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ALCUNE NOTIZIE DI PISTOIESI SUL MAR DAZOV NEL XIV SECOLO

Lemigrazione fiorentina e lucchese a Venezia, attiva sin dal Duecento, consent ai


mercanti delle due citt toscane di organizzare basi stanziali sulle rive dellAdriatico e di
viaggiare sulle galee veneziane che facevano rotta per lOriente sin dai primi anni del
Trecento. In tal senso la presenza di mercanti toscani sul Mar dAzov certamente
interessante, ma non deve stupire. Daltra parte trovare dei pistoiesi nella Russia meridionale
fa venire alla mente e conferma losservazione di Federigo Melis in un saggio sulleconomia
pistoiese di questi secoli secondo la quale uno dei caratteri pi evidenti del mercante nel
Medioevo era la prontezza a spostarsi in ogni luogo, dove si manifestasse pi conveniente lo
svolgimento della propria attivit: in patria mai dimenticata [pervenivano] poi i frutti di
quella attivit, con investimenti di grande vantaggio per la citt e per il contado.1 In effetti la
vocazione commerciale di Pistoia e lintraprendenza dei suoi mercanti sono sempre state
riconosciute dagli storici, di modo ch la prova che essi erano giunti fino alla foce del Don
non costituisce una stranezza, bens la logica conseguenza dello spirito imprenditoriale
descritto da Melis in quelle righe. Quel che risulta degno di nota piuttosto il fatto che questa
presenza, tuttaltro che trascurabile per quantit e volume daffari, sia rilevabile proprio in un
periodo per il quale si attribuisce alla Pistoia dei mercanti una minore proiezione
internazionale.
Allepoca del suo massimo sviluppo Pistoia era una citt di medie dimensioni. Fra la
fine del Duecento e i primi anni del Trecento la sua popolazione oscillava attorno alle
quindicimila unit2. Pur non essendo una metropoli come Firenze, Pistoia, con Prato, Arezzo,
Volterra, forse Cortona, era una delle comunit che rendevano la Toscana una delle aree pi
urbanizzate della penisola e, soprattutto, una delle regioni pi popolose dEuropa3. Pistoia fu
in grado di espandersi economicamente in modo assai precoce, tanto che lo stesso Melis
giunse a ipotizzarne uno sviluppo disteso su oltre due secoli. La periodizzazione fornita dallo

Desidero ringraziare Natale Rauty per le indicazioni fornitemi e lamico Vieri Mazzoni il quale, con la
consueta generosit, mi ha aiutato nellorientarmi in un contesto, quello del Trecento Toscano, a me poco
familiare.
1
F. MELIS, Industria e commercio nella Toscana medievale, a cura di B. Dini, Firenze, Le Monnier, 1989,
p. 161.
2
Si veda su questo G. PINTO, Pistoia alla fine del XIII secolo: un profilo, in Statuti pistoiesi del secolo
XIII. Studi e testi, a cura di R. Nelli e G. Pinto, 3 voll. Pistoia, Societ pistoiese di storia patria, 2002, vol. I,
pp. 1-14, 6-8.
3
Firenze, come noto, arrivava a centomila, mentre Pisa e Siena superavano i quarantamila abitanti. G.
CHERUBINI, Citt comunali di Toscana, Bologna, Clueb, 2003, in particolare il capitolo IV Pistoia comune
libero. Dallinizio del XII alla met del XIV secolo, pp. 147 186, ma anche G. PINTO, Toscana medievale.
Paesaggi e realt sociali, Firenze, Le Lettere, 1993, alle pp. 18-19. Per gli aspetti demografici si veda M.
GINATEMPO L. SANDRI, LItalia delle citt. Il popolamento urbano tra Medioevo e Rinascimento (secoli XIII
XVI), Firenze, Le Lettere, 1990.

storico fiorentino risulta ancora oggi assai convincente: dal secondo ventennio del Duecento
circa fino al primo decennio del secolo successivo si sarebbe verificata una crescita costante
arrestatasi con la dominazione lucchese e fiorentina sulla citt; ma ci che risulta di maggior
interesse la lettura positiva del periodo che coincise con la tutela di Firenze. Dopo una fase
di declino durata, grosso modo, ventanni, si sarebbe sviluppata unulteriore ripresa che, dal
terzo decennio del Trecento, continu ininterrotta fino al 1425 quando, al culmine della crisi
internazionale, anche Pistoia sub una sostanziale flessione demografica.4 I due periodi di
crescita indicati dal Melis ebbero caratteristiche diverse: se nel Duecento la vocazione
internazionale dei mercanti pistoiesi si rafforzava creando enormi ricchezze e dando origine
ad alcune fra le pi attive aziende commerciali e di cambio a livello europeo, nella fase
trecentesca si sarebbe verificato un maggior ripiegamento verso linterno e i pistoiesi
avrebbero concentrato i loro interessi sul contado allargandolo e consolidandovi la propria
egemonia. Le ragioni di questo fenomeno sono state gi egregiamente illustrate e rispecchiano
in parte una tendenza generale per gran parte dEuropa.5
Posta al centro di un sistema viario che la metteva in contatto con la pianura padana a
nord (attraverso i passi della Collina, della Calanca e della Croce Arcana), con la costa
tirrenica ad ovest (per il Monte Albano) e lungo la direttrice della via Francigena, Pistoia pot
beneficiare di un regolare afflusso di genti sin dal XII secolo: pellegrini, mercanti, viaggiatori,
e seppe ben sfruttare queste condizioni6. Godeva inoltre delle risorse naturali fornitele dal suo
territorio, fortemente caratterizzato da zone montuose e boschive. Come tutte le citt
dellinterno Pistoia inizialmente concentr i propri sforzi sulla produzione piuttosto che sugli
scambi, ma ben presto il legame con le citt di mare le consent di estendere il proprio raggio
dazione anche al commercio e di essere presente su piazze difficilmente raggiungibili per via
terrestre (notoriamente la pi costosa).
Dicevamo che la vocazione commerciale pistoiese fu piuttosto precoce; gi prima
della met del XIII secolo le aziende pistoiesi avevano raggiunto le fiere della Champagne.
4

MELIS, Industria e commercio cit. p. 158; il concetto stato ripreso e approfondito in un saggio di Bruno
Dini del 1998: B. DINI, I successi dei mercanti-banchieri, in Storia di Pistoia, II. Let del libero comune.
Dallinizio del XII alla met del XIV secolo, a cura di G. Cherubini, Firenze, Le Monnier, 1998, pp. 155-194. Le
vicende politiche di Pistoia e le ripetute cadute in aree di influenza sono argomento complesso e del quale si
sono gi occupati gli specialisti. Si veda a tal proposito D. HERLIHY, Pistoia nel Medioevo e nel Rinascimento,
1200-1430, Firenze, Olschki, 1972; W. J. CONNEL, La citt dei crucci. Fazioni e clientele in uno stato
repubblicano del 400, Firenze, Nuova Toscana editrice, 2000, in particolare il cap. I, pp. 13-45; G. CHERUBINI,
Apogeo e declino del comune libero, in Storia di Pistoia cit., pp. 41-87.
5
DINI, I successi dei mercanti-banchieri, cit. pp. 157-158.
6
Su questo aspetto si veda, oltre al gi citato saggio di David Herlihy (Pistoia nel Medioevo e nel
Rinascimento), A. BARLUCCHI, Mutamenti nella viabilit del territorio pistoiese in et tardomedievale, Il
territorio pistoiese dallAlto Medioevo allo stato territoriale fiorentino, Atti del Convegno di Studi, Pistoia 1112 maggio 2002, a cura di F. Salvestrini, Pistoia, Societ pistoiese di storia patria, 2004, pp. 185-212.

Alcune fra le pi ricche famiglie cittadine (Ammannati, Chiarenti, Reali) avevano costruito
autentiche fortune col commercio prima e con la banca poi. Negli anni da noi considerati
lattivit prevalente delle aziende pistoiesi era quella finanziaria, sia pure con le difficolt
sorte a causa dei fallimenti che coinvolsero, nel periodo di crisi, alcuni fra i maggiori
protagonisti di quel primo periodo che abbiamo collocato nel XIII secolo7.
La presenza di mercanti pistoiesi alla Tana in questi anni non modifica il giudizio
complessivo sulleconomia cittadina. La politica del comune toscano nel XIV secolo fu
effettivamente quella ricordata sopra, volta soprattutto allo sfruttamento delle risorse locali.
Questa presenza cos lontana dalla madrepatria conferma semmai la vitalit del commercio
pistoiese e il fatto che le relazioni con le citt dellOltremonte, segnatamente con Venezia,
non vennero mai meno nei secoli finali del Medioevo.
La Tana era un insediamento di modeste dimensioni sorto sulla riva sinistra del Don,
allinterno del vasto delta che il fiume forma quando si getta nel Mar dAzov.8 Costruito nei
pressi dellantico insediamento musulmano di Azak costitu per quasi due secoli lavamposto
pi orientale di tutto il sistema commerciale di Levante nelle mani delle citt marinare
italiane. La sua ubicazione, nel cuore dellOrda dOro, ne faceva un sito di straordinaria
importanza per i rapporti con lelemento indigeno (turco-cumano e mongolo), per
lapprovvigionamento di schiavi e per i viaggi verso i maggiori centri di commercio orientali:
Astrakan, Saraj, Urgench, Bukhara, Samarcanda, e naturalmente la Cina.9 Larrivo di
mercanti italiani in quelle terre lontane nella seconda met del Duecento non fu affatto
casuale. Il lungo e complesso fenomeno determinato dalle conquiste tataro-mongole, che
siamo soliti indicare come pax mongola, contribu ad aprire un Oriente distante, non soltanto

Allinizio del Trecento fallirono sia la societ Charenti che quella degli Ammannati.
Sullorigine dellinsediamento e i suoi caratteri materiali si veda E. . SKRINSKAJA, Storia della Tana,
Studi Veneziani, X, 1968, pp. 3-47; D. BERINDEI G. VEINSTEIN, La Tana-Azaq de la prsence italienne
lemprise ottomane (fin XIIIe-milieu XVIe sicle), Turcica, VIII, 1976, pp. 110-201; S. P. KARPOV, Dokumenty
po istorii venecianskoj faktorii Tana vo vtorij polovine XIV v. Priernomore v srednie veka, I, Mosca 1991,
pp. 191-214; ID., On the origin of medieval Tana, Bizantino-slavica, LVI, 1995, pp. 225-235; ID.,
Venecianskaja Tana po aktam kanclera Benedetto Bjanko (1359-60gg), Priernomore v srednie veka, V, S.
Pietroburgo 2001, pp. 9-26; ID., Srednevekovyj Pont, New York, The Edwin Mellen Press, 2001 in particolare il
cap. 13: Vozniknovenie Tany, pp. 343-362.
9
Sulle vie di commercio in questa regione resta insuperabile il saggio di Roberto Lopez, Nuove luci sugli
Italiani in estremo Oriente, in ID., Su e gi per la storia di Genova, Genova, Universit di Genova, Istituto di
paleografia e storia medievale, 1975, pp. 83-145. Si veda anche R. H. BAUTIER, Les relations conomiques des
occidentaux avec les Pays dOrient, au Moyen ge. Points de vue et documents, Socits et compagnies de
commerce en Oriente et dans lOcean Indien, Actes du huitime colloque International dHistoire Marittime
(Beyrut 5-10 settmbre 1966), Parigi 1970, pp. 263-332, pp. 286-292; T. T. ALLSEN, Commodity and exchange in
the Mongol Empire: a cultural history of islamic textiles, Cambridge, Cambridge University Press, 1997; ID.,
Culture and Conquest in Mongol Eurasia, Cambridge, Cambridge University Press, 2001 ; KARPOV,
Sredenevekovyj Pont cit. in particolare il cap. 14, Ot Tany v Urgen. ti trudnye dorogi srednevekovja, pp.
363-372.
8

fisicamente, dallEuropa cristiana. Lattrazione della classe dirigente mongola per i prodotti di
lusso e i proventi fiscali derivanti dal commercio favorirono la circolazione di uomini, di
merci e, soprattutto, di conoscenze.
Gi sul finire del XIII secolo la Tana appare, grazie ad una documentazione unica per
quantit e qualit, come un centro di scambio molto frequentato dagli occidentali. Attraverso
gli atti del notaio genovese Lamberto di Sambuceto, ad esempio, possibile seguire
levoluzione dei rapporti dellinsediamento con la citt genovese di Caffa, in Crimea.
Secondo gli atti del notaio, scritti a Caffa fra 1289 e 1290,10 linterscambio fra Caffa e la Tana
ammontava a 340.354 aspri (quasi 7500 ducati veneziani);11 era quello il centro col quale la
citt di Crimea aveva il volume di affari pi consistente in assoluto durante questi anni. Altri
documenti notarili studiati da Michel Balard hanno confermato come la Tana fosse
effettivamente un centro fondamentale per la raccolta e lo smistamento delle merci
provenienti sia dai mercati settentrionali, sia da quelli della Transoxiana e diretti verso il
mercato occidentale gi alla fine del XIII secolo.12
Il primo ufficiale europeo che vi oper e di cui si abbia notizia certa il console
genovese Ansaldo Spinola, attivo dal 1304.13 Per quanto riguarda Venezia le notizie sono pi
scarse, almeno fino agli anni Venti del XIV secolo. Subito dopo il successo riportato con la
Quarta Crociata le autorit della Serenissima avevano infranto lultimo privilegio rimasto
allimperatore bizantino, ovvero lingresso nel Mar Nero. Poco dopo, nel 1206, due mercanti
veneziani, Zaccaria Stagnario e Pietro di Ferraguto, stipularono a Costantinopoli un contratto
di commenda con il quale il primo concedeva al secondo 100 perperi doro per andare nel
Mar Maggiore a commerciare sulla nave di Giorgio Barbaro, anconetano, usque in Soldadea
(che Soldaa, citt sulla costa meridionale della Crimea).14 Di fatto non si hanno notizie di
ulteriori viaggi sulle acque del Mar Nero negli anni immediatamente successivi.
Non si riusciti ancora a dimostrare che mercanti occidentali abbiano superato il
Bosforo prima di quel fatidico 1204, e a dire il vero non di fondamentale importanza in
quanto, qualora ci fosse realmente accaduto, se cio mercanti genovesi o veneziani fossero
10

M. BALARD, Gnes et lOutre-Mer, les actes de Caffa du notaire Lamberto di Sambuceto (1289-1290),
Parigi Le Haye 1973; BRATIANU, Recherches sur le commerce, cit.; ID., Actes des notaires gnois de Pra et de
Caffa de la fin du trezime sicle: 1281-1290, Bucarest, Cultura nationala, 1927.
11
S. P. KARPOV, Black Sea and the crisis of the mid XIVth Century: an underestimated turning point,
, n. 27, 1997, pp. 65-77, cit. pp. 71-72; BALARD, La Romanie gnoise (XIIe dbut du XVe sicle),
Roma-Parigi, cole francaise de Rome, 1978, p. 853.
12
BALARD, La Romanie gnoise cit., p. 151.
13
BALARD, La Romanie gnoise cit., p. 151;
14
BRATIANU, La Mer Noire, des origines a la conqute Ottomane, Monaco, Societatea Academica Romana,
1969, p. 183; R. MOROZZO DELLA ROCCA A. LOMBARDO, Documenti del commercio veneziano nei secoli XIXIII, 2 voll., Torino, R. Istituto storico italiano per il Medio Evo, 1940, vol. II, docc. 478-479, pp. 18-20.

penetrati nel Mar Nero prima del collasso bizantino, sarebbe comunque stato un fenomeno di
modeste proporzioni. Non vi sono infatti documenti di sorta che attestino politiche
economiche organizzate in questa direzione. pi probabile che il vuoto di potere lasciato da
Bisanzio abbia consentito la fine di questultima limitazione e creato le condizioni per lavvio
di un processo che si sarebbe concluso solo pi tardi con il trattato del Ninfeo, stipulato a Nif
nel marzo del 1261 fra limperatore Michele VIII e Genova. Fu questo levento che spost
sostanzialmente gli equilibri politici a favore della citt tirrenica garantendole la possibilit di
sfruttare questo mare cos prezioso per la ricchezza delle sue coste e per la sua posizione
strategica, vera cerniera fra lOccidente cristiano e i nuovi mercati orientali. La stipula del
trattato e le successive fortune politiche di Michele VIII costrinsero Venezia a una politica di
recupero delle sue posizioni in questa regione, che la vide sempre inseguire la rivale. Alla
Tana per Venezia riusc a garantirsi una propria autonomia nel tempo e a costruire un
insediamento ben organizzato e dotato di istituzioni proprie.
In pieno Trecento larea attorno al Mar dAzov era posta sotto la giurisdizione del
governatore mongolo periferico il quale dipendeva dal khan dellOrda dOro e dirigeva
lintero territorio che, more mongalorum, non era ripartito in base ad un concetto di tipo
geografico rigido, bens secondo la consistenza demografica.15 La Tana era un piccolo centro
allinterno della vasta zona che comprendeva lintera regione dellAzov. Nellinsediamento, a
met Trecento, cerano senza dubbio due zone distinte e fortificate gestite rispettivamente
dalle istituzioni genovesi e da quelle veneziane. Sulla zona veneziana si hanno pi notizie per
questo periodo grazie ad alcuni documenti fortunosamente sopravvissuti.
Nel XIV secolo Genova e Venezia si trovarono spesso contrapposte nel contendersi gli
sbocchi commerciali e le aree strategiche migliori fra lEgeo e il Mar Nero. La forte rivalit si
acu quando Venezia, perdute oramai le speranze di restaurare limpero latino dOriente,
riprese a concentrare i propri sforzi sulla romnia. Le ostilit sfociarono nella ben nota guerra
veneto-genovese degli anni 1350-1355. Durante i cinque anni di conflitto le due flotte si
affrontarono pi e pi volte in un contesto di generale difficolt dovuto soprattutto alla
recente epidemia di peste e alla carenza di manodopera che essa aveva causato. Infine fu
Genova a prevalere. La pace siglata a Milano nel 1355 tuttavia, non fu sfruttata appieno dai

15

Il distretto in questione, tmen, doveva essere in grado di fornire 10mila uomini in armi quando ve ne
fosse stata la necessit.

vincitori (governati in quel tempo dai Visconti) e port, fra le altre cose, al devetum Tane, il
divieto di far rotta per la Tana per i successivi tre anni stabilito per entrambi i contendenti.16
Laccordo raggiunto con la pace di Milano fu sostanzialmente rispettato, sia da
Genova che da Venezia. Ma era una situazione troppo onerosa. I forti investimenti effettuati
nella regione per garantire un sistema infrastrutturale adeguato alla vita di una comunit
vivace e numerosa e le potenzialit di profitto garantite dal commercio col Levante imposero
alle due repubbliche di ripristinare i contatti con le autorit mongole per tornare a disporre
delle loro concessioni.
Il notaio veneziano Benedetto Bianco rog alla Tana dal 1359 al 136317. In quellanno
il console veneziano in loco era Pietro Caravello, quello genovese Francesco di Benedetto.18
La produzione documentaria di Benedetto Bianco, insieme ad altre fonti19, ci consente di
tracciare un quadro meno nebuloso della popolazione che abitava nella parte veneziana
dellinsediamento in quegli anni. In essa figurano una decina di pistoiesi i quali interagiscono
attivamente con le altre comunit presenti. Delle persone che vivevano alla Tana in questi
anni la maggioranza era composta da mercanti di professione. I pistoiesi non costituiscono
uneccezione a questa regola: mercanti e cambiatori, frequentavano abitualmente Venezia e
viaggiavano sulle sue galee di linea, le quali salpavano regolarmente da Venezia dirette in
romnia e sul Mar Nero.20 Del resto le maggiori societ finanziarie pistoiesi si erano
16

F. THIRIET, Venise et loccupation de Tndos au XIVe sicle, Mlanges dArchologie et dhistoire


publis par lcole Franaise de Rome, 65, 1953, pp. 224-225 ; ID., La Romanie vnitienne au Moyen ge : le
dveloppement et l'exploitation du domaine colonial vnitien, (12.-15. sicles), Parigi, De Boccard, 1959, pp.
176-177; BALARD, La Romanie gnoise cit., pp. 85-86. Nei primi decenni del Trecento la popolazione genovese
e veneziana alla Tana rimase sostanzialmente estranea alle crescenti tensioni fra le due repubbliche.
Lubicazione dellinsediamento, entro i confini dellimpero mongolo, imponeva una coesione maggiore a fronte
del pericolo sempre imminente di unespulsione da parte delle autorit locali.
17
Archivio di Stato di Venezia (dora in avanti ASV), Cancelleria Inferiore (dora in avanti CI), Notai, busta
19. Le minute di Benedetto Bianco sono note agli specialisti. Gran parte di esse riguardano la compravendita di
schiavi, non a caso Charles Verlinden ne fece largo uso nel suo saggio sulla Tana come centro per la tratta degli
schiavi (C. VERLINDEN, La colonie vnitienne de Tana centre de la traite des esclaves au XIVe et au dbut du
XVe sicle, Studi in onore di G. Luzzatto, vol. 2, Milano 1950, pp. 1-25). Il pi recente e accurato studio sulle
minute del notaio veneziano stato fatto da Sergej Karpov: KARPOV, Venecianskaja Tana cit.; si veda anche A.
A. TALYZINA, Venecianskie notarialnye akty: novoe vosmovnosti starych istonikov, Byzantinoslavica, LX,
2, 1999, pp. 459-468.
18
ASV, CI, Notai, busta 19, intestazione del primo registro: nobili et egregii viri domini Petrus
Charavellus de ducali mandato honorabili consulis venetorum in Tana et per totum imperii Gazarie, e reg. I/84;
KARPOV, Venecianskaja Tana, cit. pp. 10-11; BALARD, La Romanie gnoise cit., p. 155.
19
Un altro notaio veneziano, Marco Marcello, roga sulla galea di Vittorio Pisani negli anni Sessanta del
XIV secolo: ASV, CI, Notai, busta 117; i suoi atti sono stati pubblicati in un articolo apparso anni fa su
Byzantinoslavica: E. FENSTER, Zur Fahrt der venezianischen Handelsgaleeren in das Schwarze Meer 1362,
Byzantinoslavica, XXXIX/2, 1978, pp. 161-195.
20
In genere le galee di linea veneziane che si recavano alla Tana facevano scalo a Costantinopoli, poi a
Cembalo, nel sud della Crimea. Si veda su questo D. STCKLY, Le systeme de l'Incanto des gales du march
Venise (fin 13.e-milieu 15.e sicle), Leiden, Brill, 1995; S. P. KARPOV, La navigazione veneziana nel Mar Nero,
XIII-XV secolo, Ravenna, Edizioni del girasole, 2000, trad. it. di ID, Putjami srednevekovyx morexodov,
ernomorskaja navigacija Venecianskoj Respubliki v XIII-XV vv., Mosca 1994.

affacciate a Venezia nel XIII secolo,21 e nel Trecento la presenza di uomini daffari pistoiesi
nella citt adriatica era dunque un fatto consolidato.
I personaggi che troviamo alla Tana a met Trecento sono molto attivi e muovono un
consistente giro di scambi che coinvolge schiavi, pelli, cera oltre al denaro prestato a
interesse.
Nella maggior parte dei casi in cui vengono chiamati come testimoni di un atto i
pistoiesi sono in compagnia o di bolognesi e questo sembra il frutto di una certa consuetudine
fra le due citt consolidata da tempo, o di altri toscani ed in tal caso la conferma di un
atteggiamento solidale tentuo fra persone che condividevano larea di provenienza e che
parlavano la stessa lingua.22 Il 27 dicembre 1359 il mercante pistoiese Giovanni (ser Johannis
de Pistorio) fu testimone, insieme al bolognese Francesco, di un prestito.23 Il 10 maggio 1360
anche Jacopo Zontini figura come testimone di un prestito insieme a Pietro Cambi da
Firenze.24 Il 4 agosto 1360 Giovanni Testa quondam Pagi da Pistoia fu testimone, insieme
con Benedetto di Bencivenga di Romagna, bolognese, dellatto con cui Domenico da Firenze,
un mercante molto attivo nel commercio degli schiavi, vendette una schiava tartara al
genovese Nicoletto Superanzio. Il 14 agosto 1360 lo stesso Jacopo vendette una schiava a
Rolando di Ognibene da Verona; testimoni dellatto erano ser Jacopo di Francesco Fanuzio da
Lucca, Rinaldo di Gino da Pistoia e Luca di Brunetto da Firenze.25 Ancora, fra il 18 e il 27
settembre dello stesso anno Giorgio da Pistoia fu testimone di tre diversi atti insieme a Pietro
da Bologna.26 L8 settembre del 1363, allorquando Jacopo Zontini acquista una schiava
tartara, i testimoni sono due veneziani e Matteo da Prato.
Un personaggio che abbiamo gi conosciuto, Jacopo Zontini, era molto attivo
nellacquistare merci e schiavi, nel prestare denaro e possedeva una casa alla Tana (nella

21

MELIS, Industria e commercio, cit. p. 161.


Sin dallVIII secolo Pistoia allacci rapporti con loltremonte, in particolare con Bologna dove, in
particolare quando nacque lUniversit, prese avvio una florida attivit di prestito. Inoltre varcato lAppennino i
mercanti toscani si potevano recare verso i maggiori centri dellAdriatico. Cfr. MELIS, Industria e commercio
cit., pp. 160-161; HERLIHY, Pistoia cit., pp. 184-187; DINI, I successi dei mercanti-banchieri cit., pp. 169-170;
CHERUBINI, Pistoia comune libero cit., p. 175.
23
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/87. Si tratta verosimilmente di Giovanni di Matteo, un mercante che
ritroveremo poco pi avanti (cfr. nota 35).
24
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/112.
25
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/188. Jacopo Zontini con ogni probabilit cittadino veneziano, ma di
recente origine pistoiese. Il padre, Pagi espressamente indicato come de Pistorio; il nome Pagi (segnatamente
Pagi Deodatus) si ritrova anche in occasione della pace che Pistoia stipul con Bologna nel 1219: Liber censuum
Comunis Pistorii, regesto a cura di Q. Santoli, Fonti storiche pistoiesi I, Pistoia, Pistoia, Societ Pistoiese di
storia patria, 1915, Appendice, p. 521.
26
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/220.
22

quale viene rogato un atto di procura fra due pistoiesi)27 e infine era in contatto con alcune fra
le maggiori piazze commerciali della regione. Il 15 novembre 1359 prest al mercante
genovese Ottobono Piccamiglio 42 sommi dargento per acquistare della merce.28 Il 24
gennaio 1360 prest a Ivan di Persia 30 sommi dargento per comperare delle pelli di bue.29
Jacopo fu definito esplicitamente nunc mercator Tane e riebbe i suoi soldi entro la fine di
maggio. L11 aprile 1360 lo vediamo prestare altri 30 sommi dargento ai fratelli Riccardo e
Antonio de Riva, mercanti genovesi, i quali avevano bisogno di denaro per acquistare della
cera cruda bona de Tana.30 Il prestito era unattivit molto lucrosa e il nostro Jacopo sembra
avere avuto ingenti disponibilit, derivategli verosimilmente dal commercio. Nel caso degli
schiavi, ad esempio, li acquistava e li rivendeva sia in loco, probabilmente a mercanti che
stavano facendo ritorno in patria dove avrebbero potuto a loro volta venderli a prezzi ben pi
alti, sia al suo ritorno a Venezia.31 In ogni caso il 12 novembre 1359 Jacopo acquist una
schiava tartara di 13 anni da un Alano di Kolkoliko (nel territorio dellOrda dOro); ancora, il
7 luglio una schiava tartara da Marco dellOrsa, un mercante che viveva a Saraj, sul Volga. Il
14 agosto 1360 vendette a ser Rolando di Ognibene, mercante veneziano, due schiave circasse
di 14 anni.32 Jacopo era attivo in tutta la zona sottoposta alla giurisdizione mongola; il 18
settembre 1360 venne nominato procuratore di Giovanni di Matteo, suo compatriota, per
ottenere i beni che il primo aveva dato a Francesco di S. Paolo, veneziano, quando questi part
per Urgench (oggi in Uzbekistan).33
E probabile che Jacopo viaggiasse fra Venezia e la Tana in questi anni con cadenza
annuale, ovvero coi viaggi di romnia/Mar Nero delle galee veneziane. Non da escludersi
che sia rimasto alla Tana per due anni consecutivi. Quel che risulta dalla documentazione

27

ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/188 e 189. Actum in Tana in domo suprascripti Jacobi Zontini
presentibus etc.
28
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/81.
29
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/91. Sulle merci che si potevano scambiare alla Tana si veda anche quel
che dice il Pegolotti: F. BALDUCCI PEGOLOTTI, La pratica della mercatura, a cura di A. Evans, Cambridge (MS),
The Medieval academy of America, 1936, alle pp. 23-24.
30
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/103.
31
Il 5 maggio 1364 Jacopo a Venezia dove vende a Pasqualino della parrocchia di Santa Eufemia uno
schiavo tartaro di 10 anni, acquistato in Tana districtu imperii Gazarie, al prezzo di ben 30 ducati. Nellatto
che documenta la vendita (ASV, CI, Notai, busta 19, reg. III/7) si dice espressamente che lo schiavo fu
acquistato nel luglio del 1360. Se teniamo conto che il prezzo medio pagato per uno schiavo tartaro di 10 anni
era, nel 1360, di 500 aspri (circa 12 ducati) allora il prezzo di vendita triplicato. Sui criteri di cambio per la
monetazione alla Tana nel Trecento si veda Si veda R. CESSI, Deocumenti finanziari della Repubblica di
Venezia, Accademia dei Lincei, serie IV, vol I, Padova 1937; G. LUZZATTO, Loro e largento nella politica
monetaria veneziana dei secoli XIII-XIV, Rivista Storica Italiana, 1937, e Studi di Storia economica
veneziana, Padova 1954; F. THIRIET, Rgestes des dlibrations du Snat de Venise concernant la Romanie,
(1329-1463), 3 voll. Parigi, Le Haye, 1958-1961, appendice, pp. 125-128.
32
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/144, 188 e 189.
33
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/220.

sembra far pensare alla prima ipotesi. Jacopo era alla Tana sicuramente nel 1359, nel 1360 e
nel 1363. Un atto rogato nellinsediamento il 6 settembre di quellanno lo vede come
fedecommissario di un mercante veneziano, ser Jacopo Valaresso.34 Pochi giorni dopo, l8 e il
12 settembre, il nostro acquista ancora due giovani schiave tartare pagando complessivamente
600 aspri.35
Jacopo Zontini era certamente il pi intraprendente dei mercanti di origine pistoiese
che vediamo operare alla Tana, ma non lunico. Il 24 marzo dello stesso anno un altro
mercante pistoiese, ser Giovanni, figura in un atto col quale gli viene concessa procura sui
beni del veneziano Alemanno. Lo stesso giorno Bonaccorso di Vanni di Buto, anchegli
pistoiese, testimone dellatto col quale Giovanni Alano e Giovanni di Ognibene da Verona
costituiscono una societ.36
Il commercio nel quale erano impegnati permetteva ai pistoiesi di esercitare una
lucrosa attivit di prestito. Giovanni di Matteo era un mercante che risiede stabilmente alla
Tana (habitator et mercator Tane) ed era impegnato nel commercio degli schiavi: il 27
giugno 1360 vendette una schiava tartara e uno schiavo alano a Brandino di Simone Brandini
di Firenze incassando, per entrambi, ben 11 sommi dargento.37 Il 13 agosto 1360 vendette
una schiava tartara a Bernardo Bon.38 Il 17 settembre 1360 un altro mercante pistoiese,
Niccol di Giovanni di Signoretto, vende una schiava a Francesco di Niccol, veneziano e
patrono di una nave.39
Nel suo testamento, rogato alla Tana il 16 agosto 1362, Corradino di Lazzaro da
Padova sald un debito che aveva con Giovanni da Pistoia, un altro dei mercanti attivi in
questi anni alla Tana. Il 30 luglio 1362 Jacopo di Ponto fece testamento e fra i suoi
fedecommissari nomin anche Giovanni da Pistoia al quale chiese di donare per lui del denaro
alla chiesa intitolata a S. Maria e che si trovava alla Tana.40 Lo stesso Giovanni risulta
fedecommissario nel testamento di Corradino di Lazzaro da Padova.41
In precedenza il 18 ottobre 1361 troviamo il testamento di Giovanni di Nardino Testa
da Pistoia; un documento di straordinaria importanza perch mostra quanto fosse concreta

34

ASV, CI, Notai, busta 19, reg. II/20.


ASV, CI, Notai, busta 19, reg. II/24 e 45.
36
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/100 e 101.
37
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/132 e 133; VERLINDEN, La Tana cit., pp. 20-21. da notare il fatto che
nel secondo dei due atti faccia da testimone un altro mercante pistoiese, Giovanni Testa, quasi a confermare
quanto detto sopra circa la forte solidariet che si instaurava fra compatrioti in terra straniera.
38
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/186.
39
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. I/215.
40
ASV, CI, Notai, busta 19, testamenti/9.
41
ASV, CI, Notai, busta 19, testamenti/16.
35

linterazione fra mercanti di provenienze diverse in un luogo cos distante dalla madrepatria e
immerso in una realt etnica tutto sommato avversa. I testimoni chiamati per loccasione sono
ser Bartolomeo di Lucca, Pietro e Domenico di Bologna, Simone di Osimo, Jacopo di
Ungarello Tebaldi di Padova e il gi menzionato Giorgio di Marco Pagi da Pistoia. Nel
testamento in questione Giovanni di Nardino nominava come fedecommissari Giovanni
Vincenzi di Verona e i suoi soci in affari ser Antonio de Campo, veneziano, e Lazzaro di
Vannino anchegli veneziano. E interessante notare come il testatore esprima il desiderio di
essere sepolto nella chiesa di S. Marco alla Tana. Era un mercante molto attivo nella regione,
lavorava con compatrioti e altri toscani, ma non solo. Lascia al suo diletto amico Angelo di
Giovanni, pistoiese, dieci ducati doro. Lo stesso fece con due veneziani coi quali aveva avuto
rapporti daffari. Lasci inoltre quel che restava dei suoi averi (ben trenta ducati doro) a ser
Silvestro Guiderotti di Firenze. A Bertono di Firenze don del denaro e lo stesso fa con un
altro fiorentino, Bernardo Bertolle il quale lo aveva aiutato cum infaticabile et fidele animo
nella malattia: gli lasci 10 ducati. Aveva delle pelli di coniglio che doveva trasportare in
Fiandra il cui valore era di 56 soldi grossi. Doveva inoltre dare al suo compatriota Niccol
Zanca (Gianca?) 13 lire di grossi.42
Il 27 agosto 1363 lo stesso Niccol di Giovanni Zanca dette procura a Giovanni di
Verona. Lo Zanca sembra avesse deciso di tornare in patria con le galee di linea veneziane di
quegli anni poich dette procura su tutti i suoi beni alla Tana, bench nellagosto del 1363
risiedesse nellinsediamento sul mar dAzov da almeno un anno e mezzo.43
Anche Bonaccorso di Vanni era attivo nel commercio. Il 17 settembre 1363 doveva
dare a Rolando di Ognibene da Verona vel suo certo nuncio 258 ducati. Il debito venne
assolto il 18 marzo 1364 alla Tana davanti al notaio Giovanni Tonedico.44 Lo stesso giorno, il
17 settembre, Silvestro di Matteo Zontini dette procura a Jacopo di Pagi Zontini per un
credito. Bonaccorso di Vanni acquist, sempre il 17 settembre, uno schiavo tartaro di 11 anni
da un saracenus che viveva alla Tana.45
42

ASV, CI, Notai, busta 19, testamenti/10.


ASV, CI, Notai, busta 19, reg. II/7. Si veda sopra, testamenti/10, in cui compare il nostro Giovanni nel
testamento di Giovanni di Nardino Testa rogato nellottobre del 1361. Ora, possibile che Giovanni Zancha sia
rientrato a Venezia fra lottobre 1361 e lagosto 1363, ma potrebbe averlo fatto in una sola occasione, ovvero
nellunico viaggio che le galee di linea veneziane effettuarono in quellarco di tempo. Di sicuro non vi rientr nel
1364 poich, a causa dei problemi politici fra Venezia e Trebisonda, le galee di Romania non andarono alla
Tana. Nel 1363 le galee dirette verso il mar dAzov furono 5 e si fermarono alla Tana per 10 giorni.
44
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. II/78 e 79.
45
ASV, CI, Notai, busta 19, reg. II/83 e 89. Con Saracenus probabile che il notaio indicasse i Tatari che
appartenevano ad un ceto elevato o altri musulmani residenti altrove rispetto alla Tana (KARPOV, Venecianskaja
Tana cit., p. 17), o anche gli abitanti della Tana di origine turca, turco/cumana; potrebbe indicare cio una
distinzione etno-confessionale anzich sociale.
43

10

Il bacino del Mar Nero e lAsia Centrale nel XIV secolo

***
Sfortunatamente nei documenti conservati in patria non si ha traccia dei personaggi di
cui si fin qui parlato. Da un primo sondaggio effettuato sulle provvisioni trecentesche del
comune pistoiese46 non si sono avuti riscontri apprezzabili.
La presenza di mercanti pistoiesi in una regione cos distante dallItalia rappresenta,
per Pistoia, uneccezione solo apparente nel Trecento. La lunga discussione storiografica
relativa agli effetti della dominazione fiorentina sulleconomia della citt ha stimolato nuove
riflessioni a riguardo, e se per alcuni limposizione di un dominio straniero fu motivo di
ripiegamento,47 per altri lallargamento dei mercati favor la circolazione di merci e di uomini
in un contesto pi ampio e pi redditizio.48 Forse le due cose, almeno in parte, coincisero.
Lemigrazione di fiorentini verso Venezia sin dai primi anni del XIV secolo e lindebolimento
dei vincoli di cittadinanza un po dappertutto, verificatosi in seguito agli effetti della peste del
1348, favorirono il movimento di mercanti verso la citt adriatica la quale, dal canto suo,
aveva un sistema di navigazione ben rodato e organizzato in direzione dei mercati di Levante.
Detto questo bisogna anche riconoscere che i mercanti pistoiesi alla Tana sembrano essere
personaggi molto esperti e abbienti, capaci di muoversi senza eccessivi timori in un ambiente
46

La cui segnalazione debbo a Vieri Mazzoni.


M. B. BECKER, Problemi della finanza pubblica fiorentina della seconda met del Trecento e dei primi
del Quattrocento, Archivio Storico Italiano, CCXXIII, 1965, pp. 433-466; A. MOLHO, Fiorentine public
finances in the early Renaissance, 1400-1433, Cambridge (Ms), Harvard University Press, 1971; G. CIAPPELLI,
Aspetti della politica fiscale fiorentina fra Tre e Quattrocento, in Istituzioni e societ in Toscana nell'et
moderna, atti delle giornate di studio dedicate a Giuseppe Pansini, 2 voll. Firenze, 4-5 dicembre 1992, Vol. 1,
Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 1994.
48
Su questa posizione si veda HERLIHY, Pistoia cit., pp. 159-160 e G. PINTO, La Toscana nel tardo
medioevo: ambiente, economia rurale, societ, Firenze, Sansoni, 1982; ID, Toscana medievale cit., pp. 136-137.
Per un resoconto delle posizioni espresse dalla storiografia si veda CONNELL, La citt dei crucci cit., pp.26-31.
47

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lontano. Essi erano con ogni probabilit operatori stabilitisi a Venezia da tempo, conoscitori
della citt e ben disposti sia a sobbarcarsi un viaggio di oltre tre mesi sia a rimanere in uno
stabilimento lontano e per periodi lunghi, ennesima dimostrazione che il Medioevo dei
mercanti fu sempre, per dirla con Roberto Lopez, un Medioevo dagli orizzonti aperti.49

LORENZO PUBBLICI

49

Il 9 giugno 1987 si teneva a Genova una giornata di studio in onore del grande storico genovese alla quale
venne dato un titolo che pi felice non poteva concepirsi: Il Medioevo degli orizzonti aperti, Genova 1989.

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