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Sabino Fortunato Le informazioni sulla composizione del patrimonio netto: i principi dellOIC 28 1. Il principio contabile OIC n.

28 del 30 maggio 2005 sostituisce, com noto, il precedente principio contabile n. 28 del 1999 elaborato dal Consiglio Nazionale dei dottori commercialisti e dal Collegio dei ragionieri. Nel contempo esso assorbe le innovazioni arrecate ai precedenti principi dallOIC 1, dalla relativa Appendice e dallOIC 12. Va chiarito che esso ha un ambito soggettivo e oggettivo di applicazione che non copre lintera disciplina del patrimonio netto per qualsiasi bilancio desercizio. In particolare dal punto di vista soggettivo trova applicazione a tutte le imprese, salvo che a quelle bancarie, finanziarie e assicurative per le quali com noto valgono regole speciali; dal punto di vista oggettivo copre tutte le poste del patrimonio netto, salvo gli apporti collegati a strumenti finanziari partecipativi, ai patrimoni destinati, a stock options e altre forme di partecipazione agli utili di dipendenti amministratori e altri, a prestazioni dopera o servizi nella srl, argomenti ai quali sono o saranno dedicati appositi documenti. Quanto alla struttura, il documento segue il tradizionale schema che, dopo aver riassunto la legislazione civilistica in materia, sviluppa il tema soffermandosi sulla definizione e composizione del patrimonio netto, sulla sua iniziale formazione sin dalla fase di costituzione della societ con particolare riguardo al capitale sociale, e sulle successive variazioni per aumenti o riduzioni del capitale sociale medesimo, nonch sulla formazione e variazioni delle altre poste con specifica attenzione alla destinazione dellutile desercizio e delle riserve, sulla analisi dei movimenti delle voci del netto e sulle informazioni dovute nella nota integrativa. Il documento, peraltro, non contiene riferimenti alla normativa fiscale, sia per le modifiche nel frattempo intervenute nel settore e sia direi per il principio di indipendenza recentemente affermatosi del bilancio civilistico dalla dichiarazione dei redditi; n contiene raffronti fra i principi nazionali e i principi internazionali, pur essi sottoposti ad una profonda e recente opera di revisione. Qualche ulteriore indicazione preliminare concerne il richiamo alla disciplina civilistica del patrimonio netto, che si ritrova soprattutto nellart. 2424 c.c. relativo allo stato patrimoniale a sezioni contrapposte e nellart. 2427 c.c. relativo alle informazioni minime dovute nella nota integrativa. Il codice si limita a sancire che il patrimonio netto la voce A del Passivo, che precede fondi per rischi ed oneri (B), il trattamento di fine rapporto di lavoro subordinato (C), i debiti (D) e i ratei e risconti (E), e che a sua volta quella voce A si articola in nove sottovoci (dal I al IX) secondo un ordine il cui criterio classificatore non agevolmente individuabile. Ben pi dettagliate sono le informazioni richieste nella nota integrativa (anche per effetto della recente riforma di diritto societario), ove le voci del patrimonio netto devono essere analiticamente indicate, con specificazione in appositi
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prospetti della loro origine, possibilit di utilizzazione e distribuibilit, nonch della loro avvenuta utilizzazione nei precedenti esercizi (7-bis), della loro consistenza, formazione e utilizzazione nel corso dellesercizio (4); per non parlare delle informazioni relative a specifiche voci come le azioni (17 e 18), gli strumenti finanziari emessi (19), i patrimoni destinati (20) e i proventi da specifico affare (21). Il principio premette, peraltro, che valgono per le voci del Patrimonio netto i principi generali della chiarezza e della rappresentazione veritiera e corretta previsti dallart. 2423 c.c., nonch gli obblighi di informazioni complementari e di deroghe previsti dallo stesso articolo, ci che in via di principio condivisibile. Va tuttavia sottolineato, come pure evidenziato in altra parte del principio, che le voci del Patrimonio netto non sono suscettibili di valutazione in quanto grandezze derivate e che ci non pu che riflettersi sullapplicazione della clausola generale. Essa certamente applicabile quanto al principio di chiarezza e probabilmente di correttezza, ma lo meno - o meglio lo in senso particolare - per quel che riguarda la rappresentazione veritiera. 2. Ovviamente non pensabile che in questa breve conversazione si possano affrontare tutte le problematiche connesse alla disciplina del patrimonio netto. Mi soffermer, pertanto, sui temi che a me paiono pi rilevanti. Occupiamoci innanzitutto della definizione e natura giuridica del patrimonio netto e delle relative voci. LOIC 28 sembra, al riguardo, abbracciare tre punti di vista differenti: a) secondo unottica ragionieristica il patrimonio netto altro non che la differenza fra Attivit e Passivit (reali) che d luogo alla equivalenza A= P + PN; b) secondo unottica finanziaria il P.N. indica quella parte di impieghi o investimenti dei mezzi monetari acquisiti dalla societ (Attivit) la cui fonte rinvenibile nel Capitale proprio (apporti o mezzi autogenerati) piuttosto che nel Capitale di terzi (P); c) secondo unottica contrattuale societaria il patrimonio netto indica il capitale di rischio di pertinenza dei soci, ovvero linsieme dei diritti patrimoniali dei soci residuale rispetto alla prioritaria soddisfazione dei terzi, da devolvere per lappunto ai soci medesimi. A me pare che queste diverse prospettive finiscano tutte per porre in luce che il Patrimonio netto una grandezza derivata e che le sue voci sono parimenti grandezze derivate: esse costituiscono la risultante di processi di iscrizione e valutazione di attivit e passivit (reali) altre e indicano perci regole che (assunta lassoluta indisponibilit a fini distributivi o anche solo a fini di riqualificazione in termini di voci del netto delle aliquote ideali dellattivo corrispondenti alla copertura del passivo reale) disciplinano la disponibilit delle residue aliquote ideali dellattivo. Insomma sul piano giuridico, come ormai da pi parti stato notato, il patrimonio netto e le relative voci si traducono in vincoli di indisponibilit o
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meglio in regole alla disponibilit per le differenti utilizzazioni ammesse rispetto ad aliquote ideali dellattivo di corrispondente importo. Ho gi sostenuto sin dagli anni Ottanta del secolo scorso che il capitale sociale, come ogni altra voce del netto, sono concetti normativi piuttosto che concetti tipologici, nozioni riassuntive di disciplina piuttosto che qualificazioni-fattispecie della realt sociale. Di qui lassenza dei problemi valutativi propri delle altre voci dellattivo e del passivo (reale) e la presenza dei problemi, invece, di descrizione della fonte o formazione della voce di netto, della relativa variazione e utilizzazione, ovvero di descrizione delle regole che disciplinano il vincolo di disponibilit cos sinteticamente indicato con la voce di netto. 3. Se si accede a questa prospettiva definitoria del patrimonio netto, meglio si comprende lesigenza di una pi chiara actio finum regundorum fra le voci del passivo reale e del passivo ideale ovvero netto. Correttamente il principio OIC 28 richiama lattenzione sulla esigenza di ben distinguere il patrimonio netto dalle voci pi limitrofe, che devono comunque considerarsi proprie del passivo reale. Si tratta in particolare di almeno due possibili categorie: - i fondi per rischi ed oneri (lett. B del passivo e per i quali si rinvia al principio contabile n. 19); - i versamenti dei soci. Molto schematicamente si pu affermare che i fondi per rischi ed oneri sono destinati soltanto a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile, dei quali tuttavia alla chiusura dellesercizio sono indeterminati o lammontare o la data di sopravvenienza; si tratta insomma di passivit certe o potenziali, di cui sia perlomeno probabile lesistenza, bench indeterminati o lammontare o la data di insorgenza effettiva. Non capitale di rischio, neppure inteso in termini di fondo di rinnovamento (che sono pur sempre riserve). Laltra voce da cui operare una attenta discriminazione quella che si forma per effetto di versamenti dei soci, ove occorre differenziare i versamenti-apporti o destinati a tradursi in apporti dai versamenti-finanziamenti. LOIC 28 analizza quattro ipotesi: 1) il versamento a titolo di finanziamento, che si caratterizza per lobbligo di restituzione della societ in favore del socio e che vero e proprio passivo (D3). Non rileva al fine della qualificazione in termini di debito n la circostanza che il finanziamento sia proporzionale al capitale di ogni socio n che esso sia fruttifero o infruttifero, dovendosi esclusivamente ricostruire la volont negoziale (deliberativa) sotto il profilo dellassunzione di un vero e proprio obbligo restitutorio della societ. Ovviamente possibile che i soci individualmente rinuncino a una tale restituzione, acconsentendo a un passaggio a capitale come nuovo apporto o anche solo a riserva (di capitale) sia in conto futuro aumento di capitale sia in conto di copertura perdite.
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Altro problema , poi, quello connesso alle possibilit concrete di restituzione e ai limiti legali che ne disciplinano le vicende nel caso in cui il prestito sia stato effettuato in situazione di eccessivo squilibrio dellindebitamento sul capitale proprio (secondo alcuni vi dovrebbe essere almeno un rapporto di 4 a 1) o in una situazione finanziaria in cui sarebbe stato ragionevole un nuovo conferimento; o ancora e addirittura in una situazione di insolvenza, come nel caso in cui il rimborso sia stato effettuato entro lanno precedente la dichiarazione di fallimento. Nelle prime due ipotesi la restituzione del prestito soci postergata alla soddisfazione degli altri creditori; nella terza ipotesi sorge un automatico obbligo di restituzione alla massa fallimentare in capo al socio. Questa disciplina espressamente dettata per la s.r.l. (art. 2467 c.c.), ma non detto che non possa trovare applicazione anche alla spa (quantomeno alle societ chiuse). Ma siamo comunque di fronti a limiti alla restituzione di prestiti, e non ad un processo di riqualificazione normativa delle voci di bilancio. 2) Versamenti a fondo perduto, che da identificare invece in una riserva di capitale (A VIII Altre riserve), probabilmente a destinazione generica; 3) Versamenti in conto futuro aumento di capitale, anchessa riserva di capitale, ma con vincolo specifico di destinazione; 4) Versamento in conto aumento capitale, a copertura di un aumento di capitale inscindibile gi deliberato, destinato perci alla restituzione ove laumento non sia integralmente sottoscritto e che collocherei in un conto di debito, piuttosto che in una riserva. 4. Particolarmente interessante poi il regime delle voci di netto in relazione alla loro disponibilit e/o distribuibilit, e cio in relazione alle loro possibili utilizzazioni. Giustamente la nozione di disponibilit viene distinta da quella di distribuibilit: la prima direi nozione di genere, laddove la seconda nozione di specie. La disponibilit evoca la complessiva disciplina, legale e/o statutaria e/o assembleare che in termini sia di competenza organica sia di contenuto decisorio attiene a tutte le possibili utilizzazioni delle voci di netto (passaggio a capitale sociale, passaggio da riserva a capitale, passaggio a riserva, copertura di perdite, distribuzione di dividendi o di utili, distribuzione restituzione di capitale, acquisto di azioni proprie, etc.). La distribuibilit riguarda solo una delle possibili utilizzazioni delle voci di netto, peraltro la pi rilevante sul piano della tutela dei terzi poich comporta il definitivo venir meno del vincolo di destinazione di una porzione del patrimonio sociale. Vi sono voci di netto disponibili per ogni tipologia di utilizzazione (quelle che potremmo definire riserve liberamente disponibili), mentre altre sono solo utilizzabili per la copertura di perdite (cos per le plusvalenze di valutazioni in deroga o per lapplicazione del metodo valutativo del patrimonio netto alle partecipazioni); e altre
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ancora sottoposte spesso a regimi disponibilit prossimi alle regole della riduzione del capitale sociale (come per talune riserve di rivalutazione). Spesso la disciplina collegata alla origine della voce, a seconda che la riserva abbia natura di capitale o di utile. E molto importante anche evidenziare la fonte della disciplina della voce di netto, che talvolta si ritrova direttamente nella legge (si pensi alla riserva legale) o ancora nello statuto o nella deliberazione assembleare. 5. Una considerazione conclusiva mi sembra particolarmente significativa. Attraverso la disciplina del patrimonio netto il legislatore da un canto e lorganizzazione corporativa daltro canto dettano un assetto organizzativo al patrimonio sociale. Si tratta di direttive legali o anche solo negozialicorporative al comportamento gestorio degli amministratori. E mia convinzione che, secondo un differenziato grado di vincolativit e di specificit, le voci del patrimonio netto non si traducono solo in vincoli di disponibilit al patrimonio sociale secondo regole dettate soprattutto a carico dellassemblea dei soci ma anche in norme di comportamento a carico degli amministratori con valore quantomeno programmatico. Aspetto che meriterebbe approfondimenti che in questa sede non consentito effettuare.