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PAOLO PASQUINO Benvenuto da Imola: una lettura del viaggio dantesco in chiave letteraria

Nel quadro dellesegesi del Trecento sulla Commedia, in particolar modo per quanto riguarda Benvenuto da Imola, si fa strada con un certo rilievo una modalit particolare di concepire il viaggio oltremondano di Dante. Accanto ai tentativi di indagare le motivazioni interiori della ricerca umana messa in atto dal protagonista, emerge la concezione del poema sacro come unavventura strettamente letteraria, con una finalit innanzitutto artistica, unimpresa predisposta con lintenzione di misurarsi con una tradizione poetica; rispetto alla linea esperienziale dunque, e al suo significato nella coscienza del viator, si afferma lidea di un percorso nella materia del viaggio, allinterno di uno spazio creativo gi tentato da altri: quello del luogo oltremondano. Questa accezione viene vista con particolare interesse dal maestro di scuola Benvenuto, che, forte dellinsegnamento e del confronto con i poeti della classicit, trova naturale il collegamento con quei modelli che hanno trattato il tema della discesa agli Inferi: Virgilio e Omero soprattutto, e Lucano, autori di cui ben conosceva le rispettive catabasi letterarie: quella del libro VI dellEneide, lettura di capitale importanza, ampiamente citata nel commento; quella del libro XI dellOdissea, che lImolese leggeva, molto probabilmente, attraverso la traduzione di Leonzio Pilato (e quindi in una versione che, per quanto riguarda la struttura narrativa, era specchio delloriginale, non nella forma frammentaria di epitomi, trattati, o altre testimonianze indirette)1; quella del Bellum Civile, che fece oggetto di una lectura pubblica fra il 1377 e il 13782. Questo dunque, per

Cfr. P. TOYNBEE, Benvenuto da Imola and the Iliad and Odyssey, in Romania, XXIX, 1900, pp. 403-15. 2 L.C. ROSSI, Benvenuto da Imola lettore di Lucano, in Benvenuto da Imola lettore dei classici e dei moderni. Atti del Convegno Internazionale. Imola, 26 e 27 maggio 1989, Ravenna, Longo, 1991, pp. 165-203.

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Benvenuto, il solco in cui si situa, con la naturalezza di un classico, lopera di Dante. Lesemplificazione che segue si basa su campioni dellinedito ms. Laur. Ashb. 839, testimone della seconda redazione del commento di Benvenuto (corrispondente alla lectura della Commedia da questi svolta a Ferrara nellinverno 1375-76)3. Iter per materiam e tradizione letteraria La prima scheda riguarda Inf. IX 16-18: In questo fondo della trista conca / discende mai alcun del primo grado, / che sol per pena ha la speranza cionca?: la domanda di Dante allingresso della citt di Dite, dopo lo scoramento patito di fronte al rifiuto opposto dai diavoli: alcun del primo grado si riferisce al Limbo, e quindi ai poeti:
questa (= questa question fecio, v. 19): questio est ista, et dicit rem grossam: subtilissime petit, si verum est quod aliquis illorum sapientum poetarum positorum in Limbo intravit umquam per istam civitatem, per hoc iter, idest: [si] aliquis istorum tractavit umquam de materia ista quam nunc ego volo tractare (f. 26r).

Segue la risposta di Virgilio, vv. 19-21: Questa question fecio; e quei Di rado / incontra mi rispose, che di nui / faccia l cammino alcun per qual io vado (cui segue laccenno a unaltra discesa di Virgilio, congiurato da quella Eritn cruda, che uninvenzione dantesca):
Modo respondet Virgilius breviter et clare, dicens quod pauci faciunt hoc iter; et quei, scilicet Virgilius, mi rispose: da raro incontra, idest raro evenit, quia nullus reperitur qui fecerit hoc iter, nisi Homerus in greco et Virgilius in latino: tamen nullus ipsorum intravit talem civitatem; bene tangunt de ipsa (Ibidem).

Ecco quindi i precedenti letterari con cui viene misurata limpresa di Dante: Homerus in greco e Virgilius in latino, nessuno dei quali ha affrontato e

In proposito, vedi: C. PAOLAZZI, Le letture dantesche di Benvenuto da Imola a Bologna e a Ferrara e le redazioni del suo Comentum, in Italia medioevale e umanistica, XXII, 1979, pp. 319-66; ora in ID., Dante e la Comedia nel Trecento, Milano, Vita e Pensiero, 1989, pp. 223-76; ID., Giovanni da Serravalle espositore della Commedia e Benvenuto da Imola (con nuovi accertamenti sul Laurenziano Ashb. 839), in Atti della VIIIa Giornata di Studi Malatestiani, Repubblica di San Marino-Biblioteca di Stato (17 ottobre 1987), Rimini, Bruno Ghigi Editore, 1990.

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descritto la citt di Dite, causa la diversa morfologia delle loro raffigurazioni (o il diverso svolgimento dellazione)4. Per quanto riguarda Omero, degna di nota unosservazione del commento al canto IV, in cui appunto si incontra il poeta greco nel Limbo, e a differenza degli altri componenti della bella scola, rappresentato con la spada in mano (vv. 86 segg.). Dice Benvenuto (f. 14v): perch ha cantato fatti di guerra (ma la spiegazione non lo convince: se fosse questo il motivo, lattributo spetterebbe forse pi giustamente a Lucano accenno indiretto alla situazione di uno scrittore sentito pi come historiographus che come poeta ); lImolese cerca allora altri motivi, e uno di questi il fatto che primus fuit qui descripserit Infernum, idest vitia et ipsorum suplicia; ergo fecit sibi viam cum ense in manu. Il punto di partenza della tradizione dunque Omero (che, lo si ricorda, viene citato numerose volte nel commento come unauctoritas dalla voce autorevolissima, pur non essendo una fonte strutturante n per Dante n per Benvenuto: segno del rilievo tutto particolare che ha agli occhi di questultimo5). Per quanto riguarda Virgilio, si veda la glossa relativa a Inf. II 40-42: Tal mi fecio in quella oscura costa, / perch, pensando, consumai la mpresa / che fu nel cominciar cotanto tosta; allinizio del canto II Dante ha appena espresso i dubbi sulla legittimit della propria discesa (Io non Enea, io non Paulo sono), e avverte concreta lincertezza per il suo proseguimento: unimpresa cotanto tosta nel cominciare, e gi minacciata:
per che pensando, scilicet in alto incepto; consumai, idest finivi et dimisi quod avide et cito inceperam; et, ne procedam obscure, ista talis contentio non est nisi una lutta et pugna intra mentem autoris. Nam arguebat pro et contra, dicendo: tu non poteris apellare stilum Virgilii, nec equare, etc. (f. 8v).

Lalto incepto naturalmente la mpresa, che per Dante costituisce lancora incredibile investitura a viaggiare nel mondo dei morti; ma agli occhi del commentatore si tratta della composizione del poema, la cui difficolt non est nisi una lutta et pugna intra mentem auctoris, e riguarda la possibilit di raggiungere lo stilum di Virgilio: non si concentra su altro lattenzione dellesegeta. In questo caso stilus si riferisce non al livello stilistico, ma alla materia, elementi che Benvenuto ha distinto negli accessus della lettura (Aliqui

E nota, in precedenza, il commento alla risposta sdegnosa dei diavoli a Inf. VIII 89-90: Vien tu solo, e quei sen vada, / che s ardito intr per questo regno (viene respinto Dante, corpo vivo, ma non Virgilio, chiaramente anima); la chiosa dice: ardito: Tu Virgilius melius posses facere istam descriptionem quod Dantes: et ista erat lutta mentis. 5 Cfr. TOYNBEE, Benvenuto da Imola cit.; ID., Index of authors quoted by Benvenuto da Imola in his commentary on the Divina Commedia, in Annual Report of the Dante Society, II, 1899-1900, pp. 1-54, s. v. Homerus.

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dicunt quod materia huius libri est comedia, sed non est verum: imo est stilus, non materia, f. 2v). Nonostante la precisazione programmatica, luso linguistico fatto proprio nella glossa riconosce la possibilit di un doppio significato del termine stilus, a indicare: 1) il livello stilistico vero e proprio, 2) il contenuto che si lega a un certo stile. Ne d conferma il commento a Inf. I 85-87 (Tu se lo mio maestro e l mio autore; / Tu se solo colui, da cu io tolsi / Lo bello stilo che mha fatto onore), in cui si legge:
stilo che mha: videtur dicere falsum. Nam stilus Virgilii est altus, et iste Dantis stilus est comicus et bassus: stilus Virgilii est literalis, et iste vulgaris; hic responde dupliciter: nam stilum pro materia accipit, idest tu Virgilius primus poeta latinus fuisti qui Infernum descripsisti. [...] Secundo modo responde: idest, sicut tu Virgilius in tuo stilo excedis (ms. et sedis) omnes poetas qui fuerunt ante te in stilo literali, sic ego post te excedendo omnes alios in stilo moderno (f. 6v).

Da questo si comprende che per Benvenuto lintento di Dante non uguagliare lo stilus literalis di Virgilio, a cui si oppone il suo stilus modernus, n di inserirsi nellambito stilistico esclusivo di Virgilio (altus contro comicus et bassus), ma che laccezione a cui il commentatore si riferisce, ancora una volta parlando di confronto tra poeti nel solco di una tradizione letteraria (tu Virgilius primus... qui Infernum descripsisti), la prima di questa glossa, che riconduce per lappunto alla materia. Una conferma viene dal corrispondente passo della lectura bolognese della Commedia (che rappresenta la prima redazione del commento benvenutiano): et respicit quod ipse cepit stilum a Virgilio, scilicet materiam inferni6. Ecco che quindi Benvenuto ha a poco a poco introdotto il lettore nellambito a cui intende rivendicare la figura di Dante, delineando i termini di quella tradizione letteraria illustre che ha assunto come propria materia loltremondo. Iter per materiam e narrazione dantesca interessante notare in che modo certi particolari del racconto poetico rientrino nellottica di un Dante viaggiatore attraverso la materia, e quindi di un Dante poeta pi che personaggio. Bisogna considerare, anche tramite il confronto con le altre redazioni del commento, che tutti gli impedimenti incontrati dal poeta sul suo cammino vengono puntualmente interpretati da Benvenuto come ostacoli alla realizzazione della sua impresa poetica. A proposito della lupa (Inf. I 49-54: Ed una lupa, che di tutte brame / sembiava carca nella sua magrez-

6 Vedi La Commedia di Dante Alighieri col commento inedito di Stefano Talice da Ricaldone, a c. di V. Promis e C. Negroni, vol. I, Milano, Ulrico Hoepli, 18882, p. 20.

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za...), lImolese osserva che il poeta, dopo aver deposto le tentazioni delle altre due fiere, la lussuria e la superbia, cade vittima della terza e pi temibile: lavarizia, che lo impedisce proprio l dove si rivolgono i suoi intenti, ossia la creazione poetica:
sed ista fuit illa que retrahebat ipsum, quasi diceret: tu vis facere istud opus, sed quid facies? Miser, demens, atonite! [Vis] poetari, sed tu morieris fame: nam cades ad paupertatem, et de paupertate ad miseriam, quia non est nisi unus gradus parvus! Et ista erat avaritia que pungebat ipsum.... sed ipse fuit ita magnanimus quod sprevit omnem avaritiam, et fecit hoc nobile opus (f. 5v).

proprio della vis discorsiva di Benvenuto il tono vivace di questa chiosa, che delinea chiaramente limmagine di un poeta faticosamente incamminato verso la gloria, piuttosto che quella di un uomo verso la sua emendazione personale. LImolese sembra andare oltre il fatto che in quel preciso momento la meta che Dante si vede preclusa il colle, il dilettoso monte, e che secondo il suo stesso dire mons figuratur pro virtute; via vitiosa figuratur via ampla, quia multi discurrunt per illam, et cum delitiis (f. 4r, commento a Inf. I 13-14). Nessun dubbio che per Benvenuto la via che si oppone alla via vitiosa del peccato sia quella delle virt personali, a cui si rivolge il protagonista del viaggio incipiente: ma vi si sovrappone la consapevolezza delliter del poeta. Con la stessa prospettiva vengono interpretati i seguenti passi (tratti dalla lectura bolognese): la preghiera di Francesca per Dante in Inf. V 91-92, lopposizione dei diavoli allingresso della citt di Dite, un episodio come la fatica di Dante nellascendere largine della settima bolgia in Inf. XXIV 37-517. Anche di fronte a un particolare descrittivo come quello di Inf. XVIII 2, che descrive laspetto di Malebolge, tutto di pietra di color ferrigno, il commentatore coglie lopportunit di osservare che si predicti circuli erant lapidosi, multo magis iste locus; et de lapide duro, ad notandum difficultatem materie8. Ancora allesordio di un canto, il XX (Di nova pena mi conven far versi), si presenta la medesima osservazione: di nuova, quia extranea et peregrina, et per aliquem nunquam tractata alias; et per hoc tangit difficultatem materie9. Difficultas materie espressione che ricorre sovente nel linguaggio benvenutiano (soprattutto nella lectura bolognese e nella redazione definitiva del commento), poich

Rispettivamente: ivi, pp. 81, 123, 330. Si veda, in particolar modo, linterpretazione della preghiera di Francesca (Se fosse amico il re delluniverso / noi pregheremmo lui della tua pace): si nos essemus in gratia Dei, rogaremus Deum pro te de tua pace; scilicet, quod tu expleres tuum opus, postquam tu habes pietatem de nostro amore perverso (mio il corsivo). 8 Ivi, p. 256. 9 Ivi, p. 280.

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per buona parte del suo percorso limpresa di Dante non ha avuto precedenti, e quindi affrontare nuove pene, nuovi tormenti (e conseguentemente, trattare nuovi peccati, nuovi problemi morali), unesperienza unica e mai tentata da alcun poeta; lintrospezione di un mondo non ancora esplorato, in cui Dante si avventura come un pioniere10. Sempre nellottica della realizzazione di un opus letterario viene interpretato addirittura il confronto fra Dante e Guido Cavalcanti, suggerito dalle accorate parole di Cavalcante in Inf. X 58-60: Se per questo cieco / carcere vai per altezza dingegno, / mio figlio ov? perch non ei teco?:
volebat iste pater quod fillius faceret unam operam nobilissimam sicut Dantes, et quando vidit quod erat (ms. eram) solus, scilicet persona viva, piangendo disse: si per questo, etc., mi figlio ov? Ubi nota primo quod ivit ad Infernum, scilicet per speculationem; secundo, dicit: si vadis per speculationem et ingenium, fillius meus non est minus valens quam tu, ideo deberet facere unum opus sicut tu; da me stesso, quasi dicat: habui bonum ducem etc., sed fillius tuus non delectatus est in poesi, quamvis sit philosophus maximus (f. 28v).

Laccenno allaltezza dingegno, che accomuna Dante e Guido, viene sfruttato dal commentatore per alludere, ancora una volta, allattivit che contraddistingue lartista: leccellenza intellettuale dei due personaggi non fa che mettere in risalto il carattere elettivo dellimpresa dantesca. Dalla visio alle fictiones La composizione della Commedia appare dunque a Benvenuto come il percorso di un poeta allinterno di uno spazio letterario ben preciso. Ma in che modo si realizza la inventio della materia da trattare? Qual il fondamento di ci che viene espresso per immagini? Il punto di partenza dellopera dantesca, lambito che contiene tutti gli elementi su cui agisce lispirazione poetica , secondo Benvenuto, una esperienza diretta delle realt oltremondane che si manifesta in forma di visione, come afferma chiaramente gi nellesordio della sua expositio del primo canto: Primo ergo dico quod describit suam visionem etc... Dicit primo quod per visionem reperit se in una silva... (f. 3v). Si tratta dunque di una visio, che giunge al poeta attraverso lintelletto, con gli occhi della mente, al di fuori di qualsiasi percezione sensoriale. Lo rivelano tutte le espressioni relative a questo primo contatto con il mondo ultraterreno, che indicano una speculatio intellectualis, un processo che avviene mentaliter, per speculationem, e coinvolge

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Oltre agli esempi precedentemente esposti, cfr. ivi, pp. 202, 251, 329-30.

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appunto gli oculi intellectuales. importante notare come esse vengano puntualmente impiegate nei luoghi danteschi in cui ricorre lesperienza del vedere: Inf. I 16 guardai in alto, e vidi le sue spalle / vestite gi... (f. 4r: ergo huc usque ad terrena respexerat: modo elevavit occulos mentis); I 62 dinanzi alli occhi mi si fu offerto / chi per lungo silenzio parea fioco (f. 5v: occhi, scilicet intellectuales, et rationem mentis); II 11 guarda la mia virt sell possente (f. 8r: guarda, idest: examina virtutem meam intellectualem); VII 109 E io, che di mirare stava inteso, / vidi... (f. 23v: mirare, cum occulo intellectuali); XVIII 40 Mentrio andava, li occhi miei in uno / furo scontrati... (f. 44v: gli ochi, scilicet intellectuales, ita quod unus occurrit menti sue); XXV 49 Comio tenea levate in lor le ciglia (f. 57r: le ciglia, occulos intellectuales); XXIX 1-2 La molta gente e le diverse piaghe / avean le luci mie s inebriate (f. 65v: sed Virgilius redarguendo dixit: cur tua visio, scilicet speculativa, cur infigitur tantum in ista bolgia?); XXXI 11 s che l viso mandava innanzi poco (f. 68v: poco...viso, scilicet speculatio mea intelectualis); ecc. Altrettanto indicativa la chiosa sui versi iniziali del canto IV, che descrivono il risveglio di Dante dopo lo svenimento occorso sulla sponda dAcheronte, in seguito al forte tremito della buia campagna e alla violenta impressione della luce vermiglia; Benvenuto commenta cos la brusca interruzione dellalto sonno, dovuta al greve truono prodotto dai gemiti infernali:
lalto: idest excitavit profundam speculationem; ne la testa, idest fantasia; riscosse, redivi ad propium statum, sicut si unus dormiet in camera sua, et audiens unum aliquem sonum excitabitur totus exteritus: erat attonitus. E lochio: et ecce quod fecit: lochio, scilicet intellectualem; reposato, scilicet in illo somno; [...] intellectum meum predisposueram ad istam speculationem, idest ego erexi vires intellectus, et breviter describit locum ubi se reperit quando excitatus est (f. 13r).

Questo il punto in cui con maggiore evidenza Benvenuto fa emergere il carattere mentale dellesperienza dantesca, proprio di una visio, in cui la speculatio entra prepotentemente nella fantasia e necessita di tutte le vires intellectus per essere sostenuta. Il vedere dantesco coincide dunque per Benvenuto con la percezione che sta alla base di ogni atto descrittivo, luogo primario di incontro con le forme delloltremondo. Il compito del poeta quello di rappresentare visivamente questo complesso, e altrimenti inattingibile, sistema di intuizioni: trasformare i contenuti di unesperienza superiore in una serie di raffigurazioni comprensibili a tutti. Queste raffigurazioni costituiscono le strutture proprie della poesia, le cosiddette fictiones, ossia quei mezzi di cui lartista si serve per tradurre la propria visio in un linguaggio accessibile: realt medianti secondo lespressione di

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Mariano Welber11, sono tutto linsieme di immagini di cui si struttura il poema: dalle rappresentazioni di pene e personaggi ai vari particolari della narrazione, fino agli artifici tecnici pi sottili come similitudini, allegorie, metafore. Le azioni riconosciute come peculiari del poeta nella sua opera di mediazione, secondo la terminologia assunta da Benvenuto, sono soprattutto fingere, describere e determinare, che alludono alla espressione mediante figurae, ossia attraverso strumenti propri della creazione artistica12. Con Benvenuto latto del fingere assume dunque un valore pi ampio rispetto a quello riconosciuto dai primi commentatori13, orientati in prevalenza a sottolineare il valore della figura in relazione alla sua carica simbolica, alla sua valenza allusiva; essi, concentrandosi su quelle immagini in grado di produrre sovrasensi allegorici, consideravano soprattutto queste come figurae14, mentre per Benvenuto lintera rappresentazione della Commedia a essere fictio, figura, delle realt intuite da Dante attraverso la sua speculazione intellettuale: indipendentemente dalla presenza di significati allegorici, tutto il sistema a essere finzione, ossia atto poetico di conversione in immagini. Lesegesi di Benvenuto riconosce dunque al poeta un processo dinamico fra lesperienza (che lorigine ultima, pi remota, della sua opera: la visione) e la sua traduzione poetica (senza certo dimenticare, in linea con i commentatori contemporanei, il carattere chiaramente poeticus, fictivus attribuito alla Commedia dallEpistola a Cangrande, nel paragrafo sulla sua forma sive modus tractandi). precisamente in questa seconda categoria che si situa la traccia esegetica fatta oggetto di osservazione: liter per materiam considerato da Benvenuto il viaggio che Dante deve compiere per realizzare la sua attivit di artista (e implica un confronto con la tradizione), che si svolge in parallelo con quello della riflessione speculativa: lazione traduttiva del poeta segue un percorso che va di pari passo con quello della sua inconoscibile esperienza. Perch, in conclusione, prevale il viaggio nella materia su quello nellanima? Tale metro valutativo pu apparire arbitrario e fuorviante, ma si inserisce in
11 M. WELBER, Visio e fictio nel Comentum super Dantis Comoediam di Benvenuto da Imola, in Lectura Dantis Mystica, Firenze, Leo S. Olschki, 1969, pp. 188-226. 12 Per quanto riguarda uso e provenienza della terminologia relativa allagire poetico, cfr. C. PAOLAZZI, Benvenuto e Dante poeta perfectissimus (a norma della Poetica di Aristotele), in Benvenuto da Imola lettore dei classici e dei moderni, cit., pp. 20-54. 13 Si veda in proposito A. CIOTTI, Il concetto della figura e la poetica della visione nei commentatori trecenteschi della Commedia, in Convivium, n.s., III, 1962, pp. 264-92; 399-415. 14 da notare infatti lattenzione riservata da tutti i commentatori alla simbologia di personaggi come Virgilio, Beatrice, le tre fiere, il Veltro, le Erinni di Inf. IX, o a raffigurazioni come le tre teste di Cerbero, il Veglio di Creta, ecc. Si vedano le varie considerazioni del concetto di figura emergenti dalle chiose di Graziolo de Bambaglioli, Jacopo della Lana, Ottimo in CIOTTI, Il concetto della figura. cit. pp. 280, 284.

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quel mutamento di orizzonti che lincipiente cultura umanistica andava prefigurando. Svanito il clima spirituale dellepoca in cui era maturato il poema sacro, pi sensibile dellet di Benvenuto a tensioni mistiche ed escatologiche, era ormai decaduta la suggestione del profetismo dantesco; commenti come quello di Guido da Pisa, che andava precisamente in questa direzione, non erano pi attuali, e le loro interpretazioni non pi accettate. Nemmeno la veemenza delle aspirazioni politiche dantesche aveva ormai corrispondenza con la realt del secondo Trecento; cos pure lo spirito, ad esso parallelo, di riforma della Chiesa, pareva essersi sopito. Con larrivo dellUmanesimo, la Commedia poteva essere accettata soprattutto come una finzione letteraria, con una grande variet di pregi di carattere artistico, tra cui lo sforzo di rappresentare un ambito poetico del tutto originale, ma sostanzialmente una finzione ben distinta dalla realt.

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