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Prof. Mario Fossi


Appunti dal Corso di Radiocomunicazioni A.A. 2009/2010
STANDARD EUROPEI DI TELEVISIONE DIGITALE (parte II)
Lo standard DVB terrestre
Lo standard europeo di televisione digitale diffusa da rete terrestre il DVB-T (www.etsi.org
Norma europea EN 300 744). Questo standard stato progettato per operare con l'attuale
canalizzazione della rete terrestre VHF/UHF della televisione analogica europea, che come noto
prevede canali con banda B=8 MHz, ma pu essere impiegato anche in reti con canalizzazioni
diverse, precisamente da 7, 6 o anche 5 MHz, semplicemente modificando la base dei tempi T
( clock) del sistema:
B= 8 MHz: T= 7/64 js ;
B=7 MHz: T= 8/64 js ;
B=6 MHz: T=7/48 js ;
B=5 MHz: T=7/40 js.
Esso si presta ad essere impiegato sia in reti di diffusione classiche a divisione di frequenza (MFN
Multi Frequency Network), che in reti a singola frequenza (SFN Single Frequency Network), in
questo secondo caso offrendo un uso ottimale della risorsa spettrale. Peraltro possibile e utile
implementare anche reti miste, del tipo MFN su larga scala e SFN su piccola scala (vedi ad es.
Rapporto tecnico dell'ETSI: TR 101 190). A titolo informativo, la pianificazione prevista per l'Italia
reperibile nel sito web dell'Agenzia per le Garanzie nelle Comunicazioni, all'indirizzo:
http://www2.agcom.it/eng/resolutions/2003/PNAF-DVB_2003.pdf (PNAF-DVB).
Lo standard DVB-T utilizza come modulazione l'OFDM, che rappresenta una forma di
trasmissione adatta per applicazioni a banda larga su canali radio a cammini multipli, come risulta
appunto quello broadcast terrestre.
Anche in relazione alla possibilit di utilizzo delle reti SFN, lo standard prevede 2 modalit di
trasmissione, dette rispettivamente modo 2 k , adatto per reti SFN di estensione limitata oppure
per un singolo trasmettitore in una rete MFN, e modo 8 k , adatto sia per reti SFN di grande
estensione geografica che per trasmettitori singoli in reti MFN.
Il termine 2k e 8k , dove k=1024, rappresenta il numero di campioni che gli algoritmi di FFT
usati per implementare tale modulazione devono essere in grado di trattare.
Peraltro da esso, tenendo presente la relazione generale
T=T
u
/ N ,
si pu ricavare anche la
durata del tempo utile del simbolo OFDM, che vale rispettivamente nei 2 modi
T
u
=2kT
e
T
u
=8kT
dove T rappresenta il clock del sistema prima definito.
Non essendo questo sistema progettato primariamente per uso in ricezione mobile, ma per ricevitori
fissi dotati di antenna esterna direttiva, come per la televisione terrestre analogica (canale di Rice),
o anche ricevitori trasportabili con antenna omnidirezionale (canale di Rayleigh), oltre alla robusta
modulazione numerica QPSK previsto anche l'utilizzo di modulazioni multilivello pi efficienti
quali la 16-QAM e la 64-QAM.
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Come gi accennato, allo scopo di ridurre i costi degli apparati trasmittenti e riceventi, lo standard
DVB-T mantiene fin dove possibile le stesse specifiche degli altri 2 standard DVB: DVB-C e DVB-
S. In particolare ci vale per la codifica audio/video e multiplazione (MPEG-2), ed anche per la
prima parte della codifica di canale, come ora mostriamo.
Nella figura che segue illustrato lo schema dell'adattatore di canale terrestre, che costituisce
l'oggetto dello standard:
Come gi detto, esso presenta alcune parti a comune con gli altri adattatori di canale degli standard
DVB di prima generazione. In particolare, sono identiche con quelle dello standard DVB-S le
procedure di codifica esterna, interleaving esterno e codifica interna, mentre la restante parte della
catena trasmittente tipica del DVB-T, anche a causa del differente tipo di modulazione utilizzato
(multiportante invece che a portante singola).
Descriviamo di seguito le principali operazioni svolte dai singoli blocchi del sistema.
Come per gli altri standard DVB, i segnali in ingresso all'adattatore di canale son quelli in uscita dal
multiplex definito dallo standard audio/video MPEG-2, che rappresenta il formato d'ingresso
nominale degli standard DVB di prima generazione.
Relativamente all'adattatore di canale, si osserva che la prima parte di esso duplicata. Discuteremo
successivamente questa caratteristica, considerando in questa fase solo il ramo superiore. Come si
osserva questa la stessa catena di protezione dagli errori gi descritta nel DVB-S, al quale si
rimanda per la discussione.
Descriviamo invece la parte della catena tipica del DVB-T. Si osserva la presenza di un secondo
interlacciatore (interno), che opera nel dominio della frequenza e la cui struttura molto elaborata
e non pu essere descritta in questo Corso di tipo introduttivo. La funzione di questa procedura di
interleaving quella di evitare, tramite il corrispondente de-interlacciatore del ricevitore, che
eventuali pacchetti di simboli errati causati dalla selettivit del canale, generino in ingresso al
decodificatore di Viterbi lunghe sequenze di parole di codice errate, vanificandone la capacit di
correzione. Si osservi che diversamente dal sistema DAB non essendo previsto per il DVB-T il
funzionamento in condizioni di mobilit dell'utente, non presente l'inteleaving nel tempo, ma solo
quello in frequenza, utile come abbiamo visto in condizioni di ricezione fissa.
Il Mappatore genera i simboli della costellazione utilizzata in trasmissione, che come abbiamo
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accennato pu essere selezionata tra la QPSK, oppure le pi efficienti 16-QAM o 64-QAM, sia di
tipo uniforme che non uniforme (ovvero con distanza tra punti adiacenti di uno stesso quadrante
minori di quelle tra punti adiacenti appartenenti a quadranti adiacenti). L'utilit di queste ultime
mappature (non uniformi) sar discussa successivamente.
Prima della generazione dei simboli OFDM, vengono mappate nel flusso informativo anche delle
informazioni di servizio. Questo tipo di informazione di servizio non si riferisce alla struttura del
multiplex, in quanto questa gi contenuta nella codifica MPEG.
Precisamente, possiamo distinguere 2 tipi di informazione di servizio:
1) Informazione nota al ricevitore, i cosiddetti toni pilota, che servono al ricevitore per la
sincronizzazione, stima del canale e identificazione del modo di trasmissione;
2) Informazione relativa ad alcuni parametri della trasmissione: toni TPS (Transmission
Parameter Signalling). Precisamente:
a) numero della trama all'interno della supertrama (vedi oltre);
b) tipo di modulazione numerica (mappatura) impiegata;
c) tipo di trasmissione: gerarchica oppure non gerarchica (vedi oltre);
d) rapporto del codice interno;
e) durata dell'intervallo di tempo di guardia del simbolo OFDM;
f) modo di trasmissione (2k, 8k);
g) identificazione della cella (opzionale).
Per comprendere come viene inserita questa informazione aggiuntiva, necessario considerare la
struttura del segnale OFDM trasmesso.
Esso organizzato in trame, diversamente da quanto visto per il DVB-S. Risulta anche utile
identificare una supertrama, costituita dall'insieme di 4 trame consecutive. Questa struttura utile in
quanto nella durata di 4 trame risulta essere sempre contenuto un numero intero di pacchetti
MPEG-2, qualunque sia la scelta dei vari parametri della trasmissione.
Ciascuna trama costituita di 68 simboli OFDM, indipendentemente dal modo di trasmissione
impiegato. Tutti i simboli OFDM sono simboli utili, diversamente ad es. da quanto avviene nel
sistema DAB, dove invece il primo simbolo della trama non porta informazione utile (simbolo
nullo).
Di seguito riportata l'espressione analitica del segnale trasmesso, unitamente alle Tabelle dei
valori dei vari parametri, a seconda del modo di trasmissione:
s(t )=

e
j2 n f
0
t

m=0

i=0
67

k=K
min
K
max
c
m ,i ,k

m, i , k

con:

m ,i , k
exp| j 2n
k '
T
u
(t Ai T
s
68mT
s
) (i+68m)T
s
t (i +68m+1) T
s
; 0 altrove
dove:
k indica il numero della portante;
i il numero di simbolo OFDM all'interno della trama;
m il numero della trama;
K il numero di portanti trasmesse;
Ts la durata del simbolo;
Tu la durata del tempo utile del simbolo;
A la durata del tempo di guardia;
f0 la frequenza di centro banda;
k' = k - (Kmax + Kmin)/2 l'indice della portante rispetto alla frequenza centrale;
cm,i,k il generico simbolo numerico trasmesso.
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Come si osserva dalle Tabelle, ciascun simbolo OFDM formato da 1705 portanti nel modo 2k e
6817 nel modo 8k. Come gi detto, il clock del sistema (periodo di campionamento dei segnali)
per canali da 8 MHz vale T=7/ 64 js . Di conseguenza, la durata utile del simbolo vale
T
u
=2k T=224js
nel modo 2k e
T
u
=8k T =896js
nel modo 8k.
La spaziatura tra le portanti 1/Tu vale circa 4464 Hz nel modo 2k e 1116 Hz nel modo 8k, mentre la
banda asintotica K/Tu vale per ambedue i modi di trasmissione circa 7,61 MHz, risultando quindi un
certo margine all'interno del canale di trasmissione (circa 0,4 MHz), per contenere la parte pi
rilevante dei lobi laterali dello spettro effettivo.
Si osservano 4 valori possibili del rapporto
A/ T
u
per ciascun modo di trasmissione: 1/4, 1/8,
1/16, 1/32, da cui in totale 8 possibili valori di durata dell'intervallo di guardia A .
Essendo costante all'interno di ciascun modo la spaziatura tra le portanti 1/Tu, al variare del tempo
di guardia varia la durata Ts del simbolo OFDM.
Come gi accennato, il modo 8k adatto all'uso in reti SFN di ampia estensione geografica (es.:
copertura di un intero territorio nazionale) e quindi con trasmettitori distanti, in quanto rispetto al
modo 2k ha durate utili di simbolo Tu 4 volte maggiori, quindi consente intervalli di guardia A
altrettanto pi grandi. Si osservano valori massimi di A pari a 224 js , capaci di gestire
distanze relative massime tra trasmettitore pi vicino e pi lontano al ricevitore, fino a circa 60 Km.
All'estremo opposto, nel modo 2k si osservano intervalli di guardia A minimi di 7 js , adatti
ad assorbire echi locali (da cammini multipli) in ambienti urbani, in presenza di singoli
trasmettitori.
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Per quanto riguarda la durata della trama, questa dipende dal modo di trasmissione nonch dal
valore dell'intervallo di tempo di guardia utilizzato. A parit di rapporto
A/ T
u
, la sua durata nel
modo 8k 4 volte quella del modo 2k.
Abbiamo detto come sia necessario aggiungere al flusso informativo del multiplex MPEG il tipo di
informazione aggiuntiva prima descritta. Per tale motivo, non tutte le portanti possono essere
utilizzate per trasmettere il flusso utile MPEG, ma una parte di esse devono essere riservate per
trasportare l'informazione di servizio prima elencata.
Per comprendere il meccanismo di inserimento di questa informazione ausiliaria, dobbiamo
introdurre il concetto di cella, dove con questo termine si indica l'elemento base della
trasmissione nello spazio tempo-frequenza: all'interno della trama, la cella identificata dal numero
del simbolo OFDM (indice temporale) e dal numero della portante (indice della frequenza).
Ovviamente ogni cella pu trasportare un solo simbolo numerico.
L'informazione per l'acquisizione del sincronismo e la stima del canale, i cosiddetti toni pilota,
trasportata in parte da un prefissato numero di portanti (45 nel modo 2k e 177 nel modo 8k)
riservate esclusivamente a questo compito (portanti continue) casualmente anche se
deterministicamente distribuite nella banda di trasmissione, in parte in celle (portanti diffuse)
distribuite con regolarit all'interno della trama, secondo lo schema illustrato nella figura che segue:
In particolare, c' una cella pilota ogni 3 portanti (ogni 12 nell'ambito dello stesso simbolo) e, a
parit di portante, una cella pilota ogni 4 simboli OFDM. Si osservi che questo schema identico
nei 2 modi di trasmissione.
Il reticolo a celle a forma di parallelogramma invece che ad es. di rettangolo pu essere giustificato
dal fatto che in tal modo l'informazione pilota distribuita su tutti i simboli OFDM e non
concentrata solo su alcuni.
Ci risulta utile anche tenendo presente che per questa informazione non prevista protezione dagli
errori (codifica con interleaving). Anche per questo motivo i toni pilota vengono trasmessi con una
potenza maggiore (toni boosted) rispetto agli altri.
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Riguardo all'informazione trasportata, sia le portanti pilota continue che quelle diffuse sono
modulate BPSK con i simboli binari di una preassegnata sequenza pseudo-noise, generata mediante
il registro a scorrimento indicato in figura, che viene reinizializzato ad ogni nuovo simbolo OFDM:
Viene generato un nuovo bit della sequenza PRBS in corrispondenza di ciascuna portante del
simbolo OFDM, sia essa pilota o meno, mentre come gi detto la generazione viene reinizializzata
ad ogni nuovo simbolo OFDM.
Riguardo all'informazione TPS, nel modo 2k sono interamente riservate ad essa 17 portanti
(portanti TPS), mentre 17x4=68 sono quelle riservate nel modo 8k, opportunamente distanziate
all'interno della banda del segnale.
Da osservare che ogni trama contiene tutta l'informazione TPS, che contenuta in 68 bit, uno per
ciascun simbolo OFDM. Quindi, con riferimento ad es. al modo 2k, le 17 portanti TPS di uno stesso
simbolo OFDM trasportano tutte la stessa informazione. Si tratta quindi di una trasmissione a
diversit di frequenza, che consente come sappiamo una maggiore affidabilit. La forma di
modulazione numerica utilizzata per questa trasmissione per quanto appena detto una BPSK, che
viene operata con codifica differenziale nel dominio del tempo di trama.
Riguardo alla codifica dell'informazione TPS, il primo dei 68 bit rappresenta la fase iniziale di
riferimento per la codifica differenziale, i successivi 2 byte rappresentano la parola di sincronismo,
mentre gli ultimi 14 bit sono per il controllo di parit, ai fini della rilevazione degli errori. Per la
codifica della parte utile dell'informazione TPS, si rimanda allo standard.
Come risulta dallo schema generale a pag. 2, l'informazione di servizio (toni pilota e TPS) non
viene sottoposta ad interleaving nel tempo, risultando quindi immediatamente fruibile dal
ricevitore.
Per quanto riguarda invece l'informazione utile, in particolare nel modo 2k sono riservate, in ogni
simbolo OFDM, interamente 1512 portanti. Questo numero risulta togliendo alle 1705 portanti
complessive le 45 pilota continue, le 131 portanti diffuse non coincidenti con le continue e le 17
portanti TPS. Similmente, nel modo 8k risultano 6048 le portanti esclusivamente riservate
all'informazione utile. A queste portanti utili continue vanno aggiunte anche le celle delle portanti
pilota diffuse, non da esse utilizzate (3 celle ogni 4).
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Cenno sulla trasmissione gerarchica
Una caratteristica peculiare del sistema DVB terrestre la possibilit di implementare una
particolare forma di trasmissione, detta di tipo gerarchico.
Questa forma di emissione pu essere utile, tra l'altro, per ridurre gli effetti sfavorevoli della tipica
degradazione delle prestazioni manifestata dai sistemi di modulazione numerica al decrescere del
rapporto segnale/rumore. Come noto infatti, mentre al decrescere del rapporto segnale/rumore
nelle trasmissioni analogiche la qualit della trasmissione decresce progressivamente, ci non
avviene nelle trasmissioni numeriche, dove a motivo della forte compressione effettuata sul
segnale di sorgente si passa bruscamente da una qualit di ricezione buona ad una nettamente
insufficiente.
Per superare gli effetti sgraditi di questo tipico comportamento a soglia, i dati provenienti dal
multiplex MPEG da trasmettere possono essere organizzati in due flussi in parallelo , come indicato
nello schema generale del sistema a pag. 2: il primo flusso relativo al programma generato con
qualit standard e il relativo flusso informativo, definito ad alta priorit (HP High Priority) viene
trasmesso con basso bit rate ma con elevata protezione dagli errori, ad es. utilizzando la
modulazione QPSK e una codifica con rate 1/2, mentre il secondo (LP Low priority) a bassa
priorit, pu contenere lo stesso programma del primo, ma con una qualit d'immagine superiore,
per cui deve essere trasmesso con un bit rate pi elevato ma necessariamente con minore protezione
dagli errori, ad es. con modulazione 64-QAM e rate 3/4. In questo caso si parla di trasmissione in
simulcasting.
Alternativamente, si pu utilizzare il secondo flusso per la trasmissione di un programma diverso da
quello principale (multicasting).
In ogni caso, in condizioni di basso rapporto segnale/disturbo (es. ricezione mobile, oppure
ricevitore fisso ma non dotato di antenna direttiva), almeno il servizio principale, quello relativo al
flusso ad alta priorit, sar disponibile con qualit accettabile.
In caso di impiego della trasmissione gerarchica, nell'adattatore di canale la suddivisione in 2 flussi
dati avviene dal blocco di dispersione dell'energia fino al codificatore interno compresi, al fine di
poter assegnare differenti livelli di protezione ai due segnali. Per quanto riguarda invece le due
diverse mappature, queste vengono implementate utilizzando lo stesso tipo di costellazione di
segnali per ambedue i flussi. Questa potr essere una 16-QAM oppure una 64-QAM, di tipo non
uniforme.
Utilizzando ad es. una 64-QAM (vedi figura alla pagina seguente), ad ogni coppia di bit del flusso
con alta priorit (HP) viene associato un punto di uno dei 4 quadranti : ad es. alla coppia di bit 10
viene associato uno dei 16 punti del II quadrante: quale di questi dipende dal valore dei 4 bit del
flusso a bassa priorit (LP).
Viceversa, quale punto dei 64 sar assegnato a un gruppo di 4 bit del flusso a bassa priorit,
dipende anche dai 2 bit del flusso ad alta priorit.
Essendo in ogni caso le coppie di punti appartenenti a quadranti diversi pi distanziate delle coppie
di punti contigui appartenenti allo stesso quadrante, a motivo dell'impiego di mappature non
uniformi, si ha una maggiore immunit dagli errori per il flusso trasmesso con alta priorit.
Ovviamente, il flusso ad alta priorit usufruisce di una mappatura tipo QPSK in termini di
efficienza (2 bit per simbolo), mentre quello a bassa priorit usufruisce di una mappatura tipo 16 -
QAM (4 bit per simbolo).
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Prestazioni complessive del sistema DVB-T
Se si fa riferimento alle sole portanti riservate continuativamente al flusso informativo utile,
possibile esprimere in forma semplice il bit rate netto (ovvero relativo al flusso in ingresso
all'adattatore di canale) del sistema DVB-T, mediante la seguente espressione:
R
b
=m
K '
T
u
1
1+A/ T
u
CR
I
CR
E
dove:
K ' indica il numero di portanti esclusivamente riservate al flusso utile (1512 nel modo 2k
e 6048 nel modo 8k); si osservi che il rapporto K'/Tu costante nei 2 modi e vale:

K '
T
u
=
1512
22410
6
=
6048
89610
6
6,75 ;
m = numero di bit per portante;
CR
I
= rapporto di codifica interna (variabile):
CR
E
= rapporto di codifica esterna (costante: 188/204).
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Quindi, a seconda del rapporto
A/ T
u
, del rapporto di codifica interna e del tipo di mappatura
impiegato, si possono avere una serie notevole di valori di bit rate, compresi tra circa 5 Mbit/s e
circa 30 Mbit/s, come illustrato nella Tabella:
Si osservi, come deve, che il bit rate aumenta al crescere del rapporto di codifica, al diminuire del
rapporto
A/ T
u
e al crescere dell'ordine m della modulazione impiegata. Ci comporta
ovviamente che i valori di capacit trasmissiva pi elevati si ottengono a spese di una minore
protezione dagli errori. Se si vogliono mantenere invariate le prestazioni, dobbiamo quindi
incrementare il rapporto segnale/rumore disponibile al ricevitore. A titolo di esempio, la parte
sinistra della Tabella mostra i risultati di una simulazione del C/N necessario per mantenere una
ricezione quasi priva di errori, al variare della modulazione/codifica e delle caratteristiche del
canale radio (assenza o presenza di cammini multipli).
Ovviamente, a parit di modulazione e protezione dagli errori, le prestazioni migliori ( in termini di
minore C/N richiesto) si ottengono con canale AWGN e quindi, nell'ordine, con canale con fading
di tipo Rice e di tipo Rayleigh.
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Infine, la figura che segue mostra uno schema a blocchi di principio dell'intero sistema DVB-T:
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Esempio di sincronizzazione del ricevitore DVB-T
Illustriamo a titolo esemplificativo una possibile implementazione della procedura di
sincronizzazione del ricevitore OFDM, con riferimento al sistema di televisione digitale terrestre
DVB-T. Sottolineiamo che quello che qui analizziamo costituisce un esempio tra i vari possibili,
essendo proposte in letteratura molteplici tecniche di sincronizzazione, che andrebbero confrontate
valutandole in termini di rapporto complessit/benefici.
Iniziamo con la sincronizzazione di simbolo. Con riferimento a quanto accennato nella parte
generale sulla modulazione OFDM, si pu ipotizzare un primo processo di sincronizzazione grezza,
seguito da uno di sincronizzazione fine.
La sincronizzazione grezza (fase di acquisizione) pu essere opportunamente eseguita prima
dell'FFT, in quanto serve proprio ad un primo posizionamento della finestra FFT. Quindi si tratta di
una stima che avviene sul segnale ricevuto nel dominio del tempo.
Nei sistemi, come il DVB-T, in cui nella trama non sono previsti simboli iniziali di training, si
sfruttano come gi accennato le periodicit presenti nel segnale ricevuto a causa del prefisso
ciclico. Dobbiamo per osservare che la corrispondenza tra gli Ng campioni del prefisso ciclico e gli
ultimi Ng campioni della parte utile del simbolo ricevuto massima solo se il canale non
dispersivo e privo di rumore, altrimenti il numero di campioni del prefisso ciclico che eguagliano
esattamente (a meno del rumore) quelli corrispondenti della parte utile del simbolo risulta essere
inferiore a Ng, tendendo a zero quando la durata della risposta impulsiva tende al tempo di guardia
Tg. Quindi i metodi di sincronizzazione che utilizzano tale periodicit divengono poco affidabili in
presenza di ricezione in condizioni di fading da cammini multipli pesante, con riferimento al
parametro ritardo in eccesso massimo
t
max
.
Il metodo di stima del 1 campione del simbolo OFDM che ora illustriamo basato sull'operazione
di correlazione tra un numero pari a Ng di campioni del segnale ricevuto e gli Ng campioni
precedenti, separati di un intervallo di tempo pari al tempo utile Tu di simbolo (ovvero di N
campioni). In termini analitici possiamo formalizzare la seguente procedura di stima:
m=arg max
m

j=0
N
g
1
r
m j
r
*
m jN

dove m indica la stima dell'indice (numero) dell'ultimo campione del simbolo OFDM ricevuto e
r
m
il campione corrente dell'inviluppo complesso del segnale ricevuto, in uscita dal convertitore
A/D. Con
arg max
m
si intende il valore di m che rende massimo il modulo della sommatoria.
Qualitativamente, abbiamo la seguente corrispondenza tra campioni del segnale ricevuto e
posizione della finestra mobile che d luogo ad uscita massima dello stimatore proposto:
N N
CP CP
N
m
m
^
Finestra
mobile
N
g
N
g
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Infatti, in assenza di fading e di rumore (nella pratica con canali con piccola dispersione e basso
rumore) la correlazione risulta massima quando nella finestra mobile degli Ng campioni di segnale
da correlare compaiono esattamente gli Ng campioni del prefisso ciclico: questo perch in questo
caso i simboli delle coppie r
m
r
*
mN
risultano tra loro complessi coniugati e quindi il loro
prodotto un numero reale e la loro somma risulta massima. Diversamente il valore della
correlazione sar mediamente pi basso, in quanto i singoli prodotti della sommatoria risultano
numeri complessi, con fasi in generale una diversa dall'altra.
In realt come vedremo subito dopo, i campioni dell'ultima parte del simbolo OFDM ed i
corrispondenti del prefisso ciclico, a causa degli errori di frequenza, differiscono per un termine di
fase, che per risulta identico per tutte le coppie, quindi non influisce nel computo del modulo della
correlazione.
Seguendo la procedura indicata, scartati gli Ng campioni successivi al campione m-esimo , in
quanto relativi al prefisso, si inviano i successivi N al convertitore S/P e quindi all'FFT.
L'algoritmo illustrato risulta di semplice implementazione, come richiesto da una prima fase di
sincronizzazione, che ha lo scopo principale di consentire agli stadi successivi una rapida
acquisizione del sincronismo di frequenza.
A motivo delle condizioni operative non ideali anzidette (canale dispersivo), si possono utilizzare
delle varianti di tale algoritmo: ad es. possiamo considerare una finestra di integrazione con un
numero di campioni inferiore a Ng, utilizzando cos ai fini della correlazione solo quelli non affetti o
scarsamente affetti da ISI, oppure possiamo pesare differentemente i vari campioni della
correlazione, a seconda che statisticamente siano in misura maggiore o minore interferiti dal
simbolo precedente.
Rimandando al riferimento bibliografico indicato al termine del paragrafo per un'analisi della fase
finale di sincronizzazione fine del simbolo, esaminiamo invece ora il problema della
sincronizzazione di frequenza.
Come abbiamo visto nella parte generale sull'OFDM, si combinano assieme gli effetti degli errori di
frequenza e di campionamento, per cui di seguito analizziamo una possibile procedura congiunta di
sincronizzazione.
Questa prevede i seguenti passi successivi:
1) acquisizione pre-FFT NDA (Non Data Aided) dell'errore di frequenza frazionario
normalizzato
6 f
nor
;
2) acquisizione post-FFT DA della parte intera
n
I
dell'errore normalizzato di frequenza;
3) tracking post-FFT DA di
6 f
nor
e
6t
nor
.
Il processo di sincronizzazione avviene simbolo per simbolo e richiede un certo numero di simboli
prima di andare a regime.
Con riferimento al passo 1), per la stima di
6 f
nor
utilizziamo anche in questo caso la periodicit
presente nel segnale ricevuto causata dalla presenza del prefisso ciclico.
Supponiamo per semplicit assenza di ISI e di errori di campionamento. In presenza di un errore di
frequenza
A f
0
=n
I
A f +6 f
, l'inviluppo complesso del segnale ricevuto si esprime, con le
notazioni precedentemente usate:
r (t )=

k=0
N1

H
k
c
k
e
j2n( k A f +A f
0
)t
=e
j 2nA f
0
t

k=0
N1

H
k
c
k
e
j2 nk A f t
.
Campionando con periodo di campionamento T= Tu / N e considerando gli ultimi Ng campioni del
simbolo OFDM possiamo scrivere:
r
m
r( mT )=e
j 2nA f
0
mT
u
/ N

k=0
N1

H
k
c
k
e
j2 nk A f mT
u
/ N
=e
j 2nA f
0
mT
u
/ N

k=0
N1

H
k
c
k
e
j2 nk m/ N
.
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Similmente, i corrispondenti campioni dell'intervallo di tempo di guardia del simbolo OFDM si
esprimono:
r
mN
=e
j 2nA f
0
( mN)T
u
/ N

k=0
N1

H
k
c
k
e
j2nk( mN)/ N
=e
j 2nA f
0
( mN )T
u
/ N

k=0
N1

H
k
c
k
e
j2nk m/ N
e
j2nk
=
= r
m
e
j2 nA f
0
T
u
. Osserviamo quindi che i campioni dell'intervallo di tempo di guardia r
mN
e i
corrispondenti della parte utile del simbolo r
m
(distanza relativa Tu), sono identici a meno di un
fattore di rotazione di fase
2nA f
0
T
u
. L'argomento del prodotto di una coppia
r
m
r
*
mN
di tali campioni vale dunque:
=2n A f
0
T
u
=2n( n
I
+6 f
nor
)2n 6 f
nor
essendo
n
I
un numero intero.
Sulla base di questo risultato, possiamo utilizzare il seguente algoritmo per la stima della parte
frazionaria dell'errore di frequenza normalizzato:

6 f
nor
=
1
2n
arg

m
r
m
r
*
mN

con l'indice (m-N) variabile all'interno del prefisso ciclico.


L'operazione di sommatoria giustificata dal fatto che, a causa dell'ISI e del rumore, i campioni di
segnale dell'intervallo di guardia e i corrispondenti della parte utile del simbolo, anche a meno del
fattore di rotazione prima detto, non sono esattamente coincidenti: con l'operazione di somma
vettoriale si tendono a compensare gli effetti di tali errori.
Rimane da stimare la parte intera
n
I
dell'errore di frequenza normalizzato (punto 2) della
procedura di sincronizzazione), al fine di correggere l'uscita errata di simbolo dall'FFT che esso
genera, come abbiamo visto a suo tempo. Infatti, tale componente dell'errore di frequenza genera
una traslazione dei simboli numerici, di entit pari a
n
I
.
Tale traslazione pu essere rilevata grazie alla conoscenza da parte del ricevitore delle posizioni in
frequenza occupate dai toni pilota continui, presenti come abbiamo visto nella trama DVB-T.
Sfruttando il fatto che l'informazione trasportata dai toni pilota di una stessa portante mantiene lo
stesso valore da un simbolo OFDM al successivo, si pu ancora utilizzare una tecnica a
correlazione, calcolando la correlazione dell'insieme delle coppie di simboli numerici appartenenti a
due simboli OFDM consecutivi, ciascuna coppia distanziata dalla successiva di quanto indica la
mappatura in frequenza dei toni pilota continui del modo di trasmissione utilizzato (2k, 8k).
Chiaramente, la correlazione massima quando la posizione dell'insieme delle coppie dei simboli
numerici corrisponde a quella dei toni pilota, altrimenti sar piccola in relazione al fatto che, a parte
i toni pilota continui, simboli numerici sulla stessa portante ma appartenenti a simboli OFDM
successivi sono scorrelati.
Confrontando la posizione in frequenza dei toni pilota in corrispondenza della correlazione massima
con quella nominale dello standard, si ottiene la stima di
n
I
, per la necessaria correzione di
frequenza.
Chiaramente, questa costituisce una stima di tipo post-FFT DA, come indicato precedentemente.
Le stime di
6 f
nor
e/o
n
I
cos ottenute sono utilizzate dal ricevitore per correggere la
frequenza dell'OL, prima dell'arrivo di un nuovo simbolo OFDM.
Con questa operazione termina la fase di acquisizione del sincronismo di frequenza.
La terza fase della sincronizzazione (punto 3) costituisce la cosiddetta fase di tracking, ovvero
quella in cui il ricevitore tende a stimare e quindi minimizzare continuativamente gli errori residui
di frequenza e gli errori di campionamento. Mentre in questa fase l'errore residuo di frequenza
piccolo, altrettanto non si pu dire in generale per quello di campionamento, che per viene ridotto
durante la fase iniziale di questa procedura.
Si opera un processo di stima congiunta di tali errori, che avviene ancora nel dominio della

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frequenza, ovvero post-FFT DA, sfruttando ancora le propriet di correlazione dei toni pilota
continui su coppie di simboli OFDM consecutivi.
Riprendiamo in considerazione quanto illustrato nella parte generale sulla modulazione OFDM,
riguardo agli effetti congiunti degli errori di frequenza e di campionamento, sui simboli numerici
ricevuti. Abbiamo visto come, passando da un simbolo OFDM al successivo, tali errori introducono
rispettivamente un errore di fase comune a tutte le portanti ed un errore di fase linearmente
crescente con l'indice k della portante. In assenza di parte intera
n
I
dell'errore di frequenza, in
quanto corretto dalla precedente operazione di stima grezza, i due termini di variazione dell'errore
di fase tra coppie di simboli OFDM consecutivi risultano rispettivamente:
A' =2n
N
s
N
6 f
nor
e A' ' =2n
N
s
N
6t
nor
k con k |K/ 2,+K / 2 , dove come al solito
K indica il numero delle portanti utilizzate.
La loro somma d luogo ovviamente alla variazione complessiva
A
k
dell'errore di fase.
La diversit di caratteristiche delle due componenti di
A
k
sopra elencate ed illustrate anche
dalla figura che segue, consente la procedura di stima che ora presentiamo.
Esaminando la figura, si osserva che dal termine A' =2n
N
s
N
6 f
nor
si ricava:
6 f
nor
=
A'
2nN
s
/ N
=
1/ 2(A
K/ 4
+A
K/ 4
)
2nN
s
/ N
, mentre dal termine A' ' =2n
N
s
N
6t
nor
k si
ricava: tg o=2n
N
s
N
6t
nor
da cui 6t
nor
=
tg o
2nN
s
/ N
=
(A
K/ 4
A
K/ 4
)/ ( K/ 2)
2nN
s
/ N
.
Quindi, dalla conoscenza di
A
K/ 4
e
A
K/ 4
possiamo ricavare
6 f
nor
e
6t
nor
.
Tenendo presente che l'argomento della correlazione tra coppie di toni pilota continui di simboli
OFDM consecutivi u
i , k
( u
i1, k
)
*
, risulta essere pari a
A
k
, ripartiamo in due insiemi le
coppie di toni pilota di simboli OFDM adiacenti: un primo insieme che contiene le coppie di toni
pilota che hanno frequenze corrispondenti ad indice k positivo; un secondo insieme che contiene le
coppie di toni pilota che hanno frequenze corrispondenti a indice k negativo.
k

''
'
-K/4 K/4
-K/2
K/2

-K/4

K/4
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Dall'esame dello standard DVB-T si pu osservare che i due insiemi di toni pilota hanno circa lo
stesso numero di elementi.
Se ora indichiamo con arg1 la media aritmetica degli argomenti delle correlazioni relative alle
coppie dell'insieme dei toni pilota con indice k positivo e arg2 quello delle correlazioni relative
alle coppie dell'insieme dei toni pilota con indice k negativo, possiamo scrivere le seguenti relazioni
approssimate:
arg1A
K / 4 e
arg2A
K / 4 .
Sostituendo questi valori approssimati nelle espressioni esatte sopra scritte dei due tipi di errore,
possiamo allora utilizzare le seguenti espressioni come stime dell'errore residuo di frequenza e
dell'errore di campionamento:

6 f
nor
=
1/ 2(arg1+arg2)
2nN
s
/ N
e

6t
nor
=
( arg1arg2)/( K / 2)
2nN
s
/ N
.
Riferimento bibliografico:
M. Speth, S. Fechtel, G. Fock, H. Meyr: Optimum receiver design for OFDM-based broadband transmission
Part II: A case study. Pubblicato sulla Rivista: IEEE Transactions on Communications, Vol. 49, N. 4, April
2001.
Cenno sul sistema DVB-H
Lo standard DVB-H (Norma Europea EN 302 304) costituisce un'estensione del sistema DVB-T per
la ricezione mobile, che pu trovare applicazione anche nel caso di terminali di utente di tipo
palmare (Handheld).
Infatti, il sistema DVB-T, anche se non stato progettato prioritariamente per la ricezione mobile,
tuttavia pu offrire prestazioni soddisfacenti nel caso di ricezione a bordo di mezzi mobili, almeno
nel caso in cui il ricevitore sia collegato con un sistema di antenne a diversit (2 antenne riceventi).
Esso si mostra invece del tutto inadatto per ricevitori di tipo palmare, specie a causa della limitata
disponibilit di energia elettrica di alimentazione e del tipo di antenna poco efficiente di cui essi
possono essere dotati.
Il Progetto DVB si quindi fatto carico di sviluppare uno standard particolarmente dedicato a tale
tipo di applicazione, ma in grado di mantenere la massima compatibilit possibile con lo standard
DVB-T.
Sulla base di queste considerazioni, i requisiti principali richiesti al nuovo sistema sono stati:
1) limitato consumo di energia elettrica, dovendo operare anche con terminali di dimensioni e
pesi limitati, dotati quindi di piccole batterie (bassa capacit);
2) capacit di operare in canali radiomobili difficili come quelli terrestri sia di tipo indoor
che outdoor e con antenne poco efficienti;
3) massima compatibilit con il sistema DVB-T, anche per poter utilizzare le reti di diffusione
terrestre del DVB-T, ma senza escludere la possibilit di implementare reti specifiche,
eventualmente utilizzando canalizzazioni e frequenze diverse da quelle del Broadcasting
televisivo, come ad es. quelle da 5 MHz tipiche del sistema di telefonia mobile UMTS.
Peraltro, nel caso di impiego di reti DVB-T deve essere possibile prevedere trasmissioni di
flussi misti DVB-T/DVB-H.
Il punto 3) richiede che - salvo limitate estensioni - il livello fisico dello standard DVB-H deve
coincidere con quello del DVB-T, sia in termini di formato dei segnali d'ingresso all'adattatore di
canale (quello del multiplex di trasporto dello standard MPEG-2) che di uscita (trama radio del
DVB-T).
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Per tale motivo, le tecniche previste dallo standard per soddisfare i punti 1) e 2) devono essere
implementate necessariamente ad un livello superiore a quello fisico.
Relativamente al punto 1), ricordiamo che il segnale della televisione digitale terrestre multipla
assieme pi servizi televisivi, secondo lo standard del multiplex di trasporto MPEG-2. Quindi per
poter accedere ad un singolo servizio il ricevitore deve rimanere continuamente attivo e
demultiplare l'intero segnale ricevuto, con notevole consumo di energia elettrica.
Lo standard DVB-H prevede invece una multiplazione a divisione di tempo (TDM) dei differenti
servizi, tecnica indicata nell'ambito dello standard con il termine time slicing, consentendo in tal
modo di poter attivare il ricevitore solo durante gli slot temporali nei quali viene trasmesso il
servizio di interesse, conseguendo cos un rilevante risparmio energetico rispetto al ricevitore DVB-
T (fino al 90%).
La trasmissione di ogni singolo servizio avviene quindi a burst, ad es. dal contenuto di circa 2
Mbit ciascuno e della durata di qualche centinaio di ms, mentre i tempi che separano un burst dal
successivo possono essere dell'ordine di qualche secondo.
Il contenuto del burst viene memorizzato dal ricevitore e quindi estratto in successione temporale
continua, per fornire il flusso continuo del servizio all'utente.
L'intervallo di tempo At che intercorre tra l'inizio di 2 burst consecutivi di uno stesso servizio
un parametro che viene trasmesso all'interno del flusso informativo DVB-H, per poter essere
utilizzato dal ricevitore.
La tecnica di trasmissione a burst consente anche di poter utilizzare il ricevitore, nei tempi inattivi,
per monitorare il livello di potenza delle trasmissioni dello stesso servizio nelle celle contigue a
quella in cui esso in quel momento si trova, al fine di consentire eventuali procedure di handover
trasparente per l'utente. Ovviamente, tale procedura si applica solo nel caso di reti MFN.
La figura seguente illustra il principio della tecnica time slicing (Servizi 1-7), che peraltro pu
come gi accennato accompagnarsi alla tecnica di multiplazione normale del DVB-T (Servizio 8
della figura):
Per quanto riguarda il punto 2), il DVB-H prevede anche se come opzione un ulteriore livello di
codifica di canale a correzione di errore, basata su di un codice di tipo Reed-Solomon, nonch,
limitatamente al modo di trasmissione 2k ed al modo aggiuntivo rispetto al DVB-T 4k, una
possibilit di interlacciamento pi profondo di quello offerto dal DVB-T, che si estende su 2
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simboli OFDM consecutivi per il modo 4k e su 4 simboli consecutivi per il modo 2k; questo reso
possibile utilizzando a tale scopo la memoria residua disponibile (quella utilizzata dal modo 8k).
L'introduzione del modo 4k, non presente nello standard DVB-T, costituisce un'estensione del
livello fisico di tale standard, che pu essere quindi utilizzata solo dai ricevitori DVB- H, in quanto
non prevista dai ricevitori DVB-T.
Tale estensione stata prevista per consentire un ulteriore grado di libert nella pianificazione del
servizio, consentendo prestazioni intermedie tra quelle del modo 2k, ovvero reti SFN di piccola
estensione, ma elevata mobilit dell'utente (perch grande risulta la separazione tra le portanti del
multiplex OFDM) e quella del modo 8k, che consente reti SFN di grande estensione ma limitata
mobilit dell'utente (piccola separazione tra le portanti).
Il numero di portanti utilizzate dal modo 4k K=3409, mentre i valori dei parametri
T
u
e A
sono esattamente la met, oppure il doppio, rispettivamente dei modi 8k e 2k.
Abbiamo detto come per garantire la massima compatibilit possibile a livello fisico, le tecniche
atte a soddisfare le richieste dei punti 1) e 2) siano implementate ad un livello superiore a quello
fisico (link layer).
Un'altra caratteristica del sistema DVB-H quella di trasportare l'informazione relativa ai servizi
televisivi utilizzando il protocollo di Internet (IP) ed incapsulando i datagrammi IP secondo una
tecnica indicata come MPE (Multi Protocol Encapsulation), peraltro gi prevista dallo standard
DVB-T. Ci consente anche un facile interfacciamento del sistema DVB-H con la rete Internet.
Senza entrare nei dettagli, proprio a questo livello che vengono implementate le procedure
richieste dai punti 1) e 2).
La figura seguente illustra complessivamente il sistema DVB-H, evidenziando le parti comuni con
il DVB-T e le parti proprie.
Per quanto concerne la compressione dei segnali audio-video, oltre a quella MPEG-2 prevista dal
DVB-T possibile utilizzare anche standard pi efficienti, quali l'MPEG-4, che consentono notevoli
riduzioni del bit rate, fino a valori di poche centinaia di kbit/s.
Infine segnaliamo come recentemente sia stato introdotto un nuovo elemento della famiglia, il
DVB-SH (Norma Europea EN 302 583), uno standard che definisce la possibilit di integrare la rete
DVB-H terrestre con il Satellite, al fine di garantire una pi ampia e migliore copertura del territorio
a tale servizio.