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Il Lazio dai Colli Albani ai Monti Lepini tra preistoria ed et moderna

a cura di Luciana Drago Troccoli

E S T R AT TO

Edizioni Quasar

Valentino Nizzo VELLETRI: LA NECROPOLI PREROMANA DI COLLE PALAzzO. NUOVI DATI DARChIVIO

Un recente fortunato ritrovamento archivistico effettuato dallo scrivente permette di risarcire, almeno in parte, una delle tante lacune conseguenti alle devastazioni ed ai saccheggi subiti dal Museo Civico di Velletri nel corso dellultimo conflitto mondiale, circostanze che causarono la perdita di circa quattro quinti del primitivo patrimonio museale1. Si tratta di un manoscritto autografo di Oreste Nardini, privo della data e dellindicazione del destinatario, conservato fra le lettere del carteggio di Felice Barnabei e confluito nel 1956, per dono degli eredi, nel Fondo Barnabei della Biblioteca Angelica di Roma. Le ragioni di tale collocazione, apparentemente anomala, vanno ricercate nel ruolo che Barnabei detenne nellambito della rivista Notizie degli Scavi, a partire dalla sua fondazione, nel 1876, e fino al primo dopoguerra, alle soglie della morte che lo colse il 29 ottobre del 1922. Per tutto questo periodo Barnabei, in parallelo con gli incarichi sempre crescenti che ricopriva allinterno della Direzione generale delle Antichit e Belle Arti, ebbe il compito di organizzare, curare e smistare lingente materiale che veniva inviato da ogni provincia per tenere informata lamministrazione centrale sul progresso degli scavi e delle scoperte, materiale che, con modifiche pi o meno sostanziali, poteva essere eventualmente incluso nella suddetta rivista dopo essere stato giudicato da unapposita commissione esaminatrice2. In questo lavoro di cernita Barnabei ebbe un ruolo centrale soprattutto a partire dai primi anni del 900 quando, oltre ad occuparsi in prima persona di questioni quali la cura redazionale o i rapporti con gli autori, dovette in pi occasioni sobbarcarsi problemi come quelli connessi al sempre pi difficoltoso reperimento, presso il Ministero, dei fondi necessari per la pubblicazione delle Notizie, in mancanza dei quali diveniva spesso inevitabile provvedere a tagli pi o meno pesanti delle relazioni se non addirittura ad una loro totale omissione, con tutte le conseguenze che sul piano scientifico possono essere facilmente immaginate3. Tra le relazioni rimaste fra le carte Barnabei senza che fosse dato seguito ad alcuna pubblicazione vi anche quella in esame. Essa contiene informazioni gi da tempo note grazie alla divulgazione e valorizzazione che L. Crescenzi prima4 e L. Drago poi5 hanno dato ai rapporti che lo stesso Nardini inviava con regolarit ad A. Pasqui, allora Direttore
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Su queste vicende cfr. Ceccarini, Crescenzi 1989, p. 27; Drago Troccoli 1989, p. 30, nota 2, con ulteriore bibliografia e riferimenti archivistici ai quali oggi possibile aggiungere una serie di documenti, facenti parte originariamente del fondo personale di Salvatore Aurigemma (allepoca Soprintendente alle Antichit di Roma I) ed attualmente conservati nellarchivio ASSAR (Archivio Storico della Soprintendenza Archeologica di Roma), Pratiche di Tutela 282/2. Si tratta nella fattispecie di una fitta serie di pratiche e relazioni comprese fra il marzo del 1945 ed il febbraio del 1952 (che si aggiungono e/o riproducono una parte di quelle conservate nellarchivio SAL Soprintendenza Archeologica del Lazio e gi note in forma assai parziale) attraverso le quali il Soprintendente, in particolare per tramite di E. Paribeni, cercava di acquisire informazioni sullo stato delle antichit di Velletri (in parte minacciate da repentini lavori di ricostruzione avviati allindomani della guerra) e su quello del Museo Civico e di provvedere alla ricostruzione dei locali ed al recupero delle raccolte pesantemente danneggiate dai bombardamenti del febbraio-aprile del 1944 e,

nei primi tempi, esposte ad azioni di razzia e sciacallaggio. 2 Sulla vita e lopera di F. Barnabei e sulle vicende ad esse strettamente correlate delle Notizie degli Scavi si veda lampio e dettagliatissimo volume Barnabei, Delpino 1991, passim e, in particolare sullorigine della rivista, p. 411 sgg. 3 Fra la vasta corrispondenza di Barnabei sono assai frequenti le lettere che da ogni parte dItalia sollevavano reclami per il ritardo o la mancata pubblicazione delle relazioni di scavo. Una parte cospicua degli scritti rimasti inediti sub la terribile sorte del macero, come testimonia una tradizione orale interna allIstituto di Archeologia e Storia dellArte, dovera confluita una parte consistente di tali documenti, trasmessa a F. Delpino da M. Cagiano de Azevedo (Barnabei, Delpino 1991, p. 356, nota 41) e nota anche allo scrivente attraverso alcune testimonianze circolanti nel mercato librario ed antiquario romano. 4 Crescenzi 1981, p. 99, con trascrizione parziale. 5 Con particolare riferimento ai materiali protostorici di Colle Palazzo: Drago Troccoli 1989, pp. 33-34, nota 21, p. 45, nota 109.

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Fig. 1 Velletri, Vigna Di Stazio in contrada Colle Palazzo, ritrovamenti 1911 (BA, Carteggio Barnabei, Busta 488/6, su concessione del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, Prot. N. 399/B 2.3).

dellUfficio degli Scavi di Roma e Provincia, per comunicargli le scoperte che si susseguivano nel territorio sul quale esercitava fin dal 1890 le funzioni di Ispettore onorario6, rapporti che sono attualmente conservati presso lArchivio della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio7. Il documento riportato in appendice (Appendice II) si configura come una rielaborazione sintetica finalizzata, evidentemente, alla pubblicazione nelle Notizie dei dati contenuti in due dei rapporti conservati presso larchivio SAL, il primo risalente al 27 aprile del 1911 relativo alle scoperte fortuite dantichit avvenute nel territorio di Velletri dal 1 Dicembre 1910 allaprile 911 (Appendice I) ed il secondo, datato 5 maggio 1911, con la menzione della scoperta di un antico sepolcro in contrada Macere. Questultima data costituisce un plausibile terminus post quem per la datazione dello scritto in esame il cui terminus ante va ricercato prima del febbraio del 1912, periodo al quale risale il successivo rapporto Nardini di cui si abbiano notizie8, nel quale si citano ritrovamenti effettuati presso il fosso del Metabo dei quali non vi menzione nel nostro documento. Lelemento che giustifica la redazione della presente nota consiste nella presenza in allegato alla relazione suddetta di una foto (fig. 1) riproducente i tre vasi protostorici scoperti in contrada Colle Palazzo che permette di apprezzarne meglio le caratteristiche tipologiche e di integrare in parte quanto ebbe gi modo di scrivere L. Drago Troccoli nel 1989 avvalendosi unicamente delle sommarie descrizioni contenute nelle schede inventariali del Museo Civico di Velletri redatte da O. Nardini9, vista la perdita delloriginale documentazione fotografica allegata ai rapporti che questi aveva inviato al Pasqui10. I pochi dati che Nardini pot raccogliere dalle testimonianze degli operai che effettuarono la scoperta non permettono di stabilire le caratteristiche costruttive della sepoltura n il rituale in essa adottato. Stando alle informazioni disponibili i tre vasi avrebbero costituito un complesso unitario, ritrovato alla profondit di circa 70 cm sotto un cumulo
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Oreste Nardini (1866-1939), architetto ed ingegnere, ricopr dal 1890 le funzioni di Vice-Ispettore per i monumenti, scavi di antichit, nei due mandamenti del 4 e 5 circondario: Valmontone e Velletri, escluso il comune di Cori che ha proprio Ispettore, e, dal 14/10/1900, quelle di Ispettore effettivo (ruolo al quale, con R. Decreto del 16/2/1937, si aggiunse anche quello di Presidente della Sezione Veliterna della R. Deputazione Romana di Storia Patria), succedendo alling. Pacifico Di Tucci (del quale Nardini era allievo e primo assistente nel suo studio di ingegnere fin da ragazzo: lettera del Di Tucci dellaprile del 1890, citata in Ceccarini 2001, p. 24), attivo dal 1875 prima come raccoglitore di antichit in proprio e poi come Ispettore onorario. Come ha ben evidenziato L. Crescenzi, O. Nardini fu il vero nume tutelare delle antichit veliterne; dotato di scrupolo, alacrit ed acume il Nardini, fra il 1890 ed il 18/5/1939, data della sua morte, fu il principale protagonista e lunico divulgatore delle scoperte che andavano susseguendosi nel territorio, con le quali arricch le raccolte del Municipio divenute poi, nel 1932, per sua iniziativa, un vero e proprio Museo Civico (Crescenzi 1981, pp. 24, 96 sgg., p. 116, nota 11; Ceccarini, Crescenzi 1989, p. 21 e passim e, da ultima, Ceccarini 2001). 7 Archivio SAL, s.v. Velletri-Rinvenimenti, f. 1911. Uno spoglio della

documentazione conservata presso lArchivio storico della SAL stato recentemente edito a cura di E. Maola in Ceccarini 2001, pp. 244245; in questo lavoro si pu tuttavia riscontrare la mancanza di una serie di documenti precedentemente citati in Crescenzi 1981 e Drago Troccoli 1989. 8 Archivio Comunale, b. III, f. 1912, citato da Crescenzi 1981, p. 99. 9 Un elenco sommario di tali schede, organizzate per classi di oggetto e per provenienza, edito in Crescenzi 1981, pp. 123-180, oggi utilmente integrabile con il Repertorio edito in Ceccarini 2001, pp. 43-198. 10 Drago Troccoli 1989, p. 34, nota 21. Com possibile constatare osservando loriginale del Rapporto Nardini inviato alla SAL, le foto, originariamente incollate sullultima pagina, vennero staccate in un momento imprecisato e sono attualmente irreperibili. Si ringrazia per la cortesia e la disponibilit dimostratami nel favorire le ricerche darchivio presso la SAL le Dott.sse Marina Sapelli Ragni, Giuseppina Ghini e Micaela Angle ed il Dott. zaccaria Mari; un ringraziamento particolare va alla Dott.ssa Micaela Angle che, oltre allaiuto prestato nelle ricerche suddette, ha fornito con grande liberalit informazioni ancora inedite ed ha discusso con lo scrivente molti degli spunti contenuti nel presente contributo.

Velletri: la necropoli preromana di Colle Palazzo. Nuovi dati darchivio.

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di sassi, in una vigna di propriet del sig. Di Stazio (gi Capuano), posta in contrada Colle Palazzo, a circa 500 metri fuori dalla porta Napolitana (fig. 2, 1)11. Nardini colse fin da subito limportanza della scoperta intuendone correttamente la natura funeraria anche se, nel 1911, ne aveva proposto un erroneo inquadramento nellambito del III sec. a.C., affermazione che avrebbe poi modificato durante la redazione delle schede inventariali sulla scorta di confronti con il materiale del sepolcreto romano dellEsquilino pubblicato da G. Pinza12. I vasi in esame sono13: 1) Brocchetta ovoide. Orlo arrotondato, breve labbro svasato; collo troncoconico basso e largo; corpo ovoide, rastremato in corrispondenza del fondo piano; sulla spalla, in origine, era applicata unansa ad anello verticale, mancante al momento del ritrovamento forse perch ritualmente asportata. Integra, salvo lansa. Pareti spesse, impasto bruno-rossastro lucidato14. Alt. 12 cm, diam. labbro 9,5 cm, NcatN (Numero dordine nel Catalogo Nardini del Museo Civico di Velletri) 869. Attualmente disperso. Provenienza secondo lInventario Nardini: Colle Palazzo (fig. 1, a sinistra). 2) Brocca lenticolare. Orlo assottigliato, breve Fig. 2 Localizzazione delle principali evidenze menzionate nel testo labbro svasato; collo cilindrico basso e largo; corpo glo(base planimetrica da Ghini 2003, tav. V: 1. Vigna Di Stazio, localizzazione ipotetica dei ritrovamenti del 1911; 2. Campo Sportivo, sterri bulare compresso; fondo piano; sulla spalla, in origine, 1934; 3. Caserma Vigili del Fuoco (scavi 2006-2008); 4. Ponte della Regina-Vigna Lazzarini; 5. Ponte della Regina (Scavi 2000-2002); era applicata unansa verticale a nastro spesso, mancante 6. Vigna dAndrea; 7. San Clemente; 8. Tempio delle Stimmate; 9. Vigna al momento del ritrovamento forse perch ritualmente Filippi-Matiddi (cimitero paleocristiano); 10. Area del Mtabo; 11. Via Ulderico Mattoccia; 12. Viale Oberdan, localit Crocefisso. asportata. Decorazione plastica consistente in tre piccole bugne coniche disposte simmetricamente sulla massima espansione ed intercalate con gruppi di costolature oblique, rade e sottili15, appena distinguibili nella documentazione fotografica disponibile. Integra, salvo lansa. Impasto brunorossastro lucidato. Alt. 12 cm; diam. labbro 10 cm; diam. max. 16 cm. NCatN 867. Attualmente disperso. Provenienza secondo lInventario Nardini: Colle Palazzo (fig. 1, centro). 3) Brocca lenticolare. Orlo assottigliato, breve labbro svasato; collo troncoconico basso e largo; corpo globulare compresso; fondo piano; sulla spalla ansa verticale a nastro spesso. Decorazione plastica consistente in tre piccole bugne coniche disposte simmetricamente sulla massima espansione. Integra. Impasto bruno-rossastro lucidato. Alt. 11 cm; diam. labbro 8 cm. NCatN 868. Attualmente disperso. Provenienza secondo lInventario Nardini: Vigna Capuano a Colle Palazzo (fig. 1, a destra). I tre esemplari descritti rientrano tutti in tipologie vascolari piuttosto ben documentate nelle necropoli della I et del Ferro laziale. La brocchetta n. 1 trova confronti ad Osteria dellOsa in due esemplari provenienti da contesti di fase IIB riferiti dalle editrici al tipo locale 18a16, entrambi caratterizzati da pareti spesse e dalla presenza di una ingubbiatura chiara che potrebbe richiamare le tracce di verniciatura oscura menzionate da Nardini; altri riscontri possono essere individuati con alcune brocche incluse fra tipi diversi della categoria 11 dellOsa, tutte caratterizzate da un collo
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RN-BA (RN-BA: Rapporto Nardini, conservato presso la BA). Il nome del proprietario viene citato come Distazio nel rapporto conservato presso lArchivio SAL (RN-SAL: Rapporto Nardini, conservato presso lArchivio SAL). Stando alle schede inventariali redatte da Nardini dopo il 1911 la vigna dove sarebbe stato effettuato il ritrovamento prima di diventare propriet Di Stazio avrebbe avuto la denominazione di Vigna Capuano. Si veda ora anche Lilli 2008 di cui non si potuto tenere conto inquesta sede. 12 Drago Troccoli 1989, p. 45, nota 109. 13 Per le dimensioni ci si dovuti avvalere necessariamente della do-

cumentazione archivistica non essendo possibile desumere delle misure certe dalla sola fotografia. 14 RN-BA: la sua superficie esterna presenta traccia di verniciatura oscura. 15 RN-BA: strigilature; SIN (Schede Inventariali Nardini): stuccature oblique. 16 Bietti Sestieri, De Santis 1992, p. 276, tav. 20, forma 18: Boccale o brocchetta ovoide con collo a gola (con confronti pi o meno generici dallItalia centro-meridionale allEtruria villanoviana); cfr. in particolare gli esemplari dalle tombe 429, di fase IIB1 (n. 3, fig. 3a.169) e 526, di fase IIB (n. 2, fig. 3a.360).

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poco sviluppato e dalla forma tendenzialmente ovoide del corpo, attestate in corredi di cronologia compresa fra la fase IIA2 e la IIB217. Nel resto della regione sono piuttosto interessanti i raffronti che possono essere istituiti con alcuni reperti decontestualizzati provenienti da Anzio18, Marino19 e Roma, dove un vaso affine stato rinvenuto anche in una tomba a inumazione dellEsquilino di fase IIB220. Le brocche nn. 2 e 3 sono riconducibili anchesse alla categoria 11 della classificazione di Osteria dellOsa21 e, in particolare, ai tipi 11a e 11b22 che ne rappresentano le varianti pi comuni; dal punto di vista formale i riscontri pi puntuali possono essere istituiti con esemplari di cronologia compresa fra le fasi IIA2 e IIB2 mentre, per quel che concerne lesemplare n. 2, la presenza della decorazione a costolature rade costituisce una caratteristica maggiormente diffusa in contesti di fase IIB23. Nel resto della regione sono ravvisabili confronti con brocche rinvenute a Roma24 (in tombe ad inumazione comprese fra la fase IIA2 e la IIIA)25, Tivoli (in contesti di fase IIB avanzata)26, Pratica di Mare (da contesti della fase IIB)27, Caracupa (da contesti inquadrabili fra le fasi IIB e IIIA)28, oltre che con esemplari decontestualizzati da Marino29, Grottaferrata30 ed Anzio31. Sulla base dei confronti sopra discussi si pu proporre un inquadramento cronologico dei tre vasi in esame in un arco temporale compreso fra la fase IIA2 e la IIB2 della sequenza laziale, datazione che potrebbe essere ulteriormente circoscritta alla sola fase IIB, se corretto quanto riportato da O. Nardini circa la pertinenza degli esemplari suddetti ad un singolo contesto, viste le caratteristiche formali e decorative che contraddistinguono in particolare i nostri nn. 1 e 2.
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Bietti Sestieri, De Santis 1992, p. 260 sgg., tav. 18, forma 11: Brocche globulari con collo troncoconico (con menzione di confronti pi o meno generici anche in ambito villanoviano, falisco-capenate e nellItalia meridionale); cfr. in particolare gli esemplari dalle tombe 387 (fase IIA2, n. 1, fig. 3a.296), 418 (fase IIB1, n. 2, fig. 3a.195, con costolature oblique rade e leggere), 501 (fase II, n. 2, fig. 3a.281), tutti riferiti al tipo Osa 11d; cfr. inoltre le brocche delle tombe 460 (fase IIA2, n. 3, fig. 3a.243; tipo 11h), 471 (fase IIB1, n. 14, fig. 3a.221; tipo 11c), 484 (fase IIB2, n. 3, fig. 3a.241; tipo 11b). 18 Anzio, scavi Antonielli 1925, in Gierow 1966, p. 169, fig. 48/8, Jug IIC (pi esemplari, uno dei quali con bugne sulla massima espansione); Viale Severiano, ritrovamenti presso le fondamenta della scuola elementare 1962-1963, Chiarucci 1985, pp. 27-28, tav. 4/1, Chiarucci 1989, pp. 24, 28. 19 Marino, Terreno Marroni, scavi 1928, Gierow 1966, p. 148, fig. 36, 1, Jar tipo XVC (Gierow 1964, fig. 138,5). 20 Roma, brocchetta decontestualizzata rinvenuta nel corso degli scavi presso il Ministero dellAgricoltura, Pinza 1912, gruppo 185, p. 92, 25b (equivalente a Mller Karpe 1962, tav. 33,6). Esquilino, tomba LI di via G. Lanza, E. La Rocca, in CLP 1976, pp. 130-131, con bibliografia precedente, cat. 33/3, tav. XVIIIB/3; il vaso citato considerato nel tipo O 9 unicum beta in Bettelli 1997, p. 49, fig. 13,7. 21 Cfr. inoltre A.P. Anzidei, A.M. Bietti Sestieri, in Ricerca 1979, p. 34, tipo 11, tav. V e A.M. Bietti Sestieri, Fase IIB, in Formazione 1980, tav. 8, tipo 3a. Alcuni riscontri interessanti, sebbene piuttosto isolati, possono essere ravvisati nella necropoli veiente dei Quattro Fontanili (Guidi 1993, tipo 65, p. 38, fig. 5, 13, fasi IIA-IIB1; tombe EF 11-12, fase Guidi IIB1, e U ab, fase Guidi IIA), in contesti sostanzialmente coevi o di poco recenziori rispetto a quelli laziali. Per confronti in altri sepolcreti si rinvia a quelli menzionati nella bibliografia precedentemente citata. 22 Tipo Osa 11a: Bietti Sestieri, De Santis 1992, pp. 261-262, tav. 18; tipo Osa 11b: ibidem, p. 262, tav. 18. 23 Per il nostro esempio 2 si vedano in particolare le brocche dalle tombe 121 (fase IIA2, n. 6, fig. 3a.58, tipo 11b), 202 (fase IIB2, n. 3, fig. 3a.325, tipo 11a), 439 (fase IIB1, n. 1, fig. 3a.254, tipo 11a), 526 (fase IIB, n. 3, fig. 3a.360, tipo 11a), 528 (fase IIB1, n. 2, fig. 3a.263, tipo 11b), 540 (fase IIB1, nn. 2, 4, fig. 3a.279, tipo 11a), 568 (fase IIB1, n. 2, fig. 3a.362, tipo 11b), tutte contraddistinte dalla presenza della decorazione a costolature oblique rade e leggere (Bietti Sestieri, De Santis 1992, p. 229, motivo decorativo XXIIa), nella maggioranza dei casi accompagnate da bugne come nellesemplare in esame; per la sola forma si vedano anche gli esemplari 20/1 (fase IIB1, tipo 11b) e 74/2 (fase IIB2, tipo 11b). Assai pi comuni sono i riscontri individuabili per il nostro n. 3, alcuni dei quali (in particolare quelli contraddistinti da un collo tendenzialmente cilindrico) validi anche per lesemplare n. 2. Si vedano in particolare gli esemplari 38/1 (fase IIB2), 87/2 (IIB1), 106/3 (IIA2), 197/5 (IIB1), 201/1 (II), 324/3 (IIB2), 329/1 (II), 337/1 (II), 435/2 (IIA2), 494/1 (IIB1), 542/1 (IIB1), 553/2 (II), 598/3 (IIB1) tutti attribuiti al tipo Osa 11a e quelli 2/2 (II), 3/1 (II),

25/2 (IIB2), 78/5 (II), 169/1 (IIA2), tutti considerati nel tipo Osa 11b. Per lesempio n. 3 cfr. inoltre alcune brocche affini dalla vicina necropoli di Castiglione, tombe 55 (Bietti Sestieri, De Santis 2000, p. 81, fig. 94, fase IIB1), 77 (Bietti Sestieri, De Santis 2000, p. 81, fig. 95, IIB1) e 79 (De Santis 2001, p. 487, fig. 5, fase IIB). 24 Le brocche nn. 2 e 3 possono essere accostate, pi o meno genericamente, a diversi tipi della classificazione elaborata da M. Bettelli e, in particolare, a quelli O10A-E (Bettelli 1997, p. 50, figg. 13/8 e 14/1-4, documentati fra le fasi IIA2 e IIB) e O12B-C (Bettelli 1997, pp. 51-52, figg. 15/5, 16/2, documentati fra le fasi IIB1 e IIIA). Cfr. inoltre Mller Karpe 1962, tav. 44, stufe IIB, tipo 29. 25 Per lesemplare n. 2 si vedano le brocche con decorazione affine dallEsquilino, tomba I (Mller Karpe 1962, tav. 12C/7; Bettelli 1997, fase IIB2, riferita al suo tipo O10D), XL (Gjerstad 1956, fig. 149, 3; Bettelli 1997, IIB1, tipo O10C), XLII (Gjerstad 1956, fig. 160, 3; Bettelli 1997, IIB2, tipo O10E), LXXXIX (Gjerstad 1956, fig. 207, 3; Bettelli 1997, IIIA, tipo O12Ca) ed alcuni esemplari sporadici dal Quirinale (Gjerstad 1956, figg. 237/11, 240/3 equivalente a Mller Karpe 1962, tav. 33/13 e 15). Per il nostro n. 3 cfr., oltre agli esemplari precedentemente citati, anche quelli dalle tombe esquiline LXII (Gjerstad 1956, fig. 165, 2 equivalente a Mller Karpe 1962, tav. 12A/5; Bettelli 1997, IIB2, tipo O12B), XC (Gjerstad 1956, fig. 171, 3 equivalente a Mller Karpe 1962, tav. 8A/3; Bettelli 1997, IIB1, tipo O10A), LV (Gjerstad 1956, fig. 196, 2; Bettelli 1997, IIB1, tipo O10B). 26 Tivoli, Rocca Pia: brocche dalla tomba VI (M.A. Fugazzola Delpino, in CLP 1976, p. 205, cat. 68, 1, tav. XL) e dalla XXIVB (ibidem, p. 201, cat. 65,8, tav. XXXIXA), caratterizzate entrambe dal collo troncoconico e da una decorazione plastica affine a quella del nostro esemplare n. 2. 27 Esemplari affini per forma e decorazione al nostro n. 3 sono stati rinvenuti nella tomba posta a sud dellAra I (P. Sommella, in Lavinium 1975, p. 13, fig. 7, in alto a destra, p. 14, fig. 9) e nella 33 della necropoli SO (P. Sommella, in CLP 1976, p. 298, cat. 97, 2, tav. LXXVIB/2). 28 Brocche con collo troncoconico e decorazione a costolature pi fitte e nette che nel nostro esemplare n. 2 dalle tombe 5 (G. Bartoloni, in CLP 1976, cat. 120, 4, tav. XCV, 4) e 56 (Gierow 1966, p. 169, Jug tipo III B equivalente a Mller Karpe 1974, taf. 27d/8). 29 Per la brocca n. 2 cfr. gli esemplari sporadici dal terreno Marroni, scavi 1928 (Gierow 1964, figg. 136/3 e 138/4, corrispondenti rispettivamente a Gierow 1966, p. 166, fig. 48/4, Jug tipo II A, p. 167, Jug tipo II B); per lesemplare n. 3 cfr. quello sporadico da Coste Caselle (Gierow 1964, fig. 166 corrispondente a Gierow 1966, p. 166, Jug tipo II A). 30 Brocca sporadica affine al nostro n. 3 conservata nella collezione dellAbbazia di San Nilo (Gierow 1964, fig. 50, 2). 31 Viale Severiano, ritrovamenti effettuati nel 1962 presso le fondamenta della scuola elementare (De Meis 1984, p. 241, fig. 6, cat. V10, esemplare estremamente vicino al nostro n. 2 sia per la forma che per la decorazione).

Velletri: la necropoli preromana di Colle Palazzo. Nuovi dati darchivio.

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La combinazione di una brocchetta ovoide affine alla n. 1 con una brocca globulare simile per forma e decorazione alla n. 2 ricorre nellinumazione femminile 526 di Osteria dellOsa, contesto riferibile alla piena fase IIB. In termini generali e tenendo conto della sola documentazione restituita dal sepolcreto gabino, lassociazione di una coppia di brocche globulari (tipo Osa 11) con un vaso avente la funzione di brocchetta e/o quella di boccale (tipi Osa 15, 17 e 18, secondo la classificazione funzionale adottata per il sepolcreto suddetto) ricorre in almeno 8 sepolture, pertinenti a soggetti di entrambi i sessi e di diverse classi det, tutte ad inumazione e di cronologia compresa fra la fase IIA2 e la IIIA32. Gruppi di tre brocche globulari ricorrono invece in 6 contesti in tutto (prevalentemente di fase IIB1)33 mentre risulta piuttosto comune lassociazione di due vasi di questa foggia, documentata in quasi 60 sepolture, il 55% delle quali di fase IIB ed il 98% ad inumazione34, circostanze queste ultime che inducono a ritenere probabile che anche leventuale contesto di Colle Palazzo fosse contraddistinto dal rituale inumatorio, vista anche la scarsa diffusione della pratica dellincinerazione nel Lazio meridionale a partire dalla fase IIB35. Si potrebbe pertanto supporre che la sepoltura venuta alla luce nel 1911 sullaltura di Colle Palazzo fosse riferibile alla fase IIB e che si trattasse plausibilmente di una inumazione in fossa con riempimento di pietre, caratteristica questultima che ricorre in gran parte delle tombe laziali della I et del Ferro contraddistinte da tale rituale. La tomba in esame non era probabilmente isolata ma doveva far parte di un pi ampio sepolcreto del quale rimangono tracce in alcuni ritrovamenti riconducibili anchessi ad un orizzonte avanzato della II fase laziale, come ha convincentemente sottolineato L. Drago fin dal 198936. Si tratta in particolare di una brocca globulare morfologicamente affine ai nostri nn. 2 e 337 la quale, stando allunica testimonianza superstite, quella delle schede Nardini nelle quali contemplata con il NCatN 893, sarebbe stata anchessa rinvenuta presso la vigna gi Capuano a Colle Palazzo. Il fatto che tale vaso non venga descritto da Nardini nelle sue relazioni del 1911 e che il numero dordine non sia consequenziale rispetto a quello degli esemplari precedentemente descritti (come questi era solito fare per ritrovamenti unitari) sono elementi che lasciano supporre che tale reperto sia stato recuperato in un momento successivo e che, pertanto, vada riferito ad una diversa sepoltura. La brocca NCatN 893 si distingueva dalle altre citate per la presenza di una decorazione accessoria sulla spalla della quale Nardini fornisce una sommaria descrizione: essa era costituita da incavi circolari da ciascuno dei quali si staccano inferiormente una o due coppie di linee incise disposte obliquamente a guisa di nastri38. Brocche globulari con motivi decorativi affini a quelli citati sono piuttosto rare; un esemplare contraddistinto da bugne, da una fila di cuppelle e da scanalature verticali documentato nella tomba ad incinerazione 352 di Osteria dellOsa39 della fase IIA1 (fig. 3), ma le cuppelle, al contrario di quanto avviene nella brocca in esame, sono poste alla base delle scanalature e non viceversa; un motivo costituito da bugne coniche isolate e contrapposte, sormontate da due scanalature disposte a triangolo concentrico al cui vertice impressa una cuppella testimoniato sulla spalla di una brocchetta globulare Fig. 3 Brocca globulare da Osteria dellOsa, con collo indistinto facente parte del gruppo di reperti sporadici provenienti tomba 352 (da Bietti Sestieri 1992, fig. 3a.87, n. 3). dagli scavi del 1816-17 del Pascolare di Castel Gandolfo ed oggi conservata nelle raccolte dei Musei Vaticani per la quale Alessandro Mandolesi ha recentemente proposto una datazione nella seconda met del IX sec. a.C. (fig. 4)40. Confronti pi puntuali per la decorazione possono essere istituiti con due brocche sporadiche rinvenute luna ad Anzio (fig. 5) nella parte alta di Via Bengasi (non lontano da Viale Severiano, teatro nel 1962 di alcuni dei ritrovamenti gi richiamati come riscontro per gli esemplari precedentemente considerati)41 e
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Tombe 101 (fase II), 293 (fase IIB-IIIA), 435 (fase IIA2), 475 (fase IIB2), 492 (fase IIB1), 540 (fase IIB1), 553 (fase II), 579 (fase II). 33 Tombe 85 (fase IIB1), 361 (fase II), 432 (fase IIB1), 441 (fase II), 531 (fase IIB1), 598 (fase IIB1). 34 Delle 58 sepolture contraddistinte da una coppia di brocche tipo Osa 11, 17 sono genericamente di fase II (29%), 1 di fase IIA1 (2%), 7 di fase IIA2 (12%), 24 di fase IIB1 (41%), 8 di fase IIB2 (14%) ed 1 di fase IIB-IIIA (2%). 35 Cfr. da ultimo Nizzo 2008. 36 Drago Troccoli 1989, p. 45, ipotesi ribadita in tutti gli studi incentrati sulla protostoria veliterna apparsi negli anni successivi (cfr. in particolare Drago Troccoli 2002-2003, p. 50; Angle 2003, p. 143;

Angle 2006, p. 27; Angle 2007, pp. 174-175). 37 Drago Troccoli 1989, p. 45, nota 109 (in tondo le descrizioni tratte direttamente dalle schede Nardini): I nn. 867, 868, 893 sono tre orci a corpo lenticolare di tipo laziale di impasto bruno-rossastro lucidato con ansa a fettuccia sulla spalla e bugne sulla massima espansione; laltezza dellinv. 893 era di cm 10. 38 Drago Troccoli 1989, p. 45, nota 109. 39 Bietti Sestieri 1992, p. 595, fig. 3a.87, n. 3. 40 Mandolesi 2005, p. 296, cat. 187, Museo Gregoriano Etrusco inv. 15390, con riferimenti. 41 Chiarucci 1985, p. 26, tav. 3/1 e fig. 5 equivalente a Chiarucci 1989, p. 25.

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V. Nizzo

laltra a Nettuno, in localit Torre del Giglio42, entrambe caratterizzate da cuppelle alla base del collo a partire dalle quali si dipartono delle linee oblique discendenti che, nellesemplare nettunense, delimitano una bugna conica sormontata da costolature semicircolari. Sia dal punto di vista formale che da quello ornamentale la brocca di via Bengasi sembra essere la pi vicina a quella in esame al Fig. 4 Brocca globulare dal Pascolare di Castel Gandolfo, scavi 1816-17 (da Mandolesi 2005, p. 296, cat. 187). punto che, anche alla luce dei riscontri precedentemente evidenziati fra gli altri materiali veliterni di Colle Palazzo e quelli anziati, si potrebbe supporre che i due esemplari siano stati prodotti da artefici maturati nella medesima koin artigianale o, al limite, siano stati influenzati da prototipi comuni. I legami fra il repertorio anziate e quello veliterno nella I et del Ferro sono difficili da cogliere nella loro interezza data la scarsit dei ritrovamenti e le sfortunate vicende che hanno interessato le scoperte effettuate Fig. 5 Brocca globulare da Anzio, Via Bengasi (da Chiarucci 1989, p. 25). nelluno e nellaltro centro; tuttavia la posizione di Velletri presso una delle ultime propaggini meridionali del massiccio albano, a controllo degli assi stradali che, incuneandosi fra il monte Artemisio ed i monti Lepini attraversavano in senso SO-NE il Lazio meridionale congiungendo i centri della costa come Anzio ed Astura, attraverso Satricum, con quelli dellentroterra come Tivoli e Praeneste, sembra fornire una valida spiegazione allesistenza di reciproche influenze che tuttavia, alla luce dei dati disponibili, non possono essere indagate nelle loro esatte dinamiche43. Larea di Colle Palazzo si trova in prossimit di una delle direttrici che, distaccandosi dalla parte meridionale del borgo di Velletri (sovrapposto, almeno in parte, allinsediamento di et protostorica)44, proseguiva verso SO, in direzione di Satricum e degli antichi scali portuali di Anzio ed Astura, seguendo un percorso che ricalcava quello dei numerosi fossi e ruscelli che, nati alle falde dellArtemisio, confluiscono nelle acque del fiume Astura, navigabile nel suo ultimo tratto (fig. 6)45. Come gran parte del territorio limitrofo al moderno centro abitato anche il pianoro di Colle Palazzo ha perso negli ultimi decenni lesclusiva vocazione agricola che lo contraddistingueva fra il 700 ed il primo 900 quando limpianto di vigne come quella Capuano-Di Stazio o quella assai pi ampia di propriet dei Borgia dette luogo ai ritrovamenti esaminati in questa sede o, in una parte della vigna Borgia (poi vigna Filippi-Matiddi), a quello di un cimitero paleocri-

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Angle 2002, p. 75, cat. XVII, 4; esemplare datato nellambito del IX secolo. 43 Cfr. in termini generali la lucida analisi proposta di recente da Luciana Drago (Drago Troccoli 2002-2003, p. 50 sgg.), nella quale, sulla base di tutta la documentazione fino ad ora restituita dal territorio veliterno, viene messo in evidenza come il controllo dei percorsi citati abbia potuto determinare lo sviluppo e la crescita del centro urbano di Velletri e poi, tra il III ed il IV periodo laziale, lemergere di gruppi familiari a carattere gentilizio come quelli testimoniati dalle sepolture scoperte in localit Vallone e Colle Mozzo, per citare soltanto i ritrovamenti di maggiore importanza (cfr. inoltre Ghini 2003). Per una generale rilettura delle fasi della I et del Ferro del sito di Anzio (con la proposta di un inquadramento nellambito delle fasi IIB-IIIA del primo impianto del cosiddetto vallo volsco) si vedano da ultimi Egidi, Guidi 2009. Lesistenza di una strada diretta Velletri-Anzio (oggi ricalcata dalla via di Paganica) documentata, almeno per let romana, dal ritrovamento di diversi tratti di basolato (Cressedi 1953, p. 93; Crescenzi 1981, p. 38, g con bibliografia precedente); una strada di collegamento Velletri-Satricum testimoniata, oltre che da ritrovamenti archeologici, anche da una importante epigrafe della prima met del I sec. d.C. che ce ne restituisce il nome e ne attesta al contempo lalta antichit (L. Octavius Onesimus viam Mactorinam longa vetustate resciss(am) pecunia sua restituit []: Cressedi 1953, p. 92, p. 117, n. 44; Crescenzi 1981, p. 37, d, con bibliografia precedente; per

una ricostruzione della viabilit del territorio veliterno fra let repubblicana e quella imperiale cfr. inoltre Melis, Quilici Gigli 1983). In entrambi i casi assai probabile che tali strade ricalcassero percorsi di et considerevolmente pi antica. 44 Si vedano in particolare i ritrovamenti effettuati anche di recente nellarea della chiesa delle Stimmate (fig. 2, 8) dove, al di sotto del ben noto luogo di culto del VII sec. a.C., sono stati individuati resti di un preesistente stanziamento capannicolo (contraddistinto, forse, almeno dalla fase IIIA da una vocazione cultuale, come potrebbero testimoniare alcuni vasi miniaturistici) risalente, nelle sue prime fasi, al X-VIII sec. a.C. (cfr. in particolare, con bibliografia precedente, Guidi 1980, p. 151; Drago Troccoli 1989, pp. 37, 43-44; Strini, Ciccotti, Manganello 2001, pp. 35-37, scheda A7; Drago Troccoli 2002-2003, p. 45, nota 26; Ghini 2003, pp. 96-97; Angle 2007, pp. 170-172 e da ultime Ghini, Infarinato 2009; Ghini c.s.; Drago Troccoli c.s. a; Drago Troccoli c.s. b). Per le scoperte effettuate nellarea della Cattedrale di San Clemente (fig. 2, 7), anchesse risalenti ad un orizzonte di X-IX sec. a.C., con ulteriori tracce di frequentazione anche nella I et del Ferro e nellOrientalizzante concretizzatesi, successivamente, in un luogo di culto, cfr. da ultime Drago Troccoli 2002-2003, p. 45, nota 27, p. 50, nota 35, con bibliografia precedente; Ghini 2003, p. 97; Angle 2006, pp. 22-23; Ghini 2006, pp. 39-45). 45 Cressedi 1953, p. 72; Colonna 1988, p. 421; Drago Troccoli 2002-2003, pp. 40-41.

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