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Le relazioni pericolose del Carroccio

- Guido Caldiron, 10.11.2015


Derive continentali. Nella lotta contro leuro, la finanza e i tecnocrati di Bruxelles sono cresciuti i
rapporti della Lega con lestrema destra finalizzati alla formazione di un partito della crisi. Un
sentiero di lettura
Non passato molto dal fracassante debutto della piazza fascioleghista, come i cronisti definirono
labbraccio tra il Carroccio e Casa Pound celebrato lo scorso 28 febbraio a Roma. Eppure,
allindomani del passaggio bolognese delle consegne tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini per la
guida della coalizione delle destre plurali, c il rischio che si proceda ad una rapida archiviazione di
quanto avvenuto solo pochi mesi fa. Cessato lallarme, i fascisti del terzo millennio sono andati alla
manifestazione bolognese in polemica per la presenza del Cavaliere, la Lega rischia di tornare ad
essere considerata come unanima tra le tante del centrodestra.
Al di l dellincontro tra il Carroccio e la componente pi visibile dellestrema destra nostrana, la
definizione di fascioleghismo rimanda al tentativo in atto da parte della Lega di ridefinire la
propria identit nei termini di un vero partito della crisi: in questo senso la radicalizzazione
leghista sul piano politico speculare alla costituzione materiale scandita da impoverimento
e precarizzazione di massa.
Lalleanza con Marine Le Pen in Europa e con i neofascisti in patria, lo spostamento del terreno del
conflito dalla Padania promessa allintero territorio nazionale, il passaggio dalla battaglia contro
Roma ladrona a quella contro i tecnocrati di Bruxelles e lEuro, la retorica dellintolleranza e della
xenofobia a base di ruspe e dellelogio della legittima difesa, definiscono il quadro di un movimento
politico che, sotto la guida di Salvini, celebra lapprodo leghista nella nuova estrema destra europea.

Passaggi di testimone
Del resto, come suggerisce Pietrangelo Buttafuoco nellintroduzione a Allarmi siam leghisti (Aliberti
Wingsbert House), lindagine sulla conquista della destra sociale da parte di Salvini realizzata da
Antonio Rapisarda gi giornalista del Secolo dItalia e ora tra gli animatori di Barbadillo.it, tra i siti
pi frequentati del web postfascista, anche la conquista della leadership del centrodestra sembra un
risultato diretto della situazione circostante. Perch questItalia, che non di sinistra, dovrebbe
darsi rappresentanza con un leghista adesso? Forse perch la realt che torna a determinare, oggi,
la politica. Dopo lubriacatura di fiction, di selfie, di slide, a chi capace di cogliere gli aspetti
concreti tocca oggi il testimone.
Allo stesso modo, con la stagione della crisi che matura leclisse dei famosi moderati, il soggetto
sempre evocato a proposito di un centrodestra pi immaginifico che reale. Eppure, come suggerisce
il politologo Marco Tarchi, autore di Italia populista (Laterza), evocando le fortune elettorali di
Marine Le Pen, che giova inseguire le enclave moderate se le praterie dellinquietudine e della
protesta sono spalancate?.
Ma ad alimentare la definitiva torsione fascioleghista del Carroccio, capace di intercettare quella
che Rapisarda definisce come la maggioranza silenziosa 2.0 che oggi intenzionata ad urlare il
proprio disagio: contro lEuropa dei burocrati, contro il mostro impalpabile della finanza virtuale,
contro limmigrazione clandestina, sono anche elementi di lungo corso della vicenda leghista che
ottengono ora una nuova, sinistra centralit. A far da cornice, lagitazione di tematiche xenofobe,
una costante della proposta politica della Lega. Come nota lantropologa francese Lynda Dematteo

in Lidiota in politica (Feltrinelli), uno degli ultimi studi dedicati al movimento prima dellascesa alla
segreteria da parte di Salvini, gli studiosi italiani preferiscono tacere degli aspetti pi esasperati
della propaganda razzista della Lega, ma nel frattempo i leghisti continuano a ottenere consensi
elettorali sfruttando lintolleranza verso i diversi.
Una strategia propedeutica alla crescita elettorale del Carroccio, visto che fin dagli anni Novanta,
la Lega ha distribuito volantini che riportavano graficamente il parallelo tra ingresso di migranti ed
espansione della criminalit nel tentativo di giustificare scientificamente il legame
immigrato-delinquente su cui si basano le sue argomentazioni. Su queste basi il movimento ha
sempre fatto il pieno di voti promettendo agli abitanti dei piccoli centri o dei quartieri periferici,
dove abitualmente si insediano i rom, di cacciarli o di smantellare i loro campi, mentre buona
parte dellazione istituzionale dei leghisti determinata dalluso politico delle tensioni latenti tra
abitanti locali ed extracomunitari.
Loffensiva delle ruspe induce naturalmente allo sdegno. Allo stesso tempo non si pu evitare di
sottolineare come proprio la Lega sia stata nel nostro paese il principale imprenditore politico
dellintolleranza nellarco degli ultimi 25 anni. Anche per questa via, ben prima dellascesa di Salvini,
nel Carroccio sono confluiti a pi riprese, dalla fondazione del movimento in poi, figure provenienti
dal mondo dellestrema destra: da Mario Borghezio, proveniente da Giovane Europa, a Gilberto
Oneto, figura di primo piano della cultura leghista, precedentemente impegnato ne La Voce della
fogna con Tarchi, fino a Giancarlo Giorgetti, gi capogruppo leghista alla Camera, cresciuto nella
Comunit giovanile di Busto Arsizio, uno dei primi esperimenti, negli anni Ottanta, di centro sociale
di destra.

La generazione nero-verde
In tempi pi recenti, suggerisce Rapisarda, va notata, a livello locale, la sostanziale sovrapposizione
nellimmaginario giovanile fra un movimento di destra radicale come Forza Nuova e la Lega.
Inizialmente i rapporti tra le due formazioni politiche sono stati pessimi per via della campagna
secessionista della Lega; in seguito fra i due movimenti c stato spesso un travaso di militanti.
Analoghamente, alcune esperienze territoriali hanno svolto la funzione di apripista nella costruzione
di relazioni tra la Lega e il mondo dellestrema destra. Come nei casi dellamministrazione trevigiana
a lungo guidata dal sindaco sceriffo Giancarlo Gentilini, del laboratorio identitario della
comunit varesina di Terra Insubre, ma soprattutto del modello Verona, dove Flavio Tosi, prima di
abbandonare la Lega, ha flirtato con la destra radicale, nominando alla guida del locale Istituto
storico della Resistenza un esponente politico proveniente dalle fila del Veneto Fronte Skinheads.
Ma soprattutto in Rete i siti come Il Talebano o Primato Nazionale, legato a Casa Pound Italia
che ha preso forma quella che lautore di Allarmi siam leghisti definisce la generazione
nero-verde. Un eslemento, questo, rilevante nellidentit radicale della Lega cresciuta nellintreccio
di lungo corso tra la politica del movimento e le istanze della nouvelle droite intellettuale. Un
intreccio che ha avuto una tappa importante nellincontro pubblico a Milano della leadership
leghista con Alain de Benoist, il capofila di una tendenza intellettuale nata alla fine degli anni
Sessanta allinterno del neofascismo francese con lobiettivo dichiarato di rinnovarne il vocabolario
e il rapporto con la realt circostante la genesi del cosiddetto gramscismo di destra -. Un
incontro che ha preceduto di poco la conquista della segreteria leghista da parte di Salvini, anche se
i riferimenti alle tesi dellintellettuale antimoderno ricorrono sovente nellimpianto ideologico
della Lega.

Lorizzonte euroasiatico
Alla Lega che evocava lEuropa delle regioni, declinata attraverso i sentimenti tristi delle piccole

patrie carnali, Alain de Benoist, ospite a pi riprese degli amministratori del Carroccio perlomeno
a partire dagli anni Novanta, ha offerto lo strumento del differenzialismo culturale come archetipo
dellimpossibilit pratica di un incontro tra culture. E se i leghisti ritenevano di poter evocare lo
spazio dovuto alla patria dei produttori padani nellambito dei processi di globalizzazione, magari via
Bruxelles, il vate neodestro proponeva invece la sua visione di unEuropa imperiale come unica via
contro lomologazione mercantile, spiegando come solo lappartenenza posta come principio
consente di difendere la causa dei popoli e di proteggere le nostre rispettive identit contro il
sistema globale. Allo stesso modo in cui oggi, per attraversare let della crisi, dopo che la Lega ha
spostato lasticella sul piano nazionale, e eletto la Ue a nemico pubblico n1, de Benoist indica
lorizzonte del blocco eurasiatico e la tradizione anticosmopolita di Mosca come direzione di marcia.
I ripetuti interventi di Salvini a favore di Putin e le bandiere russe in tutte le piazze leghiste,
confermano che anche in questo caso il messaggio andato a buon fine.
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