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Universit` di Pisa a Corso di Laurea in Fisica

Complementi di Fisica II
Giovanni Moruzzi

Anno accademico 2012/2013


versione del 29 novembre 2012

Capitolo 1 Elettrostatica
1.1 Angolo solido

Dati, nello spazio tridimensionale, una linea chiusa C e un punto O non appartenente alla linea stessa, si denisce angolo solido la parte dello spazio delimitata dalla supercie laterale formata dalle semirette che hanno origine in O e C passano per tutti i punti di C, come schematizzato in Fig. 1.1. Un angolo solido ` cos` un cono innito generalizzato. e S La misura dellangolo solido ` analoga alla misura dellane golo piano in radianti. Questultima ` ottenuta disegnando e una circonferenza di raggio r centrata sul vertice dellangolo, O e dividendo per r la lunghezza dellarco tagliato dallangolo. r Nel caso dellangolo solido, si disegna una sfera di raggio r centrata sul vertice dellangolo solido stesso. Langolo soliFigura 1.1 Angolo solido do taglia una certa supercie di estensione S sulla supercie della sfera, come mostrato in Fig. 1.1. La misura dellangolo solido, in steradianti, si ottiene dividendo S per r2 : = S . r2 (1.1)

Essendo un rapporto tra due superci, il valore in steradianti corrisponde, S in realt`, ad un numero puro, ed ` indipendente dalle unit` di misura usate a e a per r e per S. Data una supercie piana di estensione S possiamo denire il vettore supercie ad essa associato S come il vettore che ha modulo pari a S (e quindi ` misurato in m2 ), e direzione perpendicolare alla supercie stessa. Figura 1.2 Vettore e Il verso, per il momento, ` arbitrario. Consideriamo adesso un elemento supercie e innitesimo di supercie dS, quindi sucientemente piccolo da poter essere considerato piano. Ad esso sar` associato un vettore dS. Consideriamo anche un punto a O esterno a dS, dal quale dS ` visto sotto un angolo solido innitesimo d, come in Fig. 1.3. e Chiamiamo r la distanza tra O e dS, e r il suo versore. 3

CAPITOLO 1. ELETTROSTATICA Il prodotto scalare r dS ` uguale, al primo ordine, alla pro e iezione di dS sulla supercie della sfera di raggio r centrata in O: infatti un elemento di supercie sferica di dimensioni innitesime pu` essere confuso con un elemento di supercie o piana. Quindi abbiamo per il valore di d d = r dS . r2 (1.2)

dS r r d O

Figura 1.3 Supercie innitesima e supercie generica S da un punto O fuori da essa, come in angolo solido
dS S r

Passiamo adesso allangolo solido sotto cui viene vista una

d O

Fig. 1.4. Cominciamo dividendo S in tanti elementi sucientemente piccoli da poter essere considerati piani identicabili ognuno da un vettore posizione r con versore r. Ad ognuno di questi elementi di supercie sar` associato un a vettore dS, e lelemento sar` visto da O sotto un angolo soa lido innitesimo dato dalla (1.2). Langolo solido sotto cui viene vista lintera supercie S sar` cos` a =
S

Figura 1.4 Angolo solido sotto cui viene vista una supercie generica

r dS . r2

(1.3)

1.2. TEOREMA DI GAUSS

1.2

Teorema di Gauss

Vogliamo calcolare il usso del campo elettrico E generato da una carica puntiforme q attraverso una generica supercie chiusa convessa S che la contiene, come in Fig. 1.5. Su di un punto qualunque della supercie, distante r da q, il campo elettrico vale dS 1 q r, E= 40 r2

(1.4)
d q r

dove r ` il versore di r. Il usso ` dato quindi da e e =


S

E dS =

q 40

r dS . r2

(1.5)

Si noti che, avendo a che fare con una supercie chiusa, esiste un criterio per distinguere i due possibili versi dellelemento dS: verso entrante e verso uscente. Per convenzione, si considera dS diretto Figura 1.5 Supercie chiusa che contiene una carica secondo il verso uscente. Per la (1.2) abbiamo r dS = d, r2
dS

(1.6)

dove d ` langolo solido sotto cui la carica puntie forme vede la supercie dS. Il contributo d che dS porta al usso totale vale quindi d = q d , 40 (1.7)
q d dS

ed ` proporzionale allangolo solido sotto cui dS e viene visto dalla carica. Il usso totale attraverso Figura 1.6 Supercie chiusa con carica esterna la supercie chiusa ` e = d = q 40 d = q q 4 = , 40 0 (1.8)

perch langolo solido totale vale 4. Se allinterno della supercie chiusa ci sono pi` cariche, e u avremo per il campo elettrico in un generico punto P della supercie E(P ) =
i

Ei =

1 40

qi r , 2 iP riP

(1.9)

dove qi ` il valore della i-esima carica interna, riP ` la distanza della i-esima carica dal punto e e in cui si calcola il campo elettrico, e riP il suo versore. Avremo quindi per il usso totale attraverso la supercie =
S i

Ei

dS =
i S

Ei dS =

1 0

qi .
i

(1.10)

CAPITOLO 1. ELETTROSTATICA

Consideriamo adesso una supercie chiusa ed una carica puntiforme q fuori da essa, come in Fig. 1.6. Lo stesso angolo solido innitesimo d, con vertice in q, o non attraversa la supercie, o la attraversa due volte, delimitando due elementi di supercie dS e dS . Il usso attraverso dS e dS ` uguale in modulo per la (1.7), ma ha segno opposto perch ` una volta entrante e ee ed una volta uscente. Possiamo scegliere un insieme di angoli solidi innitesimi con vertice in q che copra tutta la supercie chiusa. Ognuno di questi angoli solidi innitesimi attraversa la supercie due volte, una volta entrando ed una uscendo, dando cos` un contributo nullo al usso totale, che sar`, di conseguenza, nullo. a Consideriamo adesso una supercie chiusa, ma di questa volta concava, come in Fig. 1.7. Un angolo solido innitesimo con vertice su una carica esterna qout attraversa la supercie un numero do pari di volte, uscendo tante volte quante entra. Taglier` quindi un numero pari di elementi di a supercie, su ognuno dei quali il usso di E ha S lo stesso valore in modulo, ma segno alternativamente negativo e positivo. Il usso totale del qin campo elettrico generato da qout sar` quindi nula lo. Al contrario, un angolo solido innitesimo qout con vertice su una carica interna qin attraversa Figura 1.7 Supercie chiusa concava la supercie un numero dispari di volte, uscendo una volta in pi` di quelle che rientra. Il contriu buto complessivo di d al usso attraverso la supercie sar` quindi pari alla (1.7), ed il usso a totale sar` = qin /0 . Tutto questo paragrafo pu` essere condensato nellespressione a o E dS = Qin , 0 (1.11)

dove Qin ` la somma di tutte e sole le cariche interne alla supercie chiusa. e

` 1.3. FUNZIONI ARMONICHE: PROPRIETA DEL VALOR MEDIO

1.3

Funzioni armoniche: propriet` del valor medio a

Una funzione f (x, y, z) si dice armonica su un certo dominio U R3 se ` dierenziabile no al e secondo ordine in ogni punto (x, y, z) U e se, in ogni punto del dominio, soddisfa lequazione di Laplace f = 2f 2f 2f + 2 + 2 = 0. x2 y z
U S r (x0, y0, z0) f = 0

(1.12)

Una propriet` importante delle funzioni armoniche a ` che, se consideriamo una sfera di centro (x0 , y0 , z0 ) e e raggio r, completamente contenuta in U , il valore di f (x0 , y0 , z0 ) ` uguale alla media del valore di f e sulla supercie S della sfera. Per dimostrarlo, cominciamo calcolando la media f di f sulla supercie della sfera, denita da f= 1 4r2 f dS .
S

(1.13)

Poich sulla supercie della sfera r ` costante, e e possiamo passarlo da fuori a dentro lintegrale f= 1 4 f
S

1 dS = 2 r 4

Figura 1.8 Funzione armonica sul dominio

f d ,
S

(1.14) U

dove d ` langolo solido sotto cui, dal centro della sfera, viene visto lelemento di supercie e dS. Adesso calcoliamo la derivata di f rispetto a r, f 1 = r 4 r f d = 1 4 f d . r (1.15)

Lultimo passaggio ` legittimo perch lintegrale in d ` indipendente da r. Sempre per line e e dipendenza da r dellintegrazione in d possiamo moltiplicare e dividere per r2 dentro e fuori dallintegrale, ottenendo f 1 = r 4r2 1 f 2 r d = r 4r2 1 f dS = r 4r2 f dS ,
S

(1.16)

perch f /r ` la componente radiale del gradiente di f , e quindi ` la componente parallela al e e e vettore dS. Per il teorema della divergenza abbiamo 1 f = r 4r2 f dS =
S

1 4r2

(f ) d3 x =

1 4r2

f d3 x = 0 ,

(1.17)

dove lintegrale in d3 x ` esteso al volume della sfera, sul quale, essendo allinterno del dominio e U , il laplaciano di f ` nullo. Quindi il valor medio di f sulla supercie della sfera non dipende e

CAPITOLO 1. ELETTROSTATICA

dal raggio della sfera stessa, almeno n tanto che la sfera rimane allinteno di U . Al limite r 0 f tende al valore di f al centro della sfera, ovvero f (x0 , y0 , z0 ), quindi f= 1 4r2 f dS = f (x0 , y0 , z0 )
S

(1.18)

indipendentemente dal valore di r, purch sia f = 0 su tutta la sfera. La propriet` del valor e a medio delle funzioni armoniche pu` essere usata, per esempio, per calcolare la forza tra due o sfere uniformemente cariche. Consideriamo infatti due sfere, rispettivamente di E1 (r1 ) centri O1 e O2 , raggi R1 e R2 , e densit` volumiche a r1 di carica 1 e 2 . Chiamiamo b la distanza tra O1 R2 R1 e O2 . Vogliamo calcolare la forza che la sfera 1 2 1 dr r esercita sulla sfera 2. Se scegliamo un sistema di O1 O2 coordinate con lorigine in O1 , per il teorema di Gauss il campo elettrico ed il potenziale generati dalla sfera 1 in un punto di vettore posizione r1 , b esterno alla sfera stessa, valgono
Figura 1.9 Sfere uniformemente cariche

E1 =

1 Q1 r 2 1 40 r1

V1 =

1 Q1 , (1.19) 40 r1

3 dove Q1 = 1 4R1 /3 ` la carica totale della sfera 1. Questo ci permette di calcolare subito la e forza esercitata dalla sfera 1 su di una carica puntiforme posta in r1 , ma, a priori, il calcolo della forza esercitata sulla sfera 2 ` pi` complesso. Infatti, in linea di principio, dovremmo e u integrare la forza esercitata su di ogni elemento di volume della sfera 2 stessa. Le cose si semplicano se proviamo a calcolare lenergia potenziale della sfera 2 nel campo della sfera 1, e sfruttiamo la propriet` del valor medio per le funzioni armoniche. Poich V1 ` generato dalla a e e carica della sola sfera 1, abbiamo V1 = 0 su tutto il volume della sfera 2, e quindi qui V1 ` e una funzione armonica. Calcoliamo lenergia potenziale, nel campo della sfera 1, di un guscio sferico innitesimo della sfera 2 compreso tra r e r + dr. Avremo

dU =

sup. sfera di raggio r

V1 dS dr = dr

V1 dS .

(1.20)

lultimo integrale pu` essere calcolato usando la propriet` del valor medio per le funzioni o a armoniche, quindi dU = dr V1 dS = dr V1 (O2 ) 4 r2 = V1 (O2 ) dQ2 (1.21)

dove dQ2 ` la carica contenuta nel guscio sferico tra r e r + dr. Integrando su tutta la sfera 2 e otteniamo nalmente U = V1 (O2 ) Q2 = 1 Q1 Q2 , 40 b2 (1.22)

cio` la stessa energia potenziale che avremmo se tutta la carica della sfera 2 fosse concentrata e nel suo centro. Calcolando meno il gradiente dellenergia potenziale otteniamo la forza sulla sfera 2, che ` la stessa che avremmo se la carica di ogni sfera fosse concentrata nel suo centro. e

` 1.4. CARICA PUNTIFORME DI FRONTE A SFERA CONDUTTRICE ISOLATA: UNICITA DELLA SO

1.4

Carica puntiforme di fronte a sfera conduttrice isolata: unicit` della soluzione a

Consideriamo una carica puntiforme q di fronte ad una sfera conduttrice di raggio R, isolata e di carica Q, eventualmente nulla. Il potenziale elettrico V (r), in tutto lo spazio al di fuori della sfera, dovr` soddisfare le seguenti condizioni: a 1. valere 0 allinnito: lim V (r) = 0;
|r|

2. essere costante sulla supercie della sfera, con la condizione V dS = E dS = Q ; 0 (1.23)

3. il suo laplaciano deve valere 3 (r rq ) (x xq ) (y yq ) (z zq ) = q , V = q 0 0 dove rq (xq , yq , zq ) ` la posizione della carica. e


V = q 3 (r rq ) 0 Q

(1.24)

La condizione 2. ` quella che distingue questo e problema da quello della carica puntiforme di R fronte a una sfera conduttrice messa a terra. Inq fatti, se la sfera ` collegata a terra sappiamo il e valore di V sulla sua supercie (V = 0), ma non ne conosciamo la carica; qui invece conosciamo rq la carica e sappiamo che V ` costante sulla supere cie di un conduttore, ma non ne conosciamo il valore. Vogliamo dimostrare lunicit` della solua zione dellequazione di Poisson anche in questo caso. Facciamo, per assurdo, lipotesi che esistano due potenziali diversi, V1 (r) e V2 (r), che Figura 1.10 Carica puntiforme di fronte a sfera soddisno entrambi le condizioni 1 - 3. Introdu- conduttrice isolata ciamo la funzione f (r) = V1 (r) V2 (r). Questa, sempre nello spazio al di fuori della sfera, deve soddisfare le condizioni 1. lim f (r) = 0;
|r|

2. f (r) costante sulla supercie della sfera, con la condizione 3. f 0.

f dS = 0;

Consideriamo lintegrale, esteso a tutto lo spazio al di fuori della sfera, della divergenza della funzione f f . Per il teorema della divergenza abbiamo (f f ) d3 x =
sfera

f f dS +
innito

f f dS ,

(1.25)

10

CAPITOLO 1. ELETTROSTATICA

dove gli integrali di supercie a secondo membro coprono il contorno del volume considerato, cio` la supercie della sfera, con dS diretto verso linterno della sfera stessa, e linnito. Line tegrale sulla supercie allinnito ` nullo perch f vale zero allinnito. Sulla supercie della e e sfera, invece, in linea di principio f potrebbe essere diversa da zero, ma ` costante, e quindi e pu` essere portata fuori dallintegrale. Lintegrale ` quindi nullo per la condizione 2 su f , ed ` o e e cos` nullo il secondo membro della (1.25). Usando lidentit`, facilmente dimostrabile scrivendo a esplicitamente e calcolando le derivate corrispondenti, (f f ) = f f + f f = |f |2 + f f , otteniamo 0= (f f ) d3 x = |f |2 d3 x + f f d3 x. (1.27) (1.26)

Lultimo integrale a destra ` nullo per la condizione 3 su f , e quindi deve essere e |f |2 d3 x = 0. (1.28)

Poich |f |2 0, lintegrale pu` essere nullo solo se f = 0 dappertutto al di fuori della sfera, e o cio` se f ` costante. Ma poich f vale 0 allinnito, f deve essere ovunque nulla. Quindi, e e e V1 (r) V2 (r), e la soluzione del problema ` unica. A parit` delle altre condizioni, avremo per` e a o potenziali diversi per diversi valori di Q.

Capitolo 2 Magnetostatica
2.1 Potenziale scalare magnetico e teorema di Amp`re e

In assenza di campi elettrici variabili nel tempo per il rotore di B vale lequazione B = 0 J . (2.1)

In generale, un campo vettoriale il cui rotore non ` nullo non pu` essere derivato da un potenziale e o scalare , per` ` possibile scrivere una relazione del tipo oe B = (2.2)

valida allinterno di un dominio semplicemente connesso e in cui non circolino correnti elettriche, dove quindi sia B = 0. Se abbiamo un circuito di estensione nita percorso da corrente, possiamo sempre racchiuderlo in un dominio semplicemente connesso di dimensioni lineari nite (per esempio una sfera, un cubo, un cilindro, . . . ). Ricordiamo che in R3 lo spazio al di fuori di un dominio semplicemente connesso ` a sua volta un dominio semplicemente connesso. e Consideriamo cos` il circuito di Fig. 2.1, percorso da S una corrente I. Consideriamo poi una sfera S (per esempio la sfera minima) che contenga il circuito, e B cerchiamo un potenziale scalare per il campo magne I P rr tico valido al di fuori della sfera. Prendiamo un punto dl P , di vettore posizione r, in questo dominio esterno. r r Per la legge di Biot e Savart il campo in P vale 0 B(r) = I 4 dl r r
3

O
, (2.3)
Figura 2.1 Sfera contenente circuito percorso da corrente

dove r ` il vettore di posizione dellelemento di circuito e dl , su cui integriamo. Vogliamo costruire una funzione scalare (r) tale che valga la (2.2). Per denizione di gradiente, se ci spostiamo di un tratto r da P , cio` passiamo dalla posizione r e alla posizione r + r, osserviamo una variazione al primo ordine di pari a = (r + r) (r) r = B r , 11 (2.4)

12 da cui inserendo la (2.3) otteniamo 0 d l r r 0 I I = (r) = 3 4 4 r r

CAPITOLO 2. MAGNETOSTATICA

dl r r (r)
3

(2.5)

r r

Si ` potuto portare r dentro allintegrale perch indipendente dalla variabile di integrazione. e e La gura 2.2 mostra che la variazione di campo che osserviamo se ci spostiamo di r da P ` la stessa che e r osserveremmo se restassimo in P , traslando per` il ciro a P cuito di r. Usando le propriet` del prodotto triplo, I rr il numeratore della (2.5) pu` essere riscritto o

dl

dl r r (r) = (r) dl r r , (2.6)

dove il prodotto (r) dl ` il vettore elemento di e supercie dS sul nastro che collega la posizione iniFigura 2.2 Spostare di r il punto in cui si misura il campo equivale a restare in r ziale del circuito alla posizione dopo la traslazione di e traslare il circuito di r r, come mostrato in Fig. 2.3. Il prodotto scalare con il versore di (r r ) proietta dS lungo la direzione di (r r ), e quindi la supercie dS su un piano r perpendicolare a (r r ). Cos` lintegrando P I rr (r) dl (r r ) dS (r r ) d = = d (2.7) dl dS r |r r |3 |r r |3 = ( r ` uguale a meno langolo solido sotto cui P vede dS . Il e ) segno meno deriva dal fatto che (r r ) ` diretto verso e dl e Figura 2.3 Angolo solido sotto cui da r P anzich verso dS . Quindi per lintegrale nellultimo membro della (2.5) abbiamo si vede dS = (r) dl

dS

dl (r r ) (r)

|r r |3

= ,

(2.8)

e P dove ` langolo solido sotto cui P vede la super-

O
Figura 2.4 Calcolo dellangolo solido sotto cui da r si vede lintera supercie chiusa

cie del nastro che collega la posizione iniziale del circuito alla posizione nale (Fig. 2.4). Consideriamo adesso la supercie chiusa formata dalle superci limitate dal circuito nelle posizioni iniziale e nale e dalla supercie laterale (nastro) che le collega, come in Fig. 2.4, e calcoliamo su di essa lintegrale tot = (r r) dS |r r|3 = 0, (2.9)

pari allangolo solido complessivo sotto cui da P si vede lintera supercie chiusa. Il vettore r r delle equazioni precedenti ` stato sostituito da r r, che ha origine in P . Il risultato e

` 2.1. POTENZIALE SCALARE MAGNETICO E TEOREMA DI AMPERE

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` zero perch il punto P ` esterno alla supercie chiusa (teorema di Gauss). Chiamando i e e e langolo solido sotto cui P vede il circuito nella posizione iniziale, e f quello sotto cui lo vede nella posizione nale, abbiamo tot = f + i , dove il segno di i ` dovuto al verso e uscente di dS . Abbiamo quindi 0 = tot = f + i , che, unita alle (2.8) e (2.5) ci d` a = 0 0 I = I (f i ) . 4 4 (2.11) da cui = i f , (2.10)

Resta da fare un ultimo aggiustamento. Per un elemento dS di una supercie non chiusa ` denita unie r r P vocamente la direzione del corrispondente vettore dS, dS I perpendicolare allelemento di supercie stesso, ma r non ne ` denito univocamente il verso. Infatti non c` e e un criterio per discriminare i due versi possibili. Cos` O nora, per calcolare langolo solido sotto cui P vede il circuito, abbiamo arbitrariamente orientato dS in modo da ottenere un angolo solido positivo, come in Figura 2.5 Angolo solido sotto cui viene Fig. 2.5. Ma il fatto che nel circuito scorra una cor- visto il circuito rente I ci fornisce un criterio per discriminare i due versi possibile di dS . In accordo con le convenzioni usuali, prenderemo come verso positivo quello da cui si vede la corrente circolare in senso antiorario. Nel nostro caso, poich da P e si vede scorrere la corrente in senso antiorario, dobbiamo invertire dS rispetto alla gura, e quindi considerare negativo langolo solido sotto cui P vede il circuito. La (2.11) diventa cos` l = 0 I (i f ) , 4 (2.12)
I P

da cui possiamo denire come 0 = I+C, 4 (2.13)

O P

con C costante arbitraria. Quando usiamo la (2.13) dobbiamo ricordare che langolo solido ` da considerare positivo se, dal punto in cui Figura 2.6 Spira percorsa da corrente attraversata e calcoliamo si vede circolare la corrente in da un dominio semplicemente connesso in cui non senso orario, negativo altrimenti. La costante scorrono correnti C va trattata con un po di attenzione, come possiamo vedere dalla Fig. 2.6. La spira circolare l ` percorsa da una corrente I. Il dominio e cilindrico D, coassiale con la spira, ` semplicemente connesso e non ` attraversato da correnti, e e quindi in esso deve essere possibile ricavare B da un potenziale scalare . Usando la (2.13) nei punti P e P possiamo scrivere in prima istanza (P ) = 0 I + C , 4 e (P ) = 0 I + C , 4 (2.14)

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CAPITOLO 2. MAGNETOSTATICA

con > 0 e < 0, per quanto detto sopra. Poi poniamo, per esempio, C = 0. Possiamo porre anche C = 0 ? Se facciamo tendere P verso il centro della spira O abbiamo che tende a 2, mentre se P tende a O langolo solido tende a 2. Abbiamo quindi una discontinuit` a di quando, allinterno del dominio D, attraversiamo il piano della spira. Allinterno di D, per`, ` possibile evitare la discontinuit` di , e ottenere cos` B dalla (2.2), ponendo o e a C = C 0 I , per esempio, ponendo C = 0 e C = 0 I, (2.15)

in modo che, al tendere di P e P a O, sia (P ) che (P ) tendano a 0 I/2. Consideriamo adesso un dominio non semplicemente connesso, come il toro di Fig. 2.7, concatenato con la P2 solita spira l percorsa dalla corrente I. Con le nostre convenzioni, il punto P1 vede la spira sotto un angolo solido 1 negativo, mentre P3 vede la spira sotto un angolo solido 3 positivo. A questo corrisponde una discontinuit` nel potenziale se usiamo la (2.13) con la a stessa costante C per i due punti P1 e P3 , e li facciamo tendere entrambi al centro della spira O. Non l abbiamo invece discontinuit` se facciamo tendere P1 a 3 e P3 a P2 , punto da cui la spira ` vista sotto un ane 1 P P3 1 golo solido nullo. Possiamo eliminare la discontinuit` a I in O usando le due diverse costanti della (2.15) per O P3 e P1 , rispettivamente. Questo per` introdurrebbe o A B una nuova discontinuit` in P2 . Quindi, allinterno del a nostro toro, non attraversato da correnti ma dominio non semplicemente connesso, non riusciamo a denire ununica funzione per il potenziale scalare magnetico Figura 2.7 Toro concatenato con una valida su tutto il dominio. spira percorsa da corrente Se per` tagliamo dal toro la fetta di ciambella o compresa tra le sezioni A e B, quello che rimane ` un dominio semplicemente connesso. In esso e possiamo tranquillamente usare il potenziale scalare dato dalla (2.13), ponendo, per esempio, C = 0. In questo modo ` continuo in P2 , con (P2 ) = 0, mentre il punto O non fa pi` parte e u del dominio e non ci preoccupiamo di come vi ` denito . Questo ci permette di calcolare e lintegrale
P3

B dl
P1

(2.16)

lungo qualunque linea allinterno del nuovo dominio, per esempio lungo larco di circonferenza P1 P2 P3 . Avremo
P3 P3

B dl =
P1 P1

dl = (P1 ) (P3 ) =

0 I [(P3 ) (P1 )] , 4

(2.17)

indipendentemente dal particolare percorso. Se adesso portiamo P1 sulla sezione B e P3 sulla sezione A, e assottigliamo sempre pi` la fetta di ciambella facendo tendere A e B verso O, u

` 2.1. POTENZIALE SCALARE MAGNETICO E TEOREMA DI AMPERE

15

lintegrale (2.16) tende alla circuitazione di B lungo ad una linea chiusa concatenata con la spira. Daltra parte 3 tende a 2, mentre 1 tende a 2. Dalla (2.17) otteniamo cos` B d l = 0 I , (2.18)

valida per la circuitazione lungo qualunque linea chiusa concatenata con la spira (e che la attraversi una sola volta). Questo ` il teorema della circuitazione di Amp`re. e e