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Viaggio senza

fine
Una Raccolta esistenziale e spirituale.
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È molto difficile non parlare di nessuno. Anche quando non si parla di niente

c’entra sempre qualcuno. Mi fu un giorno detto che qualunque cosa abbia

vita è destinata a conoscere una fine, perché figli di un inizio. In questo senso

non ci può essere un viaggio senza fine. Il detto è risultato di una certa logica

ed è giusto che sia così. Però la logica è solo una parte del tutto , solo una

parte del cosmo. Questo vuole dire che fuori di ogni logica, fuori del

razionale, fuori di ogni calcolo, di ogni probabilità, eventualità, lontano dalle

terre sotto la luce del sole, nelle terre mai esistite lì, lontano della mente, i

pellegrini rinati nello spirito viaggiano per un viaggio che mai conoscerà

fine. In queste righe vorrei parlare di me solo un po’ ma mi rendo conto

dell’impossibilità di farlo, come ho già detto prima, è difficile parlare di

nessuno. Sono nato in un giorno mai esistito, cresciuto nelle terre di nessuno

lontano dal sole perché vagabondo senza sosta. la mia mente, il mio spirito

hanno accettato l’unità con la coscienza suprema, il mio cuore è addolorato

dalla conoscenza, la mia pelle è scura poiché non deve lasciare passare i

raggi del sole ed è una frontiera tra il mondo mortale e il mondo lontano dal

sole, terra di nessuno punto dove la conoscenza incontra l’essere ma sfugge

alla persona troppo impegnata a scappare da sé. Devo raggiungere il luogo, il

punto di liberazione, il punto di morte definitiva e di rinascita eterna. Non so

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quanto ci metterò ma intanto vado. Della mia esistenza c’é ben poco da dire,

solo artifici per una mente interessata al divago. l’importante è quello che ho

da raccontare, la mia esperienza, il messaggio che porto dalle terre di

nessuno. Ho conosciuto un tempo durante il quale il sole era diverso da oggi,

poi è cambiato e ancora una volta cambierà. Come fai a raccogliere le fila di

una vecchia vita, come fai ad andare avanti quando nel tuo cuore, nel tuo

intimo cominci a capire che non si torna indietro, che ci sono cose che il

tempo non può accomodare, ferite talmente profonde che lasciano un segno.

Lontano nel passato, in un giorno non di vita ma neanche di morte, fui

colpito, ferito dove nessun arma mortale poteva colpire. Da chi, da cosa,

perché, non saprei rispondere. Oramai sono passati secoli e i ricordi

sembrano come candele in fin di vita e le ferite hanno lasciato segni,

cambiamenti. Non sempre il male viene per nuocere. Oggi nel più profondo

di me ho consapevolezza che le mie ferite hanno portato al mio risveglio;

cosi mi avviai sul sentiero oscuro lontano dalla luce del sole e d’allora ho

preso la strada che non finisce e ho viaggiato, sto viaggiando. Mi ritrovai di

fronte a due strade, una di terra battuta e l’altra non battuta e io scelsi quella

non battuta e così sono diverso. Sono per una forza di una volontà interna e

intensa destinato a percorrere una strada non comune, una strada mai

percorsa, una strada senza fine, una strada senza inizio;

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Il viaggio dentro di me.

Mi apparse in un giorno di inverno, Con il freddo la meditazione era impresa

non facile, Dal mio balcone osservavo la luce e le stelle, le quali in quei

giorni di solitudine mi facevano compagnia. il tempo non mi permetteva di

godermi lo spettacolo davanti a me, Con i miei occhi continuavo a cercare

una posizione che mi potesse aiutare a vedere meglio, senza risultato. Poi ad

un tratto il cielo si schiarì come per incanto, prima non capii, avevo di fronte

e vicino a me le stelle e la luna in un luogo caldo e silenzioso. Riuscivo ad

avvertire le vibrazioni che emanavano gli astri accanto a me espressione di

amore. Non sentivo niente ciononostante mi piaceva stare in quel luogo. A

questo grande concerto di luce venivano a farsi vedere migliaia di altri astri;

avevano dimensione diverse ma suonavano la stessa musica, la musica del

silenzio ed in quel silenzio udii la musica dell’universo. Dal silenzio, il più

grande concerto al quale io non abbia mai assistito. Dal mio profondo sapevo

che non era la prima volta che venivo lì e che certamente non sarebbe stata

l’ultima. Solo che prima non mi ero mai fermato, frustato dalla vita moderna.

Correndo dietro il tempo, i soldi, lo studio non mi ero mai fermato a

contemplare questo luogo quasi soprannaturale. Era un luogo che avevo

sempre conosciuto, un luogo dove sono sempre passato, un luogo che non

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avevo mai guardato e dove non mi ero mai fermato ad ammirare. Allora

stavo lì, fermo, perplesso; in quel luogo avevo capito di poter trovare tutto

quello che volevo. Tutto quello desideravo. Tutto quello che ho sempre

cercato correndo a destra e a sinistra è sempre stato lì dall’inizio; sono stato

io incapace di volere e di intendere veramente. Era un luogo vuoto,

circondato solo da luce intensa. Quel luogo non aveva né inizio né fine

.C’erano astri intorno a me e tante altre cose che fino a poco tempo fa non

potevo percepire né vedere. I miei occhi non vedevano niente in quel luogo .

Così decisi di avventurarmi su quelle terre sconosciute. Andai sulla luna, lì

trovai uno spettacolo che non potrei descrivere con le parole umane. Bisogna

andarci per credere. Passai molto tempo esplorando quel mondo. Le sue

vibrazioni erano più intense, esprimevano felicità, gioia, amore, esprimevano

il divino, Il mio corpo non reggeva più ; l’intensità dell’amore che emanava

quel luogo ero saturo di amore, di vero amore al punto di esplodere. Del mio

vissuto, non avevo mai sentito una emozione così forte. Avevo gli occhi pieni

di lacrima senza saperne il motivo. Me ne stavo lì, seduto ad osservare le

stelle che prendevano ogni volta la forma dei miei pensieri che in quel

preciso momento. mi venne da ridere, avevo capito dove stavo realmente. Sì

avevo capito tutto. Non potendo vedere fuori di me per osservare la luna e le

stelle, ho guardato senza accorgermene dentro di me e qui gli ho avuto come

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vicini. Sì, stavo dentro di me; nel più profondo di me. Non sono per niente

diverso dall’universo. Viaggiando dentro di me, sono arrivato in un attimo

dove la scienza mise anni ad arrivare. Non c’e viaggio più importante di

quello dentro se disse un giorno un grande uomo: io dico non c’e realtà più

reale di quella interna. Quando sono tornato dal mio viaggio, erano passate

più di cinque ore, da quel momento cambiò la mia percezione della realtà.

Qualcosa era cambiato oppure nato in me. La consapevolezza è un processo

continuo. Se diventa consapevole quando si vive non fuori ma dentro di sé. È

una strada naturale che penso prima o poi tutti dovranno percorrere, un

processo facile che la vita moderna rende quasi impossibile. Non è una

questione di Dio oppure del diavolo né di guerra né di pace. Solo di

consapevolezza, di volontà e di coraggio. L’infelicità, l’inconsapevolezza, la

tristezza intorno a me ricominciavano a farsi vive pian piano. Così ricordai

quando stavo in quel luogo di aver visto miglia di persone a destra, a sinistra

esattamente come facevo io prima. Alcuni si fermavano un attimo spinti dalla

curiosità di sapere perché me ne stavo lì, felice e per quale motivo lo ero, ma

appena si facevano questa domanda passandomi intorno, il tempo li

richiamava, volavano via lasciandomi perdere ricominciando a correre

ripassando una volta, due volte, tre volte. Facendo sempre le stesse cose

senza rendersi conto della ripetizione, perché ormai schiavi delle tradizione,

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delle culture e dell’abitudine. La monotonia viene definito il sicuro, il

conosciuto, il serio e invece le novità inspirano paura, insicurezza,

pericoloso. Altri invece, indeboliti oramai dalla vecchiaia, non avevano più la

forza di andare avanti ed indietro. Crollavano esausti. Scrutavano convinti di

aver trovato finalmente il tesoro tanto cercato e desiderato. Stavano lì di

fronte senza la forza di poterci avvicinare, di potere usufruire, le forze ormai

li stavano abbandonando. Cercavano di avvertire i più giovani del pericolo

incombente, l’importanza della vita, la via veramente via, ma nessun non gli

dava ascolto. Finivano per morire e entrare nel regno dell’infelicità,

allontanandosi sempre di più dal luogo dove stavo, trascinato verso

l’immensità dalla corrente della morte e dell’infelicità. I più giovani

correvano sempre di più come pazzi da un lato ad un altro senza saper dove

esattamente andare. Non si fermavano mai, appena smettevano di fare

qualcosa, ne cominciavano un altro senza capirne il motivo. Quando ad uno,

capitava di incontrare uno dei vecchi predicatori, gli ridevano in faccia

trattandolo da rimbambito, lo prendevano in giro o gli promettevano di

parlarne poi. Sì, ho visto tutto questo. Sì, ricordo di aver visto anche altra

gente dove ero. Avevano rinunciato alla vita nella materia. Se ne stavano lì,

meditando in comunità spirituale, cantavano all’unisono con la musica

dell’universo, con la musica del mio interno, dell’universo da dove emanava

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una sensazione di felicità infinita, così pensai che avrei dovuto unirmi a loro.

Poi capi che non era il mio posto, almeno per il momento. Poi ricordo, aver

visto anche altri che mi salutavano con calore, amore con il volto che

esprimeva solo felicità. Alcuni di loro piangevano talmente erano felici ed

altri invece ridevano. Tutto questo nel più grande silenzio, con la musica, la

lingua del quel posto. Il posto il più lontano e il più vicino a noi .Queste

persone venivano lì, penso, per caricarsi dell’energia d’amore, che generava

il cosmo, per poi ripartire nel mondo sotto la luce del sole. La comunità

generava energia spirituale del cosmo. I viaggiatori se ne caricavano per

potergli usare nel mondo manifestato sotto la luce del sole. Allora capì che il

mio posto era lì tra di loro . Ero uno di loro, un pellegrino dell’arco baleno.

Ora che ho preso conoscenza del mio essere e della mia responsabilità nella

realtà manifestata e non manifestata, capisco cosa si intende per ”il tutto sta

nell’uno”. Non c’e bisogno che tu mi creda sulla parola né che mi tratti da

pazzo; non ti servirebbe a niente. Sarebbe solo una perdita di tempo e

energia. Fa l’unica cosa consapevole in questa situazione ; se te la senti,

guardati dentro e vedrai con i tuoi occhi. Se hai preso la tua decisione allora a

questo punto c’e solo una scelta da fare; stare con noi oppure stare con loro.

Da sveglio o da dormiente buon viaggio!

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IL DUBBIO E LA CONOSCENZA.

Qualcuno disse “il dubbio è una chiave che porta alla conoscenza”

E io concordo pienamente però vorrei rifletterci di più. Se, il dubbio è la

chiave della conoscenza, ciò vuole dire che il dubbio ha il potere di aprire le

porte della conoscenza. Se questa chiave (il dubbio) ha il potere di aprire le

porta della conoscenza, ciò implica anche che gli possa chiudere. Il dubbio fu

un aiuto, il dubbio è diventato uno ostacolo”il dubbio ci aiuta ad evidenziare,

a riconoscere il male, a evitare di fare gli stessi sbagli. Il dubbio fu un aiuto.

A questo punto, il dubbio ha aiutato a aprire una porta, quella che porta alla

conoscenza ma qui finisce il suo compito. Adesso dobbiamo camminare e per

questo abbiamo bisogna di altri strumenti, la sensibilità, il coraggio, la

diligenza, la tranquillità, la meditazione, la curiosità ma soprattutto abbiamo

bisogno di amore. Al livello mentale e spirituale, le porte hanno un

funzionamento molto diverso dalle porte che conosciamo noi: ergo, un giro

in più ti porta altrove, oppure può anche darsi di non ci riesca ad aprire la

porta voluta. Molto spesso la gente non riesce con il dubbio ad aprire le porte

spirito-mentali, così essi s’incastrano e subito si viaggia a ritroso rimanendo

nel dubbio e tirando fuori solo artifici, droghe per la mente, fantasia. Questo

punto è molto importante: imparare ad usare lo strumento del dubbio è di un

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importanza cospicuo anche se così non ci risulta spesso. Il dubbio è diventato

uno spettacolo, Sul corridoio della conoscenza la vera conoscenza, le porte ce

ne sono tante, e il dubbio è lo strumento di guida per eccellenza. Un cattivo

uso dello strumento pèro condanna all’illusione più realistica che ci esista . A

chi possiede la veggenza, il dubbio non serve , perché dotato di una sorta di

bussola per superare i rischi d’illusione. La combinazione veggenza e

personalità può generare l’orgoglio e distruggere lo spirito. Essendo una

facoltà superiore, essa non può essere combinata a niente che attinge alla

personalità intesa come soggetto emozionale e razionale. Il veggente deve

essere nessuno. Egli vive nel suo interno dove egli è il tutto. Solo così la

veggenza può trovare giusta applicazione ed essere un aiuto per chi la detiene

e ne devi conoscere il trattamento. Il dubbio e la veggenza hanno la stessa

funzioni e usati a giusto fine portano a risultati strabilianti . Il veggente non è

una persona eccezionale oppure soprannaturale come spesso se si pensa,

bensì è una delle persone più naturali che ci sia. Solo che ce ne sono per

davvero pochi di veggenti veramente veggenti. È una facoltà interna a

ognuno di noi e la sviluppa solo sa vivere nel suo interno, chi da dentro di sé

trova la via. Solo una vita in stretta relazione armoniosa con la natura riesce a

risvegliare questa facoltà e in modo del tutto naturale. Il dubbio è più adatto

all’uomo moderno incapace di poter vivere dentro di sé per paura di scoprire

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ciò che realmente si è . Per quanto possa sembrare superficiale il dubbio è

uno strumento molto potente, ma non meno pericoloso. Perciò deve essere

usato con molta attenzione. La sua natura molto spesso fa dubitare della sua

importanza ma vi posso assicurare che così non è. C’e anche da chiarire un

punto(dubitare o non dubitare). Tanti pensano di dubitare ma è sempre così

molto delle volte critica soltanto. La critica è per così dire superficiale, non il

dubbio. Il dubbio ha per scopo l’acquisizione della conoscenza, la critica

invece rappresenta la classifica degli eventi o delle persone a seconda di

parametri che discendono molto spesso dall’educazione,dalle tradizioni, dalla

cultura di altri tipi di costruzioni mentali definiti come punti di riferimenti

per le masse. La differenza sta più o meno nello scopo. Mentre il dubbio ti

può aprire le porte della conoscenza, la critica te li chiude di sicuro. Se capita

che la critica non chiude le porte della conoscenza, allora non si tratta della

critica, ma bensì dell’analisi. La differenza è che : nella critica si cerca di

convincere, si ha una meta da conseguire a qualunque costo, lo scopo viene

già determinato . Nell’analisi, si ha delle supposizioni che possono verificarsi

o non: il risultato dipende dal ripetersi del comportamento e si basa

sull’osservazione ed è scientifico. La differenza tra l’analisi e la veggenza sta

nel fatto che l’analista cerca la cosa da studiare ed è sempre a caccia di cose

diverse per poterle analizzare e studiare però senza disapprovazione

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altrimenti passa dall’analisi alla critica. Dopo aver evidenziato cosa deve

studiare o analizzare, diventa un osservatore e usa il dubbio per accedere alla

conoscenza. Il veggente non cerca niente, osserva solo ciò che gli viene

messo sotto gli occhi. Aspetta solamente che le cose gli vengono rivelate. È

un osservatore che non usa il dubbio, avendo già la veggenza e viaggiando

sull’autostrada della conoscenza e della conoscenza di sé.

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STUPRATORE DEI PENSIERI

“Verso gli inferi”

Tu che mi riguardi da straniero, che vuoi di me ciò è mio, che ogni giorno

pretendi sempre più da me, sta mi lontano . Sono forse ciò che hai voluto che

io sia, ma ti sei interessato a me . Non hai voluto sapere ciò che io volessi

diventare. E adesso che so di non essere quello secondo te io dovevo

diventare, mi ribello da te . A te che ieri mi stuprasti la mente, io ti dichiaro

ostilità benché non abbia oggi l’energia che un tempo mosse cielo e terra,

sono lo stesso convinto di poterti sconfiggere con la mia sola volontà. Tu che

mi stupri i pensieri, ho imparato a riconoscerti per poter conoscere

finalmente me stesso. Tu che dalle terre sconosciute non mi hai lasciato

nessun ricordo, tu che mi hai insegnato a piangere invece che ridere, ridere

quando occorre pensare ed, pensare invece di meditare,pensandoci bene

senza la tua presenza non avrei imparato a conoscermi, stupratore dei

pensieri. Padre della mia condizione esistenziale non ti voglio più vicino a

me. Però non andare troppo lontano da me, per paura di poter più

riconoscermi, voglio solo che sappi che oramai sono consapevole. Un giorno

per me tu fosti un aiuto, poi sei diventato la mia tomba .E oggi che sono

rinato in me ho capito il tuo ruolo nell’equilibrio cosmico. So di averti ferito

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nel tuo orgoglio e questo mi addolora . So però che guarderai le cose dal lato

migliore; almeno tu hai lavorato per il principio.

Stupratore dei pensieri. Quante vittime devi ancora fare?Lo so, non me lo

dire, fa parte del tuo cosmico compito . La cosa triste però è che per i comuni

mortali sei diventato un dio. Il tuo culto viene celebrato tutti i giorni come se

l’esistenza mortale dipendesse da te. Pensano, ne sono conviti; sono sicuri di

pensare, di andare avanti, di tener tutto sotto controllo mentre da te vengono

solo stuprati .Quanto ancora durerà questo gioco? Non me lo dire, lo so non è

una questione di guerra ma di presa di consapevolezza. Ho incontrato un

uomo che ha imparato ad riconoscerti e gridava in mezza alla folla parlando

di te , oh te figlio di Arlik e fratello mio . Sì , era un risvegliato dello scuro

sentiero. Per i mortali era solo un folle, uno che aveva perso la ragione. Tu

gli ha insegnati le parole che non sono capace di capire, affinché ti

venerassero. Lo so fa parte del tuo compito, oh te figlio di Arlik e fratello

mio. Hanno scoperto te così sono finito nella trappola cosmica; da dove si

può uscire solo da risvegliato, da illuminato. Lo so hanno fatto una scelta,

una loro scelta e su questa concordo pienamente con te. Io ho conosciuto te,

ho scoperto il legame che ci lega entrambi oh fratello mio e vorrei che lo

stesso venga concesso ai mortali miei fratelli di un tempo.

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FIGLIO DEL CIELO

Così mi viene di chiamare un essere che un giorno incontrai sul mio

cammino; lo avevo appena riguardato diritto negli occhi quando mi accorsi

che non si trattava di un essere come tanti; aveva negli occhi un espressione

di felicità strappato alla tristezza, un espressione che a primo sguardo mi

parve triste, ma che poi capì essere la pura felicità . Quella felicità che non

pensavo che potesse esistere, espressione di un appagamento totale . “Io ero

in qualche modo convinto che la felicità fossi quella espressione che vedi

sulla fronte di un neonato . Quando, giocando ai piedi della madre cerca di

interagire e di capire ciò che gli sta intorno oppure nella culla mentre dorme.

Sì pensandoci bene è felicità; ma una felicità innocente destinato ad essere

persa. Sulla faccia di quel uomo c’era una felicità riconquistata: Esattamente

come il loto nato mezzo all’immondizia . Aveva un aria sia triste che felice

allo stesso momento. La sua felicità era interna ed incondizionata, mentre la

sua tristezza era esterna figliata da ciò che lui circondava. Non dalla natura,

madre di ogni cosa manifestata, ma dall’uomo. Tutti dicevano che era un

essere addolorato ma sapevo che la pienezza dentro di lui era divino. Mi

fermai alla sua altezza e lui capì che volevo parlare con lui , così si fermò e

io mi avvicinai a lui. Un attimo fa avevo mille e una domande da fargli,

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perché avevo intuito che era un viaggiatore spirituale, un pellegrino del

sentiero occulto, dell’alta dimensione. Al momento mi venne di salutarlo

chiamandolo “Figlio del cielo”, scrutando la sua espressione, cercando nei

suoi occhi suoi occhi un’ inspirazione che mi potesse aiutare a ritrovare le

mie domande, ma non trovai niente di quello che speravo di trovare.

Pensandoci bene avevo motivo per essere triste, ma così non fu e la cosa mi

turbò assai. Mi sentivo lieto solo perché ero vicino a lui di . La mia mente, la

parte razionale non poteva capire questa situazione. Ma non resisti e mi

lasciai trasportare. Ad un tratto cominciò a vedere la luce intorno a lui. Prima

mi aveva dato l’impressione di essere un solitario adesso sentivo, mi sentivo

circondato da più presenze, che poi capì che stavano lì da sempre ; stano

sempre con lui. Mi sono sentito, non so perché, al sicuro. Il fiume della paura

che scorreva dentro di me ad un tratto si era fermato. Acquistai una sicurezza

che prima non conoscevo; era una sicurezza incondizionata. Stavamo lì l’uno

di fronte all’altro senza dire parola ma in quel momento capii più di quanto

avessi mai capito durante molto tempo oramai ed in quello stesso momento

decisi di rimanere con lui e di seguirlo ovunque andasse; di imparare quello

che è conoscenza vera, di vivere nella cognizione con consapevolezza per

non scoprire al punto di morte di non essere vissuto affatto . Per la prima

volta dopo esserci incontrati, dopo essere stati lì senza dire parola, staccò i

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suoi occhi dai i miei e mi chiese”Perché insisti nel chiamarmi figlio del cielo

quando non porto ali?” Dapprima ho cercato di parlare, ma non ci sono

riuscito poi ho chiuso la bocca lasciando mi trascinare via dalla domanda.

Così sperimentai il mio primo viaggio dentro di me. Vidi le nuvole, poi la

luce e, poi niente, ma capì “Quando ci incontriamo per la prima volta, la

domanda quasi sempre spontanea è quella di sapere le origini geografiche

dell’ altro oppure cerchiamo, a secondo di come si presenta il prossimo, di

capire le sue origine che diamo per scontato che siano diverso dei nostri.

Questo modo di fare per quel ’ incontro non ebbi vita. Non gli porsi nessun

tipo di domanda, ma lo chiamai soltanto Figlio del cielo. Perché? Non

esprimeva nessun senso di appartenenza a niente né nessuno. Era libero da

ogni vincolo, era sinonimo di amore incondizionata. Così lo chiamai figlio

del cielo perché penso che dappertutto ci sia un cielo. Proprio perché non

apparteneva a nessuna nazione a nessun popolo a nessuna famiglia non era

nemmeno un viaggiatore tanto meno un ricercatore spirituale o pellegrino.

Non era nessuno perché espressione del tutto. Non portava nessun nome in

modo di essere chiamato con qualsiasi nome. Non era mai esistito perché era

espressione, esso stesso dell’esistenza. Non era il figlio del cielo, perché era

figlio e cielo allo stesso tempo. Poi dal niente rividi la luce, poi ancora le

nuvole e capì di averlo visto dentro di me. Quando riaprii gli occhi non c’era

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più e capii da quel momento che faceva oramai parte di me. Quando mi

ritrovai di fronte allo specchio capii di nuovo che non era lui dentro di me ma

io dentro i lui. Che io in qualche modo non esistevo più, esisteva solo lui con

me dentro di sé; che ero libero e felice. Ero diventato nessuno, ero diventato

l’espressione del tutto, poi guardai i miei occhi e sentii ancora che non c’era

niente di tutto questo, ch’ero sempre stato io. Prima nel sonno ed ora da

sveglio. Avevo rotto ogni tipo di legame con il mondo che conoscete ; ero

morto e rinato in me tutto era cambiato in me i miei sensi stessi avevano

scoperto un mondo nuovo, un modo nuovo di rapportasi all’esistenza e non al

rivelato; i miei occhi non vedevano più altro che amore, solo amore e sono

sempre più convinto che sia questo il vero scopo dell’esistenza stesso cioè la

scoperta del divino amore che risiede in ognuno di noi attraverso la sconfitta

della materia, della carne . Ero diventato una realtà incluso nel tutto e

contenente il tutto e contenuto nel tutto.

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L’IMMORTALITA CONTESTATA.

E chi l’avrebbe mai pensato, chi l’avrebbe mai immaginato? La verità è che

mi sono ritrovavo in quel luogo pieno di gente disposta ad aiutarmi, e se

stavo lì, era perché avevo bisogno di essere aiutato. Maledetta agonia della

sorte umana. Adesso se la prende anche con me ; Io figlio di Arlik signore

delle civilizzazione. C’era con me altra gente , insieme di famiglie che stava

male e come me aveva bisogno di aiuto,c’era chi piangeva, chi stava zitto.

Non sono un privilegiato della moderna società; sono solo Figlio di Arlik; il

Signore delle civilizzazione e dio delle terre di mezza. Da un certo punto di

vista è un mondo molto diverso, dove ogni angolo nasconde una realtà molto

diversa dalla realtà dell’angolo immediatamente accanto. Dove sono ora, la

combinazione dei colori forti esprime la serenità e il silenzio, pace

dell’anima, mentre dove sono stato ieri il colore bianco combinato con il va e

vai delle gente malata nell’anima esprimeva il la vittoria del male, l’infinità

che mette l’angoscia a chi tiene il respiro leggero. Mi sono ritrovato nel

bisogno e dagli umani mi sono arrivati i soccorsi. Qualche spirito potrebbe

pensare che fosse una tragedia. Qualcun altro una lezione ma io non so che

dire in verità.

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LA BARCA DELL’ESISTENZA

Il sorriso viene strappato alla notte del tempo. Per mezzo di esso,gli uomini

di tutte le generazione espressero la loro felicità. Fungeva solo da mezzo. Ma

nessun di loro si chiese cosa veramente fosse il sorriso. È così

si sono imbarcati sulla nave della felicità senza saperne il significato né la

destinazione. Un giorno sbarcheranno sulle terre sconosciute lontano da tutti

e da niente, penseranno di essere arrivati quando il viaggio vero non lo

avranno ancora cominciato.” Su quella barca lontano sul fiume immortale del

tempo, i passeggeri cominciarono a lamentarsi a farsi domande sul loro

destino e sulla fine del viaggio. Più i giorni passavano più lungo diventava il

viaggio. Eravamo sulla strada giusta?

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LO SCURO SENTIERO

Quanto è lontano da me il luogo verso cui sto camminando, quanto era

lontano da me il luogo verso cui sto camminando. ora oh me verso dove sto

camminando? In un istante si sono sciolte tutte le mie certezze oh, me il

camino verso dove m i sta portando. Oramai i miei piedi non rispondono più

a me oh me, sul cammino, all’improvviso mi sono fermato; stavo dinanzi ad

un incrocio, c’erano due strade dinanzi a me; una a terra battuta, l’altra a

terra non battuta. Scelsi quella a terra non battuta. È una strada difficile ma io

cammino lo stesso. Potevo fermarmi e ritornare sui miei passi ma ora non è

più possibile. Devo andare avanti e basta. Sì, devo andare avanti,ma dove ?

questo non lo so. A dir la verità non lo voglio neanche sapere. So solo che

devo andare avanti. Ma ora che sto facendo? Sto fermo ma come mai mi

sono fermato? Non lo so . Oh me adesso ho capito che devo capire e per

questo che mi sono fermato. Ma cosa devo capire,che c’e da capire? Non lo

so. So soltanto che quando l’avrò capito allora ritornerò a camminare;

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JOHNNY KISISA MIGLER WANKAM KANTAN

“ULTIMO DI NOME”

Era un uomo destinato ad attraversare la vita, non a girarci intorno.

Un uomo sicuro che le via più breve per il paradiso passasse attraverso

l’inferno. Ma la sua vera disgrazia era la mente troppo credente e perciò

mutilato da mille sofferenze e di aver scelto di diventare un SADHVIPRA.

La tragica debolezza per lui era il suo grande amore per tutto quello che vide.

Certe persone arrivano in un punto oltre il quale non possono più andare; un

punto in cui la conoscenza incontra il volere ch’ è ignoto ma conosce ciò che

non tutti possono vedere ed udire.”Diceva Johnny Khanti Migler: guarda

l’invisibile e vedrai l’ignoto, ascolta il silenzio e udirai la musica del cuore,

però guarda di non buttare la sonda del pensiero nell’insondabile. Perché lì,

chi domanda sta nell’errore e chi risponde non potrà fare diversamente. Alzi

gli occhi per vedere la luna chi pensa di vedere la luna, perché anche nel lago

sbaglia . “ Diceva anche che c’e una grande differenza tra chi ama e chi

pensa di amare dal secondo stai lontano, perché non verrai mai amato, ma

sacrificato. Così diceva sempre Johnny Khanti Migler. Era con la gente

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invisibile che lui voleva vivere, gente che come lui pregava tutti i giorni

invocando la semplicità della vita e chiedendo solo la possibilità di vivere.

È gente che ci sta vicino tutti i giorno, che conosciamo, che frequentiamo e

quelli che volte diventiamo .Gente che vive solo negli occhi della mente di

qualcuno. E immagino che si la gente crede in una seconda vita Johnny lo

vivrai grazie ad un ricordo. Vivono dentro di noi e con noi saranno sempre.

Un uomo muore non quando l’abbandonano le forse vitale e che lo spirito

lascia il corpo oramai inutile allo scopo , ma quando dai suoi viene

dimenticato.

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I DIMENTICATI

Eravamo partiti per scoprire il nuovo mondo. Così spinto da questo grande e

nobile desiderio, giorni e notte cavalcavamo contro tempeste, fuoco

dell’inferno, spiriti maligni d’oltre tomba. Eravamo convinti di poter riuscire

nella nostra impresa, credevamo fermamente al nostro potere, il potere di

riportare la luce ove oramai le tenebre avevano fatto dimora. Eravamo

consapevoli di ogni pericolo, di ogni rinuncio, del sacrificio che ci eravamo

imposti, sapevamo di non essere degli dei ma dei pellegrini dello scuro

sentiero. Ma ciò che non sapevamo era che non facevamo più parte dei

comuni mortali, costretti a combattere il ritornello dell’esistenza, a

combattere contro la legge del karma, contro la morte, contro loro stessi. La

nostra guerra era più complessa. Dovevamo fare i conti con gli dei stessi,

contro chi comuni mortali sono rimasti assoggettati e ridotti all’idolatria.

Non siamo degli dei perché non siamo immorale ma neanche mortali perché

oramai consapevoli. Non siamo dei maestri perché il maestro è uno ed unico

fonte di ogni conoscenza. La morte vera comincia quando si smette di

imparare perciò finche continueremo ad imparare saremo sempre vivi. Esiste


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una soglia nell’acquisizione della conoscenza, che una volta superata anche

nella tomba si rimane vivi. Si diventa immortali. Ecco la mistica differenza

l’unica tra noi e gli dei; la conoscenza. Ma noi, non camminiamo contro di

loro, ma contro l’ordine esistente e da loro impostato. Gli ordini superiori

stessi vogliono che la regola venga alterata o cambiata. Ogni volta che una

evoluzione finisce il suo ciclo, ne viene creata un'altra, che al primo può

risultare complementare o contrario. Dall’ evoluzione la contro evoluzione.

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L’ULTIMA SIGARETTA

È quella ultima che non arriva mai. L’ultima sigaretta è quella alla fine della

quale io mi devo fermare, come l’ultimo soffio prima del temuto viaggio

d’oltre tomba. Non si sa mai quale è veramente l’ultima. Ne ho fumate

tantissime sognando l’ultima, quella ultima che non saprei riconoscere. Tanti

lottano per la sopravvivenza. C’e chi invoca la salute dalle sante scritture, c’è

chi investe patrimonio cercando di rimandare l’inevitabile appuntamento ,

quello dell’ultima ora. Io la mia vita me la sto fumando e ora che la mia

sigaretta sta pian piano scomparendo, con essa mi ritrovo costretto a

condividere la fine. L’ultima sigaretta è un po’ come l’ultimo treno. Del treno

si sa la certa destinazione, l’orario di partenza e dell’arrivo, si sa la durata del

viaggio e delle modalità. Mancarla è una tragedia. Dell’ultima sigaretta non

si sa niente, tranne che mancarla sarebbe una salvezza. Fumare è per chi lo fa

un piacere al cui richiamo è un peccato non rispondere, un piacere che ci fa

dimenticare di stare a camminare dritto verso il nostro più temuto incontro.

Quel momento intenso di libertà ma non di salute solo di possibilità di fare

ciò che la debole volontà spinta dal pagano rituale della comodità e del
27
piacere ci richiede di onorare, sapendo inconsapevolmente di stare a

camminare verso le porte dell’inferno, per quel piacere il mio popolo perse

l’animo e con ciò l’inevitabile discesa agli inferi. L’ultima sigaretta è un

desiderio, un desiderio che non esiste perciò mai calpesterà il suolo del regno

della felicità.

28
LA CONOSCENZA

Perché le acque sacre sono state turbate e l’essenza della conoscenza sta

oggi nel conosciuto, ma la filosofia dell’essere oggi è il non conoscere.

Perché la fama di eternità è un volere antico, che le porte della verità si

chiudono alla vista di coloro che il corso del vento ha maledetto. La voglia e

la sete del sapere sono due cose importanti, la prima ti dà la sicurezza e la

seconda ti rafforza. È stata definito il grande bene e con essa l’esistenza viene

distrutta. Perché dal figlio della terra agli occhi di fuoco, gli anelli sacri della

conoscenza sono stati portati dalle profondità dell’universo non manifestato

alla terra; che la conoscenza da essa rinchiusa, se dovesse finire tra le mani

sbagliate sprofonderà l’umanità nell’infinità dell’inferno . Pregiamo perché

ciò non avvenga.

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IRONIA DELLA SORTE

Ho amato senza essere ricambiato. Fa male sentire tale declamazione,

soprattutto se al discorso non sei estraneo. Forse sembrerà strano, ma ci sono

passato anch’io. L’amore è solamente una parola. Non vale granché. Conta

piuttosto l’interazione che la parola provoca. E in nome di questa reciprocità

milioni di devoti hanno celebrato rituali, tanti vivono solo per mantenere viva

questa sensazione. E in nome dell’amore altri ancora conosceranno il dolore.

Sono sicuro; sono cose che sentiamo da sempre. Tanti sono convinti o

pensano di amare, tutti vogliono amare ed essere amati, ma pochi vogliono

realmente sapere cosa vuol dire amare per la paura di accorgersi di non

amare affatto.”Un giorno molto lontano, talmente lontano, ricordo di aver

incontrato un’entità nel corso di mio viaggio spirituale. Con l’apparenza di

un ragazzo biondo e robusto. Era un’entità superiore a giudicare dalla

quantità di energia che da lui emanava e lui mi fece capire cosa veramente è

l’amore. Era una sensazione fortissima, era cosi forte da poter dominare

qualsiasi forza della natura o cambiare un deserto in un campo di fiore con la

sola volontà. Era un sentimento incondizionato, amavo e basta, senza

motivo, perché l’amore non è un sentimento, non è una forza, non è niente
30
solo amore e perciò immortale e libero dei vincoli umani, l’amore è un

sentimento divino. Quel sentimento così intenso non poteva esser generato

che dall’unità, dalla solidariètà . Chi tiene conto delle diversità esistenziali

non può amare, per mancanza di libertà può solo voler possedere. Perché a

tanti la solitudine porta disperazione, anche se molto spesso la solitudine vera

non la si conosce. Il vero amore non conosce definizione qualora cosi fosse

allora si tratta solamente di un illusione e non dell’amore. L’amore non è un

sentimento puro e sincero, l’amore è solo amore e nient’altro; il regalo più

grande che ci potesse fare il cielo. Andando avanti su questa linea di

pensiero, la gelosia e l’odio si rivelano incompatibili al divino dono chiamato

amore. La gelosia non può alimentare l’amore ne farla nascere. La gelosia è

uno strumento di possesso; nasce dall’istinto di conservazione o di

sopravvivenza ma serve per crescere per educare e soprattutto per conoscere

noi stessi . Dove c’è amore, la gelosia non può trovare spazio. L’odio per

quanto lo riguarda a volte sa prendere il posto del possesso. A volte quando

non si riesce a conquistare l’oggetto del desiderio, allora lo si odia, ma questo

è un caso marginale di ossessione sentimentale. La frontiera tra amore e odio

è assai difficile da riconoscere e molta gente possiede convinto di amare.

Anche per chi ama veramente, parlando di amore cosmico subentra molto

spesso anche se in modo irrilevante e occasionale il possesso. Finché si è

31
uomo è difficile non poter possedere del tutto, l’importante è tener presente

la differenza, ricercare la perfezione sapendo che essa sia irraggiungibile;

anche chi ha rinunciato ad ogni forma di bene privato rimane sempre difficile

lasciarsi tagliare il braccio perché è suo. Dalla grande notte del tempo, i

maestri hanno insegnato l’esistenza quanto la necessità dell’amore

universale, dell’amore incondizionato, ma noi per via delle nostre care e

distinte debolezze, gli abbiamo fatto diventati figure mitiche solo per la cura

di giustificare le nostre amate e temute ideologie. Abbiamo creato accanto

all’immagine dell’ego umano,oramai vinto dalla superficialità e

dall’interesse, un amore su misura, un amore condizionato,un amore debole

di vitalità e pieno di disumanità, un amore concepito al calare delle ombre,

perciò il ritorno della luce lo spazzerà via perché non riflette la santità che in

noi dovrebbe trovare giusta dimora . L’amore di cui parlavano il Cristo, il

Buddha, non è diverso dall’amore che percepiamo noi. L’amore contiene in

sé il seme dell’unità non il succo della diversità. L’amore non oscura la

complessità ma onora la complessità. Colui che ama, ama e basta senza poter

discriminare quanto si ama uno e quanto meno l’altro. Amare come il Cristo

e il Buddha è la cosa più naturale che conosca lo spirito umano.. L’amore

deve stare al centro della nostra esistenza, deve essere il pilastro che regge

tutta la nostra esistenza, noi siamo amore , ne siamo la pro

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PARLANDO DEL CONFORMISMO.

Esiste una reale difficoltà non trascurabile a mantenere le proprie

convinzione di fronte agli altri. Facciamo un esempio; Osserviamo due

gruppi entrambi composti di sei persone scelte a caso. Al primo gruppo

viene richiesto di camminare semplicemente al ritmo del battere delle mani

del secondo gruppo. Alcuni di quelli che battono le mani pensano;

Sicuramente noi avremmo marciato meglio,ma dimenticano che loro stanno

battendo le mani. La domanda vera è : Perché battiamo le mani ?. è umano

tenere tanto ad essere accettati dagli altri. Ma finché i nostri discorsi, parole e

pensieri non saranno coerenti con noi, non saremo mai nessuno. I pensieri

devono essere uniti e soprattutto nostri anche se sembrano strani e

impopolari, perché ricordate che ogni grande idea è sempre all’origine una

stupidaggine solo perché nuova. Il mondo ha sempre bisogno di novità e

scoperte come fonte di sopravivenza ma ogni qualvolta se la trova di fronte

ha paura e molto spesso non la respinge. Esiste il palliaccio che accetta le

tradizione erède di costumi tramandati .Gli accetta nella forma e nella

sostanza senza mai confrontarli a nessun altro e per nessun motivo, il tutto è

sacro e santo .”Un giorno in una provincia dell’India, un bambino dopo aver

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osservato e notato che il padre fumava tutti giorni seduto sulla sdraio di

fronte a casa e che quasi tutti gli uomini della provincia facevano lo stesso,

andò dal padre a chiederne il perché. Costui gli rispose che era così perché in

quella provincia da sempre è tradizione; allora il figlio chiese il perché, ma il

padre rispose di non saperlo. Lo faceva e basta. Allora il bambino guardò il

padre dritto negli occhi e disse :Io così non voglio fare.”Nel profondo di quel

bimbo germogliava il seme del cambiamento, del rinnovamento . Un

rinnovamento che appartiene a tutti, una sostanza che allo stato lattante abita

ogni persona. Vivere il rinnovamento sta nel poterlo riconoscere e soprattutto

confrontare ogni cosa. Non si tratta di vincere o di perdere ma solo di

apportare il proprio contributo nell’ evoluzione dell’umanità. L’esistenza è

come una commedia, nella quale ognuno ha un ruolo da recitare e la base dei

ruoli sta nel conformismo. Due parte non possono essere uguali

sconvolgerebbero il senso della recita. Ognuno ha un ruolo sia diverso che

complementare all’altro. Idee e coraggio fanno il mondo.

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IL CONOSCERE

Il conoscere e il non conoscere sono fondati sulle presunzione. Benché

tendono a confondersi , il sapere e la conoscenza sono due nozione assai

diverse ed il sapiente è colui che sa di non conoscere. E proprio perché egli

non conosce che non viene condizionato dall’assurdo, che egli sa tutto.

L’unica distinzione esistente tra il tutto e il nulla è ancora la presunzione . Le

prove che dimostrano l’effettività dell’esistenza sono effetti di una causa

anche in questo caso chiamato; presunzione. La realtà è astratta di natura e

relativa di genere.

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LORO

Potevano essere ovunque, potevano andare ovunque ma restavano lì.

Potevano essere chiunque, potevano sconfiggere la morte per non essere più

vivi; ma restarono quelli. Hanno saputo sopravvivere al diluvio, ma non ai

sentimenti. Hanno donato la luce per poter sfidare l’oscurità. Hanno

imboccato lo scuro sentiero e per questo saranno venerati. Il giusto

veramente giusto non può essere giusto; come la realtà veramente reale non

può essere reale. Così loro stanno lì come la parte gemella dell’esistenza

manifestata. Sono sempre stati lì con noi e noi non siamo mai capaci di

vederli. Non si nascondono. Abbiamo dimenticati come riconoscerli, cioè a

vederli, perché la nostra fantasia ci ha portato lontano della strada, veramente

strada, che non può essere strada. La loro scienza li ha fatto scivolare nella

presunzione. Hanno dimenticato che essa è un regalo degli dei agli uomini

da poco. Il loro intelletto è oramai la loro tomba. Perché hanno perso l’anima

spirituale, se la sono ridisegnata su misura al loro ego. E perché tutto quello

che nasce dall’uomo come, nato sotto il sole è condannato a conoscere una

fine, anche costoro sono diretti verso una fine infernale. Non di una fine
36
normale, figlio del vecchio e padre del nuovo;tempo di riposo prima

dell’eterno ricominciare, ma di una fine come lo scomparire di un fiume nel

fiume dell’eterno vuoto. Preghiamo perché cosi non sia; “Forse cosi non è;

forse cosi non sarà”.

37
TEMPO MODERNO

In un tempo moderno, in un mondo di tecnologia d’avant- guardia si

confondono le frontiere tra l’importante e il futile; tra il bello e il brutto;tra

la vita e la morte. Più di una volta avrai sentite dire”Le cose più belle sono

quelle più piccole”. Per quanto possa essere vero questa affermazione, il più

delle volte serve solo di introduzione a comodità. Qualcuno non sarà

d’accordo con me ed io accetto questa giusta posizione, perché la

contrapposizione, quando non viene vista come opposizione generatrice di

guerra e conflitti è una ottima chiave di lettura. Anche in uno stato di perfetta

armonia persiste sempre una certa contrapposizione ch’è una delle colonne

edificatrici della realtà evoluzionista. La parola giusta parlando della

contrapposizione è compensazione, espressione dell’unità cosmica. Nella vita

moderna la materialità pervade ogni cosa tanto da diventare quasi l’unico

punto di riferimento,come tutte le cose grandi sono visibili, perché facili da

vedere; quelle piccole hanno bisogno di maggior sforzo per essere viste.

Quindi la bellezza non sta nella facilità, ma nello sforzo e nel lavoro.

Apprezzare le piccole cose è il punto di partenza per chi nasce, cresce

oppure d’equilibrio per chi vive la vita nella sua vera sostanza. Dopo questo
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discorso mi viene inevitabilmente una domanda; ma cosa sono queste piccole

cose il cui apprezzare permette l’accesso alla vera vita? Per quanto possa

sembrare ovvia la risposta così semplice non sarà perché sono quelle cose a

cui spesso non si attribuisce nessun interesse. Sono cose che danno una

felicità sconosciuta, sensazione forte da farti impazzire, la felicità come gli

uomini ancora non conoscono.

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L’ADDIO AL MIO TEMPO

I giorni sono passati, gli anni sono passati e entrambi ancora scorrono ed io

seduto sulla pietra immortale che neanche il tempo riesce a cancellare,

osservo con quiete lo scorrere del potente e indisturbato Fiume del

tempo;osservo scorrere questo mio tempo destinato a passare ed ora capisco.

Oggi che lo so, che lo capisco faccio ancora fatica a crederci, faccio fatica a

credere che anche il potente e sempre presente Sole dovrà prima o poi

passare, che la madre e dolce Luna domani non sarà più, faccio fatica a

credere che le stelle nostre compagne da sempre sono destinate a lasciarci,

faccio fatica a credere che gli animali sono stati allontanati dalle strade

dell’umanità e con ciò hanno perso il dono del linguaggio. faccio fatica a

credere che gli uomini ormai si uccidono tra di loro solo per gonfiare

l’avidità per l’orgoglio, che gli uomini hanno permesso all’oddio di penetrare

il loro cuori , che il figlio uccida il padre, che la figlia cammina contro la

madre, che la classe dirigente tradisca il popolo, che dal profondo del cuore

dell’uomo nasce il veleno, ora capisco che il ricordo del mondo di un popolo

antico ancora vive dentro di me.


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Il mondo di una volta ancora vive dentro di me forte della sua splendore e

della sua conoscenza. Per me non è cambiato niente, per questo non voglio

dire addio al mio mondo. Perché finche esisterò il mio mondo vivrà dentro di

me, un mondo fatto di solo di amore. E se un giorno, al calare della luce della

vita su di me questo mio mondo saprà andare avanti come l’ha saputo fare

prima di me. È un mondo destinato a ritornare ancora poi ancora e poi ancora

una volta, un mondo fatto di amore e solo di amore, Io ci credo e tu?

41
IL SILENZIO

“Quando ero bambino ricordo che mio padre esigeva il silenzio, quando

stava a casa immerso nel suo lavoro e anche spesso dopo il lavoro alle sua

abituale ora del tè. Bei ricordi. Dovevamo giocare in silenzio cercando di

fare meno chiasso possibile” Quella mattina mi ero svegliato preoccupato per

l’esame che dovevo affrontare quattro ore dopo, la mia mente era

eccitatissima e spaventata all’idea di una sconfitta. Il terrore mi faceva

mancare il respiro. Sapevo quanto questo stato non mi avrebbe aiutato ad

affrontare la prova, perciò decisi di sfidare la situazione prima di presentarmi

in sede. Erano tanti anni che praticavo il yoga e sapevo quanto mi strenne

stato utile proprio in quel momento. Allora decisi di meditare e di esercitarmi

allo yoga del respiro, fondamentale fino a raggiungere uno stato d’anima

serena e calma. Così mi sono seduto su un cuscino, chiusi gli occhi e

cominciai a respirare prima in modo del tutto naturale e poi profondatamene ,

cercando di seguire e di ascoltare il mio respiro anche il mio battito cardiaco.

Non so veramente quanto tempo sono rimasto in questo stato e non penso

che abbia qualche importanza. Ha invece molto importanza ciò in quel

momento ho vissuto. Ad un tratto mi sentì leggero, molto leggero come se

con la semplice volontà e senza alcun azione potessi spostarmi da un luogo

42
ad un altro. Sentivo da molto lontano i rumori dei lavori in corso fuori casa

mia, la cosa bella era che quel chiasso non mi dava più fastidio e mi

sembrava che provenisse da molto lontano. Sembrava che quel fastidioso

rumore assumesse allora le sembianze della natura stessa alla stregua del

rumore che produce la pioggia in una notte d’estate indiana, melodioso

all’orecchio sensibile alla musica. Per un po’ dubitai del mio udire. Questa

strana sensazione proseguì con la respirazione che oramai aveva raggiunto il

massimo. Sentivo respirare tutto il mio corpo, sentivo l’aria mischiarsi con il

mio spirito, la sentivo che mi girava dentro pervadendo ogni punto del mio

essere. Così il respiro mi piombò mio corpo come una nave piombata nello

spazio. Alcuni punti erano densi, pieni di energia ed altri stretti e quasi senza

vita. Capivo di stare a viaggiare dentro di me alla ricerca della calma, ma

quello che stavo vedendo lì sembrava che incrementasse la mia ansia. Ho

detto che sembrava, perché in realtà non era così, non era successo niente di

quello che mi potevo aspettare. Alla mia grande sorpresa non sono andato in

panico , nessun ansi. Della più grande confusione all’improvviso una

tranquillità quasi divina. Ad un tratto tutto cominciava a diventare più chiaro.

Chi vive uno stato di disagio dovuto all’ansia, alla paura, disturbi di ogni

genere sono molto spesso dovuto alla mancanza di armonia con la natura e

soprattutto con se stessa. Quando non si è in armonia con la natura non lo si

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può essere né con se stesso né con gli altri. L’armonia con la natura sta nel

potere ascoltare penetrare e conoscere se stesso, perché lo spirito è figlio

della natura . Lo spirito umano sta alla natura come il foglio sta all’albero

legata da un legame incontestabile; infatti il foglio vive finché rimane devoto

all’albero, la sua fonte di cibo e di energia. Quando si stacca dell’albero

allora avrà varcato la soglia del regno del caos e della morte attraverso il

mare antico che le acque hanno oramai abbandonato e hanno lasciato posto

alla desolazione. Solo chi osa avventurarsi nelle terre le più profonde dello

spirito, luoghi segnati dalla demarcazione tra il bene ed il male, potrà

conquistare la chiave della pura conoscenza, il corno del divino potere, il

calice dell’infinito,chi stabilisce un permanente contatto con la natura non

può fare meno di notare una realtà che fuoriesce da un’altra realtà da noi

definito normale. La tranquillità non sta nel silenzio come assenza di

qualsiasi tipo di rumore ma, nella calma e nella serenità come stati interni

dello spirito. Il chiasso, il rumore, ,lo stato di disaggio che a volte ci

circonda, non proviene affatto dall’esterno ma dal nostro interno, testimone

di uno stato di infelicità, tristezza, che alla fine sono solo segnali mandati

per noi dal profondo della nostra persona per invitarti a reagire. Il silenzio sta

dentro e non fuori di noi. Il silenzio non è assenza, ma armonia come del

resto il disagio non è presenza ma mancanza di armonia sia con la natura che

44
con se stesso. La nostra vera persona è quella che piano pian sboccia da

dentro e non quella che a volte vediamo quando ci guardiamo nello specchio.

Le vere ricchezze sono quelle che si stanno dentro. Fuori c’è solo

d’accontentarsi. Dalla notte dei tempi, la ricerca della felicità fa capo allo

spirito umano non è niente altro che il naturale richiamo dell’anima,il

naturale richiamo della persona verso l’infinità,verso la fonte di ogni

cosa,verso il Dio.

45
CONOSCERE IL MOVIMENTO

“L’universo essendo infinito, i movimenti ne hanno ereditare l’essenza cioè

debbono assumere la forma dell’infinità per poter associarsi all’armonia che

caratterizza l’’universo. L’ armonia quando supera la sua stessa essenza

diventa infinità, inteso come vita e solo vita. La conoscenza di una nuova

tecnica passa per il completo assorbimento di quella precedente. Così che

ogni nuovo movimento rinchiude in sé la nozione dell’infinità. Non esistono

movimenti causali, ogni gesto, movimento fa parte di un linguaggio antico

del quale risulta difficile capire oggi il senso. Ogni movimento fa parte di un

complesso linguaggio, il quale benché dimenticato dal mondo degli uomini

rimane comunque presente tra di noi e caratterizza ogni nostro movimento.

L’infinità trascina la mente per mezzo della meditazione e delle tecniche di

respirazione. La pratica consapevole della meditazione e delle tecniche di

respirazione porta al controllo superiore della mente, del corpo e dello

spirito. Una volta arrivato a controllare questa dimensione, l’infinità è a

portata delle mani. È questa la nobile arte di chi realmente vuole vivere..”

Ogni giorno che passa, ogni esperienza che vivo mi convince giorno dopo
46
giorno ad affermare : La cosa più irreale che esista è proprio la cosiddetta

realtà. Ho sempre dubitato di tutto e per tutto ho cercato di avere delle

risposte a delle verità predefinite. Poi ho trovato delle risposte, ma solo per

alcune delle mie domande . L’esperienza che ora sto vivendo mi fa dubitare

ancora di più e mi fa rimettere in questione le cosiddette certezze già avute.

Rimetto in questione concetti affermati e universalmente accettata come la

realtà , la morte, la vita, la realtà stessa,il giusto, il vero, il falso, la ragione, il

bello, la lista sarebbe interminabile. Dopo anni di meditazione e dei risultati

non sempre soddisfacenti ed esaurienti de domande dei dubbi, dato da una

vita determinata dalle battaglie contro il tormento del ritornello della vita

,dalle guerra contro dogmi, impostazione culturale, e tradizionali,alla vittoria

sulle costume e molto più interessante alla vittoria su me stesso, mi sto ora

avvicinando ad uno stato in cui percepisco la fragilità della realtà. La realtà

mi si presenta come una impostazione predefinita in cui le cose sono state già

definite e classificate seguendo un certo ordine sulla retta definita esistenza.

In questo momento mi sta venendo l’angoscia a scoprire questo mistero,

quello cioè che viene chiamato il sacro mistero. In questo stato mi sembra

tutto scontato, non oso neanche pormi delle domande. All’idea che la risposta

sia già stata ideata, mi fa sentire un burattino nelle mani di non so chi.

Avverto la presenza di qualcosa di strano e diverso accanto a me; è come se

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la cosa così vicino a me quasi da sconvolgermi l’esistenza. Avverto una

sensazione che ho sempre sentito, ma alla quale prima di ora non avevo mai

attribuito alcun significato né attenzione, ma che ora allarmava tutto il mio

essere. Intorno a me niente sembra più come prima, la natura stessa assume

all’improvviso una forma diversa, più che forma è come se da un momento

ad un altro avesse acquistato vita; l’ambiente si muove con una certa armonia

espressa. Non riesco a definire questa situazione del tutto incomprimibile

fin’ora. È come se aprissi gli occhi per la prima volta in vita mia, è come se

per la prima volta nel corso della mia vita arrivassi ad un punto oltre il quale

si conquista la piena e completa visione sul mondo e d’dintorni, una visione

non condizionata dalla manifestazione. Per poco mi sembra di diventare

matto, allora mi pongo la domanda: Ma chi è un matto in realtà? La risposta

che mi viene è; “Colui che agisce diversamente da come agiscono tutti gli

altri”. È ovvio che la risposta p sembra banale e non mi convince di certo.

Una vera domanda è se quello che ora sta davanti ai miei occhi è la realtà,ma

quella nella quale sono stato fino ad oggi cos’è? Domanda sbagliata. Per

capirlo penso che devo smettere di essere quello che sono, devo smettere di

essere io,devo per lo scopo riuscire a scappare da entrambe le realtà. Devo

diventare nessuno per penetrare lo sconosciuto. Non posso continuare a

vivere rispettando cose che giorno dopo giorno mi convincono sempre di

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meno, non posso accettare questa mediocrità,devo per onorare me stesso e il

mio popolo sforzarmi di trovare dentro di me quello che sono come i valori

che ne discendono, vi invito a fare lo stesso ad affrontare la vita, a vivere la

propria vita e non quella di qualcun altro. Perché tanti vivono pensando di

vivere la proprio vita quando in realtà camminano sulle impronte, da qualcun

altro lasciate sulla via, solo per paura di osare. Prendi il tuo correggo in mano

osa sbagliare solo cosi potrà imparare.

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LA PAURA

Cos’è la paura? Penso che sia solo un’impostazione per la quale le cose che

non conosciamo ci fanno sentire in qualche modo in pericolo, ma a questa

affermazione sorge inevitabilmente una seconda domanda, cosa vuol dire

essere in pericolo? Sull’argomento è stato scritto parecchio dalla filosofia

alla medicina passando attraverso la psicologia, la religione e la letteratura; le

definizione di tale sensazione sono molteplici al punto di non poter

aggiungere altro. Basterebbe aprire qualche libro sull’argomento per leggerne

fiumi di interpretazione. Qui affrontiamo questo pretesto già oggetto di

studio in modo del tutto pratico.”Trovarsi di fronte a qualcosa di sconosciuto,

mai visto; provare una cosa che prima d’ora non si era mai provata

provocano in alcuni di noi una sensazione detto Paura. In tante persone come

in tante culture la paura è vista come un male e diventa una cosa da evitare.

50
MA CHE DEVO CAPIRE, CHE C’E DA CAPIRE

Sono figlio del tempo moderno, figlio della mia società, figlio della

rivoluzione, della conoscenza, dell’evoluzione. Il mio tempo è caratterizzato

dalla crescita delle conoscenza scientifiche che per il mio tempo è segno di

evoluzione, di grande conquista. Pensava quel saggio molto tempo prima

della mia era “L’evoluzione in generale e scientifica in particolare

determinerà per l’umanità condizioni si vita migliori. La possibilità di

sostituire la macchina all’uomo offrirà la possibilità all’umanità di poter

prendere cura dello spirito e non preoccuparsi solamente della

sopravvivenza”. Nel percorso dell’evoluzione l’uomo è chiamato penetrare il

mistero del suo spirito, a ricercare se stesso per porre le basi di una vita

all’insegna della spiritualità umana, dopo aver conquistato il controllo sul

piano fisico.”Il Cristo, esempio cristiano della spiritualità nacque in una

grotta malgrado il suo affermato controllo del disegno spirituale per rivelare

la prima conquista da fare sul piano materiale è quello di dimostrarsi come

uguale a noi come facendo parte di questo piano di manifestazione materiale

e come tale dovete studiare , rispettare il disegno e soprattutto assicurarne

l’equilibrio. Questo primo passo, come quello di un bambino è determinante

51
per il successivo, un primo passo mancato potrebbe risultare

compromettente. Poi il Cristo ci introduce al significato del passo successivo,

raffigurato dal battesimo, che esprime il controllo sul piano dello spirito. Ma

perché malgrado la sostenuta evoluzione avuta come la conoscenza acquisita

sembra che l’umanità stia peggio di ieri? Ma perché malgrado la scienza

medica in possesso dall’uomo, le patologie di cento anni fa ancora uccidono

milioni . La medicina è solo un esempio in questo contesto. La quasi

impossibilità a trovare risposte a tale questione mi porta a rivolgermi alla

spiritualità, unica fonte di conoscenza, purché non sia condizionata dalla

religione, che per mezzo della fede. Lo scuro velo sulla conoscenza genera

solo fanatismo e differenze, la spiritualità diffonde l’idea che dopo la

conquista del piano materiale, comincia la comprensione o meglio lo studio

del piano spirituale . Ma che succede quando dopo la conquista del piano

della materia, non si imbocca quello dello spirito? È l’identica situazione in

cui si ritrova l’umanità al giorno di oggi. La materia diventa fonte di fine

perché fa parte del disegno. La mancanza di spiritualità visibile in questo

tempo sembra esser l’unica prova del male che oggi affigge l’umanità.

Insisto ancora nel distinguere la spiritualità dalla religione, il primo è

espressione dello spirito non dipende dall’uomo. La spiritualità impregna

ogni cosa esistente e non, la spiritualità fa parte dell’esistenza come l’uomo

52
alla natura,essa impregna ogni atomo esistente è la strada alla quale nessun

sottrarsi. La religione è frutto della mente umana ed esprime le sue paure e

incomprensioni del divino disegno, una percezione spirituale offuscato

dall’essere materia. Trova la sua essenza nel confortare l’uomo, che di

fronte all’immensità dell’universo si sente come il grano di sabbia nel mezzo

di un deserto. Il poter credere all’esistenza di un essere superiore a sé sembra

essere un motivo più che sufficiente per creare dei e demoni. La religione

trova comunque un ruolo non irrilevante nel percorso di crescita che porta

l’individuo all’incontro con la spiritualità. Diciamo che la religione in parte

ci fornice gli strumenti che occorrono per marciare senza timore sulla via .

Mi viene di pensare alla religione come al nutrimento, che viene offerto al

neonato. Molto utile ed indispensabile alla crescita, ma una volta diventato

grande, questo nutrimento non le sarà più di nessun aiuto. Deve per

continuare a crescere cambiare cibo e mangiare come una persona adulta. La

stessa relazione lega la religione alla spiritualità. Il vero problema sta nel

passaggio. Come si fa a sapere che è ora per passare dalla religione alla

spiritualità? Come avviene questo passaggio? Come può fare l’umanità ad

uscire dall’inganno della materia e imbarcarsi sul il fiume della spiritualità

nella barca dello spirito? Tutte domande che non possono trovare risposte

finché stiamo nella religione come, nella società. La società e la religione

53
sono dei cerchi comuni nel senso che mettono l’uomo in mezzo agli altri,

dove le questioni vengono affrontate insieme, premiano la collettività, fanno

sentire l’uomo importante nell’insieme. La sua essenza è nello stare insieme

ed uniti. Nella religione, se si prende un individuo e lo si mette nel gruppo

che lo accetta, lo aiuta a trovare il senso della sua esistenza nell’intrattenere

rapporti con tutti gli altri del gruppo. La spiritualità invece prende l’uomo

della religione e lo porta a prendere la via spirituale, lo toglie dagli altri, dal

suo mondo, dai suoi e da loro lo riporta. Questa è la diversità tra la vita

religiosa e la vita spirituale. L’uomo di religione vede il mondo attraverso

prima i suoi occhi e dopo il suo cuore; l’uomo spirituale vede il mondo

attraverso se stesso nel senso che per vedere il mondo guarda dentro di sè. La

via spirituale ci porta a scoprire, a svelare a noi stessi il mistero dell’esistenza

cioè che siamo noi stessi l’esistenza. Ognuno di noi è sia una parte sia la

totalità dell’esistenza come. Dopo aver scoperto questa verità ed averla

vissuta attraverso un meccanismo divino, che fa parte del percorso spirituale,

diventiamo noi stessi e gli altri nello stesso momento, con ciò conquistiamo il

cosmo e diventiamo parte do essa; questo è lo scopo della spiritualità,

dell’esistenza. L’umanità ha oramai da tempo superata la conquista del piano

materiale deve ora prendere la via dello spirito. Mancare questo passaggio

rende folla la mente umana. L’umanità si deve svegliare dal profondo sogno,

54
nel quale sta sprofondando sotto la morsa della materia. Qui l’inevitabile

domanda che sorge nella mente è; Ma come si fa a svegliarsi? La risposta

per quanto ovvia merita un chiarimento. Per percorrere la via è vitale

migliorare il rapporto con il sé,cioè riprendersi la propria vita ; Occorre

ricercare l’unità, la pace con se stesso per mezzo della meditazione. La

meditazione in questo contesto può essere definita come la ricerca di se

stesso. Come un emigrato che ritorna alla ricerca delle proprie origine,

Occorre viaggiare dentro se stesso per scoprire cosa si è e soprattutto capire

il disegno e penetrarne il mistero. L’uomo è per natura spirituale un eterno

viaggiatore che ogni giorno lo passa preparando il viaggio di domani,un

viaggiatore senza fine; l’abbandono della materialità non porta alla

spiritualità, la materialità è solo un tappa da superare è con il suo aiuto, sotto

il suo regno che lo spirito acquista gli strumenti che servono per viaggiare

sulla via “La materia era un aiuto,ora non lo è più”.

55
LA CONSAPEVOLEZZA

La ricerca di se stesso richiede convinzione, fermezza e coraggio.

La percezione di una Verità superiore funge da scintilla, il dubbio

rappresenta il sentiero sul quale si procede, mentre la Consapevolezza ne è il

traguardo. Per essere liberati dalla morsa dell'illusione è necessario rimettere

in discussione i pilastri che sorreggono la nostra erronea formazione

culturale. Solo pochi uomini riescono a vedere al di là dello specchio, tutti gli

altri sono condannati a vivere ciecamente abbagliati da invitanti chimere che

alimentano l'insoddisfazione, fanno perdere di vista il senso stesso della

nostra esistenza e ci costringono a rincorrere un'incomprensibile vita

frenetica che vede ormai nell'uomo solo un mero consumatore di risorse. In

questo gioco un ruolo fondamentale viene coperto da quella disinformazione

strategica che io vedo come l'implacabile tiranno dei nostri giorni. Un

implacabile tiranno responsabile dell'ipnosi collettiva e di quel torpore

consensuale all'interno del quale non è possibile alcuna crescita consapevole;

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IL DUBBBIO E SUBITO LA VEGGENZA SULLA STRADA

Camminando sulla strada, mi sono ritrovato all’improvviso sovrastato dal

dubbio; avevo come per maledizione perso ogni lucidità e sicurezza, non

sapevo più cosa stavo facendo sulla retta via, dove stavo andando o cosa

stavo cercando. La sicurezza che fino a poco fa dava forza al mio viaggio era

scomparsa, all’improvviso ero in preda al panico più grande, non ricordavo

dove stavo, intorno a me non c’era nessun, ma potevo ancora percepire lo

spirito della via, era antico e potente, non sapevo che fare, come proseguire,

dove andare, benché la strada fosse una e unica di fronte a me , le mie gambe

non sapevano più camminare o meglio si rifiutavano di camminare, ma

perché? Così decisi di interrompere il viaggio, di sedermi sulla via e di

meditare, di cercare nel mio profondo il senso stesso della mia esistenza, del

mio cammino, del mio viaggio; cosi abbandonai la via, presi un sentiero

inesistente . Camminai fino a trovarmi di fronte all’albero della vita; lo

riconobbi subito, era il luogo della mia sosta, lì per lì ne ho avuto

consapevolezza, era il luogo dove mi dovevo fermare; era il luogo

dell’appuntamento, l’appuntamento con me stesso; era il luogo della morte

perché dovevo morire in me stesso; era il luogo della rinascita, la vera nascita
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perché dovevo rinascere in me ; era il luogo della presa di consapevolezza

perché era lì che dovevo scoprire chi ero; avevo capito che quando avrei

lasciato quel posto avrei smesso di essere colui che sono sempre stato fino

ad ora ; avrei superato la mia stessa esistenza ,le mie paure , i miei dubbi, mi

sarei liberato della morsa della materialità che ancora teneva prigioniero il

mio spirito. Così mi sedetti sotto l’albero della vita e nel viaggio intrapresi un

altro viaggio; viaggio che mi avrebbe dato quello che occorreva per

continuare il mio viaggio senza fine. Sperduto nella foresta sconosciuta dalle

carte geografiche umane, la natura lì era diverso persino la foresta era diverso

da come la conoscevo . Si esprimeva come se cercasse di entrare in contato,

di comunicare con me ; così abbandonai me stesso alla meditazione, una

meditazione del tutto diversa da quelle che avevo fino all’ ora praticato. Nel

corso delle mia vita avevo imparato diverse tecniche di meditazione, ma per

la prima volta adesso sperimentò una forma di meditazione che non

conoscevo; seduto sotto l’albero della vita sentii subito il mio spirito alzarsi

verso il cielo, illuminato da una luce accecante; mi sentii quasi risucchiato

dalle altezze spirituali; il mio essere per la prima volta sperimentò la

beatitudine , per la prima volta sperimento il vero senso della libertà, avevo

conquistato la mia libertà interna, ero libero dal dolore,

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libero dalle malattie, libero dalla materia, nel mio corpo circolava una

energia nuova, avevo realizzato l’essere supremo ed ero uno con la

conoscenza suprema. Rimasi in quello stato per molto tempo incapace di

muovermi. Con la mia sola volontà avevo trovato tutto quello che cercano

tutti gli esseri cioè la tranquillità interna e un grande senso di pace, mi senti

chiamare alle spalle con un nome che non conoscevo, che non avevo mai

sentito pronunciare ma stranamente sapevo di essere mio, da quando non

saprei dire. Mi voltai e vidi miglia di esseri immersi in una grande luce ,

disposti come per un ricevimento tutti attenti salutarmi come se fossi un

vecchi compagno che tornava a casa e più mi avvicinavo più realizzavo che

la luce in quel luogo sorgeva degli esseri stessi, mi portarono in una grande

sala dove sedeva un entità di una statura enorme seduto su una poltrona

immensa che levitava sopra di noi. Mi alzai dalla terra ferma fino a

raggiungere l’essere che malgrado la sua statura emanava una serenità che il

mondo ancora non conosce. Mi misi di fronte a lui pronto per la grande

iniziazione

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 Viaggio senza fine è una raccolta di esperienze e

pensieri esistenziali e mistiche del fratello jina’

neshvara conosciuto come Johnny kisisa Migler Khanti. È

un esperienza ricca de ricordi e proiezione mentali in un

passato perduta e soprattutto in una contemplazione

dell’io in modo del tutto nuovo ma alla steso modo

antico. La sua novità sta nello scoprirlo dentro i limiti

dell’essere, entro i limiti della persona che jina’ assume

le dimensione del macrocosmo una volta immerso in sé;

 Un viaggio senza fine è una strada , un richiamo

lanciato dalle profondità di ognuno di non, un richiamo

che ci invita a sapere ma a studiare non stessi per poi

giungere alla conoscenza di sé e quindi del cosmo

“cogito ergo sun”;

 Un viaggio senza fine è il viaggio di ognuno di noi per

un’esistenza piena d’emozione, de ricordi e de felicità;

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Un documento del Pellegrino Jina’ neschvara shiva

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