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ITALCEMENTI LAVORATORI E CITTADINI VITTIME DEL PET-COKE??????????

Dopo il sequestro delle sedicimila tonnellate di Pet-coke da parte dei Carabinieri del NOE di Lecce
all'interno dell'ILVA, a Taranto ci si chiede quanto sia pericolosa questa sostanza.
14 giugno 2008 - Stefano De Pace
Fonte: LEFT - avvenimenti - settimanale dell'altritalia
http://www.avvenimentionline.it
Il pet-coke, secondo la definizione industriale, un prodotto che si ottiene dal processo di
condensazione di residui petroliferi pesanti e oleosi fino ad ottenere un residuo di consistenza
diversa, spugnosa o compatta.
In sostanza il pet-coke l'ultimo prodotto delle attivit di trasformazione del petrolio e viene
considerato lo scarto dello scarto dell'oro nero tanto da guadagnarsi il nome di "feccia del
petrolio".
Per la sua composizione - comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e
metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio - va movimentato con cura per evitare di sollevare
polveri che verrebbero inalate con gravi rischi per la salute. Il trattamento infatti (carico, scarico e
deposito) del Pet-coke deve seguire le regole dettate dal decreto del Ministero della Sanit (28-41997) concernente il trasporto di sostanze pericolose.
L'Osha, ente statunitense per la sicurezza sul lavoro, ha fissato un limite di esposizione che non va
mai superato in quanto alta la probabilit che causi danni permanenti o la morte. Per questi motivi
per esempio l'utilizzo del pet-coke stato vietato in Giordania. L'Eni brucia il Pet-coke nella
raffineria di Gela. L'uso del Pet-coke ha suscitato interrogativi sulla possibile correlazione con le
malformazioni e i tumori numerosissimi nella popolazione locale. Nello stabilimento ENI di
Gela i magistrati ravvisarono l'ipotesi di un "reiterato comportamento criminoso".
In Italia fino a qualche anno fa era vietato utilizzare il pet-coke come combustibile alternativo, ma
ci ha pensato Berlusconi con il decreto legge 22 del 2002, poi convertito dalla legge 82 del 6
maggio 2002, a trasformare il pet-coke, molto nocivo secondo alcuni studi epidemiologici, in vero e
proprio combustibile. Il decreto approvato corresse la classificazione del discusso materiale, fino ad
allora considerato dalla legge Ronchi (passata sotto il primo Governo Prodi) come uno scarto
tossico, conferm la tesi dell' Eni e annull i rilievi dei periti della procura
Il Wwf intervenne dicendo che il decreto sul pet-coke diventato legge era basato su presupposti
inventati ed in contrasto con la normativa europea sul riutilizzo dei sottoprodotti di
lavorazione delle raffinerie e sull'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili. L'elusione della
normativa sui rifiuti consente su tutto il territorio nazionale l'utilizzo di uno scarto di lavorazione ad
alto tenore di zolfo, di idrocarburi policiclici aromatici e di metalli pesanti (nichel e vanadio),
in qualsiasi bruciatore, anche nei cementifici, senza che vengano adottate le migliori tecnologie
disponibili.
In pratica la "straordinaria necessit ed urgenza" che ha indotto a suo tempo il Governo
all'emanazione del provvedimento legislativo riguardava il sequestro preventivo della raffineria ENI
di Gela disposto dal Tribunale a causa della violazione delle normative vigenti a tutela
dell'ambiente e della salute.
Tornando a Gela, il coke da petrolio, quale residuo di produzione della raffineria, dopo il
trattamento e lo stoccaggio, veniva inviato alla centrale termica per la produzione di energia,
successivamente venduta all'Enel e ad altre societ.
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Eppure la magistratura di Gela aveva qualificato il coke come un rifiuto e quindi assoggettabile alla
normativa sui rifiuti, di conseguenza la centrale termica collegata alla raffineria doveva rispettare i
vincoli previsti per il funzionamento e le emissioni degli inceneritori e non la normativa disposta
per le centrali elettriche alimentate con combustibili tradizionali.
Dopo nuove elezioni del 2001 a Palazzo Chigi arriva Silvio Berlusconi. La Sicilia in subbuglio
per il pet-coke e di concerto con il Ministro per i rapporti con le regioni La Loggia, insieme con il
Ministro dell'Ambiente Matteoli, Berlusconi emana un decreto legge contenente "Disposizioni
urgenti per l'individuazione della disciplina relativa all'utilizzazione del coke da petrolio negli
impianti di combustione" per rasserenare gli animi... Cos il pet-coke non risulta rifiuto tossico ma
combustibile: miracolo! Lo sanno in tanti che tossico, ma il governo gli ha cambiato i connotati,
classificandolo come combustibile, utilizzabile quindi per alimentare il petrolchimico. I gelesi
adesso "respirano" perch il pet-coke non fuorilegge. Respirano veleno, come fanno da
quarant'anni. Il decreto passa in parlamento mentre la citt di Gela scioperava contro il sequestro
della raffineria: la raffineria di Gela impiega circa tremila operai, l'economia di mezza citt.
L'ennesimo duro colpo ai sigilli della magistratura
Il decreto del Governo Berlusconi definiva, considerato l'elevato livello tecnologico, la combustione
di pet-coke nella centrale di Gela "ambientalmente" sicura in considerazione dell'importanza
strategica di tale prodotto per l'occupazione e l'economia nazionale (dl 7 marzo 2002, n.22)
Nessuno, o quasi, mette in discussione l'Eni, che oggi ancora pi forte di prima. In merito
all'aumento dei tumori a Gela, il Presidente della Raffineria Giorgio Lenzi, in occasione
dell'incontro semestrale sull'attivit del petrolchimico, ha fatto il punto sul piano di miglioramento
ambientale dichiarando: Se ci sono responsabilit accertate scientificamente, l'Eni pronta a fare
la sua parte
Intanto, Silvio e l'ENI hanno perlomeno "legalizzato" l'inquinamento con il silenzio-assenso
della sinistra e con la destra che in Sicilia non ha rivali.
Le problematica di Gela si ovviamente riproposta in altri posti d'Italia come Gaeta, dove se porti
di Napoli e di Salerno hanno da anni vietato l'arrivo di queste carboniere, Gaeta si e' trasformata in
un vero e proprio centro di smistamento verso i depositi presenti nella provincia di Sessa
destinati ad alimentare i cementifici delle province limitrofe. Anche qui c' stato un blitz della
Procura nel porto dove si scarica pet-coke e la faccenda continua ad animare le popolazioni locali.
Eppure nel 1991 la Capitaneria di Porto nel 1991 impose persino con due precise ordinanze l'uso di
innaffiatori per evitare la sollevazione in aria del pulviscolo, il divieto di scarico in condizioni
ventose e l'uso di contenitori o teli isolanti per evitare la fuoriuscita di materiale sulla banchina o nel
bacino.
Le "emergenze pet-coke" non riguardano purtroppo soltanto Gela. In Sicilia, nell'isola delle
Femmine, la Cementeria della Italacementi, la principale societ italiana nel settore dei
materiali da costruzione, utilizza questo combustibile nei cicli produttivi. Eppure l'utilizzo del
pet-coke pu essere consentito non con un semplice confronto sull'eventuale rispetto dei limiti
di legge, ma con una valutazione completa, che tenga conto della localizzazione, delle
tecnologie applicate, delle vocazioni del luogo, dello sviluppo dello stesso.
Di recente LA7 in un rotocalco ha proposto le immagini del cumulo a cielo aperto di pet-coke in
localit Raffo Rosso nell'Isola delle Femmine; lo stesso deposito confina con una vasta area
considerata dalla Comunit Europea ad alta protezione ambientale. Il comitato cittadino "Isola
Pulita" in un comunicato stampa si chiesto come faranno i dirigenti dell'Assessorato Territorio
Ambiente che dovranno elaborare il loro parere all'interno dell'istruttoria A.I.A. della
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Italcementi, sono gli stessi dirigenti impegnati ad elaborare piani per la qualit dell'aria, che
secondo informazioni di stampa e televisioni sembrano copiati totalmente da piani elaborati in
precedenza dall'Assessorato Regione Veneto. Misteri della Politica.
Definiva Gela una delle citt pi martoriate di un martoriato Mezzogiorno d'Italia lattuale
Presidente della Regione Puglia, in una interrogazione parlamentare dai i banchi di rifondazione
comunista. I fatti di Gela erano allora paragonabili, secondo Vendola, a quelli di Porto Marghera o
in forme differenti a quelli di Brindisi, Manfredonia, Taranto e tante parti d'Italia, soprattutto del
Mezzogiorno.
Lallora deputato Vendola prese posizione contro quel difficile conflitto tra le ragioni del lavoro e
quelle dell'ambiente e della salute dei cittadini, con l'aggravante che a Gela 3.000 posti di lavoro
rappresentavano tanta parte dell'economia di quella citt.
Oggi il Presidente della Regione Puglia probabilmente rileggendo quella sua missiva sentirebbe il
peso degli anni e della lotta. Di quella strana e anomala differenza fra attivit di opposizione e di
governo che sta al centro della vita democratica del nostro paese.
Nichi Vendola illustrava i successi della bonifica del distretto pi industrializzato d'Europa, quello
della Ruhr, dove si stati in grado - senza perdere un posto di lavoro - di realizzare una bonifica
straordinaria, anche in termini di riconversione industriale. Un sogno che Vendola rincorre ancora
oggi con le bonifiche sui territori di Brindisi e Taranto devastati da decenni di industrialismo
selvaggio.
Il Governo Berlusconi, secondo Vendola, allepoca si rifugi in un atto di copertura dell'ENI,
emanando decreto di classificazione del pet-coke che smise improvvisamente di essere rifiuto per
diventare combustibile. Un decreto che serviva semplicemente a formalizzare il prolungamento
dell'agonia dello stabilimento di Gela.
Una matassa veramente ingarbugliatissima di interessi e di beni che sono in gioco e che non
dovrebbero essere posti in alternativa, in questo modo Vendola definiva la contraddittoriet dei
plausi del mondo sindacale presente sul territorio che accoglieva con favore il provvedimento del
Governo Berlusconi che stringeva la mano allENI che pur avendo disatteso gli interventi di
risanamento che era tenuta a realizzare vinse una battaglia importantissima.
Nessuna richiesta di garanzia dei posto di lavoro per tutti i dipendenti diretti, per tutti i lavoratori
dell'indotto e per tutti i dipendenti che sono da tempo a rischio di licenziamento; nessuna garanzia
della retribuzione di fronte a una gravissima situazione che quei lavoratori che pagheranno anche
con uno stillicidio di malattie tumorali; nessun impegno ad INVESTIRE massicciamente in
termini di bonifica ambientale e di lavoro ecocompatibile.
A Taranto invece a lanciare l'allarme stato proprio il Sindaco Ezio Stefno chiedendo all'Arpa
Puglia di effettuare monitoraggi nei rioni Tamburi e Paolo VI.
Parallelamente la magistratura ha fatto scattare un'inchiesta, grazie ai carabinieri del Noe e
all'Agenzia dogane. Le contestazioni della magistratura partono da un'indagine fiscale: circa
seimila tonnellate di pet-coke, stoccate nell'Italcave sequestrate per presunte irregolarit.
La richiesta di del Sindaco deriva dalla notizia secondo la quale "per circa un decennio e solo fino a
pochi giorni fa; numerosi autocarri sono stati adibiti giornalmente alla movimentazione del pet-coke
dal porto al luogo di stoccaggio (l'Italcave, in territorio di Statte) e di qui alle varie cementerie
dislocate nel Sud dell'Italia, prima fra tutte la Cementir di Taranto".
Eppure nel verbale di accordo sindacale fra la Cementir e i sindacati del 20 Marzo 2002, si parla di
"salvaguardia degli impianti", le Parti concordano che le situazioni di conflittualit non devono
compromettere la funzionalit e la vita tecnica degli stessi, dietro strani algoritmi si parla di
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incentivi e premi di produzione per gli operai ma nessuna parola riguardante il pet-coke, nemmeno
un commento relativo all'impatto della sostanza sulla salute dei lavoratori.
In Puglia oltre alla Cementir ci sono altre 2 cementerie situate a Barletta e Galatina. Nella vicina
Matera c' una cementeria della Italcementi. Taranto quindi risulterebbe un porto hub per la
movimentazione di una sostanza altamente cancerogena come il pet-coke.
Le dichiarazioni del Sindaco di Taranto e la notizia del sequestro tornano a generare
preoccupazione fra le popolazioni. L'indagine giudiziaria cominciata dalla scoperta di una partita
di pet-coke proveniente dallo stabilimento gelese, transitata in Puglia e destinata alla
commercializzazione estera. Per gli inquirenti, quel tipo di Pet-coke non sarebbe LEGALE ,
superando la soglia del 6% di zolfo.
I Carabinieri del NOE di Lecce hanno sequestrato, presso uno stabilimento siderurgico di Taranto,
circa 16.000 tonnellate di pet-coke. Si tratta di materiale importato dagli Stati Uniti e destinato
alla miscelazione con carbone fossile per la produzione di coke siderurgico. Contestualmente, i
militari hanno denunciato il LEGALE rappresentante dello stabilimento per aver effettuato
deposito di pet-coke su area priva di autorizzazione allo smaltimento nel sottosuolo di acque di
dilavamento, per assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera e per gestione illecita del
rifiuto destinandolo ad un impiego diverso da quello previsto.
Ad oggi non dato sapere in che termini si discusso del pet-coke Ilva e se per caso qualcuno si
espresso contro il suo uso nella cokeria all'interno di un costituendo gruppo ristretto con funzioni
istruttorie, nel quale si discute a porte chiuse. Tutto ci non fa ben sperare la citt di Taranto, la
pubblicizzazione dei componenti di questo gruppo e del loro operato garantirebbe invece maggiore
trasparenza ai cittadini di Taranto e all'intera Regione Puglia.
Adesso in fase di rinnovo delle autorizzazioni ambientali (AIA) istituzioni e organi tecnici
dovrebbero fissare limiti precisi (ed "europei") per tutti gli inquinanti, pet-coke compreso: lo
faranno?
A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE

http://isoladellefemmineitalcementieambiente.blogspot.it/