Sei sulla pagina 1di 3

lanello di Gelli

ono passati trentanni. Tanto tempo trascorso da quel 17 marzo del 1981 quando una perquisizione ordinata da due giudici istruttori milanesi, Giuliano Turone e Gherardo Colombo, nella residenza aretina di Licio Gelli, Villa Wanda, e nei suoi uffici di Castiglion Fibocchi, port alla scoperta dellelenco degli iscritti alla loggia P2. La storia di questo paese non fu pi la stessa, neppure quella pas-

coincidenze

Il 17 marzo la P2 compie trentanni


DI

ALESSANDRO CALVI

sata che si pot rileggere con le nuove lenti fornite da quegli elenchi. Ebbene, trentanni dopo - e in un momento di grande debolezza della Repubblica - Gelli tornato a parlare, a fare oscure rivelazioni. E, chiss, potrebbe prepararsi a festeggiare da par suo lormai imminente trentennale il quale, peraltro, coincide esattamente con la data dei 150 anni dellUnit dItalia.

LItalia fa 150 nel giorno di Licio Gelli


17 MARZO 1981.Trentanni fa la scoperta della lista della P2. Uno Stato nello Stato che ha condizionato la storia della Prima Repubblica e che il Venerabile rispolvera, con loquacit per lui inusuale,nei giorni di crisi della Seconda. Con un riferimento velenoso alla struttura dellAnello, un marchiano errore sugli anni di affiliazione di Berlusconi e lirrisolto mistero dei nomi mancanti.

n quel marzo del 1981, a Milano, Turone e Colombo stanno indagando sullo strano rapimento di Michele Sindona, banchiere legato a Cosa Nostra che aveva intrecciato la propria storia con con alcune tra le vicende pi inquietanti di quegli anni e che morir nel 1986 in carcere, avvelenato da una tazzina di caff. I due magistrati si imbattono nel nome di Licio Gelli. Ordinano allora una perquisizione presso i domicili a lui riconducibili. Non si rivolgono alla locale polizia giudiziaria ma affidano loperazione alla Guardia di finanza di Milano, agli ordini del colonnello Vincenzo Bianchi. Loperazione scatta allalba. E cambia la storia italiana.

LANNIVERSARIO
Gelli non ad Arezzo quella mattina ma si tiene in contatto telefonico con i suoi collaboratori mentre gli investigatori procedono, pur tra qualche ritardo e qualche intoppo. Il colonnello Bianchi ancora non lo sa, ma negli elenchi che di l a poco scoprir, trover anche il nome del suo superiore, il comandate generale delle Fiamme gialle, Orazio Giannini. Ma non cera soltanto lui: nelle carte rinvenute sulla scrivania, nella cassaforte e in una valigia a Castiglion Fibocchi c di tutto: carte che fanno riferimento a Roberto Calvi, documenti riservati dei servizi segreti, un appunto sul conto Protezione. C soprattutto un elenco di affiliati con tanto di data di iniziazione e numero di tessera, e un altro elenco con gli stessi nominativi del primo, corredato di indirizzi e numeri telefonici. In tutto si tratta di 978 nomi. Era uno Stato nello Stato, si disse quando la portata della scoperta fu chiara. Giornalisti, politici, imprenditori e i vertici dei servizi di sicurezza: si va da Mino Pecorelli a Roberto Calvi, da Michele Sindona a Umberto Ortolani, da Vito Miceli a Giuseppe Santovito e Giulio Grassini, da Gianadelio Maletti ad Antonio Labruna, fino a Fabrizio Cicchitto, Umberto Federico DAmato, Edgardo Sogno, Bruno Tassan Din, Angelo Rizzoli e Francesco Cosentino. Si tratta di nomi che, tranne alcune eccezioni come lancora poco conosciuto Silvio Berlusconi, agli italiani di oggi dicono poco, ma gli italiani di allora scoprirono che uomini della P2 erano ovunque, salda-

mente piantati nei gangli del potere. un terremoto che si abbatte su un paese che si stava preparando a un periodo di spensieratezza nei quali crescer un sistema di potere che, dieci anni pi tardi, croller improvvisamente, stretto tra le inchieste su Mani Pulite e le bombe mafiose del biennio 92-93. Finir allora la Prima Repubblica, inizier una presunta Seconda Repubblica. E sar lepoca delluomo nuovo: Silvio Berlusconi. Ma in quel 1981 lItalia stava ancora attraversando il decennio pi buio della sua storia recente iniziato nel 1969 con la strage di piazza Fontana. Erano gli anni della strategia della tensione, delle mille trame nere, del tradimento dello Stato e delle Brigate rosse. Il 2 agosto del 1980 una bomba fascista uccise 85 persone alla stazione di Bologna. Di quella giornata restano indelebili le immagini della devastazione, dei corpi. E di quellautobus, il numero 37, usato come un gigantesco carro funebre. Questa era lItalia del 1981. E anche questo spiega perch quegli elenchi non verranno resi noti subito. Turone e Colombo informarono i vertici dello Stato, furono ricevuti a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Arnaldo Forlani, al quale venne consegnata copia dellelenco. Ma soltanto due mesi dopo - e siamo ormai al 21 maggio - Forlani consegn al paese la lista di nomi. Non poteva pi evitarlo, la commissione parlamentare che indagava su Sindona aveva ormai deciso di fare altrettanto. Pochi giorni dopo, Forlani deve rassegnare le dimissioni. Anche nel suo governo sedevano alcuni piduisti. E non era ancora finita. Nel luglio del 1981, infatti, in una residenza ricollegabile a Gelli in Uruguay viene rinvenuto materiale che in parte riscontra e in parte completa quello trovato a Castiglion Fibocchi. Nel frattempo, si era costituita la com-

missione oarlamentare sulla P2 affidata a Tina Anselmi. Lenorme lavoro della commissione si riveler decisivo per la comprensione sulla P2. Ed proprio in commissione che si pone per la prima volta il problema di eventuali nominativi mancanti. Va detto, infatti, che alcuni dei presenti negli elenchi della loggia si erano detti del tutto estranei alla P2. E per la commissione presieduta da Tina Anselmi ritenne quegli elenchi attendibili, seppure, in base a testimonianze raccolte e documentazione acquisita, incompleti. Basti dire che i numeri progressivi delle tessere corrispondenti ai 978 nominativi presenti negli elenchi di Castiglion Fibocchi partono dal 1.600. A quali nomi corrispondono i 1.600 numeri di tessera mancanti un mistero che tuttora permane. Trent anni dopo Licio Gelli tornato a parlare. Lo ha fatto con una serie di interviste rilasciate tra gennaio e febbraio al Piave, al Tempo e a Oggi, circostanza inusuale per una persona proverbialmente riservata come lui. E, naturalmente, ha parlato a modo suo, annunciando sorprese quando, con lultima intervista della serie, ha rinviato le spiegazioni su certe sue fresche rivelazioni circa un servizio segreto parallelo denominato Noto Servizio o Anello, alla prossima volta, per affermare invece, nel frattempo, una netta presa di distanza da Silvio Berlusconi e liquidare come un sodalizio di affaristi i presunti appartenenti alla cosiddetta P3. Ma cosa centra lAnello? Di questa struttura parallela, e talmente riservata che tuttora non se ne conosce neppure il nome vero, questo giornale ha gi scritto molte pagine e a quelle si rimanda. Basti dire che fu una organizzazione nata a met degli anni 40 e che fu utilizzata per operazioni politiche da portare a termine anche con

mezzi illeciti che, per questo, non potevano essere affidate ai servizi di sicurezza ufficiali n a strutture che avevano altri obiettivi, come Gladio. Ebbene, il richiamo di Gelli allAnello arriva dopo una notevole intervista concessa allEspresso dal prefetto Bruno Rozera, pezzo da novanta della massoneria e coetaneo del Venerabile. L Rozera allude a un livello superiore allo stesso Gelli nella P2. Peraltro, lintera intervista appare intessuta di riferimenti non sempre facili da sciogliere e contiene un forte rimando alla stagione immediatamente precedente al biennio 92-93, oltre a una oscura allusione a un colpo di Stato che un capolavoro di non detto. Ecco, dunque, che, se le parole di Rozera sembrano potersi leggere su pi livelli, lo stesso si pu immaginare per le successive interviste di Gelli, le quali nelle parole di Rozera sembrano trovare almeno in parte lorigine. Cosa abbia voluto dire Gelli parlando dellAnello, e collegandolo a Giulio Andreotti, soltanto lo stesso Gelli potrebbe spiegarlo. Cos come soltanto lui potrebbe spiegare il perch di questa sua improvvisa loquacit, che ha sfiorato anche largomento del reale numero degli iscritti alla sua loggia, nellimminenza del trentennale di Castiglion Fibocchi. Di certo, inquietante il massiccio rimando allesistenza di strutture occulte che in queste settimane le cronache sono costrette a raccogliere, in una fase cos delicata per la vita democratica. Curioso, dunque, lapparente svarione di Gelli nella intervista al Tempo, quando a proposito di Berlusconi dice: Lho avuto per sette anni nella Loggia. Se vero che liscrizione di Berlusconi alla P2 risale al 1978 e che la loggia fu sciolta nel 1981, c qualcosa che non torna. Possibile che il Venerabile ricordi male?
ALESSANDRO CALVI

ALESSANDRO CALVI. Scrive di politica e giustizia. romano e, forse, anche per questo ripete con pazienza (Andrea Pazienza) che nulla gli impossibile, solo che non ha molta voglia. Quando pu, mette da parte la cronaca e impugna la macchina fotografica.

dal Riformista del 13/03/2011

lanello di Gelli
forse la struttura riservata della quale si conosce meno. Si tratta del Noto Servizio, conosciuto anche come Anello della Repubblica, una sorta di servizio segreto parallelo della cui esistenza si venne a conoscenza quando Aldo Giannuli, su incarico del giudice Guido Salvini che indagava sulla strage di piazza Fontana, e della procura di Brescia al lavoro sulla bomba di piazza della Loggia, scov alcuni documenti nellarchivio di via Appia

lanello di Gelli
Il mistero del Noto Servizio - altrimenti conosciuto come Anello del-

parla Guido Salvini

Vi spiego cos lAnello di Gelli


DI

ALESSANDRO CALVI

del Viminale nel quale si faceva riferimento a questa entit. Dopo di allora, un libro di Stefania Limiti e poco altro. Ora, allimprovviso e in un momento di grave crisi della politica, se ne torna a parlare. Lo ha fatto Licio Gelli, parlando di Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi.

parla Giannuli, che lo scopr

la Repubblica - diventa sempre pi il mistero di Licio Gelli. Perch, ci si chiede, il capo della loggia P2 ha deciso di parlarne proprio adesso e con ben due interviste in pochi giorni? E perch sparando a zero su Silvio Berlusconi? E perch, infine, tirando in ballo Giulio Andreotti come terminale di questa organizzazione parallela rimasta segreta quasi fino a ieri? Ho la sensazione - prova a rispondere Aldo Giannuli, che di questa

LAnello e il mistero della loquacit di Gelli


DI

ALESSANDRO CALVI

struttura parallela fu lo scopritore nel 1998, quando trov in un armadio del Viminale alcun documenti riservati - che il Noto Servizio sia soltanto la spruzzata di formaggio che rende pi appetibile la vivanda. E che la vivanda sia tuttaltra. E potrebbe avere a che vedere con il momento delicato che il paese sta attraversando, un momento di passaggio come fu la stagione 1992-1994 quando sulla scena politica irruppe Berlusconi.
Ap/LaPresse

Cos lAnello di Gelli, da Kappler a Cirillo passando per loro nero


GUIDO SALVINI.Spiega il magistrato che la struttura parallela, e segreta, di cui ha parlato il capo della P2, attribuendone la guida ad Andreotti, era politica e serviva per operazioni con mezzi illeciti in chiave anticomunista.

Parlando dellAnello Gelli ha gettato lamo per conto di qualcuno


ALDO GIANNULI. Il consulente della commissone Stragi che scopr il Noto Servizio spiega che queste vicende vengono ritirate fuori in momenti di crisi politica e di passaggio. Potrebbe essere un modo con il quale il Venerabile, di solito silente, sta scaricando (su mandato altrui?) Berlusconi.

i, Licio Gelli, il quale con una intervista pubblicata da Oggi, nella quale piuttosto duro con Berlusconi, conferma lesistenza dellAnello e lo lega a Giulio Andreotti. Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti lAnello. Non pu sfuggire, per, una circostanza del tutto inconsueta per chi ha fatto della riservatezza una ragione di vita, ovvero che quella ad Oggi la seconda intervista che il Venerabile rilascia nellarco di un paio di settimane. Il 28 gennaio scorso, infatti, sul quotidiano il Tempo compariva unaltra intervista a Gelli. Al centro, sempre la figura di Berlusconi e ancora giudizi poco lusinghieri sullattuale premier. E c una frase - Se vero ci che gli viene attribuito (e credo che almeno in parte sia vero), allora s: non avrebbe dovuto farlo, o, quantomeno, avrebbe dovuto utilizzare sistemi pi riservati - la quale, messa in relazione con la rivelazione sullAnello e sul ruolo di Andreotti, sembra assumere un tono di rimprovero. Se Licio Gelli intende davvero parlare dellAnello - nota Salvini - lo

pu fare da posizione davvero privilegiata. Giudice Salvini, cosa intende dire? Questa organizzazione nata sul finire della guerra su iniziativa del generale Mario Roatta, ex capo del servizio militare che allora si chiamava Sim, e capo di stato maggiore dellesercito. Ebbene, Gelli tra il 1940 e il 1942 lavor come informatore del Sim. Il suo il tono di chi parla avendo vissuto da vicino certe vicende, e questo anche se quella non era la sua organizzazione. Ma, daltra parte, la P2, Gladio e le altre organizzazioni in attivit si possono considerare come cerchi concentrici o foglie di carciofo le quali, pur avendo ciascuna un proprio ruolo, hanno comunque dei punti di collegamento. Quale stato il ruolo dellAnello? A differenza delle altre organizzazioni parallele che poi sono emerse a partire dagli anni Novanta come Gladio e i Nuclei di Difesa dello Stato, il Noto Servizio non era una organizzazione militare ma civile e non aveva compiti che fossero legati a progetti golpisti o di controinsor-

genza. Era formata da imprenditori, ex repubblichini, giornalisti. Lo sappiamo dalle carte rinvenute presso gli archivi del ministero dellInterno e dalle testimonianze di due persone che hanno raccontato la loro militanza nella organizzazione, permettendoci di rileggere anche alcuni accenni fatti da Mino Pecorelli al Noto Servizio prima della scoperta dei documenti da parte di Giannuli che allepoca non era stato possibile decifrare. Che genere di operazioni ha svolto? In generale possiamo dire che fu coinvolta in operazioni che lo Stato non poteva fare direttamente e per le quali non poteva rivolgersi ad altre entit costituite per altri scopi. Per ci che ne sappiamo, si tratta di operazioni politiche finalizzate al mantenimento di interessi interni e internazionali in chiave anticomunista. Insomma, erano operazioni portate a termine con mezzi illeciti per tenere in piedi un determinato quadro. Come mai rimasta cos segreta tanto a lungo? Proprio perch non stata coinvolta nei progetti di golpe degli anni Settanta. E anche per-

ch era una organizzazione dormiente che veniva attivata alloccasione. In quali occasioni stata attivata? Su alcune operazioni abbiamo delle certezze, su altre molto meno. Mi fermerei alle prime: la fuga di Kappler, il rapimento di Ciro Cirillo e lacquisto di petrolio dalla Libia. Partiamo da Kappler. Partiamo invece dalla fuga di Roatta che avviene trentanni prima e sembra del tutto sovrapponibile a quella di Kappler. Roatta fu fatto fuggire dallospedale militare durante il processo per lassassinio dei fratelli Rosselli nel 1945, poco prima di essere accusato per i crimini dellesercito nei Balcani. Laereo che port Roatta in Spagna sarebbe stato guidato da Adalberto Titta, elemento centrale dellAnello. E lo stesso Titta avrebbe guidato lauto che port Kappler, fuggito dallospedale militare del Celio, verso il nord Italia dove fu consegnato ai servizi tedeschi nel quadro di una operazione che doveva sbloccare alcuni prestiti tra Germania Federale e Italia. Tra laltro, numerose testimonianze dicono che una parte delle carte di Moro avrebbero avuto ad oggetto proprio la fuga di Kappler, indicata come operazione di Stato. Non sono mai emerse, come se fossero state potate perch troppo imbarazzanti. E la Libia?

Negli anni Settanta alcuni petrolieri italiani con la complicit di ufficiali della Finanza, avrebbero dovuto acquistare petrolio dalla Libia a prezzo pi basso di quello fissato dallOpec in cambio di armi risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Moro era contrario. Secondo Pecorelli lAnello intervenne su indicazione di Andreotti per portare a termine loperazione. LAnello intervenne anche nel caso Cirillo? Titta avrebbe trattato personalmente con Cutolo nel carcere di Ascoli Piceno il pagamento del riscatto che sarebbe stato diviso con le Brigate Rosse per rilasciarlo. Anche in questo caso sarebbero sparite le cassette registrate degli interrogatori di Cirillo in cui ci sarebbero state delle confessioni su alcune malefatte della Dc in Campania. Gelli ora dice che lAnello era cosa di Andreotti. Si aggiungerebbe cos ai testimoni che hanno ammesso di aver partecipato allAnello e avevano detto la stessa cosa. Perch secondo lei Gelli parla proprio adesso dellAnello e perch parla di Berlusconi? Direi che il tono sembra quello di un rimprovero, come di non aver avuto laccortezza di dotarsi di un anello di sicurezza. Per capire di pi, aspettiamo ci che dir nella seconda puntata che ha promesso.
ALESSANDRO CALVI

Ap/LaPresse

ra, appunto, il 1998 quando Aldo Giannuli, su incarico della Procura di Brescia che stava indagando sulla strage di piazza della Loggia, e del giudice Guido Salvini al lavoro sulla strage di Piazza Fontana, si imbatte in alcuni documenti conservati in un archivio del Viminale. Quei documenti, ricorda ora Giannuli, gli erano stati segnalati da funzionari di polizia, e la notazione vale come un riconoscimento alla lealt che quei funzionari ebbero verso lo Stato, cosa che in altre occasioni e con altri protagonisti, come noto, non avvenne. Capii subito la portata della scoperta - dice Giannuli ma, per trarne tutte le conseguenze,

c voluto un lavoro di anni. Quei documenti erano stati fatti sparire ma per un errore una copia fin nel fascicolo di tale fonte Dario. Naturalmente - dice Giannuli - pensammo che si trattasse di un documento relativo a quella stessa fonte che provvedemmo a individuare e che ci conferm che era cos. In realt, come scoprimmo poi, quella fonte non era attendibile. A metterci in guardia furono alcuni errori che commise, come quello di collocare il generale Roatta nel quadro del golpe Borghese. Roatta, per, allepoca era gi morto. Non fu lunica trappola ma - spiega Giannuli - una volta trovata la chiave di lettura di quel documento, fu possibile una rilettura di numerosi episodi della storia italiana i quali spesso apparivano slegati mentre, proprio attraverso lesistenza di questa struttura segreta, fu possibile ricostruire in un quadro complessivo. Il Noto Servizio nacque sulle ceneri del servizio segreto militare sul finire della Seconda guerra mondiale, il Sim, a opera del generale Mario Roatta che del Sim era lex capo. Il gruppo dice Giannuli - rimase coeso, poi Roatta lo cedette agli americani. sempre stata una struttura di fatto, non avendo

mai ricevuto un riconoscimento formale. Dunque, rimasta una struttura segreta e parallela da attivare alloccasione e, per questo, non ricollebaile ai servizi segreti istituzionali. Era cos in grado di svolgere operazioni sporche senza coinvolgere direttamente lo Stato. Proprio questa informalit, tra laltro, spiega il perch la sua esistenza rimasta riservata cos a lungo. Neppure un nome ha mai avuto. Nei rari documenti nei quali se ne parla, viene indicato come Noto Servizio. La dicitura Anello una autoattribuzione degli stessi appartenenti alla struttura. In un certo senso - dice ancora Giannuli - ci fu il tentativo di costruire una organizzazione equivalente a quella di Ghelen in Germania. Il fatto che quella struttura alla fine fu riconosciuta mentre il Noto Servizio quel riconoscimento non lo ebbe mai. La conseguenza che venne continuamente rimaneggiato, attraversando varie fasi. Una prima crisi ci fu a cavallo del 50 quando escono i roattiani, forse anche per una scabrosa storia relativa a un traffico di armi. Allora arrivarono apparati legati agli industriali del Nord. A met degli anni Sessanta c lingresso di pezzi della vecchia Rsi il cui servizio segreto fu cos recuperato. A met

anni Settanta c unaltra crisi perch il segreto sulla esistenza dellAnello rischiava di esser svelato. Poi, torneranno alla carica con il caso Kappler e la vicenda Cirillo. Sino agli anni 90 c traccia della loro esistenza, come attesta una risposta che ebbe Bettino Craxi dallinterno dei servizi segreti. E ora di quella struttura riservata si torna a parlare. stato Licio Gelli a farlo e lo ha fatto con una intervista a Oggi che aveva nella frase Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti lAnello, lelemento che pi ha colpito, ma che conteneva molti altri elementi, soprattutto in chiave anti-berlusciniana. Erano esattamete gli stessi elementi accennati gi in una intervista consessa al Tempo di un paio di settimane prima. Circostanza curiosa, questa, per una persona come Gelli notoriamente molto riservata. E allora c da chiedersi il perch di certe affermazioni sullAnello, su Andreotti e su Berlusconi. Spiega Giannuli che, per, Andreotti se anche ne stato il refenerente, non si pu dire che abbia gestito questa organizzazione. Certo, essendo stato lartefice della ricostruzione dei servizi nellItalia post bellica, ha sempre avuto le mani in pasta in questi ambienti, tanto che oggi capisco meglio

quando Montanelli diceva: Quando vanno in chiesa, De Gasperi parla con Dio, Andreotti col sagrestano. Di questi rapporti, Andreotti ha poi fatto una delle leve della sua scalata al potere. Ma da qui a dire che li gestiva ce ne corre. Ma non tutto. Ho fatto un salto sulla sedia quando ho letto il riferimento a Gladio e Cossiga che invece non era il referente di Gladio pur avendo proceduto alla sua regolarizzazione. E poi: in quale momento ci sarebbe stata questa contemporaneit delle tre cose? No, non quadrano i conti. Difficile dunque capire perch Gelli abbia deciso di rinunciare al silenzio e stia rilasciando certe affermazioni. Di certo - osserva Giannuli - non si pu dire che stia dando un contributo di chiarezza. Allude, ma non dice, come con quelle frasi su Berlusconi, dopo che per anni ci ha spiegato che proprio Berlusconi ci aveva salvato dal comunismo. Forse Gelli sta soltanto provando a dire la parola definitiva su alcune vicende, in un momento in cui Cossiga non pu pi rispondere e Andreotti tace. O forse c da considerare lattuale momento che vive il paese, momento di grave crisi e di vuoto di po-

tere. Proprio nel bel mezzo di tale momento, Gelli dice che gente come Andreotti e Cossiga non ce n pi in circolazione e sembra mollare Berlusconi che, pure, era iscritto alla sua Loggia P2. E, mettendo tutto insieme, sembra quasi che stia dicendo che il campo libero. Gi - riflette Giannuli - forse sta preparando il terreno a qualche fratellino in arrivo. Daltra parte, Berlusconi da qualche tempo non molto simpatico agli americani e il cuore di Gelli notoriamente batte su quella sponda dellAtlantico. Forse qualche sgarbo sullenergia, forse altro. Ma il gioco ancora incomprensibile. Ci che mi pare chiaro che il Noto Servizio un amo. Ora si deve capire cosa quellamo pescher.
ALESSANDRO CALVI

dal Riformista del 17/02/2011

dal Riformista del 18/02/2011

lanello di Gelli
uando parla uno come Licio Gelli sempre difficile essere sicuri di qualcosa. Certo, per, non pu essere casuale che abbia deciso di parlare. Evidentemente, sa che pu farlo. E sa che un ciclo politico che lui ben conosce si sta chiudendo. A dirlo Stefania Limiti, autrice dellAnello della Repubblica (edito da Chiarelettere), unico libro-inchiesta sul Noto Servizio, la struttura parallela destinata alle operazione sporche della quale sino a poco tem-

lanello di Gelli

Gelli, lAnello e i messaggi al Cavaliere


DI

ALESSANDRO CALVI

po fa si ignorava tutto, inclusa la sua stessa esistenza. Ebbene, di recente a parlarne stato addirittura Gelli. Il capo della Loggia P2 ha tirato in ballo Giulio Andreotti ma, soprattutto, ha fatto pesanti osservazioni su Silvio Berlusconi che della sua loggia, la P2, era titolare della tessera contrassegnata dal numero 1812.

otrebbe essere una transizione morbida lobiettivo celato dietro linusuale necessit di intervenire pubblicamente che ha colto da qualche tempo Licio Gelli. Ne convinto Giuseppe De Lutiis, tra i maggiori analisti italiani di terrorismo e servizi segreti, al quale i segnali che circolano da qualche tempo - come le rivelazioni dello stesso Gelli sullAnello, una struttura segreta e parallela che il Venerabile ha collegato a Giulio Andreotti - non sono sfuggiti. Neppure quelli che

parla lo storico De Lutiis

Gelli e il cambio nel potere occulto


DI

ALESSANDRO CALVI

sembrano indicare nella fase attuale una certa similitudine con quella attraversata dal paese tra il 92 e il 94. inevitabile pensare - spiega - che, quello che Giorgio Galli chiama il governo invisibile, stia lavorando a un dopo Berlusconi meno caratterizzato dal muro contro muro. Almeno, sarebbe una differenza con quegli anni disgraziati.

SEGUE A PAGINA

Gelli parla dellAnello per ricordare i legami del Cav. con il passato
STEFANIA LIMITI. Dopo Guido Salvini e Aldo Giannuli, parla lautrice del recente libroinchiesta sul Noto Servizio, la struttura parallela rimasta segreta sino a pochi anni fa, che fu impegnata in operazioni politiche sporche. Gelli - dice - canta la fine di un uomo nel quale aveva creduto e che affonda le sue radici nella Prima Repubblica.

Gelli prepara un cambio anche nel potere occulto


GIUSEPPE DE LUTIIS. Spiega il maggior esperto italiano di intelligence e terrorismo che, oltre alla transizione politica, nella inusuale loquacit del Venerabile potrebbe nascondersi pure la volont di preparare il terreno alla sua personale transizione, quella verso lOriente Eterno.
pi personale. Gelli - osserva - stato un uomo di frontiera, considerato come un demone dallarea progressista. Ora, a 92 anni, con qualche rivelazione e qualche apertura, potrebbe voler preparare il terreno anche per meritare una valutazione meno negativa della sua figura quando lui transitasse allOriente Eterno. Daltra parte, aggiunge De Lutiis, Gelli detiene tanti di quei segreti che pu scegliere di rivelarne alcuni senza per questo far franare una intera area politica. Per ora, dal cappello ha tirato fuori lAnello, organizzazione segreta della quale sino a poco fa era ignota la stessa esistenza e della quale tuttora non conosciamo neppure il vero norme: nelle poche carte che ne attestano lesistenza indicato come Noto Servizio; Anello un nome attribuitogli da alcuni appartenenti in via informale. Nato alla fine della seconda guerra mondiale, la sua esistenza fu svelata soltanto nel 1998 da alcuni documenti riservati, rinvenuti in un archivio del Viminale da Aldo Giannuli, su incarico dei magistrati di Milano e Brescia che indagavano sulle stragi di piazza della Loggia e di piazza Fontana. Gi, dellAnello sappiamo molto poco ma almeno ora sappiamo che esiste. A dircelo, al l di qualche documento e di alcune testimonianze, c anche Gelli. Devo dire - confessa De Lutiis - che inizialmente ero scettico, forse influenzato da valutazioni negative provenienti da un ambiente molto informato. Ma poi mi sono convinto del contrario. Ebbene, di questa organizzazione conosciamo il pezzetto di storia riferito a Mario Roatta relativo alla met degli anni 40 ma poi, spiega De Lutiis, dobbiamo fare un salto di molti decenni per arrivare alla fuga di Kappler e al sequestro Cirillo, vicende nelle quali lAnello oper, come intervenne, secondo qualcuno, anche nel caso Moro. Ma - prosegue De Lutiis - se lAnello esiste dal 45, cosa ha fatto dopo? Mancano 60 anni, forse potrebbe essere stato protagonista di altri episodi, forse, sapendone di pi, potremmo rileggere un pezzo di storia della Repubblica. Soprattutto, c da chiedersi chi lo gest negli anni 50, gli anni della guerra fredda in cui pi aspra era la contrapposizione tra il mondo occidentale e quello comunista. Di Gladio - dice ancora De Lutiis - non sappiamo nulla su quello che pu aver fatto dopo il 46. Ad esempio, fino al 56 esistita anche una organizzazione detta O, erede della Osoppo, formazione partigiana moderata, che raccoglieva oltre 5mila aderenti. Cerano rapporti tra queste due strutture? Cosa hanno fatto nel primo decennio di guerra fredda conclamata? Non conosciamo neppure i nomi degli aderenti a nessuna delle due organizzazione. E non sappiamo come una formazione come lAnello si sia collocata in un simile sistema di apparati, nel quale si sono mossi anche il Sifar e lUfficio affari riservati. Ma, certo, la sua esistenza coerente con quellapparato. Se questo il quadro, evidente che per noi difficile anche comprendere laffermazione di Gelli che ha collegato il Noto Servizio con Andreotti. La semplificazione prospettata da Gelli - osserva De Lutiis - dovrebbe essere suffragata da qualche prova. Ci che noto, che Andreotti oper per disvelare, e quindi rendere inservibile, Gladio che, invece, fu difeso da Cossiga. E ancora oggi negli ambienti eredi del servizio segreto militare, che era quello che gestiva Gladio, Cossiga popolarissimo, quasi venerato, mentre verso Andreotti permane un sentimento, per cos dire, di avversione. Essendo trascorso mezzo secolo - conclude De Lutiis - forse le autorit politiche potrebbero ammettere gli storici a consultare almeno una parte delle carte, a meno che il maestro Venerabile non ci aiuti a caprine di pi come ha promesso.
ALESSANDRO CALVI

ltimamente Licio Gelli sembra diventato molto loquace, e gi questa una notizia. Di notizie, per, se ne trovano, e tante, soprattutto nelle molte parole che lo stesso Gelli ha affidato ai giornali. Soltanto nellultimo mese: il Piave, il Tempo e Oggi, al quale ha affidato la farse che ha colpito di pi: Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti lAnello, sebbene gi dalla intervista al Tempo avesse avviato una spietata analisi delloperato di Silvio Berlusconi. E non sembra essere finita qui. Niente male, considerato il riserbo quasi proverbiale per il quale luomo noto. In mezzo, e la circostanza probabilmente pesa, una lunga intervista dellEspresso al prefetto Bruno Rozera, pezzo da novanta della massoneria che parla, e molto, anche di Gelli. Dopo averne parlato con Guido Salvini e Aldo Giannuli (fu questultimo, nel 1998, mentre era al lavoro per conto delle procura di Brescia che indagava sulla strage di piazza della Log-

gia e di Salvini che a Milano era al lavoro su piazza Fontana, a scovare, in un archivio del ministero dellInterno, alcuni documenti riservati che svelarono per la prima volta lesistenza del Noto Servizio), il Riformista ne ha parlato anche con Stefania Limiti, la quale riparte proprio dalle interviste concesse da Gelli. Gelli - orsserva la giornalista - sembra dire a Berlusconi: sarebbe stato meglio che la sera te ne fossi andato a dormire; ora il tuo tempo finito; neppure un Anello, neppure Gladio ti possono pi salvare. Insomma, mi sembra che Gelli stia cantando la fine di un uomo sul quale, peraltro, aveva puntato. Ma, spiega la Limiti, forse non ancora tutto. Dalle parole di Gelli - prosegue - mi pare emerga un Silvio Berlusconi molto pi legato al passato, e alla prima Repubblica, di quanto si pensi. Daltra parte, spesso si dimentica che Berlusconi era gi qualcuno ben prima della nascita di Forza Italia. La sensazione che, se Gelli proprio ora e con certi toni parla di Berlusconi, forse lo fa perch Berlu-

sconi fa parte di una storia che anche Gelli conosce molto bene. Giuseppe De Lutiis, che tra i maggiori analisti italiani di terrorismo e servizi segreti, nella introduzione al libro della Limiti accenna a Giuseppe Cabassi, il cui nome compare nei documenti rinvenuti da Giannuli. Cabassi, era un noto imprenditore lombardo. Ebbene, scrive De Lutiis che, allepoca, era sentore comune che dietro Cabassi ci fosse il Psi, ma, secondo quanto dichiarato dallamministratore delegato del gruppo (Rizzoli-Corriere della Sera, ndr) Bruno Tassan Din, dietro Cabassi, oltre al Psi, vi sarebbero stati i vertici

della P2. Insomma, fa notare la Limiti, Cabassi aveva un curriculum simile a quello che allora poteva vantare Berlusconi e, forse, era un altro nome sul quale aveva puntato la P2. Poi, possibile che sia stato scelto un altro cavallo. Da qui, potrebbe nascere quella amarezza che sembra esprimere Gelli per la fine di un uomo nel quale aveva creduto. Ma non ancora tutto. Era il maggio del 1997 e lallora presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, intervenendo al Salone del Libro di Torino, rivel di aver ricevuto una lettera da Raffaele Delfino, il quale fu tra i protagonisti della breve stagione di Democrazia nazionale, la formazione fuoriuscita dal Msi nel 1976. Fu una operazione - spiega ancora la Limiti - nella quale en-

tr pesantemente anche lAnello come ho raccontato nella mia inchiesta. Delfino in quella lettera avrebbe raccontato che quella scissione fu finanziata proprio da Silvio Berlusconi. Di quella circostanza resta traccia anche in un resoconto di Repubblica: Fu Berlusconi a finanziare la scissione Delfino dal Msi. Si deve ricordare che la rottura col Movimento sociale avvenne sullappoggio - sul quale spingevano i fautori di Dn - al governo Andreotti in chiave anticomunista. Inoltre, secondo quanto il giudice Salvini e Aldo Giannuli hanno spiegato al Riformista, lAnello compiva operazioni sporche in chiave anticomunista. Il fatto che Licio Gelli abbia ricollegato questa formazione al nome di Andreotti, e che abbia usato certi toni contro Silvio Berlusconi, d da pensare. Certo, siamo comunque nel campo delle ipotesi, anche se, osserva ancora la stessa Limiti, Gelli una cosa certa lha detta: lAnello esisteva. Si dovrebbe ripartire da qui, anche perch quella struttura parallela ha inciso pesantemente nella vita pubblica del paese. La giornalista si riferisce alla fuga di Kappler e lintervento nel caso Cirillo ma non soltanto. LAnello - aggiunge stato protagonista anche di altre vicende, tra le quali una dura campagna di intimidazione con-

tro esponenti del Psi vicini al Pci allepoca del centrosinistra. Pur essendo poco conosciuto, prosegue la Limiti, lAnello stato presente molto pi di quanto non si pensi. Negli anni la ragione sociale cambiata, insieme alle condizioni politiche. E tutti i suoi membri sono sempre stati esecutori di ordini che il potere politico impartiva, anche dopo che il Pci non era pi considerato come il pericolo numero uno. E oggi? Oggi probabile che i membri dellAnello siano stati disattivati ma il modulo operativo dellAnello ci deve interrogare ancora. Il perch Gelli ne torni a parlare oggi - legandolo ad Andreotti, mentre prende le distanze da Berlusconi - soltanto lui potr spiegarlo. Secondo Giannuli laccenno allAnello sarebbe soltanto una spruzzata di formaggio che rende pi appetibile la vivanda e la vivanda sarebbe tuttaltra. Ma Gelli - aggiunge la Limiti - forse si sente ancora testimone, uno dei pochi rimasti, di unepoca, e vuol far sapere che di quella epoca detiene ancora adesso tanti misteri. Ci che certo - conclude - che se ci fossimo interrogati di pi su questa struttura parallela, forse oggi saremmo in grado di comprendere gli altri anelli mancanti alla nostra Repubblica.
ALESSANDRO CALVI

SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

segnali sono tanti. Le parole di Licio Gelli sono l, nero su bianco. E non ci sono soltanto quelle: c una concatenazione di eventi che suggerisce che qualcosa, dietro le quinte del potere, molto dietro quelle quinte, stia accadendo, al riparo dal clamore delle cronache. Poi, certo, qualche segnale va dato. Ed ecco, infatti, che puntualmente arrivato. C stato uno strappetto di Licio Gelli dopo il cosiddetto scandalo P3, per prendere le distanze da quel sodalizio di affaristi. Poi, a gennaio, dopo che lo stesso Gelli si era concesso al quotidiano friulano il Piave svolgendo alcune osservazioni su Tina Anselmi, arrivata una sibillina intervista pubblicata dallEspresso nella quale il prefetto Bruno Rozera, pezzo pregiato della massoneria, parla anche di Gelli, ricordandone significativamente lattivit nel periodo precedente agli anni tra il 1992 e il 1994. Infine, due interviste consecutive dellex capo della P2, una al Tempo e una ad Oggi, nelle quali Gelli sembra prendere in modo deciso le distanze da Berlusconi e fa una rivelazione: Io avevo la P2, Cossiga la Gladio e Andreotti lAnello. Ce ne abbastanza per farsi qualche domanda. Gi - dice Giuseppe De Lutiis

- non casuale se in poche settimane Gelli abbia espresso in pi sedi le sue valutazioni e lo abbia fatto con interviste di quel tenore. Daltra parte, non credo neppure che quella del prefetto Rozera, che ha informazioni paragonabili a quelle in possesso di Gelli, sia una decisione casuale. E questo possibile attribuirlo al fatto che lera di Berlusconi sembra terminata, sia perch lo stesso interessato ha contribuito molto ad accelerarne la fine, sia per la durata che si avvicina al ventennio. E forse anche per altre ragioni che noi non conosciamo. Insomma, mentre la vita politica sembra avvitata da mesi in una picchiata molto pericolosa, potrebbe essere osserva De Lutiis - che queste interviste servano a preparare il terreno ad un cambio di gestione sia del potere palese che di quello pi o meno occulto. Dunque, la promessa di Gelli, il quale ha annunciato altre rivelazioni, potrebbe aiutarci, se mantenuta, a comprendere molti aspetti della difficile gestione di questo paese che stato definito efficacemente come una portaerei nel Mediterraneo e che ora vede al comando una persona che anche a livello internazionale non viene pi ritenuta affidabile. De Lutiis non esclude per che le parole di Licio Gelli nascondano anche un elemento di natura

Ap/LaPresse

dal Riformista del 26/02/2011

dal Riformista del 25/02/2011