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Abbiamo vissuto in questi giorni diversi momenti in cui il prete stato al centro dell'attenzione della no-

stra comunit parrocchiale.


Anche questo numero di RONAGO '86 parla di due sacerdoti, don Carlo Porlezza e don don Carlo
Ghielmetti che tanto bene hanno fatto in mezzo a noi e nella Chiesa. Abbiamo pregato per il nostro Ve-
scovo, che ha celebrato i 50 anni di sacerdozio. Abbiamo salutato con gioia la consacrazione sacerdo-
tale di cinque giovani della nostra diocesi.
Al centro della vita di una comunit cristiana c' sempre il prete:
lui che annuncia la Parola di Dio, che celebra i sacramenti, che assolve, che dona parola di speranza
nella malattia e nella morte.
Non un "mestiere" quello del prete, una missione che sa di mistero, che coinvolge tutta la sua vita in
realt che fanno parte del Mistero di Dio e che nello stesso tempo entrano nel mistero della persona e
dell'animo umano.
Una anziana signora mi diceva un giorno che al mattino una delle sue prime preghiere era per il "suo
prete.
Sono convinto che non sia la sola che prega per i preti, ma che siano tanti i cristiani che pregano ogni
giorno per i loro preti, perch siano "preti preti".
Per tutta l'amicizia, per tutta la stima, per tutte le preghiere che tutti voi di Ronago avete
per il prete, grazie!
Signore, ricordati dei tuoi preti!
Signore,
donaci dei preti plasmati su di Te.
Preti adatti al mondo di oggi
che resistono a tutte le mode
e a tutti gli sbandamenti.
Preti pieni di Spirito Santo,
dell'Eucarestia, della Parola.
Preti capaci di pregare di giorno e di notte.
Preti che insegnano a pregare.
Preti appassionati dei giovani, dei poveri
e degli ultimi.
Preti rotti a tutte le carit
che sanno accogliere e capire tutti,
capaci di tenerezza e di misericordia
per tutte le disperazioni del mondo d'oggi.
Signore,
mandaci dei preti umili e fedeli alla Chiesa,
che insegnano ad amare la Chiesa,
che correggono su se stessi i mali della Chiesa,
che si puntano il dito addosso
prima di puntarlo sugli altri.
Mandaci preti dal cuore grande,
come il cuore di Ges,
instancabili nell'insegnare, nel guidare, nel formare,
Mandaci preti che si sentano peccatori come noi,
fieri e fedeli del loro celibato,
preti limpidi che portino il vangelo stampato
nella loro vita pi che nella loro parola.
Signore,
donaci il coraggio di chiedere preti santi
e di meritarli un poco con la preghiera umile,
costante e coraggiosa,
Maria, Madre dei Preti, Madre della Chiesa,
aggiungi tu quello che manca a questa preghiera
e presentala a Cristo per noi.
AMEN.
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la celebrazione della cresima
una scelta coerente
Anche quest'anno abbiamo celebrato il sacra-
mento della Cresima, attraverso il quale i ragaz-
zi della prima classe della scuola media hanno
ricevuto lo Spirito Santo, confermando cos con
una scelta responsabile (speriamo) la loro fede
e i loro impegni di cristiani, anche all'interno del-
la Comunit di cui fanno parte.
Durante l'anno catechistico abbiamo cercato di
aiutare i ragazzi a comprendere che la celebra-
zione della Cresima era un momento importan-
te nella loro vita, vero "trampolino di lancio" per
un cammino di fede che porti alla maturit cri-
stiana.
necessario infatti che i ragazzi (e non solo
loro) capiscano che il Sacramento della Confer-
mazione, spesso bistrattato e ridotto solo a una
grande festa, quasi a celebrare il definitivo ab-
bandono del catechismo, sia invece vissuto ap-
pieno, con coscienza e responsabilit, cos da
partecipare con rinnovato impegno alla vita del-
la Chiesa e in particolare, quindi, della propria
Comunit.
Speriamo perci che i nostri ragazzi sappiano
davvero compiere scelte di fede responsabili,
cos come lo sappiano fare i loro genitori, fa-
cendo proprio l'invito rivolto a loro anche da
Monsignor Castelli durante l'omelia della S.
Messa, in cui ci invitava a riflettere sulla neces-
sit di una scelta coerente riguardante l'ora di
religione nella scuola dell'obbligo.
Tocca a noi infatti, che siamo gi stati confer-
mati, (anche se forse ce ne siamo dimenticati)
essere per questi ragazzi veri testimoni di quel-
la fede che da 1600 anni ci stata donata.
Erminia
la messa di prima comunione
una festa in famiglia
Dire cosa stata per noi la Messa di Prima Co-
munione non cosa facile.
Diversi sono gli aspetti e i momenti vissuti con i
bambini, sia come mamme che come catechi-
ste.
Come mamme, stato come per tutti i genitori
una grande festa perch, per la prima volta,
Ges "entrava nella vita dei nostri figli per con-
dividerne ogni gesto, ogni momento iniziando
un nuovo cammino con ciascuno di loro.
Accompagnare il proprio figlio all'incontro con
Ges e ricevere la forte emozione di sentire
questa sua presenza sono state una cosa sola.
Come catechiste abbiamo accompagnato la pre-
parazione a questo giorno sentendo ciascuno
come proprio figlio.
Tante sono state le tappe di questo cammino di
fede che abbiamo percorso insieme e diverse
sono state le risposte che ciascuno ha dato.
Nella Messa, abbiamo pregato perch questi
bambini possano sempre avere Ges come mi-
gliore amico, restando fedeli agli impegni della
vita cristiana.
bambini con tanta fede e semplicit, hanno ac-
colto Ges, chiedendogli ogni bene per i propri
compagni, per i genitori, per chi soffre, per la co-
munit, ecc....
La celebrazione stata raccolta e partecipata
da tutti. canti dei bambini hanno aiutato a crea-
re un clima di fede e di gioia; Don Antonio ha
coinvolto grandi e piccoli facendoci sentire "fa-
miglia.
L'augurio che facciamo a questi bambini che
ogni volta che ricevono Ges "Pane della Vita"
si rinnovi in loro la gioia di questo primo incon-
tro.
Elisabetta
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un' iniziativa per aiutare la vita
Movimento per la Vita italiano ci invita a sottoscrivere una petizione
alle camere per difendere la Vita. Ecco il testo
PETZONE ALLE CAMERE
ai sensi dell'art. 50 della Costituzione
sottoscritti cittadini di fronte al dramma dell'aborto, alle
proposte di rendere legale l'eutanasia e ai problemi che si aprono
nel campo della costruzione artificiale dell'uomo, convinti che
riconoscere il valore della vita significa riconoscere la dignit
dell'uomo, fondamento della pace
CHEDONO
- che nelle leggi dello Stato sia scritto in modo chiaro che la
Repubblica, la cui Costituzione garantisce i diritti inviolabili
dell'uomo, difende la vita umana dal concepimento alla morte naturale;
- che ogni politica dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali
esprima un impegno concreto per la tutela della vita umana e
della sua dignit in ogni momento del suo sviluppo.
L'art. 50 della nostra Costituzione prevede: "Tutti i cittadini possono rivolgere peti-
zioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni neces-
sit". La petizione, dunque, non un referendum: anche un solo cittadino pu pre-
sentarla. Non richiesta l'autenticazione della firma da parte di notai o dei cancel-
lieri, o la presentazione del certificato elettorale: qualunque cittadino, in qualunque
luogo, pu chiedere la sottoscrizione. Possono firmare tutti i cittadini, quindi non
solo gli elettori, ma anche i minorenni. l Parlamento non ha l'obbligo di provvedere
su ci che richiesto: la petizione produce effetti nella misura in cui convincente.
l numero altissimo delle firme dunque importante.
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perch la petizione?
Vi sono delle ragioni profonde che giustificano
la petizione, che riguardano tutta la vita
dell'uomo, dal suo inizio alla fine, con particola-
re riferimento all'aborto, l'eutanasia e la costru-
zione artificiale della vita. Alla base di tutto ci
sta il misconoscimento del supremo valore della
vita umana e della sua grande dignit.
- l'aborto
nfatti la legge 194, cos come viene applicata
nei consultori famigliari pubblici, non difende la
vita perch essa permette in media, in talia,
230.000 aborti l'anno. Di questi 165.000 sono
fatti da donne sposate con uno o al massimo
due figli: la legge usata come regolazione del-
le nascite contro il bambino debole, senza dife-
se. " Centri di Aiuto alla Vita" chiedono di colla-
borare con i Consultori pubblici per aiutare le
donne a non abortire, per contribuire e risolvere
i loro problemi.
- l'eutanasia
Negli ultimi anni ci sono state proteste per i mal-
trattamenti dei vecchi - dei malati cronici e po-
veri nei ricoveri; inutile la magistratura: pi
che la mancanza di cure materiali, le richieste
hanno evidenziato un disprezzo, un'offesa per
la loro dignit di uomini. Si considera una perso-
na vecchia e malata un. peso scomodo. Ecco
che si vanno diffondendo, e ricevono consensi,
idee favorevoli ad una "morte dignitosa" facen-
dosi uccidere o uccidendosi: "l'Eutanasia". l
Movimento per la Vita chiede invece di diffonde-
re i Centri di terapia del dolore, di sostenere le
famiglie degli ammalati senza speranza, di pro-
muovere e favorire il volontariato che si dedica
ad alleviare la solitudine e il dolore.
- un fatto nuovo e sconvolgente
progresso della tecnica consente ora la pro-
duzione dell'uomo in provetta: il seme maschile
e l'ovulo femminile vengono accoppiati e
l'embrione cos prodotto viene introdotto nel
grembo di una madre. Ma succede che si affitti
il grembo di una donna che poi dovrebbe con-
segnare il figlio a chi l'ha affittata; succede che
si facciano esperimenti in laboratorio sui feti
umani, esperimenti che terminano con la morte
dell'uomo-cosa; c' gi chi manipola il patrimo-
nio genetico umano.....................
Non si pu permettere che queste cose avven-
gano senza una regola morale, chiediamo che
la legge in questa materia salvaguardi alcuni
principi:
a) il diritto alla vita e all'integrit di ogni embrio-
ne umano;
b) il diritto del nascituro ad una coppia vera e
propria di genitori.
nsomma, la scienza che pu realizzare il bene
dell'uomo prima e dopo la sua nascita, non
deve volgersi contro di lui. Le leggi dello Stato
devono difendere la VTA, non combatterla.
Chiediamolo insieme: firmiamo la Petizione,
dando Voce a chi non ha Voce. Le firme verran-
no raccolte in piazza.
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un impegno che continua d. A.
n questi giorni tutti abbiamo potuto vedere, en-
trando n chiesa, che i lavori di sistemazione
delle pitture e degli affreschi vanno avanti. Ter-
minato l'intervento sul soffitto della navata cen-
trale, ora i pittori e i decoratori passano a lavo-
rare sulle pareti, per poi arrivare alle due cap-
pelle della Madonna e di S. Giuseppe.
Le previsioni sono di arrivare a questa tappa
per la festa della "nostra Madonna, per poi
passare al presbiterio e alla cupola sopra l'alta-
re.
commenti sui lavori fatti sono pi che favore-
voli, per c' sempre il grosso problema di fare
una scelta piuttosto che un'altra.
Da parte mia mi fido del genio e dell'esperienza
del pittore Alberto Bogani e del suo collaborato-
re Donato Comino, per sarebbe bello sentire
anche altri pareri in modo da poter realizzare
degli interventi validi, che diano un volto rinno-
vato alla nostra chiesa.
chiaro che non potranno essere ascoltati tutti
i consigli, per possono sempre servire e aiuta-
re.
n ogni caso devo dire una cosa molto impor-
tante che torna ad onore e a vanto della nostra
comunit: nell'affrontare questi lavori non mi
sono mai sentito solo, perch ho avuto modo di
costatare che se non sono molti quelli che dan-
no consigli, sono per molti quelli che mi conse-
gnano offerte per fare fronte alle varie spese.
Le offerte che sono entrate in questi mesi sono
state fatte in questo modo:
L. 5.000.000 circa durante la benedizione
delle case
L.6.100.00 offerte varie
L.8.800.000 corrispondenti al costo di 22
banchi.
Sono cifre che parlano da sole, che testimonia-
no la generosit di molti e che ci permettono di
guardare con serenit al domani.
la vita dell'oratorio: tanti momenti belli Lorenza .
Dal mese di ottobre ci siamo riuniti presso il
Centro Parrocchiale, pi o meno numerosi (con
punte massime di 80 persone le prime domeni-
che e punte minime di 30 presenze per il resto
del periodo oratoriale), con l'intento di passare
assieme un pomeriggio in allegria.
Anche quest'anno si tentato di non ridurre que-
ste ore ad un periodo esclusivamente di gioco,
ma di educare i ragazzi, per quanto era nelle
nostre possibilit, ad un impegno coerente e co-
stante.
appunto la costanza nella presenza il proble-
ma pi sentito da noi responsabili. nfatti,
generalmente, i primi mesi il lavoro procede ab-
bastanza bene, ma con l'avvicinarsi della bella
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stagione si nota un deciso calo di presenze.
La nostra opinione che probabilmente l'orato-
rio ancora visto come un posto al coperto
dove andare quando il tempo non consente di
fare altro, una specie di ripiego.
Ad alcuni, forse, disturba il fatto che prima di
giocare si sia creduto opportuno svolgere coi
ragazzi alcune attivit come la preghiera, il can-
to, il teatro, il giornalino, gli addobbi per le feste.
Attivit certo non gravose ma che richiedono un
minino di impegno e di seriet.
Forse noi tutti, genitori compresi, non abbiamo
saputo dare ai ragazzi una corretta visione
dell'oratorio invitandoli a partecipare e soprat-
tutto portando il nostro esempio di interesse.
L'attivit di quest'anno ha visto successo dell'
operazione Natale" nella quale la presenza
stata massiccia e gli sforzi fatti dai vari gruppi in
cui erano divisi i ragazzi sono stati presentati
alla festa dell'ultima domenica prima di Natale.
Da Natale in avanti, come abbiamo detto c'
stata una diminuzione delle presenze. Malgrado
ci le attivit sono state portate avanti e hanno
dato buoni risultati. Merito dei ragazzi che han-
no sempre partecipato alle iniziative svolte e
che vorremmo ringraziare per il loro impegno.
A questo punto vorremmo fare un invito ai giova-
ni della nostra comunit perch si uniscano a
noi portando cos nuove idee e iniziative.
Estendiamo ovviamente questo invito anche ai
genitori.
Vorremmo inoltre ringraziare tutti coloro che si
sono impegnati con noi nel tentativo di aiutare
questi ragazzi a crescere nella amicizia e nel ri-
spetto e tutti i genitori che gi da quest'anno ci
hanno dato una mano.
Ci auguriamo che l'esperienza vissuta in questi
mesi di oratorio possa essere avvalorata da
una grande partecipazione al GREST.
zona pastorale prealpi Felice G.
20 aprile: un'occasione per un rinnovato impegno
L'attivit annuale di una Zona Pastorale sem-
pre molto ricca, tanto che spesso occorre rinun-
ciare ad alcune iniziative per la materiale caren-
za di tempo e uomini atti a realizzarle; lo , a
maggior ragione, in quest'anno centenario, ric-
co di appuntamenti che ovviamente occorre
preparare.
La punta dell'iceberg, ci che tutti hanno potuto
vedere, stata senza dubbio la giornata zonale
del 20 aprile a Uggiate. Momento di gioia, di co-
munione, di festa, di convocazione, di presenza
speciale di Cristo nel suo Ministro, il Vescovo, e
tra gli uomini riuniti nel suo nome; momento di
testimonianza al mondo a di impegno, di "Mis-
sione per il futuro. Lascio immaginare a voi
quanto lavoro possa essere stato fatto per pre-
parare questo appuntamento tanto significativo;
e non solo in organizzazione tecnica ma in stu-
dio dei temi da proporre, dei significati da dare,
degli impegni da assumere perch non resti
una "bella celebrazione. E tutto ci ha occupa-
to parecchio dell'attivit zonale, anche se molto
altro stato fatto, come in parte traspariva da
quanto scritto su " Settimanale" uscito in edi-
zione speciale per la Zona Prealpi (un'altra
delle iniziative di quest'anno).
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Prover una sintesi, con tutti i limiti ed i pericoli
di dimenticanza che essa comporta.
L CONSGLO PASTORALE D ZONA:
l'organismo di coordinamento di tutto il lavoro
della Zona Pastorale ha, in questo anno Felicia-
no, oltrech preparato la giornata zonale, af-
frontato alcuni temi pastorali, tra cui spicca la
trattazione in pi sedute della seconda scheda
del Vademecum preparato in Diocesi per i Con-
sigli pastorali; quella che titolava " Giorno del
Signore". un tema ricco di spunti che, se tro-
vassero completa attuazione, rinnoverebbero
molto della nostra liturgia e del nostro modo di
intendere il "riposo domenicale".
LA COMMSSONE PASTORALE GOVANLE:
partita col Convegno giovanile dell'85, ha conti-
nuato ad incontrarsi regolarmente, ogni mese,
anche in quest'anno. Ambiti affrontati: la Scuola
di Preghiera, fedelmente organizzata in zona e
che, pur essendo il primo anno ha raccolto un
buon numero di giovani (circa 200) della mag-
gior parte delle parrocchie della zona; l'oratorio,
quale ambito privilegiato per la crescita e la ma-
turazione dei ragazzi; il volontariato, quale stile
di vita e non semplice impegno occasionale; la
catechesi, strumento indispensabile per la cre-
scita nella fede.
LA COMMSSONE MSSONARA:
con l'arduo compito di trovare i mezzi migliori
perch si riesca a capire che "Missionariet"
non solo inviare qualche spicciolo a chi, nel
Terzo Mondo ha bisogno, ma uno spirito che
anima tutta la vita della Chiesa e che la porta
ad essere testimone nel mondo.
Validissimi, anche se forse poco seguiti, i nu-
merosi momenti di incontro portati all'attenzione
delle comunit parrocchiali durante l'anno. Meri-
terebbe forse un maggior seguito questa com-
missione.
LA'COMMSSONE CATECHES:
con un ricco programma di incontri con relatori
di tutto rispetto, per offrire gli strumenti, il pi
possibile attuali ed efficaci, perch la trasmis-
sione della fede che da 1600 anni passa di ge-
nerazione in generazione, possa continuare
come vero dono per i nostri ragazzi.
L'AZONE CATTOLCA:
nella sua articolazione Zonale ha affrontato lo
studio dello statuto, per recuperare le radici del
suo essere, e l'analisi della V scheda del va-
demecum "Laici corresponsabili nella crescita
della Chiesa" tema adatto ad una associazione
di laici posti a servizio della comunit locale.
LA COMMSSONE PER.LA PASTORALE DEL
LAVORO:
che ha organizzato un corso di formazione alla
fede dei lavoratori", vero momento serio di ri-
flessione sui molteplici aspetti di un ambito che
ci coinvolge per molto tempo della nostra gior-
nata e che ci impegna in una testimonianza
continua.
L GRUPPO DELL'OSPEDALE PSCHATR-
CO:
nato col congresso Eucaristico e che continua,
fedele ad un impegno di carit verso questi "ul-
timi" spesso trascurati.
LA REDAZONE ZONALE DEL SETTMANALE:
suo impegno prioritario stata la preparazione
del "numero speciale", oltre al tentativo di met-
tere le basi per un costante lavoro futuro.
Nemmeno il mondo della scuola stato dimen-
ticato, affrontando quest'anno, in pi incontri e
dibattiti pubblici, lo scottante problema dell'ora
di religione.
Spero di non aver tralasciato niente, anche se
non ho la pretesa di essere esauriente sul po-
liedrico mondo zonale, cos ricco di aspetti e
sfaccettature che non basterebbe un libro per
presentarlo approfonditamente.
Se un rammarico mi consentito: perch in
ambiti "fondamentali" per la vita di un cristiano, i
cristiani stessi sono cosi poco presenti? Ormai
le difficolt di comunicazione che un tempo po-
tevano esistere sono superate e molti dei pro-
blemi non sono pi affrontabili, per le loro di-
mensioni, solo all'interno delle parrocchie, so-
prattutto se piccole.
Un'occasione veramente ghiotta, da non lasciar
assolutamente perdere, da mettere gi fin d'ora
in programma, quella proposta nella sessione
di maggio del Consiglio pastorale di zona: il
Convegno Zonale di settembre che affronter,
con incontri nelle diverse parrocchie della zona,
numerosi temi della Pastorale (lavoro, famiglia,
giovani...).
L'intento quello di favorire il formarsi in ogni
comunit di gruppi di persone un po' "specializ-
zate" perch gli ambiti della Pastorale siano
portati avanti nel modo migliore, senza improv-
visazione e superficialit spesso deleterie.
Le possibilit ci sono e sono aperte a tutti: nes-
suno si senta esente dall'impegno.
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in occasione della morte di Don Carlo Ghielmetti
nato a Ronago, 31-8-1905
ordinato il 21 settembre
1929 parroco a Ponna Su-
periore (1929-39) vicario a
Ponte Chiasso (1939-64)
1 parroco ivi (1964-73) dal
1973 quiescente in Valduce
deceduto il 21 marzo 1986
funerato il 23 marzo 1986
un sacerdote "grande... d. A.
Nel suo testamento spirituale, breve ma molto significativo,
dopo aver ringraziato il Signore per i doni ricevuti e dopo
aver ricordato di non possedere nulla, Don Carlo si affida-
va alla bont dei nipoti perch disponessero nella maniera
pi semplice del suo funerale "da svolgersi esclusivamente
a Ronago".
Ma ancora una volta la sua semplicit stata superata dal-
lo svolgersi degli avvenimenti. Presiedeva il rito funebre
Mons. Vescovo, concelebravano numerosi sacerdoti, vi era
tantissima gente che aveva potuto conoscere ed apprez-
zare la sua bont e la sua umilt. C'eravamo tutti noi di
Ronago che in don Carlo vedevamo scomparire un po' del-
la nostra storia, della nostra educazione, di un certo modo
di vivere, un modo che ci affeziona sempre, ma che ci
vede spesso non pronti di fronte a tanta grandezza.
Per don Carlo la vita era sempre stata, segnata da fatti che
non aveva mai cercato ma che aveva vissuto fino in fondo,
con fedelt e con la convinzione di essere fedele ad una
missione a cui Dio lo aveva chiamato.
Fin dal Seminario, prima ancora della conclusione degli
studi di teologia, era stato ordinato sacerdote, perch era
stato scelto in mezzo ai suoi compagni di corso per eserci-
tare il ministero sacerdotale in Seminario.
nviato come parroco a Ponna superiore aveva avuto
modo di capire il valore della semplicit e del sacrificio a
contatto con la popolazione del luogo e della Valle d'ntelvi.
Chiamato come vicario a Ponte Chiasso, si vide immerso
in un quartiere che andavi sempre pi ingrossando e che
presentava problemi sempre nuovi e difficili. Sia come vi-
cario, sia come parroco (fu il primo parroco), si era procu-
rato una casa-cappella, in mezzo a tante case e a tanto
traffico. Sentiva la grandezza dei problemi, avvertiva
l'urgenza di affrontarli, li viveva in modo esemplare, nella
preghiera, nell'umilt, nella povert, facendo del bene.
Fra i tanti problemi c'era il problema della costruzione della
Chiesa.
Mons. Felice Bonomini una volta lo supplic di fare il pos-
sibile e anche l'impossibile per dare una Chiesa alla sua
parrocchia.
Don Carlo, con la naturalezza che contraddistingueva i
suoi atteggiamenti, rispose che ci avrebbe provato. Si die-
de da fare per realizzare questo progetto, convinto che
quella era la volont di Dio ed era la sua missione. Si dedi-
c in una maniera che sembrava impossibile alla sua per-
sona e realizz Chiesa e opere parrocchiali che testimo-
niano la sua fede.
Dopo assere stato pastore, maestro, educatore, ha voluto
ritirarsi nella casa ecclesiastica di Valduce dove ha conti-
nuato con lo stesso spirito e la stessa dedizione il suo mi-
nistero sacerdotale. Nel silenzio e nella solitudine si senti-
va prete e viveva da prete, che celebra la Messa, che pre-
ga, che si santifica nella meditazione e negli esercizi spiri-
tuali e che si dimostra attento ai problemi del suo tempo.
la sua prima messa

Prima S. Messa. Entusiasmo, dimo-
strazione di fede, ecco il breve riassun-
to della festa di domenica 22 settem-
bre. Un figlio del popolo che sale la pri-
ma volta l'Altare per immolarvi la vitti-
ma divina un avvenimento grande e
solenne, tanto pi quando questo no-
vello Ministro di Dio il primo che un
paese ricordi.
Don Carlo Ghielmetti giunse sabato da
Como accompagnato dal padre, dal
rev. prevosto di Uggiate, da don An-
dreani ed era ricevuto nella frazione
Merlina dalle Autorit religiose e civili,
dalla Fabbriceria, dalle Scuole che lo
accompagnavano in Chiesa dove im-
partiva l'eucaristica benedizione ed
ascoltava il benvenuto e gli auguri pi
cordiali del prevosto vicario foraneo.
Domenica mattina, tra i ben eseguiti
canti della brave ragazze alternatesi
coi Chierici suoi compagni, distribuiva
la santa comunione generale. Alle 10
un imponente corteo formato da tutte
le Associazioni religiose della parroc-
chia, dalle Scuole, Balilla, Societ civili,
dalle Autorit con il Corpo Musicale di
Uggiate conduceva don Carlo dalla
sua casa alla Chiesa, mentre tre angio-
letti gli porgevano il loro saluto, for-
mulavano i pi sinceri auguri. Seguiva
il canto della S. Messa, fungendo da
padrini mons. Rapella, rettore del Semi-
nario S. Abbondio, ed il sig. Giuseppe
Ghielmetti mentre i Chierici eseguivano
lodevolmente la messa dell'Haller.
Al Vangelo don Andreani con appro-
priate parole spiega ai presenti il signi-
ficato sublime del Sacerdozio cattolico,
augurando al novello levita un aposto-
lato santo. Si svolgeva quindi la solen-
ne processione; solenne perch i buoni
popolani avevano saputo preparare
con fatica e sacrificio un decoroso per-
corso all'Ostia divina portata dalle mani
di un ministro nuovo; archi di trionfo,
fiori e verde si intrecciavano mirabil-
mente dando al paese un aspetto, una
nota tutta particolare di gaiezza e festi-
vit.
Terminate le funzioni di chiesa don
Carlo con le Autorit si portava al mo-
numento dei Caduti dove deponeva un
mazzo di fiori. Seguiva quindi il pranzo
in casa parrocchiale; al levar delle
mense brindarono il prevosto di Bizza-
rone, il sig. podest, il sudd. Agostino
Acquistapace, mons. Rapella, ed il pre-
vosto di Uggiate. A tutti rispondeva
commosso ringraziando don Carlo. La
giornata terminava col canto dei vespri
e la benedizione Eucaristica.
A te don Carlo, l'augurio pi santo ad
multos annos; ricordati nella vita la di-
mostrazione che ti ha preparato il tuo
popolo, ricordala per sentirti maggior-
mente unito a lui per sempre.
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in preparazione alla "pesca" d'agosto
n questi mesi in cui stiamo portando avanti
"i grandi lavori" per la nostra chiesa mi
venuto spontaneo pensare tante volte alla
pesca di agosto, forse perch , assieme ai
canestri, una occasione per fare fronte alle
varie spese che la nostra comunit deve af-
frontare. Ma forse anche perch una ini-
ziativa che vede coinvolti un po' tutti, piccoli
e grandi.
Quante volte, entrando in chiesa, mi capi-
tato di sentire delle persone dirsi contente
dei lavori che si stanno facendo e augurarsi
nello stesso tempo di poter fare qualcosa,
ma di non avere delle grosse possibilit.
La pesca di agosto un'occasione buona
per fare e per dare qualcosa per sostenere i
lavori della nostra chiesa.
anche il tuo dono fa pi bella la nostra chiesa
Un piccolo dono che possiamo ricuperare
nelle nostre case o che possiamo chiedere
ad amici o sul posto dove lavoriamo pu
sempre venir buono per organizzare una
grande ed efficace pesca. Dipende da cia-
scuno di noi: se vogliamo fare qualcosa li
possibilit e la fantasia non ci mancano.
Come sempre passeranno degli incaricati a
raccogliere questi doni e se ci fosse qualcu-
no che vuole portarli direttamente, li pu
consegnare in casa parrocchia le. Sono si-
curo che anche quest'anno sapremo fare
una bella pesca, anzi mi auguro migliore di
quella degli anni passati.
domenica 31 agosto
festa della nostra Madonna...
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alla radice della nostra fede
San Felice, primo vescovo
"...Quando ho ricevuto la lettera ero indisposto,
ma leggere il tuo scritto, espressione di un ani-
mo a me cos vicino, mi ha portato un discreto
sollievo, e le tue parole mi sono servite come
medicina. Mi hai annunciato infatti che si avvici-
na il giorno memorabile, sia per te che per me,
nel quale hai ricevuto l'ordinazione episcopale...
l'anniversario della tua consacrazione dovrebbe
cadere, se non sbaglio, proprio il primo novem-
bre... Gi molti nella citt di Como hanno inizia-
to a credere nella tua predicazione e, attraverso
il tuo insegnamento hanno accolto la Parola di
Dio...". Sono frasi queste stralciate da una lette-
ra di S. Ambrogio, vescovo di Milano, a Felice, il
primo Vescovo di Como.
La sopravvivenza di questa lettera, il riferimento
ivi contenuto alla consacrazione della chiesa dei
Santi Apostoli a Lodi (cui Ambrogio invita Felice,
a nome del comune amico Bassano vescovo di
quella citt) sono la documentazione storica che
ci consente di stabilire alcuni fatti certi in ordine
alla nascita della Chiesa comense.
Primo: San Felice venne scelto come vescovo
di Como da S. Ambrogio (al tempo di Papa Da-
maso) e da lui stesso consacrato il 1 novembre
di un anno che in passato si credeva il 379, ma
che la critica storica pi recente ha accertato
essere il 386. Secondo: San Felice appartiene
perci a quel gruppo di vescovi che svilupparo-
no sul tronco della Milano allora capitale
dell'mpero Romano d'Occidente, i rami della
Chiesa lombarda: Gaudenzio a Brescia, Bassa-
no a Lodi e, appunto, Felice a Como. Terzo: a
un anno dall'inizio della sua missione, gi i fede-
li a Como si erano moltiplicati.
Chi era S. Felice? Non si sa con certezza. Gli
autori comaschi accreditano l'ipotesi che fosse
un patrizio comasco, addirittura "signore della
Valle di Como". E questo non solo per campani-
lismo, ma anche per una motivazione logica: in
una citt in cui era ancora dominante il pagane-
simo, nel momento in cui gi tra i cristiani era
diffusa l'eresia ariana, Ambrogio non poteva affi-
dare la Chiesa comense a un forestiero, bens a
persona nota e amata in citt, con tutti i carismi
della affidabilit anche in sede locale.
E, - come appunto traspare dalla lettera di S.
Ambrogio - la scelta fu davvero "felice", se gi
"molti" erano i convertiti dopo un anno di predi-
cazione. La prima sede di Felice fu appunto nel-
la "Valle di Como", sul colle sotto il Baradello,
dove lo stesso vescovo scopr che nella "Selvet-
ta" le tombe dei Martiri Carpoforo e compagni
su cui eresse la prima chiesa, presso quello che
era stato un tempio dedicato al dio dei commer-
cianti: Mercurio. Secondo la tradizione San Feli-
ce avrebbe fatto erigere altre due chiese nella
convalle comasca: quella dei Santi Gervaso e
Protaso (presso l'attuale via Anzani, ora scom-
parsa, di cui restano poche tracce), i Martiri mi-
lanesi le cui reliquie erano state trovate da S.
Ambrogio l dove il vescovo di Milano eresse la
basilica ora a lui dedicata; quindi la chiesa dei
Santi Apostoli Pietro e Paolo, sulla quale venne
poi edificata l'attuale basilica di S. Abbondio.
La festa liturgica di S. Felice si celebra l'8 di ot-
tobre. Nella liturgia locale si ricordava anche la
dedicazione della chiesa ai Santi Felice e Aman-
zio (1 e 3 vescovo di Como) il 21 novembre,
avvenuta nel 1604 da parte del Vescovo Filippo
Archinti. Si tratta dell'attuale "chiesa del Ges",
cos chiamata perch era tenuta dai Gesuiti,
che vi avevano eretto accanto una loro scuola.
n chiusura di questo ricordo storico, vogliamo
anche citare una simpatica lettera ancora di S.
Ambrogio, in cui ringrazia l'amico Felice di aver-
gli mandato una bella cesta di tartufi, che ha
condiviso con altri amici. Ma nel contempo lo
rimprovera perch gli fa mancare la sua presen-
za.
". Non voglio scuse per il futuro. Non pensare
di poter supplire alla tua visita con questi
regali...". Una fraterna amicizia fra i due santi.
due "apostoli" della fede in Lombardia. Colti
cos, in un gesto cos umano, cos uguale ai no-
stri. Di diverso c' il loro cuore: tutto ardore di
fede e di generosit nel predicare la parola di
Dio... come dono giunto fino a noi.
11
P. Giuseppe
un racconto drammatico
n Uganda, nei primi mesi di quest'anno, ci fu la
guerra tra i soldati del governo uscente e quelli
del nuovo.
Finalmente dopo quasi tre mesi di silenzio, ci
sono giunte notizie da Padre Giuseppe.
Scrive: "Mi spiace che voi siate stati in pensiero
per me. o non ho mai corso alcun pericolo. l ri-
schio era per gli altri, tutti quelli che in ospedale
non erano della trib Acholi.
stata una guerra sofferta. Abbiamo avuto mo-
menti di emergenza e di forte tensione. Verso la
fine siamo riusciti a mettere sette persone in
ospedale con il mitra, giorno e notte, per difen-
dere i non-Acholi e l'ospedale stesso dai ladri,
cos siamo stati pi in pace.
Non bastando la guerra, abbiano, appena dopo
la liberazione, avuto terribili incursioni nella
zona di Kramojing e ci ha seminato terrore e
morte nella popolazione, sono stati rubati ani-
mali e tutto ci che era possibile rubare.
L'ospedale straripava di gente rifugiata e ne
risultato che tanta gente ha perso tutto.
Finalmente ora si comincia a tirare un po' il fiato
e a pensare a coltivare; a tanti per hanno ru-
bato anche le zappe.
Come vedete, c' stato parecchio movimento.
Ora speriamo di avere un po' di pace.
Allego un foglio ciclostilato, scritto da Suor Ca-
terina, che dice un po' come questa guerra
stata vissuta e vista da Kalongo".
Leggendo ci che Suor Caterina scrive, si capi-
sce bene cosa vuol dire Padre Giuseppe con
quelle parole: " stat una geurra sofferta.... ab-
biamo avuto momenti di EMERGENZA.."
Questo il racconto di due mesi o poco pi di
guerra e di come siamo arrivati alla liberazione
avvenuta il Sabato Santo del 28.3.1986.
L'NZO
Tutto incominci con la conquista militare del
25.1.1986, quando nessuno se lo aspettava. l
Paese sembrava abbastanza calmo dato il trat-
tato di pace firmato recentemente a Nairobi, ri-
saputo e lodato da tutto il mondo.
Kampala ha avuto due o tre giorni di pesanti
sparatorie, poi incominci la normale routine
giornaliera della capitale.
Al Nord, dove ci sono quasi tutte le nostre Mis-
sioni, la liberazione avvenuta gradualmente,
man mano che le truppe avanzavano, mentre i
soldati del governo uscente si ritiravano, por-
tando via con loro tutto quanto potevano sac-
cheggiare.
Alcune nostre Missioni furono spogliate al punto
di non trovare pi neanche le porte e i tetti delle
case. Altre sono state derubate dei mezzi di tra-
sporto. Al loro passaggio attraverso le Missioni
si asciugavano i serbatoi o quei pochi litri di
benzina e nafta che c'erano ancora.
Avevamo ricevuto l'ordine di non muoverci in
nessuna direzione perch era molto pericoloso.
A questo punto non ci si poteva pi muovere
neanche a volerlo.
Un volo aereo fu organizzato dall'ambasciata
italiana per far partire alcuni volontari, donne e
bambini da Gulu.
SOLDAT DEL GOVERNO SCONFTTO
Per noi incominci la lunga attesa dell'avanzata
delle truppe del "National Resistence Army" du-
rata pi di due mesi. Come l'esercito liberatore
si avvicinava al Nord, il pericolo che i soldati
uscenti facessero del male a noi e a quanti non
erano di questa trib aumentava. Ogni giorno
12
arrivavano notizie allarmanti di vario tipo. Alcuni
riportavano cose successe qua e l; poco dopo
queste notizie venivano smentite. Non si sape-
va pi a chi credere e che cosa pensare. La
massa della popolazione del villaggio aveva ab-
bandonato le proprie capanne, rifugiandosi nel-
la savana o sotto il monte che sovrasta Kalongo
in rifugi improvvisati... Si pu immaginare il di-
sagio specialmente per le mamme e i bambini,
anziani o ammalati! Come accade purtroppo in
situazioni simili, gli "sciacalli" non sono mancati.
Usando sia l'arma da fuoco che quella della
diffusione delle notizie false, ottenevano facil-
mente il deserto totale di persone, procedendo
poi liberamente nelle loro losche azioni.
MONCA E CRSTNA
l 31.1.86 arriv a Kalongo un autobus carico di
soldati e civili. Mentre fuggivano con vari mezzi,
erano stati aggrediti, spogliati, feriti e molti an-
che uccisi da persone armate di un'altra trib.
Missionari di quella zona erano riusciti a metter-
ne in salvo un buon numero, prima nasconden-
doli e poi trasportandoli fuori da quel territorio
tribale. Arrivarono qui seminudi, con piedi gonfi,
sanguinanti, piagati da molto camminare; alcuni
feriti, altri esausti. Tra questi c'erano donne e
bambini.
Due ragazzette di 8 e 10 anni, Monica e Cristi-
na, fuggite e poi raccolte in seguito all'attentato
al camion sul quale viaggiavano, avevano lo
spavento e il terrore negli occhi. Chiss cosa
avevano visto! Non l'hanno mai detto a nessuno
per, se lasciate sole, parlavano tra loro sotto-
voce, e piangevano. Chiedendo a Monica se
la mamma fosse morta, diceva: "No, l'ho lascia-
ta sdraiata sul camion con mio fratello piccolo e
quello di 12 anni."
Secondo lei, la mamma, che era morta vera-
mente, stava dormendo. Non era capace di
convincersi che realmente morta.
L'ODO UCCDE, L'AMORE SALVA
n serata del 12.3.86 si avver un triste caso qui
al villaggio. Un soldato Muganda dell'esercito
uscente fu ucciso dal suo comandante solo per
tribalismo. Questo evento fece scattare il pani-
co. La paura e il fuggi fuggi erano incontrollabili,
specialmente tra i non Acholi.
La stessa sera, qui all'ospedale, un uomo di 30
anni che stava morendo di cancro ai polmoni,
disse alla suora che gli era vicino: "Suora salva
il mio autista (era un Muganda del sud); lui ha
salvato me, io devo salvarlo".
Quanto stata bella e commovente questa te-
stimonianza in un momento cos drammatico,
mentre un suo fratello Acholi aveva appena col-
pito a morte un uomo, solo per tribalismo! L'uno
aveva il fucile per uccidere. L'altro aveva un
cuore moribondo che sapeva ancora amare.
LA PAURA
La notte del 12.3.86 il monte fece da culla per
molti non Acholi e anche per qualche missiona-
rio. "Non dimenticher mai quella notte, - disse,
uno di loro - mentre guardavo le stelle che cam-
biavano posizione nel cielo e percorrevano il
corso assegnato loro dal Creatore. Nel mio cuo-
re c'era una segreta certezza che non sarebbe
accaduto nulla di grave... ncominciammo con
la recita del Rosario poi, silenzio... si sentiva
solo il ronzio degli insetti; sembrava che tutto
dormisse. Ci sembrava, perch in effetti le an-
tenne dei cuori pieni di paura erano ben tese
per captare ogni suono e segno di pericolo."
Le ragazze della scuola ostetriche e le infermie-
re non vollero pi dormire nei loro dormitori.
Ogni stanza ed ogni buco divennero buoni per
nascondersi la notte, persino tra le foglie dei fa-
gioli alti nell'orto. Tutte le altre scuole erano sta-
te chiuse e lo sono tuttora.
soldati che tornavano dal fronte hanno affolla-
to l'ospedale con ferite di ogni genere e fratture
complicate. Grazie a Dio non ci mancano i mez-
zi per curarli.
LA LBERAZONE
29.3.86, mentre stavamo preparando la veglia
Pasquale, arrivarono a piedi le truppe del
N.R.A., in silenzio, molto gentili, senza sparare
un solo colpo. Tra questi c'erano ragazze giova-
ni, ragazzetti di 10 - 12 anni, raccolti qua e l
perch rimasti senza genitori. Che impressione
vederli in divisa militare e curvi sotto il peso del
loro mitra! Cose mai viste in vita.
KARMOJON
A completare questi momenti di sofferenza, ci
sono state le razzie dei Karimojon. Questi, sa-
pendo che i soldati di prima erano scappati e le
truppe N.R.A. non erano ancora arrivate da que-
ste parti, e che non c'era perci alcuna difesa,
sono piombati addosso alla gente di tutta que-
sta zona, portando via il bestiame, vettovaglie e
perfino i vestiti che avevano addosso. C' stata
una fiumana di gente che si rivers in Missione,
anche dai paesi circostanti, in cerca di aiuto e
protezione.
l Luned di Pasqua i nuovi soldati hanno fatto
una lotta terribile con i Karamjon. C' stata una
sparatoria di ore vicino alla Missione. Sono riu-
sciti a recuperare parte del bestiame e refurtiva
13
che venne restituita al popolo.
Quando la gente di Kalongo ha visto quanto i
soldati avevano fatto per loro, ha incominciato a
battere le mani e a ringraziarli; questo lo dico
perch fino ad allora li avevano guardati con
diffidenza. Durante questa razzia ci sono stati
dei morti i feriti tra cui donne e bambini. Due di
questi hanno dovuto subire l'amputazione di un
piede a causa delle micidiali pallottole che
scoppiano distruggono i tessuti.
RCOMNCARE
Al presente qui c' tanta miseria. Si dovrebbe
arare i campi ma non ci sono le mucche per ti-
rare l'aratro. Abbiamo il trattore ma, fino a pochi
giorni fa, non c' stata nafta sufficiente per ara-
re. n ogni caso non saremmo in grado di prov-
vedere a tutta la popolazione della zona.
Le zappe sono poche; la maggior parte sono
state rubate assieme alle altre cose. Per questo
popolo si prevede un anno di fame.
l lavoro dei Missionari in questo periodo stato
di salvezza, conforto, aiuto per tante persone di
qualsiasi trib, un segno di speranza in mezzo
a tanta tristezza. Confidiamo nell'aiuto del Si-
gnore per avere la forza e il coraggio di comin-
ciare da capo ancora una volta, affiancando
questo popolo nella ricostruzione morale e ma-
teriale del paese.
"aiutiamoci sempre di pi
G.A.M. Che cos'?
Un Gruppo di sostegno per P. Giuseppe, Suor Amelia e
Ambrogio con la preghiera personale e comunitaria, con
l'aiuto concreto (tempo, denaro, materiale richiesto) per al-
leviare le sofferenze e i bisogni di chi ha fame, di chi ma-
lato, di chi solo.
pensaci
scriviti al G.A.M. per l'anno 1986 1987;
non pensare di essere troppo giovane o troppo vecchio,
gi troppo buono o troppo cattivo:
davanti a Dio, non l'et che conta, n quello che pensia-
mo di essere: conta solo AMARE LU nei FRATELL.
adesione al G.A.M.
Mi iscrivo al G.A.M. per l'anno 1986 '87
Mi impegno a versare ....................... O annuali
Mi impegno a pregare, singolarmente o insieme O mensili
alla comunit, per i missionari.
NOME E COGNOME ................. ..................... O semestrali
NDRZZO ...........................................
...........................................
14
ricordo di Don Carlo Porlezza
15 giugno ricorreva il ventesimo anniversario
della morte di don Carlo Porlezza, che per 27 anni
stato parroco della nostra parrocchia.
Per ricordare questa data e la figura di questo sa-
cerdote che tanto bene ha fatto in mezzo a noi,
pubblichiamo un articolo apparso sull'Ordine" in
occasione della sua scomparsa, il 15 giugno 1966.
Ricordare tutto di don Carlo Porlezza, parroco di
Ronago da 27 anni, scomparso immaturamente a
58 anni, impossibile, come impossibile deli-
neare tutti gli aspetti della sua personalit. Era un
uomo di poche parole, nonostante la sua affabilit;
poche parole soprattutto nei momenti di gioia e di
dolore; poche parole sempre, perfino nelle predi-
che. Era un uomo che teneva molto dentro di s:
voleva essere capito senza imporsi perch sapeva
che come sacerdote era stato mandato a predica-
re, ma non a costringere; voleva essere intuito
come lui viveva di intuito; era un uomo pi di senti-
mento che di maneggio esteriore.
A Ronago era il parroco. E come tale viveva vicino
ai suoi parrocchiani.
Era il parroco soprattutto dei bambini e dei malati.
Lo avevamo visto, da bambini, giocare con noi a
palle di neve sul sagrato della chiesa, dopo la
messa feriale o prima di scuola; lui che ci aveva
battezzati, che ha battezzato una intera genera-
zione di ronaghesi.
Voleva il presbiterio pieno di chierichetti, e li anda-
va scegliendo lui, li rinnovava sempre con i pi
piccini, quando la tonaca cominciava a farsi corta
per i pi grandicelli.
E quanto voleva bene ai suoi chierichetti. Per loro
c'erano le pi belle gite, sul lago, dove remava lui,
sui monti, ai santuari...
le pi belle gite erano anche riservate a tutti i bam-
bini, dopo la pratica di quindici sabati della Madon-
na di Pompei o dopo le sei domeniche di S. Luigi.
Per i pi piccini soffr per anni, per realizzare l'asi-
lo. E con l'aiuto dei benefattori riusc ad averne
uno bello e accogliente, dopo che l'istituzione era
peregrinata di locale in locale dalla vecchia casa
parrocchiale (quella nuova la costru lui) alle vec-
chie scuole, al vecchio oratorio......
S, il vecchio oratorio, anche se ora non ancora
sorto quello nuovo che rimasto in geme nel suo
cuore...
Perch lui era anche il parroco del catechismo e
dell'Azione Cattolica, a cui ha dato tutto; per non
ricordare il parroco della buona stampa e del can-
to liturgico gregoriano.
La buona stampa fu una delle sue battaglie pi
belle; ed aveva i suoi pionieri per diffonderla, setti-
manalmente.
Fra le sue ultime raccomandazioni dal pulpito c'
proprio quella della buona stampa.
l canto liturgico lo voleva ben preparato: lui non
era un gran cantore, ma voleva che si cantasse
bene, da tutti, soprattutto dai bambini. A Ronago il
canto era sempre accompagnato dall'organo o
dall'armonium (un vecchio armonium) sempre, an-
che nei giorni feriali, anche i canti dei defunti, tutti
in gregoriano. Per questo egli si coltivava piccoli e
piccole organisti/e...
Era il parroco degli ammalati. Non appena sapeva
che un parrocchiano era infermo, lo passava a vi-
sitare; spesso gli portava la Comunione.
Se poi l'ammalato era un bambino, passava tutti i
giorni a vederlo, magari a giocare in compagnia!
Poi si. ammal anche lui e da allora, sgretolandosi
la sua salute, fu costretto a ridurre la sua attivit.
Fu costretto a stare meno vicino ai parrocchiani, fu
costretto ad ascoltare la stanchezza cui prima non
aveva mai badato, quando percorreva in bicicletta
o a piedi la parrocchia, dovunque, non badando al
sole, alla pioggia, alla neve. Quando si decise a
comprare l'automobile, la sua salute non era pi
intatta. E il suo declino si chiuso quasi di schian-
to, come certe sue frasi tronche, piuttosto dure,
anche ironiche, che fiorivano spesso sulle sue lab-
bra, talvolta enigmatiche, perch, lo abbiamo det-
to, era un intuitivo e bisognava intuirlo pi che ca-
pirlo.
Domattina, i ronaghesi, si stringeranno intorno a
lui per l'ultimo saluto. E lui risponder con il suo
sorriso (il suo sorriso che talvolta sembrava beffar-
do, ma cos pronto-e cos sincero), risponder con
il suo sorriso di quando era commosso e aveva
voglia di piangere, per l'immensa felicit dell'intui-
zione di Dio:
15
un silenzio che stupisce di Maurizio R.
Nulla stupisce ed inquieta pi del silenzio.
Un anno fa, proprio di questi tempi, fu lanciato un allarme, raccolta una preoccupa-
zione che serpeggiava inespressa in molte coscienze; anche il nostro piccolo e
quieto paese doveva forzatamente appropriarsi di un termine con il quale fino ad al-
lora non aveva dimestichezza. La parola "droga" non era pi scritta, magari a ca-
ratteri cubitali solo sui giornali, ma la si poteva leggere" qui, ormai sempre pi di-
stintamente 'con immediatezza. Tutti ci spaventammo e ci interrogammo sull e ra-
gioni che potevano portare anche chi vive nella nostra comunit ad una spoliazione
cos violenta della propria personalit, ad una rinuncia cos drammaticamente defi-
nitiva delle proprie speranze e dei propri valori: eravamo insomma diretti testimoni
di una sconfitta amara e rassegnata, che giustamente non ci poteva lasciare indiffe-
renti.
Sembr un problema impellente, improcrastinabile, Tentammo qualche timida solu-
zione... poi il vuoto.
Qualcuno propose allora l'istituzione di un Comitato Antidroga, ma non ne furono
mai precisati natura e scopi, che, francamente, mi sembrano assai ardui da trovare,
poich un problema (lo scrissi gi lo scorso anno) pi di prevenzione che di tera-
pia.
passato un anno e non parliamo pi. stata trovata la soluzione al problema o
siamo tutti affetti da "sindrome da rimozione"?
stato giusto porre il problema in quel modo o ci siamo spaventati davanti alla no-
stra impotenza?
Davvero tutte s risolto o bastato che girassero l'angolo e si allontanassero dalla
nostra vista per far credere che era solo una stravagante allucinazione d'inizio esta-
te?
Non vorrei che qualcuno pensasse che intendo riproporre una questione ormai inat-
tuale e sorpassata. No, voglio so lo dire che non giusto eclissarsi in modo cos di-
sinvolto e dimenticare. La domanda se tra lo scandalo e il silenzio non si possa
scegliere di meglio!
16
non si pu restare indifferenti
Chernobyl di Giuseppe G.
Addio "frate vento et aere nubilo et sereno et onne tempo per lo quale a le tue
creature dai sustentamento.., addio "sora acqua molto: utile et humile et pre-
tiosa et casta..., addio "sora nostra matre terra la quale sustenta et governa et
produce diversi frutti con coloriti fiori et herba..." Addio!
E, quindi, addio pure a te, frate Francesco perch la nostra "matre terra" oggi
violentata dall'uomo, genera morte ed ignominia.
Ma un addio malauguratamente tragico per voi madri, sorgenti di vita e Cielo
sulla Terra, materne forze divine che sorreggete il mondo: da oggi non scen-
der pi su di voi la Benedizione del Cielo nel dono di un figlio: da oggi partori -
rete solo crudeli addii.... Addii ai figli che pi non verranno....
l "buonsenso"umano ha raggiunto l'apice della mostruosit, l'oltraggio pi ver-
gognoso, l'insulto pi raccapricciante inducendovi all'infanticidio della vita che
state generando dentro di voi....
Come la stessa terra coinvolta avete sussultato fin nel pi profondo delle vi-
scere perch vi stato sradicato, immolato il nome di madre! Ora gi infer-
no senza di voi, angeli....
....Chernobyl
Quando noi genitori, per inconsistenza morale, per vilt, per insipienza, abban-
doniamo i figli alla totale permissivit: quando prospettiamo ad essi che il valo-
re della vita sta nella solidit del conto bancario: quando li lasciamo plagiare
con culture prevaricanti, maligne, camuffate da progressismo liberatorio: quando menzogne, misti-
ficazioni, calunnie, banalit, ecc. trovano libera uscita dalle nostre bocche per liberamente entrare
nelle menti e nei cuori dei nostri figli....
Quando noi cristiani ci stacchiamo dal "nocciolo-Chiesa" per divenire inevitabilmente cellule e par-
ticelle vaganti sui venti del modernismo ateo o sul soffio pi umanamente suadente del benessere,
dell'ambizione, della liberazione dai "tab"....
Quando tutto questo (e tanto d'altro) accade senza che noi si opponga un comportamento cristiano
di fermezza e di adeguata vigilanza, allora.... allora Chernobyl anche in mezzo a noi perch i pe-
ricoli mortali non esistono solamente per la pelle e per... l'insalata!
....Chernobyl
Chernobyl, terra di Dio, dunque addio anche a te! Simbolo di distruzione, terrore e morte ma anche
vittima, tradita da chi ti aveva eletta a bandiera e simbolo di progresso.,..
Ma... giorno verr!... Giorno verr, s verr il giorno in cui da tutte le Chernobyl della terra si ele-
ver, atteso da moltitudini di sofferenti, di oppressi, di perseguitati, di esiliati, di prigionieri, di sfrut-
tati, di poveri, di derelitti... l'ultimo Cantico, il Cantico delle Beatitudini, ossia quello dei "Beati i Mi -
sericordiosi, Beati i Puri di cuore, i Miti, i Perseguitati, Beati quelli che hanno fame e sete di giusti-
zia, beati i costruttori di Pace, i poveri, gli umili..."...
Cantico della Resurrezione umana che irriso dal progresso schernito dal consumismo represso
dai prepotenti, avversato dai benpensanti, risuoner impetuoso, travolgente, trionfante e definitiva-
mente perch realt gi vissuta da Ges e da Lui posta come "follia" e baluardo contro la "saggez-
za" diabolica umana, contro la presunzione del l'uomo che ha dato anche Chernobyl e che gi
all'nizio distrusse il Paradiso Terrestre.
Bimbi e ragazzi di Chernobyl: il vostro avvenire, cosi come quello dei nostri figli, oggi, non pi af-
fidato all'amore delle famiglie, dei genitori.
Oggi, morte e vita sulla terra possono essere deliberate, stabilite volute (pure contro l'universale
volont) da pochi trafficanti di barbari principi e di false ideologie....
Oggi, miliardi di persone non possono, non riescono a "disarmare" quei pochi usurpatori delle leggi
di Dio.
Anzich un'altra reazione nucleare a catena, parta quindi da Chernobyl, come reazione, una cate-
na ideale di mani che si stringono alle nostre e che avvolgano la nostra Terra in un solo amplesso
di fratellanza, di pace.....
17
dal 20 luglio al 2 agosto
a S. Fedele ntelvi
una vacanza insieme
Vogliamo continuare, anche questo anno, a pas-
sare insieme alcuni giorni delle nostre vacanze: in
passato avevamo in affitto la casa a Pellio ., ma
poi, per le note .ragioni che penso tutti conosco-
no, abbiamo dovuto lasciarla. Per siano riusciti
ad avere in affitto per alcune settimane una villa
a S. FEDELE NTELV; la VLLA AURORA, che
in gestione al gruppo Scout di Como che ce
l'hanno gentilmente affittata.
Da tempo abbiamo cercato di far conoscere l'ini-
ziativa, ma le risposte non sono state pari alle at-
tese.
n ogni caso ci riproviamo, sicuri di trovare ragazzi
e ragazze desiderosi di fare questa esperienza, e
pronti anche a superare difficolt e problemi che
possono eventualmente nascere.
Pensiamo anche che i genitori siano altrettanto at-
tenti e impegnati a sensibilizzare i propri ragazzi e
collaborare perch la vacanza sia veramente un
momento di amicizia e di collaborazione.
periodo per questa, "vacanza insieme" fissato
dalla domenica 20 LUGLO (pomeriggio) AL SA-
BATO 2 AGOSTO (mattino).
Possono partecipare tutti i ragazzi e tutte le ra-
gazze, piccoli e grandi, che abbiano la volont di
passare insieme, da amici, questi giorni.
La quota di partecipazione stata fissata in
L.13.000 al giorno, per un totale di L. 155.000.
Le iscrizioni sono aperte: al momento dell'iscrizio-
ne bene versare un anticipo di L.50.000.
Non necessario avere un particolare abbiglia-
mento n una particolare attrezzatura: indispen-
sabile uno zainetto e un paio di buone scarpe.
o credo che a volte bastano delle piccole cose
per far contento un amico o una persona: a vol-
te non ci pensiamo, a volte diciamo che non
sono quelle le cose che contano e magari ci
ritroviamo a cercare chiss quali mezzi per
creare un mondo "nuovo", per realizzare
un'amicizia valida e sincera.
Provaci anche tu: quando vai in vacanza, in
montagna o al mare o in "crociera", scrivimi una
cartolina con un ciao "grande grande".
un modo come un altro per farmi capire che
sei contento, che stai bene e che, anche se sei
lontano, ti senti sempre un mio amico, un mio
fratello.
la tua comunit parrocchiale
di Ronago
P.S.: Non dirmi, che non ti ricordi l'indirizzo, la
via, il numero.
Comunque eccoti accontentato:
COMUNT PARROCCHALE D RONAGO
Via Milano 11
22027 (Co) RONAGO
una cartolina per essere
"sempre" una grande famiglia
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incontri d'estate
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