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(S. KIERKEGAARD, Aut-Aut, a cura di R.

Cantoni, Mondadori, Milano 1956, 44-47, 5658, 93-95) Una scelta estetica non una scelta. Scegliere soprattutto una espressione rigorosa ed effettiva dell'etica. Sempre, quando nel senso pi rigido si parla di un aut-aut, si pu esser certi che in gioco anche l'etica. L'unico aut-aut assoluto che esiste la scelta tra il bene ed il male, ma anche questo assolutamente etico. La scelta estetica o completamente spontanea, e perci non una scelta, o si sperde nella molteplicit. [] Se mi vuoi comprendere bene, posso dire che nello scegliere non importa tanto lo scegliere giusto quanto l'energia, la seriet ed il pathos col quale si sceglie. Con ci la personalit si manifesta nella sua infinit interiore e si consolida nuovamente. [...] Il mio aut-aut non indica la scelta tra il bene ed il male; indica la scelta colla quale ci si sottopone o non ci si sottopone al contrasto di bene e male. Qui la questione , sotto quale punto di vista si voglia considerare tutta l'esistenza e vivere. Che chi sceglie tra il bene ed il male, scelga il bene, s vero, ma questo appare soltanto dopo; poich l'estetica non il male, ma l'indifferenza, ed perci che dissi che l'etica a fondare la scelta. Perci non importa tanto scegliere di volere il bene o il male, quanto scegliere il fatto di volere; ma in questo modo vengon posti di nuovo il bene ed il male. Chi sceglie l'etica, sceglie il bene, ma qui il bene completamente astratto, il suo essere con ci solo posto, e non ne consegue affatto che chi sceglie non possa di nuovo scegliere il male, nonostante che scelse il bene. Qui vedi, di nuovo, quanto sia importante la scelta. Quello che importa non tanto la riflessione quanto quel battesimo della volont che d ad essa carattere etico. [...] Ma cosa vuol dire vivere esteticamente e cosa vuol dire vivere eticamente? Cosa l'estetica nell'uomo, e cosa l'etica? A ci risponder: l'estetica nell'uomo quello per cui egli spontaneamente quello che ; l'etica quello per cui diventa quello che diventa. Chi vive tutto immerso, penetrato nell'estetica, vive esteticamente. [...] Chi vive esteticamente non pu dare della sua vita nessuna spiegazione soddisfacente, perch egli vive sempre solo nel momento, e ha una coscienza soltanto relativa e limitata di se stesso. Non affatto mia intenzione negare che chi vive esteticamente, quando questa vita al suo massimo, pu esibire una quantit di doti spirituali, anzi, che queste devono perfino essere sviluppate in grado insolitamente intenso. Eppure l'esteta non possiede liberamente il suo spirito, manca di limpidezza. Cos spesso si trovano degli animali in possesso di sensi molto pi acuti, molto pi intensi dell'uomo, ma sono legati all'istinto animalesco. Vorrei prender te come esempio. Non ho mai negato le tue ottime doti spirituali, come potrai vedere dal fatto che molto spesso ti ho biasimato perch le hai usate male. Sei spiritoso, ironico, buon osservatore, dialettico, esperto nei piaceri, sai calcolare il momento, sei, secondo le circostanze, sentimentale o senza cuore, ma, con tutto questo, vivi sempre solo nel momento, la tua vita si disfa in una serie incoerente di episodi senza che tu possa spiegarla. [...] Tu sei imprigionato, ed quasi come se tu non avessi tempo di staccarti, io non sono imprigionato nel mio giudizio n intorno all'estetica n intorno all'etica. Nell'etica infatti io mi sollevo sopra il momento, e giungo alla libert; ma una contraddizione che si possa essere imprigionati nella libert. Ogni uomo, per quanto poco intelligente sia, per quanto bassa sia la sua posizione nella vita, ha un bisogno naturale di formarsi una concezione di vita, una rappresentazione del significato della vita e del suo scopo. Anche chi vive esteticamente fa questo, e l'espressione comune che, in ogni tempo ed in ogni diverso stadio, si sempre sentita, questa: bisogna godere la vita. Questa espressione naturalmente varia molto, poich le idee intorno al godimento sono varie, ma sull'espressione che si deve godere la vita, tutti sono d'accordo. Ma chi scorge nel godimento il senso e lo scopo della vita, sottopone sempre la sua vita a una condizione che, o sta al di fuori dell'individuo, o nell'individuo ma in modo da non essere posta per opera dell'individuo stesso. [...] Ma che cosa dunque che scelgo? questa cosa o quell'altra? No, perch io scelgo in modo assoluto, e scelgo in modo assoluto proprio in quanto ho scelto di non scegliere questa o quella cosa. Io scelgo l'assoluto. Ma cos' l'assoluto? Sono io stesso nel mio eterno valore. [...]

Ma cosa questo me stesso? Se volessi parlare di un primo momento, di una sua prima espressione, la mia risposta sarebbe: la cosa pi astratta di tutte, che nello stesso tempo in s la pi concreta la libert. [...] Questo io, che egli cos sceglie, infinitamente concreto, poich lui stesso; eppure e assolutamente diverso dal suo io precedente, poich egli l'ha scelto in modo assoluto. Questo io non esisteva prima, poich venne creato colla scelta; eppure esisteva poich era lui stesso. La scelta qui rende i due movimenti dialettici in una volta: quello che vien scelto non esiste e vien creato dalla scelta; quello che vien scelto esiste, altrimenti non sarebbe una scelta. Infatti, se quello che io scelgo non esistesse ma divenisse in modo assoluto colla scelta, non sceglierei, ma creerei; ma io non creo me stesso, scelgo me stesso. Mentre perci la natura creata dal nulla, mentre io stesso come personalit immediata sono creato dal nulla, come spirito libero sono nato dal principio fondamentale della contraddizione, nato per il fatto di aver scelto me stesso.