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La Stampa 17.7.

12 Mafia, scontro tra i poteri Napolitano A Palermo violate le mie prerogative Il Colle ricorre alla Consulta: Le intercettazioni con Mancino dovevano essere distruttte di Carlo Bertini ROMA Le intercettazioni telefoniche che coinvolgono anche indirettamente il presidente della Repubblica, sono assolutamente vietate in quanto comportano una lesione delle prerogative costituzionali del Capo dello Stato e non possono restare in atti processuali. Il Quirinale decide di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale per le decisioni che la procura di Palermo ha assunto riguardo intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato. Un secco altol che arriva dopo la lunga sequenza di polemiche scaturite dalle intercettazioni che riguardano il Colle nellinchiesta sulla presunta trattativa Statomafia. Oltre alle conversazioni tra il consigliere per gli affari giuridici Loris DAmbrosio e lex ministro degli Interni, Nicola Mancino, ce ne sarebbero altre due tra lo stesso Mancino e Napolitano, rivelate dal Fatto Quotidiano giorni fa, non ancora note nei contenuti e per le quali la Procura non ha disposto la distruzione. Il duro stop del Colle ai giudici palermitani giunge dopo la serie di attacchi mediatici che hanno alimentato una campagna di insinuazione e di sospetti nei confronti del presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori costruita sul nulla, come ebbe a dire lo stesso Napolitano lo scorso 21 giugno. Di qui la decisione di sollevare il conflitto, ritenendo dovere del Presidente della Repubblica, secondo linsegnamento di Luigi Einaudi, evitare che si pongano precedenti grazie ai quali accada che egli non trasmetta al suo successore le facolt che la Costituzione gli attribuisce immuni da qualsiasi incrinatura. In sostanza il capo dello Stato tiene a sottolineare che trattasi non di questione personale, bens istituzionale e il decreto presidenziale ripercorre cos la vicenda: La procura di Palermo, dopo aver preso cognizione delle conversazioni, le ha preliminarmente valutate sotto il profilo della rilevanza e intende ora mantenerle agli atti del procedimento perch esse siano dapprima sottoposte ai difensori delle parti e successivamente, nel contraddittorio tra le parti stesse, sottoposte allesame del giudice ai fini della loro acquisizione ove non manifestamente irrilevanti. E invece, come fa notare il decreto del Quirinale, a norma dellarticolo 90 della Costituzione e dellarticolo 7 della legge 210 del 1989, salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione, le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorch indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vitate e non possono essere quindi in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pm deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione. Nel giro di poche ore si consuma uno scontro istituzionale, con il ministro della Giustizia Severino che definisce latto del Colle il mezzo pi corretto per risolvere problemi interpretativi e la procura di Palermo che, dopo un rapido consulto, sostiene di aver rispettato tutte le norme a tutela del Presidente della Repubblica; e si infiamma la politica, con il Pd e il Pdl in difesa del gesto di Napolitano e lIdv subito allattacco. Ha ragione il Presidente quando sostiene che non devono esserci interferenze tra i vari organi costituzionali dello Stato, premette Di Pietro, ma noi ci schieriamo senza se e senza ma al fianco di quei magistrati palermitani che stanno facendo ogni sforzo possibile per accertare la verit sulla pagina buia rappresentata dalla trattativa tra Stato e mafia. No, liniziativa del Quirinale pi che opportuna, reagisce Enrico Letta, mentre di analfabetismo costituzionale dellex pm parla uno dei suoi uomini, Marco Meloni, a conferma che le distanze tra il Pd e lex pm si vanno allargando. Quello di Napolitano un atto opportuno, reagisce il Pdl Lupi. E allargomento del pm Ingroia secondo cui se lintercettazione non rilevante per la persona che sottoposta allimmunit, ma lo per un indagato qualsiasi, pu esser utilizzata, risponde duro Cicchitto. Chiedendo unazione disciplinare per questo gravissimo comportamento di un magistrato che ormai agisce senza freni.

Ma i tempi di un ricorso gi sollevato in altri casi da Ciampi e Cossiga per differenti motivazioni, potrebbero non esser brevi e la decisione della Consulta rischia di arrivare a mandato di Napolitano gi terminato.

Corriere 17.7.12 Le istituzioni e le persone di Michele Ainis Un conflitto di attribuzioni non una guerra nucleare. Serve a delimitare il perimetro dei poteri dello Stato, a restituire chiarezza sulle loro competenze. E la democrazia non deve aver paura dei conflitti: meglio portarli allo scoperto, che nascondere la polvere sotto i tappeti. Sono semmai le dittature a governare distribuendo sedativi. Eppure c' un che d'eccezionale nel contenzioso aperto da Napolitano contro la Procura di Palermo. Perch esiste un solo precedente, quello innescato da Ciampi nel 2005 circa il potere di grazia. Perch stavolta il capo dello Stato a differenza del suo predecessore rischia d'incassare il verdetto della Consulta mentre ancora in carica, sicch sta mettendo in gioco tutto il suo prestigio. Perch infine il conflitto investe il ruolo stesso della presidenza della Repubblica, la sua posizione costituzionale. Domanda: ma possibile intercettare il presidente? La risposta iscritta nella legge n. 219 del 1989: s, ma a tre condizioni. Quando nei suoi confronti il Parlamento apra l'impeachment per alto tradimento o per attentato alla Costituzione; quando in seguito a tale procedura la Consulta ne disponga la sospensione dall'ufficio; quando intervenga un'autorizzazione espressa dal Comitato parlamentare per i giudizi d'accusa. Quindi non vero che il presidente sia inviolabile, come il re durante lo Statuto albertino. Per nessuna misura giudiziaria pu disporsi finch lui rimane in carica, e senza che lo decida il Parlamento. Dinanzi a questo quadro normativo la Procura di Palermo ha scavato a sua volta una triplice trincea. Primo: nessuna intercettazione diretta sull'utenza di Napolitano, semmai un ascolto casuale mentre veniva intercettato l'ex ministro Mancino. Secondo: le conversazioni telefoniche del presidente sono comunque penalmente irrilevanti. Terzo: i nastri registrati non sono mai stati distrutti perch possono servire nei confronti di Mancino, e perch in ogni caso la loro distruzione passa attraverso l'udienza stralcio regolata dal codice di rito. Decider, com' giusto, la Consulta. Ma usando il coltello della logica, difficile accettare che sia un giudice a esprimersi sulla rilevanza stessa dell'intercettazione. Perch delle due l'una: o quest'ultima rivela che il presidente ha commesso gli unici due reati dei quali responsabile, per esempio vendendo segreti di Stato a una potenza straniera; e allora la Procura di Palermo avrebbe dovuto sporgere denuncia ai presidenti delle Camere, cui spetta ogni valutazione. Oppure no, ma allora i nastri vanno subito distrutti, senza farli ascoltare alle parti processuali. Come avviene, peraltro, per ogni cittadino, se intercettato mentre parla con il proprio difensore (articoli 103 e 271 del codice di procedura penale). E come stabil il Senato nel marzo 1997, quando Scalfaro venne a sua volta intercettato. In quell'occasione anche Leopoldo Elia, costituzionalista insigne, dichiar illegittime le intercettazioni telefoniche del capo dello Stato, sia dirette che indirette. Perch ne va dell'istituzione, non della persona. Le persone passano, le istituzioni restano.

Corriere 17.7.12 Valerio Onida, professore di Diritto costituzionale presso l'Universit di Milano, stato

presidente della Corte Costituzionale Un'iniziativa corretta Si pu ascoltare il Quirinale solo per alto tradimento di M. Antonietta Calabr ROMA Valerio Onida, professore di Diritto costituzionale presso l'Universit di Milano, stato presidente della Corte Costituzionale e attualmente presiede la Scuola superiore della magistratura. Quindi si trova in una posizione privilegiata per dare un giudizio sull'iniziativa del Quirinale di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura di Palermo. Cosa ne pensa? Quella del Quirinale un'iniziativa volta a fare chiarezza. E l'unica autorit che pu chiarire la Consulta: solo la Corte a poter dire qual la via corretta da seguire, in base alla legge, nel rapporto tra i due poteri. Il presidente Napolitano, nel decreto con cui viene sollevato il conflitto, non mostra alcun interesse diretto, ma sostiene che se lui tacesse si potrebbe precostituire un precedente suscettibile in futuro di incidere sulle prerogative del capo dello Stato. Quali prerogative? La legge 219 dell'89 esplicitamente prevede che il presidente della Repubblica non possa essere sottoposto a intercettazione se non dopo essere stato sospeso dalle funzioni nel procedimento d'accusa previsto dall'articolo 90 della Costituzione, cio per alto tradimento o attentato alla Costituzione. Anche nelle indagini di Palermo siamo al solito problema delle cosiddette intercettazioni indirette... Il divieto previsto dalla legge per il capo dello Stato assoluto. In ogni caso sar la Corte a stabilire se tale divieto comporta anche la totale inutilizzabilit e l'obbligo di distruzione immediata delle conversazioni intercettate occasionalmente su altre utenze. Non vede il pericolo che questo conflitto possa estendere le sue conseguenze ad altre cariche, ad esempio, il presidente del Consiglio? No, non credo proprio, perch la disciplina per i componenti del governo completamente diversa da quella per il capo dello Stato. Per loro, se indagati per reati ministeriali, non c' divieto di intercettazione, ma una procedura autorizzativa della Camera di appartenenza o del Senato, se non parlamentare. Ci sono precedenti nei quali il Quirinale ha sollevato un conflitto? Questa la terza volta. Il primo caso del 1981. Anche se allora il Quirinale ag insieme agli altri organi costituzionali contro la Corte dei Conti che voleva estendere la sua giurisdizione anche ai bilanci dei vertici dello Stato. Il secondo conflitto fu sollevato dall'allora presidente Ciampi. La Corte, allora, afferm che in materia di concessione della grazia, il ministro della Giustizia non pu denegare la sua controfirma all'atto di clemenza presidenziale.

Repubblica 17.7.12 La verit e le regole di Carlo Galli

IL CONFLITTO fra i poteri dello Stato sollevato dalla Presidenza della Repubblica contro la Procura di Palermo, e portato davanti alla Corte costituzionale, ha indubbiamente gravissime implicazioni e altissime potenzialit di crisi istituzionale. Che vanno chiarite al pi presto e, se possibile, raffreddate. Osservato che non erano n irrilevanti n infondate le perplessit sollevate a suo tempo da Eugenio Scalfari sulla vicenda delle intercettazioni indirette al capo dello Stato, e che non del tutto chiare erano state le risposte dei magistrati di Palermo, si devono primariamente operare distinzioni. La prima delle quali tra la persona di Napolitano e la materia processuale nel cui ambito le intercettazioni sono avvenute che la complessa indagine sulla trattativa Stato-mafia del 19921993. La verit pubblica e ufficiale su quella trattativa se c stata, per ordine di chi, in quali termini deve essere accertata attraverso la via giudiziaria: , questo, un dovere istituzionale della magistratura, dalla quale lopinione pubblica democratica si attende comportamenti ineccepibili e radicali, che facciano luce piena su un passaggio oscuro, e cruciale, della storia della repubblica. La verit interesse di tutti gli onesti; anzi, loro diritto. Ma nessuno pu pensare che quella verit stia nelle risposte di Napolitano a Mancino, che gli telefonava. Nel merito, le parole di Napolitano non possono dire nulla di rilevante su quella vicenda. E chi chiede che vengano stralciate e distrutte non sta coprendo reati, o ombre, o opacit. Sta invece chiedendo che vengano rispettate le prerogative del capo dello Stato, che in circostanze come queste non pu essere intercettato neppure occasionalmente e incidentalmente. Come appunto sostiene Napolitano, preoccupato non per s ma per la carica istituzionale che ricopre, che vuole consegnare al successore priva di ogni lesione nei poteri e nei diritti costituzionalmente sanciti. Poich la questione sotto il profilo giuridico se la magistratura sia stata corretta o abbia ecceduto nei suoi poteri, se quelle intercettazioni occasionali debbano essere distrutte subito o solo dopo una valutazione del gip, se siano irrilevanti soltanto per le risposte di Napolitano o nella loro interezza (cio anche nelle parti di Mancino), e poich si tratta di una questione difficile, giusto lasciare alla Corte costituzionale il compito di decidere. Ma seconda distinzione la sostanza politica della vicenda non qui. , invece, nei sospetti che si vogliono avanzare sul Presidente, per indebolirne limmagine e il ruolo politico; per travolgere, con un allarmismo qualunquistico, quel che resta della legittimit repubblicana, e per confezionare unimmagine di Paese allo sbando. Sarebbe, questa, lultima autolesionistica risposta delle lite ciniche e riluttanti (il cinismo ha infatti molte facce, anche quella delloltranzistico giustizialismo) al dovere del momento: che di salvare lItalia nella dignit, non di farla affondare in una universale vergogna. Una terza distinzione poi quella fra illecito e inopportuno. Mancino, chiamato a testimoniare in tribunale sul suo operato di allora ministro dellInterno, e quindi comprensibilmente infastidito, non ha commesso un illecito a cercare contatti col Quirinale, e a chiedere consigli. Certo, si trattato di comportamenti inopportuni e imbarazzanti; non censurabili, ma espressione di abitudini tipiche pi dei potenti che dei comuni cittadini. In modo speculare, di fronte alla ricerca di quei contatti, non si pu non vedere che da parte di qualche collaboratore del Presidente ci siano stati comportamenti altrettanto impropri e imprudenti. Per ultima, la distinzione fra le prerogative del capo dello Stato e il normale diritto-dovere di cronaca. Inviolabili tanto le une quanto laltro; e neppure confliggenti. Infatti, una democrazia costituzionale vive di regole, se queste sono sostanza etica e non superficiali formalismi giuridici: la violazione di uno status quello del presidente della Repubblica , quando solennemente sancito dalla Carta, non un atto di libert, ma uno sgarro istituzionale e un gesto oggettivamente sfascista; allo stesso modo, utilizzare pretestuosamente la vicenda delle intercettazioni del Quirinale come metro per valutare altre intercettazioni, e per varare una legislazione proibizionistica o comunque lesiva della libert dinformazione e del diritto dei cittadini di essere informati un proposito liberticida che, mettendo

il bavaglio ai mezzi di comunicazione, nasconderebbe agli italiani notizie sostanziali e determinanti sulla loro condizione civile e politica, sullo stato della loro democrazia. Entrambi i diritti quello del capo dello Stato e quello degli italiani vanno conservati intatti, per conservare insieme a essi la sostanza della democrazia, cio i diritti di tutti. Mai come in questo caso la distinzione cio, secondo letimologia, la critica esercizio virtuoso, di giudizio, di prudenza e di verit. Come invece esercizio vizioso quello di tutti coloro che fanno di ogni erba un fascio e, sotto il pretesto dellinteresse alla verit, la seppelliscono cos in una notte in cui tutte le vacche sono nere.

lUnit 17.7.12 Francesco Messineo, procuratore della Repubblica di Palermo Rispettiamo liniziativa ma linchiesta non e toccata di Massimo Solani La prima reazione, dopo la notizia del conflitto di attribuzioni sollevato dal Quirinale, e stata la decisione di convocare un incontro in Procura con il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i sostituti Lia Sava, Nino Di Matteo, e Palermo Guido. Un modo per discutere insieme ai magistrati assegnatari del procedimento, spiega il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo. E troppo presto per fare valutazioni tecniche, ma di una cosa il procuratore e convinto: liniziativa del Quirinale non collide minimamente con lindagine che invece puo continuare. Dottor Messineo, ve lo aspettavate o vi ha colto di sorpresa? Diciamo che non e un problema di sorpresa, piuttosto direi che non avevamo avuto nessuna indicazione in tal senso. LAvvocatura generale ci aveva chiesto delle notizie ma senza fare riferimento alliniziativa, e noi le avevamo fornite. Quella del conflitto di attribuzione e una delle possibilita previste dallordinamento. Abbiamo preso atto delliniziativa del Capo dello Stato. Secondo il decreto le intercettazioni del Presidente della Repubblica, ancorche indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione. Una valutazione che voi non condividete? Noi non abbiamo trascritto alcuna intercettazione e sullutilizzabilita di quelle telefonate noi siamo assolutamente daccordo con il Quirinale. Il dissenso fra le nostre valutazioni e quelle della presidenza della Repubblica riguarda due punti: il primo e quello della valutabilita come utili o non utili, rilevanti o meno ai fini dellinchiesta. E noi le abbiamo valutate come non rilevanti. Mi pare che nel decreto si contesti questa posizione e si dica cioe che non deve essere fatta alcuna valutazione: e un punto di vista legittimo e argomentabile. Il secondo punto di divergenza riguarda invece la modalita di distruzione, che secondo noi dovrebbe seguire una procedura garantita davanti al gip mentre il Quirinale ipotizzerebbe una procedura che non preveda lintervento delle parti o altro. Credo che i punti di dissenso siano sostanzialmente questi due, e saranno oggetto dellesame della Corte Costituzionale. Ma il passaggio davanti al gip non potrebbe aumentare i rischi di una fuga di notizie su colloqui destinati alla distruzione e giudicati da voi stessi irrilevanti ai fini dellinchiesta? Se ce senso di responsabilita e correttezza da parte di tutti direi di no. Del resto la fuga di notizie e sempre dietro langolo, indipendentemente dal tipo di procedura seguita. Ma io tendo a ritenere che

questo pericolo possa essere escluso. Su quali argomentazioni sosterrete la correttezza delle vostre scelte davanti alla Corte Costituzionale? E un po presto per parlare di valutazioni o di atteggiamento processuale, prima aspettiamo di essere ufficialmente informati della vicenda, poi ne faremo oggetto di riflessione. Per il ministro della Giustizia Severino quello scelto dal Quirinale e il mezzo piu corretto. E daccordo anche lei? Per carita, certo. Non so se effettivamente sia il piu adatto o meno, di sicuro e un mezzo previsto dallordinamento e del tutto corretto quindi non ce nulla da osservare rispetto al suo utilizzo. Sara la Corte Costituzionale a stabilire qual e la procedura da seguire e i limiti dei poteri del pubblico ministero in casi di questo genere. Noi siamo perfettamente aperti a recepire le indicazioni che ci verranno date e non abbiamo alcuna tesi preconcetta. Intorno alla vicenda delle telefonate del Quirinale in queste settimane si sono utilizzati i termini di attacco, tensione e scontro. E questo il contesto che anche voi avete respirato? Per mia natura sono molto lontano da queste logiche: io credo che il diritto sia una disciplina argomentabile e che gli argomenti giuridici debbano essere dibattuti con la massima serenita. Poi si puo avere ragione o meno, ma questo non determina uno scontro. Almeno per il mio modo di vedere la questione. Lo schieramento politico si e diviso fra chi parla di un tentativo di minare lindagine sulla trattativa e chi invece giudica la vostra azione un attacco nei confronti della presidenza della Repubblica. E legittimo che la politica esprima delle valutazioni difformi e diverse, ma sono valutazioni che appartengono alla politica soltanto. Io per mia natura non vedo mai macchinazioni o altro: abbiamo preso atto di questa iniziativa e la seguiremo in tutte le sue parti per poi fare le nostre valutazioni giuridiche, ma non ho alcuna sensazione in tale direzione. Quindi non ritiene, come invece ha azzardato qualcuno, che sia in atto un tentativo di colpire una inchiesta cosi delicata e importante? No, lo escludo assolutamente. Anche perche lindagine e ormai alle ultime battute e il materiale probatorio e per la massima parte acquisito, per cui non siamo in una fase in cui lindagine possa subire un freno o un blocco. Ma di sicuro questa iniziativa del Quirinale non collide minimamente con lindagine che invece puo continuare.

il Fatto 17.7.12 Il decreto della Presidenza della Repubblica Premesso che (...) sono state captate conversazioni del Presidente della Repubblica nel corso di intercettazioni telefoniche effettuate su utenza di altra persona; Preso atto che il Procuratore della Repubblica di Palermo, in risposta a richiesta di notizie formulata il 27 giugno 2012 dallAvvocato Generale dello Stato, ha riferito che, questa procura, avendo gi valutato come irrilevante ai fini del procedimento qualsivoglia eventuale comunicazione telefonica in atti diretta al Capo dello Stato non ne prevede alcuna utilizzazione investigativa o processuale, ma esclusivamente la distruzione da effettuare con losservanza delle formalit di legge; Preso atto altres che (...) il procuratore della Repubblica ha ulteriormente affermato (...) che in tali casi alla successiva distruzione della conversazione legittimamente ascoltata e registrata si procede esclusivamente previa valutazione della

irrilevanza della conversazione stessa ai fini del procedimento e con la autorizzazione del gip, sentite le parti; Considerato che la procura di Palermo, dopo aver preso cognizione delle conversazioni, le ha preliminarmente valutate sotto il profilo della rilevanza e intende ora mantenerle agli atti del procedimento perch esse siano dapprima sottoposte ai difensori delle parti ai fini del loro ascolto e successivamente, nel contraddittorio tra le parti stesse, sottoposte allesame del giudice ai fini della loro acquisizione ove non manifestamente irrilevanti; Ritenuto che, a norma dellarticolo 90 Cost. e dellart. 7 legge 5 giugno 1989, n. 219, salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione (...) le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorch indirette od occasionali, sono da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione; Osservato che comportano lesione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica, quantomeno sotto il profilo della loro menomazione, lavvenuta valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro eventuale utilizzazione (investigativa o processuale), la permanenza delle intercettazioni agli atti del procedimento e l'intento di attivare una procedura camerale che anche a ragione della instaurazione di un contraddittorio sul punto aggrava gli effetti lesivi delle precedenti condotte; Rilevato che dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza delloccorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolt che la Costituzione gli attribuisce (Luigi Einaudi) (...) Decreta la rappresentanza del Presidente della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione.

il Fatto 17.7.12 Conflitto Napolitano Il Capo dello Stato allattacco della Procura siciliana Chiede alla Consulta di distruggere le sue intercettazioni di Eduardo Di Blasi Anche per Giorgio Napolitano arrivato il momento del non ci sto. Con decreto della Presidenza della Repubblica, ieri, il Capo dello Stato ha infatti dato incarico allAvvocatura dello Stato di sollevare conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Palermo. Motivo: le intercettazioni non ancora trascritte che sono allegate al processo sulla trattativa Stato-mafia e che vedono registrata la voce di Giorgio Napolitano mentre parla al telefono con lex presidente del Senato Nicola Mancino. Per il Quirinale quelle intercettazioni devono essere distrutte immediatamente, senza attendere di essere portate al vaglio delle difese degli imputati e del giudice. In quel passaggio, infatti, rischierebbero di essere catalogate come non manifestamente irrilevanti e finire quindi agli atti dellinchiesta palermitana sui rapporti che intercorsero a cavallo degli anni delle stragi tra lo Stato e la mafia. Non solo. Anche se quei file audio fossero ritenuti manifestamente irrilevanti, il loro ascolto ne disvelerebbe il contenuto che finirebbe con ogni probabilit sulle pagine dei giornali. Il Colle non vede dunque che una strada: distruggerle immediatamente. LO SCRIVE nero su bianco, citando larticolo 90 della Costituzione (quello per cui il Presidente della Repubblica non responsabile per gli atti compiuti nellesercizio delle sue funzioni e pu essere processato solo per lalto tradimento o lattentato alla Costituzione) e la legge 219 del 5 giugno 1989 che norma i reati ministeriali e quelli riguardanti la messa in stato di accusa del Capo dello Stato. Per intercettare il Presidente della Repubblica, scritto nel comma citato dal Colle, si dovrebbe attendere che la Corte costituzionale ne abbia disposto la sospensione dalla carica (e ci avviene solo dopo che lo stesso sia posto in stato di accusa). E poco importa questa la postilla presidenziale che il Presidente sia intercettato direttamente o indirettamente, come nel caso delle conversazioni con Mancino.

Le intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica scritto nel documento in cui il Quirinale mette nelle mani dellAvvocatura la questione ancorch indirette od occasionali, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione. La trafila di legge, infatti, comporterebbe lesione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica, quantomeno sotto il profilo della loro menomazione, lavvenuta valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro eventuale utilizzazione (investigativa o processuale), la permanenza delle intercettazioni agli atti del procedimento e lintento di attivare una procedura camerale che anche a ragione della instaurazione di un contraddittorio sul punto aggrava gli effetti lesivi delle precedenti condotte. La richiesta suggellata dalla citazione di Luigi Einaudi: dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza delloccorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolt che la Costituzione gli attribuisce. LA POLITICA tutta plaude allatto della Presidenza della Repubblica. Lunica voce contraria quella del leader Idv Antonio Di Pietro: Ci auguriamo che nessuno, qualunque carica rivesta, interferisca con lAutorit giudiziaria nellaccertamento della verit. Tra chi, come il Pdl, ne trova ragione per rispolverare leggi bavaglio e rinnovare anche la giustezza del conflitto di attribuzione che lallora premier Silvio Berlusconi sollev nei confronti della Procura di Milano sul caso Ruby (ma il Capo dello Stato rivendica poteri suoi propri, quelli scritti nellarticolo 90 della Costituzione, di cui il presidente del Consiglio non dispone) e chi come lUdc Casini parla di atto di responsabilit che solo gli analfabeti possono fraintendere, registriamo la posizione del ministro della Giustizia Paola Severino: Il Capo dello Stato ha usato il mezzo pi corretto. Ora, dunque, tutto in mano allavvocatura. Per mettere a punto il complesso ricorso si stima che si arriver a settembre.

il Fatto 17.7.12 Intervista a Gerardo DAmbrosio Il Presidente non al di sopra delle leggi di M. L. La Procura di Palermo ha rispettato la legge e io al loro posto avrei fatto esattamente lo stesso. Parola di Gerardo DAmbrosio, 71 anni, senatore della Repubblica nel gruppo Pd. Fu proprio lallora Procuratore aggiunto di Milano il protagonista del caso invocato come precedente dalle due parti in causa. A favore della distruzione delle telefonate dai giuristi di complemento del Colle. A favore della liceit dellintercettazione indiretta del Capo dello Stato, dal Procuratore aggiunto Antonio Ingroia. E il verdetto di DAmbrosio netto: Da ex magistrato dico che non esiste una norma che permetta di fare quello che chiede il Quirinale. Non solo. Da politico io sarei contrario a introdurla. Senatore DAmbrosio, lei stato eletto con i Ds, lo stesso gruppo dal quale proviene il Capo dello Stato ma si occup del caso nel quale fu intercettata nel 1993 la telefonata tra il presidente Scalfaro e il banchiere Carlo Piantanida. Secondo alcuni politici e giuristi vicini al presidente quel precedente avrebbe imposto la distruzione delle telefonate nel caso Mancino-Napolitano. Noi depositammo la telefonata perch non esiste una norma che permetta di distruggere le telefonate senza nemmeno sentire le parti. Questa norma non cera allora e non c nemmeno adesso. Eppure il Quirinale ieri ha emanato un decreto per sostenere che le telefonate del Capo dello Stato, secondo la Costituzione che ne prevede limmunit, devono essere distrutte tutte, anche quelle

intercettate sul telefono di un altro soggetto che parla con il presidente. Se lorientamento questo dovrebbero fare una legge per stabilire che le conversazioni del presidente della repubblica non sono intercettabili n utilizzabili mai, anche se indirette. Lei oggi un politico. Come vedrebbe una legge che introducesse il divieto di intercettazione anche indiretta delle conversazioni del Capo dello Stato? Voterei contro. Secondo me sarebbe eccessivo. Limmunit del presidente riguarda solo la sua non punibilit. La sua immunit da intercettazioni indirette mi sembrerebbe troppo. Anche allora per il ministro Flick diede ragione allex presidente Cossiga e ad altri che fecero interrogazioni contro la sua Procura di Milano sostenendo si trattasse di un illecito. Quellinterpretazione si basava sul fatto che il presidente della repubblica non punibile. Ma non centra nulla. Il problema che qualsiasi intercettazione telefonica, anche quella con il Capo dello Stato, pu essere usata anche dalla difesa per difendere limputato e quindi si possono distruggere solo davanti al gip, nel contraddittorio tra difesa e accusa. Cosa avrebbe fatto al posto del Procuratore capo Francesco Messineo? Avrebbe distrutto tutto come chiede il Colle? Anche io non farei nulla del genere senza un cambiamento delle norme. Secondo Eugenio Scalfari bisognerebbe addirittura interrompere la registrazione appena compare la voce del Capo dello Stato La regola unaltra e non si vede perch non debba essere applicata a unintercettazione indiretta del Capo dello Stato. La legge uguale per tutti. Perch allora il Presidente si ostina in questa interpretazione? Evidentemente ha tenuto conto dellaffermazione del ministro Giovanni Maria Flick, ma quella uninterpretazione di un politico, autorevole quanto si vuole, che non vincolante sotto il profilo giuridico per il magistrato. m.l.

il Fatto 17.7.12 Palermo non ci sta: Regole rispettate I procuratori Ingroia e Messineo: ci accusano di aver violato la legge, non era mai successo di Marco Lillo Proprio mentre Salvatore e Rita Borsellino, nel consiglio comunale di Palermo, presentavano assieme al sindaco Leoluca Orlando le celebrazioni del ventennale della strage di via DAmelio, con un tempismo infelice il Presidente della Repubblica decideva di portare sul banco degli imputati i magistrati che stanno indagando sui moventi della strage e la trattativa Stato-mafia. A quei magistrati Giorgio Napolitano contesta davanti alla Corte Costituzionale un comportamento gravissimo:

linvasione di campo ai danni del Capo dello Stato nel-linchiesta sulla trattativa. MAI IL QUIRINALE era sembrato pi lontano da Palermo di ieri. Mentre la famiglia Borsellino presentava un programma di commemorazioni che tutto un abbraccio ai magistrati da onorare e proteggere mentre sono vivi, il Quirinale rendeva pubblico un decreto pieno di premesso che nel quale si contesta formalmente un comportamento vietato dalla legge: avere osato ascoltare la voce del Capo dello Stato mentre parlava con il suo amico intercettato, Nicola Mancino. Il decreto della Presidenza della Repubblica nel quale si cita addirittura Luigi Einaudi come ispiratore di un atto formale che potrebbe avere conseguenze disciplinari e persino penali contro quei magistrati che si sono impegnati per anni nella ricerca della verit sugli anni pi bui della Repubblica, stata accolta come una fucilata alla schiena, un fuoco amico inatteso e ancora pi pericoloso perch non arriva dalle retrovie, ma dallalto. Dal Colle pi alto. Dopo un iniziale sbandamento, e una serie di riunioni concitate con i suoi sostituti, il Procuratore capo Francesco Messineo ha incontrato ieri la stampa per gettare acqua sul fuoco: Prendiamo atto della posizione della Presidenza della Repubblica, ha detto il procuratore, ma a mio parere tutte le norme che sono poste a tutela del presidente della Repubblica sono state rispettate dalla Procura di Palermo. Messineo stretto tra lincudine del Quirinale e il martello della rivelazione di segreti dindagine. Messineo non pu ammettere lesistenza delle intercettazioni telefoniche Mancino-Napolitano che invece spavaldamente il Quirinale afferma allindicativo nel suo comunicato. Gli audio delle telefonate tra il presidente e il preoccupatissimo ex ministro dellInterno non sono infatti ancora stati depositati e sono segreti perch non fanno parte dellinchiesta chiusa, quella che riguarda Mancino, Mannino, DellUtri e gli altri. Bens sono contenuti nel fascicolo dellindagine madre, di cui quella appena chiusa un ampio stralcio. PER QUESTA RAGIONE Messineo, alla richiesta del Quirinale di notizie sullesistenza di quelle conversazioni, non ha potuto fare altro che rispondere ove esistessero sarebbero irrilevanti. Non poteva scrivere di pi perch avrebbe commesso una violazione del segreto, su istigazione del presidente della Repubblica e del Csm, un assurdo politico prima ancora che giuridico. Ecco perch ieri Messineo con i cronisti era costretto ai salti mortali: Ove esistessero queste intercettazioni sarebbero occasionali e pertanto non sono state preordinate nei confronti della personalit coperta da immunit. Solo in questultimo caso sarebbero certamente illegali. Messineo si dice sereno e quasi curioso di vedere come si risolver il dibattito dottrinale. La questione molto delicata. In Procura, appena spariscono i taccuini, la delusione e la rabbia si taglia col coltello: il capo dello Stato li accusa di aver violato la legge. E la prima volta nella storia della Procura di Palermo. Quando Messineo comincia a spiegare che si tratta di una materia spinosa, quasi senza precedenti, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, presente nella stanza e silenzioso fino a quel momento, fa notare che un precedente c: nel 1997 usc sui giornali unintercettazione dellallora presidente Oscar Luigi Scalfaro che, come in questo caso, era stata intercettata su unaltra utenza. E allora fu trascritta e depositata. Ed proprio questo il pomo della discordia: il caso Scalfaro. Anche se non lo cita espressamente, chiaro che il Quirinale invoca il medesimo precedente ma per sostenere la tesi inversa: lillegittimit dellintercettazione telefonica Mancino-Napolitano. Lallora capo dello Stato nel novembre del 1993 fu intercettato dalla Procura di Milano, allora diretta da Francesco Saverio Borrelli, mentre parlava con lallora presidente della Banca Popolare di Novara, Carlo Piantanida, intercettato dalla Guardia di Finanza. Quattro anni dopo, quando la trascrizione fu pubblicata da Il Giornale dei Berlusconi, scoppi un putiferio politico. Lex presidente Francesco Cossiga, spalleggiato da alcuni esponenti del centrosinistra come Cesare Salvi, sostenne che il presidente non pu mai essere intercettato nemmeno in via indiretta e il ministro della Giustizia di allora, Giovanni Maria Flick, poi nominato nel 2000 da Ciampi giudice costituzionale e dal 2008 al 2009 promosso presidente della Corte, disse in

Parlamento: I magistrati non hanno violato alcuna norma, anche se la procedura seguita non appare in linea con i principi della Costituzione a tutela del Presidente della Repubblica. Flick, con oratoria un po cerchiobottista, da un lato non ravvis nella condotta dei magistrati aspetti di macroscopica inosservanza delle disposizioni di legge o di loro abnorme interpretazione. Dallaltro sottoline per che esiste nel nostro ordinamento un assoluto divieto di intercettazione telefonica nei confronti del presidente della Repubblica a tutela delle sue prerogative. Tuttavia aggiunse Flick, oggi presidente del San Raffaele questo principio frutto di uninterpretazione sistematica e non trova riferimenti letterali nella normativa codicistica. Dopo quella polemica politica per nessuno in Parlamento fece nulla per cambiare la legge ed con quelle norme che la Procura di Palermo ha ritenuto di potere intercettare le telefonate di Mancino in cui si sente la voce di Napolitano. A taccuini chiusi, in Procura si fa notare che non esiste alcuna norma che preveda la procedura di distruzione invocata dal decreto del presidente, cio su richiesta del pm e con laccordo del gip, ma senza sentire le parti. Lo dimostra il fatto che il Presidente fanno notare fonti vicine alla Procura non segue linterpretazione estrema di Eugenio Scalfari. Secondo il fondatore di Repubblica, appena udita la voce del Presidente, la polizia giudiziaria avrebbe dovuto addirittura interrompere la registrazione. Per Napolitano invece laudio poteva essere registrato, ma non trascritto e andava immediatamente distrutto con decreto del gip. Anche se la legge non lo prevede: purch nessuno lo ascolti prima. http://spogli.blogspot.it