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CICATRICI e altre incarnazioni
Un futuro radioso
Un moderato delirio: Sopravvivere a Bari
Serie di e-book8 titoli

SpazioTempo

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Info su questa serie

Dopo aver attraversato con la sua produzione narrativa gli anni Ottanta, Silvano Dragonieri si getta a capofitto nel decennio successivo. Lo scarto temporale è tuttavia apparente, perché a intrigare il medico-scrittore è la rievocazione del mondo di Yalta, che ha nel dissolvimento dell’Unione Sovietica l’epilogo prima del salto nel vortice della mondializzazione liscia. Gli ingredienti mescolati in tale contesto storico sono succulenti: spicca la dialettica padre-figlio in una famiglia dell’alta borghesia barese, tra paillettes, mondanità cafona e cedimenti alla sregolatezza. Un tardo-ragazzo, Carlo, è costretto a seguire le orme paterne e anche perciò appare incattivito, deluso, incapace di forgiare una propria identità staccandosi dal cordone ombelicale di una famiglia ossessionata dalle etichette e attenta alla trasmissione dell’ingente patrimonio accumulato. Il tutto mentre Bari sale alla ribalta internazionale per l’arrivo dall’Albania della Vlora, straripante di dirimpettai per decenni quasi sconosciuti. Un’immagine iconica, quella dei ventimila albanesi brulicanti sulla nave, convogliati, da autorità pubbliche impreparate a fronteggiare una simile emergenza umanitaria, all’interno di uno stadio dismesso per fare spazio alla creatura progettata da Renzo Piano per i Mondiali di calcio svoltisi l’anno precedente. Siamo nell’agosto del 1991 e nulla sarà più come prima, non solamente dal punto di vista geopolitico, bensì in ragione del fatto che la caduta dei muri riaprirà rapidissimamente confini che la seconda guerra mondiale aveva reso invalicabili e che la lunga pace seguita al conflitto più devastante di sempre a un certo punto aveva denudato nella loro artificialità. Sotto questo profilo, la redenzione apparente di Carlo è metafora di un’età anagrafica, e di una temperie storica, di transizione, che ha rivoluzionato consumi e mentalità, ma alle cui spalle permangono, a dispetto di tutto, valori e vizi connaturati all’umana fragilità, e che l’autore rappresenta con la consueta levità. (Alessandro Lattarulo)
LinguaItaliano
Data di uscita29 gen 2015
CICATRICI e altre incarnazioni
Un futuro radioso
Un moderato delirio: Sopravvivere a Bari

Titoli di questa serie (8)

  • Un moderato delirio: Sopravvivere a Bari
    Un moderato delirio: Sopravvivere a Bari
    Un moderato delirio: Sopravvivere a Bari

    Alla sera la città si anima di una vita strana e confusa. Un ragazzo con molte macchie e altrettante paure decide di avventurarsi per i luoghi e i locali di Bari alla ricerca di un senso e di un significato. Sperando di inciampare nell’epifania risolutiva si aggira così tra parcheggi e canzoni, tra discorsi e scontrini, tra panzerotti e birre, tra cornetti e cicchetti, tra pneumatici da cambiare e ricordi da salvare. Il suo allegro e malinconico viaggio notturno lo porterà sino alla soglia della conoscenza suprema. Cosa c’è oltre?

  • CICATRICI e altre incarnazioni
    CICATRICI e altre incarnazioni
    CICATRICI e altre incarnazioni

    Questa raccolta si potrebbe definire come un canzoniere di amicizia e amore, con una prevalenza del secondo elemento – che è trattato, a volte con un tono di erotismo lirico, a volte con un’insistenza parentale e propriamente genitale (nel senso della generazione o generatività). In effetti il linguaggio di Breschi varia continuamente fra il lirico e il colloquiale (un esempio di quest’ultimo: “quando tutti ti indicano cos’è giusto cos’è sbagliato / cosa si fa come si fa non si fa ora sì ora no”); e vi scorre una tensione espressionistica, con immagini che spesso e volentieri accettano la sfida del grottesco. Ma l’elemento più propriamente unificante di Cicatrici è quello che si può chiamare un tono cantautoriale, il tono del balladeer, come emerge anche dall’insistito e saltellante uso della rima. L’epigrafe iniziale di Leonard Cohen è significativa in questo senso, e il titolo forse più emblematico fra queste poesie è: La traballante ballata di una vita sballata (dal commento del Prof. Paolo Valesio).

  • Un futuro radioso
    Un futuro radioso
    Un futuro radioso

    Un futuro radioso è quello che si preannuncia agli occhi di Roberto, brillante neolaureato, protagonista di questo romanzo di formazione. Pochi attimi dopo la sua seduta di Laurea lo vedremo andare in confusione circondato da parenti, amici e dalla fidanzata che intravede nel conseguimento di quel titolo di studio il primo tassello per costruire una vita insieme. Per il ventitreenne Roberto iniziano una serie di tragicomiche avventure. Tra misteriosi colloqui di lavoro, professioni improbabili ed esaminatrici assatanate, Roberto scoprirà quanta abissale distanza divide i sogni dalla realtà e quanto impegno dovrà essere profuso per andare incontro al suo futuro radioso.

  • A Berlino che giorno è
    A Berlino che giorno è
    A Berlino che giorno è

    Amicizia, amore, passione calcistica. Sono i tre ingredienti che rendono A Berlino che giorno è un romanzo senza tempo, nonostante l’ambientazione negli anni Ottanta. In un crescendo avventuroso e sognante, il filo che lega Bari, metafora della “provincia” meridionale smargiassa e la Berlino ancora divisa dal Muro, guida il lettore alla scoperta di se stesso, miscelando memoria e sentimenti con stile sapiente e scevro da orpelli retorici. Il carattere schietto e talvolta persino ruspante dei personaggi tratteggiati dalla penna di Dragonieri tradisce all’inizio la loro complessità e il tormento che emerge solo gradualmente, in un crescendo di colpi di scena che tuttavia non scalfisce quel legame amicale così forte e così radicato nella cultura italiana da resistere a ogni buriana, capace di trascendere persino gli scossoni dei trasognati innamoramenti post-adolescenziali. Il contesto, variegato e anch’esso set ideale per repentine zoomate o audaci primi piani, accompagna l’incedere del viaggio, nucleo centrale del libro, accostandosi agli stati d’animo senza indulgere nella tentazione di assecondarli strumentalmente con i propri colori e senza unire il proprio rumore di sottofondo all’inconfondibile colonna sonora mixata dall’autore-Dj.

  • La tagliatrice di vermi: e altri racconti
    La tagliatrice di vermi: e altri racconti
    La tagliatrice di vermi: e altri racconti

    È un’Italia intrisa di superstizione e religione, di tradizioni e sentimenti, quella ritratta nei sette racconti della raccolta che stringete fra le mani. Una voce bianca, i fascisti e le streghe masciàre. Una donna che si fa beffe del prete. Le faide familiari condite di pettegolezzi e dicerie… e molto altro. La vita fra i vicoli della Città Vecchia di Bari, fra panni stesi e orecchiette fresche, edicole votive e profumo di caffè, quello offerto agli ospiti nel segno della migliore accoglienza italiana. Preparatevi a entrare in un mondo d’altri tempi, a respirarne il “profumo” e a gioire, temere, amare con i personaggi di questi racconti. Perché a volte nel passato si nascondono gli insegnamenti più importanti.

  • Abissi e profondità
    Abissi e profondità
    Abissi e profondità

    L’obiettivo della mia scrittura è sempre verificare se le mie idee, i miei pensieri, possano circolare senza filtri o rete internet e contribuire, anche se modestamente, alla costruzione di un mondo diverso, più umano, più amorevole. Con Abissi e profondità se ne aggiunge un altro: osservare, trascrivere in versi le dimensioni del nostro essere, proprio per individuare anche le parti negative, per interrogarle, riconoscerle e solo alla fine modificarle. Siamo fatti di altezze, “profondità” ma siamo fatti anche di “abissi”, un buio che fa paura ma che è insito in noi. Ho sempre pensato che la poesia potesse aiutare l’uomo, pur avendo il timore che si tratti solamente di parole, carta, inchiostro, lavoro sprecato, ma non perdo la mia speranza.

  • Mondo ellittico
    Mondo ellittico
    Mondo ellittico

    Non siamo solamente figli del tempo attuale, ma anche percorsi da un’intima stagionalità dell’esistenza che influenza l’approccio a ciò che ci circonda. Instauriamo, ma con decrescente convinzione, un rapporto dialettico con l’immanenza, che costituisce la premessa qualitativa di un domani che non si è sperimentato e che tocca conoscere per la prima volta, così come il passato lo è stato del presente. È tale vertigine che deforma il mondo e lo rende ellittico secondo i nostri schemi mentali, fortemente plasmati da convenzioni sociali a cui aderiamo stancamente, illudendoci che per spezzare le gabbie di tanta costrizione “libertà” significhi in ultima istanza assumere comportamenti improntati a uno sterile narcisismo edonistico, che è invece sintomatico delle angosce che annichiliscono l’amore, unica ancora di salvezza.

  • Mosca, abbiamo un problema
    Mosca, abbiamo un problema
    Mosca, abbiamo un problema

    Dopo aver attraversato con la sua produzione narrativa gli anni Ottanta, Silvano Dragonieri si getta a capofitto nel decennio successivo. Lo scarto temporale è tuttavia apparente, perché a intrigare il medico-scrittore è la rievocazione del mondo di Yalta, che ha nel dissolvimento dell’Unione Sovietica l’epilogo prima del salto nel vortice della mondializzazione liscia. Gli ingredienti mescolati in tale contesto storico sono succulenti: spicca la dialettica padre-figlio in una famiglia dell’alta borghesia barese, tra paillettes, mondanità cafona e cedimenti alla sregolatezza. Un tardo-ragazzo, Carlo, è costretto a seguire le orme paterne e anche perciò appare incattivito, deluso, incapace di forgiare una propria identità staccandosi dal cordone ombelicale di una famiglia ossessionata dalle etichette e attenta alla trasmissione dell’ingente patrimonio accumulato. Il tutto mentre Bari sale alla ribalta internazionale per l’arrivo dall’Albania della Vlora, straripante di dirimpettai per decenni quasi sconosciuti. Un’immagine iconica, quella dei ventimila albanesi brulicanti sulla nave, convogliati, da autorità pubbliche impreparate a fronteggiare una simile emergenza umanitaria, all’interno di uno stadio dismesso per fare spazio alla creatura progettata da Renzo Piano per i Mondiali di calcio svoltisi l’anno precedente. Siamo nell’agosto del 1991 e nulla sarà più come prima, non solamente dal punto di vista geopolitico, bensì in ragione del fatto che la caduta dei muri riaprirà rapidissimamente confini che la seconda guerra mondiale aveva reso invalicabili e che la lunga pace seguita al conflitto più devastante di sempre a un certo punto aveva denudato nella loro artificialità. Sotto questo profilo, la redenzione apparente di Carlo è metafora di un’età anagrafica, e di una temperie storica, di transizione, che ha rivoluzionato consumi e mentalità, ma alle cui spalle permangono, a dispetto di tutto, valori e vizi connaturati all’umana fragilità, e che l’autore rappresenta con la consueta levità. (Alessandro Lattarulo)

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