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Indice

Il mondo degli archetipi........................................................................................................2


Ulteriori considerazioni sui rapporti intercorrenti fra realt assoluta, mondo archetipale e
manifestazione.....................................................................................................................93

IL MONDO DEGLI ARCHETIPI

Premessa
Queste pagine sono un tentativo dinterpretare il mondo della forma, e devono essere
lette per confrontarsi con queste idee e non per altro. Ci che esse daranno sar
proporzionale alla semplicit e allo stato interiore di chi le incontra.

NON AVER PAURA DELLASSOLUTO


E NON AVER FRETTA DINCONTRARLO:
EGLI E GIA NEL TUO CUORE.

AMA LA TUA MEDITAZIONE


FIGLIO MIO CARO
E NON AMARE LA TUA REALIZZAZIONE.
ESSA E UNA META, MA LA TUA MEDITAZIONE
E MOLTO DI PIU.
AMA LA TUA MEDITAZIONE
E NON AMARE LA META.

1)
Il presente scritto ha per oggetto la parte conclusiva del processo emanativo, le
cui componenti abbiamo tracciato in molti precedenti scritti.
Il Mondo Archetipale , infatti, quellaspetto dellAssoluto che venne attivato al
sorgere della Manifestazione attualmente vivente, ed a cui la Manifestazione stessa,
al suo compimento, fornir un nuovo archetipo destrema complessit il quale, pur
derivando dalle Idee matrici originarie, non potr che distinguersi da esse. In altri
termini, non le negher ma ne costituir la sintesi.
Ora necessario sgombrare il terreno dai facili equivoci che la stessa nozione di
archetipo pu generare.
Archetipo Idea fondamentale, la quale determina un processo di formazione
dIdee derivate (gli oggetti del mondo manifestato, le forme/pensiero, le entit
incorporee od astratte come i concetti filosofici e scientifici tanto cari alla mente
attuale) mediante lo svelamento delle sue molteplici componenti.
Questa preliminare definizione implica molte cose: la prima, e fondamentale,
che questArchetipo non appartiene al Mondo Formale (lEmanazione) ma a quello
dellAssolutezza (Mondo Divino), ed una puntualizzazione, una circoscrizione
dellinfinita potenzialit del Brahman.
Conseguentemente lArchetipo appartiene alla trascendenza, ma non
semplicemente un concetto astratto della suprema Intelligenza. Come tutto quello che
appartiene al Brahman (o pi esattamente al Brahma, sua ipostasi) lArchetipo
reale, autonomo, libero anche se della suprema libert dellEnte in S, impersonale
ma intelligente e quindi vivo, sia pure in un modo che difficilmente comprensibile
fuori dal samhadi pi incondizionato.
Il Brahma non opera come noi possiamo figurarci essotericamente: lEssere in
S opera come Vita e non certo come concettualizzazione ed attuazione dastrazioni
intellettuali. Ci che Egli pensa esiste, ed Egli stesso in una Sua determinazione.
Quindi lArchetipo Idea vivente, ma in senso divino.
Il Brahma agisce mediante i Suoi figli. Laffermiamo e precisiamo subito che i
Suoi figli primi e pi in Lui sono questi Archetipi, ognuno dei quali sintetizza altri
Archetipi che reciprocamente completano quello basilare.
Per esempio, negli Archetipi che hanno evidenziato lIdea fondamentale
nellattuale Manifestazione sono comprese tutte le indefinite possibilit che
questultima va sperimentando nel suo spazio/tempo, ed essi stessi sono elementi
viventi del basilare Archetipo manifestante che li unifica e li distingue.
Ci che in alto come ci che in basso, ricordiamolo una volta di pi. Come
abbiamo detto, questi Archetipi sono essenze viventi, completamente libere
desplicare la loro naturale dinamicit: appartengono quindi al momento dello
svelamento dellAssoluto come Amore creativo e, essendo ontologicamente partecipi
dellAssolutezza, al Brahman.
Ora, affermare tutto questo ribadire che essi sintetizzano insieme la perfetta
formulazione ed il perfetto movimento. Poich ci che in s perfetto non pu
perfezionarsi ulteriormente, dovremo ritenere che la natura della loro attivit non sia
3

specificatamente un processo di attualizzazione di loro potenze in qualche modo


ancora inattive; al massimo, se queste elucubrazioni ci sono lecite, si pu ipotizzare
un assolutizzarsi dellArchetipo stesso mediante un imponderabile processo e le
parole sono davvero inadeguate di comprensione del mistero brahmanico:
lArchetipo pur sempre una delimitazione vivente dellAssoluto e, come tale,
tende allAssolutezza. Lattivit del Mondo Archetipico tende dunque ad altro, alla
formulazione ed allo svelamento della Creatura secondo la Volont trascendente.
Questo processo dunque storia divina per eccellenza, e non comparabile a quanto
possiamo conoscere (se noi parliamo di perfezione lo facciamo nei confronti di
produzione di forme che esplichino le potenze dellArchetipo stesso), ma piuttosto a
un processo eminentemente creativo, nel quale lArchetipo agisce come rivelatore di
virtualit del Brahman che a lui appartengono solo in quanto sono una Sua modalit,
e che gli sono percettibili perch il Brahma stesso le attiva e le filtra tramite lIdea
archetipica preposta a tanto.
Occorre molta attenzione. La natura dellArchetipo in s conclusa: egli
perfetto e non perfettibile dal lato della sua adeguatezza a produrre le forme a lui
inerenti. Sarebbe statico se lEnergia divina non lo utilizzasse come motore per
convogliare enti che, pur dovendo per qualche insondabile particolarit essere sotto la
sua tutela, esprimono potenzialit che lArchetipo stesso non attualizza, e quindi
appaiono nuove quali fattori desistenza autonoma.
Affermeremo dunque che lArchetipo impersona () la Divinit ed insieme una
delle infinite modalit della medesima; tutto questo ci conduce a considerare che ogni
Archetipo agisce in sintonia con tutti gli altri, ed in particolare con quelli che
intervengono nellespressione di un nuovo evento dinamico (nel Mondo divino
larmonia la regola). Ripeteremo anche che lArchetipo fondamentale il Brahma
stesso.
Fin qui ci siamo occupati delle Potenze massime che manifestano la creativit
del Brahman, ma naturalmente le loro emanazioni sono infinite: aggiungeremo
dunque che, essendo un Archetipo unentit vivente di grado causale, la Sua mente
(o, meglio, coscienza) capace desprimere unindeterminata variet didee matrici
in quel campo interiore che pur se circoscritto nella funzione di base un infinito.
Ogni Idea matrice suscettibile devidenziare le forme a lei inerenti, ed ogni
forma esistente una variante pi o meno esatta di quellIdea. Nellillusorio/reale
campo della Maya queste forme si modificano o si susseguono luna allaltra finch
non raggiungono la natura profonda del loro essere/esistere, e qui si stabilizzano.
Raggiungere la propria natura profonda , infatti, sinonimo dattingere allIdea
matrice, ed, in effetti, lintera evoluzione tende come abbiamo gi detto a questo
scopo.
Abbiamo adesso un quadro abbastanza definito dellArchetipo e delle infinit
dIdee matrici viventi che lo costituiscono, dalle quali derivano le forme che noi
sperimentiamo, e che, in effetti, siamo.
Una precisazione: esiste una particolare categoria di forme che non derivano
tanto dal Mondo archetipale divino ma propriamente dallattivit dellUomo, creatore
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o meglio rivelatore di un campo didee/forma autonome (capacit delegatagli dal


primo per espressa volont del Brahma).
La creativit dellUomo, che condurr alla nascita/svelamento dellArchetipo
Figlio, in diretta proporzione al suo grado dautocoscienza (e non
demancipazione vera e propria!): quindi lUomo pu creare idee viventi che hanno
nel suo spirito il fondamento, e che conseguentemente esprimono in modo esemplare
il grado di perfezione dall'uomo stesso raggiunto.
Idee viventi, abbiamo detto. Aggiungiamo che esse, in genere, appaiono oggi
scompensate. Questo fenomeno veramente importante perch ci dice che esistono,
nel campo di Malkuth, entit prive di un substrato nei pi alti aspetti dellAlbero della
Vita, che non sono fisiche nel senso grossolano e comune del termine e che
piuttosto appartengono al sottile; come tali, esse tendono ad interferire con la
fisicit per un bisogno desistenza autonoma (e questa la miglior prova del loro
scompenso) e cercano non darmonizzarsi con lUomo, in cui troverebbero vita
permanente e reale, ma piuttosto di servirsi dellUomo come centri egotici totalmente
autonomi. Ma con questo si condannano a diventare forme in balia dellinvoluzione,
ed a interferire negativamente con lemancipazione del loro creatore.
Come pu lUomo creare qualcosa?
In effetti, lUomo non crea nulla, ma tende a svelare potenzialit del suo
Archetipo fondamentale (ancora inattivo in gran parte) e tuttavia percepito in modo
fortemente distorto ed egocentrico.
Larchetipo Uomo vivente nellArchetipo supremo di questUniverso, il
Brahma (ovviamente qui intendiamo con tale Nome ci che significano gli yogi:
lipostasi creatrice del Brahman). LUomo egli stesso il Brahma nel proprio Atma,
tanto per intenderci approssimativamente, e quindi egli percepisce costantemente
alcune delle sue immanenti virtualit ma a causa della sua inadeguatezza nei
confronti del Centro interiore in modo oscuro e confuso.
Nascono cos ideazioni mostruose ed infelicissime, che tuttavia vivono, si
trasformano in multiformi aspetti, ed acquistano una deforme consistenza. Al limite
questi effetti si condensano nel mondo demonico in senso stretto, che tanto piace a
certi gruppi di ricercatori e che pu condurre a tante delusioni temibili e pericolose.
E tuttavia un tipo desistenza che ha una sua temporanea oggettivit, da non
sottovalutare e da temere quando di lui simpossessano daimones di ben altra
consistenza: le Qelliphot.
Quello che ci preme di sottolineare questo dato: lUomo si colloca in un
continuum nel quale sesprimono Potenze archetipiche di grado trascendente,
forme/pensiero specificate dallUomo stesso nel corso di milioni di anni, ed infine
potenze oscure dorigine sovrumana (rispetto allordinaria percezione ed
intelligenza del Reale) che costituiscono linvoluzione.
Poich di questi fattori lUomo stesso centro e sovente arbitro (nei limiti
concessi dallArchetipo Fondamentale, il Brahma) facile comprendere la
complessit del problema che andremo considerando nelle prossime pagine, nelle
quali, fra laltro, dovremo considerare le possibilit offerte o negate dallattivazione o
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dallinabilitazione di un Archetipo nel nostro microcosmo, e le conseguenze che


possono derivare dalluso di forme/pensiero da noi eventualmente attivate, o
dallincontro con aspetti ostativi nei confronti della nostra emancipazione.
2)
La preoccupazione pi grande dellesoterismo il contatto. Contatto che pu
avvenire in vari modi o, come nello yoga, con le Potenze del microcosmo e quindi del
Macrocosmo mediante lopportuna attivazione dei chakra. Oppure, e questultimo il
modo tipico della magia rituale, con levocazione delle medesime Potenze tramite un
apparato che sorregga la visione interiore supposta carente, o presente in grado
insufficiente.
Il Rito supporto ad una relativa carenza di preparazione esoterica, e come tale
implica dei rischi. Rende pi facile un risultato, ma non c la possibilit di un
controllo su chi si contatta se non in modo indiretto (tramite un apparato formale
ritenuto capace di sopperire ad eventuali carenze sostanziali). Nello Yoga, la
forma/pensiero che viene attivata appartiene allinteriorit e quindi, con la necessaria
preparazione spirituale, lallievo acquista la capacit difficile da descrivere, ma
reale di elidere eventuali infiltrazioni indesiderate, e concentrarsi adeguatamente sul
Centro di apertura prescelto assieme al Maestro. Attivando questo Centro interiore la
porta trascendente si apre, e quello che il ricercatore incontra lAlbero della Vita
in una o in diverse formulazioni.
Ovviamente, un ind o un seguace del simbolismo vedantico otterr immagini
tipiche del modo particolare di rappresentarsi un aspetto reale proprie della sua
cultura fondamentale. Le forme non sono altro che concettualizzazioni di una
Potenza in s non ancora percepita, e quindi possono variare passando da una
metodologia tradizionale ad unaltra. Il contenuto , invece, costante o simile, e ci
dipende dal grado di realizzazione del percipiente. Eventuali differenze possono
apparire, ma sono determinate dal fattore proiettivo (autorappresentativo) dellallievo
stesso, il quale pu accentuare la sua visualizzazione su un particolare aspetto
piuttosto che su un altro. A identit dinteriorizzazioni corrispondono identit
deffetti, nella sostanza.
Nel rituale evocativo sussistono dunque incertezze, che dipendono
esclusivamente dallo stato delloperatore. Se questi ha raggiunto un sufficiente grado
di penetrazione nel proprio mondo interiore non ci sar rischio n fallimento. In caso
contrario, il meno che gli possa capitare il totale insuccesso del tentativo e, nei casi
pi gravi (ossia quando si agisce con temeraria e sconsiderata presunzione, capace
dattivare complessi fattori karmici e sottili), il rischio di una apertura scompensata e
perfino qelliphotica. In tal caso il rituale diventa oscuro, ed il suo protagonista ne
riceve certamente un danno permanente.
Trattiamo adesso questi problemi perch fondamentale conoscere in qual
direzione dobbiamo muoverci nella nostra ricerca, e con quali finalit. Lo scopo
dellesistenza labbiamo affermato molte volte lintegrazione con lInterit e
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lidentificazione progressiva con lArchetipo principiale. Per questo utile,


importante e necessario (secondo i gradi iniziatici raggiunti) attivare specifici
Archetipi nel Microcosmo e nel Macrocosmo. E importante allora raggiungere la
massima chiarezza interiore, poich unimperfezione della nostra autocoscienza pu
nascondere insidie poi controllabili con difficolt, ed ogni confusione concettuale ,
in questo ambito, fonte di possibili e facili scompensi.
In effetti, tutto quel che annotammo fino ad ora propedeutico alla meditazione
e al rito (la meditazione, ricordiamolo, un rito interiorizzato: meglio, il Rito per
eccellenza). Lallievo dovr prepararsi al contatto con le Potenze luminose del Glifo e
con le loro infinite emanazioni, proprio per saper esplicare le proprie virtualit e
salire verso lArchetipo basale. Dovr anche per necessit di superamento di limiti
individuali e per contribuire alla massima finalit di trasformare tutta questa
Emanazione in Archetipo contattare a tempo e luogo opportuni anche le
forme/pensiero involute.
In entrambi i casi occorre adeguata preparazione e coerente saggezza, per le
Potenze angeliche non meno che nei confronti delle entit oscurate, perch
certamente egotico e superficiale, e spesso anche stolto e temerario, esporsi ad un
rapporto che non si in grado di comprendere ed assorbire.
Rammentiamo che questi contatti sono attivazione di centri psichici che
integrano il particolare nel globale. Se i centri sono attivati malamente, ma attivati
quanto basta allapertura di una porta distorta, non sar la Sephirah ad apparire ma la
sua ombra malvagia, la qelliphoth.
Se poi, per motivi insondabili, si svelasse una Potenza angelica, che ne sarebbe
dellanima incapace daccoglierla? Quale tempo e quali vicissitudini dovrebbero
trascorrere prima che il jiva possa nuovamente tentare pi esattamente il percorso
che, in un lontano passato, lha accecato e precipitato nel baratro delle sue
imperfezioni?
Occorre che interpretiamo con attenzione il mito della Caduta. LAmore non
elargisce casualmente, ma consente che ci si appropri dei suoi doni dellEssere se
siamo capaci di farlo.
Se vogliamo ma non sappiamo, e comunque decidiamo dagire, la correzione
proporzionale alla responsabilit dellente in esame, e questo fattore non potrebbe che
essere enorme.
Nellipotesi delle qelliphoth appena il caso daccennarlo occorre avere un
grado immenso dautocoscienza equilibrata perch esse agiscono dallinterno
(nellinconscio) quando individuano un fattore scompensato a cui attaccarsi: ci che
pu apparire esterno alloperatore allora la potenza qelliphotica in una sua forma
possibile, della quale tuttavia egli facilmente conserver una pericolosa traccia
psichica.
Il rischio tale che ci occorre, per levocazione di aspetti involuti, il preciso
invito del Maestro atmico e la pi esauriente analisi interiore dellallievo. Le
qelliphoth, infatti, non vogliono che dallEmanazione nasca un Archetipo, e
considerano che, se riescono a bloccare e a vulnerare un elemento possibile dello
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stesso (lUomo al limite larchetipo da svelare) ritardano il compimento del


disegno divino e perpetuano fino ad un certo punto la loro esistenza separata, il loro
dominio. Non esiteranno conseguentemente a colpire chi offra a loro un varco, e a
farlo con una conoscenza di causa veramente temibile.
Lallievo (ma qui pi che di allievo si potrebbe parlare diniziato, e non
proprio modesto) dovr rendersi intangibile in quellarmatura di luce che costituir il
suo mondo interiore abituale, ed avr la capacit damare la qelliphoth nella sua
essenza ontologica, ossia non per quello che si resa attualmente ma per la virtualit
che nasconde.
E davvero difficile provare amore per chi impersona la stessa negazione
dellAmore. Occorre quindi una chiarit di principi e una conoscenza veramente
adeguate, ottenibili soltanto con il giusto contatto esoterico e la conseguente
attualizzazione delle forme/pensiero archetipali dellAlbero della Vita. In tale ipotesi
lallievo non affronta la tenebra come un jiva qualunque il ch lo esporrebbe a tutti
gli effetti negativi della perdurante separazione dal Principio ma come modalit
attuale dello stesso Glifo. Questo stato paralizza ed annulla qualsiasi capacit reattiva
del campo involuto, il quale costretto a rispecchiarsi nel Padre e a valutare con
nuova lucidit labisso in cui caduto.
Lallievo agisce come strumento dellAmore e come tramite di riscatto per le
stesse forme/pensiero regressive. Esse non potranno che ricavarne un mutamento, e
qualcosa certamente cambier in loro, sia pure con immensa fatica e lentezza. Infatti,
ci che la qelliphoth pi teme il diretto incontro con la Realt brahmanica, perch
Essa rinnova un Centro di luce in loro, da tempi immemorabili sepolto e praticamente
ignorato. Per questo, e soltanto per questo, il Glifo della Luce invia, quando le
circostanze lo permettono, le sue modalit/persona verso labisso e le innumeri
infelicissime creature che avvolge. Nelliniziato che si faccia tramite della volont
sephirotica, non esiste n ricerca del castigo per i reprobi, n curiosit intellettuale,
ma allopposto compassione ed amore.
Il resto appartiene al Padre, al Supremo Archetipo della Manifestazione.
Giunti a questo punto possiamo comprendere due dati: quanto sia importante
una preparazione intellettuale adeguata, e come questultima costituisca la base per la
necessaria attivit fattuale dellesoterista: quando da semplice dato di conoscenza
sappia raggiungere la profondit della vera sapienza, nello Spirito.
Lesoterista non un essere privilegiato o strano che vaghi in un mondo di gente
reietta. Non appartiene ad una lite che pretenda poteri pastorali nei confronti di un
gregge a lei affidato e obbligato, per raggiungere certi traguardi, a restare gregge.
Lesoterista un uomo che ha raggiunto un sufficiente grado dautocoscienza. E che
per questo comprende davere un compito preciso ed indefettibile: adoperarsi per
condurre alla sua stessa condizione e, se gli fosse possibile, ben oltre, quante pi
persone egli possa. In tale impegno egli agisce non come parte separata dallInterit
ma come elemento attivo della stessa, senza alcuna implicazione egoistica e per solo
amore.
Un esoterista che ricerchi la conoscenza e la sapienza solamente per s un
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ricercatore mancato o almeno con gravi lacune, e conseguentemente non potr


progredire pi che tanto. Quanto affermiamo implica tuttavia la necessit
imprescindibile! dellazione esoterica, ossia valida tanto nel piano sottile che in
quello oggettivo e comune. Esamineremo pertanto le modalit di questattivit
spirituale, rituale e fattuale e non per finalit di semplice informazione del lettore, ma
perch questi, al momento opportuno, utilizzi i dati assunti (unitamente a quelli
derivanti dalla sua personale esperienza) nel concreto, per scopi che abbiano carattere
dimpersonalit e che siano generalizzanti.
Il Mondo Archetipale di difficile comprensione, ed occorre molta attenzione
per dotarsi didee e concettualizzazioni adeguate. Tratteremo dunque,
aprioristicamente, il problema del rapporto intercorrente fra le cose del mondo
empirico e le loro matrici, e come queste ultime informino e sovrintendano a gran
parte delle nostre vicende di entit del samsara.
3)
In questo paragrafo affronteremo dunque lanalisi del rapporto intercorrente fra
gli oggetti e le forme/pensiero del nostro ambito e le matrici archetipiche che
sovrintendono alla loro esistenza.
Noi abbiamo percezione, nel corso della nostra vita terrena, dinnumeri specie di
forme: esseri pi o meno autocoscienti, oggetti fisici, elementi densi o alquanto
rarefatti, come latmosfera ed i gas in genere, e via dicendo. Abbiamo inoltre una
varia consapevolezza di concetti, proposizioni ideative, stati danimo ed emozioni
che non possiamo affermare possiedano una forma in senso stretto (una delimitazione
s, e quindi in senso lato la forma c: e di questo avremo modo di parlare) ma che
comunque rappresentano un aspetto essenziale del nostro ambito.
Ci che esiste in una forma empirica, imperfetta e transeunte, presuppone comunque si voglia considerare il fenomeno, e cio come astrazione a posteriori o
realt a priori - lidea della cosa perfetta in s, del sentimento compiutamente
armonico e dellessere puro prima ed oltre le limitazioni tipiche del nostro mondo.
Alcuni, come accennammo pocanzi, ritengono che queste idee assolute risultino da
un processo intellettuale dastrazione, mediante il quale si deduce (dallesperienza del
limite e del relativo, dallimperfezione o dalla caducit) lidea della cosa in s, sintesi
di tutte le realt razionalmente riferibili ad essa.
Abbiamo considerato in passato questipotesi, e concluso che essa contrasta con
la multimillenaria sapienza esoterica la quale, ricordiamolo, non di natura umana.
Accettando il metodo sperimentale insegnato dai grandi sistemi tradizionali,
possiamo appropriarci di questa conoscenza e comprovare direttamente lesattezza
dellipotesi che fa del campo archetipico la realt trascendentale, sulla quale si fonda
il nostro mondo di nomi e forme, e che identifica lEssere nellArchetipo assoluto:
unica fonte da cui, per emanazione, proviene il mondo tridimensionale o del divenire.
E un fondamentale traguardo, che il ricercatore persegue per tutto il tempo della
sua evoluzione, quello di percepire, contattare lArchetipo. In Lui egli infatti trova la
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risposta agli infiniti quesiti che la vita gli propone, i mezzi per affrontarne i problemi,
singoli o generali, il riposo e la gioia pi grandi. LArchetipo Intelligenza,
impercettibile ed insondabile agli occhi del miste, ma immensamente dinamica e
sensibile ai problemi che sevidenziano nella Manifestazione. Il fatto che lArchetipo
sia fondamentalmente impersonale nellazione e rappresenti una modalit dellEssere,
non toglie che possieda una Forma specifica, la quale apparir differente in
dipendenza dei livelli di manifestazione opportunamente assunti e relativi al grado
iniziatico dellesoterista, ma che sussiste anche in s come sintesi di tutte le Sue
possibili estrinsecazioni.
LArchetipo (qui alludiamo genericamente ai pi alti, i quali agiscono
prioritariamente mediante la proiezione di altri Archetipi capaci desprimerne le
virtualit) un universo, non soltanto concettuale ma obbiettivamente reale, e al
punto che non esiste alcuna emanazione pi vera e concreta di Lui. I sommi Archetipi
dellAlbero della Vita si rappresentano come campi coscienziali (le Sephiroth) e le
loro Intelligenze come Arcangeli, Schiere angeliche, Virt e via dicendo. Quando noi
accenniamo ad un Arcangelo sia questi Gabriel, o Ratziel o Rafael parliamo
dellIntelligenza di un Archetipo, paragonabile nella Sephirah a quello che lAtma
per luomo. E, in effetti, limmanenza del Brahma in una delle Sue fondamentali
componenti direzionate alla Manifestazione della Sua dinamicit dAmore.
Dobbiamo, per conseguenza, distinguere fra Archetipo ed archetipo, ed in
questanalisi occorre tener ben presente un principio non facilmente intuibile: ogni
essere, ogni realt, ogni elemento del pensabile e dellesperimentabile proiezione di
un archetipo, e nulla esiste che non abbia il suo fondamento nella matrice ideale.
Tuttavia, dire archetipo e basta, non sufficiente perch se esistono i massimi
Archetipi comprensivi daspetti generalizzanti dellEssere/Esistere esistono pure le
infinite idee matrici a gradi sempre pi discriminanti di limitazione e specificazione,
dotate dautocoscienza via via meno ampia e pi circoscritta.
Gli archetipi di oggetti che chiamiamo inanimati non rappresentano, per il
veggente, che un soggetto, cosciente almeno di s, direzionato in un unico
fondamentale aspetto, con esclusione pressoch totale dogni altro. Un archetipo di
questordine non dunque comparabile ad altri dotati di ben pi comprensiva
autonomia, ed il miste lo considerer con la massima attenzione e rispetto nel suo
ambito destrinsecazione.
Questi archetipi minori e derivati, che noi chiamiamo matrici per distinguerli
dai maggiori (le Idee viventi fondamentali) sono immensamente rilevanti per
liniziato e lumanit in generale, anche se ne raramente compresa limportanza ed
il senso. Consideriamo dunque il metodo adottato da queste matrici per proiettare il
mondo dei nomi e delle forme.
Lemanazione delluniverso oggettivo non pu prescindere dalla legge evolutiva
(di causa ed effetto) e dalle categorie dello Spazio e del Tempo; il ch significa che
larchetipo , in un certo modo, ossia sotto il solo aspetto della sua dinamicit, sia
spazio che tempo quali fondamentali modalit despressione.
LArchetipo in generale, e le idee matrici in particolare, specificano e svelano il
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sottostante mondo delle cose (termini e simbologie sono platonici) secondo un


processo che dipende esclusivamente dal grado dautocoscienza raggiunto dallUomo
globale. Quando Egli era in fieri, allinizio della Manifestazione, lArchetipo creava
forme che utilizzavano in modo enormemente approssimativo la Sua potenzialit, ma
che erano comunque perfettamente adeguate allUniverso di allora (dobbiamo
ricordare che se, per ipotesi, un uomo comune doggi osservasse quellUniverso lo
troverebbe per lo pi incomprensibile: esiste un passato per ogni stato di coscienza
raggiunto, come affermammo altrove. Ognuno di questi passati reale ed insieme
relativo, e la vera storia sar percepita e compresa soltanto dallArchetipo Uomo
completamente rivelato).
Con lemersione dellautocoscienza nellUomo, ed in misura variamente
inferiore in quelle forme derivate dallUomo che costituiscono la globalit
dellesistenza indipendente, gli Archetipi modificarono lentamente le loro attivit
proiettive, ed attivarono idee matrici fino a quel punto ancora virtuali.
Unidea/matrice un aspetto dellArchetipo che la informa, e possiede un excursus
nel tempo/spazio determinato dalla coscienza che lutilizza. Prendiamo come
esempio la ruota. E, questa, unidea fondamentale per la storia dellUomo sapiens;
ma prima? E quando lUomo, in un lontano futuro non abbia pi bisogno che per fini
limitati delle funzioni comprese nellideazione di ruota, che ne sar di questa
matrice?
La risposta comunque ovvia: essa si reintegrer nellArchetipo che lha
proiettata e ne costituir un modus non virtuale ma perfetto e vivente, capace
dintegrarsi con altri aspetti in forme imprevedibili pur se non pi agente in questo
particolare mondo tridimensionale. Agir diversamente: ma questa comunque
unaltra storia che tratteremo a tempo debito. Ci preme ora chiarire quanto
lArchetipo non sia mai superfluo, e non venga conseguentemente mai cancellato
dopo lesplicazione storica di un suo potenziale manifestante. Egli unIdea divina, e
quindi nella sua essenza si colloca oltre il tempo e lo spazio; appartiene allAssoluto,
ed in Lui vive la propria esistenza, pi reale di quanto ci sia consentito argomentare.
Ricapitolando: le Idee matrici proiettano le forme ed i nomi distendendosi
progressivamente nelle categorie spazio/temporali. In questattivit agiscono come
centri irradianti strettamente coordinati luno allaltro, ed il risultato che le forme
derivate possono denotare la confluenza di molteplici aspetti o meglio
limmanenza di un archetipo specifico che comprenda un numero elevato (pur se
finito) dideazioni particolari (matrici) agenti ognuna nel proprio ambito di
funzionalit.
Questattivit specificante genera a volte difficolt allindividuazione del centro
generatore effettivo; occorre la visione intuitiva, e soprattutto occorre la conoscenza
sufficiente del modo in cui queste forme e nomi saffacciano alle soglie della nostra
consapevolezza. In altre parole, le idee, le matrici, interagiscono con lautocoscienza
che le percepisce, le comprende e le interiorizza sempre secondo le proprie capacit
individuali.
Dicemmo che lUomo globale in uno stato simile al dormiveglia, e che non
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pu in alcun modo considerarsi desto; luomo del nostro pianeta non affatto in
condizioni migliori, ed in effetti gli yogi valutano come sonno lo stato di veglia
ordinario, e risveglio lattivazione delle facolt spirituali. La percezione delle idee
matrici conseguentemente difficilissima o impossibile per luomo comune, il quale
non neppure in grado di conoscere veramente la realt fisica in cui si trova
sommerso. La Maya distende qui il suo velo illusorio (il Velo di Iside nel Duat) e
nulla pi ingannevole che reputare oggettiva ed assoluta la realt sperimentata con i
soli cinque sensi. La conoscenza delle vere modalit dapprendimento del campo
interno e susseguentemente di quello esteriore da parte dei soggetti senzienti
conseguentemente importantissima, necessaria per lesatta comprensione delle
vicende esistenziali, e per andar oltre il velo dellillusoriet.
Lo Yoga ha descritto specificatamente e con precisione scientifica il
funzionamento dellattivit conoscitiva, ed occorre far riferimento ai testi sanscriti
per raggiungere lesatta cognizione del fenomeno. Daremo comunque alcuni succinti
criteri dorientamento per la nostra consapevolezza, sufficienti ad avviarci ad una pi
profonda comprensione del nostro stato.
4)
La questione delle modalit della conoscenza e della liceit del sapere in termini
reali stata ed al centro dellattivit speculativa dellOccidente e dellOriente;
tuttavia in Oriente venne risolta millenni or sono, mentre in Occidente il dubbio
permane nonostante lincredibile progresso nel dominio scompensato ma effettivo
del mondo fisico.
In effetti qualsiasi teologia o sistema speculativo, qualsiasi fiducia in se stessi o
nellAssoluto presuppongono la soluzione del problema in esame, preliminare ad
ogni susseguente approfondimento. Se, infatti, non sappiamo come e perch certi
fatti, certe esperienze giungono alla nostra consapevolezza, e per di pi dubitiamo
che siano avvertite come oggettivamente sono, non possiamo logicamente affidarci
alle nostre percezioni e rappresentazioni sensoriali e mentali della realt. Addirittura,
lecito supporre, partendo da determinati postulati (vedasi, per esempio, il sistema di
Kant), linconoscibilit della cosa in s. Della quale nullaltro possiamo dire se non
essere la probabile, supposta origine del fenomeno che in noi andiamo constatando.
Ovviamente tutto questo riflettere e ponderare nasce dal profondo bisogno di un
punto fermo di partenza per le nostre analisi, che non abbisogni d ulteriori
dimostrazioni. Cartesio lo reper nel fatto stesso di pensare che dimostra almeno, in
modo irrefutabile, lesistenza del pensatore. Tuttavia non lecito, a rigor di logica,
dedurre che se esiste il pensatore sussista pure qualcosa daltro fuori dei suoi
pensieri, e la filosofia occidentale non riusc mai a liberarsi esaurientemente da queste
pastoie.
Lerrore di metodo e di principio. Come fu dimostrato dallInduismo in
particolare, la mente non che uno strumento delaborazione dei dati dellesperienza
sensoriale, ossia non in grado dandar oltre i cinque sensi e le impressioni che il
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soggetto ne riceve. La Cosa in S, origine delle percezioni stesse, oltre le capacit


mentali per essenza e definizione.
Conseguentemente, al fine dattingere una conoscenza pi appropriata della
realt, dobbiamo servirci di strumenti non mentali, ma identici al principio cercato.
La speculazione orientale (induista, kabbalista, zen o taoista che fosse) reper questi
strumenti nellattivazione delle pi profonde potenze dello spirito, e nelle esperienze
che ne deriv. Nacque la fondamentale concezione dellenorme differenza esistente
fra mentale e spirituale, e lo studio profondo dellinterferenza della mente nel
processo conoscitivo, e dellattivit dello spirito come fonte dogni vera certezza.
Quando un elemento del mondo esterno viene captato dai cinque sensi, o da uno
o pi di loro, principia un iter che conduce ad una schematizzazione dellimpressione
sensoriale, ad una comparazione con quanto gi nellimmenso serbatoio delle
passate conoscenze, ad una elaborazione dei dati desunti da questo processo e infine
ad un giudizio finale. Tutto questo in tempi rapidissimi, dei quali il soggetto senziente
in genere ben poco consapevole, fuorch nel caso esso sia un iniziato. Quanto
valido per le forme fisiche lo altrettanto per quelle concettuali o emotive, quali le
compulsioni, i sentimenti stessi e le emozioni.
Il processo che abbiamo sommariamente descritto si serve di strumenti interiori
o meglio di categorie di pensiero che non elencheremo, la cui indubbia utilit
nasce dal bisogno di controllo capillare del processo conoscitivo, in particolari stadi
dellinteriorizzazione meditativa, adeguato a valutarlo, puntualizzarlo e correggerlo,
se necessario.
Il problema ovviamente affidato al Maestro. Lallievo in ogni modo non
incontrer particolari difficolt a comprendere le fasi del processo che affronter
intuitivamente in primo luogo, e poi, sotto la guida dellIstruttore, conoscer
analiticamente. Come per tutte le nostre affermazioni, lesperienza la migliore delle
verifiche; del resto molti procedimenti che, nella descrizione, appaiono astrusi e
complessi, si risolvono poi in evidenza e linearit quando la loro analisi
giustamente indirizzata.
Ma quale laffidabilit concreta dei dati in tal modo elaborati?
A questo punto, poich la sola mente inadeguata, il momento chiarificatore
non pu che appartenere allintuizionismo spirituale, non descrivibile a chi ne sia
digiuno desperienza. In questo caso, restando provvisoriamente nellambito tipico
allo strumento mentale, il processo pu essere approssimativamente comunicato ma
con la riserva che questa conoscenza esige la successiva sapienza della riflessione
introspettiva, spirituale/intellettuale.
Lintelletto, infatti (e cio la facolt dorganizzare razionalmente e
conseguentemente i dati dellintera esperienza, deducendo ed inducendo da quelli
conosciuti, altri non immediatamente evidenti), presuppone un materiale che sia stato
effettivamente acquisito, e che non derivi dallintelletto stesso come astrazione da
suoi precedenti contenuti. Quando i dati oggetto dellanalisi sono desunti da una vera
esperienza concreta, il margine di certezza cognitiva pu essere effettivamente
elevato; quando invece risultano come leffetto di un processo deduttivo ed induttivo,
13

e quindi meramente intellettuali e di conoscenza riflessa, il margine derrore e


dimponderabilit aumenta.
In effetti, sconcertante notare come, nei procedimenti esclusivamente
speculativi e quindi affidati alla sola mente/ragione, sia possibile il pi delle volte,
dimostrare la presunta validit di un asserto ed il suo contrario, con argomentazioni
equivalenti. Ci, tra laltro, evidenziato dal dubbio che lanalisi occidentale non ha
mai veramente disciolto (se non in casi specificatamente individuali) sullesistenza o
meno di un Principio trascendente al quale fare riferimento. Le argomentazioni
addotte dalle varie correnti filosofiche, non suffragate da una vera e completa
esperienza spirituale, dimostrarono sia la realt che lirrealt del Divino, e con
argomenti deguale peso. Dovremo riflettere, a questo proposito, sulle conseguenze
che ne derivarono e tuttora derivano per le moltitudini dinnumerevoli
generazioni: lintolleranza, il fanatismo, linfelicit o la disperazione vera e propria,
ed infine la cultura di una civilt quale si dimostra essere la nostra attuale, oppressiva
in troppi luoghi e generalmente distruttiva come tutti constatiamo ogni giorno di pi,
ritrovano proprio in questo principio irrisolto il maggiore centro propulsore.
Non basta affermare che Dio c: bisogna saperlo, e per saperlo occorre
essere partecipi della Vita divina, ed avere Maestri capaci di comunicarla.
Comunque lOriente fece profonda esperienza delle modalit di conoscenza
spirituale e, attivando le porte interiori esistenti fra microcosmo e Macrocosmo, si
diede gli strumenti della sapienza spirituale.
A questo punto per possibile prospettarci lipotesi che lintuizione stessa sia
in s illusoria, e che le percezioni fondate su di un risveglio di potenze interiori
debbano essere soggette al dubbio che colpisce quelle sensoriali ed esclusivamente
intellettuali, affidate allelaborazione dei soli dati mentali.
Occorre allora che ci conferiamo dati cos nitidi ed inconfutabili, e cos in grado
di trovare rispondenza in tutti gli aspetti dellesistenza modificandola e
controllandola attivamente, da toglierci ogni e qualsivoglia ragionevole incertezza,
sostituendola con una vera esperienza dacquisizione. Questa conclusione ci induce a
riaffermare la necessit di una profonda purificazione interiore, onde costruire un
limpido quadro dei nostri processi spirituali e mentali, non offuscato da nebbie oscure
ed indefinibili (i veli di Maya) ma adeguato allutilizzo della vera discriminazione,
dellanalisi obbiettiva ed impersonale nellelaborazione di tutti i dati in nostro
possesso.
Unintuizione non , di per s, necessariamente esatta anche se appare
folgorante. Occorre sapere da dove proviene. Se lego la fonte, difficilmente ci
risulter attendibile; se la chiarit impersonale e generalizzante attinta nel processo
introspettivo (meditazione nel Centro interiore) e poi esaminata ed analizzata
mantenendo attivo lo stesso processo per quanto ci possibile, abbiamo un differente
grado di certezza.
Se lintuizione illumina aspetti gi sommariamente conosciuti, ed appresi
tramite la riflessione su testi iniziatici, se sinquadra esattamente con i principi
trasmessici dai grandi Maestri storici, se apre la via allapprofondimento daltre
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armoniche conoscenza, se trova applicazione diretta ed indiretta nel mondo


fenomenico e con effetti precisi, se conduce ad un incremento delle pi alte ed
equilibrate potenzialit personali e generali, in questo caso avremo sufficiente
certezza dessere nel giusto atteggiamento conoscitivo. Ovviamente ci occorre la fede
nei Maestri del nostro passato, e nel nostro attuale Istruttore. Fino al momento della
nostra realizzazione, parziale o totale che essa sia, questa particolare fede spesso
imperfetta e sofferta indispensabile.
Tuttavia una fede che prescinda dallesperienza di un incremento di conoscenza
e di vita finisce con lingenerare un dubbio, dimostrandosi in varia misura
insufficiente.
La modalit della conoscenza dunque sintetizzabile in alcuni punti. Vediamoli.
I) Loggetto percepito sensorialmente e la mente recepisce ed elabora i
relativi dati, trasmettendoli allanalisi dellintelletto o capacit razionale ed astraente
dellorgano interiore.
II) Lintelletto elabora, astrae, cataloga e quindi formalizza un giudizio che
ripone nellarchivio mentale. Ne deduciamo che la mente possiede due funzioni
principali e distinte: trasmissione dei dati allintelletto e conservazione della loro
successiva puntualizzazione.
III) Lintelletto desume dai dati che reperisce nellarchivio mentale altri dati,
mediante processi che sono: a) deduzione (inferenza nella quale una conclusione
segue necessariamente ad una o pi premesse: in genere il passaggio dal generale al
particolare sia sul piano logico che ontologico); b) induzione (il processo inverso, dal
particolare al generale, e quello mediante il quale, dallosservazione di un
determinato numero di casi di una specifica classe fenomenica si giunge ad una
conclusione valida per tutta quella classe).
In questo caso possibile lerrore e la variabilit delle risposte concernenti lo
stesso dato principiale, in quanto il procedimento poi prescinde dallesperienza quale
causa prossima di conoscenza, e lassume come causa remota, e comunque
appartenente ad altri precedenti fattori.
Nel caso della conoscenza intuitiva abbiamo una differente impostazione.
I) Lattivazione di determinate facolt che appartengono allo spirito, funzione
pi profonda ed elevata del semplice intelletto di cui la base ontologica, e che
appartiene direttamente allautocoscienza manifestando il senso desistere come Idea
e di cui lego il centro di riferimento dogni esperienza, razionale od intuitiva che
essa sia.
II) Lapertura di porte che uniscono lindividuale al globale, di cui
lindividuale diventa cosciente. La percezione si riferisce allora ad un universale e
15

in questo dei particolari che vi sono attinenti. Le caratteristiche di


questistantaneo momento conoscitivo sono levidenza e la chiarezza che nascono
dallevento e che, pur non spiegabili con la logica intellettualistica pura e semplice,
provano nei fatti lidentit del particolare e delluniversale.
III) Lelaborazione dei dati appresi in questo modo con il nostro strumento
mentale ed intellettuale, che li analizza e li osserva in trasparenza confrontandoli con
altri contenuti dellarchivio interiore mantenendo attiva la medianit spirituale,
valutandoli quindi criticamente.
E evidente che in questo processo lelemento unificante appunto lo Spirito, il
quale si apre e sidentifica da un lato con la Trascendenza e contemporaneamente
mantiene attivo il mezzo che specifica il rapporto con s e con laltro da s.
La meditazione pertanto un procedimento tramite il quale il flusso dei concetti
mentali da un lato sospeso per consentire lapertura verso la Trascendenza e
dallaltro mantenuto sotto il pi efficace controllo possibile, e quindi sovente
perfino attivato per addivenire ad unanalisi discriminante dei dati acquisiti al fine
dapportarvi le opportune correzioni; in tal modo direzioniamo in modo adeguato
lapertura interiore (del chakra) tanto verso lalto (Atma) che nei confronti del campo
esterno desistenza.
Occorre qui fare attenzione: se sintende lapertura, lattivazione di una porta
interiore come un fatto nel quale il protagonista resti in ogni momento passivo, si
molto fuori strada. Il meditante totalmente ricettivo in base alle sua capacit, la
mente silenziosa ma deve essere attenta ed in condizioni dintervento immediato, la
coscienza resta tranquilla e serena, limpida e vigile.
Specifichiamo quindi che, se il soggetto senziente (jiva) non in condizione
dintervenire positivamente nel processo cognitivo mediante correzione proiettiva
ossia eliminazione dimpurit soprattutto inconsce che possano provocare
interferenze egli sar in potenziale balia di forme/pensiero indesiderate e nocive.
In simili casi non lecito contare soltanto sullintervento equilibratore
dellAmore divino, in nome del quale sintenda operare. Occorre che,
preliminarmente, il meditante faccia la propria parte, agisca con senso di
responsabilit e consapevolezza.
Se sperabile, ed accade, che lAmore di Dio compensi un errore compiuto in
sufficiente buona fede, non altrettanto certo che lo faccia qualora constati un vizio
di base direttamente imputabile alloperatore. Per questi motivi indispensabile la
conoscenza lucida ed obbiettiva del proprio grado dinteriorizzazione e darmonia:
Uno sbaglio non , infatti, facilmente scusabile quando si pretende dattingere al
Divino, e la via dellinferno pu davvero essere lastricata di buone intenzioni se
esse nascondono in effetti un intendimento distorto.
Le sommarie indicazioni sopra enunciate rendono palese come, nel processo
meditativo, vengano attivati numerosi elementi dellorgano interiore e fino alla
guaina spirituale; in altre parole, e pi precise, sono energizzati archetipi del micro e
16

Macrocosmo in armonica sintonia.


Gli archetipi microcosmici sono elementi appartenenti alla persona in quanto
tale, allUomo cosmico quale essenza primaria del primo e di tutti i suoi simili
comunque esistenti nellInterit, a prescindere dalle aree dimensionali in cui vivono.
Gli Archetipi del Macrocosmo denotano eguali caratteristiche a livello perfetto,
ma non appartengono direttamente alluomo, singolo e globale: piuttosto
lindividualit concreta che partecipa alla loro essenza la quale, dal punto di vista
della Modalit archetipica in se stessa considerata, esiste in un piano che oltrepassa
lAdam e le sue manifestazioni, ed comunque il Piano divino.
La sostanziale unit del Tutto fa s che nulla sia estraneo a nulla, e che
lAssoluto si manifesti in ogni dove: che tutto ci possa essere inesatto non neppure
discutibile per lIniziato, ma se osserviamo per necessit di comprensione le
forze, le forme/pensiero che agiscono nel piano manifestato, dobbiamo fare
provvisorie ed utili distinzioni.
LArchetipo in noi e noi siamo nellArchetipo. Ma lArchetipo oltre il
manifestato, oltre lintera Emanazione, oltre il nome e la forma. LArchetipo di cui
parliamo, in quanto modalit dellInterit, attiene al Brahma e precede quindi,
logicamente, la Manifestazione stessa.
Quando affermiamo che alcuni archetipi appartengono specificatamente
allUomo dobbiamo intenderci ed usare lintuito: gli Archetipi appartengono
allUomo solo come modalit espressive distinguibili nella formulazione dellAdam,
che estrinsecazione del Brahman.
In pratica, occorre non confondere lanalisi dellEmanazione quale processo di
svelamento (nel quale ci lecito cercare dindividuare gli elementi del processo
stesso) ed il Brahma inteso come Unit del Tutto che determina il processo, il
processo e costituisce loggetto ed il fine dellevoluzione.
Se il lettore avr dubbi, lo preghiamo di rileggere attentamente le pagine passate,
e molte di quelle che hanno preceduto questo scritto. A noi ora preme che abbia
chiaro un punto: gli Archetipi non sono gli esseri del samsara, anche se questi ultimi
costituiscono lesplicazione nel tempo e nello spazio degli Archetipi stessi.
La teoretica dellArchetipo non di facile comprensione anche perch se il
tempo ne svela alcuni, questemersione avviene per gradi generando innumeri forme
che tendono ad evidenziare aspetti sempre pi complessi della Matrice (una delle
innumeri modalit dellArchetipo), ed ad un certo punto il processo pu
apparentemente interrompersi, come se la Matrice stessa non appartenesse pi al
presente manifestato.
In effetti, la Matrice semplicemente rientrata nella virtualit divina in alcuni
casi (pensiamo alla forme preistoriche) o, per essere pi esatti, sussiste
prevalentemente nella matrice/archetipo detta Uomo Cosmico, in attuale fase di
spiegamento.
Questo discorso ci porta direttamente allimmenso ( il caso di dirlo) problema
del Mondo Archetipale considerato in se stesso, ed al tentativo di darne una
raffigurazione almeno simbolica, perch con la mente finita e lesperienza limitata di
17

persone storiche non ci possibile che lallusione.


La conoscenza esatta o sapienza di coloro che sanno vedere la verit cercata
nella stessa Mente Universale, e cio che - uniti al Brahma - ne scorgono il disegno
per quanto intelligibile. Ne faremo un cenno nel prossimo paragrafo, limitandoci
adesso ad invitare il lettore ad utilizzare le proprie facolt immaginative ed intuitive,
ben oltre quanto le parole suggeriscono; e ad ammonirlo sul come la verbalizzazione
dei concetti serva solo come stimolo e simbolo di ben altre trascendenti realt.
5)
Il Mondo degli Archetipi un universo dIdee perfette, in reciproco equilibrio.
Limmagine normalmente presente al pensiero del lettore , in questo momento,
quella di un quadro armonioso, trasparente, luminoso ed immobile, quasi un cosmo
cristallizzato nella sua stessa ineffabilit.
Nulla di pi erroneo, caro Lettore.
Il Mondo Archetipico vita al pi alto grado e, rappresentando lelemento
potenzialmente ed attualmente dinamico del Brahman conseguente ad atti emanativi
dinsondabile diversit e di divergenza temporale, partecipe della suprema
essenzialit dellAssoluto: che quella di creare quanto in essa virtuale.
Lassoluto, abbiamo affermato, Amore unitivo ed infinito; ai Suoi occhi le Idee
che sautodeterminano in eoni emanativi rappresentano quanto di pi amato e
risplendente in realt esiste. Esse, infatti, sono lAssoluto stesso, che insieme le
proietta in S, le contempla e le vivifica. Non c, n ci pu essere, distinzione
ontologica fra il Brahman ed il Mondo delle Sue Idee; ma Egli oltre questo stesso
Mondo e lArchetipo, nellunione mistica con il Padre, libero desplicare le Sue e
proprie potenzialit.
Occorre adesso fare particolare attenzione: il punto di vista dellAssolutezza, in
Se stessa considerata Uno-senza-Secondo. NellUno per tutto essere,
intelligenza, coscienza e vita.
Linfinita potenzialit del Padre non consiste certo in unindeterminatezza
fumosa ed oscura. , allopposto, la luce stessa, la Luce della coscienza dellEssere.
Tuttavia dobbiamo precisare: nella pura ed infinita virtualit (per noi!) del
Brahman tutto terso e completamente percepibile soltanto per la Suprema
Coscienza, e non ad altri.
Quando parliamo di altri alludiamo al Mondo delle Emanazioni che
rappresentano lattualit creativa dellAssoluto stesso (nella sua ipostasi che
chiamiamo Brahma), ossia le sue potenzialit che, condotte allautocoscienza nei
processi manifestanti, si rendono consapevoli dessere vive modalit del Padre nella
Sua stessa coscienza, libere di scegliere le proprie vie e autonome nel realizzarle.
Come tali, dall'angolo di valutazione dellEssere in S sono une con il Brahman:
non c separazione, ma identit modulata.
Dall'angolo della Modulazione lidentit con i Brahman sussiste, ma nell'infinita
autonoma libert creativa conferita nei limiti della modulazione stessa, che
18

ovviamente si esprime come attivit del Brahma e dell'Idea del Brahma, e non come
semplice esecuzione della Suprema Volizione.
Dobbiamo allora considerare il Mondo Archetipico sotto due profili
propedeuticamente distinti che sono 1) Strumento della creativit divina secondo
lideazione basale e 2) Centro autonomo dattivit nellambito specificatamente
stabilito.
La distinzione sottile ma insieme fondamentale. Nella Manifestazione
limpulso che genera luniverso dei nomi e delle forme solamente brahmanico: le
entit operano legittimamente seguendo il divino tracciato, e la loro libert
sidentifica nellesecuzione del compito a loro affidato.
Nel periodo intercorrente fra unEmanazione e la successiva (ma meglio dire:
nel non-tempo divino, perch a rigore il tempo e lo spazio emergono solo a
Manifestazione attivata) le Idee Archetipiche della Suprema Coscienza agiscono con
somma autonomia in due fondamentali direttrici (ed anche qui forse meglio
affermare: in una specifica direttrice che evidenzia precise modalit) che sono a)
quella che conduce gli Archetipi allapprofondimento della percezione
dellAssolutezza processo infinito dinteriorizzazione dellIdea basale di creativit e
di S stesse e b) quella che costituisce lo svelamento delle infinite possibilit
specificanti che lArchetipo racchiude in S.
Come gi accennammo, evidenziando queste potenzialit lIdea vivente assume
contemporaneamente pi nitida consapevolezza dessere un aspetto dellAssoluto
stesso, ed attiva in s lintelligenza di ci che il Padre oltre il proprio attuale
momento dinamico, percependo in maniera pi penetrante ed esatta le altre modalit
autocoscienti, e la stessa Suprema Coscienza compresa come infinito serbatoio
dellEssere.
LIdea archetipica possiede una consapevolezza che trascende i propri confini
qualificanti solo nellunione mistica (ossia nel suo momento unitivo onnipresente
con il Padre, e non in quello discriminante rivolto alla manifestazione del Mondo
formale, che si specifica come precisa funzione). LAssoluto distingue questi due
aspetti perch le Idee di questordine costituiscono formulazioni libere e modalit
dinamiche di svelamento di un preciso contenuto della suprema Coscienza, e
conseguentemente sono sentite come entit non separate nellunit basale, e
tuttavia distinte. Questa volont brahmanica determina un potente campo
dautonomia e conseguentemente dobbiamo considerare gli Archetipi di questordine
quali entit viventi, creatrici e capaci di chiarificarsi alla Creatura tramite le loro
stesse capacit. Sono, in effetti, le prime e fondamentali Mani di Dio. Le
susseguenti sono costituite dagli enti creati, quelli dotati - in quanto Immagini della stessa libert ed autonomia operativa, ma con precisi limiti in eterna espansione.
Le Idee del Pleroma divino sono, lo sottolineammo, correlate luna allaltra,
dalle pi semplici alle pi complesse e generalizzanti, ed ognuna esprime la propria
qualificazione particolare nellespletamento dei compiti e delle funzioni a lei affidate,
e nel libero gioco delle proprie valenze.
Le Idee sono in qualche modo polarizzate, perch la Polarit la formulazione
19

fondamentale che esplica la dinamicit del Brahma. Non abbiamo mai accennato al
Triangolo fondamentale del Glifo, quello costituito dalla Triade Kether Cochmah
Binah.
Kether, la Corona, il Brahma, e Cochmah con Binah rappresentano
rispettivamente il Noumeno e la Potenza realizzatrice dellIdea brahmanica.
Cochmah in senso metafisico maschile e positivo; Binah, femminile e
negativa.
E appena il caso dosservare che i termini algebrici indicano semplicemente la
differenza di polarit, e che non possiamo attribuire ai due Aspetti divini alcun
criterio discriminativo di qualsiasi genere.
Se questo il Modello per eccellenza, e se il mondo formale nasce
dallinferenza di questi due supremi Principi, lecito dedurre che le Idee da Essi
espresse possiedano una sorta di polarit (secondo una logica non creaturale, ma
divina: il ch ben diverso), ed il loro incontro sia immensamente produttivo sul
piano metafisico. Ci conferiamo dunque la visione non pi di un campo archetipico
superiore raggelato ed immobile in attesa del cenno divino, ma quella di un Pleroma
(pienezza ideale alla base dellevento manifestante) immensamente dinamico,
composto da Idee/Persona dordine trascendente rispetto alla nostra dimensione, ma
autocoscienti nella loro libert e creativit. Idee ontologicamente une con Kether e
contemporaneamente distinte nella loro attivit rivolta alla Manifestazione, e sempre
in reciproca inferenza capace di svelare al campo emanato le indeterminate virtualit
che le informano. Ci lecito, infatti, presumere che questi Archetipi possiedano un
aspetto formale, anche se esso trascende le capacit di comprensione (e quindi di
autorappresentazione) della creatura: un aspetto perfettamente compiuto in Dio, e in
qualche misura percepibile dalluomo soltanto nel samhadi.
Occorrono comunque alcune precisazioni: innanzi tutto, la storia di questo
Universo Archetipale non esattamente la storia dellUomo o delle entit evolutive
nel tempo/spazio, ma storia divina. Tutto quello che sevidenzia e si realizza in quel
campo in effetti un processo che conduce ad atto alcune delle infinite potenze del
Brahma, ma non mediante (diciamo provvisoriamente) quel tipo specifico di
procedimento che proprio della creatura, e che conferisce coscienza personale,
libert di scelta ed autonomia operativa.
La libert del Pleroma Divino (da distinguersi nettamente da quello creaturale!)
, per farci comprendere e scusandoci del bisticcio logico, apparentemente meno
libera di quella che potremmo immaginare. In effetti, immensamente pi libera
perch coincide istantaneamente e perfettamente con il Bene, con il Brahma.
Il Pleroma , infatti, costituito da Essenze divine differenziate e nei nostri
confronti personalizzate, alle quali sono affidati i compiti specifici degli Archetipi
costruttori, e specificatamente quelli, primari, attinenti allo svelamento in un mondo
formale dei disegni del Padre.
La libert di cui godono le forme/pensiero del Pleroma creaturale, archetipi
manifestati che trovano la loro radice nellincontro e nella sintesi effettuata dagli
Archetipi divini, pertanto derivata da questi ultimi e costituisce conseguentemente
20

una sorta di delimitazione, di circoscrizione della loro primaria autonomia. Per di pi


non acquisita mediante linfusione atemporale dellautocoscienza, condizione tipica
delle Entit principiali, ma conquistata tramite un impegnativo e probabilmente
faticoso iter evolutivo, che le rende partecipi e degne della fondamentale Libert
dellAssoluto. Possiamo conseguentemente dedurre che queste forme/pensiero
manifestate ricevano un conferimento di libert riflessa, completa nei limiti
prestabiliti allinizio della loro esistenza cosciente. Limiti in eterno dispiegamento,
ma pur sempre limiti. Queste entit sono quindi, allinizio del loro cammino
realizzativo, prive del bagaglio desperienza concreta che sola conduce alla vera
maturit dello spirito, ma rappresentano comunque splendide e luminose
estrinsecazioni del Pleroma Archetipico da cui emergono, ed intervengono appena
loro possibile nei processi che si attualizzano nel piano manifestato mediante proprie
deliberazioni e comportamenti coerenti, che devono tenere in massimo conto le
influenze provenienti dagli Archetipi fondamentali, sempre immanenti e mai
condizionanti.
Questo , in effetti, il rischio che il Padre assume in S allatto di determinare la
nascita del nostro Mondo: quello di una deviazione dallascolto della Sua volont,
che il Pleroma divino ci traduce come tramite fondamentale.
E necessario considerare sempre, nel cercare di configurarci il Pleroma
fondamentale (ossia il Mondo delle Idee), che tutto vita, coscienza ed armonia
luminosa e felice: Ananda, in sanscrito, che se qui si allude al supremo, beatifico stato
dellUno-senza-Secondo.
Nel congetturare sui particolari moduli espressivi del Mondo Archetipale ci
impossibile prescindere da questultimo aspetto di completa realt: tutto quello che ci
appare ripetiamo Vita al massimo livello di dispiegamento, collocata entro
quella onnicomprensiva del Brahman che lEssere e la Vita assoluti.
Vita autonoma, per meglio intenderci; in diverse parole Vita di modalit
distinguibili nel Padre, quando non si collochino nel momento unitivo perfetto che
sempre un aspetto della loro essenza.
Possiamo aggiungere che questo massimo samhadi non annulla mai lIdea
specificata, ma semplicemente la unifica con il Principio nel mistero della Sua
essenza, e la mantiene attiva in quello della sua funzione. Nella creatura accade
secondo la logica della Immagine un simile effetto: il raggiungimento della
Realt non annulla mai lente che la consegue, ma piuttosto allarga la sua sfera
esistenziale in modo nuovo e imprevedibile. In altre parole, il samhadi (anche il
nirvikalpa-samhadi) ammette sempre un ulteriore approfondimento.
Lidea vivente specificata dal Pleroma superiore riceve dunque da
questesperienza unitaria un pi alto grado di comprensione dellassoluto e della Sua
manifestazione, e quindi anche un accresciuto potenziale di vita personale.
Sottolineammo che questo processo non ammette un termine finale ma infiniti
approdi a nuove conoscenze, perch la potenzialit creativa del Brahma senza
limite, e la creatura, essendone lImmagine, la contiene a livello di potenza. Il
processo esistenziale in effetti il passaggio, affidato alla nostra scelta e volont, da
21

questa potenza allatto, mediante lesperienza delle nostre capacit nel campo che ci
affidato. Tutto questo ci induce a configurare lesistenza come una possibile e
continua conquista e scoperta, che nel Divino eternamente immanente ha il suo
fondamento e la pi ineffabile espressione.
La polarit delle Idee Archetipiche fondamentali, alla quale accennammo, non
pu ovviamente concepirsi come una forma comparabile alla sessualit umana,
trasferita nel Mondo delle Idee. Il simbolo, adottato da tante culture del passato, aiuta
ma non descrive.
Diciamo piuttosto che lEros da noi conosciuto e compreso (ma raramente!) e
che sestrinseca anche e non soltanto nellatto sessuale, raffigura allusivamente,
simbolicamente ed imperfettamente la gioia dellincontro e della fusione a livelli
inconcepibilmente pi elevati, dove lego e il grossolano aspetto della materia
inerziale (dotata di un gradiente immenso di virtualit) sono completamente assenti.
Conseguentemente non ci possibile unadeguata rappresentazione dellincontro fra
Polarit Archetipiche senza lesperienza meditativa del samhadi, che pu conferire un
pi o meno preciso quadro di quanto implicito in quellevento. E in ogni modo
sufficiente, per il nostro lettore, comprendere che lattrazione polare ha le sue radici
profonde nel piano divino, e che costituisce lo strumento attivatore delle Potenze
sulle quali si fonda la Vita, a qualunque livello la si consideri.
6)
NellAssoluto lesistenza dellArchetipo come assorbita ed indifferenziata nel
fulgore del supremo S (Sat) dove tutto vivo, luminoso ed indistinguibile perch
nellEssere non sussistono differenziazioni di modalit. Ecco quello che ora importa
comprendere.
LArchetipo tuttavia reperibile nella Suprema Coscienza (Cit), che costituisce
la discriminazione dellEssere, e dove constatiamo il mistero della differenziazione
infinita nellinfinita unit.
Per esprimere una modulazione specifica, che porti ad evidenziare un aspetto
della Coscienza al quale delegata una particolare funzione manifestante, occorre
che il Brahma la ponga come fuori da S, ossia fuori dalla Sua pi segreta essenza,
e la consideri altro da S, ma sempre in S.
Questo un atto perfettamente creativo, del quale il Brahma resta il totale
Signore in quanto non sussiste una differenza sostanziale fra il Creatore, il creato e
latto di creare.
La Volont suprema non appartiene al tempo che noi conosciamo e
comprendiamo, perch il tempo stesso una funzione del Brahma, paritetica forse
ad altre non meno importanti ma che ci sono ignote. Comunque, quando la creatura
acquisisce una differenziazione (vibratoria) dal Creatore, essa entra in una
dimensione che pu definirsi temporale ma che potrebbe anche non esserlo; e
vogliamo adesso esaminare questipotesi.
Poich cintratteniamo con questo libretto su di un terreno specificatamente
22

esoterico, e con il solo strumento dellintuizione intellettiva di per s alquanto


inadeguata allo scopo, invitiamo lo stesso lettore ad ascoltare con la maggiore
attenzione in se stesso i pensieri che le nostre parole gli possono suggerire. E
indispensabile questo tentativo, il quale non come potrebbe credersi meramente
raziocinante, ma che appartiene gi in qualche misura al modus proprio
dellintuizione sapienziale.
Lesistenza del Mondo Archetipico fondamentale non si colloca nel tempo quale
svolgimento di fenomenologie dipendenti luna dallaltra secondo la legge di causa
ed effetto; non processo evolutivo e non stasi. Limmagine pi efficace che la
penna possa trascrivere probabilmente quella di una costante, fluidissima
diversificazione di colori variamente intrecciati e commisti, che non mutano
larmonia del quadro iniziale ma piuttosto lo svelano in aspetti imprevedibili e
perfetti.
Laspetto in s stesso non muta, ma cambiano le luci che irradia e,
sovrapponendosi scambievolmente creano nuove sfumature cromatiche, nuove
interferenze, sorprendenti essenze ideali che appartengono sempre al quadro
contemplato e nel medesimo tempo larricchiscono e lo svelano costantemente.
Non esiste, e questo fondamentale, una legge necessitante di causa ed effetto
ma piuttosto quella della totale libert creativa. La perfezione appartiene agli
Archetipi maggiori: ci che essi fanno levidenziazione degli infiniti aspetti della
loro natura, in essi impliciti, e secondo le pi inattese varianti e confluenze. Quel che
dopo sempre sostanzialmente identico a quel che era prima, e
conseguentemente il dopo ed il prima non hanno molto senso dal punto di vista
di queste Modalit del Divino. Ha invece senso, e in modo certamente pi profondo
di quanto possiamo concepire, per lIdea autonoma che nasce dal libero gioco degli
Archetipi (linfinito e finalizzatissimo gioco del Brahma), in quanto la sua
esistenza virtuale cos specificata appare cosciente.
Per larchetipo e questassunto davvero difficile da precisare non c
differenza nella Sua coscienza, perch egli da sempre contempla questIdea come
propria attualit e virtualit di vita nel continuum creato. Specificandola come altro
da S le conferisce una particolare autonomia di rappresentarsi come persona, e
tuttavia questo nuovo ente non avulso dallArchetipo stesso pur se appare
differenziato, per un mistero damore davvero insondabile. LArchetipo lo contempla
nella vita che gli ha donato, libera ed autonoma, lo vede mentre sesprime ed agisce
(tutti termini questi da intendersi nel significato simbolico ed allusivo che abbiamo
enunciato), lo sostiene nei passi che compie, nelle scelte e nelle estrinsecazioni, e
sempre mantenendo lidentit dessenza con lui e la differenziazione di coscienza
(limitata nellIllimite divino).
In breve lArchetipo sostanzializza e riproduce il principiale Atto creativo del
Brahma nellambito che gli proprio. Questa metodologia non strana o limitante,
perch lArchetipo per quanto distinto, specificato, autonomo ed autocosciente
pur sempre una modulazione dellAssolutezza che agisce e per questo si colloca in
un piano che non propriamente quello assoluto.
23

Ora cerchiamo desaminare larchetipo cos puntualizzato, ossia lAdam,


lUomo/Donna conduttore del campo manifestato. Abbiamo affermato che egli
costituisce nel suo spiegamento il fine stesso della presente Manifestazione totale
(ossia costituita da innumeri cicli cosmici demissione e di riassorbimento, fenomeno
provocato da un antico ed attuale arbitrio); lAdam della Terra dunque il Figlio per
eccellenza. Ossia lAdam Kadmon, secondo i testi cabalistici.
Nellepoca presente, con alcune eccezioni significative, lUomo cosmico in
uno stato di dormiveglia, in preda a sogni diversi e contrapposti. La luce della
consapevolezza in lui non sempre accesa, come non lo nella stragrande
maggioranza dei nostri fratelli.
Egli per reputa dessere sveglio, e le forme/pensiero in cui sidentifica
manifestano prevalenti esigenze egocentriche, esattamente come nelle persone (jiva)
che quotidianamente incontriamo.
Se luomo della Terra ha un pregio, certamente quello di darci unimmagine
adeguata, anche se in certo modo peggiorativa, dellUomo Cosmico, secondo la sua
autorappresentazione di questo periodo. Fortunatamente, essendo questultimo la
sintesi degli infiniti individui coscienti che vivono nellUniverso, alcuni aspetti
davvero preoccupanti che sussistono sul nostro pianeta sono nellEnte globale
alquanto alleggeriti o in certi casi praticamente assenti. Questo stato di fatto
consente allesoterista di sobbarcarsi un compito (che in definitiva un impegno
cosmico) non del tutto impossibile anche prescindendo da un fattivo sostegno
esterno, ossia di altre aree della Manifestazione.
Qualora le forme psichiche, spirituali e mentali dellAdam cosmico fossero
identiche a quelle proprie delluomo terrestre, forse lintero Universo rischierebbe un
prossimo collasso, e questevento per ora da considerarsi teorico.
In ogni modo, se sussiste un ambito dazione iniziatica tuttora concretamente
possibile nella nostra sfera perch la globalit dellAdam la consente, e il necessario
sostegno divino incontra in tal modo minori ostacoli. In caso diverso, gli esoteristi
dovrebbero attingere dal Glifo della Vita, e con il loro cuore, tutta lenergia
necessaria, e i Sephiroth incontrerebbero necessariamente uninterferenza del Campo
Causale, intensa e risolutiva in molti aspetti. Il ch, per quanto possibile, non
dovrebbe accadere.
LArchetipo Uomo dunque parzialmente inattivo e nella fase pi delicata della
propria evidenziazione: quella che, nellambito della Maya, determina il passaggio
dalloscurit dellincoscienza o della coscienza offuscatasi per propria colpa alla
luce del risveglio. Quando lArchetipo Adam sapr darsi questilluminazione,
lInterit ne avr un rapido vantaggio, ed in qualche modo i tempi della sua
realizzazione saccelereranno.
La Manifestazione, ovviamente, non si trasformer tanto presto, in
considerazione dellimmenso potenziale inespresso che comunque contiene; la sua
esistenza, nel migliore dei casi si prolungher per miliardi dei nostri anni, ma
probabilmente il suo aspetto sottile, vibratorio, muter. Cos possiamo supporre che
le contraddizioni, i conflitti che la dilaniano saranno progressivamente addolciti, e le
24

tragiche condizioni di molte aree troveranno una pi armoniosa soluzione.


Il Cristo Ges, Entit divina ed umana in contemporanea sussistenza, pu e
vuole sorreggerci in questo compito: quello che Egli fu ed , anche gli uomini
saranno. Ges ci ha dato un esempio preciso, ponendosi al nostro livello epocale, con
il Sacrificio e lassunzione del nostro stato fino allagonia ed alla morte.
Ricordiamoci che Egli la Misericordia ed il Sostegno divino alle nostre fatiche,
perch la presenza del Padre fra noi. Se lAdam lo seguir, lUniverso risplender
della Sua essenzialit, e testimonier quellAmore che il Maestro divino predic ai
popoli della Galilea e conferm fino a salire sulla Croce del dolore.
Larchetipo Uomo deve saper essere la matrice di questo specifico aspetto
dellAmore totale del Brahma, nel quale la forza della compassione, della mitezza e
della fraternit si fonderanno armoniosamente in un vettore dinamico, capace di
specificarsi come un preciso aspetto della volont creatrice del Padre, attivo in tutte le
future Manifestazioni.
Come apparir questArchetipo al raggiungimento del suo traguardo
realizzativo? Cosa sar conservato delle innumerevoli forme assunte e sperimentate,
ad infiniti livelli di coscienza, dalle altrettanto sterminate idee/matrici che hanno
concorso alla nascita del Figlio? E le imponderabili esperienze vissute e sofferte dalle
singole persone verranno come assorbite e cancellate nellEntit finale? O, piuttosto,
conserveranno un senso ed un valore, avranno il loro posto e il giusto rilievo nella
lucida coscienza archetipale?
Cercheremo di rispondere a questa domanda, che offre lo spunto per
considerazioni forse non del tutto pertinenti al tema iniziale, ma certamente utili per
la formazione della nostra rinnovata coscienza.
7)
Nellinfinito mare delle potenzialit dellAssoluto esistono anche quelle che
lUomo viene attualizzando nellarco della sua emancipazione, e che rappresentano
un immedesimarsi in forme (anche interiori!) via via pi perfezionate le quali, dal
piccolo essere vivente ai primordi del pianeta, progrediscono oltre la stessa tangibilit
fisica, per raggiungere unaltissima spiritualit.
Dobbiamo considerare ogni momento dellesistenza che conosciamo, ed ogni
momento della vita di tutto quello che manifestato, come laffioramento alla
coscienza personale o autocoscienza individuata di un aspetto ideativo del quale il
Brahma era, fino a quel momento, il solo consapevole.
Da questannotazione, non facilmente assimilabile nella sua estensione, si
deducono vari corollari: innanzi tutto, il tempo non , come dicemmo, che il modo
proprio dello spirito (tramite le percezioni sensorie e lattivit dello strumento
interiore) di rendersi consapevole della realt in cui immerso, e fino a quellistante
piuttosto inconsciamente. Come esiste il tempo soltanto nel percettore del tempo, cos
lo spazio non che una categoria di rappresentazione di quanto emerso alla
coscienza, ed in s esprime semplicemente una delle modalit dellapprendimento del
25

dato che apparso all'orizzonte coscienziale. Naturalmente questa consapevolezza


varia con lo stato devoluzione del soggetto senziente: un selvaggio o un primitivo
si dar una immagine dellUniverso apparentemente identica, a grandi linee, a quella
di uno scienziato o di un filosofo per quanto concerne le immediate categorie
autorappresentative (spazio/tempo); ma in effetti non comparabile allimmagine di
questultimo sotto il profilo delle successive interiorizzazioni ed analisi, e soprattutto
per le conclusioni che ne derivano. Questo genericamente vero, anche se nei
particolari possono sussistere enormi differenze ed inopinate convergenze.
Tuttavia sia luno che laltro, il primitivo ed il dotto, differiranno marcatamente
da ci che emerge alla coscienza delladepto, o dellEntit che guida il divenire in
una o in molte delle sue espressioni.
Ad ogni modo, ogni percezione della virtualit apparsa nella coscienza ,
possiamo asserire con qualche approssimazione, in qualche modo relativamente
esatta: esatta per quel particolare stadio dellevoluzione dellente, in quel momento e
non in altro, perch la vera comprensione della cosa in s nel saper essere la
cosa stessa, e questa capacit richiede unelevazione spirituale immensa, non
ottenibile nel nostro ambito che con il faticoso percorso delliniziazione.
Tutti gli aspetti percepiti (dalle cose agli stati di coscienza) sono emanazioni
fattuali o ideative di archetipi a loro sovrastanti, e la storia delluomo e dellUniverso
che levidenzia e lo nutre in ultima analisi quella del rapporto intercorrente fra
larchetipo Uomo e tutti gli altri, coinvolti e partecipanti alla sua emancipazione.
Ogni specificazione di un Archetipo, per fugace che essa sia, espressione di
una modalit dello stesso, e questa apparizione pu poi configurarsi in un numero
imponderabile di forme derivate, tante quante sono le coscienze che la percepiscono e
ne sono attivate. Il dato ci conduce al nocciolo del problema: cosa determina lazione
dellArchetipo?
Occorre distinguere fra il momento dellautocoscienza in fieri e quello
dellautocoscienza de facto. Nel primo il Glifo che, tramite le sue Entit, rende
operativi gli innumeri Archetipi operanti nella formazione di un Universo. Poich
queste Entit hanno ben presente il disegno divino (almeno in principio) in questa
fase il Cosmo apparir coerente con lIdeazione che lha voluto, e noi probabilmente
non potremmo in alcun modo raffigurarcelo in questa fase, tanta la differenza con
quello della nostra odierna esperienza.
La teoria della formazione dellUniverso, dallesplosione primaria dEnergia (e
sotto altro profilo sarebbe forse pi esatto dire: implosione/esplosione) ad oggi,
valida per le nostre attuali categorie di pensiero. In altre parole, noi immaginiamo
qualcosa che sarebbe stato cos se lente senziente che viveva allora avesse
posseduto le nostre doti percettive, analitiche e sintetiche, e gli attuali strumenti di
autorappresentazione. Ma non era certamente cos, e quindi il processo esistenziale fu
compreso in altro modo. Non tuttavia inesatta la nostra odierna ricostruzione:
semplicemente valida soltanto per le capacit concettuali e conoscitive di questo
momento dellevoluzione generale, e non lo sar in ugual modo quando lUomo avr
una pi profonda penetrazione nella realt che vive.
26

In ogni caso, quando lUomo si confer unautocoscienza sia pure elementare gli
Archetipi si affidarono progressivamente alla sua iniziativa, ed egli ebbe un potere
operativo in costante incremento. Un potere temibile, perch nellArchetipo esistono
tutte le forme logicamente concepibili come varianti dellessenza basale, e lUomo
pu legittimamente attivarle solo tramite l'azione del suo mondo interiore (fisso
nellAtma), il quale, se scompensato, riuscir a trarne forme/pensiero ugualmente
scompensate, capaci di modificare la sua coscienza esattamente come furono dalla
coscienza stessa, energizzate. Infatti, egli avr attivato forme/pensiero vitali, dotate
almeno - nei casi pi semplici - di una capacit dagire conforme allideazione che le
ha stimolate, e seguendo quei parametri: la realt vissuta la storia ed il prodotto di
rapporti fra idee, infinite e mutevoli come i riflessi del mare in un giorno di
primavera. Stabilizzare questa realt e ordinarla in un tutto armonioso, pu essere
soltanto opera di uninteriorit equilibrata e libera da impulsi distorti: perch soltanto
in questo ordine gli Archetipi saranno attivati in modo corretto, e le forme/pensiero
derivate ne conserveranno la bellezza e larmonia.
Non possiamo neppure tacere che nellUomo sono rintracciabili fattori acquisiti
nellevoluzione, e che non appartengono sostanzialmente alla sua natura. La lunga
fatica sostenuta per lemancipazione, le innumeri cadute, le esperienze scomposte e
distruttive vissute nei tentativi di raggiungere il dominio di s e del campo
esistenziale, che sono poi confluite nelle attuali personalit, hanno aperto porte su un
abisso non mai dimentico del pericolo che lUomo rappresenta per la sua
permanenza. Questo fece s che, quando fu (ed ) possibile, influenze remote,
qelliphotiche, sinfiltrassero nellinconscio degli uomini e di l tendessero (e tuttora
tendano) a condizionarne lattivit e le scelte quotidiane. Nel piccolo e nel grande.
Sono, le Qelliphoth, archetipi degenerati, potenze distorte che occorrer
condurre ad equilibrio e a maturazione: ma questo appartiene pi al futuro che al
nostro presente, perch ben pochi possono presumere, a ragione, di saperne sfidare il
potere.
Ci preme di ricordare che il Male pu motivatamente essere considerato un
campo darchetipi distorti e, in quanto tale, evidenzia la necessit della correzione
perch non pensabile che una potenzialit della Manifestazione resti inespressa.
Sar pertanto compito delegato in particolare allUomo, ed agli Archetipi del Glifo in
sintonia con Lui, il compito di risolvere la tenebra qelliphotica in luce, prima che
lattuale Manifestazione si concluda, e che il Figlio possa poi sedersi (come
splendidamente insegnano i testi cristici) alla destra del Padre. Questo evento inoltre
consentirebbe, almeno per i protagonisti, di superare agevolmente la crisi del Kaliyuga e davviarsi in serena semplicit sul sentiero di Cristo.
Nellinconscio singolo e generale esistono, come dicemmo, tutte le
forme/pensiero del Mondo archetipico, specificatesi ed evidenziatesi nel corso di una
interminabilmente lunga evoluzione di questa Manifestazione (otto o dieci miliardi
danni, forse; senza contare quelli che trascorsero prima che lautocoscienza
comparisse in questo Universo, se lecito e possibile valutare questi tempi con il
nostro metro).
27

Queste forme/pensiero non sono in s n reali n irreali, perch da un lato tutto


compreso nella realt divina, e dallaltra fenomeno transitorio e mutevole.
Comunque esistono e sono importanti. Perch?
Naturalmente perch esse furono in ogni caso tappe, elementi del nostro
cammino, ed insieme la fine o il principio dinnumeri esperienze esistenziali. Ma
anche perch necessario che lAdam conservi tutte le proprie esperienze, e di tutte
sia consapevole per coordinare la sua futura attivit.
Questa una salvaguardia contro la ripetizione di possibili errori, una
consapevolezza necessaria della fatica occorsa per rendersi veramente alla propria
profonda naturalit, una testimonianza che induca alla fraternit ed alla comprensione
e quindi allAmore universale.
La memoria la base della saggezza, per il saggio: cos come la conoscenza di
se stessi (alludiamo alla conoscenza yogica, che saffonda a dismisura nel passato)
consente la comprensione degli altri, limmedesimazione nei loro pi ardui problemi
e la compassione.
Gli Archetipi, sotto questo profilo, sono quasi larchivio della memoria cosmica.
Ci che in essi fu attualizzato, essi conservano, e la loro visione pu condurci a
recuperare i pi lontani, remoti tempi in cui vivemmo, cos come essi furono. Tanto
nel piano reale che direttamente ci riguarda quanto negli altri che ne costituiscono le
varianti virtuali.
Quello che compare in quei campi se non li attiviamo sono semplici
modalit della coscienza archetipica, solo da questa percepite; lArchetipo non
possiede, in quanto tale, piani differenziati desplicazione, attuali e potenziali. Tutto il
contenuto della sua coscienza reale, e lirrealt di certe ideazioni pu essere assunta
per Sacrificio e Piet, provvisoriamente e in vista del loro superamento.
Ma la differenziazione di piano vissuto e di piano rimasto virtuale sussiste
nellUomo, il quale incontra in quegli ambiti delle linee inespresse che appartengono
non tanto allArchetipo da cui deriva, ma a s medesimo e, meglio, allAssoluto nella
Sua attualit dAmore, di Sacrificio e di Perdono.
La distorsione racchiusa in queste potenzialit, insistiamo, non ha origine
nellArchetipo (che la subisce) ma nella coscienza limitata che la determina. Questa
semplice constatazione ci condurr ad esaminare quel particolare continuum
rappresentato dal modus proprio della coscienza di specificarsi, in cui le Idee/Matrici
trovano applicazione (ed soprattutto di queste ultime che vogliamo parlare).
Gli Archetipi di grado elevato, i quali costituiscono modalit divine
generalizzanti e capaci di percepire la suprema Coscienza (Cit) non vengono ora
considerati, perch essi dirigono, sostengono e correggono Malkuth: non sono
condizionati dalla caduta dellAdam, e ne sono toccati solo per loro scelta di
compassione e di sostegno.
Tuttavia le idee/matrici (la sostanza archetipale delle cose, dei concetti
intellettuali, delle astrazioni mentalistiche e via dicendo) sono ben diverse: esse
cadono nel dominio dellautocoscienza e rispondono linearmente a questultima. Se
essa distorta, ne ricaveremo unerronea rappresentazione degli esiti conseguenti alla
28

nostra attivazione, la cui responsabilit anche per ogni successiva conseguenza


solamente dellUomo.
Occorrer, nel prossimo paragrafo, accennare agli Archetipi di concetti che
consideriamo astratti, che sovente sono i pi alti nel loro ambito e che in se stessi
non sono affatto astratti. Infatti, lastrazione opera della mente e della coscienza
individuata, che opera con poca rispondenza nel S personale. Nulla pi reale
dellIdea esatta: essa vita, forza agente, dinamicit nel piano fattuale.
Teniamo ben presente il basilare principio che lo Spirito, contenitore delle Idee e
dellAutocoscienza, lunica realt fondamentale dellUniverso, e che tutto
compreso nellAtma, ossia in Brahma. Non esistono vere Idee che siano astratte, e
non possono esistere; e tuttavia sussiste certamente un modo distorto di percepirle, di
coltivarle e poi di servirsene. Nei Sephiroth sono specificati come informano i Testi
kabbalistici le Virt informanti ed i vizi che nelluomo concreto nascono
dallincomprensione, dal fraintendimento, dalla frammentazione arbitraria del
contenuto di unIdea. Quanto rappresentato nellAlbero della Vita appartiene
allIdeazione divina, alla susseguente Tradizione umana, e nulla deve essere
trascurato. Neppure quello che sembri, per lattenzione essoterica, un mero metodo
classificatorio.
Di tutto questo parleremo in un tempo futuro.
8)
Le Idee, in quanto tali, possiedono un contenuto concettuale e per essere pi
precisi dunque possibile estrarre dalla loro essenza un concetto semplice o
estremamente complesso. Le Idee, considerate in se stesse, non sono affatto mere
configurazioni logiche o intellettuali dellUno, ma essenze vitali, puro pensiero che
non discorsivo ma Ente. Non consideriamo facile intendere questo punto del
nostro discorso perch, per luomo comune, le idee rappresentano sempre il
contenuto astratto del pensiero, e il pensiero stesso poi considerato come
unastrazione cerebrale, quasi il prodotto in s inconsistente dellattivit delle cellule.
E piuttosto vero lopposto. Le cellule dellorganismo vivente sono emanazione
dellIdea che le informa, ed il pensiero il modo in cui questIdea sesprime nel
tempo. Tale proposizione rivela anche la differenza sostanziale sussistente fra il
Pensiero archetipico considerato come ente e quindi non soggetto di per s al
divenire, ma piuttosto ad esprimere le proprie virtualit comportamento tipico degli
Archetipi ed il comune pensiero degli uomini, dialettico, discorsivo, verbalizzante,
induttivo o deduttivo di volta in volta.
Il fatto che lArchetipo non appartiene direttamente al nostro tempo/spazio, ma
entra a far parte del continuum manifestato senza tuttavia esserne assorbito. Il
pensiero del soggetto senziente del nostro ordine (jiva) categoricamente soggetto
alle modalit coscienziali tipiche del suo stato demancipazione. La reale
modificazione positiva del suo quoziente di libert , conseguentemente, lunica
possibilit aperta alluomo per addivenire ad una reale comprensione del proprio stato
29

e del Trascendente, e solo mediante questa sapienza possibile lacquisizione delle


particolari vie che conducono ad essere la Trascendenza, secondo le proprie
rinnovate qualificazioni.
Che questo accada in un modo o in un altro, poco importa. Lo Yoga offre diverse
strade al sadaka (allievo), che dipendono dalle sue predisposizioni psichiche e
spirituali (adhikara): da quella devozionale a quella conoscitiva. Tutte conducono alla
stessa meta, e a un certo punto le esperienze delluna equivalgono quelle dellaltra.
Ma tutte presuppongono nel miste una sufficiente comprensione (almeno
intellettuale) dellEssere, prima di poter concretamente accingerci ad essere, perch
non ci possibile dirigerci in un luogo senza una qualche idea sul luogo stesso.
Lutilit delle presenti pagine in questa direzione: dare unimmagine,
intellettualistica fin che si voglia, capace di fornire una direzionalit la pi esatta
possibile.
Lintuizione chiara e distinta, corretta e confortata da una lucida capacit
discriminante e da categorie concettuali ben precise, la via che conduce al vero
esoterismo. Quindi invitiamo il lettore ad esercitare questa facolt gi nel seguirci nei
nostri discorsi, che resteranno pressoch vani se egli pretender di comprenderli con
un mero esercizio mentale, senza il fondamentale apporto della meditazione yogica.
La meditazione, di qualunque tipo si tratti, la spada dellesoterista, quella
che gli consente ad un certo punto di squarciare i veli di Maya. La Tradizione rivelata
poi linsegnamento che consente dimpugnare correttamente quella lama.
Sia nel rito propriamente detto, con le metodologie tipiche e gli apparati relativi,
sia nel pi confacente rito interiore del meditante, lo strumento sempre quello del
viaggio nel profondo del proprio essere e non altro. Questassunto sia chiaro al
nostro lettore, o tutto il lavoro che suggeriamo non gli lascer che inquietudine e
confusione.
Le Idee hanno diverso contenuto, e conseguentemente passiamo dalle pi alte,
onnicomprensive ed infinitamente articolate, alle pi specifiche che rappresentano, al
limite, un aspetto unico e ben determinato, e risolvono la loro natura soltanto in
quello.
Esiste dunque una gerarchia, e qui occorre fare attenzione: il termine gerarchia
stato inquinato come pochi altri nel corso della storia dellAdam, e non rappresenta
nel nostro contesto un rapporto di subordinazione autoritaria, ma di emanazione.
Ontologicamente, tutto Brahman, e gli Archetipi pi elevati non differiscono
nellessenza dai minori. Per i contenuti, le Idee fondamentali sono i contenitori
spirituali di quelle derivate, e quindi il rapporto che intercorre fra le une e le altre di
puro Amore e Identit, pur nella differenziazione. Ovviamente, lintelligenza
dellEssere tanto pi profonda quanto pi lIdea alta in questa scala di valori, ma
lArchetipo pi specificato, particolaristico, partecipa effettivamente della sapienza di
colui dal quale deriva come un riflesso, e non in nulla limitato sotto il profilo
dellintuizione dell'Essere in s.
Come disse Dante, egli un raggio della ruota egualmente mossa, e
nellarmonia generale esprime la sua altissima natura.
30

Le Idee Archetipe rappresentano un Universo, e riflettono in tutto e per tutto il


Brahma, ad un livello vibrazionale inferiore. Possiedono dunque un aspetto che
possiamo qualificare (molto impropriamente) statico, che poi limmensa
potenzialit loro affidata, ed un aspetto dinamico, costituito da un lato dallo
svelamento progressivo di quella virtualit e dallaltro, dall'attivit compiuta come
modalit dell'Assoluto nel portare ad atto le supreme Potenzialit.
Inutile sottolineare quanto questi confini e queste indicazioni siano in funzione
soltanto della necessit di comprendere qualcosa del Mistero insito nel Campo
Causale, e non vogliano descrivere ma semplicemente alludere.
Il procedimento che abbiamo descritto non riguarda una dimensione a noi nota,
e non accade certamente nel tempo/spazio che ci qualifica. Non possibile
concettualizzare con lutilizzo del solo intelletto e dellarchivio mentale ordinario
questi principi. E grazie allautorit di veri Maestri, per la rivelazione divina di cui
essi furono tramite, per loro intuizione diretta e meditazione profonda, che queste
verit furono tramandate alluomo comune. Lasciamo dunque allinteriorizzazione
del Principio il compito delleffettivo apprendimento della Realt che ci concerne.
Noi tentiamo semplicemente di fissarne alcuni utili presupposti.
Sia laspetto statico che dinamico degli Archetipi presuppongono ed
ipotizzano un centro unificante dautocoscienza, e questo Centro , nelle Sephiroth,
lArcangelo: personificazione di una Modalit divina, Egli esiste realmente, ma un
aspetto del Brahma rivolto alla sua manifestazione, e quindi il Brahman stesso
nellatto destrinsecarsi nel suo stesso Essere.
In questa nostra Interit lArcangelo partecipa in S della suprema libert, agisce
con la massima autonomia e in deliberazioni perfettamente impersonali, ossia per
finalit generali. Anche il Suo intervento nei casi specifici sempre
unestrinsecazione del Principio basale.
Non si consideri questaltissimo Ente come un mero, astratto strumento di una
volont trascendente, alla quale sia tanto soggetto da ridurre la propria libert a una
semplice finzione. Egli la Libert.
E effettivamente impossibile comunicare quanto la libert della Manifestazione
possa riflettere quella dellEmanante, ed essere entrambe fuse nel purissimo Amore.
Lesperienza insegner, in un tempo pi o meno lontano, questassunto in forme
dirette e fuori da ogni dubbio, e ci accadr quando i principi coscienti saranno essi
stessi aspetti della Luce fondamentale. In ogni modo, lArcangelo Idea suprema, ed
reale della realt del Padre.
Le schiere angeliche sono modalit viventi dellArcangelo, e ne rappresentano le
estrinsecazioni fondamentali: sono quindi figlie intelligenti, libere nel campo
dattivit loro proprio, e creative.
Hanno comunque una direzionalit precisa ed indefettibile, da loro stesse scelta,
nella quale liberamente sidentificano, e non possono in alcun modo essere
condizionate dalluomo: possono tuttavia essere evocate nel microcosmo, per
attivare le corrispondenze interiori con il Macrocosmo e quindi agire yogicamente
nellambito di Malkuth. In tal caso rappresentano potenti alleati, efficaci vettori della
31

volont delladepto, sempre che questa sia effettivamente accordata con lInterit nel
suo vero aspetto evolutivo.
Occorre ricapitolare alcuni punti: innanzitutto identifichiamo il Supremo Ente,
Brahman, Ain Soph Aur, lAssoluto incondizionato e senza possibili attributi, in
quanto in Lui coincidono tutte le coppie dopposti che invece concorrono a formulare
le Entit emanate.
LAssoluto il Supremo Archetipo almeno in un aspetto: Lui che determina il
processo personalizzante da potenza ad atto delle infinite virtualit del Suo Cit.
Sotto ed entro lAssolutezza individuiamo le Modalit fondamentali che
determinano la Manifestazione cosmica vera e propria, e rappresentano lespressione
del momento dinamico del Brahman in Brahma. Kether (o Brahma) la Suprema
Coscienza onnipervadente da un lato, e dallaltro la somma Ipostasi che costituisce
il principio informatore dellintera creazione.
Kether agisce con le due Polarit/Identit di Cochmah e Binah, maschile e
femminile in senso teoretico ed allusivo, e queste rappresentano le modulazioni
basali che specificano il campo come creazione, ossia le Forme/Pensiero dellAlbero
Sephirotico sottostante. Sono Archetipi dell'Assoluto, e le distinzioni, come
dicemmo, hanno un basso grado di approssimazione, se prese alla lettera, ma non
sono arbitrarie ed aiutano al giusto intendimento.
La Grande Madre esiste realmente, e pu essere considerata sotto differenti
punti di vista. Ora identifichiamo in Lei la personificazione del Principio
Femminile assoluto, o Chakti, e la Sua realt pu essere intuita nel samhadi di
Bodhisattva e delle pi alte Entit del Glifo, sotto molti aspetti che dipendono dal
loro grado dimmedesimazione nel Campo Causale. Infatti, possibile, lecito e santo,
considerare la Grande Madre come Brahma, sorgente e matrice di tutta la creativit
divina, e nellinduismo per esempio questo il punto di vista adottato dalla
meditazione tantrica, una delle pi efficaci che conosciamo.
Lesperienza che lentit emanata sa conferirsi con questi principi dipende
naturalmente dal suo grado d'iniziazione nei grandi Misteri; certissimamente
d'amore totale ed unitivo, e pu rappresentare un samhadi fra i pi eccelsi, in cui
scompare definitivamente ogni illusione di separativit. Tutto questo nel supremo
Volere e non possibile tentare descrizioni o interpretazioni rigorose ma solo
genericamente allusive. Ci che comunque gli uomini chiamano apparizione del
Principio Femminile in genere una percezione offuscata della Sua realt, e cio
il contatto con un particolare aspetto, pi o meno esauriente, della Sua Emanazione.
Pensiamo, infatti, che una pi esaustiva esperienza non farebbe sussistere il senso
della dualit e che la persona coinvolta nellevento rientrerebbe temporaneamente
nellArchetipo fondamentale, in una delle Sue modulazioni. Qui si oltre la forma ed
il limite, e soltanto la Misericordia del Padre/Madre pu allora sostenere la creatura.
Specifichiamo che se - come crediamo - lArchetipo Causale possiede una
propria Forma, essa quella dellinfinito in tutte le sue infinite direzioni: una Forma
assoluta, dunque, comprensibile relativamente soltanto per dono divino e come
coronamento di un lungo tracciato realizzativo.
32

Queste considerazioni individuano la differenza sussistente fra i supremi


Archetipi e le entit derivate, anche se queste ultime si manifestano
inconcepibilmente alte nel regno dellEssere.
E sempre possibile concepire una forma negli Archetipi/creature che vivono
sotto il Daath, anche se la loro comprensione appartiene allesoterismo avanzato. Nel
caso dei Sephiroth, essi sono Essenze divine ad uno specifico livello vibratorio, ed in
effetti noi non percepiremmo la Forma reale dellArchetipo (in tal caso rifluiremmo
nellinfinit brahmanica) ma quella che Egli assume quale modalit vivente nella
Manifestazione.
In queste indicazioni affermiamo che esistono due modi per comprendere latto
emanante: considerarlo come momento dellAssoluto, che implica lidentit con
lAssoluto. Ogni entit sotto questo profilo un aspetto del Padre che soltanto un
altissimo grado iniziatico pu definire. Laltra possibilit, pi consona a chi come
noi definito dal Limite e dalla Forma specifica, induce a concepire lInterit quale
estrinsecazione del dinamismo brahmanico, circoscritta ora e qui nel contenuto e
nellattivit dal suo livello dautocoscienza.
Noi conosciamo i Sephiroth con questultimo tipo di consapevolezza, il solo che
pu consentirci, al momento adeguato, di sentire le massime formulazioni
archetipiche dellAlbero con sufficiente approssimazione, essendo altrimenti Esse
pressoch inattingibili al meditante.
Questa non percezione inadeguata, anche se non esige per esser attuale la
liberazione iniziatica ma soltanto un inizio concreto del suo tracciato. In effetti,
percezione di aspetti del Momento dinamico del Brahma, e quindi essa
indispensabile per emanciparsi dal samsara, dallesistenza condizionata che ben
conosciamo.
La comprensione delle Sephirah richiede un gradiente demancipazione
inimmaginabile dalluomo comune, e questa sapienza specifica sempre un particolare
incremento della libert personale. Ne consegue anche un percettibile risveglio
dautocoscienza nellUomo cosmico, ed i due effetti sono, in fondo, la stessa cosa. Le
modalit di contatto con gli Archetipi rispondono dunque alla necessit
dintegrazione con il Tutto/Uno, e per conseguenza liniziando deve accordarsi per
quanto gli possibile con il livello vibratorio che desidera raggiungere
innalzandosi verso la sua frequenza. Il tentativo (molto impegnativo in ogni caso) non
sar tuttavia solitario perch lEnte Generatore tende allunit mistica con il generato
ogni qualvolta sia possibile conseguirla. La Forma fondamentale di tutti i Sephiroth
quella dellAmore, e lAmore a tutti i livelli attualizzazione conscia di un rapporto
integrativo, un sentimento dunit. Lallievo, lesoterista, dunque aiutato nella fatica
che compie, dallAlbero della Luce, ed in particolare dalle Sephirah che egli desidera
raggiungere.
Lo studio del Glifo ci puntualizza che, per attingere alla realt di un Archetipo,
occorre riferirsi anche ad altri con questo coerenti, attivandone le funzioni; ed inoltre
come non sia lecito considerare lAlbero come un insieme di funzioni discriminate,
che per necessit di comprensione. Infatti, lAlbero unit nella distinzione modale.
33

Lallievo consideri attentamente, con la guida del Maestro, il punto darrivo


prefissatosi e le strade che vi conducono. I sentieri del Glifo non sono arbitrari e non
sono neppure distanze vuote da superare: essi sono elementi integrativi dellAlbero
stesso e come tali vanno sempre considerati, perch esprimono potenzialit ed
inferenze del Glifo ad innumeri livelli, che lallievo deve ben valutare scoprendo le
sue qualificazioni e disponibilit personali, affinch gli siano sostegno e non ostacoli
alla sua ricerca.
Questo, tuttavia, il compito realizzativo assunto dallIstruttore, e in quanto tale
esula dal nostro ambito danalisi che , in queste pagine, essenzialmente informativo
e generico.
Nel prossimo paragrafo faremo comunque cenno ad alcune metodologie di
contatto, perch il lettore afferri almeno qualcosa circa le basi teoriche necessarie per
inoltrarsi nel Sentiero e le qualificazioni richieste per riuscire nellimpresa. Che poi
lunica completamente importante di tutta la sua esistenza.
9)
Il contatto il primo effetto che lesoterismo si propone, e non certamente
paragonabile ai rapporti che gli uomini comunemente intrecciano fra loro.
Il contatto con lAlbero della Vita si concretizza mediante facolt interiori, e
leventuale fenomenologia apparentemente esterna alloperatore un riflesso del
risveglio dei centri effettivamente attivati nel corpo sottile.
Quanto compare nel mondo fisico pu in ogni caso costituire un effettivo
apporto di fattori rilevanti nel campo di Malkuth, e non deve essere trascurato.
Occorre soltanto considerare, con molta attenzione, il suo contenuto reale, che deve
essere unespansione positiva, una chiarificazione ed un supporto di quello che
avviene nellinteriorit.
Tale supporto pu fornire mezzi che oltrepassano ampiamente i nostri
conseguimenti spirituali e sapienziali, ed allora non costituisce un semplice evento,
certamente valido sul semplice piano emozionale, ma piuttosto un positivo contributo
al cammino del ricercatore verso la propria liberazione.
Lutilizzo di questi metodi , ovviamente, responsabilizzante al pi alto grado,
perch essi non devono mai essere impiegati per fini individuali ed egocentrici di
qualsivoglia natura: sono, infatti, strumenti conferiti secondo criteri generalizzanti e
per scopi impersonalmente validi. Questo va detto molto chiaramente, ed in pratica al
momento opportuno possono essere affidate allallievo differenti capacit anche
efficaci sul piano formale che conferiscono unimprevedibile libert dazione.
Quando ci accade, il Glifo stesso considera lallievo sufficientemente progredito da
costituire un elemento del proprio mondo archetipico, e quindi ente capace
dautodeterminarsi intelligentemente e fattivamente nel necessario tracciato
evolutivo.
LArchetipo fondamentale tramite il giusto Pleroma agisce con lui ed in lui,
ed egli impersona una modalit che una precisa funzione del Glifo. In questa
34

prospettiva evidente limportanza di eliminare qualsiasi istanza egotica che emerga


da queste circostanze: le acquisizioni ottenute sono essenzialmente un dono divino,
meritato certo ma sempre inattingibile senza la Grazia divina.
Il Padre sostiene il suo figlio ad essere un elemento positivo ed attivo
nellemanazione: ed in effetti lente , in tale caso, una funzione dellArchetipo stesso
che si puntualizza secondo lIdea basale, quella che delega alla Creatura il compito di
svelare a se stessa e al Campo Causale lintenzione divina.
Lallievo normalmente abbastanza lucido ed attento da valutare esattamente le
eventuali istanze egotiche che possono manifestarsi nel suo intimo, e che nascono
anche (e spesso in prevalenza!) dal campo oscuro che lattornia. In effetti, la controiniziazione consapevole di tutto ci che attualmente o potenzialmente pu
ostacolarla, e reagisce con rabbiosa tenacia. Quindi il ricercatore deve
necessariamente rafforzare il suo stato daffidamento sereno allAmore di Dio, che
lunico scudo capace di difenderlo e di farlo progredire nel sentiero prescelto.
Questopera di costante purificazione interiore ha effetti sul campo desistenza,
sia quello normalmente incontrato, sia laspetto sottile del nostro attuale stato. La
decantazione della mente inconscia dalle scorie accumulatesi in un imponderabile
passato condizione necessaria per ogni progresso ed acquisizione: linconscio deve
risolversi in consapevolezza secondo le reali capacit del momento, e in questopera
il sostegno del Maestro indispensabile. Infatti, solo Lui sa la situazione profonda
dellallievo, e pu trovare i metodi e le condizioni per migliorarla. Linconscio non si
purifica con la mente, ma con lo spirito.
Dobbiamo intrattenere il lettore con alcune informazioni su determinate
metodologie di contatto con il campo sottile che, come dati di partenza,
rappresentano insieme possibilit desperienza concreta e un mezzo adeguato per
affinare i nostri strumenti interiori, rendendoli pi confacenti ai nostri scopi.
Uno dei metodi comunemente utilizzati da gruppi spiritistici quello della
tabella di comunicazione, nella quale un qualsivoglia oggetto (generalmente un
bicchiere o un piattino) mosso da qualcosa ad indicare le lettere di parole e
concetti dotati di un senso comune.
Questo mezzo davvero molto accessibile ai pi, e non richiede in apparenza
una specifica preparazione oltre ad una qualche disposizione personale;
conseguentemente alquanto pericoloso.
Normalmente le Intelligenze dellAlbero osservano attentamente coloro che lo
usano, allo scopo di verificare le vere qualificazioni dognuno di loro per poter
consentire, col tempo, un pi adeguato contatto. La tabella agisce quindi come una
sorta di setaccio delle vere intenzioni, mentale e spirituale, secondo una logica
precisa ignota ai pi. Per questo ammesso, e pu anche assumere il compito di un
primo avvio alla ricerca effettiva del Valore, se le persone coinvolte dimostrano
sufficiente seriet e costanza. In altri termini, anche cos pu comparire il vero
Maestro.
I protagonisti di questo rapporto creano normalmente contatti con
forme/pensiero molto eterogenee che rispondono ad un richiamo, inconsapevolmente
35

inviato e recepito.
Poich quasi una regola che questo richiamo sia motivato da istanze
fortemente egocentriche o peggio, coloro che risponderanno, saranno enti egualmente
egotici e, sovente, ad un livello dinvoluzione davvero allarmante e pericoloso quanto
celato. In questo caso il rapporto non mostrer nel tempo alcuna consistenza positiva,
e costituir allopposto un notevole rischio. Le forme/pensiero delluomo antico ed
attuale, le personificazioni della psiche collettiva, entit errabonde della zona
intermedia (Bardo, Duat) per incapacit devoluzione positiva o attaccamento a
quella perduta, avranno allora facile accesso allenergia psichica di coloro che
partecipano a queste sedute, e cercheranno di appropriarsene invogliandoli a
perpetuare il contatto con ogni mezzo possibile, individuato nella loro mente: il
contatto con il nostro mondo costituisce, infatti, un elemento fortemente gratificante
per queste infelici entit, le quali conseguentemente vogliono instaurare un effettivo
dominio.
Non desideriamo dilungarci nellesame di questa metodologia se non per il
tempo necessario a chiarirne due aspetti, fra loro opposti: se la qualificazione dei
partecipanti lo consente, nelle comunicazioni di questordine possono apparire
entit oscure, che faranno leva sulle loro emozioni pi discutibili per incrementarle ed
indurli ad azioni conseguenti, fornendo anche le relative indicazioni. Ci che la
persona capta, nel movimento del piattino sulla tabella, un impulso mentale molto
semplificato che egli traduce inconsapevolmente in gesti del braccio e della mano. La
frequenza di questi contatti, consolida la percezione e la affina, ma crea anche un
canale, un punto di riferimento per forme/pensiero dubbie o temibili, che
permane nel tempo e pu gravemente limitare leffettiva libert danalisi e di scelta
della vittima. Infatti, se la vittima saccorda profondamente con lentit interferente,
questultima acquista forza ed energia, e pu anche determinare qualche forma
dinvasamento psichico o nei casi pi gravi di possessione anche fisica.
Queste fenomenologie sono simili e non identiche a quelle ben pi insolite
provocate dallinterferenza qelliphotica, sempre distruttiva e di arduo contenimento.
La qelliphoth non osa e non desidera uscire tanto allo scoperto, perch i suoi fini sono
fortemente agevolati dallignoranza diffusa sulla sua esistenza. La presunzione
delluomo tecnologico un proficuo canale per il suo asservimento, e il demone (che
non affatto un retaggio di vecchie superstizioni) ne approfitta con astuzia e
malvagit: se ne vedono, comunque, gli effetti.
Perch, in casi particolari, questi eventi si manifestino, occorre il concorso di
condizioni generali molto favorevoli allinvoluzione, concernenti persone fortemente
compromesse dallegotismo e dalla volont di possesso. Consideriamo dunque, alla
luce di questi concetti, il quadro che ci conferisce lattuale momento storico, e
deduciamone il rilievo.
Sottolineiamo preliminarmente che lAlbero della Vita non resta inerte di fronte
allemersione di queste tipologie che, se sono consentite, dipendono
fondamentalmente da cause prossime e remote rintracciabili nellUomo globale ed
individuale, e che ne costituiscono il retaggio karmico. Tale fenomeno, che pervade
36

molte aree della Manifestazione e ne contamina altre, deve comunque emergere alla
nostra coscienza, in quanto questa la sola strada per poter tentare un recupero
salvifico di quanto stato perduto od in procinto di oscurarsi.
Occorre soprattutto molta cautela ed attenzione, quando ci imbattiamo in queste
alquanto diffuse pratiche genericamente esoteriche, e sovente alquanto involutive.
La prima arma che possediamo, e che in effetti la sola efficace nelle sue multiformi
espressioni, lintelligenza dellAmore e la conseguente capacit damare: lallievo
che si dato questa dote, agir non tanto come individuo ma come Interit in una fase
di risveglio, e non dimenticher mai la compassione yogica per coloro che sono
caduti nei domini dellinvoluzione.
Non ci dilungheremo oltre su questi difficili temi, che richiederebbero un
approfondimento specifico e ben pi esauriente; quanto affermiamo semplicemente
un punto di riflessione che affidiamo al nostro lettore, perch ne tragga personali
conclusioni di conoscenza e di cautela.
Il secondo aspetto, immensamente opposto, costituito dalla possibile
interferenza dIntelligenze sostanzialmente positive, di enti in fase devoluzione
concreta i quali considerando gli operatori in qualche forma di comunicazione
potenzialmente qualificati a ricevere unadeguata istruzione colgono lopportunit
davviarli ad un riesame delle loro motivazioni basali, note od ancora ignote, per
condurli ad una vera ricerca esoterica capace di condurli oltre i loro limiti attuali, in
un sentiero veramente realizzativo.
Esistono comunque varianti nelle metodologie adottabili, che segnano in
qualche modo il trapasso dalle forme primitive di contatto (tavolini, tabelle etc.) a
metodi iniziatici veri e propri, anche se nei loro aspetti pi semplificati.
La scrittura automatica allora generalmente adottata, ed il meccanismo di
contatto resta ovviamente lo stesso: un principio dintuizione che si polarizza in un
impulso interiore, che tuttavia non si risolve nel movimento meccanico della mano,
ma implica unattivit concettualizzante e discorsiva dello strumento interiore di
percezione ed autorappresentazione, la guaina intelletto/mente/io.
Latteggiamento delloperatore , allinizio, piuttosto passivo; egli si limita a
seguire (come nel caso dutilizzo della tabella) gli impulsi che si puntualizzano in
parole e frasi dotate di senso comune, registrandoli su un foglio. Via via che il tempo
passa e la pratica saffina si instaurer un vero dialogo con lIntelligenza
interlocutrice, che dovr essere compresa nella sua vera positivit ed attentamente
ascoltata. Ovviamente, questo metodo pi rapido e produttivo dei precedenti, ed
anche meno facile da attualizzarsi. Pu inoltre essere pi rischioso, e molto, se
lattenzione non ben desta e loperatore non si indirizza con costante intenzione
verso il Centro Atmico.
I pericoli sono sempre quelli enunciati nel trattare la tavoletta di comunicazione,
ma poich chi adotta la scrittura agisce spesso individualmente e non con la
presenza di almeno un compagno la sua effettiva consistenza interiore che
determina la qualificazione del metodo, nel bene e nel male.
Poich lallievo non ancora capace, in genere, di discriminare esattamente e di
37

correggersi in tempi veloci quando occorra, egli si rende facilmente un campo


conflittuale di forze opposte (involutive ed evolutive) che implicano un atto di scelta
chiaro e cosciente. Se effettivamente sussiste una prevalente volont
demancipazione, lalunno si liberer progressivamente dellinterferenza involutiva e
riuscir a proseguire per una strada ormai veramente esoterica. Diversamente avr
qualche sorpresa, sgradevole ma necessaria, per comprendere leffettivo momento
dellincidenza della caduta dal piano reale. Infatti, rendersi immuni dal dominio
mentale immediato delle forze oscure, non significa cancellarle dal proprio ambito
esistenziale, poich esse inquinano tanto lindividuale che il globale dappartenenza.
Occorre intraprendere un cammino di purificazione che richiede tempo e fatica, e che
consiste nella percorrenza del trentaduesimo sentiero del Glifo, quello che conduce
da Malkuth a Jesod. Il superamento della sephirah Jesod , in effetti, necessario per
aprirsi la via di Tiphereth, come altrove abbiamo indicato. Ed impresa difficile.
Quindi, se esiste una vera scelta di sentiero iniziatico, lAmore trover
certamente il modo ed il mezzo per sostenere il ricercatore; in caso differente il tempo
e lazione correttiva del karma sostituiranno anche nel rigore la mancanza di una
scelta positiva, fino al raggiungimento di uno stato adeguato. La caduta, presto o
tardi, deve finire.
I procedimenti detti a due vasi, nei quali un elemento maschile attivo si serve
di un elemento femminile passivo mediante ipnosi, hanno qualcosa in comune con la
pratica esoterica vera e propria e con il cosiddetto spiritismo. Tutto dipende dalla
reale consistenza iniziatica della coppia, e molto dalla maturit delloperatore. Pur
consentendo risultati sovente notevoli, questa metodologia ha il difetto di non
realizzare, in entrambi i protagonisti, leffettivo ed autonomo supporto interiore, ed
essi appariranno in qualche modo insufficienti se considerati individualmente.
Tuttavia molti iniziati, in casi particolari e sovente a scopo dimostrativo fra
persone in varia misura qualificate, usano questo strumento, pur potendo a rigore
evitarlo.
Le osservazioni che possiamo fare ricalcano quelle gi enunciate per la tabella e
la scrittura automatica: linteriorit effettiva che determina i risultati, e non altro. In
questambito la prudenza necessaria, e la precisa valutazione delle proprie
qualificazioni norma imprescindibile. Ogni deviazione non mancher daprire porte
indesiderate, con effetti imprevedibili.
Senza dilungarci ancora su questi aspetti di un esoterismo elementare, entreremo
adesso nel merito di procedimenti pi complessi e realizzativi.
Il primo, e il pi capace di colpire limmaginazione, quello noto da millenni
come magia rituale ed evocativa. Tramite un processo di sintonizzazione con altre
intelligenze, che storicamente differisce da cultura a cultura, assumendo anche
formulazioni alquanto diversificate, loperatore o gli operatori si polarizzano con enti
esistenti su altri strati della Manifestazione, a scopo di conoscenza, delevazione
interiore ed anche dinterferenza pratica con il nostro mondo fisico.
Occorrono conoscenze estesissime per fronteggiare adeguatamente questo
difficile assunto: da quelle astrologiche (per lesatta determinazione del momento
38

adeguato ad una particolare operazione, basandoci sul rapporto sussistente fra


macrocosmo e microcosmo) a quelle pi propriamente teurgiche, che consentono
lesatta individuazione delle Potenze ed Intelligenze a cui riferirci nel perseguimento
dei fini propostici.
Un Maestro, fisico o spirituale, di rigore; un lungo tirocinio indispensabile.
In effetti, il rito ha effetto quando loperatore realizza una concreta sintonia con
lArchetipo che ha scelto, e non prima. Poich per questa sintonia, se tentata con le
sole forze dellesecutore, si mostrerebbe facilmente imperfetta, occorre lappoggio di
forme esteriori (procedimenti rituali, oggetti simbolici etc.) che la Tradizione ha
identificato nel tempo, come capaci di sopperire alle inevitabili carenze interiori.
Occorre quindi laiuto ed il conforto dEntit Archetipiche, richiamato
simbolicamente e fattualmente negli strumenti dellArte e nelle formule evocative,
mediante lutilizzo dincensi e di specifici oggetti elementali (sale, acqua, fuoco, aria
ecc.) che possano convergere nel fine ultimo dellinvocazione, nel quale lagente
operatore di magia bianca! agisce come parte del Tutto/Uno, non come individualit
egocentrica, ma per scopi evolutivi.
Da tutto questo consegue che il processo dinteriorizzazione basilare per
percorrere una qualsiasi strada iniziatica, e che pi questo processo approfondito e
chiarificato, meno occorre lutilizzo di un appoggio esteriore.
Possiamo dunque affermare che il vero e pi efficiente esoterismo fa leva
sostanzialmente sulle attualit del microcosmo e sulle corrispondenze
macrocosmiche, prescindendo da apparati e condizioni estranee alla pura interiorit
delloperatore; infatti, solo in questo caso il rito conduce al risveglio dei centri
interiori e delle virtualit del Glifo di cui lallievo immagine.
Qualunque sia la strada intrapresa (Yoga, Mahayana, Zen, Tantrismo,
Kabbalismo, Sufismo, per citarne solo alcune) tutte portano alla medesima
realizzazione finale, oltre tutte le differenziazioni di percorso, valide e necessarie
soltanto per la variet delle motivazioni e qualificazioni personali. Cos uno Yogi e un
monaco Zen aspireranno allunione con lAssolutezza in ogni fase del loro cammino,
laddove un Kabbalista o un alchimista cercheranno la comprensione, il controllo delle
forze della Manifestazione, ma intese come momento espresso dalla volont
dellAssoluto stesso, al quale comunque necessario fare costante riferimento.
Rammentiamo qui che la Volont assoluta lAssoluto, e non qualcosa a Lui
accessorio.
In pratica, i risultati divergeranno soltanto per losservatore essoterico, incapace
di percepire i fini e le profonde motivazioni dellesoterismo, non meno che di
comprendere la stessa essenza della Vita quale si manifesta ora e qui.
10)
In questo importante paragrafo affronteremo laspetto pi iniziatico di tutto il
nostro lavoro, ossia il tema delle forme assunte dallArchetipo ai vari livelli della
Manifestazione.
39

LArchetipo in s, come Idea assoluta, ha un aspetto che attiene allAssoluto


stesso, e che dunque inconoscibile fuor dallAssoluto.
Che un aspetto ci sia, lecito inferirlo dalla considerazione seguente: essendo
lIdea archetipale una modalit del supremo Ente, essa una circoscrizione della
Sua infinit, un vortice spirituale e coscienziale che nello stesso momento energia
e potenza, noumeno e contenuto concettuale. (Noumeno: oggetto dintuizione non
sensibile, e ci che non oggetto dellintuizione sensibile; oggetto o potere che
trascende lesperienza normale, ma che necessario).
Quando usiamo i termini aspetto, vortice e circoscrizione, chiaro che li
adoperiamo in senso grossolanamente figurato, poich non possibile esprimere con
immagini della mente finita quanto attiene allInfinito. E quindi necessario intendere
i concetti in modo simbolico, ed ascoltare dentro di s quanto essi suggeriscono.
Forse ne nascer unimpressione, unintuizione pi confacente al tema trattato.
Comunque esso sia, laspetto dellArchetipo nellAssolutezza deve averne la
purissima essenza divina e, pur nella sua modulazione, rifletterne compiutamente la
natura. Deducendo quindi da questa essenzialit noi possiamo indicare le principali
caratteristiche generali (ed approssimative) di un Archetipo, oltre che dallesperienza
esotericamente vissuta dagli Adepti.
LArchetipo libero, creativo, dinamico, armonioso ed infinitamente articolato
nel suo raggio di qualificazione. Possiede un aspetto potenziale, uno attuale, la
capacit concettualizzante e la forza proiettiva che traduce lIdea in forma; ha un
momento statico (non poi esattamente cos!) e un momento dinamico
nellautonoma esplicazione delle proprie virtualit e di quelle attinenti allAssoluto in
S considerato, le quali pur potendo in parte coincidere normalmente trascendono
il campo emanativo archetipale.
LArchetipo, abbiamo affermato, proiettivo, nel senso che i suoi contenuti reali
sono Idee viventi da Lui stesso puntualizzate ed emanate, e capaci di risolversi in altri
enti egualmente viventi, in un graduale incremento di specializzazione ed in un
progressivo restringimento dellangolazione del campo operativo.
LArchetipo Intelligenza che illumina tutto luniverso esistente in Lui, e che
tuttavia rispetta la sovrana libert ed autonomia di quanto emana: cio un preciso
insieme darmonia e bellezza, nel quale il rapporto fra le parti ed il tutto sempre
purissimo amore.
LArchetipo polarizzato, nel senso che impersona una specificazione dei due
Supremi Archetipi nei quali si configurano le modalit creative di Kether: Cochmah e
Binah. Conseguentemente pu essere definito maschile o femminile.
E per necessario trascendere qualsiasi riferimento alle nozioni di sessualit del
nostro mondo empirico, poich qui ci collochiamo o nellInformale (quanto oltre le
nostre capacit rappresentative) o nel pi alto gradino delle Emanazioni divine.
Quando parliamo di forma, utilizziamo un termine inadeguato almeno per realt poste
oltre un certo livello. Ripetiamo dunque che i concetti della mente empirica valgono
come semplice indicazione, sono allusivi e non possono assumersi alla lettera.
Fissati sommariamente questi criteri, entriamo nel merito dellargomento: le
40

forme assunte dagli Archetipi ai vari livelli dellEmanazione, e quelle percettibili da


chi, in Malkuth, possa instaurare un contatto con qualcuno di Essi o di regola con
unemanazione (archetipo essa stessa) di Uno dei Santi Sephiroth.
Nella Manifestazione, gli Archetipi appaiono quali losservatore in grado di
percepirli e di rappresentarseli, e non come Essi sono agli occhi di Kether e a loro
stessi.
La potenza dellEnergia vibratoria che insita nellArchetipo non comparabile
con quella di un principio individuato ed evolutivo (jiva), a meno che questultimo
non sia tanto emancipato da agire come aspetto dellUomo Cosmico e dellInterit,
ossia molto impersonalmente.
Nel caso di un Liberato il problema non si pone, perch lo stesso Brahma che
in lui si rivela. Di esoteristi a tale livello per ne esistono davvero pochi in ogni
periodo storico, e massimamente nel nostro.
LArchetipo dunque si regola nei confronti della mente qualificatasi ad
incontrarlo in modo che essa possa assorbirne indenne limpatto, e cos trasmette ci
che importante in quel preciso istante alla coscienza dellente.
La mente, con la sua capacit di coordinare i dati percepiti, sensoriali ed intuiti,
e delaborarli secondo moduli dinterpretazione storicamente determinati, appunto
lo strumento dellinteriorit pi profonda, alla quale si dirige lArchetipo. La forma
che questi assumer sar conseguentemente adeguata a rappresentare come un
mandala lessenza e lintenzione dellArchetipo stesso, e dovr pertanto essere
attentamente meditata nella susseguente riflessione.
Oggetto deguale e profonda meditazione sar poi, ovviamente, quanto sia
filtrato ed in qualsivoglia modo dal contatto ricevuto, ed in questopera il Maestro
dovr guidare lattenzione e la comprensione del suo allievo. Il potenziale
conoscitivo proiettato dallArchetipo, e le forme/pensiero che vengono conferite
dallIniziazione dallalto, sempre commisurato alle capacit reali ed attuali del jiva;
ma non tanto o solamente a quelle componenti gi sviluppate e delle quali egli abbia
consapevolezza, quanto a tutte quelle che possano, in quel momento, essere
sollecitate ed attivate.
Il contatto, in questo caso, lo strumento stesso dellemancipazione, perch
determina un vettore ascendente che, opportunamente indirizzato, porter
allincremento dellevoluzione e delle conseguenti capacit dagire dellallievo.
In pratica, le forme archetipali, pur nellinfinita variet delle espressioni
contingenti, sono relativamente costanti. Possiamo dunque descriverne le pi comuni
e le pi prossime a coloro che intraprendano questa via, il trentaduesimo sentiero del
Glifo o i due laterali, nel presupposto che essi siano comunque sufficientemente
qualificati per sfiorare i contenuti dei primi Sephirah.
Jesod, abbiamo detto, sotto legida dellArcangelo Gabriele, e le schiere
angeliche da Lui governate sono i Kerubim. Pi precisamente, il Centro coscienziale
di Jesod sesprime in Gabriel, e le Sue modalit operative nei Kerubim.
I testi kabbalistici assegnano come Immagine di questo Centro la forma di un
bellissimo giovane, estremamente forte e prestante, normalmente nudo. Questa
41

simbologia un invito al coraggio, allarmonia ed al distacco da ogni sovrastruttura


dellego storicamente determinatasi; indica la necessit dellintrepidezza e
dellimpersonalit nel contatto con le Potenze del campo astrale, il quale appare come
uninfinita serie di forze in perenne movimento, configurabili come galassie, sistemi
solari, pianeti, ma anche come enti, persone dotate dautocoscienza a differenti gradi
demancipazione, viventi su innumeri piani desistenza formale e potenziale.
Ognuno di questi piani (relativamente) reale, e nel piano da lui stesso
rappresentato lesoterista pu individuare le infinite varianti delle sue possibilit
vitali, e le probabili, conseguenti interferenze karmiche. Pu vedere anche tutto
quello che stato il passato e quel che potr emergere nel futuro, ed in unestensione
tanto vertiginosa da rendere la visione assolutamente incomprensibile senza il
sostegno dellArcangelo e dellIstruttore personale: che in tal caso lArcangelo in
una Sua estrinsecazione.
Anche queste visioni possiedono un prevalente carattere simbolico per le
difficolt della mente finita a comprendere la Realt quale in S stessa, e per
necessit sintetiche. Un rapporto con lAlbero della Vita dunque evento di
fondamentale rilievo, e rappresenta anche lattento esame di un ente che pu
interferire positivamente con lInterit. Possiamo suggerire allora che il Brahma
stesso Colui che rende possibile e necessaria questesperienza, e non occorre
aggiungere altro per qualificare la portata dellincontro.
Le Forme generalmente assunte dalle Sephirah sono specificate e descritte in un
buon libro dargomento kabbalistico, e a tale testo rimandiamo per ogni ulteriore
informazione. Sono Forme tradizionali, emerse nellesperienza esoterica di Maestri
qualificati, ai quali occorre dare credito.
Quello che invece desideriamo sottolineare quanto - in tale contesto generico le forme assunte dagli Archetipi possano essere poi molteplici, essendo ognuna la
reale espressione dellIdea che si pone al livello dellosservatore: quindi n illusoria
n arbitraria. Tutti sappiamo, ad esempio, che la materia un infinito agglomerato di
molecole e queste, composte di atomi, altro non rappresentano se non uno stato
dequilibrio dellenergia. Ma non per questo troveremo illusoria la forma di un sasso
o di un frutto.
Con le dovute differenze, le Idee assumono una percettibilit definita, nel caso
di dualismo, fra conoscitore ed oggetto della conoscenza, ed il dato si presenta in
modo costante finch gli strumenti della percezione non mutano.
Le differenze riscontrabili a questo proposito fra un orientale, un africano e
unoccidentale - in presenza didentit demancipazione culturale - toccano
semplicemente alcune caratterizzazioni di configurazione autorappresentativa, e non
il reale aspetto simbolico dellArchetipo, che resta invariato.
Naturalmente in questo discorso importante considerare il particolare angolo
dapproccio di un iniziato, e la sua concettualizzazione dellidea vivente; chi cerca
laspetto/forza di Geburah, per esempio, sperimenter un incontro assai pi eclatante,
sotto quel profilo, di colui che desideri avvicinare semplicemente, in parte o in tutto,
quellemanazione dellAmore divino. In presenza deguale puntualizzazione
42

concettuale il risultato sar sostanzialmente simile.


Prendiamo ora in considerazione un aspetto pi intimo delle forme archetipali,
ossia come si configurano le infinite variet dideazioni che lArchetipo racchiude in
se stesso, e le aree che esse determinano simbolicamente ed insieme oggettivamente
in quella specifica sfera dessere che lIdea vivente.
Per orizzontarci in questo non facile impegno ci riferiamo, ancora una volta, al
pensiero kabbalistico che, appartenendo alla Tradizione e perci frutto di Rivelazione
e non dellintelletto finito, ha insieme il pregio delloggettiva realt e quello di una
formulazione particolarmente adatta al lettore occidentale.
Dobbiamo premettere che lo schema esposto nel simbolo allegato a questi fogli
(vedi pag. 92) sostanzialmente valido per tutti gli Archetipi della Manifestazione,
con alcune precisazioni. Esso, nellUomo di Malkuth, si riferisce particolarmente al
mondo tridimensionale della nostra quotidiana esperienza, che una formulazione
immensamente potenziale dellEnergia divina in attesa di attualizzazione (processo
autorealizzativo infinito dellInterit). Negli Archetipi propriamente detti (anche
lAdam lo , ma per la maggior parte in fieri) non sussiste un aspetto formale tanto
grossolanamente condensato, ma la Forma tende a rappresentare, sempre
simbolicamente, ma molto pi esattamente lIdea che la genera. Forma , ma
spiritualizzata e concreta oltre i nostri parametri di comprensione.
Il pi basso dei nove cerchi che rappresentano lindividuo, concerne quindi il
suo aspetto tridimensionale, il quale costituisce la base di tutta la sua struttura
racchiudendola in s senza nulla negare. Perdere di vista questaspetto simbolico e
sintetico della Forma fraintenderne il senso e limportanza, con gravissime e
devianti conseguenze sul piano fattuale. LIdea basale (divina!) proietta verso tutti gli
Archetipi e verso Malkuth le sue tipicit, mediandole fra le differenti sfere
coscienziali. La discesa dellAtto manifestante verso la Forma implica la necessit
di un Punto sintetico generale di tutto quello che si gi evidenziato, e la cui analisi
necessaria per risalire verso altri contenuti dellIdea fondamentale, onde
evidenziarli e renderli alla Vita globale.
Necessita tener presenti i principi generali esposti nella Tavola Smeraldina, ed
applicarli intelligentemente in questa discriminazione: essi, infatti, rappresentano
unapertura, una via daccesso allintuizione delle Realt che racchiudono. Per quanto
esse siano complesse e precise, in questa prospettiva diventa gradualmente possibile
coglierne laspetto pi veritiero e concreto, e condurlo successivamente allanalisi ed
alla catalogazione della mente e dellintelletto. Rendendolo cos una viva esperienza.
La comprensione della nostra fisicit e dellinteriorit che lesprime rappresenta
quindi la base per lintelligenza dellaspetto archetipale che la sottintende,
consentendoci cos per analogia reale di risalire alla formulazione dellInterit e
allIdea che la manifesta.
Non ci dilungheremo nellanalisi specifica della concezione kabbalistica
dellAnima, e dei rapporti che essa intesse verso lalto con lo Spirito e, verso il
basso con la fisicit. A questo proposito rimandiamo al testo 'Ehjeh 'Aer 'Ehjeh Edizioni Asram Vidya -, un libro particolarmente importante sotto molteplici punti di
43

vista, e che consideriamo voluto dalla Tradizione stessa (vedi riferimenti


bibliografici). Pi che utile certamente necessario per capire il nostro assunto, che
cerchiamo di esporre nelle presenti pagine.
Innanzi tutto lanima (e meglio diremo: il Microcosmo) un fattore attivo in
ogni direzione possibile, e costituisce lAgente della Manifestazione. Se essa
suscettibile di ricevere costantemente le impressioni del mondo esterno, e di
elaborare poi le complesse iterazioni del corpo con la sua dimensione esistenziale,
tuttavia nellazione volontaria che manifesta la sua profonda naturalit, e che pu
operare per finalit trascendenti. Come la cellula di un organismo, essa
indispensabile alla funzionalit dellUomo cosmico, e ben pi di una cellula essa pu
agire nei confronti dellInterit di cui parte.
Affermiamo che ogni singola persona, o jiva, elemento fondamentale e non
rinunciabile dellinfinito racchiuso nella Manifestazione, e che non
conseguentemente concepibile che un quid qualsiasi possa andar disperso e
irrealizzato nel corso della medesima. Luomo elabora, con i propri strumenti interiori
ed esterni, le influenze che gli giungono da tutto il Glifo sephirotico sovrastante, e
dallarea in cui fisicamente inserito. Tuttavia, per poter veramente comprendere
queste influenze e realizzarne i veri contenuti, egli deve fornirsi della sensibilit e
della forza interiore adeguate; o cadr in unillusione.
Nella maggior parte dei casi, lindividuo attuale un ricettacolo passivo
dinflussi e di forme/pensiero da lui stesso elaborate e modificate, e delle quali
normalmente partecipe a livello inconscio. Questassunto valido per la nostra area
esistenziale e per quelle, in condizioni pi o meno involute, che le gravitano attorno.
Conseguentemente la capacit operativa delluomo comune molto bassa in raffronto
con la sua potenzialit; inoltre egli incapace daccogliere linflusso positivo e vitale
delle Sephirah superiori, appartenenti al Mondo Reale. Afferra solamente lenergia
sufficiente ad una vita condizionata e praticamente meccanica, incapace di
prescindere dalla costante ripetitivit. Ed anche questo non veramente frutto delle
sue capacit, e costituisce allopposto un Dono continuo della Misericordia divina,
che attende sempre un positivo risveglio.
Questo generalizzato stato delle cose sostanzialmente e formalmente contrario
allevoluzione dellInterit, e conseguentemente le persone sono, ogni volta che sia
possibile, condotte a rimuoverlo. Quando questa finalit raggiunta, e normalmente
accade al termine del 32 sentiero o al risveglio equilibrato dei Chakra
(particolarmente significativo quello del Muladara o Centro della Radice, sede della
Dea Kundalini), il centro/anima (in ebraico: Ruah) sapre progressivamente agli
influssi provenienti dallalto e ad irradiarli tanto verso il basso (verso Nephesh) che in
orizzontale, ossia in direzioni di altri principi coscienti (il nostro prossimo); e
comunque nellaspetto sottile di molte forme/pensiero capaci per molteplici cause di
recepirli.
Contemporaneamente questo centro/anima si rivolge a zone pi reali e ricche di
spiritualit, integrandosi a livelli crescenti con la realt stessa del Macrocosmo
(Aziluth): ad un certo livello del processo le tre componenti della personalit vibrano
44

allunisono nelle loro specifiche aree di manifestazione.


Quando ci accade, praticamente impossibile distinguerle nelle loro specificit
perch esse non sono tanto il singolo individuo in s stesso considerato, quanto
lesperienza dellUno nel molteplice e del molteplice nellUno, e questo stato
costituisce la vera libert della persona.
Dobbiamo tuttavia prestare attenzione ad una nuova condizione vitale:
raggiungendo questo stato, il jiva non pi condizionato da dimensioni limitanti, da
realt contingenti e dalle attuali categorie della Manifestazione; o almeno lo
solamente in parte. Egli, in effetti, ha percorso il cammino della Freccia
integrandosi attraverso Jesod e poi Tiphereth con la Realt di Kether e quindi
identificandoli progressivamente con specifiche Modalit manifestanti dellAin Soph
Aur.
Ovviamente, il raggiungimento di questo stato consente di superare
intuitivamente ogni dualit dopposti, tutte le qualificazioni restrittive e limitanti,
esprimendo la vera, spontanea libert dellEssere/Esistere. Tuttavia noi crediamo che
ladepto realizzato non vorr mai compiere la scelta della irreversibile (?)
integrazione con il Brahman, perch non questo il fine della sua fatica e del lungo
cammino percorso. Ladepto sa di costituire una modalit libera ed autonoma
dellAdam, ed inoltre dappartenere al momento divino insito nellUomo Cosmico,
costituendo espressione della sua impersonalit damore nei confronti di tutte le
creature che lo costituiscono. Essendo veramente Uomo, ladepto un archetipo
realizzato nellArchetipo globale (Adam) che ancora da evidenziare. Egli
comprende desistere come una puntualizzazione dinamica dello stesso Brahma, ed in
quanto tale ne condivide la finalit che implica lo svelamento dellAdam Kadmon, il
Figlio dellattuale evento manifestante.
LIlluminato conseguentemente agir, in Malkuth e nelle Sephirah formali, come
tramite del Divino in completa libert, cercando di contribuire fattivamente
allattivazione di tutte le componenti dellUomo globale affrancandole dal tremendo
gorgo del samsara.
La soggezione delladepto alle leggi ora vigenti del Tempo/Spazio nelle aree
soggette alla caduta, nei suoi periodi desistenza in queste zone, dunque
apparente: in Lui non sussistono piani reali paralleli a quello vissuto e diversificati,
ma solo quello che esprime la vera volont del Padre. Perch dunque nasce, vive e
muore?
Il problema non appartiene alladepto, ma alle entit variamente oscurate ed in
evoluzione, che egli vuole condurre allautorealizzazione, fattibile soltanto mediante
la loro scelta e la conseguente fatica. LIlluminato si colloca nel loro piano e non
oltre, e questo costituisce un momento fondamentale di rispetto
dellautodeterminazione personale, che non va mai eliso.
La struttura complessiva del jiva dunque enormemente articolata, e la forma
fisica costituita dalla precipitazione delle sue diverse componenti archetipiche in
un corpo, il quale insieme espressione del Limite immanente alla persona e
strumento di contatto con laltro: ossia mezzo fondamentale, affidato alla personale
45

libert di scelta ed autonomia operativa conseguente, per stabilire un rapporto


armonico ed empatico in un campo enormemente differenziato, tale da condurre il
soggetto agente e coloro che lo sappiano incontrare ad un comune traguardo di
Realt.
LUnit nella differenziazione estrema dellAtto manifestante costituita dalla
nostra capacit damare.
Noi possiamo legittimamente parlare dattualit e di virtualit dellAdam e di
noi stessi, esattamente come facciamo nei confronti del Macrocosmo, del quale siamo
immagine; nellInterit, tuttavia, le sue componenti ancora inespresse (limmensa
maggioranza!) sono percepite in vario modo dalle Forme/Pensiero sephirotiche
superiori (archetipi creati del Pleroma), e comunque sussistono nella realt e nella
perfetta conoscenza del Padre. NellUomo dunque, globale ed individuale, sussiste un
doppio piano: il primo, che appartiene allAlbero della Vita, implica la visione delle
intime dimensioni spirituali secondo il proprio grado demancipazione, che pu anche
essere estremo. Il secondo dipende dalla personale comprensione della propria realt
attuale, anche in riferimento al globale dappartenenza, e dalla conseguente capacit
di evidenziarne i pi elevati aspetti.
Questultimo costituisce il piano storico delle persone concrete, in costante
divenire; notiamo che anche nei momenti spiritualmente pi statici un certo
movimento sussiste, se non altro per il fenomeno dellaccumulo o dellevidenziazione
del karma, che scuote profondamente e duramente i soggetti colpiti.
Abbiamo pi volte affermato che il karma sotto il controllo del Glifo, e che il
Caso il nome dato dalla nostra ignoranza a quanto oltre la nostra comprensione
momentanea. Il caso non esiste, ed allora necessario accennare al metodo utilizzato
dalle Sephirah (quelle reali!) per guidare e filtrare il karma. Questa unutile
ripetizione di concetti gi molte volte storicamente espressi, ma troppo ignorati
tuttora.
In questottica, importante e di grande interesse pratico accennare al metodo
che un singolo individuo pu adottare per interpretare, dal punto di vista esoterico e
dunque reale, gli accadimenti della sua stessa vita.
Riguardo al primo quesito, concernente lattivit del Glifo, occorre distinguere i
casi nei quali l'Albero deve necessariamente agire in completa autonomia di
programmazione karmica, da quelli in cui gli enti del campo (i jiva) possono influire
positivamente sui samskaras in affioramento, elidendone o eliminandone gli effetti.
La prima ipotesi, ossia lautonomia del Glifo nel controllo di questa
fenomenologia, purtroppo quella pi comune, ed il suo peso grava su tutta
lumanit storica ed in particolare sugli esseri che popolano ora il nostro pianeta.
Poche e significative, sono le eccezioni. Infatti, quando il jiva in evoluzione non ha
leffettiva capacit di un sufficiente controllo del proprio io, ed quindi soggetto al
meccanicismo delle proprie compulsioni acquisite e dei cosiddetti istinti, egli
diventa anche enormemente passivo nei confronti delle Intelligenze sephirotiche,
sempre attentissime a questo stato. Sono esse allora che, mirando allemancipazione
dei singoli e a un loro affrancamento dal dominio egocentrico, ne controllano
46

lesistenza sostanzialmente dallesterno, e la libert del singolo si rende praticamente


scarsa e molto illusoria.
Per darne un esempio, pensiamo ad un ramo caduto nel corso di un torrente
impetuoso, trascinato qua e l dalla corrente e dai gorghi. Ovviamente, luomo
comune che si ritrovi in queste condizioni non ne ha alcuna consapevolezza, e
conseguentemente identifica la propria libert con le affermazioni egocentriche pi
disparate, con le transitorie fruizioni che ne derivano e con limposizione del proprio
arbitrio a coloro che se ne rendono succubi.
Quando poi linevitabile divenire delle situazioni frustra e distrugge le
affermazioni egoistiche, luomo imputa la propria infelicit alla vita stessa,
giudicandola dominata da unincomprensibile e talvolta feroce casualit, detta di
volta in volta sfortuna, caso, destino. Nomi tutti indicativi dellignoranza in cui
affondato, e neppure compresi nei contenuti concettuali che pure implicherebbero.
Le Intelligenze sephirotiche, in queste situazioni, lasciano libero campo agli
affioramenti karmici ed al loro accumulo, il quale determina normalmente un nuovo
karma. Questo finch non subentra nelle persone un moto di ricerca spirituale che sia
sincero e sufficiente, e non semplicemente velleitario o intellettualistico. Certo, tutto
sotto limmanente volont salvifica del Cristo (del Brahma in Krisna, se si
preferisce), ma tutto anche sottoposto alla fondamentale norma del totale rispetto
dellautodeterminazione personale, che pu essere sostenuta anche sotterraneamente
e lo ma mai elisa.
In tutta questa vicenda le persone incontrano esperienze di solito molto
affaticanti, spesso dolenti e distruttive, che nel tempo condurranno il jiva ad
affrancarsi dal cieco attivismo e fatalismo, generatori di dolore e di vite successive.
Occorre per tempo, talvolta un tempo immenso, per recuperare la propria originaria
libert.
11)
Ora vogliamo occuparci di un problema di tipo rituale nel senso pi alto del
termine: un problema di Teurgia.
Il nostro fine di escogitare un modo capace di determinare un effettivo
intervento delle Potenze sephirotiche a fini generali (e, nel generale, anche
particolari): specificatamente, il determinante apporto energetico concreto e
realissimo dellAmore Cristico in azioni ben puntualizzate.
Prima dinoltrarci nel campo della Teurgia, tentiamo allora di definire quello che
intendiamo con tale termine.
La Teurgia la scienza del Divino in rapporto allUmano, ossia quellaltissimo
ramo dellattivit iniziatica che si riferisce alla Suprema Realt per ottenere il Suo
risolutivo sostegno nellemancipazione personale e globale, dellAdam.
Ne consegue che non ci possibile operare in questo campo senza determinati
requisiti interiori, e con particolarismi egoistici di scopo e di mente. Colui che agisce
in questambito deve necessariamente farlo nello status pi impersonale che gli
47

possibile, operando come modalit divina e come strumento pi o meno


appropriato (il Giudice il Padre!) per i fini stessi della Manifestazione. Inoltre egli
deve aver realizzato, con lintelligenza dellAmore, la capacit dinterferire
nellambito stesso delle Intelligenze sephirotiche, per convogliarne le energie laddove
ritenga intuitivamente opportuno o necessario il farlo.
Questo stato comporta la purificazione dellinteriorit ed in particolare della
mente inconscia e, se lattore desidera agire nellambito delle Potenze pi elevate del
Glifo, esige una trasparenza spirituale degna della Luce a cui tende, e dalla quale
verr colmato.
Ne consegue che di rigore una preparazione profonda ed accurata, un grado
elevato di capacit discriminante e un profondo abbandono allAmore del Padre: il
ch equivale a un effettivo e concreto superamento del predominio dellego sul S.
Quanto diciamo non costituisce un preambolo moralistico ma un presupposto
rigorosamente tecnico alloperativit pratica, se ci consentito utilizzare questa
parola.
In effetti, un errore imputabile a qualche leggerezza potr anche essere
talvolta compensato nel sostegno cristico, ed inevitabile che il principiante,
linesperto, incorra in varie imperfezioni; qui ci riferiamo piuttosto allerrore
colpevole, dovuto o a eccessiva superficialit o ad intenzioni distorte. Questo tipo di
comportamento temerario, quando non prefigura una vera empiet. Infatti, esso
puntualizza lorgoglio egocentrico e separatistico a livello grave, ed incorre
nelladeguata correzione. Non tanto la volont divina che in questipotesi agisce,
quanto gli scompensi profondi dellindividuo: lincontro con la Luce del Glifo
folgorante per chi non sa esserne in sintonia, ed implica limmediata maturazione di
molte o tutte le componenti karmiche che gli gravitano addosso. Cessa allora a
causa dellazione tentata lattivit moderatrice delle Sephiroth, poich latto in s
titanicamente separatistico e contrario allInterit. Di qui il rigore.
Ponendosi oltre larmonia della Manifestazione, lindividuo ne subisce presto
o tardi il pesantissimo impatto, ed allora la correzione semplicemente un aspetto
di Geburah, apparentemente privo di ogni altra interferenza: manca allora lazione
di Chesed incentrata in Tiphereth, e solo lonnipresente Misericordia del Cristo (il
Cuore del Glifo, che nella Sephirah centrale e contemporaneamente la trascende)
resta accanto allo sventurato.
E necessario che loperatore valuti attentamente nel segreto della sua anima, il
suo intento ed i mezzi spirituali di cui dispone: compito delicato e difficile che esige
lascolto interiore del Testimone atmico, nellintuizione di profondit. E
indispensabile e preliminare il tirocinio pi adeguato.
Fortunatamente, a questo livello lallievo non del tutto tale, e sotto alcuni
aspetti pu considerarsi un iniziato ai Misteri. E allora in grado di comprendere i
propri limiti (soprattutto quelli!) e di fare appello in vera e trasparente sincerit
allunica Forza davvero in grado di sostenerli, colmandone le lacune: il Cristo/Amore
nella Sua ipostasi Ges.
Ecco perch noi consideriamo con tanta precipua attenzione questo Maestro:
48

Egli il nostro fondamentale sostegno, lunico veramente capace di sopperire,


infondendo il Suo amore nelle nostre azioni, alle inevitabili mancanze che offuscano
il nostro sentiero.
I tempi non sono attualmente favorevoli a nessuna attivit esoterica, e non
abbiamo margini dattesa cos ampi da consigliarci le lunghe preparazioni del
passato, le quali ponevano ladepto di fronte allAmore cristico soltanto alla
conclusione di una severa ricerca, costellata da prove rigorose e difficili. Poich
lArte non ammette obbiezioni, dobbiamo imparare a servirci dellunica Forza che
sia interamente efficace e che in specifiche situazioni possa interferire in modo
davvero risolutivo: se questa puntualizzazione abbrevia il tempo nel nostro cammino,
essa richiede sempre la vera chiarezza degli intenti e una sincera trasparenza dei fini
che ci proponiamo.
In effetti, non si tratta di scorciatoie o di stratagemmi ma, allopposto, di una
metodologia essenziale, adeguata ai nostri tempi, e che non concede nulla
allapprossimazione ed al dilettantismo.
Chiariti questi principi ed il lettore li consideri attentamente e con la migliore
seriet vediamo come ci sia possibile operare nel senso indicato entrando nel centro
del problema. Tutto quello che abbiamo detto era preparatorio a questo momento.
Rito preghiera, azione, identit con la Forza che sattiva in noi, e sindirizza l
dove necessario.
Rito dunque tutto quello che attiene al Divino, come la preparazione dello
spirito e la purificazione delle tendenze, laffinamento delle capacit percettive e
discriminanti, la ricerca dei principi e delle verit fondamentali. Rito soprattutto lo
svelamento della nostra innata capacit intuitiva, che richiede lo spostamento del
centro della nostra personalit dal cervello/mente al petto/Cuore (il Cuore sottile!),
dove il s personale scaturisce dal S divino, lAtma.
In effetti, ed in senso stretto, il rito quindi lattivazione del Centro Sephirotico
o Anahata Chakra e di molte sue componenti, facendone scaturire un potente campo
di forza capace di modificare nel sottile come nel grossolano le cristallizzazioni
nelle quali siamo incorsi (noi siamo in Malkuth): in sintesi, dobbiamo alleggerire e
alla fine cancellare i veli di maya.
La conoscenza del problema che vogliamo affrontare pertanto preliminare ad
ogni azione rituale: necessaria lidentificazione dei Centri/Forza del Glifo pi
adeguati allo scopo che ci siamo proposti.
Il Maestro personale suggerir molte cose, ma lallievo dovr adoperarsi per
quel che gli compete (ed molto) e gli possibile, fino al limite delle proprie
capacit. Se ci riferissimo alle metodologie del passato, dovremmo individuare il
ritmo cosmico pi adeguato, le forme-pensiero adatte, il momento pi ricco di
vibrazioni favorevoli al nostro intento. Uno studio simile richiederebbe conoscenze
enormi, e sarebbe probabilmente perfettibile soltanto nellambito di un gruppo
veramente qualificato dalla Tradizione esoterica. Per superare questostacolo, proprio
della nostra epoca e cultura, ci appelleremo allAmore divino e alla nostra intuizione
cercando in noi, preliminarmente, alcune fondamentali risposte.
49

Dato il problema che intendiamo affrontare, lo esamineremo mediante un


processo intuitivo ed insieme discriminante, sotto tutti i punti di vista che possiamo
conferirci, e ne trarremo delle considerazioni. Raggiunta una sufficiente definizione,
valuteremo le soluzioni che consideriamo possibili e pi adeguate, cercando
dindividuare nel medesimo tempo i limiti delle nostre capacit. Tutto questo precede
lintervento dellIstruttore, che desidera la nostra attenta opera prima di sostenerci
con la sua sapienza.
Raggiunto un risultato accettabile, consulteremo la Guida, proponendole i
problemi specifici che abbiamo individuato, e le possibili soluzioni; terremo quindi il
massimo conto dei suggerimenti che riceveremo, analizzandoli accuratamente e
criticamente (lIstruttore non gradisce unaccettazione passiva delle sue indicazioni!),
non esitando a sollevare motivate obbiezioni qualora le ritenessimo fondate.
LIstruttore, infatti, deve costruire lallievo, e a tal fine nulla pi efficace
della responsabilizzazione attentamente guidata nella fatica della ricerca ed in quella,
susseguente, della pratica operativa. In effetti, Egli pu anche consentire errori non
distruttivi, quando lallievo in grado devitarli con le proprie forze ma ha preferito
un comportamento troppo superficiale.
Lesperienza, anche in questipotesi, una precisa maestra.
Raggiunto in tal modo un piano dazione ben definito, occorre analizzarlo
sinteticamente ed intuitivamente, interiorizzarlo e condurlo, in tutto e nelle parti, di
fronte al giudizio del Testimone atmico. A questo punto latteggiamento impersonale
e sereno, libero da previsioni e fermo nella direzione spirituale verso la Volont
cristica, consentir lascolto profondo del giudizio complessivo sulla nostra opera.
Lascolto fondamentale, essenziale e sottile, perch si indirizza al nostro Cuore
metafisico, al punto di congiunzione fra il nostro s personale ed il S Impersonale
che la base del nostro essere/esistere: lAtma. Questa capacit si acquisisce con la
meditazione costante e fiduciosa, protratta nel tempo e libera dal desiderio
dacquisizioni di qualsivoglia natura: esse appartengono al Maestro e alla sua volont
salvifica, e sono quindi per definizione esoterica oltre le nostre previsioni.
Occorre la Fede, la coerenza con il Principio che conferisce sostanza alle
speranze esattamente individuate, anche a quelle che appartengono a momenti posti
oltre la nostra attualit.
Fede e Speranza sono la configurazione esatta della via iniziatica, e richiedono
lintelligenza dellAmore in cui essa si snoda. Questo un punto fondamentale per
tutti coloro che cercano, con fatica, il superamento della loro caduta ancestrale, ed
il reintegro futuro nelle Case del Padre.
Ribadiamo: la percezione del nostro cuore sottile (e non certamente quello
fisico, che appartiene alla quarta guaina della nostra personalit) sacquisisce con il
comportamento coerente in tutto il nostro tempo con la Realt cristica e, nella
pratica specificatamente iniziatica, con la meditazione sul Centro interiore: il chakra
cardiaco. Questo il viaggio interiore che apre le porte verso la nostra verit, nella
quale ritroveremo le risposte ai pi dolenti problemi che ci angustiano e gli strumenti
per rinascere allAmore di Dio.
50

Una rispondenza spirituale di questordine, intuitiva ed evidente in s, non


assume necessariamente la struttura di un concetto discorsivo ed intellettuale, sia pure
fondato su un momento spirituale. Pu essere informale o meglio pre-formale
perch sevidenzia al limite pi intimo della nostra personalit reale. Solo in un
secondo momento la mente, utilizzando la sua capacit analitica e discriminante
sostenuta dallintuizionismo, ci rappresenter contenuti specifici, capaci di
puntualizzare la nostra azione. Ribadiamo quindi che il riferimento al Testimone
interiore, soprattutto se compiuto con intenti operativi, atto rappresentativo del
nostro stato di realt in senso sintetico ed analitico, e che richiede maturit vera e
senso di responsabilit. Pi alto il Punto che vogliamo raggiungere ed attivare in noi
e maggiore limpegno richiesto dal nostro proposito. La faciloneria e
lapprossimazione possono risultare effetti di aspetti egotici non risolti, e di desideri
molto scompensati, capaci di determinarsi in insorgenze karmiche anche pesanti.
Quando ci mettiamo in relazione con il Divino siamo attentamente osservati da molti
occhi, e valutati da molte menti; e non tutte sono amichevoli e benevole. E
indispensabile lattenzione esoterica.
Il metodo che indichiamo implica, in effetti, un dialogo interiorizzato e costante
con lIstruttore atmico, e capacit intuitive sintetiche e poi analitiche. Esso ci conduce
al punto centrale della ritualit, ed in effetti lazione energizzante delle Sephirah
prescelte sattiva in quel momento nel quale ci appelliamo, con tutta la nostra
capacit dumilt e damore, al Cristo assoluto ed al Suo mediatore.
Praticamente, quanto affermiamo pu riferirsi a qualsiasi Intermediario da noi
storicamente conosciuto, dal Buddha allo Yogi Milarepa, dal Santo di Assisi ad un
Maestro vivente in una differente dimensione della Manifestazione del quale abbiamo
notizia. Tutti, infatti, partecipano dellAmore altruistico e compassionevole del Padre;
se noi scegliamo Ges e Maria come personificazioni della Misericordia e del
Sacrificio divini in questa dura fase storica (c lombra del Kali-Yuga!) per i
motivi gi molte volte esposti, che li specificano come sintesi delle molte Vie
soteriche sempre conferite allAdam nel succedersi delle epoche e degli eoni.
Detto questo, ci accingiamo a considerare alcune metodologie coerenti con i
nostri intenti, che riguardano la ritualit nel senso fattuale ed operativo e le
conseguenti modalit esecutive, suscettibili di conferirci le migliori possibilit di
successo che ci siano consentite.
-OIl Rito al quale ci riferiamo la pi alta espressione di questo metodo di
sintonizzazione con il Divino. Conseguentemente, ci proponiamo dattivare in noi la
profondit di uninteriorizzazione capace di richiamare nel segreto del Cuore la stessa
potenza del Cristo, nel suo momento di sostegno e di sacrificio, che conosciamo
come Ges.
In questa prospettiva dobbiamo renderci in stretta sintonia con la Forza Cristica,
al punto di farne parte. Essere Ges in Ges esattamente questo sentirci uniti
fattualmente al Maestro e - per Suo tramite - percepire laspetto pi reale e luminoso
51

del nostro microcosmo: lAtma.


Il compito veramente difficile, e la Tradizione cinsegna che occorrono vite
impegnate nellelevazione spirituale e nella ricerca per giungere a tanto confidando
prevalentemente sulle nostre sole forze. Labisso della caduta inimmaginabile
prima di farne una qualche precisa conoscenza. Conseguentemente, per mezzo di un
adeguato atto di richiesta daiuto, ed un preciso rituale che lo configuri sostenendolo
intimamente, che noi cercheremo e riusciremo ad incontrare lAmore di Cristo, una
immensamente alta e fondamentale puntualizzazione del Brahman.
Se non ci fosse unurgenza cos drammaticamente impellente, forse i Maestri
non solleciterebbero gli allievi a questimpresa, e preferirebbero insegnare
gradualmente la via che conduce alle Ruote interiori (i Chakra), guidandoli
serenamente nei sentieri che differenziano un Centro vitale dallaltro. Lavoro
certamente di lunga durata, e fuor dogni dubbio molto impegnativo, che sviluppa
progressivamente le facolt maggiori dello spirito, illuminandoci nel profondo.
Poich il tempo stringe, e lUomo deve saper compiere la propria parte di fronte
ai supremi Enti, gli conferito un modo dagire pratico ed incisivo, se sinceramente
accettato e ben compreso nel suo presupposto fondamentale: assenza di qualsivoglia
istanza egotica ed il pi completo abbandono allAmore ed alla sua integrazione con
la Vita, in tutti gli aspetti che essa offre alloperatore.
Dobbiamo considerare ancora una volta il Glifo, ed osservare come in Tiphereth
convergano tutte le linee di forza, i Sentieri delle Sephirah. Ognuno di questi
simboleggia un aspetto spirituale, psichico e formale capace di condensarsi poi nel
campo di Malkuth, e nessuno deve mancare quando, dal Centro mediatore,
invochiamo il sostegno dellEnte Supremo che, oltre labisso della conoscenza (il
Daath) costituisce insieme la Trascendenza e lImmanenza del Divino sulla creatura.
Lagente dovr dunque rendersi interiormente aperto a questa Vita, che amore
in tutte le sue infinite (mai egocentriche!) espressioni reali; si render alla Natura
naturante e naturata come Immagine stessa dellAmore fondamentale, che crea ed
agisce. Egli sar capace allora di cogliere la bellezza dovunque ci sia forma,
percependovi laspetto basale oltre le situazioni del momento, senza nulla escludere e
rifiutare pur bloccando e cancellando gli aspetti involutivi (di per s irreali!) che
offendono ed offuscano lEmanazione.
Naturalmente, in questattivit necessario un equilibrio intimo che non ci
possibile descrivere adeguatamente, ma che ogni operatore riconoscer nella sua
esperienza e con grande precisione: un senso di pace e darmonia prima ignorati, di
nuova libert dalla paura e dal contingente, e come naturale conseguenza una
luminosa trasparenza della coscienza.
Occorre raggiungere questo stato e, allinizio della ricerca, la costante assiduit
nel sentiero intrapreso, oltre i dubbi della mente e le remore dei timori. La volont di
superare tali limiti il cammino concreto verso la nostra verit.
E evidente come non sia possibile esigere dallallievo o dalliniziato che non sia
ancora un adepto questa inalterabile e limpida coerenza dello spirito, ma in ogni
caso necessario richiedergli la fatica, lo sforzo, la decisione e la lotta necessari per
52

conseguirla, e per recuperarla ogni volta (e saranno molte!) essa venga meno.
Lautoanalisi, sorretta dal Testimone interiore, faranno il resto.
Occupiamoci adesso, pi specificatamente, del procedimento formale della
ritualit, che abbiamo ridotto allessenziale ma che, proprio per questo, dovr essere
esattamente rispettato. Al termine dellesposizione forniremo alcune indicazioni che
non intendono minimamente vanificarla, ma che al contrario ne sottolineano
lessenza.
1) Lora. Tradizionalmente per tutte le operazioni di positivit etica e fattuale
necessario agire in fase di luna crescente, e specificatamente in certi casi al
novilunio di ogni mese. Lora favorevole, in questa prospettiva, quella di Mercurio
ed in certi casi quella di Giove. Nel giorno rituale le ore diurne si contano dallaurora
al tramonto, e quelle notturne dal tramonto allaurora. E conseguentemente
necessario conoscerle esattamente, quali risultano da molti calendari di comune
reperibilit. Si dividono i minuti risultanti (complessivi) per le dodici componenti
vibrazionali che abbiamo chiamato le ore del pianeta, per individuare il momento
astrologicamente pi adatto. Ci impossibile indicare immediatamente le profonde
ragioni di questa metodologia, ma lo faremo se e quando si rendesse necessaria
questa conoscenza. Sono motivazioni, complesse e sottili, che attengono al bioritmo
cosmico in riferimento a quello proprio delloperatore, e ricordiamo quindi il
Teorema dErmete, noto come Tavola di Smeraldo. Normalmente necessario
rispettare questo punto con grande precisione, come ogni altro aspetto del Rito.
Le ore si susseguono, in ogni giornata, secondo uno schema che stato
identificato in epoche primordiali, e che ci possibile rintracciare per noi in un testo
per altri versi poco attendibile, che citiamo: Sabellicus Magia pratica I volume
pag. 155.
Una precisazione: la durata delle ore rituali non costante, come significato
nel testo citato. Occorrerebbe uno studio approfondito dastrologia per lesatta
individuazione delle causanti e delle variazioni, che si riferiscono principalmente alle
Case ed ai Campi dei pianeti. Pur senza affrancare lallievo da un impegno
conoscitivo di questo ramo della sapienza tradizionale, riteniamo pi utile, in questa
fase dellapprendimento, che egli si avvalga del consiglio dellIstruttore per superare
eventuali lacune, e le possibili divergenze fra il momento individuato mediante la
semplice divisione per dodici del tempo complessivo (diurno o notturno) e lora
effettiva del pianeta prescelto.
Occorre sempre scegliere lora pi consona al nostro fine, tenendo presente che
essa varia in dipendenza dalle nostre effettive intenzioni pratiche, e che in generale
per queste attivit preferibile la notte al giorno. Infatti, la luce solare ostacola la
sensibilit individuale alle vibrazioni sottili che possono essere assorbite e direzionate
dalloperatore, creandogli difficolt di sintonizzazione. Tuttavia questa non una
regola fissa, ed ammette eccezioni.
Il periodo dellanno pu essere importante per finalit determinate. In generale,
la primavera favorevole ad azioni creative e rigenerative, lestate ad attivit di
53

trasformazione e di interferenza nelle Forze della Terra; lautunno concilia


lattenzione introspettiva e direzionata allapprendimento e alla conoscenza, linverno
al profondo assorbimento delle forze sottili della Manifestazione, e quindi al
ripristino denergie dissipate o insufficienti.
Tuttavia, se necessario, ci possibile agire in ogni momento per i pi diversi
scopi, rispettando le norme temporali del ciclo giornaliero e mensile.
2) La preparazione. Occorre un giorno di completo digiuno, nel quale si
dovrebbe bere soltanto acqua di fonte, o almeno quella pi pura e leggera. Potremo
accontentarci di quello che troveremo con unindagine sufficientemente accurata
delle nostre disponibilit, tenendo presente limportanza devitare sostanze inutili e
nocive. Conseguentemente non indulgeremo ad altre bevande (caff, bibite, spremute
di frutta o latte). Il digiuno dovrebbe rigorosamente iniziare dallora notturna di
Mercurio o di Giove, pi profonda nella notte, protrarsi per le circa quindici ore
susseguenti e chiudersi al compimento del Rito.
Dopo, un pasto sostanzioso e frugale far recuperare rapidamente le forze.
Naturalmente, nella giornata di preparazione cercheremo dagire in modo equilibrato,
sereno e non affaticante: mediteremo a lungo sulle modalit del rituale prescelto, le
controlleremo e quindi predisporremo loccorrente. Riaffermiamo la necessit di
conservare uno stato danimo sereno e fiducioso, adeguato al compito prefissatoci:
occorre essere in armonia con il Tutto/Uno nel profondo, ossia dentro e fuori di s.
Le medicine veramente indispensabili verranno assunte con semplicit,
rimandando quelle procrastinabili al momento del completamento del Rito. Si
escluderanno in ogni caso gli ipnotici, i tranquillanti e gli antidolorifici, a meno che
non ne occorra tassativamente lassunzione. LIstruttore fornir i consigli opportuni.
3) Gli oggetti. Innanzi tutto, un poco dincenso, qualche candela di colore
chiaro (azzurro, o bianco, per esempio) non necessariamente prefissato.
Le candele azzurre sono adatte per praticamente tutte le attivit che implichino
amore e positivit; le bianche simpongono per la pi alta delle preghiere, quella che
invoca la specifica presenza del Cristo nellazione da compiersi.
Conseguentemente ci occorrono alcune candele azzurre, ed un paio di bianche,
possibilmente di vera cera. Non importa se le azzurre saranno colorate solo in
superficie e di cera stearica, poich quelle pi tradizionali sono oggi difficilmente
reperibili in commercio. Il simbolo che sevidenzia con tutti questi oggetti esprime la
Luce ed invita alla sintonizzazione interiore con la Trascendenza: oltre il suo
aspetto formale indica il tracciato interiorizzante ed , in effetti, il Malkuth del rituale.
Lincenso quello comune, che si getter in un minuscolo contenitore dove, con
il mezzo pi semplice, ossia con un dischetto di carbone predisposto allaccensione,
verr attivato un piccolo braciere di carbonella di legna.
Occorre poi un poco di carta pergamena, per tracciare alcuni simboli.
Non vengono qui richiesti i sacri strumenti dellArte tradizionale: la Coppa,
lAtam e via dicendo; invece necessario un ottimo profumo, preferibilmente di
54

fiore, con il quale adornare gli oggetti utilizzati e le stesse mani dellofficiante.
La sola luce del rituale quella fornita dalle candele. Occorre un luogo
tranquillo. Reso per di pi inaccessibile a indesiderabili interferenze quali telefonate
o visite improvvise. Loperatore deve restare tranquillo e sicuro, non distratto da
elementi estranei al suo intento.
Lo stilo con il quale tracciare i simboli pu essere un comune pennarello,
preferibilmente nuovo e di colore azzurro. Qualche fiore, meglio se di campo e
comunque semplice e gentile, adorner adeguatamente il tavolino che utilizzeremo.
Questultimo, che sostituisce laltare tradizionale, un comune mobile coperto da un
panno bianco accuratamente pulito su cui verranno posti gli oggetti rituali: come
abbiamo detto, le candele, il minuscolo braciere (nuovo o ritrovato fra gli oggetti di
casa), il contenitore per lincenso con i relativi fiammiferi ed infine alcune
pergamene.
Se loperatore lo considerer opportuno, potr predisporre quattro candele ai
punti cardinali (le Torri di Guardia), invocando allatto del posizionamento anche
mentalmente gli Spiriti dei Quattro Elementi e descrivendo un cerchio che principia
da Est. Questultimo aspetto non necessario e pu essere accantonato, ma
richiesto da antichissime tradizioni e contribuisce a mettere loperatore in uno stato
danimo pi consapevole e meglio indirizzato al fine proposto. Inoltre agisce come
lente di concentrazione delle vibrazioni sottili favorevoli, con esclusione di quelle
indesiderate.
4) La Formula. Questo il momento centrale di tutto il rituale. La Formula
sintetizza la direzione ed il fine che ci proponiamo, invocando la Forza cristica pi
adeguata a tanto impegno; implica un elevato grado di sintonizzazione interiore che
deve essere sentito e non semplicemente espresso a parole. Innanzitutto loperatore
traccer una Croce in un lato della pergamena, a sinistra. Poi disegner un simbolo, il
Simbolo dellArcangelo di Tiphereth, seguito, in basso a destra, da quello di Jesod: la
Luna come appare in una notte di luna nuova, quando una falce sottile ed argentea.
Nullaltro.
La Croce linvocazione alla Potenza Cristica; il simbolo dellArcangelo
racchiude le emanazioni sephirotiche e la luna di Jesod esprime il doppio astrale di
Malkuth. Conseguentemente la pergamena rappresenta lazione nel campo sottile che
deve solidificarsi poi in quello tridimensionale (discesa da Jesod in Malkuth).
Tracciato il Simbolo (la pergamena a questo punto la sintesi simbolica
dellatto), loperatore si concentrer interiormente su di Lui e lo far ri-vivere in s
come Armonia ed Amore, abbandonandosi completamente allimmanenza cristica e
affidandole lo scopo dellatto, opportunamente concettualizzato, senza alcun
attaccamento ai possibili risultati. Questa meditazione non determinabile a priori
come tempo: pu essere breve e pu durare a lungo, perch loperatore dovr
sentire quando gli sia necessario passare al successivo momento, nel quale
provveder a bruciare la pergamena accendendola ad una candela e collocandola sul
braciere con un poco dincenso.
55

Lincenso, naturalmente, potr gi essere stato utilizzato in precedenza per


incrementare linteriorizzazione del rituale, ed in questo senso che viene in
evidenza nelle tradizioni religiose; implica lelementale Aria e quindi ha efficacia
positiva sulla mente, come lesperienza di secoli ci tramanda.
Quando la fiamma avr compiuto la sua funzione, loperatore rivolger una
preghiera di commiato (necessaria!) e di ringraziamento allAmore di Dio; quindi
mediter per qualche tempo, a discrezione, sullatto compiuto e sulle Potenze
invocate a sostenerlo. Come ultimo compimento, verranno radunati gli oggetti
utilizzati, le ceneri del braciere collocate in un contenitore gi predisposto, perch
siano sparse non appena possibile in un prato o nelle acque chiare di un ruscello,
a sua scelta.
Quello che non ci possibile indicare o suggerire quanto loperatore potrebbe
sentire nel momento pi interiorizzato di questo rituale, nel quale - comunque qualcosa accade anche se non avvertito immediatamente. Il che , soprattutto per chi
muova i suoi primi passi in questo terreno, normalmente molto preferibile.
In ogni caso, il Maestro personale esaminer poi con lofficiante le modalit
dellatto compiuto e i possibili effetti, indicandone i limiti e gli eventuali o necessari
perfezionamenti.
Un quadro riassuntivo del rituale proposto , a questo punto, utilissimo.
Innanzitutto il Rito si fonda su un determinato comportamento esistenziale, e su un
coerente e preciso stato danimo: equilibrato, distaccato da supposti esiti, sereno e
affidato a Dio.
Al momento dellinizio di un rituale vero e proprio, questo stato di coscienza si
concretizza in una volont e in una determinazione specifica, nella quale la direzione
prescelta di spirito e mente perdurer inalterata, tanto nelliter preparatorio quanto nel
Rito effettivo.
Tutto questo implica che il Rito un atteggiamento capace, nel tempo, di
puntualizzarsi in un preciso compimento, per continuare invariato e costante dopo
laccadimento.
Lente operante allora un maestro di vita a s stesso, ben prima che a
chiunque altro, e questa proposizione dovrebbe essere ben presente a quanti
saccingono a compiere atti esoterici di qualunque tipo. Limpersonalit, che in
fondo una forma particolarmente consapevole dellarmonia interiore, la costanza
dellatteggiamento: altrimenti a nulla varranno incensi, simboli ed invocazioni, in tal
caso capaci soltanto di fuorviare chi li adotta.
Il Rito ha principio con un atto dabbandono allAmore di Dio; si conferisce un
aspetto formale (quello che abbiamo per sommi capi descritto) capace di sostenere ed
incrementare questo stato, e un aspetto sostanziale conforme, sul quale ora ci
soffermeremo un poco.
Quando lofficiante in meditazione profonda, prima della combustione dei
Simboli tracciati, nel Fuoco del braciere, potrebbe verificarsi una rottura di piano
percettivo, ed il protagonista allora impersonerebbe lAspetto trascendente che
richiama su di s o, meglio, che intende svelare in s.
56

Ci accingiamo dunque a indicare un tracciato che possa servire come schema


dorientamento, ricordando insieme al lettore quanto gi gli dicemmo: lesoterista
deve mantenere lo spirito vigile ed insieme fermo nel proprio abbandono al Principio
dAmore, al Cristo. Deve, in altre parole, essere ben fisso sul fine del Rito e
sullinvocazione interiore (non verbalizzata, sia pure a livello mentale!) alla Potenza
che chiama in aiuto, cercando dessere fuso con quellaspetto della Trascendenza, ma
mantenendo insieme la rapidit dellautocontrollo sulle possibili mutazioni
coscienziali, soprattutto quelle capaci di inficiare la direzione spirituale prescelta.
Tutto ci con lucida immediatezza.
Allinizio della sua meditazione, lofficiante evocher lImmagine interiore del
Maestro (stato di pace, di fiducia e di speranza), e lo pregher dessere presente e di
sostenere ed eventualmente correggere la sua opera fino al giusto compimento.
Quindi visualizzer un Punto quanto pi possibile luminoso al Centro del Cuore, e lo
osserver espandersi fino ad esserne assorbito nella luce calda, radiosa,
completamente colma di purissimo amore. Quando questo stato avr preso una certa
consistenza, egli lo proietter direttamente nellambito di Jesod, prescelto come
doppio astrale delleffetto cercato, per attivare, modificare o correggerne le linee di
sviluppo formale, visualizzando un centro eterico luminoso e pacificato nellazzurro
cupo della Sephirah. Quel centro avr la capacit dagire e dinterferire positivamente
sui piani sottili e, condensandosi in Malkuth, determiner le variabili desiderate.
E indispensabile che questo complesso procedimento sia in ogni sua fase
veramente consapevole della presenza reale ed effettiva dellAmore di Cristo nel
Suo aspetto Ges, e che latto venga compiuto impersonalmente con il pi completo
abbandono allIntermediario: nella precisa coscienza dagire come modalit
dellInterit e non semplicemente come una sua individualit.
Attivato il Centro/Luce jesodico, la concentrazione sar dolcemente allentata, e
loperatore si render allo stato di coscienza normale con la maggiore fluidit che
gli sar possibile. A questo punto rivolger una preghiera a Kether ed ai Suoi
Arcangeli in Tiphereth e Jesod, ed allIntermediario Cristico, ringraziando e
rinnovando insieme il proprio impegno damore. Poi, provveder a bruciare i simboli
ed a concludere con il commiato latto rituale.
Il commiato importante, e non deve essere dimenticato. Infatti, esso segna il
termine di unazione teurgica ed il contemporaneo ripristino di uno stato normale di
coscienza: le Forze che interferiscono nel Rito con lofficiante sono molteplici, ed
appartengono tanto agli aspetti trascendenti che a quelli tellurici. Poich, in
questultimo caso, esistono anche principi coscienti unidirezionali che assolvono ad
una funzione in modo pressoch automatico, necessario non lasciarli attivi anche
nel nostro ambito esistenziale normale, per non crearci possibilit di squilibri
certamente infrequenti ma potenzialmente temibili. Inoltre, questo un doveroso atto
di rispetto e damore verso tutte le Forme della Manifestazione: compiuto con
semplicit, senza eccessi misticheggianti o comunque inadeguati; un atto che prepara
alla conservazione di uno stato darmonioso equilibrio con il Tutto nella nostra vita
quotidiana.
57

Detto ci, aggiungiamo unultima osservazione: la ritualit cos proposta


certamente efficace, se ben compiuta, ma essenzialmente preparatoria al Rito vero e
proprio in senso yogico.
Quando lallievo ha raggiunto il necessario grado dintegrazione con il proprio
S egli insieme il Tempio, lAltare e il Sacerdote, immagine dellAlbero della
Vita. In questo stato egli si limita a risvegliare le proprie potenzialit operative
come pura modalit del Brahma, proiettandone la Potenza per un fine considerato
opportuno e necessario allemancipazione dellUomo.
La persona allora agisce solo interiormente, senza nessun altro appoggio formale
visibile fuorch quello di un luogo acconcio, appartato e tranquillo dovunque esso
sia. Questo il Rito vero e proprio, nella sua forma purificata ed essenziale.
Lofficiante allora, fuso con il Testimone atmico, agisce come Glifo della Vita
manifestata in uno specifico ambito, e non occorre dire altro.
LIstruttore individuale sar presente per controllare ed appianare possibili ed
improbabili lacune o difficolt nascenti da unimperfetta centratura dellallievo con
Lui e con lAmore fondamentale. Sar allora lAmore stesso a trovare la strada pi
semplice ed efficace per risolvere qualsiasi aspetto negativo che possa emergere,
operando tramite lallievo secondo i Suoi fini.
12)
Il procedimento or ora considerato rituale e nella sua descrizione, abbiamo
cercato di rendere evidente come larchetipo possa agire nellArchetipo, rendendolo
attivo in una particolare puntualizzazione. Perch di questo si tratta: energizzare la
dinamicit del campo a cui apparteniamo nel modo pi positivo che ci consentito.
Ognuno di noi, in quanto microcosmo, un aspetto essenziale del
Macrocosmo e dellArchetipo totale al quale apparteniamo: lAdam Kadmon.
Lautorealizzazione, in questa prospettiva che a nostro giudizio la pi esatta,
significa lattualizzazione concreta di un archetipo emanato (emanazione indiretta e
delegata, compiuta da quello fondamentale), il quale poi sautodetermina mediante
lilluminazione interiore, integrandosi liberamente ed autonomamente con il Tutto.
Sotto un certo angolo di giudizio, lUomo Cosmico che in effetti agisce
rendendosi vivo e cosciente in un suo aspetto; in una differente prospettiva la
persona che, svelando in s stessa la propria essenza, determina un processo
demancipazione nel Globale, modificandolo costruttivamente.
I due aspetti coincidono nella realt, e sono teoricamente distinguibili per
necessit di comprensione e per la particolare posizione fattuale e concettuale
delle persone storicamente specificate nei confronti del Momento Causale e
dellAdam. Dal punto di vista dellAssoluto (che poi il solo veramente sostanziale)
levento che osserviamo configura laffioramento di un Suo aspetto dalle tenebre
dellincoscienza metafisica in cui era sommerso. Un compimento affidato alla scelta
ed allautonomia del singolo, che determina il passaggio di una personalit nel piano
suo proprio, archetipale, per cui essa rappresenter nel tempo il dinamismo creativo
58

del Brahma stesso, ed il perfezionamento di una Sua idea.


Questo concetto richiede dessere compreso, e lunico modo per riuscirvi
labbandono dellillusoria concezione di unontologia che separa i singoli principi
viventi dalla loro Causa metafisica ed immanente.
La Realt, in s stessa considerata, lUno-Senza-Secondo. Egli, il Brahman,
conclude in S, nella Suprema Coscienza, tutto il manifestato ed il manifestabile,
lattuato ed il potenziale in identit. Infatti, le specificazioni che implicano il
passaggio da potenza ad atto sono inerenti al nostro stato relativo (creaturale) e non
possono riferirsi a quello assoluto.
In breve, ci che , in Lui perch solo Lui Reale, infinitamente oltre le
nostre concezioni in merito.
LUno per Creatore e Vita, e le infinite idee che scaturiscono dalla Sua
essenza sono viventi e possiedono una propria particolare e concreta realt, perch
esse sono in effetti Sue modalit di pensiero e di manifestazione. Dobbiamo pertanto
cercar dintuire le parti nellUnit e lUnit nelle parti per comprendere pi
esattamente o principiare a comprendere la nostra stessa verit quotidiana.
Soprattutto nel Rito, formale o interiorizzato che esso sia, sesprime
questatteggiamento, il quale la chiave dogni ulteriore approfondimento.
Questo principio interpretativo della Realt, nostra e generale, deve essere
acquisito, e noi lo ricorderemo al lettore finch egli vorr intrattenersi con questi
concetti.
La Suprema Coscienza concede dunque allente in fase demancipazione un
campo operativo molto limitato, necessario alla sua formulazione dentit libera ed
autonoma nel Piano divino mediante lesperienza delle proprie valenze. Il Limite,
infatti, implica il suo superamento costante, il ch pu accadere solo con la vera
coerenza dellentit manifestata con il Manifestante che lo sostiene e lo guida.
Chiariremo in proposito un paio di punti, per cercare di dirimere incertezze ed
equivoci.
Nel procedimento autorealizzativo la persona possiede un ambito di libert
principialmente ristretto, che destinato ad accrescersi progressivamente, in diretto
riferimento alla sua capacit di svelarsi quale Idea vivente dellAmore fondamentale.
Se la libert dazione allinizio pressoch assente, completa la possibilit di scelta
e la conseguente capacit dautodeterminarsi di fronte ai momenti dellesistenza. La
vera libert cresce con lesperienza positiva, ossia per mezzo di scelte coerenti con il
Principio Causale. Quel che gli uomini comuni chiamano incongruamente libert
semplicemente questautonomia di giudizio e di volizione, che facilmente pu
risultare erronea ed arbitraria se manca una vera intelligenza dellAmore basale. La
libert in s altra cosa, perch presuppone un campo interiore libero da impedimenti
nel quale operare intuitivamente le proprie scelte, e poi un campo esterno capace
daccoglierle positivamente, nel rispetto di quelle altrui.
Cosa sia questo rispetto, giover ripeterlo per rammentare quanto per molto
tempo cercammo dindicare: la non interferenza nellautodeterminazione degli altri,
la non-ingerenza nel loro processo di deliberazione conclusiva, il cosiddetto
59

distacco da ogni tendenza a sostituirsi e per qualsivoglia motivo al loro atto


decisionale.
Un Maestro, un allievo o un adepto cercano dinsegnare quanto a loro sembra
giusto ed utile allemancipazione, tendendo la mano al loro prossimo tutte le volte
che questi la richieda. Essi, se incontrano lindisponibilit al loro interessamento, e la
possibile negazione di questo metodo in ulteriori interferenze, sastengono
semplicemente dallintervento affidando i soggetti ostili al Padre ed attendendo con
fiducia pi favorevoli occasioni. Naturalmente non cesseranno damare e di
mantenere una fiduciosa apertura verso i fratelli pur se li considerano in una precaria
ed illusoria situazione vitale. Il rispetto dellautodeterminazione degli altri ha
fondamento nella Volont del Padre ed insegnato dalla Sua Misericordia vivente, il
Cristo: a maggior ragione deve emergere nel comportamento di coloro che vogliono
percorrere il Sentiero iniziatico, od essi avranno compreso molto poco delle profonde
implicazioni dellinsegnamento ricevuto.
Un altro aspetto da considerare consiste nella partecipazione, attenta e
comprensiva, alla fatica di quanti, non ancora maturi per principiare il processo
demancipazione, affidano al karma e non allAmore di Dio il loro stato, e ne
sperimentano gli effetti nel samsara.
Il Maestro , in questo caso, la stessa attualit del karma, ed allora importante
che i pi liberi sappiano essere vicini, secondo le circostanze, a quanti siano tuttora
legati ai propri impulsi ed alle conseguenti illusioni. Senza entrare in altri dettagli
(che chiunque potrebbe trarre spontaneamente dalle nostre premesse) riaffermiamo la
necessit costante dellamore, pi libero ed attivo possibile, che naturalmente ci
conduce allazione secondo le opportunit del momento. Fino a quel momento il jiva
affidato al potere educativo e correttivo dell'Albero, ed solo indirettamente che si
cercher di aiutarlo a non incontrare troppe difficolt nel permanere del senso
egocentrico.
Lallievo, in questipotesi purtroppo comunissima, incontra difficolt anche
gravi, e deve commisurare ogni intervento allesatta condizione del campo per evitare
danni a s e ad altri. Il processo di svelamento di fattori dellInterit dalto livello
quali sono gli uomini, esige la loro iniziativa concreta, e quindi atti di scelta coerenti
con la Volont che li ha creati e li sostiene. Solo in questo caso essi si possono
rendere al loro vero stato esistenziale, e svolgere la funzione implicita del loro s.
Dove gli allievi incontrano i loro limiti, generali e particolari, ma che in ogni caso
travalicano le loro attuali possibilit, necessario e fattibile che intervengano altre
Forze, capaci di condurre un valido sostegno ed un aiuto determinante alla loro
condizione.
Infatti, lIdea di Manifestazione unitaria, e nessuno pu legittimamente
considerarsi estraneo ai problemi dellaltro, se ha possibilit effettive daiutarlo.
Esistono in genere situazioni complesse, ed imprevedibilmente articolate, che
richiedono un intervento su molti livelli, spesso oltre la conoscenza dellallievo. Se
egli compie la propria parte (e qui lunico giudice e testimone il Padre) ha un
particolare diritto alla collaborazione di altre aree, anche elevate.
60

Poich liniziando agisce come modalit della Manifestazione e - pur nel suo
piccolo - a fini generali, ogni suo atto dovrebbe implicare accordo ed affinit con le
Potenze espresse dal Glifo della Vita, e qui riemerge il problema globale della nostra
situazione, nostra e dellInterit.
Certamente, perch la parte affidataci sia compiuta, dobbiamo prima conoscerla,
poi comprenderla ed infine essere in grado dassumerla identificandoci con lei. Un
attento esame di questo principio, condotto con il Maestro nella Sua testimonianza
interiore, ci sosterr per risolvere molti quesiti, per spiegare lapparentemente
incomprensibile silenzio di Dio e per avviarci a una pi chiarificata coscienza. In
effetti, il silenzio di Dio semplicemente indice della nostra sordit alla Sua parola,
costantemente donataci nel Centro interiore.
In queste pagine non possiamo, ovviamente, indicare i criteri adatti
allidentificazione delle nostre potenzialit operative, perch essi emergono con il
percorso iniziatico e costituiscono unimprevedibile variet dimplicazioni. Possiamo
per sottolineare che la ricerca del nostro vero stato, ossia del Dharma, impegno
basale della ricerca, e la sua acquisizione determina lo svolgimento presente e futuro
(un futuro infinito) della nostra vita. Lanalisi impersonale del campo esistenziale,
delle emersioni karmiche che denota, degli incontri che sottintende, sono in ogni
modo fattori indispensabili per la nostra scelta fondamentale e le mille scelte
particolari con essa coerenti.
Un allievo pu ritrovarsi in particolari difficolt proprio perch tale: la sua
condizione, infatti, determina una maturazione pi rapida del karma potenziale,
facendo emergere fattori (samskaras nellinduismo) che altrimenti sarebbero rimasti
sopiti anche per lunghi periodi, con effetti tuttavia pi pericolosi e profondi. Inoltre
egli si trova facilmente coinvolto nel karma delle persone che gli sono accanto e che
conseguentemente influiscono su di lui, a livello sottile e diretto. Esse sono portatrici
di stati che non hanno sovente origine nel solo passato dellallievo, e che sono quindi
fortemente soggettivi: tuttavia in campo esistenziale comune, e non possono essere
ignorati gli aspetti che denota. Il karma proviene sempre, quando ha rilevanza con
lente, da un tessuto connettivo comune che associa i singoli individui a loro stessa
insaputa. Cos, quando sintrecciano rapporti di specifica inferenza, si verifica proprio
un effetto karmico generalizzato e individualmente modulato a livello tanto
grossolano che sottile. In termini brevi, le tensioni karmiche delluno agiscono
sul potenziale dellaltro, elidendosi o rafforzandolo.
Il fenomeno responsabilizzante perch rende ciascuno partecipe in certa
misura dei problemi del suo prossimo e, in linea generale, della Manifestazione.
Questa fenomenologia ha diverse, concrete cause: lassunzione, consapevole o
inconscia, del karma di una persona molto amata; la reazione emotiva e scompensata
ad una situazione determinata da altri; lassimilazione inerziale ed inconscia del
karma collettivo che, se non schermato, coinvolge insospettate debolezze del singolo.
E via dicendo.
Come constatiamo, le strade per lassunzione di un effetto karmico
(normalmente temibile e scompensante) sono diverse, e tutte presuppongono una
61

particolare disponibilit dellindividuo. Occorre allora che lallievo, pi degli altri,


sappia mantenere ben equilibrate le sue propensioni psichiche e le difese spirituali, e
ne faccia uso nel modo pi opportuno.
Ci ripetiamo: da un lato il processo dellemancipazione matura il karma
personale e ne agevola laffioramento; dallaltro lato, la sensibilizzazione ai problemi
altrui (dei vicini o del campo generale) apre strade allemersione deffetti karmici
personali o collettivi, non sempre eludibili proprio a causa della permanenza, nel
fondo della coscienza, di un erronea voglia di esserne separati od indifferenti.
Ladepto non incontra pi questo problema: essendo fuso con il Principio, possiede
insieme la capacit della conoscenza profonda e della difesa efficace, e gli effetti
karmici non lo toccano pi se non per eventuale sua specifica assunzione. Egli , in
effetti, una modalit cosciente ed attiva del Tutto/Uno, e nel Padre si disperdono le
distorsioni del campo che sperimenta lasciandolo indenne.
Nel Vimalakirti Nirdesa Sutra, al quale rimandiamo il lettore, trattato questo
problema e sono specificati i metodi per chiarirlo e risolverlo. Ci limitiamo qui a
ricordare che la malattia e la menomazione dello Yogi non sono quelle delluomo
comune, perch contraddistinte dalla profonda libert dassunzione e di controllo
delle stesse.
Tornando al nostro tema, rileviamo che ci necessario imparare, e nei termini
pi brevi consentitici, le basi della metodologia dellautodifesa contro gli effetti
involutivi propri ed indotti che incontriamo nel corso dellesistenza. Poich la
metodologia ha in entrambi i casi (karma nostro o del campo) un substrato comune,
specificheremo per prima cosa che la protezione fondamentale discende dalla vera
consapevolezza di essere un fattore dinamico dellInterit ossia unidea del Padre
sia pure in fase demersione.
La coscienza di rappresentare una parte del Tutto (intimamente e
concretamente unita al Tutto) implica il superamento dellegocentrismo, e toglie il
terreno sul quale il karma si condensa: lo annulla in s stesso. Infatti, non trovando il
supporto, il bersaglio, il frutto delle azioni rifluisce nellInterit disperdendosi, e
contribuisce cos allemancipazione dellUomo globale. Perch?
Perch lerrore che crea il karma riferire latto compiuto non al campo in cui
sevidenzia, ma al proprio io, e questo un atteggiamento arbitrario perch il campo
appartiene al suo Creatore, alla Potenza che lo manifesta. Nellatteggiamento esatto,
impersonale, latto in accordo con lInterit tanto nellideazione quanto
nellesecuzione, e non si determinano distorsioni. In quello comune, egocentrico, c
unappropriazione dellazione, ed allora lerrore ideativo, che generalmente non si
accorda con la situazione generale in profondit o saccorda soltanto in apparenza,
ricade sullagente esattamente come questi simmagina: vuole gli effetti e li ha, anche
se poi si dimostrano scompensati. La nostra attivit, se mal concepita ed attualizzata,
colpisce o disturba altri enti del samsara, a livelli differenziati ma concreti. Si creano
quindi antagonismi ed opposizioni, che possono essere gravi e che si mantengono nel
tempo determinando un desiderio di riequilibrio che assume, se mal concepito,
laspetto della rivalsa o della vendetta. Inoltre, le forme pensiero delle aree coinvolte
62

giudicano con diffidenza e ostilit chi le abbia ostacolate o ferite (e non importa
quando), e desiderano neutralizzare la ripetizione di quellevento. Peggio, se
considerandosi un possibile oggetto di identica attenzione nella consapevolezza di
aver compiuto un arbitrio vogliono evitare il pericolo della rivalsa. Possiamo
considerare che il karma sempre e comunque Mente, e che presuppone quindi il
soggetto senziente. In questottica il karma, generale e particolare, condotto ad
emersione dalla situazione dei campi dinterferenza e dagli atteggiamenti dei singoli
personaggi che li conformano. Atteggiamenti che, nellarea della nostra comune
esistenza, sono ben lontani dalla Misericordia di Dio.
Dio non crea n sostiene leffetto karmico: lo subisce per amore, come
testimonia la Croce di Ges.
Dio Perdono e non altro: ma vuole condurre la Sua creazione allesito pi
reale, ossia alla Sua intenzione. Se la creatura non sa ritrovare la propria identit per
scelta damore, sar lesperienza delle proprie azioni ad agire in dissuasione. Il tempo
che impiegher sar quello che essa si dar.
La difesa contro gli effetti karmici limpersonalit dellazione, il non
attaccamento agli esiti: questo valido anche nei confronti del karma preterito, ed
impedisce linsorgenza di nuovi debiti.
Latteggiamento dincentramento in Dio elide tutto il possibile, ma in tempi che
rapportati alla nostra attuale esistenza possono sembrarci molto lunghi. Infatti, la
risoluzione del debito karmico implica la pacificazione o lallontanamento delle
entit che ne alimentano lincidenza, solitamente molto tenaci ed implacabili. E
certamente non stabilizzate nellIdea Basale: anzi. Sono, in effetti, entit molto
egocentriche, che ignorano il Dio sopra di loro, come insegnarono i maestri gnostici.
E un problema gravissimo ed attuale.
Ci ripetiamo: la sola difesa efficace e reale comporta lintuizione dellUnit
ontologica a livello effettivo e non semplicemente intellettualistico. Cerchiamo
dunque metodologie specificate, adattabili in generale e in particolare a quanti si
inoltrino in un sentiero di ricerca. Sono concettualizzazioni utili almeno per il tempo
necessario a maturare altre esperienze ed altre pi pertinenti ideazioni.
I) Uno stato di serenit, e lassiduit nel conservarlo. Questo il necessario
presupposto dogni attivit in ambito esoterico e sottile, e non sar mai abbastanza
raccomandata la sua attualizzazione.
II) La capacit di riequilibrare i diversi aspetti dellorgano autorappresentativo,
ed in particolare il centro di controllo interiore delle funzioni fisiche, nel caso,
alquanto comune, che scompensi di varia natura ne insidino la funzionalit. Questa
una capacit di tipo introspettivo e meditativo che esige la presenza ed il sostegno del
Maestro Atmico, e mira a condurre equilibrio prima nellambito psichico, per poter
poi modificare, di conseguenza, quello pi denso. Si energizza e si rasserena il
proprio Jesod interiore, facendovi confluire fattori energetici reali dellInterit (delle
sue quattro guaine) con opportune introspezioni e talvolta visualizzazioni.
63

Quando la guaina eterica individuale principier ad assorbire le energie pi


armoniose della vita, si produrr un dinamismo della coscienza (ora adeguatamente
sorretta nelle sue formulazioni generali) capace dinfluire sulla stessa forma, e non
solo su quella.
III) Lindirizzo di energia sottile (prana) verso un punto specificato del proprio
corpo (assorbendo lenergia dellInterit e convogliandola dove vi sia disfunzione o
malattia) scelta direzionale del soggetto, e attivit del Maestro atmico.
Questassunto indica limportanza fondamentale del rapporto coerente con il Centro
interiore nellesatta ideazione damore.
Il prana energia vitale a stato sottile e purissimo, e in quanto tale pu
considerarsi il primo tessuto connettivo di qualsiasi aspetto vivente e dotato quindi di
forma. In ogni danno fisico sussiste sempre la carenza di prana, e conseguentemente
le altre energie del complesso psichico e fisico che formano la persona sono
variamente impedite ed ottuse. Se immettiamo il prana nelle aree squilibrate, esse
tendono a riprendere la loro normalit e a risolvere il loro problema. Infatti, la
tendenza basale di ogni ente quella del mantenimento e del recupero della propria
normalit, se questultima vulnerata.
A questo proposito specifichiamo due dati: latto di volont indispensabile, e si
concreta nel fermo rifiuto di ogni scompenso, il quale ricade sempre oltre la sfera
personale nellUomo globale. Questo rifiuto deve sapersi esprimere in un profondo
atto daffidamento al Padre, mantenuto con equilibrata fermezza: senza tracce di
ribellione e di paura nei confronti delle forme/pensiero che possano aver contribuito a
determinare laccadimento, e nella certezza che la Misericordia di Dio ci aiuter nei
limiti che le consentiamo. Limiti attuali, soprattutto karmici, i quali ci relazionano
con il Continuum in cui viviamo.
Confluiscono cos nel nostro atto di scelta tutti gli aspetti del processo evolutivo
che ci siamo conferiti, in particolare lintelligenza dellAmore, cosmico ed
immanente, che il supporto ed il sostegno di ogni creatura oltre le sue storiche
imperfezioni.
Lallievo deve saper volere: la volont in senso iniziatico identificazione con
lAlbero della Vita ed i Suoi fini, oltre qualsivoglia istanza egocentrica.
Nel caso di danni fisici, il corpo esattamente considerato quale strumento
demancipazione e Tempio dello Spirito (microcosmo nel Macrocosmo) e la sua
funzionalit ricercata in una visione ed in una direzione che escludono le
gratificazioni esclusivamente individualistiche.
Ma si pu, e si deve, essere felici di ritrovarci in Dio e nella Vita che Egli ci
dona, e viverla pienamente. Ne parleremo.
La partecipazione allesistenza secondo le nostre vere capacit elemento
fondamentale della nostra emancipazione, ed bene per quanto ci sia possibile
che tale stato sia sostenuto da un fisico adeguato, indispensabile strumento di contatto
con il campo esistenziale.
Da questa constatazione deriva la cura che lo Yogi indirizza con naturalit al suo
64

corpo, esente da narcisismi e sostanzialmente indirizzata alla Vita, nelle sue


estrinsecazioni presenti e future.
13)
Considereremo adesso un ulteriore aspetto dellEvento manifestante che poi il
primo in ordine logico. Il Tempo.
Abbiamo sommariamente esaminato il Fattore Causale, i metodi, le Potenze ed
alcuni elementi dellintero processo, cercando contemporaneamente di fornire alcuni
dati molto eterogenei, che tuttavia riteniamo utilissimi per la corretta
concettualizzazione del nostro tema.
Poich il tempo la specifica dimensione della nostra esistenza e di tutta la
Manifestazione, tentiamo dilluminare la comprensione di questa modalit
autorappresentativa, che tanto differenziata ai diversi gradi di vita formale da
rendersi fra le pi elusive e difficili da puntualizzare in unidea unitaria.
Il Tempo: tentiamo dunque di definirne il concetto, e nel farlo ci rendiamo conto
che praticamente impossibile individuarne uno unitario. Chiamiamo con il
medesimo nome, aspetti tanto differenti di questelemento del campo formale che
rischiamo solamente di far nascere confusioni se vogliamo poi utilizzarli per
comprendere davvero il fenomeno. Occorre dunque distinguere, considerando che il
Tempo varia al mutare delle zone dimensionali, e che veramente non esiste che
nellUno senza Secondo, il Brahman.
Il Tempo , infatti, un modulo espressivo, il principale, del momento dinamico
divino, ed quindi relativo al livello despressione che consideriamo. Per affrontare
dunque il quesito con un qualche tipo di chiarezza considereremo quello che
giornalmente sperimentiamo: il Tempo di Malkuth, il nostro Tempo.
Proviamo dunque ad individuare le sue caratteristiche pi evidenti. Dalle nostre
considerazioni trarremo poi unidea unitaria, o almeno sufficientemente esplicativa
che consenta un approfondimento sul piano conoscitivo. Il jiva si conferisce una
rappresentazione di s e del proprio campo vitale che dipende dai sensi e
dallelaborazione susseguente dei dati, tramite lo strumento interiore
dapprendimento (Ahakra: ci che fa lio). Questa rappresentazione non
arbitraria, ma determinata dal modo di concepirsi dellInterit, che dominato dalla
Legge Causale.
Lattivit di questa Legge implica il divenire (soluzione del fattore causante nei
suoi effetti), e questo divenire, proiettato nello schermo della coscienza, appare
procedere in modo uniforme, tanto da poter essere suddiviso in periodi fissi come gli
anni, i giorni e le ore. Poich tutta la Manifestazione ha un andamento ritmico,
luomo abituato alla scansione della sua esistenza in periodi pi o meno lunghi,
contraddistinti dalla ciclicit.
ovviamente un artificio derivato dalla particolare funzionalit dellorgano
interiore il quale, appartenendo al manifestato, sesprime coerentemente in un suo
particolare ritmo. Quanto tuttavia indicammo sul reale contenuto dellAtto emanante
65

(lo svelamento di un Archetipo tramite la progressiva attualizzazione delle virtualit


contenute nellIdea basale) ci suggerisce che questo processo rappresentativo sia
valido soltanto per il grado dautocoscienza che in esso si esprime (relativit
dellesperienza) e che il Tempo costituisca in sostanza una dimensione dellanima,
come ci disse SantAgostino.
Questo tipo di considerazioni ci induce ad una conclusione: il tempo
delliniziato non quello delladepto, ed entrambi differiscono da quello che
sperimenta luomo comune. In conclusione, constatiamo che, nellambito del mondo
dimensionale, esistono molte variazioni dello stesso fenomeno, tutte dipendenti dal
tipo dautocoscienza che le determina.
Tentiamo allora di precisare meglio il concetto di tempo attuale, ossia valido per
coloro che condividono la nostra dimensione. Il Tempo il processo rappresentativo
del reale ed esiste nel jiva ed oltre il jiva stesso: egli, infatti, vede fuori di s questa
sua autorappresentazione per la limitazione esercitata allorgano di riferimento - lio sempre rivolto allesteriorizzazione, e per lassorbente motivo che la stessa persona
un elemento della globalit (Uomo totale, Adam), e sussiste in questultima.
Noi dunque vediamo fuori di noi lo scorrimento di una realt oggettuale che in
sostanza il modo di rappresentarsi dellAdam, e della quale siamo intimamente
partecipi in quanto suoi elementi costitutivi. In effetti, cosa sia la Realt in se stessa
oltre la nostra capacit di percezione e richiede, per una pi adeguata conoscenza, la
liberazione progressiva della persona ed in generale dellAdam.
La nostra Realt in effetti lAlbero della Vita compreso nel suo profondo
significato simbolico destrinsecazione della Volont divina; in termini sintetici Dio
in quanto Creatore. Conoscendo quindi il senso del Simbolo, i suoi Centri ed i
Sentieri, e approfondendo lintuizione delle sue modalit espressive, luomo conosce
se stesso come elemento dell'Assoluto, e comprende l'Idea, l'Ideatore, e il processo
dell'ideazione. Acquisisce allora una pi esatta definizione del cammino esistenziale e
della sua esatta esperienza.
Finch luomo non sia capace di questo, lesperienza della realt esterna si
render alquanto imprecisa ed in genere molto illusoria, e considerer il mondo
oggettivamente separato da lui, altro, soggetto ad un divenire casuale,
incontrollabile e ritmico, che subisce passivamente e con sicura sofferenza. Occorre
allora renderci conto della necessit di un approfondimento dei concetti generali che
pi o meno consapevolmente utilizziamo nella nostra ricerca di conoscenza, per
indirizzare in formulazioni finalmente adeguate la nostra esigenza di verit. E forse
utile osservare che questo nuovo stato necessario per compiere una scelta di
direzione precisa, che altrimenti sarebbe vanificata dalle approssimazioni e dai
preconcetti che la falserebbero inevitabilmente.
Se il nostro tempo contraddistinto da un apparente scorrimento casuale e da
una sottostante incidenza karmica, certo che in zone pi elevate e pi
oggettivamente reali esista un altro tipo di autorappresentazione, che determina una
percezione del Tempo, in misura rilevante, diversa dalla nostra.
Occorre intenderci. Il possesso del corpo fisico tipico della creatura che
66

impersona un limite implica un certo atteggiamento dellinteriorit ed il modo


dellautorappresentazione. Le persone che, per esempio, fanno esperienza del periodo
intermedio intercorrente fra la morte fisica e la successiva rinascita, sono sempre e
comunque nella dimensione esistenziale, e quindi percepiscono il campo come
tridimensionalit: non sono puri spiriti privi di forma che aleggiano in una zona
vacua ed indeterminata. La loro autorappresentazione conferisce sempre consistenza
alle percezioni del campo, che avvengono secondo le strutture mentali gi acquisite,
finch esse non siano opportunamente corrette.
Notiamo a questo proposito che esse non si ritrovano, nella loro coscienza, in un
ambito direttamente analogo alla Sephirah Jesod la quale, pur essendo il doppio
eterico del pi consistente Malkuth, oltre e prima di questultimo se valutiamo il
Glifo come simbologia del processo emanativo. Quando, nei nostri appunti,
accenniamo a Jesod, la consideriamo generalmente e legittimamente quale punto
di convergenza oggettiva delle aree dimensionali soprattutto femminili che gravitano
su altre: quelle separate dalla caduta che ha appunto infranto lunit dellAdam.
LAlbero della Vita pu essere letto in molti modi, che dipendono dai punti di vista
adottati. Non confondiamo, allora, il Bardo (zona intermedia) con un momento del
dinamismo manifestante, valido tanto nel particolare che nel globale, e che acquista
rilievo proprio nella comprensione del processo formativo. Il Bardo tridimensionale
e formale, ed comparabile, in innumeri variazioni, con la nostra zona.
La persona che ha abbandonato il precedente corpo (annamayakosa) si ritrova
dunque in una zona intermedia tra i due momenti di morte e rinascita: non pi nel
mondo fisico che noi conosciamo e non si ritrova in altri settori della Manifestazione
che siano oltre i suoi mezzi di percezione e di rappresentazione. I quali strumenti
determinano comunque la forma generica del nuovo campo sulla base della realt
interiore che li esprime. Il tempo allora permane pressoch immutato, e le differenze
eventuali dipendono dalle sussistenti capacit del soggetto senziente. Con un certo
rigore, possiamo affermare che la persona rientra nella percezione temporale della
nostra comune esperienza.
Queste affermazioni ci portano dunque a considerare il nostro mondo per quello
che effettivamente : un archetipo dellInterit in formazione (Malkuth) ma disperso
su vari livelli, concepibile comunque secondo il simbolismo che abbiamo tentato di
suggerire.
Soffermiamoci adesso su pi dettagliate considerazioni. Ognuno di noi sa che lo
scorrimento del tempo dipende dallo stato generale del periodo desistenza
considerato: momenti vissuti che a taluni possono apparire lunghi, ad altri, in
differenti situazioni, sembrano brevi e fuggevoli, e viceversa. Basterebbe questa
semplice osservazione per metterci in guardia sullinadeguatezza del concetto
duniformit temporale (valido per i nostri strumenti di misurazione), ma c di pi.
Il discepolo che pervenga ad un certo grado di maturit pu derivarne, tra le
altre, unimpressione molto sgradevole, legata da un lato al suo parziale risveglio e
dallaltro alla permanenza dellaspetto egocentrico nella sua autorappresentazione
interiore. Ha, in altre parole, la sensazione dellirrealt del tempo ed insieme di
67

unaccelerazione del suo scorrimento: come se egli, spettatore, vedesse condensarsi e


dissolversi il proprio ambito vitale in continuazione, senza poter in alcun modo
interferire significativamente in questo fenomeno di vanificazione costante.
E un momento transitorio che prelude allapertura di un pi reale ed
interiorizzato contatto con la Trascendenza, ma la durata del quale , a priori,
imprevedibile. Accenniamo a questo particolare stato perch le nostre parole possano
essere ricordate in simili frangenti: anzich allarmarsi, lallievo dovrebbe gioirne
perch essi preludono ad un passo decisivo nel sentiero dellemancipazione. Occorre
affidarsi al Padre con maggior intensit, ed osservare dirigendolo interiormente il
fluire delle rappresentazioni.
Presto o tardi, presumibilmente, lo contempler nellintimit del suo Centro, e lo
comprender per quello che e rappresenta: ne sar il Testimone e, in un certo modo,
il gestore. Ricordiamo a questo proposito quanto dicemmo del Liberato, Signore
del Samsara e del Nirvana, e non perch si sia reso una personalit dominante nel
proprio nome, ma semplicemente una pura modalit del Padre: la sola vera Realt
della quale tutte le relativit sono egualmente partecipi perch vivono in Essa, e si
collocano in Lei come vibrazioni definite.
Questo poi il senso del mantra So aham, tanto ricorrente (ed importante!) nei
procedimenti meditativi: deve essere vissuto, vitalizzato e proiettato in s alla luce dei
suddetti principi, perch possa costituire un potente mezzo di liberazione e
dintegrazione con la Realt.
Nellambito sephirotico, il Tempo pertanto diverge da quello tipico delluomo
comune, e dovrebbe essere identico a quello noto agli Iniziati. Non dobbiamo
dimenticare, a questo proposito, che la tridimensionalit la Decima Sephirah,
ricettacolo di tutti gli influssi del Glifo e che noi la percepiamo, ora come ora, con
approssimazione e difficolt a causa delloscurit in cui precipitata la nostra
coscienza.
Qual allora questo Tempo Sephirotico? Ed in cosa diverge dal nostro?
Esaminiamo preliminarmente alcuni temi, e poi cerchiamo di dedurre da essi un
principio interpretativo.
Il Tempo di Malkuth genericamente conosciuto come un lento o accelerato
processo di mutazione dello stato originario, ed un progressivo sfaldamento
dellesistente e successiva condensazione in nuove forme, originate da questo
passaggio e che in varia misura rinnovano il ciclo.
Esistono varie modificazioni del globale, ma ad intervalli normalmente rilevanti
e per lo pi dovute allinterferenza dellattivit umana; tutto scorre, e la felicit
sembra ritrovarsi soltanto nellattimo fuggente, passeggera ed effimera come tutto
quello che appare e scompare allocchio del conoscitore.
E in tal modo che, di norma, gli uomini avvertono e concepiscono la
dimensione temporale: esterna, inarrestabile, talvolta benevola ma pi spesso infida e
spietata: sempre incomprensibile.
Abbiamo detto, pocanzi, che il Tempo invece il modo di rappresentazione che
il jiva ha di s e della realt vissuta; uno stato danimo, un flusso interiore, una
68

distensione e una contrazione dellaspetto manasico e talvolta spirituale, se ci


riferiamo nel giudizio a presupposti che attengono al simbolismo archetipale pi volte
ricordato.
E opportuno allora riferirsi al concetto ebraico di Ruah, ed in Ruah ben viva la
dimensione temporale dellesistenza. Ruah per informa ed influisce sulla sottostante
Nephesch cos come sul sovrastante Neshamah: lindividualit evolutiva, non
emancipata, possiede dunque una percezione manasica (mayanica) dei sui moti
coscienziali immensamente complessi che implicano la reciproca inferenza del
singolo con il Globale, e dentrambi con le Potenze Sephirotiche in essi stessi
esistenti ed agenti.
Chiariamo questo principio. Mentre luomo avverte, spesso dolorosamente, la
fine delle proprie autorappresentazioni come tempo ed esteriorit (Maya), le
influenze del Grande Glifo agiscono in modo da preparare il terreno ad una pi
adeguata presa di coscienza, ed a una conseguente migliore penetrazione
delleffettiva Realt. E, questa, unopera allinizio lentissima, che abbisogna di cicli
desistenza successivi nel campo di Malkuth anche quando si delinea una vera
autocoscienza, e che saccelera notevolmente nel momento stesso in cui il soggetto
principia ad affrontare, in senso realizzativo, il problema basale della propria
esistenza.
Notiamo allora il progressivo distacco dalle modalit percettive proprie degli
uomini comuni perch, sotto linflusso ormai evidenziato dellInterit, nel jiva si
modificano i parametri coscienziali di rapporto con il campo vissuto.
Il tempo, dunque, - o dovrebbe essere - un processo di decantazione dei
primitivi modi dellautorappresentazione che, mediante esperienze direzionate e
lungamente necessitate a causa della legge karmica, induce ad acquisire la capacit
delleffettiva comprensione dellesistenza e dellInterit.
Quando questo procedimento raggiunge uno stadio sufficientemente attualizzato
cosa accade al precedente senso della temporalit?
Non accade pi nulla, nel senso che non sussiste e che si semplicemente
trasformato, nel cammino della liberazione, in qualcosa daltro che ora occorre
specificare ed esaminare per quanto ci possibile.
Il tempo il flusso del processo devidenziazione del proprio contenuto
potenziale nello schermo dellorgano interiore dellautocoscienza, e
conseguentemente esiste - nel modo che ci noto - finch sussiste questo nostro
particolare svelamento proiettivo. Il Tempo la rappresentazione del nostro attuale
dinamismo esistenziale.
Quando il processo finisce, ci dipende dal raggiungimento di uno specifico
stato dilluminazione interiore, ossia lente si autorealizzato quale modalit del
Reale (Brahma) con una particolare puntualizzazione, che lo rende unico e
irripetibile. Egli una persona libera, che pu esprimere il proprio contenuto virtuale;
conseguentemente non ha raggiunto la semplice coscienza di un potenziale
espressivo, ma anche la capacit di manifestarlo concretamente. Egli , in effetti, un
microcosmo che contiene in s un universo particolare e, avendo conseguito la
69

possibilit di evidenziarlo, si puntualizza in un vettore che esprime questo costante


passaggio di elementi coscienziali da potenza ad atto.
Esattamente come opera il Brahma in ideazioni illimitate e perfette, cos lente
resosi archetipo completo e sufficiente nel suo momento attuale: questo lo stato
intimo che diremmo statico (ma vedremo poi che cos non ) riferendoci allaltro,
davvero dinamico, che tende naturalmente ad evidenziare le sue indeterminate,
infinite virtualit, rendendole espressioni vive e creative dellimpulso che avverte in
s, quello di manifestare secondo i propri limiti e le proprie capacit la Volont di
Dio.
Nel realizzato sussiste pertanto un Tempo interiore teso allesteriorizzazione
delle proprie valenze, costituito dal divenire di capacit informanti in progressivo
approfondimento, e da un essere nel Padre assolutamente libero da ogni processo a
noi noto. Tuttavia esiste qualcosa che un aspetto, il pi alto, della dimensione
dellIlluminato e del momento dinamico del Padre, del quale larchetipo
ricordiamolo un aspetto reale. Egli, pur essendo unito allAssoluto e con gli altri
Suoi aspetti (, infatti, un centro di condensata e cosciente spiritualit ed in tal senso
circoscritto) non ha e non pu avere, in quanto persona concreta, la comprensione
totale del Brahma. Pu certamente identificarsi con Lui nel samhadi, in un supremo
essere Amore, ma in tal caso sussiste soltanto il Momento Divino incondizionato e
trascendente, e larchetipo si rende, pur mantenendo una specifica e misteriosa
coscienza, virtualit dell' Ente Supremo.
Ovviamente se difficile intuire e concepire questarmonia e questimmensit di
gioia vivente, solo perch non si ha (ancora) l'esperienza rivelatrice del samhadi.
In ogni caso lAssoluto concede, per amore, questo stato ma e qui ricompare
limmanenza della modalit temporale propria del momento dinamico lIdea
personalizzata, che eterna, deve in ogni caso saper agire come tale in una propria
rappresentazione, in quanto parte costituita a tal fine dallinfinita creativit
dellEssere.
Ricapitoliamo: lIdea/Archetipo illuminatasi di per s tesa ad identificarsi con
crescente approssimazione nel Brahma pur restando tale, e questo il processo divino
dellautorealizzazione che implica un percorso infinito, perch in un Punto Limite
dellInfinito dove gli opposti (momento statico e momento dinamico, virtualit ed
attualit) coincidono completamente. Quel Punto non appartiene alla creatura ma
alla Suprema Coscienza, ed la Suprema Coscienza.
LArchetipo tende ad identificarsi con il Padre, ossia a comprendere tutti gli
Universi archetipici manifestati dallAssoluto in S ed in Lui viventi, a fondersi con
loro pur mantenendo lambito modale che lo caratterizza e, al limite, espandendosi
incessantemente nel Divino senza negare mai la propria funzionalit ontologica.
Questa realizzazione implica un arricchimento costante ed un analogo
approfondimento della propria essenza, resa progressivamente pi armoniosa e
consapevole.
Naturalmente, in questo processo di svelamento non esiste un ego che come
centro di riferimento e di vettorialit del S, del quale lo strumento operativo e
70

laspetto dinamico nel campo manifestato.


LArchetipo immensamente consapevole del proprio stato/limite, che implica
la coscienza dimpersonare un Atto di Volont del Padre, il Quale sesprime e si
riflette con crescente incisivit nelle volizioni del figlio. La fusione mistica delle parti
con il Tutto/Uno oltre la globalit della Manifestazione, mistero comprensibile
soltanto ed insistiamo nel pi alto stadio della meditazione e come dono. E
oltre le capacit della mente individuale.
Pi specificatamente, in quello stato abbiamo la prima reale conoscenza
(sapienza) della vera unit. Nella storia, non pi semplicemente umana ma
piuttosto divina, degli Archetipi questa conoscenza sapprofondir allinfinito e non
cesser mai di stupire e colmare di letizia le Idee incarnate, anche quelle che abbiano
conseguito un altissimo livello duniversalit. Idee viventi, libere espressioni della
Vita suprema che le ha generate.
Esiste poi laspetto temporale implicito del Momento Dinamico di Dio, il quale
attiva le proprie virtualit nellemanazione di un nuovo Universo. Notiamo qui che il
passaggio da potenza desistere ad atto validissimo, ma riferito al nostro stato
esistenziale, in quanto le Idee divine, puntualizzazioni infinite della Suprema
Coscienza, sono in s stesse realissime: sono il Brahma. Nel nostro caso, se il Fluire
temporale non tocca gli Archetipi del Padre nel senso sopra indicato, essi - fuori dal
tempo e nella loro Coscienza -, si autolimitano nel Tempo dellUniverso per svolgere
i propri compiti e determinano la costituzione di Immagini personalizzate che poi
costituiscono le basi del nostro campo esistenziale: il Pleroma originale e
fondamentale.
Come ed in che senso debba interpretarsi questattivit archetipica divina e
creaturale e quali conseguenze comporti, cercheremo di indicarlo nel prossimo
paragrafo.
14)
Lautolimitazione necessaria per alcuni fattori principiali, e costituisce la fonte
di numerose contestazioni degli allievi stessi, ed in genere delle incomprensioni pi
diverse. Con molta attenzione dobbiamo allora analizzare questaspetto dellattivit
archetipica, poich un dubbio o una convinzione erronea si rendono facilmente un
ostacolo non indifferente al cammino del ricercatore.
Nella maggioranza degli uomini, che ovviamente non hanno o non avranno per
lungo tempo le qualificazioni di un esoterista, ci difficile incontrare un minimo di
comprensione per la realt dellesistenza e del divenire dellAlbero della Vita.
Questignoranza del mondo in cui vivono e delle leggi che lo governano (le leggi
della Forma sono un aspetto estremamente ripetitivo delle modalit espressive
dellInterit, dovuto allintrinseca cristallizzazione del grossolano a cui ineriscono),
condanna gli uomini comuni a cicli desistenze alquanto simili fra loro; questaspetto
ricorrente in ultima analisi il proseguimento nella vita formale singola del
meccanicismo che domina questa nostra area, e deforma gravemente lIdea
71

principiale del Padre.


Perch dunque le Idee viventi gli Archetipi non espandono la loro presenza
fra gli enti di Malkuth (questo Malkuth: ricordiamo per inciso che in questa
prospettiva Malkuth indica lUniverso detto fisico, e non soltanto il nostro pianeta),
per liberarli in tempi ragionevolmente brevi dal loro bagaglio karmico e dalloscurit
conseguente in cui tanto dolorosamente si dibattono?
Perch le Sephirah e le Forme/Pensiero che ne derivano sautolimitano in questa
guisa, assumendo il pi delle volte lo stesso piano coscienziale ed intellettivo degli
uomini con i quali interferiscono?
Dobbiamo riferirci al problema centrale della Manifestazione: la creazione (lo
svelamento) di un Archetipo immensamente complesso, altissimo nel Padre, che deve
acquistare coscienza di s ed agire come Sua libert nellattivit stessa
dellesistente.
LUomo cosmico, ed i suoi enti individuati, riflettono, ora virtualmente ma alla
fine concretamente, un Principio informante del Brahma e, essendo essi stessi
lelemento dinamico di quel Principio, devono acquistare la capacit desprimerlo
nellazione.
Il Padre non desidera servi adoranti e tra le altre cose questo implicherebbe
uninaccettabile concezione dualistica fondamentale ma centri dintelligenza
viventi della Sua stessa vita secondo le loro capacit attuali, perfettamente in grado di
manifestarsi come funzioni dellAssolutezza per concretizzarne la volont.
Conseguentemente, indispensabile che gli Archetipi imparino a reggersi
adeguatamente su se stessi con il solo sostegno divino, senza abbisognare di
nullaltro. Questo laltissimo fine dellInterit nei confronti dellAdam, ed a tale
effetto tutto indirizzato e convergente.
La Sapienza di Dio ha perfettamente saputo dallorigine le possibili
insufficienze dellUomo, e quanto gli fosse necessario un aiuto per nascere alla
coscienza dellautogoverno; ha conseguentemente saputo che questaiuto doveva
essere tale da consentirgli di conquistare, con il determinante apporto delle proprie
libere scelte, lindispensabile autonomia.
Questo fattore, bene inteso, conduce allintelligenza del comportamento delle
Idee basali ed alla comprensione del tipico contatto che esse instaurano con gli
uomini ed il loro mondo, soprattutto allinizio del processo distruzione.
Possiamo identificare, infatti, tre fasi nei rapporti fra le entit evolutive (enti,
jiva) ed i loro Istruttori, i quali sono quando veramente tali! proiezioni
personificate (e reali) delle Sephirah, in particolare e necessariamente di Tiphereth e
Chesed, con caratterizzazioni normalmente determinate dallinferenza reciproca di
questi due Centri.
LIstruttore un aspetto del Glifo, ed agisce impersonalmente. In quanto tale
tuttavia intensamente capace desprimere amore e comprensione per lallievo,
assumendo qualificazioni tali che pur appartenendo a un precedente iter evolutivo e
quindi limitante del suo vero stato possono renderlo immediatamente comprensibile
ed accettabile per la normale intelligenza.
72

Questo Maestro racchiude in s la luce delle Sephirah e conseguentemente


richiede, per un incontro al suo livello, la qualificazione delladepto. Allinizio del
rapporto apparir quindi semplicemente come un compagno pi saggio, un insegnate
qualificato e piuttosto critico.
Essendo unEntit straordinaria ed alquanto astratta agli occhi dellallievo,
questi da un lato saspetta comportamenti eccezionali ed emozionanti, mentre
dallaltro lato incontra difficolt ad inquadrare e ad assimilare la sostanza di un tale
incontro. Se lIstruttore concedesse spazio alle attese del discepolo, il rapporto
finirebbe in un binario condizionante e subirebbe un inevitabile scadimento, tale da
poterlo rendere ad un certo punto come morto. Lallievo chiederebbe e poi
pretenderebbe informazioni dogni tipo. Notizie, dati e previsioni, eventi insoliti e
molte altre cose poco importanti, e perfino futili ai fini dellemancipazione reale e
tutte capaci di fraintendere le vere potenzialit dellincontro.
Se lIstruttore accondiscendesse a queste richieste, il rapporto con lallievo
potrebbe scadere perfino nel grottesco, e certamente il jiva non imparerebbe la
metodologia per attingere personalmente a queste possibilit. Listruttore
conseguentemente deve ridursi in apparenza al livello conoscitivo ed operativo del
suo allievo, e rappresentare in tal modo uno specchio in cui egli possa riflettersi, ed
imparare a conoscere i propri limiti ed i mezzi per superarli.
Poich in tal guisa lazione condotta a livelli molto sottili, le metodologie sono
delicate ed interferiscono necessariamente con aspetti insospettati della psiche e
dellinconscio dellallievo. Le inevitabili frustrazioni e gli incoraggiamenti, le molte
promesse disattese e le concessioni indirette alle volte, ma sempre significative ,
i frequenti trabocchetti o un insospettato aiuto concreto salterneranno costantemente
ed a lungo in questinsegnamento della libert interiore, necessario presupposto di
quella fattuale, finch lallievo non avr imparato a far ricorso costante alle personali
risorse interiori, ai Principi ideali ed alle esatte interpretazioni degli accadimenti
esistenziali.
In tal modo si raggiunger la necessaria attenzione a quanto ci concerne, la
capacit della discriminazione e del ragionamento induttivo e deduttivo fondato
sullintuizione e la sintesi.
Quando il discepolo acquisisce lindispensabile maturit, lIstruttore pu
indicare nuove strade, pi serene e realizzative; lalunno, infatti, pu procurarsi
quello che prima chiedeva, sia pure con fatica ed incertezza. In questa fase
lIstruttore, vagliata la preparazione effettiva e generale del suo affidato, pu
impegnarsi a renderlo operativo in senso esoterico, concedendogli pi apertamente
una conoscenza dellInterit in cui esiste. Cos possono attenuarsi o cadere le
primitive preclusioni e finiranno le incertezze e i tanti conflitti interiori nel lucido
comprendersi come modalit e libert dell'Albero. Lallievo potr comprendersi con
progressiva incidenza per quello che in effetti : una libera modalit dellInterit,
capace dagire positivamente nel proprio campo naturale.
Pensiamo che il lettore abbia, a questo punto, un quadro sommario dei problemi
che incontra o incontrer con il suo Maestro, ed una provvisoria spiegazione per
73

molti quesiti che ne conseguono. Occorre allora analizzare pi dettagliatamente il


metodo dellArchetipo, tanto nella sua azione generale quanto nelle particolarit di
volta in volta assunte per uno scopo specifico.
15)
LArchetipo agisce per interferenza e nei modi consentiti dall'Uomo Globale e
ci accade finch il jiva, dopo un opportuno tirocinio e un'adeguata preparazione non
in grado di integrarsi con gli aspetti pi alti dell'Adam Cadmon, che in
notevolissima misura si identificano con gli archetipi stessi. Ne rimane fuori, infatti,
il contenuto originale dell'Archetipo nascente, che verr aiutato ad espandersi fino al
piano realizzativo dell'ideazione divina.
Coloro che possono giungere a tale realizzazione sono in ogni caso ben pochi
rispetto alle moltitudini degli esseri viventi, oscuramente immersi nel fascino mortale
della maya degenerata, ed attirati dalle lusinghe ingannevoli e pericolose
dellegotismo. Ne consegue che proprio a questi iniziati sia quindi affidato il
compito fondamentale degli Archetipi, quello daiutare i fratelli dispersi nel divenire
samsarico ad emanciparsi e a risvegliarsi dal loro sonno mortale.
Gli iniziati, da che mondo mondo, hanno costituito un baluardo contro
linsaziabile bramosia di possesso di unumanit nascente a se stessa dopo una
rovinosa caduta, e immensamente egocentrica. Questargine, ben poco conosciuto
dalla generalit delle culture fuorch in Oriente si tuttavia molto sgretolato negli
ultimi secoli, e si addirittura infranto l dove gli uomini hanno voluto identificarsi
con la loro possessivit. LOccidente, allo sguardo sephirotico, ora nudo ed indifeso
dalla temibile insorgenza del suo stesso karma e dal potere maligno di quanti
ostacolano violentemente lemancipazione dellUomo della Terra. La cultura attuale,
specie quella propriamente occidentale o che a questa sispira, ostacola nei fatti
qualsiasi istanza spirituale, ogni vero moto dello spirito inteso al recupero della nostra
naturalit e a unintegrazione effettiva con il Tutto in cui pure esistiamo.
La scelta intellettualistica del progresso formale e materiale, cerca di
trasformare quanti cadano sotto la sua egemonia coinvolgendo l'intero nostro pianeta,
con esiti che ormai sono ovunque evidenti. Ne consegue che proprio in
questambito culturale che importante agire, nei limiti attualmente possibili,
inducendo i pi sensibili ad un riesame dei fini che ci vengono proposti, e al
conseguimento dei mezzi adeguati per il superamento dei nostri comportamenti pi
distruttivi, nella ricerca di unarmonia naturale per la nostra vita.
Gli Archetipi, dunque, si esprimono di regola attivando altri archetipi
opportunamente istruiti, fornendo i mezzi necessari a questimmane compito. Qui
occorre fare attenzione: non si tratta di un conferimento di poteri eccezionali, da
utilizzare in modo stupefacente e miracolistico per indurre le masse loro malgrado
alla ricerca di un nuovo Eden. Il rispetto della libert di scelta fondamentale, perch
se non si capaci di scegliere, nulla sar poi stabile e duraturo. Occorre,
prioritariamente, formare delle personalit libere, delle coscienze reali ed equilibrate:
74

gli uomini devono svegliarsi dal loro sonno millenario e letale, ed incamminarsi con
lutilizzo delle proprie vere capacit verso un differente futuro.
E' quindi un compito precipuamente formativo che gli iniziati, dal pi giovane al
pi maturo e saggio, devono assumersi; anche se questimpresa non pu esaurirsi
nellinformazione esoterica e nelladdestramento spirituale.
Loperatore deve, prima di tutto, sapersi proteggere ed insieme proteggere il
campo dattivit che gli riservato; ci non facile, se consideriamo lambiente in
cui di norma viene a trovarsi. Occorrono allora mezzi non ordinari, o il karma
collettivo e individuale (non necessariamente dell'iniziato stesso!) sar un ostacolo
insuperabile. Lesperienza dei princpi adottati indispensabile o questi resteranno
teorie, pi o meno convincenti. Naturalmente questa sperimentazione richiede
dessere condotta in forme davvero precise e, diremmo, rigorose e richiede per non
disperdere fin dallinizio preziose energie una finalizzazione adeguata anche al
conseguimento di effetti pratici. Gli iniziati impareranno lutilizzo delle energie sottili
e delle tecniche che consentono dincanalare il potenziale posseduto verso la finalit
prescelta, risvegliando con questattivit anche le opportune valenze dellInterit.
Il Maestro, daltro canto, far quanto riterr necessario per destare lattenzione e
le capacit dellallievo, e per renderlo pronto tanto allacquisizione che allazione.
Occorre molta fatica per puntualizzare un iniziato capace didentificare, intuire,
discernere ed agire nel brevissimo spazio di un pensiero, ed ivi cogliervi gli aspetti
del campo esistenziale pi veri nelle loro profonde qualificazioni, modificandoli con
cosciente impersonalit per adeguarli allIdea fondamentale. In questattivit
esoterica lagente si costituisce come una modalit operativa del Glifo, ed agisce
principialmente per un fine generale, ed in tal modo pu avere un accesso ad energie
dellInterit. Non possiamo indicare, ora come ora, le fonti specifiche di queste
valenze, che verranno di volta in volta evidenziate ed utilizzate; possiamo in ogni
caso precisare che, se loperatore veramente qualificato e considera necessario o
semplicemente opportuno interferire, non c campo che possa considerarsi a priori
escluso, ed il solo limite rappresentato dal suo stato di realt nei confronti del
globale dappartenenza.
Il problema non insito nellattivit esoterica in s stessa, ma verte piuttosto
sullidentificazione delle risultanze in lei implicite, le quali devono evidenziare un
concreto incremento di libert nel generale e nel particolare e non un risultato
effimero ed opinabile, che allopposto determiner facilmente un effetto distorto. In
questo caso il problema, anzich essere risolto, si ripresenter presumibilmente
aggravato alla prima occasione capace dattivarlo.
Il fine dellIniziazione lemancipazione dellUomo (Adam) negli uomini, e
non la loro gratificazione pi o meno temporanea ed illusoria: se un evento capace
di determinare un positivo effetto prioritariamente a livello di Spirito dal quale
consegua una presa di coscienza ed una rinnovata libert di scelta, auspicabile il suo
accadimento a fini generali e particolari, e quindi occorre sostenerne ed agevolarne la
realizzazione.
Se, allopposto, prevedibile che esso risolva semplicemente un fatto
75

contingente senza poter agire nel profondo (ed in tal caso la stasi interiore non
presenta modificazioni, e le cause della sofferenza permangono probabilmente
aggravate) linterferenza esoterica alla lunga si rende pi lesiva che utile ed da
evitarsi, sia pure con sincero dolore e profonda compassione per lo stato della
personalit considerata.
Lesoterista deve necessariamente agire in questordine, nel quale i vantaggi
particolari emergono naturalmente da una chiarificazione del contesto generale (la
norma dellazione deve cio costituire un valore impersonale); tuttavia il campo
dellattivit possibile enorme. Egli cerca di portare pace ed amore a coloro che
incontra, vuole ristabilire gli equilibri turbati; a tal fine reperisce mezzi e metodi
adeguati, impensabili ai pi, e ad imitazione del Cristo Ges pu nel proprio
piccolo ambito aprire porte insospettate alla speranza dei fratelli.
Non pu mai, al contrario, rendersi complice a qualsiasi titolo del loro
conformismo, della sordit alla Parola di Dio e della mancanza dintelligenza per
lamore e per la vita. Il fine non giustifica mai i mezzi, i quali devono sempre essere
coerenti con lo scopo prefisso, giustamente identificato.
In questi principi sidentificano i veri spazi dellattivit esoterica e,
naturalmente, i limiti che gli Archetipi pleromatici incontrano nei rapporti con
lUomo e con lInterit, della quale fanno parte.
Rispettando questo principio di libert, di non interferenza coattiva nelle scelte
altrui, tutto anche ci che apparirebbe impossibile alla nostra limitata ragione pu
essere realizzato: nel tempo suo proprio e nel modo coerente con limmanenza del
Padre.
Esaminiamo allora il nostro massimo impedimento: il fattore karmico che
sevidenzia progressivamente nella sua oscura distruttivit.
Nel corso dei lunghi millenni che precedettero la nostra era, gli uomini (a molti
livelli desistenza) commisero enormi arbitri, e restarono troppo sordi alla voce di
quei Maestri che pure additavano il cammino della salvezza. Notiamo qui che il bene
generale si fonda sugli stati dei singoli, e che se questi ultimi si dimostrano
caparbiamente incoercibili, lunica conseguenza possibile la discriminazione fra il
reale e lirreale, ossia la separazione come indic Ges del grano dalla gramigna.
Se era (forse, e come?) necessaria unesperienza egocentrica per conoscerne le
implicazioni e superarle, quanto fu compiuto travalic immensamente i limiti
personali e gener una tensione karmica crescente. Per moltissimo tempo (eoni, cicli)
queste cariche distruttive restarono quasi latenti, pur scaricando leccedenza
intollerabile in eventi pi o meno ricorrenti e ripetitivi, che la nostra stessa memoria
storica rammenta con angoscia. Gli uomini tuttavia, passati i momenti di crisi, non
seppero e non vollero recepirne linsegnamento, rinnovando cos le loro perniciose
espressioni dintenzione e di comportamento. Finch il quadro generale appariva
immutato o quasi, in un ambiente genericamente incontaminato almeno nei suoi
fattori essenziali, si ritrovavano spazi capaci dassorbire e dissipare gli effetti pi
scompensanti, nella prevalente armonia del nostro pianeta. Certamente, ed ignote ai
pi, esistevano e saccentuavano le condizioni di una futura crisi (il Kali-Yuga), ma
76

esse non sevidenziavano a livelli immediatamente distruttivi. Le epidemie, per


esempio, anche se estese a livello mondiale, potevano decimare la popolazione ma
creavano contemporaneamente anticorpi capaci, in alcuni, di consentirne lesistenza.
In effetti, luomo utilizzava riserve energetiche ancora efficaci e notevoli.
Il quadro oggi muta. Lintero pianeta, nel precedente secolo ed in questo primo
decennio del nuovo, offeso e devastato, cos come degradate e fuorviate sono le
coscienze di tanti. Sono scomparse, nellindifferenza dei pi, migliaia di specie
viventi che erano sopravvissute fino ad oggi nonostante le grandi mutazioni
climatiche e storiche; luomo stesso ha perso in profondit la propria integrit fisica
(le malattie pi gravi indicano spesso proprio lincapacit basale di conservarla), e
quella psichica ci appare progressivamente deviata e snaturata oltre le nostre
ragionevoli previsioni.
Questi fattori sono nuovi, ed insieme costituiscono un vettore direzionato
allautodistruzione. Se non freniamo la tendenza oggi dominante, emerger un
ostacolo alla permanenza delluomo del nostro pianeta nellInterit, con conseguenze
comprensibili solo dalliniziato e dagli Archetipi del vero Pleroma (quello falso, il
pleroma demiurgico, cieco e sordo a questi problemi che pure lo toccano
direttamente).
Diciamo tutto questo per togliere dubbi sulla condizione attuale, e sulle
previsioni per i prossimi anni: quanto oggi si intuisce non tarder a manifestarsi e ad
esprimere una potenzialit intollerabile di sofferenza. Occorre agire. La situazione
sarebbe disperata ed oltre il rimediabile se l'uomo fosse realmente (come da molto
arrogantemente s'afferma) un'entit separata dal tutto, e responsabile solo verso il
proprio egocentrico vitalismo.
Fortunatamente e nonostante queste distorte ideazioni le cose non sono cos:
luomo parte di un Universo unitario, il quale pu esprimere ben pi di quanto egli
ora rappresenti. Per questessenza e per queste finalit possiamo credere che i mezzi
di cui avremo un giorno disponibilit siano in grado di superare lostacolo karmico e
le devastanti infiltrazioni della contro-iniziazione. Crediamo di poter serenamente
affermare che lAlbero della Luce attendeva, non inerte, questo momento, e che da
sempre Egli possiede le forze adeguate per controllarlo e risolverlo. Se liniziato
possiede un cospicuo e pesante fardello di conoscenze e responsabilit, egli tuttavia
non solo perch, in effetti, una vivente espressione dellAmore fondamentale che
non abbandona mai i Suoi figli. Appellandosi a questa Potenza (la suprema Chakti, la
Madre) egli potr intuire, operare e sperare nel miracolo di un risveglio che sia la
salvezza degli uomini.
Le pi alte acquisizioni di un iniziato costituiscono modalit dellAlbero della
Vita attivatosi in lui, ed egli e il Glifo hanno identit di natura; conseguentemente
tramite il potere delle Sfere sephirotiche che ladepto agisce. E certamente non con
un proprio potere soggettivo. In altre parole, lazione sempre il frutto di
unarmonia instaurata fra il singolo ed il campo, in cui entrambi si ritrovano per
perseguire un fine comune. Il vero potere delliniziato e delle Sfere consiste nella
capacit di determinare questo stato unitario, questempatia di sentimento, finalit e
77

comportamenti che realizzano insieme la Volont del Padre.


Diretta conseguenza di questi principi limpersonalit che caratterizza gli esatti
intendimenti di quanti agiscono a tale livello, determinando un potente flusso
energetico teso al compimento delle loro opere, se questo requisito rispettato ed
attualizzato. Facciamo quindi alcune precisazioni sul concetto di impersonalit, per
evitare ogni possibile incertezza.
Agire impersonalmente significa non mantenere alcun aspetto egocentrico nel
nostro cuore, ed amare nel modo integrale da noi pi volte descritto, loggetto di ogni
nostro intervento.
Questa mancanza d'egotismo, che deve ritrovarsi tanto nello scopo che nelle
modalit dellatto iniziatico, insieme distacco da qualsiasi acquisizione personale ed
integrazione con lAlbero, nell'espressione pi alta che questo ci offre: la funzione
divina dattivazione dellIdea del Brahman.
Occorre dunque essere l'Albero, ovviamente nei limiti del proprio campo e
delle personali qualificazioni. Le doti iniziatiche pi importanti sono lumilt, che
non acquiescenza e sottomissione ma esatta cognizione del proprio posto
nellInterit e delle individuali capacit (un attento esame di questo concetto dir
molto su noi stessi e su quanto nascondiamo nel nostro profondo); poi l'obbiettivit
rivolta sia a ci che esterno quanto al nostro mondo interiore, e che consente la
precisa valutazione dei mezzi e dei modi per conseguire il risultato prefisso.
Altra dote fondamentale il totale distacco da questo stesso risultato che se da
un lato fortemente voluto, dall'altro affidato alla Suprema Saggezza, ed al reale
bene del nostro universo. Possiamo, infatti, non aver compreso nonostante i nostri
sforzi, quel che era importante capire; possiamo aver velato demotivit e passione le
nostre ideazioni, possiamo non conoscere aspetti troppo sottili per la nostra
capacit dindagine. E facile e non necessario continuare questesemplificazione;
quel che ci preme osservare che lo scopo da noi perseguito appartiene allAmore, e
noi non possiamo comprendere tutti i disegni dellAmore. E a Lui che ci affidiamo
costantemente, cos come lesperienza concreta ci indica, ed a Lui appartengono sia
lattore che lazione stessa ed il risultato. Qualunque esso sia, conserveremo
immutata la nostra serenit e la pace interiore perch in ogni caso la nostra parte sar
stata fatta.
Questaspetto, difficile da capire e soprattutto da mantenere, non rappresenta
una razionalizzazione degli insuccessi, ma la chiave del metodo oggettivamente
realizzativo che pu condurci oltre ogni possibile previsione.
Ripetiamo: liniziato, quando agisce, agisce sempre come modalit del
Tutto/Amore ed in pieno affidamento al Principio. Se questa norma non osservata,
possono aprirsi inquietanti porte su strade incerte ed oscure, che bene tanto
conoscere che evitare.
Questindicazione spiega perch, nel sentiero esoterico, occorre affrontare
anche gli aspetti involutivi e demonici dell'Interit: non infatti possibile
comprendere labisso se non lo si conosce, e non possibile amare quei principi vitali
enormemente oscurati che vi dimorano se non si comprende la loro totale miseria.
78

Lo Yoga , a questo proposito, unistruzione completa di concetti e di metodi. Il


lettore sappia comunque che il coraggio e la luce interiore non ci sono semplicemente
utili ma indispensabili per il cammino verso laffrancamento dal dolore, e che egli
stesso dovr darseli al miglior grado possibile se vorr rendersi adulto quanto basta
per assolvere il compito affidatogli dalla Vita.
Pensiamo a Ges crocifisso: Egli lesempio perfetto, anche se ben
difficilmente un adepto incontrer quelle terribili offese. LAmore divino non vuole
martiri ma uomini liberi e sereni, e non possiamo renderci tali se non sappiamo,
quando occorre, lottare.
Il compito che il Nazzareno prese nelle Sue braccia fu il suo compito, e lo
assolse integralmente: in un modo davvero incomprensibile senza il suo stesso aiuto.
Egli rese possibile la riconquista della libert principiale, ma volle anche che i figli
incontrassero soltanto in circostanze particolari, liberamente assunte, la diretta ferocia
dellinvoluzione e dellignoranza. I Martiri furono eroi, ma forse non era richiesta
labnegazione che li condusse nelle arene e nei circhi di Roma. Furono indotti a tanto
da ideazioni in s nobilissime, ma assunte senza la necessaria visione globale del
problema.
Queste nostre considerazioni non tolgono nulla al loro sacrificio, ma certamente
desiderano chiarificare il cammino dellemancipazione, liberandolo da
concettualizzazioni troppo radicali, che alla lunga lo rendono astratto e disarmante.
Ges venuto per tutti, anche se attualmente il Suo messaggio accolto da pochi.
Egli agisce nel tempo, nellinfinito tempo della Manifestazione.
Vogliamo ribadire questo concetto: il ricercatore deve tendere allequilibrio, alla
conservazione dellesistenza, al superamento delle sue conflittualit nellarmonia e
nellamore. Pu, a questo scopo, scegliere itinerari ignorati dalluomo comune,
servendosi dellesperienza dei Maestri e della Sapienza sephirotica per seguirli.
Questi sentieri portano generalmente a conseguire un modello di vita molto
rasserenato e, al limite, gioioso: di dolore e di sacrifici innaturali nel nostro mondo
attuale ne esistono troppi, ed occorre allora adoperarsi per lenirli, considerando in
particolare che tutti gravitano sulla Croce di Cristo e che noi dobbiamo liberarla da
questo strazio.
Se, al limite, dovesse affrontare prove difficili od estreme, liniziato non
indietregger ma saffider pi intensamente allAmore, del quale vivente
strumento.
Lesoterismo un modello di vita compiuto, quale luomo comune non sa
comprendere ed assimilare, ma che appartiene alla realt pi profonda della sua
essenza.
Quando lArchetipo che chiamiamo Adam Kadmon sar attuale, egli sar un
fattore dimmensa bellezza ed armonia: cerchiamo dunque di vivificarlo in noi stessi
amando bellezza ed armonia ovunque esse siano, perch rappresentano nei fiori o
nelle stelle la nostra pi intima verit.

79

16)
Laspetto temporale dellArchetipo dunque dentro di lui quando svela le
virtualit che linformano, e fuori di lui perch egli tende allAssolutezza.
Questultimo punto richiede un ulteriore approfondimento, e noi tenteremo adesso un
raffronto basandoci su quanto sappiamo sullEmanante e sulla Sua manifestazione.
Poich il Brahman (lEmanante) sintesi di Potenza ed Atto in pura Coscienza,
e larchetipo lo riproduce (ossia ne lImmagine) ad un livello infinitamente
ridotto di vibrazione, dobbiamo dedurre che in questultimo sussiste un momento
dinamico ed uno diciamo molto inesattamente statico o virtuale, e che
entrambi sono presenti in modo indistinguibile nellautocoscienza che egli raggiunge,
e sempre lo distingue, quando ha compiuto il processo che lemancipa dallegotismo.
Questautocoscienza implica il profondo senso didentit col Brahman, del quale
lArchetipo comprende dessere uno specifico dinamico aspetto; implica quindi la
tensione esistenziale ad una sapienza sempre pi completa del proprio campo
desplicazione (essere/esistere), che al limite sidentifica con lAssoluto stesso.
Questa
convergenza
dellautocoscienza
archetipale
con
quella
incommensurabile ma immanente del Brahman, sottintende lapprofondimento
(svelamento) dellAssoluto nellarchetipo stesso, ed una tensione in questultimo alla
perfetta assimilazione nellAssolutezza, alla sua infinita Indeterminatezza.
Il processo implica, se ragioniamo con la nostra mente empirica, da un lato
lespansione infinita dellente nellInfinito e dallaltro, se ipoteticamente compiuto, il
riassorbimento nell'Assoluto dellarchetipo stesso, il quale, in questottica,
sussisterebbe nuovamente come pura sostanza inqualificata dotata della sola virtualit
dellesistenza, e non pi come Idea/persona specificata da quella suprema Coscienza.
Tale ipotesi tuttavia contraddittoria perch vanificherebbe, se accolta, la stessa
attivit emanativa del Padre, privandola di quel significato che invece cos reale allo
sguardo stesso dellAssoluto. A parte il fatto che le Idee brahmaniche sono in s
atemporali e quindi eterne (unipotesi differente postulerebbe un divenire
dellEssere (Sat) intrinseco al Brahman, il quale al contrario diviene soltanto
nellambito del proprio Cit donando personalit/immagine alle Idee che vi
discrimina), lAssoluto agisce soltanto per amore del Suo stesso potenziale di vita, e
conferisce esistenza in libert di scelta ed autonomia operativa perch le Sue creature
siano, sempre pi perfettamente ed infinitamente, coscienti.
C un punto indescrivibile, nellarchetipo realizzato, nel quale la sua vita e la
sua essenza assoluta sidentificano in un momento che ha qualifiche atemporali
(samhadi), e questa unione ravviva e vitalizza lIdea/persona, senza riassorbirla.
Qui per dobbiamo fare punto, perch il Mistero al quale alludiamo ben
oltre le intuizioni limitate di chi non partecipe della suprema Unit mistica (che
per ama nel proprio cuore), e la nostra mente manasica in ogni caso inadeguata a
pi precise formulazioni.
Possiamo tuttavia aggiungere qualcosa a proposito del fattore che abbiamo
indicato allinizio di questo paragrafo. LArchetipo tende ad uninfinita espansione
perch possiede unintuitiva coscienza della Realt assoluta di cui vive: ne ha la
80

consapevolezza dimperfetta comprensione e spontaneamente sente di poter


accrescere il suo stato, di sapere di s e degli altri archetipi del campo, simili e
diversi e con i quali desidera incontrarsi e, ad un certo livello, fondersi nelle
formulazioni possibili.
Ci che caratterizza lesistenza reale dellente archetipale questincredibile
capacit despansione e di convergenza, che non lo nega ma che al contrario illumina
progressivamente il Momento creativo divino in lui esistente.
Da un altro punto di vista, che esprime in ogni caso unidentica verit, il
Brahman si svela progressivamente nel Suo ente qualificato che collabora a
questesito, attivandolo ed attualizzandolo come coscienza personalizzata, autonoma
nellazione e libera nelle scelte possibili, unita a Lui come realt ontologica e insieme
in Lui distinguibile.
LAssoluto si svela nel relativo assolutizzandolo in un processo infinito, e non
mai riassorbendolo. Dobbiamo allora sottintendere che lArchetipo emanato esprime
il Momento Dinamico ed Analitico del Padre, che naturalmente presuppone un
Momento Sintetico impropriamente considerato statico: questultimo concernente
lAssoluto e soltanto lAssoluto, implica una indefinita potenzialit espressiva. E a
questultimo aspetto totale che lArchetipo in fondo tende.
Il sole centrale, che irradia infiniti raggi, concede ad ognuno di essi una
progressiva comprensione e la conseguente identificazione con la Fonte, senza
oscurarli nel proprio oceano di Luce.
Certamente esiste il Punto Centrale nel quale linfinito virtuale dellArchetipo
raggiunge una fusione fra la propria coscienza e quella assoluta, dove appunto
sussistono insieme il Brahman e le infinite Modalit ideali consce della Sua e della
loro vita. Questo Punto rappresenta il superamento dogni possibile dualit
nellunit ontologica, nella quale tuttavia sussisterebbe, in una condizione per noi
inconcepibile, la stessa differenziazione. A livello potenziale o addirittura attuale? Per
noi la risposta impossibile. Tuttavia pensiamo che quello stato sia reale, e possa
essere percepito (se non compreso!) solamente nellesperienza del samhadi. Ma
probabilmente i concetti di virtualit e di attualit sono validissimi soltanto
nellambito del manifestato e non in quello del Manifestante.
Noi cerchiamo di far comprendere che la Realt oltre i concetti propri del
campo relativo, e che per sfiorarne lintelligenza occorre ri-trovare la nostra Fede.
Credo quia absurdum, in cui il quia non vuole giustificare il credo (ossia:
poich il concetto assurdo io lo credo vero!) ma proprio lopposto: poich il
concetto oltre lintelletto, mi occorre la Fede e lesperienza nella Fede.
LAssoluto, in ogni caso, resta oltre le Sue idee anche quando queste si fissano
nel Punto Centrale che abbiamo ipotizzato. Questo postulato certo, e permane anche
quando le idee gli archetipi viventi sono in grado di percepire la Coscienza
Brahmanica. Qui possiamo essere precisi: le idee realizzate si identificano con
lAssolutezza, vivono con Lei di Lei e possono fino ad un certo limite comprenderla:
ma mantengono la loro specifica qualificazione che insieme le distingue e le unisce al
Padre. Comprendere e partecipare profondamente non essere in assoluto.
81

Permane sempre, come limite, la relativit discriminante.


Da questanalisi possiamo inferire che lo stesso samhadi implica infiniti gradi di
realt, e che non mai definitivo. Il limite personale sussiste anche nelle pi elevate
condizioni attualmente possibili, perch appartiene allIdea basale della
Manifestazione. Che divina, reale, eterna e non modificabile in s stessa dalla
volont delle creature. E poi, perch, per quale esigenza intellettualistica o astratta,
dovremmo ricusarla? Occorre, ben pi semplicemente, comprenderla con la nostra
esperienza. E viverla.
Abbiamo affermato che lEssere in S si colloca oltre lentit che da Lui
scaturisce anche nel supremo congiungimento attualmente possibile. Di questo fatto
anche gli Archetipi divini, e quelli effettivamente pi elevati nel Brahman, sono
perfettamente consapevoli: Ges stesso ci disse che chi lo vedeva, vedeva il Padre, e
che il Padre era pi grande di Lui. Non poco.
Le prime specificazioni del Brahman sono dunque modulazioni del Sat che
appartengono solamente a Lui, e che non possono in alcun modo considerarsi
emanate. Sono, e in s stesse non divengono. Esse rappresentano modificazioni
della Suprema Coscienza, e conseguentemente hanno linterezza divina in s. Il fatto
che il Principio Femminile possa essere realmente raffigurato come la Grande
Madre (la Chakti, assoluta Potenza informante), ed in tal guisa venerato e
parzialmente compreso, non toglie che Essa sia il Brahman (Figlia del tuo Figlio), e
che il fattore esclusivamente dinamico che per noi la distingue, sia in effetti
uninadeguatezza del nostro intelletto di archetipi minori, e un necessario espediente
per rappresentarci, in unideazione relativamente immediata e comprensibile, il
mistero della dinamicit trascendente.
Chi ipotizza una Polarit maschile e femminile antagoniste nellAssoluto, come
appaiono nel campo tridimensionale, non afferra lidentit permanente del Brahman
pur nelle imponderabili modificazioni del Sat che chiamiamo Cit. Sat e Cit, in Dio,
sono Uno e costituiscono mai negati la divina Ananda, sintesi ineffabile ed
infinita discriminazione, che si genera e si risolve nellassoluto Amore.
Questi sono concetti basilari nel monismo del Vedanta e dello Yoga, delle scuole
Advaita o di tutto il mondo filosofico anche occidentale che si pi addentrato
nel problema. Non esiste possibilit di dubbio se accettiamo lesperienza concreta dei
massimi maestri e se ne leggiamo con attenzione gli scritti, elaborati nel corso dei
millenni.
Quando alludiamo al Triangolo Supremo ci riferiamo allAssolutezza e non a tre
Entit separate ed in qualche modo sostanzialmente differenti luna dallaltra. Ogni
Sephirah , in effetti, identicamente Assolutezza ad un particolare livello di realt
emanata. Varia la funzione, che comunque richiede larmonia e leffettiva
integrazione, e che preposta allo svelamento di specifiche virtualit.
Conseguentemente, dobbiamo distinguere, nelle Sephirah divine ed anche in quelle
emanate, ci che esse sono in s e quanto esse possono contenere ed esprimere nel
compimento della loro opera.
In s sono modificazioni dellAssolutezza in senso dinamico, che implica
82

lattivazione specifica di particolari Idee/Persona; come contenuto, hanno infinite


variazioni polarizzate in esistenze individuali, come specificazioni dellIdea Divina
che costituisce l'essenza della Sefhira. Inoltre in loro esistono e si polarizzano le
forme/pensiero in evoluzione archetipale, e cio le facolt dellUomo Globale: centri
viventi di coscienza e dintelligenza che raggiungono un particolare livello
demancipazione. Queste forme/pensiero (persone, jiva) sono distinte ed
ontologicamente unite, ed il loro esistere in una particolare Sephirah (che le
caratterizza) non le limita a quel aspetto dell'Albero, data la necessit despansione
infinita della loro coscienza. Esse semplicemente sincentrano nel momento spirituale
e dinamico a loro pi consono, il quale probabilmente risponder permanentemente al
loro mondo pi intimo, ma che vorr certamente integrarsi con altri aspetti accessibili
nel corso dellesperienza vitale.
Queste sono funzioni archetipali; in generale identificabile una attivit propria
ad ogni Sephirah ed a quanto in essa gravita. In effetti, ogni Sfera del Glifo
espressione esemplare dellazione divina che si manifesta costantemente, e che si
qualifica e caratterizza sempre in formulazioni concrete, ossia formali. La Madre la
suprema Datrice di Forma, e la stessa Emanazione qualificata dal Momento
Femminile perch essenzialmente e sempre forma.
Ogni Sfera nellesercizio corretto della sua funzione esprime quindi un aspetto
dellAssoluto secondo le proprie capacit di rappresentazione, tuttavia questattivit
non risolve la totalit della Sephirah. Essa, in se stessa considerata, non riflette
soltanto ma una modificazione del Padre, e quindi manifesta, entro i propri limiti,
lAssolutezza. Solo considerando lAlbero della Vita come una culla archetipica,
come lo strumento unitario della manifestazione di Dio che specifica funzioni tipiche
e primarie per ogni suo centro, solo in tale ottica possiamo cercare di comprenderlo.
Dobbiamo allora evitare di confondere il Glifo (il campo manifestato, lInterit) con
le sue particolarit operative. LInterit unIdea unitaria, che implica il concetto
dImmagine del Padre e quindi uninfinita specificazione in enti e direzioni
esistenziali, ognuna dotata di particolari qualificazioni. Se noi, per esempio,
volessimo comprendere (e contattare) un particolare centro del Glifo, conoscerne le
modalit espressive o i mezzi utilizzati, instaureremo un certo particolare tipo di
rapporto con intelligenze certamente reali, che sono tuttavia polarizzate dalla nostra
stessa ideazione in un ambito individuato. Ci pu allora sfuggire il fatto che quelle
stesse intelligenze hanno altre valenze, e vivono su piani differenziati.
Se invece cerchiamo di percepire lessenza di un Centro Sephirotico, quello che
veramente in unampia prospettiva, ci troviamo di fronte ad una modificazione
del Padre che implica per essere sfiorata un preciso grado dilluminazione, ossia
la Sua Volont ed il Suo sostegno.
Naturalmente, lesperienza dellUno-senza-Secondo nel contemporaneo
mantenimento della nostra caratterizzazione di personalit (che permane riferendo a
noi stessi quel momento), implica un processo di chiarificazione interiore molto
preciso, ed anche in certa misura la contemporaneit del sostegno sephirotico,
anche tramite enti/persona che pi siano coinvolti nel nostro stato. Questo un
83

problema vastissimo, perch implica il superamento della frattura fra Dio e creatura
che chiamiamo caduta, e che ha determinato la scissione dellunit principiale in
varie aree dimensionali, variamente antitetiche fra loro e talvolta fortemente deviate.
E un discorso affrontato altrove.
Ricordiamo che la realt fondamentale solo e sempre lAssolutezza (Brahman,
Nun, Ain Soph), e che la sua esperienza implica lo stato dellunit. Poich tuttavia
larchetipo che abbia conseguito questa condizione non scompare, suggeriamo che in
questa unit sussista un aspetto creaturale non risolvibile che, come tale, appartiene al
Padre ed a Lui soltanto. La Coscienza Brahmanica una, ed identica allo stesso
Brahman; poich lIdea vivente non pu tuttavia annullarsi definitivamente
nellAssolutezza, essa conseguir da questo stato destasi unesperienza in s
parziale del Reale, che tuttavia, portandola immensamente oltre il proprio limite, le
dar il senso della completezza. Specifichiamo dunque che la suddetta parzialit
tale soltanto nei confronti della perfetta realt del Brahman, ma che puntualizzando
di fronte e nel Padre lesattezza della creatura in uno specifico istante del suo
processo realizzativo parimenti veritiera e completa, ed implica il dinamismo
tipico dellente emanato.
La comprensione dellAssolutezza pertanto un processo infinito, caratterizzato
dalla progressiva illuminazione delliniziato. Ribadiamo che le esperienze
caratterizzanti questo cammino sono reali, e rendono ladepto un aspetto realizzato
dellAssoluto. Questo esito implica una modificazione del Brahman? Non
propriamente: infatti il risultato del Suo atto di volont che si perfeziona con il
concorso della creatura, e che contemplato atemporalmente dal Brahman nel Suo
S/Sat e sostenuto per tutto il procedimento nella Coscienza/Cit, in perfetta
puntualizzazione della libert di scelta e della conseguente autonomia donata al
campo emanato in principio.
In altre parole, anche dal punto di vista della Realt fondamentale (in S) non vi
che lAssoluto-senza-Secondo, e nellAssoluto stesso vivono le Sue libere volizioni.
Togliere a queste ultime ogni realt per affermare a tutti costi un totale monismo (non
dualit) certamente unesigenza intellettualistica profonda per molti, ma raggiunge
lassurdit di negare la stessa Coscienza divina togliendo valore alla Sua ideazione. Il
ch , ovviamente, unassurdit.
Il problema che vogliamo indicare ha attinenza proprio con questa Ideazione.
quindi un quesito altamente metafisico, che tuttavia ammette una risposta fondata su
testimonianze e scritture che hanno sempre affermato la loro origine trascendente. Gli
uomini, infatti, possono procedere nelle loro ricerche per induzioni e deduzioni,
possono argomentare analiticamente e sintetizzare poi i risultati ottenuti, ma non sono
in grado di superare le soglie delle proprie esperienze, che sono gravemente
imperfette se non considerano limmanente campo divino.
Quanto ora affermiamo stato posto non come ipotesi ma come verit dalla
ricerca esoterica pi qualificata e precisa: noi quindi lo trasmettiamo al ricercatore
non come un dato speculativo o di logica filosofica, ma nel suo significato di
oggettiva realt. Il lettore ne trarr le conclusioni che preferisce, delle quali il solo
84

responsabile.
Il fatto al quale alludiamo attiene al punto principiale di quella Ideazione che
poi sestrinseca nella Manifestazione; pi precisamente, si riferisce a quel momento
non temporale e non formale secondo le nostre categorie di pensiero nel quale il
Padre Creatore, attivando per un istante lArchetipo virtuale in tutte le sue
implicazioni, gli domanda se egli aspiri allesistenza libera e responsabile
nellUnit basale, e in tale ipotesi che qualificazioni di libert sceglie: ossia, se vuole
limitarsi alla libert donata in un ambito stabile e prefissato, o preferisce quella che
deve essere progressivamente conquistata e compresa in un campo potenzialmente
infinito. Questultima , ovviamente, pi alta e difficile, e colloca la creatura nel
piano delle modalit divine per opera anche propria.
Nel primo caso, larchetipo ricever un determinato ambito operativo, e l
estrinsecher le sue coerenti virtualit; nel secondo affronter un processo di
svelamento dintrinseche potenze che ontologicamente infinito, perch egli stesso
sar la propria libert.
E una domanda estrema, che non limita lIdeazione basale perch lo stesso
Ideatore che la pone e la comprende. E, comprendendola totalmente, ne sostiene le
implicazioni. Larchetipo per solo nella risposta (ne ascolta interiormente il
senso a livello intuitivo e non condizionante!); qui noi non possiamo comprendere le
sottili, realissime e ontologiche qualificazioni che lo specificano nel piccolo e nel
grande, distinguendolo dal Padre creatore nella coscienza del quale egli comunque
esiste.
Certamente larchetipo ne consegue una visione precisa e nitida delle
implicazioni di questa scelta basale, ed individua i modi, i mezzi ed i sentieri che la
renderanno operante. Vede nel Padre cosa sar il suo tempo, ed il conseguente
processo vitale, e comprender adeguatamente i termini del dilemma.
Sapr (seppe) e sceglier (scelse). A questo punto la coscienza personale ritorna
nella sua potenzialit, e sattiva la Manifestazione. Nel caso che larchetipo abbia
scelto il pieno dono della libert, egli recuperer in breve la propria identit e potr
agire in sincronia con le altre entit del suo stesso genere. Possiamo congetturare che
quanto non sia stato conquistato personalmente ma soltanto donato possa implicare
unattivit capace poi di trasformare il dono in acquisizione; tuttavia impossibile
per noi immaginarne i tempi e le modalit. Certamente nellAssoluto le differenze
tendono a comporsi in sintesi armoniche, che possono e devono differenziarsi per
colore e vibrazione, ma che implicano sempre particolari momenti di
realizzazione. Quali siano questi stati non tuttavia oggetto di nostre speculazioni: la
loro conoscenza (o sapienza) sono semmai i contenuti di una rivelazione.
Possiamo tuttavia affermare perch gi rivelato che lAdam, archetipo
nascente, fu posto di fronte al fondamentale atto di scelta e volle la personale
conquista della propria esistenza, per faticosa che fosse. La Manifestazione nacque su
questa base, e quello che oggi chiamiamo peccato originale dindividuazione
personale, forse confusi dal fatto daver abdicato al primordiale stato di beatifica ma
passiva virtualit, fu al contrario la pi alta dimostrazione della nostra umanit e la
85

sola scelta capace di renderci al nostro essere/esistere in coerenza al piano divino.


Notiamo a questo proposito che il peccato descritto nella Genesi altra cosa, ed
accade in un altro tempo e ambiente; e per opera di altre cause. Certamente quella
scelta implic la perdita dellinnocenza propria di uno stato virtuale: incontrammo il
Tempo, lo Spazio, i Limiti e, ad un certo momento, il dolore e la morte, i frutti
avvelenati di innumerevoli arbitri e di una caduta che perdura. Imparammo a
conoscere la disperazione dinnumerevoli perdite e separazioni. Tuttavia alcuni
seppero rendersi pi forti, ed allora compresero la necessit dellarmonia, dellamore
e la gioia dellunione. Quanto fu incondizionatamente donato nel principio, e perso,
dovette e deve essere riconquistato con faticosa tenacia. Noi siamo il figliol
prodigo della parabola inquietante e fondamentale di Ges, che cerca la
consapevolezza del figlio nellamore del Padre nonostante tutti gli ostacoli, interiori
ed esterni, che limpediscono. Il Peccato Originale, lungi dallessere lerrore che
condann luomo al dolore, la luce interiore, la pi profonda ed ancora troppo
virtuale saggezza. Certo, questa volont richiede la coerenza con il fondamento
ontologico della vita: il Brahma, ed questo che tanto ci manca. L Adam nacque
dalla libert divina per conquistare e realizzare la propria libert, che ribadiamo
implica il necessario rapporto fra creatura e Creatore, nel campo del quale noi
esistiamo. Essere figli scegliere in ogni istante lamore e la misericordia, ad
immagine del Dio che ci vivifica. Altrimenti diventare la nostra sofferenza, il ciclo
(breve o lungo che sia) e la morte. La morte la negazione di Dio.
Tutto questo espresso nel Vangelo, in forme oggi non facilmente intellegibili
per il predominio del mentalismo intellettuale, ma comprensibilissime per
lintuizione. La vita stessa del Nazzareno il simbolo fondamentale che ci conferma
questa tesi, coerente anche con testi fortemente esoterici di Tradizioni antichissime,
comprese da pochi solamente per loscura ottusit (avidya) dei molti. Noi ne
facciamo un breve accenno, confidando che esso possa essere di stimolo alla
riflessione ed allapprofondimento.
Prima di concludere il nostro discorso, faremo qualche considerazione di
carattere generale ed affronteremo un problema alquanto complesso, che pu
generare molte perplessit.
Il tema questo: come mai il Tempo e lo Spazio appartengono specificatamente
allUomo ed alla Forma (limite), se in effetti essi si collocano nel Brahma come
parametri espressivi della Sua volont? E possibile immaginare un punto non
astratto nel quale Tempo e Spazio e Non-Tempo e Non-Spazio risultino simili (se non
identici) al punto che la visione creaturale possa liberamente rivolgersi in ogni
direzione del passato e del presente, ed anche con maggior limite del futuro?
Come potremmo definire questo particolarissimo punto, nel quale sembrino
svanire i confini fra la virtualit e lattualit nellidentit ideativa? Noi qui non
accenniamo al Padre, il quale oltre questi momenti, ma allArchetipo creato che si
realizzi ad un adeguato livello, e che conseguentemente percepisca la Realt come
Luce divina incondizionata. E ancora un archetipo manifestato, come noi
sosteniamo? In quale modo possono sussistere limitazioni individualizzanti l dove
86

incontriamo la Realt in S, lAssolutezza? Certamente lIdea/Ente possiede


questaspetto, che pare trascendere lesistenza come tale, e si colloca oltre ogni
concepibile espansione personale perch appartiene allEssere.
Notiamo che non ci riferiamo allessenza ontologica dellIdea, la quale
modificazione del Brahman nel Brahman, ma del nostro S partecipe del Centro
Atmico, il quale libero e cosciente ed incontra il S Supremo, lUno-senza-Secondo
dove si dissolvono le qualificazioni.
Il nostro assunto risolvibile pi per intuizione che per logica, poich il samhadi
non materia di descrizione ma d'esperienza. Nel samhadi il Meditante
contemporaneamente il Meditato e la stessa Meditazione, ma non c' assorbimento
perch l'Idea ha coscienza d'essere Vita, e di partecipare unitivamente alla suprema
Realt.
Dunque, pur nell'unit pi perfetta qualcosa appartiene ancora all'Archetipo, e
gli consente d'esprimere la volont divina che l'ha determinato.
Non esiste pi ego, o almeno esiste solo come centro di riferimento di eventuali
deliberazioni, nell'espressione di un dinamismo proprio e globale.
Esiste per la caratterizzazione, diremmo la tipizzazione, che rende l'Idea unica
e irripetibile anche se interferente e partecipe dell'Assoluto stesso. Nel profondo
senso d'unione che s'esprime come Amore trascendente l'Archetipo mantiene ci che
gli fu donato e che egli conquist: lo mantiene a tal punto da potersi ripresentare
come tale anche dopo il pi completo abbandono unitivo, dopo l'esperienza
indescrivibile della suprema Identit.
Se quest'aspetto archetipale non fosse reale in senso metafisico, si arriverebbe
all'assorbimento dell'Idea e tutto il processo d'espansione da Lei compiuto nello
svelarsi come modalit divina ne riuscirebbe in qualche modo vanificato.
Alcuni affermano, ed autorevolmente, che le cose starebbero proprio cos, e che
nell'accecante Luce della Coscienza Brahmanica tutto si dissolve e non pi riappare:
ci che venisse eventualmente emanato sarebbe comunque altro e veramente
esisterebbe solo quell'insondabile giuoco di proiezione ed annullamento che sarebbe
l'esprimersi dell'Essere in S, pago solo del suo infinito potere.
Ovviamente quest'aspetto del pensiero orientale da noi rifiutato, proprio in
nome del supremo amore che il Brahma ha per le creature da Lui volute, e per il
(secondario) fattore di realt e immutabilit che presentano le volizioni supreme.
Ci che in effetti muta nel processo di svelamento, il grado d'emancipazione
dall'ego prima e d'autocoscienza sempre, in costante ed armonioso adempimento. Il
Brahman ha perfetta visione dell'Idea allo stato potenziale, e la contempla con eguale
consapevolezza quando raggiunge l'attualit e gode il dono dell'essere libera e capace
di determinarsi nell'infinito, unico mare della Coscienza Divina.
Cosa caratterizza questo divenire da potenza ad atto dellarchetipo? La volont
del Brahman, che l'Archetipo sia un Suo aspetto vivente; l'amore che il Brahman
nutre per l'Idea da Lui scaturita, in Lui esistente ed in Lui espandentesi, ma che Egli
per infinito amore pone come altro da S conferendole la facolt di rifletterLo e di
essere insieme partecipe, in autonomia, del pi completo senso d'unit immaginabile.
87

Dunque, nel punto metafisico prima ipotizzato esiste come un flusso d'Amore
infinitamente potente e vivifico, che impedisce all'Idea, giunta a tal limite
d'autorealizzazione, d'essere attratta nel Centro Coscienziale Assoluto, e di venire
assorbita dall'Essere in S.
Certamente l'Idea in quel punto metafisico verrebbe annientata dall'accecante
bagliore della Causa Prima, se essa non si ponesse come volizione d'amore, e non si
determinasse realmente come un Archetipo dell'Amore.
Non propriamente un atto di limitazione spontanea inconcepibile nel Brahman,
ma di specificazione in viventi manifestazioni della Vita in S, alle quali l'Amore
supremo conferisce una scintilla della propria splendida libert.
Ricapitolando: fra la nostra personalit (intesa ovviamente non come ego ma
come lemersione cosciente di un contenuto archetipico sottostante) e lAtma sussiste
questa fondamentale coerenza damore, che lungi dal costituire barriere o divieti
afferma la nostra vera libert ed autonomia.
Nostra in quanto siamo parte del Tutto, luce qualificata nellinfinita Luce
assoluta di Dio; nostra come dono damore che mai dissolver lemanato nel
Manifestante nelleternit del processo, e che svela la natura divina di tutti gli
archetipi, il nostro essere Lui nonostante tutte le cadute e gli allontanamenti della
nostra storia.
Ricordiamo che non possibile darci unaccettabile rappresentazione dellunit
nel particolare con la logica, l'intelletto e le argomentazioni.
L'intuizione, e specificatamente quel tipo di intuizione che non appartiene al
lettore come semplice jiva, perch proviene dall'Albero stesso in lui attivato, pu
portare a un'intelligenza di quanto abbiamo esposto.
Se sussisteranno - e sussisteranno - dubbi ed incertezze, il lettore le valuti con
mente limpida ed obiettiva, senza farsi distrarre da preconcetti, paure o false
proiezioni del suo stesso intelletto.
Il cammino difficile ma non compiuto da soli: in questa fiducia e con questa
speranza terminiamo in presente paragrafo, e lo affidiamo al Brahman perch
corregga, Egli che la Sapienza di Tutto, le nostre inevitabili manchevolezze, le
approssimazioni e le incompletezze perch agisca nel cuore e nella mente di chi l'ha
scritto e di chi lo legger.
17)
Poich il nostro attuale lavoro giunto al termine, concludiamo con alcune
annotazioni su un certo tipo datteggiamento che il meditante dovrebbe mantenere nel
corso del suo itinerario spirituale, almeno finch la Luce interiore stessa non lo
ragguagli sulle realt dellUniverso.
La principale accusa che solitamente mossa allesoterismo quella di trattare,
con molta dovizia di particolari, argomenti che sono poi impossibili da dimostrare, e
la cui veridicit resta affidata al Testimone storico o ad altri Maestri: assolutamente
incredibili per chi non ha e non pu avere qualche dimestichezza con loro.
88

La difficolt desaminare le realt metafisiche, specie per quanti siano imbevuti


dellattuale razionalismo, accresciuta dalla temibile rarefazione di centri spirituali
adeguati a questo compito sempre arduo, ed ora pi che mai quasi totalmente
impedito.
Con profondo rammarico dobbiamo quindi invitare il lettore ad armarsi di un
particolare atteggiamento interiore, che pi difficile da mantenersi di quello che
conobbero discepoli appartenenti ad altre epoche o a differenti culture.
Questatteggiamento pu essere succintamente esposto: occorre pazientare oltre
ogni logica aspettativa, mostrarsi tenaci pi di quanto si sappia in partenza di poter
essere, e riuscire ad affidarsi al Padre quando non un solo indizio sembri sostenere il
faticoso cammino.
Se lalunno, lallievo dAmore, conseguir questabito interiore - che nel
profondo dellanima simile al saio del Poverello dAssisi - , se avr costanza oltre la
logica ed il prevedibile, dimostrando allAmore di Dio damarlo pi dello stesso
desiderio dincontrarlo, un momento immensamente luminoso gli aprir porte che
erano credute pressoch inesistenti e comprender allora la saggezza che lo ha
condotto a quelle soglie.
La strada delliniziazione stata contraddistinta in passato da un complesso
desami che tendevano a mettere il nuovo allievo nel miglior stato possibile,
adeguato allincontro con il Maestro basale. Pi che ostacoli, le ben note e temute
prove iniziatiche implicavano un concreto, notevole approfondimento
dellautocoscienza e della dedizione personale a ci che veramente reale ed eterno.
Nelle difficolt lalunno imparava a non temere, a superare la propria debolezza e ad
amare il Principio trascendente ben pi del proprio transitorio stato esistenziale.
Oggi, in unepoca caratterizzata da ben differenti costrizioni e da un notevole
irrigidimento delle coscienze, soprattutto richiesta questa dimostrazione: saper
amare pi che desiderare, conoscere ed acquisire.
Tutto il resto sar dato in soprappi se esiste questatto fondamentale
dabbandono all'amore, allAssoluto, nell'aspetto pi penetrante e concreto che Egli ci
d: il Figlio, Cristo. Non c da stupirsi se in unepoca desasperazione tecnologica,
intellettualistica ed acquisitiva, nella quale gli uomini sarrogano il diritto duso e di
abuso sullintero pianeta e sui propri simili, richiesto un atto di effettiva ricusazione
di questaspetto egocentrico che inficia l'intera evoluzione, ed un completo
abbandono a ci che irrazionale per i molti dai pochi riconosciuto come Realt
dello spirito, la sola degna dessere vissuta ed affermata.
Il tragitto fin qui percorso ci ha condotto a parlare dellInterit e
dellEmanazione, dellAmore come Centro irradiante e dellArchetipo come
strumento attivo ed energeticamente produttivo di vita. Tutto questimmenso quadro
meramente una costruzione intellettuale ed astratta se non vitalizzato
dallesperienza: e la vera conoscenza non si ottiene con la descrizione dei principi
intellettivi, ma con lessere i principi stessi. Questa la concreta sapienza che
dobbiamo cercare.
Se il lettore, affrontando le sue quotidiane fatiche, sapr trovare uno spazio per
89

lo Spirito in tutte le azioni compiute, e tutto compir non come un centro egotico fine
a se stesso, ma piuttosto come strumento dellesistenza, vita che sostiene ed
incoraggia la vita, egli sincamminer verso la propria Realt, e potr incontrare
nellAtma il principio dellEssere ed i Suoi universi.
Che poi questesperienza non si riduca a vaneggiamento o illusione lo diranno le
azioni che potr compiere proprio come espressione vivente e dinamica di quel
Principio. Lesperienza conduce ad altre susseguenti esperienze, approfondendo in tal
modo la sapienza gi acquisita. Quello che pi importa, e che pu condurre al limite
delle proprie capacit attuali, il primo passo. E quello che apre il lungo itinerario
davvicinamento e gli consentir di varcare la Soglia.
Noi invitiamo il lettore a questattesa e a questa speranza. Se gli mancheranno
tutti gli appigli, trovi in se stesso il punto di stabilit, perch proprio questo che gli
viene richiesto quando apparentemente vengono meno altri sostegni. Sappia rendersi
la propria luce, mantenga la Fede vigile e ferma nel proprio cuore.
Quando gli sembrer di non avere amici, aiuti o certezze abbandoni tutto al
Padre, che lo volle ancor prima che nascessero il Tempo e lo Spazio, prima degli
Universi e dello stesso Albero della Vita. Solo cos, con serenit libera ed
incondizionata, con consapevole coraggio e sicura costanza potr credere
nellincontro con la Porta proibita a tanti, per loro stessa incoerenza. La Porta pi
stretta della cruna di un ago eppure pi ampia e luminosa dogni altra per coloro che
la sanno comprendere.
Se la preparazione sar stata precisa, se l'allievo avr fatto la parte ora descritta,
se sapr amare pi di volere, di desiderare o di sperare, non ci saranno dolenti
oscurit al termine del suo cammino, ma Luce e Luce e Luce.
Con questo ammonimento e con questo augurio noi lo attendiamo.

Vecchio dattiloscritto (1989?), rielaborato in pi versioni, l'ultima delle quali su


CD in data 14 Novembre 2006.

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Cenni bibliografici
1) Bhagavad Gita Editore Asram Vidya
2) Cinque Upanishad
id.
3) Mandukia Upanishad
id.
4) Ehjeh Aser Ehjeh
id.
5) Introduzione alla filosofia platonica - editore Asram Vidya
6) Cabala mistica Dion Fortune Ed. Astrolabio
7) La scienza occulta R. Steiner Ed. Astrolabio
8) Liniziazione
id.
9) Sulla via delliniziazione id.
10) Le manifestazioni del karma
id.
11) A mani giunte Hayashikawa Pontificia Facolt Teologica Ed.
12) I fondamenti del misticismo tibetano Lama Anagarika Govinda Ubaldini Ed.
13) Lo Yoga Tibetano M.Y. Evans Want Ubaldini Ed.
14) Shakti e Shakta Avalon Ed. Mediterranee
15) Il Mondo come Potenza id.
16) Bardo Todol introduzione G. Tucci UTET ed.
17) Oltre lillusione Cerchio Firenze 77 Ed. Mediterranee
18) Pane dei Cherubini Taurinense 1532 Ed. Mediterranee
19) Autobiografia di uno Yogi Yogananda - id.
20) Tao Te King Lao Tze Utet

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92

ULTERIORI CONSIDERAZIONI SUI RAPPORTI


INTERCORRENTI FRA REALTA' ASSOLUTA, MONDO
ARCHETIPALE E MANIFESTAZIONE

93

1)

Ci che dobbiamo enunciare non di facile comprensione, e abbisogna di molta


attenzione: la Manifestazione non risponde all'immagine che l'Uomo se ne fa, ma
risponde all'essenza che l'Uomo esprime in un certo momento del suo cammino.
Quest'assunto, gi esposto in altre pagine, non risulta affatto quale
immaginabile in un primo approccio, e dire che arduo afferrarne l'implicito dire
poco. La Manifestazione non d alcun effetto di qualche consistenza allo sforzo
dell'Uomo finch l'Uomo non in grado d'essere ci che in effetti in quel
particolare momento dello spazio/tempo; questo implica che se l'esoterista non riesce
ad afferrare la sua essenza e a proiettarla nel "Mondo esterno", non potr che
riscontrare l'inefficacia della sua fatica.
Il problema operativo nasce proprio da questo enunciato: se non sappiamo
essere ci che effettivamente siamo, non potremo agire nel campo tridimensionale per
l'impossibilit di un'integrazione con i principi stessi della Manifestazione. Per
ottenere questa rispondenza interiore all'aspetto potenzialmente attuabile nel nostro
processo emancipativo occorre sopra tutto una cosa: eliminare dal contenuto mentale
tutti gli schemi, le idee precostituitesi, i dogmi e le affermazioni preesistenti, e
compiere un atto d'assoluto affidamento all'Entit Suprema, che la matrice profonda
del nostro esistere individuale. Non un atto facile, perch la modalit di
quest'affidamento in genere influenzata da idee preconcette, da un insegnamento
ritenuto pi o meno vero per l'autorit del suo promanatore, e da componenti
inconsce che dipendono dal momento storico in cui si vive.
La storia dell'Uomo , con alcune immense eccezioni, la storia di acquisizioni
parziali se pure altissime: occorre considerare attentamente questo fattore.
Se l'Uomo cerca con tutte le sue forze l'Informale, accade che conosce
l'Informale; se cerca il Paradiso, e cio un aspetto altissimo della Forma, accade che
incontri quest'aspetto. Se cerca il potere di essere uno con l'Uno, e riassorbirsi
nell'Uno ontologico, si riassorbir - almeno come esperienza dell'unit - e ne verr
reintegrato come personalit individuale perch... Perch non quello il suo essere
Uomo, in quanto momento dell'atto volitivo divino, anche se quello l'Essere in S.
Poich affermiamo questo principio, dobbiamo aggiungere che ogni posizione
parziale, sia pure altissima, soggetta a correzione in quanto esprime un aspetto e
non la sintesi suprema. Per l'Uomo la sintesi suprema essere nell'Uno come unit
sostanziale ed essere nel contempo il dinamismo dell'Uno, come estrinsecazione del
Sommo Cit e nella modalit esatta che il Cit ha determinato con il conferimento di un
campo d'autonomia e discrezionalit, nell'ambito (illimitato come esplicazione) del
volere trascendente, il quale esprime insieme e la libert del Brahman e quella della
Sua estrinsecazione autocosciente: e cio con assoluta libert sia ontologica che
attuale, quest'ultima nella misura in cui appunto capace di esprimersi la modalit
stessa.
La modalit ha radici nell'Assolutezza ma - per il fatto di essere modalit - non
in grado di per s d'intuire e comprendere l'Assolutezza in modo tale da impersonarne
perfettamente il volere senza un diretto intervento del Brahman stesso. Nessuna
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metodologia, nessuna pratica, nessuna ascesi portano l'Uomo al suo Centro interiore,
se il Centro interiore non si apre spontaneamente all'Uomo.
Lo sforzo dell'Uomo pu tuttavia schiudere delle soglie, e qui il rischio grande
se l'apertura non capace di un dinamismo integrale: varcare un primo centro/porta
ed attingere al Reale che vi s'affaccia talmente stupefacente da indurre il ricercatore
ad identificarsi con quel Centro e a non cercare oltre. Questo un errore che deve
essere corretto, sia a livello individuale che a livello globale. Diciamo dunque che la
storia dell'Uomo ha fatto esperienza di acquisizioni parziali e che ha mancato di
raggiungere la necessaria sintesi.
L'esperienza parziale implica un aspetto estremamente positivo, che per
riguarda essenzialmente l'autore/protagonista dell'esperienza, e uno negativo, che in
effetti pi concernente a coloro che cercano d'imitare un Maestro pi o meno
realizzato. Per quest'ultimo il problema quello dell'approfondimento di quanto sia
stato acquisito, e generalmente ci avviene senza un reintegro nello stato
tridimensionale; per gli allievi, che non hanno le necessarie qualificazioni, il Maestro
costituisce insieme un sostegno ed un ostacolo, e difficilmente molti di essi
raggiungono la chiarit interiore dell'Illuminato.
Per l'Uomo storico tutto ci si traduce in tentativi contraddittori ed
"inspiegabilmente" difformi l'uno dall'altro, nonostante i principi - spesso identici che sono alla base del cammino metafisico.
Nell'attuale momento le condizioni generali non consentono ulteriori
sperimentazioni parziali, e richiedono un approccio coerente all'esperienza gi
compiuta nel passato prossimo e remoto. Occorre cio unificare le strade, trovare il
punto di unione delle medesime, e soprattutto esaminare con i mezzi acquisiti in
quest'analisi ci che emerge dal quadro generale e le implicazioni che presenta.
La Manifestazione appare come conflittualit? E' dunque indispensabile
superare la conflittualit, se si vuole armonizzarla e renderla una con i1 Creatore, che
conflittuale con Se stesso certo non .
La Manifestazione esiste? E allora occorre capire perch esiste, almeno come
ricerca di una possibile motivazione che, per quanto approssimativa ed imperfetta, sia
pi ragionevolmente accettabile di quella di un "uomo spontaneo" casuale, o di un
"cadere" da uno stato originario di perfezione ad uno di relativismo, senza spiegare
come questo dramma possa verificarsi nell'Armonia assoluta.
La Manifestazione dinamica? E allora bisogna intendere quale dinamismo in
Lei si esplichi, e come comprenderne ed agevolarne le leggi.
La Manifestazione illusoria? E allora bisogna sapere dove finisce 1'illusorio e
dove comincia la Realt, perch difficile far coesistere un momento illusorio con il
Supremo Cit senza limitarlo o renderlo - il che un assurdo in termini - arbitrario.
La Manifestazione esprime momenti contraddittori, pur se accompagnati da
evidente contatto con le Forze motrici del Manifesto? E allora dobbiamo domandarci
da che nasca e cosa significhi questa contraddizione, e in qual modo (poich ogni
contraddizione ontologicamente uno stato provvisorio) sia possibile il comporla.
L'Uomo cerca d'interpretare l'Assoluto con i mezzi della logica, dell'esperienza
95

storica e della Rivelazione. Quanto ai primi, la logica del relativo incapace per
definizione di comprendere ci che oltre il suo campo d'applicazione, e l'esperienza
storica valida per chi la fa, non per chi la esamini esternamente; ed anche per chi la
fa in genere parziale, come si deduce dalle innumerevoli correnti e dottrine che
appaiono nel corso del Tempo.
Quanto alla Rivelazione, occorre precisare: se essa frutto del contatto di un
uomo con la Trascendenza, soggetta ai limiti di questo contatto e non altro che in
questi termini: termini che racchiudono alle volte principi di verit indiscutibili, ma
che non oltrepassano certe soglie.
Se iniziativa della Trascendenza stessa, essa sempre conforme alla
potenzialit espressasi nel dinamismo dell'Uomo storico, e non risponde che alle
capacit virtualmente attuabili in un determinato momento dello spazio/tempo. Il
fatto di Maestri che hanno ricevuto l'esperienza unitaria del Brahman, pi o meno
interiorizzata, nulla toglie a quest'assunto, perch tale esperienza non comunicabile
in alcun modo con mezzi convenzionali, e non determina una svolta sostanziale nel
percorso dell'Uomo globale o di una civilt, in termini di tempo breve o medio; e per
la vita dell'uomo comune, comunque lunghissimo.
L'interferenza divina finisce quindi con il dare all'Uomo ci che l'Uomo pu
accogliere in s, e a rispecchiarne lo stato interiore.
Se si vuole perci che un'interferenza oggi si verifichi in sostegno e guida
dell'umanit nell'ambito del Kali-yuga, occorre far s che l'Assolutezza constati questo il compito primario dell'uomo storico - uno sforzo unitario verso la fonte
stessa dell'Essere. Occorre quindi un atteggiamento che - facendo tesoro degli
insegnamenti dei Maestri e del Tempo, osservando attentamente e sinteticamente,
senza pregiudizi e facili semplificazioni, ci che appare come esperienza dell'Uomo si ponga in un modo liberissimo da schemi aprioristici, consapevole dell'insufficienza
dei mezzi filosofici ed esoterici acquisiti e con assoluto abbandono alla Matrice
ultima dell'Essere, di fronte al mistero dell'esistenza.
Perch certo che solo con un reintegro in quest'Aspetto supremo, il quale non
nega ma riafferma atemporalmente il valore della modalit autonoma, possibile
realizzare quella sintonia indispensabile affinch un'interferenza si verifichi
nell'ambito tridimensionale, in coerenza con la volizione che quest'ambito medesimo
estrinseca.
La Manifestazione dunque il substrato psicologico a livello inconscio
dell'Uomo globale e, come nel processo individuale d'autorealizzazione, 1'inconscio
deve essere illuminato dalla luce della consapevolezza.
La stretta connessione che esiste fra ci che appare come microcosmo ed il
Macrocosmo, fa s che si possa inferire un principio assolutamente ignorato
dall'umanit attuale. Si pu cio dedurre che il Manifesto ed il Potenziale sono la
stessa identica realt, e che ci che logico e obbiettivo nel mondo formale
altrettanto logico ed obiettivo nel mondo sottile e sottilissimo, e cio nell'aspetto
causale dell'Emanazione. L'aspetto causale di cui qui si discorre attiene alla
fenomenologia in fase d'apparizione all'occhio dell'uomo storico, e non concerne la
96

Causa stessa della Manifestazione, l'Atto volitivo divino che s'impersona come
sorgente dell'idea globale che estrinseca: il Brahma. Il Mondo Causale sovrassiede
alle fenomenologie pi sottili e via via pi grossolane le quali si condensano nella
Tridimensionalit, e fa corpo unico con il nostro universo esistenziale. Ci che
dunque valido in quell'aspetto a noi noto come "estrinsecazione spazio/temporale"
valido anche ai livelli pi profondi dell'Emanazione: in altre parole, i principi logici
informatori sono comuni sia all'Alto che al Basso, al Piccolo che al Grandissimo.
Il Problema dunque l'individuazione dei suddetti principi, la cui percezione
non facile neppure ai pi avveduti dei pensatori, e che appare in genere assente
nell'attuale cultura.
La schematizzazione, data dall'Albero Sephirotico, qui di valido aiuto e deve
dunque venir compresa. Il principio formativo quello dell'equilibrio delle influenze
contrarie, e quindi all'equilibrio che deve rivolgersi il cammino dell'Uomo.
Raggiungere quest'assunto significa superare la conflittualit sia psicologica che
formale, sia interiore che esterna (questa un'enunciazione descrittiva, ed il lettore
noti l'approssimazione dei termini) al meditante in via d'autorealizzazione. Il
meditante nel piccolo lo stesso jiva, nel grande l'uomo cosmico, il Figlio di cui il
Padre, contemplandolo nella sua dispiegata lucidit, si compiace.
Ma comporre la conflittualit che cosa significa, nel concreto? Innanzi tutto,
significa il porsi come elemento integrato con il Tutto a cui ognuno appartiene, e ci
avviene cogliendo l'aspetto illusorio dell'esistere corporeo e "sentendo" l'unit: prima
a livello intellettuale, poi emotivo ed intuitivo, ed infine come realissima esperienza
spirituale, in grado di produrre effetti incommensurabili nel piano oggettivo.
Questo processo richiede da un lato la purificazione del mondo interiore da
tendenze dell'ego, ricordi di antiche propensioni e condizionamenti acquisiti nel
processo evolutivo.
A questo proposito occorre affermare che il concetto d'evoluzione
fondamentale, se si considera il processo come divenire temporale, ed illusorio se lo
si vede nella sua reale consistenza. In effetti l'evoluzione un moto puramente
psicologico di rappresentarsi come esistente, sia da parte dell'Uomo Cosmico sia da
parte del jiva che ne componente, e pu raffigurarsi come l'emergere di un'idea
dapprima intuita nell'essenziale, e via via articolantesi in tutte le sue implicazioni.
L'intuizione originaria ovviamente quella che il Brahma stesso accende nell'Uomo,
ed quella che - in modo assolutamente inconscio per lunghissimo tempo, e poi con
crescente chiarezza - lo guida e lo spinge verso l'acquisizione della sua vera natura.
Quest'acquisizione pi limpida in alcuni ed assai torpida o carente in altri,
esattamente come in alcuni le idee sono articolate e logicamente connesse, e magari
illuminate da intuizioni improvvise, ed in altri stentano a farsi luce negli schemi di
comportamento automatici e nelle intelaiature di luoghi comuni, che sostituiscono la
mancanza di un vero centro intelligentemente dinamico.
La prima acquisizione, e cio questa purificazione dell'interiorit, il passo
fondamentale e pi difficile, perch induce a superare nell'intimo lo schema
conflittuale dell'Emanazione e a creare il presupposto necessario per il suo
97

componimento nella sfera del jiva o dell'Uomo Globale.


Qui non ci dilungheremo in quest'argomento, che compito esplicativo del
Maestro fisico o spirituale, e che comunque richiede un contatto con i1 Mondo
Causale e le sue Emanazioni. Diremo piuttosto che, fin quando esistono scorie di tipo
egotico e particolaristico, non possibile superare il baluardo rappresentato dallo
squilibrio delle componenti dell'entit vivente, e questo il dramma tante volte
sperimentato dai ricercatori.
La porta per l'emancipazione interna, o - meglio - non esiste: uno stato di
coscienza d'equilibrio e armonia che - consolidandosi - produce effetti. Alcuni di
questi sono vistosi ed eclatanti, altri sfuggono ai pi, e sono in genere prevalenti
come importanza. Mirare all'essenziale e non disperdersi nei rivi di un esoterismo
emotivo e sensazionale quindi indispensabile per ragioni intrinseche al campo reale
d'attivit, e non certo per ossequio a presupposti moraleggianti o a supposte richieste
di comportamenti definiti da "Entit Supreme".
In un mondo dominato da formalismi, dogmi e preconcetti di tutti i tipi,
compreso quello del progresso scientifico ad ogni costo, ci arduo e difficilmente
comunicabile. Occorre dunque la tenacia e la pazienza del vero adepto per non
interrompere il cammino e abbandonare il sentiero. L'adepto in fieri non potr mai
farlo, perch percepisce la sua natura a livello spirituale ed intuitivo, e sa che non
cesser mai - a qualunque costo - di cercare e cercarsi. Gli altri finiranno col
dimostrare a Colui che li guida e a s stessi la propria immaturit, procacciandosi le
conseguenti correzioni karmiche e le necessarie frustrazioni esistenziali che (almeno
come ipotesi globale) non possono mancare.
-O2)
La nostra tesi dunque questa: pu il nostro compito attuarsi con i mezzi
ordinari dell'Uomo attuale, o richiede un intervento che sia s determinato dall'Uomo,
ma che prevalentemente affidato ad Enti dell'Interit?
Questa domanda preliminare ad ogni tipo d'operativit, ed occorre considerare
l'indispensabilit di risolverla prima di fare un serio tentativo per l'acquisizione del
proprio posto nell'ideazione divina.
Innanzi tutto facciamo attenzione ad un punto fondamentale: l'Uomo non da
identificarsi con l'abitatore odierno del nostro pianeta, ma lo spirito vivente
dell'Universo, che ne costituisce in qualche nodo l'espressione formale. Quindi,
secondo una concezione pi rigorosa di quella comune e volgarizzata, l'Uomo
concetto che comprende molteplici piani d'esistenza in atto, ed un numero
imponderabile di piani potenziali.
I piani in atto sono, con una schematizzazione che sarebbe ridicola se non
s'imponesse la necessit d'illuminare il concetto, simili ai vari aspetti dell'individuo
attuale: un piano fisico e corporeo, rappresentato dalle forme pi dense e concrete; un
piano eterico e sottile, che come il prolungamento oltre i cinque sensi grossolani
98

dell'aspetto pi condensato del formale; un piano mentale, nel quale agiscono in


realt macrocosmica le Entit Elementali come forze che conservano e perpetuano
l'esistenza secondo la basilare legge causale; un piano spirituale, dove avvengono le
ideazioni pi importanti in vista della finalit dell'Universo stesso, e dove esistono le
Forme/Pensiero prodotte da Archetipi d'estrema complessit, attivi come Centri
causali d'irradiazione. Oltre a tutto questo c' la Causa Prima dell'Emanazione, il
brahma, e cio l'Idea Suprema che determina il verificarsi del divino disegno.
Il Brahma Idea vivente del Brahman nel senso che il Brahman nell'aspetto
rivolto al dinamismo creativo e all'evidenziazione di un archetipo. Non distinguibile
sostanzialmente e concettualmente dal Brahman, se non per il fatto che esprime
questa specifica manifestazione: , diciamo, il punto di scaturigine dell'Universo,
quello che lo determina ed insieme tutto lo contiene, perch l'Universo esiste in
quanto pensiero di quel Punto.
Dunque l'Archetipo Uomo in effetti pensiero brahmanico e sostanziale al
Brahma. Abbiano quindi nell'idea "Uomo" un Centro che trascende la sua stessa
delimitazione e che la fonde con il supremo Pensatore. Nell'Uomo individuato essa
viene nominata come "S", impersonale e reale, chiusa nel recesso del "cuore", e cio
nel sito pi profondo dell'Individualit che ben oltre qualsiasi locazione fisica e
perfino formale. Questo S l'aspetto assoluto dell'Archetipo, il quale sprigionato
proprio dal S e ne contenuto. Il S del jiva perfettamente identico come essenza a
quello dell'Universo e dell'Uomo Globale che - abbiamo pi volte affermato - ""
l'Universo, almeno in un certo aspetto e con limitazioni concettuali che proveremo a
chiarire.
Essendo cos le cose, naturale affermare l'identit dell'Idea con l'Ideatore e
l'unicit dell'Essere anche su di un piano emanativo, fermo restando che l' "idea" un
"prodotto", una specificazione del Cit Supremo e, come tale, insieme l'Ideatore e s
stessa. Perch e come questo accada, mistero massimo oltre i limiti dell'analisi
intellettualistica, ed abbiamo in altre righe cercato di delineare, per quanto ci
possibile, le motivazioni intuibili che determinano il processo. Abbiamo anche
supposto, riteniamo fondatamente, che un incommensurabile atto d'amore sia alla
base di tutto il dinamismo divino, e che quest'amore non esprima semplicemente
l'unit del Tutto intuita oltre l'apparente differenziazione, ma anche la specificazione
delle personalit come espressione medesima della divina volont. L'Amore cio non
pu essere negato dalla creatura nel suo aspetto personalizzante senza ohe questa si
ponga contro la stessa ideazione del Brahma. In altre parole, l'essenziale aspetto del
vivere ed esistere come "persona" nell'essere elemento vivente, autonomo ed
insostituibile del disegno supremo, accettare e comprendere quest'altissimo,
insondabile evento per quanto ci sia possibile, ed attuarlo nei limiti
dell'autorealizzazione conseguita durante il processo spazio/temporale. Limiti che in
quest'attivit vengono continuamente superati e rimossi, in un moto sostanzialmente
tendente all'infinita comprensivit ed al completo esplicarsi del potenziale impresso
dall'Assoluto in ogni aspetto del suo volere.
Questo il nostro assunto di partenza: che l'Uomo universale e personalizzato
99

abbia la sua massima realt nell'identificarsi con l'ideazione suprema, della quale
costituisce momento essenziale. L'Uomo dunque dinamismo, e dinamismo globale
nell'ambito del suo campo: campo che tende non a una stabilit equilibrata, ma fine a
s stessa, perch lo scopo dell'Emanazione creare un centro autonomo e
personalizzato del potere creativo assoluto. L'Assolutezza agisce tramite le Idee
archetipali, che sono Entit viventi perch autocoscienti, e come tali determinate:
nulla impedirebbe - a rigore - che il Brahman perseguisse i suoi disegni illuminandoli
con la Sua esclusiva consapevolezza, senza delegare o donare ai Centri promanatori
alcuna personalizzazione ed autonomia. Se ci avviene, evidente che avviene per un
preciso intento divino, che non pu non corrispondere all'essenziale aspetto
dell'Assolutezza che abbiano chiamato "Amore".
L'Amore insieme - nella creatura - intuizione dell'unit e della propria
inconfondibile realt rapportata ad altra realt, differente perch altrimenti
specificata, ma egualmente riconosciuta come parte del proprio essere. Questo
principio la chiave per intendere il nostro modo di concepire e risolvere il problema
iniziale, giacch comporta un necessario collegamento dell'Uomo con ogni altro
aspetto dall'Universo, se si considera il problema dal lato microcosmico; e addirittura
tutto l'universo rappresentato nelle sue componenti fondamentali entro la sfera
attuale e potenziale del singolo. Ci implica che l'unione dei vari piani d'espressione
dell'Uomo necessaria a livello personale, come fusione ed armonizzazione di aspetti
evidenziatisi nel processo spazio/temporale: che ci richieda un'integrazione del
particolare con l'Universale, del singolo con il tutto conseguenza logicamente
evidente.
Pensare dunque che l'Uomo possa essere ci che in effetti necessario sia, senza
l'integrazione con le massime componenti del manifesto, contraddittorio con la
medesima configurazione ideale stabilita dall'Assoluto, il quale vuole il superamento
delle contrapposizioni come frutto di un libero atto di realizzazione, e quindi secondo
un preciso svolgimento interiore.
Non esistono fini particolaristici nell'Emanazione in cui viviamo, ma un Fine
comune a tutti gli aspetti in essa attivi, da quelli pi infimi nella dialettica evolutiva ai
pi alti realizzati, e perfino a quelli che - rispetto al tempo del nostro continuum sono preesistenti o, meglio, esterni/interni.
Nel Fine comune per si realizzano e non si annullano tutte le personalit: la
creativit divina non toglie ci che liberamente dona, e quanto dona in effetti
esistente ben oltre il tempo delle nostre percezioni, limitatissime e condizionate.
Dobbiamo in ogni caso soffermarci a lungo su alcuni di questi aspetti, perch
necessario - e ne cogliamo qui l'occasione di un'esposizione pi attenta di quanto gi
facemmo - illustrare implicazioni e leggi di comportamento che sono essenziali per il
giusto indirizzo sia del singolo che della specie a cui il singolo appartiene (nel nostro
caso, l'uomo della Terra), e che mirano al risveglio dell'Entit Cosmica di cui tutti
siamo le modalit.
A costo di ripeterci, indagheremo conseguentemente su alcuni fattori pi volte
evidenziati, e ne trarremo nuove e chiarificanti conclusioni.
100

La nostra idea fondamentale che l'Uomo e gli uomini siano l'archetipo per il
quale stata evidenziata l'attuale Manifestazione. Quest'assunto comporta insieme
l'assoluta rilevanza del processo spazio/temporale, in cui la Emanazione si esplica, e
della finalit trascendente del manifesto. Nel corso della storia del pensiero umano,
questi aspetti furono assai spesso fraintesi, e generalmente venne rafforzato
concettualmente e praticamente uno di essi a completo detrimento dell'altro. Se si
volle porre l'accento sull'aspetto finalizzante del mondo formale, le sue componenti
praticamente sperimentate furono sopratutto intese come ostacoli, prove, barriere alla
realizzazione sia del premio paradisiaco (concezione prevalente nell'ipotesi
dualistica), sia del reintegro nell'Assolutezza originaria, perduta in seguito a un
misterioso ed imperscrutabile evento: la "Caduta" allo stato materiale ed umano.
Se - di contro - si volle riaffermare il valore dell'esistenza e di quanto in essa
s'esprime, il Mondo e la Vita vennero valorizzati in genere seguendo un'ipotesi
positivistica, che ripudiava spesso sia una finalizzazione che un aspetto trascendente
dell'essere; e talvolta Mondo e Vita furono intesi come un necessario tributo alla
purificazione, indispensabile dopo l'oscuramento iniziale che diede origine al mondo
delle forme e dei nomi. Quest'ultima tesi, che venne fatta propria dalle chiese
tradizionali del mondo occidentale, dava ragione di alcuni aspetti dell'esperienza
umana, spiritualizzava ed armonizzava le sue componenti, e conferiva un estremo
rilievo al fattore "amore" nell'esistenza (sopratutto come espressione dello spirito in
negazione di quella tipica del mantenimento delle specie viventi); ma lasciava
insoluti problemi basilari per gli uomini, e alla lunga ne creava altri, insuperabili.
Il nostro tentativo non tuttavia quello di conciliare opposte dottrine, in un
sincretismo che permetta la loro contemporanea assunzione negli aspetti non
contraddittori, ma di raggiungere una visione sintetica che, alla luce del rivelato ed
acquisito, dall'esperienza esoterica di millenni, permetta un superamento dei limiti in
essa riscontrabili o, meglio, uno svolgimento logico e trascendente delle implicazioni
in essa contenute: con massimo rilievo sia al fattore escatologico e finalistico della
vita, sia all'importanza dell'esatta esperienza esistenziale per il conseguimento
dell'autorealizzazione generale ed individuale.
E' certo quindi che questo nostro metodo si discosti parecchio da alcuni
insegnamenti tradizionali, ricorrenti nella cultura e nell'ascesi, e ci nel senso che lungi dal fermarsi alle loro conclusioni storiche - le sopravanzi per delineare un
diverso e pi appropriato campo d'attivit e di valori.
Innanzi tutto evidente per il nostro lettore che il metodo finora tracciato si
serve ampiamente del pensiero greco, ebraico, orientale induista e perfino taoista,
con precisi riferimenti alle concezioni buddhiste ed advaite. Ma anche evidente che
alcuni presupposti di queste stesse ideazioni non sono raccolti, e vengono sostituiti da
altri che emergono da tutta la nostra precedente esposizione.
Qui riportiamo l'accento, diremo fondamentale, sul carattere autorealizzativo
dell'esperienza vitale, e sulla generalit di quest'esperienza per l'Universo di cui
siamo parte. La massima attenzione deve quindi essere posta nel comprendere che la
vita processo psicologico, e non un dato "esterno" all'uomo che 1'esperimenta; che
101

questo processo in fondo la autodefinizione, come idea armonica e perfetta


nell'integrazione reciproca, con altre idee d'identica natura; che la sintesi di tutto
questo l'Uomo.
Il Tempo/Spazio sono modalit relative d'autorappresentazione, in quanto dati
d'esperienza personali, e categorie manifestanti generali, in quanto significano le
leggi estrinsecanti il finalismo dell'Emanazione. C' un continuo rimando dal
particolare all'universale, e senza un preciso confronto con il precetto della Tavola di
Smeraldo difficile cogliere sinteticamente il fenomeno. Inoltre l'Uomo e l'Universo
sono estrinsecazione di un'idea unitaria che appartiene al Brahman; il quale
ovviamente la "contempla" (e ricordiamo qui l'assoluta identit di pensare ed essere
nel Supremo Fattore) nella sua perfetta esplicazione: il divenire, l'autonomo
determinarsi di quest'idea nelle categorie d'evidenziazione, appartengono al moto
coscienziale interno all'Archetipo Uomo in via di risveglio, e non alla Realt che lo
promana; sono voluti da questa Realt perch sono i mezzi d'acquisizione sia della
precisa consapevolezza del proprio ambito esistenziale, sia della completa libert, la
quale naturalmente coincide con la perfetta armonia fra le componenti, innumeri,
dell'Uomo Cosmico. Poich l'Universo Idea suprema, ontologicamente della
natura del Brahman, e non differisce in alcun modo da lui se non per un fatto
infinitamente trascendente la comprensione dell'ente creato, soprattutto "prima" della
sua definitiva illuminazione. L'Amore divino ha posto in quest'idea un principio
d'autonomia di espressione e di libert di scelta che la rendono responsabile di s
stessa, per quanto concerne la propria dinamica realizzativa ed operativa. L'apparente
dualismo dovuto all'impossibilit dell'ente limitato di comprendere l'Assolutezza, e
non alla Realt in S, che e resta Una.
Il problema d'estrema complessit sia sotto il profilo del rapporto fra Creatore
e creatura, che sotto quello - non meno articolato - dei legami sostanziali intercorrenti
fra le idee/persona in fase di rischiaramento (i jiva) e il loro stesso ambito vitale
(l'Universo).
Diremo e riaffermeremo che le idee personalizzate sono reali come modalit
autonome ed indispensabili dell'Idea globale in cui si determinano, e non sono reali
come individualit staccate l'una dall'altra e dal Tutto che apparentemente le contiene.
Diremo inoltre che ogni idea riflette in s - almeno potenzialmente - tutti gli
aspetti delle altre idee, le quali concorrono alla formazione della sua specifica
personalit, ed insieme contiene un aspetto originale ed insostituibile che la
puntualizza come tale.
Aggiungeremo che questi aspetti si correlano nel suo ambito in modo univoco
ed originale, sotto il profilo ed il "controllo" (ma la parola non induca in errore!) del
succitato aspetto essenziale, informativo della modalit medesima: quello per cui s
stessa e non altri che s stessa. Affermeremo finalmente che quest'idea/modalit a
sua volta riflessa e contenuta in ogni altra idea autonoma e vivente nel continuum
globale di cui parte, e che l'illuminazione finale fa s che tutte le modalit siano
insieme s stesse ed il Tutto, ognuna in ognuna secondo un principio d'identit ed
amore, e ciascuna libera d'agire ed essere la propria natura, con un'inconcepibile
102

autonomia operativa e libert creativa.


L'insieme armonico e compiutamente coerente in ogni sua parte, a risultato
finale raggiunto; disarmonico e conflittuale durante il periodo della esperienza
interiore che noi chiamiamo Tempo, Spazio e forme distinte e contrapposte.
Quest'immagine adeguata, sia al principio della Tavola di Smeraldo, sia allo
schema dell'Albero della Vita, sia a quanto enunciato nello Yoga e nelle Upanishad
pi fondamentali. I metodi di comportamento ed azione nel periodo di svelamento,
sono quelli esattamente esposti nel Baghavad Gita, nel Tao e nello yoga-advaita:
vanno intesi ed attuati con particolare riferimento all'insostituibilit dell'esperienza
concreta per la conoscenza di s stessi, ed al valore fondamentale che
quest'esperienza assume, in vista dei fini tanto generali che personali del manifesto.
Su ci ci soffermeremo nel prossimo capitolo.
-O3)
L'esperienza individuale indispensabile sia al jiva che all'Uomo Globale:
questo il punto di riflessione che occorre valutare nel suo essenziale valore.
La Manifestazione l'occasione di un'esperienza considerata necessaria
dall'Ente Supremo per la formazione e l'attuazione dell'Archetipo che ne costituisce il
fine. Agire dunque contro le componenti dell'esistenza nel periodo specifico in cui si
trova un'individualit evolutiva andare contro la stessa ideazione divina, che vuole
un pieno ed intelligente fruimento di quelle componenti, in quanto solo cosi s'attuano
le valenze della personalit. Occorre dunque, da parte del jiva, un preciso e coerente
comportamento il quale, lungi dal rifiutare la vita per un malinteso ascetismo, o per la
paura stessa di un decadimento e castigo, sappia sfruttare pienamente le occasioni
d'esperienza che il tempo e lo spazio gli offrono e, anzich venir posseduto dalle
compulsioni istintuali, dai comportamenti meccanicamente acquisiti nel processo
esistenziale, dalle stesse emersioni karmiche dipendenti da scelte ed azioni passate,
sappia comprenderli e superarli con un costante sforzo d'analisi e chiarimento
interiore: armonizzando gli scompensi nel lucido dinamismo della realizzazione
positiva.
Qui gioco fare attenzione: il fine dell'azione interiore ed esteriore non deve
essere "contro" il Fine della Manifestazione, ma deve favorire il progressivo
chiarimento coscienziale dell'Uomo. Perch ci accada, occorre che l'azione tenda
all'arricchimento spirituale o, per esprimerci meglio, alla integrazione con quanto si
presenti nel nostro specifico campo vitale.
Integrarsi significa superare le conflittualit in un'armonia che non neghi la
personalit, ma la vivifichi mediante l'incontro e la fusione con le altre personalit,
con le forze fondamentali che guidano la vita del manifestato e con le Forme/Pensiero
costruttrici e custodi del Mondo formale fino al suo compimento interiore.
Le esperienze devono dunque essere intese in questo significato estremamente
positivo, e devono condurre alla luce della propria coscienza e all'azione
103

conseguente, quanto rappresenti un equilibrio sempre pi soddisfacente fra ci che


il nostro ambito personale e quello che il campo del nostro essere.
Vale dunque pi che mai il principio che detto campo sia il fine e non lo
strumento passivo del nostro agire: anche se - ovviamente - dovremo usufruire di
forme inferiori d'esistenza, che sono gli indispensabili supporti della vita in questo
periodo dello Spazio/Tempo.
Usufruire non significa possedere ed usare in modo arbitrario ed egocentrico, ma
rispettare il mondo che ci circonda pur se non illuminato dalla coscienza, o solo
parzialmente consapevole del proprio esistere: significa perci rispettare il mondo
minerale, vegetale ed animale e - riguardo a quest'ultimo - mantenere la massima
considerazione, la massima attenzione per quegli esseri che presentano indubbi
aspetti d'intelligenza e personalit in formazione, che sono consapevoli di vivere
secondo le loro proprie valenze (spesso piccoli e meravigliosi albori della coscienza)
e che talvolta, come accade in certi "animali" parecchio evoluti, sanno esprimere
affetto, riconoscenza e perfino amore.
L'amore pu diventare un punto d'incontro fra individualit di differente piano
emancipativo, che non deve essere ignorato o sottovalutato, perch annulla in un
istante le differenze esistenti almeno sotto un profilo fondamentale. Questo dovr
essere tenuto ben presente, giacch il nostro comportamento la base della nostra
formazione ed emancipazione, e non vi progresso se vi si ignora la Forza basilare
dell'Universo, quella che l'Uomo deve perfettamente impersonare al termine del ciclo.
Un principio d'amore e d'integrazione quindi la norma che deve guidare la
nostra esperienza del campo e dell'azione nel campo, sia che questo implichi
relazione con altri jiva, sia che rappresenti un comportamento nei confronti di quel
che appare esterno a noi stessi, sia che informi il nostro rapporto con Principi non
appartenenti di per s all'ambito tridimensionale, ma che in questo agiscono
possentemente ed a questo appaiono immanenti.
L'esperienza, lo diciamo nel modo pi chiaro e deciso possibile, dunque lo
strumento che ci permette di conoscere noi stessi, di comprendere ci che siamo in
relazione al nostro ambito vitale, di riconoscere nell'altro la comune natura e di
qualificarla ed espanderla fino all'intuizione della unit, nell'infinita variet dei nomi
e delle forme.
L'esperienza anche la forza che, consentendo l'attuazione delle innumeri
potenzialit personali e generali, consente all'uomo globale di formarsi come
archetipo operativo e compiuto nel suo ambito d'attivit, e in quello che verr definito
in senso assoluto dal supremo volere.
Qui occorre essere attenti, ed occorre sgombrare il terreno interiore dagli
impedimenti rappresentati dalle propensioni ataviche ormai anacronistiche, e dalle
compulsioni egotiche e distorte che il passato ci lascia in retaggio e che
l'immaginazione, avida d'emozioni e gratificazioni, ci propone come desiderabili ed
appetibili.
Occorre insieme liberarci dagli schemi mentali che, in un tentativo
d'emancipazione troppe volte inutile e fallito, vennero imposti come surrogato di un
104

libero ed equilibrato comportamento: schemi derivati da principi etici malintesi, da


norme religiose carenti di vera e profonda religiosit, da dogmi ed ingiunzioni usciti
da una speculazione strettamente intellettualistica ed astratta (non sorretta perci da
un reale approccio alla trascendenza), o da contingenti e spesso distorte situazioni
culturali storiche e di per s transeunti, ma perpetuate in certi aspetti ben oltre il
tempo a loro proprio.
Liberarsi dai preconcetti, dagli schemi, dagli impulsi disarmonici e possessivi,
annullare le componenti karmiche di un lontano o recente passato, le propensioni
contro la libert del divenire e dell'essere in armonia col Tutto: questo il compito
primario del ricercatore; e imparare ad amare la vita in ogni sua fondamentale
espressione che, quando bene intesa, ben individuata e realizzata, esprime gioia,
crescita e dinamicit evolutiva.
Essere per la vita in opposizione a tutto quello che contro la vita, significa
amare: questo il centro di ogni giudizio sul nostro modo di sperimentare ed
affrontare il nostro campo esistenziale. Se le azioni implicano amore per la vita,
integrazione, assenza di qualsiasi sopraffazione per tutto quel che esiste, volont
d'apprendimento e conoscenza dell'infinita gamma di relazioni intercorrenti fra gli
aspetti del mondo formale, in cerca del luminoso centro di sintesi armonica, allora
queste medesime azioni saranno davvero produttive d'emancipazione e libert, e la
nostra diverr esperienza dell'autonomia personale magnificamente radiosa e
dinamica, ed esperienza della Libert che alla base della Manifestazione.
Tale modo d'intendere il campo esistenziale sottintende il superamento dell'ego
come padrone della personalit, e 1a sua riduzione a un compito essenziale: quello
d'essere lo strumento dell'esperienza, consentendo di riferire al proprio esistere le
azioni che vengono eseguite, ed insieme trasformandone l'antica aggressivit in
armoniosa centralit d'integrazione e di gioioso amore.
Amare essere felici d'amare, d'incontrarsi con tutto quello che esiste ed in cui
si riflette la nostra personale realt; amare insieme riuscire ad impersonare quanto
pi possibile l'esistente oltre noi, comprendendolo ed assumendolo come elemento
formativo ed essenziale della nostra identit, cos come noi effettivamente siamo in
ogni altro principio intelligente ed autocosciente.
Il diamante costituito da infinite molecole, ed ognuna di esse il diamante e s
stessa: in ognuna vivono ed operano le forze coesive e gravitazionali che determinano
l'insieme e contemporaneamente lo trascendono infinitamente. Ogni molecola riflette
la luce secondo la sua natura e nessuna identica ad un'altra; sia pure per
imponderabili differenze, gli atomi di ognuna hanno le loro orbite d'elettroni in
incessante, rapidissimo movimento, e lo stesso nucleo costituito da particelle reali
in relazione profonda l'una con l'altra, e con gli elettroni, con le molecole vicine e
lontane, con l'intero diamante e - oltre - con lo stesso continuum che lo contiene e lo
determina.
Riflettiamo su questo semplice esempio e sul fondamentale principio della
Tavola d'Ermete: ci che in alto come ci che in basso, e ci che in basso
come ci che in alto, a formare il Mistero della Realt Una.
105

Sia questo l'incessante motivo della nostra riflessione quotidiana, quella che
insieme nostalgia, ricerca ed acquisizione di un principio unitario, comprensivo e
qualificante del vivere del singolo e dell'Universo.
Un principio, quindi, d'Amore.
-O4)
La nostra fatica ora indirizzata ad informare il lettore dei limiti che sono
relativi alla ricerca fondata sull'intellettualismo e sull'argomentazione logica.
Pur se queste pagine rappresentano di per s (e cio per il modo in cui sono state
dettate) un rilevante esempio di rottura di piano, esse si fondano - almeno per il
lettore carente dell'esperienza primaria del contatto - sull'analisi e la sintesi,
l'induzione e la deduzione, l'inferenza e lo sviluppo analogico dei principi.
Il lettore pu mancare dunque di un elemento interiore di giudizio, e dobbiamo
conseguentemente condurlo a un esegesi delle fonti che sopperisca a questa eventuale
carenza, ed insieme gli fornisca la base della ricerca individuale.
Occorre innanzi tutto considerare le nostre precedenti scritture come fonte di
conoscenza intellettuale non di derivazione umana, almeno negli aspetti che
conducono oltre a quanto viene esposto nelle tradizionali letture dei testi tanto
orientali che occidentali. Il fatto che questa conoscenza sia puramente del manas,
dell'intelletto e non dell'esperienza, ne delimita il valore, che tuttavia resta - per
l'allievo - enorme, e non sostituibile che da un reale apporto di conoscenza personale
a livello realizzativo.
Perch un allievo diventi un iniziato, e cio s'inoltri direttamente in quel
territorio inesplorato che riservato solo a quanti abbiano qualificazioni adeguate a
percorrerlo, occorre primariamente sgombrare la sua mente ed il suo cuore da false
nozioni, da schemi acriticamente accettati e da impulsi irrazionali dell'inconscio (ma
sovente e falsamente, razionalizzati).
Il nostro sforzo quindi preparatorio al campo di ricerca personale di ciascuno
di noi, diverso per ognuno ma unificato da principi generali che rispondono alla reale
natura dell'Uomo. Un indirizzo preciso non si limita a fornire obbiettive
informazioni, a comunicare dati su verit preconfezionate, ma conferisce - insieme ad
alcune di esse, indispensabili per la comprensione generale - il criterio del loro
esame, e la capacit di un atteggiamento criticamente imparziale.
I nostri scritti non si limitano quindi ad esporre i principi d'interpretazione della
Realt che ci sembrano pi adeguati alla mentalit dell'uomo odierno, specie se
occidentale, ma cercano e desiderano stimolare le sopite capacit d'analisi obbiettiva,
di ricerca e di volont, al fine di raggiungere e perfezionare un effettivo approccio
con il trascendente, il quale consenta la visione globale, diretta e finalizzata
dell'Emanazione.
Qui stiamo gi accennando a uno dei limiti fondamentali del pensiero analitico,
che meglio esporremo pi innanzi. Ci che vogliamo affermare (e poi dimostrare)
106

che senza un concreto contatto con la parte sottile della Manifestazione, non
possibile comprendere e conoscere la parte sensibile ai nostri sensi che in un modo
imperfetto e falsificante, cos come la conoscenza di un unico dato di un problema
complesso non pu condurre alla sua perfetta risoluzione, ma soltanto ad un risultato
provvisorio e parziale. Nulla infatti pi falsificante ed illusorio di un parziale
approccio al reale, come la storia degli uomini purtroppo insegna a dismisura.
Un approccio imperfetto, ma che sia consapevole d'esser tale, e perci tenda
incessantemente ad un completamento e alle conseguenti verifiche, con l'umilt di
sapere ben poco e con la speranza di poter comprendere - faticosamente ed
incessantemente - il Tutto, estremamente pi produttivo di concrete ed obbiettive
conoscenze e di un "sapere" libero da preconcetti e verificabile alla prova dei fatti.
Il limite che denuncia l'intelletto (sia pure sorretto dal contatto con le
conclusioni di quanti hanno potuto trascendere il puro intellettualismo) quello che
da sempre, o almeno da molti millenni, ben conosciuto: non esiste nulla
nell'intelletto che non provenga in qualche modo da un'esperienza reale. Quando da
tale dato effettivo si cerca di giungere a concettualizzazioni di principi non oggetto di
per s stessi dell'esperienza personale, si entra in un terreno minato, e si rischia di
parlare saccentemente di cose che non si conoscono e non si capiscono.
Il problema dell'uomo attuale duplice: da un lato, c' un'esperienza oggettiva,
che si dilata nel tempo e nello spazio e ha per caratteristica fondamentale un
incessante mutamento. Nulla permane, ed ogni cosa soggetta a un processo di
formazione, mutazione e disgregazione incessante. L'animo umano, che tende
spontaneamente ed incessantemente alla permanenza e alla stabilit, ne
grandemente turbato e reagisce in molti modi: dalla passiva rassegnazione di fronte a
un mistero incombente ed ineluttabile, al tentativo di speculare su questo "Fato"
dell'Uomo e delle cose, per attingere a una sintesi capace di trasferire il piano
interiore individuale su un valore non effimero ed ingannevole. Ci perch
l'esperienza dell'uomo dolorosa, e la voglia di concretezza, di libert e di
completezza che lo anima, non possono che essere costantemente frustrate
dall'esperienza esistenziale, se questa circoscritta al mondo percepito
sensorialmente, astraendo da questo limitatissimo ambito di conoscenze, dati che in
effetti dovrebbero derivare da un suo superamento.
E' piuttosto facile dimostrare come la mente possa, partendo da un unico punto
d'indagine, pervenire a opposti risultati in dipendenza dalla indole e dai metodi
utilizzati dal ricercatore. Un semplice esame del contenuto tipico della filosofia
occidentale (carente in genere di esperienza concreta ed intellettualizzante come
nessun'altra metodologia) ci dimostra la verit di quanto affermiamo, ed il lettore
insoddisfatto si prenda l'utilissima briga di controllarci leggendo con intelligenza ed
obiettivit un qualsiasi trattato di storia della filosofia, sufficientemente esteso ed
esatto da fornire un quadro esauriente.
Nel nostro caso, poich noi ci rivolgiamo a ricercatori che accettano l'idea di
realt diversificate e non limitate a quanto appare ai cinque sensi, abbiamo insieme
un aspetto positivo e uno negativo da affrontare: colui che legge queste pagine
107

certamente non tipo da irridere all'esistenza di sfere di realt pi sottili di quella


ordinaria, e se cos fosse sar bene che s'occupi d'altro a lui pi confacente; ma, con
la consapevolezza di realt diverse, nutrir il dubbio sul significato, valore e
profondit di queste medesime realt, e sul suo stesso esistere come parte individuale
o personalizzata di questa continuit vitale.
Il fatto d'ammettere un aspetto che trascenda la normalit attualmente vissuta,
non dice molto sul significato finale di quest'aspetto, e soprattutto non illumina
davvero il problema di percepirne la realt. Occorre procedere oltre; occorre "entrare"
in quell'ambito di verit che sfugge al contenuto ordinario dell'esistenza, ed
orizzontarci su un terreno estremamente ignoto e talvolta inspiegabile. Comprendere
che l'esperienza - e solo l'esperienza - madre della sapienza, e che l'intelletto non
rappresenta null'altro pi che lo strumento coordinatore e analizzatore di questo tipo
di conoscenza, il primo passo. Se il lettore penser ancora di poter attingere alla
fondamentalit dell'Essere, alla "verit fuori dal dubbio", alle acquisizioni finali solo
con lo strumento intellettuale, logico, deduttivo o induttivo, inoltrandosi in uno
spazio oltre i suoi confini percettivi, finir nelle pastoie dell'inquietudine, del
paradosso, della dubitosa incertezza metafisica. Far in altre parole esperienza
dell'insufficienza del veicolo prescelto, e ne verr o impietrito (come purtroppo tanto
spesso accaduto ed accade) o coinvolto al punto da sostituire la sapienza col dogma,
la partecipazione alla vita con l'ascetismo o la sfrenatezza, l'equilibrio con
l'accentuazione di una componente intellettuale della psiche. Ci accadr inoltre in
modo apparentemente alogico, perch interverranno in questo specifico
atteggiamento impulsi assolutamente fuori dalla soglia dell'ordinaria coscienza, tanto
pi temibili in quanto razionalizzati e perci travestiti.
Questo pericoloso comportamento, ha determinato il nichilismo che domina la
cultura di tipo occidentale, ma che ormai pervade grande parte del globo terracqueo:
un profondo senso di sfiducia in s e nell'esistenza conduce ad un ego smisurato per
compensazione, all'attivazione di componenti contrarie all'integrazione e alla vita, la
quale nasce sempre da un profondo reciproco adattamento - e sovente da un processo
di fusione - di opposti o differenziati fattori.
Dobbiamo dunque conoscere il limite dell'intellettualismo per non travalicarne il
contenuto e per utilizzarlo a dovere: se questo bene inteso, potremo continuare il
nostro discorso ed andare pi innanzi, verso un ostacolo non meno temibile il quale,
nascendo insieme dall'intelletto e dalla esperienza pi propriamente esoterica,
costituisce un bivio, una dicotomia nella ricerca del momento pi profondo sia del
particolare che della Assolutezza, a cui il primo in un qualche modo sempre inerisce.
Il limite dell'intelletto la mancanza di vera esperienza in ci che vorrebbe
comprendere; nel tentare d'andar oltre la sua funzione, che insieme coordinativa,
analitica e di guida verso ulteriori approfondimenti: la intelligenza razionale travalica
s stessa e perviene a risultanze scompensate e talvolta contraddittorie. Il problema
non di dimostrare questo assunto, che visibile a chiare lettere nella storia
dell'uomo, ma di intendere i modi i quali rendano possibile un ampliamento
dell'esperienza.
108

Per la definizione del problema occorre fare un appropriato uso del mezzo
manasico conoscitivo di quanto gi si acquisito, perch proprio dall'esatta
prospettiva di nozioni in nostro possesso che possiamo non tanto superare il limite
dell'assenza di una sapienza concreta, quanto metterci in una posizione di coscienza
tale da consentirci quest'esperienza.
Il meditante d'altre epoche era agevolato da un contesto sociale ed ambientale in
vari modi favorevole al suo sforzo. La natura pi intatta e spontaneamente
equilibrata, l'assenza di tante tensioni psicologiche ora attivatesi nell'inconscio e nel
conscio collettivo, la mancanza di certe "presenze" attualmente fin troppo reali,
rendevano il compito dell'esoterista certamente non facile, ma altrettanto certamente
meno arduo. Oggi dobbiamo attraversare un fluido avverso, che si estrinseca in
pensieri, impulsi, tendenze e fatti miranti tutti ad un fine eversivo, incompatibile con
quello altissimo dell'Emanazione. E' quindi in siffatto contesto che dobbiamo
proporci le soluzioni del problema, e intraprendere il sentiero che obbiettivamente ci
appaia il migliore.
Due sono le fondamentali posizioni dello spirito che l'esperienza esistenziale
propone sia all'uomo comune che all'iniziato, e dalla scelta che esse impongono
dipende gran tratto del cammino evolutivo. Una di queste implica un giudizio
negativo, in molti modi articolato, sulla realt fenomenica particolare e
sull'Emanazione; l'altra considera positivamente e finalisticamente l'Emanazione
stessa - in alcune significative correnti di pensiero -, la considera quale
estrinsecazione primordiale del dinamismo divino. Tra questi poli opposti esistono
innumeri stratificazioni concettuali e metafisiche, che non esamineremo in questa
sede per il semplice fatto che riteniamo il lettore sufficientemente edotto in proposito.
Soffermiamo invece la nostra attenzione su di un principio non del tutto chiarito in
precedenza, o che almeno consideriamo di tale importanza da meritare un pi ampio
discorso.
Il principio in s semplice: l'Uomo artefice di se stesso, e finisce col giungere
l dove vuole veramente arrivare.
Se la meta insufficiente, dovr impararne la lezione e mettersi di nuovo in
viaggio, cercandone una pi qualificata ad esprimere la compiutezza della sua
essenza. Tutto questo implica esperienza di s - fondamentale per chi s'avvia a
diventare archetipo -, e la costante possibilit dell'errore.
Per evitarlo l'uomo non lasciato completamente a se stesso, certamente
aiutato e ammonito in modi prevalentemente indiretti, ma deve in ogni caso far uso di
tutte le sue facolt attuali per raggiungere la chiarezza interiore, il punto d'equilibrio
necessario al perfezionamento del suo intento. Soffermiamo adesso l'attenzione su
quest'aspetto: "utilizzare le facolt attuali".
Cosa c' d'implicito in questa frase? Che l'uomo deve comprendere, sapere quale
sia l'effettivo contenuto della sua potenzialit in un particolare momento del tempo e
in un determinato modo di configurarsi a se stesso. Questo un compito che non
ammette obiezioni e non pu essere delegato ad altri: neppure a Maestri trascendenti.
Chiariamo il concetto: esiste un aspetto nell'ambito vitale che di rivelazione
109

per iniziativa d'Entit appartenenti a un altro ordine di realt; un aspetto che nasce
dall'esperienza concreta dell'esistenza, e infine aspetti i quali non sono
immediatamente percettibili, ma che divengono egualmente raggiungibili con
l'attivazione di tutte le facolt presenti in quel determinato momento.
La Rivelazione concede un basilare contributo: chiarifica e determina principiguida dell'esperienza concreta, quando l'emancipazione dell'Uomo lo mette in
condizione d'afferrarne il contenuto.
La Rivelazione non d quindi un codice di leggi, l'ossequio delle quali sarebbe
di per s sufficiente a risolvere il problema dell'esistenza, ma un tracciato che pu
portare, se ben inteso (e per intenderlo occorre il concorso unitario di tutte le
componenti della personalit), a un superamento di limiti immanenti, e a un
ampliamento del campo di vita effettivo. Nell'affrontare questo tracciato, che
coerente sia col potenziale conoscitivo che con quello derivato dall'esperienza
trascorsa, l'uomo solo parzialmente guidato dall'esterno, e tanto meno quanto pi
pu: la scelta cio libera nei limiti in cui l'uomo capace di rendersi libero
utilizzando tutta la sua capacit, limiti tanto pi ampi e comprensivi quanta pi
elevata l'attuazione del suo contenuto sostanziale.
Delegare ad altri il compito di decidere per noi, di stabilire il nostro destino o il
semplice indirizzo delle nostre azioni quindi contrario al tessuto dell'Emanazione, e
non pu essere tollerato che per il tempo necessario all'esperienza correttiva. Stando
cos le cose (ed , questa, una conseguenza diretta della crescente acquisizione di
libert), naturale che solo a se stesso l'uomo debba chiedere che fare della propria
esistenza; ma questa domanda, con la conseguente risposta, esigono un rigoroso
esame ed una altrettanto puntuale integrazione con i termini obbiettivi del problema,
onde procedere a una scelta veramente purificata da recondite o palesi scorie che
affermino un particolarismo egotico, o il sussistere di imperfezioni rimovibili del
subconscio o dell'inconscio.
Certamente v' l'aiuto di un consiglio, se chi si pone il problema capace di
chiedere ed intendere consiglio: ci pu accadere in molti modi, e non questo il
luogo d'elencarli. L'uomo comune pu attingere - momentaneamente - al contenuto
pi profondo della sua coscienza e a ci che fu detto dai maestri pi alti e veritieri;
l'esoterista (che un uomo comune, dall'altro differente solo per essersi posto il
problema in maniera pi coerente ed adeguata) deve confrontarsi con s medesimo e
l'Istruttore, nelle forme e sostanze pi attente e puntuali consentitegli dalla sua
interiorit, e trarne tutte le conseguenze logicamente e equilibratamente possibili.
Non riceveranno entrambi una risposta che li assolva dalla necessit della
continua ricerca, dell'approfondimento e della costante verifica, perch questo il
compito dell'Uomo nel Ciclo manifestante, e l'Uomo non pu esimersi dal
perfezionarlo: pu soltanto - e questo l'argomento del prossimo capitolo -, rendersi
pi agevole o pi arduo il cammino.
-O-

110

5)
La necessit di un perfetto equilibrio fra logica ed intuizionismo, fra mente e
spirito dunque il terreno su cui il Maestro, guida indispensabile per l'uomo che
s'accinga al proprio impegno realizzativo, getta i suoi semi. L'allievo sar arbitro - e
qui egli davvero padrone di gran parte del suo destino - di scegliere gli aspetti a lui
pi confacenti per propensione e struttura interiore.
Le qualificazioni appartengono tuttavia, in modo alquanto specifico, a elementi
che sfuggono all'analisi dell'intelletto, e che quindi devono essere attentamente
studiati per scorgere cosa effettivamente rappresentino. Quello che il Maestro deve
ottenere appunto la consapevolezza dell'allievo in aspetti normalmente fuori dal
campo dell'attenzione e della coscienza ordinarie e ci ottenuto sia attraverso la
disamina intellettuale che precede l'esperienza vera e propria, sia mediante i fatti
incidenti con l'esistenza e la loro attenta valutazione.
L'ampiezza dell'esperienza dunque fondamentale per l'allievo, ed il condurla in
modo equilibrato e non determinante (nei limiti del possibile) vincoli karmici, lo
strumento del suo sforzo emancipativo. Se il Maestro adeguato, se l'allievo
equilibrato e l'impegno costante, s'apriranno prospettive coerenti per il futuro. Ma qui
il problema diventa delicatissimo perch pu essere risolto, restando nell'ambito della
scelta iniziatica e non guardando adesso ai problemi dell'uomo comune, in modi
differenziatissimi, tutti leciti come cammino esoterico, ma - ovviamente - a livelli
diversi di realizzazione. Il punto centrale del problema l'atteggiamento nei confronti
della Interit e della Causa Prima d'ogni aspetto formale.
Qui la voce interiore sottilissima, e pu essere intesa solo con un
approfondimento estremo delle personali capacit. Non neppure pensabile che
l'Assolutezza dica in modo definitivo quale sia il sentiero migliore, perch proprio in
quest'esperienza di scelta e di percorrenza si esprimono e si attuano elementi
fondamentali dell'Uomo.
L'Uomo deve essere libero e diventare Maestro di se stesso: nulla quindi pu
sostituirsi a lui nell'approccio che egli decide di compiere verso la Realt. Perch
tuttavia la scelta compiuta da un'entit evolutiva pi o meno emancipata, sia
veramente libera, occorre che quest'entit abbia elementi di giudizio conformi al
problema che si viene ponendo: ci in quanto essa non ancora in grado d'utilizzare
un grado di penetrazione nel reale capace di consentire l'autonoma consapevolezza.
Elementi disparati verranno conseguentemente incontrati dall'allievo nel suo
corso esistenziale, alcuni eclatanti e - nel maggior numero dei casi - assolutamente
"comuni", "normali" e per ci stesso in grado di stimolare una reazione spontanea.
Questa reattivit sar il metro e la misura delle componenti nascoste dell'esoterista, e
quindi il criterio che l'Istruttore dovr utilizzare nel suo compito di formazione e di
guida.
Occorre ripetere (ma il lettore di queste pagine gi dovrebbe saperlo) che la
conoscenza di un Istruttore, derivante dal suo particolare contatto con la Mente
Cosmica, non pu in genere essere utilizzata per il suo intervento che in casi
estremamente limitati e circoscritti, pena un'interferenza nelle decisioni dell'allievo ed
111

un suo progressivo accentuarsi di un atteggiamento passivo nei confronti del


Trascendente. Quindi 1'Istruttore dovr mettersi al livello di coscienza del jiva
affidatogli, ad un gradino certamente superiore, ma non tale da determinare un
qualche tipo di suggestione. L'allievo, opportunamente stimolato dall'insegnamento e
dagli eventi, esprimer presto o tardi la direzionalit pi confacente al suo momento
esistenziale.
Il problema nasce dal fatto che questa direzionalit pu rappresentare un vettore
"verso" il proprio Dharma e "non" il proprio Dharma, e la posizione esatta viene
stabilita solo quando la volont dell'allievo coincide perfettamente con il posto
assegnatogli nell'evento manifestante, il che precisamente riuscire ad "essere" il
proprio Dharma essenziale. Il lettore osserver certamente che noi, in questa
disamina, consideriamo l'Emanazione come un atto coerente e finalizzato
dell'Assolutezza, anche se questa finalizzazione concerne in modo specifico il
relativo e non rappresenta per il Brahman un inconcepibile "mutamento", ma un
libero atto d'amore. Il Brahman, lo diciamo per cercare di puntualizzare
provvisoriamente il problema, Sintesi assoluta, in cui coincidono l'Essere, la
Coscienza e la Gioia perfette. L'emanazione lo svolgimento (per l'emanato) di un
momento di questa Sintesi, ed quindi una maturazione della coscienza nel relativo e
non un mutamento del Reale assoluto. Questo processo rilevante per il Brahman, in
quanto manifesta liberamente la Sua natura, che essenziale amore per l'infinito
contenuto del Suo Cit, e - poich Egli creativo e vita del Tutto - il frutto
dell'emanazione, l'altro da S, impersona autonomamente una puntualizzazione del
sommo dinamismo. Dinamico infatti il procedimento irradiante, effetto di una
volizione divina che s'attua con il concorso d'archetipi dotati di potenzialit e
personalit autonome; ancor pi dinamico l'ente emanato, perch esso insieme
l'evidenziazione perfetta di un quid gi esistente nella suprema Identit ed elemento
generatore d'altre specificazioni.
Se questo il nostro punto di vista perch abbiamo avuto la possibilit di
tradurlo in parole, grazie all'adesione di un allievo, spontaneamente data, a questi
principi, allievo sprovvisto della visione esoterica ma capace - se opportunamente
condotto - d'ascoltare e d'ascoltarsi. Essi non vogliono rappresentare (e sarebbe
contraddittorio asserirlo) una comunicazione di verit finali, ma piuttosto un
argomento di riflessione e un'ipotesi di ricerca: ricerca per esoterica ed iniziatica, e
non analisi semplicemente intellettuale. La differenza fra le due strade quale pu
esistere fra terra e cielo, fra acqua e fuoco, perch la prima implica una base
sperimentativa concreta e non una speculare intellettualizzante. Tuttavia, tornando al
nostro problema, l'esperienza avviene secondo le strutture fondamentali di pensiero e
di spirito di colui che la compie, e nel caso di strutture particolarmente influenzate da
taluni aspetti molto enigmatici dell'Emanazione, pu condurre ad un rifiuto del valore
che attribuiamo all'evento manifestante, ed indurre il ricercatore a ritrovarsi nel
continuum dell'Informale assoluto, inteso come ultima ed imperfettibile essenzialit
del Reale.
In altre parole chi cerca l'aspetto non qualificato e non qualificabile della
112

Assolutezza, a tale livello, presto o tardi, arriver; chi cerca il solo momento
informante, ossia l'armoniosa completezza della Forma pi o meno lucidamente
intesa come simbologia dell'Essenza, o Paradiso, o felicit individuale, a ci perverr
e certamente con un cammino non meno difficile di quello considerato nel primo
caso. Noi riteniamo, con alcuni Saggi, che l'equilibrio consista nel superamento
d'entrambi i suddetti momenti, riproducendo nei limiti possibili la sintesi e l'analisi
brahmaniche, che danno origine al vettore proiettivo, ed impersonando (o meglio
riconoscendoci) l'aspetto vivente del Suo volere. Ci implica coincidenza del Nirvana
e del Samsara - finch permanga l'Emanazione - in un "Essere" che entrambi li
comprende e li vive; e a processo ultimato, nella sapienza dell'unita ontologica che
anche personalit autonoma, cos come nel Brahman la suprema Sintesi e l'infinita
Analisi vengono trascese, pur essendo entrambe puntualizzazioni reali nella Sua
inconoscibile Identit.
Tutto questo discorso informa come un atteggiamento iniziale possa condurre,
anche e sopratutto in terreno iniziatico, a differenti mete. Cercheremo adesso
d'individuare i confini dell'analisi aprioristica e lo strumento per attingere alla
certezza interiore - da verificare nell'evolversi dell'esistenza - conseguente ad una
scelta davvero adeguata, capace di condurci e di condurre l'Uomo verso il nostro
destino.
-O6)
La scelta fra un intento di verifica delle finalit supposte nel ciclo emanativo e
un disconoscimento di tali finalit, che riduca il ciclo medesimo a pura illusione e a
un dolore connaturato con il relativismo dell'esperienza individuale.
In quest'ultimo caso, il problema come por termine all'oscurit della coscienza
che genera la Maya e che da questa contemporaneamente generata.
Non faremo che un breve excursus fra le ipotesi e le dottrine implicanti questa
filosofia, ma certamente il nostro lettore potr attingere pi propriamente alle fonti
che gli abbiamo altrove indicate, e che sono facilmente rintracciabili nel campo
speculativo occidentale ed orientale.
Il Buddhismo, il pi alto e severo tentativo di risolvere il dramma del dolore
immanente all'esistenza formale, ed alcuni aspetti dello Yoga, ne riecheggiano i temi,
pur affrontando il problema sotto il prevalente aspetto realizzativo e considerando la
sofferenza insieme come prova di uno scompenso da risolvere e medicina che induce
a superarlo.
Le chiese tradizionali dell'Occidente, di norma lontanissime dalle
concettualizzazioni (pure accolte in passato da correnti di pensiero poi considerate
eretiche) di vite successive o, impropriamente, reincarnazioni, ammettono
nell'esistenza fenomenica il significato di una prova, di un percorso che l'anima - per
volere imperscrutabile di Dio - deve compiere in modo adeguato onde meritarsi un
premio eterno.
113

E' evidente il dualismo consustanziale a questa visione, ed il senso d'implicita


condanna per la vita terrena come valore a s stante: l'unico vero valore dell'esistenza
individuale oltre l'esistenza, unicamente mezzo per meritarsi un bene o un castigo.
Il banco di prova inoltre non ammette un appello al giudizio finale, e solo un aspetto
misterioso ed inaccessibile d'interferenza divina, la Grazia, rende agli occhi di Dio
giusta la sentenza che Egli dar al termine della vita. E' evidente il carattere
dogmatico ma, date le premesse, necessario, di questa proposizione che vorrebbe
giustificare la diversit delle situazioni esistenziali e la presenza del dolore e del
Male: elementi connaturati all'iniziale Caduta quali ostacoli che l'uomo pu in ogni
caso superare con il divino sostegno, onde meritarsi la beatifica visione del suo
Signore.
Il concetto di Caduta, d'oscuramento da un primordiale stato di perfezione,
adombrato da moltissimi miti, ed esplicitamente ripreso in testi ritenuti sacri. I Miti e
i testi vengono accettati pi nel loro significato letterale che in quello simbolico ed
iniziatico; ma non vogliamo ora soffermarci su queste questioni. Quello che ora ci
preme sottolineare che esiste un modo d'intendere la realt attuale capace di
svuotarla da ogni reale contenuto autonomo, o addirittura di giudicarla in termini
prevalentemente negativi.
Sia che venga chiamata Paradiso, sia che lo si individui nell'Informale, il
termine del cammino, la meta, oltre l'esperienza esistenziale che dilegua come un
sogno per chi si sia destato.
Ovviamente in queste proposizioni c' molto di vero, ma noi riteniamo in
generale che nulla sia pi deviante di un aspetto parziale della verit, e che - prima di
trarne delle conclusioni generalizzanti - occorra verificare fino in fondo se qualcosa
ancora si celi dietro quanto emerso, per abbagliante che sia.
Naturalmente se la scelta dell'esoterista e dell'allievo verte sul Paradiso beatifico
o sul reintegro nell'Unit primordiale, essi non annetteranno che un valore
condizionato al processo emanativo, viziato da uno scadimento originale e comunque
da considerarsi come un ostacolo per la realizzazione dell'Uno-senza-secondo. Se il
proposito veramente fermo, l'iniziato e l'allievo finiranno con l'incontrare
esperienze coerenti con la loro direttrice interiore, e crederanno fermamente che
quanto diventa frutto d'esperienza dimostri 1'imperfettibilit della loro strada.
Questo il pericolo al quale vogliamo tentare di porre un rimedio con le presenti
pagine. L'esperienza esoterica intrinseca agli aspetti che s'evidenziano
nell'interiorit, ed conseguente e coerente con quegli aspetti: se le motivazioni per
cui s'accetta una determinata visione del problema non sono ben vagliate e chiarite, se
qualcosa d'irrazionale e sottilmente egotico sfuggito all'attenzione del jiva, se la sua
integrazione con il momento dinamico del supremo Cit carente in qualche
impalpabile aspetto (e cio non stata perfettamente intuita la sua essenzialit d'idea
e volont divina), egli sar logicamente indotto ad un atteggiamento spirituale che
non manifesta la completezza del suo essere, ma una componente - sia pure altissima
ed essenziale - del S.
Il quesito dunque : possibile essere in grado di sfuggire alle sconosciute
114

compulsioni dell'inconscio, e conseguire con lo strumento mentale uno stato di


chiarezza interiore sufficiente per indirizzarci a un traguardo davvero
onnicomprensivo, che rispecchi senza ombre la natura del Reale, sia durante il
procedimento emanativo che oltre lo stesso ciclo, perch s'identifica con la Coscienza
Suprema?
La risposta a questa domanda determina ovviamente il sentiero da percorrere, ed
per questo che noi la consideriamo quale fondamento della nostra ricerca, e la
riproponiamo adesso all'attenzione del lettore.
Abbiamo in molte pagine esposto un metodo d'interpretazione dell'Emanazione
che finalistico, e che insieme attribuisce all'esperienza esistenziale un
indispensabile ruolo formativo sia nel piccolo (jiva) che nel grande (Universo/Uomo
Cosmico). Il nostro giudizio sull'Emanazione dunque estremamente positivo perch
- questo il punto - noi la riteniamo un atto volitivo della Suprema Essenza, e
crediamo che la natura del Brahman sia assoluto amore. In qual senso il Brahman
possa esser visto in questa prospettiva lo abbiamo altrove delineato, e a quelle pagine
rimandiamo: qui occorre sottolineare che la nostra tesi non semplicemente frutto
d'argomentazione, d'elucubrazione filosofica o morale, di esigenze intellettualistiche
volte a una sistemazione teleologica dell'Universo. Dobbiamo riaffermare cio che
quanto diciamo risultato insieme di ricerca umana e d'interferenza proveniente da
altre sfere reali, non esattamente "normali", e che costituisce il terreno per la verifica
personale.
E' nostra profonda convinzione, suffragata dall'analisi della storia e del suo
divenire ed esprimersi come spirito dell'Uomo, che con lo strumento puramente
intellettuale non si possa uscire dal dubbio fondamentale sul valore dell'esistenza:
perch lo strumento intellettuale infatti (nel caso dell'uomo comune) incapace
d'uscire dalle limitazioni di un'esperienza imperfetta e sensoriale, senza cadere in un
terreno non suo, e nel caso dell'iniziato che abbia esperienze non ordinarie ed
appartenenti a percezioni originate da pi appropriati mezzi d'apprendimento e
contatto, detto strumento soggetto alle limitazioni intrinseche a quelle stesse
esperienze e in modo analogo non pu consentire il raggiungimento della certezza.
Questo conseguimento presupporrebbe invero l'integrazione con l'Assolutezza,
nella quale ogni particolarismo, ogni relativismo si dissolvono; qui hanno ragione gli
advaita quando affermano che nel samhadi non esistono n meditante, n
meditazione, n oggetto della meditazione, ma si stabilisce l'Unit trascendente ed ""
il solo Brahman.
Ma essi tendono all'Informale puro, all'Essere in S, alla suprema Identit:
questo - abbiamo gi detto - un essenziale aspetto dell'Assoluto, ed un traguardo
non rinunciabile dell'esperienza trascendente. E' per anche la perfetta posizione
coscienziale dell'Idea nei confronti del Pensatore, del quale in ogni caso esprime un
momento ed una volizione?
Riflettiamo attentamente: l'Universo un libero moto espressivo del Brahman
ed il suo divenire l'estrinsecazione di questa volont; noi siamo insieme il processo
e l'estrinsecazione, che tuttavia riflettiamo in modo oscurato ed imperfetto nella
115

nostra coscienza.
Il nostro presupposto, che l'origine dell'Emanazione non sia una "caduta" ma un
atto cosciente del Cit Brahmanico, affidato alla fede dell'allievo e, successivamente,
a una coerente esperienza realizzativa. Poich la posizione perfetta, in questa tesi,
che il nostro Dharma personale e generale coincidano con l'atto volitivo brahmanico,
ne deriva che lo scopo del nostro esistere raggiungere tale identificazione, ed in essa
"essere" insieme nell'Uno incondizionato e nel Suo dinamismo creativo. E cio,
coincidenza di poli apparentemente opposti, che non pu essere compresa
dall'intelletto, perch esso manca di una conforme sapienza, finch non sia in grado
di realizzarsi come strumento compiuto dell'Idea personalizzata, al fine di una
comprensione analitica del proprio stato. Una comprensione valida finch l'Idea
agisce come centro autonomo e libero, proiettato dall'Assolutezza, e nella sua sfera
specifica d'attivit, che si confonde con l'intuizione purissima ai livelli pi alti della
percezione, e che si trasforma in lucente "Essere" senza ombre e limitazioni
nell'emersione dell'Unit sostanziale.
Noi poniamo un dubbio di principio sia sullo strumento mentale dell'uomo
comune che su quello dell'iniziato, suffragato da esperienze conformi al suo
particolare grado di consapevolezza. Come superare questo dubbio lo scopo di
queste pagine, e la ragione della loro esistenza. Ne parleremo dunque, e speriamo
adeguatamente, nel seguente capitolo.
-O7)
La nostra tesi senz'altro opinabile, e dobbiamo a questo punto fornire delle
precisazioni: l'idea che enunciamo sull'Emanazione non verr adeguatamente centrata
in un suo particolare significato, se non si avranno particolari disposizioni
all'astrazione e non si possiedano delle adeguate informazioni.
Questo punto : il Tempo dell'uomo non il Tempo dell'Interit, e quello che
appare all'uomo come svolgimento del suo spirito secondo categorie di
evidenziazione, rette da un sostanziale consequenzionalismo di causa/effetto, per
l'Interit (che il principio manifestante) differente.
Per 1'Interit la Manifestazione non consiste in un processo orizzontale, che
parta da un punto iniziale (il cosiddetto Big Bang) verso uno finale, o cio il
raggiungimento della meta preposta; consiste piuttosto in un dinamismo
d'evidenziazione, nel quale ci che era confuso si chiarisce progressivamente a s
medesimo e all'Interit. Questa fenomenologia non condizionata da alcun fattore
necessitante quale la legge causale, ma all'opposto completamente affidata alle
Potenze Emanatrici e al loro modo d'operare, che liberissimo fuorch in un aspetto:
Esse devono consentire che l'Uomo decida di se stesso e del suo campo d'esperienza.
Rispettato quest'importantissimo, essenziale fattore, tutto il restante
completamente agibile nei modi pi autonomi ed indipendenti da parte delle Entit
Archetipali, e non vi (non pu esservi) alcuna restrizione conseguente a categorie di
116

svelamento che sono proprie della Maya.


Cosa deriva da ci? Innanzi tutto che il tempo dell'Interit "verticale", e non
scorre in alcuna direzione se non in un ordine di realt che non rappresentabile
dall'intelletto finito dell'uomo storico. Essendo un "flusso" originato dalla coscienza
archetipale, questo Tempo pu distendersi e contrarsi in ogni vettore possibile, ed in
effetti un Tempo senza tempo, non misurabile nel senso quantitativo a cui siamo
abituati.
Questo fatto ha diverse implicazioni: per 1'Interit non esiste un passato o un
presente e tanto meno un futuro dell'Uomo, ma uno stato di coscienza che ora si
rischiara ed ora s'addensa, ora trasparente e lascia scorgere abissali profondit, ora
s'intorbida e si preclude una visione coerente. Tutto questo fa s che 1'Interit agisca
in modo globale, onde determinare quelle condizioni che siano le pi adeguate al
processo (perch processo pur sempre) di svelamento dell'archetipo Uomo.
Ne consegue che il tempo dell'Uomo in effetti lo specchio onirico dei suoi stati
di coscienza, ed in esso compaiono quelle vicende, quelle personalit e quegli
elementi che, irreali sotto un certo angolo di giudizio, meglio rappresentano insieme
la profondit del suo inconscio e il campo del conscio e della consapevolezza.
La Maya qui regina, ed ogni vicenda che appare esterna al soggetto senziente,
altro non che un aspetto coscienziale oggettivato. Oggettivato da chi? Nell'arco che
chiameremo ancora temporale in riferimento all'esperienza di vita dell'Uomo storico,
concorrono a quest'oggettivazione sia 1'Interit che le scelte compiute dall'uomo
medesimo di fronte alle istanze del suo spirito. Queste scelte sono di tipo diverso, ed
il fattore di correzione inerente e proporzionale al grado d'allontanamento che
l'uomo determina dal suo stesso supporto "impersonale": l'Idea perfetta che alla
base del suo esistere, e che individuammo con il S specificamente modulato (dalla
parte dell'archetipo umano) ed insieme assolutamente incondizionato (nel suo
trascendente aspetto brahmanico).
Se la Maya appare coerente e legata al concetto di causa/effetto, perch essa
cos determinata dall'Interit in funzione dell'Uomo, e l'Uomo stesso ha in s uno
strumento di realizzazione che, in un dato momento del suo processo interiore,
coordinato a questo tipo di rappresentazione.
L'Universo che appare all'uomo non arbitrario e, dal suo punto di vista, non
neppure irreale: un Universo che sottintende un altro aspetto ben pi reale, e cio il
concreto modo di essere del mondo emanante, il Mondo Archetipale.
A scanso di dubbi, non diremo tuttavia che quel che appare nel campo specifico
di un jiva sia completamente onirico, e pertanto non reale per altre componenti
evolutive dell'Uomo Cosmico. Diremo piuttosto che il modo di atteggiarsi delle
rappresentazioni esistenziali (persone, fatti, ambiente) dipendente in massima
misura dal suo particolare livello d'introspezione e di emancipazione, e questo non
tanto ai suoi stessi occhi quanto a quelli dell'Interita, e finch l'Uomo Globale non sia
perfettamente desto. Che ne dunque delle persone che amammo, e che amiamo o
odiamo o incontriamo nel quotidiano travaglio dell'esistenza? Sono illusioni, miti,
allucinazioni manovrate dall'esterno che non hanno altra consistenza fuori dal nostro
117

crederle vive?
Nulla di tutto questo: quanto pi pertinente e strettamente collegato al mondo
esistenziale certamente esistente per s medesimo, e varia solo di poco dal nostro
ambito percettivo. L'Uomo vero come globalit ed i jiva esistono personalmente
come sue modalit di pensiero, e quindi partecipano di questa realt. Quanto appare
nel campo di un jiva dunque un aspetto interiore e soggettivo, condizionato dal suo
modo di rapportarsi nei confronti dell'Uomo Cosmico e dell'Interit, ma nel
contempo un aspetto reale, attuale o potenziale, dell'Uomo Cosmico, perch lo
svelamento di un archetipo non fenomeno illusorio ed arbitrario, e tutte le
componenti coscienziali del medesimo dovranno essere attivate.
Il campo esistenziale dunque illusorio se pensiamo che esista qualcosa "fuori"
dal nostro strumento percettivo, che oggettivizza quanto incontra in se stesso; ma
nella propria interiorit il jiva percepisce le modalit viventi a lui pi affini, e perci
pi rappresentabili nel loro momento di autocoscienza soggettivo, e l'incontro con
esse determina un potente campo d'attrazione o di repulsione reciproca, ed un
conseguente evento nello specchio "esteriore" del mondo fenomenico. Il campo
repulsivo, che pu operare in senso negativo o positivo ai fini dell'Archetipo,
comunque da considerarsi transitorio e dovuto ai diversi gradi di maturit interiore in
cui si incontrano modalit pur affini per intrinseca natura. Al limite superiore si
verificher un tale impulso d'attrazione reciproca fra le varie ed innumeri modalit da
costituire un continuum in cui ognuna s'afferma come tale, e si nega come
individualit separata. Al limite inferiore esiste invece la dispersione egotica e
l'estrema conflittualit che ne deriva.
In epoche remote, quando l'autocoscienza umana non era neppure paragonabile
all'attuale, la conflittualit mostrava una ben diversa natura: era il crogiolo per
l'evidenziazione di forme, e il modo nel quale esse necessariamente si
rappresentavano in cerca di un principio di stabilit coscienziale.
L'attuale periodo intermedio e preparatorio all'avvento di un uomo pi lucido,
pi consapevole e pi determinato ad essere e non a divenire. Ne parleremo a lungo
nel seguente paragrafo, e di conseguenza esamineremo il comportamento dell'aspetto
"verticale" che esprime l'attivit del Mondo Archetipale nelle vicende della nostra
storia.
-O8)
Il Mondo Archetipale un insieme omogeneo e continuo d'Idee viventi, che
costituiscono il fulcro dell'attivit creatrice del Brahman.
E' di conseguenza estremamente limpido e luminoso, e concepibile - per
bellezza ed armonia - solo da quei pochi che hanno potuto, anche se solo per un
attimo, contemplarne il fulgore. Eppure, nel Mondo Archetipo, esiste un limite alla
perfezione: limite che inerente alla creatura, la quale tende ad identificarsi in
coscienza ed atto con il S che l'emana, ma che - in quanto entit manifestata - pur
118

sempre incapace d'essere esattamente la Idea divina, quale esiste ("") nell'estrema
purezza dell'Ideatore.
Questo limite perfettibile all'infinito, e non certamente rintracciabile da chi,
provenendo da una dimensione tanto imperfetta come la nostra (espressione di un
evento manifestante in svolgimento), resti abbacinato dall'aspetto armonioso degli
Archetipi.
Ma il "limite" esiste, ed esiste in quanto non stata raggiunta l'assoluta Libert,
che coincide nel Brahman con l'assoluto Essere: questo fattore genera la possibilit di
un comportamento non conforme alla profondit dell'Idea centrale dell'Amore
trascendente, e questo tanto pi insidioso quanto pi sottile la consistenza
dell'imperfezione, e pressoch impercettibile alla medesima attenzione degli
Archetipi.
L'atto emanante, che ha determinato - in un inconcepibile 'momento' del
dinamismo brahmanico - l'evidenziazione delle Idee Archetipali, stato certamente
adeguato al loro porsi come tali, ma costitu e costituisce (come gi dicemmo) solo
l'inizio di un cammino verso la Luce fondamentale. Qui dobbiamo chiarire un
concetto basilare: il frutto di un evento creativo dell'Assolutezza un'Idea che abbia
raggiunto la capacit d'approssimarsi al suo S personale (nel senso altrove
enunciato) e l'attualit delle caratterizzazioni e specificazioni che sono il fulcro della
volizione divina informante; essa ha dunque raggiunto un'amplissima potenzialit
interiore di essere veramente s stessa e di agire conformemente al disegno divino,
ma naturalmente non la totale esplicazione delle virtualit, la loro assoluta sapienza e
conseguentemente la perfezione di modalit compiutamente attuata.
Si apre quindi un cammino d'apprendimento e di vitalizzazione dei contenuti
impliciti nel suo esistere archetipale, e un'esperienza della propria natura ora possibile
nell'ambito di un mondo che gi principialmante attivato negli elementi
fondamentali.
Tutto questo ha, come controparte, la possibilit di una scelta imperfetta, che
non nasce in questa dimensione da un aspetto ancora egotico e scompensato dell'Idea,
ma dall'esistenza di incompiute attuazioni del suo ambito personale e di incomplete
armonizzazioni delle valenze interiori.
Tutto questo non naturalmente compatibile con l'Atto emanante, e deve quindi
esser portato ad un livello pi alto di perfezione. Il procedimento proiettivo del
Brahman opera attraverso un atto d'amore, che attribuisce a entit personali un
ambito d'autonomia e la libert d'essere ci che decidono di diventare in conformit
alla loro natura.
In effetti il Brahman creatore di vite in larga misura autocoscienti e capaci di
scegliere il loro cammino senza un intervento diretto del supremo Ideatore. Questo
il centro del problema, perch non esisterebbe alcuna imperfezione reale o
immaginabile senza questo conferimento di libert e autonomia ad Archetipi viventi.
Essi sarebbero momenti perfetti della Coscienza Assoluta, solo pervasi dall'unitaria
essenza brahmanica ed affatto distinguibili l'uno dall'altro se non dallo stesso
Ideatore, il quale contemplerebbe la loro realt come Suo esclusivo contenuto ideale.
119

Ma il Brahman, per amore infinito, vuole che queste perfettissime Idee vivano
anche per s stesse, ed insieme siano centri autonomi ed ampiamente liberi
d'irradiazione creativa, e momenti dell'Uno ontologico che mai viene frazionato o
frantumato dalla loro esistenza.
Abbiamo dunque due sfere: l'Idea Perfetta e la coscienza non perfetta della sua
personalizzazione quale centro archetipale, il quale tende a identificarsi con la sua
Matrice in un moto di costante approssimazione, ma in effetti con un processo
all'infinito perch essa quale per un atto d'amore e di specificazione trascendente e
quindi non annullabile n revocabile: atto che le conferisce, come gi tante volte
dicemmo, la personalit autonoma e che non pu (appartenendo al Creatore) venir
negato dalla creatura.
Certamente il Brahman concede l'esperienza dell'unione e l'intuizione dell'Uno
ontologico, ma ci insegnamento-dono-esperienza, non eliminazione definitiva di
quanto conferito. L'Amore non nega se stesso, e la sua pi alta espressione
quell'insondabile "sacrificio di S" che concede libert e autonomia all'essere amato.
Non ci dilungheremo oltre su questa realt, che davvero Mistero appena
accennabile in un lavoro intellettuale come il presente, ma il lettore ne conservi il
ricordo, perch la radice per la comprensione profonda dell'attuale Emanazione e di
tutto il Mondo degli Archetipi.
La nostra idea principale dunque che l'evento manifestante sia nell'essenza un
atto infinito d'amore, e che tutta l'Emanazione tenda all'amore come attualit vivente,
mediante il superamento e la composizione delle infinite conflittualit che
s'evidenziano nel processo, insieme insegnando l'armonia perfetta e l'esplicazione dei
contenuti intrinseci all'Idea.
L'Universo si pone come conflittualit: l'aspetto "male/dolore" non infatti nato
con l'Uomo, e lo precede in un tempo non umano, ma con potenzialit che
s'effondono nell'umano.
L'Uomo dunque la vittima di un dramma che nasce dallo scontro di due
principi opposti, come fu affermato dal Mazdeismo e da tanta parte del pensiero
occidentale? Ovviamente la nostra risposta rigorosamente monistica, e dobbiamo possiamo - considerare l'Involuzione come un effetto conseguente al dono della
libert, quando questa incompresa e abusata nell'istanza egotica. Certamente
l'ideazione suprema ha considerato l'ostacolo che emergeva nella presente
Manifestazione e ha tratto le opportune conseguenze: prima fra tutte quella che
l'Uomo, la forza motrice capace di risolvere le antiche irrealizzazioni sintetizzando in
una nuova configurazione tutto il Mondo Archetipale, doveva essere messo in
condizione di lottare con armi pari contro le inevitabili e potenti difficolt sparse sul
suo cammino.
Cos l'archetipo supremo dell'Emanato, il Brahma, ha generato nelle sue ipostasi
dirette e negli Archetipi fondamentali un preciso ordine d'intervento e di sostegno,
che deve essere necessariamente attualizzato ogniqualvolta sia possibile oltre che
importante il farlo.
Possibile: questo il punto dolente della speculazione umana, che stenta a
120

comprendere il perch di tanta lotta dell'esistente per vivere e continuare il cammino.


L'uomo ha umanizzato la Trascendenza pi per comprenderla e comprendersi
che per un'inadeguatezza intellettuale. Anche quando i mezzi d'indagine erano
mentalmente evoluti, egli dovette fare riferimento a s, ai modi del suo intelletto e
della sua esperienza per inferire qualcosa sul Divino, e renderlo meno arbitrario ed
incomprensibile. Il procedimento non erroneo perch non pu esservi
contraddizione fra la creatura ed il Creatore, e la base coscienziale della prima una
specificazione (su scala estremamente riduttiva) della Suprema Coscienza. Ma come
un metodo solo parzialmente imperfetto pu condurre a risultati disastrosi, cos
l'utilizzo di strumenti conoscitivi leciti e tuttavia incompleti ha condotto la
speculazione in vicoli ciechi e in assurde formulazioni.
Il problema dell'uomo, nel valutare il Trascendente, quindi un problema di
limite, oltre il quale possibile ogni genere d'errore. Se un compito fondamentale
spetta a chi ha il compito e la responsabilit di formare l'Uomo, questo appunto la
rimozione di tal limite, il suo allargamento in vista di finalit pi comprensive ed
armonizzanti, la sua riduzione ad ostacolo superabile laddove esso si presentava
come barriera invincibile.
Perch ci accada, le Potenze emananti si servono dell'aspetto pi discusso e
discutibile dell'Emanazione: la sua conflittualit. Esse cio determinano l'apparire di
problematiche che nascono dai rapporti fra l'uomo storico e l'ambiente, fra le
comunit e gli individui, cos come fra le istanze di ogni singolo mondo interiore.
E' un metodo doloroso, e talvolta in apparenza crudele, ma l'unico che aiuti a
risolvere radicalmente sia il problema dell'attuazione dell'Archetipo Uomo sia quello
- infinitamente ampio e complicato - degli aspetti perfettibili del Mondo degli
Archetipi.
La nostra analisi tuttavia non pu misconoscere le differenze estreme che
intercorrono fra la mentalit e la capacit d'astrazione dell'uomo storico e la realt
effettiva del contesto in cui egli si determina.
Abbiamo accennato alla pi macroscopica di queste differenze, e dovremo
ancora indugiare sul concetto "verticale" del tempo (che potremmo anche chiamare
'pluridirezionale') dell'Interit e del Mondo delle Idee - concetto espansivo,
estremamente evidenziante il loro differente modo d'esistere come coscienza - in
paragone a quello monodirezionale e determinato dal rapporto causa/effetto tipico del
jiva.
Un'altra differenza ben poco conosciuta proprio quella test indicata come
scaturigine del tempo storico: mentre l'uomo deve strettamente dipendere, nel suo
processo attuativo, dal rapporto causale (il Karma questo principio applicato
generalmente, sia al mondo fisico che a quello psichico e mentale, e pi precisamente
della coscienza), il Mondo Archetipale - sia esso considerato in se stesso che come
motore agente dell'Emanazione - affrancato in varia misura da questo
determinismo, almeno se inteso nel senso a noi noto.
Per non creare confusione, diremo che ad ogni effetto deve necessariamente
sottintendere un elemento causante, ma nel Mondo degli Archetipi tale elemento non
121

in larga misura pietrificato in un aspetto "esteriore" che si opponga alle decisioni


del principio evolutivo (il jiva); nel Mondo Ideale - cos come nelle sfere pi alte
della Manifestazione - l'unico fattore determinante lo spirito e gli atti volitivi che ne
evidenziano il contenuto. L'aspetto 'forma', non essendo che la sintesi intuitivamente
rappresentativa di un'essenza, di per s assolutamente mobile, ed affatto coercitivo
nei confronti dell'entit ideante. Questo rende il tessuto del Mondo delle Idee viventi
luminoso e dinamico in modo inconcepibile per gli uomini storici, ma mai arbitrario e
contraddittorio, giacch esprime in misura certamente elevatissima la motivazione e il
Principio che l'irradia.
Diciamo queste cose, alle quali altre s'aggiungeranno, per sottolineare
soprattutto la difficolt che gli uomini incontrano nel valutare l'Interit e le Potenze
ivi esistenti, pur nel razionale rapporto che s'instaura fra un aspetto vivente in fase
autorealizzativa e un altro gi pi o meno perfettamente attuato, che per questa sua
qualificazione esercita le funzioni di guida e d'elemento costruttore.
Se tutto questo vero, tuttavia non si deve dimenticare che l'Uomo deve
affrancarsi dal suo limite intellettivo ed interiore, e ci sopratutto possibile nel
confronto con le Intelligenze sephirotiche; in tal caso egli infatti s'avvede delle
incongruenze e delle parzialit del suo giudizio nella percezione e nella comprensione
del reale. Tale conseguimento possibile se, al posto di un supino atteggiamento
d'ossequio e reverenza nei confronti della Trascendenza, qualunque realt essa sia - e
questa, per inciso, cosa ben diversa dallo spirito della bakti -, si sostituisce un
attento ed equilibrato esame di s medesimo e delle forme/pensiero che s'incontrano,
non certo per una finalit d'autoaffermazione o - peggio che mai - di controllo delle
stesse, ma per l'altissimo scopo di comprendere e realizzare.
Quel che importa affermare nel modo pi esplicito, in questa sede e nella pratica
dell'insegnamento, che l'uomo storico deve porsi, con umilt e decisione, con
fiducia nell'Amore divino e con attenzione sempre desta, di fronte alle Potenze
Archetipali: rispettandole profondamente e implacabilmente contestandole qualora le
circostanze e l'ammaestramento rendano indispensabile perfino quest'ultima
eventualit. Ci in vista della finalit preminente di conseguire un
incontro/integrazione a livello altissimo di realt, e di ottenere di riflesso un
approfondimento e una sapienza della propria verit interiore, specificata e pur fusa
con il Tutto.
Un simile atteggiamento dello spirito difficile da comprendersi, difficile da
attuare e difficile da mantenere: perch sia possibile in un contesto di grave
conflittualit generale e di gravissima crisi morale dell'uomo storico, occorrono
conoscenze, dati e acquisizioni precise. Occorre cio sapere, almeno in via di
principio e a livello intellettuale, come si configuri il continuum in cui viviamo, quali
le sue caratteristiche fondamentali - diversissime da quelle apparenti - e quale la
logica unitaria che lo rende strumento non di particolarismi esistenziali, ma di fusioni
a livelli straordinariamente profondi fra essenze ideali che, libere ed autonome nella
loro sfera, si sentono vive nell'unit del Tutto.
Daremo quindi nelle pagine seguenti ulteriori ragguagli, avvisando nel
122

contempo il lettore che suo compito primario meditare su quanto stato fin qui
detto, e confrontarlo imparzialmente e obbiettivamente con la realt della sua
coscienza: compito difficile, ma che deve essere assolto, pena la perdita della fiducia
in s, nel mondo umano e divino e, in ultima analisi, nella vita.
-O9)
Le caratteristiche del Mondo Archetipale dianzi enunciate non dipingono che in
minima parte la sua realt, ma sono pur sempre un utilissimo indizio per un
approfondimento oggettivamente adeguato. Dobbiamo adesso soffermare la nostra
attenzione su di un riflesso di quanto stato appena detto, che spiega in qualche
modo le incongruenze incontrate da qualsiasi allievo nel suo itinerario spirituale.
L'Interit, che complesso energetico vivente e consapevole, profondamente
libera da preconcetti e rigorismi di qualsivoglia tipo nell'estrinsecazione delle sue
potenze, con la sola eccezione della perfetta aderenza al fine primario che le stato
indicato.
Questo concetto ha diversi significati, il pi importante dei quali l'estesissima
libert di scelta dei metodi e delle forme di contatto o d'interferenza con la sfera pi
specificatamente umana, la zona tridimensionale. Detto principio ammette la sola
riserva del fine da perseguire, gi enunciata, nel pieno rispetto dell'autonoma
determinazione dell'uomo evolutivo. Ci significa che l'Interit non agisce secondo
gli schemi logici tipici dell'uomo storico, n tampoco secondo codici di valori
prefissati e codificati: questi ultimi sono tutt'al pi necessari all'umanit in precise
fasi del suo sviluppo, e vengono continuamente rimossi, ampliati e rinnovati nell'arco
temporale. Non esiste cio un imperativo di leggi divine da rispettare, un insieme di
norme che rappresentino la volont espressa "una tantum" dal Supremo Fattore,
fuorch la modalit essenziale dell'amore e del rispetto della libert, il vero ed
irrinunciabile dono del Brahman alle sue creature. E' quindi perfettamente improbo e
faticoso tentare di comprendere la logica dell'Interit e delle Potenze utilizzando un
insieme di concettualizzazioni storicamente determinatesi le quali, pur adombrandone
il Valore, ne evidenziano insieme i limiti d'intelligenza emersi nell'umanit.
Questo fenomeno stato causa d'innumerevoli deviazioni, fraintendimenti ed
abusi, poich - come in queste pagine pi volte dicemmo - un mal compreso concetto,
pur di per s esatto, pu fuorviare pi di una patente menzogna nel medio e lungo
periodo di tempo.
Presumere che un Ente dell'Albero Sephirotico utilizzi, nel suo aspetto dinamico
interferente con l'uomo, la logica ed i limiti di quest'ultimo, un assurdo intellettuale
oltre che un arbitrario metodo d'inferenza dal noto all'ignoto. E' lecito procedere per
deduzione e induzione quando possibile controllare la veridicit dei risultati ottenuti
sul banco di prova dell'esperienza: ma l'esperienza del contatto con la Mente
archetipale non convalida le artificiose costruzioni filosofiche, etiche e religiose
dell'uomo che in variabile misura, e sovente le contraddice.
123

In tale caso, pi significativa la diversit che le concordanze, ed occorre


comprendere le ragioni e i perch di ogni differenza, mano a mano che essa emerge
alla consapevolezza.
Non l'Interit un'estrinsecazione alogica del Divino, fondata sull'arbitrio e
1'imprevedibilit; al contrario, esprime la sola ed unica logica compatibile con la sua
natura profonda: quella della libert e dell'amore. E' dunque con questa metodologia
che si rende indispensabile procedere nelle disamine dei rapporti fra l'Uomo e il
Divino, e non importa se molte cose appaiono oscure a un primo e secondo sguardo:
esse si chiariranno col procedere dell'indagine e della maturit interiore, e si
collocheranno nella giusta prospettiva, la sola capace di renderle accessibili e
comprensibili.
Quando la nostra cultura ci consente d'osservare con occhio sia pure
scarsamente critico la storia del pensiero umano, non possiamo nasconderci lo
sgomento che ci assale di fronte alla variet delle dottrine, delle certezze caduche,
delle dogmatiche e delle ipotesi: ognuna delle quali sembra rifrangere la Luce
originaria dandone s un'immagine, ma deformata ed incostante.
Se questo accadde ed accade, deve esisterne un motivo, una causa determinante
ed inafferrata. Ma come riuscire l dove tante menti eccelse non giunsero che a un
parziale successo, quando non conobbero il tremendo peso del fallimento e del
Sentiero perduto?
Dobbiamo procedere con cautela perch lo stesso lettore non s'adombri di fronte
a queste parole e - per farlo - gli daremo un preciso criterio di comportamento, che
tanto pi produttivo di reale consapevolezza quanto pi difficile da essere compreso
ed attuato.
Il lettore di queste pagine deve essere ben certo di s e di quel che vuole
raggiungere, perch le sue acquisizioni risponderanno comunque alle sue motivazioni
ed alle scelte che le esprimono. Non vogliamo neppure parlare delle razionalizzazioni
e delle insincerit pi o meno colpevoli di tanti ricercatori: presupponiamo la buona
fede ed un oggettivo impegno ad esser limpidi nello spirito e coerenti con le proprie
formulazioni, quanto pi possibile liberamente e obbiettivamente puntualizzate.
Questo tipo d'allievo, raro ad incontrarsi e pi raro nel prosieguo
dell'addestramento, quello che l'Interit oggi cerca e vuole, perch il fine che Essa
persegue - in questa situazione del Suo spazio/tempo - non certo evidenziato dalla
normale ricerca della speculazione filosofica e religiosa.
Diciamo dunque che il criterio fondamentale di conoscenza e sapienza del Reale
implica, oggi pi che mai, il contatto ed il confronto con le Potenze emananti ed il
Mondo Archetipale; e che questo contatto e confronto non costituiscono affatto un
semplice traguardo realizzativo a livelle personale, ma un vettore generalizzante, per
cui l'allievo deve agire, sentire ed essere come agisce, sente ed un Aspetto vivente
dell'Interit.
Noi non tentiamo d'indurre il lettore a cercare un suo status di perfezione e un
personale trascendimento della normalit: noi vogliamo che egli si prepari e s'addestri
ad operare come elemento del volere divino nella sua fase di costruzione ed
124

attivazione di un Archetipo centrale del Mondo delle Idee.


Compito immane, di cui l'allievo sar un semplice centro dinamico in un
determinato campo, ma che lo rende in ogni istante indispensabile ed insostituibile,
perch in lui si riverbera l'ideazione divina ed egli l'Uomo come potenzialit
emancipativa.
Compito che implica il costante riesame di se stesso, il confronto con l'Idea
centrale della Manifestazione, con la logica degli Archetipi e con le Forze che deve
imparare a conoscere, comprendere ed armonizzare. L'allievo deve quindi
abbandonare gli schemi, per autorevoli e storicamente affermati che siano; i dogmi,
anche se inconsci ed indotti dalla sua cultura originaria; i preconcetti, i quali sovente
non sono altro che modi di sfuggire la fatica della ricerca e del riconoscimento della
propria verit.
L'allievo deve imparare a comprendere un aspetto tremendo della
Manifestazione, perch suo compito portarlo a compimento e a maturazione, e
quindi armonizzarlo in una sintesi superiore: deve cio conoscere, capire e controllare
la conflittualit dell'Universo, onnipresente ad ogni livello del mondo
tridimensionale, e rifrangente un abissale problema di ricapitolazione e superamento
del Mondo delle Idee viventi.
Confronto, contatto ed interferenza con le Intelligenze manifestanti: dialogo ed
antitesi per giungere a una sintesi che implichi un "quid novi", sia per l'Uomo che per
l'Archetipo, nell'esplicazione e nell'adempimento del volere supremo.
Non rileggeremo mai abbastanza queste pagine, non mediteremo mai abbastanza
su quanto dicono e - pi - sottintendono.
Lasciamo dunque il lettore alle sue personali considerazioni, ed accingiamoci a
procedere nell'analisi di aspetti conoscitivi del nostro particolare momento storico, e
della Potenza che lo esprime.
-O10)
L'Emanazione caratterizzata da un particolare tipo di temporalit,
multidirezionale o - meglio - in espansione; da un'immanente libert di espressione
che s'estrinseca in forme perfettamente affrancate da coazioni nelle loro assunzioni
estetiche; da un nesso causale sempre interiore alle Entit agenti, le cui attivit
rispondono alla fondamentale legge dell'Amore in vista di un fine trascendente.
Nella Manifestazione il centro d'interferenza globale degli influssi sephirotici, il
mondo di Malkuth , ossia appare, con caratterizzazioni completamente difformi da
quanto abbiamo or ora affermato: nella tridimensionalit il tempo monodirezionale,
completamente determinato da una legge di causa/effetto pietrificata in forme ed
eventi necessitati; la libert di espressione severamente condizionata dall'ambiente e
dalle componenti karmiche frutto delle azioni passate, e non esiste apparentemente
alcuna possibilit per lo spirito dell'uomo d'influire su quella forma primordiale
d'energia spirituale che chiamiamo materia.
125

Il nostro esame ci ha portato ad assumere atteggiamenti specifici nei confronti di


questa fenomenologia, e a considerarla un'estrinsecazione del processo dinamico che
il divenire dell'autocoscienza. Dobbiamo ora chiarire alcuni concetti che riteniamo
importanti sia sul piano conoscitivo che su quello pratico: primo fra questi il fattore
"materia", che deve essere inteso come rappresentazione del proprio campo d'azione
secondo parametri imperfetti di conoscenza, la quale ci appare conseguentemente
condizionata da quanto appare come "altro da noi".
In altri termini, quello che percepiamo come 'oggetto, forma, dimensione' in
tutte le infinite specificazioni che quotidianamente incontriamo (dalle persone alle
cose, dagli uomini agli animali e allo stesso scenario esistenziale) altro non che
pensiero, il quale riflette se stesso secondo modalit indotte dal Mondo Archetipale
affinch possa assumere consapevolezza - tramite la esperienza - delle proprie
valenze, e le realizzi in armoniosa sintesi.
La visione e la percezione del nostro campo vitale rappresentano innanzitutto la
proiezione della realt interiore che ci informa in un determinato momento del
processo storico d'evoluzione, ed i limiti esistenti alla nostra capacit d'essere ci che
potenzialmente siamo, e che costituiscono quindi una carenza di libert: carenza che
viene colmata dalle Idee Archetipali con un'attivit incessantemente finalizzata, ed
attuata secondo le categorie adeguate allo scopo.
Dobbiamo dunque valutare, nel giudizio sul momento storico che ora viviamo,
sia l'interferenza del mondo formale con la nostra interiorit (in altre parole: il mondo
formale l'emersione di un limite nella realizzazione, rimosso da un'attivit che non
proviene effettivamente n da lui n da noi, e che quindi ci appare coercitiva), sia la
necessit di tendere al conseguimento di una valenza dello spirito, anche e
principalmente a livello personale, che insieme allarghi la nostra autonomia e
modifichi il generale condizionamento esteriore.
Non per possibile parlare, a rigore, d'"esteriore" perch in effetti tutto avviene
in quell'ambito ideale che la personalit, e la nostra esistenza odierna altro non
che la rappresentazione del nostro medesimo processo realizzativo. Il concetto esatto,
che deriviamo dalla tradizione filosofica, in questo caso quello di 'monade' e come fu detto da Leibniz 1e 'monadi non hanno finestre': esse rappresentano s
stesse secondo una logica che per non la loro, ma quella del Continuum in cui
sono inserite.
Ripetiamo: questo 'continuum' reale come processo, ed irreale come ente a s
stante in quanto (dal punto di vista delle Idee che conducono l'Emanazione) esso il
modo di svelamento di un archetipo a se stesso secondo le categorie pi adeguate per
l'esperienza e la successiva realizzazione.
E' coerentemente necessario concludere che la rappresentazione della Monade a
s medesima, guidata dall' "alto", non possa non influire - limitandola
proporzionalmente - sulla sua libert d'azione, perch in ultima analisi le Potenze non
fanno altro che indirizzare il procedimento secondo la sua logica intrinseca
(modificando e condizionando gli accadimenti del processo in senso finalistico): cos
la causa principale dell'assenza o della carenza di libert nell'uomo deve ritrovarsi
126

proprio in lui stesso.


E' pertanto naturale che l'Uomo resti coartato dal proprio
Mondo/Rappresentazione proiettato nel tessuto mentale, e che gli Enti dell'Interit,
liberi in modo alquanto significativo da tali limiti, agiscano con amplissima
discrezionalit e non siano affatto impediti dalle categorie formali presenti nell'Uomo
storico.
L'Uomo Globale, occorre precisarlo, monade nei confronti del Mondo
Archetipale, e le sue modalit viventi, i jiva, sono altrettanto monadi l'una rispetto
all'altra.
Questo assunto sembra indurre ad un relativismo esasperato, ma in effetti i dati
che possediamo non consentono questo giudizio. Innanzi tutto le monadi/jiva - in
quanto elementi costitutivi del globale - sono genericamente condizionati dal tipo
d'autocoscienza del globale medesimo, e quest'ultimo, essendo estremamente pi
costante ed immobile se commisurato al brevissimo periodo della vita umana, appare
come un Ente stabile e sostanzialmente equilibrato.
Come sappiamo cos non , e l'Uomo Globale esprime il disaccordo con la sua
essenza mediante l'infinita conflittualit che manifesta nell'Universo, la quale altro
non se non l'inadeguatezza ad armonizzare le potenze interiori.
Inoltre l'Uomo Globale archetipo in fieri, e la sua limitata intelligenza non
certo estensibile al mondo delle Idee, il quale infinitamente pi lucido e
consapevole e - non dimentichiamolo mai - costituisce il tessuto originario dell'Uomo
Cosmico, sia pure in una sintesi nuova e con 1'apporto determinante di un "Quid"
divino, infuso nella Manifestazione.
Ne deriva che la rappresentazione/Universo che l'Uomo e gli uomini storici
hanno di s completamente diversificata da quella degli Enti emananti, i quali
vedono la realt nel suo "essere" e "chiarificarsi" insieme, e per ora infinitamente
lontana sotto l'aspetto della coscienza autonoma dall'Idea contemplata dal Brahman
nel Suo Cit, e vivificata per puro amore.
Questa esposizione rende giustizia anche delle difficolt che s'incontrano nel
cammino realizzativo; difficolt che sembrano provenire dall'ambiente, dalle persone,
dal caso, dal tempo e da imprevedibili emersioni di eventi a volte tremendi e a volte
dolcissimi, ma sempre apparentemente "esterni" al percipiente.
Difficile riesce la comprensione intellettuale che tutto ci il gioco di quello che
attualmente siamo e che non dobbiamo restare; che il Karma soltanto esperienza di
s stessi e superamento del passato verso un realissimo ed insieme illusorio "futuro";
che quello che veramente non dipende da noi - come scelta e definizione - sono le
modalit, le categorie mentali in cui quest'esperienza avviene. Esse non derivano
neppure dall'Uomo Cosmico, ma direttamente dal Mondo delle Idee manifestanti,
esterno ed insieme intrinseco all'Adam. Insistiamo in questo principio perch esso
indispensabile per l'intelligenza della vita, e altro non se non un'appropriata
specificazione della Tavola di Smeraldo, intesa in modo pi puntuale e significante.
Occorre poi tener conto che in questo procedimento il Mondo Archetipale - il quale,
come fulcro creatore, lucente ed armonico - non l'unico elemento attivo. Esiste
127

come un'ombra dell'Albero della Vita, la stortura qelliphotica, che rappresenta il


precipitato vero e proprio delle scorie dell'autocoscienza archetipale, e l'imperfezione
che deve essere tramutata in armonia al termine del presente Ciclo manifestante.
Abbiamo detto che uno (non l'unico) scopo della volont suprema appunto una
sorta di ricapitolazione delle Entit Intelligenti che costituiscono il Mondo delle Idee:
ricapitolazione necessaria per consentir loro un approfondimento pi libero della loro
natura, e una pi limpida sintesi, capaci di determinare la forza emanante di nuovi ed
imprevedibili Cicli.
Si deve dedurre che il Brahman sceglie come elementi del Suo dinamismo i
Principi autocoscienti; che quanto deriva dal processo deve costituire un centro
d'evidenziazione innovatore, e perci pi profondo e comprensivo, delle infinite
valenze supreme, e cio una sintesi dell'esistente (in senso personalizzato) che, lungi
dall'essere definitiva e cristallizzata, apra il cammino per altri orizzonti.
Dobbiamo conseguentemente operare con una visione globale del problema, se
vogliamo orizzontarci nei meandri del relativo e del contingente; dobbiamo sapere di
essere monadi per imparare come e quanto la monade possa trascendersi e riflettere il
Tutto: essere il Tutto e s stessa, al termine del proprio sentiero, in inscindibile unit e
mistica felicit.
-O11)
La monade, che un universo e riflette la sua essenza attuale come universo a
lei esterno, un momento dell'Uomo Globale; dobbiamo quindi valutare la
rappresentazione del mondo oggettivo in quest'ottica se vogliamo comprendere le
ragioni della sua permanenza e della sua realt.
Abbiamo precisato che l'imperfetta intelligenza dell'essere, tipica del jiva,
espressione diretta del suo limite come coscienza e libert: dove c' lacuna si erge un
ostacolo interiore e una conseguente inadeguatezza della visione. In tal caso l'Albero
dell'Esistenza, interno/esterno alla monade, deve guidare il processo
d'emancipazione, secondo le leggi dell'unione, dell'amore e del rispetto di ogni
autonoma scelta.
La permanenza e la logicit del mondo apparentemente esterno dipendono
quindi da fattori concorrenti e da un elemento che dovremo chiarire, anche se
implicito in tutto quello che abbiamo finora detto.
I fattori enunciati (e che, giova ripeterlo, sono da un lato l'immagine che ha di s
l'Uomo Globale, riflessa conseguentemente in ogni sua componente dell'Universo;
dall'altro la struttura emanante dell'Albero Sephirotico, il quale guida l'emancipazione
dell'archetipo evidenziantosi secondo i metodi e la razionalit a lui intrinseci)
risultano immanenti a tutto il Ciclo: quest'ultima considerazione apre la strada alla
definizione dell'elemento che vogliamo specificare, il quale appunto il sussistere
nell'Uomo, globale o jiva che sia, di un principio razionale intrinseco, anche se
oscurato e confuso da lacune ed errori di pensiero e di giudizio.
128

In effetti un elemento logico/razionale attuato quando in armonico equilibrio


con tutti gli altri principi, secondo una legge di reciproca non-contraddizione. Se un
concetto, un'ideazione, una rappresentazione del reale s'oppone ad altre formulazioni
che abbiano valenza razionale ed obbiettiva, esiste un errore e una deviazione dalla
visione coerente del Tutto; errore e deviazione tanto pi notevoli quanto pi estesa
l'incidenza della contraddizione, e la permanenza dell'ideazione in esame si rende
precaria.
La Realt , in ultima analisi, Spirito che attua se stesso, ed il cui contenuto
rappresentato dalle Idee: se utilizziamo, nel modo specifico al relativo ed al jiva, il
principio basilare della Tavola di Smeraldo osserveremo che il mondo oggettivo non
altro che la proiezione del contenuto ideale dell'interiorit, la quale si rende in tal
modo comprensibile a s medesima. Ci esatto per l'Uomo unitario e per le sue
essenze specifiche, gli uomini storici: con la precisazione per questi ultimi che essi,
in quanto idee/fondamento del globale, sono insieme condizionati
dall'autorappresentazione dell'Adam nel loro campo d'attivit, e costituiscono
elementi dinamici di modifica di quell'autorappresentazione. In altri termini, i jiva
sono gli strumenti dell'esperienza che l'Uomo universale fa del suo esistere, e quindi
costituiscono e il mezzo e l'oggetto della sua autocoscienza.
Questa osservazione davvero importante, perch ci permette di valutare
dall'interno i vari periodi storici in un quadro logicamente definito.
Essendo la struttura dell'Essere fondamentalmente e perfettamente razionale, lo
strumento conoscitivo dell'uomo appropriato nella misura in cui s'incentra in questa
struttura; diventa arbitrario ogniqualvolta egli se ne allontani.
La suddetta analisi ci consente di ribadire che l'affermazione egotica,
contraddicente in toto ed in fieri l'unit dell'Essere, causa di inadeguata
rappresentazione del proprio campo d'esperienza, ed implica un arresto o un
impedimento all'evoluzione, all'intelligenza del reale e alla visione particolare e
globale.
Ne deriva, come prima conseguenza, la liceit e la necessit della ricerca delle
leggi che informano un dato momento dell'evento manifestante, con la precisazione
che dette leggi rappresentano una conoscenza della realt solo sotto l'aspetto
accessibile al personale grado d'emancipazione, e quindi non significano la struttura
del reale "in s", ma semplicemente quella del pensiero che, in modo imperfetto e
lacunoso ma pur sempre non arbitrario, riflette s medesimo.
Quando il jiva prende conoscenza di un elemento razionale costitutivo della sua
personalit essenziale, lo proietta nel suo campo d'azione, determinando conseguenze
interiori che assumono il significato di eventi a lui esterni. Questo spiega l'incidenza
della legge karmica e dell'accumulo di valenze positive e negative nel profondo
inconscio, che devono in qualche maniera arrivare ad espressione sotto forma di
eventi. Se la coscienza limitata afferra un momento costitutivo che attiene al suo
specifico ambito d'esperienza, l'accadimento e la visione 'esterna' riguarderanno
solamente lei, e si tradurranno in esperienza soggettiva. Ma il jiva parte integrante e
non accessoria dell'Adam, e ci che egli consegue diventa immediatamente incidente
129

nel centro rappresentativo di quest'ultimo, determinando modifiche che nel tempo


potranno rendersi estremamente significative.
Da ci dipende come il singolo sia, in questa prospettiva, responsabile anche del
Tutto; e perch lo sforzo individuale debba comunque tendere alla composizione e
all'armonizzazione delle contraddizioni emergenti nel momento storico vissuto.
E' difficile valutare l'importanza di questa nozione ai fini pratici dell'attivit e
dell'interpretazione dell'Universo, che continueremo a chiamare oggettivo per svariati
motivi, non ultimo dei quali quello che implica la realt del processo manifestante
nell'irrealt dei suoi momenti specifici.
L'Universo esterno (ripetiamolo perch, come dicevano gli antichi, repetita
iuvant) il nostro mondo interiore oggettivato ed insieme il sogno coscienziale
dell'Uomo Cosmico.
L'Uomo Globale , dal nostro punto di vista, estremamente stabile perch le sue
rappresentazioni interiori vanno ben oltre l'effimera vita tridimensionale delle sue
modalit, le quali sono tuttavia i centri energetici capaci di modificargli
inevitabilmente la struttura spirituale.
Il passaggio da una zona tridimensionale ad un'altra che tale completamente non
, reso poi necessario nella dinamica dell'emancipazione dalla esigenza di una
ricapitolazione, di un assorbimento e decantazione di quanto venne incontrato nel
corso dell'esistenza in Malkuth. Questo schema, il quale s'estrinseca nell'alternarsi di
nascita e morte al nostro mondo formale, immanente alla dialettica dell'acquisto
della libert interiore, e evidenzia una ritmicit che l'uomo dovr necessariamente
trascendere, e che trascender in misura proporzionale alla sua effettiva armonia.
La successione delle esistenze non dunque una legge immutabile del Ciclo
manifestante, ma lo strumento che l'Intelligenza sephirotica ha considerato adeguato
per indurre l'umanit all'esperienza delle sue potenzialit e alla maturazione di
quell'esperienza.
Dal punto di vista dell'Emanazione, il fenomeno nascita/morte illusorio, ed
implica un semplice mutamento della visione interiore, reso necessario dall'imperfetta
emancipazione dei jiva, i quali maturando sono destinati a superare
quest'oscillazione. Ma l'uomo, nella sua esperienza normale (e cio dal punto di vista
della vita formale odierna) intreccia rapporti, affinit, legami con altre essenze
intelligenti, e attiva potenti campi emotivi che sovente sfociano nell'intensa e
realissima profondit dell'amore. Poich proprio l'Amore l'aspetto essenziale
dell'Uno, in tale caso il jiva non determina un fattore transeunte, ma un vero e proprio
vettore aggregativo in accordo con le pi alte finalit dell'Universo e del Ciclo
manifestante.
Abbiamo detto che il jiva sostanzialmente una monade; che la visione
dell'Universo e delle realt apparentemente esterne sono comunque percezione della
propria interiorit nelle sue valenze attualizzate; che egli una modalit dell'Uomo
unitario, e che quindi la sua esperienza non mai arbitraria, ma coerente con la
globalit che lo esprime; abbiamo affermato che la Matrice logica dell'Emanazione,
dell'Adam Kadmon e del jiva reale, e rispecchia la trascendente logicit espressiva
130

del Creatore, anche se in modo parziale e imperfetto. Vediamo dunque quale la


natura e la verit dei valori che la monade realizza nel suo esistere e nel tessuto
generale incontrando principi di vita da lei considerati esteriori, ma che in effetti sono
interiorizzazioni di altre e non illusorie Idee, a lei tanto prossime per campo e natura
da causare un fenomeno unitivo d'accordo e, al limite, d'identificazione.
-O12)
La Manifestazione non un atto arbitrario, ma estrinseca l'infinita razionalit del
Brahman: questo il postulato che consente un'interpretazione adeguata dell'emanato.
Si talvolta pensato e perfino tentato di giustificare un presupposto alogico
dell'atto proiettivo, e di considerare il mondo fenomenico come un semplice svolgersi
d'atti casuali, intrinsecamente non legati da un rapporto metafisico causale, pur se
tendenti all'equilibrio reciproco con un'apparente sequenza di causa/effetto.
Questo criterio d'interpretazione, che tende a riaffermare 1'assoluta libert del
Principio informante, non tiene tuttavia conto che Egli coerente con S medesimo,
ed questa infinita identit che esprime la logica e la razionalit della sua essenza: da
ci si desume facilmente che tutto quello che l'Assoluto crea, partecipa di tale base
metafisica, e la rappresenta come natura e tendenza. Esiste dunque nell'Uomo e
nell'Universo quest'originario aspetto, nell'attuale situazione affatto realizzato, o
realizzato in modo generalmente confuso.
Il jiva che noi conosciamo uno sperimentatore delle sue virtualit, ed
animato, per scelta arbitraria e forza di cose, da un potente atteggiamento egotico e
possessivo il quale, se da un lato lo sospinge ad allargare l'ambito delle acquisizioni,
dall'altro lo snatura e lo scompensa, facendole crescere in modo abnorme e privo
d'equilibrio.
La scienza odierna ne l'esempio lampante: mentre essa rappresenta lo svolgersi
di una necessaria indagine conoscitiva del tessuto esistenziale, si afferma in modo
conforme non a un obiettivo indirizzo d'integrazione ed equilibrio fra le parti, ma alle
istanze particolaristiche e soggettive dell'ego individuale e collettivo. Tutto questo
determina un comportamento rapace e sfruttatore di risorse e persone, in molti modi
soggette alla prevaricazione dell'agente pi forte, e comunque considerate
oggettualmente, anzich come parti alle quali immanente un Principio unitario,
ovunque identico.
Cos l'uomo, studiando le infinite connessioni che esistono fra gli infiniti aspetti
della sua coscienza e del conseguente campo proiettivo, crea un vettore capace di
rispecchiarne insieme lo sforzo e l'inadeguatezza, obbiettivando forme, tendenze e
propensioni che lo sconvolgono e lo rendono quanto mai precario. Ovviamente
questa fenomenologia implica un'esperienza, e la conseguente necessit d'una
opportuna correzione: quello che accade fin d'ora, e che ancor pi accadr nel
prossimo futuro. Una zona di forze scompensate e instabili perch esse tendono
necessariamente a porsi in reciproco equilibrio: sta all'Uomo decidere se tale
131

risultante pu configurarsi ad un grado pi elevato dell'evoluzione o ad uno pi


basso, molto pi basso dell'attuale.
Le forze, lasciate a s stesse, finiscono col precipitare in uno stato di staticit e
quiescenza, che provoca un riaffioramento di gradini gi obsoleti dello svolgimento
spirituale. Per evitare questo regresso, necessario che il fattore intellettivo, razionale
dell'uomo operi una sintesi, capace di provocare un pi alto stadio
dell'emancipazione, una armonia che componga i vettori dinamici in modo tale da
consentire il progresso ordinato e coerente della vita.
Strumento di questo progresso l'amore, il quale - rileviamolo con la massima
attenzione - non un elemento affettivo o morale dell'Assoluto, ma bens la razionale
e perfetta espressione della sua coerenza ed unit, informandone l'attivit logica e
proiettiva. Con questo diciamo che l'amore forza unificante ed integrante della
personalit, soprattutto umana, in emancipazione, e che l'attivit della coscienza e
dell'intelletto non pu rinunciarvi senza contraddire alla sua natura.
Questa teoresi rende ragione, anche sotto il profilo dell'analisi logica della
Manifestazione, di quanto sia indispensabile attivare la Forma/Pensiero Amore
nell'uomo d'oggi, alquanto carente a tutti i livelli di questa indispensabile
consapevolezza, e pertanto incapace di conoscersi e di comprendersi.
Per interpretare l'ambito della coscienza nella monade (che l'oggetto di questo
paragrafo) ribadiremo prioritariamente alcuni principi: innanzi tutto, la monade
conosce s stessa proiettando le sue valenze in uno schermo interiore che le appare per ignoranza metafisica o avidya - come 'altro da s', ossia mondo esterno dispiegato
in tre dimensioni e in una quarta, alle prime sottintesa, che il tempo.
Conoscendosi, essa non agisce come un semplice universo chiuso e
autosufficiente, ma come un elemento: 1) dell'Uomo Universale, 2) dell'Interit, 3)
della Assolutezza.
Queste considerazioni siano attentamente vagliate dal lettore.
Nella monade influiscono pertanto campi reali che possiamo didascalicamente e
provvisoriamente chiamare "esterni" (esterni cio alla sua coscienza storica, ma in
effetti elementi costitutivi dell'interiorit), i quali rappresentano le proiezioni di altre
monadi, tanto affini per natura e ambito d'esperimentazione da poter essere
intimamente percepite dalla prima. Ci implica contemporaneamente sia la realt del
contatto con i principi senzienti che quotidianamente e continuativamente
s'affacciano alle soglie della nostra consapevolezza, sia che essi siano conosciuti non
tanto nella loro effettiva valenza, quanto secondo le categorie di rappresentazione a
noi proprie, strettamente dipendenti dal nostro grado d'interiorizzazione e
d'emancipazione.
Il rapporto estremamente profondo che cos s'instaura non illusorio, ma
rappresenta un necessario metodo di rapportarsi con il Tutto e le sue parti; invece
illusione credere di percepire il reale in s, poich questo possibile solo ad un alto
livello di identificazione e di libert che, come si sempre sottolineato, non significa
mai annullamento della parte nel Tutto, ma bens coesistenza armoniosa ed integrata
in una dimensione vitale che di specificazione nell'unit.
132

Il paesaggio che due o pi jiva ammirano, l'incontro con altre modalit del
l'esistenza, persone o cose che appaiano, le stesse vicende dello spirito che vengono
condivise in modo similare da popoli o gruppi, in effetti assumono in ognuno di noi
una colorazione diversificata, una puntualizzazione pi o meno rilevantemente
differente, un significato coerente solo con la nostra specifica struttura di pensiero.
Questo estremo relativismo delle percezioni e delle rappresentazioni diminuisce
in modo altamente significativo quando, nei rapporti interpersonali e con il mondo
oggettivo, s'instaura un sentimento d'amore e d'affinit elettiva: in tal caso, le
sensazioni, le emozioni e le conseguenti rappresentazioni tendono ad unificarsi, in
diretta proporzione con l'intensit che questo accadimento riesce ad assumere. Nel
lungo tempo le differenze tendono comunque all'attenuazione, e alla fine del Ciclo si
dissolvono: quando con l'emancipazione definitiva dell'Archetipo ogni sua modalit
rifletter entro s, in lucida consapevolezza, l'Interit e dall'Interit verr riflessa.
Ma questo un termine ad quem, e non il caso per ora di soffermarvici sopra
pi a lungo.
Adesso invece tempo d'afferrare e ribadire i principi informatori della
personalit, e fra tutti sopratutto quello che implica nel jiva un campo d'azione
coscienzialmente attuato e un campo potenziale, costituito dai piani reali che
implicano le varianti dell'emancipazione.
Quest'ultimo elemento significativo per il jiva e per 1'Interit, ed
comprensibile, in alcuni punti, solamente se si afferra il significato di un astruso
concetto: quello che il tempo effettivo della monade/jiva il tempo dell'Interit (che
dicemmo verticale o multidirezionale) ed il tempo "orizzontale" di scorrimento
un semplice atteggiamento della conoscenza interiore del principio evolutivo,
necessario in un determinato periodo ma altrettanto certamente illusorio e finalizzato
all'espressione dialettica di tutte le componenti dell'archetipo.
La scelta di simile metodologia compete alle Intelligenze informanti, alle
Sephira del Glifo della Vita, ed in qualche modo necessitata perch la pi logica e
coerente alla soluzione del problema.
Mediante la successione rappresentativa delle proprie forme/pensiero in
accadimenti, il jiva consegue contemporaneamente la consapevolezza della sua
natura e del suo ambito d'attivit, e le correzioni che deve apportare ad ogni
scompenso, lo rendono edotto dell'infinita necessit dell'armonia sempre ed ovunque.
Il jiva passa in questo itinerario interiore da un piano reale ad un altro del suo
potenziale di vita, e con questo evidenzia aspetti e connessioni con il tessuto unitario
dell'emanazione. Ma tutti i piani reali esistono nell'Interit oltre che nella coscienza
del Jiva, e quindi hanno la loro configurazione di fondo nell'Interit: questo implica
che, essendo il tempo soggettivo un artificio per la conoscenza e un'illusione, ed
essendo enormemente pi reale quello "verticale" dell'Emanazione e dell'Interit, le
finalit di quest'ultima sono preminenti nell'esperienza che l'uomo conduce sul suo
campo d'azione, e che di conseguenza (in relazione alle necessit di quest'esperienza)
il passaggio del jiva da un piano reale ad un altro pu non coincidere - ed in genere
non coincide - con quanto si evidenzia nell'interiorit degli altri jiva, ma
133

contemporaneo nell'effettivo e sovrastante tempo dell'Interit.


Le diversificazioni fra questi due aspetti temporali sono giustificati dalle
particolari categorie d'esperienza che appaiono nei singoli jiva, e che condizionano le
fasi dell'Emanazione: al termine scompariranno, ed apparir invece in tutta la sua
estensione il tempo omnidirezionale tipico del Mondo degli Archetipi, nel quale il
passato-presente-futuro sono sostanzialmente una zona di sapienza in equilibrata
espansione. Vogliamo adesso ribadire il concetto e soffermarci alquanto su quello che
esso contiene: il problema del tempo un problema di conoscenza della nostra
natura, e se la conoscenza adeguata non esiste un tempo "orizzontale", ma il tempo
omnidirezionale.
Ci che possiamo dedurne argomento da trattare specificatamente nel seguente
paragrafo.
-O13)
Il tempo una distensione dell'anima, disse S. Agostino, e se l'anima libera il
tempo non la vincola ovunque essa si rivolga: l'anima cos contempla l'Idea di cui
parte, e la vede dispiegarsi nella sua interezza e nella sua infinita specificit.
Ma certamente questa proposizione non completa se non viene
esaurientemente enunciata. L'Interit un momento dinamico per eccellenza, e nella
sua attivit determina in s medesima un chiarimento equilibratore d'ogni
componente del suo ambito, che incentrato specificatamente nella proiezione ex
novo di una sua virtualit finora inespressa; questa irradiazione , nel Ciclo in corso,
ci che tante volte abbiamo chiamato la presenza del Figlio nel Mondo Archetipale:
presenza insostenibilmente luminosa nella sua realt di pura ipostasi suprema, che
tuttavia s'oscura e si minimizza come formulazione di autonomia e libert di
coscienza nell'essenza delle Entit emanate.
La presenza di questa Potenza innovativa viene immediatamente recepita dalle
Idee viventi in tutta la sua folgorante estensione, ed esse naturalmente si dispongono
in una struttura capace di condurla alla sua libert d'Archetipo fondamentale. Esiste
infatti in ogni Idea un aspetto specificatamente unitivo che si connatura con la sua
derivazione dall'essenza brahmanica, pervadente ed immanente in ogni essenza
emanata. Il Brahman principialmente Amore, e questo Mistero, insondabile perfino
alle Intelligenze pi eccelse, s'estrinseca in infinite modulazioni secondo un
mandala che appare in continuo ed armonioso dispiegamento. Conseguentemente
un principio d'amore esiste in ogni Ente del Mondo Archetipale e nell'Albero della
Vita, che ne ha la configurazione tipica ai fini di questa Manifestazione. Esistono
anche nelle forme/pensiero oscuratesi, scorie ed imperfezioni provenienti da lontani
Cicli, le quali lo negano nel loro tempo/spazio onde affermarsi indipendenti ed avulse
dal Centro, nell'illusoria fiducia di perpetuare cos indefinitivamente il loro
separatismo.
Ma sommamente originale ed innovativa la specificazione dell'Amore che
134

alla radice di questo Ciclo, e che il Glifo dell'Esistenza vuole far fruttificare come
momento propulsore per la globalit dell'autocoscienza (il Mondo Ideale),
conducendolo all'autonoma sapienza.
Che cosa sia quest'Amore/Figlio del Brahman fra tutti i Suoi Figli difficile
dirlo senza ricorrere al pi illuminante esempio dato agli uomini tutti, con
l'apparizione del Cristo Ges. La comprensione di tale personalit un argomento a
parte, che tuttavia s'effonde vitalizzandoli in tutti i nostri scritti, e che non sar mai
abbastanza approfondita dalla riflessione e dalla meditazione. Tracce notevolissime
della Sua trascendente natura, che ponte fra l'uomo storico e l'Assoluto, esistono nei
vangeli, e certamente dovremo ricorrere a loro per un'approssimazione non mendace
all'essenza cristica. Il Cristo Ges tuttavia opera come potenza illuminante e
vivificante nella storia dell'uomo ovunque ci sia la comprensione della Sua natura, e
per questa intelligenza rimandiamo senz'altro ad esempi come Francesco d'Assisi o il
saggio Yogananda, per citarne solo due che in tempi e strutture di pensiero differenti
ne hanno penetrato il messaggio, ed insieme l'enigma: perch veramente enigmatico
- finch la mente non si purifica e si rischiara alla Sua luce - il Mistero dell'Amore
divino nella sua irradiazione Ges, e mai ci stancheremo di ripetere ed insistere nella
ripetizione che Egli la massima chiave interpretativa dell'Interit e dell'Emanazione,
e conseguentemente lo strumento fondamentale per il conseguimento della nostra
libert.
Dobbiamo tuttavia, nel presente paragrafo, esaminare altri aspetti certamente a
tale Principio fortemente raccordati, ma che esigono specifica trattazione. Abbiamo
detto che l'Interit la culla dell'Uomo Cristico, e che questo il fine dell'attuale
Emanazione. Diciamo adesso che queste Ciclo un vero e proprio riassestamento del
Mondo Archetipale preesistente, e una sua configurazione innovativa alla luce della
proiezione infusavi dall'Assoluto.
In altre parole, l'esistenza dell'evento manifestante - dal punto di vista del
medesimo - il necessario processo formativo dell'Archetipo Uomo; ma, dal punto di
vista del Mondo Ideale, la chiarificazione di un'Idea centrale che ne illumina e
coordina il contenuto, e che pertanto deve diventare un centro interiore rivoluzionario
d'ogni Archetipo preesistente.
Questo implica il trascendimento d'ogni Idea a s stessa alla luce
dell'irradiazione suprema, che non esige la negazione della precedente natura ma il
suo logico chiarimento e un fondamentale ampliamento. Il difficile compito, il
travaglio che la comprensione dell'Immagine brahmanica infusa nel Mondo
Archetipale comporta, si manifestano in due vettori principali: la nascita di un Ente
autonomamente cosciente e correlato a tutti gli altri, che avviene tramite il processo
manifestante, e l'acquisizione di quanto detto Ente significa per ogni Idea e per
1'Interit.
Conseguentemente, dal punto d'osservazione di quest'ultima, la Manifestazione
un chiarimento interiore d'estrema complessit ed urgenza, che tra l'altro porta alla
luce tutte le contraddizioni ed imperfezioni ereditate dai precedenti Cicli: quindi
meditazione sulla sua natura compiuta dal Mondo degli Archetipi (il quale,
135

ricordiamolo, Idea unitaria pur nella sua infinita specificazione) e sforzo veramente
supremo per il superamento del suo limite e un progresso nella sapienza
dell'immanente Idea brahmanica, il profondo S di tutta la Sua realt vivente.
L'uomo perci contemporaneamente energia indirizzata alla realizzazione
secondo la sua specifica natura e tensione del Mondo Archetipale per l'esatta
comprensione di una valenza divina, "improvvisamente" apparsa nella nuova,
sintetica illuminazione.
Ci possibile, secondo la legge di conferimento dell'autocoscienza, solamente
attivando la potenzialit emersa dall'irradiazione divina in tutte le sue implicazioni,
secondo un criterio d'autonoma determinazione e di completa esperienza della propria
profonda natura.
Se l'Uomo un Ente in divenire, anche sotto un altro aspetto la difficile
"meditazione" che il Mondo degli Archetipi compie su s medesimo, confrontandosi
in lui e per lui: ricordiamo in proposito che l'uomo microcosmico riflette, adesso
imperfettamente ma in virtuale completezza, il Macrocosmo e che, mentre il compito
di condurre ad equilibrio le valenze che il primo include del Macrocosmo, all'Uomo
appartiene quello di decidere la strada da percorrere nel cammino realizzativo.
L'intersecazione delle due realt qui dominio dell'archetipo in svelamento, ma attraverso le scelte, gli errori e le vittorie di quest'ultimo - il Macrocosmo rivive la
propria configurazione e si modifica in un nuovo assetto ideale, sempre pi
decisamente confluente in quel Punto metafisico che l'Idea pura del Brahman.
Questo difficile discorso d un'immagine certamente imprecisa e provvisoria del
dramma cosmico che sottintende ed esprime un Ciclo emanativo, il quale nello
stesso tempo ricapitolazione di tutto un insieme d'Universi autocoscienti e
formulazione di un nuovo principio di consapevolezza e libert, capace d'informare
l'intera struttura archetipale.
E' dunque estremamente importate, in questa fase dell'apprendimento
dell'allievo, che egli abbia ben preciso nella sua mente il quadro generale e le
caratteristiche particolari, evidenti e sottintese, del suo campo d'esperienza.
Se egli considerer reale solamente il tempo "orizzontale" cadr in un equivoco
antropomorfico dettato da un'incompleta percezione della sua realt; se invece
valuter reale solo il tempo del Glifo, dovr individuare il punto di congiunzione fra i
due sistemi, uno emanante ed uno derivato, che costituiscono lo scenario, l'ambito
della sua attivit.
Se egli cercher nel suo cuore di approdare al tempo onnidirezionale del Mondo
Archetipale, dovr appartenere a quel Mondo oltre che all' Interit e all'Uomo
Cosmico, e ci senza negare se stesso: dovr, in altre parole, rappresentare un aspetto
trascendente della Manifestazione, illuminato direttamente dalla Luce brahmanica.
Ovviamente questo il traguardo finale, oltre che un principio di un nuovo
dinamismo su cui non opportuno qui insistere.
In ogni caso indispensabile sapere che il tempo orizzontale, reale nel suo
dispiegamento di cause-effetti, relativo al grado di libert coscienziale del
percipiente e diventa illusorio quando questi s'affranca dal nesso karmico,
136

sostanzialmente interiore ma che s'esprime 'esteriormente' in eventi/oggetti inerziali e


(apparentemente) irreversibili.
Quando il percipiente assume come proprio tempo reale quello della Interit, che
dicemmo "verticale", la struttura della Manifestazione si modifica al suo sguardo, e il
suo punto coscienziale - grossolanamente raffigurabile come l'intersezione dei due
piani - pu scorrere in due direzioni mantenendo la sua caratteristica di "presente":
verso il passato e verso il futuro.
Ma quale passato e quale futuro?
Qui occorre fare attenzione, e ricordare quanto dicemmo dell' "individuale" e del
"globale" riferiti al jiva, e cio considerare i campi reali inespressi dal momento
conoscitivo della personalit, non per questo meno veri ed esistenti. L'adepto in
questione potr effettivamente 'spostarsi' nelle suddette direzioni, ma dovr sapere (il
che difficile senza un profondo accordo, in senso musicale, con l' Interit) quali
sono gli aspetti che incontra:
1) a livello d'esperienza personale relativa al suo specifico moto di
realizzazione;
2) a quello degli altri jiva, ognuno dei quali rappresenta un centro
differentemente specificato di percezione;
3) a quello infine estremamente dilatato e comprensivo rappresentato dai
substrati reali dell'Uomo Globale.
A tutto ci s'aggiunge la visione dell' Interit, che penetra nell'attuato e nel
virtuale con eguale chiarit, e che considera entrambi, ai fini trascendenti della
Manifestazione, assolutamente veritieri.
E' dunque possibile quest'esperienza? E' possibile, a patto di conoscere i limiti
personali, le modalit e le Forme/Pensiero da utilizzare nel corso di essa: compito
immenso, che esula dal presente studio, ma che indubbiamente richiede un profondo
stato d'integrazione con il Tutto/Uno.
La nostra analisi incentrata su uno scopo prefisso ed essenziale: dare il quadro
generale dell'emanazione, e darlo in modo cos specificato ed analitico da
determinare nel lettore un'immagine del campo d'esperienza e di ricerca quanto pi
esatta e comprensiva ci sia possibile.
Questa finalit ampiamente giustificata dalla prospettiva storica delle fatiche
affrontate dall'uomo in ambito religioso e metafisico (i due termini sono correlati, e
grosso modo attengono all'aspetto essoterico ed esoterico del problema, con reciproci
sconfinamenti), che facilmente dimostra quanto sia aleatorio un sistema, una
speculazione o una fede senza un adeguato supporto logico e sperimentale.
La logica e l'esperienza sono infatti le forme/pensiero che guidano e tracciano il
cammino, e rappresentano fattori indispensabili ed insufficienti per raggiungere la
meta: necessario infatti anche un esatto vettore direzionale, la capacit e
l'intenzione d'energizzarlo, ed il concorso determinante dell'Amore Cosmico, che
sovraintende a tutto il processo ma che deve, al momento del suo compimento,
imprimere il definitivo moto ascensionale.
Nulla infatti perseguibile e realizzabile senza l'interferenza risolutrice
137

dell'Assolutezza per l'aspetto modale vivente che la cerca, e quest'intervento viene


reso possibile solo quando il jiva ha compiuto nel modo previsto la sua parte.
Non prima e non dopo quindi estremamente importante sapere come bisogna
essere, cosa occorre fare, e quale il teatro e l'essenza della nostra fatica: diciamo che
l'atteggiamento interiore, il quale costituisce il punto energetico fondamentale
dell'Emancipazione, correlato all'idea che il jiva riesce a darsi della Realt in cui
esiste, e che conseguentemente sar tanto pi attivo ed efficace quanto pi precisa
risulter l'immagine di questa Realt.
Il nostro assunto che un Principio irradiante sia alla base del mondo formale, e
che Esso ne esprima le potenzialit mediante una fenomenologia d'emanazione da un
punto coscienziale sinteticamente generalizzante a infiniti altri punti, che ne
costituiscono la coerente specificazione: questi punti a loro volta rinnovano il
procedimento, il quale trova un suo limite solo nell'energia potenziale considerata in
s stessa (energia pura che pervade il mondo tridimensionale, che determina la
condensazione delle esistenze formali, dal livello subatomico a quello cosmico e che
trova la sua massima espressione nel pensiero autocosciente).
Quest'energia essa stessa pensiero, forza che s'effonde dell'Idea divina e che
viene plasmata dagli Archetipi: pensiero tuttavia allo stato pi Potenziale
immaginabile, capace di configurarsi in qualsiasi aspetto che possa venir finalizzato
dall'intelligenza delle Idee viventi.
Il nostro modo d'interpretare il Reale dunque perfettamente monistico nella sua
essenza, ed ammette un principio generativo di vita autonoma che rimane comunque
un momento dell'Assolutezza e non qualcosa di contraddittoriamente "altro" o
"diverso" da Lei sotto il profilo ontologico. Dobbiamo dunque non cadere nel tranello
di pensare il Brahman come un Ente indefinibilmente distaccato dalla realt formale
che proietta: la Sua proiezione un dato obbiettivo, e tentare di risolverla pensando
semplicemente a un 'oscuramento', a una 'caduta', come ammettere che qualcosa di
specifico sfugga al Supremo Essere, il che naturalmente inconciliabile con la sua
assoluta armonia.
Se oscuramento e caduta sono dunque un oggetto della nostra esperienza, esse
devono rappresentare qualcosa che non tocca l'essenza del Brahman, ma il Suo
dinamismo, e che perci deve essere motivato da una finalit trascendente. Abbiamo
individuato questa finalit nel dono dell'autonomia d'azione e della libert di scelta,
conferita ad entit rese coscienti tramite un processo che sia adeguato allo scopo, e
che implica pertanto la possibilit dell'errore, della correzione e conseguentemente
della sofferenza.
Poich non esiste nulla nel mondo degli Archetipi (Mondo che il riflesso ricordiamolo - delle purissime e perfettissime Idee del supremo Cit, ognuna delle
quali il Brahman nella Sua assolutezza e nella Sua polarizzazione) che non sia
perfettibile all'infinito, ne deriva che per il principio autonomo emanato esiste sempre
la possibilit del superamento dei propri limiti mano a mano che vengano evidenziati.
Il Centro determinante questa emersione il Brahman, che agisce come "motore
immobile" eppur mobilissimo d'ogni vita da Lui espressa.
138

Il Mondo Archetipale, nella sua configurazione precedente all'attuale Ciclo


generatore, era certamente luminoso e stabile, ed ogni conflittualit v'appariva
assente o estremamente remota. Eppure in lui esistevano le possibilit dell'errore,
virtualit imperfettamente comprese, fattori il cui equilibrio si sarebbe dimostrato
precario qualora fosse stata a loro concessa l'azione autonoma. Gli Archetipi ne erano
poco o nulla consapevoli, pur nella loro amplissima sapienza, e certamente ritenevano
che il perfettibile sarebbe giunto a maturazione in modo pressoch spontaneo e quasi
inavvertito, per un naturale processo d'autorealizzazione.
Quanto quest'atteggiamento fosse illusorio, lo si avvertito nell'istante
medesimo in cui nel S di ogni Archetipo s' rivelata la nuovissima evidenziazione
brahmanica, che ha messo in moto per la Sua trascendente volont tutto il Mondo
delle Idee, obbligandolo ad esteriorizzare valenze adeguate.
L'atto d'energizzazione di virtualit archetipali ha determinato il necessario
conferimento d'autonomia operativa e libert delle scelte ad ogni Forma/Pensiero
archetipale, facendo immediatamente emergere gli occulti scompensi e le
inadeguatezze delle Idee matrici, e determinando in alcune delle virtualit attivatesi la
possibilit di tradirsi in un'ebbrezza improvvisa di vita e d'egotismo. La
"responsabilit" - se di responsabilit pu parlarsi in un procedimento che conduce
comunque verso un radioso risultato - dunque primieramente del Mondo
Archetipale e della sua non perfettamente equilibrata struttura coscienziale.
Se tutto ci esatto, si spiegano i miti del Demiurgo del Mondo Formale, della
ribellione degli Angeli, del Serpente dell'Eden e via dicendo: miti che racchiudono
tutti un seme di verit, ma frammentario, spesso incompreso e pertanto, nella storia
dell'umana ricerca, sovente deviante.
L'Alberto Sephirotico non interviene nelle scelte degli uomini storici con quella
pressanza e quell'urgenza che questi vorrebbero, perch la loro fatica
contemporaneamente lo sforzo di comprendere la propria natura e fine (il che
indispensabile e ottenibile solo con l'esperienza concreta), e con la stessa fatica delle
Idee viventi, il procedimento di riassetto dell'intero Mondo Archetipale secondo una
nuova configurazione, pi alta e vitale della precedente.
Nella Manifestazione infatti il Mondo delle Idee fa esperienza del suo limite
attuale, e lo supera attivando entro il suo tessuto coscienziale un'Idea centrale, capace
d'irradiarsi come elemento equilibratore e innovatore di tutte le preesistenti Idee.
Questo un atto di svelamento interiore, che in effetti non del tempo umano o
di quello dell'Interit, ma del "Tempo" in armonica espansione di quella zona di
concentrata spiritualit, tanto prossima alla perfetta realizzazione, che l'Idea
sintetica vivente in cui si puntualizzano tutte le Idee Archetipe.
E' un atto in forma identica "nel" Brahman e "del" Brahman, attuato per mezzo
dei Suoi Principi vitali in vista di un fine che principialmente la loro perfezione, e
che appartiene all'Assoluto sotto l'aspetto davvero atemporale della sua Potenza
d'Amore.
Come in un'idea umana esistono infinite idee che concorrono a formarla, e che
s'incentrano in un punto originale e caratterizzante l'insieme, cos il Cit supremo
139

irradia in S le Sue indeterminate valenze, conferendo ad alcune di queste il dono


mistico della libert e dell'autonomia.
Se il lettore si sforzer di comprendere il quadro unitario che gli proposto, e ne
interpreter il significato secondo le sue specificit interiori, portandolo con il
contributo della sua intelligenza/amore a pi profonda visione, avremo assolto al
primo e fondamentale scopo di questo scritto, e di tutti quelli che lo hanno preceduto
e, forse, lo seguiranno.
-O14)
Un concetto che bene chiarire in modo compiuto, onde non lasciare equivoci
alle nostre spalle, quello - innumeri volte enunciato - di Assolutezza.
Faremo ora attenzione alla sua definizione in termini logici, tenendo conto sia di
quanto abbiamo finora esposto sia di quello che dovremo enunciare nel
proseguimento del nostro lavoro.
Assolutezza concetto d'estrema difficolt espositiva, perch si pone oltre la
capacit dell'intelletto che pu tentare di definirla soltanto per via negativa: cos
diciamo che oltre la qualificazione, che non nulla di quel che una mente derivata
possa attribuirLe perch supera infinitamente qualsiasi modalit, che rappresenta e
trascende le coppie di qualsivoglia opposto concettuale. Possiamo aggiungere che ci
lecito chiamarla l'Infinito degli Infiniti, a patto di non pretender con questo, nulla di
pi di un incerto tentativo d'approssimazione.
L'Assolutezza dunque "non" il Nous, l'Intelletto ed i suoi contenuti, che nel
loro valore archetipale, chiameremo Noumeni. L'Assolutezza tuttavia la Causa
determinante tutti gli aspetti che ne costituiscono - a livelli massimi e minimi - le
ipostasi e che diventano oggetto d'analisi e riflessione per i filosofi.
L'Assolutezza dunque, rimanendo essenzialmente identica a S, pure tutto ci
che in S irradia e specifica ed in cui esprime il Suo insondabile dinamismo.
Quando diciamo: "Tu sei quello", diciamo un reale apporto conoscitivo della
creatura nei confronti del Creatore e del momento inqualificato di cui il Creatore
ipostasi. Quindi, se l'Assolutezza in S medesima non definibile ed oltre ogni
qualificazione, (sia pure con massima approssimazione) definibile negli aspetti che
Essa ha voluto evidenziare e che, costituendo elementi del Supremo Cit, sono
conoscibili dall'intelletto per analogia di natura. Occorre quindi tenere ben presente,
nel nostro discorso, questa ambivalenza che utilizziamo nel servirci concettualmente
del termine "Assolutezza", ambivalenza rapportabile completamente alle limitazioni
della nostra comprensione, e che non costituisce certamente l'immissione di un
motivo dualistico nel perfetto tessuto unitario dell'Essere.
Sicuramente, dall'imperfetto e perfettibile punto di vista dell'ente emanato, egli
esiste come volizione divina e pu quindi rivolgersi, come ad un Padre, all'Emanante.
Ma esistendo appunto come volizione e non per se stesso, egli L'Emanante nella
sostanza, e null'altro che l'Emanante: se in lui sussiste una personalit, un'attuazione
140

di potenzialit, un ambito d'espressione, "per" azione dell'Emanante che ci


avviene, e ontologicamente parlando sempre Lui che agisce e si determina nella Sua
modalit.
Qui certamente s'incontra un'insormontabile difficolt concettuale, una aperta
contraddizione che abbiamo tentato di rendere comprensibile introducendo nel
concetto un elemento insondabile, l'Amore supremo del Brahman per i contenuti del
Suo Cit, il quale s'esprime in un conferimento di personalit: atto liberissimo,
incondizionato dell'Assolutezza, dal quale Essa non viene modificata in nulla e per
nulla, e che si rende capibile solo ipotizzando, come noi appunto facciamo, un
possente Centro/Amore infinitamente attivo nella suprema Coscienza.
Quello che ci preme comunque chiarire, di l da ogni possibile equivoco, che
l'Assolutezza oltre l'intelletto ed i contenuti dell'intelletto, oltre il Bene ed il Male
(ammesso che possa esistere - e non esiste - un "Male" come Idea a s stante e non
come tragico allontanamento dall'armonia esistenziale), oltre ogni opposizione
concettuale del mondo manifestato (ivi comprendendo principalmente il Mondo
Archetipo autocosciente ed i frutti delle sue interazioni: i cicli manifestanti).
La perfetta trascendenza del Brahman non nega tuttavia quel che Egli, nel Suo
infinito dispiegarsi, determina come principi autocoscienti. Tutto ci che esiste, esiste
nell'Essere in S, e ci si perdoni l'inadeguatezza di riferire all'Assoluto un attributo
quale "l'essere", a rigore non adeguato a ci che trascende ogni determinazione pur
esprimendo innumeri modalit. Certamente se per "Essere in S" s'intende la suprema
Realt sovrastante e sottostante ad ogni modificazione, ci si potranno perdonare
queste ed altre impropriet: perch, per un bisogno tutto umano di rigore logico,
saremmo certamente in errore se non ritenessimo "reale" il Brahman, almeno nel
senso, inafferrabile alle nostre menti, di trascendimento di ogni realt particolare di
cui Egli comunque il fondamento e l'essenza. Dobbiamo dunque limitarci ad
utilizzare concettualizzazioni approssimative, consapevoli della loro approssimazione
e lasciando al nostro personale vettore intuitivo il compito di andare oltre le parole,
imperfetto tramite di un intelletto non certo perfetto.
"Essere" dunque quello che "" sicuramente riferibile all'ipostasi massima
dell'Assoluto, che determina il momento emanativo del Mondo Archetipale
autocosciente. Questo momento emanativo in effetti un chiarimento del medesimo
Mondo, operato tramite l'infusione in Esso (o meglio, tramite l'attivazione di un suo
aspetto profondamente potenziale) di un principio capace di modificarne la
preesistente configurazione in una nuova, pi luminosa e comprensiva, e perci pi
prossima alla pura Idea sintetica del Cit brahmanico.
Qui occorre precisare ulteriormente: il Cit brahmanico non il Mondo
Archetipale, ma lo trascende quanto l'Idea divina supera le idee autocoscienti che
sono da questa irradiate. Il Cit un momento dell'Assolutezza, in cui il Pensiero, il
Pensatore e l'atto del Pensare sono un unico aspetto reale, indistinguibile dal
Brahman: in Lui non esiste processo, neppure istantaneo; tempo, neppure
omnidirezionale; virtualit o potenza, che non siano perfettamente dispiegate: tutto
ci diviene rilevantissimo "in" Lui quando Egli svela a se stesso l'idea, e questa
141

raggiunge l'autonomia e la responsabilit del suo esistere. Allora nasce il Tempo, il


processo, l'attuazione conquistata e sempre perfettibile delle potenzialit, il
dispiegarsi della Forma, il determinarsi dei Momenti autocomprensivi che dispiegano
i Cicli Cosmici e tutto ci che questi ultimi comportano come ricerca, fatica ed
acquisizione.
"Svela a s stessa": questo il Mistero la cui sapienza s'intuisce nel samhadi, e
che non riferibile con la mente discriminante e l'intelletto, perch oltre il loro
ambito.
Ci non accade nel Mondo Archetipale, nel tempo o in una qualsivoglia
dimensionalit specificata nell'Essere divino: accade nel Brahman e nella Sua
trascendente realt. L'Albero Sephirotico allude a tutto questo, significando che fra la
Suprema Triade Causale e le sephira sottostanti esiste il Daath, l'Abisso, non
valicabile che per opera di un Centro, capace di riflettere ad un livello comprensibile
per la creatura il Creatore: ci implica un "incontro", un'interferenza suprema che
apra la strada e sorregga il figlio, onde renderlo capace d'incontrare la tremenda Luce
del Padre. La suprema Triade causale, che l'ipostasi dell'Assoluto rivolta al Mondo
Archetipale, Essa stessa Assolutezza, e sarebbe vano tentar di volerla distinguere
sostanzialmente dal Brahman; ribadiamo dunque un concetto: tutte le
schematizzazioni, le simbologie e gli studi o rivelazioni metafisiche sono legittimi se
sottintendono un concetto strettamente non-duale della Realt, costituendo quindi un
metodo d'interpretazione della sua natura e della sua vita. Non sono che illusorie
formulazioni della mente limitata, sia pur essa la Mente Archetipale, se vengono
intesi come realt separate, contrapposte l'una all'altra ed in opposizione alla
trascendenza del Brahman.
"Tu sei Quello": dovremo meditare a lungo e reiteratamente sul significato di
questo mantra che , con la Tavola d'Ermete, uno strumento indispensabile per
orientarci nel labirinto di un aspetto incomprensibile del reale, se non illuminato da
un esatto Centro irradiante che ne sveli i pericoli, le insidie e le ingannevoli
apparenze.
Pericoli, insidie ed apparenze che esistono solo nell'inadeguatezza della mente
percipiente, nell'imperfezione dell'entit evolutiva: ma non per questo meno temibili,
meno letali, meno ostative se riflettiamo che l'unica realt lo Spirito, e che quanto
da noi avvertito, conosciuto e sperimentato un'estensione della Mente Cosmica e
della nostra mente, semplice ma irripetibile modalit della prima.
L'Assoluto dunque - insieme - sintesi di Sat/Essere, Cit/Coscienza,
Ananda/Armonia-Bellezza-Gioia, e trascendimento di tale sintesi.
Trascendimento in due significati: uno, in quanto la definizione Sat/Cit/ Ananda
non fa che rappresentare aspetti estremamente, infinitamente alti del Brahman, e non
il Brahman che irriducibile perfino a tale Triade; l'altro, che il Brahman "anche" il
momento dinamico, generativo e creativo dell'Essere, e cio l'Esistere, con tutto quel
che ci implica e contiene.
Sarebbe vano ridurre nelle nostre ipotesi il Brahman a uno stato indifferenziato o
a un momento evidenziante, o a una Causa immobile del movimento: in effetti questo
142

stato tentato e sostenuto, in troppi casi con risultati parziali ed aberranti. Dobbiamo
dunque fare attenzione a come si configura la nostra capacit intellettiva e
razionalizzante nei confronti dell'Assoluto trascendente, onde comprendere i limiti
intrinseci al nostro discorso e la provvisoriet delle relative concettualizzazioni.
In effetti il Sat-Cit-Ananda, l'Informale, il Motore Immobile, il Creatore/Padre,
la Trascendenza-non-qualificata, sono nostri punti di vista analitici, legittimi come
tali a patto di non perdere di vista la loro relativit: con questo vogliamo dire che
l'Assoluto questi punti di vista, che sono pertanto semplificazioni della Sua
essenzialit, ma anche che contemporaneamente, oltre di loro.
Il che non riduce il nostro sforzo a un inane tentativo, ma 1o ridimensiona nella
sua pretesa di spiegare con i termini dell'intelletto quel che supera - come essenza
ontologica - qualsiasi contenuto mentale.
Per essere meno imprecisi, diremo che l'aspetto incondizionato del Brahman il
Mistero infinito in cui s'identificano le Modalit supreme che Egli esprime, realissime
ed in certo modo numerabili a patto che non si dimentichi che esse non esprimono un
divenire, un elemento a s stante, un aspetto quasi separato e personalizzato
dell'Assolutezza, ma sono i tramiti mediante i quali il Non-Duale metafisico si palesa
alle sue creature. Sono dunque aspetti supremi rivolti al Mondo Archetipale
autocosciente, ai Figli generati dal dinamismo creativo: che vanno compresi perch
costituiscono insieme i mezzi evidenziatori ed il "sentiero d'integrazione"
dell'esistente con l'Ente emanante, la percorrenza del quale poi la massima finalit
dell'emanato, poich s'identifica con il massimo spiegamento del suo contenuto
secondo l'ideazione che ne costituisce l'essenza: il S.
Queste annotazioni dovrebbero aiutare il lettore ad avvicinarsi al punto
fondamentale del presente studio: quale sia l'elemento di sintesi che, a nostro
giudizio, collega i numerosi aspetti dell'Assolutezza fin qui elencati, trascendendoli in
un centro sintetico qualificativo che, per questo, pu rappresentare l'essenza
onnipervadente del Brahman.
Noi crediamo che questa puntualizzazione metafisica sia l'Amore: un amore
inconcepibile, profondo, unitivo, luminoso e gioioso, il quale unifica la creatura al
Creatore senza negarla, che dona il Pensante al pensato senza che quest'ultimo venga
annullato nel puro pensiero, che fonde le infinite modalit emergenti nell'unit
metafisica in cui esse restano s stesse quali polarizzazioni, colorazioni luminose del
Continuum, forme simboliche dello Spirito irraggiantisi l'una nell'altra affinch
ognuna sia riflessa da tutte e tutte essa in s medesima rifletta: contemplate
dall'Assoluto nel suo Cuore come Idee assolute ed insieme personalit autocoscienti
che s'approssimano al loro limite infinito, per naturale processo di svelamento e
consapevolezza.
Questo il punto che vogliamo - nel nostro attuale tentativo di direzionarci
nell'aspetto conoscitivo del nostro campo d'azione - tenere ben presente: l'Amore
trascendente l'elemento unificatore dei molteplici aspetti che la ragione e
l'intuizione ci consentono d'evidenziarci nel nostro Creatore, e che ci sembra
giustificare la possente spinta creativa che determina gli Eoni e gli Enti: attivit
143

liberissima, incondizionata, rilevabile soltanto a causa di quest'aspetto, immanente e


finale a tutta la Manifestazione.
Se quanto diciamo giusto, pur nell'inevitabile imperfezione delle
argomentazioni, l'Amore la Forza pi alta ed incisiva esistente nel Ciclo emanante,
e la sola che consenta all'entit evolutiva la propria realizzazione. Possiamo dire che
il centro interiore degli Archetipi e degli jiva, il S, sia in effetti un particolare modo
di configurarsi di questo Amore supremo, irripetibile per ognuno di essi, e che esige
per Sua essenza l'integrazione reciproca al pi alto livello concepibile.
Questa forza attrattiva, realizzativa, specificante ed unificante insieme dunque
il profondo contenuto del nostro esistere come uomini dell'emanazione, dell'Interit,
del Mondo Archetipale e di tutto il dinamismo supremo: inoltre Forza che trascende
il dinamismo medesimo, e lo configura nel quadro sintetico dell'Assolutezza
incondizionata come momento espressivo dell'Essenza brahmanica.
Da queste considerazioni nasce la nostra odierna visione del problema
dell'Emanazione, ed il profondo significato delle semplici parole del Cristo Ges ai
suoi attoniti discepoli: "Sia fatta la Tua volont". Parole troppo ascoltate, troppo
tramandate, troppo abusate senza che se ne comprendesse il reale apporto conoscitivo
ed operativo: sul quale ci soffermeremo nel prossimo paragrafo, tentando di renderle
pi comprensibili a noi stessi ed al nostre lettore.
-O15)
Agire, essere, impersonare la Volont del Padre la realizzazione pi alta che il
jiva possa desiderare, e s'incentra sul S e sull'Atto manifestante in perfetta sintesi.
Occorre quindi fare molta, molta attenzione in questo "sentiero" dato direttamente da
Ges Cristo agli apostoli, e a tutta l'umanit, per comprenderne insieme gli aspetti
trascendenti e quelli operativi nell'ambito attuale dell'Emanazione.
Come abbiamo tante volte enunciato, il Padre dona al Suo mondo interiore - e
davvero questo il punto di vista del "manifestato", perch concettualmente un
assurdo in s medesimo quel che abbiamo or ora detto! - la capacit di possedere un
aspetto personalizzato che, nel momento pi alto, rappresenta la coincidenza
dell'autocoscienza con l'Idea brahmanica informante. Quest'atto l'essenza del
dinamismo dello Spirito, e determina un campo autonomo d'acquisizione e
realizzazione per l'entit irradiata, nel quale essa libera di governarsi ed autonoma,
nella misura consentitale dal suo grado evolutivo, nell'ambito operativo.
Ora, questa libert di determinarsi e d'agire conseguentemente all'atto volitivo,
la radice della stasi, del regresso o dell'emancipazione del jiva, e quindi un'idea chiara
di quel che comporta l'essere un "principio autonomo evolutivo" assolutamente
rilevante per l'Uomo e le sue innumeri modalit, i jiva storici.
Cristo Ges ci ha dato, in perfetta sintesi, l'indicazione fondamentale; ma ha
lasciato ad ognuno di noi il compito di comprenderla e renderla viva. Dunque, un
attento esame di ci che sia e comporti l'idea di "volont del Padre" deve esser da noi
144

adesso compiuto, perch nostro diritto/dovere "essere" ci che fondamentalmente


possiamo realizzare agli occhi della suprema Realt.
Innanzitutto, la frase cristica deve venire interpretata alla luce ed in accordo con
le formulazioni generali contenute nella Tradizione, e soprattutto nei suoi aspetti pi
propriamente "rivelati" ai Maestri ed evidenziati dal Ges storico. Noi abbiamo
cercato, con le nostre annotazioni, di fornire una formulazione sintetica e coerente di
tanti elementi gi appartenenti alla storia del pensiero umano ed ai rapporti da questo
intrecciati con il Divino; abbiamo, in questo compito, creduto opportuno di offrire al
lettore uno sguardo generale e, riteniamo, abbastanza approfondito sul problema
esistenziale e sulle sue origini e finalit; alla risoluzione del quale esplicitamente
chiediamo adesso il suo contributo. Ma non ci esimiamo, nel frattempo, di
comunicargli le nostre convinzioni, le nostre interpretazioni e gli schemi di pensiero
che le sorreggono, nell'intento d'aiutarlo - accettandole o motivatamente
respingendole - a trovare il suo angolo specifico d'osservazione della sua medesima
realt.
Il problema di conformarsi alla volont trascendente un problema, per noi,
fortissimamente dinamico ed operativo, che esige un approfondimento concettuale di
base ed un'azione conforme come conseguenza ed ulteriore consapevolezza. Come
dinamico il momento divino dell'Emanazione, in cui si esplica e s'evidenzia quella
suprema Volont, cos dinamico ed attivo deve esser l'atteggiamento di colui che con
Lei e la Sua finalit s'identifica.
Qual' ora la meta luminosa della Manifestazione? Attivare l'autocoscienza di un
ente capace di esprimersi con infinita libert, creativit ed autonomia, in piena ed
acquisita responsabilit di fronte al Padre a alla sua profonda natura.
Se ci chiaro all'anima del lettore, egli afferrer subito quanto implicano
queste parole: un atteggiamento passivo, monocorde, dualistico d'accettazione
paziente del capriccio della sorte, degli eventi inaspettati ed incompresi, delle fatiche
e dei dolori della vita pu essere un aspetto eroico del jiva, un superamento di alcune
gravi limitazioni egotiche, un'acquisizione di capacit d'abbandono al Dio
sconosciuto; ma certamente non rappresenta la forma/pensiero compiutamente
responsabile di s nelle scelte, nell'azione e nella conquista della propria
consapevolezza di futuro archetipo ed attuale ricercatore della verit.
Occorre cio la volont, tutta attiva, di comprendere ed interpretare l'essenza
dinamica dell'ideazione suprema, d'identificarsi con Lei per attuarne gli scopi,
portando con questo ad evidenza ed attualit tutte le potenze contenute nell'Uomo e
nelle sue viventi modalit.
L'Assoluto non vuole servitori, n schiavi, n adoratori: vuole entit libere che
sappiano autonomamente rifrangere la Luce in s stesse ed attorno a loro, come
elementi attivi, dinamici e spontaneamente creativi nell'immenso ambito agli stessi
donato.
Un ambito - ricordiamolo - che implica un consapevole avvicinamento
all'immagine trascendente racchiusa nel S, e il dono ineffabile dell'unione mistica
del Samhadi. Nulla quindi di dualistico, di rassegnato o di prono nell'atteggiamento
145

del jiva, ma un costante sforzo di comprendere la propria natura e quella del


manifesto, per partecipare concretamene al disegno divino che lo motiva e l'informa.
Un altro aspetto, altrettanto importante, la presa di coscienza che noi siamo,
nel porci come entit autocoscienti, un momento irripetibile ed originale di questo
dinamismo, e che quindi la nostra essenza fondamentalmente dinamica.
Se parliamo quindi di realizzazione in armonia con i principi basilari
dell'Emanazione, dobbiamo tendere ad identificarci con l'aspetto del Brahman che
essa impersona, e non altro che con quest'aspetto, perch sarebbe assurdo e
contraddittorio - e dunque precario o meno adeguato - pretendere di correggere con la
nostra scelta proprio l'Atto fondamentale che ha determinato la nostra esistenza
personale. Occorre tuttavia notare che quest'impostazione del problema realizzativo
non riduttiva o limitativa, e che ben lungi dal determinare un aspetto dualistico
(Creatore/creatura) nella trascendente non-dualit dell'Essere.
Realizzarsi come pura dinamicit del Brahman "" realizzare il Brahman, ne1
quale indistinguibile sia un aspetto statico che dinamico, in quanto entrambi li
trascende; cio la strada, il metodo, l'ideazione che consentono di giungere alla
sintesi suprema: quell'Amore che supera la Forma e l'Informale, il Tempo e
l'Atemporale, senza negarli e senza annullare ci che invece infinitamente ravviva e
vivifica.
Essere s stessi essere il dinamismo dell'Assoluto (in cui s'estrinseca la Sua
idea/volont); essere il dinamismo dell'Assoluto percepire l'Assolutezza; percepire
l'Assolutezza trascendere i "momenti" esistenti soltanto per il principio
personalizzato - che in Lei s'identifica - in una Realt perfettamente trascendente a
noi ora inafferrabile, che chiamiamo l'essenziale Amore in cui tutto vive, s'armonizza,
risplende ed .
Queste considerazioni riteniamo che rendano conto dell'insondabile profondit
della preghiera che Ges ci diede, ed assieme a noi rivolse al Padre dei Cieli: non una
speranza paradisiaca, con i suoi sottili substrati egotici del "premio", non
un'integrazione finale che ripristini l'originario status ontologico - quasi che l'atto
emanativo fosse un errore, una caduta 'divina' da cancellare a tutti i costi con
un'affermazione d'identit che elimini l'amore come elemento transitorio del divenire
nell 'imperturbata quiete dell'essere.
Il Brahman, l'Assoluto vivente, creatore, vivificatore e conservatore delle Sue
stesse irradiazioni, che ama faticosamente nei loro faticosi processi, nelle loro lotte e
cadute nel tempo relativo in Lui stesso disteso, e dal quale usciranno nell'estasi del
Samhadi: per ritornarvi come espressioni consapevoli dell'Amore infinito.
-O16)
L'Amore, inteso in questo specifico significato, dunque il fattore pi alto che il
Creatore abbia dato alla creatura onde consentirle un vettore d'intelligenza della sua
essenza profonda.
146

Come utilizzare questo vettore l'argomento del presenta paragrafo, che vede
confluire in unit elementi trascendenti dell'aspetto brahmanico ed elementi attinenti
a quello strettamente manifestante.
L'Amore non un atteggiamento etico, un momento sentimentale e - per quanto
dolce o nobile - relativo alla creatura, ma bens la Forza unificante onnipervadente
ed essenziale che il Brahman irradia nella Sua infinita Realt: quindi, fra gli
elementi obbiettivi che egli ostende alla nostra limitatissima comprensione, quello pi
incisivo, penetrante e reale.
Da questa basilare constatazione, che ovviamente fondata sull'analisi
precedentemente esposta in tutte le nostre monografie concernenti 1a Manifestazione
e la Rivelazione, ne esce un dato d'identificazione del sentiero che a nostro giudizio
aperto all'uomo storico e all'Uomo globale per raggiungere la sua pienezza
d'esistenza: la realizzazione.
Il nostro compito agevolato da un fattore decisivo: tutte le Potenze, gli Enti
dell'Albero Sephirotico (che sono, non dimentichiamolo, i Centri manifestanti e gli
elementi costitutivi dello spirito umano) sono potentemente informati da questo
principio unitivo, l'Amore.
L'esperienza del trascendente dunque non pu che confermarci, se rettamente
condotta, nella nostra tesi, ed un rapido sguardo al Glifo dell'Albero ci assicurer che
la via diretta, quella chiamata del Fuoco perch la pi difficile ed impegnativa,
s'incentra nella sephira Tiphareth, e cio nell'aspetto cristico della Fonte manifestante:
da Tiphareth parte il Sentiero che s'incentra in Kheter, e che supera l'Abisso per
l'avvenuta fusione del jiva con la propria essenza fondamentale e pertanto con la
Assolutezza. Kether, non superfluo ripeterlo, il Volto del Brahman rivolto al
dinamismo, ed inutile discutere se un aspetto assoluto non sia Assolutezza, perch
ovviamente nella trascendente realt divina non ci possibile identificare "aspetti" se
non per aiutarci nella Sua provvisoria comprensione.
Le presenti considerazioni ci portano a concludere e ad affermare che proprio
il vettore "Amore" - inteso nel suo senso cristico - quello che viene dato all'Uomo per
la sua completa attuazione, e che non possibile trascurare quest'aspetto senza
perdere il senso dell'Emanazione e della sua finalit. Probabilmente (e qui apriamo un
breve squarcio critico di valutazione della storia umana) la ragione del fallimento,
della degradazione e della precariet di tante metafisiche, religioni e movimenti
spirituali , in ultima istanza, nella mancanza dell'intelligenza dell'Amore.
La Storia pu e deve essere riconsiderata alla luce di questo principio, ed
occorre esaminare attentamente quanto l'uomo abbia saputo comprenderlo e
vitalizzarlo nel corso della sua evoluzione: uscir certamente un quadro illuminante
sulle forzature, le trasgressioni, i particolarismi, gli oblii pi e meno colpevoli, i
fraintendimenti e le falsit che emergono dall'analisi pressoch ovunque si rivolga la
nostra attenzione.
E' un quadro dolente, faticoso e spesso tragico dell'insufficienza umana,
interrotto qua e l da lampi di luce purissima, e purtroppo oscurato dall'inerzia
spirituale, dall'egotismo imperante e dalla malafede di coloro che furono e sono per
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tanto lasso di tempo i capi e le guide storiche dell'umanit.


Se compariamo le vicende del nostro passato, e lo stesso presente, allo schema
manifestante che abbiamo finora esposto, ed interpretiamo le religioni e le filosofie
secondo il nostro principio ermeneutico, avremo un lume di consapevolezza preciso,
e sapremo facilmente dove scorgere le insufficienze e le deviazioni.
Conosciamo perfettamente quanto l'intelligenza dell'Amore sia difficile, ed
impedita sia dalle forme/pensiero storiche dell'Uomo sia da quelle - oscure - che
vagano nell'Universo e che mirano a determinare il ristagno e la stasi.
Ma questa nostra conoscenza ci dice anche quale sia il rimedio per l'ordine
attuale delle cose e degli eventi, e come tal rimedio si mostri conforme ed intrinseco
alla natura stessa del momento manifestante, informandolo nel suo svolgimento e
costituendone insieme il Fine pi alto.
Abbiamo considerato la conflittualit dell'Emanazione anche sotto il profilo ora
in esame, individuandone cause ontologiche e formative che preesistono all'apparire
della Tridimensionalit, e che costituiscono per s stesse il banco di prova e la culla
dell'autocoscienza libera.
Torniamo dunque un attimo su questo problema prima d'accingerci ad esaminare
gli altri che da lui in qualche modo dipendono, o che almeno ne sono immensamente
condizionati.
Non a caso abbiamo detto che il problema dell'Emanazione condiviso
dall'Albero Sephirotico, ed anzi che "" il problema dell'Albero stesso. Vediamo
dunque, ripetendoci un poco, di delimitare la portata di questa asserzione. Dal punto
di vista del Glifo, l'Emanazione il procedimento di svelamento, d'emersione di un
suo aspetto virtuale, e quindi "" un momento coscienziale a Lui intrinseco. Cosa
dunque il Glifo? Il Mondo delle Idee platonico pu in qualche modo compararsi con
il Mondo Archetipale che abbiamo illustrato, ma occorre qui distinguere: il nostro
concetto d'archetipo si fonda sull'autocoscienza, a cui sovrasta e ne costituisce la
fonte, l'Idea Pura brahmanica, di cui l'archetipo medesimo proiezione,
consapevolmente dotata d'autonomia, personalit, ed operativit. Il Mondo
Archetipale dunque l'ambito di coscienza determinato dalla creativit del Brahman,
il quale riproduce su scala soggettiva e formale alcuni dei contenuti dell'informale ed
astratta Coscienza Suprema, nei modi e secondo la razionalit da quest'ultima infusa
nell'irradiazione generatrice.
Utilizziamo qui il termine 'generazione' in modo allegorico ed allusivo, perch
non si determina con essa un ente separato dal Brahman, come accadrebbe se
adottassimo alla lettera detto concetto basato sulla nostra esperienza: il Mondo
Archetipico un modulo espressivo dell'Assolutezza, e quindi - e non potrebbe
essere altrimenti - nell'Assolutezza che lo pervade e vivifica.
Ma un modulo sui generis, perch possiede caratterizzazioni personalizzanti,
conseguenti al dono della libert e di un proprio ambito d'attuazione. Quest'aspetto
del Brahman certamente intrinseco alla Sua natura, e costituisce un atto d'amore
supremo, perch in effetti il potere direzionale assoluto come sospeso nella zona
d'autocoscienza a cui affidato il governo di s stessa. L'Assolutezza qui non
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sacrifica ontologicamente S stessa, ma certamente si determina in un vettore che ,


dal punto di vista dell'emanato, un supremo sacrificio ed un altrettanto supremo
affidamento.
L'attivit creativa come 'delegata' al Mondo Archetipale, e l'Assoluto si riserva
solo il compito di rinnovarla, ampliarla ed armonizzarla determinando l'insorgere alla
consapevolezza delle Idee viventi di aspetti virtuali del Cit da cui esse provengono, e
dal quale sono certissimamente o inconsapevolmente, o solo confusamente informate,
perch dette potenze le trascendono esattamente quanto il Cit trascende il suo
momento dinamico.
L'estrinsecarsi del "quid novi" scaturito come folgore accecante nell'interiorit
archetipale affidato agli Archetipi stessi, secondo la natura e la logica dell'Idea
trascendente che vi si svelata, e la cui formulazione quale principio autonomo
vivente a loro rimessa.
Ovviamente tutte ci accade con le caratteristiche proprie di un'Entit Globale
(Il Mondo delle Idee autonome) che pienamente consapevole della propria
appartenenza al Continuum divino, e che penetra nella sapienza del Brahman ad un
livello ben pi profondo di quanto l'uomo possa immaginare.
Ci non toglie che lo svelamento di un nuovo elemento nel Mondo Archetipo
determini in quest'ultimo un profondo 'turbamento' e sommovimento, per la necessit
trascendente - che s'identifica in un'ulteriore realizzazione - di comprendere le
valenze e di configurarsi secondo lo schema ideale che quest'elemento determina.
Tale compito d'intelligere la Volont brahmanica nelle Sue infinite implicazioni
instaura un processo ed un nuovo assetto del Mondo Archetipale, adeguato ad
evidenziarne la finalit. Questo il dramma cosmico che precede l'evento
manifestantesi con le categorie tempo/spaziali tipiche della nostra imperfetta
consapevolezza: dramma cosmico complicato dall'emergere di distorsioni ed
inadeguatezze del Mondo Archetipale stesso, che sono relative a un'imperfezione
dell'armonia in cui questi s' determinato, e che costituiscono - con la necessit
implicita della loro rimozione - una delle cause determinanti l'irradiazione divina.
Sbaglierebbe ora chi - come fu tipico alla Gnosi - pensasse che il mondo fenomenico
da noi vissuto fosse il prodotto di un'empiet, di una hybris, di un aborto cosmico.
La necessit di spiegare il dolore e la conflittualit che l'origina, deve spingerci a
cercare altrove, e con altre e pi adeguate valutazioni. Diciamo senz'altro che il
Mondo Archetipale Entit splendente e luminosa, di un'armonia e bellezza
inconcepibili dall'uomo comune e forse intravista dagli artisti pi alti della nostra
civilt, che si irradia all'infinito in strutture coerenti, in cui la razionalit e la
invenzione, il sentire e l'essere s'esprimono ammirevolmente.
Questa lucente Entit tuttavia non compiutamente perfetta, perch
1'inadeguatezza e la carenza nei confronti della Fonte emanante sono elementi tipici
del relativo, e costituiscono ora e sempre la sfida che la libert rivolge a s stessa per
non diventare arbitrio e distorsione.
Ed arbitrio e distorsioni erano evidentemente insite nelle armoniose interazioni
degli Archetipi, pur se latenti e come dissolte nel prevalente equilibrio del loro
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esistere, similmente al veleno che inavvertibile se dissolto nel grande mare, ma che
ritorna pericoloso e letale se concentrato in poche gocce.
Questo accadde quando il Glifo si conferm all'Idea scaturita dal suo profondo
S e, nell'accingersi all'immane compito di chiarificarsi a s medesimo generando nel
contempo un mandala capace di conferire autocoscienza all'Idea stessa, determin la
proiezione d'entit che in minime, ma pur significanti percentuali, non seppero che
abusare della loro improvvisa consapevolezza ponendosi "fuori" dal Glifo
manifestante.
Questo dramma fu profondamente sentito da tutti gli Archetipi, e tuttora lo ,
dovendo essi fronteggiare un orrendo oscuramento in alcune loro valenze, il quale si
ripercuote malignamente nel campo d'evidenziazione della nuova Idea, il nascente - a
se medesimo - archetipo Uomo.
Il compito del Glifo quindi d'illuminare pi profondamente se stesso
illuminando la componente interiore emersa alla Sua consapevolezza, e rendendola
capace d'attivarsi in modo tale da costituire - al termine - 1'elemento unificatore e
coordinatore pi pervadente il Glifo stesso: in grado di correggere le primordiali
distorsioni e carenze secondo il trascendente volere del Padre.
Al dramma cosmico del Glifo corrisponde, ad un livello infinitamente pi basso
e grossolano, quello dell'uomo storico e dell'Uomo globale, tuttora agli inizi del loro
cammino versa la realizzazione.
L'Albero Sephirotico ha questo compito principiale, e lo svolge con rigore,
modificandosi in modo adeguato per determinare la nascita dell'autocoscienza in un
ambito adatto a farla crescere libera e forte, e nello stesso tempo interiorizzando
l'Idea divina svelatasi in lui, onde adeguare l'azione alle sue infinite potenze.
Esistono dunque, allusivamente parlando, due livelli di processo: uno attiene al
tempo 'omnidirezionale' del Mondo Archetipico, e l'altro a quello
'verticale/orizzontale' dell'Interit e dell'Uomo. L'interferenza fra questi livelli
problema estremamente complesso, ed appartiene al campo operativo del jiva e
dell'Archetipo: problema che pu essere evidenziato storicamente, e oggettivamente
risolto con un'interazione fra il Glifo emanante e l'Uomo nel centro coscienziale
equilibrato e comune ad entrambi.
Perch in effetti, sia pure in potenza, l'Uomo un elemento del Glifo e la sua
reale dimensione operativa ed attuativa quella tipica dell'Archetipo. Questa lineare
constatazione rende ragione della necessit d'una azione congiunta, le cui finalit in
fondo coincidono e si identificano con la realizzazione della Volont divina.
Abbiamo dato quindi un elemento conoscitivo fondamentale, che deve essere posto
alla base dell'azione esoterica ed essoterica dell'allievo: egli deve tendere alla
integrazione, alla perfetta comprensione ed alla sincronia con il Mondo Archetipale,
di cui principia ad essere elemento consapevolmente operativo, pur nel possesso di un
corpo 'fisico' e di un ambito tridimensionale.
Questi, che sono d'altro canto limiti rimovibili, rappresentano l'attuale "campo"
dell'Uomo storico, in cui s'incentrano le irradiazioni dell'Interit e contro cui
s'accaniscono oscure forze dell'involuzione. Campo che fondamentale teatro di lotte
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e di conquiste, pur nell'inevitabile succedersi di sbandamenti e cadute, e che


ripropone nei termini del processo manifestante il trascendente quesito dell'Unit e
dell' Amore, pur nel rispetto dei personali ambiti d'autonomia.
Se ci che abbiamo ora sommariamente e provvisoriamente enunciato verr
recepito dal lettore, egli avr un pi adeguato strumento per l'intelligenza di ci che
Globalit ed Individualit, e un terreno amplissimo quanto fecondo di ricerca e
d'introspezione.
La sintesi il metodo di comprensione generale pi adatto per un allievo alla
ricerca di un criterio di effettivo momento nella sua fatica: dalle linee generali sar
poi pi facile e naturale discendere ai problemi specifici e settoriali del quadro, e
questo potr sempre esser compiuto senza travisarne la logicit. Un altro fattore o
metodologia di rilevanza indiscutibile la necessit che l'intuizione venga
corroborata e sorretta dalla logica, e che entrambe trovino un campo concreto
d'applicazione nell'esperienza.
In altri termini, l'ideazione complessiva - che si presume e si desidera pi
adeguata possibile - deve essere razionalmente coerente e concretamente verificabile,
sia pure nei termini e nei modi che verranno di volta in volta precisati.
L'allievo deve per tener ben fermo e presente nel suo cuore che non importa
tanto l'effetto concretamente scaturito dalle sue ricerche, ma l'atteggiamento interiore
che, anche e specificatamente tramite di esse, s' venuto formando, e l'intenzione che
lo anima. In quest'ottica gli insuccessi sono pi rivelatori e maestri dei successi, e
l'analisi degli uni e degli altri dovr venir condotta con i criteri obbiettivi che
abbiamo tanto a lungo consigliato, nella prospettiva globale del problema. Questo
diciamo perch ci accingiamo a riflettere insieme sul tema della conflittualit e del
dolore, che tanto impatto hanno nella ricerca dell'Uomo sulla sua natura e su quella
dell'Universo.
Innanzi tutto, il caos iniziale - seguente immediatamente l'apparire del mondo di
Malkuth - frutto di un nostro pregiudizio interpretativo, perch in quelle
lontanissime ere (tra l'altro ben differenti da quelle che possiamo considerare nella
nostra capacit attuale di rappresentazione), la Manifestazione era completamente
assoggettata all'influenza del Glifo, ed il grado di consapevolezza in lei esistente era
larvale.
In altra sede abbiamo affermato che l'aspetto fenomenico della Tridimensionalit
strettamente dipendente dal tipo di rappresentazione del soggetto percipiente:
possiamo dunque ritornare su questo concetto, avvertendo che - per l'Uomo Globale la Manifestazione era allora pi simile a quel che appare ad un feto il mondo esteriore
durante il periodo di gestazione; e l'aspetto esterno, informato da da tale oscura
visione, non era che un fenomeno amorfo - secondo i nostri criteri - solcato da lampi
vivissimi e da un nascente bagliore, laddove si formavano lentissimamente i primi
aggregati. Ben diverso 'era' il modo di rappresentare l'evento che l'Albero della Vita
poteva darsi, in cui il potenziale appariva come un seme fecondo, e l'attuale
s'irraggiava con indomita forza in ogni direzione. Ma erreremmo se ritenessimo
(tornando con la coscienza indietro nel tempo) di vedere 1'aspetto fenomenico allora
151

apparso in modo oggettivo e come effettivamente fu: e utilizzeremmo i nostri


parametri attuali di rappresentazione - ed allora in effetti non scorgeremmo che il
nostro specifico campo - e cercheremmo di percepire, nella intuizione pi profonda,
l'autocoscienza dell'epoca e sprofonderemmo in un incomprensibile ammasso
d'oscurit e luci, di forme in incessante mutamento e d'impossibile definizione, che
erano la nascente capacit d'autorappresentarsi dell'Uomo Globale.
L'unico criterio di percezione fondato su di un reale ed obbiettivo metro di
giudizio quello dell'Interit, e quindi con 1'Interit che questo immaginario
viaggio temporale andrebbe compiuto, e non con i mezzi soggettivi, per quanto
affinati, del jiva.
Se poi volessimo addentrarci in zone a noi pi prossime, mettiamo vicine di
qualche centinaio o migliaio dei nostri anni, finiremmo con l'incontrare - ovunque
volgessimo l'attenzione - l'immenso intrico dei campi reali e potenziali, tutti
praticamente indistinguibili l'uno dall'altro senza un principio luminoso di
discriminazione concreta, che non pu prescindere dall'apporto sephirotico.
Certo, potremmo risalire lungo la nostra personale linea evolutiva, e cio tentare
d'illuminare i campi che effettivamente furono da noi conosciuti, ma...dovremmo
allora tener conto che il tempo della Interit non il nostro, e che anche per questa
apparentemente pi facile impresa occorre il Suo sostegno e la Sua guida.
Certamente e generalmente parlando la linea evolutiva talmente condizionata
dalla legge causale da presentare un pressoch uniforme svolgimento; tuttavia
possono incontrarvisi significative eccezioni, che rendono impossibile considerare
come base dell'evoluzionismo un sistematico utilizzo del principio causale. Per essere
pi precisi, diremo che il principio causale stesso rigorosamente adottato, e
soprattutto in queste prime fasi dell'Emanazione, dall'Alberto Sephirotico, ma non
secondo un metodo "esterno" al soggetto a cui venga applicato, ma puntualmente
interiorizzato e dipendente da sue specificit emancipative. Questo pu far s - ed
accaduto non del tutto raramente che il flusso temporale non appaia strettamente
uniforme nel campo esperimentativo delle monadi e al contrario risulti effettivamente
coerente con il tempo "verticale" dell'Interit, anche se la rappresentazione (nei
periodi di coscienza ordinaria e cio a tre dimensioni) del jiva ovviamente
puntualizzata dalle categorie dell'Uomo Globale: spazio tridimensionale, legge di
causa/effetto e conseguente tempo "orizzontale" unidirezionale.
Diciamo tutto questo non per elargire un coacervo di dati, un po' strambi, al
nostro lettore - il quale tra l'altro non potr verificarne la autenticit se non con l'aiuto
dell'Interit - ma per sottolineare come il profilo formale del Ciclo sia un simbolo del
suo emergere coscienziale, e come si debba prescindere da qualunque meccanicismo
in un tentativo di comprensione adeguata della nostra realt.
Quello che comunque si mantiene costante in tutto il quadro fornitoci dalle
prime et cosmiche il violento carattere conflittuale degli elementi vitali in esse
emergenti, e l'incapacit dell'uomo (globale ed individuale) di superare in un modo
qualsiasi questa fenomenologia.
L'aspetto conflittuale della Manifestazione precede l'Uomo ma dell'Uomo: e
152

non un inutile, assurdo paradosso.


Precede la coscienza autonoma dell'Uomo, ma intrinseco al campo
determinato in questa stessa coscienza dall'Albero della Vita, fin dal principio.
Perch?
Innanzi tutto diciamo e ripetiamo immediatamente che la vita il criterio
mediante il quale lo spirito diviene consapevole di s a s medesimo; e che quindi, se
la vita appare dominata ab initio da un potente elemento conflittuale, e se
quest'elemento precede l'affioramento di un'autocoscienza, esso di per s un metodo
di determinazione.
In effetti la conflittualit stata voluta dal Glifo Sephirotico per due
fondamentali motivazioni: la prima inerente alla necessit di un'esperienza di s in
termini realistici, nei quali emergano tutte le valenze, ed in cui le distorsioni siano
alla lunga intollerabili e per ci superate. La libert di scelta, se vera, non un
arbitrio ma un criterio obbiettivo d'armonia ed equilibrio; ed ovvio che ci s'ottiene
con l'esperienza e la sapienza di quel che imperfetto e malamente accordato nel
nostro spazio vitale.
Inoltre la conflittualit un metodo per conoscere, approfondire e far interagire
le innumerevoli potenze racchiuse nell'Idea archetipa, la cui natura e portata nota
soltanto - nella sua effettiva estensione - al sommo Ideatore.
L'Albero stesso - al Suo livello - conflittuale, nel porsi in una configurazione
adeguata al supremo Volere, anche se nel Suo caso il conflitto si manifesta in uno
sforzo, in una fatica e in una ricerca fra Archetipi che s'amano l'un l'altro
infinitamente, e che sono consapevoli per diretta conoscenza dell'unit del Tutto.
L'uomo caso ben diverso: da un punto di vista puramente teoretico, la
conflittualit della Manifestazione l'evento oggettivo che esprime in ambito formale
il divenire dell'interiorit, e la faticosa composizione in equilibrio delle innumeri,
sconfinate potenzialit spirituali. Questo Concetto valido per l'Uomo globale e per
il jiva, ma certamente nell'ambito di quest'ultimo che appare in tutta la sua
incidenza.
Praticamente, la conflittualit la spinta che consente al principio evolutivo
d'emergere a se stesso, e di sperimentarsi in quel processo, realmente dello spirito ed
apparentemente del mondo tridimensionale, che la nostra vita.
Il preciso compito dell'Uomo, in tutte le sue modalit esistenti nel l'Universo,
quello di portare a composizione equilibrata le sue valenze interiori e di integrarle
effettivamente e dinamicamente con quelle di tutti gli altri Archetipi. Questa finalit
il superamento in s medesimo d'ogni attrito conflittuale: e quindi la trasformazione
della forma esteriore che egli si d (il nostro cosmo) da una fucina d'elementi
contrastanti in reciproca opposizione ad un armonioso campo di perfette attuazioni,
reciprocamente ordinate e fluidamente interagenti. La composizione dei conflitti
esistenziali e la scomparsa dell'elemento costruttivo/distruttivo che informa
l'esistenza attuale sono quindi direttamente proporzionali al divenire positivo dello
spirito: ma tutto questo non ottenibile senza l'incontro con gli Elementi gi attuali
dell'Albero Sephirotico, e cio senza l'infusione equilibrata e perfetta dell'archetipo
153

Uomo nel Mondo delle Idee a cui esso appartiene.


In effetti, l'incontro del jiva con le Potenze sephirotiche semplicemente l'inizio
di questa integrazione, che la vera dimensione del Mondo Ideale e di ogni sua
manifestazione: dunque indispensabile, per la natura stessa dell'Uomo, immaginare
un aspetto realizzativo qualsiasi, un superamento di una fase storica d'evidenziazione,
un passaggio ad un diverso atteggiamento dell'esistenza, inattuabili senza un
obbiettivo interessamento della Forma/Pensiero manifestante: il Glifo della Vita.
Interessamento che, seppure in apparenza rivolto esclusivamente verso il nuovo
nascente archetipo, in ultima istanza un possente atto di auto illuminazione, in
dipendenza di un'abbagliante espressione della trascendente Divinit: quindi logico,
naturale e doveroso per l'uomo storico rivolgersi al suo fondamento reale immediato,
il Monde Archetipico, in cerca d'aiuto e di sostegno per la sua faticosa ascesa; cos
come pure logico, naturale e necessario per il Glifo stesso agevolare in ogni modo
lo sforzo dell'entit che viene determinandosi nel Suo seno.
Rileviamo, a queste proposito, che la zona riservata alla formulazione dell'Uomo
nell'ambito dell'Albero, la Sephirah Malkuth, posta dal Simbolo sia come elemento
integrante del Glifo (e quindi tutt'altro che "esterna" alla Sua essenza), sia come il
punto in cui s'incentrano, mediatamente e immediatamente, "tutte" le influenze delle
Potenze espressive. Quindi esiste in ognuno degli uomini storici - e compiutamente lo schema dell'Albero: e non semplicemente nell'aspetto causato ed autonomo, il
Triangolo Etico ed astrale, ma anche in quello causale ed assoluto (il Triangolo
superno) sotto la configurazione detta "S".
Il problema di cosa sia effettivamente il "S" d'estrema importanza, e noi
l'abbiamo incidentalmente trattato pi d'una volta. Con la premessa che, in termini
intellettuali e razionali, il "S" non definibile che per simbolismi ed allusioni in
quanto, per la Sua essenza, oltre 1'intelletto e la mente, dobbiamo ora tentare di
chiarificare alcuni concetti relativi a questo Mistero, e sgombrare l'animo del nostro
lettore almeno da alcune vecchie inesattezze.
E' state detto che il "S" la scintilla divina al centro della personalit, e che la
realizzazione del S la realizzazione dell'Assolutezza.
Questa affermazione, sostanzialmente esatta, va comunque meglio specificata e
chiarita: il Se Assolutezza, ma specificatamente nel suo aspetto volitivo e creativo.
Essa cio rivolta a quanto decide di rendere autonomo e consapevole, e quindi
anche la perfetta Idea informante la modalit emanata. L'Idea e la modalit
autonoma sono aspetti ontologicamente identici (Tu sei Quello) e distinti per
l'apparire dell'autocoscienza in quest'ultima. Autocoscienza, ripetiamolo fino
all'ennesima, che non un 'oscuramento' di una virtualit dell'assoluto per un
inconcepibile ed illogico atto di ribellione e di separazione, ma il frutto di un dono
altissimo e liberamente accettato. Da questa considerazione basilare ne deriva che il
S l'Assolutezza - la quale non certamente suddivisibile, nella Sua perfetta unit e
coerenza, in zone e aspetti, che per la necessit di una mente limitata ad indurLa - ma
anche la volizione dell'Assolutezza rivolta verso la creativit.
Quindi la base permanente, atemporale, trascendente della personalit, la quale
154

sar s stessa nella misura in cui comprender ed attuer la sua essenza ontologica,
avvicinandosi al 'limite' all'idea brahmanica.
Dunque, anche sotto codesto profilo l'essenza della personalit essere la
volont del Padre, ed essere la volont del Padre non certo il subirla passivamente
(il ch non avrebbe ne significato ne senso) ma l'impersonarla attualmente e renderla
esplicita in tutte le sue incommensurabili virtualit. Nulla pi grande, meritorio,
gratificante ed illuminante che raggiungere la soglia di quest'accadimento
fondamentale, e di l procedere per il proprio sentiero trascendente, con crescente
libert d'espressione proporzionata alla crescente comprensione e fusione con la
propria essenza ontologica. I due termini non si escludono perch sono il contenuto
della volizione divina, e naturalmente, in quanto tali, il loro accordo un preciso atto
supremo per sua natura, oltre la pi o meno imperfetta intelligenza della creatura. E'
ci che abbiamo detto esplicare l'amore del Brahman, Mistero posto da Lui alla base
di tutte le realizzazioni del Mondo delle Idee autonome e viventi.
Ci che l'Ente emana, all'Ente ritorna: aggiungeremo a questa precisa
affermazione che ritorna senza negare l'atto emanativo dell'Ente, il che sarebbe
contraddittorio e impossibile. Ritorna infinitamente ed istantaneamente, ma senza un
reale riassorbimento, nell'esperienza dell'Unione mistica, tanto pi completa e
profonda quanto pi ampie sono le capacit della creatura che possono confluirVi, e
che vengono fuse e potenziate con ulteriore illuminazione nel mistero del Samhadi.
Un simile concetto del S dona anche qualche lume sul modo che ci risulta
adottato dall'Ente Supremo per esprimere la propria creativit: Egli opera mediante
attivazione di Idee autocoscienti a cui delega il compito di svelarsi a s stesse,
secondo i parametri che in esse infonde in un eterno moto d'approfondimento e
chiarificazione.
La creazione dunque, sotto questo profilo, un atto continuo (per l'esistente) che
non ammette soste e inconcepibili riflussi; come mai dunque per la creatura Essa
appare sotto un aspetto ciclico, ed il ciclo sembra informare tutta l'esistenza
fenomenica?
A questo rilevante problema daremo spazio nel seguente paragrafo, ed
utilizzeremo nuovamente il principio della tavola d'Ermete per averne guida e
tracciato interpretativo.
-O17)
Il problema dell'andamento ciclico del mondo emanato un aspetto del suo
divenire come spirito. Non dunque possibile prescindere dall'aspetto mentale della
Coscienza Cosmica per tentarne una soluzione, visto che la mente - strumento
dell'intelletto e con quest'ultimo fusa - quanto consente allo Spirito d'estrinsecarsi in
un suo aspetto specifico e - nella fattispecie - in un universo fenomenico.
Partiamo dunque (con l'avvertenza che l'esemplificazione molto riduttiva di
quel che accade in ben altro livello di coscienza) con l'analizzare il funzionamento
155

del nostro organo mentale, onde dedurne un principio d'interpretazione alquanto


esatto nel piccolo e nel grande, se adottato con gli opportuni accorgimenti.
Quando un'intenzionalit emerge dalla profondit dell'essere, e si profila alla
coscienza (e qui parliamo di coscienza del mondo archetipale, riflesso della suprema
Coscienza del Brahma), l'intelletto l'esamina in tutti i suoi aspetti e si direziona con il
suo strumento manasico per portarla ad attuazione: c' gi un abbozzo del primo
ritmo generativo, che parte da uno status quo ante per confermarsi in attivit mentale
e conseguente attivit pratica e realizzativa. Il termine del processo il dato emerso
nel mondo formale e nel continuum altrettanto formale, che il contenuto mentale
definitivo.
Tutto ci che relativo a un aspetto simbolico, e la stessa Assolutezza fuorch
nel Nirvikalpa Samhadi assume un simile aspetto per rendersi comprensibile
all'esistente; tanto pi ci accade nella mente del jiva dove gli stessi concetti pi
astratti sono concepiti come simboli estremamente concisi, ma esplicabili in modo
che non possono assumere pi definite caratteristiche formali.
Abbiamo detto essere la forma il modo simbolico e sintetico in cui un'idea, un
concetto o un ente si rende percepibile a un'intelligenza e quindi pu interferire con
essa: ci tanto pi evidente quando il fine dell'attivit intellettuale un aspetto
concreto del divenire che si sostanzia in quelle condensazioni transitorie dell'energia
spirituale le quali costituiscono la forma del nostro campo d'esistenza.
Quando il processo concluso, abbiamo dunque un'emersione dell'elemento a
cui si tendeva, e che rappresenta la sintesi dei molteplici aspetti ivi infusi dalla
precedente attivit: questa sintesi, come tale, conosciuta in modo simbolico e
unitario, e questo comporta la necessit di un'attivit analitica tutta interiorizzata
che ne renda coscienzialmente note tutte le innumeri implicazioni e le possibili
interazioni con gli aspetti gi rinvenibili nella dimensione in cui appare.
Cos ad ogni ideazione e al successivo iter di realizzazione segue un momento di
ricapitolazione e d'analisi, che determina un'introspezione e un'interiorizzazione del
precedente processo. Questo , grosso modo, il fattore ciclico visto nell'essenza
sottostante ad ogni apparire fenomenico: concetto esatto con l'avvertenza che il
Mondo formale riproduce e riecheggia questo modulo all'infinito, in tutti i livelli (dal
pi sottile ed eterico al pi grossolano e materiale) in cui si configura. La stessa
irradiazione energetica, che possiamo considerare in s stessa ai limiti
dell'espressione pi semplificata dello Spirito, in quanto ne traduce in forma
elementare il solo dinamismo, ripropone nella sua estrema mobilit quest'andamento
sinusoidale, che nel processo manifestante conduce a specificazioni sempre pi
complesse e reciprocamente attive della primordiale energia.
Cos la stessa esistenza fenomenica, globalmente intesa, ripropone nel tempo
orizzontale il suddetto schema: la vita s'affaccia nel suo campo tridimensionale con
un contenuto che la sintesi e il frutto di precedenti esperienze, reso tale da un
periodo di ricapitolazione nella cosiddetta zona intermedia o astrale, da disporsi in
un nuovo vettore coscienziale. Nell'esistenza temporale questo vettore fa emergere le
sue valenze e potenzialit, ne raccoglie l'esperienza e si modifica sostanzialmente in
156

misura pi o meno incisiva rispetto ai contenuti preesistenti. Ad un certo punto


l'energia in esso contenuta tende all'esaurimento (il fenomeno dipende
dall'intersezione del ciclo d'autorappresentazione individuale con quello dell'Uomo
Cosmico immanente al primo e, pi profondamente, dallo schema di svelamento
adottato dal Glifo per la formazione dell'Archetipo), e si rende quindi necessario un
reintegro della modalit evolutiva in una dimensione che consenta un
approfondimento e una comprensione delle esperienze appena vissute. Il passaggio da
una zona all'altra del mondo emanato quel che appare per coloro che
sperimentano Malkut come morte fisica, e che nella sua essenzialit un semplice
mutamento del quadro interiore di rappresentazione: la morte cio, per quanto
spiacevole e dolorosa possa apparire, non ne reale n irreale, ma costituisce un
momento del processo di svelamento dell'Idea e quindi in effetti una configurazione
karmicamente necessitata dell'esistenza.
Il problema dunque quello di comprendere a fondo le motivazioni che la vita ci
induce a considerare, i valori che essa determina e i frutti relativi alle azioni ivi
compiute: fondamentale, sia nell'attivit di pensiero quotidiana che nel quadro
dell'esistenza in questa dimensione, il far s che la coscienza si muova secondo un
effettivo processo di crescita e di comprensione, perch questa la ragione intrinseca
di quanto si incontra e si rapporta a lei. Se ci non accade, se la stasi interiore
subentra al dinamismo originario, se nulla di nuovo appare all'orizzonte dello spirito,
qualcosa rimasto incompreso, incompiuto ed inespresso, ed esige completamento.
In tale necessit deve essere considerata la ragione dell'incidenza karmica, e del
riproponimento fino all'esasperazione delle stesse modalit esistenziali, ben poco
variate perfino nell'ambito autorappresentativo della monade, se non forse per lo
sfondo diverso determinato dai mutamenti intercorsi nel manas dell'Uomo Globale.
E' da qui infatti che ha immediata origine la struttura di Malkut da noi
generalmente percepita e a cui contribuiamo con l'apporto di tutte le nostre coscienze.
Quel che il singolo determina in s rifluir nell'aspetto psichico e nello spirito
dell'Adam cosmico, e da questi sar riverberato come sfondo coscienziale comune a
tutte le sue autonome modalit. Poich tuttavia l'Uomo Globale sotto il preminente
controllo dell'Albero Sephirotico, le modulazioni di questa mente cosmica saranno
alquanto diverse per i singoli jiva, che costituiscono punti differenziati di
consapevolezza, e si evidenzieranno secondo le opportunit che costoro sono in grado
di offrirsi.
Nel caso di entit particolarmente evolute c' la potente influenza del Reale
sottostante all'apparenza manasica, e la libert dalla proiezione dell'Uomo Cosmico
potr essere particolarmente completa e rilevante, essendosi dette entit realizzatesi
pi o meno compiutamente come modulazioni del Mondo Archetipale ad quale
l'Uomo Cosmico sostanzialmente appartiene.
Nel caso di Entit oscurate dall'ignoranza metafisica e spirituale (avidya),
l'inerzia rappresentativa produrr campi d'esistenza rigidamente controllati dalla
legge causale, e profondamente statici, riproducendo insieme le medesime istanze
soggettive ed egotiche del passato, ed integrandosi conseguentemente con l'inerzia
157

interiore dell'Uomo Cosmico, il cui dinamismo sotto questo profilo veramente


poco avvertibile nei cicli personali.
Ecco dunque un quadro alquanto esauriente del problema concernente i modi di
rappresentazione individuali e generali nell'ambito del fattore manifestante: un'attenta
analisi dei dati fin qui esposti non pu che implicare un massimo di responsabilit
verso s e il tutto in ogni allievo che sia davvero tale, e un coerente sforzo per
ottenere quel chiarimento interiore spirituale e mentale che il solo mezzo capace
di vincere il condizionamento, sperimentato in ogni istante del suo pellegrinaggio
lungo le cangianti strade della Maya.
La nostra analisi non sar tuttavia completa se non accenneremo ad un fattore
molto delicato sia per la trattazione che per il contenuto metafisico che implica: quale
sia, in concreto, l'atteggiamento che l'allievo deve assumere nell'impersonare la parte
affidatagli dal volere supremo.
Ognuno di noi libero attore nella scena dell'esistenza sotto il profilo delle
scelte, ma meno libero e meno attore e pi soggetto passivo del karma globale ed
individuale, quando decide di portare queste scelte a compimento. Qui si presentano
indubbi impedimenti e numerosi condizionamenti, la remissione del quali
l'abbiamo detto compito del jiva, ma con il concorso dell'Interit a cui egli cerca
consapevolmente d'appartenere. Tuttavia, questo insieme di fattori non appare
nell'esperienza concreta cos lineare e semplice quanto la suddetta espressione
potrebbe far pensare, ma nella maggioranza dei casi in modo interferente, e spesso,
almeno nell'apparenza, contraddittorio.
In altre parole, lo sforzo evolutivo del jiva non incontra un campo adeguato a
sostenerlo, ma difficolt preesistenti che perdurano, e magari nuove emersioni di
elementi ostili e disarmonici del suo campo esistenziale. Questo fenomeno grave,
ed implica un attento esame delle cause e degli effetti, perch pu essere segno
dell'incidenza correttiva karmica conseguente ad un basilare errore di
concettualizzazione e di scelta, e un effetto di vettori rilevanti nell'ambito vitale, e che
di per s non rappresentano tanto espressioni di incompiutezza personale quanto
piuttosto del contesto generale in cui si svolge l'esperienza concreta di noi stessi.
Ovviamente il primo caso il pi grave, perch implica un errore imputabile al
soggetto, e un aspetto distorto della personalit che necessario modificare. Tuttavia
anche la seconda ipotesi non di piccolo momento, per la sua mimesi della primaria
e per le difficolt che determina interiormente ed esteriormente nell'agente.
Dobbiamo qui fare un passo indietro, e riferirci a quanto abbiamo enunciato a
proposito del karma collettivo, e come il jiva (per se stesso emendato dal fenomeno di
creazione e accumulo karmico) incontri comunque ostacoli dovuti al contesto a cui in
effetti appartiene e nel quale opera. E' in massima parte incidenza di questa
generalizzante presenza karmica se ostacoli o discrepanze emergono nel campo
dell'allievo, il quale come tale non che parzialmente libero dal fattore immanente
alla globalit a cui appartiene.
Praticamente, pu presentarsi il punto in cui un'esatta posizione interiore,
debitamente sorretta da un coerente atteggiamento operativo, incontra tuttavia
158

opposizioni tali nel continuum vitale da sembrare erronea, e comunque


impossibilitata a concretizzarsi.
Ovviamente tutto questo risulta difficile e traumatico per i jiva, e pu mettere in
profonda crisi tutti il suo mondo concettuale e spirituale, facendolo dubitare della
realt delle sue idee: infatti, senza un'incidenza nel mondo formale il campo in cui
il principio evolutivo si attua e si determina il processo d'emancipazione viene
come vanificato, e la stessa verit delle basi metafisiche dell'azione appare incrinata.
In questo difficilissimo istante della ricerca subentra, come unico e
fondamentale mezzo d'evoluzione e progresso, un ricorso (compiuto nei termini e con
le modalit espresse dalla dottrina yoga per il compimento delle azioni, interiori o
esteriori che siano) al proprio s profondo, all'idea Brahmanica che alla base di tutta
l'esistenza personalizzata.
Questo l'atto d'abbandono semplice e incondizionato, e per ci ostico da
comprendersi e compiersi, all'Amore supremo, nel quale si determina la fusione
coscienziale fra il vettore dinamico umano e la Volont che lo determina: senza che
quest'ultima appaia come l'unico elemento assorbente e completamente determinante,
e senza che venga meno la spinta autonoma del jiva ad essere protagonista della
Volont trascendente.
In altri termini, nelle circostanze similari che chiunque dovr presto o tardi
incontrare, occorre un atto coscienzialmente attivo d'abbandono della propria
personalit al dinamismo dell'Assoluto e all'Amore che lo puntualizza.
Conseguentemente necessaria molta chiarezza interiore, molta fiducia nelle proprie
basi metafisiche, molta logica consequenzialit con le scelte fatte, ed un notevole
atteggiamento duttile e flessibile nei confronti delle circostanze e degli eventi per
uscire dalla loro strettoia e non esserne confusi e paralizzati. Inutile dire che questa
prova e accadimenti sono di primaria rilevanza per il cammino esoterico realizzativo,
perch implicano la congiunzione (sia pure primariamente a livello intellettuale e
intuitivo) della modalit con la sua Causa, e pi particolarmente con l'Interit che
dalla Causa stessa espressa.
Il compito di instradare l'allievo verso un equilibrato atteggiamento pur nelle
traversie di un'esperienza inquietante e contraddittoria dell'Istruttore, ma
quest'ultimo pu intervenire solo nella misura che gli concessa dall'allievo: per
codesto, ed altri motivi che sono impliciti nella presente esposizione, il cammino
realizzativo si presenta cos difficile e arduo, ai limiti talvolta della comprensione e
dell'energia dell'allievo. Non esistono tuttavia sentieri privilegiati o scorciatoie o
supporti che possano esimere il jiva dal compito primario affidatogli, e i molti errori,
le involuzioni e le deviazioni che in questo frangente si evidenziano stanno ad
indicare esplicitamente la necessit di un insegnamento realmente adeguato e di un
impegno davvero totale.
Non esistono quindi alternative al concorso della scelta autonoma con
l'abbandono contestuale all'Amore Supremo, del quale l'allievo deve rappresentare un
aspetto storico e un'attuazione finale. L'atteggiamento passivo e tendenzialmente teso
all'annullarsi nella trascendenza proprio di certi mistici, per quanto difficile ed eroico,
159

squilibrato nei confronti della Realt che essi devono impersonare; cos come in
misura enormemente pi grave quello di coloro che, di fronte alle difficolt, si
ritirano in un sostanziale egotismo, paghi di un qualche successo nell'ambito del
mondo intellettuale ed astrale, e di qualche accadimento insorgente nella loro Maya.
Naturalmente non questa la sede per disaminare specificamente il problema
con esemplificazioni tratte dall'esperienza concreta; vogliamo per ribadire la
necessit dell'esame obiettivo ed ininterrotto delle proprie motivazioni, scelte ed
attivit conseguenti, e la imparziale valutazione sia delle imperfezioni evidenziatesi
che della loro possibile assenza, alla luce di un immanente principio di Amore, che
resta il massimo criterio di giudizio. Quando nulla risulti di concretamente
modificabile, di inconfessato e distorto nel continuum esistenziale, il jiva si affidi con
lucida e incondizionata coerenza al Principio di ogni esistenza, ed in questo segua
l'atteggiamento realizzativo espresso dal Baghvad Gita e dal Tao: non opponga
resistenza, ed insieme direzioni la sua azione con la pi limpida determinazione al
solo fine che importi: la realizzazione dell'Amore nell'uomo, a cominciare dal suo
mondo personalizzato.
Cos l'atto di abbandono al Principio rester perfettamente attivo e adeguato e
sar comunque il Principio ad agire tramite le sue Potenze nell'allievo stesso.
Non ritenga il lettore che quanto abbiamo test esposto sia una razionalizzazione
dogmatica del nostro assunto, e cio che la Manifestante rappresenti in ogni caso
l'espressione dell'amore che l'Amore trascendente nutre per le Sue creature: non
accolga il lettore questo dubbio nel suo cuore prima di avere veramente osato,
veramente gettato la sua anima e la sua vita oltre l'ostacolo e non nel segno di una
semplice realizzazione personale, ma di quella di tutto l'esistente.
La via iniziatica via di fuoco, in cui tutto il contingente e il distorto si
dissipano, affinch emerga nella sua essenzialit la pura Idea e le sue indefinite
capacit: una 'via che non ammette obiezioni', siano esse apparentemente motivate
o giustificate dal momento, dalle caratteristiche ambientali o culturali in cui si
determina.
Oltre la Maya c' il Principio, la Causa Fondamentale onnipresente: immanente
a noi, all'Uomo Cosmico, all'Interit e al Mondo delle Idee causanti, ed a questo
Centro metafisico della Vita che si effonde intatto ed eguale in tutto l'ambito
formale che dobbiamo rivolgere lo sguardo: essere Lui in Lui, essendo
compiutamente noi stessi. E' in questa pienezza d'esistenza/essenza che si manifesta
la nostra realizzazione, prima tappa di un processo divino verso l'infinito.
-O18)
Dobbiamo or tracciare un quadro riassuntivo di tutto il problema
dell'Emanazione onde dar ragione dei nostri assunti e contemporaneamente mettere in
grado il lettore di riorganizzare i propri concetti secondo un itinerario logico, che lo
aiuti nel suo impegno d'apprendimento e di comprensione.
160

Dovremo poi avvertirlo (e un nostro compito esattamente quello di


determinargli la base per questo evento) che non con l'analisi e la sintesi, non con la
razionalit e gli strumenti dell'intelletto egli perverr al vero stato di sapienza
dell'Essere, ma tramite un lento processo d'acquisizione a profondit inconscia che,
organizzandosi secondo le linee insite nella consapevolezza, lo metter in grado di
percepire la realt e di intuire il Sovrasensibile. Percezione e intuizione che
avvengono non certo per accumulo di dati mentali e intellettuali, ma per un certo tipo
di maturit di coscienza che supera queste sfere di ideazione.
L'Assoluto (secondo la posizione concettuale che ci sembra pi consona non
certo a definirlo - egli oltre la qualificazione - ma a renderlo 'provvisoriamente'
meno incomprensibile) l'Essere in S, identico a S, ed insieme tutto quello che
Egli pensa, promana e determina nel Suo amore. Occorre dunque ripetere che non
possibile scindere nell'Assoluto diversi gradi di realt se non per un bisogno, tutto
dell'esistente, di comprensione, analisi e sistemazione: essendo in effetti il Brahman
la sintesi/amore perfetta ed omogenea sia del momento informale che di quello
formale, sia dell'Archetipo creatore che dell'ente creato.
Dal punto di vista dell'Assolutezza, che l'unico di per s reale, non esiste che la
non-dualit dell'Essere: le parole sono inadatte, in quanto simboli e veicoli mentali,
ed il lettore comprenda che le usiamo come artifici per alludere ad un ben pi alto ed
ineffabile grado di Realt di quel che esse possano mai suggerire.
Ma l'Assolutezza - non duale quando contempla, o meglio sa la sua essenza si 'arricchisce' di infinit d'elementi specifici nella individuazione della Sua propria
essenza, e cio quando non pensa S stessa nell'identit suprema, ma pensa al
contenuto del S: quest'atto, che Plotino con intuizione acutissima chiam proiezione
di un'immagine, la Coscienza Assoluta, l'Intelletto Primo in cui, o tramite il quale, il
Brahman fa emergere nel Suo continuum l'indeterminabile ricchezza delle Idee
Primarie, e l'infinit dei loro contenuti e delle relative interdipendenze. Siamo
nell'ambito brahmanico e questa attualit non deve concepirsi come evento
temporale, ma come un essere perfettamente oltre ogni categoria/processo che
implichi il divenire.
L'Intelletto Primo dunque Pensiero che pensa all'infinit delle Sue valenze e
potenze, le quali si pongono (potenza qui identica ad atto) per alludere allo status
senza credere di definirlo, come polarizzazioni della Luce Fondamentale, in perfetta
fusione ed omogenea unit. Ogni idea assoluta Assolutezza, e non pu identificarsi,
pur essendo Reale altro che con Lei: qui solo la Suprema Coscienza, fusa con
l'Essere e la Gioia/Ananda, la quale si identifica per le nostre menti limitate con
l'Essere perfettamente Se stesso.
Ma l'Assolutezza non si limita a quest'atemporale sapienza del Suo contenuto:
Essa vita, e la vita sempre capace di un aspetto creativo. Cosa pu per creare di
'nuovo' Colui che oltre ogni limite e definizione? Pu determinare in s un limite e
una definizione nel modo pi arcano che ci sia concepibile, e cio esistente solo nei
confronti di un'Idea specificata a S stessa, e cio fornita della consapevolezza
d'esistere come tale.
161

La creazione di una tale fenomenologia perch proprio con quest'atto che si


trapassa dall'Informale alla Forma avviene per una volizione che dobbiamo
considerare intrinseca alla natura del Brahman, e coincidente con la perfetta libert
del Suo Cit: un atto tanto insondabile e trascendente da non potersi sfiorare che in un
momento intuitivo e alogico, da noi detto l'amore dell'Assoluto per le sue idee.
In quest'attivit il Brahman non muta e non accresce o diminuisce (il che
sarebbe concettualmente contraddittorio) la Sua essenzialit, ma piuttosto determina
l'emergere di qualcosa di inconcepibilmente innovativo nell'idea identificatasi come
tale, e cio personalizzata: il senso dell'autocoscienza e della capacit d'esprimere
liberamente tale contenuto specifico. L'idea, irradiazione dell'Assolutezza nell'ambito
che chiameremo il suo dinamismo, riflette il principio da cui deriva ma, essendo in lei
immanente il fattore specificante e quindi limitante, lo riflette ad un gradino inferiore.
Tuttavia l'Idea personalizzata sempre e comunque nella sua fondamentale realt
l'Assolutezza (Assolutezza nell'Assolutezza come persona, e quindi 'con'
l'Assolutezza) e pertanto la sua pienezza d'essere, che il limite a cui concretamente
tende, coincide con l'Assolutezza. Essa cio inizia un processo d'autocomprensione
realizzativa, che abbiamo detto coincidere all'infinito con il Principio informante,
ma che non pu implicare un finale riassorbimento nel Brahman perch ci verrebbe
ad elidere proprio il Suo atemporale atto volitivo, nel quale consiste l'Idea
personalizzata in quanto tale. L'Idea autonoma non pu in altre parole negare s
stessa per essere perfettamente s stessa, dato che la fondamentale essenza
esattamente quella di essere un momento specifico del dinamismo del Brahman, e il
dinamismo del Brahman il Brahman.
Il ch significa che un presunto riassorbimento nell'Informale implicherebbe per
l'Idea un atto contraddittorio con la sua essenza (che esistere nell'Essere) e in
concreto la negazione dell'Amore atemporale che l'ha determinata, creata come tale.
L'aspetto creativo del Brahman dunque determina un dinamismo realizzativo in
un campo puntualizzato di coscienza autonoma, compreso nella Suprema Coscienza.
Questo campo specifico (immagine dell'Immagine primordiale) la proiezione delle
Idee superne a livello inferiore e quindi possiede tutte le valenza a scala riduttiva e
meno lucente delle Idee supreme da cui proviene, insieme alla potenzialit ad
approssimarsi a quest'ultime indefinitamente. Ci significa che ogni Idea
personalizzata immagine fino a un certo punto fedele dell'Idea trascendente, e ne
riproduce e tende a riprodurne nel suo limite la potenza.
Potenzialit che insita nel processo d'immedesimazione che l'Idea
personalizzata compie, in s medesima, con l'aspetto del Cit da cui emana, e che
costituisce il suo S. L'aspetto della Suprema Coscienza atto puro in Se stesso ( il
Brahma) e, sotto il profilo della sua capacit di determinare un soggetto autocosciente
ed il relativo processo di realizzazione, pura Potenza.
Occorre dunque immaginare l'aspetto creativo dell'Assoluto come
estrinsecazione della sua Potenza (Chakti), tenendo ben fermo il principio che questa
appare come tale solo per l'individualit creata, la quale, come si detto, consiste in
una immagine capace di apprendimento coscienziale di tutte le valenze. Il Mondo
162

delle Idee autonome, mondo degli Archetipi. E' dunque l'effetto e lo strumento di
tale dinamismo e ne costituisce dal punto di vista dell'esistente derivato dall'Ente
un processo coscienziale insieme emanativo e sintetico; poich il Mondo Archetipale
si costituito per volont trascendente e come momento derivato dall'aspetto creativo
superno (il dinamismo atemporale), ne impersona temporalmente l'estrinsecazione.
Temporalmente, in un significato alquanto diverso da quello che adesso possiamo
dare al termine, e cio come itinerario di comprensione/svelamento dell'Idea derivata
a s medesima, e dunque come affioramento in lei con margini/limite vieppi
approssimati dell'immanente aspetto brahmanico che la sovrasta ed insieme ne il
fondamento reale. Processo atemporale che dunque onnidirezionale fondato su di
un incremento di consapevolezza/sapienza, che tuttavia possibile solo in quanto
l'Idea personalizzata abbia raggiunto la verit della sua concreta natura.
Non possibile dire come questo accadimento abbia luogo, se non per inferenza
dall'attuale aspetto del dinamismo divino (la nostra Manifestazione), e con la riserva
che pensabile e concepibile un atto di conferimento di libert, coscienza e
operativit ad Idee Archetipiche non implicante necessariamente un itinerario
interiore esteriorizzato nella vita identico o simile al nostro.
Riteniamo comunque che l'acquisizione della libert sia compito non derogabile
per l'Idea/Persona, e che quanto primariamente a lei donato debba poi essere sempre
compreso, difeso e conquistato con adeguata fatica. Argomentiamo inoltre,
esprimendo qui un profondo criterio di eguaglianza e giustizia, che tutto questo sia
evidenziato dal presente atto emanativo, nel quale il dramma dell'uomo che cerca
d'essere se stesso abbia un aspetto corrispondente nell'omonimo dramma del Mondo
Archetipale teso ad organizzarsi secondo un innovativo ed illuminante vettore del
Supremo Cit in lui evidenziatosi.
Certo che il dinamismo brahmanico a noi noto ed a noi intellegibile avviene
fondamentalmente nel Mondo delle Idee Archetipe, e tramite i principi autocoscienti
in esso viventi. Se altri aspetti dinamici esistono nell'Assolutezza (ed ovviamente
possono esisterne infiniti) non ci chiaro al punto da poterlo asserire, ma certamente
in un remoto momento del Tempo dinamico tutto questo verr conosciuto, ed
implicher un accordo, un'interiorizzazione, un'illuminazione e una vita pi adeguate
alle sue Forme/Pensiero, in questo pi vicine all'Immagine trascendente da cui sono
emanate.
Il processo manifestante determinatosi con il Mondo Archetipale autocosciente
assume inoltre caratteri specifici con l'attivazione del medesimo nei confronti di un
nuovo atto creativo. In tal caso l'intero Mondo Archetipico assume almeno nelle sue
funzioni specificamente a ci preposte una configurazione specifica al fine
assegnatogli (e all'emersione coscienziale in esso evidenziatasi), che pu riprodurre
in certa misura la struttura formale preesistente, ma che mostrer certamente elementi
innovativi in funzione del quid novi che viene determinando.
Diciamo in altri termini che l'Interit la configurazione specifica assunta dal
mondo archetipico per l'attualizzazione di una sua potenza, e che questa
configurazione non necessariamente corrispondente all'Idea totale che detto mondo
163

ha di se stesso: l'Idea/Uomo perci l'immagine specifica di un nuovo rapporto


interagente fra archetipi, a questo preposti, ed insieme un elemento originario che
non interiormente compreso dai suddetti archetipi in tal misura da costituire un
aspetto preesistente: piuttosto un loro fattore inconscio, luminoso nel Cit e che il
Mondo delle Idee deve vivificare e comprendere. Cos diciamo che, ai primordi
dell'atto emanativo, il Mondo delle Idee proietta un'immagine nuova di s a se stesso,
e quest'immagine deve essere condotta all'autocoscienza secondo l'illuminazione
ricevuta, e diventare il nuovo elemento informativo e configurativo del dinamismo
personalizzato: tale enunciazione implica che la Manifestazione insieme un
processo di interiorizzazione e di analitica comprensione del fattore emerso negli
Archetipi globalmente considerati (il Mondo Ideale unitario, e le personalit ivi
esistenti sono polarizzazioni consapevoli della sua luce pur nella dimensione concreta
della loro originalit ed autonomia; cos come sono consapevoli di essere il
Brahman in un Suo aspetto, da Lui deliberatamente e liberamente creato in
personalit), e un processo d'attivazione ed istruzione del nuovo archetipo, affinch
corrisponda quanto pi precisamente possibile all'Idea a lui immanente.
L'autorealizzazione dell'Archetipo/Uomo e delle sue modalit viventi corrisponde alla
presa di coscienza della sua natura brahmanica e ideale, e alla compiutezza del
processo archetipico d'introspezione intuitiva, analitica e sintetica.
A questo punto la configurazione dell'intero Mondo delle Idee recepisce il
Nuovo Archetipo (in tempo/spazio differenziati nella autocoscienza delle singole
personalit e ambiti manifestati, in conseguenza del rispettivo grado
d'emancipazione), e conseguentemente si configura in un pi alto equilibrio: ma
questa la storia divina della creatura nel suo splendido, infinito cammino verso il
suo Principio.
-O19)
La nostra analisi deve ora rivolgersi al punto pi difficile da proporsi: come cio
mettere a frutto queste idee, e come fare la parte che ci assegnata dall'Amore
trascendente.
Qui incontriamo enormi difficolt, che sono psicologicamente e praticamente
suscettibili di rendere impossibile il fattore operativo, pure intrinseco al nostro modo
di vedere la realt.
Innanzitutto impensabile, secondo noi, ridurre il nostro compito ad un
personale completamento e a un singolo accadimento realizzativo; per quanto
illuminante esso sia, nel contesto in cui avviene che deve diffondere la sua natura, o
non avr che un valore monco e imperfetto.
Nessuno pu considerare il problema dell'esistente sotto un profilo meramente
personale, e lasciare al Fattore Primo il compito di renderlo generale, perch questa
la missione dell'Uomo, di cui il jiva semplice e fondamentale modalit. Se vero
che il positivo emerso nell'individuo tende a diffondersi a livello di coscienza globale,
164

anche vero che la reductio a s stessi di questa positivit fa inerire alla nostra
coscienza un concetto di particolarismo e frazionamento esiziale per la sua
attualizzazione in archetipo: il quale concetto unitario e tendente all'integrazione
pi alta, non alle infime suddivisioni dell'egotismo.
Dunque il problema operativo, opportunamente e accuratamente considerato,
criterio di valutazione delle proprie acquisizioni interiori ed intellettuali (intelletto
d'amore), e non pu non risolversi in una spinta espansiva in tutte le direzioni
comprensibili nell'esistente.
Come il Centro interiore intuito, e comincia a irradiare la sua essenza nella
consapevolezza, questo vettore deve essere attivato nella dinamicit totale del
soggetto, ed informare tutto il suo campo d'esperienza: ma qui subentrano le prime e
pi dirimenti difficolt.
Innanzitutto, estremamente difficile il passo che implica un effettivo apporto
energetico nel campo individuale che provenga dal mondo Sephirotico. Il Grande
Glifo, che sovrintende all'evoluzione dell'uomo, agisce in modo assai cauto ed attento
a non interferire con le capacit decisionali di quest'ultimo; e possiamo dire che
questo stato un dato che l'Uomo stesso dovr modificare, essenzialmente con un
comportamento univoco ed equilibrato nei confronti dell'Idea generale
dell'Emanazione.
Ci non impedisce che nei casi pi eclatanti le Sephirah non possano e non
debbano sostenere e sorreggere l'azione pratica: o quest'ultima verr presto o tardi
vanificata nella sua vettorialit espansiva e vivificante dell'ambito a cui si rivolge.
Compito dell'allievo propriamente detto quindi mirare a quel risultato d'integrazione
con le Potenze trascendenti che sole gli possono assicurare e garantire un'attivit
consona ai principi, ed efficace nel mondo che egli si rappresenta come campo
dell'azione. Abbiamo detto deliberatamente si rappresenta, perch in effetti la sua
rappresentazione interiore che egli vive ed in cui agisce, e non certo un aspetto
concreto, oggettivo ed autonomamente solidificato della Maya. Questo fenomeno
stato gi accennato e vagliato, con la specificazione che questo campo personale di
rappresentazione non arbitrario, ma determinato nelle sue leggi informanti e nei
suoi moduli espressivi dall'immanente interiorit globale dell'Uomo
(inconscio/conscio collettivo), e dall'altrettanto immanente presenza Sephirotica.
Tuttavia le modifiche del campo sono dipendenti dall'attivit spirituale del jiva, ed
hanno una specifica caratteristica: cos come egli riproduce e percepisce in se stesso,
secondo un criterio d'affinit e coerenza, i campi esistenziali pi affini in uno
specifico istante dello spazio/tempo cosmico, cos il suo campo capace d'irradiarsi
in tutti i suddetti spazi interiori dei jiva che pi vibrano in consonanza con lui in
questi determinando fattori di stimolo e modifica delle auto rappresentazioni. Perch
il meccanismo non appaia troppo aleatorio e impreciso alla mente del lettore, daremo
qualche delucidazione pertinente al tema in oggetto, e a quello, generale, del presente
studio.
Il jiva , abbiamo ripetutamente affermato, un aspetto modale vivente dell'Uomo
Cosmico, un tipo di polarizzazione coscienziale di quest'immanente interiorit. Come
165

tale, il jiva sensibile a tutti gli accadimenti e le mutazioni che interessano il tessuto
di cui parte e dal quale (finch non si realizza in modo pi comprensivo) deduce gli
stessi mezzi di rappresentazione (causalit, che si esprime secondo le categorie
spazio/tempo). E' inoltre capace di cogliere la rappresentazione globale, e con tanta
maggior precisione e puntualit quanto pi armonizzato con le sue valenze. Tuttavia
questi aspetti del Continuum non sono colti in modo obiettivo, ma attraverso e con le
modalit tipiche della sua personale coscienza: ci implica che l'irradiazione
esterna determina in lui il sorgere di rappresentazioni pi o meno conformi alla
realt del Principio emanante ed esatte nella misura in cui quel principio affine,
accordato e vibrante su un simile piano di rappresentazione. Naturalmente il massimo
punto d'esattezza si verifica quando esiste un'identificazione intuitiva fra due o pi
personalit, e per il periodo in cui questa identificazione sussiste; ma anche nel
condividere ideali, esperienze, emozioni e concettualizzazioni si determina un
avvicinamento dei campi dell'esperienza, e le monadi tendono, naturalmente e
spontaneamente, a disporsi in reciproco rapporto di contiguit e sia pur
rarissimamente di medesimezza. Ci tanto pi incisivo quanto pi il sentire,
l'intuire e il realizzare il proprio substrato unitivo avviene per Amore, nella pi
completa e incondizionata accezione del termine.
Ancora una volta l'amore si dimostra l'elemento significativo della
Manifestazione, e l'unica forza capace di condurre ad unit la dispersa unit
coscienziale dell'Uomo; tuttavia, per restare nell'ambito specifico del presente
paragrafo, diremo che pi esteso e qualificato il centro irradiatore, pi ovviamente
la sua influenza avvertibile nel tessuto dell'esistenza, e che se un jiva pu costituire
fattore di aggregazione ed affiatamento per altri jiva, un insieme di personalit che
condividano la medesima forma mentis e le stesse valenze spirituali esercita un
moltiplicato effetto sull'esistente, secondo un tracciato che non certamente
aritmetico, ma esponenziale.
Ne consegue l'opportunit, la necessit e l'inderogabilit di mettere in atto un
vettore operativo capace d'esser liberamente recepito nei campi vitali contigui, e di
qui irradiarsi quanto pi profondamente sia possibile in ogni direzione.
Questi accenni non vogliono suggerire specifici metodi operativi, ma indurre
semplicemente il lettore a considerare come compito precipuo dell'uomo quest'attivit
aggregante e unificante, condotta al pi alto livello possibile delle sue potenze
interiori, che devono essere pertanto vitalizzate, e progressivamente chiarificate ed
espanse.
Come effetto e naturale conseguenza di questa tensione (che, lo ripetiamo, deve
rappresentare caratteristiche di generalit e impersonalit, e dunque mai egotiche ed
acquisitive: il che implicherebbe separativit dal Principio) c' l'attivazione
dell'Albero Sephirotico nell'interiorit del jiva il quale lo riproduce su scala
microcosmica e del quale elemento. Come, quanto e perch ci avvenga, appartiene
alla storia individuale, e pu dipendere tanto da fattori personali che generali: ma
certamente un punto di interferenza fra il soggetto specifico (l'individuo) e quello
generale della Emanazione (il Glifo) esiste, e si presenter alle soglie della
166

consapevolezza.
A questo punto la monade percepir un aspetto che trascende la sua attualit, e
lo inserir nel suo campo interiore, rappresentato come mondo oggettivo: l'inizio
del processo d'aggregazione ed interdipendenza fra il principio evolutivo e la struttura
archetipica globale, che lo condurr alla auto realizzazione, con conseguenze
specifiche e generali d'imponderabile ampiezza.
La cosa pi difficile da ottenersi la comprensione e la realizzazione di tale
punto di interferenza, e la base per tentarne il conseguimento , prima di tutto, un
quadro esatto nei limiti del possibile, soggettivo ed oggettivo del campo
operativo.
Per questi motivi invitiamo nuovamente il lettore al serio proposito di meditare,
esaminare e riflettere in s medesimo le nozioni fin qui esposte, dando cos il proprio
contributo non passivo ma critico ed obiettivamente attivo alla definizione del
problema: necessario preliminare alla sua soluzione.
Per concludere queste brevi annotazioni, diremo e ribadiremo il punto di
giudizio che mi sembra essenziale chiarire: essere nel giusto atteggiamento nei
confronti dell'esistente e di noi medesimi stato estremamente difficile per l'umanit
in generale, e per quella odierna in particolare: la storia che conosciamo, dal pi
lontano passato ad oggi, testimonia in modo assai eloquente dei tentativi e dei
fallimenti (con significative illuminanti eccezioni!) incontrati. Questa storia non
arbitraria in due sensi. Innanzitutto, essendo l'uomo quasi completamente soggetto
alla legge di causalit, il tempo orizzontale di auto rappresentazione il parametro
che domina il vettore umano, e conseguentemente le immagini che noi percepiamo
nel nostro specchio interiore, e che devono riferirsi al tempo-spazio suddetto, non
sono arbitrarie ma bens dotate di un alto grado di generalit. Inoltre, noi non siamo
null'altro che la nostra coscienza (il mondo interiore inconscio altrettanto
importante, ma sotto questo profilo noi dobbiamo considerare solo la
rappresentazione in atto, ovviamente condizionata da fattori non consci ma che si
determinano comunque in un modus della nostra consapevolezza); e quindi quanto
avvertiamo come passato, come esperienza dell'uomo, come storia del suo spirito ha
estrema rilevanza nella nostra autodeterminazione, ed appare nell'ambito esistenziale
per precise ed inderogabili ragioni. Se abbiamo dunque un'immagine generale dello
svolgimento della storia umana, con le sue sconfitte e vittorie, i decadimenti e gli
errori e le gravose rinascite, se questo passato determina i modi e le
caratterizzazioni della nostra attualit, lo dobbiamo considerare, almeno
soggettivamente, realissimo; a prescindere dal fatto che altri le possano avvertire, e
certo molti le avvertiranno in modo relativamente o sostanzialmente differente. In
ogni caso, il quadro generale percepito dall'umanit in un particolare momento , per
quanto soggettivo, piuttosto esatto e in linea di massima comunemente condiviso. In
ogni caso, le eccezioni confermano la nostra valutazione: la storia dell'uomo indica
uno sforzo globale di comprendersi e di comprendere la vita, e quindi d'illuminarla
portandola su un pi elevato modello di realt. Eppure tale sforzo non ha potuto
evitare l'odierna crisi d'identit e di civilt, per motivi intrinseci all'umanit.
167

Tentare di risolvere in modo adeguato il problema esistenziale


conseguentemente compito impellente ed inderogabile, e per agire in tal senso
occorre riferirsi a tutte le acquisizioni dell'umanit, emerse nel corso di un faticoso
processo, e che rappresentano aspetti del Reale e non a nostro avviso la Realt
unitaria. Raggiungere questa conoscenza propedeutico all'azione concreta ed
specificatamente in quest'ultimo momento che si traduce il significato ed il valore
delle concettualizzazioni, realizzandosi ivi l'archetipo Uomo. Il nostro discorso non
dunque un metodo intellettualizzante interpretativo fine a se stesso, ma l'inizio di
un'attivit che deve incidere sulla coscienza sia personale che generale, illuminando il
contenuto inconscio della medesima per risolverlo nella luce della consapevolezza.
Ma di questo e di altri problemi ci occuperemo pi innanzi, quando esamineremo il
significato che assumono, nella nostra ipotesi interpretativa i concetti di substrato
coscienziale e di realt interiore non consapevole: lo specchio oscurato del nostro
campo esistenziale, che incide direttamente ma potentemente sulla rappresentazione
che abbiamo del nostro cammino evolutivo.
-O20)
Esiste nell'entit cosmica che nominiamo Adam primordiale una modalit non
affiorante alla sua consapevolezza, e che influisce in modo non indifferente ma
talvolta assai incidente il suo processo evolutivo.
Quest'aspetto stato intuito, bench parzialmente, dall'odierna analisi del
profondo e conseguentemente ipotizzato come inconscio o sub conscio (e fra i due
termini esistono grandi differenze) collettivo.
Il problema non tuttavia ristretto, come abbiamo precedentemente affermato,
all'ambito del nostro pianeta, al costruttore dell'odierna civilt, ma attiene all'ente
globale che si manifesta in questo ciclo, e quindi deve essere posto in termini di
generalit.
Per orizzontarsi nel dedalo alquanto confuso dell'inconscio globale, occorre fare
attenzione al fatto che questo non rappresenta la semplice rimozione di aspetti troppo
conflittuali per essere accolti dalla coscienza di veglia, o residui d' antiche esperienze
individuali e collettive, o infine interferenze di fattori relativi ad altre personalit, che
penetrano come per osmosi in certa misura e senza che se ne abbia consapevolezza
nel profondo e oscuro ambito della psiche.
Inconscio ben altro: in esso esiste certamente tutto quanto abbiamo test
indicato, ma quasi come prodotti di fattori ben pi penetranti e immanenti, alcuni dei
quali (e pi importanti degli altri) risalgono a un tempo che non appartiene al nostro
ciclo manifestante.
Innanzitutto esiste, oltre il subconscio e l'inconscio della personalit, il S, dal
quale scaturisce quest'ultima. Ma il S ben pi informante, e nello stesso tempo
inaccessibile per l'uomo comune, e certamente non lo considereremo in questa
disamina. Tuttavia esiste nell'interiorit del jiva la complessa struttura spirituale che
168

la proiezione/immagine dell'Albero Sephirotico nell'individualit evolutiva, ed il cui


contenuto ora in gran parte potenziale deve essere condotto alla luce della
coscienza e gradatamente attivato.
Quindi, immanenti alla realt del Glifo, esistono i riflessi (entit viventi e non
concettualizzazioni astratte) dei sommi Archetipi ideali, con le loro infinite
implicazioni.
Esiste anche quello che , grosso modo, il passato dell'Uomo e quanto egli ha
espresso nell'arco sterminato della sua evoluzione. Quest'ultima zona tuttavia
ampiamente oscura ed insieme reca i residui di comportamenti un tempo determinati
da un ben diverso contesto vitale, che nell'attuale non avrebbero pi ragion d'esistere:
ma che, inerendo fortemente all'ego, sono difficilmente eliminabili senza un vero
dominio della propria interiorit, ed una maturazione spirituale che releghi l'ego alla
sua naturale funzione.
Esistono poi, e assumono particolare incidenza e virulenza, i prodotti dell'attivit
dell'uomo, e cio le forme/pensiero, le modalit esistenziali pi o meno equilibrate,
pi o meno distorte, che egli ha determinato e liberato nel corso dei millenni entro il
proprio spazio interiore e che, dotate in quanto vettori coscienziali viventi e non
astratti di un certo grado di personalit ed autonomia come modalit dell'Uomo
Cosmico dallo stesso emanate (e perci da non confondersi con le modalit che
attengono alla sua vera natura ontologica i jiva e che rappresentano
estrinsecazione delle sue potenze reali), s'aggirano nel suo confuso inconscio,
affiorano nel sub conscio ed interferiscono con il conscio quali propensioni, impulsi,
desideri, emozioni e tensioni. Sono, ripetiamo, prodotti artificiali dell'esperienza
esistenziale e per essere pi esatti distorsioni di forme/pensiero di per s
equilibrate ed equilibranti, le quali furono e sono male intese e male attivate in quanto
poste sotto il controllo non di una personalit armoniosa ed equilibrata, ma dall'ego
divoratore e acquisitivo.
E' difficile infatti che l'ego, con la sua insaziabile propensione ad incorporare,
per affermarsi quanto pi possibile nel campo esistenziale, non determini paurosi
scompensi negli elementi pi significativi della persona, deformandone l'attualit.
Queste potenti forme/pensiero, hanno in comune con le forme qelliphotiche il
bisogno di sussistere come tali, e talvolta sono proprio lo strumento dell'involuzione
nel ciclo manifestante. Sono destinate a un riassorbimento nell'equilibrio futuro
nell'Uomo, ma ci significa la loro reductio a quel che furono e ora non sono, e
pertanto a negarne l'attuale sussistenza. Queste modalit dell'uomo, che sono parte
dell'uomo odierno, mostrano un'intelligenza e un certo dinamismo, ma insieme una
pericolosit immanente all'affermazione egotica che ne costituisce l'essenza. Quando
riescono a condizionare la vita dei jiva e delle collettivit, producono effetti
scompensati, che altro non sono se non la loro immagine storica nel campo
esistenziale, e comunque capaci di coartare e impietrire l'emancipazione.
Ovviamente ci accade per un'insufficienza responsabile in misura senz'altro
significativa dell'Uomo Globale ed individuale, e tutto questo implica l'attivarsi di
fattori correttivi alquanto incidenti e coattivi. In ogni modo, quest'aspetto
169

dell'inconscio sussiste e essendo d'ordine generale, intrinseco all'uomo globale si


ripercuote nei campi di autorappresentazione delle personalit, come proiezione e
stimolo interiore quanto esteriore.
Nell'attuale periodo l'umanit ben poco in grado di comprendere queste
incidenze, che per lo pi identifica con il carattere, e delle quali non riconosce il
potere suggestivo e condizionante: infatti, pur essendo interne/esterne, talvolta la loro
consistenza alquanto estranea al jiva, che nel corso dell'emancipazione l'ha come
espulsa dal suo ambito interiore. Tuttavia queste forme/pensiero hanno una tendenza
profonda a riattivarsi ed esercitare un possesso proprio l dove carente il loro
potere, e costituiscono ostacoli alle volte durissimi al divenire dello spirito, essendo
sostanzialmente i veicoli dell'induzione di vere e proprie personalit in fase tamasica
o propriamente involutiva.
L'ascolto interiore e l'esame delle componenti che si affacciano alla soglia della
consapevolezza, dunque di rigore per l'allievo dell'Amore, preda difficilmente
accessibile e per questo pi ambita da queste oscure valenze di un pi o meno recente
o lontano passato.
Difficilmente la qelliphoth appare come tale nel campo personale di
rappresentazione, e quando accade gli effetti sono degeneranti quanto tremendi,
esprimendo un'emersione resa possibile da un particolare karma individuale e
collettivo.
Occorre dunque sapere che ci che distorto viene neutralizzato dall'equilibrio,
e ci che odio deve venire eliso dall'Amore: in ogni forma/pensiero, per distorta che
sia, c' l'immanente natura dell'uomo, figlio del Principio e destinato a ricongiungersi
con il Principio: occorre dunque comprendere la natura squilibrata di queste modalit
infelici del ciclo manifestante, per correggerle e renderle alla loro potenziale realt
che sempre e comunque di Luce; senza dimenticare l'attualit che evidenziano,
temibili ed orrende pi di quanto la gente comune si immagini.
La nostra disamina non sarebbe completa se non accennassimo anche ai principi
elementali, che pur formano la struttura corporea del nostro veicolo fisico e la forma
dell'Interit. Essi non sono, lo ricordiamo, che modi di configurarsi del dinamismo
divino a livello formale, secondo un principio di maggiore o minore fluidit: quindi
nella loro essenza sono pensiero, specificamente rivolto a costituire, nel divenire della
Manifestazione, il campo creativo della Creatura. Come pensiero, essi sono viventi,
coscienti e capaci di esprimersi in un'infinit di coerenti aspetti, ognuno dei quali
come sempre irradiazione delle loro potenze. La loro libert e capacita d'azione
amplissima, con le sole limitazioni implicite nella loro finalit. Diversa invece la
configurazione storicamente presentatasi alla coscienza comune.
Occorre qui fare massima attenzione al grado di emancipazione dell'Adam
cosmico e dei suoi jiva: se questo grado infimo o basso (in una zona particolare
dell'Emanazione, quale quello di nostra esperienza) l'azione dei Principi Elementali
completamente guidata e direzionata dalle Sfere Sephirotiche di cui sono concreta
espressione. Se, al contrario, s'affaccia al divenire dell'Uomo un aspetto
d'autocoscienza, e in particolare d'autocoscienza emancipativa, gli elementali
170

vengono immediatamente influenzati secondo il grado e le qualificazioni che


quest'ultima assume. Per chiarire il concetto, diremo che essi nell'ambito del loro fine
primario s'atteggiano secondo le determinazioni autonome del principio evolutivo
personalizzato, e in base a questo costituiscono un ambito adeguato di
rappresentazione. Ma, in presenza di fattori discordanti con le finalit dell'evento
manifestante, gli Elementali, pur se indotti a una configurazione temporaneamente
distorta, assumono comunque un vettore adeguato ad apportare l'opportuna e
necessaria correzione, e questa attivit si identifica concretamente con una delle
braccia incidenti del karma. Il karma, come sappiamo, pu agire innanzitutto sui
fattori causali dei campi reali del jiva determinando interferenze e connessioni fra gli
aspetti generali e individuali che, in presenza di tensioni e scompensi, si traducono in
eventi collettivi e singoli. Ma le modalit concrete d'emersione, le quali toccano le
specificit delle monadi, sono attualizzati dai Principi Elementali nell'ambito della
tridimensionalit. Come questi possono costituire un evento ostativo e dirimente delle
direzioni vitali, cos possono costituire un potente strumento di supporto ed
emancipazione, se opportunamente integrati con coscienze equilibrate; sopratutto se
consideriamo che il loro aspetto nel campo di Malkut dipendente dalle
caratterizzazioni che quest'ultimo presenta nel momento storico, essendo gli
Elementali, sopratutto nella pi intima essenza, principi della Forma e pertanto, a
livelli estremamente alti del Mondo Archetipico, Idee fondamentali. Sappiamo che la
Forma simbolo dell'Idea che traduce all'intuizione di altre intelligenze; questa
concezione, esatta e pertinente a tutto l'ambito manifestato, e che prescinde
dall'attuale ciclo, rende immediatamente comprensibile l'estrema incidenza
dell'Elementale per la comprensione dell'Ente creato, il Mondo delle Idee.
L'accordo con questi Principi infatti la chiave per l'intelligenza intuitiva di
tutta la realt formale, che trascende verticalmente gli aspetti quali vengono assunti
nel campo tridimensionale. Infatti esistono zone della Manifestazione in cui la Forma
non strettamente concepibile come semplice tridimensionalit, essendo partecipe in
varia misura di Realt che, ponendosi oltre alla capacit di percezione del
contemplante, appaiono in Entit insieme formali ed informali. A questo punto
occorre che il jiva realizzi a livello emancipativo il suo accordo d'amore con i
Principi Elementali archetipici, onde trarre dalla propria profondit, partecipe a
livello virtuale della loro essenza, i vettori conoscitivi per trascendere le limitazioni
della sua percezione. Quest'accordo dunque fondamentale e necessario, e tanto pi
in un periodo storico, quale l'attuale, in cui la configurazione che i Quattro Elementali
hanno dovuto assumere, progressivamente ostile all'attivit umana.
Essi sono in noi, e la maggior parte della loro operativit sfugge alla comune
coscienza di veglia: ineriscono al punto unitivo che collega la parte pi sottile della
personalit a quella pi grossolana, il corpo fisico, e devono ripetiamo devono
essere compresi e consapevolmente integrati con la nostra adeguata volont. Sono
Maestri di profonda, estrema sapienza, le cui intelligenze affondano nell'immensit
del Glifo dell'Amore e che appaiono inconcepibili agli uomini quando vengono
evidenziate in tutta la loro estensione, cos come incomprensibile , ai non iniziati, il
171

Mondo Ideale e la Sua natura divina.


Sono tuttavia Principi immanenti all'archetipo Uomo, e quindi la loro essenza
informa la nostra essenza in una specifica configurazione. L'incontro con queste
Intelligenze evento principiale di un nuovo corso evolutivo, ed affidato al
magistero dell'Albero Sephirotico dell'Amore: qui abbiamo voluto richiamare alcuni
concetti generici ed approssimativi, rammentando la loro funzione costitutiva
dell'Ente formale e della nostra personalit.
Altri principi che s'incontrano nell'inconscio sono le concatenazioni di idee,
ricordi, emozioni di un passato lontano e vicino, che colorano ed atteggiano in modo
specifico il nostro odierno stato, pur senza che noi ne siamo veramente consapevoli.
Richiamiamo qui questo dato per illuminare il lettore su di una sua conseguenza, che
appare nel quotidiano rapporto con il mondo tridimensionale e quindi con le
proiezioni e irradiazioni che vi percepisce normalmente.
Le vicende dell'anima (intesa allusivamente come l'aspetto della personalit che
sussiste nei cicli esistenziali) sono la causa delle nostre reazioni di simpatia, affinit o
antipatia, repulsione, desiderio o ricusazione nei confronti dell'altro apparso nel
nostro ambito vitale.
Possiamo configurarci il fenomeno come un campo vibratorio interiore
sintetizzante l'infinit di specifiche modulazioni che si accorda o si distorce in
presenza di altri consimili campi: cos come un accordo si integra con un altro nel
suono musicale e al contrario produce la dissonanza e la stonatura.
L'ideale sarebbe il possedere un ambito vibratorio interiore cos multidirezionale
ed elastico da poter accettare serenamente qualsiasi altra vibrazione, potenziandone
l'armonia se gi equilibrata, o correggendone per interferenza spontanea gli eccessi se
distorta. Ci tipico dei Maestri storici, siano essi uomini o siano Forme archetipali
incentrate nel nostro viaggio interiore. Tuttavia quest'ideale difficile; e realizzabile
solo mediante acquisizioni progressive, come un cerchio che si diffonda nell'acqua in
modo costante e uniforme. E' comunque importante conoscere la base in genere
molto composita ed inconscia delle nostre reattivit all'esperienza di vita, perch
essa pu e deve illuminare la ricerca, indirizzandola l dove il fenomeno ha sede.
In questa esposizione, genericamente informativa, non affrontiamo di proposito
temi specifici; ma il lettore dovr meditare su quanto abbiamo detto ogni qualvolta
incontrer in s un moto d'attrazione o repulsione, di affinit o di ricusazione nei
confronti di un aspetto del suo campo esistenziale. Egli in effetti il suo passato, ed
in qualche modo il passato dell'Umanit: anche, egualmente, il futuro. Dal suo
comportamento odierno dipendono le vie che saranno percorse in una dimensione
dello Spirito oggi inavvertita, ma esistente e reale: pi reale del mondo che egli
avverte costantemente attorno a lui.
Null'altro aggiungeremo, ma speriamo e crediamo che l'allievo dell'Amore non
abbisogni pi che di un suggerimento per avvertire l'importanza e l'incidenza di
quanto finora gli stato donato.
La nostra analisi deve, per concludere, prendere in considerazione il punto pi
ostico del cammino realizzativo, e cio l'effettiva incidenza dell'inconscio e del
172

subconscio (i due termini rappresentano gradi di oscuramento coscienziale; maggiore


nel primo e ai limiti della percezione comune nel secondo) sugli eventi che appaiono
nella normale esistenza.
Abbiamo detto che a livello profondo esistono ricordi, propensioni e tendenze;
esistono anche le tensioni karmiche, affatto inavvertite ma cos presenti da confluire
in modi/eventi assolutamente rilevanti per il processo della vita: essendo tra l'altro
soventi in essi d'interferenza con le Entit distorte esistenti nel campo globale e da
quest'ultimo utilizzati per esercitare un effettivo dominio sulle personalit.
Questi fattori, che non possono (e non debbono, ma altro discorso) venire
ostacolati in quanto, privi di ogni aspetto interiorizzante, dimostrano un pieno
attaccamento all'ego e all'individualismo separativo, assumono ben diversa
colorazione in coloro che, grazie all'insorgere di un certo risveglio spirituale e alla
strada gi percorsa, offrono possibilit di controllo sul karma personale e collettivo ad
essi immanente.
In altre parole, questi aspetti subconsci e inconsci devono venir guidati in modo
conforme al piano emancipativo, e coerentemente al suo dinamismo individuale e
globale.
Nell'attuazione di questo piano che compito primario degli Archetipi,
l'incidenza karmica rappresenta insieme un potente ostacolo ed un insostituibile aiuto:
essa agisce a livello tridimensionale per quanto attiene all'Uomo Cosmico e le sue
forme modali, ma si pu configurare un aspetto parallelo anche per il Mondo
Archetipale, con la riserva che quest'ultimo aspetto non attiene all'autorealizzazione
di una persona evolventesi in archetipicit, ma al grado d'autocoscienza della Entit
Archetipale medesima.
Non dunque possibile parlare a rigore di karma altro che nell'ambito della
tridimensionalit (a vari livelli di pressoch tutta la tridimensionalit) ma, per
estensione e con certe indispensabili precisazioni, si pu ipotizzare una responsabilit
dell'Archetipo verso se stesso e quindi verso il Tutto di cui parte sostanziale, tale da
rendere immanente il fattore dinamico, capace d'evidenziare eventuali e specifiche
inadeguatezze, nel caso che queste non siano intuite e risolte dalla consapevolezza del
proprio stato.
Abbiamo accennato a questo problema, che riguarda puntualmente l'Esistente
oltre la spera di Malkut, e alle implicazioni che determina, in quanto causano la
necessit di un evento manifestante suscettibile di coinvolgere la totalit degli
Archetipi. Il tema cos alto e teurgico da non poter venire affrontato che in sede pi
adeguata, e cio nel rapporto diretto con le Forme/Pensiero trascendenti. Tuttavia
bene che il lettore sia avvertito, onde evitare la sterile immagine di un mondo ideale
perfetto e infallibile, libero dalla necessit costante di essere scelto, ma sede di un
radioso ed imperfettibile equilibrio: concettualizzazione questa che risponde
approssimativamente al vero solo se riferita a quella fucina di vita e di potenzialit
che la zona tridimensionale (in altre parole, la zona delle Sette Sfere Sephirotiche)
in rapporto alla quale il Mondo Ideale propriamente detto (e cio in sintesi il mondo
Causale nel Suo aspetto di Creatura) presenta un'inconcepibile diversit. Una
173

concettualizzazione che pu risultare alquanto deviante, se sottintende un limite al


progresso del principio formale autocosciente, alla sua realizzazione mediante la
capacit di percepire in s e fuori di s il fattore trascendente per alto che Esso sia, e
una zona dell'Esistere nell'Essere ai margini di quanto appare Informale.
Neppure il Nirvikalpa Samhadi punto finale, e pu anzi rappresentare un
ininterrotto processo di interiorizzazione (e conseguente esteriorizzazione) di quel
che effettivamente l'Assolutezza, secondo un tipo di causalit che non appartiene
alla creatura ma il Principio Primo. Tuttavia a questo punto desideriamo attirare
l'attenzione dell'allievo su di un'ipotesi che non certamente in accordo con la
generalit delle interpretazioni del quadro manifestante, ma che pu indicare la
soluzione finale molto oltre l'attuale ciclo, e forse anche oltre innumeri cicli
successivi. Occorre inoltre aggiungere che il termine soluzione finale esatto per
quanto riguarda l'attualit del Mondo delle Idee quale ora configurata, ma non
certamente per il proseguimento del dinamismo supremo, che anzi in questo caso
assumerebbe un indirizzo ascendente incommensurabile. Inoltre bene specificare
che il significato dell'autorealizzazione attiene, in ogni caso, tanto al Microcosmo che
al Macrocosmo e che se vero che il primo influenza il secondo ed il secondo il
primo ci non toglie che il processo avvenga secondo la sua legge puntuale
nell'ambito della personalit, e poi in quello della personalit del mandala a cui
questa inerisce (la sizigia pi o meno complessa) e quindi nel contesto generale e
globale in cui tutto questo si pone. Il che implica che il raggiungimento di un
determinato livello di Realt non risultato che tocchi immediatamente tutto il
globale, ma si determina nelle Forme/Pensiero che del Globale sono modalit, e
conseguentemente nel Globale. Se il Globale unitario, ci avviene armonicamente e
in reciproca coerenza; in caso diverso, possono presentarsi differenziazioni e dolorose
spaccature nell'Interit come in effetti avvenuto e avviene.
L'ipotesi in esame, considerata con le sopramenzionate specificazioni, che
esiste al limite un Punto in cui l'Idea emanata ed il Principio emanante coincidano
esattamente e senza negare il rapporto Creatore/Creatura: che cio esista un
continuum dinamico al massimo livello concepibile quello Brahmanico il quale si
colori nella parte rivolta all'espressione creativa d'autonoma personalit, e si apra
verso la verticalit metaformale alla medesimezza trascendente.
Questa realizzazione suprema, che implica sostanzialmente la coincidentia
oppositorum dell'Atto puro e della sua creatura, non pu che avvenire, se l'ipotesi
fondata, che per volont divina, la quale renda l'Idea pienamente partecipe
dell'Ideatore senza per questo risolverla e annullarla in S, e senza che il Brahma
possa identificarsi con la Sua ideazione, che sempre Lui in Lui.
Simile stato costituirebbe ovviamente un'aporia logica perch atterrebbe alla
Trascendenza oltre l'immagine che dal suo Cit emana; costituirebbe insieme l'aspetto
divinizzato al pi alto stato della Forma/persona, in cui essa s'apre completamente a
ci che la sopravanza, al principio di un dinamismo che non annulla la
differenziazione di creatore/creatura, ma la determina in nuovi parametri di realt.
Sarebbe in altri termine uno stato di Samhadi nel quale l'autonomia d'esistenza
174

permane, rivolta verso l'attivit creativa dell'Assolutezza che nella creatura e con
la creatura si manifesta e alle sue imponderabili, infinite potenze. Questo punto di
coincidenza rappresenterebbe pertanto l'attualizzazione dell'intero Mondo
Archetipale nel suo aspetto pi comprensivo della sua realt d'esistenza nell'Essere:
Figlio dell'Assoluto, immagine vera della Sua immagine creatrice, il Brahma Saguna.
Chi vede Me vede il Padre: le parole del Cristo Ges - ipostasi formale del
Cristo Amore Assoluto - avrebbero qui piena attuazione e porrebbero in atto la dolce
promessa di vera redenzione nelle Case del Padre, conseguibile solo con il Figlio
Ges, Creatura Assoluta e pertanto Idea del Brahman che unisce, nella compassione,
nel sacrificio e nell'amore, l'Assoluto alla relativit.
Occorre dunque riconsiderare con molta attenzione e con la massima capacit
discriminativa la figura storica di Ges, mandala divino apparso nel nostro ambito per
avviarci alla comprensione e al conseguimento del nostro naturale destino, e cio
Redentore, Salvatore e Pastore.
Molti possono obiettare che un simile modo di interpretare l'Emanazione e
l'evento cristico contrario a troppi momenti della Rivelazione e della ricerca
speculativa, considerati nel corso dei secoli e dei millenni e che arbitrario inferire
da quanto conosciamo un evento che trascende gli schemi medesimi della Tradizione.
Eppure....
Eppure sarebbe la logica, immediata, limpida risposta a molti quesiti insoluti e la
reductio ad Unum perfetta: che non nega la Creazione ma la illumina d'Amore. Il
Cristo Assolutezza in un preciso momento sintetico, ma in quanto tale non
l'assolutezza in S come essenza intuitiva della Sua trascendenza dai nomi e dalle
forme. Abbiamo sovente insistito nell'avvertire il lettore sull'arbitrariet d'individuare
aspetti logicamente determinati nel Brahman, e della necessit tutta umana della loro
specificazione nel Continuum divino. Con questa riserva, ripetiamo che il Cristo
ipostasi dell'Assoluto, e ne esprime simbolicamente quanto concretamente una
sintesi d'ineffabile profondit: il Volto del Padre rivolto alla creazione, e non solo
del nostro ciclo manifestante ma di tutto il Mondo Archetipale, frutto d' impensabili
altri cicli temporalmente e razionalmente precedenti il nostro. Quel che dunque
appare nell'ente divino/umano apparso nella storia, deve venire interpretato secondo
criteri di costante approssimazione, e nella consapevolezza dei limiti del nostro
pensiero, limiti che nostro dovere rimuovere.
Sull'Immagine Cristica torneremo nuovamente nel corso del presente lavoro:
lasciamo ora il lettore a meditare su quanto gli abbiamo comunicato, rammentandogli
il suo preciso impegno a valutare, considerare e giudicare secondo il suo
personalissimo mondo interiore le ipotesi da noi avanzate, con piena libert e
obiettivit di coscienza. Il suo contributo al divenire dello spirito dell'Uomo
importante come il nostro, ed indispensabile per lui e per la Manifestazione: sia
dunque capace di dissipare un dubbio, di intuire un sentiero e di illuminare il
cammino secondo l'Idea che egli impersona ed esprime con la sua esistenza.
Il quadro delineato dell'inconscio certamente tale da renderlo inquietante e
stimolante alla ricerca della propria verit, ed comunque capace di vanificare
175

qualsivoglia tentativo di comprensione del problema che non sia adeguatamente


condotto secondo le modalit realizzative dell'esoterismo teurgico. Noi tuttavia
riteniamo quest'impresa non solo possibile ma necessaria ed immediatamente agibile
per qualsiasi allievo dell'Amore, e che il viaggio in interiore cordis non debba
intendersi come un tentativo d'approccio all'Aspetto trascendente implicito nella
personalit, ma piuttosto come il dissolvimento delle configurazioni che ne
impediscono la spontanea emersione, e che sempre rappresentano inadeguatezze,
scorie e storture oscuranti, d'altronde inevitabili nell'esperienza delle proprie valenze.
Compito primario dunque il portare la chiarit della consapevolezza nelle
nostre zone interiori pi confuse ed inavvertite, illuminando quanto pi lucidamente
possibile l'abisso che nascondono, e dissolvendolo nella Realt dell'Amore. Esse
infatti sono l'elemento velante, l'impedimento pi dirimente al conseguimento del
Reale; ma tale impresa in apparenza impossibile, conforme al processo di
svelamento dell'Archetipo, e quindi al fine primario dell'Emanazione.
Senza insistere sulle modalit concrete che assumer nei singoli casi, diremo che
la metodologia generale ben nota, ed informa tutti gli aspetti dell'esistenza: i testi
iniziatici pi qualificati, dal Vedanta, le Upanishad, il Tao alle scuole occidentali di
tradizione greca ed ermetica, al sufismo e alla pi coerente meditazione cristica: tutti
consentono all'allievo la giusta informazione ed il giusto approccio ad un sentiero
specificatamente adeguato.
A lui, e all'Istruttore, il compito d'attualizzarlo e personalizzarlo per percorrerlo
come il Primordiale Amore stabilisce prima che entrambi esistessero, e fin dove
l'Amore vorr.
La nostra analisi dell'inconscio ha toccato un punto particolarmente oscuro che
non possiamo non riconsiderare pi approfonditamente, onde mettere l'allievo in
guardia sia contro facili fraintendimenti sia nei confronti d'ipotesi semplicistica ed
inadeguata nell'ambito che consideriamo.
Abbiamo pi volte accennato all'esistenza di un lato inquietante
dell'Emanazione, le qelliphoth: entit archetipali diventate estremamente egotiche ed
individualistiche, che rappresentano l'orrenda caricatura del Mondo Ideale al quale
pure devono la loro vita. Queste forme/pensiero sono al massimo grado ipotizzabile
in potenza, eppure esprimono un tremendo influsso negativo e un'interferenza
degenerante nell'ambito tridimensionale, che impossibile misconoscere o negare.
Un'attenta analisi di queste infelicissime entit si rende dunque necessaria, per
chiarire insieme la loro natura e i limiti di incidenza, e pi dettagliatamente di quanto
abbiamo finora tentato.
Innanzitutto giova rammentare che queste forme/pensiero appartengono
all'Uomo Totale, ma preesistono al suo manifestarsi come entit autocosciente. Sono
dunque emerse non nel tempo ordinario, ma in quello che precedette la comparsa del
Ciclo, quando il Glifo assunse la configurazione capace di condurlo all'attualit. Dal
punto di vista tipicamente umano, son dunque entit estremamente antiche,
primordiali e comunque precedenti la dimensione in cui l'uomo si definisce; e sono in
ogni caso enti che devono integrare (pur considerando tale integrazione come pura
176

potenzialit) la Manifestazione, e pertanto la loro realt resta esterna/interna all'uomo


e principalmente all'uomo storico.
Ignorarle o non volerle comprendere perci ignorare e non comprendere un
momento della psiche e dell'inconscio: questo rappresenta un errore tanto grave
quanto fraintenderne la natura, magari ipotizzando un principio del male
ontologicamente opposto a quello del Bene (dualismo metafisico); oppure ipotizzare
un Universo contagiato, per il solo fatto di esistere, da un peccato originale, una
hybris che ne condizioni l'esistenza e che debba essere espiata fino alla conclusiva
reintegrazione nel Principio; quasi che l'atto manifestante sia o un inspiegabile e
incomprensibile oscuramento del Brahman nelle Sue Idee essenziali per il quale esse
precipitino fuori dalle Luce Fondamentale, oppure un errore, un gioco (lila)
arbitrario e indifferente, una necessit d'autoanalisi e di evidenziazione che in nulla
s'accorderebbero con la Sua armoniosa natura.
L'ambito di manifestazione delle forme archetipali certamente un evento del
Mondo delle Idee che costituisce un progressivo chiarimento interiore del medesimo,
un'emarginazione d'incompiutezze fino ad allora inconsapevoli, e una ricapitolazione
delle Potenze per determinarne una pi alta ed espressiva configurazione.
Configurazione del Mondo Archetipico e non dell'Assolutezza che lo emana: diciamo
questo una volta per tutte (ma ci ripeteremo, anche se non dovrebbe essere necessario
tornare su tale fondamentale affermazione).
E' invece opportuno considerare quanto accade a una Forma/pensiero che
inebriata dalla libert e dalle sue improvvise aperture espressive decida di porsi
fuori dall'armonioso ambito in cui si determinata, e che dunque fraintenda
completamente il medesimo, considerandolo un limite alle sue potenze.
Quest'entit, che partecipa di un grado di intelligenza e conoscenza del campo
archetipico pur sempre elevato e enormemente pi vasto di quel che l'uomo storico
possa immaginare, tende a proiettare come l'uomo le sue componenti come
oggetto d'esperienza e di consapevolezza agendo cos secondo l'esatto schema che
abbiamo visto esser tipico della Monade. Tuttavia l'entit qelliphotica separata dalla
vita, staccata dalla percezione del s bench a lei immanente, sola con se stessa e
con la sua famelica ansia d'esprimersi e di possedere il pi ampio campo d'attivit che
le sia possibile avere. Tutte queste tensioni, anzich determinare un reale moto
espansivo che invece tipico dell'esistenza conforme alla sua verit finiscono col
precipitare la forma/pensiero in s medesime, in un distacco dalla Vita del Tutto che
agisce solo come effetto pietrificante, inaridendo tanto pi l'ente quanto pi s'afferma
come principio egotico separato. Rimane la tremenda nostalgia dell'attimo in cui le
apparve nella Matrice Causale percepita come Abisso d'infinita potenzialit la
scintilla dell'autocoscienza e della libert, intesa come inebriante capacit
d'esprimersi incondizionatamente e di essere il centro del proprio universo. Questa
nostalgia immanente e coincide con il massimo punto d'affermazione egotica, e
l'ego il mostro che la domina e di lei si nutre. C' un'irrealt di estremo dolore, di
lacerante infelicit, di proterva sofferenza nella qellipoth che non possiamo ignorare,
e che non deve esimerci da un atteggiamento compassionevole in Cristo nei suoi
177

confronti, o meglio: nei confronti della sua virtualit. Ma questo non ci deve
nascondere la sua attuale e feroce pericolosit se vogliamo come insegna lo yoga
ricondurre al Padre con il Padre queste devianti entit reintegrandole nella loro
virtuale purezza. Tale infatti il compito specifico dell'Uomo, e il fine principale che
l'Albero Sephirotico si propone nell'evento manifestante. Poich la qellipoth
assenza completa di creativit, essa incapace di sentire, di provare vere emozioni
sia pur distorte e angosciose, di essere. Il mondo che proietta intorno a s
l'immobile pietrificazione del suo esistere interiore dove si riflette l'impotenza e
un'attivit intellettuale priva di supporto in disperata ricerca di un contenuto vitale
che in lei si va sempre pi affievolendo. Se un tratto distinguibile caratterizza questa
deformit, esso il rigido vuoto interiore, che denuncia apertamente la sua esclusione
dalla possente corrente energizzante della Manifestazione, rivolta alla creativit
dell'amore. L'energia il dinamismo dello spirito in forma semplice, e lo spirito delle
qelliphoth si rappreso, congelato ed immobilizzato: essa non vive dunque di vera
vita ma dell'appropriazione di vita altrui, dal desiderio di potenza e di possesso che
poi la malattia della sua essenza e che viene continuamente e completamente frustrato
dalla sua stessa insaziabilit. Impossibilitata a guardare il Glifo dell'Esistenza vera
che l'abbacina con la sua luce trascendente e la rende consapevole della propria
impotenza come uno specchio, la qelliphoth si volge al mondo tridimensionale
laddove egli le consenta un qualsivoglia varco al suo desiderio di possesso e di
affermazione. Il mondo tridimensionale , nella nostra zona, in formazione, in crisi
di crescita e sta cercando se stesso: dunque passibile d'interferenza, d'inganno e di
controllo: pu dunque riempire il gelido abisso dell'ego con le sue emozioni, le
passioni e le infinite distorsioni che la sua esistenza pu specificare.
Le qelliphoth non vivono di vita propria, ma di vita mediata: protese alla
possessione, allesteriorit, al formalismo che caratterizza l'atteggiamento egotico,
esse devono prendere altrove il contenuto della vita, che sfugge alla loro condizione.
Inoltre esse sanno - per antica conoscenza e capacit intellettiva raziocinante che pure
sussiste - il pericolo rappresentato dall'archetipo Uomo alla loro presenza: esse cio
comprendono che la Manifestazione determiner, con il suo compimento,
1'ineluttabile necessit d'intraprendere un cammino inverso a quello finora scelto,
sostituendo il moto involutivo e individualisticamente egotico con altro,
emancipativo ed integrante nel libero estrinsecarsi delle personalit. Ci significa
negare s stesse quali entit separative, e riaffermarsi esistenza nella luce dellEssere:
dunque risalire labisso, tanto pi fondo e ostativo quanto pi in loro s' offuscata la
Realt fondamentale. Poich questa fatale necessit le terrorizza, cosi come le
annichilisce l'armonia dellamore che sia Amore, v' in ognuna di loro
unopposizione pi o meno forsennata, pi o meno celata, pi o meno evidentemente
feroce a questa prospettiva, in dipendenza del grado assai differenziato del processo
involutivo che le caratterizza. Alcune sono quasi al margine dellinversione
emancipativa, altre nel buio coscienziale pi atroce: queste affermazioni sono tipiche
del comportamento egotico, e costituiscono quasi la controimmagine grottesca del
Grande Glifo: nel quale le specificazioni avvengono nella comprensione dellAmore,
178

e implicano sempre un originale modo di impersonarne una modalit.


Il lettore pu darsi, dalle suddette constatazioni, un quadro abbastanza preciso
del fenomeno qelliphotico, e dedurne conseguentemente lestraneit e la completa
ostilit ai fini dellEmanazione. Quel che tali Forme/Pensiero cercano emozione, ed
emozione tanto pi intensa quanto pi lontana dallarmonia dellEssere.
Espressioni viventi di una frattura, vogliono la frattura per affermare la loro
soggettivit, e per colmare di un fantasma di vita la famelica inconsistenza del loro
mondo esistenziale, della quale sono assai inconsapevoli: questa la causa della loro
costante presenza nella storia dellumanit, e della potente attivit ai livelli profondi
della psiche, guidata da un'intelligenza senza interiorit, e quindi direzionata a una
sostanziale aberrazione.
Non esiste fra lUomo e la qelliphoth una possibilit daccordo, di armistizio o
di una convivenza, e qualsiasi illusione in proposito deve essere cancellata di fronte
allinconciliabile opposizione dei fini. LUomo vuole e deve esistere per essere, la
qelliphoth cerca lUomo per nutrirsi della sua energia vitale, e quindi del suo dolore,
delle compulsioni e della miseria che ne deriva, perch esse determinano distorsioni e
le distorsioni consentono un dominio lacerante, foriero di altra e maggiore infelicit.
La feroce gioia di queste entit veramente demoniache inconcepibilmente
lontana dalla pura gioia (lananda) delle Entit in via di realizzazione o realizzate,
che espressione di una vita realmente fondata sullarmonia del Tutto.
Ma la qelliphoth, bene ripeterlo, parte integrante dellEmanazione, e al
Principio deve essere incessantemente ricondotta: ci che avviene in ognuno di noi,
quando ristabiliamo lequilibrio delle valenze interiori, e la passione, il desiderio,
lemozione diventano amore ed espressione damore. Non possiamo daltra parte
ignorare la funzione discriminante che la qelliphoth suo malgrado esplica nella
Manifestazione, costringendo lAlbero Sephirotico e lUomo a comprenderne la
natura comprendendo le proprie inadeguatezze, e con loro confrontandosi a
dissolverne la consistenza: un compito difficile, alle volte ai limiti del possibile, ma
sempre attuabile perch la natura dellEssere Amore, e il disordine rappresenta
soltanto un tragico ma temporaneo offuscamento delle coscienze.
Offuscamento temporaneo e non per questo meno temibile, per la dimensione irreale in s ma realissima in chi 1esperimenta -, che pu assumere. Per questi motivi
il dharma dellallievo comprendere linvoluzione nelle sue origini e nelle sue
estrinsecazioni e, un giorno, percepirla nella sua odierna realt per sapere cosa essa
veramente . Un accorgimento astuto ed insidioso della qelliphoth lagire
indirettamente, mentire confondendo verit e bugie, di non apparire che in casi rari e
particolarissimi, di mescolarsi nelle istanze egotiche del jiva onde poter venir
scambiata con elementi specifici della sua personalit; e poi indurre il pensiero
razionale a negare la sua esistenza (il che pu implicare per indiretta consequenzialit
a negare lesistenza di Dio), a disarmarsi nei confronti della sua azione con
argomentazioni che della logica hanno solamente limmagine, essendo le conclusioni
fondate su premesse sbagliate.
Diciamo tutto questo per rendere quanto pi completo possibile il quadro
179

dellinconscio, dove abisso e Luce si intersecano e sintrecciano nel multiforme gioco


delle nostre scelte e delle nostre volizioni.
Essere liberi interiormente non facile, ed occorre comprendere le forze che
dentro noi si animano, per guidarci ed orizzontarci nella nostra ricerca della verit:
lascolto, la discriminazione, lobbiettivit e la sincerit interiori sono potenti mezzi
per la comprensione analitica e sintetica di quelluniverso che la nostra coscienza,
teatro di lotte e di realt che trascendono il piccolo ambito nella comune
comprensione.
E' tuttavia tempo dabbandonare questo dolente argomento che dovremo
certamente approfondire nelle sue conseguenze pratiche in altre sedi, e di soffermarci
su temi meno angosciosi, che pure richiedono il massimo sforzo e la pi acuta
capacit d'introspezione del nostro amico lettore.
-O21)
La nostra attenzione deve ora puntualizzarsi sugli aspetti meno percepibili e pi
sostanziali della dimensione temporale.
Il Tempo, nella sua pi vasta accezione, il processo demersione coscienziale
di unIdea a s stessa, ed quindi in funzione del grado di emancipazione che questa
presenta.
Queste semplici parole descrivono per alquanto approssimativamente il
fenomeno temporale, e vanno attentamente esaminate e analizzate, per metterci in
condizione di valutare meno genericamente questa fondamentale categoria
manifestante.
Abbiamo detto che esiste un tempo della Emanazione relativo al modo di
percepirsi tipico dell'uomo, ed insieme a quello specifico del Glifo. Abbiamo inoltre
affermato che nel Mondo delle Idee archetipe esiste un analogo processo di
realizzazione, inerente per al piano puramente trascendente di quest'aspetto della
Realt.
Vediamo dunque di specificare alcuni dati, e di chiarirne la portata anche in
relazione a piani differenti di percezione. Il Mondo Archetipico ha la caratteristica
basale d'essere composto da Idee che hanno realizzato la loro unit ontologica in
misura sufficiente da rendersi principi autonomi di coscienza d'Amore, e centri di
dinamicit nella coerente consapevolezza della non-dualit fondamentale dell'Essere.
Quest'attualit del Mondo Ideale ben lontana dall'implicare la non perfettibilit
ulteriore del suo contenuto e, poich l'Idea emanata tende naturalmente
all'identificazione con l'Idea emanante (indistinguibile dal Brahman per qualsivoglia
personalit, eppure Sua puntualizzazione), si determina un dinamismo che tende
insieme alla perfetta autorealizzazione secondo la volont divina e all'unione con il
Centro Supremo.
A questo proposito abbiamo avanzato l'ipotesi che detta coincidenza sia resa ad
un certo punto possibile da un atto d'amore del Brahman, che la conceda come dono
180

della sua incondizionata libert. Resta comunque la necessit del personale impegno
chiarificatore degli Archetipi, fino al limite consentito dalle loro valenze: il processo
quindi uno svelamento e un'illuminazione della coscienza, ed il tempo qui pu
essere considerato omnidirezionale soltanto per renderne intellegibile il significato:
poich 'scorre' e si 'espande' entro le singole interiorit e nel Mondo Archetipale in
tutte le direzioni comprensibili, conducendolo a sempre pi completa armonia.
Diverso l'atteggiamento del Tempo in quella particolare configurazione che il
Mondo Ideale assume nell'esecuzione del presente ciclo emanativo, in quanto
funzionale a uno scopo specifico che determini - una volta realizzatosi l'Uomo nella
sua autonomia e libert - un nuovo e pi confacente assetto dell'Interit.
Qui c' l'intersecazione del modo di rappresentarsi dell'Uomo - Singolo e
globale - secondo la legge causale (tempo che procede orizzontalmente in univoca
direzione, creando cos l'immagine del passato, presente e futuro) con quello che
dell'Uomo medesimo ha l'Albero delle Sephirah: per il quale il tempo orizzontale ha
un valore relativo al principio in evoluzione, e che vede detto principio/persona come
Idea in emancipazione, pensiero che si autodefinisce e in ci si comprende con
crescente precisione.
In tal processo di chiarificazione spirituale il fenomeno temporale non pu
naturalmente esser ricondotto alle mere apparenze di un vettore unidirezionato, in
quanto attiene allo spirito e si determina solo secondo le leggi dell'autocoscienza, per
cui concretamente reale solo la dimensione archetipica pura e - al suo confronto irreale quella dell'attuale consapevolezza tridimensionale.
Parlare di un passato e di un futuro dell'Uomo dal punto di vista del Glifo della
Luce cosa priva di senso: il Glifo vede l'Uomo nell'aspetto realizzato alla luce
immanente del Supremo Cit, e vede contemporaneamente quel che l'uomo crede di
essere (e, relativamente a lui solo, ).
C' in quest'immagine la coincidenza fra due aspetti percepiti in modo
estremamente diverso, ed ovviamente la Maya dell'Emanazione velante, in
proporzione alla soggezione passiva alla Maya stessa. Poich la realt essenziale
racchiusa nello svelamento interiore del jiva, e questo svelamento segue le leggi
dell'anima e non quelle delle sue rappresentazioni grossolane (un certo tipo di
fisicit), ne deriva che non esiste per il Glifo n un passato n un futuro, ma piuttosto
uno stato pi o meno profondo d'oscuramento spirituale: e che questo deve essere
dissolto non gi secondo la legge causale conosciuta dagli uomini (che attiene a
quanto d'incontrollato, inerziale ed incompreso esiste nel loro campo di vita e per
questo espresso da un vettore unidirezionale) ma piuttosto secondo l'aspetto che
attinge alla vera spiritualit, estremamente mobile di per s e che non certamente
condizionata dall'unidirezionalit. Pu tuttavia apparir tale alla consapevolezza del
jiva: incompleta, illusoria e approssimativa in quasi tutte le sue estrinsecazioni; ma
non certamente a quella delle Potenze Sephirotiche.
Non esistendo per il vero Albero della Vita un tempo orizzontale che nella
raffigurazione dell'Uomo storico (non necessariamente limitato a quello vivente ora
nel nostro pianeta), variabile da evo ad evo, ne consegue che 1'interferenza delle
181

Sfere sar coerente solo con s stessa, e non con le capacit normali di comprensione
degli uomini. Naturalmente la suddetta interferenza avverr in modo da non
distruggere il tipo di autonoma rappresentazione esistenziale del jiva, che il suo
metodo realizzativo e deve ritenersi adeguato al periodo in cui si manifesta.
L'affioramento di un diverso "Tempo infatti estremamente coinvolgente per tutte le
rappresentazioni spaziali delle monadi, e porterebbe le coscienze impreparate ad un
tremendo impatto con dimensioni non pi comprensibili e controllabili. L'attivit del
Glifo deve pertanto rispettare le categorie spazio/temporali assunte dall'Uomo in uno
specifico momento del processo manifestante, pur restandone sostanzialmente
affrancata ogni qual volta essa si puntualizzi in aspetti pi generali e sostanziali del
ciclo.
Abbiamo osservato nelle pagine precedenti che la ritmicit dell'Emanazione la
conseguenza delle specificit d'espressione del Pensiero, nel piccolo e nel grande, e
che quando il Pensiero soggetto di un continuo atto di chiarificazione, e cio fa
esperienza di s conoscendosi sempre pi esattamente, abbiamo una configurazione
di tesi/antitesi/sintesi che da quest'ultima si sviluppa dialogicamente in ulteriori
direzioni.
Il pensiero e la sua dialettica sono dunque la base d'interpretazione del Ciclo
manifestante, ed essendo indispensabile la libert d'autodeterminazione nel campo
dell'esperienza del jiva, il qual deve ben mettersi in grado d'esercitare un effettivo
autogoverno nelle sue componenti psico/spirituali, ne deriva che il Tempo dell'Albero
in riferimento al divenire dell'Uomo apparir quando il ciclo vitale ordinario
concluso per l'esaurimento delle capacit espressive a lui immanenti, e si rende
necessaria una ricapitolazione, una meditazione ed un approfondimento
dell'esperienza vissuta. Nel periodo intermedio fra un'esistenza e l'altra, anche se il
jiva - incapace per lo pi di configurarsi secondo pi puntuali parametri
rappresentativi - si pone in un ambito ancora tridimensionale simile a quello della
precedente esistenza, molti aspetti relativi a questa ultima risulteranno modificati,
anche se non tanto da risultarne un effetto traumatizzante. Affiora, in altre parole, in
qualche misura il tempo di una diversa Realt, che coordina l'esistenza della zona
intermedia in modo pi conforme alle potenzialit di successivi sviluppi.
E' bene a tal proposito rammentare che il Glifo interviene in sostituzione tutte le
volte che affiora una carenza o un'assenza di autogoverno: nel periodo di permanenza
in un campo intermedio, normalmente compreso fra la morte fisica e la successiva
rinascita, le Forme/Pensiero dell'Albero sono attive, e modificano quanto pi
possibile la proiezione mentale del principio evolutivo, senza lederne l'autonomia
onde renderlo suscettibile di un proficuo approfondimento dei frutti ottenuti
nell'esistenza precedente. Se il jiva, il quale ovviamente tende a riprodurre il suo
campo esistenziale precedente, pur con le modifiche e le incompiutezze dipendenti
dal cambiamento di stato, particolarmente attento e relativamente emancipato dagli
aspetti istintuali (tamasici) della psiche, l'esperienza della zona intermedia
determiner notevoli effetti emancipativi, permettendogli di cogliere pi
puntualmente l'illusoriet della sua Maya, e conseguentemente l'insorgere di pi
182

adeguate percezioni nel suo ambito.


Queste acquisizioni, che di regola causano un differente atteggiamento interiore
nel suo prossimo ciclo vitale, possono in taluni casi risultare tanto illuminanti da non
rendere pi necessario il reintegro nel ciclo breve, ma al contrario il permanere e
l'innalzarsi lungo i sentieri del Mondo Sephirotico. Solo le entit pi emancipate
potranno tuttavia porsi come modalit specificatamente archetipali, ed essere
completamente libere dalla necessit di un reintegro nell'aspetto che ora ci appare
nostro: queste, in quanto principi archetipici sia dell'Albero che del principio ideante
che l'Uomo (Malkut e Tiphareth), avranno grande autonomia operativa e potranno
agire secondo la loro natura e la loro scelta, cos nel tempo trascendente che in quello
immanente al campo tridimensionale emancipativo.
E' estremamente difficile per la mente che non abbia esperienza di un tempo non
pi semplicemente unidirezionale intuire l'identit fra passato e futuro, intesi nei
termini che ci sono noti: quest'intuizione semmai un momento altamente
illuminante della Realt, che l'Istruttore e la meditazione porteranno in evidenza. Ci
preme tuttavia, coerentemente ai nostri propositi, informare il lettore su questa
fenomenologia, comunicandogli che presente, passato e futuro sono apparenze,
dovute alla configurazione esistenziale tipica del jiva, e che sfumano in altri aspetti
ogni qualvolta appaia un profondo mutamento della consapevolezza e dei suoi
parametri di rappresentazione.
Occorre tuttavia essere precisi: la legge causale, con tutte le implicazioni
karmiche che comporta, dominante in maniera pressoch totale nel mondo formale,
manifestandosi coattiva finch la personalit non si affranchi dal suo determinismo
nella sua autocoscienza. Quando c' l'inizio di un'emancipazione, questa legge appare
come realmente in formulazioni sempre pi evidenti, e cio come un principio di
coerenza dello svolgimento dello spirito verso la comprensione della sua vera
dimensione e natura. Non possiamo in altre parole configurarci un Universo formale,
un dinamismo trascendente e un Mondo archetipico delle Idee come arbitrariet ed
assenza di qualsivoglia categoria informante a livelli adeguati, perch tutto proviene
dall'Ente Supremo, che Armonia e Coerenza per eccellenza, e manifesta l'assoluta
libert d'essere perfettamente Se stesso. Ci che da Lui viene non mai arbitrario e
contraddittorio, ma tende all'equilibrio e alla Bellezza, che dell'equilibrio/amore la
sintesi formale, percepibile dalle altre intelligenze. E' dunque nel vivere
compiutamente la propria essenza che si svela la natura profonda delle Idee, e il loro
dinamismo da un lato la ricerca sempre pi puntuale di questa realizzazione, e
dall'altro la spontanea, libera espressione delle valenze evidenziate dal progresso
spirituale.
L'Idea (persona) un principio di vita, che emana dalla Vita del Tutto e quindi si
proietta all'interno di s per attingere alla fonte infinita dell'Essere, e fuori di s per
manifestare le potenzialit diventate accessibili: integrandosi ed integrandole con
quelle di tutti i Principi senzienti nell'infinito campo della Manifestazione, in gioiosa
unit e libert d'esistenza.
Il tempo questo dinamismo, e quindi un fattore d'autorappresentazione tanto
183

pi plastico quanto pi lo spirito - da cui emana - scevro da ostacoli e limitazioni:


come 1'interiorit del jiva tende a fondersi con il Padre e senza che ci implichi un
suo dissolvimento e annientamento, cos il tempo 'personalizzato' mira a coincidere
con l'atemporale purissimo, che non soppressione d'ogni dinamismo ma stato
ineffabile oltre l'immobilit e il movimento. La coincidentia oppositorum non , in
altre parole, una contraddizione divina, e pertanto non definibile e quasi un assurdo
logico, ma un principio divino che trascende infinitamente la logica, dalla quale
nascono le contraddizioni: elementi conflittuali dell'intelletto e pertanto esistenti ad
un gradino di consapevolezza assolutamente diverso ed altrettanto inadeguato ad
intendere l'Assolutezza.
Nell'analisi del fenomeno "tempo" dobbiamo pertanto mantenere in evidenza
questa sua dimensione variabile in dipendenza dal grado d'emancipazione,
direttamente proporzionale alle attualit dello spirito. Se applichiamo quest'ipotesi
all'interpretazione della Manifestazione, essa ci apparir pi conforme alla sua
essenza di pensiero dinamico in fase d'autochiarificazione, e potremo con minor
fatica comprendere alcune implicazioni che al primo sguardo, appaiono come
assurdit concettuali.
Innanzi tutto, ricordiamo che l'Emanazione sostanzialmente assai pi articolata
e complessa di quanto appaia dalle ideazioni normalmente vertenti sulla sua storia e
sulla sua natura. L'Uomo oggi si raffigura un processo evoluzionistico coerente fin
dalle origini con le sue odierne categorie d'autorappresentazione, ma naturalmente
questo valido solo nell'ipotesi che egli possa con la sua forma mentis attuale
scorgere tutto l'abisso temporale da cui proviene: poich la coscienza di s emersa
nel Ciclo in epoche relativamente recenti, l'aspetto dell'Universo prima di
quell'evento era quale il sonno profondo dell'Uomo poteva rappresentarselo, e - pi
generalmente - quale le Potenze Sephirotiche lo forgiavano come culla della sua
nascita: un'interferenza fra questi due poli (distinti ovviamente per necessit
esplicative, essendo la sephirah Malkut - o meglio il Regno - parte integrante del
Glifo), uno assai oscurato e l'altro nel suo aspetto realizzato estremamente radioso,
quanto tamasico in quello involutivo.
Quel che ne deriv non pu dunque prescindere dalla capacit d'osservazione e
di autorappresentazione della persona, e cio dalle sue facolt introspettive. Per non
divagare, diremo che, mentre la nascente coscienza dell'Uomo illuminava tramite le
sue modalit evolutive (i jiva) alcuni aspetti del potenziale effettivo dell'Emanazione,
i piani non attuati restavano egualmente nell'Idea complessiva dell'evento
manifestante, e tuttora sussistono quali momenti dello spirito del Mondo Archetipale,
rivolto all'evidenziazione di un suo aspetto interiore.
Questo implica che esistano, nel nostro apparente passato ed esattamente dal
momento in cui un barlume di consapevolezza apparso nell'Universo, piani reali e
come tali percepibili con tutte le loro valenze e reciproche interferenze entro uno
spettro molto esteso e non infinito di possibilit, i quali non furono illuminati dalla
coscienza storica dell'Uomo ma che in lui sussistono come aspetti inconsci ed
effettivi della personalit, in un campo delimitato dalle concrete possibilit di scelta
184

che ovviamente, ai margini, si approssimano allo zero assoluto.


Essendo questi piani "reali", sono sempre e comunque sperimentabili in
adeguate condizioni di consapevolezza, e possono dare un contributo assai
determinante alla formazione dell'Archetipo. E' dunque possibile tornare a vivere in
un apparente passato? O in un remoto futuro? Teoricamente possibile, se le
condizioni interiori ammettono questo tipo di sintonizzazione, e se 1'Istruttore decide
di guidare in tal modo il cammino della persona. Un futuro remoto potrebbe in effetti
- e consideriamo esatta l'ipotesi - non presentare le tecnologie esasperate e gli
intellettualismi che caratterizzano 1'attuale periodo, ma un pi completo ed
armonioso quadro d'integrazione dei jiva con s stessi e il loro campo d'esperienza, il
che potrebbe rendere possibili fenomeni d'interferenza addirittura per ora impensabili.
Un altrettanto lontano passato, in un piano reale rimasto inattuato per differenti scelte,
potrebbe rappresentare l'adeguato ambito di un'esperienza fondamentale per
l'illuminazione interiore, senza alcuna preclusione per il vero processo evolutivo. Ma
la normalit dell'ente mostra tuttavia un tal grado di rigidit coscienziale da risultare
completamente soggetta alla legge causale determinante il vettore unidirezionale del
Tempo. E' infatti difficilmente ipotizzabile che l'uomo della civilt dei consumi possa
concedersi uno spazio di libert dall'effetto karmico che estrinseca la causalit nei
suoi elementi pi rigorosamente correttivi. E tuttavia la struttura del tempo come
dimensione dello Spirito pu ammettere varchi e emersioni d'esperienza
singolarmente lontane dalle nostre comuni considerazioni: sar nostra cura analizzare
ci che comporta tale dimensione interiore relativamente al momento storico in cui
molti o alcuni di noi si confrontano con un difficile esito per l'intera nostra umanit.
-O22)
Prima di procedere in questo difficilissimo campo d'analisi delle categorie
manifestanti fondamentali, opportuno soffermarsi su un certo tipo di riflessioni.
La storia dell'uomo, qualunque sia l'opinione sui suoi molteplici aspetti dimensionali,
presenta un costante e drammatico esito: l'umanit sembra incapace di costruirsi un
cammino emancipativo che comporti l'armonico sviluppo delle potenzialit positive e
la progressiva scomparsa dei numerosi fattori antagonistici e devianti.
Qualunque sia il giudizio che storicamente possiamo dare delle numerose
dottrine metafisiche apparse nella nostra civilt, dal cristianesimo al buddhismo,
dall'esoterismo occidentale greco o egizio, al misticismo orientale non dualistico,
nessuna di queste ha rappresentato un reale e definitivo riassetto della condizione
umana conferendo un equilibrio davvero dinamico in vista d' acquisizioni future.
L'attuale periodo in particolare - la cui realt pu essere presa come simbolo delle
generali condizioni dell'uomo globale in questa zona dell'Emanazione - sta
dimostrando in misura fin troppo convincente come la grande maggioranza delle
individualit sia fuori da ogni indirizzo veramente evolutivo, e come le molte
rivelazioni, metodologie, dottrine e filosofie non costituiscano n il patrimonio
185

culturale e spirituale dell'intera umanit, n un valido argine al diffondersi di una


mentalit (prettamente occidentale) estremamente egocentrica, individualistica e
possessiva. In certo modo questo periodo storico dimostra una componente profonda
dell'anima umana: capace s di darsi un centro di riferimento per il suo dispiegamento
in attivit espressive multiformi, ma insieme impedita ad uscire da questo stesso
centro di individuazione con 1'integrazione fra tutti quelli esistenti nel processo
autorappresentativo.
Queste fenomeno sostanzialmente prescinde da tutte le metafisiche, dalle
manifestazioni 'divine' della storia e del tempo, dalle dottrine rivelate e dalle
argomentazioni che ne derivarono; ignora per di pi il profondo richiamo dell'anima
all'armonia e alla bellezza, all'unione e all'amore. Richiamo che pur traluce da tante
attivit ed opere dell'umanit, da molti momenti delle singole esistenze,
testimoniando di un suo momento cos profondo ed inascoltato da costituire insieme
un monito e una indicazione di contraddizione con l'apparente realt.
E' possibile a questo punto formulare ipotesi che tolgano valore a tale richiamo?
E' possibile accusare i Maestri del Santo Glifo di non svolgere adeguatamente i loro
compiti, e di limitarsi ad impartire incomprensibili ed oscure teorizzazioni di un ben
diverso substrato esistenziale? E' possibile reinterpretare le vicende dell'umanit in
maniera affatto negativa, privandole di qualsivoglia finalit e svuotando tutte le
rivelazioni di effettivo contenuto e di valore soteriologico? E' insomma possibile
ridurre tutte le esperienze dei mistici, degli asceti, dei veggenti, degli yogi ricercatori d'ogni cultura e latitudine - a fantasmagorie soggettivistiche, carenti di
quel valore universale e concreto che a loro stato nei secoli attribuito?
E' possibile. Incontriamo cio - in questo difficilissimo momento del divenire
dello spirito - un dubbio fondamentale e completamente distruttivo che dobbiamo
dissolvere, se vegliamo davvero compiere un passo definitivo su un sentiero di vero
progresso verso le finalit dell'Emanazione.
E' stato osservato che non esiste in tutta la storia dell'anima umana (che poi la
vera storia) un momento non suscettibile di diverse e talora opposte interpretazioni: e
che la testimonianza dei Maestri non valida che come indizio e base di ricerca
personale, se si vuole davvero essere i protagonisti del proprio iter spirituale e del
proprio destino.
C' in queste affermazioni un profondo pessimismo ed insieme un potente
anelito all'esaurimento dei dubbi esistenziali in un'esperienza che sia insieme
illuminante per il singolo che per la generalit, in quanto suscettibile di conseguenze
non solo nelle coscienze ma anche in tutti i campi operativi che ne vengano
interessati. E tutto questo secondo un criterio d'analisi cos obbiettivo da potersi a
buon diritto definire scientifico. E' certo che la Realt emanata spirito in divenire
per quanti abbiano accettato questa interpretazione con adeguate motivazioni e non
per coloro che non l'abbiano accolta: in costoro, l'insieme delle convinzioni e dei
fattori obbiettivamente esistenti nelle coscienze pu determinare un ristagno
evolutivo e talvolta addirittura un'involuzione. Ma in ogni caso, tutte essendo
realmente e comunque spirito, le acquisizioni interiori di coloro che pi ne hanno
186

compreso l'essenza non possono non influire sul tutto, e particolarmente su quegli
aspetti grossolani che noi chiamiamo 'materia' e 'mondo oggettivo' ignorandone la
continuit ontologica.
Se poi vogliamo intendere la realt come un processo inerziale di vettori
energetici, non possiamo negare che questo fenomeno si direziona dal grossolano al
sempre pi sottile; e che il punto attualmente pi rappresentativo del divenire vitale
non certo la roccia amorfa ed immobile, ma 1e dinamiche forme viventi che pure ne
conglobano in s le componenti fondamentali; ma che non sembrano essere
comprensibili come un'evoluzione da un magma indifferenziato tanto impersonano la
mobilit, la diversit e la specificazione, e al punto da generare un aspetto
assolutamente impalpabile ma estremamente energetico: il senso dell'Io, il pensiero e
la consapevolezza.
Eppure questo prodotto finale dell'evoluzione appare ancora come frazionato,
impotente e soggetto alle pi inerziali e grossolane evenienze causali; incapace
d'informare positivamente e liberamente il dinamismo dell'esistente e apparentemente
capace di suscitare solo il desiderio di una felicita non precaria e permanente, e il
senso di un'invincibile inadeguatezza a conseguirla.
E' come se lo spirito, e il suo momento pi alto e unitivo, l'Amore, rivelassero oggi pi che mai - la loro impotenza di fronte al meccanicismo delle cose e delle
attitudini stratificatesi nella storia, e questo smentendo le promesse delle religioni,
delle dottrine variamente esoteriche e di tutte le metodologie soteriche; le quali
possono perfino essere intese come momento acquisitivo dell' Iodella propria
centralit nell'esistenza, o come elemento di suggestione autoindotto con tale potenza
compensatrice da informare tutta 1'individualit: allucinazione psichica in gran parte
condizionata da elementi inconsci, o la determinazione di un egocentrismo incapace
come tale di proiettarsi fuori dal campo esistenziale dell'individuo per determinare
effetti concreti nel grande tessuto dell'Uomo e della Vita.
Sono queste, concettualizzazioni inquietanti, che esigono risposta. I credenti, e
gli appartenenti alle diverse correnti spiritualistiche ed esoteriche, possono affermare
che sono esistiti Maestri, personificazioni divine portatrici di Legge e di Verit: il
mondo stato come sommerso da questi messaggi, e l'umanit ne ha tratto fedi
esclusivistiche, dogmi, interpretazioni differenziate e sovente antagoniste, pur quando
derivavano (il ch indubitabile) da un comune centro d'irradiazione.
Le guerre di religione sono esistite ed esistono ancora; le dogmatiche si
scontrano e presumono ognuna di rappresentare l'unica ed inconfutabile verit
fondando quest'asserzione (talvolta temeraria e smentita puntualmente dai fatti) su un
Verbo incarnato, per ci stesso indiscutibile testimone del Volere supremo.
Eppure nulla di tutto questo ha impedito la degenerazione dell'uomo nel corpo,
nell'ambiente e nello spirito;| nulla di tutto ci allevia e dissolve il dolore; nulla
dissipa il dubbio fondamentale che - nel prevalere a livello mondiale della cultura
occidentale - si diffonde a macchia d'olio sulle fedi e sulle testimonianze del passato.
In effetti da cosa nasce questa dolente e tremenda incertezza? La risposta
univoca, e determina altre e pi inquietanti domande: nasce dal silenzio del Divino,
187

dall'impossibilit di portare il Divino sul piano dell'Uomo, dall'incapacit - apparente


o reale che sia - del Divino di assumere un aspetto univoco ed interferente con la
storia dell'umanit al punto di determinare un univoco vettore di realizzazione dei fini
della Manifestazione.
A questo centrale e finale problema dedicheremo la nostra attenzione, e
cercheremo - prima di procedere ulteriormente nell'analisi dei campi de1l'esperienza un criterio oggettivo che consenta il superamento del dubbio e una fede
concretamente fondata nel destino dell'Umanit.
-O23)
La nostra analisi ci ha portato a considerare la realt del Divino come opinabile,
se non fondata su una concreta esperienza, che sia talmente evidente da non
consentire dubbiose interpretazioni, e tale da determinare il fondamento della stessa
costruzione metafisica.
Questo tema, dibattuto nei secoli, stato la base del pensiero orientale, ed la
sola strada che conduca ad un metodo non di arbitrarie argomentazioni, ma di
sostanziale fede in ci che si spera sia la verit dell'Essere. Occorre quindi che
l'esoterismo determini un contatto con la Realt trascendente ed insieme immanente
dello spirito o - pi esattamente - all'emersione di tale Realt nel suo ricercatore.
Quest'assunto basilare, perch non pu ammettersi un "credo" che si fondi solo
su se stesso senza un supporto d'esperienza sufficiente a sorreggerne la fede. Se ci
accade - e purtroppo avvenuto nei secoli, soprattutto nella cultura occidentale - si
aprono le porte al dogmatismo e all'intellettualismo pi incontrollati, con tutte le
intolleranze e gli autoritarismi che s'evidenziano nella frantumazione della comune
origine della Tradizione in miriadi di settarismi pi o meno fortunati.
Conseguentemente, scopo e termine dell'istruzione di un allievo l'esperienza
concreta, oggettiva e personale della Verit, alla quale chiamato a portare il suo
particolare contributo d'indagine, di conoscenza e d'esplicazione. Come tutta la vita
insegna, nulla definitivo nel campo del divenire, finch non sia percepita la fonte
interiore dell'esistere che puro Essere.
Pensare che esista un dogma, un dato, un'opinione o un'esperienza (e qui
richiamiamo l'attenzione del lettore sull'importanza di quest'indirizzo) che siano non
perfettibili, non suscettibili d'approfondimento, non completabili e comparabili con
altri dati, acquisizioni e conoscenze errore insieme tragico ed infantile, che
comporta inevitabilmente la correzione karmica della distorsione che ne consegue.
Ma tutto questo ancora incompleto ed incomprensibile se non aggiungiamo
un'informazione sulle metodologie d'insegnamento e di formazione adottate dall'Ente
Sephirotico in generale, e comunque applicato all'attuale momento dell'evoluzione.
Esaminiamo quindi obiettivamente e spassionatamente cosa indichi la continuit della
storia e la nostra stessa individuale esperienza, per dissipare con un criterio adeguato
d'interpretazione il numero di dubbi che ci intralcia il cammino.
188

Se meditiamo a fondo sull'intera Emanazione, ed interpretiamo i simboli e i miti


che l'evidenziano, vediamo che nulla lasciato al 'caso' e nulla completamente
donato; che non esistono 'leggi' capaci di definire una volta per tutte il
comportamento concreto dell'umanit, cos come non esistono idee che non
ammettano - pena la loro sterilit e decadenza - una evoluzione conoscitiva di
comprensione e d'esperienza. Non esiste un dato che non esiga d'essere comparato e
illuminato nell'integrazione con altri dati, magari, dedotti da altre culture e civilt.
Cosi nella ricerca scientifica delle realt apparenti del mondo formale che sono
esse stesse evolutive, e quindi non ammettono rigide configurazioni prive di
ampliamento e dinamismo, e pi a ragione per la Scienza di tutte le scienze, quella
che si occupa delle cause, delle basi e delle finalit dell'esistente.
Ci, come ovvio, rende massimamente arduo il compito dell'uomo in generale
e del ricercatore in particolare, perch non esiste un principio che non debba essere
costantemente indagato, un "credo" che non ammetta un dubbio interpretativo, una
conoscenza che non riveli 1'insufficienza delle sue nozioni, la necessit di un
ulteriore approfondimento e di una compenetrazione con altre conoscenze ed altre
esperienze.
Il Divino non agisce - checch alcuni ne argomentino - per elezioni e preferenze
le quali non siano determinate da fattori oggettivi causali storicamente emergenti: un
'popolo eletto' per esempio lo finch veramente capace di adeguarsi alla maturit
interiore attualizzabile nel momento considerato, diventando cos il portatore di un
apporto di verit nei confronti di culture pi retrograde. Ma tale status vien meno o si
dissolve non appena la rigidit intellettuale sostituisce la testimonianza vivente dello
spirito, e il dogmatismo - formalizzante ed intollerante in tutte le sue esclusivit prende il posto della sostanza interiore, dinamica e naturalmente aperta ad ogni reale
progresso dell'essenzialit umana. In queste parole sottinteso e racchiuso il metodo
che il Glifo Sephirotico sembra utilizzare in queste contingenze dell'evoluzione, e
cio in un periodo di tempo talmente esteso o concentrato - da non poter essere
neppure immaginato dai dotti interpreti delle capienze altrui.
Questo metodo, certamente coerente e severo, rappresentato da un costante
incitamento (sia con gli strumenti karmici che con quelli, purtroppo ormai rari, del
diretto ammaestramento) all'introspezione e alla obbiettiva ricerca: libera da vincoli e
schemi che non siano quelli - d'altronde non rapportabili a dette terminologie dell'intuizione dell'identit ontologica e della fraternit d'amore.
Non vogliano per ora parlare del supremo momento dell'Amore, il quale
"essere", puro e libero da ogni impedimento limitante la sua originaria vitalit
espressiva; esso l'acquisizione fondamentale, finale e di per s sufficiente
all'attuazione della oggettiva libert.
Ora vogliamo incontrarci con un assetto che dall'amore procede e all'amore
conduce, come una scala vertiginosamente protesa verso l'infinito.
Vogliamo ora incentrarci sulla consapevolezza almeno intellettuale della comune
natura di tutte le forme, e della identica nobilt dell'esistente, perch con questo
criterio interpretativo che sentiamo possibile la scalata della vetta - altrimenti
189

inaccessibile - della reale sapienza di noi medesimi e dell'intuizione del Tutto/Uno.


L'Albero della Vita non dona anche se dona: Egli mette l'uomo in condizione di
raggiungere con i propri mezzi, con l'opportuno insegnamento e l'adeguato
sostentamento, la capacit di realizzarsi e di essere, anzich ridursi a un sempre pi
povero 'esistere'.
Non vengono quindi concessi aiuti, interferenze o sostegni che non siano
profondamente finalizzati a questa fondamentale ricerca, ed addirittura proprio coloro
che pi s'adoperano per l'individuale successo risultano i pi esposti al rigore delle
Potenze Sephirotiche, nei limiti e nei termini resi noti dall'insegnamento iniziatico:
perch se dimostrano di possedere un vettore di realizzazione personale, possono e
devono condurlo al pi alto compimento compatibile con il loro stato
d'emancipazione.
Solo quando l'indagine - sempre faticosa e sofferta - ha prodotto i suoi frutti, e
compare un nuovo barlume d'intelligenza sapienziale nel jiva, l'Istruttore potr
concedere il compimento dell'impegno, determinando nel contempo le basi per un
nuovo e pi incisivo progresso.
L'intendimento semplice: l'Uomo immagine reale e non allegorica della Idea
trascendente, che Assolutezza in un particolare punto espressivo: per essere al suo
livello, la personalit autonoma deve coincidere per quanto le sia possibile con
l'ideazione informante, riproducendone coscientemente le infinit di valenze con
progressiva, libera determinazione. Compito dunque estremamente alto e
comprensibile solo nell'ineffabile esperienza trascendente, che per questo non
ammette obbiezioni.
L'Uomo, che attualmente appare come la caricatura presuntuosa e temeraria
della sua vera natura, deve rendersi degno del suo esistere e della sua essenziale
appartenenza al Divino: questo compito fondamentale non delegabile ad alcuno,
perch rappresenta la motivazione profonda del suo apparire come entit
autocosciente.
Abbiamo esposto in sintesi ci che non facile reperire e comprendere senza un
itinerario soteriologico ed iniziatico preciso, e speriamo che il lettore ne faccia buon
uso. Se all'uomo stato concesso che questo schema di procedimento venga
comunicato, l'uomo che lo riceve ha il compito di farne buon uso, approfondendolo e
perfezionando con il suo personale contributo. Solo quando si saranno saturate le
valenze spirituali rese disponibili dal processo cognitivo e dalla maturit interiore,
l'Albero dell'Esistente dar la necessaria testimonianza della sua vera natura
riflettendosi ed attivandosi nel jiva secondo le sue reali qualificazioni.
Non un semplice dono, ma un naturale, necessario e inderogabile processo nel
cammino dell'Essere, che il cammino dell'Uomo. Il dono - semmai - l'uomo che se
lo concede, sfruttando le opportunit e le contingenze della dimensione karmica nel
suo campo d'esperienza, e determinando conseguentemente la potenzialit e
l'effettualit d'interferenza di altre Intelligenze a ci ordinate.
Se 1'uomo preferisce credere che basti alla Divinit un formale ossequio, una
formale adesione a codici di relazione, che hanno il solo fine di determinare un
190

concreto atteggiamento d'analisi interiore libera ed autonoma nelle determinazioni,


avr solamente quello che si sar meritato: la forma priva d'essenza, il divenire coatto
con tutte 1e sue tremende implicazioni e non il divenire nell'Essere che del divenire
signore.
Ma ci basta ed avanza per il nostro lettore, che deve percepire e sapere di per s
1'importanza di quel che gli abbiamo portato, e le innumeri implicazioni che tale
conoscenza assume nei confronti degli indefiniti aspetti dell'ambito esistenziale.
Ritorniamo dunque al nostre tema principale, che ancor lontano da un sia pur
approssimativo compimento, tenendo ben presenti i dati antecedentemente esposti e
le conclusioni che indicano per il nostro itinerario iniziatico.
-O24)
La nostra indagine deve dunque partire da un punto fermo che, fondato su di un
personale apporto conoscitivo, renda possibile quel particolare atteggiamento dello
spirito detto "Fede".
La mancanza di questa componente non impedisce di per s la ricerca, ma la
rendo inefficace e poco conclusiva anche sul piano teoretico, perch viene a cadere
quel momento di sintonia con l'Interit tanto indispensabile per il risveglio delle
potenze interiori.
La particolare forma mentale dell'allievo qui l'elemento puntualizzante che si
deve tenere in primaria considerazione: se un soggetto incline all'Astrazione
metafisica e all'indagine speculativa, questo implica la necessit d'assecondare con le
opportune e indispensabili correzioni questa direzionalit. In tal caso la base
d'esperienza non dovr mancare; ma sar assai generica, e gli effetti nell'ambito
tridimensionale saranno quelli derivanti dall'applicazione di principi viventi
universali a una realt vista solo sotto un determinate profilo.
Diverso il caso dell'allievo che abbia una spiccata attitudine all'attivit pratica
e sperimentativa, che si vuole coerente con le finalit dell'Emanazione. In
quest'ipotesi, i principi applicabili dovranno assumere necessariamente il carattere di
fattori incidenti nel campo esterno, e metteranno in moto serie causali di
caratteristiche specifiche variamente definite; da queste si potr sempre dedurre la
'legge' generale del momento storicamente vissuto, con un processo inverso a quello
in precedenza considerato, nel quale il Valore si veniva specificando in concrete e
particolari puntualizzazioni, ma veniva dall'operatore prioritariamente considerato - a
livello conoscitivo - per se stesso.
Naturalmente improbabile che un individuo presenti queste specificazioni e
caratterizzazioni in modo esclusivo e perfettamente definito: c' per in ogni caso un
elemento predominante della personalit che non pu venire minimamente
sottovalutato, pena forzature psicologiche sempre adducenti rischi e paralisi.
Tutto questo discorso allude alla necessit di considerare con la massima
attenzione la qualificazione via via emergente nell'allievo dell'Amore: non tanto per
191

quel che allo stesso appare in un determinato stadio del suo cammino realizzativo (il
che potrebbe perfino riuscire alla lunga fuorviante), ma bens per quanto
effettivamente insito nelle potenzialit dell'Idea matrice che la emana.
Ovviamente un simile dato pu essere noto solo a un Maestro davvero
qualificato, che lo discerne nell'estesissimo ambito di virtualit e potenzialit
costituenti la personalit nelle sue possibili estrinsecazioni.
I metodi sono molteplici e non certo il caso qui di menzionarli, mentre
invece importante sapere che tutti devono venir applicati nel pieno rispetto della
libert d'autodeteminazione del jiva. In caso diverso, non solo emergeranno difficolt
d'ogni genere, ma si agir in modo ostativo nei confronti delle finalit della
Manifestazione, le quali non vogliono un'Entit schiava e servile al cospetto del suo
Creatore, ma un'Idea vivente capace di riprodurre in s e a s la libert e l'amore che
l'hanno generata.
Anche da quest'ultima analisi si pu dedurre l'equivoco in cui incorrono (e
purtroppo talvolta con gravissima malafede) le molteplici confessioni e metodologie
iniziatiche di queste periodo storico: dalle loro posizioni teologiche e metodologiche
si pu facilmente inferire il grado di verit che riescono ad esprimere, che pu essere
talvolta elevato nonostante un'impropriet e un'eccessiva approssimazione della
direzione realizzativa, e che sovente bassissimo nonostante i conclamati valori
morali, etici o di rivelazione che si vogliano addurre a sostegno.
Non vogliamo esprimere giudizi nei confronti di movimenti religiosi o settari
particolari, nei quali talvolta emergono personalit notevolissime a prescindere dalle
idee professate, per l'amore e l'abnegazione con cui le vivono e le applicano. Come
sempre i sentieri presentano al principio un miscuglio di verit ed errore, capaci di
indirizzare le persone in uno dei due vettori logicamente concepibili (realt iniziatica
o illusione): perch una mezza verit si riesce a completare solo se si identifica il
mezzo errore che l'accompagna, ed purtroppo alquanto pi facile che quest'ultimo
sia coperto, nascosto e giustificato dalla presenza della prima.
La capacit discriminatoria dunque la qualit che deve essere sempre e
comunque attivata, affinata e puntualizzata nell'allievo, in quanto costituisce il
fondamento e la salvaguardia della sua libert. Senza un potente momento d'analisi e
di sintesi, senza un giudizio obbiettivo ed impersonale possibile che le infinite
suggestioni del samsara e della Maya (la quale presente - ricordiamo sempre anche negli universi sefirotici che non abbiano raggiunte la propria realt) adeschino
e deviino le tendenze insite nelle personalit, con risultati alle volte imprevedibili.
Detto questo possiamo addentrarci in un'indagine pi puntuale su aspetti del
campo operativo, e tentare con opportuni esempi e deduzioni di renderlo intellegibile
al lettore.
-O25)
La nostra disamina comunque un'ipotesi che il lettore deve personalmente
192

controllare, perch fin troppo facile tessere orditi e trame concettuali affidandosi
solo alla propria capacit speculativa, e alle tante teoretiche che hanno fino ai nostri
giorni offuscato ben pi che illuminato l'esistenza degli uomini. Se un'ideazione deve
esser meditata, quella che l'umanit stata sovente ingannata ed ancor pi sovente
fuorviata proprio da coloro che si sono improvvisati e proposti come 'maestri' di vita,
finendo con l'imporre (per l'insufficiente capacit discriminatoria dei loro seguaci)
punti di vista assai opinabili, che alla lunga hanno determinate l'insorgere d'innumeri
sette in reciproco antagonismo, e l'attuale indifferente atteggiamento comune nei
confronti della ricerca spirituale. Questo atteggiamento generalmente condiviso, e
deve quindi esser compreso nelle sue cause e nei suoi effetti.
Se noi non sapremo di conseguenza dimostrare a fatti e non con artifici mentali
la nostra buona fede e la verit di quanto riferiamo, questi nostri scritti dovranno
esser trattati alla stregua di un'ulteriore e talvolta inutile elucubrazione sui "principi",
con il rischio che al limite divengano la dimostrazione opposta: sia della loro attuale
inaccessibilit da parte nostra che di una relativa o completa imperfezione delle tesi
adottate.
Non certo ora il caso d'enunciare particolareggiatamente l'atteggiamento di
onest e obiettivit che il lettere dovrebbe - a nostro giudizio - mantenere comunque
sia verso di noi che verso se stesso; vogliamo in ogni modo riassumere - e non sar
inutile - alcune nozioni d'importanza determinante.
Innanzitutto, non l'attivit intellettuale ma l'esperienza concreta il fondamento
di qualsivoglia metafisica degna di rispetto, che rappresenti un vettore adeguato
d'avvicinamento al Principio; le caratteristiche di tale esperienza devono per essere
tanto esaurienti da non lasciare arbitrarie zone d'ombra nella loro interpretazione. In
un certo stadio della sua ricerca infatti l'allievo pu darsi ideazioni che assumono
aspetti allucinatori di varia natura, non escluso quello - insidiosissimo - del contatto
effettivo con differenti realt. Egli pu perfino illudersi d'afferrare la pienezza e la
verit dell'Esistente a livello interiore, intuitivo e di per s evidente per l'incidenza
dell'esperienza incontrata.
Questo fattore, ripetiamo, pu essere l'ostacolo pi formidabile sul cammino
iniziatico, e pu anche dipendere in certi casi da un contatto impreciso con
forme/pensiero del campo esistenziale, capaci di determinare fenomenologie di varia
natura, insolite ed inspiegabili all'uomo comune.
Un inizio di risveglio in questo caso pu ovviamente sussistere, ma erroneo al
massimo grado scambiare tutto ci con il vero risveglio, e con la realizzazione della
propria natura ontologica. Dobbiamo infatti considerare attentamente il momento
storico del Kali-Yuga e che ci implica non la sua ristretta incidenza nel nostro
campo di percezione, ma anche quella - ben pi vasta ed inquietante - nelle zone del
Glifo che sono coinvolte da una degenerazione cos incidente da emergere e
condizionare la nostra stessa autorappresentazione.
Occorre dunque adottare un criterio obbiettivo di valutazione e un atteggiamento
discriminante capace di togliere i veli esteriori oltre che interiori della Maya,
ponendoci nella giusta prospettiva d'esperienza.
193

Che effetti della nostra ricerca esistano nella esistenza certamente condizione
inderogabile e necessaria; ma altrettanto inderogabile e necessario che queste
'fenomenologie' appaiano conformi ai principi che devono evidenziare, e non siano
casuali ed incoerenti con l'atteggiamento dell'allievo e con le ideazioni da lui pi
maturate in se stesso, perch in caso contrario esiste qualcosa da accertare e
approfondire, e pu rendersi necessaria una profonda verifica del proprio stato
interiore e la conseguente mutazione di direzione. La base di ogni nostra
affermazione che la Manifestazione atto d'amore, che quest'Amore d'infinita
profondit, e che la realt dell'Idea Emanata sia voluta dall'Ente Supremo come
libert d'espressione e d'autodeterminazione: entro (e non separativamente) l'assoluto
Cit del Brahman. In sintesi, noi siamo il Brahman nel Brahman, ed esistiamo quindi
veramente solo con il Brahman.
La zona delle Entit esistenti la zona dell'autocoscienza emanata, che
ontologicamente identica all'Autocoscienza Emanante, ed ha un aspetto da
quest'ultima ordinato e determinato: sapere di esistere come autonomia di vita ed
intelligenza, e sapere di essere "una" con l'Assolutezza.
Ci implica insieme un aspetto "divenire" ed un aspetto "essere" nella creatura, e
questo il mistero pi insondabile, il quale riproduce - in scala inferiore e derivata - il
supremo interrogativo che incontriamo nel tentar di comprendere il nostro Creatore,
sintesi d'opposizioni nelle quali l'immobilit e il movimento, la perfezione e il
divenire, l'Essere e la sua creativit sono trascese in un "Reale" ineffabile: oltre cio
tutte le capacit discriminatorie, intuitive, immaginative e intellettive dell'ente
emanato.
E' in questa direzione che deve muoversi l'analisi dell'allievo, e non in quella estremamente vivida quanto, a nostro parere, illusoria - del conseguimento
dell'aspetto indifferenziato dell'Essere che, lungi dal rappresentare l'ultima verit,
semmai intuizione dell'unit assoluta ma non coglie l'assoluta specificazione di questa
stessa Realt, che coesiste certamente nell'ineffabilit del Brahman: e che pu
pertanto rappresentare nel meditante un certo tipo di percezione del suo stesso limite,
che pu forse coesistere nel samhadi con la stessa sapienza della divina creativit.
Se le realizzazioni dell'allievo sono giustamente finalizzate, se presente la
capacit discriminativa, se le conclusioni evidenziano la sua coerenza con l'Idea
brahmanica che lo informa (base ontologica del suo esistere nell'Essere) appariranno
effetti non illusori ma fluidamente consequenziali e finalizzanti: ed essi saranno
insieme strumenti dell'azione salvifica del Brahman e della Sua figlia, l'Interit, e
simboli di trascendenti verit: da comprendere, perseguire ed acquisire a livelli
sempre pi ampi di coscienza. Tutto ci ancora insufficiente, se non viene compreso
e vivificato nell'allievo e nel suo campo esistenziale il principio basilare
dell'Emanazione: l'Amore infinito, incondizionato e non condizionante dell'Assoluto
per la creatura che ha reso viva ed operante.
L'Emanazione non ha infatti il 'semplice' scopo (che di per s sarebbe gi
eccelso) d'arricchire il Mondo delle Idee viventi di un nuovo Ente libero e luminoso,
ma anche quello - ancora pi alto ed informante - di strutturare l'intera Zona
194

dell'Autocoscienza autonoma (il Mondo Archetipale derivato dalle supreme idee


brahmaniche: gli Archetipi trascendenti del Cit, identici all'Assolutezza in s stessa
considerata) in un nuovo e pi perfetto assetto, che consenta 1'avvicinamento e
l'approfondimento dell'Idea unitaria, contemplata dal Brahman nella sua infinita
coscienza.
Se l'allievo agisce in modo esatto, la sua attivit conforme al volere divino, ed
esplica liberamente (e talvolta impersonalmente) un vettore coerente alla sua
essenzialit. Egli agisce senza agire, perch il suo fine ultimo divenire nell'Essere,
impersonificando la volont del Padre, il quale l'elemento dinamico supremo: ed in
questa volont recupera ed attualizza la sua stessa autonomia e creativit.
Quindi, tanto gli effetti di ogni genere d'acquisizioni interiori che le valenze
evidenziate dal processo realizzativo devono apparire ad ogni e pi rigorosa analisi
coerenti sia al Mondo Archetipale che con i concreti fini - generali e particolari dell'Emanazione. L'allievo ha dunque un aspetto dinamico attuato, e questo lo
conduce a modificare opportunamente ed autonomamente il suo campo d'esperienza e
- di conseguenza e per necessit - i campi esistenziali pi prossimi e con il suo
sintonici.
Tali considerazioni ci inducono a trattare, nel seguente paragrafo, l'aspetto
d'interferenza reciproca dei vari campi reali, e ricordare come essi rappresentino
polarizzazioni della coscienza, e non altro che polarizzazioni, per ci stesso soggette
ad assumere le forme e le colorazioni da questa volute non appena in lei s'attivi un
principio di vera libert.
Di tale argomento, e di conseguenze non immediatamente evidenti, parleremo a
lungo nelle pagine future.
-O26)
L'interferenza di un campo reale con quelli a lui pi consoni e immediati
fenomeno estremamente complesso, che non pu essere esaurito n con il presente
studio n con i tanti che potrebbero seguirlo: conseguenza primaria del fatto che il
campo soggettivo d'esperienza null'altro - in sintesi - che un aspetto del campo
primario costituito dal processo emancipativo dell'Uomo Cosmico in tutte le
conseguenze derivate dalla perdita della primaria identit.
Ma il campo individuale non costituito, come dicemmo, semplicemente da
quanto illuminato dalla coscienza, perch in effetti il nostro ambito di esistenzialit
viene costituito da tutti i piani potenziali oltre che da quello percepito attraverso i
sensi e l'organo interiore.
Questi campi coscienziali di potenza sono determinati e condizionati dal karma,
immanente in varia misura e a sua volta specificato in "individuale" (intrinseco alla
personalit e al momento) e "generale". Nel 'generale' possiamo poi distinguere il
'gruppo d'appartenenza' e 1a globalit, intendendo per 'gruppo' un certo numero di
persone affini per tendenze e intrinseche qualificazioni, e per questo collegate da un
195

comune aspetto del continuum globale, come la collettivit culturale, nazionale e pi


genericamente umana quali appaiono nel momento del processo evolutivo
considerato.
Non dobbiamo infatti dimenticare - il che facile, data la nostra struttura di
pensiero - che il tempo apparente unidirezionale della Manifestazione in effetti,
diremo con S' Agostino, una dimensione dell'anima, e pu assumere multiformi
aspetti. Senza addentrarci nell'intricato problema di come quest'ultimo fattore inerisca
ai campi d'esperienza particolari e collettivi, diremo in sintesi grossolana e sommaria
che la logica profonda quella propria dell'Interit, e quella apparente risulta
determinata dalla autocoscienza dell'Uomo Globale in evidenziazione, e
specificatamente da quella dei jiva - imponderabili per numero - che 1a evidenziano.
Poich questi ultimi sono nella generalit incapaci di percepire la realt
dell'Emanazione, ma la maya che costituisce l'immediatezza del loro divenire
secondo la legge causale, il tempo risulta direzionato verso un punto detto "futuro" e
proviene dal punto - coscienziale e nulla pi che coscienziale - che chiamiamo
"passato". Agli occhi delle entit angeliche il processo invece un'Idea che si
definisce, e appare come svelamento globale nel quale passato, presente e futuro sono
per cos dire un identico piano; ben diversa pertanto la posizione che Esse devono
assumere quando decidono di partecipare all'emancipazione di una personalit che
abbia evideinziato una possibilit d'interfenza. In tal caso le Entit suddette assumono
con estrema semplicit la forma mentale dell'uomo, e si mostrano in tutto simili a lui
nella struttura di pensiero e, quando occorra, nell'aspetto formale. L'antropomorfismo
che tanto ha caratterizzato la ricerca e 1e religioni storiche nasce anche da questa
antica esperienza della trascendenza, la quale non poteva esser vissuta che nelle
categorie di percezione e di coscienza attualizzatesi nell'interiorit del singolo.
Naturalmente c' il rischio di un grossolano fraintendimento, reso possibile e dalle
strutture di pensiero individuali e dall'impossibilit di modificarle radicalmente per
sapienza indotta, o completarle armoniosamente senza che si evidenzino
prioritariamente modalit di pensiero e d'autocoscienza atte a sostenere l'impatto con
simili fenomenologie.
Perch il pericolo maggiore che l'Interit incontra nel suo compito di guida (che
non per nulla eliso dal giudizio divino sul suo operato, poich l'Interit deve
liberamente esprimere s stessa nell'attuazione dell'Idea creatrice) quello di
sostituirsi alla spontanea ed autonoma determinazione dell'uomo, e questo
comporterebbe una contraddizione in termini inevitabilmente causa di danno e
dolore. Non compito facile ma piuttosto al limite estremo delle pur immense
capacit intuitive, immaginative e razionali dell'Albero Sefirotico, ovviamente inteso
nella sua qualit d'emanazione d'Idee Archetipiche Assolute che ne costituiscono
l'Atma, il S e che si personificano come "Arcangeli" costruttori della volizione
brahmanica: conseguenza fondamentale di queste considerazioni che l'Interit pu
condurre a termine il suo compito solo con il Brahma, legando in Amore le sue
indeterminate modalit e sciogliendo i limiti egotici che costituiscono l'ostacolo
massimo dell'emancipazione. Nel ch - diciamolo per inciso - si manifesta nel grande
196

e nel piccolo, nell'Interit e nelle personalit quel potere di unire e sciogliere che
Ges indic a Pietro, e che a torto fu posto alla base di un potere storico malamente
esercitato dalla classe sacerdotale.
Il nostro tema deve necessariamente svolgersi in presenza di questi fattori di
valore generale, e occorre che sia pi intuito che razionalmente e logicamente
analizzato, poich siamo in un dominio appartenente per un aspetto all'uomo storico e quindi comprensibile con i suoi effettivi mezzi di consapevolezza fino ad un certo
punto - e per la pi parte attinente ad un ordine sapienziale che trascende quei mezzi
stessi.
Quel che non nei sensi (esperienza) non nell'intelletto: quest'antica verit la
base per la comprensione dei limiti della mente empirica.
Certo, noi usiamo concetti come "Assolutezza", "infinito", "atemporalit" etc.,
ma essi non esprimono un reale contenuto sapienziale, ma solo ci che oltre la
consapevolezza, e che nasce proprio dalla conoscenza del limite. Qui non occorre
soffermarsi su questo sottile problema, e ci che diciamo basta ed avanza per i nostri
scopi; aggiungiamo solamente che il "nome" della "cosa", o idea, o astrazione, pu
dare l'illusoria fiducia d'implicarne la sapienza, e quanto questa convinzione sia falsa
lo dice la storia dell'umanit.
La nostra indagine ora come ora verte sui campi d'esperienza, e cio su quegli
aspetti della realt globale che sono coscienzialmente percepiti; gli altri problemi e
disamine verranno affrontati in diversi momenti secondo il loro emergere nello
svolgimento del tema. La prima domanda : perch e in qual misura interagiamo con
ambiti limitrofi dell'Idea generale evolutiva? La seconda: in quale ambito possiamo
effettivamente modificare questi campi e renderli armonici l'un con l'altro e con l'Idea
informante dell'Interit?
Esaminiamo dunque il primo aspetto; abbiamo gi detto che ogni realt
coscienziale polarizzazione dell'autoconsapevolezza dell'Uomo Globale, ma
abbiamo anche affermato che la "monade - apparentemente - senza finestre. La
Monade cio un momento dell'interiorit che rappresenta imperfettamente s a s
stessa, e quindi le categorie di percezione e di conoscenza sono primariamente quelle
del jiva; ora, se la configurazione del campo esistenziale assume l'aspetto consentito
da dette strutture, il fenomeno che determina la loro estrinsecazione non dipende solo
dall'individualit considerata, ma anche dagli impulsi che le giungono da un esterno
a lei", da essa tuttavia conosciuto solo come interiorizzazione e nei modi e nelle
forme consentite dal suo grado evolutivo.
Qui l'Io - inteso non come semplice punto di riferimento delle azioni compiute
ma come complesso energetico vitale in divenire (e ci si perdoni la momentanea
arbitrariet di confondere l'Io con il Jiva) - davvero, come affermava con ragione
Kant il legislatore della natura, dimostrandosi per incapace di raggiungere
immediatamente le fonti sottili della rappresentazione. Ma il fermarci a tale
considerazione ci precluderebbe il processo emancipativo; la coscienza personificata
davvero capace di risalire alle origini della percezione, l'infrangere le barriere del
relativismo immedesimandosi - senza negarsi - nella Realt profonda che sottintende
197

alla Maya. Dobbiamo pertanto, per comprendere questa Realt, conoscere insieme
le possibilit ed i limiti immanenti al nostro attuale momento, e rimuoverli
utilizzando a tal fine sia quanto ci sia potenzialmente ed attualmente disponibile, sia
determinando le basi di una interferenza con quel che ci 'a lato' e con quanto ci
sovrasta in un'altra dimensione dell'Esistente. Poich la Monade conseguenza della
rappresentazione condizionata dalla sua stessa storia, dal Karma e dalle imperfezioni
e realizzazioni immanenti, per superare questa barriera occorre che essa acquisisca in
s il Principio informante, nel quale vedr rispecchiato - concretamente, realmente e
compiutamente - il contesto generale in cui si configura e - nel processo
d'interiorizzazione - l'Idea stessa che l'ha emanata e a cui tende.
La strada della conoscenza dunque prioristicamente rivolta non all'esterno ma
al Centro spirituale, specificatamente per acquisire le modalit di espressione di
valenze assopite; quando tali modalit vengono attivate, la monade (attraverso il suo
veicolo formale) agisce nell'ambito delle altre monadi a lei pi affini: se qui si
determina in tutte un comune processo di svelamento del Principio unitario, la
rappresentazione sensoriale oggettiva (sempre pi informata da una percezione del
reale veramente adeguata) consentir d'afferrare il substrato unitivo profondo, ed in
lui attingere immediatamente e direttamente la verit del momento e quella finale.
L'attivit della monade essenzialmente un'interiorizzazione del suo mondo
coscienziale, un viaggio in interiore cordis; ma nell'Idea/persona sempre ed
estremamente inerente l'aspetto formale che la rappresenta sinteticamente mettendola
in relazione con le altre personalit.
L'aspetto formale, che ci appare come realt oggettiva, esterna, tridimensionale,
perde progressivamente il suo assetto inerziale poich viene vitalizzato dall'interno:
ma questo cammino arduo, e reso difficoltoso dall'immanenza della coscienza
dell'Uomo Globale e di quella sua specificazione che l'Uomo della Terra. Esiste un
campo Karmico consolidato e potente nella sua generalit, oltre a quello certo non
lieve dei singoli jiva: per affrontare questa immensa mole di fattori causali che
procedono in vettori inerziali d'evidenziazione occorre un certe tipo di impegno e di
approccio. Lo sforzo non semplicemente diretto al perfezionamento della propria
natura singola, come certi moralismi implicherebbero, e non neppure
semplicemente diretto a un filantropismo incapace di modificare il tessuto globale,
pur se provvede a specifici bisogni del periodo storico e di particolari persone. Lo
sforzo deve tendere anche e sopratutto al conseguimento del Centro unitario, a
rendere possibile il ponte fra il jiva e l'Interit, a ristabilire un'alleanza concreta, un
comune vettore di manifestazione dell'Idea informante.
Di ci, e della seconda caratterizzazione del problema dianzi accennato faremo
parola nel prossimo paragrafo, ed aggiungeremo anche specifiche considerazioni
sulle metodologie applicabili nell'odierno periodo storico, contrassegnato da un
particolare frazionamento delle coscienze e da un senso d'individualit fortemente
separativo dal contesto generale e duramente egotico, tipico di una incidenza
dissolutiva che preluda ad un nuovo ciclo di autorappresentazione.

198

-O27)
I campi reali sono identici come substrato essenziale e differenti come
specificazioni di questo substrato. Nel loro aspetto personalizzante essi esistono su
molteplici piani, di cui uno coscienziale ed i rimanenti restano virtuali finch su di
essi non si sposti il jiva. Inoltre questi piani di esistenza rappresentano monadi, e cio
un campo d'esperienza individuale che ha nell' "io" il principio informante (almeno
nel nostro periodo) e caratteristiche temporali ed in qualche misura spaziali
determinate dagli strumenti di rappresentazione della singola personalit.
Questo comporta immediatamente una differenza fra il tempo/spazio di una
monade esistente su di un preciso piano interiore e quello di un'altra monade, che da
lei diverga per i pi svariati motivi, riconducibili al karma personale e all'interferenza
in questo del karma globale.
In altri termini, la Maya di un soggetto senziente la Maya di un altro soggetto,
ma vista da un particolare ed individualissimo punto d'osservazione: il ch crea la
molteplicit dei vettori in un determinato momento dell'evoluzione, e le estreme o
minime differenziazioni esistenti fra di loro.
Poich il tempo/spazio una categoria di rappresentazione del jiva e dell'uomo
globale e non un aspetto oggettivo della Manifestazione, esistente a prescindere dai
percipienti, ne deriva la sua estrema mobilit nel periodo lungo, e le infinite
caratterizzazioni in ogni istante dello svolgimento storico dello spirito.
Quando le differenze fra un centro psichico di percezione ed un altro centro sono
notevoli o enormi (sempre tuttavia nel periodo considerato) possiamo dire che non
esiste affinit fra le due monadi, e che esse sperimentano un differente aspetto della
Maya generale. Quanto realmente 'oggettivo' per l'una non le che in misura
variabile per l'altra, entro margini definiti di modificazione determinati dall'essere
entrambe in un medesimo istante temporale dell'Uomo Comico, o meglio dal porsi
per entrambe in quel medesimo istante. Tuttavia lo spettro di variabilit individuale
talmente ampio da consentire la 'non contemporaneit' degli eventi che appaiono alla
coscienza con quelli, identici in varia misura che vengono conosciuti dall'altra. Se poi
si considera che non di due monadi costituito il continuum, ma di centinaia e
centinaia di milioni, ed ognuna emana un preciso campo esistenziale, il problema
appare estremamente complesso. Il Continuum infatti costituito sia dal piano
illuminato dalla consapevolezza sia da quelli latenti della potenzialit, in ordine
decrescente di probabilit.
Cos avvenimenti tipici di un piano potenziale possono non emergere in un altro
a lui contiguo, ed anche quelli che - per il loro carattere generalizzante attinente alla
autorappresentazione dell'Uomo Cosmico - possono chiamarsi comuni a tutti (per
esempio: una guerra, un importante avvenimento come la modifica delle condizioni
ambientali o una scoperta scientifica) vengono normalmente conosciuti e vissuti in
modo assai personale, e presentano divergenze piccole o medie nel loro svolgimento
temporale.
199

Da quanto diciamo emerge la difficolt concreta di contatti con coloro che


'sentono' in modo molto differente dal nostro la loro esperienza esistenziale, vibrando
su un piano divergente; resta la potenzialit dell'incontro, in margini variabili di
probabilit, e ci determinato dal substrato unitario in cui tutti ci collochiamo. Ma
non di un remoto evento vogliamo ora parlare, perch quel che ci preoccupa rendere
possibili gli incontri fra coloro che esistono in modalit affini e coordinate,
eliminando quanto pi possibile gli impedimenti a quel rapporto intuitivamente
comunicativo che dirada e dissolve le nebbie dell'autocoscienza.
Dobbiamo conseguentemente studiare i modi e i mezzi per raggiungere uno
stato d'affiatamento, d'unitivit e d'amore sufficiente a rendere le differenze delle
rappresentazioni spazio/temporali trascurabili, e condurre le affinit esistenti a
continue emersioni di effetti positivi e di conseguenza coerenti con la vita nel pi alto
senso del termine.
Il presente studio cerca d'indurre il lettore a un comune modo di sentire, pensare
e valutare l'esistenza in coloro che abbiano la volont e le qualificazioni per
meditarlo, poich l'effetto della condivisione d'idee comuni - pur nella necessaria
capacit critica e innovativa di ognuno - rende possibile l'intuizione di un'identit che
da amicizia, sintonia e fraternit pu diventare vero amore, realizzando
conseguentemente nei singoli quella capacit di attualizzare la finalit stessa della
Emanazione, che per moltissimi soltanto un futuro e lontano aspetto realizzativo.
Come tutte le ricerche di metafisica (ci ripetiamo e non ci stancheremo mai di
insistervi), la presente soggetta a uno svolgimento, a cui tutti i lettori dovrebbero
contribuire con la loro ricerca ed esperienza. Ci che qui appena adombrato dovr
diventare palese, e costituire la base di un successivo approfondimento: non esistono
verit definitive se non l'ultima, che posa nelle mani dell'Assoluto, e da Lui solo
dispensata a coloro che l'hanno voluta, cercata e meritata con la propria realizzazione.
La dogmatica, pi che un errore storico d'immense proporzioni, un assurdo logico
perch pretende di codificare la vita e la ricerca, laddove entrambe si caratterizzano
sempre nel dinamismo dell'approfondimento, elemento connaturato a tutta la nostra
esistenza.
Tutto quel che diventa dogma, lo diventa perch ha perduto il contatto con la
fonte vera, ed il vuoto derivatone abbisogna di puntelli esteriori, formali da ostendere
come verit indiscutibili. N Buddha n Ges vollero dogmi, codificazioni astraenti e
rigide regole che esulassero dal caso concreto e si ponessero immobilmente di fronte
all'eterna ricerca dell'uomo.
Entrambi cercarono d'infondere nei loro discepoli un senso d'amore
(compassionevole e consapevole del comune dolore il primo, altruistico,
compartecipe e finalizzato alla reale essenzialit della creatura, al ripristino della sua
verit vitale il secondo), di tolleranza e di individuazione della sostanzialit: che
venne in entrambi i casi assai tradito, codificato, impietrito e sterilizzato nel suo
infinito dinamismo dalle norme oppressive, inderogabili ed intellettualistiche, che
finirono col porsi contro la esistenza perch prescindettero dalla sua verit, dalle sue
manifestazioni pi belle e dall'esperienza personale dell'interiorit.
200

Dobbiamo evitare l'errore di discepoli troppo ossequienti alla forma e troppo


poco attenti allo spirito dei loro Maestri; dobbiamo diventare progressivamente ma
incessantemente la guida del nostro progresso coscienziale e della nostra libert.
Solo in questo modo l'Emanazione, che un atto d'amore e vuole insegnare la libert,
pu giungere a compimento riproducendo nell'esistente le qualificazioni e l'immagine
dell'Ente, in quel dinamismo che evidenzia insieme l'unit del Tutto nelle sue
indefinite modulazioni, ed il Principio che lo determina.
Nel paragrafo che segue passeremo ad un'esposizione pi propriamente pratica e
realizzativa, per chiarire - se non le metodologie personali delle quali competente
1'Istruttore - almeno i principi generali a cui queste nell'attuale contesto dovrebbero
ispirarsi. Non impresa facile, ma contiamo sull'intelligenza e la comprensione del
lettore, che dovr tenere comunque ben presente che la sua esistenza reale, ma nel
significato di modalit del Globale e d'Idea resa vita e forma dal Brahma: e quindi
solo in un contesto unitivo di reciproca libert ed in una visione generale del
problema potr ritrovare le risposte che va cercando.
-O28)
La nostra intenzione nello scrivere queste note di fornire un contenuto
prioritario di conoscenza, per indirizzare l'attivit secondo vettori non arbitrari o
troppo inadeguati. E' dunque la conoscenza intellettuale la base provvisoria
dell'esperienza concreta, e quest'ultima non pu prescindere dall'incontro con quanti
abbiano pi o meno consapevolmente delle valenze spirituali atte ad impersonare la
parte a loro affidata dalla divina ideazione.
L'esperienza di tanti millenni di storia insegna come sia fin troppo facile per gli
uomini rifugiarsi in un intellettualismo raziocinante ed astratto che, togliendo
all'esperienza la sua possibilit naturale d'estrinsecarsi, finisce col ridurla ad un
miracolismo eccezionale, ad un 'dono' spesso inintelligibile del Dio, e pertanto non
raggiungibile con la propria fatica dalla creatura. Quest'atteggiamento (che pure
racchiude un aspetto assai reale, da comprendersi nell'esatta prospettiva della natura
dell'Emanazione), non deve assolutamente essere accettato o condiviso secondo le
comuni motivazioni: occorre dunque sottolineare che l'esperienza la base concreta
della fede, e che lasciare ad altri la capacit o il "dono" di viverla rende estranei
anche i pochi qualificati alla linfa vitale dello spirito, il quale non si nutre di mere
parole ma di realt condivise e di sapienza.
Infatti la differenza fra il conoscere ed il sapere qualcosa proprio nel
l'esperienza vissuta, che nella seconda ipotesi esiste e manca nella prima,
sostituendola con un'argomentazione intellettualistica secondo le regole della logica e
dell'astrazione.
Ma tutta questo (a prescindere per ora dall'impossibilit della mente di avere una
visione totale del problema considerato, possibile solo nella intuizione sapienziale)
contro l'emancipazione dell'uomo e contro la stessa verit del Trascendente il quale,
201

essendo reale, sempre direttamente raggiungibile quando sussistano le


qualificazioni adeguate: cos come qualsivoglia esperimento della comune scienza
richiede, per essere compiuto, condizioni rigorose d'esecuzione pena il parziale o
completo fallimento.
La Tradizione, di cui siamo tutti pi o meno potenzialmente portatori, in effetti
la scienza del Reale in S, e solo conseguentemente dei fenomeni che vengono
determinati dalla base ontologica primaria in un certo periodo dello spazio/tempo, e
quindi relativi solo e puntualmente a tale momento. Poich la Tradizione insegna
l'unicit dell' "Essere", occorre 'sapere' in cosa consista quest'unicit, e come si
accordi con l'esperienza del molteplice che quotidianamente incontriamo. E' qui che
si rende indispensabile l'esatta posizione mentale la quale - lungi dal costituire il fine
stesso della ricerca - sopratutto un'ipotesi sufficientemente motivata ed articolata
per direzionarla in configurazioni che appaiano all'intelletto logiche e produttive.
Argomentare di Dio, delle Entit Angeliche, di Rivelazione, di Eoni, di principi
dell'Essere senza tendere alla loro diretta sapienza (il che avverr naturalmente
quando si abbia la sufficiente maturit spirituale, e nell'ambito di questa maturit)
come parlare ininterrottamente di un pi o meno lontano paese, senza mai decidersi
di visitarlo.
Il fallimento di questa astrazione, che per reggersi ha bisogno di dogmi, sofismi
e talvolta di vere e proprie contraddizioni in termini con l'insegnamento del Maestro,
appare evidente in questo particolare periodo della nostra storia, ormai divergente non
soltanto dai suoi fini obiettivi, ma perfino dalle idee che in generale affermiamo di
condividere, e che per lo pi costituiscono un alibi poco convinto per giustificare
intenzioni affatto diverse. L'unit, l'amore e la comunicazione ai livelli pi alti
possibili la risultante di ogni vera ricerca, e proprio in questa direzione occorre che
si muova l'allievo, decidendo di impersonare nel mondo la viva volont del Padre
suo. Le metodologie sono dunque improntate a questa motivazione, e devono essere
in ogni caso adeguate alle mentalit che incontrano - per destino karmico - sul loro
sentiero.
E' infatti impossibile fornire un dato sia pur realissimo ed evidentissimo a chi
non abbia gli strumenti interiori per comprenderlo; ma pur sempre possibile, in
presenza di certe motivazioni, tentar di costruire nell'interlocutore i fondamentali
strumenti di conoscenza: con un'attivit che rispetti insieme la sua necessaria fatica e
le caratterizzazioni della sua personalit.
E' ovvio che questo compito implica il contatto con un'individualit realmente
impegnata a risolvere i propri problemi esistenziali, e che quindi sia pi o meno
consapevolmente alla ricerca di s stessa e della sua verit.
Se il soggetto non evidenzia quest'atteggiamento, non per questo deve essere
considerato fuori dal campo d'influenza dell'Istruttore: occorreranno per
metodologie assai caute per indurlo alla riflessione e all'approfondimento. In molti
casi sempre possibile invitare l'individuo a una qualche attenzione, ma in altri il
radicato egotismo e la demotivazione rendono ogni sforzo praticamente inutile se non
dannoso, perch prematuro.
202

Occorre accettare serenamente quest'ultima ipotesi (che purtroppo oggi la pi


frequente) e lasciare alla vita il compito di smuovere ogni cecit o inerzia spirituale.
Non ancora il tempo del Kali-Yuga finale, pur se questo si profila all'orizzonte, e
molti semi possono fruttificare prima del momento dissolutivo: questi semi sono la
garanzia e la forza coerente capace di eliderne o ridurne gli effetti - se
opportunamente vivificati e attivati - ma ci possibile solo con il concorso di quegli
uomini che sappiano attualizzare nella loro intelligenza d'amore la potenzialit di
un'interferenza sephirotica, che li sostenga e li conduca all'esito pi favorevole.
Senza lo sforzo, la fatica e la maturit dell'uomo non possibile a nessuna
Entit, per alta che sia, incidere nel contesto odierno, perch la creatura che deve
(con il necessario sostegno dell'amore in cui esiste e di cui modalit) salvare s
stessa, rendendosi nuovamente degna della sua originaria e immanente essenzialit di
figlia del Brahma. Quelli che cercano, talvolta gemendo sotto la fatica, costituiscono
le Idee pi elevate dell'Uomo Cosmico, le sue tendenze pi valide e costruttive:
urtano quindi contro l'inerzia, 1'oscurantismo e l'egotismo di tutte le altre, e sarebbe
davvero impossibile che prevalessero senza il continuo sostegno del Padre: il quale
non vuole che l'Uomo si faccia tutto da solo (il che un assurdo metafisico essendo
limite, e quindi solo con ci che oltre il suo limite pu progredire) ma piuttosto che
si impegni a fondo a ricostruirsi, entro i limiti obbiettivi delle sue acquisizioni
evolutive.
Tentare di realizzarsi fidandosi delle proprie uniche capacit sarebbe d'altronde
contraddittorio con l'unicit del Tutto, che richiede un concorso globale - nei termini
concretamente possibili - per ogni realizzazione della specifica modalit vivente. Ma
la modalit vivente autonoma, e deve riconoscersi come tale nella pienezza delle
sue vere capacit: questa fondamentale acquisizione richiede il pieno impegno di tutte
le sue valenze, ma occorre precisare che quanto trascenda in qualche modo o misura
l'ambito del Jiva e sia comunque attualizzabile, deve essere sorretto o completato
dall'Interit, onde rendere possibili le future e per ora inaccessibili realizzazioni
comuni; nel ch si risolve l'autonomia e la libert di scelta del singolo e della
globalit.
L'Impegno degli allievi dell'Amore quindi in queste direzioni: primieramente
comprendersi, per poter capire la dimensione in cui esistono e non soltanto la verit
del loro specifico campo d'esperienza; poi far s che questa conoscenza sia condivisa
da coloro che si mostrino pi specificatamente in sintonia spirituale con loro, per
determinare una direzione di libert e di amore che dissipi sempre pi profondamente
le muraglie dell'ego separativo ed edonistico. Il piacere che gratifica il singolo deve
far posto alla gioia dell'incontro nell'amore, e l'uomo essere il fine e non lo strumento
della azione. Solo con un chiaro intendimento, una coerente volont, una capacit di
critica ed autocritica debitamente costruttive e finalizzate, una vitalit coerente con i
principi unitivi riscoperti e accettati, solo con il semplice impulso a riconoscersi
nell'altro e a superare in questo i limiti immanenti alla monade, solo con la vera,
luminosa, innocente capacit d'amare possibile trascendersi, e vivificare 1a morente
stagione dell'uomo odierno.
203

Consideriamo dunque, nel tratteggiare alcuni aspetti del jiva e del suo campo, i
metodi pi adeguati per ampliarne le capacit e trascenderne i confini.
-O29)
Prima di accingerci a questo lavoro tuttavia opportuno precisare che il tempo
null'altro se non un modo di rappresentarsi dello spirito, e che tutto quel che accade
sotto i nostri occhi nel tempo/spazio non possiede alcuna realt fuor di quella del
divenire spirituale. Le conseguenze di quest'assunto sono enormi in tutti i campi della
conoscenza, e pi avanti ne prospetteremo sommariamente alcune che tuttavia, per la
loro apparente assurdit, non dovranno neppure essere troppo esaminate dall'allievo
che non sia anche un vero iniziato. Diciamo fin d'ora che coloro che appaiono nel
nostro ambito percettivo non sono ombre o fantasmi della nostra coscienza, e neppure
forme arbitrarie provocate da un ignoto fattore d'interferenza. Tutto quel che si
configura in un aspetto formale nel momento considerato logicamente e
naturalmente tipico di quel settore temporale, il quale a sua volta una
configurazione nella coscienza dell'Uomo Cosmico, e una ideazione del suo campo
d'emancipazione, voluta in larga misura dall'Interit.
E' pertanto certo che le persone incontrate o intraviste nel nostro quotidiano
cammino (o delle quali ci perviene comunque notizia) sono oggettivamente esistenti
nello schema ideativo che noi conosciamo sotto le categorie tempo/spaziali, anche se
quanto presente, passato e in taluni casi futuro per la nostra vita non coincide che
approssimativamente con le loro percezioni personali.
Se ogni monade proietta un mondo attorno a s, che la configurazione formale
delle sue componenti interiori e della sua reattivit a ci che interferisce, tuttavia
questo mondo appartiene ed coerente al continum, governato dall'Interit, regolato
da un aspetto causale della coscienza individuale e pertanto procede secondo una
logica estremamente rigorosa. Quindi naturale dedurre che gli incontri della nostra
esistenza davvero significativi, appartengono alla razionalit del divenire e che se
rappresentano elementi di stimolo, d'antitesi o di sviluppo, questo dipende
unicamente dal come noi ci poniamo nei confronti del Tutto/Uno e dai nostri desideri
e passioni. Questi ultimi infatti, lungi dall'essere sempre elementi nocivi alla vita
(come tante religioni, settarismi e dogmatismi assicurano) sono fattori possenti
d'autocomprensione e di crescita, se vissuti armoniosamente nell'amore, illuminati
dallo spirito ed emendati il pi possibile dall'immanente pressione egotica, che il
vero e dirimente ostacolo di ogni emancipazione. La vita data per essere compresa e
sperimentata, imparando nel suo difficile svolgimento l'arte dell'equilibrio, dell'amore
e dell'aspetto unitivo d'ogni essenza esistente. Questo possibili soltanto con
l'esercizio costante della meditazione e dell'attenzione, con le capacit intuitive
proiettate nell'analisi e nella sintesi, che sono poi la fondamentale acquisizione della
metodologia yoga: la discriminazione sapienziale.
Poich gli elementi della nostra esistenza sono (nella loro relativit) reali ed il
204

loro apparire - lungi dall'essere arbitrario e casuale - esprime dinamicit logica e


razionale, dobbiamo imparare a discernere ci che ora modificabile da quanto si
mantiene rigido e vanificante, ci che attuabile dalle chimere e dalle velleitarie
intenzionalit, ci che veramente auspicabile da quanto godimento d'un istante e
veleno per il futuro. Ogni aspetto che si evidenzi nella dimensione che comprendiamo
infatti un potenziale maestro (aspetto simbolico/reale dell'esistenza) e non importa
se appare in forme infime o modestissime - un animaletto, un contrattempo, un
fastidio, un incontro, una gioia - o estremamente interattive, come un evento
tangente, distruttivo o costruttivo dell'ordine precedente.
Queste semplici nozioni fanno differire l'atteggiamento dell'allievo da quello
dell'uomo comune nel conoscere e comprendere l'esistenza e quanto possibile che
divergano gli opposti. Per 1'allievo, gli avvenimenti quotidiani sono proposte,
avvertimenti, insegnamenti, occasioni d'approfondimento del s e del Tutto di enorme
valore, che aprono le porte a pi puntuali esperienze; per l'uomo comune sono casi
fortuiti, incidenti, fastidi, acquisizioni o perdite del tutto soggette al caso, fatiche per
mantenere e non dover rinunciare ai propri possessi. Null'altro che eventi, senza un
vero scopo, senza un profondo motivo causante ed un valore che non si risolva
nell'esistere al meglio delle proprie gratificazioni, nell'avere ci che si desidera
perch ci rende occasionalmente felici. L'allievo sa che le forme sono simbolo delle
sostanzialit, apparenza che finalizzata a s stessa illusione e si risolve invece in
potente dinamica realizzativa se comparata allo spirito e interiorizzata. Infatti quel
che rende reale la Maya ora il suo dinamismo formativo, il suo procedere nella
direzione di un fine: l'Idea a cui tende e di cui impersona momenti di svelamento.
Senza queste valenze, 1a Maya diventa vanificazione imprigionante, distruttrice
implacabile di quanto pur crea, abisso da cui scaturiscono ed in cui si dissolvono le
infinite modulazioni delle coscienze in divenire.
Kaly madre e dissolvitrice, amorosa compagna di cammino e feroce nemesi di
chi non l'abbia compresa, cercata e amata: perch attender il jiva al termine
dell'esistenza sottraendogli tutto quel che era fruimento, e lasciandolo nella sua
povera ed irrisolta interiorit. Ma ci non deve turbare coloro che fondano le loro
ricchezze nello spirito, perch neppure la morte sottrarr un'oncia di quanto hanno
faticosamente compreso, rendendo anzi pi rapida e luminosa la via che ancora li
attende.
La morte fisica un aspetto della vita nel ciclo breve, e la vita tende a
perpetuarsi senza limitazioni non appena sia incentrata nella vera realt; ma poich
questo traguardo difficile e per molti troppo lontano occorre tendere la mano a
coloro che siano capaci di afferrarla, aiutandoli ed aiutandoci ad uscire dalla palude
del samsara. L'attivit dell'iniziato dunque finalizzata proprio dalla ricchezza delle
sue esperienze, e risulta capace di vivificare l'esistenza, anzich spegnerla in
oppressivi divieti e in assurde rinunce: tutto lecito per il Maestro di vita, se esprime
amore, incontro, fraternit nel superamento dell'ego, il mostro che sempre - e oggi pi
che mai - imprigiona nel dolore l'intera umanit.
Il metodo di contatto con i campi esistenziali interferenti con il nostro deve
205

essere conseguentemente improntato alla lucida comprensione delle finalit


dell'esistenza e alla necessaria progressione nell'addestramento dei jiva (con
esperienze concrete, ricerche comuni, la rilevanza data ai fattori unitivi dell'amore e a
quelli che disgregano l'ego, nel ch si manifesta il vero potere di unire e sciogliere di
sui parl il Cristo Ges), affinch ci si renda viventi e libere modalit dell'Amore e
dell'Uomo Cosmico.
Non dunque possibile concedere conoscenze che travalichino i limiti personali,
cos come non possibile determinare eventi per cui il tempo non sia ancora
maturato: ci infatti determinerebbe fin troppo facili fraintendimenti, desideri ed
appropriazioni estremamente negative perch fuori dal loro effettivo significato e
contesto.
I cosiddetti 'poteri' sono in effetti un aspetto della libert dell'uomo, e
dovrebbero insieme esprimerla e attivarla (il ch per difficile) negli altri uomini:
ma la loro manifestazione genera desideri assai egoistici in quanti non siano
sufficientemente maturi per comprenderne il messaggio, e deve essere normalmente
evitata.
Dunque sono l'amore, la comprensione, la disponibilit e la dolcezza - non
disgiunte, quando sia il caso, da un'indomita forza - i mezzi di contatto e di
persuasione pi efficaci; notiamo a questo proposito che l'ultima affermazione non
indica un incitamento a condividere le idee dell'Istruttore, assumendole acriticamente
e pedissequamente. In questo contesto ci che si deve suscitare la ricerca interiore,
libera da preconcetti e onesta nelle intenzioni e nei modi: persuadere dunque la
persona a riflettere, a cercarsi ed esaminarsi, nel completo rispetto delle sue
qualificazioni e della sua primaria libert d'autonomia e di scelta. Il resto verr, se
questo aprioristico punto vivificato ed emerso; solo allora infatti 1'insegnamento
ulteriore diverr veramente efficace e produrr quella spinta emancipativa che lo
scopo ultimo della nostra fatica.
-O30)
Se necessario imprimere nell'alunno un codice di comportamento equilibrato e
liberamente scelto, ci nondimeno non risulta sufficiente per indurlo ad essere quel
che il suo cuore e le sue potenzialit possono consentirgli.
Il quadro attuale talmente denso d'opinioni, di sette, di profeti e di teologie pi
o meno fondate sul lungo processo d'analisi e meditazione del passato, da costituire
un intricatissimo labirinto per chiunque non abbia la capacita di scorgerne le infinite
illusioni e le stradette senza sbocco.
La capacit di solcare un mare, la nave adatta e 1'equipaggiamento opportuno
non sono di per s sufficienti se non c' 1a possibilit di percorrere 1a giusta rotta:
quella adeguata al proprio mondo interiore e al posto che occupiamo - ognuno in
modo originale e non mutuabile - nell'Emanazione.
"La Fede sostanza di cose sperate". Ma dove si poggia la fede? Su
206

testimonianze, si dice, su eventi storici, sull'esperienza dei saggi, sull'illuminazione


dello Spirito e della conoscenza.
Non sufficiente: ci che alcuni trovano accettabile, altri lo discutono, e non
possibile accertare 1a realt effettiva di un insegnamento, di un evento o di una
illuminazione ad altri accaduta. Neppure i fatti pi clamorosi e studiati presentano un
aspetto univoco, lontani come sono nel tempo e in larga misura snaturati proprio da
coloro che vorrebbero imporli alla fiducia di tutti, e che credono di renderli pi
veritieri con una elucubrazione, un'attivit intellettuale, un argomentare infinitamente
prolisso e ridondante, che sovente nasconde, pi o meno in buona fede, la fatica di
renderli accettabili e "verit" non pi opinabile.
La nostra conoscenza non deve e non pu essere dunque un mero
intellettualismo, un esercizio di logica sincretistica e di coerenza metafisica: con
questo si aggiungono infatti astrazioni alle astrazioni, valori opinabili a valori
opinabili, argomentazioni discutibili ad altre gi enormemente diffuse, accettate,
respinte e contestate volta a volta, senza che ne nasca un permanente stato di certezza
in chiunque a loro si affidi.
La base della fede non pu dunque dipendere da ci che esterno a noi, ma deve
essere un aspetto fondamentale della nostra esistenza che, opportunamente attuato
compreso e vissuto, ha le caratteristiche del vero sia in un dominio spirituale che in
quelli mentali e concreti dell'ambito vitale.
Ci che Reale, veramente reale, lo sempre e da qualunque parte lo si
esamini: questa la "pietra nera", quella di Pietro l'Apostolo e di tutte le metafisiche
che si ispirano al concetto e al simbolismo della pietra angolare fondamentale,
metafisica e fisica insieme; la Pietra dei filosofi, intendendo con questo termine non i
logorroici speculatori della mente e dell'intelletto, ma i conoscitori della sola ed unica
sapienza: la Sofia.
La Pietra fondamentale, nera perch la sede di ogni potenzialit, esperienza
di s come modalit del Reale, come Pensiero divino e processo d'auto conoscenza,
in vista di un fine che in noi ed insieme infinitamente ci trascende.
Il problema centrale non dunque fornirci di un costrutto metafisico accettabile,
elegante o coerente quanto basta a reggere alle pi incalzanti obiezioni, ma quello di
raggiungere la nostra verit, viverla e renderci capaci di attivarla al punto d'influire
positivamente sui campi reali pi affini, attraverso le sottili vie che rendono unitario
il mondo spirituale e formale pur nelle sue indeterminate ramificazioni. Come
raggiungere questa esperienza di s e della realt a cui ineriamo tanto intimamente?
E' possibile, innanzitutto, pervenire a tal meta, e se possibile, in che modo?
La domanda mal posta, se congetturiamo che l'uomo (individuale o globale
che sia) possa con i soli metodi emancipativi e con le sue forze - per intense o eroiche
che siano - raggiungere simile traguardo.
L'uomo elemento del tutto, e il Tutto non si risolve certamente nel solo
universo formale, ma lo sovrasta quanto un infinito firmamento incombe sull'atomo
sparuto (e tanto importante...) che il nostro pianeta.
Quindi ci che rappresenta un principio d'integrazione con il Tutto non pu
207

prescindere dall'opera conforme e deliberata del Tutto, e nessuno pu attingere alla


Realt che in Lui senza l'assenso e diremo meglio il dono della Realt stessa.
L'Uno sovrasta in modo cos inimmaginabile, cos imperscrutabile la modalit
da Lui espressa, che percepirne il solo riverbero in noi impresa temeraria, folle ed
inaccessibile senza la sua Volont: quella 'Grazia' di cui troppo si parla e si vocifera
senza intenderne il profondo significato e la trascendente natura. Essa l'apparire
della Realt alla nostra coscienza ed esperienza, l'appoggio "esterno" che ad ogni
creatura abbisogna perch sia s stessa, la mano del Padre protesa verso il Figlio
quale splendidamente intuita dall'immagine michelangiolesca. L'Uno genera
continuativamente, ininterrottamente ed infinitamente ognuno di noi, nel suo
atemporale splendore e nella sua lucente intenzione. La Mano eternamente protesa,
ma occorre che la debole mano dell'uomo sappia trovare la forza d'innalzarsi fino a
Lei con Lei per attingerne la potenza illuminante: fra la creatura in quanto persona
autonoma ed il Creatore esister sempre uno spazio incolmabile e questo finch la
prima non sapr essere cos tesa a s stessa e al suo Centro atmico da intuirne la
verit: che le sgorgher dal Cuore interiore come luce unitiva e unitaria, fondendola
indissolubilmente con la suprema Matrice senza che questo implichi il dissolvimento
della sua realt d'idea della Matrice medesima, da Lei dotata di vita e personalit
intangibili perch dono sommo e pertanto irrevocabile.
La Grazia quindi l'atto di concessione del "Quid" che necessario all'emanato
per comprendere l'Emanante e la propria esistenza in Lui: il dono di S che l'Amore
compie nei confronti del suo figlio prediletto allorch questi abbia meritato con la
lotta, il sacrificio dell'ego e l'indomita fermezza d'essere finalmente quel che in
potenza poteva diventare e che sempre nell'Amore consegue. Non possiamo accettare
di conseguenza alcuna teoretica che illuda gli uomini inducendoli a realizzarsi con le
sole proprie capacit; magari indicando tecniche apparentemente precise, raffinate e
di difficile apprendistato. Esse sono valide nel contesto formale per raggiungere certi
effetti, particolarmente eclatanti solo per gli illusi dall'avidya, e certamente utilissimi
per forgiare il carattere, la determinazione e un principio di purificazione di tante
distorte tendenze. Ma quel che realmente determina la desiderata iniziazione (o, pi
esattamente, la sua base) la disponibilit all'amore, all'armonia e all'integrazione
con tale intensit da rendere possibile e naturale l'aiuto divino, l'atto d'illuminazione
che l'Assolutezza imprime nella coscienza individuata rendendola pi libera, pi
consapevole, pi sapiente di s e dell'Uno.
Questa "pietra" di saggezza - nel senso pi arcaico del temine - la vera sola ed
insostituibile base della Fede, capace di dare la sostanza delle 'cose sperate' tanto
arcane, inaccessibili e remote dalla nostra attuale comprensione comune, eppure
raggiungibili con l'Amore tanto da venir irradiate in un'esperienza dello spirito che
abbia la sostanzialit della coerenza e della Realt.
Questo quanto volevamo categoricamente affermare nel presente paragrafo:
non possibile "essere" senza il concorso dell'Esistente cos come non possibile
esistere senza fondarsi sull'Essere: e ci dono d'Amore, e non atto d'appropriazione
del jiva. E' parimenti impossibile proseguire nel nostro cammino emancipativo ed
208

iniziatico senza questo "Dono", e qualsiasi surrogato intellettualistico o storicamente


affermatosi mostra alla lunga i suoi insuperabili limiti. Cristo : non 'fu' un semplice
evento antico, legato all'insegnamento e all'eroico sacrificio dell'Uomo che ne incarn
l'essenza. Ges vive nell'irradiazione cristica in ogni aspetto dello spazio/tempo, e si
ridesta risorgendo dalla croce e dal calvario ogniqualvolta si accetta la Croce ed il
Calvario per inchiodarvi il nostro ego, la nostra separativit e le nostre inadeguatezze
liberando la Sua gioia.
Cristo ha affrontato l'agonia e la morte, che la nostra misera ferocia gli inflissero
nell'animo e nel corpo, per poterci liberare donandoci un sentiero meno tragico, pi
dolce ed accessibile: ma Egli noi, ed in noi viene perseguitato e crocefisso finch
non ci ridestiamo alla Sua parola, e ci rendiamo a Lui nel nostro sforzo e nella nostra
ricerca di comprendere l'amore del Padre.
Egli l'intermediario, onnipresente nel cuore di ognuno, nell'esperienza del
mondo, nello spazio e nel tempo. Non basta chiamarlo per nome, invocarlo, onorarlo
e adorarlo in templi sontuosi o in cattedrali sfarzose, il suo Tempio insieme il nostro
cuore ed il creato, e la sola preghiera l'attualit della nostra ricerca d'amore nella
comunione con gli uomini e con il tutto. Possiamo non conoscerlo come momento
storico, insegnamento evangelico e dottrina dei cristiani, ma se lo sentiamo come
Amore, fraternit, spirito di sacrificio per la gioia dell'unit, della verit e della vita
1o "sapremo" meglio dei dotti, degli esegeti, degli storici e dei teologi: lo sapremo
per esperienza di Lui, del Suo sentiero e della meta che ci apparir non pi come un
tremendo giudizio o un opinabile miraggio, ma quale realt a cui ci avviciniamo, Sole
che ci illumina con i suoi caldi raggi e dissipa le tenebre dell'intelletto e dell'anima.
Come sia raggiungibile quest'esperienza necessaria e vivificante implicito
nelle nostre parole, ma lo ripeteremo ancora: mediante lo stabilizzarci in uno stato
d'amore, d'armonia e di fermezza interiore nella ricerca dell'unione e
dell'integrazione.
E' questo stato, e non le tecniche che pure possono indurlo ed aiutarlo (se
rettamente intese) l'elemento fondamentale e determinante agli occhi dell'Amore
Supremo. Esaminiamo pertanto, nel prossimo paragrafo, le implicazioni di questa
prioritaria affermazione, antica come la ricerca degli uomini e sempre negletta,
dimenticata e perduta nel faticoso succedersi dei millenni, delle civilt e degli eoni.
-O31)
La realizzazione del jiva, intesa come primiera apertura verso il Sentiero
ascendente, un dono dell'Amore a cui hanno inteso tutte le componenti psichiche,
spirituali e fisiche dell'uomo storico.
Il dono cio tale da essere meritato (e questo possibile solo "con" il sostegno
del Donatore), ma resta comunque e sempre un Dono: nessuno pu, con le sue forze
individuali pure e semplici, sperare di raggiungere la propria essenza trascendente e
la realt della sua esistenza, ed il pensarlo o crederlo deviante. Inoltre ci che
209

appare all'orlo superiore della consapevolezza - per abbacinante che sia - non
l'Assolutezza, ma il Suo primo affiorare nella coscienza: quasi il riflesso della luce
nel cielo ancor scuro all'albeggiare di un giorno sereno.
L'Assolutezza verr compresa e conosciuta in modo sempre pi adeguato e
preciso nel corso della storia ormai 'divina' della modalit vivente, ed anche in questa
trascendente iniziazione (eterno inizio della sapienza di Amore) vi sar - e non
potrebbe essere altrimenti - l'incontro fra la tensione autorealizzativa dell'Idea
emanata e la Grazia illuminante dell'Amore, il quale supera, donandosi, le
inadeguatezze comunque presenti nella creatura, in questo decantandole e
conducendole a sempre pi completa armonizzazione. La scuola yoga advaita ha
formulato qui uno dei pi importanti postulati dell'autorealizzazione, anche se
l'aspetto dinamico del Brahman non viene portato in luce come elemento
determinante dell'evento iniziatico. Detta scuola infatti afferma che solo il completo
distacco dall'ego, il sentirsi veramente, intimamente e completamente, aspetto
dell'Assolutezza, la tensione armoniosa e costante verso l'integrazione, determinano
l'apparire della Realt nella coscienza relativa, dissolvendo in un istante i veli della
Maya e donando la percezione e l'immedesimazione nell'Uno-senza-secondo.
Ci esatto e a nulla varrebbero riti, discipline e preghiere senza tale attitudine
coscienziale a recepire la Luce fondamentale; tuttavia ribadiamo che quest'attitudine di per s necessaria - non sufficiente senza l'assenso irradiante dell'Amore, e che
quanto viene percepito nell'estasi dell'unione non l'Assolutezza quale Essa , ma
quale pu rivelarsi nel pur sempre condizionato ambito esistenziale dell'Idea
emanata. E' un punto basilare e su cui giova riflettere, poich molti sono cos
naturalmente abbacinati dall'insorgere della sapienza in loro, da confondere l'inizio
del Sentiero con il suo termine, determinandosi effetti non certo leggeri e trascurabili.
Peggio ancora quando si considerano fenomeni autoindotti (e quindi carenti
dell'aspetto reale trascendente) come la vera, sapienza dell'Uno,valutando alcune
possibili conseguenze nei piani formali quali estrinsecazioni della conquistata divina
libert. Tutto questo sommamente temibile perch pu far riaffiorare e rafforzare
per vie sottili, inavvertite o indotte, l'antica componente egotica del jiva nella sua
valenza pi possessiva, capace di ingannare l'intelletto con infinite assicurazioni e
razionalizzazioni, quanto impotente a dirigere la personalit verso la sua piena verit.
Quindi necessario proprio quando pi accesa la fiamma dell'entusiasmo non
perdere la profonda umilt della saggezza ed il senso delle proporzioni. La creatura
estremamente nobile nella sua tensione verso il Creatore, ed "" il Creatore in una
Sua specificazione. Diciamo qui 'specificazione' anzich 'pensiero' per evidenziare
l'aspetto atemporale e completamente oltre il nostro intelletto dell'Essenza dinamica
brahmanica, identica all'Essere puro ed insieme fonte incessante ed inesauribile di
vita.
Tuttavia la creatura, voluta dal Padre responsabile di s e libera nel proprio
ambito, come tale diversificata dal Creatore pur restandone ontologicamente e
necessariamente un aspetto. Questa differenziazione reale e precisa nell'Emanato,
ma non esiste per l'Emanante se lo si considera come Realt assoluta identica a S.
210

Abbiamo pi volte tentato di affrontare il tremendo problema della coincidenza di


aspetti apparentemente opposti nel Supremo Cit, ed abbiamo distinto artificiosamente
(speriamo utilmente) il momento dell'Essere in S che Coscienza perfetta e non
discorsiva, atto puro ed infinitamente ineffabile, dal momento in cui Egli vitalizza,
contempla e circoscrive suoi contenuti specifici ponendoli come Idee
dell'indeterminato Cit e - nell'atto creativo emanante - quali "altro da S":
determinando con questo la nascita di un aspetto autonomo, dinamicamente portato a
comprendersi e a realizzarsi "verso" la pienezza del suo contenuto.
Precisiamo ulteriormente (repetita iuvant) che l'Idea nella sua essenza una
polarizzazione della Coscienza brahmanica e come tale indistinguibile dal Brahman,
da Lui "saputa" perfettamente ed atemporalmente ("" Lui), fuori da ogni categoria
manifestante per eccelsa che sia. Diciamo inoltre che questa Idea archetipica puramente divina, sovraintendente all'Idea/immagine dinamica (in quanto limite)
autonoma ed evolutiva, che alla prima tende per natura e che comunque reale in
quanto espressione di un volere assoluto - "precedente" o meglio immanente al suo
esistere particolare. I due aspetti che in realt sono uno (l'Idea archetipa del Brahman
la Realt e il suo riflesso - l'Idea evolutiva - reale nella specificazione a lei
connaturata perch quest' "immagine" la Volont scaturente dall'Idea primaria),
tendono alla sintesi ineffabile, senza che ci significhi assorbimento della creatura, e
senza che il processo possa avere una fine da questa determinata. E' cio un processo
infinito, al limite; forse possibile che il Dono possa giungere a tanto da conferire
alla modalit la contemporaneit della sapienza archetipa brahmanica nella sua
assolutezza e la sapienza di essere vivente, volizione del Brahman in perfetta
attualit? E' possibile che quest'incontro possa verificarsi, in un tempo che non
tempo e in un momento che non momento?
Qui ci fermiamo, perch l'Assolutezza la Maestra, e non ci consentito
spingere la speculazione oltre i limiti attuali del mondo emanato, sia esso vivente nei
gradi superiori del Glifo, o lotti nel crogiolo di Malkhut per la propria libert.
Tuttavia sappiamo adesso - almeno come ipotesi da verificare - che dobbiamo
adoperarci per predisporre il terreno coscienziale alla nascita del Seme divino in noi
riposto, e che questa nascita (evento naturale bench oltre ogni immaginazione)
tuttavia un aspetto "gratuito" del Seme stesso, che vuole essere la luce della vivente
modalit da Lui emanata.
Il termine 'gratuito' ha qui un significato da definire: non esprime una
arbitrariet dell'Amore, che ad alcuni si doni e ad altri no per suoi insondabili motivi.
Esprime al contrario che il Dono espressione dell'assoluta libert del Brahman ed
insieme della rigorosa consequenzialit della Sua creazione, poich Egli sempre
s'irradia nella consapevolezza della coscienza finita che l'abbia veramente voluto.
Esamineremo nel prosieguo del discorso altre tesi ed altre implicazioni: ora ci
preme ribadire la mancanza d'ogni arbitrariet nella Manifestazione, la libert che
Essa esprime e la ferrea logicit del suo dispiegamento ben oltre i termini di
comprensione dell'intelletto umano. Parlare di predestinazioni, di assorbimento
nell'Origine, d'annullamento dell'atto emanante nell'emanato che si dissolverebbe
211

senza alcun frutto o fine da perseguire e sperare, questo non comprendere proprio il
fulcro della natura del Brahma, che infinito, lucente e purissimo Amore: questo
dobbiamo tener fermo in noi, se vogliamo avere un criterio di procedimento e di
riferimento non inesatti nell'infinito labirinto delle esistenze particolari, e
nell'apparentemente caotico ed incomprensibile dispiegarsi delle forme e delle loro
dimensioni vitali.
Ma tutto ci tema di future meditazioni, e il lettore ci perdoner se insistiamo
(come sempre abbiamo fatto nel nostro lavoro) sull'esortazione ad approfondire il
problema dell'Amore, sia nel quotidiano che nei recessi della coscienza, sia nella
riflessione che nella ricerca e nell'azione. Qui la chiave perduta, la Porta, la Pietra
della sapienza sulla quale dovr alfine essere eretta la comunione degli uomini ed il
meraviglioso edificio della loro vita.
-O32)
La potenza dell'Amore pu infrangere le sbarre in cui s' racchiuso il nascente
uomo, solo se sar utilizzata non come un sentimento semplice, un trasporto del cuore
verso ci che sperato e desiderato, un desiderio di unit con l'amato sia che questi
consista in un essere fisico o in un modo d'intendere la realt della vita. L'Amore
deve venir compreso nella sua estrema potenza informatrice delle dimensioni reali e
nella sua capacit di plasmarne le forme ed il processo, secondo un criterio di
reciproche armonie e di pura bellezza.
Quel che contraddistingue dal suo lontano apparire l'Emanazione da noi
percepita l'estrema conflittualit dei suoi piani di spiegamento, determinanti nel
tempo e nello spazio (che sono i modi d'autorappresentazione della entit emanata)
una successione di forme/eventi in perenne affermazione individuale ed il
conseguente conflitto esistenziale che culmina - all'apparire delle modalit autonome
- nel continuo appropriarsi reciproco: sia per la elementare necessit d'energia d'ogni
organismo vivente, sia, nell'ambito delle relazioni di gruppo e di specie, per la
protezione contro altri gruppi e specie bisognosi di garantirsi un proprio ambito di
sopravvivenza.
Nel mondo animale e nei consorzi umani (primitivi e non) si assiste a questo
scontro che tuttavia generalizzabile a livello cosmico, anche se con modulazioni
certamente non comparabili a quelle della nostra esperienza.
Tale constatazione, che ci ha condotto sovente a un atroce pessimismo sulla
natura dell'esistenza e sulla sua realt, tanto esatta nei confronti del passato e del
presente quanto inadeguata e fallace per il lontano futuro del nostro Universo. Il
'momento' attuale infatti (e per 'momento' intendiamo un periodo temporale che pu
facilmente comprendere molti milioni o decine di milioni dei nostri anni) il trapasso
da un atteggiamento egotico, passivo e conflittuale dell'Emanazione a uno attivo ed
armonico, che consenta l'equilibrato sviluppo delle virtualit insite originariamente
nell'archetipo umano, ed esistenti naturalmente in ognuno di noi.
212

Potenzialit estremamente grandi, perch infinita nella sua definizione l'Idea


brahmanica dell'Uomo/Figlio, e per noi indistinguibile dall'Assoluto medesimo di cui
modalit integrale: che in Lui risplende come ogni altra Idea nell'infinita pienezza
della Realt. Comprendere il rapporto/identit fra il Brahman e le sue Idee archetipe
umanamente impossibile, poich ci implica non un rapporto fra il Tutto e le sue
"parti", ma fra il Tutto Uno ed il Tutto/Uno, essendo in ogni Archetipicit brahmanica
presente la atemporale coscienza assoluta nella sua ineffabile luminosit, e non
potendosi immaginare un processo discorsivo, mentale e dialettico, in Colui che E' ed
E' totalmente.
Esiste comunque il mistero dell'emanazione dell'Immagine di tali
imperscrutabili Idee, e questi 'riverberi', queste 'forme/pensiero', questi Enti emanati,
sono altrettanto reali dell'Idea da cui scaturiscono e di cui sono parte integrante,
perch impersonano in differenti gradi di consapevolezza la suprema Volont di
dispiegamento creativo. Il Brahman pone cio le Idee manifestate di fronte a Se
stesso in una situazione a noi logicamente incomprensibile perch apparentemente
contraddittoria: come "altro da S" nel supremo S. In altri termini, esse 'sono'
nell'essenza il Brahman, ma sono nel riverbero della loro autonoma coscienza ( qui
che s'incentra la Volont divina) s stesse: capaci d'esprimersi e di realizzarsi secondo
un personale giudizio di individuazione della loro essenza e del loro campo vitale.
Tale fattore imprime un dinamismo sia verso la comprensione della loro realt
che verso la spontanea energizzazione delle intrinseche potenzialit: entrambi i
vettori - se pienamente e coerentemente attualizzati - implicano un avvicinamento
consapevolmente libero all'Idea Primaria (l'Archetipo brahmanico) a cui gli Enti
emanati s'adeguano con crescenti livelli di sapienza, senza mai esserne assorbiti o
annullati ma, al contrario, vivificati quali modalit libere e vere del dinamismo del
supremo Cit.
L'autorealizzazione dunque, anzich rappresentare un reintegro della
Manifestazione nella Coscienza originaria, implica un dispiegamento
progressivamente vieppi consapevole del nostro personale campo esistenziale, in
conformit all'impulso interiore e globale della Volont assoluta; implica un tendere
infinito ma estremamente reale, produttivo di imponderabile effetti verso l' "essere"
coerentemente e autonomamente quella arcana Volont.
Il percorso confortato ed agevolato da stati di coscienza nei quali l'ente
emanato pu intuire la propria natura e l'unit ontologica in lampi di consapevolezza
("lampi" atemporali !) sempre pi penetranti nell'oscurit nel nostro esistere, che
diviene emergente ed ineffabile luce. Ed il cammino non s'arresta in questi doni, ma
da essi trae nuova linfa e nuovi orizzonti a cui tendere: la storia divina della
creatura - che diviene essa stessa archetipicit nell'Emanazione - questa tensione
verso il Centro, insieme immanente e trascendente per la creatura. Qui si rivela la
pienezza dell'Amore divino, e la sua capacit di donarsi infinitamente alla vivente
modalit che determina e sempre sorregge nel suo faticoso cammino.
Interpretare queste idee secondo un metro strettamente legato alla nostra attuale
esperienza di vita e ai limiti dell'odierna consapevolezza impossibile, perch ora
213

alludiamo a un evento nel quale le prospettive comuni non valgono pi; ed occorre
meditare in termini d'esistenza cosmica e di cicli inconcepibilmente distesi.
Saremmo annichiliti e prostrati dal nostro tentativo e vinti dalle insorgenti barriere
dell'ego, se non potessimo afferrare la mano eternamente protesa del Padre, cos
difficile da essere intravista e pur presente in ognuno di noi nel Centro del nostro
mondo interiore: il "Cuore" dei mistici e dei veggenti.
L'Amore la sorgente da cui scaturisce la Volont suprema; l'Amore la causa
prima e determinante della Manifestazione; 1'Amore la forza che si dispiega negli
Universi, ben oltre i limiti e i confini di quello da noi percepito. E' dunque con
l'Amore che possiamo compiere il nostro cammino realizzativo: solo con l'Amore.
Ma capire cosa sia questa fonte perenne di vita, luce e armonia, e come essa
sottintenda a ogni fenomeno esistenziale, finalizzandolo pur nella temporanea
confusione e disordine (esperienza necessaria dopo la Caduta, per essere consci del
nostro tremendo stato) impresa ardua che non possibile affrontare da soli. Occorre
attingere al Centro interiore dell'Amore, presente in ognuno di noi ed emergente
come Maestro: comprenderLo; irradiarLo nella nostra coscienza ed attorno a noi, nel
nostro campo e nel nostro prossimo; imprimerLo nell'ambito personale d'esistenza e
sempre pi a fondo in quello generale; renderLo da fiamma chiusa nel segreto
dell'anima a esplosione di luce nelle foschie della Manifestazione, gioia e armonia e
bellezza e vita di tutte le creature.
Questo implica la fine della conflittualit, lo svelamento dell'Idea Matrice e
l'inizio del processo d'esperienza reale dell'Uomo, ben oltre gli attuali veli di una
Maya illusoria ed ingannatrice.
Maya splendida ed eterna nella Sua nudit, ma l'uomo storico - ovunque egli
sia - in essa non scorge ora che i suoi limiti. Maya il divino specchio in cui la
creatura, riflettendosi, medita le suo inadeguatezze ed alla fine le trascende per
l'intollerabile senso d'incompiutezza che ne trae.
Maya pu anche rispecchiare la bellezza dell'Uomo e renderlo cosciente di
quello che in realt ; pu unirsi all'uomo in un indissolubile abbraccio da cui
nasceranno nuove creature, nuove intuizioni e nuove potenze della vita, cos come da
un uomo e da una donna pu nascere un figlio, e dall'incontro di due realt affini pu
scaturire qualcosa di differente, che le rappresenta in unit e pure se ne distingue.
Vediamo dunque alla luce di queste considerazioni quale sia il metodo concreto
posto alla base della nostra azione, e come condurci nel difficile compito di
realizzarci in questo oscuro periodo della nostra comune storia in conformit alla
nostra originaria natura e al disegno divino che l'informa.
-O33)
La difficolt che l'allievo incontra di tipo ermeneutico (perch le fonti sono
molteplici e i pensieri discordi in tantissimi aspetti) e realizzativo, dato che
un'ideazione non che semplice ipotesi o dotta elucubrazione se non diventa viva
214

realt operante nell'ambito in cui posta. La parte ermeneutica stata fin qui
tratteggiata nelle sue linee fondamentali, e rappresenta un tentativo di sintesi che
riteniamo sufficiente allo scopo d'incontrare le acquisizioni pi significanti emerse
nella millenaria storia dello spirito; resta dunque, partendo da questa base ideale, il
difficilissimo compito di renderla viva e operativa nel nostro ambito esistenziale.
Occorrono alcuni presupposti: innanzitutto un inquadramento intellettuale
sufficientemente articolato ed elastico da essere insieme un mezzo di direzionalit
coscienziale e un aspetto della propria interiorit. Tale inquadramento, lungi
dall'essere qualcosa di dogmatico o irrigidito dall'autorit speculativa di qualcuno,
suscettibile di tutti quegli apporti e approfondimenti che la meditazione di ogni jiva
in grado di conferirgli, e pu essere completato, o se occorre addirittura modificato.
Ognuno di noi infatti un potenziale portatore di luce, ed ognuno ha il compito
precipuo di contribuire al progresso generale secondo le sue peculiari capacit
emergenti nel tempo/spazio considerato, e cio nell'attualit vivente.
Se si cade nell'errore di accettare pedissequamente il pensiero altrui, si tradisce
la propria natura e si fallisce temporaneamente la missione affidataci: nessuno
infatti esentato dal portare il personale contributo d'idee, riflessioni e attivit secondo
le caratterizzazioni che gli sono tipiche, e che differiscono significativamente da
quelle di ogni altro jiva.
Tutto questo esprime chiaramente cosa pensiamo dei confessionalismi stretti in
canoni e dogmi e imposti alle moltitudini: causa prima dell'affievolimento della
spiritualit nel nostro periodo storico e fonte di miseria, morale e quindi fisica, per il
genere umano.
Se un inquadramento intellettuale ben coordinato la base di partenza e di ogni
successivo approfondimento (Dante ebbe Virgilio come istruttore, per poter
incontrare poi Beatrice), tuttavia lettera morta ed inutile quindi dannosa, qualora
non riesca ad esprimere un'incidenza specifica e obbiettiva nel campo dimensionale a
cui inerisce.
L'attivit concreta, il karma nel suo originario significato di azione compiuta e
non subita come riflesso appropriativo, la prova del nove di ogni teoria e la
necessaria risultante del lungo, faticoso investigare sulle motivazioni fondamentali
della Manifestazione e sulla natura delle sue primordiali componenti.
Perch tuttavia il substrato intellettuale e filosofico venga risolto in concretezza
d'eventi, occorre ben di pi di una mente allenata alla logica e all'aspetto
discriminante della medesima: fondamento comunque indispensabile d'ogni ricerca.
Occorre la purificazione dell'interiorit (il che implica la decantazione
dell'inconscio), e cio la capacit d'agire impersonalmente secondo un principio
d'amore: il quale non si deve risolvere in un umanitarismo pietoso e soccorrevole
delle disgrazie altrui (pur se questo aspetto certamente e necessariamente inerisce
all'attivit vera e propria secondo le contingenze emergenti) ma piuttosto in un'azione
indirizzata al vero bene dell'Uomo e delle sue componenti individuali: cio al fine
stesso della Manifestazione. Quanto , nel breve attimo di una vita, fatica dolore e
frustrazione pu rappresentare - e rappresenta - nell'interminabile processo
215

d'evidenziazione dell'interiorit un necessario momento di dissolvimento delle scorie


egotiche, accumulatesi con ataviche tendenze nell'inconscio e nella coscienza di
veglia, e capaci di costituire un impedimento altrimenti insuperabile all'armonioso
risveglio dell'essenza della personalit.
Non che il dolore, la sofferenza e la pena debbano esser cercati, desiderati e
perseguiti nel corso della vita: essi sono elementi scompensanti dell'ordine
prestabilito, e la loro funzione soltanto quella di dissolverlo quando dimostra
un'incapacit d'evoluzione verso la finalit dell'Emanazione. Diciamo dunque una
volta per tutte che la vita non data per la sofferenza, la mortificazione e la rinuncia
alle sue fruizioni, e che ci accade solamente quando esistono elementi falsificanti individuali e generali - capaci di determinarne il ristagno e la conseguente
involuzione.
La vita data perch offra all'ente l'occasione di comprendere sempre pi
adeguatamente se stesso ponendo in atto - a livelli successivi e progressivi di realt le innumeri virtualit che ne caratterizzano l'imponderabile ambito interiore.
La vera dimensione dell'esistenza quella della gioia, della felicit e della libera
esplicazione della nostra originalit: non quella di una "prova" per il Tribunale divino
da affrontarsi con il sistematico soffocamento di troppe componenti fondamentali
dell'Uomo (fra cui, e principalmente, la Polarit: e questo veramente, assurdamente
feroce!). Naturalmente la vita esige che quest'esplicazione del campo personale in
eventi e rapporti sia armonico con la natura profonda e il Fine immanente
dell'Emanazione: ci comporta il superamento e la progressiva eliminazione
dell'atteggiamento egocentrico, tanto diffuso ai nostri giorni con le sue malvagie
spinte alla incondizionata possessivit e al conflitto.
L'integrazione con il tutto, e sopratutto con coloro che - per affinit elettive ed
ideative - sono il nostro prossimo, l'amore libero ed incondizionato per l'esistenza e
per tutto quel che in essa compare, il profondo rispetto per l'altro sia esso
rappresentato da un essere umano, da un animale o da un fiore, sono la base
dell'azione esoterica e il pi potente fattore realizzativo. Per "purificazione
dell'interiorit" si intende proprio quest'atteggiamento dinamico, puro, ricco
d'emozione e d'amore per la vita, scevro solo da sopraffazioni e strumentalizzazioni
inconfessabilmente egocentriche, e ben indirizzato all'incontro nell'Unit/Bellezza di
tutte le modalit della Emanazione.
Se qualcosa indispensabile all'iniziando, questo l'essenziale capacit equilibrata, spontanea e libera - d'essere se stesso nella propria verit, sia quando ami
un uomo o una donna che nell'affrontare gli innumeri eventi che 1a vita gli condurr.
Nell'agire quotidiano, nel rapporto semplice con le persone, gli animali e le cose egli
impara 1'autocontrollo non repressivo, la dinamica dell'interiorit sua e degli altri, le
motivazioni segrete delle azioni, le interferenze latenti o esplicite, da tutto traendo
consapevolezza, insegnamento e saggezza.
L'allievo deve saper essere limpido, sereno e quanto pi possibile gioiosamente
aperto a tutte le opportunit equilibrate e giuste: perch nella vita della libert che
egli conosce se stesso, e diviene con questo effettivo sostegno a quanti - ancora
216

inadeguati a tal compito - possono da lui trarre speranza e fiducia.


L'azione esoterica la necessaria conseguenza di una profonda armonia
coscienziale ed esistenziale, dell'equilibrio raggiunto consapevolmente fra il proprio
ambito e l'infinito mondo di enti e di potenze che - a innumeri livelli di realt - lo
esprimono. Questi sono i presupposti, da cui nasce la giusta intenzione, l'esatta
direzione e la precisa opera dell'adepto: la base la vita, la comprensione di ci che
essa stata, e sar, la pienezza armoniosa dell'esistere come persona integrata con
l'esistere globale degli Archetipi e delle loro emanazioni.
L'asceta, il moralista rigido ed oppressivo di s e degli altri, il retore ed il
mercante d'idee a volte nobili e degne di grande rispetto, essi non sono che aride
comparse nella Commedia divina dell'esistenza: e dovranno alla fine scoprire
1'inadeguatezza dei sofismi, delle elucubrazioni, degli intellettualismi e di tutto ci
che compiuto senza amore, anche se faticoso, strenuo e spesso assai dolente. La vita
non richiede questo tipo di atteggiamento a lei contrario: pu chiedere molto, anche
tutto in un ciclo di esistenza, ma solo per raggiungere quel che fu gi nostro e
perdemmo: la pienezza dell'espressione personale, la bellezza e la compiuta armonia
di divenire nell'Essere. Un comportamento conforme alla vita quello che la vuole
completa, integrando ogni particolarismo nel tessuto globale per il gioioso sviluppo
di ogni suo aspetto. Tale dinamicit nasce dall'Amore, si manifesta nell'Amore e si
realizza con l'Amore, perch l'Amore l'origine di ogni esistenza, sia essa quella
dell'atomo o di un Universo.
Quando tutta la coscienza creata dal Padre condivider questa semplice verit, il
problema dell'Uomo Globale e delle sue componenti personalizzate - i jiva - si
avvier alla soluzione, e cadranno gli ultimi veli di Maya facendone apparire la
splendente verit. Coloro che ci hanno seguito nelle nostre ricerche sapranno cosa
intendiamo, e come quest'effetto finale non implichi alcun riassorbimento nel
Brahman, ma al contrario rappresenti l'inizio del vero cammino dell'Uomo, caduto
per propria prevaricazione e risorto alla sua dignit per 1'amore di Cristo ed in Cristo.
Dovremo comunque passare, dopo un preambolo di ricapitolazione d'idee gi
espresse ma che necessario ricordare, al problema operativo vero; che non un
aspetto mutuabile con altri pi contemplativi o mistici, ma la necessaria e logica
conseguenza delle nostre premesse.
Diciamo subito che i particolari concreti di ogni metodologia esoterica
ineriscono al singolo allievo ed al suo Istruttore; ma - poich nessuno un'isola - la
comunione d'intenti, di fatica e di direzione, indispensabile al compimento delle
nostre intenzioni ed gi di per s un fine da raggiungere.
Vi quindi la necessit per quanti sono reciprocamente affini nello spirito e
nelle intenzioni, d'aggregarsi secondo un principio di libert d'amore, spontaneo e
fiducioso, e che chi effettivamente pi consapevole sostenga coloro che seriamente
si accingono alle fatiche del sentiero realizzativo. Questo l'argomento delle
prossime pagine a cui affidiamo la sua esplicazione.
-O217

34)
La cellula l'elemento fondamentale del corpo vivente, come la molecola lo
della materia che diciamo inorganica, e che rappresenta un certo stato allotropico
dell'energia divina.
Entrambe, cellula e molecola, sono i mattoni dell'Universo e consentono nell'odierno aspetto da loro assunto (perch non fu sempre come ora appare, e se
vedessimo con i nostri parametri attuali il reale svolgimento della Emanazione forse
ne resteremmo allibiti) - l'estrinsecazione delle modalit emergenti e la maturazione
di alcune delle loro potenzialit. Come per ogni aspetto dell'Emanazione cos anche
per l'uomo terrestre c' la necessit, per il raggiungimento di qualsivoglia scopo
specifico, di adeguati compagni simili a lui per intenzioni, desideri e scelte.
Questa la ragione delle aggregazioni essoteriche ed esoteriche, ed insieme la
causa che nel tempo ha attivato la costituzione di organismi sociali via via pi
articolati e complessi, fino alla formazione degli attuali ordinamenti statuali pi o
meno interessati, almeno in teoria, a costituirsi in enti sovranazionali.
La legge che determina questa tendenza cos profondamente radicata
nell'umanit da agire a livello pressoch inconsapevole, e rispecchia nell'uomo fisico
e nel suo mondo ci che accade nell'interiorit. Se l'esoterismo che, con alcune
eccezioni, professa il monismo della Realt ignorasse questo dato negherebbe
contemporaneamente troppo di s e della sua verit per essere serio: dobbiamo
pertanto prender nota che la preparazione individuale necessaria e fondamentale,
ma che prelude alla formazione di un gruppo di persone unite da vincoli d'identit, di
qualificazioni e finalit, e quindi capaci di agire conformemente alle comuni scelte in
un vettore realizzativo. Dobbiamo, sia pure sommariamente e brevemente, esaminare
le implicazioni di questa tesi, considerando le caratteristiche ed i limiti di una
qualsiasi aggregazione d'individualit fra loro coerenti ed il campo d'esistenza che
vengono a costituire.
Innanzi tutto necessario che qualsiasi rapporto dialettico fra un istruttore ed
eventuali allievi sia mirato al conseguimento di alcune elementari ed essenziali
consapevolezze, e si modifichi in funzione del loro emergere. Nulla infatti pi
dannoso per la ricerca interiore di un rapporto maestro/discepolo protratto nel tempo
o istituzionalizzato oltre i termini necessari alla formazione di una libert di scelte,
perch in tal caso si suscita un atteggiamento passivo e sovente acritico nell'allievo,
capace di ostacolare gravemente il vero e profondo chiarimento spirituale.
Abbiamo troppe volte constatato anche nella storia recente come i discepoli si
appoggino acriticamente al supposto maestro, lo venerano, lo ossequiano
dimenticando che loro e non lui sono i soggetti attivi dell'emancipazione, e loro pi di
lui devono mostrarsi capaci di rompere i legami di sudditanze psicologiche o
intellettuali.
Non esiste che l'allievo quando si instaura un vero rapporto d'istruzione e di
formazione interiore: il maestro lo specchio in cui ognuno pu, volendolo, riflettersi
per trarne le logiche conseguenze.
218

Naturalmente il vero Istruttore guida questo processo con metodologie acconcie


ad ognuno dei jiva che lavorano con lui, ma quel che ha essenziale risalto l'azione
del jiva in s medesimo: lo sforzo, la fatica di assimilare, comprendere e poi
attivamente operare in modo originale ed autonomo al conseguimento dello scopo
comune.
Qui affermiamo una caratteristica basilare di un ipotetico centro esoterico,
qualificato ad agire in nome, per conto e "con" l'Interit: esso deve fondarsi sulla
libert vera ed indiscussa di ognuno dei suoi membri, e contemporaneamente
significare un gioioso incontro di queste libert personali nel comune impegno di
realizzare l'Amore nell'unit spirituale.
I due aspetti: libert personale e unit coscienziale sono antitetici solo per quanti
- incapaci di concepire la vera dimensione dell'Uomo - non ne comprendono il
significato e la bellezza. L'immagine pi adeguata ad intuirne il contenuto forse
quella della musica, formata da innumeri singole note ma una nel significato,
perfezione e valore quando sia perfettamente realizzata. Gli esempi concreti possono
ritrovarsi; ma non certo al livello pi basso dell'Emanazione (a cui purtroppo siamo
ora assai invischiati) ove domina la incombente sopraffazione delle forze
qellipotiche, e la libert lontano traguardo. Sono i livelli medio/alti dell'Albero
dell'Esistenza - per non parlare di quelli eccelsi - che danno l'immagine pi consona
di che significhi "libert nell'unit" e, reciprocamente, "unit in ogni espressione
dell'infinita potenzialit personale".
L'esperienza di queste Sfere (sia pure temporanea ed incompleta) dar all'allievo
molto su cui riflettere e molto da riconsiderare. Il lettore attento di queste pagine
dovrebbe comunque ritrovarci alcune idee gi sufficientemente definite.
Un centro d'attivit spirituale deve dunque proporsi secondo un principio
d'amore e di libert, e conseguentemente non dotarsi di un apparato organizzativo che
oltrepassi, sia pur di poco, il necessario - strettamente necessario - per raggiungere un
fine qualsiasi.
Il progresso delle entit in evoluzione si fonda sulla libera coscienza e sulla
profonda intuizione del Centro, non su schemi associativi, intellettualistici e
burocratici che diventano fin troppo presto un limite e sovente una coercizione.
Dogmi, regole, burocrazie sovrapposte ad un insegnamento, a una dottrina
conosciuta magari solo dai pochi al vertice di una gerarchia, costituiscono alla lunga
un ostacolo feroce all'interiorizzazione della ricerca, e diventano il veleno che inquina
- nel predominio degli aspetti formali e teorici - lo spirito e 1a sua spontaneit.
Noi, che affermiamo la necessit dello sforzo condiviso, del gruppo e della
comunit, ne ribadiamo insieme l'aspetto libertario, l'eguaglianza essenziale dei
membri, l'indispensabile apertura a tutte le idee e a tutte le esperienze che non siano
contraddicenti con l'autonoma espansione delle coscienze nel vero e sincero amore.
Molte cose sono racchiuse in queste parole e molte appariranno al lettore che su di
esse soffermi un istante la sua attenzione. Ribadiamo comunque la necessit
dell'approfondita analisi interiore ed il superamento di qualsiasi complesso di colpa
infuso dalla propria cultura, dall'ambiente e dalle personali vicende. Quel che di
219

erroneo e distorto esiste (ed esiste sempre) in ognuno di noi deve essere individuato,
compreso e superato nell'amore e nella libert dello spirito, che esige armonia e
bellezza per esplicarsi compiutamente. Ma nulla pi del senso di colpa, rinchiuso nei
recessi della psiche, del concetto tante volte arbitrario di peccato e di conseguente
castigo, avviliscono e offendono l'idea dell'Amore e del Bene, quando tolgono la
forza di attingervi un equilibrio di pensiero e di intenti, rendendoci schiavi di
sfiducia, repressioni e conflitti troppe volte veramente distruttivi.
La vita donata perch sia vissuta davvero, e per farlo occorre comprenderne il
significato, quanto implica e come sia esperienza necessaria al dinamismo
dell'Emanazione. Vivere la vita fondamentalmente intuirla come atto d'Amore che
tende alla vera libert e all'infinita bellezza dell'Idea che ognuno di noi , da cui
emerge la nostra personalit e che nel cuore ha fonte inesauribile di ininterrotte
acquisizioni. Non insisteremo ora sulle caratterizzazioni di quest'unione di persone,
poich l'esame approfondito esige precise situazioni e concreti rapporti. Tuttavia
quanto stato enunciato pu essere oggetto di ripensamento e di meditazione per il
lettore il quale desideri e si accinga ad essere strumento operativo dell'Interit
secondo il fondamentale principio dell'integrazione al pi alto livello raggiungibile in
ogni istante. Esamineremo adesso pi definiti problemi che si incontrano al principio
di questo sentiero, logiche conseguenze di tutte le teorie esposte e sintesi delle verit
in esse contenute.
-O35)
La prima difficolt che l'allievo incontra e che veramente selettiva e temibile
rappresentata dall'individuazione di un Istruttore non necessariamente 'fisico', e
sufficientemente capace e affidabile da consentire il reale progresso spirituale. In altre
regioni e in differenti epoche questo problema era meno incidente nel cammino
esoterico, per la presenza di centri esoterici, di maestri e di scuole atte a fornire la
base concettuale per il lavoro individuale e collettivo. Basti pensare all'Accademia
platonica, ai Peripatetici, alle scuole di yoga e buddistiche con i loro imponenti templi
e monasteri - tanto lontani da quelli dell'Occidente - per ottenere un'immagine
sufficientemente articolata dello scadimento spirituale della nostra cultura.
Certamente esistono in questo ambito chiese e confessioni, sette, religioni e dottrine,
portatrici di valori, pi o meno parziali, pi o meno compresi e pi o meno aderenti
agli splendidi insegnamenti delle origini. Ma la dominante intellettualistica/formale, e
la famigerata costituzione di una intransigente casta di professionisti della
Trascendenza, elettisi intermediari fra gli uomini e il loro Dio hanno impietrito la
vitalit delle coscienze e della ricerca.
Negli stessi circoli pi propriamente esoterici si manifestato un analogo
fenomeno d'annebbiamento e d'involuzione, con la formazione di gerarchie, gradi di
significato fin troppo formalistico e centri chiusi a tutti fuorch ai pochi eletti, scelti
con motivazioni spesso assai discutibili e tali da soffocare l'antica sapienza e la
220

testimonianza degli illuminati a cui pure ci si richiama.


La tendenza all' lite, alla segretezza e al mistero possono essere temibili
nutrimenti per l'ego se non esattamente compresa nella temporaneit della loro
funzione, purtroppo sovente indispensabile, di salvaguardia dei valori professati e
della libert.
In ogni caso l'Occidente terreno arido e assai inadatto allo sviluppo della
spiritualit, ma anche il luogo in cui pi necessario (per la pericolosit e la
distruttivit insite nella nostra cultura) che essa ritorni e si attivi. Non dunque con i
metodi della Tradizione passata che possiamo realizzare le nostre finalit, pur
rispettandola profondamente e non rinunciando certo a servircene ogniqualvolta se ne
presenti l'opportunit.
Abbiamo considerato il pro ed il contro dei problemi che scaturiscono dalla
contingenza, alla luce del medio stato interiore degli uomini attuali e abbiano per ora
stabilito che necessaria l'attivazione di gruppi informali, non gerarchici e non
sottoposti all'autorit di alcun "maestro" umano e storico, ma piuttosto
profondamente radicati nella ricerca interiore e nell'approfondimento dell'ascolto del
Testimone dell'esistente, il "S Atmico" che vive in ciascuno di noi e che per
eccellenza il Maestro di ogni intenzione e di ogni comprensione.
Questo fattore tuttavia veramente profondo e arduo nella sua realizzazione:
occorre dunque avvicinarsi a tanto con metodo e stabile impegno, lasciando che operi
in noi quasi a nostra insaputa e indirizzandogli le energie, gli sforzi ed i conflitti che
inevitabilmente in noi nascono ed in Lui si devono risolvere. Il S compagno troppo
inascoltato, ma eternamente attivo e presente secondo parametri di attuazione e di
logica che sono totalmente divini e comprensibili solo nella purificazione e nella
capacit di amare. In questo non breve tragitto occorre avere un giusto compagno, un
Testimone, una guida che ci pu apparire "avversario", ma che ci costringa a
conoscerci e a superarci costantemente: questo l'Istruttore non fisico, la "Voce"
percepibile con fatica all'inizio e progressivamente con crescente chiarezza, la
Persona che insieme in noi e accanto a noi e il cui unico scopo l'insegnamento
della Libert e della maturit coscienziale.
E' possibile raggiungere tanto solo a piccoli passi, affrontando nel contempo
rischi che sono impliciti al nostro campo esistenziale, e che devono quindi essere
attentissimamente valutati e calibrati. Infatti come ci si inoltra nel labirinto della
personalit emergono gli aspetti pi insospettati e diversi, alle volte ben poco belli e
semplici da accettare. Appare sempre il mostruoso attaccamento egotico alle pi
sottili, spesso inconfessabili gratificazioni, a desideri arcaici e sconosciuti, a tendenze
affascinanti e destate dal nuovo sentiero in cui ci inoltriamo: permeato da
forme/pensiero d'antica genesi, realt pre-umane o non strutturalmente umane nel
senso comune del termine, enti che talvolta condividono i fini e il destino degli
uomini, ma pi sovente - all'inizio dell'esperienza esoterica - ostici in tutto o in parte
all'accadimento della nostra realizzazione.
In tutta questo mondo d'Idee, di 'spiriti' e di personalit occorre tener ben
presente che la vita fondamentalmente "Pensiero", e che la nostra esistenza
221

divenire dello spirito.


Tutto Spirito/Intelletto d'Amore, anche ci che appare pi denso, immobile e
materia, e tale per i nostri sensi, limitatissimi nella percezione e nel tempo. Ogni
Idea, che sempre sintesi di altre Idee e "figlia", capace di riflettere tutto ci che
specificatamente non , si manifesta eternamente entit autonoma, circoscritta nel
continuum esistenziale, capace di darsi un fine e di procurarsi i mezzi e i metodi per
attuarlo.
Se questo esatto per le Sfere archetipe dei mondi sefirotici, lo anche per
quelle scaturite dall'evoluzione della Manifestazione, e per le idee che appartengono
precipuamente all'Uomo in senso stretto e che si estrinsecano nelle sue modalit
viventi.
Occorre qui precisare che per Uomo Globale intendiamo la ideazione
trascendente del Padre, e non un ente/persona esistente di per s e del quale gli
uomini siano semplici aspetti coscienziali. Nell'Emanazione esistono 1e creature
concrete, non enti nei quali esse siano assorbite, e che abbiano personalit autonoma
generale. Dal punto di vista della creatura, l'Uomo Globale un'astrazione
concettuale che definisce il suo campo vitale: solo nella atemporale visione/realt del
Brahma l'Uomo Globale , e gli uomini concreti "sono" nell'Uomo Globale. Ma qui
siamo nel Cit Supremo, e oltre la comprensione a noi possibile; ci preme dunque
specificare al lettore che i jiva sono obbiettivamente reali, liberi ed autonomi nel
contesto ideante in cui sono posti e nel quale individualmente si autodeterminano,
generando un vettore pi o meno comprensivo dell'intera umanit.
Quello che noi chiamiamo mente, inconscio, personalit aspetto del Tutto/Uno
nella sua specifica polarizzazione "Uomo", un centro di spiritualit in fase
d'acquisizione della propria libert (autocoscienza reale) e pertanto capace da un lato
delle pi alte scelte, e dall'altro degli scompensi pi temibili e nocivi. L'Uomo
Cosmico, l'Emanazione e gli uomini sono insieme un processo d'attualizzazione
dell'Archetipo voluto dall'Amore, e la risultante certa: l'Archetipo, che "" nella
suprema Coscienza, "sar" a se stesso secondo l'ideazione divina.
Il processo appartiene all'uomo, e qui si manifesta la sua nobilt e il dramma,
l'odierna incompiutezza e la speranza che non pu e non deve morire. La nostra
interiorit il teatro dell'azione cosmica che deve compiersi per volere divino, e che
deve consentirci di "essere" e non semplicemente "esistere" nella frantumazione
dell'identit. In questo 'teatro' tutto pu apparire, perch comprensivo di ogni
componente dell'universo formale, dalle pi infime alle pi eccelse, da quelle che si
sono oscurate nella Caduta a quelle che hanno saputo reggere al tremendo impatto
con l'ego: noi siamo gli autori, i protagonisti e gli interpreti dell'intera vicenda.
Queste parole possono bastare per rendere edotto il nostro lettore sull'estrema
mobilit del suo mondo interiore, sull'inesauribile ricchezza di quel che racchiude e
sull'infinita variabilit delle dominanti e delle derivate che pu attivare o escludere
dalla sua vita. Con idee limpide e serene, con la lama tagliente della discriminazione
yogica, la ferma intenzione d'essere coerente al Principio e a conoscere e
comprendere s e l'Universo, l'allievo pu conseguire lo strumento interiore adeguato
222

alla sua vera natura. Tutto questo deve essere pienamente compreso, e lo
sottolineiamo prima di accostarci a problemi operativi pi specifici, da affrontare con
fiduciosa calma ma che non possono essere considerati, nelle attuali contingenze, n
facili n accessibili a coloro che non ne abbiano capito la vastit ed il momento.
Definiremo nelle prossime pagine un metodo di contatto mirato all'attivazione di
un 'canale' capace di condurci a un Istruttore: passo fondamentale ma assolutamente
d'inizio nel cammino operativo, e deve essere valutato per quello che . Uno
strumento valido se pu compiere il lavoro a cui destinato ed il fine che conta,
non il possesso (qui precario ed ingannevole pi che mai) dello strumento. L'alunno
deve pertanto affrontare la ricerca del Maestro con umilt, nell'attenta considerazione
delle immanenti difficolt derivate dal suo essere limite e dal bagaglio karmico che
gli grava attorno; deve inoltre sapere che l'istruttore esiste in molti modi ed aspetti,
dei quali uno specifico all'inizio del sentiero. Il Maestro lo specchio in cui l'allievo
deve osar di riflettersi per comprendere la sua attuale incompiutezza e le molte
miserie che la causano. Occorre guardare in s stessi e serenamente vedersi quali
siamo: solo allora troveremo i metodi e le qualificazioni per tendere le mani
all'Amore e alla Sua infinita bont che ci riscatta e ci salva.
-O36)
La prima cosa da farsi trovare un mezzo di contatto con Forme/Pensiero che
non appartengono al nostro campo normale e che quindi sono umane nel senso
cosmico e veramente puntuale del termine. Queste entit infatti partecipano
dell'Uomo Globale e del Tutto, e non sono certo diverse nella sostanza da qualsiasi
altra forma vivente, che sempre e soltanto specificazione dell'Unico Essere, ed
emanazione per Suo volere in personalit evolutiva.
L'apertura di un varco verso dimensioni differenti dalla nostra cosa
estremamente delicata e temibile, se non si sono create le necessarie qualificazioni:
ci perch l'allievo non in condizione di stabilire immediatamente la natura di colui
o di coloro che contatta, e conseguentemente pu cadere in errori e difficolt enormi
quando esistono (ed esistono sempre) nella sua psiche compulsioni e tendenze
squilibrate. Queste valenze - consce e, pi pericolosamente, inconsce - agiscono
infatti come calamite per enti che abbiano qualcosa di affine con loro e che, per
motivi pi volte accennati e relativi alla loro condizione vitale tendono ad
appropriarsi dell'elemento umano ai livelli che vengono loro concessi.
Il problema travalica i limiti del presente studio in quanto implica valenze che
attengono all'ideazione primordiale, ai campi d'estrinsecazione e al massiccio residuo
karmico che la nostra storia comporta; occorre inoltre sapere che la nostra
configurazione interiore influisce sulle personalit da noi contattate in positivo ed in
negativo, e che ci comporta responsabilit molto rilevanti se il jiva non sa operare
nell'ambito dell'Amore.
Possiamo aggiungere, e per ora sufficiente, che il contatto con personalit dei
223

campi sefirotici indispensabile, e che perch questo avvenga nei modi pi


equilibrati occorre un Maestro che sia partecipe al pi alto livello della Realt
causale. Distinguiamo dunque 1'Istruttore dalle personalit che incontriamo, e
consideriamo essenziale per il nostro sentiero 1'attivazione almeno embrionale del
Centro cardiaco senza temere le inevitabili difficolt che incontreremo: e qui
indispensabile la Fede, sostanza di cose sperate ed argomento delle non parventi.
Il rischio dunque grande, e non ci lecito supporre che valga a scongiurarlo un
generico appello al Padre e il comune senso dell'amore: qualsivoglia metodologia non
profondamente fondata sulla purificazione interiore, sull'equilibrio e sull'adeguata
intuizione destinata presto o tardi (presumibilmente 'presto') a creare sorprese
particolarmente sgradevoli e dolorose. Occorre procedere con grande cautela, a
piccoli passi e con la pi attenta considerazione di quel che si fa e si pu incontrare, e
questo tirocinio deve essere considerato estremamente importante ai fini
dell'attivazione delle attitudini discriminatorie, per evidenziare le capacit e le lacune
della nostra personalit.
La fretta, qui pi che altrove, crea vortici di scompenso e ritardi imprevedibili:
mai come nell'ambito esoterico l'equilibrio fra noi ed il resto del nostro ambito vitale
importante, risultando l'unico sentiero per procedere nella direzione prescelta.
Questo equilibrio si stabilisce con il distacco dalle propensioni egotiche, con la
serenit e la pacificazione interiore, con la chiarezza della coscienza e delle
intenzioni. Tutta la lunga pratica dello yama e niyama mostra qui il suo basilare
valore, sopratutto se intelligentemente adeguata alla cultura, all'epoca ed alla
personalit dell'allievo, in vista dei compiti che certamente lo attendono.
Dal punto di vista operativo le strade sono molteplici, e tendono tutte ad
evidenziare una disponibilit al rapporto esoterico che sia scevra da curiosit, desideri
ed emozionalit non pacificate. La meditazione sul Centro interiore (il cuore dei
sapienti e degli alchimisti) certissimamente una metodologia indispensabile e che
non pu essere tralasciata. In generale, fondamentale e non mutuabile con altri
mezzi. Tuttavia riteniamo che, sopratutto nel periodo del primo addestramento (che
pu durare parecchio e che certamente produttivo di certe conseguenze) sia
preferibile un sistema d'insegnamento meno introspettivo ed interiorizzante, eppure
capace d'indurre l'allievo quasi suo malgrado a compiere un quotidiano sforzo di
analisi e sintesi, e di controllo della sua mente. Non per caso i primissimi contatti con
l'esoterismo avvengono in modi pressoch informali, casuali e sovente risibili in
apparenza: tavolini, sedute spiritiche, radiestesia e via dicendo sono pratiche
conosciute dai pi e, per l'estrema aleatoriet dei risultati, in genere incomprese e
svalutate.
In effetti esse sono il setaccio che separa il grano dal loglio e che - all'insaputa
dei partecipanti - mette a nudo le loro potenzialit, le propensioni e le tendenze pi
nascoste. Ci d modo d'individuare le caratterizzazioni specifiche dei pochi che
hanno qualche vera qualificazione all'approfondimento della ricerca, allontanando i
molti solo intenti a crearsi occasioni di fruizioni pi o meno accettabili.
Se ci serviamo, per esempio, di un antico metodo di contatto la tabella
224

alfabetica ed il piattino otteniamo probabilmente in tempi veloci qualche effimero


successo, perch l'involontaria catena costituita da due o pi partecipanti (magari per
la sola attenzione) sufficiente a richiamare forme/pensiero assai prossime alla
dimensione terrestre; e talvolta l'attenzione di qualcosa che ha ben pi forte e definita
natura.
In tal caso il metro di giudizio di quanto accade tipico delle Entit che
decidano di esaminare i partecipanti e dette sedute, ed ignorato ed incompreso dai
medesimi. Con accorto dosaggio di comunicazioni, rivelazioni e proposte alle volte
assai ambigue, con ammonimenti ed incitamenti di varia origine e natura emerge la
reattivit dei singoli, e alla fine la loro capacit d'analisi e di autocontrollo.
Ovviamente simili condizioni impediscono di raggiungere risultati immediatamente
significativi, e le persone sono indotte o a rafforzarsi nella ricerca o ad abbandonarla.
Assai pi delicata e temibile comunque la scelta di agire a livello individuale,
abbandonando la comoda e - in certi casi - protettiva partecipazione ad un gruppo.
Soprattutto all'inizio delle esperienze questo comportamento suscettibile di aprire
vie di contatto assai incerte ed instabili, che vengono facilmente infiltrate da
'intelligenze' non amichevoli o deliberatamente ostili per dominare la mente e il
substrato energetico dell'operatore e sfruttarne a sua insaputa le debolezze; poi,
raggiunto un adeguato controllo, per piegarne e controllarne la personalit.
Non infrequente il caso di individui che siano obbligati in tali circostanze ad
affrontare dure conflittualit per difendere la loro sopravvivenza interiore, minacciata
in modo subdolo e diretto non tanto da un nemico esterno, ma da un aspetto celato nel
fondo della psiche: porta che consente la penetrazione d'induzioni di qualificazione
conforme, ma tali da aprirsi a raggiera verso ogni forma di distorsione.
La schizofrenia, la pazzia o un'esistenza pressata da forme maniacali
spasmodiche e invincibili possono diventare probabilit pressanti, e non vale
l'intervento del medico e dello psichiatra, perch in questi casi la malattia ha origini
ben diverse dalle consuete. Ovviamente l'interferenza di tali oscure entit
controllata da altre di pi nobile e potente configurazione ed in genere - se non
esistono specifiche condizioni karmiche o scelte assai distorte - il danno limitato nel
tempo di una dolente e sconcertante esperienza. E' dovere nostro e di chiunque ami
l'Uomo e l'Amore far s che queste evenienze non siano frequenti, non siano
distruttive e che la ricerca esoterica possa evitare gli scogli appena descritti.
Posta dunque la necessit di un metodo di contatto e di agire entro soddisfacenti
margini di sicurezza, esaminiamo un poco pi da presso questo arduo problema.
La prima preoccupazione che abbiamo quella di condurre l'allievo ad
un'esperienza di s cos equilibrata e probante da renderlo capace d'agire liberamente
ed efficacemente in ogni momento della sua esistenza, qualsiasi sia la circostanza in
cui si trovi nei confronti di qualsivoglia aspetto del suo campo esistenziale.
Non possiamo dunque consentirgli un cammino tranquillo ed inerziale, cos
come non possiamo causargli traumi che ne travaglino o danneggino 1a natura
fondamentale. L'insegnamento iniziatico non mai lieve: chi percorre il sentiero deve
essere capace di farlo, o ne uscir malconcio prima ancora di comprendere il
225

significato del tragitto compiuto.


Noi abbiamo ritenuto valido - per quest'epoca e nelle odierne contingenze - agire
su due piani: costruire prima di tutto personalit capaci d'esplicare un difficile
impegno di sostegno ed insegnamento nei confronti di altre meno preparate e
sprovvedute, e contemporaneamente interferire con la nostra presenza per tutto quel
che inevitabilmente fuori dalle capacita di un allievo.
Questo binario implica che sia l'Istruttore che il discepolo agiscano di conserva
nei confronti di quanti, ancor privi di strumenti spirituali, mentali e conoscitivi,
tuttavia dimostrino ed evidenzino una reale volont di emanciparsi nel senso da noi
precedentemente chiarito.
Questo nostro tipo d'attivit ovviamente procede per cerchi concentrici e in
progressivo ampliamento, in dipendenza delle opportunit offerte dalla evoluzione
dei nostri assistiti. Noi infatti miriamo a renderli liberi e autonomi nell'azione ma
questo (lungi dal significare uno stacco dal Tutto e un separatismo individuale)
implica l'integrazione sempre pi lucida e fattiva con le Potenze dell'esistente e
l'incessante ricerca della sua splendida fonte interiore, il S.
Pi v' progresso ed emancipazione, pi possibile e necessario allargare il
raggio operativo dell'allievo e - se esiste - del gruppo. Esistono strade che guidano a
lontani orizzonti, e che - lungi dall'essere frustranti rinunce alla vita e alla sua
pienezza - la valorizzano come esemplare occasione d'attivazione e di sapienza reale.
Perch queste valenze siano attualizzate necessario partire dal poco, dalla
"Pietra angolare'': che sia ben collocata, ben squadrata e posta su un terreno
veramente solido, perch costituir la base di un edificio infinito. Nel prossimo
paragrafo considereremo un paio di configurazioni emancipative valide per l'aspirante
e il principiante esoterista, approfondendo successivamente il tema in vista dello
scopo propostoci con questo scritto.
-O37)
La prima attitudine che l'allievo deve manifestare quella di un certo senso
critico nei confronti delle sue attivit, e la capacit di interpretarle con la pi grande
obbiettivit possibile.
Naturalmente tal dote - all'inizio - pura disposizione mentale ben lontana dalla
consapevole profondit dell'esoterista adulto; sar compito di chi pi accanto
all'allievo offrirgli la potenzialit di attualizzare le proprie innate qualit, rendendole
atte ai compiti da proporsi.
Non verr mai sufficientemente sottolineata all'intelligenza del lettore la
indispensabilit della cautela, dell'autocontrollo e del giudizio critico: sintetico ed
analitico insieme. Senza queste doti non esiste alcuna possibilit di un cammino
sereno e, in presenza della loro insufficienza, verrebbero meno le disponibilit al
cammino stesso; troppo facile cio ingannarsi a tal punto sulle motivazioni che sui
dati dell'esperienza, perch non si renda obbligatorio insistere sulla indispensabilit
226

dell'attenzione discriminatoria e sull'approfondimento di ogni valutazione, per


convincente che possa apparire.
Spesso la verit come Iside, velata da molte illusorie presenze, e non si rende
percepibile che a coloro che vogliano e sappiano contemplarla nella sua essenzialit.
Preconcetti, dogmi, opinioni non valgono contro la nuda realt delle cose, ed il
sostenerli oltre il tempo della verifica si traduce nell'inganno di s e degli altri: per
questo insistiamo tanto su questa problematica, e ci adoperiamo perch sia compresa
ed immedesimata nell'allievo. Esistono troppi motivi di rischio e di distorsione nel
presente per non utilizzare la massima prudenza e la pi incisiva logica del sentire;
l'esoterismo d'altronde, lungi dall'essere un aspetto dell'irrazionale sottinteso al Logos
apparente, lo stesso Logos nelle sue pi profonde estrinsecazioni, comprensibile
come scienza solo a coloro che abbiano le adeguate conoscenze ed attitudini. Essendo
Scienza dello Spirito, va affrontato con lo strumento interiore e - poich la natura
dello Spirito armonia dell'amore in potenza e in atto - quest'atteggiamento deve
informare tutte le attivit e le ricerche dell'iniziato: pena l'errore e la conseguente
caduta ad infimi livelli.
Chi osa deve poter osare, o sar sola temerariet ed empiet se l'atto diretto
verso Coloro che sanno e giudicano la sua natura.
Detto questo veniamo allo schema prima accennato, semplice nella sua
definizione ed estremamente modulato e variabile nell'estrinsecazione. La prima
attitudine da conseguire quella dell'ascolto interiore, e della conseguente capacit di
percepire la "voce'' dell'Istruttore entro il proprio cuore in modo chiaro e distintivo,
oltre quindi ogni ragionevole dubbio d'autosuggestione. Diciamo "cuore" e non
mente: l'estrema importanza di questa specificazione nasce dal fatto che la mente
senza una base nel sentire deviazione e possibilit di contatti estremamente aleatori,
che devono essere evitati e per i quali in ogni caso occorre la presenza del Principio
onde eliderne i perniciosi effetti. Questa materia specificatamente teurgica, e
richiede per essere vissuta, un'adeguata preparazione: appartiene quindi alla fase
esperimentativa dell'iniziazione.
Senza esaminare adesso quest'ultimo problema, vediamo come sia possibile
attivare la suddetta abilit all'ascolto interiore, e come comportarsi durante il
tentativo. Riteniamo che il primo e razionale metodo d'insegnamento sia costituito
dalla cosiddetta 'scrittura automatica', da molti praticata ma che richiede, per essere
veramente proficua ed esatta, un vero impegno spirituale ed intellettuale, quale non
immaginano i molti mistificatori e praticanti che la adottano.
Innanzi tutto necessario il "silenzio" mentale, cosa facile da dirsi e difficile da
conseguirsi: l'allievo non deve interferire con propri pensieri e supposizioni, con
anticipazioni e ideazioni, con aspettative e desideri con la "voce"; la quale, per dir
meglio, un impulso da lui percepito tramite l'organo di contatto (che dovrebbe
rettamente essere il Centro atmico e non quello solamente intellettivo) e verbalizzato
secondo i propri parametri di comprensione a livello mentale.
L'interferenza dell'allievo generalmente determinata dal campo emotivo di cui
pi o meno inconscio portatore, alla cui base esistono forme/pensiero del profondo 227

esterne come personalit e interne per motivi di affinit, il che pu essere


temibilissimo - che spesso non raggiungono la soglia della consapevolezza e che
risultano generalmente ben poco comprese e molto inadeguate ai fini che ci
proponiamo.
Queste forme/pensiero del nostro strumento interiore possono cio essere per
cos dire 'strumentalizzate' da altre, che non appartengono n all'uomo storico n al
campo globale della sephirah Malkuth, ma certamente esistenti come realt del Glifo.
Poich la base non equilibrata delle Forme/pensiero spesso assai affine alle
intelligenze che si oppongono all'emancipazione, il risultato normalmente deludente
e talvolta molto inquietante: l'allievo ne viene confuso, sconcertato e sovente
invischiato in fattori conflittuali, confusi a non finire. Ci come ovvio pu
rappresentare un evento positivo, perch solo chi conosce e comprende il morso del
serpente impara ad evitarne il pericolo, ma occorre che tale morso non sia troppo
amaro, troppo velenoso e distruttivo oppure non ci sar per un tempo corrispondente
un allievo, ma solo un grave problema da risolvere.
Occorre dunque che il jiva sia assistito da "persona" in cui egli fin da principio
possa riporre piena fiducia; occorre che questa fiducia sia fondata e che di
conseguenza egli si adoperi attivamente per analizzare, giudicare e correggere le
manifestazioni interiori ed esterne della sua ricerca. In presenza di tale maturit (sia
pure in via di formazione) il cammino relativamente agevole e certamente sicuro:
interverranno fattori adeguati a far emergere consapevolezza e sapienza a livelli
crescenti, ed in modo tale da non costituire n traumi n ambiguit non rapidamente
risolvibili. Certamente il sentiero iniziatico non precisamente salire su una vetta in
carrozza, ma piuttosto trovando gli adeguati appigli nella montagna ed issandosi
passo dopo passo con tenace fatica. La modifica delle distorsione della personalit e
il karma immanente - che deve essere progressivamente eliso - non concedono
alternativa di comodo, comunque inadeguata al fine.
Si tratta tuttavia di un cammino estremamente importante, interessante, che
arricchisce ed illumina fin dai primi passi e che diventa col tempo l'essenza stessa
dell'esistere e la dimensione pi vera e profonda della personalit, alla quale tutte le
altre fanno da equilibrata corona.
Tramite il "silenzio interiore" - certo non rigoroso all'inizio, ma sufficiente - si
avranno, dopo un periodo di costante e non troppo assorbente applicazione (gli
eccessi qui devono essere rigorosamente evitati!) alcuni risultati: parole che si
scrivono 'come se la mano fosse guidata da un'altra mano', pensieri e concetti
difficilmente riconducibili alla mente conscia dell'agente e che in molti casi
altrettanto difficilmente possono essere sospettati di esprimere valenze pi sopite,
inconsce e subconsce. Occorre qui aumentare l'attenzione: osservare con calma,
catalogare, analizzare. Ad un certo momento si presenter la possibilit di un dialogo:
con chi? Con la propria psiche, o piuttosto con qualcuno che, pur apparendo attivo
nella mente dello scrivente, non le appartiene e rivela una personalit propria,
originale, caratterizzata, e molto distinta? Nuovamente indispensabile accrescere
1'attenzione e le capacit discriminatorie, procedendo con calma e serenit. La calma
228

e la serenit sono infatti gli strumenti pi idonei per costituire la base di ogni
discriminazione, ed insieme "protezione" pressoch spontanea ed intrinseca contro
possibili interferenze, a patto che siano fondate sulla sincera ricerca dell'Amore, che
gi amore in emersione, e non un atteggiamento intellettuale ed astratto. Se l'allievo
procede nell'equilibrata prudenza avr i primi contatti logici, le prime vicende
personali con una dimensione di realt non solamente terrena, non semplicemente
'umana' dell'esistente.
Dal tipo d'interessi che si evidenzieranno in lui emerger poco a poco la sua
specifica qualificazione, e i pregi e i difetti che l'accompagnano. Sar quindi compito
dell'Istruttore valorizzare i primi elidendo i secondi, con sapiente lavoro
d'introspezione e di consiglio. Poich tutta la vita del ricercatore viene condizionata
da questo tipo d'eventi, occorre far s che l'esperienza esistenziale diventi parte attiva
nell'emersione delle potenzialit emancipative e nel superamento degli immancabili
scompensi: i quali non possono essere esorcizzati (come tanti s'illudono) con una
semplice repressione ma piuttosto con la loro comprensione e - talvolta - con
adeguate e ben guidate esperienze. E' l'aspetto pi delicato dell'autorealizzazione, e
va risolto nel caso concreto. Possiamo dire semplicemente che la fuga di fronte ad un
evento squilibrato o distorto del mondo interiore non lo risolve ma lo potenzia, e che
questo fattore deve essere affrontato e risolto con le armi della luce, dell'azione e
introspezione, con la fiduciosa consapevolezza di non essere mai soli. Se l'allievo
avr vinto gli elementi pi ostativi della sua personalit, o almeno li avr resi sudditi
del suo pi libero giudizio, si potr passare al momento successivo dell'attivazione
iniziatica, e cio all'abbandono della scrittura pura e semplice per l'ascolto e il
colloquio interiore.
Questo metodo in effetti la logica evoluzione del primo mediante
l'individuazione del messaggio mentalmente tradotto che - anzich risolversi in un
impulso ad agire, a muovere la mano secondo un preciso schema - si rivolge pi
direttamente all'archivio dei termini noti e li evidenzia secondo un logico tessuto,
presentandoli contemporaneamente alla coscienza e alla scelta del comunicante.
Qui pi che prima occorre distinguere immediatamente e intuitivamente quel
che proviene da un'intelligenza esterna dai pensieri e dalle razionalizzazioni tipiche
del percipiente. La sospensione dell'attivit mentale e il relativo ascolto impersonale
sono i fondamenti essenziali a questa intersezione di coscienze diverse: occorre per
aggiungere e sottolineare l'indispensabilit della direzionalit spirituale, che deve
essere e restare rivolta al Bene e all'Amore, e cio mantenersi indirizzato al Centro
Atmico, del quale la voce interiore aspetto formale adeguato all'allievo. Se per
Maestro si accetta supinamente colui che parla, senza mantenere il vettore personale
di incontro rivolto al Cuore, si corrono rischi, la cui rilevanza pu apparire lieve
all'incauto, ma che - agendo a livello pi inconscio di quanto si possa temere -
sempre di notevole momento. Possono infatti determinarsi induzioni sottili a far
prevalere aspetti specifici e distorsivi della psiche, tali da condizionare la libert di
scelta e di autodeterminazione e che creano una rete di suggestioni la cui
eliminazione sempre indispensabile (esiste gi nell'allievo e nell'uomo comune, e
229

determina la condizione esistenziale oltre il supponibile, e la maturazione del karma),


ma che implica una energica decisione e una indefessa costanza dell'allievo ad
affidarsi al suo vero Istruttore fondamentale: il Cristo. Ripetiamo: l'attenzione, nel
silenzio interiore, deve restare sempre vigile e puntualizzata al Centro e, pur non
formulando concetti o sequenze d'idee, deve controllare con assoluta lucidit e analisi
intuitiva quel che proviene dall'"esterno" ed percepito interiormente, onde evitare la
prevaricazione induttiva e le sue devianti conseguenze. L'induzione pu infatti
accadere direttamente a livello profondo (non percepito dal soggetto che come
modifica dei suoi stati di coscienza) che mediante concettualizzazioni che abilmente
indirizzino il percipiente in uno schema esistenziale gradito ad altri e lesivo a lui; i
due metodi sono sempre uniti, e determinano lo stimolo di tendenze presenti nel jiva
in forme pi o meno coscienti, l'attivazione di forme/pensiero altrimenti virtuali o
represse e la loro successiva evidenziazione in aspetti riconosciuti come
originariamente propri dal loro portatore, e che invece sono per una parte anche
apporto estraneo per fonte e finalit. E' infatti difficile - molto, molto difficile riconoscere come estraneo (in tutto o in parte) un pensiero, uno stato d'animo che
affiori nei recessi della psiche, se non si avveduti e liberi da schemi condizionanti, e
lungamente allenati a quest'attenzione.
Il pi delle volte l'ideazione estranea viene collocata nel grigiore coscienziale
che esiste fra 1'inconscio e la coscienza di veglia, in forma germinale e schematica,
ma suscettibile di specifici sviluppi. Per gli addentellati che tal "seme" ha con
caratterizzazioni della personalit pi o meno note, larvate, rimosse o represse
possibile incrementarne la crescita nel desiderio e nella volont di fruizione delle
proprie azioni, con conseguenze riduttive della capacit di scelta autonoma e della
conseguente libert. Questo il "male''. La storia piena di simili casi, e non ci
dilungheremo ulteriormente in casistiche che ciascuno pu rinvenire, e che dovr
meditare alla luce dei suddetti concetti. La base l'impurit, l'inadeguatezza della
personalit all'esistenza secondo l'ideazione divina, il vecchio retaggio di abitudini,
tendenze, istinti che in ere lontanissime o pi vicine sono stati insieme
l'estrinsecazione di un pi remoto passato e la causa del karma presente. Poich solo
con 1'elisione degli aspetti karmici negativi, e l'impersonale utilizzo dei positivi
possibile progredire nell'emancipazione, ognuno pu adesso comprendere quanto una
metodologia sia insieme rischiosa e necessaria per il conseguimento della personale
realt: rischiosa in quanto pone il meditante di fronte a se stesso quale e non quale
comodo credersi, a saper sfidare e vincere le componenti squilibrate della propria
personalit. Necessaria perch solo con la vittoria in questa lotta si dissolvono le
oscurit interiori e si acquistano la forza e l'integrit indispensabili nel cammino
dell'esistenza.
La metodologia di contatto certamente un metodo non scevro di pericoli ma,
nel nostro caso, in presenza di un vero Maestro spirituale, capace di affrontarli su di
un piano concretamente cautelativo per l'allievo.
I pericoli d'altronde esistono gi, esistono sempre, sia che li si voglia dissipare
con l'audacia di una ricerca esoterica o li si vogliano ignorare nella passiva
230

accettazione delle stato di fatto.


Con prudenza e pazienza il sentiero stesso insegner la saggezza e la sapienza, il
coraggio e la perseveranza che costituiscono il vero scudo contro ogni possibile
degrado. Oltre i trabocchetti dell'ego esistono sempre i fattori illuminanti del Centro
interiore che conducono all'esperienza di aspetti altrimenti impossibili per il jiva, e
del tutto insospettati dagli uomini odierni.
Con l'attivazione della capacit del contatto interiore 1'allievo possiede uno
strumento autonomo e diretto di percezione (non ancora formale, o almeno formale
nell'aspetto concettualizzante), attivabile in qualsiasi momento in cui se ne presenti
l'utilit e l'opportunit. Perfino nel colloquio con altre personalit l'esoterista pu
ascoltare con analoga lucidit la voce interna, fino ad individuarne in modo alquanto
preciso aspetti non verbalizzati, sintetici, che provengono da strati profondi ed
inconsueti della realt. Poich qui l'esperienza non comunicabile e un elenco di casi
risulta inutile quanto prolisso, non ci dilungheremo oltre: ribadiamo che questa
attivit coscienziale, che implica il controllo della propria mente, conferisce nel
tempo un notevole incremento delle capacit d'analisi e di sintesi, le quali da razionali
possono perfino essere puramente intuitive, aprendo la via ad imprevedibili emersioni
ed approfondimenti.
Con il manifestarsi di uno strumento di contatto autonomo e sufficientemente
adeguato all'emancipazione il cammino si accelera, e si creano i presupposti per pi
articolate e illuminanti acquisizioni. Se poi l'allievo mostra attitudini positive e il vero
fondamento nel principio d'integrazione e amore con il Tutto/Uno, verranno attivati in
lui altri momenti di percezione, quelli che vengono detti "la seconda vista" e cio la
capacit di contattare de visu individualit sottili del campo esistenziale e, con il
tempo, la possibilit di modificarne positivamente l'evoluzione e le incidenze.
Qui siamo in un terreno pi fecondo e progredito, che richiede di conseguenza
pi saggezza, equilibrio ed impersonalit. I pericoli dell'insorgere egotico sono
molteplici, e pi evidenti i fattori che conducono alla giusta prospettiva e
all'armonioso atteggiamento. Se l'allievo mostra insieme umilt e coraggio, amore e
volont d'essere quel che l'Assoluto vuole da lui, egli potr incontrare molte
fenomenologie strettamente iniziatiche quali la percezione delle sfere sephirotiche, la
loro attivit onnipresente, i drammi che coinvolgono l'Albero della Vita nel tempo del
kali-yuga, l'incontro con personalit lontane dalla nostra esperienza ordinaria eppure
immanenti alla vita di tutta l'Emanazione.
Potr finalmente incontrare il suo Istruttore in forma comprensibile, adeguata al
grado d'emancipazione raggiunta nella sua ricerca; sapere come la materia sia aspetto
formale del Pensiero, Idea, energia irradiata della stessa natura del Centro solare e da
Lui mai disgiunta.
Poich questo nostro studio non comporta l'approfondimento di fattori cos
avanzati dell'esoterismo - per i quali sottintesa un'acquisizione sapienziale profonda
e consolidata - non ci soffermeremo oltre su questi argomenti. Precisiamo tuttavia che
il metodo appena abbozzato determina insieme agli effetti avvertiti dall'allievo altri
molto pi importanti e a lui sconosciuti, che verranno utilizzati nel tempo e non
231

appena la maturit, la forza, e 1'intelligenza del jiva lo consentiranno. In questa fase


successiva di estrema importanza considerare non solamente il campo esistenziale
dell'allievo ma anche quelli a lui pi affini, che verranno certamente influenzati ed in
varia misura modificati dal processo iniziatico del primo.
Il problema complesso e delicato in considerazione delle reciproche influenze
positive e negative, e richiede prudenza e saggezza per non risolversi in interferenze
con le scelte dei singoli. Giova qui riaffermare che, nonostante molte apparenze
contrarie, c' un ambito operativo in cui il fine non giustifica mai i mezzi, e questo
il campo della fondamentale libert di autodeterminazione. Poich la Manifestazione
l'energizzazione di questa libert in un'Idea archetipa, ovviamente impossibile
negarla nel concreto sopraffacendo per qualsivoglia motivazione l'estrinsecazione di
suddetta libert. Non si tratterebbe infatti di attivit iniziatica, ma piuttosto di contro
iniziazione, d'involuzione produttrice di tutte le coerenti correzioni che la Potenza
divina vorr adottare.
Non ci dilungheremo oltre in questa disamina, che del resto deducibile nelle
sue linee fondamentali e nelle conclusioni da tutto quello che abbiamo fin qui
enunciato. Esamineremo piuttosto i problemi dell'insegnamento concreto e
dell'approccio con persone del nostro ambito normale le quali, pur in presenza di
virtuali qualificazioni, non dimostrano la capacit di collocarsi autonomamente sul
cammino della propria realizzazione, e che quindi abbisognano di un appropriato
sostegno.
-O38)
Il problema come dicemmo non tanto quello di dare delle "verit" gi definite
e catalogate a persone capaci - sia pure embrionalmente - di porsi domande e cercare
risposte al significato dell'esistenza. Noi non crediamo in questa metodologia, che
mai ha dato frutti veramente fecondi al cammino dell'uomo. In ogni religione, e
certamente anche in quella storicamente definitasi delle confessioni essoteriche
cristiane, sono emersi personaggi di grandissimo valore, degni della pi alta
considerazione e di tutto il nostro amore. Ma se esaminiamo pi da vicino la loro
vicenda terrena, vediamo come la lotta, la fatica della comprensione di Dio e della
ricerca sono emerse in libert d'intuizione pur fra gli schemi dei dogmi e delle
dottrine ufficializzate, facendole rivivere in personalissima luce di sapienza, oltre le
strettoie delle teologie e degli intellettualismi.
Basti pensare al Santo di Assisi, o a Mastro Echarth, per tanti aspetti diversi tra
loro e pure cos fratelli nell'anelito all'Amore e all'Assolutezza divina.
Noi non vogliamo tuttavia servirci di strutture storicamente superate, e che
appaiono obsolete in troppi fattori per poter rappresentare un sostegno
compiutamente valido nella ricerca del nostro destino. Preferiamo mettere gli allievi
pi qualificati in condizione di operare autonomamente nel loro impegno d'analisi e
sintesi fra le varie realt storicamente evidenziatesi perch si formino un'ideazione
232

personalissima, fondata sulla loro sensibilit interiore e sull'esperienza di quanto


possa esser considerato vero, reale o almeno altamente credibile. Il nostro consiglio e
la nostra presenza sono certamente informati a concetti che reputiamo esatti e che
puntualizzano le ragioni tanto della nostra esistenza che del presente studio; tuttavia,
lungi dal voler imporre metafisiche fondate su una positivit ex cathedra che per
quanto esatti potrebbero suscitare aprioristiche resistenze, preferiamo indurre l'allievo
a scoprire motu proprio la razionalit di certe idee, la naturalit di specifici
atteggiamenti e delle consequenzialit relative, togliendoli progressivamente
qualsivoglia certezza precostituita esternamente alla sua ricerca, ed indurlo a ricercare
in s e nell'umanit la chiave interpretativa valida per il singolo e per l'Interit: la sola
che insegni unitariamente il modo, la direzione e la meta da raggiungere.
Sia il nostro lettore che ogni suo compagno di cammino, inesperto o pi
avveduto devono valutare come si renda importante fornire informazioni, suggerire
prospettive e additare traguardi vicini e lontani, ma che tutto questo esige di essere
vagliato, analizzato, accettato, discusso e - se occorre - motivatamente respinto in
quanto ognuno di noi deve assolutamente imparare con il tempo e la fatica ad essere
maestro di s medesimo.
Certamente noi crediamo che l'analisi discriminante, ben condotta ed
imparzialmente conclusa, conduca l dove noi siamo ed andiamo, ma questa
convinzione lungi dall'essere un ammonimento imperativo o una costrizione esprime
semplicemente la fiducia nella "nostra verit", e la speranza che essa sia cos
completa, convincente e luminosa da poter essere condivisa per amore e razionalit
da coloro che amiamo.
Ogni approccio ad un allievo, effettivo o semplicemente in fieri, deve essere
direzionato a suscitare questo desiderio vivo ed intenso di ricerca, d'obbiettivit e di
impersonalit del giudizio. Non certamente possibile confutare con argomentazioni
superficiali, frettolose o speciose le concettualizzazioni sintetizzate da tanti in molti
secoli di studio, fatica e sovente eroiche rinunce: occorre tuttavia individuare quanto
di verit in esse sia contenuto e quanto appaia storicamente condizionato e pertanto
pi o meno contraddittorio con gli stessi Valori che si volle difendere.
Le nostre motivazioni, oltre che oneste e offerte in autentica buona fede, devono
cogliere il segno, dimostrarsi veramente incisive per riuscire giustificate e sostenibili
fino in fondo: l'approfondimento dei temi a tutti i livelli necessario non solo per
raggiungere la verit a cui tendiamo, ma anche - e specialmente nei primi
avvicinamenti - per sgomberare il campo interiore dai luoghi comuni, dai preconcetti,
dalle opinioni acriticamente accettate in ossequio ad un secolare autoritarismo e che
ingombrano, intralciano e ostruiscono il cammino della sapienza.
L'antico metodo socratico ancora valido ed indispensabile per porre le basi di
un'esperienza non illusoria e condizionata; solo con la nostra capacit discriminatoria,
l'analisi equilibrata ed attenta, la libera intuizione del reale possibile percorrere il
sentiero verso il Centro spirituale, 1'Atma, che la puntualizzazione veridica in noi di
tutta la Realt.
Conseguentemente impossibile dotare l'allievo di un tracciato precostituito
233

identico a quello di un qualsiasi altro ricercatore: ogni jiva Idea/Universo che deve
seguire la logica interiore e la personale specificazione che lo rende unico nell'unit
del Tutto. Noi crediamo, fermamente crediamo che tutte le strade s'incontrino l dove
esiste solo la via trascendente/immanente dell' Amore e della Emancipazione
nell'Amore; crediamo che tutti i viaggiatori della vita troveranno presto o tardi un
comune terreno d'esperienze e di conoscenza, di principi informanti e di ricerca.
Ognuno avr sempre la propria univoca caratterizzazione, e contribuir in modo
libero ed originale alla finalit della Manifestazione, e con pari dignit ed importanza
nei confronti di qualsivoglia Entit che in Essa egli incontri. Per questo abbiamo
tracciato un quadro che sostenga l'allievo nel suo quotidiano ed incessante lavoro: un
impegno che deve essere esattamente graduato nell'affidamento ai principi esposti ed
alla loro costante verifica.
I nostri scritti sono dosati secondo la logica realizzativa: sarebbe comunque
conseguentemente sbagliato leggerli in serie prescindendo dall'apporto della
diuturna esperienza di lotte, frustrazioni, speranze, sconfitte e vittorie nel loro
avvicendarsi di verit ed illusione, perch tutto questo conduce oltre il momento
presente, e crea basi sempre pi solide al proseguimento del processo realizzativo.
E' estremamente importante che l'allievo sappia tendere ad un incontro
equilibrato con il grande Glifo, e vi si prepari con tranquillo entusiasmo ed energica
determinazione. Gli errori e le ideazioni imprecise verranno progressivamente
corretti, ma sopratutto per volont ed opera dell'allievo medesimo, quando ne
riscontrer la presenza incontrovertibilmente ostativa.
Guai a colui che ritiene di obbedire al comando divino rinunciando alla sua
capacit discriminatoria, alla sua testimonianza interiore e alla libert d'essere se
stesso. A lui si aprono le porte del dogmatismo, dell'intellettualismo e
dell'autoritarismo, che tanto dolore arrecarono e arrecano all'umanit. Ma si chiudono
nel contempo le strade dell'autorealizzazione, almeno finch l'Amore non costringer
con il rigore e la giustizia a riflettere sull'errore e sull'abdicazione alla propria pi alta
dignit, quella di essere figli dell'Amore, resi liberi fin dall'origine da ogni servit, a
patto di saper comprendere cosa sia l'Amore e la Sua infinita capacit creativa.
Queste pagine esigono una gradualit di lettura e un contemporaneo sforzo
d'apprendimento, fondato tanto sulla critica del loro contenuto quanto sulla ricerca
sincera e coerente dell'obbiettivit di giudizio.
Poich formare un'entit emancipata ed autonoma compito estremamente
impegnativo e difficile - lungamente protratto nel tempo prima che qualcosa di
definitivo e stabile si concretizzi - occorre che l'allievo tenga conto
dell'ammonimento che gli diamo in queste righe: sia egli paziente con s e con gli
altri, tollerante per i propri ed altrui difetti, sereno nello sforzo di insegnare a s e a
coloro che l'ascoltino l'equilibrio e l'armonia.
La fatica deve essere commisurata alle forze attuali e non a quelle desiderate,
per portare frutto; l'eroismo non richiesto che a coloro che sanno cosa sia, e possono
affrontarne il peso: ed anche in tal caso in momenti eccezionali e specifici, assai pi
rari di quanto si pensi.
234

Molti martiri, eroi, intrepidi personaggi che la storia ricorda avrebbero pi


dolcemente servito la causa dell'Amore (e forse pi utilmente!) se non avessero
creduto volont di Dio il supremo sacrificio, il martirio, l'irriducibile coerenza e
l'ossequio indiscusso a norme e principi che certo non furono formulati che da
creature. I martiri, per alti e nobili che siano, non creano nel tempo l'equilibrio, ma
una reazione, perch gli uomini comuni spesso non ne immaginano neppure le
motivazioni e la grandezza, e sovente lo stesso martirio - saggiamente accettato in
presenza di condizioni esterne coartative nei limiti di un equilibrato giudizio avrebbe potuto essere evitato con l'affidamento al Padre. Questo avrebbe consentito
ad anime immense di operare per il bene comune in modo pi incisivo e duraturo, ed
avrebbe infine pi rapidamente scalzato il potere e la violenza degli oppressori.
Noi non vogliamo eroi, asceti e inutili sacrifici: vogliamo uomini liberi e forti,
che sappiano osare (osare fino all'estrema rinuncia, se veramente occorresse), ma
anche conciliare le opposizioni, cedere per risollevarsi non appena la forza
avversaria, esaurita la sua stessa incongruenza, perdesse potere, e cedere nel modo
che solo l'Amore insegna: agendo senza agire.
L'Universo tende all'equilibrio per propria natura profonda. Lo cerca tramite
l'estrinsecazione di spasmodiche opposizioni, di conflittualit a non finire, causa di
incessante frustrazione e dolore. Noi dobbiamo quindi porci come elementi
armonizzanti e non semplicemente come forze opposte a quelle che vogliamo
trasformare.
L'inerzia karmica insegna: bisogna dissiparla, indebolirla e neutralizzarla poco a
poco, e - quando la sua potenza tale da essere da noi controllata - fermarla. Non
prima, perch sarebbe impossibile e facilmente produrrebbe 1'effetto contrario: al
momento giusto, quando le nostre intelligenze, volont e capacit abbiano sufficiente
momento da dissolvere il vettore distruttivo che proviene da un remoto passato.
Mediti il lettore, e dica a s medesimo di che cosa capace, che cosa pu dare o
non pu dare all'insorgere del bisogno: cos sapr giudicarsi con equit e imparzialit,
trovando ben pi facile rinvenire nel suo cuore nuove ed insospettate energie, ed
essere insieme un umile ma chiaro elemento dell'infinito disegno divino.
-O39)
La nostra attenzione deve adesso incentrarsi su di un fattore che non troppo
compreso, e che deve risultare acquisito almeno quanto basti per un giudizio
genericamente e provvisoriamente preciso del mondo in cui viviamo.
La scena in cui si svolge la nostra esistenza, i monti, i mari le lontanissime
costellazioni sono elementi di un grandioso progetto realizzativo, la cui vastit ed
importanza non pu venire percepita che da quanti - con tantissima fatica e
intelligenza d'amore - si siano messi nella condizione di riceverne il dono della
comprensione.
E' cio impossibile nel breve spazio dell'esistenza terrena, e perfino in quello
235

d'innumeri esistenze successive, formarsi un'immagine sufficientemente adeguata


della Manifestazione prescindendo dal sostegno di coloro che - nel segno di Cristo ne costituiscono insieme gli artefici e le forze motrici.
La manifestazione un processo di autoaffermazione che non ha in s nulla di
separativo e ha tutto d'unitivo con le sorgenti da cui proviene, e che tuttavia conduce
alla specificazione di un aspetto veramente libero, autonomo e reale del Pensiero
Supremo.
Tutto quello che vediamo, constatiamo, contattiamo in noi ed oltre noi
nell'intimo della coscienza e nelle immense distese dello spazio e del tempo sono
l'adattamento delle nostre nascenti personalit al magistero e al progetto brahmanico,
che gradatamente si offre alla luce della coscienza e si dispiega nella loro
consapevolezza ed esperienza.
Nulla quindi aleatorio, casuale e fortuito nell'Universo, perch da tutto emerge
il risultato finale. L'imponderabile ed onnipresente forza dell'Albero della Luce altro
non che lo strumento dell'attuazione dell'Idea affidatagli, la quale gi ''da sempre''
presente, perfetta e compiuta nel Cit dell'Assoluto. Quindi il Cit che si rivela sia alle
sfere delle Sephirah che all'archetipo Uomo di Malkuth e alle sue indeterminate
modalit, i jiva. La nebbia, l'oscuramento e la difficolt esistono solo in coloro (e
sono legioni) che devono svegliarsi a s, e non certo in quanti gi scorgono, irradiati
dalla Sapienza trascendente, la Realt con un'approssimazione immensamente pi
perfetta di quel che i primi possano immaginare.
L'Emanazione non tuttavia propriamente un ambito di formulazione di
personalit che costituiscono concretamente le cellule dell'Uomo Cosmico che in un
senso: tutto quello che in essa contenuto Spirito che si riflette nella propria mente
e, riflettendosi nella luce della presenza divina gradatamente si comprende.
Lo Spirito il tessuto profondo del nostro universo cos come lo della Interit,
e dello Spirito - reso autonomo dall'Amore Supremo - noi siamo l'attivit pensante,
intelletto che pensa se stesso (e dovremmo sempre intendere: intelletto d'amore) nei
cieli e nei mari, nelle costellazioni infinite e negli atomi, negli esseri razionali,
speranza dell'Emanazione, ed in quelli ancora e per molto tempo a venire immersi nel
profondo sonno dell'attesa: fino a quando una Luce di consapevolezza s'irradier nei
pi riposti e segreti recessi della tridimensionalit, rendendola presente a s stessa.
Pensiero che si pensa, e - pensandosi in amore - si conosce e si comprende: ecco
ci che 1'Emanazione. Cos facendo diviene e si autodetermina.
Occorre "sapere", prima intellettualmente (e questo 1o scopo del nostre scritto)
quale sia il campo dell'Uomo, quale la sostanza e quali gli accidenti, i fatti temporali
e mutevoli che non hanno altro fine fuorch quello essenziale di rendere consapevole
ed attuata nelle creature quella stessa sostanza. Pensiero che pensa se stesso: solo il
supremo Brahman oltre questa definizione, valida per tutto quel che si distende
nell'atto della sua dinamica volont. Il Brahman . Non "pensa" nel senso nostro,
perch Egli la sintesi estrema, atemporale, somma del Pensante, dell'Atto di pensare
e del Pensato. Egli , realt principiale e finale del Tutto/Uno, non statica e non
semplicemente dinamica, ma insieme l'assoluta imperfettibile armonia a cui nulla pu
236

aggiungersi e l'assoluto, costante e coerente dinamismo: capace d'evidenziare a s,


determinare e creare nella Sua folgorante chiarezza gli universi e le persone che
universo sono, gli atomi e gli Archetipi pi possenti e sinteticamente comprensivi.
Non dobbiamo volgere gli occhi ai soli, alle stelle, ai pianeti che diciamo
ingiustamente 'morti' o 'impossibili alla vita' come a corpi immoti, sterili ed incapaci
d'esprimere null'altro che un'inerte presenza in meccanici e incomprensibilmente lenti
mutamenti.
Essi sono centri d'ideazione a livelli cos remoti dall'intelligenza degli uomini
che impossibile quasi a chiunque sentirne il flusso vitale e la potenza operativa. In
essi il Pensiero dinamico della Manifestazione s'incentra per crear presupposti a
lontanissimi futuri, la cui esistenza ci insieme inconcepibile e separata da un rapido
batter di ciglia, da un istante che si vanifica dentro la nostra coscienza. In essi il
Pensiero ideato, guidato e sorretto da ben pi saggio Pensiero, s'evolve e puntualizza,
ed agisce fecondo ovunque nell'Universo secondo categorie che non sono n il nostro
tempo n il nostro spazio, ma che pure attengono al Tempo/Spazio in un ordine non
pi orizzontale ma direzionato secondo la necessit che il Fine ultimo impone.
L'Onda manifestante "espansione", non semplice corsa 'in avanti' quale a noi
appare: lo ieri, l'oggi e il domani sono per la Maya tutt'uno, e semplici modi di
configurarsi delle entit che in Essa s'agitano, lontane dall'intelligenza di s e del loro
vero campo reale.
Abbiamo gi tracciato in altre pagine questi concetti, e vogliamo solo qui
rammentarli perch il lettore non dimentichi che la sua esistenza attuale sogno di un
sogno, ma che Colui che sogna reale, e si sveglier e, svegliandosi comprender i
simboli incontrati o intravisti nel lungo cammino e nel sopore inquietante della sua
coscienza.
Allora i simboli diverranno ben pi concrete esistenze, centri di vita ed
intelligenza dispiegati alla sua intelligenza, capaci di sostenerla apertamente ed
arricchirla.
La Terra, i cieli, le nubi, i mari ed i monti, le rocce, gli animali e gli uomini sono
fratelli, e formano un centro di vivente coscienza che il nostro pianeta: entit in
parte integrata con l'albero Sephirotico ed in parte gi autonoma, dotata di un volere e
di un senso d'essere che trascende quello comune degli uomini in essa emergenti. Ma
gli uomini sono l'aspetto formale evidenziato dell'autonomia e della personalit:
questo va ricordato ben oltre le forme fisiche che li puntualizzano in un determinato
periodo storico. Quando i jiva, ora tanto infelici e ribelli all'armonia e
all'integrazione, sapranno ci che in effetti sono e sempre sono stati, il Pianeta trover
in essi la sua pi completa ed adeguata espressione, e si rivolger a loro come al
centro del proprio esistere aprendo insospettate porte di vita e di potenzialit.
Quanto ora diciamo difficile da assorbire davvero, eppure necessario che si
consolidi progressivamente nell'anima del lettore come nucleo d'aggregazione, che
pu costituire la perla preziosa, il lucente diamante.
Tempo, spazio, dimensioni: tutto insieme ingannevole e reale perch tutto
finalizzato all'essere, al manifestarsi di quanto ora permane sottostante ed indistinto.
237

Coloro che pi sanno pi sono responsabili di fronte al Tutto e all'Emanazione: si


sforzino di capire ci che porta lontano dall'oscurantismo, dall'inganno e dal dolore
da loro medesimi scaturiti.
Maya verit, splendida se contemplata oltre i veli illusori e necessari del nostro
tempo/spazio: possa il lettore vederla prima che l'arco della sua presente esistenza
raggiunga il suo orizzonte, e possa trarne la forza e la luce che conducono oltre il
limite, nella Realt.
-O40)
Non molto tempo fa abbiamo accennato ad un simbolo molto ricorrente nel
mondo esoterico ed alquanto indicativo del nostro assunto fondamentale, sia del
fraintendimento che regna fra i cultori di scienze approssimativamente teurgiche o
genericamente esoteriche.
Questo simbolo la "Chiave": la chiave che segna nell'arco il punto d'equilibrio,
dal quale partono i semiarchi che reggono il peso della costruzione; la chiave che
apre le porte proibite ai profani, che libera le forze segrete del Mondo sottile, che
svela i misteri delle tradizioni e delle religioni. Tutto questo gi stato detto, ed in
molti modi: quando non si parla di 'chiave' - nel cui concetto racchiuso il senso
dell'apertura difficile - dell'impedimento dirimente che non si supera in modo
empirico ed improvvisato, ma solo con 1o strumento pi adeguato possibile - si
allude alla "Pietra": la Pietra Filosofale per eccellenza, quella che la base e la radice
dell'Essere e del Sapere, e su cui poggia tutta l'esistenza dell'Uomo e del suo
Universo. Altrove si accenna ad un recesso segreto dell'anima, al luogo sacro per
esemplarit, ad un Centro perduto ma che potr essere ritrovato se un uomo puro di
cuore ed intrepido nella Fede far la parte dei molti pavidi e insipienti.
Si parla del Santo Graal, del Diamante/Folgore, dell'Hank egizio, la famosa
Croce della Vita che i Faraoni, con il flagello, serravano in pugno. Tutti Questi
simboli hanno un carattere comune e alludono ad un potere perduto, ad un talismano certo allusivo di uno stato d'esistenza assai perfetto - che un tempo fu donato e che
per cause oscure l'Uomo smarr perdendo il sentiero della felicit e della gioia.
Ges su di un simile simbolo aperse le braccia in estremo dono ai suoi figli, e fu
frainteso quanto falsificato da coloro che pur pretesero di appropriarsene. Ma Ges
non ag per i contemporanei ma per l'intera umanit, e la Sua opera un albero
appena appena spuntato sull'arida terra che scelse per nascere. Egli , nel senso pi
completo del termine, segno di contraddizione e di salvezza, Chiave di Volta della
storia dell'uomo: apparsa quando era inesistente la diffusione egotica che oggi ci
dilania, per limitare il doloroso impatto delle sue onde distruttive con il processo di
redenzione. Redenzione da un remoto peccato, da una colpa connaturata all'Origine,
quando l'Uomo non era ancora tempo e spazio a noi noti, e gli Universi non
apparivano agli occhi dei due simbolici progenitori.
L'idea della caduta connaturata con quella della perdita di uno stato di
238

primordiale purezza, di una colpa, di un delitto da scontare: difficile resistere a


queste immagini, perch caduta certamente vi fu prima che l'universo nascesse, e la
tragedia (di per s evitabile) coinvolse nel tempo la intera Emanazione. Fu colpa
dell'uomo, o piuttosto non ci possibile liberare sotto un particolare profilo 1a nostra
origine da questo marchio, scorgendo in quello che lungamente fu ritenuto un atto
d'arbitrio e d'empiet la stessa scaturigine della bellezza e della nobilt dell'Adamo
Cosmico? Noi crediamo che il mito confuse, nei suoi remoti e non casuali
fraintendimenti, quel che fu un originario atto di scelta da compiersi con il Padre con
quanto poi ne segu nel processo esistenziale, e che fu realmente Caduta funesta e
dolorosissima. Vogliamo ora rivolgerci al primo momento, in cui la Creatura volle
perdere l'innato splendore del Continuum divino per poterlo conquistare con la sua
anima e la sua fatica, componendo in sintesi armoniosa le infinite, indeterminabili
virtualit della sua natura attraverso l'esperimentazione delle loro essenze, accettando
insieme il rischio degli scompensi che la ricerca implicava, ed il superamento dei
medesimi col sostegno del Padre per svelare la Realt interiore che si rendeva
comprensibile nelle Forme infinite dell'Interit. Noi crediamo che galassie e
costellazioni, soli e pianeti, roccia e creature viventi siano - in ultima analisi raffigurazioni dell'Adam che scopre (o meglio riscopre) se stesso, e si determina
secondo la logica inderogabile della propria essenzialit.
A questo punto occorre dare un senso preciso al simbolo della Chiave e della sua
perdita. La Chiave 1o strumento dell'emancipazione e della libert che, se
rettamente compreso e adeguatamente attivato, apre le porte della realt dell'Essere e
dell'Esistere.
La sua perdita fu arcaicamente necessaria perch si formasse la coscienza
davvero autonoma dell'Uomo, e cio si forgiassero i fondamentali strumenti della sua
libert, che sempre scelta di Amore.
La "libert" il dono prezioso, per la cui acquisizione fu necessario uscire dalla
primordiale perfezione del Cit Supremo, ed incamminarsi alla difficile ricerca della
nostra identit: non esiste - ripetiamo - libert senza possibilit di scelta, e non esiste
scelta che in presenza di un animo capace di discriminare in s ci che equilibrio da
ci che non lo , quel che reale da quanto si dimostra illusorio e, poi, assumere
come propria dimensione interiore l'Armonia e la Bellezza, l'integrazione delle parti
nel tutto e 1'intuizione dell'unit in ogni specificazione: in semplici parole, essere
amore.
Scegliere mostrarsi capaci d'individuare il valere, di comprenderlo e volerlo,
d'agire conformemente al proprio atto di giudizio portando ad attualit la potenza
interiore.
Abbiamo pi volte accennato a questo difficile problema, che qui riecheggiamo
per rendere pi esplicito il nostro assunto, ma che deve essere riesaminato dal lettore
con un opportuno personale approfondimento delle idee esposte e con l'originale
contributo che sapr dare alla sua ricerca. L'Uomo, all'Origine, "perse" la Chiave
perch era indispensabile farlo, e ci in quanto Egli poteva ritrovarla con le sue forze
nel sostegno del Padre: almeno sotto il profilo della scelta fondamentale posta alla
239

base di tutta la successiva estrinsecazione, quella di essere personalit autonoma nella


propria determinazione vitale.
Quale dunque la natura della Chiave Perduta, tale da renderla tanto preziosa e
difficile da esser percepita e ritrovata?
La nascita dell'Uomo fu atto dell'Amore supremo, che volle rendere libero e
signore del proprio destino un Suo archetipo, emanato dall'Idea vivente nel Cit
Brahmanico. Solo per amore e con l'amore nata la Personalit, effettivamente
distinguibile e puntualizzata nell'unit del tutto. Questa la scaturigine profonda della
divina creazione: il Brahman "crea" entit, le emana perch ama la loro natura al
punto di volerla libera nelle scelte, autonoma nell'azione e capace di indeterminato
svolgimento. Egli si donato all'Esistente: questo evidenziato dalla considerazione
che l'Esistente non accresce certo l'infinit dell'Ente Supremo, n modifica
qualitativa della Sua assolutezza, ma tuttavia ne riverbera in infiniti livelli la Potenza
ed il dinamismo.
Come l'Amore fu l'elemento determinante la nascita sia del Mondo degli
Archetipi fondamentali che dell'Uomo, di quel Mondo parte integrante ed essenziale,
cosi l'Attore la forza che pu portare a compimento l'opera d'autorealizzazione della
Creatura, svelando conseguentemente l'ideazione implicita in questa Emanazione:
unendo i figli al Creatore nella sintesi pi alta immaginabile, quella in cui i primi intuendo e liberamente attuandosi nella Forza/Volont che determina la loro nascita,
si identificano con la Fonte della Vita e si realizzano quali viventi espressioni, simili
al Padre e della natura del Padre, del dinamismo divino.
La Chiave perduta l'Amore. La Chiave ritrovata purissimo Amore, che unisce e
non annulla, che crea vita e bellezza e non informale oblio nel pur inesprimibile
continuum dell'Essere.
Il Brahman non crea perch la sua Emanazione si affatichi ad annullare quel che Egli
ha voluto, ma perch essa comprenda la natura dell'atto manifestante in tutta la sua
importanza e nel suo abbagliante splendore, e lo esprima sempre pi perfettamente e
armoniosamente.
Tutto questo rende estremamente importante capire pi a fondo di quanto sappiamo
cosa sia l'Amore e 1'Amare, e come solo con questa Chiave vengano dischiuse le
Porte della Realt perch le creature possano tornare, libere e sicure, nelle dimore del
Padre.
-O41)
L'Amore la forza/essenza pi grande e possente dell'Universo, e la sola capace
di condurre l'Uomo al suo compimento.
Abbiamo pi volte fatta nostra quest'asserzione, che ora ci accingiamo ad
esaminare in modo pi approfondito.
Dire che l'Amore costituisce l'elemento basilare ed intrinseco alla
Manifestazione urtare contro 1'esperienza storica ed attuale dell'umanit, e contro le
240

conoscenze che l'uomo ha del mondo formale.


Se qualcosa scaturisce dalla somma delle scienze moderne in maniera costante
ed univoca, precisamente la conflittualit della Forma, che presente ovunque
esista non solo l'energia vitale degli esseri che nascono, crescono e muoiono per
specifica costituzione ed organizzazione cellulare, ma anche e generalmente ovunque
ci sia energia, sia pure allo stadio pi elementare possibile.
La quiescenza degli Elementi non mai reale, e la loro trasformazione in
alcunch di diverso, di "altro", fenomeno alle volte lentissimo ma sempre intrinseco
alla loro natura.
Tutto scorre e nulla sembra sfuggire a questa basilare constatazione, enunciata
limpidamente fin dagli albori della nostra ricerca metafisica.
Abbiamo detto ohe la storia dell'Universo svolgimento dello Spirito, il quale
la realt ultima in cui ogni energia si risolve e resta in quanto puntualizzazione dello
Spirito stesso.
Lo Spirito dinamico, e questo comporta un processo: se la conflittualit della
Manifestazione ha una ragione per esistere, questa reperibile nello svolgimento da
un minus ad un maius di specificazione, e nelle sintesi continuamente prodotte fra
valenze differenti.
Ma la conflittualit dipende dall'oscuramento della Creatura Globale e dalle sue
modalit, poich non pensabile che 1'Ideazione primaria si dovesse servire di un
procedimento cos dolente e imperfetto per la sua attuazione. La Caduta nell'ego ha
determinato la distorsione del processo evidenziante, che implicava rapporto ed
incontro, in conflitto e antitesi. Il Padre tuttavia si serve di tale stato di fatto per far
comprendere ai Suoi figli la loro condizione vitale, e per indurli a ritrovare la loro
identit: quindi la conflittualit empiricamente e nel presente momento
spazio/temporale anche strumento di emancipazione e di rinnovamento delle
coscienze. Ci che importa comprendere che questo dipende dal loro oscuramento e
non dall'Atto manifestante, e che pertanto - sotto questo essenziale profilo - la
conflittualit deve essere risolta nella Pace.
Le sintesi che quindi si producono nell'attuale periodo sono talvolta tragiche,
sovente drammatiche e sempre rilevantemente instabili: la pi convincente
dimostrazione di tale transitoriet appare nell'aspetto ciclico assai accelerato che tutte
le forme presentano, e che si pu riassumere nell'enunciazione di "nascita, relativa
permanenza, progressivo dissolvimento e morte": da cui si generano nuovi e
genericamente ripetitivi fattori ritmici. Tuttavia in questa sterminata onda
vibrazionale, riflessa in infinit di onde particolari, qualcosa permane identico a s e
tuttavia in coerente e costante ampliamento ed approfondimento.
Questo "qualcosa" l'aspetto interiore, psichico, mentale e alla fine spirituale
nella consapevolezza della personalit, che si manifesta in forme sempre pi
differenziate e specificate, ma anche sempre pi tendenti ad un'autonoma
organizzazione attorno ad un Centro "immobile" e permanente: la sapienza di essere
da cui discende quella - non meno importante - di esistere.
Anche nell'esperienza della vita individuale si rileva questo fenomeno: il tempo
241

induce ad innumeri e a volte contraddittorie esperienze, e muta ininterrottamente 1o


scenario dell'esistenza: un attimo prima eravamo bambini, giovani e pieni d'energia
ed entusiasmo, ed un attimo dopo la stanchezza degli anni e della vecchiaia grava sul
nostro cuore.
Eppure, e qui nasce il dilaniante rimpianto del passato, la malinconia
esistenziale, l'angoscia e la frattura spirituale, noi dentro non ci sentiamo in effetti
cambiati. Vorremmo ancora correre, amare, e osare. Vorremmo essere quel che
eravamo per dono ingannevole della natura, che perdemmo nel sopraggiungere di
un'altra et: ladra furtiva della nostra giovinezza e della felicit.
Noi, nel nostro senso dell'essere e dell'esistere, non cambiamo: mutano le
capacit d'esplicare i desideri, la volont e le scelte, e come per un improvviso
destarsi alla verit diciamo che la vita dolore, illusione e menzogna; che la nostra
patria e il Premio oltre la vita. E' certamente oltre la vita che individuiamo oggi con i nostri sensi comuni e l'insufficiente comprensione della sua legge - la patria ed
il Premio: ma non oltre la "Vita in S" che il Dono e la realt in cui siamo stabiliti.
Come superare questo conflitto personale e generale? Occorre innanzi tutto
compiere un atto d'umilt, e non considerare definitive le acquisizioni sia della nostra
scienza che della nostra individuale esperienza. Esse sono certamente motivate, e
sovente valide, se rapportate a un determinato momento dello svolgimento dello
spirito; ma non hanno inequivocabilmente quel carattere di definitivit e assolutezza
che gli uomini - incapaci di vedere oltre se stessi - loro conferiscono.
E' qui, in questo difficile e pericoloso orizzonte, che la percezione dei sensi e il
pensiero ordinario appaiono insufficienti, ed occorre cercare pi in l con semplicit
innocente e non da soli, perch il Sentiero esige la Guida che sappia pi di quanto
conosciamo, per condurci a reami lontani dalla nostra normale comprensione.
La conflittualit, nata dalla Caduta, diviene in effetti un mezzo d'evidenziazione,
di svolgimento e di decantazione dell'Uomo che ne esperimenta l'insopportabile peso,
ed insieme lo sforzo per capirci liberandoci dall'oscurit che avvertiamo dentro e
attorno a noi: sepolcro che esiste solo nella nostra mente. L'Uomo un cieco avvolto
da un oceano di Luce, e crede che la tenebra sia la dimensione dell'esistere. Cerca,
brancola, tenta d'acquistare consapevolezza di s e del suo campo, e cos facendo
costretto a prender coscienza d'infiniti aspetti della sua personalit, tanto differenziati,
incomprensibili e avvincenti da stordire, spossare o infiammare la volont. L'uomo
cieco perch ha dimenticato d'avere occhi per vedere e vedersi, e non non sa come
affrontare l'irradiazione lucente di vita da cui proviene o di cui figlio. La
conflittualit della Manifestazione questo aspetto di carente consapevolezza
dell'Uomo Cosmico, in continua ricerca della propria identit tramite la
sperimentazione, cis spesso arbitraria e deviata, delle sue emergenti potenze;
significa per anche l'attivit pi o meno adeguata del Glifo, che immanente e
trascendente insieme il campo del nostro Malkuth, che per Lui un centro in fase
d'emersione o di dissociazione, e un aspetto dell'Interit.
Le Intelligenze che presiedono a questo compito ebbero un tempo chiara visione
del Fine e dei mezzi per conseguirlo, e furono rese capaci di raggiungere lo scopo
242

prefissato; esse seppero che l'Uomo doveva essere libero per autonoma scelta (non
per sola grazia ricevuta) e che non esiste vera libert senza la fatica di comprenderla e
volerla. Seppero che un ente cos articolato e dinamico avrebbe dovuto conoscersi in
ogni possibile valenza, e padroneggiarla in sintesi armoniosa e con loro integrata:
compito estremo, che richiedeva un'istruzione d'infinita sapienza e serenit, pari
all'indeterminata capacit equilibrante che il nuovo Ente avrebbe raggiunto. Ma il
grande Glifo ferito dalla tremenda Caduta dei primordi e, per contenere il rischio di
nuove rovine ed immunizzare Malkuth dal forsennato egoismo emerso nella Creatura
agli albori dell'Atto Manifestante, Egli fin con il servirsi proprio delle componenti
distorte gi evidenziatesi, e di quelle che inevitabilmente sarebbero scaturite dal
processo: per rendere, con 1'Uomo, l'Interit consapevole della necessit di rimuovere
le cause del dolore tramite la dura conoscenza dei suoi effetti distorti e
potenzialmente letali.
La grande ideazione fu certamente rivelata al Glifo prima che le Archetipicit
sephirotiche preposte ne principiassero l'attuazione, ma ovviamente la 1oro libert cos profondamente intrinseca alla creatura - non ammetteva che le linee di concreto
svolgimento fossero irrevocabilmente definite, e cos emerse un Universo
incredibilmente dotato di piani reali e di potenzialit sulle quali esercitare le proprie
facolt di scelta. Mentre all'inizio queste diverse valenze della realt erano la base
dell'attivit sephirotica, e ovviamente soggette al Glifo (egli sceglieva ci che
appariva pi consono al fine secondo autonome valutazioni, delle quali si assumeva
piena responsabilit) con l'avvento di nuovi principi autocoscienti nel mondo
tridimensionale questi si sottrassero gradualmente anche se limitatamente,
all'immanente tutela delle Sephira, nella misura in cui seppero esercitare una
consapevole decisionalit, giusta o sbagliata che fosse.
Notiamo per inciso un fenomeno estremamente grave, che costituisce la
ripetizione a livello di ente archetipico della primitiva Caduta. Una parte del Glifo,
non emendatasi dalle compulsioni egotiche che determinarono e determinano quel
tragico evento, consider ogni aspetto a lui sottoposto come un oggetto di possesso,
su cui scaricare il peso delle proprie negativit e le conseguenze di oscuri fattori
disgregativi. La soggezione a questa parte del Glifo, che non ancora qelliphoth ma
che pu costantemente diventarlo, dipende dai possibili agganci delle personalit con
i fattori involutivi che le insidiano: se, come nell'attuale momento, la globalit
dell'umanit assume un comportamento fortemente egoistico e conflittuale con la
vera natura dell'Emanazione - l'Amore - essa si rende indifesa alle brame di piani
sottili estremamente involuti o che tendono all'involuzione. Questi piani vengono a
costituire un aspetto che pu apparire simile al vero Albero della Vita, ma che ne
sostanzialmente la tremenda caricatura: teso alla strumentalizzazione del pi debole
oltre ogni possibile comprensione. Infatti la scissione di un ente dal Centro Atmico
implica una progressiva diminuzione dell'energia vitale, e questo fattore induce a un
comportamento aggressivo; a ci si unisce la schematizzazione e l'impoverimento di
ogni attivit interiore, e la necessit di attingere "fuori" fattori di gratificazione e
sostegno che consentano il mantenimento del livello d'esistenza bramato. Accade cio
243

a livello sephirotico quel che - per induzione e insieme analogia di comportamento constatiamo nell'attualit: un'aggressione al mondo che ci sottoposto, minerale
vegetale ed animale, e ai nostri stessi simili fino al limite non remoto di una vera
distruttivit, con la determinazione di scompensi causanti innumeri potenzialit di
dolore. Oggi possiamo considerarci sintonizzati con una zona oscura
dell'Emanazione, quindi in una fase dissolutiva che non dipende solamente dalle
nostre scelte, e che fortemente incrementata dai plani sottili. Questo implica tuttavia
che il Kali-Yuga coinvolge tutta una zona dell'Emanazione, e non semplicemente il
nostro pianeta: le conseguenze non sono facilmente immaginabili, ma 1a loro
individuazione e riduzione sono compito fondamentale di ogni individuo che cerchi
la propria emancipazione, e si affidi riconoscente all'amore paterno e al magistero di
Cristo.
Poich questo problema va comunque trattato in altra sede, ci bastino qui questi
brevi cenni; la trattazione che segue pertanto teoretica, e deve nel concreto essere
rapportata alla situazione di fatto.
All'inizio dunque i piani reali di svolgimento dell'Emanazione erano disponibili
solo per le Intelligenze Archetipiche a lei preposte; con l'emersione delle coscienze
autonome essi divennero in parte soggetti a queste ultime, e in misura preponderante
e negli aspetti generalizzanti rimasero e sono soggetti al Glifo, che interferisce a tutti
i livelli.
In un non prossimo futuro appariranno affidati nella pi completa estensione alle
scelte degli uomini, assistiti e non condizionati dai loro Istruttori, che sono poi o
dirette emanazioni del Brahma o Enti estremamente prossimi alla Sua luce.
Verso il compimento della Manifestazione o meglio verso la sintesi creativa
determinata da un Ciclo vitale, i piani reali verranno a unificarsi in uno, e
quest'ultimo corrisponder perfettamente alla coscienza dell'Uomo risvegliato e ormai
coerente all'ideazione brahmanica stabilita per quel particolare momento.
Questo procedimento - valido sia per l'Universo che per l'uomo, globale e
individuale - principia nelle modalit viventi in principio con grande lentezza e
susseguentemente (il tempo impiegato comunque assai oltre le nostre normali
percezioni) tramite una progressiva accelerazione.
L'attivit del Glifo il principale incentivo, e talvolta la massima costrizione,
che obbliga il processo entro definite direttrici: positive nell'ideazione reale;
negative, nei momenti di comune oscuramento dello spirito. In ogni caso, in
presenza, di ristagno o di eccessiva deviazione, esiste la incidenza del Centro Atmico:
semplicemente correttivo nei casi meno compromessi, ma che pu assumere se
occorre la forma della giustizia e del rigore.
In questo caso l'Amore si manifesta nelle forme del rigore e della severit, che
sciolgono le false apparenze e le propensioni distorte, e le obbligano a diventare pi
limpide e reciprocamente in equilibrio, una volta trasformate nella verit che avevano
travisato.
Ma nel nostro caso l'arbitro della situazione il Giudizio, la Scelta di libert e
d'indirizzo dell'uomo, e questo spiega l'estrema difficolt d'accettare come esempio
244

dell'Amore Supremo l'attuale dimensione d'esistenza, sconvolta da un evo di tentativi


egotici e prevaricanti, ed oggetto d'interferenza che tende - pi che al componimento
di queste fratture - all'induzione della loro comprensione come esperienze vitali, onde
immunizzare l'anima degli uomini dal loro male.
Qui occorre fare attenzione per non cadere nel pessimismo distruttivo e
nell'inutile miraggio di una "pace" nell'Informale Assoluto.
L'Informale Assoluto Vita e non staticit, e pu essere compreso nella Sua
ineffabile infinit solo dal Brahman, il quale 1o dona come vivificante esperienza
d'unione a quanti ne siano adeguati, ma certamente in forma che osiamo suggerire
"transitoria" (un'atemporalit nel loro tempo!) e certamente, per quanto possiamo
intuirne, ad altro finalizzata.
Noi infatti non apparteniamo all'Informale, ma al Dinamismo creativo e
specificante, e la nostra essenza brahmanica intesa alla creativit di libert e delle
sue indeterminabili specificazioni. Voler confondersi con l'Informale, sia pure per
amore del Tutto/Uno, come opporre la nostra limitatissima sfera di realt, derivata
dall'Infinit, a quella Assoluta, come per insegnarLe che cosa siamo e vogliamo
essere: opporre cio il frutto delle nostre parziali e confuse elucubrazioni alla
lucentezza dell'Intuizione e della Volont supreme che - come dicemmo - sono
atemporali, identiche e non differenti dall'Essere.
E' contraddizione in termini, da considerare come un tentativo di spiegarci il
perch del dolore del mondo e di porvi un finale rimedio, il che implica proprio il
fraintendimento dell'Assoluto che Amore dispiegato nell'universo, di cui siamo tutti
figli.
E' pertanto estremamente importante formulare l'equivalenza d'Amore con
Essere, e per noi Figli "essere" implica "realizzare" la volont dinamica del Padre,
non un 'momento' che - secondo la nostra logica - dovrebbe precedere quella Volont.
La Volont del Padre si dispiega infatti solo come chiarificazione delle
coscienze emanate nelle cosciente emanate, e non di per s differente da
qualsivoglia altro aspetto che la nostra analisi possa identificare (a rigore
arbitrariamente) nel Brahman. Questo equivale a dire che la Volont divina assoluta,
semplicemente Assolutezza, non tangibile n comprensibile per la creatura se non
realizzandola in s, e cio (il che pi esatto) realizzandosi in Lei.
Poich la volont suprema creativa, e finalizzata alla vera libert delle Idee,
proprio in questo senso che deve essere intesa e mirata la nostra esistenza, e in tal
modo abbiano la Chiave per comprendere l'amore del Brahman per il relativo da Lui
scaturito.
Egli lo vuole simile a S, libero e consapevole: ma unito a Lui in tutto ci che
esiste, perch realizzi insieme le potenze di ogni singola personalit - che sono
infinite - e quelle altrettanto infinite e vibranti su di un'ottava superiore del Mondo
Archetipale, sintesi vivente in un'Idea globale di tutte le Idee particolari.
Amore Essere, pienezza d'essere, assoluto rispetto dell'esistenza altrui non
intesa come realmente separata da noi, ma facente parte di noi proprio nella sua
originalit, cos come noi facciamo parte di lei e di tutto ci che . Quest'esperienza
245

ovviamente un traguardo per le nostre intelligenze offuscate di jiva, viventi in un


periodo storico d'oscuro trapasso verso altri orizzonti; tuttavia esperienza reale, che
pu essere nostra non tanto per le capacit che abbiamo con fatica attualizzate, ma
per assorbente Dono del Brahman conferitoci tramite i Suoi Figli, gli Istruttori
sefhirotici del Centro Cristico.
Con tale atto d'illuminazione infatti possibile sapere a fondo, in modo
aprioristicamente imprevedibile, ci che effettivamente siamo e la natura dei rapporti
intercorrenti con il nostro prossimo e con l'Interit: insieme la fine di ogni illusione
dualistica e di ogni concezione monistica che voglia distruggere le personalit/Idee
nel continuum da cui provennero, provengono e proverranno nella Maya del Tempo e
dello Spazio.
L'Amore tende a donarsi in modo completo all'Amato: e per poter tanto deve
rendere l'amato capace d'accogliere il dono.
La chiave perduta l'esatta comprensione dell'Amore come potenza, forza e
forma finale dell'Interit. Chiave perduta perch fosse ritrovata con libera scelta di
ricerca, di fatica, di comprensione del Suo valore e della Sua essenzialit.
Il criterio per intendere la verit dell'Amore e della Manifestazione che ne una
conseguenza, l'abbiamo sia pur approssimativamente esposto. Esso deve logicamente
venir applicato ad ogni atto, intenzione o pensiero della nostra esistenza - sia esso
interiore o esteriore - e questo non ammette eccezioni. Solo in tal modo l'ego
separatistico perder le sue istanze ed il prepotente dominio che ora (consciamente ed
inconsciamente) esercita sugli uomini e sugli enti; e il karma ammorbidir finalmente
la sua ferrea incidenza. Ma impresa ardua sia il comprendere che l'agire, e l'azione
non pu essere corretta senza l'adeguata ideazione.
Per questo e prima d'addentraci nel campo pi propriamente operativo occorre
un tirocinio d'apprendimento e d'autoanalisi, che pu apparire affaticante, frustrante e
talora anche sommamente ingiusto. Non per possibile affrontare un'ardua impresa
senza un'opportuna preparazione e i mezzi, veramente adeguati, pena il fallimento per
s e per quanti ne siano stati coinvolti e per i quali possiamo anche portare un peso di
responsabilit e di doveri. Non aggiungeremo per adesso altro. Che il Signore
illumini l'intendimento degli uditori, e li aiuti a scoprire autonomamente ci che
implicite nelle nostre esposizioni.
-O42)
La concezione dell'Amore dianzi illustrata non trova normalmente alcun
riferimento nell'esperienza quotidiana dei principi coscienti, e risulta
conseguentemente difficile da essere compresa, accettata e cercata. La difficolt di
portare ad esperienza un concetto di per s esatto il banco di prova delle intenzioni
e della seriet degli alunni, e non viene mai risparmiata. E' infatti perfettamente
inutile dare potenzialit di consapevolezza ed azione a chi non mostri neppure
l'interesse di scoprire se ci che con fatica gli si offre (magari molto sommariamente)
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sia vero o falso, e si limiti ad un mero interesse intellettualistico che di solito sfocia in
verbosissime ed inutili disquisizioni sui fondamenti e sulla natura della realt. La
Realt non conoscibile senza un adeguato tirocinio, e il tirocinio non possibile che
per coloro che vogliono veramente scoprire il segreto. La mente e l'intelletto,
strumenti peraltro preziosissimi ed indispensabili se rettamente intesi, sono
completamente insufficienti, di per s, a render ragione del Reale, e portano da soli a
contraddizioni infinite e sottilissime fra opposti punti di vista.
Dobbiamo dunque cercare un principio che superi la zona dell'incertezza e del
dubbio, e questo principio l'esperienza diretta di fattori incidenti in ogni livello
esistenziale con coerenza ed univocit - poi adeguatamente analizzati e coordinati onde ricavarne nuovi elementi di giudizio e prove delle ipotesi formulate a priori,
sulla scorta della sapienza gi da altri rivelata. Non possiamo sottrarci al compito di
condurre ad atto concreto, vitale, i valori accettati e acquisiti senza entrare in
sistematica contraddizione con la essenza dinamica del nostro esistere. Quest'essenza
esige la partecipazione equilibrata alla vita, la sua piena comprensione e la capacit
d'informarla secondo vettori sempre pi esplicativi delle personali potenze, in perfetta
e armonica fruizione della dimensione di cui siamo elementi, che la volont
creatrice divina emergente secondo le nostre attuali capacit autorappresentative.
Un allievo che si isoli, si opprima con repressioni e rinunce non profondamente
motivate e giustificate, che si configuri quasi che la vita fosse un 'errore' del Dio che
la volle, un allievo incapace d'afferrare il significato concreto dell'Emanazione e
quindi (anche se il suo comportamento pu estrinsecarsi in modi eroici o ascetici)
fuori dal vero flusso energetico dell'ideazione divina. Questo implica la correzione,
non appena le condizioni generali la impongono, e ci tanto vero nel piccolo quanto
lo nel grande, nell'Entit cosmica di cui parte.
A questo proposito non sar mai sufficiente l'avvertimento all'attenzione verso s
medesimi e gli altri, al giudizio equilibrato e sereno, imparziale e ben fondato su
elementi intuitivamente obbiettivi.
Le sette, i movimenti spiritualistici, le confessioni religiose, le scuole di pensiero
danno in genere frammenti di verit misti ad interpretazioni arbitrarie o
manifestamente assurde; e tutte incontrano il favore di molti per ci che promettono:
la fuga dal dolore, dal presente, dalla frustrazione, in un premio destinato ai pochi
eletti. Quest'interpretazione - a nostro avviso - da rifiutarsi, perch il presente,
l'"ora e qui", la base del nostro futuro e la modalit in cui ci riconosciamo e ci
comprendiamo e - se davvero coerenti con le nostre pi reali acquisizioni - superiamo
i nostri tanti limiti e manchevolezze.
E' davvero impressionante renderci conto come i dogmi e le leggi, le assurdit
moralistiche (che mai vanno confuse con la vera morale, la cui essenza
l'affermazione di una valenza d'amore), le incrostazioni di secoli di passivit e
d'inerzia spirituale, i relitti di antiche credenze, le superstizioni dottrinali nate in ben
differenti contesti assumano - anche oggi - un peso determinante per i tanti, e
sostituiscono con le loro sterili ed asfittiche imposizioni la libert della ricerca, la
testimonianza interiore (a livello atmico), l'analisi coerente condotta in buona fede dei
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veri problemi esistenziali.


Quando il formalismo prevale sulla sostanza dello spirito c' decadenza e
ristagno nell'esperienza dell'uomo, e la nostra un'epoca d'appiattimento, di stasi e di
disperazione. Occorre reagire, e la reazione non principia da qualcosa che sia "fuori"
di noi, da un guru, da un evento miracoloso o da un possente ordine del Dio: la
reazione deve trovare "in noi" la causa e la radice perch noi siamo l'Uomo, e l'Uomo
deve meritare la sua gloria. Per questo si dice che l'allievo pi importante del
Maestro, che il Guru lo specchio in cui l'uomo pu riflettersi se lo vuole, e vedersi
quale .
Solo dissolvendo le tenebre illusorie delle false credenze, delle vecchie
abitudini, dei dogmi oppressivi ma comodi che sostituiscono la dura difficolt della
libera ricerca si potr sperare nel nostro futuro, attivando quelle forze individuali e
cosmiche che lo renderanno possibile.
Non un caso se nulla e nessuno sembri aiutare l'umanit odierna nel suo
evidente sbandamento coscienziale e fattuale; che non vi siano guide sicure, che
manchi un Faro univoco ad indicare ex cathedra i pericoli delle scogliere e la
sicurezza del porto. Dobbiamo trovare prioristicamente "in noi" il Maestro, la Via e la
Luce.
So1o allora, quando 1o sforzo tenace e consapevole ci avr insegnato con
l'umilt un poco di saggezza e un inizio di vera Fede, potremo vedere le braccia
dell'Amore eternamente tese ad accoglierci, figli prodighi attesi nelle Case del Padre,
dove 1a nostra origine e la nostra futura dimora.
-O43)
La componente Amore indispensabile per superare la prossima crisi del
nostro campo vitale, e non vi sono metodi o mezzi che siano in grado di sostituirla.
Quest'affermazione da prendersi alla lettera, ed conseguentemente
indispensabile che gli allievi del Grande Glifo, a qualunque grado d'emancipazione
appartengano - si sforzino d'attivare la propria capacit d'amare e quella del loro
prossimo, imparando con questo le infinite potenze che dall'Amore s'irradiano.
Poich facile considerare l'Amore nulla pi di un sentimento alto e nobile, ma
improduttivo nell'ambito pratico in mancanza di pi adeguati e concreti sostegni,
occorre che gli allievi sappiano cosa implica un atto d'amore sul piane sottile ed
oggettivo, e come esso possa modificare a tal punto i campi reali e le ferme
tridimensionali da renderle suscettibili d'esser guidate l deve giuste e necessario
che vadano.
Dobbiamo inoltre precisare che un adepto sempre libero per quante 1o
concerne personalmente e pu - se vuole e ne capace - modificare il sue ambito
vitale in ogni suo aspetto; nel caso degli altri campi esistenziali, bisogna tener per
fermo il principio che la nostra libert finisce dove comincia quella altrui, e che
un'interferenza sostitutiva dell'autonomia di scelta individuale inammissibile:
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qualunque sia il motivo che si vorrebbe addurre per giustificarla.


Nel campo delle forme integralmente soggette all'azione coattiva delle Sephirah
esiste un ben pi ampio spazio per l'esperienza e l'operativit, perch l'allievo agisce
come modalit dell'Albero Sephirotico e non a titolo personale. L'unica remora
anche qui rappresentata dalla necessit che le azioni non comportino un'indiretta o
immediata incidenza nelle scelte altrui, e non modifichino indebitamente campi
esistenziali che devono invece esser condotti all'esercizio delle proprie connaturate
libert.
Il fine dell'attivit pratica duplice: da un lato insegna a chi meno avveduto ed
emancipato i modi e i mezzi per acquisire la propria autonomia personale, che
implica immediatamente un principio d'integrazione con il Tutto e la capacit
d'amare. Dall'altro lato persegue, attraverso la maturazione delle potenzialit
soggettive, il fine medesimo della Manifestazione, conducendola gradatamente alla
sua meta.
Non esistono interessi particolaristici ed esclusivistici nell'ambito esoterico
evolutivo che possano contrapporsi alle finalit generali; esistono invece spazi
amplissimi d'espressione delle capacit individuali, perch necessario che il jiva sia
compiutamente cosciente delle sue valenze se esse - se armoniosamente e
coerentemente sperimentate (e cio seconde un indirizzo d'amore e non d'egotismo) sono conformi allo scopo dell'Emanazione, che sempre la Vita nel segno del
Brahman.
Nell'operativit esoterica esistono dunque due gradi d'espletamento, l'uno
subordinato e coordinato all'altro: quello che tende al rafforzamento personale
mediante esperienza e riequilibrio interiore (e questo determina pienezza di vita e non
un opprimente ascetismo repressivo ed inibente) e quello di fondamento che,
integrandosi con il disegno divino nei modi resi accessibili dal proprio valore, lo
attuano in formulazioni sempre pi compiute ed espansive.
Non esiste contraddizione fra libert personale e l'indicibile libert della
Manifestazione d'Amore, fra l'Idea individuata e l'Idea Globale che l'Uomo
Cosmico, fra questi e l'Interit.
Tutto in Tutto, e l'Uno comprende infinit di luminose specificazioni, che non
interrompono ma splendidamente abbelliscono il Suo continuum assoluto.
Nulla pi dell'idea di un Ente aformale, immobile e pietrificato dalla sua
supposta perfezione pu condurre fuori strada, ed indurre a dimenticare l'idea basilare
dell'Amore. Occorre essere ben consapevoli che nell'immagine che indichiamo dei
rapporti fra la parte ed il Tutto, fra i jiva e l'Interit e fra questa e 1'Assolutezza, ogni
entit emanata libera d'essere ci che vuole, e libera quindi di sbagliare e di
correggersi: perch la disarmonia determina quel tipo di distorsione che in linea
generale chiamiamo 'dolore', e che pu assumere i pi differenti aspetti in dipendenza
dei tipi d'esistenza a cui afferisce.
In esatta collocazione dei rapporti fra le singole personalit e la Interit e fra
quest'ultima ed il Supremo Ente esiste un essenziale coordinamento, nel quale le pi
ampie libert delle idee emanate e quella totale della Idea informante si fondono nella
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vera Vita in eterna evoluzione.


Non esiste invece n coartazione n imposizione di alcun tipo, perch solo al
singolo individuo imputabile l'effetto karmico correttore, il quale scaturisce da lui e
a lui inerisce. Tale effetto certamente modulato dalle Potenze sephirotiche, ma
effettivamente promana dal jiva stesso (anche se questo lo rende permeabile al karma
altrui e delle zone esistenziali a cui appartiene), e quindi modificabile ed eliminabile
principialmente per opera sua, nella fondamentale scelta d'emancipazione.
Abbiamo accennato al fattore globale del Karma, e ci riferiamo ora alle pagine
in cui si incontrato questo problema per aggiungere che se il jiva si colloca in modo
adeguato nei confronti dell'Interit e dell'Ideazione fondamentale, se cio fa sua la
Forza/Amore che l'essenza dell'Emanante (perch, ripetiamo, "" l'Emanante) si
rende per ci stesso progressivamente intangibile al Karma collettivo e risolve il
proprio nelle braccia del Padre: ben pi completamente e profondamente di quanto in
genere s'immagini.
Il Padre non vuole sofferenze se non per finalizzarle ad un preciso,
indispensabile e urgente risultato educativo e liberatorio d'anomale propensioni;
sofferenze che non scaturiscono dalla Sua volont, ma dalle nostre arbitrariet e dal
rifiuto costante che continuamente opponiamo proprio alla Sua volont. Egli assorbe
nel suo amore quel che graverebbe inesorabilmente sull'uomo, non appena questi
comprende la propria natura e se ne assume il Dono, sia pure temendo e tremando.
Comprendere la nostra verit per intuire l'essenza del Brahman nella
Manifestazione, e cio intendere il Brahma quale dinamismo dell'Amore. Per questo
la meditazione del Centro (che il punto d'irradiazione dell'Amore in noi, l'Atma, la
fonte della nostra personalit) e su quanto esplicito ed implicito in quest'Idea non
mai soffocante e mai abbastanza raccomandata: l'Amore la Chiave della Vita, il
Mezzo ed il Fine.
Cercheremo di fornire ulteriori specificazioni di questo fondamentale indirizzo,
e daremo qualche traccia di possibili applicazioni dei Principi al nostro campo
d'esperienza, con la riserva che le attuazioni concrete sono materia di istruzione ed
insegnamento particolare, fortemente personalizzato sia che esso si rivolga al singolo
che a un gruppo sufficientemente qualificato e omogeneo.
Ma tutta l'operativit, cos inaccessibile e astrusa per il profano e cos densa di
frustranti delusioni per i tanti ricercatori, aperta e agevole a coloro che sappiano
vedere ed intendere la Forma dell 'Emanazione, la sua dinamica e la Forza che la
pervad