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it/ilbo Conti tedeschi che non tornano 20 luglio 2012 Quella odierna, oltre che dellinformazione, anche la societ dei numeri: cosa c di meglio di qualche dato statistico soprattutto se proveniente da unistituzione ritenuta credibile per avvalorare la propria tesi in modo da renderla apparentemente neutra, scientifica? Il problema si pone quando i numeri vengono usati come i lampioni dagli ubriachi: per sostenersi, pi che per vedere meglio. Con risultati per non sempre desiderati. quello che sembra essere successo con un articolo apparso sul Corriere della Sera dello scorso 16 luglio, che prende in considerazione le amministrazioni pubbliche di alcuni paesi europei. Scrive la giornalista: La Germania infatti fa molto di pi di noi, con meno spesa. Ha 82 milioni e mezzo di abitanti e 9,2 milioni di dipendenti pubblici, quindi rispetto alla popolazione molti di pi che non lItalia, ma il rapporto tra dipendenti pubblici e forza lavoro al 10,4%, e soprattutto la spesa in rapporto al Pil sta sotto il 7%, mentre noi impieghiamo l11%. A corredare larticolo segue uninteressante infografica.

Gi a un primo sguardo i numeri appaiono sospetti: se la matematica non un'opinione, vien fuori infatti che la Germania avrebbe una forza lavoro di 88 milioni e mezzo di persone, cio 6 milioni pi dei residenti (compresi bambini e pensionati). Qualcosa non torna. Per sciogliere il mistero, non resta che andare alla fonte: ossia allo studio citato dallarticolo, pubblicato nel dicembre dello scorso anno dallOsservatorio sul Cambiamento delle Amministrazioni Pubbliche OACP per Egea, la casa editrice dellUniversit Bocconi. Il documento, che si chiama Sistemi di pubblico impiego a confronto: casi di studio internazionali, curato da Giovanni Valotti, Giovanni Tria, Marta Barbieri, Nicola Bell e Paola Cantarelli e descrive le politiche del pubblico impiego in un campione di stati rappresentativo delle tradizioni amministrative occidentali e nella Commissione 1

www.unipd.it/ilbo Europea, tentando di identificare i trend comuni di riforma. In particolare, secondo gli autori, dai dati emergerebbe che negli ultimi tre decenni la maggioranza degli stati appartenenti allOcse ha avviato importanti riforme del pubblico impiego, con lobiettivo di crearea government that works better, costs less and gets results. Esaminando il documento fin dalla seconda riga si nota un dato sospetto. Secondo gli autori infatti i dipendenti della pubblica amministrazione australiana sono poco meno di 165.000 e rappresentano il 13,7% della forza lavoro (p. 5. Di seguito, la tabella relativa all'Australia).

Dunque in Australia, stando ai dati riportati, lavorerebbero solo 1.200.000 persone, che avrebbero il loro bel daffare per sostenere una popolazione di circa 19 volte superiore. In realt i dati dellAustralian Bureau of Statistics ci dicono unaltra cosa, e cio che nel giugno 2012 avevano un lavoro circa 11.500.000 australiani. A pagina 41 troviamo infine la tabella relativa alla Germania, che stata utilizzata come fonte dal Corriere.

Gi qui si avvertono delle discrepanze, nel senso che quelle che il Corriere presentava come dati OCSE 2010 sembrano in realt una miscela tra dati del 2009, rielaborati dagli autori dello studio, e dati del 2005 (la percentuale del pubblico impiego sulla forza lavoro). Un bel guazzabuglio. Il quadro che ne deriva continua comunque a destare forti dubbi. Infatti secondo i dati OCSE (qui rielaborati dallAstrid) nel 2002 i

www.unipd.it/ilbo dipendenti pubblici tedeschi erano meno di cinque milioni, e sembra difficile che ne siano stati assunti in tre anni pi di quattro milioni. Insomma i dati presentati sono chiaramente inattendibili - o quantomeno andrebbero accompagnati da una serie di caveat nella lettura -ma attraverso il quotidiano pi diffuso del nostro paese possono aver avvalorato o rinforzato lidea, nella mente di un numero imprecisato di persone, di un pubblico impiego italiano troppo inefficiente e spendaccione. I numeri, come le altre idee, una volta messi in circolo vivono di vita propria: come piccoli frankenstein sfuggono al controllo dei loro demiurghi e si mettono a fare quello che pare a loro. Spesso danni. D.M.D.

Link: www.unipd.it/ilbo/content/l%E2%80%99italia-delle-disuguaglianze