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Luca Guglielminetti

DA L L A D I A S P O R A S O C I A L I S TA A L L A S C E S A D I M AT T E O R E N Z I
P E Z Z I S PA R S I N E L W E B DI POLITICA E CULTURA 2000 - 2011

EBOOK BY KORE MULTIMEDIA

E-publighing by Kore Multimedia - www.kore.it ! ! This work is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

! In copertina rielaborazione di Sisyphe!- Risque systmique (2011) di H.Delamare

Luca Guglielminetti

DALLA DIASPORA SOCIALISTA ALLASCESA DI MATTEO RENZI


P E Z Z I S PA R S I N E L W E B DI POLITICA E CULTURA 2000 - 2011

APPENDICE La vignetta della settimana 2000 - 2001 (di Walter Falciatore)

EBOOK BY KORE MULTIMEDIA

"E' possibile fare il partito di quelli che non sono sicuri di avere ragione? Sarebbe il mio" (A. Camus)

Sommario
Premessa 10 Benvenuti su Socialisti.net 15 Perch una e-zine liberalsocialista? Editoriale di presentazione del Nuovo Caff 16 Prolo Homme rvolt 19 PSI e la morte della sinistra 21 Carteggio telematico: Redazione (l.g.) - Bobo Craxi 24 Documento per lassemblea naz. della Lega Socialista. 27 Diaspora socialista: tra politica e letteratura 31 Psiche e Polis. Coniugare Estetica e Politica 36 Il Caff, un po' di storia. Dai Fratelli Verri ad Internet 38 James Hillman. Una presentazione 40 La nuova musica zingara: il jazz dei Balcani 43 Gli intellettuali italiani alla guerra 47 I talebani del giornalismo nostrano 50 Perugia-Assisi: tra Capitini e Rosselli continua l'esilio del socialismo 53 Giuliano Ferrara contro Bobo Craxi 57 DS: rischio morte per codardia 59 Per andare incontro a Fassino, cominciamo a unire i socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi 61 Gore Vidal Vs. gli italo-lo-americani 64 Rutelli e la giustizia minorile: addio alla laicit 66 Titolo: (03.01.02) Un decennio berlusconiano 68 L'orizzonte della politica di De Michelis 69 Titolo: (10-01-02) Della commemorazione ad Hammamet 71 (22.01.02) Da ventanni il problema dei soldi per la politica 73 (25.01.02) Da Popper a Odasso via Forza Italia 76 Titolo: (05.02.02) La politica da Nanni a Stefania 78 Italia-Inghilterra: tra Nanni Moretti e Ken Loach 80

Dire qualcosa di centro-sinistra 83 Minoranze tra gli opposti estremismi 85 Titolo: (15.03.02) II lavoro tra padri e gli 87 Titolo: (19.03.02) Sgarbi e la libera stampa 89 Titolo: (23.03.02) Sinistra e riformisti e mercato del lavoro 91 Titolo: (25.03.02) Il miracolo Cofferati 94 Titolo: (30.03.02) Buon Aprile Correntone! 96 Titolo: (10.04.02) La volont di Formica 98 Titolo: (22.04.02) Cercasi Tony Blair disperatamente! 100 Sinistra: un grande futuro dietro di lei 102 Elmire Zolla. La mitica generazione dei nuovi dinamitardi d'Occidente 105 L'equilibrio precario tra memoria e oblio 109 Procreazione assistita: Destra e Sinistra 111 Scajola il ministro e Biagi il cococo 113 Dalla biologia il nuovo socialismo 115 Titolo: (06.09.02) Quella torta di societ civile 118 W il Leone doro di Berlusconi 121 Titolo: (13.09.02) Unilaterlismo e terrorismo 123 Titolo: (24.09.02) A destra di Tabacci 125 Titolo: (01.10.02) Il crocisso tra leggi e religioni 127 Titolo: (07.10.02) Mixx Campari 129 Titolo: (17.10.02) Oligopoli 131 Titolo: (23.10.02) Polito: tu vo fa linglese, ma sei nato in Italy 133 Titolo: (30.12.02) L'Avanti (di Lavitola)... avesse contratto lAIDS! 135 Titolo: (21.12.02) Natale 2002: nobili si nasce 137 Titolo: (19.01.03) Molto da leggere, poco da sperare 141 Bobo Craxi: Route El Fawara, Hammamet 143 Titolo: (28.09.03) Black out totale 145 Titolo: (08.11.03) LIsola dei Socialisti Famosi. 147 Cinico Natale: Auguri a... 149

Infrastruttura scuola 151 Le spine della Rosa (nel Pugno) 153 Titolo: (25.11.05) Fuori della 'fattoria' prodiana 155 Titolo: (01.12.05) Giavazzi: i nodi al pettina della Rosa 157 Titolo: (28.12.2005) Democrazia deformata 159 Socialisti e Partito Democratico 161 Titolo: (31.03.06) Voto Scalfarotto 164 Contro i perpetui 166 Titolo: (11.04.06) Il ridico e la saggezza 174 Titolo: (07.05.06) L'eclissi socialista 176 Titolo: (11.05.06) Napolitano europeista 178 Generazione U e socialisti: lettera a Stefano Menichini 180 Amato come Blank: senatori non dei nostri 182 Titolo: (23.05.06) Le tre zapatere 184 Titolo: (07.06.06) Socialisti, un popolo da salvare? 185 Titolo: (14.06.06) Loccasione di Boselli 187 Titolo: (07.07.06) Il momento della verit 189 Titolo: (14.12.06) PD, Rosa nel Pugno: in primis sciogliersi 191 Capezzone/Diaco: la solitudine des enfants terribles 194 Dismissioni industriali torinesi: meglio il vecchio sindaco comunista dellarchitetto postmoderno 196 Crisi della politica: ci vorrebbe un Jean Monnet 198 Il coraggio tardivo di Enrico Boselli 200 Elezioni 2008: un bagno di sangue? 203 La Grande Torino di fronte alle crisi 206 10 (buone) ragioni per astenersi dal voto di domenica 208 Albert Camus losofo del futuro 210 Camus - Craxi, o l'esilio del socialismo libertario 212 Ida Magli: tra attualit e nichilismo 215 Innovare partendo dal contratto sociale 219 D'Alema e i PM 20 anni dopo 225

La via mediana di Todorov e la "tentazione del bene" nei procuratori 227 "los indignados" e il "socialismo dei cittadini" 230 La mamma (e gli spaghetti) di Erri De Luca 233 L'invenzione araba 2011: la democrazia "one2one" 235 La deriva giustizialista delle Lettere 237 TAV: Et in Arcadia ego 239 La profezia di Marshall McLuhan 241 Il Caff sui social network: un bilancio 242 La casta (retorica) delle rme 244 Sereno, James Hillman, assai meno noi che restiamo 245 Finalmente l'Obama de no'altri: Matteo Renzi 247 Lo spin doctor di Matteo Renzi 248 La fatica della democrazia, o della misura delle parole 251 I solidi numi tutelari di Matteo Renzi 253 APPENDICE 256 La vignetta della settimana 256

Premessa
Non sono riuscito mai a vedermi come giornalista o blogger. Semplicemente da cittadino appassionato di politica, con pregressi giovanili tali da avermi reso consapevole delle necessit di tenermi a debita distanza, e da lavoratore della conoscenza, con pregressi studi sul ruolo delle gazzette nell'Europa dei Lumi tale da avermi reso consapevole dell'importanza della circolazione delle idee, mi sono trovato, come sono ora, dietro la tastiera di un computer a trascorre gran parte del mio tempo. A met degli anni '90 la stagione giacobina e ipocrita di Tangentopoli, da una parte, e l'avvento di Internet, dall'altra, mi avevano indotto, politicamente, a diventare socialista, di quelli cattivi, cio craxiani, e, professionalmente, a diventare un utilizzatore del web, allora mezzo esclusivo di informatici, come strumento mezzo di comunicazione e design. Entrare nella sede storica del PSI di Corso Palestro a Torino, ormai frequentata da pochi reduci, e fondare la web farm, Kore Multimedia, sono stati due passi paralleli, tali per cui si apr la possibilit di sperimentare il nuovo media ponendolo a disposizione delle idee che valutavo da difendere e promuovere verso quella lite, allora denita cybernauti, scommettendo sul fatto che sarebbe diventata una pi ampia agor telematica aperta a tutti i cittadini.

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Seppur i primi siti sia politici che culturali, con relativi testi, risalgano al 1996/7, rileggendo il complesso degli scritti ho rilevato un ciclo temporale omogeneo negli undici anni deniti (2000-2011): il 19 gennaio 2000 muore Bettino Craxi e pochi giorni dopo apre il portale Socialisti.net e, in seguito, la nuova versione della web-zine Caff Letterario. A questi, nel contesto di una dimensione collettiva con una specie di redazione (a ranghi ridotti e spesso virtuali), si aggiunge il mio blog Homme Rvolt, a partire dal 2006, in quella individuale che non mi ha mai troppo entusiasmato. Del resto i primi due iniziavano a languire no quasi a mummicarsi negli ultimi anni. Il ciclo del mio impegno politico stretto si chiude in vero non nel 2011 ma nel 2012, quando ho costituito un comitato di socialisti a sostegno di Matteo Renzi per le primarie del centrosinistra: di quell'anno infatti ho aggiunto in coda un solo testo: la recensione a "Stil Novo". Un libro che mi fornisce l'impressione di chiusura del cerchio: magari solo una impressione illusoria, ma pi probabilmente si tratta almeno di una sincrona lunghezza d'onda. Tecnicamente questa raccolta una selezione degli scritti che omette i pi pedanti o partigiani, quelli presenti in altre raccolte, come quelle sulla poesia e sull'attivit della Societ Fabiana, quelli che non ho scovato tra le decine di migliaia di post, nonch gli scritti in altri ambiti lavorativi, in particolare tutti quelli sul terrorismo, la radicalizzazione e la sue vittime, che dominano ormai il mio lavoro e il mio blog negli ultimi anni. Alcuni testi saranno pi comprensibili ai pochi adden11

tro alle storie della diaspora socialista con i suoi partitini. Ma il senso generale dei testi mi pare risulti di una qualche utilit per leggere le difcolt della sinistra storica in quegli anni e scorgervi qualche premesse dellascesa di Matteo Renzi oggi. Devo precisare che per me la scrittura era un corollario di una attivit che privilegiava la disseminazione on-line di testi altrui. Non ho seguito corsi di scrittura creativa alla scuola Holden, n mi sono mai curato troppo dello stile e della forma di questo testi destinati a forum e blog in una logica di sperimentazione cui allora non era codicato alcun professionismo. In ogni caso, un debito di riconoscimento lo devo esprimere verso Roberto Turino che, dalla sua esperienza di giornalista e dal ruolo di presidente dell'associazione che gestiva Socialisti.net, ha provato a darmi consigli e suggerimenti di scrittura, con esiti incerti dovuti certamente alla mia testardaggine. Mi scuso in anticipo per refusi, errori e frasi circonvolute (non me la sono sentita di chiedere un revisione di questi testi a chicchessia). Evito un bilancio amaro di queste esperienze: la diaspora socialista resta irrisolta e soprattutto la cultura si trova per lo pi ancora avvolta nello stridulo suono degli intellettuali del piffero, secondo la dizione di Luca Mastrantonio nel suo recente pamphlet. In effetti il suo libro su "come rompere l'incantesimo dei professionisti dell'impegno" stato la molla che mi ha indotto a raccogliere la presente selezione di testi.
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Il bilancio ha tratti anche positivi: il numero di contatti nel 2001 di Socialisti.net: oltre un milione di pagine visitate nell'anno. Le persone che si sono attivate a scrivere sui vari forum o inviare i loro testi per le rubriche del Caff: alcune le ho poi conosciute di persona, altre sono rimasti amici/che virtuali, ritrovati pi tardi su Facebook. Alcuni testi di cui sono orgoglioso che sono stati ripresi da altri siti o giornali (non solo lAvanti di Lavitola!), o la presentazione di James Hillman che stata la prima in italiano sul web e la prima in testa ai motori di ricerca per molti anni. In fondo, seppur Socialisti.net abbia avuto per qualche anno un piccolo contributo mensile da Bobo Craxi, il grosso dell'attivit me lo sono permesso in quanto avevo alle spalle la mia micro azienda: precaria sempre, ma viva e vegeta ancora oggi dopo 18 anni. Per cui mi sento di affermare con tutta franchezza, che l'esperienza dietro l'eco di questi testi, la posso denire al massimo semi-professionismo dell'impegno. La purezza di militanza la lascio volentieri ad altri sperando che, in quando pericolosi, siano piccole schiere.

4 Gennaio 2014

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TRE INTRODUZIONI: LE FONTI


Socialisti.net
(compreso la sua rubrica Oggi in Italia)

Nuovo Caff Letteraio Homme rvolt


(Blog sul Cannochiale)

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Benvenuti su Socialisti.net
(Febbraio 2000)

Questa la comunit on line dei socialisti liberali italiani che intendono utilizzare il Web come una 'agor telematica', un luogo di discussione e iniziativa politica avanzato. E' il portale Web del Nuovo PSI, ma anche un libero centro di confronto delle idee sulla costruzione di una Casa Socialista, che superi l'attuale diaspora. Pensiamo che per costruire una nuova prospettiva al socialismo riformista italiano si debba sempre privilegiare un dialogo diretto con la societ civile nelle forme di una "lunga marcia" che propria dei partiti o dei movimenti che scelgono di rappresentare le istanze dei cittadini, dei lavoratori e degli esclusi. Un dialogo, un colloquio diretto, partecipato e non passivo, con quei 'cybermilitanti' che si aggirano in questa Rete dove si muove un'articolazione pi avanzata di societ: quella dell'informazione, dei servizi e del sapere. A tutti coloro dedicata, e quotidianamente implementata, l'attivit di servizi che questo portale Web offre. (La Redazione redazione@socialisti.net )

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Perch una e-zine liberalsocialista? Editoriale di presentazione del Nuovo Caff


! La Redazione (Novembre 2000) Mai come oggi ci sembrato che la cultura italiana di sinistra sia stata pi sciocca e conformista, forse pi che al servizio del poteri economici nanziari neoliberali, semplicemente incapace completamente di produrre idee in sintonia coi tempi. La sua perdita di identit e di valori nasce da un carattere ormai coatto di rinuncia: quasi si trovasse sotto 'vuoto spinto'. La sinistra oggi dominante ha rinunciato a tutto: alla laicit, al garantismo, a costruire un progetto di societ. Si dice che sia morta.! Diciamo allora: viva la sinistra! Cos come ricomincia la lunga marcia di un Nuovo Partito Socialista, noi vogliamo ricominciare a produrre idee, storie, forme e progetti. Se i partiti, o quel che resta di loro, non sono pi capaci di organizzare il discorso pubblico degli italiani (e in Italia, ormai chiaro, non ne sono pi capaci), giunto il momento in cui inevitabilmente chi ha la nostra tradizione politica deve iniziare ad esprimersi attraverso nuovi spazi di organizzazione della cultura e dell'opinione. Il Nuovo Caff Letterario vuol essere questo. Uno spazio aperto al contributo di chiunque senta e l'urgenza di uscire da quel 'vuoto spinto' e la necessit di inquadrare in un contesto
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culturale! appropriato - cio l dove si declinano libert individuali e diritti sociali - l'operato e le scelte politiche del Nuovo PSI. In ambito pi ampio, possiamo dire che la sinistra in Occidente ha avuto successo nel migliorare le condizioni generali di vita,! ma non ha avuto successo nel proporre il suo progetto di societ. Oggi si tratta di ridisegnare quel progetto evitando di ripetere quell'atteggiamento di riuto verso quanto c'era e c' di positivo in culture alternative: l'approccio intuitivo, magri irrazionale ma rispondente al bisogno di "mistero e sacro" che le chiese istituzionalizzate trasformano in una teologia della rassegnazione, il promuovere istanze egualitarie con un processo di crescita personale che non attende il suo sviluppo da condizioni esterne.! La democrazia vincente ha scontto con le armi il totalitarismo di destra, ha scontto con la competizione economica l'autoritarismo di sinistra: vincente, per registra un continuo declino di partecipazione. Il rischio oggi quello di una sostanziale dittatura delle oligarchie. Oligarchie cui interessa poco se governa un centro-sinistra o un centro-destra. Il loro potere nasce, e rischia di diventare incontrollabile a causa dal sempre maggiore decit rappresentativo che esprime la politica. Ma una politica senza idee e cultura non potr mai contrastare questo contrazione di democrazia, che poi sar di libert, di trasparenza, di giustizia e di pari opportunit.

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Se questa Italia, questa Europa o questa Globalizzazione, non ci piacciono cos come sono, lo sforzo sar quello di ricomporre un quadro che conguri una interpretazione diversa della realt nella quale viviamo e che abbia la forza di dare un corso alternativo al ume di idee oggi egemoni. ! (la redazione del Caff)

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Prolo Homme rvolt


(2006-presente - Blog)

Vivo a Torino quando non sono in giro per l'Europa come socio di due imprese che si occupano di comunicazione multimediale, euro-progettazione e relazioni internazionali nel settore culturale. Dal 1997 sono direttore della web-zine "Nuovo Caff Letterario" e ho diretto per 10 anni il portale politico Socialisti.net. Consulente dal 2001 dell'Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (Aiviter) e collaboratore, dal 2011, della Direzione Generali Affari Interni (DG Home) della Commissione Europea sui temi della radicalizzazione violenta.

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TESTI SPARSI NEL WEB 2000 - 1011

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PSI e la morte della sinistra


Da: Luca Guglielminetti, per la Redazione di SocialistiPuntoNet Data: 6/22/00

PRIMA PARTE La sinistra morta, purtroppo. Ci restano i giustizialisti chic alla Folena che deniscono la candidatura a sindaco di Milano di un simpatico miliardario come Moratti, il riscatto degli umili. Assurdo. Diciamo allora che la sinistra ha chiuso, non c pi, Lultimo spenga la luce. Finisce con la desolazione sullo stato della sinistra lanalisi di Paolo Pillitteri in una intervista al Resto del Carlino. Chi, come Paolo, ha vissuto tutto lorrore di Tangentopoli sulla propria pelle, oggi vede concludersi lera del giustizialismo. La ne di unera che si chiude nel contesto dello sfascio dell' attuale sinistra. Non siamo certamente interessati a conoscere, gi lo sappiamo, il perch questa sinistra stia marcendo nellalveo del ume arido che si scavata in questi anni. Il punto che occorre il coraggio di dirci, fra noi, e poi dirlo ai cittadini italiani quali siano state le responsabilit del PSI nellinvoluzione drammatica della sinistra italiana. Involuzione che data precedentemente lera di Mani Pulite. E stata chiesta, in questi anni, ai post-comunisti una autocritica seria sul loro passato: lanalisi che sono stati in grado
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di fare i DS la conosciamo bene e i risultati li stanno vedendo. Son rimasti in mezzo al guado e ora pagano. Ma il PSI, padre della sinistra italiana, non aveva veramente nulla da rimproverarsi? Sappiamo tutti benissimo che cosa sia stata Tangentopoli: laccanimento giudiziario, mediatico e politico subito dal PSI stato drammatico, tragico e senza eguali. Ma delle scuse, per la parte di colpa spettante al PSI, gli italiani non se le meritavano? Quello che non si comprende il motivo per il quale la Lega Socialista dovrebbe confondersi, come cespuglio, allombra del centro-destra, oggi che la guerra al termine e la sinistra moribonda. Facciamo unanalisi seria anche della nostra storia e riprendiamoci il posto che ci spetta! Sia la Lega Socialista a riaccendere la luce! SECONDA PARTE Cicchito e Boniver pare che le radici in FI le abbiano ben salde e ci sono approdati solo da un anno: altri tipo Frattini, Baget Bozzo, Contestabile sono dei "pilastri" del partito di Berlusconi. Il primo esponente del PS entrato in contatto con una giunta regionale del Polo ha subito sposato le tesi di Storace sul Gay Pride... Credo, insomma, che siano molto deboli i contorni che permettono di denire oggi un socialista come tale. Per questo andiamo ripetendo che urge un confronto con il dibattito
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europeo in seno alla socialdemocrazia, che denisca chiaramente temi e politiche prioritarie e distintive in grado di ridisegnare i conni, oggi confusi, tra destra e sinistra. Se si considera prioritario il fatto di ripensare e rifondare la sinistra, occorre poi, che la verit storica sia raccontata tutta. Quanto si patito nel corso di Tangentopoli non ci esonera dal fatto di ripensare anche alla parte di responsabilit che riguarda il PSI: saremmo difcilmente presentabili come eredi di quel partito senza chiarire all'opinione pubblica anche quelli che sono stati gli errori e le deviazioni subite dal partito. Solo dopo questo doppio chiarimento - sul versante di un programma di respiro "europeo" e su quello della propria storia - pensiamo che la Lega possa compiere le migliori scelte tattiche e strategiche.

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Carteggio telematico: Redazione (l.g.) - Bobo Craxi


Da: La redazione di SocialistiPuntoNet - Bobo Craxi Data: 6/23/00

R.- Redazione B.- Bobo Craxi R.- Carissimo Bobo. Consideriamo, l'operazione di vertice condotta dalla Lega e il PS negli ultimi giorni, un deviazione dai presupposti fondanti della stessa Lega Socialista. Un'operazione destinata al sicuro fallimento: l'elenco dei compagni che richiedono la cancellazione dei loro nominativi dall'elenco degli aderenti alla Lega costante e signicativa. La stessa Redazione di questa Comunit ha espresso, in precedenti contributi sull'Area di discussione del sito, tutte le sue perplessit e critiche in merito all'operazione in oggetto. (...) Esiste un forte richiesta di chiarezza. Un abbraccio fraterno. La Redazione di SocialistiPuntoNet, Luca Guglielminetti, Roberto Turino e Caterina Simiand. B.- Capisco la richiesta di chiarezza . Doveva essere no dall'inizio chiaro che il nostro interesse era guidare un percorso politico. Ma quale fosse era abbastanza sottointeso. L'ho detto anche a Roma che il percorso necessariamente a zigzag. Il Psi non c' pi e non potr pi esserci. C' un ispirazione craxiana che intendiamo salvaguardare e cercheremo di farlo nel migliore dei modi possibili. Certo non possiamo in
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questa fase allearci con i ex-post-neo comunisti. Bobo ci vediamo presto. R.- Siamo d'accordo su tutto: non mi pare che nessuno abbia mai parlato di alleanza con gli ex o post comunisti... anche sul forum del sito sono poche e isolate tali posizioni. Ma puoi riscontrare facilmente che sul medesimo forum, che uno dei pochi strumenti che permettere di monitorare il "sentire" di un campione signicativo del popolo socialista, sono altres poche le voci favorevoli ad una tattica di accordo con la Casa delle libert. Mantenere un equidistanza dai poli no a quando non si sia rafforzata organizzativamente la Lega e chiarire e sviluppare i suoi programmi e i temi politici d'intervento, mi pare sia la posizione maggiormente rappresentativa: almeno da quello che possiamo trarre da questa particolare postazione "virtuale". Mi auguro ci si possa vedere presto. Ciao. P .S. Ti allego un estratto di un recente contributo della compagna Simiand della redazione di SocialistiPuntoNet (si veda articolo in archivio#5 Dei tempi e dei metodi, n.d.r.). B.- Il contributo della compagna SIMIAND lo avevo gi letto e naturalmente lo condivido. Cos come condivido quello che tu dici ovverosia: Prima la costituzione di un PSI autonomo e poi semmai l'adesione o l'alleanza con FI. Argomento che di fatto sin dalla sua nascita la Lega , pur esaltando la sua caratteristica autonoma aveva promosso come piattaforma politica. Allora , mi si domanda, che cosa precipita una scelta di
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unit e di adesione alla Casa della Libert?. Io non voglio commettere l'errore gi compiuto l'anno scorso di ridurre ad un unico soggetto socialista e di non riuscirvi. L'errore di considerare strategica un alleanza che considero solo tattica , da sviluppare in una fase che considero straordinaria non solo nella vita dei socialisti Italiani ma in quella del paese. Formulo una domanda: Ma difendere una posizione di un Partito piccolo piccolo, dall'identit confusa , in una alleanza di sinistra per giunta non perdente ma scontta dagli elettori in cui si tentato in tutti modi di eliminare la componente socialista forse meglio di un alleanza con il Partito che "ospita" e non da oggi i nostri elettori e che consente di sviluppare un'ipotesi di alleanza elettorale con altri soggetti di ispirazione laica e concorrere al 4% ripresentando un simbolo politico che la tradizione del PSI a cui tutti abbiamo appartenuto. Berlusconi sia detto per inciso non sar mai il mio padrone , ma il mio alleato se si vuole e se intende esserlo. Certo non il mio carnece. Ti vedrei volentieri grazie per le vostre critiche temperate, perch colgono un aspetto politico che discutiamo molto fra di noi. Qui non ci si vende certo l'anima per un posticino, mio padre questo me lo ha insegnato. Tuo Bobo. P .S. Se ritieni opportuno puoi rendere "pubblico" questo nostro carteggio anche agli altri utenti di SOCIALISTINET Comunit virtuale e virtuosa dei socialisti in Italia e (come vedo) anche all'estero.

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Documento per lassemblea naz. della Lega Socialista.


! Da: La Redazione di SocialistiPuntoNet* Data: 5/26/00 Perch abbiamo costruito una comunit virtuale socialista su Internet? Noi siamo convinti che si debba tentare la ricostruzione di un Partito Socialista Italiano, consapevole della sua storia, come degli errori e delle sue deviazioni, ma anche forza democratica, riformista, laica, garantista, aperta a tutti i cittadini. Siamo convinti che per tentare questa impresa sia necessaria una cesura con il pi recente passato. Questa rottura deve essere reale; cio non semplicemente annunciata o apparente. E la parte pi delicata e difcile del tentativo, perch negli attuali partiti socialisti della diaspora sono presenti ed inuenti non pochi dirigenti e protagonisti degli ultimi dieci anni. Sono uomini dingegno e di esperienza di cui il paese oggi avrebbe ancora necessit. Ma essi sono protagonisti di un altro tempo, capitani di altre avventure. La loro presenza arma un battello carico di rancori e di rivalsa, di intrecci e di legami tenaci e condizionanti, mentre solo una proposta limpida e serena - identicabile come tale -, pu permettere il varo del Nuovo Partito Socialista che raccolga lattenzione degli elettori. Con questa premessa, essere presenti solo su Internet, ha quindi - per i SOCIALISTIPUNTONET - il senso

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di un riuto del vecchio rituale della sezione e del conseguente sistema della gestione e della garanzia del consenso. Perch siamo per unazione politica nella Rete? Ci sembra chiaro che la dignit della nostra storia non si pu riscattare sotto altre bandiere e che ricostruire una forza politica richiede tempo e qualche rinuncia. Gli esponenti degli attuali partiti socialisti hanno potuto constatare che la loro forza elettorale rende dubbia una presenza parlamentare autonoma. Sono quindi pressati dalla realt di qualche seggio che garantisca la sopravvivenza e un minimo di visibilit. Alla luce dei risultati, questi calcoli si riducono sempre pi alla mera sopravvivenza dei singoli. Cosicch, anche se cos non , gli attuali apparentamenti assumono pi laspetto del soddisfacimento di singole necessit, che vigorose scelte di campo. Infatti il dialogo dei due partiti della diaspora socialista tutto interno allestablishment politico e tra gli addetti ai lavori. Questo atteggiamento di vertice si riette anche alle periferie dove i minimi resti di un grande partito si consumano tra una questua ed un servigio. Quasi totalmente assente la volont di dialogo con i cittadini: laffrontare la realt dei problemi visto come un inutile esercizio dialettico. Anche in questo i due partiti continuano a mimare lultimo PSI, quello degli anni Novanta. Una dimostrazione in pi di come sia vitale troncare con il passato, se vogliamo rivivere. In Rete si muove unarticolazione pi avanzata di societ: quella dellinformazione, dei servizi e del sapere e sinstaura un colloquio diretto, partecipato e non passivo. Essere on line, stare nella Rete
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quindi - per i SOCIALISTIPUNTONET - scegliere di uscire dalle vecchie ritualit, dalle rendite di posizione, dalle logiche referenziali. Ci siamo posti lobiettivo di contribuire a riunicare i socialisti nellambito della Lega Socialista, perch la premessa della riunicazione ci sembra preludio a qualsiasi rinnovamento. La Lega stessa non pu, per, formarsi ad immagine dei due partiti socialisti o di uno soltanto. Se la preoccupazione sar solo quella della visibilit istituzionale, allora dovremo chiederla ai DS o a Forza Italia. E gli elettori, giustamente, voteranno per questi due partiti, forse eleggendo qualche socialista allinterno di quelle liste. A noi non sembra che questa scelta sarebbe la migliore. Ci pare che sia da privilegiarsi un dialogo diretto con gli elettori nelle forme di una lunga marcia che propria dei partiti o dei movimenti che scelgono di rappresentare le istanze dei cittadini, piuttosto che la necessit dei dirigenti. Ci sono esempi dei movimenti e dei partiti che negli ultimi dieci anni non hanno avuto visibilit televisiva, eppure ce lhanno fatta. Queste forze hanno scelto di battersi sui problemi concreti della gente. Per questo, e per la schiettezza dei dirigenti, le loro proposte sono apparse sincere. Esiste, ovviamente, la necessit pi immediata di collegare altre forze a noi afni. Gli apparentamenti della nostra Lega sembrano basarsi, allo stato delle cose, pi su necessit di schieramento che su programmi sia pure circoscritti. Anche il progetto di una Federazione liberale e socialista non pu assumere connotazioni di subalternit a questa o quella forza politica nel tentativo di una visibilit che risulterebbe puramente mediatica. E sarebbe altres un grave
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errore di valutazione politica non avvedersi dellimportanza di un dialogo a sinistra, in primis con lo SDI o con alcuni suoi esponenti, in un momento nalmente propizio per un mutamento dei rapporti di forza con i diessini e con lo schieramento maggioritario ripetutamente battuto dalle urne. Il richiamo storico ideale, insito nella scelta del nome Lega Socialista che fu di Turati e di Anna Kuliscioff, al riformismo istituzionale, alle fonti originali del Partito Socialista Italiano. Quindi, non sarebbe per noi vano battersi per ristabilire lo Stato di diritto, ridare dignit e pienezza di decisionalit al parlamento e certezza alle leggi. Su questi fondamenti si ritroverebbe sia il partito che un elettorato motivato. Su questi fondamenti si misurerebbero pi concretamente le alleanze e i compagni di viaggio.

*Questo testo, come molti altri, rmato collettivamente dalla Redazione senza sigle. Francamente non ricordo chi lo abbia scritto. Lo inserisco per chiarezza del contesto, scusandomi eventualmente con Roberto Tutino e Caterina Simiand

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Diaspora socialista: tra politica e letteratura


Da: la Redazione del Caff (l.g.) Data: 12/10/00 C da domandarsi se la questione della collocazione socialista, dallesilio di Craxi allattuale diaspora, non sia tanto una fatto di scelte politiche, quanto piuttosto un fatto letterario. Per spiegare questa impressione, che ha il sapore della provocazione, mi servir di un aneddoto che mi stato riferito recentemente. Si tenuta in Piemonte un riunione della componente socialista di Forza Italia, presieduta da Fabrizio Cicchitto. Sollecitato dai compagni intervenuti sul tema della Lega Socialista e il Nuovo PSI, largomentazione pi forte utilizzata da Cicchitto per spiegare che loperazione non ha speranze ed inutile prendere in considerazione un ritorno alla casa comune stata la seguente: "quel poveretto di Bobo si preso con se Martelli, dimenticando che egli uno degli assassini di suo padre". Le parole precise non le conosco ma il concetto era sicuramente questo. Del resto abbiamo ospitato anche su questo forum interventi che avvallavano lo stesso concetto e che non a caso erano giunti da chi oggi in Forza Italia. Quello che mi preme non naturalmente un difesa dufcio di Martelli, che sul tema del suo operato nel periodo cri-

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tico ha gi dato abbondanti ragguagli su LAvanti, ma sottolineare la natura poco politica di unargomentazione che ormai da anni un luogo comune di molte discussioni sulla diaspora socialista. I luoghi comune sono in verit due: uno riguarda Bobo Craxi ed una sostanziale applicazione del detto che i gli dei grandi sono per forza un po dei poveretti perch si scontrano con una eredit cui difcile, se non impossibile, confrontarsi uscendone vincitori; il secondo riguarda Claudio Martelli, il delno di Bettino, cui si addebita il ruolo di Bruto nel Giulio Cesare di Shakespeare: uno che ha accoltellato alle spalle luomo cui doveva tutto. Questi che ho chiamato luoghi comuni sono in verit dei topos letterari delle tragedie ed dal loro frequente utilizzo nellinterloquire tra compagni che scorgo il dato che rende la questione della diaspora socialista un fatto che ha spesso molto di letterario e poco di politico. Ad avvallare questa tesi c una valanga di pubblicistica di questi ultimi anni nella quale il tema sostanziale delle due fazioni si riduce a questi due enunciati: non si pu stare con chi ci ha perseguitato durante Tangentopoli e non si pu stare con chi ci ha perseguitato durante il Fascismo. Quasi che il motivo delle scelte di campo tra centrodestra e centrosinistra sia riconducibile al fatto di avere un padre perseguitato piuttosto che un nonno. Il dato da valutare se la cosiddetta Tangentopoli non sia stata vissuta dagli attori principali della diaspora con i crismi
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dello svolgimento di una tragedia nazionale e non si siano avveduti molto (oserei dire quasi abbiano rimosso) il fatto che si tratt di una crisi politico-culturale nazionale con risvolti internazionale. Lo scenario costituito dal declino del secolo socialdemocratico che andato a sovrapporsi alla caduta del Muro di Berlino, ha posto il socialismo tutto, cio in entrambi i suoi risvolti comunista e socialdemocratico, in uno stato di crisi. In Italia questa crisi, che di natura ideologica oltre che politico-istituzionale, ha assunto per il PSI il carattere della tragedia con i suoi annessi fattori di paradosso ed inspiegabilit: la tradizione socialdemocratica, il PSI, che aveva storicamente maggiori ragioni si dissolto a fronte di una resistenza di molto maggiore dei post-comunisti che addirittura arrivano al governo del paese, quasi sostituendo in tutto il ruolo politico precedentemente ricoperto dal PSI. Chi ha cercato di spiegare questo paradosso, come Luciano Cafagna, in termini storico politici quasi solo interni al PSI, non ha trovato risposte dotate di signicato, anzi ha addossato a Bettino Craxi altre colpe che veramente non erano sue (la riforma istituzionale e il compimento di un passaggio alla modernit per lItalia non poteva veramente farle chi rappresentava un partito che continuava a non superare il 15% dei consensi). Se invece ragioniamo in termini antropologici e osserviamo come il linguaggio degli esponenti della diaspora non sia una retorica solo politica ma anche letteraria di attori che
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hanno vissuto sulla scena di una tragedia e sulla quale si ritrovano oggi a dover scegliere tra carneci pi o meno vicini nel tempo, allora possiamo scorgere il panorama della diaspora socialista sotto una luce diversa. Occorrerebbe, ad esempio, capire che l'esilio di Craxi, non ha solo una corrispondenza letteraria con quello di Garibaldi ma anche una, pi signicativa, con lo stato di esilio del socialismo dal mondo Occidentale. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che stiamo giudicando personaggi che s sono della politica, ma che si ritrovano ad essere anche attori di una tragedia nella quale la politica delle volte solo un fondale. Dire che Martelli uno degli assassini di Craxi non usare una metafora forte del mondo politico, ha una carattere crudo che rimanda ad un fatto quasi reale che si compone delle peculiarit della tragedia. Dire che Bobo Craxi un debole disattento e dimentico, rimanda alle gura amletica del principe debole di una tragedia di Shakespeare. Se volessimo valutare questi personaggi in questa chiave potremmo dire allora che tra un Martelli che da consigliere della ministra Turco passa nel limbo rappresentato oggi dalla Lega Socialista e chi, come Cicchitto, si trova col sedere al caldo nel grembo di Forza Italia, una differenza c, eccome: chi stato capace di coprire un ruolo da Bruto ha coperto in ogni caso un ruolo degno di una tragedia la cui difcolt lesatto opposto del fatto di accomodarsi al caldo (vale in FI quanto nei DS) senza far nulla se non difendere la propria storia personale, che in quanto personale non ha nulla di ne34

cessariamente socialista: la storia socialista fatta di storie sociali. Per tornare invece al tema dellattualit del futuro PSI, possiamo dire che il fatto che il delno Bruto (Martelli) e il glio del Gigante (Bobo) abbiano trovato la forza e il senso di allearsi pu avere una valenza assai diversa proprio in base ai linguaggi che adotteranno. Se continueranno il percorso come personaggi vittime di una tragedia, il cui operare si limiti alla resa dellonore e del valore della loro storia o di quella dei loro padri, il futuro sar incerto; se, viceversa, avranno il coraggio di tornare alla politica reale, nel senso di non letteraria, priva cio dei gravami psicologici rappresentati dai termini della tragedia, il futuro sar un po pi certo. Questo signica che il successo politico del progetto della Lega Socialista e del Nuovo PSI, legato a come verr percepito il linguaggio politico, piuttosto che letterario, tanto da parte degli attori (i dirigenti) quanto da parte del pubblico (i militanti e gli elettori). Per concludere, la storia di un Nuovo PSI si potr scrivere solo se si sapr uscire dalla dimensione letteraria della tragedia per tornare ad immaginare idee che, guardando in faccia la realt presente e futura, tolgano il socialismo dal suo stato di esilio: per questa via si potr ottenere proprio il riconoscimento del carattere tragico dellingiustizia subita anche da parte della Storia.

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Psiche e Polis. Coniugare Estetica e Politica


(2000 - Nuovo Caff Letterario) "S, il grande evento del nostro secolo stato l'abbandono dei valori di libert da parte del movimento rivoluzionario, la progressiva ritirata del socialismo della libert davanti al socialismo cesareo o militare. Da quel momento ogni speranza sparita dal mondo, ed iniziata la solitudine per ogni uomo libero". (A. Camus) Partiamo da queste attualissime parole di Albert Camus del 1953 per proporre un itinerario che declini il disagio psichico con quello politico. Un itinerario che cerchi di illuminare come una certa cultura "eretica" abbia inteso creare una connessione tra quegli ambiti che il pensiero cristiano prima, quello cartesiano poi e quello nichilista pi recentemente, hanno sempre mantenuto rigorosamente separati: quello individuale e quello sociale, il mondo interno e il mondo esterno, quello del "fare anima" e quello del "fare politica". L'intento quello di smascherare una delle maggiori misticazioni della cultura dominante e riparare ad un convincimento della sinistra che stato suo errore storico: la presunta non declinabilit tra irrazionale e razionale, o meglio la presunta cesura tra la sfera individuale (psiche) e quella pubblica (polis).
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Vorremmo denotare come il concetto di sviluppo innito del progresso e del mercato, classici della cultura scientista e capitalista, porti come conseguenza oltre al restringimento degli spazi democratici, dei diritti sociali e dell'ambiente, (cio di attivit politica, sindacale e civile) anche un disagio nell'attivit psichica, estetica e sessuale. Questa parte del Nuovo Caff Letterario vuole insomma indurre verso una congiunzione tra i temi della bellezza e quelli della politica, non solo considerandoli al pari strategici, ma soprattutto per evidenziare una volta per tutte la connessione che esiste tra disagio psicologico (che si riette nell'ambito dei rapporti interpersonale) e il disagio politico/sociale (che si riette - a sua volta - verso il sistema culturale delle idee). (la Redazione del Caff)

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Il Caff, un po' di storia. Dai Fratelli Verri ad Internet


(Dicembre 2000 - Nuovo Caff Letterario) E' quasi un luogo comune nella storia della sinistra riformista far coincidere la sua nascita col movimento illuminista che in Italia ebbe epicentro nella Milano del "Caff" (1764-66). Promosso dagli scrittori e polemisti Pietro e Alessandro Verri, Cesare Beccaria, Gian Rinaldo Carli e quant'altri iniziarono ad elaborare idee nello spirito dell'Enciclopedia, cio in una lingua svelta e diretta atta a riformare, il "Caff" resta il capostipite di una lunga storia di pubblicazioni milanesi ("il Conciliatore", il "Politecnico", "Il Crepuscolo") cui la "Critica Sociale" di Filippo Turati stata la pi coerente continuazione ideale. Ci sono poi stati gli epigoni del "Caff" che hanno anche mantenuto il nome della bevanda... ma arriviamo ad Internet e a Torino, la 'net-capitale' della Web-Generation. Data 1997 la prima esperienza di Net-Caff italiano che in qualche modo cercasse di ancorarsi ad una cultura da Enciclopedia. Un'esperienza, quella del 'vecchio' Caff Letterario, che nonostante il suo carattere disorganico e la sua articolazione da zibaldone, poniamo come punto d'origine dal quale ripartire oggi, in una situazione rinnovata nella quale si ha l'impressione che gli spazi per l'agire politico e culturale si stiano riaprendo.

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<<Questo libro scritto per persone che si trovano in una disposizione amichevole nei confronti dello spirito che lo anima. Tale spirito diverso da quello della grande corrente della civilt europea e americana in cui tutti noi ci troviamo. Questo si esprime in un progresso, in una costruzione di strutture sempre pi grandi e pi complesse, l'altro, in un'aspirazione alla chiarezza e alla trasparenza delle strutture, qualunque esse siano.>> Riportiamo queste righe della prefazione di Wittgenstein alle sue "Osservazioni losoche", per sottolineare uno dei propositi metodologici che utilizzeremo (e che invitiamo ad utilizzare a coloro che intendono collaborare con il Nuovo Caff Letterario) per questo tentativo di divulgazione delle coordinate del pensiero liberalsocialista: cercare la chiarezza in tutte le cose che andremo trattando, la trasparenza sotto la loro strutturata complessit. Vorremmo pertanto che sia chiaro a quanti ci leggono e a quanti vorranno con noi collaborare che il ne del Nuovo Caff Letterario quello di aiutare ad interpretare lo stato delle cose come modalit per giungere a un atto conoscitivo di natura sociale, e non come gusto individuale, eccentricit curiosa, o estetismo ne a se stesso. (la Redazione del Caff)

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James Hillman. Una presentazione


(2000 - Nuovo Caff Letterario) James Hilllman, psicanalista americano (Atlantic City 1926) ha iniziato una revisione del pensiero psicologico partendo dalla tesi che tutti gli attuali approcci psicoterapici non tengono conto dell'aspetto sociale del disagio psichico, preferendo rivolgersi quasi esclusivamente al mondo interno del paziente e, quindi, secondo Hillman, da un lato, fallendo nell'intento di promuovere il senso critico e la creativit e, dall'altro lato, riuscendo soltanto a omologare il paziente ai valori conformistici della societ. Hillman invoca costantemente in tutta la sua opera il ritorno agli Dei, come forze dell'"immaginale", potenze archetipiche che hanno potere sulla psiche, di fronte alle quali l'uomo si "ammala", si "aliena dal mondo" se non si emancipa da una visone monoteista, se non si lascia condurre verso l'universo plurale delle forme della mitologia greca. Dello psichiatra elvetico Jung, Hillman mantiene il grande valore attribuito alla nozione di "anima": la vera grande assente dal dibattito psicologico-culturale dell'Occidente, costretta tra le idee di spirito e corpo. Il concetto di anima ci viene proposto in chiave di "psicologia della liberazione", che lo affranca dal soggettivismo, restituendolo al mondo dal qua40

le stato bandito dai tempo di Cartesio, <<se non prima e in misura ancora pi devastante dalla divisione cosmologica cristiana che assegn a Cesare il mondo e a Cristo l'anima.>>(*) Ma in parte rielabora alcune acquisizioni junghiane per svilupparle in direzioni spesso opposte e cosi in verit ci troviamo a pieno titolo nel bel mezzo dell'ambizioso progetto di tracciare una vera e propria "mappa mitologica" della nostra anima "greca e politeista", un progetto che addita all'Occidente un sentiero "non pi interrotto", percorrendo il quale sia possibile uscire fuori dalle secche nichilistiche in cui i vari letteralismi del pensiero metasico classico l' hanno alla ne costretto (compie insomma l'esatto capovolgimento della tesi espressa da Heidegger in Essere e tempo). In (re)visione dell'analisi quella svolta da James Hillman che conduce ad altrettante revisioni dei linguaggi utilizzati tanto nella patologia psichiatrica come in quelli dell'estetica, con risvolti chiari ed evidenti in quelli che sono le attivit umane del "fare anima" e del "fare politica". Infatti non difcile scorgere nell'attivit rappresentativa costituita dalla sua opera la connessione con le attivit di legittimazione di chi lotta contro l'economicismo postmoderno, la devastazione ambientale, il gigantismo e la bruttezza della citt, l'"ottundimento psichico" del conformismo e l'"anestesia" provocata dalla cultura scientista e tecnologista. Proporremo quindi una serie di abstract dei suoi libri nell'ottica di suggerire una risposta al problema posto da
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Camus: la necessit cio di riaprire la guerra di Troia, per tornare ad impossessarci di Elena, la bellezza. Liberare - come dice Hillman - Afrodite dal suo ambito uranico, trascendente e celestiale per tornare a renderla immanente e manifesta (nuda "anima mundis"). (*)J.H., L'anima del mondo e il pensiero del cuore,1993, Garzanti editore (pag.8) (Luca Guglielminetti)

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La nuova musica zingara: il jazz dei Balcani


(2002 - Nuovo Caff Letterario) "Dotati di un senso musicale d'incredibile profondit, certamente sconosciuto a qualsiasi altro popolo" ha scritto Franz Liszt a proposito degli zingari, in un saggio del 1859. C' da chiedersi se esiste una connessione tra la tale "profondit musicale" e i dati antropologici di un popolo in diaspora, spesso perseguitato e violentato. E' certamente un popolo strano quello che designa il ieri e il domani con la stessa parola, che non ha un verbo per tradurre il termine "avere" (bisogna comporlo con un "a me , a te ...). Un popolo nel quale non esiste il concetto di eredit. Ogni zingaro deve costruirsi il suo patrimonio da solo. Gli zingari sono, come gli ebrei, un popolo in costante diaspora, senza precisa dislocazione geograca: un popolo senza patria, l'unico popolo del mondo senza patria - e quindi anche l'unico popolo al mondo che non abbia mai combattuto una guerra. Anche questi pochi dati esemplicativi sono in relazione con tutta la musica che conosciamo e apprezziamo in forma indiretta, attraverso le "rielaborazioni" di classici come Brahms o in forma diretta ad esempio attraverso i lm di Emir Kusturica Underground e le Temps des Gitanes con la

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musica della Banda per matrimoni e funerali di Goran Bregovic'? Sappiamo che gli zingari utilizzano con grande passione e capacit il linguaggio musicale basando la costruzione dei brani su due elementi di fondo: l'apprendimento, come per la lingua parlata, di arie e melodie popolari dai luoghi di passaggio e l'estro individuale particolarmente esaltato dalla pratica molto frequente dell'improvvisazione. difcile individuare una musica originale zingara. Si possono riconoscere per stili diversi, come fra i gitani e gli tzigani, dove per l'elemento comune rimane l'utilizzo di un lo conduttore prescelto su cui poi avviare oriture, cesellature, arabeschi. Se si ricercano elementi di continuit nella presenza dei loro canti, si pu vericare che la cultura slava ha dato un contributo determinante con la sua forte inuenza sui principali ceppi linguistici zingari immigrati in Europa da est. Nella tradizione esiste una netta distinzione fra canto ed esecuzione strumentale, il primo rimane rivolto all'ambito ristretto della comunit ed puramente sentimentale, mentre l'esecuzione di motivi strumentali per violino, chitarra, ottoni, viene fatta per professione, cio dietro pagamento. Oggi lo stato dell'arte della musica degli zingari leggermente diverso: si sono sviluppate formazioni che coprono entrambi i versanti vocale e strumentale (i Bratch o gli Ando Drom) ed altre come Bregovic' che restano fedeli alla tradizione strumentale o i Kaly Jag che, viceversa, restano fedeli

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alla tradizione vocale segnata al massimo da una sottile linea strumentale di accompagnamento ritmico o di controcanto. Nel caso della banda di Goran Bregovic' troviamo l'inuenza dello stile delle bande militari dell'impero ottomano: siamo di fronte ad una musica ibrida ai conni del mondo in un cocktail irresistibile di musiche balcaniche ricche di echi arabi, turchi e mediorientali in un turbinio di ritmi che le forniscono un certo "groove" che la rende sempre riconoscibilissima. E' difcile non percepire un parentela con l'inuenza delle bande militari della Luisiana sull'origine della Jazz band in un conne del mondo come era New Orleans. Anche quelle bande, dove si formarono King Oliver e Luis Amstrong, entravano in servizio in occasione di funerali e matrimoni. "Groove", del resto, denisce un ritmo trascinante e 'sporco', cui sono specializzati gli ottoni con i loro reiterati 'riff' a velocit e volume crescente. Se il dato primario degli zingari la capacit (necessit) di adattarsi a contesti sociali sempre nuovi, cui prestare attenzione per percepire quanto serve per sopravvivere, ben possibile che, come per i neri americani, prestando orecchio a quanto le tradizioni musicali popolari fornivano nei contesti dei luoghi nei quali si aggiravano abbiano condotto a queste strepitose "sintesi" o "rivitalizzazioni" di tradizionali arie in forme dotate di una autonoma cifra stilistica. Del resto, sia col jazz che con la musica zingara strumentale siamo di fronte alla funzione di far danzare da parte di popoli sradicati, emar45

ginati, quando non perseguitati. Cos come il carattere profondamente nostalgico del blues e della musica zingara vocale copre la funzione sentimentale. Le similitudine niscono qui per, in quanto discorsi analoghi potrebbero valere per la musica Klezmer degli ebrei, per il Fado porteghese e molta musica folk in generale. Concludiamo dicendo che per la musica zingara, sia vocale che strumentale, vale certamente un dato di precariet sociale eccezionale che si riette in quella profondit di cui scriveva Liszt un secolo e mezzo fa, e che la rende ancora oggi di una forza unica. Una forza della disperazione, forse, della precariet della vita che il nomade percepisce ad una potenza diversa rispetto a noi sedentari, sicuramente. Ma quando ascoltiamo al meglio la loro musica di oggi, probabilmente qualche eco del nostro passato comune al loro riusciamo a sentirlo: brani e canzoni dei Kaly Jag come di Bregovic' e di tanti altri artisti zingari riescono a creare brecce nel frastuono delle nostre metropoli, nella massiccia produzione commerciale di musiche da ballare sempre pi come degli automi o che ci rimanda a sentimenti sempre pi vuoti. (Luca Guglielminetti)

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Gli intellettuali italiani alla guerra


Da: La Redazione del Nuovo Caff Letterario (l.g.) Data: 28 Sep 2001 E' incredibile come molti intellettuali/fondisti dei maggiori quotidiani nazionali, nel clima prebellico di questi giorni, perdano il lume della ragione e alla moderazione sostituiscano anatemi contro i sistemi culturali non omologati, contro chi non si unisce al coro della guerra di civilt dell'Occidente. "Andar gi per le trippe", mi pare sia lo sport preferito. Un Panebianco, per esempio, sul Corriere di oggi, parte da osservazioni giuste e condivisibili come la denuncia di una relativismo culturale e di una mancanza di memoria storica che depriva di una scala di valori per analizzare e valutare i fatti. Ma "a fronte delle interpretazioni demonizzanti della storia occidentale che tanti intellettuali fanno circolare", non lecito concludere che rappresentano la "quinta colonna" in Occidente del terrorismo e del fanatismo o che "Nei giorni di Genova, teppisti a parte, tante brave e miti persone erano l riunite a manifestare contro il G8 parlando di quella riunione dei capi di governo di alcuni dei Paesi pi liberi e pi civili del mondo, pi o meno negli stessi termini in cui ne parla Bin Laden." Questo genere di conclusioni, al contrario del relativismo culturale che tutto annulla, rende fondamentalisti e a propria volta miopi della storia. E' un ragionare che colpevolizza in
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base ad accadimenti successivi e slegati storicamente tra loro, come, in modo analogo, chi ricorda che Bin Laben e la guerriglia afgana erano pagati e armati dagli americani. E' evidente che con la sfera di cristallo gli occidentali sarebbero stati pi accorti in Afganistan al tempo dell'invasione sovietica, cos come lo sarebbe stato il movimento di Seattle a Genova. Le analisi non si fanno con il senno di poi, perch le scelte politiche si fanno in contesti storici che cambiano: senza sfere di cristallo a disposizione. Ha veramente senso lanciarsi in una crociata sulla superiorit dell'Occidente sull'Islam? Ci possiamo dimenticare, ad esempio, che alla origini della cultura moderna c' un illuminismo nutrito, nelle "Lettere Persiane" di Montesquieu o nell' Encilopedie di Diderot e D'Alambert, anche di cultura e saperi tecnico-scietici del mondo arabo? Lamentare la smemoratezza storica non crediamo conduca ad una difesa ad oltranza della storia dell'Occidente, tutta buona contro i cattivi. Prendiamo solo il caso dell'Irak. Quando un sacerdote di una Organizzazione-non-governativa denuncia che il numero dei morti dell'11 settembre a New York lo stesso di quello dei bambini irakeni ogni mese; cosa dobbiamo dire? E' tutta colpa di Saddam Hussein. O possibile fare delle riessioni sullo strumento dell'embargo economico? Siamo sicuri che questo dato sia noto alla famosa opinione pubblica americana e occidentale? E' lecito, senza essere accusati di ancheggiamento col terrorismo, ricordare che la storia dell'Occidente nasce dall'impero AssiroBabilonese, che il Kuwait uno stato inventato all'inizio del '900 per
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ragioni 'petrolifere', che la democrazia si pu esportare non solo con il mercato ma anche con la cultura e la circolazione delle idee? C' poi Caracciolo che, sempre oggi su la Repubblica, denuncia l'uso dei pacisti per dividere l'Occidente. L'accusa che si ripete quella di fare il gioco dei terroristi. L'impressione evidente che un certo fondamentalismo risieda anche nelle colonne dei nostri quotidiani e nelle la di intellettuali che non vogliono prendere atto del fatto che esiste una parte dell'opinione pubblica che non ha intenzione di essere presa in giro dalla disinformazione sulla "guerra in corso" (chi si ricorda la storiella delle incubatrici staccate dagli irakeni in Kuwait?) o da risposte "asimmetriche" che mietano altre vittime civile o che semplicemente si augura e spera che la politica riprenda il suo ruolo per limitare l'uso delle armi. Insomma, pensiamo che essere consapevoli della storia ed esenti da un relativismo culturale assoluto, conduca in ogni caso a privilegiare la dimensione dialettica e politica nel confronto tra civilt.

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I talebani del giornalismo nostrano


Da: La Redazione del Nuovo Caff Letterario (l.g.) Data: 07 Oct 2001 Nel contesto post 11 settembre anche la vicenda di Erika ed Omar, ritornata alla ribalta, assume i contorni e i toni della crociata. Lorenzo Mondo su La Stampa di oggi scrive a proposito della coppia omicida che: (i due ragazzi)Dovranno, un poco alla volta, prendere le distanze da molti che si presentano formalmente come loro protettori, e dalle stesse leggi, che non si curano della loro anima. Non possono che stupirsi, nellintimo, per queste leggi, che si ostinano a considerarli minori, mentre con il loro comportamento hanno voluto affermare una torva qualit di adulti. E come aggrapparsi decentemente al rimedio estremo dellincapacit di intendere e di volere? Farsi passare per matti, una coppia strabiliante di matti? Ma dovranno riutare anche il soccorso di una cultura dellirresponsabilit e dellimpunibilit. Quella che non perde occasione per inventare, anche davanti allintollerabile, lalibi del disagio, i crimini della famiglia, della societ, delluniverso mondo. Prendendola cos larga, non esistono persone che non soffrano di qualche disagio, e si contano a milioni quelli che possono imputare al contesto sociale meno generiche sofferenze. Senza che si sognino di strangolare la vecchietta della porta accanto o di far saltare le torri di New York.

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Proprio in quanto condivisibile la critica alla cultura dellirresponsabilit e dellimpunibilit, stupisce assai lindiretta richiesta che i loro protettori e le leggi si debbano occupare della loro anima e che le leggi per i minori non siano allaltezza dei delitti di tipo adulto. Che la legge non debba occuparsi di recuperare le anime, speravamo fosse un concetto giuridico assodato nella famosa cultura occidentale, almeno dopo lIlluminismo. Cos come una legislazione penale minorile ha ben senso di esistere anche a fronte del fatto che, osservando il lunghissimo pregresso di sentenze per crimini inter-familiari, non c mai stata equanimit tra le sentenze nelle quali erano i genitori ad uccidere i gli e quelle nelle quali erano i gli ad uccidere i genitori. E non dimentichiamo che per una coppia con comportamento non minorile, esistono moltitudini di adulti che giocano, psicologicamente e irresponsabilmente, agli eterni bambini. (Il padre di Erika si probabilmente salvato dal massacro, perch nel quadro delle tranquille attivit della famiglia, era intento a fare una partita di calcetto...). Senza dunque bisogno di scomodare una banalit come quella che non tutti i disagiati compiono delle stragi, si pu anche solo semplicemente notare come in questo clima emergenziale la dura lex, sed lex venga, a gran voce, richiesta di modica in senso illiberale o, peggio ancora, fondamentalista teologico nostrano. Non c da stupirsi se un editorialista laico come Lorenzo Mondo, si lascia andare al clima teologico che urgentemente ci chiede di dividere Bene e Male, per identicarli con chia51

rezza nellimminenza del conitto. Ma la sua analisi evidenzia la debolezza della nostra cultura laica e giuridica, come quando si chiede a terroristi e maosi di pentirsi. Lamentarsi dei cretini che solidarizzano su Internet con i due tenebrosi eroi, ricorda la supercialit di un Berlusconi che a Genova, accanto a Ciampi la sera delluccisione di Carlo Giuliani, non riusciva a denire diversamente che inconvenienti i mali della globalizzazione che i manifestanti denunciavano. Di fronte a queste capacit di analisi, forse la prudenza con la quale si sono mossi degli Stati Uniti, dopo l11 settembre no ad oggi, al confronto una grande lezione. Per quanto sia alto lallarme sociale di fronte a fatti come quelli di Erika ed Omar o quelli di New York e Washington, non c proprio bisogno degli isterismi catto-fondamentalisti dei nostri opinionisti laici.

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Perugia-Assisi: tra Capitini e Rosselli continua l'esilio del socialismo


Da: La Redazione (l.g.) Data: 10/14/2001

Uno dei paradossi della marcia per la Pace di oggi, la Perugia Assisi, che si tornato a parlare del suo ideatore e fondatore Aldo Capitini mentre negli Stati Uniti appena uscita una nuova biograa di Carlo Rosselli. Le concezioni di liberalsocialismo del primo e di socialismo liberale del secondo appaiono oggi nella loro radicale diversit e possono spiegare bene la divisioni in seno alla sinistra e chiarire il valore della partecipazione alla marcia pacista. Le losoe di libert che si confrontano sono tra un ambito etico-religioso in Capitini ed etico-politico in Rosselli. Per essere pi precisi Rosselli cerca di ancorare il socialismo marxiano alla losoa idealista crociana, mentre Capitini trova al socialismo un approdo teologico in una teosoa universalistica di condivisione dei valori etici. Non a caso le fortune dei due pensieri trovano sbocchi assai diversi. Dalla ne dellazionismo, come esperienza partitica, il pensiero di Capitini trover eredi dellassociazionismo volontaristico di matrice cattolica progressista; mentre il pensiero di Rosselli avr eredi

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in correnti ed esponenti di PSI, PSDI e PRI, cio in partiti politici. La difcolt di confronto tra i pacisti storici e la sinistra storica risiede allora nella preminenza del valore metasico della pace dei primi su quello politico dei secondi. L'Ulivo cerca in quest'occasione di assorbire le divisioni dei dibattiti parlamentari sulle mozioni relative alla guerra in Afghanistan, ma le diversit sono culturalmente radicali, come unaltro paradosso ci pu ulteriormente illustrare. Trentanni fa Capitini organizzava una marcia in ricordo e commemorazione di Ghandi. Oggi il Partito Radicale che riproduce nel suo simbolo lefge di Ghandi, va ad Assisi ma non per la marciare con i pacisti, bens a commemorare in un cimitero le vittime anglo-americane del secondo conitto mondiale. La riessione che si impone sulla gura di Ghandi quella per cui lazione non-violenta sostenibile contro il sistema occidentale, da forze esterne a questo come nel caso dellindipendenza dellIndia o interne, come nel caso del Movimento di Seattle no a Genova. Ma si pu sostenere in buona fede che Israele o gli Stati Uniti si possano difendere dal fondamentalismo islamico con la pratica della non violenza? I pacisti di Assisi vogliono dare: corpo e voce a un pacismo politico che vuole portare la nonviolenza dal cielo dell'utopia alla polvere della storia.... Ma questa una posizione che richiede lavvento del regno di Isaia: quando il lupo giocher con lagnello, invece di mangiarlo. Chi crede libero
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di pregare e manifestare afnch ci avvenga, chi segue invece unetica della responsabilit come luomo politico - non si aspetta che il lupo ritragga i denti davanti lagnello e deve invece vigilare per capire di volta in volta chi il lupo e chi lagnello, e con ci fare delle scelte. Un capitolo a parte merita lantiamericanismo viscerale che alberga in ampi settori della sinistra italiana, cosiddetta antagonista. Si pu osservare a questo proposito che i testimonial di riferimento che essi adoperano sono praticamente tutti americani: da Susan George a Noam Chomsky, da Susan Sontag a James Hillman. La verit che il nostro movimento antagonista ha poco a vedere culturalmente quello del mondo anglo-americano. Quelli che a Seattle avevano dimostrato come i settori pi avanzati della societ civile avessero organizzato molto bene lopposizione allestablishment della grande nanza e delle multinazionali, coprendo il ruolo che i partiti democratico e laburista avevano lasciato vuoto, sono portatori di una cultura politica che non ha nulla a che vedere con i centri sociali italiani e lanti-americanismo nostrano. Sono liberals, keynesiani, socialdemocratici che chiedevano che il processo di globalizzazione venisse gestito politicamente in modo democratico e non nanziariamente dallanarchia del mercato. Citammo, alla nascita di questo Portale, la stupefacente e profetica testimonianza di Karl Polanyi che nel suo capolavoro The Great Transformation scriveva: " ...permettere che il
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meccanismo del mercato sia il solo direttore del destino degli esseri umani e del loro ambiente naturale... provocherebbe la demolizione della societ ". Dopo un decennio di egemonia culturale neoliberista che ha ridotto i partiti, tanto progressisti che conservatori, ad avvallare la supremazia del mercato nella regolamentazione mondiale, con l11 settembre ancora una volta forse paradossalmente questo nito: la politica sta riprendendosi il suo primato. Tanto Bush, quanto Blair si trovano a gestire una svolta decisiva: la globalizzazione non potr pi procedere senza una governance politica. A fronte dellintervento militare assistiamo a gran voce alla richiesta di intervento dello Stato nelleconomia. Il discorso di Tony Blair al Congresso del Partito Laburista rappresenta la presa di coscienza che la "Terza via" era viziata da troppa accondiscendenza verso il neoliberismo dominante e che il socialismo ha bisogno ancora di ritrovare, nella gestione pubblica, il suo senso di reponsabilit verso le povert e i conitti sociali, politici e culturali in qualunque parte del mondo si annidino. Il limite attuale della sinistra nostrana invece quello ben rappresentato del losofo ulivista Gianni Vattimo, che, su La Stampa di pochi giorni fa, chiede di non dover gridare viva Bush, per favore, e nemmeno viva Berlusconi, dimenticando che potrebbe gridare viva Blair. Lesilio dalla scena politica italiana del socialismo liberale, laburista e laico continua.
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Giuliano Ferrara contro Bobo Craxi


Da: La Redazione (l.g.) Data: 10/31/2001 Lagonia, lo stillicidio, la presa per il sedere: questo no. Grida Giuliano Ferrara su il Foglio di oggi, allindirizzo di Bobo Craxi. Dimentico dellagonia, dello stillicidio e della presa per il sedere che il Cavalier Berlusconi riserv al Nuovo PSI per tutto il periodo successivo al Congresso no alle elezioni, il direttore del Foglio invita Bobo a non stare a menarla nel mezzo, a evitare unipocrita commedia mastelliana. La risposta subito arrivata. Non non sto recitando nessuna ipocrita commedia, ribatte Bobo Craxi. Che rivendica il suo stare nel mezzo, il sentirsi a disagio in un Polo attento pi a salvaguardare gli interessi di Berlusconi che a ristabilire tutte le verit sugli anni 90 e il dovere di una forza socialista di guardare a sinistra senza tab, senza pregiudizi, senza scomuniche. Ci sono prove di dialogo con i Ds - aggiunge Claudio Martelli - Sono cose utili, purch non ci sia troppa ipocrisia e troppo tatticismo, purch si tenga conto che ci sono delle ferite aperte e che i balsami non bastano. E dopo il messaggio alla Quercia, ecco la risposta al Foglio che lha denito intelligente ma ondivago. A Giuliano Ferrara - dice lex ministro della Giustizia - vorrei dire che sono sempre stato un liberalsocialista, e cos morir. E quanto a Bobo, meglio essere autonomi, anche se un po isolati, che pretendere, ri-

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uscendoci meravigliosamente come fa Ferrara, di essere Arlecchino servitore di due padroni. E curioso che Ferrara nisca il suo invito scrivendo: Faccia come suggeriscono i gesuiti: qualunque cosa, sed cum dignitate. Non sappiamo se sia stata la comune aspirazione con Don Baget Bozzo a svolgere il ruolo di consigliere del Principe, a condurre Giuliano Ferrara alluso del manicheismo gesuita, ma sicuramente una forza socialista, laica ed autonomista che no al 13 giugno si posta come antagonista di una sinistra non-socialdemocratica, ha tutto il diritto oggi di porre la sua attenzione a quanto accade nei DS. Solo dopo il 13 giugno, come scriveva Paolo Franchi sul Correre allindomani delle elezioni, stato unanimemente riconosciuto il fallimento del tentativo dei principali eredi del Pci di costruire in corsa, sulle ceneri del vecchio partito, ma anche sulle rovine del socialismo riformista italiano, qualcosa di simile a una sinistra di governo. E solo oggi sappiamo che i sostenitori della via socialdemocratica di stampo europeo saranno maggioranza nel prossimo congresso DS. Nessuno scandalo se Bobo dice: mi sono sbagliato, scrive Ferrara. Ma non c da ammettere errori o sbagli. Siamo tutti certi di aver compiuto la scelta migliore al Congresso di gennaio. Aver aiutato ieri a sconggere quella sinistra stato il solo modo per avviare oggi un processo di revisione in quella sinistra. Il processo in corso, sar lungo, ma se condurr verso una seria costituente della sinistra storica sulla solco del socialismo europeo, non possiamo certo assistervi passivi dallinterno del Polo.
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DS: rischio morte per codardia


Da: per la Redazione (l.g.) Data: 11/17/2001

Cos Paolo Franchi conclude il fondo di oggi sul Corriere della Sera: (...)Considerazioni non dissimili valgono anche a proposito dellaltra questione fondamentale, e cio lavvio della costruzione, con altre forze politiche, culturali e sociali, non di un partito dei Ds un po meno piccolo, ma di un grande partito socialdemocratico. Fassino ha confermato e precisato questo obiettivo, con grande soddisfazione di Giuliano Amato. Ma forse non avrebbe fatto male a spendere qualche parola di pi sul perch lItalia un partito simile non lo abbia mai conosciuto. E vero che non si possono tenere allinnito gli occhi rivolti allindietro. E ancor pi vero per che, senza fare i conti con il proprio passato, la sinistra difcilmente avr un futuro. E non basta affermare che l89, decretando la vittoria della socialdemocrazia sul comunismo, ha azzerato la storia: perch c anche una storia italiana con la quale bisognerebbe trovare la forza di misurarsi. Pu darsi che il neo-segretario abbia evitato di affondare troppo il bisturi per non crearsi gratuitamente dei problemi in pi con le opposizioni interne. Ma nel primo rapporto congressuale di uno che si candidato dicendo: O si cambia o si muore un po pi di coraggio ci sarebbe stato bene. Magari lo
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avrebbe apprezzato persino laltra sinistra, quella che a Pesaro non c, e non vuole diventare blairista. Insomma il rischio che Fassino sia prigioniero della sindrome Amato, cio la codardia ad assumersi la responsabilit di promuovere un processo di revisione seria che solo potrebbe portare alla costruzione di un'altra sinistra moderna e liberale, come denunciava ieri Stefania Craxi a proposito dellarticolo di Giuliano sul primo numero della nuova rivista "Italianieuropei". I Ds sono un partito ormai stimato al 12%, di cui un terzo antisocialista viscerale. Si trova con una forza e in una posizione non dissimile dal PSI di De Martino, prima del MIDAS. Sanno perfettamente che o cambiano o muoiono, ma sanno altrettanto bene, checch ne dica Giuliano Amato, che per non morire devono fare i conti con il socialismo italiano e con Craxi in particolare. A ricordargli questo, oggi, non ci sono solo Stefania Craxi, e i dirigenti di SDI e NPSI, ma tutta la stampa italiana. Tutti i quotidiani si sono infatti accorti ed hanno sottolineato che nella relazione di Fassino non stato mai citato Bettino Craxi e che quindi il dialogo concreto rimandato, per il momento.

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Per andare incontro a Fassino, cominciamo a unire i socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi
20 Novembre 2001 (Corriere.it) Luca Guglielminetti* Pochi giorni dopo la morte di Bettino Craxi, il sottoscritto con un gruppo di compagni, apr un sito Internet con l'idea di fornire sul Web un libero spazio di confronto delle idee sulla costruzione di una Casa Socialista, che superasse la diaspora. Divenne poi il sito ufciale del Nuovo Psi, dopo il congresso del gennaio scorso, ma continuammo a mantenerlo aperto al contributo di tutti, ovunque schierati, consapevoli che per costruire una nuova prospettiva al socialismo riformista italiano si dovesse sempre privilegiare un dialogo diretto con la societ civile nelle forme di una "lunga marcia" che propria dei partiti o dei movimenti che scelgono di rappresentare le istanze dei cittadini, dei lavoratori e degli esclusi. Oggi, con i suoi 8.000 documenti, Socialisti.net rappresenta una testimonianza concreta di quanto sia vivo l'interesse per il futuro del socialismo italiano, cos come questo forum testimonia quello per la sinistra ed i Ds. Premetto questo per inviarvi una riessioni che nasce, pi che dalla militanza politica tradizionale, dall'osservazione di quasi due anni di attivit dei forum che abbiamo attivati sul nostro sito.

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Se dovessi dire qual' stato il minimo comune denominatore delle migliaia di e-mail e articoli "postati" sui forum, non potrei che trovarlo nella forte richiesta di porre ne alla diaspora dell'ex PSI. Anche con accenti critici verso i vari dirigenti, accusati spesso di salvaguardare pi se stessi che l'eredit del Partito, il tratto comune delle richieste, quasi una condicio sine qua non per tornare con ducia all'impegno politico, era ed che ci sia una comune struttura e una ritrovata unit. Allora, la riessione che mi viene in mente, alla luce del congresso di Pesaro, che i Ds, nel momento della svolta socialdemocratica, si sono trovati di fronte a singoli esponenti della trazione socialista italiana, rappresentanti di se stessi o di piccolissimi partiti. Questo fatto penso che abbia inuito in parte a rendere monca e insufciente la svolta congressuale. Se invece del singolo Giuliano Amato, Fassino si fosse trovato un soggetto, magari pur sempre piccolo, ma unitario, come interlocutore della "questione socialista", forse l'omissione su Craxi-Berlinguer-Tangentopoli sarebbe stata pi difcile da compiere. La mancata unit dei segmenti post-PSI, soprattutto dopo la manifestazione di piazza Navona (l'unico atto unitario avvenuto dopo la liquidazione del PSI) e alla luce dei magrissimi risultati elettorali di SDI e Nuovo PSI, denota infatti un fatto indiscutibile: non c' stata una leadership in grado di raccogliere l'eredit del PSI.

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La situazione di oggi fotografa cos due appuntamenti mancati: l'analisi degli ultimi vent'anni da parte dei Ds, e la creazione di una leadership nell'area ex PSI. Il tutto a vantaggio di Bertinotti, da una parte, di Rutelli, dall'altra e in parte anche di Berlusconi che continua a raccogliere ex quadri socialisti, magari opportunisti, ma certo stanchi di attendere transizioni decennali. Concludo parafrasando Fassino. Il messaggio che riceviamo dalla nostra postazione virtuale di socialisti autonomisti forte e chiaro: diamoci tutti una mossa, altrimenti niremo per perire tutti quanti indistintamente, socialisti o comunisti che fossimo! Un fraterno saluto. * direttore di Socialisti.net

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Gore Vidal Vs. gli italo-lo-americani


Da: Luca Guglielminetti Data: 22 Nov 2001 Forum del Nuovo Caff Letterario Mi ha gelato il freddo di questo studio televisivo nella capitale della romanit: siete veramente vittime dellantrace morale che pervade gli Stati Uniti. Allincirca con queste parole, rivolte a Giuliano Ferrara, a Gad Lerner, a Marco Taradash, a Paolo Guzzanti e a Maria Giovanna Maglie, Gore Vidal ha concluso la trasmissione Diario di guerra su La7, dedicata al suo saggio La ne della libert, censurato in America e pubblicato in Italia da Fazi editore. Cos un bel gruppo di esponenti di punta dei nostrani giornalisti liberal si beccato la bella denizione di vittime dellantrace morale da un liberal americano. Posto in una arena televisiva e circondato da esponenti tutti pi realisti di re Bush, Gore Vidal, nel denunciare il rischio di una involuzione totalitaria e liberticida dopo l11 settembre nel suo paese, probabilmente non credeva alle sue orecchie ascoltando i suoi interlocutori. Pensava di trovarsi in un paese in questo momento pi libero del suo, disposto a pubblicare delle idee forti che in questo momento gli editori americani preferiscono non far ascoltare ai loro lettori, e invece si trovato a interloquire circondato da voci italiche tutte dedite allincredulit e alla ricerca del paradosso. S, il termine di cui hanno abusato tutti
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di fronte alle teorie di Vidal paradosso. Tutti speravano si trattasse di una denuncia basata sul paradosso, di chi la spara grossa. Tra un Guzzanti in preda alla recita di un mea culpa per tutte le nefandezze europee del secolo scorso (a fronte della rettitudine americana) e una Maria Giovanna Maglie che parla di ci che non ha letto ed alloscuro dellesistenza di un tale chiamato Noam Chomsky, i nostri "liberal" sono usciti dalla trasmissione con le ossa rotte. Pensavano di essere i pi bravi ad amare lAmerica e invece sono solo vittime dellantrace morale americano. Chi ama veramente la democrazia americana chi capace, come Gore Vidal, di denunciarne le involuzioni e sa che le libert non sono mai fatti assodati, ma richiedono sempre di essere conquistate, difese o riconquistate. ( Sito web di Fazi Editore http://www.fazieditore.it/ )

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Rutelli e la giustizia minorile: addio alla laicit


Da: Luca Guglielminetti Data: 18 Dec 2001 da Nuovo Caff Letterario A proposito della sentenza su Erika e Omar. il leader dell'Ulivo a Porta a Porta spiega: ''Di fronte ad una cosa del genere la sentenza deve essere dura. Noi dobbiamo garantire che una sentenza severa sia scontata no in fondo. Se una ragazzo, anche minorenne, ha compiuto un delitto efferato deve sapere che rischia una pena lunga e sofferta''. Rutelli ha smesso i panni del buonista? O rincorre la benevolenza delle maggioranze demoscopiche dei sondaggi che considerano la sentenza giusta, se non troppo poco dura? Parlare di sentenze da scontare no in fondo a proposito di minorenni uninfamia giuridica, soprattutto quando sottintende in carcere. Esiste apposta una legislazione per i minori che tende alla essibilit degli strumenti di pena e che considera il carcere come risorsa estrema, ma per certa sinistra pronta a diventare forcaiola, in questo caso ci vuole la durezza. Quella che non hanno subito terroristi e maosi, autori delle pi turpi azioni e che beneciano di lauti sconti di pena, soprattutto se pentiti. Gi, il pentimento. Quello che d veramente fastidio a Rutelli e molti italiani la mancanza di pentimento di Erika. Qui da noi i rimorsi, o pi in generale le analisi delle proprie responsabilit, si devono esprimere con le forme canonizzate dai cristiani. Guai ad esprimerle con forme psicologiche che
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non comprendano il pubblico cospargimento del sale in capo o la pubblica abiura. In fondo sono mille anni che le 'streghe' vanno al rogo, proprio perch hanno qualche difcolt a pentirsi, specie se non investite da ruolo materno. Solo le mamme possono ammazzare i gli, pentirsi e uscire subito di galera. Quello che si vuol dire semplicemente che anche nel caso di Novi Ligure manca la capacit -anche politica- di analizzare i fatti in modo laico. Per fortuna, come recita un titolo di Tot, anche per i minori, La legge legge, ma i conti con le 'streghe' restano sempre da saldare.

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Titolo: (03.01.02) Un decennio berlusconiano


Redazione Come disse il matematico Godfrey Hardy, una persona seria non sta a perdere tempo nel formulare lopinione della maggioranza. Cos una sinistra seria non pu limitarsi a rincorre la destra sul piano demoscopico dei sondaggi. Ancora nellultima sua uscita televisiva Rutelli ha mostrato lincapacit di analizzare il presente, che la sola vera condizione per poter progettare il futuro, ha mostrato invece come si trova a suo agio dalle sacche del conformismo pi becero. Accettare il reale come un dato immodicabile di natura proprio quello che distingue il pensiero conservatore da quello progressista e la sinistra oggi ha solo bisogno di un progetto di modica di ampio respiro e di alto prolo. Invece, "la priorit delle priorit" del centrosinistra, nel 2002, sar "la battaglia sul conitto di interesse", promette Rutelli che il 10 gennaio, nel corso del primo coordinamento nazionale dell'Ulivo, ci dir anche se aderir o meno alle celebrazioni dell'anniversario per il primo decennio dall'inizio di Tangentopoli, promosse da Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega. Povero centro-sinistra, povero Ulivo: vogliono proprio consegnarci un decennio berlusconiano... (l.g.)
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L'orizzonte della politica di De Michelis


Da: La Redazione (l.g.), da Oggi in Italia Data: 1/8/2002

E questo - riempire di tecnica e contenuti politici il contenitore di Forza Italia - lorizzonte di De Michelis, e il motivo della sua fedelt berlusconiana. A concludere con queste parole il suo articolo sul ruolo di De Michelis nella politica estera italiana del governo Berlusconi su La Stampa di oggi, Aldo Cazzullo. Lunico opinionista ad essersi speso nel fornire ampio spazio sul medesimo quotidiano al pamphlet inedito di Bettino Craxi che Stefania attraverso la Fondazione ha pubblicato e distribuito ai ministri e parlamentari poche settimane fa. A parte le altre malignit contenute nellarticolo in questione, sui particolari della sua casa ai Parioli e sulle indiscrezioni a proposito della sua rinnovata vita mondana, viene individuato con precisione lorizzonte dellattivit politica di De Michelis. Una attivit che, aggiungiamo noi, parte dalla consapevolezza che i dirigenti di Forza Italia sanno presiedere i Consigli di Amministrazione di aziende, ma non i delicati rapporti con le diplomazie degli altri paesi. Possono concepire i consolati italiani come liali estere di aziende, ma non come ufci in grado di mediare conitti politici.

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Sar bene allora che i compagni che hanno scelto di seguirlo sulla strada della fedelt berlusconiana, siano consapevoli di questo angusto orizzonte fatto di consulenza, magari ben valide e ben retribuite, ma che non hanno nulla a che vedere con lo scopo sociale del Nuovo PSI, che era quello di ricostruire una casa per tutti i socialisti, afnch potessero tornare a svolgere un ruolo di rilievo sulla scena politica italiana. Anche seguendo strade contorte, imposte dal sistema elettorale, il percorso delineato era quello di ricostruirci uno spazio autonomo che potesse prima ripresentare un soggetto socialista italiano agli elettori e quindi riconquistare il suo ruolo storico nella sinistra che nel frattempo, come previsto, si distrutta con le sue mani. Lopera di consulenza e la prospettiva di portatori desperienza in casa altrui, francamente pu soddisfare solo singole ambizioni, non certo la speranza e la domanda politica dei militanti socialisti.

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Titolo: (10-01-02) Della commemorazione ad Hammamet


Redazione Riunirsi intorno alla tomba di Bettino, si gia potuto constatare in Piazza Navona quasi due anni fa, purtroppo non serve ad aiutare la ricostruzione dell'unit dei socialisti. Il nobile intento di Stefania Craxi, ideatrice della commemorazione ad Hammamet il 18, 19 e 20 gennaio, gravato psicologicamente da un ruolo di 'vittima' di una tragedia. Dispiace dirlo, ma questa incapacit di elaborare il lutto non pu portare lontano i socialisti italiani. Tangentopoli e il "Caso Craxi" sono stata vissuti da molti degli attori principali della diaspora con i crismi dello svolgimento di una tragedia nazionale (e personale) e non si sono avveduti molto del fatto che si tratt di una crisi politico-culturale nazionale con risvolti internazionali. Lo scenario costituito dal declino del secolo socialdemocratico che andato a sovrapporsi alla caduta del Muro di Berlino, ha posto il socialismo tutto, cio in entrambi i suoi risvolti comunista e socialdemocratico, in uno stato di "crisi". Crisi che assunse per il PSI il carattere della tragedia con i suoi annessi fattori di paradosso: la tradizione socialdemocratica, il PSI, che aveva storicamente maggiori ragioni si dissolto a fronte di una resistenza di molto maggiore dei post-comunisti che addirittura
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arrivano al governo del paese, quasi sostituendo in tutto il ruolo politico precedentemente ricoperto dal PSI. E' quindi comprensibile che l'esilio di Craxi abbia creato a Stefania e in molti compagni una specie di paralisi psicologica di fronte alla tragedia, nella quale ci siamo in qualche modo riessi, ma il modo migliore per interpretarlo quello di correlarlo allo stato di crisi del socialismo dal mondo Occidentale: all'"esilio del socialismo". Solo se, Stefania e noi tutti, ci renderemo conto che occorre spostare il ume dei nostri pensieri dal piano delle storie individuali a quello politico, dedicando sforzi e idee nel cercare risposte all'esilio del socialismo, si star veramente lavorando alla ricostruzione del socialismo e della sua unit. Scriveva Camus che "il grande evento" del '900 stato l'abbandono dei valori di libert da parte del socialismo: "Da quel momento ogni speranza sparita dal mondo, ed iniziata la solitudine per ogni uomo libero". All'inizio di questo secolo il gravoso compito che spetta, a noi socialisti e in generale alla sinistra, quello di tornare a fornire risposte concrete ai bisogni di cittadini, lavoratori ed esclusi, ridando speranza alla solitudine dell'uomo globalizzato. Craxi portiamocelo allora nel cuore, come Bettino aveva Garibaldi, e non al centro del discorso pubblico e politico socialista. (l.g.)

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(22.01.02) Da ventanni il problema dei soldi per la politica


Redazione Violante spiega, su le colonne del Corriere della Sera di ieri, le ragioni politiche di quella rottura fra Paese e Potere, che apri' la stagione di Tangentopoli, con la mancata intesa tra Bettino Craxi e Enrico Berlinguer, negli anni Ottanta, su come modernizzare il Paese pur avendo individuato nella questione istituzionale e in quella morale i due ostacoli principali per agire. Il leader del Psi, sostiene Violante, ''voleva affrontare la riforma istituzionale lasciando da parte quella morale'' mentre il segretario del Pci ''voleva esattamente l'opposto''. Violante si riferisce ad uno dei prossimi scoop che dilagheranno dal prouvio editoriale in occasione del decennale di Tangentopoli nelle prossime settimane e mesi. In particolare su quello dello storico Piero Craveri che comparir sul primo numero di una nuova rivista edita dalla Luiss: XXI Secolo - Studi sulle transizioni, a proposito della proposta avanzata da Eugenio Scalfari a Berlinguer, via Antonio Tat, di un vero e proprio patto tra Psi e Pci. E Paolo Mieli, sullo stesso Corriere, ha fornire alcune anticipazioni dello scoop storico-politico nella sua rubrica epistolare del quotidiano ieri in edicola. La Fondazione
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Gramsci, che ha in custodia le carte di Enrico Berlinguer, ha consentito allo studioso di consultarle. Tra i documenti del segretario di Enrico Berlinguer, Tat, spuntato un suo rapporto molto lungo relativo ad un incontro con lallora direttore di Repubblica, Scalfari, che aveva a sua volta precedentemente incontrato Bettino Craxi. In quel rapporto del81 si legge: Se il Pci ( Craxi che parla, mi riferisce Scalfari) mi comunica che pronto a fare esso la proposta della Presidenza del Consiglio socialista, io garantisco che al prossimo comitato centrale o al Congresso nazionale di aprile, il Psi dichiarer in forma "solenne e irrevocabile" che il Pci pienamente autonomo, pienamente democratico e ha tutti i titoli per essere pienamente partito di governo. Quel patto non si fece, conclude Paolo Mieli, ma Violante ci suggerisce che la questione andava ben al di l della legittimazione reciproca dei due partiti storici della sinistra italiana. Il vero punto, ancora una volta, crediamo stia in quella che Berlinguer, con somma ipocrisia, chiamava questione morale e che Craxi, senza ipocrisia ma con ritardo, poneva come il problema del nanziamento dei partiti e della politica. E immaginabile sapere come andata questa storia. E noto che no agli anni 70 le risorse del PSI arrivavano o dalla sponda PCI o da quella DC, mentre con Craxi si apr la strada dellautonomia. Lo sanno tutti i quadri socialisti degli anni 80 che la strada delle riforme per il paese e dellautonomia politica del partito aveva come prezzo quello di inse74

rirsi indipendenti nel sistema tangentizio. Qualunque patto con il PCI di allora, ben difcilmente non avrebbe implicato una dipendenza economica (e quindi politica) per il PSI, come era successo nei decenni precedenti. La vera morale di questa vicenda di ventanni fa, travalica la questione dei rapporti PCI e PSI e la stessa Tangentopoli. Ancora oggi possiede tutta la sua drammatica attualit, che risiede nel fatto che non si ancora giunti a risolvere il problema di come la politica possa nanziarsi per svolgere la sua attivit, senza sposare il sistema delle tangenti. Il rischio che possa reggere solo il sistema Berlusconi: la politica la fa solo chi i soldi gia ce li ha. (l.g.)

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(25.01.02) Da Popper a Odasso via Forza Italia


Redazione Lex potentissimo manager delle Molinette di Torino, raccontando a piccoli passi le sue imprese ai magistrati, ci informa, nel suo ultimo interrogatorio, dei costi delle sua adesione a Societ Aperta e quelli relativi alle iniziative elettorali per Forza Italia della medesima. Unassociazione fondata da Angelo Burzi, assessore regionale al Bilancio e di cui fanno parte, tra gli altri, 15 direttori generali delle Asl piemontesi (su 29 totali) oltre che il suo braccio destro, Rosso. Il concetto di Societ aperta, cui si ispira lassociazione di Burzi & C., fu introdotto dal povero Karl Popper in quanto riteneva che non potendosi, per motivi logici, determinare in modo scientico i valori ai quali ispirare la nostra azione nella vita sociale, occorresse ancorare la democrazia ad un insieme di regole formali che, utilizzando della scienza il metodo, favorissero il "politeismo dei valori". Non sappiamo se tale politeismo dei valori, nel club piemontese in questione, sia stato trasferito sul piano della pluralistica spartizioni di tangenti ai vari partiti, ma la sicumera con la quale il governatore Ghigo ha liquidato il caso ("isolato") e lorologio regalatogli ("non ho fatto caso al suo valore"), e il prolo sottotono dellopposizione di centro sinistra sulle
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tessere di FI acquistate dal manager, fanno desumere che del metodo scientico proposto da Popper non sia rimasto niente. In fondo, per unassociazione che si ispirava losocamente al concetto della scienticit dell'azione politica e dell'attivit di organizzazione istituzionale della societ in quanto utilizzatrice dello stesso " metodo ", Burzi e Odasso hanno fallito clamorosamente nella loro trasposizione sul piano tangentizio. Si evidenzia dai fatti delle cronache giudiziarie che la modernit di Forza Italia totalmente apparente, nominalistica e, anzi, fatica a raggiungere il livello di una societ chiusa, come poteva essere quello di una vecchia loggia massonica. (l.g.)

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Titolo: (05.02.02) La politica da Nanni a Stefania


Redazione Moretti non ha mai smesso di rappresentare nei suoi lm altro che delle stanze. Da quelle dellautarchico -nel suo primo lm- a quella del glio nellultimo, da quelle dei desiderata di Ecce Bombo a quelle del proprio Diario, passando dagli spogliatoi della pallanuoto alle canoniche. Nonostante ci, egli non si accorto che la Sacher, la sua casa di produzione, non ha fatto altro che produrre la stessa materia della Aran, la casa di produzione di Stefania Craxi: stanze, appunto. Le cineprese di Moretti o le telecamere del Grande Fratello sono sempre solo puntate dentro le stanze del narcisismo indomito ed indifferente al fuori, cio agli altri, al sociale. Si potrebbe quasi ipotizzare che la Aran, con la produzione del Grande Fratello, abbia portato a livello di massa del reality show televisivo lestetica cinematograca di Moretti con quelle stanze autarchiche: i luoghi del qualunquismo e del conformismo, dove lautocompiacimento e la nutella sostituiscono lazione politica e quella sessuale. Lo scalpore delle loro ultime iniziative nasce forse da questo comune lo rosso. Le apparizione delle ultime settimane di Stefania a anco dei vertici della maggioranza e di Nanni a anco dei vertici dellopposizione, esprimono solo il paradosso che a parlare di politica siano persone che debbono la loro comune fortuna al format dellombelico. Due campioni del "cuore messo a nudo" che ci ricordano, in fondo
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la stessa cosa: luna che non c pi Bettino, laltro che la sinistra non ha una leadership che sia tale. Ma da questi esimi fustigatori del mercato politico attuale non aspettiamoci che ci giungano analisi sociali, progetti o sogni per la sinistra. Loro potranno solo tornare alle loro stanze colme di rancore, dolore e alterigia. Mentre noi abbiamo bisogno di case e di citt, di polis: insomma di politica. (l.g.)

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Italia-Inghilterra: tra Nanni Moretti e Ken Loach


(2002) La societ anglosassone non rinuncia a misurare lItalia "con il metro della giustizia, efcienza e trasparenza", che come noto - non il nostro forte. Lammirazione per il dinamismo del paese ("nella piccola citt di Montebelluna si producono il 90% delle scarpe da sci dellintero universo") si fonde con lallarme per larretratezza civile. Certo che se poi riesportiamo intellettuali come Ginsborg (Italy and Its Discontents, una estensione no al 2001 della sua storia dellItalia contemporanea) lo storico inglese, che insegna allUniversit di Firenze e che assurto di recente alle cronache politiche per aver animato la "lega per la difesa della democrazia italiana", anche qualche inglese penser che ci sia un "allarme democratico" in Italia. Ma non passato inosservato a Londra, neppure il protagonismo autarchico con il quale il vincitore di Cannes si lanciato nellagone politico italiano. Time Out, la bibbia dello spettacolo londinese, ha approttato della presentazione del lm di Moretti per lanciarsi in un attacco al pericolo che Berlusconi rappresenterebbe per le arti. Il punto per molto antico e critico per la cultura di sinistra: le arti, gli artisti, devono vivere degli oboli dei governi, pubblici e di stato? E' di sinistra che dei lm, tra l'altro nel caso di Moretti - tutt'altro che sociali o impegnati politi80

camente, come gran parte delle cinematograa italiana, siano vissuti essenzialmente di nanziamenti pubblici? "Giustizia, efcienza e trasparenza" nella politica cinematograca di Veltroni non c' ne stata molta, e francamente, la ne che faranno i suoi 'amici' registi ci interessa poco (non hanno che da imparare da Ken Loach e sfornare lm che coprano almeno le spese di produzione). Ma, a parte questo, presto o tardi, gli inglesi si accorgeranno che Nanni Moretti non Ken Loach. Si accorgeranno che la nostra arretratezza civile risiede proprio nel fatto che a anco delle scarpe da sci, esportiamo solo qualche lm di Moretti e Benigni. Il problema per noi, non dove vada a nire l'arte di stato, sotto il governo Berlusconi, ma sapere se ne possediamo una che sia in gradi fornire una critica stringente nei confronti della cultura dominante. Quel che certo, risiede nel fatto che il "modello Moretti", l'intellettuale che sul lavoro inquadra il proprio ombelico e la domenica sale sul palco della piazza, non porta alcun pro alla sinistra e alla sua cultura. Le sue stanze autarchiche sono i luoghi del qualunquismo e del conformismo, non meno di quelle della casa del Grande Fratello. Mentre noi abbiamo bisogno che l'arte e la cultura, al di l delle dichiarazioni politiche dei loro arteci, si misurino - con il loro spirito anarchico e anticonvenzionale - sul piano della capacit di analizzare il presente (che la sola vera condizione per poter progettare il futuro), ri-visionando le realt sociali attuali o passate .

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In un'intervista alla domanda: "Chi sono i suoi maestri?", Ken Loach risponde: "Dal punto di vista letterario sicuramente William Shakespeare. Il suo nome precede quello di tutti gli altri. Non voglio suggerire paragoni - me ne guardo bene ma lui mi ha inuenzato in tutto il mio lavoro. Poi ci sono altri nomi, come quello di George Orwell e di altri grandi scrittori socialisti". Altro che bombo, nutella, preti, palombelle e gli: siamo su un altro pianeta, lontana anni luce dal mondo anglosassone e non per colpa di Berlusconi! Luca Guglielminetti

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Dire qualcosa di centro-sinistra


Da: Luca Guglielminetti, da Oggi in Italia Data: 12 Feb 2002 E inutile nasconderselo, il vero problema non quello di dire qualcosa di sinistra, ma qualcosa di centro-sinistra. La differenza non uninezia, ma coinvolge il problema dei problemi per tutta lopposizione al centro-destra: cio quello di sviluppare un discorso pubblico agli italiani. Un discorso che sviluppi una "retorica dell'appartenenza" per tutti coloro che non si identicano nel progetto berlusconiano. Un discorso ai cittadini in grado di coniugare il terreno degli ideali con quello della prassi, lutopia con la riforma, un progetto di societ diversa con la pratica del gradualismo. Linadeguatezza su questo terreno evidente in ogni manifestazione del fu Ulivo o nelle apparizioni televisive dei vari leaders nei salotti della politica. Si manifesta nel fatto che ognuno, ogni singolo leader o partito, riesce a esprimere solo una piccola parte del discorso. Piccole ragioni si stemperano da Fassino a Rutelli, da Boselli a Pecoranio Scanio, passando pur anche per Di Pietro e Bertinotti, ma da una tale segmentazione non risulta alcun disegno unitario, nessuna retorica in grado di fungere da cemento comune per gli italiani: dal giovane del movimento al vecchio liberale progressista. E un problema di leadership? Sicuramente. Un problema di cultura politica? Anche. Ma probabilmente la carenza pi signicativa quella degli spazi della politica. Dei luoghi
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dove far crescere il confronto tra i cittadini che vogliono provare a reimmaginare se stessi, la societ e lambiente nel quale vivono. Forse qualcosa di centro-sinistra pu nascere se si inventano nuovi spazi: alternativi allesibizionismo personalistico di quelli televisivi, alla prova di forza muscolare di quelli di piazza, ma anche a quelli ipercolti e verticistici delle fondazioni. (l.g.)

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Minoranze tra gli opposti estremismi


Da: Luca Guglielminetti, da Oggi in Italia Data: 27 Feb 2002 Della serie: le voci inascoltate. Claudio Martelli su La Stampa di domenica e Marco Boato sul Corriere della Sera di oggi, avvertono il fatto che oggi si sia di fronte a due opposti estremismi, ben riemersi, ancora domenica sera, con i schi a DAlema, allorch di fronte alla platea dei professori ribelli ribadisce la piena legittimit della maggioranza e del suo governo, e, ieri, nelle dichiarazione di Berlusconi e Buttiglione che ravvisavano un nesso - causa effetto - tra la manifestazione del Palavobis e lattentato in via Palermo. Entrambi sostengono che un motivo serio per la manifestazione del Palavobis c: un capo del governo che dia anche solo limpressione di usare il potere legislativo della maggioranza per confezionare leggi su misura, come una sartoria, eccita gli animi, dice Martelli. Ma entrambi sono lontani dalle posizioni politico culturali emerse in queste manifestazioni: quelle di un Flores DArcais, privo di un grammo di cultura dei diritti (Martelli), o, del professor pancho Pardi riciclatore di un primitivismo politico ideologico risalente agli anni 70 (Boato). Se lUlivo adottasse questa piattaforma culturale, che ricorda la "Gioiosa macchina da guerra" del94, andrebbe incontro a un suicidio politico. Non dimentichiamo che in Inghilterra governi legittimi di centro destra sono durati per 17 anni e nessuno si mai sognato di parlare di regime, afferma
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Boato. Il loro progetto estremizzare lopposizione, cavalcarla, e impadronirsene, rilancia Martelli. Sullo sfondo di queste voci inascoltate, ci sono un DAlema in procinto di lasciare lItalia per gli USA, dopo le amministrative, e un Amato che sar sempre pi preso in Europa con la Convenzione che inizia domani. Insomma, la leadership riformista del Congresso DS di Pesaro rester sulle sole smilze spalle di Fassino, il quale, in questi mesi, ha dimostrato di non avere proprio il sico migliore per il ruolo di cui stato investito. La disgraziata situazione nella quale siamo immersi trova qualche ragionevolezza di discorso pubblico solo in piccole minoranze. Da una parte in quella allinterno della maggioranza, che svolge il ruolo di pompiere, come - ad esempio Follini o Mantovano che negano connessione tra i cortei e gli attentati. Dallaltra, in una minoranza, allinterno della opposizione, che svolge il ruolo di pontiere per impedire al centro sinistra di rovinarsi completamente cedendo alle culture illiberali e giustizialiste o a quelle movimentiste e massimaliste. (l.g.)

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Titolo: (15.03.02) II lavoro tra padri e gli


Redazione Rispondendo senza mezzi termini allaffermazione di Berlusconi che aveva denito le iniziative sindacali come come uno sciopero dei padri contro i gli, Cofferati ha sottolineato come sia "questo governo a voler togliere i diritti ai gli". "Si tratta - ha aggiunto il leader della Cgil, - della cancellazione dei diritti fondamentali. Noi invece vogliamo che i gli abbiano gli stessi diritti dei padri". Chi ha ragione? Negli ultimi decenni l'erogazione di beneci pubblici e garanzie stata senza dubbio destinata soprattutto alle generazioni mature con un sindacato orientato prevalentemente alla garanzia del lavoro burocratico, di quello taylorista o dei pensionati. Le nuove generazioni sono spesso destinate alla disoccupazione o sottoccupazione dovendosi inserire sempre pi nei nuovi lavori che pi che essibili sono pi spesso precari e privi di ogni forma di garanzia e tutela sindacale. Esiste, insomma, un variegato gruppo sociale in grande crescita, formato dal popolo delle partite IVA ai manovali della conoscenza, dai lavoratori di cooperative e quelli delle agenzie interinali, dai microimprenditori ai nuovi sottoproletari, che oggi pagano il prezzo delle politiche del sindacato e di
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una classe politica attente, da una parte a mantenere lo status quo ai lavoratori e ai pensionati garantiti e dallaltra ad ampliare gli interessi dimpresa e protto di chi deve competere nel mercato globalizzato. Sia i sindacati che il governo risultano fortemente decitari verso una seria riforma dello stato sociale che coniughi nuovi diritti con il nuovo scenario del mercato del lavoro, nel quale il modello tradizionale - sul quale era stato ritagliato lo Statuto dei lavoratori - ogni giorno cede spazio a quello nuovo essibile e precario. Berlusconi non offre iniziative serie e diritti ai gli, ne' Cofferati pu permettersi di favoleggiare su diritti per i gli pari a quelli dei padri in un quadro quasi completamente trasformato rispetto a trentanni fa. Raccontano entrambi balle e, ancora una volta, anche sul tema del lavoro, assistiamo alla radicalizzazione dello scontro politico per lincapacit dellazione riformista di entrambi gli schieramenti in campo. (l.g.)

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Titolo: (19.03.02) Sgarbi e la libera stampa


Redazione Dopo leclatante caso di DAlema con Forattini, oggi il turno di Sgarbi con Le iene. Una querela per diffamazione e una richiesta di risarcimento danni da parte del deputato di Forza Italia per 51 milioni 640 mila euro (pari a 100 miliardi delle vecchie lire) a carico del programma Mediaset. L'accusa e' di aver denito ''falsamente'' Sgarbi come ''un drogato'' nella trasmissione del 3 febbraio scorso. Il rapporto del potere con la satira sempre una perfetta cartina tornasole della liberalit del primo e, dopo il crollo del Muro di Berlino, tutti hanno fatto la gara a denirsi liberali o i pi liberali. Purtroppo, si evidenzia ancora una volta che la cultura liberale nel nostro paese si trova solo in tracce, come il sodio nelle acque oligominerali dietetiche. Lo strumento della querela, inoltre, diventato negli ultimi anni un ottimo mezzo per imbavagliare la stampa. La libert dopinione sta diventando un lusso che si possono permettere solo i grandi gruppi editoriali. Quale piccolo giornale o Tv locale pu permettersi la spada di Damocle di una attesa di anni per una possibile sentenza miliardaria in lire, o milionaria in euro? Noi sicuramente no quindi affermiamo perentoriamente che Vittorio Sgarbi non assolutamente un drogato, ma
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un vero liberale che soffre di una ipertensione arteriosa che gli procura repentini sbalzi di umore, le cui vittime solo casualmente appartengono alla fauna strisciante della satira. (l.g.)

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Titolo: (23.03.02) Sinistra e riformisti e mercato del lavoro


Redazione Le aziende hanno bisogno di strumenti per rendersi competitive nel mercato globale. Si introducono allora strumenti di essibilit. Il governo di centro sinistra lancia, pochi anni fa, la legge per le agenzie di lavoro interinale, che afancano i precedenti strumenti quali i contratti di formazioni, le collaborazioni coordinate e continuative etc. Strumenti che a loro volta si innestano su un mercato del lavoro nel quale gi si trova il grande popolo delle partite iva e quello dei lavoratori del sommerso. Crescono essibilit e precariet e diminuiscono i lavoratori del mondo taylorista per la contrazione generale della grande impresa, mentre i pensionati aumentano in proporzione ai lavoratori attivi, a causa della scarsa natalit e di strumenti come le pensioni di anzianit per le quali il nostro paese il pi generoso dEuropa. Le prospettive previdenziali e di stabilit lavorativa per i giovani si fanno nere e la stragrande maggioranza dei lavoratori attivi (esclusi appunti quelli delle aziende medio grandi con pi di 15 dipendenti e dello stato) si trovano sempre pi privi di tutele e con diritti ridotti. Su questo scenario, sommariamente tracciato, si innesta lopera dei riformisti. Coloro che sanno che esiste una forte
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frattura generazionale nel mondo del lavoro dalla quale occorre assolutamente uscire, consapevoli che i gli di oggi non avranno tutele e garanzie pari a quelle dei loro padri, ma non per questo possono essere lasciati alla precariet cronica e allincertezza permanente su lavoro e pensione. Coloro cio che, consapevoli dello stato dellarte dei lavori e delle aziende, cercano di introdurre, sulla scorta di analisi tipo quelle del Libro sul Lavoro in Italia, scritto da Biagi per il Ministero del Welfare, delle proposte atte a ridisegnare dei nuovi ammortizzatori sociali e dei nuovo diritti. Proposte come quella di uno Statuto dei lavori che colga lenorme evoluzione avvenuta dai tempi dello Statuto di Brodolini e Giugni. In questo contesto di riforma, la proposta di deroga allart. 18 inserita nella delega governativa, rappresenta solo un piccola parte, parziale, ma la riforma maggiore ha il grave difetto di risultare al momento assolutamente non nanziata. Lattuale scontro sociale ed in particolare quello tra governo e conndustria da una parte e i sindacati dallaltra, ha evitato, no alla morte di Marco Biagi, di entrare nel merito di questo quadro globale del problema, concentrandosi sul valore politico-sindacale della deroga parziale allart.18. C stata la speranza, ancora al Congresso della UIL a Torino, che lUnione sindacale di tradizione socialista e riformista potesse appoggiare (insieme alla CISL) lopera del governo, che tentava di riproporre unoperazione analoga a quella di Craxi sulla scala mobile. Ma proprio per lattenzione tutta focalizzata sullart. 18, mancato unapertura del sindacato sulla globalit
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della riforma. Le posizioni si sono radicate in quella fase, ma occorre sottolineare una netta differenza di linea tra il ministro Maroni e Berlusconi. Differenza ben esplicitata in una vignetta del Corriere dove si vedeva il Cavaliere bastonare in testa Maroni, gridando: Linea dura!. E cio assai probabile che il Ministro del Walfare, cos come Biagi, non intendessero porre la questione della deroga allart. 18 come punto irrinunciabile, ma cercassero un varco nel settore sindacale per proseguire comunque liter di riforma presente nelle altre deleghe. C stata insomma, una volont esplicita, da parte di Berlusconi e della maggioranza dellesecutivo, di calcare la mano e, cos, la riscrittura della delega ha continuato a contenere la deroga, seppur in forma attenuata. Dallaltra, il sindacato, anche per la sua composizione sociale dominata da dipendenti ssi e pensionati, non ha fornito aperture apprezzabili sul tentativo di riforma che, va pur detto, riguarda anche moltissimi lavoratori atipici che probabilmente non potr mai portare nelle proprie le. Siamo cos giunti alla uccisione per mano terroristica di Biagi e alla manifestazione della CGIL di oggi a Roma, ma la morale di questo stato di cose quella che ripetiamo da tempo e che il senatore Franco Debenedetti ha ben sintetizzato pochi giorni fa: L'assassinio di Biagi oggi, di D'Antona ieri, per non tradursi nella radiazione dei riformisti dalla sinistra italiana chiede ora ai leader della sinistra, politica e sindacale, una scelta netta. (l.g.)
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Titolo: (25.03.02) Il miracolo Cofferati


Redazione Uscito perdente dal Congresso dei DS di Pesaro, isolato no a poche settimane fa, un miracolo ha colpito Sergio Cofferati. Il capo della CGIL si trovato in pochi giorni alla guida di uno schieramento addirittura pi ampio dello stesso fronte sindacale e comprendente ampi settori di elettorato della Casa delle Libert. Il miracolo si compie al Congresso della Margherita, dove si trovato investito da Cacciari quale ticket, in tandem con Prodi, per la leadership dellUlivo prossimo venturo. Pezzotta, allo stesso congresso, viene contestato dalla platea cos che CISL e UIL rischiano di trovarsi prive di riferimenti politici nel centro-sinistra tutto convertito alla linea della CGIL. Non a caso le due organizzazioni oggi ripongono speranze che il dialogo col governi riprenda dalle proposte contenute nel Libro Bianco di Marco Biagi. Il Governo deve stralciare le modiche allarticolo 18 - spiega il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - e la discussione deve ripartire da altri temi: la riforma del collocamento, quella degli ammortizzatori sociali, la partecipazione. Questo bisogna fare per Angeletti se si vuole realmente rendere omaggio al professor Marco Biagi. Il miracolo si sviluppa poi sulle colonne dellUnit di sabato diffusa alla grande piazza della manifestazione. Due ri94

formisti, come il senatore Franco Debenedetti e Giuseppe Caldarola vengono fatti, ancora una volta, oggetto di vergognosi attacchi, con lironia del fatto che il quotidiano fu preso dallattuale direttore ed editore a condizione che vi fossero massicci licenziamenti, senza la tutela dellart. 18. Il miracolo Cofferati, inne, si completa anche grazie alla scelta del governo di anteporre alla riforma del mercato del lavoro lattacco alla CGIL, raggiungendo lincredibile obiettivo di spingere i riformisti sempre pi a gettare la spugna. La responsabilit pi grave dello stato del riformismo italiano dettato da questo miracolo resta del centro sinistra, l dove nessuna delle pur autorevoli voci riformiste ivi presenti ha alzato la voce o ha avuto la forza di affermare che nel progetto di Biagi non cera niente di vergognoso. (l.g.)

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Titolo: (30.03.02) Buon Aprile Correntone!


Redazione "Aprile il mese pi crudele, April is the cruellest month,..., questo il famoso incipit della Terra Desola che ottantanni fa dava alla luce forse il maggior poeta del XX secolo, T. S. Eliot. Aprile. Per la sinistra invece, il nome dell lassociazione del correntone diessino che dal prossimo 7 aprire prender il via dal Teatro Eliseo in Roma. Il ne quello di aprire i Ds alla dialettica con girotondisti, CGIL (Cofferati ha gi dato la sua adesione), movimenti e intellettuali. Il nome naturalmente di morettiana memoria. A chi verrebbe in mente nella vasta intellighenzia di sinistra di collegarlo a Eliot? Suvvia, non scherziamo, questi compagni devono costruire lopposizione al regime incipiente con gli strumenti del pensiero debole e con gli ingredienti della nutella! Mica possono chiedersi come puntellate le rovine della civilt, con strumenti pi rafnati. Sedetti sulla riva/A pescare, con la pianura arida dietro di me/Riuscir alla ne a mettere ordine nelle mie terre? La mitica gura del Re pescatore, un po troppo fabiana, temporeggiatrice e consapevole delle crudelt che ci circondano.

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Lallegra compagnia della Melandri & C., crede invece, ancora, che Aprile sia il mese delle scampagnate in vespa e della feste di piazza. Li riporta agli happy days di Fonzie di quando erano giovani della Fgci, o allanno in cui lUlivo vinse le elezioni e che Moretti celebr con l'inizio della pascolizzazione della sinistra. I loro conni non vanno oltre il Pascoli e il solito buonismo: al massimo ci aggiungono un pizzico di cultura heideggeriana tanto per rendere ancor pi sterile lagire, nel mese che genera Lill da terra morta, confondendo Memoria e desiderio. Auguriamo loro buona Pasqua, sperando che tale iniziativa non immoli tutta la sinistra come un agnello sacricale. (l.g.)

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Titolo: (10.04.02) La volont di Formica


Redazione A met gennaio scrivevamo che: Non ce ne stiamo accorgendo, forse, ma i disastri di Berlusconi, da una parte e di Fassino, dallaltra, potrebbero alla ne giovare a ricompattare i socialisti. Tutti i socialisti: da quelli in area governativa no a quelli in area diessina. Ugo Intini, su Mondo Operaio, proponeva di ripartire da un ''heri dicebamus''. E noi, da questa postazione virtuale, invitavamo a parlarsi insieme, senza vergogna, sia chi stato anticraxiano che chi stato craxiano. Oggi si stanno raccogliendo in tutta Italia le rme in calce ad un appello che vede vicini compagni che no a poco tempo fa era inimmaginabile accostare. Lomicidio di Biagi, lo scontro sociale e la china sulla quale versano maggioranza ed opposizione, hanno permesso a questa iniziativa che ruota intorno all'unica organizzazione socialista rimasta in piedi e unita, la UIL, di procedere spedita, realizzando in questi giorni la convergenza di socialisti, laici e riformisti diversamente collocati in termini di partito - o fuori dagli attuali partiti - ma che intendono impegnarsi nella ricerca di una piattaforma comune - senza particolarismi n preclusioni - che ribadisca la validit del patrimonio di storia e tradizione di tanta parte del movimento socialista e democratico italiano.

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Il tutto nasce da un'idea di Rino Formica che venuto a Torino per il Congresso della UIL ed ha organizzato un primo incontro tra i vertici del sindacato, esponenti del Nuovo PSI e di quei socialisti andati nei DS ai tempi della Cosa2. Lottimismo della volont pare dunque tornato per mano del compagno Formica, in queste settimane che simbolicamente vanno dal secondo anniversario della scomparsa di Bettino a quella recente di Giacomo Mancini. (l.g.)

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Titolo: (22.04.02) Cercasi Tony Blair disperatamente!


Redazione Nelle ultime settimane i giornalisti e gli intellettuali francesi erano talmente impegnati nelladditare il caso Italia, lanomalia e il pericolo Berlusconi, che forse non si sono accorti di cosa stava succedendo in casa propria. Nel paese leader dellintegrazione, dove risiede la pi grande comunit mussulmana dEuropa, si sono moltiplicati negli ultimi tempi centinaia di attentati antisemiti, culminati nel rogo della sinagoga di Marsilia. Lo spettro dellinsicurezza e della criminalit extracomunitaria venivano agitati dallestrema destra quanto, se non assai pi, di quanto facesse Bossi da noi, no a giungere al risultato clamoroso delle elezioni di ieri: Le Pen ha liquidato il socialista Jospin nella corsa alla presidenza della repubblica francese. Certamente la vittoria di Silvio Berlusconi in Italia, di Fog Rasmussen in Danimarca, di Antonio Durao Barroso in Portogallo, le dimissioni anticipate di Wim Kok in Olanda, ora l'uscita di scena di Lionel Jospin e la praticamente scontata vittoria di Jacques Chirac in Francia, e in Germania la debolezza della Spd del cancelliere Gerhard Schroeder, che i sondaggi danno perdente alle politiche del prossimo autunno, confermano un terremoto in atto nella politica europea.

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Si aggiunga che lironia del caso vuole che gli unici partiti socialisti vincenti in Europa siano quelli post-comunisti nei paesi dellEst, come successo, sempre ieri, in Ungheria. Lunica eccezione, salda in questo panorama, rappresentata dal New Labour inglese. La sinistra europea continentale ha dunque da ben riettere sullesempio di Tony Blair e sulla strada da percorrere per riconquistare il terreno perso! (l.g.)

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Sinistra: un grande futuro dietro di lei


Da: da Oggi in Italia (l.g.) Data: 5/20/2002 Il dibattito della sinistra in Italia, ma forse anche in Europa, sembra sintetizzabile nellespressione autocompiaciuta di chi dice Sempre avanti perch abbiamo un grande futuro dietro di noi, senza capire che impossibile oggi andare avanti sui fasti del passato, sulle idee e i simboli che, anche se positivi e moderni, hanno costituito la storia della sinistra dall800 a ieri. No, non possibile trarre con geometrica simmetria la linea di continuit tra quella che era ieri la sinistra e quello che potr essere domani. Si percepisce che il dibattito gira in folle, come arrotolato su se stesso e su un centro costituito dal luminoso passato che si immaginava come futuro. Si dovrebbe percepire che occorre un salto: uno di quei salti delloca di cui parla Konrad Lorenz per descrivere il processo di apprendimento negli animali. Forse questa percezione di necessit del salto delloca pi sviluppato in una certa generazione. Lo la stessa immagine sintetica del dibattito in corso, non presa a caso dal titolo di un libro di Giuliano da Empoli. Figlio darte di un nostro compagno gambizzato dalle BR e oggi collaboratore di Giuliano Amato, nel 1996 Giuliano scriveva un libro, Un grande futuro dietro di noi, nel quale descriveva molto bene il con-

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itto generazionale in corso da un decennio. Il conitto con gli anziani di quella "Generazione X", come denita negli USA, di chi nato negli anni del boom economico ed entrata nel mondo del lavoro negli anni 90, anni di crisi, e di cui si parla per sottolinearne lesclusione dagli ambiti centrali del sistema sociale. Quei giovani che vengono deniti la generazione "senza", senza lavoro, valori, certezze e ducia nelle istituzioni. Loro/noi percepiamo, sempre di pi, il fatto che il grande futuro immaginato dalla sinistra anziana ci appartenga sempre meno, sotto tutti i punti di vista. A partire dai nomi no ai simboli passando per le idee forti o deboli che hanno rappresentato le migliori tradizioni politico culturali della sinistra storica o movimentista: tutto sembra dotato di senso e signicato sempre pi labile. Questa perdita di signicato indiscutibilmente legata alla mancanza di senso di responsabilit della sinistra stessa come scrive parla Barbara Spinelli nel fondo de La Stampa sul nuovo populismo in Europa (riportato per intero sul forum principale). Ma c dell'altro, perch la sinistra incapace di fornire risposte anche a chi in piazza professa che un mondo diverso possibile, oltre a quelle di chi, nel chiuso delle proprie case, chiede maggiore sicurezza sociale e libert personale. La sinistra silente non riesce pi a rispondere alle nuove domande di libert e responsabilit, domande che sono solo in apparente contraddizione, come utopia e riforma, o come lossimoro liberalsocialismo. Forse sar un neologismo a sintetizzare le
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risposta, ma, in ogni caso, abbastanza evidente, potranno scaturire sola dallinterno di questa nuova generazione. La scena degli anziani (con tanti auguri a Stefania Craxi o ai mitogra di Berlinguer o del Che) pare veramente ogni d sempre pi vuota. (l.g.)

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Elmire Zolla. La mitica generazione dei nuovi dinamitardi d'Occidente


IL 30 MAGGIO 2002 LO SCRITTORE MORTO NELLA SUA CASA DI MONTEPULCIANO. AVEVA 76 ANNI

Molto di quanto scritto da Elemire Zolla, forse non pare, ma oggi incarnato. Incarnato nella generazione pi giovane, quella che rischia. S, rischia perch non avendo le prospettive dei padri, rischia di trovarsi senza lavoro sso, senza ssa dimora, senza pensione n paura di morire. Ma quando non si ha paura di rischiare e di morire, al contrario di Zolla, o di Cristina Campo, la svolta oggi non avviene sul piano mistico delle idee. Semmai capita qualcosa di simile a quanto scriveva Max Weber: "Gli antichi dei, disincantati e perci trasformati in potenze impersonali, sorgono dalle loro tombe e riprendono la lotta fra di loro aspirando a conquistare il dominio sulla vita". Molti delle ultime generazioni, possono sembrare zombi, ma gli dei non li praticano con la mistica, ma nella carne, cercando appunto di riconquistare il "dominio sulla vita". Le folli corse in auto di notte a fari spenti, gli eccessi di alcolici e stupefacenti, il riuto del lavorare, non come bestie, ma in quanto solo bestie, certamente li connota come 'bassi'. Come 'bassa' la considerazione per la contesa politica espressa da Zolla e la Campo, cos anche a questa generazione chiaro

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che destra e sinistra oggi mancano di connotazioni sufcientemente chiare e si pongono al di sopra o fuori dalla politica in senso stretto: cio fuori dalla politica partitica. Nel senso che la politica, come condivisione di spazi pubblici condivisi, si svolge fuori dalle sedi di patito, fuori dalle sezioni e dalla maggior parte dei circoli politico-culturali. In fondo molto di Zolla, fra cui la distonia tra l'intellettuale e lo sciamano, oggi si aggira nelle nostre citt, e l'espressione di Flaiano : "Elemire Zolla / preferisco la folla", oggi suona, seppur debolmente in quanto molto deprivato culturalmente (della cultura classica), "Noi/ pratichiamo la folla" e forse anche un po' la follia. Se di miti si deve parlare, o rispecchiarcisi, i libri di Zolla, come quelli di un Gunon o un Eliade, e come i molti altri della 'tradizione', sono di una natura molto diversa da quelli di Kerny o di Hillman, ad esempio. Qual' la differenza? L'approccio esclusivamente "letterario" ed "esoterico" dei primi e quello pi "scientico" od "essoterico" dei secondi. Sar perch l'illuminismo e l'uso della ragione non riusciamo a percepirli come "cospirazione" o come "demoniaco", ci pare che la differenza tra un mistico "liberale" e un socialista "liberale" risieda nella dimensione sociale della conoscenza, o gnosi. Il rimprovero a questa cultura, sicuramente emarginata per molti anni in Italia, risiede non pi tanto nel fatto di essere "di destra" tout-court, quanto piuttosto per il disprezzo che esprime verso il "basso", la piazza dove tumultuose e sporche si muovevano l'altro ieri le classi, ieri la massa, oggi una
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somma di individui in relazioni varie tra loro. La cultura di sinistra, con le rare eccezioni italiane costituite da Furio Jesi o Ugo Volli, ha, a sua volta, respinto o rimosso la "macchina mitologica". Solo in casi isolati di "socialismo eretico" ha colto nel segno. Come trapela in tutta l'opera di Camus, dove si percepisce la contiguit tra l'estrema solitudine e indifferenza dell'individuo e tutto il senso a partecipazione a tutto ci che lo circonda con spirito di libert ed eguaglianza. In fondo l'unico rimprovero che ci sentiamo di muovere a Elmire Zolla solamente questo: non aver visto che gli dei non animano solo il fondo della propria anima, o quella di una cerchia chiusa, ma agiscono sempre in chiunque e ovunque in forme diverse, anche nella bassa piazza della politica che riuta l'unit del tutto, ma si divide politeisticamente, per non dire - dato il tema - semplicemente pluralisticamente, almeno in parti opposte, come lo yin e yan della tradizione taoista. Quello che vediamo noi, ed profondamente socialista e liberale contemporaneamente, il principio di scissione originario del pi semplice organismo biologico vivente che si riproduce, forse nell'universo taoista, ma sicuramente in modo evidentemente percepibile in noi stessi, nella politica, all'interno degli schieramenti e dei singoli partiti, correnti, e gi, gi in fondo no a quando chiacchieriamo al bar con un amico e siamo sempre in due. Se il titolo del suddetto articolo ci sintetizza Zolla come dinamitardo dei miti dell'Occidente, oggi assistiamo all'esplosione concreta di quella bomba. Gli "dei dell'estasi" non sono
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un meccanismo in fondo al nostro cervello o cuore, ma sono carne lacera, che aspira a ricompattarsi per domare la vita. Lui ha fatto un po' l'aristocratico ed morto in casa sua pur preferendo la folla, noi facciamo un po' gli anarchici e ci sentiamo di morire in piazza, perch la nostra nostalgia non sar un mito morto da consumarsi in casa propria, ma una citt viva, come la Lugano Bella: un'utopia o una riforma dotate di bellezza sociale, da condividere (con la forza impersonale degli antichi dei) con altri negli spazi pubblici e privati. (Luca Guglielminetti)

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L'equilibrio precario tra memoria e oblio


Da: da Oggi in Italia (lg) Data: 6/4/2002

Pu sembrare stano, ma un lo rosso lega il contributo sul perch lItalia abbia perso gli ultimi tre Mondiali ai rigori e quello di Barbara Spinelli sullorigine storica delle attuali difcolt che lEuropa incontra con lEst e i nuovi nazionalismi (entrambi sul Forum principale del Portale). Il lo rosso si snoda sul sottile rapporto tra memoria e oblio. Tema antico, gi caro ai greci, la dialettica tra questi due termini suggerisce un modo di leggere gli avvenimenti in una modalit profonda. Nel rapporto dinamico tra il ricordare e il dimenticare scorgiamo la forza del profondo: come, ad esempio, la forza del rimosso della psiche umana che Freud chiam inconscio. Cos ci sovviene lidea che forse allorigine dei guai del socialismo italiano ci sia qualcosa che stato rimosso, che lorigine della diaspora socialista, o della divisione della sinistra storica, risieda in qualcosa che le varie parti in gioco non vogliono ricordare o dimenticare. Eppure la storia l. Come quella dei Mondiali persi o quella dellEuropa post-bellica o quella del Socialismo italiano l. Sembrerebbe una cosa evidente, autoevidente, dicia-

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mo che la conosciamo, ma evidentemente non cos: qualcosa la omettiamo. Limpressione che ogni soggetto in campo, da Bertinotti a De Michelis, tanto per essere chiari, rimuova parte della storia comune del socialismo, o della sinistra italiana. Qualcuno rimuove le foibe, altri lasprezza delle lotte operaie. Qualcuno rimuove Craxi, altri Berlinguer, tanto per fare due esempi. Ma nessuno disposto a dire: Daccordo, distribuiamoci i torti e da domani scenda loblio. Un oblio attivo che consegni alla storia con la S maiuscola, il rendiconto tra torti e ragioni. Un oblio attivo che signica che ciascun attore accetta di portare sulle sue spalle il peso dei torti degli altri oltre ai propri. Un oblio attivo che riconoscenza della memoria al posto della sua rimozione. Continuare a rimuovere infatti implica mantiene la storia nellagone politico, come clava esacerbante. Ri-conosciamoci, letteralmente signica avere la volont di conoscersi di nuovo, cio non darsi per scontati: pi facile a dirsi che a farsi... (l.g.)

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Procreazione assistita: Destra e Sinistra


Da: da Oggi in Italia (lg) Data: 6/14/2002 Negli stessi giorni nei quale Forza Italia sul tema della fecondazione assistita approda denitivamente nel brodo postdemocristiano, con la triste e penosa eccezione di Fabrizio Cicchitto, Marcello dellUtri ha presentato un manifesto della cultura di destra. Sottotitolo La cultura non solo a sinistra. Hanno gi aderito alliniziativa numerosi matre a penser di destra: Alberoni, Baget Bozzo, Brunetta, La Malfa, Sgarbi, Teodori, Adornato, Zecchi. Lo hanno presentato come di destra, ma leggendo i nomi si capisce che dietro c larea liberal dei forzisti. Manca solo Giuliano Ferrara. In AN e Lega si sono subito alzate proteste per rimarcare che la cultura non di sinistra non solo quella liberale (sic!). Penosa diatriba in vero. Nel momento di maggior debolezza per la cultura di sinistra, atomizzata dalle sclerosi dei suoi di matre a penser, i liberali di FI si alzano a dire che ci sono anche loro, proprio mentre in Parlamento si manifesta palesemente, oltre alla trasversalit della 'Santa Allenza' in temi di bioetica, tutta la debolezza che quellarea culturale esprime in termini di peso politico.

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E diventato evidente, e lo sar sempre di pi, che la dicotomia Destra/Sinistra stenta a reggere in un mondo che i vari maestri ed intellettuali dei due schieramenti faticano ad interpretare. Noi socialisti non possiamo limitarci a riconoscere che in entrambi i poli ci sono istanze riformiste o laiche e quindi approdare indistintamente ad uno dei due forni con marginale, se non nulla, autonomia ed identit. In altri tempi si sarebbe detto: Ben altri compiti ci aspettano, compagni!. Ma purtroppo, con altrettanta evidenza, prendiamo atto che non ci sono allorizzonte uomini o donne in grado di alzarsi a gridarlo, anche se molti di noi lo pensano, intensamente e non solo tra i due tempi di una partita dei mondiali. (l.g.)

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Scajola il ministro e Biagi il cococo


Da: da Oggi In Italia (l.g.) Data: 7/1/2002 Cofferati in qualche modo se ne va'. Tra poco sar costretto a ricostruirsi una sua strada, un suo partito o movimento dove provare a raccogliere il saldo della sua attivit di ex sindacalista. Scajola, no. Ha fatto la pantomima delle dimissioni, ma il Cavaliere le ha subito respinte. Del resto gli uomini di FI non sono mica politici di professione. Uno come Scajola cosa potrebbe fa fuori dal Governo? Al massimo il manager in qualche azienda del gruppo Fininvest. Lascendenza democristiana del Ministro evidente che stata completamente assorbita, anche nel linguaggio, dal quella aziendalista, che lunica che pu trovare espressioni tipo: Biagi? Era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del suo contratto di consulenza. Quando mai un democristiano avrebbe dato una risposta del genere? Il sentimento sotteso in quella cultura era sempre il massimo rispetto verso chi tiene famiglia e lotta per il mantenimento del suo contratto. Oggi lazienda Italia invece post-fordista, cos viene naturale che i ministri mutuino le loro espressioni dalla trivialit di un manager o un membri di CdA. Lunico rapporto che le parole esprimo verso chi, pur collaborando, fuori dalla stanza dei bottoni quella del dipendente a contratto. E quella

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del questuante, quasi sempre rompicoglioni, perch non capisce che nello Stato-Azienda, gli pu toccare di entrare nel tritacarne in qualunque momento. Oggi Biagi, domani un altro, non importa se meglio o peggio, limportante che risponda alle necessit del momento dellesecutivo, il quale lavora con lottica degli investimenti nanziari per ottenere alti interessi a breve termine. In fondo la battuta di Scajola ci illumina sullessenza attuale dei rapporti tra potere pubblico e suoi collaboratori e ci suggerisce il fatto che la sua natura non molto diversa da quella che intercorre tra una azienda privata e un CoCoCo, cio un collaboratore coordinato continuativo. Il paradosso del tutto risiede allora nel fatto che Marco Biagi si occupava proprio di ridisegnare il quadro giuridico dei rapporti lavorativi per conto del governo. Chiss se, prima di essere ucciso, aveva percepito che le collaborazioni al massimo livello, come la sua, in n dei conti rispondono alla stessa dinamica di quelli dellultimo dei lavoratori atipici e precari? (l.g.)

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Dalla biologia il nuovo socialismo


Da: Luca Guglielminetti (Forum Caff Letterario) Data: 30 Aug 2002 Un nuova frontiera scientica pare che si sia aperta per il socialismo. Dopo la sociologia marxiana, si apre uno nuovo scenario - questa volta - dalla biologia. Umberto Galimberti, fornendo un primo commento su La Repubblica di una giornata di ne luglio, naturalmente non parla di socialismo. Raccontando della scoperta americana sulla graticazione cerebrale che si attua dallo svolgimento di azioni altruistiche, cooperative e solidaristiche, scrive della conferma delle idee di Aristotele e di Eugenio Scalari (!). La ricerca svolta ad Atlanta dalla Emory University e diretta da Gregory Berns, ha individuato lanaloga lirrorazione della stessa parte del cervello che avviene di fronte ai vari piacere della vita anche quando si compiono azioni altruistiche. Per la chimica del cervello non c differenza se ci stiamo sacricando per un altro o se stiamo soddisfando il pi egotico desiderio: il piacere biologicamente uguale. Se quindi la virt naturale e non ha bisogno di ricompense, va bene dar ragione ad Aristotele, ma il tema per stato dibattuto per qualche decina di secoli da loso e letterati e quindi non si comprende bene perch, lesimio commentatore, abbia compiuto il curioso salto temporale no a
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Scalari. Il quale, avr pur scritto che la morale un istinto nel suo libro <<Alla ricerca della morale perduta>>, ma non ci sembra il miglior esempio comparativo sul terreno delletica. Non per voler inerire a tutti costi col fondatore del quotidiano indipendente, ma forse neppure Karl Kraus, direttore del "Die Fackel" nella Grande Vienna, avrebbe accettato un sua assimilazione aristotelica, se non per puro spirito di ironica irriverenza. In ogni caso, a parte la digressione su Scalari losofo, la scoperta in questione, per ammissione degli stessi ricercatori, conduce alla conclusione che: a livello di piacere cerebrale il comportamento altruistico eccederebbe di molto il comportamento egoistico e, se no fosse per il tipo di societ che abbiamo inventato, il comportamento cooperativo sarebbe da tutti preferito a quello competitivo. Il motivo di una tale scelta risederebbe nella capacit delluomo a considerare il domani. Al contrario degli animali, gli uomini sono in grado di rinunciare ad un vantaggio immediato per un bene a pi lungo termine e in una situazione di crisi tendono a collaborare per la sopravvivenza invece di azzannarsi tra loro. Galimberti, a questo proposito, si permette di una nota polemica con lattuale american way of life. Il modello della competizione esasperata, ci segnala, potrebbe voler condurre luomo a diventare un organismo geneticamente modicato. A noi non preoccupa tanto questo, in fondo luomo ha subito mutazioni genetiche nei millenni per diventare com oggi, il
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punto invece, alla vigilia del vertice ONU di Johannesburg, capire quanto i capi della terra traggano maggior piacere ad operare in via cooperativa per superare i problemi di ambiente, fame e povert, piuttosto che da cavalcare in via egoistica i propri interessi nazionali, industriali e militari. (l.g.)

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Titolo: (06.09.02) Quella torta di societ civile


Redazione Sar che la torta Sacher la giudichiamo una fregatura in quanto, al pari della Nutella, sembra solo alla vista ricca di cioccolato, cos nel cinema omonimo della torta e della societ di produzione di Nanni Moretti, si ritrovano gli organizzatori della manifestazione del 14 settembre, che, con eguale fregatura, ci vengono presentati come la societ civile. Anche loro infatti, a prima vista, sembrano ricchi di qualcosa: idee, buoni propositi, spirito di iniziativa. Ma perch denirli societ civile? Vattimo, Pancho Pardi, Flores DArcais e & C. con seguito di belle signore e vecchi menestrelli, per non dire "nani e ballerine", sono tutti ex-sessantottini, che in verit non vedevano lora che vincesse Berlusconi per nalmente tornare a combattere. Il loro culto infatti leroe post-moderno che si cura di coltivare una indignazione permanente, di disegnare tragici e cupi scenari, di segnalare con enfasi limminenza di gravi pericoli. Se ci si pensa bene in fondo non hanno fatto nulla di diverso da quando c Berlusconi, da quello che ha fatto il presidente Bush a partire dell11 settembre. Come si visto benissimo che il cow boy texano non vedeva lora di tornare a combattere e da allora arringa le folle con tutta la retorica guerrafondaia pi becera, per scatenare guerre e dis118

seminare il mondo di basi militari americane come ha fatto in Afghanistan e stati limitro. Cos questi nostri eroi del 68, nel loro piccolo, provano a cimentarsi nella loro guerra a difesa del loro status sociale di intellettuali tanto innocui culturalmente quanto privilegiati socialmente, facendo leva sullassenza di integrit morale del nostro premier. Ma da quale pulpito, quello che si riunito al cinema Nuovo Sacher e sar sul palco a Roma, viene la predica? Dotati, chi pi, chi meno, di altrettanto narcisismo di Berlusconi, questi eroi del 68 hanno costruito le loro fortune e privilegi sul fatto di indicare alla sinistra il maggior numero di nemici, interni ed esterni, cui opporsi strenuamente. Uno dei vertici della loro attivit, poco noto, lo ha raggiunto Nicola Tranfaglia due anni fa quando riuscito a farsi sequestrare dal giudice Mascarello il suo volume Storia dellItalia repubblicana per eliminare il nome di Antonio De Martino quale possibile ministro del governo nel tentato golpe di Pacciardi e Sogno nel 74! Dopo aver fatto il 68, negli ultimi dieci anni mai una volta che si siano mobilitati, che so, sui temi disoccupazione nel mezzogiorno, dalla malasanit o altro tema sociale. Stanno, invece, riuscendo nel capolavoro di mettersi al servizio di una sinistra italiana talmente malconcia che non capisce che non ha nulla da guadagnare dal loro moralismo bacchettone, il quale il perfetto specchio di quello spauracchio comunista utilizzato dal loro avversario principale.
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Ha scritto qualcuno che solo interesse di Berlusconi presentare la dialettica politica del nostro paese come scontro tra lui e i girotondi. Bisognerebbe allora iniziare a spiegare allUlivo che quanto esprimono questi girotondisti, pi che massimalismo da cercare di cavalcare, come ai tempi di Tangentopoli, difesa di status sociale privilegiato, cui migliaia di italiani con la coda di paglia corrono dietro, dopo aver magari votato no allaltro ieri per la Lega Nord. Altro che societ civile! (l.g.)

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W il Leone doro di Berlusconi


Data: 10 Sep 2002 Il primo paradosso della Mostra del cinema di Venezia era giunto nei primi giorni quando si assistito al capovolgimento della consacrazione a Cannes lanno scorso di Moretti regista. Le parole di Dino Risi hanno espresso con perfetta formula sintetica quanto ripetiamo da anni sulle amenit narcisiste dei suoi non-lm, culminati con lincivile Stanza del glio. Il secondo paradosso si vericato invece ieri alla premiazione. Mentre al Festival di San Remo del centro-sinistra si vide vincere gli amici Avion Travel, domenica prossima presenti sul palco dei girotondisti, la prima Mostra cinematograca del governo Berlusconi si conclusa suggellando la ne dellegemonia democristiana inaugurata nel 1948. Ha infatti vinto un lm dopo essere stato bollato dall Avvenire come infame, condannato da l Osservatore Romano come provocazione rabbiosa e rancorosa e denito un falso, una calunnia da don Baget Bozzo. Il lm The Magdalene Sisters di Peter Mullan racconta la storia di un gruppo di ragazze all'interno di un istituto di correzione-lavanderia gestito dalle suore della Maddalena in Irlanda nel 1964. Chiusi nel '96, per anni gli istituti hanno ospitato, tra violenze e abusi di ogni tipo, ragazze madri, orfa-

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ne, quelle con difetti sici e handicap o quelle che avevano subito stupri. Capita cos nel Bel paese che, mentre Veltroni in Consiglio Comunale e Frizzi a Miss Italia si mobilitano per le ragazze madri che in Nigeria rischiano la lapidazione, un lm di un allievo di Ken Loach vinca il Leone doro rammentandoci che una certa condizione femminile tuttaltro che estranea alla nostra societ e che tutte le fedi fondamentaliste opprimono le donne. Ringraziamo Berlusconi almeno per la giuria della mostra veneziana! (l.g.)

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Titolo: (13.09.02) Unilaterlismo e terrorismo


Redazione Non si pu non osservare che a fronte di pagine intere sullintervento di Bush alle Nazioni Unite, sia difcile trovare sulla stampa quotidiana adeguato spazio alla notizia delle minacce, altrettanto violente, del Presidente Putin alla Georgia. Avessero accostato le notizie, sarebbe stato evidente a tutti che si sta pregurando una accordo che sancir il via libera reciproco a due guerre preventive: luna contro i terroristi irakeni, laltra contro i terroristi ceceni. Sullo sfondo da tempo, Sharon alle prese con i terroristi palestinesi e le miriade di altri conitti, pi o meno palesi e ampi, in giro per il mondo. Un anno dopo l11 settembre domina ovunque lincertezza su tutti i fronti delle relazioni internazionali, per non dire della crisi delle economie. Il semi-fallimento del vertice di Johannesburg su ambiente, fame e sviluppo, come quello per lintroduzione della Corte Internazionale per i reati di guerra e di ogni tentativo di applicazione delle risoluzioni sui conitti in corso, sanciscono lo stato di impasse nel quale si trovano le Nazioni Unite. Non si riesce, insomma, in alcun modo a dare una governance alla famosa globalizzazione. Cos, ognuno per s, sulla scorta della forza in possesso, sempre pi brutale, a difendere i propri interessi nazionali. E la dottrina delluni123

lateralismo che avanza e, c da scommetterci, non ne verr nulla buono. Quando fall il primo Onu - la Societ delle Nazioni - fu la seconda Guerra mondiale. La sinistra, che ci risultava essere una volta internazionalista, non riesce a dir nulla, riettendo la vacuit del suo organismo principale: lInternazionale socialista. Sarebbe bello che a fronte allo stravolgimento del diritto internazionale, che - come noto - non prevede la guerra preventiva, la sinistra in generale, e quella nostrana in particolare, rinunciasse al pacismo metasico e monodirezionale verso USA e Israele e utilizzasse, invece, unetica della responsabilit per mobilitarsi a salvaguardia del diritto internazionale su tutti i fronti. Tenendo poi conto del fatto che lo scenario bellico in corso propone, nel caso pi clamoroso e pericoloso, uno scontro tra civilt giudaico-cristiana e islam che dovrebbe necessariamente rilanciare il linguaggio della laicit per uscire dall'attuale coro del duplice manicheismo dalle retoriche religiose, proprie tanto degli unilateralisti che dei terroristi. (l.g.)

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Titolo: (24.09.02) A destra di Tabacci


Redazione Scrive De Michelis, su Il Nuovo: Dopo poco pi di un anno di vita la maggioranza governativa accusa qualche affanno, nel mentre l'opposizione, soprattutto a livello della societ civile, sembra ricompattarsi e rialzare la testa: bene fa quindi Umberto Bossi a richiamare anche bruscamente i propri partners a stringere le la ed a rilanciare i propri progetti di riforma del Paese. E conclude larticolo chiedendo a Tremonti di farsi carico di individuare con precisione tappe e passaggi obbligati per giungere alla devolution. Bruno Tabacci, del Udc, invece di esaltare le pantomime padane di Bossi e chiedere a Tremonti di farsene carico, non usa mezzi termini nei confronti del ministro dellEconomia: sul controllo della spesa pubblica '' stato superciale'', ha dichiarato di recente nel suo intervento alla seconda giornata del forum organizzato da Business International. Unaltra grana laveva piantata, settimane fa, con la Lega sulla maxisanatoria per gli immigrati. A noi pare veramente curioso che il segretario di un partito socialista riesca a porsi a destra di un centrista del Polo come Tabacci, il quale verso i ministri Bossi e Tremonti, e il governo in generale, ha assunto il ruolo del pi accesso piantagrane di questa maggioranza. Gianni De Michelis no, il suo
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ruolo - alla faccia della salvaguardia di una identit socialista, evidentemente ormai solo nominalistica, nella Casa delle Libert si esaurisce in quello di suggeritore che dispensa prudenti consigli su politiche economiche ed internazionali ad uso interno delle correnti di governo. Del controllo della spesa pubblica non mai stato maestro, ma forse nutre qualche speranziella di sofare al compagno Frattini la prossima nomina alla Farnesina, o almeno di parteciparvi come sottosegretario. Chiss? (l.g.)

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Titolo: (01.10.02) Il crocisso tra leggi e religioni


Redazione Il crocisso sfrattato dalle aule dopo il concordato rmato da Craxi negli anni '80, torna a far parlare si s. Naturalmente non era sparito dalle scuole, ma solo parzialmente. E evidente che lintento era quello di permettere una graduale ritirata del simbolo religioso dallo spazio pubblico scolastico. Ma oggi siamo in un triste periodo di crociate e quindi molto del patrimonio politico e culturale che si pensava consolidato messo in discussione. Dalla divisione dei poteri dello Stato alla laicit dello stesso, pare che si debbano affrontare i temi politici tornando ad intingere le piuma alla maniera dei philosophes del secolo dei lumi. La questione del crocisso, a leggere la stampa italiana, sembra infatti che sia essenzialmente una questione tra religioni. Un problema di rapporti tra religioni o di identit culturale nazionale, o europea, quando si entra nel dibattito sulla carta costituzionale per lUnione Europea. A nessuno, in Italia, neppure a Giuliano Amato, viene in mente di rammentare che la religione o lidentit culturale, nazionale o europea che sia, sono questioni di natura extra-istituzionale e extra-costituzionale. Leggi, regolamenti e costituzioni hanno una natura normativa della prassi dei rapporti tra uomini, societ, istitu127

zioni e nazioni, mentre i valori culturali religiosi o morali non sono per loro natura di carattere contrattualistico ed quindi perfettamente inutile che siano enunciati in quelle sedi. Non ha senso prevedere una legge che impone di pregare un certo dio e non un altro: nella prassi della propria coscienza ognuno prega poi per chi vuole. Del resto la legge non impone mai un precetto morale, magari sacrosanto, come non uccidere. Il codice penale, infatti, non dice uccidere peccato, ma articola una serie di sanzioni a chi uccide, in quanto condividiamo tutti il fatto che chi uccide debba essere punito dalla societ. Le norme, nel regolare i rapporti sociali, dettano operativamente i rapporti con tutte le sfumature, i casi e le eccezioni necessarie. Qualsiasi etica, religiosa o meno, non pu invece prevedere sfumature, casi, eccezioni, senza perdere di forza e regredire allo stato di relativismo vacuo. La dottrina cattolica, per esempio, non pu fare un eccezione per lAfrica, al divieto di usare i contraccettivi, quandanche volesse aiutare ad evitare la diffusione dellAIDS o la sovrappopolazione di genti affamate. Il punto allora semplicemente quello di affermare laicamente che lambito di espressione dei valori etici estraneo alla contrattazione sociale che il fulcro della prassi politica nella gestione della cosa pubblica, dello Stato e delle sue istituzione nelle democrazie liberali. Che siano le scuole italiane o l'Europa, lalternativa lo stato etico di Komeini o dei Talebani... o lancin rgime. (l.g.)

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Titolo: (07.10.02) Mixx Campari


Redazione Dopo il Presidente della Repubblica, le critiche alla legge Finanziaria sono seguite e cascata: il presidente della Conndustria DAmato, quello della Banca dItalia Fazio, il Presidente del Senato Pera. Tutti, con accenti diversi, hanno denunciato i limiti della manovra economica del governo Berlusconi. Per non parlare delle preoccupazioni di sindaci e governatori di tutta Italia. I limiti dellesecutivo, in quel settore, quello economico, cui erano poste le maggiori aspettative da parte dellelettorato produttivo ed emergente, sono venuti a galla. Si venuto scoprendo la falsit dellottimismo di facciata, ed emersa la cruda realt nei numeri dei vari parametri economici, nanziari e produttivi del nostro paese, ma soprattutto si palesata lincapacit di dar seguito alle promesse elettorali in materia di modernizzazione e riforma strutturale del sistema. Operazioni strutturali che, come noto, o si fanno a met legislatura cio adesso -, o non si fanno pi in prossimit di elezioni. Non si pu non prendere atto che alla ne solo un mix di conservatorismo e populismo la cifra stilistica che ha caratterizzato gli interventi economici del governo i questa manovra di met legislatura, col risultato di deludere e scontentare
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tutti. In questo contesto, lopposizione non solo non trae alcun benecio per mancanza di progetti di sviluppo e di riforma alternativi, ma addirittura si frantuma sul terreno della politica estera. Il terreno cio sul quale si misura, anche in sede internazionale, lafdabilit e l'aspirazione a governare di una coalizione. Nel dissesto generale, il tema allordine del giorno dellUlivo, da tempo immemorabile, ruota sempre sulla gestione interna: come coordinarsi e come eleggere la sua leadership...etc. Continua linganno ideologico di pensare che la condizione base di una salda coalizione risieda in una questione tecnica di management interno e marketing dimmagine. Pare loro che sia sufciente individuare un portavoce unico anti-Berlusconi perch tutto si risolva, e non colgono il risultato tragicomico al quale potrebbero approdare, emulando il modello che proprio adesso sta mostrando la corda, cio quello di fornire al centrosinistra un suo leader, mix - a sua volta - di conservatorismo e populismo. Ci aspetta insomma una futura scena politica che potrebbe essere degna del set pubblicitario del Mixx Campari: uno zoo umano di esemplari ibridi, soprattutto nella 'voce', tra i quali scegliere il pi bello. (l.g.)

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Titolo: (17.10.02) Oligopoli


Redazione Per chi non lo sapesse, le societ quotate in borsa necessitano di essere certicate da altre societ nella revisione dei conti. Alla ne dellestate, lamministrazione americana ha fatto votare al Congresso la legge Sarbanes-Oxley con il ne di migliorare la trasparenza dei bilanci e garantire il massimo livello di informazione agli azionisti, dopo i molteplici e gravi scandali nanziari. Una legge che si applicher a tutte le societ quotate a Wall Street, a prescindere dalla loro nazionalit, e quindi anche a quelle europee. Senza entrare nel merito dellefcacia di detta legge, c un aspetto preoccupante di cui si spera che le istituzioni europee si occuperanno. Dopo la fusione fra Price Waterhouse e Coopers & Lybrand, nel 1998, due dei sei grandi consulentirevisori dellepoca, lantitrust dellUnione Europea chiese uninchiesta contro il rischio di concentrazioni. Oggi, travolta Arthur Andersen dal caso Enron, di quei Big ne sono rimasti quattro: oltre a Price Waterhouse Coopers, solo Ernst & Young, Deloitte & Touche e Kpmg. Si pone, quindi, un reale problema di trasparenza e oligopolio evidente. Tanto pi che le quattro societ hanno radici, con leccezione parziale di Kpmg, al di l dellAtlantico.

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Siamo nella situazione in cui tutte le imprese del mondo, quotate in borsa, sono soggette a una legge americana, ma soprattutto la certicazione dei loro conti in mano solamente a quattro societ, sempre americane. Chiss se questa tendenza alla creazione di oligopoli, cos come si verica in molto settori, come in quello automobilistico, sfater il mito che pregurava la globalizzazione come una libertario processo di moltiplicazione del pluralismo economico dimpresa? Si torni a parlare di capitalismo e delle sue creazione oligopolistiche, senza vergognarsi e si dica che leconomia di mercato, da sola e incontrollata produce un mondo dove le ricchezze vanno concentrandosi a livelli inconcepibili nelle mani di pochissimi. In questo contesto, il socialismo europeo, e non, ha sempre molto, molto lavoro da svolgere. (l.g.)

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Titolo: (23.10.02) Polito: tu vo fa linglese, ma sei nato in Italy


Redazione L'ex corrispondente da Londra di "La Repubblica", Antonio Polito esce oggi con un nuovo quotidiano, 'Il Riformista', gi etichettato - prima della pubblicazione - come 'Il Foglio di sinistra'. Stesso formato, ma con l'arancione come colore 'sociale' e un omino che scruta in alto col cannocchiale, come logo. Columnist pi noto, Lucia Annunziata per la politica internazionale. Editoriale politico sulla Cirami a cura del senatore Franco Debenedetti che propone al centrosinistra il voto di astensione. Modello politico auspicato, la terza via di Tony Blair nell'alveo del sistema maggioritario italiano. Parola tab, socialismo. Scrive Polito nell'editoriale di presentazione: "Cercheremo i veri riformisti e daremo loro voce. La loro cultura nata, un secolo fa, nella sinistra e nel movimento dei lavoratori. Dove ha vinto, ha creato societ pi efcienti e pi giuste. In Italia si smarrita in mille rivoli". Da questo rimandare a una cultura che non si nomina subiamo l'impressione che il direttore, come capita a molti angloli, voglia fare l'inglese pi degli inglesi, battere la terza via pi del New Labour, essere pi realista del re Tony. Incarnando la cultura analitica anglosassone, Polito riduce la 'trinit socialista' a binomio pragmatico, privo dello 'spi133

rito santo', quando conclude la presentazione del quotidiano scrivendo: "Ci si pu ancora battere per gli ideali della Rivoluzione francese: libert ed eguaglianza. Il terzo, quello della fraternit, ci sembra per sempre sepolto sotto le macerie delle utopie e i fasti dell'individualismo di massa". Tutti i nostri auguri al 'Il Riformista' e a Polito per questa impresa editoriale utile e coraggiosa, ma non possiamo esimerci dal ricordare che le culture hanno nomi e cognomi e che le tradizioni senza padri e spirito santo', forse non producono utopie pericolose, ma sicuramente privano il riformismo di una retorica comune che fornisca unidentit condivisa al centrosinistra. Alla fraternit, forse, non si pu rinunciare solo perch deve essere liberata dalle macerie del populismo, del massimalismo e del giutizialismo. Non possiamo n eludere, n continuare a reinventare il passato, cos come non possiamo sacricare la dimensione ideale, utopica e immaginica sullaltare del pragmatismo: le idee riformiste hanno bisogno di storia e di sogni. (rt e l.g.)

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Titolo: (30.12.02) L'Avanti (di Lavitola)... avesse contratto lAIDS!


Redazione Domenica 29 dicembre, compro il giornale di Lavitola. LAvanti di oggi lunico quotidiano che riporta in prima pagina la notizia che "Berlusconi nonno per la seconda volta, penso tra me. Non basta, vediamo lincipit delleditoriale con tanto di foto dedicata al Cavaliere: Sul delicato ed essenziale tema delle riforme, non si pu che condividere quanto il presidente Berlusconi ha, in questi giorni, detto. (). Non basta ancora, vediamo il titolone e larticolo di lancio: Brunetta: il 2003? Lanno delle riforme. Leuroparlamentare di Forza Italia ricorda. Sconsolato giro pagina. La seconda e la terza sono culturali, ma c da farsi venire le vertigini, perch cambia completamente musica: si parte con due articoli di un socialismo veramente esagerato, come la nota aranciata! In testa, un articolo di severa critica al capitalismo tratto a piene mani dellintroduzione scritta dal prof. Francesco Forte, gi ministro socialista, alla riedizione di un libro di Shumpeter del '42, ma servito sotto forma di collage affrettato e appiccicaticcio. Pazienza, si capisce comunque il concetto: il capitalismo un gran casin con sempre meno regole dove domineranno i giochi nanziari a breve termine. Forse basta-

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va scrivere che un casino per eiuculatori precoci, ma sull'onda dell'entusiasmo proseguo e vado sotto. Sempre in seconda pagina, trovo una risorgimentale invettiva anti-savoia degna daltri tempi che si conclude inneggiando allerezione in ogni citt italica di un monumento allanarchico Bresci! Vacillo domandandomi cosa aspettarmi negli articoli a seguire. Ma resto deluso poich seguono ameni articoletti su spettacoli teatrali con la perspicace regia di Pippo Franco e di recensioni letterarie che sinterrogano se sta forse nascendo uno corrente letteraria sarda?. Sorvolo sulle brevi dedicate alle scontate lodi alle letture dantesche di Benigni o ai prossimi eventi per lanniversari della morte di Fellini. Sono personaggi ormai bipartisan, quindi assolutamente innocui, oggi. Provo inne a soffermarmi su un ultimo articolo prima di addormentarmi col mal di testa. Parla della morte di un fotografo. Vado a leggere: Chiunque frequenti un minimo le passerelle di tutto il mondo e molti giornalisti sono tra questi sa bene che si diceva da tempo che il fotografo aveva contratto laids. Mi fermo perch mi accorgo che lautrice dellarticolo, come giornalista, forse ha passato troppo tempo sulle passerelle e troppo poco a studiare la coniugazione dei tempi nei verbi. Sdraiandomi sul letto con le ultime forze mi domando: cos LAvanti? Un congiuntivo mancato. ...avesse contratto laids. Forse era meglio! (l.g.)
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Titolo: (21.12.02) Natale 2002: nobili si nasce


Redazione Al grandissimo Antonio de Curtis ci vollero quasi trentanni di battaglie legali e mediatiche per accedere allempireo dellaristocrazia. Vinse le cause grazie ai proventi dei lazzi di Tot e cos si scopr che principe lo era sempre stato per nascita. Della sua nobilt i fans puri di cuore mai avevano dubitato. Ai commercialisti, avvocati, industriali, rider, intellettuali, scrittori, tutti dantico pelo che hanno dato vitalit e notoriet a Libert & Giustizia, un associazione nata nelle retrovie della borghesia torinese, bastato invece poco meno di un mesetto per trasformarsi in Giustizia e Libert e per tentare cos, complice La Stampa, d impadronirsi della nobile tradizione dei fratelli Rosselli & Militanti correlati. Limpresa dei pi che settuagenari - tra garanti e dirigenti solo due hanno meno di sessantanni - per ora abortita perch gi esiste unaltra associazione con lo stesso nome e le stesse nalit girotondi, giustizialismo, antiberlusconismo -, nata nel 1994 allepoca della primo governo del Cavaliere dArcore. Da questo ceppo provengono alcuni dei dirigenti del nuovo e potentissimo sodalizio che si pone un preciso obiettivo: Ricostruire l'identit civile di questo Paese, per
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riscrivere il patto di cittadinanza che alla base dello stare insieme e per fermare il declino dell'Italia nel mondo. Un patto che avrebbe oggi, come primo rmatario, Indro Montanelli. Il grande leader della societ civile ci ha lasciato un compito: intervenire con la cura giusta quando i due anni del "vaccino Berlusconi" avranno fatto il loro effetto, come dice Carlo De Benedetti, con lentusiasmo tipico del miliardario che, giunto alle soglie della grande et, dispensa saggezza in luogo di cattivi esempi. . Linuente e ingombrante patron della nuova istituzione si rivolge a tutti gli italiani, rilevando che Al di l degli schieramenti di destra e di sinistra, su questioni come il conitto di interessi, la qualit dell'informazione, la moralit del potere, il rispetto dell'ambiente, l'etica della ricerca, solo il "tuono" della societ pu arrivare dove la politica di fatto impotente. E' la libert, comunque, che deve restare la nostra prima bussola, il nostro primo valore. Crediamo in un mondo di uomini liberi, in grado di difendersi sul mercato con i propri talenti e le proprie conoscenze. Riconosciamo le differenze sociali come l'esito del confronto tra persone dotate di libero arbitrio. E Franzo Grande Stevens, massimo avvocato civilista italiano e garante di Libert e Giustizia, chiarisce ancor meglio il concetto, citando il losofo della scienza Amartia Sany: Lo sviluppo dell'umanit va denito e misurato in termini di libert individuale e di qualit della vita e non in termini di prodotto interno lordo".

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Sono frasi e militanze sorprendenti, se si considerano i personaggi. Luno il capitalista che girava il mondo schiando la ne della ricreazione ai vecchi establishment europei, comprando e vendendo aziende, poco incline - allora alle ansie sociali del Grande Stevens di oggi. Laltro luomo degli Agnelli, lesperto delle pi avanzate alchimie societarie che siede in innumerevoli consigli damministrazione distituzioni culturali e di aziende (lultima acquisizione la vicepresidenza Fiat). Con loro sta un parterre de roi, onusto di glorie e carico danni, tutti rigorosamente over sessanta e settanta: Umberto Eco, Enzo Biagi, il giurista Guido Rossi, l'economista Innocenzo Cipolletta. E, ancora l'architetto Gae Aulenti, Claudio Magris, Alessandro Garante Garrone, Giovanni Sartori, Umberto Veronesi, l'ex direttore de Il Sole 24 Ore, Gianni Locatelli e Giovanni Bachelet, questi ultimi due solo poco pi che cinquantenni. Solo Simona Peverelli, con i suoi 31 anni, lunica rappresentante delle nuove generazioni; lei lastro nascente del team avendo organizzato il giorno della Legalit con Paolo Flores D'Arcais e il movimento Le Girandole, lo scorso 23 febbraio al Palavobis di Milano. Loperazione messa in piedi tra Milano e Torino, fortemente sponsorizzata dal Corriere e da La Stampa, gi ricca di quasi tremila adesioni, duemila iscrizioni formalizzate, altre mille in itinere. Tra queste molte sono di esponenti del mondo culturale e professionale che gravita a sinistra e si sente
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stimolato alla nuova avventura dalla promessa di un ricco bottino: quale che sar lesito, con condottieri cos ricchi non ci si perde mai. Libert e Giustizia nasce in chiave anti-partiti, si ispira alla Societ aperta di Carl Popper, ma si nutre dintolleranza e risentimenti. Ormai considerati dannosi e incapaci, i politici devono essere messi in riga. Quindi la societ civile si mobilita in vista della resa dei conti con lattuale governo. Il campione messo in campo dalla borghesia Romano Prodi, ma lobiettivo immediato quello di un rimescolamento di carte allinterno dellUlivo, in modo da spostarne lasse verso il centro dello schieramento. Probabile beneciaria di questo girotondo di miliardari sar, quindi, la Margherita e lo spazio politico per i socialisti si chiude ulteriormente. Tra i nuovi nobili che si comprano LAvanti e i vecchi nobili che si compreranno lUlivo, per chi nobile lo come Tot, cio nel cuore socialista di tante compagne e compagni, resta lorgoglio. La rabbia e il risentimento, non perch sia Natale, ma non servono proprio: sono politicamente inutilizzabili, come gi diceva Nenni. Cos, accanto allorgoglio socialista, in questo ne d'anno, ci possiamo nutrire solo di 'pessimismo della ragione', ma a chi ha la forza di agire ancora chiediamo un regalo. Un po di 'ottimismo della volont'. L'aspettiamo... pur sempre Natale! (rt e l.g.)

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Titolo: (19.01.03) Molto da leggere, poco da sperare


Redazione Forse hanno ragione Bobo Craxi e Ugo Intini quando, in questo terzo anniversario, affermavano che nalmente la gura di Bettino Craxi non pi vista come quella del latitante morto allestero ma dello statista costretto allesilio. Ma hanno anche ragione Massimo Siracusa e Paolo Mieli che nelle epistole sul Corriere sostengono che per storicizzare Tangentopoli probabilmente dovr passare una generazione, forse due, dopodich arriver qualcuno che non ha avuto a che fare con quegli episodi e tutto sar pi facile. Il punto politico concreto per : quanto dovr passare per una futura riunicazione della diaspora socialista? Antonio Girelli, ex direttore dellAvanti!, sostiene che: Oggi, a mio avviso, tutto ci che i socialisti possono e devono fare di abbandonare l'ossessione, opportunistica o dissennata, di anteporre la scelta delle alleanze alla rinascita del partito, per ritrovare a tutti i costi l'unit. Le elezioni regionali, se non quelle amministrative, sono fatte apposta con la loro logica proporzionalista, per secondare questo disegno. In una intervista a Il Giorno, Bobo sostiene, in riferimento ad una prospettiva di spaccatura nei DS, che Il problema sarebbe trovare in questa destrutturazione uno spazio per una area
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riformista.... Questo signica aspettare le evoluzioni che compieranno Fassino e DAlema, oggi alle prese con Cofferati, il correntone, i movimenti e il referendum sullart. 18. Intanto il Nuovo PSI chiede allInternazionale Socialista che si riunir a Roma domani (luned 20), di partecipare ai lavori come membro osservatore. Una casa comune dei socialisti riformisti una prospettiva di mesi o, come per la storia, occorrono le generazioni? Se si dovessero guardare solo alle iniziative editoriali dellaera riformista, c da avere poche speranze. lAvanti si fa in tre. Pillitteri collabora con allOpinione di Diaconale. Un altro ex, DellUtri, da qualche mese esce col settimanale Domenicale. Sullaltro versante, Claudio Signorile uscir col suo quotidiano, La Gazzetta politica. I fans di Tony Blair hanno da qualche tempo il Riformista, fronda a destra dei DS, come Il Foglio a sinistra di FI. In totale, tra qualche mese, avremo 5 quotidiani e 3 settimanali nellarea liberal/socialista/riformista dei due schieramenti. A breve, quindi, c molto da leggere e poco da sperare! (l.g.)

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Bobo Craxi: Route El Fawara, Hammamet


(2003) Non ha nulla di enfatico, eroico od apologetico. Non traspaiono n rancori n nostalgia. E la storia di Bettino Craxi vista con gli occhi del glio tra l11 febbraio 1993, quando si dimise da Segretario del Psi, al 19 gennaio 2000, quando la morte lo colse ad Hammamet. Sorprende veramente lassenza di ogni carattere agiograco in questa conversazione tra Bobo e il giornalista Pennacchi dalla quale si dipanano gli anni dellesilio tunisino del leader socialista. C laffetto del glio, certo, ma anche tutte le difcolt e la pesantezza di trovarsi ad essere arruolato nellultima battaglia da un padre spigoloso, umorale ed egotico. Le vicende politiche si intrecciano con quelle private in dosi che rendono piacevole la lettura di Ruote El Fawara. E inutile cercarvi retroscena politici inediti, il valore del libro risiede nel ritratto piano di Bettino Craxi svolto da Bobo in un rapporto nel quale si intrecciano le necessit di memoria e di oblio. Un rapporto tra la passione e l'affetto che custodiscono il ricordo e l'esigenza di dimenticare per superare ed andare oltre. Tutto parte, certo, dalla dimensione umana personale del glio che rivisita gli ultimi anni del padre, ma ne sottende unaltra pi squisitamente politica. Una dimensione che suggerisce da una parte l'inevitabilit di ricordare in
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modo equilibrato lazione politica svolta da Craxi, e dallaltra, di avviare verso il superamento politico della sua gura, in modo che il suo nome non venga mantenuto nellagone dei partiti italiani come una clava da utilizzare dalle parti, come avviene per tanta parte della nostra storia contemporanea. Dal libro si evince linteresse di Bettino esule ad Hammamet verso fenomeni ed iniziative politiche che vanno dalla fondazione di Forza Italia, no al movimento di Seattle e Bertinotti, passando per la a Cosa 2, il Trifoglio di Cossiga, lo Sdi e il PS. Questo interesse ad amplio raggio speculare a quanto sta accadendo negli ultimi tempi, cio i gesti e le iniziative che da ogni parte politica operano una riabilitazione della sua gura. Entrambi i fatti evidenziano come non esista una parte politica che possa legittimarsi a suo nome, o dichiarasi sua erede, ma sono anche sintomi che la questione socialista e la sua diaspora non pu e non poteva trovare, n ieri n oggi, repliche o avalli nel pensiero di Bettino Craxi. Ruote El Fawara non propone quindi nessuna risposta, ma invita semmai a ri-conoscere la vicenda degli ultimi anni di Bettino, non per usarla come arma di scontro, bens per introdurla nella dimensione della Storia italiana, com' legittimo attendersi in un paese che abbia placato le sue vendette e rinunciato alle sue ipocrisie. (Luca Guglielminetti)
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Titolo: (28.09.03) Black out totale


Redazione Gi non facile dormire dopo un lm di David Cronenberg, poi urlano le sirene: mancata la luce nella notte e gli allarmi scattano tutti. C da alzarsi presto. Oggi, devono far brillare due ordigni della 2 Guerra mondiale in un cantiere della futura Torino olimpica: il quartiere da evacuare. Sono le 6,30 di una domenica mattina senza elettricit da ore e, quindi, anche senza acqua. La radio, a pile, mi informa di quel che succede e sconsiglia di uscire ed usare automobili. Mentre. assonnato ed incarognito, sospiro un caff, urlo alla moglie di usare lacqua minerale per lavare la caffettiera. Sono le 7,45, torna la luce, ma le sirene non cessano: ora sono quelle delle forze dellordine che avvisano di sfollare. Poi tutti fuori sporchi e malconci, naturalmente piove. Gli eventi mi portano fatali a venire al lavoro. Ci sono tutti i quotidiani tranne quello torinese, che evidentemente deve possedere un generatore elettrico molto economico e che sceglie di 'ribattere' l'edizione con notizie dettagliate sullo sconquasso energetico. Met dei siti web di informazione sono out o non aggiornati. Le e-mail e i comunicati stampa parlano sempre di unit socialista per le europee, e sempre Boselli vuol suicidarsi nel listone Prodi. Il governo, dopo linettitudine, procede a gran corsa verso la farsa: non cera una politica seria e coesa e quindi ognuno per s, la maggioranza non

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esiste pi. Intanto la Margherita, che non ne ha mai abbastanza, chiede una commissione d'inchiesta. Anche a Ve l t r o n i il konsumista-amerikano-mai-stato-komunista, va male: non si seder pi al tavolo con Bossi, dice lui, ma non credo neppure che potr pi riaccendere luci e negozi della capitale per tutta la notte. Pure Tony Blair non sta bene, con buona pace di Polito/Il Riformista e Carluccio/Critica Sociale: oggi si apre il congresso del Newlabour a Bournemouth e ieri la piazza pacista a Londra era piena, quanto l'Irak vuoto di armi di distruzioni di massa. Mi vengono poi in mente tutti quelli che considerano gli ecologisti dei visionari, paranoici e catastrosti: ora diranno che il black-out di questa notte colpa loro per via del referendum contro il nucleare di quindici anni fa, dimentichi di quanto successo negli USA poco pi di un mese fa. Insomma una pessima domenica e sono anch'io in black-out. Meno male che ieri Ferrante e il Toro, ma esiste veramente ancora il calcio? Portatemi un altro caff, per favore! (l.g.)

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Titolo: (08.11.03) LIsola dei Socialisti Famosi.


Redazione Se non c forum che tenga per unire i dirigenti socialisti, perch non chiedere alla Aran Endemol del marito di Stefania Craxi, di produrre un format analogo a quello dellIsola dei famosi, in onda su Rai 2? In fondo, in comune coi naufragi dellisola, gli ex dirigenti del PSI hanno il fatto di essere dei famosi di seconda o terza categoria come Adriano Pappalardo o la Carmen Russo. Contrappasso dantesco sarebbe la dieta coatta cui sarebbero sottoposti per i passati fasti della Milano da Bere. Lo seguirebbero contenti anche i seguaci di Di Pietro, adesso che chiaro a tutti che pi che un paradiso tropicale, lisola famosa risulta una colonia penale. Da li, i nostri dirigenti non potrebbero scappare, sarebbero costretti a confrontasi per forza in uno spazio limitato. Invece dei giochi, ogni settimana, si sottoporranno ad una prova di unit: dovranno elaborare un documento politico comune su un tema proposto dal conduttore, il quale potrebbe ben essere lex parlamentare PSI Jerry Scotti. Ogni domenica almeno tre cartelle su: diritto internazionale e globalizzazione, riforma del walfare e pensioni, conitto di interessi e televisioni, riforma del sistema giudiziario, scolastico e sanitario, laicit dello stato e immigrazione, etc.

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Noi tutti, sgati teleutenti socialisti italiani (STiSI) di ogni risma, et o fazione, che navighiamo, chattiamo, mandiamo SMS, potremmo seguirli e votarli, facendo una selezione naturale fra chi tra loro dimostra buona volont, coraggio e determinazione ad unire la diaspora decennale. Tele-voteremo il venerd sera gli elementi che meno si coagulano nel gruppo, no a che non ne resteranno due e poi uno solo che vincer, non soldi - per carit (!) - ma la carica di nuovo segretario politico. Facile no? (l.g.)

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Cinico Natale: Auguri a...


Da: La Redazione, da Oggi in Italia Data: 20/12/2003

Auguri a chi non si accordo che il Bel Paese in guerra e pensa che siamo brava gente con un cuore doro che va in giro a fare solo i pacicatori, scambiando i peacemaker con i pacemaker. Auguri a chi pensa che Tangentopoli sia stata una caccia al ladro e non si accorto che ha aperto la strada alla postdemocrazia, nella quale gli interessi di una minoranza potente sono divenuti ben pi attivi della massa comune nel piegare il sistema politico ai propri scopi. Auguri a chi crede che i crocissi nei luoghi pubblici dello Stato facciano da scudo missilistico al fondamentalismo islamico. Auguri a chi parla di riforma della previdenza sociale dallalto di una generazione che ha avuto privilegi, posto sso e baby pensioni e che ha ridotto i suoi gli nel precariato, chiamando essibilit la libert di progettare la propria vita per i prossimi tre mesi.

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Auguri a chi approva le campagne contro il fumo, la droga, le stragi del sabato sera e non vede che il suicidio la seconda causa di morte per i ragazzi fra 14 e 24 anni. Auguri a Parma, nuova Authority europea per lalimentazione, ma anche alla Parmalat, alla Cirio e a tutto il sistema bancario italiano per la gestione dei risparmi dei cittadini. Auguri ai girotondi che in trenta al Pantheon, a festeggiare Ciampi, si fanno chiamare societ civile, ma che se non faceva freddo ci sarebbe stato anche Moretti... ed erano trentuno. Auguri a chi gli piace la Meglio giovent, Madre Teresa, Padre Pio e Caterina va in citt, ed esce da Dogville senza aver capito nulla. Auguri a chi continua a preferire il sistema bipolare e farci sempre scegliere cos tra due democristiani. Auguri, inne, ai dirigenti socialisti che, dimenticando il voto di scambio, le cliente e camarille del PSI, cercano ex elettori e, dimenticando i loro stipendi da parlamentari o le pensioni da ex tali, hanno perso ogni orizzonte di giustizia sociale. (l.g.)

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Infrastruttura scuola
Da: La Redazione da Oggi in Italia Data: 07/02/2004 Loccupazione di ununiversit, come capitato a Roma, con tanto di professori ex sessantottini, ormai privi di eskimo e di qualche capello, comprensibile che sia notizia degna di ampio spazio, ma in questi giorni ci sono state anche altre 'occupazioni', meno note e appariscenti: sono quelle degli atrii di molte scuole elementari e medie in tutta Italia, da parte di genitori e maestre riuniti in occasionali assemblee perch preoccupati anchessi dalle conseguenze dalla riforma del Ministro Letizia Moratti. Il tentativo di minare le basi del tempo pieno e della pluralit di insegnanti, suona veramente preoccupante in un paese che, nelle medie europee, risulta agli ultimi livelli per i pi alti tassi di abbandono scolastico. Parimenti stonato risulta lindirizzo politico volto ad un maggiore intervento privato negli istituti distruzione di ogni ordine e grado. La realt economico industriale del nostro paese non pare proprio al momento sia quella di una 'tigre asiatica', dove i privati concorrono massicciamente ad investire in quella che la risorsa pi rilavante nelleconomia postfordista, il capitale umano.

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Cos, mentre ci risultano poco opinabile gli interventi alla Blair relativi alle tasse universitarie, i problemi dellistruzione di base, dellabbandono scolastico, delle fondamenta comuni di una societ sempre pi strutturata sui saperi e le conoscenze, richiederebbero che lintervento pubblico si ponga in modo analogo a quello utilizzato per le grandi opere infrastrutturali. Franco Venturi in "Quaderni dell'Italia Libera" del 1943, scriveva che i socialisti (liberali) sanno quando e come il momento di privatizzare o meno. A noi pare che la competitivit del nostro sistema richieda oggi semmai un maggiore sforzo da parte dello Stato nella formazione del capitale umano italiano. Qualcuno ha detto che nelle elezioni del 2001 il centrosinistra pag anche per le 'riforme' condotte dal ministro Berlinguer, prossimamente facile prevedere che toccher al centro-destra per quelle della Moratti sorvolando sulla proposta azzurra di vietare agli 'under 11' la partecipazione alle riunioni in luogo pubblico! (l.g.)

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Le spine della Rosa (nel Pugno)


Data: La Redazione da Oggi in Italia Ora: 17/11/2005 E' comprensibile, nelle dinamiche politiche, che la tattica di Sdi e Radicali sia di tenere sulla corda il Nuovo Psi di Bobo Craxi, con la scusa della legalit del Congresso e la propriet del simbolo, per poi accoglierlo allultimo momento, quasi come un ospite tollerato. Quindi al momento, possiamo dire che le spine le ha chi senza rosa. Chi oggi la tiene forte in pugno, potrebbe per trovarsi anche lui qualche spina alla conta dei seggi, se ritiene di cavalcare no alla scadenza elettorale i soli temi della laicit dello stato. Da una parte, non infatti interesse n di Polo n di Unione, una campagna elettorale sui temi del concordato, della pillola RU-486, del cardinale Ruini, etc Dallaltra, occorre considerare che un conto se si tratta di fare lo Zapatero dei diritti civili, tutt'altra cosa se si tratta di fare il Blair del liberismo economico, dei tagli nel pubblico impiego, del contenimento dello stato e dell'intervento attivo in politica estera. In questo caso i cari compagni dello Sdi, di Unit Socialista, nonch di Socialismo Libert e della Uil si troverebbero in un imbarazzo notevole e tutte i buoni propositi di novit politica, espressi no ad oggi, improvvisamente si sgonerebbero, con la conseguenza che la base dei compagni dello Sdi,

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tornerebbe a sospettare che, come con Dini, con i Verdi e con Prodi, i vertici del partito, con labbraccio radicale, perpetuino lennesimo espediente per sopravvivere a se stessi, esattamente come fanno, sullaltra sponda, i "governativi" del Nuovo Psi, (che probabilmente niranno a fare la corona intorno al simbolo di Forza Italia insieme a Pri, Dc ed altri). La cartina di tornasole sulla bont generale dell'operazione "rosa nel pugno", sar quindi sui temi sociali: la sda del socialismo liberale, che vuole farsi erede di quello craxiano aggiornato ai nostri tempi, resta Blair. A chi raccoglier la sda, onori ed oneri, agli altri resteranno spine di rosa o spoglie di garofano. (l. guglielminetti)

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Titolo: (25.11.05) Fuori della 'fattoria' prodiana


Redazione In fondo Prodi e lUlivo riservano alla Rosa nel pugno, lo stesso trattamento che questultima riserva al Garofano. Ad oggi infatti nessuna convocazione a riunioni dello schieramento di sinistra e' stato loro (alla Rosa nel pugno) concesso. Eppure Prodi il 16 novembre ha incontrato i sindacati confederali ed il 19 ha trovato perno il tempo di intervenire al congresso dei socialisti francesi tenendo un discorso di oltre 10.000 battute, cito testualmente da un cahier de dolance del Notiziario radicale. Idem si pu dire per il Garofano al quali parimenti non stata concessa nessuna convocazione da parte dei compagni Sdi-radicali. Meno male che stiamo parlando di partiti propugnatori o interessati a un soggetto che si chiama Unione! A pochi mesi dalle elezioni politiche nascono quindi alleanze elettorali che, invece di considerarsi cantieri aperti, tengono ben chiusi i ranghi. Questo mentre la CdL non potr che recuperare terreno nei favori degli elettori, come a tutti noto, per le qualit del marketing di Berlusconi. Farsi male da sola una malattia cronica della sinistra italiana. Si attenuer quando si sar giunti a un solo grande partito di centrosinistra, senza trattino, senza se e ma, senza
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identit storico culturali da sbandierare solo per grette nalit. Non importa neppure come si chiamer il nuovo partito, se mai nascer conter solamente che abbia un programma, al contrario di quanto accade oggi. Andiamo tutti a meditare e e proporre idee, anche fuori della 'fattoria' prodiana che non pu essere l'unico nostro pensatoio: sar meno 'appagante' del ore giusto per il seggio giusto, ma al programma, in primis a questo, che necessario lavorare, per chi al socialismo liberale vuole dare uneredit nobile e non banale. (l. guglielminetti)

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Titolo: (01.12.05) Giavazzi: i nodi al pettina della Rosa


Redazione Abbiamo posto sul forum principale la rassegna stampa seguita allarticolo sul Corriere della Sera di sabato scorso delleconomista liberale Francesco Gavazzi, Cinque impegni per i cento giorni, perch, al di l dellindubbio pregio e sensatezza delle proposte ivi contenute, immaginavamo che avrebbe rappresentato una cartina di tornasole per la Rosa nel Pugno. Puntualmente laltro ieri, il segretario radicale Capezzone ha manifestato pieno sostegno: Mi schiero per la "linea Giavazzi" e chiedo che candidati, partiti e schieramenti dicano cinque chiari "si'" o cinque chiari "no" alle domande poste da Giavazzi. Oggi il probo Villetti - vicepresidente Sdi - ha, invece, detto solo: ma, s forse, quello non possibile, questaltro non si pu proprio fare. Come qui sotto scritto, meno di due settimane fa, sulle questioni economico-sociali casca lasino sulla Rosa. Dopo la breve brezza del profumo dei petali, siamo gi alle spine. La sola domanda, retorica, che pongo ai Radicali questa: in considerazione del fatto che sia loro che il Nuovo Psi, pur con modalit diverse, no a pochi mesi fa erano semi-alleati della Cdl ed entrambi stavano maturano la ovvia scelta di
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passare nel centro-sinistra, non sarebbe stato pi naturale che il discorso Rosa nascesse tra questi due soggetti, per poi interloquire con lo Sdi come testa di ponte con lUnione? In fondo la scelta a favore del centro sinistra costata anche ai radicali italiani una scissione: di ieri la presentazione dei salmoni Della Vedova, Taradash benedetti da Berlusconi in persona, sempre in vena di scherzare dichiarandosi pi bravo della Thatcher. Suddetta domanda ha per valore se, e solo se, nel Nuovo Psi fosse maturata nel frattempo una linea programmatica nettamente blairiana o, anche solo, zapatera, alla luce delle recenti scelte del governo spagnolo sulle partecipazioni statali (abolizione della golden share). La conclusione, per essere molto espliciti, che qui in Italia c il rischio che gli unici che incarnino in qualche modo il liberalsocialismo europeo siano solo i radicali, pi qualche voce nei Ds e nella Margherita, mentre la varie formazioni socialiste, nel nome, siano restate o con lo sguardo rivolto indietro al passato o rivolto in basso verso lo scranno su cui sono sedute. (l. guglielminetti)

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Titolo: (28.12.2005) Democrazia deformata


Redazione "Quando un equilibrio entra in crisi e si creano poteri troppo forti, prevaricanti, la democrazia si corrompe. Provi ad immaginarsi che cosa signicherebbe in Italia una situazione in cui i grandi gruppi industriali, che gi posseggono i giornali, possedessero pure le banche e il loro potere si allargasse a quello nanziario, assommato a quello industriale e dell'informazione. Si creerebbe un forte squilibrio. Se il potere giudiziario usa il potere che ha in modo violento, interpretando le leggi sovente in modo estensivo o abusivo e senza controlli e travolgendo ogni forma di controllo e ogni possibilit di arginare questa violenza, questo signica che una societ comincia ad essere una societ meno democratica, signica che la democrazia viene deformata" (Bettino Craxi, l'Avanti!, 7 novembre 1992). Dopo quasi 14 anni da quelle parole, la differenza risiede essenzialmente nel possedessero: i grandi gruppi industriali, salvati da Tangentopoli, come ha ricordato di recente Sergio Cusani su il Sole 24 Ore, non sono infatti riusciti a rafforzarsi, eccezion fatta per il gruppo berlusconiano (con il sostegno del centro sinistra al governo) e nonostante le privatizzazioni protette dallinteresse nazionale, ma sono tutti niti ad essere in gran parte posseduti dal sistema bancario.
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A questa differenza strutturale, si aggiunge il venir meno della diversit o superiorit morale degli ex Pci: anche il loro partito ha subito una specie di mutazione genetica. La casa di Hammamet di Craxi sta alla barca a vela di DAlema, come il collateralismo del cooperatore Consorte con Fassino, non diverso da quello tra Bettino e gli imprenditori emergenti allora come Gardini e Berlusconi. La pentola scoperchiata, da Cirio ai Bond argentini, da Parmalat alla Banca Popolare di Lodi, sul capitalismo nanziario nazionale apre una visione di democrazia deformata forse ancor peggiore degli eccessi giustizialisti e violenti di Tangentopoli. Certo sar difcile venire a sapere se anche lo stesso potere giurisdizionale affetto dagli stessi vizi di quello politico e nanziario; e di conseguenza conoscere anche quanto le indagini di allora e quelle di oggi siano state e siano indirizzate univocamente verso delle parti, tralasciandone altre; ma il punto che lo stato del sistema democratico richiede urgentemente due valori, di cultura liberale e repubblicana e di rarit assoluta ad ogni ordine e grado di potere in Italia: il senso dello Stato e la morigeratezza. (l. guglielminetti)

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Socialisti e Partito Democratico


Da: Luca Guglielminetti Data: 19/01/2006 Testo dell'intervento del Direttore di Socialisti.net in occasione del convegno "SOCIALISTI NELLA MARGHERITA: VERSO IL PARTITO DEMOCRATICO " che si svolto a Torino SABATO 14 GENNAIO 2006 Sei anni fa, pochi giorni dopo la morte di Bettino Craxi ad Hammamet, ebbe inizio lavventura di utilizzare il web per costruire una agor telematica, Socialisti.net: un luogo di discussione e iniziativa avanzato a disposizione di tutti i socialisti italiani liberali ed autonomisti. E nato e resta ancor oggi, per quanto sia stato sito ufciale della Lega Socialista e del Nuovo Psi, un libero centro di confronto per la diaspora socialista con i suoi forum e le sue rubriche di attualit e cultura. Per questa mia breve testimonianza, prendo spunto da questa iniziativa di comunit virtuale che mi ha permesso di avere una postazione di osservazione politica particolare ed interessante, per trarre oggi un bilancio, seppur parziale, che a buon titolo si inserisce nel dibattito sulle prospettive del partito democratico. Parziale, perch mi limiter a valutare un fattore, fra i tanti, quello che chiamerei la delizzazione, per usare la terminologia del marketing, per sintetizzare il concetto di continuit nella tensione ideale verso un progetto politico organizzato.

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Nel corso di questi sei anni, abbiamo avuto molte spontanee richieste di collaborazione: compagne e compagni che periodicamente ci inviavano testi, articoli e saggi, originali e talvolta anche di alto livello per le varie sezioni di Socialisti.net. Cybermilitanti che esprimevano una tensione e un impegno verso lanalisi e le prospettive dellunit socialista o studiosi ed intellettuali che non disdegnavano di inviarci i loro materiali e studi per le sezioni culturali nel Caff letterario. Nonostante una crescita continua dei visitatori del portale, ed un offerta sempre crescente di servizi e rubriche, queste forme di collaborazione, di impegno e militanza virtuali, si sono quasi sempre esaurite in periodi pi o meno brevi. Si vericavano, cio, dei crolli: la tensione veniva meno insieme alla motivazione a prolungare e continuare queste forme di impegno politico e collaborazione con la nostra redazione. Questo andamento difcilmente pu essere spiegato se non per la precariet cronica di tutte le iniziative politiche intraprese dai partiti della diaspora dellex PSI. Al di l delle collocazioni negli schieramenti, al di l dei risultati elettorali di volta in volta ottenuti da Sdi, Nuovo PSI o liste unitarie, al di l delle difcolt ad essere riconosciuti ed accettati dai vari interlocutori politici, le classe dirigenti che hanno guidato le varie formazioni partitiche e associative hanno continuato a dimostrare lincapacit a disegnare un progetto serio e duraturo che conducesse alla casa comune dei socialisti italiani. Tale incapacit, no allennesimo fallimento seguito alla nascita della Rosa del pugno e al V Congresso del Nuovo PSI, ci
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conduce a concludere con molto chiarezza che meglio archiviare una volte per tutte lobiettivo dellunit socialista. Mentre, la questione socialista oggi avrebbe pi senso se fosse declinata con un'invenzione, quella di Prodi, che non senza radici a noi care: un'alternativa democratica al partito socialista "ideologico" fu accarezzata pi volte da Turati, ritorna con Carlo Rosselli, e fu immaginata anche da Craxi che, sul nire degli anni Ottanta, propose di ribattezzare come Internazionale Democratica l'Internazionale Socialista. Parlare di Partito democratico non signica solo denire la fusione di due culture politiche e due culture storiche profondamente diverse che derivano una dal Pci e laltra dalla Dc in un unico contenitore, come sostiene Eugenio Scalfari. Se i socialisti sapranno inserirsi in tale progetto avranno un duplice vantaggio: da una parte essere partecipi di un progetto che garantisce prospettive serie e durature, ponendosi fuori da quelli precari e a breve termini; dallaltra chiudere i conti con la storia della sinistra italiana e con il Pci in particolare. Dopo tredici anni dallo scioglimento del Psi, solo la nascita del partito democratico garantir la ne, per autoscioglimento, degli ex comunisti. Solo allora sar chiusa la lunga stagione del dopo Livorno 1921 e saremo tutti proiettati in un futuro che ci dar ragione: il passato non torna: solo il futuro ha ragione (Turati).

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Titolo: (31.03.06) Voto Scalfarotto


Redazione A chi venisse in mente la domanda di Don Abbondio ("...chi era costui?"), ricordiamo che senza il sostegno di un partito politico o di una lobby, senza decenni di delnato, Scalfarotto si candidato per le primarie 2005 del centrosinistra grazie unicamente alla forza del suo programma politico e al sostegno dei numerosissimi visitatori del suo sito ( www.ivanscalfarotto.info ). A quarant'anni, vuole fare il presidente del Consiglio. Dal 2002 vive all'estero, prima a Londra ora a Mosca, e lavora come direttore del personale di uno degli istituti nanziari pi prestigiosi al mondo. Ha appena pubblicato, per i tipi della Garzanti, un pamphlet Contro i Perpetui, in cui denuncia che alla prossime elezioni stiamo per votare gli stessi candidati del 1996, due settantenni. Alla testa del paese, e non solo in politica, c una classe over cinquanta. Sono i Perpetui: non hanno ne, non se ne vanno, tengono unintera generazione in anticamera. Le facce sono note. Le idee, pure. Le questioni urgenti sempre aperte: coppie di fatto, libert di stampa, scempi nanziari. In Italia manca laria. E la classe creativa fugge allestero o si logora in interminabili gavette. Un paese senza giovani un paese senza futuro. Ivan Scalfarotto, come molti trentenni e quarantenni di questo paese, denuncia e ha ben chiaro che non c giustizia
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senza meritocrazia. talmente vero che siamo il paese dellingiustizia, che nonostante molti dei temi che egli ha presentato solitario alle primarie dellUnione siano quelli poi adottati della Rosa nel Pugno e dellagenda Giavazzi - Istituzione dei PACS e allargamento alle coppie gay e lesbiche del diritto a sposarsi e della possibilit di richiedere di adottare un bambino; abrogazione del valore legale dei titoli di studio; eliminazione dei concorsi universitari ed istituzione di un concorso abilitante a livello nazionale; abrogazione degli ordini professionali; aumento delle risorse destinate alla ricerca scientica; depenalizzazione della vendita e del consumo delle droghe leggere - n la Rosa n nessun altro partito hanno pensato di metterlo in lista. La colpa di non avere un corsus honorum nella politica italiana, stata evidentemente introiettata anche da Pannella, Bonino e Boselli. Anche loro, che preferiscono accogliere in lista Lanfranco Turci, Biagio Di Giovanni, Salvatore Buglio, Michele Ainis, Marco Bellocchio, Fabrizio Rondolino, Luciano Cafagna, Pio Marconi e Luciano Pellicani, rientrano nellimmagine nale del libro di Ivan: fanno parte di una parata, modello Piazza Rossa nella celebrazione della rivoluzione dottobre, con il palco dei Perpetui, incartapecorite facce della nomenklatura. (Luca Guglielminetti)

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Contro i perpetui
La classe over 50 che mutila la meritocrazia e il futuro dellItalia. La denuncia di Ivan Scalfarotto, candidato "dimenticato" (2007 - Nuovo Caff Lettarario) Contro i perpetui il racconto della candidatura di Ivan Scalfarotto, un quarantenne quasi digiuno di esperienza politica, alle primarie dellUnione del 16 settembre 2005. Un candidato, cervello emigrato allestero, che voleva fare il presidente del Consiglio sul modello di Zapatero. Nel corso dei capitoli di questo pamphlet si dipana la storia dellingresso in politica di questo outsider intrecciandosi con una diagnosi impietosa dei mali del nostro paese. soprattutto questultimo laspetto che ci interessa sottolineare, perch gli avvenimenti italiani sono visti da fuori, dallEuropa, con gli occhi di questo manager di una delle pi importanti banche americane, ieri di stanza a Londra ed oggi a Mosca. La rilevanza della sua testimonianza straordinaria per il suo valore documentale e mi riporta alla mente il capitolo LItalia fuori dallItalia della Storia dItalia dellEinaudi: la sezione di Franco Venturi che per il settecento si concentra sulla circolazione delle idee partendo da quanto viene scritto sullItalia fuori dal nostro paese, dalle gazzette ed agli scritti dellintellighenzia cosmopolita e riformatrice.

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E inoltre interessante confrontare le tesi di questo testo con quelle di Paul Ginsborg, storico e professore inglese che insegna a Firenze, che nel 2001 pubblic a Londra Italy and Its Discontents, unestensione no al 2001 della sua storia dellItalia contemporanea, gi fondatore della "Lega per la difesa della democrazia italiana", uno dei movimenti dei girotondi. Confronto utile sia per la simmetria geograca - scrivono dellItalia attuale, luno italiano in Gran Bretagna, laltro inglese in Italia - sia perch anche Ivan prese parte alla stagione dei girotondi fondando il circolo Adottiamo la Costituzione e la sezione di Libert e Giustizia a Londra. La differenza pi eclatante sulla questione Berlusconi. Allallarme democratico sparso a piene mano del primo, Scalfarotto contrappone, di fatto, il dato che la vera anomalia del paese risieda nella debolezza strutturale delle regole di democrazia liberale, per cui Berlusconi solo un sintomo e non certo la causa di tale debolezza. Una volta sbarazzati di lui, sar pi o meno come aver preso unaspirina: linfezione non sar di certo andata via. Le manifestazioni di questa infezione, che spesso emergono dal libro per paragone con i modelli inglesi ed europei, le riassumerei nei seguenti 4 punti. I sistemi chiusi del corporativismo, degli ordini professionali e di categoria, dove linteresse particolare prevale sempre su quello generale e dove le professioni si ereditano dai padri.

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Il sistema discriminatorio per et, dove linserimento nei lavori qualicati e di responsabilit segue un rigoroso criterio di anzianit. Il sistema politico di anziani, in cui il rinnovo della classe dirigente avviene solo per consunzione, nel contesto di uno Stato incapace di mantenere la sua separazione dalla Chiesa, di garantire i diritti delle minoranze e, ai cittadini, quella dignit che nasce dallinclusione e dal rispetto per laltro. Un sistema ingiusto dove la meritocrazia puntualmente castigata, prevalendo sempre i vincoli di appartenenza ed identit sulle questioni di contenuto e metodo, da cui deriva il sistema delle raccomandazioni e delle clientele. Non mi soffermo sui temi della laicit, che pur pervadano molti capitoli, in quanto sono temi oggi discussi e riportati alla luce dai radicali italiani e dalla nuova formazione della Rosa nel Pugno: dai diritti di donne, omosessuali, immigrati, no a quelli di ricerca sulle staminali e di adozione esteso anche ai singoli. La questione centrale posta da Ivan Scalfarotto resta comunque quella generazionale che forse dovremmo avere il coraggio di chiamare repressione dei meriti, attuata dagli over 50 con i loro sistemi chiusi e corporativi, dietro il falso alibi della poca esperienza. Ho gi avuto modo di osservare come la pratica dellingiustizia nasca dal discriminare meriti e creativit; tanto vera e praticata questa scelta che nessun partito del centro sinistra, Bonino e Boselli in testa, si sognato di proporre a Scal168

farotto una candidatura per queste elezioni (vedi Io voto Scalfarotto su Oggi in Italia). Che lesperienza non sia un requisito indispensabile per fare, in questo caso, politica, lo ha aveva gi dimostrato la discesa in campo di Berlusconi nel 94. Scalfarotto, quindi, non certo il primo candidato che si presentato, seppur in un contesto di elezioni particolari, senza avere alle spalle una storia politica. Entrambi, va segnalato, hanno alcuni tratti comuni: quello di presentarsi con proposte concrete, il non avere una matrice identitaria politico-partitica precisa, il provenire dal mondo dellimpresa. Questultimo dato forse giustica i primi due, in quanto al di l di trovarci in un epoca post-ideologica, rispetto alla formazione politica, chi si forma nellimpresa tende sicuramente ad un pragmatismo maggiore che diluisce identit marcate di tipo politico e culturale. Da questo scaturisce un altro segno distintivo in comune almeno con il primo Berlusconi, il carattere innovativo del linguaggio. Contro i perpetui scritto senza i paludamenti del politichese, con il vantaggio di poter essere letto da chiunque e con il limite di lasciare un senso di vuoto a chi avvezzo ai nostrani testi di politica. Pur trattandosi di pamphlet di stampo anglosassone, allinsegna di proposte concrete per rendere lItalia un paese pi aperto, creativo, efciente e giusto, Contro i perpetui pone anche il problema di sostituire lidentit e le appartenenze ai particolarismi, ai localismi, alle categorie e ai microcosmi corporativi e sociali chiusi, con una identit pi ampia che garantisca lapertura necessaria allinclusione e
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allaffermarsi dei meriti. Lautore ha chiaro che unidentit pi aperta necessita la creazione di valori civili condivisi e lo fa denunciando la mancanza nel centrosinistra di un visione con la V maiuscola e il relativo bisogno di ideali che indichino una via oltre i tatticismi e la gestione del potere ne a se stessa. Parla di simboli forti, di un quadro macro da cui far discendere quello micro, il programma. Siccome il problema solo enunciato, siamo andati a ricercare allinterno dei capitoli quali fossero gli autori o i testi utilizzati dallautore per la propria visione macro. Abbiamo trovato Lascesa della nuova classe creativa, un saggio di Richard Florida, docente di teoria dello sviluppo economico alla Carnegie Mellon University di Pittsburg, che ha individuato una forte relazione tra sviluppo economico e aree dove pi alta si presenta la concentrazione dei creativi - intesi in senso lato: dagli artisti agli ingegneri - e che ipotizza lascesa di una futura classe creativa oggi ancora per lo pi tenuta ai margini. Questo per lunico indizio che lautore ci fornisce. Del resto, a un pamphlet, non richiesta una bibliograa e un prouvio di citazioni di padri ispiratori, ma segnaliamo che il problema di vision esiste e non risolvibile solo aggiungendo le analisi di altri sociologi: pensiamo alle ampie analisi della societ a rete di Manuel Castell, agli studi sulla modernit di Zygmunt Bauman e a Pekka Himanen con la sua etica hacker contrapposta a quella protestante, di weberiana memoria, per cui allaccumulazione di capitale, la classe creativa si sostituirebbe la circolazione di conoscenze.
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Il problema della visione da porre anche sul piano del linguaggio e della losoa del linguaggio: della necessit nel centrosinistra di trovare "una retorica dell'appartenenza comune", per usare la dizione rortyana, che lo renda capace di Non pensare allelefante! per citare lappena edito saggio di George Lakoff, nel quale lallievo di Chomsky cerca di spiegare come i progressisti abbiano da guadagnare di pi a spiegare se stessi che non a denunciare le malefatte dellavversario. Tornando al linguaggio dellautore, Scalfarotto ha sicuramente applicato per un certo verso il metodo di Lakoff, perch non ha pensato allelefante-Berlusconi e si concentrato a fornire un quadro, se pur sintetico, di come immagina un futuro progressista in Italia, degno dellEuropa. C per un problema che Scalfarotto non affronta e dovr chiarire a meno di non volersi porre su di un piano autoreferenziale: quello della storia. Da un parte, dovrebbe considerare il fatto che non il primo ad affrontare i suoi temi. Al di l di quelli di laicit che hanno una letteratura sterminata, mi limito a segnalare che, nel prouvio di pubblicistica generazionale dellultimo decennio, quasi sempre incentrata su biograe del precario, il tema del conitto generazionale declinato in una chiara analisi politico-economica era stato ben affrontato da Giuliano da Empoli in Un grande futuro dietro di noi e, successivamente, in La guerra del talento. Meritocrazia e mobilit nella nuova economia.

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Dallaltra, quando richiede di fondare una nuova identit - diciamo quella del futuro partito democratico - non pu prescindere dal fatto che in qualche modo vanno risolti i conti con le vecchie identit e le loro storie. Una visione macro non pu nascere dal nulla. Anche noi quarantenni abbiamo precedenti identit e storie, pi o meno sfumate dei sempre pi numerosi over 50. E necessario, allora, ricondurre ad un lo comune le storie politico-culturali delle identit ancora separate e disperse in partiti e associazioni varie. Proprio perch le idee e le sensibilit per l'oggi e il domani proprie degli under 50 dei liberal Ds, dei laici della Margherita e degli spezzoni socialisti, radicali, verdi e movimenti vari, sono sempre pi afni ed omogenee, occorre fare i conti con la storia afnch le vecchie identit non possano pi dividere. Concludo con tre appunti. Laver appartenuto ad un circolo Libert e Giustizia, associazione ispirata dalling. Debendetti, gli ha forse giovato nel trovare spazio su la Repubblica nel momento della suo primo exploit come candidato alle primarie, ma non possiamo non rimproverargli, da sostenitore del partito democratico, di cui non vede in vista dei fuori classe per dirigerlo, il fatto di non aver speso un riga sullintervento di Debenedetti allassise dellUlivo, dove incoronava ad eredi di Prodi, due cinquantenni: Veltroni e Rutelli. Il secondo appunto relativo alla questione dei diritti. Derivante probabilmente dal suo iter movimentista, Scalfarotto tende nel suo discorso politico a privilegiare lemergenza
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diritti, ma sarebbe forse utile affrontare gli stessi temi anche dal punto di vista dei doveri. Molti dei risultati e delle proposte resterebbero valide ed immutate, ma si aprirebbe una nestra anche su unaltra prospettiva e lanalisi stringente della realt delle cose verrebbe ad acquisire maggiore completezza. Inne, pi che un appunto, un invito a cautelarsi dal rischio di isolamento, mantenendo i contatti con lItalia e la politica solo attraverso internet e lassociazione Io partecipo. Il sottoscritto ha tratto dalla modesta esperienza politica di candidato alle elezioni del 2001, con un breve programma analogo a quello di Scalfarotto, linsegnamento che ovunque ci si trovi, gettata la pietra, non si pu procedere coltivando il proprio orticello, n si pu restare in attesa degli avvenimenti (il futuro partito democratico). Dobbiamo da oggi, a pochi giorni dalle elezioni e a prescindere dal loro esito, lavorare tutti per le fondamenta del futuro: utilizzare la comunanza generazionale per aprire un dialogo stabile e permanente tra le molte e varie realt afni che si aggirano su Internet e superare - da subito - le barriere invisibili che le rendono altrettante realt separate dei partiti e dei movimenti a cui fanno riferimento. Luca Guglielminetti

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Titolo: (11.04.06) Il ridico e la saggezza


Redazione Se la Rosa nel Pugno e Bobo Craxi avessero trovato un accordo, sommando i risultati di oggi, avrebbero almeno avuto quanto l'Italia dei Valori, e quindi qualche senatore, invece di nessuno, come ci indicano i crudi risultati. Le varie liste socialiste hanno ottenuto il magro bottino di mandare alla Camera i loro dirigenti nazionali: De Michelis e Del Bue da una parte, Boselli & c. dallaltra, pi i due gli di Bettino Craxi (Stefania di certo in FI e Bobo pi probabilmente in qualche posto di sottogoverno). Ora non si pu pi dire, lamentandosi, siamo stati massacrati, fatichiamo a riprenderci. La realt un'altra. Ragionare politicamente in termini di identit politiche del XX secolo si chiamino queste socialiste, liberali, laiche, repubblicane, radicali - diventato semplicemente obsoleto. Se qualche sparuta pattuglia vuole vivere di piccole rendite no a quando sar in vita qualche elettore del vecchio PSI, PSDI, PLI, PRI, si accomodi, faccia pure. Pu magari seguire il tentativo di Nicola Cariglia e del Gruppo dei Centouno di riproporre un terzo polo laico, e nire domani al pari della lista dellaltro dinosauro, Vincenzo Scotti, che si presentata 'terzopolista' prendendo lo 0,04.

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A noi francamente non interessa pi. O c ancora qualcuno di cultura socialista che capisca che si deve costruire una nuova identit pi ampia, che superi il vecchio e guardi avanti sapendo interpretare la realt, oppure non resta che seguire la 'saggezza italiana' che ci ha fornito oggi il miglior risultato possibile e attendere il triste annullamento delle forze e della generazione ancora in campo per autoconsunzione. (Luca Guglielminetti)

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Titolo: (07.05.06) L'eclissi socialista


Redazione La tessera n.1 del futuro partito democratico stata simbolicamente privata alling. Carlo De Benedetti da parte degli oltre cento partecipanti alla manifestazione Generazione U per una costituente del partito democratico che ieri a Roma hanno rmato un facsimile gigante di tessera. Il direttore di Europa, Stefano Manichini, ieri scriveva: La Generazione U pu essere il fuoco di paglia di una primavera blog, ed molto probabile che nisca cos. Oppure dichiarare la sua pacica guerra allo status quo, individuare con precisione gli obiettivi, gli amici e i nemici. Ci chiediamo se i socialisti sono "amici o nemici" del movimento generazionale. Vorremo chiedere a chi oggi si denisca di cultura socialista se considera i seguenti obiettivi: Abbattimento delle barriere corporative negli ordini, nelle professioni, nelle carriere. Scontta delle baronie nelle universit e nella ricerca;ridistribuzione della spesa sociale a favore dei giovani lavoratori precari, fatalmente in danno di qualcun altro; autentici criteri di valutazione per merito nella scuola, nelluniversit, nella ricerca, nella pubblica amministrazione, contro gli avanzamenti per motivi di famiglia o di iscrizione al sindacato giusto le priorit dellagenda paese per ricondurlo su una strada di modernizzazione e di civilt.
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Vorremmo chiedere a chi, a qualsiasi titolo, si rif allesperienza del dissolto PSI, quel partito che negli anni 80 si preggeva di coniugare meriti e bisogni, se si accorga e quindi si ribelli al fatto che lItalia il solo paese europeo dove si pratichi la sistematica repressione dei meriti - ad ogni livello - da parte degli over 50 con i loro sistemi chiusi e corporativi (dietro il falso alibi della poca esperienza dei giovani). Il sottoscritto risponde s (ed andato a rmare quella simbolica tessera) ma teme di restare voce isolata in contesto di silenzio che dimostrerebbe solo un'eclissi della cultura socialista italiana, oggi incapace di leggere e interpretare la realt e quindi di farsi motore di alcun progetto politico. (Luca Guglielminetti)

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Titolo: (11.05.06) Napolitano europeista


Redazione Fra i tanti commenti biograci su Giorgio Napolitano che affollano i media di oggi e che affondano quasi tutti sul passato di ex esponente del PCI, noi preferiamo qui sottolineare il suo impegno pi recente: quello europeista che lo vede anche Presidente della sezione italiana del Movimento Europeo. "L'europeismo - scrive nelle appassionate pagine nali del suo libro "Dal Pci al socialismo europeo - Un'autobiograa politica"- l'idea di un'Europa unita nella democrazia e nella pace, ha rappresentato l'esempio pi alto di utopia mite, non violenta, portatrice di libert e di progresso, non rovesciabile nel suo contrario. Vogliamo quindi ricordare quel Napolitano che ammette di aver subito l'inusso di Altiero Spinelli, riportando il pi noto passaggio del Manifesto di Ventotene, attualissimo in un paese che da anni si sta allontanando dagli standard di civilt europei: "la linea di divisione fra i partiti progressisti e partiti reazionari cade perci ormai, non lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa coloro che concepiscono, come campo centrale della lotta quello antico, cio la conquista e le forme del potere politico nazionale, e che faranno, sia pure involontariamen178

te il gioco delle forze reazionarie, lasciando che la lava incandescente delle passioni popolari torni a solidicarsi nel vecchio stampo e che risorgano le vecchie assurdit, e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale, che indirizzeranno verso questo scopo le forze popolari e, anche conquistato il potere nazionale, lo adopereranno in primissima linea come strumento per realizzare l'unit internazionale" (lg)

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Generazione U e socialisti: lettera a Stefano Menichini


15 maggio 2006 (Europa)

Caro Direttore, Sabato scorso ho partecipato a Roma alla meritoria e ben riuscita iniziativa di Mario Adinol, dopo avervi aderito e aver stretto rapporti con chi, per primo, aveva posto il problema del ricambio generazionale nella politica italiana: Ivan Scalfarotto. Penso, infatti, che chi voglia declinare oggi meriti e bisogni, come si diceva nel PSI degli anni '80, non possa non riconoscere, in quello che denuncia e sostiene Scalfarotto nel suo recente pamphlet, "Contro i perpetui" (di cui segnalo per inciso la recensione del sottoscritto alla pagina web http://www.kore.it/CAFFE/critica/scalfarotto.htm la pi attuale prospettiva di socialismo liberale per l'Italia. Ma a parte questa considerazione, credo che concordiamo tutti sul fatto che la rivolta contro la pratica della sistematica repressione dei meriti - ad ogni livello - da parte degli over 50 con i loro sistemi chiusi e corporativi, dietro il falso alibi della poca esperienza dei giovani, quanto accomuna la Generazione U e che il successo, o meno, di questultima sia la sola cartina di tornasole per capire se il processo verso il

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futuro partito democratico poggi su solide e ben strutturate basi. Intanto urgente il futuro organizzativo di "Generazione U". Ho fatto due proposta a Mario Adinol: la prima, che mi pare forse gi emersa in qualche articolo o post, formare un'associazione. La seconda, pi immediata, quella di creare un network a livello web: ideare un banner con la scritta "Questo sito aderisce a Generazione U Network", linkato ad una pagina con tutti i siti, blog e portali delle realt che hanno aderito alliniziativa del 6 maggio. Grazie dellospitalit. Luca Guglielminetti

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Amato come Blank: senatori non dei nostri


Da: Luca Guglielminetti Date: 5/15/2006

Ho letto ieri leditoriale di Barbara Spinelli su La Stampa che, in relazione all'atteggiamento che i Ds hanno avuto in queste settimane verso Giuliano Amato: Chi nei Ds s' lasciato sfuggire che Amato non dei nostri ha parlato, non si sa quanto consapevolmente, il vecchio linguaggio del legame consanguineo, esoterico, che regna all'interno del partito eletto, portatore del senso della storia e del suo nalismo. Permettetemi, quale aggiunta, di riportare un breve passo che stavo leggendo sempre ieri di Charles R. Aldrich in Mente primitiva e civilt moderna (1931). In relazione ai legami e alle convenzioni sociali nel capito intitolato, guarda caso, Socialismo primitivo, scritto: () per la psiche primitiva il gruppo sociale non tanto una organizzazione politica quanto una confraternita, una comunit composta di iniziati()Quanto pi debole una societ, tanto pi tende a consolidarsi; e ricordo che anni fa negli ambienti nanziariamente impotenti delle vecchie famiglie di Washington tutte queste concezioni primitive erano sommate nella frase di condanna: Il senatore Blank non dei nostri. Le due letture sono state una coincidenza troppo curiosa per non segnalarla. Mi permetto di conseguenza di aggiunge-

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re che lardua via verso il partito democratico con gruppi dirigenti veramente ibridati, non fatti da consanguinei ma da afnit elettive edicate su comuni volont riformiste, come giustamente sostiene la Spinelli, non penso possa passare per le attuali classi dirigenti ma solo attraverso un ricambio generazionale radicale: trenta-quarantenni privi di mente primitiva, favorevoli ad una societ forte in quanto aperta e meritocratica, e capaci di riconoscersi al di l degli steccati ideologici del 900. (Luca Guglielminetti da Oggi in Italia)

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Titolo: (23.05.06) Le tre zapatere


Redazione Se il vice minsitro Visco se ne esce con lidea di ripristinare la tassa di successione, anche se tutti sanno che crea un afusso assolutamente marginale alle casse dello stato, nessun opinionista commenterebbe che sarebbe meglio arginare lestemporaneit delle singole proposte dei ministri. Se invece si tratta delle tre zapatere, Rosy Bindi, Livia Turco e Emma Bonino, allora Pigi Battista dalle colonne del Corsera, lancia subito lallarme del pericolo di guerra religiosa, di offesa allidentit nazionale, di vendetta contro il Papa. Ed esorta a lasciare parlare (e decidere) solo Prodi, su problemi cos delicati. Rosy Bindi intervenuta senza preclusioni sul tema delle coppie di fatto e addirittura sulla revisione della legge sulla procreazione assistita; Livia Turco ha dichiarato l'intenzione di non mettere ostacoli alla sperimentazione in Italia della pillola abortiva Ru486; Emma Bonino ha ricordato che che nel Manifesto di Altiero Spinelli non sono contemplate le radici cristiane come fonte identitaria dellEuropa. Il poco di nuovo e moderno che si intravede nel nuovo esecutivo viene da loro, le tre donne zapatere di Ds, Margherita e Rosa nel Pugno. Lasciamole fare, invece di evocare subito lintervento del vecchio curato di campagna, per favore! (Luca Guglielminetti)
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Titolo: (07.06.06) Socialisti, un popolo da salvare?


Redazione Il titolo della recensione del libro di Valdo Spini, Compagni, siete riabilitati! sul supplemento domenicale de il Sole 24 Ore, in verit non conteneva il punto interrogativo. Lo aggiungiamo noi, alla luce di due fatti: i catastroci risultati alle politiche ed alle amministrative ottenuti dalle liste eredi del Psi (Il nuovo Psi con i neo DC, I Socialisti di Bobo Craxi e lo Sdi con i radicali nella Rosa nel Pugno), da un parte, il risorgere di tentativi di rilancio della questione dellunit dei socialisti avviati da pi parti con ottiche assai diverse tra loro, dallaltra. Vediamole. Valdo Spini, nel suo libro, boccia il partito democratico prodiano ed auspica la nascita di un forte partito del socialismo europeo intorno ai DS, previa riabilitazione di Craxi e dei socialisti. Bobo Craxi, vuole rilanciare lunit socialista, organizzando un seminario a luglio che verichi che cosa pensano vecchi dirigenti, a cominciare da Formica, Amato, De Michelis e anche da Martelli, e risponda al da farsi di fronte alla nascita del partito democratico. C poi limminente iniziativa degli autoconvocati a Firenze, intorno a Cariglia, Lagorio e Laroni, che vogliono lan-

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ciare un polo laico socialista, fuori dallattuale bipolarismo e che trova anche consensi nel Nuovo Psi. Esistono quindi almeno tre gruppi che ripropongo, dopo un decennio di tentativi falliti, il tema dellunit socialista, tutti con prospettive politiche diverse. La minima riessione di fronte a questo stato di cose, premettendo che in politica o si in grado di salvarsi da soli o nessuno verr in soccorso dei socialisti, quella di misurare questi tentativi sulla capacit di esprimere unevoluzione dellidentit socialista, attraverso un cambio di linguaggio che superi il reducismo e linvettiva al traditore di turno, una cambio di parole dordine che vada oltre lo stereotipato riproporre antiche agende politiche, un cambio di rituali che sancisca la modestia degli attori che nora hanno fallito. Il punto interrogativo quindi dobbligo, perch, cos com, lidentit socialista - stato n troppo dimostrato dagli ultimi risultati elettorali - non ha proprio pi nulla da dire al nostro paese. (Luca Guglielminetti)

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Titolo: (14.06.06) Loccasione di Boselli


Redazione: Luca Guglielminetti Cross-fertilization e diversity mangement, sono due concetti applicati in due ambiti diversi, il mondo scientico e quello degli affari, ma signicano la stessa cosa: la creativit che nasce dellincontro tra diversi. Si tratti di scuole scientiche o di pensiero, di esperienze lavorative o professionali, che si tratti di origini etniche o nazionali, il confronto tra soggetti diversi crea quel crogiuolo che alla base del progresso moderno, come dice Umberto Veronesi. Cosa succede in politica? Negli anni successivi a Tangentopoli si sono creati soggetti, che, volenti o nolenti, hanno sperimentato una cross-fertilization/ diversity mangement tra culture politiche: Forza Italia e la Margherita sono due esempi, che funzionano abbastanza, Le cose di Ds e quelle di Boselli, invece si sono rilevate dei fallimenti. Sorvolo sullex Pci, e la sua lunga tradizione di inglobamento dei diversi, perch mi interessano le vicissitudini attuali della Rosa nel Pugno. Le alleanze dello Sdi di Boselli con Dini, con i Verdi e con i Radicali sono state meri escamotage elettorali durati lo spazio di tre campagne elettorali politiche: quelle del 1996 2001- 2006. La necessit di stringere rapporti elettorali non stata colta da Boselli come opportunit per coltivare un crogiolo dove la tradizione del Psi, almeno la parte rappresentata
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dallo Sdi, si mescolasse con la cultura liberaldemocratica, ambientalista e radica. ln altri termini si potrebbe dire: non ha fatto della propria debolezza un punto di forza. Poich lesperimento della Rosa nel Pugno non ancora completamente fallito, ci permettiamo di segnalare i due concetti gemelli di cross-fertilization e diversity mangement, concetti che si applicano e funzionano in politica, non solo quando c una leadership forte che li coltiva, ragionando in termini di nuova identit, ma, soprattutto, quando losmosi di idee si pratica col confronto a tutti i livelli condividendo i luoghi dellagire quotidiano: le sedi, le sezione o i circoli. E non quando si continua, come accade oggi, a parlare di componete, socialista o radicale, a mantenere ciascuno le proprie sedi, centrali e periferiche, e a ritrovarsi, ai soli livelli dirigenziali, per decidere le spartizioni di seggi e poltroncine. Non con una riunione di tutti a Fiuggi una volta lanno che si coltiva la Rosa, ma come tutti gli esperimenti botanici, con la pazienza di un lavoro continuo in un laboratorio con la porta aperta.

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Titolo: (07.07.06) Il momento della verit


Redazione I prossimi mesi saranno molto interessanti per valutare la tenuta del governo e landamento della costituzione del Partito Democratico. Il nesso stretto tra i due percorsi, stato confermato nellassise romana che si svolta marted scorso dove Prodi ha sostenuto: Avanti veloci se no si cade. Il vero puntello che potr sostenere o far crollare il progetto del PD solo ed essenzialmente il governo presieduto da Romano Prodi che ha loccasione storica di fare quella rivoluzione liberale che, dopo Giolitti, mancata da un secolo nella nostra storia e che nessuno ha osato intraprendere con un serio lavoro di smantellamento dei sistemi corporativi, che - riguardi tassisti, artigiani, professionisti, sindacati, imprese, statali - non dimentichiamolo, sono eredi diretti del sistema fascista che si protratto per tutta la prima repubblica no ad oggi per i decit di cultura liberale nel DNA di tutti i partiti politici del nostro paese. Se il governo, nonostante la variet di culture politiche al suo interno, insister e vincer gli scontri che sorgeranno sulle sue politiche di liberalizzazione, potr compattare chi vuole modernizzare questo paese ed abbattere i suoi sistema chiusi,

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oligarchici, incivili ed antieconomici, e non ci sar resistenza che tenga: il Partito Democratico sar cosa fatta. Dopo un quarto di secolo di riforme mancate: Craxi non ce riuscito, Berlusconi ha fatto solo nta, sar la volta buona? Siamo vicini al momento della verit. Concludo con laugurio che di fronte a questa prospettiva, le forze organizzate di cultura socialista, radicale e liberale, non perdano loccasione per confrontarsi con essa. Le battaglie per la laicit o quelle per lorgoglio e lunit socialista, sono sterili ed inefcaci se non passano dalla piena consapevolezza che al paese servono, moltiplicate per cento, riforme sul modello del decreto Bersani. I diritti civili, laici e bioetici allignano l dove si sia affermato il primo diritto, per il quale vale oggi combattere, cio quello di vivere in una societ aperta, con una ampia mobilit sociale al suo interno e dove i meriti trovino sovranit. (Luca Guglielminetti)

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Titolo: (14.12.06) PD, Rosa nel Pugno: in primis sciogliersi


Redazione In relazione al dibattito sollevato da Paolo Franchi su Il Riformista: socialisti parlate adesso o tacete per sempre, vorrei esprimere in breve un concetto. Penso che si debba uscire dallipocrisia del fatto di non spiegare mai perch si dice, come ad esempio Roberto Villetti nel suo intervento, che il progetto del partito democratico perch funzioni occorre che si realizzi con un vero e proprio scioglimento dei partiti. Lunico pronto a sciogliere qualcosa, che io sappia, Claudio Nicolini con la sua micro-componente nello Sdi! Sarebbe, invece, di sinistra e di socialista avere il coraggio di dire che nessuno vuole sciogliere niente, e mi riferisco prima ancora che ai Ds e Margherita, allo Sdi e ai Radicali, perch nessuno vuole perdere le piccole o grandi rendite di posizione. La Rosa nel Pugno, prima ancora del PD di cui una specie di pre-esperimento in vitro, sta infatti sorendo proprio perch coltivata in spazi angusti e chiusi tali da garantire aria e luce solo ai dirigenti designati. Non credo alla frottola che gli italiani hanno punito o non hanno capito la Rosa con il suo bel progetto liberalsocialista. Non c, neppure, da scomodare la sindrome da Partito
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dAzione, ma semplicemente da osservare il sistema di conservazione del potere in una partitocrazia di cui sono vittime anche gli stessi inventori del termine. Sono i dirigenti dei due partiti quelli che non sarebbero sopravvissuti se avessero aperto un vero cantiere/giardino per la nascita e la coltivazione della Rosa . Boselli e Pannella si sono ben guardati, e continuano, dallandare in giro per lItalia a cercare (di unire) laici, liberali, socialisti e radicali. Si sono limitati, prima delle elezioni, a cooptare qualche ex Ds, senza pretese di potere ed utile ad ottenere buona stampa (che non signica voti). Il punto cruciale mi pare che risieda nel fatto che al posto delle correnti di una volta, le quali denotavano progetti politici concorrenti allinterno della stessa cultura/partito, oggi abbiamo ovunque politici-feudatari che agiscono nei partiti in modo sostanzialmente non dissimile da quello berlusconiano: cooptando e realizzando reti di duciari. Come ha detto Palenzona, Vicepresidente Unicredit, a Sesto San Giovanni domenica scorsa nel convegno di ItalianiEuropei: "Abbiamo solo guerra per bande". Gi, bande che stanno insieme non per raggiungere il potere condividendo un progetto politico, ma per la conservazione e la implementazione del potere ne a se stesso, alimentando economie di relazioni/vicinato/famiglia/clan, il che signica punire il merito, la mobilit sociale... e in ultima analisi: deprimere il sistema paese. Cos, che si parli di Pd, RnP o socialisti, quello che conta vericare chi abbia il coraggio di aprire la lotta al neo-feudalesimo in cui si trova asssiata la nostra democrazia.
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Vedremo presto se qualcuno sapr sciogliersi veramente per aprirsi a relazioni di merito e poter cos progettare sul serio un'Italia moderna ed europea. Se non ci sar, il timore di Giuliano Amato di un futuro populista sar l'ipotesi pi certa. (luca guglielminetti)

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Capezzone/Diaco: la solitudine des enfants terribles


25 novembre 2006 (Blog) LibertEguale di Torino ha avuto lidea originale di riprendere un sondaggio ed uno studio sullo gerontocrazia nella politica italiana, facendo partecipi del dibattito Daniele Capezzone e Pierluigi Diaco. Due eccezioni nel panorama politico ed in quello giornalistico, noti per suscitare un certa antipatia. Non sono cos mancate sorprese e provocazione ai danni degli organizzatori. Col risultato di un dibattito abbastanza fuori dai canoni e dai paludamenti nello stile, grazie ai due giovani, ma poco decifrabile nei contenuti che sono risultati molto nevrotizzati. Visti da vicino, Daniele e Pieluigi, mi hanno fatto una strana impressione di enfants terribile tanto giovani quanto prematuramente annegati nella solitudine del potere (e delle fama). Diaco ha anche accennato a un dato autobiograco fatto di lunga solitudine e ferma volont verso la meta. Capezzone, cui va sempre dato merito di chiarezza e promettente lungimiranza politica, credo stia vivendo un pessimo periodo in casa radicale, linciato da pi parti in maniera ignobile dagli anziani del partito. Come mi aspettavo, paradossalmente non erano le persone pi adatte a parlare della questione generazionale, nel senso di come abbiamo affrontato la questione in questo o negli
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altri blog di Generazione U, (ed il sottoscritto aveva suggerito agli organizzatori i nomi di Adinol e Scalfarotto). I due enfants, viceversa, proprio in quanto eccezioni del panorama italiano, tendono a non rendersi conto dello stato di repressione dei meriti nella sua dimensione sociale, presi come sono dalla necessit di difendere il proprio potere/personaggio che vedono in pericolo o in possibile declino, al primo passo falso. Visti da vicino, Daniele e Pieluigi sembrano ancora pi giovani che non in video, ma i loro occhi, pur sprizzando intelligenza, sono lontani e vagamente e tristemente sfuggenti. E normale che i due non possano vedere la repressione dei meriti subita degli altri giovani semplicemente perch non hanno visto coetanei che, magari pur loro competitor, condividessero lo sforzo e la solitudine per raggiungere una meta il potere - che richiede oggi un costo personale, emotivo e psicologico pesantissimo. Non c pi la scuola di partito con il bigliardo per giocare almeno la sera unoretta a carambola o a boccette ad alleviare la solitudine del giovane e futuro politico o giornalista. I due enfants si sono ritrovati nelle macerie post tangentopoli, nellera globalizzata della modernit liquida; fatta di rapporti personali che, come i cibi, sono light; fatta di ricerca di creativit solo perch "so usare i software giusti"; fatta di ambizione che si rivolge al mantenersi adolescenti, supergiovani no a che i muscoli o la chirurgia plastica lo permettano...

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Dismissioni industriali torinesi: meglio il vecchio sindaco comunista dellarchitetto postmoderno


12 dicembre 2006 (Blog) Ieri sera a Torino si presentata una nuova istituzione locale lUrban Center Metropolitano di Torino, creata dal city architect Carlo Olmo un anno fa a ridosso del periodo olimpico, quando i primi lamenti si erano gi sollevati sulla facile demolizione del ricco patrimonio industriale cittadino. Un anno dopo lente organizza insieme a Torino Internazionale una tre giorni sul riuso della aree dimesse e sul futuro di quella di Miraori, cos ieri per la prima serata, a fronte di un pubblico per la maggioranza composto da studenti, hanno presentato i loro lavori due architetti: Francesco Garofalo e Cino Zucchi. Uno pi smorto, laltro pi brillante, i due noti architetti hanno fornito una chiara idea di quanto poco interessi loro il patrimonio industriale e di quanto la loro disciplina sia ripiegata sul proprio ombelico. Con linguaggio postmoderno per cui si dice che in un luogo c un Genius loci invece di dire che possiede una identit storico sociale, per fare un esempio, i due hanno snocciolato i loro lavori in rapide immagini di Power Point nelle quali il nesso tra forma e contenuto evaporato tra le quinte del palco teatrale su cui stavano seduti.

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Nelloccasione del dibattito ho fatto quello che rompe il ghiaccio, a fronte di un pubblico forse intimidito da un prouvio di dotte citazioni della storia dellarte e dellarchitettura. Mi sono cos permesso di far osservare che forse le citt hanno un qualche diritto a mantenere traccia della loro storia, che le aree dismesse fanno parte di questa storia per cui la progettazione architettonica pu fare uno sforzo e tenere conto del fatto che il paesaggio urbano possa essere letto nella sua evoluzione tra passato e futuro. Cino Zucchi si sentito colpito e quasi scusandosi ha riconosciuto l esagerazione del suo linguaggio e ha voluto puntualizzare la sua sensibilit al problema da me sollevato. Francesco Garofalo, invece rimasto fermo e duro con lelogio della ruspa demolitrice e lallarme per tutto ci che inizia con ri, come riuso. In mezzo un moderatore, incerto tra il cedere al nichilismo dei tempi o combattere la museicazione del mondo. Ma il supporto inaspettato lho avuto a ne serata dallintervento di Diego Novelli, seduto alle mie spalle, che pur senza alcuna retorica operaista, ha denunciato i disastri olimpici della spina tre, vere porcate di ediliza residenziale e sbeffeggiato le pretese di trasformare Torino in citt turistica e del loisire. Insomma una seratina divertente, con applausi inaspettati cos come inaspettato lappoggio del ex sindaco di Torino, da cui sono piuttosto distante politicamente, ma verso il quale ieri sera ho condiviso una piccola lotta probabilmente solo donchisciottesca.
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Crisi della politica: ci vorrebbe un Jean Monnet


26 maggio 2007 Con sommo ritardo, e grazie al suggerimento di un amico, faccio un breve riessione sulla presentazione della autobiograa di Jean Monnet, Cittadino dEuropa, svolta alla Fiera del Libro di Torino. La ri-proposizione in Italia, grazie allEditore Guida di Napoli, dopo quasi un trentennio di assenza (la prima edizione di Rusconi del 1978), del testo del padre d'Europa pi tradotta al mondo, opera meritoria che denuncia altres la poca fortuna del pensiero, e di conseguenza del metodo, monnettiano no ad oggi nel nostro paese. Leggendo Cittadino dEuropa, al di l del valore biograco e storico-documentale, ci si trova in effetti di fronte alla descrizione di un metodo, al cui centro c il dialogo, aperto e plurale, fra diversi e sul quale aleggia la capacit di individuare interlocutori e di persuaderli verso una azione cooperativa. Un testo dunque che alla ricchezza di ricordi e retroscena della storia dalla Prima Guerra Mondiale agli anni 70 del Novecento, aggiunge, pervaso nei capitoli, la nascita di un metodo, di una maieutica, lontanissima degli impianti idealistici e dogmatici tipica di gran parte della pubblicistica federalista italiana sulleuropeismo.

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Senza alcun riferimento al dibattito d'idee astratte ed utopiche sull'Europa, dal primo allultimo capitolo, assistiamo allaffermarsi pragmatico di una modalit di lavoro che crea co-operazione internazionale e concertazione tra le parti, nazionali o sociali. Si scorge cio linvenzione di far incontrare intorno ad un tavolo i diversi, per nazionalit, lingua, cultura, idea politica, ruolo sociale, al ne di ottenere che ognuno, conoscendo laltro, creando reciproca ducia, operi e si adoperi per un comune obiettivo, che consegua il bene comune. Tanto che si tratti della pace in Europa, o che si tratti di attuare politiche economiche condivise dalla parti sociali in Francia, possiamo chiaramente scorgere la fonte di quel metodo di lavoro che oggi viene denito con termini quali diversity managment, cross fertilization. Riettendo su questa autobiograa non si pu non rendersi conto di essere di fronte a quanto c di pi lontano dalla cultura deistica/ideologica, corporativa, statalista e familistica del nostro paese, che versa nella situazione di crisi e sducia verso la propria classe dirigente, anche in quanto privo di gure alla Jean Monnet, con la sua autorit morale da autodidatta e cosmopolita, e il suo agire laico, antidogmatico, liberale, aperto e plurale. Se ancora oggi, leggendo la composizione del nostro parlamento, cos come del Comitato promotore del partito Democratico, troviamo poche donne e giovani e i soliti nomi noti, con dubbie referenze ad autorit, bene sapere che la causa anche nella mancanza di quella cultura/azione incarnata da Monsieur Europe.
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Il coraggio tardivo di Enrico Boselli


9 aprile 2008 Boselli sta conducendo una discreta campagna elettorale, in piena solitudine, privo delle accoppiate che per oltre un decennio avevano caratterizzato lo SDI sulla scia della sfortunata tradizione della "bicicletta" (PSI-PSDI) di quasi quarant'anni fa. Dopo Dini (1996), la Francescato (2001) e la Bonino (2006), recuperata la diaspora che aveva portato il garofano del centro destra berlusconiano, i socialisti si presentano soli - per la prima volta dopo Tangentopoli - a causa del mancato accordo con il Partito Democratico. Il Partito Socialista si cos trovato in una situazione analoga a quella dell'UDC: due partiti che affrontano le imminenti elezioni sul piano dell'identit storico culturale, quelle socialdemocratica e cristiano-democratica, a fronte dei due partiti/coalizione che si presentano come presunte novit di un panorama post-identitario che intende la politica in termini pragmatici come confronto tra programmi di governo e nella quale i valori assumo un ruolo secondario oggetto o di mediazioni interne (PD), o lasciate alle opzioni dei singoli (PDL). Se fosse tutto riconducibile alla domanda su chi pi moderno, probabilmente occorrerebbe optare per i due neo
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agglomerati partitici di Veltroni e Berlusconi. Se ci poniamo invece una domanda di cultura politica pi stringente e ad ampio raggio, e ci domandassimo chi pi adatto ad affrontare le crisi che si prolano in quasi tutti i settori: dalla crescita economica alla sostenibilit ambientale, dalle tematiche bioetiche e dei nuovi diritti a quelle delle societ multieniche di un mondo globalizzato connotato da tentazioni di terrorismo internazionale, da una parte, e di politiche di sicurezza unilaterali, dall'altra, allora sarebbe difcile non concludere che un sistema valoriale chiaro e forte sarebbe utile e necessario a compiere le difcili scelte che si prospetteranno al nostro paese. Il punto allora quello di valutare se gli eredi delle due sopra menzionate tradizioni culturali, PS ed UDC, o i due nuovi partiti, PD e PDL, sono attrezzati degli strumenti culturali, cio critici, per affrontare in modo lucido i nodi del futuro dell'Italia. A giudicare dalla campagna elettorale in corso parrebbe che non lo sia nessuno. Basterebbe, come esempio, l'incipit dell'articolo di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera di luned scorso: "Le questioni di politica internazionale hanno una curiosa caratteristica: in campagna elettorale valgono meno di zero, non portano voti, se ne parla il meno possibile. Per, a elezioni concluse, sono quelle questioni a provocare alcune delle pi gravi turbolenze, talvolta anche sismi capaci di fare oscillare violentemente i palazzi della politica."

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Tornando a Boselli e al Partito Socialista, non si pu non dargli atto che sta conducendo una battaglia coraggiosa in una situazione di oggettiva difcolt, ma non possiamo esimerci dal sottolineare che tale coraggio sarebbe stato meglio investito se l'avesse utilizzato n dai tempi del SI (Socialisti Italiani) quando si nascondeva dietro la lista diniana. In questi dodici anni le poche energie disponibili sono state investite in progetti politici di corto respiro, certo a causa delle difcolt del clima post Tangentopoli, ma al prezzo di giungere oggi senza la possibilit di presentarsi con un progetto ed un programma solido perch costruito nel tempo. Per chi abbia tempo e voglia suggerisco di confrontare il programma attuale del PS ( http://www.partitosocialista.it/site/353/default.aspx?tabID=0 ) con quello del Nuovo PSI del 2001 ( http://www.socialisti.net/node/304 ). La quantit di spunti e riessioni presenti in quel vecchio programma solo una delle tante risorse, in questo caso culturale (per non parlare di quelle umane), gettate vie dalla miopia con cui i dirigenti dell'ex PSI hanno gestito il dopo Tangentopoli e portato Boselli a svolgere adesso s una missione coraggiosa, ma impossibile per i risultati attesi. L'augurio quello che il giorno dopo le elezioni inizi una nuova storia, che comunque vada, non potr evitare dall'incrociarsi con quella del PD. (luca guglielminetti da Socialisti.net)
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Elezioni 2008: un bagno di sangue?


15 aprile 2008 (Blog) ! Il PD cannibalizza tutto la sinistra: scompaiono dal parlamento non solo i socialisti, come prevedibile, ma tutta la sinistra Arcobaleno. Bertinotti si ritira, Boselli si dimette; non un parlamentare comunista o socialista ed accanto al PD un solo partito che non si pu denire esattamente di centrosinistra come l'IdV di Antonio Di Pietro. Veltroni perde con uno scarto del 9% su Berlusconi e non riuscito a sottrarre un solo voto al centro, mancando la scommessa di conquistare i voti moderato e del nord. Il risultato pi impressionante lo sfondamento della Lega, in Emilia Romagna in particolare. Tutta la stampa unanime nel considerare positivo la semplicazione raggiunta: 3-4 partiti in tutto sederanno in Camera e Senato. Un risultato che dimostra l'ampia sovrastima, e in qualche caso la malafede, delle lunghe! dissertazioni sul sistema elettorale, ma soprattutto un risultato che riconduce ad una riduzione del sistema partitico auspicato da molti componenti intellettuali, politiche e d'affari dopo il crollo del Muro di Berlino. A monte del risultato elettorale saranno pochi oggi a leggere quanto successo ancora nel corso dell'ultima legislatura prodiana in termini di intervento della magistratura sulla politica: se accanto a Veltroni c' solo Di Pietro e mancano
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Mastella e Pecoraro Scanio, qualche merito ce l'hanno anche i PM. Non escluderei, cio, che il risultato di ieri! rappresenti anche un punto d'approdo di quanto iniziato con Tangentopoli. Questo punto di arrivo per non pu essere oggi demonizzato: il risultato oggettivamente utile al paese, pur lasciando un'ombra che lo seguir soprattutto nella futura evoluzione del PD. Va preso atto che siamo arrivati ad una democrazia dell'alternanza, nel quale i due attori principali, PDL e PD, hanno la stessa forza che una volta avevano rispettivamente la DC e il PCI. Se intorno a loro sono sopravvissuti solo l'UDC, la Lega e l'IdV, questo dovuto essenzialmente ai ritardi culturali della sinistra, cosiddetta radicale, ed all'inettitudine con cui stata gestita negli ultimi dodici anni la eredit dell'ex-PSI. I primi, la sinistra oggi extra parlamentare, marxista e comunista, pur con venature riconducibili alla sinistra socialista lombardiana da cui nasce il suo leader Bertinotti, ha molto velato la falce e martello pur continuando, ad esempio, a disquisire sulla declinazione tra Marx ed Haidegger in chiave rivoluzionaria, come sul Manifesto di pochi giorni fa. I secondi, i dirigenti dell'ex PSI, hanno cavalcato per un decennio una miope strategia atta a salvaguardare solo minime rendite di posizione individuali, giungendo fuori tempo massimo ad unicare la diaspora dopo aver gettato al vento quelle collaborazioni con Verdi e Radicali, dalle quali avrebbero potuto trarre giovamento in termini di contaminazione culturale

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reciproca, e che sono invece state utilizzate come meri artizi elettorali atti alla sopravvivenza spicciola. La sinistra fuori dal Parlamento rischia solo di regredire ulteriormente in una dimensione dove la radicalit avr maggior agio, il Partito socialista sembra non avere pi alcun futuro. Con meno dell'1% il PS non avr neppure il rimborso elettorale: al fallimento politico seguir quello nanziario. Assisteremo ancora una volta al nascere di micro iniziative atte alla sopravvivenza di qualche esponente socialista in pensione, ma ai pi, l'unica l'alternativa praticabile, quella gi ampiamente pronosticata un anno fa: alla spicciolata entreranno nel PD. Dalla porta di servizio, come si adice a chi ha truffato l'orgoglio di un popolo riducendolo a 355.581 unit. ! (Luca Guglielminetti)

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La Grande Torino di fronte alle crisi


8 novembre 2008 ! Il sabato mattina, se soleggiato, un raro momento in cui, come potrebbe fare un placido pensionato, mi siedo su una panchina dei giardini a leggere il giornale. Stamane col sole mi sono cimentato, ma davanti alla cronaca di Torino de La Stampa sono rimasto basito. Gi nella pagina di economia abbiamo il report della Banca dItalia sul Piemonte che notica che la recessione qui iniziata gi prima della crisi delle borse: sono crollati lexport, gli investimenti sono rimandati, etc La cronaca apre invece con la storiella segno dei tempi: una coppia manda la glia a sfamarsi dai nonni. Continua con le banche che lesinano i prestiti alle aziende o esigono da queste il rientro immediato parziale o totale. Troviamo poi quella che sta diventando un rubrica ssa, Il Diario delle aziende in crisi: puntata dedicata agli esuberi alla Seat e alla cassa integrazione alla Pininfarina. In mezzo alla sezione cronaca due pagine da non perdere. Il vero segno dei tempi della grande Torino: Artissima. Un progressista commercialista di Verona si comprato una oriera a forma di svastica nazista, un Gran Gal si svolto alla Reggia di Venaria con 1000 ospiti della bella societ; e, dulcis
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in fundo, per la giovane plebe spensierata, un bella notte bianca. Il cui pezzo forte sar stanotte uninstallazione a San Salvario di un scultore di strada sul grave tema del proliferare degli escrementi canini sui marciapiedi, dal titolo: Sai cosa? La merda rosa. E straordinario! Tutta questa povert resa lieve dalla logica che lo show must go on, le mille luci devono abbagliare il futile, lefmero e linfantile per oscurare gli spettri reali della crisi economica. Questi assessori delle luci dartista, questi 1000 ospiti della Reggia, cosa hanno di diverso dalla nobilt asburgica della grande Vienna che ballava i valzer andando incontro al baratro della Grande Guerra?

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10 (buone) ragioni per astenersi dal voto di domenica


24 marzo 2010

1. Il linguaggio stracotto : obsoleto nella forma e nei contenuti in bocca ad un ceto politico invecchiato malamente; 2. La selezione darwinista sociale dei candidati : non il merito e la capacit, ma il portafoglio per un investimento in campagne a buon rendere; 3. Labuso delle donne : procace velina o algida passionaria, sono la medesima moneta falsa sul mercato politico in pasto a elettori poveri di fantasie sessuali o di spirito umoristico; 4. Lecologia assente ingiusticata : ovvero il bel paese nel quale a nessuno frega del habitat naturale ed antropico in cui vive; 5. Il pedissequo manicheismo degli elettori : due popoli per i quali tutto bianco o tutto nero; 6. Il conformismo bipartisan della cultura : per cui quello che conta sono i chilogrammi di rassegna stampa che produce; 7. Laicit negletta : per codardia codina diffusa, con rarissime eccezioni; 8. La comoda Europa : piena di vocali, riempie bene la bocca, soprattutto nei discorsi dapertura delle autorit che
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poi corrono via per pregressi impegni istituzionali, molto locali; 9. Programmi illeggibili con alleanze improbabili : candidati presidenti di Regione incapaci di scrivere in capoversi di lunghezza decente esprimono la banalit dellA4, mentre la miriade di liste che li segue rendono il contenuto incredibile; 10. Lautoesilio della scelta astensionista ha valore solo se accompagnato da consapevolezza proattiva, nel dubbio si pu sempre optare per voti disgiunti : non sia accidia, insomma.

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Albert Camus losofo del futuro


6 aprile 2010 Il titolo assolutamente centrato, ma... Albert Camus losofo del futuro di Paolo Flores DArcais (Codice Edizioni, Torino, 2010) una sintesi in 30 pagine del pensiero del Premio Nobel, in linguaggio losofese. Il Mito di Sisifo e Luomo in rivolta sono cio ricondotti ad un linguaggio che sostituisce la ricchezza di quello originario con le categorie di quello accademico: la vita umana diventa dimensione ontologica, il senso per la misura diventa nitezza, tanto per fare due esempi. Certamente, corretto presentare Camus, come losofo del futuro, capace di superare le sacche nichiliste nelle quali sprofondato il pensiero post-moderno, ma dubito che linteressato avrebbe apprezzato che il suo pensiero fosse ricondotto ad una specie di prefazione alla sua opera ad uso degli studenti universitari dei corsi di losoa. Obliterare la ricchezza, in termini di storia, letteratura, mito, di quanto presente nelle opere originali, temo cagioni un depauperamento troppo grave. Questo, per, probabilmente vale sempre quanto ci si cimenta ad affrontare lopera di un gigante: si rischia sempre di tradire in qualche modo e, daltra parte, sarebbe troppo

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facile limitarsi a dire: leggete Camus (e traetene le conseguenza nelle vostre vite)! A Madrid due mesi fa, trovai una libreria, neanche centralissima, che aveva allestito la sua vetrina di tutte le opere di Albert Camus. In questo 50 anniversario delle sua scomparsa si visto talmente poco in Italia (spero che Bompiani si degni almeno di ristampare lormai introvabile Il primo uomo) che non possiamo non dare il benvenuto a questo breve pamphlet di Paolo Flores DArcais e che ha il pregio di contenere in appendice le trascrizioni di una tavola rotonda (Albert Camus et le mensogne) tenutasi a Parigi nel 2002, nella quale spicca il contributo di Alian Finkielkraut (sul riuto netto del terrorismo e la presenza delle natura).

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Camus - Craxi, o l'esilio del socialismo libertario


(2010) Nel gennaio 1960 e nel gennaio 2000, cinquantanni fa e dieci anni, sono morti rispettivamente Albert Camus e Bettino Craxi. Li accomuna qualcosa? Forse i cimiteri sotto il sole posti sullaltro versante del Mediterraneo rispetto a quello in cui sono nati, o forse il fatto di essere considerati dei traditori, il losofo da liceali e il cinghialone, dalla sinistra del socialismo cesareo e militare, illiberale e comunista, odiati e rimossi a tal punto che rischiano di diventare oggi strumentali icone luno della destra di Sarkozy in Francia, laltro della destra di Berlusconi in Italia. Impresa ardua paragonare un politico e un intellettuale: uno statista del primato della politica e un artista del primato delluomo in rivolta. Ma anche rappresentanti esemplari delle responsabilit soggettiva propria dell'intellettuale impegnato (Camus) e dellletica della responsabilit propria del politico (Craxi), come ci segnalano Todorov e Ostellino. Due irregolari nei rispettivi mondi che hanno evitato di diventare complici di menzogne. Non solo quelle del comunismo, ma anche, ad esempio, da quelle sul terrorismo: luno di fronte a quello della sua patria algerina, laltro di fronte a quello brigatista che rapiva Aldo Moro; con le loro scelte a favore della vita umana
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da anteporre alla ragion di giustizia anticolonialista (In questo momento ad Algeri si gettano bombe sui bus. Mia madre potrebbe trovarsi su uno di questi. Se questa la giustizia, io preferisco mia madre.) e alla ragion di Stato (la linea di Craxi contro la "strategia della non decisione" o della fermezza che blocc ogni trattativa per la liberazione del presidente della DC). Due irregolari che, nei rispettivi ambiti, hanno lanciato sde a destra e manca, cui non mai mancato coraggio, lucidit e coerenza (eccezion fatta per il Craxi successivo al 1989, debilitato dopo il suo primo ricovero, come ci ricorda Giusi La Ganga), accomunati dal comune destino paradossale di aver perso pur avendo ragione. Sono cio rimasti rappresentanti di minoranze nellambito della cultura e della politica. Cos come il PSI non ebbe mai i numeri per imporsi su DC e PCI e cos attuare la grande riforma che modernizzasse lItalia, cos la sinistra culturale si impantanata, in Francia come in Italia, nelle sacche del nichilismo, del pensiero debole, della critica vacua della scuola di Francoforte, dei Roland Barthes, dei Foucault e Deridda. Con il risultato che abbiamo tutti sotto gli occhi : una sinistra agonizzante sia in termini di critica sociale che culturale, proprio nel momento in cui il neoliberismo ha mostrato tutte le sue capacit di criminalit nanziaria e di sperequazione sociale, mentre le chiese manifestano con sempre maggiore aggressivit la crisi del loro presunto universalismo.

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E vero che nel 50 anniversario della morte di Camus, Bernard-Henri Lvy con mezzo secolo di ritardo fa qualche ammissioni sulle ragioni del Premio Nobel a nome del 'gauchisme' d'oltralpe, cos come nel decennale delle morte del leader socialista si sprecano i riconoscimenti dei meriti delle grandi rme del giornalismo italiano, con la postilla delle sentenze passate in giudicato. Ma nessuno si accorto della metafora che incarnano entrambi: lesilio del socialismo libertario dal panorama politico e culturale attuale. In Italia si preferisce parlare di intitolazione di vie, in Francia di spostamento di tombe al Pantheon ed quindi corretto quanto riportava il corrispondente de La Stampa da Parigi riferito ad Alain Finkielkraut che dice: Camus consacrato da unepoca che gli volta la schiena. Il nostro tempo non ama che se stesso ed se stesso che celebra quando crede di commemorare i grandi uomini. Non commemoriamo nessuno, quindi: c solo da studiare e lottare, con la fatica ciclica e assurda di Sisifo, per riportare la carica libertaria del socialismo al cento della scena. (Luca Guglielminetti)

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Ida Magli: tra attualit e nichilismo


26 aprile 2010 (blog) E sempre interessante leggere un saggio, che tratta di attualit, dopo un decennio e mezzo: in questo caso lanalisi antropologica di Ida Magli sulla politica in Italia dopo Tangentopoli e ai primi passi di Berlusconi. La distanza che lantropologo pone dalloggetto del suo studio disorienta sicuramente chi abituato ai testi di scienze politiche o di losoa. Non so se sia corretto indagare in casa propria, se cio lantropologo riesca a metter la giusta distanza dalloggetto, ma in ogni caso La bandiera strappata vale la pena di essere letto e soppesato, oggi: con la distanza del tempo. Soprattutto i rilievi sul ruolo antipolitico di Berlusconi sono assai originali, e completamente assenti, per ovvie ragioni, dalla critica della sinistra. Il punto che per a me preme criticare lestremismo dellanalisi strutturalista di Ida Magli, che come in altri casi, quale la Susan Sontag, conducono alle sacche di un relativismo estremo, cio nichilistico. Se nella Sontag lanalisi della cultura conduceva allestetica del silenzio, nella Magli lanalisi politica conduce a un campo vuoto, nel quale la cultura dellImmagine estingue quella della Parola.

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Lattacco sferrato dalla Magli ha due obbiettivi precipui: la storia come atto fondatore e la parola, come atto allucinatorio, o magico. Quella memoria con il quale il Potere si fonda e quel logos, biblico, con il quale il Potere crea e mantiene se stesso. Tratter solo del primo termine. Quello di radicale che risulta insopportabile laccomunare tutto il logos a parole del Potere, come se fossero esistiti solo la tradizione giudaico-cristiana, e poi quella comunista, e la losoa non avesse mai visto la luce. Capita cos, ad esempio, che una delle conclusioni a cui giunge lanalisi dellautrice la porti a scrivere:LOccidente, attraverso un cammino lunghissimo, giunto oggi (almeno in teoria) a riconoscere che lUomo non ha bisogno di somigliare a nessuno per essere Uomo. Di conseguenza, non ha altro da fare che studiare se stesso come Uomo, con tutti gli strumenti e le conoscenze che le singole scienze gli mettono a disposizione, senza poter credere di poter giungere ad esaurire questo studio. Peccato che questo concetto labbia gi espresso Socrate nellAtene del IV secolo (conosci te stesso, gnthi seautn)! Un altro abbaglio che la induce a dettare il necrologio della Parola a favore dellImmagine, il palesarsi della televisione, cio di una cultura dellimmagine verso la quale quella dei libri non pu competere per diffusione. Questo abbaglio in parte giusticato dal fatto che 1994, quando Ida Magli ha
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scritto il suo saggio, Internet era pressoch sconosciuta in Italia. Quello che non solo la Magli, ma molto odierni detrattori del logo, faticano a comprendere che il processo di alfabetizzazione di massa in Occidente un fatto relativamente recente e solo da pochi anni, con Internet, si sviluppata una piattaforma tecnologica che permette a tali masse di esprimersi in una forma scritta, dotata di una modalit diretta, veloce e diffusa, assolutamente incomparabile con le lettera, i diari di carta, o qualsiasi precedente mezzo di comunicazione popolare scritta od orale. Si manifesta cos il paradosso che lipotesi della Magli di giungere a forme di democrazie diretta oggi siano ancora pi vicine, ma queste non passino per il dominio della cultura dellimmagine: lopzione non tanto un telecomando interattivo con la televisione, ma la tastiera del computer che garantir lunga vita alla Parola, non pi singolare espressione del Potere, ma al plurale e democratica: Parole con le quali cittadini sempre pi informati potranno creare il loro controPotere. Lultimo paradosso che segnalo quindi quello che a fronte di una giusta critica al riduttivo ed inattuale dualismo destra-sinistra, della lezioni di Bobbio, la Magli sviluppi un dualismo tra Parola ed Immagine, che risulta appunto altrettanto riduttivo ed inattuale.

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Blog, YouTube, social-network, mix di parole ed immagini, sono l a dimostrarlo e a congurarsi come una novella Biblioteca (multimediale e di massa) di Alessandria.

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Innovare partendo dal contratto sociale


1 giugno 2010 (blog) NUOVA VERSIONE DEGLI APPUNTI SU: Federalismo e Democrazia diretta,o del municipalismo libertario dell'era di Internet PREMESSA Il punto alla base dei successivi punti consiste nel delineare in estrema sintesi un nuovo orizzonte, quello che tecnicamente si chiama vision, al Partito Democratico, per uscire dallempasse nel quale si trova, insieme al resto della socialdemocrazia europea, avendo - tra laltro - perso in gran parte la capacit di rappresentare, cio essere votato, delle classi lavoratrici. Il nuovo orizzonte sostituisce i cittadini ai lavoratori: lo sviluppo tecnologico, nelle societ occidentali avanzate, ha infatti da tempo iniziato un processo di emancipazione del lavoro manuale e, contemporaneamente, determinato quella che si denisce societ della conoscenza, quale spazio nel quale competono i mercati e i territori. La necessit di ridenire il contratto sociale, nasce quindi da quella di spostare il focus dellattivit politica dei progressisti dal lavoro, inteso ancora troppo spesso sul modello fordista, ai cittadini, intesi come capitale sociale di conoscenza, ai quale devolvere, su un principio di sussidiariet radicale, il potere deliberativo e lautonomia di creare contenuti.
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In termini giuridici si tratta di passare da luguaglianza politica formale a quella sostanziale della deliberazione, cio la democrazia diretta. Pensiamo che solo sulla base da una nuova e radicale vision si possano delineare le politiche a livello territoriale: solo innovando la prima, troveremo coerenti proposte per le seconde. La storia di una nazione di solito cementa il tessuto ideologico del potere, costituisce una base comune per i vari partiti e schieramenti politici. In Italia, come noto, non c storia condivisa: anche dopo il Risorgimento ci sono state almeno due storie che hanno tagliato in due il paese: dallUnit dItalia alla Resistenza abbiamo fenomeni diversi al Nord e al Sud. Questo incia qualsiasi utilizzo della retorica nazionale. - A questo, in Italia, si somma il retaggio del convergere delle culture cattoliche e comuniste, che con le loro ragioni sociali universaliste e internazionaliste hanno reso marginale la cultura liberaldemocratica, base delle democrazie classiche occidentali, e il senso dello Stato, anche come unit territoriale. - Il processo di integrazione comunitaria (dall'istituzione della CECA allEuro) ha poi determinato che lUnione Europea abbia avocato a s taluni ruoli e funzioni prima nazionali. A questo seguita la globalizzazione dei mercati che ha
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accentuato il peso dellinterdipendenza tra territori locali ed economia globale, indebolendo ulteriormente il ruolo nazionale. La Costituzione italiana ha parti assurde (il suo fondarsi sul lavoro) ed altre disapplicate (la regolamentazione della vita dei partiti e dei sindacati), ma, pur consapevoli che la sua origine risale ad un contesto storico ormai ampiamente superato, ci si ostina a difenderla, quando invece andrebbe riformata completamente. - Probabilmente solo il federalismo potrebbe permettere la nascita di forme di democrazia diretta, partendo dai territori e dalla sua sperimentazione in ambito locale (comuni e circoscrizioni). - La democrazia diretta stata osteggiata ancora no a poche decenni fa, da Norberto Bobbio per esempio, perch si reputava inapplicabile tecnicamente, e poi, sottovoce, si aggiungeva che il popolo non decide cos bene come i suoi rappresentanti eletti. Ma oggi non pi cos: Oggi tecnicamente possibile afdare forme di voto e consultazione direttamente ai singoli cittadini attraverso le reti telematiche, come Internet. Ma soprattutto, attraverso Internet, c stata una socializzazione di saperi ed informazioni che si sono sviluppati (e si
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stanno sviluppando) in quantit stratosferiche e in modalit sempre pi democratiche (web2.0), tali da rendere ciascun cittadino potenziale giornalista (citizen journalism), ovvero detentore del potere di controinformazione a fronte dei monopoli di media oligarchici, quali giornali e televisioni. Questo determina la possibilit che le scelte dei cittadini non possa che diventare sempre pi consapevoli, con buona pace della temuta ignoranza/irrazionalit del popolo. Inoltre, la temuta videocracy, ovvero la formazione dell'opinione pubblica attraverso la televisione, un dato generazionale in esaurimento nel giro dei prossimi decenni, grazie sia alla sempre maggiore alfabetizzazione informatica, che allintegrazione crescente tra televisione e internet. Una opzione in favore del federalismo e della democrazia diretta (nella variante di Electronic direct democracy, abbreviazione EDD) signica: favorire forme partito federaliste e territoriali, opponendosi a quelle attuali di centralismo, anche nelle loro correnti, e soprattutto signica minare il ruolo di intermediazione - spesso clientelare - dei suoi funzionari e burocrati, nonch la debole, se non falsa, rappresentanza dei suoi eletti alle cariche rappresentative; mettere in discussione le lites politiche con la loro attivit di negoziazione piuttosto che di deliberazione, deri222

vante dai vincoli di partito. I cittadini non sono vincolati a collegi elettorali o a partiti, non hanno nessun bisogno di negoziare, di scendere a compromessi per avere dei voti; di conseguenza sono liberi di cambiare le proprie posizioni, non solo riguardo a concrete proposte legislative ma anche su questioni fondamentali che riguardano il mondo che ci circonda, cos com o come dovrebbe e potrebbe essere. propugnare politiche che favoriscano la diffusione capillare delle infrastrutture tecnologiche, cio le reti e lhardware; sviluppare spazi on line, sul modello dell'ambiente e21 ( http://www.progettoe21.it/ ), atti a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini con gli strumenti deliberativi di discussioni informata, bilanciata, consapevole, sostanziale, comprensiva; propugnare politiche che difendano la completa autonomia dei contenuti creati in rete in forma collaborativa (Creative Commons, Wiki, Open source,); rivedere la Costituzione italiana in funzione dei cittadini e non dei lavoratori, la forma partito in funzione delle forme di sovranit popolare diretta e partecipata, nella completa trasparenza dei processi decisionali e di governance;

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prospettare uno scenario denibile anche come globalizzazione dal basso, che valorizzi le risorse e le differenze locali promuovendo processi di autonomia rispetto alla eterodirezione della globalizzazione dallalto.

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D'Alema e i PM 20 anni dopo


25 dicembre 2010 (blog) Nel cablo di WikiLeaks il giudizio di D'Alema sui pm: "La giustizia, minaccia per l'Italia". Si conferma la massima per cui i comunisti, anche ex post, comprendono 20/30 anni dopo quanto anticipato dai socialisti, con l'aggravante di non comunicare la scoperta alla base, ma di sussurrarla nella sede dell'ambasciata ...sbagliata!

Si veda: EL PAIS: "LOS PAPELES DEL DEPARTAMENTO DE ESTADO - Conicto entre poderes en Italia Berlusconi y la oposicin desconfan de la justicia" Dall'originale: http://wikileaks.ch/cable/2008/07/08ROME840.html ITALY'S JUDICIARY: FOR MANY, A BROKEN SYSTEM -------------------------------------------7. (C/NF) Transcripts of telephone intercepts related to criminal investigations are frequently leaked to the press, resulting in signicant embarrassment to those involved and 225

calls for reform of Italy's ercely independent judiciary and of the practice of wiretapping. Rarely, if ever, is the source inside the judiciary who leaked the transcript discovered. Though Italy's judiciary is traditionally considered left-leaning, former PM and FM Massimo D'Alema told the Ambassador last year that the judiciary is the greatest threat to the Italian state. Despite fteen years of discussions on the need for comprehensive judicial reform, no signicant progress has been made. Italians, by and large, consider their judicial system broken, perhaps beyond repair, and have very little condence that the system actually delivers justice.

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La via mediana di Todorov e la "tentazione del bene" nei procuratori


9 febbraio 2011 (blog) Lasciamo la parola a chi ha titoli per riettere sullevoluzione delle democrazie europee. Parola che prescinde da ogni riferimento allattualit, del caso Ruby in Italia o dello sciopero dei magistrati in Francia, anche solo per il fatto che sono state scritte 10 anni fa. Titoli che pi che accademici, sono quelli di un grande pensatore umanista, democratico e illuminista: Tzvetan Todorov. A pagina 377 di Una vita da passatore, un libro intervista edito in Italia da Sellerio lanno scorso e pubblicato in Francia nel 2002, leggiamo questa domanda dellintervistatrice, Catherine Portevin: Arriverebbe a dire che oggi la giustizia sta prendendo il posto non solo della scuola o della storia, ma anche della politica? Risponde Todorov: La parola pubblica, limmagine che la societ produce di se stessa, sta per indebolirsi sotto la pressione dellindividualismo, con la sua predilezione del mondo privato. E tuttavia uno dei compiti degli uomini (e delle donne) politici evitare questa rappresentazione. E perch essi non svolgono pi questo ruolo che ci si rivolge di pi verso le istanze giuridiche, come se il mondo giudiziario fosse
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diventato lultimo rifugio della parola pubblica, del mondo comune. Enunciare i valori comuni, esprimere un biasimo, un rincrescimento, formulare una sanzione pu essere necessario alla vita di una comunit, ma per fare questo non c bisogno di passare dai tribunali. Questo il ruolo della scuola, dei media, delle personalit di prestigio, a un altro livello, dei diversi comitati di saggi. Il capo dello Stato pu giocare il suo ruolo a seconda delle circostanze, nella misura in cui non incarna solo una gura politica ma anche lautorit morale. Ricordiamoci di Willy Brandt in ginocchio davanti al ghetto di Varsavia: ecco un gesto che si conf a un uomo politico. Il ruolo di queste persone, di queste istituzioni non quello di produrre conoscenza ma di dare un riconoscimento a coloro che lo meritano. () Il posto lasciato vuoto dai politici viene surrettiziamente occupato da coloro che sono soliti impartire lezioni, da procuratori di corto respiro, eri di denunziare il male degli altri e di indicare a tutti la retta via. E un aspetto delle democrazie moderne cui bisognerebbe stare attenti, questa tendenza a raddrizzare i torti altrui, a esigere che tutti si conformino al bene. E quanto ho chiamato la tentazione del bene. Per chi fosse interessato ad approfondire, si segnala dello stesso autore Memoria del male, tentazione del bene Inchiesta su un secolo tragico (Garzanti 2004-2009)

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Aggiungiamo poche frasi nelle vicinanze della stessa pagina. Pi in generale, il tribunale conosce solo due colori: bianco e nero, s-no, colpevole innocente. La realt umana ne conosce svariati lampia zona grigia di Primo Levi e gli storici sono meglio messi per restituire questa complessit. () I deputati non sono qualicati a scrivere la storia, non pi dei giudici. () Oggi abbiamo bisogno pi di verit che di giustizia. () La Francia ha bisogno di guardare in faccia il proprio passato, senza nascondersi nulla. Per nire, la conclusione del capitolo: Sognare una giustizia assoluta mi sembra non solo vano ma nefasto: lesistenza umana, lo abbiamo visto, un giardino imperfetto. Le derive moralistiche sono nocive, ma una vita privata di ogni idea di giustizia, non pi una vita umana. Non dobbiamo arrossire nel seguire questa via mediana".

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"los indignados" e il "socialismo dei cittadini"


23 maggio 2011 (blog)

"Un libro uscito nel 2006 da Feltrinelli spiega bene quest'alternativa: Zapatero - Il Socialismo dei Cittadini (curato da Marco Calamai e Aldo Garzia) documento prezioso. Il nuovo consiste nell'estendere i diritti e le libert di individui o minoranze, accettando l'enorme variet delle preferenze esistenziali in societ rese insicure da disoccupazione, immigrazione, terrorismo. I soldi mancano per politiche sociali magnanime, agire sull'economia divenuto tremendamente complicato a causa di vincoli e incompatibilit: meglio allora concentrarsi sulle riforme a costo zero - riforme civili pi che economiche, dice Antonio Gutirrez che oggi dirige la Commissione economica del Congresso dei deputati - che danno al cittadino la sensazione di essere ascoltato, rispettato anche quando la vita si fa per lui difcile." Da L'allergia italiana a Zapatero, di Barbara Spinelli, ancora ragionevole editorialista de La Stampa nel dicembre 2006 Zapatero ha fatto molto nel campo dei diritti civili, ma il movimento 15 M,! quello dell'ultima settima degli accampati a Madrid e in altre citt,! l a dimostrare che una parte dei cittadini sono indignati da un decit democratico (di rappresen230

tanza reale) ed a un decit di intervento politico nell'economia (a seguito della crisi). Un vero schiaffo al socialismo dei cittadini, che forse funziona quando l'economia va bene, e del quale chiedersi che ne far adesso, ora che si prospetta solo uno sfondamento del partito Popolare dalle amministrative di ieri no alle prossime elezioni politiche? Riporto la testimonianza diretta di una amica da Puerta del Sol che mi ha postato su FaceBook: "ci sono stata ieri sera per vedere cosa dicevano anche perch domenica voto anche io per il sindaco qui. Noi europei residenti abbiamo questo bellissimo diritto. Mi ha colpito molto perch una manifestazione totalmente pacica. Sui giornali si vede solo porta del sol ma in ogni parte del centro di Madrid c' gente a cerchio che come in un'agor parla a turno e crea dibattito (con il megafono). Non ci sono solo giovani ma gente di tutte le et e secondo me anche di tutti i colori politici. La gente stanca, ha dovuto subire una crisi non aspettata forte e senza prospettiva di ripresa. La cosa pi bella che non c' un leader ma gruppi di lavoro e la rivendicazione pi presente abolire o modicare il sistema dei partiti che non riescono a rappresentare i cittadini. Vogliono una democrazia reale e per ottenerla credono che fondamentale la partecipazione cittadina attraverso la democrazia diretta (referendum, petizioni, etc).Il programma politico si sta creando giorno dopo giorno in strada poich un movimento spontaneo nato tra pi di 200 piccole associazioni che sono
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state capaci di comunicare su internet.Insomma una lezione di democrazia che a vederla dal vivo ti va venire la pelle d'oca. Tutti i politici ed i candidati per le elezioni di domani hanno gi perso perch la vera campagna elettorale l'hanno fatto i cittadini in questi giorni, sebbene ci fosse il divieto della giunta elettorale per rispettare i giorni di riessioni pre-voto. Da quanto si capisce, il ministro dell'interno sar cauto e non far intervenire la polizia per sgombrare le piazze stasera che la serata pi delicata. Speriamo che "los indignados" e la democrazia vera trionno!!!" In cosa consiste il nuovo di questo movimento? Quale direzione e quale connessione con il resto delle mobilitazioni nel resto nel mondo arabo ed europeo? E, ancora una volta, quale ruolo hanno i social-network nelle rivolte senza leader che hanno aperto il 2011?

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La mamma (e gli spaghetti) di Erri De Luca


31 agosto 2011 (blog) Il nostro paese quello in cui a produrre lm, o ci pensa il Ministero della Cultura o la Pasta Garofalo. Quest'ultima giunta al quinto cortometraggio prodotto: titolo, "Di l dal vetro", autore, lo scrittore Erri De Luca. Quest'ultimo, interpretando se stesso in un dialogo immaginario con la madre defunta, sostiene un teorema molto semplice: il terrorismo vero quello dei bombardamenti aerei sulle citt (quelli della II Guerra Mondiale, cos come quelli su Belgrado alla ne del '900); quanto fatto dalla sua generazione in confronto erano solo pinzillacchere. Il teorema, attraverso l'articio retorico della ereditariet, di madre in glio, della paura per le sirene degli allarmi antiaerei, crea un contorsione concettuale che naturalmente sfugge ai vari critici (quelli della trasmissione radiofonica Hollywood Party) cos come sfuggir a quelli del Festival di Venezia 68: guerra e terrorismo sono due modi distinti e distanti di svolgere violenza politica di massa. Capisco che ai palati delicati dei lettori di De Luca dispiaccia distinguere, preferendo le languida lingua letteraria che tutto tracima d'incanto, ma tra la violenza istituzionalizzata, cio in qualche modo "legale" (la guerra) sul terreno dif233

cile del diritto internazionale, e quella eversiva, "illegale" (il terrorismo) c' grande differenza. Si pu dire che le vittime sono sempre la societ civile, ma la differenza tra guerra e terrorismo, oltre l'aspetto leguleio, anche in una importante questione di trasparenza. Sotto un bombardamento in guerra so chi mi colpisce, in una bomba terrorista non lo so e difcilmente lo verr a sapere perch le le dei fatti sono quasi sempre coperte da ragion di Stato, segreto di Stato, sicurezza nazionale. In altri termini, le dinamiche dei terrorismi, neri o rossi, di ieri o di oggi, sono oggetti di strategie politiche interne e internazionali il cui livello di comunicazione e propaganda assai pi elevato e sosticato che in guerra. Insomma, la guerra consegna la verit ai gli, il terrorismo la delega, forse, ai nipoti. Ringraziando per questo ultimo contributo alla cultura del nostro Paese dalla generazione sessantottina, una notazione nale. Le liberaldemocrazie hanno una prassi politica cos terribilmente noiosa che difcilmente si potrebbero descrivere in belle lettere. Capita cos che il nostro autore preferisca ancora tramandare il verbo rivoluzionario della sua passione giovanile, questa volta, in nome di quanto pi santo hanno gli italiani: la mamma! (Per non dire del sostegno nanziario degli spaghetti, degno partner delle madri 'coraggio' d'Italia) Possiamo immaginare che per Erri de Luca le lente riforme, il rito parlamentare, la pacata e plurale dialettica politica sia tutta roba da casta, cui la lingua italiana pu dedicare al massimo un insulto. Un grillesco vaffa.
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L'invenzione araba 2011: la democrazia "one2one"


8 gennaio 2012 (Blog)

Motivo della profonda radicalizzazione del mondo arabo che ha condotto molti giovani sulla strada del terrorismo, stato ricercato nel fatto che negli ultimi quattro secoli gli arabi non abbiano prodotto alcuna invenzione degna di rilievo, connotando un declino che dai tempi d'oro del Califfato non si pi interrotto. Un declino che potrebbe essere stato indotto dai tre secoli di ritardo con i quali gli arabi hanno introdotto il torchio tipograco e quindi la distribuzione libraria con i loro caratteri. Un ritardo che ha prodotto un dato impressionante: la quota dei libri stampati nei paesi arabi pari allo 0,8 per cento della produzione mondiale, secondo il rapporto della Nazioni Unite 2002-2004. Questi dati che troviamo ne "Il perdente radicale", cio nel prolo che il poeta Hans Magnus Enzensberger tratteggia del soldato nazista di ieri e del terrorista kamikaze di oggi, potrebbe avere trovato una sbocco positivo, a scapito di un destino suicida per l'intera civilt araba, nell'anno appena trascorso che si era inaugurato con la rivoluzione dei gelsomini in Tunisia.

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Gli arabi, i loro giovani, le loro donne, potrebbero aver inventato un modello di rivolta democratica caratterizzata da due novit assolute, in relazione tra loro: l'uso dei social network e, ancor pi importante, l'assenza di leadership nei processi di governance in seno ai movimenti. Il modello di utilizzo del web e dei social network, come Twitter o Facebook, ancora nel 2010 stata la campagna elettorale di Obama. Ma tale modello reiterava ancora in fondo il rapporto televisivo di uno a tanti, seppur condito da molto feedback. Il modello delle rivolte arabe stato invece orizzontale, uno da uno: one2one. Una orizzontalit accentuata dell'assenza di leadership, che potr costutuire per alcuni un limite e per altri una opportunit, me che resta la vera innovazione dell'uso sociale della democrazia e della rete. L'invenzione che stata copiata poi dai movimenti europei (Indignados) e USA (Occupy). Credo quindi che la rivista Time abbia fatto bene a dedicare la copertina per il 2011 ad un anonima rivoltosa, con tratti arabi. Potrebbe infatti trattarsi di una importante invenzione del mondo arabo dopo secoli, che dona a tutto il mondo non solo l'invenzione stessa, ma anche un prospettiva meno conittuale allorch le giovani generazioni arabe ne saranno consapevoli e ne andranno ere.!

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La deriva giustizialista delle Lettere


12 giugno 2011 (Blog) Bruno Pischedda sul Domenicale odierno del Sole24Ore, dopo un nano-excursus sulla gura dell'italico intellettuale e connotati annessi, giunge a una conclusione che, pi di mille saggi, fornisce lo stato della cultura in Italia. L'autore di Gomorra, secondo Pischedda, sarebbe infatti il novello Pasolini di "Io so i nomi Io so i nomi. Ma non ho le prove e nemmeno gli indizi", con la differenza che Saviano nei suoi testi porta le prove: le prove giudiziarie, essenzialmente. Naturalmente! La consegna alla prassi giudiziaria, nelle parole dell'ex direttore di Linea d'ombra, non pu essere pi totale: "A un minore slancio poetico, divinatorio, sapienziale, supplisce un pi robusto atteggiamento empirico di cui il giornalismo militante a fornire la matrice." Il postulato che manca per concludere l'articolo esplicitandone completamente il senso che l'unico intellettuale possibile oggi il giornalista militante: Roberto Saviano solo il migliore in quanto "esperienza emotiva e territorio in lui coincidono". Il ricercatore milanese non si accorge, o avvalla spudoratamente, il tentativo, da 20 anni a questa parte, di fondare tutta la politica, le idee e la storia del nostro paese solo sul loro asse giudiziario. Questo tentativo dovrebbe essere evidente, a
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una sinistra liberale, che glio di una cultura da inquisizione pi che da umanesimo, come ancora con Pasolini eravamo 'ben' abituati (anche se forse un certo furore manicheo era gi presente). Si consiglia, allora, la lettura del solito Todorov, giacch le ampie "zone grigie" della storia del nostro paese necessiterebbero di Primo Levi, cio uomini di Lettere, non di giornalisti di giudiziaria.

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TAV: Et in Arcadia ego


6 luglio 2011 (blog)

Questa immagine, tra quelle delle manifestazioni e dei violenti scontri del 3 luglio 2011 in Valsusa, mi ha subito suggerito il suo titolo. Senza scomodare Panofsky, questa fotograa ha un valore iconograco di grande forza emotiva: gli scudi "militari" della TAV contro il crocesso disperato dei NO TAV. Fin dall'origine il rapporto tra violenza e movimento contro la TAV equivoco: la verginit pacista, i "no-tav" l'hanno persa decenni fa con le indagini di Maurizio Laudi sugli anarchici valsusini, accusati di banda armata. Alcuni di
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loro si suicidarono in seguito. La storia complessa, non lineare, lunga e ...per arrivare no al 3 luglio 2011, forse occorre passare per Genova 2001. Andando al di l della cultura e della violenza emerse, da tutte le parti in scontro, il dato che ci riporta questa immagine quello sintetizzato in un commento su un altro blog del Cannocchiale: http://orione.ilcannocchiale.it che termina cos : "Qual il ne del progresso, se non il progresso stesso, e in che cosa diverso dagli altri monoteismi che chiedono atti di fede contro speranza? Che differenza c tra le scavatrici della Val di Susa, che si apprestano a far svettare il tricolore su abeti sradicati, nidi di scoiattoli e cime millenarie, con gli appetiti del gigante minerario indiano Vedanta Resources, che della montagna sacra dei Dongria Kondh riescono solo a calcolare i due miliardi di dollari di bauxite che ci stanno sotto? Cosa cambia con i Buddha abbattuti dai talebani in Afghanistan, coi roghi di libri dei nazisti, coi templi Inca e Maya piallati dagli evangelizzatori e usati come base per le loro chiese? Chi decide cos sacro e cosa pu essere spazzato via dal mondo?" Ecco l'interrogativo retorico che sintetizza, come icona, questa immagine. Quella in Val Susa non quindi solo una bieca questione economica su chi sbaglia nell'analisi dei costi/beneci, ma anche una questione di vision antropologica tra arcadia e progresso. Tra sacro e profano.

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La profezia di Marshall McLuhan


21 luglio 2011 (blog) Oggi il giorno che dovrebbe celebrare l'importanza dei mass media nella storia umana. Esattamente 100 anni fa nasceva infatti Marshall McLuhan, e prima che scocchi la mezzanotte, un breve omaggio. La recensione della biograa scritta da D. Coupland: You Know Nothing of My Work! che ci ricorda come le scienze umane siano premessa indispensabile alla riessione sulle tecnologie. "One must remember that Marshall arrived at these conclusions not by hanging around, say, NASA or I.B.M., but rather by studying arcane 16th-century Reformation pamphleteers, the writings of James Joyce, and Renaissance perspective drawings. He was a master of pattern recognition, the man who bangs a drum so large that its only beaten once every hundred years. ~ Douglas Coupland Alla sua pi famosa massima, oggi ne preferiamo una pi amara e letteraria: "Oggi i modelli di eloquenza non sono i classici, ma le agenzie pubblicitarie".

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Il Caff sui social network: un bilancio


22 luglio 2011

Dopo un anno dall'apertura della pagina 'sociale', i lettori del 'Caff' su Facebook si sono attestati intorno ai 144, 12 alla seconda: un numero che 'mi piace' pi che un bel numero. Assai peggio andata su Twitter, dopo lo stesso periodo, solo 48 persone seguono i cinguettii del Nuovo Caff Letterario: una miseria anche per un social network che non ha preso molto piede in Italia. Sul Web "tradizionale" i numero sono diversi: sia il blog che il sito dopo 5 anni di vita il primo e ben 14 il secondo, se non altro almeno hanno qualche migliaio di lettori all'anno. Poich in rete si paga sempre una discontinuit nella cura e nei tempi degli aggiornamenti dei contenuti, uno dei dati positivi dell'uso dei social network stato quello di obbligare a tenere aggiornata un po' tutta la liera dei siti legati al NCL (Issuu, Anobii, YouTube, Vimeo). Inoltre credo che sia FB che TW siano stati utili per fornire una servizio aggiunto ai contenuti del Caff, offrendo una segnalazione di link culturali di livello internazionale che mi pare potrebbe essere anche un po' pi apprezzata, ma che in ogni caso sostituiscono le vecchie pagine statiche di link 'amici' coi i loro indirizzi internet vieppi interrotti.
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Inne, se si coltivata una nicchia, occorre rassegnarsi, non si possono cercare grandi numeri. Apprezziamo quindi i piccoli: quelli che possono stare su un divano in compagnia delle Muse.

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La casta (retorica) delle rme


23 agosto 2011 (blog) Un paese si pu giudicare, oltre che dai suoi uomini politici, anche dai suoi giornalisti. Anzi pi facile perch l'uso della retorica, nel giornalista di successo, per quanto rafnata, alla stretta nale si rivela nella maggioranza dei casi semplice manicheismo moralistico. I buoni e i cattivi, i vizi e le virt, la casta e i cittadini, una serie di binomi artatamente applicati di volta in volta come giudizio sommario a seconda del teorema presentato dall'editoriale. Per esempio, la stessa rma, un giorno pu presentare il piccolo comune del Nord come il ricettacolo delle peggiori trivialit legiste di un Paese dilaniato da cento campanili, e il giorno successivo diventare cellula feconda del tessuto connettivo di un Paese composto da mille villaggi. In sostanza la lettura di certi 'pezzi' da prima pagina, con rme strapagate, induce la riessione seguente. Se una volta si diceva che il Paese ha la classe politica che si merita (salvo scoprire poi tardivamente che non era cos male), oggi - nonostante tutto il discredito del ceto politico - credo si debba ribaltare il concetto: siamo una nazione con i giornalisti che si merita (dove pochi si accorgono della subdola incoerenza di chi tutto articiosamente subordina al nemico del giorno per stappare l'applauso interiore a signori e signore i cui sommersi rancori sociali mai sopiti ben si coniugano con la sublime arte della penna).

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Sereno, James Hillman, assai meno noi che restiamo


28 ottobre 2011 (blog) (James Hillman, one of our great mentors, died peacefully this morning at his home in Connecticut. He was 85. His wife Margot said he was true to his character to the end, even as he moved into that place between day and night. May I just add, in tribute to him as a friend, how deeply James has enriched us.) Da una strana recensione di molti anni fa, de "La politica della bellezza": "(...) Se la situazione di trovarci a far shopping tra prodotti di un consumo rapido ed intimo, esposti in contesti di un gigantismo concentrazionale ai quali arrivare 'motu proprio' tra un percorso di discariche, con mezzi inquinanti; se tutto questo lo percepiamo talvolta come un agire coatto verso, nel e con la bruttura siamo pronti alla rivolta di Camus. Siamo prossimi a scendere in politica per riappropriarci del bello cercando di re-immaginare la nostra citt. Iniziamo a considerare contigua a noi quell'attivit che la psicoanalisi (l'intimo) ha sempre rimosso: la politica. Quell'attivit di liberazione contemporaneamente personale e sociale che fornisce di senso la vita quotidiana.

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Cos come gi oggi accade che una bellezza esotica da salvare induca ad una 'nobile' mobilitazione ambientalista per una cause lontana (percepibile come 'estrema'), se il senso del lontano ed del prossimo a noi saranno man mano ricondotti ad un concetto di contiguit, si otterr allo stesso modo di mobilitare politicamente 'a difesa o al pro' di una bellezza pi difcile da riconoscere. Quella bellezza che sta tra casa nostra (l'intimo) e l'amazzonia (l'estremo): la citt, il luogo della politica e dei cittadini. Il libro di Hillman ci dice questo: tra la psicoanalisi e l'ambientalismo c' la politica. La primo combatte il narcisismo, il secondo la devastazione ambientale, la terza l'alienazione della vita ridotta a consumarsi in una terra desolata. Il fare politica lo si pu dunque congurare come contiguit di un'azione liberatrice della bellezza, che ripristina il ponte tra l'io (intimo) e l'altro (estremo) paragonabile ad un ponte con la Grecia della polis, tra losoa e mitologia. Cos al richiamo delle sirene dell'interiorit psicologica e dell'esteriorit ambientale, le voci della politica ci riconducono alla prassi dialettica dell'agor, cio in quel luogo 'bastardo' (meticcio) dove si aggirano discutendo animatamente coloro che provano a re-immaginare se stessi e il mondo." ...e, nel 2000, la prima presentazione di Hillman in rete (in italiano). Piccolo vanto, gloria personale.

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Finalmente l'Obama de no'altri: Matteo Renzi


30 ottobre 2011 Due anni fa, in quellepopea che stata la campagna elettorale di Barak Obama, si sono sprecate le lagnanze della serie: avessimo un Obama italiano!. Ora che c: levate di scudi. Comprensibili quelle dellapparato di partito del PD che vede, per la prima volta, insidiata seriamente la sua leadership. Meno comprensibile quelle che salgono dai social network, dai giovani, dai simpatizzanti del centro-sinistra che continuano a preferire le parole di Bersani, Vendola, quando non Diliberto.

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Lo spin doctor di Matteo Renzi


1 novembre 2011 (blog)

Non so se sia esatto denirlo spin dottor, magari gli garba, ma dietro o a anco, ma fuori dalla ribalta, di Matteo Renzi c' una vecchia conoscenza. Un nome noto al mondo socialista: Giuliano da Empoli. E' infatti il glio di Antonio. Vicino ai socialisti, amico di Giuliano Amato, Antonio Da Empoli era entrato a Palazzo Chigi negli anni di Craxi. Nel 1983 divento' responsabile del dipartimento economico della presidenza del Consiglio e tre anni dopo le Br lo presero di mira in un attentato. Nel 1987 un altro incarico importante, questa volta al Dipartimento per il Mezzogiorno, snodo importante nel gran ume degli aiuti al Sud. Nel 1992, con Amato a Palazzo Chigi, il governo invia Da Empoli al Monte dei Paschi di Siena, come rappresentante in quota socialista nella deputazione della banca senese. Muore in un incidente sull'autostrada del sole nel 1996, quando, con la moglie, coinvolto nelle inchieste di tangentopoli sul Pacini Battaglia e la Karnko. Il glio Giuliano sembra ereditare immediatamente il ruolo del padre, soprattuto l'amicizia con Giuliano Amato: infatti, morto il padre, lo troviamo consigliere del ministro delle comunicazioni Maccanico tra il 1996 e il 1998, esperto presso la presidenza del Consiglio con il governo Prodi II
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(1999-2001) e consigliere del ministro della cultura Rutelli no al 2008. E' poi membro del cda della Biennale di Venezia, gi amministratore delegato di Marsilio editore, la casa editrice veneziana del fratello di Gianni De Michelis. Dal 2009 assessore alla cultura nella citt di Dante, quando lo chiama Matteo Renzi uscito vincitore, come sindaco outsider, dalla primarie del PD. Una laurea in giurisprudenza, sociologo e giornalista anche un prolico autore di saggi, tra i quali il primo ebbe un certo successo "Un grande futuro dietro di noi". Ne parlammo su Socialisti.net nel lontano 2002. Un articolo che niva cos: "il grande futuro immaginato dalla sinistra anziana ci appartenga sempre meno, sotto tutti i punti di vista. A partire dai nomi no ai simboli passando per le idee forti o deboli che hanno rappresentato le migliori tradizioni politico culturali della sinistra storica o movimentista: tutto sembra dotato di senso e signicato sempre pi labile. Questa perdita di signicato indiscutibilmente legata alla mancanza di senso di responsabilit della sinistra stessa (...). Ma c dell'altro, perch la sinistra incapace di fornire risposte anche a chi in piazza professa che un mondo diverso possibile, oltre a quelle di chi, nel chiuso delle proprie case, chiede maggiore sicurezza sociale e libert personale. La sinistra silente non riesce pi a rispondere alle nuove domande di libert e responsabilit, domande che sono solo in apparente contraddizione, come utopia e riforma, o come lossimoro liberalsocialismo. Forse sar un neologismo a sintetizzare le risposta, ma,
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in ogni caso, abbastanza evidente, potranno scaturire sola dallinterno di questa nuova generazione. La scena degli anziani (con tanti auguri a Stefania Craxi o ai mitogra di Berlinguer o del Che) pare veramente ogni d sempre pi vuota." Dopo 10 anni da quell'articolo, e 15 dall'uscita del libro, le idee di patto tra generazioni, di meritocrazia, di walfare per i lavoratori non garantiti etc. arrivano nalmente alla scena nazionale. Grazie al "Big Bang" della Leopolda organizzato da Matteo Renzi. Bene ha fatto allora Giuliano da Empoli: invece di farsi cooptare ancora da il "vecchio" Amato, questa volta ha scelto un coetaneo. In questo modo un futuro, magari non grandissimo, si prola non pi alle nostre spalle, ma nella sua giusta prospettiva: davanti. Davanti a questo paese che aspetta da troppo tempo i suoi giovani.

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La fatica della democrazia, o della misura delle parole


13 novembre 2011 (blog) Fatico a sostenere la privazione di intelligenza politica che ben si esalta e diffonde in queste ore. Uno stimato giornalista di temi dell'innovazione come Luca De Biase, twitta poche minuti fa: "oggi il primo giorno del resto della tua vita". Un frase che vedrei pi adatta al giorno dopo la liberazione dei superstiti dai lager nazisti. Invece riferita alle ne di un Presidente del Consiglio dei Ministri regolarmente eletto dal popolo. Pur non essendo tra i suoi elettori, evidente che no al 2008, cio alle ultime elezioni politiche, la stragrande maggioranza degli italiani non si neppure metaforicamente sentita in un lager. La battuta di De Biase fa il paio naturalmente con i cori di "Bella ciao" di ieri sera, i festeggiamenti per un liberazione che, tra l'altro si stenta capire come sia successa. I festanti evidente che non colgono che Berlusconi sia in vero caduto da destra, per una azione in parte eterodiretta dall'Europa (ma anche del Vaticano), sotto la pressione delle novelle guerre nanziarie. Questo non saper misurare le parole, o valutare le circostanze non un problema da poco. E' semplicemente il vero dramma della sinistra di questo paese, che stenta ancora a legittimare le libere scelte degli elettori. La fatica della democrazia.

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ADDENDUM 2012

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I solidi numi tutelari di Matteo Renzi


13 ottobre 2012 (blog) Matteo Renzi, Stil novo.

[Mentre i renzini di Torino si riuniscono pubblicamente


per presentare i primi 100 Comitati, in modo tale da ottenere qualche riga sui media locali,] questa mattina mi accingo ad affrontare la lettura di Stil novo, pamphlet di Matteo Renzi che, utilizzando lartizio del ping pong tra passato e presente, mixa la storia di Firenze con ci su cui intervenuto come sindaco e con quello che vorrebbe fare per lItalia. Il libro manca di un indice dei nomi, ma non gran fatica ricavarlo. La chiave di interpretazione del testo infatti si pu determinare facilmente segnandosi i nomi degli uomini di cultura citati. Solo i moderni, al netto dunque di quelli della storia orentina, cio dei vari Dante, Machiavelli, Savonarola, Cellini, etc. che hanno una funzione aneddotico-comparativa. Basta allora trovare i primi due nomi per comprende il sottotitolo: La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter. Pur in un testo dal registro diretto e basso, non siamo di fronte alla declinazione della bellezza di un Celentano, n a quella astrattamente romantica di un Rilke: i primi due nomi che si incontrano sono quelli di Albert Camus e di James Hillman. [Chiss se i vari agit-prop piemontesi, dal consigliere
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regionale Gariglio al sindaco Catizone, hanno mai letto una riga de Luomo in rivolta o di Politica della bellezza?] Difcile non restare positivamente sorpresi: sono i due autori tra i pi coltivati dal Caff Letterario da oltre dieci anni (si veda http://www.kore.it/caffe2/Psiche_Polis.htm). Mentre pi facile ora comprendere la difesa del corpo docenti e lironia snob della recensione a Stil novo di Claudio Giunta sul supplemento domenicale del Sole24Ore del 12 agosto scorso (http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-08-12/renzi-politica-incultura082002.shtml?uuid=AbGvpLNG&fromSearch ). I due nomi di Camus e Hillman sono accuratamente evitati in tale recensione, si tratta, infatti, di due delle rimozioni principali dellintellighenzia italiana nellultimo mezzo secolo. Specialmente il primo in relazione alla generazione del 68: quella oggi al comando del paese. Anche il dubbio che dietro il libro ci sia qualche aiuto, lecito, ma irrilevante o meno? Certamente postare su un social network non come scrivere un libro. Ma come determinare il peso tra il pensiero dellautore ufciale e quello del gosthwriter? La risposta la potr fornire solamente il tempo, con la sua famosa galanteria. Un aneddoto. Su Hillman, segnalo la sua stessa precisazione in prefazione: Fu per soltanto nell'ottobre del 1981 che inizi a prendere forma un'intuizione psicologica pi profonda, sotto gli auspici ispiratori di Francesco Donfrancesco, che ha curato questo libro, e di Paola Donfrancesco, che con passione lo ha tradotto. In Palazzo Vecchio, a Firenze, mi
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fu offerta infatti la possibilit di elaborare abbastanza distesamente quell'intuizione che ha nito per diventare Politica della bellezza. C quindi un curioso legame che lega la Firenze che ispira il pensatore americano che ispira, 30 anni dopo, il sindaco della citt. I due autori sono certamente legati pur nella diversit generazionale e di approccio, ma non mi risulta che nessun saggio accademico li abbia mai nora accostati. E stato fatto solo in rete, sul nostro NCL oltre un decennio fa, ma per fortuna anche di recente, come riportato dalla giovane blogger Silvia Quaranta (http://silviettapd.wordpress.com/2012/07/11/bellezza-e-rivoluzione-il-mond o-ha-bisogno-di-entrambe/). Che Camus e Hillman si ritrovino oggi tra i numi tutelari di Matteo Renzi cerco di leggerlo dunque come un buon presagio [contrariamente ai Comitati locali del PD che lo sostengono]. Il segno indiscutibile che lo iato generazionale, politico e culturale con l'attuale classe dirigente del PD e del paese, oltre ad essere incolmabile, appoggia almeno su solide fondamenta.

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APPENDICE La vignetta della settimana

2000 - 2001 (di Walter Falciatore)

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NUOVA GENERAZIONE

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IL BERSAGLIO DELLA LEGA

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"CHE NE DICE, SERGENTE, SE DIAMO TUTTA LA COLPA A VOI?"

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FUTURI INCONTRI

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BOSELLI-PINOCCHIO HA CAMBIATO LE GAMBE

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ARRIVANO GLI AMERICANI

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LEZIONI DI STORIA

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IL LUNGO VIAGGIO DEL SOCIALISMO ITALIANO

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"LA NUOVA DIREZIONE CENTRALE"

265

I DUE VERONESI

266

I NUOVI TRIBUNI

267

SANTE PILLOLE

268

AD OGNUNO LE SUE DROGHE

269

".. E QUANDO AVRAI VENTI MESI DIVENTERAI DELLE BELLE FETTINE DI CARNE BIANCA SENZA ENCEFALOPATIA SPONGIFORME"

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"BATTER CASSA ALL'AFRICA"

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