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Il

filtro
performativo della
prefazione
- Sandro Chignola, 10.12.2015
Saggi. Soglie nel tempo di Cristina Cassina per Rubbettino. Il
valore filosofico di un paratesto che marca la soglia della comunicazione tra il testo e il lettore
Tra gli aspetti che segnano una politica della filosofia qui intesa nel
senso oggettivo del genitivo: ossia come il modo per mezzo del quale si
conducono operazioni editoriali, si appropriano o si piegano a fini
eterogenei testi e autori, si istituzionalizzano ordini del discorso o si
inventano, pretendendo di restituirle come oggettive, le continuit
della storia del pensiero va annoverata anche linvenzione di filtri
o di forme di mediazione tra il lettore e lopera. Di una politica della
filosofia nel senso soggettivo del genitivo e cio come pratica di responsabilit politica della filosofia, non parleremo in questa occasione,
pur rappresentando laltro lato del problema.
Tra gli strumenti dei quali la prima, intesa come operazione sulla filosofia, si dota, vanno senzaltro segnalate le prefazioni, oggi apparentemente indispensabili, che sono uninvenzione del tutto recente, per
secoli non utilizzata, e della quale pu essere tracciata la storia.
Un libro di Cristina Cassina (Soglie nel tempo. Storie di prefazioni ai
classici del pensiero politico moderno, pp. 196, euro 16, Rubbettino) si

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fa carico di aprire un campo di ricerca in questa direzione. Altri autori


(Antony Grafton, ad esempio) hanno posto a tema della storia delleditoria (e dei suoi impliciti) la storia delle note a pi di pagina. Qui, in
questione viene affrontato invece il nesso tra la funzione esplicativa,
didattica, introduttiva della prefazione e il suo imporsi, come strumento disciplinare e formativo del lettore/elettore, in parallelo allespandersi della cittadinanza politica.

Un problema di ricezione
stato un allievo di Roland Barthes, Grard Genette, a produrre il
primo tentativo di fornire una teoria del paratesto, ovvero di tutti quei
segnali accessori, prima o poi riqualificati come indispensabili nelle
politiche editoriali, che servono a procurare una cornice al testo offrendolo come un prodotto orientato e chiuso a chi si disponga a leggerlo. Titoli, sottotitoli, avvertenze, prefazioni, postfazioni, fascette,
note, epigrafi definiscono, nella loro eterogeneit, un paratesto che
marca la soglia che pone in comunicazione il testo e il lettore. Quella
che Genette chiama istanza prefativa, qualcosa di molto diverso
dagli accessus medievali che venivano redatti per facilitare lavvicinamento degli studenti ai classici e altrettanto diverso dalle epistole dedicatorie presenti in molte opere politiche della prima modernit, si
segnala per la particolarit della sua funzione rispetto alla serie di elementi che si vengono aggiungendo al testo. Tanto pi, quando il prefatore non lo stesso autore che lo ha redatto. Come viene perci
disponendosi tra autore e lettore quel vetro prefativo (lente per accorciare le distanze, filtro che ne piega il senso, schermo che lo opacizza per mettere in primo piano il prefatore e loperazione di appropriazione che esso viene conducendo) che nella modernit emerge
come elemento indispensabile per fissare un classico alla storicit materiale della sua ricezione?

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I casi studiati da Cassina sono molto differenti luno dallaltro e tuttavia convergono nel porre in evidenza alcuni elementi di questa operazione. Vi sono prefazioni che agiscono come lenti di ingrandimento
e indicatori di prossimit quando non di complicit: Engels prefatore
della traduzione inglese del primo libro del Capitale (una grande rivendicazione comunitaria, in fondo, della famiglia allargata inglese
di Marx), Bryce che introduce Ostrogorski, Sartre che lo fa con Fanon,
installandosi in modo pressoch permanente a sentinella della
ricezione de I dannati della terra attraverso le molte ristampe
e traduzioni. E vi sono prefazioni che, invece, agiscono come cannocchiali, lavorando al superamento di una distanza (temporale o accademica), compensando traduzioni tardive e aggiornando e problematizzando a partire da questioni che non sono quelle del testo le ragioni della sua attualit. Questo, nella ricognizione di Cassina il destino delle Origini del totalitarismo di Hannah Arendt, ad esempio. Ma
anche dellinvenzione lamennaisiana di La Botie, delle differenti
prefazioni alla Democrazia in America di Tocqueville (vicenda,
questa, particolarmente importante per comprendere il contraddittorio percorso della ricezione di questultimo), di Mill.
Ma al fascismo come Grande Prefatore che molte pagine del libro
sono dedicate. Mussolini introduce la Rivolta ideale di Oriani (e
stende, o pretende di stendere, come faranno anche Craxi e Berlusconi
una prefazione al Principe di Machiavelli. Su Berlusconi prefatore
e sui suoi guai con Luigi Firpo sarebbe impietoso tornare), altri volumi
dellOpera Omnia di Oriani, edizione che viene condotta ai fini di retroproiettare una cultura del fascismo attraverso la nobilitazione dei
suoi predecessori, vedranno le prefazioni di Giovanni Papini, Mario
Missiroli, Luigi Federzoni, Giovanni Gentile.
Giorgio Candeloro, allievo di Gentile, pubblica una traduzione di Tocqueville che orienta pesantemente la sua interpretazione: Tocqueville
come colui che prevede la crisi del liberalismo, ma che rispetto ad essa

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non ha gli strumenti per intervenire dato che i concetti di individuo


e Stato che recepisce dalla tradizione liberale, gli stessi concetti sui
quali, pesantemente risemantizzati, lavora limpianto corporativo fascista, non permettono di rispondere ad essa. Giovanni Preziosi e Julius
Evola pur perfettamente a conoscenza del fatto si tratti di un falso
introducono i Protocolli dei Savi di Sion. Ma tutto un florilegio di
operazioni paratestuali quello messo in opera in epoca fascista: prefazioni, introduzioni, edizioni servono, allincrocio tra politica culturale e propaganda pura, a costruire il sistema di mediazioni in grado
di disciplinare la ricezione dei classici del pensiero politico, a formare
e orientare le scelte e le preferenze del pubblico colto, a produrre un
Pantheon autoriale al quale vincolare il fascismo come al suo patrimonio e alla sua tradizione e sul quale fare leva per inventarla.

La materialit del pensiero


Cassina si sofferma infine, quale passaggio alla contemporaneit, sulle
edizioni italiane di Carl Schmitt. Le prime approntate in epoca fascista
e poi diffuse a partire dagli anni Settanta. Di nuovo, le prefazioni (oltre
alle scelte dei testi da tradurre) marcano importanti passaggi della
ricezione e producono effetti di orientamento anticipatorio nel pubblico. Compaiono, non solo nelle edizioni di Schmitt, ma anche in altri
classici, postfazioni che, nella forma di un commento che rinuncia
a misurarsi allaltezza dellautore il cui testo si limitano ad accompagnare, determinano la comparsa di elementi paratestuali di tipo nuovo.
Qui il libro si ferma. E tuttavia il perimetro che con esso stato tracciato, cercando di fissare le basi di un metodo, permette di immaginare
altri percorsi per affrontare, incarnandola negli effetti che la attraversano, la materialit, di volta in volta singolare, della storia del
pensiero.
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