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MARX E DARWIN

Domenico Saguato

W. Liebknecht racconta che Marx, nonostante fosse assiduamente impegnato nei suoi studi
sulleconomia, seguiva ogni nuova pubblicazione nel campo della scienza della natura, anche se, nella
divisione del lavoro tra i due amici e compagni di lotta, il compito spettava ad Engels. Lorigine della
specie di Darwin viene pubblicato il 24 novembre 1859, neanche venti giorni dopo Engels scrive una let-
tera entusiasta a Marx. Il Darwin che sto appunto leggendo proprio stupendo. Per un certo aspetto la
teleologia non era stata ancora sgominata, e lo si fatto ora. E poi non stato ancora mai fatto un tenta-
tivo cos grandioso per dimostrare uno sviluppo storico nella natura, o almeno non cos felicemente. Na-
turalmente bisogna passar sopra al goffo metodo inglese (Engels a Marx, 11 o 12 dicembre 1859).
Seguono una lettera di Marx a Engels e una a Lassalle altrettanto favorevoli nei confronti di Darwin.
ho letto []il libro di Darwin sulla natural selection. Per quanto svolto grossolanamente
allinglese, ecco qui il libro che contiene i fondamenti storico-naturali del nostro modo di vedere (Marx
ad Engels, 19 dicembre 1860).
Molto notevole lopera di Darwin, che mi fa piacere come supporto delle scienze naturali alla lotta di
classe nella storia. Naturalmente bisogna accettare quella maniera rozzamente inglese di sviluppare le
cose. Ma, nonostante tutti i difetti, qui non solo si d per la prima volta il colpo mortale alla teleologia
nelle scienze naturali, ma se ne spiega il senso razionale in modo empirico (Marx a Lassalle, 16 gennaio
1861).
Nelle lettere citate, Engels e Marx concordano nel definire goffo o rozzo il metodo inglese di svilup-
pare le cose. una critica a un certo empirismo che disprezza ogni teoria, che diffida di ogni pensiero
(Engels, Dialettica della natura). Una critica che per non apparir mai nei testi di Marx ed Engels de-
stinati ad essere pubblicati.
Marx ed Engels nei loro scritti sottolineano che Darwin ha dato un colpo mortale allideologia dominante
da millenni, che considera la natura come qualcosa di fisso e di immutabile. Engels, scrive: La prima
breccia in questa concezione pietrificata della natura fu aperta non da uno scienziato, ma da un filosofo.
Nel 1755 apparve la Storia naturale generale e teoria del cielo di Kant. La questione del primo impul-
so veniva eliminata: la terra e lintero sistema solare apparivano come qualcosa che si venuto forman-
do nel corso del tempo.
Se la terra era qualcosa che si era andata formando, allora il suo presente stato geografico e climatico, i
suoi animali e le sue piante dovevano di necessit essere anchessi essere il risultato di un processo in
formazione. La terra doveva avere una sua storia, fatta non soltanto di giustapposizione nello spazio, ma
di successione nel tempo. Se si fossero avviate le ricerche subito, decisamente, in questa direzione, le
scienze naturali sarebbero oggi notevolmente pi progredite di quanto in effetti non siano.
Il primo attracco alla stabilit della specie fu sferrato da K. F. Wolff nel 1759 poi acquist forma solida
con Oken, Lammark, Baer e fu portato a termine da Darwin, esattamente un secolo dopo, nel 1859. La
nuova concezione della natura era, nei suoi tratti essenziali, ormai completa, ogni rigidit era stata sciol-
ta, ogni fissit era scomparsa, tutti i caratteri particolari ritenuti eterni erano divenuti caduchi; si era
dimostrato che lintera natura si muoveva in un perpetuo flusso.
Siamo cos oggi ritornati alla concezione dei grandi fondatori della filosofia greca, che vedevano il ca-
rattere essenziale di tutta la natura, dalle parti infime alle massime, dal granellino di sabbia al sole, dai
protisti agli uomini, in un eterno nascere e trapassare, in un incessante flusso, in un moto e in un cam-
biamento senza tregua, con questa differenza essenziale per: mentre per i greci si trattava di geniale in-
tuizione, per noi tutto ci risultato di una rigorosa ricerca scientifica sperimentale, e si presenta quindi
in forma molto pi definita e chiara (F. Engels, Introduzione alla Dialettica della natura, 1875-76).
Nelle lettere prima esaminate, questo aspetto viene poco sottolineato, forse perch i fondatori del sociali-
smo scientifico avevano gi da molto tempo rifiutato la concezione pietrificata della natura. Marx ed
Engels sembrano pi interessati al colpo mortale inferto alla teleologia. questo infatti laspetto pi ri-
voluzionario della teoria di Darwin. Il mutamento della natura non ha un telos, uno scopo, un fine. Non
c un dio, un idea o una forza razionale che guida la natura e che ha portato alluomo.
Stephen J. Gould sostiene che le teorie di Darwin sono talmente dirompenti per il tradizionale pensiero
occidentale che ancora oggi non sono state ancora completamente comprese. La considerazione vale in
misura maggiore per il XIX secolo, infatti persino alcuni studiosi, pur legati da amicizia e ammirazione
per Darwin, non lo seguivano nelle considerazioni che derivavano dalla teoria stessa. Tra questi anche il
geologo Lyell e lo stesso Wallace che aveva presentato la teoria sulla selezione naturale assieme a Darwin
il 1 luglio 1858.
Tra i pochissimi che comprendono e accettano queste implicazioni, Gould colloca Marx ed Engels che
capirono subito a cosa fosse arrivato Darwin e utilizzarono il contenuto radicale della sua opera.
(Gould Questa idea della vita).
Darwin, e lo dimostrano soprattutto i suoi quaderni di appunti dove polemizza con Platone, pienamente
consapevole delle implicazioni filosofiche della sua teoria. Nel capitolo conclusivo dellOrigine della
specie scrive: Quando le opinioni sostenute in questo libro, od altre opinioni analoghe, saranno am-
messe dalla generalit degli studiosi, si pu prevedere oscuramente che vi sar una grande rivoluzione
nella storia naturale.
Bernard Cohen, in La rivoluzione nella scienza, riferendosi a questo passo sostiene che Il preannuncio
di una rivoluzione in una pubblicazione scientifica formale sembra senza precedenti nella storia della
scienza. Una rivoluzione effettivamente verificatasi.


IL DARWINISMO SOCIALE

Nella storia della scienza, mai prima n dopo, una teoria scientifica provocher polemiche tanto infuocate
e in paesi di tutto il mondo. Gli attacchi hanno inizio quasi subito e continuano ancora oggi.
Ma ancora pi pericolosi sono i sostenitori della teoria che cercano di utilizzarla a fini politici: le applica-
zioni sociali del darwinismo. La lotta per lesistenza viene portata nella societ umana e considerata come
una legge eterna: la concorrenza liberista, lemarginazione dei deboli e le scale sociali sono fenomeni na-
turali. Inutili e dannosi sono i tentativi di superarli.
Gi nel 1862 viene pubblicata la prima traduzione francese dellOrigine della specie con unampia pre-
fazione di Clemence Royen che sostiene queste ideologie, attacca il socialismo, le forme di assistenza so-
ciale, welfare diremmo oggi, e persino la la carit esagerata. la zuppa di Malthus che ritorna in un
altro contenitore. Marx segue questi dibattiti e critica aspramente la Royen in una lettera del 15 febbraio a
Laura e Paul Lafargue. Anche Darwin contrario al darwinismo sociale anche se lascia lonere di confu-
tarlo al suo fido collaboratore Haxley.
Un utilizzo di Darwin diametralmente opposto al darwinismo sociale, viene portato avanti soprattutto in
Russia e trover il suo epilogo nellanarchico Kropotkin che cerca di fondare levoluzione non sulla lotta
per lesistenza ma sulla cooperazione ne Il mutuo appoggio del 1902.
Il tema in parte gi presente in Ptr Lavrovi Lavrov, un populista russo che aveva partecipato alla Co-
mune di Parigi, membro dellInternazionale Comunista e amico di Marx. Lavrov nel 1875 scrive un arti-
colo per il periodico russo Vperiod (Avanti) su Socialismo e lotta per la vita. Chiede consigli a Marx
che lo invita a rivolgersi ad Engels, che risponde con una lunga lettera del 12 [-17] novembre 1875. En-
gels sostiene che la concezione che vede solo la lotta per la vita e quella che da la preminenza alla coo-
perazione sono altrettanto unilaterali e limitate. Lazione reciproca dei corpi naturali - sia inanimati
che viventi - comprende tanto larmonia quanto lo scontro, la lotta cos come la cooperazione.
La tesi di fondo di Marx ed Engels che non si pu meccanicamente trasferire le leggi di vita delle socie-
t animali alla societ umana.
In una lettera a Kugelmann del 27 luglio 1870 Marx ironizza contro F. A. Lange che riduce lintera sto-
ria delluomo in ununica grande legge della natura la lotta per lesistenza, struggle for life. Marx so-
stiene che questo un metodo molto persuasivo, per lignoranza e la pigrizia mentale ostentatamente
scientifica e ampollosa. Un serio lavoro scientifico consiste nellanalizzare la lotta come si presenta in
diverse determinate forme sociali. La lotta tra schiavi e padroni nellantica Roma, la lotta della borghe-
sia mercantile nelle citt italiane del Basso Medioevo, la lotta della borghesia francese contro lancien re-
gime possono anche essere tutte ricondotte alle battaglie per le risorse ma certamente hanno assunto carat-
teri molto diversi.
Engels sviluppa queste argomentazioni e sostiene che la lotta per le risorse nella societ umana si presenta
sotto forma di lotte di classi, un fenomeno assente nella societ animali. E questa lotta di classi assume
contenuti e forme diverse nelle varie epoche storiche. Nella lettera a Lavrov scrive che le differenze tra la
societ umana e quella animale sono tali da rendere impossibile limmediata trasposizione delle leggi
delle societ animali in quelle umane. Inoltre la produzione degli uomini raggiunge ad un certo stadio
un livello tale, per cui si produce non soltanto per i bisogni necessari, ma altres per i godimenti di lusso,
anche se inizialmente solo per una minoranza. La lotta per lesistenza, se vogliamo per un momento far
valere qui questa categoria, si trasforma quindi in una lotta per dei godimenti, non pi soltanto per dei
semplici mezzi di sussistenza, bens per mezzi di sviluppo. Inoltre listinto sociale fu una delle leve
pi essenziali dello sviluppo degli uomini a partire dalla scimmia.
La lotta perenne per le risorse ha quindi subito grandi variazioni, il capitalismo poi un metodo che pro-
duce enormi quantit di mezzi di sussistenza, la contraddizione maggiore non consiste nelliniqua distri-
buzione dei prodotti ma nel fatto che questo metodo basato sul profitto talmente anarchico e irrazionale
da provocare delle crisi periodiche che si risolvono con la distruzione di merci e la miseria dei disoccupa-
ti.
Nella societ capitalista la lotta dei produttori non finalizzata a sostituirsi alla borghesia per ottenere dei
privilegi nella distribuzione della ricchezza ma nel sottrarre la direzione della produzione e della distri-
buzione alla classe cui finora era stato affidato e che adesso ne divenuta incapace, questa appunto
la rivoluzione socialista.


MARX HA DEDICATO A DARWIN IL CAPITALE?

Marx dedica Il Capitale a Wilhem Wolff: Al mio indimenticabile amico, lardito, fedele, nobile pio-
niere del proletariato morto in esilio nel 1864. Marx non propose mai a Darwin di dedicargli la sua ope-
ra pi importante. Darwin non rifiut tale offerta.
Lequivoco su questo presunto rifiuto nasce da una lettera del 13 ottobre 1880. La lettera non era rivolta a
Marx ma ad Aveling, il genero di Marx, compagno della figlia Eleanor. Si pens che la lettera fosse ri-
volta a Marx perch per errore fin tra la sua corrispondenza. documentato invece che Marx invi a
Darwin una copia del primo volume del Capitale con dedica. Darwin rispose con una lettera di ringra-
ziamento il 1 ottobre 1873.
Al funerale di Marx, il 17 marzo 1883 Engels, nella sua orazione funebre, paragona Marx a Darwin: Co-
s come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, Marx ha scoperto la legge del-
lo sviluppo della storia umana. La sociologia di Marx e la biologia di Darwin non sono n meccanicisti-
che n finalistiche.
Platone, il maggiore esponente dellidealismo greco, immaginava un mondo basato su un ordine immuta-
bile. Le sette cristiane quando, con lappoggio dellimpero romano, diventarono una Chiesa si gerarchiz-
zarono ed elaborarono dogmi e visioni che si innestarono sul tronco della filosofia idealistica. Le stelle
restavano fisse al loro posto; i pianeti seguitavano a girare nelle orbite loro prescritte; la Terra, con i suoi
monti e fiumi, era rimasta immutata dal diluvio universale; le specie vegetali e animali erano fissate una
volta per tutte dalla creazione. Alla natura non era concessa alcuna modificazione di fondo, Linneo ammi-
se che potevano sorgere nuove specie solo per incrocio.
Ma lidealismo filosofico andava ancora oltre. Nel famoso mito della caverna, nella Repubblica e nella
favola di Fedro, Platone prospetta un mondo immutabile delle idee, situato al di sopra del cielo
delliperuranio, pi reale e pi vero del mondo stesso della nostra esperienza; rispetto alla quale, anzi, il
nostro prigioniero fin dalla nascita nel fondo della grotta. Oggi pochi prendono sul serio il mito della
caverna ma molti credono in categorie immutabili e in una societ capitalista destinata a durare nei secoli
dei secoli. La vera essenza della realt per Platone era lIdea immutabile, per Darwin e Marx il muta-
mento.