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12.

Dinamica dei sistemi


1. Sistemi di punti e seconda legge della dinamica
In cinematica si `e introdotto il concetto di sistema di punti
materiali; se ne `e studiato latto di moto ponendo particolare
attenzione sui sistemi rigidi. Quando un sistema di punti materiali
`e soggetto a forze, occorre distinguere tra queste le forze interne
al sistema e le forze esterne, esercitate da altri punti o sistemi di
punti esterni.
Per le forze interne vale la terza legge della dinamica, secondo
cui tali forze si presentano a coppie e la loro risultante `e nulla.
Non si intende dire con ci` o che per le forze esterne non valga tale
legge, ma che essa risulta vericata quando si prendono in esame
le interazioni tra sistemi esterni luno allaltro. Queste interazioni
diventano interne in un sistema pi` u esteso compren-
dente i sistemi considerati. Poiche la terza legge della
dinamica `e vericata solo in riferimenti inerziali e le
forze ttizie presenti in riferimenti non inerziali non
vericano tale legge, per il momento, limiteremo il
nostro studio ai sistemi in riferimenti inerziali.
O
x
y
z
m
1
m
2
F
2

F
1

r
1

r
2

f
f
Fig. 12.1
Consideriamo, per semplicit` a, un sistema costi-
tuito da due soli punti; lestensione ad un sistema di
n punti risulter` a spontanea. Indichiamo con f le forze
interne e con F le forze esterne, come mostrato in
gura 1. Scrivendo la seconda legge della dinamica
per i due punti:
m
1
a
1
= F
1
+f
m
2
a
2
= F
2
f ,
e sommando, si ottiene
m
1
a
1
+m
2
a
2
= F.
Per n punti materiali, si ha

i
m
i
a
i
=

i
F
i
= F, (1)
270 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
con F risultante delle forze esterne.
La (1) costituisce lestensione della seconda legge della dina-
mica ai sistemi; si osservi che in essa non compaiono le forze
interne. Per dare alla (1) una forma pi` u signicativa occorre de-
nire il centro di massa di un sistema.
2. Centro di massa
Si denisce centro di massa di un sistema, il punto che ha
coordinate assegnate dalle seguenti relazioni:
x
C
=

i
m
i
x
i

i
m
i
=

i
m
i
x
i
M
y
C
=

i
m
i
y
i

i
m
i
=

i
m
i
y
i
M
z
C
=

i
m
i
z
i

i
m
i
=

i
m
i
z
i
M
,
(2)
dove con M si `e indicata la massa totale del sistema.
Le precedenti sono espresse in forma vettoriale dalla relazione
r
C
=

i
m
i
r
i
M
, (3)
dove r
C
`e il vettore che individua il centro di massa.
Esempio
1. Un sistema `e costituito da particelle di masse
m
1
= 5 g, m
2
= 3 g, m
3
= 2 g, m
4
= 2 g,
che, in un riferimento cartesiano ortogonale, hanno coordinate:
x
1
= 0 cm,
x
3
= 30 cm,
y
1
= 0 cm;
y
3
= 0 cm;
x
2
= 10 cm,
x
4
= 15 cm,
y
2
= 30 cm,
y
4
= 15 cm.
Le coordinate del centro di massa risultano
x
C
=
m
1
x
1
+ m
2
x
2
+ m
3
x
3
+ m
4
x
4
m
1
+ m
2
+ m
3
+ m
4
= 5 cm
y
C
=
m
1
y
1
+ m
2
y
2
+ m
3
y
3
+ m
4
y
4
m
1
+ m
2
+ m
3
+ m
4
= 10 cm.
3. Teorema della quantit`a di moto
Si denisce quantit` a di moto di un sistema la somma delle
quantit` a di moto dei singoli punti del sistema:
p = p
1
+p
2
+ +p
n
=

i
p
i
.
Derivando le (2) rispetto al tempo, si ha
x
C
=

i
m
i
x
i

i
m
i
, y
C
=

i
m
i
y
i

i
m
i
, z
C
=

i
m
i
z
i

i
m
i
, (5)
4. Prima equazione cardinale della dinamica dei sistemi 271
e moltiplicando per M, massa del sistema,
M x
C
=

i
m
i
x
i
, M y
C
=

i
m
i
y
i
, M z
C
=

i
m
i
z
i
.
(6)
In forma vettoriale si ha
Mv
C
=

i
p
i
= p. (7)
La quantit`a di moto di un sistema `e uguale alla quantit` a di moto
del centro di massa in cui si ritiene localizzata la massa del
sistema.
4. Prima equazione cardinale della dinamica dei sistemi
Derivando le (6) rispetto al tempo, si ha
M x
C
=

i
m
i
x
i
, M y
C
=

i
m
i
y
i
, M z
C
=

i
m
i
z
i
.
In forma vettoriale:
M
d
2
r
C
dt
2
=

i
m
i
d
2
r
i
dt
2
, (8)
in cui r
C
e r
i
rappresentano rispettivamente il vettore che indivi-
dua la posizione del centro di massa ed i vettori che individuano
la posizione dei punti. Confrontando la (8) con la (1) si ottiene

i
F
i
= F = M
d
2
r
C
dt
2
.
Si deduce quindi che la risultante delle forze esterne `e uguale alla
massa del sistema per laccelerazione del centro di massa. Lequa-
zione precedente si scrive:
F =
dp
dt
= M
dv
C
dt
. (9)
Essa costituisce la prima equazione cardinale della dinamica dei
sistemi.
Diremo dunque: in un sistema sottoposto a forze esterne, il
centro di massa si muove come un punto dotato della massa totale
del sistema e sollecitato dalla risultante di tutte le forze esterne
agenti sul sistema (Newton). Si deduce che le forze interne, che
non compaiono nella (9), non inuenzano il moto del centro di
massa. Discende inoltre, che con forze interne non si riesce ad
alterare il moto del centro di massa. Se un proiettile che per-
corre, come noto, una traiettoria parabolica, esplode in volo e i
suoi frammenti vengono proiettati in varie direzioni per eetto
di forze interne dovute allesplosione, il centro di massa dei fram-
menti (sistema) continua a percorre indisturbato la sua traiettoria
parabolica.
272 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
5. Conservazione della quantit`a di moto
Se la risultante delle forze esterne `e nulla, dalla (9) discende
M
dv
C
dt
= 0,
che comporta
Mv
C
= p = cost. (10)
La quantit` a di moto del sistema si conserva.
Tipico esempio di conservazione della quantit` a di moto `e il
sistema cannone proiettile prima e dopo lo sparo. La quantit` a di
moto del sistema si conserva solo in direzione orizzontale, poiche
lungo la verticale agisce la forza esterna di gravit` a. Essendo nulla
la componente orizzontale della quantit` a di moto iniziale, tale si
manterr` a dopo lo sparo; dunque si deve avere
m
1
v
1
m
2
v
2
= 0,
dove gli indici 1 e 2 si riferiscono al proiettile ed al cannone. Natu-
ralmente il cannone rincula con una velocit` a v
2
= m
1
v
1
/m
2
, molto
minore di quella del proiettile.
Se si considerano due particelle che interagiscono per eetto
di forze interne, la conservazione della quantit` a di moto `e espressa
dalla relazione:
p
1
+p
2
= p

1
+p

2
,
dove con gli apici sono state indicate le quantit` a di moto dopo
linterazione, paragrafo 4-VI. La precedente si pu` o scrivere:
p

1
p
1
= (p

2
p
2
), p
1
= p
2
.
x O
y
F
1

F
2

m
2
m
2
3m
4m
Fig. 12.2
La variazione della quantit` a di moto di una particella, in un certo
intervallo di tempo t, `e uguale ed opposta alla variazione della
quantit` a di moto dellaltra particella, durante lo stesso intervallo
di tempo. Tale interazione determina uno scambio di quantit` a
di moto; la quantit` a di moto perduta da una particella `e uguale
a quella guadagnata dallaltra particella. Ci` o `e evidentemente
in accordo con la terza legge della dinamica. Infatti dividendo
la relazione precedente per lintervallo di tempo t, e facendo
tendere a zero tale intervallo, si ha
dp
1
dt
+
dp
2
dt
= 0,
dp
1
dt
=
dp
2
dt
, f
1
= f
2
,
e viceversa.
Esempi
2. Due masse m
1
= 1 kg, m
2
= 0, 6 kg, inizialmente in quiete, sono disposte
in un piano x-y privo di attrito, come in gura 2. Le coordinate di m
1
siano
(0; 3 m), quelle di m
2
(4; 0 m. Si applichino ad esse le forze F
1
= 4i N, F
2
=
5. Conservazione della quantit`a di moto 273
3j N; trovare le equazioni del moto del centro di massa e la quantit`a di moto
del sistema.
Le coordinate iniziali del centro di massa sono
x
0C
=
m
1
x
1
+ m
2
x
2
m
1
+ m
2
= 1, 5 m
y
0C
=
m
1
y
1
+ m
2
y
2
m
1
+ m
2
= 1, 87 m.
Dalla prima equazione della dinamica dei sistemi:
F = F
1
+F
2
= (m
1
+ m
2
)a
C
,
si ricava il moto del centro di massa. Si ha
x
C
(t) = x
0C
+
1
2
F
1
m
1
+ m
2
t
2
= 1, 5 + 1, 25t
2
y
C
(t) = y
0C
+
1
2
F
2
m
1
+ m
2
t
2
= 1, 87 + 0, 94t
2
.
La quantit`a di moto del sistema, quantit`a di moto del centro di massa, `e
p = (m
1
+ m
2
)v
C
= (m
1
+ m
2
)( x
C
i + y
C
j)
= (F
1
i + F
2
j)t = 4t i + 3t j.
3. Due blocchi di massa m
1
, m
2
, collegati mediante una molla di costante
elastica k e di massa trascurabile, poggiano su un piano orizzontale privo di
attrito, gura 3. Alla massa m
2
`e applicata una forza orizzontale F costante;
determinare lallungamento della molla.
F
m
1
m
2
Fig. 12.3
La forza elastica `e una forza interna, dunque non inuisce sullaccelera-
zione del centro di massa, che `e data da
a
C
=
F
m
1
+ m
2
.
Ma, se non si sono instaurate oscillazioni, questa `e anche laccelerazione di
ciascun blocco. Detto x lallungamento della molla, per il blocco m
2
`e Fkx =
m
2
a
C
; per il blocco m
1
, kx = m
1
a
C
. Pertanto
x =
m
1
k
F
m
1
+ m
2
.
4. Un proiettile, lanciato verticalmente con velocit`a iniziale v
0
, esplode in
due frammenti di ugual massa. Dopo t
1
secondi dallesplosione, uno dei fram-
menti raggiunge la quota h
1
. Determinare la quota dellaltro frammento allo
stesso istante.
Le forze interne, causate dallesplosione non inuiscono sul moto del cen-
tro di massa; poiche la gravit`a `e lunica forza esterna, il centro di massa si
muove di moto uniformemente ritardato e allistante t
1
raggiunge la quota
y
C
= v
0
t
1

1
2
gt
2
1
,
avendo ssato come riferimento un asse verticale volto verso lalto e con origine
nel punto di lancio. Poiche
y
C
=
m
1
y
1
+ m
2
y
2
m
1
+ m
2
,
m
1
= m
2
e y
1
= h
1
, si ottiene
y
2
= h
2
= 2y
C
h
1
.
274 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
Si osservi che la coordinata x dei frammenti non risulta determinata perche
dipende dalle velocit`a vettoriali acquistate allistante dellesplosione. Tuttavia
va tenuto presente che i frammenti devono essere allineati col centro di massa.
Nel caso in esame deve essere soddisfatta la condizione
x
C
=
m
1
x
1
+ m
2
x
2
m
1
+ m
2
= 0.
5. Un uomo di massa m si trova allestremo di un carrello di massa M e lun-
ghezza l, in quiete, libero di muoversi su un binario orizzontale. Trascurando
ogni forma di attrito, determinare di quanto si sposta il carrello se luomo si
reca allestremo opposto.
Il sistema, uomo pi` u carrello, non `e soggetto a forze esterne, a parte la
gravit`a equilibrata dalla reazione vincolare; dunque il suo centro di massa,
inizialmente in quiete, resta tale dopo lo spostamento delluomo.
Fissato un asse x solidale col binario, con origine nel centro di massa C,
prima e dopo lo spostamento delluomo, sar`a:
x
C
= 0 =
mx
1
+ Mx
2
m + M
=
mx

1
+ Mx

2
m + M
,
dove x
1
, x
2
sono le ascisse iniziali dei centri di massa delluomo e del carrello,
e x

1
, x

2
quelle nali.
Dalla relazione precedente si ottiene
M(x

2
x
2
) = m(x

1
x
1
), Mx
2
= mx
1
,
essendo x
2
, x
1
gli spostamenti del carrello e delluomo, rispetto al rife-
rimento sso. Chiamando con l la lunghezza del carrello, lo spostamento
assoluto delluomo `e somma dello spostamento relativo l e dello spostamento
di trascinamento x
2
del carrello:
x
1
= l + x
2
.
Pertanto
Mx
2
= m(l + x
2
), x
2
=
m
m + M
l,
in verso opposto allo spostamento relativo delluomo.
6. Seconda equazione cardinale della dinamica dei sistemi,
momento angolare
Si consideri un sistema di particelle, ciascuna soggetta a forze
interne ed a forze esterne. Indichiamo con f
i
la risultante delle
forze interne e con F
i
la risultante delle forze esterne agenti sulla
singola particella; si rammenti la gura 1 in cui sono rappresentate
due sole particelle. Per ogni particella si ha
F
i
+f
i
= m
i
a
i
.
Consideriamo i momenti di ambo i membri rispetto ad un polo O
sso, per esempio, rispetto allorigine del riferimento:
r
i
(F
i
+f
i
) = r
i

dp
i
dt
.
Sommando su tutte le particelle, si ottiene

i
r
i
(F
i
+f
i
) =

i
r
i

dp
i
dt
.
6. Seconda equazione cardinale della dinamica dei sistemi, momento angolare 275
Il primo membro d` a il risultante M dei momenti delle forze ester-
ne. Si osservi che il risultante dei momenti delle forze interne `e
nullo qualunque sia il polo, perche ogni coppia di forze interne
giace sulla stessa retta dazione, perci`o i momenti sono a due a
due opposti. Pertanto si ha
M =

i
r
i

dp
i
dt
. (11)
Ricordando che il momento angolare di una particella `e
L
i
= r
i
p
i
e derivando rispetto al tempo, si ottiene:
dL
i
dt
=
dr
i
dt
p
i
+r
i

dp
i
dt
.
Ma, essendo dr
1
/dt e p
1
vettori paralleli,
dr
i
dt
p
i
= 0,
dunque:
dL
i
dt
= r
i

dp
i
dt
.
Allora la (11) diventa
M =

i
dL
i
dt
=
dL
dt
, (12)
in cui L =

i
L
i
`e il risultante dei momenti angolari, che chia-
miamo momento angolare del sistema.
La (12) `e la seconda equazione cardinale della dinamica dei
sistemi; essa descrive il moto del sistema attorno al polo prescelto.
Se il polo O non `e sso, con un ragionamento analogo a quello fatto
per il singolo punto, paragrafo 3.1-IX, si ottiene una equazione pi` u
generale della (12).
O
y
Q
x
z
m
i
r
Q

r
i
r
iQ

Fig. 12.4
Nel riferimento inerziale di gura 4 si scelga un punto Q
comunque mobile e si considerino i momenti angolari delle sin-
gole particelle rispetto a Q. Si ha
L
iQ
= r
iQ
p
i
= (r
i
r
Q
) p
i
L
Q
=

i
L
iQ
=

i
(r
i
r
Q
) p
i
.
Derivando rispetto al tempo:
dL
Q
dt
=

i
_
dr
i
dt

dr
Q
dt
_
p
i
+

i
(r
i
r
Q
)
dp
i
dt
=

i
dr
Q
dt
p
i
+

i
(r
i
r
Q
)
dp
i
dt
= v
Q

i
p
i
+M
Q
= v
Q
p
C
+M
Q
,
276 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
da cui:
M
Q
=
dL
Q
dt
+v
Q
p
C
. (13)
Il secondo addendo del secondo termine `e nullo se Q `e sso o
coincide con il centro di massa, oppure se si muove parallelamente
ad esso.
La (13) costituisce lespressione pi` u generale della seconda
equazione cardinale della dinamica dei sistemi. Il risultante dei
momenti delle forze esterne `e uguale alla derivata rispetto al tem-
po del momento angolare, se i momenti sono valutati rispetto allo
stesso polo che pu` o essere sso o coincidere col centro di massa
(o con un punto che si muove parallelamente a questultimo).
(Eulero, Bernoulli).
7. Conservazione del momento angolare
Se il sistema non `e soggetto a forze esterne oppure il risultante
dei momenti delle forze esterne `e nullo si ha
dL
dt
= 0.
Ci`o signica che il momento angolare del sistema `e costante:
L =

i
L
i
= cost. (14)
Questa equazione costituisce la legge di conservazione del momen-
to angolare. In altri termini: il momento angolare di un sistema
isolato o di un sistema in cui `e nullo il risultante dei momenti
delle forze esterne, `e costante.
In un atomo, in cui elettroni e nucleo sono dotati di momento
angolare (di spin ed orbitale), il momento angolare `e costante
perche le forze di attrazione coulumbiana tra elettroni e nucleo e
le forze di repulsione tra coppie di elettroni sono forze interne che
agiscono lungo la congiungente coppie di particelle; il momento
risultante di queste forze, qualunque sia il polo scelto `e sempre
nullo. Ancora: il Sistema Solare rispetto al centro di massa
del sistema, praticamente rispetto al Sole, ha momento ango-
lare costante, se trascuriamo linterazione col resto della Galassia.
Infatti i vari pianeti si mantengono in rotazione rispetto al pro-
prio asse con momento angolare costante, poiche le forze di mutua
interazione tra essi ed il Sole sono forze centrali che hanno tutte
momento nullo rispetto al centro di massa del sistema (Sole).
La legge di conservazione del momento angolare ha validit` a
universale, sia a livello microscopico che a livello macroscopico.
Se, infatti, il momento angolare di una parte del sistema varia, si
deve presupporre che si sia vericata una variazione opposta nel
resto del sistema, in modo che in totale valga la legge di conserva-
zione. Tale legge si verica, per esempio, nelle reazioni nucleari;
7. Conservazione del momento angolare 277
se un nucleo si disintegra, e ci` o accade a causa di forze interne, il
suo momento angolare varia esattamente di una quantit` a opposta
a quello delle particelle emesse, le quali, per cos` dire, hanno sot-
tratto momento angolare. Lo stesso processo si verica quando
un nucleo, un atomo o una molecola emettono radiazione elettro-
magnetica.
In generale, se si considerano due sistemi S
1
ed S
2
interagenti,
ma nel loro insieme isolati, si deve avere
L
1
+L
2
= cost.
Per eetto dellinterazione, L
1
varier` a di una quantit` a L
1
e L
2
di una quantit` a L
2
. Ovviamente le due variazioni devono essere
tali che
L
1
+ L
2
= 0, L
1
= L
2
.
I due sistemi hanno scambiato tra loro momento angolare.
Allo scopo di chiarire ancora la legge di conservazione del
momento angolare, insistiamo sul fatto che esso si conserva anche
quando il sistema non `e isolato, purche il risultante dei momenti
delle forze esterne sia nullo. Per esempio se un corpo rigido, posto
in rotazione attorno ad un suo asse spontaneo di rotazione, (vedi
dinamica dei corpi rigidi), con velocit` a angolare costante e quindi
con momento angolare costante, viene fatto cadere nel vuoto, il
moto del centro di massa del corpo `e sempre traslatorio con acce-
lerazione costante. Infatti la forza esterna (peso) `e applicata al
centro di massa rispetto al quale il suo momento `e nullo; L `e
costante e tale si mantiene lungo tutta la caduta. Lo stesso natu-
ralmente accade se il corpo rigido cade senza ruotare; in questo
caso il momento angolare `e nullo e tale si mantiene durante la
caduta. Queste conclusioni, valide per un corpo rigido, sono veri-
cate anche per un sistema articolato, oppure elastico, in caduta
libera. Infatti accade che forze interne determinino un movimento
di una parte del sistema rispetto ad unaltra ed imprimano rota-
zioni per conservare costante il valore di L. Per
esempio, un gatto, lasciato cadere di schiena, rie-
sce sempre con contorsioni opportune a volgere le
zampe verso il suolo in modo da rendere inoensiva
la caduta.
O
m m

x
2
x
1
Fig. 12.5
Come altro esempio si consideri il sistema mo-
strato in gura 5. Due masse m uguali, possono
scorrere senza attrito lungo una guida l orizzon-
tale e sono tenute ferme alla stessa distanza x
1
dal centro O della guida mediante un lo. Il sistema ruota con
velocit`a angolare attorno allasse verticale passante per O. Il
momento angolare del sistema, supponendo trascurabile la massa
della guida, `e
L
1
= 2mx
2
1

1
.
278 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
Se il lo viene bruciato, le due masse si disporranno allestremit` a
della guida, dove sono predisposti due fermi; il nuovo momento
angolare sar` a
L
2
= 2mx
2
2

2
.
Poiche il momento delle forze esterne, peso e reazione vincolare,
rispetto allasse `e nullo, il momento angolare si conserva:
L
1
= L
2
, 2mx
2
1

1
= 2mx
2
2

2
.
Chiamando momento dinerzia I delle masse, rispetto allasse, la
quantit` a I = 2mx
2
, si ha
L = I
1

1
= I
2

2
.
Dunque, in corrispondenza alla posizione nale delle masse, la
velocit`a angolare assume il valore

2
=
I
1
I
2

1
=
x
2
1
x
2
2

1
,
inferiore a quella iniziale.
`
E molto importante esaminare lenergia cinetica del sistema
nelle due congurazioni:
T
1
= 2
1
2
mv
2
1
=
1
2
2mx
2
1

2
1
=
1
2
I
1

2
1
, T
2
=
1
2
I
2

2
2
.
Dalle relazioni precedenti si deduce che le energie cinetiche stanno
nel rapporto
T
1
T
2
=
I
1

2
1
I
2

2
2
=
x
2
2
x
2
1
. T
1
= T
2
x
2
2
x
2
1
.
Lenergia cinetica iniziale `e maggiore di quella nale. Il risultato
indicherebbe una violazione della conservazione dellenergia. Tut-
tavia occorre tener presente che nel riferimento ruotante le masse
sono soggette alla forza centrifuga, e per spostare le masse dalla
posizione x
2
alla posizione x
1
, minore, occorre compiere un lavoro
L contro tale forza; perci` o
L = 2m
_
x
1
x
2
x
2
(x)dx.
Tenuto conto che `e funzione di x, mentre il momento angolare
L `e costante, conviene scrivere
L = 2mx
2
(x), (x) =
L
2mx
2
.
Sostituendo nellintegrale precedente, si ha
L =
L
2
2m
_
x
1
x
2
dx
x
3
=
L
2
4m
_
1
x
2
1

1
x
2
2
_
> 0.
8. Dinamica relativa dei sistemi 279
Daltra parte, per mezzo delle relazioni ottenute, si verica facil-
mente che la dierenza tra le energie cinetiche iniziale e nale `e
proprio
T
1
T
2
=
L
2
4m
_
1
x
2
1

1
x
2
2
_
;
dunque il bilancio energetico `e soddisfatto.
`
E importante sottolineare due aspetti caratteristici del prin-
cipio di conservazione della quantit` a di moto e del principio di
conservazione del momento angolare. Nel primo, non `e possibile
far variare la velocit` a del centro di massa senza lintervento di
forze esterne, anche se si vericano moti interni tra le parti del
sistema; nel secondo `e possibile far variare la velocit` a angolare del
sistema perche le forze interne possono modicare la distribuzione
delle masse e quindi il momento di inerzia.
Lo stesso accade se ci si siede su uno sgabello, ruotante con
una certa velocit` a angolare, con le braccia aderenti al corpo; se
allarghiamo le braccia, meglio reggendo in mano due grossi libri od
altro, si noter` a una diminuzione sensibile della velocit` a angolare.
In questo modo il momento dinerzia del corpo e dei libri rispetto
allasse di rotazione `e aumentato, perche parte della massa, brac-
cia pi` u libri, si `e distribuita a distanza maggiore dallasse. Ana-
logo `e il caso di una ballerina ruotante attorno al proprio asse, con
le braccia allineate lungo il corpo; quando essa allarga le braccia,
ottiene una diminuzione della velocit` a angolare iniziale. Si osservi
che le forze esterne agenti, peso e reazione del piano di appoggio,
hanno momento nullo rispetto allasse di rotazione.
8. Dinamica relativa dei sistemi
La dinamica relativa dei sistemi si istituisce in maniera ana-
loga a quella del punto materiale. Per un sistema in moto rispetto
ad una terna non inerziale, la prima equazione cardinale della
dinamica dei sistemi diventa
dp
r
dt
= F +F
t
+F
c
, (15)
dove p
r
`e la quantit` a di moto relativa, F la risultante delle forze
reali esterne, F
t
e F
c
le risultanti delle forze apparenti. Dalla
(15) si deduce che, nel movimento relativo, il centro di massa si
muove come un punto dotato della massa complessiva del sistema,
e soggetto alla somma delle forze reali e delle forze apparenti.
Analogamente, la seconda equazione cardinale della dinamica
dei sistemi `e espressa dalla relazione:
dL
r
dt
= M +M
t
+M
c
, (16)
dove L
r
`e il momento angolare relativo del sistema. Il risultante
280 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
dei momenti delle forze esterne M e delle forze apparenti M
t
e
M
c
, sono valutati rispetto allo stesso polo, solidale col riferimento,
oppure rispetto al centro di massa. Particolare rilievo hanno le
seguenti grandezze.
8.1. Forza centrifuga
La somma delle forze centrifughe agenti sui punti del sistema,
`e uguale alla forza centrifuga del centro di massa, ritenuto come
un punto dotato della massa dellintero sistema.
C Q

Q
i
P
i
Fig. 12.6
Dette P
i
le posizioni dei punti materiali e Q
i
i piedi delle
perpendicolari sullasse di rotazione della terna mobile, gura 6,
la risultante delle forze centrifughe `e data da

i
m
i
(P
i
Q
i
).
Se C `e il centro di massa e Q `e il piede della sua perpendicolare
sullasse, essendo
P
i
Q
i
= (P
i
Q) + (QQ
i
), (C Q) =

i
m
i
(P
i
Q)
M
,
risulta

i
m
i
(P
i
Q
i
) =
2

i
(P
i
Q) +
2

i
(QQ
i
)
= M
2
(C Q) +
2

i
m
i
(QQ
i
).
Il secondo termine del secondo membro `e parallelo allasse, perci` o
non d` a alcun contributo, dunque

i
m
i
(P
i
Q
i
) = M
2
(C Q). (17)
8.2. Risultante e momento delle forze esterne, momento angolare
La risultante e il momento risultante delle forze esterne sono
somma delle forze reali e delle forze apparenti. Queste ultime, per
quanto si `e detto, devono essere annoverate tra le forze esterne al
sistema.
Il momento angolare ha espressione analoga a quella stabilita
nel riferimento inerziale, purche si sostituisca la velocit`a relativa
a quella assoluta.
8.3. Energia cinetica
Lenergia cinetica merita qualche considerazione in pi` u. Poi-
che essa `e data da una forma quadratica della velocit` a, ed essendo
9. Riferimento del centro di massa 281
v = v
t
+ v
r
, per un punto materiale, nel riferimento assoluto, si
ha
1
2
mv
2
=
1
2
mv v =
1
2
mv
2
t
+
1
2
mv
2
r
+mv
t
v
r
,
e per il sistema:
1
2

i
m
i
v
2
i
=
1
2

i
m
i
v
2
it
+
1
2

i
m
i
v
2
it
+

i
m
i
v
it
v
ir
, (18)
9. Riferimento del centro di massa
Molte volte `e particolarmente utile ssare una terna di riferi-
mento con origine nel centro di massa; se in particolare, il sistema
non `e soggetto a forze esterne, tale terna `e inerziale. Chiameremo
questo riferimento: riferimento C, mentre chiameremo L il riferi-
mento inerziale del laboratorio, rispetto al quale C si muove con
velocit`a v
C
.
9.1. Quantit`a di moto
La quantit` a di moto di un sistema nel riferimento C `e sempre
nulla; ci` o si pu` o vericare agevolmente per un sistema costituito
da due particelle. Siano v
1
, v
2
le velocit`a delle due particelle nel
riferimento L; la velocit`a del centro di massa `e data da
v
C
=
m
1
v
1
+m
2
v
2
m
1
+m
2
.
Le velocit`a di ciascuna particella nel riferimento C sono
v
1C
= v
1
v
C
= v
1

m
1
v
1
+m
2
v
2
m
1
+m
2
=
m
2
(v
1
v
2
)
m
1
+m
2
=
m
2
v
12
m
1
+m
2
v
2C
= v
2
v
C
= v
2

m
1
v
1
+m
2
v
2
m
1
+m
2
=
m
1
v
12
m
1
+m
2
.
Con v
12
si `e indicata la velocit` a relativa delle due particelle. Per
la quantit` a di moto si ha
p
1C
=
m
1
m
2
m
1
+m
2
v
12
= v
12
p
2C
=
m
1
m
2
m
1
+m
2
v
12
= v
12
,
(19)
la cui somma `e nulla. Con si `e indicata la massa ridotta del
sistema, denita da
1

=
1
m
1
+
1
m
2
.
La massa ridotta `e sempre inferiore sia a m
1
che a m
2
. Poiche si
pu` o scrivere
=
m
1
m
2
m
1
+m
2
=
m
1
1 +m
1
/m
2
= m
1
_
1 +
m
1
m
2
_
1
,
282 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
se m
1
m
2
, si ha
m
1
_
1
m
1
m
2
_
m
1
.
9.2. Momento angolare
O y
C
x
z
r
C

r
i

r
iC

m
i
Fig. 12.7
Consideriamo un sistema di particelle in un riferimento iner-
ziale la cui origine O coincida con il polo, gura 7. Il momento
angolare della generica particella `e
L
i
= r
i
p
i
.
Indichiamo con r
C
, v
C
, posizione e velocit`a del centro di massa e
con r
iC
, v
iC
, posizione e velocit`a della particella di indice i rispetto
al centro di massa. Poiche
r
i
= r
C
+r
iC
v
i
= v
C
+v
iC
,
il momento angolare della particella si scrive
L
i
= (r
C
+r
iC
) m
i
(v
C
+v
iC
)
= r
C
m
i
v
C
+r
C
m
i
v
iC
+r
iC
m
i
v
C
+r
iC
m
i
v
iC
.
Il momento angolare del sistema risulta
L =

i
L
i
=

i
r
C
m
i
v
C
+

i
r
C
m
i
v
iC
+

i
r
iC
m
i
v
C
+

i
r
iC
m
i
v
iC
.
La prima somma `e uguale a r
C
Mv
C
, dove M `e la massa totale
del sistema, la seconda somma `e nulla perche `e il prodotto vetto-
riale tra r
C
e la quantit` a di moto del sistema nel riferimento del
centro di massa, riferimento a quantit` a di moto nulla. Inne, la
terza somma `e uguale a zero in quanto

i
m
i
r
iC
= 0, per analogo
motivo.
In denitiva si ha
L = r
C
Mv
C
+L
C
, (20)
avendo indicato con
L
C
=

i
r
iC
m
i
v
iC
,
il momento angolare del sistema rispetto al centro di massa.
Si conclude che il momento angolare di un sistema rispetto
ad un polo sso O, descrive il moto del centro di massa intorno ad
O ed il moto del sistema intorno al centro di massa. Derivando
9. Riferimento del centro di massa 283
la (20) rispetto al tempo si ha
dL
dt
=
dr
C
dt
Mv
C
+r
C
M
dv
C
dt
+
dL
C
dt
= r
C
M
dv
C
dt
+
dL
C
dt
,
essendo nullo il primo termine del secondo membro. La precedente
si pu` o anche scrivere:
dL
dt
= r
C
F +M
C
, (21)
essendo r
C
F e M
C
, rispettivamente il momento della risultante
delle forze esterne rispetto ad O ed il risultante dei momenti delle
forze esterne rispetto al centro di massa.
Se i momenti vengono presi rispetto al centro di massa ovvia-
mente si ha
M
C
=
dL
C
dt
. (22)
Si noti che la (22) `e formalmente analoga alla (12), ma ne dierisce
perche il centro di massa `e mobile.
9.3. Energia cinetica di un sistema
Lenergia cinetica di un sistema, in un riferimento comunque
mobile rispetto a quello assoluto, `e espressa dalla (18). Se il rife-
rimento mobile `e solidale col centro di massa, si pu` o stabilire il
seguente teorema di Konig.
Lenergia cinetica di un sistema nel riferimento L `e pari alla
somma dellenergia cinetica del centro di massa, dove si ritiene
localizzata lintera massa del sistema, e dellenergia cinetica del
sistema nel riferimento C.
Lenergia cinetica del sistema nel riferimento del laboratorio
`e data da
T =
1
2

i
m
i
v
2
i
.
Ma la velocit` a della generica particella `e v
i
= v
C
+v
iC
, pertanto
si pu` o scrivere
T =
1
2

i
m
i
(v
C
+v
iC
) (v
C
+v
iC
)
=
1
2

i
m
i
v
2
C
+v
C

i
m
i
v
iC
+
1
2

i
m
i
v
2
iC
=
1
2
Mv
2
C
+
1
2

i
m
i
v
2
iC
,
essendo

i
m
i
v
iC
= 0, poiche il riferimento C `e un riferimento a
quantit` a di moto nulla. Inne:
T =
1
2
Mv
2
C
+T
C
. (23)
284 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
Consideriamo, nel riferimento L, due particelle con velocit` a v
1
e
v
2
. Lenergia cinetica del sistema `e (m
1
v
2
1
+ m
2
v
2
2
)/2. Nel riferi-
mento C si ha
T
C
= T
1
2
Mv
2
C
=
1
2
_
m
1
v
2
1
+m
2
v
2
2
(m
1
+m
2
)
_
m
1
v
1
+m
2
v
2
m
1
+m
2
_
2
_
=
1
2
m
1
m
2
m
1
+m
2
(v
2
1
+v
2
2
2v
1
v
2
)
=
1
2
m
1
m
2
m
1
+m
2
(v
1
v
2
)
2
=
1
2
v
2
12
.
(24)
Lenergia cinetica delle particelle, nel riferimento C, `e uguale alle-
nergia cinetica di una particella di massa ridotta e velocit`a
uguale alla velocit` a relativa.
Complementi ed esempi
6. Momento angolare di due particelle rispetto al loro centro di massa.
Il momento angolare delle particelle rispetto al centro di massa `e
L
C
= r
1C
p
1C
+r
2C
p
2C
.
Poiche
r
C
=
m
1
r
1
+ m
2
r
2
m
1
+ m
2
,
le posizioni delle particelle rispetto al centro di massa sono
r
1C
= r
1
r
C
= r
1

m
1
r
1
+ m
2
r
2
m
1
+ m
2
=
m
2
(r
1
r
2
)
m
1
+ m
2
=
m
2
r
12
m
1
+ m
2
r
2C
= r
2
r
C
= r
2

m
1
r
1
+ m
2
r
2
m
1
+ m
2
=
m
1
r
12
m
1
+ m
2
.
Ricordando le equazioni (19),
p
1C
= v
12
, p
2C
= v
12
,
si ottiene:
L
C
=
m
2
m
1
+ m
2
r
12
v
12
+
m
1
m
1
+ m
2
r
12
v
12
= r
12
v
12
. (23)
Il momento angolare di due particelle rispetto al centro di massa si pu`o espri-
mere come il momento angolare di una particella di massa ridotta , quantit`a
di moto v
12
e vettore posizione r
12
. Viceversa si pu`o anche esprimere come
il momento angolare di una particella con quantit`a di moto v
21
e vettore
posizione r
21
. La verica di questultimo asserto `e immediata. Questo risul-
tato `e molto importante perche mostra che il momento angolare rispetto al
centro di massa `e indipendente dalla posizione di questultimo. Per`o il vero
centro di rotazione `e il centro di massa. A riprova si pu`o vericare che la (23)
coincide eettivamente con quella di denizione; infatti:
L
C
= r
12
v
12
=
m
1
+ m
2
m
2
r
1C

m
1
+ m
2
m
2
v
1C
=
m
1
+ m
2
m
2
r
1C
m
1
v
1C
=
_
m
1
m
2
+ 1
_
r
1C
m
1
v
1C
=
m
1
m
2
r
1C
m
1
v
1C
+r
1C
m
1
v
1C
;
ma nel riferimento del centro di massa `e
m
1
r
1C
+ m
2
r
2C
= 0, m
1
v
1C
+ m
2
v
2C
= 0;
9. Riferimento del centro di massa 285
da cui
r
1C
=
m
2
m
1
r
2C
, v
1C
=
m
2
m
1
v
2C
;
sostituendo si ha:
L
C
= r
1C
m
1
v
1C
+r
2C
m
2
v
2C
.
Se il sistema `e isolato, derivando la (23) rispetto al tempo, si ha
dL
C
dt
=
dr
12
dt
v
12
+ r
12

dv
12
dt
= 0; (26)
infatti i due termini esprimono prodotti vettoriali tra vettori paralleli. Il
momento angolare si conserva.
7. Problema dei due corpi; particelle soggette a mutua interazione.
Le forze di interazione sono forze interne opposte, f
12
= f
21
. Le equa-
zioni cardinali della dinamica dei sistemi suggeriscono:
a) il centro di massa del sistema sta fermo oppure si muove di moto rettilineo
uniforme;
b) il momento angolare del sistema `e costante.
Le equazioni della dinamica rispetto ad un osservatore assoluto sono
m
1
dv
1
dt
= f
12
, m
2
dv
2
dt
= f
21
.
Sommando si ha
m
1
dv
1
dt
+ m
2
dv
2
dt
= f
12
+f
21
= 0.
Questa relazione esprime la conservazione della quantit`a di moto. Inoltre si
pu`o scrivere
dv
1
dt
=
f
12
m
1
,
dv
2
dt
=
f
21
m
2
;
sottraendo si ha
dv
1
dt

dv
2
dt
=
f
12
m
1

f
21
m
2
,
d(v
1
v
2
)
dt
=
_
1
m
1
+
1
m
2
_
f
12
,
ovvero:
dv
12
dt
=
1

f
12
, f
12
=
dv
12
dt
= a
12
, (27)
in cui v
12
, , a
12
sono rispettivamente, la velocit`a relativa, la massa ridotta e
laccelerazione relativa.
Si pu`o dunque concludere che la (27) esprime la seconda equazione della
dinamica relativa per due particelle. Discende che il moto di una particella
rispetto allaltra, e viceversa, `e equivalente al moto di una particella di massa
ridotta, accelerazione uguale allaccelerazione relativa e soggetta alla forza di
mutua interazione.
La (27) esprime anche la seconda equazione della dinamica nel riferimento
del centro di massa. Infatti si `e trovato che la velocit`a v
12
`e legata alla velocit`a
relativa al centro di massa, dalla relazione
v
12
=
m
1

v
1C
;
sostituendo nella (27) si ottiene
f
12
= m
1
dv
1C
dt
= m
1
a
1C
, (28)
dove a
1C
`e laccelerazione rispetto al centro di massa. Lo stesso ragionamento
vale per la seconda particella.
286 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
8. Vibrazione di una molecola biatomica.
Una molecola biatomica `e costituita da due atomi di masse m
1
, m
2
, la cui
energia potenziale di interazione U(r), pu`o essere descritta con buona approssi-
mazione, in funzione della mutua distanza r, dal potenziale di Lennard-Jones,
paragrafo 7.1-VII. Gli atomi possono vibrare attorno alla posizione di equili-
brio, coincidente col minimo dellenergia potenziale e se le oscillazioni sono di
piccola ampiezza, lenergia potenziale dinterazione `e armonica. In tal caso la
molecola pu`o essere schematizzata da due masse collegate agli estremi di una
molla di costante elastica k. Il moto degli atomi va studiato rispetto al centro
di massa del sistema che, per semplicit`a, si suppone in quiete. Dette r
1
e r
2
le distanze degli atomi dal centro di massa ed r la loro distanza, si ha
m
1
r
1
= m
2
r
2
, r
1
+ r
2
= r.
che combinate danno
m
1
r
1
= m
2
r
2
=
m
1
m
2
M
1
+ m
2
= r,
dove `e la massa ridotta. Pertanto le equazioni della dinamica degli atomi
considerati:
m
1
d
2
r
1
dt
2
=
dU
dr
, m
2
d
2
r
2
dt
2
=
dU
dr
,
vengono espresse dallunica equazione

d
2
r
dt
2
=
dU
dr
,
relativa ad una particella di massa e coordinata r. Sviluppando lenergia
potenziale in serie di potenze intorno al minimo, si ha
U = U
0
+
1
2
k(r r
0
)
2
+ ,
dove k/2 denota il coeciente del termine quadratico. Se le oscillazioni sono
di piccola ampiezza `e lecito trascurare i termini di ordine superiore, quindi si
pu`o scrivere:

d
2
(r r
0
)
dt
2
= k(r r
0
).
Le oscillazioni sono armoniche, con frequenza
=
1
2
_
k

.
9. Interazione gravitazionale; moto di una stella doppia.
Una stella doppia `e costituita da due stelle di masse confrontabili che
ruotano attorno al loro centro di massa. Evidentemente la velocit`a angolare
delle stelle `e la stessa. In gura 8 `e mostrato il moto rispetto al centro di
massa della stella Sirio, che ha come compagna una stella nana bianca, e il
moto apparente della nana bianca rispetto a Sirio. Lequazione della dinamica
del sistema `e la (27),
f
12
= a
12
.
Sirio
Nana bianca
Nana bianca
Sirio
Fig. 12.8
9. Riferimento del centro di massa 287
Assumendo lorigine del riferimento in m
2
, come se fosse lorigine ssa di un
riferimento assoluto, si ha
f
12
= G
m
1
m
2
r
2
12
= a
12
,
da cui
a
12
= G
m
1
+ m
2
r
2
12
. (29)
Il problema gravitazionale va risolto esattamente come esposto al paragrafo
2-X.
Possiamo usare lequazione (28):
f
12
= m
1
a
1C
,
dove
a
1C
=
m
2
m
1
+ m
2
a
12
.
Pertanto
f
12
=
m
1
m
2
m
1
+ m
2
a
12
,
da cui si trae
a
12
=
m
1
+ m
2
m
1
m
2
f
12
= G
m
1
+ m
2
r
2
12
,
come prima.
Si ottengono inoltre le seguenti relazioni alternative. Nel riferimento del
centro di massa `e
m
1
r
1C
+ m
2
r
2C
= 0, m
1
r
1C
= m
2
r
2C
,
ed essendo r
12
= r
1C
+ r
2C
, la (29) diventa
a
12
= G
m
1
+ m
2
(r
1C
+ r
2C
)
2
= G
m
1
+ m
2
(r
1C
+ r
1C
m
1
/m
2
)
2
= G
m
2
2
r
2
1C
(m
1
+ m
2
)
.
Oppure,
a
12
= G
m
2
1
r
2
2C
(m
1
+ m
2
)
.
Supponendo che le orbite delle due stelle siano pressocche circolari e note le
velocit`a orbitali, v
1
, v
2
; si possono ricavare le masse m
1
, m
2
. Si ha
a
1C
=
m
2
m
1
+ m
2
a
12
= G
m
2
(r
1C
+ r
2C
)
2
.
Poiche le velocit`a areolari sono
r
2
1C
T
=
1
2
r
1C
v
1C
,
r
2
2C
T
=
1
2
r
2C
v
2C
, (30)
sommando si ha
r
1C
+ r
2C
=
1

(v
1C
+ v
2C
).
Essendo le orbite circolari, laccelerazione gravitazionale `e uguale allaccelera-
zione centripeta:
a
1C
=
2
r
1C
, G
m
2
(r
1C
+ r
2C
)
2
=
2
r
1C
.
Tenendo conto delle (30), si ricava
m
2
=
1

v
1C
(v
1C
+ v
2C
)
2
G
.
Analogamente per laltra massa.
288 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
10. Lavoro ed energia cinetica
Consideriamo, per semplicit` a, un sistema costituito da due
particelle, soggette a forze interne f
12
, f
21
, e a forze esterne F
1
,
F
2
. Il teorema dellenergia cinetica aerma che il lavoro di tutte
le forze `e uguale alla variazione dellenergia cinetica del sistema.
Se per semplicit`a, poniamo lenergia cinetica iniziale pari a zero,
si ha
T =
1
2
m
1
v
2
1
+
1
2
m
2
v
2
2
.
Lenergia cinetica `e data dal contributo del lavoro delle forze
interne e del lavoro delle forze esterne; possiamo dunque scrivere
T = L
(e)
+L
(i)
,
dove
L
(e)
=
_
B
A
(F
1
dr
1
+F
2
dr
2
)
L
(i)
=
_
B
A
(f
12
dr
1
+f
21
dr
2
).
Gli estremi dintegrazione A e B indicano le congurazioni iniziale
e nale del sistema.
Essendo f
12
= f
21
, si ha
L
(i)
=
_
B
A
f
12
d(r
1
r
2
) =
_
B
A
f
12
dr
12
.
Il lavoro delle forze interne dipende dallo spostamento relativo
delle particelle; dunque `e indipendente dal riferimento.
Inoltre, poiche le forze interne, in assenza di fenomeni dissi-
pativi, sono conservative, si ha
_
B
A
f
12
dr
12
= U
(i)
A
U
(i)
B
.
Queste considerazioni si possono estendere facilmente ad un siste-
ma di n particelle. Si ha
L
(i)
=
_
B
A

i=j
f
ij
dr
ij
,
per (i, j = 1, . . . n) ed inoltre
_
B
A

i=j
f
ij
dr
ij
= U
(i)
A
U
(i)
B
.
Le relazioni precedenti mostrano ancora che la variazione di ener-
gia potenziale interna dipende dalla distanza relativa tra le parti-
celle ed `e quindi indipendente dal riferimento. Pertanto, essendo
T
B
T
A
= L
(e)
+U
(i)
A
U
(i)
B
,
10. Lavoro ed energia cinetica 289
si ottiene
L
(e)
= (T
B
+U
(i)
B
) (T
A
+U
(i)
A
). (31)
La quantit` a
E
P
= T +U
(i)
, (32)
`e chiamata energia propria del sistema. Possiamo dunque scrivere
L
(e)
= E
P
.
Il lavoro delle forze esterne `e uguale alla variazione dellenergia
propria del sistema.
Se il sistema `e isolato, ossia non `e soggetto a forze esterne, si
ha
E
P
= 0; E
P
= cost.
Lenergia propria del sistema resta costante.
Nel caso in cui le forze esterne siano conservative, si ha
L
(e)
= U
(e)
A
U
(e)
B
,
pertanto:
T
A
+U
(i)
A
+U
(e)
A
= T
B
+U
(i)
B
+U
(e)
B
,
che esprime la conservazione dellenergia meccanica totale.
Si osservi che, come le equazioni cardinali della dinamica dei
sistemi esprimono linterazione del sistema con lesterno, la (31)
esprime la stessa interazione per mezzo della variazione delle-
nergia propria del sistema. Le forze interne non modicano tale
energia anche se possono modicarne lenergia cinetica come con-
seguenza di una variazione dellenergia potenziale interna e vice-
versa. Se il sistema `e isolato, come s`e visto, lenergia propria
rimane costante. Questo costituisce il principio di conservazione
dellenergia che ha validit` a generale, come il principio di conser-
vazione della quantit` a di moto, di cui ne `e conseguenza, e come
il principio di conservazione del momento angolare. Tali principi
regolano i fenomeni naturali nella loro totalit` a.
Se, per esempio, due sistemi S
1
ed S
2
, nel loro insieme iso-
lati, interagiscono tra loro, tale interazione pu` o essere espressa
per mezzo del lavoro che ciascun sistema compie sullaltro, cio`e
mediante le variazioni dellenergia propria E
P
1
e E
P
2
. Poich`e
linsieme dei due sistemi `e isolato, la conservazione dellenergia
richiede che E
P
1
+E
P
2
risulti costante, dunque:
E
P
1
= E
P
2
.
In altri termini si `e ottenuto uno scambio di energia tra i due
sistemi.
Consideriamo due masse unite da una molla ideale, soggette
allazione della gravit` a; lenergia propria del sistema `e data da
E
P
=
1
2
m
1
v
2
1
+
1
2
m
2
v
2
2
+
1
2
kx
2
,
290 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
dove con x si `e indicata la deformazione della molla. Se sul sistema
non agiscono forze esterne lenergia propria rimane costante;
quando agisce la forza esterna di gravit` a, conservativa, anche le-
nergia totale si mantiene costante durante il moto, cio`e
E =
1
2
m
1
v
2
1
+
1
2
m
2
v
2
2
+
1
2
kx
2
+m
1
gy
1
+m
2
gy
2
,
dove con y si `e indicata la quota delle masse. Va sottolineato che
lenergia cinetica di un sistema dipende dal riferimento e che, in
particolare, vale il teorema di K onig, mentre lenergia potenziale
interna dipende solo dalla mutua distanza tra le particelle ed ha
lo stesso valore qualunque sia il riferimento. Se dunque conside-
riamo il riferimento del centro di massa, possiamo denire energia
interna del sistema la quantit` a
E
i
= T
C
+U
(i)
.
Il termine di energia potenziale, nellespressione precedente, pu` o
comprendere altre forme di energia. Infatti lo stato di un sistema
pu` o essere denito non solo dalle coordinate geometriche di posi-
zione o di congurazione, come nel caso dellenergia potenziale,
ma da altre grandezze come gli sforzi interni, la densit` a, la pres-
sione e da grandezze elettromagnetiche (intensit`a di polarizza-
zione, intensit` a di magnetizzazione ecc...). Per esempio, lenergia
interna di un corpo deformabile continuo dipende dal tensore degli
sforzi e dal tensore delle deformazioni in ogni punto e, pi` u sem-
plicemente, nel caso di un uido, dalla pressione, dalla densit` a e
dalla temperatura. In questi casi il termine di energia cinetica
`e certamente trascurabile. In generale possiamo denominare le
varie forme di energia elencate col termine energia interna. In
denitiva linterazione del sistema con lesterno determina una
variazione della sua energia interna nelle varie forme descritte.
Va notato inoltre che si `e usato il termine interazione; ci` o com-
porta evidentemente il caso di lavoro eseguito dal sistema verso
lesterno, ora, a spese della sua energia interna. Questi concetti
costituiscono il fondamento per lenunciazione della prima legge
della Termodinamica.
11. Urti
Si verica un urto tra particelle, se esse interagendo e non
pervenendo necessariamente a contatto, scambiano tra loro quan-
tit` a di moto ed energia in un intervallo di tempo molto breve.
Prenderemo in esame urti binari, ossia urti tra due parti-
celle
Ricordando le considerazioni svolte al paragrafo 1-IX, pos-
siamo trascurare, durante lintervallo di tempo in cui avviene lin-
terazione, limpulso delle forze esterne e considerare il sistema
11. Urti 291
come isolato. Si ha conservazione della quantit` a di moto e del
momento angolare. Si pu` o pertanto trascurare il contributo delle
forze esterne al moto delle particelle. Una palla da tennis, nellin-
tervallo di tempo durante il quale `e a contatto con la racchetta,
circa 10
3
s, `e soggetta ad una forza media di 2 10
3
N; forza
molto maggiore di qualsiasi altra, gravit` a, attrito ecc... Per esem-
pio, si pu` o stimare che, a causa della gravit` a, nellintervallo di
tempo considerato, la palla si sposta di qualche frazione di milli-
metro, distanza senzaltro trascurabile rispetto alla gittata, che `e
di alcune decine di metri.
Consideriamo lurto che si verica tra due sfere rigide allorche
vengono a contatto; essendo il sistema isolato, si conserva la quan-
tit` a di moto e lenergia propria; indicando con gli apici le gran-
dezze dopo lurto, per la quantit` a di moto si ha
p
1
+p
2
= p

1
+p

2
,
e per lenergia propria
T +U = T

+U

;
in cui
T =
p
2
1
2m
1
+
p
2
2
2m
2
,
prima dellurto, e
T

=
p
2
1
2m
1
+
p
2
2
2m
2
,
dopo lurto.
Indichiamo con Q la quantit` a:
Q = T

T = U U

, (33)
che rappresenta lenergia dissipata durante lurto. Se Q = 0, non
si ha variazione di energia cinetica; la collisione si dice elastica.
Se Q = 0 la collisione si dice anelastica. In particolare per Q < 0,
dopo lurto si ha una diminuzione di energia cinetica e un aumento
dellenergia potenziale interna. Per Q > 0, si ha un aumento del-
lenergia cinetica a spese dellenergia potenziale interna. Questi
ultimi due casi sono molto importanti in certe collisioni nucleari
e si indicano rispettivamente come urto endotermico e urto eso-
termico.
In generale si scrive
p
2
1
2m
1
+
p
2
2
2m
2
+Q =
p
2
1
2m
1
+
p
2
2
2m
2
. (34)
In certe reazioni nucleari si pu` o anche vericare che le masse delle
particelle, dopo lurto, siano diverse dalle masse iniziali; non con-
sidereremo tale eventualit`a.
292 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
Nel riferimento del centro di massa la quantit` a di moto del
sistema `e nulla prima e dopo lurto:
p
1C
+p
2C
= 0, p

1C
+p

2C
= 0,
dunque la (34) diventa
1
2
_
1
m
1
+
1
m
2
_
p
2
1C
+Q =
1
2
_
1
m
1
+
1
m
2
_
p
2
1C
,
1
2
p
2
1C
+Q =
1
2
p
2
1C
, (35)
Si noti che Q, essendo denito anche come variazione dellenergia
potenziale interna, equazione (33), `e indipendente dal riferimento.
Se lurto `e elastico, Q = 0, si deduce
p
2
1C
= p
2
1C
, p
2
2C
= p
2
2C
.
Quindi
p
1C
= p

1C
, p
2C
= p

2C
. (36)
11.1. Parametro durto
b
r
1
r
2
Fig. 12.9
Consideriamo due sfere rigide che collidono e sup-
poniamo che le rette dazione delle velocit`a iniziali
siano parallele. La distanza b tra tali rette denisce il
parametro durto, gura 9. Se b = 0, lurto `e centrale
ed il moto, dopo lurto, si svolge lungo la congiungente
i centri delle sfere. Se il parametro durto `e diverso
da zero ed `e b < (r
1
+ r
2
), con r
1
e r
2
raggi delle
sfere, dopo lurto le traiettorie risultano deviate; urto obliquo. Se
b > (r
1
+r
2
), nellipotesi di sfere rigide, non si ha urto. Nelle col-
lisioni tra particelle nucleari, a causa dellinterazione tra i campi
coulombiani e nucleari, si pu` o vericare scambio di energia e quan-
tit` a di moto anche se le traiettorie iniziali hanno distanza mag-
giore della somma delle dimensioni geometriche delle particelle,
supponendo che queste possano essere denite classicamente.
12. Urto centrale elastico
Consideriamo lurto centrale elastico nel riferimento L. Indi-
chiamo con v e V le velocit`a prima e dopo lurto; per la conser-
vazione della quantit` a di moto e dellenergia cinetica, si ha
m
1
v
1
+m
2
v
2
= m
1
V
1
+m
2
V
2
m
1
v
2
1
+m
2
v
2
2
= m
1
V
2
1
+m
2
V
2
2
.
(37)
Assegnate le masse e le velocit`a prima dellurto, il sistema di
equazioni fornisce le velocit` a dopo lurto. Poiche si ha
m
1
(v
1
V
1
) = m
2
(V
2
v
2
), m
1
(v
2
1
V
2
1
) = m
2
(V
2
2
v
2
2
),
12. Urto centrale elastico 293
dividendo membro a membro:
v
1
V
1
v
2
1
V
2
1
=
V
2
v
2
V
2
2
v
2
2
, v
1
+V
1
= v
2
+V
2
. (38)
Si ottiene
V
1
=
m
1
m
2
m
1
+m
2
v
1
+
2m
2
m
1
+m
2
v
2
V
2
=
2m
1
m
1
+m
2
v
1
+
m
2
m
1
m
1
+m
2
v
2
.
(39)
Casi particolari
- m
1
= m
2
; le (39) danno
V
1
= v
2
, V
2
= v
1
.
Dopo lurto, le velocit` a delle particelle risultano scambiate.
- m
1
= m
2
, v
2
= 0; risulta:
V
1
= 0, V
2
= v
1
.
La particella urtante si arresta e la particella urtata assume la
velocit`a della prima.
- m
2
m
1
; essendo m
1
/m
2
trascurabile, si deduce:
V
1
v
1
+ 2v
2
, V
2
= v
2
.
La seconda particella, in pratica, non subisce variazione di velo-
cit`a. Se, in particolare, v
2
= 0, la particella incidente viene riessa
con la stessa velocit`a iniziale e la particella urtata resta ferma.
`
E
il caso di una particella incidente ortogonalmente ad una parete.
- m
1
m
2
; essendo ora trascurabile m
2
/m
1
si ha
V
1
v
1
, V
2
2v
1
v
2
,
e se, in particolare, v
2
= 0 `e
V
1
v
1
, V
2
2v
1
.
`
E il caso della boccia che colpisce il boccino; essa in pratica non
subisce variazione di velocit` a, mentre il boccino assume velocit`a
doppia della boccia incidente.
Nel riferimento C la descrizione `e pi` u semplice; la quantit` a di
moto del sistema, prima e dopo lurto, `e nulla:
p
1C
+p
2C
= 0, p

1C
+p

2C
= 0.
Essendo lurto elastico, lenergia cinetica si conserva, Q = 0, e per
la (36) si deduce
V
1C
= v
1C
, V
2C
= v
2C
.
Nel riferimento C, dopo lurto, le particelle invertono il moto e
si allontanano con la velocit` a e lenergia cinetica possedute prima
294 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
dellurto. Si ha una variazione del vettore quantit` a di moto di
ciascuna particella, mentre i moduli delle quantit` a di moto e le
energie cinetiche, prima e dopo lurto, sono gli stessi.
12.1. Urto centrale anelastico; coeciente di restituzione
Nellurto centrale tra sfere rigide, in realt` a si osserva che le-
nergia cinetica del sistema dopo lurto, `e sempre minore delle-
nergia cinetica iniziale. Facendo cadere una pallina dacciaio su
una supercie rigida, le altezze dei successivi rimbalzi diminui-
scono progressivamente. Ci`o signica che una parte dellenergia
propria, energia elastica interna, `e stata dissipata in altre forme
di energia: calore, suono, ecc..., espresse dal fattore Q.
Poich`e dalle (37) si ha
V
1
V
2
= v
2
v
1
, V
12
= v
12
,
si deduce che le velocit`a relative, prima e dopo lurto sono opposte.
Se lurto non `e elastico, possiamo introdurre un coeciente di
restituzione e, tale che
V
12
= e v
12
,
con 0 < e < 1, dove il valore 1 compete allurto elastico.
Con procedimento analogo a quello che conduce alle (39), si
trova facilmente che le velocit`a dopo lurto sono date da
V
1
=

m
2
(1 e m
2
/m
1
)v
1
+

m
1
(1 +e)v
2
V
2
=

m
2
(1 +e)v
1
+

m
1
(1 e m
1
/m
2
)v
2
.
(40)
Per quanto riguarda lenergia dissipata, espressa da Q, ricordiamo
che questa grandezza `e indipendente dal riferimento, perci` o dalla
(35), si ha
Q =
1
2
(p
2
1C
p
2
1C
),
ed, essendo
p
1C
= v
12
, p

1C
= V
12
= e v
12
,
si ottiene
Q =
1
2
(e
2
1)v
2
12
. (41)
Per un dato valore del coeciente di restituzione, Q dipende dalla
velocit`a relativa prima dellurto.
12. Urto centrale elastico 295
12.2. Urto centrale completamente anelastico
Se lurto `e completamente anelastico, nel senso che le par-
ticelle dopo lurto restano unite, e = 0, la conservazione della
quantit` a di moto `e espressa da
m
1
v
1
+m
2
v
2
= (m
1
+m
2
)V,
da cui si ottiene la velocit` a dopo lurto:
V =
m
1
v
1
+m
2
v
2
m
1
+m
2
= v
C
.
In tali condizioni, Q `e dato da
Q =
1
2
_
(m
1
+m
2
)V
2
(m
1
v
2
1
+m
2
v
2
2
)

.
Si trova immediatamente
Q =
1
2
v
2
12
.
Esempi tipici sono: le collisioni tra due corpi plastici: dopo lurto
i corpi procedono insieme; il pendolo balistico; in sica nucleare,
le reazioni di cattura: un neutrone pu` o essere assorbito da un
atomo di idrogeno, formando un atomo di deuterio. In questi casi
Q < 0; si ha aumento dellenergia potenziale interna, perche il
sistema ha assorbito energia.
12.3. Urto obliquo elastico
Consideriamo lurto che avviene tra una particella di massa
m
1
incidente con velocit` a v
1
, su una particella di massa m
2
, in
quiete, v
2
= 0. Questo `e il caso che si verica pi` u frequentemente
in sica nucleare, dove fasci di particelle vengono fatte incidere su
particelle bersaglio in quiete.
Riferimento del laboratorio

m
1
m
1
m
2
m
2
v
1

V
1

V
2
v
2
=0
Fig. 12.10
Quantit` a di moto m
1
v
1
ed energia cinetica (m
1
v
2
1
)/2 del siste-
ma sono costanti:
m
1
v
1
= m
1
V
1
+m
2
V
2
(42)
1
2
m
1
v
2
1
=
1
2
m
1
V
2
1
+
1
2
m
2
V
2
2
.
Dopo lurto, le particelle vengono deviate, rispetto alla direzione
della particella incidente, di angoli e . In gura 10 `e mostrato
il diagramma delle velocit` a prima e dopo lurto.
Proiettando la (42) su due assi, uno parallelo alla direzione
della particella incidente e laltro ortogonale, si ha
m
1
v
1
= m
1
V
1
cos +m
2
V
2
cos
0 = m
1
V
1
sin m
2
V
2
sin .
296 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
Queste due equazioni scalari, insieme allequazione di conserva-
zione dellenergia cinetica, assegnate le masse e la velocit`a iniziale
della particella 1, non sono sucienti a determinare le quattro
componenti delle velocit` a dopo lurto. Occorre conoscere una delle
grandezze coinvolte nel processo; per esempio uno degli angoli di
deviazione; misurabile sperimentalmente. La velocit` a del centro
di massa resta immutata, prima e dopo lurto, ed `e data da
m
1
v
1
= (m
1
+m
2
)v
C
, v
C
=
m
1
m
1
+m
2
v
1
=

m
2
v
1
.
Riferimento del centro di massa

m
1
m
2
v
1C

V
1C

V
2C

v
2C

Fig. 12.11
Nel riferimento C la quantit` a di moto del sistema `e nulla,
prima e dopo lurto; dunque le particelle si muovono in direzioni
opposte, gura 11. Si ha:
m
1
v
1C
+m
2
v
C
= 0, m
1
V
1C
+m
2
V
2C
= 0.
Scalarmente,
m
1
v
1C
= m
2
v
C
, m
1
V
1C
= m
2
V
2C
; (43)
Ma, per lequazione (36), nel riferimento C i moduli della quantit` a
di moto di ciascuna particella sono uguali:
p
1C
= p

1C
, p
2C
= p

2C
,
pertanto
v
1C
= V
1C
; v
C
= V
2C
.
Ne segue che, per la seconda delle (43), si ha
V
2C
V
1C
=
v
C
V
1C
=
m
1
m
2
.
v
C

A B
C
V
1

V
2

V
2C

Fig. 12.12
Tenuto conto di queste relazioni, `e possibile dedurre il legame tra
gli angoli di deessione e del riferimento C e gli angoli e
del riferimento L. Dalla gura 12 si riconosce che il triangolo
ABC `e isoscele, V
2C
= v
C
, quindi:
= = 2, =
1
2
( ).
Inoltre:
V
1C
sin
=
v
C
sin()
,
sin
tan
cos =
v
C
V
1C
=
m
1
m
2
,
da cui:
tan =
sin
m
1
/m
2
+ cos
. (44)
Energia cinetica
Lenergia cinetica nel riferimento L `e semplicemente
1
2
m
1
v
2
1
;
nel riferimento C, per il teorema di K onig, si ha
T
C
=
1
2
m
1
v
2
1

1
2
(m
1
+m
2
)v
2
C
=
1
2
v
2
1
.
12. Urto centrale elastico 297
Complementi ed esempi
10. Collisione centrale elastica tra sfere rigide di uguale massa.
v
v
Fig. 12.13
Si consideri un certo numero di sfere di acciaio identiche, sospese ad un
supporto come mostrato in gura 13. Questo sistema viene chiamato culla
di Newtone si pu`o trovare nei negozi di giocattoli. Le sfere sono a contatto;
se una delle sfere di un estremo della la viene spostata dalla posizione di
equilibrio e quindi abbandonata, urtando contro quelle in quiete si ferma e
lultima, allaltro estremo, assume la velocit`a della sfera incidente mentre le
altre restano ferme. Lultima sfera, a sua volta, ritornando contro le altre,
si arresta e la prima si muove in verso opposto. Il processo, se non fossero
presenti inevitabili dissipazioni di energia, continuerebbe indenitamente. Se
si spostano contemporaneamente due sfere e quindi vengono abbandonate, le
ultime due assumono la velocit`a di quelle incidenti e cos` via. Questo compor-
tamento si spiega facilmente ricordando le conclusioni sullurto tra due sfere
identiche di cui una ferma; le sfere intermedie praticamente restano in quiete,
perche gli urti avvengono in tempi dellordine di grandezza di 0, 001 s.
11. Urto obliquo elastico di una particella contro una parete piana, m
2
= .
Per la conservazione della quantit`a di moto, gura, `e
p
1
= p

1
+p

2
.
La parete, che supponiamo liscia e perfettamente elastica, assorbe la quantit`a
di moto p

2
, che restituisce integralmente; vale cio`e la relazione
p
1
+ (p

2
) = p

1
.
I diagrammi vettoriali sono mostrati in gura 14; il moto si svolge nel piano
individuato dai vettori quantit`a di moto, prima e dopo la collisione.
Fissiamo un riferimento cartesiano e la normale n alla parete, come in
gura 15. Siano v
x
, v
y
le componenti della velocit`a prima dellurto, V
x
, V
y
le
componenti dopo lurto; `e manifestamente
v
x
= V
x
, v
y
= V
y
.
Dunque la velocit`a V, dopo lurto, appartiene al piano v- n, piano di
incidenza. Indicando con i langolo di incidenza e con r langolo di
riessione, si ha
tan i =

v
y
v
x

, tan r =

V
y
V
x

v
y
v
x

;
langolo di incidenza `e uguale allangolo di riessione.
n

p
1

p
2

p
1

Fig. 12.14
y
v
n
V
i
r
O x
V
x
V
y
v
x
v
y
Fig. 12.15
298 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
12. Pressione prodotta dallurto.
La quantit`a di moto p
1
ha componenti
m
1
v
x
, m
1
v
y
.
Dopo lurto, p

1
ha componenti
m
1
v
x
, m
1
v
y
,
La variazione di quantit`a di moto `e dunque
p

1
p
1
= 2m
1
v
x
i,
ortogonale alla parete e opposta al verso positivo stabilito sullasse x.
Tale variazione va attribuita a una forza F, variazione della quantit`a di
moto, assorbita e restituita dalla parete nellintervallo di tempo durante il
quale si verica lurto; la reazione della particella contro la parete (pressione
durto), `e F. Se t = t
2
t
1
`e la durata dellurto che, come s`e detto `e molto
breve, si ha
_
t
2
t
1
Fdt = 2m
1
v
x
,
e la forza media
F =
2m
1
v
x
t
.
13. Collisione elastica obliqua di una particella contro unaltra identica, in
quiete, nel riferimento L.
Essendo le masse uguali e indicando con v la velocit`a della particella
incidente, si ha conservazione dellenergia cinetica,
1
2
mv
2
=
1
2
(mV
2
1
+ mV
2
2
);
ossia
p
2
= p
2
1
+ p
2
2
,
e conservazione della quantit`a di moto,
p = p

1
+p

2
.
Da questultima si ottiene
p
2
= p
2
1
+ p
2
2
+ 2p

1
p

2
.
Perche questa equazione sia compatibile con la conservazione dellenergia, deve
essere p

1
p

2
= 0. Nel riferimento L, dopo lurto, le particelle si muovono in
direzioni ortogonali.
14. Termalizzazione dei neutroni.
Nei reattori nucleari i neutroni veloci emessi dalla disintegrazione dellu-
ranio 235, passano attraverso un mezzo moderatore in modo da essere rallen-
tati. Infatti la sezione durto di cattura di tale elemento `e elevata solo per i
neutroni che hanno energia termica, dellordine di qualche unit`a della gran-
dezza k
B
T, dove k
B
`e la costante di Boltzmann e T la temperatura assoluta,
cosicche `e possibile provocare la ssione di altri atomi di uranio e mantenere
controllata la reazione a catena.
Lurto che prendiamo in considerazione `e perfettamente elastico, Q = 0.
Per lo studio del problema conviene adottare il riferimento C. Indicando con
m
1
e v
1
massa e velocit`a del neutrone incidente e con m
2
la massa degli atomi
del moderatore, v
2
= 0, si ha
v
1C
= v
1
v
C
, v
2C
= v
C
,
dove la velocit`a del centro di massa `e
v
C
=
m
1
m
1
+ m
2
v
1
.
12. Urto centrale elastico 299
Chiamando con = m
2
/m
1
il rapporto tra la massa degli atomi del modera-
tore e la massa del neutrone, le relazioni precedenti diventano:
v
C
=
1
1 +
v
1
, v
1C
=

1 +
v
1
, v
2C
=
1
1 +
v
1
.
Dal diagramma delle velocit`a dopo lurto, nei riferimenti L e C, mostrato in
gura 16, si ha
V
2
1
= V
2
1C
+ v
2
C
+ 2V
1C
v
C
cos , (45)


v
C
V
1C
V
1
Fig. 12.16
dove `e langolo di diusione nel riferimento C. Poiche p
1C
= p

1C
, equazione
(36), `e anche v
1C
= V
1C
. Pertanto la (45) diventa
V
2
1
=
_

1 +
_
2
v
2
1
+
1
(1 + )
2
v
2
1
+
2
(1 + )
2
v
2
1
cos .
Da questa relazione si trae
V
2
1
v
2
1
=

2
+ 2cos + 1
(1 + )
2
,
che `e il rapporto T

/T tra lenergia cinetica nale ed iniziale del neutrone.


Si deduce che per = 0, assenza durto, ovviamente non c`e perdita di
energia; per = , urto centrale in cui il neutrone inverte la direzione della
velocit`a, si verica la massima perdita di energia. In questultimo caso si ha
T

T
=

2
2 + 1
(1 + )
2
=
_
1
+ 1
_
2
.
Si verica facilmente che la perdita relativa di energia risulta
T T

T
=
4
( + 1)
2
;
essa `e tanto pi` u elevata quanto pi` u il rapporto `e vicino allunit`a. Questo
risultato suggerisce che il moderatore va scelto tra i materiali che contengono
idrogeno in percentuale elevata. Lidrogeno puro non pu`o essere usato perche,
essendo gassoso, il numero di atomi per unit`a di volume `e piuttosto piccolo,
perci`o va impiegata acqua, parana o altri materiali idrogenati.
15. Q in una collisione obliqua anelastica nel riferimento L.
Supponiamo che una particella di massa m
1
e velocit`a v
1
, incida obli-
quamente su una particella di massa m
2
in quiete, e che le masse, dopo la
collisione, siano uguali. Si ha
Q =
_
p
2
1
2m
1
+
p
2
2
2m
2
_

p
2
1
2m
1
.
Poiche
p
1
= p

1
+p

2
, p

2
= p
1
p

1
,
si ottiene:
p
2
2
= (p
1
p

1
)
2
= p
2
1
+ p
2
1
2p
1
p

1
cos .
Lespressione di Q diventa
Q =
p
2
1
2m
1

p
2
1
2m
1
+
1
2m
2
(p
2
1
+ p
2
1
2p
1
p

1
cos )
=
1
2
_
1
m
1
+
1
m
2
_
p
2
1
+
1
2
_
1
m
2

1
m
1
_
p
2
1

p
1
p

1
cos
m
2
.
In una reazione nucleare, le masse delle particelle emergenti possono essere
diverse; Q risulta analogo.
300 Capitolo 12 - Dinamica dei sistemi
16. Pendolo balistico.
h
l
v
m
M

m+M
Fig. 12.17
Il pendolo balistico `e mostrato in gura 17; esso consiste di un blocco
di materiale opportuno, massa M, sospeso con li di lunghezza l, in modo
che si possa spostare solo nel piano verticale senza ruotare. Quando esso `e in
quiete, una pallottola lo colpisce rimanendovi conccata; quindi
acquista una velocit`a V che si ricava dalla conservazione della
quantit`a di moto. Lurto `e totalmente anelastico; detta m la
massa della pallottola e v la sua velocit`a prima dellimpatto, si
ottiene
mv = (M + m)V, V =
m
M + m
v.
Lenergia cinetica del blocco, subito dopo lurto, `e
T =
1
2
(M + m)V
2
=
m
M + m
_
1
2
mv
2
_
,
che `e una frazione dellenergia cinetica iniziale della pallottola.
Se h `e la quota raggiunta dal pendolo, la variazione di energia potenziale,
uguale allenergia cinetica iniziale, risulta
U = (M + m)gh =
m
M + m
_
1
2
mv
2
_
. (46)
Poiche
h = l(1 cos ) = 2l sin
2

2
,
detto x lo spostamento orizzontale del blocco, per piccoli angoli di elongazione,
si pu`o porre
sin =
x
l
,
quindi h = x
2
/2l. Sostituendo nella (46):
gh = g
x
2
2l
=
m
(M + m)
2
_
1
2
mv
2
_
.
Si ottiene
v =
M + m
m
x
_
g
l
.
Lenergia dissipata `e data dalla (41), con e = 0 e v
12
= v.
17. Studio dellesplosione di una bomba.
Il problema `e analogo alla disintegrazione di un nucleo, alla dissociazione
di una molecola biatomica e a tutti i processi in cui, come risultato nale, si
ottengono due particelle a causa di liberazione di energia interna. Supponiamo
che inizialmente la bomba sia in quiete e che i frammenti siano due.
`
E indie-
rente studiare il problema nel riferimento L o nel riferimento C, perche in ogni
caso la quantit`a di moto iniziale `e nulla e tale si mantiene dopo lesplosione;
dunque dette p
1
, p
2
le quantit`a di moto dei frammenti, `e
p
1
+p
2
= 0, p
1
= p
2
.
I frammenti procedono in direzioni opposte. Lenergia cinetica, dopo lesplo-
sione, `e dovuta allenergia Q liberata:
T

=
p
2
1
2m
1
+
p
2
2
2m
2
= p
2
1
_
1
2m
1
+
1
2m
2
_
= Q;
da cui
1
2
p
2
1
= Q, p
1
= p
2
=
_
2Q.
Le energie cinetiche dei frammenti sono rispettivamente
T

1
=
p
2
1
2m
1
=

m
1
Q, T

2
=
p
2
2
2m
2
=

m
2
Q.
12. Urto centrale elastico 301

p
2C

p
2C

p
3C

p
3C

p
1C

p
1C

Fig. 12.18
Se la bomba prima dellesplosione possiede quantit`a di moto, essendo Q indi-
pendente dal riferimento, `e opportuno adottare il riferimento C. Le conclusioni
sono quelle ottenute.
Se i frammenti sono tre e la bomba inizialmente possiede una certa quan-
tit` a di moto, conviene adottare il riferimento C, in cui la quantit`a di moto del
sistema `e nulla. Essendo
p
1C
+p
2C
+p
3C
= 0, (47)
i vettori quantit`a di moto costituiscono i lati di un triangolo, pertanto risultano
complanari. Lenergia cinetica del sistema `e
p
2
1C
2m
1
+
p
2
2C
2m
2
+
p
2
3C
2m
3
= Q.
Proiettando la (47) nella direzione di una delle quantit`a di moto, gura 18, si
ottengono due equazioni scalari:
p
1C
+ p
2C
cos + p
3C
cos = 0
p
2C
sin p
3C
sin = 0.
Queste relazioni insieme allequazione dellenergia cinetica non sono sucienti
per risolvere il problema, a meno che non siano noti due parametri; per esempio
gli angoli e .