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GIAN PIERO TURLETTI

CREARE UN’IMPRESA DI SUCCESSO


IN MODO SEMPLICE

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Tecniche semplici per la gestione aziendale


L’impresa: è possibile crearla e gestirla con
semplicità e successo?

L’impresa è indubbiamente una realtà articolata e composita e,


giustamente, molti si domandano se non sia troppo difficile
progettarla, organizzarla e gestirla, anche senza avere alcuna
particolare esperienza pregressa. A tale riguardo, l’esperienza
insegna che è senz’alto possibile semplificare il tutto e che non è
necessario essere dei superesperti, per poter diventare dei buoni
imprenditori.

Passo, passo, potete imparare a organizzare e gestire un’impresa


di successo aggiungendo, di volta in volta, un piccolo mattone
alla vostra costruzione. Immaginate di dover puntare a un
obiettivo finale rappresentato dalla creazione e gestione di
un’impresa di successo.

Potrete imparare quali sono le principali funzioni aziendali e


come gestirne, con semplicità ed efficacia, le relative
problematiche.
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Come realizzare tutto ciò?
Semplice.

Nel mio ebook Progetto Azienda, spiego proprio passo dopo


passo, mattone dopo mattone, come realizzare quest’obiettivo; ma
già in questo report vi spiegherò alcuni piccoli segreti e vi
regalerò alcune risorse.

Intanto, possiamo considerare l’impresa anche come possibile


forma d’investimento, e questo tema può certo interessare sia
l’imprenditore, se rivolto all’acquisizione di altre imprese, per
facilitare lo sviluppo del suo business, sia colui che nell’impresa
desideri solo investire al fine di costruire una solida e consistente
rendita finanziaria.

Di qui la problematica di come stimare il giusto valore di


un’impresa, sulla quale ho scritto un report, che vi regalo
volentieri. Lo potete scaricare dal link:
http://www.autostima.net/download/omaggi/valoreazienda.zip

Nel report spiego che il prezzo di un’azienda è un elemento di

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fondamentale importanza per decidere se acquistare una certa
impresa, dal punto di vista dell’imprenditore, o anche solo
investirvi dei soldi.

Vi sono diversi metodi per comprendere quale possa essere il


cosiddetto fair value o giusto prezzo di un’impresa, di solito
abbastanza complessi e di difficile gestione, soprattutto per chi
non abbia una precisa preparazione in materia. Vi dico subito,
tuttavia, di non preoccuparvi. Nel report spiego, infatti, un metodo
molto semplice e d’indubbia efficacia per comprendere se il
prezzo di un’impresa (sia essa quotata o meno) sia corretto,
oppure sopra o sottovalutato.

Ecco, quindi, che avrete a disposizione, subito e gratuitamente, un


sicuro ed efficace strumento per risolvere questo tipo di
problematica. Ovviamente, come dicevo poco fa, le
problematiche imprenditoriali sono diverse.

Ed ecco, a tale riguardo, un’altra risorsa gratuita per voi! Se


andate sul sito http://www.clubautoritv.com e cliccate sul mio
nome “Gian Piero Turletti”, all’interno del sito troverete alcune

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videoclip da me realizzate, in cui affronto diversi temi legati
all’organizzazione e alla gestione delle problematiche d’impresa.

Principalmente, le diverse funzioni aziendali sono le seguenti:


 Organizzazione.
 Produzione e logistica (per le imprese industriali).
 Marketing-commerciale.
 Amministrazione-finanza.
 Personale.

Ci sono, ovviamente, varie interrelazioni tra queste diverse


funzioni e i relativi settori di competenza, ma a mio avviso un
particolare filo rosso le unisce e costituisce, probabilmente, uno
degli aspetti più importanti nella gestione di un’impresa di
successo. Si tratta delle relazioni interpersonali.

È infatti evidente che ogni settore, ogni funzione richiedono, per


una efficace gestione, un buon rapporto di collaborazione tra le
persone che lavorano a reciproco contatto. Non è la stessa cosa
dover gestire un’impresa con personale e collaboratori demotivati
e poter disporre, invece, di un’organizzazione in cui ognuno cerca

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di dare il massimo per il raggiungimento delle mete prefissate.

Ed ecco, quindi, emergere un aspetto particolarmente importante:


l’esigenza di motivare al meglio i propri collaboratori e il
personale in relazione ai diversi obiettivi dei vari settori. Ma come
realizzare quest’obiettivo?

In realtà, esistono molteplici tecniche motivazionali, e oggi voglio


parlare di una di queste in particolare. A tale proposito, non so se
qualcuno di voi abbia notato che i termini motivare e
motivazione sono certo usati nel senso di spingere gli altri verso
il conseguimento di determinati obiettivi, ma non solo. Si trovano
comunemente usati, infatti, in corsi di tecniche di vendita, di
gestione del personale e via dicendo, proprio nel senso di
coinvolgere gli altri verso gli obiettivi prefissati.

Ma, come dicevo poco fa, esiste anche un altro significato da


attribuire a tali termini. “Motivare”, non a caso, significa anche
indicare le ragioni che stanno alla base di determinate scelte. In
tal senso, ad esempio, si parla di motivazione della sentenza di un
giudice o di motivare le ragioni, più in generale, di una scelta.

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A mio avviso c’è, non a caso, uno stretto legame tra i due
significati. Questo, perché una delle tecniche più importanti, per
coinvolgere gli altri nel raggiungimento di determinati obiettivi, e
per spingerli, quindi, ad agire in una determinata direzione, è
proprio quella di spiegare le motivazioni, che stanno alla base
di determinate scelte.

Di qui, l’importanza che l’imprenditore-manager sappia


coinvolgere gli altri, in particolare i propri collaboratori,
spiegando le ragioni delle proprie decisioni.

Qual è, infatti, la probabile differenza di un’impresa o, più in


generale, di un qualsiasi contesto, in cui siano spiegate
determinate scelte, rispetto ad ambiti, in cui ciò non si verifichi?
Nel primo caso, il collaboratore comprende le ragioni di una
scelta, che egli deve attuare, e può quindi essere più facilmente
motivato nella sua azione, tramite la condivisione di quelle
ragioni.

Diversamente, nel secondo caso si corre il rischio di avere


collaboratori demotivati, in quanto neppure a conoscenza delle

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motivazioni di determinate decisioni. Di qui anche la differenza
tra essere dei leader capaci di guidare ed essere solo dei dirigenti,
certo con il potere di comandare, ma con scarsa propensione alla
motivazione degli altri.

È quindi ovvio che il primo passo che un imprenditore-manager


deve compiere è una precisa ponderazione delle motivazioni che
stanno a fondamento delle proprie scelte, seguita dalla loro
comunicazione, unitamente a un’opera di condivisione degli
obiettivi aziendali.

Ecco, comunque, un breve schema che può facilitare la


comunicazione all’interno dell’impresa, nonché la motivazione di
collaboratori e personale:
 Analisi delle motivazioni, relative alle decisioni
aziendali.
 Comunicazione degli obiettivi, della politica aziendale e
delle relative motivazioni.
 Adozione di obiettivi il più possibile condivisibili (nel
senso che dovrebbero essere nell’interesse anche di chi
attua le azioni necessarie al loro raggiungimento).

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In questa terza parte delle mie considerazioni sulle problematiche
d’impresa considero quindi una tecnica aziendale, che ho
denominato E.D.I.V.

Si tratta di un acronimo. Ne conoscete il significato? Vuol dire:


EMULAZIONE
DI
IMPRESA
VINCENTE

Non so se altri abbiano usato la stessa terminologia, ma si tratta di


una serie di principi operativi realmente molto importanti e che,
se ben gestiti, possono contribuire in misura determinante allo
sviluppo aziendale.

Occorre precisare che il termine emulazione è solitamente inteso


in senso negativo, come scopiazzatura, brutta copia di quanto già
da altri realizzato. Ma esiste anche una concezione positiva
dell’emulazione, che la può trasformare in fattore di crescita se
intesa come quella che io chiamo “copiatura critica” o “analisi
critica”.

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A tale proposito, è ovvio che esistono casi, storie di successo in
campo imprenditoriale, come in genere esistono nei vari campi
della vita. Così, si sente dire che quella tal persona ha avuto
successo negli studi e quell’altra sul lavoro, ad esempio.

Una logica conseguenza di ciò è che quindi si può analizzare


cosa abbia reso vincente quella persona, quali siano stati i suoi
fattori di successo per cercare di metterli in pratica nel
proprio caso, così in altri ambiti, come in quello
imprenditoriale. Questa considerazione mi permette anche di
sottolineare un aspetto che forse non è stato ancora
sufficientemente evidenziato. In verità, sopratutto nella realtà
aziendale, non esistono soluzioni fisse e sempre vincenti.

Ogni realtà, ogni singolo caso, ha le sue caratteristiche e quindi, a


fronte delle innumerevoli alternative che la realtà ci offre, avremo
sempre la facoltà di esaminare nuovi casi e di apprendere
qualcosa di nuovo, cui magari ancora nessuno aveva pensato.
Magari saremo molto meno bravi di altri nell’ideare nuovi
prodotti, ad esempio, ma chiunque di noi può considerare cosa
hanno fatto altri.

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Ancora una volta, intendo evidenziare che non si tratta di
copiare pedestremente quanto da altri realizzato, ma di
analizzare, in primo luogo, quali siano stati gli eventuali
fattori di successo in casi di nostro interesse, e quali fattori
negativi si siano riusciti a evitare.

Venendo a considerare la pratica applicazione del principio


appena esaminato, ecco come renderlo operativo.

Uno schema operativo, che può facilitare, è il seguente:


 analizzare casi aziendali, che possono interessare il
nostro stesso settore;
 valutare quali siano stati gli eventuali fattori di
successo;
 considerare se gli stessi siano applicabili nel nostro
caso;
 esaminare anche eventuali fattori negativi, che
l’azienda di successo sia riuscita ad evitare o
controllare;
 valutare se ciò sia realizzabile anche nel nostro caso;
 realizzare, quindi, gli interventi ritenuti applicabili;

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 valutare eventuali conseguenze positive e negative degli
interventi realizzati.

Cultura d’impresa e modelli organizzativi.


Dando seguito ai precedenti articoli, relativi a problematiche e
tecniche gestionali per l’impresa di successo, occorre dire che
sempre più frequentemente si sente parlare di cultura d’impresa.
Ma cosa s’intende con questa terminologia e qual è il suo
impatto concreto sull’azienda?

In effetti, non bisogna lasciarsi ingannare dall’apparenza. Questo


termine è utilizzato in senso antropologico, con riferimento,
quindi, al sistema di valori che caratterizza una specifica
azienda e non in relazione alla conoscenza dei temi aziendali.

Esso può essere così determinante da essere responsabile di


brillanti storie di successo e di altrettanti fallimenti, in ambito
imprenditoriale. A tale proposito, si può e si deve considerare che
anche l’azienda ha un suo specifico sistema di valori, un po’
come la persona.

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Possiamo quindi affermare che ogni impresa ha una sua
personalità. Il diverso sistema di valori che informa di sé una
certa realtà imprenditoriale influenza, non a caso, anche il
modello organizzativo scelto per strutturare le diverse
funzioni al suo interno.

Avremo, quindi, aziende con una cultura e con modelli


organizzativi, ad esempio, gerarchici e tradizionali, ed altre più
aperte all’innovazione, con modelli organizzativi meno
formalizzati, impostati prevalentemente su un piano orizzontale e
via dicendo.

Considero ora un esempio di come una cultura, intesa quale


sistema di valori, possa condizionare in misura significativa
un’impresa, come nel caso della cultura accentratrice.

Seguirà quindi uno schema pratico-operativo per volgere a


proprio vantaggio la cultura d’impresa, così da far leva sulla
stessa, per contribuire a realizzare un progetto d’impresa
vincente.

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Nelle imprese che adottano un modello organizzativo
accentratore, solitamente piccole imprese, il titolare o
amministratore concede solo una scarsa autonomia ai propri
collaboratori. In effetti, spesso l’impresa è espressione
essenzialmente del suo titolare e se questi è accentratore, lo sarà
anche la sua creazione. Il titolare, in un’impresa accentrata, tende
infatti a decidere tutto lui, senza delegare nulla.

Ma cosa succede in simili casi? Il titolare/amministratore non è


spesso in grado di adempiere a tutte le mansioni che la sua
posizione richiede; non le sue, essendo impegnato nelle altre,
anche in quelle di dettaglio, e spesso con la sua presenza un po’
soffocante non favorisce certo un elemento di stimolo per
dipendenti e collaboratori nell’adempimento delle loro funzioni.

Solitamente in questo tipo d’impresa si creano diversi


problemi organizzativi, un certo malcontento e il lavoro non
riesce ad andare avanti regolarmente.

Come intervenire, in simili casi? Ecco alcune indicazioni


operative che possono essere utili nell’affrontare le conseguenze

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negative che una cultura aziendale troppo accentrata può
determinare sull’assetto organizzativo.

In primo luogo, è opportuno effettuare un’analisi, tramite la


quale cercare di capire soprattutto quale sia ritenuto, da ognuno
dei responsabili dei vari settori, il problema principale
dell’azienda e del proprio settore, nonché il personale grado di
motivazione/demotivazione. In sintesi, ecco quanto di solito
emerge: il titolare intende occuparsi di ogni dettaglio, lascia poco
spazio all’autonomia decisionale, lavora sino a tardi. Tutto questo
si accompagna a un consistente grado
d’insoddisfazione/demotivazione dei collaboratori.

Di qui, ovviamente, la decisione fondamentale, è generalmente


quella di definire un mansionario, con nette separazioni di
compiti tra titolare e collaboratori.

In pratica, si realizza così una maggior autonomia decisionale, il


titolare smette di occuparsi di tutto e di tutti, e questo con
soddisfazione di tutti e con miglior andamento aziendale. Si
dovrebbe realizzare anche una verifica, dopo qualche tempo, del

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grado di motivazione aziendale, che spesso conosce un
significativo incremento.

Ecco uno schema semplice di come realizzare il tipo


d’interevento, appena esemplificato, e che voi potete applicare:
 predisporre un questionario per ognuno dei responsabili dei
diversi settori aziendali, garantendo che esso sarà visionato
solo da un consulente esterno (per evitare conflittualità basate
sui rapporti interpersonali interni all’azienda);
 lo specifico questionario viene sottoposto al titolare;
 dalle analisi dianzi condotte estrapolare e precisare i
principali problemi emersi, ad esempio nel caso esaminato:
eccessiva concentrazione di funzioni nel titolare, scarsa
propensione alla delega, conseguente demotivazione dei
collaboratori e richiesta di maggior autonomia.

La soluzione proposta:
 modificare lo stile gestionale dell’impresa, passando da un
modello accentrato a un modello decentrato;
 definire su quali funzioni ci debba essere condivisione e su
quali, invece, vada realizzata maggiore autonomia.

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Esempio di funzioni condivise tra titolare e collaboratori:
 definizione dei singoli obiettivi di settore (ad esempio,
obiettivi di vendita nel settore commerciale, tecnico-
produttivi nel settore produzione….);
 analisi delle esigenze di settore e scelta di eventuali
cambiamenti, come esigenze di maggior-minor personale,
ricerche commerciali, modifiche degli impianti.

Esempio di funzioni di competenza specifica


dell’imprenditore:
 definizione degli obiettivi più generali;
 definizione delle strategie aziendali.

Esempio di ruoli autonomi dei collaboratori:


 compiti di dettaglio e problemi operativi non di rilevanza
strategica.

Come definire la mission e gli obiettivi aziendali.


Nel progetto della vostra impresa, la definizione della cosiddetta
mission aziendale è una delle prime scelte da compiere, funzione

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tutt’altro che teorica, e anzi uno dei fondamenti sul quale edificare
l’intera struttura. La potremmo definire l’obiettivo fondamentale
dell’azienda, la sua stessa ragion d’essere.

Ecco alcuni esempi di mission, espresse in termini abbastanza


generici:
 Operare nel settore dei mobili per ufficio.
 Operare nel settore alimentare, con un particolare
riferimento agli alimenti per bambini.
E tanti altri sono gli esempi che si potrebbero fare.

Si può giungere alla definizione della mission in molti modi.


Talora la scelta dipende da circostanze occasionali, come il fatto
di ereditare un’impresa di famiglia che già opera in un certo
settore, con una mission, quindi, già predefinita. Spesso può
dipendere da scelte personali dell’imprenditore legate alle sue
preferenze.

Qualcuno potrà forse pensare che la definizione di una mission sia


superflua, tanto quel che conta è l’operatività, e via dicendo…
Sarebbe un grave errore.

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Un antico proverbio afferma che «l’uomo non può andare, se
non sa dove andare» e la stessa cosa avviene per le aziende.
Spesso capita di avere a che fare con imprese che non solo non
hanno definito gli obiettivi dei singoli settori, ma neppure la loro
mission più generale. E questo può provocare taluni problemi.

Vediamo i principali.

Assunzione di decisioni non conformi alla mission.


È evidente che anche se una mission non è stata formalizzata,
l’impresa la possiede ugualmente. Però, non essendo stata
chiaramente espressa, alcune scelte possono fare a pugni con
questa e creare disarmonie. Ricordiamoci che l’impresa è un
sistema e quindi, date le interrelazioni tra le sue componenti, è
bene che ogni componente crei una sinergia positiva con le altre.

Un esempio: qualche tempo fa un’azienda non aveva


espressamente definito la propria mission, ma questa risultava
evidente dalla stessa realtà aziendale: occuparsi di nuovi prodotti
alimentari dolciari destinati a un pubblico raffinato, di ceto
economico medio–alto, a parziale sostituzione dell’originaria

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produzione di livello decisamente inferiore. Successe però che
l’impresa andò, nei primi tempi, incontro a un calo del fatturato,
con i nuovi prodotti.

Cos’aveva causato questa situazione? Molto semplicemente la


mission della nuova impresa era conflittuale con le impostazioni
sino allora seguite, che continuavano ad essere più idonee alla
precedente produzione, in relazione, ad esempio, all’immagine
del prodotto e ai suoi canali distributivi. Fu quindi ritenuto
opportuno definire meglio la propria mission, formalizzandola
espressamente, e si comprese che si dovevano ricercare strategie
commerciali più consone alla nuova linea di prodotti.

Consideriamo, infatti, che non è la stessa cosa avere un’azienda


che ha deciso di rivolgersi a un pubblico non particolarmente
raffinato e di condizioni economiche più modeste, rispetto
all’azienda che invece preferisca rivolgersi a un mercato di
nicchia, con gusti più raffinati e dalle maggiori disponibilità
economiche. Diverse sono le catene distributive dei prodotti,
diversa l’immagine dei prodotti stessi, e via dicendo.

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Ma quali caratteristiche deve avere una mission? Una mission,
come abbiamo visto, può nascere in diversi modi, l’importante è
che essa osservi un principio fondamentale: l’impresa deve
perseguire finalità economiche e una mission, quindi, non può
essere in contrasto con esse.

Così, riprendendo un esempio già fatto, non serve a niente, o anzi,


può essere rischioso definire una mission solo in base a gusti e
preferenze personali. Sarà quindi inutile che io voglia creare
un’azienda che, ad esempio, si occupi di un certo tipo di
strumento musicale solo perché mi piace quello strumento, se
un’analisi indica che già quel mercato è saturo, perché, ad
esempio, ci sono troppi concorrenti o perché è in declino il
prodotto.

Non è tuttavia sufficiente definire la mission aziendale. Questo


serve a poco, senza considerare un altro importante mattone nella
costruzione del vostro progetto d’impresa. Immaginate di voler
fare un viaggio per raggiungere una meta più o meno lontana. Di
solito non la raggiungerete in una sola tappa, quella finale, ma
fisserete tappe intermedie da cui ripartire.

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Questo è anche quanto di solito si fa nella vita per raggiungere un
determinato obiettivo: una volta definito quest’ultimo, si fissano
obiettivi intermedi, per cercare, tramite passaggi successivi, di
pervenire a quello finale.

Ecco perché molte imprese utilizzano un potente strumento di


programmazione, che possiamo chiamare gestione per
obiettivi, che si articola in più fasi:
 definizione degli obiettivi di lungo termine;
 definizione di obiettivi intermedi;
 scelta delle alternative strategiche e operative ritenute
più idonee al raggiungimento degli obiettivi;
 controllo/verifica, in termini sia di efficienza che di
efficacia, delle scelte attuate;
 eventuali modifiche alle scelte precedentemente
adottate;
 eventuale attuazione delle nuove scelte;
 eventuale ridefinizione di obiettivi.

Nel mio ebook Progetto azienda spiego, passo dopo passo, come
realizzare le diverse fasi appena indicate.

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Nel salutarvi spero di farvi cosa gradita nel comunicarvi, sulle
problematiche d’impresa, le seguenti risorse gratuite:

 Un mio report su come stimare il giusto valore di


un’impresa, dal link:
http://www.autostima.net/download/omaggi/valoreazienda.zip

 Alcune mie videoclip al sito:


www.clubautoritv.com
(una volta entrati nel sito, digitate il mio nome: Gian Piero
Turletti).

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GIAN PIERO TURLETTI

CREARE UN’IMPRESA DI SUCCESSO


IN MODO SEMPLICE

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