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Criteri progettuali di base per la sostenibilit: luogo, orientamento, forma, involucro, intorno
Valentina Babolin Fabio Peron

Materiale didattico per il corso di

Tecnica del Controllo Ambientale: Introduzione alla Sostenibilit


Laboratorio Integrato 1Anno ClasArch Anno Accademico 2009-20010 Universit IUAV di Venezia
la propriet letteraria e i diritti sono riservati agli autori il presente materiale pu essere riprodotto amichevolmente per scopi didattici e per uso personale luso a scopo di lucro anche solo di parte di esso sar perseguito a norma di legge

Indice

1. 2.

Introduzione La localizzazione 2.1 Il rapporto con il sole 2.1 Il rapporto con il vento Lorientamento 3.1 Lazione del sole 3.2 Lazione del vento La forma e i volumi La disposizione delle funzioni Linvolucro La disposizione delle aperture La vegetazione Sistemi passivi di controllo ambientale Raffrescamento per evaporazione Raffrescamento per reirraggiamento verso la volta celeste Raffrescamento per contatto con il terreno Raffrescamento per ventilazione notturna Riscaldamento con utilizzo di radiazione

3 3 3 5 5 5 7 9 10 11 13 16 18 18 20 20 20 21 23 24 24 24 25 25

3.

4. 5. 6. 7. 8. 9.

10. La ventilazione: i moti dellaria Differenze di pressione azione del vento Effetto camino Legge di Archimede Effetto Venturi 11. Uso efficiente acqua

12. Bibliografia

1. Introduzione
Capita spesso che larchitettura sia volta soprattutto a celebrare se stessa finendo con il trascurare le funzioni e il funzionamento fisico delledificio. E pensando solo a lasciare il segno che si producono errori di valutazione rispetto agli aspetti energetici e alle condizioni ambientali interne, alla durabilit dei materiali, ai costi di manutenzione e funzionamento di un edificio. Sono errori che possono essere corretti elegantemente in fase di progettazione, ma difficilmente si riescono a correggere dopo la costruzione e che si pagano a caro prezzo con elevati costi di gestione delledifico (pesante azione correttiva degli impianti di climatizzazione e riscaldamento, continui interventi di manutenzione). Qualsiasi architetto dovrebbe invece porsi come obiettivo primario nella sua progettazione di raggiungere le condizioni di benessere per gli occupanti, derivate dal controllo del microclima, con il minimo di dispendio energetico. A partire da questo poi o meglio contemporaneamente possibile definire una forma in grado di lasciare il segno. La forma delledificio e delle sue componenti dovrebbero derivare dallanalisi di un numero molto elevato di fattori, tra cui una analisi approfondita della conformazione del suolo, della disponibilit di radiazione, della direzione dei venti, delle destinazioni duso. Un utile guida in questa analisi losservazione critica accurata dei modi di costruire tradizionali nel luogo in esame. Da questa infatti si possono ricavare utili indicazioni su quali siano le azioni ambientali da contrastare, sulle tecniche di costruzione e sull'uso dei materiali. Non detto che non si possa andare controcorrente, ma necessario che da una parte si sappia cosa significano in termini energetici le scelte che si fanno e dallaltra avere ben chiari gli obiettivi che si intende raggiungere. Per chiudere, architettura sostenibile non significa forse semplicemente una architettura che collabori con le sollecitazioni ambientali temperandole e sfruttandole invece che contrastandole dissennatamente?

2. La localizzazione
Il posizionamento di un edificio in un lotto rispetto allo spazio libero una delle decisioni fondamentali della progettazione. Nella maggior parte dei casi gli edifici sono disposti sul territorio soprattutto in rapporto alle normative edilizie e al maggior sfruttamento del suolo edificabile. In realt una buona scelta della localizzazione e dellorientamento permette di sfruttare e temperare meglio le azioni ambientali sulledificio. Le due azioni di cui principalmente tenere conto nella localizzazione di un edificio sono quella del sole e quella del vento. 2.1 Il rapporto con il sole Un fondamentale principio ordinatore la disponibilit della radiazione solare, la quale pu essere intercettata da alberi, dagli edifici limitrofi e da altri elementi del contorno urbano. In prima approssimazione per poter utilizzare la radiazione solare deve essere libera la cosiddetta finestra solare quella parte di volta celeste in cui si trova il sole dalle 9:00 alle 15:00 tra il solistizio invernale e quello estivo. In particolare durante il periodo invernale infatti in questo intervallo temporale che si concentra circa il 90% della radiazione in arrivo dal sole.

Figura 1. Finestra solare

Per poter utilizzare lenergia solare necessario individuare nel lotto assegnato la zona che riceve la maggior quantit di energia solare e posizionare ledificio nella parte nord di tale area in modo da evitare possibili schermature da parte di altri edifici costruiti in aree confinanti. Un criterio per il posizionamento-dimensionamento degli edifici pu essere quello di distanziare tra di loro gli edifici in modo che le facciate esposte a sud siano irraggiate per alcune ore al giorno dal sole anche durante il solistizio invernale. Si pu cercare in altre parole di dare uguale accesso al sole alle diverse unit in modo da permettere a tutti di beneficiare della risorsa sole. E vero comunque che in contesti climatici in cui la radiazione un carico i diversi edifici possono invece essere disposti vicini gli uni agli altri in modo da ombreggiarsi reciprocamente, come nel caso delle casbah mediorientali e del nord Africa. Nella scelta del migliore posizionamento possibile utile limpiego del diagramma che descrive i percorsi solari proiettando la volta celeste su un piano orizzontale, per una determinata latitudine. Questo diagramma pu servire per determinare quando in un punto, nellarco di ogni giorno sia disponibile la radizione solare e quando invece occultata dalle ostruzioni. Infatti possibile rappresentare nel diagramma le ostruzioni che caratterizzano lorizzonte dellarea dellintervento. Inoltre per aumentare le informazioni utili per la scelta possibile riportare i valori della radiazione solare nel diagramma e individuare cos i momenti a cui corrispondono i maggiori carichi termici.

Figura 2. Diagrammi solari, percorsi solari e ostruzione dellorizzonte. Quando il terreno non pianeggiante i versanti esposti a sud sono quelli pi favoriti dalla radiazione solare. Basti osservare la disposizione delle piante. I versanti nord sono invece in ombra o comunque ricevono la radiazione con una intensit molto bassa. La disposizione migliore per i vigneti e le piantagioni di alberi da frutto lungo i pendii collinari esposti a sud, dove lintensit della radiazione permette una

migliore maturazione, basti pensare ad esempio alla disposizione dei filari di vigne nei colli trevigiani da Conegliano a Valdobbiadente, nelle colline veronesi intorno a Soave e cos via. 2.1 Il rapporto con il vento Un secondo elemento da considerare per la localizzazione di un edificio il vento. Gli edifici possono schermarsi reciprocamente anche rispetto al vento. Trovarsi in condizioni di ombra di vento qualcosa di positivo durante il periodo invernale ma impedisce luso della ventilazione naturale per il raffrescamento estivo. Per utilizzare la ventilazione sono da evitare i regimi di flusso a scia interferente che inducono una riduzione significativa della velocit del vento a valle della fila di edifici che incontra per prima il vento. Ci implica una distanza tra gli edifici considerevole, che, soprattutto in aree urbane, pu essere eccessivamente penalizzante rispetto al volume costruibile. In alternativa si pu ottenere un risultato soddisfacente, a parit di densit del costruito, collocando gli edifici a scacchiera o in diagonale rispetto alla direzione del vento. Con venti di forte intensit e clima freddo al contrario preferibile la schermatura degli edifici. La disposizione sar tale da creare ombre di vento diffuse o si utilizzeranno barriere naturali o schermi appositamente costruiti.

Figura 3. Disposizione degli edifici rispetto alle correnti daria. Rispetto ad un rilievo la parte pi esposta al vento sicuramente la cima con gradevoli effetti di raffrescamento durante il periodo estivo, ma viceversa notevoli dispersioni di energia durante linverno. In genere anche le posizioni situate a mezzacosta sono sufficientemente ventilate se opportunamente disposte rispetto ai venti dominanti. E da considerare infine che la presenza di un rilievo pu creare come visto per gli edifici una zona di ombra in cui i moti dellaria sono limitati.

3. Lorientamento
Nelle fasi iniziali della progettazione dopo avere stabilito la localizzazione di un edificio quando si iniziano a definire i volumi e gli ingombri una delle scelte da effettuare quella dellorientamento e anche in questo caso sono le azioni di sole e vento quelle da considerare. 3.1 Lazione del sole Per quanto riguarda leffetto della radiazione in generale da considerare il fatto che le facciate Est ed Ovest ricevono pi radiazione di quella Sud in estate, mentre in inverno la pi irradiata la facciata sud. Le facciate sud-est e sud-ovest presentano una insolazione uniforme nel tempo ma risultano pi fredde in inverno e pi calde in estate della facciata sud; le facciate sud sud-est e sud-ovest sono pi fresche in estate e pi calde in inverno della facciate est e ovest. Storicamente oltre alle indicazioni che ritroviamo in Vitruvio, in Palladio e Scamozzi nei tempi moderni il movimento razionalista che intorno al 1920 inizia a ragionare intorno al problema della migliore orientazione degli edifici. Gli architetti francesi Rey, Bard, Pidoux proposero per gli edifici in linea come migliore orientazione quella secondo la direzione nord-nord est/sud-sudovest chiamandola eliotermica. Definirono eliotermico infatti un piano verticale per il quale durante lanno si eguagliassero i valori calcolati per le due facce, del prodotto delle ore di insolazione per la temperatura media dellaria durante lo stesso periodo di tempo. Lidea quella di dare ai due fronti principali dell'edificio una eguale azione della radiazione e della temperatura esterna, e di non privilegiare un fronte sull'altro. Le due

esposizioni in grado di garantire una insolazione simmetrica sono quelle est e ovest. La temperatura dellaria per pi elevata durante linsolazione della parete ovest e quindi lo stesso valore eliotermico si ottiene ruotando verso ovest lasse delledificio. Per Parigi si individu come asse eliotermico lorientazione di circa 20 ovest rispetto alla direzione sud-nord. Sviluppando ulteriormente questo approccio negli anni 40 litaliano Vinaccia propose invece come orientamento preferibile per un edificio quello secondo lasse equisolare orientato allincirca Nord-est/sud-ovest (con un angolo con lasse EstOvest variabile con la latitudine) in modo da ottenere un bilanciamento delleffetto eliotermico su 4 esposizioni anziche su due. Entrambi gli assi di orientamento avevano come scopo quello di poter ripetere su due o quattro fronti la stessa organizzazione spaziale delle cellule abitative. Le principali critiche che si possono muovere a queste due impostazioni sono le seguenti: si cerca di ricondurre lorganizzazione degli spazi ad una simmetria che deve fare i conti con lanisotropia della radiazione solare e la sua variazione nel tempo; gli edifici si dovrebbero allungare lungo tale asse esponendo fronti molto limitati a sud e nord. Dal punto di vista energetico ci rappresenta una perdita netta di possibilit di utilizzo ottimale dell'energia solare, sia in modo attivo che passivo dato che viene trascurato il fronte sud su cui si ha a disposizione la maggiore quantit di energia. non si considerano le differenze tra periodo di surriscaldamento (estate) e di sottoriscaldamento (inverno); in un periodo lobiettivo dovrebbe essere la minimizzazione del fattore eliotermico nellaltro la sua massimizzazione. Un decisiva sintesi su queste tematiche si ha ad opera di V. Olgyay. Egli nel 1962 pubblica il suo Design with Climate sistematicizzando i rapporti tra clima e scelte progettuali; individua 4 condizioni climatiche campione (ha in mente gli Stati Uniti, ma gli elementi fondamentali possono essere trasposti nei diversi luoghi della superficie terrrestre) corrispondenti a diverse latitudini alle quali corrispondono diverse tipologie edilizie fondamentali: zone fredde con latitudine maggiore di 44 nelle quali il problema pi critico la difesa dal freddo nel lungo periodo sottoriscaldato; zone temperate intorno ai 40 di latitudine in cui esiste sia il problema della difesa dal freddo nel periodo sottoriscaldato sia quello del caldo nel periodo di surriscaldamento; zone caldo aride intorno ai 30 di latitudine in cui il clima presenta un lungo periodo surriscaldato e dove si hanno forti escursioni termiche giornaliere. zone caldo umide intorno ai 20 di latitudine con limitate escursioni termiche giornaliere e in cui il problema la difesa dal caldo e dallumidit.

Figura 4. Esempio di analisi dellorientamento ottimale (Marsh 2005). Olgyay mette in evidenza come lorientamento migliore considerando gli aspetti energetici e in particolare il fattore insolazione per Olgyay sempre intorno a est-ovest con ampie pareti esposte a sud. Infatti qualsiasi strategia di utilizzo passivo della radiazione solare per il riscaldamento richiede che ledificio riceva la maggior quantit di energia possibile durante linverno e allo stesso modo il raffrescamento passivo deve limitare la radiazione incidente nel periodo estivo. Grandi pareti rivolte a sud sono in grado di soddisfare queste due esigenze opposte. Edifici con lasse principale in direzione nord-sud

appaiono quindi svantaggiati rispetto agli edifici analoghi con orientamento est-ovest, in quanto frutteranno poco il sole invernale, mentre saranno fortemente esposte al sole estivo. Una definizione pi dettagliata del migliore orientazione pu essere effettuata considerando contemporaneamente la temperatura dellaria e la radiazione che incide su di un metro quadrato di superficie verticale esposta nelle diverse direzioni. E possibile ricavare lorientamento migliore secondo tre diverse strategie: massimizzare lenergia captata nei mesi pi freddi, minimizzare quella ricevuta nei mesi pi caldi o considerando tutto lanno trovare una soluzione di compromesso che permetta di sfruttare quando necessario la radiazione e di respingerla quando diviene un carico (Marsh 2005). 3.2 Lazione del vento Un ulteriore elemento da considerare per lorientamento di un edificio di cui si dovrebbe tenere conto la direzione dei venti prevalenti. Si dovrebbero esporre piccole superfici e con piccole aperture ai venti freddi invernali e ampie aperture alle brezze rinfrescanti estive. In molte zone del nord America e Europa nel periodo invernale i venti spirano proprio da nord con indicazioni progettuali quindi opposte a quelle ricavate tenendo conto della disponibilit di radiazione solare. I venti locali a regime di brezza (brezza di monte e di valle, brezza di mare e di terra) di origine termica sono i pi adatti al raffrescamento degli edifici, in relazione alla loro ciclicit giornaliera e al loro effetto di abbassamento della temperatura. In zone collinari o montane, i versanti sopravento sono da preferirsi ai versanti sottovento. La posizione pi esposta ai venti quella di cresta, mentre siti a mezza costa, e in misura minore, a fondo valle, beneficiano delle brezze di versante serali discendenti, pi fredde dellaria in quota anche in condizioni di calma di vento a livello di clima locale. La protezione dei venti freddi invernali pu essere attenuata Anche sfruttando opportuni schermi, quali rilievi naturali, altri edifici, alberi, etc. Viceversa si cercher di utilizzare i venti estivi per il raffrescamento, evitando di frapporre ostacoli e ponendo attenzione alla presenza di eventuali superfici molto calde (per esempio grandi aree asfaltate) che riscalderebbero laria prima che raggiunga ledificio.

Figura 5. Barriere naturali antivento in Giappone. Si noti la distribuzione verso i venti prevalenti. In generale il controllo dei flussi daria ai fini del benessere termico pu essere attuato, principalmente, attraverso le seguenti azioni progettuali e tecnologie: localizzazione, rapporti reciproci e geometria degli edifici (tenendo conto anche degli effetti daccelerazione della velocit dellaria, causati da strettoie e vicinanza di spigoli); barriere artificiali e/o naturali (filari dalberi, siepi, macchie arbustive), con funzione di protezione;

deviatori artificiali e/o naturali (filari dalberi), con funzione dincanalamento; movimentazione del terreno, con funzione di protezione (avvallamento) e accelerazione (dosso). Data la notevole variabilit di direzione e velocit del vento le condizioni in un particolare sito possono essere definite attraverso unanalisi statistica. I risultati ottenuti possono rappresentati in diagrammi polari. La distribuzione radiale indica la direzione del vento con in alto il nord, in basso il sud, a destro est e a sinistra ovest. Mentre la frequenza con cui si presenta una certa direzione descritta dalla distanza dal centro. E inoltre possibile integrare il grafico indicando la velocit del vento per ogni direzione.

NNW

NNE NE

NNW

NNE NE +22

NW

NW

17-21 WNW W
2 4 6 8 10 12%

ENE

WNW W
2 4 6 8 10 12%

ENE 11-16 E 7-10

WSW

ESE

WSW

ESE

4-6 SW SSW SE SW SSW SE 0-3 S SSE S SSE

Figura 6. Diagrammi polari con distribuzione delle direzioni e velocit dei venti. Bisogna tener presente che la situazione dei venti descritta dalla rosa ottenuta probabilmente con dati provenienti dalle rilevazioni degli aeroporti, non esattamente la stessa che si pu avere nellarea urbana.

Figura 7. Tabella delle direzioni del vento nelle diverse ore e nei diversi mesi. Dal giallo al rosso velocit in aumento da 0 a 18 nodi Per avere idea di come il vento muti nellarco della giornata per un dato periodo o per tutto lanno possibile ricorrere alla tabella dei venti. I dati vengono trattati a gruppi di tre ore per tutto lanno. Per ogni condizione (3 ore) si individua la velocit del vento prevalente, quello con la percentuale maggiore di frequenza, e la sua direzione. Nella tabella si riportano la velocit, colore di fondo della casella, la direzione del vento prevalente e la direzione del secondo vento pi frequente a meno che non siano concidenti o troppo vicine, in questo caso si prenda la direzione del terzo vento pi frequente. Unulteriore specifica potrebbe essere data disegnando la lunghezza della freccia in proporzione alla frequenza.

4. La forma e i volumi
Il bilancio energetico in un clima caldo conduce a scelte volumetriche articolate che creino vaste zone di ombre portate e, con la scelta opportuna delle masse edilizie, a ventilazioni determinate dalle temperature relative; in climi freddi i volumi devono invece obbedire al principio della minima dispersione termica e alla massima captazione di radiazione. Anche lo studio dei venti dominanti deve entrare in questa scelta: nel primo caso per usufruire al massimo delle migliori condizioni di ventilazione; nel secondo, per annullare il pi possibile le dispersioni termiche che ne derivano. Il clima per non un dato statico, ma una variabile: le situazioni ambientali con ampie escursioni termiche diurne e stagionali impongono analisi pi accurate e morfologie miste. Lo studio degli angoli di incidenza della radiazione solare nei diversi periodi, delle variazioni di temperatura e della direzione e intensit del vento possono suggerire le scelte volumetriche ottimali. Le ombre portate servono a definire i rapporti ottimali degli edifici, in relazione alla domanda di insolazione o di ombra per certi periodi dell'anno, e a determinare le zone aperte o chiuse della forma architettonica, e ci coinvolge anche le scelte distributive interne. Lo spazio utile di una abitazione, e dunque la sua fruibilit per le funzioni abitative, dipende dal volume della stessa. Ma a parit di volume, un edificio pu avere forme diverse. In particolare, per quel che ci interessa dal punto di vista energetico, a parit di volume V un edificio pu avere;

Diverse superfici totali S; Diverse superfici esposte all'insolazione Ssole.

Naturalmente, fissata la tecnica costruttiva e (dunque le propriet termiche delle strutture dell'edifcio) e il clima in cui l'edificio si trova, la suscettibilit dello stesso al clima sar tanto minore, quanto minore la sua superficie totale. Grosso modo, fissati tutti gli altri parametri, il flusso di calore proporzionale alla superficie S dell'edificio. Dunque ci che caratterizza in prima analisi il comportamento termico dell'edificio il rapporto S/V. Le forme pi sensate energeticamente sono quelle a basso valore di S/V.

Figura 8. Variazione del rapporto S/V con forme cubiche di diverse dimensioni. Il valore minimo di questo rapporto si ha per la sfera: essa il solido che, fissato il volume ha la superficie minima. Comunque questa forma non sensata per gli edifici. L'altro parametro che ci interessa dal punto di vista energetico il rapporto tra la superficie utile esposta all'insolazione, Ssole, e la superficie totale S dell'edificio. Tale rapporto deve essere grande in climi freddi per rendere pi efficace la captazione passiva dell'energia solare, e minima in climi caldi. Olgyay nel suo Design with Climate ribadisce come in condizioni climatiche estreme (freddo intenso delle alte latitudini e caldo intenso delle basse latitudini) preferibilmente costruire edifici compatti in modo da rendere minimo il rapporto tra superficie disperdente e volume S/V.

La fascia a sud di un edificio quella che riceve il massimo irraggiamento invernale e il minimo estivo. Le migliori prestazioni alle medie latitudini si avrebbero con una parete inclinata di 25 sulla verticale in modo da garantire lombreggiamento durante il periodo estivo e senza pregiudicare la capacit di captazione invernale. Il profilo a gradoni verso sud in pianura porta ad avere notevole superficie esposta con maggiori dispersioni invernali e surriscaldamento estivo; esso pu essere invece indicato per costruzioni in pendenza nelle quali la parte di edificio interrata nel monte ha un buon ruolo di accumulatore termico. Il profilo verticale quello che risponde meglio alle esigenze tecniche e si situa nellalveo della tradizione costruttiva.

5. La disposizione delle funzioni


Nel quarto libro sullarchitettura Vitruvio consiglia di distribuire gli spazi interni di una abitazione in modo che la domanda di energia (luce, calore) risulti in fase con lofferta naturale legata alla radiazione solare. Allo stesso principio si ispira molta architettura bioclimatica degli ultimi decenni con laggiunta di qualche spazio tampone verso nord. Secondo questa logica la cucina dovrebbe essere disposta ad est, la zona giorno a sud, le stanze da letto ad ovest o a nord, mentre i servizi e vani scale a nord. Un volume chiuso, coincidente per esempio con le zone servizi e notte, si comporter meglio alle nostre latitudini se esposto a nord, mentre le ampie aperture verso sud con conseguente captazione solare, saranno ottimali per la parte giorno. Le cucine con il loro surplus di riscaldamento dovuto al calore dei fornelli, andranno esposte a nord, come pure i locali bagno. A sud restano i soggiorni, pranzo, camere studio, etc. cio i locali che si impiegano pi di frequente durante il giorno e che oltre tutto possono godere del calore diretto del sole che penetra attraverso le finestre. A partire da queste considerazioni e con la convinzione che il trasferimento di calore lungo dalla fascia sud a quella nord richieda sistemi tecnologici complessi, si sono sviluppate due tipologie tipiche: singolo affaccio con asse est-ovest e doppio affaccio con asse nord-sud. E possibile una disposizione energeticamente efficiente alternativa utilizzando sistemi o dispositivi in grado di trasferire lenergia captata nella zona sud alla zona nord. Attualmente possibile trasportare lenergia dalla fascia sud a quella nord anche per profondit di corpo di 15-20 metri permettendo cos lutilizzo del doppio affaccio con orientamento solare est-ovest. Una tipologia distributiva particolare quella a corte nella quale i diversi ambienti sono disposti intorno ad uno spazio libero di servizio con funzione sia distributiva, ma anche energetica. E una tipologia costruttiva tipica delle zone calde in particolare dellarchitettura islamica. Si assiste in alcuni casi a una migrazione degli occupanti nei diversi periodi dellanno e del giorno.

Figura 6. Migrazione delle funzioni durante il giorno e le stagioni in una abitazione a corte in Bagdad. Durante il giorno sono utilizzati gli ambienti ombreggiati intorno al patio: si mangia nelle loggie, ci si riposa nelle cantine, si lavora al piano terra. Durante la notte si dorme sul tetto a terrazza sfruttando il

suo raffreddamento notturno, mentre negli ambienti arriva londa termica ritardata dalla spesse pareti. Quando vi sono anche notevoli differenze climatiche durante lanno si ha anche una migrazione stagionale. Le stanze dei piani superiori, sempre raggiunte dai raggi solari, sono utilizzate nei mesi invernali, mentre quelle del piano terra sono utilizzate durante lestate. Se si ha un solo piano in estate si utilizzano le stanze rivolte a nord e dinverno quelle rivolte a sud.

6. Linvolucro
Linvolucro linterfaccia tra edificio e ambiente esterno e attraverso di esso si effettuano gli scambi di energia. Tutte le sollecitazioni ambientali devono passare attraverso le murature prima di influenzare lambiente interno di un edificio. Durante il periodo estivo laria calda esterna e la radiazione agiscono sulle superfici esterne e necessario che il calore penetri e saturi la muratura prima che dalla superficie interna agisca sullaria interna. La muratura agisce da filtro sulle oscillazioni di temperatura esterne, diminuendone lampiezza e spostandole nel tempo (ritardandole) in funzione essenzialmente della di massa, calore specifico e conducibilit dei materiali che la costituiscono. Tutti hanno avuto esperienza di come le spesse murature degli edifici antichi sono in grado di smorzare le oscillazioni esterne di temperatura in modo che negli ambienti da esse protetti si ha una temperatura quasi costante corrispondente alla media annuale esterna. Le oscillazioni di temperatura esterna giornaliere si trasmettono allinterno con ampiezza ridotta e traslate nel tempo: la parete in grado di accumulare il calore nei momenti di surplus energetico (ore diurne) e ritardarne lingresso. In estate significa che il picco di radiazione e temperatura dellaria riscalda fino a un massimo la superficie esterna durante le prime ore del pomeriggio, ma la superficie interna raggiunge il massimo durante la notte in cui diviene pi sopportabile un apporto di energia negli ambienti interni. Lo smorzamento legato alla conducibilit e allo spessore dei materiali che costituiscono la parete e quindi in una parete multistrato alla trasmittanza della parete: maggiore la trasmittanza minore lo smorzamento. Il ritardo invece legato alla capacit termica specifica della parete pari al prodotto di densit per calore specifico del materiale: maggiore la capacit termica maggiore il ritardo. Per controllare gli effetti termici dellambiente esterno su quello interno il primo elemento su cui agire la superficie della parete. Su di essa agiscono essenzialmente: la radiazione solare, la convezione con laria esterna (funzione della velocit del vento), gli scambi radiativi con terreno, altri edifici, etc, gli scambi radiativi con il cielo. Agendo su ciascuno di questi si possono controllare gli effetti termici sugli ambienti interni. In climi caldi la radiazione solare esse un carico. Si pu agire diminuendo lintensit della radiazione aumentando larea su cui si distribuisce articolando o incurvando le superfici (volte e cupole sono presenti in molta architettura dei paesi caldi). Si pu poi agire sui coefficienti di assorbimento e riflessione delle superfici, cercando di aumentare la riflessione e diminuendo lassorbimento nella banda solare. Questo si ottiene colorando con colori chiari le pareti (cfr. costruzioni sud Italia, Grecia, nord Africa). Ovviamente in climi freddi questi accorgimenti vanno invertiti. Gli scambi convettivi possono contribuire a raffreddare le superfici in climi caldi o durante il periodo estivo e quindi vanno favoriti cercando di indirizzare e concentrare i flussi di aria, viceversa in climi freddi o durante il periodo invernale a maggiore convezione si accompagnano maggiori dispersioni e quindi si dovrebbe cercare come si visto di proteggere ledificio dallazione del vento. Gli scambi radiativi notturni con lintorno e con il cielo possono essere utilizzati per disperdere energia durante il periodo estivo e in climi caldi. Il fondo cielo si trova infatti a temperature intorno ai -40C, 50C e in condizioni di cielo sereno si comporta come un pozzo di energia. Si pu incrementare lo scambio aumentando la superficie (vote e cupole) e aumentando lemissivit della superficie nella banda del lontano infrarosso dato che gli scambi in questo caso avvengono con radiazione ad elevata lunghezza donda date le basse temperature (legge di Wien). Lideale sarebbe quello di avere una superficie che riflette la radiazione nella banda visibile-vicino infrarosso corrispondente alla radiazione solare e ha elevata emissivit nel lontano infrarosso. Sono state messe a punto vernici e ricoprimenti con queste caratteristiche utilizzati in dispositivi di raffreddamento passivo. Viceversa nei dispositivi di captazione dellenergia solare (pannelli solari) si desidera massimo assorbimento nella banda solare e minima riemissione nel lontano infrarosso. Anche in questo caso sono stati messi a punto ricoprimenti superficiali selettivi che aumentano di molto le prestazioni energetiche dei captatori. Nei climi con estate secca e calda su pu adottare la strategia di rallentare il passaggio del calore dallesterno allinterno facendo in modo che partito dallesterno durante le ore pi calde (14:00-15:00) esso arrivi allinterno durante le ore notturne pi fresche. Un ritardo di almeno 9-10 ore necessario. Questo ritardo viene chiamato nei paesi anglosassoni time lag ed una propriet della parete utile a descriverne quella che viene anche chiamata inerzia termica. Esso tanto maggiore quanto pi grande la massa specifica della parete. La presenza di uno strato di materiale isolante sulla superficie esterna limita ulteriormente il passaggio di calore verso linterno.

In generale al fine di garantire il comfort negli ambienti interni si pu mettere in relazione loscillazione di temperatura annuale con il valore necessario di resistenza termica della parete e loscillazione massima giornalier con la capacit termica necessaria. Si assumono come valori di riferimento 300 kg/m3 di calcestruzzo o mattoni con oscillazioni giornaliere di 6-8C, 600-700 kg/m3 con oscillazioni giornaliere di 10-12C e almeno 1200 kg/m3 con oscillazioni giornaliere superiori a 20C (Leroux, ). La resistenza termica di almeno 2 m2K/W comunque consigliata, con escursioni annuali di 50C e temperature minime intorno ai -10C bene arrivare a 2,5-3 m2K/W. Tabella 1. Caratteristiche radiative dei materiali.
Tipo di superficie Terreno secco Terreno bagnato Sabbia secca Sabbia bagnata Fango scuro secco Fango scuro bagnato Roccia Tipo di superficie Argento Alluminio lucido Rame lucido Cromo placcatura Vernice bianca Marmo bianco Pietra calcarea Legno pino Mattoni rossi Acciaio ossidato Vernice nera Riflettivit solare [%] Tipo di superficie 10-25 8-9 18-30 9-18 14 8 12-15 riflettivit solare [%] 93 85 75 72 71 54 43 40 23-30 10 3 Erba secca Foglie verdi Foresta scura Deserto Mattoni Asfalto Superficie urbana riflettivit termico [%] 98 92 85 80 11 5 5 5 6 72 5 Riflettivit solare [%] 32 25-32 5 24-28 23-48 15 10 emissivit termico [%] 2 8 15 20 89 95 95 95 94 28 95

La fascia a sud di un edificio quella che riceve il massimo irraggiamento invernale e il minimo estivo. Le migliori prestazioni alle medie latitudini si avrebbero con una parete inclinata di 25 sulla verticale in modo da garantire lombreggiamento durante il periodo estivo e senza pregiudicare la capacit di captazione invernale. Il profilo a gradoni verso sud in pianura porta ad avere notevole superficie esposta con maggiori dispersioni invernali e surriscaldamento estivo; esso pu essere invece indicato per costruzioni in pendenza nelle quali la parte di edificio interrata nel monte ha un buon ruolo di accumulatore termico. Il profilo verticale quello che risponde meglio alle esigenze tecniche e si situa nellalveo della tradizione costruttiva. In fase di riscaldamento i sistemi passivi con sistemi captanti alloggiati nella facciata sud possono dare un valido contributo. Sistemi ad accumulo come il muro di Trombe o a camino solare come il Barra Costantini esigono una notevole superficie captante: circa 1-2 m2, per 10-15 m3 di volume servito con obiettivo di coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico. Lutilizzo di logge ed aggetti permette di ombreggiare le aperture e possono facilmente essere trasformati in serre nel periodo invernale. Alternativamente sistemi di brise-soleil possono essere molto indicati. La fascia a nord soggetto ad un irraggiamento molto limitato (solo in estate le prime e ultime ore del giorno). Leffetto di venti intensi e freddi quindi pu essere molto importante. Tendenzialmente le pareti a nord dovrebbero essere ben isolate e con aperture di limitate dimensioni in modo da limitare le dispersioni. In condizioni climatiche con notevole carico termico estivo invece le aperture a nord dovrebbero essere aumentate in modo da favorire la ventilazione naturale con basse velocit dellaria e distribuzione uniforme.

Le fascie a est ed a ovest ricevono il massimo soleggiamento rispettivamente al mattino e nel pomeriggio; lintensit e durata maggiore quella estiva, ma anche in condizioni invernali si ha una discreta intensit della radiazione incidente. La copertura costituisce una parte notevole dellinvolucro edilizio specie in edifici di 2-3 piani. Nei climi freddi deve essere quindi ben isolata. Nei climi caldi una buona massa permette di sfasare di almeno 9 ore londa termica (isolanti alta densit) e il tetto piano permette di irradiare verso il cielo nel periodo notturno con conseguente raffreddamento. Lutilizzo di tetti ventilati permette di disperdere parte dellenergia incidente assorbita dalla copertura.

7. La disposizione delle aperture


Le aperture in generale e in particolare gli elementi di involucro trasparenti sono i responsabili di molta parte delle dispersioni e dei carichi termici solari estivi. In linea del tutto generale utile disporre le finestre in modo che esse ricevano il massimo di energia dal sole nel periodo di sotto-riscaldamento, mentre poi necessario schermarle in modo da limitare i carichi di raffrescamento durante il periodo estivo. Sempre in generale le finestre pi grandi dovrebbero essere posizionate su superfici esposte a sud, sud-est o sud-ovest. In climi temperati sulle pareti est, ovest e soprattutto nord bene limitare le dimensioni delle aperture e utilizzare vetri ad elevata resistenza termica (vetrocamere con rivestimenti bassoemissivi o tripli vetri). Per quanta riguarda il controllo del surriscaldamento estivo le finestre a sud sono ancora favorite in quanto data la elevata altezza solare estiva: facile ombreggiarle con sporti orrizzontali di limitate dimensioni o logge che possono facilmente essere trasformati in serre nel periodo invernale; lintensit della radiazione limitata grazie allelevato angolo di incidenza; la trasmittanza del vetro limitata grazie allelevato angolo di incidenza.

Figura 7. Caratteristiche delle superfici vetrate nelle diverse esposizioni. La facciata ovest durante il periodo estivo quella pi difficile da proteggere infatti esposta alla radiazione solare durante le ore del tardo pomeriggio in cui la temperatura dellaria la pi alta e con un incidenza quasi perpendicolare. Sarebbe quindi opportuno limitare le superfici vetrate su questo fronte o almeno schermarle opportunamente. Lutilizzo di logge ed aggetti permette di ombreggiare le aperture e possono facilmente essere trasformati in serre nel periodo invernale. Sistemi di brise-soleil verticali o un profilo a dente di sega possono fare in modo che la radiazione invernale entri mentre durante lestate sia intercettata. Sistemi di schermatura fissi o mobili possono dare un importante contributo nel controllo dei carichi estivi. Gi Le Corbusier propone come conseguenza della facciata libera vetrata il brise-soleil o frangisole costituito da una serie di aggetti orizzontali o verticali posizionati sullintera facciata. Lutilizzo del brisesoleil ha come scopo lutilizzo della luce naturale per lilluminazione dello spazio interno e la contemporanea protezione dalleccessivo irraggiamento durante lestate. Gli aggetti orizzontali quali pensiline e balconi sono efficaci sui fronti esposti a sud (sole basso invernale e sole alto estivo); viceversa lesposizione ovest e est necessita di aggetti verticali quali lesene e pilastri (sole basso sullorizzonte).

Nei climi con estati secche e notevole escursione diurna bene aprire ledificio durante la notte per ventilarlo e raffreddarlo, mentre chiuderlo durante il giorno per evitare lingresso di calore. Si deve tenere conto del fatto che i flussi daria negli ambienti sono generati o per azione del vento o per effetto di differenze di densit dellaria conseguenti a gradienti di temperatura. Considerando innanzitutto lazione del vento quando la corrente daria investe perpendicolarmente una parete essa viene deviata in parte verso lalto in parte lateralmente e infine anche verso la base della parete. La spinta del vento determina unarea di alta pressione sulla parete contro vento che raggiunge il valore massimo a circa 2/3 della sua altezza. Lungo i bordi esterni della facciata la velocit di flusso aumenta (ristringimento della sezione di passaggio) e si creano delle zone di depressione. Nellarea oltre ledificio e protetta dallazione del flusso principale si generano delle correnti secondarie vorticose. Nelle zone in depressione si pu verificare un azione di risucchio verso gli elementi di involucro delledificio (tegole, .). Quando il vento incide in maniera non perpendicolare la pressione minore; si pu assumere ad esempio che con un angolo di incidenza di 45 la sovrapressione si riduce della met cos come la velocit risultante dellaria allinterno delledificio. Per aumentare la velocit allinterno degli ambienti si possono adottare aperture di ingresso pi piccole e di uscita pi grandi. Si ha una maggiore movimentazione dellaria negli ambienti per effetto trascinamento della corrente principale e per effetto Venturi. Si pu sfruttare anche la depressione che si crea sul lato sottovento delledificio posizionando ampie finestre sul quel lato. Le aperture si devono disporre sulle pareti esposte alle brezze notturne prevalenti in modo da fare entrare i flussi daria, le aperture di uscita si possono posizionare o sulle pareti opposte o su quelle in cui il flusso daria esterno crea una depressione (copertura e pareti laterali). Nei climi con estati umide e limitata escursione diurna si possono utilizzare i flussi daria per raffrescare sia di giorno che di notte. I flussi daria possono essere utilizzati per raffreddare gli ambienti interni e per migliorare il benessere termico degli occupanti quando la temperatura dellaria esterna inferiore ai 32C e lumidit relativa non inferiore al 20%.

Figura 8. In alto - vento incidente perpendicolarmente: disposizione corretta ed errata delle aperture rispetto alla ventilazione naturale. Al centro - vento incidente perpendicolarmente migliore disposizione delle aperture. In basso - vento incidente trasversalmente perpendicolarmente: due diverse disposizioni corrette delle aperture.

In generale il flusso daria che entra ed esce da un ambiente confinato e, quindi, il potenziale di raffrescamento, dipende, dai seguenti fattori, connessi con le aperture esterne: 1. posizione delle aperture; 2. area di apertura; 3. tipo e geometria della apertura; Per sfruttare la potenzialit di ventilazione da parte del vento necessario che vi siano sullinvolucro almeno due aperture permeabili e che non siano collocate sulla stessa parete. Il caso pi favorevole quello in cui le aperture sono su pareti opposte e si parla di ventilazione passante. Si possono dare le seguenti regole generali: 1. disporre le aperture sia sulle pareti sopravento, che su quelle sottovento, aperture poste unicamente sottovento porterebbero una scarsa ventilazione; 2. quando la direzione prevalente del vento perpendicolare alle facciate in cui sono collocate le aperture meglio collocarle su pareti opposte non direttamente una di fronte allaltra; 3. quando le aperture siano su pareti contigue, esse devono essere sufficientemente distanziate. 4. il vento con direzione incidente sulla parete obliqua genera una ventilazione passante pi efficace di quella prodotta dal vento perpendicolare. Nel caso di ventilazione passante, la collocazione verticale reciproca delle chiusure di ingresso e di uscita dellaria determinante in relazione allo scopo specifico cui finalizzato il movimento daria: se lobiettivo il raffrescamento corporeo, le chiusure devono essere collocate ad altezza duomo; se lobiettivo il raffrescamento della massa muraria, la chiusura di ingresso (non necessario che lo sia anche quella di uscita) deve essere posizionata vicino alla massa da raffrescare, ovvero vicino al soffitto o al pavimento. Si pu aumentare la velocit dellaria disponendo finestre pi piccole in ingresso e pi grandi in uscita.

Figura 9. Posizionamento verticale delle aperture in relazione allobiettivo. Se le aperture sono poi su piani differenti delledificio entra in gioco anche il movimento daria per effetto camino, con laria pi calda che tende a salire e a lasciare ledificio dalle aperture nella parte alta (tetto, ultimo piano) utilizzando i percorsi di comunicazione tra piani quali vani scala, atrii. Per ottenere uneffciente raffrescamento ventilativo degli ambienti interni, questi devono essere distribuiti in modo opportuno, tenendo conto della destinazione duso dei locali, dei periodi di occupazione degli stessi, dellorientamento delledificio e della posizione delle chiusure esterne permeabili. Si devono anche considerare i requisiti di sicurezza e di qualit dellaria. Nella distribuzione planimentrica si deve considerare, principalmente, la potenzialit di ventilazione passante, limitando le partizioni perpendicolari al flusso daria prevalente e collocando gli arredi in modo da non ridurre eccessivamente la velocit dellaria interna. Negli edifici residenziali, soggiorni e studi dovrebbero essere collocati sul lato sopravento, mentre cucine e servizi igienici andrebbero collocati su quello sottovento (affinch gli odori non attraversino lappartamento prima di essere espulsi); le camere da letto possono essere poste su entrambi i lati, ma in posizioni pi protette.

I serramenti influiscono notevolmente sulla ventilazione. Un serramento a tenuta stagna non in grado di garantire alcun tipo di infiltrazione n in estate n in inverno. La ventilazione, in questo caso, pu essere controllata solo prevedendo delle aperture, dotate di serrande, che andranno poste nelle pareti esterne dellappartamento. La loro apertura o chiusura consente un minimo di regolazione della quantit daria che attraversa la casa, mentre il loro posizionamento permette di controllare landamento dei flussi. La tipologia della finestra pu influire sulle possibilit di regolazione del flusso daria. Le finestre pi comunemente usate sono quelle a battente a uno o due ante. In questo caso la portata pu essere variata da un valore minimo a un massimo aprendo pi o meno le ante, mentre la direzione del flusso pu essere semplicemente deviata modificando la posizione delle ante stesse. Nelle finestre con saliscendi a contrappeso, lapertura massima pu raggiungere solo la met dellanta totale: lapertura, dallaltra parte, pu essere nella parte superiore, in quella inferiore o met sopra e met sotto. In questo caso possibile creare una circolazione naturale dellaria: laria fresca entra nella parte inferiore, mentre quella calda esce dalla parte superiore. La finestra a ribalta offre lindubbio vantaggio di garantire la ventilazione anche in presenza di pioggia. Le finestre tradizionali possono essere rese pi efficienti se corredate di semplici accessori. Nel caso delle finestre ad ante, ad esempio, molto utile installare dei semplici meccanismi che consentano di mantenere le aperture fisse in determinate posizioni, questo per evitare che le ante sbattano in presenza di vento o brezza.

8. La vegetazione
La presenza del verde intorno agli edifici non si limita ad espletare gli effetti positivi legati a questioni psicologiche, ma gli effetti della vegetazione sono molteplici: di giorno, attraverso la funzione clorofilliana, assorbe lanidride carbonica liberando ossigeno; produce vapore attraverso la traspirazione; regola levaporazione dellacqua piovana e della rugiada; funziona da filtro e abbatte le polveri; filtra la radiazione solare; limita lesposizione del suolo alla radiazione. Una superficie erbosa o coperta di foglie diminuisce lassorbimento della radiazione solare e grazie agli effetti evaporativi in grado di abbassare la temperatura del suolo e di conseguenza dello strato daria a contatto con esso. Ancora di pi la presenza di piante scherma il suolo dalla radiazione e crea un microclima caratteristico da un punto di vista termoigrometrico. La temperatura dellaria tende ad essere pi bassa nella zona con copertura vegetale rispetto alla zona scoperta o costruita durante il giorno e questo, con boschetti di dimensioni consistenti pu innescare moti dellaria con brezze fresche molto interessanti. Nella notte limitando gli scambi radiativi verso il cielo la copertura vegetale mantiene temperature pi alte rispetto agli spazi aperti.

Figura 9. Disposizione delle piantumazioni intorno alledificio. Alberi e arbusti sono in grado di ombreggiare gli edifici. Sono in questo caso preferibili le piante a foglia caduca in modo che lazione di schermatura sia prevalente nella stagione calda mentre nella stagione fredda non venga limitata la possibilit di utilizzare la radiazione solare come fonte di calore gratuito. Possiamo distinguere fra gli schermi vegetali, le siepi e gli arbusti caratterizzati da una base della chioma vicino al suolo e da limitato sviluppo in altezza (sono utilizzabili in modo prevalente come schermi a parete come schermi di protezione alla radiazione riflessa), e gli alberi in generale utilizzabili in modo prevalente come schermi di copertura e, meno frequentemente, come schermi a parete. Anche le piante

rampicanti possono essere molto utili nel controllo solare in quanto forniscono ombra e raffrescano per evaporazione. Possono essere utilizzate sia direttamente sulla parete che a formare pergole. Nella scelta del tipo di pianta deve essere considerato il tipo di clima e di suolo e in generale dovrebbero essere preferite le essenze autoctone. Sono poi da valutare sia durante linverno che destate la forma della chioma e laltezza in relazione alla funzione da espletare. Per lambiente padano tra le piante a foglia caduca lacero, il faggio, il platano, il rovere, il pioppo, i hanno una chioma pi o meno sferica tanto da proiettare unombra approssimativamente circolare. Il pioppo cipressino, il carpino nero hanno una chioma allungata verticalmente. Si hanno a disposizione vari tipi di arbusti e cespugli, quali i viburni, il nocciolo. Le siepi possono essere ottenute utilizzando il carpino e lacero campestre, il lauro ceraso, i diversi ligustri, il bosso a seconda dello sviluppo in altezza che si intende ottenere. E possibile posizionare in modo corretto le piante utilizzando una mappa delledificio e di sui dintorni e riportando in essa le ombre proiettate in giorni chiave come i solistizi a diverse ore del giorno (e.g. 8am, 10am, 12am, 14pm, 16pm). Ancora una volta si deve ricordare come le condizioni pi critiche per la radiazione solare sono quelle del tardo pomeriggio estivo sui fronti ovest delledificio. In inverno le barriere di piante sempreverdi sono in grado di offrire protezione dai venti freddi. Lattenuazione o il potenziamento delle correnti daria da parte di una barriera vegetale, quale una siepe, un insieme di cespugli o di alberi, dipende dalla forma, dallaltezza e dalla porosit della barriera stessa. Il filare di alberi senza foglie quello che riduce di meno la velocit del vento. La barriera pi densa di fogliame quella che riduce pi drasticamente la velocit del vento immediatamente dopo lostacolo (a 2-3 volte laltezza dello stesso), ma nel contempo quella il cui effetto si fa sentire meno alla distanza (dopo sette volte laltezza, la velocit addirittura superiore a quella corrispondente al filare di alberi). La barriera di media densit (porosit del 40 50%) quella in cui, la riduzione della velocit del vento pi persistente man mano che ci si allontana dallostacolo. Gli effetti della presenza di una barriera vegetale possono essere diversi e possono essere utilizzati in modo molto proficuo per aumentare il comfort negli ambienti. Sono di seguito messi a fuoco graficamente alcuni di questi effetti. A. Una barriera posta ad una certa distanza da una apertura pu portare ad un pi intenso movimento daria allinterno degli ambienti (fig. 10).

Figura 10. Posizionamento della barriera a diverse distanze dalledificio. B. La presenza di un ostruzione come un albero porta ad aumentare la velocit del vento sopra e sotto di esso. Combinando un albero con una siepe si pu avere leffetto di invertire la direzione di flusso in ambiente (fig. 11).

Figura 11. Effetto sulla direzione del flusso daria allinterno degli ambienti. c. Le barriere vegetali possono essere utilizzate per indirizzare il flusso daria verso aperture che non sono direttamente esposte al vento (fig. 12).

Figura 12. Effetto di deviazione del flusso daria.

9. Sistemi passivi di controllo ambientale


Il controllo dellambiente interno stato demandato negli ultimi 20-30 anni sempre pi allazione impiantistica con conseguenti grandi consumi energetici e elevati costi economici. Un uso pi razionale delle risorse impone una minore fede nellazione impiantistica che rimane un opzione possibile quando le cosiddette azioni passive sono state gi applicate e i risultati a causa della intensit delle sollecitazioni non sono ancora soddisfacenti per il comfort degli occupanti. Sono presentati di seguito le principali opzioni di riscaldamento e raffrescamento passivo, ossia tutti quei sistemi che non hanno bisogno di alcun apporto di energia ausiliaria per il loro funzionamento. I sistemi attivi sono invece dotati di dispositivi meccanici necessari al loro funzionamento. Raffrescamento per evaporazione Quando si abbia la presenza di una massa dacqua liquida a contatto con laria atmosferica se laria non completamente satura (umidit relativa inferiore al 100%) si avr la tendenza da parte di molecole di acqua a passare dalla fase liquida alla fase vapore. Quanto pi lumidit relativa dellaria bassa tanto maggiore sar la tendenza a passare in fase vapore da parte del liquido. Nel passaggio di stato le molecole dacqua devono reperire una quantit di energia pari al calore latente di vaporizzazione. Energia che sar immagazzinata al loro interno. Tale energia pu provenire dalla materia con cui sono a contatto ossia dallacqua che rimane in fase liquida e dallaria in prossimit della interfaccia. Leffetto finale consister in un raffreddamento di questi due elementi sfruttabile per il raffrescamento passivo in campo architettonico. Leffetto di raffrescamento dipende dallentit dellevaporazione e questa a sua volta funzione di due parametri: dimensione della superficie di interfaccia aria-liquido, si cerca di aumentarla creando veli dacqua, nebulizzando lacqua; umidit relativa dellaria, quanto pi vicini alla saturazione tanto meno liquido riuscir ad evaporare. Sono basati sullo sfruttamento di questo principio i sistemi di raffrescamento presenti nellarchitettura araba: fontane, salsabil, cascate, vasche.

Figura 13. a) Fontana e patio dellAlcazar a Siviglia. b) Vasca dacqua dellAlcazar a Siviglia. c) Vasca dacqua nel cortile del palazzo Shah Nur a Mahan in Iran. La massa daria presente in un patio viene raffreddata dallevaporazione dellacqua che zampilla in una fontana presente al suo centro, oppure dallevaporazione seppure meno intensa da vasche piene dacqua presenti in quelli che vengono chiamati giardini arabi. Se la pressione dellacqua non sufficiente per generare un getto dacqua si pu incrementare la superficie di scambio, creando un velo dacqua su di una superficie verticale o inclinata. Si creano cos delle vere e proprie cascate o veli dacqua. Un dispositivo tradizionale dellarchitettura araba il cosiddetto salsabil ossia una lastra di pietra leggermente inclinata con una superficie variamente incisa in modo da aumentare la sua estensione su cui viene fatto scorrere acqua.

Figura 14. Cascata dacqua sulla parete est del Padiglione inglese Expo 92 a Siviglia, arch. B. Grimshaw. Si parla di raffrescamento evaporativo diretto quando laria, raffreddata e umidificata, viene fatta circolare nelledificio usando. II raffreddamento pu essere anche indiretto: linvolucro pu essere raffrescato facendo scorrere su di esso un velo dacqua o posizionando una piscina sul tetto. La temperatura delle superfici interne diminuisce e si avr un effetto rinfrescante allinterno senza aumentare lumidit.

Raffrescamento per reirraggiamento verso la volta celeste Come si visto nel corso di base due superfici a temperatura diversa anche senza essere a contatto possono scambiare calore per radiazione attraverso onde elettromagnetiche. Le superfici esterne dellinvolucro di un edificio vedono la volta celeste e quindi possono scambiare calore con essa per radiazione. Il fondo cielo in condizioni di bassa umidit e quindi cielo terso pu durante la notte essere a temperature dellordine di 40C, -50C. La superficie pi esposta al reirraggiamento verso la volta celeste sicuramente il tetto cos come una delle parti maggiormente colpite dalla radiazione solare. In particolare le strutture a volta e a cupola aumentano la superficie di sviluppo del tetto per cui lintensit della radiazioni incidente e di calore passante allinterno sono minori, mentre durante la notte vi maggiore superficie che raffresca per irraggiamento. Inoltre durante il giorno, parte del tetto in ombra e quindi si scalda meno. La propriet superficiale che descrive la capacit di emettere lemissivit. Per sfruttare il reirraggiamento le superfici devono avere elevata emissivit nella banda corrispondente allemissione a bassa temperatura lontano infrarosso. Le stesse superfici dovrebbero avere basso assorbimento invece nella banda solare visibile e vicino infrarosso in modo da limitare i surriscaldamenti diurni. Possono essere utilizzati dei radiatori appositi, usualmente in metallo ricoperti con vernici spettralmente selettive. Alcuni esempi di superfici sono quelle di alluminio verniciato con TiO2 o ricoperto con Tedlar. Lemissione di energia intensa nelle notti limpide e pu arrivare a 70 W/m2. In climi umidi e con frequente copertura nuvolosa il sistema non funziona. Raffrescamento per contatto con il terreno Le escursioni termiche giornaliere interessano solamente uno strato di terreno di circa 50 cm e al di sotto dei 2-3 m si ha una temperatura praticamente costante pari allincirca alla media annuale di temperatura dellaria. Il terreno pu quindi essere utilizzato come fonte di calore nei momenti in cui la temperatura dellaria pi bassa e gli edifici necessitano di calore e viceversa come pozzo termico nei momenti di surplus energetico. Costruire ambienti a diretto contatto con il terreno o ipogei ha notevoli vantaggi dal punto di vista del comfort allinterno di essi e del consumo energetico. Durante il periodo estivo il terreno pu essere utilizzate come pozzo di calore, per abbassarne la temperatura bene schermarlo dalla radiazione e eventualmente anche bagnarlo. Esistono diversi casi di costruzioni tradizionali sotterranee, sia per utilizzo annuale che strettamente estivo, quale luogo dove sfuggire il caldo eccessivo. Esempi del primo tipo sono le case in grotta della Cappadocia (Turchia), i pozzi a gradino, realizzati nel 16 secolo ad Agra Fort, nellIndia settentrionale e le case a patio di Matmat, in Tunisia: abitazioni interamente scavate nella roccia per sfruttarne la naturale protezione. Esempi di ambienti sotterranei con solo utilizzo estivo sono le Camere dello scirocco: stanze circolari o quadrate, totalmente o quasi scavate nel terreno circostante le ville di Palermo e Catania. Esse erano ventilate con appositi condotti, prendevano luce da una apertura sommitale e avevano lo scopo di fornire rifugio per i periodi di Scirocco, vento caldo e umido di provenienza nordafricana. Raffrescamento per ventilazione notturna Consiste nel raffreddare la massa della struttura delledificio durante la notte ventilando e utilizzare la stessa come pozzo di calore il giorno successivo. Durante il giorno si blocca la ventilazione in modo da non fare entrare laria calda dallesterno. Questa strategia applicabile in climi secchi e con una oscillazione giornaliera di temperatura di almeno 10C con minimo inferiore a 20C. Si possono ottenere temperature negli ambienti pi basse di 2-4C. Affinch il sistema funzioni necessario che ledificio abbia una massa sufficiente per assorbire il calore in eccesso e che tale massa sia ben distribuita sulla superficie esterna per evitare che il calore penetri negli ambienti interni e li mantenga in tal modo a temperatura confortevole. Si devono avere aperture abbastanza ampie da consentire il passaggio di grandi portate di aria durante la notte. La ventilazione notturna pi efficace se c una forte escursione termica giornaliera e se la temperatura notturna scende al di sotto della zona di comfort. La capacit di immagazzinare calore dipende dalla quantit di superficie esposta, dallo spessore e dalle caratteristiche del materiale (densit e calore specifico). E importante la posizione che occupa la massa, se visibile alle persone essi potranno godere dei benefici dello scambio di calore per radiazione e bisogna assicurarsi che la massa sia opportunamente schermata e che non sia mai irradiata dalla lue diretta del sole.

Riscaldamento con utilizzo di radiazione La radiazione solare costituisce una fonte formidabile di energia gratuita. Presenta per il limite di essere discontinua nel tempo tanto da essere addirittura eccessiva intorno a mezzogiorno e assente durante la notte quanto gli edifici hanno maggiore necessit di calore. Essa inoltre soggetta alla variabilit meteorologica con notevole limitazione della intensit in caso di cielo coperto. Nel suo utilizzo quindi necessario prevedere dei sistemi in grado di accumulare lenergia nei momenti di maggior disponibilit e di rilasciarla a seconda delle esigenze dellutilizzatore anche quando la radiazione solare disponibile del tutto assente o limitata. I sistemi di utilizzazione passiva della radiazione solare per il riscaldamento sono di tipo diverso, ma sono accomunati dai seguenti elementi fondamentali: un captatore di energia costituito da una superficie solida con elevato coefficiente di assorbimento in grado di assorbire la radiazione solare in maniera efficiente; un accumulatore di energia ossia una massa con elevata capacit termica (densit e calore specifico elevati) e elevata conducibilit termica in grado di accumulare lenergia e di rilasciarla alla bisogna. Esempi sono muri in calcestruzzo o laterizio, letti di roccia, bidoni di acqua; un utilizzatore: direttamente gli ambienti abitati o altri spazi da riscaldare.

Tra questi diversi elementi verificano scambi di calore o per contatto direttamente, utilizzando fluidi termovettori, in genere aria e acqua, o per radiazione. Due parametri utili nella caratterizzazione dei diversi sistemi sono il rendimento di captazione, r, e il fattore di ritardo, f. Il primo il rapporto tra lenergia effettivamente utilizzata e quella incidente sul sistema, il secondo corrisponde al rapporto tra lenergia entrante nelle ore in cui non c il sole e lenergia media entrante nelle 24 ore. Le superfici captanti devono essere esposte verso sud o avere angoli di azimut al massimo fino a 30-45. I raggi solari devono infatti formare un piccolo angolo con la normale alla superficie captante (maggiore trasmissione del vetro, maggiore intensit della radiazione). Durante la stagione invernale il sole basso sullorizzonte Sud incide con angoli favorevoli sulle superfici verticali. Per le superfici orizzontali la giacitura ottimale dipende poi dalla latitudine: approssimativamente linclinazione migliore circa uguale alla latitudine. I diversi sistemi passivi di sfruttamento dellenergia solare necessitano di 1-2 m2 di superficie captante per 10-15 m3 di volume con obiettivo di coprire almeno il 50% del fabbisogno energetico di riscaldamento. E necessario considerare anche il comportamento estivo dei dispositivi di riscaldamento passivo in quanto possono portare a indesiderati surriscaldamenti. I sistemi di riscaldamento passivo trovano un pi appropriato utilizzo in climi temperati con sufficiente radiazione perch possano dare buone prestazioni e temperature invernali sufficientemente basse da giustificare gli extracosti per la loro adozione. In climi con inverni particolarmente freddi necessario prevedere anche un buon isolamento delle pareti delledificio e sistemi di isolamento notturno per le superfici vetrate.

Figura 15. Riscaldamento passivo a guadagno diretto. Sistemi a guadagno diretto. I sistemi a guadagno diretto sono quelli pi semplici. Non sono altro che un edificio ben isolato con grandi superfici vetrate esposte alla radiazione solare. Lenergia solare viene direttamente trasmessa agli ambienti da riscaldare. E necessario che ledificio abbia una buona massa termica (pareti, solai) in grado di accumulare lenergia e rilasciarla durante la notte. In definitiva gli elementi base di un sistema a guadagno diretto sono:

ampia superficie vetrata esposta a sud in comunicazione diretta con lambiente da riscaldare; una buona massa termica esposta alla radiazione tra pavimento, soffitto, murature; isolamento della massa e dellambiente per limitare le dispersioni.

In climi freddi larea vetrata dovrebbe essere di almeno 20-30% della superficie in pianta e si dovrebbero utilizzare sistemi vetrati con intercapedine e ricoprimenti bassoemissivi o sistemi di isolamento notturno. Larea vetrata non dovrebbe essere eccessiva per evitare surriscaldamenti estivi e abbagliamento (10% superficie in pianta). Il valore del rendimento in genere compreso nellintervallo 0,4-0,7 e il fattore di ritardo invece praticamente nullo. Sistemi a accumulo - muri di Trombe, muri dacqua, roof pond. Si tratta di disporre una vetrata a protezione di una muratura massiccia (muro di Trombe) o a una serie di contenitori riempiti dacqua (muro dacqua o sistema Baer) esposti alla radiazione solare. La radiazione solare viene assorbita dalla massa che aumenta la sua temperatura e accumula energia che in grado di rilasciare durante la notte. Il vetro come nelle serre impedisce la riemissione verso lesterno. Lenergia pu essere trasmessa agli ambienti o direttamente attraverso la muratura o utilizzando come agente vettore laria contenuta nellintercapedine tra vetro e muratura. Vengono praticate delle aperture in alto e in basso nella muratura in modo da creare un circuito convettivo naturale, oppure si utilizzano ventilatori e condotte per portare laria calda anche in ambienti non direttamente adiacenti al sistema. Il muro di Trombe in climi caldi pu essere utilizzato in estate come camino solare in grado di creare un moto dellaria che sottrae calore alledificio richiamando aria pi fredda ad esempio dal lato nord o da ambienti a contatto con il terreno (cantine, sotterranei). Un rendimento intorno a 0,3 e un fattore di accumulo intorno a 0,8 sono tipici di questi sistemi.

Figura 16. Muro di Trombe e muro solare massiccio. Un dispositivo della stessa famiglia quello che viene chiamato tetto termico nel quale la massa di accumulo viene posta sul tetto. Il sistema pu essere molto efficace sia in fase di riscaldamento che di raffrescamento funzionando come assorbitore-accumulatore di energia solare, ma anche come radiatore verso il cielo. Utilizzando lacqua come massa termica si ottiene il cosiddetto roof pond. Un cassone metallico posto sopra il tetto piano riempito dacqua. Un sistema di isolamento mobile viene posto sopra lacqua durante la notte in inverno in modo da limitare le dispersioni e durante il giorno in estate per limitare lassorbimento di energia. Lacqua durante le notti estive pu contribuire al raffreddamento anche con levaporazione.

Figura 17. Roof pond.

Un altro sistema di riscaldamento passivo ad accumulo quello Barra-Costantini. Si tratta di unevoluzione del muro di Trombe. La parete massiccia isolata verso linterno in modo che il calore sia trasmesso completamente allaria dellintercapedine. Laria calda dellintercapedine viene fatta passare attraverso condotti nei solai e nelle murature interne le quali funzionano da radiatori termici. Serra solare. Consiste di uno spazio chiuso e vetrato disposto sul lato sud di un edificio. Essa basa il suo funzionamento sulla variazione del coefficiente di trasmissione del vetro in funzione della lunghezza donda della radiazione incidente. In particolare si ha elevata trasmissione della radiazione solare (elevata frequenza e bassa lunghezza donda, picco intorno a 550 nm) e invece bassa trasparenza alla radiazione riemessa dagli oggetti presenti allinterno della serra e dalle diverse superfici che si trovano a bassa temperature 20C-50C e emettono radiazione a bassa frequenza con picco intorno ai 10 m. In questa maniera lenergia radiante che accompagna la radiazione solare resta intrappolata allinterno della serra.
raggi solari

Latitudine

superfici trasparenti

Figura 18. Serra solare addossata alledificio. Laccumulo di calore si ottiene utilizzando il muro sul lato nord, il solaio e gli eventuali muri laterali. Per evitare surriscaldamenti estivi eccessivi e dispersioni eccessive notturne sono utili elementi schermanti e sistemi di isolamento mobili. La serra pu essere addossata alledificio o separata e pu essere utilizzata per la coltivazione di piante. Nel caso di contatto diretto essa pu avere altre funzioni allinterno delledificio: transito, soggiorno. La serra assolve anche una funzione tampone verso lazione dellambiente esterno, riduce infatti le escursioni termiche negli spazi abitati adiacenti, e riduce le dispersioni termiche. La superficie captante della parete funziona meglio se di colore scuro o meglio con elevato coefficiente di assorbimento nella banda del solare. Come si visto per il muro di Trombe anche in questo caso vengono praticate delle aperture in alto e in basso nella muratura in modo da creare un circuito convettivo naturale, oppure si utilizzano ventilatori e condotte per portare laria calda anche in ambienti non direttamente adiacenti alla serra. Difficili da valutare le prestazioni. In linea di massima in climi freddi si consiglia 0,65-1,5 m2 di superficie vetrata per ogni metro quadrato di pavimento interno; nei climi temperati 0,30-0,90 m2. La parete di accumulo-separazione deve essere in grado appunto di accumulare e trasferire agli ambienti interni il calore per fare questo oltre ad avere una elevata capacit termica, deve essere sufficientemente spessa, ma non troppo. Si consigliano pareti in mattoni pieni di spessore intorno a 20-35 cm e in calcestruzzo di spessore intorno a 35-45 cm. Approssimativamente si pu pensare di avere una raccolta energetica dellordine di 160-320 kWh allanno per metro quadrato di superficie vetrata. Il rendimento di questo tipo di sistemi tra 0,1-0,3 mentre il fattore di accumulo intorno a 0,4.

10. La ventilazione: i moti dellaria


Lutilizzo del vento come fonte di energia legata alla presenza di venti abbastanza costanti con velocit elevata (almeno 4-5 m/s), meglio se in corrispondenza di aree con scarsa presenza di costruzioni e di piante di alto fusto. In Italia queste caratteristiche sono riscontrabili solo in limitate zone del territorio nazionale, in particolare in alcune aree del sud, della Sardegna e della Sicilia. Le caratteristiche geomorfologiche della penisola italiana con grande sviluppo delle coste e presenza di aree collinari e montuose estese portano ad un regime ventoso dominato dalle brezze (di monte, di valle, di terra e di mare) con velocit comunque non molto elevate. In generale quindi la generazione eolica non

pu dare grandi contributi al fabbisogno energetico italiano, daltra parte per questi venti con direzione variabile durante il giorno e non molto intensi possono essere utilizzati per la ventilazione naturale degli edifici. La ventilazione naturale di un ambiente si basa sul movimento dellaria il quale viene prodotto da differenze di pressione tra punti diversi le quali a loro volta sono generate secondo due meccanismi fondamentali: 1- azione delle differenze di temperatura esistenti fra due punti diversi delledificio. 2- azione del vento sullinvolucro esterno delledificio. Differenze di pressione azione del vento Quando un edificio investito dal vento: la parete direttamente interessata soggetta ad una forte pressione, mentre la parete situata sul lato opposto, detta sottovento interessata invece da una depressione. Questa differenza di pressione genera una ventilazione naturale degli ambienti. La quantit daria che passa attraverso le stanze portando via calore funzione dellarea delle aperture in ingresso ed in uscita, della velocit del vento, della direzione del vento rispetto alle aperture. La capacit di raffrescamento dipende dalla differenza di temperatura tra linterno e lesterno. La ventilazione pi efficace, attraverso ledificio, si ottiene quando le aperture dentrata sono poste nella zona a pressione pi elevata mentre le aperture di uscita sono poste nella zona a pressione pi bassa. La quantit di aria che passa dipende dalla differenza tra la pressione in ingresso e quella in uscita e la ventilazione aumenta tanto pi grandi sono le aperture e tanto pi la direzione del vento perpendicolare alla superficie delle aperture. Effetto camino Legge di Archimede Viene abitualmente definito effetto camino il fenomeno per cui una massa di aria calda, meno densa immersa in aria pi fredda, tende a salire richiamando altra aria fredda dal basso. E il meccanismo appunto su cui si basa il funzionamento dei camini i quali smaltiscono i prodotti della combustione ad elevata temperatura. Maggiore la differenza di temperatura tra le masse daria, maggiore la spinta che si genera o in altre parole la differenza di pressione che la forza motrice del processo. Da mantenere bene in mente che leffetto camino produce movimenti verticali e non orizzontali. Le differenze di temperatura che si possono creare allinterno dellabitazione sono in genere dovute alla presenza di locali o comunque parti delledificio pi o meno soleggiati. In alternativa si possono generare in conseguenza di carichi termici interni localizzati. Qualsiasi elemento edilizio a sviluppo prevalente verticale (vani scala, cavedi, atrii, ecc.) di sezione idonea e possibilmente privo di ostacoli interni, rappresenta un elemento favorevole allinsorgere del fenomeno. E possibile dunque impostare la progettazione architettonica favorendo la ventilazione naturale, realizzando ampi spazi interni di distribuzione verticale dotati di aperture verso lesterno sia nella parte bassa che in quella alta ed introducendo nelledificio vere e proprie strutture destinate alla estrazione dellaria. Leffetto camino pu essere esaltato sfruttando lazione della radiazione solare incidente sulla superficie esterna del camino, che determina un incremento di temperatura dellaria e quindi un aumento della prevalenza motrice. La prevalenza motrice naturale pu essere integrata dallazione di ventilatori di idonee caratteristiche: in particolare essi devono presentare una modesta resistenza fluidodinamica al passaggio dellaria, in modo da non costituire un ostacolo al deflusso naturale, e possono essere alimentati attraverso pannelli fotovoltaici. Particolarmente critico laspetto delle aperture destinate al passaggio dellaria attraverso linvolucro, che devono garantire i requisiti di sicurezza rispetto allintrusione e alla prevenzione incendi e di isolamento acustico. Effetto Venturi Quando un fluido in movimento in un condotto in moto stazionario al variare della sezione di passaggio varia la sua velocit e di conseguenza la sua pressione (conservazione dellenergia secondo il teorema di Bernoulli). In particolare al diminuire della sezione di passaggio aumenta la velocit di flusso in modo da rispettare la legge di conservazione della massa e di conseguenza aumentando lenergia cinetica deve diminuire quella di pressione. Considerando quindi un condotto come quello di figura in corrispondenza di una restrizione della sezione di passaggio della corrente daria si ha una diminuzione di pressione. Se in corrispondenza del restringimento viene praticato un foro da questo si avr una suzione di altra aria dallesterno. Lo stesso fenomeno si ha anche quando una corrente daria lambisce una cupola e in corrispondenza della cui sommit si ha una apertura (protetta da un lanternino utile per la ventilazione e lilluminazione naturale). Il vento quando fluisce su una superficie curva, allapice della cupola aumenta la sua velocit e diminuisce la sua pressione. Questo induce un effetto di richiamo di aria calda che esce attraverso le aperture.

11.

Uso efficiente acqua

Lacqua rappresenta una risorsa da salvaguardare anche se nella mentalit collettiva nel passato stata ritenuta qualcosa di inesauribile e res nullius ossia patrimonio di tutti e quindi di nessuno. In questi ultimi anni una maggiore sensibilit e alcune emergenze idriche legate a siccit o fenomenti di inquinamento (e.g. idrazina) hanno stimolato una maggior attenzione alluso dellacqua potabile. Una quota elevata dellacqua consumata viene impiegata nelle aree metropolitane dove ne viene consumata intorno ai 270 l/giorno pro-capite (la maggior parte per ligiene personale). Esistono tecnologie che permettono un risparmio o un riciclo dellacqua. E sicuramente possibile un uso pi oculato dellacqua in ambito civile a partire dalle seguenti azioni: migliore utilizzazione degli apparecchi sanitari; uso di acqua ad elevata qualit solo per uso alimentare o comunque privilegiato. Lapplicazione di tecnologie molto semplici e disponibili permette un risparmio di acqua. Ne sono esempi i sistemi rompigetto ad effetto Venturi sui rubinetti i quali miscelano aria al flusso dacqua ottenendo un migliore effetto lavante con una portata minore. Altro esempio sono i dosatori di acqua differenziati nei servizi igenici. Luso di strumenti di misura opportuni permette di ridurre i consumi individuando in tempo reale le perdite. I misuratori di portata intelligenti infatti sono in grado di segnalare allutente sovraconsumi e quindi stimolare un uso corretto dellacqua. Lacqua piovana trattata pu essere utilizzata per lavare stoviglie e panni. Tra laltro luso di acqua a basso contenuto minerale permette di utilizzare meno detersivo, meno ammorbidente e meno brillantante e in conclusione porta a un minore inquinamento ambientale. Il riuso dellacqua presuppone una divisione delle acque di scarico per provenienza con diversi circuiti e sistemi di raccolta. Le acque di recupero possono essere utilizzate per usi non potabili e producendo allo stesso tempo flussi di acque reflue pi concentrati da inviare al trattamento. E necessario progettare un sistema di adduzione e di scarico delle acque differenziato, separando lacqua potabile da quella per usi non legati allalimentazione. Lacqua potabile prelevata dallacquedotto o da pozzo viene inviata ai lavelli di cucina e bagni, mentre lacqua piovana raccolta in cisterna e lacqua proveniente da scarichi a basso tasso di inquinamento (acque grigie da lavelli, vasche da bagno e docce) opportunamente trattate in un impianto locale possono essere utilizzate per usi non alimentari. Per le acque grigie limpianto di trattamento essenzialmente provvede a filtrazione, adsorbimento su carboni attivi e disinfezione. Le acque grigie trattate sono utilizzate per ladduzione agli sciaquoni dei bagni, a rubinetti utilizzabili per operazioni come lavaggio e irrigazione. Il sistema di accumulo delle acque piovane pu essere reallizzato separatamente da quello delle altre acque grigie. E utile inviare allo scarico le acque di prima pioggia ricche di particolato, e raccogliere il resto in una cisterna. In questo caso i trattamenti da effettuare sono la filtrazione e la disinfezione. Le acque possono essere utilizzate nelle lavatrici e nelle lavastoviglie.

12. Bibliografia
Givoni B., Man, Climate and Architecture, Applied Science Pubblisher, London, 1969. Givoni B., Climate considerations in Building and Urban Design, Int. Thomson Publishing, 1998. Olgyay V., Design with Climate, Princeton University Press, New Jersey, 1963. Brown W., De Kay M., Sun wind and light, McGraw Hill, New York, 2004.