Sei sulla pagina 1di 19

FISICA

INTRODUZIONE Grandezze fisiche e unit di misura Vi sono due sole grandezze che possono essere definite in modo semplice: - per il tempo la durata (o intervallo di tempo) tra due istanti di un fenomeno; - per lo spazio la distanza (o lunghezza) tra due punti. La durata di un fenomeno inizialmente era messa a paragone con l!alternarsi delle stagioni" il succedersi del giorno e della notte" cio# con avvenimenti apparentemente regolari (per $uesto denominati fenomeni periodici) che erano assunti come unit di misura. Gli orologi pi% precisi sono $uelli che utilizzano i rapidissimi fenomeni periodici che avvengono negli atomi. &n un orologio al cesio un cristallo di $uarzo # fatto oscillare in modo da ''accordare(( la fre$uenza del proprio moto a $uella dell!onda elettromagnetica che # emessa o assor)ita da atomi di cesio selezionati in maniera particolare. &nizialmente" si pensava che un secondo corrispondesse alla frazione * + ,-..//" dove ,-..// sono i secondi di cui # composta una giornata. 0uesta definizione venne a))andonata. 1econdo una convenzione internazionale del *2-3" un secondo (s) # l!intervallo di tempo durante il $uale avvengono 2.*24.-5*.33/ oscillazioni di un orologio al cesio. 6nalogamente" per misurare la distanza do))iamo confrontare $uesta distanza con una distanza campione che scegliamo come unit di misura. L!unit di misura della distanza # stata assunta come la distanza tra due sottili incisioni fatte su una )arra di platino-iridio conservata presso un museo di 7arigi. 7er8 il campione di distanza non poteva essere riprodotto con accuratezza sufficiente e si decise di utilizzare un fenomeno molto pi% sta)ile e preciso: la costanza della velocit della luce (c). La velocit di un lampo di luce nel vuoto #: c 9 422.324..:, m+s cio# circa 5//.///./// metri al secondo. 0uindi" un metro (m) # la distanza percorsa dalla luce nel vuoto in un 422.324..:,-esimo di secondo. L!ordine di grandezza 0uando parliamo di grandezze parliamo anche di ordini di grandezze . L!ordine di grandezza di un numero ; # una potenza di */" con esponente n intero" che approssima il numero: ordine di grandezza di ; 9 */n dove n # il numero intero pi% vicino a log */ ; " cio# all!esponente (<) da dare alla )ase */ per ottenere il numero ; . =sempio: $ual # l!ordine di grandezza del numero ,:/> log*/ ,:/ 9 4"25 ? 5 ordine di grandezza di ; 9 */5

=rrori di misura =sistono due tipi di errori di misura: - gli errori sistematici; - gli errori accidentali. Gli errori sistematici sono errori che si ripresentano in tutte le ripetizioni di una data misurazione. &l pi% delle volte" ripetendo le osservazioni" influiscono nello stesso senso (in eccesso o in difetto). 1ono errori dovuti a cause )en determinate" spesso legati agli strumenti di misura che si utilizzano. Gli errori accidentali sono errori che si ripresentano in ciascuna misurazione in modo imprevedi)ile e influiscono sul risultato della misura ora in un senso ora in un altro. 1pesso sono dovuti all!imperfezione imprevedi)ile degli strumenti e dei sensi dello sperimentatore. Grandezza vettoriale e scalare Le grandezze possono essere suddivise in: - grandezza vettoriale (o vettore); - grandezza scalare. @n vettore # caratterizzato da 5 elementi: *) direzione: cio# la retta che contiene il vettore; 4) verso: cio# il senso del suo moto (destra+sinistra); 5) modulo: cio# la lunghezza del segmento. La grandezza scalare " invece" # identificata da un numero. 7rendiamo in considerazione i vettori V e 0. =ssi sono due vettori uguali se hanno la stessa direzione" lo stesso verso e lo stesso modulo. 1e un vettore ha modulo zero (AVA9 / )" allora # un vettore nullo " dove direzione e verso sono indeterminati. Somma tra vettori a) 1e due vettori hanno la stessa direzione e lo stesso verso" la loro somma dar un ulteriore vettore con la stessa direzione" lo stesso verso e modulo pari alla somma dei moduli dei rispettivi vettori. B B 7 0 B B 7 0 C

)) 1e due vettori hanno lo stesso verso" ma direzione differente" il vettore somma sar la diagonale che si ottiene costruendo le parallele ai due vettori iniziali. 7 B 0 C

c) 1e i due vettori hanno la stessa direzione" ma verso opposto e moduli diversi" il vettore somma sar un vettore avente la stessa direzione" verso uguale a $uello del vettore di modulo maggiore e modulo uguale alla differenza tra il modulo maggiore e $uello minore. B 0 7 B 0 0 C B B 7 7

d) 1e i due vettori hanno la stessa direzione" lo stesso modulo" ma verso opposto" la loro somma dar un vettore nullo . Differenza tra vettori Donsiderati due vettori $ualsiasi V e E" la loro differenza sar data dalla somma tra il vettore V e il vettore opposto di E" ovvero V F E 9 V G (-E). C V -E B E

Prodotto di un vettore per uno scalare Hefiniremo vettore prodotto di uno scalare (o numero) I per un vettore V" $uel vettore avente la stessa direzione e lo stesso verso di V e modulo pari al prodotto di I per il modulo di V. =sistono due casi: &) &l caso in cui I # positivo" cio# I J C KL/M" e V N /" cio# non nullo; &&) &l caso in cui I # negativo e V N /. &n $uesto caso si prende in considerazione il valore assoluto di I (AIA). I AIA -I =sempio: Q IR 9 AIA se I P / Q(-5)R 9 A-5A9 5 se I O /

DESCRIZIONE DEL MOTO

La meccanica Lo studio del moto inizia con la cinematica" che ha l!o))iettivo di descrivere come si muovono gli oggetti" e prosegue con la dinamica" che si occupa delle cause del movimento. La distanza" la durata" la velocit e l!accelerazione sono i concetti principali di cui si serve la cinematica per classificare i diversi tipi di movimenti. 1upponiamo di avere un $ualsiasi oggetto che si muove su uno spazio a due dimensioni; si chiama traiettoria di un oggetto in movimento la linea che unisce tutte le posizioni attraverso le $uali esso # passato. 7er cominciare lo studio della cinematica nel modo pi% semplice possi)ile" parleremo spesso del moto di un punto materiale. Don $uesta espressione ci riferiamo a un oggetto cosS piccolo che pu8 essere considerato come un punto nel senso geometrico della parola. 7arleremo della posizione (s) occupata dal punto materiale sulla sua traiettoria e dell!istante (t) in corrispondenza del $uale esso assume $uella posizione. Taturalmente potremo essere interessati anche alla distanza (Us) percorsa in un intervallo di tempo (Ut). &ndichiamo con s/ la posizione iniziale del moto e con t / l!istante iniziale" la posizione s e l!istante t sono legati a Us e a Ut dalle relazioni: s 9 s/ G Us t 9 t/ G Ut Voto uniforme &n generale si dice che si ha un moto uniforme $uando il corpo percorre distanze Us uguali in intervalli di tempo Ut eguali" comun$ue siano piccoli $uesti intervalli di tempo. &n modo e$uivalente si pu8 anche dire che un moto # uniforme $uando le distanze Us che il corpo percorre sono direttamente proporzionali agli intervalli di tempo Ut che esso impiega a percorrerle. @n moto uniforme" che avviene su una traiettoria rettilinea" si chiama moto rettilineo uniforme. Dhiamiamo velocit (v) del moto uniforme il rapporto costante tra la distanza percorsa Us e l!intervallo di tempo Ut impiegato a percorrerla: v 9 Us + Ut La velocit # una grandezza derivata" definita come il rapporto tra due grandezze fondamentali: una lunghezza e un intervallo di tempo. Dome tale" la sua unit di misura nel 1.&.V # data in Wmetri al secondoX (m+s). La legge del moto uniforme 1upponiamo che un corpo si muove di moto uniforme" possiamo calcolare la sua velocit facendo il rapporto tra un Us $ualsiasi e il suo corrispondente Ut. 1e invece conosciamo la velocit" come si fa per sapere $uale distanza viene percorsa in un determinato intervallo di tempo> Yasta ricavare Us dalla formula della velocit" in modo da ottenere: Us 9 v Ut Tel moto rettilineo uniforme la legge del moto " cio# la relazione che lega gli istanti di tempo t e le posizioni s attraverso cui passa il corpo" pu8 essere espressa mediante una formula semplice. La relazione

s 9 s/ G Us tra la posizione s " la posizione iniziale s/ e la distanza percorsa diventa s 9 s/ G v Us 1ostituendo t F t/ al posto di Ut " si ottiene: s 9 s/ G v (t F t/) dove s/ # la posizione occupata dal corpo nell!istante iniziale t/ del suo moto. 1e s/ 9 / e t/ 9 / " la formula precedente diventa: s9vt Voto vario 1e un oggetto si muove di moto uniforme" percorre distanze uguali in intervalli di tempo eguali. Hi solito vediamo muoversi oggetti la cui velocit varia continuamente. @n moto nel $uale un punto materiale percorre distanze diverse in intervalli di tempo eguali si chiama moto vario. Tel moto uniforme la velocit ha un valore costante nel tempo. Tel moto vario" invece" il valore della velocit cam)ia da istante a istante. 0uindi" non avendo sempre una stessa velocit" si parla di velocit media (vm). &n generale" definiamo velocit media (vm) di u punto materiale in un dato intervallo di tempo Ut il rapporto tra la distanza Us percorsa e l!intervallo di tempo Ut impiegato a percorrerla: vm 9 Us + Ut Hefiniamo" invece" velocit istantanea (vist) di un punto materiale in un determinato istante il valore limite a cui tende la velocit media calcolandola su un intervallo di tempo sempre pi% piccolo. 7i% piccolo # l!intervallo considerato pi% esatta sar la misurazione. vist (6-Y) 9 Us6Y + Ut6Y vist (Y-D) 9 UsYD + UtYD vist (D-H) 9 UsDH + UtDH

&n un moto vario $ualsiasi la velocit del punto materiale cam)ia col passare del tempo" non in modo regolare. 6))iamo una variazione di velocit e $uindi un!accelerazione. Va $uesta grandezza ha negli istanti successivi un valore diverso.

0uindi" possiamo definire l!accelerazione media (am) in un determinato intervallo di tempo Ut come il rapporto tra la variazione di velocit Uv e l!intervallo di tempo Ut in cui avviene $uesta variazione: am 9 Uv + Ut L!accelerazione istantanea si definisce con un procedimento del tutto simile a $uello che a))iamo seguito per definire la velocit istantanea. Hefiniamo $uindi accelerazione istantanea (aist) in un determinato istante di tempo il valore limite a cui tende l!accelerazione media calcolandola in un intervallo di tempo sempre pi% piccolo. Voto uniformemente accelerato &n un moto vario il valore della velocit cam)ia da istante a istante. La rapidit con cui varia la velocit istantanea viene espressa $uantitativamente con il concetto di accelerazione. &n generale si ha un moto uniformemente accelerato $uando la velocit del corpo varia di $uantit Uv eguali in intervalli di tempo Ut eguali" comun$ue siano piccoli $uesti intervalli di tempo. &n modo e$uivalente si pu8 anche dire che un moto # uniformemente accelerato $uando le variazioni di velocit Uv sono direttamente proporzionali agli intervalli di tempo Ut nei $uali esse avvengono. Dhiamiamo accelerazione (a) del moto uniformemente accelerato $uesto rapporto tra la variazione di velocit Uv e l!intervallo di tempo Ut nel $uale essa avviene: a 9 Uv + Ut Tel 1.&.V. l!unit di misura dell!accelerazione # data in Wmetri al secondo $uadratoX (m+s4). Tel caso in cui il punto materiale effettua un partenza da fermo all!istante zero" la velocit sar data dall!e$uazione: v9at =saminiamo ora un caso un po! pi% complesso. 1upponiamo che il corpo a))ia all!istante t 9 / una certa velocit iniziale (v/) e che da $uell!istante in poi la sua velocit istantanea aumenti uniformemente con una certa accelerazione. Tonostante la velocit non sia proporzionale all!istante di tempo" si tratta pur sempre di moto uniformemente accelerato. &nfatti" l!accelerazione si mantiene costante nel tempo. &n generale" la velocit (v) di un punto che si muove di moto uniformemente accelerato con accelerazione (a) e che ha una velocit iniziale (v/) sar" dopo t secondi" pari a: v 9 v/ G a t La legge del moto uniformemente accelerato 7er ricavare la legge del moto uniformemente accelerato facciamo un passo indietro e ritorniamo al moto uniforme. 1e rappresentiamo $uesto movimento in un diagramma velocittempo" otteniamo una retta orizzontale" perchZ la velocit rimane costante. La legge del moto uniforme " nel caso di partenza da fermo" si scrive nella forma: s9vt =ssa pu8 essere interpretata come l!area del rettangolo che si viene a formare.

L!area di $uesto triangolo pu8 essere calcolata in modo semplice come la met del prodotto della lunghezza t della )ase per l!altezza v 9 a t . 0uindi: s9[vt \ s 9 [ a t4 7ossiamo ora ricavare la legge del moto anche nel caso in cui la velocit iniziale v / sia diversa da zero. 6nche in $uesto caso la posizione dell!oggetto # rappresentata dall!area del trapezio. 7oichZ si tratta di un trapezio: v G v/ s9 t 4 H!altra parte sappiamo che: v 9 v/ G a t 1ostituendo al posto di v la sua espressione v/ G a t " otteniamo: v/ G v/ Ga t s9 4 cio# s 9 v/ t G [ a t4 1e" poi" all!istante iniziale t 9 / l!oggetto non si trova nella posizione s 9 /" la formula diventa: s 9 s/ G v/ t G [ a t4 &n sintesi" le formule fondamentali del moto uniformemente accelerato sono: v 9 v/ G a t s 9 s/ G v/ t G [ a t4 t s 9 [ at ] t

Voto circolare uniforme &l moto circolare uniforme # un )uon modello per descrivere il movimento dei satelliti. 1i definisce moto circolare uniforme un moto che avviene su una circonferenza" a velocit scalare costante. &n $uesto modo il punto materiale percorre archi uguali in intervalli di tempo eguali. L!intervallo di tempo ^ durante il $uale il punto materiale compie un giro completo si chiama periodo. 1upponiamo che il periodo sia uguale a *+. di secondo. Hopo * secondo l!oggetto # ripassato . volte per la posizione iniziale. =sprimiamo $uesto fatto dicendo che la frequenza del moto # di . giri al secondo. La fre$uenza (f) # definita come il numero di giri che il punto materiale compie nell!unit di tempo. La fre$uenza # l!inverso del periodo: f9*+^ ^9*+f 1e l!unit di misura del tempo # il secondo" allora la fre$uenza si misura in Wgiri al secondoX" ovvero _ertz (_z). L!hertz # $uindi la fre$uenza di un moto circolare che ha un periodo di * secondo. Halla formula precedente si vede che: * _z 9 * s -* Hire" per esempio" che un moto circolare uniforme ha la fre$uenza di *// _z" vuol dire che il suo periodo # di *+*// di secondo. La velocit scalare (v)" che rimane sempre costante" si ottiene dividendo la lunghezza di $ualsiasi tratto di circonferenza per l!intervallo di tempo che il punto impiega a percorrerlo. 7er esempio" l!intera circonferenza (lunga 4`r) viene percorsa in un intervallo di tempo eguale a un periodo. 0uindi la velocit scalare #: v 9 4`r + ^ ^ 9 4`r + v

I PRINCIPI DELLA DINAMICA La dinamica La dinamica # $uella parte della meccanica che si propone di determinare il movimento di un oggetto $uando si conoscono le forze a cui esso # sottoposto. La dinamica parte da tre principi" che sono il risultato di innumerevoli osservazioni sperimentali e che sono come i pilastri su cui si eleva la sua costruzione teorica: *) primo principio" o principio di inerzia; 4) secondo principio" o legge fondamentale della dinamica; 5) terzo principio" o principio di azione e reazione. *) 7rimo principio della dinamica L!esperienza di tutti i giorni induce a pensare che per mantenere un oggetto in movimento )isogna applicargli continuamente una forza. @n!automo)ile si muove perchZ c!# il motore che la spinge. 1e si spegnesse il motore" l!automo)ile si ferma. 1em)ra $uindi che vi sia una stretta relazione tra la forza e la velocit. 1i tratta per8 di un falso indizio. Ventre un!automo)ile sta andando a *// am+h spegniamo il motore. L!automo)ile non si ferma immediatamente" ma continua ancora a muoversi per un tratto di strada" perdendo lentamente velocit. 1iccome il motore # spento" possiamo essere certi che non c!# alcuna forza che spinge in avanti l!automo)ile. 7erchZ allora continua a muoversi> 7roseguiamo nel nostro esperimento. 1e rendiamo la strada pi% liscia e ingrassiamo i cuscinetti delle ruote" la distanza che percorre l!automo)ile a motore spento aumenta. 1e poi fosse possi)ile togliere completamente l!aria" l!automo)ile proseguire))e per un tratto ancora pi% lungo. 1ono $uindi gli attriti che fanno perdere velocit all!automo)ile. 0uanto pi% riusciamo a ridurli" tanto pi% lentamente diminuir la velocit iniziale. b evidente che non sar mai possi)ile eliminarli del tutto. &n altri termini" tutti gli oggetti tendono naturalmente a muoversi a velocit costante. 0uesta tendenza si chiama inerzia. Galileo giunse alla scoperta di $uella che egli pose come Lex Prima tra gli assiomi del moto e che noi oggi chiamiamo primo principio della dinamica. &l primo principio della dinamica (o principio di inerzia) # costituito da due affermazioni: a) se la forza totale applicata su un punto materiale # uguale a zero" allora esso si muove a velocit costante; )) se un punto materiale si muove a velocit costante" allora la forza totale che su)isce # uguale a zero. 4) 1econdo principio della dinamica 1e applichiamo a uno stesso oggetto forze diverse" la sua accelerazione cam)ia. 0uanto pi% grande # la massa di un corpo" tanto maggiore # la forza che occorre applicargli per metterlo in moto con una data accelerazione. 7ossiamo $uindi interpretare la massa come una misura dell!inerzia" cio# della resistenza che il corpo oppone al tentativo di accelerarlo. La relazione che lega la massa di un oggetto" la forza che gli # applicata e l!accelerazione che su)isce pu8 essere scritta nella forma: c9ma =ssa esprime il secondo principio (o principio fondamentale della dinamica)" ovvero che l!accelerazione di un punto materiale # in ogni istante direttamente proporzionale alla forza applicata; la forza e l!accelerazione hanno sempre la stessa direzione e lo stesso verso.

0uesto principio vale soltanto in sistemi di riferimento inerziali. Tel 1.&.V. il nedton (T) # la forza che imprime alla massa di * ag l!accelerazione di * metro al secondo ogni secondo (* m+sR): * T 9 * ag ] * m+sR 5) ^erzo principio della dinamica Bgni volta che osserviamo una forza applicata a un oggetto c!# sempre $ualcosa (o $ualcuno) che la sta esercitando. Va non si tratta di un!azione che avviene in un unico senso" per cui soltanto uno dei due oggetti esercita la forza e l!altro la su)isce. L!influenza # sempre reciproca. 1e 6 provoca una forza su Y" anche Y provoca una forza su 6. cacciamo un esempio: una calamita che attrae una sfera di metallo. 6 prima vista viene da pensare che la forza agisca in un senso solo" dalla calamita sulla sfera. &n effetti" se mettiamo vicini sopra un tavolo $uesti due oggetti" chi si mette in movimento # la sfera di metallo e non la calamita. Va ancora una volta sono le forze di attrito che seminano indizi falsi e fuorvianti. Cipetiamo l!esperienza riducendo il pi% possi)ile l!attrito tra i due oggetti e il tavolo. Ton appena li mettiamo vicini" osserviamo che tutti e due si mettono in movimento. Di8 significa che anche la sferetta attrae la calamita. &l terzo principio della dinamica (o principio di azione e reazione) affermare proprio che $uando un oggetto 6 esercita una forza su un oggetto Y" anche Y" a sua volta" esercita una forza su 6. Le due forze hanno la stessa intensit e direzione" e versi opposti. ^ale principio pu8 essere espresso dalla formula: c di 6 su Y 9 - c di Y su 6

LA CONSERVAZIONE DELLA QUANTITA DI MOTO E DEL MOMENTO ANGOLARE La $uantit di moto &mmaginiamo di appoggiare un fucile su una superficie ghiacciata. 0uando premiamo il grilletto il proiettile parte" ma anche il fucile viene sparato all!indietro. & gas caldi che si formano dentro la canna per effetto dell!esplosione spingono in avanti l proiettile e indietro il fucile. 7er comprendere $uesto fenomeno e vedere se vi # $ualcosa che rimane costante" riproduciamo una versione semplificata dell!esplosione" usando due dischi a ghiaccio secco. Li scegliamo di massa diversa e tra di essi sistemiamo una lamina elastica" che teniamo compressa legandola con un filo. 0uando tagliamo il filo" la lamina si distende e i due dischi si mettono in moto partendo lungo la stessa direzione in versi opposti. &l disco di massa minore si comporta come il proiettile" mentre l!altro fa la parte del fucile. & due dischi si muovono a velocit costante; si nota anche che il disco di massa pi% piccola si muove pi% velocemente dell!altro. Visurando le distanze percorse" si ricava che il disco di massa pi% piccola (m* 9 4"/ ag) ha velocit (v* 9 /"., m+s); il disco di massa maggiore (m 4 9 5"2 ag) si muove invece a velocit (v4 9 /"4. m+s). Voltiplicando la massa di ciascun disco per la velocit che ha ac$uisito" m* v* 9 4"/ ] /"., 9 /"2- ag ] m+s e m4 v4 9 5"2 ] /"4. 9 /"2. ag ] m+s scopriamo che i due prodotti hanno valori $uasi eguali. 1e attri)uiamo la piccola differenza a errori sperimentali" possiamo scrivere: m* v* 9 m4 v4 7oichZ la velocit # un vettore e i due dischi si muovono nella stessa direzione in versi opposti" la formula precedente diventa: m* v* 9 - m4 v4 Dhiamiamo $uantit di moto il prodotto p9mv della massa (m) del corpo per la velocit (v) a cui si muove. Le $uantit di moto dei due dischi hanno allora la stessa intensit e direzione" e versi opposti. La legge conservazione della quantit di moto &l tavolo da )iliardo ci permette di verificare la conservazione della $uantit di moto in un altro caso. 1eguiamo il movimento di una )iglia rossa che va a urtare una )iglia )lu inizialmente ferma. La $uantit di moto del sistema non cam)ia a causa dell!urto. La collisione ha avuto l!effetto di distri)uire diversamente tra le )iglie il vettore $uantit di moto totale del sistema: (prossa) inizio G (p)lu) inizio 9 (prossa) inizio G / \ (prossa) fine G (p)lu) fine =nunciando la legge di conservazione della $uantit di moto" possiamo $uindi dire che la $uantit di moto totale di un sistema isolato di corpi si conserva" cio# rimane costante nel tempo.

&l momento angolare La $uantit di moto si # rivelata una grandezza molto utile nel descrivere i processi di urto. 7er i moti rotatori esiste una grandezza analoga" che in determinate condizioni si conserva: il momento angolare. Donsideriamo un sistema formato da un pianeta di massa (m) che descrive un!or)ita circolare attorno a una stella di massa (V) molto maggiore di (m). D!# una grandezza che si conserva durante il movimento del pianeta> 1icuramente non # la sua $uantit di moto" la $uale varia continuamente. 1i scopre che la $uantit che rimane invariante # il vettore L9mr]v9r]p L prende il nome di momento angolare (o momento della $uantit di moto) di una particella rispetto a un punto. 7er la definizione di prodotto vettoriale la sua direzione # perpendicolare al piano che contiene v e r " il suo verso # dato dalla regola della mano destra e il suo modulo # espresso dalle formule: L 9 m v r 9 m v r sen e dove e # l!angolo formato da $uesti due vettori. =ssendo definito come una massa per una $uantit di moto" nel 1.&.V. il momento angolare si misura in (ag ] mR+s). nel caso pi% semplice" in cui r e v sono perpendicolari tra loro" la formula precedente diventa: L9mvr

LA GRAVITAZIONE Le leggi di feplero l!idea che il 1ole" e non la ^erra"sia al centro dell!@niverso # stata avanzata dal matematico e astronomo polacco Ticol8 Dopernico. 1uccessivamente feplero" adottando il punto di vista di copernicano" scoprS alcune importanti regolarit del moto dei pianeti e li condens8 in tre semplici leggi sperimentali. Prima legge di Keplero: le or)ite descritte dai pianeti intorno al 1ole sono ellissi di cui il 1ole occupa uno dei due fuochi. 7er definizione" l!ellissi # il luogo dei punti del piano per i $uali la somma delle distanze da due punti fissi (detti fuochi) ha un valore fissato. ^ale valore # l!asse maggiore dell!ellisse. La velocit con cui un pianeta percorre l!or)ita non # costante. 7i% precisamente: Seconda legge di Keplero: il raggio vettore che dal 1ole va a un pianeta spazza aree uguali in intervalli di tempo eguali. &l raggio vettore # il segmento che congiunge il 1ole con la posizione in cui si trova il pianeta. 0uesta legge afferma in sostanza che il pianeta si muove pi% velocemente lungo la sua or)ita ellittica $uando si trova vicino al 1ole. La sua velocit nel perielio # $uindi maggiore che nell!afelio. La terza legge mette in relazione le distanze dei pianeti dal 1ole e l!intervallo di tempo che essi impiegano per compiere un!intera or)ita" cio# i loro periodi di rivoluzione. Terza legge di Keplero: il rapporto tra il cu)o del semiasse maggiore dell!or)ita e il $uadrato del periodo di rivoluzione # lo stesso per tutti i pianeti. &n altri termini" per $ualsiasi pianeta ag+^R9f dove a # il semiasse maggiore dell!or)ita del pianeta attorno al 1ole" ^ il suo periodo di rivoluzione e f una costante" uguale per tutti i pianeti che or)itano intorno al 1ole. &solando ^" otteniamo: ^R9ag+f 1e aumenta il semiasse maggiore a dell!or)ita del pianeta" aumenta anche il suo periodo di rivoluzione. Di8 significa che l!WannoX di un pianeta # tanto pi% lungo $uanto pi% il pianeta # lontano dal 1ole. La legge della Gravitazione @niversale Hal principio di inerzia sappiamo che un oggetto in movimento" su cui non # applicata alcuna forza" continua a muoversi in linea retta e a velocit costante. &l fatto che i pianeti non si muovono in linea retta indica che su di essi agisce una forza. Gi sappiamo che $uesta forza # l!attrazione di gravit della ^erra. Tedton fece l!ipotesi che l!intensit c della forza gravitazionale con cui si attraggono due punti materiali di massa inerziale m* e m4 che si trovano a una distanza r " sia data da: c 9 G (m* ] m4 + r R) dove G si chiama costante di gravitazione universale ed # una $uantit che ha sempre lo stesso valore per tutti i corpi. La legge di gravitazione universale" $uindi" afferma che la forza con cui si attraggono due corpi dipende dalle loro masse inerziali e dalla distanza a cui si trovano. =! tanto pi% grande $uanto pi% sono grandi le masse in gioco e diminuisce se i due corpi si allontanano.

&l valore della costante G L!espressione della costante G si ricava dalla legge di gravitazione: G 9 c (r R + m* ] m4) Tedton determin8 il valore di G nel caso della forza che agisce tra la ^erra e un oggetto di massa nota che trovi sulla sua superficie. =gli calcol8 poi la massa della ^erra supponendo che il suo raggio fosse di -/// am e che la sua massa fosse pari a cin$ue volte $uella di un uguale volume di ac$ua: m1 # la massa della ^erra" m2 # la massa dell!oggetto" r # il raggio della ^erra e 9 m4 g # il peso dell!oggetto. Tedton trov8 cosS: G 9 - h */ -** T ] mR+ agR Bggi il valore pi% attendi)ile di G #: G 9 -"-3 h */ -** T ] mR+ agR Donoscendo G" siamo ora in grado di calcolare la forza con cui si attraggono due masse. 1e almeno una delle masse in gioco # consistente" la forza non # pi% trascura)ile. @n sasso di * ag di massa e la ^erra si attraggono con una forza: (* ag) ] (:!2, h */-4. ag) c 9 - h */ -** T ] mR+ agR h (-"53: h */- m)R Ha $uesto risultato otteniamo il valore dell!accelerazione di gravit: a 9 c + m 9 2",* T + * ag 9 2",* m+sR 6))iamo cosS ricavato il )en noto valore dell!accelerazione gravitazionale (g) a cui sono soggetti tutti i corpi che si trovano sulla ^erra. 9 2",* T

IL LAVORO E LENERGIA L! =nergia &ntuitivamente possiamo pensare all!energia come a $ualcosa che si trasforma continuamente e che pu8 essere utilizzato per compiere lavori utili. &n una centrale idroelettrica" per esempio" l!energia di posizione dell!ac$ua contenuta in un lago di montagna si trasforma per caduta in energia di movimento e poi in energia elettrica. &l Lavoro di una forza costante parallela allo spostamento @na persona che stando ferma tiene in mano una valigia" anche se fa fatica" non compie lavoro. 7erchZ una forza che agisce su un corpo compia lavoro # necessario che il punto in cui essa # applicata su)isca uno spostamento. 0uindi" sollevando la valigia l!uomo compie lavoro" perchZ muove verso l!alto il punto di applicazione della forza. &n $uesta situazione il lavoro (E) compiuto dalla forza costante " mentre l!oggetto si sposta di una lunghezza s " # uguale al prodotto dell!intensit della forza per il valore dello spostamento: !9cs Tel 1.&.V l!unit di misura del lavoro # il ioule (j). * j # il lavoro compiuto da una forza di * T $uando il suo punto di applicazione si sposta di * m (in direzione della forza). 1e" per esempio" il sasso ha una massa di * ag" la forza di gravit che lo attrae verso il suolo #: 7 9 m g 9 * ag ] 2", m+sR 9 2", T 7er una caduta di 5 m" la forza di gravit compie un lavoro: E 9 c s 9 2", T ] 5 m 9 42 j =sistono due tipi di lavoro: - lavoro motore: in cui la forza e lo spostamento hanno lo stesso verso; - lavoro resistente: in cui la forza e lo spostamento hanno verso opposto. 6l lavoro motore attri)uiamo un segno positivo" mentre a $uello resistente un segno negativo. Va esiste anche il caso in cui la forza e lo spostamento hanno direzioni diverse. 7ensiamo per esempio a un cane che tira verso il )asso il guinzaglio mentre corre in avanti. 7ossiamo scomporre la sua forza c " che applicata sulla mano dell!uomo" in due componenti: c* parallelo e c4 perpendicolare alla direzione dello spostamento. c *" che ha la direzione e il verso di s " compie un lavoro: E* 9 c* s &l lavoro di c4" invece" # per definizione uguale a zero" perchZ il punto su cui # applicata la forza (la mano) non su)isce alcuno spostamento in direzione di c4 (cio# verso il )asso): E4 9 / &l lavoro compiuto dalla forza c # $uindi eguale al lavoro compiuto dal suo componente nella direzione dello spostamento: E 9 E* G E4 9 E* 9 c* s

&n generale possiamo affermare che il lavoro di una forza costante applicata a un oggetto # uguale al prodotto dello spostamento per la proiezione perpendicolare della forza sulla direzione dello spostamento. =sso pu8 anche essere scritto un!altra forma: E 9 c* s 9 c s ] cos e dove e # l!angolo formato dai vettori forza e spostamento. &l Lavoro di una forza varia)ile =saminiamo adesso il caso in cui la forza non # costante" cio# cam)ia mentre il corpo si sta spostando. 0uesto succede" per esempio" $uando comprimiamo o tiriamo una molla. 1e la comprimiamo a velocit costante" do))iamo esercitare sulla molla una forza eguale e contraria a $uella che tende a riportarla nella posizione di e$uili)rio: c nostra 9 a s &n $uesto caso il lavoro non # uguale al prodotto della forza per lo spostamento. 0uando la forza # costante" possiamo interpretare il lavoro come l!area del rettangolo che ha )ase s e altezza c nel diagramma forza-spostamento. Tel caso della molla il lavoro che compiamo # uguale all!area del triangolo di )ase s e altezza a s . &l nostro lavoro # $uindi uguale a: E 9 [ s ] (a s) 9 [ a sR 0uesto lavoro" preso con il segno negativo" # anche uguale a $uello che compie la molla contrastando la nostra forza mentre la comprimiamo. 0uando la molla ritorna alla posizione di e$uili)rio" compie un lavoro: E 9 [ a sR =guale a $uello che a))iamo fatto noi per comprimerla.

corze conservative e dissipative &l lavoro che compie la forza di gravit dipende soltanto dal punto da cui parte l!oggetto e dal punto a cui arriva. Ton dipende invece dal percorso che ha seguito. 0uando il lavoro che compie una forza no dipende dal cammino" ma soltanto dal punto di partenza e da $uello di arrivo" si dice che la forza # conservativa. La forza di gravit # $uindi una forza conservativa. @na tipica forza dissipativa" cio# non conservativa" #" per esempio" la forza di attrito. 7oichZ # sempre diretta in senso contrario allo spostamento" essa compie un lavoro resistente (negativo).

La 7otenza @n uomo che deve portare una valigia dal piano terreno al $uinto piano pu8 prenderla in mano e portarla lentamente su per le scale. Bppure pu8 metterla nell!ascensore. 1e" per esempio" la valigia ha massa pari a */ ag e il $uinto piano si trova a 4/ m dal suolo" l!uomo o l!ascensore compiono un lavoro pari a: E 9 c s 9 */ ag ] 2", m+sR ] 4/ m 9 4 h */ 5 j L!uomo che sale le scale compie lavoro lentamente" mentre l!ascensore lo compie rapidamente. &n altri termini" il motore dell!ascensore # pi" potente dell!uomo. 7er esprimere $uanto # potente un uomo o un ascensore # necessario conoscere il tempo che ognuno di essi impiega a compiere un dato lavoro. &n generale si chiama potenza (7) di un sistema fisico che compie un certo lavoro il rapporto tra il lavoro e l!intervallo di tempo impiegato a compierlo: P 9 UE + Ut L!unit di misura di $uesta grandezza nel 1.&.V. # il datt (E): * datt # la potenza sviluppata da una forza che compie il lavoro di * ioule in * secondo: *E9*j+*s 1i sviluppa una potenza di circa * E $uando si solleva di * m il peso di una massa di *// g (circa * T) in * s. la potenza dalle automo)ili viene misurata spesso in cavalli vapore (DV): * DV 9 35: E 9 /"35: aE L!=nergia cinetica &mmaginiamo di spingere una slitta inizialmente ferma su un lago ghiacciato. 0uando smettiamo di spingerla la slitta ha ac$uisito una velocit v " che continua poi a mantenere per il principio di inerzia" poichZ gli attriti sono trascura)ili. 1ottoposta a una forza costante" la slitta si muove durante lo spostamento s di moto uniformemente accelerato con accelerazione: a9c+m dove m # la sua massa inerziale. 6ll!istante t " $uando cessa la nostra spinta" il suo spostamento e la sua velocit sono: s9[atR &l lavoro che a))iamo compiuto #: E 9 c s 9 m ] a [ a t R 9 [ m ] (a t R) 1ostituendo la velocit v al posto di a t " otteniamo: E9[mvR e v9at

Dhiamiamo il prodotto f9[mvR energia cinetica del corpo. 1i tratta di una grandezza scalare" che si misura in ioule (j) come il lavoro. 1e il lavoro # positivo" l!energia cinetica aumenta; se invece il lavoro # negativo l!energia cinetica diminuisce. &n generale" il lavoro compiuto dalla forza # uguale alla variazione di energia cinetica del corpo: E 9 f finale F f iniziale 9 Uf L!=nergia potenziale gravitazionale 1appiamo che su tutti i corpi che si trovano in prossimit della superficie terrestre agisce la forza-peso 79mg dove g # l!accelerazione di gravit. Donsideriamo un oggetto fermo" che si trova all!altezza z * rispetto a una $uota di riferimento scelta da noi. =sso non ha energia cinetica; per8 se cade per un tratto h " fino all!altezza z4 9 z* F h " la forza-peso compie su di esso un lavoro: E *F4 9 7 h DosS" $uando giunge alla $uota z4 " l!oggetto possiede un!energia cinetica che all!inizio non aveva. &n altri termini" un oggetto che si trova in una posizione elevata ha una capacit di compiere lavoro a causa della forza di gravit che lo attrae verso il )asso. 0uesta energia" che dipende soltanto dalla posizione" si chiama energia potenziale gravitazionale. &n particolare definiamo l!energia potenziale (@*) come il lavoro che la forza F peso compie su di esso nel farlo passare dall!altezza z* all!altezza z4 : @* 9 E *F4 9 7 h 0uindi" $uando si trova nel punto di arrivo" l!oggetto ha un!energia potenziale @4 9 / . 1iccome l!energia potenziale pu8 essere definita anche per le altre forze conservative" diverse dalla forza-peso" riepiloghiamo tutte $ueste idee nel caso di una forza c generica: se un oggetto passa dal punto 6 al punto Y sotto l!azione di una forza conservativa c " definiamo la differenza di energia potenziale U@6Y 9 @6 F @Y eguale al lavoro fatto dalla forza c nel passaggio da 6 a Y: U@6Y 9 E6Y una volta scelta una condizione di zero" si chiama energia potenziale in 6 il valore della differenza di energia potenziale tra 6 e la situazione di riferimento: U@6C 9 @6 F @C 9 @6 F / 9 @6

L!=nergia potenziale elastica Di sono anche altri tipi di energia potenziale. @n esempio # costituito dall! energia potenziale elastica; infatti" si dimostra che la forza elastica # conservativa. @na molla" che # stata compressa di un tratto s " ha la capacit di compiere un lavoro ritornando nella posizione di e$uili)rio. &l lavoro che compie #: E 9 [ a sR 7er definizione" $uesta # la differenza di energia potenziale @(s) F @(s 9 /) tra la condizione in cui la molla # compressa di un tratto s e $uella in cui la compressione della molla # nulla. 7ossiamo dire che la molla" $uando # compressa per un tratto s " ha una energia potenziale elastica: @(s) 9 [ a sR 0uindi" il lavoro che compie la forza elastica della molla" per spostare il corpo da una distanza s* a una distanza s4 rispetto alla posizione di e$uili)rio (s 9 /)" # uguale alla differenza di energia potenziale elastica tra $ueste due posizioni: E *-4 9 @(s*) F @(s4) 9 [ a s*R - [ a s4R La legge di conservazione dell!energia meccanica L!energia cinetica e l!energia potenziale sono le due forme sotto cui si pu8 presentare l!energia meccanica. Hurante il moto di un oggetto esse assumono valori che" in generale" cam)iano da istante a istante. 7er esempio" $uando un sasso cade" la sua energia cinetica aumenta (perchZ cresce la velocit) e $uella potenziale gravitazionale diminuisce (perchZ l!altezza del sasso diminuisce). Va nonostante $ueste grandezze cam)ino continuamente" c!# $ualcosa che rimane costante. =! l!energia meccanica" cio# la somma dell!energia cinetica e di $uella potenziale. Donsideriamo la caduta di un sasso" trascurando l!attrito dell!aria. 6 e Y sono due posizioni $ualsiasi attraverso le $uali il sasso passa mentre sta cadendo. &l lavoro che la forza di gravit compie mentre il sasso cade # uguale all!aumento di energia cinetica E 6Y 9 f(z Y) F f(z 6) e anche alla diminuzione di energia potenziale gravitazionale E 6Y 9 @(z 6) F @(z Y) 7ossiamo allora eguagliare i secondi mem)ri delle due formule precedenti e ottenere: f(z Y) F f(z 6) 9 @(z 6) F @(z Y) f(z Y) F @(z Y) 9 f(z 6) F @(z 6) 1iamo cosS arrivati alla conclusione che durante la caduta la soma dell!energia potenziale gravitazionale e di $uella cinetica rimane costante" ovvero si conserva: f(z) F @(z) 9 costante 9 = &nfatti" la legge di conservazione dell!energia meccanica dice che se le forze che agiscono in un sistema isolato sono tutte conservative" la somma dell!energia cinetica e dell!energia potenziale totale si mantiene costante durante il moto.