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La democrazia senza lite persa, ma la selezione deve farla la politica La democrazia deve aspirare a diventare il regime politico dei

i migliori, dei pi competenti, anche a costo di innovarsi profondamente. Ma il processo di selezione delle lite non pu svolgersi al riparo delle intemperie politiche. Ne convinto Erik Jones, direttore del Bologna Institute for Policy Research delluniversit americana Johns Hopkins, dal 1990 in Europa per studiare in modo comparato le politiche dei paesi dellUe e che da tempo analizza la tensione tra democrazia e meritocrazia. Perci, in una conversazione con il Foglio, dice di guardare con sincero interesse allesperienza del tecnico Mario Monti, alla sua discesa in campo politico e anche ai riferimenti intellettuali del professore sul futuro della democrazia. Secondo Jones, per, occorre affrontare separatamente tre temi che pure sono interconnessi: Governance, distribuzione e legittimazione. Sul primo punto non c dubbio che il governo della cosa pubblica debba essere nelle mani dei migliori. Ma gi nel momento in cui ammettiamo che ci sono modalit diverse per governare, e che queste differenze implicano costi e benefici differenti per i vari gruppi sociali, tutto diventa pi complicato. Per distribuzione, infatti, sintende lallocazione di costi e benefici delle scelte governative. Se i politici ci convincono di essere i pi adatti per risolvere questo scambio tra costi e benefici, allora la misura di questa nostra convinzione corrisponder alla nostra legittimazione del sistema. E utilizzando queste categorie, tra laltro, che Jones spiega laccoglienza tiepida che perfino ampi settori dellestablishment italiano stanno riservando alla discesa in campo di una personalit pur competente come lattuale premier tecnico: Il Monti che ha salvato lItalia nel 2011 e il Monti che in campagna elettorale oggi sono diversi tra loro come il Barack Obama del 2008 e quello del 2012. Il primo era un outsider che prometteva unagenda di drastiche riforme per ristabilire la fiducia in un paese in crisi, il secondo un politico con un curriculum fatto di successi e fallimenti. La distanza quella tra il cambiamento che ci attendiamo e il cambiamento che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Nel frattempo, cio, le persone potrebbero aver perso fiducia nellidea di beneficiare sempre e comunque dal cambiamento promesso. Cos i sindacalisti pi a sinistra, in Italia, non accettano alcuna riduzione della sicurezza del posto di lavoro e nessuna modifica dei loro diritti contrattuali. Lo stesso meccanismo vale per gli industriali: Alcuni si attendevano riforme pi profonde, ma altri indubbiamente lo dimostra la tradizione dei sussidi alle aziende italiane o lattuale esiguit del credito bancario credevano di godere di maggiore assistenza o protezione dallo stato. Insomma, perfino lestablishment, di fronte al cambiamento, a volte preferisce proteggere certi interessi di breve termine. Non questo uno degli argomenti pi convincenti a sostegno di una democrazia depoliticizzata che faccia affidamento spesso e volentieri a meccanismi tecnocratici e tuteli le future generazioni, per usare le parole del giornalista-politologo Nathan Gardels, citato da Monti nel suo libro La democrazia in Europa (Rizzoli)? Il problema che le politiche che in una certa situazione sembrano adatte, in un altro momento possono diventare dannose. Elite un tempo effettivamente competenti possono cambiare le regole del gioco per restare al timone anche quando non hanno pi un progetto utile per la societ. E soprattutto possono entrare nei gangli decisionali in pianta stabile, al punto di mantenere molta influenza nella formazione delle varie scelte politiche anche quando non sono pi al governo. Cos una minoranza, pure virtuosa e competente, si trasforma in una zavorra per il paese. Ergo, continua Jones, la sfida non tanto quella di depoliticizzare la democrazia, quanto di rendere piatto e uguale per tutti il terreno di gioco, cos che leader con nuove idee abbiano la chance di vincere le elezioni e poi di governare efficacemente. Per farlo, in Italia, occorre rivedere le regole sul finanziamento alla politica, le leggi elettorali e le procedure decisionali. Tutte le scorciatoie per evitare la strada della politica sono pericolose, rischiano di delegittimare il sistema. Lo studioso americano, non a caso, conclude citando il pensiero del politologo che pi ha contribuito allo studio delle minoranze protagoniste

della storia umana, un italiano: Gaetano Mosca aveva ragione, nel suo Elementi di scienza politica scritto nel 1896, a teorizzare limportanza fondamentale delle lite in democrazia. Per sottolineo che fu lo stesso Mosca a parlare della necessaria circolazione delle lite. - FOGLIO QUOTIDIANO di Marco Valerio Lo Prete