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IL VIT NAM DEL FUTURO SFIDE, DIFFICOLT E RUOLO DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI
2010-01-20 06:01:22 Enrico Lobina

Secondo alcuni storici, le guerre dIndocina sarebbero state, nel XX secolo, tre[1]. La prima contro la Francia, la seconda contro gli Stati Uniti dAmerica, e la terza una guerra interna. Gli attori autoctoni sarebbero stati i vietnamiti, i cambogiani e i laotiani. Nonostante la presenza di truppe militari vietnamite in Cambogia, la terza guerra dIndocina stata qualitativamente e quantitativamente molto differente dalle altre due, tanto che dubbio se possa essere associata alla lotta dei popoli della penisola indocinese contro loccupante straniero. In primo luogo, la presenza vietnamita in Cambogia non ha comportato la distruzione del terreno e le indicibili sofferenze delle due precedenti guerre di liberazione nazionale. In secondo luogo, la conseguenza della presenza delle truppe vietnamite a Phnom Penh sono state, sia a livello interno che internazionale, non paragonabili allazione svolta nellarea dai francesi prima e dagli statunitensi successivamente. Il 1989 segna il primo passo verso la soluzione del problema cambogiano quando i soldati vietnamiti completano il proprio ritiro. Per molti solo il ristabilimento delle relazioni diplomatiche e politiche tra il Partito Comunista Vietnamita (PCV) e il Partito Comunista Cinese segna il momento della pace definitiva in Indocina. Conseguentemente, il periodo 1993-2004 sarebbe il pi lungo periodo di pace per il Vit Nam da quando nel 1858 una squadra navale franco-spagnola attacc Nng. Il realt il momento di svolta del Vit Nam stato il 1986 quando, durante il VI Congresso del PCV, si afferma una nuova visione dei rapporti tra economia e mercato, e un nuovo gruppo dirigente conquista la guida del paese. Per quanto riguarda leconomia, si permette ai contadini e agli agricoltori di vendere in maniera privatistica il surplus che sono capaci di ottenere nel loro lavoro, ci si apre alleconomia di mercato e alla divisione internazionale del lavoro, e nascono imprese gestite da privati con logiche aziendali. Per quanto riguarda il nuovo gruppo dirigente, assurgono ai ranghi pi alti del partito, per la prima volta da quando H Ch Minh riconquist legemonia dellallora Partito Comunista Indocinese nel 1941, quadri dirigenti che non sono stati, per ragioni anagrafiche, stretti collaboratori del padre dellindipendenza vietnamita. Si d una spallata alla gerontocrazia che governava il partito, e il nuovo gruppo dirigente, guidato da Nguyn Vn Linh, si fa forte, novit per il PCV di allora, del

sostegno massiccio delle organizzazioni locali del meridione del paese[2]. Si tratta della svolta che andr sotto il nome di i Mi (rinnovamento). i Mi il paradigma che ancora oggi guida il gruppo dirigente vietnamita. Esso rappresenta il nuovo patto del consenso stipulato tra il popolo e il PCV. Se nel passato il patto del consenso si basava sullassunto che il PCV era lunica organizzazione capace di portare allindipendenza, oggi leconomia e il miglioramento delle condizioni di vita del popolo loggetto del contratto tra il partito e il popolo. Fintantoch il partito e il governo saranno in grado di garantire un miglioramento della vita di tutti, anche dei pi poveri, esso potr continuare a governare e mantenere il potere. Inoltre, il PCV gode ancora di un notevole credito per altre ragioni. Innanzitutto, per il ruolo centrale che i comunisti hanno svolto nella guerra, ancora tremendamente presente nella memoria collettiva e personale dei vietnamiti. Inoltre, la figura di H Ch Minh, allinterno di una societ nella quale il culto degli antenati ancora fortemente presente, ha travalicato i confini della politica per assurgere a simbolo della nazione e dellindipendenza nazionale. Limpetuosa crescita economica degli anni Novanta ha varie cause. Innanzitutto, le riforme si sono rivelate capaci di raggiungere gli obiettivi desiderati. In secondo luogo, le bassissime condizioni di vita del periodo precedente permettevano notevoli passi in avanti in termini di crescita economica percentuale, anche se in termini assoluti i miglioramenti sono stati molto pi contenuti. In terzo luogo, la diminuzione delle spese militari, anche se controbilanciate dalla fine dellaiuto economico e finanziario sovietico, hanno liberato risorse pubbliche che hanno potuto essere utilizzate per investimenti, per esempio in infrastrutture. Infine, la crisi finanziaria del 1997 non ha avuto sul Vit Nam gli stessi pesanti effetti che ha avuto in altre aree. Ci dovuto principalmente a due ragioni: la scarsa attivit finanziaria del Vit Nam del periodo e il controllo che lo Stato ancora esercita sul sistema finanziario e sulleconomia in generale. Se molti sono stati i miglioramenti e le sfide vinte dal paese negli ultimi quindici anni, ancora molti sono i traguardi da raggiungere per garantire a tutta la popolazione un tenore di vita decente e la sicurezza sociale ed economica. Il PCV consapevole di ci. Infatti, uno dei documenti pi importanti approvati durante il nono Congresso del Partito, tenutosi nel 2001, la Strategia per lo sviluppo socio-economico 2001-2010. Il documento, dopo aver evidenziato sia i risultati raggiunti che le difficolt e i problemi aperti, delinea una serie di obiettivi socio-economici che il PCV si propone di raggiungere negli anni a venire. Compito di questo saggio , dopo aver svolto una necessaria introduzione sul Doi Moi e sulle prospettive internazionali del paese, di esaminare gli obiettivi del

governo e del partito nel campo economico e sociale, i problemi aperti, siano essi emergenti, cio dovuti alla modernizzazione, o di lunga data. Si cercher di spiegare e comprendere il concetto di economia di mercato a orientamento socialista, attraverso una analisi sia del ruolo dello stato nelleconomia, sia una rassegna sulla riforma della pubblica amministrazione e delle aziende di propriet statale. Lesame del ruolo dello Stato, del ruolo del PCV e del contesto internazionale toccher temi che meriterebbero ben altro spazio ed attenzione, quali ad esempio la domanda se oggi possibile pensare al socialismo in un solo paese, o alle nuove forme che limperialismo, sia armato che economico, pu assumere (OMC?), o al nuovo ruolo internazionale che il paese pu avere. Il presente saggio, lungi dal voler rispondere alle soprascritte domande, cercher di guardare alle problematiche economiche e sociali del Vit Nam dal 2001 al 2010 dallottica delle organizzazioni internazionali. La discussione sul quadro macroeconomico attuale e futuro del paese verr esaminato solo in relazione a specifiche problematiche sociali. Oggi le organizzazioni internazionali, in primis lOnu e le sue agenzie, sono massicciamente presenti nella Repubblica Socialista del Vit Nam. Essa considerata, insieme alla Repubblica Popolare Cinese e allIndia, tra i paesi che pi si sono adoperati per la diminuzione della povert, vero grande obiettivo delle maggioranza delle organizzazioni internazionali oggi. Se da una parte, quindi, la comunit internazionale loda i risultati raggiunti dal paese, dallaltra non smette di sottolinearne le difficolt, le mancanze, i problemi, e gli innumerevoli passi in avanti ancora da compiere. Ci viene effettuato con una accuratezza e una scientificit che talvolta manca al governo e allo Stato vietnamita che, quindi, in molte occasioni riceve un sincero e fattivo contributo dalle organizzazioni internazionali. Il saggio tenter, inoltre, di delineare quelle che dovrebbero essere le priorit sulle quali le organizzazioni internazionali si dovrebbero concentrare. Nelle conclusioni, infine, si cercher di sintetizzare i dati presentati e il quadro descritto, in modo da poter definire le azioni che il PCV, il governo, e le organizzazioni internazionali dovrebbero intraprendere per raggiungere gli obiettivi prefissi. Allinterno del paese, proprio grazie allo sviluppo economico, nuovi e in parte configgenti interessi stanno emergendo, i quali vengono riflessi sia nel dibattito pubblico sia nel pi segreto dibattito interno al PCV. Ugualmente, il vario mondo delle organizzazioni internazionali presenta numerosi attori la cui filosofia e maniera di lavorare varia grandemente. Conseguentemente, il saggio non potr che mettere in luce le tendenze dominanti o, altrimenti, evidenziare le divergenti opinioni sulloggetto in questione.

i Mi: successi, originalit, mancanze

Dal punto di vista politico-economico, alla fine della guerra contro gli Usa gli obiettivi primari del Vit Nam erano la ricostruzione del paese e lunificazione del nord e del sud. Dopo una iniziale titubanza, il PCV punt sulla industrializzazione forzata e veloce del paese, importando il modello sovietico degli anni 30, che si basava sulla subordinazione del settore primario rispetto al secondario, e su una compressione dei salari, sia dei contadini che degli operai[3]. Gli effetti furono disastrosi. Il paese, distrutto da trenta anni di guerra, non era in grado di sopportare ulteriori pesanti sacrifici[4]. Inoltre, leconomia vietnamita, ancora prevalentemente agricola, non era n adatta n pronta per lindustrializzazione. Gi nei primi anni ottanta il PCV e il Governo spostarono il centro delle loro attenzioni dal settore secondario al settore primario. Tuttavia, solo con il VI Congresso del PCV, che si tenne ad H Ni nel dicembre del 1986, si decise definitivamente di cambiare tattica e strategia, sia in campo economico che politico. Inizi lera del i Mi che rappresent un profondo cambiamento di linea politica ed economica che ha interessato il PCV e tutto il paese. Ecco come L c Thy, molto efficacemente, sintetizza le decisioni economiche del VI Congresso: al sesto Congresso il partito smise di considerare lindustrializzazione e lo sviluppo in maniera separata dalla divisione internazionale del lavoro e dalla cooperazione. Al contrario esso afferm le idee della porta aperta in economia, o partecipazione al mercato mondiale, e della riorganizzazione della struttura settoriale delleconomia sulla base del vantaggio comparato. [...] Le spese statali si concentravano nel raggiungere gli obiettivi in tre aree: alimentare, beni di consumo e desportazione, e progetti chiave riguardanti lenergia e la cooperazione economica con paesi stranieri. [...] Lo scambio libero a prezzi di mercato sostitu la movimentazione degli alimenti regolata dallo Stato e lo scambio dei mezzi di produzione tra il contadino e lo stato a un prezzo fisso. Tutte le misure che vietavano la libera circolazione degli alimenti furono abolite. Dopo trentanni, la distribuzione di alimenti a basso prezzo agli impiegati statali e alle persone che avevano relazioni economiche con lo Stato, fu abolita. [...] Tutti i settori, compresa la difesa nazionale, lindustria pesante, gli stabilimenti di ricerca scientifica, furono incoraggiati a partecipare alla produzione di beni. [...] Il Sesto Congresso Nazionale riconobbe ufficialmente gli errori del vecchio modello, rinunci allobiettivo di completare la trasformazione socialista della societ in cinque anni, e vide tale trasformazione come un processo di lunga durata che prendeva piede sotto molte forme attraverso lintera era storica dedicata alla costruzione del socialismo[5]. Per quanto riguarda le riforme politiche, esse tendevano alla riconquista del consenso perduto tra le masse popolari e contadine, a causa delle scelte economiche errate e della scarsa professionalit dellapparato statale. Esse consistevano in un rafforzamento delle organizzazioni di massa, in una ripresa della lotta alla corruzione piaga della societ vietnamita attraverso una campagna di

coinvolgimento della popolazione alla gestione delle cose pubbliche. In alcuni casi, la composizione delle liste per lelezione dei rappresentanti agli organismi nazionali e provinciali delle varie organizzazioni venne compiuta sulla base del principio della lista aperta, con un numero maggiore di candidati rispetto ai posti disponibili[6]. Tuttavia, come vedremo tra poco, le riforme politiche, intese come acquisizione di tecniche partecipative tipicamente occidentali, vennero ben presto poste in secondo piano. Due necessit impellenti caratterizzarono il i Mi. La prima era di dare risposta alla crescente ed endemica estrema della popolazione. La seconda era di unificare definitivamente e profondamente, in maniera strutturale, il paese. Entrambi questi obiettivi sono stati largamente raggiunti. Le riforme tra il 1986 e il 2000 I primi anni dellera i Mi non registrarono particolari balzi in avanti. Le ragioni sono molteplici. Innanzitutto, limplementazione delle scelte del VI Congresso non avvenne in maniera facile, sia per loggettiva difficolt dello stato e dei quadri del partito di autoriformarsi, sia per la povert estrema di gran parte della popolazione che impediva il decollo del nuovo modello di sviluppo. Inoltre, la truppe di stanza in Cambogia, oltre a rappresentare un pesante ostacolo al principio della porta aperta in materia di politica economica, divoravano gran parte del magro bilancio statale. Lo stesso PCV sottoline al nono Congresso come nel 1991 il paese ancora non fosse uscito dalla grave crisi economico-sociale che lo attanagliava[7]. Ci non vuol dire, per, che tra il 1986 e i primi anni novanta non siano cominciate le riforme. Per esempio, gran parte della ristrutturazione delle migliaia di piccole e medie imprese statali presenti in Vit Nam ebbe luogo tra il 1986 e il 1994. Gli anni novanta sono stati il periodo del decollo del Vit Nam. Tra il 1991 e il 2000 il Prodotto Interno Lordo (PIL) pi che raddoppiato. Ogni anno sono stati creati tra 1,2 e 1,3 milioni di posti di lavoro. Le famiglie povere, secondo gli standard vietnamiti, sono passate dal 30% all11%[8]. Tra le riforme pi importanti, la creazione del Codice del Lavoro, nel 1994, modellato sullesempio tedesco, regola in maniera onnicomprensiva il rapporto di lavoro. Numerose altre leggi, tendenti a favorire larrivo di capitali stranieri, al miglioramento dellamministrazione statale, hanno contribuito alla crescita generale del paese. La crescita registrata durante gli anni novanta, seppur rilevante, non deve essere sovrastimata. Il Vit Nam nel 1991 era tra i pi poveri al mondo. Date le condizioni di partenza, moltiplicare il PIL per due non , in termini assoluti, una prestazione economica capace di eliminare la povert e la fame. Per quanto riguarda le riforme politiche il PCV, scosso dai fatti di Piazza Tiananmen, dalla caduta dei paesi del socialismo realizzato tra il 1989 e il 1991,

culminata con lo smembramento dellUnione Sovietica nel 1993, gi alla fine degli anni ottanta raffredd lapproccio liberalizzante che sera affermato al VI Congresso[9]10. Durante gli anni 90, inoltre, iniziata una forte campagna di sensibilizzazione della popolazione, che si servita dei nuovi mezzi di comunicazione, il cui scopo principale quello di veicolare le riforme e il cambiamento, in modo che esse vengano sostenute in maniera attiva. Il nono Congresso e la strategia per il decennio 2001-2010 Il nono Congresso del PCV, convocato nel 2001, dopo aver esaminato i compiti economici e sociali che il Settimo Congresso del 1991 sera prefisso con ladozione di una Strategia per la stabilizzazione economica e sociale nel periodo 1991-2000, ha proceduto allapprovazione di un Strategia per lo sviluppo socioeconomico per il decennio 2001-2010. La Strategia, lungi dallessere una mera dichiarazione dintenti, il documento guida sul quale tutti gli organi di partito e, in definitiva, anche quelli governativi, devono lavorare e confrontarsi. Dopo aver elencato i risultati raggiunti nel decennio precedente, la Strategia chiaramente afferma che i successi raggiunti e i progressi non sono abbastanza per farci uscire dallo stato di paese povero e di paese sottosviluppato, e devono ancora accordarsi con le possibilit del paese[10]. Dopo aver sottolineato le debolezze e gli obiettivi generali del paese, la Strategia indica gli obiettivi specifici del paese nel primo decennio del nuovo secolo: assicurare che per il 2010 il PIL sar almeno raddoppiato rispetto al 2000; [...] assicurare la stabilit macroeconomica [...]. Aumentare sostanzialmente il nostro indice di sviluppo umano (ISU). Il saggio di crescita della popolazione deve diminuire a circa l1,1-1,2% entro il 2010. Eliminare la categoria delle famiglie che soffrono la fame, e ridurre velocemente il numero delle famiglie povere. Risolvere la problematica lavorativa sia nelle aree urbane che in quelle rurali [...]; innalzare il tasso delle persone qualificate al 40% circa. Assicurare la frequenza scolastica a tutti i bambini in et scolare; garantire leducazione superiore secondaria inferiore su tutto il territorio nazionale. Provvedere al trattamento medico di tutti coloro che ne hanno bisogno; ridurre la malnutrizione dei bambini sotto i cinque anni a circa il 20%; aumentare laspettativa di vita a circa 71 anni. [...] Le infrastrutture [...] devono fare dei passi in avanti [...]. Il ruolo guida del settore statale deve essere migliorato, cos da governare i settori chiave delleconomia; le imprese statali devono essere rinnovate e sviluppate[11]. Come vedremo, gi nel 2004 possibile mettere a fuoco i risultati raggiunti, confrontarli agli obiettivi delineati nella Strategia, individuare i settori nei quali le riforme sono state pi efficaci, e quelli in cui il paese in ritardo. Il contesto internazionale e la politica estera vietnamita La fine del bipolarismo ha avuto pesanti conseguenze sulle relazioni internazionali degli anni novanta e dei primi anni del XXI secolo. Insieme alla scomparsa del campo socialista, le relazioni internazionali degli ultimi quindici anni sono state caratterizzate da una continua mondializzazione economica,

dallemergere di nuove potenze economiche e di una tendenza violentemente unilaterale degli Stati Uniti dAmerica. Per quanto riguarda il primo aspetto, la fine del socialismo realizzato ha comportato lapertura di ampi mercati per le forze economiche vincitrici della guerra fredda che, espandendosi e espandendo il proprio modo di produzione, hanno accelerato il processo di globalizzazione delleconomia, la cui nascita tuttavia deve essere retrodatata agli anni settanta. Per quanto riguarda la comparsa di nuove potenze economiche, gli anni novanta e i primi anni del nuovo secolo sono stati caratterizzati dai processi di industrializzazione di stati, che prima non partecipavano, o partecipavano in maniera passiva, al mercato mondiale. significativo, in questo senso, che oggi nellOrganizzazione Mondiale del Commercio (OMC) tali stati facciano blocco a s. Per quanto riguarda lo scivolamento verso lunilateralismo dellamministrazione americana, esso ha il suo atto di nascita con laggressione alla Yugoslavia, contraria al diritto internazionale, compiuta dal democratico Bill Clinton. Lavvento di unamministrazione repubblicana, la conquista dellegemonia allinterno dellestablishment statunitense dei cosiddetti neocons, lattentato terroristico dell11 settembre 2001, sono fattori che hanno stabilizzato, fortificato e reso ancor pi violenta limpostazione unilaterale statunitense. Tali elementi appaiono al momento come i caratteri che continueranno a dare forma alle relazioni internazionali nel futuro prossimo. [...] Per quanto riguarda le relazioni tra il Vit Nam e la Cina, esse sono di natura assolutamente complessa. Il Vit Nam, per ragioni geografiche, storiche, economiche, politiche e militari, non potr mai sentirsi sicuro nei confronti della Cina. Sia per questa ragione, sia per questioni di opportunit economiche, il Vit Nam si attivamente mobilitato, per tutti gli anni novanta, e nei primi anni del nuovo secolo, per migliorare e intensificare le proprie relazioni con la Cina. Ci non significa, tuttavia, che non rimanga una profonda diffidenza da parte del Vit Nam, n che le relazioni tra i due paesi siano prive dostacoli. Le rivendicazioni sugli arcipelaghi Spratleys e Paracels, sono solo uno degli esempi delle tensioni in atto. Regionalismo, globalismo, o nazionalizzazione della politica estera? La fine della guerra fredda ha posto nuovi interrogativi e nuove prospettive allazione del Vit Nam. La guerra fredda comportava che il pi piccolo avvenimento in un area apparentemente poco interessante, per esempio i Carabi, potesse avere ripercussioni dirette e pesanti anche ad H Ni e Saigon. Oggi non pi cos. Conseguentemente, si sono sviluppate alcune teorie che dovrebbero indicare sia la tendenza che il futuro delle relazioni internazionali: regionalismo, globalismo, nazionalizzazione della politica estera. Con regionalismo intendiamo il processo per il quale la piccola e media potenza, consapevole del suo scarso peso a livello mondiale, concentra la sua azione su un

ambito regionale. Ci porta allintensificazione dei legami economici e politici con gli stati confinanti e con gli altri stati nellarea, e spesso ha comportato la creazione di zone di libero scambio. Il globalismo, viceversa, vede nella globalizzazione economica, nellaffermarsi di un unico modo di produzione e nella progressiva omogeneizzazione politico-culturale le principali tendenze del nostro tempo. Da qui limportanza di istituzioni quali lOMC, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, ma anche laffermarsi di valori mondiali, quali il libero mercato, la democrazia, la libert. La nazionalizzazione della politica estera, invece, mette in luce come con la fine della contrapposizione est-ovest sia venuto meno il pi grande collante che, su entrambi i fronti, teneva uniti paesi che avevano interessi geo-politici ed economici diversi, in alcuni casi contrastanti. Finita la guerra fredda, quindi, ogni stato si pu concentrare sui propri interessi nazionali, ignorando quelli di altre potenze. Queste sono le tendenze presenti allinterno del mondo post-bipolare. Allaffermarsi dellOMC, per esempio, ha fatto da contrappeso laumento, e in alcuni casi lallargamento, qualitativo e quantitativo, di organizzazioni economiche regionali, ma anche lattenzione maggiore che gli stati rivolgono ai propri interessi. Allinterno della politica estera vietnamita possono essere riconosciute tutte le tendenze sopra descritte. Il principio guida, per, rimane sempre quello di subordinare le posizioni di politica estera alla ricerca continua della pi costante e accelerata crescita economica. In questa ottica va letta lattivismo di H Ni allinterno dellAsean, o la corsa contro il tempo per entrare a far parte dellOMC, o la stipulazione di patti bilaterali. Le prospettive del Vit Nam nel sistema delle relazioni internazionali Il Vit Nam non capace di determinare, se non in minima parte, le relazioni internazionali dei prossimi anni. In molti casi, quindi, dovr adeguare le proprie posizioni a modifiche avvenute al di fuori della propria volont. Conseguentemente, rischioso e difficile delineare il futuro della politica estera vietnamita. La subordinazione delle azioni di politica estera alla ricerca della pi elevata crescita economica sar anche nei prossimi anni lasse portante intorno al quale si costruir la politica estera vietnamita. Ci non impedir per al paese di affermare i principi su cui si basano le proprie relazioni politico-diplomatiche, anche se questi dovessero contrastare con le tendenze militarmente dominanti. Tali principi sono quelli della ricerca della pace, del rispetto dellindipendenza e della sovranit degli stati, della non-ingerenza negli affari interni degli stati, dellapertura al dialogo, del multilateralismo e della diversificazione delle relazioni internazionali. Le prospettive e le sfide Crescita economica: volano per lo sviluppo o per il dualismo centroperiferia?

Durante i primi anni del XXI secolo il Vit Nam ha continuato sulla via tracciata durante gli anni novanta. Gli obiettivi socio-economici stabiliti nel nono Congresso del PCV sono stati perseguiti e in gran parte raggiunti, quantomeno nella loro misura intermedia. La crescita macroeconomica si accompagnata a una riduzione della povert: infatti il tasso di povert si ridotto ulteriormente e ha raggiunto il 29% nel 2002. Tuttavia, le zone rurali sono sei volte pi povere delle zone urbane, e le zone abitate dalle minoranze nazionali sono sette volte pi povere delle zone abitate dalla popolazione Kinh. Circa il 95% dei poveri vive in zone rurali. In particolare, per quanto riguarda le minoranze, il tasso di povert diminuito ad un tasso sensibilmente pi basso che per il resto della popolazione, passando da circa 75% nel 1998 a 70% nel 2002. Gli indicatori macroeconomici del 2003, ugualmente, si rivelano estremamente positivi. Il PIL cresciuto intorno al 7-7,5%, una percentuale seconda in Asia alla sola Cina. Tale prestazione dovuta principalmente allaumento della produzione industriale, che cresce del 15%. Lagricoltura, la silvicoltura e la pescicoltura crescono ad tasso del 5%, e si tratta di un risultato assolutamente apprezzabile per tali settori. I servizi crescono del 7%. Per quanto riguarda le esportazioni, esse crescono molto velocemente (17%), anche se la bilancia dei pagamenti fa segnare un forte segno negativo, dovuto alla gran quantit di materiali importati, la maggior parte dei quali vengono processati e trasformati nel paese. Non vi sono ragioni per pensare che la riduzione della povert si sia arrestata o che gli indicatori economico-sociali prima elencati si siano modificati durante il 2003. Vari fattori sono alla base della continua crescita del paese. Il basso costo del lavoro la ragione principale che attira gli investitori stranieri. La manodopera inoltre, sebbene manchi talvolta delle capacit richieste e spesso non sia abituata alla disciplina di fabbrica, capace di leggere e scrivere, fattore da non trascurare, e di vivere in gruppo. La stabilit politica garantisce gli investimenti, siano essi stranieri o nazionali. Un sempre pi chiaro e articolato sistema legale, infine, ha creato un ambiente pi favorevole alla nascita e allo sviluppo di imprese private (lapprovazione della legge sullimpresa da parte della Assemblea Nazionale del 2000). Il settore industriale il settore che traina la crescita. In termini di creazione di posti di lavoro, gli investimenti privati interni sono pi importanti sia degli investimenti diretti esteri (IDE) sia degli investimenti statali[12]. La crescita del settore agricolo, che per ragioni strutturali minore di quella del settore industriale, ha tuttavia contribuito in maniera decisiva alla riduzione della povert. Il settore dei servizi ancora relativamente poco sviluppato, e sconta un ritardo tecnologico e organizzativo. Il CPRGS (The Comprehensive Poverty Reduction and Growth Strategy) un documento nel quale la Repubblica Socialista del Vit Nam si impegna, di fronte alla

comunit dei donatori, che in questo caso sono la controparte, a perseguire e attuare una lunga e particolareggiata serie di misure per ridurre la povert e aumentare e ridistribuire la ricchezza. Il CPGRS stato solennemente firmato nel 2002 e riprende, nelle sue linee fondamentali e nei suoi obiettivi quantitativi, la strategia decisa al nono Congresso. La crescita del PIL viene identificata come il primo e imprescindibile passo per il benessere nazionale. Per fare ci necessario rafforzare e portare a termine la transizione verso una economia di mercato a orientamento socialista, in cui sia le imprese nazionali che straniere possano agire. Insieme alla crescita economica, il Vit Nam ha anche lobiettivo di ridurre la povert, di riformare lapparato statale, e di migliorare le condizioni della popolazione in molti campi del sociale, dalleducazione allo stato sociale. Si tratta di capire quali sono stati i punti di forza nel passato, quali problemi sono emersi, quali sono i punti di debolezza del paese, e quali politiche, quindi, si dovrebbero sviluppare. Per quanto riguarda i problemi emersi, essi possono essere raggruppati in due grandi gruppi: il dualismo e le debolezze strutturali delleconomia. Con dualismo intendiamo quel processo per il quale alcuni settori della vita sociale ed economica del paese crescono rapidamente, mentre altri rimangono sostanzialmente fermi. Si pu parlare di dualismo a proposito del rapporto tra settore primario e secondario, tra settore statale e settore privato, tra crescita delle zone urbane e stagnazione delle zone rurali. Il dualismo pu condurre a pesanti crisi sociali e politiche. Il Vit Nam, analogamente a tanti altri paesi in via di sviluppo, soffre del dualismo. In un paese agricolo e con un reddito pro capite ancora molto basso ci pu avere pesanti conseguenze sociali. I dati prima evidenziati e lo studio di David Dapice sottolineano come, se lo Stato non interviene, altamente probabile che dei frutti dello sviluppo economico benefici solo una parte ristretta della popolazione. Tale pericolo si accompagna a una debolezza strutturale delleconomia. Gli IDE, per esempio, negli ultimi anni sono stati minori che negli anni passati, e inferiori, sia in termini assoluti che percentuali, rispetto agli IDE in Cina, in Tailandia, o in Malaysia. Il Vit Nam manca di competitivit, e gli alti livelli di corruzione respingono gli investitori. La quantit di investimenti necessari per aumentare dell1% il PIL aumentata negli ultimi anni. Il mercato del lavoro manca di lavoratori qualificati, soprattutto nei settori mediobassi della catena di produzione. La classe dirigente, non solo delle imprese statali, spesso non allaltezza. Lapparato statale, infine, non capace di mettere a frutto gli ingenti finanziamenti che il governo gli concede. Lentrata nellOMC, laumentare della concorrenza mondiale e regionale, i

pericoli del dualismo e le carenze strutturali delleconomia sono problemi che il paese e il PCV dovranno affrontare nei prossimi anni. Il Vit Nam, quindi, non ha di fronte a s anni di crescita economica e sociale omogenea e priva di preoccupazioni. Il paese, tuttavia, individua la crescita economica ancora come il volano per lo sviluppo. La crescita economica il mezzo per raggiungere altri obiettivi, quali, per esempio, la riduzione della povert. Date le premesse, quindi, appare chiaro come in Vit Nam perda di senso la discussione sul seguire il mercato in tutto. Il mercato non capace di risolvere i problemi del paese. Inoltre, la crisi asiatica del 1997 dimostra come la stretta dipendenza da fattori esterni alla propria volont possa rivelarsi estremamente controproducente. dubbio, infine, che un paese che ha riconquistato lindipendenza a cos caro prezzo sia disposta a cederla a centri di potere esterni. In conclusione, il ruolo dello stato rimarr centrale negli anni a venire. E ad esso rivolgiamo ora la nostra attenzione. Lo stato agrario tra urbanizzazione e migrazione Lo spostamento delle persone dal luogo di nascita un fenomeno che condiziona tutta la storia del Vit Nam[13]. La configurazione territoriale del paese figlia della lunga marcia verso il sud delletnia Kinh che, per trovare terreni coltivabili e per sfuggire a zone sovrappopolate, da millenni si dirige verso il sud. Solo nel XIV secolo la parte centro-meridionale dellattuale Vit Nam sar strappato definitivamente al regno Champa, e sono allinizio del XIX secolo, con la riunificazione del paese dopo secoli di divisione, il territorio Vietnamita assumer lestensione attuale[14]. Tale processo di allargamento dei confini avvenne con le armi e con lo spostamento della popolazione. La migrazione storica del Vit Nam, quindi, quella di popolazioni che per ragioni di sopravvivenza si spostano dal nord al sud. Tuttavia, la storia contemporanea del paese ha conosciuto anche altri tipi di migrazioni. Per quanto riguarda le migrazioni interne, si assistito, durante la guerra contro gli statunitensi, al progressivo spostamento degli abitanti delle citt (H Ni, Hi Phng etc.) verso le campagne, dove il nemico aveva pi difficolt ad attaccare. In quello stesso periodo Saigon conosceva uno sviluppo tanto portentoso quanto incontrollato, con centinaia di migliaia di persone che cercavano rifugio dalla guerra. Terminato il conflitto, poi, il PCV ha cercato di decongestionare Citt H Chi Minh, premendo perch la popolazione tornasse nei loro villaggi di origine, o perch andasse a lavorare nelle cosiddette Nuove Zone Economiche (NZE)[15]. Per quanto riguarda la migrazione internazionale, si assistette al fenomeno dei boat people, che poi diedero luogo alla nascita della comunit dei Vit Kiu, dei vietnamiti doltre mare, soprattutto negli Usa. Le riforme economiche hanno cambiato notevolmente le caratteristiche della migrazione vietnamita, sia essa

interna che internazionale. Nei paragrafi seguenti si esaminer la migrazione interna e la migrazione internazionale, con una particolare attenzione alle tendenze per il futuro e ai problemi sociali emergenti. Migrazione interna La migrazione di popolazioni sia una causa che un effetto dello sviluppo economico. Tuttavia, anche se il fattore economico preponderante nella decisione di migrare, altri fattori influenzano la scelta del momento e del luogo in cui migrare. Tra essi possiamo riconoscere le politiche governative, i legami familiari e amicali, e le connessioni tra il luogo di origine e il luogo di arrivo. Il Vit Nam contemporaneo sta conoscendo un costante e consistente processo di urbanizzazione, dovuto principalmente alla crescita economica delle aree rurali. Non di meno, il paese ancora un paese a maggioranza agrario, e il processo di urbanizzazione pare non sia cos intenso da trasformarlo in un paese urbano. Le direzioni della migrazione interna si sviluppano dalle zone rurali del nord alle citt del nord, dalla zone rurali del sud alle citt del sud, e dalle zone rurali del nord alle citt del sud. Sorprendentemente, gli altipiani centrali registrano il pi alto tasso di migrazione. Citt H Chi Minh il centro della migrazione interna. Ogni anno 700.000 persone vi si recano alla ricerca di un lavoro[16]. Si calcola che gli abitanti registrati in citt siano 7 milioni, e ve ne siano altri 3 non registrati. Anche le altre citt del Vit Nam (H Ni, Hi Phng etc.) hanno alti tassi di immigrazione. Tale fenomeno destinato ad acuirsi nei prossimi anni. I migranti possono essere divisi in differenti gruppi, tra cui migranti permanenti, stagionali, circolari, temporanei, illegali, spontanei, forzati. Ogni gruppo ha speciali caratteristiche, ma se dovessimo fare lidentikit generale del migrante vietnamita dovremmo dire che esso maschio, con una et compresa tra i 21 e i 24 anni, viene dalla campagna, e ha un livello distruzione non eccellente ma pi alto rispetto alla media dei suoi coetanei del villaggio. Se limpatto economico dei migranti positivo, il processo di urbanizzazione apre nuove problematiche socio-politiche: Attualmente i cittadini vietnamiti hanno la libert di spostarsi allinterno del paese. Tuttavia, a causa di un antiquato e discriminatorio sistema di registrazione, che riprende il modello cinese, i migranti sono spesso marginalizzati nel luogo di arrivo, e non possono usufruire dei servizi pubblici e della assistenza sociale; Il fenomeno migratorio crea difficolt sociali e di reinserimento, che si possono facilmente trasformare in marginalizzazione sociale; Laumento della migrazione femminile pone nuove sfide e nuovi problemi; Vi una stretta relazione tra povert, migrazione e prostituzione; Il problema abitativo spesso la preoccupazione maggiore del migrante.

Il governo non vede nellurbanizzazione, e nei nuovi bisogni dei migranti, delle questioni da affrontare e risolvere. Il tema delicato, e i documenti ufficiali del PCV e del governo raramente lo citano apertamente. Tuttavia, esso dovrebbe diventare, e probabilmente lo diventer, una delle priorit per lazione sociale del governo. Le azioni da intraprendere sono svariate: il sistema di registrazione deve essere riformato, la discriminazione salariale e sociale che oggi i migranti vivono deve essere eliminata, deve essere garantito loro laccesso ai servizi sanitari e di assistenza sociali, il sistema di spedizione delle rimesse deve essere migliorato, devono essere introdotte politiche che favoriscano il ritorno dei migranti nel villaggio dorigine, e uno sforzo particolare deve indirizzarsi a colmare la mancanza di dati e studi sullargomento. Dato lalto tasso di disoccupazione e sottoccupazione rurale, la migrazione verso le citt nei prossimi anni continuer. Ci contribuir alla crescita economica delle citt e del paese. Il governo deve fare in modo che tale processo, inevitabile poich connesso al passaggio da una economia agraria ad una economia industriale, sia vantaggioso non solo per la nazione nel suo complesso, ma anche per la parte pi debole, il migrante. Infine, alcune generali misure di politica economica possono contribuire a creare un sistema economico pi bilanciato e stabile: La povert rurale deve essere alleviata; Gli investimenti nei piccoli e medi centri urbani devono essere aumentati e facilitati, in modo che la popolazione si diriga verso questi centri, vicini al loro luogo dorigine, e non nelle citt pi popolose e lontane. Migrazione internazionale Tre fattori determinano la migrazione internazionale: I cambiamenti demografici e i bisogni del mercato del lavoro nei paesi industrializzati; La crescita della popolazione, la disoccupazione e le crisi dei paesi in via di sviluppo e sottosviluppati; La relazioni tra i paesi, che possono esser di tipo legale, culturale, storico o familiare[17]. Nonostante una delle caratteristiche principali della globalizzazione sia il libero movimento dei beni, dei capitali, delle informazioni, e dei consumatori attraverso i confini, la attuali politiche migratorie dei paesi sviluppati non garantiscono laccesso ai migranti, e discriminano i poveri[18]. Sino al 1990 la migrazione internazionale vietnamita era diretta verso i paesi socialisti. Il 1990, tuttavia, fu un momento di svolta, e oggi il Giappone, la

Malaysia, la Corea del Sud e Taiwan sono le principali destinazioni per i vietnamiti, oltre alla Cambogia e il Laos che registrano presenze significative. Infine, nonostante sino ad oggi la migrazione internazionale sia stato un affare prevalentemente maschile, il numero delle donne che si recano allestero in continua ascesa. Il Dipartimento per lAmministrazione dellImpiego e del Lavoro allEstero del Ministero del Lavoro lagenzia governativa che gestisce il movimento delle persone dal Vit Nam allestero ha riconosciuto 152 organizzazioni, la maggioranza delle quali di propriet statali, quali societ che possono allocare lavoratori vietnamiti allestero, usando gli accordi internazionali che il governo stabilisce con i paesi darrivo. Lesportazione di mano dopera parte di una strategia a lungo termine, i cui obiettivi ufficiali sono: Creare posti di lavoro; Aumentare la capacit e le conoscenze dei lavoratori; Aumentare le entrate nazionali; Migliorare le relazioni tra il Vit Nam e i paesi darrivo. Tuttavia, tale sistema ha fatto registrare alcune difficolt negli ultimi anni anche per via del fatto che la migrazione internazionale determinata dalle politiche interne degli stati riceventi, che non pu essere controllata dal Vit Nam. In particolare si registrato: Unalta percentuale (59% in Corea del Sud questanno) dei lavoratori legali non rispetta il proprio contratto e abbandona il luogo di lavoro; I lavoratori non sono adeguatamente qualificati; Dati gli alti costi iniziali, proibitivi per le famiglie pi povere, limpatto della migrazione internazionale sulla riduzione della povert minimo; In generale, il libero movimento dei lavoratori sar un argomento di discussione a livello internazionale nei prossimi anni. Tuttavia, ancora poco chiaro se vi sar una liberalizzazione del fenomeno migratorio. Il Vit Nam favorisce limmigrazione dei lavoratori allestero per via dei vantaggi economici che porta. Per far ci, sono necessari alcuni cambiamenti nelle politiche e nellapproccio al problema: La capacit di supervisione e di controllo del Dipartimento per lAmministrazione dellImpiego e del Lavoro allEstero deve essere rafforzata; Deve essere garantita la trasparenza nella procedure di selezione dei lavoratori da mandare allestero;

La parte pi povera della popolazione deve prender parte alla migrazione internazionale. Perci, il governo deve identificare, per esempio attraverso il microcredito, specifiche misure atte a permettere ai pi poveri di sostenere le spese iniziali per la partenza; Le nuove capacit acquisite dai Vietnamiti doltre mare devono essere sfruttate dalle comunit di provenienza; Il Vit Nam deve collaborare con la Cambogia, il Laos e la Cina, affinch venga ridotta e infine eliminata limmigrazione illegale e il traffico di donne e bambini. Conclusioni La ripresa della migrazione, sia interna che internazionale, il segnale di un paese che cambia, che si muove, in senso letterale e in senso figurato. Il governo e il PCV, tuttavia, non hanno compreso appieno il senso dei cambiamenti, le sfide, e i nuovi compiti che devono assolvere, soprattutto per quanto riguarda il gran numero di migranti che oggi vivono nelle pi grandi citt del Vit Nam. Per quanto riguarda la migrazione interna, essa il segno del passaggio da una societ agraria a una societ industriale, e quindi continuer negli anni a venire. Essa non pu essere fermata. Tuttavia, il governo deve fare tutto il possibile sia per allargare lindustrializzazione ai piccoli e medi centri urbani, cos da decongestionare le citt pi grandi, sia per migliorare la vita nelle campagne. Nonostante lindustrializzazione, il Vit Nam rimarr, almeno nei prossimi anni, uno stato agrario. Per quanto riguarda la migrazione internazionale, essa pu essere una preziosa risorsa per formare lavoratori qualificati e per importare nuove tecnologie. La sua gestione per deve essere migliorata, in modo che sia pi efficace e che gli effetti positivi della migrazione colpiscano le aree pi disagiate. Un discorso a parte meriterebbero i Vit Kiu di lunga data, cio coloro che hanno lasciato il Vit Nam prima del 1975, o subito dopo la riunificazione. Dopo un iniziale rifiuto, oggi il paese cerca di attirarli, di attirare i loro capitali e la loro esperienza, in modo che contribuiscano alla crescita economica. Relazioni industriali e ruolo del sindacato in una economia di mercato a orientamento socialista Lesistenza e lo sviluppo di un sistema di relazioni industriali un fattore assolutamente nuovo per la vita sociale vietnamita. Prima del 1986, lassenza di un tessuto economico non statale rendeva impossibile la contrattazione collettiva, nonostante il sindacato fosse una delle organizzazioni di massa pi importanti e numerose del paese. Con lavvento di una economia di mercato a orientamento socialista di mercato e la nascita e il fiorire delle imprese private, nuovi e divergenti interessi sono sorti allinterno della societ, i quali hanno costretto il governo a emanare provvedimenti

legislativi che li regolassero, come il Codice sul Lavoro e tutti i decreti e i regolamenti ad esso collegati. Contemporaneamente, con il sorgere di organizzazioni che difendono gli interessi dei datori di lavoro, emersa sia la necessit di una contrattazione collettiva nazionale e locale, sia la volont delle parti sociali di stabilire un sistema di relazioni industriali. Gli attori coinvolti nella contrattazione collettiva e nel pi generale sistema delle relazioni industriali sono: Il Ministero del Lavoro, che ha il compito di proporre al governo i provvedimenti da adottare in materia di legislazione del lavoro e di partecipare alla contrattazione collettiva a livello nazionale; La Confederazione Generale Vietnamita del Lavoro (CGVL), unico sindacato riconosciuto e operante nel paese, che ha il compito di organizzare i lavoratori, sia nellamministrazione statale, che nelle imprese pubbliche o private, e di contrattare a livello nazionale e locale. La partecipazione al sindacato su base volontaria; La Camera del Commercio e dellIndustria del Vit Nam (CCIV), che rappresenta gli interessi dei datori di lavoro, e partecipa alla contrattazioni a livello nazionale e locale. La partecipazione delle imprese volontaria; LAlleanza Cooperativa del Vit Nam, che rappresenta piccole e medie imprese e le cooperative. Anchessa partecipa alla contrattazione nazionale e collettiva, e la partecipazione delle cooperative e delle imprese volontaria; Le associazioni degli imprenditori stranieri, quali lassociazione degli imprenditori giapponesi, o taiwanesi. Alcune di esse fanno parte della CCIV. I Comitati Popolari. Essi svolgono le funzioni del Ministero del Lavoro a livello locale, cio essenzialmente mediatrici; Il sistema delle relazioni industriali in Vit Nam inadeguato. La CCIV non presente in tutte le province e il sindacato a livello locale spesso legato al Comitato Popolare. Conseguentemente, molti accordi siglati a livello nazionale non vengono rispettati a livello locale. In particolare: Secondo la stessa CCIV, nonostante i datori di lavoro conoscano la normativa in materia salariale e di condizioni di lavoro, essa non viene rispettata; Tutti gli scioperi che hanno avuto luogo negli ultimi anni sono illegali, poich la legislazione che li regola complicata e perch il sindacato, anche se presente allinterno della fabbrica, non riesce ad esercitare una reale egemonia tra i lavoratori; La cultura delle relazioni industriali poco sviluppata;

Sia i rappresentanti sindacali che i datori di lavoro non sono allaltezza dei compiti; Le imprese straniere, in molti casi, mostrano di non rispettare i diritti dei lavoratori; Le prospettive per i prossimi anni sono di un aumento della conflittualit. Anche se gli scioperi oggi interessano una componente minima dei lavoratori, probabile che aumentino. Conseguentemente, limportanza delle relazioni industriali aumenter. Tutti gli attori coinvolti non dimostrano di aver compreso appieno il ruolo delle relazioni industriali. Il Ministero del Lavoro, per esempio, non considera una priorit la modifica della legge che regolamenta lo sciopero. Il sindacato, largamente assente nel settore privato, ancora strettamente legato al Ministero del Lavoro. La CCIV non fornisce adeguati servizi ai propri membri, e quindi non vi un incentivo a farne parte. Legemonia esercitata dal governo, dal PCV e dalle organizzazioni di massa nella societ garantisce il paese dallo svilupparsi di fenomeni di protesta di massa dei lavoratori. Tuttavia, il consenso del PCV si basa essenzialmente sullalleanza tra lavoratori, contadini e intellettuali. Alienarsi il favore dei primi, quindi, sarebbe letale per il partito. Questa la ragione, per esempio, per cui la legislazione in materia di lavoro tra le pi avanzate, in termini relativi e assoluti. Tuttavia, il PCV non ha ancora compreso il ruolo delle relazioni industriali e non ha ancora stabilito, per esempio, quale deve essere il ruolo del sindacato nelle nuove condizioni e contraddizioni che si vengono a creare in una economia socialista di mercato. Il ruolo del sindacato Il ruolo del sindacato in una societ in cui governa il partito comunista non un argomento nuovo. Gi durante i primi anni della Russia sovietica ci si pose il problema. Dopo un aspro confronto, prevalse la linea che vedeva nel sindacato una cinghia di trasmissione delle indicazioni e della linea del partito tra i lavoratori. Tale impostazione si poi affermata a livello internazionale allinterno del movimento comunista. Durante la guerra il sindacato vietnamita stato in prima fila nellorganizzare la resistenza e la produzione industriale volta al sostegno delle forze al fronte e delle forze combattenti allinterno del territorio controllato dagli statunitensi. Il rapporto con il PCV era strettissimo ed rimasto, apparentemente, ancora invariato. Oggi la CGVL una delle organizzazioni pi importanti non solo per via del gran numero di aderenti, essa gestisce una vasta rete di attivit economiche, tra cui una casa editrice, alcuni quotidiani e svariate riviste. Il rapporto tra la CGVL e il partito ancora stretto, e negli atti dellultimo congresso, tenutosi nel 2003, si afferma che il sindacato deve seguire e attuare la linea del

partito[19]20. Tuttavia, se si compara il ruolo e limportanza del sindacato in Cina e in Vit Nam, si notano delle differenze. In Cina il segretario generale del sindacato il numero 6 del Politburo, e gioca un ruolo centrale nella vita interna del PCC. In Vit Nam, il ruolo del sindacato nettamente minore, e il suo segretario generale, una donna, semplicemente membro del Comitato Centrale del partito. Conseguentemente, ha un grado di autonomia maggiore. Effettivamente, nelle dichiarazioni pubbliche e nei documenti ufficiali, la CGVL presenta rivendicazioni salariali e di miglioramento di condizioni di lavoro tipicamente conflittuali[20]. Oggi la CGVL presente soprattutto nellamministrazione e nelle aziende statali e, nonostante abbia lobiettivo di aumentare i suoi membri fino ad un milione entro il 2005, gli sforzi per aumentare la propria presenza nelle aziende private largamente al di sotto del necessario. Ci accade per varie ragioni. Innanzitutto, difficile trasformare il sindacato da organo di gestione del potere a organo che, in maniera conflittuale, contratta le condizioni di lavoro e salariali dei propri dipendenti, dopo che per decenni i datori di lavoro e i sindacalisti erano tutti membri del partito. Conseguentemente, vi una scarsa capacit dinnovazione, derivata dalla mancanza di quadri allaltezza, e da una direzione centrale indecisa sulla linea da intraprendere. La domanda a cui il sindacato deve rispondere quale deve essere il suo ruolo nelle nuove condizioni create da una economia di mercato. Deve esso rappresentare solo gli interessi dei lavoratori statali, e continuare nelle sua pratiche consociative con il governo e il partito oppure deve ergersi a organo collettivo di difesa degli interessi di tutti i lavoratori, e proprio in virt di questo, porsi necessariamente in conflitto con le organizzazioni dei datori di lavoro, e sviluppare un rapporto dialettico con il governo e, in ultima istanza, anche con il partito? Disagio sociale in Vit Nam, tra povert antiche e malesseri contemporanei Sino a dieci anni fa il disagio sociale era strettamente legato alla povert estrema di una fetta maggioritaria della popolazione. Laumento del reddito pro capite, il veloce processo dindustrializzazione, laumento delleconomia informale, lurbanizzazione, lapparire di valori consumistici tipici occidentali, hanno portato a forme di disagio contemporaneo, comuni al Vit Nam e a paesi dellarea del sudest. Tali mali, che la propaganda governativa definisce social evils, sono il frutto dellantico e del nuovo, di vecchie e nuove forme di discriminazione e marginalizzazione sociale. Lallentarsi del controllo del governo sulla vita privata dei singoli ha in parte favorito lespandersi di tali fenomeni. Tuttavia, lapparato propagandistico del governo e del partito, ancora robusto e capace di raggiungere tutta la popolazione, strenuamente impegnato nella lotta a tali fenomeni, che rischiano di indebolire e danneggiare la societ. Sta qui il senso, per esempio, delle varie campagne che i comitati locali e il governo nazionale

periodicamente lanciano contro lAIDS, o contro luso di sostanze stupefacenti. Il futuro incerto. Se le autorit saranno capaci di contrastare i mali sociali e, contemporaneamente, di creare un consenso attivo intorno alle proprie campagne, la societ vietnamita potr sviluppare un modello sociale inclusivo e positivo. Altrimenti, il rischio quello di uno sgretolamento della coesione sociale e di un aumento dei mali tipici di tante societ contemporanee. Alcune societ dellarea, oltretutto, stanno attualmente fronteggiando fenomeni simili. Qui di seguito si esaminano alcune forme di disagio sociale presenti nel paese. Il lavoro infantile Il lavoro infantile non un fenomeno nuovo. Nel passato era assoluta normalit per i fanciulli e le fanciulle lavorare in campagna o a allinterno delle mura domestiche. Fenomeni simili sono ancora presenti, e ad essi se ne sono aggiunti degli altri. In particolare, laumento esponenziale delleconomia informale, specialmente urbana, ha accresciuto le possibilit di sfruttamento della manodopera infantile. Il settore turistico, infine, comporta un aumento della prostituzione, anche infantile, e manodopera infantile adoperata anche negli hotel e nei servizi legati al turismo. In particolare, nonostante lalta percentuale di scolarit tra i giovani, unalta percentuale di essi, terminata la scuola, aiuta la propria famiglia nei lavori agricoli o nelle faccende domestiche, rendendo cos impossibile un corretto e sano sviluppo della personalit del fanciullo e della fanciulla. senso comune pensare che in una societ povera il lavoro infantile sia necessario, perch i figli, seppur piccoli, devono contribuire al sostentamento della famiglia. In realt, svariate ricerche hanno dimostrato come sia antieconomico impedire ai fanciulli di avere una educazione adeguata e costringerli a lavorare. La loro capacit di creare ricchezza, infatti, rimarr estremamente limitata per tutta la loro esistenza. Secondo i dati del Ministero del Lavoro, il lavoro infantile tra il 1993 e il 1998, diminuito. Tuttavia, landamento delleconomia tra il 1998 ad oggi, e alcune ricerche parziali fanno pensare che esso sia aumentato in questi anni e che vi sia un trend allaumento, seppur minimo[21]. Dal punto di vista legislativo, vietato lutilizzo di forza lavoro che abbia meno di 15 anni, ad eccezione di alcuni lavori leggeri, che per non devono essere compiuti in maniera continuativa. In particolare, il Vit Nam stato il primo paese asiatico ad approvare la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del bambino e la Legge sulla Protezione, Assistenza e Educazione dellInfanzia. In generale, quindi, il governo sensibile al tema. Tuttavia, necessaria una intensificazione delle azioni atte a combattere il lavoro infantile, in particolare attraverso azioni concertate con organizzazioni di massa, o

attraverso programmi locali di eliminazione del lavoro infantile. Anche il sistema legislativo e dei controlli andrebbe migliorato. Oggi, per esempio, la sanzione per una impresa che utilizza lavoro infantile pu variare tra i 64$ e i 320$, mentre il guadagno nellordine di migliaia di dollari. Le priorit: lotta alla corruzione e alla povert In Africa, e in alcuni paesi dellAsia e dellarea del Pacifico, le organizzazioni internazionali quali la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e le Nazioni Unite, godono di una fiducia tanto ampia quanto immeritata. La ragione principale che molti governanti vedono nei fondi di tali organizzazioni lunico modo per mantenere il potere e non far morire di fame e malattie la propria popolazione. In alcuni paesi dellAsia, invece, il rapporto tra governo e donatori internazionali molto diverso. Il governo, strutturato e con una propria idea di sviluppo, non accetta che modelli esogeni vengano importati nel proprio paese, e ancor pi non accetta che le organizzazioni internazionali impongano la propria visione. Nel caso del Vit Nam, la storia antica e recente del paese alimenta una continua diffidenza verso le proposte delle organizzazioni internazionali. Conseguentemente, il rapporto tra organizzazioni internazionali e governo molto simile ad una contrattazione diplomatico-politico-economica, con un dispendio di tempo ed energia maggiore rispetto ad altri paesi. Le organizzazioni internazionali, inoltre, sono culturalmente impreparate ad operare nel paese. Il loro personale, di cultura occidentale anche se lorigine pu essere asiatica o africana o latino-americana, non possiede e non educato alla elasticit mentale e allanalisi storico-politica necessari per comprendere e avere a che fare con le autorit vietnamite. Allinterno delle organizzazioni internazionali, poi, il lavoro appare non coordinato, senza obiettivi comuni e spesso conflittuale. Mancano luoghi di discussione e confronto, vi sono opzioni politiche differenti, e raramente ha luogo una valutazione dei progetti effettuati, dei loro risultati e della loro sostenibilit a lungo termine. Tuttavia, nel sistema Onu, negli ultimi anni ha avuto inizio un processo tendente a far dialogare le diverse organizzazioni, a coordinare il lavoro, a stendere programmi di azione comune e principi guida che devono essere seguiti da tutti. Inoltre, anche tra le ONG e le altre organizzazioni internazionali il problema del coordinamento e della sostenibilit dei progetti messi in campo diventata una delle priorit. Al fine di ottimizzare le risorse e massimizzare i risultati, linsieme delle organizzazioni internazionali dovrebbe individuare alcuni grandi obiettivi, e coordinare i loro sforzi perch tali obiettivi siano raggiunti. Essi dovrebbero essere fondamentalmente due: eliminazione della corruzione ed eliminazione della povert. Il Vit Nam ha molte altre sfide di fronte a s, ma in questi due campi che lazione delle organizzazioni internazionali potrebbe rivelarsi particolarmente utile. Per quanto riguarda la corruzione, si calcola sia pari al 5% del PIL[22]. Essa

indebolisce il processo di crescita in vario modo: riduce gli investimenti, riduce il tasso di crescita delleconomia, diminuisce la democrazia e la fiducia nei meccanismi rappresentativi, diminuisce la fiducia nellapparato statale. La corruzione non interessa solo lapparato statale, si tratta di un sistema che coinvolge tutte i rami delleconomia e tutti gli strati della popolazione, col risultato che la popolazione, oltre ad avere una scarsa fiducia negli apparati statali, vive in uno stato di rassegnazione verso il fenomeno. Tuttavia, vi sono ricorrenti rivolte, di breve durata e territorialmente limitate, verso ufficiali o autorit locali giudicate eccessivamente corrotte. Il governo e il PCV, che pure considerano la lotta alla corruzione una priorit, non sembrano in grado n di programmare riforme generali atte ad eliminare alla radice il fenomeno, n di porre in essere le necessarie misure repressive, n di coinvolgere adeguatamente gli ufficiali pubblici e la popolazione in questa crociata. Le organizzazioni internazionali, per le quali la corruzione era un tab sino agli anni 70, si limitano a citare il fenomeno, ma non adottano n propongono strategie generali per combatterla. Tuttavia, se in tanti settori economico-sociali il governo pu agire da solo, nella lotta alla corruzione deve essere coadiuvato dalla comunit internazionale. La lotta alla corruzione, infatti, si compone di una serie complessa di misure e riforme, atte a cambiare lo stile di lavoro dei pubblici ufficiali e delle aziende private, il metodo di funzionamento della pubblica amministrazione, e a cambiare, in definitiva, il senso comune tra la popolazione. Le organizzazioni internazionali potrebbero svolgere in questo campo un importante ruolo di consulenza, consiglio e controllo. Per quanto riguarda la povert, essa gi oggi uno degli obiettivi principali delle organizzazioni internazionali. Nel caso del Vit Nam, laccento dovrebbe essere posto su una crescita economica capace di eliminare il dualismo sociale del paese. In definitiva, si tratta di continuare e migliorare il cammino gi intrapreso con il governo con la stipulazione dei VDGs e con il CPRGS. Conclusioni Gli obiettivi del paese Lo stato vietnamita si sempre fondato sul sistema e sulla morale confuciana. Ci comportava un mandato al buon governo che i mandarini dovevano rispettare e in caso contrario, dava diritto alle popolazioni rurali di insorgere e sostituire il sovrano. Sebbene questo modello abbia subito delle trasformazioni rimasta leredit storica di un forte senso dello stato. Durante la guerra, coi francesi prima e cogli statunitensi dopo, il PCV ha basato il proprio consenso sulla lotta per lindipendenza e la libert. Sconfitti gli statunitensi, dopo un decennio caratterizzato dalla penuria economica e dalle guerre con la Cambogia e la Cina, la base del consenso popolare diventato il miglioramento

delle loro condizioni di vita. Per far ci, la crescita economica attraverso il passaggio da una economia centrale pianificata ad una economia di mercato a orientamento socialista stato individuato quale mezzo atto a ridurre la povert e a migliorare il livello di vita della popolazione. I risultati, come abbiamo sottolineato, sono estremamente positivi. Il Vit Nam cresce ad un ritmo secondo in Asia solo alla Cina[23], e le condizioni di vita della popolazione hanno conosciuto un netto miglioramento negli ultimi dieci anni. Tuttavia, emergono anche preoccupanti contraddizioni. Oltre alla corruzione, al dualismo economico e a tutte la altre difficolt prima esaminate, la modificazione dei rapporti di produzione, lespansione di modelli culturali occidentali e consumistici, il crescente individualismo, sono fattori che potrebbero minare il processo di costruzione, nel futuro, di una societ socialista. Per quanto riguarda i rapporti di produzione, la creazione di un settore privato legato alle logiche di mercato considerata dal PCV un elemento necessario per il passaggio da una economia agricola a une economia industriale. Tuttavia, il PCV non ha ancora adeguatamente indagato come, dopo tale fase di transizione, si intende continuare la lotta per lo sviluppo e il socialismo. In particolare, non si esaminato quale dovrebbe essere il ruolo del sindacato nella nuova situazione. Per quanto riguarda i modelli culturali occidentali e consumistici e lindividualismo, essi sono il portato dellattuale fase economico-sociale, caratterizzata dallegemonia politica, culturale e militare del modello statunitense. Si tratta di capire quanto tali valori sono penetrati in profondit nella societ, specialmente nelle zone rurali. Lazione del PCV su questi fronti continua, ma la portata della questione di tipo generale e sovranazionale. In ogni caso, il processo di transizione non sar, nei prossimi anni, n facile n indolore. Riforme quali il riammodernamento delle imprese pubbliche, lintroduzione di un efficace sistema sanitario e pensionistico, lintroduzione di un rinnovato sistema di registrazione, richiedono un apparato statale efficace ed efficiente che basi la propria azione sul consenso attivo della popolazione. In questa ottica, le organizzazioni internazionali possono, con le loro conoscenze, le loro professionalit, le loro risorse, essere una fonte daiuto per il governo ed il PCV. Riferimenti bibliografici ASIAN DEVELOPMENT BANK (ADB), Human capital of the poor, Manila 2001. ASIAN DEVELOPMENT BANK (ADB), Social protection in Asia and the Pacific, Manila 2001. ASIAN MIGRATION CENTER (AMC), Migration Needs, Issues & Responses in the Greater Mekong Subregion A Resource Book, Hong Kong 2002. BELSER PATRICK, State ownership and labour redundancy estimates based on

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ENRICO LOBINA, THE FUTURE OF VIETNAM: ISSUES, CHALLENGES, AND THE ROLE OF THE INTERNATIONAL ORGANIZATIONS

With the launch of Doi Moi (renovation) in 1986, Vietnam started a transition from a State-planned economy to a market economy with a socialist orientation. The essay gives an overview of the past economical achievements, the present situation and the challenges for the future. After an introduction regarding the international context and the economy, the essay focuses on social and political issues such as the role of the state, industrial relations, the internal and external migration and the social evils. The main objective of Vietnamese foreign policy is to sustain the economic growth. As a result, Vietnam always maintains a low international profile. During the last fifteen years Vietnamese economy has been the second fast-growing economy in Asia. Furthermore, many social goals have been achieved. However, economic and social improvements are slowing down and a strong dualism has emerged within the country. Therefore, Vietnam is facing new challenges. The role of the State has significantly changed. Its intrusiveness in the daily life of Vietnamese people has sharply declined. However, in order to guarantee an efficient business environment and high social security standards, the State must be strengthened and reformed. Therefore, Vietnam identified three major goals: public administration reforms, State Owned Enterprises reform and social security systems reform. They are all facing many shortcomings, and the trends for the future are not clear. Along with the economic and the state reform problem, many social issues, which are the results of modernization, are emerging. Industrial relations are weak, and this is leading to an increase of illegal strikes. An uncontrolled urbanization process is being partially ignored. Social evils such as child labour, drug abuse, and HIV/AIDS are affecting the country. Given the weakness of the State and the speed of the changes, it is questionable whether Vietnam will solve them in the next years. The new social pact between Vietnamese people and the VCP is consent versus economic and social growth. Therefore, the general objective of VCP is to reduce the poverty and improve the living conditions of the people through a stable and high economic growth. However, the article argues that Vietnam should design innovative policies and further implement some of the current reforms. In this field, international organizations could play a great role. Particularly, they should focus on combating corruption and achieving the Millennium Development Goals. The VCP identifies in the economic and social improvements of the country the first step, in order to build socialism. However, the socialist perspective encounters two difficulties: firstly, it can hardly be achieved by a single country; secondly, VCP has not yet a clear strategy for building socialism in the next decades, when the

industrialization process will be completely achieved. [1] Cfr. LAURENT CESARI, LIndochine en guerres 1975-1993, Edition Belin, Paris 1995. [2] Cfr. MURRAY HIEBERT ,A new gerontocracy, The party congress concedes mistakes and makes way for, FEER, 1 gennaio 1987; Library of Congress Federal Research Division Country Studies Area Handbook Series Vit Nam Appendix B.htm, www.loc.gov.com; Carlyle A. Thayer, Vit Nams Sixth Party Congress: an overview, Contemporary Southeast Asia, vol. 9, 1987, pagg. 12-22. [3] Cfr. BOFFA GIUSEPPE, Storia dellUnione Sovietica, LUnit, Roma 1990 [4] Vedi BERESFORD MELANIE, National unificatioin and economic development in Vit Nam, Mamillan Press Ltd, London 1989, pagg. 113-114 e 181. [5] Traduzione a cura dellautore. LE DUC THUI, Economic Doi Moi in Vit Nam: Content, Achievments, and Prospects, in TURLEY WILLIAM S., SELDDEN, MARK, Reinventing Vit Namese socialism Doi Moi in comparative perspective, Westview Press, USA 1993, pag. 99 e segg. [6] Cfr. PORTER GARETH, The politics of renovation in Vit Nam, Problems of communism, June 1990, pagg. 72-88. [7] The implementation of the ten-year 1991-2000 Strategy started at a time when the economy was undergoing certain positive changes, but the country had not come out the socioeconomic crisis. PCV, Strategy for Socio-Economic Development 2001-2010, H Ni, pag. 1. [8] Per tutti questi dati vedi Socialist Republic of Vit Nam, The Comprehensive Poverty Reduction and Growth Strategy (CPRGS), H Ni, 2002. [9] PORTER GARETH, op. cit., pag. 86, e HIEBERT MURRAY, Inflationary pressures leadership calls for economic, not political, reforms, FEER, 13 April 1989, pag. 34. [10] The recorded achievements and progress are not enough for us to rise above the status of poor and underdeveloped country, and are yet to match the countrys potential. PCV, Strategy for Socio-Economic Development 2001-2010, H Ni, 2001, pag. 2 [11] To ensure that by 2010, GDP will have at least doubled the 2000 level. [...]. To ensure macro-economic stability [...]. To raise substantially our countrys Human Development Index (HDI). The population growth rate is to have dropped to 1.1-1.2% by 2010. To eliminate the category of hungry households, and reduce quickly the number of poor households. To solve the employment issue in both urban and rural areas [...]; to raise the trained labour ratio to around 40%. To ensure schooling to all school-age children; to accomplish junior secondary education universalisation nationwide. To provide medical treatment to patients; to reduce (under-five) child

malnutrition to around 20%; to increase the average life expectancy to 71 years. [...] The infrastructures are to [...] make steps in advance. [...]. The leading role of the State economic sector is to be enhanced, governing key-domains of the economy; State enterprises are to be renewed and developed. Ibidem, pagg. 5-6 [12] Traduzione dellautore. DAPICE DAVID O., Vit Nams Economy: Success Story or Weird Dualism? A SWOT analysis, UNDP, H Ni 2003, pag. 3. [13] Cfr. CHESNEAUX JEAN, Storia del Vit Nam, Editori Riuniti, Roma 1965. [14] Cfr. LE THAN KHOI, Storia del Vit Nam, Torino, Einaudi, 1979. [15] Although Vit Nam has a relatively low proportion of urban residents (around 24% of the population of over 80 million), it has increased rapidly during 1990s. ILO, UNDP, UNFPA, Internal Migration: Opportunities and Challenges for Development in Vit Nam, H Ni 2003 [16] Idem, pag. 7. [17] Cfr. www.iom.int. [18] The current structure of MNP (Movement of Natural Persons NdA) commitments under the GATS does not provide meaningful access, and discriminates against the poor, exacerbating inequalities. They do not cover the various categories of professionals and workers where developing countries have a comparative advantage. UNDP, UNCTAD, Trades in services Movement of Natural Persons and Human Development Country Case Study Vit Nam, Institute of Economics and National Centre for Social Sciences and Humanities, H Ni 2003, pag. 4. [19] VGCL, Report of the executive committee of the Vit Nam General Confederation of Labour (VII Tenure) at the IX National Congress of Vit Namese Trade Unions, H Ni 2003. [20] Cfr. ILO Press Release. [21] I dati qui riportati sono il risultato degli appunti di una tre giorni di formazione dal titolo Trade Union and Child Labour Issue, che lILO ha organizzato insieme alla CGVL tra il 22 e il 24 settembre 2004 [22] FFORDE ADAM, Vietnam in 2003 The road to ungovernability, Asian survey, vol. XLIV, no. 1, gennaio/ febbraio 2004, pag. 124. [23] Tale affermazione fa riferimento agli anni Novanta e ai primi anni del XXI secolo. Nel 2003, infatti, alcune economie asiatiche sono cresciute pi di quella vietnamita.

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