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Analisi dello Studio di Impatto Ambientale relativo al raddoppio

dell’inceneritore di Trezzo sull’Adda

Con riferimento al progetto di potenziamento del termovalorizzatore di Trezzo e allo Studio di


Impatto Ambientale presentato dalla Società PRIMA (gruppo Falk) e Montana, che ha prodotto lo
Studio per conto del committente dell’opera, si presentano le seguenti osservazioni.

Quadro programmatico

Il Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti (PPGR) del novembre 2008 prevede l’aumento della
capacità di termovalorizzazione all’interno della provincia per un quantitativo di rifiuti pari a
607.000 t/anno.

Il raggiungimento di tale obiettivo è considerato possibile sia con la realizzazione di nuovi impianti
che con il potenziamento di impianti esistenti; la seconda possibilità – laddove perseguibile –
dovrebbe tuttavia considerarsi prioritaria.

Il piano esclude a priori la possibilità di ampliamento di impianti aventi potenzialità superiore a


400.000 t/anno (di fatto il solo termovalorizzatore Silla 2 di Milano)

Si riporta di seguito la sintesi delle capacità di trattamento di rifiuto urbano indifferenziato degli
impianti esistenti in provincia, presa a riferimento nel PPGR.

Si nota come il termovalorizzatore di Trezzo sia già ora il secondo in termini di quantità di RSU
indifferenziati trattati.

Da notare anche il già previsto ampliamento, anche se di modesta entità, dell’impianto di Desio.

Si precisa che in tale quadro non sono riportate informazioni circa l’impianto di Abbiategrasso,
attualmente non attivo ma che, come riportato nel PPGR, dovrà essere considerato tra gli impianti
esistenti in quanto destinatario di uno specifico finanziamento regionale finalizzato alla complessiva
ristrutturazione.

Si sottolinea come la localizzazione di nuova capacità di termovalorizzazione non dovrebbe


prescindere dal contesto costituito dalla situazione complessiva delle infrastrutture disponibili sul
territorio per lo smaltimento/recupero dei rifiuti, da valutarsi alla luce degli obiettivi ed indirizzi
contenuti negli strumenti di pianificazione.
Proprio tale contestualizzazione sembra mancare al progetto in esame considerando che, a fronte
delle previsioni del PPGR, non appare chiaro come si collochi il proposto ampliamento
dell’impianto di Trezzo in quanto l’incremento di capacità di trattamento (193.050 t/anno), lascia
comunque presupporre la necessità di realizzare uno o più nuovi impianti per garantire la copertura
del fabbisogno rimanente di termovalorizzazione stimato (414.000 t/anno). Considerando pertanto
la necessità di realizzare comunque un nuovo impianto in altra località si potrebbe evitare
l’ampliamento di quello di Trezzo.
In ogni caso una seria valutazione dell’opportunità di realizzare il potenziamento dell’impianto
richiederebbe un chiaro quadro conoscitivo-programmatico dello sviluppo del contesto di settore
all’interno della Provincia che consenta la valutazione delle alternative progettuali e localizzative.
Si evidenzia a tale proposito come nel SIA non siano considerate alternative al potenziamento
dell’impianto di Trezzo.

Rispetto alla valutazione del rapporto tra domanda e offerta all’interno della Provincia e alla
valutazione del bacino di utenza si rileva che nel SIA è evidenziato come il principale bacino
d’utenza dei flussi di rifiuti in entrata all’impianto di Trezzo sia l’area Nord-Est della Provincia di
Milano e in particolare l’insieme dei Comuni aderenti al Consorzio Est Milano (CEM)
I flussi di rifiuti urbani indifferenziati in ingresso al termovalorizzatore sono già oggi superiori alle
necessità di tale bacino d’utenza e, nonostante ciò, il SIA non contiene valutazioni quantitative che
supportino la necessità di aumentare la capacità di trattamento per soddisfare i fabbisogni del
territorio. Benché l’approccio pianificatorio in materia di rifiuti previsto dalla normativa vigente
non preveda la bacinizzazione territoriale, si ritiene importante che lo studio di impatto ambientale
contenga valutazioni quantitative relative ai flussi di rifiuti all’interno del territorio provinciale, al
fine di verificare se la proposta di localizzazione di nuova capacità di termovalorizzazione risponda
anche a un criterio di prossimità (richiamato peraltro dallo stesso PPGR) ovvero se il potenziamento
dell’impianto di Trezzo sia coerente con il criterio di preferire la realizzazione di impianti prossimi
ai luoghi di produzione dei rifiuti, al fine della minimizzazione degli impatti causati dai tragitti per i
conferimenti nonché del perseguimento di un’omogenea distribuzione sul territorio dei carichi
ambientali.
Seguendo il suddetto criterio la collocazione di nuova potenzialità di termovalorizzazione dovrebbe
essere prioritariamente proposta laddove siano riscontrati deficit di capacità di smaltimento rispetto
alla produzione di rifiuti. Si sottolinea come il SIA non contenga informazioni sufficienti a
consentire tali valutazioni.

Rispetto all’analisi di coerenza con la pianificazione territoriale, si evidenzia come l’analisi della
componente ambientale e paesaggistica sia piuttosto carente e così conseguentemente l’analisi degli
impatti su tali aspetti.

Lo Studio di Impatto Ambientale riporta come il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale


(P.T.C.P.) della Provincia di Milano identifichi l’area oggetto di intervento all’interno di un ambito
di rilevanza paesistica (Tav. 3 del P.T.C.P.). Si evidenzia come, per tali aree, l’art. 31 dello stesso
P.T.C.P. preveda la “valorizzazione del territorio” mediante “la tutela e il potenziamento degli
elementi e delle unità ecosistemiche” consentendo “lo sviluppo di attività ricreative e culturali,
purché compatibili con l’assetto paesistico” e come si debba “perseguire la conservazione, la
riqualificazione ed il recupero del paesaggio”. Il S.I.A., a seguito di ciò, afferma soltanto che “gli
interventi di mitigazione dovranno tener conto di tali indirizzi”. Al contrario, la realizzazione del
potenziamento dell’impianto va nella direzione opposta alla conservazione delle suddette valenze e
non ottempera alle indicazioni del P.T.C.P. in quanto comporta il consumo ulteriore di territorio e la
deturpazione del paesaggio.
Allo stesso modo nel S.I.A. si menziona ma si sottovaluta la presenza di un Corridoio Ecologico
Secondario della Rete Ecologica della Provincia di Milano, evidenziato nel P.T.C.P. e recepito
anche dalla Rete Ecologica Regionale (R.E.R.).
I corridoi ecologici (artt. 56 e 58 del P.T.C.P.) “rappresentano un sistema polivalente di
collegamento tra ambienti naturali e ambienti agricoli diversificati tra loro da differenti unità
ecosistemiche”, nonché, “fasce di territorio che, presentando una continuità territoriale, sono in
grado di collegare ambienti naturali diversificati fra di loro, agevolando lo spostamento della
fauna”.
Pertanto, il P.T.C.P. della Provincia di Milano, ritiene che l’area oggetto di ampliamento
dell’inceneritore abbia una valenza ecologica strategica per la conservazione della biodiversità e
non sia affatto un’area agricola fortemente urbanizzata come espresso in più parti del S.I.A.
Si evidenzia, in particolare, come anche nella sola area prossima al termovalorizzatore il citato
P.T.C.P. individui: un corridoio ecologico secondario, una porzione di corridoio ecologico primario,
delle aree boscate, due zone periurbane su cui attivare il consolidamento ecologico, e , inoltre, siano
presenti un Parco Regionale, un Parco Naturale, un Sito di Importanza Comunitaria e che, quindi,
tutta l’area di 2-2.5 km. di raggio dall’impianto sia di notevole importanza ecologica. Pertanto il
raddoppio dell’inceneritore rappresenta una minaccia per la conservazione della valenza ecologica e
paesaggistica di tutta l’area.
Il S.I.A. a fronte di tali elementi della rete ecologica provinciale e regionale prevede soltanto di
“tenerne conto con misure di mitigazione e potenziamento di tale corridoio”.

Gran parte dell’area oggetto di intervento è, inoltre, definita, dalla tavola del Sistema paesistico
ambientale della Provincia di Milano (Tav. 3 P.T.C.P.) “Ambito di rilevanza paesistica”.
Nel territorio di Trezzo, adiacente all’area di raddoppio dell’inceneritore, vi è in particolare un’area
a “Sensibilità paesistica elevata”.
Tali indicazioni del P.T.C.P. sono stati recepiti con vincoli negli strumenti urbanistici sia di Trezzo
che di Grezzago.

Il Piano di Governo del Territorio (P.G.T.) del Comune di Trezzo individua, infatti, tutto il territorio
immediatamente a est dell’impianto in progetto come “Ambito di rilevanza paesistica” in quanto
facente parte dell’Unità di Paesaggio “Alta pianura asciutta”.
Tale area è classificata ad “Elevata sensibilità paesistica” (art.2.13 del P.G.T.).
L’area immediatamente attigua al nuovo impianto, è classificata come area “AN agricola – corridoi
ecologici – art. 5.13 del P.G.T.” In tale area vi è l’obiettivo di realizzare corridoi ecologici, tutelare
la natura, consolidare e qualificare le attività agricole, tutelare e consolidare il paesaggio agrario.
In tali aree è espressamente vietato il deposito anche temporaneo di rifiuti e anche di materiali
dismessi così come le attività edilizie sia residenziali che produttive. Si rileva, pertanto, la notevole
criticità data dal raddoppio dell’impianto in un’area così immediatamente confinante con tale area
vincolata da non permettere neppure lo spazio per la realizzazione di una piccola fascia di
mitigazione, se non a discapito della stessa area vincolata.
Nel Comune di Grezzago la cartografia comunale del P.G.T. recepisce l’area di corridoio ecologico
provinciale, vincolando l’area oggetto dell’ampliamento dell’impianto, come “Ambiti agricoli di
tutela e salvaguardia dei valori paesistici e dei corridoi ecologici”, che vietano espressamente ogni
intervento edificatorio e impiantistico salvo le opere destinate alla conduzione del fondo e
necessarie alla produzione agricola, quali stalle, silos, magazzini ecc.

Pertanto per realizzare l’impianto sarebbe necessario effettuare una variante al P.G.T. di Grezzago
con una dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza. Si sottolinea come la valenza
paesistica e ambientale del territorio richieda un attenta ponderazione della suddetta variante.
Lo Studio, inoltre, per avvallare come il progetto non infici gli aspetti di pianificazione territoriale
a livello paesistico, cita il Piano Territoriale Regionale, un documento di inquadramento piuttosto
generale che sembrerebbe non ostare all’opera in quanto non tratta specificamente questa pozione di
territorio Lombardo; tale Piano, però, non é stato approvato dal Consiglio Regionale e pertanto non
possiede valenza di norma.

Infine non si cita l’esistenza del Parco Naturale - protetto ai sensi della Legge Quadro sulle Aree
Protette (L.394/91) - istituito all’interno del Parco Regionale Adda Nord, anche se tale Parco
Naturale è ricadente all’interno dei 2 km di raggio presi in esame dallo Studio (lo Studio cita il solo
Parco Regionale di minor valenza naturalistica e sottoposto a minor tutela)

Valutazione degli impatti

Si rileva innanzitutto come la storia autorizzativa dell’impianto di Trezzo – la cui prima


approvazione del progetto avvenne nel 1996 con Ordinanza del Commissario delegato
all’emergenza rifiuti – unitamente al ritardo dello stato italiano nell’attuazione della normativa
europea in materia di valutazione di impatto ambientale non ha consentito l’espletamento della
procedura di VIA per il progetto delle due linee esistenti di termovalorizzazione. L’attuale impianto
pertanto potrebbe considerarsi in infrazione rispetto alle normative europee che prevedono l’obbligo
della VIA.

Premesso quanto sopra, si evidenziano di seguito alcuni aspetti critici che non sembrano essere
adeguatamente affrontati o paiono sottostimati all’interno dello studio di impatto ambientale
presentato a corredo del progetto.

Si contesta innanzi tutto la scelta di aver incentrato la descrizione delle componenti ambientali da
considerare al fine dell’analisi territoriale in un raggio di soli 2 km dall’inceneritore, poiché
l’impatto dell’impianto produce effetti in un raggio molto maggiore; per tali studi si dovrebbero
analizzare un area con raggio di almeno 5 o 10 km.

Tale scelta, peraltro, non può comportare l’esclusione dall’area di studio del Sito di Importanza
Comunitaria Le Foppe di Trezzo sull’Adda (Codice SIC IT 2050011), sito sottoposto a protezione
rigorosa dall’Unione Europea ai sensi della Direttiva del Consiglio CE del 21 maggio 1992, n° 43
relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e fauna selvatiche e del
D.P.R. 8 settembre 1997, n° 357 “Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE alla
conservazione egli habitat naturali e seminaturali e della flora e fauna selvatiche”).

La normativa sopraccitata, considerato che tale sito dista circa 2.5 km dall’impianto, obbliga invece
lo svolgimento della Valutazione di Incidenza (V.INC) che impone di verificare quale effetto
produca la realizzazione di tale progetto sulle specie di Fauna, Flora e Habitat presenti nel SIC Le
Foppe, onde escludere un’interferenza negativa sul delicato equilibrio della biodiversità ivi
presente. La VINC dovrebbe peraltro essere contenuta nel SIA relativo al progetto.
Qualora tale Studio non venga svolto, si potrebbe attivare una procedura di Infrazione da parte della
Comunità Europea nei confronti dell’Italia e della Regione Lombardia.

La valutazione delle ricadute al suolo, in particolare di microinquinanti (metalli, idrocarburi


policiclici aromatici, policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani), nonostante l’impianto sia
stato avviato nel 2002 e funzioni a regime dal 2005, è basata esclusivamente su simulazioni
modellistiche.
I risultati di tali simulazioni non sono minimamente supportati, ai fini sia della valutazione della
bontà dei risultati delle simulazioni medesime sia del confronto tra lo stato ante operam – con
impianto esistente in funzione – e post operam – con impianto potenziato, da monitoraggi
ambientali.
Con particolare riferimento alla proposta di potenziamento parrebbe quantomeno opportuno che il
SIA presentato contenesse i risultati di idonee campagne analitiche di rilevamento.
Si rileva, inoltre, una carenza del SIA nel non riportare esplicitamente i bilanci delle emissioni in
atmosfera tra situazione ante operam e post operam.
Si rileva inoltre che la riduzione delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) prevista sulle linee
esistenti a seguito della modifica proposta dei sistemi di abbattimento non dovrebbe essere
considerata come misura di mitigazione ambientale – in quanto il perseguimento della riduzione
delle emissioni di NOx è parte del quadro prescrittivo dell’autorizzazione integrata ambientale
rilasciata dalla Regione Lombardia con decreto n° 9127 del 9/8/07.
Al punto E.1.1. dell’allegato tecnico al suddetto decreto si riporta infatti che per quanto riguarda le
emissioni in aria di NOx l’impianto si impegnerà a conseguire nel tempo il raggiungimento dei
seguenti valori guida: 80 mg/Nm3 (come valore limite), 150 mg/Nm3 (come valore medio su 30
minuti).
Il raggiungimento di tali obiettivi di riduzione delle emissioni di NOx dovrebbe pertanto
prescindere dal potenziamento dell’impianto.
Rispetto alle conclusioni dello studio sulle ricadute degli inquinanti non si ritiene condivisibile il
giudizio dato dal Proponente all’interno del SIA circa la trascurabilità dei valori di ricaduta al suolo
elaborati mediante l’applicazione del modello di dispersione degli inquinanti in quanto, in un
quadro ambientale già critico per la qualità dell’aria come quello dell’area in esame, anche alcuni
punti percentuali del valore limite in concentrazione previsto dalla normativa – indicati in
particolare per i metalli - costituiscono un aumento dei fattori di pressione sulla qualità
dell’ambiente e la salute da tenere in considerazione. Si rileva inoltre che l’analogo giudizio di
trascurabilità formulato rispetto al valore di ricaduta per il mercurio pare altrettanto non
condivisibile in quanto basato sul confronto con un parametro – una frazione del TLV-TWA
(threshold limit value - time-weighed average/ valore limite soglia - media ponderata nel tempo) –
utilizzato nell’ambito dell’igiene del lavoro e che non può essere considerato alla stregua di uno
standard di qualità dell’aria.
Si precisa che la presenza di mercurio e in generale di metalli è dovuta a fonti di origine antropica.

Relativamente agli impatti sulla viabilità si rileva come nello studio si prenda atto dell’elevato
livello di congestione della rete stradale esistente.
Inoltre la valutazione dell’incidenza del traffico indotto dal potenziamento pare sottostimata
considerando che – come indicato nello stesso SIA – i tragitti degli automezzi per il conferimento
dei rifiuti sono generalmente concentrati, per esigenze di svolgimento dei servizi di raccolta, tra le
10:30 e le 13:00; l’incremento di transiti sulla viabilità di accesso al termovalorizzatore non può
quindi essere valutato - così come effettuato nel SIA – considerando una distribuzione uniforme
nell’arco della giornata.

Nella valutazione previsionale di impatto acustico - che pur considera, come previsto dalla
normativa, l’applicazione del limite differenziale per la verifica dell’incremento di rumore prodotto
dal progetto – si assume come scenario di riferimento ante operam le linee esistenti in funzione
mentre il rispetto del suddetto limite dovrebbe essere verificato sulla base della differenza tra una
situazione ante operam con le linee esistenti ferme e una post operam con tutte le quattro linee in
funzione come da progetto di potenziamento.
E’ pertanto necessaria la revisione della verifica di rispetto del limite differenziale
L’analisi degli impatti minimizza, inoltre, il rischio di inquinamento della falda ad uso potabile,
(nonostante il terreno sia piuttosto permeabile essendo a matrice ciottolosa, ghiaiosa e sabbiosa)
adducendo la motivazione, discutibile, che possibili sversamenti di inquinanti da percolamento dei
rifiuti al suolo siano episodi accidentali.

Rispetto alla valutazione dell’esposizione della popolazione si osserva che:


 appare contestabile l’esclusione a priori della possibilità di contaminazione per l’uomo dovuta
all’ingestione di sostanze tossiche (diossine o altro) tramite la catena alimentare, come ad
esempio, tramite l’ingestione di latticini o della carne contaminata;
 nel SIA non si forniscono dati epidemiologici relativi alle patologie potenzialmente correlabili
alle emissioni prodotte dall’impianto (tumori, patologie respiratorie, dermatologiche, ecc.) se
non precedenti all’avviamento delle sezioni esistenti.

Tutta l’analisi della componente ambientale e paesaggistica è piuttosto carente e così


conseguentemente l’analisi degli impatti su tali aspetti.

Anche la componente di flora fauna ed ecosistemi é presentata in modo molto riduttivo


riconducendo gli aspetti naturalistici da salvaguardare sostanzialmente al solo corso fluviale
dell’Adda, mentre nell’area interessata dalle ricadute progettuali sono presenti numerose specie di
interesse conservazionistico e protette a livello comunitario, come ad es. nel SIC Le Foppe di
Trezzo sull’Adda per le quali è d’obbligo la citata Valutazione di Incidenza.

Anche altrove, all’interno dell’area dei 2 km di raggio, e ancor più in un’area più vasta di 5 Km di
raggio, contrariamente a quanto descritto nel S.I.A., vi è una ricca fauna, flora e biodiversità tutelata
ai sensi delle Convenzioni internazionali (Convenzione relativa alla conservazione della vita
selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, firmata a Berna il 19 settembre 1979 e ratificata
dall’Italia il 5 agosto 1981 con Legge n. 503) Direttive Europee (oltre alla citata Dir. Consiglio CE
n° 43/92, vi é quella del 2 aprile 1979, n° 409 concernente la conservazione degli uccelli selvatici)
delle norme nazionali (oltre al citato D.P.R. 357/1997, vi è la Legge 11 febbraio 1992, n° 157
“Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”) e dalle
norme regionali (L.R. della Lombardia 31 marzo 2008, n. 10 “Disposizioni per la tutela e la
conservazione della piccola fauna, della flora e della vegetazione spontanea”, D.G.R.
VIII7736/2008 “Determinazione in ordine agli elenchi di cui all’art. 1, comma 3 della L.R. n.
10/2008, la Legge Regionale 16 agosto 1993, n° 26, “Norme per la protezione della fauna selvatica
e per la tutela dell’equilibrio ambientale e disciplina dell’attività venatoria”, D.G.R. n° 4345 del
20.04.2001 “Approvazione del Programma Regionale per gli Interventi di Conservazione e
Gestione della Fauna Selvatica e del “Protocollo di Attività per gli Interventi di Reintroduzione di
Specie Faunistiche nelle Aree Protette della Regione Lombardia.”) (vedasi allegati).

La superficialità dello Studio è dimostrata anche dal fatto che, come opere di compensazione per il
corridoio ecologico che verrebbe perturbato, si prevede la realizzazione di filari composti da specie
non naturali, bensì di giardinaggio ed ornamentali (quali la Forsizia ed il Carpino a varietà
ornamentale fastigiata) che non avrebbero alcuna funzione ecologica e la cui collocazione in aree
naturali è peraltro vietata dalla citata legge regionale 10/2008.

La componente agricola è anch’essa banalizzata e piuttosto ridimensionata dallo Studio che nel
capitolo 4.6.2.2 - Componente agraria (pag. 231), trattando tale aspetto in sole 7 righe, afferma che
“prevalgono le aziende di piccola dimensione, senza allevamento e si assiste al progressivo
abbandono degli insediamenti rurali”. Non si comprende come il S.I.A. non tenga conto
dell’importanza ecologica, culturale, sociale ed economica delle numerose aziende agricole e
zootecniche presenti nell’area più che prossima all’inceneritore che si vorrebbe raddoppiare. Si
segnala, infatti, la presenza, nelle immediate vicinanze dell’impianto, di ben 6 aziende zootecniche
per un totale di circa 2000 capi di bestiame (vacche da latte, bovini e suini) a ciò si debbono
aggiungere svariate aziende agricole con produzione di frumento destinato all’alimentazione
umana.

Lo Studio riduce di importanza, in fase di valutazione degli impatti, anche gli aspetti paesistici
determinanti per la valutazione della sensibilità paesistica del sito, riducendone altri relativi
all’incidenza del progetto.
La D.G.R. n. VII/11045 dell’8 novembre 2002, che approva le linee guida paesistiche regionali,
prevede la valutazione degli impatti sulla base dell’attribuzione di punteggi a un set di parametri
che determinano la classe di sensibilità del sito e il grado di incidenza del progetto. In funzione di
queste categorie viene attribuito all’opera un punteggio di impatto paesistico.
Il valore individuato nel SIA è pari a 12 punti. Si ritiene che alcuni parametri siano stati
minimizzati.
Il progetto presenta infatti un’elevata incidenza visiva, poiché l’impianto occulta già ora la visuale
delle montagne, interrompendo la linea all’orizzonte del complesso montuoso costituito della
Grigna e del Resegone (vedasi fotografie allegate); l’impianto, qualora ampliato, avrà un impatto
più che doppio, facendo scomparire una parte molto maggiore della catena montuosa all’orizzonte,
guardando da sud a nord.
Non si comprende, quindi, perché il SIA affermi che “Entrambi gli impianti non occultano viste
panoramiche significative”. Alla luce di ciò, si ritiene sia corretto attribuire il valore “alta” anziché
“media” al parametro “Incidenza visiva” di cui alla tabella 2.B (Criteri e paramentri per determinare
il grado di incidenza del progetto – pag.289 del S.I.A.).
In tal modo si arriverebbe all’assegnazione di un punteggio complessivo di impatto paesistico più
elevato (almeno 16 punti). Si rileva che per punteggi maggiori o uguali a 16 divengono obbligatorie
indagini più approfondite.
Ai sensi della D.G.R. 11045/2002 è facoltà dell’amministrazione pubblica competente verificare le
tabelle inerenti la valutazione della sensibilità paesistica del sito, al fine di una eventuale richiesta di
integrazioni. Inoltre qualora il giudizio di impatto paesistico risulti negativo il progetto potrebbe
essere respinto.

Si rileva inoltre come l’area limitrofa all’impianto sia prevalentemente agricola (ciò è peraltro
riconosciuto dal citato P.T.C.P. della Provincia di Milano che definisce le aree limitrofe “Ambito di
rilevanza paesistica” dell’Unità di Paesaggio “Alta pianura asciutta” comprendenti il già citato
corridoio ecologico secondario); non si comprende come il S.I.A. possa affermare, nel giudizio
complessivo riportato a fine Tabella 1.B “Modi e chiavi per la valutazione della sensibilità
paesistica del sito oggetto di intervento”, che il sito in esame si inserisce in un contesto fortemente
urbanizzato. Al contrario, come riportato anche in documentazione fotografica, il sito è
prevalentemente agricolo con vincoli e valenze paesistiche.

Al fine della valutazione della sensibilità paesistica e del grado di incidenza del progetto si
evidenzia inoltre la presenza nell’area più prossima all’impianto in fase di raddoppio di un
importante area archeologica medioevale: Villaggio archeologico Sallianense.

Pertanto, poiché dall’esame delle tabelle finalizzate alla formulazione del giudizio di impatto
paesistico proposte dal S.I.A. si evidenzia una sottovalutazione di aspetti rilevanti, quale l’incidenza
visiva ed una sottovalutazione di aspetti paesistici locali, si ritiene che il progetto possa essere
respinto o, quantomeno, rientrando nel valore da 16 a 25, debba essere soggetto ad esame paesistico
ai sensi dell’ art. 7 della citata D.G.R. 11045/2002.
Infine nel SIA e nel progetto si accenna alla possibilità di utilizzare il calore in eccesso prodotto dal
ciclo termico delle nuove sezioni per alimentare una rete di teleriscaldamento.
Tale soluzione permetterebbe di compensare – almeno in parte e in quantità variabile in funzione
delle soluzioni progettuali adottate – le emissioni di ossidi di azoto inevitabilmente prodotte
dall’attività del termovalorizzatore e di consentire potenzialmente la contemporanea riduzione delle
emissioni di altri inquinanti – quali le polveri sottili - prodotti dal funzionamento di impianti termici
civili
La massimizzazione del recupero energetico anche tramite il recupero di energia termica è peraltro
una delle migliori tecnologie disponibili indicata dai documenti tecnici di riferimento a livello
europeo per la prevenzione e protezione integrata dall’inquinamento prodotto dagli impianti di
incenerimento rifiuti.
Si evidenzia tuttavia che, nonostante il proponente indichi la possibilità di estrarre calore ad uso
teleriscaldamento, il SIA non contiene ne un’analisi delle utenze potenzialmente interessabili dal
servizio ne una valutazione di fattibilità della rete. Considerato quindi che tale ipotesi non è
minimamente supportata da valutazioni tecniche ed economiche si ritiene che non possa essere
presa in considerazione quale misura di mitigazione degli impatti del progetto.
Inoltre si richiama l’attenzione sul fatto che l’efficacia di tale misura è una variabile importante tra
quelle da considerarsi nella scelta di localizzare nuova capacità di trattamento. A tale proposito
l’area circostante il termovalorizzatore – caratterizzata da Comuni di dimensioni medio-piccole e da
uno sviluppo urbanistico con predominanza di abitazioni monofamiliare e condomini di piccole
dimensioni - non sembra presentare la maggiore rispondenza, rispetto ad altre situazioni urbane
della Provincia, a tale criterio localizzativo.

Allegati:

Area di intervento di 2.5 km c.a. ove ricadono:


un corridoio ecologico primario, un corridoio ecologico secondario, delle aree boscate, due zone
periurbane su cui attivare il consolidamento ecologico, un Parco Regionale, un Parco Naturale, un Sito di
Importanza Comunitaria. (Dal PTCP della Provincia di Milano)
Incidenza visiva: l’impianto già attualmente interrompe la visuale della catena montuosa a nord, il
raddoppio comporterebbe un’ incidenza visiva ancora più negativa. (Foto: U. Bressan)
L’area di progetto, contrariamente a quanto indicato dal SIA, è prevalentemente agricola (Foto: U.
Bressan)
Area agricola, limitrofa all’impianto esistente, ove si localizzerebbe il raddoppio dell’inceneritore. (Foto:
U. Bressan)
Area agricola limitrofa all’impianto (Foto: U. Bressan)
Area agricola limitrofa all’impianto (Foto U. Bressan)
Nell’area adiacente l’impianto in ampliamento vi sono molte aziende agricole e zootecniche per un
numero complessivo di 2000 animali.
Il SIA afferma invece che “prevalgono le aziende di piccola dimensione, senza allevamento” (Foto: U.
Bressan)
L’area riveste una notevole valenza storico-archeologica: sito archeologico Sallianense (Foto: U. Bressan)
Monitoraggio Anfibi e Rettili
Societas Herpetologica Italica
Area di 2 km
Tutte specie protette ai sensi della l.r. 10/2008

SPECIE PR COMUNE LUOGO


BUFO BUFO MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
VIA PIAVE 8 MARGINE
BUFO VIRIDIS (1, 2, 4) MI VAPRIO D’ADDA STRADALE
BUFO VIRIDIS (1, 2) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
COLUBER VIRIDIFLAVUS (1,2) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
ELAPHE LONGISSIMA (1, 2, 3, 4) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
HYLA INTERMEDIA (2,4) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
HYLA INTERMEDIA (2,4) MI TREZZO SULL'ADDA CENTRALE ELETTRICA
LACERTA BILINEATA (1, 2) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
NATRIX NATRIX (2) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
PODARCIS MURALIS (1, 2) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
RANA DALMATINA (1, 2, 3, 4) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
RANA ESCULENTA (2) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
RANA ESCULENTA (2) MI TREZZO SULL'ADDA DIGA PRESSO CENTRALE
RANA ESCULENTA (2) MI TREZZO SULL'ADDA CENTRALE IDROELETTRICA
RANA ESCULENTA (2) MI TREZZO SULL'ADDA
RANA LATASTE (1, 2, 3, 4) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
TRITURUS CARNIFEX (1, 2,3, 4) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE
TRITURUS VULGARIS (2,3, 4) MI TREZZO SULL'ADDA OASI WWF LE FOPPE

1 = specie che richiedono una protezione rigorosa (all. IV Direttiva 92/43/CEE e D.P.R. 357/97)
2 = specie protette dalla Legge Regionale della Lombardia 10/2008 e DGR 7736/2008
3 = specie protette in modo rigoroso per le quali sono protetti gli habitat indispensabili alla sussistenza
(L.R. 10/2008 e DGR 7736/2008)
4 = specie prioritarie della Lombardia (DGR 4345/2001)
Mappaggio Uccelli

Autore: dott. Luciano Bani - Università degli Studi Bicocca


Pubblicato su “La Fauna selvatica in Lombardia - Rapporto 2008 su distribuzione, abbondanza e
stato di conservazione di uccelli e mammiferi” ,a cura di V. Vigorita e L. Cucè, Regione Lombardia,
2008.
In grassetto le specie di interesse conservazionistico

Area di 2 km dall’impianto
3 punti di ascolto

C euring Italiano N. individui


6650 Piccione selvatico 3
6700 Colombaccio 3
6870 Tortora 3
7950 Rondone 11
9760 Allodola 7
9920 Rondine (2) 12
10660 Scricciolo (2) 1
11040 Usignolo 1
11220 Codirosso (2) 1
11870 Merlo 16
12770 Capinera 7
13350 Pigliamosche (2) 3
14620 Cinciarella (2) 1
14640 Cinciallegra (2) 8
15673 Cornacchia grigia 8
15820 Storno 1
15912 Passero d'Italia 135
15980 Passero mattugio 3
16360 Fringuello 2
16400 Verzellino 4
16490 Verdone (2) 1
16530 Cardellino (2) 4

2 = specie che richiedono una protezione rigorosa (all. II Convenzione di Berna)


Mappaggio Uccelli
Area di 5 km dall’impianto
33 punti di ascolto

C euring Italiano N. individui


70 Tuffetto 1
90 Svasso maggiore 2
2310 Falco pecchiaiolo (1, 2, 3) 1
3040 Gheppio (2) 1
3670 Starna (1, 2, 3) 1
3700 Quaglia 3
3940 Fagiano comune 2
6650 Piccione selvatico 102
6700 Colombaccio 12
6840 Tortora dal collare 9
6870 Tortora 13
7240 Cuculo 2
7950 Rondone 123
8310 Martin pescatore (1, 2, 3) 1
8480 Torcicollo 1
9760 Allodola 26
9920 Rondine (2) 130
10010 Balestruccio (2) 28
10170 Cutrettola (2) 4
10190 Ballerina gialla (2) 2
10200 Ballerina bianca (2) 1
10660 Scricciolo (2) 3
10990 Pettirosso 2
11040 Usignolo 14
11220 Codirosso (2) 2
11390 Saltimpalo (2) 2
11870 Merlo 63
12200 Usignolo di fiume (2) 2
12600 Canapino (2) 1
12770 Capinera 30
13350 Pigliamosche (2) 7
14370 Codibugnolo (2) 2
14620 Cinciarella (2) 3
14640 Cinciallegra (2) 22
15150 Averla piccola (1, 2) 4
15490 Gazza 1
15673 Cornacchia grigia 51
15820 Storno 65
15912 Passero d'Italia 360
15980 Passero mattugio 128
16360 Fringuello 16
16400 Verzellino (2) 27
16490 Verdone (2) 13
16530 Cardellino (2) 20
18820 Strillozzo (2) 1

1 = specie che richiedono misure speciali di conservazione (all. 1 Direttiva 79/409/CEE)


2 = specie che richiedono una protezione rigorosa (all. II Convenzione di Berna)
3 = specie prioritarie in Lombardia (DGR 4345/2001)

L’incaricato per la valutazione del SIA


dott. nat. Umberto Bressan