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ARTE di Simona Maggiorelli

Sculture zen
Due scene del m Il grande Gatsby

CINEMA di Morando Morandini

Il cinema militante
I
l n. 181, lultimo della rivista cinematografica bimestrale Segnocinema ha in copertina unimmagine di Il grande Gatsby di Baz Luhrmann, secondo remake di una storia gi filmata nel 1949 da Elliot Nugent e nel 1974 da Jack Clayton. un numero speciale che comprende 11 saggi sulla definizione di scena, il pendolo della teoria del cinema, oscillante tra spazialit e temporalit. Tra loro figurano La parte per il tutto, Nostalgia della (scena) madre, Lultima scena. In questo mio discorso mi affido in modo particolare al saggio La vocazione populista del cinema di Paolo Cherchi Usai. Per tre ragioni: a) un mio vecchio amico b) secondo me, uno dei cinecritici pi intelligenti, originali, documentati nella prima fila di coloro che scrivono di cinema nellItalia di oggi e di ieri; c) il direttore responsabile di Segnocinema. Dopo aver fatto un elenco di dieci cineasti, da Godard a Costa Gravas, si legge in rilievo sul n. 181: Chiss quanti altri fanno o hanno fatto politica (di grana grossa) con il cinema (di qualit). La maggior parte di loro appartiene alla Sinistra; la Destra, finora, ci ha dato pi che altro propaganda. Progressisti e reazionari hanno per in comune labitudine a predicare a chi gi convertito. I loro film parlano agli istinti prima che alle ideologie: quello che cercano, non hanno di meglio da dire oppure il Cinema a volerli cos?. Cherchi Usai parte da alcuni punti fermi. Il cinema ha una spiccata inclinazione al populismo che non n buono n cattivo, ma solo un altro modo di fare politica. Piaccia o no, i migliori film politici sono opere di aperta propaganda. Cinema e ideologia si nutrono a vicenda. Se per ideologia sintende qui falsa coscienza e falsa rappresentazione, non c differenza tra Il trionfo della volont (1934) di Leni Riefenstahl e Ottobre (1925) di Sergei M. Ejzenstein. Ci che li distingue, oltre alla visione del mondo da essi propugnata, lo stile adottato per diffonderla. Non c stata unavanguardia nazista; una fascista s, sia pure velleitaria. Perci Mussolini aveva chiamato Centro sperimentale di cinematografia il luogo dove coltivarla. Gli andata male, nonostante Blasetti e Camerini. Forse il cinema ha perso una grande occasione, forse la democrazia ne ha guadagnato. C una forte differenza tra i finali dei film di Sinistra e gli altri: prediligono la catarsi in forma di sconfitta, il Giusto ha la peggio e la perfidia vince. Si d per scontato che il pacifismo sia alieno al pensiero di Destra il che non rende Orizzonti di gloria (1957) di Kubrick un film politico, tanto meno di Sinistra. sbagliato giudicare John Ford un grande cineasta di Destra: il suo pensiero politico si condensa in una parola: Tradizione, distintivo marchio della Destra. Ford credeva nel vincolo di sangue, nella famiglia e nella comunit. Il che non gli ha impedito, pur tardivamente, di schierarsi per i nativi dAmerica con Il grande sentiero (1964) e di denunciare lintolleranza razziale in Il sole splende alto (1953). Hanno dato del fascista anche a Clint Eastwood e a Sam Peckinpah che si dice progressista per il suo spirito di ribellione. Conclusione: state attenti a distribuire le etichette.

n blocco di marmo sfida la forza di gravit, sostenuto da esili fili in acciaio. Riuscendo, nonostante il peso reale, a sembrare una soffice nuvola sospesa a mezzaria. Sintitola Epicarmo la nuova, elegante, scultura di Hideoshi Nagasawa in mostra al Macro di Roma. Fino al primo settembre. Insieme ad altre sei sculture monumentali fra le quali Iride (1993), Ombra verde (2000) e Dormiveglia (2009), lopera presentata al Festivalfilosofia di Modena in cui il maestro giapponese esplora la Riverie poetica e creativa. Un tema mutuato dalla letteratura europea che Nagasawa coniuga con i temi dellarte e della filosofia orientale. La sua opera, infatti, nasce dallincontro creativo fra la sua cultura dorigine ( nato nel 1940 in Manciuria da una famiglia giapponese) e quella di adozione, italiana in primis, Nagasawa arriv nella Penisola 45 anni fa al termine di un lungo viaggio in bicicletta attraverso lAsia e il Medio Oriente, ispirato alla filosofia zen che esalta il valore della ricerca continua, lo Streben per la conoscenza piuttosto che lacquisiszione e la conquista (come racconta Aldo Tollini ne Lo Zen, Einaudi). E approd nella

Hideoshi Nagasawa Yugao Jole, 2005-13

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18 maggio 2013

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