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Come gli insegnanti raccontano su Bricks le proprie concrete

esperienze di scuola digitale


Pierfranco RAVOTTO1,
1
AICA, Milano (MI)
Abstract

Bricks una rivista online sulluso delle tecnologie digitali a supporto


dellinsegnamento scritta prevalentemente da insegnanti che raccontano le
proprie concrete esperienze di didattica con la o forse meglio dire nella tecnologia. E dunque un ottimo osservatorio per capire cosa avviene
effettivamente nelle classi digitali.
Keywords: Bricks, Scuola digitale, Insegnare nella tecnologia
Scuola digitale
Scuola digitale termine efficace ma impreciso, non fossaltro perch i soggetti dellazione
scolastica, dellapprendere e dellinsegnare, gli studenti e i docenti (e con loro i dirigenti scolastici e
tutto il personale), sono (siamo) analogici.
Quel termine ci permette di sintetizzare unespressione pi corretta, ma pi lunga: una scuola le cui
attivit si sviluppano in parte in ambienti fisici in parte in ambienti virtuali, usando tradizionali
strumenti analogici penne, quaderni, lavagne, libri, banchi, - e strumenti digitali quali LIM,
computer, tablet, smartphone; una scuola in cui i contenuti forniti da editori o dal docente e
prodotti dagli studenti sono sempre pi in formato digitale e sempre pi risiedono nel cloud, dove si
trova uninfinit di altri contenuti ugualmente accessibili ed utilizzabili; una scuola in cui le relazioni
in presenza fra docenti e studenti e fra studenti proseguono in rete. E tutto questo senza soluzione
di continuit: non c pi la distinzione netta fra le attivit in classe e quelle in laboratorio; sfumano le
distinzioni fra il lavoro in classe e il lavoro a casa, fra il momento della lezione e quello della ricerca,
fra il libro di testo e altre risorse.
E la scuola che Bricks rivista online co-edita da AICA e SIe-L racconta dal 2011, dando la parola
agli insegnanti e ai DS, in qualche occasione anche agli studenti e al personale amministrativo, che
quella scuola la vivono e la realizzano tutti i giorni.

Bricks: qualche numero


Bricks vanta ormai 5 anni di vita, 18 numeri, 365 articoli, oltre 250 autori. Pubblichiamo numeri a
tema che contengono anche 4 rubriche fisse: Competenze e certificazioni, Progetti europei, Dalla rete
e Dallestero. E sui temi gi trattati andiamo avanti con articoli fuori numero.
Questo lelenco fino ad oggi: Numero 0 - Perch Bricks - Marzo 2011; Numero 1 - Le LIM - Giugno
2011; Numero 2 - Gli eBook - Settembre 2011; Numero 3 - La cartella digitale - Dicembre 2011;
Numero 4 - Didattica in rete con Moodle - Marzo 2012; Numero 5 - Imparare giocando - Giugno
2012; Numero 6 - Siti scolastici e servizi web - Settembre 2012; Numero 7 - Didattica della
matematica con le TIC - Dicembre 2012; Numero 8 - Didattica delle materie umanistiche con le
TIC - Marzo 2013; Numero 9 - Robotica educativa: un metodo per la didattica laboratoriale Giugno 2013; Numero 10 - La didattica nei mondi virtuali - Settembre 2013; Numero 11 - Didattica
delle lingue straniere con le TIC - Dicembre 2013; Numero 12 - Didattica delle materie
scientifiche con le TIC - Marzo 2014; Numero 13 - Didattica dellInformatica - Giugno 2014;
Numero 14 - Produrre e condividere risorse didattiche digitali - Settembre 2014; Numero 15 Didattica e socialnetwork - Dicembre 2015; Numero 16 - Digital makers, Start-up e didattica del

fare - Marzo 2015; Numero 17 - Flipped classroom - Giugno 2015; Numero 18 - Digitale e
didattica: la formazione docenti - Settembre 2015 (in preparazione).
Qualche numero ce lo fornisce Google Analytics. In Figura 1 vedete i dati relativi ai primi 8 mesi in
cui sono usciti i numeri 0, 1, 2 e 3.
17.835 contatti in circa 8 mesi, quindi oltre 2.000 al mese, per un totale di 43.373 (5.400 al mese)
pagine, cio articoli, lette. E gi un 33 % di visitatori che ritornano, segno di soddisfazione rispetto
alla prima visita.

Figura 1 I contatti nei primi 8 mesi della rivista (le punte corrispondono alluscita dei numeri).
E questi i dati degli ultimi 8 mesi, in cui sono usciti i numeri 14, 15, 16 e 17:

Figura 2 I contatti negli ultimi 8 mesi della rivista.


Siamo passati a 6.000 contatti mensili, per un totale di 10.000 articoli letti mensilmente da 4.500
utenti. Risultati soddisfacenti.

Lambiente della rivista, realizzato con WordPress, accompagnato da un gruppo Facebook che conta,
mentre scrivo, 2.676 membri. E il gruppo in cui comunichiamo luscita dei numeri della rivista e
degli articoli che pubblichiamo fuori numero, in cui proponiamo i temi dei numeri successivi e
invitiamo a fornirci articoli. Ed il luogo dove i docenti condividono con i post le proprie esperienze, i
materiali didattici che hanno prodotto (loro o i loro studenti), nuovi strumenti, ambienti, APP che
hanno scoperto, articoli e notizie interessanti che hanno trovato nel web, date e temi di convegni o di
corsi di formazione.
Che immagine di scuola digitale emerge dagli articoli pubblicati su Bricks?
Bricks una repository con centinaia di racconti di concrete esperienze didattiche: alcune limitate a
una singola materia in una sola classe, altre che coinvolgono pi docenti, pi materie, pi classi,
alcune che riguardano una intera scuola, o pi scuole, altre ancora a livello nazionale. Esperienze
promosse talvolta dal MIUR o dagli Uffici Scolastici regionali e provinciali o dallINDIRE, ma
soprattutto iniziative dal basso, promosse dalla singola scuola o da singoli docenti.
Desumere, da migliaia di pagine, alcuni punti chiave non facile. Ci provo: ecco quanto ho ricavato io
da questa marea di racconti.
Tutti gli ordini di scuola sono coinvolti. Le esperienze raccontate riguardano Licei, Istituti
Tecnici e Professionali, Scuole Secondarie di primo grado, Primarie, in alcuni casi anche la
Scuola dellInfanzia.
Spesso insegnanti di ordini di scuola molto differenti fanno riferimento agli stessi strumenti
e/o metodologie. Cos per le LIM ma anche per i tablet, che in alcuni casi la scuola a
fornire a tutti gli allievi e che in altri casi sono gli studenti (nel caso della scuola dellinfanzia
o della secondaria di 1 grado in base a una richiesta alle famiglie) a portarsi da casa (BYOD);
cos per la Flipped classroom, per gli EAS, per luso di Moodle o di Edmodo, o per la
didattica in mondi virtuali (ove Edmondo prevale largamente su Second life); cos per tanti
ambienti del web 2.0. Nel caso della robotica gli apparati utilizzati sono in funzione dellet,
per i pi piccoli viene usato il BeeBot. Per il social con i pi piccoli vengono usati ambienti
dedicati mentre con gli altri la fanno da padroni Facebook e, a distanza, Google + e Twitter.
Insegnanti che ci credono e che ci provano. Chi sono i nostri autori? Persone che lavorano
nella scuola con passione, che anche quando lamentano le difficolt in cui si trova la loro
scuola, o il disinteresse del dirigente o lindisponibilit dei colleghi non esitano a
impegnarsi, a studiare, a progettare, a sperimentare. Che si mettono in gioco, che
coinvolgono gli studenti e, ove il caso, i genitori.
A volte sono particolarmente legati ad un dispositivo per esempio la LIM o i tablet o ad
un ambiente per esempio Moodle o ad una metodologia per esempio la Flipped
classroom - e ne indagano e sperimentano tutte le potenzialit. In altri casi sono attratti dalle
novit il pi recente strumento di produzione di risorse didattiche, lappena presentato nuovo
ambiente social, lultimo aggregatore di risorse, - e si lanciano subito a sperimentarne i
possibili usi didattici.
Perch usare le tecnologie digitali. Per adeguarsi a quelli che sono strumenti e abitudini dei
giovani, per catturarli con attivit pi attraenti, ma anche (soprattutto) per le loro
potenzialit in termini di efficacia formativa la multimedialit, il learning by doing, le
attivit collaborative, la molteplicit di risorse e di strumenti a disposizione, - di
personalizzazione dei percorsi e di apertura: oltre i confini dellorario, della classe, del libro
di testo, ...
Fra le motivazioni, in modo esplicito o implicito, ne emerge spesso unaltra: usare il digitale
in classe serve anche a educare gli studenti al suo uso. Lo usano tanto, ci si trovano a loro
agio, sono nativi ma questo non significa che lo sappiano usare coscientemente, che ne
conoscano le potenzialit, i limiti, i pericoli. Dunque luso in classe serve a formarli quali
cittadini digitali.
Uso didattico delle tecnologie. Non c mai, negli articoli che abbiamo pubblicato, un
atteggiamento la tecnologia per la tecnologia, lidea che basti usare la tecnologia per

migliorare i risultati. Forse non sempre la scelta di una particolare tecnologia o di un


particolare strumento deriva in modo esplicito da una scelta di quale fra tanti sia lo
strumento pi adatto per conseguire determinati risultati (e, del resto, non possibile saperlo,
se prima gli strumenti non sono stati provati). Ma sicuramente c sempre attenzione agli
aspetti didattici, ai benefici formativi che ne risultano per gli studenti.
Il ruolo del docente. Forse qualcuno, nellusare le tecnologie digitali preparando le lezioni
con la LIM, o organizzando corsi in Moodle, o mettendo nelle mani degli studenti i tablet
mantiene (anche se non lo dice) un atteggiamento essenzialmente trasmissivo; si pensa come
colui che padroneggia contenuti che deve trasmettere agli studenti. E forse c qualcuno che,
allopposto, dichiara che gli studenti devono costruire collaborativamente la propria
conoscenza, e si aspetta che questo avvenga solo perch li lascia liberi di lavorare in rete.
Ma dalla maggioranza degli articoli emerge un atteggiamento diverso: quello di chi si pone il
problema di inventare le occasioni di apprendimento da proporre agli studenti, di fornire loro
lambiente di apprendimento, di svolgere un ruolo di guida e di facilitatore.
Didattica delle competenze. Sono ormai anni che si discute di didattica delle competenze. Mi
sembra a leggere gli articoli che pubblichiamo che dalla discussione si sia passati alla
messa in pratica. E probabilmente riduttivo far coincidere didattica delle competenze e
didattica del fare, ma sempre di pi trovo che laccento posto non su quanto fa (spiega)
linsegnante ma su cosa proporre agli studenti di fare. Uno degli ultimi numeri ha come tema:
Digital makers, start-up e didattica del fare. Le esperienze l raccontate sono relative ad un
fare non puramente esercitativo, laboratoriale in senso tradizionale, ma reale:
fare/produrre qualcosa che sia utile per qualcuno, si tratti di una App per chi si reca allEXPO,
una App per ragazzi portatori di handicap da usare in una ASL, una App per chi vuole visitare
la provincia di Benevento, o si tratti di progettare unimpresa o, addirittura, di avviarla.
Didattica nella tecnologia. Una parte delle esperienze che i nostri autori hanno descritto su
Bricks in questi anni sono riferibili al concetto di insegnamento con la tecnologia o di
technology enhanced learning: uno specifico strumento (dispositivo o ambiente) utilizzato in
un momento determinato del percorso didattico. Ma altre esperienze e, soprattutto, la visione
di insieme suggeriscono lidea di un processo di insegnamento/apprendimento che si sviluppa
nella tecnologia, nel senso che la tecnologia digitale sta diventando lambiente in cui si
svolge quel processo.
La LIM permette di erogare lezioni, o sviluppare discussioni, aperte sul mondo, i tablet (o gli
smartphone) permettono agli studenti di leggere eBook, di prendere appunti, di scattare
fotografie, di registrare video, di produrre a pi mani documenti condivisi, di cercare
informazioni. Le risorse didattiche vengono messe a disposizione su Drive o Dropbox o in
modo pi organizzato su Moodle o su Edmodo o con BlendSpace. Il docente manda avvisi e
comunicazioni per mail, nei forum o con post su FB. Gli studenti si scambiano notizie con
WhatsApp, studiano insieme tramite Skype o HangOut. Gli studenti producono video che
pubblicano su YouTube e presentazioni su Slideshare e il docente li aggrega con Pearltrees o
con Padlet. Per avviare un nuovo argomento il docente parte da alcune domande con Kahoot!
E questa solo una parte degli strumenti e degli ambienti che una fetta significativa ma
ancora troppo limitata di insegnanti - mette quotidianamente in campo nelle classi.

Conclusioni
Leggeteci. Ma soprattutto aiutateci ad arricchire Bricks con le vostre esperienze.

Riferimenti sitografici
Bricks, www.rivistabricks.it
Gruppo Bricks su Facebook, https://www.facebook.com/groups/rivistabricks/