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Prefazione

Il presente quaderno racchiude gli argomenti di funzioni analitiche trattati nel corso di Metodi Matematici per le Applicazioni, tenuto dal sottoscritto nell’a.a. 2008-9 presso il Corso di Studi in Matematica dell’Università di Torino. Gli argomenti svolti sono tutti di carattere elementare e i primi tre capitoli fanno parte dell’insieme di nozioni che ogni laureato in Matematica dovrebbe conoscere. Nella stesura di questi appunti ho attinto abbondantemente dallo splendido libro di Conway: Functions of one complex variable, Springer-Verlag; come peraltro il lettore può verificare da sé.

Torino, Settembre 2009.

Ernesto Buzano.

Indice

1 Definizioni e prime proprietà

 

1

1.1 Richiami sui numeri complessi .

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1

1.2 Definizioni e prime proprietà delle funzioni analitiche

 

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2

2 Integrazione in campo complesso e teorema di Cauchy

 

13

2.1 Integrazione in campo complesso

 

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13

2.2 Indice di avvolgimento di un cammino rispetto ad un punto

 

18

2.3 Formula Integrale di Cauchy I .

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22

2.4 Stima di Cauchy. Teorema di Liouville.

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25

2.5 Formula integrale di Cauchy II

 

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26

3 Singolarità isolate e residui

 

29

3.1 Sviluppo in serie di Laurent

 

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29

3.2 Zeri e singolarità di una funzione analitica

 

32

3.3 Teorema dei residui

 

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37

3.4 Qualche applicazione del teorema dei residui e del teorema di

Cauchy

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43

4 Gamma di Eulero e Zeta di Riemann

 

47

4.1 La funzione Gamma di Eulero .

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47

4.2 La funzione Zeta di Riemann

 

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53

Capitolo 1

Definizioni e prime proprietà

1.1 Richiami sui numeri complessi

Ricordiamo che un numero complesso 𝑧 è individuato da una coppia (𝑥, 𝑦) di numeri reali. In notazione cartesiana si scrive

𝑧 = 𝑥 + 𝒊𝑦,

con 𝒊 unità immaginaria tale che

𝒊 2 = 1.

(1.1)

𝑥 ed 𝑦 sono rispettivamente la parte reale e la parte immaginaria di 𝑧:

Re 𝑧 = 𝑥,

Im 𝑧 = 𝑦.

L’insieme C dei numeri complessi è un campo rispetto alle operazioni di somma:

𝑧 1 + 𝑧 2 = 𝑥 1 + 𝑥 2 + 𝒊(𝑦 1 + 𝑦 2 )

e prodotto:

𝑧 1 𝑧 2 = 𝑥 1 𝑥 2 𝑦 1 𝑦 2 + 𝒊(𝑥 1 𝑦 2 + 𝑦 1 𝑥 2 ).

L’identità (1.1) esclude che in C vi possa essere una relazione d’ordine compati- bile con l’operazione di somma e prodotto. Infatti se ciò fosse possibile, dovrem- mo avere 𝒊 2 > 0, in quanto in un campo ordinato il quadrato di un elemento è sempre non-negativo. D’altra parte dovremmo anche avere 𝒊 2 = 1 = 1 2 < 0, in contraddizione con quanto visto subito prima. C è uno spazio metrico completo rispetto alla distanza euclidea:

𝑑(𝑧 1 , 𝑧 2 ) = 𝑧 1 𝑧 2 ,

dove

𝑧= 𝑥 2 + 𝑦 2

è il modulo di 𝑧. Dunque a parte l’operazione di prodotto C ed R 2 sono la stessa cosa.

1

2

Definizione e prime proprietà

1.2 Definizioni e prime proprietà delle funzioni analitiche

Dato 𝑧 0 C e 𝑟 > 0, indichiamo con

𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) = {𝑧 C : 𝑧 𝑧 0 < 𝑟}

il disco (o intorno) aperto di centro 𝑧 0 e raggio 𝑟. Se 𝑟 = intendiamo

Indichiamo poi con

𝐵(𝑧 0 ; ) = C.

𝐵(𝑧 ˙ 0 ; 𝑟) = 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) ∖ {𝑧 0 }

il disco bucato e con

¯

𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) = {𝑧 C : 𝑧 𝑧 0 𝑟}

il disco chiuso. Considerata una funzione

diciamo che

˙

𝑓 : 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) C,

lim 0 𝑓(𝑧) = 𝜆 C

𝑧𝑧

se per ogni 𝜖 > 0 esiste 0 < 𝛿 < 𝑟 tale che

𝑓 (𝑧) 𝜆< 𝜖,

˙

𝑧 𝐵(𝑧 0 ; 𝛿).

Diciamo invece che

lim 0 𝑓(𝑧) = ,

𝑧𝑧

se per ogni

𝜖 > 0 esiste 0 < 𝛿 < 𝑟 tale che

𝑓(𝑧)> 1 𝜖 ,

˙

𝑧 𝐵(𝑧 0 ; 𝛿).

¯

Infine, se 𝑓 è definita sul complementare di 𝐵(0; 𝑟), diciamo che

𝑧 𝑓(𝑧) = { 𝜆 C,

lim

,

se abbiamo che per ogni 𝜖 > 0 esiste 0 < 𝛿 < 1/𝑟 tale che

{ 𝑓 (𝑧) 𝜆

𝑓(𝑧)> 1

< 𝜖,

𝜖 ,

∣ 𝑓 ( 𝑧 ) ∣ > 1 < 𝜖, 𝜖 , ¯ ∀ 𝑧 ∈

¯

𝑧 / 𝐵(0; 1/𝛿).

Una funzione 𝑓 definita in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) è continua in 𝑧 0 se

lim 0 𝑓(𝑧) = 𝑓(𝑧 0 ).

𝑧𝑧

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Proposizione 1.1. Data una funzione continua 𝑓 in un aperto Ω di C, per

ogni punto 𝑧 0 Ω tale che 𝑓 (𝑧 0 ) = 0 esiste 𝛿 > 0 tale che 𝑓 (𝑧) = 0 per ogni

𝑧 𝐵(𝑧 0 ; 𝛿).

Dimostrazione. Consideriamo 0 < 𝜖 < 𝑓(𝑧 0 ) . Per la continuità esiste 𝛿 > 0 tale che 𝐵(𝑧 0 ; 𝛿) Ω e 𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 ) < 𝜖. Abbiamo allora che

𝑓(𝑧) > 𝑓(𝑧 0 ) 𝜖 > 0,

𝑧 𝐵(𝑧 0 ; 𝛿).

> 0 , ∀ 𝑧 ∈ 𝐵 ( 𝑧 0 ; 𝛿 ) . Una funzione

Una funzione 𝑓 : 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) C è derivabile in 𝑧 0 se

lim

𝑧𝑧 0

𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 )

𝑧 𝑧 0

esiste ed è finito.

(1.2)

Il valore del limite (1.2) è detto derivata di 𝑓 in 𝑧 0 ed è indicato con

𝑓

(𝑧 0 ) = 𝑫𝑓(𝑧 0 ) = 𝒅𝑓 𝒅𝑧 (𝑧 0 ) =

lim

𝑧𝑧 0

𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 )

.

𝑧 𝑧 0

In particolare abbiamo che una funzione derivabile è anche continua:

lim 0 ( 𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 ) ) = lim

𝑧𝑧

𝑧𝑧 0

𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 )

𝑧 𝑧 0

(𝑧 𝑧 0 ) = 𝑓 (𝑧 0 ) 0 = 0.

Problema. Data una funzione 𝑓 definita in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) poniamo

{ 𝑢(𝑥, 𝑦) = Re 𝑓 (𝑥 + 𝒊𝑦), 𝑣(𝑥, 𝑦) = Im 𝑓 (𝑥 + 𝒊𝑦).

Provare che 𝑓 è derivabile in 𝑧 0 = 𝑥 0 +𝒊𝑦 0 se e solo se 𝑢 e 𝑣 ammettono derivate parziali rispetto ad 𝑥 ed 𝑦 in (𝑥 0 , 𝑦 0 ) soddisfacenti le cosiddette equazioni di Cauchy-Riemann:

{ 𝑢 𝑥 (𝑥 0 , 𝑦 0 ) = 𝑣 𝑦 (𝑥 0 , 𝑦 0 ),

𝑢 𝑦 (𝑥 0 , 𝑦 0 ) = 𝑣 𝑥 (𝑥 0 , 𝑦 0 ).

Definizione 1.2. Una funzione 𝑓 è detta analitica (o olomorfa) in un aperto Ω di C se possiede derivata prima continua in Ω.

In particolare una funzione analitica è continua.

Problema. Provare che nell’ambito complesso valgono le stesse regole di deriva- zione delle funzioni di variabile reale. In particolare abbiamo che:

la somma e il prodotto di due funzioni analitiche sono ancora funzioni ana- litiche, mentre il rapporto è analitico dove non si annulla il denominatore;

la composizione di due funzioni analitica è ancora analitica nell’aperto in cui è definita.

Esempi. 1) Per ogni 𝑛 N = {0, 1, 2,

2) I polinomi sono analitici in C.

3) Le funzioni razionali sono analitiche dove non si annulla il denominatore.

4) 𝑧¯, 𝑧𝑧¯ e 𝑧non sono analitiche in nessun aperto di C.

.}, abbiamo che 𝑧 𝑛 è analitica in C.

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Definizione e prime proprietà

Un modo molto efficace per definire delle funzioni analitiche è quello di ricorrere agli sviluppi in serie di potenze di cui ricordiamo alcune importanti proprietà. Ricordiamo innanzitutto che una serie di funzioni 𝑛=0 𝑓 𝑛 (𝑧) è totalmente convergente su un sottoinsieme 𝑆 di C se posto 𝑀 𝑛 = sup 𝑧𝑆 𝑓 𝑛 (𝑧)per ogni 𝑛 N, abbiamo che la serie numerica 𝑛=0 𝑀 𝑛 è convergente. L’importanza della convergenza totale è data dalla seguente

Proposizione 1.3. Una serie di funzioni 𝑛=0 𝑓 𝑛 (𝑧) totalmente convergente su un sottoinsieme 𝑆 di C è assolutamente ed uniformemente convergente in 𝑆 .

Dimostrazione. Poniamo 𝑀 𝑛 = sup 𝑧𝑆 𝑓 𝑛 (𝑧)per ogni 𝑛 N. La convergenza

assoluta segue allora dal criterio del confronto, poiché la serie 𝑛=0 𝑓 𝑛 (𝑧)è

maggiorata dalla serie numerica convergente

Proviamo la convergenza uniforme. Dato 𝜖 > 0 dobbiamo provare che esiste 𝑘 0 tale che

𝑛=0 𝑀 𝑛 .

𝑛=𝑘

𝑓 𝑛 (𝑧) < 𝜖,

𝑘 > 𝑘 0 , 𝑧 𝑆.

Poiché 𝑛=0 𝑀 𝑛 < +, esiste 𝑘 0 tale che 𝑛=𝑘 𝑀 𝑛 < 𝜖 per ogni 𝑘 > 𝑘 0 . Ma allora abbiamo pure

∞ ∞

𝑓 𝑛 (𝑧)

𝑛=𝑘

𝑓 𝑛 (𝑧)

𝑛=𝑘

𝑛=𝑘

𝑀 𝑛 < 𝜖,

𝑘 > 𝑘 0 , 𝑧 𝑆

e questo completa la dimostrazione.

L’importanza della convergenza uniforme è data dal seguente teorema che riportiamo senza dimostrazione.

Teorema 1.4. La somma di una serie di funzioni 𝑛=0 𝑓 𝑛 (𝑧) continue, uni- formemente convergente in un sottoinsieme 𝑆 di C è continua in 𝑆.

in un sottoinsieme 𝑆 di C è continua in 𝑆 . ∞ Nel caso particolare di

Nel caso particolare di una serie di potenze

𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 ,

𝑛=0

considerato un numero reale 𝑟 0, abbiamo che la (1.3) converge totalmente in

(1.3)

¯

𝐵(0; 𝑟) se e solo se

Infatti

𝑎 𝑛 𝑟 𝑛 < +.

𝑛=0

sup 𝑟 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 = 𝑎 𝑛 𝑟 𝑛 .

𝑧𝑧 0

Definizione 1.5. Data una serie di potenze 𝑛=0 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 , poniamo

𝑅

= sup { 𝑧 𝑧 0

:

𝑛=0 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 converge } .

La quantità 0 𝑅 +è detta raggio di convergenza della serie.

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Teorema 1.6. Data una serie di potenze

𝑛=0

𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 ,

(1.4)

¯

con raggio di convergenza 𝑅, abbiamo che la (1.4) converge totalmente in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟)

¯

per ogni 0 𝑟 < 𝑅 e non converge in C 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅).

Dimostrazione. In base alla definizione 1.5, la (1.4) non converge per 𝑧 𝑧 0 > 𝑅.

Consideriamo 0 𝑟 < 𝑅. In base alla definizione 1.5 deve esistere 𝑧 C tale che 𝑟 < 𝑧 𝑧 0 < 𝑅 e 𝑛=0 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 sia convergente. In particolare dobbiamo avere che lim 𝑛+ 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 = 0 e quindi deve esistere 𝑛 0 tale che 𝑎 𝑛 ∣∣𝑧 𝑧 0 𝑛 1 per ogni 𝑛 > 𝑛 0 . Ma allora

𝑎 𝑛 𝑟 𝑛 = 𝑎 𝑛 ∣∣𝑧 𝑧 0 𝑛

𝑟 𝑛 𝑧 𝑧 0 𝑛

𝑟 𝑛 𝑧 0 𝑛 ,

𝑧

𝑛 > 𝑛 0 .

E

trica 𝑛=0 ( 𝑟/ 𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 che

quindi 𝑛=0 𝑎 𝑛 𝑟 𝑛 < +poiché maggiorata per 𝑛 > 𝑛 0 dalla serie geome-

+

converge poiché 𝑟/ 𝑧 𝑧 0 < 1.

poiché 𝑟/ ∣ 𝑧 − 𝑧 0 ∣ < 1 . ∞ , allora il raggio

, allora il raggio di convergenza

della (1.4) è dato da 𝑅 = 1/𝐿 (intendendo che 𝑅 = 0 se 𝐿 = +e 𝑅 = +se 𝐿 = 0).

. Dunque per il criterio

del rapporto la (1.4) converge se 𝐿 𝑧 𝑧 0 < 1 e non converge se 𝐿 𝑧 𝑧 0 > 1.

E quindi dobbiamo avere 𝑅 = 1/𝐿.

2) Per la proposizione 1.3 ed i teoremi 1.4 e 1.6, la somma della (1.4) definisce una funzione continua in tutto il cerchio di convergenza 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅).

Osservazioni. 1) Se esiste 𝐿 = lim 𝑛

Infatti abbiamo 𝐿 𝑧 𝑧 0 = lim 𝑛

𝑎 𝑛+1

𝑎 𝑛

𝑎 𝑛+1 (𝑧𝑧 0 ) 𝑛+1

𝑎 𝑛 (𝑧𝑧 0 ) 𝑛

Teorema 1.7. Consideriamo

𝑓(𝑧) =

𝑛=0

𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 ,

(1.5)

dove la serie di potenze ha raggio di convergenza 𝑅 > 0. Abbiamo allora che

1) la serie

𝑛=1

𝑛𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛1

(1.6)

ha raggio di convergenza eguale ad 𝑅;

2) la funzione 𝑓 è derivabile in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅) con

𝑓

(𝑧) =

𝑛=1

𝑛𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛1 .

(1.7)

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Definizione e prime proprietà

Dimostrazione. Dimostriamo il punto (1). Proviamo che la serie (1.6) converge

¯

¯

totalmente in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) per ogni 0 𝑟 < 𝑅 e non converge per in C 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅).

Considerato un qualunque 𝑠 tale che 𝑟 < 𝑠 < 𝑅, abbiamo che

𝑛+𝑛 ( 𝑟

lim

𝑠

Dunque, esiste 𝑛 0 tale che

Ma allora

𝑛 ( 𝑟 ) 𝑛1 1,

𝑠

) 𝑛1 = 0.

𝑛 𝑛 0 .

𝑛=𝑛 0

𝑛𝑎 𝑛 𝑟 𝑛1 =

) 𝑛1 𝑠 𝑛1

𝑎 𝑛 𝑛 ( 𝑟

𝑠

𝑛=𝑛 0

𝑛=𝑛 0

𝑎 𝑛 𝑠 𝑛1 = 𝑠 1

𝑛=𝑛 0

¯

𝑎 𝑛 𝑠 𝑛 < +,

poiché per il teorema 1.6 la (1.5) converge totalmente in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑠). In particolare, se indichiamo con 𝑅 il raggio di convergenza della (1.6), abbiamo che 𝑅 𝑅. D’altra parte, se 𝑧 𝑧 𝑧 < 𝑅 , applicando il teorema 1.6

otteniamo che la (1.6) deve convergere assolutamente. Ma allora avremmo

𝑎 𝑛 ∣∣𝑧 𝑧 0 𝑛 = 𝑎 0 + 𝑧 𝑧 0

𝑛=0

𝑛=1

𝑎 𝑛 ∣∣𝑧 𝑧 0 𝑛1

𝑎 0 + 𝑧 𝑧 0

𝑛=1

𝑛 𝑎 𝑛 ∣∣𝑧 𝑧 𝑧 𝑛1 < +,

che implica 𝑅 𝑅 . Proviamo ora il punto (2). Posto

𝑔(𝑧) =

𝑛=1

𝑛𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛1 ,

dobbiamo provare che

lim

𝑤𝑧

𝑓(𝑤) 𝑓(𝑧)

𝑤 𝑧

= 𝑔(𝑧),

𝑧 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅),

cioè che, dato 𝜖 > 0, esiste 𝛿 > 0 tale che

𝑓(𝑤) 𝑓(𝑧) 𝑤 𝑧

𝑔(𝑧) < 𝜖,

˙

𝑤 𝐵(𝑧; 𝛿).

(1.8)

(1.9)

La convergenza della serie a secondo membro nella (1.8) è garantita dal pun- to (1). Fissato 𝑧 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅), poniamo

𝑓 𝑛 (𝑧) =

𝑛

𝑘=0

𝑎 𝑘 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑘 ,

𝑛 (𝑧) = 𝑓(𝑧) 𝑓 𝑛 (𝑧) =

𝑘=𝑛+1

𝑎 𝑘 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑘 .

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Abbiamo

𝑓(𝑤) 𝑓(𝑧) 𝑤 𝑧

𝑔(𝑧)

𝑓 𝑛 (𝑤) 𝑤 𝑧

𝑓 𝑛 (𝑧)

𝑓 𝑛 (𝑧) + 𝑓 𝑛 (𝑧) 𝑔(𝑧)+

¯

𝑛 (𝑤) 𝑤 𝑧

𝑛 (𝑧)

.

Consideriamo 𝑟 tale che 𝑧< 𝑟 < 𝑅. Per ogni 𝑤 𝐵(𝑧 0 ; 𝑟) ∖ {𝑧} abbiamo

𝑛 (𝑤) 𝑤 𝑧

𝑛 (𝑧)

=

𝑘=𝑛+1

𝑎 𝑘 (𝑤 𝑧 0 ) 𝑘

(𝑧 𝑧 0 ) 𝑘

𝑤 𝑧

𝑎 𝑘 { 𝑤 𝑧 0 𝑘1 + 𝑤 𝑧 0 𝑘2 𝑧 𝑧 0 + ⋅⋅⋅ + 𝑧 𝑧 0 𝑘1 }

𝑘=𝑛+1

𝑘𝑎 𝑘 𝑟 𝑘1 < +.

𝑘=𝑛+1

Grazie al punto (1) ed al teorema 1.6.

𝑘𝑎 𝑘 𝑟 𝑘1 < ,

𝑘=1

quindi in particolare esiste 𝑛 tale che

𝑛 (𝑤) 𝑤 𝑧

𝑛 (𝑧)

𝑘=𝑛+1

𝑘𝑎 𝑘 𝑟 𝑘1 <

𝜖

3 ,

D’altra parte, abbiamo pure

𝑓 𝑛 (𝑧) 𝑔(𝑧)

𝑘=𝑛+1

𝑘𝑎 𝑘 ∣∣𝑧 𝑧 0 𝑘1

¯

𝑤 𝐵(𝑧; 𝑟) ∖ {𝑧}.

𝑘=𝑛+1

𝑘𝑎 𝑘 𝑟 𝑘1 <

𝜖

3 .

Infine osserviamo che 𝑓 𝑛 (𝑧) è analitica in quanto polinomio, dunque

lim

𝑤𝑧

𝑓 𝑛 (𝑤) 𝑓 𝑛 (𝑧)

𝑤 𝑧

=

𝑓 𝑛 (𝑧),

quindi esiste 0 < 𝛿 𝑟 − ∣𝑧

𝑓 𝑛 (𝑤) 𝑤 𝑧

𝑓 𝑛 (𝑧)

tale che

𝑓 𝑛 (𝑧) <

𝜖

3 ,

˙

¯

𝑤 𝐵(𝑧; 𝛿) 𝐵(𝑧; 𝑟).

Questo ci permette di concludere che vale la (1.9).

𝑟 ) . Questo ci permette di concludere che vale la (1.9). ∞ Corollario 1.8. Una

Corollario 1.8. Una serie di potenze 𝑛=0 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 con raggio di conver- genza 𝑅 > 0, definisce una funzione

𝑓(𝑧) =

𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛 ,

𝑛=0

analitica in 𝐵(𝑧 0 ; 𝑅).

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Definizione e prime proprietà

Dimostrazione. Grazie al teorema 1.7 la 𝑓 è derivabile. Inoltre 𝑓 è continua poiché il secondo membro della (1.7) definisce una funzione continua per il

teorema 1.6.

Corollario 1.9. Nelle stesse ipotesi del teorema 1.7 abbiamo che

1) Per ogni 𝑘 Z + = {1, 2,

.} la serie

𝑛!

𝑘)! 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛𝑘

𝑛=𝑘

(𝑛

ha raggio di convergenza eguale ad 𝑅.

2) La funzione 𝑓 possiede derivate di qualunque ordine in 𝐵 (𝑧 0 ; 𝑅) date da

𝑛!

𝑛=𝑘

𝑓

(𝑘) (𝑧) =

(𝑛 𝑘)! 𝑎 𝑛 (𝑧 𝑧 0 ) 𝑛𝑘 ,

per ogni 𝑘 N.

Dimostrazione. Segue per induzione dal teorema 1.7.

Grazie al Teorema 1.7 possiamo estendere la definizione della funzione espo- nenziale e delle funzioni trigonometriche al campo complesso:

1 𝑛! 𝑧 𝑛 ,

𝑛=0

(1) 𝑛

exp 𝑧

= 𝒆 𝑧 =

 

sin 𝑧 =

𝑛=0

cos 𝑧 =

𝑛=0

1)! 𝑧 2𝑛+1 ,

(2𝑛 +

(1)

𝑛

(2𝑛)! 𝑧 2𝑛 .

Queste serie di potenze hanno raggio di convergenza , dunque per il Corollario 1.8 sono analitiche in C.

Esercizi. Provare che

1) 𝒅𝒆

𝒅𝑧 𝒅 sin 𝑧

2)

3)

4)

5)

6)

7)

8) 𝒆 𝑧 = 1

𝑧

= 𝒆 𝑧 ,

𝒅 cos 𝑧

𝒅𝑧

𝒅𝑧 𝒆 𝑧+𝑤 = 𝒆 𝑧 𝒆 𝑤 ,

(𝒆 𝑧 ) 1 = 𝒆 𝑧 ,

= cos 𝑧,

𝒆 𝑧

𝒆 𝑧 = 𝒆 Re 𝑧 ,

𝒆 𝑧 = 0,

= 𝒆 𝑧¯ ,

𝑧,

⇐⇒ 𝑧 2𝝅𝒊Z,

9) 𝒆 𝑧+2𝑘𝝅𝒊 = 𝒆 𝑧 ,

𝑘 Z,

10)

𝒆 𝒊𝑧 = cos 𝑧 + 𝒊 sin 𝑧,

= sin 𝑧.

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11)

12) cos(𝑧) = cos 𝑧,

13) cos(𝑧 + 2𝑘𝝅) = cos 𝑧,

(cos 𝑧) 2 + (sin 𝑧) 2 = 1,

sin(𝑧) = sin 𝑧,

sin(𝑧 + 2𝑘𝝅) = sin 𝑧,

𝑘 Z,

Ricordiamo che un numero complesso si può rappresentare in forma trigo- nometrica o polare:

𝑧 = 𝜌𝒆 𝒊𝜃 ,

dove 𝜌 [0, ) R è il modulo, mentre 𝜃 R è l’argomento 𝒆 𝒊𝜃 = 1, abbiamo

𝜌 = 𝑧,

coerentemente col nome dato a 𝜌. Ricavare l’argomento 𝜃 a partire da 𝑧 è più complicato. Innanzitutto bisogna osservare che l’argomento è indeterminato se 𝑧 = 0. Se 𝑧 = 0 abbiamo che 𝜃 è soluzione del sistema:

di 𝑧. Poiché

cos 𝜃 = Re 𝑧

⎩ 

𝑧

,

sin 𝜃 = Im 𝑧 .

𝑧

Questo sistema ovviamente ha infinite soluzioni che differiscono per multipli interi di 2𝝅. Definiamo come argomento principale la soluzione in (𝝅, 𝝅], che indichiamo con arg 𝑧. Posto

C = C ∖ {0},

abbiamo che

arg : C ]𝝅, 𝝅] .

Problema. Provare che (1)

arg 𝑧 = 2 arctan

Im 𝑧

Re 𝑧 + 𝑧 ,

𝑧 C R ,

(1.10)

e quindi che arg è una funzione continua su C R .

Estendiamo ora la funzione logaritmo al campo complesso. Dato 𝑧 C cerchiamo le soluzioni dell’equazione in 𝑤:

𝒆 𝑤 = 𝑧.

(1.11)

Due numeri complessi sono eguali quando hanno lo stesso modulo e gli argomenti differiscono di un multiplo intero di 2𝝅; pertanto dobbiamo avere

{ 𝒆 Re 𝑤 = 𝒆 𝑤 = 𝑧, Im 𝑤 arg 𝑧 2𝝅𝒊Z.

Dunque la (1.11) ha infinite soluzioni:

𝑤 𝑘 (𝑧) = log 𝑧+ 𝒊(arg 𝑧 + 2𝑘𝝅),

per 𝑘 Z.

(1) Con R + e R indichiamo rispettivamente i numeri reali positivi e negativi.

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Definizione e prime proprietà

Ciascuna di queste funzioni 𝑤 𝑘 è chiamata ramo 𝑘–esimo del logaritmo. Il ramo corrispondente a 𝑘 = 0 è detto ramo principale del logaritmo ed è indicato con

log 𝑧 = log 𝑧+ 𝒊 arg 𝑧.

Abbiamo che

log : C C

è continua in C R ma non in C .

Proposizione 1.10. Consideriamo due aperti Ω 1 , Ω 2 di C e due funzioni

𝑓 : Ω 1 Ω 2 ,

𝑔 : Ω 2 Ω 1 ,

tali che

𝑔 ( 𝑓(𝑧) ) = 𝑧,

𝑧 Ω 1 .

Se 𝑓 è continua e 𝑔 è derivabile, allora anche 𝑓 che 𝑔 ( 𝑓(𝑧) ) = 0 ed in tal caso abbiamo

lo è in tutti i punti 𝑧 Ω 1 tali

𝑓

(𝑧) =

1

𝑔 ( 𝑓(𝑧) ).

In particolare, se 𝑔 è analitica in Ω 2 , allora 𝑓 è analitica nel complementare in Ω 1 dell’insieme degli zeri di 𝑔 ( 𝑓(𝑧) ) .

0. Poniamo 𝑤 0 =

𝑓(𝑧 0 ) Ω 2 . Poiché 𝑔 (𝑤 0 ) = 0, abbiamo che esiste 𝑟 > 0 tale che 𝐵(𝑤 0 ; 𝑟) Ω 2

e

Dimostrazione. Consideriamo 𝑧 0 Ω 1 tale che 𝑔 ( 𝑓(𝑧 0 ) ) =

e

𝑔(𝑤) 𝑔(𝑤 0 )

𝑤 𝑤 0

= 0,

˙

𝑤 𝐵(𝑤 0 ; 𝑟)

quindi in particolare possiamo scrivere che

lim

𝑤𝑤 0

𝑤 𝑤

0 1

𝑔(𝑤) 𝑔(𝑤 0 ) =

𝑔 (𝑤 0 ) .

Ne segue che

lim

𝑧𝑧 0

𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 ) 𝑧 𝑧 0

=

lim

𝑤𝑤 0

𝑓(𝑧) 𝑓(𝑧 0 )

= lim

𝑧𝑧 0

𝑤 𝑤 0

𝑔 ( 𝑓(𝑧) ) 𝑔 ( 𝑓(𝑧 0 ) )