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Le pagine che seguono sono appunti del docente di appoggio alle lezioni e vengono messi a disposizione come elemento di supporto per chi non sia riuscito ad frequentare con costanza il corso di Filosofia della Storia 2008-2009. Si intende che tali appunti sono da considerare meramente integrativi e non rappresentano una riproduzione completa dei contenuti e degli argomenti trattati durante il corso.

S !"#$ ". La Crisi delle Scienze Europee e la fenomenologia trascendentale, come molti dei testi attribuiti ad Husserl, non effettivamente un libro, ma una raccolta solo parzialmente omogenea di Conferenze ed appunti. E. W. Orth lo chiama giustamente un libro immaginario . ! primi "# paragrafi rappresentano il nocciolo iniziale del testo, in due sezioni, presentato inizialmente nel $%&' in forma di conferenza e pubblicato l(anno successivo )$%&#* a +elgrado, in ,uanto ad Husserl era oramai impossibile pubblicare alcunch- nella .ermania hitleriana. / ,uesti "# paragrafi di natura prevalentemente programmatica Husserl stesso aggiunge una terza ampia sezione )00 "12#"* che non vedr3 la luce prima della morte dell(autore, avvenuta il "#.45.$%&1. 6uttavia le tematiche presenti nella conferenza del (&' vengono instancabilmente rielaborate in un(impressionante mole di appunti negli ultimi due anni di vita dell(autore7 tali appunti verranno poi raccolti in parte nel $%85 in volume assieme ai #" paragrafi originari per comporre ,uello che appare come volume 9! dell(edizione delle opere complete, e cui fa riferimento la traduzione italiana. /ltri appunti verranno raccolti successivamente in un secondo volume delle Opere )$%%&*, col titolo di :9olume di complemento( )Ergnzungsband* alla Krisis. ;i fatto la Krisis pi< che essere un libro , come sempre in Husserl, una raccolta di idee afferenti ad una famiglia di temi affini, ma senza un chiaro inizio od una chiara fine. =uesta, come detto, caratteristica tipica di tutte le opere husserliane pubblicate in vita, ed a maggior ragione di ,uelle composte dai curatori e pubblicate postume. Cos( la :crisi( di cui parla il titolo> E perch- una crisi delle scienze> E per di pi< delle scienze :europee(> ?er ,uanto non sia mai un buon servigio ad un autore il farne dipendere il pensiero troppo strettamente dal contesto storico e psicologico, impossibile evitare di far menzione alle crisi spirituale, umana, che Husserl esperisce come caratterizzante la vita dell(umanit3 europea tra le due guerre. Husserl stesso, pur non essendo propenso ad alcuna forma di analisi storico2politica della contemporaneit3, menziona a pi< riprese l(abisso in cui caduta la cultura europea negli ultimi decenni. Egli, come ebreo tedesco nato in @oravia nell(ambito della multietnica civilt3 austroungarica, assiste dapprima all(autodistruzione europea della prima guerra mondiale, con la disgregazione della transnazionalit3 asburgica, e poi al progressivo sfacelo delle costituzioni europee a partire dall(italiana marcia su Aoma fino all(ascesa al cancellierato di Hitler nel (&&. =uesti eventi non sono semplicemente vissuti

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come catastrofi militari, economiche o politiche, ma soprattutto come catastrofi spiritualiB l(umanit3 europea ha perso ogni unit3 di senso e la cultura europea, le scienze europee nel senso generale di scientia come :sapere(, non fornisce pi< alcuna risposta plausibile. La crisi delle scienze di cui Husserl parla non affatto crisi nell(efficacia tecnica o nella capacit3 predittiva delle scienze, bensC crisi di senso: il sapere non porta pi< con s- alcuna capacit3 palingenetica n- alcuna ispirazione etica. ?uD sembrare strano per noi oggi anche solo prendere in considerazione la domanda che la scienza si faccia carico di ,uestioni di senso, tuttavia ,uesta stessa nostra difficolt3 andrebbe esaminataB non affatto ovvio che la scienza sia costitutivamente vuota di senso, e non stato ovvio per gran parte della storia dell(umanit3. Che la scienza ambisca all(obiettivit3 una cosa, che il suo modo di porre e preselezionare domande faccia sC che nessuna ,uestione di senso possa emergere tutt(altra cosa. !l dato pi< evidente che rimarca come la scienza moderna abbia abdicato ad ogni ,uestione di senso va rintracciato nel fatto che convivono una pluralit di verit scientifiche provenienti da diverse scienze particolari e valevoli per i medesimi stati di cose, senza che la ,uestione di una sintesi o conciliazione dei punti di vista neppure emergaB il mondo puD essere analizzato sotto specie fisica, chimica, cosmologica, biologica, psicologica, storica, economica, senza che il problema di come comporre ,ueste visioni emerga affatto. En classico esempio di ,uesta condizione aporetica sta nel confronto inesistente tra le istanze deterministiche implicite in alcuni saperi e ,uelle finalistiche implicite in altri )es.B fisica vs economia*. !nfine, parlando di :scienze europee( Husserl intende la scienza occidentale nel suo complesso, le cui origini europee vengono rivendicate non solo per ,uel poco di orgoglio intellettuale che poteva ancora rimanere in un(Europa dove buona parte degli intellettuali erano costretti ad emigrare per motivi razziali o politici, ma anche per rammentare che la dimensione di origine storica essenziale anche per saperi che si pongono come atemporali ,uali ,uelli delle scienze naturali. +isogna notare a ,uesto punto come tra le scienze problematizzate da Husserl una appare da subito soggetta ad un trattamento particolare. Fi tratta della psicologia, la cui natura paradossale rappresenta una provocazione continua nell(ambito delle scienze contemporanee. !nfatti ogni verit3 relativa a contenuti psicologici sembra soffrire di una paradossalit3 costitutivaB per rendere davvero scientifico il suo contenuto deve obiettivarlo, renderlo oggetto, ma siccome il suo contenuto per definizione un contenuto mentale, soggettivo, sembra che l(atto stesso di produrre una verit3 scientifica concernente dati psicologici finisca per cancellare la natura eminentemente psicologica del contenuto. =uesto paradosso non affatto ,ualcosa di osservato per la prima volta da Husserl )anche se il suo significato complessivo lo *B la ,uestione della dubbia scientificit3 della psicologia era gi3 stata sollevata da /uguste Comte che aveva denunciato la non scientificit3 di ogni pratica introspettiva come base per una scienza psicologica. W. Wundt da parte sua aveva tentato di dare rigore ai resoconti introspettivi in modo da farne una base per la psicologia, ma il suo tentativo, criticato dallo stesso Husserl nella Crisi, risultD a tutti gli effetti

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fallimentare. ?i< o meno contemporaneamente alla stesura della :Crisi( +urrhus Grederic FHinner svolgeva, negli EF/, la sua attivit3 teorica e sperimentale volta a sopprimere del tutto dalla concettualit3 psicologica ogni riferimento ad eventi non obiettivabili. Iasceva cosC il comportamentismo, per cui da ogni nozione psicologica dovevano sparire riferimenti che non fossero riconducibili a spostamenti di corpi nello spazio e nel tempo, dun,ue, nel caso di viventi, a dati fisiologici e comportamentali. CiD che Husserl osserva innanzitutto che il problema non in alcun modo aggirabile giacch- la natura della coscienza data dalla sua intenzionalit, cio dal suo essere coscienza rivolta al suo oggettoB in altri termini obiettivare la coscienza significa cancellare la sua natura intenzionale, cio appunto sopprimerne ciD che la fa essere coscienza. La nozione di intenzionalit, che giustamente considerata la nozione pi< elementare che introduce alla concettualit3 fenomenologica, in effetti una nozione semplice solo nel senso di :non2composta(, ma non affatto facile da intendere appieno. ;i primo acchito intenzionalit3 indica l(essere diretto della coscienza al suo oggetto e, si dice, la coscienza sempre coscienza2di, cio appunto sempre coscienza intenzionale. !l termine :intenzionalit3( deriva dall(uso della nozione di intentio propria della logica medievale, e perciD non deve essere confusa con l(intenzionalit3 psicologica nel senso di volontariet3. CiD prima facie sufficiente, ma non tutto cosC intuitivo come puD sembrare. !nnanzitutto il riferimento all(oggetto dell(intenzione puD essere travisatoB se vero che ogni ,ualvolta si danno oggetti )ad esempio per la percezione, per la memoria, ecc.* ci deve essere una coscienza per cui essi si danno, ,uesto non significa che l(intenzionalit3 debba sempre dirigersi proprio ad oggetti in senso pieno. Fe la mia attenzione risvegliata da un rumore di origine ignota, la mia coscienza non si dirige ad un oggetto in senso comune, ma ad un :,ualcosa( anonimo da interpretare, e ,uesto un caso tipico di intenzionalit3. En caso pi< complesso rappresentato da condizioni emozionali di coscienza, come essere stanchi, allegri o depressiB ,ueste condizioni non si danno primariamente come oggetti per la coscienza, ma rappresentano piuttosto modi di darsi dell(intenzionalit3. Husserl distingue a ,uesto proposito due momenti della relazione intenzionaleB noesis e noema7 per noesis si intende l(atto intenzionale rivolto ai relativi oggetti intenzionali, per noema si intende l(oggetto intenzionale, nel senso generale di contenuto tematizzato dall(atto intenzionale. Ena condizione emozionale della coscienza )tristezza*, cosC come una modalizzazione della coscienza )dubbio, certezza, ecc.* sono fattori primariamente inerenti alla noesis, all(atto intenzionale. CiD non toglie che anche ,uesti momenti noetici possono essere resi oggetto della coscienza, possono essere tematizzati trasformandoli in noemata, che a loro volta si danno per una differente noesis. !n secondo luogo, intenzionalit3 non neppure da confondersi con :attenzione(, giacch- l(attenzione una ,ualit3 inerente all(intenzionalit3, non il suo noccioloB noi possiamo dirigerci intenzionalmente al medesimo oggetto avendo maggiore o minor grado di attenzione. CiD non toglie che tra intenzionalit3 ed attenzione una ,ualche relazione c(, ,uantomeno con

riferimento alle espressioni in cui parliamo di :dirigere l(attenzione verso(B di fatto dirigere l(attenzione un modo primario di esercitare un(obiettivazione intenzionale. En(ulteriore famiglia di concetti che vanno esaminati ,uando si parla di intenzionalit3 riguarda l(idea di :aspettativa(. Ordinariamente la nozione di intenzionalit3 va concepita in correlazione con ,uella di :riempimento dellintenzione(. =uando l(intenzionalit3 si dirige verso ,ualcosa lo :intende( in un certo modo, cio :si aspetta( che appaia in certe forme. Come vedremo ,uesta struttura si d3 ,uasi sempre, ma non sempre, in ,uanto sussiste una dimensione intenzionale passiva che non ha gi3 di mira alcuno specifico contenuto. 6uttavia, salvo ,uesto caso su cui torneremo in seguito, in genere l(intenzionalit3 in certo ,ual modo :prefigura( il proprio oggettoB per prendere un esempio efficace, anche se forse ingannevolmente semplice, se guardiamo una figura ambigua, come ,uelle indagate dalla psicologia della Gestalt, ad esempio il coniglio2anatra di cui Wittgenstein, la figura di Aubin o il cubo di IecHer, in tutti ,uesti casi vediamo come sia possibile modulare la configurazione del percetto attraverso un cambiamento delle proprie :aspettative percettive(. ;a ,uesti esempi possiamo trarre un(importante lezione circa l(intenzionalit3B essa non ,ualcosa che possa venire dettato univocamente dalla :materia sensibile(. =uesto perD, sia detto subito, non implica che le modalit3 organizzative del percetto da parte dell(intenzionalit3 percettiva siano arbitrarie o liberamente creative. L(intenzionalit3 si rivolge al proprio oggetto in un modo che predispone ciD che sar3 considerato pertinente e ciD che sar3 trascurato, ciD che sar3 posto in primo piano e ciD che verr3 posto in secondo piano. ?oich- l(intenzione si dispone nei confronti del proprio oggetto con determinate :aspettative(, tali aspettative possono essere soddisfatte del tutto o in parte, oppure tradite7 nel primo caso parliamo di riempimento di un(intenzione. / ,uesto punto dobbiamo introdurre una precisazione non elementare, al concetto di riempimento intenzionaleB gli esempi tipici di riempimento sono tratti dalla percezione e come tali sono esempi efficaci, che perD possono risultare fuorvianti, in ,uanto sembra che il riempimento dell(intenzione sia dovuto ad una sorta di sovrapposizione tra la :prefigurazione( propria dell(intenzione ed il contenuto sensibile, proveniente dall(oggetto materiale )le :sensazioni(*. !l modello che si presta pi< immediatamente a ,uesta rappresentazione ,uello empiristico per cui abbiamo in mente immagini mentali che poi possiamo proiettare sulle cose scorgendone la coincidenza o meno con la datit3 sensibile. =uesto modello soffre di insolubili difetti, noti sin dall(antichit3 classica, e di cui Husserl perfettamente consapevole. !n primo luogo, non c( mai sovrapponibilit3 possibile tra la supposta immagine mentale di ,ualcosa )tratto da precedente esperienza sensibile* e la sua realt3 sensibile, in ,uanto non si danno mai due sensazioni perfettamente identiche e dun,ue neppure si d3 sovrapponibilit3 tra la supposta riproduzione mentale dell(oggetto sensibile e la sua presenza attuale. =uesto uno dei problemi che condussero ?latone ad elaborare la nozione di :idea( come ,ualcosa di irriducibile alla dimensione sensibileB siccome il cavallo visto ieri di fronte non sovrapponibile al cavallo visto oggi di lato, non potrei mai dire di averlo

riconosciuto come lo stesso cavallo7 ciD sembra risolversi se suppongo che ci sia un(idea di cavallo che sussume a priori tutte le istanze di cavallo empirico che andrD ad incontrare. @a c( di pi<B noi non effettuiamo solo riconoscimenti percettivi, ma anche mnemoniciB cerchiamo di ricordare ,ualcosa che ad un certo punto riconosciamo. @a chiaro in un caso del genere che parlare di sovrapposizione tra un(immagine mentale che gi3 possiederei ed una seconda immagine mentale, che devo possedere anch(essa, anche se non in evidenza, sembra chiaramente assurdo. =uesto il caso che ?latone discute ,uando affronta il problema della :rammemorazione(, ad esempio nel @enoneB paradossale concepire il riconoscimento mnemonico come recupero di un(immagine da confrontare con un(altra immagine che gi3 possediamo, giacch- se gi3 la possediamo per poter effettuare il confronto, non si capisce perch- mai dovremmo cercarla. ?er Husserl il problema di un confronto tra entit3 eterogenee come l(immagine mentale e l(immagine sensibile non si pone proprio, in ,uanto il riempimento intenzionale di fatto una relazione tra due intenzioni, la prima signitiva e la seconda intuitiva.$ =uesto, si faccia attenzione, non comporta che il soggetto abbia sempre solo a che fare con se stesso, in forma sostanzialmente solipsistica7 sebbene il riempimento intenzionale sia una relazione tra un(intenzione vuota ed un(intenzione intuitiva, ,uesto non comporta istanze solipsistiche giacch- l(intenzione intuitiva dipende immediatamente dalla datit3 sensibile. ?er comprendere in dettaglio come ciD possa essere concepito dovremmo perD aver gi3 introdotto una discussione sulle cinestesi, cui ci dedicheremo in seguito. ?rima di passare oltre dobbiamo formulare un(ultima osservazione sintetica sulla nozione di intenzionalit3B il suo ruolo fondamentale, che e,uivale senz(altro al ruolo costitutivo della coscienza, deve essere compreso considerando l(ordine di fondazione delle esperienze. !n altri terminiB perch- una psicologia che cerchi di aggirare la coscienza intenzionale condannata ad un sostanziale fallimento, ovvero ad una perdita del suo oggetto> Ielle sue linee essenziali il ragionamento che bisogna seguire )e su cui comun,ue ritorneremo* il seguenteB lintenzionalit non pu mai essere risolta in una descrizione naturalistica cio! in termini di oggetti studiati dalle scienze della natura in "uanto ogni obiettivazione presuppone gi sempre lintenzionalit# L(ideale della psicologia nella sua versione naturalistica di ridurre l(intenzionalit3 ad un prodotto del cervello, da studiare attraverso l(esame di correlazioni causali tra le parti del cervello, l(ambiente ed il corpo. Ora, ci sono molte argomentazioni che possono essere sollevate dall(interno della pratica
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!n der ErfJllungsbeziehung Hommen zKei !ntentionen auf dasselbe zu Hongruierender ;ecHung, derart, dass eine rein signitive, begriffliche !ntention :sich( in einer anderen, auf dasselbe ObLeHt gerichteten, intuitiven, anschaulichen !ntention MerfJllt(. Was zuvor MbloN( gemeint Kar, ist dann in anschaulicher GJlle Mselbst( da. Ein Enterschied also von bloN intentionalem und KirHlichem ObLeHt bleibt bestehen. Iur ist dieser Enterschied Hein Mreeller( sondern einer der M.egebenheitsKeise(. ;as heiNtB das ObLeHt im $ie seiner Gegebenheit differiert zKischen Mleerer( und anschaulich MerfJllter( +egrifflichHeit, das ObLeHt aber, %elches in diesem intentionalen .efOlle zKischen leere und GJlle gegeben ist, bleibt eines und dasselbe. )Kausalitt und &otivation# 'ntersuchungen zum (erhltnis von )erspe*tivitt und +b,e*tivitt in der )hnomenologie Edmund -usserls , von +ernhard Aang, @artinus IiLhoff, ;en Haag, $%#&, p."&*

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scientifica a ,uesto indirizzo di ricerca7 ad esempio, si puD notare come la possibilit3 di ridurre il funzionamento di sistemi complessi )es.B il cervello* alle loro parti componenti altamente dubbio, in ,uanto non affatto detto che il funzionamento dell(intero sia riconducibile al funzionamento delle sue parti. C( perD ,ualcosa di pi< sottile e radicale che va consideratoB noi conosciamo le potenzialit3 della materia solo attraverso i modi in cui tale potenzialit3 si estrinseca. !n altri termini, nessuna esplorazione o contemplazione statica di una certa "uantit di materia ci insegna "uali .poteri vi inerisconoB se analizzo al microscopio un seme sconosciuto non posso capire come si presenter3 la pianta cresciuta, ed in generale ,ualun,ue cosa io ritenga di conoscere intorno al tipo di pianta sar3 solo frutto di una generalizzazione di processi di crescita indagati in altri semi. Iello stesso senso, nessuna esplorazione degli elementi chimici che rientrano in un organismo vivente, ordinatamente disposti in scatole su di un tavolo, mi puD far intuire come si dar3 un organismo viventeB a partire dall(esame dell(intero funzionante possiamo provare ad astrarre le sue parti, ma a partire dalle parti non siamo mai in grado di intuirne le potenzialit3 di sviluppo a partire dalla solo contemplazione. =uesto cosa significa> Fignifica che la fonte originaria di tutte le nostre conoscenze non l(analisi di oggetti, bensC la descrizione di :comportamenti(, implicazioni, processi, azioni, connessioni, cosC come essi si danno spontaneamente. =uesto ovviamente non significa che l(analisi in parti costitutive sia cognitivamente sterile, tutt(altro, ma significa che non possiamo mai aggirare la sorgente primaria delle nostre conoscenze, che data in descrizioni di come i fenomeni primariamente e spontaneamente si danno. !l primo passo dell(indagine scientifica non n- l(analisi in parti, n- l(esperimento come tentativo di provocare una risposta, ma l(osservazione dei processi spontanei, che possiamo poi analizzare o :provocare( sperimentalmente. !l progetto scientifico di mettersi nelle condizioni di poter ricostruire esiti complessi a partire da una manipolazione delle loro parti componenti un progetto fecondo ed interessante, ma non si puD partire dall(assunto generale per cui l(intero sarebbe senz(altro riducibile alla somma delle parti, il sistema alla collazione dei suoi elementi, il movimento la somma di infiniti stati parziali )come nei paradossi di Penone*, ecc. 2 =uando l(oggetto d(analisi propriamente la coscienza, come dovrebbe essere per la psicologia e per la filosofia della mente, risulta chiaro che i resoconti in prima persona da parte dei soggetti sperimentali non sono dati aggirabiliB per sapere che una certa sollecitazione di una fibra nervosa provoca dolore abbiamo bisogno di avere un ampio supporto di testimonianze da parte di soggetti che, all(occorrere di detta sollecitazione, dicono di provare dolore. =uesto, per inciso, significa che prima di accedere alle relative verit3 neurofisiologiche circa il funzionamento del sostrato cerebrale del dolore dobbiamo aver raggiunto un(intesa concettuale intorno a cosa intendiamo per dolore. Lo stesso esempio potrebbe essere fatto per la percezione dei colori, il recupero dei ricordi, ecc. !n altri termini, non possiamo esercitare correttamente lindagine scientifica sulla coscienza se non abbiamo fatto una preliminare operazione di chiarimento relativo ai contenuti mentali che andremo ad indagare obiettivamente. ?er ,uesto motivo ogni tentativo di

ridurre l(intenzionalit3 a ,ualche dato naturale obiettivo va senz(altro respintoB non perch- non sia possibile trovare correlazioni valide tra eventi materiali ispezionabili ed attivit3 intenzionaliB sappiamo ad esempio che se sopprimiamo l(attivit3 della corteccia cerebrale nessuna attivit3 intenzionale si manifesta. !l punto fondativo ed ontologicoB non possiamo dire di sapere cosa davvero l(intenzionalit3 attraverso un(analisi dei suoi correlati obiettivi )ad esempio come stati cerebrali* perch- tali correlati possono essere identificati solo sulla scorta di una preliminare identificazione di cosa sia intenzionalit3. Sapere che in assenza di un certo sostrato materiale non si d intenzionalit o attivit coscienziale in genere non ci dice niente circa la natura in s/ della coscienza7 sappiamo soltanto che ad un ,ualche livello il sostrato materiale concorre in modo necessario al darsi del fenomeno, ma non siamo in grado di dire che ,uel fenomeno puD risolversi nel sostrato materialeB come se un barbaro proiettato dal passato al giorno d(oggi e posto davanti ad una radio che trasmette una sinfonia, la frantumasse con una mazza, per poi dire che, con tutta evidenza, ,uel fenomeno )radio Q musica* riducibile ad urti materiali, giacch- un urto materiale puD farlo svanire. 2 !n conclusione, un esame preliminare del ruolo dell(intenzionalit3 nell(esperienza dovrebbe metterci in grado di apprezzare che nessuna analisi rigorosa che si dedichi allo studio di cose e fatti puD permettersi di dimenticare che cose e fatti si danno sempre per una coscienza, e che senza un(adeguata comprensione di come cose e fatti possano darsi per una coscienza il resto dell(indagine non puD che essere pregiudicato.

S !"#$ "". ;a ,ueste prime considerazioni sull(intenzionalit3 scorgiamo perchl(impostazione della fenomenologia di Husserl sia prioritariamente e preferenzialmente proiettata ad analizzare gli atti percettivi. La percezione ha priorit3 tra le analisi husserliane perch- tutto lo sforzo va ad isolare le fonti di evidenza prime, su cui ogni altra concettualit3 si deve fondare. ?er esprimerci con un poco d(approssimazione, potremmo dire che, siccome per Husserl indispensabile esaminare i livelli di esperienza pi< fondativi per poter interpretare ,uelli pi< complessi, allora lo studio della percezione deve necessariamente avere priorit3. Ovvero, per dirla naturalisticamenteB siccome ciascuno, prima di essere uomo di scienza o filosofo, stato un bambino che ha appreso informalmente tutti i concetti che gli consentiranno poi di perseguire verit3 scientifiche o filosofiche, e prima ancora stato un infante che ha appreso le articolazioni primarie della realt3 cui i concetti si applicano, opportuno che, per svolgere un(indagine di sufficiente radicalit3, ci si ponga il problema di come si pervenuti al punto in cui valori, metodi ed oggetti della ricerca erano ovviamente dati. La :Krisis( l(ultimo testo cui Husserl mette le mani ed ha carattere sintetico, programmatico, ma anche riassuntivo del percorso fatto. !n certo modo si tratta di un(operazione testamentaria in cui vengono fatti i conti circa la strada svolta e la direzione che si spera altri percorrano. Ena delle maggiori difficolt3 nella lettura di ,uesto testo sta nell(impossibilit3 di affrontarlo senza una generale conoscenza delle passati elaborazioni husserliane. ?ur essendo ,ui fuori discussione un esame analitico dell(opus husserliano necessario fornire innumerevoli chiarimenti terminologici che di fatto si convertono in un riassunto teoretico del pensiero dell(autore. Iella :Krisis( non vengono svolte analisi fenomenologiche della percezione, le ,uali vengono solo ricordate episodicamente ed un poco pi< in dettaglio nei 00 "1, 58 e 5#. 6uttavia senza una chiara comprensione di cosa sia un oggetto percettivo per Husserl gran parte delle analisi ulteriori perdono di profondit3 o addirittura di valore tout court. ?artiamo dal problema classico del rapporto tra percezione, sensazione ed oggetto percepito. Eno dei problemi classici della teoria della conoscenza rappresentato dalla disomogeneit3 tra i significati mentali e le sensazioni. La contrapposizione da ?latone in poi prende le forme di un contrasto tra la fuggevolezza destrutturata e caotica delle sensazioni e la permanenza ordinata e concettualizzabile dei percetti, una volta divenuti contenuti del pensiero. 9edo un oggetto sul tavolo, lo identifico come libro, blu, dalla copertina cartonata, con ,uesto titolo, ecc.7 successivamente posso ricordare di aver visto ,uel libro sul tavolo, ritornare a cercarlo e trovarlo, oppure stupirmi di non trovarlo. 6utto ciD apparentemente banale, salvo che per il fatto che un comportamento sostanzialmente inaccessibile ad animali non2umani, anche con apparati percettivi pi< sensibili dei nostri, ed inoltre un comportamento che a tutt(oggi risulta drammaticamente difficile da simulare per robot sofisticatissimi. Eno dei problemi di fronte a cui si trova il robot dato dalla infinita molteplicit3 sensibile propria di ogni

oggetto percettivoB se provo a riassumere il libro sensibile in una matrice di punti cromatici con determinate ombreggiature, rapporti visivi con altri enti, ecc., mi trovo immediatamente di fronte ad una ,uantit3 di dati ingestibile, giacch- il libro ovviamente identificato da tutte le possibili prospettive, sotto tutte le possibili illuminazioni, in tutti i possibili contesti, da cui il libro puD darsi. Fe pensiamo di cavarcela solo con una selezione di prospettive ,ualificate, per cosC dire come una serie di foto segnaletiche del libro, ci troviamo immediatamente di fronte al problema di una non coincidenza tra il modello che abbiamo in mente e la campionatura sensibile che ci si d3. !l problema che in effetti la totalit delle campionature possibili ! infinita. !l problema dell(identit3 oggettuale poi in effetti ancora pi< complicato di cosC, se pensiamo che noi siamo in grado di riconoscere spesso il medesimo oggetto non solo da diversi punti di vista, ma anche attraverso diversi accessi sensibili )es.B col tatto e con la vista*. L(impostazione husserliana salta integralmente ,uesta impostazione ed i relativi problemi. !nnanzitutto osserva come sul piano della datit3 fenomenica non si d3 una collezione di punti che poi ricercano una sintesi successiva. ! protagonisti della descrizione husserliana della percezione possono essere elencabili atraverso i seguenti otto concettiB rilievi 01bhebungen2 sensazioni 0o dati iletici2 affezioni contrasto e fusione campo sensibile cinestesi e adombramenti )1bschattungen*. CiD che si d3 sensibilmente )e che Husserl talora nomina con il termine tradizionale di :sensazioni(* non sono sense2data, non sono unit3 singolarmente dotate di certe ,ualit3, come il colore di un punto o l(altezza di un suono, ma sono innanzitutto :rilievi(, cose che si stagliano in rilievo e che producono un(affezione )modificazione* del soggetto percipiente. Ena sensazione visiva non ha alcun colore7 solo l(oggetto che vediamo, magari anche sulla scorta di ,uella sensazione, ha effettivamente colore." CiD puD sembrare misterioso, in ,uanto la nostra disposizione teoretica verso ,uesti temi gi3 ampiamente pregiudicata, ma per capire di cosa parla Husserl sufficiente fare in proprio un semplice esperimentoB ci si fornisce di un tubo lungo dotato di un(apertura abbastanza ristretta )ad es. una cerbottana* e si rivolge lo sguardo ad una serie di punti visivi che si avuto cura di non esplorare preliminarmente con visione binoculare libera7 se ora si prova a giudicare il colore di un certo punto visto attraverso il tubo e poi lo si giudica di nuovo in visione libera si noter3 fre,uentemente una ampia discrasia nei nostri giudizi cromaticiB la collocazione di ,uella piccola sezione di campo cromatico in un contesto prima assente modifica il nostro giudizio. Fimili risultati possono essere ottenuti esaminando l(esperimento di @ach del diedro convesso )un cartoncino piegato, ed illuminato in modo da essere per met3 illuminato in pieno e per met3 in ombra, muta colore apparente se,
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R;ie Einteilung der Empfindungen verlOuft Ledoch parallel nach derLenigen der Kahrgenommenen =ualitOten. ;ie 3deen 3 unterscheiden Garben2, 6on2 und 6astdaten, aber auch Lust2, Fchmerz2 und Sitzelempfindungen. ;as empfundene Aot Hann aber nur in einem O,uivoHen Finn so genannt Kerden. Iicht das Erlebnis, sondern das Kahrgenommene ;ing ist rot. ;ie /bschattung, die Empfindung, ist nicht von derselben .attung Kie das /bgeschattete, das Kahrgenommene ;ing. ))hnomenologie der 1ssoziation# 4u Stru*tur und 5un*tion eines Grundprinzips der passiven Genesis bei E# -usserl von Elmar Holenstein, @artinus I!Lhoff, ;en Haag $%#", p. %#*

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adottando una visione monoculare forzata, come attraverso il nostro tubo, si induce uno slittamento figurale, tale per cui il cartoncino non appare pi< come un diedro convesso, ma come due superfici complanari appaiate*. CiD che siamo in grado di dire per spostamenti prospettici come ,uelli da una visione monoculare locale ad una visione binoculare complessiva va in effetti esteso ad ogni :punto( dello spazio visivoB ciascun supposto :punto( in effetti riconoscibile come tale solo a posteriori, dopo che abbiamo visto un oggetto colorato collocato nello spazio sotto una certa illuminazione, ecc. Ion che vediamo prima punti colorati e poi li riuniamo nella visione di un cubo rosso, al contrario vediamo primariamente il cubo rosso e da ciD inferiamo che tutti i punti geometrici della sua superficie devono essere rossi a loro volta. =uesto, beninteso, non significa che in ,ualche modo noi :inventiamo( il colore del cubo a prescindere dalle :sensazioni visive(, ma significa che un giudizio con attribuzione di colore ha senso solo per oggetti collocati in uno spazio, rispetto ad una certa luce, ecc. , mentre non ha alcun senso per punti geometrici. Iei primi scritti )6icerche 7ogiche in particolare* Husserl usa il termine :sensazione( che poi preferir3 sostituire con la nozione di :dati iletici(, o semplicemente -8l/, il termine greco per materia informe. Fenza entrare in troppi dettagli esegetici essenziale comprendere come la nozione classica di sensazione viene interpretata in un modo che la trasforma radicalmenteB essa non pi< un dato elementare dalla cui composizione con altri dati elementari traiamo la nostra conoscenza dell(intero, al contrario, si tratta di uno :stimolo(, una :provocazione( sensibile che risveglia la coscienza che viene da essa modificata )affezione*, e che perciD si rivolge ad essa.& ?i< precisamente, non che l(intenzionalit3 percettiva si rivolga alla sensazioneB essa provocata dalla :sensazione( e si rivolge nella direzione della :provocazione( cercandovi un oggetto visivo )che il vero contenuto dell(intenzionalit3 percettiva*. Husserl parla di :affezioni originarie( )'raffe*tionen* ,uando intende riferirsi al ruolo pi< primitivo dei :dati iletici( nella costituzione degli oggetti percettiviB ,uando il :,ualcosa( che richiama la coscienza non possiede ancora alcuna interpretazione consolidata, ma deve appena ricevere una :lettura( intenzionale, allora le affezioni sono affezioni originarie. /ffezioni in generale sono il primo rivolgersi della coscienza al :,ualcosa( percettivo, nominato come :sensazione( o come h8l/, che invece rappresenta una dimensione totalmente passiva, ed in effetti una dimensione di cui abbiamo
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REine /ffeHtion Kird als ein Aeiz definiert, der von einer +eKusstseinsgegebenheit auf das !ch ausgeJbt Kird, es zu einer interessierten und aHtiven PuKendung einladend. Eine EraffeHtion Kird dieser Aeiz genannt, Kenn er von einer noch nicht vergegenstOndlichten, vorobLeHtiven intentionalen Einheit ausstrahlt. ;ie affeHtiven Einheiten bilden die ursprJnglichste .rundlage fJr die /HtivitOten des !ch, seine Aezeption, /pperzeption, ETpliHation, SolleHtion usf.. )U* Vede inhaltliche 9erschmelzung impliziert eine /bhebung gegenJber seiner Emgebung. /lle einheitliche /bhebung ist M/bhebung durch inhaltliche 9erschmelzung unter Sontrast(. )U* ;as !ch, so scheint es, Kird von hWletischen Einheiten und 9erbindungen affiziert, die ohne eine besondere Leistung der /ffeHtion geKorden sind. ;ie affizierenden Einheiten scheinen schon Mgeleistete /rbeit( vorauszusetzen. HWletische Sontinuen und die Einheit der Finnesfelder HXnnten als solche Min starrer ?assivitOt( ohne alles EinKirHen von /ffeHtionen erstellte .anzheiten angesetzt Kerden. )Holenstein, op. cit., p. &#21*

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contezza solo attraverso un(operazione astrattiva a posteriori, a partire dalle unit3 percettive, che sono il primo dato. Ora, una volta che l(intenzionalit3 percettiva si rivolge a ,ualcosa essa non opera una :raccolta( di dati primitivi, ma colloca immediatamente lo sguardo in una certa posizione che identifica un luogo nel campo visivo, e tale collocazione avviene attraverso i due :meccanismi( complementari della fusione e del contrasto. Iel campo sensibile tutto ciD che non diverso omogeneo e si assimila in unit3. Iel campo sensibile, ad esempio nel campo visivo, tutto ciD che c( ha a priori esistenza visiva7 ,uesta non una tautologiaB si pensi al punto cieco della retinaB se la nostra percezione dovesse comporre entit3 visive mettendo assieme atomi sensibili, l(area corrispondente al punto cieco dovrebbe apparire necessariamente come un buco, un vuoto. /l contrario, niente di tutto ,uesto si verifica in ,uanto l(assenza di sensazioni non produce alcuna affezione, non sollecita l(intenzionalit3 percettiva a rivolgersi ad essa, dun,ue essa rimane :per default( visivamente significativa. !l campo visivo preesiste alle sensazioni visive, nel senso che si d3 come presupposta un(unit3 :piena di significati visivi(, all(interno della ,uale fattori salienti emergono come contrasti )differenze*, mentre la mancanza di contrasti conduce all(assimilazione in unit3 )fusione*.5 =uando vediamo un lato del cubo come rosso noi vediamo del rosso e vediamo dei punti di contrasto dove la continuit3 del rosso si spezza, ad esempio in un rosso di tonalit3 differente che segnala un lato diversamente inclinato. Y importante capire il significato del campo sensoriale )visivo nella fattispecie* nella prospettiva husserlianaB il campo un(istanza sintetica, in modo affine a come opera in Sant la sintesi del sensibile attraverso le forme a priori, tuttavia con una differenza profonda e decisivaB la sintesi propria del campo visivo puD darsi solo sulla base di stimoli che lo sguardo colloca, dispone in unit3 e differenze, continuit3 e soglie. 6ale sintesi inconcepibile al di fuori dell(esercizio immanente della percezione. CiD che unifica il campo visivo, vorremmo dire, la pulsione a collocarsi come soggetto vedente in una posizione dello spazio visivo, e a mettersi nelle condizioni di agire in esso7 la percezione un atto vivo,
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!n ogni colore cio contenuta la totalit3 dei coloriB allorch- si manifesta un colore si gi3 aperta la totalit3 del campo sensibile, poich- Zuna ,ualit3 sensoriale puD essere soltanto in un :campo sensoriale(, e pi< esattamente, un colore dato sensorialmente in un campo visuale sensoriale[ \LE !, "8&] Fe un colore puD manifestarsi soltanto all(interno di un campo sensibile in ,uanto insieme di differenze all(interno di una omogeneit3 complessiva, allora ciD significa che il campo sensibile deve essere presupposto, con il che cade l(impostazione che sta alla base della filosofia di Hume. Fi assume invece una prospettiva basata su un certo innatismo virtuale. !l campo innato, ma non si apre senza la presenza di un colore. !l colore singolo non perD nulla di isolato, ma un composto, contiene in se stesso la totalit3 dei colori, poich- tra i colori vi una somiglianza complessiva che permette, partendo da un colore, di risalire a tutti gli altriB Z6utti i singoli colori 2 scrive Husserl 2 si danno come reciprocamente simili relativamente al genere, sono appunto tutti colori, e tuttavia in particolari serie di somiglianza emerge una particolare somiglianza con ,ualcosa di particolare in comune.[ =uando ,uesta somiglianza si realizza e ,ualcosa emerge come un che di unitario parliamo di fusione, che dun,ue non altro che una particolare, pi< intensa somiglianza all(interno di un sistema complessivo di somiglianze costituito dal campo. )7estetica trascendentale fenomenologica. Sensibilit e razionalit nella filosofia di Edmund -usserl, di 9incenzo Costa, 9ita e ?ensiero, @ilano $%%%, p. $#4*

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animato, che opera differenziazioni sensibili innanzitutto in ,uanto esse sono salienti, interessanti, in ,uanto fanno differenza per il soggetto. La sintesi sensoriale non ha niente di affine con il mettere certi dati in certe scatole categoriali, ma ha piuttosto l(aspetto di un autocollocarsi vivente del soggetto sensibile. Campo sensibile e dati iletici rappresentano per cosC dire gli estremi idealmente nominabili al di l3 e al di fuori dell(esperienza come puri presupposti dell(esperire percettivo. @a ovviamente tale descrizione e non puD che essere un(astrazione a posteriori dal darsi di oggetti percettivi. 2 9eniamo cosC ad un punto essenziale per tutta la discussione successivaB come abbiamo gi3 cominciato ad intuire la percezione non niente di statico, ma presuppone un(attivit3 del soggetto. =uesta attivit3 non va concepita in senso astratto, come in Sant, ,uale :attivit3 ideale(7 per Husserl il motore essenziale della percezione dato dalle cosiddette cinestesi, cio dai moti propriocepiti che accompagnano ogni decorso percettivo.8 Fe prendiamo la vista vediamo che l(occhio ha a fuoco sempre un tratto molto ristretto del campo visivo, ma conserva coscienza percettiva di un ambito molto pi< ampio grazie alla continua motilit3 dell(occhio. L(occhio percorre continuamente superfici e spigoli, curve ed ombreggiature, discriminando ed unificando nel processo le articolazioni del campo visivo. La psicologia cognitiva odierna ha ampiamente esplorato il ruolo della motilit3 oculare nella discriminazione ed identificazione degli oggetti visiviB in assenza di moti saccadici )micromovimenti involontari dell(occhio* nessun oggetto si staglia visivamente, ed anzi nessun dato visivo si manifesta.' Chi voglia
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R/lle SinOsthesen, Lede ein M!ch beKege(, M!ch tue(, sind miteinander in der universalen Einheit verbunden, Kobei HinOsthetisches Ftillhalten ein @odus des M!ch tue( ist. Offenbar sind nun die /speHt2;arstellungen des LeKeils in Wahrnehmung erscheinenden SXrpers und die SinOsthesen nicht 9erlOufe nebeneinander, vielmehr spielen beide so zusammen, dass die /speHte nur den Feinssinn, nur die .eltung als /speHte des SXrpers dadurch haben, dass sie als die von den SinOsthesen, von der HinOsthetisch2sinnlichen .esamtsituation, in Leder ihrer tOtigen /bKandlungen der .esamtHinOsthese durch !ns2 Fpiel2setzen der oder Lener FonderHinOsthese, Hontinuierlich gefordert sind und die Gorderung entsprechend erfJllen. )9ie Krisis der Europischen $issenschaften und die transzendentale )hnomenologie# Eine Einleitung in die phnomenologische )hilosophie, von Edmund Husserl, ;en Haag, @artinus IiLhoff, $%85, p. $412%*. ' !n ,uesto senso non siamo d(accordo con ,uanto scrive CostaB ?oich-, perD, la molteplicit3 dei luoghi non mai data senza una cinestesi e a sua volta nessuna cinestesi data senza la molteplicit3 globale dei luoghi, si potrebbe pensare 2 ed cosC che interpreta il problema Elrich Claesges 2 che, poich- Zil campo non nient(altro che il correlato di un sistema cinestetico[ e i dati2aspetto che hanno nella sfera visiva il carattere di dati cromatici sono Zpossibili solo nell(ordinamento dell(uno accanto all(altro nella contemporaneit3[, Z,uesto ordinamento ,uindi la :forma( nella ,uale la :materia( sempre gi3 data[, per cui l(origine di ,uesta forma, l(origine del campo visivo stesso va ricercata nella struttura del sistema cinestetico. )U* una concezione simile era gi3 stata teorizzata da Herbart che, nella sua )s8chologie der $issenschaft, scriveva che Zl(occhio in stato di ,uiete non vede alcuno spazio[. Fecondo Herbart solo la successione molto veloce delle sensazioni di ,ualit3 che d3 l(impressione di ,ualcosa di contemporaneo, e ,uindi dello spazio. 2 Fi tratta perD, a nostro parere, di una posizione inaccettabile poich-, se anche io non avessi alcuna facolt3 cinestetica il campo visivo avrebbe lo stesso le sue posizioni, i suoi colori e le sue figure. 6utto ciD non aspetta l(intervento del sistema cinestetico per delimitarsi reciprocamente, per ottenere risalto intuitivo. Che una macchia rossa sia contigua con una macchia verde non dipende evidentemente dal sistema cinestetico. )Costa, op. cit., p. "8$* 2 !n verit3 in assenza di motilit3 oculare neppure la

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approfondire ,uesto punto puD studiare il cosiddetto esperimento del .anzfeld o il cosiddetto :fenomeno 6roTler(. Husserl scopre il ruolo delle cinestesi osservando cosa avviene nel riconoscimento percettivo di un oggetto spazialeB ,uando percepiamo un oggetto abbiamo un(affezione sensibile circoscritta, ad esempio la visione prospettica di tre lati di un cubo, che in effetti rinvia ad una consapevolezza implicita intorno a come apparirebbe ,uell(entit3 spaziale se noi ci muovessimo intorno ad essa o se essa ruotasse. Iei termini di Husserl ,uesto si esprime dicendo che il presente sensibile :adombra( le prospettive possibili che vi ineriscono7 si chiamano dun,ue : adombramenti( le parti latenti ma presagite dell(oggetto percepito )i lati nascosti del cubo, ecc.*. =uesta osservazione puD essere estesa ad ogni affezione sensibile circoscritta, visiva e non. Fe riconosco al tatto una sedia come sedia lo faccio in ,uanto alcuni tocchi mi consegnano un(affezione tattile locale che mi suggerisce come mi devo aspettare che le parti dell(oggetto si sviluppino nello spazio. Con ,ualche approssimazione ,uesto punto puD essere espresso come segueB ogni presente percettivo ci d3 una sorta di :istantanea( sensibile che deve suggerire delle aspettative definite intorno a come l(oggetto si comporter3 rispetto alle azioni del soggetto. !n altri termini solo una consapevolezza dello sviluppo temporale dell(oggetto di cui abbiamo coscienza sensibile presente puD metterci in grado di riconoscere percettivamente un oggetto. Aispetto all(insostenibile modello della composizione di infiniti atomi sensibili in un oggetto percettivo, l(analisi della percezione come esito cinestetico sostiene che la memoria delle cose ! innanzitutto memoria dei loro modi di svilupparsi rispetto allazione del percipiente# Y importante comprendere come tutto il percepire sia un(attivit3 del soggetto che implica motilit3 fisica sui generis. Ftudi successivi di psicologia cognitiva, come ad esempio ,uelli svolti da .ibson, hanno ampiamente esibito ,uesto nesso tra motilit3 attiva e percezione. # Aiconoscere una musica avendo sentito ,ualche nota significa sapere come ,uelle note si sviluppano, come essa :va avanti(. ?er riconoscere la dimensione della profondit3, necessaria per ogni giudizio visivo, indispensabile far riferimento alle traslazioni della parallasse binoculare, ovvero, indispensabile vedere come si :muovono( gli oggetti visivi gli uni rispetto agli altri )alcuni occludono visivamente altri, di alcuni si scorge un lato prima nascosto o la prosecuzione di una curvatura, alcuni si spostano nel campo visivo pi< velocemente di altri al nostro traslare, ecc.*. 2 ?erch- le cinestesi funzionino il soggetto deve essere sensibile ai propri moti, ma tale sensibilit3 non deve essere oggetto tematico di coscienzaB ,uando un bambino impara a manipolare un giocattolo la sua attenzione va
contiguit3 tra macchie cromatiche si manifesta alla vista. # /ll perception involves a Hind of self2sensitivitW, and all perception involves coperception of self and of environment. .ibson conse,uentlW distinguishes muscular, articular, vestibular, cutaneous, auditorW, and visual Hinaesthesis. /s for the latter, .ibson argues that the verW floK pattern of optical information provides us Kith aKareness of our oKn movement and postureB :the Korld is revealed and concealed as the head moves, in KaWs that specifW eTactlW hoK the head moves.( )Self:1%areness and 1lterit8# 1 )henomenological 3nvestigation, bW ;an Pahavi, IorthKestern EniversitW ?ress, !llinois, $%%%, p. $4"*

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integralmente al giocattolo, anche se l(apprensione percettiva del giocattolo avviene attraverso la .memoria procedurale di come il proprio corpo )occhi, mani, postura, ecc.* si relaziona all(oggetto. =uesto, si noti per inciso, opera una semplificazione drammatica nel tipo di informazione da apprendereB mentre nel modello empiristico per ogni sensazione discriminabile ci dovrebbe essere un(unit3 mnestica che la immagazzina, in una percezione dominata dalle cinestesi tutte le entit3 percettiva vengono apprese innanzitutto in ,uanto vengono .normalizzate in un codice unitario dato appunto dalla motilit propria. !n ,uest(ottica si scorge anche come la percezione, ed in generale l(apprensione della realt3 tutta, abbiano bisogno di riferirsi alla dimensione della corporeit3 vivente, del corpo vissuto dal soggetto agente )7eib*. La percezione dei corpi, cio di oggetti inanimati tematizzati percettivamente, presuppone per poter avvenire una relazione costante al 7eib, alla corporeit3 vivente, primariamente in ,uanto vissuta in prima persona. 2 Ogni ,ual volta percepiamo un oggetto, ci si d3 al tempo stesso un(unit3 sensibile presente )la :parte( dell(oggetto percettivamente saliente al presente e ponentesi in primo piano* e poi vengono appercepiti una serie di sviluppi cinestetici possibili implicati da ,uella datit3 sensibile. 6ali se,uenze di sviluppi )adombramenti* sono ciD che Husserl chiama l(orizzonte interno dell(oggetto percepito.1 6uttavia per ogni oggetto percepito si d3 non solo un orizzonte interno, ma anche un orizzonte esterno, che consiste nel campo di cose cui la cosa attualmente percepita fa riferimento come possibili implicazioni percettive.% La nozione di orizzonte, interno ed esterno, manifesta la natura fondamentalmente :latente( di ciD che Husserl chiama .mondo, e che n- pi< n- meno ciD che il linguaggio comune chiama mondo, soltanto compreso e pensato. !n effetti ciascuno di noi sa, se vi riflette un momento, che il mondo in cui ciascuno di noi vive non un oggetto, n- puD mai essere un oggetto. Cionondimeno, noi non possiamo dubitare che un mondo ci sia, anche se nessuno ha propriamente mai visto il mondo, n- mai potr3 vederloB la natura del mondo ,uella di un orizzonte di sviluppi percettuali possibili impliciti nell(oggetto percettivo di
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R!ch drJcHe das etKa so ausB das reine Fehding, das Fichtbare Mvom( ;ing, ist zunOchst seine OberflOche, und diese sehe ich im Wandel des Fehens einmal von dieser MFeite( und einmal von Lener, Hontinuierlich Kahrnehmend in immer Kieder anderen Feiten. /ber in ihnen stellt sich fJr mich in einer Hontinuierlichen FWnthese die OberflOche dar, Lede ist beKusstseinmONig eine ;arstellungsKeise von ihr. ;arin liegtB KOhrend sie aHtuell gegeben ist, meine ich mehr, als sie bietet. )U* /lso die Wahrnehmung hat LeKeils MbeKusstseinmONig( einen ihrem .egenstand )dem LeKeils in ihr gemeinten* zugehXrigen -orizont. )Husserl, Krisis, p. $'42$* % REnd Kie das einzelne ;ing in der Wahrnehmung nur Finn hat durch einen offenen Horizont MmXglicher Wahrnehmungen(, sofern das eigentlich Wahrgenommene auf eine sWstematische @annigfaltigHeit mXglicher ihm einstimmig zugehXriger KahrnehmungsmONiger ;arstellungen MverKeist(, so hat das ;ing noch einmal einen HorizontB gegenJber dem M!nnenhorizont( einen M/uNenhorizont(, eben als ;ing eines 9ingfeldes7 und das verKeist schlieNlich auf die ganze MWelt als WahrnehmungsKelt(. ;as ;ing ist eines in der .esamtgruppe von simultan KirHlich Kahrgenommenen ;ingen, aber diese .ruppe ist fJr uns beKuNtseinsmONig nicht die Welt, sondern in ihr stellt sich die Welt dar, sie hat als momentanes Wahrnehmungsfeld fJr uns immer schon den CharaHter eines 1usschnittes Mvon( der Welt, vom Eniversum der ;inge mXglicher Wahrnehmungen. )Husserl, Krisis, p. $'528*

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volta in volta attualmente tematizzato. Farebbe utile a ,uesto proposito riflettere sulla nozione scientifica di universo, con le sue aporieB come possiamo concepire la finit3 dell(universo> E come la sua infinit3> ?er decidere scientificamente la ,uestione se l(universo sia finito od infinito, classica ,uestione cosmologica, dobbiamo aver chiaro il significato della nozione, e tale chiarezza proprio ,uanto di norma manca nella posizione di domanda cosmologica. 2 Y importante ora comprendere come l(atto cognitivo apparentemente pi< elementare, cio il riconoscimento percettivo di un oggetto, ci sveli una dimensione necessaria ed insieme enigmatica, ,uella della coscienza temporale. =uando ciascuno di noi percepisce un oggetto identificandolo ci collochiamo in una dimensione costitutivamente diacronicaB riconosciamo un oggetto in "uanto sappiamo per averlo appreso 0passato2 come certe datit sensibili si sviluppano cinesteticamente e perci ci aspettiamo 0futuro2 che il presente sensibile sia indice di "uella se"uenza di sviluppi 0adombramenti2 in un generale contesto di rimandi ad altre unit sensibili potenzialmente esplorabili 0orizzonte2. !n altri termini, il riconoscimento percettivo )cio il percepire in senso proprio* vede ,ualcosa in ,uanto appercepisce una dimensione consaputa dell(oggetto presente, cio in ,uanto si inoltra in un intorno passato e futuro del presente sensibile, senza di cui il presente sensibile non ci direbbe nulla. Fe la percezione fosse una mera coscienza istantanea del puro presente, non si darebbero affatto oggetti percettivi, n- contenuti di coscienza in genere. L(intenzionalit3 percettiva che si rivolge ad una salienza sensibile la considera reale nel senso che esercita un(affezione sul soggetto indipendentemente dalle volont3 specifiche del soggetto )Husserl chiama ,uesto essere reale con il termine :real*. 6uttavia perch- ,uesta datit3 che esercita affezione sia percepita come un ,ualcosa di definito essa deve diventare oggetto intenzionale )Husserl parla a ,uesto proposito di un(entit3 :reell e non :real*. Oggetti intenzionali si danno solo in ,uanto l(intenzionalit3 :interpreta( la realt3 sensibile immanente )real* attraverso una consapevolezza sedimentata che colloca ,uella salienza in un contesto che in senso stretto rimane latente. 2 L(analisi delle cinestesi ci mette anche in grado di intendere in che senso il riempimento dell(intenzione che per Husserl rappresenta il momento dell(evidenza )percettiva innanzitutto* possa essere inteso come rapporto di copertura tra due intenzioniB l(intenzione riempiente )intuitiva* ,uella che viene suscitata :reattivamente( dall(affezione prodotta dai dati iletici7 in altri termini l(intenzione vuota, che in parte assoggettabile all(attivit3 del soggetto nella forma della fantasia, dell(ipotesi, dell(immaginazione, della proiezione, viene :verificata( da intenzioni suscitate in maniera completamente passiva, sulla scorta di una peculiare reattivit3 del soggetto che anch(essa comprensibile in termini :cinestetici(, anche se ,uesti ultimi non dominabili dal soggetto. L(intuizione l(intenzione immediatamente suscitata dal sostrato sensibile2iletico, non perD ,uesto sostrato stesso. !n ,uesto senso si risolve il problema dell(eterogeneit3 tra soggetto ed oggetto, mente e materia sensibile.

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S !"#$ """. / ,uesto punto siamo in grado di introdurre il tema fondamentale del tardo percorso husserliano, ovvero la natura strutturalmente ed inevitabilmente temporale di ogni datit3, a partire dalla datit3 percettiva. La temporalit3 nozione enigmatica per la filosofia da sempre. 6ale enigmaticit3 cosC primaria ed elementare da restare spesso incompresa anche per persone di formazione filosofica consistente. Ci sono molti sensi tecnici in cui la temporalit3 un enigma, ma ce n( uno semplice e lampante che richiede solo un momentaneo cambiamento di prospettiva, e che deriva immediatamente dalle analisi husserliane che abbiamo seguito. 9orremmo esprimerci cosCB tutto il mondo che per noi esiste e conta ! sempre costitutivamente assente salvo episodicamente una sua microscopica sezione locale. Iel nostro vivere ,uotidiano noi pretendiamo di vivere nel mondo, nella storia, nel nostro paese, in un susseguirsi di generazioni, ecc., ma ciD che abbiamo di volta in volta tutt(al pi< come oggetto di coscienza in atto una trascurabile fettina spaziotemporale )per dire, lo schermo del mio computer alle $%.4# di un giovedC invernale*. )?rima di aver finito di scrivere la frase erano gi3 le $%.41U*. 9irtualmente tutto il contenuto del mio mondo latente7 esso pertiene ad una dimensione di implicazioni passate e future date alla coscienza come orizzonti. L(analisi husserliana della temporalit3 si svolge a pi< riprese nell(arco di tutto il suo percorso di pensieroB i primi scritti sul tema sono del $1%&, gli ultimi del $%&5. Fe teniamo presente le analisi della percezione cosC come le abbiamo introdotte possiamo immediatamente scorgere gli estremi di alcune essenziali considerazioni sulla temporalit3. !nnanzitutto la nozione classica di presente deve essere rivista profondamenteB il presente non ! un istante un punto temporale un infinitesimo privo di forma e dimensione, al contrario il presente reale cosC come esso si d3 alla coscienza immanente del percepire un(estensione dinamica. ?ensiamo al risuonare di una nota in un brano musicale7 in certo senso potremmo dire che ad essere presente sensibilmente soltanto un certo picco di fre,uenza determinato, una :sezione istantanea( della durata di una nota, ma chiaro che non cosC si d3 il fenomeno in ,uestioneB la nota viene percepita come un(unit3 diacronica unitariamente connessa con il suo :immediato passato( e presagente un immediato sviluppo futuro. La nota che sentiamo ha in scome :riverbero( una coda data dalle note precedenti, che rendono interpretabile in un modo determinato la nota attualmente risonante. CosC come durante una dettatura siamo in grado di :sentir risuonare( le parole appena dettate dopo che esse sono state di fatto emesse e sulla scorta di ,uesto :risuonare( possiamo di fatto seguire la dettatura trascrivendone le verbalizzazioni, cosC nell(ascolto di una musica la nota attualmente sensibile interpretata come appartenente ad una configurazione diacronica la cui parte passata rimane immediatamente a disposizione come :parte inabissatasi( del suono presente. !n altri termini il presente percepito un presente esteso, innanzitutto esteso nella direzione del passatoB Husserl chiama ritensione ,uesta propaggine appena trascorsa dell(evento percettivamente in atto. Le ritensioni non sono propriamente eventi passati,

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ma si danno come premessa consaputa dell(istante presenteB le ritensioni dun,ue sono parte costitutiva del presente percepito, anche se non sono pi< a rigore tematicamente presenti. =uando ho tematicamente presente la terza nota di una canzone mantengo in presenza ritensiva la prima e la seconda nota, il cui decorso danno unit3 interpretativa alla nota presente in atto. !l presente, tuttavia, non solo esteso in modo immanente in direzione del passato, ma anche in direzione del futuroB ,uando ascolto un brano musicale noto in anticipo senza sforzo volontario le note a venire, le ,uali, non meno delle note che permangono come ritensione, contribuiscono a definire l(identit3 di ciD che attualmente percepito. =ueste propaggini immediatamente disponibili in direzione del futuro ed immanenti nell(attualmente avvertito sono chiamate da Husserl protensioni. +isogna che sia ben chiaro che ritensioni e protensioni di norma operano nell(immanenza del percepire presente senza essere affatto tematizzate come momenti temporaliB ci vuole uno sforzo specifico per focalizzare il fatto che l(appena trascorso permane in immediata disponibilit3 in rapporto al dato sensbile in atto, e parimenti noi ci rendiamo conto del sussistere ubi,uo di protensioni immanenti al percepire solo attraverso l(esperienza della sorpresa percettivaB se cammino per strada il decorso sensomotorio dei miei passi si dispiega in una rete di protensioni non tematizzate, ad esempio facendomi attendere la presenza di terreno solido all(impatto del piede nel prossimo passo7 se tutto procede in modo normale non divento mai consapevole di aver avuto una :aspettativa immanente( circa il rapporto tra il moto della mia gamba e la natura del terreno su cui cammino, ma se per caso metto un piede in fallo e ciD che pareva terreno solido si rivela essere una profonda pozzanghera, in tal caso e solo in tal caso la valenza della protensione si manifesta, e lo fa nella forma del disappunto, della sorpresa7 la sorpresa mi rivela che avevo un(aspettativa, di cui non avrei saputo nulla se tutto fosse andato liscio. 2 ;eve essere parimenti chiaro che le ritensioni non sono ancora passato vero e proprio n/ le protensioni sono propriamente futuro. ?assato ciD che viene tematizzato come collocabile in una certa posizione nel succedersi degli eventi, ma le ritensioni operano in modo non tematico7 di pi<, le ritensioni sono ciD che consente di collocare un evento in una certa posizione del succedersi degli eventi e perciD sono precondizioni al costituirsi di ciD che chiamiamo :passato(. /llo stesso modo :futuro( propriamente detto ciD che viene collocato prospetticamente in modo consapevole come evento successivo al passato ed al presente, ma nella protensione tale dimensione tematica consapevole assenteB le protensioni sono un presupposto perch- vi sia ,ualcosa come il :futuro(. Concetti come passato, futuro o oggetto percettivo sono oggetti intenzionali costituiti. La nozione di costituzione una delle pi< importanti in ambito fenomenologico e dovremmo provarci a chiarirla. Ogni oggetto intenzionale costituito dall(intenzionalit3 che ad esso si dirige7 ciD non vuol dire affatto che l(intenzionalit3 crea gli oggetti intenzionali. Ielle 6icerche 7ogiche Husserl introduce la nozione di intenzionalit3 come potere costituente, ma lo fa in un senso statico tale per cui un(entit3 manifesta stratificazioni di senso che si danno solo per un soggetto che vi si dirige

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intenzionalmenteB$4 costituzione non n- restituzione realistica di ,ualcosa di preesistente, n- creazione idealistica dell(oggetto. !l senso in cui la coscienza costituente nella prima fase della riflessione husserliana puD essere esemplificato in ,uesto modoB ,uando vediamo un oggetto con le sue forme e colori, ciD che vediamo non potrebbe darsi nel modo in cui si d3 se non per un soggetto dotato di vista7 non che l(oggetto visivo sia creato dagli occhi, ma in un mondo dove tra gli organi di senso non ci fossero occhi non si darebbero in alcun modo oggetti visivi, dun,ue, potrebbero esserci fre,uenze di onde elettromagnetiche ma non colori. !n ,uesto senso l(oggetto visivo costituito dal soggetto vedente, ma non creato, in ,uanto per costituirlo il vedente deve rivolgersi ad un sostrato sensibile che produce un(affezione nei suoi confronti. =uesto livello d(analisi verr3 nominato in seguito da Husserl come :fenomenologia statica, in contrasto con una fenomenologia :genetica( di cui diremo tra poco. La fenomenologia statica rivela l(esistenza di oggetti intenzionali e di stratificazioni di senso nell(intenzionalit3, tali per cui certi significati possono essere intenzionati solo sulla scorta di altri significati. $$ /d esempio, possiamo individuare ,ualcosa come un animale solo se siamo anche in grado di individuare oggetti materiali, e possiamo individuare oggetti materiali solo se siamo anche in grado di individuare unit3 spaziotemporaliB dun,ue l(intenzione rivolta ad unit3 spaziotemporali fonda l(intenzione rivolta ad oggetti materiali che fonda a sua volta l(intenzione rivolta ad animali. O, con un altro esempio, l(intenzione rivolta ad una radice ,uadrata fondata in ,uella rivolta a divisione^moltiplicazione, che a sua volta fondata )tra l(altro* in ,uella capace di rivolgersi a numeri naturali. =uesto significa che se siamo in grado di individuare una radice ,uadra siamo anche in grado di individuare numeri naturali )ma non viceversa*. =uesta prima nozione di
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RGangen Kir mit einer AeHapitulation von Husserls vor2transzendentalen _berlegungen zum Sonstitutionsbegriff an, die Kir in den 7ogischen 'ntersuchungen finden HXnnen. ;ort vertritt Husserl die 6hese, dass unser .erichtetsein auf einen .egenstand von Honstitutiver Iatur ist. Ensere !ntentionalitOt ist zugleich eine Leistung, nOmlich ein /ufbau des ObLeHtes in seiner gegenstOndlichen !dentitOt. Wie Kir schon erKOhnt haben, blieb die Grage nach der obLeHtiven WirHlichHeit in diesem phOnomenologischen /nfangs2 und ;urchbruchsKerH aber ausgeschaltet, Keshalb der Sonstitutionsbegriff durch eine ontologische IeutralitOt charaHterisiert Kar. Sonstitution besagte Keder realistische Aestitution noch idealistische ?roduHtion, sondern Kar einfach eine formale +eschreibung des /ufbaus des intentionalen ObLeHtes. )-usserl und die transzendentale 3ntersub,e*tivitt# Eine 1nt%ort auf die sprachpragmatischeKriti*, von ;an Pahavi, SluKer /cademic ?ublishers, ;ordrecht 2 +oston 2 London, $%%', p. 11*. $$ R;ie verschiedenen Gormen und 6Wpen des +eKusstseins HXnnen schon in der statischen ?hOnomenologie als stufenmOssig zusammengehende Sonstitutionsschichten erHannt Kerden Kie etKa die Golge Mimmanente zeitliche Einheiten( ` M?hantome( ` Iaturdinge ` M/nimalien(. /ber es handelt sich dabei um eine rein statische Fchichtung, um eine teleologische Gundierungsordnung, in der die obere Ftufe auf der nOchst untern aufruht. ;as GundierungsverhOltnis besteht Horrelativ in den noetischen +eKusstseinsaHten und in den noematischen /Htinhalten. Gundiert im .egensatz zu schlicht gegeben heisst, Kas KesensmOssig unselbstOndig ist und zu seiner ETistenz eines andern bedarf. ;as GundierungsverhOltnis ist ein Midealgesetzlicher Pusammenhang(, und Hein Mrealgesetzlicher( SausalneTus, bei dem die untere Ftufe die nOchsthXhere Hausal bzK. motivational hervorbringt. ` ;en motivationalen PusammenhOngen geht erst die genetische ?hOnomenologie nacHusserl )Holenstein, op# cit# p. "#*

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:costituzione( viene tuttavia a complicarsi nel prosieguo della riflessione, in ,uanto l(oggetto intenzionale si rivela come ,ualcosa che emerge dallo stratificarsi di vissuti di coscienza7 :costituzione( assume ad un certo punto un senso di genesi temporale che prima non era presenteB gli strati che fondano non sono semplicemente da considerare come logicamente pi< comprensivi degli strati fondati, ma come vissuti temporalmente preliminari agli strati fondati. L(idea ora che non semplicemente un fatto di struttura logica che non si possa comprendere l(operazione di radice ,uadrata se non si compreso il concetto di numero naturale7 si tratta ora di dire che l(esperienza concettuale dei numeri naturali deve essersi gi3 data in ordine temporale affinch- la nozione di radice ,uadra diventi accessibile. $" Y importante notare ora come il rapporto tra concetto fondato e concetto fondante si presenti differente nel caso di un(analisi fenomenologica statica oppure genetica. !n un(analisi statica si procede in modo trascendentale nel senso Hantiano del termineB una certa nozione emerge come condizione di possibilit3 di una certa altra nozione7 dun,ue, per dire, l(esperienza di unit3 spaziotemporali condizione di possibilit3 perch- ,ualcuno possa percepire un corpo vivente. !l nesso analitico procede da un certo dato alle sue condizioni di possibilit3 e ciD comporta che tale nesso sia di natura necessariaB impensabile che si possa percepire un gatto senza poter percepire corpi nello spazio e nel tempo. Fe perD guardiamo a ,uesta stessa relazione dal punto di vista genetico vediamo come il rapporto non sia pi< necessario, ma :motivazionale(B percepire unit3 spaziotemporali :motiva( in modo generico e non cogente a percepire anche corpi viventi )che rispetto alle mere unit3 spaziotemporali hanno anche ulteriori ,ualit3 specifiche*. Con motivazione Husserl intende ogni tipo di relazione :causale( tra contenuti di coscienza7$& un contenuto meno specifico :motiva( l(emergere di un contenuto pi< specifico, nel senso che genera una via preferenziale all(apprendimento di ,uel contenuto pi< specifico, tuttavia il nesso motivazionale non affatto un nesso necessario. !l nesso motivazionale
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R!ndem die ?hOnomenologie der .enesis dem ursprJnglichen Werden im Peitstrom, das selbst ein ursprJnglich Honstituierendes Werden ist, und den genetisch fungierenden sogenannten M@otivationen( nachgeht, zeigt sie, Kie +eKusstsein aus +eKusstsein Kird, Kie dabei im Werden sich immerfort auch Honstitutive Leistung vollzieht, so der +edingtheitszusammenhang zKischen @otivanten und @otivaten oder der notKendige _bergang von !mpression in AetentionU \Husserl E., 1nal8sen zur passiven S8nthesis p. &54] $& @otivation in diesem ersten und allgemeinen, noch durchaus vorlOufigen Finn decHt alle WirHungszusammenhOnge in der :;omOne( der reinen Erlebnisse. )U* ;as MWeil der @otivation( )!d !! ""%* drJcHt Keder eine IaturHausalitOt aus noch einen logischen .rund. )U* Wichtiger freilich ist noch die Einsicht Husserls, dass in der transzendental reduzierten FphOre des reinen +eKusstseins der Ftrom der intentionalen Erlebnisse allein und ausschlieNlich durch das MWeil der @otivation( geregelt ist. )U* !n dieser Sontrastierung von SausalitOt und @otivation ist ein ;oppeltes gesagt7 einmalB ;er phOnomenologische +egriff des @otives bezieht sich nicht auf die Mtranszendente AealitOtssphOre(, sondern allein auf die Mrein phOnomenologische FphOre(7 zum anderenB ;er MphOnomenologische .rundbegriff( der @otivation gehXrt nicht allein und nicht einmal vorKiegend in eine 6heorie menschlicher ?raTis 2 vielmehr ist er so Keit zu denHen, dass er nicht nur die +eKeggrJnde lebenspraHtischen 9erhaltens, sondern alle +eziehungen in der Mrein phOnomenologischen FphOre( umfasst, die sich sprachlich durch ein MWeil2Fo( artiHulieren lassen. )Aang, op# cit# p. $$528*

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,uello che guida il fare esperienza nel tempo e ,uindi anche la costituzione temporale )genetica* dei concetti, che appare perciD come un sistema di :possibilizzazioni( )Erm;glichungen*B una certa esperienza apre alla possibilit3 che unaaltra esperienza maggiormente ,ualificata si dia, ma non implica che tale ulteriore livello di esperienza si debba dare. / ,uesto punto perD dobbiamo porci la domanda fondamentale intorno alla temporalit3B essa parte da un(osservazione chiaveB la successione temporale ,ualcosa che si d3 soltanto per una coscienza7 ora, se la successione temporale si d soltanto per la coscienza la coscienza stessa ha una temporalit> ?roviamo a chiarire. L(osservazione di partenza di per s- un enigmaB cosa significa dire che successione temporale si d3 soltanto per una coscienza> Fignifica che affinch- due eventi possano essere collocati come uno dopo l(altro c( bisogno di ,ualcosa che li riconosca come posti uno dopo l(altro, e tale riconoscimento puD essere compiuto soltanto da una coscienza. / ,uesto punto prevedibile che ,ualcuno possa insorgere chiedendo perch- mai non potremmo dire di due eventi temporali ,ualsiasi che sono in s- e per s- collocati in una certa se,uenzaB chi potrebbe negare che l(eruzione del vulcano precede di per s- la caduta dei lapilli, a prescindere dalla presenza di alcun essere cosciente> =ui il terreno si fa scivolosoB secondo la nozione di causalit3 efficiente comunemente adottata incluso nel concetto di causa che se / causa +, allora / precede +7 perciD se l(eruzione causa i lapilli, allora l(eruzione precede i lapilli. 6uttavia partire dalla nozione di causa significa mettere troppa carne al fuoco, innanzitutto in ,uanto non chiaro se la nozione di causa debba essere considerata pi< fondativa, meno fondativa o indipendente rispetto alla nozione di successione temporale. Fecondo una visione come ,uella classica di Hume, la nozione di causa derivata da ,uella di successione temporale, e dun,ue non sarebbe metodologicamente corretto rispondere a problemi relativi alla successione temporale attraverso nessi di natura causale. Aestiamo perciD sul piano della natura della successioneB due eventi possono essere ordinati temporalmente di per s-, senza riferimento ad una relazione che li connette> Fembra proprio di noB se non siamo in grado di porre in relazione due eventi non possiamo ordinarli. @a una relazione di ordinamento puD essere istituita in senso puramente obiettivo> Fe una pietra ?$ ne urta una seconda ?, lasciando una tacca e :poi( una seconda pietra ?" urta sempre ?, lasciandovi un(altra tacca, ed ora guardiamo ?, c( ,ualcosa che ci racconta dell(ordine degli urti in cui ? stata coinvolta> /bbiamo due tacche, ma non abbiamo niente che ci dica in ,uale ordine si sono verificate )ovviamente se le tacche sono parzialmente sovrapposte ci sono analisi balistiche che ci permetterebbero di fare inferenze sulla successione delle tacche, ma non ,uesto il punto*. /ltrettanto, se lo stesso succedersi di urti fosse stato filmato, potremmo dire che il film conserva in s- l(informazione relativa all(ordine di successione dei due eventi> Iiente affattoB il film in un certo istante presente avr3 alcune tracce su di s- )impressioni sulla pellicola, ad esempio* e ,ueste tracce possono essere lette come indici di una successione, ma di per s- sono solo tracce simultaneamente sussistenti su di un supporto. Ed ammettiamo pure, sempre in assenza di coscienza, che ci fosse una macchina che faccia girare la pellicolaB ,uesto cambierebbe la

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natura dell(informazione :registrata( su di essa> Ora avremmo semplicemente una replica della situazione originariaB per poter stabilire che due eventi che appaiono nella proiezione del film sono in una determinata relazione di successione dovremmo avere ,ualcosa che li pone in relazione di successione7 ,uando avviene il :primo( evento, il secondo non c(, ,uando avviene il secondo il primo non c(, per porli in ordine di successione ci deve essere ,ualcosa che li pone in relazione, ma non ,ualsivoglia relazione )ad esempio essi possono essere in relazione spaziale come tracce in punti diversi della pellicola*B essi devono essere posti in relazione temporale. E perch- due eventi siano posti in relazione temporale necessario che ,ualcosa mantenga la consapevolezza di un evento come passato mentre ne percepisce un altro come presenteB non c( modo di evitare il riferimento a termini che implicano coscienza. !n termini obiettivistici il passato non esisteB esso semplicemente il supposto antecedente causale della datit3 presente, ma di per s- il passato non ha alcun grado di esistenza, in ,uanto non :sta da nessuna parte.( 3n termini obiettivistici essere ed essere presente sono sinonimi. =uesto tema viene dapprima esaminato da Husserl sulla scorta di alcune analisi di /leTius @einong secondo cui :una successione di presenze non ancora la presenza di una successione(7 il che vuol dire appunto che un presente Q un presente Q un presente non fa una successione, in ,uanto ci vuole un(istanza )per @einong un presente* in cui la successione come tale si dia tutta ,uanta. Fecondo @einong ciD puD essere ottenuto solo se una coscienza sintetizza passato e futuro in un istante presente. Husserl contesta ,uest(ultimo punto sulla scorta della suddetta analisi della temporalit3 immanente, con il fungere di ritensioni e protensioniB la coscienza non va concepita come un presente istantaneo, ma essa stessa un(unit3 mobile7 ogni istante gi3 sempre collocato per la coscienza in una se,uenza attraverso un continuum di nessi con l(immediatamente passato e l(immediatamente atteso. !ntendere la coscienza percettiva come presente vivente, che conserva in validit3 le ritensioni e si protende verso l(immediato a venire, consente effettivamente di fare un passo decisivo rispetto all(impostazione di @einong, in cui rimaneva oscuro come la coscienza presente potesse porre la successione temporale come tale7 in effetti, se la coscienza fosse semplicemente un ulteriore evento esistente in ,uanto presente, essa non avrebbe una condizione diversa da ,uella della pellicola su cui gli eventi succedutisi possono anche aver lasciato tracce, ma non perciD determinano un ordine temporale. La chiave di tutto il fatto che la coscienza vivente e che il presente che essa pone appunto un presente vivente, non un punto2istante. ! termini :vita( e :vivente( giocano un ruolo di grandissima importanza nella concettualit3 husserliana, pur non assurgendo mai a veri e proprio termini tecnici. Fu ciD ritorneremo, ma va subito notato che il riferimento alla vita va inteso da un lato in un senso tecnico, legato proprio alla natura costitutivamente ritentivo2protensiva della coscienzaB la coscienza puD porre successioni perch- non registrazione passiva, ma perch- conserva ciD che per essa era saliente ed ha aspettative intorno a ciD che si verificher37 in altri termini, la coscienza pone un presente vivente in

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,uanto ciD che si manifesta sensibilmente ha importanza per un essere che preferisce e differisce, desidera e conserva. ;all(altro lato, perD, la vitalit3 del presente vivente come la :vita( menzionata nell(espressione mondo2 della2vita, dicono ,ualcosa di pi< e di solo parzialmente determinatoB si tratta di un fattore generativo che ciascuno esperisce in prima persona e che non semplice afferrare concettualmente in modo esaustivo. Ora, perD, una volta compreso, almeno parzialmente, in che senso la coscienza indispensabile alla determinazione della successione temporale, dobbiamo porci la domanda che ne segue, e cioB la coscienza :temporizzante(, ,uella che tiene in relazione vivente gli eventi e che perciD consente che essi appaiono secondo il prima ed il dopo, essa stessa un evento temporale> E nei termini precipui dell(analisi husserlianaB la relazione tra presente sensibile, ritensioni e protensioni una relazione che avviene nel tempo> ;i primo acchito, sul piano strettamente logico, sembra che ciD non sia ammissibileB se la coscienza che pone la successione temporale fosse temporale essa stessa avremmo gli estremi per un regressus ad infinitum. !nfatti chiaro che se la coscienza temporizzante viene considerata come una se,uenza che si dispiega nel tempo, ciD puD essere vero solo se c( un(ulteriore coscienza per la ,uale gli atti della prima coscienza compaiono come successione di eventi, e cosC via ad infinitum.$5 6uttavia, anche asserire che la coscienza temporizzante non si dispiega nel tempo risulta problematico, non fosse altro perch- i singoli eventi che vengono posti in successione dalla coscienza sono essi stessi oggetti della coscienzaB se percepisco / dopo + dopo C, /, + e C sono oggetti per la coscienza percipiente e porli come temporali in ,uanto eventi reali, ma come intemporali in ,uanto eventi di coscienza sembra altamente controintuitivo. Husserl tenta una prima soluzione distinguendo due modalit3 di intenzionalit3 ritenzionale, la prima, detta intenzionalit trasversa rivolta agli oggetti come costanti al variare dei modi di datit3, la seconda, detta intenzionalit orizzontale rivolta ai modi di datit3 degli oggetti.$8 !n altri termini, l(intenzionalit3 trasversa si rivolgerebbe
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Husserl maHes a plea for the non2temporalitW of absolute time2consciousness in this teTt. 6he stream of absolute consciousness is itself not a process. /bsolute consciousness is itself non2temporal )Hua b, &&&*. 2 @anW interpreters have pointed to the importance of Husserl(s position in this teTt. 6he reason put forth in the literature for Husserl(s assertion that absolute time2consciousness is itself not of a temporal nature is that he Kould face a serious problem if he had insisted on the temporalitW of absolute time2consciousness. 6he problem is that of an impending infinite regress. !n absolute consciousness, immanent obLects are constituted as unities in immanent time. !f absolute consciousness itself is also of a temporal nature, this seems to presuppose a neK consciousness in Khich the unitW of absolute consciousness is constituted. Gor this neK consciousness, the same Kould be true, and so on ad infinitum. ))henomenolog8 of <ime# Edmund -usserls 1nal8sis of <ime: Consciousness, bW 6oine Sortooms, SluKer /cademic ?ublishers, ;ordrecht^+oston^London "44", p. %12%* $8 !n his attempt to maHe this notion of self2constitution intelligible, Husserl distinguishes tKo forms of retentional intentionalitW at KorH in the stream of consciousness, namelW retentional transverse intentionalitW and retentional horizontal intentionalitW )Hua b, &14*. 6he transverse intentionalitW plaWs a role in the constitution of immanent temporal obLects of the stream of consciousness, for eTample, a sensation2tone. 6he horizontal intentionalitW, so to speaH, goes Kith the floK of the stream. !t underlies the constitution of the stream of absolute consciousness itself as an immanent temporal obLect. !n other Kords, the

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all(oggetto percettivo, ad esempio alla visione di una sedia e la conserverebbe come la medesima sedia al succedersi dei suoi modi di darsi, l(intenzionalit3 orizzontale si rivolgerebbe ai modi di darsi, agli adombramenti della sedia, e ne rileverebbe il succedersi. L(intenzionalit3 orizzontale consentirebbe alla coscienza di essere cosciente di se stessa come temporale. Ion ci soffermiamo tuttavia ad analizzare ,uesta soluzione perch- essa verr3 abbandonata da Husserl. /nche se la distinzione tra ,ueste due forme di intenzionalit3 viene lasciata cadere, ,ualcosa di implicito nel tentativo di introdurre tale distinzione rimane e crea la via per definire una soluzione. ?er poter asserire che la coscienza temporizzante non si dispiega nel tempo Husserl ritiene per un certo periodo di dover sostenere che la coscienza in ,uestione essa stessa inconscia, giacch- se fosse conscia sembra inevitabile dover affermare che ciD che si dispiega in essa si svolga in successione )introducendo un regresso ad infinitum*. !n effetti Husserl comprende come a porre gli eventi in successione sia la loro tematizzazioneB solo nel momento in cui prendo coscienza di una serie di eventi )posti nel mondo o posti all(interno della coscienza*, solo allora essi si configurano in un ordine di successione. 6uttavia ,uesto atto intenzionale tematizzante non crea l(ordine, ma riconosce l(ordine che si costituito nel gioco di ritensioni e protensioni. =uando la ritensione si delinea noi non ne siamo tematicamente consapevoli, e peraltro se non ci rivolgiamo mai ad essa non diveniamo neppure mai consapevoli del suo posizionamento :passato(B la condizione enigmatica della coscienza temporizzante data dall(essere composta di due momenti, uno che costituisce l(associazione originaria )'rassoziation* e che, in termini freudiani, diremmo non essere inconscio ma preconscio, ed un secondo momento tematizzante che porta il preconscio a coscienza. ?er Husserl rimane a lungo enigmatico come la costituzione della scansione temporizzante originaria attraverso protensioni e ritensioni sia in ,ualche modo al tempo stesso conscia ed inconsciaB non puD essere propriamente conscia perch- altrimenti abbisognerebbe di una coscienza ulteriore che la rendesse tale, introducendo un regresso infinito, ma non puD essere neppure inconscia, perch- altrimenti non ne sapremmo nulla e non potremmo utilizzarla per ordinare gli eventi. Ion vale a nulla dire )il che certamente vero, ma inesplicato* che noi possiamo rivolgerci alla ritensione e recuperarla a coscienza tematizzandola, giacch- per poter svolgere un(operazione del genere noi dobbiamo in ,ualche modo sapere che la ritensione c( e come possiamo recuperarla, dun,ue non possiamo ammettere che la ritensione era davvero inconscia. La chiave interpretativa gli si offre nel momento in cui, analizzando le ritensioni scopre che una
transverse intentionalitW is the intentionalitW that ensures that one and the same immanent temporal obLect is given in the successive modes of givenness in the stream of absolute consciousness, and the horizontal intentionalitW is the intentionalitW that ensures that these successive modes of givenness themselves are retained. On the basis of this latter intentionalitW, everW mode of givenness maW appear itself, and the succession of the modes of givenness can appear as a temporal unitW. 6he distinction betKeen these tKo forms of retentional intentionalitW alloKs Husserl to draK the conclusion that the stream of absolute consciousness in Khich immanent temporal obLects are constituted is of such a nature that, in it, an appearance of this stream itself is possible. 6he self2appearance of the stream does not re,uire a neK underlWing stream, :on the contrarW, it constitutes itself as a phenomenon in itself( )Hua b, &1$*. )Sortooms, op# cit#, p. $442$4$*

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ritensione pu essere recuperata in modo passivoB una nota che risuona in lontananza ad un volume troppo flebile per attrarre la mia attenzione puD d(un tratto entrare nella coscienza come nota che perdurava )dun,ue come ritensione* nel momento in cui un aumento di volume la rende saliente. =uesto significa che esiste una modalit3 di associazione passiva che costituisce la base per un recupero attivo della ritensione, senza bisogno che il contenuto della ritensione fosse preliminarmente disponibile alla coscienza. / ,uesto punto il ,uadro diventa pi< chiaroB in ogni atto di coscienza il soggetto tematicamente cosciente del proprio oggetto ed :al tempo stesso( consapevole in modo non tematico dei propri atti, il che fornisce la continuit3 proto2temporale tra ritensioni e protensioni. =uesto significa che, come avevamo anticipato, la successione temporale prodotta dalla coscienza, ma non prodotta dall(io. /l contrario l(io come capacit3 di rivolgersi riflessivamente ai propri stessi vissuti, come egoit3 riflettente, un prodotto del funzionamento della coscienza temporizzante originaria. ?erciD la successione temporale, pur essendo letteralmente prodotta dalla coscienza non in alcun modo a disposizione degli atti volontari dell(io7 che la temporalit3 possa esistere solo per una coscienza non significa in alcun modo che la temporalit3 sia una creazione del soggettoB il soggetto a sua volta un costituito nel continuum proto2temporale della coscienza e del suo presente vivente. Ioi possiamo riflettere in ,uanto abbiamo ac,uisito la capacit3 di rivolgerci alle nostre ritensioni )e catene di ritensioni* tematizzandole, che ciD che chiamiamo riflessione. Ena volta tematizzate, le ritensioni sono riconosciute come collocate in un certo ordine rispetto al presente e ,uesto ciD che chiamiamo passato. En discorso affine, ma per alcuni versi pi< complesso da fare per le protensioniB anche in ,uesto caso la tematizzazione di ciD che si d3 immanentemente come protensione costituisce ciD che chiamiamo futuro. /lcune cose sono rimaste perD in sospeso e le tratteremo a seguireB in primo luogo non ben chiaro ,ual il rapporto tra ritensioni e protensioni e ,ual dun,ue il contenuto proprio delle une e delle altre )e di conseguenza di passato e futuro*. !n secondo luogo non chiaro cosa vuol precisamente dire :tematizzazione(7 possiamo usare come suo sinonimo :obiettivazione(, ma ,uesto non ci porta molto avantiB perch- passato e futuro si costituiscano in senso proprio ritensioni e protensioni devono essere obiettivate, ma cosa significa obiettivare> !n terzo luogo dovremo provarci a chiarire, almeno a grandi linee, in che senso possiamo davvero pensare che la successione temporale dipende dalla coscienza, visto che ciD sembra destabilizzare la nostra intera visione del mondo fisico. Cominciamo dal rapporto tra ritensioni e protensioni. Fecondo Husserl le ritensioni motivano le protensioni. ;i primo acchito semplice capire cosa si intendeB il contenuto delle protensioni non puD che derivare da ciD che stato esperito, cio dai vissuti )Erlebnisse* :ritenuti( nelle ritensioni.$' =uesto ci introduce ad alcuni concetti sottili, ma
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!n :/ppendiT !,( Husserl speaHs of retention as the motivation for protention )Hua bbb!!!, $1*. He even refers to protention as an inverted retention )Hua bbb!!!, $#*. 2 !f these tKo claims are combined, theW raise a ,uestion concerning the beginning of the process of constitution of time. /t the beginning of such a process, retentions of alreadW past phases of the process are lacHing. Conse,uentlW, protentions are also lacHing. 6his, in

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importantissimiB le ritensioni non hanno direzione intenzionale, ma sono ciD che fornisce il contenuto dell(intenzionalit37 in ,uesto senso le ritensioni costituiscono la matrice di ciD che Husserl chiamer3 :sintesi passiva( e che rappresenta il processo di costituzione primario di tutti i contenuti della coscienza intenzionale oltre che della soggettivit3 stessa. Ionostante l(apparenza protensioni e ritensioni non sono processi simmetriciB mentre la ritensione non ha alcuna direzione intenzionale, la protensione ce l(haB essa ricerca riempimento intenzionale in contenuti ritensionali. =uesto perD ci porta a chiederci ,ual sia la natura propria della protensione in senso originario, cio, idealmente, prima che la prima se,uenza ritensiva si sia sedimentata. La protensione in ,uesto senso appare come il motore della temporalit3 in ,uanto si dirige gi3 sempre in una :direzione( priva di contenuto, nella direzione della :finalit3(, del futuro in ,uanto luogo ideale delle aspettative. La protensione, nella misura in cui gi3 informata dalla ritensione, attende un riempimento che innanzitutto di natura percettiva7 tuttavia, ad un livello di complessit3 superiore, la protensione anche ciD che ricerca riempimento intenzionale come recupero di ricordo. Ionostante il concetto di intenzionalit3 della coscienza e ,uello di protensione non siano concetti sovrapponibili, in ,uanto hanno un uso descrittivo diverso anche chiaro che le protensioni sono un antecedente genetico dell(intenzionalit3 in generale. La nozione di intenzionalit3 si dimostra progressivamente nell(analisi di Husserl come ,ualcosa che ha essa stessa una fase di costituzione, in cui la scansione proto2temporale di ritensioni e protensioni rappresentano il momento costituente originario. Le protensioni, in effetti, non possono essere motivate in senso stretto solo dal contenuto ritentivo, in ,uanto oltre al contenuto dobbiamo indicare la tendenza immanente alla protensione stessa, la tendenza :teleologica( che possiamo supporre disponibile anche per la :prima( protensione, prima che un ,ualun,ue contenuto si sia strutturato ritensivamente. =uesta tendenza appunto la :vita(, l(essere proteso2a, l(essere2alla2ricerca2di, l(essere bisognoso e desiderante anche in assenza di alcuna intuizione circa ,uale contenuto si possa rivelare appagante. !n effetti in ,uest(ottica possiamo anche capire ,uella cosa altrimenti enigmatica che la :selettivit3( della dimensione ritensivaB non tutto ciD che si d3 sensibilmente viene a costituire contenuto di ritensione )e poi di una se,uenze di ritensioni, di abiti*7 ma ,uesto significa che la ritensione non mero accumulo di datit3 sensoriali, ma assimilazione di unit3 sensoriali in ,uanto appaiono come direzionate, essendo organizzabili secondo ordinamenti dotati di senso. ?er esprimere ,uesto punto nel vecchio linguaggio della psicologia associativa, la
turn, means that primallW presenting consciousness cannot Wet occur either. )U* !n the light of this state of affairs, the presupposition of a primal succession of hWletic data, Khich occur and are subLect to original modification )Hua bbb!!!, $&*, is inevitable. One has to assume a hWletic process in the primal stream Kithout the constitution of time Wet taHing place. Original retentional modifications, on the basis of Khich protentional directedness subse,uentlW has been brought about, can an actual process of time2constitution come into action. 6his process, of course, need not be an attentive, grasping one. Husserl himself raises the ,uestion to Khat eTtent the initial retentional modification is alreadW a real retentional consciousness )U*. 6he beginning of the hWletic process is in a peculiar sense :unconscious( )Hua bbb!!!, $#*. )Sortooms, op. cit., p. $#%*

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ritensione trattiene innanzitutto ciD che viene :rinforzato( da un appagamento successivo, e tale appagamento dipende dal soddisfacimento di protensioni che originariamente sono del tutto vuote. =uesto gioco di rimando continuato tra protensione e ritensione il presente vivente che unifica originariamente l(esperienza e costituisce la temporalit3 ed ogni contenuto intenzionale.$# =uesto ci conduce alle porte della ,uestione fondamentale da cui eravamo partiti, cio la dipendenza della temporalit3 dalla coscienzaB da ,uanto detto emerge che temporalit3 puD darsi solo per una coscienza in ,uanto solo una coscienza dotata di una dimensione :teleologica(, di una :spinta verso il futuro(. Obiettivisticamente la nozione stessa di una pulsione in direzione del futuro, di ciD che non esiste in nessuna forma, ,uanto di pi< misterioso. ?roviamo a pensarlo in senso biologicoB cosa significa che un organismo avverte2il2bisogno2di> Fe ha gi3 avuto un(esperienza di appagamento possiamo supporre che avverta il bisogno di ,ualcosa di cui trattiene traccia mestica, tuttavia anche in tal caso ,ualcosa manca nel ,uadro, giacch- desiderare ,ualcosa, aver bisogno di ,ualcosa non e,uivale semplicemente ad uno stato chimico che all(occorrenza predisposto a raggiungere un certo e,uilibrio attraverso la congiunzione con un :complemento(B in un vivente l(e,uilibrio ricercato, voluto, bramato, desiderato, e ,uando emerge esperito come appagante, soddisfacente. !l di pi< che c( in ,uesto ,uadro e che sfugge ad ogni resoconto in terza persona dato dalla pulsione senziente nei confronti degli stati che si succedono. !l vivente, si puD dire, ha cura di s- e modifica se stesso )ad es. si muove* in vista di un appagamento. Iei C:&anus*ripte Husserl nomina ,uesta funzione come :autoaffezione della coscienza(.$1 =ui
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Rdie GunHtionsgegenKart bleibt stetig anonWm, Keil sie immer dem +licH vorausliegt7 sie ist in aller refleTiven FelbstgegenKart proteniert, ohne dass diese ?rotention Lemals in urimpressionale .egebenheit Jberginge. ;ie Kesenhafte EnbeHanntheit des PuHJnftigen, die noch in Ledem anderen Sonstitutionszusammenhang potentiell als tWpische 9orbeHanntheit erfahren Kerden Honnte, diese EnbeHanntheit ist am refleTiv protenierten M!ch fungiere( unaufhebbar. )U* ;as prOsentierende !ch drOngt aber darauf, EnbeHanntes seines PuHunftshorizontes in gegenstOndliche !mpressionalhabe zu verKandeln. Fo befindet es sich in dauernder FelbstHonstitution. ;iese ist der teleologische ?rozeN der 9ereinheitlichung des intentionalen Lebens selbst7 denn Sonstitution heiNt Peitigung durch .egenKOrtigung von Einheiten. Iicht nur die Welterfahrung, sondern auch die Felbsterfahrung hat also als MFtreben( nach 9ereinheitlichung eine elementare teleologische FtruHtur. )U* !n diesem Finne fragt sich Husserl )und beLaht diese Grage* M;Jrfen oder mJssen Kir nicht eine universale 6riebintentionalitOt voraussetzen, die Lede urtJmliche .egenKart als stehende Peitigung einheitlich ausmacht und HonHret von .egenKart zu .egenKart forttreibt, derart dass aller \gegenstOndliche] !nhalt !nhalt von 6rieberfJllung ist und vor dem Piel \c der ErprOsentation] intendiert istU(. )U* Es folgt KeiterhinB ;ie radiHalisierte AefleTion auf die ErgegenKart des letztfungierenden !ch drOngt teleologisch darauf, auch diese ichliche .egenKart als gegenstOndliche Einheit vor ihr MFchauen und Gassen( zu bringen und dadurch die letztmXgliche 9ereinheitlichung des intentionalen Lebens erfahrbar zu machen. ;as .elingen dieses 9orhabens KJrde aber die 6eleologie selbst, den @otor der ?rotentionalitOt, zum Ftillstand bringen. ) 7ebendige Gegen%art, von Slaus Held, @artinus IiLhoff, ;en Haag $%'', p.$&"2&* $1 Husserl(s description of the structure of inner time2consciousness, his analWsis of the primarW2shoKing2together2Kith2retention2and2protention )U* is an analWsis of the structure of the pre2reflective self2manifestation of our acts and eTperiences. 6hus, Husserl(s position is relativelW une,uivocal. )U* !s it possible to specifW the nature of this primarW self2 manifestation, this absolute eTperiencing, anW further> 6he terminologW used, and the fact

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proprio la natura del vivente in ,uanto senziente ad essere decisivaB ben prima di essere auto2cosciente il :proto2soggetto( avverte se stesso e l(interazione tra le proprie iniziative sensomotorie ed il mondo2ambiente )'m:%elt* come continuamente pertinente a s- ed :importante(, :interessante(, :vitale(. =uesta condizione di vivente2senziente genera :protensioni vuote(, o, se vogliamo, bisogni vivamente sentiti che non sanno di cosa hanno bisognoB ,uesta la cellula generativa irriducibile del futuro. !l futuro ,ualcosa che non sta da nessuna parte ed in ,uesto senso non puD essere legittimamente concepito come obiettivato. )!n ,uesto senso una sciocchezza il modo in cui il futuro viene spesso concettualizzato nell(ambito della riflessioni della tradizione analitica, cio come una disgiunzione di mondi possibiliB in ,uesto modo si crea l(illusione che il futuro se ne stia da ,ualche parte in forma di mondo possibile nel cui novero l(atto presente dovrebbe semplicemente sceglierne uno. =uesta concettualizzazione fuorviante all(origine di numerosi paradossi legati alla verit3 di eventi futuri.* La dimensione protensiva, che sta all(origine del futuro, ciD che fa della ritensione ,ualcosa pi< di una :registrazione(B la ritensione trattiene :in2vista2di(. / ,uesto punto giunto il momento di tentar di affrontare il punto iniziale, intorno al rapporto tra temporalit3 della coscienza e temporalit3 :in s-(. ;obbiamo dire subito che si tratta di un punto non compiutamente risolto nella riflessione husserliana. CiD che Husserl ci dice che la temporalit3 in s-, in ,uanto temporalit3 obiettiva del passato e del futuro, emerge come tematizzazione 0obiettivazione* del decorso :proto2temporale( rappresentato dal continuum di ritensioni e protensioni. !l punto metafisicamente problematico tuttavia viene lasciato )comprensibilmente* inevasoB che dire della successione temporale primaria> Ena volta compreso che la scansione proto2temporale di protensioni e ritensioni non in alcun modo nei poteri dell(io, ma al contrario un presupposto perch- l(io cosciente e riflettente emerga, ,uesto non ci dice ancora ,uale sia il rapporto tra la coscienza primaria per2riflessa )protensioni e ritensioni* e la temporalit3 in s- e per s-. !l dubbio sollevato in precedenza sulla base del funzionamento della causalit3 rimane in piediB se, come sembra, dobbiamo concludere che la temporalit3 in s- dipende dal continuum di coscienza delineato dal presente vivente di ritensioni e protensioni, non sembra affatto chiaro come dobbiamo regolarci con tutte le relazioni ontologiche consuete, basate su rapporti causali. Con l(esempio di cui sopraB non sembra certo dipendere dalla coscienza che i lapilli cadano dopo l(eruzione. =ui perD le cose si fanno davvero intricate, intricate al punto che una loro trattazione in ,uesti limiti sarebbe decisamente inopportuna. 6uttavia, per non lasciare la ,uestione del tutto inevasa, possiamo formulare ,uesto breve ragionamentoB
that Ke are confronted Kith an unthematic, implicit, immediate, and passive occurrence, Khich is bW no means initiated, regulated or controlled bW the ego, suggests that Ke are dealing Kith a tWpe of passive self:affection. 6his interpretation is occasionallW adopted bW Husserl, for instance, in the manuscript C $4 )$%&$*, Khere he speaHs of self2affection as an essential, pervasive, and necessarW feature of the functioning ego, and in the manuscript C $', Khere he adds that ! am ceaselesslW )unaufh;rlich* affected bW mWself. )Self: 1%areness and 1lterit8# 1 )henomenological 3nvestigation, bW ;an Pahavi, IorthKestern EniversitW ?ress, !llinois, $%%%. p. #$*

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la coscienza come presupposto all(ordinamento secondo il prima ed il dopo chiaramente non ha alcun potere causale nei confronti degli eventi dell(universo nel loro complesso ),uantomeno, nulla di come i fenomeni si manifestano alla coscienza suggerisce un tale potere*7 ora perD la ,uestione diventaB dobbiamo ritenere che l(ordinamento proprio della causalit3 efficiente sia coincidente con la scansione temporale per puro accidente> =uesta armonia prestabilita suona di primo acchito improbabile, cosC improbabile da richiedere ipotesi alternative. Ena prima ipotesi alternativa potrebbe constare di una riconduzione della temporalit3 alla causalit3, dun,ue, se la temporalit3 in effetti dipende dalla coscienza, dovrebbe constare di una riconduzione della coscienza alla causalit3B protensioni e ritensioni pongono l(ordine che pongono perch- ,uesto l(ordine universale della causalit3. =uesta ipotesi perD ha molti problemi di fondo, a partire dal problema esposto sin dall(inizio dalla fenomenologiaB le relazioni obiettive, tutte le relazioni obiettive, inclusa la causalit3, non possono essere trattate come se potessero sussistere indipendentemente dalla coscienza. Ci sono a proposito molti argomenti che mostrano come una determinazione della nozione di causalit3 esiga un riferimento alla nozione di azione soggettiva )vedi .eorg von Wright*. C( perD almeno un(altra ipotesi da prendere in considerazione, un(ipotesi metafisicamente pi< ardita e le cui condizioni di verifica2falsifica non sono ovvie da concepire, ma al tempo stesso un(ipotesi compatibile con molte delle cose che sappiamo, sia sul piano fenomenologico che fisico. ?otremmo immaginare che le relazioni che noi chiamiamo .causalit efficiente siano semplicemente il sottinsieme compatibile con la scansione temporale determinata dalla coscienza di un insieme di relazioni di .influenza 0causali in un senso non direzionato2, tale per cui non sia sempre solo il caso che l(antecedente modifichi il conseguente. ?er come la nostra coscienza esiste, porre le condizioni per una verifica di relazioni causali inverse )dal futuro al passato* sembra impossibile in ,uanto concettualmente non organizzabile7 ciD non toglie che situazioni in cui episodicamente ed in modo non controllabile la relazione causale manifesta apparenti inversioni si danno sul piano della microfisica ,uantistica. =uesto ovviamente non ancora sufficiente a presentare una teoria completa del rapporto tra causazione e temporalit3, tuttavia rende ,uantomeno possibile :farsi un(immagine( di una situazione in cui la temporalit3 a tutti gli effetti un prodotto della coscienza, senza che ciD implichi n- una riduzione della temporalit3 a causazione, n- un armonia prestabilita tra direzione causale e direzione temporale, n- un riduzione idealista della causalit3 a prodotto della coscienza.

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S !"#$ "% !n precedenza abbiamo sollevato il problema della natura dell(oggettivit3 e dell(obiettivazione. Iell(esposizione noi preferiamo distinguere oggettivit )oggettivazione* da obiettivazione in un modo che non ha un riscontro esplicito nel senso husserliano, pur essendo coerente con ,uanto lui diceB :oggettivit3( segnala la validit di "ualcosa a prescindere da "uale singolo soggetto sia cosciente di esso7 in ,uesto senso la nozione di oggettivit3 affine a ,uelle di verit3 e realt3. ?er obiettivazione intendiamo il processo con cui ,ualcosa posto come oggetto, :cosalizzato(, reificato, considerato come se fosse una cosa presente al soggetto, distinta dal soggetto e circoscrivibile da esso. @entre vero che ogni cosa obiettivata ha anche validit3 oggettiva, non vero che per avere validit3 oggettiva ,ualcosa deve essere obiettivatoB possiamo parlare del dolore o della rabbia, intenderci su tali concetti e rappresentarli come oggettivamente validi, senza che essi debbano mai darsi od essere concepiti come :cose(. Come la tematica della temporalit3, anche ,uella dell(oggettivit3 scaturisce da un(analisi della percezione. Come abbiamo visto il riconoscimento di un oggetto percettivo esige che esso sia considerato sempre come un(unit3 di ,ualit3 e parti adombrate, ma non presenti, che si dispiegano idealmente nel tempo per un(esplorazione sensomotoriaB la casa che vedo insieme la datit3 sensibile focalizzata di un(area limitata del campo visivo )es.B parte di una facciata*, la datit3 sensibile sfocata di un(area ampia del campo visivo )es.B tutta la facciata ed i giochi di luce che suggeriscono la profondit3 dietro alla facciata*, e poi la totalit3 delle altre parti e ,ualit3 che sappiamo apparirebbero se potessimo muoverci attorno e dentro la casa in tutti modi possibili )adombramenti*. Ora perD il riferimento alla dimensione ideale )mai davvero esperibile* di tutti i possibili adombramenti di un oggetto ci indica una direzione d(indagine finora trascurataB nel momento in cui noi percepiamo un oggetto in ,uanto tale, noi vi conferiamo un carattere essenziale di alterit3, o, come Husserl si esprime, di trascendenza. La trascendenza dell(oggetto nei termini di Husserl indica la sua esistenza al di l3 delle esperienze immanenti al soggettoB l(oggetto percepito si d3 come trascendente, nel senso che si d3 come esistente oltre )trans2 i limiti della soggettivit3 a cui si d3. L(oggetto concepito come esistente in s- e persistente anche se io non ne ho percezione in atto. !l problema di fronte a cui Husserl si pone il medesimo tradizionalmente discusso da +erHeleWB ,ualcosa ! in senso fondamentale soltanto se percepito da ,ualcuno )esse est percipi*7 ma allora cosa ci fa dire che la mia scrivania nello studio ora chiuso e buio continua ad esistere> La risposta di +erHeleW )del vescovo +erHeleW* fu notoriamente la seguenteB la scrivania, cosC come l(albero che ora cade in una foresta disabitata, esistono in ,uanto, pur non essendo esperiti in atto da nessun soggetto umano sono sempre percepiti da ;io, che perciD il soggetto assoluto per cui tutte le cose continuano ad esistere come sostanze in s- sussistenti. Ora, se consideriamo il riferimento a ;io ,uanto al suo contenuto gnoseologico, e non per le sue connotazioni religiose, dobbiamo dire che ciD che +erHeleW chiama ;io,

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essenzialmente corrisponde alla totalit degli sguardi soggettivi possibili sul mondo.$% =uesta totalit3 chiaramente una totalit3 ideale, un(infinit3 assunta come tale al di l3 di ogni proiezione realisticaB ,uando noi pensiamo a ,ualcosa che nell(universo esiste in s-, anche se nessuno ha ancora poggiato l(occhio su di esso, noi stiamo concependo ,uella cosa come l(insieme di tutte le possibili esperienze che idealmente dei soggetti potrebbero trarne. Lati nascosti, struttura interna, relazioni implicite vengono tutti considerati esistenti in s- se supponiamo )implicitamente* che essi potrebbero essere portati alla luce da un soggetto collocato rispetto a ,uell(entit3 in modo adeguato. CiD vale per ciascun oggetto nel mondo e per il mondo come totalit3 universale. Ogni entit3 ritenuta reale e non evidente in presenza costitutivamente concepita come potenzialmente data per una pluralit3 infinita di soggetti. Fi noti di passaggio che un solo soggetto, sia pure cognitivamente onnipotente );io*, non sarebbe sufficiente a ,uesta visione, in ,uanto le componenti latenti o assenti del reale si danno come accessibili simultaneamente per infiniti punti di vista, mentre la nostra concezione tradizionale della deit3 la rappresenta come un(unit3 personale, una persona, e non come una pluralit3 di persone, cui sola puD corrispondere una disponibilit3 simultanea di pi< punti di vista. 9ediamo cosC come nella nostra ordinaria percezione di oggetti sia implicito non solo un riferimento ad una temporalit3 costituente, ma anche ad un(intersoggettivit3 costituente. !l problema a ,uesto punto tuttavia B se dobbiamo ricondurre l(oggettivit3 ad una validit3 intersoggettiva ideale, come dobbiamo concepire il costituirsi di tale intersoggettivit3 che opera immanentemente in ciascun soggetto> !n altri termini, siccome ciascuno di noi percepisce oggetti reali )entit3 trascendenti* anche da solo, senza altri soggetti presenti, chiaro che la soggettivit3 per cui soggetti si danno ha in s- una dimensione intersoggettiva. 6uttavia capire come tale dimensione intersoggettiva sia emersa un altro problema che Husserl non risolve in maniera del tutto compiuta e soddisfacente. !l punto realmente problematico per Husserl sembra essere il seguenteB se per percepire un oggetto in ,uanto tale io devo avere in me una dimensione intersoggettiva, ciD puD accadere in due modi possibili, o ho fatto esperienza di altri soggetti incarnati e per ,uesta via ho costituito )introiettato* una modalit3 di considerazione intersoggettiva, oppure l(intersoggettivit3 gi3 sempre componente trascendentale della natura di ciascun soggetto. Ora, Husserl tende ad oscillare tra le due soluzioni, in ,uanto da un lato sembra chiaro che l(esperienza concreta dell(/ltro sia necessaria per sviluppare capacit3, come la riflessione verbale, che paiono legate alla valutazione oggettiva7 ciD sarebbe compatibile con
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R@it anderen Worten, es scheint eine +eziehung auf fremde FubLeHtivitOt im Fpiel zu sein, Kenn von einer @annigfaltigHeit von Ho2eTistierenden /bschattungen gesprochen Kirdd ;ie EnvertrOglichHeit der Ho2eTistierenden /bschattungen Kird durch das Gremdich vertrOglich7 dieses Hann nOmlich die Ho2eTistierende und mir abKesende /bschattung prOsent haben. ;ie mitgegenKOrtigte /bschattung lOsst sich also als das noematische Sorrelat der Wahrnehmung eines Gremdichs verstehen. )U* ;ie /uslegung des Horizontes fJhrt uns also dem /nschein nach zum m;glichen /nderen, und insofern einer allein nicht genug ist, letztlich zu einer infiniten )luralitt von m;glichen 1nderen, die Husserl gelegentlich als die offene 3ntersub,e*tivitt bezeichnet. )-usserl und die transzendentale 3ntersub,e*tivitt# Eine 1nt%ort auf die sprachpragmatische Kriti*, bW ;an Pahavi, SluKer /cademic ?ublishers, ;ordrecht 2 +oston 2 London, $%%', p. &12%*

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l(idea di una genesi dell(intersoggettivit3 immanente alla soggettivit3 attraverso un(esperienza costitutente. ;(altro canto, perD, al fine di porre l(esperienza concreta dell(/ltro come costituente necessario percepire l(altro come reale, trascendente, come un(alterit3 irriducibile al nostro proprio giudizio e perciD capace di porre la trascendenza degli oggetti come indipendenza dall(essere esperiti da un singolo soggetto."4 @a ,uesto sembra creare un circolo viziosoB per percepire ,ualcosa come trascendente devo aver introiettato l(intersoggettivit3, il che mi rimanda ad un(esperienza dell(altro soggetto come percetto trascendente. )/ rigore e per completezza bisognerebbe ricordare che Husserl considera due tipi di trascendenza, una trascendenza primordiale, che non dipende dall(intersoggettivit3, ed una seconda trascendenza come oggettivit3, che invece ne dipende. La trascendenza primordiale indica l(esperienza di consapevolezza che ciD che percepiamo ha alterit3B se tocco una superficie la avverto come ,ualcosa che non sono io, che sta al di l3 di me stesso, anche se perD non attribuisco alcuna realt3 in s- alle ,ualit3 che percepisco, le ,uali invece possono esistere come tali solo per un(intersoggettivit3 ideale*. Y per ,uesta ragione che Husserl sembra propendere in molti tra gli ultimi testi per una concezione trascendentale dell(intersoggettivit3, tale per cui l(intersoggettivit3 fungente nella soggettivit3 non frutto di esperienza."$
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RHusserls radiHale 6hese lautet nun, dass die 6ranszendenz der ObLeHtivitOt auf die 6ranszendenz des /nderen bzK. auf den eigentJmlichen entziehenden CharaHter meiner Gremderfahrung Honstitutiv zurJcHbezogen ist. Erst durch die apprOsentative .egebenheit eines fremden !chs lOsst sich etKas Honstituieren, das in seinem .eltungsanspruch meine EigeneTistenz transzendiert. )U* ObKohl ein enger Pusammenhang zKischen !ntersubLeHtivitOt und WirHlichHeit tatsOchlich besteht 2 der Jbrigens negativ so formuliert Kerden Hann, dass dem, Kas prinzipiell nicht von /nderen erfahren Kerden Hann, auch nicht 6ranszendenz und ObLeHtivitOt zugeschrieben Kerden Hann 2 erfahre ich doch unter normalen EmstOnden auch das als KirHlich und obLeHtiv, das ich fa*tisch allein erfahre, und zKar ohne dass der /ndere irgendeine Aolle zu spielen scheint. ;ies Kird implizit sogar von Husserl selbst zugestanden, denn er schreibt, dass die dem .egenstandssinn verHnJpfte .eltungsstruHtur des GJr2Ledermann2erfahrbar2Feins nicht verschKindet, Kenn eine universale ?est mich allein gelassen hOtte. 2 Hier muN indessen zKischen zKei ?hasen in unserer HonHreten Gremderfahrung unterschieden Kerden, nOmlich zKischen unseren ursprJnglichen Erfahrungen der Er2/nderen einerseits, die die Sonstitution von ObLeHtivitOt, WirHlichHeit und 6ranszendenz permanent ermXglichen, und allen anschlieNenden Gremderfahrung eben zu spOt Hommen, um die Sonstitution von ObLeHtivitOt und 6ranszendenz zu ermXglichen, heiNt das nicht, dass sie transzendental gesehen bedeutungslos sind. Fie ermXglichen zKar nicht lOnger die Sonstitution von .eltung, sie HXnnen sie aber einl;sen. /nders formuliertB ObKohl meine einsame Erfahrung von +aum im Wald eine Erfahrung von einem KirHlichen und obLeHtiven +aum ist, sind diese .eltungsHomponenten zunOchst bloN signitiv gegeben. Erst indem ich erfahre, dass /ndere denselben +aum erfahren, Kird der obLeHtive .eltungsanspruch meiner Erfahrung intuitiv eingelXst. )!bidem, p. "12%* "$ RZFubLeHtivitOt nur in der !ntersubLeHtivitOt ist, Kas sie istB Honstitutiv fungierendes !ch[ )'^$#8*. Eine Geststellung, die die Jberraschende Sonse,uenz nach sich zieht, dass es nicht nur sinnvoll ist, von einer ?luralitOt transzendentaler !che zu sprechen, sondern auch notKendig. End zKar nicht nur, Keil eine Honstitutive ErHlOrung der Welt, der 6ranszendenz und der ObLeHtivitOt es fordert, sondern Keil das transzendentale !ch notKendigerKeise Hein Msingular tantum( istd )U* Wenn die !ntersubLeHtivitOt eine @XglichHeitsbedingung des Honstitutiven Gungierens ist, Kird es natJrlich eher unverstOndlich, Kie die !ntersubLeHtivitOt selbst 2 Husserls geKXhnlichem .edanHengang gemON 2 als Sonstituiertes betrachtet Kerden Hann. )!bidem, p. 88*

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Iella Krisis il tema viene affrontato in un modo lievemente eccentrico rispetto alla presente esposizione7 Husserl formula dapprima un paradosso tale per cui l(essere soggetto del soggetto )la sua capacit3 di avere oggetti per s-*, se si risolve nella natura intersoggettiva del soggetto pare produrre un paradosso nella misura in cui consideriamo tale natura intersoggettiva un risultato dell(intersoggettivit3 in senso empirico, cio dell(umanit3 di fattoB il paradosso suona cosCB
R;ie universale !ntersubLeHtivitOt, in die sich alle ObLeHtivitOt, alles Jberhaupt Feiende auflXst, Hann offenbar doch Heine andere sein als die @enschheit, die unleugbar selbst ein 6eilbestand der Welt ist. Wie soll ein 6eilbestand der Welt, ihre menschliche FubLeHtivitOt, die ganze Welt Honstituieren, nOmlich Honstituieren als ihr intentionales .ebilde> )U* ;er FubLeHtbestand der Welt verschlingt sozusagen die gesamte Welt und damit sich selbst. Welch ein Widersinn.""

/vremmo cosC il controsenso di una parte del mondo )gli esseri umani di fatto* che fonda l(essere stesso del mondo. Aispetto a ,uesta formulazione del paradosso Husserl ha buon gioco a mostrare come l(intersoggettivit3 universale non si manifesta affatto come umanit3 empiricaB il soggetto in ,uanto funge da corrispettivo intenzionale del mondo come oggetto intenzionato non si sa come membro della specie homo sapiens pi< di ,uanto non si sappia come italiano o tedesco7 il soggetto costituente una funzione anonima )Husserl parla di :ego anonimo fungente(*, che ignora completamente le proprie caratteristiche materiali. =uesta considerazione certamente corretta, ma non risolve integralmente il problema, in ,uanto l(origine della facolt3 )e propensione* soggettiva di considerare il mondo come se fosse costituito come universale esperibilit3 da parte di :tutti i soggetti possibili(, potrebbe ancora essere frutto di esperienze intersoggettive di fatto. Certo, nel parlare di un :essere frutto di esperienze di fatto( non possiamo intendere una semplice riproduzione empiristica dell(esperienzaB la soggettivit3 esperisce il reale in modi che non sono mai mero rispecchiamento. =ui in effetti si pone una ,uestione profonda nella teorizzazione husserliana, su cui torneremo fra breve, ovvero l(origine delle unit3 ideali dell(esperienza. Y chiaro che l(intersoggettivit3 immanente all(oggettivit3 percepita ha la natura di un(idea, di un eidos, un(essenza, e dovremmo chiarire come Husserl intende la possibilit3 di apprendere unit3 essenziali sulla scorta di esperienze contigenti, ma per ora limitiamoci a ribadire che il problema dell(origine )e della natura* dell(intersoggettivit3 fungente nella soggettivit3 non risulta univocamente chiarita. Iotiamo di passaggio come la posizione che supporta una natura trascendentale dell(intersoggettivit3 fungente, sostenuta in forma esemplare nelle &editazioni Cartesiane, ma argomentata gi3 in precedenza, stata oggetto di virulente critiche da parte di molti fenomenologi, tra i ,uali spiccano Fcheler e @erleau2?ontW. La posizione di Husserl non peraltro del tutto consolidata7 egli sostiene anche che l(esperienza materiale dell(altro come 7eib, come corpo vivente, sia essenziale per lo strutturarsi
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Husserl, Krisis, p. $1&, 0 8& \p. "4' tr. !t.].

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intersoggettivo della soggettivit3 singola, tuttavia ,uesta esperienza non sarebbe esperienza diretta dell(altro come soggetto, cio come potere di porre noi stessi come oggetti. L(unico corpo che si darebbe originariamente come corpo vivente sarebbe il corpo proprio, il corpo vissuto dall(interno e noi saremmo in grado di attribuire all(altro soggettivit3 soltanto attraverso un processo inferenziale. 6ale processo inferenziale dipenderebbe dall(esperienza fondamentale del toccante2toccato )esperiente2esperito*B il nostro corpo vissuto come esperiente si manifesta talora anche come corpo esperito, corpo2oggetto7 se tocco la mia mano sinistra con la mano destra posso esperire il mio corpo al tempo stesso come esperiente e come esperito, e tale esperienza mi metterebbe sulla strada per compiere un :appaiamento( ))aarung* tale per cui al corpo dell(altro verrebbe attribuita soggettivit3, la capacit3 di intenzionare oggetti. 6ale analisi verr3 perD efficacemente criticata ad esempio da @aT Fcheler, per cui l(inferenza dal mio corpo a ,uello altrui come portatore di soggettivit3 non puD basarsi su di una ,ualche :somiglianza( tra il corpo mio e ,uello altrui, visto che tale somiglianza sarebbe del tutto implausibile, se escludiamo l(ipotesi inconsistente di un(ubi,ua esperienza di s- ed altri allo specchio )infatti, il mio corpo vissuto, in assenza di specchi, non assomiglia affatto ai corpi viventi che vedo nell(ambiente, non si manifesta in forme simili*. En secondo modo in cui Husserl cerca di argomentare a sostegno dell(idea che l(intuizione della dimensione intersoggettiva trova posto tra i poteri intenzionali del soggetto sulla scorta della sola esperienza soggettiva primordiale )cio :solitaria(, :privata(* viene svolta nella Krisis attraverso l(idea di una sintesi temporaleB cosC come nel ricordo noi presentifichiamo esperienze che sono state esperite da noi stessi, ponendo perciD noi stessi come soggetti distanti e distinti dal soggetto fungente che ora siamo, nello stesso modo possiamo accedere all(intersoggettivit3 come spostamento del soggetto che siamo in un(altra collocazione spaziotemporale."& /nche ,uesto tentativo di soluzione perD appare claudicante, giacch- il processo di rammemorazione, nella forma in cui noi prendiamo coscienza delle esperienze come ,ualcosa di attribuibile a noi stessi in un altro tempo e luogo, non affatto un(esperienza primordiale, se primordiale vuol dire antecedente alla costituzione dell(oggettivit3 )e dun,ue prima
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RWahrnehmung eines /nderen, eines anderen !ch, fJr sich selbst !ch Kie ich selbst. ;as Kird analogisch verstOndlich, Kenn Kir von der transzendentalen /uslegung der Wiedererinnerung her schon verstehen, dass zum Wiedererinnerten, zum 9ergangenen )das den Feinssinn einer vergangenen .egenKart hat*, auch ein vergangenes !ch Lener .egenKart gehXrt, KOhrend das KirHliche originale !ch das der aHtuellen ?rOsenz ist, zu der, Jber das als gegenKOrtige FachsphOre Erscheinende hinaus, auch die Wiedererinnerung als prOsentes Erlebnis gehXrt. /lso das aHtuelle !ch vollzieht eine Leistung, in der es einen /bKandlungsmodus seiner selbst als seiend )im @odus vergangen* Honstituiert. 9on hier aus ist zu verfolgen, Kie das aHtuelle !ch, das strXmend stOndig gegenKOrtige, sich als durch Mseine( 9ergangenheiten hindurch dauerndes in Felbstzeitigung Honstituiert. Ebenso Honstituiert das aHtuelle !ch, das schon dauernde der dauernden ?rimordialsphOre, in sich einen /ndern als /ndern. ;ie Felbstzeitigung sozusagen durch Ent2.egenKOrtigung )durch Wiedererinnerung* hat ihre /nalogie in meiner Ent2Gremdung )EinfJhlung als eine Ent2 .egenKOrtigung hXherer Ftufe 2 die meiner ErprOsenz in eine bloN vergegenKOrtigte ErprOsenz*. Fo Hommt in mir ein Manderes( !ch zur Feinsgeltung, als HomprOsent, und mit seinen Weisen evidenter +eKOhrung, offenbar ganz anderen als denen einer Msinnlichen( Wahrnehmung. )Krisis p. $112%, 0 85*

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dell(assunzione dello sguardo costituente intersoggettivo*. !nfatti, per poter effettuare l(operazione di astrazione di noi stessi come soggetti dell(esperienza passata e :proiettarla( analogicamente su altri, dobbiamo aver gi3 un(elaborata capacit3 riflessiva, inconcepibile senza la capacit3 di oggettivazioneB noi oggettiviamo noi stessi per costruire tale analogia. /d ogni modo, ,ualun,ue sia l(origine prima della natura intrinsecamente intersoggettiva della soggettivit3, le sue ripercussioni sull(autointerpretazione del soggetto e sul suo legame con la storia sono massicce. Fe mettiamo insieme le due analisi che si sono diramate da un(investigazione dell(oggettivit3 percepita, cio l(analisi della temporalit3 e ,uella dell(intersoggettivit3, ne discende ,uasi immediatamente il tema portante della Krisis, cio la fondamentalit3 della storia per l(autocomprensione dell(uomo. Fe ogni significato, ogni oggetto intenzionale si d3 soltanto come $* una concrezione di sviluppi nel tempo7 e "* un luogo di esplorazione ideale disponibile per un(intersoggettivit3 infinita, ne segue che la Ftoria universale, come succedersi nel tempo di eventi ed azioni di interesse intersoggettivo, rappresenta il naturale palcoscenico per l(ontologia dell(ultimo Husserl. 6uttavia non tutto chiaro in ,uesta collocazione della storia7 in particolare non chiaro ,uali chiavi interpretative possiamo adottare per il dispiegarsi storico, giacch- per Husserl evidente che non possiamo rivolgerci agli eventi storici come se fossero una fonte primaria e diretta di :evidenze(. ?rima di rivolgerci al tema della storia necessario chiarire alcuni punti essenziali nella teorizzazione di Husserl, innanzitutto il metodo della descrizione fenomenologica.

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S !"#$ % Eno dei punti che Husserl ritiene pi< ,ualificanti della sua prospettiva filosofica rappresentato dal metodo che la filosofia deve adottare per investigare la realt3, metodo riassumibile nei due concetti di Epoch/ e di riduzione trascendentale7 le due nozioni, per ,uanto strettamente correlate ed interdipendenti non coincidono. ;iamo introduttivamente una definizione di massima dei due concetti e poi passiamo alla loro illustrazione. ?er Epoch/ Husserl intende una sospensione di giudizio circa la validit3 )realt3* dei fenomeni, per concentrarsi sul loro modo di darsi. ?er :riduzione trascendentale )o fenomenologica*( si intende la riconduzione dei fenomeni come si sono manifestati sotto Epoch/ alla sfera trascendentale della soggettivit3 costituente. La nozione di Epoch/, che viene introdotta da Husserl a partire dal primo volume di 3dee per una fenomenologia pura ed una filosofia fenomenologica )$%$&*, stata oggetto di molteplici interpretazioni e numerose critiche. Iotiamo subito che la collocazione stessa dell(Epoch/ come metodo della filosofia tout court si pone immediatamente in una posizione enormemente ambiziosa ed altrettanto discutibile. !n effetti, stato detto molte volte che l(impossibilit3 della filosofia di attestarsi su di un metodo univoco e definitivo fattore costitutivo del filosofare, in ,uanto la filosofia un interrogarsi radicale e fondativo, che non puD dare nulla per scontato, n- specifiche verit3, n- specifici metodi. Ora, perD, a rigore, anche ,uanto abbiamo appena detto una premessa metodologica, una premessa che raccomanda di non commettere certi errori dovuti ad una scarsa radicalit3, errori che implicano l(affidarsi a pre2giudizi, in senso letterale. Ed in effetti il metodo filosofico come Husserl lo propone sembra proprio voler sistematizzare ,uesta autocollocazione della filosofia come istanza di radicalit3 massima. L(Epoch/ sospensione del giudizio in un senso molto preciso, dipendente dalla collocazione fondamentale attribuita alla coscienza e alla sua intenzionalit3B se, come sappiamo, nessuna realt3 si d3 se non come oggetto intenzionale, e se ogni realt3 cui ci possiamo rivolgere puD essere giudicata tale )reale* solo in ,uanto ci rivolgiamo intenzionalmente ad essa in un certo modo, ne segue che non possiamo considerare la realt3 come fonte originaria delle evidenze. CiD vale per ciD che giudichiamo essere realt cosC come per le relazioni che assumiamo essere determinanti di ciD che reale, come la causalit e l(appartenenza ad una specifica collocazione nello spazio oggettivo e nel tempo oggettivo. !n altri termini, ,ualun,ue spiegazione volessimo dare di ,ualun,ue cosa, se vuole essere filosoficamente radicale non puD utilizzare come e=plicans entit3 e relazioni reali )di fatto* in ,uanto a porli come reali ci deve essere un modo specifico di darsi, che deve essere primariamente riconosciuto e descritto. =uesto vuol dire che ogni volta che di fronte ad un enigma filosofico, ad un problema di teoria della conoscenza o di metafisica, si affaccia come soluzione il ricorso ad una relazione posta come reale )causale*, ,uesta soluzione deve essere respinta come non originaria. CiD mette fuori gioco innanzitutto le spiegazioni scientifiche in blocco, che si collocano gi3 in un

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terreno dogmatico di relazioni poste come valide in ,uanto reali. Esempi tipici di ,uesta tendenza esplicativa sono tutti ,uei casi in cui di fronte al problema di una determinazione di significato, ad esempio del significato di :dolore(, :colore(, :temporalit3(, :vita(, :realt3(, :verit3(, ecc., la nostra inclinazione primaria va verso l(addurre spiegazioni in termini fattuali, ricorrendo ad esempio ad ipotesi scientifiche. @a ciD riguarda non di meno anche domande filosofiche pi< articolate, come interrogazioni intorno alla natura della conoscenzaB la mentalit3 obiettivistica tende spontaneamente a trasformare ogni problema in un problema naturalistico, da risolvere sul piano dei fatti e delle cause )es.B uno dei massimi biologi italiani insegna ora :5ondamenti biologici della conoscenza(, titolo che un(incarnazione esemplare di ciD che in termini fenomenologici non si deve mai fareB pensare la conoscenza come un fatto in una concatenazione di fatti dimentica che la conoscenza non ! mai un fatto, ma una relazione tra una coscienza vissuta in prima persona ed un fatto7 in terza persona non ci sono evidenze, riconoscimenti, dubbi, ricerche, ecc.*. L(Epoch/ ci chiede di descrivere ,ualcosa senza decidere preliminarmente ,uale parte del fenomeno vera, o corrisponde alla realt3, e ,uale invece sarebbe meramente soggettiva. Fe vedo un ,uadro, diciamo la Gioconda, e, richiesto di descrivere filosoficamente l(esperienza, inizio a dire che vedo punti colorati nello spazio, oppure che vedo sensazioni cromatiche unite in configurazioni, ecc., ciD che sto facendo precisamente l(errore cui l(Epoch/ vuole porre rimedio. Fe perD nella mia descrizione io dico di vedere un ,uadro cosC e cosC, ed aggiungo di essere propenso a dire che il ,uadro che vedo consta di punti colorati nello spazio, ,uesto gi3 un abbozzo di descrizione filosofica corretta del medesimo evento. Ion si tratta di sopprimere od eliminare alcunch-, ma si tratta di porre per ,uanto possibile tutto sul piano della medesima descrizione, senza pre2decidere cosa ha validit3 e cosa invece soggettivo od effimero. =uesto punto mette anche chiarezza intorno ad uno dei punti pi< controversi nell(introduzione dell(Epoch/B stato giustamente notato che nessuna conoscenza :pura(, nel senso di essere un mero rispecchiamento privo di curiosit3, interesse, pulsioni di ,ualche genere7 in ,uesto senso, si detto, descrivere i fenomeni sotto Epoch/ e,uivarrebbe a falsificarli in ,uanto sopprimerebbe l(elemento :impuro( dell(interesse. @a ciD non vero, nonostante il modo di esprimersi di Husserl sia talvolta poco chiaroB Husserl non dice di lasciare a casa interessi pratici e pulsioni varie, ma dice che l(istanza metodologica dell(Epoch/ deve sospenderne l(efficacia immediata, descrivendo l(interesse, invece di seguirlo senz(altro. Lo scienziato che cerca la soluzione pi< elegante al suo problema non deve sbarazzarsi della sua pulsione a formulare la verit3 nella forma pi< semplice e maneggevole, ma deve descrivere anche ,uesta pulsioneB si tratta di fare un passo indietro rispetto alla sua pratica scientifica, non perD di cancellarne delle parti. !n ,uesto senso l(Epoch/ opera sospensivamente innanzitutto nei confronti di ciD che Husserl chiama l(atteggiamento naturale, cio la nostra disposizione operativa corrente per cui ci rivolgiamo alle cose in ,uanto utilizzabili cui aderiamo in presa diretta. Ful piano dell(atteggiamento naturale la realt3 gi3 sempre data in modo irriflesso, ed innumerevoli stratificazioni di giudizi

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privi di giustificazione si offrono naturalmente al soggetto. !l fatto stesso di operare riflessivamente nei confronti di ciD che inizialmente si d3 in presa diretta richiede una sospensione di giudizio, un(Epoch/. 6uttavia l(Epoch/ non interviene solo rispetto all(atteggiamento naturale, ma anche nei confronti degli atteggiamenti teoretici inadeguatamente radicali, che partono da una pre2decisione intorno a cosa ha reale validit3, senza interrogarsi circa la fondazione di tale giudizio. ?erciD, oltre a rivolgersi all(atteggiamento naturale, l(Epoch/ si rivolge verso l(atteggiamento scientifico )cosC come verso ogni metafisica naturalista, di cui l(atteggiamento scientifico un modo*. Iell(atteggiamento scientifico non c( un(accettazione irriflessa del reale sulla scorta di interessi vitali prima facie, ma c( una riflessione che sospende tale validit3 per sostituirla con un pregiudizio intorno a cosa possa contare come realeB reale idealmente solo ciD che puD esistere come esiste del tutto a prescindere da ,ualun,ue relazione con una coscienza. Fi noti la differenza rispetto all(esigenza di oggettivit3 husserlianaB la ricerca di oggettivit3 ricerca di ,ualcosa su cui ci possa essere convergenza di giudizi intersoggettivi e dun,ue su ,ualcosa che non dipenda per il suo manifestarsi da una singola specifica coscienza7 al contrario l(istanza scientifica esige idealmente che ,ualcosa si dia in modo tale da poter del tutto prescindere dalla natura della coscienza. =uesto ciD che Husserl chiama obiettivismo e che comporta appunto una reificazione di tutto il realeB il modello di ciD che c( la cosa materiale in s- e per s- sussistente. Ena volta applicata all(atteggiamento naturale o a ,uello scientifico l(Epoch/ ci pone di fronte non pi< a fatti, eventi o stati di cose, ma a fenomeni. En fenomeno un fatto, evento o stato di cose descritto cosC come esso appare ad una coscienza e l( Epoch/ sospendendo il giudizio intorno a cosa conti come reale o come irreale, non fa altro che collocarsi in posizione adeguata per descrivere tutto ciD che si d3 cosC come si d3. /ttraverso il :come( si puD poi giungere a definire i limiti del :cosa( e del :perch-(, ovveroB causalit3 e realt3 devono poter essere compresi come precisazioni di un atteggiamento originario in cui non si sa ancora cosa abbia davvero efficacia e cosa sia davvero reale. +isogna notare di passaggio, a ,uesto punto, come il procedere attraverso Epoch/ ha un(implicazione che la rende drammaticamente :inattuale(B chi si collochi con radicalit3 nella posizione originaria dell(analisi fenomenologica si pone sempre in una posizione dove nulla dato per scontato, in una posizione dove bisogna sempre ricominciare tutto da capo7 il pensatore che pensa fenomenologicamente non un :membro della scuola fenomenologica(, perch- non ci sono verit3 appartenenti a tale supposto gruppo che egli puD presupporre7 tutt(al pi< plausibile che ripensando da zero i medesimi problemi egli incontri le medesime soluzioni, ma non puD mai limitarsi ad :aderire( a certe soluzioni. =uesta la ragione per cui l(approccio fenomenologico fa cosC fatica a mettersi in relazione con un approccio come ,uello della filosofia analitica, dove, seguendo il modello dell(indagine scientifica, i filosofi operano prevalentemente entrando in un dibattito gi3 avviato, cui sono chiamati a dare un contributoB il fenomenologo ha l(esigenza fondamentale di mettere innanzitutto in discussione la cornice stessa all(interno di cui le domande vengono poste,

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con particolare riferimento alla concettualit3 )terminologia* usata. ! concetti usati dal fenomenologo devono contenere idealmente solo riferimenti alle operazioni ed ai contesti in cui essi sono stati effettivamente usatiB se parlo di :tempo( in senso fenomenologico mi sto riferendo alle operazioni che determinano la successione nei modi in cui la coscienza la pone e non devo introdurre surrettiziamente connotazioni apparentemente ovvie del tempo, cosC come usato in altri ambiti, ad esempio non ha senso parlare di tempo negativo o di inversione del vettore temporale, come fa la fisica )legittimamente per i suoi scopi*. Ion possiamo mai importare direttamente da un altro ambito di indagine un concetto senza chiederci ,uali operazioni sottostanno alla sua definizioneB :mente(, :cervello(, :sensazione(, :istinto(, ecc. non possono essere portati di peso dalla psicologia nella filosofia, senza vedere in che modo sono stati introdotti, cio ,uale se,uenza di operazioni costituenti li ha posti, e perciD ,uali sono i limiti della loro applicazione legittima. Osserviamo che ,ui si radica il sospetto che Husserl ha e manifesta a pi< riprese nei confronti di tutte le analisi che danno troppo peso al linguaggio nell(elaborazione concettualeB per lui il linguaggio, idealmente, potrebbe essere tutto ricostruito attraverso analisi immanenti a partire dalle operazioni percettive, ed affidarsi inconsapevolmente all(uso comune di certi termini filosoficamente arbitrario ed in linea di principio non accettabile. CiD non toglie che Husserl, come vedremo, sia consapevole del fatto che tale ripercorrimento da zero di tutte le pratiche costitutive del linguaggio che correntemente parliamo non sia effettivamente eseguibile. Fe vero che ciascuno di noi ha ac,uisito nell(immanenza operativa il suo linguaggio ordinario e scientifico^filosofico in decenni di vita, un ripercorrimento riflessivo integrale di tali operazioni costitutive non potrebbe che essere ben pi< lungo, rimanendo dun,ue al di l3 del fattibile. !n verit3 il problema pi< radicale, in ,uanto l(operazione di recupero genealogico degli strati di significato fa uso del linguaggio gi3 appreso e ,uindi bisogna capire se l(uso del linguaggio incide in modo decisivo nell(operazione interpretativa oppure se sia possibile accedere comun,ue alla stratificazione in modo originario. La ,uestione in effetti una ,uestione fondamentale, che sta tra l(altro alla radice del distanziamento di Heidegger da HusserlB Heidegger nomina ,uesto tema sotto il nome di circolo ermeneutico, segnalando come ogni atto di comprensione riposi su di una precomprensione che a sua volta frutto di atti di comprensione antecedenti, e come ogni atto di comprensione )interpretazione* attuale rappresenter3 una premessa per le interpretazioni a venire. Husserl prende in considerazione una prospettiva apparentemente simile,"5 ma ritiene che
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RWir stehen also in einer /rt 4ir*el. ;as 9erstOndnis der /nfOnge ist voll nur zu geKinnen von der gegebenen Wissenschaft in ihrer heutigen .estalt aus, in der AJcHschau auf ihre EntKicHlung. /ber ohne ein 9erstOndnis der 1nfnge ist diese EntKicHlung als Sinnesent%ic*lung stumm. Es bleibt uns nichts anderes JbrigB Kir mJssen im MPicHzacH( vor2 und zurJcHgehen7 im Wechselspiel muss eins dem andern helfen. Aelative SlOrung auf der einen Feite bringt einige Erhellung auf der anderen, die nun ihrerseits auf die .egenseite zurJcHstrahlt. Fo mJssen Kir in der /rt von .eschichtsbetrachtung und .eschichtsHritiH, die im /usgang von Galilei )und gleich nachher von 9escartes* der Peitfolge entlang gehen muss, doch bestOndig historische Spr>nge machen, die also nicht /bschKeifungen, sondern IotKendigHeiten sind. )Krisis, p. 8%*

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comun,ue sia possibile accedere ad una genealogia originaria degli strati di significato. Ionostante Husserl dia grande peso al fatto che i nostri saperi sono frutto di una tradizione e che noi siamo entrati in ,uesta tradizione senza poterne decidere modi e valori, tuttavia per lui non bisogna perdere di vista il fatto che ciascuno di noi deve poter imparare nel corso della propria vita i contenuti della propria tradizione, dal che derivano due conseguenzeB $* si deve dare una cornice cognitiva generale come condizione di possibilit3 per l(appartenenza di ciascun singolo soggetto ad una tradizione storica7 "* nel corso della propria vita chiun,ue erediti una tradizione chiamato a ripercorrerne il percorso genetico nei suoi snodi essenzialiB ,ui si d3 a vedere il nesso tra fenomenologia statica, fenomenologia genetica e storia. Aispetto all(ermeneutica pan2storicistica e alla disseminazione derridiana la posizione di Husserl non accetterebbe soprattutto un tipo di criticaB non accetterebbe l(idea che nel descrivere fenomenologicamente i processi cognitivi elementari noi si sia in ,ualche modo comun,ue :vittima( delle categorie storiche ereditate. ?er Husserl c( una dimensione originaria del fenomeno la ,uale fonda la storia, consente l(emergere della temporalit3 e dell(intersoggettivit3, e che perciD puD collocarsi in una posizione non pregiudicata da cui giudicare anche la propria appartenenza ad una tradizione culturale. Fenza pretendere di entrare in una discussione dettagliata di ,uesto difficile tema, possiamo perD notare come la posizione di Husserl abbia un punto di coerenza interna che gli altri autori non hannoB da un lato chi lo critica asserendo che anche l(interpretazione dell(automanifestazione primaria )percezione, coscienza interna del tempo* sarebbe pregiudicata da categorie pregresse dovrebbe prima formulare una teoria solida tale per cui la natura del significato tale da compromettere loriginariet della relazione del 7eib al mondo. Iessuna teoria che dimostri ,ualcosa di meno che un radicale relativismo linguistico potrebbe essere all(altezza di ,uesta pretesa. Y ,uasi inutile dire che affermare che la nostra concettualit3 pregressa costitutivamente ed ineludibilmente distorsiva e,uivale a tutti gli effetti ad un(affermazione di scetticismo radicale, con tutte le aporie classiche proprie dello scetticismo radicaleB come si fa )e per chi lo si fa* ad affermare come verit3 una proposizione che rende ogni verit3 una sorta di convenzione solipsistica tra parlanti di uno stesso linguaggio in senso stretto> Ovvero, come abbiamo noi stessi raggiunto la certezza che il linguaggio che abbiamo ereditato ci consegni un mondo incommensurabile con ,uello di parlanti differenti e privo di relazioni con gli eventi sensibili esterni> ;i primo acchito sembra che un(asserzione del genere sia un(asserzione metafisica in senso classico, cio un(asserzione che per sua natura non in alcun modo n- verificabile n- falsificabile. 6uttavia, in una versione che non taglia i legami tra dimensione del significato e dimensione percettiva ed operativa )sensomotoria* Husserl concorda con una visione che attribuisce alla concettualit3 ereditata un peso estremamente significativo. =uando Husserl nella Krisis contrapporr3 una storia di fatti ad una storia interna,"8 egli star3 segnalando appunto la possibilit3 per il
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RHat die geKXhnliche 6atsachenhistorie Jberhaupt und insbesondere die in der neuesten Peit zu KirHlicher universaler ETtension auf die gesamte @enschheit in .ang geHommene Jberhaupt einen Finn, so Hann er nur in dem, Kas Kir hier innere Historie nennen HXnnen,

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fenomenologo di attingere ad un punto di vista da cui possibile distinguere )a posteriori* nel succedersi degli eventi ciD che produce nuovi strati di senso da ciD che invece mero accadere. ;eve perD essere ben chiaro che tale prospettiva husserliana non ha nulla dell(ingenuit3 propria di una visione empiristica o positivisticaB Husserl non ci sta dicendo che il fenomeno immediatamente accessibile all(esperienza diretta e che basta spalancare i sensi al mondo per avere accesso originario ed impregiudicato ad esso. Husserl al contrario sta dicendo che possiamo ottenere un accesso originario all(esperienza solo attraverso l(Epoch/, ovvero sospendendo le validit3 ingenue presupposte dall(atteggiamento naturale e da ,uello scientifico. Y l(operazione di sospensione delle validit3 ingenue, e poi l(analisi statica e genetica, a consegnarci i fenomeni nella loro originariet3. !n ,uesto senso la fenomenologia husserliana non abbraccia n- l(empirismo positivista n- lo storicismo, ma esige che l(analisi prenda coscienza della propria collocazione storica )culturale, tradizionale* e che la riconduca alla dimensione pi< fondamentale dell(esperienza. =uesta :riconduzione( ciD che va sotto il nome di riduzione fenomenologica. La :riduzione( non fa altro che interpretare i significati che l(intenzionalit3 manifesta come :prodotti( di coscienza )laddove :prodotto( non ! creazione e= nihilo, ma estrazione di senso attraverso un(interazione con l(altro da s-*. !n ,uesto senso la riduzione sempre anche un(operazione genetica e genealogica, cio si occupa di come si sono stratificati livelli di senso e cerca di mostrarne l(ordinamento rispetto all(esperienza elementare della coscienza )percezione*. Iella Krisis Husserl presenta l(Epoch/ a pi< riprese e con approcci diversi, e finora ne abbiamo dato una visione d(insieme. Eno di ,uesti approcci, la cosiddetta :via cartesiana all(Epoch/, vale perD la pena di essere discusso a parte, non perch- :migliore( degli altri, ma al contrario, perchpi< ambiguo e perciD pi< bisognoso di un(esegesi specifica. Iei 00 $'2"$ della Krisis Husserl si intrattiene con il pensiero di ;escartes e ne discute l(approccio in un modo teoreticamente fecondo ancorch- talora filologicamente dubbio. / noi ,ui non interessa vedere se ed in ,uale misura Husserl abbia davvero colto lo spirito o la lettera dell(opera cartesiana, ma ci interessa vedere come si puD intendere meglio l(Epoch/ a partire dal modello di pensiero proposto da Cartesio, chiarendo il meno noto con il pi< noto. ?er Husserl il passo inaugurale delle &editationes, con il dubbio sistematico circa la realt3 di ogni cosa, non va letto come un passo scettico, bensC come un necessario momento di fondazione. ?er Husserl, il momento in cui Cartesio, dubitando di ogni cosa, giunge alla certezza trascendentale del cogito indica l(apertura epocale della dimensione della coscienza come dimensione ineludibile e fondante. ;i norma l(argomento del cogito viene esposto in termini di ,uesto genereB posso dubitare in ultima istanza dell(esistenza di ogni cosa, ma se sto dubitando allora penso, dun,ue almeno di una cosa non posso dubitare, cio del fatto che esiste una cosa che pensa )res cogitans*. Ora, perD, necessario osservare come gi3 a ,uesto
grJnden, und als solcher auf dem Gundament des universalen historischen /priori. IotKendig fJhrt er Keiter zu der angedeuteten hXchsten Grage einer universalen 6eleologie der 9ernunft. )Krisis, p. &1', ?eilage 333 zu @Aa*

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punto davvero iniziale dell(approccio cartesiano la strada con Husserl si diparta drammaticamenteB per Husserl Cartesio fraintende la propria scoperta della dimensione trascendentale della coscienza. Ion si tratta di fissare la scoperta dell(esistenza certa di una cosa, la :sostanza pensante(, bensC di comprendere come la coscienza sia presupposto universale del darsi di ogni fenomeno, a prescindere dalla relativa esistenza od inesistenza. La coscienza non il suo presunto sostrato materiale e ,uindi non puD esistere nel senso in cui esistono gli oggetti materiali che si danno alla coscienza. "' ?er la res cogitans ed il suo statuto ontologico vale lo stesso discorso fatto sopra per il :mondo(, o se vogliamo, lo stesso discorso che vale per il ;io di F. /nselmoB la sua essenza ne implica l(esistenza, laddove perD esistenza non puD essere intesa nello stesso modo in cui intendiamo l(esistenza di oggetti. !l dubbio sistematico di ;escartes deve perciD trasformarsi in sospensione dei giudizi di validit3 relativa rispetto ai fenomeni, i ,uali proprio per ciD possono finalmente darsi come fenomeni )manifestazioni originarie per una coscienza* e non come fatti o eventi. ?er ragioni legate probabilmente alla scarsa perspicuit3 di alcune pagine husserliane l(introduzione dell(Epoch/ con particolare riferimento alla :via cartesiana( stata considerata come segnale di una svolta idealistica da parte di Husserl Ora, tutto sta ad intendere cosa significa :idealismo(. !n certo modo Husserl stesso legittima l(accusa di idealismo, in ,uanto esplicitamente rivendica una continuit3 con l(idealismo trascendentale post2Hantiano. !l punto dirimente su cui perD non c( alcuna comunanza tra la fenomenologia husserliana ed un certo tipo di idealismo concerne la natura ultima della realt3 in ,uanto trascendenteB per Husserl la realt3 si d3 al soggetto appunto come trascendenza, come ,ualcosa che sta al di l3 dei poteri del soggetto, che lo chiama, stimola o provoca, ma che non in alcun modo una creazione del soggetto. Che gli idealisti classici, come Gichte ed Hegel, intendessero il soggetto )l(io, lo spirito* come primariamente creatore o meno ,uestione controversa7 chiaro tuttavia che se per idealismo si vuole intendere ,uesto tipo di operazione demiurgica rispetto al reale, allora Husserl non affatto idealista. Fe invece per idealismo si intende che le modalit3 con cui i fenomeni si danno alla coscienza non sono mai in alcun modo aggirabili e che dun,ue la coscienza in certo modo ubi,ua nel mondo, ,uesto si puD e si deve dire di Husserl. C( tuttavia anche una seconda ,uestione, se possibile ancora pi< complessa, che riguarda una possibile accusa di idealismo ad Husserl, e
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RFetze ich alle Ftellungnahmen zu Fein oder Iichtsein der Welt aus, enthalte ich mich Leder auf die Welt bezJglichen Feinsgeltung, so ist mir innerhalb dieser Epoch- doch nicht ,ede Feinsgeltung verKehrt. !ch, das die Epoch- vollziehende !ch, bin im gegenstOndlichen +ereich derselben nicht eingeschlossen, vielmehr 2 Kenn ich sie KirHlich radiHal und universal vollziehe 2 prinzipiell ausgeschlossen. !ch bin notKendig als ihr 9ollzieher. )U* /lso mein gesamtes erfahrendes, denHendes, Kertendes und sonstiges /Htleben verbleibt mir, und es lOuft La auch Keiter, nur dass das, Kas mir darin als Mdie( Welt, als die fJr mich seiende und geltende vor /ugen stand, zum bloNen M?hOnomen( geKorden ist, und zKar hinsichtlich aller ihr zugehXrigen +estimmungen. Fie alle und die $elt selbst haben sich in meine Mideae( verKandelt, sie sind unabtrennbare +estOnde meiner cogitationes, eben als ihre cogitata 2 in der Epoch-. Hier hOtten Kir also eine absolut apodi*tische in dem 6itel ego mitbeschlossene Seinssphre, und nicht etKa bloN den einen aTiomatischen Fatz M ego cogito oder Msum cogitans. )Krisis, p. #%, 0 $#.*

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precisamente la menzione che Husserl fa costantemente alle :essenze( e alle :leggi essenziali(. Gre,uentemente nella storia della filosofia la nozione di :essenza( viene associata alla ,ualificazione :eterna(B essenze sarebbero entit3 che accomunano il molteplice empirico e contingente in maniera da rimanere costanti da sempre a per sempre al variare delle loro incarnazioni fattuali. !n una tale accezione :essenza( ed :idea( in senso platonico sono ,uasi sinonimi. =uesto non puD certamente essere un assunto per Husserl. Hanno natura essenziale in Husserl tutti gli oggetti intenzionali in ,uanto permangono costanti al variare delle loro manifestazioni empiriche )real*B vedere un tavolo significa vedere un oggetto che si puD incarnare in una moltitudine di esemplari e che permane costante al succedersi di diversi sostrati sensibili )aspetti*. Ficcome, tuttavia, il tavolo certamente un manufatto umano che compare in un certo momento storico, impossibile attribuire all(oggetto intenzionale :tavolo( una natura di essenza eterna. =uesto perD non significa ancora che Husserl sia disinteressato ad indagare una dimensione pi< che storicamente contingente delle essenze. ?er intendere il senso di ,uesto tentativo bisogna che ci soffermiamo brevemente sul metodo adottato da Husserl per far emergere la dimensione essenziale dei fenomeni7 esso va sotto il nome di variazione eidetica."# !l procedimento della variazione eidetica in effetti ,ualcosa che spesso esercitiamo istintivamente nella riflessione7 si tratta, al fine di determinare che cosa sia una cosa in se stessa ):essenzialmente(7 il ti estB socratico* di immaginare modificazioni e variazioni della cosa stessa chiedendoci al tempo stesso se siamo ancora disposti a considerarla come la stessa cosa oppure se riteniamo non si tratti pi< della stessa cosa. =uesta operazione in effetti ambigua ,uanto al suo significato profondo e Husserl non sembra aver mai chiarito bene i dubbi che possono sorgere di fronte ad un tale processo. Fupponiamo di chiederci cosa veramente :in se stesso( un tavolo. ?ossiamo operare una variazione immaginativa del tavolo e scoprire progressivamente che, contrariamente a ,uanto magari supposto di primo acchito, non essenziale ad un tavolo l(essere munito di ,uattro supporti, nessere rettangolare, e che materiali molto diversi dal legno possono essere usati nel produrre tavoli, ecc., fino a concludere, per dire, che il tavolo in effetti definibile primariamente non da una forma n- da un materiale, ma dalla sua funzione di supporto mobile che consente attivit3 umane manuali su di essa sedendovisi appresso, ecc. ecc. En(analisi del genere ci d3 molti spunti interessanti intorno a come abbiamo costruito, senza passare attraverso un accordo convenzionale, molti dei nostri concetti. Ora, perD, chiaro che, cosC come l(oggetto materiale tavolo e la parola :tavolo( sono stati creati dall(uomo in certe circostanze e potrebbero non essere mai esistititi, cosC il relativo :nocciolo essenziale( non ha nulla di :ideale(. !n tal caso saremmo propensi a dire che, chiedendoci se siamo ancora disposti a considerare l(oggetto sottoposto a variazione come il medesimo o come
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R?hOnomenologische /ussagen beKegen sich, Kie sich damit zeigt, prinzipiell in einem +ereich von /llgemeinheit, sie sind eidetische /ussagen, d.Husserl ein FWstem von Erteilen Jber das Wesen oder Eidos von .egenstOnden. ;iese /ussagen Kerden geKonnen durch universale ?hantasiesetzung und 9ariation, mithin durch ein /bsehen von allen realen singulOren GaHten. Husserl nennt dieses 9orgehen der ?hOnomenologie eidetische 6edu*tion. )Held S., op# cit., p. $'*

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diverso, noi probabilmente stavamo semplicemente chiedendoci se l(uso consolidato della parola :tavolo( era accettabile ancora in certi casi oppure no. Iiente vieta che in un contesto storico diverso invece dei termini :tavolo(, :scrivania(, e :bancone( ci sia un unico termine, oppure che la nostra categoria di tavolo sia distinta in categorie distinte a seconda del numero di gambe, ed in tal caso i nostri giudizi di identit3 o differenza sarebbero giocoforza differenti. 6uttavia il discorso non finito ,ui, neppure per un esempio cosC chiaramente contingente come :tavolo(B attraverso la variazione applicata all(idea di tavolo noi possiamo portare alla luce una pluralit3 di soglie significativeB di fatto noi articoliamo del tavolo alcune componenti )supporti, materiali, piano, ecc.* e non ,ualsivoglia parte fisicamente o percettivamente disponibile di esso. CiD ci rimanda ad alcuni fattori ,ualificanti nella natura di un tavolo, fattori che compongono di fatto ,uel che viene considerato fondamentale del tavolo. !n effetti il punto in un(analisi del genere non tanto determinare ,uando riteniamo di poter chiamare una cosa nello stesso modo e ,uando no, ma ,uali sono le soglie ,ualificanti, le variazioni importanti e ,uelle snaturantiB un tavolo in ferro rettangolare e molto lungo puD essere chiamato bancone, ma il punto non se arrivati ad un certo punto lo vogliamo chiamare bancone, tavolo o altrimenti, bensC dato dal fatto che una certa differenza considerata rilevante )ad esempio in ,uanto suggerisce usi differenti*. ?arimenti, se ,ualcosa ha tutto di simile ad un tavolo ordinario, salvo che invece di un piano abbiamo una piramide, ebbene non lo chiameremmo pi< tavolo in ,uanto venuta meno la possibilit3 di attribuirgli le funzioni dei tavoli )es.B poggiarci sopra oggetti, ecc.*. Fcopriamo cosC che il nesso tra un manufatto, come il tavolo, e le sue funzioni, appartiene ad una dimensione essenziale, non accidentale. Fe ora applichiamo lo stesso tipo di riflessione ad un genere naturale, come l(ac,ua, possiamo concludere dapprima che ciD che chiamiamo :ac,ua( poteva chiamarsi diversamente, includendo meno o pi< caratteristiche rispetto all(ac,ua in senso ordinario, poi perD possiamo notare che una serie di caratteristiche sono :essenziali( all(ac,ua nel senso che una loro modifica andrebbe segnalata verbalmenteB che l(ac,ua sia un solvente, che sia incolore, che disseti, che non sia nutriente, che evapori ad alte temperature e ghiacci a basse temperature, ecc. sono tutti tratti che, se ,ualcuno ci dicesse che per lui :ac,ua( intende ,ualcosa che supera ,uesti limiti definitori, noi potremmo anche accordarci su una nuova convenzione verbale, ma riterremmo sempre che ,uelle soglie sono determinati. !l processo in cui facciamo emergere le differenze per noi importanti )essenziali* a scapito di ,uelle irrilevanti un processo che ci istruisce intorno alla natura delloggetto in relazione a noi. =uesto processo ci mette in effetti di fronte non ad unit3 essenziali singole, a :sostanze(, bensC a serie di differenze ,ualificanti, talora gi3 identificate dal linguaggio corrente, talaltra non identificate. Ena volta posta una certa differenziazione, ne seguono senz(altro delle correlazioni essenziali, che Husserl chiama :leggi d(essenza(B perch- si diano uomini come animali razionali bisogna avere la capacit3 pregressa di distinguere enti materiali inanimati da enti animati, comportamenti razionali da comportamenti privi di razionalit3, ecc. =uesto non ci garantisce che la definizione migliore o corretta di :uomo( sia

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:animale razionale(, ma ci dice che se ,ueste ,ualit3 )animalit3 e razionalit3* sono importanti nella determinazione di ciD che chiamiamo uomo, allora esse devono radicarsi in una serie di ulteriori capacit3 discriminative ed identificative. Iel compiere ,uesta esplorazione attraverso una variazione riflessiva siamo in grado di tracciare una fenomenologia complessiva del mondo2per2noi, ovvero di ciD che Husserl chiamer3 mondo:della:vita. CiD che sembra configurarsi in ,uesta analisi come assolutamente vincolante non la determinazione di essenze nel senso di unit3 dotate di un contenuto univoco definitivo, bensC la determinazione di differenze essenziali )c non arbitrarie* e la determinazione di leggi di determinazione di tali differenze )per poter accedere a ,uella differenza bisogna aver fatto ,uesta esperienza, ecc.*. !n altri termini, l(analisi attraverso la variazione eidetica ci consegna un ,uadro delle articolazioni importanti del nostro mondo e ciascuna articolazione rinvia ad un processo articolante, cio ad un modo in cui la coscienza pone ,uella differenza7 se poi accade, come di norma il caso, che il processo articolante in causa faccia a sua volta riferimento ad ulteriori differenziazioni fondamentali, ne segue che il nostro processo analitico puD ripercorrere il modo con cui la coscienza giunta a porre certe unit3 come fondamentali. Le relazioni essenziali tra unit3 di significato che la riduzione eidetica puD trovare non sono altro che l(oggetto prima facie della fenomenologia statica e poi della fenomenologia genetica. La variazione eidetica scopre il modo in cui le strutture di significato che sono per noi valide si sono costituite. ;i fatto, ,uanto pi< si risale a ritroso in un ordine di costituzione, tanto pi< i livelli appaiono invarianti anche rispetto all(andamento storicoB mentre sono certo della stabilit3 solo relativa alla mia cultura della nozione di :tavolo(, posso ritenere invariante in senso molto pi< forte la nozione di :cosa )materiale*(, e posso ritenere il nesso tra percezione e darsi di cose materiali come invariante sovrastorico. Iozioni come h8l! e campo sensoriale appaiono come presupposti invarianti di ,ualun,ue determinazione di significato storicamente posta.

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S !"#$ %" 9eniamo cosC alla fondamentale ,uestione del rapporto tra fenomenologia e scienze naturali. Iella Krisis troviamo un lungo confronto con le origini della fisica moderna investigate attraverso l(operazione teorica proposta da .alileo. L(operazione galileiana ha il suo nocciolo nella matematizzazione della natura, dell(universo in ,uanto taleB la proposizione gaileiana secondo cui ;io avrebbe scritto le leggi dell(universo in simboli matematici di per s- una visione abissalmente nuova, in ,uanto fino ad allora la geometria e la matematica, pur essendo state utilizzate in compiti predittivi, erano sempre state concepite come applicazioni possibili su situazioni circoscritte e non come essenza ontologica."1 Come Husserl osserva, l(operazione di matematizzazione galileiana si talmente radicata che noi oggi dobbiamo fare uno sforzo per concepire lo spazio in un senso che non sia ,uello della geometria."% Fe nella visione platonica la realt3 partecipava della dimensione ideale e perciD era possibile in ,ualche misura concepire il reale come di natura matematica, ,uesta operazione stata perD radicalizzata nella moderna scienza della natura, al punto che la natura in ,uanto tale concepita come primariamente di natura matematica. 6ale matematizzazione procede innanzitutto attraverso una lettura dei corpi percepiti come corpi geometrici, dun,ue come figure limite di cui la datit3 percettiva concepita come un(approssimazione. Y importante notare come ,uesta operazione inverta l(ordine di costituzione genetico, tale per cui solo attraverso l(esperienza, innanzitutto percettiva, che noi arriviamo a concepire configurazioni ed infine figure ideali. Iella visione della fisica moderna la datit3 percettiva un(approssimazione di un(idealit3 sottostante, idealit3 che si ritiene esservi a prescindere dal fatto che nessuna esperienza reale ce la consegna mai. !nutile dire che una visione del genere ha tutte le caratteristiche di una visione metafisica in senso tecnico, cio di una visione che si sottrae costitutivamente alla possibilit3 di verifica o falsifica. Husserl osserva come sia parte essenziale di ,uesto processo di matematizzazione
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R/ber die EuHlidische .eometrie und die alte @athematiH Jberhaupt Hennt nur endliche /ufgaben, ein endlich geschlossenes 1priori. )U* Pum idealen Aaum gehXrt fJr uns ein universales sWstematisch einheitliches /priori, eine unendliche und trotz der EnendlichHeit in sich geschlossen einheitliche sWstematische 6heorie, die, von aTiomatischen +egriffen und FOtzen aufsteigend, Lede erdenHliche in den Aaum einzuzeichnende .estalt in deduHtiver EindeutigHeit zu Honstruieren gestattet. !m voraus ist, Kas im geometrischen Aaume idealiter MeTistiert(, in allen seinen +estimmtheiten eindeutig entschieden. Enser apodiHtisches ;enHen MentdecHt( nur, nach +egriffen, FOtzen, FchlJssen, +eKeisen etappenmONig ins Enendliche fortschreitend, Kas im voraus, Kas an sich schon in Wahrheit ist. 2 ;ie Sonzeption dieser 3dee eines rationalen unendlichen Seinsalls mit einer s8stematisch es beherrschenden rationalen $issenschaft ist das unerhXrt Ieue. )Krisis, p. $%, 0 1*. "% RGJr den ?latonismus hatte das Aeale eine mehr oder minder vollHommene @etheTis am !dealen. ;as gab fJr die antiHe .eometrie @XglichHeiten einer primitiven /nKendung auf die AealitOt. !n der .alileischen &athematisierung der Catur Kird nun diese selbst unter der Leitung der neuen @athematiH idealisiert, sie Kird 2 modern ausgedrJcHt 2 selbst zu einer mathematischen @annigfaltigHeit. )U* Fo alltOglich vertraut ist der Wechsel zKischen apriorischer 6heorie und Empirie, dass Kir geKXhnlich geneigt sind, Aaum und Aaumgestalten, Jber Kelche die .eometrie spricht, von Aaum und Aaumgestalten der ErfahrungsKirHlichHeit nicht zu scheiden, als ob es einerlei KOre. )Krisis, p. "42$, 0 %*

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l(uso di ipostatizzazioni linguistiche e di riproduzioni scritte.&4 =uesto un punto della massima importanza, che in parte Husserl stesso e poi molti altri hanno sviluppato in profondit3, e che puD essere scisso in due considerazioni riguardanti rispettivamente le ipostatizzazioni linguistico: concettuali e lutilizzo della scrittura e del disegno. =uanto al primo punto, il discorso si ricollega a ,uanto detto in precedenza sulla natura dell(indagine fenomenologicaB i concetti che noi ereditiamo dalla tradizione vengono generalmente usati senza alcuna consapevolezza della loro costituzione7 ,uesto ovviamente non un problema di scarsa erudizione storica, ma di tendenziale travisamento concettualeB ,uando nel linguaggio corrente noi iniziamo ad utilizzare, per dire, :endorfine( al posto di :piacere(, :adrenalina( al posto di :eccitamento(, :neuroni( o :cervello( al posto di mente, :realt3 fisica( invece di :natura(, ecc. noi stiamo sostituendo in un modo ingenuo, ma non innocente, nozioni scientifiche a nozioni che designano esperienze. =uesta operazione non semplicemente una sorta di idioletto di comodo figlio dei tempi, ma implica inavvertitamente un(adesione non argomentata )n- argomentabile* ad una visione :naturalistica( del mondo. =uanto al secondo punto, il discorso da fare sarebbe molto lungo sul piano dell(esegesi storica. +asti osservare ,ui come in assenza di un supporto scritto la geometria non sarebbe mai potuta nascere7 per ,uanto la geometria contemporanea sia stata integralmente matematizzata, lasciando sullo sfondo l(originario nesso con la misurazione della terra )geo2metria* ed ogni riferimento a figure percepibili, tuttavia le nozioni fondative di punto, linea, superficie, solido non puD essere introdotta senza passare per una figurazione materiale. !l fatto stesso di distinguere tre dimensioni nel darsi originario degli enti materiali ,ualcosa che diviene comprensibile solo a partire da operazioni di riproduzione grafica. !n verit3 il nesso tra scrittura e concettualizzazione andrebbe esplorato pi< accuratamente, ad esempio ricordando come solo la scrittura alfabetica )dal 9! sec. a. C.* ha consentito l(emergere di considerazioni logiche in senso stretto, come solo la scrittura numerica posizionale )dall(b! sec.* ha consentito il calcolo astratto cosC come lo concepiamo oggi, e come solo la riproduzione sistematica di schemi, progetti e mappe )dal b9! sec.* ha consentito
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R!n der anschaulichen EmKelt erfahren Kir in der abstraHtiven +licHrichtung auf die bloNen raumzeitlichen .estalten MSXrper( 2 nicht geometrisch2ideale SXrper, sondern eben die SXrper, die Kir KirHlich erfahren, und mit dem !nhalt, der KirHlich Erfahrungsinhalt ist. )U* Ohne von hier aus tiefer in die WesenszusammenhOnge einzugehen )Kas sWstematisch nie geschehen und HeinesKegs leicht ist*, Kerden Kir schon verstehen, dass sich von 9ervollHommnungspraTis her, im freien Eindringen in die Horizonte erden*licher 9ervollHommnung im M!mmer Kieder(, Jberall 7imes:Gestalten vorzeichnen, auf die hin, als invariante und nie zu erreichende ?ole, die LeKeilige 9ervollHommnungsreihe hinlOuft. GJr diese idealen .estalten interessiert und Honse,uent damit beschOftigt, sie zu bestimmen und aus den schon bestimmten neue zu Honstruieren, sind Kir M.eometer(. )U* Wie alle durch menschliche /rbeitsleistung entspringenden SulturerKerbe bleiben sie obLeHtiv erHennbar und verfJgbar, auch ohne dass ihre Finnbildung stets Kieder eTplizit erneuert Kerden mJsste7 sie Kerden aufgrund sinnlicher 9erHXrperung, z.+. durch Fprache und Fchrift, schlicht apperzeptiv erfasst und operativ behandelt. !n Ohnlicher Weise fungieren die sinnlichen M@odelle(, zu Kelchen insbesondere gehXren die KOhrend der /rbeit bestOndig verKendeten Peichnungen auf dem ?apier, fJr das Lesend2Lernen die gedrucHten Peichnungen im Lehrbuch und dergleichen. )Krisis, p. ""2&, 0 %.*

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l(emergere della scienza naturale moderna. !n un(ottica husserliana tuttavia bisogna sempre distinguere )e non sempre facile* la dimensione genetica come :possibilizzazione( )Erm;glichung* dalla motivazione dominante che guida una certa formazione di senso. !n altri termini, posto che Husserl suggerisce, senza farlo in prima persona, di eseguire specifiche analisi storiche che mostrano il nesso tra certi sviluppi concettuali e certe pratiche materiali come la scrittura, rimane dubbio come ,uesta connessione sarebbe stata interpretata7 il fatto che una certa pratica storica consente certe concettualizzazioni non ci dice ancora che ,uella pratica storica in senso pieno l(origine di tali concettualizzazioni. +isogna chiedersi se ed in ,ual misura scienze apodittiche come la geometria e l(aritmetica siano :prodotti( di certe pratiche storiche. Iei termini di Husserl almeno due ordini di fattori devono essere presi in considerazioneB da un lato gli eventi storici non sono meri fatti da raccogliere induttivamente, ma rappresentano possibilizzazioni, cio creano aperture di possibilit3 che devono essere colte dai determinati soggetti agenti7 dall(altro lato i soggetti agenti possono cogliere tali aperture storiche in ,uanto sono mossi da un telos immanente, ovvero in ,uanto sono esseri volitivi, desideranti. ?er ciascuna con,uista storica, per ciascuna apprensione di una nuova formazione culturale devono di norma concorrere svariate aperture di possibilit37 svariati eventi devono rendere certe operazioni accessibili7 in presenza di diversi :eventi possibilizzanti(, come avviene in culture storiche diverse, le medesime pulsioni teleologiche producono formazioni culturali ampiamente diverse. Iei confronti dell(emergere della scienza fisica moderna Husserl rintraccia alcuni momenti possibilizzanti essenziali. !l primo dato dalla costituzione della geometria come prima scienza matematica presso i .reci7 la geometria resa possibile dall(utilizzo della scrittura e del disegno, che permettono la rappresentazione di configurazioni ideali )punti, linee, ecc.*. 6uttavia tali operazioni idealizzanti sono rese anche possibili dal fatto che la percezione funziona attraverso fusione e contrasto, cosC che la rappresentazione grafica puD idealizzare plausibilmente le figure percettive in ,uanto rappresenta graficamente solo alcuni punti di contrasto ,ualificantiB pur essendo le :,ualit3 secondarie(, ,ui i colori, indispensabili alla detezione delle :,ualit3 primarie( )forme*, non necessario esporre il dettaglio degli andamenti cromatici per cogliere le forme. !n ,uesto senso la geometria ha la possibilit3 di produrre idealizzazioni figurali che sono facilmente riconducibili alla realt3 percettiva. En secondo momento essenziale dato dalle operazioni di misurazione, che consentono di applicare i modelli geometrici astratti alla realt3 fisicaB ogni atto di misurazione determina dell(oggetto misurato solo ,uei punti che toccano il metro7 se misuro un campo di grano o la distanza tra due colline non sto ovviamente dando esaustivamente conto degli oggetti misurati, ma solo di ,uelle componenti che sono congeneri con il metro usato. Fe dico che un tavolo misura cosC e cosC ho ottenuto un risultato che riguarda i punti ideali di contatto del mio metro con i bordi del tavolo, e non so nulla del tavolo in s-. La ,uestione delle misurazioni in fisica tuttavia molto pi< importante ed estensiva di ,uanto Husserl esemplifichi concretamenteB ogni ,ual volta determiniamo una misurazione fisica noi riduciamo l(oggetto misurato alla

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natura del metro, che puD fornirci la massa, la velocit3, la distanza, la durata di un fenomeno, e puD farlo in ,uanto abbiamo preordinato un modo di rilevazione che vogliamo ci fornisca dati costanti e ripetibili. 6utto ciD va ovviamente benissimo, purch- si tenga ben presente la natura metodologica e non ontologica di ,uesta operazione7&$ cio necessario sempre rammentare di fronte agli esiti delle nostre misurazioni, e poi di fronte alle computazioni predittive prodotte sulla base di esse, che esse non possono darci niente di pi< di ,uanto abbiamo chiesto all(inizio di ottenereB se l(intento della misurazione ,uello di darci unit3 stabili e replicabili, non possiamo poi certo concludere che la natura ontologica del mondo di essere stabile e replicabile. 6uttalpi< possiamo dire, come Hume faceva, che la natura ontologica del mondo consente spesso a parti di esso di essere poste come stabili e replicabiliB il mondo si dispiega secondo uno stile tendenzialmente uniforme. Come nota Husserl ,uesto modello applicabile in modo privilegiato ad alcune aree del reale, escludendo innanzitutto l(area del vivente.&" !n verit3 noi oggi sappiamo che anche nella dimensione microfisica del non2vivente ,uesto tipo di operazioni non possibile. 2 En terzo momento fondamentale che Husserl espone rappresentato dalla compiuta aritmetizzazione )oggi diremmo forse :digitalizzazione(* della geometria, che rende l(origine misurativa concreta delle variabili fisiche del tutto invisibileB nel momento in cui ogni dato tratto dalla realt3 attraverso una pratica misurativa trasformato in numero puro o in proposizione logico2formale, il fenomeno sparito definitivamente. 9a osservato di passaggio come in fisica accada spesso che alcuni risultati )ad esempio i risultati negativi di un(e,uazione con pi< radici utilizzata in meccanica
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R;as alles aber Hann und muss vollbe%usst verstandene und geJbte @ethode sein. ;as ist es aber nur, Kenn dafJr Forge getragen ist, dass hierbei gefOhrliche Sinnverschiebungen vermieden bleiben, und zKar dadurch, dass die urspr>ngliche Sinngebung der &ethode aus Kelcher sie den Finn einer Leistung fJr die $elterHenntnis hat, immerfort aHtuell verfJgbar bleibt7 La noch mehr, dass sie von aller unbefragten <raditionalitt befreit Kird, die schon in der ersten Erfindung der neuen !dee und @ethode @omente der EnHlarheit in den Finn einstrXmen lieN. )Krisis, p. 5'2#, 0 %* &" R9ariieren Kir ideell die KirHliche Welt, sie phantasiemONig frei umbildend, so bedeutet der dabei hervorspringende universale Ftil ihrer SonHretion als Eniversum seiender SonHretionen )Lede im FtoffKechsel seiend* eine universale +indung, eine SausalitOt, die die SonHretionen in ihren 9erOnderungen als SonHretionen regelt. )U* @an versteht, dass es sich hier nicht um eine MKilde SonstruHtion(, um ein Fpielen mit verbalen +egriffen handelt, sondern dass mich dabei der +licH auf eine durch die empirische Welt hindurchgehende )Kenn auch nicht alle SonHretionen der SXrperKelt erschXpfende* /ufbautWpiH fJhrt, die auch die /llgemeinheit der irdischen SXrper, darunter der Organismen, zu einem Pusammenhang von phWsischen SonHretionen macht, Lede eigenKesentlich und in der SoeTistenz mit anderen durch eine .esetzmONigHeit, durch eine MHausale(, aber auf SonHretionen bezogene, geregelt. IatJrlich Hann diese Aegelung nicht eine eindeutige sein, schon darum, Keil die Iatur nicht die Welt ist. )U* ;ie mathematische ?hWsiH ist ein groNartiges !nstrument der ErHenntnis der Iatur, in der Kir KirHlich leben, der im Wandel der AelativitOten immerfort empirische und HonHrete Einheit in !dentitOt durchhaltenden Iatur. ?raHtisch ermXglicht sie eine phWsiHalische 6echniH. /ber sie hat ihre .renzen, und zKar nicht nur darin, dass Kir empirisch nicht Jber eine /pproTimationsstufe hinausHXnnen, sondern darin, dass nur eine schmale Fchicht der HonHreten Welt KirHlich gefasst ist. )U* ;ie biophWsische AealitOt und SausalitOt Hann sich nie auf phWsiHalische AealitOt und SausalitOt reduzieren. )Krisis, p. &%42$, ?eilage 3( zu @ DE*.

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razionale* vengano poi espunti come :irreali( dagli esiti di un calcolo, in ,uanto non possibile farvi corrispondere nulla di empirico. !n ciD di nuovo non c( niente di male, ma dobbiamo tenere ,uesto tipo di operazioni ben presenti davanti agli occhi prima di concedere galileianamente che la natura ha un(essenza congenere alla matematica. Chiaramente, come Husserl nota, la chiave per comprendere ,uesta attrazione fatale della matematizzazione della natura rappresentata dal potere predittivo e ,uindi dal potere tecnico che ciD consenteB manipolando solo variabili che si comportano in modi inerziali, uniformi, prevedibili, predisponiamo il terreno per determinare variazioni controllate degli esiti )esperimenti* e poi esercitare applicazioni controllate di cause )tecniche*. Y importante comprendere come il valore di verit3 non coincida con il valore operativo, pur non essendone completamente estraneo. Iel momento in cui osserviamo con Husserl )e poi con Heidegger* che il metodo dell(esplorazione scientifica mira fondamentalmente al successo tecnico, cio ad un valore operativo e predittivo, e che ciD tende a coprire l(evidenza dei fenomeni, necessario tentar di chiarire ,uesto punto. Obiezioni alla coincidenza tra valore di verit3 e valore operativo possono essere poste in almeno due modi molto differenti. !l primo ,uello di denunciare senz(altro la coincidenza tra significato )ad esempio di una proposizione, di un giudizio considerato vero* e sue implicazioni7 il secondo ,uello di denunciare la selezione metodologica che considera come rilevanti per un significato solo una ristretta cerchia di conseguenze, ovvero ,uelle :utilizzabili(. ;a un lato possibile asserire che il significato di ,ualcosa non riguarda essenzialmente le conseguenze che se ne possono trarre, ma vissuti individuali non generalizzabili )"ualia*7 un(idea del genere puD essere in ,ualche misura ascritta alla nozione di verit3 dell(ultimo Heidegger. ;all(altro possibile asserire che, anche se la dimensione delle implicazioni ,uella fondamentale nel determinare il contenuto di una :verit3(, tali implicazioni non devono essere artificialmente preselezionate in modo da prendere in considerazione solo le implicazioni che hanno applicazione tecnica )ovvero che consentono manipolazione causale e predizione univoca*. =uesta seconda accezione pertinente per le osservazioni di Husserl, anche se il tema non particolarmente approfondito. Fe guardiamo ai pi< fondamentali principi della fisica vi possiamo riscontrare abbastanza facilmente una commistione tra metodologia )esplicita o inavvertita* ed ontologia. ;i fatto possiamo metterci in grado di intendere il senso attribuibile alle :leggi della natura(, allo :stile causale( della natura(, solo se comprendiamo la profonda interdipendenza tra coscienza ed alterit3 materiale. !l termine su cui focalizzare :interdipendenza(B non si tratta solo di scorgere la dipendenza delle datit3 reali dalla coscienza, ma anche le condizioni materiali )non causali, ncerebrali* perch- coscienza ci sia. ?artiamo da una considerazione della natura dello spazio, che ,ualcosa su cui Husserl si sofferma. Lo spazio innanzitutto non si d3 mai nella forma astratta e priva di orientamento con cui la matematizzazione cartesiana e poi neKtoniana lo vede. Lo spazio ci si d3 primariamente come ,ualcosa di orientato secondo un sopra ed un sotto,

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un davanti ed un dietro, una destra ed una sinistra. =uesta caratterizzazione potrebbe essere ritenuta come ,ualcosa di meramente incidentale per la nozione di spazio, ,ualcosa di dipendente dalla nostra limitata capacit3 umana di concettualizzare le cose, tuttavia se proviamo a pensare lo spazio puro, privo di alcun tipo di riferimento ed orientamento, scopriamo che la nozione di spazio diviene rapidamente inservibile. !nfatti, la nozione fisica di spazio serve idealmente a determinare luoghi )di cose od eventi* e distanze tra luoghi, dun,ue serve a porre misurazioni. Lo spazio non si d3 se non come possibilit3 di porre elementi in relazione spaziale, come possibilit3 per cose od eventi di occupare uno spazio o di muoversi in uno spazio. La natura dello spazio legata alla natura dell(immaginazione, ed oggetto dell(immaginazione sono operazioni che pongono corpi in relazione )li muoviamo, deformiamo, ne valutiamo possibili comportamenti reciproci*. Lo spazio la condizione di possibilit3 per immaginare relazioni statiche e dinamiche tra corpi. 6uttavia, determinare una relazione tra due corpi possibile solo ponendoli in ,ualche modo in connessione attraverso un(operazioneB possiamo guardare due corpi sinotticamente, toccarli, portare lo sguardo dall(uno all(altro, e possiamo misurare le loro reciproche posizioni con un medio di misurazione. Y importante capire che spazio non si d3 senza una dimensione di motilit3 che dispone le :parti( dello spazio )luoghi* in rapporti reciproci. !n ,uesto senso niente garantisce che lo spazio abbia caratteristiche di costanza e neutralit3 di tipo neKtoniano7 anzi, siccome moti si possono dare in modo determinato solo a partire da posizioni precostituite, risulta chiaro che lo spazio non affatto concepibile come privo di orientamentoB nello spazio si danno entit3 e rapporti determinati tra tali entit3. Fe si dimentica la correlazione originaria dello spazio con la corporeit3 vissuta si possono generare numerosi e,uivoci. Fi puD ad esempio ritenere enigmatico che allo specchio si invertano destra e sinistra ma non alto e basso )ma destra e sinistra sono determinazione propriocettive, senza ancoramento ambientale, mentre alto e basso sono anche determinazioni percettive, ancorate ad eventi esterni, perciD non la destra e la sinistra che si invertono allo specchio, ma il modo in cui noi ci collochiamo nell(ambiente visto allo specchio ciD che ribalta la scena*. ?i< importanti per la concettualit3 fisica sono gli aggiustamenti che la teoria della relativit3 ha dovuto fare rispetto alla nozione astratta di spazio neKtonianoB la relativit3 speciale introduce l(atto di misurazione nel sistema fisico, scoprendo ciD che da sempre implicito nella genesi dell(idea di spazio )e, vedremo, di tempo*7 lo spazio si d3 sempre solo per atti di correlazione tra enti, ed atti di correlazione )misurazione* si danno solo da un punto di vista )cio, per un agente*. +isogna poi tener fermo un problema di fondo, che la relativit3 speciale implicitamente affrontaB lo spazio, in ,uanto presupposto delle correlazioni, non ,ualcosa che abbia di per salcuna caratteristica ascrivibile, dun,ue neppure possiamo considerarlo come dotato di specifiche :misure( o :dimensioni(. Lo spazio il presupposto delle misurazioni e ,uindi non ha alcuna misura propria, ,uesto perD significa che le unit3 di misura dello spazio non sono ciD che pretendono di essereB. @a allora cosa sono le nostre unit3 di misura dello

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non ! lo spazio in s/ che si incarna nei nostri metri spazio> Esse sono incarnazioni non dettate dallo spazio, ma dal nostro modo di porci verso lo spazio, da ciD che nello spazio cerchiamo, che per la scienza fisica innanzitutto costanza. ! metri di misurazione sono incarnazioni imposte storicamente che incarnano l(ideale di costanza )es.B il metro campione di ?arigi*. Ion lo spazio in s- ad essere neutrale e sempre costante, ma importante per le nostre pratiche nello spazio che si possa trovare un riferimento neutrale e costante. La teoria della relativit3 compie un passo concettualmente importante nel momento in cui pone come parametro di misurazione dello spazio )e del tempo* una velocit3, ed in particolare una velocit3 considerata come la massima a cui un segnale puD essere trasmesso, cio la velocit3 della luce. 6uttavia, ,uesto passaggio fatto con consapevolezza solo parziale, infatti la velocit3 della luce )cio delle onde elettromagnetiche, che fungono ,ui da :metro campione(* posta come costante in ,ualun,ue contesto fisico possibile, nonostante sul piano della conoscenza fisica ciD non sia a rigore accertabile. ;i fatto, il caso in cui in termini di fisica classica si dovrebbe ammettere senz(altro che la velocit3 della luce non davvero costante )influsso gravitazionale* viene eliminato dalla concettualizzazione della relativit3 generale, sopprimendo la gravitazione stessa come :forza agente( )non ci sono pi< campi gravitazionali, ma lo spazio stesso considerato curvo*. =ualche considerazione affine deve essere svolte con riferimento al problema della cosiddetta natura tridimensionale dello spazio. Ionostante molti interrogativi siano stati sollevati intorno alla natura delle tre dimensioni e nonostante, grazie alla matematizzazione della geometria, sia oggi consueto parlare liberamente di n dimensioni, l(unico modo per comprendere il senso delle tre dimensioni rivolgersi alla genesi del concetto di dimensione spaziale. Le tre dimensioni richiamate nella determinazione dei corpi reali non sono ovviamente rintracciabili direttamente nella realt37 per capire come si giunge al fatidico numero di tre dimensioni bisogna capire come si definita la prima dimensione a partire dal punto geometrico. !l punto l(entit3 priva di forma e dimensione, ovvero, con Euclide, :ciD che non ha parti(. @a ovvio che ,ualun,ue dimensione reale analizzabile in parti, dun,ue il punto geometrico un concetto2limite, anzi proprio il concetto di limite minimo7 negli Elementi di Euclide troviamo anche che :punti sono gli estremi di una linea(, dun,ue appunto i punti che delimitano una linea. ?roviamo allora a vedere per un attimo cosa conta come :linea(7 per Euclide linea semplicemente :lunghezza senza larghezza(, dal che possiamo trarre che il punto il limite di un(operazione di misurazione, dun,ue ,ualcosa che non ha alcuna dimensione fisica proprio perch- non appartiene al regno delle cose, ma a ,uello delle operazioni cognitive sulle cose. La linea, a sua volta, fondamentalmente linea retta, in ,uanto minima distanza tra due punti )cio in ,uanto misura che copre il percorso pi< economico, :inerziale(, tra due punti*. Fe perD punto e linea sono sostanzialmente momenti di un atto di misurazione, ne segue che tali saranno anche superfici e solidi, in ,uanto reiterazioni delle operazioni di misurazione lineare. 6re operazioni di misurazione del tipo che prende come campione il procedere rettilineo di

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una misurazione sono ,uanto necessario per indicare gli estremi degli oggetti nello spazio, e ,uesto tutto il mistero del perch- :proprio tre dimensioni vi siano in natura(. Le dimensioni non sono propriet3 misteriose della natura, ma modalit3 della nostra determinazione metrica della natura. Ion che lo spazio ha dimensioni, ma lo spazio diviene spazio geometrico attraverso atti di misurazione, la cui composizione chiamiamo dimensioni. 9eniamo al tempo fisico o tempo di natura7 gi3 sappiamo che non si possono prendere in considerazione successioni temporali se non in dipendenza dall(intenzionalit3 della coscienza7 chiediamoci allora come si d3 innanzitutto la temporalit3 fisica7 di primo acchito essa deve darsi come successione di eventi, ma in termini fisici ciD non basta in ,uanto il tempo innanzitutto da intendere come ,ualcosa che scorre regolarmente e che fornisce cosC il parametro per misurare i processi. 6uttavia, se la natura metrica dello spazio era ambigua, ,uella del tempo davvero misteriosaB cosa mai scorrerebbe costantemente in modo da fornire il metro universale per determinare processi fisici> Y chiaro che non c( niente che scorra :a fianco( del succedersi degli eventiB abbiamo proprio solo il succedersi di eventi. /ristotele definC il tempo come il :numero del movimento(, cio come la misura del movimento, ma non affatto chiaro come si possa determinare un(unit3 di misura del tempo7 ,uale sarebbe infatti il parametro per valutarne la costanza in diversi atti di misurazione> Iel caso dei campioni metrici spaziali il criterio di stabilit3 puD essere applicato in ,uanto assumiamo che allo scorrere del tempo un campione metrico funzionale ,uello che non muta7 ma se fosse il tempo stesso a manifestare mutamenti incontrollabili non ci sarebbe alcuna possibilit3 di valutare alcunch-, neppure la validit3 dei metri spaziali. Ora, come per lo spazio anche per il tempo dobbiamo concludere che esso non ha alcuna misura, ma il modo con cui noi costruiamo misurazioni del cambiamento. Fe potessimo accertarci con una misurazione della regolarit3 del tempo, dovremmo avere una :metatemporalit3( che ci garantisce della costanza della regolarit3 prima. ;i fatto, tutto ciD che si puD fare per determinare :misurazioni( del tempo ricercare processi che paiono dispiegarsi in modo uniforme in diverse istanze del medesimo processo. ! moderni orologi atomici sono considerati un modello di regolarit3 in ,uanto ponendone diversi con la medesima sincronizzazione di partenza, essi mostrano dopo un anno differenze massime dell(ordine di ' T $42' sec. ;i nuovo vediamo come l(unit3 di misura posta sulla scorta di un ideale normativo di regolarit3. ;un,ue spazio e tempo, le due componenti fondamentali alla base di ogni misurazione fisica, sono introdotte come incarnazioni di un(uniformit3 della natura presupposta. CiD comporta che ,ualun,ue cosa, per avere un ,ualche grado di legittimazione scientifica, o meglio, di esistenza scientifica, deve rispondere ad esigenze ideali di regolarit3. Y ovvio che ciD ha un(implicazione inaggirabile, ovvero che non possibile stabilire su base scientifica che la natura uniforme7 pi< pregnantemente, non possibile stabilire su base scientifica che la natura governata in toto da leggi. =uesto perch-, com( chiaro, ,ualun,ue tipo di fenomeno che risulti difficile da sottoporre a misurazione, cio che non manifesti sufficiente uniformit3, viene sottratto alla considerazione. CiD diventa

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ulteriormente chiaro se pensiamo all(esigenza di ripetibilit3 propria di tutti i risultati che vogliano dirsi scientificiB se ,ualcosa non ripetibile non scientificamente reale. =uesta, per intenderci, non una critica al procedimento scientifico, tutt(altroB perfettamente ragionevole che soltanto ciD che puD essere ripetuto sotto condizioni sperimentalmente controllate possa avere accesso alla considerazione scientifica, e ciD ragionevole sia sulla scorta dell(esigenza di controllo intersoggettivo che sulla scorta dell(esigenza di manipolabilit3 tecnica. !l punto filosoficamente critico, tuttavia, sta nel mettere in guardia circa estensioni improprie di una scelta metodologica pienamente sensata ad un livello ontologicoB un grave errore logico pensar di poter inferire dal fatto che tutti i risultati scientifici ci consegnano uniformit3 )e dun,ue, se le catturiamo con e,uazioni, ci consegnano leggi* al fatto che la natura consta di uniformit3 o di leggi. 6utto ciD che ci viene detto che una sezione prossima della natura manifesta uniformit3 che possono essere formulate attraverso leggi )con l(accortezza di rammentare che tali leggi non impongono nulla, ma registrano andamenti costanti cosC come si sono dati*. Iotiamo di passaggio, senza poter approfondire il punto, che la teoria della relativit3 compie un passaggio importante comprendendo che spazio e tempo non sono degli assoluti che preesistono agli atti di misurazione, ma sono esiti di atti di misurazione7 tuttavia, per poter continuare con fiducia nell(intrapresa scientifica Einstein dovette porre al posto di tempo e spazio assoluti un(assoluta unit3 di misura, nella forma della velocit3 della luce. CiD perD comporta numerosi inconvenienti. !n primo luogo, pone tutto il sistema dei saperi in dipendenza del comportamento di una componente del sistema, cio dalla velocit3 della luce posta come insuperabile e costante. !l primo problema che ,uesti presupposti sono datit3 empiriche che potrebbero essere false. En secondo problema che la loro interpretazione oscilla tra la dimensione epistemologica e ,uella ontologica, visto che non mai pienamente chiaro se le e,uazioni relativistiche ed i loro esiti vadano intesi in modo meramente cognitivo, come il modo in cui noi possiamo effettuare i nostri atti di misurazione, nei limiti della velocit3 massima di trasmissione dei segnali. oppure in modo pienamente realistico, come limiti oggettivi con cui si possono trasmettere effetti fisici da un sistema all(altro. Fe diamo una rapida occhiata ai principi della dinamica su cui si basa l(edificio della fisica classica troviamo inscritti gli ideali normativi di cui sopra in modo ancora pi< icastico. !l primo principio recita, in una sua versione, un corpo, su cui non intervenga una forza, continua nella sua condizione di stato o moto rettilineo uniforme . Ebbene, ,uesta sembrerebbe chiaramente una generalizzazione giustificata sulla scorta di infiniti dati empirici che confermano ,uesta tesi e sull(assenza di smentite. 6uttavia, se guardiamo i termini pi< da vicino scopriamo che il tutto meno informativo di ,uanto ci si potrebbe aspettare. Cos( un :corpo(> Y una massa. E come si determina una massa> Fulla base del modo come reagisce all(applicazione di forze. E come si determina l(applicazione di forze ad un corpo> /ttraverso la sua variazione di moto )accelerazione*. La nozione di forza in fisica riducibile ai suoi effetti su masse, e non ha alcuna modalit3

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di esistenza indipendente da ,uesti effetti. Ora, da ciD segue che per determinare che ,ualcosa una massa inerziale, cio un corpo su cui non intervengono forze, necessario stabilire che esso non manifesti variazioni di moto7 vengono cosC scartati dalla considerazione tutti ,uei corpi che in ,ualche modo non manifestino una condizione di stato o moto rettilineo uniforme. Fe teniamo presente che a rigore non possiamo mai davvero isolare un corpo da tutte le forze che potenzialmente o in atto si esercitano su di esso )si pensi alle forze gravitazionali, che non possiamo certo :sbarrare(*, ne segue che il principio in effetti non parla di :corpi su cui non sono applicate forze(, ma di corpi su cui non sono applicate forze ulteriori, nuove rispetto ad un ,uadro precedente7 ma per scorgere se si danno nuove applicazioni di forze non abbiamo altro mezzo che vedere se esso presenta accelerazioni. @a almeno la natura di :rettilineo( puD essere considerata informativa> Io, perch- rettilineo semplicemente il moto pi< economico tra due punti, cio il moto che avviene in assenza di forze applicate. ;un,ue, nel complesso, il primo principio della dinamica non dice niente di empirico sul mondo, tranne che vi sono fenomeni organizzabili secondo una serie di definizioni reciproche dei termini :corpo( )massa*, forza )accelerazione*, e moto inerziale )stato o moto rettilineo uniforme*. !l secondo principio della dinamica completa il ,uadro, definendo l(accelerazione prodotta da una forza su di un corpo come direttamente proporzionale alla forza applicata ed inversamente proporzionale alla massa inerziale del corpo. Ficcome non c( modo di determinare una forza se non attraverso l(accelerazione )positiva o negativa* impressa su di una massa, e siccome non c( modo di determinare la massa di un corpo, se non sottoponendola all(applicazione di forze e misurandone l(effetto come variazione di moto, ne segue che anche il secondo principio della dinamica ha una natura essenzialmente definitoria dei suoi termini. 6ra i punti che possono essere valutati con maggior interesse c( il complesso rapporto concettuale che intercorre tra primo e secondo principio della termodinamica. !l primo principio il cosiddetto principio di conservazione dell(energia in un sistema chiuso, ed afferma che vige un(e,uivalenza tra calore e lavoro, ovvero che l(energia impiegata in un sistema per produrre lavoro non scompare ma si trasforma in calore. !l secondo principio, che ha innumerevoli formulazioni, afferma che non possibile trasformare integralmente il calore in lavoro, ovvero che l(entropia di un sistema isolato tende ad aumentare fino a raggiungere l(e,uilibrio termico. Ora, l(interesse per noi di ,uesti principi, ed in particolare del secondo, sta nel fatto che essi fanno riferimento necessario all(asimmetria del tempo, cio al fatto che il tempo, come si dice, :scorre( in un sensoB mentre le e,uazioni della gravitazione universale o dell(elettromagnetismo sono idealmente reversibili ,uanto al loro decorso temporale, ,uesto non vero per il secondo principio della termodinamica. Iotoriamente un(applicazione all(universo, considerato come sistema chiuso, del secondo principio della termodinamica implica la cosiddetta :morte termica( dell(universo, ovvero il raggiungimento di una condizione in cui tutta l(energia utilizzabile per produrre lavoro si ridotta ad energia termica in e,uilibrio, e dun,ue non puD esserci pi< n- materia n- vita. Ionostante di

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primo acchito ci potrebbe essere la tentazione di considerare ,uesta idea in conflitto con il principio di conservazione dell(energia, cosC non , in ,uanto non si dice che l(energia scompaia dall(universo, ma si dice che tutte le differenze energetiche hanno raggiunto l(e,uilibrio e ,uindi non possono pi< compiere alcun lavoro. CiD che perD ha sollevato da sempre curiosit3, e ne solleva a maggior ragione per noi, il riferimento alla crescita necessaria dell(entropia. Essendo la nozione di entropia correlata a ,uelle di ordine, caso e probabilit3, la natura delle argomentazioni a sostegno del secondo principio della termodinamica sembrano avere pi< il carattere di necessit3 logiche che di leggi fisiche7 ed in effetti la difficolt3 a discriminare la componente empirica da ,uella logica di particolare interesse per noi. Ora, ogni unit3 di materia appare come energia organizzata e stabilizzata, mentre ogni produzione di lavoro implica il degrado pi< o meno massiccio da energia in forma organizzata, ordinata, utilizzabile ad energia termica, la ,uale a sua volta tende a raggiungere l(e,uilibrio termico con l(ambiente circostante. La crescita dell(entropia indica una riduzione complessiva degli stati organizzati della materia )e dell(energia* a favore di stati meno organizzati. Ora, in certo senso intuitivo dire che, in assenza di un(azione ordinatrice esplicita, gli andamenti spontanei casuali tendono ad essere progressivamente sempre meno ordinatiB se non cerchiamo di mettere in ordine la stanza, difficilmente essa conserva l(ordine o vi ritorna spontaneamente. 6uttavia ,uesta osservazione intuitiva non necessariamente un buon viatico, in ,uanto, a ben vedere, all(interno di un sistema puramente casuale, come si assume essere il cosmo materiale, non ci sono stati pi< o meno probabiliB in linea di principio dovremmo supporre che in un tempo infinito tutti gli ordini possibili si succederanno in tutte le combinazioni possibili, senza che ciD ci dica nulla di tendenze chiaramente indirizzate. @a ,uesta nozione di casualit3 non si attaglia bene al nostro mondoB proviamo ad immaginare un mondo in cui non vi sia una tendenza naturale all(aumento dell(entropia. En tale mondo si configurerebbe come particolarmente insidioso, anzi, a ben vedere, come incompatibile con ,ualun,ue forma di vitaB la natura stessa del nostro mondo in ,uanto dotato di uniformit3 sarebbe minacciato da una situazione in cui l(entropia tendesse naturalmente a decrescere. =uando noi aspettiamo che il caff si raffreddi noi aspettiamo che l(energia termica raggiunga spontaneamente un e,uilibrio con l(ambiente7 un mondo in cui la seconda legge della termodinamica non valesse sarebbe un mondo in cui un succo di frutta ghiacciato potrebbe organizzare il moto delle molecole circostanti per aumentare la propria temperatura fino all(incandescenza. Farebbe in generale un mondo in cui il rimbalzo del pallone invece di decrescere fino a spegnersi potrebbe con altrettanta facilit3 aumentare progressivamente di energia cinetica fino a trasformarsi in un bolide incontrollabile. ! rari casi in cui singoli eventi non seguono del tutto la tendenza all(e,uilibrio sono eventi tipicamente catastrofici, come le situazioni in cui un ponte od un bicchiere entrano in risonanza amplificando onde di entit3 solitamente trascurabile. !n ,uest(ottica vediamo anche l(affinit3 con il primo principioB un mondo in cui l(energia )e dun,ue neppure la materia* non si conservasse, ma nascesse o sparisse liberamente sarebbe un mondo del tutto privo di

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costanze ed e,uilibri possibili. :Cause( uguali potrebbero produrre effetti toto coelo differenti7 la materia stessa potrebbe costituirsi o sparire dal nulla, con sgradevoli conseguenze per ,ualun,ue ente che dovesse contare su costanze di funzionamento esterno ed interno. !n altri termini legittimo dire che affinch- ci siano viventi e a maggior ragione viventi dotati di coscienza si deve dare un mondo cui l(energia si conserva )in un sistema chiuso* ed in cui l(entropia aumenta. @a chiediamoci ora di nuovoB ,ual il carattere di ,ueste leggi, empirico, logico, o altro ancora> Chiediamoci dove sta l(apparente cogenza logica di un(idea come ,uella dell(aumento dell(entropia. !l punto, si dice, che per produrre una crescita dell(ordine in un sistema )ovvero un aumento dell(energia disponibile, cio delle differenze di energia, visto che l(energia non misurabile altrimenti che come differenziale* sarebbe necessario che avvenisse una selezione delle molecole con maggiore energia a scapito delle altre in modo da concentrare tutte le molecole con maggiore energia da una parte e ,uelle con energia minore dall(altra. 6ale selezione perD, si detto, potrebbe avvenire solo attraverso un lavoro esercitato dal selettore )il :diavoletto di @aTKell(*, che richiederebbe energia a sua volta per effettuare ,uest(opera di discernimento. Ora, chiaro che un tale ragionamento, sia nella proposta che nella critica assume sostanzialmente ,uello che vorrebbe mettere in discussione. Fi assume cio che, in assenza di un agente specifico )un :demone(, ad esempio* ,uesto processo di separazione di particelle a maggiore e minore energia non potrebbe avvenire. @a ,uesto appunto ciD che il principio afferma, e basterebbe che vi sia una cosa )una :forza(* in tutto l(universo che avesse la facolt3 di creare differenze energetiche, perchil principio fosse falso. !n altri termini, il principio in ,uesta versione non ha cogenza logica. =uando noi tendiamo ad annuire di fronte all(idea che l(ordine meno probabile del disordine, noi stiamo introducendo surrettiziamente un giudizio di valore7 in effetti, che senso ha parlare di :disordine( in senso oggettivo> /l pi< possiamo direB un certo ordinamento singolo meno probabile dell(insieme di tutti gli altri ordinamenti possibili. Fe volessimo dire ,ualcosa di pi< di ,uesto, cio se volessimo dire che ,ualcosa ordine e ,ualcos(altro non lo , dovremmo introdurre un criterio di ordine, il che sembra possibile solo alla luce di una disposizione teleologicaB nella mia stanza vale come ordine ciD che risponde a certe esigenze di funzionalit3, e perciD vale come disordine la totalit3 degli stati possibili che non tengono presente le mie esigenze funzionali. Chiediamoci cosa c( di simile sul piano delle nostre valutazioni fisiche. Cosa vale come stato organizzato della materia o dell(energia> La risposta estremamente direttaB ciD che siamo in grado di utilizzare in ,ualche azione. !n ,uesto senso in meccanica classica l(attrito segnalato come una forza negativa, non assimilabile ad alcuna delle forze fondamentali, ma determinata come componente dissipativa rispetto alla direzione in cui sono applicate le forze che teniamo sotto osservazione. !n altri termini non esiste l(attrito in s-, ma solo in relazione ad uno specifico andamento causa2effettoB attrito tutto ciD che viene :sprecato( nella trasformazione di energia in lavoro. L(attrito, come si sa, genera calore, ma ,uesto puD essere anche tradotto come segueB la parte di energia meno utilizzabile l(energia termica7 il che nel secondo

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principio si traduce inB non mai possibile utilizzare integralmente per produrre lavoro l(energia termica disponibile. @a ,uesta la versione oggettiva di ,uella che in un(ottica soggettiva diceB chiamiamo attrito )energia termica* l(energia che non siamo in grado di contenere in un sistema e di dominare. !n ,uest(ottica il nesso tra entropia come :disordine( )logicamente pi< probabile dell(ordine* e dissipazione termica diventa chiaroB cosC come ogni specifico ordinamento soggettivamente voluto meno probabile che si verifichi di un ,ualsiasi stato alternativo, cosC ogni utilizzo di mezzi per ottenere un risultato specifico )lavoro* non puD trasformare senza dispersione )senza irraggiamento termico, senza attriti* tutta l(energia disponibile in lavoro )cio in un risultato specifico*. Y chiaro che l(intero valore apriori di ,uesta legge dipende dall(assunzione implicita di un(istanza ordinatrice soggettiva, che pone un agente2causa ed un effetto2 risultato come stati estremamente specifici nel novero degli stati possibili della materia e dell(energia. ?erciD non c( nessuna effettiva ragione logica per concedere che l(entropia dell(universo in costante aumento. ;(altro canto, se consideriamo che materia organizzata ed esseri viventi ci sono, non ci si puD sottrarre alla ,uestione metafisica di come sia possibile, di fronte alla apparentemente ineluttabile tendenza di tutti i processi fisici a degradare le forme di energia ordinata, che in generale tali forme esistano. !nfatti, salvo introdurre una creazione divina come deus e= machina, bisogna ammettere che sotto alcune condizioni, magari minoritarie, la materia possa costituirsi e l(energia differenziarsi in livelli. La situazione dun,ue la seguenteB non abbiamo nessun argomento logico a favore della tendenza generale alla crescita dell(entropia, abbiamo un argomento logico2 metafisico contro una tale tendenza generalizzata )l(esistenza di forme organizzate, tra cui i viventi*, ed abbiamo un argomento empirico a favore di ,uesta tendenza, argomento che perD inficiato nella sua informativit3 dall(essere una precondizione affinch- ,uesta domanda stessa possa essere posta )ovveroB vero che nel nostro mondo circostante l(energia tende ad e,uilibrarsi, ma se cosC non fosse non potremmo neppure averlo notato, giacch- non ci potrebbe essere vita*. 9ediamo cosC, di nuovo, come il valore di principi fisici universali )non di applicazioni locali* condizionato dalla natura del rapporto tra soggettivit3 agente ed oggettivit3 naturale in ,uanto taliB la verit3 metafisica profonda della fisica che il mondo fisico deve consentire al vivente di esistere ed alla coscienza di porsi domande sulla natura fisica7 tale precondizione data da principi di conservazione e rie,uilibratura.

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9eniamo cosC all(ultimo e decisivo tema, che domina la Crisi, ovvero al tema della storicit3 come dimensione costitutiva ed essenziale per il soggetto trascendentale. ;i fronte all(emergere abbastanza improvviso della storicit3 tra i temi trattati in forma scritta e pubblica da Husserl si spesso ricorsi a spiegazioni estrinseche, come la necessit3 di rispondere alle posizioni esposte da Heidegger in Sein und 4eit )$%"#*. 6uttavia un(occhiata ai manoscritti ci dice che la ,uestione della storia assume centralit3 sin dai primi anni ("4, ed inoltre, come abbiamo in parte detto, ci sono chiare ragioni immanenti alle argomentazioni husserliane a spingerlo nella direzione di considerare la dimensione storica come centrale. Ena volta compreso come la costituzione degli strati di significato che formano la nostra modalit3 di intenzionare gli oggetti opera di una sedimentazione temporale, a partire dalle sintesi passive ritentivo2protensive, ed una volta compreso come la dimensione naturale in cui avvengono i nostri giudizi di realt3 )verit3* ,uella di un accordo intersoggettivo universale, era ben difficile non collocare il problema del senso soggettivo in una dimensione storica, essendo la storia precisamente la dimensione degli eventi temporali che contano per la soggettivit3 umana ed hanno validit3 intersoggettiva )verit3*. La Ftoria, prima di essere ,uella specifica narrazione che chiamiamo Ftoria Eniversale, con le sue date ,ualificanti e le sue svolte epocali, una dimensione di senso. Ion si capisce nulla dell(importanza della storia se si parte da una lettura della historia rerum gestarum, di ,uesta o ,uella vicenda, magari con l(intento di scorgere ,ualche :lezione da trarre( o ,ualche buon argomento da opporre altrui. La dimensione prima e fondamentale per entrare nel senso della storicit3 la storia presente, o meglio, la nostra vita vissuta in prima persona in un certo intorno empirico ed operativo. =uesta la dimensione di ciD che Husserl chiama mondo2 della2vita )7ebens%elt*, e su cui necessario intrattenersi brevemente. La prima cosa da comprendere che, contrariamente ad un fre,uente fraintendimento, la 7ebens%elt non affatto la ,uotidianit3 in presa diretta, cio appresa secondo l(atteggiamento naturale.&& @entre nell(atteggiamento naturale, nella ,uotidianit3 vissuta, noi siamo interessati a cosa sono le varie cose, a cosa opportuno volere o non volere, nell(atteggiamento filosofico rivolto al mondo2della2vita noi siamo interessati a come i fenomeni si danno.&5 !n un altro senso, tuttavia, il mondo della vita non ,ualcosa che
&&

RWir Kerden es verstehen lernen, dass die stOndig fJr uns im strXmenden Wandel der .egebenheitsKeisen seiende Welt ein universaler geistiger ErKerb ist, als das geKorden und zugleich fortKerdend als Einheit einer geistigen .estalt, als ein Finngebilde 2 als .ebilde einer universalen letztfungierenden FubLeHtivitOt. ;abei gehXrt Kesentlich zu dieser KeltHonstituierenden Leistung, dass die FubLeHtivitOt sich selbst als menschliche, als +estand der Welt, obLeHtiviert. /lle obLeHtive Weltbetrachtung ist +etrachtung im M/uNen( und erfaNt nur MeuNerlichHeiten(, ObLeHtivitOten. ;ie radiHale Weltbetrachtung ist sWstematische und reine !nnenbetrachtung der sich selbst im /uNen MOuNernden( FubLeHtivitOt. )Krisis p. $$82'7 0 "%* &5 R.estalten Kir nun dies zu einer neuen universalen !nteressenrichtung, etablieren Kir ein Honse,uentes universales !nteresse fJr das Wie der .egebenheitsKeisen und fJr die Onta selbst, aber nicht geradehin, sondern als ObLeHte in ihrem $ie, eben in der ausschlieNlichen und stOndigen !nteressenrichtung darauf, %ie im Wandel relativer .eltungen, subLeHtiver Erscheinungen, @einungen die einheitliche, universale .eltung Welt, die Welt fJr uns

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sia :nascosto dietro( la nostra ,uotidianit3B proprio ciD che viviamo in ciascun presente vivente, semplicemente osservato sotto Epoch/. =uesto significa che il punto di partenza primo, fondante per ogni altra considerazione di natura scientifica ed oggettiva, un punto di vista :soggettivo:relativo. 6uttavia ,uesto punto di vista soggettivo2relativo non deve essere soppresso per giungere all(oggettivit3, bensC esso ha in sl(oggettivit3 come un sottoinsieme di casi estraibili. !n effetti il mondo della vita semplicemente il mondo nella sua interezza cosC come si d3, come intero e come parti, a ciascuno di noi in "uanto soggetti anonimi fungenti )non in ,uanto uomini empirici*. C( perD un secondo elemento che deve essere messo in evidenza nella concezione di mondo2della2vitaB il termine :vita( non suggerisce semplicemente ,uotidianit3 versus teoria, ma rimanda soprattutto alla dimensione gi3 sempre orientata, direzionata sul piano delle preferenze, dei bisogni e dei valori. !l mondo della vita va sC contemplato sospendendone la validit3 immanente, ma ,uesto non significa che la dimensione valoriale vada eliminataB diversamente dall(atteggiamento scientifico che ottiene la sua oggettivit3 eliminando parti dell(esperienza, la prospettiva metodologica husserliana mira a cogliere tutto ciD che pertiene alla coscienza vivente. Ora, chiediamoci, come si puD accedere per gradi all(intuizione della storicit3 partendo dall(esperienza continuativa del presente vivente> !n primo luogo comprendendo come ciascun soggetto vivente miri costantemente a collocarsi nel mondo ed autocomprendere la propria posizione nel mondoB l(autodeterminazione della propria identit3 non un problema meramente cognitivo per ciascun soggetto, ma un problema assiologico fondamentale. ?er ciascun soggetto essenziale, per orientarsi nell(esistenza, essere in grado di darsi una collocazione rispetto agli altri e rispetto al contesto temporale in cui vive. /nche chi rifiuta apparentemente tale sorta di autocollocazione lo fa come istanza polemica secondaria, che presuppone ,uella stessa collocazione che fa mostra di rifiutareB l(anarchico, l(individualista, il nichilista, lo scettico, il solipsista, tutti propongono come atteggiamento esemplare il disinteresse verso ogni nesso relazionale )verso le istituzioni, verso gli altri, verso i valori costituiti, verso la realt3 stessa*. Ovviamente tale sorta di atteggiamento, nella misura in cui vuole essere assoluto, semplicemente contraddittorioB l(anarchico non ignora lo stato, lo contesta attivamente7 l(individualista non ignora gli altri ma tenta attivamente di guadagnare diritti a scapito altrui7 il nichilista non privo di orientamento assiologico, ma boicotta polemicamente i valori correnti7 lo scettico non dubita davvero delle cose su cui fa affidamento operativo, ma contesta le ragioni altrui per credervi7 ecc. Chi davvero conducesse un(esistenza incapace di trovare ,uesta dimensione identitaria non sarebbe alcuna :figura dello spirito(, ma piuttosto sarebbe ospite involontario di un ,ualche istituto d(igiene mentale. Comprendere in ,ualche misura chi si , cosa si vuole, ,uale la propria collocazione nel mondo ,ualcosa che al tempo stesso cognitivamente ed assiologicamente fondamentale. Ciascuno di noi viene alla coscienza e all(egoit3 in una situazione gi3 sempre avviata, delle cui origini non ha conoscenza, e comincia faticosamente ad ancorarsi
zustande Hommt )U*. )Krisis p. $5#7 0 &1*

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in una realt3 magmatica e fluente, rispetto a cui deve ben presto prendere posizione per poter decidere dei propri atti. / ben vedere, tuttavia, il modo stesso in cui noi giudichiamo essere il mondo, e noi rispetto al mondo, implica ,uale orientamento avremo7 ,uesto significa che le nostre presunte conoscenze di cosa il mondo e di chi noi siamo rispetto al mondo ci indicano ,uale sar3 l(indirizzo etico delle nostre scelteB in una visione radicale come ,uella fenomenologica non c( alcuna scissione essenziale tra dimensione cognitiva e dimensione etica7 cosC come non c( modo di esercitare operazioni cognitive rivolte alla realt3 senza un orientamento assiologico )al minimo l(orientamento teleologico dell(essere vivi*, altrettanto non c( modo di assumere un orientamento nel mondo senza conoscere la propria posizione ed identit3 rispetto al mondo. Fulla scorta di ,ueste considerazioni si puD cominciar a vedere ,ual il senso della rivendicazione che Husserl fa di un peculiare telos proprio dell(umanit3 storica. Fin dalle prime pagine della Krisis emerge il tema, nuovo per lo Husserl pubblico, di un telos immanente alla storia dell(umanit3, un telos incarnato dalla cultura europea a partire dalla sua fondazione nel mondo greco.&8 Fe l(essenza umana la razionalit3, e di ciD Husserl, come l(intera storia del pensiero occidentale, salvo sparute eccezioni, convinto, allora filosofia e scienza, prodotti caratteristici dell(Occidente, sono n- pi< n- meno che la rivelazione, l(incarnazione dell(entelechia propria dell(umanit3 stessa. Ora, di primo acchito una tesi del genere puD lasciare perplessi per svariati motivi. !nnanzitutto non una tesi particolarmente nuova, essendo stata rappresentata in forma potente ,uantomeno dall(idealismo tedesco, Gichte e Hegel in particolare. !n secondo luogo una tesi che puD apparire fastidiosamente etnocentrica, ,uasi inconsapevole della ricchezza e variet3 di culture mondiali con la loro peculiarit3 e dignit3. !n terzo luogo, una tesi che nella sua rivendicazione della fondamentalit3 della ragione sembra porsi in una posizione ,uanto mai stantia ed angusta, dimentica delle lezioni della crisi dello hegelismo )Fchopenhauer, Iietzsche, @arT, ecc.*. @a ovviamente il fatto che una tesi suoni vecchia non comporta ancora affatto la sua falsit3, e ,uindi necessario comprenderla sulla scorta del complessivo percorso di pensiero husserliano.
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R;amit allein entscheidet sich, ob das dem europOischen @enschentum mit der .eburt der griechischen ?hilosophie eingeborene 6elos, ein @enschentum aus philosophischer 9ernunft sein zu Kollen und nur als solches sein zu HXnnen 2 in der unendlichen +eKegung von latenter zu offenbarer 9ernunft und im unendlichen +estreben der Felbstnormierung durch diese seine menschheitliche Wahrheit und Echtheit, ein bloNer historisch2faHtischer Wahn ist, ein zufOlliger ErKerb einer zufOlligen @enschheit, inmitten ganz anderer @enschheiten und .eschichtlichHeiten7 oder ob nicht vielmehr im griechischen @enschentum erstmalig zum ;urchbruch geHommen ist, Kas als Entelechie im @enschentum als solchen KesensmONig beschlossen ist. @enschentum Jberhaupt ist KesensmONig @enschsein in generativ und sozial verbundenen @enschheiten, und ist der @ensch 9ernunftKesen )animal rationale*, so ist er es nur, sofern seine ganze @enschheit 9ernunftmenschheit ist 2 latent auf 9ernunft ausgerichtet oder offen ausgerichtet auf die zu sich selbst geHommene, fJr sich selbst offenbar geKordene und nunmehr in WesensnotKendigHeit das menschheitliche Werden beKusst leitende Entelechie. ?hilosophie, Wissenschaft KOre demnach die historische ?e%egung der +ffenbarung der universalen dem &enschentum als solchen Feingeborenen (ernunft# )Krisis p. $&, 0 '*

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=uanto alle differenze rispetto all(idealismo tedesco classico, anche senza voler approfondire ,ui il tema, possibile delineare immediatamente un punto di differenza essenzialeB mentre nello Fpirito hegeliano o nell(!o assoluto fichtiano si puD leggere una dimensione assoluta che precede e fonda il reale, e che dun,ue in certo modo garantisce gli esiti dello sviluppo storico, nella prospettiva husserliana tale interpretazione vietata. @entre possibile )anche se non affatto l(unica lettura* considerare lo Fpirito di Hegel come ,ualcosa che sovrintende agli sviluppi della Ftoria e della Iatura, che garantisce per il dispiegarsi del 6empo e dello Fpazio, che insomma assomiglia grandemente al ;io dei monoteismi, ,uesta lettura priva di senso nel contesto dell(analisi husserliana, dove l(essenza sempre solo incarnata e dove la soggettivit3 trascendentale non ha una realt3 antecedente ed esterna alla sua incarnazione in soggetti empirici ed in relazione incarnate col mondo circostante. !n ,uesto senso la soggettivit3 trascendentale husserliana non garantisce nulla circa gli esiti del decorso storico. Fe si potuto plausibilmente dire che in Hegel non c( spazio per vera tragedia nella storia, giacch- tutto ciD che conta ha garantito, per cosC dire, l(inveramento in una successiva figura dello spirito, e dun,ue niente di essenziale puD mai andare perduto e nessun errore davvero irrimediabile, ebbene, niente del genere puD dirsi nella filosofia della storia di Husserl, per cui nulla puD dare simili garanzie. =uanto al secondo punto, cio all( accusa di etnocentrismo, ,ui le cose si fanno molto delicate. Y indubbio che, scrivendo nel contesto culturale centroeuropeo del primo Iovecento, e vista l(evoluzione economica ed antropologica succeduta alla seconda guerra mondiale, Husserl distante anni luce dalla temperie culturale divenuta dominante negli anni della globalizzazione. ?er ciD stesso ,ualun,ue cosa egli dica su ,uesti temi risulta nei toni facilmente :imprudente( o :irrispettoso(. Husserl convinto che il potere di attrazione che la cultura occidentale ha avuto ed ha nei confronti di tutte le culture :altre(, anche ,uelle pi< strutturate e raffinate come ,uella cinese o giapponese, sia dovuto essenzialmente al potere intrinseco delle idee, ed in particolare dell(idea di razionalit3 come nucleo ,ualificante e parametro fondante della cultura occidentale. Ora, c( chi ha ricordato ironicamente che gli !ndiani d(/merica o gli /ztechi non sono stati :convinti( argomentativamente della bont3 degli ideali europei, ma sono stati graziosamente sterminati, fino a che i sopravvissuti hanno accettato loro malgrado )e spesso solo in parte* i costumi europei7 parimenti, la Cina non si aprC all(Occidente con entusiasmo per le merci e le scienze occidentali, ma fu aperta dalle cannoniere inglesi, con argomenti non precisamente discorsivi. Y chiaro che una tale ,uestione nel suo senso complessivo richiede un(analisi molto pi< articolata di ,uanto Husserl abbia effettivamente fornito, ed in ,uesto senso inutile sperare di trovare negli scritti husserliani un(argomentazione all(altezza della complessit3 del tema. CiD perD non significa che non dobbiamo sforzarci di vedere se, al di sotto di una considerazione prima facie semplicistica dei rapporti tra la cultura occidentale e le altre non ci sia un nocciolo di verit3 degno di essere valutato. !nnanzitutto non bisogna scordare che Husserl ha davanti agli occhi la peculiare autodeterminazione razionale dell(Occidente, e non

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l(Occidente tout court7 in ,uest(ottica non sarebbe alcuna obiezione il fatto che numerose tradizioni non occidentali siano state assorbite dall(Occidente e che molti tratti occidentali profondi siano stati contestati dall(interno e dall(esternoB Husserl non sta affatto dicendo che l(Occidente ha il monopolio della buona cucina o dell(armonia famigliare e neppure che l(efficienza del modello economico occidentale sia un modello da perseguire7 egli si limita a pensare che l(intento di apprensione della verit3, di autofondazione, autocomprensione, ed in ultima istanza di piena assunzione di responsabilit3 per le proprie credenze e decisioni sia un telos generalmente umano, incarnatosi in modo esemplare nella grecit3 classica e da lC trasmessa innanzitutto a ,uell(area del pianeta chiamata Europa. ?er vedere se ,uesta posizione sia davvero segno di un provincialismo etnocentrico o se sia invece ,ualcosa di sostenibile bisogna rivolgersi al contenuto del terzo dubbio sollevato pi< sopra, ovvero al contenuto della razionalit3 invocata come telos. !l possibile fastidio che puD cogliere davanti alla rivendicazione di entelechia umana attribuita alla verit3&' e alla razionalit3&#, dovuto probabilmente ad un riflesso legato alle istanze scientistiche del positivismo e del naturalismo, istanze che sappiamo essere radicalmente contestate da Husserl medesimo. =uando incontriamo di norma frasi che parlano della verit3 come fine infinito lo facciamo in contesti in cui l(idea di fondo ,uella di un infinito approssimarsi asintotico alla corretta rappresentazione delle cose. !nutile dire che una tale visione non soltanto , dopo Suhn,
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Rhat fJr ihn \@ensch] die ganze !dee MWahrheit an sich( einen Finn> !st das, und Horrelativ an sich Feiendes, nicht eine philosophische Erfindung> /ber doch nicht eine GiHtion, nicht eine entbehrliche und bedeutungslose Erfindung, sondern eine solche, Kelche den @enschen auf eine neue Ftufe erhebt, bzK. zu erheben berufen ist in einer neuen HistorizitOt menschheitlichen Lebens, deren Entelechie diese neue !dee ist und die ihr zugeordnete philosophische oder Kissenschaftliche ?raTis, die @ethodiH eines neuartigen Kissenschaftlichen ;enHens. 2 ;as /n2sich besagt ebensoviel Kie obLeHtiv, Kenigstens so, Kie in den eTaHten Wissenschaften das ObLeHtive dem bloN FubLeHtiven gegenJbergestellt Kird, letzteres als das, Kas ObLeHtives nur indizieren soll oder Korin ObLeHtives nur erscheinen soll. Es ist bloN ?hOnomen von ObLeHtivem, und aus den ?hOnomenen das ObLeHtive herauszuerHennen und in obLeHtiven +egriffen und Wahrheiten zu bestimmen, das ist die /ufgabe. )Krisis p. "#42$7 0 #&* &# R(ernunft ist das Fpezifische des @enschen, als in personalen /HtivitOten und HabitualitOten lebenden Wesens. ;ieses Leben ist als personales ein stOndiges Werden in einer stOndigen !ntentionalitOt der EntKicHlung. ;as in diesem Leben Werdende ist die ?erson selbst. !hr Fein ist immerfort Werden, und das gilt bei der Sorrelation von einzelpersonalem und gemeinschaftspersonalem Fein fJr beides, fJr den @enschen und die einheitlichen @enschheiten. 2 @enschlich personales Leben verlOuft in Ftufen der Felbstbesinnung und FelbstverantKortung, von vereinzelten, gelegentlichen /Hten dieser Gorm bis zur Ftufe universaler Felbstbesinnung und FelbstverantKortung, und bis zur +eKusstseinserfassung der !dee der /utonomie, der !dee einer Willensentschiedenheit, sein gesamtes personales Leben zur sWnthetischen Einheit eines Lebens in universaler FelbstverantKortlichHeit zu gestalten7 Horrelativ, sich selbst zum Kahren !ch, zum freien, autonomen zu gestalten, das die ihm eingeborene 9ernunft, das Ftreben, sich selbst treu zu sein, als 9ernunft2!ch mit sich identisch bleiben zu HXnnen, zu verKirHlichen Zsucht[7 )U* /ber von innen gesehen ist es ein Aingen der in geistiger .emeinschaft lebenden und fortlebenden ?hilosophengenerationen 2 der 6rOger dieser .eistesentKicHlung 2, im stOndigen Aingen der MerKachten( 9ernunft, zu sich selbst, zu ihrem FelbstverstOndnis zu Hommen, zu einer HonHret sch selbst 2 und zKar als seiende Welt, als in ihrer ganzen universalen Wahrheit seiende Welt 2 verstehenden 9ernunft. )Krisis p. "#"2&7 0 #&*

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epistemologicamente discutibile, ma anche singolarmente priva di ,uel pathos che dovrebbe animare secondo Husserl la verit3 come entelechia umana. Husserl, come prima di lui Hegel con la sua nozione di Fapere /ssoluto, non ha certo di vista un(idea di crescita generale della conoscenza fino ad un ideale infinitamente lontano di rispecchiamento totale della realt3 del mondoB un tale modello ovviamente sensato solo in una cornice obiettivista, dove la realt3 esterna al soggetto ed estranea ad esso, e viene appresa come riproduzione pi< o meno fedele. @a nel caso husserliano, come in ,uello hegeliano, conoscere significa al tempo stesso conoscersi ed il fine ideale della conoscenza, ovvero il raggiungimento della verit3, non l(apprensione di dati estrinseci, bensC il riconoscimento della propria posizione nel cosmo. ?er comprendere il pieno senso del processo verso la verit3 in ottica fenomenologica bisogna partire dal termine tedesco per :percepire(, il cui significato etimologico chiaramente presente ai primi fenomenologiB percepire si dice %ahrnehmen, letteralmente composta da %ahr )c vero* e nehmen )c prendere*. La forma prima e pi< originaria di apprensione della (erit la percezione. E la percezione non va intesa primariamente come riempimento intenzionale o come sintesi di copertura tra un contenuto intenzionale ed un evento sensibile, bensC come autodatit3 del fenomeno&1 che costituisce insieme il soggetto in ,uanto percipiente e l(oggetto in ,uanto percepito. CiD ci pone nella posizione giusta per comprendere il significato della verit3 come entelechia. L(infante che viene al mondo e non sa ancora nulla di s- e del mondo circostante inizia il suo percorso nella verit3 in ,uanto essere percipiente7 la percezione, non bisogna dimenticarlo, non solo un atto di rilevazione cognitiva neutrale, ma anche una presa di posizione vivente che individua certi elementi come pi< salienti o interessanti di altri, che avverte alcune esperienze come negative ed altre come positive, ecc. Fe rammentiamo le considerazioni fatte pi< sopra circa il nesso tra percezione e temporalit3 originaria )protensioni e ritensioni*, e se rammentiamo il processo di costituzione dell(oggetto nei suoi tratti di fondo, possiamo descrivere lo sviluppo primario dell(infante come un processo in cui si tenta una sintesi capace di controllare l(ambiente e di collocarsi rispetto ad esso. L(infante ha innanzitutto bisogno di trovare posto nel mondo assimilando il diverso, armonizzandosi con il mondo circostante, e ciD avviene nella forma di crescita della conoscenza, che in primis conoscenza operativa, saper2fare. Le verit3 apprese non sono mere rappresentazioni, ma sono capacit3 di agire che consentono di ridurre le situazioni di spaesamento, angoscia, disorientamento. )=uando vogliamo :sapere la verit3( su di un delitto, di fatto vogliamo poter :risolvere il caso secondo giustizia( e perciD vogliamo sapere a chi attribuire la colpa*. !n ,uest(ottica si comprende bene come la scienza contemporanea, mirante al successo tecnico particolare pi< che alla sintesi dei saperi, sia un(incarnazione parziale e difettiva dell(impulso alla verit3B se l(intento di controllo tecnico certamente inscrivibile nel telos profondo della conoscenza, tuttavia la natura parcellizzante e strumentalmente mediata
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R;ie Felbstgegebenheit ist also die fundamentalste Weise der Wahrheit und sie fundiert auch den engeren Finn der Wahrheit als ErteilsKahrheit. );ieter Lohmar, Erfahrung und *ategoriales 9en*en, SluKer /cademic ?ublishers, $%%1, p. $'8*

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delle forme di controllo scientifico non consente davvero al soggetto di trovare una collocazione armonica nel cosmo. !l sapere scientifico ha un ruolo indubbiamente :tran,uillizzante(, in ,uanto ci consegna una rappresentazione di regolarit3 controllabili, ma lo fa a scapito di una comprensione del rapporto essenziale tra soggettivit3 vivente e mondo materialeB per la rappresentazione scientifica non c( posto nel mondo per una coscienza intenzionale, per una soggettivit3 agente irriducibile. Ion c( per la scienza alcuna possibile :conciliazione tra soggetto ed oggetto(, per dirla con Hegel. Y perciD che, secondo Husserl, necessario ridare senso all(intrapresa scientifica, che ha smarrito l(orientamento originario indirizzato verso la verit3 )non verso il solo controllo tecnico*, e che dun,ue deve imparare ad integrare la dimensione della coscienza e ,uella dell(obiettivit3. !l telos della verit3 non solo :sapere come le cose stanno(, ma anche sapere come esse si relazionano, da dove vengono e dove vanno, come possiamo agire su esse, come esse agiscono su noi, cosa dobbiamo fare nel mondo e cosa veramente vogliamo fare. Come gi3 Hegel sapeva perfettamente la 9erit3 non una riproduzione esatta )oggi diremmo una :fotografia(* della realt3 esterna, in ,uanto non c( alcuna realt3 esterna che in s- e per s- puD essere appresa con una serie di riproduzioni )rappresentazioni*B all(eventuale riproduzione bisogna aggiungere un(interpretazione degli elementi che vi occorrono, dun,ue delle loro relazioni complessive tra di essi, nel tempo e rispetto a chi li percepisce. !n ultima istanza la verit3 )e le approssimazioni alla verit3* si manifesta come :saper vivere( )non ovviamente nel senso superficiale del savoir vivre*. Fe ,uesta la visione della 9erit3, si puD anche comprendere come si configuri la razionalit come entelechiaB nel caso dell(idea di una fondazione razionale il dubbio radicale che puD legittimamente cogliere il seguenteB cosa puD voler mai dire fondazione razionale, visto che la ragione si esercita attraverso inferenze, ed inferenze si possono trarre solo a partire da dati non ulteriormente riducibili> !n altri termini, esigere che ,ualcosa sia fondato in modo puramente razionale non e,uivale a tutti gli effetti a cancellarne ogni fondazione, giacch- nel momento stesso in cui ,ualcosa diviene razionale non ha pi< alcun valore intrinseco assoluto> =uesto un tema ed un(intuizione antichissima, per ,uanto sia stata esplicitata filosoficamente solo in tempi relativamente moderniB il senso del peccato originale nella Genesi ,uello dell(uscita da uno stato di armonioso immediato contatto col divino a causa della tentazione di conoscere )il frutto dell(albero del +ene e del @ale*. Socrate :corruttore dei giovani( e merita la cicuta in ,uanto distoglie i giovani dall(adesione immediata ai valori tradizionali per cercare di renderli consapevoli delle ragioni delle proprie credenze. Ora, che nessuna catena di inferenze possa avere valore fondativo fuor di dubbio, ma :ragione( per Husserl )come per Hegel* non affatto il mero esercizio della logica. !n ,uest(ottica perD si deve osservare anche che la stessa natura dell(altro dalla logica viene a modificarsiB il fondamento pre2inferenziale delle inferenze non n- un semplice :dato(, nun(intuizione sentimentale. !l fondamento un comportamento ambientale immanente che ci consegna continuamente :intuizioni( in presa diretta e che presupposto, come Husserl mostra, allo stesso emergere di una razionalit3

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matura. @a proprio grazie ad un(analisi come ,uella genetica avviata da Husserl vediamo la strada per conciliare la dimensione mediata propria della ragione logica con la dimensione immediata senza cui la prima non sarebbe potuta nemmeno esistereB la ragione fenomenologica non affatto interessata a sostituire all(esperienza immediata una spiegazione mediata, come invece fa il naturalismo )senti cosC perch- il cervello funziona cosC*, al contrario si tratta di riconoscere lautodatit dei fenomeni. La visione sotto Epoch/ media l(immediato in un senso del tutto diverso dalla spiegazione causaleB ciD che ci si d3 riconosciuto nei limiti in cui si d3. =uesta prospettiva ha implicazioni potenti, nonostante le apparenze mitiB mentre in una prospettiva scientistica ogni ,ual volta ci si affatica intorno ad un(entit3 fondamentale )es.B nascita, coscienza, genetica*, lo si fa con l(intento implicito o esplicito di poterlo rendere oggetto di un intervento causale, in una prospettiva fenomenologica si riconosce ,ual il limite fondativo di ciD che sappiamo e possiamo, e dun,ue si riconoscono anche i limiti cognitivi dei nostri interventi causali. /d esempio, mentre la scienza genetica puD sognare di intervenire sulla struttura genetica umana fino a creare un(inebriante )ed in,uietante* circolarit3, tale per cui il soggetto che ora siamo potrebbe intervenire sul soggetto a venire in modo da togliere alla soggettivit3 i suoi limiti )e le sue determinazioni* attuali, in un infinito :rilancio al buio(, la visione fenomenologica ci mostra come il modo di costituire i nostri saperi non ci consente di immaginare a priori gli effetti di simili interventi causali, e dun,ue ci mostra al tempo stesso come il fondamento in cui siamo ora insediati )i nostri geni nel nostro ambiente storico2naturale* non semplicemente un(opzione tra innumerevoli possibili, ma l(unica condizione che siamo in grado di comprendere, e che dun,ue interventi causali di ingegneria genetica radicale hanno propriamente un significato razionale pari ad un calcio alla radio nella speranza che funzioni meglio di prima. Come si vede, il fondamento in un(ottica fenomenologica non ciD che dogmaticamente non si pu fare )nel duplice senso di non legittimit3 ed impossibilit3 pratica*, giacch- tale limite non sufficientemente razionale da costituire un limite efficace )chi dice cosa legittimo e su che base> e se operativamente impossibile, perch- vietarlo> Limiti di ,uesto genere, proprio perch- infondati, prima o poi vengono sempre scavalcati.* !n un(ottica fenomenologica si possono scorgere limiti, nel senso di riconoscere ,uando sappiamo cosa facciamo e ,uando invece stiamo operando in modo irrazionale in ,uanto ignari delle conseguenze ed incapaci di fare tesoro di nessi eventualmente emersi. !n ultima istanza la nozione fenomenologica di razionalit3 include percezione, prassi, propensioni sensibili e capacit3 inferenziali, e colloca la dimensione inferenziale )deduttiva, induttiva ed abduttiva* nei limiti delle sue effettive capacit3. L(istanza di razionalit3 puD essere supportata come telos ideale in ,uanto non si identifica affatto con la razionalit3 logistica o naturalistica7 alla logica formale Husserl contesta l(assenza di una consapevolezza dei limiti di applicazione, che possono essere riconosciuti solo attraverso un(analisi genetica )e genealogica* dell(emergere della logica )nesso tra formalizzazione logica e scrittura*7 al naturalismo e positivismo scientifico viene contestata l(incapacit3 di sintesi con particolare riferimento

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all(incapacit3 di dar conto della soggettivit3 come condizione del darsi dei fenomeni. !n entrambi i casi l(accusa di Husserl al pensiero sedicente razionale della nostra contemporaneit3 di essere affetto da un inconsapevole irrazionalismo. Y opportuno ricordare a ,uesto punto come la disputa )gi3 presente nella prospettiva hegeliana* che accusa le scienze moderne di :astrattezza( )Hegel* o di :irrazionalit3( )Husserl* vista dal punto di vista delle scienze, e del naturalismo filosofico che delle scienze si fa paladino, come un(istanza metafisica. Aispetto al tema del significato e della natura della metafisica Husserl non prende posizione, come invece fa negli stessi anni Heidegger, che rivendica uno nuovo spazio ed una nuova forma speculativa alla metafisica. @a, al di l3 dell(uso del termine :metafisica(, la ,uestione di fondo appunto ,uella del senso di verit3 e razionalit37 se la contestazione classica )Hantiana* alla metafisica di produrre formulazioni dall(apparenza razionale ma prive della possibilit3 di verifica o falsifica, allora si dovrebbe osservare che una parte consistente delle affermazioni scientifiche moderne )e lo stesso naturalismo scientifico come teoria filosofica* sono metafisiche. !ntere branche scientifiche, come la cosmologia o la biologia evoluzionista, sono metafisiche in senso Hantiano. ;(altro canto, il vero problema concerne i criteri di verifica e falsificaB in una prospettiva fenomenologica verit3 non primariamente l(incontro di aspettative, ipotesi o intenzioni del soggetto con un sostrato obiettivo capace di :riempirle( o meno7 ciD che primariamente richiesto la descrizione del fenomeno in modo ,uanto pi< possibile impregiudicatoB prima di tentare verifiche o falsifiche necessario comprendere il contenuto che si prende in considerazione e la sua manifestazione concreta nei limiti in cui si d3. Y chiaro che ogni descrizione che implichi tratti noetici, intenzionali, che indaghi come il soggetto si indirizza ai suoi oggetti, non sottoponibile a verifica o falsifica sperimentali7 conferme o smentite possono ,ui avvenire solo nella forma di avvenuta o mancata comprensione intersoggettiva. Y importante capire che il modo di sottrarsi alla verifica di una descrizione delle premesse della verifica stessa )c determinazione del significato da mettere alla prova e della manifestazione esperienziale su cui :effettuare la prova(*, del tutto diversa dal modo di sottrarsi alla verifica di teorizzazioni su totalit3 indisponibili )come sulla totalit3 del cosmo o sull(origine evoluzionistica della coscienza*. =uando effettuiamo una descrizione od una narrazione noi determiniamo insieme e reciprocamente le parole che vi occorrono e gli oggetti cui si riferisconoB ,uesto processo puD risultare efficace o meno, perspicuo o meno, comprensibile o meno, ma non puD essere sottoposto a verifica in senso stretto. 9erifiche in senso stretto si possono dare solo ,uando c( gi3 pieno accordo circa il significato di ciD che si mette alla prova. /l contrario, descrizioni e narrazioni sono interazioni verbali in cui il contesto serve ad articolare il senso dei termini ed insieme le articolazioni verbali gi3 consolidate suggeriscono come segmentare la realt3 che sta di fronte. Le descrizioni fenomenologiche si collocano a ,uesto livello, e perciD la loro natura non :metafisica( in senso Hantiano, nonostante non siano soggette a verifica^falsifica. /l contrario proposizioni del tipoB :!l mondo creato da ;io(, :!l mondo eternamente sussistente(, :!l mondo nasce da un(esplosione(, :!l mondo stato creato ieri

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da un demone malvagio insieme alle nostre memorie fittizie circa un passato esteso(, ecc. sono tutte proposizioni che non si curano di indagare o tentar di spiegare il proprio significato, ma si pongono come proposizioni che si tratterebbe semplicemente di verificare o falsificare, laddove perD il loro significato esclude la possibilit3 di tali testB ,ueste sono proposizioni metafisiche in senso negativo. !n ,uest(ottica si capisce anche perch- Husserl dica che le vere battaglie della nostra epoca siano battaglie culturali. Y facile accusare una tale posizione di idealismo, nel senso di sopravvalutazione del ruolo delle idee e del pensiero rispetto a, si suppone, istinti o bisogni. @a ,uando si riflette in ,uesti termini non bisogna mai dimenticare che anche una visione materialista, economicista o strutturalista una unit3 ideale. ?er Husserl in effetti non ne va di una specifica teoria, ma della vera e propria capacit3 )ed inclinazione* a tentare una comprensione razionale del mondo )razionale in ,uanto include un(autocomprensione di s- nel mondo*. La minaccia che Husserl intravede nell(irrazionalismo di tipo mistico )come ,uello nazista* cosC come nell(irrazionalismo positivistico del naturalismo scientista non in una specifica teoria, ,uanto nell(implicita rinuncia alla sintesi razionale )come dogma e pregiudizio, ma anche come frammentazione ed astrazione dei saperi*. !n ,uesto senso l(Epoch/ sC un metodo, ma anche una via esistenziale7 Husserl parla dell(ingresso nella prospettiva dell(Epoch/ come di una conversione7 ma ovviamente non si tratta di una conversione ad una particolare credenza, bensC di un rivolgimento dello spirito che impara a vedere, che impara ad esercitare l(occhio della riflessione filosoficaB l(Epoch/, nella visione di Husserl, non una teoria filosofica particolare ma la via della vita filosofica in ,uanto tale. ;a ,uesto punto di vista si puD cominciar a capire in che modo la visione husserliana puD sfuggire all(accusa di etnocentrismo o di provincialismo culturaleB Husserl non si fa sostenitore di alcuna teoria particolare nel momento in cui propone il metodo fenomenologico, giacch- egli ritiene che si tratti semplicemente dell(incarnazione di ,ualun,ue metodo che miri ad una comprensione razionale del mondo. ?erciD ciD che fa la peculiarit3 dell(Occidente non ,uesta o ,uella visione del mondo occidentale, non il liberalismo piuttosto che il materialismo o il monoteismo, ma l(apertura programmatica al mondo, il tentativo sistematico di produrre giudizi non pregiudicati. ?erciD chi accusa Husserl di provincialismo culturale )etnocentrismo* per le sue pretese di essenzialit3 dell(intrapresa teoretica occidentale dovrebbe mostrare in che misura una visione sotto Epoch/ delle cose parziale od escludente. Ed inoltre chiaro che, se riuscisse davvero a mostrare la natura parziale del metodo fenomenologico, allora, nello spirito stesso di Husserl, un tale critico avrebbe esercitato la caratteristica fondamentale della razionalit3 occidentale, ovvero il rifiuto del pregiudizio e della parzialit3. L(atteggiamento filosofico nato in .recia "844 anni fa, rivolto ad un(interrogazione razionale del reale ed avverso all(accettazione irriflessa dell(opinione dell(autorit3 o di ,uella del maggior numero, ciD che ha informato la storia culturale dell(Occidente. =uesta istanza segnala un orientamento teleologico che di per s- puD incarnarsi in molti modi, spesso parziali, spesso erronei7 Husserl non sta ,ui rivendicando, ovviamente,

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l(ottimalit3 simultanea della proposta socratica e di ,uella aristotelica, del romanticismo e dell(illuminismo7 ciD che perD manifesta una peculiare superiorit3 di ,uesti insiemi di credenze rispetto a tutti gli altri il fatto che in nessun caso si trattato di ricezione passiva di proposizioni dogmaticamente tramandate, n- si tratta di apprensione di visioni del mondo strumentali a ,uesto e ,uel fine particolare, ma di tentativi di guardare con occhi impregiudicati il mondo e di estrarne la verit3. ?er ,uesta stessa ragione nessuna determinazione concettuale di proposizioni considerate vere puD essere effettivamente all(altezza del 9eroB anche laddove la 9erit3 fosse stata gi3 detta nel modo pi< adeguato e completo da ,ualcuno )come si ritenne a lungo per /ristotele*, il compito del soggetto razionale non di ereditare delle proposizioni, ma di comprenderle criticamente, di ripensarle, e solo eventualmente di aderirvi. Ogni pensiero vero deve essere sempre di nuovo ripensato per esistere come verit3B niente di ciD che possa essere ereditato in modo soltanto estrinseco, come un monile che passa di mano, ha valore di verit3 )n- dun,ue sensatezza*. =uesto peraltro non significa ovviamente che Husserl sottovaluti il valore dell(eredit3 culturale. =uesto in effetti il punto su cui Husserl pi< prossimo a HegelB l(eredit3 culturale fondamentale ed ciD che ci costituisce come ,uei soggetti che siamo7 tuttavia affinch- tale eredit3 culturale sia appropriatamente ereditata necessario che essa sia appresa come 9erit3. La Ftoria in ,uesto senso non semplicemente il magazzino di tutte le cose passate rammentabili, ma la trasmissione attiva dei contenuti ritenuti veri. La Ftoria non semplicemente una strutturazione narrativa di eventi passati, ma si pone come verit3 degli eventi passati, verit3 che per ciD stesso implica una selezione ed un modellamento, un(interpretazione. =uesto ovviamente anche un punto da sempre controverso nel resoconto hegeliano dell(essenza della storia, e le medesime obiezioni sembrerebbero potersi esercitare verso Husserl La filosofia della storia hegeliana spesso considerata un cattivo esempio di verit3 storica, anzi un esercizio di distorsione. Ora, in un(ottica husserliana ,uesta considerazione potrebbe essere condivisa senza modificare affatto l(adesione alla visione di fondo. !l contrasto ideale che si potrebbe rintracciare tra la visione della storia come eredit3 razionale in Husserl ed in Hegel forse riassumibile in ,uesti terminiB Hegel ritiene che la Ftoria come res gestae sia razionale per virt< propria e che perciD essa preservi sempre tutto ciD che di essenziale, degno e vero si sia verificato, incerandolo )1ufhebung* in una incarnazione successiva. CosC la tragedia del crollo del mondo greco in effetti solo il passaggio del testimone alla cultura latina che della cultura greca si fa erede selettivo, contribuendovi con la solidit3 dello stato e del diritto in un modo ignoto al mondo greco. @a in una visione husserliana ciD, pur non essendo escluso, non affatto garantitoB non c( alcuna garanzia che l(essenziale si inveri, cio continui ad esistere preservandosi per le generazioni future in forma dinamica. ?iuttosto, la visione che Husserl ci propone ,uella fichtiana di una Ftoria come dimensione del telos, del valore, del dover2 essere, privo di garanzie metafisiche. !n altri termini, non detto che la Ftoria sia 9era e Aazionale, ma appartiene alla teleologia immanente all(uomo di desiderare che essa sia 9era e Aazionale7 non detto che la

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Ftoria sia eredit3 compiuta di ciD che di virtuoso e meritorio accaduto nel passato, ma appartiene alla teleologia umana desiderare che la Ftoria sia tale eredit3.

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