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Sebastiano Inturri

Frustrazione ed aggressivit

Roma, 8 ottobre 2008

AVVERTENZA Il sottoscritto non un dottore in Psicologia. Pertanto questa breve monografia non vuole avere carattere di ufficialit, bens costituire una forma di libera espressione del pensiero su un argomento particolarmente sentito. Inoltre per le persone che hanno o che sentono di avere dei problemi psicologici, le informazioni qui contenute non escludono la necessit di rivolgersi a uno specialista in materia. Le informazioni di carattere medico-scientifico sono state tratte, in particolare, dal libro Psicologia generale, autore Renzo Canestrari (Clueb Editrice, Bologna 1984), e dal sito internet www.psicologiitalia.it. Lautore

PRESENTAZIONE La presente monografia divisa in due parti: la prima riguarda il tema della frustrazione e aggressivit dal punto di vista medico-scientifico. Poich, come ho precisato nellavvertenza, non ho la laurea in Psicologia, per trattare largomento mi sono avvalso della consultazione di libri e siti internet; nella seconda, invece, ho esposto dei miei suggerimenti su quello che considero il corretto atteggiamento da assumere di fronte alle inevitabili frustrazioni che tutti incontriamo. Tali suggerimenti non li do con la presunzione che siano i migliori che si possano dare. Sono infatti consapevole del fatto che quasi ogni persona sia convinta che la propria filosofia di vita sia la pi giusta, e perci pensa di non aver bisogno di consigli altrui, e quindi neanche dei miei. Io per ritengo che nessuno possa essere completamente sicuro che il proprio pensiero sia infallibile, in quanto la vita una crescita continua, e ci che fino a ieri gli appariva come una regola di vita certa perch pienamente collaudata, oggi o domani, in virt di ulteriori arricchimenti della propria cultura e della propria esperienza, gli potrebbe far sorgere qualche dubbio. Inoltre sostengo che il progresso sia basato, oltre che su altri valori, anche sullo scambio continuo delle conoscenze e delle opinioni tra gli individui; pertanto ci che Tizio non sapeva perch non aveva fatto in tempo a impararlo o perch gli era sfuggito, glielo pu insegnare oppure glielo pu far notare Caio.

Introduzione
LA RICERCA DELLA FELICIT Nellopera intitolata Etica Nicomachea Aristotele afferma che: Ogni azione umana mira a raggiungere un bene, e il pi alto dei beni la felicit. Ma non tutti intendono la felicit allo stesso modo. Anzi, spesso la medesima persona muta il suo concetto di felicit in base al mutare degli eventi: quando ammalata, la felicit per lei la salute; quando povera, la felicit la ricchezza; e cos via. Secondo Arthur Schopenhauer, filosofo nato a Danzica il 22 febbraio 1788 e morto a Francoforte sul Meno il 21 settembre 1860, i nove decimi della felicit dipendono dalla salute; a tal proposito egli nel suo libro intitolato Aforismi sulla saggezza di vivere scrive: Un mendicante sano pi felice di un re malato. Secondo me la ricerca della felicit consiste solo ed esclusivamente nella ricerca della salute, dove per salute si intende sia quella fisica sia quella mentale. Tutti gli altri fattori, tra i quali lamore, la famiglia, lamicizia, il denaro, il lavoro, il successo sono solo dei mezzi per ottenere un livello il pi alto possibile di salute. Persino chi, come san Francesco, rinuncia a qualunque bene mondano, in fin dei conti lo fa, anche se spesso consciamente non se ne rende conto, per essere felice; infatti, se da un lato la salute fisica delle persone come il Santo di Assisi, a causa delle rinunce, destinata a peggiorare, dallaltro lato esse provano un intenso godimento interiore (che si traduce in un beneficio per la salute mentale), prodotto dallintima convinzione di agire per alti e nobili ideali di vita. Per tali persone, quindi, la felicit dellanimo compensa linfelicit del corpo. Ci sono persone che tendono a puntare pi alla soddisfazione del ventre e dei sensi: sono coloro che amano le cene frequenti al ristorante, il sesso facile, la vita oziosa, le serate in discoteca, ecc. Tuttavia, le risorse fisiche sono come il denaro conservato in banca: se si prelevano ma non si rimpinguano, si assottigliano e si esauriscono. Perci, se si vuole godere di buona salute occorre averne cura e seguire condotte di vita che la preservino. Nella scelta dei cibi, basarsi pi sulla loro genuinit che sullappetibilit, una di queste strategie. Noi siamo quello che mangiamo; perci logico che meglio mangiamo, meglio stiamo. Anche praticare regolarmente attivit fisica ed evitare abitudini insane, come quella di fumare, rientrano tra i requisiti necessari per godere di buona salute. Per ottenere i beni materiali e immateriali che ci consentono di vivere bene (oltre ai cibi, una casa confortevole, cure mediche di buon livello, ecc.) importante disporre di unadeguata quantit di denaro. NellEtica Nicomachea, per, Aristotele afferma che La vita dedicata alla ricerca del guadagno non pu considerarsi diretta alla felicit, perch il denaro ha un valore solo in quanto strumento per raggiungere altre mete. Infatti, un bene pu definirsi perfetto quando lo si sceglie per s stesso e mai in vista di un altro. Altre persone, invece, ricercano la felicit soprattutto nellarricchimento culturale: il cosiddetto piacere di saperlo, il quale il desiderio di scoprire ci che ci circonda o di spiegarsi i tanti perch della vita.

Alcune persone coltivano pi di altre gli ideali e i valori in cui credono, tra cui, in primo luogo, quello della famiglia, e altri che possono essere di tipo religioso, politico, sociale, ecc. Poi ci sono persone che basano la loro vita principalmente sulla soddisfazione dei sentimenti, e che quindi attribuiscono un alto valore allamore, allamicizia, alle relazioni con i familiari e i parenti. Infine, ci sono alcune persone che puntano al successo. In alcuni casi lo fanno per denaro; in altri, invece, come fine a s stesso, perch amano dimostrare agli altri il loro valore. A questo proposito io ritengo che un po di vanit non guasta: interpreto la vita come una competizione amichevole, che si svolga con correttezza e lealt, affinch emergano i valori pi meritevoli, i quali rappresentano non tanto un privilegio per chi li possiede, quanto una risorsa per lintera collettivit. Pertanto, chi vuole mostrare agli altri i frutti del proprio lavoro serio, onesto e utile a tutti, bene che lo faccia e che gli altri gli tributino i meritati riconoscimenti; ma chi lo fa per pavoneggiarsi e solamente per esaltare le sue presunte doti eccellenti, a mio avviso da biasimare.

Parte Prima
FRUSTRAZIONE ED AGGRESSIVIT: ASPETTI MEDICO-SCIENTIFICI La frustrazione Qualunque sia la priorit che ciascuno scelga per la ricerca della felicit, tutte le volte in cui la soddisfazione dei propri bisogni e desideri viene, in modo permanente o temporaneo, ostacolata, lorganismo entra in uno stato di sofferenza, che non riguarda solo lequilibrio psichico, ma che pu avere ripercussioni anche sulla salute fisica (tante malattie, infatti, sono di origine psico-somatica). Questa sofferenza viene definita dagli psicologi frustrazione. Pi si desidera qualcosa, maggiore sar la frustrazione in caso di insuccesso. La frustrazione inoltre tanto maggiore quanto pi vicina era la meta che poi non si riesce a raggiungere (ad esempio, in una partita di calcio si soffre di pi a subire un gol nei minuti finali, quando ormai si pensava di aver ottenuto il risultato cercato, piuttosto che subirlo molti minuti prima). Lentit della frustrazione, infine, tanto maggiore quanto pi numerosi sono gli eventi stressanti, i quali si sommano tra loro; capita, infatti, che dopo tante frustrazioni alle quali si resistito, poi esploda la reazione in modo incontenibile anche per una piccola provocazione, che in altre circostanze sarebbe stata facilmente superabile (sono le cosiddette giornate storte, nelle quali basta una piccola scintilla per mandarci su tutte le furie). Sin dalla nascita il bambino sottoposto a frustrazioni. compito dei genitori, o comunque delle persone che educano il bambino, concedergli premi o limitare la sua libert di azione seguendo criteri corretti, in modo tale che le frustrazioni somministrategli siano tollerabili: ad esempio, lasciandolo libero di gustarsi qualche lecca-lecca o di giocare come piace a lui, ma nello stesso tempo evitando di accontentarlo sempre e comunque, di impedirgli di fare cose sbagliate e di responsabilizzarlo adeguatamente sulla necessit dello studio e del lavoro manuale, facendogli inoltre capire che nella vita la libert di ognuno deve rispettare i limiti delle regole sociali e del rispetto degli altri, e che le ricompense non si ottengono per privilegio o per capriccio, ma con il merito e con limpegno. fondamentale per lo sviluppo armonioso dellequilibrio psicologico del bambino che gli educatori, genitori in primis, gli impartiscano sin dalle primi fasi della sua vita le giuste nozioni comportamentali. Infatti secondo Sigmund Freud (Friburgo, 1856 Londra, 1939) il carattere di una persona si forma nelle sue linee di fondo proprio nei primi anni di vita. Quando il bambino ancora in tenera et la sua personalit pi plastica e malleabile; pi tempo passa, pi essa diventa rigida e incorreggibile. Usando un modo di dire, Quando la pianta ormai grande difficile da raddrizzare. Se i genitori sono troppo severi e intransigenti la somministrazione di frustrazioni pu essere eccessiva. Chi impone al bambino troppi limiti alla sua libert, lo fa crescere con una scarsa assertivit, talch anche da adulto egli attribuir poca importanza alle proprie esigenze, ai propri diritti, bisogni e desideri, e perci si far valere nella societ meno di quanto meriti.

Ma leccesso di frustrazioni si ha anche nel caso della c.d. iperprotezione ansiosa, la quale si realizza quando uno o entrambi i genitori (ma in genere solo la madre) sono eccessivamente ansiosi, e sottopongono il bambino a cure meticolose, ossessive, a prescrizioni e proibizioni rigide e pedantesche, che ne limitano fortemente i bisogni di autonomia. Nel bambino possono essere causa di frustrazione anche lindifferenza di certi ambienti familiari, in quanto gli viene a mancare il desiderio di sentirsi protetto, valorizzato, ecc. Inoltre lincoerenza educativa (alternanza imprevedibile di concessioni e proibizioni) altamente frustrante, perch permette di sperimentare la soddisfazione di determinati bisogni, per poi subirne la punizione subito dopo (ad esempio, al bambino un giorno si permette di giocare a pallone, mentre il giorno dopo lo si punisce proprio perch sta giocando a pallone). Al contrario, con genitori eccessivamente remissivi e indulgenti nei confronti del bambino si pu avere una troppo scarsa somministrazione di frustrazioni, il che determina nel carattere del bambino il permanere dellegocentrismo infantile, che fino a una certa et normale, ma se persiste anche in fasi successive dellet evolutiva non lo pi. Questo il caso dei cosiddetti bambini viziati o bambini terribili, i quali possono diventare vittime di frustrazioni molto dure quando escono dalla famiglia e cominciano a frequentare altri ambienti (come la scuola o gruppi di amici), perch in tali ambienti non trovano pi chi disposto a soddisfare le loro pretese esagerate. Un esempio di frustrazione molto forte per il bambino si realizza allorch il suo egocentrismo infantile incontra impedimento nella competizione affettiva della nascita di un fratellino. In questi casi sta alla sensibilit e delicatezza dei genitori fare in modo che il bambino pi grande non si senta privato dellaffetto che era abituato a ricevere prima della nascita del nuovo figlio. Nelle epoche successive della vita, tutti, chi pi chi meno, incontriamo altre frustrazioni: un insuccesso scolastico, la perdita del posto di lavoro, il fallimento di una relazione amorosa, la morte di una persona cara, ecc. Ma anche altre situazioni molto meno drammatiche possono essere fonte di frustrazione: per esempio, incontrare una persona antipatica, rompere accidentalmente un piatto, far tardi a un appuntamento, ecc. Essere soddisfatti della propria vita , a mio parere, requisito fondamentale per vivere in maniera positiva, in quanto chi non vuole bene a s stesso a maggior ragione non vuole bene agli altri. Ho deciso di scrivere questa monografia proprio per aiutare la gente a conseguire pi serenit, con la speranza di riuscire al meglio in questo mio intento. Cause della frustrazione Le cause delle frustrazioni possono classificarsi in quattro gruppi: a) cause derivanti dallambiente fisico Le caratteristiche geografiche (clima, facilit di comunicazione, ecc.) possono condizionare la soddisfazione dei bisogni degli individui. La distanza eccessiva dellabitazione dal posto di lavoro, essere costretti a vivere in una casa piccola, le cattive

condizioni di vita nel posto di lavoro (freddo, rumori, impurit dellaria, monotonia, ecc.) possono rappresentare altrettante cause di frustrazione; b) cause derivanti dallambiente sociale Le frustrazioni che derivano dallambiente sociale sono pi difficili da accettare di quelle derivanti dallambiente fisico. Cos, ad esempio, loperaio suscettibile non tanto alle frustrazioni derivanti dallambiente fisico di lavoro (rumori, turni pesanti, ecc.), quanto al fatto, ad esempio, che i dirigenti lo impieghino in lavori umilianti, oppure gli impediscano di fare carriera, oppure ancora lo trattino in maniera palesemente ingiusta nei confronti di altri operai. Una delle maggiori cause di frustrazione derivante dallambiente sociale sono le ben note liti tra condomini. Per gli emigrati cause di frustrazione possono essere la difficolt di rinunciare alla propria cultura per adeguarsi a quella della terra che li ospita, il fatto di sentirsi discriminati, ecc; c) cause derivanti dai rapporti sentimentali I problemi di relazione con il coniuge, i familiari, i parenti, gli amici, sono forse la principale causa di frustrazione. Per gli anziani cause di frustrazione possono essere il fatto di sentirsi inutili o rifiutati dai parenti che li ospitano. Altre cause familiari sono: la separazione dal coniuge, la perdita di un familiare o di un amico, malattie dei familiari, ecc.; d) cause personali In un giovane che vuole sposarsi con una donna che non gradita ai propri genitori sorge un conflitto tra la sua volont di sposarsi e il desiderio di non arrecare dispiacere ai propri genitori; questo conflitto gli provoca una frustrazione. Altre cause di frustrazione personali sono, ad esempio, linsorgere di una malattia, la perdita del posto di lavoro, il sentirsi brutti o poco intelligenti. Le reazioni alla frustrazione Di fronte al verificarsi degli eventi frustranti la persona reagisce per cercare di superarli, al fine di recuperare una situazione di benessere. Alcune di queste reazioni risolvono il problema, e sono quindi adeguate; altre, invece, sono inadeguate, perch non sono idonee a raggiungere lo scopo di superare il fattore frustrante. Le reazioni adeguate sono: a) intensificazione dello sforzo Consiste nellintensificare lo sforzo per superare lostacolo, utilizzando gli stessi strumenti, ma con un lavoro pi intenso; ad esempio, uno studente pu superare la frustrazione della bocciatura a un esame studiando di pi. Questo tipo di reazione adeguata solo se il maggiore sforzo sufficiente per superare lostacolo;

b) riorganizzazione delle strategie Si ha quando per vincere la frustrazione si cerca di organizzare meglio le strategie e gli strumenti a disposizione; c) sostituzione dei fini Nel caso in cui malgrado lintensificazione dello sforzo e la riorganizzazione delle strategie non si riesca a superare lostacolo, si ricorre spesso a sostituire il fine con uno similare; ad esempio, uno studente che va male in un certo corso di studi ne intraprende un altro in cui rende di pi. Una donna che non riesce ad avere figli decide di adottarne uno, oppure pu sfogare il suo istinto materno dedicando cure agli animali. d) fantasie compensatorie Ci che proibito, difficile o impossibile da raggiungere pu dare soddisfazione, seppure fittizia, parlandone con amici, oppure pu essere ottenuto nella fantasia o nel sogno. Le fantasie compensatorie, siano esse a carattere erotico, aggressivo, omicida, esprimono desideri di potenza illimitata o di fasto grandioso, ed appaiono vantaggiose perch non comportano il rischio di fare incorrere in sanzioni e non impegnano apertamente le responsabilit del soggetto; e) sublimazione Consiste, secondo Freud, nella capacit di orientare le proprie pulsioni sessuali o aggressive verso mete pi nobili o socialmente utili che non sono n sessuali n aggressive, le quali hanno qualche attinenza con le prime. Ad esempio, gli istinti sadici possono condurre verso lattivit di chirurgo; leccessiva aggressivit, che di per s una qualit negativa, pu essere sublimata nella pratica sportiva o nella carriera militare. Anche la creazione artistica, lindagine intellettuale, la ricerca scientifica e in generale tutte le attivit pi elevate dello spirito umano ricevono, secondo Freud, la spinta originaria dalle pulsioni sessuali. Le reazioni inadeguate sono: a) razionalizzazione Si ha quando il soggetto elabora una interpretazione della realt frustrante in modo che ai suoi occhi appaia pi accettabile, ma che a un osservatore imparziale apparirebbe come nella realt, cio falsata. Il soggetto vuole nascondere o minimizzare (spesso anche ai propri occhi) i motivi che hanno portato al suo insuccesso. La razionalizzazione consiste dunque nel dare una veste razionale a ci che altrimenti sarebbe causa di frustrazione. il classico esempio della favola della volpe e luva, nella quale la volpe, non riuscendo a raggiungere luva perch posta troppo in alto, la disprezz affermando che non la voleva perch era acerba. Altro esempio: un giovane rifiutato dalla ragazza cui fa la corte, pensa e dice che non bella, e che in fondo non valeva la pena mettersi con lei. Le razionalizzazioni che noi facciamo sono frequentissime. Noi non ci rassegniamo facilmente ad una situazione che frustri il nostro narcisismo. Cos, per fare un altro esempio, i giocatori di una squadra di calcio perdente giustificano la loro sconfitta con le avversit climatiche, con le scorrettezze degli avversari, con la malafede arbitrale, ecc. La

razionalizzazione dunque un fenomeno estremamente frequente anche tra persone che peraltro conservano un senso della realt adeguato, ossia sufficiente a permettere loro una convivenza normale con gli altri uomini. In alcuni casi la razionalizzazione non si limita a fatti singoli, ma arriva a interessare tutta la vita del soggetto, il quale pertanto arriva ad avere una visione patologica della realt. b) regressione Questa reazione si attua quando lindividuo, di fronte ad una frustrazione, reagisce ripiegando su una tecnica di soddisfazione di quel dato bisogno, che era gi stata impiegata in unepoca passata e gi abbandonata. Ad esempio, come abbiamo gi detto la nascita del fratellino comporta nel bambino pi grande una frustrazione, dovuta al fatto che lepicentro affettivo tende a spostarsi sul nuovo arrivato, che pi bisognoso di protezione. Il bambino pi grande, cos frustrato, pu reagire in vari modi: ad es., pu diventare pi aggressivo nei movimenti o nel linguaggio; oppure si pu identificare con i genitori assumendo un atteggiamento protettivo nei confronti del neonato che vezzeggia ad imitazione dei genitori e che chiama il mio bambino; oppure pu reagire con una regressione, la quale in questo caso pu realizzarsi sotto forma di enuresi notturna (la pip a letto), che deriva dal bisogno che il bambino sente di ricevere quelle attenzioni e cure che con larrivo del fratellino ha visto allontanarsi da s. Altra forma di regressione il cosiddetto invalidismo, che consiste nellassumere un ruolo di persona ammalata o invalida, mentre in realt le condizioni di salute sono buone, allo scopo di ricevere maggiori attenzioni e premure oppure di giustificare i propri insuccessi. Questo fenomeno succede soprattutto nelle persone anziane, le quali spesso assumono comportamenti infantili, diventando lamentosi, piangendo con facilit, attaccandosi golosamente ai dolciumi, manifestando gelosie nei confronti di altre persone, ecc. c) autismo Lautismo una reazione alla frustrazione che consiste nel ritiro dellindividuo in s stesso, nellisolamento, nellesclusione dallambiente sociale e dalla realt, la quale viene rifiutata e sostituita con unaltra immaginata, costruita illusoriamente. Tale pseudorealt viene sognata ad occhi aperti. Ad esempio, un giovane pu fantasticare di guidare macchine bellissime, sedurre donne meravigliose, diventare un bravo professionista, ecc. Nei casi pi patologici lindividuo pu giungere sino al punto di stare a letto per mesi, continuando a creare situazioni fantastiche. Se le fantasticherie cessano ed egli quindi costretto a guardare la realt, questa gli procura nuove frustrazioni ed egli allora si allontana nuovamente da essa per creare nuove fantasticherie. Il contatto con la realt diviene sempre pi labile, il soggetto non mangia quasi pi, sta sempre a letto. Un effetto simile a quello prodotto dallautismo dato dallassunzione di cocaina. A parte questi estremi patologici, la reazione dellautismo si presenta con facilit anche nei soggetti normali, come momentanea soluzione per alleviare la tensione prodotta da frustrazioni e da conflitti altrimenti intollerabili.

d) rimozione La rimozione latto di impedire a un pensiero minaccioso di diventare consapevole. Sembra basarsi sul principio secondo cui quello che non si sa, non ci pu far male. Se lindividuo avverte dentro di s degli impulsi aggressivi e ci urta contro un suo eventuale desiderio di essere socialmente irreprensibile, egli, per evitare quel senso di fastidio e di disturbo, pu cercare non solo di agire ma anche di pensare e di sentire come se dentro di lui laggressivit non ci fosse, cio non tenendone alcun conto, cercando di ignorare, di dimenticare questa parte di s, reprimendo questi impulsi e rifiutando di riconoscere non solo agli altri ma anche a s stesso di provarli. Ad esempio, per evitare langoscia dimentichiamo il nome di qualcuno che ci ha offeso oppure dimentichiamo di pagare un conto salato. Quando si ricorre alla rimozione, per, anche se lindividuo non se ne rende conto, i suoi impulsi aggressivi rimangono latenti, pronti ad esplodere in circostanze propizie. Verso il terzo, quarto anno di et la rimozione una reazione dobbligo nei bambini. I genitori sono persone che il bambino gradisce come fonti di gratificazione, ma in altri momenti, ossia quando lo limitano, li avverte come causa di frustrazione. Ci costituisce una situazione sotto certi aspetti drammatica: dover amare e dover odiare, avere sentimenti di attaccamento e sentimenti di ostilit verso le stesse persone. Visto che nella nostra societ lostilit verso i genitori una delle cose meno permesse, riconoscere di avere sentimenti ostili verso i genitori diviene una cosa che il bambino difficilmente accetta, ed facile che egli reagisca con la rimozione. Nel triangolo familiare costituito dal bambino, dalla madre e dal padre, si osservato che il bambino presenta una tendenza molto viva al possesso affettivo della madre, trovando in ci un limite nella presenza del padre. Questa limitazione genera correnti di ostilit verso il padre. Poich questa ostilit verso il padre, che anche lessere pi ammirevole per il bambino perch da lui considerato onnipotente, forte, sapiente, unostilit che d fastidio, essa viene in genere rimossa, occultata nellinconscio (questo fa parte del noto complesso di Edipo). Se una persona dipende troppo pesantemente da questo meccanismo di difesa (cio dalla rimozione), potrebbe sviluppare una personalit compressa: ritratta in s stessa, inaccessibile, poco spontanea, rigida. e) identificazione quella reazione alla frustrazione che si attua quando lindividuo tende ad allentare la tensione prodotta dalla frustrazione identificandosi con la causa della frustrazione stessa, e cio con loggetto o con la persona frustrante. Esempio: il bambino di 4-5 anni di et frustrato dalla figura del padre, in quanto questa vissuta dal bambino come un limite, un ostacolo alla sua tensione di possesso affettivo completo della madre (vedi regressione). Il bambino reagisce a tale frustrazione identificandosi col padre e quindi incorporando i valori in cui questi crede, le caratteristiche che il padre possiede, che divengono le regole e le norme morali avvertite come interne. Cos in certi casi lidentificazione, quando favorisce lincorporazione dei valori socialmente negativi, pu creare una predisposizione alla delinquenza. Non solo per il bambino, ma anche per ladulto, esistono altre situazioni particolari in cui si realizza comunemente la reazione di identificazioni. Una di queste situazioni molto comuni il film. Nellassistere ad un film, lo spettatore si trova immerso in una

situazione particolare, data dal buio, dalle grandi immagini in movimento, dai suoni, dalla posizione rilassata, tutti fattori che favoriscono lo slittamento dal pensiero critico e logico della veglia ad una forma di pensiero, detto pensiero oniroide, in cui larga parte ha laffettivit, lemotivit del soggetto. Il film somministra frustrazioni: ad esempio facendo vedere ambienti che l'individuo vorrebbe frequentare; attori che impersonano tipi fisici e psicologici che l'individuo vorrebbe essere. Lindividuo supera questa frustrazione identificandosi nellattore. Tale identificazione con loggetto che frustra permette allindividuo di divertirsi. Specialmente negli spettatori appartenenti a determinati ceti sociali, lidentificazione continua anche dopo lo spettacolo, cosicch essi continuano a copiare alcune caratteristiche degli attori anche nella loro vita quotidiana. f) proiezione La proiezione il meccanismo per cui si attribuiscono pensieri che causano angoscia ad altre persone e oggetti piuttosto che a s stessi. Voglio ucciderlo diventa lui vuole uccidermi. In questo modo, ogni violenza contro laltro permessa, in quanto diventa autodifesa. Lindividuo che ricorre alla proiezione sente il bisogno di sfogare la sua aggressivit, ma non capace di ammetterlo, nemmeno a s stesso, perch ci urterebbe contro limmagine ideale di persona moralmente integra che si costruita; pertanto si comporter in modo da offrirsi disarmato allopportunismo degli altri, ricercando proprio le situazioni in cui ci possa realizzarsi. Dopo che ai suoi occhi tali situazioni di affronto nei suoi riguardi si sono verificate, egli dichiarer, e lo far in buona fede (perch lui non se ne rende conto), di essere preso di mira dalle altre persone; affermer che queste approfittano perfidamente della sua bont, che si ingegnano solo per sfruttarlo, ecc. In tal modo lindividuo in questione avr ricavato il vantaggio di potere poi incolpare ed attaccare le persone che ritiene responsabili degli affronti a suo carico, dando cos sfogo al suo bisogno di aggressione. Un individuo che tormentato dal conflitto tra la sua voglia di aggredire e quella di comportarsi moralmente bene, diventer estremamente sensibile, suscettibile anche alle pi blande provocazioni, perch proprio tali provocazioni gli servono da scusa per poter aggredire gli altri. Dopo tali presunte provocazioni, infatti, lindividuo che ricorre alla proiezione si sente legittimato a sfogare il proprio odio, rancore, giudizi malevoli a carico di altre persone. Un individuo che provi una forte attrazione sessuale per una persona che le regole morali o quelle della convivenza sociale gli vietino severamente di desiderare, e che pertanto lotta contro questo desiderio, soffocandolo, reprimendolo, potr interpretare i gesti o le parole pi innocenti di quella persona come un invito o come una provocazione, e potr reagire sdegnato, affermando di essere oggetto di inammissibili tentativi di seduzione. Considerazioni conclusive sulle reazioni inadeguate alla frustrazione Le reazioni inadeguate entrano in azione quando il soggetto non in grado, da solo, di fronteggiare la frustrazione. Esse sono pertanto dei meccanismi di difesa adottati dalla mente quando essa si sente minacciata senza possibilit di difendersi in maniera adeguata

da angosce provenienti dallesterno. Le reazioni inadeguate, comunque, permettono solo un soddisfacimento parziale dellangoscia dovuta alla frustrazione. vero che per un organismo che si trova in stato di tensione qualche soddisfacimento meglio di niente, ma altrettanto vero che ricorrere alle reazioni inadeguate comporta un prezzo da pagare, che consiste nella dispersione della propria energia, la quale potrebbe trovare migliore impiego se rivolta verso scopi costruttivi, per esempio a servizio del pensiero creativo. Inoltre, se si fa troppo spesso ricorso alle reazioni inadeguate, la personalit potrebbe non seguire uno sviluppo normale, dal momento che il soggetto distorce la realt e inganna s stesso. La tolleranza alla frustrazione Non tutti hanno la stessa tolleranza alla frustrazione. La stessa situazione frustrante pu turbare in maniera molto diversa i vari individui. Alcune persone sembrano avere una suscettibilit eccezionale e mostrano emozioni violente e durature con intensit sproporzionata allimportanza del bisogno frustrato. Altri, invece, sembrano tollerare un forte carico di rinunce, di conflitti, di dilazioni continue nella soddisfazione dei bisogni, senza mostrare segni di grave turbamento; inoltre questi riprendono con maggiore frequenza le attivit in cui hanno gi sperimentato linsuccesso. Losservazione clinica ha poi dimostrato che la scarsa tolleranza alla frustrazione pu non essere generalizzata, ma riguardare solo alcune aree del comportamento, alcuni valori cui il soggetto particolarmente sensibile. Si visto che i bambini divengono capaci di tollerare lo sforzo prolungato, necessario per lesecuzione di vari, complessi compiti, se sono stati allenati progressivamente ad applicarsi a problemi di impegno crescente. In mancanza di questo allenamento preliminare gli stessi compiti provocano segni evidenti di insofferenza, sotto forma di aggressivit, pianto, tentativi di evasione, ecc. Ma la tolleranza alla frustrazione dipende, come detto nel capitolo Cause della frustrazione, anche da fattori esterni. I ricercatori sono arrivati alla conclusione che fattori come il rumore delle strade cittadine, il calore estivo e linquinamento possono aumentare lincidenza di comportamenti aggressivi. Anche leccesso di alcol fa aumentare laggressivit. Latto sessuale, invece, spesso seguito da una riduzione di aggressivit. Laggressivit Non sempre le reazioni alle frustrazioni sono idonee a raggiungere lo scopo di superarle. Spesso il soggetto frustrato che non riesce a superare lostacolo ricorre allaggressivit, la quale consiste in una reazione che tende alla distruzione, allallontanamento o a mettere comunque in difficolt o in cattiva luce la persona o loggetto che avvertito come causa della frustrazione. C chi pensa che compiendo azioni ostili si possa scaricare ossia sfogare la propria rabbia. In realt stato dimostrato che tale comportamento ha il solo risultato di fare

aumentare ulteriormente la propria carica aggressiva. Pertanto, laggressivit da ritenersi una reazione inadeguata, in quanto non risolve la situazione. Laggressivit pu essere aperta (ossia conclamata, evidente) oppure larvata (ossia attenuata, mascherata). Nel bambino il pi delle volte laggressivit aperta; non per niente i bambini sono considerati un modello di spontaneit. Nelladulto, invece, spesso si cerca di camuffare la propria ostilit attraverso taluni comportamenti; tra questi, ci sono il sarcasmo, la derisione, lallusione, la maldicenza, i sospetti ingiustificati, la propalazione di precedenti confidenze, le frecciate nel discorso che tendono a mettere laltro in cattiva luce, loccultamento di oggetti appartenenti alla vittima su cui si vuole scaricare laggressivit, ecc. Pu anche attuarsi un comportamento di chiusura affettiva verso il prossimo, che viene trattato con freddezza anche se con cortesia formalmente ineccepibile. Quando il soggetto frustrato non ha il potere di distruggere loggetto su cui vuole riversare la propria aggressivit, perch tale oggetto rappresentato da una persona troppo potente o da un fatto insormontabile, a volte capita che egli soddisfi limpulso aggressivo a livello immaginario, rappresentandosi nella mente situazioni in cui loggetto dellaggressivit viene maltrattato e umiliato. Oppure laggressivit spostata verso persone pi vulnerabili o verso oggetti; ad esempio, un uomo cui nel proprio ambiente di lavoro venga impedito di manifestare le proprie opinioni o di compiere scelte libere perch oppresso dallautoritarismo dei superiori, potr compensare la tensione accumulata e il carico di frustrazioni subto quando torna a casa, assumendo un atteggiamento intollerante e dispotico verso i familiari. Allo stesso modo, la donna che non pu manifestare la propria aggressivit verso il marito o la suocera potr di proposito eseguire le pulizie domestiche con particolare violenza, sbattendo la scopa, gli sportelli, ecc. Spesso la sostituzione della vittima inconscia: la persona frustrata pu ritenere giustificato il suo risentimento nei confronti di unaltra persona (che crede si sia comportata in modo offensivo) senza rendersi conto che il suo risentimento dovuto al fatto che quella persona ne sostituisce in realt una terza, che era stata effettivamente offensiva nei suoi confronti e verso la quale non aveva potuto reagire. Laggressivit pu essere rivolta anche contro s stessi, soprattutto quando lindividuo sente s stesso come il responsabile maggiore della propria frustrazione. Il caso limite rappresentato dal suicidio, che nellet di mezzo pi frequente nel sesso femminile. Altre forme meno cruente di auto-aggressivit sono quelle dirette in qualche misura a diminuire il proprio prestigio sociale: ad esempio, ridicolizzandosi, diminuendo il proprio rendimento lavorativo, ecc. Ma laggressivit non originata solo dalla frustrazione. Si pu essere aggressivi perch c una predisposizione genetica, o perch si ricevuta uneducazione sbagliata (per esempio ricevendo insegnamenti che fanno apparire il comportamento violento come quello pi onorevole per non passare per fessi), oppure perch si sono avuti come modelli delle persone violente (in famiglia o al di fuori di essa), oppure ancora perch si cresciuti in ambienti degradati (come di frequente sono le famiglie numerose o di bassa estrazione sociale). Esistono abbondanti prove che le punizioni severe rendono i bambini pi aggressivi.

Inoltre, un gran numero di esperimenti dimostra che assistere a scene di violenza accresce laggressivit dellosservatore. La visione di scene di violenza induce nei giovani spirito di emulazione e contemporaneamente desensibilizzazione, motivo per cui essi si abituano alla violenza e la interpretano come un normale modo di vivere. Analogamente, vedere materiale pornografico accresce le pulsioni sessuali nei giovani (anzich placarle come molti erroneamente credono). Le violenze fisiche e gli omicidi sono quasi esclusivamente compiuti da uomini a danno di altri uomini, soprattutto nellet compresa tra i 15 e i 29 anni. Ci dipende dal fatto che a questa et luomo si trova nel massimo grado della sua potenzialit fisica e della produzione degli ormoni sessuali maschili, che lo spingono a livello inconscio a misurarsi con gli altri uomini per il possesso del territorio e per la conquista delle femmine, proprio come avviene, seppure in forme diverse, negli animali. Le donne, invece, vengono tra loro in contrasto quasi sempre per gelosie o invidie, e tendono a una violenza di tipo verbale, cercando di denigrare la vittima con insulti. Nelle liti tra donne si cerca di mettere in evidenza i difetti fisici della rivale o la sua troppa facilit di concedersi agli uomini.

Parte Seconda
FRUSTRAZIONE ED AGGRESSIVIT: SUGGERIMENTI PER PREVENIRLE O SUPERARLE Da quanto detto nel capitolo Tolleranza alla frustrazione della prima parte, appare evidente che chi ha un carattere forte pu sopportare gli eventi frustranti meglio di un altro. Capita infatti di vedere che persone che agli occhi della gente avrebbero tanti motivi per sentirsi insoddisfatti della loro vita, siano pi sereni ed equilibrati di altre persone che nella vita sembrano avere avuto pi fortuna di loro. Per il buon equilibrio psicologico di una persona, la prima strategia da adottare, a mio parere, quella di prevenire, ove possibile, gli eventi potenzialmente frustranti, che passiamo ad analizzare. La frustrazione derivante dallambiente fisico e sociale Chi vive in grandi citt, o comunque in posti ad alta densit demografica, pi frustrato di chi vive altrove. La causa di ci facilmente intuibile: il traffico automobilistico, la difficolt di parcheggiare la propria auto, limpossibilit di vivere in una casa silenziosa (in citt ci sono pi rumori), il fatto di essere costretti ad abitare in case piccole (perch in citt il costo degli immobili pi alto che altrove), la coesistenza con linquinamento atmosferico che causa problemi di salute, sono solo alcuni esempi del disagio psico-fisico al quale sottoposto chi abita nelle grandi citt. Occorre sottolineare che quasi mai i suddetti svantaggi sono compensati dai vantaggi dei servizi offerti dalle grandi citt: chi abita in provincia, infatti, in genere pu facilmente raggiungere la grande citt per usufruire di alcuni servizi che non sono disponibili nei piccoli centri. Chi invece, pur lavorando nella grande citt, sceglie di fare il pendolare, vero che si sottopone a qualche disagio dovuto al fatto di alzarsi un po pi presto la mattina o a quello di viaggiare per qualche minuto in pi nel corso della giornata, ma anche in questo caso i vantaggi superano gli svantaggi, anche perch nella settimana lavorativa ci sono uno o pi giorni di libert dal lavoro che annullano, per lo meno in quei giorni, il disagio della distanza dal luogo di lavoro. Anche il clima, come detto, condiziona il benessere psico-fisico. Vivere in luoghi dove c frequentemente nebbia, per esempio, rende pi difficoltosi e pericolosi gli spostamenti con i mezzi di trasporto e agisce negativamente sullumore della gente. Il clima influisce notevolmente anche sul rendimento lavorativo: abitare in un luogo in cui piove, nevica o fa freddo spesso induce le persone a dedicarsi meno allo svago e pi alle attivit produttive, sia di tipo manuale sia mentale, allinterno delle fabbriche, degli uffici e anche, per hobby, nelle abitazioni private. Il freddo, in particolare, quando non eccessivo un ottimo stimolante per muscoli e mente. Di contro, chi vive in luoghi dove ci sono quasi sempre belle giornate portato a uscire e divertirsi, il che, se da un lato costituisce un ottimo svago, dallaltro rappresenta una irresistibile tentazione che porta a

trascurare il lavoro produttivo. Il caldo eccessivo, poi, oltre a rendere pi pigri, dimostrato che aumenta laggressivit. Per quanto riguarda le condizioni lavorative, bisogna dire che per chi svolge un lavoro dipendente in gran parte sono soggette alla casualit. Avere dei superiori gerarchici che sappiano apprezzarci per quello che effettivamente valiamo e che ci mettano in condizione di lavorare sereni, avere dei colleghi con i quali riusciamo a stabilire una buona convivenza, lavorare in ambienti sani e confortevoli, dato che sono tutte cose che non scegliamo noi, pi che altro frutto della fortuna. Poich in genere sia gli ambienti sia le persone con cui veniamo a contatto nel posto di lavoro non sono fissi, ma mutano nel tempo o in seguito a trasferimenti della sede in cui lavoriamo oppure in seguito a trasferimenti dei dirigenti o colleghi che lavorano con noi, il mio consiglio quello di non abbattersi quando si attraversano periodi sfavorevoli e attendere tempi migliori. Anche il dover emigrare per trovare unoccupazione non piacevole da accettare per la maggior parte della gente. Ma bisogna considerare la condizione di partenza: ossia il fatto che nella terra di origine la persona era senza lavoro; pertanto, tale persona far bene ad accettare il sacrificio di doversi allontanare dal proprio ambiente e di doversi adattare alla cultura del nuovo luogo, perch sar ricompensata dallottenimento del posto di lavoro. E ogni volta che sar tentata di lamentarsi della nuova condizione, non dovr dimenticare la sua condizione iniziale, e quindi non dovr, come si suol dire, sputare nel piatto in cui mangia. La frustrazione derivante da rapporti sentimentali Una delle pi dure prove da affrontare nella vita la mancanza di armonia nei rapporti con il coniuge, i familiari, i parenti, gli amici. Nella societ odierna c molta sfiducia nel prossimo, e chi crede ancora in certi valori ritenuto pazzo, illuso o ingenuo. Essere virtuosi difficile; nellEtica Nicomachea Aristotele afferma che si buoni in un solo modo, cattivi in molte e svariate maniere; perci le persone virtuose sono poche, e quelle non virtuose sono molte. Probabilmente proprio il numero esiguo di persone virtuose che ingenera questo diffuso clima di sfiducia negli altri. Nella vita moderna esiste, oltre alla sfiducia nel prossimo, anche molta insoddisfazione, che rende la gente pi nervosa e aggressiva. Tale insoddisfazione causata da una mancanza di validi modelli di riferimento, che induce la gente a vivere senza sapere il perch, senza conoscere gli ideali per i quali impegnarsi, convinta che ci che conta unicamente abbandonarsi il pi possibile ai piaceri mondani. Poi, per, quando le persone arrivano al termine della loro vita, si accorgono che tutti i loro divertimenti, adesso che sono passati, non servono a nulla, e nel loro animo si insinua linsoddisfazione. Questa, comunque, si comincia ad avvertire sin da giovani, a causa della mancanza di mete soddisfacenti cui indirizzare i propri sforzi. Una delle principali cause di insoddisfazione delle persone latteggiamento sbagliato con cui si affronta la vita: la gente, quasi in ogni momento della giornata, si chiede cosa le piacerebbe fare in quel momento. Ma i piaceri si godono appieno solo dopo un certo periodo di astinenza o di lavoro: ad esempio, il cibo si apprezza di pi quando si ha fame, altrimenti nausea; il

riposo d maggiore soddisfazione quando si stanchi o quando si ha sonno, altrimenti ci si gira e rigira affannosamente nel letto senza riuscire a riposarsi n a prendere sonno; la vacanza, infine, allieta di pi dopo che si lavorato abbastanza. Pertanto, chi cerca solo i piaceri, non si sentir mai soddisfatto, e ci, come detto, perch il suo organismo non ne ha bisogno. Tanti comportamenti, manifesti o subdoli, sono compiuti, anche senza che ce ne accorgiamo, per sfogare la rabbia dovuta alla suddetta insoddisfazione; anche la maleducazione, come per esempio parlare a voce alta vicino a una persona che sta leggendo, sporcare con le scarpe i sedili di un mezzo di trasporto pubblico, oppure dire parolacce in presenza di signore o signorine, una forma di aggressivit. Pochi per sanno che chi aggredisce il prossimo lo fa, anche se lui non se ne rende conto, per autodifesa. Tutti, chi pi chi meno, abbiamo unaggressivit a livello interiore, la quale necessaria; anzi, guai se non ci fosse: sono proprio queste pulsioni interiori, infatti, che ci rendono vanitosi e ambiziosi quel tanto che basta, che ci fanno sorgere il desiderio di avere una casa bella e grande e di conquistare una donna bella, intelligente e virtuosa, che ci spingono a lottare per gli ideali nei quali crediamo, a produrre opere artistiche, a compiere opere pubbliche, ecc. Chi invece ha poca aggressivit troppo rinunciatario, pigro, debole, e se vero che difficilmente odia, altrettanto vero che difficilmente ama. Possedere, quindi, una buona carica aggressiva un fatto positivo. Lerrore, semmai, sta in chi, avendo una buona dose di aggressivit, la scarica in maniera distruttiva contro gli altri anzich incanalare, come sarebbe giusto, le proprie pulsioni in maniera costruttiva (impegnandosi, per esempio, nel lavoro, nello studio, nelle opere umanitarie, nei servizi sociali, nella creazione artistica). Ribadisco che le persone che impiegano la loro carica aggressiva contro gli altri non lo fanno perch sono cattive, bens perch in tal modo, a livello inconscio, cercano di difendersi da frustrazioni che spesso non sanno neanche di avere. Nessuno, infatti, sbaglia sapendo di sbagliare. A tal proposito Socrate sosteneva che nessuno commette il male volontariamente, e che pertanto lo commette perch non sa cosa sia il bene. Affinch nella vita ci sia accordo con gli altri, il primo passo da fare, secondo me, quello di preoccuparsi, prima di accusare loro, di essere sicuri di aver fatto tutto il possibile per tenere noi un comportamento corretto nei loro confronti. Tanti litigi, sentimenti di rancore, contrasti, dissapori, rotture di relazioni damore o damicizia avvengono quando entrambe le parti rimangono ferme sulle loro posizioni e non si avvicinano, a causa dellorgoglio, allaltra. Lorgoglio un sentimento che prova chi non ha capito che nella vita si dimostra pi forza ad amare che ad odiare. Spesso le spaccature tra coniugi, familiari o amici avvengono per incomprensione o per sfiducia nella sincerit dellaltro; tante persone, quando si sentono ferite per il comportamento di una persona con cui hanno una relazione (di parentela, amore o amicizia), piuttosto che esporre chiaramente allaltro il proprio disappunto, preferiscono ergersi a giudici infallibili, sicuri che laltro abbia sbagliato e che pertanto vada punito. Eppure, capita spesso che si offendano gli altri involontariamente, senza cattiveria, spesso senza neanche rendersene conto. Inoltre, possono capitare dei fatti imprevisti e imprevedibili che possono minare il buon accordo tra due o pi persone: per chiarire questo concetto, faccio un esempio. Per il compleanno di Tizio, il suo amico Caio ha un forte mal di testa che non lo ha fatto dormire tutta la notte e che per non tediare lamico non glielo dice; a causa dello stato di intontimento in cui si trova, Caio dimentica di fare gli auguri a Tizio;

questi, vedendo che lamico non gli ha fatto gli auguri, ci rimane male, ma per orgoglio non gli manifesta il proprio rammarico. Il giorno dopo Caio sta meglio e si ricorda del compleanno dellamico; per farsi perdonare, gli compra un regalo e lo invita a casa sua, ma, per fargli una sorpresa, non gli dice il motivo dellinvito; Tizio, per, quel giorno ha un impegno improcrastinabile ed costretto a declinare linvito. A Caio viene subito il sospetto che Tizio abbia rifiutato linvito perch offeso per il fatto che il giorno prima non gli avesse fatto gli auguri; rimane deluso per la presunta suscettibilit dellamico e da quel momento lo comincia a trattare freddamente. Con landare del tempo, incomprensioni si ripercuotono a catena facendo sorgere altre incomprensioni, finch il rapporto damicizia si rompe solo perch Caio, involontariamente, aveva dimenticato di fare gli auguri di buon compleanno a Tizio! Come in questo esempio, tanti bei rapporti damore, tante buone relazioni con i propri familiari o parenti, tante consolidate amicizie, tanti cordiali rapporti con i vicini di casa e i colleghi di lavoro, si deteriorano per sciocchezze! Abbandoniamo questi stupidi orgogli, dimostriamo tutto il nostro valore non cedendo facilmente alla permalosit e al sospetto. Quando qualcosa del comportamento altrui ci infastidisce o ci lascia perplessi facciamoglielo presente, anche se col dovuto garbo. E se permane il dubbio su chi abbia ragione e chi torto, siamo sempre pronti a dare affetto agli altri, anche quando siamo tentati di pensare che loro ce ne diano poco a noi. Credetemi, dimostra di avere un animo pi nobile chi d piuttosto che chi riceve. Chi possiede tanto (non solo soldi, ma anche cultura, carattere, ecc.) non teme di dare una parte del suo agli altri; solo le persone grette, miserabili, ignoranti, hanno paura di dare, e sono poco disposte a dare proprio perch hanno poco! Attenzione, per: diamo solo a chi riceve volentieri le cose che noi doniamo. Nessuno pu essere obbligato ad apprezzare un regalo che gli viene fatto, anche se gli stato donato col cuore. Nel caso in cui, malgrado il regalo sia poco o per nulla apprezzato, si insiste affinch venga apprezzato o anche solo accettato, si dimostra presunzione, perch significa che il regalo non stato fatto per dare piacere alla persona cui rivolto, ma per dare soddisfazione a s stessi; molte persone, infatti, presumono che i regali che loro fanno abbiano dei requisiti particolarmente preziosi (secondo loro, sintende!), e che perci debbano essere apprezzati per forza. Tra laltro, dare qualcosa a chi non lapprezza non arreca vantaggio n a chi riceve (perch non sa che farsi di quel dono) n a chi dona (perch si privato inutilmente di un proprio bene). A parte il caso di questa gente presuntuosa, chi non d agli altri o d poco, implicitamente ammette, come gi detto, di avere poco. Se siamo sicuri che qualcuno abbia sbagliato con noi, diamogli la possibilit di rifarsi; non condanniamolo subito come se noi invece non sbagliassimo mai. Se a gesti o a parole altrui che interpretiamo come offensivi rispondiamo con gesti o parole amichevoli, questi assumono la veste di schiaffi morali nei confronti dellaltro; umilia di pi subire uno schiaffo morale che una sconfitta in una contesa nella quale ci si scambia i colpi reciprocamente. Vale pi lesempio dato con una nobile condotta che la repressione nervosa delle offese subite, perch lesempio suscita uno spirito di emulazione costruttivo, mentre la vendetta genera altra violenza distruttiva. Con questo non voglio dire che dobbiamo subire passivamente tutti i colpi che riceviamo; dico solo che prima di preoccuparci con eccessiva solerzia se gli altri ci abbiano mancato di rispetto, facciamo noi il nostro dovere verso gli altri; poi, se sentiamo che

latteggiamento ostile nei nostri riguardi prosegue a oltranza, a quel punto possiamo sentirci legittimati a reagire, ma mai con violenza, perch la violenza genera altra violenza, bens cercando di risanare il rapporto con le buone maniere e, se si vede che la cosa impossibile, meglio che ognuno prenda la propria strada: meglio il distacco che la lite continua. Se invece la frustrazione causata dallallontanamento forzato (per esempio, per motivi di lavoro) di un familiare, un parente o amico cui si particolarmente affezionati, lunico consiglio che mi sento di dare di sapere accettare la realt. Quando la realt spiacevole non pu essere cambiata, lunica cosa che rimane da fare saperla accettare. Nella vita non si pu avere tutto quello che si desidera, e questo dovrebbe essere inculcato nellanimo delle persone gi quando sono in tenerissima et, in quanto chi allenato a saper rinunciare sapr accontentarsi di quello che la vita gli offrir; chi invece sin da piccolo abituato ad averla vinta su tutto, rischier di vivere situazioni drammatiche di frustrazione allorquando qualcosa non andr secondo i suoi desideri. Il caso pi tragico di allontanamento quello definitivo, cio la morte della persona. Purtroppo la morte fa parte dellesistenza, e bisogna sapere accettare, anche se non facile, se un nostro caro ci lascia e abbandona questo mondo. La morte un evento naturale, e come tale va accettato. A pensarci bene, se non ci fosse la morte non ci sarebbe neanche la nascita; se tutti su questo mondo fossimo immortali, la vita non si rinnoverebbe, tutto sarebbe precostituito e non ci sarebbe vero progresso. Invece, da una nuova creatura che nasce pu giungere un piccolo miglioramento del creato; e tante creature che nascono rappresentano tanti piccoli miglioramenti che nel complesso formano un grande miglioramento; semprech, ovviamente, i figli siano mediamente migliori dei genitori. Inoltre, se vero che non possiamo essere sicuri dellesistenza di una vita ultraterrena, altrettanto vero che non possiamo essere sicuri neanche del contrario; perci, possiamo coltivare la speranza di una vita eterna che ci attende dopo la morte fisica, anche se meglio non provare a immaginarla perch sarebbe compito troppo avventuroso. Spesso la frustrazione provocata dalla sofferenza psicologica determinata da una malattia (che si aggiunge alla sofferenza fisica causata dalla stessa malattia), oppure dalla compassione che sorge quando si vede un familiare, parente o amico che soffre a causa di una malattia. A questo riguardo, il mio suggerimento quello, per quanto possibile, della prevenzione. Nessun medico pu restituire a una persona malata le salute che aveva prima della malattia; il medico pu solo rimediare in parte al danno causato dalla malattia; ma la perfetta funzionalit di cui il Padre Eterno ha dotato il nostro organismo non pu riprodurla artificialmente nessun uomo. Perci consiglio di tenersi stretta pi che si pu la salute di cui si stati forniti al momento del concepimento, quando cio uno spermatozoo feconda un ovulo; proprio in tal momento, infatti, che vengono trasmessi tutti i caratteri ereditari, e che quindi si decide in gran parte la fortuna di un uomo: oltre alla salute, anche lintelligenza, la bellezza, ecc. Non solo dopo, ma gi durante la gestazione, il feto subisce linfluenza dellambiente esterno; poi, dopo la nascita, sul destino di una persona intervengono ulteriori fattori esterni, quali leducazione, le amicizie, lambiente scolastico prima e quello lavorativo poi, che influiscono pi o meno intensamente sulla formazione della personalit. Qualora lopera di prevenzione (adeguata attivit fisica, alimentazione bilanciata, giusto spirito per

affrontare la vita, ecc.) non bastasse ad assicurare una buona salute e dovessero insorgere malattie a carico nostro o di un nostro caro, consiglio di cercare, anche se mi rendo conto che non facile, di non peggiorare lo stato danimo imprecando contro la sfortuna, poich imprecare non serve a far guarire dalle malattie n a risolvere nessun altro problema. Piangere sul latte versato non serve a nulla; anzi, peggiora senzaltro lumore gi turbato dallesistenza della malattia (o di altri problemi): importante, in questi casi, dimenticare il passato (a quando cio si stava meglio) e pensare al presente e al futuro, prendendo responsabilmente atto della situazione attuale e di adottare gli opportuni rimedi possibili. Io sono daccordo col noto proverbio che dice finch c vita c speranza; occorre lottare fino allultimo minuto della vita; dopo di che, anche se le cose non saranno andate secondo le nostre aspettative, avremo almeno la soddisfazione di avercela messa tutta, e, chiss, qualcuno in unaltra vita render merito a chi ha lavorato sodo per il miglioramento collettivo e si lamentato poco per s stesso. La frustrazione derivante da cause personali Tra le maggiori cause di frustrazione vi sono quelle legate al proprio sentimento di s, alla propria autostima. Parecchie persone si sentono fisicamente brutte; si preoccupano eccessivamente perch, ad esempio, hanno il naso un po gibboso o grande, oppure sono meno alte della media, oppure hanno il seno pi piccolo delle altre donne, oppure temono di avere le labbra sottili, e cos via. Mi rendo conto che far bella figura sia una cosa che gratifica chiunque. Tutti, pi o meno consapevolmente, spesso senza che lo vogliamo ammettere, cerchiamo il consenso degli altri. Ed giusto che sia cos, visto che luomo un animale sociale. Bisogna tuttavia vedere il motivo per il quale si cerca il consenso: se lo si cerca perch si vuole giustamente essere accettati e benvoluti dagli altri, la motivazione legittima; ma se lo si cerca solo perch ci si vuole sentire superiori agli altri, allora la motivazione deprecabile, perch tende a dividere le persone anzich a unirle. In ogni caso, non bisogna mai dimenticare che innanzi tutto bisogna piacere a s stessi, e che chi ha trovato il proprio equilibrio e sicurezza interiori non teme nessun giudizio altrui. Inoltre non bisogna dare troppo peso allaspetto fisico, perch luomo non una bella statuina, ma un essere vivo e pensante. Non grazie al nasino allin su, n grazie agli occhi azzurro-cielo, n grazie allanoressico fisico delle modelle, che luomo arrivato con le astronavi sulla Luna, ha scoperto lantidoto contro molte malattie infettive, ha affrescato la Cappella Sistina, ha composto la Divina Commedia, ecc. La grandezza di un uomo non si misura con il metro, ma attraverso losservazione di frutti del suo ingegno. grazie allintelligenza, e non alla bellezza o alla forza fisica, che luomo riuscito ad ottenere una posizione di prestigio sulla terra. per lintelligenza e le sue manifestazioni, non per la bellezza e la maestosit del corpo, che luomo si distingue dagli animali; a tal proposito, ricordo i famosi versi di Dante: Considerate la vostra semenza:/fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e canoscenza (Inf., XXVI, 118120).

La bellezza di una persona non tanto quella del viso, quanto quella dellanimo: pi bella una persona che brutta daspetto, ma che si sempre comportata onestamente e fattivamente nella societ, piuttosto che unaltra che bella fisicamente, ma che ha commesso ingiustizie o non ha fatto nulla per aiutare gli altri. Conosco tante persone che stanno bene in salute, le quali scelgono persino di sottoporsi a delicati interventi chirurgici pur di cercare di migliorare il loro aspetto. E dopo che hanno sopportato il malessere psicologico dovuto al timore di sentirsi brutti, unito ai disagi e ai pericoli dellintervento chirurgico, quasi mai si sentono soddisfatte dei risultati di questo, e si creano altri complessi. Oppure esibiscono goffamente le loro nuove labbra gonfiate o i loro seni pieni di silicone allo scopo di trattare con altezzosit gli altri, oppure per ricevere un complimento su una qualit, la bellezza fisica, che inseguono con ostinazione solo perch sono persone prive di sufficiente intelligenza e cultura. Le persone di una certa intelligenza e cultura, infatti, si preoccupano pi di essere che di apparire. E poi, chi lha detto che una persona non pu essere fisicamente attraente anche con le labbra sottili e il seno piatto? Perch volere a tutti i costi unimmagine artificiale quando la natura ce ne ha data unaltra? Qualcuno risponde che queste persone lo fanno perch soffrono troppo in quanto non si sentono sicure del loro aspetto fisico. Ma perch crearsi complessi per un fatto cos futile come la bellezza fisica? Chiss, magari molte delle medesime persone commettono furti, omicidi, truffe, sequestri di persona, violenze sui bambini, e altri vergognosi delitti per i quali non si creano altrettanti complessi! Riconosco che la bellezza rappresenti un valore (seppure meno importante di altri), poich ci che allieta la vista, ludito, lolfatto, il tatto e il gusto, d piacere, e il piacere, pur non essendo lo scopo della vita, aiuta a vivere bene, e quando si vive bene si pi efficienti nel dare il proprio contributo per il progresso collettivo. Ma perch volere a tutti i costi essere ci che non si , cercando di apparire bellissimi, se poi tale bellezza non naturale? E perch ostinarsi a valorizzare qualit che non si hanno, quando invece sarebbe pi saggio esprimere altre potenzialit, quali, ad esempio, lalacrit, la creativit, laltruismo, la giustizia, lintegrit morale? Semmai, piuttosto che spendere le proprie energie e i propri soldi per sembrare pi belli, si pu, a mio parere, impegnarsi affinch si diventi realmente pi belli attraverso, per esempio, lesercizio fisico, che rende il corpo pi armonioso nelle forme, prestante e vigoroso. Bisogna imparare a superare almeno in parte il desiderio di concentrare eccessivamente su di s le proprie attenzioni, a guardarsi con un occhio un po distaccato, ad accettarsi per quelli che si , con i propri pregi e difetti, con la massima obiettivit e sportivit possibili. E non mi riferisco solo allaspetto esteriore, ma anche a tutte le altre caratteristiche fisiche, mentali e morali di una persona. Laggressivit Anzich impiegare la carica aggressiva che tutti abbiamo verso cose utili e costruttive, le persone aggressive, a livello inconscio, tendono a scaricare le loro pulsioni contro gli altri; ma non lo fanno perch sono cattive, bens perch in tal modo, sempre a livello inconscio, cercano di difendersi dalle frustrazioni che provocano loro angoscia.

Talvolta chi commette violenza lo fa perch si sente escluso, rifiutato dalla societ; attraverso la violenza, quindi, vuole riscattare la sua immagine, prendersi la sua rivincita. Il mio consiglio in proposito quello di non emarginare mai nessuno; cerchiamo di dare un piccolo gesto daffetto a tutti: non potete immaginarvi quale prezioso effetto su una persona che si sente esclusa possa avere ricevere un gesto affettuoso. Sicuramente, cos facendo si preverrebbero tanti casi di violenza. Mi capitato personalmente di vedere che persone considerate violente, che sono emarginate da molti, se le si avvicina e si stabilisce con loro un minimo di scambio umano, spesso sono le persone pi vere, le pi sincere. Molte volte, infatti, si considerano violente solo le persone che possiedono unaggressivit aperta, manifesta; ma non bisogna trascurare il fatto che tante persone apparentemente pacifiche, come detto nella prima parte, ricorrono, in genere per vigliaccheria, a unaggressivit mascherata, che fa male quanto quella aperta e manifesta, perch deteriora il rapporto delle due parti (di quella che aggredisce e di quella aggredita). Apposite indagini hanno dimostrato che le persone violente hanno in genere una bassa autostima. Spesso il delinquente portato a commettere violenze perch vuole riscattare il suo insuccesso sociale. Da quanto appena affermato appare evidente che cercare di ottenere una buona stima di s il primo passo per vivere una vita serena e libera dalla pulsione di aggredire il prossimo. Per migliorare la propria autostima utile non chiedere troppo a s stessi, accettarsi per quello che si , senza temere i giudizi degli altri. Mi rendo conto che non tutti riescono ad accettarsi; molti sono insicuri per natura, e non vedono in s stessi nessun pregio, o ne vedono pochi. Tali persone sono cos convinte del loro scarso valore che vedono come difetti persino i loro migliori pregi. Mi capitato di conoscere persone le quali cercano di nascondere tutto ci che riguarda la loro persona, anche loro eventuali eccellenti qualit culturali e caratteriali, per timore di fare brutta figura. Questa insicurezza fa s che chi ne interessato viva la propria vita in un continuo stato di apprensione, di scontentezza, che gli inibisce la libera espressione delle sue qualit, che potrebbero essere preziose non solo a s stesso, ma anche a tutta la collettivit. Le persone insicure possono reagire con una chiusura in s stesse, per nascondere, come detto, tutte o quasi le caratteristiche della loro natura. Poich non vogliono mettersi in mostra per la sfiducia che hanno nei loro meriti, immaginano la realt come un contesto in cui gli individui debbano avere il massimo rispetto gli uni degli altri e dove non esistano sentimenti di competitivit. Oppure possono reagire con laggressivit, la quale comunque quasi mai sfocia in episodi di cattiveria. La persona insicura sente questo bisogno incontrollato di sfogare il proprio nervosismo, senza che se ne renda in genere conto; e dopo averlo sfogato molto spesso si pente: come se fosse conscia di trovarsi nel torto, ma sente lassoluto bisogno di buttare fuori il veleno che ha in corpo. Come nel caso dellaggressivit dovuta a frustrazione, anche in tutti gli altri casi laggressivit da considerarsi una reazione inadeguata poich, anzich far diminuire la carica aggressiva, la fa aumentare. La persona che cerca di buttare addosso agli altri la propria rabbia come lalcolizzato, che al momento in cui beve si sente meglio, ma passato leffetto dellalcol sta peggio di prima. Chi ha la tendenza a sfogarsi sugli altri

entra in un circolo vizioso che rischia di portarlo allesaurimento nervoso. Inoltre, bisogna considerare che quasi sempre i bersagli delle persone insicure e aggressive sono persone positive, piene di entusiasmo e dotate di buona autostima, le quali sono difficilmente attaccabili, in quanto hanno costruito intorno a s una solida corazza di sicurezza che li rende invulnerabili. Il mancato successo di riuscire a scalfire queste persone sicure di s, fa nascere nella persona insicura ulteriore rabbia e insicurezza, che peggiora la sua situazione psicologica. Il motivo per cui i bersagli preferiti dalle persone insicure siano coloro che sono pieni di entusiasmo e ottimismo sono da una parte linvidia e dallaltra parte la voglia di rubare entusiasmo proprio a chi ne ha di pi. Per quanto riguarda questo secondo aspetto, vale il proverbio secondo cui Nessuno prende a calci un cane morto, e chi appare come pi dotato di entusiasmo e voglia di vivere fa gola alla voglia distruttiva che provano le persone dotate di bassa autostima. Per quanto, invece, riguarda il motivo dellinvidia, vedere che altre persone posseggono quella sicurezza che invece loro non hanno, provoca nelle persone insicure ulteriore sofferenza oltre a quella che gi le perseguita; listintivo confronto con le persone sicure, procura in quelle insicure una minaccia alla propria gi scarsa autostima; scorgere negli altri sicurezza, meriti o pregi appare alle persone insicure come la dimostrazione che non tutte le persone sono insicure o inutili come loro credono di essere, e che perci non possono trovare conforto nel mal comune. A tal proposito Schopenhauer afferma che La vista di qualit preminenti di solito provoca rabbia segreta di chi non vale niente Altre volte, invece, i bersagli delle persone aggressive sono quelle pi indifese. Ho constatato, infatti, che la maggior parte delle persone aggressive sono vigliacche; e ci facilmente spiegabile: se non fossero vigliacche, riuscirebbero a mantenere un equilibrio psicologico buono grazie al fatto di farsi rispettare adeguatamente nella societ secondo i propri diritti. Invece le persone vigliacche, essendo paurose o timide, soffrono gli attacchi portati contro di loro da altre persone, attacchi dai quali non hanno abbastanza coraggio o disinvoltura di difendersi; perci esse accumulano rabbia che poi cercano di sfogare su persone pi vulnerabili e molto spesso innocenti. Secondo gli etologi laggressivit il risultato di un accumulo di energia che, senza necessariamente che ci siano stimoli esterni, finisce prima o poi per esplodere nel comportamento aggressivo. Per questo importante praticare regolarmente attivit fisica, la quale permette unadeguata dispersione di energie nervose, e oltretutto migliora lautostima, che come abbiamo detto fondamentale per una personalit equilibrata e serena.

CONCLUSIONE Dopo aver esaminato il problema della frustrazione e dellaggressivit, siamo giunti alla conclusione che una certa dose di aggressivit nella vita ci vuole: senza la spinta aggressiva, secondo gli psicologi, vero che non si farebbe nulla di male, ma neanche di bene. laggressivit che spinge luomo ad amare e ad impegnarsi in attivit produttive (sia di tipo mentale sia di tipo fisico). Ma se laggressivit eccessiva oppure diretta a commettere il male, come detto, da cercare di prevenire a tutti i costi. Laggressivit sta, tra laltro, alla base della competitivit. innegabile che nella vita ci sia competitivit. Ciascuno di noi, in modo pi o meno dichiarato, in modo pi o meno consapevole, vuole farsi valere nei confronti degli altri. Questo atteggiamento insito nella natura stessa, non solo di noi esseri umani, ma in generale di tutti gli animali. Ecco perch spesso siamo competitivi senza neanche che ce ne accorgiamo. Si pu essere competitivi o ricorrendo allautoesaltazione o alleterodenigrazione, o a entrambe. Chi si autoesalta cerca di mostrare agli altri i propri presunti pregi e di nascondere i difetti. Chi invece eterodenigra cerca di evidenziare i difetti degli altri e di coprirne o negarne i pregi. Quasi tutte le persone ricorrono alle suddette forme di competitivit. Per esempio, quando si parla con qualcuno si tende a vantare i meriti propri o dei propri congiunti (ad esempio, si dice che ci si comprati una bella casa al mare, oppure che il proprio figlio ha ottenuto la laurea con il massimo dei voti, ecc.) e a fare domande volte a mettere in difficolt chi ascolta (ad esempio, se linterlocutore non ha figli gli si domanda perch non ne ha, perch non fa qualcosa per averne, perch non li adotta, ecc.) Bisogna distinguere tra competitivit buona e competitivit cattiva. Come detto, essere competitivi fa parte della natura umana, inutile nasconderlo. E bisogna anche dire che la competitivit fa bene alla vita, in quanto tra le cose che ci stimolano a dare il meglio di noi stessi. Essere orgogliosi del proprio lavoro onesto o delle opere che si sono realizzate con sacrificio legittimo; ed esternare tale orgoglio non deprecabile. Tuttal pi pu essere deprecabile chi si vanta troppo, quasi in ogni occasione, e lo fa con altezzosit oppure lo fa al solo scopo di porsi al di sopra di chi ascolta. Non bisogna dimenticare, infatti, che lo scopo della competitivit non tanto quello della gloria personale, quanto quello di fare emergere i valori pi alti e pi pregiati della societ, i quali costituiscono un bene per tutti. E, soprattutto, bisogna improntare la propria competitivit alla lealt e sportivit. giusto e, anzi, doveroso, tuffarsi in una sana competizione con gli altri; ma non bisogna esaltarsi troppo quando si vince, e non abbattersi troppo quando si perde. Proprio l sta lo spirito sportivo: dare il massimo per farsi valere, ma sapersi accontentare dei risultati che si ottengono. Bisogna a tutti i costi evitare di ricorrere a mezzi illeciti o antisportivi per ottenere consensi dagli altri, in quanto cos facendo si dimostrerebbe che si degli arrivisti, e che come tali si bada solo al risultato che gli altri vedono e non a quello reale. A tal proposito una massima di Aristotele dice che La grandezza non consiste nel ricevere onori, ma nel meritarli.

Non tutti siamo competitivi nella stessa misura. Chi meno competitivo interpreta la propria competitivit nel senso di non sentirsi escluso dalla massa; per lui, quindi, ci che conta di non sentirsi inferiore agli altri. Unaltra parte della gente, invece, tende a voler dimostrare la propria superiorit agli altri. Costoro, quindi, non si limitano a voler galleggiare, ma cercano di emergere. Ovviamente poi ci sono anche le situazioni intermedie; di persone, cio, che hanno la propensione a cercare il consenso degli altri e nello stesso tempo non disdegnano in talune occasioni di affermare la propria superiorit su altri soggetti. Come detto, secondo gli psicologi la competitivit ha una sua funzione positiva: essa, infatti, ci sprona a dare il meglio di noi stessi. Se non ci fosse lo stimolo di confrontarci con gli altri probabilmente ognuno di noi si accontenterebbe di ci che e non sentirebbe la spinta a migliorarsi. Ci arrecherebbe un danno a tutta la collettivit, poich se non ci si migliora a livello personale, a maggior ragione non si pu offrire il proprio contributo al progresso collettivo. A proposito del concetto di progresso collettivo, io sostengo che sia il vero scopo dellesistenza di tutti. La vita di ogni essere vivente, infatti, limitata nel tempo; ciascuno di noi su questa terra solo di passaggio; lo scopo della vita di un uomo non pu essere la sua stessa esistenza, dato che appunto questa finisce. Nessuna conquista terrena eterna; quando luomo muore, tutto ci che ha costruito, sia di tipo materiale sia immateriale, durante la vita deve comunque lasciarlo ad altri; anche la fama, che tanti inseguono illudendosi che possa durare anche oltre la morte, non di alcun giovamento a chi ormai morto. Il cosiddetto buon nome, che tante persone inseguono, anche se noi ci illudiamo che perduri dopo la nostra morte, in realt lo concepiamo cos solo perch adesso siamo vivi; ma dopo che la nostra vita terrena terminata, a che ci serve il buon nome? A nulla! E neanche i figli, contrariamente a quanto molte persone credono, rappresentano la continuazione della vita della singola persona; bens, rappresentano la continuazione della vita della societ presa nel suo complesso. Ogni bambino che nasce, infatti, pur ereditando in media il 50% dei caratteri della madre e il 50% del padre, un essere umano a s stante, con la propria individualit, che magari assomiglier ai genitori, ma che non sar mai uguale a loro, come non sar uguale a nessun altro essere umano. Pertanto, ribadisco che a mio parere lo scopo della vita quello di dare ognuno di noi il nostro piccolo contributo al progresso collettivo. Le singole persone, infatti, muoiono; lumanit, invece, continua a vivere. Siamo come tante cellule dello stesso organismo che luniverso. E in questo immenso organismo svolgono il loro ruolo anche animali, vegetali e minerali. Posto quindi che la competitivit fa bene al progresso, esaminiamo adesso quali sono le forme con cui essa si manifesta. Chi appartiene al suddetto gruppo di persone che vogliono sentirsi non inferiori agli altri sente il bisogno di essere accettato dagli altri, non possiede molta autostima, permaloso, piuttosto pigro e tende a ricercare la propria sicurezza nella vita tranquilla, normale, senza i riflettori puntati su di lui. Le persone di questo gruppo spesso sono frustrate, in quanto non riescono con le proprie forze a essere contente della loro vita; sono deluse, nervose, e dato che non riescono a migliorare s stesse cercano di distruggere gli altri. Le loro vittime preferite sono proprio quelle che posseggono molto entusiasmo; invidiano la sicurezza che queste hanno saputo o hanno avuto la fortuna di

costruirsi, e cercano di distruggerle (spesso senza che si rendano conto del loro atteggiamento aggressivo). La persona entusiasta per le persone frustrate si pu paragonare a ci che la gioielleria rappresenta per il ladro. Pertanto, le persone che hanno entusiasmo e voglia di vivere debbono guardarsi bene da questi loro potenziali aggressori, e non scoraggiarsi se vengono attaccati o criticati; bens continuare a essere s stessi, con la voglia di vivere che li caratterizza, rimanendo ben saldi nei loro buoni propositi e sopportando gli eventuali attacchi, ricordando loro a tal proposito , a scopo di incoraggiamento, il proverbio che dice: dura pi lincudine che il martello. A coloro che hanno la tendenza a distruggere gli altri, invece, mi sento di sensibilizzarli sul fatto che chi ha entusiasmo e voglia di fare una risorsa per tutti; perci va incoraggiato, non attaccato. Schopenhauer sul suo libro intitolato Aforismi sulla saggezza di vivere scrive che Luomo intelligente si sceglier unesistenza appartata, e persino, se uno spirito grande, in solitudine; perch quanto pi uno possiede in se stesso, di tanto meno egli necessita dal mondo esterno, e tanto meno possono significare per lui tutti gli altri. Ecco perch la superiorit dello spirito rende poco socievoli Luomo normale invece, per quanto riguarda il godimento della sua vita, orientato verso cose al di fuori di lui, al possesso, alla posizione, alla moglie e ai figli, agli amici, alla societ ecc.: su queste basa la felicit della sua vita; felicit che crolla quando egli perde, oppure ne viene disilluso Si pu essere interamente s stessi soltanto finch si soli: chi non ama la solitudine quindi non ama neppure la libert, perch si liberi unicamente quando si soli; ma la solitudine la ama solo il grande spirito, in quanto nella solitudine il miserabile avvertir tutta la propria miseria, il grande spirito tutta la propria grandezza Ci che rende socievoli gli uomini la loro incapacit di sopportare la solitudine, e in questa se stessi. Ammetto che le cose che sostiene Schopenhauer siano giuste, e che una persona indipendente possa vivere felice da sola, lontana da chi potrebbe in qualche modo turbare la sua condizione di benessere. Ma nellottica del mio discorso sul progresso collettivo, la filosofia di Schopenhauer poco valida. A mio parere giusto che ognuno di noi, quando si preoccupa per s, pensi un po anche agli altri. Se infatti si tiene tutto per s, tutto o buona parte di quello di buono che avr costruito non verr utilizzato per il progresso comune. Inoltre, come detto prima, dare un po daffetto agli altri condizione fondamentale perch si abbia una societ meno violenta. Chi si tiene le cose per s non arreca alcun contributo allo sviluppo della societ, che come detto secondo me quello che pi conta. La vita dell'uomo, infatti, essendo limitata nel tempo, ha un senso solo se la continuazione di quella vissuta da chi nato prima di lui e linizio di quella che vivranno coloro che nasceranno dopo di lui. I Latini dicevano: Ars longa, vita brevis, proprio per significare che la vita dell'uomo troppo breve per scoprire tante cose; perci necessario prima apprendere ci che hanno scoperto coloro che sono vissuti prima di noi, e poi, se ci si riesce, aggiungere a queste conoscenze qualcosa di nostro. Per questo motivo ritengo molto importante leggere le opere dei nostri predecessori; poi, se la qualit e la fortuna ce lo consentiranno, potremmo anche noi aggiungere la nostra parte di contributo al progresso con le scoperte che faremo noi in prima persona. La societ attuale, fondata sullimmagine, sulla competizione spesso sleale, sul consumismo, sul futile, tutti valori che spesso vengono acquisiti attraverso il cattivo

messaggio lanciato dai mass-media, ha allontanato dalla coscienza delle persone la lista dei reali bisogni, dei veri valori su cui dovremmo fondare la nostra esistenza. Si vive in un mondo in cui prevalgono ideali marci, falsi, depravati, cui tutti preferiamo adeguarci anzich cercare, ognuno nel nostro piccolo, di cambiarli. Sin dalla nascita ci vengono inculcati dei modelli di comportamento fallaci, che accettiamo senza porci il problema se siano giusti o sbagliati. Ci che conta, almeno nella societ occidentale, non tanto mangiare, vestirsi e soddisfare gli altri bisogni primari, ma fare bella figura con gli altri, ottenere una posizione sociale di prestigio, accaparrare pi beni materiali possibile, spesso ricorrendo a violenze o inganni per ottenerli. Pochi per si interrogano su che cosa serva ottenere una grande quantit di ricchezza materiale e prestigio sociale, se poi comunque al termine della vita terrena non potr farsene nulla. A mio parere il problema pi grande delluomo contemporaneo legoismo. Ognuno di noi pensa che i propri problemi siano enormi, poich lui li vede da vicino; ma un ipotetico osservatore imparziale posto a debita distanza dalla nostra minuscola Terra (se confrontata con limmensit delluniverso) di noi neanche si accorgerebbe. Con questo non voglio dire che ciascuno di noi sia un essere insignificante: dico solo che siamo come tante piccole tessere dello stesso mosaico; tessere piccole, ma tutte importanti, perch se ne manca una limmagine complessiva del mosaico perde valore. Ci che veramente conta non il successo personale, ma il progresso delluniverso. giusto e legittimo che ognuno di noi pensi innanzi tutto al proprio benessere, poich nessuno sente maggiormente il dolore di chi lo prova sulla propria pelle. Ma quando pensiamo a noi, sforziamoci di guardarci in funzione della collettivit, diamo un senso alla nostra vita mettendoci in testa che in fondo non conta tanto che a costruire ledificio dellesistenza sia Tizio o Caio, bens che ledificio venga costruito nel miglior modo possibile. Ognuno di noi si sente al centro delluniverso; ma quando poi si avvicina il momento che la sua vita terrena sta per terminare, si rende conto che ci che ha costruito a lui personalmente non servir a niente. Tutto ci che lui avr costruito di materiale e immateriale servir a quelli che vivranno dopo di lui. E come lui ha beneficiato delle conquiste dei suoi predecessori, i suoi successori beneficeranno anche di quanto ha costruito lui. Malgrado le conquiste tecnologiche umane siano giunte a livelli che ci appaiono alti, in realt non siamo ancora in grado, e forse non lo saremo mai, di spiegarci il vero senso della vita, per quale motivo siamo nati, cosa ci stiamo a fare su questo mondo, ecc. In fondo, tutto ci che facciamo lo facciamo perch guidati dallistinto: mangiare, riprodurci, aggredire gli altri sono cose che facciamo per istinto, e non perch le scegliamo. La ragione ci pu aiutare a risolvere solo una parte dei nostri problemi quotidiani; ma i nostri comportamenti istintivi e quelli sul senso della vita non possiamo spiegarceli. Listinto per ci porta a competere con gli altri. Ma non dobbiamo vedere la competizione come un fatto negativo: in fondo cercare sportivamente di misuraci con gli altri non riprovevole. Senza un sano spirito di competizione non ci sarebbe neanche quel pizzico di vanit che ci spinge a voler fare bene. Tutti noi, infatti, pi o meno consciamente cerchiamo una certa approvazione dagli altri. Ma ci che conta che tale approvazione la ricerchiamo in maniera tranquilla, non ossessiva; e soprattutto che nella competizione siamo leali. Ci che conta non vincere, ma partecipare allamichevole lotta della vita con impegno, lealt e sportivit; e se arriviamo ultimi non ne dobbiamo fare un dramma: qualcuno deve pur arrivare ultimo, no? Inoltre non bisogna drammatizzare se gli altri

non sanno apprezzarci per quello che sentiamo di valere: Dante non fu mai premiato con lalloro, eppure il Sommo Poeta; Ges fu crocifisso, eppure lunigenito Figlio di Dio! Il successo sociale non misura il valore reale di una persona. Ciascuno di noi agli occhi di un altro non appare per come effettivamente , ma per come quellaltro riesce a vederci. La bellezza una qualit facile da vedere perch si pu rilevare attraverso la vista, che un senso; e i sensi possono essere molto sviluppati anche nelle persone meno intelligenti; persino tanti animali hanno i sensi pi sviluppati delluomo. Lintelligenza e le doti morali, invece, non tutti sono capaci di coglierle nella giusta misura. Io immagino lintelligenza come una scala. Ognuno di noi ha una scala diversa dagli altri; diversa sia per colore e modello sia per lunghezza. Maggiore lintelligenza e pi lunga la scala. Pi si vuole sfruttare la propria intelligenza, pi si deve salire gli scalini. Chiaramente, ogni persona pu salire gli scalini che la lunghezza della scala gli consentono. Le persone poco intelligenti hanno una scala corta, e perci non possono salire molto in alto. Viceversa, le persone molto intelligenti, se hanno volont e costanza, hanno la facolt di salire sempre pi in alto, fino ad arrivare in cima alla loro lunga scala. Ciascuno di noi ha la possibilit di misurare lintelligenza altrui nella misura che la propria intelligenza gli permette. Ogni persona che si trova sulla propria scala pu solo guardare davanti a s oppure pi in basso, ma non pi in alto. Quindi, ognuno pu guardare la scala degli altri fino allaltezza in cui si trova lui; e non pu pertanto guardare la parte di scala degli altri che sta al di sopra della sua testa. Questo comporta che le persone che stanno pi in alto, e che quindi sono pi intelligenti, possono valutare per intero lintelligenza di chi meno intelligente di loro; al contrario, delle persone pi intelligenti di noi possiamo osservare solo la parte che non supera la nostra intelligenza. Quanto suddetto spiega il fatto per il quale tante persone di scarsa intelligenza esprimano giudizi scadenti nei confronti di persone di elevata intelligenza: semplicemente, essi non sono in grado di cogliere completamente le manifestazioni mentali di chi pi intelligente di loro. Come lintelligenza, cos le doti morali sono stimabili solo da chi le sa cogliere. Con questo ho voluto dire che tante persone di valore sono poco stimate solo perch sono incomprese dalle persone mediocri; ma ci non intacca certo il loro valore. E per tale motivo non bisogna scoraggiarsi se non tutti sanno capirci; e poich non tutti possono capirci appieno, ci che veramente conta non il giudizio che gli altri esprimono su di noi, bens la coscienza di aver dato il massimo con giustizia e lealt. La giustizia deve essere il principio cardine su cui fondare il nostro ideale di vita. Se agiamo con giustizia nei confronti nostri e degli altri diamo un contributo maggiore al suddetto progresso collettivo: se premiamo i meno meritevoli, tutta la societ ne subisce un danno; se invece attribuiamo il giusto riconoscimento a chi per il suo impegno, lavoro, onest se lo merita, nella nostra coscienza possiamo sentire la soddisfazione di avere agito nel miglior modo possibile per il progresso globale. La persona di valore, che possiede dei sani principi, che sa quello che vuole, che consapevole di essere nel giusto, rispetta il giudizio degli altri ma non lo teme; sa essere s stessa, anche quando il cosiddetto successo sociale non le arride; perch per lei pi che piacere agli altri conta piacere alla propria coscienza, al fatto di sentirsi consapevole di aver dato la sua opera leale, sincera, fattiva al progresso comune. E qualora non bastasse questo mio discorso

sullimportanza del progresso globale, rimane pur sempre valido il discorso della speranza della vita ultraterrena, dove i pi meritevoli, se esiste una vita ultraterrena, potrebbero godere della beatitudine eterna. Un ultimo consiglio lo voglio dare agli uomini: amate, nel corpo e nellanima, la vostra donna. La donna non ha bisogno di ricambiare lamore che le rivolge luomo, perch per lui gi una inesprimibile gioia quella di poter inebriare i propri occhi, il proprio olfatto, le proprie mani, la propria mente, il proprio cuore con la dolcezza che emana la sua donna. La donna come un meraviglioso fiore, che va ammirato per apprezzarne le bellissime forme e gli stupendi colori, annusato per assaporarne i delicati profumi, accarezzato per goderne la pelle vellutata. E come per uomo non esiste letizia pi grande che quella di dare amore alla propria donna, cos per una donna non esiste letizia pi grande che ricevere amore dal proprio uomo. Ho voluto dare questultimo consiglio perch lamore che un uomo d alla sua donna moltiplica il lei la carica interiore e la voglia di vivere in misura straordinaria. E se tante donne sono felici ed entusiaste, tutto il mondo ne beneficia, come un prato diventa pi spettacolare quando si riempie di fiori rigogliosi.