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Ex oriente lux, ma sar poi vero? (prima parte)


Di Fabio Calabrese

Sar che dal punto di vista geografico l'oriente la direzione che si


individua come quella in cui sorge il sole, ma noi sappiamo che esiste
una radicata tendenza a ritenere che la luce anche in senso spirituale
provenga da oriente per andare a illuminare un'Europa che si ritiene
senza questi apporti sarebbe una terra culturalmente e spiritualmente
arida. Non c' dubbio che questo mito (ma forse pensiero eretico
sarebbe piuttosto il caso di parlare di favola, di fola) stato riproposto
in innumerevoli chiavi di lettura fino a diventare una verit che
nessuno ha il coraggio di mettere in dubbio.
Prendiamo quel che ci racconta un qualsiasi libro di storia: La civilt si
accende per la prima volta nella storia umana in Medio Oriente, da
qualche parte fra l'Egitto e la Mezzaluna Fertile mesopotamica, e solo
lentamente passa dagli Egizi e dagli Assiri e Babilonesi a Fenici, Ebrei
e Persiani, da questi ultimi ai Cretesi (forse agli Egizi), poi ai Greci,
infine ai Romani e sulle punte dei gladi e delle lance di questi ultimi
arriva infine nel cuore dell'Europa, sulla riva del Reno e sulle coste del Mare del Nord all'epoca di Cristo o appena
un po' prima.
Dal Medio Oriente sono venute le tre grandi religioni: ebraismo, cristianesimo islam; del resto le altre religioni
importanti di questo pianeta: induismo, buddismo, taoismo, confucianesimo, sono pure esse religioni asiatiche.
Sarebbe molto interessante riuscire a capire in base a quale criterio l'ebraismo considerato una grande
religione e, ad esempio l'induismo con ottocento milioni di seguaci invece no; certamente non in base al criterio
numerico, una fede minore come lo scintoismo conta almeno otto adepti per ogni ebreo che calca il suolo di
questo pianeta (per prevenire fin troppo facili accuse di antisemitismo, preciso, sebbene la cosa sia ovvia che non
sto parlando del popolo ebraico, ammesso che una tale entit esista, ma unicamente dell'ebraismo in quanto
religione).
Il motivo in realt chiaro, ma ha senso solo in un'ottica abramitica (cristiano-giudaico-islamica), l'ebraismo il
tronco da cui derivano sia il cristianesimo sia l'islam.
Quando si attribuisce agli ebrei il merito (ammesso che sia tale!) di aver inventato il monoteismo, si fa loro
davvero troppo onore. Geova o Javh il dio totemico di Israele come Baal quello dei Fenici o Allah quello degli
Arabi (gi molto prima di Maometto), Marduk quello dei Babilonesi, e via dicendo. Questo dio totemico non riflette
altro che lo sciovinismo etnico degli antichi Ebrei, come si vede molto bene dai passi della bibbia nei quali Dio
esorta i suoi seguaci a sterminare altri popoli e si mette alla loro testa nel macello.
Dalla bibbia, Geova non appare proprio Quel che padre di tutte le genti (per dirla con Manzoni). Questo
aspetto sanguinario del libro sacro ha sconcertato un cattolico intelligente come Maurizio Blondet al punto che in
un articolo di non moltissimo tempo addietro era giunto a definirlo un residuo dell'Et del Ferro, anche se io
personalmente ritengo che sia proprio questo residuo dell'Et del Ferro che spiega l'attrattiva persistente che la
bibbia continua ad avere presso gli yankee, un popolo (facciamo finta che lo siano) in possesso di mezzi
tecnologici in grado di dominare il nostro sfortunato pianeta, ma che il sistema mediatico ha rimbambito fino a
farne mentalmente dei trogloditi.
Naturalmente, nel momento in cui il dio totemico di Israele viene promosso a Dio universale, gli Ebrei stessi

diventano il popolo eletto e, a questo riguardo vorrei citare un passo di Principi di formazione del carattere, un
bel brano di Rudolf Steiner:
La fantasia che esista un popolo scelto da un dio, superiore a ogni altro, e che ad esso ci si debba inchinare con
deferenza. Questa idea falsa ed offende le grandi civilt che dimostrarono la loro grandezza con i frutti e con gli
effetti, non con larroganza di una pretesa (1).
L'ebraismo il tronco da cui si sono originati cristianesimo e islam. Se il tronco marcio, potranno i rami essere
sani?
Dal punto di vista spirituale, le propaggini cristiana e islamica dell'ebraismo non sono state altro che un'immensa
forza distruttiva che ha sradicato e soppiantato, assai pi con la violenza che con la predicazione, la religiosit
nativa e la cultura dei popoli che malauguratamente sono caduti nella loro orbita.
I progressi dello spirito europeo nell'ultimo mezzo millennio sono stati il risultato di una lotta costante per liberarsi
dal peso dell'ortodossia biblica e dall'ingerenza culturale delle Chiese. Copernico e Galileo hanno liberato dal
peso dell'ortodossia biblica l'astronomia e le scienze fisiche, Darwin la biologia. Nel campo delle scienze storiche,
invece, una tale rivoluzione non avvenuta; noi abbiamo, noi troviamo sui libri di testo una prospettiva storica che
biblica, centrata sul Medio Oriente, ed soltanto questo a creare la prospettiva illusoria della luce da oriente.
Filosofi e storici della scienza hanno pi volte chiarito che l'accumulo di nuovi dati, di per s, del tutto
insufficiente a dar luogo a una rivoluzione scientifica, occorre che emerga uno sguardo nuovo capace di vedere le
cose in maniera diversa. I fatti, i nudi fatti che contraddicono l'immagine della storia antica centrata sul Medio
Oriente ce ne sono a pacchi, e veramente bisogna chiedersi come mai coloro che hanno la pretesa di insegnare
la storia ai nostri giovani siano tanto ciechi da ignorarli, ma non dobbiamo dimenticare che spesso, molto pi
spesso di quanto non si pensi, la difesa di certe concezioni legata al mantenimento del prestigio, delle posizioni,
del potere accademico di coloro che se ne sono fatti portatori. In questi casi, la verit diventa un nemico da
combattere con ogni mezzo.
Vogliamo provare a citare qualcuno di questi fatti scomodi ed eretici che dimostrano in maniera lampante la
falsit della presunta centralit mediorientale e il fatto che la nostra negletta Europa ha avuto da sempre un ruolo
cardine nell'incivilimento umano?
I complessi megalitici di et neolitica, di cui i pi noti sono quelli delle Isole Britanniche (Stonehenge, Avebury), ma
che si trovano sparsi su di un'area enorme che va da Malta alle isole Orcadi.
La priorit dell'Europa in alcune scoperte fondamentali e di solito attribuite all'area mediorientale: l'agricoltura,
l'allevamento di animali, i metalli, la scrittura.
La presenza sul suolo europeo di culture civili e autoctone che non sembrano dovere nulla a influssi mediorientali
di una qualche specie, come quella celtica e quella etrusca (la cui supposta origine mediorientale un'illazione
non provata da nulla).
Cominciamo dal primo punto, la cultura megalitica. E' un fatto indiscutibile che questi monumenti non possono
essere stati eretti da comunit di cacciatori-raccoglitori che erano costrette a impegnare tutte le energie disponibili
nelle necessit immediate della sopravvivenza, ma devono essere stati il prodotto di societ gi agricole e a un
buon livello di tecnologia e controllo dell'ambiente senza i quali l'esistenza di classi di lavoratori specializzati in
attivit diverse dalla produzione di cibo non possibile. In pi, tuttora misteriose restano sia le tecniche che hanno
consentito di trasportare e di erigere blocchi di pietra pesanti decine di tonnellate, sia le conoscenze
astronomiche, matematiche e ingegneristiche che hanno permesso di costruire ad esempio Stonehenge con
perfetti allineamenti astronomici rispetto ai solstizi, agli equinozi, alle eclissi, permettendone la previsione e
funzionando come un astrolabio di pietra.
L'edificio, ancora oggi praticamente intatto, giunto fino a noi pi antico al modo, la tomba megalitica di
Newgrange in Irlanda, pi antica di otto-novecento anni delle piramidi egizie di Giza. Non ancora tutto, perch
queste costruzioni non possono essere state il prodotto di isole di civilt sperdute in un mare di barbarie, hanno
richiesto trasporti, viaggi, commerci: le pietre blu del secondo cerchio di Stonehenge, ad esempio, vengono dalle

Praseli Hills nel Galles a centinaia di chilometri di distanza.


Ma tutto questo ancora nulla: le vere sorprese sono venute fuori negli ultimi dieci anni, quando si sono
cominciate a esaminare le sepolture adiacenti all'area di Stonehenge e i resti umani in esse contenuti. Le pi
rivelatrici si sono dimostrate due: quella dell'Arciere di Amesbury e quella del ragazzo con la collana di ambra. In
entrambi i casi, si trattava di due forestieri. Esiste un modo preciso per stabilire il luogo d'origine di qualcuno
attraverso l'esame della dentatura: lo smalto dei denti conserva tracce di atomi di stronzio e di isotopi di ossigeno
che dipendono dalla frutta masticata e la vegetazione di ogni localit ha la sua firma caratteristica che consente
di stabilire dove una persona ha prevalentemente vissuto. L'Arciere (cos denominato dall'abbondanza di punte
di freccia del suo corredo funebre) le cui ossa sono state studiate nel 2003, proveniva dall'arco alpino, e il suo
corredo funebre lo ricollega alla Cultura del Bicchiere Campaniforme, ma ancor pi sorprendenti si sono rivelati i
resti del ragazzo con la collana, esumati nel 2005: si trattava di un adolescente, quindicenne: sempre l'analisi dello
smalto dentario ha permesso di stabilire che proveniva dal Mediterraneo. Data la giovanissima et, non
probabile che si fosse avventurato da solo fino in Britannia, pi credibile che facesse parte di un gruppo familiare
venuto a visitare Stonehenge in veste di pellegrini o turisti. La collana che portava al collo, poi, di ambra di
origine nordica.
Il quadro che costoro ci consentono di intravedere quello di un'Europa molto pi civile di quel che avevamo
immaginato, un'Europa percorsa da viaggi e commerci dove le persone (non isolati avventurieri, ma gruppi
familiari con figli minori) e le merci si spostano su grandi distanze.
Non vi sono prove dirette che la scoperta dell'agricoltura sia avvenuta in Europa piuttosto che in Medio Oriente (o
in qualsiasi altro luogo) ma esistono delle prove indirette piuttosto convincenti date dalla priorit europea
nell'introduzione dell'allevamento e della tecnologia dei metalli.
La capacit di assimilare il latte in et adulta non uniformemente diffusa in tutti i gruppi umani: massima nelle
popolazioni che vivono fra la Scandinavia e l'arco alpino, decresce man mano che ci si sposta verso il sud e l'est,
fino praticamente a sparire fra le popolazioni dell'Africa subsahariana e in Estremo Oriente; ora, piuttosto chiaro
che questo un adattamento darwiniano legato all'utilizzo di una nuova fonte alimentare, il latte vaccino, anche se
probabile che la domesticazione dei bovini sia stata preceduta nell'Europa del nord da quella della renna.
Riguardo all'utilizzo dei metalli e al legame metalli-agricoltura, occorre fare un discorso preliminare: a noi uomini
moderni, uomini delle leghe cromate e della plastica, l'idea dello strumento in pietra fa pensare a qualcosa di
rozzo, di primitivo, e non potremmo sbagliarci di pi, perch non solo gli strumenti in pietra scheggiata erano
perfettamente adeguati alle necessit dei cacciatori nomadi vissuti in quella che di gran lunga la pi ampia fase
della storia umana e che conosciamo come paleolitico, ma alcuni di questi oggetti come le bifacciali magdaleniane
o le punte folsom degli indiani nordamericani, erano giunti a un notevole livello di perfezione estetica, in pi lo
strumento di pietra non arrugginisce, non perde il filo, si rompe pi difficilmente, si produce con materiale pi
facilmente reperibile.
Il paleolitico termina con il mesolitico, caratterizzato dalla produzione di microliti, dentelli di pietra che immanicati
su un ramo curvo consentivano di formare una falce, e dunque con la prima comparsa dell'agricoltura.
Il neolitico caratterizzato da un nuovo strumento, l'ascia in pietra levigata, che non un perfezionamento
dell'ascia in pietra scheggiata dei cacciatori paleolitici, ma ha una funzione diversa, serve ad abbattere alberi. Le
comunit di agricoltori si stavano espandendo e cominciavano a ricavare nuova terra da coltivare abbattendo le
foreste.
Perch, se ha gli svantaggi sopra ricordati, a un certo punto iniziata la produzione di strumenti di metallo? Il fatto
che la produzione di strumenti litici non teneva pi il passo con l'incremento della popolazione, non c'erano
attrezzi a sufficienza per far lavorare tutte le braccia disponibili. Produrre un crogiolo, uno stampo dove colare il
metallo fuso richiedeva anche pi tempo che realizzare un attrezzo di pietra, ma una volta fatto, esso poteva
essere riutilizzato quasi all'infinito per produrre nuovi attrezzi. Incremento demografico significa diffusione
dell'agricoltura, perch le popolazioni di cacciatori nomadi erano costrette entro limiti ecologici e demografici
molto stretti. Possiamo considerare assodata l'associazione metalli-agricoltura.

Dove stato ritrovato il pi antico oggetto metallico conosciuto? Esso la lama di rame-antimonio dell'ascia di
Oetzi, l'uomo del Similaun (questo non significa che Oetzi non fosse un cacciatore, come suggerisce il resto del
suo corredo, ma apparteneva a una societ gi agricola), antica di almeno cinque secoli pi di analoghi attrezzi
mediorientali. Sapete dove si trova la miniera conosciuta che reca i pi antichi segni di attivit estrattiva? A Rudna
Glava, nella ex Jugoslavia.
Se io vi domandassi chi ha inventato l'alfabeto, suppongo che la maggior parte di voi risponderebbe I Fenici,
cos come si trova sui libri di testo. Ebbene, questa non esattamente la verit. I Fenici si limitarono a
semplificare la scrittura demotica egizia creando un alfabeto di sole consonanti e senza suddivisioni fra le parole.
Nprtcfncscrvvncsvchr: In pratica i Fenici scrivevano cos, vi chiaro? La vera invenzione dell'alfabeto, con le
vocali e la divisione fra le parole, la dobbiamo ai Greci.
Ma c' di pi, l'alfabeto, come sappiamo, stato preceduto da una serie di scritture ideografiche e sillabiche. Dove
nata la scrittura? Anche in questo caso la storia ufficiale ci dice (guarda un po'!) in Medio Oriente, in Egitto o in
Mesopotamia, a seconda che si considerino pi antichi i primi geroglifici egizi o i primi ideogrammi sumerici.
Bene, nel 1962 un archeologo romeno, Nicolae Vlassa, studiando un sito appartenente alla cultura Vinca nei
pressi di Turda (Romania), trov delle tavolette che riportavano ideogrammi simili alla scrittura ideografica cretese
(disco di Festo), che furono dette tavolette di Tartaria (anche se coi Tartari non hanno nulla a che fare), e che
risultarono essere di almeno mille anni pi antichi dei pi antichi ideogrammi sumerici conosciuti. In seguito si
identificarono altri ideogrammi, che erano stati ritenuti solo motivi decorativi, su altri manufatti.
Una scoperta rivoluzionaria che secondo ogni logica avrebbe dovuto aprire la strada ad altre scoperte, suscettibili
di riscrivere l'idea che ci facciamo della storia antica. Invece, un bel niente, silenzio completo, una cappa di
censura, mentre da mezzo secolo si continuano a raccontare sui libri di testo le solite favole mediorientali.
Certamente la difesa di esse tramite una censura orwelliana delle informazioni risponde all'esigenza di mantenere
il prestigio e il privilegio di posizioni accademiche acquisite e consolidate attorno a questi longevi errori, ma c' il
peso persistente della bibbia e delle Chiese, e anche il fatto che si preferisce che non si diffondano informazioni
che potrebbero servire a risvegliare negli Europei l'orgoglio di se stessi e delle loro origini.
Noi stentiamo a renderci conto fino a che punto l'impronta biblica condizioni ancora la nostra percezione della
storia nell'ambito di una cultura che si pretende laica. Ad esempio, non sorprendente il gran numero di
popolazioni non indoeuropee n d'altra parte semitiche o camitiche che compaiono nella storia dell'Europa antica
(una vaga definizione che potrebbe andare altrettanto bene per gli esquimesi o i papua). I tre gruppi etnicolinguistici ufficiali in cui sono suddivise le lingue e popolazioni caucasiche (bianche), sono semitico, camitico e
indoeuropeo. Semiti, lo sappiamo, sono Ebrei e Arabi, lo erano i Fenici, gli Assiri e i Babilonesi. Camiti sono i
popoli bianchi del Nordafrica: Berberi, Tuareg, Copti non arabizzati dell'Egitto; lo erano gli antichi Numidi, gli Egizi
e in Asia i Cananei. Indoeuropei sono Latini, Germani, Celti, Greci, Slavi, Indiani, Iranici.
Le popolazioni antiche non imparentate formano un vasto gruppo di popoli culturalmente affini: Etruschi, Minoici,
Iberici, Pelasgi, Liguri (che nell'antichit popolavano vaste aree di quella che oggi la Francia meridionale) Quale
difficolt c' nell'ammettere l'esistenza di un quarto gruppo, mediterraneo delle popolazioni caucasiche? E' molto
semplice, la bibbia ci racconta la storia dei tre figli di No: Sem (supposto antenato dei semiti), Cam (camiti) e
Jafet (indoeuropei), e la bibbia non pu essere riscritta per aggiungere un quarto figlio di No. E le popolazioni
non caucasiche? Poich tutta l'umanit eccetto la famiglia di No si sarebbe estinta nel diluvio universale,
dobbiamo supporre che i loro antenati siano giunti sul nostro pianeta a bordo di UFO?
Capita che a volte un uomo si trovi di fronte alla scoperta di una vocazione che rappresenta una svolta (in grado
maggiore o minore) nella sua vita o almeno lo obbliga ad approfondire una strada gi intrapresa in maniera quasi
improvvisa. A tutti noto l'episodio di Saul di Tarso, san Paolo, e della sua caduta di cavallo sulla via di
Damasco. Io non sono caduto da cavallo, ma c'entravano le staffe e un'arrabbiatura che non me le ha fatte
perdere ma trovare.
Anni fa mi trovai coinvolto in una discussione con una collega, insegnante di storia dell'arte e appassionata
orientalista. In quell'occasione il vivace scontro verbale che ebbi con lei divenne per me il punto di partenza di

una ricerca che si sviluppata nel corso degli anni, perch non mi bastava averla spuntata dialetticamente sulla
mia antagonista, ma volevo essere sicuro di aver ragione, di sapere, di non contrabbandare un pregiudizio con un
altro, e poco per volta ho finito per scoprire una visione della nostra storia molto diversa da quella che ci viene
comunemente ammannita.
L'invenzione delle staffe, che hanno rappresentato un progresso sostanziale nella tecnica equestre, compare per
la prima volta nell'alto medioevo presso i Franchi in epoca carolingia. Fu essa a trasformare la cavalleria franca in
una delle pi formidabili macchine belliche che il mondo avesse fin allora conosciuto. Fin allora, il cavaliere
doveva tenersi stretto con le gambe al tronco del cavallo e tenere almeno una mano sui finimenti. Le staffe,
scaricando verticalmente il peso del cavaliere, gli offrono una piattaforma molto pi stabile e gli consentono di
impugnare le armi (ad esempio lancia e scudo) con entrambe le mani.
A dire di questa mia collega, sebbene non esistesse nessunissima ombra di indizio in tal senso, anche le staffe
dovevano essere un'invenzione orientale, perch noi Europei non avevamo mai inventato nulla.
MI sentii offeso, profondamente offeso nel mio patriottismo europeo e scattai: credo di averle buttato in faccia un
po' di tutto, da Stonehenge alle cattedrali gotiche, ai progressi della navigazione che nel XV secolo aprirono la
strada alle esplorazioni transoceaniche. Ma quand'anche, le dissi, all'Europa fosse possibile attribuire soltanto
l'invenzione delle staffe, quest'ultima non sarebbe stata una cosa cos da poco. Ricordai Poitiers e l'incredibile
battaglia sostenuta dai cavalieri di Carlo Martello per fermare l'ondata di piena islamica che minacciava di
travolgere l'Europa, che i Franchi respinsero combattendo con un accanimento incredibile nel corso di una lotta
durata tre giorni e due notti: era come se attraverso di loro si fosse materializzato lo spirito dell'Europa che non
accettava di trasformarsi in una propaggine dell'impero islamico.
E' anche respingendo le continue invasioni da oriente che l'Europa ha modellato la sua identit: le Termopili,
Poitiers, Lepanto, Kossovo Polje.
Le Termopili e Kossovo Polje forse pi di Poitiers e Lepanto, perch il valore sfortunato risplende di una luce pi
pura e pi nobile di quella che aureola i vincitori.
Le invenzioni materiali sono importanti, ma soprattutto sul terreno dello spirito che risulta netta la differenza fra
Europa e Oriente, e ci rendiamo conto che la luce da oriente in realt non ha illuminato un bel nulla.
L'aspetto pi caratteristico del pensiero europeo forse la filosofia greca, con il suo approccio razionale alla
visone del mondo, in contrasto con il magismo e misticismo orientale.
Giovanni Reale e Dario Antiseri hanno riassunto in maniera ottima i motivi per i quali la leggenda di una
derivazione della filosofia da oriente o di una qualche influenza orientale sulla filosofia va nettamente rigettata:
Naturalmente non sono mancati, specialmente presso gli orientalisti, tentativi di far derivare la filosofia
dallOriente, soprattutto sulla base di generiche analogie constatabili tra le concezioni dei primi filosofi greci e
certe idee proprie della sapienza orientale. Tuttavia, nessuno riuscito in questo intento, e la critica rigorosa, gi a
partire dalla fine del secolo scorso, ha adunato una serie di prove veramente schiaccianti contro la tesi della
derivazione della filosofia dei Greci dallOriente.
a) In epoca classica nessuno dei filosofi n degli storici greci fa il ben che minimo accenno ad una presunta
derivazione della filosofia dallOriente.
b) storicamente dimostrato che i popoli orientali con i quali i Greci vennero a contatto possedevano, s, una
forma di sapienza fatta di convinzioni religiose, miti teologici e cosmogonici, ma non una scienza filosofica
basata sulla pura ragione (sul logos come dicono i Greci). Possedevano cio un tipo di sapienza analogo a quello
che i Greci stessi possedevano prima di creare la filosofia.
c) In ogni caso, noi non siamo a conoscenza di qualche utilizzazione da parte dei Greci di scritti orientali, n di
traduzioni dei medesimi. Prima di Alessandro, non ci risulta che abbiano potuto giungere in Grecia dottrine degli
Indiani o di altri popoli dellAsia, n che allepoca in cui sorse la filosofia in Grecia esistessero Greci in grado di
capire un discorso di un sacerdote egiziano o di tradurre libri egiziani.

d) Posto anche (ma da dimostrare) che qualche idea dei filosofi greci abbia precisi antecedenti nella sapienza
orientale, e che da questa sia potuta derivare, non cambierebbe la sostanza del problema che stiamo discutendo.
Infatti, dal momento in cui la filosofia nacque in Grecia, rappresent una nuova forma di espressione spirituale,
tale che, nellistante stesso in cui accoglieva i frutti di altre forme di vita spirituale, li trasformava strutturalmente,
dando loro una forma rigorosamente logica (2).
Queste affermazioni, tuttavia, a mio parere non vanno sottoscritte in toto, ma valutate con una certa attenzione.
Tra Europa e Medio Oriente, tra mondo (indo)europeo e mondo semitico non c' nessuna affinit, abbiamo una
frattura esistenziale, due modi antitetici di concepire l'uomo, il suo posto nel mondo, il suo rapporto con il sacro.
Dal Medio Oriente all'Europa non mai arrivato nulla tranne minacce esterne (le aggressioni islamiche) e fattori di
dissoluzione (cristianesimo in primis), ma per quanto riguarda l'Asia ulteriore (potremmo dire), il discorso pi
complesso: la lontananza geografica e la frapposizione fra l'una e l'altra del Medio Oriente semitico rendono
difficile ipotizzare un'influenza diretta dell'una sull'altra, ma esistono, oltre a delle innegabili differenze anche
somiglianze fra Europa e mondo indo-iranico, delle consonanze che fanno pensare a un comune fondo
indoeuropeo, ad esempio fra la pi antica filosofia greca e l'induismo vedico, ma non solo.
Un argomento cui riserveremo la seconda parte di questo scritto.

Note:
1.

Rudolf Steiner: Principi di formazione del carattere

2.

Giovanni Reale, Dario Antiseri: La filosofia nel suo sviluppo storico, vol. 1, La Scuola, Brescia 1988, pag. 4-5.

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http://www.ereticamente.net/2012/03/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-seconda.html?

Ex oriente lux, ma sar poi vero? (seconda parte)


Di Fabio Calabrese

Nella prima parte di questo articolo ho (abbiamo, perch io spero che


daremo a questi colloqui mediatici il senso di una ricerca condotta
insieme) esaminato la leggenda di una derivazione della civilt e/o di
una superiore spiritualit da oriente; un esame che mi sembra ne
abbia mostrato tutta l'infondatezza, anche se questa leggenda
giunta a condizionare e ad appannare lo sguardo persino di un
(presunto) maestro della tradizione come Ren Guenon. Abbiamo
visto che non solo l'Europa non stata tributaria di influenze orientali
nel suo sviluppo storico, ma che esiste un'incompatibilit di fondo fra
lo spirito indoeuropeo dell'Europa e quello semitico del Medio Oriente.
Dal Medio Oriente all'Europa sono venuti solo elementi di
dissoluzione, e il cristianesimo stato il primo e il pi grave fra essi. A
questo riguardo non possibile non citare le parole del grande
Richard Wagner:
Per quanto l'innesto sulle sue radici di una cultura che le estranea
possa aver prodotto frutti di altissima civilt, esso costato e continua a costare innumerevoli sofferenze
all'anima dell'Europa.
Le consonanze che indubbiamente esistono fra lo spirito europeo, specialmente quale esso ci attestato nelle
sue fasi pi antiche come la sapienza greca e la filosofia presocratica, e quello indiano presentano un problema
diverso. A mio parere anche in questo caso non si tratta di luce da oriente, ma di un comune fondo di cultura
indoeuropeo, la stessa luce che si spostata verso est e verso ovest a partire dall'originaria e ancora non ben
individuata patria degli Indoeuropei.
Prima di addentrarci in questa analisi, sar per il caso di approfondire un punto, una questione che abbiamo
lasciato in sospeso nella parte precedente di questo articolo (saggio?).
La bibbia ha avuto un effetto deformante sulla nostra lettura della storia. Nell'Europa antica esiste un vasto
insieme di popolazioni non indoeuropee ma neppure camitiche o semitiche che occupa gran parte dell'Europa
meridionale, mediterranea. E' difficile stabilire le relazioni reciproche tra queste popolazioni su basi linguistiche
poich in epoca storica sono state sottomesse da lite indoeuropee che hanno portato perlopi alla sostituzione
della lingua dei nativi con la loro, ma le affinit sia antropologiche sia culturali sono piuttosto evidenti: Etruschi,
Minoici, Liguri, Iberici, Pelasgi della Grecia continentale, che nel loro insieme potremmo denominare
semplicemente Mediterranei. La difficolt a riconoscerli come gruppo, come quarto ramo della famiglia
caucasica deriva principalmente dal fatto che non possibile riscrivere la bibbia per aggiungere un quarto figlio di
No da cui farli discendere, ed una prova drammaticamente eloquente del potere che ha ancora questa antica
raccolta di favole mediorientali nel condizionare la nostra visione storica.
Poich con ogni verosimiglianza della maggior parte dei nostri antenati e di noi stessi che stiamo parlando, non
una questione che si possa lasciar cadere con facilit.
Il mancato riconoscimento dei Mediterranei come gruppo autonomo ha spesso portato alcuni a identificarli o a
identificare alcuni di essi (ad esempio talvolta gli Etruschi) con alcunch di semitico; un errore che non dovremmo
fare, vista anche la nota propensione dei semiti a impadronirsi sottocosto di ci che loro non compete (e gratis
proprio un prezzo stracciato), e sicuramente la paternit di capolavori dell'antichit come gli affreschi delle tombe
etrusche e dei palazzi micenei o dei templi megalitici maltesi non certamente un'inezia.

Una volta riconosciuta l'esistenza del gruppo delle popolazioni mediterranee come un insieme autonomo e
coerente, ci si rende conto che non sarebbe probabilmente concepibile una maggiore distanza fra le culture
proprie di questo gruppo e quelle dell'area semitica. Pensiamo solo a un tratto per tutti, la posizione che la donna
aveva (o ha ancora al presente) nelle rispettive societ. Che gli antichi Mediterranei inclinassero al matriarcato e
che comunque nelle loro culture la donna vi godesse di dignit e di autonomia pari a quella dell'uomo, su questo
mi sembra vi siano pochi dubbi. Andiamo a vedere quello che accadeva/accade nel mondo semitico, ci che ci
testimoniato dall'ebraismo biblico, dall'islam fino al presente, dalle tracce che quella sorta di semitizzazione
dell'Europa che stata la diffusione del cristianesimo ha lasciato nella nostra stessa cultura: ci accorgiamo di
avere a che fare con una mentalit, pi che patriarcale, sessuofoba e misogina, dove la met femminile della
popolazione era/ tenuta in condizioni di minorit e spesso di segregazione. Il modo in cui la donna trattata nel
mondo islamico, spesso priva di diritti politici del diritto all'istruzione, spesso persino all'assistenza sanitaria,
segregata in casa, costretta a nascondersi sotto lo chador o il burqa quando esce per strada, ci fa giustamente
orrore, ma dovremmo ricordare che n l'ebraismo biblico n il cristianesimo antico e medievale ci mostrano un
quadro sostanzialmente diverso; in particolare quel libro anacronistico che ci ostiniamo a considerare sacro ci fa
vedere una mentalit per la quale la donna solo oggetto e non soggetto di diritti, esiste solo per il piacere
dell'uomo e per dargli figli, contro la quale ogni violenza presentata con noncuranza, e in ultima analisi lecita.
Non questa la sola differenza che possibile riscontrare tra Mediterranei e semiti. Immaginiamo di visitare un
museo con riproduzioni dei vari capolavori dell'antichit. Passando davanti alla riproduzione di una sezione di
ziggurat babilonese o a un toro alato assiro, per poco che siamo sensibili, avremo l'impressione di una grandiosit
plumbea, senza vita, proveremo un senso di oppressione. Chi ha realizzato quelle opere, ci viene da pensare,
doveva essere gente oppressa da tirannidi politico-sacrali che ne facevano degli schiavi dalla culla alla tomba,
esattamente come ancora oggi la vita dei popoli islamici condizionata da un'ossessione religiosa che si spinge
spesso fino al fanatismo e lascia ben poco spazio alla gioia di vivere o non ne ammette semplicemente
l'espressione.
Il Geova veterotestamentario una divinit feroce, pronto a colpire i suoi devoti coi pi tremendi flagelli al minimo
segno di disobbedienza o di obbedienza non sufficientemente zelante, e ad aizzarli a sterminare i popoli stranieri
per farsi e fargli spazio, ma appare ancora quasi mite se confrontato con altre divinit semitiche come Baal e
Moloch, avide di sacrifici umani (tracce di sacrifici umani si trovano per anche nella bibbia, a cominciare dalla
storia di Isacco). E Allah? un'altra divinit con la quale meglio non scherzare.
Proseguiamo la visita al nostro ideale museo e spostiamo ora la nostra attenzione sugli affreschi etruschi e
minoici: un mondo del tutto diverso quello che troviamo: possiamo vedere scene di feste, di cacce, di attivit
sportive che ci testimoniano di una visione della vita molto pi serena e armoniosa: la figura umana sempre
centrale: uomini e donne dai corpi vigorosi ed elastici, che gli artisti non si sono preoccupati troppo di nascondere,
e che sembrano apprezzare pienamente le gioie della vita. Forse un elemento importante per capire le differenze
psicologiche fra i due gruppi di popoli e culture, dato dal fatto che uno dei capolavori della statuaria antica, la
dama di Elche, opera di un popolo, gli Iberici, che solitamente gli storici non degnano di molta considerazione.
Al confronto, le figurine umane ritrovate nei tophet fenicio-punici di Monte Sirai e Mozia appaiono
sorprendentemente rozze e primitive, e non credo sia scorretto interpretare la cosa come una testimonianza del
fatto che le culture mediterranee accordavano all'essere umano, all'individuo, una centralit del tutto sconosciuta
nel mondo semitico.
C' anche la considerazione e aggiunge un motivo in pi per considerare il mondo mediterraneo e quello
semitico due realt profondamente antitetiche esposta da Silvano Lorenzoni in La figura mostruosa di Cristo
circa l'insensibilit dei semiti alle arti visive (1).
L'ambiente naturale ha certamente un'importanza fondamentale nel modellare la cultura umana: il semita era ()
essenzialmente un figlio del deserto, di un ambiente vuoto fatto di cielo e dune dove le capre strappavano e
strappano una magra sopravvivenza da stentati arbusti e il pastore e allevatore semitico a sua volta strappava e
strappa una magra sopravvivenza dalla carne e dal latte delle capre. Questa condizione, per la quale la natura,
priva di qualsiasi intrinseca sacralit, vista come qualcosa di ostile che l'uomo deve dominare e soggiogare, e
verso la quale pu ritenere di agire senza alcun freno, certamente alla base del rapporto uomo-ambiente

naturale come tratteggiato dalla bibbia, e sappiamo l'effetto deleterio che ci ha avuto sulla cultura occidentale
che ha compreso tardi (forse troppo tardi) che non possibile agire verso il mondo naturale con spirito aggressivo
e irresponsabile senza pagarne prima o poi pesanti conseguenze.
Sempre i nostri affreschi etruschi e in questo caso soprattutto minoici, ci testimoniano un atteggiamento ben
diverso; noi non abbiamo testimonianze scritte, ma le pitture parietali di Cnosso e di Tirinto ci dicono che quella
era gente che amava profondamente il mare e le pianure verdeggianti e ricche di fiori, della cui flora e della cui
fauna ci ha lasciato splendide raffigurazioni.
Dalle nostre origini mediterranee non possiamo ricavare altro che motivi di fierezza. L'elemento mediterraneo
un costituente fondamentale della civilt europea, mentre al contrario quello semitico qualcosa di estraneo ad
essa, che per l'Europa sempre stato una minaccia, sia quando si presentato sotto la forma dell'aggressione
esterna, ad esempio con le invasioni islamiche saracene, sia quando ha scelto la via dell'infiltrazione e della
colonizzazione spirituale, come con la cristianizzazione, che stata la principale causa dello sfacelo dell'impero
romano e del tramonto del mondo antico.
Chiarito in maniera spero esauriente questo punto non secondario, torniamo al tema principale della nostra
trattazione. E' bene precisare subito una cosa: l'induismo e il buddismo nel mondo occidentale sono stati letti in
vari momenti in modi diversi, perlopi scorretti, che rispondevano non al reale volto di queste due religioni, quanto
piuttosto a tendenze emerse nella cultura occidentale in quel particolare momento. Nel periodo fra le due guerre
mondiali, Ren Guenon e Julius Evola si sono occupati con ampiezza dell'induismo mistificato dei teosofi e di
Schur. Negli anni '70 abbiamo avuto un'altra buttata di orientalismo che ha rimasticato temi induisti e zen in
commistione con New Age e umori hippy che, sull'esempio dei Beatles ha disegnato un modello di religiosit faida-te con l'ausilio di guru pret-a-porter dove non si sapeva bene se yoga era il nome di una ginnastica orientale
o di un succo di frutta. E' chiaro che un discorso serio sull'induismo deve prendere in primo luogo le distanze da
questa paccottiglia.
L'aspetto forse pi interessante dell'induismo vedico sono le affinit che esso presenta con aspetti importanti della
cultura europea a cominciare dalla sapienza greca e la filosofia presocratica. A questo riguardo, vi rimando
direttamente ai concetti che ho espresso nell'articolo Pitagorismo, platonismo, cristianesimo. La vita concepita
tragicamente come un ciclo incessante di nascite e morti, l'istinto vitale come causa di desiderio, violenza e di un
karma che andr espiato, anche la somiglianza del pensiero di Anassimene con la concezione indiana del prana;
se poi vi accostiamo il fatto che le scuole vediche dell'India come le pi antiche scuole filosofiche e le scuole
druidiche del mondo celtico contemplavano tutte una dottrina esoterica che non poteva essere trasmessa
altrimenti che in modo diretto fra maestro e allievi, e attraverso una lunga comunanza di vita, si ha la sensazione
di toccare un comune retaggio anteriore alla suddivisione degli indoeuropei nei vari rami, popoli e culture.
Un fatto che ho gi rimarcato (si veda in particolare Il totalitarismo cristiano), che i paraocchi abramitici tipici del
cristianesimo rendono assai arduo rendersi conto di come stano effettivamente le cose; avevo osservato come
per i cristiani il fatto che per i filosofi greci Dio non fosse percepito come entit personale (il Dio di Senofane di
Colofone, l'Idea del Bene per Platone, il Dio Motore Immobile - che muove tutto e da nulla mosso, di Aristotele)
costituisce il limite della filosofia antica e, nello stesso tempo l'assurdit di interpretare, appunto come divinit
persona il Brahman dell'induismo o il Tao del taoismo, che un modo per ridurre queste concezioni in termini
cristiani.
La verit tutt'altra, perch il cristianesimo non ha rappresentato un progresso dello spirito ma un enorme
arretramento della cultura europea. Il Dio persona cristiano (che poi non altro che il Geova totemico degli
Ebrei promosso a divinit universale) un rozzo antropomorfismo (Un Dio con mani e piedi confess sant'
Agostino in un raro momento di sincerit) che avrebbe creato il mondo come un vasaio modella la creta. Dio
inteso come fondo ontologico dell'universo, che altra cosa dagli dei, non pu non essere impersonale, e che da
questo punto di vista la concezione indiana e quella greca si somiglino, non pu certo essere fonte di meraviglia.
Siamo qui, lo si vede bene, vicini alla riscoperta di una metafisica originale indoeuropea, e non pu stupire che
quanti hanno cercato di tirare fuori l'Europa dalle panie cristiano-marxiste-democratiche in termini di pensiero e di
azione politica abbiano spesso sentito l'induismo vicino; prima fra tutti la nostra grande Savitri Devi.

Un punto critico per quanto riguarda l'induismo rappresentato dalla questione delle caste. In un mio scritto
apparso sul sito del Centro Studi La Runa, Oltre la destra e la sinistra, ho usato il termine in un'accezione
negativa, contrapponendo societ di caste in cui la mobilit sociale scarsa o nulla a societ di lite in cui le
persone si trovano aperta la strada di una collocazione sociale corrispondente alle loro capacit e meriti; l'uso del
termine era quindi generale, ma non mancava lo specifico riferimento al caso indiano. A lungo termine il sistema
delle caste ha reso la societ indiana non efficiente e non competitiva rispetto a quella europea (anche se sono
innegabili momenti di splendore: pensiamo all'epoca Moghul, dove si avuta la realizzazione di capolavori
architettonici come il Taj Mahal). Cosa si pu dire a questo riguardo?
Quando gli Ari giunsero in India, essa era abitata dai Dravidi, che essi sottomisero, una popolazione non
caucasica, scura ma non negroide che aveva gi dato vita a una cultura conosciuta come di Mohenjo Daro (dal
suo centro pi importante) o della Valle dell'Indo. E' probabile che il sistema delle caste sia nato in primo luogo
per tenere separati gli Ari conquistatori dai Dravidi sottomessi, quello che oggi chiameremmo un apartheid. Perch
l'idea che il figlio di un uomo adatto a svolgere una determinata funzione sia naturalmente adatto anch'egli a
svolgerla, alla lunga non ha funzionato? Perch gli esseri umani non si riproducono per talea come le viti o i
gerani; nessun uomo la copia genetica del proprio genitore. Se non parliamo di colore degli occhi o di gruppi
sanguigni, ma di talenti, attitudini, probabile che ciascuna di esse non sia legata a un singolo gene, ma a una
costellazione genetica complessa che pu anche non ripresentarsi nella discendenza. Possono senza dubbio
essere avvenute anche unioni illegittime, adulteri rimasti segreti.
Di quando in quando nella casta nascevano individui inadatti ai compiti che essa era chiamata a svolgere, e la
rigidit sociale li manteneva in quella posizione impedendo loro di spostarsi in ruoli pi acconci. Alla fine, il
sistema delle caste si rivela il pi adatto per provocare la dispersione in modo assolutamente casuale di talenti,
attitudini e capacit lungo tutta la scala sociale, fa s che l'uomo giusto al posto giusto diventi solo un'improbabile
coincidenza.
Quel che venuto a mancare nel sistema indiano il concetto di selezione, frutto della cura costante che Platone
raccomandava ai custodi della sua Repubblica nel vagliare le capacit e le attitudini dei giovani,
indipendentemente dal censo di nascita. Platone fa in ogni caso parte della tradizione indoeuropea; se l'Europa ha
una metafisica autoctona, essa si trova nel pensiero di Platone. Noi moderni a ogni modo non abbiamo alcun
titolo per schernire il sistema indiano. Nei nostri orizzonti politici continuano a confrontarsi una destra che
difende il privilegio dato dal caso di nascita o dal censo e una sinistra che predica l'egualitarismo pi innaturale.
Possiamo davvero credere che fra gli uomini non esistano differenze di sorta o che, l dove esistono, esse siano
soltanto il prodotto dell'educazione e dell'ambiente?
Basandosi su tali presupposti, l'utopia egualitaria marxista incarnata nello stato sovietico andata incontro forse
al pi spettacolare fallimento della storia nel giro di una settantina di anni, pi o meno l'arco di una vita umana
neppure particolarmente longeva. E la democrazia liberale? Diamole ancora tempo, che sar comunque
un'inezia a confronto dei millenni della civilt indiana!
Mohandas Gandhi, il Mahatma, la Grande anima stato un riformatore dell'induismo, una personalit per certi
versi interessante, un grande mistico in un'epoca desolatamente priva di mistici come la nostra, eppure proprio la
sua dottrina pi nota, quella della non violenza, desta non pochi sospetti; per prima cosa, difficile non
riconoscere in essa qualcosa di svirilizzante. Sul piano pratico, con la non violenza Gandhi riuscito a mettere
fine al dominio inglese sull'India, ma la non violenza pu funzionare facendo appello a un fondo di umanit
presente nel nemico, sulla naturale repulsione a incrudelire su di un avversario che offre la gola disarmato. Si pu
fermare un treno sdraiandosi sui binari solo finch chi alla guida del treno non se la sente di schiacciare sotto le
ruote coloro che protestano in questo modo.
Quando questo fondo di umanit non c', la non violenza si rivela miseramente inutile. Pensiamo all'invasione del
Tibet da parte della Cina comunista: anche i Tibetani cercarono di opporsi ai Cinesi con la non violenza e
ottennero l'unico risultato di facilitare ai comunisti il genocidio del loro popolo. Il comunismo abolisce questo fondo
di umanit, cancella la differenza fra l'essere umano e la belva feroce. Questa una sua caratteristica tipica, ma
probabilmente non esclusiva; il cristianesimo dei primi secoli, quanto meno, aveva altrettanta capacit di
trasformare gli uomini in belve sanguinarie, pensiamo all'atroce martirio cui stata sottoposta la sfortunata Ipazia!

Proprio nella cultura indiana, Gandhi avrebbe avuto motivi per ripensare la sua dottrina della non violenza,
pensiamo a quel testo sacro dell'induismo che la Bagavad Ghita, imperniato sul dialogo fra il guerriero Arjuna
riluttante a scendere in battaglia e il suo scudiero Krishna che, Arjuna non lo sa, ma un avatar, un'incarnazione
del dio Vishnu. Non sono tanto le azioni quanto gli atteggiamenti e i moti dell'animo che li accompagnano, a
creare il karma. Il guerriero che lotta con animo puro, senza odio o crudelt, che rispetta l'avversario e i codici
d'onore, che non incrudelisce sugli inermi, non si crea un cattivo karma, anzi!
E' un tipo di lezione che forse oggi stentiamo a comprendere: non ci sono pi guerrieri; in compenso la guerra, un
tempo contenuta entro precise regole, diventata sempre pi brutale e distruttiva, non fa pi distinzione fra
combattenti avversari e civili, fra armati e inermi, mira alla distruzione illimitata per demoralizzare il nemico,
secondo la tecnica che le trib barbariche di trogloditi che vivono tra Messico e Canada hanno messo a punto
durante la seconda guerra mondiale.
La dottrina della non violenza forse il frutto estremo dell'individualismo democratico che a sua volta discende dai
magnanimi lombi del cristianesimo assai pi di quanto i democratici laici siano disposti ad ammettere.
Noi forse siamo portati a dare troppo peso alla vita dell'individuo, alla sofferenza e alla morte che ciascuno pu
causare e ricevere, dimenticando che l'esistenza di ciascuno di noi effimera, destinata a durare non pi di
poche decine di anni, e che l'unica speranza di immortalit di cui abbiamo una prova tangibile, la continuit dei
nostri geni, la stirpe. Di fronte alla minaccia ad essa, la sofferenza che possiamo causare o subire, la vita che
possiamo togliere o vederci strappata, hanno un'importanza relativa. Nessun principio morale pu giustificare il
rifiuto di impugnare le armi per difendere la patria.
L'interesse per il pensiero dell'Asia ulteriore, quella che sta oltre il Medio Oriente semitico, da parte degli ambienti
nostri una cosa ovvia. Si pu ricordare che ad esempio Julius Evola stato l'autore de La dottrina del risveglio
una delle migliori esposizioni del buddismo che esistono in Europa, e che ricevette l'imprimatur della Pali Society,
oltre ad aver posto mano a Il libro del principio e della sua azione , una traduzione corretta Tao Te King, il libro
sacro taoista il cui titolo viene perlopi impropriamente tradotto come Il libro della via e della virt. Evola ha anche
espresso nei suoi scritti un'alta considerazione per il Giappone, la terra del Sol Levante, patria dei samurai e dei
kamikaze, a cui invece sembra che Ren Guenon non abbia prestato la minima attenzione, un atteggiamento che
gi evidenzia la differenza di carattere fra i due, suggellata in maniera non saprei se tragica o grottesca dalla
conversione all'islam del maestro francese.
Le societ tradizionali, ha detto qualcuno, Sono quelle dove non esistono tradizionalisti.
Sembra un paradosso, ma non che la verit pura e semplice. Le societ, ma sarebbe meglio dire le culture
tradizionali, sono quelle dove la tradizione non una scelta, ma il modo di vivere e l'insieme dei valori
comunemente accettati. E' significativo che per lungo tempo lo scintoismo giapponese non ha avuto neppure un
nome: era semplicemente la devozione spontanea del popolo nipponico verso il suo pantheon di divinit grandi e
piccole, gli antenati, la propria identit, la patria incarnata dalla figura dell'imperatore, non era una religione, era
la religione tout court. Ne ha avuto uno, quando in Giappone sono arrivati i missionari buddisti, Shinto, la
vecchia fede, la tradizione, per distinguersi dai nuovi credenti.
Shinto, fedelt alle proprie radici, alla propria identit, ci di cui abbiamo spaventoso bisogno anche noi, e non
possiamo altro che guardare con profonda stima e grande rispetto al popolo del Sol Levante che riuscito a
diventare una delle prime potenze mondiali a livello tecnologico e industriale mantenendo pressoch intatta la
propria tradizione, la propria identit culturale, e senza passare per nessuna delle convulsioni che la
cristianizzazione prima, la modernit poi hanno imposto all'Europa.
Stima e rispetto, tuttavia si comprende bene che una conversione allo scintoismo non avrebbe senso per chi
giapponese non . E' piuttosto verso le nostre radici e i nostri antenati che dobbiamo guardare, antenati di cui
certo non abbiamo alcun motivo di provare vergogna, in particolare quegli antenati vissuti prima della
cristianizzazione, che non hanno solo creato un impero circum-mediterraneo che arrivato ad abbracciare quasi
tutto il mondo allora conosciuto, ma l'hanno saputo amministrare dandogli buone leggi e una cultura superiore
che in tanti aspetti ancora oggi la nostra, basti pensare alla lingua che parliamo e l'alfabeto con il quale
scriviamo. L'esempio nipponico pu aiutarci a riscoprire realmente ci che veramente siamo, al di l

dell'offuscamento prodotto da una fede straniera giunta dal Medio Oriente: figli di Roma.

Note:

1. L estetologo Richard Eichler, citando unebrea, certa Salcia Landmann, ci informa che i beduini,
predecessori degli ebrei, mancano di sensibilit per le immagini visuali, da dove deriva linimicizia ebraica
per le arti plastiche, la quale verrebbe quindi a essere una mancanza di tipo genetico; e questa inimicizia
sarebbe stata trasmessa a quei cristianesimi che pi si sono riavvicinati alla radice ebraica, il calvinismo e
lislam.
Silvano Lorenzoni: La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi , Primordia, Milano 2011.

ereticamente.net

http://www.ereticamente.net/2012/03/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-terza.html?

Ex oriente lux, ma sar poi vero? (terza parte)


Di Fabio Calabrese

Vediamo, prima di proseguire, una brevissima sintesi delle due parti


precedenti del nostro discorso: la leggenda, la fiaba (a cui mi
sembrerebbe di fare troppo onore chiamandola un mito) di una
presunta luce da oriente che avrebbe nel corso dei secoli, prima
civilizzato l'Europa (la civilt sarebbe il frutto di un complicato
passaparola innescatosi in qualche modo tra il Nilo e la Mezzaluna
Fertile e avrebbe man mano coinvolto Egizi, Sumeri, Assiri, Babilonesi,
Persiani, Ebrei, Fenici, e infine buoni ultimi Greci e Romani) poi
apportato, due millenni fa l'ulteriore illuminazione della grande
religione cristiana, una fola senza fondamento, perch gli Europei
hanno avuto abbastanza inventiva da civilizzarsi da s, e ne fanno
testo ad esempio i monumenti megalitici che costellano il nostro
continente da Malta a Stonehenge, e perch la cristianizzazione
dell'Europa vi ha apportato solo elementi di crisi, a cominciare dalla
disgregazione dell'impero romano.
Abbiamo visto anche che la supposta luce da oriente si mantiene attraverso censure e depistaggi da parte della
ricerca accademica fra cui quella del ritrovamento delle tavolette di Tartaria, il primo esempio al mondo di
scrittura conosciuto, rinvenuto non in Medio Oriente ma in Europa (Turda, Romania) ben mezzo secolo fa, forse
il pi clamoroso.
Nella seconda parte abbiamo visto le affinit (e le differenze) che esistono fra il pensiero indiano e quello europeo
(in particolare la filosofia greca), molto pi vicini l'uno all'altro rispetto al mondo semitico-mediorientale che
s'interpone fra essi, e che risulta estraneo e antitetico allo spirito dell'Europa, ma anche in questo caso non c' da
pensare a una presunta luce da oriente quanto a un comune fondo di cultura ancestrale che accomunerebbe
Greci, Indiani e probabilmente gli altri popoli discendenti dal medesimo ceppo indoeuropeo.
Non ancora tutto. Come ho ricordato, diversi anni fa ebbi un vivace scontro con una collega docente di storia
dell'arte, infatuata come molti altri della leggenda della luce da oriente (in questa sede, meglio che vi risparmi,
anche se penso che potete immaginarli senza troppo sforzo, i battibecchi al calor bianco che ho spesso avuto con
i colleghi - che io non ritengo per nulla tali, in quanto non scelti nemmeno dalle autorit pubbliche ma dalla curia
di religione cattolica, vi basti sapere che in uno di essi persi completamente la voce). In quella circostanza non
mi accontentai di aver avuto ragione, ossia di aver subissato la mia interlocutrice con la veemenza e la
passionalit delle mie argomentazioni; anzi, mi sembr una vittoria di poco conto, trattandosi di una donna; e
scusatemi, ma io al femminismo proprio non ci credo. Volevo essere certo di avere ragione, e quello scontro
verbale divent il punto di avvio di una serie di ricerche durate anni.
Una cosa che emersa in maniera sempre pi chiara questa: negli anni fra le due guerre mondiali stato
portato avanti il pi deciso tentativo dell'homo europeus di rialzare la testa rispetto alla cospirazione cristianoebraico-democratico-massonica-marxista che ci sta lentamente strangolando, tentativo che fu definitivamente
stroncato nel fuoco e nel sangue nel 1945; oggi, a quasi un settantennio da quei fatti, affinch possiamo essere
liberi, non soltanto ce ne viene presentata una versione che d ragione ai vincitori (e per i revisionisti che
osano metterla in dubbio si spalancano frequentemente le porte del carcere), ma le idee che animarono il
tentativo di riscossa europeo non devono neppure essere conosciute.
Un concetto allora comune e oggi bandito, che gli uomini e i popoli non sono tutti uguali (con fatica, sotto il

peso di una anatema che diventato pesante come una montagna, si arriva a stento a bisbigliare la parola
razze), e che esistono popoli creatori, altri portatori e altri ancora distruttori di civilt.
Bene, la realt dei fatti ha la sgradevole tendenza a infischiarsene di quello che gli uomini vorrebbero fosse
ritenuto vero, e basta grattare un poco sotto la superficie per accorgersi dell'esistenza di una serie di indizi,
ovviamente ignorati da quella costruzione ideologica che la storia ufficiale, che vanno proprio in quest'aborrita
direzione, in particolare che all'origine delle grandi civilt asiatiche ma anche dell'America precolombiana
troviamo un antico popolamento di tipo caucasico. L'assunto ex oriente lux andrebbe allora del tutto rovesciato.
Nella sua opera incompiuta e pubblicata postuma, Urfragen (un titolo che andrebbe tradotto alla lettera Domande
primordiali ma che significa piuttosto qualcosa come domande sulle origini) (1), Oswald Spengler si poneva
l'interrogativo circa il fatto che abbiamo la prova di un fondamento caucasico, bianco per tutte le grandi civilt,
eccetto che per quelle dell'Asia orientale, e formulava l'ipotesi che un domani nuove ricerche avrebbero mostrato
gli indizi di un'origine caucasica anche per queste ultime. (E' curioso che non si ponesse un analogo e
apparentemente pi pressante interrogativo riguardo alle civilt precolombiane delle Americhe ma, una
spiegazione forse c', e la vedremo nella quarta parte di questo scritto che, me ne rendo conto, sta diventando
parecchio lungo, ma non il caso di essere troppo sintetici esponendo i risultati di anni di ricerche).
Noi oggi possiamo dire che sostanzialmente aveva ragione, tranne per il fatto che dopo la seconda guerra
mondiale questo genere di ricerche diventato tutt'altro che popolare.
Io mi scuso di dover citare a memoria un testo che, per motivi che non hanno bisogno di essere raccontati qui,
non pi in mio possesso. Negli anni '70, le Edizioni di Ar pubblicarono Religiosit indoeuropea di Hans F. K.
Gunther con un'ampia e interessantissima introduzione di Adriano Romualdi, una delle intelligenze pi lucide del
nostro ambiente, che un destino crudele ci ha tolto davvero troppo presto (2).
Nella sua introduzione, Romualdi accennava al problema che angustiava Spengler e faceva notare a ogni modo
che in particolare fra le lite giapponesi si riscontra con una certa frequenza un tipo fisico che si discosta dal
classico mongolo, pi longilineo, dalla pelle pi chiara, con gli occhi talvolta grigio-azzurri, il tipo manci-coreano
che fa pensare a una lontana impronta europide.
Non tutto, perch nell'isola di Hokkaido, la pi settentrionale delle quattro grandi isole che formano (insieme a
un gran numero di isole minori di tutte le dimensioni) l'arcipelago giapponese, vivono gli Ainu, una popolazione
caucasica che potremmo definire paleo-europide. Non tutto. Jomon un termine che indica la facie preistorica
nipponica e, secondo alcuni autori, Jomon potrebbe essere stata una popolazione, probabilmente affine agli
Ainu che avrebbe popolato le isole del Sol Levante prima che vi si insediassero genti mongoliche.
Da dove potesse provenire questa popolazione a cui va forse fatta risalire l'impronta europea dei Giapponesi,
non per nulla chiaro, anche perch il clima instauratosi a livello planetario dopo il 1945 non ha certo favorito
questo tipo di ricerche.
Per essere chiari, ci troviamo di fronte a un muro di silenzio per penetrare oltre il quale occorre cogliere con molta
attenzione i pochi spiragli che ci si offrono, una vera e propria censura come quella che ha avvolto la scoperta
delle tavolette di Tartaria. Per esempio nessun media italiano ha riportato la notizia, per fortuna comparsa sulle
pagine on line dello svizzero Ticino libero nel 2008, del ritrovamento in Asia centrale, nel deserto del Takla
Makan che oggi fa parte della regione cinese del Sinkiang o Xinjiang, di alcune mummie dalle sorprendenti
fattezze europidi.
Vi riporto uno stralcio dell'articolo apparso su Ticino Libero:
Capelli e barba rossicci con spruzzi di grigio, un naso lungo e unaltezza considerevole, quasi 2 metri. per la
sepoltura era stato vestito con una lunga tunica di colore rosso e calzature in pelle, decorate. Questa la
mummia, di aspetto visibilmente europeo e ben conservata, di un uomo che era morto (e forse vissuto) oltre 3000
anni fa nel deserto del Taklamakan, nello Xinjiang, una regione impervia nellovest della cina. le analisi del DNA
hanno rivelato unappartenenza alla razza celtica. nella lingua che parlano gli Uiguri del Xinjiang, Taklamakan
significa il luogo dove si entra e dal quale non si esce.

Gli archeologi lo hanno chiamato Luomo di Cherchen e lo hanno trasportato in un museo della capitale della
provincia dellUrumgi.
La mummia era stata rinvenuta con le mummie di tre donne e di un bambino piccolo; fanno parte di circa 400
mummie di razza celtica rinvenute nel deserto del Taklamakan e il loro stato di conservazione migliore di quello
delle mummie rinvenute nei siti archeologici egiziani.
Una delle donne della tomba di Cherchen ha capelli castano chiaro, il viso e le mani dipinti con simboli e porta un
vestito rosso riccamente ornato. la mummia del bambino avvolta in una stoffa di colore bruno e sugli occhi ha
due pietre blu (3).
Un'ulteriore ricerca in internet (dove si trova sorprendentemente poco sull'argomento) mi ha permesso di
accertare che la scoperta della mummia dell'uomo di Cherchen stata fatta da Victor Mair, sinologo dell'universit
della Pennsylvania che, mentre accompagnava un gruppo di turisti in un museo di Urumci, capoluogo dello
Xinjiang, avrebbe notato per caso le fattezze europidi della mummia esposta in una teca male illuminata. Da qui
sarebbe poi risalito ad altre mummie sorprendentemente europee e celtiche provenienti sempre dalla zona di
Cherchen. Altro fatto importante, perch illustra bene le condizioni in cui i ricercatori sono costretti a lavorare, le
analisi del DNA che hanno permesso di accertare le caratteristiche celtiche di questa antica popolazione vissuta
attorno all'XI secolo avanti Cristo, sono state condotte su campioni rubati, prelevati di nascosto, all'insaputa delle
autorit cinesi che non l'avrebbero di certo permesso, e il motivo emerge chiaro da un altro passo dell'articolo di
Ticino Libero:
lo storico Ji Xianlin spiega [che] vi in Cina un piccolo gruppo di separatisti etnici che hanno approfittato
delloccasione per fomentare disordini e pretendere una discendenza con questo antico popolo celtico (4).
Siamo, come facile capire, in presenza di uno dei tanti orrori tuttora presenti del moloc comunista di cui,
specialmente ora che non c' pi la Guerra Fredda, nell'Occidente libero si parla poco o nulla.
Questa regione dell'Asia centrale, il Sinkiang attualmente pi nota con il nome cinesizzato di Xinjiang, abitata
dagli Uighur, una popolazione di etnia turca e di religione mussulmana, oggi sottomessa ed oppressa dalla Cina
popolare. Come i Tibetani, forse peggio dei Tibetani, gli Uighur sono oggetto di una feroce repressione di cui ben
poco si parla in Occidente, intesa a cancellarli come popolo, come cultura, come comunit religiosa, e la loro
storia, come quella del vicino Tibet, ha il torto di costituire l'ennesima riprova dell'assoluta incompatibilit fra
comunismo e rispetto dei diritti umani, con in pi l'aggravante che il fatto che si tratti di mussulmani non ha favorito
l'interesse del mondo occidentale nei loro confronti.
Negli anni fra le due guerre mondiali, il Sinkiang ed in particolare la regione del Lop Nor furono oggetto delle
ricerche dell'esploratore Sven Hedin. Queste ricerche erano finanziate da un'associazione tedesca, la Societ
Ahnenerbe, Eredit degli antenati, che era un'emanazione delle autorit del Terzo Reich e, almeno nelle
intenzioni dei leader nazionalsocialisti, avevano lo scopo di localizzare la patria primordiale della razza ariana.
Dopo l'avvento della dittatura comunista in Cina, la regione del Lop Nor diventata tristemente famosa perch i
comunisti cinesi ne hanno fatto un grande poligono per i loro esperimenti nucleari.
Io non me la sentirei affatto di escludere che i cinesi, dimostrando in questo una cecit fanatica tipica
dell'ideologia comunista, abbiano in tal modo voluto punire il Lop Nor che le esplorazioni di Sven Hedin
avrebbero in qualche modo trasformato in una regione fascista.
L'identificazione proposta da Ticino Libero delle mummie di Cherchen come celti non molto credibile, assai
pi verosimile che si tratti di tocari, ma questo non risolve l'enigma, semplicemente lo sposta. I Tocari erano una
popolazione europide vissuta nel Turkestan orientale (che corrisponde grosso modo all'attuale Xinjiang) almeno
fino al XIII secolo. Della lingua tocaria, si conoscono due varianti: tocario A o turfanese, che era parlato nella zona
di Turfan, e tocario B o kucheano, parlato nell'oasi di Kucha, ma la cosa singolare che si tratta di una lingua
indoeuropea di tipo centum. I linguaggi indoeuropei sono suddivisi in due grosse diramazioni chiamate a seconda
della forma del numerale cento, centum (latino) e satem (sanscrito); ossia potremmo dire linguaggi
indoeuropei occidentali ed orientali; il gruppo centum comprende i linguaggi latini, celtici, germanici, il greco e il

tocario, il gruppo satem le lingue slave, indiane e iraniche. Si trattato forse di una migrazione isolata, ma non si
pu del tutto escludere l'affascinante ipotesi che i Tocari fossero quanto restava in epoca storica dell'Urvolk
indoeuropeo.
Costoro sono oggi del tutto estinti? Non hanno lasciato alcuna traccia di s? Forse non proprio cos.
,L'ultima falange macedoneun articolo apparso alcuni anni fa (purtroppo anonimo) su Digilander ci racconta degli
Hunza e dei Kalash, trib di un popolo montanaro che vive ancora oggi nelle valli interne del Pakistan e
dell'Afghanistan:
Le persone che vedo sono notevolmente diverse dai pakistani di pelle scura dei bassopiani. Rosei nelle guance e
bianchi di pelle, molti dei 50.000 Hunza hanno occhi blu, verdi o grigi, e capelli che variano dal giallo granturco al
nero corvino. Alcuni ragazzi hanno anche capelli rossi e efelidi. Ma ancora pi addentro le montagne, mi dicono,
c' un altra trib, i Kalash, tra i quali la somiglianza con i presunti antenati europei ancora pi sorprendente.
Poco pi sotto si parla di una ricerca sul DNA di queste popolazioni condotta da un medico pachistano, il dottor
Qasim Mehdi:
Mehdi aggiunge che il DNA dei Kalash presenta inoltre un parentela genetica con gli italiani e i tedeschi (5).
Quale l'origine di questa gente? Dei Kalash che non hanno solo caratteristiche fisiche europidi ma sono anche
ostinatamente pagani in un mondo islamizzato, si era occupato anche Duccio Canestrini in un articolo apparso su
Airone nell'ormai lontano giugno 1989, Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell'Afghanistan, in cui ci ha spiegato:
Gli antropologi culturali, infine, sottolineano la somiglianza di alcune caratteristiche della cultura kalash (come la
figura dello sciamano, luso del tamburo nelle feste e la stessa vinificazione) con elementi tribali del Turkestan
orientale, oggi politicamente cinese (6).
Di conseguenza, del tutto naturale metterli in relazione con le mummie di Cherchen e con i Tocari, di cui
sarebbero i discendenti.
Sempre l'articolo di Canestrini ci parla della precaria condizione dei Kalash, pagani perseguitati che lottano per
tenere in vita le loro tradizioni minacciate in un mondo impestato dall'islam:
Tra gente che relega, vela e reprime le proprie donne, resistono i loro costumi sessuali, pi rilassati e pi gioiosi,
che si manifestano soprattutto durante le feste. In un mondo clamorosamente devoto ad Allah, resiste il loro
profondo politeismo, animato da divinit maschili e femminili, da fate con tre seni, da splendidi protettori delle
vette, da numi solari e da cavalli soprannaturali.
Minacciate da una intollerante tradizione iconoclasta, resistono le loro statue funerarie, i gandau, bench
decimate. Infine, tra le moschee che avanzano in un dedalo di vallette, resiste la sacra jestak-han: al contempo
tempio, macello e municipio. Si tratta della sede di Jestak, una Dea Giunone che non disdegna offerte di capretti
durante il Chaumos, la cerimonia kalash che si celebra in occasione del solstizio di inverno (...).
Purtroppo, la storia dei kalash coincide con linizio dei loro guai. A battezzarli kafiri (in arabo, infedeli) furono
proprio i seguaci di Maometto che, nella loro gigantesca campagna di islamizzazione partita nel VII secolo dopo
Cristo, giunsero ad accerchiare anche la patria dei kalash, chiamata Tsyam. Quegli infedeli si dimostrarono,
per, degli irriducibili. Uguale insuccesso tocc lanno Mille, al fondatore del ramo turco dei Ghaznavidi, Mahmud,
il sultano conquistatore dellIndia.
E neppure i diecimila cavalieri dellesercito di Tamerlano, il celebre discendente di Gengis Khan, ebbero ragione,
quattro secoli dopo, delle roccheforti dei ribelli. I quali, tuttavia, di fronte allincalzare di nuovi invasori, si videro
costretti ad abbandonare il Tsyam (che oggi sarebbe nellAfghanistan) per ripiegare sempre pi a settentrione,
verso le aspre vallate montane del Pakistan nord-occidentale, dove a tuttoggi risiedono. Il colpo di grazia ai kafiri
afghani lo inferse, nel 1896, lemiro [di] Kabul Abdur Rahman che, con lavallo del governo di Sua Maest
britannica perpetr una vera strage. Ai pochi sopravvissuti lasci la scelta: convertirsi allIslam oppure morire.

Persino il nome del Kafiristan venne cancellato dalle carte geografiche. Rahman lo cambi in Nuristan, cio Il
paese della luce , la luce (nur, in arabo) della verit coranica. Lassedio musulmano delle ultime valli kafire in
Pakistan (Bumburet, Rumbur e Birir) non mai cessato (7).
Noi in Europa facciamo molto male a disinteressarci della tragedia di questi nostri fratelli, fratelli due volte, perch
europidi e perch pagani che resistono alla peste abramitica.
Le steppe eurasiatiche tra Russia e Siberia sono costellate da caratteristici grandi tumuli funerari, i kurgan. A
quanto sembra anche i Tocari sarebbero da collegare alla cultura dei kurgan non solo, ma nelle sepolture in essi
contenute ben visibile la sostituzione del tipo fisico-antropologico europide con quello mongolico, pur
mantenendosi la facies culturale pressoch invariata.
Secondo l'ipotesi dell'antropologa di origine lituana Marija Gimbutas, la cultura dei kurgan sarebbe la cultura
madre delle civilt indoeuropee.
Ecco cosa riferisce al riguardo la voce meno esoterica che possiate immaginare, Wikipedia:
Secondo l'ipotesi kurgan, il focolare primitivo degli Indoeuropei sarebbe da identificare con il complesso di culture
kurgan a nord del Mar Nero. In una fase antica (dopo il 4500 a.C.) si sarebbero staccati il ramo anatolico (forse la
Cultura di Cernavod?) e il ramo Tocario, probabilmente la cultura di Afanasevo. Successivamente tutti gli altri rami
(...).
Sebbene i kurgan siano un fenomeno essenzialmente culturale, si osserva che, nelle steppe occidentali (ma nelle
fasi antiche fino anche in Mongolia e sui monti Sayan-Altai), i cadaveri intumulati manifestano caratteristiche
europoidi. In particolare, data l'alta statura, la forma del cranio ed altre caratteristiche che si ritrovano
frequentemente nei kurgan, si pu certamente asserire che almeno nelle prime fasi le culture kurgan furono
diffuse da una popolazione europoide di tipo cromagnoide.
Successivamente nelle regioni orientali si assiste all'apparire delle caratteristiche mongoloidi (probabilmente gi
nella cultura di Karasuk), come si pu ben vedere nei kurgan di Pazirik, un fenomeno questo che sembra
accompagnarsi alla sostituzione delle lingue iraniche in Asia centrale e in Siberia da parte delle lingue turcomongole (8).
Forse qui, a cavallo fra le steppe russe meridionali e quelle asiatiche, che si deve cercare l' Urheimat
indoeuropea. Sembrerebbe indicarlo anche un recente ritrovamento di cui in Italia non si parlato per nulla.
il 4 ottobre 2010, il sito britannico NDTV News ha pubblicato un articolo (non tradotto in italiano) che ci parla di
un'importante scoperta di un team russo-britannico nella zona di confine fra il Kazakistan e la Siberia meridionale:
le tracce di un antichissimo insediamento indoeuropeo.

Alla lettera, il titolo dell'articolo 4000-years-old Aryan City discovered in Russia (9).
Forse parlare di citt esagerato, poich si trattava di un insediamento dove sarebbero vissute dalle 1000 alle
2000 persone. In realt, ci viene detto, la scoperta risalirebbe a una ventina di anni fa, ma non era stato possibile
compiere alcun tipo di indagini e la localizzazione del sito era stata mantenuta segreta, perch la zona era di
interesse militare, poi, con la scomparsa dell'Unione Sovietica e della conflittualit con l'Ovest, da questo punto di
vista c' stata una progressiva liberalizzazione. Questo insediamento, che si trova al confine fra la Russia
meridionale e il Kazakistan, sarebbe il primo a essere esplorato di una ventina di altri simili che si trovano nella
stessa zona. I manufatti rinvenuti lo collocherebbero in modo abbastanza certo nell'Et del Bronzo.
Gli archeologi che hanno studiato il sito sono il russo Gennady Zdanovich e l'inglese Bettany Hughes del King's
College di Londra che lavora anche come divulgatrice scientifica per la BBC.
Sono stati rinvenuti un carro, set da trucco e numerosi pezzi di ceramica, molti dei quali contrassegnati con delle
svastiche che nell'antichit simboleggiavano l'energia solare e vitale, oltre a sepolture nelle quali cavalieri sono
stati inumati assieme ai loro animali.

Zdanovich e la Hughes non hanno dubbi sul fatto che questi insediamenti si trovino proprio nella patria ancestrale
degli Indoeuropei, che coloro che li hanno abitati quattro millenni or sono non solo avevano caratteristiche fisiche
europidi, ma parlavano la lingua proto-indoeuropea da cui poi si sono differenziati i vari rami del centum del
satem.
Siamo sulle tracce di una pagina di storia perduta, un antico popolamento europide da cui forse sono derivate le
civilt dell'Asia. Nella quarta parte di questo scritto vedremo se possibile supporre qualcosa di analogo anche
per le civilt dell'America precolombiana. Nel caso potessimo dare una risposta affermativa a questo quesito,
allora non potrebbero esserci dubbi: altro che luce da oriente, la luce della civilt risulterebbe costantemente
legata a genti di stirpe europea.

NOTE
1. Oswald Spengler: Albori della storia mondiale (Urfragen), Edizioni di AR, 1997.
2. Hans F. K. Gunther: Religiosit indoeuropea (Frommigheit nordischer Artung), Edizioni di Ar, 2011.
3. Ticino Libero, 28 dicembre 2008.
4. Ibid.

5. Digilander: L'ultima falange macedone, http://digilander.libero.it/kisp/focus/selezioneita.htm .


6. Duccio Canestrini: Tra i Kalash, gli ultimi pagani dell'Afghanistan, Airone n. 98, giugno 1989.
7. Ibid.
8. Wikipedia: voce Kurgan.
9. 4000-years-old Aryan City discovered in Russia , NDTV News 4 ottobre 2010.

ereticamente.net

http://www.ereticamente.net/2012/03/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-quarta.html#more

Ex oriente lux, ma sar poi vero? (quarta parte)


Di Fabio Calabrese

Nella prima parte di questo scritto che mi si letteralmente sviluppato


sotto le mani raggiungendo una discreta corposit, abbiamo esaminato
l'aspetto forse pi comune della leggenda, della favola ex oriente lux,
ossia la presunzione che la civilt si sarebbe poco per volta irradiata
dal Medio Oriente, dove sarebbe nata nella Mezzaluna Fertile tra
Egitto e Mesopotamia fino a raggiungere il cuore di un'Europa a lungo
irrimediabilmente riluttante e barbara e ne abbiamo, credo, vista tutta
l'inconsistenza.
Nella seconda parte ci siamo spinti a un confronto fra la civilt antica
dell'Europa e quelle dell'Asia ulteriore, in particolare la civilt indiana,
e abbiamo visto che vi sono delle affinit spiegabili non con una
derivazione di elementi della cultura europea da quella indiana (o
magari viceversa), ma facendo riferimento al comune fondo
indoeuropeo anteriore alla divisione dei popoli Ari nei vari rami del
nostro albero genealogico.
Con la terza e con questa quarta parte siamo ancor pi sfacciatamente eretici, considerando l'ipotesi che un
antico popolamento europide sia a fondamento delle grandi civilt asiatiche e dell'America precolombiana.
Notiamo che la questione non puramente storica, ma ha un preciso significato politico nel momento in cui esiste
una cultura storica ortodossa che sembra avere il preciso scopo di indurci ad avere una percezione della nostra
identit etnico-storica come qualcosa di non importante, di non rilevante, facilmente sacrificabile sull'altare di un
mondo cosmopolita, globalizzato, imbastardito dove tutte le societ e le culture tenderebbero a diventare
multietniche secondo il sogno perverso di cristiani, democratici e marxisti assortiti.
Nella terza parte di questo scritto ci eravamo soffermati sul fatto che Oswald Spengler nel suo postumo Urfragen
si era posto il dubbio se non vi fosse stato un elemento europide alla base delle grandi civilt dell'Asia orientale
(1).
Pu sembrare sorprendente che Spengler non si ponesse, oltre che per le civilt asiatiche un dubbio analogo per
quelle dell'America precolombiana, ma forse la spiegazione pi a portata di mano di quel che sembra: sebbene
la storiografia ufficiale non abbia mai voluto riconoscerlo, noto da sempre che un qualche elemento europide
deve essere alla base delle civilt dell'America precolombiana.
Ai tempi della conquista erano diffuse sia in Messico sia in Per leggende su genti bianche e barbute che in
epoca antica sarebbero venute a civilizzare i nativi e i cui leader sarebbero poi stati divinizzati: Viracocha presso
gli Incas, Quetzalcoatl presso gli Aztechi, Gucumatz presso i Maya. L'arrivo degli invasori, che vennero ovunque
accolti a braccia aperte, fu scambiato per il ritorno degli dei, e fu questo, assieme ai cavalli e alle armi da fuoco,
a permettere a un pugno di avventurieri di sopraffare civilt popolose di milioni di uomini.
All'epoca di Pizarro l'aristocrazia incaica conservava ancora un'impronta europide, in particolare le coyas, le
donne dell'harem dell'inca erano di pelle pi chiara degli spagnoli.
Inoltre, a differenza della maggior parte dei nativi che sono di corporatura minuta, gli abitanti della parte
meridionale del continente sudamericano erano, se non bianchi, di complessione robusta e statura alta, con
mani e piedi piuttosto grandi, tanto che questa regione, la Patagonia, conserva il nome che deriva dal
soprannome che gli spagnoli diedero loro, patagones, cio piedoni.

Quale potrebbe essere l'origine di una presenza europide, caucasica, bianca nelle Americhe verosimilmente
molto pi antica di Colombo e anche dei Vichinghi che certamente in et medievale hanno preceduto il navigatore
genovese?
Secondo la versione ufficiale della storia, il popolamento precolombiano delle Americhe sarebbe avvenuto
dall'Asia attraverso il ponte di terra che, a causa dell'abbassamento del livello dei mari, sarebbe emerso durante
l'et glaciale l dove oggi c' lo stretta di Bering. Attraverso questo ponte, la Beringia, si sarebbero riversate nel
Nuovo Mondo quattro distinte ondate di popolazione.
I pi antichi, poi spinti man mano sempre pi a sud dall'arrivo di altre popolazioni, sarebbero stati i cosiddetti
paleo-amerindi giunti in America forse 20.000 anni fa (ma la data tutt'altro che certa). Di essi in epoca storica
rimanevano due popolazioni-relitto: i Pericu della Bassa California e i Fuegini della Terra del Fuoco.
Circa 12.000 anni fa il ponte di terra della Beringia fu attraversato dagli antenati degli Amerindi veri e propri, che
avrebbero dato origine alla maggior parte delle popolazioni precolombiane.
8.000 anni fa circa, ci fu una terza migrazione, che diede origine ai Na-Dene, un gruppo che comprende i Navajo e
diverse popolazioni della parte pi settentrionale del continente, quali gli Athabaska e i Tlingit, stanziati tra Alaska
e Canada. Nel loro insieme, come ha rivelato l'analisi del DNA, i Na-Dene presentano maggiore affinit genetica
con le popolazioni della Siberia centrale che con gli Amerindi.
Infine, in epoca ormai storica, certamente non attraverso il ponte di terra della Beringia che non esisteva pi, ma
passando il braccio di mare dello stretto di Bering, gli Inuit o Esquimesi.
Solo che a questo punto i conti non tornano. Le tracce pi antiche della presenza umana nel continente
americano sembrerebbero risalire a circa 40.000 anni fa, un tempo doppio rispetto a quello del supposto arrivo
dei primi paleo-amerindi e quasi triplo rispetto all'ondata degli amerindi veri e propri che sarebbe stata
responsabile della maggior parte del popolamento precolombiano del Nuovo Mondo. C' spazio per una storia che
in gran parte non stata scritta.
E' perlomeno probabile che vi sia stato un popolamento del Nuovo Mondo diverso da quello arrivato dall'Asia
orientale nelle quattro ondate sopra descritte, e i dati che lo suggeriscono sono emersi dall'archeologia, dallo
studio dei manufatti litici.
Studiando gli attrezzi litici dell'et della pietra del continente americano, si incontra in primo luogo la cultura
Clovis, cos chiamata dal sito del Nuovo Messico dove per la prima volta questi manufatti furono rinvenuti nel
1929. Questi ultimi consistono in punte di lancia e di freccia di lavorazione raffinata (al punto che noi oggi, abituati
agli utensili di metallo, ci stupiamo di cosa hanno saputo fare gli uomini preistorici con la pietra, con quanta
abilit, precisione e senso estetico siano riusciti a lavorarla); la cultura Clovis si svilupp attorno a 12.000 anni fa,
e scomparve all'avvento della mini-et glaciale nota come Dryas superiore, finch 9.000 anni fa compare la
cultura Folsom, derivata da essa, che considerata quella che ha portato la lavorazione della pietra scheggiata al
pi alto livello di perfezione in assoluto, tra gli strumenti litici del Vecchio e del Nuovo Mondo.
Ebbene, a questo punto arriva la sorpresa, perch nel 1999 due archeologi dello Smithsonian Institute, Dennis
Stanford e Bruce Bradley, si sono accorti che l'industria litica Clovis non presenta nessuna somiglianza con quella
della Siberia da cui provengono gli antenati degli Amerindi, ed ha invece una somiglianza spiccata con
un'industria litica europea, quella solutreana. Non basta. Sebbene il sito che ha dato il nome a questa cultura,
Clovis, appunto, si trovi nel Nuovo Messico, la maggior parte dei siti in cui compaiono questi manufatti si trova
nell'est degli attuali Stati Uniti, concentrata soprattutto attorno alla Chesapeake Bay, la grande baia che lambisce
tre stati: Virginia, Delaware e Maryland, oltre al Distretto di Columbia: una disposizione che suggerisce una
provenienza dal mare ed un irradiamento da est verso ovest.
Nell'et glaciale, argomentano Stanford e Bradley, il livello degli oceani era significativamente pi basso di oggi a
causa della grande quantit di acqua imprigionata sotto forma di ghiaccio sulle masse continentali, inoltre
un'ininterrotta linea costiera di ghiacci si estendeva dalla sponda europea a quella americana dell'Atlantico
inglobando l'Islanda e la Groenlandia.

Per dei cacciatori solutreani che si spostassero lungo di essa a bordo di canoe dando la caccia a foche ed altri
animali marini, ipotizzano i due archeologi, raggiungere il Nuovo Mondo sarebbe stato tutt'altro che impossibile.
Questa antica presenza europide pu aver lasciato delle tracce riscontrabili in epoca storica? Anche in questo
caso, sembra proprio che si possa dare una risposta affermativa.
La pi nota fra le trib di amerindi bianchi dell'America settentrionale stata probabilmente quella dei Mandan,
oggi estinti come molti altri popoli americani nativi. Riguardo a costoro, si trova in internet un articolo, Il mistero
degli indiani Mandan di Giuseppe Pirazzo e Francesco Vitale, di cui riporto un piccolo stralcio:
A partire dal XVII secolo, vari esploratori vennero in contatto, nella regione dell'America Settentrionale
corrispondente all'attuale stato del North Dakota, con una trib di Indiani, i Mandan, aventi caratteristiche
somatiche tipicamente europee (capelli biondi o rossi, occhi azzurri e pelle chiara)(...).
Questa trib di Indiani non manc di attirare la curiosit di tutti gli esploratori. Innanzi tutto avevano la pelle
chiara; molti avevano gli occhi azzurri o grigi e alcuni avevano i capelli castani o rossi; i vecchi avevano i capelli
bianchi, caratteristica insolita tra gli Indiani (2).
Ma, ci spiegano Pirazzo e Vitale, le caratteristiche fisic he non erano le sole a distinguere i Mandan dagli altri
amerindi: il loro stile di vita era diverso da quello dei nativi: vivevano in villaggi fortificati e praticavano l'agricoltura.
Purtroppo, verso la fine del XIX secolo i Mandan furono sterminati da un'epidemia di vaiolo, ma non erano la sola
trib di indiani bianchi delle Americhe.
Nello stesso articolo sui Mandan, Pirazzo e Vitale ricordano che anche:
Gli Aracani, Indios della Bolivia, hanno caratteristiche somatiche molto vicine a quelle, indoeuropee, dei
"bianchi". Abitano nella citt di Tiahuanaco, ma sono presenti, in minor numero, nelle zone bagnate dal Rio
Guapor, fiume che, presso il confine con il Brasile si unisce al Rio Beni, formando il Rio Madeira (3).
Notiamo che si parla proprio di una popolazione che abita la zona dove si trova uno dei complessi archeologici in
assoluto pi antichi e misteriosi dellAmerica meridionale, Tiahuanaco, la Stonehenge del Sud America come
stata definita.
Riguardo a questa presenza bianca, europide, caucasica nelle Americhe molti prima di Colombo e anche dei
Vichinghi, cosa dicono i dati archeologici e paleoantropologici?
Su Wikipedia (voce Nativi americani), troviamo un'allusione alquanto sibillina riguardo a un argomento che
avrebbe meritato ben altro approfondimento:
Questa ipotesi [dell'origine siberiana dei primi abitatori delle Americhe] stata contestata per il ritrovamento di
scheletri con il cranio dai tratti caucasoidi e da molte altre ricerche archeologiche, linguistiche e di biologia
molecolare (4).
Caucasoide nel linguaggio dell'antropologia significa (affine a) caucasico, bianco, europide.
Fra tutti questi ritrovamenti imbarazzanti che contrastano con la versione ufficiale della storia dell'America
precolombiana, quello forse balzato a maggiore notoriet (o meno sommerso dall'oblio) stato probabilmente
quello dell'uomo di Kennewick, un nativo americano vissuto circa 9.000 anni fa, i cui resti furono ritrovati nel 1998,
appunto a Kennewick, localit dello stato di Washington sulle rive del fiume Columbia, e si tratta di uno degli
scheletri meglio conservati di antichi nativi americani di cui disponiamo.
Dalle analisi del cranio e dalla ricostruzione dei lineamenti facciali che sono state effettuate, risultato non solo
che luomo di Kennewick aveva lineamenti prettamente caucasici, ma uscita anche una curiosa e certamente
casuale somiglianza con un noto attore, Patrick Stewart, interprete di pellicole fantascientifiche come X-Men e
Star Trek, The Next Generation dove ha interpretato il ruolo del comandante Jean Luc Picard.
Per quanto riguarda l'Asia abbiamo trovato quanto meno le tracce di un antico popolamento europide nel centro

del grande continente, i cui elementi oggi pi riconoscibili sarebbero le mummie di Cherchen, le iscrizioni nelle
due varianti della lingua tocaria e le popolazioni relitto dei Kalash e degli Hunza, geneticamente affini a Italiani e
Tedeschi, e i Kalash in particolare, ancora ostinatamente attaccati al loro paganesimo nativo, un'isola che cerca
disperatamente di evitare la totale sommersione da parte della marea islamica. Sorprendentemente, abbiamo
visto che le Americhe ci offrono prove ancora pi evidenti, non soltanto di un'antichissima presenza europide, ma
del fatto che essa sembra aver avuto un ruolo determinante nella nascita delle civilt precolombiane, come
testimoniano la leggenda azteca di Quetzalcoatl e quella incaica di Viracocha.
Possiamo andare ancora oltre e arrivare a generalizzare affermando che dovunque riscontriamo culture superiori,
l dobbiamo pensare alla presenza originaria di un elemento europeo, europide, caucasoide, bianco comunque
lo si voglia definire?
Si tratta di un'ipotesi ardita, oltre che politicamente scorretta in una misura che pi di cos non potrebbe essere,
tuttavia ci sono degli elementi a suo sostegno. Ad esempio, Silvano Lorenzoni ha preso in considerazione il
fenomeno del megalitismo, delle misteriose costruzioni megalitiche diffuse in varie parti del mondo, nelle isole del
Pacifico oltre che in Europa e nelle Americhe, ed ecco cosa ci dice in Involuzione, il selvaggio come decaduto:
In tutto il Sud del Mondo si trovano tracce di civilt arcaiche che niente ebbero a che vedere con i suoi attuali
abitanti e neppure con i loro ipotizzabili antenati, fino a che ci si mantenga all'interno di periodi storici. Si tratta di
costruzioni, espressioni artistiche impresse in pietra, artefatti di origine misteriosa (...).
Quanto alle costruzioni megalitiche nel Sud del Mondo, non solo non hanno niente a che vedere con gli abitanti
delle zone dove adesso rimangono le loro rovine, ma questi spesso se ne tengono lontani perch potrebbero
essere sedi di influenze magiche pericolose (5).
Altro che ex oriente lux, ex Europa lux potrebbe essere la nostra conclusione, a condizione di avere chiaro
che Europa non deve essere intesa letteralmente come un territorio, quanto piuttosto un tipo antropologico, il
tipo umano europide, bianco, quello stesso che oggi minacciato nella sua stessa culla ancestrale da una
senescenza artificialmente indotta, dall'immigrazione, dal meticciato.
Noi a volte stentiamo a renderci conto del fatto che quel che si verificato nel nostro continente con la disfatta del
1945 non stata solo la perdita dell'indipendenza politica, ma anche un immenso danno culturale, con il
soffocamento di tutte le idee e la censura di tutti i fatti contrari al dogma democratico dell'uguaglianza degli
uomini.
La realt delle cose, tuttavia, ha la sgradevole tendenza a non conformarsi a ci che gli uomini pensano o
vorrebbero che fosse vero. Quando il tribunale dell'inquisizione costrinse Galileo ad abiurare l'astronomia
copernicana, non per questo la Terra cess il suo moto di rivoluzione, n il Sole si mise a girare intorno ad essa.
In modo del tutto analogo, i nemici dell'Europa oggi non possono impedire che nuove prove saltino continuamente
fuori a smentire la visione delle cose che vogliono forzatamente imporci, che si tratti delle tavolette di Tartaria,
dell'ascia dell'uomo del Similaun, delle mummie di Cherchen, dello scheletro dell'uomo di Kennewick. Come
allora, come ai tempi di Galileo, le armi per combattere la verit sono la censura, la repressione, l'oblio delle
prove. Per questo, la lotta per la conoscenza nello stesso tempo la lotta per la libert.

NOTE
1. Oswald Spengler: Albori della storia mondiale (Urfragen), Edizioni di AR, 1997.

2. Giuseppe Pirazzo e Francesco Vitale: Il mistero degli indiani Mandan, on line, www.farwest.it .
3. Ibid.
4. Wikipedia, voce: Nativi americani.

5. Silvano Lorenzoni: Involuzione, il selvaggio come decaduto, Edizioni Ghenos, Ferrara 2006.

ereticamente.net

http://www.ereticamente.net/2013/12/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-quinta.html

Ex oriente lux, ma sar poi vero? (quinta parte)


Di Fabio Calabrese

A suo tempo, vi ho presentato sulle pagine elettroniche di Ereticamente un


saggio diviso in quattro parti, Ex oriente lux, ma sar poi vero?, nel quale ho
sviluppato una tesi che di certo a molti pu apparire stravagante ed eretica
quanto altre mai, che il mito della derivazione della civilt umana da oriente,
dal Medio Oriente in particolare, sia per usare un termine tecnico, una fola,
una bufala.
In altre parole: se prendiamo in mano un qualsiasi testo di storia, di quelli impiegati nelle scuole e sui quali i nostri
ragazzi cominciano a formarsi la loro visione delle cose, troviamo che la civilt umana sarebbe nata per la prima
volta tra Egitto e Mesopotamia, avrebbe avuto come protagonisti Egizi e Sumeri, Assiri e Babilonesi, e solo
lentamente, attraverso una sorta di lento contagio, attraverso Fenici, Ebrei, Persiani e buoni ultimi Greci e
Romani, avrebbe infine raggiunto il nostro continente. Pu essere che questa concezione che ha dalla sua tutto il
peso delle cose date per scontate perch ripetute in continuazione da un sacco di tempo, non sia niente altro che
una falsificazione.

La ragione di questa falsificazione risiederebbe nel fatto che precisamente nell'area mediorientale che stata
scritta la bibbia, il libro che nel mondo cosiddetto occidentale ci si ostina a ritenere sacro per eccellenza, e
un'impostazione in ultima analisi biblica continuerebbe a essere alla base di tutta la nostra visione della storia:
articolata, accresciuta di complessit dalle ricerche successive, ma mai messa veramente in discussione nei suoi
fondamenti. In sostanza, nelle scienze storiche non sarebbe mai avvenuta quella rivoluzione che Copernico e
Galileo hanno portato nell'astronomia e nelle scienze fisiche, e Darwin nelle scienze biologiche, scontrandosi
frontalmente in entrambi i casi con il dogma biblico. La storia starebbe ancora aspettando il suo Copernico, il suo
Galileo, il suo Darwin.

Nonostante questo, noi abbiamo visto che la favola dell'origine mediorientale della civilt riesce a sopravvivere
solo al prezzo di pesanti censure, dell'ignoranza imposta di determinati fatti. Nelle quattro parti precedenti di
questo saggio li abbiamo visti con ampiezza, ragion per cui mi limiter ora a un breve riepilogo.

I circoli megalitici preistorici europei, primo fra tutti quello di Stonehenge, i cui allineamenti rivelano una
conoscenza astronomica raffinata.

Europea e non mediorientale sarebbe la scoperta dei metalli: il pi antico attrezzo metallico conosciuto al
presente l'ascia di rame di Oetzi, l'uomo del Similaun, di almeno cinque secoli pi antica dei pi antichi analoghi
attrezzi mediorientali.

Europea e non mediorientale sarebbe l'origine dell'addomesticamento e allevamento di animali: qui la prova di
ordine biologico: la capacit di metabolizzare il latte vaccino in et adulta, che un adattamento darwiniano al
consumo di questo alimento, massima fra la Scandinavia e l'arco alpino, e decresce man mano che ci sposta

verso l'est e il sud.

Europea e non mediorientale sarebbe l'invenzione della scrittura: la pi antica forma di scrittura conosciuta sono i
pittogrammi contenuti nelle tavolette cosiddette di Tartaria ritrovate nel 1962 dall'archeologo rumeno Nicolae
Vlassa nel sito di Turda in Romania appartenente alla cultura Vinca, che sono pi antichi di almeno mille anni dei
pi antichi pittogrammi sumerici conosciuti.

E' da notare che attorno a questa scoperta capace di spazzare via da sola tante inesattezze e falsit sulla nostra
storia remota, storici e archeologi hanno eretto un vero e proprio muro di silenzio, s che in oltre mezzo secolo
nulla trapelato al grosso pubblico.

Facevo anche notare che la questione non soltanto storica e accademica ma ha un preciso RISVOLTO
POLITICO che si riflette sull'attualit: tutto ci che pu aiutare gli Europei a ritrovare l'orgoglio delle loro origini va
contro gli interessi di un potere mondialista che oggi cerca prima di tutto di distruggere la cultura dei popoli
europei attraverso l'americanizzazione forzata, e poi di arrivare alla loro stessa scomparsa attraverso la creazione
di societ multietniche con un preponderante elemento ibrido di origini extraeuropee, complice l'immigrazione
selvaggia e incontrollata di cui vogliono imporci a tutti i costi l'accettazione supina.

Come ho ricordato in un articolo posteriore, si arrivati al punto che tempo fa un servizio sull'Et del Bronzo in
Scandinavia stato censurato dalla televisione svedese perch ritenuto offensivo dalla comunit mussulmana ivi
insediata, dato che sciaguratamente l'invasione islamica ha oggi impestato la Scandinavia come uno sciame di
cavallette, di parassiti che sfruttano la generosit delle istituzioni sociali del nord dell'Europa. Vogliono
ottenebrarci la mente per consegnarci accecati al destino che hanno gi deciso per noi.

L'altro ovvio aspetto della questione che la chiara riprova che la narrazione che sta alla base della religione
pi diffusa nel mondo occidentale, di storico in realt non ha nulla, potrebbe indebolire gravemente le posizioni di
questa religione, ma considerato che quest'ultima non che un'eresia ebraica di evidente origine non-europea
che nella cultura dell'Europa ha sempre rappresentato un'intrusione, un corpo estraneo, e che oggi i suoi leader e
adepti che costituiscono il cosiddetto clero sono massicciamente impegnati a favore del mondialismo, della non
resistenza all'invasione, potrebbe essere un motivo in pi per sbarazzarcene finalmente e riscoprire le pi
autentiche radici spirituali dell'Europa.

Un'osservazione che non si pu proprio fare a meno di aggiungere: in quell'istituzione disastrata che in
particolare la scuola italiana, dove ormai del tutto venuta meno la pretesa di trasmettere conoscenze alle nuove
generazioni, ed essa stata ormai sostituita dall'indottrinamento e rimbecillimento ideologico di sinistra, in
particolare l'insegnamento della storia diventato appannaggio esclusivo di marxisti, dai docenti universitari a
quelli delle medie, agli estensori di manuali. Ora vero che costoro sono interessati alla mistificazione e alla
manipolazione della storia contemporanea piuttosto che di quella antica, ma il fatto che costoro non siano arrivati
nemmeno lontanamente a sospettare la deformazione cristiano-biblica di base della nostra concezione della
storia, dimostra in maniera solare, se mai ce ne fosse stato bisogno, che il cosiddetto socialismo scientifico,
arma intellettuale di cui pretendono di essere muniti, di scientifico in realt non ha un bel nulla.

Dal momento della stesura delle prime quattro parti di questo saggio a ora, sono emersi nuovi fatti, nuove

conoscenze che si possono collegare a quanto gi sappiamo, ed dunque venuta l'ora di stilare un
aggiornamento.

Io credo personalmente di essere dotato di una cultura alquanto vasta e che spazia in ambiti diversi, ma di certo
non pretendo di avere il dono dell'onniscienza, cos credo che non vi stupirete se comincer con alcune
informazioni gi note all'epoca della stesura dei primi quattro articoli, e che pure esse contribuiscono a completare
il quadro di un'Europa gi dalla remota preistoria molto pi civile di quel che avremmo supposto, di quel che finge
di supporre la storia ufficiale.

Il fenomeno del megalitismo non esteso, come verrebbe da credere, alle sole Isole Britanniche ma a tutta
l'Europa. Non c' solo Stonehenge, ma quasi dappertutto sul nostro continente troviamo circoli di pietre allineati
secondo rapporti con fenomeni astronomici (solstizi, equinozi, eclissi, lunazioni) che lasciano supporre una
conoscenza astronomica raffinata in epoche remote che siamo abituati a pensare come primitive. Negli anni pi
recenti le ricerche archeologiche hanno messo in rilievo la presenza di monumenti megalitici nell'Europa centrale.

La pi nota Stonehenge tedesca, sia pure ben poco conosciuta fuori dai confini nazionali, Externsteine, di cui vi
riporto un breve stralcio della descrizione che ne d Wikipedia:

Externsteine un complesso megalitico situato in Germania, nella regione Renania Settentrionale-Vestfalia, nella
foresta di Teutoburgo, presso la citt di Horn-Bad Meinberg. Si ritiene che l'etimologia del nome sia legata alle
vicina area montuosa chiamata Egge Range (il nome significherebbe, dunque, rocce dell'Egge). I resti del
complesso sono costituiti da un cerchio di circa 80 metri di diametro, un fossato, un tumulo e due palizzate di
legno all'interno delle quali si aprono tre porte (una a nord, una a sud-est, una a sud-ovest).

Dal punto di vista geologico, le rocce sono costituite di arenaria, originarie del Cretaceo (circa 120 milioni di anni
fa).

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che si possa trattare di un santuario proprio alla cultura pagana e dunque
orientato prevalentemente al culto del sole. Con l'aiuto di alcuni astronomi si osservato come, ponendo al centro
del cerchio una figura umana, questa potrebbe osservare il giorno del solstizio d'inverno il sole sorgere e
tramontare attraverso le due porte poste a sud, il che ne farebbe un osservatorio solare. Il legame con il sole e il
relativo culto sembra essersi rafforzato con la recente scoperta - avvenuta a circa 20 km da Goseck - del cos
detto Disco di Nebra, un disco astronomico di bronzo.

Di quell'interessantissimo reperto che il disco di Nebra parleremo fra poco.

Si pu notare che la zona dove sorge Externsteine da sempre ritenuta un'area di influenze magiche, situata
nella foresta di Teutoburgo dove Arminio inferse una disastrosa sconfitta ai Romani (la peggiore tra Canne e la
decadenza dell'impero). Nelle vicinanze si trova il castello di Wevelsburg dall'insolita forma a pianta triangolare
che fu scelto come sede e luogo di riti iniziatici da Heinrich Himmler, quando decise di fare delle SS, inizialmente
la guardia del corpo di Hitler e dei gerarchi nazionalsocialisti, l'equivalente di un ordine monastico-cavalleresco.

Tuttavia, un decennio fa, un'altra Stonehenge tedesca emersa alla luce


nella localit di Gosek, e della quale il grosso pubblico fuori dai confini della
Germania ancora meno a conoscenza che di Externsteine.

Un articolo dell'8 agosto 2003 comparso su Deutsche Welle ha raccontato


al mondo del ritrovamento della Stonehenge tedesca di Goseck, scoperta
nel settembre precedente, ma come vedremo, non la sola:

Esperti tedeschi hanno salutato il pi antico osservatorio astronomico dEuropa, scoperto nella Sassonia-Anhalt
lo scorso anno. La tranquilla citt di Goseck, nel cuore del distretto di Weissenfels, nello stato tedesco orientale
della Sassonia-Anhalt, brilla in unestate brutalmente calda, ed i residenti cercano respiro all'ombra. Niente
poteva lasciar pensare che la scoperta in cui gli archeologi sono inciampati lo scorso settembre, si sarebbe
rivelato uno dei pi antichi osservatori astronomici mai dissotterrato.

Gli esperti tedeschi hanno dichiarato che una "pietra miliare nella ricerca archeologica", all'atto di pubblicare i
dati del ritrovamento. L'archeologo di stato Harald Meller ha dichiarato che il sito, che si ritiene fosse un
monumento per lesercizio di un antico culto, offra il primo sguardo sul mondo religioso e spirituale dei primi
coloni europei. Francois Bertemes dell'Universit di Halle-Wittneberg ha stimato che il sito risalga a circa 7000
anni or sono. Lo ha descritto come "uno dei pi antichi siti sacri" scoperti nell'Europa centrale.

Mediante lanalisi al radiocarbonio di due punte di freccia ed ossa di animale trovate all'interno del comparto
circolare del sito, gli archeologi sono stati in grado di determinare la data delle origini. Dicono che con tutta
probabilit pu essere fatto retrocedere al periodo compreso tra il 5000 ed il 4800 a.C. Se questo fosse il caso,
renderebbe il sito di Goseck il pi antico osservatorio astronomico datato nella storia europea.

Ma non solo let che rende la locazione di Goseck cos insolita. Paragonato agli altri circa 200 simili siti
preistorici sparsi attraverso l'Europa, il sito di Goseck evidenzia sorprendenti deviazioni. Invece degli usuali
quattro accessi al comparto circolare, il monumento di Goseck ne ha solo tre. Il comparto murato consta anche di
uninusuale formazione di cerchi concentrici di palizzate di legno ad altezza duomo. Gli anelli e le entrate nei
cerchi pi interni si fanno via via pi stretti a mano a mano che ci si avvicina al centro, indicando forse che solo
poche persone potevano raggiungere il cerchio pi interno.

Wolfhard Schlosser della Ruhr University Bochum ritiene che la costruzione unica del sito indichi sia uno dei primi
esempi di osservatorio astronomico. Schlosser, specialista di astro-archeologia, ha dichiarato che lentrata
meridionale punta il sorgere ed il tramontare del sole nel solstizio destate e dinverno, mettendo in condizione i
primi europei di determinare con accuratezza il corso del sole attraverso il cielo. Schlosser convinto che il sito
fosse costruito per losservazione di fenomeni astronomici come il movimento del sole, della luna e delle stelle, e
per tracciare il corso del tempo. Questi cicli celesti sarebbero stati importanti per le semine ed i raccolti delle prime
civilt.

Ma Goseck non semplicemente una "costruzione calendario" ha spiegato Schlosser, "piuttosto chiaramente un
edificio sacro". Gli archeologi hanno trovato dovizia di prove che provano come Goseck fosse un luogo di
venerazione di culti preistorici. La disposizione delle ossa umane, per esempio, tipica dei siti sepolcrali, e segni

indicativi praticati su di esse indicano che vi fossero praticati sacrifici umani.

Bertemes ha dichiarato che non strano che gli osservatori astronomici funzionassero come luoghi di
venerazione e centri di vita sociale e religiosa.

Il sito di Goseck, eretto dalle prime comunit di coloni tra lEt del Bronzo e quella del Ferro, era concluso 3000
anni prima dell'ultima fase di costruzione dei megaliti di stonehenge in Gran Bretagna.

Gli esperti stanno anche tracciando paralleli tra i tumuli di Goseck ed unaltra scoperta ugualmente spettacolare
compiuta nella regione. "La formazione del sito, il suo orientamento ed i segni dei solstizi di estate e inverno
mostrano analogie con il famoso "Disco di Nebra", malgrado il disco fu realizzato solo 2400 anni pi tardi" ha
dichiarato Schlosser.
Il disco di Nebra, risalente a 3600 anni or sono, fu scoperto a soli 25
chilometri di distanza da Goseck nella boscosa regione di Nebra ed
considerato la pi antica rappresentazione concreta del cosmo. Il disco di 32
centimetri decorato con simboli di lamina doro in rilievo che rappresentano
chiaramente il sole, la luna e le stelle. Un ammasso di sette punti stato
interpretato come la costellazione delle Pleiadi come appariva 3600 anni or
sono. Schlosser ritiene che le formazioni sul disco si siano basate su
precedenti osservazioni archeologiche, che potrebbero essere state fatte a
Goseck.

Gli archeologi sono certi che losservatorio, con la sua principale funzione di
tracciare il tempo, gioc un ruolo cruciale in una societ dominata dai mutamenti stagionali. Teorizzano che l
osservatorio di Goseck ed il disco di Nebra indichino che le conoscenze astronomiche fossero collegate ad una
visione mitologica-cosmologica del mondo dei primi tempi della civilt.

Gli archeologi hanno notato da immagini aeree scattate nel 1991, che il sito di Goseck era caratterizzato da una
serie di tumuli di terra orientati geometricamente. Ma si dovuto attendere fino allo scorso anno perch venisse
intrapreso uno scavo. Poich stato destinato ai campi-studio degli studenti dell'Universit di Halle-Wittenberg,
aperto per un numero limitato di settimane all'anno. Lanno prossimo un gruppo di studenti dell'Universit di
California a Berkeley avranno la possibilit di scavare il sito.

Vediamo di capire cos' il disco di Nebra di cui si parla qui, e che forse non tutti conoscono: un oggetto che
apparentemente non sembra avere nulla di eccezionale, un disco metallico di bronzo con applicazioni in oro di
una trentina di centimetri di diametro con incise delle figurazioni astronomiche: il sole (o la luna piena), la luna
(falcata), diverse stelle fra le quali riconoscibile il gruppo delle Pleiadi. L'aspetto eccezionale del disco, per non
dato solo dal fatto che esso risale all'Et del Bronzo ed la pi antica rappresentazione conosciuta del cielo, ma
dal fatto che posizionandosi sul vicino monte Mittelberg e usando come punto di riferimento il Brocken, il monte
pi alto della Germania del nord, traguardando attraverso i due archi posti ai lati del disco, possibile determinare
la posizione del sole al tramonto in coincidenza con gli equinozi di primavera e d'autunno; un oggetto che
presuppone una conoscenza astronomica raffinata e sorprendentemente precoce. Lo si potrebbe forse definire
una Stonehenge portatile.

Il disco, ritrovato da due saccheggiatori di tombe nel 1999, venuto nelle mani delle autorit nel 2001.

In questo caso, un collegamento con le Isole Britanniche e la loro cultura megalitica, pi che probabile,
praticamente certo:

La piastra fu sottoposta ad analisi comparata tramite fluorescenza X da parte di E. Pernicka, allora all'universit
di Freiburg in Sassonia. L'esame degli isotopi di piombo radioattivo contenuti nel rame avevano inizialmente
attribuito la sua provenienza dalla regione di Bischofshofen, nel Mitterberg, nelle Alpi austriache orientali, circa 50
km a sud di Salisburgo. Per l'oro si era ipotizzata una provenienza dai Carpazi. Analisi pi recenti condotte dallo
stesso Pernicka e da altri studiosi ritengono invece che l'oro provenga dal fiume Carnon in Cornovaglia e che
anche lo stagno contenuto nel bronzo provenga dalla stessa regione inglese. (da Wikipedia).

E' dunque del tutto verosimile supporre un collegamento fra il megalitismo britannico e Externsteine,
considerando che Nebra e Goseck si trovano nel raggio di una ventina di chilometri da quest'ultimo sito.

Come nel caso della cultura megalitica britannica, si pu ipotizzare che le conoscenze astronomiche espresse in
questo artefatto non avessero solo delle finalit pratiche (connesse ad esempio col ciclo stagionale dei lavori
agricoli) ma anche religiose, essendo il Cielo la sede degli dei; infatti, riporta ancora Wikipedia:

Secondo l'opinione degli esperti, si tratta del pi antico ed evoluto modello rappresentativo del cielo notturno in
ogni epoca, opera di una civilt mitteleuropea e, di conseguenza, la prima raffigurazione del cosmo nella storia
dell'umanit, che anticipa di 200 anni la scoperta del pi antico reperto egiziano. Secondo l'archeologa Miranda
Aldhouse Green racchiude i simboli di un tema profondamente religioso come il sole, l'orizzonte per i solstizi, la
barca del sole, la luna ed altri esemplari particolari di stelle: le Pleiadi. Gli artefici dello scudo hanno voluto
sicuramente raggruppare tutti gli altri simboli di culto venuti alla luce anche in diverse regioni europee; esso fa
parte quindi di un complesso sistema religioso diffuso in tutta Europa; forse indica un messaggio di fede. L'uomo
mitteleuropeo dell'et del bronzo era gi in grado di esprimere il proprio credo religioso, (o per lo meno l'essenza
della religione) in una forma semplice e pratica.

Una serie di scoperte in grado di rivoluzionare l'immagine che abbiamo della preistoria europea e del ruolo del
nostro continente nell'incivilimento umano, o che almeno lo sarebbero se non ci fosse un'accorta censura a
impedire che queste cose possano giungere all'orecchio del grosso pubblico, tuttavia, come vedremo, questo
assolutamente non basta perch negli ultimissimi anni sono venute alla luce ulteriori scoperte, cui dedicheremo la
sesta parte di questo saggio.

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EX ORIENTE LUX ( I - II - III - IV parte)

ereticamente.net

http://www.ereticamente.net/2013/12/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-sesta.html#more

Ex oriente lux, ma sar poi vero? (sesta parte)


Di Fabio Calabrese

Entriamo ora nel vivo del nostro aggiornamento, considerando le pi


recenti scoperte archeologiche che ci consentono di disegnare una
mappa dell'Europa antica assai pi civile di quel che finora si era perlopi
supposto, e soprattutto per nulla debitrice a influssi orientali o
mediorientali.
Pare una sorta di legge del contrappasso, come abbiamo visto nella
quinta parte, soprattutto della Germania che abbiamo avuto occasione di parlare, questa Germania vista dagli
autori classici (e dalla propaganda alleata dell'una e dell'altra guerra mondiale) come l'epitome della barbarie,
mentre se si vanno a guardare le cose da vicino si scopre una realt ben diversa, questa Germania che ci cara
subito dopo la nostra patria, per aver subito pi di altri popoli europei l'ingiustizia e la calunnia.
Ricominciamo proprio dall'orizzonte tedesco, questa volta per non riguardo al periodo tardo neolitico o et del
Rame in cui si situano i circoli megalitici di Externsteine e di Gosek nonch il disco di Nebra, ma il periodo della
colonizzazione celtica, per parlare di una nuova scoperta avvenuta nei pressi della citt-fortezza di Heuneburg,
che gi il sito celtico pi conosciuto in quella che oggi terra tedesca.
Heuneburg nella Germania sud-occidentale uno dei siti celtici pi importanti
dell'Europa continentale, stata nel passato una grande citt-fortezza,
ebbene proprio qui secondo quanto riferisce il sito on line di notizie
archeologiche Antikythera del 25 agosto 2013, nell'estate del 2010 stata
fatta una scoperta sensazionale, che oggi viene resa nota: non distante dal
sito, nel letto del torrente Bettelbhl, stata ritrovata una ricca camera
funeraria sotterranea dove era inumato il corpo di una donna evidentemente
di elevata condizione, che i ricercatori hanno subito soprannominato la
principessa celtica, oltre ai resti di un bambino probabilmente figlio della
stessa. La sepoltura ha circa 2600 anni, risale al 600 avanti Cristo, e anche in questo caso il fango l'ha preservata
in condizioni ottimali.

Come riporta Antikythera:


La camera sepolcrale non solo ben conservata - ma anche completa. Nella maggior parte dei casi, gli
archeologi si trovano a scavare tombe che furono depredate da anni ladri fa. Ma qui, pile di sepoltura di oggetti in
oro, ambra, e fusioni in bronzo sono state scoperte a fianco degli scheletri della principessa e di un bambino non
identificato.

Per comprendere meglio l'importanza della scoperta, utile leggere il passo seguente:
Poich gli anelli del legno permettono di datare gli altri elementi nella camera di sepoltura, i ricercatori ora
sperano di ottenere una nuova comprensione della storia e della cultura celtica.
Il risultato potrebbe cambiare la nostra visione dei Celti. Gli scrittori Romani descrissero in particolare il popolo
eterogeneo [qui ci dev'essere un errore di traduzione, probabilmente si voleva dire straniero] come barbaro,

eccellente soltanto in guerra e violenza... I ricchi membri della societ [di Heuneburg] conducevano una vita di
lusso: gioielli etruschi in oro, vino greco e stoviglie spagnole, erano tutti scambiati qui. La tomba della principessa
celtica supporta l'ipotesi che il suo popolo fosse interessato alla cultura e alla comodit.

Naturalmente, sarebbe stato molto strano se qualche importante novit non ci fosse venuta anche dalle Isole
Britanniche, in particolare da Stonehenge. Come abbiamo visto in precedenza, quello che si trova nella piana di
Salisbury nel Wiltshire, non pu pi essere considerato un singolo monumento megalitico, ma un complesso
archeologico che comprende, oltre alla Stonehenge vera e propria, le tracce dei due Woodhenges e del
Bluehenge, il circolo di pietre blu poi spostato all'interno dell'anello dei sarsen, e le numerose sepolture che ci
hanno permesso di raccogliere informazioni che ci consentono ora uno sguardo del tutto inedito sull'Europa
preistorica. Ora scopriamo che questo vasto complesso presenta una continuit di insediamento umano che
risale all'et mesolitica.

In data 3 maggio 2013, Il fatto storico, altro importante sito di notizie archeologiche on line, riferisce di uno studio
compiuto da David Jacques della Open University: uno scavo effettuato in una localit nota come Il campo di
Vespasiano ad appena due chilometri dal monumento megalitico, ha rivelato le prove di una continua
occupazione umana fin dal 7.500 avanti Cristo, in piena et mesolitica, cinque millenni prima di quanto si
pensasse, dell'epoca dell'erezione del complesso megalitico.

In realt, questa non una notizia che ci coglie del tutto impreparati. Se vi ricordate, ve l'avevo segnalato nelle
precedenti parti di questo saggio: esisteva gi la prova della presenza umana a Stonehenge in et mesolitica,
consistente in un chicco di grano carbonizzato risalente a quell'epoca, rinvenuto da Tim Darwill e Geoff
Wainwright, due altri ricercatori che hanno studiato a lungo il sito; ora abbiamo la prova, e non si tratta di un fatto
secondario, che l'insediamento umano nella zona stato continuo attraverso i millenni.

Non si tratta come si pensato finora, di una cultura neolitica che si sovrappone a una mesolitica, magari
intervallate da millenni di abbandono del sito, bens una si evolve nell'altra. Secondo David Jacques probabile
che il sito fosse intensamente frequentato gi in et paleolitica da cacciatori-raccoglitori, perch ricco di acque e
di abbeveratoi che attiravano la selvaggina, ma questo naturalmente pi difficile da provare.

Tuttavia, quella che probabilmente la notizia pi importante di questo 2013 che pare essere stato un vero anno
di grazia per l'archeologia europea, non viene da l ma dalla Scozia.

Il 3 agosto 2013, stando al quanto riferisce sempre Il fatto storico, i ricercatori dell'Universit di Birmingham
hanno portato a termine l'analisi di una serie di dodici fosse di et mesolitica risalenti a ottomila anni fa rinvenute
nel sito scozzese di Warren Field, che sembrerebbero costituire un calendario lunare, nientemeno che il pi
antico calendario conosciuto al mondo, e un calendario notevolmente sofisticato per l'et preistorica.

Riporto uno stralcio del brano de Il fatto storico:


La capacit di misurare il tempo uno dei raggiungimenti umani pi importanti, e capire quando il tempo venne
creato critico per comprendere lo sviluppo della societ.
Vince Gaffney, a capo degli scavi, spiega: Le prove suggeriscono che le societ di cacciatori-raccoglitori in

Scozia avevano sia la necessit che la sofisticatezza di registrare il tempo negli anni e di correggere lo
slittamento stagionale dellanno lunare; questo successe quasi 5.000 anni prima dei primi calendari noti in Medio
Oriente. Ci mostra un passo importante verso la costruzione del tempo e dunque della storia stessa.

Un po' come gli allineamenti di Stonehenge, infatti, sembra che le fosse del sito abbiamo una disposizione con
correlazioni astronomiche alquanto sofisticate:
Il sito si allinea anche al solstizio dinverno, in modo da fornire ogni anno una correzione astronomica al
calendario: i mesi lunari sono infatti pi brevi di 11 giorni rispetto ai mesi solari, dunque bisognava avere una sorta
di Capodanno per far riallineare il calendario lunare con lanno solare e le sue stagioni.

Non male questi Britanni preistorici, e a proposito, vi ricorda niente il nome di Vince Gaffney? Ma s, sempre lui,
l'archeologo britannico che lavorando sempre per l'Universit di Birmingham, nel 2010 ha scoperto le tracce di
Woodhenge, il circolo di pali di legno vicino a Stonehenge.

Un'altra invenzione fondamentale per la civilt umana, la misurazione de tempo, sembra essere avvenuta in
Europa millenni prima che in Medio Oriente, cos come pare certa la priorit europea nella scoperta dei metalli e
della scrittura. Veramente, se non fosse sostenuto dal pregiudizio biblico, da una vera e propria deformazione
ideologica e da una politica censoria e manipolatoria delle informazioni, il pregiudizio, lo strabismo mediorientale
non potrebbe reggere.

Un aspetto dell'impostazione da me sostenuta che probabilmente sar stato motivo di sorpresa per molti, e che
dimostra come in definitiva non sia possibile sfuggire alle implicazioni anche politiche del nostro discorso, il
fatto che le prove a nostra disposizione non solo dimostrano che l'Europa e non il Medio Oriente stata anche
nella remota antichit il cuore e il motore della civilt umana, ma che, come abbiamo visto nella terza e quarta
parte di questo scritto, un elemento di provenienza europide si trova all'origine delle grandi civilt extraeuropee.
Questo vale certamente per le civilt asiatiche, ed testimoniato da una costellazione di popolazioni estinte e di
popoli relitto di netta impronta europide: i Kalash, gli Hunza, i Tocari dell'Asia centrale, gli Jomon e gli Ainu del
Giappone, ma anche per le Americhe vi sono forti indizi che puntano nella stessa direzione e tracce di un
antichissimo popolamento europide avvenuto ben prima di Colombo e dei Vichinghi, probabilmente in epoca
preistorica, quando, in et glaciale, il livello degli oceani era pi basso di quello attuale e un'ininterrotta banchisa
artica si stendeva dal continente europeo all'Islanda e da questa alla Groenlandia.

La pi antica cultura litica americana, la cultura Clovis, presenta una netta affinit con quella solutreana
dell'Europa dell'et glaciale e nessuna somiglianza con le industrie litiche della Siberia, da cui si suppone siano
provenuti gli amerindi. Abbiamo popolazioni indie stranamente bianche come i Mandan del Nordamerica, oggi
estinti, e gli Aracani del Sudamerica, tuttora viventi e che guarda caso abitano la zona attorno a Tiwanaku, la
Stonehenge sudamericana. Come se non bastasse, ci sono leggende diffuse presso tutte le popolazioni
amerindie di maestri civilizzatori dalla pelle bianca, presenti prima dell'arrivo dei conquistadores e che spianarono
loro la strada: Quetzalcoatl, Viracocha, Gucumatz.

Vogliamo fare ora una riprova al contrario e vedere come stanno le cose l dove un'influenza europide, bianca
non ipotizzabile?

Qual stata ad esempio la situazione dell'Africa subsahariana, dell'Africa nera in un qualsiasi momento tra il
paleolitico e l'inizio della colonizzazione europea?

Quando gli Europei giunsero in Africa nel XIX secolo, rimasero colpiti dal fatto che i neri africani erano sotto ogni
riguardo dei selvaggi, che non mostravano alcun indizio di un'organizzazione sociale pi complessa di quella
tribale n di una cultura riconoscibile come tale. Pregiudizi razzisti dettati dall'etnocentrismo europeo, come i
sostenitori di quella castrazione intellettuale che oggi si chiama politicamente corretto vorrebbero farci credere?
Assolutamente no! Nei confronti delle grandi civilt asiatiche, viaggiatori ed esploratori che provenivano dallo
stesso ambiente e soffrivano dunque, se mai esistito, dello stesso pregiudizio etnocentrico, hanno assunto
atteggiamenti ben diversi; non solo, ma gli stessi giudizi sui neri africani sono stati espressi quasi negli stessi
termini dai viaggiatori e mercanti arabi ben mille anni prima, un millennio durante il quale, evidentemente, l'Africa
nera non ha mostrato alcun segno di evoluzione.

Gli esploratori europei, parecchi secoli dopo, avranno le stesse impressioni. Gli Europei hanno scritto che gli
Africani sembravano avere un'intelligenza molto bassa ed un lessico piuttosto povero per esprimere pensieri
complessi. I Bianchi apprezzavano alcune trib per la fabbricazione di ceramica, la forgiatura del ferro, le sculture
in legno e le costruzione di strumenti musicali. Ma pi frequentemente, gli Europei erano scioccati dalla nudit,
dalle loro abitazioni superficiali e poco igieniche. I Bianchi notarono che i Negri non avevano inventato ruote per
la macinazione di mais o per i trasporti, non avevano fattorie di animali, nessun testo scritto, nessuna moneta e
nessun sistema numerico.
I Bianchi che esplorarono la Cina erano razzisti come quelli che esplorarono l'Africa, nonostante questo le loro
descrizioni dei cinesi e della Cina furono molto diverse da quelle che furono fatte, da loro stessi e dagli arabi, sui
Negri.

Queste parole sono un piccolissimo estratto del libro Race Evolution and Behavior di J. Philippe Rushton,
docente di Psicologia alla University of Western Ontario di Londra, Ontario e Canada. Non si tratta, come forse a
qualcuno verrebbe da pensare, della solita sparata razzista, ma di uno studio serio di un ricercatore qualificato
su come l'appartenenza razziale condizioni il comportamento umano e che, nonostante questo, stato
ferocemente boicottato, ne stata impedita la pubblicazione, ed infine uscito on line in edizione ridotta e in
forma semiclandestina.

Un caso analogo, di cui ha parlato La Repubblica del 17.6.2006, quello di Bruce Lahn, docente di genetica
dell'Universit di Chicago. Questi avrebbe individuato due geni connessi con lo sviluppo del cervello nella nostra
specie, che sono di origine recente e spiegano l'incremento delle nostre dimensioni craniche e capacit
intellettive avvenuto nelle ultime decine di migliaia di anni, ma questi geni non si ritroverebbero in tutte le
popolazioni umane, si troverebbero nei bianchi e negli asiatici, ma nei neri no. Boicottato in tutte le maniere
dall'establishment scientifico, Lahn stato costretto ad abbandonare le ricerche.

Capite dove arriva la gabbia mentale della political correctness democratica? Non si mette alla gogna
un'ideologia, una teoria, un'opinione. Si impedisce la ricerca, si vuole che non sia consentito porsi domande
intorno a certi temi, perch in realt si sa benissimo che risposte serie basate sulla realt invece che
sull'astrazione ideologica non potrebbero far altro che confutare i dogmi dell'uguaglianza o della riducibilit di tutte
le differenze a fattori ambientali e sociali, dell'inesistenza o dell'irrilevanza delle razze. DEMOCRAZIA SIGNIFICA
ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI LIBERT.

Io vorrei ora esprimere qualche parola di apprezzamento per il nostro bravo Alfonso De Filippi, che recentemente
ha scovato on line e tradotto un saggio che mette sotto una luce nuova tutta la questione dell'orientalismo: Ebrei,
Islam e orientalismo di Irmin Vinson, gi apparso sulla rivista statunitense National Vanguard.

Precisiamo che almeno in prima battuta Vinson usa il termine orientalismo in quella che dovrebbe essere
l'accezione pi corretta, ossia studio del mondo orientale e non come ho fatto io, nel senso di ideologia/dottrina
esaltatrice dell'oriente, anche se, a mio giudizio e per mia esperienza, l'una cosa sfocia fin troppo facilmente
nell'altra. Vinson prende le mosse da una polemica fra il critico letterario arabo Edward Said autore del saggio
Orientalism e lo scrittore ebreo americano Martin Kramer, autore dello scritto, che una risposta al primo, The
Jewish Discovery of Islam. Secondo Said gli occidentali non avrebbero alcun diritto di occuparsi di orientalismo,
perch in ogni caso prigionieri di un'ottica coloniale, eurocentrica e islamofoba. La risposta di Kramer di certo
sorprendente e molto rivelatrice: riconosce la fondatezza delle accuse di Said riguardo agli orientalisti europei e
cristiani ma non nei confronti degli orientalisti ebrei che hanno tenuto sempre un atteggiamento di apertura verso
l'islam e detto fuori dai denti di viscerale ostilit nei confronti dell'Europa.

Vinson fa notare che Similmente agli anti razzisti, lanti Orientalismo del Said ci nega il diritto di vedere il mondo
attraverso i nostri occhi, allo stesso modo di tutti gli storici di sinistra che maledicono l'eurocentrismo.

Gli fa eco Kramer, come Vinston ci racconta.

Gli studiosi ebrei scrissero con simpatia sullIslam allo scopo di attaccare indirettamente lEuropa. Mentre
dichiaravano di attenersi a unoggettivit disinteressata essi miravano a smantellare quelle categorie che
aiutavano gli Europei ad autodefinirsi, e mettendo in dubbio certe generalizzazioni riguardo ai musulmani essi
speravano di impedire analoghe generalizzazioni sugli Ebrei. Il bersaglio principale era la fiduciosa fede degli
Europei nella propria superiorit culturale, e, dato che lEuropa cristiana si autodefiniva nel contrasto con lIslam,
essi avrebbero attaccato lEuropa esaltando suo oppositore (lIslam) e mettendo in dubbio le linee di confine tra
lEst e lOvest e tra Islam e Cristianit che formavano parte di quella auto rappresentazione dellEuropa per essi
insopportabile... Gli studiosi ebrei dissimulavano la loro animosit verso lEuropa nelle loro dotte pagine piene di
simpatia verso lIslam.

Il Kramer mostra del coraggio nel valutare gli effetti della sovversione culturale da lui operata: Il rispetto verso
lIslam che gli ebrei hanno fatto tanto per diffondere non solo rimasto in Europa ma serv come base per la
tolleranza europea verso i musulmani dopo la guerra. Le sinagoghe fatte a somiglianza delle moschee erette
dalle comunit ebraiche nel secolo decimo nono prepararono lEuropa ad accettare le vere moschee che le
comunit islamiche vennero a erigere in tutto il continente nel ventesimo secolo.

Bernard Lewis, il pi noto dei moderni orientalisti ebrei, recentemente profetizz sulle pagine del Die Welt che
lEuropa sar islamica entro la fine del secolo; e di questa catastrofe demografica il Kramer rivendica il merito
agli studiosi islamofili ebrei. Ci pu essere senzaltro un onore troppo grande per ammuffiti tomi di quasi
dimenticati orientalisti ebrei, ma la promozione ebraica dellIslam, almeno, fornisce una seppur parziale
spiegazione del massiccio venir meno della volont di sopravvivenza degli Europei che ha permesso la crescente
invasione islamica che ancora una volta muove allassalto del nostro continente, questa volta senza incontrare
(almeno fino ad ora) qualsiasi significativa resistenza. E non vi pu essere dubbio che la vecchia visione
occidentale dellIslam come qualche cosa di alieno e ostile, una reazione ragionevole alla lunga storia delle
invasioni musulmane, stata quasi interamente sradicata. Quando la NATO decise di aiutare i terroristi

musulmani nel Kosovo bombardando i Serbi a Belgrado, questa decisione, nominalmente occidentale, fu un
chiaro segnale del venir meno di unantica auto rappresentazione culturale. Ogni considerazione sul fatto che i
Serbi sono europei e i Musulmani alieni ed estranei era svanita.
Non forse chiaro? Chi di voi avr letto le tesi di Silvano Lorenzoni sulla
CONVERGENZA DEI MONOTEISMI ne sar rimasto forse sorpreso, ma alla luce di
questa testimonianza si vede bene che lo scontro di civilt fra giudeoamericanismo e
Islam semplicemente una baruffa in famiglia fra fratelli abramici uniti da un'ostilit
viscerale verso l'Europa come la vicenda della ex Jugoslavia ha ben dimostrato.

Martin Kramer anche il curatore della raccolta poetica Almansor dell'autore ebreo
tedesco (formalmente convertito) Heinrich Heine, e in questa raccolta (ispirata a
un'omonima commedia di Heine il cui protagonista un mussulmano di Spagna
anch'egli convertito per convenienza), c' un brano molto significativo in cui egli invoca il
crollo della moschea di Cordova trasformata in chiesa sulla testa dei fedeli cristiani
mentre rimpiange la dominazione islamica. Cristiani qui sta per Europei, di un'Europa che nonostante sia stata
invasa da una religione venuta dal Medio Oriente, ha resistito alla semitizzazione interiore come all'aggressione
esterna islamica. Il conflitto non stato e non religioso ma, in primo luogo, razziale, e Vinston non lo
nasconde:

[La Reconquista] stata letteralmente una guerra razziale contro i Mori, condotta da spagnoli, francesi e
portoghesi, la cavalleria della Comunit bianca. In termini semplici, comprensibili a tutti, indipendentemente
dall'appartenenza politica, stata la fine di una dominazione straniera.

Occorre per rimarcare che il fattore razziale inteso in senso biologico non onnipotente, ed possibile generare
uno stravolgimento di quella che dovrebbe essere la sensibilit razziale per via puramente culturale, e il pi
tragico esempio in questo senso rappresentato dall'ebraizzazione psicologica indotta dal calvinismo che ha
trasformato la Puritania anglosassone nella mostruosit di USraele.

Bisogna anche notare che questo discorso, che ci obbligherebbe a una sorta di continuo autodaf per evitare ogni
sorta di etnocentrismo, condotto da marxisti, ebrei e islamofili in totale malafede; infatti esso richiesto SOLO A
NOI, per disarmarci psicologicamente, renderci il proverbiale vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro.

L'Islam assolutamente etnocentrico e intollerante. L'Ebraismo? Non ne parliamo! Ma qui c' un equivoco
fondamentale su ci che si debba intendere per tolleranza e comprensione dell'altro. Lo ricordava persino un
vecchio liberale come Jean Franois Revel:
La nostra civilt ha inventato l'autocritica in nome di un corpus di principi valido per tutti gli uomini a cui devono
quindi ispirarsi tutte le civilt, nell'autentica uguaglianza. Essa perde la sua ragion d'essere se si abbandona
questo punto di vista. I persiani di Erodoto pensavano che tutti avessero torto fuorch loro; noi altri occidentali
moderni siamo prossimi a pensare che tutti abbiano ragione fuorch noi. Ma questo non un progresso dello
spirito critico, sempre auspicabile, il suo abbandono totale1.

Vinston cita a un certo punto, per criticarla, un'affermazione dell'allora presidente francese Jacques Chirac,
pensata evidentemente per ingraziarsi l'elettorato di origine allogena: Le radici dell'Europa sono tanto cristiane

quanto mussulmane. Sono tentato di dare ragione a Chirac: l'Islam c'entra con le radici dell'Europa tanto quanto
il Cristianesimo, cio per niente. Le radici dell'Europa sono elleniche, Romane, celtiche, germaniche: la chiarezza
e profondit di pensiero della filosofia greca, la costruzione giuridica e amministrativa Romana, la fantasia
mitopoietica celtica, le tradizioni germaniche di fedelt e di onore, e tutto il resto nulla.

1.

Cfr. Jean-Francois Revel, La conoscenza inutile , Longanesi, 1989.

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Ex oriente lux, ma sar poi vero? (Settima parte)


Di Fabio Calabrese

Io talvolta mi chiedo se esista un dio delle coincidenze e delle


circostanze. Confutare la leggenda, radicata nella nostra cultura, della
derivazione della civilt umana dal Medio Oriente, dall'Egitto e dalla
Mezzaluna Fertile mesopotamica e rivendicare la priorit dell'Europa,
l'ho sempre ritenuto una parte importante della nostra Weltanschauung,
non solo perch gli Europei di oggi hanno pi che mai bisogno di
ritrovare l'orgoglio delle proprie radici e della propria identit per contrapporsi alle minacce che nell'epoca
presente fanno intravedere un totale sradicamento: l'americanizzazione della nostra cultura, l'immigrazione
allogena, il meticciato, la prospettiva non remota dell'edificazione di un'ibrida societ mondialista basata su di un
livellamento in cui, spariti popoli, etnie e tradizioni, l'intera umanit si riduca al branco di servitori del potere
sempre meno occulto e dal volto sempre meno sfuggente (segno che ormai si sentono prossimi alla vittoria finale)
dei signori dell'alta finanza, del potere bancario e finanziario, oggi in grado di strangolare economicamente le
nazioni a proprio piacere, ma anche perch il rifiuto della concezione orientaleggiante ci pone davanti al fatto
inequivocabile che l'incivilimento umano costantemente legato, per quanto indietro si possa risalire nel tempo,
all'uomo caucasico di lignaggio indoeuropeo.
Lungi quindi dall'essere una questione che pu interessare solo gli specialisti, gli studiosi di preistoria e di storia
antica, si tratta di un vero e proprio fil rouge che collega tutti gli aspetti della nostra visione del mondo, oltre che di
una chiara confutazione del dogma democratico dell'uguaglianza degli uomini.

A suo tempo, ho esposto sulle pagine di EreticaMente fatti e motivi di ordine storico e archeologico che esaminati
con attenzione rendono traballante la leggenda dell'origine mediorientale della civilt e che ancora vengono
propalati come verit ovvia e indiscutibile a cominciare dai libri di testo delle scuole.

Il saggio piuttosto ampio apparso su EreticaMente, come ricorderete, suddiviso in quattro parti. Ultimamente
sono tornato sull'argomento sia lo confesso per un senso sempre pi profondo di nausea verso gli argomenti,
le miserie della politica spicciola, sia perch nel frattempo erano emersi nuovi fatti che puntavano in maniera
indubbia in direzione dell'interpretazione storica da me delineata. Fra di essi, forse il pi significativo, avvenuto lo
scorso agosto, il ritrovamento nella localit scozzese di Warren Field dei resti di quello che sembrerebbe un
calendario realizzato attraverso allineamenti astronomici e risalente all'et mesolitica, che attesterebbe la priorit
europea in un'altra scoperta umana fondamentale: la misurazione del tempo.

In pratica, l'aggiornamento che avevo in animo di fare, si dovuto sdoppiare in due articoli piuttosto corposi,
come avete avuto modo di vedere.

Ebbene, nel momento in cui mi sembrava di aver messo il punto finale a questa trattazione, ecco emergere a
cascata dei fatti nuovi. Una parte della mia ipotesi riguarda il fatto che nelle grandi civilt extraeuropee dell'Asia e
delle Americhe, se risaliamo indietro nel tempo, troviamo alla base un elemento europide al punto che ex oriente
lux pu essere tranquillamente rovesciato in ex Europa lux.

Io ammetto che, in base alle nozioni comunemente diffuse, questa ipotesi pu sembrare ardita per l'Asia, per le
Americhe; un'antica presenza europide ben prima dei Vichinghi e di Colombo, pu sembrare addirittura
paradossale, e invece proprio qui che ultimamente sono emerse le prove pi recenti. Veramente ci deve essere
un dio delle coincidenze. Pochi giorni dopo la stesura della quinta e sesta parte del mio saggio, apparsa sulla
rete una notizia ripresa dal Washington Post del 29 febbraio 2012. Soltanto ora stato reso noto un ritrovamento
avvenuto nel 1970. All'epoca l'equipaggio di un peschereccio che pescava nella Chesapeake Bay sollev nella
rete una zanna di mastodonte e un'ascia o una punta di lancia di pietra. Questi reperti dimenticati per
quarant'anni assumono oggi un'importanza straordinaria.

Nel 1999 gli antropologi Dennis Stanford, americano, dello Smithsonian Institute e Bruce Bradley, inglese,
dell'Universit di Exeter hanno avanzato una teoria che certo pu sorprendere molti: le Americhe, prima che dagli
antenati degli amerindi, sarebbero state colonizzate da una popolazione di origine europea. I due ricercatori
hanno osservato che la pi antica industria litica americana, quella della cultura Clovis, non presenta nessuna
somiglianza con quelle della Siberia da dove, attraverso lo stretto di Bering, sarebbero venuti gli antenati degli
Amerindi, mentre strettamente affine a una cultura litica dell'Europa occidentale, l'industria solutreana. Stanford
e Bradley hanno ipotizzato che, poich nell'et glaciale il livello degli oceani era pi basso di quello attuale e
un'ininterrotta banchisa artica si stendeva dal nord Europa all'Islanda e da questa alla Groenlandia, bande di
cacciatori solutreani avrebbero potuto spingersi agevolmente dall'Europa all'America lungo il bordo di quest'ultima
a caccia di foche e altri animali marini.

Bene, adesso sembra proprio che sia arrivata la conferma. Non solo la punta di lancia (coltello, ascia) ritrovata
nelle acque della Chesapeake Bay nel 1970 di tipo solutreano, ma poich si suppone fosse infissa nel corpo del
mastodonte, probabilmente servita per cacciarlo, ragionevole l'ipotesi che sia coeva dell'animale. L'analisi del
radiocarbonio della zanna ha permesso di determinare un'et di 22.760 anni, ma gli antenati degli Amerindi
sembra abbiano varcato lo stretto di Bering solo 15.000 anni fa.

Io spero che mi perdonerete una piccola auto-promozione. Per tutti coloro che siano interessati ad approfondire
l'argomento del pi antico popolamento delle Americhe e dell'origine delle civilt precolombiane, consiglio la
lettura del mio articolo La storia perduta delle Americhe pubblicato sul n. 7 della rivista on line La runa bianca.

La causa prima di quello che potremmo chiamare lo strabismo mediorientale, ossia della tendenza a vedere nel
Medio Oriente e non nell'Europa la culla della civilt umana, a mio parere la centralit assunta nella nostra
cultura in seguito alla cristianizzazione dalla Bibbia, che appunto in Medio Oriente stata scritta. Quando la si
smette di considerare un testo sacro, infallibile parola divina, ci si rende conto che essa non nemmeno
attendibile come testo storico, ma il suo aspetto pi rilevante l'auto-esaltazione del popolo ebraico che non trova
appigli di sorta nella realt.

Ad esempio, stando alla Bibbia lo stato ebraico dei tempi di re Salomone doveva essere quanto meno una media
potenza dell'area mediorientale. Allora come mai non si trova nessuna menzione di Israele nei testi ittiti, assiri,
babilonesi, fenici ma forse un unico ambiguo riferimento in una stele egizia la cui interpretazione
controversa?

Tuttavia noi stentiamo a renderci conto di quanto la Bibbia abbia condizionato la nostra concezione della storia

non solo nell'impostazione di fondo, ma anche nei dettagli. Ad esempio, archeologi, storici e linguisti del XIX
secolo suddivisero le popolazioni di ceppo caucasico e i loro linguaggi in tre rami, semitico, camitico e
indoeuropeo, basandosi sul fatto che la Bibbia parla di tre figli di No, Sem, Cam e Jafet, di cui si suppone queste
ultime siano le discendenti.

Va da s che popolazione e lingua non sono esattamente la stessa cosa; ad esempio oggi i neri delle Americhe,
gli afro-americani degli Stati Uniti che parlano inglese e quelli dell'America latina che parlano spagnolo o
portoghese, parlano lingue estranee ai loro antenati africani, ma pi ci spostiamo indietro nel tempo, pi
popolazione e lingua tendono a coincidere, e agli albori della storia non sono ipotizzabili eventi come la grande
tratta transoceanica degli schiavi che tra XVI e XIX secolo ha dato origine alle popolazioni nere delle Americhe.

Semiti sono Ebrei e Arabi, ma anche numerose popolazioni antiche come Accadi, Caldei, Assiri, Babilonesi,
Fenici. Camitiche le popolazioni bianche dell'Africa settentrionale, in origine anche quelle oggi arabizzate: Berberi
e Tuareg, gli antichi Numidi, gli antichi Egizi, i loro moderni discendenti Copti. Indoeuropei sono Greci, Latini,
Germanici, Celti, Slavi, Iranici e Indiani.

Poich la Bibbia racconta che tutta l'umanit precedente a No sarebbe affogata nel diluvio universale, ci sarebbe
da chiedersi, se prendessimo questo racconto come storia letterale, da dove sono saltati fuori gli antenati delle
popolazioni nere e mongoliche, forse sono arrivati sul nostro pianeta a bordo di qualche UFO?

Ma il punto che pi ci interessa che questo schema tripartito basato sulla favola di No (come FAVOLE sono
tutti i racconti biblici) non funziona nemmeno restringendoci alle popolazioni caucasiche. Anche se non possibile
riscrivere la Bibbia per aggiungere un quarto figlio di No, necessario ipotizzare perlomeno un quarto ramo delle
popolazioni caucasiche, un ramo mediterraneo che comprenderebbe Etruschi, Minoici, Iberici, Liguri e Pelasgi
oltre a svariate popolazioni minori. Se prendete in mano un qualsiasi testo di storia antica, trovate quasi di
continuo reticenti riferimenti a questi popoli definiti in maniera omertosa non indoeuropei (n semitici o camitici)
con una vaghezza che potrebbe andare altrettanto bene per esquimesi o boscimani.

Questo, come ricorderete, stato l'argomento della seconda parte del mio saggio. Bene, a quanto pare, anche su
questo fronte abbiamo degli aggiornamenti.

Il 16 ottobre 2013 il bollettino on line dell'associazione Saturnia Tellus ha riportato la notizia della scoperta nella
zona di Stilo in Calabria di una Stonehenge italiana: un villaggio megalitico dimenticato che svetta in sul confine
delle province di Reggio Calabria, Catanzaro e Vibo Valentia. il sito sacro del Bosco di Stilo scoperto da alcuni
archeosubacquei calabresi e recentemente rilanciato sui media locali.

Ci troviamo nel cuore di quella che un tempo si chiamava Calabria Ultra, verso lestrema punta dello Stivale,
dove, inghiottito da una fitta vegetazione, dalle parti di Ferdinandea, incastonato un sito archeologico fuori dal
tempo: tutto un susseguirsi di blocchi dalle svariate forme, con simboli particolari (alcuni dei quali, forse,
cuneiformi), collocati in apparente allineamento con eventi astronomici.

Saturnia Tellus riferisce l'ipotesi dei ricercatori che fanno risalire l'insediamento ai Pelasgi, l'antico e poco

conosciuto popolo che avrebbe abitato la Grecia prima dell'arrivo degli Elleni, ma la storia del megalitismo italiano,
in cui andrebbero inclusi anche i templi maltesi, ancora tutta da scrivere. E neppure pu mancare di suscitare
interesse il fatto che anche per questo monumento, come per Stonehenge e molti siti celtici, si nota la
correlazione tra l'allineamento dei monoliti ed eventi astronomici.

Io credo che in futuro sar sempre pi difficile respingere l'idea non solo dell'esistenza di popoli mediterranei
appartenenti a questo quarto e misconosciuto ramo, ma il fatto che in et antica costoro sono stati portatori di un
elevato livello di civilt, e poich gli Italiani sono tanto indoeuropei quanto mediterranei, non scordiamoci che dei
nostri antenati che stiamo parlando.

C' di pi, forse sta per tornare alla luce in intero capitolo finora ignorato della storia pi remota dell'Europa.

Questa volta non si tratta di un singolo ritrovamento, ma di una ricerca complessa in corso da una quindicina di
anni, e che prosegue tuttora, i cui esiti potrebbero cambiare il modo in cui consideriamo la preistoria britannica ed
europea. C' una zona del Mare de Nord subito a nord-est della Gran Bretagna caratterizzata da bassi fondali
attivamente frequentata dai pescatori perch molto pescosa, nota come Dogger Bank, e da sempre i pescatori
raccolgono nelle reti rami d'albero e addirittura ossa di grandi animali. Senza dubbio il Dogger Bank era terra
emersa alcune migliaia di anni fa (fino a dodicimila anni fa - si calcola - fino alla fine dell'ultima et glaciale).

Secondo quanto riferisce la rivista on line Antikythera del 10 settembre 2013, che ha come fonte il prestigioso
quotidiano britannico Daily Mail, i ricercatori britannici sono impegnati da una quindicina d'anni nel ricostruire
questa Atlantide britannica da loro battezzata Doggerland.

LAtlantide Britannica stata scoperta da un team di sommozzatori alle dipendenze di alcune compagnie
petrolifere che lavorano in collaborazione con il dipartimento scientifico dellUniversit di St. Andrews.

I sommozzatori si sono imbattuti nei resti di quello che sembra un vero e proprio mondo sommerso, con una
popolazione di decine di migliaia di persone e che potrebbe essere stato il cuore vero e proprio dellEuropa
antica.

Grazie ai dati raccolti dai tecnici delle compagnie petrolifere, un team di archeologi, climatologi e geofisici
riuscito a mappare tutta la superficie della terra perduta. Secondo gli studiosi, questa antica zona dEuropa era
abitata da una fauna e da una flora molto rigogliosa.

Inoltre, molto probabile che fosse uno dei territori popolato dai mammut, specie che si estinta proprio con la
fine dellultima glaciazione.

Secondo il dottor Bates, geofisico, Doggerland era il vero cuore dellEuropa. Per anni abbiamo speculato
sullesistenza di una terra perduta, a partire dalle ossa animali tirate su dalle reti dei pescatori di tutto il Mare del
Nord, ma solo grazie al lavoro con le compagnie petrolifere che siamo stati in grado di ricostruire laspetto e
lestensione di questa terra perduta.

Come riporta il resoconto offerto dal Daily Mail, la ricerca il frutto di 15 anni di meticoloso lavoro sul campo
intorno alle acque torbide della Gran Bretagna. Grazie a tecniche pionieristiche, gli studiosi sono stati in grado di
ricostruire la flora e la fauna che popolavano lantica Doggerland.

Inoltre, i numerosi reperti ritrovati sul fondo del mare riportano in vita le numerose popolazioni del mesolitico che
abitavano il continente perduto. Il team di ricerca attualmente impegnato a ricostruire le abitudini di queste
popolazioni, compresi gli eventuali luoghi di sepoltura.

Una ricerca che ancora solo all'inizio.

Forse la storia del nostro passato tutta da riscrivere, ma soprattutto importante riscrivere la storia del nostro
futuro, lottare, impegnarci con tutte le forze per sottrarre i popoli europei a quel destino di sparizione, di morte
(quasi) indolore che, attraverso il meticciato, il potere mondialista ha gi scritto per loro. Noi abbiamo tutti i motivi
per essere fieri dei nostri antenati, ma dei nostri figli, e dei figli dei nostri figli che ci dobbiamo preoccupare.

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Ex oriente lux, ma sar poi vero? (Ottava parte)


Di Fabio Calabrese

Gli anglosassoni la chiamano serendipity, con un'espressione che


intraducibile in italiano tranne che nella brutta italianizzazione serendipit.
L'origine del termine, per, italiana, risale a un racconto di Cristoforo
Armeno che fu tradotto in inglese da Horace Walpole nel XVIII secolo, e indica
la capacit o la fortuna di fare scoperte impreviste, che si rivelano di
importanza cruciale.
Negli ultimi tempi, per, sembra che, almeno riguardo a uno specifico argomento, di serendipit me ne stia
venendo fuori parecchia. Gi quando mi ero dedicato a scrivere i primi quattro articoli della serie Ex oriente lux,
ma sar poi vero?, ero partito con l'intenzione di scrivere un solo pezzo, ma l'argomento mi si man mano
allargato sotto le mani e recentemente, dall'idea di sviluppare un aggiornamento, ne sono usciti un secondo, un
terzo e adesso un quarto, e pi si scava, pi pare che ci sia da scavare.
In realt la cosa non per nulla cos sorprendente: c' da tenere conto dell'insegnamento di George Orwell: la
manipolazione del passato serve a distorcere la percezione che abbiamo del nostro presente, in modo da
incanalare il futuro in una direzione prefissata; solo che in democrazia la censura e la manipolazione del pensiero
non si attuano in maniera diretta, spiccia, brutale; occorre che la gente conservi l'impressione ingannevole di
essere libera e scambi la propaganda ideologica di regime, che comincia fin dai primi rudimenti del sistema
educativo, per informazione oggettiva, e non sia quindi portata a metterla in discussione: la verit non viene
apertamente messa a tacere ma sommersa da un mare di informazione futile, irrilevante o accortamente
falsificata, non siamo separati da essa da un muro invalicabile, piuttosto da un inestricabile labirinto, tuttavia
abbiamo forse trovato il nostro filo di Arianna.

Quando si percorre un labirinto, pu capitare di iniziare imboccando la direzione giusta e poi sbagliare prendendo
la diramazione sbagliata a una svolta cruciale, specialmente se i condizionamenti culturali spingono in una certa
direzione. Senza volerlo e senza avere l'intenzione di aprire un nuovo fronte polemico, ne ho dato un esempio
nella sesta parte. Secondo la mia ipotesi, all'origine della nostra percezione distorta della storia antica, che porta
a porre l'origine della civilt umana non in Europa ma nel Medio Oriente, c' l'influenza della Bibbia, che ha
plasmato letteralmente la nostra concezione della storia. Una volta riconosciuto che questa concezione un
falso, la Bibbia non appare pi come un libro da ritenere sacro, la parola di Dio, ma nemmeno come un testo che
abbia una qualsiasi attendibilit storica. Io penso che occorrerebbe una fantasia enorme per intendere ci come
un'interpretazione che vada in qualche modo a favore del Cristianesimo.

Ebbene, innegabile che c' qualcuno che partendo da presupposti in qualche modo simili ai miei (ai nostri, oso
pensare), arrivato a conclusioni opposte.

Gli amici di EreticaMente si sono premurati di informarmi che l'articolo di Irmin


Vinson tradotto da Alfonso De Filippi, che io ho citato nella sesta parte, era
stato a suo tempo bocciato dalla redazione perch non in linea
ideologicamente. La faccenda bizzarra. Questo articolo riferisce di una
polemica fra un autore mussulmano, Edward Said, e un orientalista ebreo,
Martin Kramer. Secondo il primo, gli orientalisti occidentali non avrebbero il
diritto di occuparsi del mondo islamico perch prigionieri di un'ottica
eurocentrica, coloniale, razzista e quant'altro. Gli risponde Kramer che tali
colpe e tale proibizione possono valere per gli orientalisti cristiani ma non
per quelli ebrei, che hanno sempre avuto simpatia per l'Islam e una mica tanto celata ostilit per l'Europa.
Entrambi, ci dice Vinson, intendono proibirci di vedere il mondo con i nostri occhi. Tutto questo, ci fa notare
l'autore dell'articolo, non rimane confinato a un piano puramente teorico ma - assieme a molte altre cose che
hanno creato col tempo uno stravolgimento culturale che ci ha impedito - ci impedisce di percepire l'islam come il
radicalmente altro, l'anti-Europa che , con le tragiche conseguenze che si sono viste, ad esempio, nelle guerre
della ex Jugoslavia.

Il problema che l'articolo di Vinson potrebbe essere visto come una perorazione a favore del Cristianesimo, ed
verosimilmente in questa chiave che De Filippi l'ha tradotto e divulgato; ed per questo motivo che
EreticaMente ne ha rifiutato la pubblicazione. Ora, che questa sia una lettura sbagliata, lo stesso Vinson a
chiarircelo:

[La reconquista] stata letteralmente una guerra razziale contro i Mori, condotta da spagnoli, francesi e
portoghesi, la cavalleria della Comunit bianca. In termini semplici, comprensibili a tutti, indipendentemente
dall'appartenenza politica, stata la fine di una dominazione straniera .

Non si tratta quindi di un conflitto religioso, piuttosto di tipo razziale; non solo: il riconoscimento dell'importanza
del fattore razziale la pi aperta sconfessione della Weltanschauung cristiana. In realt, noi abbiamo da una
parte una cristianit che non il Cristianesimo, ma un'Europa e un mondo occidentale di derivazione europea
che ha subto la cristianizzazione; e sul fronte nemico un mondo arabo-islamico a cui, a dispetto di problemi
cronicamente irrisolti come il conflitto israelo-palestinese, gli ebrei guardano con simpatia per affinit razziale.
Che l'Europa sia, in campo religioso, tuttora dominata da una dottrina che proviene dal Medio Oriente - il campo
nemico - semplicemente un evento disgraziato che una cronica ragione di debolezza.

Un'ultima considerazione verrebbe da aggiungere al riguardo: che il marxismo sia stato nella pratica il pi
clamoroso fallimento del XX secolo, questo pochi si azzarderebbero a negarlo, ma questa probabilmente non
che una conseguenza della sua assoluta labilit teorica. Questi docenti di cultura marxista che, soprattutto in
Italia, monopolizzano ancora l'insegnamento della storia, non solo non hanno mai avuto sentore di come la
percezione del nostro passato sia deformata dall insegnamento biblico, ma sono anche i pi accaniti sostenitori
di quell'anti-eurocentrismo che vorrebbe negarci il diritto di vedere il mondo coi nostri occhi. Tutto si tiene, in
ultima analisi: il Cristianesimo stato il bolscevismo dell'antichit; il marxismo nella nostra epoca si distinto dal
Cristianesimo soprattutto per aver sostituito al Dio trascendente il dio immanente della storia: una sottigliezza
teologica, una quisquilia. A partire dal Concilio Vaticano Secondo, il Cristianesimo cattolico ha cominciato a un
tempo a rifluire verso le sue origini non-europee e a fare corpo comune col marxismo, sua versione secolarizzata.

Io non vorrei polemizzare oltre con i cosiddetti tradizionalisti cattolici. Costoro si trovano in una posizione
insostenibile, e non potranno rimandare ancora a lungo una scelta inevitabile: o con l'Europa, la sua cultura, le

sue tradizioni, e soprattutto i popoli che la compongono; o con una Chiesa sempre pi mondialista, meticcia, antieuropea. In mezzo non c' pi posto. Non con Fabio Calabrese che se la devono vedere, ma con l'ineluttabilit
del reale.

Torniamo per ora a quello che l'argomento principale della nostra trattazione, ossia: la concezione ancora oggi
considerata l'ortodossia storica e scientifica - che vede la civilt originarsi in oriente, in particolare nell'area
mediorientale tra il Nilo e la Mesopotamia e solo lentamente estendersi all'Europa quale sarebbe dimostrata, in
maniera incontrovertibile dalle prove archeologiche, del tutto falsa.

Dalle prove finora raccolte mi sembra risultare che, per quanto indietro possa risalire la ricerca storica (o
preistorica), l'Europa si dimostri una terra molto pi civile di quel che ci avevano abituati a ritenere; che vi siano
motivi validi per ritenere essere europee - e non mediorientali - fondamentali scoperte umane quali l'allevamento,
(forse) l'agricoltura, i metalli, la misurazione del tempo; che nulla debbano a supposte influenze mediorientali
conquiste dello spirito come la filosofia greca; e che, come abbiamo visto, un elemento europide sembra proprio
essere alla base anche delle grandi civilt dell'Asia orientale e delle Americhe precolombiane. L dove invece
un'influenza europea o europide non si riscontra, come nel caso dell'Africa nera, abbiamo popolazioni che non
sono mai uscite da uno stato primitivo o selvaggio fino all'avvento del colonialismo europeo.

Ora, se fosse possibile provare che vi stata un'influenza europea alla base anche delle grandi civilt
mediorientali - egizia, sumerica, babilonese e via dicendo - il cerchio sarebbe chiuso e le tesi dei patiti dell'oriente
completamente rovesciate.

Ebbene, che si debba addivenire a una tale conclusione tutt'altro che inverosimile. Pensiamo alla civilt egizia:
una stranezza e per i suoi cultori un mistero. Noi presumiamo che ogni civilt debba conoscere un periodo
infantile di progresso iniziale in cui maturano le sue conoscenze, le sue tecniche, i valori, l'organizzazione
politica, la struttura sociale, la religione, le forme culturali e via dicendo. L'Egitto tuttavia non ci presenta per nulla
un caso del genere: abbiamo il paradosso di una civilt che sorge all'improvviso completa e adulta in tutti i suoi
aspetti senza nessun antecedente, e nei tre millenni che vanno dalle origini alle conquiste persiana, macedone e
romana, non manifesta alcun progresso, alcuna innovazione tecnica o stilistica, al punto tale che gli archeologi
faticano a distinguere gli oggetti prodotti all'epoca di Cleopatra da quelli pi vecchi di tremila anni, se non sono
aiutati dal contesto o dal radiocarbonio.

L'unica innovazione che compare in tre millenni il carro da guerra, che non
un'invenzione egizia, ma fu portato in riva al Nilo dai nomadi Hyksos. Al
contrario, abbiamo una progressiva perdita di conoscenze tecniche che
l'immobilismo culturale non riesce a fermare: gli Egizi dell'Antico Regno, delle
prime dinastie, erano in grado di costruire capolavori architettonici come le tre
piramidi della piana di Giza, che i loro discendenti non sono stati pi in grado
di replicare.

Tutto questo farebbe pensare che a un certo punto, agli inizi della loro storia, gli Egizi abbiano subito un'influenza
civilizzatrice esterna, un lascito che andato lentamente disperso, nonostante tutti gli sforzi fatti per conservarlo
intatto.

All'inizio di questo articolo vi ho parlato di serendipit: si tratta di una dote che indubbiamente possiedo, ma che
questa volta ha fatto gli straordinari in maniera veramente sfacciata. Avevo appena terminato di redigere la
settima parte di questo saggio, quando mi capitato sotto gli occhi il tassello mancante, sotto forma di un libro:
Scoperte archeologiche non autorizzate oltre la verit ufficiale, di Marco Pizzuti, (edizioni Il punto d' incontro,
2010). L'atteggiamento censorio dell'archeologia ufficiale, tesa a difendere interpretazioni precostituite del nostro
passato attraverso la censura e l'occultamento delle prove, non poteva non produrre un florilegio di ricercatori
indipendenti fuori dai canali ufficiali, e non tutto ci che viene fuori da costoro pazzesco o stravagante.

Bene, ecco cosa viene riportato alle pagine da 49 a 51:


Le prove fin qui raccolte circa l'esistenza di un'antica casta dominante di diverso ceppo
razziale, tuttavia, sono comunque sufficienti a ribaltare completamente l'attuale
orientamento ortodosso sulle origini della civilt egizia. Il professor Carleton Coon, di
Harvard, nel suo libro The races of Europe ci informa per esempio che anticamente tutti i
pi importanti funzionari, cortigiani e sacerdoti che rappresentarono la casta superiore
della societ egizia possedevano sorprendenti crani nordici, in particolare del tipo
comune in Scandinavia, Gran Bretagna, Olanda e Germania settentrionale.

Ci premesso - va sottolineato - per quanto tali notizie possano creare stupore, si tratta di
una conclusione che trova riscontro in innumerevoli testimonianze archeologiche rimaste fino a oggi nell'ombra.

Tra queste possiamo citare le seguenti. L'archeologo americano George Reisner, durante gli scavi nella piana di
Giza, riport alla luce una piccola piramide con all'interno la raffigurazione di Hetepheres (V dinastia), la sposa
bionda dagli occhi azzurri di Didufri. Lo studioso tedesco Alexander Scharff osserv che essa venne descritta
come una sacerdotessa della dea Neith, una divinit dai capelli biondi della regione del delta del Nilo. Egli
prosegu inoltre asserendo che anche la regina Hetepheres II raffigurata con i capelli biondi in un dipinto sul
muro della tomba della regina Meresankh III. Dopo anni di studi e di approfondimenti in merito, Scharff arriv a
concludere che l'Egitto dell'et delle Piramidi fu dominato da un' lite dai caratteri somatici tipicamente nordici.
Presso il British Museum di Londra esposta una mummia del 3300 a.C. soprannominata Ginger a causa del
colore rosso dei capelli, dai tratti somatici tipicamente nordici. La mog lie del faraone Zoser stata raffigurata in un
dipinto con i capelli biondi. La mummia della moglie del re Tutankhamon possiede ancora ciocche di capelli
castani ramati. Numerose mummie dai capelli rosso-ramati sono state trovate nelle caverne di Aboufaida. Una
mummia bionda stata rinvenuta presso Kawamil insieme a molte altre con i capelli chiari e i tratti tipici delle
stirpi nordiche. Un dipinto nella tomba di Amenhotep III riproduce il faraone con i capelli rossi. Un antico scriba
egizio di nome Sakkarah, vissuto nel 2500 a.C., stato descritto con gli occhi azzurri dai suoi contemporanei. Il
tradizionale talismano egizio raffigurante l'occhio di Horus, ovvero il Wedjat Eye, di colore blu, come sta a
significare la stessa parola egizia wedjat. La regina Thi stata dipinta con una carnagione rosea, occhi azzurri e
capelli biondi.

Alcuni antichissimi dipinti della III dinastia mostrano gli egizi di pi alto rango con i capelli rossi e gli occhi azzurri.
La dea Nuit stata raffigurata bionda e con la pelle bianca.

Un antico dipinto di Saqqara mostra un uomo dall'aspetto nordico e i capelli biondi. Una raffigurazione della
madre del faraone Amenhotep IV (XVIII dinastia) rivela che aveva i capelli biondi, occhi blu e una carnagione
rosea.

La principessa Ranofri, figlia del faraone Tuthmosis III (XVIII dinastia), stata raffigurata bionda su una pittura
murale trovata nel diciannovesimo secolo dall'egittologo italiano Ippolito Rosellini. Nel 1929 gli archeologi hanno
scoperto la mummia dai capelli castani della regina Meryet-Amon (un'altra figlia di Tuthmosis III). L'egittologo
americano Donald P. Ryan, durante gli scavi del 1989, scopr nella Valle dei Re la tomba KV 60, con all'interno la
mummia dai capelli rossi della regina Hatshepsut (XVIII dinastia).

Nel 1925 L. H. Dudley Buxton, della Oxford University, dopo avere esaminato i resti delle mummie pi datate,
scrisse quanto segue:

Tra i crani pi antichi trovati nella citt di Tebe e raccolti presso il Dipartimento di Anatomia Umana di Oxford, ce
ne sono alcuni che devono essere considerati di tipo nordico senza alcuna esitazione .

Un volume illustrato di egittologia, pubblicato nel 1994, mostra dipinti, sculture e mummie di faraoni per un totale
di 189 personaggi dell'antico Egitto. Di questi, ben centodue (ovvero tutti quelli di datazione pi antica e di pi alto
lignaggio) hanno caratteristiche nordiche, mentre solo tredici sono risultati di colore. Il resto delle mummie invece
rimasto difficile da classificare. risultato dalle perizie somatiche che anche il primo faraone Menes aveva un
aspetto di tipo caucasico. Secondo il parere dell'antropologo scozzese Robert Gayre, l'antico Egitto venne
originariamente colonizzato da una razza caucasica; e quando il celebre archeologo inglese Howard Carter trov
la tomba di Tutankhamon, nel 1922, scopr tra gli arredi funerari anche un piccolo sarcofago di legno con
all'interno una ciocca di capelli castani appartenuti all'amata madre, la regina Tiye. Quest'ultima appartenne alla
XVIII dinastia ed era figlia di Thuya, una sacerdotessa del dio Amon. La mummia di Thuya venne trovata nel 1905
e presentava lunghi capelli biondo ramati.

Non finita qui. Anche se in questi casi la ricerca non stata favorita come in Egitto dalla pratica della
mummificazione, vi sarebbero consistenti indizi della presenza di elementi dalle caratteristiche europidi: pelle
chiara, alta statura, cranio dolicocefalo, capigliatura bionda o castana nelle aristocrazie sumeriche e maltesi. I
Sumeri furono la popolazione non semitica che cre la prima civilt mesopotamica. Malta poi un caso ancor pi
particolare: l'arcipelago maltese, composto da Malta, la piccola isola di Gozo e alcuni isolotti minori che spesso
non sono altro che scogli, ospita uno dei complessi megalitici pi vasti, articolati e meglio conservati del mondo. In
molti casi, secondo Pizzuti, si deliberatamente cercato di cancellare le prove di queste scoperte imbarazzanti
per l'archeologia ufficiale: a Malta si sono intenzionalmente cancellate delle pitture parietali, e migliaia di crani
ritrovati nella caverna delle ossa sono misteriosamente scomparsi, tuttavia il poco che sfuggito a queste
devastazioni sarebbe eloquentemente evidente.

Nel loro insieme, con questi otto articoli ho voluto spaziare in quasi ogni angolo di questo pianeta; e dovunque, la
conclusione a cui sono arrivato la stessa: la civilt appare sempre legata a un preciso tipo umano, l'uomo
bianco di stirpe europide. Conclusioni che trovano l'avallo della pi recente archeologia e antropologia, ma sono
pericolosamente simili a idee che avevano libera circolazione fra le due guerre mondiali, oggi piuttosto
considerate politicamente scorrette, dunque censurate, bandite, ostracizzate, maledette.

Capito questo, risulta chiaro che i movimenti sorti fra le due guerre - per sradicare i quali stato scatenato il
secondo massacro mondiale, seppellendo l'Europa e il Giappone sotto milioni di tonnellate di bombe (fra cui, per
quanto riguarda l'impero del Sol Levante, anche due ordigni nucleari) - hanno rappresentato l'ultimo importante
tentativo di riscossa, non solo politica ma anche culturale, del nostro continente.

Oggi, dopo settant'anni di intossicazione democratica, riprendere il cammino, persistere, senz'altro pi difficile,
pi rischioso; tuttavia non ci sono alternative se vogliamo difendere il nostro futuro e quello dei nostri figli.

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http://www.ereticamente.net/2014/05/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-nona.html

Ex oriente lux, ma sar poi vero? Nona parte


Di Fabio Calabrese

Torniamo ancora una volta sopra l'argomento del confronto fra civilt europea
e mondo orientale, questa volta soffermandoci in maniera particolare
sull'islam. Si tratta per la verit di una tematica che non assolutamente
nuova, e sulla quale sono tornato pi di una volta. Nei nostri ambienti esiste
una corrente di simpatia per l'islam, legata all'opposizione nei confronti
dell'occidentalismo americano-sionista; in pi abbiamo anche qualche caso di
conversione eccellente, da Ren Guenon a (mutatis mutandis) Claudio
Mutti.

Se avete seguito i miei scritti su Ereticamente o altrove, saprete gi che anche la mia replica a tutti costoro
ben lontana dall'essere una novit assoluta: nel diritto di guerra si distingue la cobelligeranza che implica
semplicemente il lottare contro un nemico comune, dall'alleanza che richiede anche una condivisione di finalit e
principi. A mio parere, nel caso dell'islam si pu parlare al massimo di una cobelligeranza contro il nemico
americano-sionista, perch la religione e la cultura islamiche rimangono qualcosa di estraneo e incompatibile
con le nostre radici europee. Stiamo bene attenti, ho affermato pi di una volta, che la giusta e sacrosanta
simpatia per la nazione iranica e per il popolo palestinese nella loro lotta contro il mostro americano-sionista non
ci lasci psicologicamente disarmati nei confronti di un'immigrazione che rovescia sulle nostre coste non il nobile
popolo iranico ma la peggior feccia magrebina.
L'Iran rappresenta poi un caso del tutto particolare nel mondo islamico, e ci torneremo sopra pi avanti.

Ma soprattutto occorre non dimenticare che la radice dell'american-sionismo e dell'islam la stessa; figli di Isacco
e figli di Ismaele sono tutti nipotini di Abramo con la stessa patologia mentale monoteista intollerante. Il presunto
scontro di civilt una baruffa in famiglia, e costoro possono sempre accordarsi contro il loro nemico atavico,
l'Europa. Ne abbiamo avuto un esempio che ci si dovrebbe guardare bene dal dimenticare, quando il conflitto
nella ex Jugoslavia si trasformato in una congiunta aggressione NATO-islamica contro la Serbia.

Questi sono tutti concetti che io do per scontati, sui quali mi sembra che non si dovrebbe nemmeno discutere, ma
c' chi va oltre, ipotizzando contro ogni evidenza storica, addirittura presunte radici islamiche dell'Europa.

Riporto, e non la prima volta che lo faccio, uno stralcio di Claudio Mutti:
Quando le capitali dell'Europa erano dei buchi bui e fangosi, Cordoba era lastricata ed aveva un sistema
d'illuminazione di lumi a petrolio. Il contatto con il mondo islamico avrebbe dato secondo Mutti e altri
all'Europa stimoli, spunti e innovazioni che le hanno consentito di superare la barbarie dei secoli bui al punto
che, paradossalmente, si potrebbe parlare, appunto, di radici islamiche dell'Europa.

Consentitemi su ci, di replicare con le esatte parole di un mio articolo, Non abbassare la guardia, gi apparso

anni fa su L'uomo libero.


E' una tesi che si pu far passare solo ignorando parecchie cose. Per prima cosa, l'Europa stata terra di grandi
civilt quando la penisola arabica dove ha avuto origine l'islam, era una terra miserabile di beduini e di caprai,
come lo rimasta anche in seguito, come lo tuttora dove non arrivato il miracolo dei petrodollari, e come era
allora e come oggi gran parte del Medio Oriente. L'Europa aveva gi ospitato la civilt minoica, quella etrusca,
quella celtica, quella greca, quella romana, per nulla dire della preistorica e tuttora misteriosa civilt pre-celtica
creatrice dei grandi complessi megalitici, da Malta a Stonehenge, probabilmente la civilt pi antica di questo
pianeta.
L'Europa con cui l'islam venne a confrontarsi nella sua fase espansiva era un'Europa che non si era ancora
ripresa dal caos provocato dalla caduta dell'impero romano, una caduta che stata in gran parte determinata
dalla diffusione nell'impero di una religione molto simile all'islam stesso, generata dalla stessa matrice semiticaabramitica-mediorientale.
Dopo i secoli bui l'Europa ha ricostruito la sua identit anche a partire dalla contrapposizione con l'islam, dalla
lotta per non farsene assimilare. Poitiers, Lepanto, Kossovo Polje dove la migliore giovent serba si immol in
uno sforzo disperato per tagliare la strada all'invasione ottomana; Kossovo Polje forse ancora pi di Poitiers e
Lepanto, perch il valore sfortunato talvolta risplende di una luce pi nitida e pura di quella della vittoria, quando
diventa sacrificio consapevole.
Quella che possiamo molto impropriamente, sia chiaro chiamare civilt islamica fior l dove i conquistatori
islamici vennero a sovrapporsi ad una cultura e ad un tessuto civile preesistenti: la Siria e l'Egitto gi ellenistici e
bizantini, l'altopiano iranico gi sede dell'antica civilt persiana, la Sicilia e la Penisola Iberica gi profondamente
civilizzate da Roma, l'Anatolia ed i Balcani, dove gli Ottomani sfruttarono parassitariamente sia la cultura, sia le
istituzioni e il tessuto amministrativo di Bisanzio. L dove l'islam dovette creare dal nulla, in effetti, nulla cre.
Claudio Mutti dimentica che Cordoba anche se all'epoca provvisoriamente sotto dominio islamico, era ed una
citt iberica, europea. Tuttavia, io credo che questa questione dell'illuminazione e della pavimentazione non vada
nemmeno sopravvalutata. Sicuramente oggi Las Vegas pavimentata ed illuminata infinitamente meglio di
quanto lo fosse Cordoba in et medievale, ma proprio gli odierni Stati Uniti ci dimostrano che si pu essere dei
barbari con una cultura meno che embrionale e possedere per un concorso di circostanze storiche
sfacciatamente fortunato, un imponente apparato tecnologico.

Tutto ci potrebbe bastare, ma ultimamente (17 maggio), Maurizio Blondet ha pubblicato sul suo sito EffeDiEffe
un articolo, Le tecnologie intelligenti che ci fanno idioti , che permette di aggiungere diversi tasselli al nostro
mosaico.

Blondet, lo ammetto, un autore con cui trovo difficile rapportarmi: un


cattolico a tutta prova, ex collaboratore de L'Avvenire, il quotidiano della
CEI, ma quando non si addentra nella problematica propriamente religiosa (e
talvolta anche in quella), mi lascia sorpreso per l'acutezza di certe sue analisi,
a prescindere dal fatto che ha perso il posto a L'Avvenire per aver scritto un
testo, Auto-attentato in USA in cui analizza tutti gli elementi che fanno
dubitare dell'effettiva matrice islamica dell'attentato dell'11 settembre 2001 e
lasciano intravedere dietro di esso la mano della CIA e del Mossad.

Blondet nel corso della sua attivit di giornalista, il Medio Oriente deve aver imparato a conoscerlo piuttosto bene.
Ricordo un suo articolo di qualche anno fa nel quale parlava delle donne iraniane che riescono a rendere sensuali
e civettuoli perfino gli austeri e ingombranti nijab che la religione islamica impone loro di indossare. Da ci
traspare il concetto indoeuropeo della sacralit, della religione si pu dire, del corpo da cui si vede che il fondo

spirituale indoeuropeo sopravvive nelle genti iraniche a dispetto dell'islamizzazione, laddove le donne arabe,
perlopi di forme molto meno avvenenti, tutto sommato ci guadagnano a nascondere i loro corpi sotto sacchi
informi. Queste riflessioni sulla sacralit del corpo fanno notare nello stesso Blondet un fondo di paganesimo
implicito in netto contrasto con il suo cattolicesimo dichiarato, che lo rende molto pi accettabile.

Tuttavia, quel che pi importa, notare che il popolo iranico un popolo di antica origine e cultura indoeuropea
che ha subito, per dirla chiara col nostro Silvano Lorenzoni la maledizione dell'islamizzazione che per non
riuscita a stravolgerne del tutto l'identit indoeuropea, e se noi lo prendiamo a modello della realt islamica tipica,
commettiamo un errore di valutazione gravissimo.

Cosa c'entrano le tecnologie intelligenti con l'islam? Qui Blondet ci presenta una tesi molto suggestiva: gli Arabi
possedevano agli inizi della loro espansione quel formidabile fuoristrada naturale che il cammello che, all'epoca
presentava numerosi vantaggi rispetto agli altri mezzi di trasporto.

I guerrieri di Maometto avevano il cammello. Che offriva notevoli e diversi vantaggi sul carro trainato da buoi,
specie prima dell'invenzione (medievale) del basto con pettorale che permette alle bestie da soma una maggior
forza di trazione. Un solo cammello pu portare fra le gobbe il carico di un carriaggio trainato da due buoi, pu
percorrere 25-30 chilometri al giorno contro i 10-15 del carro. Un uomo solo pu condurre da tre a sei cammelli,
mentre a bordo di ogni carretta ci dev'essere un guidatore. Nelle zone semi-desertiche, il cammello in grado di
nutrirsi con una vegetazione povera e inassimilabile dai bovini, al contrario, tutto ci che i bovini mangiano va
bene anche al cammello.

Questo vantaggio nell'immediato ebbe per effetti disastrosi a lungo termine, perch i beduini cammellati non
ebbero l'esigenza di sviluppare la ruota n un sistema viario, non arrivarono mai a concepire lo stato centralizzato
che serve a far funzionare un sistema viario, rimanendo fermi a uno stadio di organizzazione tribale, n
svilupparono le molte tecnologie che in Europa derivarono dalla ruota, dai mulini ad acqua ai pi complessi
ingranaggi meccanici.

Le odierne tecnologie intelligenti o smart come si dice nell'orrido gergo anglicizzante che sempre pi prendendo
il posto dell'italiano, stanno avendo su di noi un effetto analogo a quello avuto dal cammello sulla cultura arabobeduina.
[Osserviamo] i milanesi in metr: tutti a fissare il loro telefonino smart. Chi guarda video, chi fa videogiochi, chi
risponde a mail e vi aggiunge figurine, chi compulsa foto ricevute, chi ascolta musica con l'auricolare. Non
abbiamo pi bisogno di leggere. Peggio: nemmeno di consultare una carta geografica (c' il navigatore), chiedere
una strada a un passante, ricavare una percentuale o fare una divisione, consultare un'enciclopedia, fare una
ricerca in biblioteca (c' o non c' Wikipedia?) (...) E presto con lo smartphone chiameremo a noi la nostra auto
intelligente, dovunque sia andata (da sola) a parcheggiarsi (senza bisogno di noi al volante): e tutto gratis,
s'intende, purch lasciamo che la pubblicit di tutti i ristoranti e i bar e i negozi davanti a cui passiamo, avvisata
dal GPS del nostro passaggio, ci inondi di offerte speciali, mescolate alle notizie istantanee e liofilizzate, ai
tweet, alle amicizie di fessbuk.
...Tutta questa intelligenza elettronica rende noi pi idioti. Meno capaci di acquisire competenze, di imparare, di
concentrarci duramente nello studio, nel lavoro, sempre meno adatti ad usare le mani e le gambe.
Nelle case, uffici, scuole, giacche e borsette italiane pulsano in cerca di wi-fi e cellule, milioni di apparecchi
elettronici. Decine di milioni di computer, tablet, iPhone, Samsung. Ebbene: nessuno di questi oggetti fabbricato
in Italia, anzi nemmeno in Europa. Li importiamo tutti, dissanguandoci di valuta, fino all'ultimo, dall'Asia Estrema.

L sanno come si fabbricano questi prodigi tecnici, l avanzano le innovazioni nel digitale; l crescono accanto alle
gigantesche fabbriche le universit specializzate. Laggi si sviluppa il know-how di strumenti che sono stati
magari inventati in Europa, ma non sappiamo pi come fare. Non ci conviene pi, cos dice la dottrina ideologica
del globalismo, conviene comprarli dai Paesi dove i salari sono pi bassi: ottimo vantaggio che si traduce in
arretramento delle nostre conoscenze, competenze, e dunque, alla lunga, della nostra ricchezza, e financo della
nostra intelligenza.
Si dice che se un cataclisma facesse affondare Taiwan, il mondo mancherebbe tragicamente di Sim e circuiti
integrati, perch la punta tecnologica di questa industria tutta concentrata nell'isola cinese. Una guerra, la
mancanza di elettricit, lo spegnimento o l'esclusione da parte del nemico di alcuni satelliti da cui dipende la
nostra prodigiosa capacit di connessione, possono farci ricadere nel buio della preistoria, una preistoria in cui
non sappiamo pi nemmeno come procurarci il cibo, fabbricarci un arco, accendere un fuoco.

Non si pu dire che Blondet pecchi di eccessivo pessimismo, se infatti vediamo gli aspetti secondo i quali il
paragone non regge, vediamo che sono tutti a nostro svantaggio. Per prima cosa, i cammelli i beduini li
allevavano, non dovevano importarli da Taiwan. In secondo luogo ma di certo non meno importante, questa
tecnologia intelligente , per usare un termine tecnico, inutile fuffa, laddove il cammello serviva effettivamente
agli Arabi per i trasporti e per le razzie.

Uno dei miraggi pi falsi e pi persistenti della nostra cultura, sostenuto con la forza coercitiva di un dogma
religioso, quello del progresso, continuo e illimitato, sebbene gi nel 1970 nel saggio I limiti dello sviluppo il Club
di Roma l'avesse confutato con un ragionamento semplicissimo: in un sistema limitato quale il nostro pianeta,
non possibile una crescita illimitata, prima o poi i limiti del sistema devono essere raggiunti. Oggi sappiamo che i
limiti sono gi stati raggiunti. Le generazioni che ci hanno preceduto, dalla rivoluzione industriale ai nostri padri,
avevano la fondata speranza che i loro figli avrebbero avuto condizioni di vita migliori delle loro. Oggi noi questa
speranza non la possiamo pi avere.

Se noi guardiamo una mostra, un convegno, una qualsiasi delle sacre rappresentazioni in cui si cerca di tenere
ancora in vita lo sfiatato dogma del progresso, vi rendete conto che l'unico settore in cui continuano a registrarsi
progressi di qualche sorta, l'elettronica, ma si tratta di un campo dove quasi le uniche ricadute sociali sono di
tipo ludico: non risolveremo il problema della fame nel mondo, non avremo fonti energetiche rinnovabili, non
avremo una cura per il cancro, ma avremo la nuova playstation.

Peggio, l'immondizia elettronica crea una nuova forma di dipendenza. Blondet usa il termine compulsare forse
senza accorgersi di quanto sia adeguato: un comportamento compulsivo un comportamento ossessivamente
ripetitivo per un impulso nevrotico, ed esattamente quello che succede coi cellulari: tutti continuamente attaccati
al telefonino, a mandarsi e ricevere SMS a scattarsi foto o, come si dice in gergo anglo-bastardo, selfie
(autoscatti), a tutto discapito dei rapporti con le persone fisicamente presenti e dei contatti con la vita reale, una
nuova forma di dipendenza, come si vede bene anche dalle crisi di astinenza da cui sono colpiti molti quando non
hanno il telefonino sottomano.

Torniamo per ad analizzare quel che questo articolo ci racconta riguardo al mondo arabo: forse la
dimostrazione pi persuasiva non soltanto del fatto che una civilt islamica, si pu dire, non mai esistita, ma che
dove sono arrivate le conquiste arabo-islamiche, hanno portato a un generale arretramento delle tecniche, della
vita civile, delle istituzioni sociali.

Consideriamo che in et antica l'Africa settentrionale era stata profondamente civilizzata dalla conquista romana.
Prima che arrivassero loro, l'intero Nordafrica era stato valorizzato e reso produttivo con millenario lavoro dai
sovrani: numidi, cartaginesi, poi soprattutto i romani avevano ogni volta migliorato i suoli, arginato e canalizzato
torrenti e wadi, organizzato e sviluppato l'agricoltura al punto che le popolazioni, prima sparse e semi-nomadi,
diedero nascita a centri urbani fastosi, di intensa vita civile e culturale. Lo testimonia la collana di splendide citt
ancora quasi intatte: da Cirene e Leptis Magna in Libia a Volubilis in Marocco, da Hippona in Algeria (dove
nacque sant'Agostino) a Bulla Regia in Tunisia e poi ancora Clupea, Thuburbo Maius e Thysdrus il cui anfiteatro
impressiona come un Colosseo tunisino, capace di 35 mila spettatori.
Specialmente in Tunisia il clima e il terreno, naturalmente fosfatato, favorirono la coltura del frumento: nella valle
del fiume Bagrada, oggi Mejerda (turbidus arentes lento pede sulcat arenas Bagrada , cantava Silio Italico) i
rendimenti erano straordinari e la qualit altissima. Le foto aeree degli archeologi mostrano su vastissime
estensioni costiere del Nordafrica fitti antichi lavori: piccoli sbarramenti occludevano quasi ogni spaccatura e
burrone per trattenere le acque; dighe le conducevano verso le pianure, deviazioni, saracinesche e chiuse le
dividevano e distribuivano minutamente nei terreni irrigui. Dovunque si trovano cisterne e pozzi per le fattorie
isolate; quanto alle citt, erano rifornite dai monumentali acquedotti. Insomma, Roma.
Ancor pi delle infrastrutture materiali, produzione e scambi sono stati favoriti da quelle infrastrutture spirituali e
politiche di cui Roma aveva il primato, e che si chiamano istituzioni, ordine pubblico, certezza del diritto. Nelle
regioni sotto la sua autorit, Roma consolidava e rendeva certa la propriet privata con le centuriazioni dei suoli,
affidate ad agrimensori specializzati e competenti, i quali non solo misuravano i terreni con il loro strumento
(groma), ma tenevano conto delle pendenze e produttivit dei singoli appezzamenti, indicavano i tracciati dei
canali di scolo e stradelle parallele per raggiungere i campi. Non basta: Roma assicurava l'ordine e la sicurezza
delle strade; formidabili strade romane congiungevano fra loro le citt di tutto il Maghreb, intensificando con ci
stesso i commerci.

Su tutto questo, l'ondata beduina islamica si rovesci come un'invasione di cavallette.

Verso il 650, gli Ommyadi si stabiliscono nei territori conquistati del Maghreb. Subito cominciano a distruggere le
strade romane: i suoi lastricati non servono ai cammelli, anzi sono dannosi ai loro zoccoli molli, ma in compenso
sono materiale di recupero gi squadrato, prezioso per elevare moschee e fortezze. Secondo le loro usanze, i
beduini tagliano gli alberi per i loro bisogni, senza il minimo scrupolo. I terreni scoperti si screpolano, le piogge
dilavano l'humus, i campi coltivati, abbandonati dai contadini in fuga davanti ai predoni, diventano steppa e poi
deserto. Ormai sulle alture non ci sono pi i boschi, dunque nemmeno il legname per eventuali carriaggi. Le
pianure non pi verdeggianti, non possono pi mantenere bovini. Il beduino ha creato attorno a s il suo ambiente
nativo, e ci resta felice.

Civilt islamica? Decidete un po' voi!

Quanto pi ci confrontiamo con queste realt altre, tanto meglio comprendiamo che le nostre radici europee
sono un lascito prezioso da difendere a qualsiasi costo.

ereticamente.net

http://www.ereticamente.net/2014/07/ex-oriente-lux-ma-sara-poi-vero-decima.html

Ex Oriente lux, ma sar poi vero?, decima parte


Di Fabio Calabrese

Io non vorrei abusare della vostra pazienza con questi articoli in serie che
tendono a trasformarsi in vere e proprie rubriche, ma penso che tutti voi
capirete che il discorso complesso che stiamo portando avanti sulla nostra
civilt e le sue origini, richiede di quando in quando degli aggiornamenti e
degli approfondimenti.

Riguardo alla questione della luce da oriente, della pretesa dell'origine non europea, e in particolare
mediorientale della nostra civilt, io avevo dedicato una serie di quattro articoli, seguita poi da altri quattro di
aggiornamento-approfondimento a spiegare il concetto che non solo da un'attenta analisi di ci che ha realmente
da dirci l'archeologia, emerge una priorit europea rispetto al Medio Oriente e a ogni altra area del mondo, ma
che all'origine delle grandi civilt dell'Estremo Oriente e delle Americhe precolombiane, nonch di quelle stesse
del Medio Oriente e dell'Egitto riconoscibile un'impronta europide, caucasica, bianca, che nel primo caso ci
attestata dalle mummie di Cherchen, dai Tocari, dai Kalash, dagli Jomon e dagli Ainu dell'arcipelago nipponico,
nel secondo dalla cultura Clovis verosimilmente originata dai popolazioni di cacciatori sulutreani provenienti dalla
sponda orientale dell'Atlantico millenni prima di Colombo, nel terzo dalle evidenti caratteristiche europidi e persino
nordiche in contrasto col ceppo prevalente della popolazione, delle lite egizie e mesopotamiche.

E' anche possibile fare una riprova al contrario: l dove un'influenza europide non ipotizzabile: l'Africa nera ma
anche gli aborigeni dell'Australia e la Nuova Guinea, vediamo che fino all'arrivo dell'uomo bianco, queste
popolazioni non si sono mosse di un millimetro dal paleolitico. Tanto per avere ben chiaro cos' questa cultura
dei cui apporti l'immigrazione dovrebbe arricchire la nostra: nulla o pura negativit.

La questione mi pareva di averla sviscerata in maniera che pi completa non si sarebbe potuto, ma lo scorso
maggio un articolo di Maurizio Blondet apparso sul suo sito EffeDiEffe mi ha indotto ad aggiungere una nona
parte, poich esso ci fornisce tutti gli elementi per affermare che una civilt islamica non esiste e non mai
esistita, se non nella misura in cui ha potuto vampirizzare e riciclare i prodotti di culture europee o indoeuropee
come quella romana, bizantina o persiana in Nordafrica, in Spagna, in Sicilia, nei Balcani o nell'altopiano iranico:
Verso il 650, gli Ommyadi si stabiliscono nei territori conquistati del Maghreb. Subito cominciano a distruggere le
strade romane: i suoi lastricati non servono ai cammelli, anzi sono dannosi ai loro zoccoli molli, ma in compenso
sono materiale di recupero gi squadrato, prezioso per elevare moschee e fortezze. Secondo le loro usanze, i
beduini tagliano gli alberi per i loro bisogni, senza il minimo scrupolo. I terreni scoperti si screpolano, le piogge
dilavano l'humus, i campi coltivati, abbandonati dai contadini in fuga davanti ai predoni, diventano steppa e poi
deserto. Ormai sulle alture non ci sono pi i boschi, dunque nemmeno il legname per eventuali carriaggi. Le
pianure non pi verdeggianti, non possono pi mantenere bovini. Il beduino ha creato attorno a s il suo ambiente
nativo, e ci resta felice.

Se non che, ultimamente sono stati proprio gli amici di Ereticamente a farmi osservare che c' un aspetto della
questione che finora non ho considerato. Nell'ambito di una rivalutazione delle nostre radici europee, come avete

visto, ho dato molta importanza ai Celti e alla cultura megalitica (forse pre-celtica) delle Isole Britanniche.
Qualcuno di Ereticamente mi ha fatto notare che:
Il discorso celtico ha sicuramente un'altra valenza, visto che un ambiente pi eterogeneo, aperto ad un pubblico
pi vasto e forse pi commerciale.

In altre parole, i Celti oggi sono di moda (anche se non nella cultura ufficiale dove continua a dominare lo
strabismo mediorientale), e questo pu forse indurre a sottovalutare l'importanza di altre culture europee nelle
origini della nostra civilt, e parliamo in particolare del mondo germanico.

Secondo una radicata tradizione storiografica, i Germani sono visti come i barbari per antonomasia, un
pregiudizio che le calunnie dei vincitori del secondo conflitto mondiale contro il popolo tedesco, negli ultimi
decenni hanno contribuito a rinfocolare.

Tanto per cominciare, per, la parola barbari aveva nell'antichit un significato alquanto diverso da quel che
siamo soliti immaginare, per gli antichi Greci, questo termine non aveva alcuna connotazione di valore negativo,
indicava semplicemente coloro che non parlavano la lingua ellenica. I Greci ad esempio avevano importanti
contatti commerciali coi barbari Traci, la Tracia era letteralmente il granaio dell'antica Grecia.

Senza i Traci non ci sarebbe stato il miracolo greco. Infatti, attorno al VII-VI millennio a. C. mentre la Grecia si
trovava in et arcaica, la Tracia era pi evoluta, in quanto si trovava in una posizione ideale per ricevere gli
influssi provenienti dallAsia, dallAnatolia e dallEuropa mediterranea.

La Tracia era famosa nellantichit per lestensione delle sue terre e per il numero degli abitanti.

Erodoto definisce i Traci il popolo pi grande dopo gli Indi; Pausania quello pi numeroso dopo i Celti.

Per i Traci lagricoltura era molto importante. Gli antichi autori greci chiamavano le terre tracie fornitrici di grano
e i Traci protettori del grano, quelli che vivono nei campi di grano . Oltre al grano erano anche noti nel mondo
antico per la coltivazione della canapa, dellorzo, dellaglio e della cipolla. Inoltre in Tracia cresceva l ulivo e si
coltivava la vite: bevanda divina, dice Omero che chiama la Tracia madre di pecore e definisce i suoi cavalli
Belli, robusti, molto bianchi e veloci.

La maggior fonte di ricchezza dei Traci erano per le miniere di oro, argento, rame e ferro.

La Tracia esport per tutto il I millennio a. C. soprattutto grano, bestiame, legname, miele, resine, metallo e
schiavi.

E' quanto riferisce Clio dossier di Mario Palazzo e Margherita Bergese, tomo B, editrice La Scuola. Gi un'altra

volta sono stato ferocemente rimbeccato per aver citato un testo scolastico, vediamo se succede di nuovo.
Comunque quel che importa rilevare che, come nel caso dei barbari Traci con cui i Greci avevano rapporti
commerciali intensi, questa parola barbaro non aveva la connotazione negativa che siamo soliti associarvi.

E parliamo dei barbari Germani. Soprattutto negli ultimi anni, gli archeologi hanno messo in evidenza un fatto
che per alcuni sar sorprendente, ma che oggi appare incontrovertibile: la Germania ha partecipato a quella
stessa cultura megalitica le cui tracce oggi pi note sono quelle che si trovano nelle Isole Britanniche.

La pi nota Stonehenge tedesca, sia pure ben poco conosciuta fuori dai confini nazionali, Externsteine, di cui vi
riporto un breve stralcio della descrizione che ne d Wikipedia:
Externsteine un complesso megalitico situato in Germania, nella regione Renania Settentrionale-Vestfalia, nella
foresta di Teutoburgo, presso la citt di Horn-Bad Meinberg. Si ritiene che l'etimologia del nome sia legata alle
vicina area montuosa chiamata Egge Range (il nome significherebbe, dunque, rocce dell'Egge). I resti del
complesso sono costituiti da un cerchio di circa 80 metri di diametro, un fossato, un tumulo e due palizzate di
legno all'interno delle quali si aprono tre porte (una a nord, una a sud-est, una a sud-ovest).

Dal punto di vista geologico, le rocce sono costituite di arenaria, originarie del Cretaceo (circa 120 milioni di anni
fa).

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che si possa trattare di un santuario proprio alla cultura pagana e dunque
orientato prevalentemente al culto del sole. Con l'aiuto di alcuni astronomi si osservato come, ponendo al centro
del cerchio una figura umana, questa potrebbe osservare il giorno del solstizio d'inverno il sole sorgere e
tramontare attraverso le due porte poste a sud, il che ne farebbe un osservatorio solare. Il legame con il sole e il
relativo culto sembra essersi rafforzato con la recente scoperta - avvenuta a circa 20 km da Goseck - del cos
detto Disco di Nebra, un disco astronomico di bronzo.

Di quell'interessantissimo reperto che il disco di Nebra parleremo fra poco.

Si pu notare che la zona dove sorge Externsteine da sempre ritenuta un'area di influenze magiche, situata
nella foresta di Teutoburgo dove Arminio inferse una disastrosa sconfitta ai Romani (la peggiore tra Canne e la
decadenza dell'impero). Nelle vicinanze si trova il castello di Wevelsburg dall'insolita forma a pianta triangolare
che fu scelto come sede e luogo di riti iniziatici da Heinrich Himmler, dove pi si evidenzia l'aspetto misticosacrale delle SS che, oltre all'aspetto di guardiani del regime nazionalsocialista e di lite combattente, avevano
anche un importante risvolto esoterico a somiglianza degli antichi ordini cavallereschi.

Tuttavia tutta l'area germanica si rivelata ricca di elementi interessanti dal punto di vista archeologico pi di quel
che ci si sarebbe forse potuti aspettare. E' un discorso in qualche modo simile a quello di Stonehenge. Come
quest'ultima ci avrebbe dovuto indurre da un pezzo a pensare che un santuario di questo tipo non poteva essere
una cattedrale sperduta nel nulla, allo stesso modo Externsteine avrebbe dovuto far pensare che ci doveva per
forza essere dell'altro.

Un post dell'8 agosto 2003 tratto da Deutsche Welle ci racconta del ritrovamento della Stonehenge tedesca di
Goseck, scoperta nel settembre precedente, ma come vedremo, non la sola:
Esperti tedeschi hanno salutato il pi antico osservatorio astronomico dEuropa, scoperto nella Sassonia-Anhalt
lo scorso anno. La tranquilla citt di Goseck, nel cuore del distretto di Weissenfels, nello stato tedesco orientale
della Sassonia-Anhalt, brilla in unestate brutalmente calda, ed i residenti cercano respiro all'ombra. Niente
poteva lasciar pensare che la scoperta in cui gli archeologi sono inciampati lo scorso settembre, si sarebbe
rivelato uno dei pi antichi osservatori astronomici mai dissotterrato.

Gli esperti tedeschi hanno dichiarato che una "pietra miliare nella ricerca archeologica", all'atto di pubblicare i
dati del ritrovamento. L'archeologo di stato Harald Meller ha dichiarato che il sito, che si ritiene fosse un
monumento per l'esercizio di un antico culto, offra il primo sguardo sul mondo religioso e spirituale dei primi coloni
europei. Franois Bertemes dell'Universit di Halle-Wittneberg ha stimato che il sito risalga a circa 7000 anni or
sono. Lo ha descritto come "uno dei pi antichi siti sacri" scoperti nell'Europa centrale.

Mediante l'analisi al radiocarbonio di due punte di freccia ed ossa di animale trovate all'interno del comparto
circolare del sito, gli archeologi sono stati in grado di determinare la data delle origini. Dicono che con tutta
probabilit pu essere fatto retrocedere al periodo compreso tra il 5000 ed il 4800 a.C. Se questo fosse il caso,
renderebbe il sito di Goseck il pi antico osservatorio astronomico datato nella storia europea.

Ma non solo let che rende la locazione di Goseck cos insolita. Paragonato agli altri circa 200 simili siti
preistorici sparsi attraverso l'Europa, il sito di Goseck evidenzia sorprendenti deviazioni. Invece degli usuali
quattro accessi al comparto circolare, il monumento di Goseck ne ha solo tre. Il comparto murato consta anche di
un'inusuale formazione di cerchi concentrici di palizzate di legno ad altezza d'uomo. Gli anelli e le entrate nei
cerchi pi interni si fanno via via pi stretti a mano a mano che ci si avvicina al centro, indicando forse che solo
poche persone potevano raggiungere il cerchio pi interno.

Wolfhard Schlosser della Ruhr University Bochum ritiene che la costruzione unica del sito indichi sia uno dei primi
esempi di osservatorio astronomico. Schlosser, specialista di astro-archeologia, ha dichiarato che l'entrata
meridionale punta il sorgere ed il tramontare del sole nel solstizio d'estate e d'inverno, mettendo in condizione i
primi europei di determinare con accuratezza il corso del sole attraverso il cielo. Schlosser convinto che il sito
fosse costruito per losservazione di fenomeni astronomici come il movimento del sole, della luna e delle stelle, e
per tracciare il corso del tempo. Questi cicli celesti sarebbero stati importanti per le semine ed i raccolti delle prime
civilt.

Ma Goseck non semplicemente una "costruzione calendario" ha spiegato Schlosser, "piuttosto chiaramente un
edificio sacro". Gli archeologi hanno trovato dovizia di prove che provano come Goseck fosse un luogo di
venerazione di culti preistorici. La disposizione delle ossa umane, per esempio, tipica dei siti sepolcrali, e segni
indicativi praticati su di esse indicano che vi fossero praticati sacrifici umani.

Bertemes ha dichiarato che non strano che gli osservatori astronomici funzionassero come luoghi di
venerazione e centri di vita sociale e religiosa.

Il sito di Goseck, eretto dalle prime comunit di coloni tra l'Et del Bronzo e quella del Ferro, era concluso 3000

anni prima dell'ultima fase di costruzione dei megaliti di stonehenge in Gran Bretagna.

Gli esperti stanno anche tracciando paralleli tra i tumuli di Goseck ed un'altra scoperta ugualmente spettacolare
compiuta nella regione. "La formazione del sito, il suo orientamento ed i segni dei solstizi di estate e inverno
mostrano analogie con il famoso "Disco di Nebra", malgrado il disco fu realizzato solo 2400 anni pi tardi" ha
dichiarato Schlosser.

Il disco di Nebra, risalente a 3600 anni or sono, fu scoperto a soli 25


chilometri di distanza da Goseck nella boscosa regione di Nebra ed
considerato la pi antica rappresentazione concreta del cosmo. Il disco di 32
centimetri decorato con simboli di lamina doro in rilievo che rappresentano
chiaramente il sole, la luna e le stelle. Un ammasso di sette punti stato
interpretato come la costellazione delle Pleiadi come appariva 3600 anni or
sono. Schlosser ritiene che le formazioni sul disco si siano basate su
precedenti osservazioni archeologiche, che potrebbero essere state fatte a
Goseck.

Gli archeologi sono certi che losservatorio, con la sua principale funzione di tracciare il tempo, gioc un ruolo
cruciale in una societ dominata dai mutamenti stagionali. Teorizzano che losservatorio di Goseck ed il disco di
Nebra indichino che le conoscenze astronomiche fossero collegate ad una visione mitologica-cosmologica del
mondo dei primi tempi della civilt.

Gli archeologi hanno notato da immagini aeree scattate nel 1991, che il sito di Goseck era caratterizzato da una
serie di tumuli di terra orientati geometricamente. Ma si dovuto attendere fino allo scorso anno perch venisse
intrapreso uno scavo. Poich stato destinato ai campi-studio degli studenti dell'Universit di Halle-Wittenberg,
aperto per un numero limitato di settimane all'anno. Lanno prossimo un gruppo di studenti dell'Universit di
California a Berkeley avranno la possibilit di scavare il sito.

Prima di procedere oltre, vediamo di capire cos' il disco di Nebra di cui si parla qui, e che forse non tutti
conoscono: un oggetto che apparentemente non sembra avere nulla di eccezionale, un disco metallico di
bronzo con applicazioni in oro di una trentina di centimetri di diametro con incise delle figurazioni astronomiche: il
sole (o la luna piena), la luna (falcata), diverse stelle fra le quali riconoscibile il gruppo delle Pleiadi. L'aspetto
eccezionale del disco, per non dato solo dal fatto che esso risale all'Et del Bronzo ed la pi antica
rappresentazione conosciuta del cielo, ma dal fatto che posizionandosi sul vicino monte Mittelberg e usando
come punto di riferimento il Brocken, il monte pi alto della Germania del nord, traguardando attraverso i due
archi posti ai lati del disco, possibile determinare la posizione del sole al tramonto in coincidenza con gli
equinozi di primavera e d'autunno; un oggetto che presuppone una conoscenza astronomica raffinata e
sorprendentemente precoce. Lo si potrebbe forse definire una Stonehenge portatile.

Il disco, ritrovato da due saccheggiatori di tombe nel 1999, venuto nelle mani delle autorit nel 2001.

In questo caso, un collegamento con le Isole Britanniche e la loro cultura megalitica, pi che probabile,
praticamente certo:

La piastra fu sottoposta ad analisi comparata tramite fluorescenza X da parte di E. Pernicka, allora all'universit
di Freiburg in Sassonia. L'esame degli isotopi di piombo radioattivo contenuti nel rame avevano inizialmente
attribuito la sua provenienza dalla regione di Bischofshofen, nel Mitterberg, nelle Alpi austriache orientali, circa 50
km a sud di Salisburgo. Per l'oro si era ipotizzata una provenienza dai Carpazi. Analisi pi recenti condotte dallo
stesso Pernicka e da altri studiosi ritengono invece che l'oro provenga dal fiume Carnon in Cornovaglia e che
anche lo stagno contenuto nel bronzo provenga dalla stessa regione inglese. (da Wikipedia).

E' dunque del tutto verosimile supporre un collegamento fra il megalitismo britannico e Externsteine,
considerando che Nebra e Goseck si trovano nel raggio di una ventina di chilometri da quest'ultimo sito.

Come nel caso della cultura megalitica britannica, si pu ipotizzare che le conoscenze astronomiche espresse in
questo artefatto non avessero solo delle finalit pratiche (connesse ad esempio col ciclo stagionale dei lavori
agricoli) ma anche religiose, essendo il Cielo la sede degli dei; infatti, riporta ancora Wikipedia:
Secondo l'opinione degli esperti, si tratta del pi antico ed evoluto modello rappresentativo del cielo notturno in
ogni epoca, opera di una civilt mitteleuropea e, di conseguenza, la prima raffigurazione del cosmo nella storia
dell'umanit, che anticipa di 200 anni la scoperta del pi antico reperto egiziano. Secondo l'archeologa Miranda
Aldhouse Green racchiude i simboli di un tema profondamente religioso come il sole, l'orizzonte per i solstizi, la
barca del sole, la luna ed altri esemplari particolari di stelle: le Pleiadi. Gli artefici dello scudo hanno voluto
sicuramente raggruppare tutti gli altri simboli di culto venuti alla luce anche in diverse regioni europee; esso fa
parte quindi di un complesso sistema religioso diffuso in tutta Europa; forse indica un messaggio di fede. L'uomo
mitteleuropeo dell'et del bronzo era gi in grado di esprimere il proprio credo religioso, (o per lo meno l'essenza
della religione) in una forma semplice e pratica.

Non basta ancora, perch un post del portale di archeologia Antikitera del 13 ottobre 2011 ci segnala la scoperta
di una nuova Stonehenge tedesca anche se stavolta molto pi recente, risalente all'epoca celtica, a
Magdalenenberg nella Foresta Nera:
Un gran cerchio - calendario celtico stato scoperto nella tomba reale di Magdalenenberg, presso VillingenSchwenningen, nella Foresta Nera, dai ricercatori del Rmisch-GermanischesPress Zentralmuseum di Mainz in
Germania, nell'esaminare le piante degli scavi gi effettuati. L'ordine dei sepolcri intorno alla tomba reale centrale
segnavano la posizione delle costellazioni nel cielo dell'emisfero Nord.

Mentre Stonehenge era orientata verso il sole, il tumulo sepolcrale di Magdalenenberg, che ha un diametro di pi
di cento metri, puntava alla luna. I costruttori puntarono lunghi pali di legno nel tumulo per segnare le posizioni dei
lunastizi, che avvengono ogni 18, 6 anni e costituivano le "pietre angolari" del calendario Celtico.

La posizione delle tombe a Magdeleneberg rappresenta il disegno delle costellazioni che si possono vedere tra il
solstizio d'inverno e quello d'estate. Con l'aiuto del computer, il Dr. Allard Mees, ricercatore del RmischGermanischen Zentralmuseum, ha ricostruito la posizione delle costellazioni nell'epoca celtica e in particolare di
quelle che si vedevano a met estate. La ricerca archeo-astronomica ha fornito la data del solstizio del 618 a.C., il
che rende questo l'esempio pi antico e pi completo di un calendario celtico focalizzato sulla luna.

Tre Stonehenge tedesche: Externsteine, Goseck e Magdalenenberg, pi quell'oggetto particolarissimo che il


disco di Nebra. Testimonianze di un'antichissima Europa di gran lunga pi civile di quanto avessimo potuto

immaginare, forse di un'unica civilt estesa su vaste aree del nostro continente.

Dovunque volgiamo lo sguardo, la lezione che ricaviamo dallo studio del nostro lontano passato sempre la
stessa: l'Europa da sempre la sede di una civilt antichissima, di un patrimonio storico e culturale che non ha
uguali in nessuna altra area di questo pianeta, un'eredit da difendere con le unghie e con i denti contro
l'appiattimento culturale rappresentato dall'americanizzazione, e soprattutto contro la minaccia alla sua
sussistenza etnico-antropologica che oggi l'immigrazione ci porta in casa.