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1 Periodico on line e cartaceo di storia, cultura, attualità - Numero 7-8 - lug
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Periodico on line e cartaceo di storia, cultura, attualità - Numero 7-8 - lug ago 2005 - Distribuzione gratuita interna - Fotocomposto e prodotto in proprio
SOMMARIOSOMMARIO NUMERONUMERO 77 -- 88 LUGLIOLUGLIO -- AGOSTAGOSTOO 20052005 wwwwww.thule-italia.com.thule-italia.com
SOMMARIOSOMMARIO
NUMERONUMERO 77 -- 88
LUGLIOLUGLIO -- AGOSTAGOSTOO 20052005
wwwwww.thule-italia.com.thule-italia.com
20052005 wwwwww.thule-italia.com.thule-italia.com LE DUE UCCISIONI JANUS pag. 3 DA MATRIX AL RISVEGLIO ANS
LE DUE UCCISIONI JANUS pag. 3 DA MATRIX AL RISVEGLIO ANS pag. 7 AFRICA: UN
LE DUE UCCISIONI
JANUS
pag. 3
DA MATRIX AL RISVEGLIO
ANS
pag. 7
AFRICA: UN CONTINENTE, MILLE IPOCRISIE
GABRIELE GRUPPO
pag. 11
IL TRAMONTO DI UN SOGNO: FRANCE - AFRIQUE
GABRIELE GRUPPO
pag. 14
EUROPA RISORGI!
FEDERICO PRATI
pag. 18
L’IMPLOSIONE BIOLOGICA DEL SUD DEL MONDO
SILVANO LORENZONI
pag. 21
SPARTA
AVATAR
pag. 25
IL CINGHIALE E L’ORSA
ALAIN
pag. 28
IL
MONDIALISMO
ALECAVA
pag. 29
VICOLI DI STORIA
LODOVICO ELLENA
pag. 30
ADUNATA - MINNE XIV-XV-XVI-XVII
ALCHEMICA
pag. 36
GUARDIA DI FERRO E LEGIONE ARCANGELO
MICHELE
MILES
pag. 37
LA SCIENZA PERDUTA DELLA STONE AGE (2 a parte)
MTHULE
pag. 41
OROSCOPO ESOTERICO: EVA BRAUN
FRIDA
pag. 46
DI
NOTA IN NOTA
MTHULE
pag. 69
2

LeLe duedue uccisioniuccisioni

didi JanusJanus

NN ei testi della tradizione Tantra tibetana ed anche

nella sua forma guerriero-ascetica generatasi in

Giappone,

cioè

lo

Zen,

è

possibile

riscontrare

un'espressione che definiamo particolare, che non

poche confusione ha potuto generare tra diversi e non

pochi ricercatori della Dottrina Tradizionale:"Se sulla

tua via incontri il Buddha, uccidilo". Per vivificare il

valore essenziale di tale insegnamento disquisiremo

in questo scritto circa due uccisioni, perché due sono

i sensi con cui può essere intesa tale azione, perché

duplice è la capacità di interazione dell'umano esiste-

re coi simboli, a secondo che essa sia condotta da

Helios o da Selene, dallo Zolfo o dal Mercurio, dal

sovraumano o dall'infraumano. In qualsiasi percorso

iniziatico che si consideri è riscontrabile una rigida

gradualità ascetica, che pone ante omnia una corposa

formazione dottrinale unita ad disciplina ferrea di

purificazione interiore, che possa rappresentare cioè

che i Filosofi Ermetici intendevano per Putrefactio in

Nigredo, come stadio iniziale e rigorosamente fonda-

mentale della rigenerazione che ha cominciamento

con l'Opera al Nero. In questa sede non possiamo,

anche

sinteticamente,

disquisire

sulle

varie

fasi

dell'Arte - cosa a cui abbiamo accennati in diversi

nostri scritti -, ma vogliamo soffermarci su ciò che

inizialmente

contraddistingue

una

via

spirituale,

caratterizzandola, conducendo il lettore al senso vivo

e diretto del nostro articolo. La fase iniziale d'ascesi,

a cui abbiamo fatto cenno, presenta delle profonde

analogie nelle diverse forme della Tradizione, analo-

gie che si riveleranno assolutamente non casuali, ma

espressione di un comune Metodo, di una primordia-

le Arte! Nelle tradizioni d'Oriente troviamo l'aspiran-

te

yoghin

completamente

sotto

il

controllo

del

Maestro, del Guru, con una duplice valenza: la guida

del discepolo e la rinuncia dello stesso a qualsiasi

manifestazione della propria individualità, la rinuncia

all'Io per la liberazione del Sé. Nella tradizione occi-

dentale diversi sono gli esempi in tal senso: l'iniziato

pitagorico, ricordiamo, era "costretto" al completo

silenzio per diversi anni dinanzi agli insegnamenti

del Maestro, proprio per quell'opera di mortificazio-

ne che risulta essenziale in qualsiasi opera rigenerati-

va. Julius Evola, inoltre, nei suoi Saggi sull'Idealismo

Magico ci parla delle tre vie di purificazione iniziale

all'iniziazione magica: la Via del Fuoco, come com-

pleto distacco dalle percezione sensoriali e dell'am-

biente; la Via del Dolore, come azione di distacco dai

vincoli della propria individualità; la Via dell'Amore,

come donazione dell'Io che non brama più, che non

ha più sete né desiderio. Questo è il sentiero che con-

duce il myste verso una padronanza secca e solare,

temprandolo per le successive prove iniziatiche, que-

sto è il sentiero che spesso viene scambiato erronea-

mente per devozionalità, essendone completamente

di natura opposta: rinunciare all'attività del proprio Io

per assurgere a maggiore Libertà, quella dimensione
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incondizionata che non conosce preghiere, idoli né

miti. Tali, quindi, sono le iniziali tappe ascensionali,

ermetiche, ascetiche che il myste deve percorrere

verso la Libertà Assoluta, anche verso il proprio

Maestro…eccoci al punto! L'Autarca, il dominatore

di sé uccida il proprio Maestro, significando un supe-

essenza trascendentale, il destino degli esseri e delle

cose tutte e il regno di " coloro che sono""(La Triplice

Via, Abraxa, da Introduzione alla Magia del Gruppo

di Ur). La comprensione, in tal ottica, diviene illumi-

nante, apre al ricercatore campi vastissimi e al guer-

riero mondi interi da conquistare, è il realizzarsi del

ramento dell'eteronomia che lo legava all'insegna-

Satori, del Vuoto che, allo stesso tempo, dona calma

mento, avendolo assunto completamento in sé, essen-

interiore e volontà, silenzio e affermazione, umiltà e

do divenuto Uno con esso: ma non è Verità forse

fermezza: questa è la prima delle due uccisioni, l'au-

quella che vuole la Traditio cessare di esistere all'av-

tentica, la tradizionale, quella sotto il segno di Mithra

venuta Liberazione, assunta come mezzo, come nave

Invictus:" Sotto la spada levata dritta c'è l'inferno che

con cui si varca il guado, con cui si raggiunge l'altra

ti

fa tremare, ma và avanti e troverai la terra della

sponda? Questo è il senso reale, vivo, iniziatico del-

Beatitudine"( Musoshi Miyamoto). La seconda ucci-

l'espressione che indica al discepolo l'uccisione del

sione è quella sotto il segno di Maya, dell'illusione,

proprio Maestro, perché egli stesso è ormai Maestro

della superficialità, di un arrogante individualismo e

e

non più discepolo, essendo la Veritas per lui in tutti

brevemente ne spiegheremo le caratteristiche. Chi

e

in tutto, omne omne est!. E' l'uccisione liberatrice,

assume il suddetto insegnamento, rifiutando o igno-

è

l'ultima fissazione alchemica, che ha trasmutato

rando che esso rappresenti la culminazione di un

tutte le alterità in identità:"Ti si impone così una

cammino spirituale, lo usa il più delle volte come giu-

disciplina di fermezza e di distacco, fino a che sia

stificazione rispetto alla propria impotenza o non-

creato un equilibrio, la qualità di una vita padrona di

qualificazione per un diritto più alto di vita e d'esi-

sé, libera rispetto a sé, detersa dall'istintività, dall'ap-

stenza. Se l'uccisione ascetica presuppone un supera-

petito oscuro dell'essere naturale nella carne come

mento della dualità, della molteplicità, essa facendo

nella mente… La natura solare ed aurea in te allora

confluire il maturo adepto nella visione Una delle

potrà rompere l'equilibrio ed essere più forte: l'altro -

cose, l'uccisione che definiremo individualistica e

il

tuo io, i tuoi sensi, la tua mente - sarà sotto di te. E

tipicamente moderna si caratterizza per la propria

potrai anche sospenderli: renderli inerti, neutralizzati,

stretta familiarità con il mondo del libero pensiero,

fissati: è il Silenzio, " l'estinzione della mania", il dis-

per una sterile dialettica, per una vuota retorica, per

siparsi della nebbia. Allora nel tuo occhio rischiarato,

una sfrenata corsa all'esposizione del proprio Io, delle

lampeggerà la visione ciclica, integrale: vedrai la tua

proprie concezione, delle proprie opinioni. Un modus
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vivendi che intimamente respinge ogni personale

moderni esecutori! Uno stile precisamente indirizza-

sublimazione, perché ha paura di fare i conti con se

to, inquadrato, una pratica comportante rinunce,

stesso, che rende relative le Verità che la sua natura

sacrifici, estrema volontà per codesti fanciulli, ma

caduca, non eroica, borghese non gli permette di sen-

anche per troppi adulti, sono cose che la loro vista

tire, di vedere ed erige a verità i relativismi dello

non può sopportare, sono responsabilità che il proprio

scientismo, del neospiritualismo, di tutto ciò che è

animo non può assumere, quindi loro uccidono, evi-

comodo assumere senza una drittura, un'ascesi, un

tano l'ostacolo, fuggono davanti a sé, innanzi ad una

voler comandare senza aver imparato ad obbedire! E

luce troppo forte che si è palesata, rifugiandosi nel

sono lì coloro che con la loro giovane presunzione

loro mondo fatato, con le loro impressioni rialzate al

sono sempre pronti a giustificare od a condannare lo

rango di Immortali Principi, giudici ed inquisitori

Spirito con la Materia, a perdere il loro tempo parlan-

contro chiunque metta in dubbio il democratico, trop-

do e scrivendo di cose che non conoscono, di cui si

po

democratico spiritualismo, che alimenta e fagoci-

creano una loro idea, personalissima, uccidendo i

ta

le loro giornate (ed anche le nottate) virtuali. La

propri Maestri, senza che essi siano mai divenuti loro

loro cecità li rende liberi, non oscurati da qualsivoglia

discepoli, contrariamente alla loro immensa illusione.

dogmatismo, senza capire quanto sia vana tale pre-

Eh si! Ci si illude di superare una meta, che non si è

sunzione, succubi, quali sono, dei più noti fenomeni

mai raggiunta, che non si comprende nella sua viva

di

omologazione mondialista e moderna. Ciò che

essenza tradizionale, magari confortandosi di avere

risulta assente è una forma, uno stile, un'assunzione

accanto tanti simili; come se il numero abbia mai

di

responsabilità, presupposti irrinunciabili! Eguale,

potuto giustificare o sostanziare un'idea, un'opinione

però, è la condizione di chi si limita in una visione del

e se lo ha fatto, ciò è accaduto sempre in senso nega-

mondo mistico-devozionale, con le sue certezze,

tivo, mai affermativo e normativo. Per tali viandanti

priva di ogni slancio verso l'Assoluto, che illusioria-

non è cosa risibile l'iniziazione online ed un percorso

mente crede di possedere già nei propri dogmi, nel

iniziatico consistente nella sola lettera di testi, nello

proprio Dio, manifestando, però, quanto maggior-

sperimentalismo dilettantistico di chi raccatta qual-

mente possibile, una distanza invalicabile verso la

che rito o ricetta magica su qualche testo, su qualche

condizione di Libertà di cui abbiamo precedentemen-

sito virtuale, di chi "leggucchia" Introduzione alla

te

scritto. Chi si fossilizza in forme religiose ormai

Magia di Ur, il Magick di Crowley, qualche testo indù

decadenti si preclude la strada per un più arcaico

o buddista, per poi avventurarsi nella respirazione,

Sapere, confermando, rende normativo il distacco tra

nei viaggi astrali, nelle visualizzazioni…questi sono i

umano e Divino, accettandolo, accettando la propria
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caduca condizione d'impotenza, forse ancor più peri-

colosa,

perché

voluta,

ritualizzata

e

consacrata.

Quest'ultimi non uccideranno mai il proprio Maestro,

essendo servi più che discepoli, avendo rinunciato a

priori alla loro potenza, alla loro volontà, alla subli-

mazione del proprio demone. Il superamento, quindi,

deve divenire doppio: l'eccidio si estenda tanto alla

condizionalità della propria esistenza, del proprio

misticismo, quanto ad una Libertà che sia realmente

tale, cioè frutto di un processo trasmutatorio indivi-

duale, severo e spartano che contempli ogni aspetto

del nostro essere, al di là di puerili intellettualismi o

di fascinazioni

iniziatiche:"Omnia

filosofiche

orta

occidunt

o

et

pseudo-

aucta

sene-

scunt"(Sallustio). In merito a tutto ciò, crediamo sia

immenso il patrimonio che l'opera del Divin Platone

ci ha consegnato in termini di educazione, di Paideia

correlata alla Prassi, proprio come insorgenza tradi-

zionale al dilagare del relativismo sofistico e come

Conoscenza,

superamento

attivo

della

Fede.

Seguendo

tale

Via,

che

è

quella

arcaica

della

Tradizione Occidentale, che nell'ultimo numero della

rivista Camelot, in prima pagina, riproponemmo un

preciso insegnamento ermetico-alchemico, che qui

vogliamo inserire in conclusione del nostro breve

scritto:"Patientiam, quia secundum Gebrum festinan-

tia a diabolo est; ideo qui patientiam non habet, ab

operatione manuali suspendat. Mora est etiam neces-

saria, quia omnis actio naturalis, quam sequitur ars

nostra, suum habet modum et tempus determinatum"

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(Tommaso D'Aquino, Trattato della pietra filosofale).

DaDa MatrixMatrix alal Risveglio:Risveglio: AppuntiAppunti perper ilil lettorelettore didi ThuleThule

didi AnsAns

PP er questo numero di Thule, voglio proporre alcuni

stralci di notizie, accuratamente selezionate per esse-

re agghiaccianti, il cui "risvolto" descrive puntual-

mente di cosa è fatto il sistema: illusioni, bugie,

schiavitù. Una sorta di Matrix appunto. E sulle spon-

de di Thule, l'isola degli iperborei, è necessario, come

nel film citato poco sopra, ingerire la pillola che con-

sente di svegliarsi, di capire e trovare ciò che cerchia-

mo da una intera vita: la libertà rispetto alla schiavitù

del sistema. Che poi questa schiavitù assuma le fat-

tezze del genocidio dei popoli europei, basteranno

questi pochi esempi, alternati da qualche commento

di chi scrive.

"L'Europa sta morendo per mancanza di un numero

sufficiente di nuovi nati. E' come se le giovani donne

d'Europa pensassero: se la vita è del tutto priva di

significato perché aumentare il dolore ? Tutto quel

che rimane è il multiculturalismo, termine dietro il

quale si nasconde l'autodisprezzo. Tuttavia, c'è anco-

ra un folto gruppo di europei a giudizio dei quali la

vita ha un significato, uno scopo e una direzione: si

tratta della grande fiumana di musulmani che conti-

nua a penetrare legalmente in Europa. Quei musul-

mani annientano in silenzio il […] Welfare State,

semplicemente con il loro ottimismo e con gli elevati

tassi di natalità. Ciò che non sono riusciti a conqui-

stare con la forza delle armi […] ora lo stanno otte-

nendo quasi senza incontrare alcuna opposizione"

M. Novak, Il Giornale, 20/10/2004

E i giovani europei invece possiedono questo ottimi-

smo e questo senso della vita e delle cose ? Vediamo

quali sono stati i risultati di una recente inchiesta in

Piemonte, regione un tempo ricca (di denaro ) e di

tradizioni …

"Il 65 % [dei giovani intervistati N.d.R.] ha messo al

primo posto [come sentimento più radicato nella pro-

pria persona ] il sentirsi isolati, soli anche in mezzo

alla gente. Poi il 51 % ritiene che ci si costruisca una

barriera verso gli altri. Seguono la mancanza di

voglia o piacere di fare le cose ( 44 %) la tristezza (

40 % ) l'uso di sostanze stupefacenti o alcool ( 33,2%

) l' eccesso di sensibilità ( 21 % ). La ricerca di rischi

eccessivi è tata indicata nel 17,9 % delle risposte: in

pratica il tentativo di uscire da una situazione tal-

mente opprimente, da rendere necessaria una solu-

zione forte, pericolosa. Anoressia e bulimia sono poi

una manifestazione di disagio per il 15,3 % degli

intervistati"

Massimo Putzu, La Stampa, Aprile 2005
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L'articolo continuava chiarendo che l'88 % dei con-

tratti di lavoro che interessano i giovani piemontesi

sia atipico. Quindi precario. Quindi impedisce di spo-

sarsi e farsi una famiglia. Quindi porta all'estinzio-

ne/genocidio degli italiani. Vi siete mai chiesti a cosa

serve la legge "Berlinguer", del cosiddetto "3+2",

quella che ha stravolto e distrutto l'università italiana

? Questa legge ha come scopo quello di "sfornare" un

numero di laureati pari a quello degli altri paesi euro-

pei. Per farlo sono stati ridotti drasticamente i pro-

grammi, tanto che i miei colleghi più giovani, quelli

che a differenza di scrive si sono iscritti al "3+2", non

hanno le basi per lavorare. Ma il vero problema, oltre

a quello della diminuzione del livello qualitativo del-

l'insegnamento, è che il "3+2" ha portato a iscriversi

una massa di studenti pari al 120 % annuo in più

rispetto a dieci anni fa. Questo significa che chi

sarebbe andato a lavorare a vent'anni circa, si sareb-

be sposato due anni dopo e avrebbe "donato un figlio

al nostro avvenire asfittico", adesso si iscrive all'uni-

versità, compie i 5 anni di studi ( nessuno infatti si

ferma ai primi 3 ) non trova più lavoro perché le

aziende non offrono lavoro a tutti i laureati, anzi, cer-

cano di solito operai e piccoli impiegati. Quindi si

ritrova a 25 anni, con una laurea che non vale nulla in

termini di conoscenze, senza lavoro perché i laureati

sono troppi e chi ha fatto l'ordinamento "3+2" vale

meno sul mercato dei laureati vecchio ordinamento.

Quindi non si sposa, non fa figli … e gli italiani si

estinguono.

Ma i problemi nel mondo del lavoro riguardano

anche gli extracomunitari … non solo gli italiani ?

Falso, è quanto emerge da recenti studi della regione

Lombardia, quella per intenderci con più allogeni al

suo interno.

"Nel 2004 gli stranieri senza permesso di soggiorno

[ in Lombardia ] sono il 14 % del totale, contro l'11

% del 2003. Ma intanto diminuiscono i poverissimi e

aumentano gli immigrati con buoni stipendi: il 18 %

guadagna più di 1.500 € al mese. Attualmente gli

extracomunitari in Lombardia sono 650.000, e rad-

doppiano ogni 5 anni. Inoltre gli immigrati a reddito

molto basso, 500 €, diminuiscono passando dal 15 %

del 2001 al 5 % del 2004"

A cosa pensano i nostri politici mentre accade tutto

ciò ? Riportiamo un interessate intervento, sulle pagi-

ne de "La Stampa", di Livia Turco, ex ministro,

responsabile dell'ingresso di due milioni di immigra-

ti irregolari dal '99 al '01.

"[Titolo]

Immigrati,

il

futuro

è

convivenza.

La

Parrocchia di Morozzo [il paese in cui Livia Turco è

cresciuta N.d.r.] mi è particolarmente cara. Lì sono
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stata battezzata, ho ricevuto la prima comunione e la

cresima. Lì da adolescente e da giovane ho pregato

con molta intensità. Anche Enrico [Il Figlio N.d.r.] è

molto religioso. Davanti alla chiesa abbiamo trovato

un banchetto che offriva dolci tipici preparati dalle

diverse famiglie di immigrati e c'erano persone gen-

tili dal Marocco che li porgevano ai morozzesi. La

messa era affollata come sempre. Era celebrata da

Padre Ndasula Nulebo, originario dl Congo. Un

gruppo di senegalesi suonava i tamburi. Ciascuna

comunità ha preso la parola, attraverso il canto e le

preghiere, e così si sono alternate le invocazioni ad

Allah del cittadino marocchino […] e il canto della

donna brasiliana. "E' stato più divertente della messa

per la mia prima comunione" [dice il figlio dell'ex

ministro]. Gli immigrati ci sono ma non si vedono

[Evidentemente l'ex ministro ha problemi di vista.

N.d.r.] . Farli conoscere, diffondere la loro cultura, fa

bene a loro prima ancora che a noi [???]. Intanto

proseguono le azioni di inserimento, innanzi tutto dei

ragazzi [allogeni] che dice [il Parroco] don Antonio

dimostrano di avere una marcia in più dei nostri figli

perché conoscono già due o tre lingue, si interessano

della storia italiana, hanno uno spiccato senso della

religione, partecipano attivamente alla vita parroc-

chiale. […] La parrocchia si è attivata per promuo-

vere il corso di arabo, ogni domenica dalle due alle

sei [ma non era il giorno del signore ? N.d.r.] E' pro-

prio vero che esiste un Dio delle piccole cose e sono

i suoi gesti quotidiani di reciproco riconoscimento a

tracciare il sentiero della convivenza e della cittadi-

nanza".

Leggendo questo articolo ringrazio gli Dèi di avermi

fatto pagano. Inoltre chi scrive ha grande stima del

cristianesimo medioevale e templare e proprio per

questo vede in queste azioni mortificanti del clero un

segno di blasfemia. Ma vediamo come si muove la

chiesa in altri ambiti legati agli allogeni.

"[Da un recente studio sull'immigrazione a Torino

promosso da un ente filo clericale] emergono dati

che si impongono all'attenzione: al San Luigi di Via

Ormea, il grande, attivissimo, oratorio salesiano di

San Salvario, gli adolescenti stranieri rappresentano

ormai il 75 % del totale dei frequentanti. […] Ma

anche in zone meno interessate dal massiccio inse-

diamento abitativo degli immigrati le percentuali

sono alte … "

M.T. Martinego, La Stampa, Maggio 2005

Inoltre non sono pochi i casi di parroci che fornisco-

no documenti falsi per "regolarizzare" gli allogeni.

Poi ogni tanto i mass media fanno finta di accorgersi

del problema immigrazione.

9

Recentemente le TV hanno finto di accorgersi dei

reati compiuti dagli immigrati. Contemporaneamente

però è cominciata sui canali televisivi principali la

solita melensa campagna anti razzista fatta di film

anti nazisti, talk show, telefilm e altre amenità.

incontrollata per poter usufruire di un bacino di voti

e di nuovi iscritti al sindacato ma soprattutto teoriz-

zano, come fa Toni Negri, l'avvento di un tipo umano

indifferenziato frutto del meticciato, che porterà a ter-

mine la rivolta del proletariato su scala globale.

Peccato però che da anni accadano reati a sfondo ses-

Le destre: Il centro destra è forza politica in gran

suale perpetrati dagli allogeni, vere e proprie "forze

parte immigrazionista che in Veneto, ad esempio, ha

di

occupazione mondialista", nel disinteresse genera-

promosso un bonus economico per incentivare la già

le

e ci fanno credere che il fenomeno sia scoppiato

rilevante prolificità degli allogeni.

solo ora.

Nel settembre del 2003 il quotidiano La stampa dedi-

cava un breve trafiletto alla questione:

"[Molti] episodi di violenza nella prima settimana di

settembre a Milano. Una baby sitter sequestrata e

violentata da un gruppo di rumeni mentre tornava a

Le chiese: basti la frase del nuovo Papa; "devono

venire meno le differenze tra le razze".

Il neofascismo: quando non apertamente immigrazio-

nista (per filiazione storica rispetto al fascismo ven-

gono citati i soliti ascari) è generalmente anti razzista

e mentre il meticciato si diffonde loro urlano le soli-

casa. Tre uomini, un peruviano e due ecuadoriani

te frasi stantie tipo "Viva Cristo Re", "Anche gli ebrei

hanno violentato una donna di 34 anni. Un egiziano

sono fascisti", "Viva gli Ascari, Viva l'Impero".

di

30 anni accusato di aver violentato una ragazzina

Poi, come sempre, spuntano anche i soliti convertiti

di

15 anni. A Milano sono stati 153 i casi di violenze

all'islam, che portano avanti la loro personalissima, e

sessuali a maggiori di anni 14, 55 i casi di minori

abusati, rilevati […] nel 2003"

Chi si occupa di tutelare davvero gli Europei e gli

Italiani da tutto ciò ?

Le sinistre: Non solo appoggiano l'immigrazione

falsa,

equazione

Rivoluzionari"

"Immigrati

musulmani

=

Chi ha la forza di opporsi a tutto ciò ? Tu lettore di

Thule se vivrai ciò in cui credi e se non scenderai a

patti con il sistema. Svegliarsi e portare aventi, nel

tempo, il messaggio; essere pronti quando il sistema

crollerà …

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Africa:Africa: UnUn Continente,Continente, MilleMille IpocrisieIpocrisie

didi GabrieleGabriele GruppoGruppo

BBologna, Giugno 2000, il signor Cherubini

Lorenzo (alias Jovanotti), cantante di professione,

guru terzomondista nel tempo libero, decide di varia-

re dal suo troppo italiota pubblico d'adolescenti

urlanti, facendosi patrono di un improbabile festival

panafricano indipendente in Italia, invitando tutte, ma

proprio tutte, le realtà del panorama musicale di que-

sto continente.

Risultato, enorme rissa razziale, con marocchini,

algerini, e maghrebini in genere, che al grido: "Via

sporchi negri!". Invitavano "gentilmente" gli africani

di pelle più scura a togliersi dai piedi. Ovviamente un

fronte nigeriano, congolese, e di negritudine varia,

rispondeva con lo stesso "fraterno" tono, sfoderando

anche argomenti a serramanico, quale corollario dia-

lettico panafricano. Un incredulo Jovanotti, vista la

mala parata, decideva così di togliere le terga dal non

troppo quieto palcoscenico, non prima però d'aver

piagnucolato il soccorso della sbirranza bolognese;

precedentemente rifiutata quale servizio d'ordine, nel

timore di urtare, con tale presenza "fascista", la sen-

sibilità degli allogeni in festa.

Questo è solo un esempio di palese, bovina ignoran-

za di chi pensa che l'Africa sia "tutta uguale", e che

sia infondo "solo colpa del cattivo uomo bianco",

colonialista sfruttatore e xenofobo, se questi buoni e

simpatici africani non riescono ad esprimere tutta la

loro voglia di pace e fratellanza interetnica e multi-

razziale tanto in Europa, quanto a casa loro nei rispet-

tivi Stati di provenienza. L'Africa però è, come ogni

continente, un vasto territorio complesso; esistono

"tante Afriche" culturali, spirituali, economiche, ogni

una con la sua storia, il suo presente e le sue prospet-

tive. In Europa esistono purtroppo solo due visioni,

entrambe errate, ma entrambe accomodanti per la

coscienza della massa.

Troviamo, infatti, chi vede l'Africa nel suo aspetto

turistico/documentaristico. Ore ed ore di ricercati e

ripetitivi filmati zoofili sul modus vivendi delle giraf-

fe e degli ippopotami nei parchi del Kenya, pelose

trasmissioni televisive sulla sensibilizzazione contro

il traffico di zanne d'elefante (poi però la presentatri-

ce di turno ti sfoggia un raffinato bracciale in avorio

la settimana dopo); o più grezze campagne pubblici-

tarie d'operatori turistici che, sbavando prezzi "strac-

ciati", progettano "vacanze da sogno" in luoghi

incontaminati e folkloristici quali Zanzibar, Malindi,

Sharm el Sheikh (Africa ma non troppo), ecc

Tutte

cose che fanno sentire all'europeo medio il fascino

dell'esotismo della porta accanto; facile culturalmen-

te, con un paio di documentari visti su National

Geographic o della BBC ci si sente edotti in poco

tempo, ed accessibile economicamente, tanto ormai

basta un finanziamento della banca/strozzino a tasso

agevolato e: "Via! Si parte!!".
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Questa mentalità da turisti organizzati, di per sé già

becera, va affiancata poi a quella dei "turisti estremi".

Veri e propri imbecilli patentati che, quali infantili

neo esploratori "fai da te", pensano bene di varcare le

sicure ed asettiche maglie di protezione dei "paradi-

si" di proprietà dell'industria dei villaggi/vacanza, per

avventurarsi nell'Africa vera; che prontamente li

accoglie non con fiori, canti ed amenità annesse,

bensì con una rapina a fil di machete, quando va

bene, o con una bell'esplosione su una mina antiuo-

mo, quando va male.

La seconda, distorta, visione che all'europeo viene

propinata sull'argomento "Africa" è quella prove-

niente dai saccenti guru terzomondisti. Questi "signo-

ri" sono i portavoce e i cultori di quello che dovrebbe

essere l'eterno senso di colpa, il passato che non

passa, di noi europei, a causa delle lontane spedizio-

ni coloniali che caratterizzavano la politica estera di

molti Stati del vecchio continente (tra cui l'Italia), nei

riguardi dei popoli africani (e non solo), tra la fine del

XIX e l'inizio del XX secolo. Bene, che il fenomeno

"colonialismo" sia stata una porcata storica, amman-

tata da ogni sorta di giustificazione mendace, è un

dato di fatto assodato e, spero, indiscutibile. Sfido

chiunque oggi a tessere le lodi di chi, con la scusa di

portar "progresso", di evangelizzare e di democrati-

cizzare, gettava le basi di un brutale e rozzo sfrutta-

mento economico. Anche coloro che auspicavano che

"la grande proletaria si muovesse" avrebbero fatto

meglio ad accendere il cervello, prima di parlare, visti

anche gli scarsi risultati ottenuti dal nostro paese in

quel periodo e la pesante eredità che ora "noi", nati un

secolo dopo, dobbiamo gestire. Sì perché oggi tutta

una linea di pensiero, portata avanti dai personaggi

più svariati e stravaganti, intellettualoidi progressisti,

medici senza frontiere, artisti d'ogni categoria, cri-

stiani dalle più inquietanti sfaccettature etnomasochi-

ste ecc.; tendono a voler continuamente addossare la

responsabilità della povertà africana solo ed esclusi-

vamente sulle spalle di chi, uomo bianco qualunque,

deve confrontarsi ogni giorno con l'invadenza del-

l'immigrazione allogena, di cui la componente africa-

na ne è considerevole in quantità e criminosità.

Secondo questo pensiero in fondo "tutti i bianchi

sono colpevoli" del neo colonialismo delle multina-

zionali, poco importa però che tutte le classi dirigen-

ti degli Stati africani, a vario livello, abbiano delle

partecipazioni azionarie di rilievo proprio nelle mul-

tinazionali a torto definite "bianche" o "europee". Un

esempio eloquente è l'attuale antagonista dell'uomo

forte della Nigeria il generale Olusegun Obasanjo,

"democraticamente eletto" grazie a clientele etniche

(stranezze africane), cioè il vicepresidente Atiku

Abubakar. Questo "simpatico briccone" è stato presi-

dente di ben sette grosse compagnie private nigeria-

ne,

nonché

direttore

Universal Bank Ltd

generale

della

Nigerian

Oggi casualmente dirige il

"Consiglio Nazionale sulle Privatizzazioni" (National

Council on Privatization) ed ha già avviato la secon-

da fase del piano di smantellamento delle attività eco-
12

nomiche statali, con il trasferimento a compagnie pri-

vate nazionali ed estere, collegate a lui ed anche al

Presidente Obasanjo ("democraticamente eletto" in

base a clientele etniche, ci tenevo a ribadirlo), di

società pubbliche. Manco a dirlo questa "strana cop-

pia" d'amici/nemici è vista da Washington e Londra

come un "faro" di democrazia e progresso nella lotta

sia contro il fondamentalismo islamico africano, che

contro ciò che resta dell'economia tradizionale detta,

con il tono dispregiativo da economisti rampanti, "di

sussistenza". Il problema è che dietro a questo agget-

tivo "di sussistenza" si cela in realtà l'unico modello

economico che ha garantito la prosperità degli africa-

ni dall'alba dei tempi ad oggi, cioè l'economia triba-

le; quella che però non permette l'accumulo di capita-

li o la speculazione finanziaria, ma che sfamava i

popoli e che avrebbe mantenuto l'Africa indipenden-

te sia dal debito estero sia dagli ipocriti interventi

umanitari delle varie O.N.U. od O.N.G

Questi significativi esempi bastino per far capire

quanto ormai, tutto ciò che concerne la rete di rela-

zioni Occidente/Africa non sia più inquadrabile né

negli stereotipi del terzomondismo militante, di qual-

siasi provenienza, né in scenari da idillio naturalisti-

co. Quindi non si può continuare a disinformare la

gente riducendo la complessità di un intero continen-

te a solo due punti di vista fallaci e grossolani. Oggi,

e va detto a chiare lettere, esistono responsabilità ben

precise dell'élite africana al potere; una classe diri-

gente matura, non certo sprovveduta o "vittima" dei

subdoli bianchi e dei loro eserciti mercenari, ma atti-

va in quello che è l'attuale, disastroso, assetto del

continente in tutte le sue latitudini. Ciò che si può

ancora imputare alla nostra agonizzante civiltà dei

"lumi democratici" e della "scienza esatta" è il voler

ostinatamente insistere sul fatto che tutti i popoli del

pianeta possano esser organizzati politicamente ed

economicamente nel medesimo modo; con gli stessi

principi/guida e le stesse dogmatiche parole d'ordine.

L'Africa ci dimostra che la democrazia rappresentati-

va può essere lo strumento di potere di una tribù

dominante sulle altre, e che la tanto vantata economia

mercantile liberista sia semplicemente il modo in cui

poco meno del 20% della popolazione mondiale

possa chiedersi:

"Dove andiamo in vacanza quest'anno?"

Gabriele Gruppo

13

IlIl

France-AfriqueFrance-Afrique

TTramontoramonto

didi

didi GabrieleGabriele GruppoGruppo

unun

Sogno:Sogno:

di di Gabriele Gabriele Gruppo Gruppo un un Sogno: Sogno: ne strategica di Churchill per l'Europa

ne strategica di Churchill per l'Europa era quella di

"rimettere in sella la Francia" (parole sue), di modo

d'aver manforte nel contenimento della potenza stali-

niana in Europa, virulenta ed infida. Così De Gaulle

riuscì a ritagliarsi, grazie ai buoni ed interessati

appoggi inglesi, un ruolo nel "club dei grandi" quale

preservatore di quell'idea colonialista borghese che

aveva dominato in occidente per quasi un secolo. Il

problema riguardava l'ormai radicalmente mutato

SSe dovessi pensare a qual è per me l'essenza del

concetto di "France-Afrique" mi verrebbe subito alla

mente

l'immagine,

immortalata

nel

film

di

G.

Pontecorvo "La Battaglia d'Algeri", dell'ingresso

trionfale dei parà francesi ad Algeri nel 1957.

Una folla di coloni europei e di maghrebini francofi-

li salutano l'incedere marziale dei militari giunti per

ristabilire "l'ordine" ed il dominio di Parigi, in quel

tumultuoso angolo d'Africa ancora controllato dalla

republique dei "lumi" e degli "immortali principi

democratici", contraddizioni della storia. L'ovazione

festante dei civili è altrettanto in stridente contrasto

con gli occhiali scuri ed il viso truce di questi ultimi

gendarmi coloniali. Quest'immagine simboleggia

l'idea di un potere logoro e desueto che tenta di pre-

servare se stesso con ogni mezzo; con la precisa

volontà di annullare la storia, ed i suoi processi orga-

nici di "nascita/sviluppo/morte".

Quando nel 1945, a Yalta, si riunirono i vincitori/scia-

calli del secondo conflitto mondiale, la preoccupazio-

panorama internazionale, improntato dalla nascente

"Guerra Fredda" tra i due nuovi blocchi geopolitici

U.S.A/U.R.S.S.; in cui le pretese francesi trovavano

sia una marcata ostilità sovietica, che soffiava sul

fuoco dell'indipendentismo dei popoli sottomessi

nelle colonie per trarne vantaggio, sia una scarsa sen-

sibilità degli alleati occidentali, che non condivideva-

no più metodi così palesemente ottocenteschi nel

controllo delle sfere d'influenza strategiche.

De Gaulle comprese, dopo le rovinose sconfitte in

Indocina (Dien Bien Phu 7 Maggio 1954) e la dram-

matica escalation algerina, che la Francia non poteva

più permettersi "figuracce" così plateali, e che s'im-

poneva un cambio di strategia più adatto ai tempi

nuovi. Persa così ogni velleità in Asia, fu l'Africa a

diventare la "nuova frontiera" di quella grandeur di

cui Parigi non poteva fare a meno.

Tra il 1958 (viaggio di De Gaulle nelle colonie fran-

cesi)

ed

il

1966

(indipendenza

del

Botswana

dall'Inghilterra), gran parte dei popoli africani si tro-

varono raggruppati in Stati indipendenti, dai confini
14

artificiali, e dalle molteplici difficoltà etniche ed

organizzative. Il risultato fu che, accanto ad approssi-

mative strutture politiche, si crearono varchi e spazi

di manovra per il proseguimento di una politica di

sfruttamento delle risorse economiche dei neo Stati

indipendenti. Il concetto era semplice, attraverso con-

tratti/capestro s'imponevano alle èlite africane di per-

mettere alle multinazionali straniere occidentali di

gestire tutto ciò che poteva essere economicamente

appetibile, dalle miniere alle piantagioni, dalle infra-

strutture

al

commercio;

tutto

questo

sempre,

e

ti/cleptocrati che, come Mobutu, furono sparsi per

tutto il continente nero nel corso dei decenni post

coloniali.

Ecco alcuni illuminanti esempi:

Eyadèma in Togo; oltre quarant'anni di "mandato"

indiscusso, defunto poco tempo fa, ma già egregia-

mente sostituito dal suo degno figliolo per la "gioia

dei togolesi". Nota a margine, tutti i presidenti fran-

cesi, di qualsiasi parrocchietta politica, definivano

Eyadèma "un buon amico".

Bokassa in Centroafrica; dedito al cannibalismo, e ad

comunque, in nome del "progresso".

altre "delicatezze" quali una smisurata ammirazione

Mentre l'Inghilterra però prendeva posizioni politiche

per Napoleone, da cui scaturì la sua idea d'autopro-

sempre più defilate, restando nella scia a stelle e stri-

clamarsi imperatore del suo povero paese, con tanto

sce, lasciando così le multinazionali agire autonoma-

d'incoronazione fastosa, dove Parigi non fece manca-

mente; la Francia divenne invece attivissima in quel-

re il suo "tocco di classe".

lo

che fu, e per certi aspetti è a tutt'oggi, il suo sogno

In Ciad Idriss Deby; che ha preso il posto del sangui-

di

grande potenza nazionalista, l'idea della "France-

nario dittatore Hissene Habrè, è stato recentemente

Afrique".

Questa vera e propria dottrina neo coloniale ha

accompagnato un gran numero di Stati africani e ne

ha influenzato negativamente il cammino, decretan-

done l'inesorabile sottosviluppo "pilotato". Le inge-

renze politiche ed economiche di Parigi sono innu-

merevoli nel corso dell'ultima metà del XX secolo e

varie nella sostanza. Esse vanno dalla torbida storia

della secessione del Katanga, dal Congo ex belga

(1960/1963), alla presa di potere di Mobutu (1965),

quale "paladino dell'unità del Congo" e degli interes-

si francesi. Fino al gran numero di presidenti/autocra-

accusato di comprare armi con i soldi che la Banca

Mondiale ha donato al suo Paese per progetti di svi-

luppo. Non estraneo forse alla crisi in Sudan nella

regione del Dharfur.

Nella Repubblica del Congo/Brazzeville c'è Denis

Sasso-Nguesso, protagonista di una sanguinosa guer-

ra civile nella fine degli anni Novanta, durante la

quale i miliziani a lui fedeli, riuniti in un gruppo

armato chiamato Cobra, si macchiarono di numerose

atrocità contro la popolazione civile nella capitale

Brazzaville e nei dintorni.

Theodoro Obiang Nguema è invece presidente della
15

piccola Guinea Equatoriale dal 1979, anno in cui fece

uccidere lo zio e salì al potere, diventando per le

organizzazioni dei diritti umani uno dei più feroci

despoti della storia contemporanea del continente

africano.

El Hadj Omar Bongo del Gabon, è un altro di quegli

eterni presidenti coccolati sapientemente da Parigi.

Questo satrapo nero ha, da quando è salito al soglio

presidenziale oltre trent'anni fa, la "graziosa" abitudi-

ne di confondere le casse dello Stato con i suoi conti

bancari sparsi per mezza Europa. Così come sono

disseminate per tutta la Francia e la Svizzera le sue

proprietà immobiliari, probabilmente confinanti con

quelle di un altro cleptocrate africano, sempre "buon

amico" dell'Eliseo, il defunto Mobutu, ex dittatore del

Congo/Zaire, nazione dove ha lasciato un indelebile

ricordo di sé e della sua visione di "democrazia

all'africana".

Purtroppo per la Francia i tempi cambiano, e la sua

grandeur, favorita e consentita comunque dalla glo-

bale contrapposizione della "Guerra Fredda", è di

nuovo diventata pesante, ingombrante e desueta, pro-

prio in ragione della scomparsa del pericolo comuni-

sta dal continente africano. In questi ultimi dieci anni

la "France-Afrique" ha intrapreso, infatti, una fase di

crollo tanto politico quanto economico vistoso ed

irreversibile. Se nel 1960 i soldati francesi in Africa

erano una forza di cinquantamila uomini, oggi ne

restano solo diecimila. In oltre la loro presenza viene

sempre meno apprezzata. Il presidente (a vita) di

Gibuti,

Stato

affacciato

sul

Mar

Rosso,

Omar

Guelleh, non sopporta più il distaccamento di tremila

legionari, preferirebbe, infatti, un bel gruppone di

marines americani, pagano di più. In Costa d'Avorio

le cose non vanno meglio. La guerra civile tra il nord

ed il sud del paese ha reso i quattromila figli di

Francia, giunti lì in missione di pace, poco graditi alla

popolazione

ed

al

loro

capoccia,

il

presidente

Gbagbo, che ritiene responsabile proprio Parigi della

situazione torbida nel nord ribelle.

Gli Stati Uniti stanno in oltre disseminando i loro

efficientissimi consiglieri militari in ben nove paesi

della fascia sahariana, tutti Stati fino a poco tempo fa

"legatissimi" alla vecchia potenza europea. E mentre

Chirac non trova di meglio da fare che stringere lega-

mi con Mugabe, il padre/padrone dello Zimbabwe,

che gli U.S.A. vorrebbero defenestrare, proprio Bush

fa piovere dollari sui paesi aderenti al Franco CFA

(Franc de la Communauté Financière d'Afrique), di

cui Parigi dirigeva di fatto tutte le scelte operative, e

ad altri "nuovi amici africani" per lo sviluppo demo-

cratico del continente; facendo così definitivamente

affondare ciò che restava del controllo anche moneta-

rio che l'idea "France-Afrique" portava tra i suoi stru-

menti.

Ma il peggio per la Francia è ancora da venire; le

esportazioni africane verso gli U.S.A. nel 2004 fanno

segnare un aumento dell'88%, mentre la vecchia

potenza europea è alle prese con una recessione eco-

nomica grave, che ne mina ogni velleità di rivalsa. In
16

oltre, a quanto pare, tutto quel codazzo di dittatori e

di tiranni tanto "amici" scoprono ormai il fascino

abbiamo sempre sfruttati".

Al peggio non c'è dunque mai fine.

d'oltre Atlantico, ed incominciano a preferire la

California o le praterie texane, ai palazzoni della

Gabriele Gruppo

Loira o al Lago di Ginevra. Ingratitudine nera vera e

propria.

Cosa resta quindi dell'idea della "France-Afrique"?

Decisamente poco, e quel poco oltre tutto si sta deci-

samente dissolvendo. La Francia è passata da ultimo

gendarme

coloniale,

nel

secondo

dopoguerra,

a

mestatrice di un politica ambigua fatta dal sostegno

prezzolato a "presidenti eterni" e di ingerenze econo-

miche spacciate col termine "cooperazione e svilup-

po", che hanno portato le economie tradizionali dei

popoli di questi Stati nel circolo infernale del debito

estero e dello sfruttamento liberista ad opera dei gran-

di trust.

Ciò che materialmente i francesi potranno ben presto

costatare sarà lo scotto, che stanno comunque da

sempre inconsapevolmente pagando, di questa politi-

ca

di

grandeur

così

ostinatamente

perseverata.

Migliaia di allogeni africani, provenienti da tutte le

latitudini della "France-Afrique" imperversano ormai

in enormi quartieri autogestiti, ai margini delle loro

città così europee e benestanti; disprezzando i bianchi

e le loro leggi, ed arrogandosi ogni genere di diritto e

di libertà in nome di un senso di rivalsa razziale, giu-

stificato paradossalmente da una propaganda cultura-

le etnomasochista il cui concetto portante è:

"In fondo è colpa nostra, siamo noi bianchi che li

17

EuropEuropaa Risorgi!Risorgi!

didi FedericoFederico PratiPrati

CCome etnonazionalisti völkisch abbiamo il dovere

imperativo

di

essere

innanzitutto

buoni

Patrioti

Europei.

Abbiamo cioé l’obbligo morale di difendere le nostre

comunità di Sangue e Suolo, di opporci con tutte le

nostre forze ai mali che da troppo tempo affliggono

l’Europa: l’immigrazione allogena, il mondialismo

massonico, la globalizzazione omologante, il mate-

rialismo comunista, il liberismo capitalista.

E solo l’etnonazionalismo völkisch sarà in grado di

ridare e ripristinare quella grandezza che da sempre

ha caratterizzato l’Europa, la Terra degli Arii.

Dalla Tradizione

deriva il vero concetto di Patria ,

che il capo vandeano Charette , in lotta mortale con-

tro i rivoluzionari giacobini, seppe esprimere com-

piutamente: " La Patria per noi sono i nostri villaggi,

i nostri altari, le nostre tombe, tutto ciò che i nostri

Padri , hanno amato prima di noi. La nostra Patria è

la nostra Fede, la nostra terra, il nostro re…Ma la loro

patria che cos’è per loro? Voi lo capite? Loro l’hanno

nel cervello, noi la sentiamo sotto i nostri piedi…".

Patrioti dunque, radicati nell’amore per i Popoli

d’Europa, per le nostre comunità etnonazionali, per

la nostra Tradizione, per la nostra Storia,

nostra Fede millenaria.

per la

Ammantati in bandiere millenarie che mai conobbero

la sconfitta: il Leone di San Marco, la Croce di San

Giorgio, il Drapò, l'Aquila Tyrolensis, la bandiera di

Lepanto e tutti quei meravigliosi vessilli europei

d’Identità e Tradizione che abbiamo ricevuto dai

nostri Avi come retaggio di tempi gloriosi e che oggi

facciamo garrire di nuovo nel vento impetuoso della

storia.

Il mondialismo, lungi dall’essere una invenzione

complottistica, è invece “progetto di società” comple-

to, organico (elaborato da ambienti massonico-tecno-

cratici ) che è portato avanti per tappe progressive

(per renderlo più “digeribile” ai Popoli che lo subi-

scono) e che ha come scopo ultimo quello di imporre

ai Popoli un “Nuovo Ordine Mondiale” fondato sulla

distruzione e sulle macerie dell’Identità etnonaziona-

le e della Tradizione dei Popoli Europei. Un proget-

to preciso che interessa ed interesserà ogni aspetto del

nostro vivere.

Massicce invasioni immigratorie, società multiraz-

ziale, distruzione della famiglia tradizionale, denata-

lità, distruzione delle protezioni sociali, turbocapita-

lismo, sincretismo religioso: questi i tossici ingre-

dienti della “ricetta mondialista” che precisi ambien-

ti finanziari, politici e religiosi (ci riferiamo in parti-

colare ad associazioni di potere semi-segrete quali

Trilateral, CFR, Bilderberg…) esportano per trasfor-

mare (meglio sarebbe dire “sovvertire”) le nostre

comunità.

18

Un vero e proprio governo occulto che muove dietro

le quinte della politica ufficiale, con potere immenso

per la realizzazione del tanto decantato "villaggio

globale".

Valori di riferimento e di distinzione sociale non

saranno più l'appartenenza etnica ad una determina-

ta comunità di Sangue e Suolo bensì il possesso di

beni materiali. Si passerà cioè dalla società dell’esse-

re (quella dell’uomo tradizionale) alla società del-

l’avere (quella dell’homo oeconomicus: l’"uomo a

taglia unica"). Per determinare il proprio progetto i

pescecani

della

massoneria

mondialista

stanno

seguendo due strade: un’economica che passa per

l'eliminazione della piccola e media impresa e dei

commercianti (e cioè del sistema economico tradizio-

nale), concentrando il potere economico nelle mani

della grande distribuzione e degli ipermercati con-

trollati dalle cosiddette multinazionali; l'altra di tipo

“sociale” che (attraverso immigrazioni massicce ed

indiscriminate ) punta alla distruzione dei Popoli

affogando la loro identità antropobiologica nei gorghi

della prepotenza dei nuovi venuti. Per quanto riguar-

da l’aspetto economico l'eliminazione dei piccoli

commercianti e produttori avviene con “l'aiuto” delle

banche (veri e propri centri d’usura con sempre meno

controlli) dei vari Paesi che schiacciano il piccolo

imprenditore con tassi d'interesse elevatissimi sulle

cifre concesse in prestito. Altro elemento che deter-

mina crisi nel settore del piccolo-medio commercio è

quel liberoscambismo planetario (cioè l'eliminazione

di barriere e protezioni) che mette a confronto “il

panettiere di Verona” con la multinazionale con i

risultati catastrofici che tutti possiamo immaginare (

e che abbiamo sotto agli occhi) per l’ossatura econo-

mica europea .

Il risultato è che l'impresa o il negozio di medie

dimensioni è costretto a chiudere i battenti o a cedere

l'attività a gruppi finanziari legati alle summenziona-

te multinazionali.

Ma visto che mettere sul lastrico un popolo impadro-

nendosi della sua economia non è sempre sufficiente

per annientarne l'orgoglio, il piano mondialista con-

templa una "soluzione finale" anche dal punto di vista

etnico e spirituale: ovvero la distruzione totale di tutti

i vincoli etnici, sociali, culturali, e affettivi che lega-

no ogni uomo alla propria terra e alla propria comu-

nità. La religione, le tradizioni, la cultura legano il

singolo ad un gruppo più vasto (a partire da quello

familiare fino a quello etno-nazionale), la cui caratte-

ristica è quella di essere formato da persone con un

retroterra comune, un idem sentire, la cui funzione

dovrebbe essere quella di proteggere i membri del

cerchio da pericoli esterni. Ma proprio l'esistenza di

queste istituzioni comunitarie fondate su basi etno-

culturali, ostacola i piani dell'alta finanza che mira

all'uomo schiavo della produzione e del consumo fine

a se stesso e che, per ottenere questo tipo di risultato,

deve pescare in una società snaturata, dominata dal-

l'individualismo e dall'egoismo.

19

Ecco allora gli attacchi

alla famiglia tradizionale

(pensiamo all’aborto usato come contraccettivo che

ha sterminato milioni di Europei!).

La sinistra mondialista (serva sciocca dei Poteri Forti

e della Grande Finanza Cosmopolita) preme non solo

per il riconoscimento delle coppie omosessuali ma

anche per concedere loro la possibilità di adottare dei

bambini (quando nello stesso tempo si rende difficol-

toso a coppie eterosessuali di liberare tanti bimbi

dalla prigionia degli orfanotrofi). Si vuol dunque far

passare l’idea che la procreazione non deve necessa-

riamente passare dall'unione uomo-donna e non è

legata al concetto di "famiglia". Al di là dell'aspetto

morale e affettivo c'è poi da considerare l'altro fonda-

mentale obiettivo perseguito dai nemici della Natura

che combattono la famiglia: la sua decadenza impe-

disce il normale ricambio generazionale e si ripercuo-

te sulla configurazione demografica dell'Europa: un

continente di vecchi di cui a sentire i filosofi "pro-

gressisti" dovremmo andare fieri. Peccato che poi

questo continente di debosciati forzatamente sterili

debba farsi carico dei milioni di pargoletti che gli

immigrati sfornano a ritmo continuo con l'assenso e i

cospicui sussidi di quegli stessi Stati che sconsigliano

(e praticamente impediscono) ai propri cittadini ori-

ginari di mettere al mondo figli. Un controsenso? No,

perché la diminuzione delle nascite di bimbi europei

e 1'aumento vertiginoso di figli di coppie di invasori

o, peggio ancora, di coppie miste è il primo passo

verso la realizzazione della famigerata società multi-

20

razziale. Una società in cui tradizioni, religioni e cul-

ture originarie sono viste come cose estranee, prive di

senso e sostituite da un unico valore: il denaro.

Il mondialismo è un vortice infernale dove vedremo

sparire ogni legame etnico-tradizionale e ogni orgo-

glio e dal quale uscirà , forgiato nell’oscurità, secon-

do la terrificante visione dei suoi ideologi, l’uomo

nuovo. L’uomo nuovo che altro non sarà che l’apoli-

de perfetto, il consumatore globale, l’idiota, senza

sentimenti; intanto nei dorati palazzi dell’olimpo

mondialista una ristretta cerchia di potenti gestirà

tutto il potere senza più nessun controllo.

Di fronte a questo fenomeno distruttivo è nostro

dovere

di etnonazionalisti völkisch contrapporci!

Con tutte le nostre forze! Tanto più il nemico è pre-

potente, tanto più degna di essere combattuta sarà la

battaglia che ci aspetta!

Federico Prati

Segretario della Associazione Culturale Identità e

Tradizione

LL’implosione’implosione biologicabiologica deldel SudSud deldel mondomondo

didi SilvanoSilvano LorenzoniLorenzoni

NNel 1990, un lungimirante autore tedesco, Manfred

Ritter1, scrisse che il terzo mondo era sull’orlo del-

l’implosione biologica e che il mondo ‘civile’ non

aveva la possibilità di impedire quell’implosione.

L’unica sua scelta possibile era di essere oppure non

essere esso stesso risucchiato dal vortice. Ma per non

esserne risucchiato, esso avrebbe dovuto voltare le

spalle al terzo mondo. Entrambe queste possibilità,

prospettate da Manfred Ritter, stanno cominciando a

prendere forma adesso, alla svolta del XXI secolo.

Iniziata verso il 1950, l’esplosione demografica del

Sud del globo fece sì che quelle masse umane passas-

sero dal 20% della popolazione mondiale all’80%

circa, verso il 1990. Tale fenomeno fu dovuto non

soltanto, e forse non principalmente, all’introduzione

in quei territori di pratiche e strutture mediche e ospe-

daliere proprie del mondo ‘civile’ - difatti, l’esplosio-

ne demografica là continuò anche dopo la decoloniz-

zazione, che determinò il collasso quasi immediato di

quelle pratiche e di quelle strutture -, ma piuttosto al

fatto che la colonizzazione aveva provocato la cesura

di certe abitudini che gli indigeni manifestavano da

tempo immemorabile e con le quali contenevano la

loro crescita numerica e mantenevano il proprio equi-

librio con la natura. Erano abitudini che si esprimeva-

no in pratiche anticoncezionali, ma soprattutto nel-

21

l’uso indiscriminato dell’aborto, dell’infanticidio,

dell’eutanasia, dell’uccisione di infermi, di disabili,

di invalidi, di vecchi. E nello stesso modo che

l’esplosione demografica del terzo mondo provocò

reali effetti catastrofici, assai probabili sono da consi-

derarsi le conseguenze catastrofiche della sua implo-

sione, una volta che i fattori innescanti abbiano dimo-

strato piena efficacia.

Il punto sull’argomento è stato fatto nel gennaio

2004, al 36° congresso dell’associazione GRECE2.

In

tale occasione, Hervé Coteau-Bégarie ha presenta-

to

alcune statistiche che indicano come sia in atto un

calo demografico su scala globale, dovuto essenzial-

mente alla ripresa delle epidemie: le malattie, in par-

ticolare l’AIDS, stanno ridiventando un fattore essen-

ziale nell’andamento demografico umano. Con l’ec-

cezione della Palestina e dello Jemen - ancora fino al

2003 -, tutti i grafici della popolazione mondiale

hanno cessato di avere quella disposizione a ‘pera’

caratteristica delle popolazioni in crescita sfrenata

dove c’è una preponderanza assoluta di bambini, per

assumere quella a ‘salsiccia’ delle popolazioni in via

di invecchiamento, prodromo di quella a ‘fungo vele-

noso’, caratteristica adesso dei paesi ‘civili’, dove la

popolazione è in massima parte formata da vecchi. E

nel terzo mondo incomincia a esserci, anche là, una

preponderanza di vecchi, perché i vecchi sono meno

propensi a essere colpiti dall’AIDS. La relazione di

Hervé Coteau-Bégarie riflette comunque tendenze

già riprese occasionalmente dalla stampa quotidiana

ancora alla fine degli anni Novanta. Chi l’abbia

seguita con una certa attenzione, non avrà mancato di

percepire come la crescita numerica del terzo mondo

abbia subìto una battuta di rallentamento e forse d’ar-

resto. Pur se la sua contrazione risulta già evidente, è

lecito pensare che si stia assistendo ai prodromi di

una implosione che - lo si ripete - una volta innesca-

ta procederà quasi sicuramente in modo catastrofico.

Il fattore principale è costituito dall’AIDS, ma anche

da altre malattie. Ci si può aspettare che, nell’Africa

nera e nel Sud-est asiatico, numerose patologie

(soprattutto virali) stiano per subire quella mutazione

che permetterà loro il passaggio da individuo umano

a umano - invece che solo da animale a umano come

avviene ora -, per divenire in breve tempo dei ‘nuovi

AIDS’3. Fenomeni del genere contribuirebbero in

modo decisivo al carattere vorticoso del declino

demografico del Sud del Mondo.

Viceversa, le comunità terzomondiali incistite nel

mondo ‘civile’ stanno benissimo e la loro crescita

numerica è esponenziale: molto superiore a quella

delle popolazioni ospitanti che rischiano, di questo

passo, di esserne travolte a breve termine (poche

generazioni?)4. Il terzo mondo, che nelle sue zone

circumtropicali originarie è in via di annientamento

biologico, si trasferisce, per sopravvivere, nel mondo

‘civile’. E nel mondo ‘civile’ continua a perpetuarsi,

perché qui esso dispone di un sistema produttivo e

sanitario ancora funzionale, da continuare a parassi-

tare. Se dovesse mancare quest’ultimo, anche gli

extracomunitari presenti nelle zone settentrionali e

occidentali del pianeta sarebbero destinati all’estin-

zione a più o meno breve termine: da soli, non ce la

farebbero mai a evitare lo stesso destino dei loro con-

generi rimasti nelle terre di origine5.

E potrebbe esser proprio la presenza degli stranieri a

innescare lo sfacelo di quel vivere ‘civile’ dal quale

essi stessi dipendono. Sappiamo che non più del 25%

degli stranieri presenti in Europa risulta funzionale6

all’economia europea, così come questa adesso è

strutturata. Invece, il restante 75% è costituito da

parassiti che rappresentano un peso sociale oppri-

mente e minaccioso. Ma la influenza di questi ultimi

nel

campo

sanitario

è

ancora

più

grave.

Specificamente nel Veneto, il 40% dei finanziamenti

per la sanità è assorbito dagli extracomunitari, i quali

compongono forse il 10% della popolazione totale7.

Negli ospedali europei, il 50% dei posti letto destina-

ti alle malattie infettive è già monopolizzato da extra-

comunitari8. E ancora più indicativo rimane il caso

dell’AIDS: esso è uno dei tre fattori principali che

stanno determinando l’inflazione dei costi sanitari

(assieme all’invecchiamento della popolazione e al

prolungamento delle fasi terminali di certe patolo-

gie)9. Eppure, gli europei contraggono sempre meno

l’AIDS: in Italia, per esempio, fra gli italiani inter-

vengono attualmente circa 3.000 casi di contagio

all’anno, contro i circa 20.000 degli anni Ottanta10

(mentre il numero complessivo dei casi registrati in

Italia è di 53.000, 34.000 dei quali già morti11: que-
22

sti ultimi, presumibilmente, non gravano sulle spese

sanitarie

).

L’AIDS, in Europa, è un fenomeno ades-

mente chiaro come una situazione del genere possa

essere raggiunta. Gli stessi organismi internazionali

so essenzialmente di importazione: le cifre ufficiali

ci

assicurano infatti che i sieropositivi possono esse-

del ministero italiano della sanità indicano che il 15%

re

oggi contati in diecine (non in centinaia) di milio-

degli immigrati terzomondiali in Italia risulta siero-

ni, e sostengono pure che l’AIDS è la quarta causa di

positivo12 e quindi c’è da scommettere che le cifre

morte nel mondo16 e che nell’Africa subsahariana

reali siano almeno il doppio. Con i sieropositivi

l’80% dei minorenni sono orfani perché i loro genito-

extracomunitari arrivano, fra l’altro, sempre nuovi

ceppi di virus13. E in Europa ormai l’AIDS non è più

ereditato dai neonati14: il contagio dei neonati non si

registra più grazie all’azione di parto cesareo, tratta-

mento della madre con farmaci antiretrovirali e allat-

tamento artificiale. A parte il costo di questi interven-

ti, che sicuramente è altissimo e totalmente a carico

del contribuente europeo, ecco un chiaro esempio di

quanto si è detto più sopra: il terzo mondo si trasferi-

sce nel mondo ‘civile’ per potere sopravvivere e per-

petuarsi.

A questo tipo di notizie si dà poca pubblicità, mentre

i mezzi di comunicazione preferiscono dare risalto a

proiezioni che pretendono di indicare tutto il contra-

rio oppure che, interpretate per quel che veramente

dicono, risultano contraddittorie. Come esempio di

quest’ultimo caso, proponiamo un fantasioso prono-

stico proveniente dagli Stati Uniti d’America15:

secondo esso, nel 2050 ci saranno sul pianeta quasi 9

½ miliardi di bipedi, dei quali solo il 4% sarà nei

paesi avanzati e il rimanente 96% ammassato nel Sud

del mondo, soggetto alla fame e alle malattie, soprat-

tutto a una pandemica sieropositività. Non è assoluta-

ri sono morti di AIDS17.

Agisce una logica perversa dietro questa disinforma-

zione e a questo occultamento della verità, che obbe-

disce a un fatto: l’esistenza di quelle masse larvali,

pullulanti e infette, è divenuta una necessità del

mondo contemporaneo, intossicato da ideologie uma-

nitarie - e anche quando il terzo mondo sarà sprofon-

dato nel vortice della dissoluzione, e fino a tanto che

quelle ideologie continueranno a prevalere, esso con-

tinuerà a esistere, per forza, sia pure di un’esistenza

virtuale fabbricata dai mezzi di comunicazione di

massa.

I marxisti puntano ora più che mai sulle masse terzo-

mondiali d’importazione per assicurarsi il potere

politico futuro, perché saranno gli immigrati terzo-

mondiali a formare, secondo loro, il futuro serbatoio

di voti progressisti. Già negli anni Venti, fra i primi

bolscevichi, c’era chi assicurava che la leva per far

saltare il mondo ‘borghese’ sarebbe stata costituita

dalle masse di colore - ma questo tipo di previsioni si

riferiva, allora, soprattutto all’America. Adesso, inve-

ce, che la cosiddetta lotta di classe è fallita in tutto il

mondo ‘civile’, le sinistre, per cercare di non scom-
23

parire, puntano sulla creazione di un nuovo sottopro-

letariato miserabile, che sarà formato da extracomu-

nitari di importazione, contrapposto a quel che rimar-

rà della popolazione europea autoctona. Il ‘fondo’ dal

quale viene la materia prima per la fabbricazione di

questo nuovo sottoproletariato è il terzo mondo - per

cui la sua scomparsa taglierebbe le gambe alla sini-

stra. Ne segue che esso è per la medesima una neces-

sità vitale.

S’è già detto che, secondo le tendenze attuali, si

intravvede la possibilità che il terzo mondo, importa-

to in quello euroccidentale e nordamericano attraver-

so tutta una rete di complicità e di protezionismi,

minacci

di

travolgerlo

e

di

annientarlo.

Hervé

Coteau-Bégarie è pessimista, ma ricorda, concordan-

do con il geopolitico Jordis von Lohausen18, che la

storia è il regno dell’imprevedibile. E, a ben vedere le

cose, niente è poi tanto pazzesco come l’affermazio-

ne che la storia <<abbia un senso>>: il futuro è asso-

lutamente aperto, e a fare la storia sono sempre stati

e sempre saranno gli uomini - almeno fino a quando

rimarranno uomini ‘in piedi’.

Silvano Lorenzoni

Presidente della Associazione Culturale Identità e

Tradizione

1 Manfred Ritter, Sturm auf Europa, Hase und

Koehler, München, 1990.

2 Hervé Coteau-Bégarie al 36° colloquio annuale del

GRECE, Parigi, 18 gennaio 2004. Un ottimo riassun-

to in italiano del suo intervento è stato pubblicato dal

mensile Orion,Milano, febbraio 2004.

3 Cfr., per esempio, Libero, Milano, 24 agosto 2003.

4 Hervé Coteau-Bégarie, cit.

5 Così si espresse anche Guillaume Faye, nel suo

libro (di recente sequestrato in Francia)

La colonisation de L’Europe, L’Aencre, Paris, 2000.

6 Funzionali non significa indispensabili. Con un

sistema sociale e politico diverso dall’attuale,

anche l’economia verrebbe articolata in modo da

non avere ‘necessità’ di alcun extracomunitario.

7 Notizia appresa dall’autore alla Scuola Quadri della

Lega Nord a Verona, il 4 dicembre 2004.

8 Cfr., per esempio, La Padania, Milano, 28 maggio

2002.

9 A. M. Giacomin, Welfare comunitario, opuscolo

della Lega Nord, Milano, agosto 2002.

10 Cfr. La Padania, Milano, 19 novembre 2004.

11 Cfr. Il Giornale, Milano, 31 luglio 2004.

12 Cfr. La Padania, Milano, 24 novembre 2002.

13 Cfr. La Padania, Milano, 29 novembre 2003.

14 Cfr. La Padania, Milano, 25 giugno 2003, nonché

l’opuscolo della Bundeszentrale für gesundheitliche

Aufklärung, AIDS von A-Z, Köln, 2004.

15 Cfr. La Padania, Milano, 18 agosto 2004.

16 Cfr. Il Giornale, Milano, 31 luglio 2004.

17 Cfr. La Padania, Milano, 10 dicembre 2004.

della missionaria, Minimum Fax, 1997.

18 Jordis von Lohausen, Mut zur Macht, Vowinckel,

Berg am See, 1979.
24

SSppartartaa

didi AAvatvatarar

SSparta significa la "sparpagliata" e oggi avrà si e no

cinquemila abitanti.

E' rimasto ben poco di quella stupenda stirpe dorica.

Ma un tempo, un uomo, un legislatore, in questa città

creò un sistema sociale che rimarrà alla storia, è

appunto il sistema "spartano".

Il suo nome era Licurgo. In quel tempo su una massa

di trecentomila anime pelagiche o mezzo achee

dominava la minoranza guerriera dei trentamila con-

quistatori dorici,

aldilà di quelle montagne solo

Atene rimaneva immune alla loro avanzata.

A Sparta già esisteva una struttura aristocratica, in cui

era la Stirpe Dorica a detenere il comando, ma

Licurgo aggiunse delle fondamentali linee educative.

Sulla sua figura storica si irradia un alone di mistero,

si dice che sia vissuto circa novecento anni prima

della nascita di Cristo. Non era un Re ma fu lo zio

nonché tutore del giovane sovrano Carialo. Licurgo

andò a trovare il modello della sua costituzione a

Creta, quando tornò annunciò che era stato l'oracolo

di Delfi a suggerirgliela in nome degli Dei.

Una sera Licurgo parlava agli Spartani della sua legi-

slazione, e un giovane di nome Alcandro lo colpì con

una pietra su un occhio, fu lui stesso a sottrarlo alla

furia della folla e lo portò con lui a cena, punizione

che non si sarebbe aspettato nessuno. Durante la notte

spiegò al feritore perché intendeva dare a Sparta delle

leggi così dure, così, convinse Alcandro che divenne

il suo più fedele propagandista. Storie simili si ripete-

ranno anche con altri "tiranni" della storia.

Le sue leggi divennero in poco tempo la consuetudi-

ne e formarono tutto il costume di quel popolo.

Bastano le sue stesse parole: "Le mie leggi sono il

disprezzo del comodo e del piacevole", così annunciò

alla folla: "Partirò per Delfi, voi dovete mantenerle in

vigore fino a che io non tornerò". Arrivato a Delfi si

chiuse in un tempio e si lasciò morire di fame, così le

sue leggi rimasero per sempre valide.

Il sistema politico era gestito da una diarchia in modo

che un re potesse vigilare l'altro e il Senato si doveva

occupare delle loro possibile diatribe, questo era

composto da ventotto membri tutti al di sopra dei ses-

santenni. Quando moriva un senatore i candidati alla

successione sfilavano nell'aula in fila indiana, veniva

eletto chi riceveva i migliori applausi. Al Senato sot-

tostava l'Assemblea e a questa una Camera a cui

accedevano tutti i cittadini con un'età al di sopra dei

trent'anni, era essa a nominare i cinque efori, ossia i

ministri che dovevano applicare la legge, ma non era

tanto questo a darli quel carattere che differenziava

Sparta dagli altri stati dell'antichità. Ma furono le

regole ascetiche e guerriere con cui si doveva educa-

re la gioventù. Si è detto che Sparta non aveva un

esercito ma lo era. I Cittadini non si dovevano dedi-

care all'industria e al commercio ma dovevano riser-

varsi solo per la politica e la guerra. Era vietata l'im-
25

portazione dell'argento e dell'oro e anche le monete

furono sempre e solo di ferro.

Quando nasceva un bambino, questo veniva esamina-

to da una commissione governativa, i minorati fisici

che così non avevano segreti da nascondere ai guer-

rieri che sceglievano la più florida e sana. Il celibato

era punito con la nudità anche d'inverno e doveva

cantare un inno in cui riconosceva di aver disobbedi-

erano soppressi lanciandoli dal picco del Taigeto, gli

to

alla legge.

altri venivano fatti dormire all'aperto anche d'inverno

Si

mangiava tutti insieme nella mensa pubblica, fino

in

modo che solo i più robusti e atti alla resistenza

ai

sessant'anni, qui la dieta era rigorosa e chi ingras-

potessero sopravivere, e chi sposava una donna poco

sa

oltre un certo limite veniva mandato al confine, i

fertile pagava una multa. Non vi era posto per nessun

tipo di morale "mediterranea" e il marito doveva

dolersi se la moglie lo tradiva con uno più alto e forte

di lui. Licurgo disse che la gelosia in questa casi era

ridicola e immorale.

Il bambino a sette anni andava a vivere nel collegio

militare dove veniva istruito a spese dello Stato, in

borghesi ingrassati di oggi si troverebbero assai male.

Ogni lusso era un oltraggio alla società.

A Sparta vivevano trecentomila servi di trentamila

Dori. Un sibarita andò in visita ed esclamò : "Sfido

che gli Spartani sono bravi soldati. Facendo questa

vita che paura possono avere di morire?"

Platone esalterà la grandezza di Sparta.

ogni classe era nominato un paidonomos, e questo

Le

mamme salutavano i propri figli che partivano per

doveva essere il più rispettato, il più forte e il più atto

la

guerra con un ritornello che faceva: "Torna sullo

al

comando, veniva così applicato il fuhrerprinzip .

scudo o sopra di esso", perché lo scuso era così

Le loro menti non erano occupate con inutili nozioni,

pesante che per fuggire occorreva buttarlo via, e in

dovevano saper leggere, scrivere e conoscere la sto-

ria dei loro Avi per emularne le gesta. Cantavano in

coro nelle loro lunghe marce, era amata la musica,

come era amata nella Prussica del secolo scorso. Ci

fu un tempo in cui si cercò si importare stili musicali

stranieri, ma gli efori lo impedirono.

La vita militare dello spartano continuava fino ai

trent'anni, senza mai conoscere né il letto né le altre

comodità domestiche. A questa età doveva tornare a

casa per sposarsi.

Nelle palestre di sparta giostravano nude le ragazze

caso di morte serviva da bara.

La forza centripeta della sua società e i suoi eroici

costumi la tennero in piedi più di Atene.

I Dori, questa stirpe nordica discesa dal baltico fon-

darono una potenza militare che per secoli fece tre-

mare di paura i suoi vicini, e il perché essi si diedero

tale forma sta nelle corde che suonavano nella loro

anima. Essi diramandosi per la Grecia furono i fauto-

ri della cultura ellenica, cultura che ancora oggi ci

illumina e ci irradia in tutta la sua grandezza, e se noi

oggi uniamo la luce dell'ellenismo con la potenza
26

dello

spirito

germanico

vediamo

l'Europa

della

Tradizione, e così otteniamo di fronte a noi il più

sublime simbolo della Bellezza.

Roma fu degna di Sparta? Certo conosciamo la Roma

dei Patrizi della Repubblica, ma questa non è la

Roma dell'impero, di quell'impero che di fatto non

tenne mai alla conservazione di una identità romana,

chiunque poteva essere cittadino romano. Resta certo

il Mito della Roma che più amiamo, ma allora qui

urge una distinzione, a cui non ci si può sottrarre. E'

una discussione che ha impegnato negli anni tanti

studiosi e pensatori, è stata spesso fonte di forti dia-

tribe, e ancora c'è da discuterne. Non credo però che

uomini della Tradizione possano dubitare del fatto

che la prima Sparta rimane come un candido fiore di

fronte al caos tenebroso dell'ultima Roma, e questa fu

tale perché all'Impero si preferì poi l'imperialismo.

IlIl CinghialeCinghiale ee l’Orsal’Orsa

didi AlainAlain

IIl cinghiale e l'orsa sono due simboli di origine iper- borea. Il cinghiale rappresenta l'autorità spirituale dei Druidi, mentre l'orsa è il potere temporale dei Cavalieri. Caste equivalenti a quelle indiane dei bra- mani e dei kshatriya. Oggi è noto che la civiltà celti- ca rappresentò il punto di passaggio e di unione fra la tradizione iperborea e l'Atlantide, "sostituto" del cen- tro originario. Anche la tradizione indù deriva da quella primordiale e iperborea (Veda) e il cinghiale è presente e vivo come varàha, ovvero la terza delle dieci manifestazioni (avatâra) del dio Vishnu nel ciclo attuale (manvantara); e l'intero ciclo della mani- festazione del nostro mondo (kalpa) è definito come çvêta-varâhakalpa, ovvero "ciclo del cinghiale bian- co". Per questo la terra sacra polare fu anche chiama- ta Vârâhî, cioè "terra del cinghiale". Quindi il cin- ghiale è simbolo spirituale e segno dei Druidi che vivevano il loro ministero in isolamento, nel ritiro nella foresta, come gli indù, proprio come questo sel- vaggio animale. Vârâhî è anche un aspetto della çakti (sposa) di Viçnu (sua terza manifestazione) e dato il carattere solare di questo dio, la cosa ci riconduce alla "terra solare" o "Syria" primitiva, che è un'altra delle designazioni di Thulé iperborea, cioè del centro spiri- tuale primordiale. La radice var, quindi, del nome sanscrito cinghiale nelle lingue del Nord si ritrova nella forma bor e quindi, l'equivalente di Vârâhî è "Borea", mentre il termine "Iperboride" fu usato solo dai Greci quando ne ebbero già perso il senso. Vara è anche significato di elezione per cui la regione aveva il senso di "terra degli eletti", "terra dei santi", "terra

28

dei beati". Anticamente il cinghiale rappresentava la costellazio- ne dell'Orsa Maggiore (anche chiamata della bilancia

o tulà, quindi si ritorna alla Thulé). Questa sostituzio-

ne dei nomi espresse la lotta fra il cinghiale e l'orso,

nella rivolta del potere temporale civile contro i rap- presentanti spirituali. "Borea" è divenuta da "terra del cinghiale", "terra dell'orso" durante il predominio dei kshatryia al quale mise fine Paraçu-Râma, secondo la tradizione indù. In quel periodo l'Orsa maggiore ebbe

il nome di sapta-riksha, dove riksha è il nome dell'or- so come in celtico arth, in greco arktos e in latino

ursus. Le sette stelle dell'Orsa erano le sette luci dimora simbolica dei sette Rshi che trasmisero la tra- dizione. In seguito lo stesso nome fu passato alle sette stelle delle Pleiadi, nel periodo di Atlantide ed infatti le Pleiadi erano le sette figlie di Atlante, chiamate anche le Atlantidi. La rivolta dei kshatryia in Grecia fu espressa dalla caccia al cinghiale di Calidone e quel cinghiale era bianco. Atalanta sarebbe stata nutrita da un'orsa e questa rivolta sembra inquadrarsi in Atlantide, quindi. Il nome Calidone lo ritroviamo nel nome dell'antica Scozia, ovvero Calidonia, paese dei "Scaldi" o "Celti". Ma i due simboli del cinghiale

e dell'orsa non furono solo in lotta, ma si affiancaro-

no anche come nel caso del potere spirituale del Druido Merlino e del potere temporale di Arturo. Merlino, il cinghiale, non è ucciso nella foresta ma solo addormentato da una potenza femminile, mentre Arturo ha un nome che deriva da quello dell'orso, arth (come la famiglia McArth appartiene ad un clan guer- riero).

IlIl MondialismoMondialismo

didi AlecavaAlecava

Da qualche anno tutti i sedicenti antagonisti di

destra e sinistra urlano la loro rabbia contro il mon-

dialismo. Ma cosa vogliono indicare con questo

nome?

Il mondialismo è una strategia di controllo totale su

Stati, Nazioni, Popoli. E' onnipresente nessuno può

distaccarsi dalla sua presenza. E' una strategia del

Grande Capitale per occupare tutti gli spazi delle

nostre vite quotidiane.

I fautori del mondialismo si dichiarano favorevoli al

libero mercato ma la realtà è ben diversa: pochi oli-

gopoli (leggi: multinazionali) tiranneggiano l'intero

sistema industrial-finanziario.

Da un punto di vista geopolitico l'obbiettivo è ben

definito: la nascita di un governo unico planetario

con diritto d'intervento in ogni parte del globo. Chi

contesta questo diritto è bollato come antidemocrati-

co e amico dei terroristi (termine con cui bollano i

resistenti patrioti irakeni, afghani, palestinesi e tutti

gli altri popoli che si oppongono al loro dominio).

Purtroppo il mondialismo è soprattutto una filosofia

basata sull'individualismo, l'edonismo, il consumi-

smo. La cosa più triste è che questa aberrante conce-

zione di vita ha ormai contagiato l'intera Patria

Europea. Chi osa parlare ancora di Onore,Coraggio,

Lealtà è schernito come retrogrado e reazionario. Il

29

sol dell'avvenire non è più rosso ma è diventato

verde, come il colore del dollaro!

Il mondialismo è il nemico giurato di ogni specificità

etno-culturale. Al mondo esiste una sola civiltà degna

di questo nome: quella americana. E' suo dovere

esportare ovunque i suoi valori come atto dovuto del

Destino Manifesto di questa Nuova Israele terrena.

Bisogna abbattere ogni razza per la creazione dell'uo-

mo-consumatore. Tutti uguali e intercambiabili con

gli stessi gusti e desideri (e ovviamente senza idee di

alcun tipo…).

Il mondialismo è anche antiecologista non gliene

frega niente dell'ecosistema. L'unico interesse è il

denaro ed è per questo che il suo braccio armato, gli

Stati Uniti d'America, non hanno firmato il protocol-

lo di Kyoto. Se arriverà la distruzione non ci sono

problemi: i ricconi si trasferiranno su Marte, per tutti

gli altri amen.

E' per tutti questi motivi che il nostro impegno prin-

cipale deve essere combattere questa piovra che

allunga i suoi tentacoli sulla nostra esistenza fin dalla

nascita. Per riuscire in questa impresa è altresì neces-

sario creare un fronte comune con tutti i veri opposi-

tori del mondialismo, al di là delle differenze ideolo-

giche, etniche e religiose. L'impegno che ci attende è

molto gravoso ma di una cosa sono certo: IL DOMA-

NI APPARTIENE A NOI!

TTrattoratto dada “V“Vicoliicoli didi SStoria”toria”

didi LodovicoLodovico EllenaEllena

IL FASCINO DELL'IRRAZIONALE E DEL-

L'ONIRICO

OO gni singolo aspetto del nazionalsocialismo ha

quindi un suo lato "oscuro", una parte ancora tutta da

spiegare razionalmente quando non proprio ancora da

indagare a fondo. Tutti quelli che conobbero da vici-

no il Fuhrer, lo descrivono infatti come un uomo

assolutamente fuori dal normale, non ordinario, così

come la stessa ostetrica che ne notò immediatamente

gli "strani occhi azzurri" non appena questi nacque;

ma anche gli uomini a lui più vicini, da Goebbels ad

Himmler, da Speer ad Hess, o

da Rosenberg a

Goering non furono da meno. Una incredibile conca-

tenazione di eventi ha portato una ristretta cerchia di

uomini a gestire un potere straordinario, uomini che

nel loro bagaglio culturale avevano variegati riferi-

menti che andavano da Helena Blavatskij a Rudolf

Steiner, da Richard Wagner a René Guénon, per giun-

gere addirittura ad un Aleister Crowley

(cacciato

dall'Italia da Mussolini nel 1923 per pratiche di

magia nera: Crowley infatti, tra i suoi abusi di alcool

ed eroina ed eccentricità di ogni genere, aveva addi-

rittura preso a defecare su tappeti in quanto riteneva

sacri i suoi escrementi). Tra le tante "attrazioni fatali"

del Fuhrer, artista non accettato dall'Accademia vien-

nese in quanto ritento non idoneo, non poteva comun-

que mancare anche un fobico interesse per pittura e

scultura. Nel caso della pittura, arte praticata in gio-

ventù soprattutto per "sopravvivenza alimentare" dal

futuro Fuhrer e di cui restano ancora alcune opere,

Hitler aveva una vera e propria ossessione verso un

particolare quadro, ovvero "L'isola dei morti" dello

svizzero Arnold Bocklin. Singolare il fatto che lo

stesso quadro affascinò profondamente anche Lenin,

tanto che questi ne collocò una versione (Bocklin ne

fece ben quattro) addirittura nella sua stanza da letto.

Il quadro venne dipinto nel 1880 ed è un'inquietante

rappresentazione di un'isola illuminata da una luce

irreale, verso la quale, su di un mare assolutamente

immobile, una barca condotta da una sorta di fanta-

sma bianco si dirige. Sembra che Bocklin si fosse

ispirato per quest'opera al cimitero acattolico di

Firenze, ma non ci sono prove in merito, certamente

è invece facile scorgere una notevole "assonanza"

con l'isola di Heligoland, altro luogo misterioso lega-

to al nazionalsocialismo. Hitler comunque volle il

quadro nel proprio studio, e quando si recò a Firenze

il 9 maggio del 1938, nei pressi del cimitero a piazza-

le Michelangelo "si fermò in silenzio a guardare i

cipressi e poi disse ad alta voce: Finalmente, final-

mente capisco Bocklin"(20). Il quadro è certamente

suggestivo ed affascinante, quasi una sorta di inno al

mistero della natura che, con rune, solstizi e vegeta-

rianesimo, era una sorta di religione non scritta, ma

assiduamente praticata da Hitler ma anche e soprat-
30

tutto da Himmler. L'isola dei morti, si diceva, ricorda

invece con il suo misterioso fascino onirico l'isola di

Heligoland, luogo in verità piuttosto tenebroso situa-

to

nel

Mare

del

Nord,

dirimpetto

alla

città

di

Amburgo ed alla foce dell'Elba. Essa fu teatro di

alcune azioni militari, sia nella prima guerra mondia-

le che nella seconda, quando in quest'ultima occasio-

ne fu nuovamente fortificata al fine di utilizzarla

come base per i sommergibili: ciò che però la rende

misteriosa è un fatto in particolare. Quest'isola infat-

ti, venne considerata dai nazisti una sorta di luogo

magico, circondato da così impenetrabili segreti che

ancora non si conoscono, tanto che, per qualche

altrettanta oscura ragione, nel 1949 a quattro anni dal

termine della guerra gli inglesi la bombardarono cer-

cando in tutti i modi di cancellarla fisicamente dalla

faccia della terra. Mai nessuno ha saputo dare spiega-

zioni a questi fatti, tanto che l'isoletta formata da alte

coste in rapido regresso per l'incessante erosione

delle onde, resta muta custode di uno degli ultimi

segreti legati al Terzo Reich; solo però nel 1952 essa

tornò territorio tedesco. Le società segrete che furono

alle origini del nazionalsocialismo quali la Thule, la

Loggia del Vril o la stessa organizzazione Ahnenerbe,

si dispersero quindi nel più fitto dei misteri legati

appunto a tutta questa vicenda, lasciando comunque

ancora aperti molti interrogativi, che vanno dai più

intimi segreti legati alla stessa persona di Hitler, fino

alle mille domande legate ai suoi collaboratori e allo

stesso profondo inconscio del popolo che lo volle

come capo assoluto. Quel che però resta assoluta-

mente fuori da ogni dubbio è la singolarità, l'eccezio-

nalità se non la vera e propria unicità di questi venti

anni della storia occidentale, comunque essi vengano

considerati.

1) Ron Rosembaum, "Il mistero di Hitler", ed.

Mondadori, Milano 1999, pag. 51.

2) Ron Rosembaum, op.cit., pag. 52.

3) Gian Franco Venè, "La vita di Hitler", Alberto

Peruzzo Editore, Milano 1986, pag. 13.

4) Marco Dolcetta, "Il nazismo esoterico", Ed. Hobby

& Work, 1994.

5) Marco Dolcetta, ibidem.

6) Ron Rosembaum, op.cit., pag. 55.

7) Marco Dolcetta, ibidem.

8) Bernard Michal, "Himmler", Ed. di Cremille,

Ginevra 1970, pag. 127.

9) Giorgio Galli, "Hitler e il nazismo magico", ed.

Rizzoli, Milano 1989, pag. 123.

10) Vittorio Macioce - Carlo De Luca, "Seconda

guerra mondiale", Ed. Hobby & Work, Monza 1997,

pag. 36.

11) Claudio Veltri, "Lenin, lo stregone", "L'Italia",

Roma 1993, pag. 54.

12)

Nigel

Pennick,

"L'oracolo

delle

rune",

Ed.

Armenia, Monaco 1990, pag. 111.

13) Roberto Salvadori, "La città della follia", Storia

& dossier, ed. Giunti, Firenze 2002, pag. 25.

14) Nigel Pennick, op.cit., pag. 19.
31

15) Julius Evola, "Simboli della tradizione occidenta-

le", Ed Arthos, Carmagnola - To, 1977, pag. 100, 102.

16) Giorgio Galli, op. cit., pag. 112.

17) Alfredo Castelli, "Enciclopedia dei misteri", Ed.

Mondadori, Milano 1993, pag. 136.

18) Marisa Camoirano, "Notizie sulla chiesetta S.

Maria Assunta di Isana", Livorno Ferr. 2002.

19) G. Franco Venè, op. cit., pag. 214.

20) Francesca Di Rocco, "Sognare sull'Isola dei

morti", "Area", Roma 2002, pag. 70.

******

HIMMLER E LE SS

II l mistero sembra comunque essere una costante su

tutto il percorso della vicenda legata al Terzo Reich,

tanto che autorevoli studiosi hanno per questo usato

termini come "magico" o "occulto" o "esoterico" o

"segreto", quando non addirittura "metafisico". Certo

è il fatto che, comunque lo si guardi, il nazismo è gra-

vido di situazioni che sfidano la razionalità, tanto in

alcuni episodi legati alla propria quotidianità, quanto

nella sua stessa costruzione organizzativa o intellet-

tuale: su tutti il caso delle SS. Heinrich Himmler

organizzò infatti questo corpo paramilitare con una

intricata ritualità, che soltanto in questi ultimi anni è

lentamente venuta alla luce, rivelando particolari

inquietanti:

due

nomi

su

tutti,

il

castello

di

Wewelsburg e le Externsteine. Si tratta di due luoghi

relativamente

vicini,

nei

pressi

della

foresta

di

Teutoburgo dove Arminio nel 9 d.C., riunendo varie

tribù germaniche sconfisse le legioni romane di Varo:

un'enorme statua voluta da Bismarck rievoca infatti

questo evento attirando migliaia di visitatori, compli-

ce anche la bellezza del luogo immerso in un profon-

do verde. Anche nel caso di Arminio e Varo è di que-

sti ultimi tempi la scoperta del luogo esatto dove

avvenne lo scontro, grazie ad una fortunata ricerca

effettuata con il metal-detector di questo luogo rima-

sto sconosciuto per circa due millenni. È importante

sottolineare che questa data e questo luogo sono una

sorta di "punto zero" della storia tedesca, e forse pro-

prio

anche

questa -

tra

le altre

- ragione portò

Himmler ad eleggere questa zona, gravida quindi di

significati per le sue SS. Il castello di Wewelsburg è

comunque particolare fin dalla sua singolare forma,

forma a punta come se si trattasse di una freccia o di

una lancia, che molti hanno voluto interpretare come

l'esatta

riproduzione

della

lancia

del

pretoriano

Longino, quella stessa che il romano utilizzò per feri-

re al costato Cristo morente sulla croce. Questa lan-

cia, oggi conservata a Vienna nel palazzo Hofburg, fu

tra le altre una vera ossessione hitleriana, tanto che il

Fuhrer stesso ne entrò personalmente in possesso nel

marzo del 1938 durante l'annessione dell'Austria alla

Germania; è ormai ben noto che Hitler fosse fatal-

mente attratto dagli oggetti più sacri della cristianità

quali, ad esempio, il Sacro Graal, e la scelta quindi di

quel castello a pianta "esoterica" non poteva essere

luogo migliore per creare una scuola di addestramen-

to delle selezionatissime SS guidate da Himmler.
32

Oggi il luogo è un museo molto interessante della sto-

ria geologica ed archeologica della zona nonché della

permanenza della "scuola" himmleriana durata dal

1934 al 1945 ma, al visitatore attento, un particolare

non potrà non attirare l'attenzione: si tratta del sotter-

raneo della torre più grossa, luogo in cui in una tetra

stanza rotonda avveniva uno dei rituali più sconcer-

tanti di iniziazione delle aspiranti SS. Su questo posto

sono comunque scarse le informazioni che vengono

fornite in loco; si sa invece che proprio in quel sotter-

raneo circolare, altresì detto "Walhalla", su dodici

gradini collocati all'estremo del circolo nel cui centro

ardeva un fuoco sacro che "sfumava" verso una grata

a forma di svastica sul soffitto, venivano a collocarsi

gli aspiranti giovani ariani che, tra le altre cose, beve-

vano gocce del sangue di Hitler(7). Una recente inter-

vista rilasciata dalla dott.ssa Kirsten John-Stucke,

storica e ricercatrice particolarmente attenta alle

vicende legate a Wewelsburg, ha permesso inoltre di

venire a conoscenza di altri dettagli legati appunto a

questo sotterraneo. Si tratta del fatto che l'acustica

della sala è tale da creare un particolare e suggestivo

effetto sonoro, così sensibile che dal centro della sala

stessa ogni suono veniva amplificato, compreso il

"rumore" del fuoco; altro particolare degno di nota, il

fatto che al centro del salone un residuo di una tuba-

zione di gas resta al presente. Nulla fu lasciato

comunque al caso; la stessa luce proveniente dal-

l'esterno tramite alcune finestre, era orientata in modo

di confluire esattamente al centro, creando così una

sorta di clima "sacrale" a cui gli iniziandi dovevano

appunto sottostare, soprattutto durante le commemo-

razioni delle SS morte. Altro dettaglio fornito sempre

dalla ricercatrice storica ("Hera", n° 37, pag. 42), il

fatto che il castello si chiamasse anche Graalsburg, in

quanto si diffuse l'idea che per un certo periodo nien-

temeno

che

il

Graal

fosse

rimasto

proprio

a

Wewelsburg: ipotesi peraltro smentita dalla stessa

ricercatrice, che comunque sottolinea che l'idea è

popolarmente più diffusa di quel che si può credere.

Il castello ospitava permanentemente dozzine di que-

sti soldati asceti, che per poter essere ammessi al

corpo dovevano avere una serie impressionante di

requisiti, ad esempio se ne controllava l'albero genea-

logico fino al 1750, o occorreva essere senza neppu-

re un dente otturato. "In dieci anni Himmler ha fatto

della S.S. la spina dorsale della Germania hitleriana.

L'ordine nero regna dappertutto nel paese ed è soste-

gno sia del partito che dello Stato. Mai, in così pochi

anni, un uomo politico è riuscito ad impossessarsi del

potere e a trasformare l'aspetto di una nazione. Dietro

Hitler c'è Himmler che dà alla Germania nazista quel-

l'aspetto sinistro, inquietante, diabolico"(8). La cosid-

detta "cattedrale esoterica" di Wewelsburg aveva

inoltre una tavola rotonda con tredici posti per i com-

mensali (di cui qualche suppellettile resta al presen-

te), ovvero per Himmler e per i suoi dodici apostoli;

superati tutti i riti previsti, gli adepti potevano quindi

indossare la divisa nera con il teschio d'argento: nelle

intenzioni naziste, Wewelsburg sarebbe divenuto il
33

centro del mondo dal quale si sarebbe irradiato il

potere ed il nuovo ordine mondiale rappresentato

appunto dalle SS. Questi aspetti "sotterranei" dell'or-

ganizzazione

politica

del

Terzo

Reich,

restano

costantemente sullo sfondo storico e, grazie a studi

sempre più perfezionati e documentati, riemergono

ormai puntualmente, tanto da far affermare che "nulla

può essere aggiunto alle puntualizzazioni storiografi-

che in merito. ma vi sono ancora questioni aperte pro-

prio dal punto di vista storico. E quella della cultura

occidentale occulta del Terzo Reich è una di esse"(9).

E proprio in questo panorama vanno ricordati i due

"enti"

che

proprio

Heinrich

Himmler

istituì:

mutandis", ovvero cambiando ciò che va cambiato.

Basti infatti pensare che anche il bolscevismo d'origi-

ne era fortemente pervaso da suggestioni magiche,

tanto da credere fermamente addirittura nell'idea

della resurrezione dei morti, fino alla possibile scon-

fitta della putrefazione della carne: per questo scopo

fu appunto creato un istituto che custodì nientemeno

che il cervello di Lenin per oltre mezzo secolo. L'idea

era che un giorno sarebbe stato ricollocato nel cranio

di Lenin (custodito insieme al resto del corpo nel noto

mausoleo a Mosca, meta di fluviali pellegrinaggi),

per iniziare un nuovo esperimento magico. Non biso-

gna infatti sottovalutare che anche il comunismo

l'Ahnenerbe e il cosiddetto Lebensborn. Il primo

ebbe tanto le proprie teorie quanto le sue pratiche

voleva essere una sorta di istituto atto a trovare con-

occulte, e che solo in tempi recentissimi queste siano

sistenze scientifiche e storiche che riconfermassero le

venute alla luce; Satana come "dio del proletariato" o

teorie razziali proprie del nazionalsocialismo, mentre

la

realizzazione del comunismo su Marte, così come

il

secondo ente (la "Fonte della vita"), si sarebbe

la

ridistribuzione del sangue tra tutti gli uomini, pro-

occupato della creazione su tutto il territorio tedesco

getto delirante che vide la morte del suo massimo teo-

di apposite cliniche, atte alla "trasmissione" della

rico, Fedorov Bogdanov, capo del cosiddetto "Istituto

razza germanica per la quale molte donne, biologica-

del sangue", che morì infetto proprio dal sangue di un

mente ritenute adatte, contribuivano con il loro corpo

malato. Spiritismo ed ufologia, praticati soprattutto

per la riproduzione della pura razza ariana. "Dopo la

guerra nacquero una serie di leggende su questi ospe-

dali, che vennero dipinti come bordelli dove fanati-

che naziste offrivano i loro corpi per il bene della

razza"(10). È a questo punto interessante notare come

comunque sotto un altro totalitarismo, ovvero quello

comunista, analoghi progetti al confine con la fanta-

scienza trovassero corrispondenze sia pur "mutatis

34

dalle

massime

menti

scientifiche

sovietiche

(ad

esempio Vernaskij), stavano alla base di molte stram-

palate convinzioni, al punto da far affermare allo

scrittore Aleksandr Prokanov che "un forte carattere

magico contraddistingueva il bolscevismo delle ori-

gini,

che

era

in

egizi"(11).

possesso

di

segreti

caldei

ed

In assoluta sintonia con la scuola iniziatica himmle-

riana di Wewelsburg, un altro luogo doveva invece

appunto essere adattato alle circostanze di natura

metafisica teorizzate dal gerarca tedesco: si tratta

delle Externsteine. Il luogo si trova sempre nei pressi

della foresta di Teutoburgo, ed è stato per secoli

luogo sacro frequentato dalle popolazioni germani-

che che lì, ma il fatto accade ancora al presente, si

recavano a celebrare il solstizio: Himmler definì le

Externsteine come la "Stonehenge tedesca". Si tratta

di un complesso megalitico di probabile origine

meteoritica extra-terrestre molto singolare, modellato

dagli agenti atmosferici che ne hanno restituito figu-

re di pietra alte fino a quaranta metri: qui, la spiritua-

lità tedesca è passata dal paganesimo al cristianesi-

mo, per transitare fino alla ritualità nazista. È possi-

bile salire, grazie a scale ricavate sulla stessa pietra,

fino ad una delle punte più alte, dove un singolare

altare con un buco circolare consente il perfetto inca-

stro del disco solare all'alba ed al tramonto del solsti-

zio. Ma forse il punto più "magico" del complesso, è

laddove è stata ricavata nella pietra meteoritica una

sagoma umana, simbolica bara in cui lo stesso

Himmler faceva adagiare le iniziande SS per medita-

re sulle rune tutta una notte: al termine del rito,

l'adepto aveva fatto un altro passo verso la sua defi-

nitiva entrata nel corpo selezionato, in quanto l'ener-

gia dormiente che era in lui si sarebbe risvegliata.

Utile a questo punto sottolineare il grande ruolo che

le rune occuparono nell'immaginario nazionalsociali-

sta; basti infatti pensare alla runa Sig, duplice simbo-

lo delle SS e sedicesima runa dell'antico alfabeto

runico significante "sole", ma anche "potente e deva-

stante fulmine di energia"(12): il "mito della purezza

metafisica"(13), passava infatti anche e soprattutto

attraverso questi segni contenenti concetti profondi

ed inesplicabili, concepibili soltanto per via intuitiva

e quindi non completamente esprimibili a parole. "Le

rune

sono

un

potente

strumento

spirituale.

Contrariamente alle lettere dell'alfabeto latino, desti-

nate solamente a essere utili, ognuna di esse ha il pro-

prio nome, il proprio significato, e le corrispondenti

connessioni

simboliche

e

magiche"(14);

alle

Externsteine si praticava appunto quella che è stata

definita meditazione runica, o meglio ancora yoga

runico, ma ancora oggi al solstizio si celebra il culto

di Wotan-Odino. Il più noto bassorilievo scolpito

sulle rocce delle Externsteine rappresenta invece san

Nicodemo che calpesta e piega il pilastro detto

Irminsul, simbolo celtico che costituisce la colonna

portante dell'universo; anche Carlo Magno, per il

timore che la forte influenza mistica pagana del luogo

continuasse in qualche modo la propria influenza,

aveva vietato ogni genere di culto. Himmler era inve-

ce assolutamente convinto che, data appunto la parti-

colare magia del luogo, questa avrebbe garantito

dopo le ricordate meditazioni runiche, una sorta di

invincibilità per le sue SS, in quanto esse avrebbero

assorbito

le

forze

sotterranee

delle

cosiddette

"Heilige linien", ovvero le linee sacre che in quel

punto della terra sarebbero particolarmente potenti.
35

AdunatAdunataa -- MinneMinne

XIVXIV -- XVXV -- XVIXVI -- XVIIXVII didi AlchemicaAlchemica

XIV

Natura vibra senza sosta alcuna Questa verde clorofilla nel Sole di ogni mattino Potenza vegetativa e fonte di ogni Linfa Geometria Sacra di reticoli cristallini Natura vibra senza sosta alcuna Riflessi cangianti di cosmi molteplici Che si specchiano in questo verde infinito Natura vibra senza sosta La Potenza del Regno stilla da ogni tronco antico

XV

Il mondo che fu è il mondo che sarà Uomini possenti su cavalli bardati Donne nascoste come loti proibiti Amplessi di giorni e notti senza respiro Luna brillante sui viandanti delle lande Sole rovente allo Zenit di montagne inviolabili Il mondo che fu è il mondo che sarà Brividi d' ebbrezza guerriera e note celestiali Barbara attesa alle pendici dell' Ignoto Bestie demoni nuvole e giganti Titani di Fuoco nelle crepe degli abissi Ninfe tralucenti dallo specchio d' Acqua Il mondo che fu è il mondo che sarà Ancora e ancora una volta e ancora

XVI

I nostri Padri cantavano ed il loro Canto Era

Da questo nasceva lo Spazio la Legge

I

nostri Padri cantavano ed il Suono era il Verbo

Il

Verbo penetrava le cose fecondava la Natura

O

Padri cantate ancora attraverso Noi

XVII

Spezzate le catene diavoli dell' Inferno

Io vi attendo come lama invincibile

Volteggiate sull' Abisso adoratori del Fuoco

Io sono Luce nella Luce di ogni Oblio

Spezzate le catene schiavi del Peccato

Io vi redimo attraverso il Battesimo supremo

Infrangete i sigilli o Vira senza macchia Scostate il Velo di questa matrigna astiosa Santo è colui che sopravvive a questa Ordalia

Tre volte Potente è colui che risiede nel Centro

O spezzate le catene Astri Ulteriori

36

GuardiaGuardia didi FerroFerro ee LegioneLegione ArcangeloArcangelo Michele:Michele: LottLottareare nellanella SStoriatoria perper essereessere TTradizioneradizione

didi MilesMiles

CCorneliu Zelea Codreanu, la lettura delle sue opere

e della storia del suo movimento appartengono ad un

minimo comune denominatore di tutti coloro che

nella loro vita si avvicinano, nella lotta e nel pensie-

ro, a movimenti ed associazioni della cosiddetta Area

NazionalPopolare. Spesso anche, vuoi per la sempli-

cità della prosa,che non attrae chi cerca spinte com-

penetrazioni cerebrali tra spirito e materia,scritte

magari in linguaggio pseudoiniziatico, sia anche per

il ruolo relativamente marginale della Romania nella

seconda guerra mondiale, gli scritti del Capitano ven-

gono relegati ad una base solitamente preparatoria

verso altri studi, ovvero come nozioni sì da conoscer-

si, ma in esse e per se stesse non sufficienti .

Con questo mio scritto vorrei invece approfondire

alcuni aspetti, che collocano Codreanu come figura

assolutamente non secondaria in un ambito di Nuovo

ed Eterno Pensiero Tradizionale Europeo, sia per le

novità che esso introduce e soprattutto mette in atto

nell'organizzazione pratica, che per il suo volere esse-

re veramente e sopra tutto Metapolitico e perciò

Totale e Eterno.

e sopra tutto Metapolitico e perciò Totale e Eterno. Invidiando la semplicità di prosa del Capitano

Invidiando la semplicità di prosa del Capitano e la

sua incisività vorrei approfondire i seguenti temi, tra

loro interconnessi:

Ascesi Legionaria, ovvero l'elevazione spirituale:

descrizione fini e necessità della stessa per una lotta

metapolitica.

.

Legionario: scopi e ideali.

Comunità di Militanza/Cuib loro similitudini con

esperienze simili nel Reich.

La Fede nel Dio Cristiano e nella Terra: Simboli ,

Realtà e false contrapposizioni.

Il Legionario, la lotta e la morte tra pensiero e azio-

ne.

"Vi sono due aspetti, per chiarire i quali bisogna tener

presente il dualismo dell'essere umano, composto di
37

un elemento materiale naturalistico e di un elemento

spirituale. Quando il primo domina il secondo, è

l'"inferno". Ogni equilibrio fra i due è cosa precaria e

contingente. Solo il dominio assoluto dello spirito sul

corpo è la condizione normale e il presupposto di

ogni vera forza, di ogni vero eroismo

Digiuno.Lavoro nei campi.Preghiera.Semplicità e

spontaneità nel Vivere e nell'Essere. Qualunque dei

tanti nostri pseudo leader politici di oggi predicasse

tutto ciò per i suoi militanti o ,peggio per i suoi elet-

tori potrebbe si indossare una camicia verde, che ben

prima dei padanoidi nostrani era uniforme e simbolo

della Guardia di Ferro, ma probabilmente tale cami-

cia sarebbe confezionata in tela non lacerabile e si

allaccerebbe dietro la schiena. Al di là di quanto

possa essere difficile mettere in pratica e soprattutto

pensare veramente tutto ciò nell'odierno esso, non è

da presentarsi o da ritenere, come una forma di coer-

cizione o rieducazione coatta. Fondamentale infatti

non è tanto il creare in una struttura organizzata, un

meccanismo preciso, se poi mancano le persone vali-

de dentro di esso. Quindi per creare una nuova

Romania era necessario creare dei nuovi romeni.Non

tanto la volontà di cercare un qualcosa di perfetto

nella sua astrusa complicità ma bensì educare un

popolo nel 1930 a non lasciarsi gabbare dai miraggi

della società del progresso, e nemmeno di far rifugia-

re una sedicente elitè in utopiche comunità rurali.

Esempio esempio esempio, senza trascinare nessuno

per il collo, ma senza nemmeno lasciarsi intimidire

ne lasciare impunito chi si frappone all'obiettivo.

Ottimi concetti che possono essere in pratica spiega-

ti con la volontà totale che Il Movimento Legionario

riponeva nella ricerca del distacco dal bene materia-

le. Forgiando cioè un Anima che astraendosi dal

piano della pura materialità non solo ne è ad essa

estranea, ma cerca di combatterla e distruggerla.

Creare una specie di OltreUomo di Nietsche. Ovvero,

usando un calzante paragone con Franco Freda, una

ciotola di riso e sandali di cuoio ai piedi, possono far

si che le migliori Energie Spirituali possano essere

incanalate e focalizzate in un obiettivo. la Stirpe e la

sua Terra. la concezione di Stirpe del Capitano è che

ogni singolo Rumeno è semplicemte una roccia, che

serve a cementare e a rendere più resistente una roc-

caforte che la storia, può forse cercare di distruggere

ma mai potrà conquistare. Importante quindi è il

ruolo che Dio da ad ogni legionario in quei tempi dif-

ficili, affinchè nella lotta si rigeneri lo spirito eterno

ed immortale e del singolo che della comunità totale

della sua gente.

Oltre che profonde radici cristiane salgono ad occhio

similitudini con la vita monastica, ma per molti versi

la Legione è ad essa estranea. Semmai è più parago-

nabile con la semplicità di vita del contadino del

medioevo, visto il legame con l'elemento Suolo, sia

perche essa, la terra è la madre del grano, sia perchè

eterna testimone della stirpe che essa ha generato e

che ad essa tornerà. Ma anche l'allegria che cementa
38

gli animi, con l'amore di tutto ciò che è elemento

aggregativo, il voler essere molla creativa ed educati-

va nella società, avendo però la consapevolezza del-

l'ultraterrenità della missione affidata. Il voler trasfor-

mare le cerimonie in cui si ricordano, dai daci contro

le armate di Roma, ai martiri del proprio movimento,

da meste cerimonie funebri, a patti che davanti ad un

sacchetto di terra ed alla benezione di un Pope, strin-

gono eterna fedeltà non ad un partito ma all^eterno

legame che il Rumeno ha con la sua terra e con gli

altri fratelli con lui destinati a compiere tale missio-

ne. Il Legionario non è quindi una persona cupa e

macilenta ma un uomo che sa che tutto ciò che deve

fare e farà e vivere con orgoglio e spontaneità la sua

condizione, non isolandosi, a mo' di stilita, ma bensì

che cerca di aggregare attorno a se quelle persone e

quelle forze positive e costruttive che Dio gli mette a

disposizione.Il Rumeno sa che se lui è cio che è , ed

è un uomo libero è perchè la sua terra è innaffiata dal

sangue di chi millenni prima o fino a poco prima è

caduto per lui, per la sua Stirpe. Non vi è timore per-

chè sa che, Cristianamente, donare la propria vita per

i propri figli , immolarsi come agnello sacrificale, è

un compito che si deve assolvere non con disperazio-

ne o sprezzo, ma con la serenità e la coscienza che

solo il seme che muore può generare frutto.

Come tutte le riproposizioni di Tradizione del secolo

trascorso, ovviamente l'elemento gerarchico e fonda-

mentale e ad esso per determinate categorie è previ-

sto un grado di sacrificio ulteriore. Valga l'esempio

del celibato praticato dal corpo d'assalto, intitolato a

due legionari caduti in Spagna, che per regola spiri-

tuale e ascesi è assimilabile ad ordini cavallereschi

come i Templari. Quindi il Legionario non è un mili-

tante di un movimento politico come si può intende-

re oggi, ma un Uomo che vive lavora e combatte

secondo un determinato stile di Vita, Così codificato:

1) La legge della disciplina: sii legionario disciplina-

to, ché solo in questo modo sarai vittorioso. Segui il

tuo capo nella buona e nella cattiva fortuna.

2) La legge del lavoro: lavora. Lavora ogni giorno.

Lavora con amore. Ricompensa del lavoro ti sia non