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Capitolo secondo

IL PROBLEMA DEI TIPI


NELLA PSICOLOGIA DELLA PERSONALIT
Nella storia della psicologia si sono confrontate diverse teorie
sulla personalit umana e sul suo sviluppo e diverse definizioni del
termine personalit. Eysenck (1990) sostiene che il termine
personalit pu essere inteso in un senso ampio (personalit
w
)
o in un senso pi specifico (personalit
n
). Quando viene inteso nel
senso ampio il termine personalit include sia le abilit cogniti-
ve (e, quindi, lintelligenza) che quelle non cognitive. Quando vie-
ne inteso nel senso pi specifico include solo le attivit non cogni-
tive. Cattell, ad esempio, intende il termine personalit nel sen-
so pi ampio (Cattell, Eber e Tatsuoka, 1970).
Tra le pi importanti teorie della personalit vi sono le teorie
dei tipi e quelle dei tratti. Tra i fautori delle prime troviamo so-
prattutto Jung (1921); tra i fautori delle seconde diversi autori tra
i quali possiamo citare Cattell (Cattell, Eber e Tatsuoka, 1970) ed
Eysenck (Eysenck ed Eysenck, 1975). Con il termine tratti in-
tendiamo quelle disposizioni della personalit, per lo pi ritenute
in buona parte di origine genetica (Eysenck, 1990), e quindi diffi-
cilmente modificabili, che influenzano il comportamento umano
in modo stabile. I tratti si oppongono agli stati che sono definiti
come disposizioni transitorie della personalit che, in quanto tali,
sono, allopposto, contingenti e facilmente modificabili. Ad esem-
pio, lansia pu essere sia un tratto che uno stato. Una persona con
unansia di tratto elevata reagisce, ad esempio, alla necessit di do-
ver andare dal dentista con molta pi ansia rispetto alla persona
con unansia di tratto bassa. Lo stesso avviene nel caso di una per-
sona con una elevata ansia di stato. Lunica differenza che, men-
tre la prima tende ad essere ansiosa in tutte le situazioni, la secon-
da pu esserlo solo quando deve andare dal dentista e, al limite, in
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poche altre situazioni. Il fattore Nevroticismo di Eysenck una va-
lida misura dellansia di tratto.
Non tutti gli studiosi sono daccordo sulla distinzione stati-trat-
ti. Allen e Potkay (1981), ad esempio, affermano che tale distin-
zione arbitraria e non ha alcuna base scientifica. Secondo loro es-
sa permette di effettuare spiegazioni post-hoc che, in quanto tali,
non sono dotate di alcun valore obiettivo.
I tratti rappresentano delle variabili latenti della personalit,
nel senso che essi, pur causando il comportamento umano in mo-
do diretto o indiretto, non sono osservabili direttamente. La loro
presenza pu solo essere inferita.
I tipi si differenziano dai tratti essenzialmente per il fatto che
rappresentano variabili discrete, invece che continue. Una descri-
zione tipologica suppone che una o poche caratteristiche descri-
vano adeguatamente tutte le persone (i tratti possono essere, inve-
ce, in numero maggiore, perlomeno quelli di primo ordine). Per
esempio, lestroversione e lintroversione nel senso junghiano del
termine sono opposti dicotomici (Jung, 1921), mentre lestrover-
sione nella teoria dei tratti (si veda, ad esempio, Eysenck ed Ey-
senck, 1975) una delle due polarit di un continuum che va dal-
lintroversione allestroversione.
I tratti sono utilizzati nelle teorie della personalit per rispon-
dere a due domande fondamentali (Kline, 1993b): 1) quali sono i
determinanti del comportamento; 2) qual la struttura della per-
sonalit, ossia come i tratti sono correlati fra loro.
Attualmente le teorie dei tratti sono certamente considerate
pi scientifiche rispetto a quelle dei tipi. Lo studioso della perso-
nalit che si rif alle teorie dei tratti ritiene che la personalit non
sia nientaltro che la somma dei tratti di un individuo e che questi
tratti siano in grado di spiegare il comportamento osservato delle
persone. Essi vengono definiti anche latenti, come si gi avu-
to modo di rilevare, proprio perch sono dietro ai comporta-
menti manifesti ed in qualche modo li determinano. Pertanto,
importante capire quanti e quali sono i tratti nonch qual la re-
lazione tra tratti e comportamento. Tutto ci rientra nel cosiddet-
to modello psicometrico della personalit, anche se non vi una
corrispondenza assoluta tra tale modello e le teorie dei tratti, in
quanto vi sono teorie dei tratti non basate sulla psicometria. In al-
tre parole, i tratti rappresentano variabili latenti (ossia non osser-
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vabili direttamente) che spiegano il comportamento umano mani-
festo, inteso, quindi, nel senso behavioristico del termine.
Le teorie dei tratti
Le teorie dei tratti
1
della personalit pi note sono, in ordine
storico, quella di Cattell, quella di Eysenck e quella dei Cinque
grandi fattori della personalit (teoria dei Big Five). Queste tre
non sono le uniche teorie dei tratti esistenti. Le citiamo in questa
sede, a differenza delle altre, non solo per lindiscutibile impor-
tanza che hanno avuto e che continuano ad avere, ma anche per-
ch sono le tre teorie dei tratti di derivazione psicometrica pi im-
portanti. Esaminiamole, pertanto, in modo dettagliato.
La teoria di Cattell. Secondo Cattell (Cattell, Eber e Tatsuoka,
1970) i tratti primari costitutivi della personalit sarebbero sedici.
Li indichiamo utilizzando le stesse lettere che usa Cattell unita-
mente ad una breve definizione di una delle due polarit che li ca-
ratterizzano, quella cio corrispondente al punteggio basso (la po-
larit corrispondente al punteggio alto , ovviamente, lopposto di
quella qui descritta):
A - distaccato, freddo;
B - superficiale, inintelligente;
C - immaturo, labile;
E - deferente, mite;
F - rigido, depresso;
G - incostante, volubile;
H - timido, impacciato;
I - duro, realista;
L - fiducioso, tollerante;
M - convenzionale, pratico;
N - ingenuo, sprovveduto;
O - tranquillo, sicuro;
Q
1
- conservatore, tradizionalista;
Q
2
- dipendente, imitativo;
9
1
La discussione presentata in questo paragrafo ripresa in parte da Kline
(1983; 1993b).
Q
3 -
indolente, incontrollato;
Q
4
- rilassato, placido.
Questi tratti sono misurati soprattutto dal 16 PF (Cattell, Eber
e Tatsuoka, 1970). Essi sono stati derivati da Cattell utilizzando la-
nalisi fattoriale e dovrebbero, a suo dire, essere tratti universali ca-
ratterizzanti lintera esperienza umana. Per essere per pi precisi,
questi non sono per Cattell gli unici tratti della personalit; sono,
comunque, i pi significativi, nel senso che spiegherebbero la mag-
gior parte della varianza della personalit degli adulti normali.
Sottoponendo ad analisi fattoriale questi 16 fattori primari Cat-
tell ha ottenuto i seguenti fattori di secondo ordine (ne indichia-
mo entrambe le polarit):
1) introversione / estroversione;
2) bassa ansiet / alta ansiet;
3) sensibilit / ostinatezza;
4) dipendenza / indipendenza.
Cattell ha anche identificato un certo numero di fattori della
personalit anormali che sono misurati dal Clinical Analysis Que-
stionnaire (Krug, 1980). Questi fattori sono:
D1 - ipocondria;
D2 - depressione suicida;
D3 - agitazione;
D4 - depressione ansiosa;
D5 - depressione con scarsa energia (low energy depression);
D6 - colpa e risentimento;
D7 - noia e ritiro;
Pa - paranoia;
Pp - deviazione psicopatica;
Sc - schizofrenia;
As - psicastenia;
Ps - inadeguatezza psicologica.
Anche se questi fattori della personalit anormale hanno at-
tendibilit sufficienti (circa .70), la loro validit tuttaltro che ben
dimostrata. I fattori della personalit anormale di Cattell sono sta-
ti, infatti, molto meno studiati di quelli relativi alla personalit nor-
male.
Ritornando ai fattori della personalit normale di Cattell, ne-
cessario chiarire che egli li ha derivati da valutazioni della perso-
nalit basate su descrizioni lessicali ricavate da un dizionario. La-
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nalisi fattoriale di queste descrizioni rivel 12 fattori che Cattell
chiam fattori L (da life che significa vita). Il 16 PF misura,
pertanto, questi 12 fattori pi altri 4 fattori gi riscontrati prece-
dentemente (fattori da Q
1
a Q
4
).
Lattendibilit delle scale di Cattell tuttaltro che ottimale, da-
to che ben 10 scale su 16 hanno attendibilit inferiori a .70, che
considerato il livello di attendibilit minimo indispensabile per un
questionario di personalit (Kline, 1993a).
La validit di costrutto del 16 PF stata verificata sia nellam-
bito della psicologia clinica che della psicologia del lavoro (vedi, al
riguardo, Cattell, Eber e Tatsuoka, 1970). Vi un certo supporto
anche per quel che riguarda le applicazioni nellambito della psi-
cologia delleducazione, in particolare nelle correlazioni con il
successo scolastico. Vi anche una forte evidenza che questi fat-
tori siano geneticamente determinati (Cattell, 1982).
Nonostante tutto ci vi sono molti dubbi sulla validit del si-
stema di Cattell al di fuori del gruppo dei suoi collaboratori. Uno
dei problemi principali che i fattori di Cattell sono difficilmente
replicabili. Forse la pi importante ragione di ci che egli ha usa-
to .19 come cut-off point per individuare le saturazioni salienti.
Anche se .19 statisticamente significativo in campioni numerosi,
una saturazione di questa entit spiega comunque solo il 3.61%
della varianza di un item.
Un ulteriore problema che Cattell indica i suoi fattori con no-
mi da lui inventati (quali Threctia e Praxernia) allo scopo di evitare
confusioni, rischio che avrebbe corso se avesse usato termini tratti
dal linguaggio quotidiano. Ci li rende per difficilmente interpre-
tabili per chi sia al di fuori del suo sistema. Per tale motivo abbiamo
cercato di non usare tali termini nella descrizione dei suoi fattori.
Kline e Barrett (1983) ottennero solo sette fattori di primo or-
dine dal 16PF e due di secondo ordine (Ansiet ed Estroversione).
Inoltre, diversi item saturavano su pi di una scala. Problemi si-
mili sono stati riscontrati anche da altri autori. Pertanto, la teoria
di Cattell con i suoi 16 fattori non appare essere una spiegazione
adeguata della varianza della personalit umana.
Una delle ragioni di tale fallimento pu essere dovuta al fatto
che, a causa delle difficolt di calcolo tipiche dellepoca in cui Cat-
tell condusse le sue ricerche, i 12 fattori L furono identificati utiliz-
zando una forma semplificata di analisi fattoriale. Ci potrebbe
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aver fatto s che i fattori siano stati identificati in modo erroneo. Al-
cuni lavori sul 16 PF di Cattell (vedi, ad esempio, Boyle, 1989) han-
no riscontrato in esso sostanzialmente i cinque grandi fattori che at-
tualmente si ritiene spieghino la maggior parte della varianza della
personalit. In ogni caso, anche se non vi concordanza tra i diver-
si autori (Kline e Barrett hanno riscontrato, come si diceva, sette fat-
tori) vi comunque accordo sul fatto che il 16 PF non sia costituito
dai sedici fattori cattelliani, ma da un numero inferiore.
Il 16 PF contiene pertanto, almeno in parte, i cinque grandi fat-
tori della personalit (a livello di secondo ordine essenzialmente
lEstroversione e lAnsiet). Ci pu spiegare perch in certi con-
testi (ad esempio, nella selezione del personale) esso continui ad
essere utilizzato e perch in essi funzioni abbastanza bene. Dal-
tronde difficile che, utilizzando ben 16 scale, non si riscontrino
differenze tra diversi gruppi occupazionali.
Kline e Barrett (1983) hanno fornito una ulteriore possibile
spiegazione di ci. Essi ritengono, in base alle loro ricerche sul 16
PF, che tale questionario, mentre non funziona a livello di item, ap-
pare funzionare molto meglio a livello scalare. Ci potrebbe, a lo-
ro parere, essere dovuto al fatto che gli item non funzionano a cau-
sa di errori che, a livello scalare, si annullano reciprocamente.
In ogni caso, da questa nostra sommaria discussione si ricava
che il modello dei tratti della personalit di Cattell attualmente
non pi riconosciuto valido. Il contributo di Cattell rimane,
per, enorme soprattutto per quel che riguarda lapplicazione del-
lanalisi fattoriale ai costrutti psicologici.
La teoria di Eysenck. La teoria di Eysenck una teoria trifatto-
riale, cio basata su tre fattori: Estroversione (E), Nevroticismo
(N) e Psicoticismo (P).
Eysenck nellarco della sua attivit scientifica ha costruito una
serie di test di personalit per misurare questi tre fattori, ciascuno
dei quali ha rappresentato un miglioramento rispetto ai preceden-
ti. Essi sono, in ordine di tempo, il Maudsley Medical Question-
naire (Eysenck, 1952), che misurava il Nevroticismo, il Maudsley
Personality Inventory (Eysenck, 1959), che misurava lEstrover-
sione ed il Nevroticismo, lEysenck Personality Inventory (Ey-
senck ed Eysenck, 1964), che misurava le stesse due variabili con
in pi una scala Lie (L) per misurare la dissimulazione (di questo
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strumento furono realizzate due forme alternate, A e B), e lEy-
senck Personality Questionnaire (EPQ; Eysenck ed Eysenck,
1975), che misura lEstroversione, il Nevroticismo e il nuovo fat-
tore di Psicoticismo (oltre alla Lie). Di questo questionario usci-
ta successivamente una nuova versione chiamata Eysenck Perso-
nality Questionnaire Revised (EPQ-R; Eysenck, Eysenck e Bar-
rett, 1992) che si discosta poco dalla precedente. Successivamen-
te Eysenck ha realizzato lEysenck Personality Profiler (Eysenck e
Wilson, 1991), che si differenzia dagli altri questionari di questo
autore principalmente per il fatto che le scale di Estroversione,
Nevroticismo e Psicoticismo sono state suddivise ciascuna in tre
sottoscale, per cui oltre ad un punteggio totale possibile per que-
ste tre dimensioni ottenere anche un punteggio relativo alle sotto-
dimensioni che le compongono.
Il fattore N basato sulle valutazioni della personalit di pa-
zienti nevrotici. Sottoponendo queste valutazioni allanalisi fatto-
riale emergeva il fattore Nevroticismo. Il fattore P stato osserva-
to nelle ricerche su persone anormali, soprattutto psicotici, men-
tre il fattore E deriva dagli studi fattoriali di Guilford. Descrivia-
mo ora rapidamente il pi noto test di Eysenck, lEysenck Perso-
nality Questionnaire.
LEPQ costituito da quattro scale:
1) Estroversione: lestroverso socievole e ricerca la compa-
gnia degli altri, laddove lintroverso tende a non ricercare la com-
pagnia ed a stare da solo;
2) Nevroticismo: la persona che ha un punteggio elevato su que-
sto fattore preoccupata ed ansiosa, laddove la persona che ha un
punteggio basso lo ovviamente molto meno o non lo affatto;
3) Psicoticismo: la persona con un punteggio elevato su questo
fattore manca di empatia, dura e spietata ed alla continua ri-
cerca di sensazioni forti, laddove quella con un punteggio basso
presenta le caratteristiche opposte. Ad esempio, i criminali hanno
punteggi elevati su questo fattore;
4) Scala Lie (L), ossia scala delle bugie: questa una scala di
controllo, nel senso che serve ad individuare coloro che danno ri-
sposte socialmente desiderabili.
Sia le attendibilit per consistenza interna che quelle test-retest
di tutte le scale sono generalmente maggiori di .70, con leccezio-
ne delle attendibilit della scala P che sono un poco inferiori.
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Le scale dellEPQ reppresentano i fattori meglio validati nella
teoria della personalit. Infatti, la struttura fattoriale dellEPQ
esattamente quella che ci si aspetterebbe in base alla teoria, nel
senso che ciascuno degli item delle varie scale satura in genere so-
lo la scala di appartenenza. La buona struttura fattoriale di questo
questionario stata dimostrata da diverse ricerche sia al livello de-
gli item che a livello scalare e, tra le altre, dallanalisi fattoriale con
rotazione obliqua effettuata da Kline e Barrett (1983) e dallanali-
si fattoriale confermatoria di Helmes (1989). Pertanto, possiamo
affermare che lEPQ costituito da tre chiari fattori (oltre, ovvia-
mente, alla scala Lie). Il problema , per, quello di verificare co-
sa misurano questi fattori. Questo stato fatto soprattutto stu-
diando: a) lereditabilit dei tre fattori, b) i loro correlati fisiologi-
ci e c) la relazione con diversi criteri esterni.
Le ricerche effettuate fino ad oggi dimostrano che E, N e P so-
no in larga misura ereditabili. Eaves, Eysenck e Martin (1988) in
uno studio basato su 500 gemelli mostrarono che queste variabili
hanno una elevata ereditabilit e che circa il 70% della varianza
determinata da fattori genetici. Secondo Eysenck (1990) gli effet-
ti genetici sulla personalit sono piuttosto specifici. La determina-
zione genetica influenza non solo le dimensioni della personalit
(E, N e P), ma anche le risposte ai singoli item.
Eysenck (1967) ha descritto la base fisiologica di questi fattori.
LEstroversione stata collegata alleccitabilit del sistema nervo-
so centrale, in particolare alleccitabilit corticale (attivit della
formazione reticolare), il Nevroticismo alla labilit del sistema ner-
voso autonomo, in quanto ha le sue basi nel sistema limbico, e lo
Psicoticismo al livello di diverse secrezioni ormonali ed, in parti-
colare, al livello di androgeni. Cos, ad esempio, gli estroversi han-
no una bassa eccitazione. Essi amano vivere tra i rumori ed ama-
no le situazioni rumorose come stare in un locale pubblico. Gli in-
troversi, allopposto, amano la quiete e la tranquillit e non sop-
portano i rumori. Gli introversi sono, inoltre, pi facilmente con-
dizionabili degli estroversi e le loro risposte sono pi resistenti al-
lestinzione.
I fattori di Eysenck sono stati correlati con diversi criteri
esterni. Ad esempio, questi fattori sono stati correlati con le ne-
vrosi, il fumo e la criminalit, tanto per fare solo alcuni esempi.
P ed N discriminano tra pazienti psichiatrici e soggetti normali.
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Gli schizofrenici ed i criminali presentano i punteggi pi elevati,
seguiti dai tossicodipendenti, dai pazienti con disturbi della per-
sonalit e da coloro che commettono crimini a sfondo sessuale.
Inoltre, P ed N sono ortogonali, ossia non correlati. Eysenck ha
discusso anche, in diverse occasioni, le relazioni reciproche tra la
sua teoria della personalit e la psicoterapia, in particolare quel-
la comportamentale.
Ovviamente la presenza di una elevata validit di costrutto, co-
me il caso delle variabili in questione, d ad esse un significato
psicologico. Esse non possono essere, pertanto, considerate varia-
bili bloated specific (basate su item sinonimici, ma che non mi-
surano alcun costrutto o tratto sottostante), come le definisce Cat-
tell (1973), ma variabili che hanno un significato psicologico defi-
nito. Esse non sono, pertanto, dei semplici artefatti dellanalisi fat-
toriale come avviene con le variabili bloated specific.
I fattori di Eysenck rappresentano un esempio unico nellam-
bito della teoria della personalit. Essi sono, infatti, replicabili,
correlano con criteri esterni, hanno elevati indici di ereditabilit e
chiare implicazioni fisiologiche. Kline e Barrett (1983) in una ana-
lisi dei fattori presenti in differenti questionari di personalit uti-
lizzati con soggetti normali hanno riscontrato che i tre fattori di
Eysenck pi un quarto fattore (ossessivit) sono gli unici fattori
chiari e replicabili esistenti nellambito della personalit.
Attualmente i fattori di Eysenck sono considerati superfattori
(ossia fattori di secondo ordine) piuttosto che dei semplici fattori
di primo ordine. Due di essi (Estroversione e Nevroticismo) cor-
rispondono, infatti, a due dei fattori di secondo ordine di Cattell
(exvia ed ansiet). Essi corrispondono anche a tre dei cinque gran-
di fattori della personalit (Big Five).
A questo riguardo, importante citare la posizione di Cattell
(Cattell e Kline, 1977) secondo il quale Eysenck avrebbe ottenuto
fattori di secondo ordine scegliendo di ruotare meno fattori di
quanto sarebbe stato necessario. Eysenck in verit non ha mai ne-
gato, come abbiamo gi rilevato, che i suoi fattori siano in realt di
secondo ordine. Infatti, egli afferma in pi occasioni (ad esempio,
Eysenck, 1978, cit. in Kline e Barrett, 1983) che i fattori primari
sono troppo instabili per essere misurati efficacemente.
Recentemente Eysenck ha studiato un numero di fattori pri-
mari, ad esempio nellEysenck Personality Profiler (Eysenck e
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Wilson, 1991), tra i quali lassertivit, limpulsivit e lansiet (que-
stultima rappresenta una componente del Nevroticismo).
La teoria dei Big Five. Allo stato attuale la teoria dei cinque gran-
di fattori della personalit (teoria dei Big Five) considerata quel-
la maggiormente in grado di spiegare la varianza dei test psicolo-
gici di personalit. Il termine Big Five stato usato per la prima
volta da Goldberg (1981), anche se fu Norman (1963) a dar inizio
ad un lavoro approfondito sui cinque grandi fattori. Questo mo-
dello trae origine dallapproccio lessicografico allo studio della
personalit, secondo il quale il linguaggio naturale (e, quindi, il vo-
cabolario) pu essere usato come base per cercare termini che de-
scrivano la personalit.
Secondo questa teoria, vi sono cinque grandi fattori della per-
sonalit, che sono misurati dalla maggior parte dei test (anche da
quelli non specificamente designati a questo scopo):
1) Estroversione. Il polo positivo di questo fattore rappre-
sentato dallemozionalit positiva e dalla socialit, laddove quello
negativo rappresentato dallintroversione, ossia dalla tendenza
ad esser presi pi dal proprio mondo interno che da quello
esterno. Gli introversi sono, infatti, meno socievoli. Questo fatto-
re corrisponde al fattore Estroversione di Eysenck;
2) Amicalit. Il polo positivo di questo fattore rappresentato
da cortesia, altruismo e cooperativit; il polo negativo da ostilit,
insensibilit ed indifferenza;
3) Coscienziosit. Questo fattore contiene nel suo polo positi-
vo gli aggettivi che fanno riferimento alla scrupolosit, alla perse-
veranza, alla affidabilit ed alla autodisciplina e, nel suo polo ne-
gativo, gli aggettivi opposti;
4) Nevroticismo. Il polo positivo di questo fattore rappre-
sentato da vulnerabilit, insicurezza ed instabilit emotiva. Il polo
opposto rappresentato dalla stabilit emotiva, dalla dominanza e
dalla sicurezza. Tale fattore corrisponde al fattore Nevroticismo di
Eysenck;
5) Apertura allEsperienza. Il polo positivo di questo fattore
rappresentato da creativit, anticonformismo ed originalit. Il po-
lo opposto , invece, identificato dalla chiusura allesperienza, os-
sia dal conformismo e dalla mancanza di creativit ed originalit.
Alcuni autori definiscono questo fattore intelligenza e ne consi-
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derano aspetti centrali la cultura e la capacit di adattarsi allam-
biente. Il suo polo negativo sarebbe, quindi, definito come man-
canza di intelligenza. Questo fattore alquanto controverso, an-
che perch non tutti gli autori sono disponibili a considerare lin-
telligenza allinterno di una teoria della personalit. McCrae
(1993-94), ad esempio, afferma che non vi relazione tra il fatto-
re di Apertura allEsperienza e lintelligenza psicometrica. Secon-
do questo autore, si tratta di due costrutti diversi, sia pure con de-
gli aspetti in comune. Uno studio recente di Holland, Dollinger,
Holland e MacDonald (1995) ha invece riscontrato una relazione
positiva tra tale fattore, misurato dal NEO Personality Inventory
(NEO-PI; Costa e McCrae, 1985), ed i QI, verbale, di performan-
ce e totale della Wechsler Adult Intelligence Scale - Edizione rivi-
sta (WAIS-R; Wechsler, 1981). Lanalisi della regressione multipla
mostrava che le cinque scale del NEO-PI spiegavano proporzioni
significative della varianza dei tre QI della WAIS-R. Il fattore di
Apertura allEsperienza era il miglior predittore dei tre QI della
WAIS-R. Risultati del tutto simili sono stati riscontrati in un grup-
po di soggetti anziani da Saggino e Balsamo (in stampa).
Bisogna aggiungere che i nomi da noi utilizzati sono i pi dif-
fusi per indicare questi cinque fattori, ma non gli unici. Infatti, al-
cuni autori utilizzano nomi diversi per indicarli. Ad esempio,
Mentalit Dura (Tough-mindedness) sinonimo di Amicalit e
Convenzionalit sinonimo di Apertura allEsperienza. Per esse-
re precisi, il primo dei due termini di queste due coppie rappre-
senta un modo di denominare il polo negativo dei fattori Amica-
lit ed Apertura allEsperienza.
I fattori della teoria dei Big Five sono stati riscontrati in diver-
se popolazioni, in diverse et ed in studi basati sia su questionari
che sul linguaggio naturale. Inoltre, come si accennava pocanzi,
diverse ricerche hanno riscontrato i Big Five anche in analisi fat-
toriali di importanti test di personalit non basati su questa teoria.
Ad esempio, McCrae e Costa (1989a) hanno somministrato agli
stessi soggetti sia il MBTI Forma G che il NEO Personality In-
ventory, dimostrando che il MBTI misura anchesso alcuni aspet-
ti dei Big Five (risultati del tutto corrispondenti sono stati ottenu-
ti anche da MacDonald, Anderson, Tsagarakis e Holland, 1994).
Digman (1990) ha riconosciuto i cinque fattori in sei diversi studi
precedenti sulla struttura della personalit.
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Basandosi sulla teoria dei Big Five, al cui sviluppo hanno sen-
za dubbio contribuito, McCrae e Costa hanno costruito quello che
senza dubbio il test pi noto ed utilizzato tra quelli che misura-
no questi cinque grandi fattori della personalit, il gi citato NEO-
Personality Inventory. Questo test ha una buona attendibilit, in
quanto tutte le scale presentano coefficienti maggiori di .70. Levi-
denza circa la validit di questo strumento risiede non solo nelle
ricerche che lo hanno utilizzato, ma anche nella forza della teoria
che lo ha generato. Ovviamente tutto ci pu solo significare che
questi fattori esistono, ma non necessariamente che misurino qual-
cosa. In altre parole, indispensabile verificarne anche la validit
esterna. Per rispondere a questa obiezione McCrae e Costa
(1989b) hanno localizzato nello spazio fattoriale della personalit
i cinque fattori del NEO-PI utilizzando come criterio una forma
del NEO-PI che viene completata dai conviventi (mariti, mogli,
genitori e cos via), liste di aggettivi ed informazioni biografiche.
Comunque, secondo Kline (1993b), vi un problema metodolo-
gico in questa ricerca. McCrae e Costa (1989b) hanno utilizzato la
rotazione fattoriale Procrustes che notoriamente facilmente in
grado di identificare matrici di dati predeterminate in un insieme
di dati casuali ed , pertanto, priva di qualsiasi attendibilit. Inol-
tre, sarebbe opportuno utilizzare correlazioni con criteri esterni
che non siano test di personalit (sia pure somministrati a convi-
venti), perch studiare la validit di un test esclusivamente utiliz-
zando le correlazioni con altri test non certo sufficiente per ave-
re tutte le informazioni necessarie a verificare se un test valido
(Kline, 1993a). Questo un problema che, come abbiamo gi
scritto nel precedente paragrafo, stato invece superato dallEPQ
di Eysenck.
Del NEO-PI stata recentemente proposta una nuova versio-
ne, chiamata NEO Personality Inventory- Revised (NEO-PI-R;
Costa e McCrae, 1992). Un test sulla teoria dei Big Five di autori
italiani il Big Five Questionnaire (BFQ; Caprara, Barbaranelli e
Borgogni, 1993).
Draycott e Kline (1995) sottoposero ad analisi fattoriale con-
giunta e ad analisi della correlazione canonica sia il NEO-PI che
lEPQ-R, ottenendo tre fattori. Essi sostengono che, anche se il
NEO-PI spiega una percentuale di varianza maggiore rispetto al-
lEPQ-R, essa non forma nuovi fattori aventi un significato psico-
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logico. Inoltre, una elevata percentuale della varianza comune ai
due strumenti spiegata dai due fattori eysenckiani di Estroversio-
ne e Nevroticismo. Saggino (2000) in uno studio tendente a repli-
care quello di Draycott e Kline (1995) ha ottenuto risultati sostan-
zialmente simili, utilizzando il NEO-PI-R ed il BFQ, pur riscon-
trando quattro fattori. Sembrerebbe, pertanto, esservi una certa
corrispondenza tra la teoria eysenckiana e quella dei Big Five.
Se esaminiamo ci che abbiamo scritto fino ad ora in questo
capitolo, ne ricaviamo, pertanto, che esistono solo due fattori la
cui esistenza stata sufficientemente dimostrata ed il cui signifi-
cato appare chiaro: Estroversione e Nevroticismo. Essi hanno una
adeguata validit di costrutto e, secondo Kline e Barrett (1983), so-
no fattori di secondo ordine. Sugli altri fattori ed, in particolare,
su quelli di primo ordine vi sono molte pi incertezze. Ad esem-
pio, Eysenck (1992) afferma che lAmicalit e la Coscienziosit
fanno parte entrambe del fattore Psicoticismo, rappresentandone
due delle componenti del polo negativo. Pertanto, sono ancora di-
versi i punti irrisolti riguardanti le teorie dei tratti.
La teoria dei tipi psicologici
In questo paragrafo discuteremo della teoria dei tipi psicologi-
ci riferendoci sicuramente a Jung, che ne lautore pi rappre-
sentativo, ma anche, e soprattutto, a Katharine C. Briggs ed Isabel
Briggs Myers (Myers, 1962; Myers e McCaulley, 1985). Questo
perch, come si gi avuto modo di notare nel capitolo preceden-
te, la teoria sottostante il Myers-Briggs solo fino ad un certo pun-
to corrispondente a quella di Jung. Dati gli obiettivi del presente
lavoro, ovviamente importante fare riferimento, pi che alla teo-
ria originaria di Jung, alla rielaborazione cui lhanno sottoposta le
succitate autrici.
Secondo la teoria dei tipi psicologici, le differenze tra le perso-
ne non sono dovute al caso, ma piuttosto ad alcune differenze di
base nelle loro preferenze. La teoria dei tipi basata su due atteg-
giamenti e quattro funzioni.
I due atteggiamenti. Lestroversione e lintroversione sono nella
teoria dei tipi psicologici i due atteggiamenti complementari verso
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la vita. Nellatteggiamento estrovertito lattenzione rivolta verso
il mondo esterno degli oggetti e delle persone. Le persone estro-
verse tendono, ad esempio, ad essere socievoli, orientate allazio-
ne ed impulsive. Nellatteggiamento introvertito lattenzione ri-
volta verso il mondo interno delle idee. Le persone introverse ten-
dono ad essere, per esempio, contemplative, solitarie ed a basarsi
sui concetti pi che sulle esperienze esterne.
Secondo Jung lintroversione e lestroversione rappresentano
due atteggiamenti del tutto normali della personalit, entrambi
egualmente utili per la societ. Jung, pertanto, non riconosce lac-
cezione negativa che, a volte, viene data nel linguaggio comune al-
la parola introversione.
Le quattro funzioni. Secondo Jung (1921), ciascuna persona uti-
lizza quattro funzioni mentali di base denominate sensazione, in-
tuizione, pensieroe sentimento. Le funzioni sono per Jung (1921)
delle attivit psichiche stabili che rimangono eguali a se stesse con
il variare delle condizioni. Secondo Myers e McCaulley (1985), i
sedici tipi differiscono solo nellimportanza che assegnano a cia-
scuna funzione e negli atteggiamenti (introversione ed estrover-
sione) in cui utilizzano ciascuna funzione.
A questo punto importante che introduciamo i termini per-
cezione e giudizio. La percezione rappresenta la modalit con la
quale si diviene consapevoli di cose, persone o idee. Il giudizio, in-
vece, include le varie modalit di giungere a delle conclusioni su
ci che stato percepito.
Tutte le attivit percettive sono divise da Jung in due categorie:
la sensazione e lintuizione. Entrambe sono definite funzioni irra-
zionali, ossia non influenzate, o scarsamente influenzate, dalla cri-
tica razionale. La sensazionesi riferisce a tutte quelle percezioni
che passano attraverso i sensi. Le persone che preferiscono la
percezione possono essere definite realiste e pratiche. Lintuizione
si riferisce alla percezione di possibilit, relazioni e significati. Lin-
tuizione , per Jung, una percezione attraverso linconscio che
mette in relazione oggetti od eventi che non sono apparentemen-
te correlati. In questo senso lintuizione legata particolarmente
alla creativit, in quanto ne rappresenta forse laspetto principale.
Vi sono anche due tipi di giudizio, per lesattezza il pensiero ed
il sentimento, che Jung definisce funzioni razionali, in quanto si
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esprimono in accordo alla ragione. Il pensiero cerca di creare con-
nessioni logiche tra le idee basate su principi di causa ed effetto.
Essendo basato sulla logica, il pensiero tende ad essere imperso-
nale. Le persone che preferiscono il pensiero sono, infatti, logiche,
precise e critiche. Il sentimento una funzione che si pone lo-
biettivo di giungere a delle decisioni determinando i relativi valo-
ri e meriti delle diverse alternative tra le quali bisogna decidere. La
funzione del sentimento meno impersonale ed oggettiva del pen-
siero, in quanto le persone che preferiscono il sentimento prendo-
no le decisioni non basandosi essenzialmente sulla logica, ma sul-
la comprensione dei punti di vista altrui. Pur essendo il sentimen-
to una funzione non logica (o meno logica), nondimeno essa per
Jung basata sulla razionalit. La distinzione ormai classica in psi-
cologia tra tough-minded andtender-minded ha per lappun-
to a che fare con la differenza tra il pensiero ed il sentimento.
Lorientamento verso il mondo esterno: il giudizio e la percezione.
Mentre Jung descrisse chiaramente i due atteggiamenti (estrover-
sione ed introversione) e le quattro funzioni (sensazione, intuizio-
ne, pensiero e sentimento), il giudizio e la percezione sono solo im-
pliciti nellopera di Jung. Essi sono in realt stati descritti com-
piutamente solo da Katharine C. Briggs ed Isabel Briggs Myers che
li analizzarono da un punto di vista teorico e ne precisarono il sen-
so empirico durante il lavoro di costruzione del MBTI (Myers,
1962). La preferenza per il giudizio e la percezione rappresenta
lorientamento verso il mondo esterno, ossia il comportamento e
gli atteggiamenti verso lambiente. La scala JP, che nel Myers-
Briggs rappresenta appunto quella che misura queste due variabi-
li, descrive lorientamento verso il mondo esterno di tutti i tipi. Per
tale motivo essa connessa allatteggiamento estrovertito. Quan-
do ci si trova in una situazione nuova solitamente si utilizza prima
la sensazione o lintuizione (che sono funzioni percettive) per ac-
quisire informazioni su di essa e successivamente il pensiero o il
sentimento (che sono funzioni basate sul giudizio) per decidere
cosa fare.
Le persone che preferiscono il giudizio (ovverosia, il pensiero
o il sentimento) si preoccupano di organizzare le cose, di prende-
re le decisioni e di programmare ci che necessario. Mentre i ti-
pi dotati di sentimento e giudizio (FJ) basano le proprie decisioni
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ed i loro programmi per lo pi sui fattori umani, i tipi dotati di pen-
siero e giudizio (TJ) si basano maggiormente sullanalisi logica ed
impersonale.
Le persone che preferiscono la percezione danno particolare
importanza allacquisizione delle informazioni. Per la precisione,
per i tipi con intuizione e percezione (IP) linformazione pi le-
gata alle nuove possibilit, mentre per i tipi dotati di sensazione e
percezione (SP) linformazione pi legata alla realt. Le persone
percettive appaiono avere un comportamento esterno caratteriz-
zato, tra laltro, da spontaneit, curiosit ed apertura alle novit ed
ai cambiamenti (che, pertanto, dovrebbe corrispondere, almeno in
parte, al concetto di Apertura allEsperienza della teoria dei Big
Five).
La dinamica dei tipi e lo sviluppo del tipo psicologico. Le quattro
funzioni hanno, come si gi espresso, obiettivi differenti. Myers
(1962) paragona la personalit ad una nave che, per giungere in
porto, ha bisogno di un capitano che la guidi. Infatti, se ciascun
marinaio tendesse verso una direzione diversa, la nave non giun-
gerebbe mai in nessun porto. , pertanto, necessario che vi sia un
capitano dotato di indiscussa autorit che si assuma lincarico di
guidarla verso la sua destinazione. Similmente a questo esempio,
anche nella teoria dei tipi una delle quattro funzioni assume un
ruolo dominante. Le rimanenti tre funzioni sono, quindi, subordi-
nate alla prima.
Dalla somministrazione del MBTI si ricavano otto punteggi
grezzi (Estroversione, Introversione, Sensazione, Intuizione, Pen-
siero, Sentimento, Giudizio e Percezione). LEstroversione (E) e
lIntroversione (I) rappresentano due poli della stessa preferenza.
Altrettanto avviene per la Sensazione (S) e lIntuizione (N), per il
Pensiero (T) ed il Sentimento (F) e per il Giudizio (J) e la Perce-
zione (P). Ciascuna delle 16 combinazioni possibili di queste otto
preferenze viene definita tipo psicologico.
Jung (1921) per primo identific otto tipi di preferenze: estro-
versi con la sensazione dominante, introversi con la sensazione do-
minante, estroversi con lintuizione dominante, introversi con lin-
tuizione dominante, estroversi con il pensiero dominante, intro-
versi con il pensiero dominante, estroversi con il sentimento do-
minante, introversi con il sentimento dominante.
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Secondo le autrici del MBTI, che riprendono anche questo
concetto dalla teoria dei tipi psicologici di Jung, per ogni tipo una
sola funzione sar dominante. La funzione dominante viene usata
da ciascun tipo nel proprio atteggiamento favorito, ossia gli estro-
versi la utilizzeranno nellambiente esterno e gli introversi nel
mondo dei concetti e delle idee. Vi anche una funzione secon-
daria o ausiliaria. Per gli estroversi la funzione dominante sar
estrovertita e lausiliaria introvertita. Per gli introversi avviene
lopposto. Di conseguenza, gli introversi, a differenza degli estro-
versi, mostrano al mondo esterno la loro funzione ausiliaria. Per-
tanto, facile e piuttosto probabile che vengano sottostimati. La
funzione ausiliaria non solo consente di ottenere un equo bilan-
ciamento tra estroversione ed introversione, ma anche tra giudizio
e percezione. Infatti, se la funzione dominante una funzione di
giudizio (T o F), lausiliaria sar una funzione percettiva (S o N).
Sia negli introversi che negli estroversi la preferenza JP indica la
funzione usata nellatteggiamento estrovertito. Se la funzione do-
minante estrovertita le altre saranno introvertite e viceversa. La
funzione opposta a quella dominante (definita quarta funzione)
la meno sviluppata di tutte. La funzione opposta a quella ausi-
liaria viene denominata terza funzione.
Le preferenze tipologiche sono indicate sempre nel seguente
ordine: preferenza per E o per I (prima lettera), preferenza per la
funzione percettiva S o N (seconda lettera), preferenza per la fun-
zione di giudizio T o F (terza lettera), preferenza per J o P (quar-
ta lettera).
Myers e McCaulley (1985) affermano che, secondo la teoria dei
tipi, i bambini nascono gi con una predisposizione genetica a pre-
diligere una determinata funzione rispetto alle altre che, pertanto,
diventa la funzione dominante. A causa di questa predisposizione
essi tendono ad esercitare maggiormente questa funzione che, per-
tanto, si sviluppa sempre di pi al punto che, da adulti, essi ten-
dono a provare un interesse maggiore nellesercitare questa fun-
zione rispetto alle altre. Tutto ci contribuisce a creare quei com-
portamenti e/o tratti di superficie che sono associati con quella
funzione. Le altre funzioni rimangono sottosviluppate. Secondo
Jung (1971), alla nascita le quattro funzioni sono presenti, ma in
uno stato indifferenziato. Solo con il procedere dello sviluppo psi-
cologico esse si differenziano sempre di pi.
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Lambiente assume una funzione fondamentale nella teoria dei
tipi, per cui non si pu affermare che il tipo psicologico sia legato
esclusivamente allereditariet. Se, infatti, lambiente non coadiu-
va la predisposizione individuale, ad esempio, verso la preferenza
S si pu avere una falsificazione del tipo. La persona pu essere
costretta dallambiente a sviluppare una funzione che preferisce di
meno e ci pu condurre ad insoddisfazione perch modifica il
corso naturale degli eventi e le predisposizioni individuali (Myers
e McCaulley, 1985). La teoria dei tipi spiega in questo modo per-
ch le persone sono insoddisfatte se, per esempio, svolgono lavori
non connaturati al loro tipo psicologico.
Le funzioni meglio sviluppate sono anche quelle di cui si mag-
giormente consapevoli e, quindi, pi coscienti. Uno sviluppo
egualitario delle quattro funzioni non considerato un evento
auspicabile. Infatti, una insufficiente differenziazione delle prefe-
renze non pu che mantenerle tutte in uno stato sottosviluppato.
Se una persona si occupa di tutto finisce per non essere brava in
nulla. Allo stesso modo, una persona che non abbia sviluppato in
modo differenziato le diverse funzioni finirebbe per non possede-
re nessuna abilit specifica per affrontare costruttivamente la pro-
pria vita.