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L’INCHIESTA Il ‘sentiment’ dei cooperatori sulla crisi POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L.
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L’INCHIESTA

Il ‘sentiment’ dei cooperatori sulla crisi

L’INCHIESTA Il ‘sentiment’ dei cooperatori sulla crisi POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L. 353/2003
L’INCHIESTA Il ‘sentiment’ dei cooperatori sulla crisi POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L. 353/2003
L’INCHIESTA Il ‘sentiment’ dei cooperatori sulla crisi POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L. 353/2003

POSTE ITALIANE SPA - SPEDIZIONE IN A.P. D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1 COMMA 1, DCB TRENTO RIVISTA PER AMMINISTRATORI E DIPENDENTI DELLA COOPERAZIONE TRENTINA - www.cooperazionetrentina.it carta ecologica

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Bisogna avere
il coraggio
di cambiare
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A L E S S A N D R A
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Cooperazione, vocabolo di genere femminile

30 F R A N I C O L A Dalla Cassa Rurale al convento

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Dalla Cassa Rurale al convento

S M E R I L L I Cooperazione, vocabolo di genere femminile 30 F R

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Periodico della Federazione Trentina della Cooperazione

Trento, Via Segantini, 10 - Tel. 0461.898111 www.cooperazionetrentina.it ufficio.stampa@ftcoop.it

Direttore responsabile

Walter Liber

Coordinatrice

Dirce Pradella

Comitato di Redazione

Corrado Corradini, Franco de Battaglia, Carlo Dellasega, Silvia De Vogli, Michele Dorigatti, Cesare Dossi, Egidio Formilan, Cristina Galassi, Walter Liber, Diego Nart, Sara Perugini, Dirce Pradella, Bernardino Santoni, Paolo Tonelli, Vincenzo Visetti.

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03 Ripartiamo con umiltà

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IN PRIMO PIANO

4-13 Dieci domande sulla crisi. Torna l’inchiesta di questa rivista che misura il ‘sentiment’ dei cooperatori trentini rispetto alla crisi. Il confronto con le risposte dell’anno scorso e le previsioni degli esperti di Prometeia: segnali positivi solo dopo il 2014. Il prof. Sapelli: bisogna avere il coraggio di cambiare.

NEWSCOOP 15
NEWSCOOP
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La democrazia parte dal linguaggio

16 Microprestiti per i giovani imprenditori? Si può fare

17 Un lumino per la vita

18 Piazzola: ecco la casa cooperativa

19 Rurale Pergine, banca per la comunità

20 Un nuovo nato nelle Giudicarie

21 Cultura, chiave del benessere

22 Giocarsi il futuro? No, grazie!

23 Insieme da 120 anni tra Brenta e Paganella

24 Mele italiane alla conquista dell’America

25 Ecoopera progetta il suo futuro

26 Candidati, verificheremo gli impegni presi

27 Anziani, insieme per dividere i costi della badante

27 Anziani, insieme per dividere i costi della badante CULTURA COOPERATIVA L’intervista 28 Smerilli:

CULTURA COOPERATIVA

L’intervista

28 Smerilli: cooperazione, vocabolo

di genere femminile

Racconti

30 Fra Nicola: dalla Cassa Rurale

al convento

L’esperto risponde

33 La differenziata in cooperativa

Giovani

34 Sos lavoro

Buone prassi

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Alle Casse Rurali il prestigioso premio Banca e Territorio

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Nuovi percorsi per alternare scuola

e lavoro

C’è del nuovo

40 Firma elettronica: innovativa, comoda, ecologica e sicura

41 L’unica bolletta che fa risparmiare

aiutando

Qui Europa

42 Regole europee più moderne sugli aiuti di Stato alle imprese

Arte idee territorio

45 Un pezzo di Trentino in Terra Santa

Libri

46 Economia con l’anima OPINIONI Orizzonti
46 Economia con l’anima
OPINIONI
Orizzonti

47 Magari sparsi, ma in ordine

La porta aperta

48 Dopo le elezioni, cinque ragioni per cooperare di più e meglio

Hanno collaborato

Miriam Branz, Samuel Cornella, Umberto Folena, Paola Pedergnana, Paolo Tonelli.

Progettazione grafica

Cooperativa ARCHIMEDE - www.archimede.nu

Stampa tipografica

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Abbonamenti

Costo singola copia: € 3 Abbonamento annuale (11 numeri): € 30

Abbonamento semestrale (5 numeri): € 15

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Autorizzazione del Tribunale Civile e Penale di Trento n. 26 Registro stampa di data 09.10.1950

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La

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Microprestiti per i giovani imprenditori

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Cultura,

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Un pò di Trentino in Terra Santa

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EDITORIALE

EDITORIALE Il risultato delle elezioni provinciali, dal punto di vista degli schieramenti in campo, è inequivocabile.
EDITORIALE Il risultato delle elezioni provinciali, dal punto di vista degli schieramenti in campo, è inequivocabile.

Il risultato delle elezioni provinciali, dal

punto di vista degli schieramenti in campo, è inequivocabile. Ha vinto il centro sinistra che avrà quindi la responsabilità di guidare

il Trentino per i prossimi difficili anni.

La destra è sostanzialmente scomparsa e Progetto Trentino che dovrà decidere subito

se proseguire o no con i toni della campagna elettorale, continuando a scivolare nel populismo, anch’esso pericoloso come quelli già noti. Ma si può dire che le cose stanno effettivamente così? Noi crediamo di no. Prima di tutto la realtà femminile con una presenza cresciuta di poco che deve far riflettere sulla necessità di introdurre regole a garanzia della rappresentanza

di genere. Fra astensione e schede nulle e

bianche si va oltre il 40%. Problemino non

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Ripartiamo con umiltà

da poco se si è effettivamente convinti che il suffragio universale sia stato e sia la conquista fondamentale, garante della democrazia in una comunità. Oppure se ne parla ma in fondo va bene così. Anche noi trentini siamo finalmente come le grandi democrazie europee e il “maestro” Stati Uniti di America. In secondo luogo le persone. Siamo convinti che le idee e gli orientamenti degli eletti siano sempre più indipendenti dagli schieramenti che li hanno espressi (anche perché le linee politiche interessano sempre meno e non sono loro a guidare le scelte). Ci rivolgiamo

quindi ai singoli consiglieri provinciali

chiedendo loro bontà e umiltà, due qualità necessarie per aver sempre voglia di imparare

e di cambiare. E cambiare può significare anche tornare indietro. In terzo luogo confermare le scelte che hanno fatto interessante, preveggente

e anche un po’ grande, il Trentino. Le

politiche di inclusione e di solidarietà anche attraverso la conferma dello 0,25% del bilancio alla cooperazione decentrata.

Il muro contro l’introduzione del “profit”

nel socio-assistenziale e nei servizi educativi. Ribadire e rinnovare, dentro la sussidiarietà,

la partnership fra pubblico e privato senza

lucro. Continuare a investire fortemente in

ricerca e innovazione. In quarto luogo mettersi subito all’opera

per sburocratizzare la macchina pubblica. Nella campagna elettorale questo concetto

è stato senz’altro quello che ha visto una

convergenza totale. Noi vogliamo mettere

una pulce nell’orecchio. Riteniamo

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sacrosanto ridurre in modo drastico la burocrazia quando essa è carte inutili, iter spaventosi con fasi ripetitive e chi più ne ha più ne metta. Ma siamo preoccupati che si finisca per deregolare in campi fondamentali per il futuro, come l’ambiente in tutti i suoi aspetti, lasciando perfettamente intatti il formalismo e l’inefficienza. Per garantire quel futuro il tema centrale e ineludibile è il lavoro. Ognuno faccia la propria parte ma in maniera coordinata e canalizzando tutte le risorse disponibili senza sprechi e sovrapposizioni. Per ultimo riteniamo che il nuovo Consiglio Provinciale e il nuovo Governo dell’Autonomia debbano avere a cuore quel “Trentino laboratorio” che ci ha caratterizzato per molti anni e che è oggi una carta importante per navigare nella crisi guardando avanti con fiducia. Laboratorio vuol dire coraggio verso l’Europa, verso le aree alpine, verso i popoli che vengono e che ci attraversano. Vuol dire politiche di educazione permanente, soprattutto in riferimento alla cultura dell’Autonomia e di reale apertura alla competenza per e delle giovani generazioni. Coraggio vuol dire “confronto nel merito”. Questo confronto lo chiediamo e lo cerchiamo come movimento cooperativo trentino.

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diego.schelfi@ftcoop.it 3’
diego.schelfi@ftcoop.it
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IN PRIMO PIANO

INCHIESTA:

10 DOMANDE SULLA CRISI

La nostra inchiesta sul sentiment dei cooperatori trentini rispetto alla congiuntura rivela

il prevalere degli ottimisti (37%) sui pessimisti (25%), in un quadro dove comunque è

l’incertezza verso il futuro a dominare (38%). Preoccupa la tenuta del fatturato, dei margini

e dell’occupazione. Nelle pagine seguenti i dettagli e il confronto con i risultati della stessa

indagine fatta un anno fa.

di Dirce Pradella

Si possono leggere in positivo i dati emersi dall’inchiesta avviata dalla redazione di questa rivista per

comprendere il sentiment dei cooperatori trentini rispetto alla crisi, laddove si evidenzia che 23 cooperative su

100 prevedono fatturati in crescita anche in quest’anno terribile per l’economia, dove 8 su 100 hanno assunto nuovi collaboratori quando la disoccupazione avanza inesorabile in Italia come in Trentino, e che 19 su 100 hanno fatto nuovi investimenti. Oppure si possono considerare negativi, dove si sottolinea un fatturato in calo per il 38% delle imprese del movimento, tagli dei dipendenti o non sostituzione di quelli pensionati per il 20%

e possibile ricorso al patrimonio per far fronte alle conseguenze della crisi sul risultato d’esercizio per il 38%.

Non c’è un possibile commento ai dati senza interpretazione, se non la possibilità di leggerli nella loro oggettività, nei dettagli. Ed è quello che ciascun lettore potrà fare girando questa pagina ed osservando l’infogra ca riassuntiva. Prima di avventurarsi nell’analisi, va detto che all’inchiesta hanno risposto i direttori

di circa il 26% delle cooperative trentine, numericamente parlando, che rappresentano il 44% del totale dei

dipendenti del movimento e il 40% del fatturato. In altre parole hanno risposto le realtà più dimensionate.

Fatturato e occupazione

Solo 4 cooperatori su 100 non ritengono che il 2013 sia stato un anno di crisi per la loro impresa. Per gli altri lo

è stato, del tutto (33%) o in determinati segmenti di mercato o aspetti speci ci(63%). Le conseguenze saranno

forti sul fatturato, che diminuirà per il 38% delle cooperative, sarà stabile per il 39% e crescerà per il 23%. Anche

l’occupazione avrà dei ri essi: per il 20% delle imprese del movimento calerà, per il 72% resterà invariata e per l’8% crescerà. L’analisi sullo stato degli investimenti segnala prospettive in calo per il 23% degli intervistati, in aumento per il 19% e stazionarie per il 58%. Questa situazione ha ripercussione sulla redditività: il 47% delle cooperative ritiene che dovrà far fronte ad un calo dei margini di guadagno, con possibili conseguenze anche

sul patrimonio: il 62% delle imprese del movimento è certo di non dover ricorrere al patrimonio (immobiliare,

mezzi propri o altro) per far fronte alla crisi, mentre il 12% dovrà attingere. E il 26% non lo sa ancora.

Liquidità e accesso al credito

Buone notizie arrivano sul fronte della liquidità e dell’accesso al credito. Per quasi la metà delle cooperative

la situazione della disponibilità di cassa nel breve periodo è buona e per oltre il 40% è mediocre. Il 13%

delle cooperative, invece, la ritiene problematica. Quanto alla domanda di nuovi nanziamenti, il 43% delle

cooperative ha chiesto credito alle banche e solo il 4% non l’ha ottenuto, e un 11% ha portato a casa un

 

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ammontare inferiore. Resta un 57% di cooperative che non hanno avuto bisogno di bussare alle porte di una banca, vuoi per la disponibilità di altre fonti di nanziamento, vuoi per l’assenza di nuovi progetti (ricordiamo che dalla domanda sugli investimenti è emerso che l’81% delle cooperative li tiene stazionari o in calo).

Focus Casse Rurali

Ai direttori di Cassa Rurale sono state poste domande speci che su prestiti e risparmio. Sotto il primo versante la sensazione è di recrudescenza della crisi: per il 77,5% delle Casse Rurali gli impieghi diminuiranno, per il 16,5% resteranno inviariati, mentre cresceranno per il 6,5%. Buone notizie invece sul fronte del risparmio che, a di erenza dello scorso anno, nel 2013 è previsto in aumento per il 66% degli istituti di credito cooperativo del Trentino, stabile per il 24% e in calo per il 10%. Per il prossimo anno le Casse Rurali prevedono maggiori so erenze (34%), minori margini di guadagno (25%), contrazione dei prestiti (18%). Solo il 5% ritoccherà la variabile occupazionale al ribasso.

Le aspettative per il futuro

La nostra inchiesta sul sentiment dei cooperatori trentini rispetto alla congiuntura rivela il prevalere gli ottimisti (37%) sui pessimisti (25%), in un quadro dove comunque è l’incertezza verso il futuro a dominare (38%). Per oltre la metà delle cooperative la situazione resterà invariata anche nel 2014 (54%), e per il 35% si aggraverà molto o abbastanza. Le conseguenze attese per il prossimo anno riguardano, come detto, per la quota maggioritaria la contrazione della redditività, seguita dal calo dell’occupazione (25%) e della produzione (13%). Per il 14% delle cooperative, fortunatamente, la crisi non lascerà alcuna traccia del suo passaggio.

la crisi non lascerà alcuna traccia del suo passaggio. 37% ottimista C O P E R

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Come uscire dal tunnel

Il questionario inviato terminava con due domande a risposta aperta, attraverso le quali si voleva indagare quali fossero le azioni messe in campo dalle cooperative trentine per fronteggiare la crisi e se avessero avuto gli e etti sperati. Nessuno ha la ricetta miracolosa, ma le idee sono tante: la ricerca di nuovi mercati, il ra orzamento delle politiche promozionali, il controllo di gestione e l’innovazione organizzativa. E ancora il taglio degli sprechi, la revisione dei contratti di fornitura, la razionalizzazione delle risorse umane e la formazione. Qualche Cassa Rurale ha deciso di ridurre l’orario dello sportello tradizionale, aumentando contestualmente il tempo dedicato alla consulenza, anche nel tardo pomeriggio. Altre hanno puntato sulla richiesta di maggiori garanzie sui prestiti. Altre ancora hanno attivato una gestione proattiva delle situazioni di credito, privilegiando la logica dell'iniziativa al posto dell'attesa: in parole povere alcune Casse hanno attivato un monitoraggio costante del settore del credito che è stato individuato come il comparto con maggiori criticità. L’attività consiste nel ricorrere, dove possibile, alla ristrutturazione delle posizioni con contemporanea acquisizione di nuove garanzie a presidio delle linee di credito. Le Famiglie Cooperative hanno potenziato ancora gli sconti, aumentando le occasioni e la frequenza, anche a costo di ridurre signi cativamente i margini. Hanno riorganizzato il personale (blocco assunzioni, mancata sostituzione pensionati) e gli spazi, investendo in restyling

e nuovi servizi.

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CRESCE IL NUMERO

Dal confronto tra il sentiment dei cooperatori del 2012 e quello del 2013 emerge una sensazione di ra orzamento della crisi, con maggiori conseguenze sui fatturati, sulla liquidità e sugli investimenti. Tengono l’occupazione e l’accesso al credito.

di Dirce Pradella

Confrontando i risultati dell’inchiesta sul sentiment realizzata l’anno scorso e quelli emersi quest’anno, salta agli occhi una sensazione di recrudescenza della crisi, con effetti che crescono sul fatturato, sulla liquidità e sugli investimenti delle cooperative. Quanto al giro d’affari, diminuisce di 5 punti percentuali il numero di cooperative che lo prevede in crescita ed aumenta di 1 punto il numero di quelle che lo stima in calo. Per il 39% delle imprese del movimento esso resterà invariato, contro il 35% del 2012. Tiene l’occupazione, che resta stabile per il 72% delle imprese cooperative (contro il 66% dell’anno scorso), cresce per un numero inferiore (dal 12 all’8%) ma fortunatamente diminuisce anche per un numero più basso di cooperative (dal 22 al 20%). Per molte di queste, peraltro, non si tratta di licenziamenti ma di blocco delle assunzioni dopo i pensionamenti, misura

che muove al ribasso il saldo occupati ma che di fatto non crea disagio a chi un lavoro ce l’ha. Osservando le risposte rispetto alla capacità di investimento, si nota invece una brusca frenata, che esprime un aumento del senso di incertezza verso il futuro che paralizza rispetto agli impieghi. Se nel 2012 il 41% delle cooperative definiva ‘in aumento’ gli investimenti di quell’annata, nel 2013 solo il 19% risponde così. Meno della metà. Anche chi già l’anno scorso aveva segnalato investimenti in calo (16%), quest’anno è più numeroso (23%). Ne consegue che cresce il fronte degli attendisti, le imprese cioè che aspettano e mantengono il volume degli investimenti senza variazioni (dal 43 al 58%). Le cooperative cominciano a segnalare qualche piccolo problema di liquidità. Cala di 11 punti percentuali il numero di imprese che definisce ‘buona’

percentuali il numero di imprese che definisce ‘buona’ C O O P E R A Z

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DEGLI INCERTI

la propria capacità di cassa, aumenta di 2

punti percentuali il numero di quelle che la stima mediocre e cresce di 9 punti la quota di

quelle che la reputa cattiva. La buona notizia

è che, comunque, per l’87% delle imprese

cooperative la liquidità resta positiva.

E se la liquidità cala, l’accesso al credito

riesce a farvi fronte? Nel complesso sì. È sostanzialmente stabile il numero di cooperative che ha chiesto ed ottenuto finanziamenti, anche se aumenta di 5 punti percentuali il numero di quelle che hanno ottenuto un ammontare inferiore alle richieste. Cattive notizie arrivano invece alla domanda sull’utilizzo del patrimonio per resistere alla crisi: le cooperative che dovranno attingere alle riserve patrimoniali passano dal 3 al 12%. Chi ce la farà senza dover operare l’indesiderato prelievo passa dal 69 al 62%. Circa una cooperativa su 4

non sa ancora. E per il futuro la sensazione

è quella del disorientamento: calano gli

ottimisti (dal 41 al 37%), diminuiscono pure

i pessimisti (dal 26 al 25%) e aumentano gli indecisi, quelli che non riescono a comprendere come possa pendere l’ago della bilancia per il futuro, che passano dal 33 al 38%. Per il 54% degli intervistati la crisi resterà invariata anche il prossimo anno (dato esattamente uguale a quello dell’anno scorso) e provocherà conseguenze come la contrazione dei margini (dal 48 al 47%), dell’occupazione (dal 20 al 25%) e della produzione (dal 18 al 13%). Nell’ambito strettamente bancario si segnala una sensazione pressoché simile tra l’analisi del 2012 e quella del 2013, con variazione rispetto al risparmio, che è tornato a crescere (per 22 direttori di Cassa Rurale nel 2012 era in contrazione, contro a soli 4 nel 2013):

prosegue la strada della razionalizzazione delle filiali, mentre purtroppo aumentano i

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direttori che prevedono sofferenze.
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Primi segnali di ottimismo per il 2015

Arrivano da Prometeia, primaria associazione che elabora previsioni economiche: se si riesce a passare la durissima strettoia del 2013-2014 senza ulteriori traumi si potranno liberare ducia e risorse per la ripresa dei consumi e degli investimenti.

La luce in fondo al tunnel arriverà a vedersi nel 2015,

a patto che l’economia italiana riesca a resistere al

2014 ancora duro che l’attende senza ulteriori traumi

e nel rispetto formale dei limiti al disavanzo pubblico. Questo il principale messaggio che emerge dal più recente Rapporto di previsione (ottobre 2013) sulle prospettive di breve-medio termine dell’economia internazionale e italiana elaborato da Prometeia, l’associazione per le ricerche econometriche di primaria fama in Europa.

Pil e spesa pubblica

Nel corso del 2013 l’Italia è tornata al centro dei problemi europei. La caduta del Pil italiano quest’anno spiega i tre quinti della caduta del Pil dell’Uem. Prometeia stima che quest’ultimo cada dello 0.2%

contro lo 0,5 Italia inclusa. La forte recessione del 2012

e 2013 ha riportato in equilibrio i conti con l’estero, riallocando la domanda interna a domanda estera netta. Un contributo rilevante al riguardo è venuto non solo dal buon andamento delle esportazioni, ma anche dalla riduzione delle importazioni.

Le previsioni elaborate da Prometeia sono abbastanza

ottimistiche per il nostro paese: descrivono un percorso molto stretto anche nel caso non sia disturbato da shock di natura politica che abbiano ri essi sui mercati nanziari o shock che originino direttamente sui mercati nanziari. Infatti, il ritmo

della ripresa previsto per il biennio 2015 e 2016 è simile a quello seguito alla stagnazione del 2002 e 2003 con la di erenza che in quegli anni la spesa pubblica cresceva ai ritmi degli anni precedenti, mentre nella previsione di Prometeia la spesa pubblica, in termini

di Pil, si riduce progressivamente nel tempo e il

sostegno alla crescita viene quasi tutto dalla domanda

interna privata.

In altre parole, se si riesce a passare la strettoia del

2013-2014, Prometeia ritiene probabile che si possano in seguito liberare ducia e risorse per la ripresa dei consumi e degli investimenti. Ma veniamo all’anno e

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mezzo che abbiamo davanti. La riduzione del Pil nel 2013 si conferma poco sotto il 2% (-1,8) con il quarto trimestre che dovrebbe mostrare un primo segno positivo di crescita. Nel 2014 la ripresa procederà a un ritmo di poco inferiore all’1% (0,8). Consumi e investimenti in costruzione, comunque, ritorneranno

a crescere solamente nel 2015.

L’aumento di Pil determinato dalla manovra

complessiva approvata a metà ottobre dal governo,

è pari allo 0,5% nel 2014. La misura degli e etti

potrebbe apparire elevata se rapportata all’esperienza storica, ma non va dimenticato che essa tiene conto anche dell’accelerazione dei pagamenti dei debiti delle

amministrazioni pubbliche.

Debito pubblico e asfissia

Il debito pubblico continuerà a espandersi in valore

assoluto di 65 miliardi di euro, dopo essere cresciuto

di

82 nel 2013, raggiungendo il 134% del Pil nel 2014.

Il

collocamento del nuovo debito pubblico dovrà

trovare spazio, il prossimo anno, prevalentemente nei portafogli delle famiglie; di cilmente il sistema

bancario potrà assorbirlo, dopo essersi fatto carico dei 100 miliardi del 2013, anzi potrebbe ridurre lo

stock di titoli pubblici detenuto. Se così non fosse, ne

so

rirebbe la possibilità di aumentare i nanziamenti

al

settore privato, in un contesto nel quale le so erenze

sono ancora crescenti e la raccolta sull’estero molto più di cile. In sintesi, anche se non vi saranno più incertezze politiche (poco probabile), anche se si eviterà il

passaggio di testimone nell’attenzione degli operatori

nanziari dal rischio di interazione negativa banche-

debiti sovrani al rischio di interazione negativa banche-debito delle imprese (probabile), anche se la

nostra deviazione dal sentiero di riduzione del debito previsto dal Fiscal Compact non avrà e etti sui mercati

nanziari (molto probabile se non si materializzano

i rischi precedenti), i prossimi cinque trimestri per

l’economia italiana procederanno sul lo del rasoio. Il

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"Nei prossimi 5 trimestri l'economia italiana procederà sul lo del rasoio".

veri carsi simultaneo di prolungata instabilità politica

e, eventualmente, anche di tensioni crescenti sullo

stato patrimoniale del sistema bancario sottoposto a stress test spingerebbe la nostra economia lungo un sentiero di progressiva as ssia. Ma questa è una ipotesi che Prometeia continua a valutare come abbastanza remota.

Tassi, potere d’acquisto e investimenti

In

Italia le tensioni politiche potranno rallentare

la

riduzione dello spread con il Bund. Tuttavia,

l’ulteriore riduzione della componente di acquisti precauzionali di titoli di Stato tedeschi dovrebbe favorire un ridimensionamento del di erenziale di rendimento con il Bund, che l’incertezza del quadro

politico italiano potrebbe frenare solo parzialmente.

Si stima pertanto che lo spread Btp-Bund torni in

prossimità dei 200 punti base entro la ne del 2015. Prometeia prevede anche il progressivo recupero della formazione di risparmio delle famiglie, dopo il punto

di minimo raggiunto nel 2012. L’uscita dalla fase

recessiva produce un lento miglioramento del reddito

disponibile delle famiglie, che cresce all’1,2% medio annuo nel triennio 2014-16, dopo 6 anni di caduta, che hanno eroso il potere di acquisto delle famiglie dell’11% circa tra il 2007 e il 2013. La stima di una ripresa del ciclo economico nella prima parte del prossimo anno che interessa tutte

le componenti di domanda porta a un maggiore

fabbisogno nanziario delle imprese, inizialmente per incrementare le scorte e successivamente per gli investimenti. Questo si tradurrà, nell’ipotesi di criteri

di o erta più favorevoli (il tasso sui prestiti è previsto

in

riduzione di 3 punti base nel corso dell’anno),

in

un usso stimato di nuovi prestiti alle imprese di

circa 13,5 miliardi di euro, con la componente a breve

termine che evidenzia ussi positivi già dall’ultimo trimestre del 2013, e una crescita di poco superiore rispetto alla componente a medio e lungo termine.

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Occupazione, segni permanenti

Proseguirà il calo di occupazione. Prometeia ritiene che in questi mesi autunnali il calo di attività economica si fermi e che vi siano le premesse per una ripresa che prosegua nei prossimi trimestri, a un ritmo blando ma costante. Ciò favorirà l’interruzione della caduta delle unità di lavoro già nel corso del quarto trimestre dell’anno. Le attese delle imprese sono anch’esse orientate a un miglioramento dei livelli occupazionali. Il tasso di disoccupazione continuerà comunque a crescere e potrebbe raggiungere il prossimo anno il 12,5%, al netto di uttuazioni non prevedibili dell’o erta di lavoro dovute sia ai fenomeni migratori sia alle scelte degli individui. Al termine dell’orizzonte di previsione i disoccupati saranno ancora 3 milioni, il doppio del livello pre-crisi, gli occupati 500 mila in meno. I segni sulla struttura

del mercato del lavoro saranno permanenti.

500 mila in meno. I segni sulla struttura del mercato del lavoro saranno permanenti. 6’ -

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SAPELLI, BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI CAMBIARE

L’economista invita a tornare ai a valori pre-economici che costruiscano uomini. La cooperazione come focolare di lavoro dove crescere insieme.

di Franco de Battaglia

Il professor Giulio Sapelli, uno degli

economisti più innovativi a livello

internazionale (ha la cattedra alla Statale

di Milano, è stato fra i primi ad avvertire

sui limiti non solo sociali, ma sostanziali dell’“iper-liberismo” che ha portato l’economia dell’Occidente alla crisi che

sta attraversando) è da poco ritornato da Volgograd, in Russia, la Stalingrado dove 70 anni fa è stata fermata l’avanzata nazista ed è stato impressa una svolta decisiva alla guerra mondiale e al corso della storia. Qui un “Club -Think Tank” dei 15 massimi esponenti mondiali dell’economia e della politologia ha

affrontato le questioni geostrategiche più intense e drammatiche del momento: le risorse energetiche, la Siria. Il presidente Putin è intervenuto all’ultima giornata dei lavori. “No – confida Sapelli – non ho parlato di cooperazione, ma una ‘svolta’ ci vorrebbe anche qui, per la cooperazione. Nonostante i problemi da affrontare, la cooperazione in Russia e nei paesi dell’Est europeo è marginale, incontra resistenze. Sono paesi che ancora rincorrono un capitalismo senza freni, una sorta di controreazione agli anni del “socialismo reale”. Ma anche questi paesi devono confrontarsi con la crisi mondiale”. Proprio il quadro mondiale spinge Sapelli

a dare uno scossone alla cooperazione

italiana, anche a quella trentina, per invitarla ad una maggior consapevolezza delle s de che l’attendono, all’impegno

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delle s de che l’attendono, all’impegno C O O P E Il prof. Giulio Sapelli, storico

Il prof. Giulio Sapelli, storico ed economista italiano, profondo conoscitore della cooperazione italiana e mondiale. Oggi insegna alla Statale di Milano.

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di preparare e sperimentare una classe

dirigenteadeguataaitempichecambiano,

al “maggior” bisogno di cooperazione

che si registra a tutti i livelli.

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E nella crisi mondiale c’è posto per la cooperazione ?

Certo che c’è posto, ci dovrebbe essere. E

infatti la cooperazione sta a ermandosi proprio nei paesi emergenti, in America

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Latina, in Asia e in Africa. Ciò avviene anche perché la

cooperazione è adatta a questa fase storica, supera le ideologie, le religioni, fa parte della grande area dell’economia morale.

Ci si rende conto, infatti, che la cooperazione, per diventare

un’alternativa e cace a un mondo che rischia di andare

in pezzi, deve ritrovare le sue radici ideali, morali, solidali,

“pre –economiche” insomma. Si prepara la cooperazione costruendo uomini prima che modelli economici. Nascono così cooperative in India, sotto l’induismo, nello stesso Islam, che ha già nei suoi principi morali il principio cooperativo. C’è un orire in tutto il mondo e c’è, cosa incoraggiante, soprattutto una ripresa di cooperazione nel mondo bancario degli Stati Uniti.

Questo dovrebbe far ri ettere l’Italia.

Sì, negli Usa la Federal Reserve favorisce le “cooperative

junior”, al contrario della Banca d’Italia che mette nel mirino le casse di credito cooperativo (privilegiando le spa). Sì, è vero, io posso essere considerato un anticipatore della critica agli eccessi del liberismo e all’involuzione, alla distorsione

di comportamenti e sistemi che ha portato, ma è stato un

po’ come essere una voce nel deserto. Non c’è stata una gran

risposta…

Perché questa sordità italiana a promuovere, a incentivare con maggior convinzione l’esperienza cooperativa? Anche nel Trentino, che pure può presentarsi come una sorta di “distretto cooperativo”, le resistenze da parte di altri settori e protagonisti produttivi non mancano, sono forti.

Per l’incapacità delle oligarchie che controllano il movimento cooperativo. Nel Trentino poi siete bravi, ma vi

sentite spesso i più bravi di tutti… Trentino, Trentino, si sente sempre Trentino… Dovete fare attenzione, né il mondo, né la cooperazione incominciano e niscono nel Trentino. Il fatto è che queste “oligarchie” – e parlo in termini generali, naturalmente, non indicando questo o quel dirigente – hanno disseccato lo spirito cooperativo, l’hanno reso solo

un fatto economico e gli hanno fatto perdere il suo senso morale, solidaristico, religioso.

Lei dice quindi che la colpa più che “fuori" è dentro.

Dentro, certo. In chi ha perso lo spirito cooperativo. È più

una carenza della cooperazione “rossa”, come si diceva un tempo, che di quella “bianca”. I “rossi” fremono quando sono

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convocati in Mediobanca, i “bianchi” hanno mantenuto presidenti che non sembravano distinguersi nella forma, nello stile, da manager.

Il disagio che la “base” quindi manifesta ha le sue ragioni.

Occorre guardare con attenzione e dare spazio alle iniziative

che mirano a rinnovare le “oligarchie”. Uso il termine oligarchie in senso scienti co, naturalmente, non in termini di giudizio morale. Ci devono sempre essere delle oligarchie, ci deve essere una minoranza organizzata che prepara una strada, presenta riferimenti ad una maggioranza disorganizzata. Deve esserci anche nel mondo cooperativo. Però bisogna cambiare la gente che non è più adatta a interpretare i grandi problemi che la cooperazione deve a rontare. Occorre ritrovare tensione morale. Altrimenti l’impresa cooperativa sta perdendo la sua impronta solidaristica per diventare sempre più simile all’impresa capitalistica.

Ci sono spazi per un rinnovamento dall’interno?

Non lo so questo. Non lo so più. Sono rimasto deluso in questi ultimi anni e cerco di evitare le assemblee plebiscitarie.

Resta un settore dove ancora si può fare tanto, ed è quello della cooperazione bancaria, che a di erenza di quello che si può pensare, è rimasta più sana di quanto non si creda.

Bisogna recuperare uno spirito “pre-economico”.

Pre-economico, esattamente, sociale, religioso. Io spero

molto anche in questo Papa, che anche in questo settore rilanci la sua ondata rivoluzionaria.

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Pare che il Papa si stia impegnando a ricostruire un tessuto sociale e morale nelle comunità e nei paesi, improntato al Bene comune, che è cosa diversa dal Bene pubblico.

È presto per dire. Bisogna però ricordare che l’Argentina ha avuto, in passato, il più grande movimento cooperativo mondiale, “Hogar Obrero”, il focolare operaio. La famiglia

operaia, insomma. Il lavoro insieme. Vedremo.

operaio. La famiglia operaia, insomma. Il lavoro insieme. Vedremo. 5’20’’ 13 A N ° 1 0

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