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MARCHIONNE E IL PIANO NAZIONALE

Un governo dovrebbe avere un piano economico per il paese elaborato dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene e lopposizione dovrebbe aderire a questo piano o criticarlo settorialmente, o, in alternativa, dovrebbe avere un proprio diverso piano. Oggi invece le evidenze sono nel senso che non esiste nessun piano economico, n di governo n di opposizione. Non esiste neanche un piano europeo, come non ne esiste, per quanto possa sembrare incredibile, uno USA piuttosto che uno canadese o australiano. Un piano consiste infatti in un pacchetto di interventi pubblici del tipo bastone e carota diretti a influenzare le convenienze private onde indirizzare le scelte dei privati in modo coerente al piano. Vuol dire quindi pianificare per quanto possibile il futuro sotto il profilo agroalimentare, industriale, energetico, scientifico, scolastico, lavorativo, previdenziale, ecc. Vuol dire pianificare lItalia di domani per i nostri figli e per i figli dei nostri figli. In mancanza, le cose vanno come devono andare in dipendenza della sommatoria vettoriale delle singole scelte private. Oggi, questa sommatoria va chiaramente nella direzione della progressiva deindustrializzazione del nord sotto la pressione delle delocalizzazioni attratte dalla prospettiva di risparmiare consistentemente su retribuzioni, welfare, sicurezza ed ecologia. Questo il senso delle richieste di Marchionne e del comportamento tenuto nei fatti dai tanti imprenditori nazionali che si sono andati delocalizzando in tutti questi anni. LItalia non infatti sufficientemente appetibile perch non riesce a smantellare con sufficiente velocit il sistema di tutele legali che fa del nostro un paese civile. Viene anzi da interrogarsi sulle reali intenzioni che stanno dietro il ricatto di Marchionne, laddove il costo del lavoro italiano incide intorno al 5% dei costi complessivi Fiat a fronte dei giganteschi risparmi ottenibili sul fronte delle imposte e delle spese per la sicurezza e lambiente, de localizzando comunque. Dovremmo davvero credere alla sincerit delle richieste di Marchionne quando i risparmi di spesa derivanti dallaccordo in contestazione sono inferiori al 5% del costo del lavoro e questo circa il 5% del costo-Fiat complessivo, ovvero dello 0,05%, laddove delocalizzando il risparmio di spesa ottenibile sarebbe superiore al 50% sul fronte di retribuzioni, tasse, sicurezza ed ecologia? E quale sarebbe poi il suo piano industriale? Fare a Mirafiori i soli Investimenti necessari per assemblare SUV progettati altrove e i cui pezzi sono costruiti altrove e trasportati via nave in Italia? Quanto passer prima che delocalizzer altrove anche lassemblaggio? Per farsi una idea di come sar lItalia tra 5, 10 o 15 anni ove non si inverte questa tendenza, basta guardare agli USA e fare due passi per le strade di Detroit (anche virtualmente, tramite google) e osservare lo scempio del territorio provocato dallo smantellamento del comparto auto: intere vie con botteghe e portoni sprangati con assi inchiodate, interi quartieri quasi totalmente disabitati, una popolazione quasi evacuata e immobili offerti in vendita e affitto a prezzi irrisori. E poi decine di milioni di americani che

lavorano a nero per $ 1.000 al mese e senza assistenza sanitaria. Il sogno americano si sta trasformando nellincubo americano! E questo il futuro che sogniamo per i nostri figli e per i figli dei nostri figli? Qual lequilibrio che si raggiunger quando la mitica mano invisibile del mercato avr liberamente completato la sua opera come consigliato dagli esperti economici svezzati con il Pensiero pseudo liberista oggi dominante? E presto detto: mentre le delocalizzazioni smantellano al nord il comparto industriale e si distrugge la sua Domanda interna per via degli effetti moltiplicatori recessivi che vengono indotti dalla contrazione della Domanda prima espressa dalle imprese e dai lavoratori che le delocalizzazioni espellono dal processo produttivo, il nord si avvita in una spirale recessiva che si autoalimenta e si arresta solo al livello di Domanda interna non pi comprimibile, oltretutto al saldo dellExport-Import. Al sud, intanto, le imprese ivi delocalizzate avviano un processo esattamente opposto, ma ci avviene partendo da livelli molto pi bassi e con due velocit: una, estremamente bassa, dettata dal ritmo con cui si sviluppa la sua Domanda interna per effetto della modernizzazione e della sindacalizzazione indigene, laltra, maggiore, ma dettata dagli Investimenti produttivi ivi operati per produrre una Offerta che destinata al 95% ai tradizionali mercati di sbocco occidentali. Le basse retribuzioni, il bassissimo welfare e le scarsissime tutele per la sicurezza e la tutela ambientale comportano cos una crescita della Domanda interna che solo un sottomultiplo della contrazione che si registra intanto al nord. Poich i mercati di sbocco della produzione delocalizzata restano inizialmente quelli del nord che si deindustrializza e si impoverisce, mentre nasce e si sviluppa al sud la lotta sociale per maggiori tutele legali e sociali, le imprese continuano a delocalizzarsi in modo sempre pi scientifico e abbandonano le aree pi rivendicative verso quelle sempre pi diseredate, amplificando cos il processo di distruzione della Domanda internazionale. Un processo che si arresta infine solo quando le delocalizzazioni non trovano pi aree diseredate. Da quel momento in poi le cose potranno solo migliorare, questo vero, ma ne valeva la pena? Nel frattempo, infatti, il PIL mondiale si ridotto ad un sottomultiplo di quello degli anni 80. E lo stesso accade anche per la civilt nel suo complesso. Quanto durer il processo? Quanti morti far? Anche lImpero romano trov il suo equilibrio alla fine del quinto secolo. Peccato che Roma aveva ormai solo 20.000 abitanti rispetto ai 650.000 che aveva la fine del quarto secolo ed al 1.500.000 che aveva nel secondo secolo! E peccato pure che i tempi (e i modi) della distruzione provocata dalla recessione internazionale in un mondo capitalista sono estremamente pi rapidi di quelli di un sistema schiavile che aveva attorno un territorio caratterizzato della capienza agricola di una Nuova Zelanda con i suoi odierni 15 abitanti per kmq!

Come fare torto ai privati, del resto, per la loro mancanza di visione strategica? Gli egoismi privati possono solo essere tattici. Quando sono strategici lo sono sempre in una ottica personale, mai sociale. Chi avrebbe mai immaginato che ci avrebbero un giorno portato alla rovina proprio quei tanto decantati spiriti animali cui credevamo di dovere il successo delluomo occidentale negli ultimi tre secoli, e ancor di pi dalla fine dell800 in poi? Credendo in essi e disprezzando tutto ci che pubblico abbiamo assistito inermi alla progressiva distruzione del mondo che abbiamo ereditato dalle due generazioni precedenti e, cercando di metterci qualcosa di nostro, stiamo accelerando il processo in nome di un malinteso senso della globalizzazione e di un libero mercato che viene oltretutto caricaturalmente negato alla radice dallimperare degli accordi di cartello. Insistiamo a precarizzare e privatizzare inseguendo una impossibile competitivit stracciona e di fronte allinsuccesso palese di una simile politica ce la prendiamo con le resistenze corporative che frenano un simile virtuoso processo. Un po come pretendere di spegnere gli incendi con la benzina e di fronte al divampare maggiore delle fiamme pensare di non avere usato abbastanza benzina! Se queste notazioni sono per, come ritengo, di una semplicit disarmante, chiediamoci nuovamente come mai esse sembrano al di fuori della portata della immaginazione dei politici occidentali. A cosa dobbiamo questa cecit selettiva? Forse il momento tattico fa guadagnare di pi a chi dovrebbe essere strategico nellinteresse collettivo? E insipienza o interesse di casta? La storia di Roma fa deporre per la tesi della insipienza. Anche laristocrazia schiavile romana, infatti, non seppe allora superare il momento tattico e tassarsi per sorreggere i redditi delle piccole imprese schiavili che si andavano trasformando inesorabilmente in plebe a misura che la schiacciante concorrenza delle grandi imprese schiavili le poneva fuori dal mercato. Arruolando le plebi per fare conquiste allestero Roma spost sempre in avanti il momento della esplosione delle sue contraddizioni interne, ma nel corso del secondo secolo ci non fu pi possibile ed allora, piuttosto che tassarsi per sostenere la Domanda interna, laristocrazia senatoria prefer risparmiare sulle spese militari. Ci provoc una ulteriore caduta della Domanda interna e ulteriore crisi, cui seguirono ulteriori risparmi. Fu quello il tempo degli imperatori acclamati dalle truppe rimaste senza soldo. Poi, sempre per risparmiare, si eliminarono quei corpi di fanteria carro-trasportata che fino ad allora venivano velocemente spostati per accerchiare le popolazioni barbariche che forzavano il limes e quindi eliminarle con il loro genocidio. Devo continuare? Sappiamo tutti come fini! La splendida villa di Piazza Armerina ancora l a testimoniare lassurdo esilio dorato in cui si chiuse una elite che non trovava pi mercati di sbocco per le proprie eccedenze e si volse alla autosufficienza anzich curare il momento strategico. Insomma: la Roma che cadr nel 456 era gi virtualmente caduta duecento anni prima.

Che fare, dunque? E troppo difficile da capire che la politica deve difendere strategicamente il suo territorio o non politica? Che il momento tattico spetta ai privati e quello strategico allo stato? Che non pensabile un sistema-mondo in cui tutti vogliono Esportare pi di quanto Importano? Che gli scambi internazionali vanno impostati sul pareggio tendenziale dei vari Export-Import e che la base produttiva la si espande puntando sul mercato interno? Che la finanza non aggiunge ricchezza ma, se va bene (raramente), la trasferisce, e, se va male (quasi sempre), la distrugge progressivamente mentre la trasferisce in modo sempre pi regressivo? Ma che risposte possiamo attenderci se la soluzione dei nostri problemi la chiediamo agli esperti ipnotizzati o pagati dalla elite finanziaria che si arricchisce mentre il mondo del lavoro (imprese pi maestranze) e gli utenti dei servizi sociali si impoveriscono? Potranno mai rinnegare la deflazione recessiva con euro forte voluta a Maastricht, per fondare una Europa dei popoli in luogo della Europa della finanza, caratterizzata dalla espansione keynesiana praticata in regime di inflazione controllata ed euro debole, per costruire la quale occorre congelare il debito pubblico collocato elettronicamente presso le banche ed introdurre ai confini adeguati controlli valutari e borsistici anti-speculazione, nonch ristrutturare coerentemente larchitettura creditizio-finanziaria? Come fa un parassita a prendersi cura del corpo che pure sta dissanguando a morte? E parassita, infatti, chiunque si appropria di una parte del prodotto sociale senza avere contribuito adeguatamente alla sua creazione, e, facendolo, con ci stesso si pone a di fuori del consorzio civile e irride il contratto sociale che lo fonda. Tassare al 12,5% i Redditi da Capitale, consentire che gli interessi bancari non siano determinati dallincontro della Offerta di Capitali (infinita) e dalla Domanda di Capitali a fini produttivi e di credito al Consumo (assai limitata), ma siano decisi dautorit dalla BdI spa, il cui 66% propriet di Unicredit e Intesa, nonch strutturare piramidalmente la lottizzazione e la corruzione a scapito della qualit e quantit dei servizi pubblici parassitismo. Sottoprodurre a fine di extraprofitto praticando prezzi e tariffe di oligopolio, cos come prestare a interesse alto una Moneta bancaria creata dal nulla con la riserva frazionaria, pure. Solo il sistema del ricarico lecito nel capitalismo e lo Stato deve vigilare perch liniziativa privata sia compatibile con il perseguimento del bene collettivo. Non ora di cambiare?
www.circolodegliscipioni.org