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LA TRUFFA AMBIENTALE DELLA SICILIA NUOVE SANZIONI UE ALLA REGIONE?

GIULIO AMBROSETTI 5 NOVEMBRE 2014


POLITICA La storia quella del Piano per la tutela della qualit dell'aria e dell'ambiente
che i tecnici dell'assessorato al Territorio hanno copiato dalla Regione Veneto. Sulla vicenda
interrogazione dell'eurodeputato grillino Ignazio Corraro alla Commissione europea
In Sicilia il piano ambientale copiato da quello della Regione Veneto ed cittadini
pagheranno di tasca propria linadempienza degli uffici regionali dato che lEuropa ha gi
avviato le procedure di infrazione.
A riaccendere i riflettori su una questione che qualche anno fa ha sollevato un vespaio di polemiche
il capo delegazione del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo, Ignazio Corrao. Il tema, come
gi accennato, il Piano regionale di Coordinamento per la tutela della qualit dell'aria e
dell'ambiente emanato dall'assessorato regionale al Territorio e Ambiente nel 2007. Una vicenda
finita gi sui tavoli dei Tribunali. Questo perch il Piano sembra non avere molto a che
vedere con la Sicilia, se vero che, per l'85 per cento, stato copiato dal Piano della Regione
Veneto e da altre fonti.
Sulla vicenda Corrao, europarlamentare eletto in Sicilia, ha presentato un'interrogazione alla
Commissione europea.
Molti Comuni - si legge nellinterrogazione - che ricadono nei comprensori delle citt siciliane di
Gela, Messina e Siracusa (Aree dichiarate ad alto rischio ambientale dal 1990) da anni sono al
centro di manifestazioni di protesta di cittadini, aziende e associazioni ambientaliste a causa
dell'inquinamento ambientale. I risultati riguardanti le Aree a rischio, la tutela della qualit dell'aria
e la salvaguardia della salute delle popolazioni si sintetizzano oggi in 2 ex presidenti della Regione
e 4 ex assessori regionali al Territorio e Ambiente sotto processo per omessi interventi antismog e
per il sistema di controlli deficitari, nonostante l'Unione europea abbia destinato risorse comunitarie
per oltre 70 milioni di euro" (con molta probabilit, quando Corrao parla di Messina fa riferimento
alla Valle del Mela, l'area del Messinese massacrata dall'elettrodotto di Terna).
Corrao stigmatizza le continue rotazioni di dirigenti e personale operate dal presidente della
Regione, Rosario Crocetta: Rotazioni - sottolinea l'eurodeputato grillino - che non garantiscono un
adeguato livello di esperienza e professionalit.
Il capo delegazione del Movimento 5 Stelle chiede alla Commissione di valutare il caso
alla LUCE della normativa europea. E se intenzione della Commissione valutare se
l'assessorato regionale al Territorio e Ambiente in grado di assicurare il rispetto del diritto
comunitario.
Dalla Commissione Europea intanto arriva gi una prima risposta. Nel luglio 2014 - si legge nel
testo - stata inviata al governo italiano una lettera di costituzione in mora, la quale evidenzia
le varie carenze del Piano per la qualit dellaria adottato dalla Regione Sicilia. In base alla
risposta ricevuta dallItalia, la Commissione decider sulle eventuali ulteriori azioni da
intraprendere.

Commenti
salvatore.anza
7 Novembre 2014
11:11:52
Gentile direttore, il vostro articolo, nella parte in cui sostiene che una sentenza avrebbe stabilito che
il piano di qualit dellaria della Sicilia non risulta appropriato al territorio in questione perch per
l85% composto da righe interamente copiate dal Piano della Regione veneta e da altre fonti
costituisce un falso colossale, ai confini del codice penale. Posso dirle, nella qualit di
coordinatore delle attivit di pianificazione, da me iniziate nel 2007 e da me concluse nel 2010, che
1

vero lesatto contrario. Il copia-incolla dell'europarlamentare Corrao, che ha copiato, e ripete a


pappagallo, alcune balle gi censurate dalla magistratura. Poich sono sicuro che il suo intento
fare una corretta informazione, le chiedo di pubblicare questo mio primo commento, e a darmi
spazio analogo allarticolo che avete pubblicato per una replica, basata su atti veri e non su fandonie
inventate da qualche stravagante buontempone. In attesa di un suo urgente riscontro le porgo i miei
pi cordiali saluti. Salvatore Anz

http://meridionews.it/articolo/29230/la-truffa-ambientale-della-sicilia-nuove-sanzioniue-alla-regione/

IN ARRIVO LA CONDANNA DELLUE PER LA QUALIT DELLARIA IN SICILIA


Il Piano regionale stato copiato in buona parte da quello del Veneto. Indagini della magistratura e
anche un rinvio a giudizio disposto dal Gip presso il Tribunale di Palermo per tre dirigenti, uno dei
quali ha ricoperto anche la carica di assessore
di Paolo Pataria

Polemiche. Lettere di fuoco dellUnione europea. Un Piano della Regione siciliana copiato in
buona parte dalla Regione Veneto. Indagini della magistratura. Lo spettro di una pesante
condanna da parte di Bruxelles che lo Stato far di certo pagare alle Regioni inadempienti,
Sicilia in testa. E adesso anche un rinvio a giudizio disposto dal Gip presso il Tribunale di
Palermo per tre dirigenti regionali, uno dei quali ha ricoperto anche la carica di assessore
regionale.
C di tutto e di pi nella telenovela dei controlli sulla qualit dellaria nella nostra Isola. Verifiche
che le Pubbliche amministrazioni avrebbero dovuto effettuare per tutelare la salute di chi vive
dalle nostre parti. Controlli che, invece, sono rimasti sulla carta, alla faccia della salute
pubblica. Tutto questo senza informare minimamente gli ignari abitanti della Sicilia. Che
rischiano una doppia fregatura. La prima lhanno gi scontata, se vero che, in molti casi,
respirano laria inquinata. A questo si aggiungerebbe la beffa di pagare, con un ulteriore aumento
della tasse, la multa molto probabile dellUnione europea.
E dire che, nel luglio scorso, Bruxelles ha inviato una lettera al Governo italiano sottolineando
che alcune Regioni del nostro Paese, su questo delicato settore, sono fuori legge. E tra queste,
neanche a dirlo, c la Sicilia. Adesso lavvertimento si potrebbe trasformare in una procedura
dinfrazione e, di conseguenza, in una condanna pecuniaria piuttosto salata per lItalia. Che il
Governo nazionale farebbe pagare alle Regioni inadempienti, Sicilia in testa, se vero che la nostra
regione, in materia di controlli sulla qualit dellaria, messa malissimo.
E mentre infuriano le polemiche sulla pesante contravvenzione che verrebbe e gravare sui bilanci
gi disastrati della Regione siciliana, arriva anche la notizia del rinvio a giudizio formulato dal
Gip del Tribunale di Palermo, dottoressa Marina Pitruzzella, nei riguardi dei dirigenti
regionali Salvatore Anz, Pietro Tolomeo (questultimo ha ricoperto la carica di dirigente
generale allassessorato al Territorio e Ambiente) e dellex assessore regionale e dirigente
generale, Gianmaria Sparma. Il reato contestato lomissione di atti di ufficio in relazione,
appunto, ad atti amministrativi legati alle verifiche sulla qualit dellaria e, quindi, alla
mancata tutela della salute pubblica.
Qui si apre, in modo molto pi ampio, il capitolo gi oggetto di un processo: le inadempienze della
Regione siciliana in materia di controlli della qualit dellaria. In questa storia non c soltanto la
copiatura di ampi stralci, da parte di qualche dirigente dellAmministrazione regionale, del Piano
della Regione Veneto. Ci sono altre incredibili mancanze. Si scopre che, a tuttoggi, mancano
ancora i Piani di azione, ovvero le schede che dovrebbero contenere le indicazioni, zona per zona

della Sicilia, sugli agenti inquinanti, e sulle azioni da intraprendere per tutelare i cittadini. In pratica,
nella nostra Isola non stato fatto nulla.
Insomma, la Regione recidiva. E questo potrebbe rendere ancora pi pesante (soprattutto per le
casse regionali) la condanna di Bruxelles. Concetto, questo, che stato espresso con chiarezza dal
parlamentare europeo siciliano, Ignazio Corrao (Movimento 5 Stelle): In Sicilia il piano
ambientale copiato da quello della Regione Veneto ed cittadini pagheranno di tasca propria
linadempienza degli uffici regionali dato che lEuropa ha gi avviato le procedure di
infrazione. Corrao ha rilasciato questa dichiarazione quando ha presentato, su tale vicenda,
uninterrogazione alla Commissione europea. Oggi la storia si presenta in termini pi gravi. Si sa,
ad esempio, che nelle aree a rischio della Sicilia solo Milazzo ha messo a punto qualche azione che
potrebbe porre questa cittadina al di fuori della procedura dinfrazione comunitaria. Per il resto, con
riferimento a Gela, Melilli, Priolo e Augusta sarebbe stato fatto poco o nulla.
Il problema non riguarda solo le aree a rischio, ma un po tutta la Sicilia. Soprattutto per ci che
riguarda le Pm 10, cio la presenza, nellaria, di polveri con diametro inferiore a 10 micron (con
riferimento alle automobili diesel e agli euro 4 che presentano problemi di particolato, cio delle
particelle di piccolissime dimensioni sospese nellaria). Agenti inquinanti che sono considerati tra i
pi pericolosi in assoluto per la salute umana. Su questo tema non mancano gli interrogativi: queste
polveri presenti in tante citt dellIsola sono prevalentemente terrigene (arrivano, cio, grazie a
giornate ventose) e quindi sono comunque dannose, ma con produzione di danni limitati? Oppure
nella presenza di Pm 10 c una notevole componente di incobusti da traffico urbano? In questo
secondo caso il problema sarebbe pi grave.
Ancora: la concentrazione degli ossidi dazoto segue landamento di quella delle polveri, oppure, a
causa del vento, bassa perch soggetta a maggiore dispersione? Da non sottovalutare, poi,
linquinamento che si registra nei porti della Sicilia, quando i motori rimangono in funzione.
Insomma riguarda le aree urbane siciliane con intenso traffico automobilistico. Lesempio di
Palermo potrebbe essere rappresentato dalla Circonvallazione, dove linquinamento notevole.
http://www.loraquotidiano.it/2014/12/09/in-arrivo-la-condanna-dell-ue-per-la-qualita-dell-aria-in-sicilia_16220/

Aree a rischio ambientale Interrogazione M5S a Bruxelles sul piano regionale siciliano
PUBBLICATO IL 9 NOVEMBRE 2014

Leurodeputato Ignazio Corrao: Il copia incolla dellARTA costa caro ai siciliani che pagheranno le sanzioni allEuropa

In Sicilia il piano ambientale copiato da quello della regione Veneto ed


cittadini pagheranno di tasca propria linadempienza degli uffici regionali dato
che lEuropa ha gi avviato le procedure di infrazione.
In questi termini il capo delegazione del movimento 5 stelle al parlamento europeo Ignazio Corrao
interroga lesecutivo di Bruxelles anche sul caso siciliano del Piano Regionale di
Coordinamento per la tutela della qualit dellaria e dellambiente emanato dallAssessorato
Regionale Territorio e Ambiente nel 2007, piano che secondo la sentenza di condanna del
Tribunale di Palermo, non risulta appropriato al territorio in questione perch per l85%
composto da righe interamente copiate dal Piano della Regione veneta e da altre fonti. Molti
comuni si legge nellinterrogazione ricadenti nel comprensorio delle citt siciliane di Gela,
Messina e Siracusa (Aree dichiarate ad alto rischio ambientale dal 1990) da anni sono al centro di
manifestazioni di protesta di cittadini, aziende e associazioni ambientaliste a causa
dellinquinamento ambientale. I risultati riguardanti le Aree a rischio, la tutela della qualit
dellaria e la salvaguardia della salute delle popolazioni si sintetizzano oggi in 2 ex presidenti
della Regione e 4 ex assessori ARTA sotto processo per omessi interventi antismog e per il
sistema di controlli deficitari nonostante lUnione europea abbia destinato risorse comunitarie
per oltre 70 milioni di euro. Lo stato di torpore dellAssessorato Regionale Territorio ambiente
3

continua ancora oggi perch continua leurodeputato colpito duramente dalle continue
rotazione di dirigenti e personale operate dal presidente Crocetta, rotazioni che non garantiscono un
adeguato livello di esperienza e professionalit. Il capo delegazione del Movimento 5 Stelle chiede
alla Commissione, valutazioni alla LUCE della normativa europea e se intenzione della
Commissione valutare se lARTA in grado di assicurare il rispetto del diritto comunitario.
Dalla Commissione Europea intanto arriva gi una prima risposta. Nel luglio 2014 si legge nel
testo stata inviata al governo italiano una lettera di costituzione in mora, la quale evidenzia
le varie carenze del piano per la qualit dellaria adottato dalla regione Sicilia. In base alla
risposta ricevuta dallItalia, la Commissione decider sulle eventuali ulteriori azioni da
intraprendere.
http://www.sicilia5stelle.it/2014/11/aree-a-rischio-ambientale-interrogazione-m5s-a-bruxelles-sulpiano-regionale-siciliano/
PRIOLO COSA SI DEVE SAPERE SULLINQUINAMENTO CHE UCCIDE.
Posted by: La Redazione Posted date: maggio 23, 2013
(*Mara Nicotra) Melilli, 23 maggio 2013 La qualit dellaria nella provincia di Siracusa non per
niente rassicurante. Oggi c pure scappato il morto allIsab impianti Nord, la stessa azienda da cui
sabato scorso proveniva quellodore molesto di aglio tipico dei mercaptani, che ha messo in allarme
la popolazione di Melilli. Domani potrebbero avanzare che possa essersi trattato di morte per infarto
fulmineo o qualche aneurisma congenita. Potrebbero anche smentire le notizie riportate anche dal
telegiornale della Rai: incidente al petrolchimico di Priolo, muore giovane di 38 anni per
inalazione di gas tossico. Ma la verit ormai quella che la popolazione sa. Ieri sera cerano in
atto 2 sfiaccolamenti e a Melilli si respirava, anche se lievemente, la classica puzza di uova marce
tipica dellacido solfidrico. Salvatore Gangi, sposato con 2 figli, lavorava allIsab impianti Nord da
10 anni, tutto lascia supporre che deceduto perch limpianto non funzionava bene, perch molto
probabilmente si esposto allacido solfidrico o meglio ancora stato lasciato esporre senza
dovute precauzioni a questo gas (H2S). Ma si pu morire inalando lacido solfidrico? O
mercaptani? Certo che s. LH2S, gas estremamente tossico poich irritante e asfissiante, a
concentrazioni di 715.000 g/Nm3, per inalazione, pu causare la morte anche in 5 minuti (WHO
1981, Canadian Centre for Occupational Health and Safety 2001). Concentrazioni di oltre 1000
ppm (parti per milione) possono causare larresto cardiaco immediato. Nel polo petrolchimico
siracusano dal mese di dicembre 2011 al mese di luglio 2012 stato dimostrato dagli organi di
controllo preposti, a seguito di diversi eventi e/o incidenti rilevanti, che lH2S fuoriesce dalle
raffinerie, in particolare: sistema torce, impianti di trattamento acque di scarico, linee e impianti che
processano detto inquinante. Inoltre stato rilevato che tutte le aziende del petrolchimico (Esso,
Isab impianti sud, Isab impianti nord, Isab Energy) non sono dotate di analizzatori che h/24
svolgono funzione di sorveglianza dei livelli di questo gas negli ambienti di lavoro. In pratica sono
carenti di sistemi di videosorveglianza in tutte le torce presenti di ciascun impianto. E ci non
consente di verificare costantemente la combustione dei gas di torcia. Manca anche un installatore
di sistemi di termografia per il rilevamento del corretto funzionamento della fiamma pilota e sensori
con attivazione di allarme acustico in sala controllo in caso di spegnimento della stessa; idonee
coperture, sistemi di captazione e successivo convogliamento ad impianto di abbattimento dei
vapori liberati dalle vasche degli impianti di trattamento degli effluenti liquidi. Lacido solfidrico in
data 19/08/2011 con un picco 73.2 g/Nm3 e in data 1/06/2012 con concentrazione 65.3 g/Nm3
stato riscontrato a Melilli (SR), un paesino arroccato sui M.ti Climiti, ma in linea daria distante dal
petrochimico circa 2 Km. Il vento lo ha portato in maggior misura li. Ma stato rilevato anche a
Priolo e a Belvedere. Quantit che hanno destato allarme tra la popolazione considerato che
linquinante fa puzza di uova marce e come da letteratura presenta una soglia olfattiva di circa 7
g/Nm3 e un limite di esposizione consigliato dallOMS (Organizzazione Mondiale Sanit) di 150
4

g/Nm3 come media nelle 24 ore. I mercaptani invece appartengono ai solfuri. Sono composti
incolori, con odore agliaceo sgradevole, derivati dallacido solfidrico per sostituzione di un atomo
di idrogeno con un gruppo metilico o etilico; sono poco solubili in acqua, ma miscibili con i
principali solventi organici. Sono composti infiammabili e formano miscele esplosive, innescabili
per scintilla; il gas pi pesante dellaria e tende a diffondersi verso il basso a livello del pavimento
o del terreno e pu causare incendio in presenza di innesco, anche in punti lontani da quello di
emissione. Per combustione il metilmercaptano svolge vapori tossici di anidride solforosa, mentre a
contatto con acidi forma fumi di acido solfidrico, esplosivo e tossico. Viene anche impiegato come
odorizzante per gas inodori, quali ad esempio metano e Gpl. Il forte e sgradevole odore dei
mercaptani pu provocare mal di testa, nausea, vomito. Tutti sintomi avvertiti sabato scorso dai
melillesi. Linalazione di vapori altamente concentrati pu provocare raffreddamento delle
estremit, tachicardia e perdita di coscienza con cianosi; il metile e letilmercaptano causano
convulsioni e svolgono intensa azione irritante sulle vie respiratorie, fino a causare edema
polmonare. E se Gangi fosse morto cos? Non ci resta che aspettare lesame autoptico. In Italia, a
livello nazionale mancano completamente riferimenti normativi cogenti sui livelli accettabili di
emissione di odore o di disagio olfattivo (salvo DM sulle BAT dei TMB in AIA). Secondo il
T.U.LL.SS. 1934 n. n 1265- Capo III Delle lavorazioni insalubri art. 216-217: Quando vapori,
gas o altre esalazioni, scoli di acque, rifiuti solidi o liquidi provenienti da manifatture o fabbriche,
possano riuscire di pericolo o danno per la salute pubblica, il Sindaco prescrive le norme da
applicare per prevenire o impedire il danno e il pericolo e si assicura della loro esecuzione ed
efficienza. Nel caso di inadempimento, il Sindaco pu provvedere dufficio nei modi e termini
stabiliti. Il Sindaco pu ordinare la chiusura di un impianto. Pu anche intervenire la magistratura
su richiesta del cittadino molestato dallodore attraverso lapplicazione del codice penale o del
codice civile. Ma quando un sindaco del quadrilatero industriale Melilli, Priolo, Augusta, al
verificarsi dellevento, gli viene risposto dalle industrie che tutto va bene e che i parametri misurati
sono a norma, cosa deve fare? Chiudere tutte le industrie lo stesso e in blocco? Oppure chiedersi
come e perch si arrivati a questo punto? Io dico solo una cosa. Che paghino con lergastolo gli
assassini del popolo inquinato, a partire dalle forze politiche che financo hanno dormito tanto da
non consentire lattivazione un Piano di Risanamento Ambientale sulla qualit dellaria fermo al
palo dal 1985, nonostante 100 miliardi delle vecchie lire stanziate con soldi pubblici. Piu di 5 anni
fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza stampa, che il
Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente, approvato e
adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dallassessore al Territorio e Ambiente
Rossana Interlandi, era un copiato dallomologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni
addietro, nonch un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da
pubblicazioni gi edite da altri Enti ed Amministrazioni. Gli autori coordinati dal dirigente
responsabile del Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico del Dipartimento
Ambiente, Salvatore Anz, non si erano neppure accorti che quel Piano del Veneto, cui
avevano attinto, era gi stato bocciato dalla Comunit Europea parecchi anni prima, n che
nel copia e incolla si erano generate inedite comunanze e similitudini tra le caratteristiche
ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il sistema aerologico padano della Regione
Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della rigidit
del clima, lincremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali presenti nei
centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la persistenza
delle Comunit montane, ecc. La vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali,
notevole clamore e turbamento a livello mediatico e nellopinione pubblica regionale e
nazionale, attirando persino lattenzione della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi
dedicava un esilarante servizio, nel corso del quale il dirigente generale del Dipartimento
Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare labnormit dei fatti, arrivava a definirli frutto di
pochi refusi, tuttavia lasciandosi scappare che nel copiare pu succedere. Lassessore
Interlandi nominava una commissione dinchiesta per gli accertamenti del caso e delle
5

responsabilit, ma la commissione, di fronte allimbarazzante situazione, si trincerava dietro


unenigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione. A distanza di circa 4 mesi
lAssessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, riteneva di sanare le
abnormit con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti pi spiccatamente
padani, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate.Il c.d., Piano regionale di
coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente della Regione Siciliana, vale a
dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il metodo del copia ed incolla,
di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni dei quali persino di scarsa
attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti considerare che il Piano della
Regione Veneto risaliva allanno 2000 ed era stato bocciato dalla Comunit Europea), tutto
pu definirsi fuorch un documento di programmazione e pianificazione in materia di tutela e
risanamento della qualit dellaria. Nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei
confronti dei responsabili della redazione del Piano copiato. Detto Piano continua
inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale della Regione
Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dellAssessorato al Territorio e Ambiente,
senza che i vertici politici dellAssessorato, quelli burocratici del Dipartimento Ambiente ed i
responsabili dellufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di intervenire al
fine della sua revoca. A fine gennaio di questanno il Tribunale di Palermo ha depositato le
motivazioni della sentenza n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano regionale per
la tutela della qualit dellaria contiene vistose copiature di un piano di unaltra regione e si
condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione lallora responsabile del Servizio 3 del
Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anz, poich
nellesercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e
ministeriali, una serie di note su carta intestata dellAssessorato al Territorio e Ambiente dai
contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch. Domenico
Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano. C chi ha chiesto (lo hanno fatto i
deputati allARS del M5S) alla Regione di conoscere quali iniziative ritenga la Regione
Siciliana di voler adottare, ed in che tempi (dopo quasi 6 anni) per la revoca immediata del
Piano copiato; come intende procedere per fare emergere le responsabilit degli autori e le
coperture di cui gli stessi hanno potuto godere nel corso di questi anni, anche come segnale
forte di abbandono di un deleterio modus operandi; per quali motivi il Piano copiato ha
continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito istituzionale dellAssessorato al Territorio e
Ambiente senza che nessuno sia intervenuto al riguardo nonostante a conoscenza della
copiatura e quindi della non conformit, il tutto ancor pi aggravato dallintervenuta
condanna penale a carico del responsabile della redazione della copiatura del Piano; per quali
motivi sono rimaste senza risposta, a distanza di oltre 4 mesi, le richieste di ritiro del Piano
inoltrate allattuale assessore al territorio da parte di Legambiente e della CGIL,
ulteriormente sollecitate, anche con formale diffida, dalle associazioni Comitato Cittadino
Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra, WWF Palermo, disattendendo le norme sui
procedimenti e sulla trasparenza amministrativa di cui alla L.R. 5/2011; se sono stati
intrapresi provvedimenti nei confronti del dott. Salvatore Anz a seguito della sua condanna e
se il Governo intenda costituirsi parte civile nel processo contro gli ex Presidenti della
Regione, Tot Cuffaro e Raffaele Lombardo, e gli ex assessori al territorio e ambiente,
Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, che si aprir il
3 giugno prossimo presso il Tribunale di Palermo; quando intende adottare un vero Piano
regionale di risanamento della qualit dellaria.
* Esperta problematiche ambientali
http://www.lanota7.it/priolo-cosa-si-deve-sapere-sullinquinamento-che-uccide/

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE SUL PIANO ARIA SICILIA COPIATO DAL PIANO


VENETO E NON SOLO

Claudia MANNINO (Movimento 5 stelle)


Con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 stata data attuazione alla direttiva 2008/50/CE
relativa alla qualit dell'aria ambiente e per un'aria pi pulita in Europa che ha...
presentato il: 03/10/2013
Interrogazione a risposta scritta 4-02066 presentato da MANNINO Claudia testo di Gioved 3
ottobre 2013, seduta n. 90
MANNINO, TERZONI, GRILLO, PARENTELA, DE ROSA, DE LORENZIS, NUTI e
LOREFICE.
Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Per sapere premesso che:
con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 stata data attuazione alla direttiva 2008/50/CE
relativa alla qualit dell'aria ambiente e per un'aria pi pulita in Europa che ha abrogato, a partire
dall'11 giugno 2010, le direttive 96/62/CE, 1999/30/CE, 2000/69/CE e 2002/3/CE;
con il citato decreto legislativo 155 del 2010 sono state abrogate le norme con le quali l'Italia aveva
recepito e dato attuazione alle citate direttive europee in special modo i decreti legislativi n. 351
del 1999, n. 183 del 2004 e n. 152 del 2007 stabilendo, all'articolo 19, apposite norme transitorie e
prevedendo delle regioni e delle province autonome e del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di provvedere al riesame e all'aggiornamento degli atti adottati in base alla
normativa previgente;
l'articolo 3 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che per il riesame della zonizzazione
del territorio nazionale in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, il progetto di
zonizzazione e di classificazione di competenza delle regioni e delle province autonome deve
essere trasmesso, per l'adozione, al Ministero dell'Ambiente della tutela del territorio e del mare
entro i successivi quattro mesi dall'entrata in vigore del decreto stesso, unitamente agli esiti
dell'attivit di monitoraggio e valutazione, in base ai quali vengono classificati le zone e gli
agglomerati;
l'articolo 4 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che la classificazione, in base alla
presenza e ai livelli di inquinanti nell'aria ambiente, delle zone e degli agglomerati di competenza
delle regioni e delle province autonome deve essere riesaminata almeno ogni cinque anni e,
comunque, ogni volta che si registrino eventi che incidono sulle concentrazioni nell'aria ambiente
degli stessi inquinanti;
l'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome
trasmettono al Ministero dell'Ambiente della tutela del territorio e del mare, all'ISPRA e all'ENEA
entro otto mesi dall'entrata in vigore del decreto un progetto di adeguamento delle reti di misura,
in conformit alla zonizzazione e alla classificazione risultanti dal primo riesame previsto dal citato
articolo 3, che deve indicare anche la data prevista per l'adeguamento e il programma di valutazione
da attuare nelle zone e negli agglomerati individuati;
l'articolo 9 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare un
piano per la qualit dell'aria che assicuri il rispetto dei cosiddetti valori limite, quantificati
nell'allegato XI dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria
ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle zone
7

classificati gli stessi valori limite vengano superati;


l'articolo 9 ha stabilito l'obbligo a carico delle regioni e delle province autonome di adottare misure
che assicurino il raggiungimento entro il 31 dicembre 2012 dei cosiddetti valori obiettivo
relativi alle diverse sostanze inquinanti, quantificati nell'allegato XIII dello stesso decreto, nel caso
in cui si registrino scostamenti rispetto agli stessi valori obiettivo;
l'articolo 9 ha stabilito, altres, l'obbligo a carico delle regioni e delle province autonome di adottare
misure che assicurino il rispetto dei cosiddetti livelli critici relativi alle diverse sostanze inquinanti,
quantificati nell'allegato XI dello stesso decreto, nel caso in cui gli stessi livelli critici vengono
superati;
in base all'articolo 9 del decreto legislativo 155 del 2010, al Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, spetta il compito di curare la procedura finalizzata ad ottenere, dalla
Commissione europea, le deroghe previste dall'articolo 22 della Direttiva 2008/50/CE relativamente
al superamento dei valori limite per il biossido di azoto e per il benzene in determinate zone e
agglomerati presenti nel territorio nazionale;
l'articolo 10 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle
province autonome, di adottare un piano d'azione che contenga le misure da implementare a breve
termine per prevenire il superamento delle cosiddette soglie di allarme, quantificate nell'allegato XII
dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria ambiente, nel caso
in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati si presenti il
rischio che le stesse soglie di allarme vengano superate;
l'articolo 10 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle
province autonome, di adottare un piano d'azione che contenga le misure da implementare a breve
termine per prevenire il superamento dei cosiddetti valori limite o dei valori obiettivo, quantificati
negli allegati XI e XII dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti
nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle
zone classificati si presenti il rischio che gli stessi valori vengano superati, per effetto di specifiche
circostanze contingenti che non siano strutturali e ricorrenti;
l'articolo 13 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle
province autonome, di adottare un piano da integrare con i piani di qualit dell'aria di cui
all'articolo 9 che contenga le misure idonee a raggiungere, nei termini previsti, i cosiddetti valori
obiettivo, di cui all'allegato XV dello stesso decreto, rispetto alla presenza di ozono nell'aria
ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle zone
classificati, gli stessi valori obiettivo vengano superati;
lo stesso articolo 13 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni
e delle province autonome, di adottare misure idonee a raggiungere gli obiettivi a lungo termine
concernenti la presenza di ozono nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree
comprese negli agglomerati o nelle zone classificati, i livelli dell'ozono superano gli stessi obiettivi
a lungo termine, pur essendo inferiori o uguali ai cosiddetti valori obiettivo;
l'articolo 14 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che, nel caso in cui i livelli degli
inquinanti superino la cosiddetta soglia di informazione o la soglia di allarme, le regioni e le
province autonome informano il pubblico e trasmettono informazioni circa i livelli misurati e la
durata del superamento al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ne da
comunicazione alla Commissione;

l'articolo 15 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, da parte delle regioni e delle
province autonome, di comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
per l'approvazione e il successivo invio alfa Commissione l'elenco delle zone e degli
agglomerati in cui, relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti superano i
rispettivi valori limite o i livelli critici a causa del contributo di fonti naturali, corredato delle
informazioni circa i livelli registrati e delle prove del contributo delle stesse fonti naturali;
lo stesso articolo 15 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, da parte delle regioni
e delle province autonome, di comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare per l'approvazione e il successivo invio alla Commissione l'elenco delle zone e degli
agglomerati in cui, i livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto della
risospensione del particolato a seguito della sabbiatura o della salatura delle strade nella stagione
invernale;

l'articolo 18 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito gli obblighi, a carico di tutti delle
amministrazioni e degli enti che applicano lo stesso Decreto, concernenti l'informazione del
pubblico prevedendo, tra le altre cose, che i piani per la qualit dell'aria e i piani di azione e un
documento riepilogativo delle misure adottate dalle regioni e dalle province autonome in base
all'articolo 9 comma 2 e all'articolo 13 comma 2 debbono essere, in tutti i casi, pubblicato su pagina
web;
l'articolo 19 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome,
per le zone nelle quali si registri dei cosiddetti valori limite, trasmettono al Ministero dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare le seguenti informazioni:
a) i livelli degli inquinanti superiori ai valori limite che sono stati misurati, le date o i periodi in cui
stato rilevato il superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di
ciascun anno;
b) i piani per la qualit dell'aria, entro diciotto mesi dalla fine dell'anno durante il quale stato
rilevato il superamento dei valori limite;
c) le modifiche, le integrazioni e gli aggiornamenti dei piani per la qualit dell'aria entro due mesi
dalla relativa adozione;
d) gli aggiornamenti dell'elenco delle zone e degli agglomerati nei quali vengono superati i valori
limite e per i quali vengono adottati i piani per la qualit dell'aria, e di quelli nei quali i livelli degli
inquinanti rispettano i valori limite e i valori obiettivo, per i quali le regioni adottano misure per la
preservazione della qualit dell'aria;
per le zone e gli agglomerati nei quali si registra il superamento dei cosiddetti valori obiettivo di cui
all'allegato XIII, l'articolo 19 del decreto legislativo 165 del 2010 ha stabilito che le regioni e le
province autonome trasmettono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le
seguenti informazioni:
a) l'elenco di tali zone e agglomerati, con l'individuazione delle aree di superamento, i livelli di
concentrazione degli inquinanti oggetto di valutazione, le informazioni sui motivi dei superamenti,
con particolare riferimento alle fonti, e le informazioni sulla popolazione esposta ai superamenti,
con cadenza annuale entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello a cui si riferiscono;

b) la documentazione relativa all'istruttoria effettuata al fine di individuare le misure necessarie a


perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo di cui all'allegato XIII e di individuare, tra le
stesse, quelle che non comportano costi sproporzionati nei casi in cui l'istruttoria svolta dalla
regione o provincia autonoma ha esito positivo, le misure adottate ai sensi dell'articolo 9, comma 2;
per quel che concerne la presenza dell'ozono, l'articolo 19 del decreto legislativo 155 del 2010
stabilisce che le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero dell'ambiente della tutela
del territorio e del mare le seguenti informazioni:
a) gli aggiornamenti dell'elenco delle zone e degli agglomerati, per i quali si rende necessario
adottare piani per la gestione della, qualit dell'aria rispetto all'ozono, entro 6 mesi dalla fine di
ciascun anno;
b) i livelli dell'ozono superiori al valore obiettivo e all'obiettivo a lungo termine che sono stati
misurati, le date o i periodi in cui stato rilevato il Superamento, e i motivi di ciascun superamento,
entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;
c) i livelli dell'ozono superiori che hanno superato le soglie di informazioni e di allarme, le date in
cui stato rilevato il superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di
ciascun anno;
d) le informazioni sulla presenza dell'ozono e dei relativi precursori, relative a tutte le zone e gli
agglomerati, entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;
e) gli atti dell'istruttoria finalizzata ad individuare le misure necessarie ad assicurare il
raggiungimento dell'obiettivo a lungo termine, con una cadenza triennale;
lo stesso articolo 19 prevede che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
comunica alla Commissione europea le informazioni acquisite dalle regioni e dalle province
autonome, in merito al superamento dei valori limite, dei valori obiettivo, della soglia di
informazione e della soglia di allarme, ed ai piani per la qualit dell'aria, i piani di azione e le
misure adottati per assicurare la qualit dell'aria ambiente;
l'articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che i provvedimenti di zonizzazione e
di classificazione, la rete di misura, i piani e le misure di qualit dell'aria approvati in base alla
normativa previgente devono essere adeguati alle disposizioni dello stesso decreto 155 del 2010,
in base alle procedure e secondo i termini fissati, e che, in caso di mancato adeguamento trova
applicazione i poteri sostitutivi di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e
all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131;
lo stesso articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che la reiterata violazione da
parte delle regioni e delle province autonome degli obblighi di predisporre e di trasmettere
informazioni e di adeguare i piani e le misure alle richieste del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, determina la mancata erogazione di finanziamenti previsti all'interno di
provvedimenti ministeriali, e che lo stesso Ministero deve provvedere all'inserimento di una
clausola analoga anche con riferimento a provvedimenti generali vigenti in materia;
all'interno del portale del Ministero dell'ambiente, nella pagina dedicata alla gestione della qualit
dell'aria, pubblicato il link al Piano regionale di coordinamento per a qualit dell'aria ambiente
approvato con decreto assessoriale n. 176/GAB del 9 agosto 2007 dalla regione siciliana;
all'interno della banca dati Misure di risanamento della qualit dell'aria pubblicata all'interno del
sito dell'Istituto Superiore per la PROTEZIONE e la ricerca ambientale che costituisce un
archivio delle informazioni trasmesse dalle regioni e dalle province autonome a partire dal 2005 in
10

ottemperanza a quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea in materia di Piani di


risanamento della qualit dell'aria non sono reperibili informazioni concernenti le situazioni di
superamento dei livelli stabiliti e le misure di risanamento dell'aria adottate dalla regione Siciliana;
disattendere gli obblighi di comunicazione alla Commissione europea di cui in premessa pu
costituire circostanza idonea e sufficiente perch si realizzi la violazione del diritti
comunitario esponendo cos l'Italia ad ulteriori e gravose procedure di infrazione;
come denunciato dall'associazione ambientalista Legambiente Sicilia, sin dal 2007, il Piano
regionale di coordinamento per la tutela della qualit dell'aria ambiente approvato con decreto
assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007 il frutto di un lavoro di copiatura del Piano regionale del
Veneto che era stato approvato in precedenza;
l'operazione di plagio provata dal fatto che nel testo del Piano regionale di coordinamento per la
tutela della qualit dell'aria ambiente della Sicilia si faceva riferimento al sistema aerologico
padano, alla rigidit del clima, alla realizzazione di piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei
canali presenti all'interno delle citt siciliane;
con decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, l'assessore pro-tempore Interlandi ha provveduto
ad eliminare dal testo le parti che risultavano palesemente copiate senza provvedere a una revoca
integrale del Piano;
a partire dalla fine del 2012, sono pervenute alla competente Regione Siciliana richieste di revoca
del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dell'aria ambiente del 2007, da parte
di Legambiente, dalla CGIL e dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente,
Italia Nostra e WWF Palermo;
nel mese di gennaio 2013, il tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni dellasentenza n.5455
del 2012 con la quale l'allora responsabile del Servizio 3 del dipartimento ambiente, nonch
coordinatore del Piano, stato condannato per diffamazione in relazione alle dichiarazioni rese nei
confronti del presidente regionale di legambiente che aveva scoperto e reso pubblica la notizia
delle vistose copiature contenute nel pieno regionale del 2007 :
se risulti che la Regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente del territorio e del
mare il progetto di zonizzazione e l'individuazione delle zone e degli se risulta che la Regione
Sicilia abbia provveduto avvero stia provvedendo al riesame della classificazione delle zone e degli
agglomerati, come previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010;
se risulti che la Regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e dei mare, il progetto di adeguamento delle reti di misura dei livelli degli inquinanti
nell'aria ambiente, come previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010;
se, e in quali occasioni, risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare informazioni in merito al superamento della soglia di
informazione o della soglia di allarme, come stabilito dall'articolo 14 del decreto legislativo 155 del
2012;
se risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, per l'approvazione e il successivo invio alla Commissione, l'elenco delle zone
e degli agglomerati nei quali, relativamente ad un determinato anno, i livelli degli
inquinanti superano i rispettivi valori limite o i livelli critici a causa del contributo di fonti naturali,
e di quelli nei quali i livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto della nuova

11

sospensione del particolato a seguito della sabbiatura o della salatura delle strade nella stagione
invernale;
se e quando risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare le comunicazioni e le informazioni richieste, relativamente alle zone e agli
agglomerati nei quali si sia registrato il superamento dei valori limite e dei valori obiettivo degli
inquinanti rilevati nell'aria ambiente, e dei valori obiettivo e degli obiettivi di lungo termine relativi
all'ozono, come previsto dall'articolo 15 decreto legislativo 155 del 2010;
se e quando abbia provveduto a trasmettere alla Commissione europea le informazioni acquisite
dalla regione siciliana in merito al superamento dei valori limite, dei valori obiettivo, della soglia di
informazione e della soglia di allarme, ed ai piani per la qualit dell'aria, i piani di azione e le
misure adottati per assicurare la qualit dell'aria ambiente;
se qualora tali dati non siano stati trasmessi si sia provveduto a comunicare alla Commissione
europea l'impossibilit di trasmissione di detti dati stante la non collaborazione della regione
Siciliana, o se la Commissione europea abbia sollecitato e/o chiesto informazioni sul mancato invio
delle informazioni ambientali relative alla qualit dell'aria siciliana;
quale sia lo stato di avanzamento della procedura finalizzata ad ottenere, dalla Commissione
europea, le deroghe previste dall'articolo 22 della Direttiva 2008/50/CE relativamente al
superamento dei valori limite per il biossido di azoto e per il benzene in zone e agglomerati presenti
in Sicilia;
se il Governo non intenda attivare, con la necessaria urgenza e determinazione, la procedura di cui
all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e a (l'articolo 8, della legge 5 giugno
2003, n. 131, come previsto dall'articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010, in considerazione
del fatto che la Regione Siciliana non ha provveduto ad adeguare i piani e le misure per la qualit
dell'aria, ovvero sia venuta meno agli altri obblighi stabiliti dal decreto e richiamati nel citato
articolo 22;
se, e in quanti casi, sia stata sospesa l'erogazione di risorse previste da programmi del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a beneficio della regione siciliana, in relazione
alla mancata ottemperanza agli obblighi stabiliti dal decreto legislativo 155 del 2010, cos come
previsto dall'articolo 22, comma 2, dello stesso decreto. (4-02066)
http://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/15476
http://isolapulita.blogspot.it/2013/10/interrogazione-parlamentare-sul-piano_237.html
SICILIA. FUROR PERSECUTIONIS E PIANO REGIONALE DELLARIA
SCOPIAZZATO
19 MAGGIO 2013

Il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo;


ma l'iniquit, l'esercizio dell'iniquit, che lo legittima
(Leonardo Sciascia)

12

Articolo correlato
Quanti veleni sotto il sole della Sicilia
Nel romanzo appena uscito Massimo Maugeri
denuncia i mali che attanagliano la sua terra natale
e pi in generale la societ contemporanea
l'Adige - Francesco Roat, 11 aprile 2013

Riportiamo stralcio dallinterpellanza di alcuni cittadini siciliani sul Piano regionale di


risanamento della qualit dellaria, che "continua inspiegabilmente e poco decorosamente a
risultare un documento ufficiale della Regione Siciliana (a 5 anni dalla sua approvazione) e ad
essere inserito nel sito istituzionale dellAssessorato al Territorio e Ambiente". Qui l'elenco delle
fonti copiate dall'analogo Piano del Veneto.

Intorno a questa vicenda si colloca il furor persecutionis nei confronti dei dirigenti Gioacchino
Genchi e Alessandro Pellerito, colpevoli di aver fatto il proprio dovere, di cui riportiamo il
dossier dellottobre 2010 di "Funzione pubblica Cgil" (leggi in fondo documento e sommario)
e l'articolo del marzo 2011 di S Il mondo capovolto dei dirigenti regionali.

dello scorso marzo la notizia che Il gup Marina Petruzzella ha rinviato a giudizio l'ex
presidente della Regione siciliana e il suo predecessore per omissione d'atti d'ufficio. Stessa
sorte anche per quattro ex assessori regionali all'Ambiente"; leggila sul Giornale di Sicilia e
su Live Sicilia.
Redazione Ecce Terra Trento, 19 maggio 2013

Interpellenza di alcuni cittadini siciliani (stralcio)


15 aprile 2013
Leggi tutto
pi di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una conferenza
stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente,
approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dallassessore al Territorio e
Ambiente Rossana Interlandi, era un copiato dallomologo Piano della Regione Veneto di alcuni
anni addietro, nonch un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da
pubblicazioni gi edite da altri Enti ed Amministrazioni;
gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 Tutela dallinquinamento
atmosferico del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anz, non si erano neppure accorti che
quel Piano del Veneto, cui avevano attinto, era gi stato bocciato dalla Comunit Europea
parecchi anni prima, n che nel copia e incolla si erano generate inedite comunanze e
similitudini tra le caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il sistema
aerologico padano della Regione Siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento
domestico a causa della rigidit del clima, lincremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei
fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del
traffico urbano, la persistenza delle Comunit montane, ecc.;
la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a
livello mediatico e nellopinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino lattenzione
della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso

13

del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare
labnormit dei fatti, arrivava a definirli frutto di pochi refusi, tuttavia lasciandosi scappare
che nel copiare pu succedere;
lAssessore Interlandi nominava una commissione dinchiesta per gli accertamenti del caso e
delle responsabilit, ma la commissione, di fronte allimbarazzante situazione, si trincerava
dietro unenigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione
a distanza di circa 4 mesi lAssessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008,
riteneva di sanare le abnormit con la semplice eliminazione dal testo del Piano dei riferimenti
pi spiccatamente padani, ma lasciando inalterate le altre parti interamente copiate.
Considerato che
il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente della
Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il
metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni
dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti
considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva allanno 2000 ed era stato bocciato dalla
Comunit Europea), tutto pu definirsi fuorch un documento di programmazione e
pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualit dellaria;
nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei responsabili della
redazione del Piano copiato;
detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento ufficiale
della Regione Siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dellAssessorato al Territorio e
Ambiente, senza che i vertici politici dellAssessorato, quelli burocratici del Dipartimento
Ambiente ed i responsabili dellufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di
intervenire al fine della sua revoca;
a fine gennaio di questanno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza
n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d. Piano re gionale per la tutela della qualit
dellaria contiene vistose copiature di un piano di unaltra regione e si condanna ad 1 anno e
8 mesi di reclusione l'allora responsabile del Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e
coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore Anz, poich nell'esercizio delle sue funzioni
aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici, regionali e ministeriali, una serie di note su carta
intestata dell'Assessorato al Territorio e Ambiente dai contenuti opinabili in danno di
Legambiente e del suo Presidente arch. Domenico Fontana per aver essi smascherato la
copiatura del Piano;
lo scorso 13 marzo il GUP del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio, proprio per non avere
mai adottato un vero Piano di risanamento della qualit dellaria, nonostante fossero a
conoscenza dei dati allarmanti sulla qualit dellaria, gli ex Presidenti della Regione, Tot
Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dellAssessorato al Territorio
e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro, ed il
processo si aprir il prossimo 3 giugno.
[...]

LANORMALE NORMALIT DELLE DELIBERE DI GIUNTA CONTRO I DIRIGENTI


GIOACCHINO GENCHI E ALESSANDRO PELLERITO: LA TRASPARENZA CALPESTATA
ED IL FUROR PERSECUTIONIS
Dossier della CGIL FP su di un caso di malaburocrazia dai tanti ed inquietanti falsi, abusi ed
omissioni
Ottobre 2010
Leggi tutto
Sommario

14

Gioacchino Genchi ed Alessandro Pellerito, dirigenti chimici dellAssessorato Territorio a


Ambiente, da circa 3 anni e 10 mesi hanno avuto revocati gli incarichi dirigenziali con un atto
di abuso, ormai accertato, del DG Pietro Tolomeo e da allora sono tenuti dallAmministrazione
Regionale in una condizione allucinante di annientamento lavorativo a non occuparsi pi di
nulla.
Non malleabili e non condizionabili nel lavoro dufficio, come testimoniato in varie vicende, ad
esempio quelle riguardanti le emissioni da combustione del pet coke, la Distilleria Bertolino e,
soprattutto, i 4 inceneritori dei RSU, nei loro confronti lAmministrazione ha avviato
deferimenti, sospensioni ed un crescendo di accuse rivelatesi tanto pretestuose quanto false.

Il 3 aprile 2009, alzando il tiro, lAssessore al Territorio e Ambiente del Lombardo primo,
Giuseppe Sorbello, andava in Giunta a riferire di valutazioni negative riportate da Genchi e
Pellerito nellattivit dufficio e la Giunta, senza controllarne la veridicit e negando persino
levidenza aritmetica che i punteggi delle schede valutative, 58 e 67, erano maggiori della
soglia minima di 50, inibiva i dirigenti dal ricoprire incarichi per 4 e per 2 anni. Nel furore
punitivo la Giunta travalicava finanche di 1 anno il limite dei 3 previsti dalle norme
contrattuali.

Alcuni mesi dopo, Sorbello e la Giunta venivano smentiti da una


Dipartimento Ambiente, la quale accertava che la valutazione non
per la semplice ragione che il procedimento non si era neppure
previsto contraddittorio, i punteggi delle schede erano fasulli e
firme dei presunti valutati).

Commissione dindagine del


si poteva definire negativa
concluso (non cera stato il
le schede mancavano delle

Ma, accertati i fatti, la stessa Amministrazione ometteva inspiegabilmente ogni azione


consequenziale.
A luglio 2009, Genchi e Pellerito vincevano i ricorsi contro le revoche degli incarichi e
Lombardo, con propri decreti, annullava i provvedimenti di abuso del DG Tolomeo.
Ancora una volta lAmministrazione ometteva di eseguire gli atti consequenziali, cio di dare
corso al giudicato del Presidente e di reintegrare i due dirigenti. Loperato abusivo del DG
Tolomeo restava impunito.
A marzo 2010, Genchi e Pellerito chiedevano alla Giunta di annullare in autotutela, anche a
seguito degli accertamenti della stessa Amministrazione, le proprie delibere.
A fine giugno, contro ogni evidenza, la Giunta del Lombardo ter riconfermava, invece, le
delibere precedenti, vale a dire che riconfermava le valutazioni e le schede ormai accertate
come fasulle, le revoche degli incarichi ormai inesistenti perch annullate con decreti
presidenziali e persino i 4 anni di inibizione non previsti dalle norme contrattuali, quando
leventuale limite dei 3 anni era gi trascorso da 14 giorni. Per ragioni ignote, la Delibera
veniva conservata in qualche cassetto e notificata dopo 95 giorni, ma senza che a tuttora sia
stato redatto ed approvato il verbale della seduta di Giunta.
Intanto, su esposto di Genchi e Pellerito, anche il neo costituito Ispettorato della Funzione
Pubblica presso lAssessorato alla Funzione Pubblica diretto dallAssessore Chinnici accertava le
irregolarit evidenziate mesi prima dalla Commissione dindagine del Dipartimento Ambiente e
chiedeva al DG del Dipartimento Ambiente di provvedere a chiudere il procedimento nel
rispetto dei tempi e delle norme vigenti in materia di trasparenza amministrativa. Nulla di tutto
ci ancora avvenuto.
Storia di malaburocrazia, infarcita da falsi, omissioni ed abusi, per di pi male orchestrati,
sotto una regia trasversale tesa a riaffermare in termini di delegittimazione, isolamento ed
annientamento possibili sul posto di lavoro il monito a quanti restii e non facilmente allineabili
agli ordini di scuderia.

15

http://www.ecceterra.org/index.php/ecce-italia/1256-sicilia-furor-persecutionis-e-piano-regionale-dellariascopiazzato

PIANO ARIA PULITA, FRA SCOPIAZZAMENTI


CANCELLAZIONE

E ODISSEE PER LA

8 MARZO 2013

Copio, ergo sum. Parafrasando la celebre massima cartesiana, si potrebbe dire che in Sicilia alcuni
funzionari regionali credano che basti copiare per potere esistere. Il caso in questione ha una storia
lunga, portata alla LUCE dalle associazioni ambientaliste, che recentemente sono tornate ad
insorgere contro lamministrazione regionale per il mancato ritiro del Piano regionale di
coordinamento per la tutela della qualit dellaria.
Un piano, questultimo, che da anni protagonista di una bufera mediatica, a causa di una serie di
assonanze pi che sospette con altri piani regionali per la tutela della qualit dellaria, ad esempio
quello della Regione Veneto. E cos che nel piano siciliano si fa riferimento, per citare alcuni dei
tanti casi, al sistema aerologico padano della Regione Siciliana, alle piste ciclabili lungo gli argini
dei fiumi e dei canali presenti nei centri storici dei Comuni siciliani, o allesistenza delle Comunit
montane. Insomma, tutte peculiarit tipiche del territorio siciliano, no?
Il piano, stilato nel 2007, nonostante le CONTINUE segnalazioni da parte di associazioni come il
Wwf o Legambiente alle diverse amministrazioni regionali che nel frattempo si sono succedute, non
mai stato sostituito e campeggia ancora oggi sul sito dellArta, seppure questo dalla fine di
gennaio 2013 non sia pi aggiornato.
Insomma, le numerose denunce non hanno portato a niente e il Piano non solo ancora online sul
sito istituzionale, ma soprattutto fatto ben pi grave un piano interamente copiato da altre fonti
continua a non essere stato ritirato ufficialmente dallamministrazione. C di pi: la reazione alla
pubblica denuncia delle associazioni da parte del dirigente responsabile, Salvatore Anz, stata
corredata da una serie di epiteti come banda di lestofanti, banda di cialtroni, esperti in truffe,
ciarlatani, cricca di imbroglioni, cricca di mascalzoni messi nero su bianco su carta intestata del
Dipartimento Ambiente. Epiteti che sono costati al dirigente una condanna in sede penale perch la
vicenda presenta profili di indubbia gravit, ravvisabili nellutilizzo da parte di un pubblico
funzionario di ben tre atti amministrativi del suo ufficio, per formulare offese personali connotate
da una fortissima violenza verbale, violenza di cui limputato non sembrato neppure rendersi
conto nel corso del suo esame dibattimentale.
Ma si sa, morto o dimesso un papa, se ne fa un altro. Cos, aspettata la fase di insediamento
della nuova giunta regionale, alla fine dello scorso anno un cartello di associazioni composto da
Legambiente Sicilia, Cgil Sicilia, AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf
Palermo e comitato cittadino Isola Pulita ha segnalato la vicenda alla nuova amministrazione,
esortando lassessore allAmbiente Maria Lo Bello a porre fine a questa vicenda.
A fronte di questa situazione a dir poco paradossale si legge nella lettera firmata da Mimmo
Fontana per Legambiente e Antonio Riolo per la Cgil Sicilia che appare confliggere in modo
insanabile, oltre che con il decoro ed il prestigio dellAmministrazione, con le dichiarazioni
programmatiche in materia di trasparenza e legalit del nuovo Governo della Regione, le scriventi
Organizzazioni tornano a chiedere limmediato ritiro del Piano copiato, anche come segnale forte di
voler mettere la parola fine ad un deleterio modus operandi e ad un sistema di impunit tra i pi
oscuri dellattivit amministrativa della nostra Regione.
Ma ancora nessuna risposta giunta alla lettera, a distanza di quasi tre mesi. Cos qualche settimana
fa le associazioni AugustAmbiente, Decontaminazione Sicilia, Italia Nostra, Wwf Palermo e
comitato cittadino Isola Pulita hanno inviato una diffida a provvedere con istanza in autotutela
alla revoca e al ritiro dal sito web del piano.

16

E chiss che la nuova amministrazione regionale non decida finalmente di aprire un nuovo capitolo,
il caso di dirlo, che guardi davvero alla salute dellaria che respirano i siciliani e non alle
facili scorciatoie per chi deve redigere un documento di coordinamento regionale.
O forse basterebbe augurarsi che se mai si rediger un nuovo Piano avvalendosi del copia e
incolla, non si scopiazzi da un documento, come quello del Veneto, che gi nel 2007 era stato
bocciato dalla Comunit Europea.
http://www.siciliainformazioni.com/75078/piano-aria-pulita-fra-scopiazzamenti-e-odissee-per-lacancellazione
INQUINAMENTO, TROPPI SFORAMENTI
di Rosario Battiato

LArpa Sicilia ha pubblicato i dati del 2012: a Melilli, Enna e Trapani i maggiori problemi per i
livelli di ozono. Regione in colpevole ritardo sul Piano qualit dellaria e sul controllo dei Comuni
PALERMO Sulla qualit dell'aria si gioca una delle sfide pi delicate a livello europeo e la
Sicilia la sta perdendo su tutti i fronti. Nell'Isola il programma di controllo e riduzione delle
emissioni arenato in perfetto tempismo con la presenza di un piano regionale di risanamento della
qualit dell'aria datato 2007 (Decreto Assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007), che appare come
documento di riferimento anche sul sito del ministero dell'Ambiente, nonostante sia stato al centro
dello scandalo scoppiato in Regione qualche anno fa perch copiato dal piano della Regione
Veneto risalente al 2000 e a sua volta sonoramente bocciato dalla Comunit europea. Senza
uno strumento di controllo e coordinamento della qualit dell'aria a livello regionale difficile
tenere sotto controllo le emissioni in atmosfera che giungono principalmente dal comparto
energetico, dai trasporti e dalle raffinerie. L'aria siciliana, pertanto, continua a essere
particolarmente insana per la salute umana e lo dimostrano i dati dell'ultimo monitoraggio
Arpa pubblicati a met maggio.
La presentazione del sistema di monitoraggio dell'aria siciliana si trova sul sito di Sirvia, il sistema
informativo regionale per la valutazione integrata della qualit dellaria in Sicilia, un progetto
finanziato dalla misura 1.01 del Programma operativo regionale della Sicilia nellambito dei Fondi
Strutturali Europei 2000-2006, allo scopo di gestire e valutare la qualit dellaria nel territorio
regionale. L'ultimo report stato diffuso a met maggio e copre l'intero 2012. Col bollino rosso ci
sono diverse stazioni (si legga tabella per il dettaglio), alcune controllate direttamente dall'Arpa e
altre interconnesse con il centro elaborazione dati (Ced) dell'Agenzia, e coinvolgono diversi centri
urbani e alcuni tra i principali e pi pericolosi inquinanti. Ci sono superamenti oltre il limite
consentito per legge che vanno da Trapani a Enna fino alle aree metropolitane di Catania, Palermo e
Messina. Gli inquinanti che hanno sforato la soglia di guardia e attentato alla salubrit umana sono
diversi e hanno nomi poco rassicuranti: ozono, benzene, biossido di azoto e particolato (Pm10). Il
sistema di monitoraggio siciliano, peraltro, non ha sempre una copertura adeguata perch i comuni,
anche a causa di una gestione finanziaria non sempre inappuntabile, non mantengono le medesime
reti di monitoraggio.
Ad esempio per l'area che copre Gela e Caltanissetta il report non fornisce alcun dato, eppure da
quelle parti, come in generale nei pressi nelle aree industriali di Sicilia seppure non stata attestata
alcuna correlazione, ci sono valori abbastanza preoccupanti in termini di qualit della vita (vedi
box).
In Italia le cose non vanno come dovrebbero e se ne accorta anche la comunit europea che sul
tema dell'inquinamento atmosferico sta portando avanti l'ennesima procedura d'infrazione
(la 2008_2194 Qualit dell'aria: valori limite Pm10). L'ultimo atto si consumato il 19
dicembre del 2012 quando arrivata la sentenza da parte della Corte di Giustizia Europea,
che ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea per linadempienza dellItalia
17

che avrebbe omesso di provvedere, per gli anni 2006 2007, affinch le concentrazioni di
Pm10 nellaria ambiente non superassero, nelle 55 zone e agglomerati italiani considerati
nella diffida della Commissione europea del 2 febbraio 2009, i valori limite fissati allart.5,
par. 1, della direttiva 1999/30CE. Una procedura che la Commissione aveva aperto nel
giugno del 2008 sui dati di qualit dellaria forniti per gli anni 2006 e 2007, visto che i valori
limite venivano superati per lunghi periodi e in molte zone.
La storia proseguita con una lettera di diffida del febbraio del 2009, mentre nel marzo dello
stesso anno stata Stefania Prestigiacomo, all'epoca ministero dell'Ambiente del IV governo
Berlusconi, a far pervenire ufficialmente a Raffaele Lombardo, che appena cinque mesi prima si era
insediato sullo scranno di comando della Regione siciliana, le procedure dinfrazione avviate
dalla Ue perch in alcune zone industriali dei comuni di Palermo, Catania, Messina e
Siracusa, tra il 2005 e il 2006, erano state riscontrate concentrazioni di sostanze nocive
notevolmente superiori a quelle indicati dalla normativa. LItalia ha poi presentato 2 istanze
di deroga relative rispettivamente a 67 zone (che coinvolgevano 12 regioni e due provincie
autonome) e 12 zone (che riguardavano altre 3 regioni). La Commissione europea ha in
seguito sollevato delle obiezioni su 62 delle 67 zone segnalate nella prima istanza, e su 11 delle
12 zone segnalate nella seconda istanza. In seconda istanza, tra le regioni coinvolte, figura
appunto la Sicilia.
In altri termini la Sicilia rischia grosso, anche perch sulla qualit dell'aria veramente all'anno
zero. Lo sanno anhe all'Ars: a met aprile stata presentata un'interpellanza trasmessa al governo il
6 maggio, in merito alle inadempienze riguardanti il Piano regionale di risanamento della qualit
dell'aria. A firmare l'atto sono stati i deputati del M5S, gli ultimi arrivati a Sala d'Ercole, che
evidentemente non vogliono subire il peso di una gestione passata poco attenta. I buchi nel sistema
sono diversi. La pattuglia dei grillini chiede, ad esempio, l'effettiva efficacia dei Decreti n.
155/2010 e del 888/17, due norme di riferimento per l'inquinamento atmosferico che per non
fissano i limiti di intervento per la maggior parte degli inquinanti di origine petrolchimica. Alla base
di tutto risiede, tuttavia, l'assenza di un piano di tutela e risanamento della qualit dell'aria e a tal
proposito chiedono che vengano individuate e censurate le responsabilit politiche e burocratiche",
anche perch tale assenza "costituisce una grave 'omissione di soccorso' nei confronti dei cittadini e
dellambiente intero.
L'Europa comunque non molla la presa. Proprio sul fronte dello smog la Commissione europea ha
intenzione di proseguire la linea dura con gli Stati membri e far rispettare le regole sulla qualit
dell'aria. Lo ha ribadito il commissario Ue all'ambiente, Janez Potocnik, precisando di voler
continuare con una linea pi forte sulle procedure di infrazione rispetto al passato: oggi abbiamo
18 Stati membri che non rispettano i limiti delle Pm10. Tutto questo in attesa di cominciare con il
biossido di azoto (NO2).

Inquinamento, alla sbarra ex amministratori regionali


PALERMO L'aria siciliana inguaiata con la magistratura. Il Piano regionale di
coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente della Regione siciliana, il famoso
documento dello scandalo, assemblato col metodo del copia e incolla tramite porzioni di altri
documenti, tra cui il piano della Regione Veneto che faceva, appunto, riferimento all'aria
padana e che era stato comunque gi bocciato dalla commissione, risulta ancora tra i
documenti di riferimento per il controllo dell'aria presenti sul sito del ministero e
dell'assessorato regionale.
18

A fine dello scorso gennaio questa verit stata acclarata con la Sentenza n. 5455/2012 emessa
dal Tribunale penale di Palermo, Giudice monocratico, sez. quarta penale, nel proc. n.
4863/2010, alludienza del 18.10.2012, dove tra le motivazioni di una condanna per
diffamazione in una controversia sorta tra Regione e Legambiente, di cui abbiamo parlato
diffusamente nei mesi scorsi, si accertato che il piano conteneva se non errori, comunque
vistose copiature di un piano di altra Regione.
Ma c' un altro capitolo della vicenda aria finito in Tribunale, perch lo scorso 13 marzo il Gup del
Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio gli ex presidenti della Regione, Tot Cuffaro e
Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore al Territorio e Ambiente - Francesco
Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto Di Mauro - perch non avrebbero
mai adottato un vero Piano di risanamento della qualit dellaria, nonostante fossero a
conoscenza dei dati allarmanti sulla qualit dellaria.
Il processo che si aperto ad inizio giugno davanti alla terza sezione stato rinviato a luned
prossimo per la dichiarazione di astensione di uno dei giudici a latere. Anche il ministero
dell'Ambiente si costituito parte civile al processo.

Le emissioni sono in calo tra crisi e provvedimenti


PALERMO La Sicilia, a fronte di un tessuto produttivo poco sviluppato, resta una delle regioni
sottoposte ai maggiori livelli di impatto ambientale data la presenza delle industrie ad elevata
intensit energetica come raffinerie, stabilimenti petrolchimici, cementifici, centrali termoelettriche
e industrie di materiali da costruzione. Tuttavia la crisi e una normativa pi stringente stanno
migliorando le performance ambientali di questi giganti dell'inquinanti. Dal confronto dei dati nel
periodo 2009-2011, gli ultimi analizzati nel report di monitoraggio ambientale del Pears, si evince
una riduzione del livello di emissioni di CO2, pari a circa il 3,8%. Sempre nel periodo 2009-2011,
le emissioni di Nox (ossidi di azoto) nel settore delle raffinerie, presentano una lieve contrazione (1,75%), con un valore stimato, nel 2011, pari a 10.372,24 t/anno, cos come nel settore delle centrali
elettriche, dove hanno subito un calo con un valore stimato nel 2011 pari a 5.541,68 t/anno. Nello
stesso periodo le emissioni di Sox (ossidi di zolfo) nel settore delle raffinerie, presentano un
incremento del 10,9%, con un valore stimato, nel 2011, pari a 35.928,5 t/anno, mentre nel settore
delle centrali elettriche, hanno subto una significativa riduzione del 19,4%, con un valore stimato,
nel 2011, pari a 7.284,94 t/anno.
La Regione, data lemanazione del Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n. 155, attuazione della
Direttiva 2008/50/CE relativa alla qualit dellaria ambiente e per unaria pi pulita in Europa, ha
compiuto qualche passo in avanti. Dopo aver provveduto a rivedere la zonizzazione in atto, ha
redatto un progetto volto ad adeguare la propria rete di misura alle disposizioni comunitarie.
Gli adempimenti sono stati avviati e in particolare con D.A n. 97/GAB del 25 giugno 2012 stata
approvata la Zonizzazione e classificazione del territorio della Regione siciliana ai fini della
qualit dellaria per la protezione della salute umana ed stata trasmessa al ministero
dellAmbiente per la valutazione di conformit.
Articolo pubblicato il 15 giugno 2013

http://www.qds.it/12993-inquinamento-troppi-sforamenti.htm

19

SIRACUSA ARIA PULITA? INTERROGAZIONE AL GOVERNO REGIONALE DI


MARIKA DI MARCO. Commento e comunicato stampa
Posted by: La Redazione Posted date: marzo 04, 2013
(gregorio valvo)Siracusa, 4 marzo2013 Finalmente tra i tanti parlamentari che Siracusa elegge e
nomina spunta qualcuno che non pensa solamente alle beghe di partito e alle strategie politiche ma
anche, come diceva Veltroni, alle cose che attengono al bene comune. Nella fattispecie quello
dellaria. Lassessore regionale allambiente e il governatore Crocetta leggeranno presto
linterrogazione presentata dallonorevole Marika Cirone di Marco in merito alla qualit dellaria
che si respira in Sicilia. Ovviamente, il punctum dolens della richiesta avanzata rappresentato
dalla scoperta che faranno i rappresentati del governo regionale sullaria che respirano i
siracusani. Cio, la peggiore dItalia. Non sappiamo come potr incidere un interrogazione
regionale, per mutare una situazione che neanche un ministro allAmbiente come Stefania
Prestigiacomo ha potuto cambiare. Sappiamo che mettersi contro le industrie multinazionali non
cosa facile per nessuno. E comprendiamo. Non sappiamo se lon Cirone Di Marco ha informato i
neo rappresentanti alla CAMERA del suo partito, il Pd, della battaglia che intende intraprendere a
favore dellaria pi respirabile che i siracusani desiderano. Certamente, in questa battaglia, una
grande mano di aiuto potrebbe fornirla lon Pippo Zappulla che pi di chiunque conosce dati tecnici
e le vie per la soluzione possibile per i suoi trascorsi di massimo esponente Cgil in Provincia. Se
realmente un passo avanti a favore dellambiente disastrato siracusano sar fatto, vorr dire che la
politica comincia a pensare di cambiare. Spezzare gli inciuci che hanno portato i siracusani a
respirare tumori allo stato gassoso, dovrebbe essere lobiettivo principale di ogni cittadino e di ogni
politico delegato a legiferare. Non per noi ma per la nuova generazione che ancora non in
condizione di rendersi conto della triste realt che lattende. Forza onorevole Marika, aspettiamo
qualche risultato, in un modo o nellaltro veda di non deluderci.
(CS)Siracusa, 4 marzo 2013 Il deputato regionale del PD, Marika Cirone Di Marco ha inviato
uninterrogazione al presidente della Regione Siciliana e allassessore regionale per il Territorio e
lAmbiente sulle condizioni della qualit dellaria in Sicilia. Liniziativa prende spunto dal recente
report di Lega ambiente. Linterrogazione, in particolare, riguarda gli impianti industriali di Priolo e
il polo petrolchimico di Gela. Si fa riferimento, inoltre, alle navi che approdano nei porti industriali
e al Piano di tutela della qualit dellaria, di cui la Regione Siciliana non si ancora dotata.
Nellinterrogazione viene chiesto di procedere alla revisione dei provvedimenti AIA finora
concessi, per verificare la prescrizione e la reale adozione delle migliori tecnologie disponibili
(BAT). Di realizzare sistemi tali da recuperare in tutto o in massima parte gli off-gas per evitarne
linvio alle torce. Di adeguare limpianto IAS di Priolo per azzerare le sue emissioni. Di controllare
e revisionare gli impianti di desolforazione nonch il divieto di utilizzo della H2S nei forni, la
verifica straordinaria di tutti i serbatoi e delle condutture al fine di evitare fughe di gas incontrollate.
Marika Cirone Di Marco chiede ancora quali misure sintendono adottare per rendere pi stringente
il controllo sulle navi mercantili e sui terminali petroliferi, in particolare dove sussistono per di pi
aree di rispetto e tutela ambientale o di particolare pregio archeologico. Di censire le attivit di
bonifica con azoto presso i depositi gli impianti le linee e le navi gasiere e petroliere per valutarne le
emissioni, per garantire costantemente laccesso e la diffusione delle informazioni alla popolazione
relative alla qualit dellaria ambiente, cos come previsto dal Decreto Legislativo 13.08.2010
n.155, e pubblicando i report giornalieri sui siti istituzionali dei comuni e dellArpa, Viene chiesto,
infine, di accelerare lapprontamento e il varo del Piano di Tutela della Qualit dellAria per la
Sicilia.
Al Presidente della Regione
allAssessore per il territorio e lambiente

20

premesso che: la Sicilia, in presenza dei numerosi impianti petrolchimici e termoelettrici attivi nel
proprio territorio, si piazza ai primissimi posti nella poco onorevole classifica delle emissioni pi
ingenti e inquinanti di PM10 e di idrocarburi non metanici e che in alcune zone, come quelle del
siracusano, riscontra un conclamato aumento delle patologie tumorali e delle ipospadie;
rilevato che limpianto cloro-soda di Priolo stato chiuso solo alla fine del 2005 e che in questi
giorni si sta celebrando il processo giudiziario per i danni sanitari subiti dai lavoratori di quegli
impianti; per il polo di Gela la commissione per lAutorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ha
concluso i lavori a met dicembre e si ancora in attesa del provvedimento definitivo che entro 24
mesi dovrebbe ridurre le emissioni di SO2 dagli attuali 900 mg/mc a 400 mg/mc; le navi che
approdano nei porti industriali hanno lobbligo di cambiare lalimentazione di motori e apparati
ausiliari solo allinterno delle rade e in prossimit dellormeggio ai pontili e che dunque il
contributo delle navi ai fini dellinquinamento notevole, nonostante gli stringenti vincoli imposti
dallUE allutilizzo di combustibili ad alto contenuto di zolfo allinterno dei porti, nelle aree
limitrofe e nelle zone speciali
considerato che la qualit dellaria delle citt prossime alla zona industriale non migliorata e che
ripetuti blackout e il fermo di numerosi impianti industriali, soprattutto nellarea di Siracusa, hanno
riproposto la carenza di trasparenza e informazioni verso le amministrazioni comunali e i cittadini
oltre che luso improprio delle torce come primo rimedio (e non come estremo, quale dovrebbe
essere) per fronteggiare lemergenza e smaltire i gas; visto che la Regione non si ancora dotata
del prescritto Piano di tutela dellAria, il polo petrolchimico di Gela attende il provvedimento
definitivo dellAIA mentre gli impianti della Versalis di Priolo non sono ancora in possesso di tale
autorizzazione per sapere se non ritengano opportuno procedere alla revisione dei provvedimenti
AIA finora concessi per verificare la prescrizione e la reale adozione delle migliori tecnologie
disponibili (BAT); alla realizzazione di sistemi tali da recuperare in tutto o in massima parte gli offgas per evitarne linvio alle torce; alladeguamento dellimpianto IAS di Priolo per azzerare le sue
emissioni; al controllo e alla revisione degli impianti di desolforazione nonch al divieto di utilizzo
della H2S nei forni, la verifica straordinaria di tutti i serbatoi e delle condutture al fine di evitare
fughe di gas incontrollate; quali misure intendono adottare per rendere pi stringente il controllo
sulle navi mercantili e sui terminali petroliferi, in particolare dove sussistono per di pi aree di
rispetto e tutela ambientale o di particolare pregio archeologico; per censire le attivit di bonifica
con azoto presso i depositi gli impianti le linee e le navi gasiere e petroliere per valutarne le
emissioni, per garantire costantemente laccesso e la diffusione delle informazioni alla popolazione
relative alla qualit dellaria ambiente, cos come previsto dal Decreto Legislativo 13.08.2010
n.155, e pubblicando i report giornalieri sui siti istituzionali dei comuni e dellArpa; se non
ritengano di dovere accelerare lapprontamento e il varo del Piano di Tutela della Qualit dellAria
per la Sicilia.
Linterrogante chiede lo svolgimento con urgenza Cirone
http://www.lanota7.it/siracusa-aria-pulita-interrogazione-al-governo-regionale-di-marika-di-marco/
INQUINAMENTO ATMOSFERICO, INDAGATI CUFFARO, LOMBARDO E
ASSESSORI REGIONALI ALLAMBIENTE
16 giugno 2011

Si conclusa lindagine avviata dalla Procura di Palermo per individuare le responsabilit sulla
mancata stesura del Piano di risanamento della qualit dellaria in Sicilia.
Una vicenda che da anni ci ha visti impegnati sia sul fronte dellinformazione che adendo le vie
giudiziarie.
A tal proposito, occorre precisare che una denuncia inerente le vicende agrigentine, fu a suo
tempo presentata dallAssessorato Ambiente del Comune di Agrigento.
Inoltre, nel corso di un incontro tenutosi allAssessorato Regionale allAmbiente, fu il funzionario
del Comune arch. Domenico Savio Lo Presti, ad insistere affinch si arrivasse alla stesura del
21

Piano di risanamento della qualit dellaria, e che in detto Piano, rientrasse Agrigento, visto
come i dati dei rilevamenti indicassero allarmanti superamenti di soglia massima degli
inquinanti.
anche doveroso ricordare come la Provincia Regionale di Agrigento, sospese, nonostante le
vibrate proteste, il monitoraggio della qualit dellaria, seppure i dati precedentemente rilevati non
erano affatto tranquillizzanti.
Lo Presti, nonostante il ruolo di funzionario comunale al settore ambiente, stanco di non trovare
riscontro alcuno alle denunce presentate, alle segnalazioni fatte agli organi competenti, esasperato
dalla situazione, inscen insieme ai propri figli una protesta dinanzi la Prefettura di Agrigento
(clicca qui).
Nonostante ci, cos come riportato in un articolo di qualche giorno fa (clicca qui), quantomeno per
Agrigento ben poco, o forse nulla, cambiato.
Oggi, quantomeno per ci che riguarda eventuali responsabilit a livello regionale, si arrivati
allemissione di avvisi di conclusione delle indagini per omissioni in atti dufficio.
Gli avvisi di conclusione delle indagini, sono state notificate al presidente della Regione
Raffaele Lombardo, allex governatore Salvatore Cuffaro e ai sette assessori allAmbiente che
si sono succeduti tra il 2003 e il 2010.
In attesa che anche le indagini per le vicende agrigentine possano portare allindividuazione di
possibili responsabilit penali da parte di soggetti che avessero eventualmente compiuto atti
omissivi, non ci resta che sperare che dora innanzi, si voglia quantomeno provvedere ad effettuare
un maggiore controllo del territorio, individuando lorigine degli inquinanti che continuano ad
ammorbare laria del territorio comunale agrigentino, ed in particolar modo quello delle frazioni di
Monserrato e Villaseta.
In merito alla conclusione delle indagini che ha portato alliscrizione al registro degli indagati
Cuffaro, Lombardo e gli Assessori regionali allAmbiente, si registrano diversi interventi.
Le autorit giudiziarie hanno individuato le responsabilit degli amministratori regionali
dichiara Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino, che negli anni
non hanno ottemperato ad un dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad unattivit di
prevenzione per la salute pubblica. Studi dellOrganizzazione mondiale della sanit, hanno, infatti,
sancito che le emissioni di fattori inquinanti nellambiente sono causa significativa di patologie e
lesposizione a fattori cancerogeni molto rischiosi per la salute.
In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda dichiara Mimmo Fontana,
presidente regionale di Legambiente Sicilia nonostante le nostre sollecitazioni. Sollecitazioni che
si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano della Regione
Veneto. In quel caso stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto che
prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato limmagine
dellamministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali),
ha perseverato nel sottovalutare limportanza di uno strumento indispensabile per restituire
qualit allaria che respiriamo.
http://www.lavalledeitempli.net/2011/06/16/inquinamento-atmosferico-indagati-cuffaro-lombardoe-assessori-regionali-all%E2%80%99ambiente/
MANCATA APPROVAZIONE DEL PIANO DI RISANAMENTO DELLA
QUALIT DELL'ARIA
Dichiarazione di Giuseppe Messina, coordinatore regionale MDC Sicilia
Conclusa lindagine della Procura di Palermo per individuare le responsabilit sulla mancata stesura
del Piano di risanamento della qualit dellaria in Sicilia, con la conseguente omissione delle
procedure di tutela e salvaguardia della salute dei cittadini.
22

Dichiarazioni di Giuseppe Messina, coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino e


Mimmo Fontana, presidente regionale di Legambiente Sicilia.Le autorit giudiziarie hanno
individuato le responsabilit degli amministratori regionali dichiara Giuseppe Messina,
coordinatore regionale Movimento difesa del cittadino, che negli anni non hanno ottemperato ad un
dispositivo di legge che richiamava gli stessi ad un'attivit di prevenzione per la salute pubblica.
Studi dell'Organizzazione mondiale della sanit, hanno, infatti, sancito che le emissioni di fattori
inquinanti nell'ambiente sono causa significativa di patologie e l'esposizione a fattori cancerogeni
molto rischiosi per la salute.
In questi anni la Regione Siciliana non ha mai affrontato la vicenda dichiara Mimmo Fontana,
presidente regionale di Legambiente Sicilia nonostante le nostre sollecitazioni.
Sollecitazioni che si sono spinte fino alla denuncia del caso clamoroso della copiatura del Piano
della Regione Veneto. In quel caso stato significativo il fatto che la Regione Siciliana, piuttosto
che prendere provvedimenti nei confronti di aveva gravemente danneggiato limmagine
dellamministrazione regionale (si ricordino gli articoli ironici su tutti i quotidiani nazionali), ha
perseverato nel sottovalutare limportanza di uno strumento indispensabile per restituire qualit
allaria che respiriamo.
http://sicilia.difesadelcittadino.it/pagine/28/Mancata-approvazione-del-Piano-di-risanamento-della-qualit%C3%A0-dellaria.aspx

16/06/2011 -

SMOG, INDAGATI LOMBARDO E CUFFARO


Avviso di conclusione delle indagini anche per sette assessori allAmbiente. i
contesta il non avere adottato le misure imposte dalla legge per il contrasto
dell'inquinamento atmosferico nonostante fossero a conoscenza "dei risultati
delle centraline di rilevamento poste sul territorio regionale"
PALERMO. La Procura di Palermo ha notificato un avviso di conclusione
indagine al presidente della Regione Raffaele Lombardo, all'ex governatore
siciliano Salvatore Cuffaro e ai sette assessori regionali all'Ambiente che si
sono succeduti tra il 2003 e il 2010. Gli amministratori sono indagati di
omissione d'atti d'ufficio e getto pericoloso di cose. L'inchiesta stata
coordinata dai procuratori aggiunti Leonardo Agueci e Nino Gatto e dai pm Geri
Ferarra e Claudia Bevilacqua.
A Lombardo, Cuffaro e agli assessori si contesta il non avere adottato le misure
imposte dalla legge per il contrasto dell'inquinamento atmosferico nonostante
fossero a conoscenza "dei risultati delle centraline di rilevamento poste sul
territorio regionale, dell'andamento della qualit dell'aria, del persistere dei
fenomeni di inquinamento con superamento dei limiti di legge".
In particolare gli indagati non hanno mai adottato il piano di risanamento e
mantenimento relativo all'inquinamento atmosferico, i programmi per il
raggiungimento dei valori limite ai fini della PROTEZIONE della salute della
popolazione, da predisporre entro 18 mesi, e i piani di risanamento della
qualit dell'aria.
Gli assessori coinvolti sono Mario Parlavecchio, Francesco Cascio, Rossana
Interlandi, Giuseppe Sorbello, Mario Milone, Giovanni Di Mauro e Calogero
Sparma.
23

http://www.gds.it/gds/sezioni/cronache/dettaglio/articolo/gdsid/162180/

SICILIA, PIANO QUALIT ARIA COPIATO DAL VENETO

16 settembre 2010 |

Il dirigente regionale Anz condannato per diffamazione


di Giovanni Tornesi
Legambiente Sicilia aveva fatto una denuncia basata su fatti concreti ed oggettivi, e le rimostranze
del dirigente della regione Siciliana, Salvatore Anz, sono state giudicate diffamatorie dal Giudice
monocratico di Palermo.
Tutto ha avuto inizio con la conferenza stampa di Legambiente del 21 novembre 2007, durante la
quale i responsabili regionali dellassociazione Giuseppe Messina e Mimmo Fontana ed il dr.
Gioacchino Genchi, avevano denunciato che il piano regionale di risanamento dellaria era stato
copiato da quello della regione Veneto.
La notizia rimbalz sulla stampa nazionale, e striscia la notizia con Stefania Petyx and ad
intervistare larch. Pietro Tolomeo, allora dirigente generale del dipartimento dellassessorato
territorio e Salvo Anz dirigente responsabile del progetto aria siculo-padana.
IN SICILIA SI RESPIRA ARIA DEL VENETO PADANO In quella intervista lAnz e il
Tolomeo cercarono di sminuire i fatti, anche se in un passo dellintervista si conferma la
consultazione del piano dellaria del Veneto.
Proprio lAnz con note ufficiali, protocollate e pubblicate sul sito della Regione Siciliana, and
allattacco dei responsabili regionali di Legambiente, che avevano osato criticare i notabili siciliani,
accusandoli di far parte di una banda di cialtroni lestofanti, ecc..
Il Giudice monocratico di Palermo ha stabilito che Legambiente e Genchi hanno esercitato il
diritto di cronaca ed hanno riportato solo fatti realmente accaduti, ed ha condannato Salvatore Anz
per il reato di diffamazione, imponendo il pagamento a favore di Giuseppe Messina di 10.000,00
per risarcimento + 1.450,00 per onorari 1.160,00 per competenze + 300,00 per spese.
Le motivazioni della sentenza sono state depositate in questi giorni.
Per lo stesso motivo. sono in fase di conclusine i dibattimenti per la diffamazione da parte
dellAnz nei confronti anche di Mimmo Fontana e Gioacchino Genchi.
http://www.nuovosoldo.it/2010/09/16/sicilia-piano-qualita-aria-copiato-dal-veneto/

LE CONSEGUENZE DEL COPIATO DEL PIANO ARIA REGIONE SICILIA


Maggiori informazioni http://cronacaisolana.webnode.it/news/le-conseguenze-del-copiato-del-piano-aria-regione-sicilia-/
Risposta data da Stavros Dimas a nome della Commissione

E-0548/2009

ALLA INTERROGAZIONE DI CATANIA


La Commissione segue dal 2001 lattuazione delle direttive 96/62/CE(1) e 1999/30/CE(2) da parte
dellItalia, con particolare riguardo allelaborazione dei piani per la qualit dellaria per le zone
in cui sono stati identificati livelli di inquinamento elevati. Come ha ricordato lonorevole
parlamentare, il piano per la qualit dellaria presentato dalla Regione Veneto stato
inizialmente respinto dalla Commissione nel contesto del procedimento di infrazione
dell'aprile 2006 riguardante la mancata notifica dei piani o programmi. In seguito lItalia ha
trasmesso un piano aggiornato per il Veneto che comprendeva tutti gli elementi essenziali previsti
dallallegato IV della direttiva 96/62/CE.
I piani per la qualit dellaria della Regione Sicilia sono stati esaminati nellambito dei
procedimenti di infrazione del 2007 riguardanti il superamento dei valore limite per il biossido di
zolfo (SO2) fissati dalla direttiva 1999/30/CE. In tale occasione la Commissione aveva riscontrato,
in particolare, che i piani non recavano sufficienti informazioni sulle misure strutturali intese a
24

garantire in modo duraturo il rispetto dei valori limite per lSO2. Anche il piano aggiornato
della Sicilia trasmesso alla Commissione nel novembre 2008 destava perplessit riguardo
alleffettiva capacit di conseguire gli obiettivi fissati dalla direttiva 1999/30/CE, bench
presentasse tutti gli elementi essenziali descritti nellallegato IV della direttiva 96/62/CE.
Secondo la pertinente normativa comunitaria, scopo principale del piano per la qualit
dellaria consentire allautorit competente di identificare il tipo di inquinamento e le
misure di abbattimento necessarie per conformarsi alle norme. Il piano dovrebbe permettere
di introdurre misure di abbattimento delle emissioni atmosferiche nellambito delle strategie
in atto, agevolare l'acquisizione di FINANZIAMENTI adeguati e in particolare garantire
lattuazione del processo di consultazione e partecipazione del pubblico che costituisce, in
ultima analisi, una garanzia della sua qualit. Lesperienza maturata nella Comunit
dimostra che la qualit del piano e la conoscenza ed accettazione delle misure di abbattimento
da parte del pubblico costituiscono due elementi essenziali per ridurre le emissioni in modo
efficace.
La Commissione ha la facolt di verificare che il piano sia conforme ai requisiti normativi e
venga correttamente attuato; a tal fine essa ne VALUTA lo svolgimento ed esamina le tendenze
dellinquinamento atmosferico. La Commissione promuove inoltre lo scambio di buone pratiche tra
le autorit competenti degli Stati membri attraverso lorganizzazione di gruppi di lavoro.
Una recente sentenza(3) della Corte di giustizia europea ha confermato che ai cittadini direttamente
interessati conferito un diritto individuale a chiedere dinanzi ai giudici nazionali che venga
elaborato un piano e vengano adottate misure di abbattimento delle emissioni atmosferiche se
sussiste il rischio di superamento delle soglie di allarme o dei valori limite.
Come gi stato precisato, la Commissione ha preso provvedimenti volti a garantire losservanza
dei valori limite per la qualit dellaria. Nel 2007 sono stati avviati procedimenti di infrazione
contro lItalia per il mancato rispetto, da parte della Regione Sicilia nel 2005 e nel 2006, dei valori
limite orari per lSO2 fissati dalla direttiva 1999/30/CE. Come dichiarato dallItalia il 21 novembre
2008, il rispetto dei valori limite per lSO2 stato tuttavia conseguito nel 2007. La Commissione
continua a monitorare attentamente i livelli di biossido di zolfo in Sicilia per verificare che sia
effettivamente in atto un miglioramento duraturo e per valutare la possibilit di chiudere il caso.
Anche i valori limite giornalieri ed annuali per il particolato (PM10) sono stati ripetutamente
superati, dalla loro entrata in vigore nel 2005, in diverse zone istituite in Sicilia ai fini del controllo
e della gestione della qualit dellaria. A fronte delle difficolt riscontrate in tutta la Comunit in
relazione ai valori limite del PM10, la nuova direttiva 2008/50/CE sulla qualit dellaria(4) ha
introdotto la possibilit per gli Stati membri di notificare una deroga allobbligo di applicare tali
valori limite in determinate zone fino al giugno 2011, subordinatamente al rispetto di alcune
condizioni. Non avendo ricevuto alcuna richiesta in tal senso per la Sicilia dalle autorit italiane
fino al gennaio 2009, la Commissione ha ritenuto che non sussistessero le condizioni per
lapplicazione della deroga e, in data 29 gennaio 2009, ha avviato un procedimento di infrazione
contro lItalia.
Se in una fase successiva le sar notificata una richiesta di deroga per il PM10, la Commissione,
una volta accertato il rispetto dei pertinenti requisiti, esaminer con attenzione i piani per la qualit
dellaria per sincerarsi che offrano sufficienti garanzie di conformarsi alle prescrizioni della
direttiva entro il nuovo termine. La Commissione pu sollevare obiezioni nei confronti della
notifica e invitare lo Stato membro a modificare il piano in questione o a presentarne uno nuovo.
Una valutazione approfondita del piano sar realizzata anche nel caso in cui ad esso venga fatto
esplicito riferimento nella risposta alla lettera di costituzione in mora attesa per la fine di marzo
2009.
http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2009-0548&language=IT#ref1

25

OGGETTO: PIANO REGIONALE SICILIANO DI TUTELA DELL'ARIA DEL 2007, COPIATO DA


QUELLO PRESENTATO DALLA REGIONE VENETO NEL 2000, ADOTTATTO DALLA REGIONE
E PRESENTATO ALLA COMMISSIONE EUROPEA
4 FEBBRAIO 2009
Premesso che:

la Regione Sicilia ha approvato con delibera n.176 del 9.8.2007 il proprio Piano regionale per
la tutela dell'aria, grazie ad un collage di diversi documenti provenienti dal Piano di Tutela e
Risanamento della Regione Veneto dell'anno 2000, peraltro bocciato e rinviato al mittente dalla
Commissione europea;

in particolare sono citate direttive comunitarie in vigore nel 2000, come ancora da recepire o
che sono state persino modificate, gli stessi DOCUP, documenti di programmazione, si riferiscono
alla Regione Veneto, come alcune misure di decongestione del traffico urbano quali percorsi
ciclabili protetti ... utilizzando gli argini dei fiumi e dei canali che appartengono alla realt veneta
e non a quella siciliana, oppure condizioni ambientali come l'intero territorio pianeggiante o le
comunit montane, dissolte in Sicilia da 20 anni, o misure per limitare le ore di riscaldamento
degli impianti termici civili;

stata copiata anche la documentazione bibliografica, nonch i riferimenti a progetti della


Regione Lombardia del 2004, attribuiti al Comune di Palermo nel 2006: il capitolo 6 del Piano
risulta un collage di misure venete e siciliane, in seguito alle correzioni maldestre dell'Assessorato
che, dopo la denuncia alla stampa di Legambiente il 21.11.2007, ha ritoccato il Piano trasformando
i refusi veneti in refusi siciliani;

il responsabile dell'assessorato Territorio ed Ambiente, dopo aver inveito nel dicembre 2007
contro la denuncia del Piano, eticamente e professionalmente inaccettabile per una Pubblica
Amministrazione, lo ha modificato con delibera n. 43 del 12.3.2008, attribuendo i refusi ad errori di
stampa e sviste redazionali;

nel novembre 2008, i responsabili di tale maldestra copiatura, peraltro inefficace per
l'adozione e il FINANZIAMENTO delle misure idonee alla tutela della salute e della qualit
dell'aria siciliana, sono stati citati in giudizio, in considerazione del fatto che, nonostante le
modifiche tardive, i refusi incomprensibili compaiono comunque sul sito web dell'Assessorato: tale
documentazione stata inviata anche alla CE;
Potrebbe la Commissione specificare se non ritiene di dover controllare congruit e attendibilit del
Piano, nella versione che ha ricevuto eventualmente corretta, ma pur sempre con refusi, nel marzo
2008, e sollecitare quindi la Regione Sicilia alla redazione di un nuovo Piano di tutela dell'aria,
deontologicamente accettabile ed efficace?
http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=WQ&reference=E-2009-0548&language=IT
Marted 24 Marzo 2009 23:46
AMBIENTE: BOCCIATO "PIANO ARIA" DA COMMISSARIO UE
Il Commissario europeo all'Ambiente boccia l'ultima versione del Piano per la qualit dell'aria della
Regione Sicilia e promette attenti controlli sui livelli di inquinamento".
E' quanto afferma Giusto Catania, europarlamentare di Rifondazione Comunista, dopo avere
ricevuto una nota ufficiale di Stavros Dimas in risposta ad una sua interrogazione parlamentare. "Il
piano esaminato dopo il procedimento di infrazione del 2007 per il superamento dei limiti di
biossido di zolfo - si legge nel documento firmato venerd scorso da Dimas - non riportava
sufficienti informazioni sulle misure prese per garantire il rispetto dei valori massimi
consentiti. Anche il piano aggiornato, trasmesso alla Commissione nel novembre 2008, desta
26

perplessit riguardo all'effettiva capacit di conseguire gli obiettivi". Il Piano, ricorda il


Commissario, dovrebbe identificare il livello di inquinamento ed individuare i provvedimenti
da prendere. "La Commissione - aggiunge Dimas - continua a monitorare attentamente i livelli di
biossido di zolfo in Sicilia per verificare che sia effettivamente in atto un miglioramento duraturo".
Inoltre, secondo l'europarlamentare, la Commissione europea bacchetta la Regione Sicilia anche per
le polveri sottili perch "l'isola non solo ha sforato i limiti previsti ma non stata nemmeno capace
di usufruire della deroga concessa recentemente. Incapacit che a fine gennaio ha fatto scattare una
nuova procedura di infrazione". "Anche i valori limite giornalieri ed annuali per le polveri sottili
sono stati ripetutamente superati in Sicilia - continua la nota di Dimas - A fronte delle difficolt
riscontrate in tutta Europa stata concessa una deroga all'obbligo di applicare tali valori fino al
giugno 2011. Ma non avendo ricevuto alcuna richiesta dalle autorit italiane per la Sicilia, la
Commissione non ha potuto applicare la deroga ed il 29 gennaio scorso ha avviato un
procedimento di infrazione".
http://www.marsala.it/politica/item/43489-ambiente-bocciato-piano-aria-da-commissario-ue.html
http://cronacaisolana.webnode.it/news/le-conseguenze-del-copiato-del-piano-aria-regione-sicilia-/

REALITY SU CASO GENCHI E ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE

SICILIA, POLVERE E RANCORE


Un inceneritore bloccato, un cementificio in atesa dell'ok definitivo per l'uso di un certo
combustibile, un piano regolatore per la tutela dell'ambiente copiato, in molte sue parti, da quello
del Veneto, rancori e denunce: succede in Sicilia.
9 gennaio 2008
Fonte: http://www.la7.it
Nel PROGRAMMA Reality andato in onda oggi 9 dicembre 2007 si tenta di delineare un quadro,
breve ma significativo, del problema ambientale di Isola delle Femmine e dei risvolti sociali ed
occupazionali legati alla tutela dellambiente in Sicilia.
La nota problematica legata alluso, mai autorizzato, di un combustibile particolarmente tossico, il
pet-coke, che pu essere consentito non con un semplice confronto delleventuale rispetto dei limiti
di legge, ma con una valutazione completa, che tenga conto della localizzazione, delle tecnologie
applicate, delle vocazioni del luogo, dello sviluppo dello stesso.
Le immagini del filmato mostrano il cumulo a cielo aperto del pet-coke in localit Raffo Rosso, ci
nonostante le diverse diffide operate dallAssessorato territorio Ambiente che imtimano alla
Italcementi di stoccare movimentare trasportare bruciare il pet-coke.
C da aggiungere che il deposito limitrofa ad una vasta area considerata dalla Comunit Europea
ad alta PROTEZIONE ambientale. Oltre al fatto che larea ove sorge il deposito di pet-coke per il
Piano Regolatore Generale adottato dal Comune di isola delle Femmine classificata come area
destinata a VERDE AGRICOLO2. quindi la licenza concessa nel 2001 risulta essere illegittima.
In sostanza il pet-coke e lultimo prodotto delle attivit di trasformazione del petrolio e viene
considerato lo scarto dello scarto delloro nero tanto da guadagnarsi il nome di feccia del petrolio.
Per la sua composizione, comprendente oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e
metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio, va movimentato con cura per evitare di sollevare
polveri respirabili. Il vanadio in polvere infiammabile e tutti i suoi composti sono considerati
27

altamente tossici, causa di cancro alle vie respiratorie quando vengono inalati. Il pi pericoloso il
pentossido di vanadio.
Per questi motivi per esempio lutilizzo del pet-coke stato vietato in Giordania e lEni, che brucia
il pet-coke nella raffineria di Gela ha riconosciuto che malformazioni e tumori numerosissimi nella
popolazione locale sono causate dal pet-coke.
A fronte di questa situazione viene da chiedersi : Cosa fanno le nostre istituzioni?
Dalle immagini che vediamo nel filmato i dirigenti dellAssessorato Territorio Ambiente che
dovranno elaborare il loro parere allinterno dellistruttoria A.I.A. della Italcementi, sono gli stessi
dirigenti impegnati ad elaborare grandiosi piani per la qualit dellaria, che secondo informazioni di
stampa e televisioni sembrano copiati totalmente da piani elaborati in precedenza dallAssessorato
Regione Veneto.
Di fronte a siffata situazione il Comitato Cittadino Isola Pulita esprime forti preoccupazione circa la
regolare e corretta prosecuzione dellistruttoria dellAIA richiesta dalla Italcementi.
Ci attendiamo che dopo la visione di queste immagini, dopo le diverse interrogazioni parlamentari e
dopo linteressamento diretto del Ministro dellAmbiente che ha richiesto lintervento dei
Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, il nostro Sindaco Professore Gaspare Portobello
immediatamente come primo atto verifichi la legittimit della licenza edilizia concessa nellanno
2001 alla Italcementi per la costruzione di un deposito di pet-coke.
Comitato Cittadino Isola Pulita
http://isolapulita.blogspot.it

Note: Guarda il Video "Sicilia, polvere e rancore"


http://www.la7.it/approfondimento/dettaglio.asp?prop=reality&video=6641

Aria. Mancato rispetto della normativa nazionale e europea sulla adozione dei piani di
risanamento dell'aria da parte della Regione siciliana
Ordinanza che dispone il giudizio per violazione dell' art. 328 c.p. per la mancata adozione
dei piani dell'Aria da parte di Dirigenti del servizio tutela dall'inquinamento dell'aria,
Direttori generali e Assessori all'ambiente della Regione siciliana
http://www.lexambiente.it/materie/aria/122-giurisprudenza-penale-merito122/11126-ariamancatorispetto-della-normativa-nazionale-e-europea-sulla-adozione-dei-piani-di-risanamento-dellaria-daparte-della-regione-siciliana.html

SENTENZA DELLA CORTE (Seconda Sezione) 25 luglio 2008 (*)


DIRETTIVA 96/62/CE VALUTAZIONE E GESTIONE DELLA QUALIT DELLARIA
AMBIENTE FISSAZIONE DEI VALORI LIMITE DIRITTO DI UN TERZO VITTIMA DI
DANNI ALLA SALUTE ALLA PREDISPOSIZIONE DI UN PIANO DAZIONE
Nel procedimento C-237/07,
avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi
dellart. 234 CE, dal Bundesverwaltungsgericht (Germania), con ordinanza 29 marzo 2007,
pervenuta in cancelleria il 14 maggio 2007, nella causa tra Dieter Janecek e Freistaat Bayern,
LA CORTE (Seconda Sezione),
composta dal sig. C.W.A. Timmermans, presidente di sezione, dai sigg. L. Bay Larsen,
K. Schiemann, J. Makarczyk e J.-C Bonichot (relatore), giudici,
avvocato generale: sig. J. Mazk
28

cancelliere: sig. B. Flop, amministratore


vista la fase scritta del procedimento e in seguito alludienza del 5 giugno 2008,
considerate le osservazioni presentate:

per il sig. Janecek, dal sig. R. Klinger, Rechtsanwalt;

per il governo olandese, dalla sig.ra C. Wissels e dal sig. M. De Grave, in qualit di agenti;

per il governo austriaco, dalla sig.ra C. Pesendorfer, in qualit di agente;

per la Commissione delle Comunit europee, dal sig. F. Erlbacher nonch dalle sig.re A.
Alcover San Pedro e D. Recchia, in qualit di agenti,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito lavvocato generale, di giudicare la causa senza
conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1
La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sullinterpretazione dellart. 7, n. 3, della
direttiva del Consiglio 27 settembre 1996, 96/62/CE, in materia di valutazione e di gestione della
qualit dellaria ambiente (GU L 296, pag. 55), come modificata dal regolamento (CE) del
Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882 (GU L 284, pag. 1; in prosieguo: la
direttiva 96/62).
2
Questa domanda stata presentata nellambito di una controversia tra il sig. Janecek ed il
Freistaat Bayern in merito ad una domanda diretta a che sia imposto a questultimo di predisporre
un piano di azione per la qualit dellaria nel settore della Landshuter Allee, in Monaco di Baviera,
dove risiede linteressato; questo piano dovrebbe contenere le misure da adottare a breve termine
per garantire losservanza del limite autorizzato dalla normativa comunitaria per quanto concerne le
emissioni di particelle fini PM10 nellaria ambiente.
Contesto normativo
La normativa comunitaria
3
Ai sensi del dodicesimo considerando della direttiva 96/62:
() Per tutelare lambiente nel suo complesso e la salute umana, necessario che gli Stati membri
intervengano quando vengono superati i valori limite al fine di conformarsi a tali valori entro il
termine stabilito.
4
Lallegato I alla direttiva 96/62 contiene un elenco degli inquinanti atmosferici da considerare
nel quadro della valutazione e della gestione della qualit dellaria ambiente. Il punto 3 di
questelenco menziona le particelle fini quali la fuliggine (ivi compreso PM10).
5
Lart. 7 della direttiva 96/62, intitolato Miglioramento della qualit dellaria ambiente
Requisiti generali, cos dispone:
1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare il rispetto dei valori limite.
()
3. Gli Stati membri predispongono piani dazione che indicano le misure da adottare a breve
termine in casi di rischio di un superamento dei valori limite e/o delle soglie dallarme, al fine di
ridurre il rischio e limitarne la durata. ().
6
Lart. 8 di questa direttiva, intitolato Misure applicabili nelle zone in cui i livelli superano il
valore limite, enuncia quanto segue:
1. Gli Stati membri elaborano lelenco delle zone e degli agglomerati in cui i livelli di uno o pi
inquinanti superano i valori limite oltre il margine di superamento.
Allorch non stato fissato un margine di superamento per un determinato inquinante, le zone e gli
agglomerati in cui il livello di tale inquinante supera il valore limite sono equiparati alle zone e agli
agglomerati di cui al primo comma e si applicano i paragrafi 3, 4 e 5.
2. Gli Stati membri elaborano lelenco delle zone e degli agglomerati in cui i livelli di uno o pi
inquinanti sono compresi tra il valore limite e il valore limite aumentato del margine di
superamento.

29

3. Nelle zone e negli agglomerati di cui al paragrafo 1, gli Stati membri adottano misure atte a
garantire lelaborazione o lattuazione di un piano o di un PROGRAMMA che consenta di
raggiungere il valore limite entro il periodo di tempo stabilito.
Tale piano o programma, da rendere pubblico, deve riportare almeno le informazioni di cui
allallegato IV.
4. Nelle zone e negli agglomerati di cui al paragrafo 1 in cui il livello di pi inquinanti supera i
valori limite, gli Stati membri predispongono un piano integrato che interessi tutti gli inquinanti in
questione.
().
7
Lart. 5, n. 1, della direttiva del Consiglio 22 aprile 1999, 1999/30/CE, concernente i valori
limite di qualit dellaria ambiente per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto, le
particelle e il piombo (GU L 163, pag. 41), cos dispone:
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che le concentrazioni di particelle
PM10 nellaria ambiente, valutate a norma dellarticolo 7, non superino i valori limite indicati nella
sezione I dellallegato III a decorrere dalle date ivi indicate.
I margini di tolleranza indicati nella sezione I dellallegato III si applicano a norma dellarticolo 8
della direttiva 96/62/CE.
8
Lallegato III, fase 1, punto 1, alla direttiva 1999/30 presenta, in una tabella, i valori limite
per le particelle fini PM10.
La normativa nazionale
9
La direttiva 96/62 stata recepita nellordinamento tedesco mediante la legge sulla protezione
contro gli effetti nocivi sullambiente dellinquinamento dellaria, acustico, delle vibrazioni e di
altro genere (Gesetz zum Schutz vor schdlichen Umwelteinwirkungen durch
Luftverunreinigungen, Gerusche, Erschtterungen und nliche Vorgnge), nella versione
pubblicata il 26 settembre 2002 (BGBl I, pag. 3830), quale modificata mediante legge 25 giugno
2005 (BGBl I, pag. 1865; in prosieguo: la legge tedesca in materia di lotta allinquinamento).
10
Lart. 45 della legge tedesca in materia di lotta allinquinamento, intitolato Miglioramento
della qualit dellaria, cos dispone:
(1) Le autorit competenti devono adottare le misure necessarie per garantire losservanza dei
valori delle emissioni stabiliti dallart. 48 bis, in particolare mediante i piani previsti dallart. 47.
().
11
Lart. 47 della medesima legge, intitolato Piani per la qualit dellaria, piani dazione,
legislazione dei Land, cos dispone:
(1) In caso di superamento dei valori limite, aumentati dei margini di superamento legali e stabiliti
mediante regolamento in forza dellart. 48 bis, n. 1, le autorit competenti devono predisporre un
piano per la qualit dellaria, che indichi le misure necessarie per ridurre in modo duraturo gli
inquinanti atmosferici in conformit a quanto imposto dal regolamento.
(2) In caso di rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme delle emissioni
definiti mediante regolamento in forza dellart. 48 bis, n. 1, lautorit competente deve predisporre
un piano di azione che stabilisca le misure da adottare a breve termine, che devono essere in grado
di ridurre il rischio di superamento e limitarne la durata. I piani di azione possono essere inseriti in
un piano per la qualit dellaria, ai sensi del n. 1.
().
12
Le soglie massime di emissione menzionate dallart. 47 della legge tedesca in materia di lotta
allinquinamento sono stabilite dal ventiduesimo regolamento di esecuzione della detta legge, il cui
art. 4, n. 1, cos dispone:
Per le PM10, il valore limite delle emissioni nelle 24 ore, in considerazione delle esigenze di tutela
della salute umana, pari a 50 g/m3; i casi di superamento nel corso di un anno non possono
superare il numero di 35 ().
Causa principale e questioni pregiudiziali

30

13
Il sig. Janecek risiede lungo la Landshuter Allee, sulla circonvallazione interna di Monaco di
Baviera, a circa m 900 a nord di una stazione di controllo della qualit dellaria.
14
Le misurazioni effettuate in questa stazione hanno dimostrato che, nel corso del 2005 e del
2006, il valore massimo per le emissioni di particelle fini PM10 stato superato ben pi di 35 volte,
laddove questo numero di violazioni rappresenta il massimo autorizzato dalla legge tedesca in
materia di lotta allinquinamento.
15
pacifico che, per quanto riguarda il territorio del comune di Monaco di Baviera, esiste un
piano dazione per la qualit dellaria, dichiarato obbligatorio il 28 dicembre 2004.
16
Tuttavia, il ricorrente nella causa principale ha proposto ricorso dinanzi al
Verwaltungsgericht Mnchen, chiedendo che fosse ordinato al Freistaat Bayern di predisporre un
piano di azione per la qualit dellaria nel settore della Landshuter Allee, affinch vengano stabilite
le misure da adottare a breve termine per garantire losservanza del numero massimo autorizzato di
35 violazioni annuali del valore stabilito come soglia massima per le emissioni di particelle fini
PM10. Il detto giudice ha dichiarato il ricorso infondato.
17
Il Verwaltungsgerichtshof, adito in appello, ha adottato una posizione differente, giudicando
che i residenti interessati possono pretendere dalle autorit competenti la predisposizione di un
piano di azione, ma che essi non possono chiedere che questultimo contenga le misure idonee a
garantire losservanza a breve termine dei valori massimi di emissione di particelle fini PM10.
Secondo questo giudice, le autorit nazionali sono obbligate soltanto a garantire che questobiettivo
venga perseguito mediante un piano di tal genere, nei limiti del possibile e di quanto risulti
proporzionato allo scopo. Di conseguenza, esso ha ingiunto al Freistaat Bayern di predisporre un
piano di azione che rispettasse i suddetti obblighi.
18
Il sig. Janecek e il Freistaat Bayern hanno impugnato la sentenza del Verwaltungsgerichtshof
dinanzi al Bundesverwaltungsgericht. Secondo questultimo giudice, il ricorrente nella causa
principale non pu invocare nessun diritto alla predisposizione di un piano di azione in forza
dellart. 47, n. 2, della legge tedesca in materia di lotta allinquinamento. Il detto giudice ritiene
inoltre che n lo spirito n la lettera dellart. 7, n. 3, della direttiva 96/62 attribuiscano un diritto
soggettivo alla predisposizione di un piano del genere.
19
Il giudice del rinvio spiega che, malgrado lomessa adozione, persino illecita, di un piano di
azione non violi, secondo lordinamento nazionale, i diritti del ricorrente nella causa principale,
questultimo non sprovvisto di strumenti per far rispettare la normativa. Infatti, la tutela contro gli
effetti nocivi delle particelle fini PM10 dovrebbe essere garantita con misure indipendenti da un
piano del genere, di cui gli interessati hanno il diritto di pretendere la realizzazione da parte delle
autorit competenti. In questo modo sarebbe garantita una protezione effettiva, in condizioni
equivalenti a quelle risultanti dalla formulazione di un piano di azione.
20
Il Bundesverwaltungsgericht riconosce tuttavia che una parte della dottrina trae conclusioni
differenti dalle disposizioni comunitarie in questione, secondo le quali i terzi interessati avrebbero il
diritto alla predisposizione di un piano di azione; tale tesi parrebbe confermata dalla sentenza 30
maggio 1991, causa C-59/89, Commissione/Germania (Racc. pag. I-2607).
21
Alla luce di ci, il Bundesverwaltungsgericht ha deciso di sospendere il procedimento e di
proporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:
1)
Se lart. 7, n. 3, della direttiva () 96/62(), sia da interpretare nel senso che ad un terzo,
che abbia subito danni alla salute, viene conferito un diritto soggettivo alladozione di un piano
dazione anche allorquando, indipendentemente dal piano dazione, lo stesso in grado di far valere
il suo diritto alla difesa contro gli effetti nocivi per la salute dovuti al superamento del valore
massimo di emissione fissato per le particelle di polveri fini PM10, agendo in giudizio per ottenere
lintervento delle autorit competenti.
2) Qualora la prima questione debba essere risolta in senso affermativo: se un terzo, esposto agli
effetti nocivi per la salute prodotti dalle particelle di polveri fini PM10, abbia diritto alladozione di
detto piano dazione recante misure da applicare a breve termine, atte a garantire la stretta
osservanza del valore massimo di emissione fissato per le particelle di polveri fini PM10.
31

3) Qualora la seconda questione debba essere risolta in senso negativo: in che misura, grazie ai
provvedimenti definiti nel piano dazione, il rischio di superamento del valore massimo debba
essere ridotto e la sua durata circoscritta. Se il piano dazione possa limitarsi, alla stregua di un
programma graduale, a misure che, pur non garantendo il rispetto del valore massimo,
contribuiscano ci nondimeno al miglioramento a breve termine della qualit dellaria.
Sulle questioni pregiudiziali
Osservazioni presentate alla Corte
22
Il ricorrente nella causa principale asserisce che, in tutti i casi in cui linosservanza, da parte
delle autorit nazionali, delle disposizioni di una direttiva diretta a proteggere la sanit pubblica
possa mettere a rischio la salute delle persone, queste ultime devono poter invocare le norme di
ordine pubblico che esse contengono [v., per quanto riguarda la direttiva del Consiglio 15 luglio
1980, 80/779/CEE, relativa ai valori limite e ai valori guida di qualit dellaria per lanidride
solforosa e le particelle in sospensione (GU L 229, pag. 30), sentenza 30 maggio 1991, causa
C-361/88, Commissione/Germania, Racc. pag. I-2567, punto 16, e, per quanto concerne le direttive
del Consiglio 16 giugno 1975, 75/440/CEE, concernente la qualit delle acque superficiali destinate
alla produzione di acqua potabile negli Stati membri (GU L 194, pag. 26) e 9 ottobre 1979,
79/869/CEE, relativa ai metodi di misura, alla frequenza dei campionamenti e delle analisi delle
acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile negli Stati membri (GU L 271,
pag. 44) sentenza 17 ottobre 1991, causa C-58/89, Commissione/Germania, Racc. pag. I-4983,
punto 14].
23
Poich ritiene che la direttiva 96/62 miri a proteggere la salute umana, il ricorrente nella
causa principale sostiene che lart. 7, n. 3, della detta direttiva costituisce una norma di ordine
pubblico, la quale impone la predisposizione di un piano di azione una volta che esista anche solo il
semplice rischio di superamento di un valore massimo. Lobbligo di predisporre un piano del
genere in tale ipotesi, la cui esistenza pacifica nella controversia principale, costituirebbe di
conseguenza una norma di cui egli potrebbe valersi, in base alla giurisprudenza citata nel punto
precedente della presente motivazione.
24
Per quanto concerne il contenuto del piano di azione, il ricorrente nella causa principale
sostiene che esso deve prevedere tutte le misure idonee affinch il periodo di superamento dei valori
massimi sia il pi breve possibile. Ci si ricaverebbe in particolare dalleconomia dellart. 7, n. 3,
della direttiva 96/62, il quale indica chiaramente che i piani di azione devono essere redatti una
volta che esista anche solo il semplice rischio di superamento di questi valori, e dellart. 8, n. 3,
della medesima direttiva, secondo il quale, quando i valori massimi sono gi superati, gli Stati
membri devono adottare misure per elaborare o porre in esecuzione un piano o un programma, che
consenta di raggiungere il valore massimo entro il termine stabilito.
25
Il governo olandese sostiene che lart. 7, n. 3, della direttiva 96/62 non conferisce ai terzi un
diritto soggettivo alla predisposizione di un piano di azione. Gli Stati membri disporrebbero di
unampia discrezionalit tanto per ladozione dei piani di azione, quanto per la determinazione dei
loro contenuti.
26
Dalla medesima disposizione si ricaverebbe che il legislatore comunitario ha inteso lasciare
agli Stati membri il potere di porre in esecuzione un piano di azione e di adottare le misure
accessorie, che essi giudichino necessarie e adeguate per raggiungere il risultato programmato.
27
Di conseguenza, lart. 7, n. 3, della direttiva 96/62 non imporrebbe agli Stati membri nessun
obbligo di risultato. Lampia discrezionalit di cui disporrebbero consentirebbe loro di ponderare
diversi interessi e di adottare provvedimenti concreti, i quali tengano conto tanto dellosservanza dei
valori massimi quanto di altri interessi ed obblighi, quali la libera circolazione allinterno
dellUnione europea.
28
Pertanto, gli Stati membri sarebbero obbligati unicamente a porre in esecuzione piani di
azione, i quali indichino le misure da adottare a breve termine per ridurre il rischio di superamento
dei detti valori o limitarne la durata.

32

29
Il governo austriaco ricorda che la Corte ha dichiarato che le disposizioni del diritto
comunitario, che stabiliscono valori massimi al fine di tutelare la salute umana, conferiscono
parimenti agli interessati un diritto allosservanza di questi valori, che essi possono far valere in
giudizio (sentenza 30 maggio 1991, causa C-59/89, Commissione/Germania, cit.).
30
Questo governo ritiene tuttavia che, sebbene lart. 7, n. 3, della direttiva 96/62 possa ritenersi
direttamente efficace, da ci non deriva che questa disposizione stabilisca, a vantaggio dei soggetti
dellordinamento, un diritto soggettivo alla predisposizione di piani di azione, dal momento che, a
suo parere, essa mira unicamente alladozione di misure in grado di contribuire a garantire
losservanza dei valori massimi nel quadro dei programmi nazionali.
31
La Commissione asserisce che dalla lettera della direttiva 96/62, in particolare dal combinato
disposto degli artt. 7, n. 3, e 2, punto 5, nonch dal dodicesimo considerando di questultima, si
ricava che la fissazione dei valori massimi per le particelle fini PM10 mira alla tutela della salute
umana. Ebbene, la Corte avrebbe dichiarato, con riferimento a disposizioni analoghe, che, in tutti i
casi in cui il superamento dei valori massimi possa mettere a rischio la salute delle persone, queste
ultime potevano invocare tali norme al fine di affermare i loro diritti (citate sentenze 30 maggio
1991, causa C-361/88, Commissione/Germania, punto 16, e causa C-59/89,
Commissione/Germania, punto 19, nonch 17 ottobre 1991, Commissione/Germania, punto 14).
32
I principi fissati in tali sentenze si applicherebbero ai piani di azione di cui alla direttiva
96/62. Pertanto, lautorit competente sarebbe obbligata a predisporre piani del genere quando le
condizioni stabilite da questa direttiva sono soddisfatte. Ne discenderebbe che un terzo interessato
dal superamento di valori massimi potrebbe invocare il suo diritto a che venga predisposto un piano
di azione, necessario per raggiungere lobiettivo relativo a questi valori massimi fissato dalla detta
direttiva.
33
Per quanto concerne il contenuto dei piani di azione, la Commissione basa la sua risposta sui
termini dellart. 7, n. 3, della direttiva 96/62, secondo i quali questi piani di azione devono
prevedere misure da adottare a breve termine () al fine di ridurre il rischio [di un superamento] e
di limitarne la durata. Essa ritiene che lautorit competente disponga di un potere discrezionale
per adottare le misure che le sembrino pi adeguate, a condizione che queste ultime siano concepite
alla luce di quanto sia effettivamente possibile e giuridicamente adeguato realizzare, in modo da
consentire un ritorno, nel pi breve tempo possibile, a livelli inferiori ai valori massimi stabiliti.
Risposta della Corte
Per quanto concerne la predisposizione dei piani di azione
34
Con la sua prima questione, il Bundesverwaltungsgericht chiede se un soggetto
dellordinamento possa pretendere dalle competenti autorit nazionali la predisposizione di un
piano di azione nellipotesi, prevista dallart. 7, n. 3, della direttiva 96/62, di un rischio di
superamento dei valori massimi o delle soglie di allarme.
35
Questa disposizione impone agli Stati membri un chiaro obbligo di predisporre piani di
azione sia in caso di rischio di superamento dei valori massimi, sia in caso di rischio di superamento
delle soglie di allarme. Questa interpretazione, che deriva dalla semplice lettura dellart. 7, n. 3,
della direttiva 96/62, confermata del resto dal dodicesimo considerando di questultima. Quanto
enunciato in merito ai valori massimi vale a fortiori per quanto riguarda le soglie di allarme
relativamente alle quali, del resto, lart. 2 di questa stessa direttiva, il quale definisce le varie
nozioni impiegate in questultima, dispone che gli Stati membri devono immediatamente
intervenire a norma della presente direttiva.
36
Inoltre, in forza di una giurisprudenza consolidata della Corte, i soggetti dellordinamento
possono far valere nei confronti delle autorit pubbliche disposizioni categoriche e sufficientemente
precise di una direttiva (v., in tal senso, sentenza 5 aprile 1979, causa 148/78, Ratti,
Racc. pag. 1629, punto 20). compito delle autorit e dei giudici nazionali interpretare le
disposizioni dellordinamento nazionale in un senso che sia compatibile, nella maggiore misura
possibile, con gli obiettivi di questa direttiva (v., in tal senso, sentenza 13 novembre 1990, causa
C-106/89, Marleasing, Racc. pag. I-4135, punto 8). Qualora non sia possibile formulare
33

uninterpretazione del genere, loro compito disapplicare le norme dellordinamento nazionale


incompatibili con la detta direttiva.
37
Come ha ricordato pi volte la Corte, incompatibile con il carattere vincolante che
lart. 249 CE riconosce alla direttiva escludere, in linea di principio, che lobbligo che essa impone
possa essere invocato dagli interessati. Questa considerazione vale in modo particolare per una
direttiva, il cui scopo quello di controllare nonch ridurre linquinamento atmosferico e che mira,
di conseguenza, a tutelare la sanit pubblica.
38
Per tali ragioni la Corte ha dichiarato che, in tutti i casi in cui linosservanza dei
provvedimenti imposti dalle direttive relative alla qualit dellaria e a quella dellacqua potabile, e
che mirano a tutelare la sanit pubblica, possa mettere in pericolo la salute delle persone, queste
ultime devono poter invocare le norme di ordine pubblico che esse contengono (v. citate sentenze
30 maggio 1991, causa C-361/88, Commissione/Germania, e causa C-59/89,
Commissione/Germania, nonch 17 ottobre 1991, Commissione/Germania).
39
Da quanto sin qui esposto deriva che le persone fisiche o giuridiche direttamente interessate
da un rischio di superamento di valori massimi o di soglie di allarme devono poter ottenere dalle
autorit competenti, eventualmente adendo i giudici competenti, la predisposizione di un piano di
azione una volta che esista un rischio del genere.
40
La circostanza che queste persone dispongano di altre procedure, in particolare del potere di
pretendere dalle competenti autorit ladozione di misure concrete per ridurre linquinamento, come
previsto dallordinamento tedesco, in base a quanto indicato dal giudice del rinvio, irrilevante a tal
riguardo.
41
Infatti, da un lato, la direttiva 96/62 non contiene nessuna riserva relativa a provvedimenti che
possano essere adottati in forza di altre disposizioni dellordinamento nazionale; dallaltro, essa
istituisce una procedura del tutto specifica di pianificazione che mira, come enunciato dal suo
dodicesimo considerando, alla tutela dellambiente nel suo complesso, tenendo conto
dellinsieme degli elementi da prendere in considerazione quali, in particolare, le esigenze collegate
al funzionamento degli impianti industriali o agli spostamenti.
42
Di conseguenza, occorre risolvere la prima questione dichiarando che lart. 7, n. 3, della
direttiva 96/62 devessere interpretato nel senso che, in caso di rischio di superamento dei valori
limite o delle soglie di allarme, i soggetti dellordinamento direttamente interessati devono poter
ottenere dalle competenti autorit nazionali la predisposizione di un piano di azione, anche quando
essi dispongano, in forza dellordinamento nazionale, di altre procedure per ottenere dalle
medesime autorit che esse adottino misure di lotta contro linquinamento atmosferico.
Per quanto concerne il contenuto dei piani di azione
43
Con le sue questioni seconda e terza, il Bundesverwaltungsgericht chiede se le competenti
autorit nazionali abbiano lobbligo di adottare misure le quali, a breve termine, consentano di
raggiungere il valore massimo o se le stesse possano limitarsi ad adottare quelle che consentano di
ridurre lentit del superamento nonch di limitarne la durata e che siano tali, di conseguenza, da
consentire un miglioramento progressivo della situazione.
44
Ai sensi dellart. 7, n. 3, della direttiva 96/62, i piani di azione devono contenere le misure
da adottare a breve termine in casi di rischio di un superamento dei valori limite e/o delle soglie di
allarme, al fine di ridurre il rischio e limitarne la durata. Dalla lettera stessa risulta che gli Stati
membri non hanno lobbligo di adottare misure tali da scongiurare qualsiasi superamento.
45
Al contrario, dalleconomia della detta direttiva, la quale mira a una riduzione integrata
dellinquinamento, si ricava che spetta agli Stati membri adottare misure idonee a ridurre al minimo
il rischio di superamento e la sua durata, tenendo conto di tutte le circostanze presenti e degli
interessi in gioco.
46
In questa prospettiva occorre rilevare che, sebbene gli Stati membri dispongano di un potere
discrezionale, lart. 7, n. 3, della direttiva 96/62 fissa alcuni limiti allesercizio di questultimo, i
quali possono essere fatti valere dinanzi ai giudici nazionali (v., in tal senso, sentenza 24 ottobre
1996, causa C-72/95, Kraaijeveld e a., Racc. pag. I-5403, punto 59), in relazione al carattere
34

adeguato delle misure che il piano di azione deve contenere nei confronti dellobiettivo di riduzione
del rischio di superamento e di limitazione della sua durata, in considerazione dellequilibrio che
occorre garantire tra tale obiettivo e i diversi interessi pubblici e privati in gioco.
47
Di conseguenza, occorre risolvere le questioni seconda e terza dichiarando che gli Stati
membri hanno come unico obbligo di adottare, sotto il controllo del giudice nazionale, nel contesto
di un piano di azione e a breve termine, le misure idonee a ridurre al minimo il rischio di
superamento dei valori limite o delle soglie di allarme ed a ritornare gradualmente ad un livello
inferiore ai detti valori o alle dette soglie, tenendo conto delle circostanze di fatto e dellinsieme
degli interessi in gioco.
Sulle spese
48
Nei confronti delle parti nella causa principale il presente procedimento costituisce un
incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese
sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione.
Per questi motivi, la Corte (Seconda Sezione) dichiara:
1)
Lart. 7, n. 3, della direttiva del Consiglio 27 settembre 1996, 96/62/CE, in materia di
valutazione e di gestione della qualit dellaria ambiente, come modificata dal regolamento (CE) del
Parlamento europeo e del Consiglio 29 settembre 2003, n. 1882, devessere interpretato nel senso
che, in caso di rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme, i soggetti
dellordinamento direttamente interessati devono poter ottenere dalle competenti autorit nazionali
la predisposizione di un piano di azione, anche quando essi dispongano, in forza dellordinamento
nazionale, di altre procedure per ottenere dalle medesime autorit che esse adottino misure di lotta
contro linquinamento atmosferico.
2) Gli Stati membri hanno come unico obbligo di adottare, sotto il controllo del giudice
nazionale, nel contesto di un piano di azione e a breve termine, le misure idonee a ridurre al minimo
il rischio di superamento dei valori limite o delle soglie di allarme ed a ritornare gradualmente ad un
livello inferiore ai detti valori o alle dette soglie, tenendo conto delle circostanze di fatto e
dellinsieme degli interessi in gioco.
Firme
http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&docid=68148&pageIndex=0&doclang=I
T&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=504988
I VIDEO PIANO ARIA COPIATO ITALCEMENTI ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE
SMOG IN SICILIA:
http://www.wilsnico.com/php/video//2/tag/%20genchi.html

A CURA DEL COMITATO Cittadino Isola Pulita di Isola delle Femmine


SIGNIFICATIVI
DELLA

QUESTIONE

http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/

ECOLOGICO-AMBIENTALE

ESPLOSIONE POWER FORMER 500

Siracusa, perito del tribunale avvicina vertici dell'Isab per sistemare la perizia:
arrestato
E' finito ai domiciliari Alberto Geraci di 69 anni, professore alla Facolt di ingegneria
dellUniversit di Catania in pensione dal 2015, residente ad Aci Castello
Nella giornata di ieri 23 febbraio, i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale
Carabinieri di Siracusa hanno dato esecuzione ad unordinanza di misura cautelare agli arresti
domiciliari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Messina, nei confronti di Alberto Geraci di 69
anni, professore alla Facolt di ingegneria presso lUniversit di Catania in quiescenza dallinizio
del 2015, residente ad Aci castello.
35

Lindagine, denominata Stige, consentiva di accertare la responsabilit di Geraci il quale,


nominato componente del collegio di consulenti tecnici individuati quali C.T.U. dalla Procura della
Repubblica di Siracusa con lincarico di procedere allaccertamento delle cause di esplosione di un
impianto dello stabilimento ISAB di Priolo Gargallo verificatasi in data 26.02.2014, in cui un
violento incendio interessava un impianto di raffinazione senza fortunatamente provocare feriti,
avvicinava i vertici dellazienda ai quali proponeva di nominare, quali difensore e consulente
dellISAB per la vicenda, soggetti a lui vicini, in cambio di una perizia favorevole che avrebbe
permesso allo stabilimento di non fermare la produzione. A seguito dellincidente di un anno fa
nello stabilimento di Isab Sud dove intervenivano anche i Carabinieri della locale Stazione, la
Procura della Repubblica di Siracusa disponeva il sequestro dellimpianto Power Former 500 per
la lavorazione delle benzine.
24 FEBBRAIO 2015
http://www.nuovosud.it/22246-cronaca-siracusa/siracusa-perito-del-tribunale-avvicina-vertici-dellisab-sistemare-la-perizia

BONIFICHE AMIANTO, IL GOVERNO STANZIA 135 MLN DI EURO IN 3 ANNI


di Rosario Battiato
Il ministero dellAmbiente ha diffuso il decreto che ripartisce le risorse previste nella legge di
Stabilit. Fondi per Biancavilla: il centro etneo percepir 12 milioni nel triennio considerato
PALERMO C anche Biancavilla tra i poli nazionali contaminati dallamianto e ancora in attesa
delle bonifiche a distanza di quasi quindici anni dalla sua istituzione in sito di interesse nazionale.
E, infatti, il centro catanese ricever una porzione dei fondi della Legge di Stabilit individuati da
un decreto della Direzione generale per la salvaguardia del territorio e delle acque del ministero
dellAmbiente, cos come confermato in una nota dal ministero dellAmbiente.
Ci sono 135 milioni di euro stanziati come segnale di solidariet concreta per le comunit che
vivono il dramma amianto ha spiegato Galletti - e la conferma dellassunzione di responsabilit
dello stato per le bonifiche. La distribuzione dei fondi premia soprattutto Casale Monferrato con
65 milioni di euro (pi altri 19,7 per i due anni successivi), oltre dieci a Bagnoli (cinque allanno tra
2016 e 2017), pi sessanta complessivi per altri siti dinteresse nazionale che saranno tripartiti con
20 milioni allanno. Complessivamente ci sono 19,2 milioni per Broni in Lombardia, 14 milioni e
600 mila euro al Piemonte per Balangero, 13 milioni e 600 per Emarese (Val dAosta), 12 milioni
per il sito di Biancavilla in Sicilia, 568 mila euro al Sin di Bari Fibronit.
Le Regioni e i comuni interessati ha scritto il ministero in una nota - erano state invitate a
segnalare, entro il 15 gennaio scorso, gli interventi di bonifica di particolare urgenza da proporre
a FINANZIAMENTO : le risorse rese disponibili coprono interamente il fabbisogno indicato per i
prossimi tre anni. Galletti ha sottolineato che il ministero, quindi lo Stato, vuole prendersi le sue
responsabilit per eliminare tutto il veleno amianto dallItalia, un percorso definito lungo e
inevitabilmente minuzioso data la diffusione di questo materiale.
Una fame di bonifiche che a Biancavilla particolarmente sentita, anche a fronte dei passati
stanziamenti e dei pochi risultati ottenuti. Una stima di Federambiente e Legambiente ha calcolato
che tra i fondi passati per lIsola ci sono stati anche 20 milioni di euro per Biancavilla, il pi piccolo
sin isolano noto per la presenza della fluoro-edenite, un materiale assai simile allamianto per le
patologie correlate che provocano lesposizione. Una cifra probabilmente non adeguata visto che il
sin etneo, istituto con dm 468/01 per 330 ettari a terra, attualmente (dati Arpa) ha appena unarea
sottoposta allindagine di caratterizzazione e un progetto definitivo approvato. Lultimo dossier del
ministero dellAmbiente sulla bonifica dei siti, aggiornato allo scorso giugno, ha confermato lo
stato fallimentare apponendo un eloquente zero nella casella sulle aree non contaminate.
36

Il problema, tuttavia, assai pi complesso, soprattutto in Sicilia. Nove mesi fa stata approvata la
legge del 29 aprile 2014 n. 10 Norme per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti
dallamianto, ma ad oggi nessun atto concreto, se escludiamo la nomina in ritardo dei primi
componenti dellUfficio amianto del 21 novembre del 2014, stato compiuto per avviare il
processo di mappatura del territorio regionale. In quelloccasione erano stati stanziati 22 milioni di
euro per avviare una prima fase di censimento per un materiale che in Italia fuorilegge dal 1992.
Articolo pubblicato il 21 febbraio 2015

http://www.qds.it/18648-bonifiche-amianto-il-governo-stanzia-135-mln-di-euro-in-3-anni.htm

Aria, Sicilia tra infrazione e superamenti


di Rosario Battiato
Rapporto Mal'aria 2015 di Legambiente: Palermo e Siracusa tra i primi 20 capoluoghi urbani per i
valori di PM10. LIsola tra le regioni italiane in procedura a causa della cattiva applicazione della
direttiva Ue
PALERMO Nel tumultuoso torrente dei problemi siciliani, c' una corrente sotterranea eppure
vivace, problematica, sebbene spesso ignorata. A farci da promemoria ci ha pensato Legambiente,
l'associazione ambientalista che, nel suo rapporto Mal'aria 2015 pubblicato lo scorso 30 gennaio, ha
ripreso gli ultimi dati sull'inquinamento atmosferico nelle prime settimane di quest'anno,
realizzando, inoltre, una ricognizione dei superamenti registrati negli anni passati.
Nel primo mese dell'anno ci sono gi 32 capoluoghi che hanno fatto registrare oltre 10 giorni di
superamento della soglia massima giornaliera consentita di PM10 e in 14 si registrato un
superamento un giorno su due. Tra queste citt non figurano siciliane, mentre si rintracciano tutti i
principali centri urbani dellarea padana e alcune grandi citt del centro sud, come Roma (12 giorni
di superamento) e Napoli (11).
Dati che non possono farci tirare un sospiro di sollievo. Nel 2014, infatti, sono stati monitorati 88
capoluoghi di provincia (per la Sicilia, ad eccezione di Catania e Palermo, non stato possibile
risalire ai dati aggiornati a fine 2014) e ben 33 centraline urbane in tutta Italia hanno evidenziato
superamenti della soglia del limite di polveri sottili consentite in un anno. Il dlgs 155/2010 prevede,
infatti, un numero massimo di 35 giorni/anno con concentrazioni superiori a 50 g/m3. Le siciliane
in classifica sono ben due: Palermo (Di Blasi) con 65 superamenti che viene piazzata al dodicesimo
posto nazionale e Siracusa (viale Teracati) con 57 superamenti e diciassettesima piazza.
Altri risultati negativi si sono registrati nel 2013 per un inquinante come il biossido di azoto (NO2),
per il quale il dlgs 155 del 2010 ha fissato una concentrazione annua massima di 40 g/m3 e un
valore medio orario di 200 g/m3 che non deve essere superato per pi di 18 giorni allanno. Le
prima delle siciliane fuorilegge Messina al quinto posto nazionale (media di 47,1), seguita da
Palermo (media di 45,4).
Anche per l'ozono troposferico (O3) ci sono i limiti previsti dalla normativa (D.Lgs. 155 del 2010),
che consentono un massimo di 25 giorni di superamento della soglia giornaliera pari a 120 g/m3
mediata su otto ore. Al venticinquesimo posto, davanti a citt come Milano e Roma, si piazza
Siracusa (48 giorni di superamento) che resta l'unica siciliana nella classifica dei fuorilegge.
I pericoli non si fermano qui. In attesa dell'aggiornamento del piano dell'aria della Regione, un
altro dei grandi ritardi registrati dalla giunta Crocetta, sull'Isola pende una procedura
37

d'infrazione a causa della cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualit
dellaria ambiente Superamento dei valori limite di PM10 in Italia. Nel mirino dell'Ue ci sono
19 zone e agglomerati suddivisi in 10 regioni italiane distribuite da nord a sud (ci sono anche
Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Molise, Campania e Umbria) e porteranno, se
lItalia non riuscir a porre rimedio, a una condanna scrivono gli esperti dell'associazione
ambientalista - con conseguenti sanzioni, come gi avvenuto nel 2012. Quell'anno, infatti, l'Italia
era stata condannata relativamente ai superamenti di PM10 per il periodo 2006-2007 in 55
diverse zone ed agglomerati italiani. Il dato pi scoraggiante e preoccupante in merito alla
nuova procedura di infrazione si continua a legge sul rapporto - che 13 delle 55 aree gi
condannate hanno continuato a superare costantemente i limiti per il PM10 anche nel periodo
2008-2012 e si ritrovano per questo di nuovo sotto indagine, insieme ad altre 6 nuove zone.
Articolo pubblicato il 18 febbraio 2015

http://www.qds.it/18613-aria-sicilia-tra-infrazione-e-superamenti.htm

REVISIONE AIA ALLE IMPRESE DI PRIOLO, SONO TRE LE RICHIESTE DEGLI ENTI
LOCALI
di Giuseppe Solarino

Per la prima volta il Comune di Siracusa presente alla conferenza dei servizi del ministero
dellAmbiente. Bolla unica per impianti Isab, revisione per un altro, eliminare le molestie
olfattive
SIRACUSA - Si svolta presso il ministero dellAmbiente una conferenza dei servizi avente come
ordine del giorno la revisione delle concessioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale) alle
aziende Esso, Isab, Isab Energy, rilasciate nel 2011 e nel 2012. Per la prima volta, con diritto di
voto, vi ha preso parte anche il Comune di Siracusa. LEnte stato rappresentato dallassessore
Pietro Coppa, accompagnato dallesperto del sindaco per la qualit dellaria, Giuseppe Raimondo.
Allincontro, presieduto da Giuseppe Lo Presti (presidente commissione Aia), erano presenti anche
i rappresentanti ministeriali, della Regione, dellArpa (Agenzia regionale per la protezione
ambientale), delle aziende, dei Comuni di Melilli e Priolo Gargallo.
Le Amministrazioni comunali hanno richiesto un sistema di bolla unica per i differenti impianti di
Isab Nord e Isab Sud, e la revisione nel calcolo di bolla del contributo del turbogas negli impianti
dell'Isab Energy e, infine, la questione delle concentrazioni di benzene e di NMHC (idrocarburi
non metanici), in quanto si devono eliminare definitivamente le molestie olfattive percepite quasi
quotidianamente dalle popolazioni residenti. Una decisione definitiva su tutte queste richieste verr
presa nella conferenza dei servizi che si terr entro il mese di febbraio. In quelloccasione, le
aziende dovranno presentare le loro osservazioni che saranno vagliate dalla stessa commissione
Aia.
La revisione del rilascio dell'Aia, che dura 5 anni, prima della naturale scadenza venne
chiesta dal Comune di Melilli, in seguito alla nube tossica di idrogeno solforato che si registr
nel novembre 2013. Per quel fenomeno inquinante, l'Arpa specific che "dai dati di monitoraggio,
con particolare riguardo all'area siracusana, emerge la necessit di integrare i decreti di
autorizzazione perch, si evince, che sarebbero mancanti in passaggi chiave per la salvaguardia
della salute pubblica". Insomma, per l'Arpa, servivano prescrizioni pi rigide.
Le aziende che avevano impugnato il provvedimento di revisione Aia al Tar, per, hanno mostrato
uno spirito collaborativo e quindi sono pronte, nei tempi dovuti, ad eseguire le prescrizioni che,
38

eventualmente, saranno impartite nella conferenza decisoria dei servizi. Queste le prescrizioni che
le aziende dovranno mettere in atto, alcune delle quali sono state gi realizzate, come linstallazione
di sistemi di videosorveglianza con possibilit di registrazione e archiviazione delle immagini, per
periodi non inferiori a 3 mesi, al fine di verificare la combustione dei gas di torcia.
E ancora, l'installazione di sistemi termografici per il rilevamento del corretto funzionamento della
fiamma pilota e, dove non esistenti, di sensori con attivazione di allarme acustico in sala di
controllo in caso di spegnimento della stessa; dotare di idonee coperture le vasche degli impianti di
trattamento degli effluenti liquidi e installare, contestualmente, sistemi di captazione e successivo
convogliamento ad impianto di abbattimento dei vapori liberati; dotare di analizzatore in continuo
per l'idrogeno solforato le condotte dei fumi in uscita dagli impianti di recupero zolfo.
Lassessore Coppa, alla fine della conferenza, ha dichiarato che il diritto riconosciuto al Comune
di Siracusa, di partecipare a pieno titolo al procedimento di riesame, ci ha consentito di portare
allattenzione del ministero e della commissione istruttoria alcuni elementi che riteniamo essenziali
per un corretto svolgimento del procedimento di riesame dellAia, invero la revisione del sistema di
bolla unica per i differenti impianti di Isab impianti Nord e Sud, la revisione nel calcolo di bolla
del contributo del turbogas (E22 impianto 2000A) ed infine la questione delle concentrazioni
significative di benzene e NMHC che indicano la necessit di intervenire per eliminare
definitivamente le molestie olfattive.
28 GENNAIO 2015

http://www.qds.it/18434-revisione-aia-alle-imprese-di-priolo-sono-tre-le-richieste-degli-enti-locali.htm

Bonifiche dei siti inquinati, spesi soltanto gli spiccioli


di Rosario Battiato
In Sicilia previsto oltre un miliardo per ripulire i siti inquinati, spesi soltanto gli spiccioli e le
aree sono ancora contaminate. A fine dicembre laccusa di associazioni e M5S, nei giorni scorsi
la denuncia del ministro Galletti
PALERMO Nei giorni scorsi la versione online del Corriere della Sera, edizione di Brescia, ha
elencato il quadro dei fondi stanziati per le bonifiche nei vari siti italiani, lamentando la poca
disponibilit accordata ad alcuni siti lombardi per avviare le operazioni di ripristino dei luoghi.
Non molto diversa la situazione siciliana che, a fronte di un FINANZIAMENTO complessivo da
circa un miliardo per i quattro siti di interesse nazionale isolani (308 milioni quelli effettivi), si
trova ancora allanno zero anche per i ritardi dovuti alla macchina burocratica regionale.
Incrociando i dati del ministero dellAmbiente con quelli di Federambiente e Legambiente
scopriamo che in Sicilia sono stati stanziati centinaia di milioni di euro di fondi statali nel corso
degli anni: 774 per Priolo, anche se poi soltanto 106 milioni erano nellimmediata disponibilit
di spesa, 127 per Gela, 55 per Milazzo e 20 per Biancavilla. Sulla carta la Sicilia sarebbe una
delle regioni pi finanziate dItalia, peccato che in realt lo stato reale delle bonifiche sia
ancora allanno zero.
Lultimo quadro stato realizzato dai tecnici dellArpa Sicilia nellultimo annuario dei dati
ambientali della fine dello scorso anno. Lo stato di avanzamento delle attivit negli interventi di
bonifica relativi allanno 2013 per aree (unanalisi che per non distingue tra inquinamento del
suolo e delle acque) vede Gela, Sin istituito con legge 426/98 per una perimetrazione da 4.563 ettari
a mare e 795 a terra, con 6 piani di caratterizzazione approvati, 20 indagini di caratterizzazione, 2
progetti definitivi approvati e 25 bonifiche completate; Priolo, sito che lo stesso riferimento
normativo del centro nisseno per oltre 10mila ettari a mare e 5.815 ettari a terra di perimetro, con 6
39

piani di caratterizzazione approvati, 12 indagini di caratterizzazione, 20 progetti definitivi approvati


e zero bonifiche completate; Biancavilla, istituto con dm 468/01 per 330 ettari a terra, con unarea
sottoposta allindagine di caratterizzazione e un progetto definitivo approvato, e quindi Milazzo,
istituito con la legge 266/05 per 2.190 ettari a mare e 549 ettari a terra, con 20 piani di
caratterizzazione approvati, 14 indagini di caratterizzazione e 6 progetti definitivi approvati.
Che fine hanno fatto questi fondi? Alla fine di dicembre un rapporto redatto da diverse
associazioni, con lunica firma politica del M5S, ha calcolato in oltre 70 milioni di euro il buco
dei fondi stanziati e scomparsi per Siracusa, Gela e la Valle del Mela.
Del sito aretuseo, in particolare, hanno parlato il sottosegretario Silvia Velo, verso la met di
dicembre, e il ministro Gian Luca Galletti, la scorsa settimana.Il riferimento corre allaccordo di
programma quadro del 2008 (Interventi di riqualificazione ambientali funzionali alla
reindustrializzazione e infrastrutturazione delle aree comprese nel sito di interesse nazionale di
Priolo), integrato successivamente nel 2009, che aveva previsto un fabbisogno finanziario da 774
milioni di euro di cui 106 milioni coperti con risorse immediatamente disponibili.
Ad oggi, dati del ministero, risultano spesi circa 3,7 milioni di euro mentre resta ancora
congelato laggiornamento di quel protocollo che stato definito come accordo di programma
quadro rafforzato che prevede uno stanziamento da 82 milioni di euro, che per restano congelati
in attesa che la Regione fornisca il testo di accordo con le schede intervento richieste dal ministero
dellAmbiente e dal ministero dello Sviluppo economico. A Roma aspettano ormai da diversi
mesi.
Articolo pubblicato il 20 gennaio 2015

http://www.qds.it/18360-bonifiche-dei-siti-inquinati-spesi-soltanto-gli-spiccioli.htm

SIRACUSA - QUALIT DELLARIA, LA PROCURA CONTINUA A INDAGARE


di Redazione

Coinvolti dei consulenti per analizzare i numerosi documenti acquisiti


SIRACUSA - Prosegue linchiesta della Procura della Repubblica di Siracusa sulla qualit dellaria
della zona industriale, gi avviata da qualche mese dopo numerose denunce e segnalazioni da parte
di associazioni e semplici cittadini e residenti della zona.
I magistrati, come spiegato dallo stesso procuratore capo Francesco Paolo Giordano, stanno
passando al setaccio tutti i dati e documenti acquisiti dalla Polizia giudiziaria in alcune
aziende del Petrolchimico, la Provincia di Siracusa, lassessorato regionale Territorio e
Ambiente e gli uffici del REGISTRO tumori di Siracusa.
Nellambito dellinchiesta la Procura ha anche dato incarico ad alcuni consulenti tecnici di
analizzare la rilevante mole di documentazione acquisita.
Il procuratore Francesco Paolao Giordano, titolare del fascicolo, ha provveduto personalmente ad
ascoltare dirigenti della Provincia e dellArpa e a breve attende al Palazzo di giustizia funzionari
della Regione e del Ministero.
Come sottolineato dagli investigatori, inoltre, la Polizia giudiziaria del Nictas dallavvio delle
40

indagini monitora, direttamente dagli uffici della Procura, i dati provenienti dalle centraline
dislocate
sul
territorio,
grazie
allaccesso
diretto
al
sito
Ecomanager.
Ci consente come si legge in una nota della Procura della Repubblica del capoluogo aretuseo non soltanto di verificare in tempo reale tutti i valori registrati, ma anche di analizzare tutti quelli
degli anni passati.
15 GENNAIO 2015
http://www.qds.it/18318-siracusa-qualita-dell-aria-la-procura-continua-a-indagare.htm

IL FUTURO DELLENI A GELA SE CROCETTA D AUTORIZZAZIONI


di Rosario Battiato
Descalzi ha deciso di virare sulla produzione, ma il governatore pu fare leva sugli accordi di
giugno. Salvare la raffineria condizione necessaria per ottenere lo snellimento dei permessi
PALERMO A Gela i sindacalisti affilano le armi in attesa della ripresa degli incontri con l'Eni
previsti per il prossimo settembre. E non sar facile raggiungere l'obiettivo perch il piano del
colosso energetico italiano preciso e Claudio Descalzi, da maggio l'uomo al comando voluto da
Renzi in quanto erede legittimo e continuatore della politica di Paolo Scaroni, ha gi messo le carte
in tavola: l'Eni punter sulla ricerca petrolifera e ridurr sensibilmente le partecipazioni nella
raffinazione. Un messaggio chiaro e tondo, anzi una vera e propria cesura rispetto alla tradizione di
una delle pi importanti AZIENDE DI Stato italiane, che in Sicilia dovr scontrarsi con tutta la
forza d'impatto di un settore che complessivamente offre lavoro a circa 10mila addetti (non tutti
dell'Eni).
L'analisi completa del futuro secondo l'Eni l'ha fatta ieri la versione online dell'Espresso in un
articolo di Stefano Vergine, che ha ricordato come lo scorso 31 luglio, davanti agli analisti arrivati a
Londra per l'annuncio del piano triennale, Descalzi avesse annunciato una chiara virata nelle
operazioni FUTURE della societ. Il dirigente meneghino pare infatti deciso a tagliare
definitivamente i rami secchi e ha dei modelli in testa che si chiamano, ad esempio, British
Petroleum, ovvero ricerca petrolifera ed estrazione. Produzione di idrocarburi. La raffinazione
ormai una scommessa persa e un affare in perdita.
L'inversione di rotta dell'Eni, l'aveva prevista e denunciata Michele Marsiglia, presidente di
FederPetroli. In Europa le raffinerie ristrutturano, - ha spiegato - in Italia chiudono: queste sono
barzellette. Il nuovo managment dell'Eni ci dia delle spiegazioni sulle politiche industriali del
Gruppo, altrimenti rischiamo il FALLIMENTO del 60% delle aziende che lavorano nell'indotto di
raffinazione.
In questo quadro abbastanza inquietante che lascia intendere poco spazio di manovra per la
trattativa su Gela nonostante gli accordi di fine luglio avessero soddisfatto i sindacati nell'ottica di
un ripristino del piano del 2013 (quando c'era ancora Scaroni) con annesso INVESTIMENTO da
700 milioni di euro e avvio della linea 1 della Raffineria si agganciano gli accordi dello scorso
giugno (su queste pagine ne abbiamo parlato abbondantemente) quando la sete di petrolio dell'Eni
aveva partorito un protocollo con la Regione siciliana per rilanciare le estrazioni in terra e in mare.
Tuttavia bisogna fare attenzione alle date. L'accordo del 4 giugno con Assomineraria, che aveva
scatenato un putiferio su Crocetta da parte di ambientalisti e comitati locali per il piano di
potenziamento di attivit petrolifere in cambio di INVESTIMENTI e occupazione, avvenuto
prima dell'annuncio shock di Eni di chiudere la Raffineria di Gela. I fatti di luglio hanno poi visto il
governatore prodursi in tonanti dichiarazioni contro l'Eni, facendo intendere che senza Raffineria le
promesse di bucherellare ancora l'Isola possono considerarsi carta straccia. Certo che estrarre un
vero affare, soprattutto con le nostre convenienti royalties e una legislazione assai tenera con i
petrolieri, mentre per raffinare servono impianti all'altezza della competizione internazionale. Una
41

sfida tra la fermezza e la capacit di contrattazione di Crocetta e la forza dell'Eni. Stando cos le
cose non dovrebbe esserci partita.
Articolo pubblicato il 28 agosto 2014
http://www.qds.it/17063-il-futuro-dell-eni-a-gela-se-crocetta-da-autorizzazioni.htm

Accelerazione sulle bonifiche, qualcosa si muove anche in Sicilia


di Redazione
Il ministro dellAmbiente, Gian Luca Galletti: Risultati dagli iter pi veloci nelle attivit
istruttorie. Completata caratterizzazione per Gela e Biancavilla, ok al 13% del progetto di Priolo
ROMA- Nei primi sette mesi del 2014 il ministero dell'Ambiente ha accelerato e impresso una
marcia sostenuta alle attivit istruttorie per la bonifica dei Siti di INTERESSE Nazionale, tenendo
quasi una conferenza dei servizi al giorno e predisponendo 62 decreti per 600 ettari, oltre il doppio
rispetto all'intero 2013. quanto rileva una nota del ministero dell'Ambiente, precisando che dall'1
gennaio all'1 agosto di quest'anno "sono stati predisposti 51 decreti di approvazione, 8 di
autorizzazione di avvio dei lavori, tre di approvazione dei progetti di dragaggio. Oltre il doppio,
dunque, rispetto ai 26 decreti dell'intero 2013". E ancora pi significativo, secondo il ministero, il
confronto dal 2000 ad oggi: in questi primi sette mesi, infatti, stato predisposto il 23% della
totalit dei decreti dell'intero periodo.
"Sulla sicurezza ambientale, che vuol dire salute per i cittadini e difesa del nostro territorio - spiega
il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti nella nota - vogliamo andare veloci e fare bene. Nel
decreto-legge 91 abbiamo introdotto una procedura accelerata e facilitata per le bonifiche, nel
pieno rispetto degli standard ambientali". Per il ministro Galletti, "C' bisogno di regole pi
semplici, e su questo il governo sta mettendo massimo impegno, ma anche di una maggiore
collaborazione e RESPONSABILIT da parte di tutti i protagonisti del procedimento, visto che
non sempre alle decisioni prese corrisponde un incremento delle attivit di bonifica, come del
numero delle aree risanate e restituite agli usi legittimi". L'attivit svolta, continua la nota del
ministero dell'Ambiente, ha consentito di completare le caratterizzazioni in alcuni Siti di Interesse
Nazionale (Sin), di incrementare le percentuali sia delle aree a terra per le quali sono stati approvati
progetti di bonifica sia delle aree liberate e restituite agli usi legittimi. La caratterizzazione stata
completata per i Sin di Manfredonia; Cengio e Saliceto; Massa e Carrara; Balangero; Pieve
Vergonte; Sesto San Giovanni; Fidenza; Laguna di Grado e Marano; Cogoleto; Bari Fibronit;
Biancavilla; Livorno; Emarese; Broni; Gela e Pioltello - Rodano.

Sono stati approvati progetti di bonifica per la totalit delle aree di Cengio-Saliceto e Pieve
Vergonte; per il 93% di Broni; per il 92% di Fidenza; per il 73% di Bari Fibronit; per il 55% di
Venezia- Porto Marghera; per il 47% di Sesto San Giovanni; per il 46% di Trento Nord; per il 40%
di Emarese; per il 36% di Pioltello - Rodano; per il 26% di Crotone; per il 24% di Napoli BagnoliCoroglio; per il 22% di Massa e Carrara e Cogoleto; per il 16% di Napoli Orientale; per il 15% di
Laguna di Grado e Marano eTrieste; per il 13% di Priolo ed, infine, per il 12% di Brescia Caffaro.
Le aree liberate e restituite agli usi legittimi, rileva il ministero, sono circa 4.290 ettari: l'85% delle
aree della Val Basento; il 19% di Milazzo; il 18% di Manfredonia; l'11% di Crotone; l'8% di
Fidenza; il 7% di Priolo, Taranto e Trieste; il 6% di Sesto San Giovanni; il 5% di Venezia- Porto
Marghera; il 4% di Piombino e Porto Torres; il 3% di Laghi di Mantova e il 2% di Laguna di Grado
e Marano.

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All'attivit istruttoria sulle bonifiche prodotta dal ministero dell'Ambiente, sottolinea infine la nota,
va "aggiunta anche quella, altrettanto importante, che ha riguardato la riperimetrazione, su richiesta
delle Regioni INTERESSATE , delle aree di 5 Sin: 'Laguna di Grado e Marano', 'Venezia (Porto
Marghera)', 'Massa e Carrara';'Livorno' e 'Napoli Bagnoli Coroglio'".
Articolo pubblicato il 20 agosto 2014

http://www.qds.it/17007-accelerazione-sulle-bonifiche-qualcosa-si-muove-anche-in-sicilia.htm

PER LE BONIFICHE SERVIRANNO 100 ANNI


di Rosario Battiato
Il ministero dellAmbiente fornisce il quadro desolante: dal 1998, nei 4 Sin siciliani ripuliti soltanto
500 ettari su 7mila. Miglior risultato conseguito finora a Milazzo, peggiore a Biancavilla e Gela
PALERMO - Non ancora possibile calcolare una media definitiva dellavanzamento annuale delle
bonifiche dei siti inquinati di Sicilia, ma di certo ci vorr ancora molto tempo. A Milazzo, che il
pi bonificato di tutti, in otto anni hanno provveduto a liberare quasi il 20% dellintera area, una
media di poco pi del 2% allanno.
Allanno zero, o quasi, sono invece Priolo, Gela e soprattutto Biancavilla che risulta uno dei sin pi
arretrati a livello nazionale. Facendo una stima tra lavanzamento record del centro peloritano e
lattuale media registrata negli altri siti industriali di Sicilia si dovr attendere ancora un secolo per
vedere questi luoghi devastati dallinquinamento completamente risanati e destinati ad attivit
sostenibili, sempre nella speranza che laccelerazione impressa dal ministero dellAmbiente non sia
un fuoco di paglia. Fare in fretta indispensabile, la grande crisi INDUSTRIALE di Sicilia non
aspetta pi nessuno.
(Per leggere l'inchiesta completa abbonati qui)
Articolo pubblicato il 27 agosto 2014

http://www.qds.it/17052-per-le-bonifiche-serviranno-100-anni.htm

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/02066 PIANO ARIA REGIONE SICILIA


Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 90 del 03/10/2013
Firmatari
Primo firmatario: MANNINO CLAUDIA
Gruppo: MOVIMENTO 5 STELLE
Data firma: 03/10/2013
Destinatari
Ministero destinatario:
MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL
TERRITORIO E DEL MARE delegato in data 03/10/2013
Stato iter:
IN CORSO
Fasi iter:
43

SOLLECITO IL 31/10/2013
SOLLECITO IL 19/11/2013
SOLLECITO IL 20/12/2013
SOLLECITO IL 27/01/2014
SOLLECITO IL 28/02/2014
SOLLECITO IL 24/03/2014
SOLLECITO IL 23/04/2014
SOLLECITO IL 15/05/2014
SOLLECITO IL 05/06/2014
SOLLECITO IL 04/07/2014
SOLLECITO IL 05/08/2014
SOLLECITO IL 15/09/2014
SOLLECITO IL 20/11/2014
SOLLECITO IL 17/12/2014
SOLLECITO IL 15/01/2015
SOLLECITO IL 12/02/2015
Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-02066
presentato da
MANNINO Claudia
testo di
Gioved 3 ottobre 2013, seduta n. 90
MANNINO, TERZONI, GRILLO, PARENTELA, DE ROSA, DE
LORENZIS, NUTI e LOREFICE. Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare. Per sapere premesso che:
con il decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155 stata data attuazione alla direttiva 2008/50/CE
relativa alla qualit dell'aria ambiente e per un'aria pi pulita in Europa che ha abrogato, a partire
dall'11 giugno 2010, le direttive 96/62/CE, 1999/30/CE, 2000/69/CE e 2002/3/CE;
con il citato decreto legislativo 155 del 2010 sono state abrogate le norme con le quali l'Italia aveva
recepito e dato attuazione alle citate direttive europee in special modo i decreti legislativi n. 351
del 1999, n. 183 del 2004 e n. 152 del 2007 stabilendo, all'articolo 19, apposite norme transitorie e
prevedendo delle regioni e delle province autonome e del Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di provvedere al riesame e all'aggiornamento degli atti adottati in base alla
normativa previgente;
l'articolo 3 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che per il riesame della zonizzazione del
territorio nazionale in atto alla data di entrata in vigore del presente decreto, il progetto di
zonizzazione e di classificazione di competenza delle regioni e delle province autonome deve
essere trasmesso, per l'adozione, al Ministero dell'Ambiente della tutela del territorio e del mare
entro i successivi quattro mesi dall'entrata in vigore del decreto stesso, unitamente agli esiti
dell'attivit di monitoraggio e valutazione, in base ai quali vengono classificati le zone e gli
agglomerati;
l'articolo 4 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che la classificazione, in base alla
presenza e ai livelli di inquinanti nell'aria ambiente, delle zone e degli agglomerati di competenza
delle regioni e delle province autonome deve essere riesaminata almeno ogni cinque anni e,
comunque, ogni volta che si registrino eventi che incidono sulle concentrazioni nell'aria ambiente
degli stessi inquinanti;
l'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome
trasmettono al Ministero dell'Ambiente della tutela del territorio e del mare, all'ISPRA e all'ENEA
entro otto mesi dall'entrata in vigore del decreto un progetto di adeguamento delle reti di misura,
in conformit alla zonizzazione e alla classificazione risultanti dal primo riesame previsto dal citato
44

articolo 3, che deve indicare anche la data prevista per l'adeguamento e il programma di valutazione
da attuare nelle zone e negli agglomerati individuati;
l'articolo 9 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle province autonome, di adottare un
piano per la qualit dell'aria che assicuri il rispetto dei cosiddetti valori limite, quantificati
nell'allegato XI dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria
ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle zone
classificati gli stessi valori limite vengano superati;
l'articolo 9 ha stabilito l'obbligo a carico delle regioni e delle province autonome di adottare misure
che assicurino il raggiungimento entro il 31 dicembre 2012 dei cosiddetti valori obiettivo
relativi alle diverse sostanze inquinanti, quantificati nell'allegato XIII dello stesso decreto, nel caso
in cui si registrino scostamenti rispetto agli stessi valori obiettivo;
l'articolo 9 ha stabilito, altres, l'obbligo a carico delle regioni e delle province autonome di adottare
misure che assicurino il rispetto dei cosiddetti livelli critici relativi alle diverse sostanze inquinanti,
quantificati nell'allegato XI dello stesso decreto, nel caso in cui gli stessi livelli critici vengono
superati;
in base all'articolo 9 del decreto legislativo 155 del 2010, al Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, spetta il compito di curare la procedura finalizzata ad ottenere, dalla
Commissione europea, le deroghe previste dall'articolo 22 della Direttiva 2008/50/CE relativamente
al superamento dei valori limite per il biossido di azoto e per il benzene in determinate zone e
agglomerati presenti nel territorio nazionale;
l'articolo 10 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle
province autonome, di adottare un piano d'azione che contenga le misure da implementare a breve
termine per prevenire il superamento delle cosiddette soglie di allarme, quantificate nell'allegato XII
dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti nell'aria ambiente, nel caso
in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle zone classificati si presenti il
rischio che le stesse soglie di allarme vengano superate;
l'articolo 10 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle
province autonome, di adottare un piano d'azione che contenga le misure da implementare a breve
termine per prevenire il superamento dei cosiddetti valori limite o dei valori obiettivo, quantificati
negli allegati XI e XII dello stesso Decreto, rispetto alla concentrazione di sostanze inquinanti
nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle
zone classificati si presenti il rischio che gli stessi valori vengano superati, per effetto di specifiche
circostanze contingenti che non siano strutturali e ricorrenti;
l'articolo 13 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni e delle
province autonome, di adottare un piano da integrare con i piani di qualit dell'aria di cui
all'articolo 9 che contenga le misure idonee a raggiungere, nei termini previsti, i cosiddetti valori
obiettivo, di cui all'allegato XV dello stesso decreto, rispetto alla presenza di ozono nell'aria
ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree comprese negli agglomerati o nelle zone
classificati, gli stessi valori obiettivo vengano superati;
lo stesso articolo 13 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, a carico delle regioni
e delle province autonome, di adottare misure idonee a raggiungere gli obiettivi a lungo termine
concernenti la presenza di ozono nell'aria ambiente, nel caso in cui all'interno di una o pi aree
comprese negli agglomerati o nelle zone classificati, i livelli dell'ozono superano gli stessi obiettivi
a lungo termine, pur essendo inferiori o uguali ai cosiddetti valori obiettivo;
l'articolo 14 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che, nel caso in cui i livelli degli
inquinanti superino la cosiddetta soglia di informazione o la soglia di allarme, le regioni e le
province autonome informano il pubblico e trasmettono informazioni circa i livelli misurati e la
durata del superamento al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, che ne da
comunicazione alla Commissione;
l'articolo 15 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, da parte delle regioni e delle
province autonome, di comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
45

per l'approvazione e il successivo invio alfa Commissione l'elenco delle zone e degli
agglomerati in cui, relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti superano i
rispettivi valori limite o i livelli critici a causa del contributo di fonti naturali, corredato delle
informazioni circa i livelli registrati e delle prove del contributo delle stesse fonti naturali;
lo stesso articolo 15 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito l'obbligo, da parte delle regioni
e delle province autonome, di comunicare al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare per l'approvazione e il successivo invio alla Commissione l'elenco delle zone e degli
agglomerati in cui, i livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto della
risospensione del particolato a seguito della sabbiatura o della salatura delle strade nella stagione
invernale;
l'articolo 18 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito gli obblighi, a carico di tutti delle
amministrazioni e degli enti che applicano lo stesso Decreto, concernenti l'informazione del
pubblico prevedendo, tra le altre cose, che i piani per la qualit dell'aria e i piani di azione e un
documento riepilogativo delle misure adottate dalle regioni e dalle province autonome in base
all'articolo 9 comma 2 e all'articolo 13 comma 2 debbono essere, in tutti i casi, pubblicato su
pagina web;
l'articolo 19 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che le regioni e le province autonome,
per le zone nelle quali si registri dei cosiddetti valori limite, trasmettono al Ministero dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare le seguenti informazioni:
a) i livelli degli inquinanti superiori ai valori limite che sono stati misurati, le date o i periodi in cui
stato rilevato il superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di
ciascun anno;
b) i piani per la qualit dell'aria, entro diciotto mesi dalla fine dell'anno durante il quale stato
rilevato il superamento dei valori limite;
c) le modifiche, le integrazioni e gli aggiornamenti dei piani per la qualit dell'aria entro due mesi
dalla relativa adozione;
d) gli aggiornamenti dell'elenco delle zone e degli agglomerati nei quali vengono superati i valori
limite e per i quali vengono adottati i piani per la qualit dell'aria, e di quelli nei quali i livelli degli
inquinanti rispettano i valori limite e i valori obiettivo, per i quali le regioni adottano misure per la
preservazione della qualit dell'aria;
per le zone e gli agglomerati nei quali si registra il superamento dei cosiddetti valori obiettivo di cui
all'allegato XIII, l'articolo 19 del decreto legislativo 165 del 2010 ha stabilito che le regioni e le
province autonome trasmettono al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare le
seguenti informazioni:
a) l'elenco di tali zone e agglomerati, con l'individuazione delle aree di superamento, i livelli di
concentrazione degli inquinanti oggetto di valutazione, le informazioni sui motivi dei superamenti,
con particolare riferimento alle fonti, e le informazioni sulla popolazione esposta ai superamenti,
con cadenza annuale entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello a cui si riferiscono;
b) la documentazione relativa all'istruttoria effettuata al fine di individuare le misure necessarie a
perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo di cui all'allegato XIII e di individuare, tra le
stesse, quelle che non comportano costi sproporzionati nei casi in cui l'istruttoria svolta dalla
regione o provincia autonoma ha esito positivo, le misure adottate ai sensi dell'articolo 9, comma 2;
per quel che concerne la presenza dell'ozono, l'articolo 19 del decreto legislativo 155 del 2010
stabilisce che le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero dell'ambiente della tutela
del territorio e del mare le seguenti informazioni:
a) gli aggiornamenti dell'elenco delle zone e degli agglomerati, per i quali si rende necessario
adottare piani per la gestione della, qualit dell'aria rispetto all'ozono, entro 6 mesi dalla fine di
ciascun anno;
b) i livelli dell'ozono superiori al valore obiettivo e all'obiettivo a lungo termine che sono stati
misurati, le date o i periodi in cui stato rilevato il Superamento, e i motivi di ciascun superamento,
entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;
46

c) i livelli dell'ozono superiori che hanno superato le soglie di informazioni e di allarme, le date in
cui stato rilevato il superamento, e i motivi di ciascun superamento, entro sei mesi dalla fine di
ciascun anno;
d) le informazioni sulla presenza dell'ozono e dei relativi precursori, relative a tutte le zone e gli
agglomerati, entro sei mesi dalla fine di ciascun anno;
e) gli atti dell'istruttoria finalizzata ad individuare le misure necessarie ad assicurare il
raggiungimento dell'obiettivo a lungo termine, con una cadenza triennale;
lo stesso articolo 19 prevede che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare
comunica alla Commissione europea le informazioni acquisite dalle regioni e dalle province
autonome, in merito al superamento dei valori limite, dei valori obiettivo, della soglia di
informazione e della soglia di allarme, ed ai piani per la qualit dell'aria, i piani di azione e le
misure adottati per assicurare la qualit dell'aria ambiente;
l'articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che i provvedimenti di zonizzazione e
di classificazione, la rete di misura, i piani e le misure di qualit dell'aria approvati in base alla
normativa previgente devono essere adeguati alle disposizioni dello stesso decreto 155 del 2010,
in base alle procedure e secondo i termini fissati, e che, in caso di mancato adeguamento trova
applicazione i poteri sostitutivi di cui all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e
all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131;
lo stesso articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010 ha stabilito che la reiterata violazione da
parte delle regioni e delle province autonome degli obblighi di predisporre e di trasmettere
informazioni e di adeguare i piani e le misure alle richieste del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare, determina la mancata erogazione di finanziamenti previsti all'interno di
provvedimenti ministeriali, e che lo stesso Ministero deve provvedere all'inserimento di una
clausola analoga anche con riferimento a provvedimenti generali vigenti in materia;
all'interno del portale del Ministero dell'ambiente, nella pagina dedicata alla gestione della qualit
dell'aria, pubblicato il link al Piano regionale di coordinamento per a qualit dell'aria ambiente
approvato con decreto assessoriale n. 176/GAB del 9 agosto 2007 dalla regione siciliana;
all'interno della banca dati Misure di risanamento della qualit dell'aria pubblicata all'interno del
sito dell'Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale che costituisce un archivio
delle informazioni trasmesse dalle regioni e dalle province autonome a partire dal 2005 in
ottemperanza a quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea in materia di Piani di
risanamento della qualit dell'aria non sono reperibili informazioni concernenti le situazioni di
superamento dei livelli stabiliti e le misure di risanamento dell'aria adottate dalla regione Siciliana;
disattendere gli obblighi di comunicazione alla Commissione europea di cui in premessa pu
costituire circostanza idonea e sufficiente perch si realizzi la violazione del diritti comunitario
esponendo cos l'Italia ad ulteriori e gravose procedure di infrazione;
come denunciato dall'associazione ambientalista Legambiente Sicilia, sin dal 2007, il Piano
regionale di coordinamento per la tutela della qualit dell'aria ambiente approvato con decreto
assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007 il frutto di un lavoro di copiatura del Piano regionale del
Veneto che era stato approvato in precedenza;
l'operazione di plagio provata dal fatto che nel testo del Piano regionale di coordinamento per la
tutela della qualit dell'aria ambiente della Sicilia si faceva riferimento al sistema aerologico
padano, alla rigidit del clima, alla realizzazione di piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei
canali presenti all'interno delle citt siciliane;
con decreto n. 43/Gab del 12 marzo 2008, l'assessore pro-tempore Interlandi ha provveduto ad
eliminare dal testo le parti che risultavano palesemente copiate senza provvedere a una revoca
integrale del Piano;
a partire dalla fine del 2012, sono pervenute alla competente Regione Siciliana richieste di revoca
del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dell'aria ambiente del 2007, da parte
di Legambiente, dalla CGIL e dalle associazioni Comitato Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente,
Italia Nostra e WWF Palermo;
47

nel mese di gennaio 2013, il tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza n.5455
del 2012 con la quale l'allora responsabile del Servizio 3 del dipartimento ambiente, nonch
coordinatore del Piano, stato condannato per diffamazione in relazione alle dichiarazioni rese nei
confronti del presidente regionale di legambiente che aveva scoperto e reso pubblica la notizia delle
vistose copiature contenute nel pieno regionale del 2007 :
se risulti che la Regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente del territorio e del
mare il progetto di zonizzazione e l'individuazione delle zone e degli se risulta che la Regione
Sicilia abbia provveduto avvero stia provvedendo al riesame della classificazione delle zone e degli
agglomerati, come previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010;
se risulti che la Regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e dei mare, il progetto di adeguamento delle reti di misura dei livelli degli inquinanti
nell'aria ambiente, come previsto dall'articolo 5 del decreto legislativo 155 del 2010;
se, e in quali occasioni, risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare informazioni in merito al superamento della soglia di
informazione o della soglia di allarme, come stabilito dall'articolo 14 del decreto legislativo 155 del
2012;
se risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, per l'approvazione e il successivo invio alla Commissione, l'elenco delle zone
e degli agglomerati nei quali, relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti
superano i rispettivi valori limite o i livelli critici a causa del contributo di fonti naturali, e di quelli
nei quali i livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto della nuova sospensione
del particolato a seguito della sabbiatura o della salatura delle strade nella stagione invernale;
se e quando risulti che la regione Siciliana abbia trasmesso al Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare le comunicazioni e le informazioni richieste, relativamente alle zone e agli
agglomerati nei quali si sia registrato il superamento dei valori limite e dei valori obiettivo degli
inquinanti rilevati nell'aria ambiente, e dei valori obiettivo e degli obiettivi di lungo termine relativi
all'ozono, come previsto dall'articolo 15 decreto legislativo 155 del 2010;
se e quando abbia provveduto a trasmettere alla Commissione europea le informazioni acquisite
dalla regione siciliana in merito al superamento dei valori limite, dei valori obiettivo, della soglia di
informazione e della soglia di allarme, ed ai piani per la qualit dell'aria, i piani di azione e le
misure adottati per assicurare la qualit dell'aria ambiente;
se qualora tali dati non siano stati trasmessi si sia provveduto a comunicare alla Commissione
europea l'impossibilit di trasmissione di detti dati stante la non collaborazione della regione
Siciliana, o se la Commissione europea abbia sollecitato e/o chiesto informazioni sul mancato invio
delle informazioni ambientali relative alla qualit dell'aria siciliana;
quale sia lo stato di avanzamento della procedura finalizzata ad ottenere, dalla Commissione
europea, le deroghe previste dall'articolo 22 della Direttiva 2008/50/CE relativamente al
superamento dei valori limite per il biossido di azoto e per il benzene in zone e agglomerati presenti
in Sicilia;
se il Governo non intenda attivare, con la necessaria urgenza e determinazione, la procedura di cui
all'articolo 5 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, e a (l'articolo 8, della legge 5 giugno
2003, n. 131, come previsto dall'articolo 22 del decreto legislativo 155 del 2010, in considerazione
del fatto che la Regione Siciliana non ha provveduto ad adeguare i piani e le misure per la qualit
dell'aria, ovvero sia venuta meno agli altri obblighi stabiliti dal decreto e richiamati nel citato
articolo 22;
se, e in quanti casi, sia stata sospesa l'erogazione di risorse previste da programmi del Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare a beneficio della regione siciliana, in relazione
alla mancata ottemperanza agli obblighi stabiliti dal decreto legislativo 155 del 2010, cos come
previsto dall'articolo 22, comma 2, dello stesso decreto. (4-02066)
http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=7423&stile=7&highLigh
t=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+SCRITTA%27
48

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


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PIANO ARIA REGIONE SICILIA COPIATO DAL VENETO INTERROGAZIONI ASSEMBLEA
REGIONALE SICILIANA XVI Legislatura ARS

INTERROGAZIONE (risposta orale)


N. 1112 - Iniziative finalizzate alladozione del Piano regionale di risanamento della qualit
dellaria.
Al Presidente della Regione, allAssessore per il territorio e lambiente e per lAssessore
per la salute, premesso che con Decreto Assessoriale n. 176/GAB del 9/8/2007, la Regione
siciliana provvedeva ad adottare il Piano regionale di risanamento della qualit dellaria, in
attuazione del Programma di controllo e riduzione delle emissioni;
preso atto che:
il Piano de quo, qualche anno dopo, subiva la giusta e comprensibile bocciatura da parte della
Comunit Europea che ne faceva rilevare la quasi totale corrispondenza con il Piano della
Regione Veneto del 2000;
senza uno strumento di controllo e coordinamento della qualit dellaria a livello
regionale, difficile se non impossibile tenere sotto controllo le emissioni in atmosfera che
giungono principalmente dal comparto energetico, dai trasporti e, soprattutto, dalle raffinerie
in favore di Siracusa;
accertato che:
i dati dellultimo monitoraggio Arpa, pubblicati a met maggio, dimostrano come
laria sia particolarmente insalubre a causa di numerose malattie, per lo pi mortali;
dai dati diffusi, risultano essere molti i centri urbani dellIsola in cui laria
fortemente inquinata e al di l di ogni limite consentito dalla legge;
considerato che a causa di una gestione finanziaria poco oculata delle risorse
disponibili, il sistema di monitoraggio siciliano non sempre si sviluppa in maniera omogenea su
tutto il territorio, tralasciando spesso aree urbane a ridosso degli insediamenti industriali come
Gela e Caltanissetta per le quali non stato fornito, ad oggi, alcun dato;
tenuto conto che gi nel 2009, il Ministro dellAmbiente faceva pervenire al Presidente
della Regione siciliana le procedure dinfrazione avviate dallUE perch in alcune zone industriali
dei Comuni di Palermo, Catania, Messina e Siracusa, tra il 2005 e il 2006, erano state riscontrate
concentrazioni di sostanze nocive notevolmente superiori a quelle indicate dalla normativa in
vigore;
per sapere se:
siano a conoscenza di quanto sopra denunciato;
non ritengano urgente, necessario ed indispensabile predisporre e adottare un Piano
regionale di risanamento della qualit dellaria in linea con le direttive dellUnione Europea in
modo da monitorare qualitativamente i livelli di inquinamento del territorio siciliano ed
49

intervenire, con la tempestivit dovuta, per riportare le emissioni sotto la soglia prevista
dalla legge, in modo da non arrecare danno alla salute dei cittadini.
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza) (17 luglio 2013)
VINCIULLO ZAFARANA CIACCIO
http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=46
08 ago 2013
Comunicazione Aula Seduta n. 68 AULA

10 set 2013 Trasmissione governo Storico 17 lug 2013 Presentazione


06 ago 2013 Annuncio Aula Seduta n. 66 AULA

XVI Legislatura ARS


INTERROGAZIONE

(risposta orale)

N. 123 - Azioni a tutela della qualit dellaria in Sicilia (V.nota) con particolare riferimento
al polo industriale della provincia di Siracusa.
Al Presidente della Regione e allAssessore per il territorio e lambiente, premesso che la Sicilia,
in presenza dei numerosi impianti petrolchimici e termoelettrici attivi nel proprio territorio, si
piazza ai primissimi posti nella poco onorevole classifica delle emissioni pi ingenti e
inquinanti di PM10 e di idrocarburi non metanici e che in alcune zone, come quelle del
siracusano, riscontra un conclamato aumento delle patologie tumorali e delle ipospadie;
rilevato che:
limpianto cloro-soda di Priolo stato chiuso solo alla fine del 2005 e che in questi giorni si
sta celebrando il processo giudiziario per i danni sanitari subiti dai relativi lavoratori;
per
il polo di Gela, la Commissione per lAutorizzazione Integrata Ambientale (AIA) ha
concluso i lavori a met dicembre e si ancora in attesa del provvedimento definitivo che, entro
24 mesi, dovrebbe ridurre le emissioni di SO2 dagli attuali 900 mg/mc a 400 mg/mc;
le navi che approdano nei porti industriali hanno lobbligo di cambiare lalimentazione di motori e
apparati ausiliari solo allinterno delle rade e in prossimit dellormeggio ai pontili e che dunque il
contributo delle navi ai fini dellinquinamento notevole, nonostante gli stringenti vincoli
imposti dallUE allutilizzo di combustibili ad alto contenuto di zolfo allinterno dei porti,
nelle aree limitrofe e nelle zone speciali;
considerato che la qualit dellaria delle citt prossime alla zona industriale non migliorata e
che ripetuti blackout e il fermo di numerosi impianti industriali, soprattutto nellarea di
Siracusa, hanno iproposto la carenza di trasparenza e informazioni verso le amministrazioni
comunali e i cittadini oltre che luso mproprio delle torce come primo rimedio (e non come
estremo, quale dovrebbe essere) per fronteggiare lemergenza e smaltire i gas;
visto che la Regione non si ancora dotata del prescritto Piano di tutela dellAria, il polo
petrolchimico di Gela attende il provvedimento definitivo dellAIA mentre gli impianti
della Versalis di Priolo non sono ancora in possesso di tale autorizzazione;
per sapere:
se non ritengano opportuno procedere alla revisione dei provvedimenti AIA finora concessi
per verificare la prescrizione e la reale adozione delle migliori tecnologie disponibili (BAT),

50

anche in ordine alla realizzazione di sistemi tali da recuperare in tutto o in massima parte gli
off-gas per evitarne linvio alle torce, anche in ordine:
alladeguamento dellimpianto IAS di Priolo per azzerare le sue emissioni; al controllo e alla
revisione degli impianti di desolforazione, nonch al divieto di utilizzo della H2S nei forni, alla
verifica straordinaria di tutti i serbatoi e delle condutture al fine di evitare fughe di gas
incontrollate;
quali misure intendano adottare per rendere pi stringente il controllo sulle navi mercantili e sui
terminali petroliferi, in particolare dove sussistono, per di pi, aree di rispetto e tutela
ambientale o di particolare pregio archeologico;
nonch per censire le attivit di bonifica con azoto presso i depositi, gli impianti, le linee e le navi
gasiere e petroliere e per valutarne le emissioni e per garantire costantemente laccesso e la
diffusione delle informazioni alla popolazione relative alla qualit dellaria ambiente, cos
come previsto dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, e pubblicando i report giornalieri
sui siti istituzionali dei comuni e dellArpa;
se non ritengano di dovere accelerare lapprontamento e il varo del Piano di Tutela della
Qualit dellAria per la Sicilia.
(Linterrogante chiede lo svolgimento con urgenza) (10 gennaio 2013)
CIRONE DI MARCO
Con nota prot. n. 15012/IN.16 del 21 marzo 2013 il Presidente della Regione ha delegato
lAssessore per il territorio.
Attuale
24 gen 2013 Trasmissione governo
Storico
10 gen 2013 Presentazione
16 gen 2013 Annuncio Aula Seduta n. 14 AULA
http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=4
XVI Legislatura ARS
INTERROGAZIONE (risposta scritta)
N 51 - Iniziative per ladozione del Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualit
dellaria ambientale specificatamente predisposto per il territorio siciliano.
Al Presidente della Regione e all Assessore per il territorio e lambiente, visti:
la direttiva 1996/62/CE in materia di valutazione e di gestione della qualit dellaria ambiente;
le direttive 1999/30/CE, 2000/69/CE, 2002/3/CE, 2004/107/CE in materia di valori limite di
qualit dellaria per il biossido di zolfo, il biossido di azoto, gli ossidi di azoto ed altri
agenti climalteranti, nonch la quantit di ozono presente nellaria;
la direttiva 2008/50/CE rubricata Qualit dellaria ambiente e per unaria pi pulita in
Europa;

51

il D.lgs. 155/2010 di attuazione della direttiva 2008/50/CE, il cui art. 3, comma secondo, dispone
a carico delle Regioni e delle Province autonome lobbligo di zonizzazione sulla base dei
criteri di cui allappendice I del decreto in parola;
il D.A. n. 176/Gab del 2007, cos come modificato dal D.A. nr. 43/Gab del 2008, di approvazione
del Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente;
considerato che:
il 21.11.2007, Legambiente Sicilia denunciava la palese identit documentale tra il Piano in parola
e quello approvato dalla Regione Veneto, verificabile tra laltro - dalle correzioni apportate
dal citato D.A. nr. 43/Gab del 2008;
sebbene lAssessore regionale - Avv. Rossana Interlandi - abbia nominato una
commissione dinchiesta per gli accertamenti del caso e delle responsabilit, la stessa non
ha prodotto alcun risultato o provvedimento in relazione alla vexata quaestio;
sottovalutando la valenza nazionale ed europea dello strumento programmatorio in parola, la
Regione siciliana ad oggi non ha ancora provveduto a sostituire detto Piano con uno
specificatamente realizzato per il territorio dellIsola;
alla luce dellattuale situazione stato avviato un procedimento penale per laccertamento di
eventuali responsabilit;
per sapere quali iniziative ritengano necessarie al fine di porre termine al quadro attuale che, allo

stato, risulta carente di un documento di programmazione di centrale importanza per


la salubrit dellambiente, del territorio e dei cittadini.
(Linterrogante chiede risposta scritta con urgenza)
(19 dicembre 2012)
LA ROCCA
14 gen 2013 Trasmissione governo
Storico
19 dic 2012 Presentazione
08 gen 2013 Annuncio Aula Seduta n. 10 AULA
http://www.ars.sicilia.it/deputati/scheda.jsp?idDeputato=844&idLegis=16
06 mag 2013 Trasmissione Governo Storico
15 apr 2013 Presentazione
24 apr 2013 Annuncio Aula Seduta n. 36 AULA
XVI Legislatura ARS
INTERPELLANZA

N. 40 - Chiarimenti sulle inadempienze riguardanti il piano (v. nota) regionale di risanamento


della qualit dellaria.
Al Presidente della Regione e allAssessore per il territorio e lambiente, rilevato che:

pi di 5 anni fa, il 21 novembre 2007, Legambiente Sicilia denunciava in una


conferenza stampa, che il Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria
ambiente, approvato ed adottato con il D.A. n. 176/Gab del 9 agosto 2007 dallAssessore per il
territorio Rossana Interlandi, era un copiato dallomologo Piano della Regione Veneto di alcuni
52

anni addietro, nonch un collage di capitoli, paragrafi, ecc. integralmente trascritti da


pubblicazioni gi edite da altri Enti ed Amministrazioni;
gli autori, coordinati dal dirigente responsabile del Servizio 3 Tutela dallinquinamento atmosferico
del Dipartimento Ambiente, Salvatore Anz, non si erano neppure accorti che quel Piano del
Veneto, cui avevano attinto, era gi stato bocciato dalla Comunit europea parecchi anni
prima, n che nel copia e incolla si erano generate inedite comunanze e similitudini tra le
caratteristiche ambientali del Veneto e della Sicilia, tipo il sistema aerologico padano della
Regione siciliana, la limitazione delle ore di utilizzo del riscaldamento domestico a causa della
rigidit del clima, lincremento delle piste ciclabili lungo gli argini dei fiumi e dei canali
presenti nei centri storici dei Comuni siciliani al fine del miglioramento del traffico urbano, la
persistenza delle Comunit montane, ecc;
la vicenda suscitava, a causa dei suoi risvolti paradossali, notevole clamore e turbamento a livello
mediatico e nellopinione pubblica regionale e nazionale, attirando persino lattenzione

della trasmissione satirica Striscia la notizia che vi dedicava un esilarante servizio, nel corso
del quale il dirigente generale del Dipartimento Ambiente, Pietro Tolomeo, per giustificare
labnormit dei fatti, arrivava a definirli frutto di pochi refusi , tuttavia lasciandosi scappare che
nel copiare pu succedere;
lAssessore Interlandi nominava una commissione dinchiesta per gli accertamenti del caso e
delle responsabilit, ma la commissione, di fronte allimbarazzante situazione, si
trincerava dietro unenigmatica astensione dal rilasciare una qualsiasi relazione;
a distanza di circa 4 mesi lAssessore Interlandi, con il decreto n. 43/Gab del 12 marzo
2008, riteneva di sanare le abnormit con la semplice eliminazione dal testo del Piano

dei riferimenti pi spiccatamente padani, ma lasciando inalterate le altre parti interamente


copiate;
considerato che:
il c.d. Piano regionale di coordinamento per la tutela della qualit dellaria ambiente della
Regione Siciliana, vale a dire un documento frutto di un mero assemblaggio, operato con il
metodo del copia ed incolla, di porzioni di documenti di varia estrazione e provenienza, alcuni

dei quali persino di scarsa attinenza e molti altri anche temporalmente superati (basti
considerare che il Piano della Regione Veneto risaliva allanno 2000 ed era stato bocciato dalla
Comunit europea), tutto pu definirsi fuorch un documento di programmazione e
pianificazione in materia di tutela e risanamento della qualit dellaria;
nessun provvedimento risulta essere stato intrapreso nei confronti dei
responsabili della redazione del Piano copiato;
detto Piano continua inspiegabilmente e poco decorosamente a risultare un documento
ufficiale della Regione siciliana e ad essere inserito nel sito istituzionale dellAssessorato
Territorio, senza che i vertici politici dellAssessorato, quelli burocratici del Dipartimento

Ambiente ed i responsabili dellufficio competente che si sono succeduti abbiano ritenuto di


intervenire al fine della sua revoca;
a fine gennaio di questanno il Tribunale di Palermo ha depositato le motivazioni della sentenza
n. 5455/2012, con la quale si sancisce che il c.d.
Piano regionale per la tutela della qualit dellaria contiene vistose copiature di un piano di
unaltra regione e si condanna ad 1 anno e 8 mesi di reclusione lallora responsabile del
Servizio 3 del Dipartimento Ambiente e coordinatore del Piano copiato dott. Salvatore
Anz, poich nellesercizio delle sue funzioni aveva redatto e inviato a diversi Enti pubblici,
regionali e ministeriali, una serie di note su carta intestata dellAssessorato Territorio dai

contenuti opinabili in danno di Legambiente e del suo Presidente Regionale arch.


Domenico Fontana per aver essi smascherato la copiatura del Piano;
53

lo scorso 13 marzo il GUP del Tribunale di Palermo ha rinviato a giudizio, proprio per non

avere mai adottato un vero Piano di risanamento della qualit dellaria, nonostante fossero
a conoscenza dei dati allarmanti sulla qualit dellaria, gli ex Presidenti della Regione,
Tot Cuffaro e Raffaele Lombardo, assieme agli assessori pro tempore dellAssessorato al
Territorio e Ambiente, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto
Di Mauro, ed il processo si aprir il prossimo 3 giugno;
per conoscere:

quali iniziative ritengano di voler adottare, ed in che tempi (dopo quasi 6 anni) per la
revoca immediata del Piano copiato;

come intendano procedere per fare emergere le responsabilit degli autori e le coperture di
cui gli stessi hanno potuto godere nel corso di questi anni, anche come segnale forte di
abbandono di un deleterio modus operandi;
per quali motivi il Piano copiato abbia continuato fino ad ora a fare bella mostra sul sito
istituzionale dellAssessorato Territorio senza che nessuno sia intervenuto al riguardo
nonostante a conoscenza della copiatura e quindi della non conformit, il tutto ancor
pi aggravato dallintervenuta condanna penale a carico del responsabile della
redazione della copiatura del Piano;
per quali motivi siano rimaste senza risposta, a distanza di oltre 4 mesi, le richieste di ritiro
del Piano inoltrate allattuale assessore al territorio da parte di Legambiente e della
CGIL, ulteriormente sollecitate, anche con formale diffida, dalle associazioni Comitato
Cittadino Isola Pulita, AugustAmbiente, Italia Nostra, WWF Palermo, disattendendo le
norme sui procedimenti e sulla trasparenza amministrativa di cui alla L.R. 5/2011;
se siano stati intrapresi provvedimenti nei confronti del dott. Salvatore Anz a seguito
della sua condanna e se il Governo intenda costituirsi parte civile nel processo contro
gli ex Presidenti della Regione, Tot Cuffaro e Raffaele Lombardo, e gli ex Assessori
per il territorio, Francesco Cascio, Rossana Interlandi, Giuseppe Sorbello e Roberto
Di Mauro, che si aprir il 3 giugno prossimo presso il Tribunale di Palermo;
quando intendano adottare un vero Piano regionale di risanamento della qualit
dellaria.

(Gli interpellanti chiedono lo svolgimento con urgenza)


(15 aprile 2013)
ZITO - CANCELLERI - CAPPELLO - CIACCIO - CIANCIO FERRERI - FOTI - LA ROCCA - MANGIACAVALLO PALMERI SIRAGUSA - TRIZZINO - VENTURINO - ZAFARANA

**** - Con nota prot. n. 27896/INTERP.16 del 4 giugno 2013, il Presidente della Regione ha
delegato lAssessore per il territorio e lambiente.
http://www.ars.sicilia.it/icaro/default.jsp?icaAction=showDoc&id=13

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2015/02/blog-post.html
LESPERTA: IL PICCO DEI CASI SAR RAGGIUNTO NEL 2018
di Rosario Battiato
Intervista al vicario responsabile del Registro dei mesoteliomi della Sicilia. Nicita: La latenza del
tumore pu durare fino a 40 anni

54

CATANIA - Carmela Nicita biologa-epidemiologa. Attualmente Vicario responsabile dei dati


del Registro mesoteliomi della Sicilia. Labbiamo intervistata per conoscere i dati scientifici che
riguardano le malattie correlate allesposizione allamianto in Sicilia.
Secondo gli ultimi dati in vostro possesso quanti sono i casi per mesotelioma ogni anno in Sicilia?
Il registro mesoteliomi della Sicilia ha il compito di raccogliere i dati di incidenza ossia i nuovi casi
che insorgono in Sicilia. Dal 1998 ad oggi si conta una media annua di 70 nuovi casi. La
distribuzione geografica dei casi di mesotelioma in Sicilia sembrerebbe essere coerente con i dati di
mortalit pubblicati nellAtlante di mortalit per cause della Sicilia (1985-2000).
Quanti si ammalano di malattie correlate allesposizione allamianto?
I dati scientifici mostrano che nelloltre 90% dei casi c una correlazione tra amianto e
mesotelioma. Il 77% sono stati diagnosticati nel sesso maschile, mentre il 23% nel sesso femminile
e ci conferma anche la stretta correlazione tra esposizione professionale e mesotelioma.
Cosa registra il trend degli ultimi anni in Sicilia?
I dati siciliani si allineano con i dati nazionali, dove si prevede un picco di casi intorno al 20152018. Quindi si prevede un aumento dei casi, ma non ancora quantificabili come numero. Si pensi
comunque che dai 68 casi registrati nel 1998 si arrivati ai 95 casi del 2004.
Quali sono i siti da bonificare su cui bisogna puntare prioritariamente?
Non abbiamo, come registro, le conoscenze per poter indicare quale sito potrebbe essere prioritario
rispetto ad altri. Ritengo che per tutti si debba procedere il prima possibile.
Che periodo di latenza mantiene lesposizione allamianto?
Per quanto riguarda la ripercussione sulla salute dei siciliani posso rispondere che una mancata
bonifica pu determinate un rischio ambientale i cui danni, vista la lunga latenza del tumore,
possono presentarsi anche dopo 40 anni dallesposizione.
Articolo pubblicato il 21 ottobre 2009

http://www.qds.it/1853-l-esperta-il-picco-dei-casi-sara-raggiunto-nel-2018.htm

COMMISSIONE REGIONALE RISCHI AMBIENTALI A GELA. CAPIRE SE LENI GIOCA


CON LA SALUTE DEI SICILIANI
di Liliana Blanco
Missione dei deputati nel Petrolchimico per verificare il rispetto delle norme ambientali e di
sicurezza. Gianni (Udc) rincara: Quando assegna gli appalti la societ si rivolge a imprese non
siciliane
GELA (CL) - La commissione regionale rischio ambientale ed industria vuole vederci chiaro sugli
adempimenti del Petrolchimico a Gela e sullosservanza dei dettami della legge 626 in tema di
sicurezza nei luoghi di lavoro. Per questo cominciato proprio da Gela il giro dellorgano
dellassemblea regionale siciliana che ha scelto la citt pi discussa della Sicilia come sito della
prima trasferta ufficiale della commissione che sta conducendo unindagine sullo stato di salute
55

ambientale e strategico-occupazionale dellisola che prevede anche le tappe fondamentali dei poli
industriali di Priolo e Milazzo.
Il vertice della commissione stato in visita a Gela con il presidente, Pippo Gianni (Udc), gi
assessore allIndustria e il vice presidente, Miguel Donegani (Pd) di origine gelese. Una lunga visita
quella di venerd scorso che ha toccato tutti i punti fondamentali della gestione amministrativa ed
economica della citt. I due parlamentari hanno incontrato il commissario straordinario del comune
Rosolino Greco e poi i dirigenti ed i lavoratori dellarea di sviluppo industriale con i quali si sono
intrattenuti a discutere della situazione dei 28 lavoratori precari che da 10 anni rivendicano la
stabilizzazione. Poi la tappa pi importante: quella con i vertici della Raffineria di Gela.
Vogliamo capire ha detto lon Gianni da quanti anni esiste il Petrolchimico; quali interventi
sono stati fatti per la tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori. Vogliamo capire se
per INVESTIMENTI si intende mettere alle tubazioni bucate le cosiddette cravatte - questo il
termine tecnico per indicare veri e propri rattoppi che rappresentano solo un modo per eliminare il
guasto contingente - ma non il problema reale che potrebbe incidere sulla salute dei gelesi.
Vogliamo capire anche che tempi si prevedono per la realizzazione degli interventi da anni
annunciati ma mai concretizzati.La commissione ha fatto riferimento ai 500 milioni di euro non
spesi ancora nonostante laccordo con i sindacati porta la data del 17 gennaio 2008. Vogliamo
capire - ha detto Gianni - se lEni deve continuare a giocare con la salute dei siciliani con le sue
produzioni milionarie, poi per quando assegna gli appalti si rivolge a imprese non siciliane:
questo non si pu accettare".
Lamministratore delegato dalla Raffineria Battista Grosso ha assicurato la disponibilit alla
collaborazione in vista degli INVESTIMENTI ; ha, inoltre, annunciato che lazienda intende
promuovere corsi di formazione professionale per lindotto finalizzati a fornire gli strumenti per una
professionalit pi specializzata per promuovere la sicurezza sul lavoro e maggiori possibilit
occupazionali anche oltre i confini del sito di Gela. Con i rappresentanti del petrolchimico ha
detto Donegani abbiamo discusso della situazione congiunturale, con particolare attenzione sui
temi del rischio ambientale, delle bonifiche e iter procedurali, della sicurezza sul lavoro, dei fondi
comunitari e delle problematiche occupazionali, avendo sempre come riferimento il quadro
legislativo attuale, specie laddovepresenti imperfezioni da sanare. Chiediamo alla politica di far
sistema con le aziende locali e ai metodi di assegnazione degli appalti alle imprese dellindotto.
Sono passati 22 mesi dalla sottoscrizione dellaccordo e la piattaforma pensata per il settore
industriale gelese non stata rinnovata. Dove sono i 500 milioni di promessi dallEni per il rinnovo
degli impianti? Si sono chiesti i segretari di Filcem Cgil Alessandro Piva, Uilcem Uil Silvio
Ruggeri e Femca Cisl Emanuele Gallo, riunitisi contestualmente alla visita della Commissione
rischio ambientale e industria, nella saletta sindacale della Raffineria. Il consiglio delle Rsu ha
tracciato un quadro preoccupante per i ritardi che si sono creati nella realizzazione degli accordi
firmati il 17 gennaio 2008. Il palleggio di competenze sui decreti autorizzativi che non
permetterebbero allEni di dare il via agli INVESTIMENTI non stato ancora chiarito, mentre
qualche mese fa una delegazione russa ha visitato lindustria facendo temere il rischio di una
cessione.
Bisogna stringere i tempi hanno scritto i sindacati in un documento per gli INVESTIMENTI
che devono interessare, in primo luogo la caldaia 500. Deve essere riorganizzato il sistema della
sicurezza del Petrolchimico e dellindotto e questo deve essere limpegno delle istituzioni locali e
regionali. Ai gelesi ed ai lavoratori servono certezze.
Articolo pubblicato il 13 ottobre 2009

56

http://www.qds.it/1736-commissione-regionale-rischi-ambientali-a-gela-capire-se-l-eni-gioca-con-la-salute-dei-siciliani.htm

EMISSIONI, REGIONE INADEMPIENTE


di Giuseppe Bellia
Ambiente. I valori inquinanti rimasti nel cassetto.
Il pregresso. Sin dal 1995 la Regione Sicilia aveva lobbligo di valutare la qualit dellaria su
ozono e altri agenti atmosferici di rischio, causati per lo pi dalle emissioni delle grandi
industrie.
La realt. Dallassessorato regionale allAmbiente ammettono i vistosi ritardi con cui sono stati
recepiti i decreti legislativi varati, a loro volta, con almeno 4 anni di ritardo sulle direttive europee.
PALERMO - I siciliani, per esempio, non sono costantemente a conoscenza delle condizioni
dellaria e dei livelli dinquinamento di questultima, come impone la direttiva 2008/20/CE
(Informare adeguatamente e con tempestivit il pubblico in merito alla qualit dellaria
ambiente). Anz ammette la necessit della creazione di una struttura di coordinamento che
aggiorni in tempi brevi, le informazioni per quanto concerne linquinamento.
Occore una struttura regionale di coordinamento di tutte queste attivit. Largomento stato
affrontato affrontato in un tavolo tecnico regionale insieme allArpa, ai gestori delle reti con la
stesura di un protocollo.
Anz annuncia che le inadempienze in materia di dati sulle emissioni inquinanti sar presto
superato, con lausilio dellAgenzia regionale protezione e ambiente. Arpa Sicilia sta elaborando
su nostro mandato un produttivo, per fare in modo che le informazioni ambientali, dopo essere state
validate, vengano messe a disposizione non solo dei cittadini, come obbliga la legge, ma anche
delle autorit di vigilanza, come le Province, perch le informazioni devono servire affinch gli enti
locali sappiano quando il momento dintervenire in situazioni eccezionali.
Sulle responsabilit amministrative e penali antecedenti allinsediamento dAnz, la magistratura
da tempo ha avviato delle indagini al fine dindividuare degli eventuali profili di responsabilit. La
verit su quella fase storica dellAmministrazione regionale per quanto concerne le inadempienze in
materia dinquinamento, dovr essere ancora scritta.
Quella vicenda, peraltro, port allo scontro fra da una parte Pietro Tolomeo (ex dirigente
generale del Territorio e Ambiente), dallaltra Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito (ex
dirigenti dello stesso dipartimento). Cos, il rapporto pi completo (Inventario delle
emissioni) risale al 2005, ed stato redatto da parte dellufficio diretto dal dirigente Anz.
Nei prossimi mesi atteso linventario aggiornato delle emissioni rilevate per il 2007.
Raffineria di Gela. Edipower - centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela, Enel - centrale di
Porto Empedocle,Enel - centrale Ettore Majorana,raffineria di Milazzo, Isab Energy - Impianto
Igcc,Erg (impianto sud), Erg raffineria mediterranee Impianto Nord, Esso italiana Raffineria di
Augusta,Riepilogando, allora, con i numeri a disposizione, le emissioni in Sicilia sono dovute per il
73% agli impianti di combustione nellindustria dellenergia e della trasformazione delle fonti
energetiche (pi di 58.000 tonnellate lanno) ed ai processi senza combustione (con oltre 16.400
tonnellate ed una quota del 20% circa). Tra le sorgenti con emissioni di ossidi di zolfo superiori alle
1.000 tonnellate, ecco le principali aziende che ne emettono maggiore quantit in atmosfera: Enel centrale termoelettrica di Augusta,

57

Tutte queste aziende rispettano tutte le leggi in materia di emissioni, sebbene contribuiscano in
misura consistente allinquinamento dellaria per pi tipologia di sostanza inquinante (si veda
tabella sotto a sinistra). Fra queste, lindustria di trasformazione dellenergia e delle fonti
energetiche (petrolchimica in particolare) contribuisce allemissione dei metalli pesanti (Arsenico,
Cadmio, Mercurio e Nichel) per una quota maggiore del 90% .
Articolo pubblicato il 07 ottobre 2009

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Emissioni, Regione inadempiente Ambiente. I valori inquinanti rimasti nel cassetto.
Il pregresso. Sin dal 1995 la Regione Sicilia aveva lobbligo di valutare la qualit dellaria su ozono
e altri agenti atmosferici di rischio, causati per lo pi dalle emissioni delle grandi industrie.
La realt. Dallassessorato regionale allAmbiente ammettono i vistosi ritardi con cui sono stati
recepiti i decreti legislativi varati, a loro volta, con almeno 4 anni di ritardo sulle direttive europee.
(07 ottobre 2009)
Il punto. Atteso linventario del 2007 per fare confronti - (07 ottobre 2009)
Lassessore Milone sinsedia e recepisce due decreti Poche settimane fa la firma del neo delegato regionale allAmbiente. Dati sullozono, Regione con
lobbligo di valutazione dal 2005
(07 ottobre 2009)
http://www.qds.it/1686-emissioni-regione-inadempiente.htm
TRA RIFIUTI, RAFFINERIE E CENTRALI ELETTRICHE NON MANCANO GLI ESEMPI
DA SEGUIRE
di Maria Bonaccorso
Da anni la provincia soffre il deterioramento della qualit ambientale, tuttavia la sensibilit
comincia a cambiare. In una frazione di S. Filippo da quattro anni lilluminazione affidata alle
cellule fotovoltaiche

MESSINA - Inquinamento, dissesto idrogeologico, emergenza rifiuti: sono molti i problemi in


primo piano, relativi allambiente, nella provincia messinese.
Il dissesto idrogeologico, relativamente recente, ha rivelato le sue drammatiche conseguenze su
tutto il territorio, costellato di torrenti e reso ancora pi vulnerabile dai devastanti roghi. Da poche
settimane nel comune di Messina, stata effettuata la pulizia in due dei numerosi torrenti che
attraversano la citt: un po poco, considerata la natura del territorio. La frana caduta lungo la S.S.
113, che collega i villaggi della zona nord alla citt, ancora in attesa di essere rimossa: una bretella
temporanea sta tamponando lemergenza, ma lattesa di oltre 7 mesi non pi tollerabile,
considerando soprattutto lavanzare della stagione autunnale. Stessa situazione nel villaggio di
Gesso, dove una frana tiene isolata la localit, con gravi disagi per i suoi abitanti.
Problema identico per i comuni della fascia jonica. La frana abbattutasi lo scorso 16 settembre sui
comuni di Letojanni, Giardini e Roccalumera, mettendo in tilt la circolazione sullautostrada
Messina - Catania e sulla parallela S.S. 114, non che lennesima conferma della fragilit del
territorio. Sul fronte della raccolta dei rifiuti, la situazione di costante emergenza: tra disservizi e
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cattive, inveterate abitudini dei cittadini, c poco da stare allegri. Se vero che Messinambiente,
Gesenu (area tirrenica) e Amia (fascia jonica) gestiscono a singhiozzo le fasi di raccolta e avvio al
riutilizzo dei materiali riciclati, anche vero che una buona parte dei cittadini, mantiene la pessima
abitudine di buttare tutto, indistintamente, in un unico cassonetto.
Nei paesi della fascia tirrenica a tenere banco la questione dellinquinamento dellaria e
dellacqua. Soprattutto nella Valle del Mela e nel comprensorio di Milazzo, dove Raffineria e
Centrale termoelettrica Edipower creano il maggior flusso di agenti inquinanti.
Qualcuno prova, seppure in maniera a volte poco pubblicizzata, a proteggere lambiente. Nella
frazione di Cattafi del comune di S. Filippo, ad esempio, dal 2005 lilluminazione pubblica
affidata alle cellule fotovoltaiche, con un sensibile risparmio di energia elettrica, e il conseguente
alleggerimento di emissioni inquinanti. Un altro segnale viene da un sacerdote. padre Giuseppe
Trifir, parroco di Archi, non a caso presidente dellassociazione Tutela della salute dei cittadini,
ha fatto montare sul tetto della sua parrocchia la prima in provincia di Messina un impianto
fotovoltaico da 6,12 Kwp , che permetter la fornitura di quasi 10.000 kwh lanno. La spesa stata
di quasi 40 mila euro, ma lincentivo annuo dellEnel sar di circa 4 mila 200 euro e, con il
meccanismo di scambio, saranno risparmiati sulla bolletta altri 2 mila euro.
Stando cos le cose, nellarco di venti anni, dunque, la parrocchia potr guadagnare ben 80 mila
euro, e limpianto eviter lemissione di circa 5.300 chili lanno di anidride carbonica, per un totale
di 106 mila kg in meno di Co2. Peccato che il presidente della Regione Raffaele Lombardo abbia
deliberato la chiusura, dal 1 settembre, di quattro uffici speciali aperti nel 2005, tra cui lUfficio
Aree a Elevato Rischio di Crisi Ambientale (A.E.R.C.A.), che aveva, tra le sue competenze
specifiche, il rilascio di pareri preventivi su qualsiasi decisione relativa a problematiche ambientali
nelle aree a rischio, tra cui, appunto, la zona Milazzo/Valle del Mela.
Articolo pubblicato il 30 settembre 2009
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Tra rifiuti, raffinerie e centrali elettriche non mancano gli esempi da seguire Da anni la provincia soffre il deterioramento della qualit ambientale, tuttavia la sensibilit
comincia a cambiare. In una frazione di S. Filippo da quattro anni lilluminazione affidata alle
cellule fotovoltaiche
(30 settembre 2009)
Due escursioni per conoscere da vicino il Parco fluviale dellAlcantara Due iniziative che rientrano nellambito del progetto Turismo Verde, curato dal dipartimento
Turismo dell'assessorato regionale. Risalendo il fiume dalla foce alla sorgente attraverso i centri di
Giardini, Malvagna e Randazzo
(30 settembre 2009)
Discariche abusive a Messina. Buzzanca promette tolleranza zero 1182 discariche sono state eliminate da Messinambiente dal 1 gennaio ad oggi, ma queste si
riproducono vertiginosamente. Sempre maggiori i casi di rifiuti posizionati fuori dai cassonetti, in
particolare rifiuti ingombranti
(30 settembre 2009)
http://www.qds.it/1596-tra-rifiuti-raffinerie-e-centrali-elettriche-non-mancano-gli-esempi-da-seguire.htm

RAFFINERIE AUTORIZZATE A INQUINARE


di Antonio Casa
Ambiente. Linquinamento senza contropartita.
59

La situazione. Nel corso degli ultimi anni le centrali termoelettriche presenti nellIsola hanno
diminuito le emissioni, raffinerie e impianti petrolchimici hanno invece scaricato la solita quantit
di veleni.
LIsola a gas. Complessivamente, nonostante lingresso delle fonti rinnovabili, il volume delle
emissioni nocive aumentato. E la Regione assegna alle raffinerie le stesse quote di Co2.
PALERMO - Per Legambiente, con 570 milioni di tonnellate di Co2 equivalente, lItalia resta il
terzo paese europeo per emissioni (era il quinto nel 1990) ed ancora del 17,5 per cento sopra
lobiettivo che dovra essere raggiunto al 2012.
LIsola contribuisce a questo triste primato, non solo con le emissioni quotidiane come i PM10 (le
polveri sottili, anchesse derivanti dai processi industriali pesanti e dal traffico veicolare) ma anche
con gli incidenti industriali. Sempre nel 2007 sono stati nove gli incidenti definiti rilevanti
dallArpa, tutti avvenuti tra raffinerie e petrolchimici. Per lo pi incendi, poi una perdita di benzina,
un cosiddetto rilascio e un caso specifico di emissione di biossido di zolfo.
A livello energetico, rimaniamo lIsola del petrolio raffinato: negli otto stabilimenti disseminati tra
Augusta (Esso italiana srl), Priolo (Isab Sud e Nord attraverso Erg Mediterranee Spa e Erg nuove
centali Sud e Nord attraverso Erg nuove centrali Spa), Gela (Raffineria Gela Spa del gruppo Eni) e
Milazzo (Raffineria Milazzo Scpa e Linde Gas Milazzo srl, del gruppo omonimo tedesco), viene
lavorato il 40% della produzione nazionale, pi di 34,6 milioni di tonnellate di greggio lanno. Agli
impianti di raffinazione, nel triennio 2005-2007, sono state assegnate dalla Regione quote di 13
milioni di Co2 emessa ogni anno.
Le raffinerie non pagano alla Regione Sicilia tributi ambientali n accise che, secondo una stima
dellassessorato regionale allIndustria calcolata lo scorso anno, ammontano a circa 15 milioni
lanno.
Il comparto degli impianti petrolchimici produce energia, come nel caso dellIsab Energy (51%
Erg- 49% Lukoil) che lavora il Tar di raffineria gassificandolo e producendo energia elettrica, ma
anche zolfo, vanadio e altri metalli. Il sistema di generazione dellenergia elettrica - nel 2008 la
produzione ha superato il fabbisogno del 3,9% (fonte: Terna) su un totale di 22.636,4 GWh
(Gigawattora) vede al primo posto le centrali termoelettriche. NellIsola sono dodici. In questo
caso, al contrario di quanto avvenuto per le raffinerie, le quote di emissione di Co2 loro assegnate
sono calate progressivamente, passando dagli oltre 10 milioni di tonnellate del 2005 ai 7,7 mln t. del
2007. Inalterate anche le quote per le altre industrie per la produzione di acciaio, calce, cemento,
vetro, ceramica e laterizi, carta e cartoni. Di conseguenza, le raffinerie, insieme agli impianti per la
compressione metanodotti (Snam rete gas Spa) e di combustione (come Polimeri Europa, Sasol,
Wyet, Compiani) godono di un trattamento particolare: negli ultimi anni hanno potuto continuare a
produrre anidride carbonica agli stessi livelli di prima.
Se vero che alcune regioni non vogliono riconoscere il sacrosanto diritto della Sicilia e della
Sardegna a riscuotere parte delle accise sulla raffinazione del petrolio, che si prendano le raffinerie:
nessuna quota di denaro, nessuna cifra mai potr restituirci lintegrit del territorio o potr ripagare
le nostre popolazioni dei danni alla salute che ha prodotto linquinamento e di cui non conosceremo
mai le statistiche ufficiali.
Lo diceva un anno fa (era il 24 settembre 2008) Raffaele Lombardo, presidente della Regione
Siciliana, a Cagliari, a fianco dellallora presidente della Regione Sarda, Renato Soru, per celebrare
i 60 anni di autonomia della Sardegna. Da allora non sono stati registrati ritiri di autorizzazioni.

60

Eppure nellIsola laumento esponenziale della produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile,
quasi tutta di tipo eolico, non ha ridotto le emissioni totali di gas serra (Co2eq), anzi nel complesso
si persino registrato un aumento, se vero che esse sono aumentate ugualmente, passando da 43,3
milioni di tonnellate del 1995 a oltre 50 milioni di tonnellate del 2005 (Fonte: Ispra, trend
emissioni). Secondo i dati di Ambiente Italia lIsola, anche nel 2005, non ha migliorato di molto le
sue performance, visto che la mappa delle emissioni regionali colloca la Sicilia al terzo posto
assoluto col 10% assieme a Puglia, altra regione leader delleolico, e Veneto, distanziate di poco
dalla Lombardia, quota 16%.
Articolo pubblicato il 04 settembre 2009

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Raffinerie autorizzate a inquinare Ambiente. Linquinamento senza contropartita.
La situazione. Nel corso degli ultimi anni le centrali termoelettriche presenti nellIsola hanno
diminuito le emissioni, raffinerie e impianti petrolchimici hanno invece scaricato la solita quantit
di veleni.
LIsola a gas. Complessivamente, nonostante lingresso delle fonti rinnovabili, il volume delle
emissioni nocive aumentato. E la Regione assegna alle raffinerie le stesse quote di Co2.
(04 settembre 2009)
Lassessorato concede autorizzazioni sine die La dirigente del servizio Risorse energetiche spiega liter dei permessi. Marcen: Procedure
semplificate dopo la legge 239/2004
(04 settembre 2009)
http://www.qds.it/1335-raffinerie-autorizzate-a-inquinare.htm

RISANAMENTO AMBIENTALE, SOLO FUMO


di Giuseppe Bellia
Ambiente. Priolo-Augusta-Melilli e lannosa questione.
Lintervento. Grande industrializzazione e impatto ambientale: nel triangolo Priolo-Augusta-Melilli
sempre attuale. Le parole dellassessore regionale allAmbiente riaprono una ferita mai guarita.
Allindice. Mentre anche la Corte dei Conti d il benestare allimponente bonifica della rada di
Augusta, le aziende vengono messe di nuovo sotto accusa per non avere realizzato sufficienti
opere antinquinamento.
LENTINI (SR) Sapete cosa succede? Nel 1999-2000 le industrie si autodenunciano per tutte
le sostanze presenti nel suolo perch c il cofinanziamento della bonifica al 50% da parte
dello Stato e poi non so fino a che punto vogliono bonificare veramente. Mentre nello specchio
dacqua antistante questo territorio su cui si autodenunciano, dicono che non stati loro, sono
stati i marziani che sono venuti ad inquinare la rada dAugusta.
Parole di fuoco, quelle rilasciate da parte di Pippo Sorbello, nei confronti del sistema industriale
siracusano, nel corso di un recente convegno denominato Ambiente: ricerca di energie alternative e
bioedilizia svoltosi a Lentini. Lassessore regionale (in quota Mpa) che ha appena ricevuto la
seconda delega consecutiva allAmbiente e Territorio, nel corso di 17 minuti dintenso monologo
non le ha mandate a dire e ne ha avuto per tutti. In riferimento allarea inquinata, lassessore ha
ribadito il suo disappunto sulla mancato risanamento. I rifiuti prodotti dalla zona industriale sono
presenti in una zona perimetrata a seguito della legge 171 del 1999, ma allo stato attuale, non si ha
un solo metro quadrato di bonifica del territorio. stata eseguita pi volte la messa in sicurezza di
questi 220 ettari, ma non la bonifica. Lassessore ha tuonato contro il distretto industriale
61

siracusano parlando di progetto devastante di coloro che ancora sono presenti su questo
territorio.
Sorbello, nel corso del suo intervento pubblico ha citato una sola azienda che a suo dire che ha
investito sul risanamento ambientale: la Shell che viene bloccata anche da parte di tutti quelli che
operano in questo territorio, perch non hanno interesse a bonificare. C un progetto a medio
termine di chiusura di questi impianti che hanno un inquinamento non indifferente. Sorbello
entrato nel merito del discorso citando a suo sostegno il caso della centrale elettrica S1. Il solo
fatto si richieda lAia sul buco gas e sullS1 no, e non si presenta nemmeno il progetto di
adeguamento su una centrale elettrica in esercizio dal 1950 su cui non c stato un centesimo di
manutenzione ordinaria, e su questo ci chiedono addirittura cinque anni di proroga. Vogliono
continuare ad inquinare e far profitti per altri cinque anni per poi chiudere.
Alvaro Di Stefano, presidente di Confindustria Siracusa, in riferimento al presunto inquinamento
che si continua a perpetrare nellarea del sud- est siciliano, ha smentito lassessore Sorbello. Di
Stefano fa sapere che tutte le aziende, in particolare Polimeri Europa del gruppo Eni ed il gruppo
Erg hanno nel corso degli anni realizzato INVESTIMENTI che hanno migliorato le performances
degli impianti nellottica della sostenibilit e della eco- compatibilit ambientale secondo quanto
stabilito dalle leggi in vigore. Il presidente di Confindustria Siracusa incassa e rilancia, sostenendo
che eventuali ritardi per le autorizzazioni non sono addebitabili alle aziende, ma alla burocrazia
regionale. Voglio inoltre segnalare aggiunge - che ce ne sono degli altri gi programmati da
tempo che giacciono negli uffici della Regione Siciliana in attesa delle necessarie autorizzazioni che
ritardano per motivi legati a lentezze burocratiche spesso ingiustificate. Ribadiamo la nostra
attenzione costante e quella delle nostre aziende associate, sui delicati temi dellambiente e della
sicurezza e non ci attendiamo altro che la collaborazione attiva e costante per la parte che spetta alla
sfera pubblica.
Dalle controversie politico industriali ai passi istituzionali concreti verso il risanamento di tutta
larea industriale siracusana. ufficiale - notizia di pochi giorni fa - lapprovazione della Corte dei
Conti (che ha dato il proprio assenso al decreto di FINANZIAMENTO di 776 milioni deuro
da parte del ministero dellAmbiente) alla bonifica della rada di Augusta.
Articolo pubblicato il 13 giugno 2009

http://www.qds.it/563-risanamento-ambientale-solo-fumo.htm

file:///C:/Documents%20and%20Settings/Valy/Desktop/AUGUSTA%20AREE%20AD%20ELEVATO%20RIS
CHIO%20AMBIENTALE%20RADA%20DI%20AUGUSTA%20FINANZIAMENTO%20BONIFICA%2030%20
MILIONI%202009.pdf

XVI LEGISLATURA ALLEGATO B AI RESOCONTI SEDUTA DEL 6 APRILE 2011


GIANNI. Al Ministro delleconomia e delle finanze, al Ministro dellambiente e della tutela del
territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo
economico.
Per sapere premesso che:
il 7 novembre 2008 fu stipulato, presso la sede del Ministero dellambiente e della tutela del
territorio e del mare, laccordo di programma per la definizione degli interventi di riqualificazione
ambientale funzionali alla reindustrializzazione e allinfrastrutturazione delle aree comprese nel sito
di interesse nazionale (SIN) di Priolo, Melilli e Augusta;
62

laccordo storico che prevedeva interventi per 770 milioni fu sottoscritto dal Ministro
dellambiente e della tutela del territorio e del mare, dal ministro delle infrastrutture e dei
trasporti, dal Ministro
dello sviluppo economico nonch del presidente della regione siciliana e dai rappresentanti delle
istituzioni e delle autorit locali;
con questo accordo si tentava di ricostruire un territorio profondamente ferito da
unindustrializzazione selvaggia che aveva prodotto gravi danni ambientali, tentando di creare
le condizioni per una nuova fase di sviluppo che fosse attenta al territorio, allambiente e alla
salute dei cittadini; il Ministro Prestigiacomo ebbe modo, in quelloccasione di dichiarare
...Uno sviluppo che vuole essere sostenibile anche sotto il profilo sociale contribuendo a superare
le comprensibili conflittualit sorte negli anni e legate allimpatto ambientale del polo chimico.
Oggi istituzioni e imprese si sono impegnate a compiere uno sforzo economico importante che di
cui il territorio ha diritto non solo in termini di bonifica dei siti inquinati ma anche di
investimenti per favorire la crescita economica. Abbiamo la consapevolezza che occorrer far
presto e far bene perch bisogna recuperare il tempo perduto e innescare rapidamente le nuove
prospettive... ;
la somma prevista doveva essere cos suddivisa: per la bonifica della rada di Augusta e per opere
infrastrutturali per lhub portuale limpegno programmato era di 500 milioni di euro; circa 80
milioni dovevano essere investiti sia sul porto di Siracusa sia per opere di bonifica e di
riqualificazione ambientale per la zona dei Pantanelli e dei Calafatari. Inoltre doveva essere
restaurato lex Lazzaretto che doveva diventare un centro di educazione ambientale;
la ripartizione della spesa complessiva prevedeva, secondo quanto dichiarato dal Ministero
dellambiente e della tutela del territorio e del mare, circa 200 milioni a carico dei privati, 200
milioni a carico del Ministero dellambiente, 76 a carico del Ministero delle infrastrutture e dei
trasporti, 200 a carico della regione, e circa 100 milioni di fondi non utilizzati del precedente
accordo; durante un incontro, avvenuto presso la prefettura di Siracusa, il 19 marzo 2011, si
costatato che dei previsti 778 milioni di euro, attualmente sarebbero disponibili poco pi di cento
milioni, che dovrebbero essere impiegati per circa il 70 per cento nella bonifica delle falde idriche e
per il resto per le prime opere di bonifica della rada in Augusta pi alcuni progetti minori; tale
situazione, pur in una fase di profonda crisi economica di cui linterrogante ha piena
consapevolezza, rischia di ritardare ulteriormente ogni ipotesi di sviluppo di unarea che ha gi
duramente pagato scelte industriali portate avanti sulla pelle dei cittadini che ne hanno dovuto
pagare le conseguenze sia in termini di salute che di blocco economico : se non si ritenga
necessario ed urgente attivarsi al fine di ripristinare i fondi previsti nellaccordo di programma per
la definizione degli interventi di riqualificazione ambientale funzionali alla reindustrializzazione e
allinfrastrutturazione delle aree nel sito di interesse nazionale (SIN) di Priolo, Melilli e Augusta, al
fine di portare a compimento tutte le opere previste che dovrebbero rappresentare, quantomeno, una
sorta di ricompensa in un territorio che stato devastato da scelte industriali insensate e che
attende da troppo tempo la bonifica dei siti inquinati e gli investimenti che ne possano favorire la
crescita economica. (4-11518)
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed459/pdfbt33.pdf

POLO ENERGETICO, LEREDIT SULLA SALUTE PESANTE


di Giuseppe Bellia
Gli ultimi dati disponibili confermano quanto gi si sapeva. Soprattutto ad Augusta alto il tasso
dincidenza dei tumori
SIRACUSA Dalle parole delle beghe politico - industriali, ai dati della scienza medica.
63

Analizzando il registro dei tumori (periodo preso in considerazione 1999-2002) redatto da alcuni
illustri chimici e medici siciliani (Madeddu, Contrino, Tisano, Sciacca) si possono comprendere le
specificit sul piano sanitario che presentano Siracusa e provincia. Esaminando la maggior parte
delle patologie tumorali interland siracusano, questi presentano dati al di sotto o nella media
nazionale per quasi tutti i tumori (mammella, ovaia, linfomi, ecc). Tuttavia, per poche tipologie
tumorali, lintera provincia di Siracusa registra un numero di casi di contagio rilevante: si registrano
dei picchi di contrazione unici in Italia. Proprio per questo, si pu avanzare una presunta
correlazione fra contrazione di specifiche patologie tumorali e contagio nei luoghi di lavoro. Eccone
alcuni esempi. Il tasso standardizzato dincidenza pari a 608,4 ad Augusta a fronte della media
nazionale che di 552,8. Prendendo in rassegna altre patologie tumorali specifiche, il tumore del
fegato sempre Augusta presenta un Tsi pari a 27,5 a fronte della media nazionale di 14,3.
Per quanto concerne il tumore alla pleura, la provincia di Siracusa presenta un Tsi pari a 3,6
superiore alla media nazionale, di poco pi di un punto 2,5. Anche il tumore alla tiroide presenta
picchi di contrazione nel siracusano: la citt di Siracusa presenta un Tsi dassoluta rilevanza 21,8.
La media nazionale del 13,7. Lultima casistica riguarda le leucemie. Se Siracusa e provincia
rientrano nella media nazionale presentano un Tsi 12,7, Lentini fa eccezione in Europa con dato
pari a 32,1.
Articolo pubblicato il 13 giugno 2009

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Eolico: speculazioni e grandi impianti i motivi del No - (13 giugno 2009)
Di Stefano: Per le opere spesi centinaia di milioni - Il presidente di Confindustria Siracusa ribatte
al Governo. Solo la Syndial (Eni) ha eseguito lavori per 270 milioni (13 giugno 2009)
Polo energetico, leredit sulla salute pesante - Gli ultimi dati disponibili confermano quanto gi si
sapeva. Soprattutto ad Augusta alto il tasso dincidenza dei tumori (13 giugno 2009)
Risanamento ambientale, solo fumo - Ambiente. Priolo-Augusta-Melilli e lannosa questione.
Lintervento. Grande industrializzazione e impatto ambientale: nel triangolo Priolo-Augusta-Melilli
sempre attuale. Le parole dellassessore regionale allAmbiente riaprono una ferita mai guarita.
Allindice. Mentre anche la Corte dei Conti d il benestare allimponente bonifica della rada di
Augusta, le aziende vengono messe di nuovo sotto accusa per non avere realizzato sufficienti opere
antinquinamento. (13 giugno 2009)
http://www.qds.it/562-polo-energetico-l-eredita-sulla-salute-e-pesante.htm

DI STEFANO: PER LE OPERE SPESI CENTINAIA DI MILIONI


di Giuseppe Bellia
Il presidente di Confindustria Siracusa ribatte al Governo. Solo la Syndial (Eni) ha eseguito lavori
per 270 milioni
SIRACUSA - Alvaro Di Stefano, presidente Confindustria Siracusa, documenta attraverso un
elenco dopere realizzate e in corso, limpegno concreto delle industrie, nella realizzazione di
progetti di risanamento ambientale. La Syndial attivit diversificate, societ del gruppo Eni, ha gi
realizzato ha affermato il presidente di Confindustria - INVESTIMENTI per complessivi 270
milioni deuro per alcuni importanti interventi ambientali.
Ecco alcune delle opere menzionate da Di Stefano: il confinamento fisico di circa 5 Km del tratto di
costa a sud del Vallone della Neve, 70 milioni deuro dinvestimento; il confinamento fisico
dellarea Po e costruzione di un impianto di trattamento acque di falda (Taf_Po) dedicato da 10
64

m3/h, con un costo pari a circa 12 milioni deuro; la costruzione impianto di Trattamento acque di
falda di sito (in corso) da 600 m3/h, con un ammontare pari a circa 100 milioni deuro. A questi
interventi pi di carattere generale, ne sono stati eseguiti e sono in corso altri pi specifici:
interventi di Messa in Sicurezza dEmergenza in area A4, SG14, E e C1- per una spesa complessiva
pari a circa 20 milioni deuro. Altri progetti hanno riguardato le acque reflue: si intervenuti sui
pozzi idropotabili e i filtri per il comune di Priolo, a fronte di una spesa di 7 milioni deuro.
in corso lopera di bonifica dei suoli a sud del Vallone della Neve che ammontano ad un costo
complessivo pari a circa 55 milioni di euro. Infine, si intervenuti anche sulla rimozione delle
infrastrutture, come quella in area SG14 realizzata con un costo pari a circa 3 milioni di euro e
quella in area D/2 (opera in corso), con un costo pari a circa 1 milione deuro.
Articolo pubblicato il 13 giugno 2009

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Eolico: speculazioni e grandi impianti i motivi del No - (13 giugno 2009)
Di Stefano: Per le opere spesi centinaia di milioni - Il presidente di Confindustria Siracusa ribatte
al Governo. Solo la Syndial (Eni) ha eseguito lavori per 270 milioni (13 giugno 2009)
Polo energetico, leredit sulla salute pesante - Gli ultimi dati disponibili confermano quanto gi si
sapeva. Soprattutto ad Augusta alto il tasso dincidenza dei tumori (13 giugno 2009)
Risanamento ambientale, solo fumo - Ambiente. Priolo-Augusta-Melilli e lannosa questione.
Lintervento. Grande industrializzazione e impatto ambientale: nel triangolo Priolo-Augusta-Melilli
sempre attuale. Le parole dellassessore regionale allAmbiente riaprono una ferita mai guarita.
Allindice. Mentre anche la Corte dei Conti d il benestare allimponente bonifica della rada di
Augusta, le aziende vengono messe di nuovo sotto accusa per non avere realizzato sufficienti opere
antinquinamento. (13 giugno 2009)
http://www.qds.it/561-di-stefano-per-le-opere-spesi-centinaia-di-milioni.htm

SCARICO DI CARBONE NEL PORTO. VIETATO, TRANNE AD AUGUSTA


di Giuseppe Solarino
Dal 2007 una ditta stocca il materiale fossile. I contrari: Casi simili fermati a Palermo e Brindisi.
Tre comitati cittadini contro sindaco e Regione: autorizzazione illegittima
AUGUSTA (SR) - In merito alla presenza di un deposito di carbone sito in contrada Monaca alle
porte di Augusta, i comitati AugustAmbiente: comitato cittadino di Augusta contro gli inceneritori
e per il Diritto alla Vita, Decontaminazione Sicilia ed il Coordinamento regionale dei comitati
siciliani per la difesa del territorio e dellambiente hanno inviato al sindaco di Augusta una lettera
in cui i tre comitati fanno presente che: con Ddg (Decreto del dirigente generale del dipartimento
regionale territorio e ambiente) n. 346 del 27/04/2007 stata concessa alla ditta Se.Pa.Mar.
lautorizzazione, per 15 anni, alle emissioni in atmosfera derivanti dallimpianto per lo stoccaggio
di carbon fossile di Augusta (Gurs parte I n. 26 del 08/06/2007). Come definito da Legambiente,
tale sito in unarea retrostante il porto commerciale dalle dubbie caratteristiche di sicurezza. Cos
lo scarico di carbone vietato a Palermo, avviene ad Augusta.
I tre comitati fanno presente che dai documenti in loro possesso si evince che:
1) La richiesta di autorizzazione (16/03/07) sarebbe stata presentata alla Cpta e non allAutorit
competente, cio allAssessorato, come prescritto dallart. 269 del D.Lgs. 152/06. Infatti, nel Ddg
non sarebbe riportato quando detta richiesta sia stata presentata allArta e quando lArta, a seguito
della richiesta, abbia convocato la conferenza dei servizi.
65

2) La Cpta ha espresso parere favorevole prot. 239/07 del 27/03/07, mentre successivamente la ditta
ha presentato integrazioni (17/04/07). Quindi il parere favorevole sarebbe stato espresso su un
progetto che si reso necessario integrare.
3) Il comune di Augusta il 20/04/07, per detto deposito, ha espresso parere favorevole con
prescrizioni. Tali prescrizioni non sono riportate nel Ddg. Infatti la nota del Comune di Augusta del
20/04/07 risulta introitata allArta il 09/05/07 cio 12 giorni dopo lemanazione del Ddg. Pertanto il
Ddg avrebbe autorizzato la Se.Pa.Mar. prima che giungesse il parere di Augusta.
4) LUfficio speciale aree ad elevato rischio di crisi ambientale avrebbe rilasciato il proprio parere il
17/01/07, cio circa 4 mesi prima che la ditta fornisse documentazione tecnica integrativa (nota del
20/04/07 arrivata in Arta il 09/05/07).
5) Il Ddg, datato 27/04/07, sarebbe stato notificato a mano, e la Se.Pa.Mar. ha comunicato
lindomani (28/04/07) di avere avviato lesercizio il 27/04/07, cio lo stesso giorno in cui riceveva
lautorizzazione (significherebbe che limpianto cera gi).
Intanto gli abitanti della zona e gli operatori portuali sono costretti a subire leffetto delle polveri di
carbone, specie quello a carico dellapparato respiratorio. Lo spazio occupato dal deposito cresce
sempre di pi, n si certi che il suolo di detto deposito sia stato opportunamente predisposto per
evitare linfiltrazione di acqua e percolato in falda, cos come scrive Legambiente.
I tre comitati proseguono chiedendo al sindaco Carruba: Perch non dispone controlli sulla
regolarit dellautorizzazione, sulla sicurezza del sito in oggetto, sui siti circostanti, sulla falda
acquifera, sulla natura del carbone, visto che potrebbero derivarne danni alla salute e allambiente?
Il suo collega di Brindisi, Domenico Minnitti, con ordinanza del 28 giugno 2007 fece assoluto
divieto, nel perseguimento dellinteresse pubblico preminente di tutela della salute dei cittadini, a
tutti i conduttori di aree agricole situate nei pressi del nastro trasportatore di carbone e del deposito
di carbone della centrale Enel Br Sud, di coltivare larea posseduta ed ordin di provvedere alla
distruzione delle colture erbacee e delle produzioni di impianti arborei in quanto fu riscontrata nel
suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee contaminazione diffusa determinata da presenza di
metalli pesanti.
Articolo pubblicato il 12 giugno 2009

http://www.qds.it/559-scarico-di-carbone-nel-porto-e-vietato-tranne-ad-augusta.htm

POLI ENERGETICI, L ARIA SI AVVELENA


di Rosario Battiato
Ambiente. La situazione nelle aree industriali.
I dati. Nonostante gli annunciati INVESTIMENTI delle aziende dei maggiori siti industriali,
peggiora la qualit dellaria nelle zone di loro prossimit. Troppi gli anni attesi per i vari
risanamenti ambientali.

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Il confronto. Nella banca dati Gelso (Gestione locale per la sostenibilit ambientale) sono state
catalogate 82 buone pratiche per la Lombardia, mentre per la Sicilia si segnala un emblematico
zero.
PALERMO Non bisogna essere religiosamente ambientalisti per comprendere come alcune
questioni siano ormai divenute improcrastinabili in rapporto allesistenza e alla sostenibilit della
vita sul pianeta. Un dato confermato dallultimo Rapporto Gfk Eurisko che ha campionato 1200
responsabili degli acquisti di tutta Italia, certificando una nuova responsabilit ambientale da parte
dei consumatori, il cui 60% sarebbe disposto a pagare un 10% in pi di costo pur di poter accedere a
prodotti certificati.
Non solo i consumatori, ma anche le imprese e la grande distribuzione organizzata ha spiegato
Paolo Anselmi vicepresidente Eurisko - vedono quelli che un tempo erano percepiti come problemi
e come vincoli come opportunit da cogliere.
Tuttavia questa nuova vulgata non sembra ancora completamente estesa allintero mondo
industriale italiano e a quello siciliano in particolare, che continuano a fare registrare performance
ambientali di basso rilievo.
Proprio la settimana scorsa la Commissione ambiente e salute del Comune di Gela ha reso noti i
risultati allarmanti sullo stato di salubrit dellaria nella realt nissena, dati gli ampi
superamenti dei valori soglia permessi dalla legge. Ma lintero sistema isolano che fatica a
essere virtuoso. Gi nel Quadro di sintesi della situazione ambientale di partenza redatto dal
ministero dellAmbiente per il periodo 2000-2006, la Sicilia era una delle regioni ad obiettivo 1 che
maggiormente contribuiva allemissione di biossido di carbonio, biossido di zolfo e ossido di
azoto. Inoltre in Sicilia si trovano 3 aree ad elevato rischio ambientale, il Comprensorio del
Mela, larea Priolo Siracusa e la zona di Gela, Biancavilla viene considerata unaltra area da
bonificare, ed esistono 69 realt che sono considerati dallApat come siti contaminati di
minore importanza.
Mentre si continua a restare in attesa di unazione su queste aree inserite nei siti inquinati di
interesse nazionale per le bonifiche (Sin) ai sensi della legge n. 26 del 1998 con decreto ministeriale
10 gennaio 2000, i valori dei fattori inquinanti continuano a salire.
A Gela il piano di risanamento era stato fissato gi nel 95, come ha avuto modo di dichiarare
Rossana Interlandi, gi assessore regionale allambiente durante la giunta Cuffaro e ora dirigente
generale dellassessorato (dipartimento Territorio), e diversi anni dopo ancora si attende una
risoluzione del problema, nonostante la magistratura abbia gi avviato uninchiesta sui
bambini malformati nellarea. Gli ultimi dati dellIspra, pubblicati tra il 2008 e il 2009,
visualizzano una fase decisamente critica, visto che, ad esempio, a Caltanissetta il diossido di zolfo
prodotto dalle Raffinerie passato dai 75409 Mg del 1990 al 11531,78 Mg del 2005, e lo stesso
discorso vale per il mercurio da 17,33 Kg del 1990 ai 18,39 Kg del 2005, il nichel, da 638,7 Kg del
1990 ai 669 Kg del 2005, e anche per il selenio e lo zinco.
Aumenti consistenti si registrano anche nellarea siracusana, il rame da 218 kg del 1990 a 323 kg
del 2005, il mercurio da 27,5 Kg del 1990 a 51,97 Kg del 2005, e anche il nichel, il selenio, lo
zinco.
Anche i dati registrati dallArpa nellultimo annuario dei dati ambientali, datato 2007, allarmano per
i superamenti dei limiti orari del biossido di zolfo per la PROTEZIONE della salute umana: 12
volte a Caltanissetta, zona Agip mineraria, 16 volte nel Comprensorio del Mela, di cui solo 8 a
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Santa Lucia del Mela, e 12 in provincia di Siracusa. A rischio anche alcune stazioni di Palermo e
Catania per lNO2, e superamenti di ozono a Messina e a Siracusa sia in citt che nellarea a rischio
ambientale.
Nel 2008, secondo il rapporto Euromobility Kyoto Club, Siracusa pu tristemente vantare il
primato di citt italiana con la peggiore qualit di aria dato il superamento per 282 giorni di 50
microgrammi per metro cubo di Pm10, limite massimo consentito di 35 giorni, mentre Palermo si
trova a quota 100. Anche le misure politiche sembrano latitare, nonostante i ripetuti proclami di
bonifica, visto che presso la banca dati Gelso, Gestione locale per la sostenibilit ambientale, sono
state catalogate, ad esempio, 82 buone pratiche per la Lombardia, altra Regione che non naviga in
buone acque riguardo la qualit dellaria, contemplando, tra le altre cose,
progetti, FINANZIAMENTI su energia verde, promozione ambientale, conversione industriale al
verde, mentre per la Sicilia si segnala un emblematico zero.
Articolo pubblicato il 04 giugno 2009

Leggi tutti gli articoli sull'argomento:


Poli energetici, laria savvelena - Ambiente. La situazione nelle aree industriali.
I dati. Nonostante gli annunciati INVESTIMENTI delle aziende dei maggiori siti industriali,
peggiora la qualit dellaria nelle zone di loro prossimit. Troppi gli anni attesi per i vari
risanamenti ambientali.
Il confronto. Nella banca dati Gelso (Gestione locale per la sostenibilit ambientale) sono state
catalogate 82 buone pratiche per la Lombardia, mentre per la Sicilia si segnala un emblematico
zero. (04 giugno 2009)
Il caso. Gela, chiesti ricoveri per patologie da industrializzazione - (04 giugno 2009)
Regione, qualcosa si muove dopo molti anni di stasi - S allInventario delle emissioni e la
Valutazione della qualit dellaria. Atteso il Piano di risanamento del comprensorio del Mela (04
giugno 2009)
LEuropa ci guarda reale il rischio sanzioni - Le procedure dinfrazione comunitarie mosse sui dati
dinquinamento. Lombardo rilancia la politica del chi inquina paga (04 giugno 2009)
http://www.qds.it/492-poli-energetici-l-aria-s-avvelena.htm

AREA INDUSTRIALE PRIOLO-MELILLI. TRATTATIVA UTILIZZO ACQUE


di Giuseppe Solarino

Nuovo incontro, dopo che le imprese hanno rinunciato al primo progetto di ottimizzazione.
Interesse su Biviere di Lentini e DEPURATORE di Siracusa, per 20 mln di metri cubi
SIRACUSA - Si svolto a Siracusa un incontro tra il presidente dellAsi Giuseppe Assenza ed i
rappresentanti di Confindustria Siracusa sul problema dellutilizzo da parte delle industrie delle
acque ottimizzate e di quelle provenienti dal Biviere di Lentini. Tale incontro stato motivato dal
disinteresse manifestato dalle industrie del petrolchimico di Priolo al progetto di ottimizzazione in
quanto si sovrappone ad altri due progetti che riguardano lapprovvigionamento di acqua: Biviere di
Lentini e Taf (Trattamento acque di falda).
Assenza, durante lincontro, ha espresso ai rappresentanti delle industrie lintenzione di
concretizzare il progetto di ripristino del sistema acquedottistico industriale che ha gi ottenuto dal
Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) un FINANZIAMENTO di 42
milioni di euro. Tuttavia, per poter ottenere il finanziamento, lAsi deve coprire il 30% del costo del
progetto. La copertura finanziaria per questa somma, attraverso un mutuo, lAsi la pu ottenere solo
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a patto che le industrie del petrolchimico si impegnino ad acquistare queste acque, rinunciando a
quelle che vengono estratte dai pozzi artesiani.
Nel progetto prevista la manutenzione del sistema idrico di Quota cento e quindi la possibilit di
utilizzare le acque del Biviere di Lentini, fino ad un massimo di 13 milioni di metri cubi annui, e le
reflue ottimizzate del depuratore di Siracusa, per 7 milioni di metri cubi annui. In questo modo vi
sarebbe la disponibilit totale di 20 milioni di metri cubi annui.
Subito dopo la riunione Assenza ha dichiarato che per il progetto della manutenzione
dellacquedotto del Biviere i rappresentanti di Confindustria hanno dato la loro disponibilit. In
questo caso il progetto prevede la sostituzione di buona parte dei tubi dellacquedotto e il ripristino
del funzionamento di alcune pompe di sollevamento. Con questi interventi sar possibile fare
arrivare alla Esso, alla Sasol e al consorzio Priolo Servizi 7 milioni di metri cubi dacqua.
necessario che lacqua non venga edotta dai pozzi artesiani, in quanto, cos continuando, tra qualche
anno, tutti i centri della zona industriale, da Priolo a Melilli, avranno delle difficolt
nellapprovvigionamento idrico per eccessivo abbassamento della falda. Tuttavia, per
lottimizzazione delle acque prosegue Assenza i rappresentanti di Confindustria non hanno dato
il loro assenso. Infatti vogliono sincerarsi che limpianto di osmosi, che dovr OTTIMIZZARE le
acque reflue e de-clorurarle, pu fornire acque utilizzabili nei cicli produttivi delle aziende del
petrolchimico.
Per tale motivo conclude Assenza stato deciso di andare ad osservare un impianto simile a
quello che si dovr realizzare allIas di Priolo.
Articolo pubblicato il 22 maggio 2009

http://www.qds.it/417-area-industriale-priolo-melilli-trattativa-utilizzo-acque.htm

LEUROPA BOCCIA L AMBIENTE IN SICILIA


di Giuseppe Bellia
Ambiente. Il record poco invidiabile.
Sette anni. Dal 2002 ad oggi la Sicilia finita pi di una volta nel mirino della Corte di giustizia e
Commissione europea per le troppe e CONTINUE inadempienze a norme di materie ambientali.
Lattualit. La maggior parte dei rilievi ufficiali riguarda le emissioni atmosferiche, lultima la non
conformit di circa 90 discariche dei rifiuti. La Regione rischia pesanti sanzioni.
PALERMO - Cinque procedure dinfrazione. Quattro (dal 2002 al 2007) in materia
dinquinamento atmosferico, lultima, in riferimento alla non conformit di una novantina di
discariche alle norme comunitarie. C pure, volendola considerare, la sentenza della Corte di
giustizia Ue per il primo bando sui quattro termovalorizzatori, perch non pubblicato sulla Gazzetta
ufficiale europea. Fino a quando gli organismi comunitari non si pronunceranno, la questione
aperta, anche se lAgenzia regionale per i rifiuti e le acque conta di avere risolto tutto.
Tutto questo il conto nero e non verde che la Regione siciliana presenta ai siciliani, allItalia e
allUe, in materia ambientale. Due sono le procedure dinfrazione per la violazione delle
Direttive 96/62/CE e 99/30/CE, una terza per la mancata elaborazione con riferimento agli
anni 2005 e 2006 dei piani e programmi previsti dallart. 8 del D. Lgs. 351/99 in attuazione
della Direttiva 96/62/CE, una quarta per il mancato rispetto dei limiti in vigore dal 2005 per le
polveri sottili, in violazione della Direttiva 99/30/CE. Infine lultima arrivata, concernente lo
stato dirregolarit delle discariche. Il tutto condito da una bufera giudiziaria in corso,
daccuse reciproche, fra Gioacchino Genchi e Pietro Tolomeo, rispettivamente - in due fasi
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storiche amministrative distinte - responsabile del Servizio 3 Tutela dallinquinamento


atmosferico e dirigente generale del dipartimento Territorio e Ambiente. Sulle presunte
responsabilit tecnico amministrative, la magistratura giudicante, far luce sui fatti,
accertandone eventuali profili di responsabilit.
Sui fatti meramente politici si parte dalle interrogazioni presentate dai deputati allArs, per accertare
le responsabilit delle gravi omissioni che si sono registrate nella Regione, dal 2002 fino al
2007, in materia di prevenzione dallinquinamento atmosferico. AllAssemblea regionale
siciliana sono stati presentati specifici atti ispettivi, da parte di deputati regionali appartenenti sia
alla maggioranza (Pdl) sia allopposizione (Pd). Atti rivolti allesecutivo regionale in carica,
finalizzati a individuare sul piano politico e tecnico - amministrativo, i responsabili delle omissioni
in materia di tutela dallinquinamento atmosferico recentemente contestate alla Regione
dallUnione Europea e dal ministero Ambiente.
Sulle prime quattro procedure dinfrazione stato sollevato in sede di dibattito regionale allArs, un
complesso confronto su questioni di merito e di metodo che pu essere sintetizzato in due
interrogazioni parlamentari. La prima la n. 366 del 28 gennaio 2009 da parte di Ignazio Marinese
(Pdl) denominata Presunte violazioni della normativa vigente in materia dinquinamento
atmosferico. La seconda n. 403 del 11 febbraio 2009 di cui il promotore stato Gaspare Vitrano
dellopposizione (Pd), denominata Presunte omissioni e violazioni di norme statali e direttive
europee in materia di contrasto allinquinamento atmosferico.

A queste, ha risposto la Regione, attraverso una memoria, predisposta per il Governo regionale dal
responsabile del Servizio 3/DTA Tutela dallinquinamento atmosferico, Salvatore Anz. Questi,
allepoca dei fatti, non rivestiva la carica attuale, pertanto, nulla a lui imputabile, la sua memoria
stata un atto dovuto. Lultima fardello per la Regione Siciliana quello delle discariche. Di
queste, una novantina sono sottaccusa per inadempienza agli obblighi comunitari in materia, tutti
siti antecedenti al 2001 o compresi fra il 2001 e il 2003. Da fonte Arra, si rende noto che sarebbero
13 le discariche ancora attive, in attesa dellubicazione dei termovalorizzatori. Dunque, dov il
bandolo della matassa? Felice Crosta ha dichiarato che non ci sono irregolarit con le norme
ambientali e che queste non rischierebbero la chiusura; la Regione si affretta a comunicare che le
discariche sono state per lo pi chiuse. Chiusura voluta e decisa dallallora presidente della
Regione Siciliana Salvatore Cuffaro (ne fece chiudere pi di 300). Bruxelles, sulla mancanza di
pericolosit delle discariche chiuse, non la pensa allo stesso modo dellesecutivo regionale, se ha
attivato una procedura dinfrazione. Ed ecco la frittata. Lennesima in materia.
Leggi tutti gli articoli sull'argomento:
LUe boccia lambiente in Sicilia - Ambiente. Il record poco invidiabile.
Sette anni. Dal 2002 ad oggi la Sicilia finita pi di una volta nel mirino della Corte di giustizia e
Commissione europea per le troppe e CONTINUE inadempienze a norme di materie ambientali.
Lattualit. La maggior parte dei rilievi ufficiali riguarda le emissioni atmosferiche, lultima la non
conformit di circa 90 discariche dei rifiuti. La Regione rischia pesanti sanzioni. (14 maggio 2009)
La difesa. Il dirigente Anz: Tutela dellaria ora siamo in regola - (14 maggio 2009)
Inquinamento atmosferico in Procura e Corte dei conti - La risposta a uninterrogazione presentata
dal deputato Marinese (Pdl). Eventuali responsabilit, la Regione ha trasmesso gli atti (14 maggio
2009)
La Regione ammette: Norme disapplicate - La replica a unintervento dellon. Vitrano (Pd) sulla
qualit dellaria. Direttiva del 96 ignorata, lamministrazione ne risponde (14 maggio 2009)
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Articolo pubblicato il 14 maggio 2009

http://www.qds.it/357-l-ue-boccia-l-ambiente-in-sicilia.htm

G8 AMBIENTE DELLE BELLE SPERANZE


di Giuseppe Bellia
Aperta a Siracusa la tre giorni sullambiente. Prestigiacomo punta al documento condiviso. De
Boer (Onu):senza gli Usa inutile ogni accordo contro linquinamento
SIRACUSA Il mondo ha preso consapevolezza dei cambiamenti climatici causati
dallinquinamento, ma laccordo sulle modalit con cui contrastarli ancora tutto da definire. il
principale tema del quale il G8 Ambiente di Siracusa, che ieri (22 aprile Giornata della Terra) ha
aperto i battenti, dovr tenere conto, beninteso che questa solo una tappa di avvicinamento ai
successivi vertici di Washington e Copenaghen.
Fra speranze, proposte e soluzioni per costruire un percorso condiviso con cui contrastare il forte
impatto ambientale che la civilt umana produce ogni anno di pi, i ministri dellAmbiente e le
organizzazioni non governative si confrontano sulle reciproche scelte e proposte politiche, per
arrivare a una posizione congiunta da sottoscrivere nel documento finale. LItalia, nella posizione
del ministro Stefania Prestigiacomo, punta a una posizione dequilibrio che consenta un progressivo
raggiungimento della riduzione delle emissioni, non una svolta dimpegno radicale. Diciamo no ai
negazionisti - ha spiegato il ministro - che dicono che non esistono leffetto serra e i cambiamenti
climatici e diciamo no anche alle previsioni allarmistiche, come quella che tra 10 anni il Polo Nord
si scioglier. Per Prestigiacomo, il futuro ambientale mondiale non potr non risentire della
congiuntura economica internazionale in atto. La discussione sui cambiamenti climatici e sulle
tecnologie non pu ignorare il contesto dellattuale crisi economica e finanziaria - ha aggiunto
Prestigiacomo - poich la sostenibilit ambientale dovr puntare su INVESTIMENTI in
ricerca e sviluppo, incentivi fiscali e sussidi, finanziamenti. Un futuro, quello delle politiche
ambientali mondiali, che per il ministro dovr essere necessariamente condiviso. Ed questo il
maggiore scoglio. Yvo De Boer, segretario esecutivo dellUnfccc (convenzione sui cambiamenti
climatici delle Nazioni unite), ha detto chiaro e tondo che il contributo americano sar
determinante: La posizione di Obama essenziale per un accordo sui cambiamenti climatici.
Rispetto al precedente governo americano che non aveva assunto impegni sul protocollo di Kyoto,
spiega de Boer, essenziale la posizione degli Usa sui cambiamenti climatici: il ruolo della nuova
amministrazione importante. Un accordo sui cambiamenti climatici ha continuato - senza gli
Stati Uniti inutile.
Se a Siracusa si dibatte sul come operare congiuntamente, altrove, si firmano affari in nome di un
mondo pi pulito. E cos che giunge, anche al Castello Maniace, la notizia che lEnel ha firmato
con lAustralia ladesione agli aspetti globali del Ccs, il processo tecnologico di cattura del biossido
di carbonio (o anidride carbonica) contenuto nei fumi generati dai processi di combustione. Come
spesso accade, le societ che devono produrre utili riescono a muoversi pi in fretta degli Stati. Ma
andando avanti cos, il capitale umano rischia la catastrofe.
Articolo pubblicato il 23 aprile 2009

http://www.qds.it/242-g8-ambiente-delle-belle-speranze.htm

G8 NEL TRIANGOLO MORTALE DELLINQUINAMENTO


di Carlo Alberto Tregua
I ministri dellAmbiente per bonificare Priolo

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I ministri dellAmbiente delle Nazioni pi sviluppate (Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno
Unito, Francia, Italia, Canada e Russia) si riuniscono a Siracusa per tre giorni, per tentare un
accordo sullinquinamento
Va dato atto al ministro siracusano, Stefania Prestigiacomo, di essere riuscita nellintento di portare
gli altri sette ministri, pi gli invitati, nella magnifica citt aretusea, dove sicuramente potranno
essere proposte le bellezze paesaggistiche, culturali ed archeologiche della citt di Archimede.
La posta in gioco ridotta allosso la seguente: per diminuire linquinamento necessario
innovare i processi produttivi utilizzando nuove e cospicue risorse finanziarie; dallaltro lato,
educare i cittadini in modo che comprendano come il ciclo dei consumi debba essere
completato con lutilizzazione dei rifiuti, che gi in molte comunit sono diventati risorsa.
In questo quadro, assume un ruolo di primo piano la produzione di energia. La svolta di Obama
verso le fonti rinnovabili potr essere seguita in tutto il mondo, perch il cattivo comportamento
ambientale di un qualunque paese, per esempio Cina ed India, comporta danni non solo per i paesi
limitrofi ma per latmosfera dellintero globo.
Per innovare i processi produttivi, ci vogliono i mezzi finanziari, con la conseguenza che i bilanci
delle industrie si aggravano per le maggiori quote di ammortamento e per i maggiori consumi di
prodotti anti-inquinanti da inserire negli stessi processi. Per questo motivo le industrie esercitano
pressioni lobbistiche, in modo da evitare nuovi e maggiori oneri.
Ed in questo punto che agisce la politica, perch deve bilanciare le necessit dellambiente e dei
cittadini di riduzione dellinquinamento e quella dei bilanci delle imprese.
C poi una questione di mentalit dietro cui si nasconde lingordigia e legoismo:
voler GUADAGNARE il massimo possibile a scapito della collettivit. In altre parole,
massimizzare linteresse privato e farlo prevalere su quello generale
Non sappiamo se il ministro Prestigiacomo porter i suoi ospiti nel triangolo mortale
dellinquinamento (Priolo, Melilli, Augusta), n se dir loro che il tasso di morte per tumori e
quello di deformazione alla nascita molte volte superiore al tasso nazionale. N sappiamo se
far loro odorare i celestiali profumi che si respirano costantemente in quelle zone.
Il coordinatore regionale di Assopetroli, Luciano Parisi, in questi giorni ha protestato col governo
Lombardo perch lassessore allIndustria, Pippo Gianni, ha firmato il decreto col quale autorizza
nuovi impianti di metano, escludendo la distribuzione di DERIVATI dal petrolio. Ci vuole una
bella faccia di bronzo per protestare contro latto dovuto dellassessore. E ci vuole linsensibilit
propria dei petrolieri che di fronte allingiusto profitto (mentre lecito quello giusto) non
vorrebbero retrocedere neanche di un millimetro.
Non sappiamo quale sia la posizione del ministro dellAmbiente italiano circa un depotenziamento
del triangolo mortale dellinquinamento, per sostituirlo con laumento di produzione di carburante
vegetale.
Qui non si tratta di mandare a casa imprenditori che danno lavoro a migliaia di persone, ma
di convincerli a convertire i loro impianti, INVESTIRE in innovazione per la diminuzione
dellinquinamento e premere affinch tutte le centrali elettriche della Sicilia siano alimentate
a gas piuttosto che dal fetido olio combustibile e dal pericolosissimo pet coke.
Sembra incredibile che la Prestigiacomo, donna bella e in gamba, non abbia ancora fatto passi
ufficiali nei confronti di quei soggetti che in Sicilia inquinano, portano via profitti e utili e
considerano questa terra una colonia cui ella stessa appartiene. Le diciamo quanto precede perch la
conosciamo da decenni e le vogliamo bene. Ma questo non ci esime dal sottolineare lesistente.

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Il G8 di Siracusa unoccasione importantissima non solo per fare il punto della situazione
mondiale, ma per far risaltare le carenze isolane che debbono trovare a breve soluzioni adeguate.
Articolo pubblicato il 22 aprile 2009

http://www.qds.it/228-g8-nel-triangolo-mortale-dell-inquinamento.htm

DIFENDERE E TUTELARE L AMBIENTE E IL TERRITORIO


di Andrea Pizzo
Forum con Sergio Marino, direttore Agenzia regionale per la PROTEZIONE dellambiente

Qual la missione dellAgenzia per la protezione dellambiente?


La nostra missione quella della tutela dellambiente. Unattivit che portiamo avanti, non solo
con le procedure tecniche del campionamento e del monitoraggio, ma anche attraverso unattenta
attivit di sensibilizzazione ed educazione ambientale, indirizzata ai cittadini e alle imprese per uno
sviluppo sostenibile. Perch il cittadino deve essere consapevole dei processi che fanno male
allecosistema. Solo cos potr cambiare le sue cattive abitudini.

Quali sono i vostri campi di azione nello specifico?


Sono quelli che poi determinano maggiore riflesso sulla salute e i problemi quotidiani della
popolazione. Come ad esempio il monitoraggio delle acque superficiali (fiumi e laghi), che
rappresentano le risorse idriche che poi vanno a soddisfare i bisogni dei cittadini. Il monitoraggio
dellaria, nellambito del contrasto allinquinamento atmosferico, per valutare la qualit di ci che
respiriamo. Ed infine, poniamo particolare attenzione verso i problemi acustici ed elettromagnetici,
due forme di inquinamento nuove che tanto preoccupano i cittadini. Sono proprio loro a chiedere il
nostro intervento in tal senso. Nel primo caso, perch i rumori intensi provocano stati di malessere,
soprattutto agli anziani, come linsonnia. Per ci che concerne lelettromaghetismo, la
preoccupazione maggiore quella di vivere a stretto contatto con antenne e ripetitori del segnale di
telefonia mobile.
Dopo i vostri rilievi, quale iter seguono i monitoraggi? I risultati sono pubblici, ovvero quando lo
diventano?
Dopo aver effettuato le ispezioni e i prelievi, i campioni vengono analizzati. Nel momento in cui il
funzionario firma, le analisi diventano dati ufficiali, validi e disponibili per chiunque. Nel caso di
dato singolo, viene reso noto a chi interessato. Poi, ogni anno, facciamo un annuario dei dati, che
serve soprattutto agli amministratori per ladozione delle strategie di programmazione e sviluppo.
Chi

sostiene

finanziariamente

la

vostra

attivit?

tutto

carico

della

Regione?

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Il nostro un bilancio atipico, perch si compone sia di trasferimenti ordinari regionali, che di
entrate cosiddette proprie, frutto delle attivit a pagamento che noi forniamo a soggetti privati e,
qualche volta, ad enti pubblici. Fondi, questultimi, che utilizziamo per la manutenzione delle
apparecchiature e per pagare lo straordinario del personale. Il FINANZIAMENTO regionale,
lanno scorso, stato di 20 milioni di euro.

In Sicilia, ci sono delle aree a rischio ambientale (Gela, Milazzo, Priolo). Come procede la battaglia
per la tutela dei cittadini?
Nellultimo ventennio, la situazione molto migliorata, soprattutto per quanto concerne la criticit
pi preoccupante, ossia linquinamento atmosferico. Adesso, in quelle zone, la qualit dellaria
molto migliorata. Bisogna dare atto alle AZIENDE DI aver seguito un trend di miglioramento
delle loro attivit. chiaro che non siamo al massimo. Le aree a rischio meriterebbero pi
attenzione, purtroppo lagenzia sconta gravi carenze di personale e questo non aiuta. LArpa fa
quello che pu. Se potessimo contare su pi uomini, saremmo in grado di far fronte con maggiore
prontezza alle problematiche che la realt siciliana ci riserva. A volte ci aiuta la tecnologia, con il
monitoraggio mediante centraline mobili, che, una volta piazzate nel sito da controllare, inviano i
dati direttamente nei laboratori.
Quali
novit
organizzative
attendono
lAgenzia
nel
prossimo
futuro?
Lobiettivo principale, su cui ho iniziato a lavorare, quello di riorganizzare la struttura
dellAgenzia, al fine di OTTIMIZZARE le risorse.
Lintenzione di mantenere i nove presidi territoriali che abbiamo ereditato, quelli presenti nelle
nove province siciliane, per fare controlli e ispezioni e concentrare in due grandi realt (uno a
Palermo e una a Catania) lattivit di laboratorio.
Una strategia che porterebbe evidenti risparmi sui costi di gestione e manutenzione. A breve
avvieremo la ricerca dei FINANZIAMENTI
Articolo pubblicato il 20 marzo 2009

http://www.qds.it/22-difendere-e-tutelare-l-ambiente-e-il-territorio.htm

A CURA DEL COMITATO CITTADINO ISOLA PULITA DI ISOLA DELLE FEMMINE


http://tutelaariaregionesicilia.blogspot.it/2015/02/blog-post.html

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