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Corso di Laurea Specialistica Quinquennale in Architettura U.E.

IL RUOLO DELL'ARCHITETTURA
ALL'INTERNO DELL'AZIONE UMANITARIA
NEI VARI STADI DELLE EMERGENZE COMPLESSE

Tesi di Laurea di

LORENZO LA FAUCI

Relatore prof.

FRANCESCO KARRER

A.A. 2006-2007
Premessa

La presente tesi, di natura teorico-applicativa,


mira a definire il ruolo di architettura e urbanistica
all'interno dell'azione umanitaria, nel caso specifico
delle emergenze complesse.

Il lavoro è diviso in due parti:

Cooperazione – Analisi del contesto problematico e


dell’intera cornice umanitaria di emergenza.

Danni allo Spazio – Sviluppo del contesto specifico e


modalità d’intervento negli ambiti d'interesse;
formulazione di un punto di vista architettonico e
urbanistico sul fenomeno delle emergenze complesse.
Introduzione........................................................................................................................................1

Contesto Globale – Cooperazione

1. Emergenze Complesse

1.1. Disastri..............................................................................................................................3
− Definizione
− Pericolo
− Vulnerabilità
1.2. Emergenze Complesse......................................................................................................5
− Analisi
− Indicatori di emergenza
− Impedimenti alla risposta

2. Leggi e Fonti

2.1. Diritto Internazionale Umanitario....................................................................................10


− Principi
− Strumenti
− Trattati
2.2. Diritti Umani....................................................................................................................13
2.3. Legge sui Rifugiati...........................................................................................................14
− Statuto UNHCR
− Strumenti internazionali
− Strumenti regionali
2.4. Millenium Development Goals........................................................................................16
− Rapporti 2005
2.5. Agenda 21........................................................................................................................19
− Insediamenti umani

3. L’Azione Umanitaria nelle Emergenze Complesse

3.1. ONU.................................................................................................................................20
− Organi, fondi, programmi, agenzie
3.2. Rapporti con i militari......................................................................................................23
3.3 Cronologia e competenze..................................................................................................25
− Ruoli, funzioni, obiettivi
− Strategie
− Evoluzione
3.4 Rapporti con i donatori.....................................................................................................29
− Responsabilità
− Problemi
− Monitoraggio e valutazione
3.5 Scrivere una proposta di progetto.....................................................................................30
− Valutazione
− Sviluppo del progetto
− Implementazione
− Monitoraggio
Contesto Specifico – Danni Allo Spazio

Inserimento dell’Architettura nella Pianificazione Globale.........................................................33

4. Pre-Disastro: Prevenzione, Allerta e Allarme

4.1. Programmi di riduzione dei rischi – Principi e applicazioni...........................................34


− Disastri e sviluppo
− Riduzione dei rischi
− Strumenti per la programmazione
4.2. Preparazione all’emergenza e sistema di allarme............................................................38
− Disastri: cause ed effetti
− Emergenza come ciclo
− Pianificare la prevenzione
4.3. Controllo sugli standards.................................................................................................43
− Sphere Project
− Altri strumenti

5. Post-Disastro: Assistenza e Riabilitazione

5.1. Sheltering.........................................................................................................................48
− Campi
− Pianificazione
− Costruzione
5.2 Tende...............................................................................................................................53
− Utilizzo
− Pianificare una risposta
− Clima
− Logistica
− Alternativa alle tende
− Adattamenti
− Danni comuni
5.3. Pianificazione di insediamenti di emergenza Protection Based......................................67
− Assistenza
− Pianificazione fisica per una comunità
− Rifugi comunitari
5.4. Organizzazione delle risorse idriche................................................................................73
− Rifornimento idrico
− Linee guida
5.5. Malattie infettive nelle emergenze complesse: controllo................................................78
− Fattori di rischio
− Interventi post-disastro e in zone di guerra
− Sorveglianza
− Cronologia

Conclusione: Cedere la Gestione dello Spazio...............................................................................87

Allegati

Bibliografia

Ringraziamenti
Introduzione

Il panorama umanitario sta cambiando


rapidamente, la domanda di professionalità e
responsabilità cresce, i professionisti lavorano in
situazioni sempre più complesse, che richiedono un
approccio multidisciplinare comprensivo di logistica,
management, salute, psicologia, scienze sociali,
antropologia, ingegneria, comunicazione, agricoltura,
ambiente, educazione, diritto internazionale, sicurezza,
media, politica, economia... Gli interventi umanitari nelle
emergenze complesse coinvolgono spesso architetti e
urbanisti che, a differenza di altri professionisti, non
hanno un paradigma globale - ideologico, istituzionale,
analitico e tecnico - entro cui operare; la loro posizione è
invece maggiormente definita e rappresentata
nell’ambito delle attività legate allo sviluppo, spesso
caratterizzate da tempi e modi politici.
L’emergenza complessa è una crisi umanitaria
che necessita di una risposta internazionale in quanto
colpisce comunità rimaste senza protezione per la
fragilità o l'assenza di istituzioni economiche, politiche Sri-Lanka 2004, New Orleans 2005
e sociali. L'azione umanitaria di emergenza si configura I disastri ambientali crescono di
quindi come una risposta civile a un fallimento politico. numero, frequenza e intensità

Il lavoro si colloca nell’ambito tematico dei disastri ambientali e affronta il caso delle
emergenze complesse confrontandosi con la prevenzione e con l’assistenza post-disastro, da
gestire nei tempi dell’emergenza-uomo. I disastri ambientali di origine sia umana che naturale,
conseguenza di uno sfruttamento di risorse insostenibile, stanno crescendo in numero, frequenza e
intensità nei paesi a basso come ad alto sviluppo. Le aree geografiche sono tutte potenzialmente
esposte ai disastri ma la gravità dei danni che rischiano di subire dipende dal loro differente livello
di vulnerabilità. La riflessione sul ciclo delle emergenze ha teso a concentrarsi sugli immediati
pre e post disastro, momenti in cui le comunità hanno il massimo bisogno di protezione. E’ risultato
necessario riflettere su una pratica multidisciplinare di architettura e urbanistica, che estendesse
strumenti e metodi utilizzati in contesti di povertà urbana alle emergenze complesse, evidenziando i
nessi tra habitat umano, azione umanitaria e sviluppo comunitario. Il carattere quasi-urbano di molti
campi di rifugiati e profughi richiama una naturale connessione tra insediamenti umani e umanitari,
come la condizione di questi ultimi spesso ricorda la povertà di certe periferie urbane.
L’inserimento nella pianificazione globale ha comportato una selezione di ambiti di
intervento entro cui distinguere le caratteristiche e le competenze specifiche di architettura e
urbanistica da quelle comuni alle altre discipline. E’ stato inoltre importante condurre uno studio
comparativo sulle strategie utilizzate in diverse condizioni culturali, ambientali, economiche e
politiche, cercando i problemi e le soluzioni comuni ai diversi contesti, nell’intenzione di
sviluppare metodi e tecniche pratiche innovative, da confrontare con il cambiamento e con la
prolungata incertezza intrinseca alla pratica. L’intero elaborato mira a definire la prestazione che
l'architettura deve fornire in termini tecnici, economici, istituzionali e sociali nell’ambito degli
interventi umanitari di emergenza per ridurre i rischi, salvaguardare la salute delle comunità come
degli operatori umanitari, generare introiti ed aiutare le comunità a ricostruirsi, cedendo infine loro
la gestione del proprio spazio.

1
Sezione a carattere introduttivo, che descrive il
contesto problematico della tesi. In primo luogo
vengono definiti e analizzati i concetti di disastro ed
emergenza complessa, poi l'apparato legislativo, i
principi d'intervento e infine vengono presentati gli
attori e le dinamiche dell'azione umanitaria,
completando il quadro entro cui, nella sezione
successiva, verrà delineato il ruolo dell'architettura.
1. Emergenze Complesse e Disastri
1.1. Disastri

Definizione
• Il realizzarsi di una minaccia potenziale e il danno che ne risulta
• Di origine sia umana che naturale (Allegato II; A01-28)
• Grave impatto sulle comunità (Allegato III; F01)
• Rapido insorgere di eventi che provocano o minacciano di provocare morti, feriti e danni
• Richiede una risposta multi-agenzia e comunitaria significativa e coordinata

Equazione di base:

PERICOLO (fenomeni e rischio) * VULNERABILITA’ = DISASTRO (impatto)

FENOMENI * VULNERABILITA’ = IMPATTO

• Siccità • Umana Settore politico


• Eruzioni vulcaniche • Economica
• Inondazioni • Sociale
• Terremoti • Ecologica Popolazione
• Cicloni • Politica colpita
• Legale
Settore Settore
Economico Sociale

Pericolo (Allegato I; M01)


● Minaccia a cose e persone
● Evento estremo che incide sull’ambiente naturale o antropico
● Può colpire la vita, la proprietà o le attività umane

Banche, Nepal 2006 Nairobi, Kenya 2006 Tochigi, Giappone 2003

Tipi di pericolo:

• Geologico: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche…


• Climatico: cicloni tropicali, inondazioni, siccità
• Ambientale: inquinamento, deforestazione, desertificazione
• Epidemico
• Incidenti industriali

3
Vulnerabilità (Allegato I; M02, M10-13)
• Posizione svantaggiata nella gestione di una crisi a livello
1. Fisico: grado di povertà e/o progressiva perdita del benessere
2. Organizzativo: come la società è organizzata, conflitti interni e loro conduzione
3. Psicologico: come le persone e la società si percepiscono, capacità di influenzare il
loro ambiente
• Prodotta da varie forme di privazioni sociali ed economiche agenti simultaneamente
• Riscontrabile nel livello di salute e mortalità
• Processo dinamico
• I più a rischio sono: bambini, anziani, donne in gravidanza, malati cronici

Esempio – Applicazione dell’equazione ad una situazione di siccità

FENOMENO * VULNERABILITA’ = IMPATTO

Assenza di pioggia * erosione precedente, assenza di riserve idriche = assenza di acqua


utilizzabile

assenza di acqua utilizzabile * raccolti sensibili alla mancanza d’acqua, monocoltura = riduzione
della produzione agricola

riduzione della produzione agricola * gruppi socioeconomici vulnerabili = diminuzione


dell’accesso alle risorse alimentari

diminuzione dell’accesso alle risorse alimentari * gruppi socioeconomici vulnerabili la cui


nutrizione è a rischio = migrazione

migrazione verso città e campi profughi * gruppi a rischio nutrizionale e vulnerabili alle malattie
infettive = malnutrizione, aumenta l’incidenza delle malattie infettive

malnutrizione * malattie infettive = MORTE

Maslakh, Afghanistan 2002


A seguito della siccità nelle province di Ghor,
Badghis, Farrah e Faryab la popolazione del
campo di Maslakh, il più grande della
provincia di Heart è cresciuta costantemente
incrementando il rischio di malnutrizione e
malattie infettive

Problemi correlati:

• Preparazione inadeguata
• Debole capacità istituzionale
• Collaborazione inadeguata
• Diminuzione di informazioni sistematiche e attendibili sulla salute pubblica

4
1.2 Emergenze Complesse

Analisi

Disastro Emergenza Complessa

Evento • Crisi umanitaria


Ampia distruzione e sofferenza • Totale o considerevole interruzione
Catastrofe dell’autorità per guerra civile o
Calamità aggressione esterna
Tragedia • Bisogno di una risposta internazionale
Cataclisma

L’emergenza è uno stato in cui le procedure normali sono sospese e sono prese misure
straordinarie per evitare l’impatto di un fenomeno sulla popolazione. Un’emergenza mal gestita
diventa un disastro. (Allegato I; M04) Secondo la definizione dello IASC (Inter Agency Standing
Committee) del dicembre 1994 un’emergenza complessa può essere caratterizzata da:

• Totale o considerevole interruzione dell’autorità


• Conflitto civile interno o aggressione esterna
• Alto numero di perdite civili
• Movimento forzato di umani (persone assediate o rapidamente sfollate in alto numero)
• Sofferenza umana di grandi proporzioni
• Richiede una risposta internazionale

L’emergenza complessa combina un conflitto interno con spostamenti della popolazione su larga
scala, carestia di massa o carenza di cibo, istituzioni economiche, politiche e sociali fragili o assenti.
Spesso le emergenze complesse sono esacerbate da disastri naturali e reti di trasporto inadeguate.
Una situazione del genere richiede un alto grado di supporto politico esterno per permettere la
risposta umanitaria, incluso l’accesso negoziato alle popolazioni colpite.(Allegato VII, 14)

COLLASSO
MACROECONOMICO
DETERIORAMENTO
DELL’AUTORITA’ POLITICA
EPIDEMIE
EMERGENZA COMPLESSA
CONFLITTO
INTERNO
INSICUREZZA MOVIMENTI
ALIMENTARE POPOLAZIONE
Punti chiave:

• L’emergenza complessa è un fenomeno che traumatizza le persone e l’ambiente


• Colpisce direttamente i più vulnerabili
• C’è una completa mancanza di risorse locali per fronteggiare i problemi causati dal disastro
• Gli effetti del disastro sono spesso massimizzati dalla politicizzazione della crisi

5
Esempio - Le guerre civili (Allegato I, M03) dovute a un conflitto interno di origine etnica o
religiosa sono emergenze complesse causate dall’uomo e producono:

• Incremento degli sfollati (IDPs, Internally Displaced Persons)


• Le ONG che assistono la popolazione e i civili non sono al sicuro
• Le vittime sono donne e bambini
• Il cibo è estorto ai civili
• I civili sono usati come scudo umano
• Confusione dei ruoli tra settore militare e umanitario

Angola 2002
In luglio il Coordinatore Umanitario ONU
Erick de Mul dichiara che il pericolo di
mine, i ponti abbattuti e le strade in
cattivo stato rendono le operazioni
umanitarie in Angola “un incubo
logistico”.

Colombia 2002
Con il collasso dei negoziati di pace tra governo e
ribelli FARC i conflitti interni hanno avuto
un’escalation drammatica. Su uno sfondo di povertà
diffusa e servizi pubblici indeboliti la guerra colpisce
i civili nelle aree sia urbane che rurali. Nel solo
biennio 2000-2002 circa un milione di colombiani
sono rimasti sfollati, riversandosi nei centri urbani
per sfuggire alla crescente ondata di violenza nelle
campagne. Nelle aree rurali gli uffici postali sono
stati abbandonati, i servizi ospedalieri divenuti
sporadici, alcune malattie debellate sono ricomparse
e sono stati registrati casi di malaria.

Kondoz, Afghanistan 2002


Ventitrè anni di guerra civile hanno inflitto gravi
danni alle infrastrutture fisiche e sociali
dell’Afghanistan. La nazione non è in grado né di
garantire ai propri cittadini sufficiente sicurezza e
protezione, né di fornire loro servizi sociali di base,
come educazione e sanità. Senza un aiuto esterno la
popolazione non è in grado di iniziare un processo di
sviluppo e ricostruzione sostenibile.

6
Indicatori di emergenza

L’emergenza può insorgere con un grande afflusso di rifugiati, la cui vita è visibilmente
minacciata, ma molto più spesso il suo inizio non è così drammatico o ovvio. Nel 2004 Kofi Annan
ha affermato che, per via delle guerre in Afghanistan e Iraq sono state dimenticate 21 crisi, che
colpiscono oltre 45.000.000 di persone. La situazione richiederà una risposta straordinaria e lo
sviluppo di misure eccezionali; durante un’emergenza vanno considerati tutti gli aspetti di una
società. Raccogliere informazioni su queste cause implicite è importante per la prevenzione di un
disastro, la preparazione, pianificazione, allarme, risposta, ripresa e riabilitazione. Ci sono alcuni
indicatori che mostrano se si è o meno di fronte a un’emergenza complessa.

Gli indicatori più importanti sono:

• Tasso di mortalità – eccessiva perdita di vite


• Tasso di malattia – crescente incidenza di patologie

Indicatore Livelli di emergenza


Tasso di Mortalità > 2 su 10.000 al giorno
Stato Nutrizionale dei Bambini > 10% con rapporto peso-altezza < 80%
Cibo < 2.100 calorie a persona al giorno
Quantità d’Acqua < 10 litri a persona al giorno
Qualità dell’Acqua > 25 % persone con diarrea
Spazio sul Sito < 30 mq a persona, giardini non inclusi
Spazio di Rifugio < 3.5 mq a persona

Altri indicatori critici meno quantificabili:

• Minacce fisiche
• Standard di diritti umani
• Minaccia di refoulement (ritorno forzato dei rifugiati)

I fattori che incrementano il rischio di malattia e morte sono:

• Ambiente non familiare


• Povertà\ Insicurezza
• Sovrappopolazione
• Qualità e quantità di acqua inadeguata
• Scarsa pulizia dell’ambiente
• Rifugi inadeguati
• Inadeguato rifornimento di cibo

7
Impedimenti alla risposta (Allegato I; M01-13)

• Mancanza dei fondi necessari a costituire un’adeguata capacità di risposta


• Basso livello di preparazione all’emergenza dello staff, professionisti ed esperti
• Scarsa capacità di far mantenere lo staff
• Utilizzo di tecnologie adeguate (registrazione, monitoraggio, violazioni, inventario…)
• Nessuna coordinazione, molta competizione, si perde di vista l’obiettivo
• Poche risorse a supporto della ricostruzione fisica o risanamento sociale
• Capacità locale di affrontare qualunque problema indebolita
• Possibile perpetuarsi dell’economia di guerra
• Nessuna distinzione tra civili e combattenti
• Nessuna sicurezza per gli umanitari
• Mancanza di significato dei principi tradizionali: neutralità e imparzialità
• Crescente coinvolgimento dell’apparato militare come attore umanitario
• Mancanza di comprensione di una prospettiva a lungo termine del conflitto e della soluzione
• Mancanza di comprensione delle dinamiche sociali, politiche e religiose
• Mancanza di partecipazione delle comunità colpite a partire dall’inizio

In cifre:

1997
 40 emergenze complesse
• 13.000.000 di rifugiati
• 20.000.000 di sfollati (IDPs)
• 68.000 civili morti
• Migliaia di feriti
• Impossibile quantificare gli affamati
• Assenza di servizi sanitari ed istruzione nei campi di rifugiati

1998
• 400 disastri naturali
• 90.000 morti
• 5.000.000 di IDPs
• 144.000.000 le persone colpite
• Danni alla proprietà stimati per 70.000.000.000 $
• La comunità di donatori governativi ha elargito 3.000.000.000 $ per la risposta
all’emergenza

2003
• 651 disastri
• 76.806 persone uccise dai disastri
• 254.745 persone colpite dai disastri
• 55.954.000.000 $ di danni
• 11.100.000 rifugiati
• 23.900.000 IDPs

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In termini di vittime, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale i valori massimi si hanno:

Cause artificiali

• Guerre: 60.000.000 – Seconda Guerra Mondiale (1937 – 1945)


• Genocidi: 12.000.000 – campi di concentramento nazisti
• Terrorismo: 2.992 – attacchi dell’11 settembre 2001 a New York

Cause naturali

• Terremoti: 41.000 – terremoto a Bam, Iran 2003


• Condizione metereologiche estreme: ondata di caldo in Europa nel 2003
• Uragani e cicloni: 3.037 – uragano Jeanne, Haiti 2004
• Tsunami: 310.000 – terremoto e tsunami in Indonesia, India, Sri Lanka, Tailandia,
Somalia… 2004
• Eruzioni vulcaniche: 245 – Nyiragongo, Congo 2002
• Malattie: 300.000.000 – varicella nel 20° secolo
• Carestie: 1.500.000 – siccità in India (1965 – ’67)

Bam, Iran 2003


Il 26/12 un terremoto di magnitudo
6,5 Richter ha provocato 41.000
morti, 30.000 feriti e 75.000 senza
tetto su una popolazione di circa
100.000 abitanti.
Ospedali e servizi distrutti.

Tra il 1994 e il 2003 le morti dovute a disastri naturali sono state causate da:

• 48 % Siccità e carestie
• 16 % Terremoti
• 16 % Inondazioni
• 10 % Uragani e cicloni
• 8 % Temperature estreme
• 2 % Altro

Kakuma, Kenya 2003


Campo abitato da rifugiati sudanesi e
somali, per un totale di quasi 90,000
persone. Il WFP nel 2003 ha fatto
appello ai donatori per richiedere
altri fondi, ma l'insorgere di carestie
in Angola, Congo ed Etiopia ha
deviato i finanziamenti.

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2. Leggi e Fonti
2.1. Diritto Internazionale Umanitario IHL, International Humanitarian Law

Definizione

Regole e principi che limitano la violenza nei


conflitti armati con l’obiettivo di salvaguardare
la vita e la dignità delle persone che non
partecipano o non partecipano più direttamente
alle ostilità: civili, feriti, malati, prigionieri di
guerra. La IHL protegge inoltre gli oggetti
necessari alla sopravvivenza della popolazione
civile, il personale e il materiale delle
organizzazioni umanitarie.

Documento originale della


Prima Convenzione di Ginevra, 1864
Principi

Umanità, universalità, imparzialità, neutralità

Negoziato costante

• Codifica ● Rafforzamento/sanzioni
• Ratifica ● Riparazione, ricostruzione, pace
• Applicabilità ● Sicurezza nazionale e internazionale
• Implementazione/messa in opera

Fonti culturali

• Spiritualità\filosofia: Buddismo, Taoismo, Ebraismo, Cristianesimo, Islamismo; Rousseau,


Dunant, Martens
• Etnica: Usanze africane, antica Grecia, Manu
• Cavalleria: Bushido giapponese, cavalleria europea

La didattica della catastrofe

Le 4 Convenzioni di Ginevra e i protocolli aggiuntivi sono stati formulati in seguito a tragedie di


guerra:

• Convenzione 1: Solferino – Feriti e malati


• Convenzione 2: Tsushima – Naufraghi
• Convenzione 3: Prima Guerra Mondiale – Prigionieri di Guerra (POWs)
• Convenzione 4: Seconda Guerra Mondiale – Civili
• Protocolli aggiuntivi I e II: Vietnam – Civili

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Strumenti

Trattati

• Convenzioni di Ginevra: Prima Convenzione 1864, 4 Convenzioni 1949, 2 Protocolli


aggiuntivi 1977 - Umanità in guerra: proteggere le persone che non prendono (più) parte ai
conflitti
• Sinonimi: Legge di Guerra, Legge sui Conflitti Armati, Diritti Umani nei Conflitti Armati
• Fonti: Tutte le civiltà, accordi bilaterali, trattati multilaterali
• Trattati: Le 4 Convenzioni di Ginevra del 1949, rispettivamente su malati/feriti, naufraghi,
prigionieri di guerra e civili
• Conflitti Interni: Comune Art.3 (1949), Protocollo Aggiuntivo II (1977)

Essenziali: Comune Art.3 (1949) e Protocollo II (1977)


Diritti Umani Inderogabili, che proibiscono tortura ed esecuzioni sommarie
Valori locali.

Comune Art.3 (Ginevra, 1949)

“In caso di conflitto armato non di carattere internazionale avente luogo nei territori delle Alte Parti
Contraenti, ogni Parte è obbligata ad applicare, come minimo le seguenti condizioni:

1 Le persone che non prendono parte alle ostilità, inclusi i membri delle forze armate che
hanno deposto le armi e quelli che si sono ritirati dai combattimenti per malattia, ferite,
detenzione o qualunque altra causa, dovranno essere trattati umanamente in qualunque
circostanza, senza distinzione di razza, colore, religione, fede, sesso, nascita, censo o
altri criteri simili. Per questo i seguenti atti sono e devono restare proibiti in qualunque
luogo e momento, in rispetto alle succitate persone:
• Violenza alla vita e alla persona, in particolare omicidi , mutilazioni e tortura
• Prendere ostaggi
• Oltraggi alla dignità personale, in particolare trattamenti umilianti e degradanti
• L’emissione di sentenze e la messa in opera di esecuzioni senza previo giudizio
pronunciato da una corte regolarmente costituita che possa offrire tutte le garanzie
giuridiche considerate indispensabili dai popoli civili
2 I feriti e i malati dovranno essere raccolti e curati

Un organismo umanitario imparziale come il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC)
può offrire i suoi servizi alle Parti in conflitto. Le Parti del conflitto dovrebbero inoltre tentare di
rafforzare, tramite accordi speciali, tutte o parte delle altre disposizioni della presente Convenzione.
L’applicazione delle suddette disposizioni non influirà sullo stato legale delle Parti in conflitto.”

Riferimenti

• Statuto dell’ONU, capp. 6, 7, 8, riguardanti rispettivamente il supporto alla pace, l’uso di


forze militari e gli accordi regionali
• Legge Umanitaria Internazionale (IHL), Diritti Umani (HR), Legge sui Rifugiati (RL)
• Leggi domestiche, Codici di condotta
• Costumi locali, Valori individuali

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Obiettivi

Ambito materiale: Quando  Conflitti armati

• Conflitti armati internazionali


1 Conflitti armati tra stati indipendenti
Art. 2, comune a tutte le Convenzioni (1949)
Art. 1 del Protocollo Aggiuntivo I (1977)
2 Guerre di liberazione nazionale (lotte per l’Auto-Determinazione)
Art. 1, par. 4, Protocollo Aggiuntivo I (1977)

• Conflitti armati non-internazionali


1 Guerre civili
Art. 1, Protocollo Aggiuntivo II (1977)
2 Conflitti armati non-internazionali
Art. 3, comune a tutte le Convenzioni (1949)
Martens Clause – ICJ Nicaragua (1986)

Ambito personale: Chi  Persone protette dalle Convenzioni

• Membri delle Forze Armate (Combattenti)


1 Prima Convenzione: Feriti e Malati
2 Seconda Convenzione: Naufraghi
3 Terza Convenzione: Prigionieri di Guerra

• Civili
1 Quarta Convenzione: internati e territori occupati
2 Protocolli Aggiuntivi (1977): tutti i civili

Ambito temporale: Per quanto tempo  Inizio e fine del bisogno di protezione

• Inizio dell’applicazione
1. Conflitti Armati Internazionali
- Violenza armata tra due Stati Parte della Convenzione
- Occupazione armata, anche senza resistenza armata
2. Conflitti Armati Non-Internazionali
- Violenza che raggiunge il livello di conflitto armato (Comune Art. 3, 1949)
- Conflitto che incontra le condizioni dell’Art. 1 del Protocollo I (1977)

• Fine dell’applicazione
1 Effettiva cessazione delle ostilità, occupazione. Rilascio/rimpatrio di prigionieri di
guerra e internati
2 La violenza non raggiunge più i livelli dell’Art. 3 o dell’Art. 1 del Protocollo II

(Allegato V; L01-03)

12
2.2. Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei
loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace
nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell'uomo hanno portato ad atti di
barbarie che offendono la coscienza dell'umanità e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani
godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato
come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell'uomo siano protetti da norme giuridiche, se si
vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere come ultima istanza, alla ribellione contro la
tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti
fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti
dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di
vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni
Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima
importanza per la piena realizzazione di questi impegni...
“...l’Assemblea Generale proclama la
presente Dichiarazione Universale dei
Diritti dell’Uomo come ideale comune
da raggiungersi da tutti i popoli e da
tutte le Nazioni, al fine che ogni
individuo ed ogni organo della società,
avendo costantemente presente questa
Dichiarazione, si sforzi di promuovere,
con l'insegnamento e l'educazione, il
rispetto di questi diritti e di queste
libertà e di garantirne, mediante misure
progressive di carattere nazionale e
internazionale, l'universale ed effettivo
riconoscimento e rispetto tanto fra i
popoli degli stessi Stati membri, quanto
fra quelli dei territori sottoposti alla
Assemblea Generale dell'ONU 10/12/'48
loro giurisdizione.”
(Allegato V; L04)

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2.3. Legge sui Rifugiati, Refugee Law

Un rifugiato è una persona che:

…per un fondato timore di essere perseguitato per ragioni di


razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare
gruppo sociale od opinione politica è fuori dalla propria nazione
di appartenenza e non può o, per via del suddetto timore non vuole
usufruire della protezione di tale nazione…
Dalla Convenzione Relativa alla Condizione dei Rifugiati del
1951
Alto Commissariato ONU
per i Rifugiati - logo

UNHCR Strumenti Internazionali Strumenti Regionali


1950 – Statuto dell’Alto 1951 – Convenzione Relativa
Commissariato ONU per i alla Condizione dei Rifugiati
Rifugiati (UNHCR)
• Preambolo – contesto diritti
• 2 funzioni umani
1. Protezione • Definizione – fondato
Internazionale timore di persecuzione
2. Soluzioni: (Art. 1)
- Rimpatrio • Non-refoulement (Art. 33)
volontario • Diritti ed Obblighi
- Integrazione
locale 1967 – Protocollo
- Insediamento in
un’altra nazione Rimozione della linea del
• Definizione: fondato cambiamento di data
timore di persecuzione
• Comitato Esecutivo 1969 – Convenzione OAU
(Organizzazione dell’Unità
Risoluzioni ONU Africana)

Più ampia definizione di Definizione più ampia –


vittime della violenza aggressione straniera, eventi
che disturbano seriamente
l’ordine pubblico

1984 – Dichiarazione di
Cartagena

• Definizione più ampia –


violenza generalizzata e
violazioni dei diritti umani
• Stato di protezione
temporanea in Europa

14
In base al mandato UNHCR:

• Il ruolo principale dell’UNHCR nel perseguire


la protezione internazionale è di assicurare che
gli stati siano coscienti e facciano fede ai loro
obblighi di protezione dei rifugiati e delle
persone in cerca di asilo.
• Ai rifugiati è richiesto il rispetto delle leggi e dei
regolamenti delle nazioni ospiti.
• I rifugiati hanno diritto ad un asilo sicuro che Rwanda 1998
vada oltre la semplice protezione fisica. I
rifugiati dovrebbero ricevere almeno gli stessi Assistenza a 30.000 rifugiati tutsi
diritti ed aiuto di base di qualunque altro prima del loro ritorno in Congo
straniero che sia legalmente residente, inclusa
libertà di pensiero, di movimento e libertà da
tortura e trattamenti degradanti. Diritti
economici e sociali dovrebbero essere
ugualmente applicabili. I rifugiati dovrebbero
avere accesso a cure mediche, istruzione e
all’occupazione.
• Quando non sono immediatamente disponibili
risorse governative il UNHCR ed altre
organizzazioni internazionali forniscono Amboko, Chad 2005
assistenza finanziaria e materiale, sforzandosi di Il campo ospita 24.000 rifugiati
assicurare che i rifugiati si rendano della Repubblica Centro Africana,
autosufficienti nel minor tempo possibile. è usato anche come centro di
• I governi stabiliscono la condizione legale delle transito per ex rifugiati del Chad
persone in base al loro sistema legislativo, il in fase di ritorno
UNHCR offre supporto per documentare
l’eventuale persecuzione e stabilire la
condizione dei migranti. Il Manuale di
Procedure e Criteri per la Determinazione della
Condizione dei Rifugiati è una raccolta di linee
guida che interpreta la convenzione del 1951.
• Il rimpatrio volontario è la soluzione a lungo
termine preferita per la maggioranza dei
rifugiati ma, se la minaccia di persecuzione
continua l’insediamento in una terza nazione
potrebbe essere l’unica soluzione possibile. Betel, Chad 2005
• Nel caso di un esodo di massa la condizione di
Circa 3.000 rifugiati centro
rifugiati viene applicata all’intero gruppo ed è
africani in un campo improvvisato
determinata prima facie
attendono di essere trasferiti in
• I rifugiati sono civili, militari e criminali di uno esistente
guerra sono esclusi dal mandato.

(Allegato I; M05-09, Allegato III; F02)

15
2.4. Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo MDGs

Gli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo (Millennium


Development Goals o MDG) delle Nazioni Unite sono otto obiettivi
che tutti i 191 stati membri dell'ONU si sono impegnati a
raggiungere per l'anno 2015. (Allegato I; M02, M012)

La Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, firmata nel settembre del 2000, impegna gli
stati a:

1. Sradicare la povertà estrema e la fame

• Ridurre della metà la percentuale di popolazione che vive con meno di un dollaro al giorno
• Ridurre della metà la percentuale di popolazione che soffre la fame

2. Ottenere l'educazione primaria universale

• Assicurare che tutti i ragazzi, sia maschi che femmine, possano terminare un ciclo completo
di scuola primaria

3. Promuovere la parità dei sessi e l'autonomia delle donne

• Eliminare la disparità dei sessi nell'insegnamento primario e secondario preferibilmente per


il 2005, e per tutti i livelli di insegnamento entro il 2015

4. Ridurre la mortalità infantile

• Ridurre di due terzi la mortalità dei bambini al di sotto dei cinque anni

5. Migliorare la salute materna

• Ridurre di tre quarti il tasso di mortalità materna

6. Combattere l'HIV/AIDS, la malaria ed altre malattie

• Bloccare la propagazione dell' HIV/AIDS e cominciare a invertirne la tendenza attuale


• Bloccare l'incidenza della malaria e di altre malattie importanti e cominciare a invertirne la
tendenza attuale

16
7. Garantire la sostenibilità ambientale

• Integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi dei paesi;
invertire la tendenza attuale nella perdita di risorse ambientali
• Ridurre della metà la percentuale di popolazione senza un accesso sostenibile all'acqua
potabile.
• Ottenere un miglioramento significativo della vita di almeno 100 milioni di abitanti degli
slum, entro l'anno

8. Sviluppare una partecipazione mondiale per lo sviluppo

• Sviluppare al massimo un sistema commerciale e finanziario che sia fondato su regole,


prevedibile e non discriminatorio. Esso deve includere l'impegno in favore di una buona
gestione, dello sviluppo e della riduzione della povertà nazionale e internazionale
• Rivolgersi ai bisogni speciali dei paesi meno sviluppati. Questo include l'ammissione senza
tasse e vincoli di quantità per le esportazioni di questi paesi, potenziamento dei programmi
di alleggerimento dei debiti per i paesi poveri fortemente indebitati, cancellazione del debito
bilaterale ufficiale, e una più generosa assistenza ufficiale allo sviluppo per quei paesi
impegnati nella riduzione della povertà
• Rivolgersi ai bisogni speciali degli Stati senza accesso al mare e dei piccoli Stati insulari in
via di sviluppo
• Occuparsi in maniera globale del problema del debito dei paesi in via di sviluppo attraverso
misure nazionali ed internazionali per rendere tale debito sostenibile nel lungo termine
• In cooperazione con i paesi in via di sviluppo, creare degli impieghi rispettabili e produttivi
per i giovani
• In cooperazione con le aziende farmaceutiche, rendere le medicine essenziali disponibili ed
economicamente accessibili nei paesi in via di sviluppo
• In cooperazione con il settore privato, rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie,
specialmente quelle dell'informazione e della comunicazione

Rapporti 2005

Millenium Project Report, gennaio 2005

• L’Africa sub-sahariana continua a retrocedere


• L’Asia orientale cresce ma il miglioramento è solo finanziario
• Medio Oriente: nessun progresso nella riduzione della povertà
• Africa del Nord: alta disoccupazione giovanile
• America Latina: deterioramento ambientale
Raccomandazioni:
• Strategie di riduzione della povertà
• Nazioni “fast track”
• Azioni di rapido successo
• I donatori dovrebbero raggiungere lo 0.7 % ODA (Official Development Assistance) per il
2015 (infrastrutture)
• Le nazioni ricche dovrebbero aprire il mercato
• Alleviare il debito
• Il mercato da solo non basta

17
Rapporto ONU sull’ambiente, marzo 2005

• Il deteriorarsi degli ecosistemi potrebbe aumentare considerevolmente durante la prima metà


del secolo e impedire il raggiungimento dei MDG
• Ogni anno 15 milioni di ettari di foreste sono distrutti, principalmente nei paesi in via di
sviluppo

Commissione Africa, marzo 2005

• Il rapporto raccomanda di raddoppiare gli aiuti all’Africa, cancellare i debiti invalidanti,


riformare le regole di commercio ingiuste e limitando il commercio di armi
• La commissione ha richiesto 25.000.000.000 $ annui extra per l’Africa entro il 2010
prevedendo di aver bisogno dello stesso incremento per il 2015

Rapporto della Banca Mondiale, Aprile 2005

• Il progresso è stato più lento e iniquo del previsto e molto al di sotto delle richieste. A solo
un decennio di distanza dal 2015 gli obiettivi dei MDG risultano improbabili

Summit G8 Gleneagles, luglio 2005

• Le nazioni del G8 aumenteranno insieme gli aiuti ai paesi in via di sviluppo di circa 50
miliardi di dollari all’anno per il 2010 di cui la metà saranno destinati all’Africa
• 1.5 miliardi di dollari annui aggiuntivi verranno investiti nella lotta alla malaria
• Debito alleviato per HICP

World Summit, settembre 2005

• MDG: Il documento non riesce a fare una reale revisione del progresso. Non c’è senso di
urgenza, nessuna ricognizione dell’obiettivo che è già stato mancato, nessun avvertimento
che, se l’attuale tendenza continua gli obiettivi verranno raggiunti in tempi 10 volte
maggiori
• Aiuti: Il testo è un passo indietro rispetto al Consenso di Monterrey del 2002. I governi non
hanno fatto sforzi congiunti per destinare lo 0.7 % del prodotto interno lordo ad aiuti per
l’estero
• Commercio: Il testo è più debole dell’accordo di Doha del 2001. Sostiene la liberalizzazione
del commercio e non fa menzione dell’eliminazione dei sussidi o del potere delle nazioni
povere di decidere il ritmo e la scala dell’apertura dei loro mercati
• Armi piccole: Il testo non include nuovi controlli su armi leggere ma ripete gli accordi del
2001

Critiche agli Obiettivi del Millennio per lo Sviluppo

• Semplicistici e troppo quantitativi


• Obiettivi modesti
• Niente riguardante gli stati crollati
• Nessun vero cambiamento strutturale
• Niente su diritti civili e politici

18
2.5. Agenda 21

Agenda 21 è un ampio piano d’azione che deve essere applicato


globalmente, a livello nazionale e locale da organizzazioni ONU,
governi e gruppi maggiori ovunque ci sia un impatto umano
sull’ambiente. La piena implementazione di Agenda 21, il
Programma per l’Ulteriore Implementazione di Agenda 21 e i
Commitments ai principi di Rio sono stati fortemente riaffermati
nella Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD)
tenuta a Johannesburg nel 2002.

Agenda 21 logo
Insediamenti umani (Allegato III; F01-03)

Capitolo 7; Promuovere lo sviluppo sostenibile per gli insediamenti umani

7.1 […] Le condizioni degli insediamenti umani in molte parti del mondo, specialmente nei
paesi in via di sviluppo, si stanno deteriorando, principalmente come risultato dei bassi
livelli d’investimento nel settore dovuti alla globale mancanza di risorse. […]
7.2 […] le attività di cooperazione tecnica nel settore degli insediamenti umani genera
considerevoli fonti d’investimento per il settore pubblico e privato. […]
7.3 […] L’assistenza esterna aiuterà a generare le risorse interne necessarie a migliorare gli
ambienti lavorativi e di vita per tutte le persone […]. Allo stesso tempo le implicazioni
ambientali dello sviluppo urbano dovrebbero essere riconosciute e indirizzate in modo
integrato da tutte le nazioni, dando un’alta priorità ai bisogni dei poveri urbani e rurali, i
disoccupati e il numero crescente di persone senza nessun tipo d’introito.

Oggetto: insediamenti umani

7.4 Migliorare la qualità sociale, economica ed ambientale degli insediamenti umani e gli
ambienti abitativi e lavorativi di tutte le persone […]. Tale miglioramento dovrebbe essere
basato su attività di cooperazione tecnica, partnership di settori pubblico, privato e
comunitario e partecipazione dei gruppi della comunità nel processo decisionale. […]
7.5 Le aree del programma incluse in questo capitolo sono:

• Fornire un adeguato rifugio a tutti


• Migliorare la gestione degli insediamenti umani
• Promuovere un sostenibile utilizzo, pianificazione e gestione del territorio
• Promuovere il rifornimento integrato di infrastrutture ambientali (acqua, drenaggio,
rifiuti…)
• Promuovere sistemi di trasporto ed energie sostenibili negli insediamenti umani
• Promuovere la pianificazione e la gestione di insediamenti umani nelle aree propense al
disastro
• Promuovere la costruzione sostenibile di attività industriali
• Promuovere lo sviluppo di risorse umane e costruzione della capacità per lo sviluppo
degli insediamenti umani.
[…]

19
3. L’Azione Umanitaria nelle Emergenze Complesse

3.1. Organizzazione Nazioni Unite

Organi, fondi, programmi, agenzie


La carta dell’ONU:

• La UN Charter è lo strumento costitutivo delle Nazioni


Unite, che stabilisce i diritti e gli obblighi degli stati
membri, definendo organi e procedure dell’Organizzazione
• “Noi […] Nazioni Unite abbiamo stabilito di salvare le
generazioni a venire dal flagello della guerra”.

Obiettivi dell’ONU:
• Mantenere la pace e la sicurezza internazionali
• Sviluppare relazioni amichevoli tra le nazioni
• Cooperare alla soluzione di problemi economici, sociali, culturali ed umanitari
internazionali, ed alla promozione del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali
• Armonizzare le azioni delle nazioni nell’ottenere i suddetti risultati.
.
I sei organi principali dell’ONU:

1. Assemblea Generale (GA, General Assembly)


• Organo deliberativo principale
• Comprende tutti gli stati membri
2. Consiglio di Sicurezza (SC, Security Council)
• 15 stati membri: 5 permanenti, 10 eletti dalla GA con mandati biennali
• 1 membro\1 voto: per le questioni procedurali servono minimo 9 voti, per quelle
considerevoli 9 voti inclusi tutti i 5 membri permanenti, per il veto serve l’unanimità
3. Consiglio Economico e Sociale
• Coordina il lavoro economico e sociale dell’ONU
• 54 membri eletti per 3 anni
• Semplice voto di maggioranza in sessioni di 5 settimane
4. Consiglio dei Fiduciari
• I 5 membri permanenti
• Per evitare l’autogoverno i territori sono sottoposti all’intera organizzazione
5. Corte di Giustizia Internazionale (ICJ, International Court of Justice)
• Si occupa delle dispute legali tra gli stati e dà consigli ad ONU e agenzie
• 15 giudici
• Incarichi di 9 anni
6. Segretariato
• Lavoro quotidiano dell’Organizzazione
• Capitanato dal Segretario Generale, incaricato dall’Assemblea
• Mandato rinnovabile quinquennale
• 8600 impiegati
• Sedi a New York, Vienna, Ginevra e Nairobi.

20
Famiglia di organizzazioni ONU:

• Segretariato ONU
• Programmi, fondi e agenzie ONU, con i loro organismi di governo, piani finanziari,
standards e linee guida.

Programmi e fondi ONU:

• UNHCR
• WFP
• UNRWA
• UN HABITAT
• UNDP
• UNIFEM
• UNICEF
• UNEP
• UNV

Dipartimenti e uffici:

• OSG, ufficio del segretario generale


• DPKO, dipartimento del peacekeeping
• OCHA, ufficio per la coordinazione degli affari umanitari
• UNDSS, dipartimento di sicurezza e protezione

Agenzie specializzate:

• FAO
• UNESCO
• WHO
• ILO
• WBG
• IMF

Altri enti:

• OHCHR
• UNOPS
• UNAIDS

Corpi sussidiari:

• ICTFY 1993
• ICTRW 1994
• UNVIC
• PKO
Monickers dei principali programmi, dipartimenti e agenzie ONU.

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ECOSOC, commissioni su:

• Diritti umani
• Sviluppo sostenibile
• Condizione delle donne

ICC, Corte Criminale Internazionale:

• Statuto di Roma della ICC, adottato nel luglio 1998


• 120 voti a favore, 7 contrari, 21 astenuti.

ERC e OCHA: UNGA Res 46/182 (1991)

• Nasce il coordinamento per l’assistenza di emergenza (ERC, Emergency Relief


Coordinator), fonde l’attenzione a disastri naturali ed emergenze complesse
• Viene fondato il comitato inter-agenzia (IASC, Inter Agency Standing Committee)
• CAP e CERF fondati come strumenti
• Viene fondata subito dopo la DHA, dal 1998 OCHA, con un mandato espanso per includere
la coordinazione della risposta umanitaria, sviluppo delle politiche e pressione umanitaria.

Ruolo del ERC:

• Sviluppo delle politiche e coordinazione a supporto del Segretariato Generale


• Assicura che tutte le faccende umanitarie siano adeguatamente indirizzate, incluse quelle
non comprese nei mandati delle agenzie, come la protezione e l’assistenza degli IDPs
• Pressione sugli organi politici, di solito il Consiglio di Sicurezza
• Coordinazione della risposta umanitaria di emergenza, assicurando che si disponga un
adeguato meccanismo di risposta attraverso consultazioni IASC sul campo.

ERC\OCHA, strumenti e servizi d’emergenza:

• UNDAC, United Nations Disaster Assessment and Coordination team - Squadra ONU di
Coordinazione e Valutazione di Disastri
- Team di scorta di professionisti della gestione di disastri
- Supporto a UNCT/RC/HC, governo ospite, SAR > coordinazione, valutazione
- 142 missioni dal 1993
• INSARAG
- Network inter-governativo sotto l’ONU
- Si occupa di ricerca urbana e soccorso (USAR) ed altri problemi legati alla risposta
ai disastri
- Standards e metodologie
• MCDU, Unità di Difesa Civile e Militare
- Controllo sugli assetti di difesa civili e militari se e quando richiesto da determinate
agenzie umanitarie
- Addestramento, dispiegamento
- Mantenere il registro centrale ONU, un archivio di risorse governative non-
commerciali ed altre risorse che potrebbe essere disponibile per utilizzi umanitari
• Unità Logistica di Supporto, collegata a Brindisi.

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Strumenti di informazione ERC/OCHA:

• Reliefweb
• IRIN
• HIC
• GIST
• Early Warning

CAP/CHAP, Consolidated Appeals Process

Per il 2006 sono stati ritenuti necessari 4.700.000.000 $ per 18 programmi di assistenza a 31 milioni
di persone in 26 nazioni. 5 appelli improvvisi nel 2005, estesi al 2006 hanno reso necessari altri
766.000.000 $.

3.2. Rapporti con i Militari

Nelle emergenze complesse la presenza di


conflitti interni o esterni richiede dialogo e interazione tra
attori civili e militari, per promuovere e proteggere
principi umanitari, evitare la competizione e minimizzare
l’inconsistenza. La confusione di ruoli sul campo, l’abuso
di linguaggio e strategie umanitarie per scopi militari
rende necessaria una definizione del rapporto tra militari
e umanitari.

Iraq 2006 Operazione di sminamento,

Azione umanitaria e Forze Armate

• L’azione umanitaria è un’attività civile indipendente che, in caso di necessità può lavorare a
fianco di forze armate ma non sotto la loro autorità né sotto la stessa autorità
• Bisogna evitare le ambiguità come i tentativi di legittimare interventi militari con intenti
umanitari
• Il tipo di conflitti esplosi dopo la fine della Guerra Fredda ha aumentato il bisogno di
sicurezza dell’azione umanitaria
• La coordinazione tra azione umanitaria e forze armate va usata come ultima risorsa
• E’ pericoloso per gli umanitari essere confusi con i militari: le popolazioni potrebbero
averne una percezione negativa
• Militarizzare le attività umanitarie significa avvicinarle alla politica limitandone libertà,
imparzialità, indipendenza e neutralità
• Una coordinazione è spesso necessaria per motivi di sicurezza, per la condivisione di
informazioni riguardo campi minati, zone a rischio etc. Per il mantenimento del cessate-il-
fuoco, forze di interposizione, scorta di convogli etc.
• Nel caso in cui le ONG non siano in grado di intervenire tempestivamente i militari possono
assumere responsabilità umanitarie, ma solo occasionalmente, per interventi specifici, a
certe condizioni e per un periodo di tempo ben definito.

23
Politica e azione umanitaria

• Intervenire per alleviare le sofferenze causate da un fallimento politico è possibile solo se le


attività umanitarie rimangono libere da influenze politiche, in un raggio d’azione assicurato
dalla politica stessa
• A tale proposito è stata creata la Legge Umanitaria Internazionale, ma la sua efficacia è
spesso minata dalla militarizzazione delle attività umanitarie
• L’azione Umanitaria non è la soluzione finale ai conflitti: può solo assumersi le proprie
responsabilità ed indurre gli altri attori ad assumersi le proprie
• Gli interessi di politica e azione umanitaria possono in certi casi convergere, ma con una
differente concezione di spazio e tempo: la politica è concepita a lungo termine, mentre
l’azione umanitaria agisce a breve termine, per gruppi e obiettivi limitati, assumendosi una
responsabilità universale
• L’azione umanitaria non ha responsabilità politiche, ha solo le proprie, che non sono solo
tecniche o teoriche: l’intenzione morale va confrontata con i risultati effettivi
• L’azione umanitaria non può sostituire quella politica.

Militari e politica

I militari sul campo eseguono ordini di origine politica:


• I soldati sono lo strato più basso del Livello Tattico, quello in cui l’azione ha luogo
• Prima c’è il Livello Operazionale. A tale livello vengono pianificate, condotte e sostenute le
operazioni per il raggiungimento di obiettivi strategici
• Oltre, al Livello Strategico si pianifica l’utilizzo di forze armate per il raggiungimento di
obiettivi politici. Il livello strategico è controllato dal Primo Ministro e dal Gabinetto.

I militari portano quindi la politica di un governo sul campo.

Srebrenica, Bosnia-Erzegovina 1995


La città costituiva un'area di sicurezza
controllata dalla Forza di Protezione ONU,
venne occupata e le truppe serbo-bosniache
deportarono la popolazione, uccidendo circa
7.800 uomini e ragazzi. I caschi blu olandesi
non intervennero in quanto le Risoluzioni del
Consiglio di Sicurezza fino a quel momento
votate, non li autorizzavano ad agire. Il tipo di
conflitti esplosi dopo la Guerra Fredda mette
maggiormente a rischio civili e umanitari.

In sintesi

La discontinuità tra azione umanitaria e forze armate sta nella diversa relazione con la politica: ai
vertici di ogni azione militare c’è il Primo Ministro di un Paese, mentre la risposta umanitaria è
mossa da una richiesta di assistenza proveniente dal basso, dalle vittime di un fallimento politico.
I militari possono avere responsabilità umanitarie e può essere necessario il loro coinvolgimento -
occasionale, eccezionale, dai limiti ben definiti - in interventi umanitari, ma restano uno strumento
politico e l’azione umanitaria è, per definizione indipendente dalla politica.

24
3.3. Attori e Ambizioni nelle Crisi Umanitarie e nei Conflitti Armati

Ruolo, Strategie Evoluzione


funzione, dal 1992
obiettivi
Governo Consolidare Fondare uno stato con un Crescente domanda di
della nazione l’autorità post- unico partito; favoritismi democratizzazione e
in conflitto, coloniale, fondare i etnici o religiosi; costruire responsabilità; crescenti
se presente regimi successivi una forza militare per il investimenti esteri; crescenti
che detengono il controllo interno; entrate per beni come
potere monopolizzare le risorse petrolio, legname etc. ;
naturali; manipolare le coinvolgimento nella politica
elezioni economica internazionale
Forze ribelli Difendere interessi Scommessa sulle elezioni, I fondi provenienti dai poteri
o fazioni etnici o tribali, agitazione politica; maggiori nelle guerre di
combattenti spesso a ridosso di sfruttamento di risorse per procura sono stati sostituiti da
confini nazionali acquisto armi; quelli degli stati confinanti e
arbitrari; destabilizzazione armata; da commerci lucrosi incluso
rappresentano le economia di guerra il traffico di droga
convinzioni
religiose
Popolazione Sopravvivenza, Tentare di tenersi fuori dai Passaggio da vittime
locale, spesso identità, dignità conflitti; migrazione; accidentali a bersagli scelti;
divisa in supporto ad una delle crescente esposizione a
diversi fazioni violenza etnica
gruppi etnici
o religiosi
Stati Perseguono Armare e finanziare una La potenza e il controllo dei
confinanti obiettivi politici, delle parti in lotta; poteri maggiori diminuisce; i
economici, intervento militare; rimasugli di diritti umani e
territoriali, di ricevere o respingere i legge umanitaria si sono persi
sicurezza e possono flussi di rifugiati; fornire o col tempo; politica estera
avere inclinazioni rifiutare aiuti umanitari locale e indipendente
umanitarie
ONG per la Ricerca del dialogo Mediazione; rinforzo delle Passaggio dalla compassione
soluzione di e di interessi “voci di mezzo”; ricerca di ad un approccio basato sui
conflitti comuni alle parti in partners civili che possano diritti, inclusi i concetti di
conflitto fornire un’alternativa agli sicurezza umana
estremisti violenti;
testimoniare violazioni ai
diritti umani
ONG di Forniscono Cercare di mantenersi L’indipendenza non è più
assistenza assistenza lontani da interventi data per scontata; crescenti
umanitaria imparziale e politici; rifiutare la problemi di sicurezza; la
indipendente per convergenza come modello mobilitazione delle risorse
alleviare le di interventi umanitari diventa più sensibile
sofferenze integrati politicamente

25
Ruolo, funzione, Strategie Evoluzione dal 1992
obiettivi
ONG per lo Creare le Identificare e costruire Dilemma: accettare denaro
sviluppo condizioni per uno capacità locale; rafforzare governativo? Crescenti
sviluppo sostenibile la società civile dove non problemi di sicurezza;
esistano strutture crescente coinvolgimento con
governative credibili il settore privato
Governi Progettare o Mantenere una presenza Crescente attenzione pubblica
donatori proteggere interessi bilaterale ad alta visibilità; alle crisi per via della più
politici, inclusi fornire aiuto e assistenza veloce ed ampia copertura
quelli sulle ex- attraverso canali mediatica; maggiore
colonie e sulle aree multilaterali mantenendone pressione all’azione dalle
ricche di risorse; il controllo; evitare un emergenze complesse;
inseguire il intervento militare diretto passaggio da assistenza a
potenziale nei processi di pace soccorso; crescente pressione
economico dei finanziando truppe ad allocare assistenza per
futuri mercati e provenienti da nazioni ragioni politiche più che per i
manodopera a povere; attrarre i media per bisogni; esecuzione meno
basso costo; un “responso domestico”; diretta
rispondere alla supportare le ONG per
pubblica opinione scavalcare i governi locali
nell’affrontare e ridurre i costi
sofferenze su larga
scala; implementare
politiche inclusive,
basate sui diritti,
che riflettano i
valori nazionali
Governi che Condurre interventi Cercare di ottenere Crescenti sforzi tra gli
intervengono militari fuori dagli l’approvazione specialisti in diritto
accordi internazionale in modo internazionale per sviluppare
internazionali per retroattivo; insistere sulla proposte per una definizione
ragioni umanitarie natura temporanea accettabile di “interventi
o di sicurezza dell’intervento umanitari” ed adeguati criteri
nazionale esecutivi
Media Informare il Sviluppare un’ampia L’evoluzione tecnologica
pubblico; presenza in zone di crisi permette un rapido resoconto
influenzare utilizzando la capacità mediatico; l’utilizzo di
l’opinione pubblica locale; utilizzare tecnologie “ganci” locali assicura una
e, di conseguenza il avanzate per ridurre i costi presenza permanente e un
processo politico; e aumentare la copertura; maggior accesso alle fonti; la
competere per connettere il pubblico alle minore sicurezza nelle zone
visibilità, pubblicità zone in conflitto di conflitto rende difficile la
etc. “sentimentalizzando” le scelta dei giornalisti e
storie e mettendo così in l’organizzazione delle notizie
secondo piano il contesto
politico ed economico

26
Ruolo, funzione, Strategie Evoluzione dal 1992
obiettivi
Consiglio di Mantenere pace e Attendere finché il L’incapacità degli stati
Sicurezza sicurezza conflitto è diventato membri dell’ONU ad
ONU internazionali ingestibile, o investire un accordarsi sulla riforma del
minimo nella prevenzione; Consiglio di Sicurezza gli ha
ritrosia nel rafforzamento fatto perdere di credibilità ed
della pace e utilizzo di efficacia; la crescente
delegati (ad esempio truppe affermazione di
ECOMOG o UK) quando organizzazioni regionali
inevitabile; allocare risorse come Unione Europea e
sulla base di pressioni Unione Africana tende a
politiche piuttosto che sui decentralizzare il
bisogni; attesa dei donatori mantenimento della sicurezza
tradizionali per supportare
gli aspetti socio-economici
del costruire la pace,
evitando che gli oneri
ricadano su tutti gli stati
membri; affidarsi sulle
nazioni povere per fornire
truppe per le missioni di
pace
Dipartiment Pianificare ed Costruire capacità La dimensione e l’ambito
o ONU per le implementare tutte mobilitando contributi delle operazioni di pace ONU
Operazioni le operazioni di volontari per supportare il è prima aumentata, poi
di Pace pace con una bilancio di base; utilizzare drammaticamente contratta;
(DPKO) componente il più possibile il personale rapporto Brahimi (2000);
militare approvata ONU esistente preso dal confrontarsi con progetti
dal Consiglio di Segretariato insieme a multi-dimensionali crea
Sicurezza fondi, programmi e agenzie nuovi obiettivi; il
per la mancanza di una reclutamento di truppe ben
struttura continua di organizzate da nazioni
carriera; affidarsi al militarmente forti crea grandi
comune sistema ONU di problemi logistici e influisce
struttura a coordinatore negativamente sulla
residente per supportare le credibilità sul campo
componenti economiche,
politiche e umanitarie nelle
operazioni di pace;
affidarsi a fondi volontari
fuori bilancio per
finanziare tutte le
componenti del piano di
pace che non sono
finanziate dal Consiglio di
Sicurezza

27
Ruolo, funzione, Strategie Evoluzione dal 1992
obiettivi
Ufficio ONU Assicurare la Utilizzare la persuasione OCHA è stato creato nel
per la coordinazione tra per ottenere collaborazione 1997 dal precedente
Coordinazio gli attori ONU e le dalle agenzie ONU che non Dipartimento per gli Affari
ne degli ONG chiave a fanno riferimento al Umanitari, che era stato
Affari livello nazionale; Consiglio di Sicurezza; spogliato di tutte le
Umanitari sostenere le vittime utilizzare i media per fare responsabilità operative per
(OCHA) delle crisi pressione sui governi evitare la competizione con le
umanitarie; affinché contribuiscano agenzie ONU sul campo;
mobilitare le risorse generosamente agli appelli; l’OCHA non ha un mandato
per conto affidarsi ad una potenziata di assistenza post-bellica,
dell’intero sistema coordinazione inter- tende ad intervenire quando
ONU tramite agenzia sul campo per si prospetta un passaggio da
appelli consolidati e assicurare che i programmi assistenza a sviluppo
conferenze di umanitari siano attuati
donatori correttamente
Programmi e Mandati per ruoli Tentare di mantenere una Allontanamento dalla
agenzie ONU specifici durante o presenza finché possibile tradizionale cooperazione allo
di assistenza dopo i conflitti, con per supportare gli sforzi sviluppo, verso l’assistenza da
e sviluppo il UNHCR come la umanitari; mentre il una parte, e, dall’altra la
(UNDP, presenza prominente UNHCR si occupa di costruzione di capacità multi-
UNICEF, prima della pace rifugiati, il resto delle settoriale insieme al
UNHCR, agenzie fornisce assistenza rafforzamento delle strutture
WFP, ai profughi e ad altri gruppi governative; il ruolo del
UNFPA, vulnerabili, facendo UNHCR è stato ridotto nel
FAO, ILO affidamento sul tempo per ragioni di fondi e
etc.) coordinatore residente per sicurezza.
stabilire le priorità e
distribuire i compiti

Sarajevo, Bosnia Erzegovina 1991-'95


I conflitti che hanno portato alla disgregazione della
Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia sono stati
causati da nazionalismi, ambizioni personali dei leader
politici, motivazioni economiche e dai frequenti attriti tra le
fasce urbane e rurali. I crimini perpetrati durante tali
conflitti hanno reso necessario un nuovo approccio alla
protezione dei civili in zone di guerra

28
3.4. Rapporti con i donatori

Il settore no-profit, con i suoi


1.000 miliardi di dollari di
fatturato globale potrebbe
essere riconosciuto come
l’ottava potenza economica
mondiale.

Nel grafico: contributo dei


donatori DAC (Development
Assistance Committee) 1970-
2003

(Allegato VI; T07)

Responsabilità e problemi

Interazione con i donatori

• Crescente diversità tra i donatori


o Governi bilaterali (USAID, DFID, Australia…)
o Organizzazioni multilaterali (UN, EU, WB, RB…)
o Supporto pubblico diretto (ONG, chiese…)
o Settore privato\corporazioni
• Realtà
o Tutti vogliono visibilità
o Crescente numero di ONG: competizione per spazio, visibilità, coordinazione
o L’assistenza umanitaria è sempre più legata alla Politica Estera
o Legami con l’economia
• Perché servono i donatori
o Finanziamenti e supporto: denaro e logistica
o Riferimento progressi
o Assistenza nella richiesta di cambiamento
o Visibilità
• Componenti
o Costi-benefici, efficacia dei costi
o Impatto misurabile anche empiricamente
o Sostenibilità, formazione, strategie di uscita
o Trasparenza
o Informazioni, report, documentazione
• Problemi tra donatori ed ONG
o Assistenza pilotata
o Scarsa attenzione alla prevenzione: è difficile da rendere visibile
o Le mega-emergenze assorbono molti fondi
o Le realtà politiche spesso impediscono di arrivare dove c’è maggior bisogno

29
Monitoraggio e valutazione: strumenti

• ANALP: Active Learning Network for Accountability and Performance in Humanitarian


Action
• DAC: Development Assistance Committee, guida OECD per la valutazione dell’assistenza
umanitaria nelle emergenze complesse
• Norme e standards dei Gruppi di Valutazione ONU

3.5 Scrivere una proposta di progetto

I donatori da una proposta vogliono:

• Chiarezza
• Responsabilità
• Concretezza
• Impatto chiaro e misurabile

Sri Lanka 2005


Global Crossroad, intervento di sheltering

Ciclo del progetto

Valutazione  Sviluppo del progetto  Implementazione  Monitoraggio

Fase di valutazione

Raccolta di dati
Contatti con i beneficiari
Contatti con le autorità

Fattibilità
Mappa delle necessità
Analisi della formazione e delle discontinuità
Sostenibilità
Strategie di uscita

PRIORITA’
Nota concettuale/Sviluppo della proposta di progetto

Nota concettuale

• Deve essere basata sull’idea di fondo del progetto


• Non è un sommario o un progetto sviluppato
• Deve dare le informazioni necessarie alla valutazione dell’idea
• Fa riferimento ai criteri generali stabiliti con il donatore

30
Proposta di progetto

E’ costituita da:
• Sezione narrativa – concisa, chiara e consistente
• Sezione finanziaria
• Cornice Logica

Approccio della cornice logica

• Fase analitica • Fase di pianificazione


o Analisi degli azionisti o Sviluppo della matrice della Cornice Logica
o Analisi del problema o Programmazione delle attività
o Analisi oggettiva o Programmazione delle risorse
o Analisi strategica

Descrizione Indicatori Mezzi di Rischi e premesse


misurabili verifica
Obiettivo Il problema che il Metodi di Metodi costi- Fattori esterni
generale progetto misurazione benefici e fonti necessari per il
contribuisce a quantitativi o per quantificare sostegno a lungo
risolvere metodi di o valutare gli termine
giudizio indicatori
qualitativi per il
raggiungimento
degli obiettivi nei
tempi stabiliti
Obiettivo Impatto Idem Idem Condizioni interne
specifico immediato necessarie se
sull’area di l’obiettivo specifico
progetto del progetto è quello
di contribuire al
raggiungimento
dell’obiettivo
generale
Risultati Risultati Idem Idem Fattori fuori il
traguardati necessari al controllo del
(Outputs) raggiungimento progetto che, se
dell’obiettivo presenti potrebbero
specifico ostacolare il
progresso del
progetto
Attività Attività Inputs: Rapporti Fattori fuori il
necessarie al sommario budget finanziari come controllo del
raggiungimento del progetto stabilito negli progetto che, se
dei risultati accordi presenti potrebbero
traguardati ostacolare il
progresso delle
attività

31
Obiettivi e outputs

Gli obiettivi generali e specifici, le attività, gli outputs etc. per essere d’impatto devono essere:

• Specifici
• Misurabili
• Raggiungibili
• Rilevanti
• Definiti nei tempi

Contenuti di una proposta di progetto

• Database
• Una cornice logica
• Il project rationale
• Accordi per la gestione del progetto
• Analisi di rischi e compiti
• Budget
• Annessi (piani di lavoro, Gantt, visibilità, richieste dei donatori…)

Basic data sheet

• Nome dell’agenzia e contatti


• Nome e localizzazione del progetto
• Costo del progetto
• Dettagli di pagamento
• Problema che si sta affrontando
• Sommario del progetto

Project rationale

• Il background del progetto e l’approccio adottato


• Il background dell’agenzia
• Come l’agenzia è arrivata ad essere coinvolta nella situazione
• Esperienze dell’organizzazione nei settori o nelle regioni coinvolte
• Coinvolgimento dell’agenzia in iniziative per qualità e standard

Budget

• Costi generali
• Costi di gestione – di solito entro il 7-8 % del costo totale, l’ONU ha tetti più alti
• Costi di sicurezza

32
Dopo aver localizzato e analizzato gli ambiti attinenti
all'architettura, vi si pianificano strategie d'intervento,
attraverso l'applicazione di metodi e tecniche architettoniche
alla pratica umanitaria, nelle emergenze complesse.

Inserimento dell’Architettura nella pianificazione globale

Caratteristiche e competenze comuni Competenze specifiche dell’Architettura

• Rispetto per la diversità socioculturale • Edilizia, sheltering e insediamenti


• Comprensione interdisciplinare • Antropologia dello sheltering
• Organizzazione del lavoro di gruppo • Pianificazione per rifugiati/migranti involontari
• Leadership, flessibilità, autotutela • Progettazione di insediamenti sostenibili
• Valutaz. etica, responsabilità personale • Pianificazione urbana e sviluppo
• Trattativa e partecipazione • Politica del territorio
• Coordinazione e responsabilità • Infrastrutture e impianti
• Presentazione e comunicazione • Tecnologie costruttive appropriate
• Stesura di rapporti e proposte • Job creation
4. Pre-Disastro: Prevenzione, Allerta e Allarme
4.1. Principi e applicazioni dei Programmi di riduzione dei rischi
(Disaster Risk Reduction)
Perché c’è bisogno di un nuovo approccio

• Aumento della frequenza e della severità dei disastri


• Aumento delle perdite economiche annuali
‘60s: 76.000.000.000 U.S. $ > ‘90s: 660.000.000.000 U.S. $
• Tra il 1990 e il 1998 il 97% delle morti per disastri ha avuto luogo nei PVS
• I disastri hanno un impatto diretto sulla povertà
• Alti costi di risposta al disastro, fondi sottratti allo sviluppo

Disastri e sviluppo

I PVS e i paesi ad alto sviluppo hanno un’esposizione simile al rischio di disastri ma un differente
impatto umano: tra le fasce a rischio si ha mediamente il 53% di morti all’anno nei PVS contro
l’1,8% dei paesi ad alto sviluppo. (Allegato I; M01-03, M10-13)

Meulaboh, Indonesia 2004 New Orleans, Louisiana 2005


I disastri naturali crescono in frequenza, numero e violenza, minacciando ogni area geografica

Impatto dei disastri sugli MDGs (Millenium Development Goals)

MDG Impatto diretto Impatto indiretto


# 1 Estirpare l’estrema Danni ad abitazioni, infrastrutture di - Impatti macroeconomici
fame e povertà servizio, riserve, risorse produttive e negativi
perdite umane = riduzione del - Vendita forzata delle
sostentamento risorse produttive
# 2 Raggiungere - Danni alle infrastrutture - Aumento della richiesta di
l’Educazione Primaria dell’educazione lavoro minorile
universale - Lo spostamento della - I ridotti sforzi familiari
popolazione colpisce rendono l’istruzione meno
l’istruzione accessibile
# 3 Promuovere Le donne spesso sostengono il peso Aumento di stupri e violenza
l’uguaglianza tra i sessi maggiore nelle strategie di gestione domestica
e potenziare le donne dello sconvolgimento

34
Riduzione dei rischi (Allegato VI; T01)

• Il rischio è una minaccia per vite umane, proprietà ed eredità culturali, in un’area esposta a
determinati pericoli
• Approccio proattivo - Rischio = (Pericolo * Vulnerabilità)/Capacità
• Indirizzare i fattori impliciti di rischio per tutto il ciclo del disastro, in tempi “normali” e di
emergenza
• Una riuscita riduzione del rischio di disastro è solidamente radicata nel corretto governo che
supporta sistemi nazionali focalizzati sulla riduzione di rischi in tutti i settori e a tutti i livelli
• Considerare come lo sviluppo e l’azione umanitaria possano influenzare in modo positivo o
negativo i livelli di rischio
• Fattori determinanti nella percezione del rischio: spazio, tempo, tipo di rischio, osservatore

Vulnerabilità e capacità – matrice

Vulnerabilità Capacità
Fisico\materiale
Quali risorse produttive,
competenze e pericoli esistono?
Sociale\organizzativo
Come sono relazionate ed
organizzate le persone?
Motivazione\attitudine
Come la comunità considera la
sua abilità nel creare un
cambiamento?

Punti d’ingresso del programma di riduzione dei rischi

PRIMA DURANTE DOPO


Sostenibilità Efficacia, proprietà, lezioni Rischio di disastro ridotto
prevenzione, mitigazione, imparate ripresa, riabilitazione, ricostruzione
allerta risposta, soccorso
- Valutazione dei rischi - Allerta ed evacuazione - Valutazione dei rischi
- Sistema di allarme - Valutazione dei danni - Sviluppo delle strategie di ripresa,
- Approcci multisettoriali - Analisi dei bisogni progetti e politiche che riflettano le
- Costruzione della - Operazioni di emergenza considerazioni dei programmi di
capacità efficaci (appropriate e riduzione dei rischi
- Rafforzamento sincronizzate) - Restaurazione dei servizi critici nel
istituzionale - Appropriata fornitura di contesto dei DRR
- Pressione aiuti - Attività di ricostruzione
- Sviluppo della - Sheltering - Aumento della consapevolezza
conoscenza - Meccanismi di - Ripristino del sostentamento
- Coinvolgimento della coordinazione rafforzati - Coinvolgimento della comunità
comunità - Evacuazione e applicazione - Sviluppo in corso
- Comunicazione efficace delle lezioni imparate - Valutare e applicare lezioni
con la base, - Approccio consultativo imparate
decentramento Sostentamento - Ricostruire rafforzando

35
Conferenza Mondiale sulla Riduzione dei Disastri e la Cornice d’Azione di Hyogo

Riduzione dei rischi, cambio d’approccio

REATTIVO  PROATTIVO
Prima degli anni ‘90 Durante gli anni ‘90 Anni 2000

Difesa di civili, organizzazioni Disastro come ciclo, Grandi disastri, grande enfasi
di assistenza, preparazione per mitigazione delle conseguenze, sull’approccio allo sviluppo ed
la risposta al disastro, riparazione di hardware e effetti sul rischio di disastri
attenzione a scienza e tecnologia, pratica adeguata
tecnologia

Cornice d’Azione di Hyogo 2005-2015

Obiettivi strategici

• Integrazione dei programmi di riduzione di rischi nelle politiche di sviluppo sostenibile


• Sviluppo e rafforzamento di istituzioni, meccanismi e capacità per la resilienza al pericolo
• Incorporazione sistematica dell’approccio di riduzione dei rischi nell’implementazione di
allerta all’emergenza, risposta e ripresa

Aree di priorità

• Assicurare che la riduzione del rischio di disastri sia una priorità locale e nazionale con una
solida base istituzionale per l’implementazione
• Identificare, valutare e monitorare i rischi di disastro e potenziare il sistema di allarme
• Utilizzare conoscenza, innovazione ed educazione per costruire una cultura della sicurezza e
della resilienza a tutti i livelli
• Ridurre i fattori di rischio impliciti
• Rafforzare l’allerta al disastro per una risposta efficace a tutti i livelli.

Melaboh – Sumatra, Indonesia 2004


Esempio di calamità naturale su paese a basso sviluppo.

36
Dadaab, Kenya 2006
Complesso di 3 campi per 160.000 rifugiati.
Le forti piogge hanno spazzato via parti
della strada Garissa-Dadaab, unica
connessione con Nairobi. Migliaia di
rifugiati sono stati reinsediati ad Hagadera,
il campo, tra i tre, situato più in alto.
Strumenti per la programmazione

Processo di attività per il controllo comunitario sui disastri (CBDP)


#1 #2 #3
Formare le squadre CBDP a Interviste semi-strutturate Primo incarico con i leaders e piano
livello PC Valutare le informazioni e d’azione di base
Revisione dei dati secondari definire i punti chiave Identificazione dei volontari CBDP
Osservazione diretta Primo incontro con i tramite i leaders
leaders delle comunità Addestramento dei volontari
#4 #5 #6
Mappa dello spazio Transect walk Valutare rischi e pericoli per le
“ pericoli\rischi Calendario stagionale famiglie
“ capacità di risorse Profilo storico e Rischi e pericoli per il vicinato
visualizzazione Controllo di problemi e rischi,
analisi dei principali risultati
#7 #8 #9
Piano di disastro per la Rete istituzionale sociale Stabilire la priorità dei problemi
comunità Valutazione della capacità Capire la realtà
Allarme e informazione per di organizzazione della Potenziali soluzioni ai problemi
la comunità popolazione
Piano di risposta Analisi dei problemi basata
comunitario sulle scoperte
#10 #11 #12
Visione futura Proposte di progetto Collegamenti con altri
Piano di sviluppo Analisi delle informazioni Supporto paritario alla comunità
comunitario Valutazione e controllo Valutazione e controllo
Approvazione del piano da
parte di autorità locali

Strumenti di livello nazionale


• Integrazione dei Programmi di Riduzione dei Rischi nella cornice ONU (UNCCA, UNDAF)
• Integrazione dei Programmi dcome tematica trasversale in tutte le aree degli MDG
• Istruzioni per l’integrazione dei Programmi di Riduzione dei Rischi nei PRS
• Standards Spere

Prossime sfide:
• Corretta pratica per abbandonare i progetti pilota
• Partecipazione significativa dei governi
• Dimostrare l’effettività dei costi
• Creare incentivi.

37
4.2. Emergency Preparedness e sistema di allarme

Disastri: cause ed effetti

• Cause naturali (Allegato II; A01-18)

1. Improvvise
- Terremoti (Kobe, Armenia…)
- Tsunami (Giappone, Indonesia…)
- Tempeste, uragani, cicloni (America Centrale)
- Inondazioni (Europa Occidentale)
- Frane (Ecuador)
- Eruzioni vulcaniche (Pinatubo, Rabaul)
- Epidemie (ebola)
2. Lente
- Cambiamenti climatici (aumento\diminuzione della temperatura)
- Desertificazione (Sahel)
- Siccità
- Epidemie (AIDS)

• Cause artificiali (uomo) (Allegato II; A19-28)

1. Ambientali
- Cambiamenti climatici (effetto serra)
- Perdita della biodiversità
- Deforestazione
- Essiccazione
- Crescita incontrollata delle megalopoli (Cairo, Città del Messico)
2. Tecnologiche
- Chimiche (India)
- Nucleari (Chernobyl)
- Fuoriuscita di petrolio (Alaska, Siberia)
- Crollo di dighe
3. Conflittuali
- Guerre
- Difese strutturali
- Terrorismo

L’interazione tra i suddetti gruppi di cause è caratteristica delle emergenze complesse.

Goma, Congo (DRC) 2002


Mentre in Congo è in corso da anni una
sanguinosa guerra civile, la città di Goma
viene investita da un fiume di lava. Molti
abitanti cercano rifugio in Rwanda, paese
ancora parzialmente ostile al Congo.
(Allegato III; F01)

38
Effetti economici e sociali immediati dei disastri naturali

Tipo di disastro Terremoto Ciclone Inondazione Tsunami Eruzioni Incendi Siccità\


vulcaniche carestia
Effetti
Migrazioni
temporanee e
X X X X
permanenti
Difficoltà
mediche e
X X X X X X
sanitarie
Perdita di
abitazioni e
X X X X X X
suppellettili
Perdita della
produzione
X X X X X X
industriale
Perdita
dell’attività
X X X X X X
commerciale
Perdita della
produzione
X X X X X X
agricola
Danni alle
infrastrutture
X X X X X X
Disordini a
mercato e
X X X X
distribuzione
Interruzione dei
sistemi di
X X X X X
trasporto
Difficoltà di
accesso e
X X X X X X
movimento
Interruzione
delle
X X X X X X
telecomunicazio
ni
Danni a linee di
luce, acqua e gas
X X X X X X
Degrado
ambientale
X X X X X
Sospensione di
servizi sociali
X X X X X X X

39
Fattori umani: percezione e resilienza

Va considerata la percezione del rischio da parte di popolazione, politici, esperti etc. La resilienza è
la capacità che individui e comunità hanno sviluppato nella loro cultura, di mantenere certe strutture
e funzioni nonostante forti agenti di disturbo. Si include la capacità di tornare ad un equilibrio
stabile dopo un disastro.

Dalla fatalità alla sicurezza

E’ necessaria una politica che mitighi (prontezza e prevenzione) il rischio di disastro naturale

Domande fondamentali:

• Qual è l’obiettivo, salvare vite, beni o entrambi?


• Qual è il livello nelle priorità politiche?
• Quale parte delle risorse nazionali può essere investita?
• Quale prezzo la società è pronta a pagare oggi per proteggere le generazioni future?

Emergenza come ciclo

▼ PREVENZIONE ◄ RICOSTRUZIONE ◄ RIABILITAZIONE

PRONTEZZA ► DISASTRO ► ASSISTENZA ▲


▼▼▼▼▼▼▼
Mitigazione Intervento Ripresa
Uso del territorio Prevenzione Soccorso Riabilitazione

Misure
strutturali ProntezzaAssistenza Ricostruzione
Prevenzione del disastro Limitazione delle conseguenze
(Soccorso ed Emergenza  Protezione della
popolazione)
Valutazione del disastro
BASE PER LA PREVENZIONE DEL DISASTRO Lezioni imparate

Prevenzione:
tutte le misure prese per ridurre le dimensioni di un potenziale disastro

Taiz, Yemen
Progetto di Sviluppo Municipale e prevenzione
dal rischio di inondazioni.

40
Pianificare la prevenzione

“Attività volte a minimizzare la perdita di vite e i danni, ad organizzare la temporanea rimozione di


persone e beni da una località minacciata ed a facilitare soccorsi, assistenza e riabilitazione effettivi
e duraturi” (UN-DHA, 1992)

La prontezza può essere sviluppata al livello governativo, comunitario o, meglio entrambi.

Prontezza e scale temporali

I rischi naturali possono essere divisi in due classi, che necessitano di due tipi di azione:

Classe di rischio Azione


Ad insorgenza rapida, generalmente senza Responso immediato ad una situazione che
riconoscibili preavvisi (terremoti, inondazioni richiede il soccorso e l’evacuazione della
improvvise, alcune eruzioni vulcaniche…) popolazione il più velocemente possibile con tutti
i mezzi immediatamente disponibili
Ad insorgenza lenta, che permettono un Responso per fasi ad una crisi che si sviluppa
allarme (uragani, frane, siccità…) gradualmente, durante la quale ci si può aspettare
di avere avvisaglie degli eventi potenzialmente
pericolosi molte ore prima che accadano.

Elementi base di un piano di prontezza

• Identificazione di zone a rischio


• Censo della popolazione (giorno, notte, lavorativi, festivi), inventario della proprietà
• Identificazione di punti di transito sicuro e zone di rifugio
• Identificazione di percorsi di evacuazione
• Mezzi di trasporto, controllo del traffico
• Sistemazione in zone di rifugio
• Salvataggio, primo soccorso e servizi ospedalieri
• Sicurezza nelle zone evacuate

I piani vanno revisionati ad intervalli regolari di due-tre anni. I cambiamenti potrebbero essere
necessari come risultato di:

• Il progresso della conoscenza scientifica dei rischi naturali può rendere necessaria una
ridefinizione delle zone di rischio
• Cambiamenti nei modelli d’insediamento, nel sistema stradale, nelle reti di comunicazione
ed altre infrastrutture tecniche, che modifichino le procedure di allarme ed evacuazione in
caso di emergenza
• Cambiamenti nella struttura amministrativa del governo nazionale o locale

I piani devono essere revisionati dopo ogni allerta o disastro, alla luce dell’esperienza pratica
guadagnata. Questo implica l’esistenza di un’organizzazione permanente all’interno del governo
nazionale o locale con la responsabilità di preparare ed eseguire piani d’emergenza per potenziali
cause di disastro naturale o artificiale. Il governo ha la responsabilità di attivare le procedure di
emergenza e di formulare e comunicare gli avvisi pubblici.

41
United Nation Office for Coordination of Humanitarian Affairs (OCHA)

INSARAG (International Search And Rescue Advisory Group): network informale di


organizzazioni di risposta al disastro con particolare attenzione al “cerca e soccorri” urbano.
Fondata nel 1991 a seguito delle iniziative delle squadre SAR (Search And Rescue) internazionali
che avevano operato nel terremoto del 1988, per facilitare la partecipazione internazionale
l’INSARAG è inserita nelle Nazioni Unite.

FCSU (Field Coordination Support Unit), inclusa nel DRB (Disaster Response Branch) dell’OCHA
nelle funzioni di Ginevra come segretariato dell’INSARAG

UNDAC (United Nation Disaster Assessment): squadra di professionisti nella gestione di disastri
nominati e finanziati dai governi membri, OCHA, UNDP ed altre agenzie quali UNICEF, WHO,
WFP… Su richiesta delle nazioni colpite da disastro le squadre UNDAC possono essere impiegate
in poche ore per fornire una rapida valutazione dei bisogni prioritari e per supportare le autorità
nazionali e il coordinatore ONU locale per organizzare l’assistenza internazionale sul posto.

Personale INSARAG cataloga


gli edifici distrutti dallo
tsunami.

Ispezione UNDAC dopo lo


tsunami del 2004 in Indonesia.

42
4.3. Controllo sugli standards: Sphere e altri strumenti

Sphere

Il manuale Sphere è una serie di linee guida che aiuta le agenzie


di soccorso ad essere più responsabili e professionali. Dopo che
una valutazione multi-donatore avvenuta nel 1994 dopo il
Rwanda aveva stabilito che c’erano state morti non necessarie,
l’attenzione delle ONG per la qualità e la responsabilità è andata
crescendo. La pratica storica non era più sufficiente per i
seguenti motivi:

• Crescente complessità dei disastri


• Mutevole natura della comunità umanitaria e crescente
diversità
• Crescente numero di attori con differenti criteri di
successo

Consultazione estensiva

Hanno partecipato alla consultazione:

• 4000+ persone
• 400 organizzazioni
• 80 nazioni da tutto il mondo

1997 – Consultazione iniziale


2000 – Pubblicazione manuale
2004 – Edizione revisionata

Obiettivi di Sphere:

• Aprire un dibattito su standards di assistenza universali


• Raggiungere un consenso su standard tecnici e indicatori
• Ottenere l’unanimità sui principi chiave e sulle azioni

Per mettere in atto principi e valori sono necessari degli strumenti

- Introduzione: Cos’è Sphere?


- Codice di Condotta Struttura dell’edizione 2004 del manuale
SPHERE
- Lo Statuto Umanitario
Standards comuni a tutti gli ambiti Ogni capitolo include:
Fornitura d’acqua, sanità, promozione dell’igiene
Rifugi, insediamenti e articoli non-alimentari • Standards minimi
Sicurezza alimentare, aiuti alimentari e nutrizione • Indicatori chiave
Sanità • Note guida

43
Statuto Umanitario: Sezioni

• Dichiarazione dei principi umanitari


• Descrizione di ruoli, compiti e responsabilità
• Ammissione che la responsabilità principale sia verso chi si cerca di assistere

Statuto Umanitario: Principi

• Diritto ad una vita dignitosa


- Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
- Patti civili, politici, economici e sociali
- Convenzioni di Ginevra
- Convenzione Contro la Tortura
- Diritti dei Bambini
• Distinzione tra Combattenti e Non-Combattenti
- Convenzioni di Ginevra
- Diritti dei Bambini
• Principio di Non-Ostruzione
- Convenzione sullo Stato dei Rifugiati
- Convenzione Contro la Tortura
- Diritti dei Bambini

Ruoli e Responsabilità

• Ruoli: Fornire assistenza umanitaria


• Responsabilità: Minimizzare gli effetti negativi degli interventi

Gli 8 Standards Comuni

• Partecipazione: La popolazione colpita dal disastro partecipa attivamente alla definizione,


progettazione, implementazione, controllo e valutazione dei programmi di assistenza
• Valutazione iniziale: Comprensione, analisi
• Risposta: Quando le autorità sono incapaci e i bisogni non sono soddisfatti
• Obiettivi: Basati sulla vulnerabilità
• Controllo
• Valutazione
• Competenze e responsabilità dei cooperanti
• Supervisione, direzione e supporto del personale

Standards Minimi

Livello minimo di un servizio da fornire nell’assistenza umanitaria, si tratta di standards qualitativi

Esempio: Fornitura d’acqua, standard n°1


Accesso e quantità d’acqua: ogni persona abbia un sicuro ed equo accesso ad una sufficiente
quantità d’acqua per bere, cucinare e per l’igiene domestica e personale.

44
Indicatori Chiave

Segnali che mostrano se uno standard è stato raggiunto. Forniscono un modo di misurare e
comunicare sia l’impatto che il risultato dei programmi, processi e metodi utilizzati.

Esempio: Fornitura d’acqua, indicatori chiave


Disponibilità media di acqua per bere, cucinare e per l’igiene domestica e personale pari a 15 litri
d’acqua a persona al giorno.

Note Guida

Diffondono conoscenze, chiarificano aree controverse ed aiutano ad utilizzare gli indicatori in modo
appropriato al contesto.

Esempio: Fornitura d’acqua, note guida


• Il bisogno d’acqua per usi domestici può variare in base a fattori culturali, climatici etc.
• Selezione della sorgente d’acqua
• Massimo numero di persone per ogni sorgente d’acqua
• Durata della fila per il rifornimento

In sintesi:

Statuto Umanitario: fornisce la cornice per convertire l’apprezzamento dei diritti in azione
Standards Minimi: forniscono gli standards a cui aspirare e che permettono la pianificazione
Indicatori Chiave: definiscono i segnali per stabilire se gli standards sono stati raggiunti
Note Guida: contengono le informazioni necessarie ad applicare gli indicatori al contesto

Critiche a SPHERE

• Spere è troppo focalizzato su obiettivi tecnici e ignora altri aspetti che la presenza
umanitaria può avere
• Gli aspetti più difficili da quantizzare, come la salute mentale, l’educazione e la protezione
dei civili sono lasciati fuori
• E’ impossibile reperire standards universali, in quanto ogni disastro è diverso dall’altro, e
l’assistenza deve essere specifica in base ad ogni situazione
• Se gli standards sono troppo rigidi i donatori potrebbero rifiutare finanziamenti a progetti
che prendono posizioni indipendenti
• Spere potrebbe essere utilizzato per legittimare interventi da parte di attori inappropriati
• Utilizzo di un linguaggio aziendale: azionisti, clienti, beneficiari etc.
• Controversia Anglo-Francese (COMPAS Qualité), visione Nord-Sud

In conclusione, perché serve SPHERE

• Le crisi umanitarie continuano


• C’è una crescita caotica di organizzazioni umanitarie e piani
• Ci sono pressioni da e sugli umanitari per definire, coordinare e descrivere l’assistenza
umanitaria
• I donatori vogliono impatti misurabili e proposte di progetto attendibili

45
Altri strumenti

Manuale UNHCR

Organizzato in 4 sezioni più appendici

• Mandato UNHCR e risposta all’emergenza


• Direzione di emergenza
• Assistenza ai rifugiati, tutti gli aspetti (salute, logistica etc.)
• Amministrazione e staff
• Appendici:
- Risorse per la risposta all’emergenza
- Lista di controllo per l’amministrazione dell’emergenza
- Strumenti per raggiungere gli standards

Manuale REDR
Approccio ingegneristico, basato sugli standards UNHCR e Sphere

• Sicurezza personale
• Valutazione e pianificazione
• Logistica
• Telecomunicazioni
• Salute ambientale
• Sanità ambientale
• Fornitura d’acqua
• Centrali elettriche
• Strade
• Veicoli
• Rifugi

Cataloghi Croce Rossa (ICRC)

Volume 1:

• Amministrazione
• Ingegneria
• Edilizia
• Trasporti
• Radio e telecomunicazioni
• Riabilitazione economica
• Acqua e sanità

46
Shelter Project

Pubblicazioni su insediamenti transitori per sfollati, logistica, tende etc.

Pubblicazioni HPN (Humanitarian Practice Network)

HPN produce tre tipi di pubblicazioni specializzate per la comunità umanitaria:

● Humanitarian Exchange Magazine - Trimestrale di politica e pratica umanitaria


● Network Papers - 4 uscite annuali di 12-15.000 parole su esperienze specifiche sul campo
● Good Practice Review – Periodico di pratica umanitaria

47
5. Post-Disastro: Assistenza e Riabilitazione

5.1. Sheltering

Shelter, rifugio: struttura che fornisce privacy e protezione dal pericolo

Lo shelter e le leggi internazionali

• Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948: “Chiunque ha diritto ad uno standard di
vita adeguato, per la salute ed il benessere suo e della sua famiglia, incluso cibo, abiti,
alloggio e cure mediche […] in circostanze oltre il suo controllo”
• Convenzione sullo Stato dei Rifugiati, 1951: “Per quanto riguarda la casa, gli stati contraenti
[…] dovranno accordare ai rifugiati che stanno legalmente nel loro territorio il più
favorevole possibile [...]” (Allegato I; M05-09)

“La maggior parte delle operazioni per i rifugiati durano più del previsto” dal Manuale UNHCR

Tre categorie insediative

• Dispersione locale  Famiglie ospiti, comunità locale


• Dispersione di massa  edifici pubblici, magazzini
• Campi

Dispersione locale
Vantaggi Svantaggi
• Veloce da implementare • Famiglie ospiti sovraccaricate
• Costi contenuti • Difficoltà a distinguere gli ospiti dai
• Promuove l’autosoccorso e rifugiati in fase di registrazione
l’indipendenza • Protezione: potrebbe essere difficile
• Minor impatto sull’ambiente rilevare abusi
Dispersione di massa
Vantaggi Svantaggi
• Veloce da implementare • Affollamento
• Acqua e servizi igienici solitamente • Servizi sovraccarichi
disponibili • Mancanza di privacy
• Edifici non disponibili per il loro
utilizzo originario
Campi
Vantaggi Svantaggi
• Servono un’ampia popolazione in modo • Creano una popolazione dipendente
centralizzato ed efficiente dagli aiuti, con scarsa possibilità di
• Economia della scala lavoro o autonomia
• Popolazione facilmente identificabile • Maggiori rischi per la salute della
• Facilità di comunicazione popolazione
• Semplice pressione • Danno ambientale
• Rimpatrio più facile da organizzare • Difficoltà di protezione
• Abusi da parte degli esclusi dallo status
di rifugiati

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Campi (Allegato III; F02-03)

1. Scelta del sito


2. Sopralluogo
3. Pianificazione del sito
4. Preparazione del sito
5. Costruzione degli shelters

Criteri per la selezione del sito

1. Acqua
2. Spazio
3. Sicurezza e Protezione
4. Accessibilità
5. Topografia
6. Rischi per la salute di origine ambientale
7. Popolazione locale

Acqua

• 1 fonte d’acqua ogni 250 persone


• 1 latrina ogni 20 persone
• Distanza max da fonte d’acqua: 150 m
• Distanza dalle latrine: 30 m

Spazio

• 3.5 mq a persona di spazio di shelter


• 30 mq a persona sul campo includendo strade, mercati, shelters etc.
• 45 mq a persona se si include anche la terra per attività agricole e bestiame
• Distanza minima tra gli shelters: 2 m
• Un campo per 20.000 persone ha bisogno di 1 kmq di spazio
• Campi per più di 20.000 persone vanno evitati

Sicurezza e protezione

• Distanza dal confine ragionevole


• Area lontana da una zona di guerra
• Area priva di mine
• Evitare territori notoriamente banditi

Rischi per la salute di origine ambientale (Allegato VII; R05)

• L’area dovrebbe essere libera dai maggiori pericoli ambientali, tipo malaria, tsetse etc.
• Evitare le aree che generano vettori o trattare il problema
• Eccessiva polvere
• Inondazioni improvvise
• Inquinamento industriale
• Clima molto diverso da quello d’origine

49
Accessibilità

• Strade d’arrivo accessibili con ogni clima


• Strade interne praticabili con ogni clima
• Prossimità ai servizi locali

Topografia

• In altro, rispetto alle zone soggette a inondazione


• Terreno preferibilmente con 3 % di pendenza
• Suolo che permetta un rapido assorbimento dell’acqua
• La sabbia è molto assorbente ma poco stabile
• Disponibilità di carburante per cucinare, attenzione alla deforestazione
• La vegetazione fornisce ombra ed evita polvere ed erosione
• Proprietà del terreno
• L’ONU non acquista mai un terreno per insediamenti di rifugiati

Popolazione locale (Allegato VII; R11)

• Rispettare la comunità locale e i loro diritti legali, culturali e del territorio


• Valutare il loro standard economico e rispondere coerentemente

Scelte di pianificazione errate mettono in serio pericolo la comunità assistita.(Allegato VII; R17)

Byumba, Rwanda 1999


I rifugiati erano soliti vendere le aste in alluminio delle tende per poi ricavarne di nuove dagli
alberi contribuendo ad una già critica deforestazione. Prototipi di tende con tubi in cartone

Confine Thailandia-Burma, 2006


Per cercare i materiali necessari alla costruzione e riparazione di case i rifugiati si allontanano
dal campo esponendosi al rischio di arresti e violenze

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Pianificazione (Allegati VII; R04)

Scelta del sito

Dopo una serie di sopralluoghi si valutano le scelte potenziali per poi operare la scelta finale

Pakistan 2005
La città di Islamabad ha
messo a disposizione
l'area e alcune opere
infrastrutturali (cisterne
e sistema di filtraggio
per l'acqua, luce
elettrica per le aree
comuni, cucine, squadre
antincendio etc,) per
l'allestimento del campo

Il progetto

• Strade e barriere frangifuoco, gli shelters arretrati di 7m


• Dotazione di acqua e latrine
• Servizi sanitarie, ospedale, farmacia, posta
• Servizi nutrizionali
• Magazzino e siti di distribuzione
• Aree amministrative, centri di ricezione
• Mercato, scuola, luoghi d’incontro, cimiteri
• Shelters

Sviluppare il profilo di una comunità

Famiglia 1 famiglia 4-6 persone


Comunità 16 famiglie 80 persone
Blocco 16 comunità 1.250
Settore 4 blocchi 5.000
Campo 4 settori 20.000

Servizi (Allegato VII; R15-17)

• 1 latrina per famiglia 6 persone


• 1 rubinetto d’acqua per comunità 80 persone
• 1 scuola per settore 5.000 persone
• 1 centro per la salute per 20.000 persone
• 1 mercato per campo 20.000 persone
• 1 centro per la nutrizione 20.000 persone
• 4 siti di distribuzione per campo 20.000 persone
• 1 ospedale 200.000 persone

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Costruzione di shelters (Allegato IV; TN01-18)

Lo shelter (rifugio) è una casa, e deve fornire:

• Protezione dagli elementi


• Spazio sicuro per vivere e conservare beni
• Privacy
• Sicurezza emotiva

Tipi di shelters

• Culturalmente e socialmente accettabili


• Unità familiari
• Costruiti localmente con materiali locali (Allegato VII; R12-13)
• Tende, fogli di plastica, blocchi di cemento, mattoni, fango, prefabbricati, legno, stecchi

E’ necessaria sensibilità culturale e l’impiego di tecnologie e materiali locali. (Allegato VII; R18)

Categorie di distruzione

Importanti da individuare per:

• Standardizzare l’intervento
• Ottimizzare la logistica
• Dare un efficace supporto ad ogni famiglia

Rawalakot (Kashmir), Pakistan 2005


Earthquake Rehabilitation and Winter Survival
Shelter Programme del KEF

52
5.2. Tende

Utilizzo

Le tende sono rifugi portatili, costituiti da struttura + copertura, che soddisfano solo alcuni bisogni.
Le persone che vivono nelle tende devono avere accesso ad adeguate risorse non-alimentari,
all’acqua ed alle strutture sanitarie. Il rifugio offerto da una tenda include l’area intorno ad essa, i
canali di drenaggio e lo spazio necessario a far giocare i bambini. (Allegato IV; TN01-18)

Priorità

Nel fornire riparo alle persone l’esigenza primaria è quella di mantenere


lo spazio nelle immediate vicinanze del corpo ad una temperatura
confortevole, asciutta e riparata. Letti e vestiti sono elementi critici, le
tende forniscono uno spazio chiuso e riscaldabile.

Tipi di tende

Pakistan 2005
Diversi tipi di tenda unifamiliare
utilizzati dopo il terremoto in
interventi UNHCR e SOS Children

(Allegato VI; T03-06)

53
Pianificare una risposta

Scegliere di distribuire le tende

Le tende sono un possibile rifugio di emergenza in quanto possono creare rapidamente riparo per
chi ne ha bisogno, che si tratti o meno di sfollati. Una volta scelta la strategia d’insediamento, prima
di distribuire le tende vanno considerate alcune opzioni:

Gli edifici esistenti possono essere adattati o riparati rapidamente?


Sfollati: valutare comunità ospite SI
Non sfollati: valutare il supporto alla ricostruzione

NO SI
Ci sono alternative alle tende?
Rifugi costruiti localmente potrebbero avere costi simili alle tende, con
materiali che potrebbero favorire la ricostruzione a lungo termine Si considera di fornire
strumenti, supporto e materiali
NO

Le persone possono occupare la sistemazione esistente?


In certi casi le tende possono fornire spazio aggiuntivo SI

NO
Le tende esistenti hanno bisogno di essere sostituite?
SI
Oppure: le tende possono essere fornite in tempo?
Le comunità potrebbero costruire rifugi prima della distribuzione delle
tende
SI Fornire supporto appropriato

Si considera la distribuzione delle tende

Considerazioni sulla distribuzione delle tende

Se si sceglie di distribuire le tende bisogna considerare:

• Fasce vulnerabili della popolazione


La decisione di utilizzare tende dovrebbe coinvolgere le persone maggiormente vulnerabili,
come gli anziani e le minoranze etniche. La maggior parte delle persone non è abituata a
vivere nelle tende.
• Provenienza etnica e popolazione ospite
Distribuire oggetti di valore come le tende può causare disuguaglianza e risentimento.
• Il bisogno di rifugio cambia col tempo
• Clima e condizioni atmosferiche
• Politica
La decisione di usare tende è spesso presa da autorità o da organizzazioni di supporto.
L’utilizzo delle tende implica che l’insediamento sia temporaneo.
• Partecipazione
Se possibile coinvolgere le persone nella decisione su come si debba fornire rifugio.

54
Selezione del sito e pianificazione

Il sito in cui posizionare le tende va scelto con cura: sceglierne uno sbagliato può creare maggiori
problemi. Dove possibile si dovrebbero evitare le tendopoli ma, se si sceglie di allestire un campo,
nella scelta del sito dovrebbero essere sempre coinvolti degli specialisti.

Pianificare un sito implica averne un progetto chiaro, per


ridurre rischi specifici. Spostare una comunità dopo
l’insediamento è particolarmente difficile.

Trincomalee, Sri Lanka 2002


Inondazione nel campo di Alles
Garden, colpite oltre cinquanta
famiglie di ex-rifugiati di ritorno da
Vanni e in attesa di reinsediamento

Radunare le tende in gruppi è preferibile al disporle in lunghe file, in


quanto ricreano una condizione più simile ai villaggi in cui le
comunità erano solite vivere. Si deve aver cura di assicurare privacy,
accesso ad acqua e a strutture sanitarie e si deve prestare particolare
attenzione a come posizionare gruppi vulnerabili come malati o
minoranze.
Gli indici di Sphere stabiliscono quante tende si possono
disporre, invitando a garantire:

• Min. 45 mq a persona per l’intero sito, includendo strade


e strutture varie
• Min. 3.5 mq a persona di spazio coperto, fino ai 4.5 mq
consigliati per climi freddi
• Una tenda familiare standard di 16 mq per max. 4
persone.

Kalongo, Uganda 2004


Dopo i numerosi attacchi della LRA su Pader
la popolazione nel campo di Kalongo è
aumentata progressivamente innalzando il
rischio di HIV/AIDS

55
Montare le tende

Drenaggio: suolo piatto

Non posizionare le tende in aree propense


all’alluvione. Spere suggerisce una pendenza del
terreno compresa tra l’1% e il 6%, per minori
pendenze potrebbe non esserci adeguato drenaggio

Drenaggio: pendio scosceso

Pericolo di frane, sarà necessario scavare per


livellare il terreno su cui posizionare le tende

Fosse di drenaggio

Invitare le comunità a scavare fosse di drenaggio intorno alle tende per evitare allagamenti a seguito
di piogge. Le fosse vanno convogliate in una soluzione di drenaggio per l’intero sito, e la loro
profondità dipende da:

• Attesa quantità di pioggia


• Tipo di terreno e la sua capacità di assorbimento
• Pendenza del sito

In circostanze estreme le fosse potrebbero arrivare ad una profondità di 50 cm. Fosse così profonde
potrebbero essere instabili ed avere bisogno di essere riempite di pietre per prevenire collassi,
incidenti, accumulo di acqua stagnante e di rifiuti.

Tagliafuoco e spaziatura

Le tende dovrebbero stare ad una distanza pari a 2.5 volte la loro


altezza, con tagliafuoco regolari tra blocchi di tende. Le funi di
montaggio possono ampliare di molto lo spazio occupato dalle
tende.

In luoghi esposti a forti venti l’orientamento delle tende dovrebbe essere tale da non esporre i loro
ingressi ai venti principali.

Le tende non dovrebbero essere posizionate sotto palme o alberi morti, per evitare che la caduta di
rami o noci di cocco ferisca qualcuno. Posizionare le tende vicino ad alberi sani protegge invece le
tende da sole e vento.

56
Clima

Generale

Le tende servono a proteggere dagli estremi del clima, considerando che potrebbero esserci notevoli
sbalzi climatici tra giorno e notte e col cambio di stagione. Le persone sono più vulnerabili durante i
momenti di maggiore caldo o freddo, i cambiamenti stagionali dovrebbero essere accompagnati da
aggiornamenti e interventi secondari come stufe, coperte e rivestimenti per le tende.

La priorità è mantenere l’aria nei pressi del corpo ad una


temperatura confortevole. Il movimento dell’aria è
controllato da vestiti e giacigli adeguati; una tenda può avere
anche bisogno di una stufa, carburante e pavimentazione per
mantenere l’aria in cui le persone vivono e respirano ad una
temperatura confortevole.
Clima caldo-secco
La funzione della tenda in climi caldi e secchi è di fornire riparo dal sole e di essere ventilata per il
raffrescamento. In ambienti desertici e sulle alture la notte potrebbe essere freddo e potrebbero
essere necessarie tende invernali, chiuse a polvere e vento.

Nei climi caldi il modo più efficace di tenere freschi gli


occupanti delle tende è quello di utilizzare un telo esterno,
separato dall’estradosso della tenda in modo da creare una
camera d’aria ventilata.

E’ bene che le tende siano provviste di cavi per tenere aperte


le porte e i lati sollevati.

Spesso si creano spazi esterni coperti per fornire ombra, o si


ricorre ad alberi e vegetazione.

Clima caldo-umido
In climi caldi e umidi la tenda deve fornire
ombra, essere ventilata ed avere un adeguato
drenaggio. In tali climi i teli di cotone sono
particolarmente propensi a marcire, devono
ricevere un apposito trattamento in stabilimento
che potrebbe decadere nell’arco di 6 mesi.

Trincomalee, Sri Lanka 2005


Campo IDP su Nilaveli Road

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Climi freddi

Nel caso di climi freddi sarebbe preferibile evitare le tende in quanto sono difficili da mantenere
calde e perdono calore facilmente. Il freddo più intenso si ha solitamente prima dell’alba.

Fornitura di base
Una tenda invernale ha bisogno di un rivestimento esterno,
di un telo di cotone e del foro per il comignolo della stufa.
Ci si deve accertare che gli occupanti abbiano accesso a
vestiti, coperte, stufe e carburante adeguati e che siano
separati dal suolo da letti o materassi.

Pakistan 2005
Con l'arrivo dell'inverno circa 100.000 persone
hanno lasciato campi e villaggi d'alta quota e
sono scese a valle, congestionando i campi
situati a quote inferiori

Nel posizionare le tende vanno tenute in considerazione le variazioni climatiche locali come i venti
incanalati tra le montagne o la schermatura dai raggi solari nelle valli profonde o sotto le rupi. Le
porte vanno orientate in modo da evitare i venti prevalenti.

La chiave per mantenere calde le tende è evitare le correnti riducendo infiltrazioni e perdite di
calore. Le correnti disperdono l’aria calda, aumentano l’evaporazione e devono essere bloccate
costruendo muri, posizionando le tende in fosse scavate nel terreno, chiudendo le aperture ma
garantendo comunque un ricambio d’aria per evitare che gli occupanti vengano soffocati o
avvelenati dalle stufe. Nei climi freddi serve più cibo, le razioni devono essere aumentate in quanto
si bruciano più calorie. La perdita di energie per l’eccessivo tremore può condurre le persone
malnutrite alla morte.

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Logistica

Approvvigionamento (Allegato VII; R15-17)

Prima di fornire le tende consultare gli uffici centrali in quanto le tende sono frequentemente
oggetto di particolari accordi con produttori specifici. Le tende sono inoltre costose, rispetto ad altri
articoli di assistenza familiare e potrebbero avere lunghi tempi di distribuzione.

Deposito

Le tende in tela sono difficili da conservare in quanto tendono a marcire e molte agenzie tendono a
fornirle solo quando è necessario. Ciò va bilanciato con i tempi di produzione, che potrebbero
essere lunghi, specialmente nel caso di emergenze su larga scala.
Le tende dovrebbero essere:

• Protette da sole, pioggia e parassiti


• Sollevate da terra, asciutte e ventilate
• Impilate per essere facilmente
contate, ad almeno 50 cm dai muri
• Controllate regolarmente perché non
siano umide o marce

A causa degli alti costi di trasporto aereo spesso, specie per le emergenze ad impatto lento si ricorre
allo stoccaggio locale pre-posizionamento delle tende.
Trasporto (Allegato VII; R03, R06)
Le tende standard sono pesanti (70-100 kg) rispetto ad altri articoli di assistenza, e ciò ne rende
costoso il trasporto. E’ in corso una ricerca volta alla produzione di tende più leggere, da usare nella
prima fase delle emergenze.

Il trasporto aereo è spesso la soluzione più veloce ma anche la più dispendiosa, e può costare
quanto le tende stesse.

Il trasporto su strada è comunque necessario per una parte o per la totalità del viaggio, va prestata
attenzione al numero di veicoli necessario alla distribuzione.

Il trasporto su nave è frequentemente il metodo più economico di


trasportare le tende su lunghe distanze, ma può essere soggetto a
ritardi ed è quindi consigliabile nel caso di pre-posizionamento o di
sostituzione delle tende esistenti.

Isole Solomon 2007


Un'imbarcazione consegna le
tende Shelterbox Canada alle
vittime di terremoto e tsunami

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Distribuzione

Può essere necessario un trasporto locale delle tende dal punto di distribuzione e, una volta
distribuite si deve considerare che i più deboli potrebbero non riuscire a trasportarle, potrebbero
essere troppo grandi per essere caricate su di un mulo e richiedere almeno due adulti in salute per
spostarle per brevi distanze.

E’ necessario formare una squadra di montaggio, gestita da membri della comunità per erigere
delle tende-esempio con i rispettivi canali di drenaggio. Questo servirà ad assicurare che le tende
siano erette correttamente, che le comunità partecipino al montaggio, che i più deboli ricevano
supporto e, in alcune circostanze che delle squadre montino tutte le tende delle famiglie.

Le tende dovrebbero essere distribuite con gli attrezzi necessari al montaggio:

• Un grosso maglio per tenda


• Una vanga o una pala ogni 20 tende, di più se il terreno è duro e il tempo limitato
• Una zappa ogni 20 tende, di più se il terreno è duro e il tempo limitato
• Tende di riserva in caso di domanda crescente o in caso di danneggiamento.

Alternativa alle tende

Le tende, come rifugio non sono l’unica


struttura di emergenza possibile.
A seconda delle condizioni locali si
possono costruire ripari temporanei a
partire da edifici danneggiati o con
materiali disponibili localmente come teli
di plastica, pali di legno e cavi.
Un’attività del genere può coinvolgere
più attivamente una comunità e può
fornire materiali che, rispetto alle tende
abbiano una vita più lunga, siano
reperibili più facilmente e a costi minori.
Teli in plastica, pali e cavi

Descrizione:
La distribuzione di teli in plastica è una delle parti più comuni in caso di approvvigionamento di
rifugi di emergenza. Fornire dei pali insieme ai teli riduce significativamente il danno ambientale
locale perché evita che vengano abbattuti alberi per produrne; distribuire funi, chiodi e altre
giunture permetterà di fissare i teli in maniera più stabile e durevole, in modo da estenderne
l’utilizzo. Con i materiali di base i membri della comunità assistita produrranno le strutture a cui più
sono abituati. Fogli di metallo sono un’alternativa più durevole e costosa ai teli in plastica e
necessitano di maggiore abilità, nel montaggio.

Materiali:
• Fogli di plastica o metallo
• Pali di legno o metallo
• Cavi resistenti ai raggi UV, chiodi
(I fogli in plastica se inchiodati direttamente si strappano)

60
Teli in plastica, pali e cavi

Vantaggi Svantaggi
• Velocità di risposta • Si deve considerare il livello di abilità
• Se i materiali sono di qualità saranno delle fasce vulnerabili della popolazione
utili per anni e potranno essere • Specialmente in climi estremi le tende
riadattati dalle persone per ricostruire risultano più complete (un foglio di
le proprie case plastica di 5 x 4 m equivale a circa ¼ del
necessario per una tenda invernale)
• Conseguenze su ambiente e mercato locale

Rifugio tradizionale

Descrizione:
Rifugi costruiti localmente utilizzando tecnologie, materiali e tradizioni costruttive locali. Possono
variare da strutture erette velocemente con bastoni e foglie ad altre più solide in terra e cemento.
Tali rifugi possono essere migliorati in seguito, come passo verso la ricostruzione e l’edilizia
permanente. Case durevoli costruite localmente sono spesso più economiche delle tende.

Materiali:
Stecche intrecciate, semplice terra pressata, fogli in plastica, foglie, fogli di metallo vecchio, paglia,
mattoni di paglia e fango…

Vantaggi Svantaggi
• Costi ridotti, anche nel trasporto • Tempi di costruzione maggiori
• Compatibilità culturale • Insostenibilità politica
• Facilità di manutenzione • Danni ambientali
• Contributo all’economia locale • Tensione tra sfollati e comunità ospite
• Maggior valore a lungo termine
• Base per la futura ricostruzione

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Strutture a tunnel

Descrizione:
Struttura a forma di tunnel, in alternativa si possono utilizzare anche tunnel agricoli. Per il
montaggio, una volta srotolato il foglio in plastica si intreccia un cavo sulla striscia di rinforzo ad
ogni estremità, si posiziona il foglio sul cerchio finale, poi si tira il cavo e si fissa ai paletti laterali.

Islamabad, Pakistan 2005


Dopo il terremoto in Kashmir il
UNHCR ha distribuito circa 21.000
tende, 115,000 fogli in plastica,
850.000 coperte, 38,000 materassi e
25,000 stufe
Materiali per una tenda di 3.6 x 3.6 m:
Si suppone di utilizzare un foglio di plastica standard UNHCR con le bande di rinforzo, tagliato da
un rotolo. Per ogni singolo rifugio occorrono:
• 3 x 6 m x (63 mm di diametro esterno) tubi idraulici in polietilene di media densità (MDPE)
• 3 x 3.6 m x 12 mm barre di ferro per struttura orizzontale
• 6 x 0.5 m x 12 mm barre di ferro da fissare a terra
• 1 x 7 m x 4 m foglio di plastica come tetto
• 2 x 2 m x 2 m fogli di plastica come porte
• 32 m di cavi divisi in 4 tratti da 7 m per le estremità ed il fissaggio

Vantaggi: Svantaggi:
• Tempi di gestione ridotti • I tubi MDPE sono spesso di difficile
• Costruzione sul posto reperibilità, nella quantità e qualità
necessaria
• Scarse alternative ai tubi MDPE.

62
Adattamenti

Le modifiche fatte dalle persone (e come promuoverle)

Mantenere, modificare, adattare, migliorare le tende con materiali localmente disponibili. Se la


comunità fa maggiori modifiche alle tende si devono considerare soluzioni più appropriate, per il
futuro. Le persone adatteranno i rifugi alle proprie esigenze, per supportare questi cambiamenti è
consigliabile:
• Tenere un deposito di tende e pezzi di ricambio
• Fornire macchine da cucire per le riparazioni, e saldatrici per i pali
• Rendere disponibili vanghe ed altri attrezzi

Costruire muretti può migliorare la vita nelle tende, riducendone l’umidità interna. L’utilizzo delle
tende, comunque potrebbe essere dovuto a ragioni politiche o di utilizzo del territorio. In certe
circostanze costruire muri di fango o pietra significa creare strutture tendenzialmente permanenti,
con diverse conseguenze politiche.

Alcuni adattamenti potrebbero avere un impatto significativo sull’ambiente locale, provocando


fenomeni di erosione o deforestazione. La semplice distribuzione di pali spesso riduce il problema.

Estensioni

Le tende familiari standard di 4 x 4 m hanno lati bassi, è possibile stare in piedi al centro ma, per il
resto c’è poco spazio. Le tende, inoltre sono spesso montate con i cavi troppo vicini, riducendo
ulteriormente lo spazio. Utilizzare pali laterali aumenta l’altezza interna.

Unire le tende per ottenere strutture più ampie è una scelta frequente e
agli occupanti dovrebbe essere permesso, anche se sono necessari
materiali aggiuntivi come dei teli in plastica per impermeabilizzare i
punti di congiunzione. Alcuni tipi di tenda supportano specificatamente
questa possibilità.

L’utilizzo di teli come estensione crea spazi più ampi ma di un solo


strato, con probabili problemi dovuti a pioggia, scarsa ventilazione
ed estremi climatici.

In caso di climi caldi è frequente la costruzione di aree ombreggiate


esterne, spesso in paglia, di fronte alle tende, talvolta utilizzata per
conservare il mangime per gli animali nella stagione secca. Iniziative
del genere sono da incoraggiare se la raccolta di pali e paglia non
minaccia l’ambiente locale.

63
Utilizzare bastoni e pali per puntellare i lati delle tende è utile per ampliarne lo spazio interno e
renderle più stabili. E’ preferibile che i pali siano posizionati all’esterno per evitare che la tenda
venga forata.

Gli occupanti potrebbero decidere di costruire una struttura


interna per sorreggere la tela della tenda. Ciò va incoraggiato in
quanto permette alle persone di produrre le strutture a cui sono
più abituati, ma potrebbe creare problemi di disboscamento nel
caso di campi particolarmente ampi.

La costruzione di muri di fango fornisce


isolamento dalle correnti, stabilità
strutturale e massa termica, rendendo il
rifugio più caldo in inverno e più fresco
in estate. Col tempo i muri potrebbero
crescere, si potrebbe costruire un tetto,
ma se il campo inizia a sembrare
permanente potrebbero sorgere problemi
politici.

In aree non soggette ad alluvioni si può scavare l’interno della tenda per creare più spazio e
limitare le correnti.

In climi freddi si devono bloccare le correnti con coperte o altro


materiale disponibile, da applicare su porte o aperture, considerando
che la ventilazione è comunque necessaria, specie in presenza di
fuoco o stufe.

Per evitare che il tessuto della tenda sbatta spesso si ferma l’esterno
della tenda con dei cavi, ma è una pratica da evitare, in quanto riduce
lo spazio interno e sforza il tessuto. Si dovrebbero incoraggiare gli
occupanti a montare le tende adeguatamente, con le aperture orientate
lontano dai venti prevalenti.

64
Stufe (Allegato VII; T07-10)
Quando cucina e riscaldamento hanno luogo nelle tende ci sono rischi d’incendio, malattie
respiratorie, infezioni oculari causate dal fumo; sono necessarie stufe efficienti, con tiraggio
adeguato, che brucino carburante appropriato. In climi più caldi sono preferibili cucine
comunitarie.

Quando il carburante è bruciato all’interno le tende dovrebbero essere


provviste di una stufa con comignolo.

Una stufa appropriata dovrebbe:


• Ridurre significativamente il consumo di carburante, riducendo
quindi il danno ambientale, i tempi di raccolta e i rischi di attrito
con la popolazione ospite
• Ridurre i rischi causati dal fumo di legna in ambiente chiuso
• Servire come cucina oltre che come riscaldamento

Le stufe nelle tende sono pericolose, per prevenire incendi:


• Le stufe devono stare lontane dalle tende
• I comignoli devono avere dei cappucci per evitare la fuoriuscita di
scintille che potrebbero poi cadere sulla tenda

I comignoli, nell’attraversare la tenda passano attraverso un piatto di


metallo o di fibrocemento. Un’alternativa è avvolgere il comignolo in una
rete da pollaio.
Pavimenti e materassi

Pavimenti, letti e materassi evitano che chi dorme per terra perda calore ed
aiutano a mantenere la tenda calda e asciutta. Spesso materassi e
pavimentazioni sono ignorate perché costose e scomode da trasportare ma,
soprattutto in climi freddi sono particolarmente importanti.

In climi secchi molte case utilizzano tradizionalmente pavimenti in terra, spesso fatti con misture di
creta e sterco. In ambienti umidi devono essere coperti da uno strato impermeabile e dovrebbero
essere distribuiti materiali adatti.
Di solito i pavimenti delle tende sono prodotti con i limitati
materiali disponibili. Alcune tende sono distribuiti con un foglio
in plastica da terra, su cui vengono messe coperte, sacchi e altri
materiali per evitare il contatto con l’umidità del terreno.

In alcuni posti si può ipotizzare l’utilizzo di pavimenti rialzati


in legno, 1 cm di spazio vuoto fornisce un apprezzabile
isolamento. Si deve tuttavia fare attenzione che la raccolta di
legname non produca danni all’ambiente.

Materassi e letti rialzati in polistirolo espanso sono utili a


mantenere gli occupanti staccati dal suolo di giorno come di
notte.

65
Danni comuni

Le tende sono danneggiate da sole, usura, putrefazione, errato utilizzo etc. Per prevenire danni:
• Prestare attenzione alla qualità nell’acquisto
• Immagazzinare le tende con cura e per il minor periodo di tempo possibile
• Montare le tende correttamente
• Minimizzare il numero delle volte in cui le tende vengono mosse
• Tende di riserva nel caso le altre si danneggino in magazzino, nel trasporto o nell’utilizzo.

In presenza di infiltrazioni d’acqua:


• Non tenere le tende in magazzino troppo a lungo, in caso di
pioggia potrebbero restringersi creando falle
• Evitare che qualunque cosa tocchi la tela delle tende. Quando
i materiali toccano la tenda interna, anche le tende nuove
fallano, perché l’acqua viene assorbita dalle tele stesse
• Possono essere distribuiti teli in plastica e cavi. Si dovrebbe
cercare di creare uno spazio ventilato tra la tenda e il nuovo
telo. Il modo migliore per fissare un telo in plastica è quello di
legare una pietra dentro il telo stesso come in figura.

Se il tessuto si strappa e marcisce, facendo entrare acqua ed uscire


aria calda. In tal caso:
• Sostituire le sezioni danneggiate e rattoppare gli strappi per
evitare che si allarghino
• Utilizzare pali per ridurre lo stress sui tessuti
• Evitare che la tenda sia soggetta alle continue scosse del
vento tenendo in adeguata tensione i cavi
• Evitare bastoni affilati che potrebbero forare una tenda
• Nel montaggio tenere ben tesa la tela, senza tirare
eccessivamente i cavi: da asciutti cavi e tela si restringono.

• I perni della tenda si rompono di solito alle giunture o alle estremità, se ciò accade:
− Riparazione temporanea con fascette, barre di metallo o cavi
− Le giunture e le aste curvate permanentemente potrebbero non essere riparabili e dover
essere sostituite.
• I tiranti e gli attacchi si danneggiano se si strappa un cavo, se la tenda non è
adeguatamente fissata al suolo o se la tenda si strappa dove sono attaccati i cavi.
• Se la tenda si strappa nei punti di attacco dei tiranti, lì va rinforzata con un chiodo ed un
nastro o corda robusta.
• I tiranti saltano o si consumano in quanto i cavi si consumano al sole nell’arco di sei
mesi, quelli di cotone marciscono. Vanno usati cavi neri o UV-Stabili.
• I perni non tengono in terreni morbidi o sabbiosi, o possono piegarsi se il terreno è troppo
duro. Provare a fissarli per terra prima di seppellirli o coprirli di pietre.
• Spesso le porte delle tende si strappano, di solito per la rottura di una cerniera, del velcro
consumato o delle asole che si rompono. Se si utilizzano corde per chiudere le porte, in
condizioni di freddo estremo potrebbero congelarsi impedendo l’apertura delle porte. Il
modo migliore per chiudere la porta di una tenda è quello di utilizzare lacci o interruttori
con la tela sovrapposta.

66
5.3. Pianificazione di insediamenti di emergenza Protection Based

Mandato dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR)

Fornire protezione internazionale e cercare soluzioni durevoli per i rifugiati.(Allegato I; M05-09)

Chi sono i rifugiati:

Persone che, per un fondato timore di persecuzioni per ragioni di razza, religione, nazionalità,
appartenenza a determinati gruppi sociali o politici, sono fuori dalla propria nazione, non possono
tornare o temono di farlo. (Allegato VI; T02)

Germania 1953
Campo di rifugiati
provenienti
dall'Est Europeo
dopo la Seconda
Guerra Mondiale

India 1971
Circa 10 milioni di rifugiati bengalesi sono stati
accolti in 800 campi. La maggior parte di loro è
Zaire (ora DRC) stata rimpatriata nell'arco di un anno
1994
200.000 rifugiati
provenienti dal
Rwanda sono
insediati nel
campo Kibumba,
Goma

Tindouf, Algeria 1998


Campo Dakhla per rifugiati Sahrawi
Assistenza

Nel cercare soluzioni durevoli, oltre alla protezione internazionale, l’UNHCR fornisce assistenza
alle persone in questione per soddisfare i loro bisogni di base.

Tipi di assistenza Soluzioni durevoli

• Emergenza • Insediamento locale


• Cura e mantenimento • Rimpatrio
• Reinsediamento

67
Interventi UNHCR
Ogni situazione richiede un diverso tipo di intervento\approccio (Allegato III; F01-02)
• Nelle emergenze è principalmente salvare vite
• Cura e mantenimento: assistenza a medio termine fino a raggiungere una soluzione durevole
• Per le soluzioni durevoli si cerca la permanenza
Interventi di sostentamento alla vita Brazda, Kosovo 2000
Fornitura di: Sistema di rifornimento
• Cibo idrico installato da
• Acqua OXFAM nel campo di
• Riparo Stankovac

Interventi successivi Bor, Sudan 2005

Fornitura di: Ex rifugiati in una


struttura ospedaliera
• Suppellettili
UNHCR in attesa di
• Equipaggiamento sanitario
attivazione
• Servizi sanitari

Seguiti da Peralya, Sri Lanka 2005


Scuola gratuita in uno dei
• Servizi educativi campi allestiti tra le
• Servizi comunitari macerie, a nord di Galle
• Attività che generino profitto

Come procedere:
Selezione del sito Hagadera, Kenya 1999
• Potenziali beneficiari Settori e blocchi
• Ubicazione circondati da siepi e
• Caratteristiche di base del sito percorsi entro cui i
rifugiati somali e bantu
• Punti complementari e di supporto
hanno costruito capanne
• Osservazioni, raccomandazioni
e latrine in base alle loro
• Proposte per i passi successivi tradizioni
Pianificazione fisica
Il concetto del Protection-Based Physical Planning ha preso in considerazione l’attenzione alla
protezione di donne, bambini, anziani etc. nella pianificazione dei campi di rifugiati. Incorporare la
protezione nella pianificazione fisica è coerente col mandato dell’UNHCR, lo sostiene e lo rafforza.
L’includere il PBPP porta avanti l’unificazione del mandato di protezione dell’UNHCR con i
bisogni basilari di sopravvivenza. Facendo questo l’UNHCR ha un ruolo primario come agenzia che
non solo protegge legalmente i rifugiati ma protegge anche la loro incolumità andando incontro ai
loro bisogni basilari di sopravvivenza come stabilito dalla Dichiarazione dei Diritti umani.

68
Allocazione dell’area

Bisogna prima di tutto garantire che nel campo una quantità minima di spazio (30-45 mq a persona)
sia disponibile e distribuita ad ogni famiglia.

Processo

Ogni parte, inclusi i rifugiati, specialmente le donne sono consultati e i loro problemi incorporati

Pianificazione fisica per una comunità (Allegato VII; R01-02)

La variazione nel numero dei rifugi in una comunità è relativa alla topografia del territorio e al fatto
che alcune aree non siano disponibili.

Esempio: disposizione dei rifugi per moduli a “U” da 10-20 famiglie.

La disposizione

12 rifugi, 2 gruppi di latrine

Comunità Aperta

Oltre ai rifugi sono necessari:


• Latrine
• Acqua
• Docce
• Lavanderia
• Raccolta rifiuti

Ogni famiglia ha a disposizione:

Area comune di fronte al rifugio, da


gestire e condividere col resto della
comunità

Area privata sul retro per cucinare,


conservare cibi, legname, lavare
stoviglie e vestiti

69
Moduli affiancati

Per garantire un minimo di privacy,


Latrine sebbene le famiglie condividano lo stesso
spazio comune

• Gli ingressi dei rifugi non si


fronteggiano.
• I rifugi non si bloccano la visuale
a vicenda
• I rifugi non sono disposti testa-
coda come negli accampamenti
militari.
Ogni due gruppi di rifugi, dalla parte opposta rispetto alle latrine sta una pompa d’acqua.
Disposizione a ridosso di arteria carrabile

Visibilità: i moduli sono disposti in modo tale che


gli umanitari siano visibili, quando entrano
nell’area. I rifugi e le famiglie sono in vista,
nessuno è nascosto

Senso di vicinanza: dove la topografia del sito lo


permette le aree private di ogni “U” sono tenute
adiacenti, in modo che ogni famiglia, in particolare
le donne si sentano più vicine l’un l’altra mentre
cucinano o fanno faccende domestiche

Controllo reciproco: se una famiglia è afflitta da un problema legato all’emergenza la comunità


sarà rapidamente informata in quanto ogni movimento inusuale può essere facilmente notato

Ambiente, un aspetto: nel processo di sgombero del sito ci si deve assicurare che gli alberi non
vengano abbattuti. Si avrà un villaggio ombreggiato, nella salvaguardia delle risorse naturali

Partecipazione dei beneficiari: la disposizione proposta dovrebbe essere condivisa con i


beneficiari, il cui punto di vista va preso in forte considerazione.

Farachana, Sudan 2006


Arrivo di un convoglio di
rifugiati sudanesi da Wandalou,
sul confine, ad un'area più
sicura del Chad. I campi sul
confine rischiano attacchi aerei
da parte del governo sudanese,
impegnato nella repressione
delle forze ribelli

70
Rifugi comunitari

Si tratta di rifugi in grado di accogliere più di una famiglia

Esempio: Banda Aceh, a nord dell’isola di Sumatra, Indonesia 2005, dopo terremoto e maremoto

Disegno originario di una “caserma” per 100 persone

Il lungo e buio corridoio centrale


rende pericoloso l’accesso e il
transito di donne e bambini.

Disegno di una caserma raccomandato dall’UNHCR:

Al corridoio centrale ne
vengono sostituiti 2 laterali
con più ingressi, i muri
divisori sono alti 2 m.

Planimetria modificata con 8 ingressi:

A seguito delle
raccomandazioni
dell’UNHCR il
dipartimento
Pekerjaan Umum ha
proposto una
disposizione con 8
ingressi e verande
laterali, a palafitta.

71
Pianificazione scorretta di un campo
● Le tende e i rifugi si nascondono a vicenda
● Le latrine sono disposte tutte sullo stesso lato
● Lunghi corridoi tra i rifugiScarsa privacy
● Scarsa visibilità reciproca e con gli
umanitari

Oltre alle raccomandazioni dell’UNHCR è stato proposto un approccio alla pianificazione fisica
dei siti basato sulla protezione (Protection Based Physical Planning), in cui sono presi in
considerazione la visibilità reciproca, gli interessi di donne e bambini e altri fattori come igiene,
privacy etc. Questo è stato accettato dalle autorità locali e implementati per i siti ancora da
costruire. (Allegato VII; R15-17)

Concetti di pianificazione discussi e


condivisi con il dipartimento per le
Planimetria del sito raccomandata da UNHCR opere pubbliche per considerazioni e
adattamenti

Piano per il sito modificato dalle autorità locali in base alle raccomandazioni UNHCR

72
5.4. Organizzazione delle Risorse Idriche (UNHCR)

L’acqua in relazione a:

• Cibo e nutrizione
o L’acqua è una alimento a tutti gli effetti
o Acqua per cucinare
o Acqua per orti
o Perdita di calorie durante la raccolta d’acqua
o Diarrea, batteri, malnutrizione
• Salute (Allegato III; F03)
o La quantità è l’aspetto più importante per l’igiene
o La qualità è particolarmente importante specialmente per i bambini
o Degrado ambientale e impatto sulla salute in caso di errata gestione dell’acqua
o I rifugiati affetti da HIV/AIDS necessitano di un’adeguata qualità d’acqua con
accesso migliorato
• Igiene
o Un adeguato meccanismo di smaltimento e controllo è essenziale per interrompere il
ciclo della trasmissione di malattie
o Drenaggio e controlli per combattere la malaria
o Lavaggio delle mani ed altre attività igieniche
o Un inadeguato sistema igienico provoca danni ambientali, inquinamento delle falde
acquifere e degrado del territorio
• Educazione:
o L’utilizzo dei bambini per la raccolta dell’acqua influisce sull’istruzione
o Malattie causate dall’acqua infetta tengono lontani i bambini dalla scuola
o Nelle scuole vanno forniti adeguati servizi igienici, separando maschi e femmine
o Il curriculum include l’igiene
o L’educazione è un potente strumento per mantenere viva l’attenzione ad acqua e
igiene nel rimpatrio

Darfur - Sudan 2004 (Allegato I; M14)


Code per il rifornimento idrico nel campo di Abu Shouk,
che ospita circa 660 famiglie e 100,000 IDPs

73
Rifornimento idrico – costruzione e gestione

Sorgenti d’acqua Tipo Problemi


Acqua di superficie Fiumi, laghi, stagni Protezione, qualità
Acqua sotterranea Sorgenti, buche, pozzi Raccolta, energia, equipaggiamento, protezione
Acqua meteorica Pioggia Disinfezione, deposito, disponibilità
Acqua salata Mare Non potabile
Acqua trasportata Trasporto con cisterne Costi alti, sicurezza

Budaburam, Ghana 2005 Kurdamir, Azerbaijan 2006


Rifornimento idrico d'emergenza in un campo di Depuratore idrico per la comunità di
rifugiati liberiani con colera endemico Sighirli, progetto di miglioramento igienico

Componenti tipici di un sistema di rifornimento idrico

1. Combinazione di strutture per:


• Estrazione dalla sorgente e protezione
• Purificazione e trattamento
• Trasporto al campo
• Raccolta e deposito, trattamento, calibrazione del sistema di rifornimento…
• Distribuzione (inclusi rubinetti)
• Smaltimento delle acque di scarto
2. Piano di sviluppo
• Analisi della sorgente – qualità, quantità, variazioni stagionali, diritti sulle acque,
sensibilità ambientale
• Analisi della richiesta d’acqua – inclusi animali, fattori culturali e stagionali
• Tecnologia appropriata e compatibile agli utenti finali
• Rintracciare materiali ed expertise
• Sostenibilità, affidabilità operazionale ed efficacia dei costi
• Pianificazione partecipativa
3. Costruzione
• Controllo della qualità in base a standards e specifiche tecniche
• Monitoraggio del progresso
• Gestione della logistica
• Coordinazione tra gli attori
• Delegazione del progetto
4. Gestione dell’operazione
• Squadre di personale competente ed addestrato con arnesi e ricambi
• Raggruppamento di utenti per sesso
• Piano di riparazione e mantenimento.

74
Accesso ad acqua pulita

In un campo di rifugiati l’accesso all’acqua pulita è anche una questione di come quest’ultima è
fornita. Ciò è importante quanto la stessa disponibilità dell’acqua.

• Adeguatezza ed equità nella distribuzione: Rifornimento sufficiente ai bisogni primari di


ogni persona in tutto il campo, incluse scuole e strutture sanitarie
• Accettabilità e sicurezza dell’acqua fornita: Acqua potabile ed accettabile in termini di
vista, gusto e odore. La qualità dell’acqua va monitorata costantemente per evitare
contaminazione; messa in atto dei piani di sicurezza idrica
• Costo sociale sugli utenti: Servizi situati centralmente e non troppo lontano dalle residenze,
con tempi di attesa minimi ed uno schema sicuro e adatto agli utenti
• Sicurezza fisica degli utenti: Servizi situati in luoghi sicuri, i tempi e la durata della
distribuzione vanno pianificati in base alle esigenze ed ai costumi degli utenti e limitati alle
ore diurne
• Affidabilità del rifornimento: E’ necessaria una continua manutenzione del sistema di
rifornimento idrico e delle strutture di deposito a livello familiare e comunitario in caso di
interruzioni
• Problemi e pericoli ambientali: Utilizzo sostenibile delle sorgenti d’acqua, gestione delle
acque di scarto, drenaggio migliorato in caso di piogge per evitare rischi legati all’acqua
• Efficienza del rifornimento: Evitare sprechi d’acqua durante i rifornimenti ed altre perdite
• Partecipazione degli attori: I rifugiati ed altri settori (salute, pianificazione etc.) devono
essere coinvolti nella gestione e nello sviluppo del sistema di rifornimento idrico come nel
mantenere un buon rapporto con la comunità ospite.

Linee guida

L’acqua in un campo di rifugiati

• 1 moderatore di igiene ogni 500 rifugiati


• 1 test di qualità minimo per 5.000 beneficiari al mese, se le ispezioni sanitarie rilevano uno
scarso rischio
• Le scuole primarie devono stare a meno di 100 m dalle sorgenti d’acqua
• Acqua necessaria all’Amministrazione del Campo: 5 litri per visitatore
• Sorgenti d’acqua a meno di 200 m dalle residenze in una posizione sicura
• Contenuto fecale coliforme ammissibile: 0/100 mg di acqua trattata
• Acqua necessaria ai centri della nutrizione: 20/30 litri a persona
• Acqua necessaria alle scuole: 3 litri a studente
• Contenitori d’acqua per nuclei di 5 persone:
o 1 x 20 litri
o 2 x 10 litri
o 2 x 5 litri
• Acqua necessaria agli ambulatori: 5 litri per visitatore
• Assicurare l’equilibrio tra i sessi nelle commissioni per l’acqua
• Una fonte comune ogni 200 rifugiati
• Acqua necessaria per strutture ospedaliere: min. 40/60 litri a paziente
• Residuo di cloro in acqua disinfettata max. 0.2/0.5 mg per litro
• 1 rubinetto ogni 80/100 rifugiati

75
Promuovere la coesione della comunità tramite la pianificazione del campo

• Nessun ingresso si affaccia direttamente nella tenda del vicino


• Area comune per incontri, giochi di bambini e verde
• Alta visibilità per famiglie e operatori umanitari
• Facile accesso ai punti d’acqua e alle latrine entro i blocchi della comunità.

L’acqua in un esempio di
pianificazione protection based per
un campo di rifugiati

La sorveglianza sulla qualità dell’acqua è fondamentale per un adeguato rifornimento

• Controlli regolari + valutazione visiva dei rischi


• La valutazione visiva dei rischi è parte integrante dell’analisi qualitativa
• Tale insegnamento è utile anche per i rifugiati che si risistemeranno
• Visite regolari a tutte le sorgenti d’acqua (min. 1 ogni 5.000 utenti al mese)
• Meccanismo di risposta sul posto per avere un adeguato sistema di allarme

Punti da considerare

• Carico sociale della raccolta d’acqua – In un campo di rifugiati in Uganda il 42% dei
bambini in età scolare ha dovuto interrompere la scuola per raccogliere l’acqua. Le donne
che raccolgono l’acqua potrebbero partecipare ad attività più produttive
• Carico ambientale della raccolta d’acqua – La prolungata erogazione di grandi volumi
d’acqua nei campi di rifugiati può provocare il deterioramento della qualità e dei livelli
d’acqua e minaccia il rifornimento d’acqua a valle
• Carico fisico della raccolta d’acqua – Trasportare 80 lt d’acqua per 200 m dalla fonte al
rifugio fa spendere ad una persona circa 1/6 della propria razione energetica standard di
2.100 kcal al giorno
• Carico chimico delle fosse biologiche sul terreno – 10.000 rifugiati che usano le latrine
depositano ogni anno 20 tonnellate metriche di cloruro e oltre 25 tonnellate metriche di
azoto che potrebbero provocare una contaminazione delle falde acquifere a lungo termine.

Fornitura e consumo: oltre i numeri:

• Le medie calcolate sono solo indicazioni, devono essere controllate più a fondo
• Se la fornitura corrisponde agli standards, va considerato anche il consumo
• Il consumo d’acqua va valutato, potrebbe esserci bisogno di mobilitatori comunitari e
promotori dell’igiene.

76
Acqua: confronto tra linee guida UNHCR e Sphere

Parametri Descrizione dello standard UNHCR Sphere Project


1 Bisogni Quantità media giornaliera di acqua > 20 litri > 15 litri
primari per disponibile a persona
salute e Contenitori d’acqua per famiglie di 5 • 1 x 20 lt 2 x 10-20 lt +
benessere persone • 2 x 10 lt recipienti
• 2 x 5 lt domestici
2 Mitigare il Distanza dal rifugio più lontano alla < 200 m < 500 m
carico sociale, fonte d’acqua
assicurare Numero di persone per ogni fonte • 80/100 per • 250 per
equità, d’acqua rubinetto rubinetto
sicurezza degli • 200/300 per • 500 per
utenti, evitare pompa a pompa a mano
conflitti mano • 400 per pozzo

Ore di distribuzione richieste in un 3.75 ore 9.3 ore


giorno per fornire 15 lt d’acqua a
persona ogni giorno
Tempi d’attesa alle sorgenti d’acqua Controllati < 15 min.
indirettamente da
altri standards
3 Prevenzione Numero degli organismi fecali 0 in 100 ml di 0 in 100 ml di
dei rischi per la coliformi nei punti di distribuzione acqua trattata acqua trattata
salute, qualità Residuo di cloro in acqua disinfettata 0.2 – 0.5 mg per 0.5 mg per litro
affidabile litro

Gli standards UNHCR fanno riferimento a campi di rifugiati.

Consigli della Sezione di Supporto Tecnico UNHCR

1. Se in un insediamento spontaneo la quantità acqua erogata dalle sorgenti locali è ampiamente


al di sotto del previsto (15 lt al giorno a persona) vanno cercate altre sorgenti nelle vicinanze
2. Nel fornire acqua ai rifugiati per usi domestici è importante fornire di base acqua potabile e
adatta ai bisogni della casa
3. Nel fornire acqua è importante la conservazione e chi organizza l’operazione
4. Il costo sociale della raccolta d’acqua è principalmente la perdita di altre opportunità
5. La mancanza di un adeguato e sicuro rifornimento d’acqua comporta una scarsa igiene
ambientali con ripercussioni sulla salute dell’intero campo, incremento di malattie e mortalità
nella popolazione, frequenti tafferugli tra le persone che raccolgono l’acqua e violazione di
uno dei diritti umani dei rifugiati
6. Non si può istituire asilo per i rifugiati in un’area affetta da acuta scarsità d’acqua
7. Il momento ideale per la distribuzione e la raccolta d’acqua è il mattino presto e la sera
8. L’efficacia di un’operazione e della gestione di un sistema di rifornimento idrico in un campo
di rifugiati dipende dalla creazione di comitati con ruoli e responsabilità chiari
9. E’ sconsigliato l’utilizzo di taniche eccessivamente grandi
10. Nel caso in cui la comunità ospite chieda l’estensione della rete di rifornimento idrico dal
campo, si deve riferire tale richiesta all’autorità governativa.

77
5.5. Malattie Infettive nelle Emergenze Complesse: Controllo

Fattori di rischio (Allegato I; M01-12)

Contesto mutevole in luoghi affetti da conflitti

• 40.000.000 di rifugiati e sfollati globalmente


• 120.000.000 di persone in stato di emergenza complessa (es. Congo, Afghanistan)
• Lo scenario non è più soltanto il campo profughi
• Popolazione spesso dispersa
• Ampia distruzione delle infrastrutture (es. Timor Est, Kosovo)
• Emergenze croniche con conflitti in corso, lunghi tempi di riabilitazione
• Crescente numero di attori coinvolti nel campo della salute

Zone affette da conflitti e malattie infettive

• Le malattie infettive e la malnutrizione sono le maggiori cause di morte zone di guerra


• Tra rifugiati e sfollati il tasso di mortalità è di molto superiore ai livelli di guardia
• Oltre il 75 % di queste morti è dovuto a malattie infettive

Maggiori cause di malattie infettive in zone di guerra

Massima incidenza sui bambini


• Infezioni respiratorie acute (ARI)
• Malaria endemica
• Morbillo
• Diarrea
• TB e HIV/AIDS

La minaccia costituita dalle malattie infettive in zone di guerra (Allegato III; F03)

• Maggiore incidenza di patologie endemiche, alto tasso di malattie e mortalità


• Maggiore rischio di epidemie – oltre il 65 % delle esplosioni epidemiche di importanza
internazionale capitano in zone di guerra – trasferimento della popolazione,
sovraffollamento, malnutrizione, mancanza di acqua e igiene (es. colera, morbillo)
• Maggiore durata delle epidemie – ritardo nel rilevamento, scarso accesso a cure mediche
• Gli sforzi per sconfiggere alcune malattie sono minacciati (es. polio)
• Rapido sviluppo di resistenza ai farmaci (es. dissenteria epidemica, TB)
• Le malattie nascenti sono la minaccia più grande (es. ebola, marburg)

Peshawar, Pakistan 2001


Il sovraffollamento acuto, le limitate strutture
igienico-sanitarie, la mancanza d'acqua,
l'assenza di tagliafuoco e il crescente caldo
estivo, favorendo il propagarsi di malattie
infettive quali morbillo, meningite e tubercolosi,
hanno reso il campo profughi di Jalozai un
“cimitero vivente” a rischio costante di epidemie

78
Potenziali fattori di rischio
Ambiente Comunità ospite
• Perdita del rifugio • Livelli di immunità relativamente bassi
• Insediamenti temporanei: scarsa • Alta proporzione di categorie vulnerabili:
ventilazione e sovraffollamento bambini, anziani, donne incinte etc.
• Acqua assente o contaminata • Alti livelli di malnutrizione
• Sanità inadeguata • Bassi livelli di copertura delle
• Sospensione del servizio pubblico (es. vaccinazioni
elettricità, acqua, fognature) • Sieropositivi HIV
• Maggiore esposizione ai vettori di • Agenti nascosti di malattie croniche
malattie (es. zanzare, pulci) 1. Presenza nell’area affetta
• Sistemi di sorveglianza e risposta 2. Virulenza
poveri 3. Patogenicità
• Il conflitto in corso impedisce il 4. Resistenza ai farmaci
controllo 5. Robustezza

In Asia, Africa e America del sud ogni


anno circa 5.000.000 di bambini
muoiono di diarrea, causata da acqua
sporca e scarsa igiene

El Geneina, Sudan 2005


Più di 70.000 persone sono morte, nei
campi di rifugiati per malattie legate
all'assenza di igiene e sanità

Fattori di rischio di infezioni specifiche

ARI – Rifugi inadeguati, sovrappopolazione, scarsa ventilazione, cucina al chiuso, scarsi servizi
sanitari, malnutrizione, scarsa igiene personale, bambini fino ad 1 anno, climi freddi, scarso stato di
immunità al morbillo.
Malattie diarroiche – Sovrappopolazione, qualità e quantità d’acqua inadeguate, scarsa igiene
personale, sapone insufficiente, scarsa sanità, inadeguati strumenti per cucina e lavaggi.
Morbillo – Tasso di vaccinazione < 80 %
Malaria – Movimenti da aree a bassa endemicità ad aree iperendemiche (es. dal Rwanda alla
Tanzania), acqua stagnante, esposizione alle zanzare, inadeguati servizi sanitari, inondazioni
Meningite – Stagione secca, sovraffollamento, alto tasso di ARI, fascia della meningite
Tubercolosi – Alto tasso di sieropositivi HIV, sovraffollamento, malnutrizione

79
Interventi post-disastro e in zone di guerra

Malaria Interventi chiave


La malaria uccide oltre 1.000.000 di persone Sorveglianza: Rete di sorveglianza,
l’anno, principalmente bambini piccoli. comunicazioni, trasporti, epidemiologi
Diagnosi rapida e corretta: Ricerca di cure
La gran parte delle morti per malaria ha luogo mediche, algoritmi diagnostici, equipaggiamento
nell’Africa sub-sahariana, dove essa è la di laboratorio, RDT, accesso ai servizi
causa del 20 % delle morti infantili. Gestione del caso: Protocolli standard di
trattamento, farmaci efficaci
Il 30 % delle morti per malaria ha luogo nei Controllo del vettore: Zanzariere da letto con
paesi in stato di emergenza complessa. insetticida, controllo ambientale, spray
Protezione personale contro le punture: Reti
trattate con insetticida, tende e fogli di plastica,
altri materiali trattati, coperte con insetticida,
repellenti personali e zampironi
Trattamento preventivo intermittente: Dosi
curative di antimalarici per donne incinte.
Infezioni Respiratorie Acute (ARI) Interventi chiave
Infezione dei tratti respiratori Diagnosi precoce e trattamento con antibiotici
Prevenzione del sovraffollamento
Il 25-30 % delle morti sotto ai 5 anni è dovuta Migliorare la ventilazione nei rifugi
ad infezioni del tratto respiratorio inferiore. Migliorare la nutrizione
Prevenire la mancanza di vitamina A
Polmonite: una rapida diagnosi e trattamento Migliorare le pratiche di allattamento al seno
sono fondamentali per ridurre la mortalità. Prevenire il raffreddamento degli infanti.
Malattie Diarroiche Interventi chiave
Ogni anno le malattie diarroiche mietono Gestione del caso: Diagnosi precoce e
circa 2.000.000 di vittime tra i bambini sotto i trattamento reidratante con fluidi assunti per via
5 anni. orale o intravenosa ed eventuali antibiotici
Sistema di sorveglianza sensibile per
Ogni anno si ammalano circa 1.500.000.000 rilevamento precoce e prontezza ad una risposta
di bambini sotto i 5 anni. rapida in caso di epidemie
Acqua potabile sicura
Il problema è maggiore in aree dove la sanità Smaltimento sicuro di liquami
è povera, l’igiene è inadeguata e l’acqua Sicurezza alimentare
potabile non è sicura. Educazione alla salute
Igiene personale, lavaggio delle mani
Igiene ambientale.

Brazda, Kosovo 1999


L'ambulatorio di MSF riceve 300-400 visite al
giorno: molte malattie croniche, diarree e infezioni
delle prime vie respiratorie. Tra l'8 e il 27 aprile ci
sono stati due casi sospetti di meningite, e sette casi
di diarrea emorragica. Nessun caso di colera o
morbillo. A metà aprile è iniziato un programma
psicologico per affrontare i numerosi casi di traumi.
Sono stati formati 15 volontari locali che lavorano
con due psicologi, impegnati in 50 visite al giorno.

80
Interventi comuni di controllo delle malattie infettive nelle emergenze

Priorità:
• Cure mediche e chirurgiche di emergenza
• Assicurare acqua sicura e adeguata igiene/sanità
• Provvista di cibo sicuro
• Fornitura di rifugi con pianificazione del sito
• Immunizzazione
• Accesso a servizi sanitari primari e secondari – trattamento dei casi
• Sorveglianza e controllo delle malattie e delle esplosioni epidemiche
• Educazione alla salute, mobilitazione sociale
• Controllo del vettore
• Igiene ambientale, smaltimento dei rifiuti

Impedimenti al controllo delle malattie infettive in zone di guerra

• Governo instabile o assente, mancanza di strutture sanitarie


• Povertà e infrastrutture distrutte
• Mancanza di stime attendibili sulla popolazione
• Collasso dei servizi sanitari e programmi di controllo e prevenzione di malattie infettive
• Strumenti di laboratorio limitati
• Mancanza di personale adeguato ed addestrato
• Agenzie molteplici e scarsamente coordinate
• Inadeguati sistemi di consultazione
• Difficoltà logistiche e di trasporto di farmaci, equipaggiamento, personale e campioni
• I conflitti in corso limitano l’accesso ai servizi.

Lavorare con le ONG

• Le ONG sono il maggiore fornitore di servizi sanitari


• WHO: Facilitando le attività legate alle malattie infettive il World Health Organization ha
un ruolo chiave nel supportare MOH e UN
• Gli interventi-chiave contro le malattie infettive possono comprendere la ricostruzione di
strutture sanitarie, antibiotici, antimalarici, letti…
• E’ opportuno un continuo addestramento delle ONG per assicurare la capacità di controllo
sulle malattie infettive
• Strategie a lungo termine – Il ruolo del WHO nell’assicurare la sostenibilità degli
investimenti sulla salute dopo che la risposta internazionale finisce.

Malattie infettive dopo i disastri

Dipendono da:
• Tipo di disastro
• Area geografica
• Livello di sviluppo della regione colpita dal disastro
• Aumento di malattie epidemiche (es. colera, dissenteria baccillaria, meningite) o endemiche
• I disastri naturali raramente causano epidemie su larga scala salvo che non ci sia
sovraffollamento o trasferimento della popolazione.

81
Fattori di rischio dopo i disastri

• Patogeni presenti nell’area


• I cambi ambientali possono far aumentare i siti che generano vettori (es. zanzare, topi)
• Perdita di erogazione di acqua, sanità ed energia (malattie portate dall’acqua)
• Sovraffollamento
• Scarsità di cibo, malnutrizione, stato della salute
• Danni o distruzione dei servizi sanitari

Tipi di malattie

• Malattie portate dall’acqua (es. dissenteria, colera, tifo, epatite A ed E, leptospirosi)


• Malattie portate da vettori (es. malaria, WNF, dengue, tifo)
• Malattie portate dal cibo (es. colera, dissenteria, tifo, epatiti)
• Malattie dovute al sovraffollamento (es. morbillo, meningite, influenza, polmonite + le altre)
• Tetano dopo le ferite

Cadaveri

• Non ci sono prove che i cadaveri costituiscano un rischio di epidemie dopo disastri naturali
• La maggior parte degli agenti non sopravvive a lungo nel corpo umano dopo la morte
• E’ più facile che siano i sopravvissuti ad essere sorgente di infezioni acute
• Alcuni casi hanno bisogno di precauzioni specifiche, come le morti per colera o per febbri
emorragiche

Strategia del WHO per il controllo delle malattie infettive nelle emergenze umanitarie

• “Programma per il Controllo delle Malattie Infettive nelle Emergenze Umanitarie”, con base
nel Gruppo Malattie Infettive (CDS) al WHO/HQ
• Il programma fornisce supporto tecnico e operativo per il controllo delle malattie infettive
nelle emergenze complesse e nei disastri naturali a vari dipartimenti WHO, autorità
nazionali, donatori, ONG e istituzioni internazionali
• Coordinazione tecnica di un gruppo di lavoro trasversale al WHO, il Gruppo di Lavoro per
le Malattie Infettive nelle Emergenze (CD-WGE), che riunisce esperti di diverse malattie
provenienti da diverse aree
• Supporto tecnico

Analisi della situazione, standards, linee Supporto tecnico e operazionale sul campo
guida, strumenti di controllo nuovi e
semplificati

Communicable Disease
Working Group
on Emergencies
CD-WGE

Costruzione della capacità di risposta, Rafforzamento di associazioni e reti


formazione internazionali e locali.

82
Sorveglianza

Cos’è la sorveglianza

• Processo continuo e sistematico di raccolta, analisi e utilizzo di dati sulla salute


• “Occhi e orecchie della salute pubblica”
• Alla sorveglianza va affiancata la risposta
• Il WHO coordina la sorveglianza all’interno del gruppo per la salute
• La sorveglianza non previene le malattie, le rileva soltanto
• Controllo e risposta possono prevenire l’insorgere di nuovi casi
• L’impatto è spesso difficile da quantificare

Fattori di rischio

• L’emergenza danneggia i servizi essenziali


• Sovraffollamento, igiene e nutrizione povere
• L’emergenza favorisce la trasmissione

Procedura

• Valutazione dei rischi per definire le minacce di malattie infettive


• Moduli di sorveglianza per stilare la relazione
• Distribuzione dei moduli ai collaboratori, consegna settimanale
- Allerta immediata per malattie prioritarie
• Analisi e resoconto settimanale
• Risposta coordinata se necessario.

In sintesi

• I campi di migranti interni sono particolarmente a rischio di trasmissione patogena enterica


• Condizioni igienico-sanitarie inadeguate sono comuni
• Rispondere rapidamente ed efficacemente è estremamente costoso
• La pianificazione e il pre-posizionamento sono fondamentali
• La distruzione delle infrastrutture essenziali facilita le epidemie
• La sorveglianza è un metodo per rilevare esplosioni di epidemie
• In caso di epidemia è necessaria un’ampia partecipazione di tutti i collaboratori

Mutamenti nell'esplosione di epidemie: allerta e risposta

Maggiori occasioni per l’esplosione di epidemie


• Sviluppo di viaggi e commercio
• Malattie animali passano agli umani
• Urbanizzazione, povertà, degrado ambientale
• Crisi di rifugiati e movimenti di popolazione

Minore capacità di risposta


• Resistenza agli antibiotici
• Collasso delle infrastrutture per la sanità pubblica.

83
Obiettivi futuri

• Migliorare la prontezza rinforzando la sorveglianza


• Allerta molteplice
• Rilievo e risposta a rischi conosciuti come all’inaspettato
• Operazioni di allerta e risposta all’interno del WHO
• Approccio multidisciplinare

Rete Globale di Allerta e Risposta all’Esplosione di Epidemie (GOARN)

• Nessuna istituzione è in grado di fronteggiare da sola l’esplosione di un’epidemia


• WHO e GOARN mettono insieme le risorse dei collaboratori
• Fondato nel 2000 da più di 130 istituzioni nel mondo
• Rete multidisciplinare focalizzata su un rapido efficace supporto tecnico sul campo
- Epidemiologia
- Laboratorio
- Direzione clinica
- Controllo infettivo
- Mobilizzazione sociale
- Antropologia medica
- Comunicazione
- Logistica
- …

Cronologia

Fonti formali: MoH, uffici Fonti informali:


nazionali e regionali WHO
Allerta media, ONG etc.

Fonti ufficiali: WHO, MoH…


Verifica Fonti non ufficiali: ONG,
Criteri di intervento: WHO…
• Alto tasso di malattie e
mortalità
• Cause sconosciute Valutazione dei rischi
• Potenziale espansione
• Interferenze con viaggi e
commercio
• Assistenza GOARN, Rete Globale per
• Possibilità di spargimento Allerta e Risposta
internazionale Risposta sul campo all’Esplosione

Epidemiologia Gestione del caso Mobilitazione sociale Logistica


Sorveglianza Controllo infezioni Comunicazione
Laboratorio Sicurezza

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Organizzazione generale della risposta alle epidemie

Mobilitazione sociale Gestione del caso


Educazione alla salute Controllo dell’infezione
Posters, radio Barriera infermieristica
Comunità PPE (Equipaggiamento Protettivo Personale)
Antropologia medica Squadra di seppellimento
Guaritori tradizionali Cura del paziente

Coordinazione MEDIA

Logistica Epidemiologia
Comunicazione Sorveglianza
Sicurezza Laboratorio
Materiale Gestione dei dati
Strade Rapporti
Polizia Diagnosi
Radio Raccolta di esempi
Personale Reperimento del caso
Veicoli Reperimento di contatti

Epidemiologia

• Sorveglianza
o Identificazione dei casi
o Reperimento dei contatti
• Descrizione di luogo, ora, persona
o Gestione dei dati
o Strumenti GIS
• Per orientare le misure di controllo e stimare la loro efficacia

Laboratorio

• Laboratorio da campo e/o di riferimento


• Diagnosi e diagnosi differenziale
• Trasporto del campione
• Esposizione del personale agli agenti patogeni

Gestione del caso e controllo dell’infezione

• Per ridurre le perdite e prevenire un’ulteriore espansione


• Strutture sanitarie come potenziale sorgente di infezione
• Esposizione del personale agli agenti patogeni
• Equipaggiamento protettivo personale (PPE)
• Isolamento, barriera infermieristica
• Funerali

85
Mobilitazione sociale e antropologia medica

Serve a migliorare l’adesione alle misure di controllo, e dovrebbe essere tra le più rapide risposte
all’esplosione

Obiettivi Strategia
● Percezione della comunità ● Combinazione
● Voci circolanti ● Mobilitazione comunitaria
● Credibilità della squadra, specie dei ● Pubblicità
volontari ● Uniformi

Hikkaduwa, Sri Lanka 2005


Logistica, comunicazione Dopo lo tsunami, per la mancanza di acqua pulita è
stata necessaria una vasta campagna antimalarica
• Supporta tutte le altre attività
• I bisogni logistici si adattano alla situazione di emergenza
• Materiali tecnologici
• Dure condizioni lavorative e di vita

Sicurezza Media

• Priorità che condiziona le decisioni successive • Presenza


• Aderenza della squadra alle regole della sicurezza • Necessità
• Situazioni di conflitto con combattenti poco identificabili • Specialisti
• Presenza militare.

Mansehra, Kashmir 2005


Ospedale da campo MSF,
costituito da 9 tende gonfiabili, da
adibire a principale centro
ortopedico di riferimento per i
feriti del distretto
L'ospedale ha 4 sale operatorie,
un' unità di cura intensiva, una
sala d'emergenza e 5 reparti con
una capacità di 120 persone

86
L'obiettivo ultimo di ogni intervento umanitario è quello di
favorire l'autonomia della comunità assistita e diminuirne la
vulnerabilità, nella coscienza che un'adeguata gestione
dell'emergenza possa evitare disastri. Il compito di architettura e
urbanistica nell'azione umanitaria è principalmente quello di
prevenire, minimizzare e riparare i danni che i disastri possono
arrecare allo spazio fisico, collettivo e familiare di una comunità,
supportando inoltre la risoluzione di problemi legati a salute,
sicurezza, risorse idriche, logistica... Il contributo che architettura
e urbanistica possono dare in fase di assistenza e riabilitazione,
prima della cessione finale dello spazio, è necessario per condurre
ad una ricostruzione fisica più sicura e sostenibile, con un effettivo
vantaggio nello sviluppo delle strutture sanitarie, sociali ed
economiche dopo il disastro. Una ricostruzione che sia già
prevenzione e protezione.
ALLEGATI

Allegato I: Mappe

Allegato II: Immagini aeree e satellitari

Allegato III: Foto

Allegato IV: Tende

Allegato V: Leggi

Allegato VI: Tabelle

Allegato VII: Reports fotografici


Allegato I – Mappe
M01 - Rischi mortali per la popolazione

M02 - Benessere individuale


M03 - Rischio di guerre civili

M04 - Emergenze Complesse 1996


M05 - Migranti involontari

M06 - Profughi e rifugiati


M07 - L'Autostrada dei Rifugiati

M08 - Ex rifugiati - returnees


M09 - Sfollati

M10 - La criminalità organizzata prolunga il disastro


M11 - Livello di sicurezza

M12 - Livello di sviluppo

M13 - Livello di democrazia


M14 - Punti di rifornimento idrico nel campo di Abu Shouk, Darfur 2006
M15 - Rimpatrio di rifugiati, Sudan 2006
M16 – Corridoi di rimpatrio, Sudan 2006
M17 – Mappa delle operazioni di rientro, Sudan 2005
M18 - Ritorno e reintegro dei rifugiati - stazioni e varchi di confine, Sudan 2005
M19 - Ritorno e reintegro dei rifugiati – Great Equatoria, Sudan 2005
M20 - Terremoto, Pakistan 2005
M21 - Campi di rifugiati al confine con l'Afghanistan, Pakistan 2005
M22 – Tsunami, Indonesia 2004
M23 – Divisioni territoriali colpite, Indonesia 2004
M24 – Assistenza UNHCR, Indonesia 2005
M25 – Morti per distretto, Indonesia 2005
M26 – Case distrutte e danneggiate, Indonesia 2005
M27 – Persone danneggiate, Indonesia 2005
Allegato II – Immagini aeree e satellitari
A01 – Banda Aceh, Costa Nord pre-tsunami, Indonesia 2004

A02 - Banda Aceh, Costa Nord post-tsunami, Indonesia 2004


A03 – Kalutara, Sri Lanka 2004

A04 – Kalutara - risacca pre-tsunami, Sri Lanka 2004


A05 – Kalutara - impatto dello tsunami, Sri Lanka 2004

A06 – Kalutara - risacca post-tsunami, Sri Lanka 2004


A07 – Gleebruk pre-tsunami , Indonesia 2004
A08 - Gleebruk post-tsunami , Indonesia 2004
A09 – Banda Aceh pre-tsunami, Indonesia 2004
A10 – Banda Aceh post-tsunami, Indonesia 2004
A11 – New Orleans pre-Katrina, Louisiana 2005
A12 - New Orleans post-Katrina, Louisiana 2005
A13 - Henderson Point Bay St Louis pre-Katrina, Louisiana 2005

A14 - Henderson Point Bay St Louis post-Katrina, Louisiana 2005


A15 - New Orleans pre-Katrina, Louisiana 2005

A16 - New Orleans post-Katrina, Louisiana 2005


A17 – Dauphin Island prima e dopo uragani Lili, Ivan e Katrina
Alabama 2001 – 2004 – 2005
A18 – Isole Chandeleur pre e post-Katrina, Louisiana 2001 e 2005
A19 - Haret Hreik prima dei bombardamenti,
Libano 2006
A20 - Haret Hreik dopo i bombardamenti,
Libano 2006
A21 – Bir Kedouas prima degli attacchi Janjawid, Chad 2004

A22 – Bir Kedouas dopo gli attacchi Janjawid, Chad 2006


A23 – Porta Farm prima di essere rasa al suolo, Zimbabwe 2002

A24 – Porta Farm dopo l'operazione Murambatsvina, Zimbabwe 2006


A25 – Grozny dopo i bombardamenti, Repubblica Cecena 1999
A26 – Gazzah prima delle demolizioni di massa, Palestina 2004
A27 – Gazzah dopo le demolizioni di massa, Palestina 2005
A28 – Baghdad, Iraq 2003

A29 – Baghdad, Iraq


Allegato III – Foto

F01 - Danni allo spazio

Beirut, Libano 2007


Kobe, Giappone 1995
Aceh, Indonesia 2004
New Orleans, LA 2005
Rafah, Palestina 2006
Baghdad, Iraq 2006
Goma, Congo DRC 2002
Gatumba, Burundi 2004
Kokoba, Darfur 2004
Taiwan 1999
Sarajevo e Vulkovar, Bosnia Erzegovina 1992
F02 – Campi

Bourj Al-Barajneh, Libano 2006


Bella, Ingushetia 2000

Maslakh, Afghanistan 2002


Karala, India 2004

Siberut, Indonesia 2001


Abu Shouk, Sudan 2004

Buduburam, Ghana 2006


Gerihun?, Sierra Leone 2002

Kakuma, Kenya 2002


F003 – Acqua e servizi sanitari

Insediamento spontaneo a Durban, Repubblica Sudafricana 2000


Sovraccarico delle fogne di Durban, Repubblica Sudafricana 2000
Campo di rifugiati liberiani a Buduburam, Ghana 2003

Fiume vicino Lhok Nga, Indonesia 2004


Pozzo a Farchana, Darfur 2004

Scavo di 5 m per latrine nel campo di Kebkabyia, Darfur 2004


Rifornimento idrico giornaliero in campo profughi, Indonesia 2005

Serbatoio idrico ad Habila, Sudan 2007


Allegato IV – Tende
TN01 - UNHCR LWET (Light Weight Emergency Tent)
TN02 - IFRC LWET
TN03 - LWWT – Light Weight Winter Tent
TN04 - LWAST - Light Weight All Season Tent
TN05 - Refugee Ridge Tent - Single fly, single fold
TN06 - Refugee Ridge Tent - Single fly, double fold
TN07 - UNHCR Ridge Type - Double fly, single fold
TN08 - ICRC/IFRC Ridge Type - Double fly, double fold
TN09 - UNHCR Standard Version Center Pole Tent - Double fly, double fold
TN10 - Extreme Winter Climate - Double fly, single fold, double wall
TN11 - UNHCR Frame Tent - Double fly, double fold
TN12 - Multipurpose Frame Type Tent - Single fly, single fold, connectable
TN13 - Hip Ended - Center Pole Tent - Single fly, double fold
TN14 - South African Tent - Single fly, single fold
TN15 - Round Family Tent - Single fly, single fold
TN16 - Round Family Tent - Single fly, single fold
TN17 - Bath Tent - Single Fly, Single Fold
TN18 – OXFAM Emergency Family Shelter System – Istruzioni di montaggio
Allegato V - Leggi
L01 - Le quattro Convenzioni di Ginevra, 12 agosto 1949

Condizioni generali, conferenza di 190 stati

Art. 1 – Responsabilità Collettiva


Art. 2 – Ambito Materiale dell’Applicazione
Art. 3 – Conflitti Armati Non-Internazionali (“Accordi Speciali”)
Art. 4 – Applicazione Tramite Analogia (Poteri Neutrali)
Art. 5 – Fine dell’Applicabilità
Art. 6 – Accordi Speciali
Art. 7 – Inalienabilità dei Diritti
Art. 8 – Poteri di Salvaguardia
Art. 9 – Diritto d’Iniziativa della Croce Rossa
Art. 10 – Sostituzione dei Poteri di Salvaguardia
Art. 11 – Uffici Competenti

Prima Convenzione di Ginevra: Feriti e malati

Art. 12 – Protezione e Cura (Fondamentale)


Art. 13 – Ambiti Personali dell’Applicazione (“Persone Protette”)
Art. 18 – Ruolo della Popolazione
Artt. 19-23 – Unità Mediche – Fondazioni
Artt. 24-32 – Edifici e Materiali
Artt. 35-37 – Trasporti Medici
Artt. 38-44 – Emblema Distintivo, la Croce Rossa
Artt. 45-48 – Implementazione della Convenzione
Art. 46 – Proibizione delle Ritorsioni
Artt. 49-51 – Repressione di Abusi e Infrazioni

Seconda Convenzione di Ginevra: Naufraghi

Art. 12 – Protezione e Cura (Fondamentale)


Art. 13 – Ambiti Personali dell’Applicazione (“Persone Protette”)
Artt. 19-23 – Unità Mediche – Fondazioni
Art. 20 – Navi Ospedale
Artt. 24-32 – Personale Medico
Artt. 35-37 – Trasporti Medici
Artt. 38-44 – Emblema Distintivo, la Croce Rossa
Artt. 45-48 – Implementazione della Convenzione
Art. 46 – Proibizione delle Ritorsioni
Artt. 49-51 – Repressione di Abusi e Infrazioni
Terza Convenzione di Ginevra: Prigionieri di guerra

Art. 4 – Ambiti Personali dell’Applicazione (“Persone Protette”)


Artt. 12-16 – Protezione Generale
Art. 13 – Trattamento Umano (Fondamentale)
Artt. 17-108 – Prigionia
I. Inizio della Prigionia – II. Internamento – III. Lavori Forzati – IV. Risorse
Finanziarie dei Prigionieri di Guerra – V. Relazioni con l’Esterno – VI. Relazioni
con le Autorità
Artt. 109-121 – Fine della Prigionia
I.Rimpatrio e Sistemazione in Paesi Neutrali di Feriti, Malati e Prigionieri di Guerra
– II. Rilascio e Rimpatrio di Prigionieri di Guerra alla Fine delle Ostilità – III. Morte
dei Prigionieri di Guerra.
Artt. 126-143 – Implementazione, Messa in Opera
Art. 126 – Visite della Croce Rossa
Annessi: I. Accordo Tipo – Rimpatrio
I. Regolamentazione – Commissioni Mediche Miste

Quarta Convenzione di Ginevra: Civili

Artt. 13-26 – Protezione Generale della Popolazione Civile


Art. 23 – Consegna delle Forniture Mediche, Cibo
Artt. 27-141 – Stato/Trattamento delle Persone Protette, Art. 27 – Trattamento – Osservaz. generali
I.Condizioni Comuni ai Territori delle Parti in Conflitto ed ai Territori Occupati – II. Alieni nel
Territorio di una Parte in Conflitto – III. Territori Occupati – IV. Detenuti – V. Agenzia di
Informazioni e Tracciato Centrale, Artt. 142-149 – Implementazione, Art. 143 – Visite

L02 - Protocolli Aggiuntivi I & II (1977)

Protocollo I – Conflitti Armati Internazionali, 8 giugno 1977

• Conferenza di 160 Stati


• Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra
• Protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali
• 102 Articoli
- Campo d’applicazione (Art. 1)
- Mezzi e Metodi della Guerra (Art. 35)
- Stato di Combattenti e Prigionieri di Guerra (Art. 44 Guerriglia, Art. 47
Mercenari)
- Protezione della popolazione civile dalle ostilità (Artt. 48-79)

Protocollo II – Conflitti Armati Non-Internazionali, 8 giugno 1977

• Conferenza di 153 Stati


• Protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra
• Protezione delle vittime dei conflitti armati non-internazionali
• 28 Articoli
- Campo d’applicazione (Art. 1)
- Trattamento Umano (Artt. 4-6)
- Feriti (Artt. 7-12)
- Popolazione Civile (Artt. 13-18)
L03 - Altre leggi e trattati

Legge di Hague (1899-1954)

Regolamenta i conflitti armati, l’uso della forza, l’apertura delle ostilità, diritti e doveri dei
combattenti e dei poteri neutrali.

• 1907 – IV Convenzione di Hague: Convenzione sul Rispetto delle Leggi e dei Costumi della
Guerra su Terra
• 1925 – Protocollo di Ginevra sulla Convenzione di Hague: Protocollo sulla Proibizione
dell’uso in Guerra di Gas Asfissianti, Velenosi o Altri Gas, e della Guerra Batteriologica
• 1954 – Convenzione di Hague per la Protezione della Proprietà Culturale in Caso di
Conflitto Armato (UNESCO).

Legge di New York

• Convenzione sulla Proibizioni o Restrizioni sull’Uso di Alcune Armi Convenzionali che


Possono Essere Considerate Eccessivamente Dannose o Dagli Effetti Indiscriminati.
Ginevra, 10 ottobre 1980
• Protocollo I su Frammenti non-Distaccabili
• Protocollo II su Proibizioni e Restrizioni sull’Uso di Mine, Trappole Esplosive ed Altri
Dispositivi
• Protocollo III su Proibizioni e Restrizioni sull’Uso di Armi Incendiarie
• Protocollo IV su Armi Laser Accecanti (1995).

Trattato di Ottawa, 1997

Convenzione sulla Proibizione di Uso, Stoccaggio, Produzione e Trasferimento di Mine Anti-Uomo


e sulla loro Distruzione.
L04 - Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di
coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2
1) Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione,
senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione
politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra
condizione.

2) Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico internazionale
del paese o del territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non
autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4
Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli
schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.
Articolo 5
Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizioni crudeli, inumane o
degradanti.

Articolo 6
Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7
Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale
tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che
violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8
Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali nazionali contro
atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9
Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10
Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti
ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi
doveri nonché della fondatezza di ogni accusa penale gli venga rivolta.
Articolo 11
1) Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia
stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie
necessarie per la sua difesa.

2) Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al


momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il
diritto internazionale. Non potrà deI pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al
momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12
Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua
famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesioni del suo onore e della sua reputazione.
Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.

2) Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornarvi

Articolo 14
1) Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.

2) Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non
politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15
Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza. 2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente
privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16
1) Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna
limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio,
durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.

2) Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.

3) La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla
società e dallo Stato.

Articolo 17
1) Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.

2) Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18
Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione tale diritto include la
libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare isolatamente o in comune, e sia
in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche,
nel culto e nell'osservanza dei riti.
Articolo 19
Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere
molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee
attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20
1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.

2) Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21
1) Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia
attraverso rappresentanti liberamente scelti.

2) Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del


proprio paese.

3) La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve sere espressa
attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale eguale, ed a voto segreto,
o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22
Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla
realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con
l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla
sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23
1) Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti
condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.

2) Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.

3) Ogni lavoratore ha diritto ad una remunerazione soddisfacente che assicuri a lui e alla sua
famiglia un'esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, da altri mezzi di protezione sociale.

4) Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24
Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione
delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25
1) Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere
proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e
alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di
disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi
di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2) La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini nati nel
matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.
Articolo 26
1) Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto
riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore
deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2) L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento
del rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la
comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve
favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.

3) I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27
1) Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di
godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.

2) Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni
produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28
Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati
in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29
1) Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno
sviluppo della sua personalità.

2) Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle
limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e rispetto dei diritti e delle
libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del
benessere generale in una società democratica.

3) Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e
i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30
Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un
qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla
distruzione di alcuni dei diritti e delle libertà in essa enunciati.
Allegato VI – Tabelle
T01 – Riduzione dei Rischi di Disastro – Good Practice Review #9 Marzo 2004
T02 – Stato dei Rifugiati 2006 - Pubblicazione UNHCR
T03 – Tipi di tende familiari
T04 – Standards e indicatori logistici, fisici e sociali (OCHA)
T05 - Confronto tra tende esistenti e prototipi
T06 - Confronto tra i vari modelli di tenda
Tende in cotone
Confronto tra i teli delle tende
T07 – Bilanci e piani finanziari

Bilancio COOPI 2005


Bilancio generale InterSOS 2001

Bilancio InterSOS 2005


Allegato VII – Reports fotografici

R01 - Missione HIC al campo profughi di Conneh - Kakata, Liberia 2003

Edificio amministrativo del campo

Latrine
Bambini assistono ad un incontro

Chiesa e disabili
Capanna familiare

Vista sul campo

Strada di accesso al campo


Campanile improvvisato

Centro di reperimento ICRC-LFRC

Latrine nel settore amministrativo


Ricostruzione latrine

Costruzione latrine
Centro medico della Croce Rossa liberiana

Piazza all'ingresso del campo

Costruzione di nuove capanne


Una delle 6 pompe d'acqua manuali

Zona di nuova espansione del campo

Vista del campo dal centro


R02 - Campi HIC a Totota, nella contea di Bong, Liberia 2003

Ispettori UNHCR e HIC cercano di stabilire i confini del campo

Capanne di fango unifamiliari, il tetto è costituito da foglie di palma coperte da un telo


Fondazioni per latrine

Ingresso del campo E.J. Yancey

Riunione con la direzione del campo Maimu 1


Pompa idraulica manuale nel campo Maimu 3

Tubatura nel campo Maimu 3

Centro di reperimento
Due file di shelters

Pozzo profondo molti metri

Vista sull'area di futura espansione


R03 – HIC in Harper Town, Liberia 2003

Harper Port I

Banchina di Harper Port I

Harper Town
Harper Town

Harper Town

Scarico veicoli ONU e ONG


Campo di transito UNHCR fuori dalla città di Pleebo

Confine tra Costa d'Avorio e Liberia


R04 – HIC e Progetto Nazionale Mappatura Villaggi, Liberia 2004

Incontro con i capi-clan

Margibi Workshop
Bensonville Workshop

Esempio di piccolo villaggio

Rete stradale rudimentale


Un villaggio più ampio

Cittadina vista da uno shuttle

Vista aerea di città


R05 - Trasferimento di rifugiati UNHCR dopo le alluvioni di Dadaab, Kenya '06

Le alluvioni hanno colpito circa 100.000 rifugiati, principalmente nel campo Ifo. La strada
che congiunge Dadaab al resto del Paese è stata interrotta dalle piogge, bloccando la fornitura di
aiuti via terra. Per mettere al sicuro i rifugiati è stato necessario reinsediarli nel campo di
Hagadera, situato a quota maggiore.

Il carburante per veicoli e generatori è stato portato con un ponte aereo

Dopo lo straripamento delle latrine i rifugiati si ritraggono dal terreno acquitrinoso


Lo stato nutrizionale dei rifugiati peggiora

Le alluvioni improvvise hanno causato un innalzamento d'acqua di mezzo metro l'ora


La distribuzione del cibo viene spostata nel mercato

L'area per la distribuzione del cibo allagata


R06 - Lancio di aiuti UNHCR dopo le alluvioni di Dadaab, Kenya 2006

Dadaab è un complesso di 3 campi che ospita circa 160.000 rifugiati, prevalentemente


somali. Le alluvioni hanno isolato la zona rendendo impossibile l'accesso su strada.
Nell'operazione sono stati reinsediati circa 14.000 rifugiati.

C-130 americani lanciano oltre 200 tonnellate di fogli in plastica, zanzariere, coperte...

Dopo le inondazioni nessuna strada conduce al campo di Dadaab


Solco lasciato dai lanci senza paracadute

Aiuti UNHCR caricati su un camion della Croce Rossa


Raccolta delle zanzariere lanciate, prevedendo l'avvicinarsi della stagione malarica

Camion della Croce Rossa diretto al campo Ifo 2, la distribuzione si protrarrà per una settimana
Dopo le alluvioni molte famiglie si sono spostate a quote più alte

Distribuzione dei teli in plastica


R07 - Affrontare l'inverno dopo il terremoto (UNHCR), Pakistan 2005

Nonostante l'inverno sia stato meno freddo del previsto, i sopravvissuti hanno comunque
dovuto affrontare temperature particolarmente basse, forti piogge, frane etc. Nella provincia nord-
ovest sono state installate tende comunitarie riscaldate, mentre in Kashmir, per una questione di
spazio si è optato per tende unifamiliari dotate di stufa.

Chikar, vicino Muzaffarabad in Kashmir

Sopravvissuti nel campo Thori


Lo staff UNHCR spiega come installare stufe a cherosene

Un rifugiato afghano insegna a costruire una cappa con mattoni e creta


Rifiniture di un focolare afghano

Sopravvissuti nel campo di Bella Noor Shah ricevono le forniture UNHCR


R08 - Primo responso UNHCR, Pakistan 2005

Nel rispondere all'emergenza post-disastro l'UNHCR ha esaurito in pochi giorni le riserve


locali di aiuti, per poi attingere ai magazzini sparsi nel mondo tramite ponti aerei.

Muzafarrabad dopo il terremoto

Il crollo del ponte ha isolato Muzafarrabad dalle aree circostanti


Casa distrutta nel distretto di Mansehra

Moschea distrutta
Il principale bazaar di Balakot distrutto dal terremoto

Scuola distrutta, nel crollo sono morti 45 bambini


R09 - Portare gli aiuti UNHCR prima dell'inverno, Pakistan 2005

Il problema più grande è stato quello di portare gli articoli di emergenza UNHCR nelle
aree più remote della provincia, prima della stagione invernale. Entro novembre sono state
consegnate 240 tonnellate di tende, coperte, stufe e cucine.

Un elicottero porta generi di soccorso nella valle Leepa

Sopravvissuti nel campo Batagram I, nella provincia nord-occidentale


Scuola elementare improvvisate nel campo di Jalalabad, in Muzaffarabad

Una squadra mobile costruisce latrine nel campo di Ghazikot, vicino Mansehra
Rifornimento d'acqua nel campo di Garri Gabib Ullah, vicino Balakot

Riunione dei funzionari pakistani per la pianificazione del sito


Costruzione di una cucina comunitaria nel campo di Bassian, vicino Balakot

Pronto soccorso a Garri Gabib Ullah


Danni a Balkot

Volontari pakistani montano le oltre 500 tende UNHCR in un campo vicino Muzaffarabad
R10 - Lotta contro il clima (UNHCR), Pakistan 2005

Con l'avvicinarsi dell'inverno gli interventi umanitari nell'area sono stati velocizzati ed è
stata necessaria una coordinazione con le forze aeree Nato per il trasporto degli aiuti da
Iskenderun, Copenhagen, Dubai e Jordan.

Danni a Balkot

Tende e coperte organizzate per il trasporto a Incirlik, Turchia


Carico in partenza

Dopo essere stati raccolti a Islamabad gli aiuti verranno distribuiti alle comunità
Campo di Balkot

Arrivo degli aiuti in un insediamento spontaneo


Distribuzione delle forniture

Campo di Bassian, 2.100 persone stanno in un campo di 400 tende


R11 - Gli aiuti UNHCR iniziano ad arrivare, Pakistan 2005

L'UNHCR di solito non si occupa dei disastri naturali ma, date le proporzioni dei danni e la
presenza di 887.000 rifugiati afghani nell'area ha dovuto intervenire rapidamente unendosi ad
altre iniziative ONU.

Mattoni di fango per la ricostruzione delle case a Barary

Insediamento improvvisato sulla strada a Balakot


Circa 30 famiglie per un totale di 150 persone provenienti dal villaggio di Boli vivono lungo il
fiume, a Balakot. Gli insediamenti situati lungo i fiumi rischiano di contaminare quelli a valle

Magazzino in Afghanistan, gli aiuti raccolti prima della consegna


R12 - Il primo rimpatrio ufficiale di rifugiati UNHCR, Sudan 2005

Dopo 21 anni di guerra civile molti rifugiati sudanesi sono tornati dall'esilio. Il primo
ritorno ufficialmente assistito dall'UNHCR è stato quello di un gruppo dal campo di Kakuma, in
Kenya. La sfida è quella di coniugare l'assistenza agli ex rifugiati con quella alle comunità locali.

Il Sudan del sud è grande quanto Francia e Germaniaed ha soli 14 km di strada asfaltata

Ex rifugiati di ritorno dal Kenya alla periferia di Bor


Nonostante l'assenza di servizi di base molti rifugiati sono rientrati spontaneamente

Scuola elementare a Yei


R13 - Preparazione al ritorno dei rifugiati UNHCR, Sudan 2005

Dopo la fine della guerra civile il Sudan si trova ad avere 4.000.000 di profughi e circa
500.000 rifugiati di ritorno. Varie agenzie hanno organizzato la ricostruzione di infrastrutture
distrutte e la costruzione di strutture mai esistite, avviando programmi di autosostentamento.

Lezioni di falegnameria al Vocational Training Center

Fori di proiettile sulla facciata di una scuola


Lo sminamento è essenziale per il rimpatrio dei rifugiati

UNHCR finanzia progetti a beneficio degli ex rifugiati e delle comunità già presenti
Scuola

Costruzione di una scuola secondaria a Yari


Scuola a Yei

Corso di costruzioni del Vocational Training Center, produzione di mattoni


R14 - Le immediate conseguenze dello tsunami (UNHCR), Sri Lanka 2005

Dopo lo tsunami in Sri Lanka circa 890.000 persone sono rimaste sfollate, tra cui quelle
che già lo erano a causa dei conflitti a nord. Prima dello tsunami UNHCR ha assistito circa
390.000 persone disperse dalla guerra. Per far fronte all'emergenza è stato necessario espandere
la capacità logistica e la capienza dei magazzini.

L'onda ha spinto le imbarcazioni da pesca lontano, nell'entroterra

Edifici distrutti nel distretto di Point Pedro


L'onda ha abbattuto gli alberi, facendoli cadere sulle case

Carico di aiuti di base destinati al distretto di Trincomalee


Raccolta di mattonelle da un edificio distrtutto

Galle, Sri Lanka del sud


I sopravvissuti ricevono il necessario per lavare gli indumenti

Clinica mobile
R15 - Fine del programma UNHCR post-tsunami, Sri Lanka 2005

In un anno UNHCR ha coordinato la costruzione di circa 60.000 shelters a Jaffna ed


Ampara, scaduto il mandato il controllo del settore è stato affidato al governo dello Sri Lanka.
UNHCR resta presente nell'area per assistere ex rifugiati e IDPs.

Pozzo idrico a Nathampiron, Jaffna

Shelters per profughi di guerra colpiti dallo tsunami


Il campo UNHCR di Manatkadu ospita 210 famiglie

Shelters provvisori
R17 – Ricostruzione UNHCR post-tsunami in Aceh, Indonesia 2005

UNHCR ha assistito circa 100.000 sopravvissuti allo tsunami nella provincia di Banda
Aceh in due tempi: operazioni di emergenza per i primi 3 mesi, ritiro e poi assistenza alla
ricostruzione di case, scuole, centri comunitari etc.

Le prime case costruite sulla costa ovest di Aceh

Edilizia abitativa nel villaggio di Keude Krueng Sabee


Tagaule, uno dei tre villaggi sommersi sull'isola di Nias

Bozihona, villaggio colpito da un terremoto post-tsunami


Verifica della proprietà di ogni singola porzione di territorio prima della costruzione

Raccolta di legname a Tagaula


Centro comunitario a Padang Datar, nel distretto di Krueng Sabee

Ultimazione di una delle case-modello Keude Krueng Sabee


R16 - Sviluppo dopo lo tsunami (UNHCR), Somalia 2005

L'intervento ONU/UNHCR ha portato assistenza ai 45.000 somali che vivevano sui 650 km
di costa tra Hafun e Garaad, nell'area conosciuta come Putland. Ad un anno di distanza altri
partners stanno investendo in progetti di sviluppo che comprendono la costruzione di scuole,
strutture sanitarie, strade etc.

800 edifici distrutti ad Hafun, costruita alcuni metri sotto il livello del mare

Insediamenti di emergenza improvvisati a quota leggermente più alta


Le macerie di una moschea

Pescatori tentano di recuperare una rete sepolta sotto 1 m di sabbia


Costruzione di un centro di risorse per donne tramite un'ONG somala

Gli aiuti UNHCR provengono dai magazzini di Nairobi


UNHCR ha fornito pentole, coperte, utensili, materassi etc.

I centri per donne potrebbero diventare strutture di riferimento per tutta la costa
R18 – Job Creation Program nel distretto di Al Shekan, Iraq 2004

Il Job Creation Team del COOPI si occupa di finanziare iniziative utili alle comunità
assistite, per dare lavoro alla popolazione locale. Spesso si tratta di iniziative modeste, da gestire
con un bilancio in cui prevalgano i costi di manodopera, per incoraggiare gli sfollati ad acquisire
la gestione del proprio spazio.

L'area prima dell'intervento


Sgombero e pulizia del sito
Area ricreativa prima e durante i lavori
R17 – Report CMAQ,: case di zinco nel campo di Burj el-Shemali, Libano 2005

Circa 20.000 rifugiati palestinesi vivono a Burj el-Shemali, uno dei più poveri campi del Libano

Le strutture improvvisate di zinco sono in pessime condizioni, senza fondazioni né acqua


La maggior parte delle strutture in zinco sono state costruite dalla popolazione locale durante la
guerra civile che aveva distrutto vaste aree del campo
Durante la stagione delle piogge la maggior parte delle coperture di zinco crollano

Nel campo si trovano anche strutture costruite secondo metodi tradizionali


Interno di una delle case di zinco alluvionate ad ogni stagione delle piogge

Il centro di Beit Atfal al-Sumoud è l'unico luogo sicuro per l'infanzia


Il degrado del campo
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• NIDM India: www.nidm.net
• OCHA: http://ochaonline3.un.org/
• RedR: www.redr.org
• Relief Web: www.reliefweb.int
• shelterproject: www.shelterproject.org
• UNHCR: www.unhcr.org
Bam, Iran 2004

RINGRAZIAMENTI

Valeria Fabbroni
Roger Mburente
Larry Hollingworth
Kevin M. Cahill
Talal Al Bayati
Joyce Kago
René De Vries
Brendan H. Cahill
Carlos E. Mejia
Ghassem Fardanesh

prof. Francesco Karrer

Amici, colleghi e musicisti

La mia famiglia

I miei genitori

Vorrei infine dedicare il mio lavoro a tutte le vittime civili di guerre e disastri,
e a tutti gli amici umanitari attualmente impegnati nelle emergenze complesse.