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La responsabilit extracontrattuale, ai sensi dell'art. 2043 c.c.

, originata da qualunque fatto colposo o doloso che cagioni ad altri un danno ingiusto. Gli elementi fondamentali della responsabilit extracontrattuale, cos come individuati dal richiamato art. 2043 c.c., sono, dunque, il fatto illecito, il danno ingiusto, il nesso di causalit giuridica e materiale tra il fatto illecito, l'evento lesivo ed il danno ingiusto, la colpevolezza dell'agente e l'imputabilit del fatto lesivo. La responsabilit extracontrattuale viene, di norma, messa a raffronto con la responsabilit contrattuale, della quale condivide l'obbligazione risarcitoria ma dalla quale si distingue in ordine alla fonte dell'obbligazione e quanto alla relativa disciplina giuridica. La principale differenza tra le due fattispecie che, mentre la responsabilit contrattuale presuppone un preesistente vincolo obbligatorio inadempiuto tra le parti, la responsabilit extracontrattuale nasce ex novo per effetto del fatto illecito produttivo del danno ingiusto. In tale prospettiva, mentre nell'ambito della responsabilit contrattuale l'obbligazione risarcitoria si giustappone o si sostituisce alla precedente obbligazione contrattuale, nell'ambito della responsabilit extracontrattuale esiste esclusivamente l'obbligazione risarcitoria che nasce, per l'appunto, in conseguenza del fatto illecito produttivo del danno ingiusto. Sotto il profilo della disciplina giuridica, la responsabilit extracontrattuale si distingue dalla contrattuale in ordine al termine di prescrizione (decennale con riferimento al credito derivante da responsabilit contrattuale, quinquennale con riferimento al credito derivante da responsabilit extracontrattuale). Ulteriore elemento di distinzione quello relativo all'onere della prova della colpa in quanto nell'ambito della responsabilit extracontrattuale il danneggiato che deve fornire la prova del comportamento colpevole dell'autore dell'illecito mentre, nella responsabilit contrattuale, l'onere di provare il comportamento diligente nonostante il mancato adempimento della prestazione grava sul debitore. Ulteriore elemento di differenziazione riguarda l'ambito dei danni risarcibili in quanto, in caso di responsabilit extracontrattuale, l'obbligo risarcitorio non limitato, come nella contrattuale, ai danni prevedibili al momento in cui sorta l'obbligazione (cfr. l'art. 1225 c.c.). Secondo la dottrina prevalente, vi sarebbe un ulteriore elemento di distinzione tra la responsabilit extracontrattuale e la responsabilit contrattuale che riguarderebbe l'applicabilit della norma di cui all'art. 2058 c.c. in materia di risarcimento in forma specifica esclusivamente alla responsabilit extracontrattuale. In relazione alla struttura dell'illecito aquliano, deve sottolinearsi come la norma di cui all'art. 2043 cc abbia subito una lenta evoluzione interpretativa in ordine ai presupposti legittimanti la tutela del danneggiato. La norma, secondo l'interpretazione invalsa all'indomani dell'entrata in vigore del codice, aveva una mera funzione sanzionatoria della violazione di un precetto preesistente nell'ordinamento giuridico. Ne conseguiva una limitazione della tutela ai casi in cui fossero lese posizioni soggettive aventi la consistenza dei diritti soggettivi assoluti.

In sostanza, con un'indubbia forzatura della norma di cui all'art. 2043 cc, il requisito dell'ingiustizia veniva riferito alla condotta del danneggiante anzich al danno. Detta condotta doveva essere ingiusta e, cio, posta in essere in violazione di posizioni di diritto soggettivo gi riconosciute dall'ordinamento e non autorizzata da altre norme ordinamentali prevalenti. Nella successiva evoluzione giurisprudenziale, che ha trovato un'organica sistemazione con la notissima sentenza n 500 del 1999 delle Sezioni Unite della Suprema Corte, il requisito dell'ingiustizia stato riallocato nella sede desumibile dal tenore letterale della norma qualificando il danno anzich la condotta. In tale prospettiva, dunque, la norma di cui all'art. 2043 cc, anzich fungere da sanzione a violazione di norme aliunde poste dall'ordinamento, stata interpretata come precettiva dell'obbligo risarcitorio in relazione a condotte colpevoli che abbiano determinato un danno ingiusto. Quanto, poi, alla concreta individuazione del danno ingiusto, secondo tale impostazione, esso deve essere oggetto di verifica da parte del Giudice della cognizione che dovr effettuare un'operazione di comparazione tra gli interessi in conflitto, senza alcuna aprioristica esclusione in relazione alla natura della posizione di interesse incisa dalla condotta colpevole del danneggiante (si pensi al risarcimento del danno da lesione di diritti di credito, di situazioni possessorie, di interessi legittimi) e senza alcun automatismo dovendosi in ogni caso valutare l'eventuale prevalenza della posizione soggettiva sottostante alla condotta del danneggiante. Con riferimento alla colpa, essa da intendersi come uno dei criteri di imputazione del fatto dannoso e, in ispecie, il criterio di imputazione residuale ove non soccorrano diversi criteri di responsabilit presunta o oggettiva. Per la configurabilit di una responsabilit extracontrattuale, , di norma, richiesto il requisito della colpevolezza, nelle due forme della colpa e del dolo. Esistono, tuttavia, fattispecie nelle quali la colpevolezza non deve essere oggetto di prova (responsabilit presunta) e fattispecie che non richiedono il requisito della colpevolezza (responsabilit oggettiva). La responsabilit oggettiva si caratterizza per il fatto che le conseguenze dannose di un determinato evento lesivo vengono poste a carico di un determinato soggetto esclusivamente sulla base del nesso eziologico con la condotta dell'agente senza alcuna indagine in ordine al profilo della colpevolezza. La fattispecie contemplata dall'art. 2049 c.c. viene unanimemente individuata come un'ipotesi di responsabilit oggettiva in quanto i padroni e committenti rispondono dei fatti illeciti commessi dai propri domestici e dipendenti senza alcuna possibilit di fornire la prova liberatoria. La responsabilit oggettiva deve, dunque, essere mantenuta distinta dalla responsabilit presunta nella quale non si prescinde dal requisito della colpevolezza ma dalla necessit di fornirne la prova. In tal senso, il soggetto chiamato a rispondere presuntivamente delle conseguenze dannose causate da un determinato fatto o atto, pu fornire la prova della mancanza del requisito della propria colpevolezza a seconda dei casi, provando il fortuito, la forza maggiore, le propria condotta diligente, o la colpa esclusiva di altro soggetto. Sono ipotesi di responsabilit presunta e indiretta, quelle dei genitori e dei sorveglianti per i fatti ilelciti commessi dai minori di cui agli artt. 2047 e 2048 c.c. In tali casi, i genitori e i sorveglianti hanno la possibilit di fornire la prova liberatoria di non aver potuto impedire il fatto. Ulteriori ipotesi di responsabilit presunta sono quelle di cui

all'art. 2050 c.c. per le conseguenze dannose di attivit pericolose, di cui all'art. 2051 c.c. per le conseguenze dannose originate dalle cose in custodia; di cui all'art. 2052 c.c. per le conseguenze dannose prodotte dagli animali, di cui all'art. 2053 c.c. per le conseguenze dannose derivanti dalla rovina di edifici e di cui all'art. 2054 c.c. per le conseguenze dannose derivanti dalla circolazione dei veicoli.
Cos' la responsabilit indiretta?

La regola generale prevede che chi ha commesso il fatto obbligato a risarcire il danno da esso provocato; tuttavia non mancano ipotesi in cui, a tutela dei danneggiati, il legislatore ha individuato la responsabilit di un soggetto diverso dall'autore del fatto dannoso, accanto, eventualmente, alla responsabilit di quest'ultimo. Tali forme di responsabilit, genericamente definite in dottrina come indirette, sono: - la responsabilit dei padroni e dei committenti per i danni arrecati dal fatto illecito dei propri domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze (art. 2049 c.c.); - responsabilit del proprietario per i danni cagionati dal veicolo, qualora il proprietario sia persona diversa dal conducente ( art. 2054, 3 comma); - responsabilit di colui che aveva la vigilanza per i danni cagionati dall'incapace (art. 2047 c.c.); - responsabilit dei genitori per i danni cagionati dal fatto illecito dei figli minorenni che abitino con essi (art. 2048 c.c.).