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Conference Series

Il diritto di proprietà in Italia è


garantito
dall'art. 42 della Costituzione.
Quindi si potrebbe dire che si tratti di uno dei
cosiddetti diritti assoluti che sono previsti nella
parte prima della nostra Costituzione.
Ma la condizione storica nella quale la Costituzione
è stata pensata e adottata, vedeva una sorta di
bilanciamento fra la cultura marxista, allora
fortemente rappresentata dal cosiddetto Fronte
P o p o l a r e ( P. C . I . + P. S . I . ) e l a D e m o c r a z i a C r i s t i a n a
appoggiata dai partiti Liberali si direbbe oggi
( P. d . A . , P. R . I . , P. L . I . ) ; l a d e s t r a e r a i n e s i s t e n t e o
esclusa.
E allora tutte le norme della Costituzione Italiana
che afferiscono ai rapporti economici risentono di
questa situazione e mostrano il compromesso fra le
due relative posizioni politiche; quella marxista,
che la proprietà la avrebbe abolita e quella di centro
che invece la avrebbe tutelata.

Ne è nato, quindi, una sorta di ibrido dove nel 1°


comma vi è solo una dichiarazione della
suddivisione fra proprietà pubblica e privata; poi
un 2° comma dove si dice bensì che la proprietà
privata è "garantita"; ma dove prosegue dicendo che
il suo godimento può avvenire solo nei limiti
necessari "per assicurare la funzione sociale".
Conseguenza: la proprietà è salvaguardata in
astratto, ma in concreto può subire le più svariate
limitazioni o mutilazioni per "assicurare la funzione
sociale", che, si badi bene, non si dice in cosa
consista.
In conclusione, dunque, il diritto esiste, ma può
subire notevoli attentati.
Essi si sono manifestati soprattutto nella
irrisorietà, molte volte, delle indennità di
espropriazione; fattispecie, questa, che è ammessa
espressamente nel successivo comma 3 dell'art. 42.
Ma oltre a questo le limitazioni si sono manifestate
proprio nella disciplina dei contratti di locazione
sia urbani che rurali. E così posso parlare
dell'affitto; e qui ci interessa quello rurale.
Poiché sino a prima del grande sviluppo industriale
la società italiana era soprattutto una società
agricola, già durante il regime fascista la legge
era pesantemente intervenuta nella protezione
dell'affittuario.

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Era, cioè, praticamente impossibile far terminare
un contratto di affitto agrario ed era impossibile,
quindi, rivederne i canoni; canoni che, specie per
causa dell'inflazione, si erano fortemente ridotti.

Si è cominciato a intervenire nel 1948 (Legge 18/8


n. 1140) e poi più compiutamente con la legge
12.6.62 n. 567 e finalmente con l'ultima legge 3.5.82
n. 203.
E' entrato così nell'ordinamento giuridico italiano il
concetto di "equo canone"; proprio in applicazione
di detto principio assoluto della prima parte della
Costituzione (gli artt. 35 e 36) si voleva garantire
all'affittuario, considerato un "lavoratore", rispetto
al proprietario, considerato un "reddituario", cioè
titolare di una c.d. rendita di porzione, un dignitoso
corrispettivo per la sua attività
di conduttore dei terreni; ed è proprio combinando
questa ultima norma con la seconda parte del
secondo comma dell'art. 42 della Costituzione, che
si è finito per considerare "equo" un canone che, in
realtà, obbedendo forse troppo al favore
dell'affittuario, veniva a sacrificare eccessivamente
il diritto di proprietà.
Si è giunti così all'ultimo intervento della Corte
Costituzionale che ha censurato la legge e fatto
cadere l'equo canone così come congegnato dalla
legge 203.

Oggi, pertanto, il contratto di affitto rustico


presenta queste caratteristiche:
1) obbligatorietà di una durata minima;
2) diritto dell'affittuario all'iniziativa
miglioratoria sotto certe condizioni;
3) libertà del canone;
4) diritto di prelazione in caso di vendita.
Poiché la legge 203 dell'82 prevedeva, già prima
della pronuncia citata della Corte Costituzionale, la
possibilità per le parti, se assistite dalle rispettive
organizzazioni sindacali, di stipulare patti in
deroga alle norme di legge, oggi il contratto di
affitto è quasi totalmente disciplinato per mezzo di
questo sistema; esso è molto seguito perché mette le
parti al riparo da azioni di disturbo durante la vita
del contratto.

Sul problema che viene a sorgere per l'impatto che


il disaccoppiamento, cioè la spettanza e la
disponibilità del premio unico europeo anche senza

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riguardo alla terra, non si può certo ancora dire
nulla.
Può però essere che la correttezza costituzionale di
questa soluzione sia portata davanti alla Corte
Costituzionale, seguendo i principi che quest'ultima
Corte ha sancito già in materia di quote latte,
laddove si era stabilito che, se le quote fosse state
trasferite dal conduttore senza terra e privandone il
fondo concesso in affitto, l'affittuario avrebbe
dovuto indennizzare il proprietario.
Ma, per ora, tutto è ancora nella nebbia.

Property Rights in Italy are guaranteed by Art. 42 of


the Italian Constitution. Thus, it can be said that it
is one of the so called “diritti assoluti”, i.e. the
rights that are established in the first part of the
Constitution itself.
But the historical background against which the
Constitution was conceived, approved and passed,
was one in which a sort of balance existed between
the Marxist culture, then strongly represented by the
s o c a l l e d “ F r o n t e P o p o l a r e ” ( P. C . I . & P. S . I . ) a n d t h e
liberal one represented by the “Democrazia
Cristiana” and supported by the minor centre parties
( P. d . A . , P. R . I . , P. L . I . ) ; a r e a l a n d e f f e c t i v e p o l i t i c a l
right at that time was practically absent or exerted
no clout.
Therefore all the articles in the Italian Constitution
that refer to economic relations, are a product of
this compromise between the two political theories;
the Marxist, which would have abolished once and
for all Property Rights and the Centre which
definitely wanted to preserve it.

This contradiction has resulted in a lack of


legislative clarity; whereas in the first clause of the
said Art. 42, it is stated that there is only one
possible subdivision of property - public and
private, in the 2nd clause it states, that while
private property is “guaranteed”, it can only be
enjoyed within the limits of the propert y’s “social
function”. Consequently Property Rights in theory
are protected, but in practice they are subject to
those legal limitations which ensure the said “social
function”, a concept which, however, is not legally
defined.
Summing up, therefore, Property Rights do exist, but
they are, under some circumstances, limited or
subject to constraints.

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These constraints are evident first of all in the
frequently nominal payments in case of
expropriation. The law of expropriation was
introduced in Italy in the 19th century;

but whereas then the relevant payment was to be


made in full, now with the above-mentioned
“fruition” clause, payment can be drastically
reduced. In any case expropriation is allowed only in
case of proven public utility (eminent domain).
In addition to the aforementioned circumstances, the
limitations to Property Rights are particularly
evident in the regulations governing lease; either of
houses or of land.
This brings us to the topic of land lease.
Before the big industrial boom, Italian society was
principally an agricultural society; therefore, even
during the Fascist regime right through to the 2nd
Wo r l d Wa r t h e l a w w a s s t r o n g l y b i a s e d i n f a v o u r o f
the tenant farmer, This made it practically
impossible to terminate such leases nor was it
possible to adjust the rents.

Rents which had been negatively influenced by the


h u g e i n f l a t i o n p r o d u c e d b y t h e Wa r.
In the post-war era, an initial legislation was put
into place in 1948 which was followed by the Law of
06-12-1962 n° 507 and finally by the Law of 05-03-
1982 n°203.
And so it is that the concept of “equo canone” (just
or fair rent) entered our legal system, in compliance
with other guaranteed rights of the Constitution, viz.
Arts. 35 and 36, which assured the “worker”, in this
case to the tenant farmer, a fair compensation for
running the farm.
In other words, the wealth produced by the land had
to be first allocated to the tenant and only then to
the landlord. It gradually became clear that these
laws had significantly whittled down proprietary
rights.
Recently the Constitutional Court has declared the
law of “equo canone” unconstitutional.

Therefore now the laws governing land lease have


been modified as follows:
1) minimum compulsory duration (15 years);
2) tenants’ right to make improvements (under
certain conditions);
3) free determination of the rent;
4) tenants’ right of pre-emption in case of sale.

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As Law n° 203 of 1982 (in force before the
aforementioned sentence of the Constitutional Court)
ruled that the two parties, if assisted by their
respective trade unions, could stipulate derogations
t o t h e l a w, t o d a y, a l m o s t a l l t h e l a n d l e a s e c o n t r a c t s
are executed under this provision (Art. 45 of the said
Law n° 203 of 1982).
The new European agricultural policy which grants
the subsidy to the leaseholder, i.e. the tenant farmer,
will certainly provoke an impact on land lease; but it
i s t o e a r l y t o s a y. We c a n o n l y p u t f o r w a r d t h e d o u b t
that such a law will be deemed unconstitutional in
our

Country if it is not accompanied by the right to


compensation of the owner of the land in the case the
tenant leaves the land keeping for himself the
s u b s i d y.
But for now, t h e s i t u a t i o n , I d a r e s a y, r e m a i n s
unclear.

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