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di un padre davanti a suo figlio, di un missionario partito per

un altro paese 0 di qualunque altra persona alle prese con


l'incertezza dei lavori e dei giomi, posta a confronto con
altrettanti stranier e che si sforza di capire i suoi fratelli
inafferrabil, fratelli in umanit (cap. IV). Decidendo di
riprendere, correggere e ordinare la materia di articoli precedenti per comporre questo piccolo libro, Michel de
Certeau mostrava che continuava ad assumersi la patemit di
quei testi destinati a un pubblico cristiano e redatti in uno
stile accessibile. C'era e doveva restare in lui l'abitudine al
lavoro di riscrittura che corregge, sfronda, condensa, amplifica, per l'insoddisfazione davanti ai propri testi, di cui cercava sempre di precisare, sfumare, affinare l'espressione,: per
l'attenzione riservata alla loro ricezione, per l'impegljlo a
rispondere alle domande di chiarimento 0 alle critiche rcevute dopo una prima messa in circolazione (in una rivi~ta 0
semplicemente in una cerchia di amici stretti). Il sua Dt0do
di riflessione includeva quasi sempre un momento interlocutorio e comunitario, che spesso era lui stesso. a suscitate in
uno degli innumerevoli piccoli gruppi di studio che f~ceva
nascere e animava con passione e cordialit dovunquel passasse. Marc Aug probabilmente pensava a questo atteggiamento COS! poco comune, a questa generosit dello sp~rito,
quando rilev che Michel de Certeau aveva un'intelligenza
che non conosceva n paura, n fatica, n orgoglio 9
Tomando alla manciata di articoli di Christus e p.egli
tudes, compiendo quel gesto deliberatamente, isulla
soglia di una nuova tappa del suo itinerario intellet~uale,
quando cominciava a circolare fra altri gruppi social~ e si
accingeva a insegnare in altre istituzioni di cultura, a la;vorare in altri contesti di pensiero, a frequentarealtri luo~hi di
decisione e di riflessione, Michel de Certeau riafferinava
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chiaramen,te la sua fedelt all'ispirazione di quei primi scritti, radicati! nella tradizione cristiana, segnati da un'inserzione forte 1jiella rete delle riviste dei gesuiti. Questo piccolo
libro pu,lessere letto come un commiato alla particolarit di
un mon<fo intellettuale e sociale che egli visiter ancora, di
cui consrrver l'identit istituzionale e continuer a tenersi
informato, dove manterr amici stretti, compagni secondo il
vocabolario gesuita e interlocutori rispettati, ma nella particolarit deI quale non abiter pi interamente. Tuttavia la
distanza che presto 10 allontaner dalle due riviste dei gesuiti non deve essere sovrastimatalO Tale distanza manifesta la
scelta di un nuovo registro di scrittura, che segna l'impegno
a tempo pieno in un modo diriflessione pi personale e pi
elaborato, pi aperto sulla societ contemporanea nella sua
diversit, mena ristretto all'ambiente cattolico. Da quel
momento riviste destinate a un largo pubblico di cultura cristiana diventavano luoghi poco appropriati ai suoi nuovi
obiettivi di lavoro. Ma l'attivit mantenuta nella rivista gesuita di teologia, pi specializzata e con un pubblico di lettori
pi ristretto, mostra bene che egli non cercava di dimenticare 0 cancellare la sua tradizione d'origine. La composizione
e la messa in circolazione de La straniera nel 1969 ce 10 confermano: a quella data, l'autore attribuiva ancora un certo
valore ai testi precedenti, conservati per essere ripresi e rielaborati in questo piccolo libro. Possiamo quindi supporre
che pensasse di aver posto in esso, alla maniera che gli era
caratteristica, in unregistro di scrittura dal quale gi si allontanava, servendosi di un vocabolario e di categorie provenienti in gran parte dalla tradizione cristiana, qualche solido

Se, dopo il 1969, eglinon scrive quasi pi su Chrisros, la sua collaborazione regolare agli rodes dura, pur diminuendo, fino al 1971 0 1972.
Ma rester sempre molto attivo nelle Recherches de science religieuse,
la'rivista gesuita di teologia allora diretta da Joseph Moingt, dove pubblicher alcuni dei suoi articoli di maggior rilievo sullavoro dello storico e
l'analisi dei testi mistici.
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Marc Aug, Prsence, absence, in Luce Giard (d.), Michelde Certeau, <I:entre
Georges Pompidou, Paris 1987, p. 84.

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