La logoterapia in pratica. Dialogo immaginario con Viktor Emil Frankl
The Significance of “Power” in Exchanges
Il Federalismo Belga . L’equilibrio istituzionale federale del Regno del Belgio
Serie di e-book4 titoli

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“Una volta avevo una vita. Ora ho un computer e una connessione Wi‑Fi”: potrebbe riassumersi con questa frase che, appunto, circola sul web, il concetto di vita che abbiamo noi oggi. Siamo in balia di un flusso di informazioni che trovano la propria sponda tra i margini di uno schermo di un PC o di un display di uno smartphone. Concetto fondamentale è “esserci”, essere presenti, “condividere”. Quella condivisione che detta le nuove regole di galateo e di recitazione su un palcoscenico virtuale che accoglie tutti e dove questi “tutti” esprimono loro stessi senza timore di essere giudicati come nella realtà. Sbagliando, perché è proprio qui – sui social media – che i giudizi si articolano, si scagliano, a volte, in maniera piuttosto violenta verso chi ha osato, chi ha avuto il coraggio di mostrarsi. Pregi, ma soprattutto difetti vengono analizzati dal popolo, sciorinati, scandagliati e picconati sul personaggio di turno, sullo sconosciuto che vuole emergere e semplicemente farsi notare. Ed è qui che si districano nuovi rapporti sociali, nuove figure con un loro modo di agire, pensare, comportarsi, porsi e comunicare. Perché sì, i social network non sono solo nuove forme di comunicazione, sempre in evoluzione, sempre alla ricerca del “nuovo”. Sono anche, e soprattutto, nuovi e inediti divani da psicologo dove si adagiano caratteri, più o meno simili, con tratti ben delineati e che, seppur non è sempre semplice distinguere, non fanno altro che creare altri stereotipi, e poi altri ancora. Sempre in quel flusso di immagini, informazioni e video che ci travolge ogni giorno. Che lo vogliamo o meno.
LinguaItaliano
Data di uscita7 apr 2020
La logoterapia in pratica. Dialogo immaginario con Viktor Emil Frankl
The Significance of “Power” in Exchanges
Il Federalismo Belga . L’equilibrio istituzionale federale del Regno del Belgio

Titoli di questa serie (4)

  • Il Federalismo Belga . L’equilibrio istituzionale federale del Regno del Belgio
    Il Federalismo Belga . L’equilibrio istituzionale federale del Regno del Belgio
    Il Federalismo Belga . L’equilibrio istituzionale federale del Regno del Belgio

    E-book #1

    Il Federalismo Belga . L’equilibrio istituzionale federale del Regno del Belgio

    Francesco Cirincione
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    Il 22 novembre 1830 l’Assemblea costituente belga, dopo aver stabilito che la forma del nuovo Stato indipendente sarebbe stata una Monarchia costituzionale, rappresentativa ed ereditaria, accolse i principi della sovranità popolare e della separazione dei poteri, basando su di essi l’ordinamento costituzionale. Il Belgio è divenuto uno Stato federale attraverso varie tappe che partono dal 1970 fino ad arrivare al 1993. Esso rappresenta un caso esemplare di federalismo per disaggregazione: da Stato unitario nato nel 1830 si è giunti all’odierno Stato federale. Questo paese rappresenta un modello di federalismo particolarmente interessante perché conosce non un federalismo, ma la sovrapposizione di due federalismi. La linea di politica estera che è stata mantenuta fino allo scoppio della seconda guerra mondiale è stata abbandonata, cominciando a giocare un ruolo fondamentale sullo scacchiere europeo. Nel 1944, durante l’occupazione nazista, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo fondarono il Benelux, che trovò la sua realizzazione nel 1948 tramite un’unione doganale. La cooperazione internazionale vera e propria fu sancita con la firma del Trattato del 3 febbraio 1958, che istituiva l’unione Economica del Benelux, entrato in vigore il 1 Novembre 1960 per un periodo di 50 anni. Il 17 giugno 2008 è stato firmato un nuovo Trattato Benelux per una durata indeterminata, il quale entrerà in vigore due mesi dopo la ratifica da parte dei tre Stati membri. Con questo nuovo Trattato i tre Stati non intendono perdere il ruolo di “padri fondatori” dell’Unione Europea, ma affrontano una nuova sfida alquanto ambiziosa, cioè la collaborazione politica.

    Il 22 novembre 1830 l’Assemblea costituente belga, dopo aver stabilito che la forma del nuovo Stato indipendente sarebbe stata una Monarchia costituzionale, rappresentativa ed ereditaria, accolse i principi della sovranità popolare e della separazione dei poteri, basando su di essi l’ordinamento costituzionale. Il Belgio è divenuto uno Stato federale attraverso varie tappe che partono dal 1970 fino ad arrivare al 1993. Esso rappresenta un caso esemplare di federalismo per disaggregazione: da Stato unitario nato nel 1830 si è giunti all’odierno Stato federale. Questo paese rappresenta un modello di federalismo particolarmente interessante perché conosce non un federalismo, ma la sovrapposizione di due federalismi. La linea di politica estera che è stata mantenuta fino allo scoppio della seconda guerra mondiale è stata abbandonata, cominciando a giocare un ruolo fondamentale sullo scacchiere europeo. Nel 1944, durante l’occupazione nazista, il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo fondarono il Benelux, che trovò la sua realizzazione nel 1948 tramite un’unione doganale. La cooperazione internazionale vera e propria fu sancita con la firma del Trattato del 3 febbraio 1958, che istituiva l’unione Economica del Benelux, entrato in vigore il 1 Novembre 1960 per un periodo di 50 anni. Il 17 giugno 2008 è stato firmato un nuovo Trattato Benelux per una durata indeterminata, il quale entrerà in vigore due mesi dopo la ratifica da parte dei tre Stati membri. Con questo nuovo Trattato i tre Stati non intendono perdere il ruolo di “padri fondatori” dell’Unione Europea, ma affrontano una nuova sfida alquanto ambiziosa, cioè la collaborazione politica.

  • La logoterapia in pratica. Dialogo immaginario con Viktor Emil Frankl
    La logoterapia in pratica. Dialogo immaginario con Viktor Emil Frankl
    La logoterapia in pratica. Dialogo immaginario con Viktor Emil Frankl

    E-book #53

    La logoterapia in pratica. Dialogo immaginario con Viktor Emil Frankl

    Magda Maddalena Marconi
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    La Logoterapia, grazie alla genialità di V.E. Frankl, è molto utile per la cura dei disturbi psicofisici, ma la sua caratteristica principale è di svelare alla persona quella dimensione spirituale che le altre psicoterapie non contemplano. Quando la dimensione spirituale rimane bloccata nelle credenze malsane, si creano e si alimentano molti disturbi psicofisici e il cerchio del malessere si chiude. Sorge la necessità di ristrutturare quelle credenze malsane. In questo lavoro di “Logoterapia in pratica” Viktor Emil Frankl e Magda Maddalena Marconi, grazie al loro dialogo immaginario, offrono l’opportunità di capire come uscire dalle trappole di molte credenze attraverso il risveglio della dimensione spirituale. In questo libro, il termine spirituale non ha valenza confessionale ma fenomenologico‑esistenziale. Qui la logoterapia si impegna a rivitalizzare anche la dimensione spirituale del singolo soggetto – quella che ri‑umanizza l’uomo – e a stimolare qualcosa di diverso, mai vissuto prima. Il risveglio della dimensione spirituale è paragonabile a uno zolfanello che, appena sfregato, sprigiona tutt’attorno la sua luce naturale.

    La Logoterapia, grazie alla genialità di V.E. Frankl, è molto utile per la cura dei disturbi psicofisici, ma la sua caratteristica principale è di svelare alla persona quella dimensione spirituale che le altre psicoterapie non contemplano. Quando la dimensione spirituale rimane bloccata nelle credenze malsane, si creano e si alimentano molti disturbi psicofisici e il cerchio del malessere si chiude. Sorge la necessità di ristrutturare quelle credenze malsane. In questo lavoro di “Logoterapia in pratica” Viktor Emil Frankl e Magda Maddalena Marconi, grazie al loro dialogo immaginario, offrono l’opportunità di capire come uscire dalle trappole di molte credenze attraverso il risveglio della dimensione spirituale. In questo libro, il termine spirituale non ha valenza confessionale ma fenomenologico‑esistenziale. Qui la logoterapia si impegna a rivitalizzare anche la dimensione spirituale del singolo soggetto – quella che ri‑umanizza l’uomo – e a stimolare qualcosa di diverso, mai vissuto prima. Il risveglio della dimensione spirituale è paragonabile a uno zolfanello che, appena sfregato, sprigiona tutt’attorno la sua luce naturale.

  • The Significance of “Power” in Exchanges
    The Significance of “Power” in Exchanges
    The Significance of “Power” in Exchanges

    E-book #59

    The Significance of “Power” in Exchanges

    Alberto Banterle
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    The field of study of this paper is the analysis of the exchange between two subjects. Circumscribed to the micro dimension, it is however expanded with respect to standard economic theory by introducing both the dimension of power and the motivation to exchange. The basic reference is made by the reflections of those economists, preeminently John Kenneth Galbraith, who criticize the removal from the neoclassical economy of the “power” dimension. We have also referred to the criticism that Galbraith, among others, makes to the assumption of neoclassical economists that the “motivation” in exchanges is solely linked to the reward, to the money obtained in the exchange. In the construction of a mathematical model we paid great attention to its usability in field testing.

    The field of study of this paper is the analysis of the exchange between two subjects. Circumscribed to the micro dimension, it is however expanded with respect to standard economic theory by introducing both the dimension of power and the motivation to exchange. The basic reference is made by the reflections of those economists, preeminently John Kenneth Galbraith, who criticize the removal from the neoclassical economy of the “power” dimension. We have also referred to the criticism that Galbraith, among others, makes to the assumption of neoclassical economists that the “motivation” in exchanges is solely linked to the reward, to the money obtained in the exchange. In the construction of a mathematical model we paid great attention to its usability in field testing.

  • Psicologia dei social network. Chi (non) vogliamo essere online
    Psicologia dei social network. Chi (non) vogliamo essere online
    Psicologia dei social network. Chi (non) vogliamo essere online

    E-book #60

    Psicologia dei social network. Chi (non) vogliamo essere online

    Federica Vitale
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    “Una volta avevo una vita. Ora ho un computer e una connessione Wi‑Fi”: potrebbe riassumersi con questa frase che, appunto, circola sul web, il concetto di vita che abbiamo noi oggi. Siamo in balia di un flusso di informazioni che trovano la propria sponda tra i margini di uno schermo di un PC o di un display di uno smartphone. Concetto fondamentale è “esserci”, essere presenti, “condividere”. Quella condivisione che detta le nuove regole di galateo e di recitazione su un palcoscenico virtuale che accoglie tutti e dove questi “tutti” esprimono loro stessi senza timore di essere giudicati come nella realtà. Sbagliando, perché è proprio qui – sui social media – che i giudizi si articolano, si scagliano, a volte, in maniera piuttosto violenta verso chi ha osato, chi ha avuto il coraggio di mostrarsi. Pregi, ma soprattutto difetti vengono analizzati dal popolo, sciorinati, scandagliati e picconati sul personaggio di turno, sullo sconosciuto che vuole emergere e semplicemente farsi notare. Ed è qui che si districano nuovi rapporti sociali, nuove figure con un loro modo di agire, pensare, comportarsi, porsi e comunicare. Perché sì, i social network non sono solo nuove forme di comunicazione, sempre in evoluzione, sempre alla ricerca del “nuovo”. Sono anche, e soprattutto, nuovi e inediti divani da psicologo dove si adagiano caratteri, più o meno simili, con tratti ben delineati e che, seppur non è sempre semplice distinguere, non fanno altro che creare altri stereotipi, e poi altri ancora. Sempre in quel flusso di immagini, informazioni e video che ci travolge ogni giorno. Che lo vogliamo o meno.

    “Una volta avevo una vita. Ora ho un computer e una connessione Wi‑Fi”: potrebbe riassumersi con questa frase che, appunto, circola sul web, il concetto di vita che abbiamo noi oggi. Siamo in balia di un flusso di informazioni che trovano la propria sponda tra i margini di uno schermo di un PC o di un display di uno smartphone. Concetto fondamentale è “esserci”, essere presenti, “condividere”. Quella condivisione che detta le nuove regole di galateo e di recitazione su un palcoscenico virtuale che accoglie tutti e dove questi “tutti” esprimono loro stessi senza timore di essere giudicati come nella realtà. Sbagliando, perché è proprio qui – sui social media – che i giudizi si articolano, si scagliano, a volte, in maniera piuttosto violenta verso chi ha osato, chi ha avuto il coraggio di mostrarsi. Pregi, ma soprattutto difetti vengono analizzati dal popolo, sciorinati, scandagliati e picconati sul personaggio di turno, sullo sconosciuto che vuole emergere e semplicemente farsi notare. Ed è qui che si districano nuovi rapporti sociali, nuove figure con un loro modo di agire, pensare, comportarsi, porsi e comunicare. Perché sì, i social network non sono solo nuove forme di comunicazione, sempre in evoluzione, sempre alla ricerca del “nuovo”. Sono anche, e soprattutto, nuovi e inediti divani da psicologo dove si adagiano caratteri, più o meno simili, con tratti ben delineati e che, seppur non è sempre semplice distinguere, non fanno altro che creare altri stereotipi, e poi altri ancora. Sempre in quel flusso di immagini, informazioni e video che ci travolge ogni giorno. Che lo vogliamo o meno.

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