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LA CONDUZIONE ELETTRICA Introdurremo ora i parametri fondamentali per descrivere la conduzione elettrica nei solidi metallici, presentando le leggi

fondamentali che descrivono tale fenomeno, utilizzando i concetti di campo elettrico, differenza di potenziale ed energia. Portatori di carica nei solidi: conduttori e isolanti Abbiamo visto che lenergia dellelettrone dellatomo di idrogeno era 2,17 10 18 J . A livello microscopico questo valore piuttosto elevato. Per esempio, la temperatura che dovrebbe possedere un gas di atomi di idrogeno affinch ciascun atomo possieda lenergia cinetica di 2,17 10 18 J , 1 3 calcolabile attraverso la formula di Clausius mv 2 = kT , dovrebbe essere: 10 5 K . 2 2 Gli elettroni pi esterni generalmente possiedono energie di legame inferiori a quelle dellelettrone dellatomo di idrogeno; tuttavia sono sempre assai elevate e proprio per questo gli atomi isolati hanno una struttura elettronica stabile. La situazione cambia drasticamente quando gli atomi si trovano vicini fra loro, come in un solido. In tal caso gli elettroni di un generico atomo non sono soggetti alla sola forza prodotta dal nucleo e dai restanti elettroni dellatomo cui appartengono, ma risentono delle forze elettriche prodotte dai nuclei e dagli elettroni degli atomi posti intorno ad esso. Per effetto di questo sistema di forze, gli elettroni vengono a trovarsi legati ai nuclei atomici pi o meno fortemente. Conduttore elettrico: in alcune sostanze, tale legame diventa debolissimo per gli elettroni atomici pi esterni; di conseguenza, questi elettroni possono muoversi abbastanza liberamente allinterno della sostanza quasi come fossero particelle di un gas (gas di elettroni) mobili nei reticoli cristallini; questi elettroni vengono chiamati elettroni di conduzione. Isolante elettrico: in altre sostanze, le forze di legame sono pi intense e perci molto difficile spostare gli elettroni, anche quelli pi esterni, da una parte allaltra della sostanza. Osservazione Occorre chiarire come mai gli elettroni di conduzione, che si muovono liberamente nei reticoli cristallini, non sfuggono al di fuori di essi. Si tenga presente che, per esempio, alla temperatura T = m 300K la velocit delle particelle del gas di elettroni v = 1,17 10 5 , una velocit considerevole! s Il motivo per cui gli elettroni non riescono ad uscire dal reticolo dovuto al fatto che il confine di un reticolo pu essere schematizzato interpretando lo strato di ioni che definisce la superficie del reticolo come un doppio strato elettronico caratterizzato da una carica positiva allinterno del materiale (carica associata ai nuclei atomici) e da una carica negativa verso lesterno (carica associata agli elettroni atomici).

Questo doppio strato genera un campo elettrico che punta verso lesterno e che sar quindi in grado di richiamare verso linterno gli elettroni di conduzione (negativi) tendenti a sfuggire dal reticolo. Quando per la temperatura del gas di elettroni diventa elevata, la velocit degli elettroni di conduzione raggiunge livelli tali da far sfuggire gli elettroni allesterno del reticolo: effetto termoelettronico. Come si genera una corrente di cariche?

Con il campo elettrostatico generato da due sfere cariche di segno opposto, collegate da un conduttore metallico filiforme, possiamo creare un flusso di cariche come in figura. In questo modo siamo in grado di produrre uno spostamento di elettroni nel filo dalla sfera negativa a quella positiva. Tale flusso di elettroni, per, si esaurisce rapidamente, in quanto a esso associato il contemporaneo neutralizzarsi della carica delle sfere. Occorre quindi mantenere la differenza di potenziale fra due punti del conduttore. Questo non rientra nelle caratteristiche di un campo elettrostatico (coerentemente con il fatto che il,campo elettrostatico conservativo): con il solo campo elettrostatico non possibile mantenere una corrente stazionaria di cariche. Per creare un flusso di elettroni stabile nel tempo in un conduttore occorre un generatore di corrente, ossia un sistema che sia in grado di creare due accumuli di cariche di segno opposto in due zone opposte del circuito, detti poli, e di mantenerli nel tempo. In altre parole, il generatore deve essere in grado di creare un campo elettromotore opportuno Em; questo campo sar presente solo entro il generatore e quindi la sua circuitazione, valutata su un percorso chiuso che passa nel generatore e nel conduttore che non connette i poli, risulter diversa da zero. In definitiva, le cariche mobili dovranno essere soggette allazione di due campi: Un campo elettrostatico di circuitazione nulla che, da solo, non potrebbe creare una circolazione di cariche entro il circuito: Un campo elettromotore di circuitazione diversa da zero, che sia in grado di creare, entro il generatore, uno spostamento di carica negativa dal polo positivo a quello negativo e di compensare quindi la diminuzione di carica positiva del polo positivo e di carica negativa del polo negativo prodotta dal flusso di elettroni che si muovono dal polo negativo al polo positivo entro il conduttore che connette i due poli; A questa capacit del generatore di muovere cariche elettriche viene associata una grandezza fisica detta forza elettromotrice, f.e.m. (in realt non si tratta di una forza ma di una differenza di potenziale!!). Ovviamente la produzione del campo elettromotore richiede a sua volta un impegno di energia e perci si deve ammettere:

in un circuito elettrico lenergia totale erogata dal generatore viene dissipata in parte internamente al generatore (resistenza interna r) e in parte nella resistenza del sistema in cui circola la corrente (resistenza utilizzatrice o carico R):

energia erogata =

i 2 Rt + i 2 rt

Si definisce forza elettromotrice ( f.e.m. ) di un generatore il rapporto fra lenergia da esso erogata e la carica che viene posta in movimento nel circuito elettrico di cui il generatore fa parte:

f .e.m. =

i 2 Rt + i 2 rt = iR + ir it

Un generatore di corrente pu essere realizzato utilizzando tecniche diverse. Nel Settecento si usavano macchine elettrostatiche nelle quali la carica elettrica veniva continuamente ricreata mediante sfregamento di materiali opportuni. NellOttocento, con linvenzione della pila da parte di Volta, le macchine elettrostatiche furono sostituite da sistemi basati su effetti elettrochimici capaci di fornire flussi di cariche molto pi intensi e, soprattutto, continui nel tempo. Successivamente ai generatori elettrochimici si aggiunsero generatori basati sullinterazione elettromagnetica. Moto degli elettroni di conduzione e intensit di corrente Supponiamo che su una sostanza conduttrice venga applicato un campo elettrico. Su ciascun elettrone di conduzione si sviluppa una forza F = e E che tende a spostare gli elettroni lungo le linee di forza del campo E , in verso opposto a quello del campo stesso.

Questa forza produce un moto uniformemente accelerato che si sovrappone al moto degli elettroni di conduzione dovuto allenergia termica del reticolo. Il moto associato allenergia termica di tipo caotico e quindi non comporta uno spostamento complessivo degli elettroni di conduzione. Il moto prodotto dal campo elettrico invece un moto orientato costantemente lungo le linee del campo elettrico. In definitiva, lapplicazione del campo elettrico determina un moto migratorio, con una velocit media costante, degli elettroni di conduzione, cio una corrente di cariche.

Si definisce intensit di una corrente elettrica che fluisce in un conduttore il rapporto fra la carica totale Q che nel tempo t attraversa una generica sezione di riferimento del conduttore divisa per lintervallo t stesso:

i=

Q t

con unit di misura

1coulomb = 1 ampere ( A ) 1sec ondo

In base al modello microscopico di elettricit, la quantit di carica Q dipender dal numero di portatori che in un certo tempo attraversano una certa sezione del conduttore e dal valore della carica di ciascun portatore. Quindi potremo scrivere:

i=

Nq t

Si vede che N = nSvt (numero di portatori di carica che nellintervallo di tempo t attraversano Nq nSvtq la sezione S, di area S, di riferimento del conduttore. Allora: i = = = qnSv , da cui: t t i velocit di migrazione degli elettroni di conduzione (velocit di deriva) v= qnS

elettroni m mm , per S = 1mm 2 e per i = 1A , si ottiene: v 10 3 = 1 . 3 s s m Come si vede una velocit di migrazione molto piccola.
Nei buoni conduttori n 10 28

Propriet generali di un circuito elettrico Abbiamo visto che la forza elettromotrice di un generatore una differenza di potenziale; pi precisamente: la f.e.m. di un generatore rappresentata dalla differenza di potenziale che si registra fra i suoi poli quando non viene prodotta alcuna corrente (a circuito aperto). Per misurare la f.e.m. si dovr: Connettere i suoi poli a due lastre metalliche affacciate, di area S e distanza d; Rilevare la forza attrattiva che si sviluppa fra le lastre a causa della loro carica di segno opposto; Dedurre da quella forza il valore della carica Q su di esse distribuita; Q Calcolare la densit di carica ( = ) e quindi lintensit del campo elettrico fra le lastre S (E =

); 0

Valutare infine la differenza di potenziale fra le lastre ( V = Ed ).

In pratica, la f.e.m. di un generatore si pu determinare con uno strumento opportuno. Amperometri e voltmetri Gli strumenti che consentono di eseguire la misura dellintensit di corrente che fluisce in un conduttore sono detti amperometri . Essi vanno inseriti in serie al conduttore la cui corrente

deve essere misurata in questo modo . Gli strumenti che consentono di eseguire la misura della differenza di potenziale che esiste fra i due poli di un generatore o fra due qualunque punti di un conduttore sono detti voltmetri . Essi vanno connessi fra i due punti relativamente ai quali si vuole determinare la differenza di potenziale e vanno disposti in parallelo .

Connettendo i poli di un generatore con un conduttore si produce una corrente di elettroni che pu essere misurata inserendo un amperometro, come in figura.

Quando il generatore eroga corrente, si vede che la differenza di potenziale esistente fra i due suoi poli, registrata dal voltmetro, risulta sempre inferiore a quello della f.e.m. del generatore misurata a circuito aperto; questo lo si pu verificare inserendo un voltmetro come in figura.

Sperimentalmente si pu verificare che lintensit di corrente in un circuito costituito da un generatore e un conduttore identica in tutto il conduttore: la corrente nel circuito stazionaria. Al contrario, si pu osservare che il potenziale registrabile fra i diversi punti del conduttore esterno al generatore diminuisce passando da punti pi vicini al polo positivo a punti pi vicini al polo negativo: si ha una caduta di potenziale (caduta di tensione). La legge di Ohm per un conduttore Occupiamoci ora dei rapporti esistenti fra lintensit di corrente e il campo elettrico applicato al conduttore (causa dellintensit di corrente), ovvero la differenza di potenziale applicata ai suoi V VA capi: E = B . AB Considerazioni di tipo teorico e sperimentale, conducono ad affermare che: fra lintensit i di corrente che fluisce in un conduttore e la differenza di potenziale V (d.d.p.) esistente agli estremi di un suo tratto AB, esiste la relazione di proporzionalit diretta:

V = Ri

legge di Ohm per un conduttore

dove R la costante di proporzionalit tra la d.d.p. e lintensit di corrente, detta resistenza volt elettrica, la cui unit di misura = ohm ( ). ampere

V = VA VB
i A B

VA > VB
La legge di Ohm per un circuito Se si considera che anche il generatore attraversato dalla corrente i e se ammettiamo che anche la struttura fisica del generatore offra una resistenza r al passaggio della corrente, allora avremo:

fem = ri + Ri

legge di Ohm per un circuito

Resistenza, resistivit e conducibilit elettrica Il valore della resistenza elettrica R dipende dalle caratteristiche fisiche e dalla forma geometrica del conduttore. Nel caso di un conduttore filiforme di sezione costante e omogeneo, abbiamo:

R=

l S

dove la costante di proporzionalit dipende dalle caratteristiche fisiche di cui fatto il conduttore, detta resistivit del materiale, la cui unit di misura ohm metro ( m ). Analizzando le tabelle in cui sono riportati i valori della resistivit per i vari materiali, si vede che si va da circa 10 8 per i buoni conduttori ( sostanze solide metalliche) a circa 10 15 per i pessimi conduttori (zolfo, quarzo). Frequentemente le propriet elettriche di un conduttore vengono definite anche mediante la grandezza conducibilit elettrica , definita come linverso della resistivit (misurata in 1 m 1 = siemens). Allora:

R=

l S

La resistivit, oltre a dipendere dalla struttura fisica del materiale dipende, in una certa misura, anche dalla temperatura del materiale attraverso la relazione: t = 0 (1 + t ) , dove t e 0 rappresentano, rispettivamente, la resistivit alla temperatura t e a temperatura 0C, mentre il coefficiente di temperatura. Alcuni metalli, alla temperatura di pochi kelvin, assumono una resistivit quasi nulla: superconduttivit. La proporzionalit diretta espressa dalla legge di Ohm per un conduttore, V = Ri , molto comune per i buoni conduttori (regime ohmico)ma vi sono sistemi fisici nei quali tale relazione non pi di proporzionalit diretta (regime non ohmico). Energia associata a una corrente Abbiamo visto che i fenomeni di conduzione sono un pi o meno rapido movimento dei portatori di carica. Inoltre lintensit di corrente si mantiene praticamente costante per un determinato valore della d.d.p. applicata. Questo vuol dire che il lavoro complessivo prodotto dalle forze del campo elettrico sui portatori di carica, non potendo creare un incremento indefinito dellenergia cinetica di questi, deve trasferirsi al mezzo materiale in cui la corrente si produce. Questo trasferimento di energia determina uno sviluppo di calore: energia termica sviluppata = lavoro elettrico L = qV = itiR = i 2 Rt , ovvero una potenza L termica sviluppata = = i 2 R , effetto Joule. t

Resistenze in serie e in parallelo Dal punto di vista elettrico, tutti i sistemi di resistenze sono riconducibili a due tipi soltanto: sistemi di resistenze in serie e sistemi di resistenze in parallelo. Ci proponiamo di determinare, nei due sistemi, la resistenza equivalente. 1. Resistenze in serie: si intende un insieme di due o pi resistenze collegate in modo che un estremo delluna sia unito elettricamente a un estremo dellaltra, cosicch tutte le resistenze della serie siano attraversati dalla medesima corrente. V

Req
i i i

R1

R2 V2

R3 V3

V1
i = i1 = i2 = i3

V = V1 + V2 + V3

Req = R1 + R2 + R3

2. Resistenze in parallelo: si intende un insieme di due o pi resistenze collegate in modo che i loro estremi confluiscano in due soli punti e tali quindi da essere sottoposte alla medesima differenza di potenziale. i i

R1

R2
i = i1 + i2 + i3

R3

Req

V = V1 = V2 = V3

1 1 1 1 = = = Req R1 R2 R3

Portatori di carica nei solidi semiconduttori Caratteristiche generali di un semiconduttore Si denominano semiconduttori quegli elementi, solidi a temperatura ambiente, la cui resistivit elettrica ha valori intermedi fra quello degli ottimi conduttori e quello degli ottimi isolanti: silicio, germanio. Occorre precisare che in realt non tanto il valore della resistivit che distingue un semiconduttore dai conduttori e dagli isolanti, ma: a) la resistivit di un semiconduttore caratterizzata da un coefficiente di temperatura negativo, ovvero che diminuisce allaumentare della temperatura b) la corrente che fluisce in un semiconduttore si deve considerare come il risultato del movimento ordinato di portatori di carica di entrambi i segni Queste due caratteristiche sono determinate dal tipo di legame chimico (legame covalente) che caratterizza le sostanze semiconduttrici. A basse temperature, i legami covalenti del semiconduttore sono saturi degli elettroni pi esterni, gli elettroni di valenza, (quattro ne caso del germanio e del silicio) e quindi il semiconduttore si comporta da isolante. A temperature pi elevate (temperatura ambiente), invece, le vibrazioni termiche degli atomi possono trasferire ad alcuni di questi elettroni di valenza energia sufficiente a svincolarli dal legame che li trattiene, trasformandoli in elettroni liberi di migrare nellambito del semiconduttore. Questo effetto di trasferimento di elettroni da uno stato (elettrone di valenza legato) allaltro (elettrone di conduzione libero) tanto pi probabile quanto maggiore la temperatura. Ci giustifica la prima caratteristica dei semiconduttori. Elettroni e lacune Poich per ogni elettrone che si libera si produce un legame non saturo, un elettrone di valenza di un atomo contiguo a questo legame non saturo potr sostituirsi allelettrone che si liberato, lasciando a sua volta non saturo il legame a cui apparteneva. Ogni legame non saturo che si crea nel cristallo si comporta, quindi, come un centro di carica positiva mobile nel cristallo medesimo. Questi centri di carica, essendo originata dalla mancanza di elettroni, vengono chiamati lacune. Gli elettroni liberi e le lacune prodotti delle vibrazioni termiche del cristallo vagano in esso in modo disordinato e casuale; tuttavia, se il cristallo viene immerso in un campo elettrico, si produce una migrazione ordinata di entrambi i centri di carica: nel medesimo senso del campo per le lacune, in senso opposto per gli elettroni. Questa migrazione ordinata corrisponde a una corrente elettrica associata a portatori di carica di entrambi i segni. Ci giustifica la seconda caratteristica dei semiconduttori. Semiconduttori drogati Se nei cristalli dei semiconduttori si introducono delle tracce di altri elementi, le capacit di conduzione dei semiconduttori aumentano: semiconduttori drogati. Per esempio se nel silicio (tetravalente) si introducono tracce di arsenico (pentavalente), gli atomi dellarsenico si inseriscono nel reticolo cristallino del silicio, impegnando solo quattro dei loro cinque elettroni di valenza e lasciando, quindi, il restante quinto elettrone in uno stato di legame molto debole. Lenergia reticolare corrispondente alla temperatura ambiente sufficiente a rompere questo tipo di legame e, quindi, i corrispondenti elettroni potranno circolare liberamente nel cristallo, che assumer perci carattere conduttore. Elementi come larsenico, che mettono a disposizione elettroni donandoli al cristallo nel quale sono inseriti, si dicono donatori e il semiconduttore che li accoglie viene denominato di tipo n, per indicare che la conduzione avviene in esso quasi esclusivamente tramite il movimento di cariche negative. Un effetto analogo, ma opposto, si ottiene introducendo nel semiconduttore di base atomi trivalenti (esempio alluminio). Anche in questo caso limpurezza sostituisce un atomo di silicio nel reticolo

cristallino. I tre elettroni esterni dellalluminio, per, non sono sufficienti a saturare i quattro legami dei quattro atomi di silicio contigui. Lalluminio risulta quindi in grado di accettare da tali atomi un elettrone. In queste condizioni, un elettrone degli atomi di silicio potr legarsi allatomo di alluminio creando una lacuna elettronica la quale, a sua volta attirer un altro elettrone appartenente agli atomi contigui e, in tal modo, si propagher nel cristallo al pari di una carica positiva. In tale condizioni la corrente che attraversa il cristallo sar una corrente di lacune. Elementi come lalluminio, che ricevono elettroni dagli atomi circostanti si dicono accettori e il semiconduttore che li accoglie viene denominato di tipo p, per indicare che la conduzione avviene in esso quasi esclusivamente tramite il movimento di cariche positive. Portatori di carica e conduzione nei liquidi Ad eccezione del mercurio, le sostanze che a temperatura ambiente sono liquide non possono essere utilizzate come conduttori ricorrendo ai moti degli elettroni. In un liquido i portatori di carica sono gli ioni provenienti dalla dissociazione delle sue molecole. Per esempio nellacqua: H 2 O H + + OH Il grado di dissociazione dellacqua per molto piccolo ( si dissocia una molecola di acqua ogni 10 7 molecole. Pertanto tutti i liquidi puri sono ottimi isolanti. Tutto cambia se nei liquidi vengono disciolte sostanze solide a struttura ionica, come il cloruro di sodio (sale da cucina). Quando il cloruro di sodio si trova in presenza di acqua, le molecole dellacqua producono sui suoi atomi delle intense forze di natura elettrostatica che tendono a separarli: dissociazione elettrolitica.

NaCl Na + + Cl
Nel complesso i liquido si presenta ancora elettricamente neutro, ma lapplicazione del campo elettrostatico su di esso crea flussi di ioni di segno opposto in verso opposto. Lo studio dei fenomeni elettrolitici, dovuto al lavoro di Faraday, si studia in chimica. Portatori di carica e conduzione nei gas Le grandi distanze che separano le molecole di un gas escludono la possibilit di un fenomeno di libera migrazione di elettroni da un atomo allaltro e quindi escludono la possibilit di una conduzione come quella che si verifica nelle sostanze solide conduttrici. Tuttavia, anche in un gas si pu provocare la formazione di portatori di carica: a) per ionizzazione delle molecole del gas a opera di particelle ad alta energia (elettroni generati per effetto termoelettrico, raggi cosmici ecc.) che producono lespulsione di elettroni atomici e generano ioni positivi b) per cattura di elettroni da parte di atomi o molecole neutre del gas, generando ioni negativi Quando il gas si trova immerso in un campo elettrico, gli ioni e gli elettroni creati da questi processi migrano verso gli elettrodi di segno rispettivamente opposto generando una corrente elettrica.

Carica e scarica di un condensatore Quando si sottopone un condensatore a una d.d.p. ( V ), la carica elettrica che si crea sulle armature non raggiunge il suo massimo valore Q = CV istantaneamente, in quanto la quantit di carica che si va accumulando sulle armature del condensatore si comporta come un generatore dotato di polarit disposte in modo tale da contrastare lazione del generatore reale con il quale lo si sta caricando. Nel generico istante t, in corrispondenza del quale sul condensatore si trova la carica Q Q, le armature del condensatore creano una d.d.p. pari a V = , che riduce leffetto della forza C elettromotrice f.e.m. del generatore. Lequazione del circuito nel generico istante t allora: Q Q Q Q ei= , avremo: f .e.m. = R f .e.m. V = Ri da cui, sostituendo V = C t C t Dopo una serie di dettagli matematici, si vede che la formula che esprime il valore della carica Q rilevabile sulle armature del condensatore dopo un tempo t dallinizio della fase di carica, :

Q = Qmax (1 e

t RC

dove Qmax = CVmax e R indica la resistenza elettrica del circuito con la quale si carica il condensatore. Q

Qmax

relazione funzionale espressa dalla Q = Qmax (1 e processo di carica t


t RC

) durante il

Con ragionamenti analoghi si stabilisce che il valore della carica Q, rilevabile sulle armature del condensatore dopo un tempo t dallinizio della fase di scarica, :

Q = Qmax e

t RC

dove Qmax = CVmax e R indica la resistenza elettrica del conduttore che connette larmatura positiva del condensatore con larmatura negativa. Q

Qmax

relazione funzionale espressa dalla Q = Qmax e RC , durante il processo di scarica t


t

Applicando le due formule con valori diversi di R e C si pu constatare che ci che determina la maggiore o minore rapidit di aumento (nella fase di carico) o di diminuzione (nella fase di scarica) della carica del condensatore il valore del prodotto R C . Tale prodotto viene detto costante di tempo del condensatore.

Dispense a uso interno per le classi 5^TA-5^TC A.S. 2010/2011 Elaborate ed integrate dal Prof. Antonio Grandieri sul testo di P.Marazzini - M.E. Bergamaschini - L.Mazzoni