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ALBERT CAMUS

A cento anni dalla nascita dello scrittore algerino, utile affrontare le tematiche filosofiche presenti tra le righe dei suoi romanzi e scritti. Allergico ai destini collettivi, collocava lessere umano in un orizzonte leopardiano. Da qui, laccusa di ignorare la storia
zio che Sartre diede di lui allindomani della sua morte (coi suoi no testardi riaffermava nella nostra epoca, contro le machiavellerie, contro il vello doro del realismo, lesistenza del fatto morale) che nellopera camusiana la libert di scelta e la scelta morale sono affermate anzitutto in quanto rifiuto, cio come limiti regolativi dellazione. Camus , come ha detto Alain Finkielkraut, un pensatore del limite e quella camusiana una profondissima, geniale ontologia del limite. Nelle sue strutturali contraddizioni, lantropologia di Camus la pi alta formulazione del concetto di uomo come individuo collocato nel presente finito, refrattario alla predeterminazione finalistica di un destino collettivo.
ALBERT CAMUS E SOTTO, 1944, LO SCRITTORE, JACQUES BAUMEL, ANDR MALRAUX, ALBERT OLLIVIER (SEDUTO) REN SAINT-PAUL

Storia mitico-rituale
Sonia Gentili

ellattualit di un pensatore si possono cercare strumenti di critica al presente o elementi utili a legittimarlo. certamente del secondo tipo lattualit che si cerca oggi di attribuire ad Albert Camus (Mondovi, Algeria, 1913 - Villeblevin, Francia, 1960), uno dei maggiori scrittori e filosofi del Novecento, in occasione di questo suo primo centenario. I temi della sua opera attraversano i maggiori campi di tensione filosofica del secolo appena trascorso: il rapporto tra luomo e la storia, quello tra morale e politica, il diritto alla violenza rivoluzionaria da parte degli oppressi. Contro la metafisica dello Stato che nelle filosofie a sfondo idealistico-hegeliano crea e dispiega finalisticamente luomo, Camus ha affermato lindividuo concreto, radicalmente collocato nella finitezza del presente. Luomo di Camus si rapporta ad una realt priva di Dio, in cui lo Stato di tradizione hegeliana non che il tentativo di deificare loppressione delluomo sulluomo.

La solitudine dello straniero


IL CASO

Una mostra francese assai controversa


Le opere di Albert Camus, pubblicate in Francia da Gallimard, collection Folio, dopo la sua morte sono state anche raccolte dal medesimo editore in due volumi della Bibiothque de la Pliade (Thtre, rcits, nouvelles, a cura di J. Grenier - R. Quillot, Paris 1962; Essais, a cura di L. Faucon R. Quillot, Paris 1965); in Italia sono tradotte da Bompiani. In vista del centenario, in Francia era stata programmata ad Aix en Provence e affidata alla direzione di Benjamin Stora, storico dellAlgeria nativo di Constantine, la mostra Camus. Un tranger qui nous rassemble. Forse su suggerimento di Catherine Camus, figlia dello scrittore, forse per togliere centralit ai fatti dAlgeria in una citt popolata di ex coloni come Aix, il curatore stato poi sostituito con Michel Onfray, polemista di grande fortuna mediatica, che ha reintitolato la manifestazione Camus. LHomme revolt. Onfray ha poi abbandonato la direzione della mostra enfatizzando i conflitti e incrementando ulteriormente la propria fortuna mediatica; si attende per ottobre 2013 ad Aix lapertura di una piccola mostra su Camus che nulla avr a che fare col progetto originario. Si segnala infine che il citato, pregevole saggio di Paolo Flores DArcais, Camus filosofo del futuro, Codice edizioni, 2010, seguito dalla pubblicazione degli atti di una interessante tavola rotonda tra Flores Darcais stesso, Massa Bey, Alain Finkelkraut, Jacqueline Lvi-Valensi e Fernando Savater.

Il conflitto permanente
Allindividuo concreto non si offre che la possibilit della rivolta morale: da un lato demistificare la deificazione della Storia come finalismo collettivo, e dallaltro provare a medicare lassenza di finalit e senso che caratterizza la natura, cio lassurdo nel quale siamo collocati, attraverso la scelta di combattere il dolore dei singoli senza barattarlo con astrazioni destini e felicit future, nuovi ordini ecc. Posto che luomo condannato ad essere un Sisifo che lotta senza fine con lassurdo naturale, egli deve lottare anche per provare a immaginare Sisifo felice (A. Camus, Il mito di Sisifo, 1942). Camus rifiut la violenza rivoluzionaria che sacrifica concrete vite umane in nome di una giustizia futura e afferm il concetto di rivolta etica contro ogni omicidio nel saggio Luomo in rivolta (1951); ci determin la frattura definitiva con Jean Paul Sartre, sostenitore invece della violenza rivoluzionaria. In merito a ci, oggi si parteggia graniticamente per Camus, ritratto come un libertario e pacifista, per giunta coerente fino in fondo: su questo la sag-

gistica seria (Paolo Flores DArcais, Albert Camus filosofo del futuro, Codice edizioni, 2010) e i pamphlet pieni di astio da talk show (Michel Onfray, Lordre libertaire. Vie philosophique dAlbert Camus, Flammarion 2012) convergono. Ma non c retorica pi ambigua, oggi, di quella libertaria, se non forse quella che condanna la violenza terroristica: vale la pena allora di approfondire questo punto. Lorizzonte su cui Camus colloca luomo in certo senso leopardiano: non storico, cio, ma cosmico. La condizione umana non progredisce storicamente poich il rapporto tra singola vita e assurdo naturale ne costituisce limmutabile quadro trascendentale. Il progresso si d solo nellazione morale del singolo, il quale pu e deve scegliere di essere solidale agli altri. Luomo come solitaire solidaire (solitario solidale) di Camus , appunto, assai vicino alla dottrina della social catena che gli uomini debbono creare tra loro per difendersi dalla Natura, teorizzata nella Ginestra leopardiana. Ora, se sul piano morale questa concezione delluomo indiscutibile, sul piano concettuale essa non risolve ma rimuove, assieme allorizzonte storico, il problema di come eliminare loppressione delluomo sulluomo e della violenza rivoluzionaria. Non a caso, nella Peste (1947), che raccoglie ed esprime il trauma storico dellEuropa nazista, il conflitto tra gli uomini rappresentato metaforicamente, e di fatto trasferito, nella forma di un conflitto tra comunit umana e ordine naturale. Ma, se la metafora naturale della peste in definiti-

va esorcizza lorizzonte storico dei conflitti, cio il problema di una comunit umana oppressa da unaltra comunit umana e della sovversione violenta che ne deriva, la vita e la storia imposero a Camus lesperienza di questo orizzonte poco meno di dieci anni dopo: nel 1954 gli algerini presero le armi per combattere gli occupanti francesi, alla cui comunit lo scrittore, seppur in modo socialmente debole, apparteneva. Camus tent di invitare le parti alla pace, e di fronte allinasprirsi del conflitto e agli attentati terroristici rispose, com noto, che tra sua madre e la giustizia avrebbe scelto di difendere la vita concreta di sua madre. Le vittime algerine potevano replicare che la loro violenza nasceva dalla storia e in difesa di altre madri concrete; lo ha fatto quarantanni dopo lo scomparso Edward Said (Culture and Imperialism New York, Alfred Knopf, 1993; traduzione italiana Gamberetti editrice, 1998) scrivendo che Camus ignora o trascura la storia,

cosa che un algerino, costretto a subire la presenza francese come un quotidiano abuso di potere, non avrebbe potuto fare. Per un algerino, il 1962 rappresent probabilmente la fine di una lunga e disgraziata epoca inaugurata dallarrivo dei francesi nel 1830, e il trionfale inizio di una nuova era. Non dunque solo Camus ad essere attuale, ma lo scontro tra la sua posizione e quella di Sartre: attuale non il concetto di rivolta contro i meccanismi della storia, ma il dilemma che oppone questa rivolta alla rivoluzione agita per cambiare la storia. un dilemma insoluto, poich, se sul piano logico le due vie sono alternative, concretamente la rivolta laltra faccia della rivoluzione: ad ogni madre anteposta alla violenza rivoluzionaria corrisponde unaltra madre uccisa dal mantenimento di un ordine oppressivo. Oggi siamo ancora tutti di fronte a questo bivio. Che senso ha, alla luce di tutto questo, la libert umana per Camus? Il senso del folgorante giudi-

Questo difficile cammino filosofico, lunico a spezzare realmente il cerchio infernale dellantropologia nazista, costitu un fallimento per molti intellettuali che, pur nella nettezza della loro dissidenza, restarono interni ad unantropologia essenzialista e finalistica: cos Thomas Mann, che nel discorso Goethe come rappresentante dellet borghese tenuto il 18 marzo 1932, esort la borghesia tedesca a contrastare lascesa hitleriana facendo appello al concetto nazista di Lebensraum, spazio vitale (Il diritto alla potenza subordinato alla missione storica di cui si o si pu legittimamente credersi esponenti. Quando lo si rinneghi o ci si dimostri ad esso impari, converr sparire). Nel Novecento, riportare nel dominio della filosofia lindividuo in carne e ossa ha significato riformularne la solitudine cercando una nuova mediazione tra il singolo e la storia. Un certo pensiero antropologico - ad esempio quello di Ernesto De Martino, cui non a caso lidealista Croce neg ogni statuto filosofico - ha individuato questa mediazione in un momento fondativo ed originario di unit tra lindividuo e il tutto naturale. Il piano della metastoria mitico-rituale il motivo filosofico centrale degli scritti di Camus che descrivono la relazione tra luomo e il paesaggio algerino prodotti tra il 1936 e il 1953, poi riuniti in Nozze e in Estate. La percezione della natura africana il deserto, il mare riconduce luomo alla coscienza di essere vivo, in relazione con ci che rende la sua vita presente. La vita solarit tragica, pienezza angosciante in cui tutta la storia si azzera e rinasce concretamente, individualmente, misteriosamente nel rapporto tra natura e singolarit concreta. questo il senso del titolo che Camus diede al suo ultimo romanzo, pubblicato postumo nel 1994: Il primo uomo lindividuo clto nel concreto assoluto della sua esistenza, cos chiusa nel presente da rendere il figlio che visita la tomba del padre morto in guerra a ventanni per sempre pi vecchio del defunto. Lamore e la solidariet possono medicare momentaneamente lassurdo, ma non il suo mistero: nella tragicit delleterno presente vitale non c spazio per la progressione della storia.