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Seconda Università di Napoli- Prof.

Ludovico Solima - Economia e gestione degli enti culturali

“Musei 2.0”.
Nuove tecnologie della comunicazione e generazione
periferica della conoscenza

► Si parla di “Web 2.0” , per marcare la differenza tra il primo


stadio di sviluppo di internet, caratterizzato da una relativa
staticità, ad uno sviluppo futuro nel quale – anche grazie alla
diffusione di nuove piattaforme ed infrastrutture di
comunicazione – acquista ulteriore e definitiva centralità l’idea:

1. del dinamismo e dell’interazione;


2. che gli utenti del web siano i protagonisti nella generazione dei
contenuti della rete (user-generated content).

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Il concetto di “social learning”

► L’interazione e la condivisione delle conoscenze innescano


l’attivazione di relazioni basate su processi di scambio inter-
personale, in grado di attivare percorsi di social learning, nei quali il
flusso informativo non è uni-direzionale ma di tipo multi-polare:
non è più possibile, in altri termini, distinguere tra centro e periferia,
in quanto è la stessa periferia che assume valore baricentrico.

► Viene meno, dunque, una concezione gerarchica e controllata


della conoscenza e si fa strada, per converso, una sempre più spinta
democrazia del sapere.

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Internet: lavori in corso

► Ciò che caratterizza i siti di nuova generazione, decretandone la


loro affermazione in rete, è il livello di condivisione nella
generazione dei contenuti, che il più delle volte vengono messi a
disposizione dagli stessi utenti, accomunati – ad esempio – da
interessi ed ambiti di competenza analoghi.
► L’idea (vincente) di questi siti è stata quindi quella di “mettere a
sistema” una tendenza che si era ampiamente diffusa sulla rete,
attraverso la proliferazione di web personali.
► La caratteristica ulteriore di questi siti è inoltre costituita dalla
presenza di link ad altri siti analoghi, contribuendo alla costruzione
di reti spontanee ed informali.

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Alcuni esempi: Wikipedia

- nata nel gennaio 2001

- contenuti inseriti e controllati


dagli utenti

- autoregolazione e controllo
“sociale”

- 50 versioni in lingua

- versione italiana: 500mila


voci

- versione inglese: 2,5milioni


di voci

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Alcuni esempi: MySpace

- creato nel 1998

- tra i primi 10 siti al


mondo

- mette a disposizione
strumenti per entrare in
contatto con altre persone
e condividere i propri
interessi

- conta oltre 50 milioni di


iscritti

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Alcuni esempi: FaceBook

- creato nel 2004

- lo scopo principale iniziale


era di far mantenere i
contatti tra studenti di
università e licei di tutto il
mondo

- conta oltre 200 milioni di


iscritti

- dal luglio 2007 figura nella


Top 10 dei siti più visitati al
mondo ed è il sito numero
uno per foto negli Stati Uniti
con oltre 60 milioni di foto
caricate settimanalmente.
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Alcuni esempi: YouTube

- è stato fondato nel 2005

- quotidianamente vengono
visualizzati circa 100 milioni di
video, con 65.000 nuovi filmati
aggiunti ogni 24 ore

- l'azienda di analisi
Nielsen/NetRatings valuta che il
sito abbia circa 20 milioni di
visitatori al mese

- è il quarto sito più visitato nel


mondo dopo Google, Msn e Yahoo

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Alcuni esempi: Flickr

- fondato nel 2002

- di proprietà del gruppo Yahoo!

- ha una libreria di immagini in


continua crescita

- conta ogni minuto più di duemila


nuove foto inserite da parte dei
suoi sette milioni di utenti

- si stima che contenga oltre otto


miliardi di foto

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Le parole chiave

contenuti generati dagli utenti;


 comunicazione multi-direzionale;
 condivisione delle esperienze;
 creazione di comunità.

da una rete di computer ad una rete di persone…

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Convergenza tecnologica e interoperabilità

► La moltiplicazione delle occasioni di comunicazione


interpersonale richiede la disponibilità di due elementi: un
dispositivo in grado di trasmettere e visualizzare contenuti
informativi e un accesso alla rete.

► Se fino a non molto tempo fa il dispositivo era rappresentato dal


computer e l’accesso alla rete era garantito da una connessione
fisica (modem o cavo telefonico), si assiste oggi ad un duplice
processo di convergenza tecnologica che rende superate tali
soluzioni.

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La convergenza tra connessioni


doppino

UMTS ADSL

Wi-Max fibra
ottica

Wi-Fi etere

satellite
l’accesso alle risorse informative
diventa ubiquitario 11

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Un esempio di convergenza: la televisione

Il segnale televisivo può arrivare nelle case attraverso:

 l’etere (segnale analogico);


 il digitale terrestre (Rai, Mediaset, La7);
 il satellite (Sky);
 il satellite in HD (Sky)
 il cavo (Fastweb);
 internet – Iptv (Telecom, Fastweb, Tiscali, Infostrada);
 internet – siti di social network;
 telefono cellulare (Tim, Vodafone, 3).

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La convergenza tra funzioni

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La convergenza tra funzioni

IP TV

cell.
palmari
UMTS

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La convergenza tra funzioni

IP TV

cell.
UMTS palmari

MOBILE SOCIAL NETWORK: moltiplicazione dei momenti e


dei luoghi, fisici o virtuali, di socializzazione
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I riflessi per il settore museale

► Il rapporto che si instaura tra museo e visitatore durante il


processo di fruizione è molto articolato, risolvendosi in una pluralità
di sollecitazioni che il museo indirizza verso coloro che frequentano
le proprie sale, il cui denominatore comune è il bisogno di
mediazione espresso dai visitatori.
► L’esigenza di mediazione è un’acquisizione relativamente
recente: sino a pochi anni fa, risultava piuttosto diffuso il
convincimento che “le opere parlano da sole”, attribuendo quindi al
visitatore l’onere di dotarsi degli strumenti interpretativi atti a
consentirgli una corretta decodifica del messaggio.
►Più correttamente, si dovrebbe dire: “le opere parlano da sole,
ma a chi già le conosce”.
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L’esigenza di mediazione

► L’urgenza comunicativa dei musei si è prevalentemente espressa


attraverso la produzione di testi e l’organizzazione di visite guidate,
escludendo fino a poco tempo fa l’opportunità di avvalersi di
sistemi audio e video e limitandosi a fornire dei contenuti mediati
dalla scrittura e dalle immagini.

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I supporti informativi di tipo tradizionale

► Nei casi in cui si ritiene doversi attivare una qualche ausilio alla
visita, questo è infatti generalmente realizzato attraverso supporti
informativi di tipo cartaceo (didascalie, pannelli di sala, guide a
stampa, etc.), il cui principale limite può essere riconosciuto nella
staticità ed uniformità del messaggio veicolato.

► Il più delle volte, infatti, il museo si rivolge in maniera uni-


direzionale e del tutto indifferenziata al proprio pubblico, senza cioè
calibrare i contenuti della comunicazione in funzione delle
caratteristiche del destinatario (età, nazionalità, profilo culturale,
etc.) e senza offrire la possibilità di realizzare un qualsiasi tipo di
interscambio informativo.

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I primi passi

► Le prime soluzioni sperimentate all’interno dei musei, rivolte a


coniugare l’informazione con la tecnologia, sono state le postazioni
multimediali e le audioguide: tali strumenti hanno avuto il merito,
anche se in modo diverso, di contribuire ad accrescere il grado di
familiarità (tanto per il personale del museo, che per i suoi
visitatori) con nuove tipologie di supporti informativi.

► Le audioguide, in particolare, hanno reso possibile coniugare la


mobilità, cioè la possibilità di accedere alle informazioni
concernenti una particolare opera anche nell’immediata prossimità
della stessa, con l’oralità, che supera la difficoltà di leggere ed
osservare contemporaneamente.

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L’approccio verso la rete

► I primi siti creati dai musei si sono generalmente risolti in


tentativi – talvolta piuttosto goffi – di replicare l’esposizione fisica
delle opere attraverso delle gallerie on-line, molto spesso statiche.
► L’interazione museo-utente risultava pertanto molto ridotta (se
non del tutto nulla) ed il flusso informativo era sostanzialmente uni-
direzionale: il visitatore del sito tendeva, in altri termini, a replicare
lo stesso atteggiamento passivo comune alla maggior parte delle
modalità di frequentazione dei musei.
► Un contenuto maggiormente dinamico è stato invece assicurato
successivamente dalla creazione di data-base, semplificando in tal
modo il processo di ricerca delle informazioni e di generazione dei
contenuti.
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Profilazione e fidelizzazione dei navigatori
►Il Museo del Louvre di Parigi è stato, nel 1995, uno tra i primi
musei a sbarcare su Internet con una propria versione virtuale ed
è stato ispirazione e modello per gli altri che, negli anni
successivi, hanno voluto intraprendere la stessa strada.
► Curato e ricco di contenuti già nella sua prima versione, il sito
è stato recentemente sviluppato e aggiornato, a dimostrazione di
una continua voglia di miglioramento e di un’attenzione
particolare ai cambiamenti delle esigenze del pubblico.
►L’attenzione e l’ascolto del pubblico è evidente fin dall’accesso
alla Home Page del museo, dove viene evidenziata la sezione
denominata Mon espace personnel all’interno della quale, dopo
essersi registrati, i visitatori possono costruire le proprie cartelle
contenenti le opere selezionate ed accedervi in momenti
successivi attraverso l’inserimento di una password.
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Dai data-base alla costruzione di siti evoluti

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Dai data-base alla costruzione di siti evoluti


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Dai data-base alla costruzione di siti evoluti


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• Il Mildred Lane Kemper Art Museum di Washington


rappresenta un valido esempio di costruzione on line di un
database delle proprie collezioni.

• Il progetto, denominato Online Collections Database, consente


ai navigatori di accedere alla consultazione di tutte le schede
inerenti le opere presenti al museo, attraverso ricerche
differenziate per artista, soggetto, tipologia dell’ opera,
stile/periodo, paese di provenienza.

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Dai data-base alla costruzione di siti evoluti
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Altri esempi evoluti

► Il Fine Arts Museum di San Francisco, ad esempio, attraverso il


“Virtual Gallery Program” ha consentito ai frequentatori del
proprio sito di creare delle gallerie personali di opere, ciascuna con
un titolo assegnato dall’utente e un testo introduttivo, che sono state
poi messe a disposizione degli altri utenti, coniugando quindi
l’esigenza di personalizzazione con quella della socializzazione.
Analoga possibilità è offerta dal sito del Metropolitan Museum of
Art di New York.

► La Tate Gallery di Londra fornisce ai propri visitatori un


dispositivo mobile attraverso il quale accedere ai contenuti
informativi sviluppati per la rete.

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Virtual Gallery Program

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MET

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Tate Gallery

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Getty Museum

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Gli sviluppi futuri

► Grazie ad un collegamento wireless, ciascun visitatore può, con il


proprio dispositivo, connettersi al server centrale del museo ed
acquisire i contenuti multimediali di suo specifico interesse,
mantenendo traccia delle proprie preferenze (bookmarking feature).
► I contenuti informativi selezionati dall’utente potranno essere
anche scaricati in un momento successivo alla visita (post-visit
extension) attraverso il sito internet del museo ed alla possibilità di
identificazione univoca dell’utente (ad esempio, attraverso la sua
mail).
► Il sistema può quindi creare, in maniera del tutto automatica,
delle pagine personali, stimolando il processo di fidelizzazione non
solo nei confronti del sito internet ma anche, e soprattutto, nei
confronti della struttura fisica del museo.
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Gli sviluppi futuri: MoMa WiFi


New York
MOMA
Museum of Modern
Art

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Gli sviluppi futuri (2)

► Attraverso un dispositivo portatile abilitato all’uso della


tecnologia Rfid si può ottenere, con grande semplicità:
1. la localizzazione ed il riconoscimento degli oggetti esposti,
semplificando peraltro l’orientamento del visitatore all’interno
delle sale del museo (wayfinding devices);
2. l’accesso alle informazioni richieste, che saranno in tal modo
disponibili vicino alle opere ed agli oggetti a cui si riferiscono
(proximity based interaction): l’ottenimento di contenuti
pertinenti sarà cioè il risultato di una “proposta” fornita dal
dispositivo, più che il risultato di un processo di ricerca, più o
meno farraginoso, attivato dall’utente.

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Exploratorium San Francisco

San Francisco

Exploratorium,
museum of
science, art and
human perception

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Singapore Science Center

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Gli sviluppi futuri (3)

► Un’altra possibile variabile da considerare per la selezione dei


contenuti veicolati attraverso questi dispositivi è il tempo che
l’utente dichiara di avere a disposizione per la visita del museo; sarà
cioè possibile proporre dei percorsi alternativi e personalizzati,
ottimizzando il processo di fruizione da parte del visitatore.

►Il Museum of Science di Boston, ad esempio, consente all’utente


di pianificare in anticipo la propria visita nel museo, attraverso un
applicativo presente sul proprio sito (denominato trip planner), il
cui output conclusivo è la stampa di una cartina del museo nella
quale sono evidenziate tutte le opere selezionate dall’utente.

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MoS – Trip Planner

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Poscasting e videocast

► il Museum of Modern Art di San Francisco ha reso disponibile, a


partire dal settembre 2006, una “podcast guide”, contenente la
descrizione – sala per sala – delle opere presentate nella mostra
“The Art of Richard Tuttle”.

► Il Moma di NewYork, per altro verso, a partire dal luglio del


2006, diffonde attraverso il suo podcast numerose descrizioni di
opere, rese dal suo direttore.

► Il Museum of Science di Boston utilizza invece il proprio podcast


anche per diffondere i seminari e le conferenze che ospita
periodicamente all’interno delle proprie sale.

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Museum of Modern Art - San Francisco

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Museum of Modern Art – New York

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L’ IPhone Tours del Denver Art Museum

► Presso il Denver Art Museum è attualmente in fase di


implementazione un processo per la conversione dell’audioguida
del museo, al fine di poterla utilizzare sui telefoni multimediali di
ultima generazione, basandosi sull’esperienza degli IPhone
brevettati da Apple.

► Lo sviluppo del progetto ha l’obiettivo di fornire uno strumento


audio di tipo web-based, legato alla connessione wireless del museo
e in grado, fra le altre cose, di fornire al museo stesso approfondite
informazioni sulle modalità di visita, sull’utilizzo degli spazi
espositivi e sulle preferenze dei visitatori che utilizzano tale
dispositivo.

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Il Denver Art Museum

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Kemper Podcasts/YouTube Channel

► Il Kemper Art Museum attualmente mette a disposizione dei


propri navigatori tre differenti podcast scaricabili liberamente dal
proprio sito, i cui contenuti riguardano:

► il proprio programma scientifico;


► la collezione;
► le mostre temporanee (special exhibitions).

Inoltre, è anche possibile scaricare filmati postati dal personale


del museo su YouTube nei quali si assiste, ad esempio, a delle
chiacchierate tra gli artisti che spiegano le proprie opere.

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Kemper – YouTube Channel

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Luoghi e modalità di interazione

► Alcuni musei – come il Science Museum di Londra, oltre a


realizzare un servizio “tradizionale” di newsletter in formato
elettronico, ha aperto degli spazi di confronto (discussion board)
aperti al pubblico su tematiche emergenti, nei quali i visitatori del
sito sono inviati ad esprimere la loro opinione ed a confrontarla con
quella degli altri utenti.
► L’Ontario Science Centre utilizza il blog come strumento di
contatto tra i propri ricercatori, che lo usano alla stregua di un diario
on-line, ed i frequentatori del sito (e del museo).
► Il Santa Monica Museum of Art utilizza YouTube per veicolare
periodicamente presentazioni video delle attività svolte.

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Science Museum - Londra

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Natural History Museum - Londra

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Santa Monica Museum of Art

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MET – New York

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Moma su Facebook

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Moma su Facebook

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Moma su Facebook

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British Museum su Flickr

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Spencer Museum of Art / MySpace

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Il social advisoring: il punto di vista degli utenti

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Quali conclusioni?

► Grazie alle nuove tecnologie dell’informazione, si dischiudono


possibilità di ottenere informazioni sui comportamenti di consumo
sino ad oggi del tutto impensabili, sia per l’accuratezza dei dati che
per il costo irrisorio connesso alla loro raccolta.
► L’analisi dei log di un sito internet, così come il tracking del
percorso di fruizione di un visitatore, raccolto attraverso l’uso della
tecnologia Rfid , permette infatti di comprendere in profondità le
logiche e le dinamiche dei processi di fruizione fisica e virtuale
delle collezioni di un museo, con evidenti implicazioni tanto sotto il
profilo strategico che in termini operativi.
► Tutto ciò, pertanto, deve essere considerato, per qualsiasi tipo di
museo, un fattore strategico di sviluppo ed un elemento attraverso il
quale potenziare la propria capacità competitiva.
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