgimento di negoziazioni che hanno come oggetto beni, crediti di prestito e rischi specifici.
La produzione economica non il fine dellimpresa bens la funzione caratteristica. Il fine dellimpresa la produzione di
re(o ri)munerazioni (in particolare la produzione di remunerazioni del capitale di rischio e del lavoro) perch il fine
perseguito dalle due categorie di persone che hanno il massimo rilievo per la formazione dellimpresa: i prestatori di lavoro
e i conferenti di capitale.
{il MEZZO la produzione economica per arrivare al FINE che la produzione di redditi}
- Le condizioni di produzione
Lattivit economica di produzione si svolge con limpiego di condizioni di produzione, o anche fattori di produzione.
Nelle combinazioni produttive delle imprese entrano fattori del tipo: materie prime, componenti e servizi fornite da altre
aziende (terzi); gli immobili, impianti, macchinari, attrezzi; il lavoro (operativo, direttivo e di governo economico); la terra;
i beni pubblici; i beni liberi.
Due condizioni di produzione sono qualificabili come primarie:
a) condizioni di produzione fondamentali per ogni impresa
b) condizioni la cui natura e le cui modalit sono tali da suscitare nelle persone che le conferiscono interessi
economici primari nei confronti dellimpresa
il LAVORO
CONDIZIONI PRIMARIE DI PRODUZIONE:
il CAPITALE RISPARMIO
- La persona umana e l homo oeconomicus
Le scienze economiche studiano le societ umane isolando e analizzando le manifestazioni economiche usando
limmagine dellhomo oeconomicus, soggetto autonomo ed egoista, orientato esclusivamente alla massimizzazione dei
propri redditi e della propria ricchezza, sempre in grado di valutare razionalmente le proprio scelte. Le azioni delle persone
infatti sono soggette a vincoli di reddito, tempo, memoria, capacit analitiche, opportunit
Lattivit economica cos come ogni altra attivit umana comporta continue scelte e decisioni ed molto importante
capire perch. Ci sono tre modelli utili per capire come le persone decidono:
a) Il modello secondo la razionalit assoluta;
b) Il modello secondo la razionalit limitata;
c) Il modello delle scelte a pi attori nei contesti organizzati, sempre secondo razionalit limitata.
a) Il modello di razionalit assoluta un modello utilizzato in buona parte dalla teoria economica. Un soggetto che
debba prendere una decisione si trova in questo tipo di situazione:

chiaro il problema affrontato e lobiettivo da ottimizzare;


Sono disponibili fin da subito e gratuitamente tutte le informazioni relative alle possibili scelte;
Tutte le alternative sono confrontabili e il confronto avviene contemporaneamente:
Il decisore unico ed isolato;
La persona sceglie lalternativa migliore.
Il problema non mai perfettamente definito e mai lobiettivo da ottimizzare uno solo. Il decisore inoltre fa parte di
una societ, per cui deve tener conto anche delle preferenze di altre persone. In definitiva, le persone scelgono secondo
razionalit, che per non perfetta ma limitata.
b) Il concetto di razionalit limitata ci propone un modello di rappresentazione dei processi decisionali secondo il
quale le decisioni scaturiscono da processi sequenziali; secondo questo modello la scelta finale soddisfacente.
Il decisore parte da un certo insieme di attese iniziali es. riuscire a trovare un certo tipo di appartamento;
Una prima ricerca esplorativa porta ad individuare qualche possibile soluzione;
Il decisore esamina e valuta una prima possibile soluzione;
Si ha un aggiustamento delle attese;
Il decisore esamina altre possibili soluzioni;
Alla fine il soggetto sceglie, ovvero quando il tempo si riduce, i costi aumentano ecc..
- I gruppi sociali, le norme, i ruoli
Il comportamento delle singole persone fortemente influenzato dalla loro appartenenza a gruppi sociali e a collettivit
umane. Il gruppo sociale un insieme di persone avente i seguenti caratteri:
o composto da un piccolo numero di componenti, tra tre e sette persone;
o Si forma spontaneamente tra persone che per varie condizioni si trovano a interagire tra loro;
o composto da persone che condividono i valori di fondo;
o orientato al perseguimento di un obiettivo comune;
o Ha una propria struttura sociale interna;
o Sviluppa determinate regole di comportamento, dette norme, che tutti i componenti devono rispettare;
o Permane nel tempo se si realizza un equilibrio e si scioglie quando questo equilibrio cade.
Quando una persona fa parte di un gruppo, il suo comportamento influenzato da questa appartenenza; perci la
persona diventa il centro di un sistema di attese di comportamento: il ruolo = sistema di attese di comportamento che
convergono su una persona che occupa una certa posizione in un certo gruppo.
- Processi decisionali collettivi (garbage model)
Ogni giorno nelle imprese si prendono numerose decisioni aventi oggetti e portata molto differenti. Le decisioni da
prendere devono essere tra loro coordinate e coerenti, ma sono anche in concorrenza tra di loro; la concorrenza tra le
decisioni ha due origini:
a) Ogni processo decisionale richiede limpegno di risorse tra le quali il tempo e lenergia della persona o delle
persone che devono decidere; tali risorse da investire nei processi sono sempre scarse e cosi accade che alcuni
processi decisionali inizino ma siano subito conclusi, mentre altri possono arenarsi senza neanche iniziare.
b) Le scelte che scaturiscono dai processi decisionali implicano lutilizzo di risorse; le risorse disponibili sono limitate e
di conseguenza una scelta pu essere in concorrenza con altre scelte. Non solo le decisioni, ma anche le soluzioni
sono in concorrenza tra loro: infatti uno stesso problema pu trovare pi soluzioni e spetter ai decisori scegliere
quella pi soddisfacente da adottare (in quanto i decisori posso avere schemi mentali e interessi differenti).
Le decisioni si prendono in tempi e luoghi chiamati occasioni di decisione e alle quali partecipano le persone che nel
loro insieme hanno le necessarie deleghe e autorizzazioni per prendere quelle decisioni. In queste occasioni di decisione le
persone portano i problemi ai quali ciascuno attribuisce differenti priorit.
Ognuno porta soluzioni. [Una certa scelta viene effettuata se una soluzione viene presentata in modo compiuto e
convincente in risposta a un problema urgente e rilevante].

Cooperazione, opportunismo, fiducia, altruismo


La ragion dessere della societ e la condizione essenziale per il loro efficace funzionamento la Cooperazione tra le
persone che vi fanno parte, che produce una Rendita (non ottenibile individualmente) che spetta a tutti quelli che
cooperano. Tuttavia limperfetta conoscenza dei contributi individuali e dei risultati realizzabili, d inizio ad una serie di
comportamenti opportunistici che porteranno a loro volta sfiducia nel personale. La costituzione di un rapporto di fiducia
nasce da comportamenti virtuosi, funzionali alla massimizzazione del benessere individuale e ci porter lindividuo ad
avere buone relazioni sociali, bassi costi di transazione, ideali di giustizia, equilibrio e progresso.
Tali concetti sono espressi da Douglas McGregor con lanalisi delle profezie auto verificanti ossia la Teoria di X e Y.
Lassetto organizzativo coerente con lipotesi organizzativa della natura umana, causa comportamenti restrittivi ed
opportunistici (Teoria X). Poich le persone sono soggette ad un assetto costrittivo e limpossibilit di esprimere giudizi
comporta limpossibilit di assumere responsabilit complesse, fanno s che si creino delle situazioni di sfiducia reciproca.
Invece, quando le persone tendono ad assumersi responsabilit spontaneamente ed abbiano atteggiamenti leali,
sidentificano con lazienda, con i suoi obiettivi e con la professione (Teoria Y), si sviluppano assetti istituzionali che
favoriscono lefficienza e la soddisfazione, in quanto la persona si realizza, produce di pi ed il profitto aumenta.
{Accanto ai comportamenti opportunistici, le relazioni interpersonali fanno registrare anche comportamenti altruistici,
ossia comportamenti che producono un vantaggio ad altri con un sacrificio da parte di chi agisce. Questo tipo di
comportamento pu sembrare di avere comportamenti non economici e contrari al principio di massimizzazione del
benessere individuale. Cos, in realt, non : i valori, gli obiettivi e i bisogni di una persona possono essere tali per cui il
comportamento altruistico perfettamente funzionale alla massimizzazione del benessere personale. I comportamenti
altruistici posso essere utili per creare buone relazioni sociali, per realizzare i principi di giustizia, equit ecc.. }
- Leconomia aziendale: i principi generali
Le scienze economiche si articolano in Economia Aziendale ed Economia Politica. Le scienze economiche hanno come
oggetto comune le attivit di produzione e di consumo dei beni atti a soddisfare i bisogni delle persone. LEconomia
Politica osserva aggregati complessi per cui elabora teorie economiche, mentre lEconomia Aziendale analizza aggregati
minori, studia i fenomeni aziendali e le teorie economiche utili per tutti i tipi distituti. Le scienze economiche sono
orientate al cambiamento, allinnovazione e alla ricerca di migliori modalit per lo svolgimento dellattivit economica.
Il principale obiettivo delleconomia massimizzare la disponibilit delle risorse scarse, ossia dei beni economici e
linnovazione economica, fonte di progresso economico come strumento di progresso civile.

Capitolo 2
- Gli istituti: Le societ umane, il bene comune, le istituzioni e gli istituti
La complessiva societ umana si articola in altre societ che si aggregano secondo relazioni molteplici. Le persone
tendono a far parte di gruppi per produrre risultati non ottenibili con le risorse individuali e per soddisfare i bisogni di
socialit mediante relazioni interpersonali. Ogni societ persegue il bene comune dei suoi membri. Il bene comune
prodotto della cooperazione societaria che condiziona i singoli nella societ. un bene funzionalmente per tutti inteso
come agevolatore dellattivit dei singoli membri. costituito dal complesso di beni che per natura hanno attitudine e
funzione per tutti. un bene per tutti verso lalto fine della persona umana.
Lazione coordinata degli istituti, che operano in contesti dinamici, d origine alla rendita organizzativa e al risultato
residuale. La rendita organizzativa un vantaggio economico originato dalla cooperazione fra pi persone volte allo
stesso fine, attraverso la stipulazione di patti che determinino contributi e ricompense; il risultato residuale frutto della
cooperazione e dellincertezza. Per attivare la cooperazione bisogna stipulare atti che predeterminano i contributi e le
ricompense di ciascuno ( quanto residua dopo aver remunerato tutti sulla base de patti).
Le societ umane che assumono caratteri di istituzioni, ossia di regole e di strutture di comportamento relativamente
stabili, sono dette istituti. Listituto un complesso di elementi e di fattori di energie e di risorse materiali e personali.
duraturo. dinamico sia per i fenomeni interni che per i rapporti con lambiente. ordinato secondo proprie leggi di varia
specie. una unit per i rapporti che lo costituiscono, rivolti a un fine comune. E autonomo. La ricerca intorno ad un
istituto interdisciplinare.

- Gli istituti, le aziende, e gli aggregati di aziende


Lattivit economica si svolge negli istituti, dove avviene lattivit di produzione e di consumo dei beni economici. Le
imprese sono istituti tipicamente economici, le famiglie e lo Stato presentano caratteri di natura sociale, etica, politica e
religiosa. Negli istituti nonprofit in alcuni casi prevalgono contenuti economici, in altri contenuti sociali e politici. Si
definisce azienda lordine strettamente economico degli istituti, ossia, linsieme degli accadimenti economici disposti ad
unit secondo proprie leggi. Leconomia aziendale studia lordine delle aziende: lazienda di consumo, di gestione
patrimoniale, familiare, di produzione, lazienda composta pubblica e lazienda nonprofit. I vari istituti si distinguono per: le
finalit dominati, il fine economico immediato, i portatori degli interessi economici istituzionali, di quelli non istituzionali ed
i processi economici caratteristici.
Le quattro classi di aziende sono accumunate dallo stesso fine: il bene comune per mezzo dellattivit economica.
{Sono esempi di aggregati di imprese i gruppi economici, i consorzi di imprese, le associazioni in franchising, i distretti
industriali. Possono anche esserci aggregati tra le famiglie, che condividono patrimoni e redditi. Negli istituti non profit gli
aggregati che si formano sono di varia natura: geografica, politica ecc..}
- Le aziende familiari di consumo e di gestione patrimoniale
La famiglia listituto primario della societ, le sue finalit dominanti sono di ordine sociale, etiche e religiose, ed il fine
economico immediato consiste nellappagamento dei bisogni delle persone che la compongono. Tra i fini economici della
famiglia rientra il soddisfacimento di attese economiche dei membri della famiglia e ci rappresenta il soddisfacimento
degli interessi economici istituzionali. Rientra anche il soddisfacimento di attese economiche dei non membri della famiglia
e ci rappresenta il soddisfacimento degli interessi economici non istituzionali. La famiglia unazienda di consumo
combinata con fattori lavoro e studio; il suo patrimonio formato da beni di conferimento da eredit e da risparmio, i
redditi derivano dal lavoro e dalla gestione patrimoniale, e partecipa al finanziamento delle produzioni e dei consumi degli
istituti mediante il pagamento dei tributi. I redditi percepiti non vengono interamente spesi e contribuiscono alla creazione
del risparmio che pu essere impiegato acquistando beni, quote di societ e concedendo prestiti.
- Le aziende di produzione
Limpresa un istituto con caratteri dominanti e finalit di tipo economico. Il fine economico immediato dellimpresa la
produzione di remunerazione; i portatori degli interessi economici istituzionali sono i prestatori di lavoro ed i conferenti di
capitale di rischio, cui sono destinate le remunerazioni prodotte dallimpresa, ovvero gli stipendi, le quote di utili,
che diventano redditi e patrimoni della famiglia di cui i membri sono lavoratori e conferenti di capitale di risparmio. I
portatori degli interessi economici non istituzionali sono i fornitori, i clienti, i conferenti di capitale di risparmio e lo Stato.
Le imprese sono aziende di produzione di processi economici come le trasformazioni tecniche, le negoziazioni di beni, di
credito e di rischi.
- Le aziende composte pubbliche (bene comune:progresso sociale e spirituale dei suoi membri)
Lo Stato e gli istituti pubblici hanno lo scopo di perseguire il progresso sociale e spirituale dei suoi membri e si articolano in
varie amministrazioni territoriali. Nelle aziende composte pubbliche si attuano processi economici di produzione di beni
pubblici cui segue la raccolta dei tributi. I fini economici immediati sono lappagamento dei bisogni delle persone che
rientrano nella politica territoriale mediante la produzione e il consumo dei beni pubblici e la remunerazione dei lavoratori.
I portatori degli interessi economici istituzionali sono tutti i componenti dellentit politica ed i lavoratori, mentre i
portatori degli interessi economici non istituzionali sono i fornitori, i conferenti di capitale di prestito ed altri istituti.
- Le aziende non-profit
Gli istituti nonprofit sono di natura privata e prevedono il divieto di distribuire il reddito ed il patrimonio fra i suoi membri.
Essi sispirano a finalit di ordine sociale, morale e culturale e nascono dallopportunit di dare spazio ad attivit di
solidariet, nelle quali possono ritrovarsi sia gli interessi dei singoli sia della collettivit. I portatori degli interessi economici
istituzionali sono gli associati, i donatori, lo Stato ed i lavoratori, mentre i portatori degli interessi economici non
istituzionali sono i fornitori, i conferenti di capitale di prestito, i clienti e lo Stato.

- Differenziazione degli istituti: i modelli economici alternativi


Lattivit economica si svolge in istituti di natura molto varia, fortemente differenziati (le famiglie, le imprese grandi e
piccole, le imprese pubbliche e private, gli istituti pubblici di ogni specie,le associazioni, ecc.)Come mai?
Cinque sono le domande sulla variet degli istituti:

1.Perch lattivit economica non totalmente svolta allinterno delle famiglie?

2.

Gran parte dellattivit di produzione non si svolge allinterno delle famiglie, poich non sarebbe conveniente se
non impossibile quando si vogliano adottare tecnologie progredite.

Come mai le singole persone specializzate nello svolgimento di piccole sezioni di attivit economica tendono ad

aggregarsi in istituti anzich operare indipendentemente scambiandosi lavoro,beni e capitali?

Le persone specializzate sono pi efficienti rispetto ad unit meno specializzate e la produzione ottenibile da unit
produttive specializzate sono superiori a quelli ottenibili da una famiglia. Per questo conveniente produrre grandi
volumi di uno stesso bene da cedere, piuttosto che produrre piccoli volumi di beni destinati allautoconsumo
familiare.

3.Perch

lintera attivit economica non si svolge nellambito di una sola grande organizzazione che suddivida a

coordini lattivit di ciascuno?

Si disperderebbero conoscenze e capacit individuali, si adotterebbero soluzioni uniformanti e semplificanti. Ci


sarebbe iniquit e poca motivazione al lavoro.

4 .Perch gli istituti si differenziano in grandi classi quali le famiglie, le imprese, lo Stato gli istituti nonprofit?

Oltre allistituto della famiglia, il formarsi dimprese, Stato ed istituti nonprofit, deriva dallopportunit di sfruttare
lefficienza e le innovazioni tipiche delle imprese che operano nei mercati, dalla necessit di interventi dello Stato
quando lazione solo privata inefficiente o iniqua e dallopportunit di dare spazio a attivit organizzate ispirate
anche da motivazioni altruistiche.

5. Perch le imprese sono cos diverse tra di loro (dimensione, propriet, integrazione, ecc.)?

Allinterno di ogni istituto possono venirsi a creare delle realt e situazioni molto diverse dovute al dinamismo
ambientale, al mercato e allinnovazione.

I tipi di sistema economico sono:


il Modello dellAutoconsumo formato da famiglie che svolgono tutte le attivit di produzione e consumo. In questo
sistema non vi sono forme di specializzazione economica ma presente una ripartizione di compiti;
il Modello Atomistico di Mercato: esistono persone che svolgono in autonomia la propria attivit lavorativa
specializzata senza raggrupparsi in imprese e le loro attivit sono coordinate da meccanismi di mercato;
il Modello della Gerarchia Totale: lorganizzazione statale pianifica lintera attivit economica;
il Modello della Pluralit di istituti specializzati: il sistema economico e sociale costituito da numerosi istituti.

Capitolo 3
- Il sistema degli accadimenti e le combinazioni economiche
Linsieme delle operazioni economiche svolte dalle persone in un istituto forma le combinazioni economiche generali. Le
combinazioni economiche sono parte del sistema degli accadimenti, ossia linsieme delle azioni e dei fenomeni(economici
o non economici) che si manifestano nellazienda e nel suo ambiente.
Una speciale categoria di accadimenti il sistema delle operazioni, ossia un sistema delle attivit svolte dalle persone che
compongono lorganismo personale dazienda. Tali operazioni nel loro insieme formano le combinazioni economiche, le

combinazioni produttive, e le combinazioni di consumo. Per poter capire leconomia degli istituti (come si formano i costi e
i ricavi; perch e come si hanno utili o perdite; perch ci si deve indebitare oppure no; ecc.) essenziale saper analizzare
larticolazione (ossia la struttura) delle combinazioni economiche che in essi si svolgono.
-

Le coordinazioni economiche parziali e le negoziazioni


Le combinazioni economiche generali dimpresa si articolano in coordinazioni economiche parziali (dette
anchefunzioni), che sono insiemi di processi caratterizzati da una funzione e da un insieme di competenze specialistiche
applicate al loro svolgimento.
Le coordinazioni parziali delle imprese sono riconducibili alla Configurazione dellAssetto Istituzionale, allOrganizzazione,
alla Rilevazione e alla Gestione suddivisa in caratteristica, finanziaria, patrimoniale, tributaria ed assicurativa.
Le operazioni di configurazioni dellassetto istituzionale determinano la nascita, la trasformazione e lo svolgimento
dellimpresa, dove si decidono i fini, i campi di attivit, le strutture di governo e le alleanze dellazienda.
Per le imprese sono di primaria importanza le scelte di configurazione del capitale proprio, ossia le scelte in merito ai
conferenti di capitale di rischio e in quale misura rispetto al fabbisogno monetario dellimpresa. La gestione un
complesso di operazioni attraverso le quali limpresa attua la produzione economica: raccoglie capitali, acquista i
macchinari e le materie prime, fabbrica i prodotti e li vende, paga i tributi.
Tutte le gestioni, con i loro costi e i ricavi concorrono a determinare il risultato dellimpresa. Analogamente, tutte le
gestioni, con i loro pagamenti e riscossioni, determinano i flussi monetari dellimpresa e la sua solvibilit.
Le altre due attivit, invece, sono: lorganizzazione e la rilevazione. La prima riguarda il disegno della struttura
dellimpresa, lassegnare i compiti e le responsabilit alle persone che vi lavorano e il gestire i sistemi di ricompensa e di
sviluppo delle persone stesse. La seconda consiste nella raccolta, elaborazione e diffusione dei dati e delle info necessari
per prendere buone decisioni e per informare tutti i soggetti interessati alla vita dellimpresa.
- Le negoziazioni
Tutte le classi di attivit (progettazione degli assetti istituzionali, gestione, organizzazione, rilevazione) comportano lo
svolgimento sia di attivit interne sia di attivit esterne, ossia di relazioni con altri istituti.
Tra le attivit esterne sono di primaria importanza le negoziazioni che servono per acquisire le condizioni di produzione
e per cedere i prodotti e le condizioni di produzione. Le grandi classi di negoziazioni svolte dalle imprese sono:
negoziazioni di beni privati
negoziazioni di beni pubblici
negoziazioni di lavoro
negoziazioni di capitale di rischio
negoziazioni di capitale di prestito
negoziazioni di rischi particolari
{Le negoziazioni reali non si svolgono mai in condizioni di perfetta trasparenza, conoscenza, lealt e di equilibrio di potere delle parti.
In altri termini, non si svolgono in condizioni di razionalit assoluta e di mercati perfetti.}

I concetti essenziali utili per un visione non troppo ingenua delle negoziazioni sono:
i costi di transazione (quando si svolge una negoziazione, i soggetti coinvolti sostengono dei costi di attivazione
e di gestione della negoziazione, denominati Costi di Transazione. Ci significa che il compratore sostiene 2 costi, il costo
dacquisto della merce al quale si devono sommare i costi di transazione, ma anche il venditore che ottiene un ricavo, deve
decurtare i costi sostenuti per attivare e gestire la transazione)
lasimmetria informativa (le due parti coinvolte si trovano sempre in una situazione di asimmetria informativa; gli
insiemi di info detenute sono differenti e ciascuna della parti tende a tenere nascoste le info che potrebbero danneggiarlo.
Lasimmetria informativa se troppo alta provoca comportamenti opportunistici, tanto da bloccare le trattative perch
una delle due parti percepisce un rischio troppo elevato di comportamento opportunistico da parte dellaltra; per colmare
o per limitare le conseguenze di questa asimmetria si sostengono i costi di transizione)
gli investimenti specifici (per cercare di mantenere relazioni di lungo periodo una delle parti indotta a
effettuare investimenti il cui valore si riduce o si azzera quando la relazione si conclude. Tali investimenti prendono il nome
di investimenti specifici. Chi effettua questo tipo di investimenti lega le proprie sorti alla controparte contando di trarne
vantaggi ma anche correndo rischi)

la forza contrattuale (le due parti coinvolte in una negoziazione possono presentarsi con forza contrattuale, ossia
con capacit di influenza nei confronti dellaltra parte, pi o meno equilibrate e ci ha effetti importanti sullesito della
negoziazione. Un fornitore ha una forza contrattuale quando non ha concorrenti, offre un prodotto critico e non
sostituibile per il suo cliente; viceversa si trover in una posizione di debolezza)
- Le attivit di configurazione dellassetto istituzionale
Sono le operazioni che determinano la nascita, la configurazione di base, le trasformazioni e la cessazione dellistituto.
Per le imprese sono di primaria importanza le scelte di configurazione del capitale proprio, ossia le scelte in merito ai
conferenti di capitale di rischio e in quale misura rispetto al fabbisogno monetario dellimpresa.
La gestione un complesso di operazioni attraverso le quali limpresa attua la produzione economica. La gestione
utilmente scomponibile in cinque insiemi di attivit:
1. Gestione caratteristica
2. Gestione finanziaria
3. Gestione patrimoniale
4. Gestione tributaria
5. Gestione assicurativa

a)

b)
c)
d)

La Gestione Caratteristica linsieme delle operazioni di gestioni che identificano la funzione economico-tecnica
di ciascuna impresa e suscitano la gran parte dei costi e dei ricavi dellimpresa. Per le imprese agricole, estrattive e
manifatturiere le g.c. include lacquisto di impianti e di materie prime, la trasformazione tecnica, la vendita; per le
imprese commerciali invece composta da negoziazioni di acquisto e di vendita di beni privati, operazioni di
trasporto e di immagazzinamento; per le banche significa negoziazioni di credito di prestito in raccolta e di
impiego; per le imprese di assicurazione svolge lassunzione di rischi specifici, linvestimento dei mezzi disponibili,
la liquidazione dei sinistri. Nelle imprese manifatturiere la g. c. si articola nelle operazioni di: ricerca e sviluppo,
acquisto di merci e servizi destinati alla produzione, fabbricazione, commercializzazione e logistica. Lanalisi della
gestione caratteristica per funzioni pu essere integrata allanalisi per processi trasversali, ossia per insiemi di
operazioni accomunati da un forte obiettivo comune e trasversali alle funzioni nel senso che per il loro
perseguimento sono richiesti contributi critici da tutte le funzioni. La gestione caratteristica suscita vari insiemi di
negoziazioni:
negoziazioni di beni privati: operazioni di acquisto e vendita di merci e servizi che sono ceduti da soggetti privati (e
non dallo stato) che si svolgono per scambio monetario (raramente baratto) con determinate condizioni di
scambio (assicurazione..)
n. di beni pubblici
n. di lavoro
n. di coperture di rischi.
La Gestione Finanziaria linsieme delle operazioni volte a coprire il fabbisogno finanziario, ossia dei mezzi
monetari necessari per avviare limpresa e per sostenerne lo sviluppo. Il fabbisogno finanziario nasce perch nelle
imprese gli incassi derivanti dalle vendite si manifestano dopo ai pagamenti derivanti dagli acquisti. Esso pu
essere coperto ricorrendo al capitale proprio (o di rischio) e a quello di prestito. La gestione finanziaria attuata
mediante il ricorso al capitale di prestito produce costi sotto forma di interessi passivi, ovvero il prezzo pagato
dalla nostra impresa per poter disporre di un certo ammantare di denaro per un certo periodo di tempo. Il ricorso
al capitale proprio comporta un costo rappresentato dalla rimunerazione del capitale proprio. La gestione
finanziaria caratterizzata da due classi di negoziazioni: negoziazioni di capitale proprio e negoziazioni di
capitale di prestito:

: consistono nellacquisire la disponibilit di mezzi monetari a titolo di capitale proprio; i conferenti di capitale

proprio apportano allimpresa mezzi monetari attendendosi una rimunerazione correlata ai risultati reddituali dellimpresa,
e quindi incerta nel suo importo e nel suo segno a seconda che i risultati siano utili o perdite (per questo detto anche
capitale di rischio). Il rimborso del capitale proprio avverr di regola al momento di cessazione di vita dellimpresa: quando

la cessione si realizza il conferente di capitale proprio realizza un guadagno in conto capitale che rappresenta una parte
essenziale della rimunerazione del suo investimento.

: hanno per oggetto lacquisizione e la cessione di mezzi monetari destinati alla copertura dei fabbisogni finanziari delle
aziende. La negoziazione ha per oggetto la disponibilit di una certa quantit di mezzi monetari per un certo periodo di
tempo: il soggetto che riceve il capitale di prestito si impegna a rimborsarlo entro certi tempi e concorda di pagare un
prezzo sotto forma di interessi passivi, che sono proporzionati alla quantit di denaro ricevuta in prestito, alla durata della
disponibilit e al livello di rischio che il conferente di capitale di prestito attribuisce alla negoziazione (ossia alla possibilit
che il prenditore non paghi gli interessi e non rimborsi il capitale o non lo faccia nei tempi concordati). Il tasso di interesse
pu essere fisso oppure collegato a determinati indicatori di come il tasso di inflazione.

Pu accadere che, per un certo periodo, limpresa abbia mezzi monetari eccedenti rispetto al fabbisogno della
gestione caratteristica; in questi casi si attiva la Gestione Patrimoniale che consiste nellinvestimento di tali mezzi
monetari al fine di trarne un reddito. Linvestimento pu consistere, nellacquisto di titoli di Stato o di azioni di
altre imprese. La gestione patrimoniale , in linea di principio, una gestione attiva (ma pu anche avere risultati
negativi). Le negoziazioni tipiche sono:
a) negoziazioni di capitale di rischio,se si decide di comprare azioni di imprese per un guadagno/perdita proporzionale
al loro reddito;
b) negoziazioni di capitale di prestito, se si decide di investire in titoli di Stato;
c) negoziazioni di beni privati, se linvestimento consiste nellacquisto di beni da reddito e da rivalutazione (immobili,
opere darte..)

La Gestione Assicurativa consiste nella copertura dei rischi dimpresa mediante la sottoscrizione di contratti di
assicurazione. Questa una gestione tipicamente passiva, in quanto comporta il costo di premi assicurativi e
indennizzi a fronte di danni equivalenti. Si tratti di rischi di eventi sfavorevoli particolari (furto, incendio,
infortuni..), ovvero relativi a limitati insiemi degli accadimenti economici dellistituto e definibili nelloggetto. Le
negoziazioni tipiche sono le negoziazioni di rischi specifici, o anche contratti di assicurazione, volte a coprire in
forme varie i danni derivanti da possibili eventi negativi nellambito della gestione caratteristica, della gestiona
patrimoniale e di aspetti speciali della gestione tributaria.

La Gestione Tributaria consiste nella liquidazione e nel pagamento di una vasta gamma di tributi che le imprese
corrispondono allo Stato (e ad altri enti pubblici) a fronte dei beni pubblici ricevuti; per tanto una gestione
tipicamente passiva poich comporta solo oneri. Differenti scelte dimpresa (relative, ad esempio, alla forma
giuridica, alle modalit di finanziamento, alle localizzazione) determinano differenti combinazioni e livelli di tributi
da corrispondere.

Profilo reddituale e monetario delle gestioni


{Analizzare la gestione secondo il profilo reddituale significa indagare i costi ed i ricavi, mentre secondo il profilo
monetario significa studiare i flussi delle entrate e delle uscite.}
Analizzare la gestione secondo il profilo reddituale significa indagare il formarsi dei costi e dei ricavi (pi in generale i
componenti positivi e negativi di reddito) di tutte le gestioni, che concorrono a determinare il risultato dellimpresa. Le
due gestioni attive (caratteristica e patrimoniale), nel senso che da esse si attendono risultati reddituali positivi, e le tre
gestioni passive (finanziaria, assicurativa, tributaria) possono pesare variamente nel determinare lutile o la perdita.
Un risultato reddituale complessivamente positivo si ottiene quando al somma del reddito operativo della gestione
caratteristica e della gestione patrimoniale superiore agli oneri complessivi della gestione finanziaria, assicurativa,
tributaria, producendo un UTILE in misura giudicata soddisfacente per la rimunerazione del capitale di rischio.
[Il profilo reddituale e il profilo monetario sono strettamente connessi, ma non coincidono.]
Analizzare il profilo monetario significa invece studiare i flussi di entrate e di uscite, ossia delle riscossioni e pagamenti
suscitati dalle negoziazioni e ci serve a capire se limpresa in grado di fare fronte con le entrate alle proprie uscite =
capire se limpresa solvibile. Le entrate e le uscite sono determinate in larga misura dalle stesse negoziazioni che
determinano i costi e i ricavi: ci farebbe pensare che il profilo reddituale e il profilo monetario coincidano, ma non cos.
Questa non coincidenza dovuta ad esempio ad un aumento di capitale o ad un accensione/rimborso di un mutuo;
oppure ci sono costi che vanno sostenuti prima rispetto al conseguimento dei ricavi e delle relative entrate o ancora molti

pagamenti e riscossioni non avvengono in contanti o il pagamento dei debiti non necessariamente coincide con la
riscossione dei crediti.

Le attivit di organizzazione e di rilevazione

Lorganizzazione
Le operazioni di organizzazione comprendono attivit riconducibili alla progettazione dellassetto organizzativo
dellimpresa e alla gestione dei prestatori di lavoro. La progettazione dellassetto organizzativo consiste nella
progettazione della struttura organizzativa dellimpresa, mentre la gestione dei prestatori di lavoro consiste
nellattuazione dei sistemi operativi di gestione del personale. Tra le operazioni di organizzazione, di particolare rilevanza
sono le negoziazioni di lavoro, che si sostanziano in contratti che limpresa stipula con i prestatori di lavoro. Queste hanno
unevidente criticit al livello di assetto istituzionale e dei sistemi economici locali, nazionali e sopranazionali.

La rilevazione
Le operazioni di rilevazione sono svolte dalle imprese per predisporre dati e informazioni destinati alle persone che
operano allinterno dellimpresa e che devono prendere le decisioni nelle varie aree funzionali (acquisti, produzione,
vendita..) e ai vari livelli di responsabilit (operativo, direttivo, di governo economico) e alle persone e istituti che portano
interessi nei confronti dellimpresa e che necessitano di info per decidere come attivare e sviluppare i rapporti con
limpresa (si tratta di fornitori, clienti, finanziatori, prestatori di lavoro, lo Stato). Le operazioni di rilevazione sono
essenzialmente operazioni di raccolta, elaborazione, rappresentazione, conservazione e diffusione dei dati e di info. Una
particolare categoria, connessa alloperazione di rilevazione ma da considerarsi a s loperazione di rivalutazione, ovvero
si tratta di operazioni che riguardano la variazione di valori componenti il capitale di funzionamento dellazienda.

Le combinazioni economiche parziali


Molte imprese attuano pi combinazioni economiche parziali, ossia operano in pi aree daffari. Si stratta delle imprese
che nel corso del loro sviluppo hanno compiuto mosse di diversificazione, aggiungendo alla gamma di prodotti sino a quel
momento offerti da una linea di prodotti molto diversa rispetto alle precedenti o entrando in un mercato con
caratteristiche disomogenee rispetto a quelle dei mercati in cui limpresa operava sino a quel momento. Le imprese che
attuano contemporaneamente pi combinazioni economiche parziali sono chiamate imprese diversificate; le varie
combina nazioni parziali sono legate strettamente da condizioni di complementarit e di comunanza e si posso apprezzare
solo se osservate nel loro insieme. Spesso larticolazione in combinazioni parziali si riflette anche nella struttura
organizzativa che diventa una struttura divisionale, ossia una struttura articolata per divisioni corrispondenti alle varie arie
di affari; altre volte si articola a matrice coesistendo sia le unit organizzative che presidiano le coordinazioni parziali sia
quelle che presidiano le combinazioni parziali.

Le combinazioni economiche dello Stato


Lo Stato svolge un ruolo essenziale nei sistemi economici, intervenendo attraverso la produzione diretta o indiretta di
alcuni beni pubblici o privati, regolamentando la produzione ed il consumo di altri beni, imponendo tributi e ridistribuendo
le ricchezze. Alcuni Stati intervengono in molti settori, altri restringono le proprie aree dintervento lasciando spazio alle
famiglie, alle imprese, agli istituti nonprofit alimentando dibattiti sempre aperti. Lo Stato interviene nella produzione e nel
consumo dei beni economici quando il bene economico in oggetto considerato politicamente critico o quando lo Stato
giudica che lasciando la produzione di un bene ad imprese private si otterrebbero esiti negativi dal punto di vista politico.
Vengono descritte otto ragioni di tipo economico per cercare di spiegare lintervento dello Stato. Le prime 5 ragioni sono
note allanalisi economica come inefficienze allocative dei mercati e sono sintetizzate cos:
1. Lesistenza di beni pubblici puri : i beni pubblici puri sono i beni che presentano contemporaneamente i caratteri
della non rivalit nel consumo (il consumo da parte di una persona non impedisce il consumo ad unaltra persona; il
bene pu soddisfare contemporaneamente un numero illimitato di utenti) e della non escludibilit (non possibile
escludere una persona dal godimento di un bene, o si dovrebbero sostenere costi eccessi per escluderlo).
2. Il formarsi di mercati non concorrenziali e di monopoli naturali : le imprese private possono avere grande
convenienza nella produzione di beni per i quali si formano monopoli naturali; si forma un monopolio naturale
quando condizioni fisico-tecniche non rendono conveniente (o fisicamente possibile) la coesistenza di pi imprese
e di conseguenza il primo entrante acquisisce una posizione di monopolio non scalzabile; le situazioni di

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monopolio naturale spingono limprenditore privato a fissare prezzi che massimizzano la sua redditivit ma non
lutilit collettiva. Perci entra in gioco lo Stato che pu subentrare direttamente nella produzione oppure pu
lasciare che la produzione sia svolta da imprese private ma indirizzando i loro comportamenti con apposite
regolamentazioni o sussidi per garantire che il servizio sia esteso anche ad utenti non convenienti nellottica
dellimpresa privata.
3. Il diffuso fenomeno delle economie esterne o esternalit : si ha unesternalit ogniqualvolta un soggetto compie
unazione che ha effetti (positivi o negativi) su un altro soggetto senza che questultimo paghi per tale effetto (se
positivo) o riceva un indennizzo (se negativo). Molti problemi di esternalit negative si possono risolvere
mediante interazioni dirette tra le parti coinvolte, ossia mediante soluzioni private; lo stato tende ad intervenire
quando lestensione e la complessit delle relazioni tra le parti sono elevate e quando si in presenza di estese e
gravi esternalit giudicate politicamente non accettabili.
4. Lesistenza di mercati incompleti : spazi di mercato lasciati vuoti dalle imprese giudicati interessanti, ma che
invece, secondo lo Stato sono critici.
5. Le asimmetrie informative : in alcuni settori le informazioni sui prodotti sono molto critiche ma non fornite in
misura sufficiente, oppure le info sui prodotti e sui costi sono molto difficili da capire; di conseguenza le persone
preferiscono rivolgersi allo Stato.
Anche in presenza di mercati perfetti quanto ad efficienza allocativa, lo Stato pu ritenere opportuno intervenire (per altre
due ragioni):
6. Ridistribuire il reddito : lo Stato rende accessibili beni critici a prezzi non di mercato.
7. Imporre il consumo di beni di merito : ossia di beni giudicati politicamente importanti ma che i singoli potrebbero
decidere non consumare in base alle loro preferenze individuali e in base al principio della massimizzazione del
benessere individuale (es: istruzione elementare, medicina preventiva..)
8. A monte degli interventi dello Stato per supplire i fallimenti del mercato c lesigenza che lo Stato faccia il
possibile affinch il mercato funzioni : il ruolo dello Stato di fondamentale importanza anche per il
funzionamento del mercato e consiste nel definire con precisione i diritti di propriete nel garantire lesecuzione
dei contratti.

Le combinazioni economiche parziali dello Stato


Le aree tipiche dintervento dello Stato sono: la difesa nazionale, giustizia, sicurezza pubblica, relazioni internazionali,
istruzione e cultura, assistenza e previdenza, sanit, trasporti, comunicazioni e sviluppo economico. In ciascuna di tali aree
lo Stato interviene offrendo una pluralit di prodotti, che sono destinati a varie categorie di cittadini in relazione alla loro
et, salute, posizione ecc.. Le combinazioni economiche di uno Stato sono tipicamente molto estese e molto articolate.

Le modalit di intervento dello Stato

La Gestione Caratteristica dello Stato si svolge attraverso: lemanazione di leggi e regolamenti, il trasferimento di
mezzi monetari e la produzione di beni pubblici.

La Gestione Tributaria si compone dei processi di determinazione, di accertamento, e di riscossione dei tributi,
prevenzione e repressione dallevasione fiscale e di riscossione. Limposizione dei tributi pu essere vista come il
corrispettivo della produzione ed erogazione dei servizi pubblici.

La Gestione Patrimoniale dello Stato si compone di operazioni dinvestimento e disinvestimento in beni da reddito
e rivalutazione finalizzate alla produzione di ricavi addizionali a quelli della gestione caratteristica.

La Gestione Finanziaria molto rilevante, poich spesso lo Stato e gli istituti pubblici non riescono a coprire i loro
costi con le entrate tributarie e devono coprire i loro deficit ricorrendo allindebitamento. Il fabbisogno finanziario
dello Stato pu essere soddisfatto con varie forme di debiti di finanziamento, che si configura con lemissione di
titoli.

11

La Gestione Assicurativa si svolge secondo modalit analoghe a quelle dellimpresa dovendo coprire numerosi
rischi particolari. In alcuni casi lo Stato diviene anche lassicuratore di famiglie, imprese, istituti nonprofit, quando
sorgono particolari eventi dannosi come le calamit naturali.

Le attivit di configurazione dellassetto istituzionale, di organizzazione e di rilevazione


La progettazione dellassetto istituzionale dello Stato evolve quando si decide: in quali aree intervenire, quali rapporti
configurare con i prestatori di lavoro, con quali forme realizzare per la produzione e lerogazione di beni pubblici, quanto e
come interagire con altre pubbliche amministrazioni, come impostare il sistema fiscale e come strutturare le relazioni con i
cittadini attraverso organi elettivi ed amministrativi.
Le operazioni di organizzazione e di gestione del personale dello Stato, riguardano limpostazione della struttura
organizzativa e dei sistemi operativi in modo da assicurare buoni livelli di efficienza, motivazione e flessibilit
organizzativa.
Le operazioni di rilevazione e dinformazione sono pi complesse rispetto a quelle delle imprese poich devono
rappresentare anche le dimensioni politiche e sociali degli obiettivi e dei risultati dello Stato.

Le combinazioni economiche delle famiglie


La Famiglia listituto nel quale si compie gran parte dellattivit economica di consumo, si svolgono alcune parti essenziali
della produzione economica e dove si predispongono le condizioni necessarie per soddisfare i bisogni delle persone. Nei
sistemi economici evoluti, ossia caratterizzati da unelevata specializzazione economica, le famiglie esternalizzano molte
attivit di produzione, al di fuori di quelle considerate critiche, come leducazione, lassistenza e quelle che comportano
diseconomie di specializzazione e di dimensione.

La Gestione Caratteristica delle aziende familiari si compone dallattivit di produzione di redditi mediante il lavoro
esterno ed interno alla famiglia, e dallattivit di consumo. I beni di consumo impiegati dalle famiglie sono acquisiti
in larga misura dallesterno e ci comporta lesigenza di produrre redditi. La fonte primaria di redditi delle aziende
famigliari rappresentata dal lavoro esterno, ossia dal lavoro prestato dai membri della famiglia in aziende di
produzione, pubbliche ecc.. Il lavoro interno ha meno rilievo rispetto al lavoro esterno.

La Gestione Patrimoniale consiste nellimpiego del risparmio dinvestimenti destinati a produrre redditi addizionali
rispetto a quelli derivanti dal lavoro esterno ed influisce sulle scelte di consumo/risparmio. La g.p. si attua come
combinazione di una vasta gamma di operazioni come le operazioni di investimento, di impiego e di
amministrazioni degli investimenti, di negoziazione di rischi particolari connessi agli investimenti, di riscossione e
pagamento. Lattivit di consumo si attua con lo svolgimento di una grande variet di operazioni e processi;
operazioni dette di consumo che devono essere intese come un insieme di operazioni di produzione cui si
applicano notevoli volumi di lavoro interno: le principali operazioni sono negoziazioni di acquisto di beni di
consumo; operazioni di trasformazione tecnica di beni di consumo; negoziazioni di beni pubblici; operazioni di
pagamento. Una rappresentazione dellatt. economica della famiglia deriva dalla rappresentazione di essa come
fabbrica di beni complessi che sono prodotti e consumati dalla famiglia stessa. Per la produzione e il consumo di
tali beni complessi, la famiglia utilizza il tempo dei propri membri e i beni acquistati sul mercato.

La loro Gestione Finanziaria formata dalle operazioni di negoziazioni, di credito e di prestito che fanno sorgere
debiti di finanziamento e dai connessi pagamenti e riscossioni per rimborsi ed interessi.

La Gestione Tributaria delle famiglie consiste nella liquidazione e nel pagamento delle imposte, tasse e contributi a
fronte del diritto di accedere ai beni prodotti dallo Stato.

La Gestione Assicurativa incide sulla vita dei membri e sulla copertura di danni.

La configurazione dellassetto istituzionale, lorganizzazione e la rilevazione


In quanto istituto sociale e primario, la famiglia non comporta fondamentali scelte di configurazione dellassetto
istituzionale. La progettazione dellassetto istituzionale della famiglia attiene al regime patrimoniale tra i coniugi, le

12

relazioni economiche con parenti, eventuali affidamenti ed adozioni, suddivisione del lavoro interno ed esterno e le
relazioni con i prestatori di lavoro domestico. Dato il numero di persone componenti la famiglia non si presentano
particolari problemi di progettazione organizzativa. Relativamente alle rilevazioni possono essere utili per le scelte
economiche; solo in casi rari sono necessari processi e strutture specifici, es: un giornale di cassa sul quale si annotano le
entrate e le uscite monetarie ecc..

Capitolo 4
- Il modello generale per lanalisi dellassetto istituzionale
Secondo uno schema di analisi generale ogni istituto visto come un insieme di soggetti, che offrono contributi, e che per
tale motivo ricevono ricompense o traggono benefici. Nel loro insieme tali soggetti configurano i portatori di interessi. Per
listituto essenziale un governo unitario poich si muove in contesti dinamici, i contributi di tutti i soggetti devono essere
combinati ed organizzati in modo che assicuri il perseguimento del bene comune, ed un solo organo ha la responsabilit
delle ultime decisioni, ossia lUnit del comando, cio il governo. Bisogner decidere a quali insiemi di soggetti assegnare il
diritto e il dovere di governare . Per realizzare un governo distituto efficace occorre delineare il Soggetto distituto, ossia i
soggetti ai quali assegnare il diritto-dovere di governare, il Fine dIstituto, ossia esplicitare a quali finalit ed obiettivi debba
ispirarsi lazione del soggetto distituto, ed infine configurare la Struttura di Governo, ossia configurare gli organi e i
meccanismi di governo che consentano unefficace azione dei soggetti deputati a governare.
Lassetto istituzionale la configurazione dei portatori di interessi nei confronti dellistituto, dei contributi che tali soggetti
forniscono allazienda, delle ricompense e dei benefici che ne ottengono, del soggetto distituto, dei fini istituzionali e
delle strutture di governo che regolano in equilibrio dinamico di lungo periodo le relazioni tra i portatori di interessi, i
contributi e le ricompense. Le scelte in materia di soggetto di istituto e di strutture di governo sono determinanti per
attivare rapporti costruttivi con tutti i portatori di interessi, ossia per assicurare la vita duratura allistituto.
- I sistemi di interessi convergenti negli istituti lo schema generale
Lanalisi degli assetti istituzionali consiste nellindividuare i portatori di interesse e vedere che rapporti hanno con listituto.
Si pu constatare che attorno a ciascun istituto si configura sempre una vasta gamma di interessi di varia natura: interessi
economici, sociali, morali; i vari insiemi di interessi sono parzialmente in competizione tra di loro (il pieno soddisfacimento
di alcuni pu portare al sacrificio di altri); i contributi provenienti dai vari soggetti sono complementari, ma si possono
manifestare anche parziali fungibilit; alcune relazioni sono assimilabili a scambi tra specifiche prestazioni reciproche,
mentre in altri casi c asimmetria tra ci che il soggetto d e ci che il soggetto riceve (es: destinatari degli interventi di
beneficenza); le varie relazioni sono caratterizzate dai rapporti di forza. In particolare nelle relazioni di scambio economico
essenziale valutare i rapporti di forza contrattuale che essenzialmente dipendono da: dal grado di concentrazione della
domanda e dellofferta, dagli investimenti specifici eventualmente in atto, dallasimmetria informativa tra le parti; molte
delle attese dei soggetti in gioco sono attese implicite ossia non dichiarate, ma sottintese ai valori e alle consuetudini in
essere.
-

Il sistema degli interessi convergenti nellimpresa


Ecco le principali classi di soggetti che offrono contributi alle imprese e che ne ottengono ricompense:
-una classe di soggetti
-flussi di contributi
-flussi di ricompense
- attese reciproche, implicite o esplicite
-i tipi di contratti che regolano i rapporti

1.

I prestatori di lavoro: conferiscono il loro lavoro

qualificabile in termini di tempo, competenze, impegno ed


energia, creativit, risultati. In cambio si aspettano
dallimpresa una rimunerazione periodica coerente con le
rimunerazioni offerte da altre imprese per lavori e risultati

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analoghi. Limpresa ha nei loro confronti attese di lealt, obbedienza, impegno, sviluppo competenze.. (a volte di parla di
partecipazione: es: quote su quello che vendi, cio compensi in base alla qualit del lavoro; pi stimolante).
Nei contratti che regolano i rapporti di lavoro nei Paesi ad economia liberista il prestatore di lavoro gode di ampi diritti e
ben tutelati, ma sempre soggetto al rischio di perdere il posto di lavoro; le retribuzione legata al contenuto della
mansione e il prestatore di lavoro riconosce allimpresa il diritto di assegnarli compiti ed obiettivi variabili entro certi
campi. I rapporti di lavoro sono regolati da vari insiemi di norme di legge, regolamenti, contratti aziendali ed individuali.
Tali contratti regolano numerosi aspetti del rapporto di lavoro (le modalit di assunzione, di assicurazione, di
rimunerazione) definendo gli standard minimi e le integrazioni particolari.

2. I conferenti di capitale di rischio: conferiscono mezzi monetari a titolo di capitale proprio soggetto al rischi generale di
impresa. Essi hanno diritto agli utili e possono sempre vendere le proprie quote di capitale di rischio. Essi si aspettano
una rimunerazione periodica degli utili conseguiti dalle imprese e un guadagno in conto capitale rappresentato dalla
differenza tra quanto conferito e quanto realizzato al momento della cessione delle proprie quote o al momento della
liquidazione dellimpresa. La rimunerazione del capitale di rischio incerta e pu essere utile o perdita. Nella
configurazione standard delle imprese capitalistiche del mondo occidentale i conferenti del capitale di rischio hanno
anche il diritto-dovere di esercitare, direttamente o non, il governo economico dellimpresa; le attese tipiche dei conferenti
di capitale di rischio sono: una rimunerazione del capitale di rischio, un adeguato livello di liquidit di investimento, ossia la
possibilit di cedere le proprie quote in tempi e condizioni convenienti e la possibilit di influenzare e controllare i
comportamenti delle persone che esercitano il governo dellimpresa.

3.

I fornitori: apportano allimpresa condizioni di produzione di varia natura secondo una pluralit di condizioni di

scambio: qualit dei beni, volumi, prezzi unitari e complessivi, i tempi e i modi di consegna, le garanzie.. Talvolta il rapporto
si esaurisce in un singolo scambio o in pochi scambi ripetuti raramente nel tempo; pi spesso tra cliente e fornitore si
svolgono scambi ripetuti e frequenti nel tempo e si instaurano relazioni stabili complesse che formano anche un rapporto
di fiducia. Per cui le attese dellimpresa cliente sono: qualit del bene, prezzo contenuto e tempi di pagamento non troppo
brevi, consegna pronta e tempestiva, garanzie ampie e durature Le attese generali dellimpresa fornitrice sono invece:
bassa variabilit dei tempi, della qualit e dei volumi dei beni richiesti dal cliente, continuit del rapporto di fornitura.

4. I conferenti di capitale di prestito: apportano mezzi monetari che messi a disposizione dellimpresa per un dato
periodo di tempo a fronte dellimpegno di rimborso del capitale e di pagamento degli interessi nella misura e nei tempi
stabiliti. Le attese dellimpresa sono: condizioni generali favorevoli, variet e flessibilit delle modalit del finanziamento,
supporto tecnico per la scelta delle forme di finanziamento ed una relazione duratura. un rapporto di scambio di denaro.

5. Le imprese di assicurazione: coprono i rischi particolari (furto, incendio, danni a terzi..)

delle imprese clienti a fronte di

premi.

6.

I clienti : acquistano i prodotti e gestiscono il loro rapporto secondo varie condizioni di scambio e richiedono

allimpresa standard di qualit chiari, prezzi adeguati, garanzie ed innovazione. Le imprese perseguono una stabile
relazione e cooperazione nello sviluppo del know-how tecnico e commerciale.

7.

Alleati istituzionali: sono le imprese partner, come i consorzi, le joint-ventures e le reti di franchising. Essi hanno il

compito di tutelare il marchio e limmagine di unimpresa e si aspettano quote associative, stabilit e cooperazione,
mentre le attese delle imprese nei loro confronti sono: sviluppo di una politica comune ed una collaborazione proficua.

8. I concorrenti: imprese che offrono prodotti analoghi

a quelli della nostra impresa in mercati nei quali essa opera o

potrebbe operare. Giocano un ruolo importante nel mondo economico, poich stimolano la competizione. Ciascuna
impresa dovrebbe gestire attentamente le relazioni con le altre imprese, adottando una competizione leale, che si rispetti
la normativa, per creare anche a delle alleanze.

9.

Lo stato: legato alle imprese da rapporti che originano contributi, ricompense e attese. Esso produttore ed

erogatore di beni pubblici e si aspetta che le imprese non adottino pratiche di evasione ed elusione fiscale, mentre le
imprese si attendono beni pubblici di alta qualit, apparati statali efficienti, imposizione non elevata ed equit del sistema
fiscale. Lo stato inoltre regola il comportamento delle imprese mediante lemanazione di norme e la gestione delle
autorizzazioni.. Funge da dispensatore di incentivi finanziari e fiscali: lo Stato offre tali incentivi per realizzare particolari
manovre di politica economica e si attende che siano utilizzati in tale direzione. Lo Stato anche cliente, che opera

14

secondo logiche differenti rispetto a quelle di impresa-cliente; si tratta di manovre molto delicate che dovrebbero essere
gestite con trasparenza e correttezza.

10. Le collettivit locali: istaurano particolari relazioni con le imprese che simpegnano a fornire lavoro agli abitanti di una
certa area geografica. Si aspettano generali condizioni di benessere; invece limpresa si aspetta di ricevere impegno e
fedelt da parte dei propri lavoratori e contesti sociali e politici favorevoli.

Il sistema degli interessi convergenti nelle famiglie


Ecco le principali classi di soggetti che offrono contributi alle famiglie e che ne ottengono ricompense.
I primari portatori di interessi istituzionali non
economici (ma specialmente sociali) in una famiglia
sono i membri della famiglia stessa. Le attese
economiche consistono nellattuazione di consumi di
beni privati e pubblici secondo intensit, tempi e
modalit giudicati soddisfacenti dai membri della
famiglia. Il fine immediato dei consumi
direttamente connesso a quello del conseguimento di
redditi di lavoro e di gestione patrimoniale atti coprire
i consumi e i tributi e da consentire un risparmio da
destinare allincremento del patrimonio di reddito. La
formazione di risparmio un indicatore significativo
del soddisfacimento dei bisogni economici della
famiglia. Speciali relazioni tra istituti si hanno quando i membri della famiglia stessa sono prestatori di lavoro o conferenti
di capitale. Molte famiglie ricorrono anche alla collaborazione di prestatori di lavoro per lo svolgimento di lavori domestici,

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ma anche per attivit di assistenza e di educazione dei membri della famiglia, nonch per il supporto della gestione
patrimoniale. Questi prestatori di lavoro possono essere qualificati come interessi istituzionali.

Il sistema degli interessi convergenti nello Stato


Ecco le principali classi di soggetti che offrono contributi allo Stato e che ne ottengono ricompense.
Nel caso dello Stato i portatori primari di attese sono i
cittadini che si aspettano di poter disporre di beni pubblici
(difesa, giustizia, sanit, istruzione..) per soddisfare i loro
bisogni. Invece lo Stato si aspetta che tutti i cittadini
contribuiscano alla copertura dei costi di produzione dei beni
pubblici rispettando lealmente le norme del sistema
tributario.
{Tra lo stato e i cittadini si instaurano importanti relazioni
economiche anche per ci che riguarda i conferenti di capitale
di prestito e debito pubblico per coprire i propri deficit Soggetto distituto: i cittadini+prestatori di lavoro}
La gestione da parte dello Stato di questi sistemi di attese problematica perch differenti categorie di cittadini hanno
differenti attese non sempre compatibili tra loro; i vari servizi pubblici sono in competizione tra loro poich le risorse
investite in uno di essi sono sottratte agli altri e la propensione dei cittadini allelusione e allevasione fiscale ancora
molto diffusa (anche nei Paesi socialmente progrediti). Gli Stati possono anche decidere di produrre beni privati attraverso
imprese delle quali detengono la totalit o la maggioranza del capitale di rischio: si tratta delle imprese pubbliche. Lo Stato
(=la generalit dei cittadini) si attende che le imprese pubbliche operino secondo efficienza ed economicit rispettando le
linee politiche che hanno ispirato lintervento pubblico. Le imprese pubbliche si aspettano adeguati volumi di capitale di
rischio ed ambiti di manovra coerenti con gli obiettivi di economicit.

Il sistema di interessi convergenti negli istituti non profit


Ecco le principali classi di soggetti che offrono contributi ad un istituto non profit (di questo tipo) e che ne ottengono
ricompense:
Gli istituti non profit (i soci fondatori e i principali
finanziatori) sentono il bisogno di tutelare qualcosa, e
per soddisfare tale bisogno sono disposti a conferire
mezzi monetari ed energie personali, e la collettivit
valuta positivamente questi interventi. Lo Stato
apprezza e fornisce contributi in varie forme:
finanziamenti, autorizzazioni, esenzioni di vario tipo. Sia
lo Stato che la collettivit si aspettano che le risorse
fornite siano utilizzate esclusivamente per le finalit
dellistituto non profit ; buona parte dei cittadini si sente
particolarmente vicino alla finalit e decide cos di
contribuire sia con mezzi monetari che con lavoro volontario. {Soggetto distituto: il soggetto non si appropria in questo
caso dei risultati residuali, ha diritto-dovere di governare. Di solito sono i fornitori di contributi che non ottengono
ricompense o benefici diretti.} . Anche gli istituti non profit hanno i loro concorrenti: si tratta di tutti gli istituti (lo Stato e
sue parti, imprese, altri istituti non profit) che svolgono attivit analoghe per finalit e che competono per le stesse
risorse. Per accrescere la propria capacit di azione e per gestire la concorrenza gli istituti non profit possono formare
alleanze e associazioni.

- Lintegrazione dinamica dei contributi


Affinch gli istituti abbiano una vita economica duratura necessario che tra tutti i soggetti si istaurino relazioni di
cooperazione: solo in questo modo i contributi dei soggetti possono essere resi disponibili. Lintegrazione dinamica dei
contributi una condizione di economicit; condizione che non si attua spontaneamente. In unimpresa ideale dove fra
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tutti i soggetti sinstaurano relazioni trasparenti, di fiducia e cooperazione si avrebbero dei vantaggi dintegrazione
comune: minori costi di transazione e di coordinamento, maggior valore degli input, maggiore soddisfacimento dei bisogni
di socialit, estesi ed efficienti processi di apprendimento collettivo [-> vantaggi ottenibili dallintegrazione armonica e
dinamica di tutti i soggetti, dei loro contributi e delle loro ricompense] ; per realizzare un buon livello dintegrazione
occorre superare vari ostacoli che derivano da: obiettivi differenti, competizione per la remunerazione date le risorse
limitate, informazione incompleta e futuro incerto. Nei risultati ottenuti attraverso un lavoro congiunto, difficile definire
il contributo del singolo e decidere a chi attribuire i risultati residuali. [-> ostacoli dellintegrazione] ; per realizzare
lintegrazione si agisce su leve come: la definizione degli organi massimi di governo e dei soggetti cui attribuire i risultati
reddituali, unattenta progettazione dellassetto organizzativo ed adottare meccanismi dintegrazione con soggetti
esterni. Tutto ci indica che si tratta di definire e condividere i fini, le strategie e le politiche dellistituto; favorire la
socializzazione delle persone che lavorano allinterno dellistituto; stipulare alleanze (riducendo la i comportamenti
opportunistici), definire i contratti (di acquisto o di vendita ad es.) nella maniera pi chiara e trasparente possibile ecc..

Il soggetto distituto, il soggetto economico e i fini istituzionali


importante conoscere le scelte che definiscono lassetto di governo:
identificazione del soggetto di istituto
definizione dei fini istituzionali
La partecipazione di tutti i portatori dinteressi al governo distituto, determinerebbe delle situazioni negative, come:
elevati costi di governo e complessit organizzativa, qualit e tempi delle decisioni inadeguati alla vita dellistituto e
mancato riconoscimento della criticit di alcuni contributi. Per tale motivo, una o poche categorie di portatori di interessi
partecipano direttamente al governo dellistituto, mentre le altre categorie partecipano attraverso meccanismi indiretti di
rappresentanza/controllo. Finora abbiamo visto il soggetto distituto come linsieme dei portatori di interessi ai quali viene
assegnato il diritto-dovere di governare, ossia di guidare listituto e di prendere le decisioni ultime e il diritto di godere dei
risultati residuali positivi, e di farsi carico degli eventuali risultati residuali negativi.
La nomina del Soggetto dIstituto importante per massimizzare la possibilit che listituto perduri nel tempo ed in
autonomia. La scelta del soggetto di istituto pi o meno problematica a seconda della natura dellistituto (Stato,
famiglia, impresa..) e della complessit dello stesso (numero dei portatori di interessi, pressione competitiva..).
opportuno assegnare i diritti di propriet di un certo istituto:
alle persone cui benessere dipende dallo sviluppo dellistituto in oggetto;
alle persone disposte ad assumersi una quota consistente del rischio generale di istituto;
ad un insieme di persone, ovviamente piccolo, che pu governare limpresa senza sostenere alti costi di governo.
Invece:
per la famiglia il soggetto di istituto sempre linsieme di tutti i membri della famiglia stessa; nel caso di famiglie
allargate si prendono in considerazione anche i prestatori di lavoro;
per le imprese ci sono due soluzioni per il soggetto di istituto: i conferenti di capitale di rischio e i prestatori di
lavoro (ci sono anche i conf. di cap. di prestito, i fornitori, i clienti, le collettivit locali);
per lo Stato sono i cittadini, linsieme di tutti i cittadini cui si aggiungono anche i prestatori di lavoro;
per gli istituti non profit il sogg. di ist. composto da dai soggetti che si sono associati per soddisfare bisogni
comuni e dai soggetti che forniscono contributi allistituto senza trarne benefici o ricompense.
I fini istituzionali coincidono con le attese primarie delle persone che compongono il soggetto distituto; si denominano
anche interessi istituzionali, mentre gli interessi degli altri soggetti sono interessi non istituzionali. In tutti gli istituti
convergono interessi sia economici sia non economici; nel caso delle imprese prevalgono interessi economici, mentre in
altre classi di istituti gli interessi non economici.
Si configurano pertanto quattro classi di interessi convergenti negli istituti:
Interessi istituzionali economici
Interessi istituzionali non economici
Interessi non istituzionali economici
Interessi non istituzionali non economici

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Linsieme dei portatori di interessi istituzionali (economici e non economici) forma il soggetto distituto, mentre linsieme
dei portatori di interessi istituzionali economici forma il soggetto economico. I due insiemi coincidono quando tutti i
membri dellistituto portano sia interessi economici che non economici istituzionali, ma sono comunque concettualmente
distinti: in alcune classi di istituti lattivit svolta di tipo non economico e i membri portano interessi quasi esclusivamente
di tipo non economico, altri membri portano interessi di tipo economico. Il soggetto distituto la societ umana che lo
identifica, ossia linsieme delle persone che si associano per realizzare un bene comune, ossia un complesso di finalit non
realizzabile. Ciascun istituto nella sua essenza identificato da un bene comune e da una societ di persone costituita per il
suo raggiungimento. Il fine immediato dellazienda infatti il soddisfacimento degli interessi economici istituzionali (ossia
della comunit di interessi economici, pertinenti a persone diverse, che nel continuo svolgimento dellazienda si
manifestano come bene comune).
[gli interessi istituzionali sono fine immediato dellazienda, mentre gli interessi non istituzionali sono condizioni di svolgimento
dellazienda]

Le prerogative, i principi di governo economico e le strutture di governo economico


Il soggetto economico (che di regola coincide con il soggetto distituto) esercita le prerogative di governo economico che
consistono nel diritto-dovere di:
fissare gli obiettivi, le strategie e le politiche dellistituto;
scegliere i soggetti che contribuiranno alla vita economica dellistituto (e stipulare con questi patti e contratti);
progettare e mettere in atto le strutture di governo e di controllo dellistituto;
sorvegliare il funzionamento dellistituto, verificare i risultati e correggere gli eventuali errori.
Spesso il soggetto distituto e il soggetto economico sono formati da un gran numero di persone che hanno differenti
competenze e interessi; per questo necessario configurare strutture e meccanismi che da un lato rappresentino
adeguatamente gli interessi di tutti i membri del soggetto economico e dallaltro diano luogo a processi decisionali
efficienti. Perci la soluzione di base dovrebbe essere cos:
Si codifica lesistenza di tre organi: uno composto da tutti i membri del soggetto economico, un altro decisionale
composto da una persona o da poche persone che hanno determinate competenze tecniche e manageriali e un
terzo di controllo che verifichi loperato dellorgano decisionale;
Lassemblea della generalit nomina con mandato a termine sia i membri dellorgano decisionale di governo
economico, sia i membri dellorgano di controllo. In ogni momento lassemblea pu modificare la composizione
dei due organi;
Lorgano decisionale configura e indirizza lattivit della struttura organizzativa composta dagli organi direttivi ed
esecutivi;
Tutte le categorie di portatori di interessi che non fanno parte del soggetto economico e del soggetto di istituto
utilizzano altre strutture e meccanismi esterni per esercitare i loro controlli sugli organi di governo dellistituto.
Ci sono anche due importanti varianti:
Nel caso dello Stato e delle sue articolazioni, di regola i cittadini nominano attraverso meccanismi elettivi i loro
rappresentanti che formano gli organi assembleari rappresentativi e questi poi nominano gli organi decisionali e di
controllo;
Nel caso delle imprese e degli istituti non profit occorre configurare due o pi assemblee, una per categoria di
portatori di interessi, che nomina i membri di un organo intermedio rappresentativo delle due categorie che a sua
volta nomina gli organi di direzione e di controllo.
Il governo economico deve ispirarsi ad alcuni principi generali:
economicit (o vita duratura economica), ossia la capacit dellistituto di svolgersi in autonomia economica, senza il
ricorso sistematico a coperture delle perdite da parte di altre economie
contemperamento degli interessi, ossia ladozione di strutture e processi, e soprattutto atteggiamenti e comportamenti,
ispirati alla logica della partecipazione e del confronto.

Lassetto di governo delle famiglie


Sono membri del soggetto distituto (come anche del soggetto economico) della famiglia tutte le persone che la
compongono. Gli interessi economici posso essere portati anche da persone di altre famiglie (con rapporti di parentela),
ma devono considerarsi non istituzionali, a meno che non si configuri un gruppo economico di aziende familiari. Il governo

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economico dellazienda familiare comporta un articolato insieme di decisioni complesse per il loro significato non solo
economico (ripartizione del lavoro tra soggetti, lavoro interno/esterno, livelli di consumo e di risparmio, modalit di
impiego del risparmio, eredit e donazioni etc.) . Si devono compiere scelte in merito ai livelli di consumo ed ai livelli di
risparmio. I consumi devono essere definiti per volumi e qualit dei beni e per ciascun membro della famiglia; si devono
scegliere le modalit di impiego del risparmio tenendo conto dei redditi periodici, della liquidabilit, dei rischi...
Le prerogative di governo economico spettano a tutte le persone della famiglia che per et, esperienza e competenza
siano in grado di valutare correttamente i termini economici e non economici delle decisioni da prendere e di compiere
consapevoli. Spesso il governo economico delegato al capofamiglia, anche se molte decisioni avvengono in forma
collegiale. [Non sempre il contemperamento degli interessi risulta agevole]

Lassetto di governo delle imprese


Attorno a ciascuna impresa si forma un sistema complesso di portatori ed interessi e tali interessi possono combinarsi in
configurazioni molto varie in corrispondenza delle dimensioni, delle strategie perseguite ecc.. . Differenti imprese
richiedono differenti assetti di governo e ci attribuisce rilevanza a differenti categorie di portatori di interessi. La nostra
ipotesi di riferimento quella dellimpresa nella quale il soggetto distituto ed il soggetto economico sono formati
dallinsieme dei conferenti di capitale di rischio e dallinsieme dei prestatori di lavoro. Nel mondo occidentale la grande
maggioranza delle imprese configurata secondo il modello capitalistico (ossia secondo il modello che assegna i diritti di
propriet ad una sola categoria di portatori di interessi e tale categoria data dallinsieme dei conferenti di capitale di
rischio), anche se:
la forma e la sostanza non sempre coincidono
alcuni ordinamenti (es. Germania) prevedono esplicitamente la partecipazione dei prestatori di lavoro nel governo
dellimpresa
la disciplina della Societ Europea prevede modalit di partecipazione dei prestatori di lavoro in alcune scelte di
governo delle imprese.
Quando si adotta un sistema a due classi di portatori di interessi, si manifestano due problemi: uno quello della
formazione degli organi decisionali di governo ( la soluzione base consiste nel prevedere due assemblee -una per ciascuna
classe di portatori- che nominano i loro rappresentanti in un organo rappresentativo unitario, dove poi vengono nominati i
membri dellorgano decisionale di governo; questa soluzione serve per dare chiaro e distinto spazio ad entrambe le
categorie e per far si che lorgano decisionale di governo abbia un unico referente), laltro quello della determinazione e
della ripartizione del risultato reddituale residuale tra le due categorie di portatori di interessi che compongono il sogg.
econ. e che condividono i diritti di propriet.
Qualunque sia la scelta sulla struttura di governo, alcuni temi hanno svolgimento uniforme in tutte le imprese:
il fine immediato delle imprese rappresentato dalla produzione di rimunerazioni e di altre connesse condizioni per i
membri del soggetto economico;
le prerogative di governo economico nelle imprese riguardano:
scelte di assetto istituzionale (organi di governo e loro struttura; scelte di fusioni, scorpori, concentrazioni, accordi;
relazioni interaziendali etc.)
scelte di configurazione delle combinazioni produttive (oggetto sociale, dimensione, diversificazione, integrazione,
internazionalizzazione etc.)
scelte di assetto tecnico, assetto organizzativo, organismo personale
il soggetto economico unico e unitario
il principio generale di governo quello del contemperamento degli interessi
Nella realt accade spesso che linsieme delle persone che dovrebbero esercitare il governo economico (il soggetto
economico) non coincide con linsieme di persone che di fatto esercitano il governo economico. I casi pi frequenti nelle
imprese sono:
il governo esercitato da insiemi di persone che non rappresentano lintero soggetto economico, ma solo una parte di
esso (es. azionisti di controllo trascurando quelli di minoranza);
Il governo esercitato da insiemi di persone che non fanno parte del soggetto economico (es. esponenti politici che
vogliono interferire nelle strategie di unimpresa).

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Nei casi precedenti si parla di soggetto economico improprio; si tratta di una situazione potenzialmente pericolosa per
limpresa, e certamente iniqua.

Lassetto di governo dello stato


Le famiglie sono aggregate in comunit politiche nazionali il cui fine generale, il bene comune, la realizzazione del
progresso sociale e spirituale di tutti i loro membri. Le comunit nazionali tendono a costruirsi in Stati indipendenti; lo
Stato lordinamento politico, sociale, giuridico ed economico che cura il perseguimento dei fini generali delle comunit
nazionali. Lo Stato si articola in complesse strutture di istituti pubblici, tra cui hanno particolare rilievo le articolazioni
territoriali: Stato, Regioni, Province, Comuni. Lordine economico di tali istituti definito azienda composta pubblica. Sono
membri dellistituto e portatori di interessi istituzionali tutti i cittadini membri dello Stato; sono membri del soggetto
economico tutti i membri della collettivit e coloro che prestano lavoro nelle aziende composte pubbliche
I fini economici istituzionali delle aziende composte pubbliche sono:
Il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti i membri della collettivit
La rimumerazione del lavoro dei prestatori di lavoro
Il governo economico si esercita in via indiretta per mezzo di organi collegiali i cui membri sono scelti tramite elezione
(ruolo politico). La distinzione e lintegrazione di ruoli politici e ruoli economici si attua
A livello di struttura complessiva dellamministrazione pubblica
A livello di singoli istituti dellamministrazione pubblica.

Lassetto di governo degli istituti non profit


Negli istituti nonprofit gli interessi istituzionali possono fare capo a tre categorie di soggetti:

1.Gli

associati delle associazioni chiuse ed aperte (associazioni culturali, sportive, ricreative..) che si aggregano per

soddisfare certi bisogni comuni coprendone i costi mediante quote di associazione e tariffe;

2.I donatori (privati e pubblici che donano mezzi monetari, lavoro volontario, beni ) degli enti di beneficienza, degli enti
che producono beni pubblici, degli enti fornitori di servizi di assistenza ;

3.I prestatori di lavoro


Sono interessi istituzionali economici:
Le attese di soddisfacimento dei bisogni comuni degli associati
Le attese di rimunerazione dei prestatori di lavoro non volontario
Sono interessi istituzionali non economici quelli dei donatori.
In definitiva, negli istituti nonprofit linsieme delle persone che compone il soggetto distituto pu essere notevolmente
diverso (molto pi ampio) rispetto a quello che compone il soggetto economico.

Capitolo 5
- Lequilibrio istituzionale e lequilibrio economico
Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri del soggetto di istituto condividono i valori e gli obiettivi che ispirano la
vita dellistituto, le sue strutture e modalit di governo, le logiche organizzative; ricevono ricompense e benefici giudicati
equi rispetto ai contributi forniti.
Lequilibrio istituzionale di lungo periodo ed caratterizzato da:
--durabilit o continuit (le persone che partecipano alla vita degli istituti si attendono che listituto perduri nel tempo; gli
istituti nel tempo accumulano patrimoni di relazioni e di competenze che sono relativamente indipendenti dalle persone)
--autonomia (libert di scegliere i propri fini e le proprie modalit di governo)
Si ha equilibrio economico, ossia economicit, quando listituto nel suo insieme in grado di attrarre risorse sufficienti per
rimunerare tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per svolgere le proprie combinazioni economiche.
[equilibrio economico = la capacit dellistituto di operare senza accumulare perdite]

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Lequilibrio istituzionale ed lequilibrio economico sono interconnessi, ma non sincroni. In quanto condizione di vita degli
istituti, leconomicit contemporaneamente un principio ed un obiettivo fondamentale di buon governo degli istituti.
-

Durabilit e autonomia

Durabilit
Lazienda per essere ordine economico di istituto deve svolgersi secondo condizioni di vita e di funzionamento tali da
consentire di durare nel tempo in un ambiente mutevole. La continuit e lo sviluppo di un istituto hanno un valore per i
suoi membri attuali, per i suoi membri futuri e per la collettivit in generale.

- Autonomia
Si verifica quando unazienda non ricorre sistematicamente a interventi di sostegno o di copertura delle perdite da parte di
altri istituti. Lautonomia quindi non altro che un carattere che si accompagna necessariamente con la durabilit e che
serve a qualificarla.
Es1.: lazienda familiare pu durare e svilupparsi nel tempo grazie a continui sussidi e aiuti da parte di altre economie (altre
famiglie, istituti territoriali come lo Stato, la Regione, il Comune..) ;
Es2.: anche unimpresa che produce continue perdite di gestione pu continuare a vivere, per un certo periodo di tempo,
grazie allimmissione di nuovo capitale da parte dei soci;
Es3.: unazienda composta pubblica, che consuma pi di quanto produce, pu mantenere la sua capacit di spesa
mediante lindebitamento.
Le coperture di perdite e gli interventi di sostegno realizzati anche per via indiretta, (esenzione fiscale, manovre di debito
pubblico) sono tutte soluzioni precarie.
- I fini e le condizioni di svolgimento delle aziende
Il principio di economicit si declina in due forme complementari:
1) come perseguimento di fini economici istituzionali ->
per le imprese: rimunerazioni monetarie e di altra specie per i prestatori di lavoro e per i conferenti di capitale di
rischio;
per le famiglie: appagamento dei bisogni delle persone che le compongono;
per lo stato: appagamento dei bisogni di beni pubblici dei cittadini e remunerazione dei prestatori di lavoro;
per gli istituti nonprofit: appagamento dei bisogni di varie categorie di associati e fruitori e remunerazione dei
prestatori di lavoro.
2) come rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento dellattivit economica ->
Nelle imprese tale principio si declina in quattro condizioni fondamentali da rispettare:
equilibrio reddituale
efficienza e flessibilit
congruit delle remunerazioni
equilibrio monetario
- Lequilibrio reddituale
Lequilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito) esprime lattitudine della gestione di
rimunerare, con i componenti positivi di reddito, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi compresi il capitale di
prestito ed il capitale di rischio. Esso deve essere valutato in funzione:
del tempo a cui riferire lequilibrio ( impossibile che, affinch lazienda possa riuscire duratura, tale equilibrio debba
essere di lungo periodo. Una cosa infatti riferirsi ad unazienda manifatturiera che si caratterizza per cicli brevi, cosa ben
diversa lazienda che produce commesse che per essere realizzate hanno bisogno di molti anni. Nel primo caso
lequilibrio reddituale di lungo deve manifestarsi come successione continua di equilibri tra ricavi e costi per periodi brevi,
anno per anno, nel secondo caso, invece, lequilibrio reddituale verr accertato prendendo in esame la successione di
equilibri tra ricavi e costi che si realizzano per le varie commesse poliennali in svolgimento. Pu anche succedere che
unazienda presenti un equilibrio in breve, mentre non altrettanto avviene per il lungo periodo. Nel caso che allequilibrio

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di lungo periodo non si accompagni quello di breve lazienda corre il pericolo di cessare se non trova finanziatori disposti
ad assumere rilevanti rischi fornendo i necessari volumi di capitale di rischio e di capitale di prestito.);
delloggetto di riferimento (lequilibrio reddituale pu fare riferimento non solo ad una singola azienda ma anche a un
gruppo aziendale. Nel primo caso di parla di equilibrio aziendale, nel secondo di equilibrio superaziendale o di gruppo.
Lequilibrio reddituale di un gruppo pu essere inteso come quello per cui lazienda si dice economica in funzione del
gruppo poich solo entro il gruppo essa pu essere autosufficiente o quello per cui lazienda si dice economica in
funzione del gruppo quando pur, non conseguendo lequilibrio reddituale, viene mantenuta in vita perch offre
opportunit o vantaggi alle altre aziende del gruppo.
- Lefficienza, le rendite monopolistiche e le economie esterne, la flessibilit
Per rispettare il fatto che lazienda si svolge secondo economicit ci vuole il mantenimento di un livello accettabile di
efficienza, espressa in termini di rendimento fisico-tecnico dei processi produttivi. Lazienda, autosufficiente dal punto di
vista reddituale, pu non rispettare pienamente il principio di economicit, se le sue operazioni e i suoi processi si svolgono
con gravi inefficienze. Solo in condizioni particolari e temporanee le inefficienze possono essere trasferite allesterno,
senza danneggiare lequilibrio reddituale dellazienda; i casi rilevanti sono il monopolio e il monopsonio, nei quali limpresa
sfrutta le rendite derivanti dal proprio potere contrattuale; lo scarico sulla collettivit di oneri, quelli prodotti
dallinquinamento realizzando cosi economie esterne. In generale, per efficienza sintende la relazione che intercorre tra
risultati conseguiti e mezzi impiegati e viene riferito a sfere operative diverse, dalla combinazione aziendali presa nel suo
insieme, ai processi di produzione o a quelli commerciali o amministrativi. Una particolare espressione dellefficienza sono i
rendimenti fisico-tecnici. Essi sono rapporti che esprimono risultati non monetari dello svolgimento di operazioni, processi
e combinazioni. Si configurano, in particolare, come relazioni tra volumi e qualit ottenute e volumi e qualit delle
condizioni produttive impiegate.
Si persegue lefficienza anche applicando metodi di lavoro che consentono di svolgere le operazioni senza sprechi di
risorse e tempi, ma soprattutto ricercando linnovazione dei processi perch solo attraverso questa strada che le aziende
possono rimanere nel mercato in una posizione di sufficiente stabilit.
Allefficienza dovrebbe essere collegata anche la flessibilit, ossia la predisposizione di strutture e di combinazioni
produttive efficienti in grado di adeguarsi prontamente allambiente.
- La congruit delle remunerazioni
Non si ha economicit senza congruit dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-ricavi conseguiti e, in particolare, congruit
delle rimunerazioni del capitale-risparmio e del lavoro. In aziende in cui tale congruit non viene rispettata, leconomicit
aziendale viene perseguita grazie anche al concorso ed a scapito di altre aziende familiari o di altre aziende di produzione.
Il giudizio di adeguatezza o di congruit dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un esame delle condizioni di
ambiente che caratterizzano i diversi mercati in cui le imprese operano. La congruit dei prezzi di produzione e di ricavo
da guardare nellottica del tipo di mercato nel quale opera lazienda; mentre per le remunerazioni opportuno guardare le
strutture della domanda e dellofferta di lavoro e capitale.
I rischi fondamentalmente sono tre:
1. non ottenere adeguate remunerazioni del capitale
2. non poter smobilizzare il capitale investito
3. perdita del capitale a seguito di una cattiva gestione
- Lequilibrio monetario
Per affermare che unazienda economica occorre che rimuneri in modo soddisfacente il capitale proprio. Leconomicit
strettamente correlata al conseguimento dellequilibrio monetario, ossia alla capacit di far fronte agli impegni di
pagamento. Le diverse manifestazioni temporali dei costi e ricavi e dei flussi di redditi monetari si traduce in fabbisogno
finanziario. compito della gestione finanziaria ricercare la copertura di tale fabbisogno, provvedendo alla raccolta dei
mezzi finanziari sufficienti per consentire lo svolgimento dellazienda. Il fluire del tempo lelemento cruciale che
determina e giustifica la necessit di considerare attentamente il rispetto dellequilibrio monetario. Tale vincolo pu
spingere lazienda a ricorrere eccessivamente allindebitamento pregiudicando il suo equilibrio reddituale e sua stessa
sopravvivenza.

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- La massimizzazione del profitto


Il principio di economicit non si identifica con il criterio della massimizzazione del profitto. Il principio di economicit
non si identifica con un criterio massimizzante, limitato e rivolto esclusivamente ad una classe di soggetti, quali i conferenti
di capitale proprio. Esso si traduce nel rispetto simultaneo delle condizioni favorevoli al mantenimento e allo sviluppo
dellazienda, intesa come mezzo per conseguire i complessi fini di istituto.
- Leconomicit delle famiglie
Nellazienda familiare leconomicit viene conseguita se la produzione dei redditi da lavoro e da gestione patrimoniale
consente di coprire i consumi in misura adeguata alla posizione sociale e al tenore di vita della famiglia. Questa produzione
di redditi pu generare risparmio in grado di alimentare il patrimonio.
Lequilibrio monetario pu giocare un ruolo importante, che si risolve con la creazione di un fondo di mezzi liquidi
sufficienti a fronteggiare le uscite monetarie concentrate in dati periodi dellanno.
- Leconomicit dello Stato e degli istituti pubblici
Si ha economicit dello Stato e degli istituti della PA se si realizzano i fini e se: la produzione e il consumo di beni pubblici
siano soddisfacenti per il funzionamento e lo sviluppo sociale ed economico di una collettivit, la corresponsione di
remunerazioni adeguate ai collaboratori e ai finanziatori, lelevata efficienza delle combinazioni economiche realizzata
mediante ladozione di buone tecniche di gestione, di organizzazione e rilevazione, limposizione di tributi ripartiti secondo
equit, lattuazione di una gestione patrimoniale che produca redditi convenienti e la realizzazione di un risultato di
risparmio o di un disavanzo contenuto. Ci spiega che nel governo delle aziende composte pubbliche si devono
confrontare posizioni non totalmente conciliabili secondo unassoluta razionalit economica. Si spiega anche limportanza
che in tali aziende viene ad assumere la gestione finanziaria. In molti Paesi stata messa in atto una politica di produzione
di beni pubblici e di interventi nelleconomia che andata al di l di quelle che erano le possibilit di spesa; ci a causato
uno squilibrio crescente nei conti dello Stato che stato coperto mediante il ricorso allindebitamento nel mercato
finanziario.
- Leconomicit degli istituti non profit
In molti istituti non profit solo una parte dei costi coperta da ricavi provenienti da cessione di beni a terzi; lequilibrio
reddituale si realizza su donazioni volontarie provenienti da soggetti privati o pubblici. Lo snodo critico in materia
rappresentato dalla stabilit nel tempo di tali flussi di contributi. Quando i flussi destinati allattivit dellistituto non profit
diventano insufficienti, si aprono tre alternative: la cessazione dellattivit dellistituto, la rifondazione dellistituto con
lingresso di un nuovo soggetto privato e il passaggio dellistituto nella sfera dello Stato con la conseguente perdita dello
status formale di istituto non profit. Il difficile equilibrio reddituale rende fragile anche lequilibrio monetario e linsieme di
queste condizioni mette a repentaglio la vita dellistituto o la sua autonomia. In particolare, ogni crisi reddituale o
monetaria pu diventare loccasione per il formarsi di soggetti economici impropri o per lalterarsi della natura privatistica
dellistituto non profit. In molti istituti non profit si presentano problematiche complesse con riguardo alla valutazione
dellefficienza e alla valutazione del grado di soddisfazione degli utenti. Il divieto di distribuire i risultati reddituali riduce
la tensione alla minimizzazione dei costi; ci particolarmente vero quando listituto non profit governato da persone
che non sono contemporaneamente i finanziatori o gli utenti. Gli istituti nonprofit mostrano una notevole inerzia nel
rispondere alla crescente domanda di beni da loro offerti; ci si spiega, oltre che per la mancanza di incentivi connessi al
profitto, per le difficolt strutturali nella raccolta di risorse finanziarie. La ricerca di nuove donazioni da parte di un
istituto nonprofit equivale ad una campagna di promozione del proprio prodotto.

Capitolo 6

- Lesigenza di conoscere: i sistemi informativi


Per una consapevole partecipazione alla vita dellimpresa, tutti i soggetti coinvolti hanno il diritto-dovere di conoscere le
condizioni del suo svolgimento, ed i risultati e le prospettive in termini di economicit. Questa esigenza condivisa da tutti
i soggetti che forniscono contributi e che si attendono ricompense come: i prestatori di lavoro, i conferenti di capitale di

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rischio, fornitori, clienti e Stato. Inoltre esigenze di conoscenza fanno capo a chi esercita il governo economico
dellimpresa e a tutte quelle persone che devono prendere decisioni costantemente per assicurare lo svolgimento
dellazienda secondo economicit. Sono: gli amministratori, direttori generali, commerciali, di produzione ed
amministrativi. Per le esigenze di conoscenze, le imprese costituiscono dei sistemi informativi, ossia strutture e procedure
che raccolgono, elaborano, conservano e distribuiscono i dati e le informazioni aziendali.
- La pluralit dei modelli di rappresentazione delleconomicit: la centralit del bilancio desercizio
I sistemi informativi forniscono dati ed informazioni utili per valutare leconomicit dellimpresa, attraverso dei modelli,
che sono:
m. di equilibrio reddituale o della redditivit, ossia la capacit di coprire i costi con i ricavi, cio di rimunerare in modo
continuativo e a livelli soddisfacenti tutte le condizioni di produzione;
m. di equilibrio monetario e della connessa gestione finanziaria, ossia la capacit di rispettare tutti gli impegni di
pagamento, cio la capacit di armonizzare i tempi e i volumi dei flussi delle entrate e delle uscite;
m. dellequilibrio istituzionale, ossia il livello di soddisfazione e di consenso nei confronti dellazienda da parte di tutti i
soggetti interessati;
m. della competitivit, ossia la capacit dellimpresa di soddisfare le attesa dei clienti proponendo sistemi di prodotto
che presentano vantaggi rispetto a quelli offerti dalle imprese concorrenti;
m. delle competenze e delle risorse, ossia la ricchezza del patrimonio dellimpresa in termini di gamma e di qualit delle
condizioni produttive materiali, immateriale e monetarie disponibili.
m. del valore del patrimonio, detto anche del valore del capitale economico o valore dellimpresa. Significa che, sul piano
logico, il valore attuale dei flussi di reddito prospettici e, sul piano pratico, indicatore del prezzo al quale possono
essere scambiate le quote di capitale di rischio.
Un modello di assoluto rilievo sicuramente il modello del bilancio desercizio, che coglie gli elementi essenziali
delleconomia di unimpresa. La sua utilit massima se lo si integra con altri modelli che evidenziano gli aspetti cruciali
della vita dimpresa.
- Il modello del bilancio desercizio (i contenuti essenziali: il reddito e il capitale)
Ogni modello di rappresentazione delleconomicit utile per varie analisi e gli amministratori li usano per ladeguato
svolgimento del ruolo di governo economico. Il modello di bilancio fornisce indicazioni se lattivit economica svolta sta
producendo gli utili attesi e di quali beni limpresa dispone e quali diritti vanta. Il bilancio desercizio si compone di due
sezioni: la sezione del reddito di esercizio e la sezione del capitale di funzionamento. Ciascuna delle due sezioni un
sistema di valori, che sono comunemente rappresentati mediante due tavole denominate tavola del reddito di esercizio
(o conto economico) e tavola del capitale di funzionamento (o stato patrimoniale). La prima ci presenta da un lato i valori
degli input inseriti nella produzione (i costi e gli altri componenti negativi del reddito) e, dallaltro i valori degli output della
produzione (i ricavi e gli altri componenti positivi del reddito); la seconda, invece, da un lato presenta i valori delle attivit
dellimpresa, ossia dei suoi beni e diritti (ci che lazienda possiede) e dallaltro i valori delle passivit, ossia le sue
obbligazioni (ci che lazienda deve); la differenza, denominata capitale netto esprime quanto di pertinenza dei
conferenti di capitale di rischio. [Tavola 6.1 pag 182]
- Alcuni concetti di base
Lipotesi generale che le imprese abbiano vita duratura senza limiti temporali predeterminati e comunque una vita
pluriennale. Il corretto governo delle imprese richiede continui supporti dinformazione e la misurazione periodica delle
performance ad interventi temporali non troppo lunghi. Tutte le imprese stilano un bilancio, per ragione di ordine pratico e
giuridico, almeno una volta lanno. In questo modo la vita continuativa dellimpresa viene spezzata in sezioni annuali e ci
richiede particolari accorgimenti per lefficace rappresentazione del reddito e del capitale. La costruzione del bilancio si
fonda su:
1. Lesercizio generale, gli esercizi particolari, lesercizio annuale;
2. Il principio di competenza;
3. I costi, i ricavi e i componenti positivi e negativi di reddito;
4. Il reddito desercizio; il risultato reddituale: utile o perdita desercizio;
5. Il capitale di funzionamento;

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6. Lunitariet del sistema dei valori di bilancio.


1. Lesercizio generale, gli esercizi particolari, lesercizio annuale
Lesercizio generale dellimpresa linsieme delle operazioni messe in atto dallimpresa in un certo periodo di tempo; viene
scomposto a fini conoscitivi in esercizi parziali riferiti a determinati intervalli temporali detti i periodi amministrativi
(tipicamente della durata di un anno). Le operazioni di impresa si svolgono secondo cicli temporali di breve, medio e lungo
periodo. Due manifestazioni particolarmente evidenti di questi fenomeni sono le condizioni produttive pluriennali e le
rimanenze di esercizio.
2. Il principio di competenza
Nella tavola del reddito relativa a un certo esercizio devono essere rappresentati: tutti e soltanto i valori degli output
prodotti nellesercizio; tutti e soltanto i valori degli input utilizzati e assorbiti per produrre tali output.
3. I costi, i ricavi e i componenti positivi e negativi di reddito
La tavola del reddito la tavola dei componenti positivi e negativi di reddito, NON dei costi e dei ricavi. Esistono
componenti negativi di reddito che non sono costi (es. quota di ammortamento) ed esistono costi che non sono
componenti negativi di reddito (es. prezzo di un impianto).
4. Il reddito desercizio; il risultato reddituale: utile o perdita desercizio
Il reddito di esercizio linsieme di tutti i valori della tavola del reddito; il risultato reddituale la differenza tra componenti
positivi e componenti negativi di reddito. E un valore residuale e rappresenta la remunerazione di una condizione di
produzione (il capitale di rischio).
5. Il capitale di funzionamento
Il capitale di funzionamento linsieme dei valori delle attivit, delle passivit e del capitale netto determinato al termine di
ciascun periodo in ipotesi di continuit del funzionamento dellimpresa. Si distingue dal Capitale di liquidazione e dal
Capitale economico.
6. Lunitariet del sistema dei valori di bilancio
Il bilancio un sistema unitario di valori. Il reddito di esercizio e il capitale di funzionamento sono due sottoinsiemi di valori
tra loro complementari e strettamente correlati anche sul piano numerico:
(capitale netto di fine anno = CNfin CNiniz = capitale netto di inizio anno) = risultato reddituale dellesercizio = (componenti positivi di
reddito dellesercizio = CPR CNR = componenti negativi di reddito dellesercizio)

- Gli input o gli output dellesercizio


La tavola del reddito desercizio uno schema costruito per mettere a confronto il valore degli input (i componenti
negativi di reddito) da un lato e il valore degli output (i componenti positivi di reddito) dallaltro; lanalisi di tali valori
consente di misurare il risultato reddituale dellimpresa, ossia lutile o la perdita.
---I tipici input ed i componenti negativi di reddito sono: materie prime, servizi, immobili, impianti, macchinari, attrezzature
dellimpresa a cui corrispondono le quote di ammortamento, le immobilizzazioni di terzi che originano canoni di locazione
o fitti passivi, il lavoro fornito dai prestatori di lavoro come stipendi, contributi e quote T.F.R., i beni pubblici statali
sottoforma di tributi vari e imposte sul reddito, i mezzi monetari apportati a titolo di capitale di prestito da terzi che
originano interessi passivi, la copertura dei rischi garantite a fronte di premi assicurativi, le rimanenze iniziali e il capitale di
rischio che remunerato con lutile o la perdita desercizio.
--- I tipici output sono: i prodotti finiti e venduti che danno origine ai ricavi di vendita, la produzione in corso ossia le
rimanenze finali desercizio, gli interessi attivi della gestione patrimoniale, i dividendi, le plusvalenze e i fitti attivi.
-

Uno schema generale (libro pag 189-198)

- Il capitale di funzionamento
Per la costruzione del capitale di funzionamento, le tipiche attivit sono: disponibilit monetarie sottoforma di cassa o c/c,
crediti di regolamento verso clienti, rimanenze finali, immobilizzazioni materiali ed immateriali, crediti di prestito, quote di
capitale di rischio di altre imprese e partecipazioni. Le tipiche passivit sono: i Debiti di Regolamento verso fornitori, di
Finanziamento, Obblighi nei confronti dei prestatori di lavoro e dello Stato, inoltre i componenti al netto sono: il Capitale
Sociale e gli utili maturati ma non distribuiti, ossia le Riserve.

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Uno schema generale (libro pag 199-205)

Dagli accadimenti al bilancio desercizio: gli accadimenti, i valori, il processo


Riguardo ai processi di redazione del bilancio desercizio, devono svolgersi secondo logiche e tecniche che permettano di
redigere il bilancio in modo efficiente e corretto. E un processo che comporta la registrazione dei valori che si svolgono
lungo lintero periodo amministrativo. Tutte le imprese tengono nota degli accadimenti economici rilevanti, e per redigere
efficientemente il bilancio desercizio occorre selezionarli e registrare periodicamente a fine anno i relativi valori. Il sistema
degli accadimenti linsieme di azioni e fenomeni che si manifestano nellazienda e nel suo ambiente. Il sistema delle
operazioni, ossia le combinazioni economiche, formato dalle attivit di produzione economica svolta dalle persone che
compongono lorganismo personale dellazienda. Il sistema delle quantit economiche lespressione del sistema delle
operazioni. Lutilizzazione delle quantit economiche ed i calcoli che comportano danno origine a stime e congetture di
quantit economiche. Le stime sono determinazioni approssimate ad un fenomeno che non si conosce in modo definitivo.
Per la stima ci si avvale di ipotesi che attengono al grado di probabilit della differenza tra il dato stimato ed il dato
effettivo. Le congetture sono valori immaginati, frutto di calcoli fondati su ipotesi-finzione, utili a scopi dinvestigazione
economica. Se le ipotesi-finzione sono molteplici si avranno pi dati congetturali ciascuno con un suo significato e una
specifica utilit. Sono esempi di dati congetturali le quote di ammortamento. Le quantit economiche e le qualit stimate e
congetturate sono il fondamento di tutte le misurazioni, calcoli e previsioni che si compiono in azienda. Nellambito del
sistema delle quantit economiche dazienda e delle quantit stimate e congetturate si individuano vari sottosistemi, il pi
importante il sistema dei valori di azienda, che offre le basi per impostare modelli di valutazione e di rappresentazione
delleconomicit. Esso accoglie la moneta come espressione del valore e che trova la sua origine nelle operazioni di
scambio che limpresa intrattiene con i terzi. Limpresa operando in uneconomia di scambio monetario, attraverso la
moneta assolve la funzione di facilitare e semplificare i rapporti di scambio. Il divenire economico dellimpresa si manifesta
sia con valori riferiti ad un istante (quantit-fondo), sia con valori riferiti ad un lasso di tempo (quantit-flusso). Il reddito
desercizio si compone di quantit-flusso, mentre il capitale di funzionamento di quantit-fondo. Questi due aspetti sono
tra loro strettamente collegate, poich le operazioni svolte risentono delle condizioni preesistenti e condizionano quelle
successive. Tutti i valori che esprimono strumenti di regolamento degli scambi si denominano valori numerari, si tratta di
mezzi monetari liquidi disponibili, di crediti e debiti di regolamento, sono non numerari tutti gli altri valori. Le operazioni di
gestione esterna aziendale producono: variazioni numerarie e non numerarie positive, negative e variazioni non
numerarie, ossia variazioni di condizioni di produzione. I valori si rilevano nel momento in cui si manifesta la variazione
numeraria, che viene ad identificarsi nel momento in cui si emette o si riceve la fattura, in modo da ottenere valori
caratterizzati da un certo grado di certezza e per poter effettuare riscontri in tempi brevi.
Le rilevazioni periodiche e la redazione del bilancio desercizio
I valori, poi, si rilevano attraverso il metodo della partita doppia, in base al quale ogni valore sorto per effetto delle
operazioni dazienda si rileva 2 volte, con segno opposto, in appositi conti. Sotto la voce Attivo, si collocano tutti i valori
numerari e non numerari attivi e che non hanno immediato significato di componenti di reddito, mentre sotto la voce
Passivo si collocano i valori numerari e non, che assumono significato di componenti di reddito. Sotto la voce Costi si
pongono i valori che hanno significato di incremento di condizioni di produzione e di componenti negativi di reddito, nei
Ricavi sinseriscono le condizioni di produzione ed i componenti positivi di reddito. Il capitale di funzionamento uno
schema costituito per ordinare linsieme delle condizioni di produzione di propriet dellimpresa in un certo momento,
ossia le attivit, linsieme delle obbligazioni e degli impianti nei confronti dei vari soggetti che hanno fornito i contributi,
ossia le passivit. Gli obblighi nei confronti dei conferimenti di capitale di rischio si denomina Capitale Netto. Infine, i valori
totali delle attivit sempre pari al totale delle passivit e del capitale netto.
-

{integrare con il libro pag 212-225}


Capitolo 7
- Le sintesi di bilancio e gli equilibri delle aziende di produzione
Le sintesi di bilancio permettono di esprimere giudizi sulla capacit dellazienda di rispettare il principio di economicit e
quali sono le condizioni che potranno favorire leconomicit futura. Inoltre, formano il cosiddetto bilancio desercizio, che

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oltre ad essere uno strumento conoscitivo a disposizione degli organi direttivi e di governo economico, viene contemplato
dalla legge ordinaria quale supporto informativo periodico obbligatorio per tutelare gli interessi di quanti entrano in
contatto con lazienda. Per rendere pi efficace la lettura e lanalisi delle sintesi di bilancio si utilizzano: la riclassificazione e
la costruzione di indici. La riclassificazione delle sintesi di bilancio consiste nel riesporre le voci e i valori in esse contenute
in un ordine diverso, con lobiettivo di ottenere informazioni ulteriori rispetto a quelle offerte dagli schemi originari.
La riclassificazione delle voci segue criteri diversi per il conto economico e per lo stato patrimoniale.
-

Il conto economico a ricavi e costo del venduto e lequilibrio reddituale


CONTO ECONOMICO
Criterio a ricavi e costo del venduto

STATO PATRIMONIALE
Criterio finanziario

Il conto economico la sintesi dalla quale si ottiene la misura del reddito prodotto nel periodo e si ricavano le informazioni
per laccertamento della capacit di reddito tendenziale, per valutare se il risultato reddituale del periodo consente un
giudizio positivo sulleconomicit dellazienda.
La riclassificazione del conto economico secondo il criterio a ricavi e costo del venduto, mette in luce il contributo delle
singole gestioni alla formazione del reddito netto, derivante dalla gestione caratteristica, patrimoniale, finanziaria,
tributaria e da eventi straordinari. Dalla struttura del conto economico si evidenziano, oltre al reddito netto: il risultato
operativo della gestione caratteristica (prodotto dallinsieme delle operazioni di gestione che identificano la funzione
economico-tecnica in senso stretto dellazienda), il risultato operativo che somma il risultato operativo della gestione
caratteristica ai proventi derivanti dalla gestione patrimoniale, il reddito lordo di competenza (che tiene conto del risultato
operativo e degli oneri finanziari), il reddito prima delle imposte che considera oltre al risultato lordo le sopravvivenze e le
insussistenze attive e passive.

I risultati
REDDITO OPERATIVO DELLA GESTIONE CARATTERISTICA = Risultato della gestione caratteristica
REDDITO OPERATIVO = Risultato della gestione caratteristica + Risultato della gestione patrimoniale
REDDITO OPERATIVO = Risultato della gestione caratteristica + Risultato della gestione patrimoniale + Risultato della gestione finanziaria
Una sintesi
La riclassificazione del conto economico secondo il criterio a ricavi e costo del venduto consente di:
capire i fenomeni che hanno determinato la formazione del risultato reddituale: in particolare i contributi delle singole gestioni;
avere informazioni utili per laccertamento della capacit di reddito tendenziale;
esprimere giudizi sullequilibrio reddituale e quindi sulleconomicit dellazienda in funzionamento.

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- Il capitale di funzionamento e lequilibrio patrimoniale


Lo Stato Patrimoniale la fonte primaria dinformazioni per lanalisi finanziaria, per accertare la solvibilit dellimpresa, ma
non sempre i valori contenuti in esso sono classificati per favorire questanalisi. Per ci si utilizza il criterio di
riclassificazione finanziario, con il quale si cerca di capire come gli investimenti, dellattivo, sono stati finanziati dalle voci
del passivo e del netto. Gli elementi dellattivo esprimono investimenti dai quali si attendono flussi di entrate, mentre gli
elementi del passivo e del netto rappresentano le forme o le fonti di finanziamento utilizzate per coprire gli investimenti.
Per classificare gli elementi dellattivo si adotta il criterio della liquidit, cio della loro attitudine di trasformarsi in mezzi
monetari senza danneggiare la gestione operativa, mentre per gli elementi del passivo e del netto si adotta il criterio della
scadenza, cio il termine entro il quale occorre far fronte agli impegni.
Lattivo corrente si classifica in: liquidit immediate (rappresentate dai fondi liquidi disponibili in azienda o presso
banche, nonch da titoli di Stato o comunque facilmente negoziabili); liquidit differite (ossia crediti di
regolamento); disponibilit (costituito dalle rimanenze).
Lattivo fisso si suddivide in: immobilizzazioni finanziarie (che comprendono crediti esigibili oltre lanno,
partecipazioni e crediti di finanziamento); immobilizzazioni materiali ed immateriali nette (espresse al netto delle
quote di ammortamento).
Il passivo e netto comprende: il passivo corrente (rappresentato dai debiti di regolamento); il passivo consolidato
(che comprende debiti con scadenza entro lanno e fondo T.F.R.); il capitale netto (composto da capitale sociale,
riserve ed utili dellesercizio).

{La differenza tra attivo e passivo corrente evidenzia il capitale circolante netto che un indicatore di equilibrio monetario in
quanto mette in relazione investimenti e fonti che esercitano un influsso sulla dinamica monetaria dellanno successivo.}
Da uno stato patrimoniale riclassificato possibile trarre giudizi su: la composizione e la struttura degli impieghi (in questo
modo possibile valutare i rischi che la struttura allattivo comporta. Limpresa che presenta un attivo particolarmente
ricco di immobilizzazioni tecniche pi vulnerabile in un ambiente competitivo; basta unimprovvisa caduta della domanda
per liberare capacit produttiva che comporta dei costi costanti che non trovano adeguata copertura); la composizione e la
struttura delle fonti di finanziamento (consente di apprezzare il rischio finanziario che determinato non soltanto dal peso
dei debiti rispetto ai mezzi propri, ma anche della tipologia di debiti utilizzati) e lequilibrio strutturale, tra natura e
variabilit delle fonti e degli investimenti ( il capitale circolante netto offre la possibilit di misurare questo equilibrio che
esercita un influsso sulla gestione monetaria futura).

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- I flussi di cassa e lequilibrio monetario


Oltre allequilibrio reddituale e lequilibrio patrimoniale utile valutare lequilibrio monetario. Il bilancio non esplicita i
movimenti monetari manifestatisi nellesercizio, ma vi un apposito documento detto rendiconto delle variazioni dei mezzi
monetari che evidenzia le dinamiche monetarie e di esprimere giudizi sullequilibrio monetario dellimpresa.
Il reddito il risultato di una serie di misurazioni, ma anche il prodotto di alcune convenzioni adottate nel momento della
rilevazione dei valori derivanti dalle operazioni di scambio. In particolare:
- Si inseriscono nelle rilevazioni di reddito componenti negative (di reddito) che nel periodo non hanno determinato
uscite monetarie;
- Si adotta il criterio di variazione numeraria, iscrivendo i ricavi quando si emette la fattura = quando si ha il credito e
non quando si ha lentrata di moneta (stessa cosa per i costi);
- Si valutano le rimanenze di esercizio
- Tutto ci nasconde una dinamica monetaria di pagamenti e riscossioni.
Per risalire dal reddito netto alla sintesi delle variazioni monetarie si segue un procedimento a ritroso, che consiste prima
nel sommare al reddito con segno opposto, quei valori che non hanno determinato movimenti di moneta e credito (come
lammortamento), poi le variazioni di capitale circolante netto, gli investimenti e le variazioni di capitale proprio e di
passivit consolidate.
I flussi di cassa: schema di costruzione

I flussi di cassa: schema di sintesi

La sincronia degli equilibri di azienda [libro pag 256-257]

- Redditivit, solidit e liquidit (I quozienti di bilancio)


Gli indici di bilancio costituiscono il completamento delle riclassificazioni delle sintesi di bilancio per formulare giudizi
sulleconomicit della gestione dellazienda in funzionamento, poich sono quozienti che hanno la capacit di sintetizzare
e quantificare fenomeni complessi. Gli indici intendono analizzare tre fenomeni:
1. la redditivit, ossia il rapporto tra una configurazione di reddito e unaltra grandezza a questa correlata
2. la solidit patrimoniale come espressione della solvibilit a lungo termine dellimpresa, cio la capacit di far
fronte agli impegni nel medio e nel lungo periodo
3. la liquidit, come indicatore della solvibilit a breve, cio della capacit di far fronte momento per momento ai
pagamenti
- La redditivit dei capitale proprio
{Gli indici di redditivit misurano la capacit dellazienda di produrre reddito, e quindi di remunerare adeguatamente tutte
le condizioni di produzione.}

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La redditivit un concetto relativo in quanto si ottiene rapportando una configurazione di reddito ad unaltra grandezza
a questa correlata. In questo modo si avranno confronti tra imprese diverse per dimensioni e natura dellattivit svolta e
anche confronti storici nellambito della stessa azienda di produzione. I principali indici di redditivit sono:
ROE (Return on Equity) = Reddito Netto / Capitale Netto = RN / CN, che esprime la redditivit del capitale proprio.
Esso misura il rendimento del capitale netto, ossia lincremento potenziale di capitale netto nel periodo, cio prima di
decidere di distribuire buona parte del reddito sotto forma di dividendi agli aventi diritto. Questo indice va confrontato
con il costo figurativo del capitale proprio, ossia il sacrificio sopportato dai portatori di capitale-risparmio per aver investito
mezzi finanziari nellazienda. Se il ROE risulta maggiore di questo, si pu affermare che vi equilibrio reddituale.
ROA (Return on Assets) = Reddito Operativo / Attivo Netto = RO / AN, che esprime la redditivit della gestione
operativa, cio il rendimento degli investimenti effettuati nelle attivit produttrici di reddito.
Dato che il ROA certamente un fattore determinante del ROE, poich riguarda solo una parte della complessiva
combinazione economica aziendale, quella operativa per lappunto, si pu sviluppare la seguente uguaglianza volta a
calcolare il ROE partendo dal ROA o viceversa:
ROE = RO/AN (=ROA) x AN/CN x RN/RO
Il rapporto AN/CN non altro che il rapporto di indebitamento (RI), ossia esprime la relazione che intercorre tra il capitale
investito e i mezzi propri e indirettamente esprime il peso del capitale di terzi (CT). Infatti: AN = CT + CN perci
AN/CN = CT/CN + CN/CN = CT/CN +1 = RI
Questo rapporto serve per apprezzare la solidit patrimoniale dellimpresa, ossia la capacit di far fronte agli impegni
verso terzi.
Laltro rapporto RN/RO non altro che il tassi di incidenza (TI) del reddito netto sul reddito operativo:
TI = RN/RO
Esso esprime il peso dei componenti di reddito estranei alla gestione operativa, e cio gli oneri finanziari e le imposte,
nonch i componenti di reddito non di competenza dellesercizio, ossia delle sopravvivenze e delle insussistenze attive a
passive. Di solito questindicatore ha un valore inferiore ad 1 perch i componenti di reddito negativi estranei alla gestione
operativa risultano superiori a quelli positivi. La redditivit del capitale proprio dipende da: la redditivit operativa,
lindebitamento finanziario e lincidenza del reddito netto sul reddito operativo.
1) La redditivit operativa pu essere suddivisa in redditivit delle vendite ROS e in TR. Il ROS (Return on Sales)
misura il grado di convenienza economica delle vendite effettuate nellesercizio ( ROS = RO/V). Il Tasso di rotazione
dellattivo circolante esprime la relazione tra una dimensione operativa dellazienda ed una strutturale, ed indica il
numero di volte che lattivo netto gira in un anno per effetto dei ricavi di vendita, per questo un indicatore di
efficienza della gestione (TR = V/AN) .
- La solidit e la liquidit
La solidit patrimoniale evoca il concetto di grado di dipendenza verso i terzi finanziatori; un indicatore di questo concetto
il Rapporto dIndebitamento (RI) che esprime la relazione che intercorre tra lattivo netto ed il capitale netto, e quindi
indica il peso del capitale di terzi. Il grado di copertura delle immobilizzazioni esprime il rapporto tra il capitale netto e le
immobilizzazioni tecniche nette [ CI = CN/IM ].
Lindebitamento pericoloso quanto maggiori sono gli oneri finanziari che esso genera, cos un basso grado di copertura
delle immobilizzazioni determina una situazione grave quanto pi le immobilizzazioni tecniche risultano inutilizzate e
difficilmente realizzabili.
Gli indicatori utilizzati per la liquidit sono il quoziente di disponibilit, che si ottiene rapportando lattivo corrente al
passivo corrente e il quoziente di liquidit espresso come rapporto tra le liquidit, immediate e differite ed il passivo
corrente:
QD = AC/PC
QL = L/PC
- La leva finanziaria
Nel passaggio dal ROA al ROE ha un ruolo fondamentale leffetto leva finanziaria che si produce dalla differenza tra il ROA
ed il costo medio del capitale di terzi. Se il ROA rende pi di quanto costa il capitale di terzi, limpresa aumenta la propria

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redditivit del capitale proprio. Leffetto leva finanziaria tanto pi potente quanto maggiore la differenza tra ROA e
capitale di terzi e quanto maggiore la quota di ROA finanziata da mezzi di terzi anzich dal capitale netto.
-

Le analisi comparate: gli indici di riferimento (libro pag 266-269)

- Il capitale economico: il valore economico del patrimonio


Il Capitale di Funzionamento la nozione di capitale-valore che si determina in sede di misurazione del reddito di esercizio
(altra definizione: linsieme dei valori delle attivit, delle passivit e del capitale netto determinato al termine di ciascun
periodo costruito in ipotesi di continuit di funzionamento dellimpresa). Il patrimonio dellazienda di produzione pu
essere anche oggetto di liquidazione per stralcio o di cessione come complesso di beni in funzionamento. Nel primo caso
si ha una radicale trasformazione degli elementi del patrimonio, nel secondo il complesso funzionante permane, non si
trasformano le condizioni di produzione, cambia soltanto la prospettiva in quanto si tratta di determinare un valore che sia
alla base della definizione di un presso di cessione. Queste sono due nozioni nuove, ovvero, rispettivamente il Capitale di
Liquidazione (ossia il valore delle attivit, delle passivit e del capitale netto determinato in ipotesi di liquidazione) ed il
Capitale Economico (ossia il valore complessivo dellazienda in ipotesi di cessione). Il capitale economico quindi la
nozione di capitale-valore che prende in considerazione lipotesi che il complesso aziendale sia ceduto in blocco. Qualsiasi
investimento ha un valore se esso produce reddito nel futuro e questo valore sar tanto pi elevato quanto maggiori
saranno i flussi di reddito attesi futuri [-> il patrimonio di impresa trae il suo valore dalle prospettive di reddito future].
Determinare il capitale economico significa esprimere un apprezzamento sullattitudine del patrimonio di un impresa a
produrre redditi futuri. La nozione di capitale economico non va confusa con il prezzo o con il valore effettivo di scambio;
essa soltanto un indice, un valore teorico di riferimento.
- I procedimenti di determinazione del capitale economico
Il procedimento fondamentale del capitale economico il procedimento sintetico, che si fonda su due ipotesi: la
congettura dei flussi di reddito futuro e la definizione di tasso di attualizzazione che tenga conto del valore del tempo e del
rischio connesso allo svolgimento della gestione futura ( il costo-opportunit per linvestitore nel capitale dimpresa).
Il capitale economico si pu determinare anche tramite un altro procedimento, detto procedimento analitico: la base di
partenza la considerazione che il flusso di reddito atteso futuro deriva essenzialmente dalle condizioni produttive
(patrimoniali e non). In questo procedimento si pu cogliere una specie di correttivo al capitale netto per tener conto del
divario tra reddito atteso dellazienda e reddito soddisfacente.

Capitolo 9
- Lazienda come sistema decisionale
La vita delle aziende originata ed alimentata da decisioni che si compongono di processi. Nellazienda importante
individuare le decisioni da prendere, da chi, in quali tempi e sequenze e secondo quali logiche e procedure azienda =
sistema decisionale. Lesigenza di decidere nasce dal continuo dinamismo interno ed esterno dellimpresa. Le decisioni in
campo economico sono soggette al vincolo di scarsit delle risorse che pu essere vissuto come gioco a somma zero o
come stimolo per la ricerca di soluzioni innovative; simpongono attente e rigorose analisi di convenienza economica che
possono essere svolte ricorrendo a modelli di analisi economica per decisioni, che sono adottate in condizioni dincertezza
e comportano un certo grado di rischio che massimo quando le scelte sono molto innovative, sono razionali, ma
soggette a limiti di razionalit, e producono conseguenze ampie e stabili sulle condizioni future.
- La struttura dellazienda come frutto di scelte aziendali
Le decisioni dellimpresa vengono prese in modo che le consentano flessibilit ed il futuro sviluppo. Il sistema di governo
strategico delle imprese si articola in scelte che riguardano: la configurazione del sistema prodotto, con il quale presentarsi
nei mercati per sollecitare la domanda e per fronteggiare i concorrenti; il dimensionamento della capacit produttiva,
lestensione interfunzionale ed estensione verticale, attraverso cui decidere quali attivit svolgere allinterno dellazienda e
quali far svolgere ad altri; lestensione orizzontale, per scegliere se attivare una o pi combinazioni parziali; la gestione
patrimoniale, finanziaria e tributaria; che riguardano la formazione e lo sviluppo del patrimonio materiale ed immateriale

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dellazienda; lassetto organizzativo e allorganismo personale, si tratta di suddividere i compiti, coordinarli e sviluppare le
competenza delle persone e retribuire le loro prestazioni; lassetto istituzionale, riguarda i rapporti da stringere con i
portatori dinteressi, come distribuire i diritti di propriet, come configurare gli organi di governo e di controllo.
La struttura di ogni azienda si compone: dellassetto istituzionale, della configurazione delle combinazioni economiche, del
patrimonio, dellorganismo personale e dellassetto organizzativo.
Lassetto
istituzionale

la
configurazione dei portatori dinteressi
e dei contributi che forniscono
allazienda e dei benefici che ne
ottengono.
Progettare
lassetto
istituzionale significa scegliere i
soggetti che compongono listituto e
che interagiscono con esso. Le scelte
dellassetto istituzionale consiste nel
decidere: lassetto proprietario di base,
la forma giuridica, linsieme degli organi
di governo e di controllo, le modalit di
interazione tra limpresa ed i suoi
interlocutori e la partecipazione ad
aggregati interaziendali e al relativo
governo.
La
configurazione
delle
combinazioni economiche lassetto
complessivo delle attivit svolte
dellazienda attraverso i suoi membri.
Ci significa decidere con quanti e quali
sistemi di prodotto proporsi, a quali categorie di clienti ed in quali mercati. Queste decisioni ne comportano altre relative
alla configurazione dei sistemi di prodotto e quale strategia competitiva adottare, quali attivit svolgere allinterno
dellazienda e quali esternalizzare, come dimensionare le capacit produttive, e quale peso e ruolo assegnare alle gestioni
della gestione caratteristica.
Il Patrimonio formato dalle varie condizioni produttive materiali ed immateriali utilizzate dallistituto per svolgere la
propria attivit economica. I principali fattori che lo determinano sono: le competenze distintive, il patrimonio
commerciale, lassetto tecnico e la localizzazione territoriale.
Lorganismo personale linsieme delle persone che prestano il loro lavoro nellistituto. Si determina attraverso: quali
organismi professionali privilegiare, come dimensionare lorganismo personale in relazione al carico di lavoro, come
aggiornare i profili professionali e quali condizioni attivare per perseguire il rispetto e la cooperazione.
Lassetto organizzativo definisce la struttura interna e le modalit di svolgimento dei processi aziendali e consegue dalla
struttura organizzativa, la distribuzione del potere e dei sistemi operativi. Progettare la struttura organizzativa significa
ripartire linsieme delle attivit aziendali in compiti da assegnare alle persone e mettere in atto le condizioni necessarie
affinch le attivit si svolgano in modo integrato; occorre decidere secondo quali criteri suddividere il lavoro, ossia come
raggruppare le varie attivit o come ordinare u vari organi. Assieme alla struttura organizzativa si progetta anche la
distribuzione del potere, ovvero la distribuzione tra i vari organi aziendali dei diritti e dei doveri di decisione.
Ogni configurazione ha una propria coerenza interna, ognuna produce effetti sulle altre componenti ed ogni intervento di
ri-progettazione di una macrovariabile pu richiedere adattamenti nelle altre per assicurare nuova coerenza. Esse sono
influenzate anche dallambiente nel quale lazienda opera.

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Coerenza interna: tra le cinque macrovariabili che compongono la struttura dellazienda


Vita economica dellimpresa dipende da
Coerenza esterna: tra la struttura dellazienda e dellambiente
Sia la coerenza esterna e sia la coerenza interna devono intendersi come coerenze dinamiche.

- L unitariet degli istituti e del loro governo: lorientamento strategico di fondo


Ogni istituto una realt unitaria, dinamica e complessa, ed sempre possibile che si verifichino situazioni tra loro
contraddittorie. Lunitariet del governo economico si realizza con la formulazione e la realizzazione di strategie aziendali.
Lesigenza di un indirizzo strategico unitario si sottolinea con il concetto di orientamento strategico di fondo. La strategia
aziendale, oltre ad essere un insieme di mosse necessarie per realizzare determinati fini, include anche la determinazione
dei fini e il campo dazione dellimpresa.
La strategia dimpresa si compone di due elementi fondamentali: lorientamento strategico di fondo dellimpresa (OSF) e
gli indirizzi strategici, in cui lOSF si concretizza.
LOSF linsieme di idee-guida, valori ed atteggiamenti che definiscono lidentit dellimpresa, ossia definiscono che cosa
limpresa fa o vuole fare, come e perch fare impresa. Gli indirizzi strategici sono rappresentati da scelte strategiche che
definiscono in quali aree competitive lazienda intende operare ed in che modo affrontare la concorrenza, quali decisioni
prendere a livello finanziario, tecnologico e di marketing.
- L uniterat delle combinazioni economiche
I caratteri di unitariet delle combinazioni economiche sono:
la complementariet, che si manifesta tra i fattori produttivi ed insiemi di operazioni; tali relazioni devono essere
gestite per garantire che i vari elementi complementari (fattori produttivi e operazioni) si presentino nei tempi, nei
volumi e nelle qualit per attuare le combinazioni economiche dellazienda;
la fungibilit, che si manifesta tra differenti fattori produttivi e classi di operazioni;
la comunanza, riguarda uno stesso fattore di produzione o insiemi di operazioni che concorrono ad ottenere pi
risultati, esse sono unevidente fattore di unitariet delle combinazioni economiche e di esse bisogna tener conto
nelle decisioni aziendali, perch, a volte, nelle valutazioni si possono commettere gravi errori e di conseguenza si
potranno prendere decisioni sbagliate;
la congiunzione, attraverso cui da uno stesso processo produttivo escono pi risultati, detti risultati congiunti;
luniformit dei fattori di produzione, dei processi produttivi e dei prodotti, si manifesta nella standardizzazione,
nelluniformazione attraverso cui in molti campi dellattivit umana si manifesta lesigenza di adottare standard
comuni a tutte le aziende, e nella modularit, che prevede la progettazione di componenti che possono concorrere
alla produzione di differenti prodotti complessi.
Linterdipendenza analizza in termini organizzativi tutti i caratteri dellunitariet delle combinazioni economiche.
Tanto pi forti sono questi caratteri e pi elevata sar linterdipendenza tra le unit che compongono lazienda.
- Lambiente economico e non economico
Lambiente di un istituto linsieme di condizioni e di fenomeni esterni che ne influenzano la struttura e la dinamica.
Lambiente economico dazienda si compone di: mercati, insiemi omogenei di negoziazioni di beni privati, di rischi e di
credito di prestiti; strutture di domande e offerte di lavoro, capitale proprio e di beni pubblici; settori, insiemi di aziende
con combinazioni economiche simili ed operanti in stessi mercati e strutture di domande ed offerte; e politiche
economiche, monetarie e finanziarie. Lambiente non economico rilevante per la struttura e la dinamica delle aziende, ed
composto da fenomeni e condizioni come: sistemi di valori caratterizzanti la collettivit sociale, la normativa giuridica
nazionale ed internazionale, stato e dinamica delle scienze, tecnologie e tecniche, infrastrutture e configurazione fisica e
climatica del territorio.
La natura varia delle aziende e del loro ambiente, portano a definire i confini dellazienda rispetto allambiente e
alluniverso; assumere in molti casi come primo termine dellanalisi non lintera azienda ma una parte o un insieme. Tale

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confine non definibile, e per la sua identificazione si ricorre a: la struttura giuridica formale, ossia gli elementi dellazienda
sono stabiliti dalla normativa vigente laddove si definisce il campo dazione degli organi di governo economico; e
linfluenza, mediante cui i confini si estendono fin dove gli organi di governo economico esercitano uninfluenza nei
processi decisionali. I confini dellazienda sono modificabili e la loro estensione oggetto delle scelte di governo
economico. La definizione di ambiente pu essere articolata non solo per lazienda, ma anche per gruppi economici o
aggregati ambienti di insiemi di aziende. Lambiente aziendale pu essere scomposto in sottoambienti rilevanti.
- I mercati
Un mercato un complesso dinamico di negoziazioni che riguardano scambi, capitale propri e lavoro ed hanno per
oggetto dei beni che si manifestano con continuit, con caratteri omogenei e con elevata interazione reciproca. Si ha un
mercato quando molte negoziazioni con oggetto simile sono attuate continuamente e con elevata frequenza da un certo
insieme di aziende. Non tutte le negoziazioni sono qualificabili come mercati, poich possono risultare casi unici, ossia
negoziazioni fuori mercato alle quali non si possono applicare condizioni omogenee e concorrenti di mercato. Uno stesso
bene pu essere negoziato in mercati distinti, anche in funzione di distinti aziende clienti o per differenti bisogni
soddisfatti dallo stesso bene. I mercati sono complessi dinamici ed i loro caratteri e confini variano nel tempo, i caratteri
fondamentali dei mercati sono la domanda e lofferta che sono funzioni di articolati insiemi di variabili. Attraverso lanalisi
della domanda e dellofferta si spiega lorigine, la dinamica ed il grado di differenziazione delle condizioni tipiche delle
negoziazioni che compongono il mercato.
- I settori
Un settore un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni di interdipendenza. Le ricerche che hanno come oggetto
lo studio dei settori sono quelle finalizzate ad interventi di politica economica in determinati settori. Lanalisi del settore
riguarda principalmente la sua struttura, e in particolare il grado di concentrazione; si intende valutare se la struttura
produce distorsioni della collettivit, se si presentano strutture e comportamenti di monopolio che frenano lefficienza e
linnovazione e consentono lapplicazione di prezzi-ricavo a livelli pi alti di quelli giudicati equi dalla collettivit. In alcuni
casi, lanalisi pu portare ad un eccessivo frazionamento
del settore o si possono provocare eccessive forme di
concorrenza. Lanalisi di economia industriale porta a
formulare interventi di politica economica che tendano a
ridurre concentrazioni monopolistiche e proteggere o
rafforzare un settore. Lanalisi delle interdipendenze
settoriali riguarda i flussi di produzione, di consumo e dei
mezzi monetari ed una tipica analisi delleconomia
politica e della politica economica. Unaltra analisi
importante avviene attraverso lo studio del contesto
competitivo delle aziende di produzione che si concentra
lattenzione sul comportamento competitivo delle
aziende che compongono il settore, concorrenti in uno
stesso mercato. Nellambito degli studi del contesto
competitivo, particolare importanza ha il modello
struttura-comportamento-risultati, tipico delle analisi economia industriale. I settori di aziende concorrenti sono insiemi di
aziende di produzione che producono beni equivalenti e che indirizzano la loro offerta ad insiemi di aziende clienti e
potenziali.
La struttura del settore si analizza secondo il suo grado di concentrazione, la struttura dei costi delle aziende ed il livello
delle barriere allentrata, ossia il livello degli ostacoli che dovrebbero essere superati da unazienda esterna al settore per
potervi entrare. Il grado di concentrazione si spiega dalla struttura dei costi che rilevante quando sono maggiori le
economie di scala.
Tipici esempi di struttura-comportamento-risultati sono: la struttura di concorrenza perfetta, dove si presentano bassi livelli
di economie di scala, di concentrazione e di differenziazione dei prodotti: le imprese si concentrano sullefficienza tecnica
ed i prezzi-ricavo sono dettati dal mercato; la struttura di oligopolio non differenziato, dove sono possibili forti economie di

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scala, le aziende concorrenti sono poche ed offrono prodotti molto simili e tendono a concordare politiche di prezzi
uniformi e quanto pi possibile alti ma limitati che scoraggino lingresso di concorrenti nel settore; la struttura di oligopolio
differenziato, dove si presentano alti livelli di economia di scala, di concentrazione e di differenziazione dei prodotti, vi
sono elevate barriere allentrata che mantengono basse la competitivit nel settore che alimentata dalla pubblicit, dalla
ricerca e dallo sviluppo come strumenti per rinnovare la differenziazione dei beni. In generale la redditivit maggiore
quanto alte sono le barriere allentrata, la concentrazione del settore e la differenziazione dei prodotti. I settori sono
configurati da relazioni di concorrenza, ma anche di cooperazione. Ciascuna azienda partecipa a tanti settori quanti sono i
mercati in cui opera, quindi a ciascun mercato corrispondono uno o pi settori di aziende in posizione di offerta o
domanda.
- Tre interpretazioni dellambiente
Le persone che operano nelle aziende mostrano una variet di modalit dinterpretazione dinamiche tra laziende e
lambiente. Le diverse visioni delle relazioni dinamiche sono modelli cognitivi che spiegano i comportamenti delle aziende
e rappresentazioni schematiche di valori, atteggiamenti e comportamenti che caratterizzano i contesti economici, politici
e sociali differenti nel tempo e nello spazio.
Le principali visioni sono:

dellefficienza economica relativa (in questa visione lambiente inteso come ambiente economico composto da
aziende. Lazienda di riferimento interagisce con le aziende del suo ambiente attraverso relazioni di scambio, di
partecipazione e di competizione secondo logica di razionalit e di convenienza economica. La competitivit
dellazienda nellambiente dipende essenzialmente dallefficienza economica relativa che lazienda stessa sa
esprimere: lassetto tecnico, organizzativo, patrimonio e organismo personale si configurano con caratteri tali da
ottimizzare lefficienza di svolgimento dei processi di produzione e di consumo, ossia tali da garantire equilibrate e
competitive relazioni tra prezzi e qualit dei beni offerti.)

della pressione economica reciproca (qui lambiente si configura come un campo di forze economiche che premono
sulla struttura e sul comportamento dellazienda. Tutte le relazioni tra le aziende sono relazioni competitive.
Lazienda tende a ridurre la pressione subita con strategie istituzionali e organizzative.)

dellinterazione multicentrica ( lambiente composto da elementi di varia natura, ciascuno con logiche proprie di
evoluzione, con propri valori e criteri di azione. Lazienda opera neri confronti dellambiente ricercando innovazioni
atte a realizzare le proprie finalit.

- Il sistema competitivo
Una parte fondamentale dellambiente economico delle imprese rappresentata dal sistema competitivo, uno spazio
economico popolato di clienti, fornitori e concorrenti, dove limpresa presenta i suoi sistemi di prodotto. Il sistema
competitivo rappresentabile in termini di aziende e relazioni interaziendali.
La scelta del sistema competitivo nel quale operare una scelta
di governo economico e la sua analisi si realizza attraverso il
modello della concorrenza allargata, dove il termine settore
indica le imprese in concorrenza ma anche i clienti, i fornitori, i
potenziali entranti nel settore ed i produttori di beni sostitutivi.
In ogni settore la concorrenza non coinvolge solo le imprese
appartenenti allo stesso settore (i concorrenti), ma allargata
ad altre quattro classi di soggetti: i clienti, i fornitori, i potenziali
entranti e i produttori di beni sostitutivi
La concorrenza indica le forze esercitate sulle imprese dalle
relazioni di competizione, come: la rivalit tra i concorrenti, il
potere contrattuale dei fornitori, dei clienti, le minacce
dingresso e di sostituzione.
La rivalit tra i concorrenti tanto pi accesa quanto il settore
frammentato, il tasso di crescita della domanda dei prodotti basso, i prodotti sono indifferenziati, i costi fissi e le
barriere alluscita sono elevati, cio molto difficile cambiare settore a causa della specificit degli investimenti effettuati,

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per i costi di dismissione delle strutture e per i costi degli accordi sindacali. Unaccesa rivalit implica forti pressioni sui
risultati reddituali e sui prezzi.
Il potere dei clienti maggiore se si tratta di clienti importanti, se il loro settore particolarmente concentrato, se sono
bassi costi di passaggio da un fornitore ad un altro e se si dispongono di informazioni approfondite sui beni e sui potenziali
entranti; e la sensibilit al prezzo che dipende dalla sostituibilit dei beni acquistati, dal rapporto costo-qualit e
dallintensit della competizione.
I fornitori hanno un forte potere se il loro settore pi concentrato di quello della concorrenza, se rappresenta dei
potenziali entranti e se i beni offerti sono specifici.
Le minacce dingresso di nuovi concorrenti e di sostituzione rappresentano un freno alla redditivit del settore. Esse
dipendono dalla solidit delle barriere allentrata e dai suoi determinanti quali: il fabbisogno di capitale ( il complesso degli
investimenti; se particolarmente elevato pu costituire una barriera allentrata), le economie di scala (chi deve entrare nel
settore deve farlo con strutture di grandi dimensioni col rischio di avere prezzi non competitivi), i vantaggi di costo assoluti
(derivati dalla favorevole localizzazione degli impianti rispetto a fornitori e clienti), le differenziazioni dei prodotti (
difficile se si compete con un marchio famoso), laccesso ai canali distributivi (gli altri hanno gi una posizione consolidata
presso canali distributivi; ancora pi difficile se il produttore concorrente ha strutture distributive proprie), le politiche
pubbliche di regolamento e controllo (nei casi in cui si richiedano licenze, autorizzazioni, brevetti..) e i rischi di ritorsione da
parte dei concorrenti nel settore (come riduzione dei prezzi, investimenti pubblicitari ecc..). La configurazione delle forze
determina la redditivit media di un settore.
Le minacce di sostituzione. Come i potenziali entranti, anche i produttori di beni sostitutivi pongono limiti alla redditivit
del settore, perch la presenza di tali beni implica una maggiore sensibilit alla domanda e al prezzo.
Ogni settore pu essere segmentato per raggruppamenti strategici, ovvero per insiemi di imprese concorrenti
caratterizzate da strategie simili cui corrispondono ambienti competitivi ancora pi specifici del settore allargato di
riferimento.
- Le dinamiche del sistema competitivo
I principali cambiamenti che possono avvenire in un sistema competitivo sono: le dinamiche congetturali, ossia mutamenti
reversibili nel tempo; le dinamiche strutturali interne ad un sistema competitivo, ossia i fattori che determinano
cambiamenti permanenti; le dinamiche di ricomposizione di pi sistemi competitivi, ossia mutamenti che producono
modifiche radicali ai confini dei sistemi competitivi e la nascita di nuovi. I fattori del secondo modello sono: il ciclo di vita,
che rappresenta levoluzione delle vendite di un prodotto o di un settore nel tempo; il grado di concentrazione e di
frammentazione, che si presenta quando pi imprese concorrenti su uno stesso mercato si uniscono; linternalizzazione ed
esternalizzazione, dove le imprese possono svolgere al proprio interno fasi del processo di produzione economica
effettuate prima da fornitori o da clienti mentre al loro esterno possono ridurre lestensione verticale; il grado di
internazionalizzazione, che aumenta con lespansione del raggio dazione delle imprese; il ciclo di sostituzione di un bene,
che pu ridurre lo spazio operativo dei concorrenti di un sistema competitivo fino a causare il declino del sistema con
necessit di riconversione. Le dinamiche di ricomposizione hanno origine da innovazioni tecnologiche, da applicazioni
nuove mediante cui si assiste alla nascita di nuovi sistemi competitivi.
Il successo strategico delle imprese non garantito dal solo fatto di operare di un sistema competitivo debole, ma dipende
anche dalle competenze distintive possedute dallimpresa e dalla capacit di utilizzarle e rinnovarle per sollecitare la
domanda dei clienti e per distinguersi dai concorrenti.

Capitolo 10
- Il sistema di prodotto (SP) e la formula competitiva
Ciascuna impresa si propone ai propri clienti, e sfidando i concorrenti, offrendo uno o pi sistemi di prodotto. Un sistema
prodotto un insieme unitario di beni e di condizioni di scambio. In ogni relazione di scambio con i clienti limpresa offre
degli elementi come le caratteristiche fisiche dei prodotti, lampiezza dei prodotti fungibili e complementari, lassistenza
tecnica, il marchio, il prezzo, le condizioni di pagamento e consegna; questi elementi compongono il sistema di prodotto.
Esso un complesso con il quale limpresa ricerca il consenso dei clienti e sfida la concorrenza. Anche la progettazione del

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sistema di prodotto un passaggio cruciale per leconomicit dellimpresa, da cui dipendono i componenti positivi e
negativi di reddito.

A seconda della configurazione del sistema prodotto, i clienti percepiscono lutilit del bene attribuendogli un valore e
attraverso la comparazione delle condizioni proposte da altre imprese, sono disposti ad acquistarlo in certi prezzi e
volumi. Per massimizzare i volumi di vendita, limpresa deve cercare di arricchire il prodotto, e ci comporta costi e prezzi
pi elevati che possono ridurre la domanda; perci occorre trovare un buon equilibrio tra diverse variabili.
Il modello della formula competitiva pone in relazione il sistema prodotto, il sistema competitivo e la struttura e le risorse
aziendali.
Il sistema competitivo : inteso come lo spazio
abitato dai clienti e dai concorrenti con i quali la nostra
impresa si confronta giorno per giorno.
La struttura e le risorse aziendali : sono linsieme di
condizioni fisiche patrimoniali, personali, relazionali e
organizzative di cui limpresa dispone per rispondere
alle attese dei clienti e per fronteggiare le mosse dei
concorrenti.
Si tratta delle condizioni che ci mettono in grado di
elaborare e di offrire un sistema di prodotto pi o meno
originale e competitivo.
Questo modello afferma che il successo di una strategia competitiva dipende dalla consonanza tra le macrovariabili.
Limpresa che riesce a produrre una formula originale e coerente ottiene un vantaggio rispetto ai concorrenti e conquista
il consenso dei clienti.
Limpresa deve configurare un sistema di prodotto che risponda alle attese dei clienti e che possegga vantaggi competitivi
rispetto a quelli concorrenti e deve sviluppare competenze distintive in modo tale che i concorrenti possano difficilmente
imitarle.
- Il sistema competitivo e fattori critici di successo (FCS)
Per impostare efficacemente la propria strategia competitiva, ciascuna impresa deve analizzare con molta cura quali sono
le attese dei clienti attuali e potenziali e quali nuove attese potrebbero essere suscitate dai nuovi sistemi di prodotto, on
quale misura gli attuali prodotti propri e della concorrenza soddisfano tali attese e quali spazi si mercato sono destinati a
restringersi e quali ad aprirsi.
{Il sistema competitivo lo spazio abitato dai clienti e concorrenti con i quali limpresa si rapporta costantemente. La struttura e le
risorse aziendali sono linsieme delle condizioni fisiche, patrimoniali, relazionali ed organizzative di cui limpresa dispone per rispondere
alle esigenze dei clienti e fronteggiare la concorrenza. Queste sono condizioni che permettono di elaborare ed offrire un sistema
prodotto originale e competitivo. Inoltre, limpresa deve sviluppare strutture e risorse che contengano competenze distintive in modo
tale da essere difficilmente imitabili e che sia possibile offrire un buon sistema prodotto. Il sistema competitivo comprende i clienti
attuali e potenziali e le loro attese, e rappresenta il punto di partenza per la progettazione del sistema prodotto.}

Il sistema competitivo comprende in primo luogo i clienti attuali e potenziali e le loro attese e rappresenta il punto di
partenza per la progettazione del SP. Vi sono attese dei clienti che sono particolarmente critiche, queste si definiscono
fattori critici di successo = FCS. I FCS possono essere diversi per differenti insiemi di clienti e si evolvono nel tempo.
Alcuni esempi di fattori critici di successo sono:
la funzionalit tecnica continua e duratura dei prodotti: il prodotto devo svolgere la funzione duso al livello tecnico
contrattato, senza interruzioni e per tempi lunghi;
leconomicit del prezzo di acquisto iniziale e dei successivi costi duso: il prodotto deve avere un costo basso sia
direttamente ( costo dei consumi, della manutenzione ecc..) e sia indirettamente (costi di installazione, di alimentazione
ecc..) ;

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la flessibilit duso: ossia la possibilit di utilizzare il prodotto per svolgere pi funzioni, di modificarlo, di estenderlo ecc..;
lintegrabilit, la compatibilit e la personalizzazione, ossia la possibilit di integrare rapidamente e a basso costo il
prodotto con altri gi posseduti o di futuro acquisto;
il soddisfacimento di bisogni di prestigio, di status, di ostentazione, di identificazione: riguarda lacquisto di beni che hanno
un elevato contenuto di moda, di immagine, di esclusivit;
lappagamento di bisogni estetici: caratteristico per i beni in cui la componente stilistica ed artistica particolarmente
importante;
lappagamento dei bisogni di solidariet e di salvaguardia dellambiente e della qualit della vita;
laffidabilit del fornitore;
laccessibilit, comparabilit e sperimentabilit in fase di acquisto.
Un altro rischio quello di concentrare lattenzione solo sui fattori critici di successo trascurando gli altri fattori per i quali i
clienti si attendono comunque un livello minimo di prestazione. Es: quando si punta sul fattore critico prezzo basso
(strategia di costo) necessario ricercare tutte le fonti di efficacia possibili ma non si deve perdere di vista la soglia oltre
la quale la qualit percepita si riduce a tal punto da far perdere attrattivit anche al prezzo pi conveniente e da
scoraggiare anche i clienti pi attenti a ridurre i propri costi. Quando invece si punta sulla peculiarit distintiva del nostro
prodotto (strategia di differenziazione) il rapporto qualit/prezzo sempre una leva competitiva di estrema rilevanza. E
quindi necessario conoscere bene il mercato di sbocco, i suoi confini e i suoi attori principali, ossia i clienti con le loro
esigenze. [Esistono vari metodi di conoscenza del mercato di sbocco e uindi di individuazione dei sistemi omogenei di
clientela.]
- Il sistema di prodotto e il vantaggio competitivo
Analizzato il sistema competitivo e individuati i potenziali fattori critici di successo, occorre configurare il nostro sistema di
prodotto.
{Il sistema prodotto si compone delle caratteristiche materiali e la gamma dei beni offerti, i servizi collegati, le caratteristiche
immateriali e le condizioni di scambio.}

A tal fine possiamo operare su quattro elementi:


le caratteristiche materiali e la gamma dei prodotti offerti: si possono suddividere in attributi fisici, elementi
immediatamente percepibili da un punto di vista sensoriale e statico di un sistema di prodotto; tecnico-funzionali, sono le
propriet tecnologiche e di lavorazione che consentono al sistema di prodotto di svolgere determinate funzioni duso dal
punto di vista dinamico; estetici, possono qualificare gli attributi fisici in termini di gamma di colori, di stile, design o
confezione.
Le caratteristiche materiali di un dato prodotto non riguardano mai un unico bene ma una gamma di beni (assortimento
tra cui il cliente sceglie a seconda delle sue esigenze); quando la gamma articolata si possono definire sottosistemi o SP
multipli.
i servizi collegati ai beni offerti: si distinguono in servizi pre-vendita si pensi alle info di supporto alla prevendita, alla
consulenza diretta in fase di selezione, e servizi post-vendita come la consegna, listallazione, lassistenza, la
manutenzione, le riparazioni e laggiornamento.
le caratteristiche immateriali: comprendono limmagine e la reputazione di un sistema prodotto in quanto possono
comunicare messaggi fortemente legati allo stile, come il caso di molti prodotti per la persona, mentre il prezzo e le
altre condizioni contrattuali definiscono diverse condizioni per i clienti.
- Il vantaggio competitivo: la differenziazione e il costo
Il vantaggio competitivo linsieme degli elementi che distinguono il sistema di prodotto di una determinata azienda da
quello dei concorrenti. Esistono due tipi fondamentali di vantaggio competitivo: il vantaggio di differenziazione e il
vantaggio di costo.
Il vantaggio di differenziazione consiste nellofferta di un sistema di prodotto diverso da quello della concorrenza. Si ha
un vantaggio di differenziazione anche quando il sistema di prodotto possiede caratteristiche che i concorrenti non hanno
o quando completamente unico e non esistono competitori. Il vantaggio si realizza quando si traduce in un premio di
prezzo, e pu manifestarsi in: eccellenza intrinseca dei materiali e delle lavorazioni, efficienza nei consumi degli input, alta
meccanizzazione ed automazione, robustezza, capacit di autodiagnosi, disponibilit di ricambi, modularit, versatilit,
adattabilit, ampia gamma di beni fungibili e complementari offerti, ricchezza di documentazione ed informazioni,

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reperibilit e facilit di prova, servizi pre- e post- vendita, marche, marchi, insegne, griffe, contratti chiavi in mano, alto
livello stilistico ed artistico, contenuto etico, ecologico, salutistico ed esclusivit attuata mediante volumi limitati e vendita
attraverso canali specializzati e selezionati.
Il vantaggio di costo che si ha quando il sistema di prodotto ottenuto con costi unitari bassi e che consentono di offrirlo
ai clienti con un prezzo pi basso di quello dei concorrenti;un caso noto quello dato dai servizi di trasporto aereo delle
compagnie low cost.
Combinando il tipo di vantaggio competitivo e lampiezza del mercato di sbocco si ottengono: leadership di costo, dove il
leader domina un mercato ampio con costi pi bassi della concorrenza; strategie di differenziazione, che possono essere
perseguite anche da pi aziende operanti in uno stesso mercato, ciascuno con un sistema prodotto; le strategie di
focalizzazione orientate ai bassi costi e alla differenziazione, attraverso cui le aziende dominano i mercati ridotti dove spesso
non si riescono a soddisfare pienamente i bisogni.

- Le strutture e le risorse aziendali: le competenze distintive


Per poter offrire un sistema di prodotto con un vantaggio competitivo coerente con i fattori critici di successo nel mercato
di sbocco, occorre disporre di strutture e risorse adeguate. Le competenze distintive sono risorse peculiari di unazienda,
non facilmente imitabili ed utili per configurare i sistemi prodotto particolarmente apprezzati dalla clientela, come: speciali
capacit di progettazione dei prodotti, strutture produttive efficienti, elevata capacit di accumulo e di diffusione delle
conoscenze, rapporti di fiducia e cooperazione con i clienti, con reti distributive ed esperti, patrimonio dimmagine e
reputazione, marche e marchi, grandi strutture ed archivi di documentazione, strutture logistiche di distribuzione e
presentazione dei prodotti, buone competenze distruzione dei clienti, affidabili strutture per lassistenza pre- e postvendita e relazioni di fiducia e cooperazione.
- Il sistema di prodotto e la formula competitiva: sintesi ed esempi
Nelle aziende o nelle combinazioni parziali di successo, la formula competitiva composta da: un sistema prodotto dotato
di un vantaggio concorrenziale di costo o di differenziazione, un mercato in cui sono compresi i fattori critici di successo,
una struttura dotata di competenze distintive ed una relazione di coerenza tra vantaggio competitivo, fattori critici di
successo e competenze distintive, che consente il raggiungimento di buoni, duraturi e competitivi risultati reddituali.
[I punti di forza dellSP (che si fondano su adeguate competenze sviluppate in modo originale dalla struttura) soddisfano la clientela
prescelta rispondendo ai bisogni fondamentali di tutto il mercato prescelto. Le manifestazione del successo in questione il risultato
reddituale e i risultati competitivi ( dominanza di mercato).

La teoria della domanda e la formazione del prezzo: la relazione fra prezzo e quantit totali
Il prezzo un elemento cruciale del sistema prodotto ed in particolare
delle condizioni di scambio. Le scelte del prezzo riguardano la
progettazione del sistema prodotto ed il tipo di vantaggio competitivo
ricercato. La relazione tra prezzo e quantit domandate e una relazione
di tipo inverso: prezzi elevati comportano una domanda bassa, mentre
prezzi bassi stimolano volumi elevati di domanda (curva di domanda;
quantit ordinata; prezzi relativi).

39

I volumi ed i ricavi di vendita sono influenzati dal prezzo, ma anche da fattori come:
--i redditi dei consumatori, in quanto per alcuni prodotti il livello medio pro-capite influenza la domanda aggregata degli
stessi;
--i prezzi dei beni fungibili, la quantit domandata di un determinato bene risente delle variazioni dei prezzi di beni
considerati simili o fungibili in misura diversa. Es: la variazione del prezzo degli scooter avr un effetto sulla quantit
domandata dei ciclomotori o motociclette di piccola cilindrata inverso rispetto alla variazione della quantit di scooter:
aumento della quantit di ciclomotori e motociclette

aumento
prezzo
scooter
comporta

diminuzione quantit domandata di scooter

--i prezzi dei beni complementari, se due beni sono tra loro complementari o inseriti in un medesimo sistema di prodotto la
loro curva di domanda sar influenzata dai prezzi degli altri beni collegati;
--investimenti in pubblicit, che producono effetti di aumento della domanda di un bene, senza variazioni sostanziali.
-

Lelasticit della domanda al prezzo

LElasticit (E) della domanda al prezzo la sensibilit della quantit


domandata alle variazioni di prezzo, calcolata relativamente al prezzo di
partenza (P). Essa si indica con e si misura rapportando la variazione %
della domanda in corrispondenza alla variazione % del prezzo
= Q % / P % in valore assoluto = (Q/Q)/(P/P)
Se lelasticit < di 1 si dice che la domanda anelastica, se > di 1
elastica.
Essa dipende dalla sostituibilit del bene: maggiore il numero dei beni
considerati sostituiti e maggiore la sensibilit del prezzo. Se gli
acquirenti considerano un bene facilmente sostituibile, non accetteranno
aumenti di prezzo e sposteranno i propri acquisti verso altri prodotti;
dallincidenza del bene sulla spesa complessiva: lelasticit dipende da
quanto il bene importante per il consumatore e quanto peso d nella spesa complessiva; dallutilizzo del bene, poich
essa varia a seconda dellutilizzo che il cliente fa del bene acquistato.
- La domanda dellimpresa e i ricavi totali
Limpresa, durante la determinazione del prezzo del proprio prodotto, si pu trovare in condizione di:
--una concorrenza perfetta: in questo limpresa non ha scelta in merito alla fissazione del prezzo, che viene dettato dal
mercato;
--una concorrenza basata sulla differenziazione: in questo caso limpresa agisce sulla differenziazione tecnica del prodotto e
sulla determinazione del prezzo;
--monopolio stabile, che si ha quando limpresa sola presente nel mercato, ha la massima discrezionalit nel fissare il
prezzo, in modo da massimizzare la redditivit; ed un
--monopolio instabile, che si ha quando esistono altre imprese in grado di imitare un sistema prodotto, e limpresa potr
fissare un prezzo alto producendo e vendendo piccoli volumi, oppure fissare un prezzo basso puntando su grandi volumi.
-

Un esempio: il prezzo di lancio di una nuova rivista (libro pag 359-363)

Capitolo 11 (solo paragrafo 11.5 : le scelte di struttura dei costi)


-

I volumi prodotti e leconomicit


stata illustrata una serie di scelte che modificano in modo strutturale
la configurazione dellazienda e in particolare il dimensionamento della
capacit produttiva (CP). Il modello che si utilizza per indagare sulle
relazioni tra volumi effettivi, costi e risultato economico noto come
modello costi-volumi-risultati: esso utile anche per analizzare

40

limpatto sullequilibrio reddituale delle diverse scelte aziendali che possono modificare la struttura di costo o di ricavo. Il
risultato economico influenzato da molteplici fattori: gli elementi strutturali, il livello dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo
e i volumi.
---gli elementi strutturali: fattori come la CP, lesperienza, la specializzazione, lestensione verticale e orizzontale possono
essere definiti determinanti strutturali dei costi in quanto il loro configurarsi determina la struttura e le modalit di
funzionamento dellazienda. Tali caratteri strutturali rappresentano le determinanti prime del livello EDS, di scopo e di
esperienza che unimpresa pu conseguire. Il conseguimento di economie di esperienza implica modifiche continue nel
modo in cui lazienda opera, cio si mettono a punto i macchinari, si migliora il lay-out degli impianti ecc.. . Lottenimento di
maggiori economie di scopo invece implica la necessit di allargare la gamma di prodotti e servizi offerti.
---il livello dei prezzi costo e dei prezzi ricavo: la seconda classe di elementi che determina il livello dei ricavi e dei costi in un
dato periodo rappresentata dal livello dei prezzi costo e dei prezzi ricavo.
---i volumi: a parit di struttura aziendale e livello dei prezzi la principale determinante dei costi di breve periodo
rappresentata dai volumi. Data una certa CP e dati i costi fissi e variabili a questa associati, leffettivo ammontare dei costi
che limpresa dovr sostenere sar infatti legato ai volumi effettivamente prodotti, ovvero al grado di saturazione della CP
predisposta. I volumi oltre a influenzare il livello effettivo dei costi, determinano anche il livello effettivo dei ricavi e quindi
il reddito operativo conseguito dallimpresa.
- Lanalisi costi-volumi-risultati
Lanalisi costi-volumirisultati consente dillustrare e modellizzare le relazioni che esistono fra i volumi di beni prodotti e
venduti da unimpresa ed i risultati conseguiti. Gli effetti che si possono ottenere per migliorare il risultato dellattivit
economica, possono essere: variazioni nei volumi, nei costi e nei prezzi di vendita.
Durante la costituzione dellimpresa utile effettuare una serie di simulazioni, valutando i risultati connessi a diversi
scenari ed ipotesi e al vario combinarsi dei prezzi di vendita, dei costi e dei volumi.
Analizzare costi-volumi-risultati significa: analizzare il variare del risultato economico al variare dei volumi di vendita,
identificare il punto di pareggio (o Break Even Point), confrontare diverse ipotesi di configurazione dei prezzi e dei costi
per identificare le soluzioni migliori in termini di risultato economico atteso, confrontare diverse ipotesi dinternalizzazione
ed esternalizzazione al fine di identificare la soluzione migliore.
- I costi fissi e i costi variabili
I costi della gestione caratteristica possono essere fissi o variabili:
---I costi variabili: sono quei costi direttamente e
strettamente collegati al volume di produzione e di
vendita. Lanalisi costi-volumi risultati assume lipotesi
semplificatrice che fra volumi e costi variabili esista
una relazione lineare.
---I costi variabili: sono tutti i costi non direttamente e
strettamente legati al volume di produzione e di
vendita. Lanalisi volumi-costi-risulatti assume lipotesi
semplificatrice che i costi fissi rimangano invariati
qualsiasi sia il volume realizzato (in realt anche i costi
fissi aumentano allaumentare dei volumi)
I costi fissi si dividono,a loro volta, in due tipi:
--i costi fissi di struttura: costi fissi strettamente connessi alla CP in essere dellazienda in quel momento. Se si escludono
riduzioni nei prezzi dacquisto delle condizioni di produzione relative, ridurre questi costi significa ridurre la CP, ossia i
volumi di produzione e di vendita realizzabili nel breve periodo.
--i costi fissi di sviluppo: si tratta di costi fissi che non variano direttamente un relazione al variare dei volumi di produzione
e vendita. Sono costi che per non dipendono direttamente dalla CP ma sono destinati a sostenere lattivit corrente e a
porre le condizioni di sviluppo dellazienda.

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- I costi totali e i costi unitari


Sommando i costi fissi con i costi variabili si ottengono i costi totali di gestione caratteristica. Dividendo i costi totali per il
volume dei beni prodotti e venduti, si ha il costo totale unitario (perch riferito ad ununit di prodotto).
Analizzando i costi totali complessivi ed unitari si verifica: se allaumentare dei volumi i costi variabili totali aumentano,
mentre i costi fissi rimangono invariati, e se allaumentare dei volumi i costi variabili unitari restano invariati, mentre
diminuisce la quota unitaria di costi fissi e, di conseguenza, diminuisce il costo unitario.
- Il punto di pareggio in volumi
Il punto di pareggio (o Break Even Point) pu essere inteso come lammontare delle vendite che consente di coprire tutti i
costi aziendali, oppure come il numero dei pezzi da produrre e vendere par andare a pareggio o come fatturato da
conseguire per andare a pareggio.
Il punto di pareggio operativo espresso in quantit QP ed rappresentato dal volume di produzione per il quale i ricavi R
sono pari ai costi totali CT di gestione caratteristica: R = CT R = CV + CF
Sia i ricavi che i costi variabili totali dipendono dalle quantit
prodotte:
Ru (ricavi unitari) x QP = CVu (costi variabili unitari) x QP + CF
Ru x QP - CVu x QP = CF
QP x (Ru- CVu) = CF
QP = CF/ (Ru-CVu)
La differenza tra costi unitari e costi variabili unitari viene
comunemente denominata margine di contribuzione unitario
(MDCu), perci:
Q = CF/ MDCu
- Il margine di contribuzione e il fatturato di pareggio
Il margine di contribuzione unitario (MDCu) dato dalla differenza fra i ricavi e i costi variabili unitari: MDCu = Ru - CVu
Analogamente il margine di contribuzione totale MDC dato dalla differenza tra ricavi e costi variabili totali: MCD= R - CV
Esso pu essere definito come il contributo che la vendita di ogni unit di bene porta alla copertura di costi fissi di gestione
caratteristica e alla formazione del reddito operativo.Il reddito operativo a sua volta servir per coprire i costi finanziari e
fiscali e eventualmente a formare lutile netto.
Il MDC pu essere calcolato sottraendo ai ricavi totali i costi variabili totali, moltiplicando il margine di contribuzione
unitario per i volumi prodotti e venduti.
Il MDC percentuale pu essere ottenuto rapportando il MDC unitario ai ricavi unitari, o rapportando il MDC totale ai ricavi
totali: MDC% = MDCu / Ru
e
MDC% = MDC / R
-

Lanalisi del grado operativo di rischio


Il Rischio Operativo espresso dalla probabilit di realizzare
risultati reddituali negativi o positivi in relazione al variare dei
volumi di produzione e vendita.
LElasticit Operativa rappresentata dal rapporto fra costi
variabili totali e costi fissi al punto di pareggio.

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- Il punto di equilibrio reddituale


La formula del punto di pareggio adatta per ottenere il volume delle vendite che consente di coprire i costi di gestione
caratteristica, finanziari e fiscali, in modo da ottenere un risultato residuale netto pari a 0 (zero). anche possibile
determinare il volume di vendite che consente sia di coprire tutti i costi sia di ottenere un utile netto soddisfacente, ossia
lequilibrio reddituale.
-

Lanalisi degli scostamenti (libro pag 408)

Capitolo 16

- I confini degli istituti e le relazioni istituzionali


Molti istituti includono combinazioni economiche che potrebbero essere svolte in altri istituti. Le relazioni tra gli istituti
non sono solo relazioni di scambio condotte secondo regole di mercato, ma anche delle relazioni nelle quali si condividono
scelte di governo e risultati economici. Le scelte di aggregazione interaziendale, influenzano la configurazione degli istituti
coinvolti. Il fenomeno degli aggregati caratterizza tutti i sistemi economici evoluti e nei tempi recenti si manifestato con
particolare intensit coinvolgendo tutti i settori. Lo sviluppo dei grandi aggregati dimprese private ha prodotto molti
vantaggi per il processo tecnico, economico e civile, e reso possibile e conveniente le forme di organizzazione economica
differenti rispetto ai concorrenti.
- Le teorie dellorganizzazione economica; le forze di aggregazione e di disaggregazione delle aziende
Il fenomeno degli aggregati aziendali condizionato dal progresso tecnologico, dallo sviluppo dei mercati finanziari, dai
contesti culturali, giuridici e dalla sperimentazione di nuovi modelli organizzativi in grado di ridurre i costi di transazione.
- Le spinte allaggregazione
Gli aggregati aziendali sono condizioni che facilitano od ostacolano laggregazione o che spingano gli aggregati a
disaggregarsi. Le circostanze che spingono laggregazione sono: le economie di scala, di raggio dazione, di transazione,
lintegrazione delle competenze distintive, la condivisione dei rischi e le rendite monopolistiche.
Le Economie di Scala contribuiscono a determinare le aggregazioni di combinazioni economiche e di aziende simili alla
ricerca di dimensioni economicamente convenienti; le economie di scala si raggiungono fondendo ed integrando in una
sola impresa insiemi di attivit prima svolte da pi imprese oppure mediante la crescita interna. Molte alleanze tra imprese
si realizzano per conquistare nuovi mercati; limpresa che dispone di validi prodotti e che vuole aumentare i volumi di
vendita si allea con le imprese che hanno clienti e canali commerciali ai quali i prodotti potrebbero essere destinati. Molte
si aggregano in reti franchising per realizzare grandi dimensioni e sfruttare le economie di scala e di replicazione.
Le Economie di Raggio dAzione spingono laggregazione di attivit disomogenee (ovvero quando sono disponibili
condizioni di produzione utili per combinazioni economiche dissimili e laggregazione di tali combinazioni economiche
produce costi totali inferiori a quelli che si sosterrebbero in caso di combinazioni attuate disgiuntamente). Questo una
spiegazione al formarsi di impresi e di gruppi di imprese diversificati.
Per realizzare una combinazione economica occorre combinare le competenze distintive di diverse imprese, ci pu
avvenire con forme di aggregazione molto differenti che originano la fusione dimprese con varie competenze e la
formazione di joint-ventures dove convergono solo le competenze che devono essere combinate.
La condivisione dei rischi tra pi imprese pu diventare un fattore di aggregazione importante quando si avviano
progetti innovativi ed un eventuale esito negativo pu avere gravi ripercussioni sulleconomia dei soggetti conivolti.
Le Economie di Transazione, si manifestano quando si aggregano combinazioni economiche o aziende interdipendenti
ed i costi di gestione siano minori rispetto a quelli che si sosterrebbero nel caso contrario.

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Le rendite monopolistiche, ossia accordi, contratti a lungo termine, acquisizioni e fusioni.


Altre forze aggreganti sono: le reti di relazioni sociali (levoluzione degli aggregati internazionali fortemente
condizionata dalla rete di relazioni sociali, in cui ogni impresa immersa. Aggregarsi significa cooperare e ci porta
inevitabilmente ai rischi di selezione avversa e azzardo morale, che si possono ridurre mediate meccanismi e strutture o
anche se si collocano in un contesto positivo di relazioni sociali), lorientamento al dominio (molte aggregazioni sono
frutto di strategie di dominio, attuate da vari di persone e di aziende) e le relazioni di solidariet e di affinit politica (anche
le relazioni di solidariet sono alla base degli aggregati aziendali, che si formano in corrispondenza di relazioni di
parentela e di affinit).
- Gli ostacoli allaggregazione e le spinte alla disaggregazione
Nei sistemi economici agiscono anche forze contrarie allaggregazione come: lultracomplessit organizzativa (queste tipo
di complessit possono rendere non economicamente conveniente e organizzativamente ingovernabile laggregato di
aziende, portando anche a spezzare laggregato in due o pi parti autonome), il fabbisogno di differenziazione degli
orientamenti manageriali (significa che alle differenti combinazioni economiche devono corrispondere unit organizzative
caratterizzate da risorse e competenze differenziate rispetto a quelle destinate alle combinazione di produzione), il rischio
di erosione delle conoscenze e delle competenze distintive (le imprese tendono a protegge le competenze distintive sulle
quali si fonda il loro vantaggio competitivo: ogni forme di aggregazione interaziendale pu sia rafforzare le competenze di
ciascun partner sia fare perdere la istintivit delle stesse) e la separazione dei rischi (gli aggregati aziendali tendono a
produrre rischi relativi alle differenti combinazioni economiche: perci si evitano gli aggregati di aziende strette o si
allentano ed eventualmente si recidono le relazioni esistenti).
{Formando aggregati aziendali sinternalizzano le transazioni con vari strumenti di coordinamento e comportano un elevato livello di
complessit organizzativa dellaggregato. Il fabbisogno di differenziazione degli ordinamenti manageriali consiste nellesigenza di
gestire combinazioni economiche il cui successo basato su leve competitive e differenti. }

Altre forze disaggreganti sono: lorientamento allindipendenza e alla competizione (pu succedere che i singoli membri
dellazienda diano vita a nuove aziende, creando dissapori nelle aziende di origine e ovviamente anche la competizione) e
le divergenze di valori e dinteressi (sono propri di vari insiemi di persone membri del soggetto economico di una stessa
azienda o pi aziende).
- Fattori ambientali facilitanti e ostacolanti laggregazione
Esistono anche dei fattori ambientali che possono giocare a favore o a sfavore degli aggregati aziendali, come: i sistemi di
comunicazione e di trasporto (il formarsi di ampi aggregati aziendali agevolato da estesi ed efficienti sistemi di
comunicazione e di trasporto, poich spesso gli aggregati operano su aree geografiche molto estese in termini di mercato
di acquisto e di vendita e di localizzazione delle unit operative di trasformazione tecnica e di commercializzazione), il
mercato dei capitali (il livello di efficienza del mercato dei capitali pu essere il fattore dominante in senso positivo o
negativo; la trasparenza del mercato dei capitali agevola od ostacola alcune forme di operazioni di aggregazione o
disaggregazione), la normativa economica (la normativa che regola i sistemi economici la variabile determinante in
questo contesto, poich talvolta certi aggregati sono costruiti esclusivamente per fruire dei vantaggi offerti e concessi
dalla normativa civile e fiscale) e la cultura economica e politica prevalente.
- Le classi di aggregati aziendali
Gli aggregati che si configurano possono essere: gruppi economici, associazioni formali ed informali di aziende ed
aggregati intraziendali.
- I gruppi economici
I gruppi economici sono: gruppi privati e pubblici di aziende di produzione, joint-ventures e gruppi di gestioni patrimoniali
familiari. Si ha un gruppo economico quando pi combinazioni di produzione sono istituite e rette da un unico soggetto
economico che ha la potest di governo economico. Possono venirsi a creare gruppi con strutture molto varie: con o senza
societ capogruppo detta holding, e con funzioni differenti. Una forma particolare di gruppo economico si ha quando due
o pi aziende danno vita ad una combinazione economica congiunta mantenendo, in maniera autonoma, anche le altre
combinazioni economiche, ossia la joint-ventures.
- Le associazioni formali di aziende

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Le associazioni formali di aziende sono composte da: consorzi, cartelli, associazioni franchising, licenze, concessioni, le
associazioni in accordi quadro, di categoria e di aziende di consumo.
Un consorzio un aggregato costituito da pi aziende che si aggregano per svolgere in comune una coordinazione
parziale. Un aggregato si forma nel momento in cui le singole aziende non sono in grado di operare in modo
economicamente conveniente o con adeguata forza contrattuale. Il consorzio costituito da una struttura
comune che svolge tutte le operazione per le varie aziende (acquisti, vendite, ricerca, sviluppo) . Ad esso
corrispondono anche istituti pubblici territoriali (consorzi per lerogazione dellacqua, per la protezioni
dellambiente)
Un cartello un insieme di aziende che si associano per lelaborazione e lattuazione di politiche e programmi
comuni atti a ridurre la competizione. Sono composti da aziende concorrenti o potenziali con prodotti
scarsamente differenziati.
Gli aggregati di franchising composti da unazienda centrale detta franchisor e da aziende ad essa collegate dette
franchisee. Lazienda centrale trasferisce alle associate il diritto duso di un marchio comune ed un insieme di
conoscenze tecniche, organizzative e gestionali, mentre le aziende associate simpegnano a rispettare le modalit
di svolgimento delle combinazioni economiche stabilite dallazienda centrale in modo che i beni prodotti e venduti
da ciascuna associata presentino caratteri uniformi e costanti di elevata qualit.
Tra le aziende in rapporti di fornitura si possono costruire aggregati formali mediante la stipulazione di accordi
quadro, dove si definiscono le modalit di svolgimento delle operazioni interne delle aziende in relazione di
scambio.
Le aziende di produzione si aggregano in associazioni di categoria, configurate per settore, dimensione,
localizzazione ecc.. . Tali associazioni manifestano i propri interessi e linee comuni di azione in vari contesti.
Nel campo delle aziende di consumo si diffondono associazioni di famiglie volte a tutelare gli interessi in merito
alla qualit dei beni di consumo acquistati, alla modalit di campagna pubblicitaria e di distribuzione commerciale
ecc.. Queste sono le cosiddette associazioni di consumatori.
- Le associazioni informali di aziende
Fra le associazioni informali di aziende distinguiamo: le reti di subfornitura, le costellazioni di aziende, i distretti e le intense
informali.
Le reti di subfornitura sono composte da unazienda principale con combinazioni economiche esternalizzate e da
aziende fornitrici dove gran parte della loro attivit economica trova sbocco nel rapporto di fornitura che si svolge
secondo le modalit determinate dallazienda principale.
Le costellazioni di aziende si concretizzano quando laggregato composto da un numero ridotto di aziende di
dimensioni omogenee e con combinazioni economiche complementari che risultano relativamente autonome ed
integrate fra di loro.
Il distretto costituito da imprese connesse da relazioni di mercato e settore e localizzate in una stessa area
geografica; la dimensione geografica indica un complesso insieme di condizioni tecniche, economiche, sociali e
culturali che danno un carattere unitario alle aziende. In unarea circoscritta si formano servizi, provati e pubblici,
comuni: scuole, strutture espositive, laboratori di ricerca.. .
le intense informali si attuano in varie relazioni interaziendali.
- Gli aggregati intraziendali
Gli aggregati intraziendali sono una pluralit di combinazioni economiche aggregate in una stessa entit giuridica. Le forme
ricorrenti sono: aziende multiunit, con pi stabilimenti, filiali ed uffici; aziende integrate verticalmente e le aziende
diversificate.
- Le gestione degli aggregati
Gli aggregati aziendali sono realt dinamiche che attraversano fasi di preparazione, formazione, evoluzione,
trasformazione ed eventuale cessazione, ci pu accadere per ragioni economiche, tecniche e sociali. Le alleanze
interaziendali nascono da condizioni iniziali che comprendono certi interessi, obiettivi e rapporti: il tutto destinato a
modificarsi nel tempo; importante perci essere in grado di gestire e impostare la singola relazione, o meglio linsieme
delle relazioni. Si tratta di impostare e governare un insieme di alleanze.

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